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  • Mini-idroelettrico, ecco perché è una risorsa senza futuro che porta solo devastazione e cemento

    Mini-idroelettrico, ecco perché è una risorsa senza futuro che porta solo devastazione e cemento

    Oggi, grazie all’idroelettrico, una parte importante della produzione elettrica nazionale è rinnovabile: nel 2016 si stimava il 15,3%. Tuttavia, più del 70% della potenza installata è costituita da impianti maestosi e in esercizio da prima degli anni Settanta. Ne deriva quindi un complesso di strutture troppo vecchio per stare al passo coi tempi in termini di adeguamento tecnologico e, soprattutto, sostenibile. Al contrario, invece, le numerose installazioni degli ultimi anni sono riconducibili al mini-elettrico con risultati non rilevanti in termini di produzione.

    In futuro, il potenziale idroelettrico incorrerà in una decisa trasformazione a causa dei cambiamenti climatici. Si stima che per effetto delle variazioni delle precipitazioni annue – in diminuzione rispetto al passato – oltre che della maggiore evaporazione, il deflusso delle acque e, di riflesso, la produzione di energia elettrica nei prossimi anni calerà fino al 10%. Infatti, alla continua e inesorabile riduzione dei ghiacciai segue la scomparsa dell’acqua che deriva dalla loro fusione perciò, in un contesto così instabile, è bene rivedere lo sfruttamento dell’acqua allo scopo di produrre energia idroelettrica.

    La proposta: invasi lungo i fiumi liguri, ma aumenterebbero il dissesto idrogeologico

    Come un film visto e rivisto, durante le forti ondate di maltempo, assistiamo alle stesse temute scene: piogge battenti che mettono in ginocchio intere comunità, a causa della cattiva manutenzione e pulizia dei torrenti che, puntuali, esondano e spazzano via tutto ciò che incontrano. Le conseguenze sono paesi che rimangono isolati, senza corrente elettrica e in grande difficoltà per giorni interi, oltre che danni materiali incalcolabili. L’emergenza climatica non è vicina, ma è già in atto, ed è ora che la classe politica stabilisca un piano d’azione rapido, efficace e soprattutto sostenibile. La recente proposta di del governatore Toti di installare degli invasi lungo i fiumi della Liguria per ‘disinnescarli’ e contenere le piene, non è passata inosservata e ben presto è arrivata la bocciatura da parte dell’associazione ambientalista Legambiente.

    Mentre il governatore ligure pensa a emulare il cosiddetto ‘Modello Trentino’ tramite la creazione di mini-invasi lungo i torrenti della regione, c’è chi gli ricorda che le valli della Liguria a livello morfologico sono altamente diverse da quelle del Trentino. Inoltre, i nostri torrenti hanno un flusso molto variabile e per nulla costante – dipendente sostanzialmente dalle stagioni – e un mini impianto idroelettrico installato su un corso d’acqua per gran parte dell’anno secco equivale a mettere a rischio interi ecosistemi per produrre quantità di energia estremamente basse. Nel dossier sull’idroelettrico stilato da Legambiente nel 2018, emerge che nel 2014 oltre duemila impianti idroelettrici di potenza inferiore a 1MW hanno prodotto soltanto il due per mille dell’energia complessivamente consumata. Dallo studio ne deriva, poi, che costruire invasi – tramite il versamento di ingenti quantità di cemento – per ‘salvaguardare’ il territorio ligure innescherebbe un deterioramento del suolo, con conseguente incremento del dissesto idrogeologico.

    La ‘protesta dei pesci’

    L’obiettivo è di tutto rispetto: rendere meni pericolosi i torrenti e scongiurare le piene distruttive durante le ondate di maltempo come quella degli scorsi mesi che ha colpito l’estremo Ponente. I mini-invasi si pagherebbero da soli grazie alla creazione di energia elettrica e, in secondo luogo, conterrebbero l’acqua dei torrenti evitando inondazioni. Ma ci si è domandati come funzionano queste installazioni e se il gioco vale la candela? La questione del mini-elettrico in Liguria non è nuova: il Rio Carne, che score nell’imperiese, per anni è stato oggetto di battaglie, in quanto un progetto voleva la costruzione di una mini centrale idroelettrica lungo il suo corso che avrebbe però avuto un impatto negativo sull’ecosistema circostante. Il piano è stato stracciato soltanto grazie alla presenza di un ponte che ne ha impedito la realizzazione altrimenti la situazione, con tutta probabilità, sarebbe ancora irrisolta. Ma, nonostante i precedenti, il governatore ligure sembra intenzionato a riprendere in mano la tematica, anche se i tempi di realizzazione si ipotizzano superiori ad almeno un lustro.

    In controtendenza con le dichiarazioni di Toti, solamente qualche mese fa, decine di associazioni ambientaliste protestavano contro tutti i progetti idroelettrici che mettono a rischio i corsi d’acqua e di conseguenza la fauna ittica che vive al loro interno. Si tratta della ‘protesta dei pesci’, nata per denunciare il furbesco modus operandi delle regioni che aggirano la Direttiva Quadro Acque, mettendo a rischio i corsi d’acqua naturali con progetti micro-idroelettrici totalmente incompatibili con la tutela del suolo e delle acque. La Direttiva Europea, infatti, punta a prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo delle acque, a migliorarne lo stato e ad assicurarne un suo utilizzo sostenibile. Quest’ultima stabiliva il 2015 come scadenza entro la quale tutte le acque europee dovevano risultare in buone condizioni, dove per ‘buono stato’ si intende la presenza una pressione antropica ridotta. L’obiettivo, purtroppo, non è stato centrato e probabilmente non lo sarà finché la legislazione in merito non sarà più severa e meno superficiale.

    Mini-idroelettrico: i pericoli della sua applicazione

    Centrale Idroelettrica di Isoverde - foto di Aquae Giorgio TemporelliI piccoli impianti di sfruttamento delle acque a fini energetici apportano un contributo irrisorio al settore delle energie rinnovabili, ma l’impatto ambientale che ne deriva è devastante. Mentre l’attuale Decreto Rinnovabili FER 1 incentiva l’installazione di mini-centrali, ciò che andrebbe incentivata è la tutela di quei tratti fluviali ancora naturali delle nostre montagne e non la loro continua manipolazione. Per quanto gli impianti siano di dimensioni ridotte, questi finiscono per eliminare sentieri, territori per il pascolo, abbattere alberi e minacciare la sopravvivenza di specie rare di animali. Se nel secolo scorso quest’attenzione alla salvaguardia del paesaggio passava in secondo piano, all’interno di un’attività che offriva in cambio una grande domanda di manodopera locale unita ad un necessario presidio del territorio, oggi questi presupposti sono venuti meno per via della crescente automazione e dello sviluppo di sistemi di controllo da remoto. Senza contare la presa di coscienza rispetto alla crisi climatica che stiamo vivendo. È quindi alla luce del sole, ormai da anni, la consapevolezza che non vale la pena rovinare i nostri fiumi per una produzione così esigua di energia.

    Sempre più ecosistemi sono ormai artificializzati – basti pensare che dal 2009 a questa parte sono sbucati oltre 3 mila nuovi impianti – e, complice il fatto di trattarsi di opere realizzate in luoghi perlopiù isolati, le trasgressioni alle normative vengono spesso non sanzionate. I dati non mentono: questi piccoli impianti costruiti lungo i torrenti sono inutili, producono poca energia, rovinano interi ecosistemi e arricchiscono solo i privati. In generale, ogni intervento di invaso comporta delle modifiche peggiorative sull’ambiente e di conseguenza sul patrimonio storico-culturale. L’impatto, in ogni caso negativo per il territorio, comporta lo sconvolgimento dell’ambiente naturale che viene brutalmente urbanizzato, mutamenti del microclima e dell’ecosistema. Insomma, mentre l’effetto di queste infrastrutture non sarebbe affatto irrilevante, non solo il gioco non vale la candela ma aumenterebbe il rischio di dissesto idrogeologico. In Liguria permane un problema di sicurezza ambientale che da tempo avrebbe dovuto essere affrontato, ma la risposta non sembra certo essere quella proposta dal governatore.

    Ecco come sfuggire alle normative sul V.I.A.

    Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una spasmodica proliferazione di mini-centrali idroelettriche e al conseguente impatto negativo sull’habitat della flora e fauna. La manipolazione dei paesaggi naturali si ripercuote poi sul turismo, a causa della costruzione di opere di cementificazione e di strutture accessorie che rendono meno appetibili le destinazioni per i turisti. Come detto in precedenza, le attuali normative incentivano la loro propagazione e il business non accenna a smarrire il suo appeal, anche perché all’imprenditore che realizza una mini-centrale viene concessa persino la ‘pubblica utilità’ che comporta un ventaglio di vantaggi fra cui la possibilità di espropriare i proprietari dei terreni su cui si andrà a costruire.

    Emergono poi delle contraddizioni di non poco conto in materia sul V.I.A (Valutazione Impatto Ambientale): in Liguria le mini-centrali elettriche – ossia quelle di potenza installata inferiore ai 100 KWh – non richiedono tale valutazione. Perciò, se un soggetto vuole realizzare un’installazione di potenza 400 KWh, può decidere con tutta convenienza di costruirne quattro di potenza 100 Kwh, sfuggendo così senza troppa difficoltà a quanto stabilito dalle normative sulla valutazione dell’impatto ambientale.

    Mini-centrali e speculazione privata

    Foto: Free Rivers ItaliaI nostri fiumi già sono provati dagli effetti della crisi climatica in atto e dunque da lunghi mesi di siccità, le installazioni di micro-idroelettrico provocano un ulteriore danno alle acque, le quali perdono la loro capacità di auto-depurarsi, di far crescere la vita al loro interno e si deteriorano, con il conseguente mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dalle normative europee. È il cane che si morde la coda. Le mini-centrali idroelettriche funzionano in maniera ottimale se la portata d’acqua è costante tutto l’anno, ma se questa è variabile, per alcuni mesi le centrali rimangono necessariamente inattive, quindi con capitale investito immobilizzato. Si è notato come, prevalentemente, questi impianti vengano installati in aree montane gestite da piccoli comuni, dove è più difficile trovare strutture adeguate a verificare e ad approfondire in modo efficiente una documentazione progettuale e come spesso gli abitanti siano rimasti all’oscuro di progetti di questo genere.

    La superficialità con la quale vengono approvati i progetti di mini-elettrico – senza minimamente considerare le conseguenze paesaggistiche o la presenza di specie protette – la dice lunga sul posto che ricopre la tutela della natura nella scala delle priorità. Occorre riscrivere le regole di tutela ambientale e di corretta gestione di questi impianti, regole che dovrebbero essere innovative e chiare, unite ad un sistema sanzionatorio rapido ed efficiente. Alla scadenza delle concessioni, servono gare per assegnarle con procedure regionali che stabiliscano criteri chiari di garanzia per le entrate pubbliche, eliminando lo squilibrio esistente in favore dei privati. Legambiente propone normative che prevedano la presenza di una commissione d’inchiesta in caso di contestazione e che sia obbligatoria la pubblicizzazione – fin dalle prime fasi – di un eventuale nuovo progetto per la costruzione di una mini-centrale.

