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  • Comunali, Bucci vince ma lo sceglie solo un genovese su cinque. Crivello sotto di 21mila voti. Ma Marco Doria prese di più

    Comunali, Bucci vince ma lo sceglie solo un genovese su cinque. Crivello sotto di 21mila voti. Ma Marco Doria prese di più

    palazzo-tursi-D4Marco Bucci, nuovo sindaco di Genova, è stato eletto da meno di un genovese su cinque. I suoi quasi 112.400 voti ottenuti nel ballottaggio di ieri, oltre 23.700 in più rispetto a quelli incamerati nel primo turno, gli sono valsi il 55,24% delle preferenze dei votanti ma, la scarsa affluenza, fa sì che nel complesso si tratti solo del 22,9% di tutti i potenziali aventi diritto al voto. Una percentuale che scende al 19% se, invece, vengono considerati tutti gli oltre 583.600 che compongono tutta la popolazione genovese secondo quanto riportato dai dati ufficiali del sito del Comune.
    Anche Gianni Crivello, il candidato del centrosinistra sconfitto, ha aumentato i propri voti passando dai 76.300 del primo turno ai 91.057: un incremento di quasi 15.000 voti che non è stato sufficiente a ridurre il gap dal suo avversario. Anzi, se la distanza tra i due contendenti, quindici giorni fa, era di circa 12.300 voti, quella definitiva di ieri è salita a oltre 21.300. A contribuire, senza dubbio, anche una parte dell’elettorato cinque stelle che non sembra aver seguito le indicazioni del proprio candidato sindaco sconfitto al primo turno: Luca Pirondini aveva infatti invitato a votare scheda bianca, ma le schede bianche scrutinate ieri sono state solo 1.500 a cui si aggiungono oltre 4.600 voti variamente annullati.
    Tirate le somme, dunque, non è vera l’affermazione del segretario regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, secondo cui Marco Bucci sarebbe più legittimato di Marco Doria a governare la città: cinque anni fa, il sindaco era stato eletto al ballottaggio con oltre 114.245 voti -pari al 59,71% dei votanti- quasi 2.000 più di Bucci, senza considerare che al primo turno le preferenze erano state quasi 127.500.
  • Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    blueprint-fieraBlue Print Competition, ma soprattutto un’occasione per ridisegnare la città. Il “Doria-pensiero” sul progetto di Renzo Piano è sempre stato chiaro e lo ha ribadito durante l’incontro con architetti e ingegneri al Salone Nautico Internazionale. Il Blue Print è un polo strategico per la Genova del futuro insieme con Erzelli e le ex aree Ilva. Di sicuro, le ultime due hanno vissuto periodi poco felici, fatti di polemiche e non hanno ancora visto la nuova luce: un esempio è il trasferimento della facoltà di Ingegneria sulla collina che tra Cornigliano e Sestri Ponente. Bisogna sperare che il Blue Print non subisca lo stesso destino anche se resta il punto interrogativo più grande: i soldi. «L’amministrazione comunale non ha risorse da spendere nel progetto – dice chiaramente il sindaco – ed è per questa ragione che servono gli investimenti privati e l’aiuto del governo. Quest’ultimo è arrivato con 15 milioni di euro, io ho detto grazie a Renzi e sono contento dell’attenzione di Roma, ma mi sono soffermato a pensare che per rifare l’Expo sono arrivati centinaia di miliardi di lire nel 1992». Insomma, il paragone è chiaro, ma di mezzo c’è stata anche una crisi che ha portato tutto il paese a essere schiacciato. Ed è qui che entra in campo la Blue Print Competition, voluta da Comune di Genova e Spim, la società per la promozione del patrimonio di Tursi.

    Se è vero che gli investitori bisogna attrarli, la competizione, volta al recupero degli spazi vuoti dell’ex Fiera internazionale, diventa un punto fondamentale, anche se non sufficiente. Per questa ragione sarà presentata all’estero, in paesi come Russia e Cina. «Sicuramente questo è un punto chiave – prosegue Doria – ma la Blue Print Competition da sola non basta, come non bastano i fondi del governo. Servirebbe che il Paese intero ripartisse». Anche perché non si può certo dire che da Roma ultimamente, tra Terzo Valico e messa in sicurezza idrogeologica della città, siano arrivati solo spiccioli. «Nella storia di Genova non si sono mai spesi tanti soldi per contrastare il grave rischio idrogeologico che purtroppo ci affligge – ricorda il primo cittadino – stiamo realizzando gli scolmatori, stiamo abbattendo tutti gli ecomostri costruiti negli alvei dei torrenti. Poi ci sono gli investimenti potenziali, soldi pronti per grandi progetti». Ed è qui che si inserisce ancora una volta il Blue Print che fa parte dell’ampia visione sulla trasformazione di Genova. «Non entro nel merito del concorso, naturalmente, ma sono stati in molti a contattare la Spim per partecipare alla competizione. Al momento il 40% dei contatti arriva dall’estero e in testa c’è il Regno Unito. Entro dicembre capiremo il numero esatto dei partecipanti – prosegue il sindaco – e a chi dice che il Blue Print è bellissimo ma irrealizzabile per via dei costi, rispondo che il senso è anche quello di trovare i finanziatori».

    L’incontro al Salone nautico organizzato dall’ordine degli ingegneri è statao anche l’occasione per ripercorrere la strada, a volte accidentata, che ha visto nascere il Blue Print, dal giorno in cui Riccardo Garrone, allora patron dell’U.C. Sampdoria, presentò sul tavolo del sindaco il progetto per costruire lo stadio, fino alle polemiche con il Coni per l’idea di trasformare il Palasport in una darsena coperta. «Comunque ho trattato Malagò meglio io – ironizza Marco Doria riferendosi al no del sindaco di Roma, Virginia Raggi alla candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2024 – dato che la trasformazione del palazzetto in darsena coperta è stata rivista, con una nuova progettazione che consentirà far rinascere il Palasport mantenendo la sua vocazione sportiva, grazie anche alla collaborazione stessa del Coni». Allora, non resta che aspettare: di certo servirà molto tempo per vedere realizzato il disegno di Renzo Piano. Sperando che non si trasformi nell’ennesimo buco nero di Genova. «Non possiamo permettercelo – conclude Doria – proprio adesso che Genova sta diventando “famosa” all’estero come una città da visitare». Ed proprio dall’estero che, come una sorta di ideale restituzione, si attendono i potenziali investitori.

    Michela Serra

  • Comune, il voto sul bilancio tiene a galla Doria. Ma c’è qualcuno che lo vuole veramente mandare a casa?

    Comune, il voto sul bilancio tiene a galla Doria. Ma c’è qualcuno che lo vuole veramente mandare a casa?

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaPuò tirare un sospiro di sollievo il sindaco Marco Doria. Il bilancio previsionale 2016 del Comune di Genova, da cui sostanzialmente dipendeva la sua permanenza a Palazzo Tursi, è stato approvato in Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pd, Rete a Sinistra, Stefano Anzalone del gruppo misto e Guido Grillo, Forza Italia), 15 contrari (2 Lista Musso, 4 Movimento 5 Stelle, 3 Pdl, Alfonso Gioia – Udc, 1 Lega, 2 Federazione della Sinistra, Franco De Benedictis – fittiano del gruppo misto, e Gozzi – Percorso comune ed ex Pd) e 2 astenuti (Salvatore Caratozzolo e Gianni Vassallo di Percorso Comune). Evitato il commissarimento, fosse solo per il bilancio o per tutto l’ultimo, lungo anno di amministrazione che ci separa dalle elezioni del 2017. Sospiro di sollievo, si diceva ma non certo bottiglie di spumante da stappare. D’altronde, è lo stesso Doria a dire, pochi minuti dopo la votazione, che non «c’è nessun tono trionfalistico ma la soddisfazione di aver portato a casa un bilancio delicato e l’impressione che questa giunta, secondo larga parte del Consiglio comunale, deve continuare a governare la città. La voglia di metterci sotto scacco è probabilmente il desiderio solo di qualche consigliere comunale, minoritario e inconciliabile con noi».

    Tutti i soccorsi a Doria

    I motivi sono molteplici. Intanto perché, nonostante le smentite del caso, negli ultimi giorni i corridoi di Tursi erano molto più simili alle strette vie di un suq che alla sede del municipio. Forse, come mai prima d’ora, quello che in molti hanno definito “il mercato delle vacche” è il tema che ha tenuto più banco nell’agenda politica del Comune nelle ultime ore. E il sindaco, suo malgrado, ha dovuto trasformarsi in abile mercante per portare a casa le astensioni di Vassallo e Caratozzolo ma, soprattutto, il sì di Stefano Anzalone che potrebbe garantire un prezioso sostegno anche per il futuro della giunta Doria. Un sostegno non proprio gratuito. Dopo un sostanzioso emendamento sugli impianti sportivi accolto la scorsa settimana con l’approvazione del Piano triennale dei lavori pubblici, infatti, sono sempre più insistenti le voci che vedrebbero promessa (e restituita) all’ex membro della giunta Vincenzi, la delega allo Sport, da sottrarre all’assessore Pino Boero. Niente rimpasto di giunta, però. Boero resterebbe al proprio posto per quanto riguarda la gestione delle scuole e delle politiche giovanili, mentre Anzalone verrebbe promosso sul campo a consigliere delegato.