    Conclusioni e sfide future

    E’ ai grandi impianti esistenti, e ormai parecchio datati, che bisogna guardare con attenzione in modo tale da mantenere, ma migliorare, la produzione idroelettrica dei prossimi anni. Secondo gli ambientalisti per l’installazione di altre centrali idroelettriche dovranno essere contemplate solo le reti già artificiali come acquedotti e fognature, siccome difficilmente sarà possibile individuare nuovi bacini con caratteristiche idonee alla costruzione. Nei grandi impianti le questioni più rilevanti riguardano l’elevata età – in media maggiore di 65 anni, mentre alcuni raggiungono quasi il secolo – e la conseguente assenza di adeguamento tecnologico e di manutenzione, spesso derivanti dai mancati rinnovi delle concessioni. Tale stallo si ripercuote sia sulla potenzialità produttiva, di cui se ne perde un 30% e sia sulla salubrità dell’ambiente, poiché la mancata messa a gara delle concessioni impedisce anche il compimento delle procedure di V.I.A.

    Il ri-affidamento delle concessioni scadute con gara potrebbe essere finalmente l’occasione per rendere trasparente la gestione degli impianti e per evitare all’Italia, nuovamente, una messa in mora dalla Commissione Europea per il Mercato Interno come nel 2013. Paradossalmente, la ripetuta emissione di proroghe delle concessioni ormai scadute, ritarda le procedure di gara per la ri-assegnazione e non giova affatto alla produzione: dopo decenni di attività gli impianti e gli invasi necessitano di ingenti investimenti per essere rinnovati, per aumentarne l’efficienza e la sicurezza. Tali investimenti però per essere programmati e concretizzati, richiedono delle garanzie di redditività che sono possibili soltanto con adeguati tempi di ritorno e che sono bloccati in assenza di concessioni regolarmente rinnovate.

    Paola Alemanno

     

     

     

     

  • Dall’Europa 40 milioni per migliorare i servizi urbani. C’è anche il percorso ciclopedonale in Val Bisagno

    Dall’Europa 40 milioni per migliorare i servizi urbani. C’è anche il percorso ciclopedonale in Val Bisagno

    valbisagno-staglienoIn arrivo entro il 2020 a Genova 37,7 milioni di euro di fondi strutturali europei Pon Metro, destinati a migliorare i servizi urbani e la qualità della vita nelle 14 città metropolitane italiane grazie a un importo complessivo per l’Italia di 893 milioni di euro, con maggiore riguardo alle realtà del Sud. E’ quanto emerge dalla presentazione ufficiale del progetto svoltasi questa mattina nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, a cui hanno presto parte tra gli altri, il sindaco Marco Doria, gli assessori comunali Anna Maria Dagnino, Emanuela Fracassi, Isabella Lanzone, Emanuele Piazza e Giorgio Martini, dirigente dell’Agenzia per la Coesione Territoriale. «Non si tratta di interventi hard ma soft – spiega il sindaco, come riportato dall’agenzia “Dire”- le infrastrutture pesanti vengono finanziate in altro modo, qui si punta sui servizi».

    Quattro gli assi di intervento individuati per la realtà genovese: agenda digitale, mobilità, efficientamento energetico e inclusione sociale.
    «Nel settore dell’agenda digitale – spiega il sindaco – rientra il potenziamento dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche di tutti i Comuni dell’area metropolitana che condividono il progetto, in parte per la predisposizione di piani urbanistici, in parte per progetti di resilienza, ovvero capacità di reagire al dissesto idrogeologico». Per questo capitolo sono previsti 10 milioni di euro con cui si svilupperanno anche piattaforme digitali dedicate a tributi locali, una banca dati dell’energia per la pianificazione e il monitoraggio dei consumi, la digitalizzazione dell’iter amministrativo per lo Sportello unico dell’edilizia, un sistema informativo integrato delle opere pubbliche, una piattaforma informatica di raccordo tra impresa, istituzioni e ricerca.

    Cifra simile verrà investita nell’efficientamento energetico: 2,4 milioni per la sostituzione degli impianti di riscaldamento degli edifici di edilizia residenziale pubblica, 3,8 milioni per l’efficientamento termico di Palazzo Tursi e del Teatro Carlo Felice, 3,8 milioni sul miglioramento dell’illuminazione pubblica cittadina.

    Saranno, invece, 4,8 milioni i fondi destinati alla mobilità che si concentreranno tutti nella viabilità della Valbisagno per «interventi diffusi su nodi di traffico e impianti semaforici che renderanno più fluida la circolazione in quella direttrice, con impatto positivo sui Comuni limitrofi», come spiega Doria. In particolare, 2,4 milioni di euro saranno impegnati per la realizzazione dell’itinerario ciclopedonale in sponda sinistra con contestuale messa in sicurezza del tratto tra via Adamoli e Lungobisagno d’Istria; inoltre, verrà migliorata la viabilità in sponda destra con l’ottimizzazione del trasporto pubblico, l’ottimizzazione delle paline informative e il miglioramento degli impianti semaforici.

    Infine, attenzione particolare verrà dedicata all’inclusione sociale con circa 11,5 milioni che verranno utilizzati sia nel campo dei servizi che in quello delle infrastrutture: nel primo capitolo rientrano politiche di sostengo all’abitare, all’inclusione, all’accompagnamento socioeducativo, percorsi di autonomia e avvicinamento al lavoro, con interventi rivolti a famiglie con fragilità economica e in condizioni di disagio abitativo, a cittadini senza dimora e a comunità emarginate e giovani che risiedono in aree svantaggiate; il secondo capitolo riguarda, invece, manutenzione e recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

    Anche se buona parte di questi interventi andranno a beneficio del prossimo ciclo amministrativo, il sindaco Marco Doria sottolinea come l’importante sia «avviare al più presto i processi, in modo che i soldi comincino a spendersi e mettano in moto gli investimenti perché stiamo parlando di procedure un po’ lente avviate nel 2013. Dopo 3 anni di progettazione mi sento di poter dire che questi soldi verranno spesi bene, ora però bisogna anche vengano spesi presto». Possibile anche una premialità del 6% dell’importo complessivo se il Comune di Genova dovesse superare una prima verifica della messa in opera dei lavori a fine 2018.

  • Buridda, ecco gli impianti elettrici con fonti rinnovabili. Ma l’Università “deve” vendere l’ex Magistero

    Buridda, ecco gli impianti elettrici con fonti rinnovabili. Ma l’Università “deve” vendere l’ex Magistero

    12819407_1741283152783247_7966858227818068557_oIl Laboratorio Buridda, ancora una volta, è a rischio sgombero, dopo che, due anni fa, fu costretto ad abbandonare lo stabile occupato in via Bertani. La sede attuale, l’edificio di corso Monte Grappa, ex sede di quella che un tempo si chiamata Facoltà di Scienze della Formazione, di proprietà dell’Ateneo genovese, presto sarà messa sul mercato. Così, sta per tornare al centro del dibattito cittadino il destino del centro sociale che, con i suoi laboratori e le sue attività culturali, in questi anni è diventato centro aggregativo importante per Genova e non solo. Nonostante questa “precarietà”, i ricercatori del Fab Lab Buridda, l’unico autogestito d’Europa, in questi giorni hanno collaudato con successo i primi impianti elettrici basati su fonti energetiche rinnovabili.

    Di pochi giorni fa, infatti, la notizia che l’Università degli Studi di Genova vuole vendere la struttura, attualmente occupata: «Il bilancio dell’ente possiamo considerarlo solido – spiega a Era Superba Luca Sabatini, portavoce dell’Ateneo – ma i continui tagli di settore, di cui soffrono tutte le università, ci pongono di fronte ad una gestione più parsimoniosa. Se un tempo ci si poteva permettere di mantenere un immobile, senza utilizzarlo, come investimento per il futuro, oggi è diverso». L’edificio, divenuto archivio successivamente al trasferimento della facoltà in corso Andrea Podestà, ad oggi necessiterebbe di essere messo a norma, affrontando un investimento importante a fronte del fatto che «quell’edificio non ci serve, abbiamo spazi a sufficienza», sottolinea Sabatini.

    Energia sostenibile, il Fab Lab installa il primo pannello fotovoltaico

    In precedenza, erano già state chiuse le utenze dell’edificio lasciando “al buio” il centro sociale: proprio questa decisione ha dato lo spunto ai giovani del Buridda, che occupano gli spazi, ad accelerare i progetti, già in essere, di risparmio energetico e di sviluppo di tecnologie sostenibili per la produzione di energia.
    Un lavoro che in queste ore sta portando i primi risultati tangibili: se, da un lato, gran parte dell’impiantistica interna è stata messa a punto per evitare sprechi e inefficienze, dall’altro lato i progetti legati alla produzione sostenibile di energia hanno fatto registrare i primi successi. Il primo impianto solare è stato messo in funzione, permettendo l’illuminazione di alcuni locali interni, attraverso l’installazione di un pannello fotovoltaico, collegato ad un sistema di illuminazione a led. Il tutto realizzato recuperando e aggiustando il materiale necessario.

    «L’idea è molto semplice – spiegano i responsabili del Fab Lab sulla propria pagina Facebook – prendere un po’ di luce del sole, infilarla in una scatola, e riusarla quando è buio». Questo è solo un primo passo: in fase di messa appunto anche una pala eolica verticale, costruita seguendo e adattando i più recenti progetti open-source disponibili. «Il nostro obiettivo non è quello di costruire pannelli fotovoltaici o pale eoliche – specificano ad Era Superba i makers del Buridda – ma di seguire un progetto più ampio di autonomia, aggregazione, condivisione e autogestione, alternativo alle logiche di mercato e di sfruttamento. Questo è il progetto Buridda, portato avanti da tutte le nostre attività». Un progetto di lungo periodo che passa inevitabilmente anche attraverso la gestione energetica e le sue problematiche che, in maniera sempre più evidente, sono problematiche di tutti, strutturalmente legate al nostro assetto sociale e produttivo.

    Come evitare un nuovo sgombero?

    street_parade_Buridda_Ge140614«Da parecchio tempo abbiamo avviato e consolidato i contatti con i ragazzi del Buridda – sostiene Luca Sabatini – e abbiamo cercato di trovare con il sindaco una soluzione alternativa, ma non abbiamo ricevuto nessuna “sponda”. Prossimamente incontreremo nuovamente i ragazzi per trovare una via per risolvere la questione, senza dover ricorrere ad altre modalità, cosa che non vogliamo assolutamente. Cercheremo fino in fondo un modo per arrivare ad una via d’uscita».

    Dal canto loro, gli autonomi del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda, sanno che il progetto che portano avanti non dipende “dai muri” dentro i quali si sviluppano le attività: il Buridda non l’ex Magistero come non era via Bertani, ma le persone che lo vivono e lo fanno vivere, condividendo idee e pratiche sociali collettive, alternative all’impostazione legata alle logiche del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura.

    La palla, quindi, passa all’amministrazione comunale. Genova non può permettersi di perdere o di soffocare una realtà unica, che negli anni è diventata importante per il tessuto sociale cittadino e non solo. Volenti o nolenti, infatti, il Buridda è diventato un importante aggregatore di persone, culture, idee e ricerca. E il seguito che hanno quasi tutte le iniziative aperte a tutta la cittadinanza lo dimostrano. Avanguardie come il Fab Lab sono preziose per il futuro di Genova e non solo: se non si dovesse trovare una soluzione, la prima domanda che dovremmo porci è in che città vogliamo vivere oggi e in che società domani. I ragazzi del Buridda ci offrono una possibile risposta, che sarebbe quantomeno poco lungimirante non ascoltare.


    Nicola Giordanella

  • Regione Liguria, nuovo Piano Energetico Ambientale: fonti rinnovabili ed efficienza energetica

    Regione Liguria, nuovo Piano Energetico Ambientale: fonti rinnovabili ed efficienza energetica

    Energia del SoleRidurre i consumi di energia sul territorio puntando sull’efficienza energetica nei settori residenziale, terziario, imprese e cicli produttivi; incrementare lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, portando la produzione energetica regionale da 146 ktep a 373 ktep entro il 2020: sono questi alcuni dei punti chiave dello schema di Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) 2014-2020, approvato venerdì 5 dicembre 2014 con delibera di Giunta n. 1517 su proposta dell’Assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli. «Il piano rappresenta un modello di sviluppo sostenibile del territorio – spiega Guccinelli – oltre a proporsi la crescita economica e occupazionale delle aziende operanti nei settori dell’energia e della green economy».
    Il Piano vigente è stato approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 43 del 2 dicembre 2003, e successivamente aggiornato per quanto concerne l’energia eolica con delibera di Consiglio n. 3 del 3 febbraio 2009, prevedendo un aumento dell’obiettivo di potenza installata da 8 a 120 Megawatt (vedi il nostro precedente articolo sul tema).

    La strategia energetica della Regione Liguria

    Gli indirizzi del PEAR devono rispondere al quadro normativo nazionale ed europeo, pianificando in particolare le politiche regionali atte a soddisfare i vincoli dettati dal “Burden Sharing” regionale. Il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 15 marzo 2012 (cosiddetto “Burden Sharing”) recante “Definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili e definizione delle modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle regioni e delle province autonome”, ripartisce l’obiettivo nazionale di sviluppo delle fonti rinnovabili (17%) tra le varie regioni italiane, assegnando alla Liguria l’obiettivo finale del 14,1% ed obiettivi intermedi biennali vincolanti.

    Il nuovo piano PEAR si articola in tre macro-obiettivi (A. Burden Sharing, B. Sviluppo economico, C. Comunicazione), a loro volta declinati in due obiettivi generali verticali – la diffusione delle fonti rinnovabili (elettriche e termiche), il loro inserimento in reti di distribuzione “intelligenti” (smart grid), e la promozione dell’efficienza energetica – ed in due obiettivi generali orizzontali – il sostegno alla competitività del sistema produttivo regionale, l’informazione dei cittadini e la formazione degli operatori sui temi energetici – a loro volta declinati secondo linee di sviluppo e azioni coordinate con la programmazione dei fondi POR FESR 2014 – 2020.
    Per quanto riguarda il macro-obiettivo A. Burden Sharing, l’azione di sviluppo delle fonti rinnovabili viene declinata secondo obiettivi specifici per ogni fonte, i quali consentono di delineare uno scenario di consumi finali da fonti rinnovabili al 2020 di circa 373 ktep al 2020.
    Parallelamente le politiche regionali sull’efficienza energetica, in particolare per i settori civile (pubblico e privato), dell’illuminazione pubblica, delle imprese e dei cicli produttivi, potrebbero consentire una riduzione dei consumi finali lordi pari a circa 332 ktep, che porterebbero ad un CFL (consumo finale lordo) di circa 2.640 ktep.

    La situazione regionale al 2011

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaIl Piano Energetico Ambientale Regionale del 2003 definiva tre obiettivi generali al 2010: aumento dell’efficienza energetica; stabilizzazione delle emissioni climalteranti ai livelli del 1990; raggiungimento del 7% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. I primi due sono stati raggiunti, mentre il terzo rimane ancora una chimera.
    Ai fini dell’incremento dell’efficienza energetica la Regione Liguria prevedeva di raggiungere un risparmio del 10% dei consumi energetici regionali complessivi. Dall’analisi del Bilancio Energetico Regionale (BER) per l’anno 2011 si desume un dato di consumi finali totali pari a circa 2.550 ktep (rispetto ai 3.400 del 1998), tuttavia è opportuno sottolineare come la contrazione dei consumi sia da ritenersi in gran parte legata alla crisi economica.
    Le emissioni di CO2 al 2011 (8.225 ktCO2, calcolate a partire dal Bilancio Energetico Regionale del 2011) risultano essere inferiori del 30% rispetto al 1990. Tale drastica riduzione è dovuta alla riconversione industriale avvenuta nella nostra regione, alla chiusura dell’ILVA di Cornigliano, ma anche all’impegno della Regione sul fronte dell’attuazione del Piano di Risanamento e Tutela della Qualità dell’Aria.
    Dal Bilancio Energetico Regionale al 1998 emergeva che solo l’1,5% dell’energia consumata in Liguria proveniva da fonti rinnovabili. La produzione complessiva di energia da rinnovabili al 2010 risultava di 134 ktep, pari al 5,3% del fabbisogno energetico regionale al 2011 (2.547 ktep).

    La Liguria mantiene la propria funzione quale importante porta d’ingresso per le importazioni di energia del Paese – si legge nel rapporto ambientale del PEAR – Circa la metà dell’energia elettrica prodotta in regione (528 ktep su 960 ktep prodotti) viene effettivamente consumata all’interno del territorio regionale; il resto viene esportato attraverso la rete di trasmissione nazionale. Pertanto la Liguria svolge un’importante funzione per il Paese, subendone nel contempo i relativi disagi ed impatti ambientali in termini di emissioni inquinanti (SO2, NOx, polveri) e di gas climalteranti”.
    Il sistema industriale regionale ha subito una significativa contrazione a causa della crisi prodottasi intorno agli anni 2002-2004, di conseguenza i consumi finali del settore sono passati da 925 ktep del BER 1998 (PEAR 2003) a 353 ktep, ed oggi rappresentano il 14% del totale. Al settore civile va attribuita una quota pari a circa il 50% dei consumi finali, preponderanza imputabile soprattutto alla ridotta efficienza energetica degli edifici. Il settore dei trasporti, invece, incide per il 35% circa dei consumi finali “Ma resta dipendente dal sistema nazionale e quindi risulta al di fuori del controllo delle autorità regionali: in Liguria, attraverso il sistema portuale, il sistema ferroviario ed il sistema autostradale, infatti, transita una quota significativa del traffico merci nazionale”.
    Infine, dal confronto con la media italiana (pro capite) emerge che in Liguria “Nonostante la deindustrializzazione e la chiusura della siderurgia a caldo, la quota di combustibili solidi, legata alle trasformazioni energetiche, rimane molto alta, di molto superiore alla media italiana; mentre il contributo delle fonti rinnovabili resta di scarso rilievo”.

    Il punto di vista degli ambientalisti

    Il PEAR rientra fra le tipologie di documenti pianificatori da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Nell’ambito di quest’ultima procedura nei mesi scorsi le associazioni ambientaliste si sono confrontate con la Regione, presentando osservazioni in merito.
    «Sicuramente puntare sullo sviluppo delle rinnovabili contestualmente al miglioramento dell’efficienza energetica è un segnale positivo – spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – Rispetto al piano che allora ci era stato presentato, però, noi avevamo sottolineato determinate mancanze. Innanzitutto spiccava l’assenza della parte relativa all’utilizzo delle fonti fossili, carbone in primis. La nostra richiesta era che questo tema fosse affrontato in un’ottica di uscita dal carbone entro il 2020».
    Oggi, nello schema di piano definitivo approvato dalla Giunta, l’argomento è trattato nel paragrafo 5.2. “La produzione di energia elettrica da fonti fossili in Liguria”, ma l’unico accenno alle prospettive future è contenuto nella frase “Anche in Liguria la situazione è destinata a cambiare gradualmente a seguito delle previste dismissioni dei vecchi gruppi a carbone. A Genova il programma di dismissione della centrale prevede la disattivazione graduale dei tre gruppi, l’ultimo dei quali sarà disattivato nel 2017; a Vado Ligure il progetto di ampliamento che prevede la realizzazione del gruppo a carbone VL6 ed il rifacimento dei gruppi esistenti a carbone, è attualmente sospeso. L’Azienda ha richiesto una modifica anticipata dell’AIA che prevede solo interventi sui gruppi esistenti al fine di migliorarne le prestazioni ambientali. A La Spezia si prevede che il gruppo a carbone resti operativo”.
    Inoltre, Legambiente ha sollecitato la Regione affinchè nel PEAR venissero introdotte «Tutte le questioni connesse alla mobilità, fattore di dispendio energetico notevole – continua Grammatico – Secondo noi, sarebbe neccesario un maggiore dialogo tra le differenti forme di pianificazione, invece, di solito le rispettive visioni sono fin troppo parziali». Nelle osservazioni redatte dall’associazione leggiamo: “Manca un riferimento all’introduzione di questo comparto nel panorama dei settori strategici per il raggiungimento degli obiettivi del piano, considerato il peso che ha nel totale dei consumi energetici regionali (circa un terzo). Auspichiamo proposte per interventi sulla portualità, l’integrazione e sviluppo del trasporto su ferro (sia merci che pendolare) e lo sviluppo della rete di servizi e distribuzione per la mobilità sostenibile (elettrico, metano, ecc.)”.

    Pale eoliche a TenerifePer quanto riguarda le fonti rinnovabili «Gli obiettivi che la Regione in alcuni casi si è prefissata, ad esempio sulle biomasse, sono molto elevati considerando l’attuale realtà delle cose, e quindi difficilmente raggiungibili», sottolinea Grammatico. Detto ciò, Legambiente esprime soddisfazione per tale scelta, mentre per le altre fonti rinnovabili aggiunge «Sull’eolico pensiamo si possa fare ancora di più, su fotovoltaico e solare termico siamo decisamente indietro, nonostante le potenzialità della Liguria».
    Per l’eolico “Si potrebbe valutare l’eventuale utilizzo di installazioni galleggianti Off Shore, già usate in altri contesti europei simili al nostro, con condizioni di fondale costiero ad alta profondità – si legge nelle osservazioni al PEAR – Per il fotovoltaico e solare termico bene l’aumento di potenza previsto, soprattutto in relazione all’aumento di installazione di piccoli impianti più vocati all’autoconsumo di energia. Da auspicare è lo sviluppo di meccanismi che semplifichino l’installazione di impianti su edifici tutelati ed in contesti paesaggistici tutelati attraverso l’indicazione di normative chiare e recepibili uniformemente dalle P.A. locali. Sarebbe opportuno altresì che il piano promuovesse lo sviluppo di attività manifatturiere legate alla produzione di componentistica del settore”.
    Infine «Riteniamo che il miglioramento dell’efficienza energetica, in particolare degli edifici, sia un aspetto fondamentale – conclude Grammatico – Si tratta di un modo per rilanciare il comparto dell’edilizia producendo ben più lavoro rispetto agli aumenti volumetrici stile piano casa».