    Certo ad aiutare la giunta, non si sa quanto solamente in maniera causale, sono state anche e soprattutto le 5 assenze dell’opposizione che si sarebbero facilmente potute tradurre in altrettanti, e questa volta sì decisivi, voti contrari: Mauro Muscarà (Movimento 5 Stelle), Mario Baroni (gruppo misto, ex Pd e vicepresidente del Consiglio), Pietro Salemi (capogruppo Lista Musso), Salvatore Mazzei (gruppo misto in “quota Fitto”), Paolo Repetto (Udc).

    musso-malatestaNel corso della giornata che ha portato alla votazione conclusiva del bilancio, per un momento, è sembrato che addirittura un aiuto impensabile a Doria sarebbe potuto arrivare anche dall’ex rivale di campagna elettorale, Enrico Musso. La giunta, infatti, oltre a 9 emendamenti della maggioranza (7 Pd e 2 Lista Doria) e 1 di M5S, ne ha accolti ben 8 del già senatore. Ma il “salto della quaglia” non c’è stato. Anche se lo stesso Musso ha sottolineato di aver «accolto con favore e sorpresa questa apertura della giunta» e ha dato atto «pubblicamente al sindaco che questo accoglimento non è stato frutto di alcun tentativo di captatio benevolentiae». Il professore persino ha anche aggiunto di sperare che «in qualche modo, le manovre di questi giorni siano servite al sindaco per rinforzare la maggioranza: non è un controsenso, perché ho davvero a cuore l’interesse della città che non passa certo per un commisariamento».

    Un tema ripreso anche dallo stesso Doria. «Non ci sono stati scambi politici – ha detto, dopo il voto, il primo cittadino – ma un rapporto trasparente e un confronto serio e aperto con consiglieri comunali che non hanno un atteggiamento pregiudizialmente contrario alla nostra maggioranza». Il sindaco ha ribadito, poi, che non intende farsi «mettere sotto scacco da nessuno. Ci sono cose che una giunta ha il dovere di accettare in un confronto trasparente con il Consiglio, discutendo interventi puntuali che possano riguardare investimenti o stanziamenti di parte corrente compatibili con la mia idea di città».

    L’incredibile appoggio di Guido Grillo

    Nei fatti non ha aiutato Doria, perché i numeri lo hanno reso ininfluente, ma ha destato sicuramente grande scalpore, il voto favorevole del decano del Consiglio comunale, ovvero Guido Grillo, Pdl in quota Forza Italia, che si è anche visto accogliere dalla giunta 62 ordini del giorno. Benché i colleghi di partito non abbiano grande interesse a privarsi della collaborazione di un instancabile produttore di documenti per il Consiglio comunale, nessuno ha preso bene il “tradimento”. La sua capogruppo, Lilli Lauro, pochi minuti dopo la votazione si è detta «molto arrabbiata» e ha annunciato anche la possibilità della convocazione di un coordinamento metropolitano del partito per valutare persino l’espulsione di Grillo. «Il voto positivo di Grillo – ha detto ancora la Lauro – significa sostanzialmente che apprezza il bilancio e si adegua alla linea di centrosinistra, andando contro alle idee dell’opposizione e a quello che sta facendo la Regione con la giunta Toti. Votare un bilancio, vuol dire mettersi nell’ottica di seguire una linea politica e, allora, approviamo la scelta di dove mette i soldi Doria? Io no di certo. Non si fa così, fosse solo per rispetto dei colleghi di partito e degli elettori».

    Dal canto suo, Guido Grillo non fa un passo indietro e, all’agenzia Dire, attacca duramente proprio la sua capogruppo: «La Lauro non credo che possa emettere giudizi o sentenze: per farlo avrebbe dovuto partecipare ai lavori delle Commissioni, approfondire il bilancio, preparare documenti da sottoporre alla votazione del Consiglio e valutare se fossero stati approvati o meno». Così ha fatto il consigliere Grillo e, dopo essersi visto approvare 62 ordini del giorno sui 65 presentati (con i 3 restanti dichiarati inammissibili dalla segreteria generale), ha deciso di sostenere il bilancio. «Mi sono ritenuto soddisfatto – prosegue il consigliere – in quanto il mio contributo è stato recepito. Ora si tratta di gestire e verificare l’attuazione di questi documenti, ma i miei prevedono tutti un controllo entro l’annualità del bilancio». Grillo ricorda anche che «non approvare un bilancio a fine maggio, significherebbe che l’ente non sarebbe in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini, soprattutto dei ceti più deboli e più bisognosi delle politiche di welfare». Inoltre, c’è un aspetto politico che il consigliere non vuole sminuire: «Provocare le dimissioni di Doria – sostiene – sarebbe un grande regalo al Pd che ha già dimostrato più volte di mal sopportare il personaggio sindaco e ha tutto l’interesse che questi se ne vada, evitando di ritrovarselo candidato per il prossimo mandato, con le conseguenti spaccature, con o senza primarie. E, io, regali al Pd non ne voglio fare». Per Grillo «se, secondo il Pd, il sindaco opera male e non affronta i problemi, deve avere il coraggio di sfiduciarlo o votare contro delibere importanti come quella del bilancio» ma, soprattutto, «non può utilizzarlo per far passare privatizzazioni di servizi pubblici come Amiu o Amt che, invece, a settimane voteremo in Consiglio comunale».

    Alzi la mano chi vuole mandare Doria a casa

    consiglio-comunale-sala-rossaInsomma, è in quello che dalle nostre parti definiremmo “grande bailamme” che il sindaco si appresta ad affrontare il suo ultimo anno di mandato. Nessuno sembra veramente intenzionato a mandarlo a casa anticipatamente: intanto perché un commissariamento (non ci sarebbero i tempi tecnici per andare alle urne prima della scadenza regolare del mandato) difficilmente farebbe il bene della città; e, poi, perché nessuno, in fin dei conti, sarebbe già pronto ad affrontare una campagna elettorale. Il Pd perché non sa ancora (e, almeno fino al referendum costituzionale di ottobre, difficilmente lo saprà) da che parte è girato; la sinistra perché, come da tradizione, è sempre più divisa tra maggioranza, opposizione e contrasti tra reti comunali e regionali; l’Udc che in Regione si è ormai definitivamente riunita con il centrodestra ma a Tursi ha più volte lanciato una ciambella di soccorso alla giunta Doria; il centrodestra stesso che sta cercando di riorganizzarsi seguendo il grande appeal del governatore Toti ma che deve fare i conti con le divisioni nazionali che potrebbero compromettere definitivamente il rapporto con la Lega; e, last but not least, il Movimento 5 Stelle, alle prese con i contrasti tra “cittadini” del Comune, della Regione e del Parlamento che, peraltro, in caso di nuove elezione, al momento non pare potrebbero ricandidarsi.

    D’altronde, lo ha giustamente sottolineato la capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ieri chi voleva mandare a casa Doria ha perso una grande occasione. «Non possono mancare 5 consiglieri di opposizione sulla delibera più importante dell’anno. Si poteva dare un segnale forte alla città mandando a casa il sindaco. Chi vuole fare opposizione deve stare saldato sulla sedia». Già, ma chi voleva veramente mandarlo a casa?

    Una domanda che molto presto potrà trovare una nuova riposta. Con il reintegro di Anzalone, la maggioranza potrebbe tornare a contare su 18 voti dei 41 totali: ancora troppo pochi per poter guardare con tranquillità al futuro. Ecco, allora, che sulle delibere più delicate, quindi, saranno sempre decisive assenze e astensioni di chi, opposizione o ex maggioranza, in fin dei conti, non vorrà porre fine anticipatamente a questo ciclo amministrativo. D’altronde, l’ha chiarito ancora una volta il sindaco che per portare a casa le prossime delibere delicate su Amiu e sull’attuazione del Blue Print «c’è bisogno di un confronto serrato con il Consiglio comunale, trovando anche un consenso più ampio di quello raggiunto oggi». La consapevolezza è un buon punto di partenza ma, a circa un anno da nuove elezioni, rischia di essere anche un punto di arrivo.


    Simone D’Ambrosio

  • Federalismo demaniale, beni a titolo gratuito dallo Stato al Comune: ci sono anche i Forti e la Gavoglio

    Federalismo demaniale, beni a titolo gratuito dallo Stato al Comune: ci sono anche i Forti e la Gavoglio

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    Forte Sperone

    Tra dati confusi e risposte abbozzate, Comune e Demanio stanno celebrano in questi giorni a Genova l’ennesima tappa del passaggio gratuito di una quantità non meglio definita di immobili dalla proprietà statale a Palazzo Tursi. Sulle pagine di Era Superba (qui l’ultimo articolo sul tema) abbiamo seguito quasi pedissequamente quella che da più parti viene celebrata come una grande opera di valorizzazione di beni pubblici e di sviluppo del territorio. Tutto parte dalla famosa legge del Federalismo Demaniale con cui il Comune ha chiesto allo Stato 120 beni tra gallerie antiaeree, sedimi stradali, camminamenti militari utili per il completamento di svariate operazioni di riqualificazione urbanistica (qui l’approfondimento). Di questo elenco, solo 24 voci hanno già cambiato proprietario. Da capire poi con quali risorse il Comune valorizzerà e manuterrà il nuovo patrimonio immobiliare, considerato che se l’attuazione del progetto non dovesse prendere piede entro 3 anni dal trasferimento, i beni potrebbero teoricamente (condizionale d’obbligo dato che si tratterebbe in buona parte di scatoloni vuoti e fatiscenti, che rappresentano più un costo che un valore) tornare al Demanio.

    Più interessante sicuramente il percorso parallelo che si sta seguendo per altre strutture sempre di proprietà del Demanio statale ma di rilevanza storica, artistica e culturale, poste sotto la tutela della Sovrintendenza. Stiamo parlando, ad esempio, del sistema dei Forti e della cinta muraria genovese (qui l’approfondimento), dell’ex Caserma Gavoglio (qui l’approfondimento), dei Magazzini del Sale fra via Sampierdarena e Lungomare Canepa e dell’ex Casa del Soldato a Sturla. Per diventare di proprietà comunale, come abbiamo avuto modo di raccontare nel dettaglio in passato, questi beni hanno necessità di un progetto di valorizzazione articolato con relativo impegno finanziario.