    L’associazione ambientalista Italia Nostra Liguria, come spiega il presidente Roberto Cuneo, sulle rinnovabili contesta soprattutto «L’eccesso di eolico, che in realtà produce poca energia in Liguria». “L’obiettivo di 400 MW è insostenibile per il territorio ligure (e peggio ancora l’obiettivo da 500 MW) – evidenziano le osservazioni di Italia Nostra – Il gigantismo delle pale non è condivisibile per la maggiore impronta paesaggistica e per la devastazione che comporta la fase di trasporto e costruzione (nonostante gli impegni assunti, infatti, dopo l’installazione il territorio martoriato è abbandonato e non rinaturalizzato)”. Inoltre «Abbiamo chiesto di proibire il fotovoltaico a terra – continua Cuneo – perchè lo riteniamo uno spreco di terreno, una risorsa scarsa che dovrebbe esser maggiormente tutelata».
    Nel contempo, secondo Italia Nostra, non vengono considerati elementi importanti quali il teleriscaldamento. “A breve distanza dalle grandi centrali termoelettriche di Vado e la Spezia sono situati grandi centri commerciali che possono utilizzare efficacemente parte dell’energia oggi versata in mare, per raffrescamento e riscaldamento – si legge nelle osservazioni – Sono facilmente raggiungibili anche condomini e strutture pubbliche di grande dimensione (Università, impianti sportivi al coperto) e fabbriche che impiegano energia termica a bassa entalpia. Quindi, occorre prevedere due iniziative specifiche di teleriscaldamento per le centrali termoelettriche di Vado Ligure e La Spezia. Il risparmio ottenibile è rilevante se si pensa che un incremento dell’1% dell’utilizzo del combustibile delle centrali corrisponde a 12 ktep. Ciò vuol dire che con soli due progetti è possibile realizzare l’obiettivo di tutto il fotovoltaico ligure”.
    In merito al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici «Noi chiediamo di aumentare i controlli nell’ambito degli interventi di ristrutturazione – conclude Cuneo – Le prescrizioni ci sono, ma spesso vengono aggirate. Vedi ad esempio quando si attua il rifacimento di un tetto, senza realizzarne l’opportuno isolamento. D’altronde gli amministratori di condominio fanno finta di non conoscere la legge e rispondono solo agli inquilini. Quindi ci vuole un controllo severo, non sanabile tramite multe, bensì con il rifacimento a regola d’arte dei lavori in precedenza mal eseguiti».

     

    Matteo Quadrone

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  • Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Energia del SoleIL PRECEDENTE

    Novembre 2011: in due Municipi genovesi, precisamente a Pegli e Nervi, viene resa nota l’intenzione di aderire al progetto nazionale gruppi di acquisto solare. L’iniziativa è organizzata da Legambiente, in collaborazione con il Comune di Genova e la società AzzeroCO2, e riguarda l’acquisto e installazione di pannelli fotovoltaici da parte di un collettivo di persone, per esempio residenti nello stesso condominio.

    Il progetto fa parte del Patto dei Sindaci, che impegna a livello nazionale le amministrazioni comunali per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’impatto ambientale dei territori (leggi l’approfondimento a cura di Elettra Antognetti).

    I due incontri informativi nei Municipi hanno l’obiettivo di avviare la presenza in città di fonti di energie rinnovabili ad alimentare le abitazioni private.

    Giugno 2012: vengono illustrati i primi risultati del progetto Gruppi di Acquisto Solare a Genova. Come illustra Franco Montagnani di Legambiente Liguria (in proposito leggi l’inchiesta curata da Matteo Quadrone), 27 soggetti hanno sottoscritto il contratto di attivazione mentre altri 27 hanno manifestato il proprio interesse ad aderire. L’azienda che si occuperà dell’installazione dei pannelli fotovoltaici è stata scelta nel marzo 2012 attraverso una gara d’appalto, tenendo conto che buona parte degli aderenti hanno manifestato la preferenza di una ditta ligure.

    IL PRESENTE

    Luglio 2013: passato un altro anno, il Gruppo di Acquisto Solare stila un nuovo bilancio delle attività nel territorio comunale di Genova e della Provincia.

    Lo scorso 20 giugno l’ente provinciale ha comunicato l’adesione al progetto di 12 Comuni (che diventano 13 con l’aggiunta “autonoma” di Celle Ligure, in provincia di Savona): Arenzano, Casarza Ligure, Cogoleto, Davagna, Lavagna, Leivi, Moneglia, Montoggio, Neirone, Sestri Levante, Serra Riccò e Tribogna. Nel periodo 2012/2013 sono state realizzate 17 installazioni su un totale di 69 adesioni. Cosa significa? Che ogni anno verranno prodotti dai nuovi pannelli fotovoltaici 42.000 kwh, che comporteranno un risparmio di 22 tonnellate di CO2 all’anno (che diventano 600 tonnellate calcolando l’arco di vita medio dei pannelli, ovvero 30 anni).

    Venerdì 28 giugno si è invece svolta a Palazzo Tursi la presentazione dell’esito progettuale relativo al Comune di Genova: sono stati installati 23 impianti fotovoltaici, che porteranno sul territorio comunale un risparmio di 43 tonnellate di CO2 all’anno.

    Come informarsi sul progetto Gruppo di Acquisto Solare? È possibile contattare Legambiente Liguria al numero 010 319165 o alla mail s.pesce@legambienteliguria.org, oppure i referenti della Provincia (010 5499888 – miroglio@provincia.genova.it)

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Patto dei Sindaci: iniziativa europea per la riduzione delle emissioni

    Patto dei Sindaci: iniziativa europea per la riduzione delle emissioni

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaIl Patto dei Sindaci (Convenant of Mayors) è un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea per sensibilizzare città e Comuni sul tema della sostenibilità energetica e ambientale. L’iniziativa (preceduta dall’adozione da parte dell’Unione Europea del documento “Energia per un mondo che cambia” in data 9 marzo 2007) deve la sua denominazione al fatto che coinvolge direttamente i sindaci di vari Comuni dislocati su tutto il territorio nazionale e internazionale, i quali si assumono in prima persona l’onere di adottare misure per far fronte al cambiamento climatico in atto, con il miglioramento della situazione ambientale. Lanciato dalla Commissione il 29 gennaio 2008 nell’ambito della seconda edizione della Settimana europea dell’energia sostenibile, il Patto contava all’epoca l’adesione di un numero di Comuni (dalle piccole comunità, alle grandi realtà metropolitane) pari a circa 1600 (oggi già più di 4 mila), di cui 20 sono capitali europee. Al programma aderiscono, inoltre, anche numerose città di paesi non membri dell’UE, con una mobilitazione totale di oltre 140 milioni di cittadini. Grazie al progetto, le amministrazioni locali hanno l’opportunità di impegnarsi concretamente nella lotta al cambiamento climatico attraverso interventi che modernizzano la gestione amministrativa e influiscono positivamente sulla qualità della vita dei cittadini: lo scopo principale è quello di raggiungere gli obiettivi europei denominati “20-20-20”, per una riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera di almeno il 20% entro il 2020 e un contestuale aumento dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile.

    Anche la città di Genova ha aderito a quest’iniziativa, che coinvolge oltre ai Sindaci dei 25 Comuni aderenti, anche Provincia e Unione Europea. In primis, a ciascuna amministrazione comunale viene chiesto l’avvio di un percorso energetico-ambientale, seguito da un’attenta pianificazione e dal monitoraggio dei risultati fino al termine del progetto, previsto per il 2020. Altro soggetto, la Provincia di Genova, che ha sottoscritto un accordo bilaterale con la Commissione Europea ed è stata nominata Coordinatore Territoriale (Struttura di Supporto) del Patto dei Sindaci, con il compito di aiutare i vari Comuni nel loro iter. Il tutto sotto l’occhio vigile del terzo partner, l’Unione Europea. Entro un anno dall’adesione, i Comuni devono predisporre il PAES (il Programma di Azione per l’energia Sostenibile) e iniziare a tutti gli effetti il loro percorso verso una maggiore sostenibilità.

    L’iniziativa ha, fino ad ora, riscosso ampio successo e vasta eco su tutto il territorio nazionale: i comuni italiani che hanno presentato i loro PAES sono molti, da Maranello e Torino, passando per Pesaro, Urbino, fino a Fano e Ancona. Per quanto riguarda il caso specifico della Liguria, i firmatari sono: Arenzano, Camogli, Campo Ligure, Campomorone, Casarza Ligure, Ceranesi, Cogoleto, Davagna, Genova, Lavagna, Leivi, Masone, Mele, Moneglia, Montoggio, Neirone, Recco, Ronco Scrivia, Rossiglione, San Colombano Certenoli, Serra Riccò, Sestri Levante, Tiglieto, Tribogna, Uscio.

    Dario Miroglio, responsabile del progetto per la Provincia di Genova, ci racconta cos’è il Patto dei Sindaci. «Ci stiamo muovendo su tre linee di intervento: nel settore pubblico, intervenendo sugli edifici amministrativi (riducendo i consumi complessivi di circa l’1, 2%), su quello sia pubblico  che privato, investendo sulla produzione di energia rinnovabile mediante l’adozione di solare termico e del fotovoltaico, e su quello privato, a livello condominiale. L’interesse principale è per gli edifici: abbiamo stilato un inventario con le emissioni provinciali di CO2 e abbiamo constatato che da soli gli edifici sfiorano un livello di emissioni pari alla metà del totale provinciale. Per questo, abbiamo iniziato ad agire sugli edifici della pubblica amministrazione, caso pilota per invogliare anche i privati a intraprendere lo stesso percorso. Poi ci siamo rivolti al privato: in collaborazione con Legambiente, abbiamo favorito l’acquisto del solare e la creazione di gruppi per il supporto tecnico ai cittadini. Per quanto riguarda i condomini, abbiamo iniziato un percorso di intervento in sinergia con Camera di Commercio e Carige: abbiamo creato un fondo di garanzia per ovviare alla mancanza di fondi e permettere alle aziende appaltatrici di realizzare interventi energetici sofisticati, senza obbligare i residenti all’esborso diretto. Le aziende sono pagate tramite il fondo di garanzia provinciale, e la Provincia ottiene indietro i soldi anticipati, grazie ai risparmi in bolletta conseguenti agli interventi. Un sistema complesso, una rete di progetti, un articolato interscambio di competenze su più livelli amministrativi: nonostante la scarsa informazione e l’arretratezza italiana sul tema del risparmio energetico, siamo fiduciosi e stiamo andando nella giusta direzione».