    «Entro la fine di giugno – annuncia il direttore generale del Demanio, Roberto Reggi, confermando le anticipazioni raccolte da Era Superbarealizzeremo il passaggio di un primo stralcio di trasferimenti per quanto riguarda il sistema centrale dei Forti: saranno coinvolti i forti Begato, Sperone, Puin, Tenaglia, Crocetta e Belvedere». Sempre entro la stessa data toccherà anche ai Magazzini del Sale di Sampierdarena, in parte occupati dal centro sociale Zapata che, assicura il sindaco, «rimarrà lì, all’interno di un progetto di valorizzazione dell’intero sistema immobiliare». Il complesso si estende, infatti, per 1643 mq che diventeranno sempre più un contenitore di servizi collettivi a carattere sociale, con la regia del Municipio e il coinvolgimento di partner privati. Tempi più lunghi, invece, per i 2130 mq dell’ex Casa del Soldato di Sturla (per cui è comunque arrivato il nulla osta da parte del Ministero della Difesa e, quindi, il via libera ufficioso al progetto di riqualificazione a foresteria per le famiglie dei bimbi lungodegenti al Gaslini) e per l’ex Caserma Gavoglio per cui è stata avviata l’istruttoria per il tavolo tecnico che dovrà valutare il programma di valorizzazione.

    gavoglio-lagaccio-2Tra federalismo demaniale tout court e beni vincolati dalla Sovrintendenza, il Comune non è in grado di fornire dati certi né dal punto di vista del totale degli immobili che passeranno a Tursi né riguardo una stima del loro valore complessivo pre e post valorizzazione. L’unica cosa certa, secondo le parole del sindaco Doria e dell’assessore Piazza, è la categorica esclusione che questo nuovo patrimonio comunale possa essere oggetto di alienazione, ossia di vendita ai privati, benché previsto dalla legge. Il partenariato coi privati sarà certamente fondamentale per dare vita nuova a molti di questi spazi che oggi risultano abbandonati, ma la proprietà resterà pubblica.

    «Non possiamo dare spazio a sogni irrealizzabili – ha commentato il sindaco Marco Doria – e abbiamo il dovere di dar seguito a proposte che consentano di utilizzare beni finora abbandonati. Non è detto che per tutti i beni si debbano realizzare investimenti nello stesso momento perché in alcuni casi parliamo di cifre importanti per cui è necessaria la collaborazione dei privati. Ma un bene può anche essere trasformato per gradi: l’importante è avviare un percorso e aprire i cantieri».

    Un programma di alienazione è invece previsto per altri immobili già di proprietà del Comune di Genova che verranno illustrati martedì nel corso di un convegno a Palazzo Ducale. Qui troveranno spazio una sessantina di schede di beni patrimoniali pubblici su cui Tursi sostiene di avere le idee chiare: mercati, ville storiche, palazzi del centro storico, edifici della città, immobili in zone collinari, cercando di unire pubblico e privato, vendite e valorizzazioni.

    «Il Comune – sottolinea il sindaco – ha un ingente patrimonio immobiliare di beni comuni che deve utilizzare al meglio. Su questo piano dobbiamo cambiare marcia, dimostrandolo coi fatti. E all’interno di questo percorso rientra anche la vendita di alcuni beni non più ritenuti funzionali. Le risorse che recupereremo saranno impiegate in maniera intelligente per finanziare le politiche dell’amministrazione comunale, ad esempio investendo sui lavori pubblici e sulla valorizzazione di altri immobili più strategici».

    Il sindaco si fa poi prendere la mano e lancia una proposta al direttore del Demanio: «Nelle grandi aree urbane – ha detto Doria – ci sono molti altri beni comuni che hanno diversi proprietari e non sono utilizzati al meglio. Penso, ad esempio, al patrimonio ferroviario dismesso: ci vorrebbe una regia nazionale che invitasse questi soggetti a muoversi in un’ottica di valorizzazione dei beni comuni per la riqualificazione urbana». Sono due certamente gli spazi pensati dal primo cittadino: l’area di Terralba e quella del Campasso. Ma il problema non riguarda solo le ferrovie: altri beni, come quelli del Demanio Marittimo (la Marinella di Nervi, ad esempio), non rientrano nelle procedure del federalismo demaniale e l’amministrazione comunale non ha dunque grandi margini di manovra per il loro recupero.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Quarto, ex manicomio: riqualificazione ferma al palo, al via il rimbalzo delle responsabilità

    Quarto, ex manicomio: riqualificazione ferma al palo, al via il rimbalzo delle responsabilità

    manicomio-quarto

    Una conferenza stampa per far sapere alla città che se la riqualificazione dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto è sostanzialmente ferma all’accordo di programma siglato oltre un anno fa la colpa è tutta di Arte (e, di conseguenza, della Regione). «Nel novembre 2013 – ricorda il sindaco Marco Doria – abbiamo ribaltato una decisione precedentemente assunta da Regione e Asl di alienazione del complesso, condividendo la necessità che le aree dell’ex ospedale psichiatrico restassero, almeno in parte, di fruibilità pubblica». Da allora Tursi ha recepito il disegno dell’area all’interno dei propri strumenti urbanistici e ha avviato un processo di interlocuzione con Regione, Asl e Arte, ma soprattutto con il Municipio, le associazioni e cittadini riuniti nel Coordinamento per Quarto, per decidere che cosa fare delle aree di propria competenza.

    Nell’accordo risalente a più di un anno fa, infatti, il Comune aveva ottenuto come onere di urbanizzazione alcuni spazi dell’ex Op per un totale di circa 3500 metri quadrati. Aree che formalmente non sono ancora di proprietà di Tursi ma in cui, in questi anni, sono già state organizzate alcune iniziative di coinvolgimento della cittadinanza e altre troveranno spazio nei prossimi mesi. «L’idea generale – prosegue il primo cittadino – è quella di muoversi affinché questo luogo diventi il baricentro pubblico del levante cittadino, conservandone la memoria storica».

    All’interno del nuovo Puc, l’area viene trattata come ambito speciale di riqualificazione urbana. Certamente, vi troverà spazio la nuova piastra sanitaria del levante per dare vita a una sorta di “cittadella della salute”: «L’ex Op non dovrà essere visto dal cittadino esclusivamente come un luogo dove poter fare le analisi del sangue – spiega l’assessore alle Politiche socio-sanitarie, Emanuela Fracassi – ma vi saranno percorsi specifici per che riguardano la salute mentale, le dipendenze, l’accompagnamento alle famiglie con bambini problematici». E siccome i problemi di salute, e di salute mentale in particolare, non possono essere affrontati solo attraverso uno sportello socio-sanitario, molta attenzione sarà posta ad altri servizi di accoglienza e integrazione. Per questo motivo grande spazio verrà dato agli eventi culturali: «Vogliamo partire dalla valorizzazione dell’esistente, dalla Biblioteca storica, dal Museo delle forme inconsapevoli, dall’archivio dei documenti dell’ex Op e del centro Basaglia – spiega l’assessore Carla Sibilla – dando vita a una vera e propria rigenerazione della memoria, attraverso la nascita di una nuova biblioteca multimediale e un centro museale multidisciplinare (quARToteca) affiancati da un’attività ristorativa». Spazio anche alla creatività giovanile con un bando nazionale e internazionale che nei prossimi mesi darà l’opportunità di arricchire gli spunti progettuali individuati da Comune e Municipio.

    Manicomio Quarto, mappa
    Clicca per ingrandire – Le proprietà del Comune di Genova riguardano parte del settore 1, ove troverà spazio la piastra sanitaria del levante.
    La proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, invece, riguarda gli edifici compresi tra la linea nera grassettata e corso Europa

    Com’è noto, all’interno del progetto di riqualificazione dell’intera area, che supera i 23 mila metri quadrati, troveranno spazio anche nuovi insediamenti residenziali e turistico alberghieri, controbilanciati da verde urbano attrezzato e altri spazi a disposizione dei servizi pubblici.

    «Stiamo cercando di mettere una pezza a un errore in termini di scelte e uso del territorio commesso in passato: la più classica delle cartolarizzazioni di beni pubblici, messa in piedi solo per cercare di fare cassa» commenta il vicesindaco, Stefano Bernini. «Siamo di fronte  a una situazione simile a quella che, su piano più privatistico, si vive anche a Sestri nell’area ex Marconi. Cerchiamo di aprire una nuova porta ma, per fare ciò, non possiamo seguire la logica del singolo proprietario che pensa esclusivamente al proprio utile. Dobbiamo gestire l’area in modo unitario, scegliendo insieme che cosa fare, ragionando come se avessimo di fronte un complesso unico che vuole dialogare con il contesto circostante».

    Per poter giungere alla sistematizzazione di tutto ciò, tuttavia, manca un tassello urbanistico fondamentale: il Puo, piano urbanistico operativo, che deve essere redatto da Arte, l’azienda regionale territoriale per l’edilizia, e riguarda sia la parte destinata alla vendita sia gli spazi pubblici superstiti. Una sorta di documento equivalente a quanto il Comune sta chiedendo alla Regione per la realizzazione del Nuovo Galliera.

    Al Puo, su cui dovrà pronunciarsi anche la Soprintendenza, si affiancherà il piano già presentato da Cassa Depositi e Prestiti con cui il Comune ha riattivato i rapporti per far rientrare nella riqualificazione anche la confinante area novecentesca (un tassello piuttosto strategico soprattutto dal punto di vista dell’accessibilità all’area e della mobilità interna) che non era compresa nell’accordo di programma in quanto venduta a Fintecna nel corso di una precedente cartolarizzazione.

    «Arte è il punto debole della vicenda – accusa il presidente del Municipio IX Levante, Nerio Farinelli – la nostra maggioranza a fine dicembre ha inviato una lettera a Burlando lamentando l’inattività dell’ente e chiedendone il commissariamento. Mercoledì prossimo, insieme con il sindaco, siamo stati convocati dal presidente delle Regione: vedremo che cosa succederà».

    Anche Doria conferma che «Arte è un po’ in ritardo. All’inizio avevano messo in vendita con bando pubblico un insieme piuttosto consistente di beni, compresi gli edifici dell’ex ospedale psichiatrico. Poi è intervento il Comune con la volontà di mantenere pubblici alcuni spazi e l’apertura di quel percorso che ci ha portato all’accordo di programma. Nel frattempo, però, a gara in corso (che si è conclusa con un nulla di fatto, ndr) Arte non poteva intervenire con un Puo che riguardasse una porzione delle aree a bando». Ora però, riaperti anche i rapporti con Cassa Depositi e Prestiti e idealmente riunificato tutto il compendio, non si può indugiare oltre, anche perché Asl ha assoluta necessità di entrare rapidamente in questi spazi per abbandonare via Bainsizza e riorganizzare i propri servizi nel levante cittadino.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DSe lo Stato tace negando il doveroso differimento per il pagamento delle tasse agli italiani colpiti dagli ultimi eventi alluvionali, il Comune di Genova invece prova a battere un colpo. Come ampiamente anticipato, è stata votata formalmente ieri pomeriggio la delibera che proroga i termini per il pagamento di Imu e Tasi a fine febbraio 2014 per tutti i cittadini che presentino l’autocertificazione di danni subiti a causa dei fenomeni atmosferici.

    Benché la delibera sia passata all’unanimità con la sola astensione del leghista Rixi (33 i voti favorevoli), la discussione è stata piuttosto accesa ed è culminata con l’annuncio da parte delle opposizioni della presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Marco Doria accusato di aver fatto troppo poco per aiutare i genovesi a rialzarsi.
    «La Vincenzi– ricorda Lilli Lauro – ha perso le primarie su questo tema. Visto che non siamo nell’imminenza di elezioni comunali non possiamo far altro che presentare la mozione di sfiducia per Doria e la sua giunta». La speranza, alquanto chimerica, delle opposizioni è quella che nella maggioranza ci sia qualcuno pronto a fare il salto della quaglia: «Non si può continuare a criticare il sindaco in privato e poi non prendere provvedimenti» sostengono all’unisono Pdl, Lega, Lista Musso e M5S.

    Di per sé, la mozione era già stata anticipata da Pdl e Lega nel primo Consiglio comunale immediatamente conseguente agli eventi alluvionali. Più tempo era stato concesso da Movimento 5 Stelle e Lista Musso che, con un ordine del giorno, avevano comunque impegnato sindaco e giunta al raggiungimento di una lunga serie di obiettivi per “riportare alla normalità la vita dei cittadini, far ripartire le PMI e trovare finalmente una risposta preventiva ai fattori di rischio idrogeologico”. Ma il credito per il primo cittadino sembra essere giunto al termine: «Non è stato fatto praticamente nulla – accusa Enrico Musso – neppure quelle pratiche che a costo quasi zero ci avrebbero potuto consentire di accedere al fondo europeo di solidarietà (in realtà, ci sarebbe tempo fino a Capodanno per inviare a Bruxelles le documentazioni che attestino di aver subito danni superiori alla quota minima di 600 mila euro, ndr)».

    «Sorprende che la superpotenza Pd non sia riuscita a far valere il proprio peso in sede nazionale – afferma Paolo Putti, capogruppo M5S – ma l’apertura di credito data al sindaco subito dopo l’alluvione è finita».

    «La prima volta che è andato a Roma non l’hanno fatto parlare – riprende con sarcasmo Lilli Lauro – la seconda volta non l’hanno fatto volare, la terza non lo hanno ascoltato: insomma, è incapace».

    Il sindaco però rispedisce le critiche al mittente: «In un momento molto delicato dal punto di vista economico, il Comune è riuscito a tirare fuori dalle proprie tasche 40 milioni di euro per impreviste somme urgenze e 4 milioni per un fondo di solidarietà. Anche il governo avrebbe dovuto e dovrebbe fare qualcosa: l’ho detto a Delrio, l’ho detto in Senato, l’ho detto in Consiglio comunale e continuo a dirlo agli organi di stampa».

    Il primo cittadino ha avuto il suo bel da fare per portare a casa la delibera di ieri. Tutto è nato in seguito alla presentazione di due emendamenti da parte del Movimento 5 Stelle e su cui la maggioranza ha rischiato a lungo di vacillare.

    Uno riguardava l’allungamento della proroga per la scadenza di Imu e Tasi fino a fine giugno. Una richiesta che, secondo l’assessore al Bilancio, Franco Miceli, avrebbe costretto il Comune a chiudere il bilancio 2014 con un impensabile disavanzo di cassa fino a circa 20 milioni: «Il 28 febbraio dobbiamo, per legge, chiudere tutti i conti: se non abbiamo la certezza del gettito stimato nel bilancio previsionale sul capitolo imposte, si chiude in rosso».

    Più delicata la situazione riguardante il secondo emendamento con cui i grillini chiedevano la predisposizione di un piano di pagamento rateale, a cadenza mensile, che consentisse il pagamento dell’intera somma dovuta per Imu o Tasi fino a fine agosto. Più possibilista in questo caso l’assessore Miceli che, tuttavia, aveva subordinato l’assenso della giunta alla necessità da parte dei cittadini che avessero voluto accedere a questo percorso di presentare un’apposita autocertificazione. La modifica, però, non è stata accolta dai proponenti e ha acceso le discussioni fuori e dentro l’aula consiliare, con alcuni esponenti del Pd che minacciavano di votare a favore dell’emendamento e contro la giunta.

    La situazione è stata risolta con una prova di forza della maggioranza e con l’intervento del sindaco. I due emendamenti sono stati respinti con 19 voti contrari e solo 12 a favore. Doria, tuttavia, confermando la bontà della proposta grillina, ha annunciato che tra gennaio e febbraio la giunta predisporrà una nuova delibera che consentirà, ai cittadini che ne faranno richiesta e documenteranno la necessità, di rateizzare l’importo dovuto. «Sarà necessario analizzare caso per caso – ha spiegato il primo cittadino – e resterà l’obbligo di presentare l’autocertificazione perché è l’unico modo con cui possiamo legalmente proseguire il dilazionamento anche oltre fine febbraio, andando incontro a un’ineccepibile esigenza dei cittadini ma senza incappare in problemi di bilancio».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Aree fiera e waterfront: Piano sì, ma fino a un certo punto. No a concorso di idee, mancano tempo e soldi

    Aree fiera e waterfront: Piano sì, ma fino a un certo punto. No a concorso di idee, mancano tempo e soldi

    Fiera di GenovaA poco più di un mese di distanza dalla riposta a un apposito articolo 54, il sindaco Marco Doria torna a parlare in Consiglio comunale del riassetto del waterfront (qui l’inchiesta su Era Superba #56). E lo fa respingendo la mozione del Movimento 5 Stelle e di Lista Musso, presentata prima dell’estate e posta in discussione solo ieri pomeriggio, che proponeva l’affidamento a un concorso internazionale di idee per la progettazione del nuovo affaccio sul mare della città.

    «Si tratta di una mozione datata – ha detto il primo cittadino – scritta nel momento in cui il Consiglio approvò prima della pausa estiva una delibera di riassetto urbanistico legata a un passaggio di proprietà di aree ex fieristiche da Comune di Genova a Spim. Accettare questa mozione sarebbe un po’ come rinnegare tutto il percorso che si è compiuto successivamente con la presentazione di un progetto da parte di Renzo Piano, che ha messo la sua personalità a servizio di un ridisegno complessivo di un’area che non è più quella che riguardava solo la delibera di quest’estate ma che comprende anche la zona delle Riparazioni navali e arriva fino al Porto Antico».

    E, invece, Doria torna a ribadire che «questa amministrazione vuole sostenere l’impegno progettuale di un grande professionista che ridisegna questo pezzo di waterfront della città e crea un affaccio sul mare con uno spazio pubblico dove attualmente ci sono attività in ambito portuale. È un progetto che tiene conto degli interessi strategici del settore delle Riparazioni navali, di un riposizionamento delle attività nautiche a Genova, della restituzione di spazi alla città in una visione unitaria. È, dunque, da questo progetto che l’amministrazione deve partire».

    Un po’ diverso da quanto sostenuto a più riprese da Bernini. «Le voci che parlano di discussioni all’interno dell’amministrazione sul disegno di Piano – ha provato a chiarire Doria senza troppo successo – in alcuni casi sono state costruite ad arte dalla stampa ma in realtà derivano semplicemente dalla necessità di tenere presente all’interno del progetto alcuni vincoli urbanistici insiti nella zona, come la presenza della Sopraelevata che impone un equilibrio con i volumi che si costruiranno in zona in sostituzione di quelli esistenti».
    Il vicesindaco, di cui per primi avevamo raccolto le perplessità (eufemismo) sul disegno dell’archistar, non conferma né smentisce ma per buona parte dell’intervento del sindaco non è neppure seduto al proprio posto in Sala Rossa. Sarà certamente una casualità ma non si tratta della prima volta e se è vero che due prove fanno un indizio…

    Intanto, comunque, la maggioranza ha tenuto – e già questa potrebbe essere una notizia – bocciando la mozione con 16 voti contrari (Pd, Lista Doria, Sel a cui si aggiunge l’Udc), 12 favorevoli (ai consiglieri proponenti della mozione si sono uniti i colleghi del Pdl e alcuni rappresentati del Gruppo Misto) e 3 astenuti (Villa – Pd, De Benedictis – Gruppo Misto e Bruno – Fds).