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    IL PROGETTO

    Questo l’iter da seguire: per prima cosa, i Comuni firmatari si impegnano a presentare all’amministrazione comunale il proprio Piano d’azione, che interessa l’intero territorio cittadino e deve includere proposte concrete – riguardanti sia il settore pubblico sia quello privato- per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. In seguito all’approvazione da parte del consiglio comunale, i Piani devono essere inoltrati entro un anno dalla firma del Patto. Tra i temi che devono essere presi in considerazione: ambiente urbanizzato (inclusi edifici di nuova costruzione e ristrutturazioni di grandi dimensioni); infrastrutture urbane (teleriscaldamento, illuminazione pubblica, reti elettriche intelligenti); pianificazione urbana e territoriale; fonti di energia rinnovabile decentrate; politiche per il trasporto pubblico e privato; mobilità urbana. Il Patto prevede un momento di interazione diretta tra amministrazioni e cittadini-consumatori-aziende e, più in generale, la partecipazione della società civile, coinvolta direttamente e invitata ad adottare comportamenti intelligenti in fatto di energia.

    Nel caso del capoluogo ligure, la Provincia di Genova si occupa attivamente di seguire il processo di sviluppo di PAES, favorendo varie attività di supporto ai Comuni tramite i suoi uffici o la propria Fondazione Muvita, adibita all’attuazione delle politiche del risparmio e dell’efficienza energetica. Principalmente, la Provincia svolge un ruolo di supervisore e di promotore attivo, attraverso la redazione pratica di PAES, non per il Comune di Genova ma per quelle aree più piccole e con più problematiche nell’approccio al tema energetico. Inoltre, si occupa della promozione di gruppi di acquisto solare (GAS) e audit energetici gratuiti per i condomini (in collaborazione con Legambiente), della ricerca di fondi per lo sviluppo di sistemi di gestione dell’energia a livello comunale e, con i risparmi ottenuti da queste politiche di riduzione energetica, promuove progetti autofinanziati di riqualificazione ambientale del patrimonio comunale. È prevista anche l’organizzazione di energy days e altri progetti affini (FamiglieSalvaEnergia, Pedibus, Rete ERRE di sportelli informativi comunali sull’energia intelligente, Go Renewable, “Il clima cambia, cambiamo anche noi!”), per la comunicazione e sensibilizzazione della cittadinanza nei confronti dell’iniziativa. Con le amministrazioni comunali, nell’aprile 2012 la Provincia di Genova ha siglato un Protocollo d’Intesa e formato un Comitato di Coordinamento.

    Genova vista da Apparizione«Il nostro è un lavoro abbastanza complicato e articolato – continua Miroglio – si pensi solo al fatto che oggi i Comuni liguri firmatari sono circa 25, alcuni anche molto piccoli, mentre altri sono più consistenti. C’è grande differenza tra le varie realtà interessate nel progetto, e bisogna tenerne conto: ci sono per esempio Comuni dell’entroterra, e altri costieri, e va da sé che ognuno sia un caso a parte, con determinate esigenze e con diversa disponibilità di risorse. Nostro compito è aiutare soprattutto le realtà più piccole (quindi, con l’esclusione del comune di Genova, tra i pochi in grado di lavorare autonomamente e proficuamente) e meno sensibilizzate riguardo al tema del risparmio energetico, organizzando eventi conoscitivi per invogliare Sindaci e cittadinanza ad adottare misure di risparmio e realizzando i PAES per i singoli Comuni. Da parte loro, i Sindaci hanno il compito di evidenziare realtà particolari e criticità su cui intervenire».

    Il progetto è stato intrapreso dall’amministrazione ligure ormai dal 2008 e sembra avviarsi senza intoppi vero la deadline del 2020. Lunedì 24 giugno 2013, in occasione della Settimana Europea dell’Energia sostenibile, si terrà come ogni anno a Bruxelles la quarta edizione della Cerimonia di firma del Patto dei Sindaci: la cerimonia, che consente ai nuovi firmatari di incontrare i vertici delle istituzioni europee e dare visibilità al loro impegno, rappresenta un’occasione per fare il punto sui traguardi raggiunti e dibattere sui possibili sviluppi futuri, alla presenza di rappresentanti vari (Commissari europei, deputati, sindaci, amministratori nazionali, regionali e locali), Direzione generale per l’Energia della Commissione Europea, Agenzia Esecutiva per la Concorrenza e l’Innovazione (Eaci) e Ufficio del Patto dei Sindaci.

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Energia verde per il sociale: il fotovoltaico all’ospedale Gaslini

    Energia verde per il sociale: il fotovoltaico all’ospedale Gaslini

    L’Ospedale pediatrico Gaslini fa un passo avanti in direzione dell’ecosostenibilità puntando sul contributo delle energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Nell’ambito del Progetto “GSE Energie per il sociale”, infatti, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Gestore dei Servizi Energetici, la Holding Fotovoltaica S.p.A. – società di F2i, il Fondo italiano che si occupa di investimenti nel settore delle infrastrutture – e l‘Istituto Giannina Gaslini, il più grande ospedale pediatrico di ricovero e cura a carattere scientifico del nord Italia.

    Attraverso questa iniziativa di responsabilità sociale d’impresa, il Gestore dei Servizi Energetici ha inteso promuovere e agevolare l’installazione di impianti a fonti rinnovabili di alta qualità e interventi di efficientamento energetico, di mobilità sostenibile e di illuminazione intelligente, presso strutture operanti nel sociale, coniugando tre dimensioni: sociale, ambientale ed economica.

    L’intervento, realizzato grazie al generoso supporto di F2i, consiste nella realizzazione di tre impianti: uno in copertura e due integrati che sfruttano l’energia solare per la produzione di energia elettrica presso il nuovo padiglione denominato “Ospedale di Giorno”, inaugurato lo scorso ottobre.

    «Siamo onorati che il nostro progetto di Responsabilità Sociale, che ha ottenuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, contribuisca in modo concreto e prezioso a supportare dal punto di vista energetico la sede dell’Ospedale di Giorno, progettato per riuscire a garantire cure ad oltre 500 bambini al giorno», ha dichiarato il Presidente e A.D. del Gestore dei Servizi Energetici, Nando Pasquali.

    Il professor Vincenzo Lorenzelli, Presidente dell’Istituto Gaslini, ha espresso «Grande soddisfazione per la realizzazione di questi impianti tecnologici che portano l’energia verde a beneficio dei nostri piccoli pazienti: una tecnologia che bene si inserisce nel nostro disegno complessivo di sviluppo, orientato sempre di più verso la sostenibilità ecologica».

    «Il valore di questa iniziativa promossa dal GSE, alla quale abbiamo partecipato con entusiasmo – conclude Giuseppe Noviello, Presidente Holding Fotovoltaica S.p.A. – esalta il nostro impegno nel settore delle energie rinnovabili, in particolare per un Istituto la cui
 opera meritoria è riconosciuta in tutto il mondo. Siamo felici di poter contribuire in piccolo anche noi al sorriso di un bambino».

     

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Veicoli elettrici a Genova: dove sono i punti di ricarica?

    Veicoli elettrici a Genova: dove sono i punti di ricarica?

    IL PRECEDENTE

    Dicembre 2010: in piazza Poch a Sestri Ponente viene inaugurata la prima colonnina di ricarica per auto elettriche, un progetto nato dalla collaborazione tra il Comune di Genova ed Enel che prevede – come da protocollo di intesa sottoscritto il 10 settembre 2010 – l’installazione di almeno dodici punti di ricarica in altrettante zone della città entro la fine del 2011, che agevoleranno chiunque voglia acquistare un veicolo alimentato da energie rinnovabili.

    Il progetto si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, quale iniziativa a sostegno della mobilità sostenibile, con un investimento iniziale di 50.000 €. Le altre aree saranno installate rispettivamente in piazza Matteotti, via Vernazza, via Porta degli Archi, piazza Marsala, stazione Brignole, via Bixio, piazza Raibetta, via Balbi, via Minzoni, Matitone e largo Coppi, ma sono allo studio di Enel anche espansioni presso aree di grande passaggio quali Fiumara, stadio Ferraris e Fiera di Genova, oltre che nei parcheggi di supermercati e delle più grandi aziende cittadine.

    Settembre 2012: se le stazioni di ricarica per auto restano al momento un miraggio, Genova conosce invece una svolta per quanto riguarda lo scooter elettrico. L’azienda di Sestri Ponente Ecomission, specializzata nella produzione di questo tipo di veicolo, installerà in circa venti scuole superiori di Genova stazioni di ricarica per gli allievi e gli insegnanti: la prima sede è l’Istituto Emiliani di Nervi. Il progetto è attuato in collaborazione con la Direzione Mobilità del Comune di Genova e i finanziamenti sono pervenuti grazie a un bando dell’Unione Europea – patrocinato dalla Regione Liguria – per progetti ecosostenibili.

    IL PRESENTE

    Dicembre 2012: a due anni dalla prima installazione una delibera del Comune di Genova dà il via libera a dodici colonnine di ricarica per veicoli elettrici in altrettanti punti della città. Un progetto che vede ancora una volta la collaborazione dell’azienda Ecomission, di Enel e di Genova Car Sharing.

    La delibera è stata formulata su proposta degli Assessori Anna Maria Dagnino (Mobilità e Traffico ) e Francesco Oddone (Sviluppo Economico) e prevede due azioni concrete, da realizzarsi nei prossimi mesi: da un lato il perfezionamento degli accordi già presi nel 2010, dall’altro l’ulteriore installazione di quattro colonnine dedicate espressamente ai veicoli del servizio car sharing.

    I dodici punti di ricarica a cura di Enel verranno installati in luoghi parzialmente differenti rispetto a quanto stabilito due anni fa, ovvero: via Vernazza (adiacente a piazza Piccapietra), via di Francia (adiacente a Matitone e WTC), via Ceccardi e piazza Matteotti (per residenti del centro storico e dipendenti Regione Liguria), via Brigata Liguria, stazioni ferroviarie Principe e Brignole, piazza Paolo da Novi (per i residenti della zona e i dipendenti del Comune di Genova a corso Torino), via Pacinotti (Sampierdarena, zona Fiumara), piazza Fausto Coppi (Sestri Ponente) e via Volta (ospedale Galliera).

    I quattro punti di ricarica per il car sharing saranno invece collocati in piazza Matteotti, piazza Marsala, Spianata Castelletto (piazza Villa) e via Fanti d’Italia (adiacente a stazione Principe).

    Marta Traverso

  • Energia eolica: prospettive di sviluppo in Liguria

    Energia eolica: prospettive di sviluppo in Liguria

    Pala eolica MeleL’ultima installazione risale ad appena un mese fa, nel Comune di Mele, dove è stata ufficialmente inaugurata la pala eolica più grande del Nord Italia, quasi cento metri di torre, centocinquanta l’altezza totale, una turbina E101 da 3 MW, prodotta dalla Enercon. L’impianto produrrà energia pulita pari a due volte il fabbisogno delle utenze private del piccolo paese sulle alture di Voltri. L’energia prodotta sarà venduta a Enel dall’azienda privata che ha finanziato il progetto, mentre al Comune di Mele andrà il 3% degli utili annuali.