    Il concorso di idee o, come chiesto da Paolo Putti per avere una connotazione più concreta, “il concorso di progetti” non è del tutto abbandonato vista anche l’insistenza delle richieste da molteplici realtà politiche (in mattinata anche il Consiglio regionale aveva discusso sul tema attraverso un’interrogazione urgente avanzata dal Consigliere Lorenzo Pellerano all’assessore all’Urbanistica, Gabriele Cascino) ma viene rimandato a un secondo momento, come spiega lo stesso Marco Doria illustrando le prossime tappe dell’iter progettuale sul futuro delle aree: «Al momento – ricorda il sindaco – abbiamo un masterplan, il Blueprint di Piano, che sarà affinato e rappresenterà il punto di partenza per una progettazione complessiva dell’area, in una visione unitaria. Sulla base di questa progettazione, come da delibera di luglio, ci sarà un accordo di programma urbanistico tra Comune, Regione e Autorità Portuale che passerà al vaglio del Consiglio comunale e che dovrà essere coerente con il Puc. Nell’accordo di programma saranno ribadite le tre linee fondamentali del progetto: creare nuovi collegamenti tra porzioni di città, non appesantire la volumetria esistente e restituire spazi pubblici ai cittadini. Siglato l’accordo di programma, potranno allora partire concorsi anche a carattere internazionale per progettare nel dettaglio i singoli pezzi di questo disegno unitario che, come detto, non riguarda solo gli spazi ex Fiera ma una visione più complessiva di tutto l’affaccio sul mare della città».

    Una posizione che non convince del tutto l’ex senatore Enrico Musso: «Siamo sicuri di volerci affidare ai soliti noti – sostiene il docente, più in linea con le posizioni del vicesindaco che con le idee del primo cittadino – o non sarebbe forse meglio puntare su tutte le professionalità che ci sono nel mondo? Piano è diventato un punto di riferimento dell’architettura e dell’urbanistica proprio perché ha vinto una serie di concorsi in Paesi in cui i concorsi si fanno e funzionano: può darsi che il suo sia davvero il progetto migliore ma allora perché non stabilirlo con un concorso?».

    Piazzale Kennedy GenovaLa riposta è semplice ed era già stata accennata in passato dal vicesindaco Bernini: i tempi e i soldi per un concorso internazionale di riprogettazione di tutta l’area da Punta Vagno ai Magazzini del Cotone non ci sono. Il Comune deve, infatti, fare i conti con i bilanci dei prossimi anni: se Spim, società partecipata da Tursi, non dovesse riuscire a completare la vendita delle aree ex fieristiche, i disavanzi verrebbero accollati al bilancio del Comune e, di conseguenza, ai cittadini.

    Per accelerare l’iter, già nella delibera di quest’estate erano state messe nero su bianco alcune idee programmatiche sul futuro delle aree, pur in mancanza di ipotesi progettuali: «Non si puntava tanto alla massima redditività degli investimenti – ha ricordato il sindaco – ma si stabiliva già allora che non venisse costruito un metro cubo o un metro quadrato in più di quanto esistente in zona, che ci fosse un uso diversificato degli spazi restituiti a scopi urbani e che fosse previsto dal punto di vista urbanistico un collegamento tra la zona Foce e il Porto Antico». Vincoli di cui Piano dovrà tenere conto per convincere i consiglieri comunali della bontà del suo progetto. Se ne riparlerà nel 2015.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    La Gronda di Ponente (qui l’approfondimento) è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

    Il Consiglio comunale torna a parlare di Gronda e non poteva essere altrimenti dopo il tweet di lunedì dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, che ha annunciato l’avvio della Conferenza dei Servizi il prossimo 17 ottobre in seguito all’incontro a Roma, la scorsa settimana, tra le istituzioni locali, il ministro Lupi e l’a.d. di Autostrade (oltre alla Gronda sul tavolo anche il Terzo Valico, la linea ferroviaria di ponente, la prosecuzione della metropolitana verso San Fruttuoso e San Martino, il tunnel subportuale e quello della Valfontanabuona). A fare il punto della situazione in Sala Rossa è stato direttamente il sindaco che ha risposto a un articolo 54 del capogruppo del PD, Simone Farello.

    Nota la posizione favorevole del principale partito di maggioranza alla costruzione della grande opera, come note sono anche le titubanze del primo cittadino che, tuttavia, non ha mai preso una posizione chiara e inequivocabile a riguardo. Doria si è dunque limitato a illustrare lo status quo dell’opera dal punto di vista dell’iter amministrativo e dei finanziamenti.
    «La convocazione della Conferenza dei serviziha spiegato il sindaco ai consiglieri – è un atto dovuto in seguito al completamento del percorso di approvazione della Valutazione d’Impatto Ambientale. Adesso si dovrà procedere con l’esame di tutte le osservazioni contenute in quel documento e integrarle nel progetto del nodo autostradale. Lo scopo della Conferenza dei servizi è, infatti, arrivare a un progetto definitivo». Al progetto definitivo, naturalmente, dovrà fare seguito quello esecutivo da cui poi dipenderà l’avvio dei cantieri. «All’interno di questo percorso – ha proseguito Doria – l’Amministrazione comunale non farà mancare la propria presenza e terrà costantemente aggiornato l’Osservatorio sulla Gronda».

    Ma quale sarà la posizione che il Comune terrà ufficialmente al tavolo istituzionale? «Per quanto ci riguarda – ha detto Simone Farello capogruppo del PD – l’amministrazione non può che seguire il mandato ottenuto dalla votazione di un apposito ordine del giorno da parte del Consiglio comunale il 18 settembre 2012, approvato con 22 voti favorevoli e 18 contrari».

    «Si tratta di un testo fermo e cogente per l’Amministrazione comunale – ha risposto il primo cittadino – che segna la nostra linea guida delle questioni da porre all’attenzione della Conferenza dei servizi insieme con le richieste riguardanti le indispensabili opere compensative. Inoltre, quale che sia la futura modulazione dei lavori, il problema dei cosiddetti interferiti (ossia i cittadini che subiranno l’esproprio di abitazioni e terreni, ndr) dovrà essere affrontato con priorità assoluta».

    casello-genova-ovest-autostrada-dEd è proprio sulla modulazione dei lavori che si giocherà buona parte del futuro di questa contestata infrastruttura. Il ben nutrito partito dei contrari, che fa parte della stessa variegata maggioranza che appoggia la giunta Doria, punta molto sulla cosiddetta suddivisione in “lotti funzionali”. Contrariamente a quanto sta avvenendo per il Terzo Valico, in sostanza, se dovesse passare questa linea, i lavori sarebbero suddivisi in compartimenti stagni e una volta iniziato un lotto, prima di avviare i cantieri per il secondo si dovrebbe attendere la conclusione del primo. Il vantaggio di questo modo di procedere è inizialmente economico, dal momento che anche il finanziamento dell’opera (che deriva principalmente da un aumento dei pedaggi su tutta la rete autostradale italiana di competenza di Società Autostrade) andrebbe di pari passo con la suddivisione in lotti. Ma, naturalmente, dietro c’è una scelta strategica che punta a non avere una progettazione complessiva e soprattutto una cantierizzazione unica di tutta l’infrastruttura da est a ovest. Sarebbe, infatti, un po’ come dire: intanto facciamo questi lavori che stanno bene a tutti, poi il resto si vedrà, con la speranza che i soldi per completare tutta l’opera non arrivino mai.

    Wte di GenovaIl primo lotto funzionale a partire, infatti, potrebbe essere proprio quello su cui più o meno tutti sono d’accordo e che riguarda, ad esempio, la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale.

    «L’opera parte con un costo stimato di poco più di 3 miliardi di euro che verranno ricaricati dal soggetto che realizza l’opera sui pedaggi della rete autostradale nazionale con modalità di avanzamento dello stato dei lavori» ha confermato Doria. «Dentro questo tema – ha proseguito il sindaco – si inserisce la possibilità di finanziamento dell’opera per lotti a seconda dei determinati tempi in cui gli stessi vengono realizzati e a prescindere dalle valutazioni sull’iter progettuale o sul progetto dell’opera in sé».
    Ecco, dunque, che anche il primo cittadino manifesta seppur in maniera non troppo diretta una certa propensione per la strada sponsorizzata da chi l’opera proprio non la vorrebbe fare e che, oltre a far forza sulle difficoltà di reperimento delle risorse, si appoggia anche sull’irrealizzabilità di alcuni tratti del progetto complessivo.

    «La modalità di finanziamento dell’opera non è certo una scoperta odierna. La novità, invece, va registrata nel fatto che il nuovo leader dei comitati anti gronda si chiama Giovanni Castellucci» ha chiuso il cerchio in tono polemico Farello, facendo riferimento ai dubbi sulla realizzazione dell’opera che lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia sembra avere.

    La partita, comunque, inizierà ufficialmente tra un mese: prima di allora, solo congetture o poco più.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Città Metropolitana, organi e funzioni. Il nuovo ente sbarca in Consiglio comunale

    Città Metropolitana, organi e funzioni. Il nuovo ente sbarca in Consiglio comunale

    Quadro di Mariagiovanna Figoli
    di Mariagiovanna Figoli

    Trascurata per mesi da amministratori e opinione pubblica, la sempre più vicina nascita della Città metropolitana sta entrando per forza di cose tra gli argomenti più urgenti dell’agenda politica genovese e non solo. Come dimostrava l’intervista che il sindaco Marco Doria ci aveva concesso all’inizio di marzo, la discussione era per il momento rimasta alle questioni più generali e filosofiche. Ora però è giunto il momento di fare sul serio perché la legge 7 aprile 2014 n. 56 conferma la nascita ufficiale del nuovo organo istituzionale a partire dal 1° gennaio 2015. Così, in questi giorni, il sindaco di Genova e prossimo sindaco della Città Metropolitana, Marco Doria, ha iniziato un vero e proprio processo educativo nei confronti degli amministratori che nei prossimi sei mesi dovranno adoprarsi per arrivare pronti alla fine dell’anno. La prima riunione con il Commissario della Provincia, Piero Fossati, e i sindaci dei Comuni interessati si era svolta un paio di settimane fa e altre ne verranno convocate prossimamente (una nel chiavarese, una in Valle Scrivia e ancora due a Genova). Ieri, invece, è stata la volta del Consiglio comunale genovese, dove l’argomento è entrato per la prima volta dalla porta principale.

    Nella sua lunga informativa ai consiglieri, il sindaco non ha mancato di sottolineare più volte quello che già va sostenendo da tempo, ovvero che non siamo di fronte a un allargamento del Comune di Genova che ingloba quelli più piccoli ma stiamo parlando di un ente nuovo di zecca. Certo, la stessa legge che sancisce la nascita delle Città metropolitane prevede delle agevolazioni per i Comuni che all’interno della medesima area vasta decidano di unirsi o fondersi. Ma questo eventuale processo resterà autonomo dalla creazione del nuovo organo istituzionale. «La Città metropolitana – ha spiegato Doria – si affianca ai Comuni già esistenti per svolgere funzioni di supporto alla loro azione. Il protagonismo degli amministratori locali può essere esaltato in positivo da questa situazione. Vedo come potenzialità la possibilità di integrare l’azione del nuovo ente con quella dei Comuni garantendo una nuova cooperazione ma – non ha nascosto Doria – vedo anche con preoccupazione il surplus di lavoro di cui una serie di persone dovrà sobbarcarsi».

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La speranza, insomma, è che i primi cittadini di tutti i Comuni inseriti all’interno della stessa area vasta possano trovare giovamento dal confronto costante e dalla condivisione delle problematiche del territorio. Già perché uno dei tre organi previsti dalla legge istitutiva delle Città metropolitane è la Conferenza metropolitana, una sorta di assemblea di tutti i Comuni dell’area. A questa saranno affiancati il sindaco metropolitano, che altri non sarà che il primo cittadino già in carica del Comune capoluogo – per noi, come detto, Marco Doria – e che in questa fase deve già svolgere alcuni adempimenti previsti dal dettato normativo, e il consiglio metropolitano. La composizione di quest’ultimo, che resterà in carica 5 anni, sarà decisa da elezioni indette dal sindaco del Comune capoluogo e, attraverso un meccanismo di elezione per liste (con non meno di 9 candidati e non più di 18 e sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto) basato su criteri sostanzialmente proporzionali, porterà alla scelta di 18 consiglieri metropolitani tra tutti i consiglieri comunali già eletti. Avente diritto al voto sarà la stessa base di consiglieri comunali con pesi diversi a seconda della popolazione del Comune in cui sono stati chiamati a svolgere il proprio ruolo: in parole più semplici, il voto di un consigliere del Comune di Genova conterà di più di un collega del Comune di Rapallo. Le operazioni di voto avverranno tutte in un’unica giornata, con l’unico seggio allestito al Palazzo della Provincia che diventerà la sede istituzionale della Città metropolitana. Tra i 18 eletti, inoltre, il sindaco potrà individuare i cosiddetti “consiglieri delegati” che ricopriranno sostanzialmente le funzioni degli ex assessori provinciali.

    Per la verità, potrebbe essere prevista un’altra (e precedente) votazione, sempre con le stesse modalità, per eleggere entro il 30 settembre la Conferenza statutaria: si tratterebbe di una piccola assemblea costituente che avrebbe il compito di redigere la bozza dello Statuto della Città metropolitana. Ma il condizionale è d’obbligo perché, come ha ricordato ieri il Segretario generale Pietro Paolo Mileti, il governo sta studiando un emendamento per eliminare questo passaggio: di conseguenza, la redazione dello Statuto passerebbe nelle mani del Consiglio metropolitano. Comunque vada a finire questo capitolo, tutti i nuovi incarichi saranno ricoperti da amministratori e politici già eletti nei Comuni interessati. Ma freniamo sul nascere i facili mugugni: non sarà, o almeno non dovrebbe essere, il solito “magna magna” dato che tutti gli incarichi verranno svolti a titolo gratuito.

    A livello funzionale, la nuova istituzione assorbirà in toto i compiti attualmente in carico alle Province (oltre al personale, ai proventi e alle eventuali passività), che contestualmente saranno abolite, più naturalmente una serie di nuove prerogative tra cui: l’adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano; la pianificazione territoriale generale ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture; la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità su tutti; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale e dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione. 
Il tutto, possibilmente, senza pestarsi troppo i piedi con la Regione. «La città metropolitana – ha detto in proposito Marco Doria, indossando già i panni di sindaco metropolitano in pectore – è intrinsecamente nemica di un centralismo regionale non previsto dal nostro ordinamento costituzionale e che rappresenta un modo di interpretare il senso delle Regioni né corretto né efficace».

    Intanto, il primo cittadino genovese ha iniziato a prendere contatto con la struttura della Provincia, sotto la guida del commissario Fossati, in attesa di procedere alla convocazione delle assemblee elettive una volte terminato il ballottaggio delle amministrative in corso per avere il quadro completo dell’elettorato attivo e passivo.
    «Il nostro sistema istituzionale – ha commentato in Sala rossa Doria – ha necessità di cambiamenti significativi e l’istituzione delle Città metropolitane è un tentativo di rispondere alle esigenze del momento. Come in tutte le norme possiamo cercare le virgole che si sarebbero potute scrivere meglio, cercando di ostacolare politicamente questo processo con un atteggiamento conservatore. Oppure, possiamo cercare di procedere nel modo migliore e condiviso, nonostante la situazione di ritardi accumulati su ritardi, per cercare di far funzione la Città metropolitana».

    Simone D’Ambrosio

  • Ospedale di Ponente, Erzelli o Cornigliano? Il puzzle delle infrastrutture e il dibattito in Consiglio

    Ospedale di Ponente, Erzelli o Cornigliano? Il puzzle delle infrastrutture e il dibattito in Consiglio

    erzelli-strada-cantiere-gru-d3Erzelli o Villa Bombrini? Il Consiglio comunale torna a discutere della possibile collocazione dell’ospedale di Ponente, dopo che la Regione, spinta anche dall’incipiente campagna elettorale, ha iniziato a premere il piede sull’acceleratore. Lo spunto è stato offerto dal Consigliere del Gruppo Misto Francesco De Bendedictis che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata.

    Sul tema è intervenuto direttamente il sindaco che non ha mancato di ribadire come la costruzione di una nuova struttura ospedaliera nel ponente cittadino rappresenti una priorità per l’attuale amministrazione. Doria è poi entrato nel dibattito che si è acceso circa la futura collocazione dell’ospedale che dovrà contare circa 500 posti letto. Due le ipotesi rimaste in campo secondo gli studi di fattibilità presentati in giunta regionale una decina di giorni or sono: Villa Bombrini e la collina degli Erzelli.

    «La scelta tra le varie opzioni di ospedale – aveva dichiarato qualche giorno fa l’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo  dipenderà anche dalle valutazioni urbanistiche del Comune e dalle valutazioni tecnico-economiche. In questa fase di studi preliminari, il costo complessivo dell’ospedale potrà variare da un minimo di 200 ad un massimo di 250 milioni di euro».

    Erzelli – Cornigliano: i pro e i contro

    erzelli-d15

    Le variabili in campo, ha ricordato ieri il primo cittadino in Sala Rossa, sono sostanzialmente tre: proprietà delle aree, bonifica dei terreni e accessibilità. «Per quanto riguarda la proprietà – ha detto il sindacosia nel caso di Villa Bombrini che in quello di Erzelli ci troviamo di fronte a una situazione mista pubblico/privato: ma se nell’area privata di Villa Bombrini esistono attività economiche che andrebbero ricollocate altrove, agli Erzelli questo problema non sussisterebbe». Anche per quanto riguarda la bonifica, la preferenza andrebbe in collina: «Il terreno delle due aree è profondamente diverso – ha proseguito Doria – perché a Villa Bombrini andremmo a toccare una vecchia sede di stabilimento industriale siderurgico, la cui trasformazione comporterebbe costi non presenti, invece, agli Erzelli».

    Fin qui, ai punti sembrerebbe vincere Erzelli. Anche perché la sensazione è che, Università più, Università meno, in collina prima o poi dovrà insediarsi qualcos’altro oltre al parco tecnologico (e, in futuro, forse anche scientifico).

    Ma l’ostacolo più grosso per quanto riguarda la collina tra Sestri e Cornigliano è rappresentato dall’ultimo punto in questione: l’accessibilità, che per entrambe le soluzioni chiama in causa una sistemazione dell’attuale status urbanistico. Il sito di Villa Bombrini sembra presentare, quantomeno sulla carta, una serie di garanzie maggiori di futuribilità da questo punto di vista. Oltre alla riqualificazione di via Cornigliano (qui l’approfondimento), il collegamento con la strada a mare (qui l’approfondimento) e la Valpolcevera grazie alla nuova viabilità di sponda, è previsto lo spostamento della stazione ferroviaria dall’attuale piazza Savio a via S. Giovanni d’Acri, una delle tappe importanti della futura metropolitana di superficie.