    L’intenzione manifestata dalla Regione Liguria è quella di sviluppare maggiormente l’eolico nel nostro territorio. Per sviluppare l’energia rinnovabile prodotta dal vento e nel contempo salvaguardare il patrimonio paesistico e naturalistico della Liguria, la Giunta Regionale si è dotata, a partire dal 2002, di indirizzi volti a garantire il corretto inserimento nel territorio delle “fattorie” eoliche. Anche allo scopo di fornire chiarezza agli operatori privati del settore, la Regione ha fissato i criteri per l’individuazione di aree non idonee alla collocazione degli impianti eolici a causa delle emergenze di tipo paesistico e naturalistico in esse presenti, i requisiti progettuali minimi a garanzia della prestazione dell’intervento ed i contenuti documentali da predisporre per le necessarie procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA).
    Con la delibera del Consiglio Regionale n. 3 del 3 febbraio 2009 la Regione ha aggiornato gli obiettivi del Piano energetico ambientale regionale ligure (PEARL) per l’eolico: dagli 8 Megawatt (MW) di potenza installata individuati originalmente come obiettivo di sviluppo si è passati a 120 MW, con un incremento pari a 15 volte.

    Recentemente, il 21 settembre scorso, la Giunta guidata da Claudio Burlando, ha approvato una delibera su proposta della ex vice presidente Marylin Fusco e degli assessori all’Ambiente e allo Sviluppo Economico Renata Briano e Renzo Guccinelli. L’obiettivo principale è far crescere l’energia pulita in Liguria.
    La delibera recepisce le “Linee Guida Nazionali” relative alle fonti di energia rinnovabile di cui al DM 10 settembre 2010, adeguandole alla realtà territoriale ligure. Scopo della delibera è definire i «criteri di ammissibilità territoriale, paesistica e ambientale, e i contenuti progettuali degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili soggetti a procedura di VIA regionale o screening ai sensi della L.R. 38/98, ovvero nell’ambito delle relative procedure autorizzative».
    Rispetto alla precedente normativa regionale «sono state apportante significative modifiche che consentiranno una maggiore diffusione degli impianti di energia alternativa, anche attraverso la semplificazione normativa», spiega un comunicato stampa della Regione.
    «La preventiva definizione dei criteri di ammissibilità è finalizzata ad accelerare l’iter di svolgimento dei procedimenti autorizzativi e delle verifiche di compatibilità ambientale, quando previste, a ridurre i tempi di istruttoria e a indirizzare le scelte progettuali verso localizzazioni e tipologie costruttive che facilitino l’approvazione dei progetti, oltre a individuare le misure di mitigazione degli impatti», recita la delibera del 21 settembre 2012.
    «Si tratta di un importante passo in avanti, ma non sarà l’ultimo – spiega il comunicato stampa – infatti, successivamente, la Regione Liguria ridisegnerà i confini delle aree non idonee all’installazione di impianti eolici per favorirne la diffusione, pur nel rispetto della tutela ambientale e paesistica».

    Sul tema dell’energia eolica da tempo è aperto un dibattito che vede contrapposte anche le associazioni ambientaliste. D’altra parte, alcuni scempi perpetrati in determinate regioni, soprattutto del Sud Italia, in cui sono state installate enormi distese di pale eoliche che hanno deturpato il paesaggio senza garantire un adeguato ritorno in termini di energia prodotta per la collettività, inevitabilmente hanno acuito i dubbi degli scettici. Tutte le associazioni partono dal presupposto che le energie pulite rappresentano una grande opportunità per il Paese ma, nello stesso tempo, ritengono necessari gli opportuni approfondimenti e le valutazioni preventive caso per caso, oltre alla fondamentale presenza di una cabina di regia nazionale – oggi colpevolmente assente – in maniera tale da consentire uno sviluppo del loro sfruttamento in un’ottica sostenibile.

    Italia Nostra mostra parecchie perplessità ed invita ad una maggiore trasparenza soprattutto per quanto riguarda l’energia realmente prodotta, ovvero i kWh. Infatti, tutte le informazioni disponibili sugli impianti esistenti e su quelli progettati, riguardano la potenza (MW) e non l’energia.
    «Ciò che è veramente importante è l’energia prodotta (kWh), ovvero quello che consumano i cittadini e non la potenza (kW) che è quello che mettono gli imprenditori (e si fanno pagare) – spiega Roberto Cuneo di Italia Nostra Liguria – Noi pretendiamo chiarezza in merito alla reale capacità produttiva degli impianti e abbiamo sempre chiesto alla Regione di fornirci i dati precisi sulla produzione».

    Il problema, secondo Italia Nostra, è un meccanismo di incentivazione imperfetto, decisamente favorevole per chi realizza gli impianti. «Gli imprenditori privati hanno ricchi vantaggi semplicemente grazie all’installazione, anche se poi la produzione reale è sostanzialmente marginale – sottolinea Cuneo – Così si rischia di incentivare la potenza dell’impianto, piuttosto che la produzione di energia».
    Spesso e volentieri a progetto vengono indicate un tot di ore annue di produzione per giustificare l’incentivo, ma poi in realtà le pale eoliche lavorano assai di meno. «La difficoltà nell’avere i consuntivi di produzione alimenta qualche sospetto – aggiunge Cuneo – Sarebbe utile che la Regione esigesse e comunicasse i consuntivi produttivi confrontati con i dati di progetto (generalmente in Italia a progetto si prevedono 2200 ore di produzione mentre a consuntivo sono meno di 1500)».
    Nel caso dell’incremento degli impianti – ad esempio a Stella e CadibonaRoberto Cuneo lamenta di aver chiesto al team dello screening regionale di poter vedere i risultati di produzione dell’esistente, per valutare se davvero valesse la pena di raddoppiare l’impianto (come si fa in qualsiasi industria) «Ma gli stessi funzionari della Regione mi hanno confessato di non esser riusciti ad ottenere di questi dati».

    Le pale eoliche producono al meglio nelle zone in cui il vento è forte e soprattutto continuo in direzione e intensità, cosa che in Liguria non avviene. «Con un vento a folate le pale sono costrette a riorientarsi con continue interruzioni di produzione – racconta Cuneo – Di conseguenza le nostre centrali eoliche sono poco produttive, lavorando per una quantità di ore decisamente più modesta rispetto a quella di altre regioni italiane».
    Secondo Italia Nostra «La Regione parla sempre di potenza installata, sostenendo che nel complesso, tutti gli impianti eolici liguri raggiungono una potenza pari alla metà di quella della centrale elettrica di Vado Ligure. Però a livello di produzione il rapporto è ben diverso, vale a dire 1/7. L’interesse dell’amministrazione regionale dovrebbe essere quello di installare le pale eoliche nei luoghi migliori, ai fini di un’adeguata produzione energetica. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un attento studio del vento basato sulla velocità media in rapporto alla costanza della direzione».

    Legambiente, invece, si dimostra favorevole all’eolico, con le opportune premesse.
    «A livello nazionale le problematiche relative alla diffusione dell’eolico sono legate alla disponibilità fisica di aree in cui sia giustificabile economicamente l’istallazione delle pale – spiega Stefania Pesce di Legambiente Liguria – Fermo restando la necessità di un’attenta analisi (pre e post realizzazione) sull’impatto degli impianti eolici rispetto al paesaggio e alla biodiversità (in particolare le categorie animali particolarmente soggette a subire danni potenziali sono l’avifauna e la chirottero fauna, ovvero i pipistrelli)».

    «Per quanto riguarda la nostra regione non credo sarà possibile attuare una revisione significativa delle aree non idonee all’installazione di impianti eolici, considerando che si tratta di zone tutelate da vincoli specifici – sottolinea Pesce – Noi comunque siamo pronti a monitorare attentamente la situazione».

    Secondo Legambiente, in Liguria esistono ancora dei margini di sviluppo per l’energia eolica. Soprattutto il mini eolico (sotto i 200 kW) ed il micro eolico, destinati al consumo diretto di energia e non alla vendita, quindi utenze domestiche e piccole imprese.
    L’ultimo dossier dei “Comuni Rinnovabili”, curato dalla stessa associazione, fornisce dati su alcune installazioni, ad esempio Cairo Montenotte, dove stanno portando a compimento il parco eolico. «Parliamo di 6 macchine da 800 kW di potenza ciascuna – spiega Pesce – Le previsioni indicano una produzione di 10.800 MWh annui che riuscirebbero a coprire l’intero fabbisogno del Comune».
    A Stella, invece, la centrale eolica è stata recentemente ampliata con una quarta torre, raggiungendo così la potenza complessiva di 3 MW. «Secondo le misurazioni già effettuate l’impianto riesce a produrre 24.000 MWh annui – sottolinea Pesce – Si tratta di un buonissimo risultato che consente di evitare l’emissione di 15.000 tonnellate di co2».
    Altri esempi positivi sono rappresentati dalla pala eolica recentemente inaugurata a Mele «Grazie alla quale il Comune ricaverà degli utili economici», spiega Pesce. Oppure, per quanto riguarda il mini eolico «A Montoggio è stato realizzato un piccolo impianto eolico da 55 kW di potenza – conclude Pesce – con un investimento misto Comune-imprenditore privato di 200 mila euro. Le ricadute economiche per l’amministrazione pubblica sono di circa 15.000 euro annui che vengono reinvestiti sul territorio comunale».

    il WWF si pone a metà strada tra le posizioni di Italia Nostra e Legambiente, rivendicando un ruolo attivo degli enti pubblici e la partecipazione dei cittadini nel processo che porta all’installazione degli impianti eolici.
    «A livello nazionale noi sosteniamo che non esistono tecnologie ad impatto zero – spiega Vincenzo Cenzuales di WWF Liguria – Occorre una valutazione caso per caso. Senza dimenticare, però, i vantaggi per l’ambiente consentiti dallo sfruttamento delle energie rinnovabili. L’eolico è una di queste, ma va inquadrata nel giusto contesto».
    Ovvero le pale vanno installate nei siti adatti, dove il vento garantisce un determinato numero di ore utili per la produzione di energia. «Noi siamo favorevoli all’eolico nelle aree in cui c’è un vento sufficiente e ovviamente se l’impianto non determina un pesante impatto sul paesaggio», sottolinea Cenzuales.

    In Liguria le zone ventose sono lungo i crinali, quindi zone ad alta valenza ambientale «Se la Regione intende allargare la mappa delle aree idonee è un fatto preoccupante che necessita della massima attenzione», aggiunge Cenzuales.
    Anche perché «Bisogna considerare che la produzione di energia eolica in rapporto alla produzione di grandi centrali elettriche è minimale – continua Cenzuales – Quindi non bisogna enfatizzare troppo il ruolo delle pale eoliche».
    Secondo il WWF occorre puntare su impianti piccoli, composti da 3-4 pale, non di più. In alcuni casi, infatti, abbiamo già raggiunto il limite di guardia. «Ad esempio a Cairo Montenotte e Stella, un intero territorio è stato congestionato dalla presenza di centrali e parchi eolici – spiega Cenzuales – Non è questo il metodo giusto. Gli imprenditori massimizzano l’investimento installando il maggior numero possibile di pale in aree contigue. Fornendo una quantità modesta di energia, a fronte di una pesante sudditanza del territorio».