    L’innovazione del sistema di trasporto ferroviario coinvolgerà anche l’eventuale collocazione dell’ospedale di Ponente a Erzelli. Ai piedi della collina sorgerà, infatti, la nuova stazione ferroviaria dell’aeroporto su cui dovrebbe insistere la piattaforma di interscambio multimodale di trasporto (qui l’approfondimento), che oltre al parcheggio per i privati e al passaggio di nuove linee di autobus, dovrebbe prevedere la famosa funivia che dal cuore del Cristoforo Colombo, con una fermata intermedia proprio in questa zona, condurrà “in vetta”. Così conclude il sindaco:

    [quote]L’ipotesi di Erzelli potrà reggere solo ed esclusivamente nel momento in cui sarà prevista una percorribilità di collegamento garantita da mezzi pubblici ma che non potrà essere rappresentata da grossi autobus bensì da una funivia con capacità di carico identica a quella che attualmente ha la linea 18 che conduce all’ospedale di San Martino».[/quote]

    Da aggiungere anche che, secondo i tecnici, un aspetto positivo della scelta di Erzelli potrebbe essere rappresentato dalla vicinanza con il casello autostradale e la nuova galleria di Borzoli in fase di costruzione da parte del Cociv (ecco l’ennesimo grande tema cittadino che si va a inserire in questo fitto puzzle: il Terzo Valico) e che connetterà direttamente la collina con la Val Chiaravagna.

    Il vicesindaco Bernini ci aiuta a fare chiarezza in questo intricato dedalo trasportistico: «Il problema di Erzelli è che oggi abbiamo una situazione, domani ne avremo un’altra e dopo domani una terza. Oggi, infatti, se prendo il treno o il bus, scendo all’attuale stazione di Cornigliano e ho un altro autobus che mi porta in collina per una sola strada. Dal 20 giugno ci sarà un altro pezzo di strada che continuerà per raggiungere l’obiettivo di avere due direttrici per arrivare a Erzelli con un autobus grosso. Ma nel futuro la stazione di Cornigliano non sarà più nell’attuale posizione e si sdoppierà: per cui devo riuscire ad avere fin d’ora una viabilità di accesso che mi consenta di dialogare sia con la stazione attuale che con quelle future di Erzelli e via San Giovanni d’Acri».

    Funivia Erzelli – Stazione Cornigliano – Aeroporto

    erzelli-sestri-ponente-d9Insomma, in un mondo ideale, la Genova del 2020 avrà una metropolitana di superficie con treni che ogni 7/10 minuti collegheranno Brignole a Voltri, passando per Cornigliano/San Giovanni d’Acri, Erzelli/Aeroporto, Sestri, Multedo, Pegli, Pegli Lido, Prà e Palmaro. E, naturalmente, ci sarà anche il nuovo ospedale di Ponente, facilmente accessibile.

    Ecco perché all’interno di questo quadro la realizzazione della funivia diventa imprescindibile. «Intanto – riprende Bernini – si cambia il mezzo di traporto: la gomma non va più bene e ce lo stanno dimostrando tutte le grandi città europee che trovano soluzioni più efficaci, semplici, modulari, efficienti ed economiche». Tra poco ci sarà l’aggiudicazione del progetto della stazione di Erzelli – Aeroporto che è il cardine di tutto il sistema, mentre quella di via San Giovanni d’Acri è già stata aggiudicata. «È nella stazione (fatta con gara d’appalto dell’aeroporto) – spiega il vicesindaco – che risiederà il motore della funivia perché non dovrà solo portare in collina ma anche al Cristoforo Colombo. Ed è proprio per questo secondo collegamento che abbiamo ottenuto i finanziamenti europei. Poi, quando avremo il progetto definitivo, si potrà chiedere un finanziamento per la parte integrata “esecutivo-realizzazione”».

    Ospedale del ponente vs nuovo Galliera

    Intanto, nel mondo reale, il multi-sfaccettato panorama delle sinistre genovesi si è fatto promotore di un appello sulla questione Ospedale di Ponente che rappresenta la volontà di dare vita a un percorso partecipato verso la realizzazione della nuova struttura, ritenuta opera di edilizia sanitaria prioritaria per la comunità genovese, al contrario della discussa operazione del nuovo Galliera.

    “Abbiamo recentemente appreso che la Regione Liguria vuole dare il via libera al progetto bis della costruzione dell’ospedale denominato “Nuovo Galliera” – si legge nel documento promosso da Sel e sottoscritto anche da Fds, Lista Doria e diversi rappresentanti dell’associazionismo genovese tra cui don Paolo Farinella – un’operazione anche edilizia, di forte impatto ambientale con  un impegno economico di 135 milioni di euro. Giudichiamo inaccettabile che la Regione Liguria ritenga prioritario costruire un nuovo Ospedale Galliera, accanto all’ospedale oggi funzionante e pure di rilievo nazionale ad alta specializzazione,  invece di finanziare e costruire il nuovo Ospedale del Ponente e della Valpolcevera, come promesso ai cittadini da almeno 20 anni”.

    Secondo i firmatari, un investimento così ingente per un ospedale già esistente e la cui gestione non sarà pubblica non risponde alle esigenze della città. «Non può esserci allocazione di risorse senza programmazione ed è proprio questa che manca» ci spiega la consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella. «Gli stessi fondi potrebbero essere impiegati per l’aggiornamento del Piano Sanitario Regionale fermo al triennio 2009-2011,  considerando anche ad oggi la capienza ospedaliera del centro-levante, che usufruisce di quasi il doppio di posti letto rispetto al Ponente cittadino, è adeguata mentre assolutamente lacunosa su tutto l’ambito cittadino rimane l’assistenza sanitaria territoriale, prevista invece dalla normativa nazionale e non ancora recepita».

    E l’appello è anche e soprattutto rivolto al primo cittadino di Genova affinché non si faccia coinvolgere nella partita Villa Bombrini – Erzelli ma provi ad alzare la qualità della discussione.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Città Metropolitana, Doria e Fossati incontrano i sindaci del territorio. Al via il percorso istituzionale

    Città Metropolitana, Doria e Fossati incontrano i sindaci del territorio. Al via il percorso istituzionale

    Prefettura Amministrazione ProvincialePassi avanti verso la Città Metropolitana. Ieri il sindaco Marco Doria e il commissario della Provincia Piero Fossati hanno incontrato in piazzale Mazzini i sindaci del territorio, un punto di partenza per il percorso istituzionale che porterà alla costituzione del nuove ente nel 2015. 

    «Il rispetto dei tempi sarà rigoroso»,  ha sottolineato Doria che dal 1° gennaio 2015 sarà sindaco metropolitano alla guida del nuovo ente.  Come indica la nota diffusa dalla Provincia “il primo traguardo sarà l’elezione della Conferenza statutaria, una piccola “assemblea costituente” che dovrà elaborare la prima bozza di statuto e concludere i lavori entro il 30 settembre prossimo, termine entro il quale dovrà poi essere eletto e insediarsi il Consiglio metropolitano“.

    Conferenza statuaria e Consiglio metropolitano saranno organi entrambi presieduti dal sindaco di Genova e composti da 18 consiglieri eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali in carica di tutto il territorio. “Per l’elezione della Conferenza statutaria – si legge nella nota – si aspetterà l’esito del voto amministrativo che sul territorio coinvolge 45 Comuni su 67.  Se Rapallo dovesse andare al ballottaggio, l’elezione della Conferenza statutaria sarebbe indetta dopo l’8 giugno, mentre i tempi si accorcerebbero in caso di vittoria di un candidato sindaco al primo turno”.

    Come aveva già avuto modo di raccontare ad Era Superba in occasione dell’intervista di qualche mese fa, Marco Doria ha ribadito la sua idea di Città Metropolitana: «Il nuovo ente non sarà un Comune capoluogo che diventa più grande, tutti i Comuni
    continueranno ad esistere e funzionare e quelli che vorranno associarsi o unirsi saranno liberi di farlo. La Città Metropolitana raccoglierà l’eredità della Provincia e potrà svolgere altre funzioni specifiche, da riempire di contenuti in base alla legge, come lo sviluppo strategico, la pianificazione generale, i sistemi coordinati di servizi pubblici, in rapporto allo Stato e alla Regione e al servizio dei Comuni e dei cittadini».

    «In questi mesi dovrò studiare parecchio – ha ammesso il sindaco di Genova – e grazie a Piero Fossati e alla struttura della Provincia potrò fare corsi accelerati. Vorrei anticipare per certi aspetti il funzionamento dei futuri organi, incontrando periodicamente i sindaci e per informarli e sentire le loro opinioni».

  • Continuano le polemiche in Consiglio comunale: l’attacco al sindaco Marco Doria

    Continuano le polemiche in Consiglio comunale: l’attacco al sindaco Marco Doria

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Come era prevedibile, in Consiglio comunale è tornata di prepotenza la discussione sugli avvenimenti della settimana scorsa che avevano portato alla chiusura anticipata dei lavori, dopo neppure dieci minuti dall’inizio effettivo, a causa della mancanza del numero minimo legale di consiglieri in aula al momento della votazione sulla delibera, già rinviata la settimana precedente per lo stesso motivo, di modifica al piano comunale per le attività di vendita di alimenti e bevande.

    Il sindaco, infatti, non aveva avuto mezze misure nei giorni scorsi nel definire «indecente» il comportamento dei consiglieri di opposizione, che avevano abbandonato l’aula al momento del voto facendo così mancare i numeri alla maggioranza, e nel chiedere a gran voce la rinuncia al gettone di presenza.

    Se quello del gettone di presenza risulta essere, nei fatti, un falso problema perché molti consiglieri superano costantemente il limite di 18 presenze mensili tra consigli e commissioni oltre le quali non si riceve più alcun rimborso, più scalpore hanno fatto le dichiarazioni del primo cittadino che sul tema sembrava aver perso il suo tradizionale aplomb. E la discussione, seppur quasi sempre educata a parte qualche interiezione non proprio adeguata alla Sala Rossa, si è fatta piuttosto pesante nei contenuti durante un articolo 55 che ha aperto i lavori della seduta ordinaria del Consiglio comunale.