    Per il WWF l’unica soluzione possibile è quella di svincolarsi dai criteri del mercato. «Sono ormai più di 10 anni che proponiamo all’amministrazione regionale di fare un’attenta pianificazione di tutte le energie rinnovabili – precisa Cenzuales – Inoltre scontiamo l’assenza di un serio Piano Energetico Nazionale».
    Ma soprattutto «Sarebbe fondamentale che la proprietà degli impianti fosse in mano pubblica – continua Cenzuales – l’ente pubblico, infatti, può garantire il necessario controllo e valutare adeguatamente le reali esigenze della comunità. Insomma, ci vuole un ruolo attivo dell’ente pubblico ed inoltre deve essere previsto un processo partecipativo dei cittadini, a cui dovrebbe essere lasciata l’ultima parola».
    I motivi sono evidenti: laddove sarebbero sufficienti 2 pale eoliche – se l’iniziativa è lasciata all’imprenditore privato – quest’ultimo potrebbe avere interesse ad installarne 10, con un evidente ritorno economico esclusivamente a suo vantaggio.
    «Purtroppo in alcune regioni italiane sono state installate centrali eoliche perfettamente inutili – ricorda Cenzuales – D’altra parte gli incentivi sembrano favorire l’installazione piuttosto che la produzione. Sono incentivi fini a se stessi che non danno luogo, come dovrebbero, ad un circuito virtuoso».
    La pala eolica di Mele, invece, viene considerata dal WWF un esempio positivo, in particolare dal punto di vista dell’approccio alla procedura di installazione. «È apprezzabile, perché la pala appartiene anche al Comune e soddisferà il fabbisogno di energia di tutto il paese, consentendo qualche ricavo economico per le casse comunali».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Porto: terminati i lavori per l’impianto fotovoltaico nel cantiere San Giorgio

    Porto: terminati i lavori per l’impianto fotovoltaico nel cantiere San Giorgio

    In questi giorni sono terminati i lavori per l’installazione di un nuovo impianto fotovoltaico presso il cantiere navale di San Giorgio del Porto.

    Un impianto fotovoltaico da 100 kW assicurerà una percentuale importante del fabbisogno elettrico di questa storica area portuale  – che si estende su una superfice di oltre 33 mila metri quadrati, di cui 5.800 coperti, con 1.150 metri lineari di ancoraggio debitamente equipaggiati – dedicata alle riparazioni navali.

    L’installazione – la prima nell’area delle riparazioni navali del porto di Genovagarantirà al cantiere, annualmente, un risparmio energetico pari a circa il 30% degli attuali consumi strutturali (officina, illuminazione banchine, uffici) ed un beneficio ambientale stimabile in circa 73,5 tonnellate in meno di anidride carbonica.

    I moduli fotovoltaici – 320 pannelli in silicio policristallino e 136 nastri in silicio amorfo, per una superficie complessiva di circa 1.500 m2 – sono stati posizionati in totale integrazione con la copertura del cantiere e assicurano una produzione annuale di energia di circa 110.000 kWh.

    La realizzazione del nuovo impianto, del valore complessivo di circa 500 mila euro, si inserisce nelle politiche ambientali di San Giorgio del Porto (il cantiere è certificato ISO 14001) e segue le linee guida promosse dall’Autorità portuale nell’ambito del Piano energetico ambientale del Porto di Genova.

  • Gas, Gruppo di Acquisto Solare: risultati e prospettive del progetto

    Gas, Gruppo di Acquisto Solare: risultati e prospettive del progetto

    Il Gas, acronimo che sta a significare Gruppo di Acquisto Solare, nato a Genova nell’autunno del 2011 grazie ad un’intesa tra il Comune di Genova e Legambiente, ha l’obiettivo di promuovere ed agevolare l’accesso al mercato solare da parte delle famiglie ma anche delle piccole aziende.

    Un meccanismo virtuoso che si colloca nell’ambito delle azioni da attivare in applicazione del Patto dei Sindaci in tema di energie rinnovabili e risparmio energetico (Genova ha aderito nel 2009) ed è riconosciuto all’interno del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile – Sustainable Energy Action Plan, SEAP – del Comune di Genova (approvato nell’agosto 2010) che si è posto come obiettivo una riduzione complessiva del 23% delle emissioni di CO2 entro il 2020, come strumento innovativo e democratico per facilitare non solo l’installazione di impianti fotovoltaici e solari domestici, ma anche per aumentare la socialità e la partecipazione dei cittadini, fornendo al tempo stesso maggiori conoscenze culturali e tecniche nel settore delle energie rinnovabili.
    «Una svolta importante decisa dall’ex amministrazione guidata da Marta Vincenzi – sottolinea Franco Montagnani di Legambiente – Questa, infatti, è stata l’occasione propizia per realizzare un censimento sul consumo energetico del Comune e delle sue numerose proprietà».
    Il progetto è semplice: l’amministrazione comunale fornisce ai cittadini tutte le informazioni riguardanti l’elaborazione di dati, documenti e calcoli necessari per la corretta valutazione delle offerte relative al solare fotovoltaico presenti sul mercato e sulle formalità burocratiche da assolvere per la realizzazione di un impianto. Inoltre, indica loro le possibilità di contributi e finanziamenti offerti da banche ed enti. A disposizione dei genovesi, oltre ai siti internet del Comune di Genova e Legambiente Liguria, ci sono lo Sportello Gas Genova nella sede di Legambiente in via Caffa 3/5b ed il LabTer Green Point a Palazzo Verde presso i Magazzini dell’Abbondanza nell’area del Porto Antico.
    La parte tecnica di gestione del Gas è affidata a Legambiente Liguria, associazione forte dell’esperienza già acquisita in progetti analoghi di Gruppi di Acquisto Solari realizzati in Italia negli ultimi anni, il primo avviato grazie a Legambiente Padova. Finora 3000 famiglie/aziende in tutta Italia hanno aderito ai gruppi di acquisto solare.

    «Il fotovoltaico è l’unico settore che è in crescita e negli ultimi due anni, a livello globale, il consumo di energia solare è raddoppiato – spiega Montagnani – Ed anche in Italia si è affermato, sicuramente grazie agli incentivi. Ora però le cose cambieranno leggermente con il quinto Conto energia (per promuovere l’utilizzo di fonti rinnovabili per la creazione di energia, il 19 Settembre 2005 è entrata in vigore anche in Italia la possibilità di usufruire di incentivi per la costruzione di impianti fotovoltaici che verranno erogati in “conto energia”, ovvero rivendendo tutta l’energia elettrica prodotta direttamente al GSE-Gestore dei servizi elettrici ad una tariffa incentivante, ndr) che dovrebbe uscire ad ottobre 2012. Il nuovo Conto energia non sarà più basato sulla produzione bensì sul consumo. La scelta di incentivare l’autoconsumo è giusta. Comunque investire nel fotovoltaico conviene sempre perchè, se da un lato calano gli incentivi, dall’altro diminuisce il costo dei materiali».

    Ma perché installare un pannello solare oggi? «Oltre a essere un valido aiuto contro l’effetto serra, i pannelli solari sono un investimento tra i più redditizi – spiega Legambiente – possono azzerare le nostre bollette elettriche domestiche e ridurre fortemente quelle termiche, grazie agli incentivi statali, tra i più generosi del mondo». E qual è la funzione di un gruppo d’acquisto solare? «Acquistare un impianto solare termico o fotovoltaico non è facile come comprare un chilo di patate – continua Legambiente – esistono centinaia di marche sul mercato, decine e decine di imprese, molte tecnologie diverse tra loro».
    Il Gas raggruppa le famiglie interessate ad installare un impianto solare termico o fotovoltaico e grazie all’esperienza di Legambiente e alla consulenza di Azzero CO2 – una società di consulenza energetico-ambientale – offre alle aziende del territorio la possibilità di presentare un’offerta per prodotto e servizio chiavi in mano sulla base di rigide regole e richieste tecniche scrupolose.
    I vantaggi sono evidenti: abbattimento dei costi intorno al 10/15%; scrematura dei preventivi; migliori garanzie del prodotto; convenzioni con istituti assicurativi e bancari; manutenzione e pratiche amministrative comprese. «In alcuni preventivi di famiglie genovesi i ricavi oscillano tra il 15 ed il 25 % e sono garantiti per 20 anni, come prevede il Conto energia – aggiunge Montagnani – Il tempo di rientro del capitale è stimato dai 5 agli 8 anni. In determinati casi questo investimento può diventare una vera e propria fonte di guadagno».

    A che punto siamo attualmente?
    «Oggi sono 54 gli aderenti al Gas, ovvero coloro i quali hanno manifestato un interesse verso il progetto – racconta Franco Montagnani nell’incontro pubblico svoltosi martedì 26 giugno, grazie alla collaborazione tra Legambiente ed Arci San Nicola, presso i locali della sezione del Pd di Castelletto – Molti sono in fase “dormiente” e per vari motivi devono ancora decidere se attivarsi». Sono invece 27 i soggetti che hanno sottoscritto il contratto con l’azienda installatrice scelta tramite gara dal Gas, 21 nel Comune di Genova, 6 fuori dai confini comunali.
    Il progetto si è sviluppato attraverso l’organizzazione di assemblee pubbliche nei vari quartieri con l’appoggio dei Municipi. La prima riunione si è svolta in Media Valbisagno il 25 ottobre 2011, seguita da un’altra quindicina di incontri.
    «Il nostro intento è stato quello di recarsi nei territori dove è più diffusa la presenza di case piccoli mono o bifamiliari – racconta Montagnani – Nella fase iniziale non ci siamo rivolti ai condomini perché in questo caso esiste un problema legato alla difficoltà di coniugare gli interessi dei diversi proprietari. Gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere installati sul terrazzo che spesso è proprietà di tutti gli inquilini e non è divisibile, quindi occorre una condivisione d’intenti. Sempre più persone che abitano in un condominio ci chiedono informazioni in merito al fotovoltaico ed il prossimo passo sarà cercare di coinvolgere anche loro».

    I numeri raggiunti finora, 54 aderenti di cui 27 hanno già sottoscritto il contratto, sono piccoli ma decisamente significativi. Genova e la Liguria, infatti, sono maglia nera nel campo delle rinnovabili ed il Gas rappresenta un primo grande successo.
    «Il valore aggiunto di questa iniziativa è essere riusciti a riunire le conoscenze dei diversi cittadini, attraverso la condivisione delle informazioni – spiega Montagnani – I Gas sono utili perché permettono di acquistare impianti di qualità a migliori condizioni rispetto al singolo acquirente».
    Stiamo parlando soprattutto di fotovoltaico piuttosto che di solare termico (per la produzione di acqua calda). Il solare termico presenta più difficoltà dal punto di vista della compatibilità paesaggistica (il 60% del territorio comunale è tutelato). Mentre gli impianti fotovoltaici, grazie all’innovazione tecnologica, hanno ottenuto buoni risultati, rendendo possibile la realizzazione di modelli di integrazione architettonica: pannelli che sostituiscono completamente il tetto e non presentano problemi dal punto di vista paesaggistico.

    A Genova i Municipi interessati sono Val Polcevera, Media Val Bisagno, Levante e Ponente, in particolare le zone rurali ad esempio San Martino di Struppa, Crevari, Apparizione, Murta, per citarne alcune. Mentre sono in via di attivazione altri Gruppi di Acquisto Solare nei comuni di Lavagna, Neirone ed Arenzano.

    «Nel marzo 2012 abbiamo scelto la ditta installatrice – racconta Montagnani – tramite un capitolato di gara con condizioni ristrette, non solo commerciali e tecnologiche, ma anche ambientali (ad esempio pannelli a km zero). Successivamente i cittadini si sono attivati per ottenere al più presto i sopralluoghi. Tutte operazioni totalmente gratuite per i cittadini».
    Dopo i sopralluoghi, l’azienda ha emesso i preventivi rispettando determinati requisiti di trasparenza, fornendo ipotesi di finanziamento e progressivo rientro dalla spesa. «Solo con l’unione promossa dal Gas si ottengono condizioni così favorevoli», precisa Montanani. Una volta visionato il preventivo l’utente ha la possibilità di riflettere sulla bontà dell’investimento. Il passo successivo è quello ufficiale con la firma del contratto ed il pagamento di un anticipo.
    «Adesso, in collaborazione con l’Ufficio Tutela del Paesaggio del Comune, dovremo affrontare le pratiche burocratiche per ottenere le autorizzazioni», continua Montagnani.
    Nel febbraio 2012 un protocollo d’intesa firmato dalla Soprintendenza della Liguria e dalla Regione Liguria ha definito le regole per l’installazione degli impianti fotovoltaici. «Sono state inserite delle deroghe che in alcuni casi consentono di non dover presentare la richiesta di autorizzazione paesaggistica – spiega Montagnani – Per gli impianti fotovoltaici spesso è sufficiente la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). I principali criteri da seguire riguardano l’installazione degli impianti e la loro inclinazione. In particolare, i pannelli devono seguire l’inclinazione della falda del tetto».

    «A breve, verso la fine della settimana prossima, presenteremo i progetti per ottenere le autorizzazioni – conclude Montagnani – Speriamo, nel corso dell’estate, di portare a termine l’installazione di tutti i 27 impianti. Noi vogliamo aumentare il numero di aderenti ma bisogna anche considerare che l’attuale Gas, ad un certo punto, potrebbe aver terminato il suo compito e lasciare spazio alla nascita di un nuovo Gruppo di Acquisto Solare. È questo lo spirito del progetto. Tra l’altro, con il nuovo Conto energia, cambierà lo scenario e quindi anche le condizioni per l’azienda installatrice».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Energia, si torna a parlare di turbine sottomarine nello stretto di Messina

    Energia, si torna a parlare di turbine sottomarine nello stretto di Messina

    Turbine sottomarine che utilizzano le correnti del mare per produrre energia. Non è una notizia dell’ultima ora, si tratta di un progetto di cui si iniziò a parlare già sul finire del 2007. Una soluzione, si disse ai tempi, che avrebbe richiesto l’individuazione di siti idonei a debita distanza dalle coste e a profondità tali da rendere sicura, e al tempo stesso economica, l’installazione dell’ impianto.

    E così il progetto Priamo (Pianificazione, ricerca e innovazione in un ambiente marino orientato), finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina dell’Università di Messina, aveva identificato in Italia, in particolare nello Stretto di Messina, una delle aree ideali per tali opere.

    La potenzialità energetica delle correnti dello Stretto di Messina secondo gli studi raggiunge i 15.000 MW ed è per questo che il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), tramite un progetto POR Sicilia, starebbe studiando in questo momento il punto più favorevole dove installare la prima turbina. L’ipotesi progettuale, sulla base dei dati e degli esperimenti condotti in questi anni nell’area dello Stretto, prevede l’installazione di una turbina ad una profondità compresa fra i 50 ed i 90 metri, con pale del diametro di 22 metri per un peso totale dell’intera struttura di 130 tonnellate. Un sistema che sarebbe in grado di fornire 1 MW di elettricità 24 ore su 24, potendo così coprire il fabbisogno di 300 famiglie.

    Al CNR si parla di “problemi burocratici” ancora da risolvere… Che questa sia davvero la volta buona per l’avvio del progetto?

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Centrali mini-idroelettriche, l’alternativa degli italiani alle bollette Enel?

    Centrali mini-idroelettriche, l’alternativa degli italiani alle bollette Enel?

    Energia del SoleDalla provincia di Novara arriva un’importante innovazione in tema di energia. La Frendy Energy ha inaugurato in questi giorni la prima centrale al mondo in grado di sfruttare un salto di acqua di soli due metri. Un impianto idroelettrico che permette di ottenere una potenza costante di 160kW per una produzione annuale di oltre 1 GWh. Inutile sottolineare che in Italia corsi d’acqua con piccoli salti d’acqua ce ne sono in quantità industriale… Tante mini-centrali di questo tipo sparse per il Bel Paese riuscirebbero a coprire il fabbisogno della popolazione?

    L’ultimo rapporto di Legambiente “Comuni rinnovabili” indica che sono 1.021 i municipi che presentano sul proprio territorio almeno un impianto idroelettrico con potenza fino a 3 MW, per una potenza complessiva di 1.123 MW. E pensare che sino a sei anni fa la potenza complessiva generata da queste centrali raggiungeva a malapena i 17,5 MW… Qualcosa sta cambiando?

    E’ crescente il numero di amministrazioni comunali e privati cittadini italiani che si sta accorgendo delle potenzialità del mini-idroelettrico per coprire il proprio fabbisogno senza dover siglare un contratto con Enel… E ad accorgersene non sono soli i privati cittadini: «Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio», ha dichiarato, creando un vespaio di polemiche, il presidente di Enel Andrea Colombo.

    Se in Asia e America Latina si continua a puntare sul grande idrolettrico costruendo dighe al cui confronto le nostre “grandi opere” sono manutenzione dei marciapiedi, dalle nostre parti si ci guarda alle spalle. Ricordiamo che sino agli anni ’70, con il progressivo subentro dell’Enel, le piccole centrali idroelettriche garantivano energia a tanti italiani… In quegli anni venne poi realizzato il metodico e capillare smantellamento di queste centrali, molte ancora oggi in piedi, abbandonate al loro destino.

    Il recupero di queste piccole centrali potrebbe essere la chiave di volta. Una tendenza sicuramente alimentata delle nuove tecnologie, ma anche dalle esigenze e dall’ingegno degli italiani. Se prima solo fiumi e grandi torrenti potevano garantire energia, oggi, come insegna l’esempio di Novara, è possibile investire anche su canali, acquedeotti e vecchi mulini. Un esempio? Nel piccolo comune di Chiomonte, in provincia di Torino, il 95% del fabbisogno energetico delle utenze viene soddisfatto dall’energia prodotta da una piccola centrale idroelettrica da 40 kW che sfrutta un salto naturale nelle condotte utilizzate per la distribuzione di acqua potabile…

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Fotovoltaico, “Il Sole a scuola”: nuovo bando del ministero dell’Ambiente

    Fotovoltaico, “Il Sole a scuola”: nuovo bando del ministero dell’Ambiente

    Si chiama “Il Sole a scuola” il nuovo Bando del Ministero dell’Ambiente per Comuni e Province che vogliano realizzare impianti fotovoltaici in scuole elementari, medie e superiori promuovendo attività didattiche che coinvolgano gli studenti.

    Il bando, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 20 marzo 2012, mette a disposizione 3 milioni di euro per coprire il 100% del costo ammissibile, con un limite massimo di 40 mila euro per edificio scolastico.

    «Questo nuovo bando de “Il sole a scuola” vuole essere un esempio concreto di promozione e diffusione delle fonti di energia pulita nel nostro Paese, educando al tempo stesso i più giovani all’uso sostenibile dell’energia – ha commentato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini – È importante creare oggi consapevolezza e conoscenza per costruire un futuro più verde».

    La precedente edizione dell’iniziativa, che prevedeva un finanziamento complessivo di 9 milioni e 700.000 euro, ha coinvolto oltre 1.300 scuole su tutto il territorio nazionale. In totale, sono stati circa 800 gli impianti fotovoltaici approvati, 500 dei quali sono già stati ultimati.

     «I dati sulle rinnovabili sono confortanti – ha aggiunto il ministro Clini – basti pensare che nel nostro Paese abbiamo avuto nell’ultimo anno un incremento di oltre il 50% degli investimenti sulle rinnovabili rispetto all’anno precedente. Cifre che non possono non incoraggiarci a proseguire su questa strada ambientalmente virtuosa».

    Il testo integrale del bando “Il Sole a scuola”, con tutte le informazioni pratiche per richiedere il finanziamento, è disponibile sul sito internet del ministero dell’Ambiente.

     

     

     

  • Venti e porti: un progetto per monitorare il vento e migliorare la sicurezza

    Venti e porti: un progetto per monitorare il vento e migliorare la sicurezza

    panorama del porto di genovaUn sito web sperimentale per comprendere in tempo reale, stato e previsioni del vento, a disposizione del porto, delle navi che entrano nello scalo e degli operatori. È questo il primo risultato concreto del progetto “Venti e porti” che coinvolge i porti di Genova, Livorno, Savona, La Spezia, Bastia.

    «Il vento può rappresentare un altissimo rischio ma anche una grande utilità – spiega Giovanni Solari, docente di Ingegneria strutturale del Dicat, Dipartimento dell’Università di Genova che si occupa di ingegneria delle costruzioni, dell’ambiente e del territorio – Noi ricostruiamo i modelli della velocità, i profili in altezza, disegniamo il campo di vento. Poi verifichiamo la ricorrenza dei fenomeni e ne facciamo la previsione».

    Il progetto è partito con la creazione di una rete di monitoraggio nei cinque porti coinvolti in cui sono stati posizionati 22 anemometri di ultima generazione che garantiscono la massima precisione. Nella nostra città per il momento sono tre, uno a Voltri, uno alla torre piloti ed uno all’aeroporto. Ma entro la fine del 2012 ne saranno installati altri 11 in modo tale da avere a disposizione un quadro completo sul fenomeno vento in tutti i punti dello scalo.

    A partire da fine mese il sito web sarà operativo e consentirà di fare previsioni utili per la sicurezza del lavoro in banchina, in particolare per gestire in sicurezza le operazioni di carico/scarico delle merci, ma anche per quanto riguarda le manovre di ormeggio. In pratica, grazie ai dati statistici ricavati dal monitoraggio, sarà possibile elaborare previsioni a breve e medio periodo che risulteranno utilissime per organizzare l’attività nei terminal.

    Oltre a permettere di avere a disposizione le informazioni ideali per decidere dove installare gli impianti eolici.

    «Oggi abbiamo una quantità enorme di dati – spiega ancora Solari – il monitoraggio è partito da un anno e mezzo e sono state elaborate statistiche sufficienti per verificare quanta energia si potrebbe produrre». Ma non solo. Conoscere il vento infatti, oltre ad essere utile per posizionare in maniera adeguata le gru, i container, gli scavatori oppure le pale eoliche, serve anche per progettare le costruzioni edili.

     

    Matteo Quadrone