    «Ho avuto la sensazione che, come talvolta avviene alle famiglie ricche, il sindaco sia stato ossessionato dalla questione del denaro e del rimborso e abbia perso il senso della realtà» è l’attacco di Enrico Musso. «Lei – ha detto lo sfidante di Marco Doria alle scorse amministrative – ha preferito concentrarsi su aspetti secondari definendo indecente un comportamento dell’opposizione assolutamente legittimo, proponendo di rinunciare al gettone di presenza quando in realtà i consiglieri erano presenti ma hanno deciso di non partecipare al voto uscendo dall’aula. I consiglieri hanno spesso rinunciato al gettone di presenza per motivi seri, quindi la sua mossa di dipingere i consiglieri comunali come una casta politica presente solo per quei 50/60 euro netti per sedute che durano in media 5 ore, credo sia ingiusta, scorretta e offensiva e vada a solleticare gli umori dell’antipolitca imperante come se noi fossimo qui per arricchirci a fronte di cifre che sono all’incirca pari alla retribuzione del suo personale di servizio o alla rendita che nello stesso intervallo di tempo le sue proprietà immobiliari producono senza che lei muova un dito».

    Contro il primo cittadino è intervenuto anche il consigliere Anzalone, in maggioranza come Idv all’inizio del ciclo amministrativo e ora passato al Gruppo misto: «Capisco che dopo due rinvii si sia trovato di fronte a un motivo di imbarazzo ma non trovo corretto addebitare la mancanza del numero legale all’opposizione anche perché dovrebbe avere una maggioranza piuttosto ampia. Sarebbe stato opportuno prendersela con i propri consiglieri». Un concetto ripreso anche dal capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia: «Le ricordo, sindaco, che non è solo questione di ritardo di un paio dei suoi consiglieri perché la settimana prima la stessa delibera non aveva raggiunto il numero legale al termine della seduta. Non crediamo di essere mai stati indecenti nei nostri comportamenti istituzionali sia in aula sia attraverso dichiarazioni alla stampa circa il lavoro della sua amministrazione. Il nostro comportamento è sempre rientrato nella dialettica politica delle forze di opposizione, visto che l’ostruzionismo rientra tra i principi democratici dei valori assembleari. Se uno non condivide un regolamento può ritenere non sufficiente esprimere il proprio dissenso solo con il voto contrario».

    L’ultima parola dell’accusa è di Edoardo Rixi, Lega Nord: «Chi c’era non può avere la colpa di esserci stato, a meno che non vogliamo fare del benaltrismo con un altro tipo di discorsi. È legittimo che l’opposizione faccia saltare il numero legale alla maggioranza e succede spesso anche in Commissione regionale: è un segnale che la Giunta ha qualche problema».

    A difendere a spada tratta il sindaco, fatto piuttosto raro di questi tempi a Palazzo Tursi, è stato il capogruppo del Partito democratico, Simone Farello attraverso un deciso “mea culpa”: «Vogliamo porre in maniera politica e formale le nostre scuse alla città perché indipendentemente dal gettone lo spettacolo di un consiglio comunale che non è in grado di esercitare la propria funzione istituzionale per mancanza del numero legale è uno spettacolo che i cittadini genovesi non meritano. E la responsabilità va attribuita principalmente alla maggioranza e dentro alla maggioranza al gruppo di maggioranza relativa che è il nostro e principalmente al suo capogruppo, che sono io. Ci sono molte cose di cui è responsabile un sindaco anche all’interno dell’aula consigliare, ma tra queste non c’è il mantenimento del numero legale. Noi abbiamo mancato di rispetto a questa istituzione e, naturalmente, abbiamo rinunciato all’emolumento che viene corrisposto per l’esercizio della nostra funzione». Ma la responsabilità dell’accaduto, secondo Farello, non è solo del Pd: «Il sindaco forse avrà sbagliato i toni, ma una cosa condivisibile l’ha detta: la responsabilità del funzionamento di un’istituzione è condivisa da tutta l’istituzione, maggioranza e minoranza. E farsi vanto di aver fatto fallire un consiglio comunale è titolo d’onere ben misero, ben più significativo sarebbe mettere la maggioranza in minoranza con i voti e con i numeri».

    «Dietro il discorso di Farello – ribatte il capogruppo Pdl, Lilli Laurosembra leggersi un “caro sindaco, per ora ci siamo ma non sappiamo fino a quanto. Capisco che il suo sia stato un attacco politico e non personale – dichiara la consigliera, lanciando una vera e propria ode accusatoria rivolta direttamente al sindaco – ma se dice che sono indecente, allora lei è inconsistente e ha una fiacchezza disarmante nell’operare. La sua amministrazione ha una svogliatezza dimostrata anche dagli assessori che spesso leggono fogli di carta degli uffici senza capirne il contenuto. La sua maggioranza è pigra perché spesso non riesce a garantire il numero legale. Tutto questo è inutilità dell’essere, ignavia. E non vorrei che questa ignavia mandasse all’inferno la città perché andando avanti di questo passo tutti noi siamo nel baratro».

    Paolo Putti, capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha provato a riportare la discussione sui temi della delibera: «Anche io sono uno di quelli indecenti, inopportuni, inadeguati che devono vergognarsi. Io però non mi offendo e anzi mi viene il dubbio che finalmente abbiamo fatto qualcosa di importante viste le reazioni. In realtà scopro che, tempo fa, abbiamo appoggiato una delibera fatta perché era coraggiosa e l’abbiamo approvata quando la maggioranza non l’avrebbe sostenuta. Poi la delibera è stata rivista, privata di elementi importanti su pressioni della grande distribuzione. Ma le modifiche non passano una volta perché i consiglieri di maggioranza sono usciti in anticipo e una seconda volta perché sono arrivati in ritardo. E allora, sindaco, siamo veramente noi che dobbiamo vergognarci?».

    A differenza di quanto molti si sarebbero aspettati, nella sua risposta il sindaco non chiede scusa ma corregge solo leggermente il tiro ribadendo una ferma condanna a quanto accaduto la scorsa settimana. Dopo aver ripreso le parole affidate alle agenzie la scorsa settimana, in cui viene sottolineata le responsabilità dei consiglieri di maggioranza e minoranza, Marco Doria sostiene che «la sospensione del funzionamento di organismi democraticamente eletti è una forma prevista nei casi in cui si ledono diritti fondamentali delle persone, dei singoli consiglieri. Ritengo però che in condizioni di normalità, quando si votano delibere e regolamenti, sia corretto restare in aula e votare a favore o contro». Il primo cittadino torna, dunque, a puntare il dito contro i consiglieri di opposizione: «Approfittare del ritardo di pochi minuti di alcuni consiglieri di maggioranza è un atteggiamento da “giochino”, assolutamente illegittimo». Nel suo intervento, il sindaco riprende anche il concetto dell’antipolitica sollevato da alcuni interventi di chi l’aveva preceduto: «Non sono io che fomento l’antipolitica. L’antipolitica esiste nel nostro Paese ed è stata alimentata da comportamenti diffusi e generalizzati di persone che siedono in assemblee elettive o che sono comunque legate al modo della politica. Anche noi facciamo parte di questo mondo e dobbiamo distinguere i nostri comportamenti da questo clima pericoloso per la democrazia. Abbiamo perso un’occasione perché lo spettacolo di un consiglio comunale che si chiude dopo 8 minuti è un cattivo servizio alle istituzioni e alla democrazia e favorisce un clima di antipolitica, al di là delle intenzioni che possano esserci state a monte».

    Infine, una battuta sul gettone presenza: «Rinunciare al gettone di presenza per 8 minuti di Consiglio, come mi ha fatto sapere con una nota ufficiale il consigliere Gioia per quanto riguarda il suo gruppo, è un modo per rispondere a una possibile critica per quella che considero una scenata durata 8 minuti».

    Anche se, come ricorda Enrico Pignone capogruppo Lista Doria non intervenuto direttamente nel dibattito in Sala Rossa, il lavoro dei consiglieri spesso va oltre le sedute di consiglio e di commissione ed è fatto di contatti con i cittadini e di mediazioni politiche per cui non è prevista alcuna retribuzione.

    Per la cronaca, ieri la votazione sulle modifiche al “Regolamento comunale per le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande” ha finalmente avuto luogo con esito positivo: 38 i consiglieri presenti al momento del voto, 22 i sì della maggioranza a cui si è aggiunto De Benedictis (Gruppo misto), 10 i no di Udc, M5S e Lista Musso, 6 gli astenuti (Pdl, Lega Nord e Anzalone del Gruppo misto).

    Simone D’Ambrosio

  • Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    manicomio-quarto-D3Prosegue a piccoli passi il cammino verso la riqualificazione dell’ex manicomio di Quarto. Il 5 marzo scorso si è riunito il Comitato di vigilanza sull’accordo di programma sottoscritto nel dicembre 2013 da Comune, Asl e Arte per determinare la spartizione dell’area (qui l’approfondimento di Era Superba) in tre porzioni affidate ai rispettivi enti firmatari.

    A parlare dell’incontro è stato ieri pomeriggio il sindaco Marco Doria che, rispondendo a un’art. 54 proposto dalle consigliere della Lista Doria Bartolini e Nicolella, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione in Consiglio comunale. «L’obiettivo dell’accordo di programma nonché primo tema che è stato discusso nel corso della riunione del Comitato di vigilanza – ha detto il primo cittadino – è la sistemazione dell’assetto urbanistico: da questo punto di vista i tre soggetti titolari sono concordi nel trattare l’area in modo unitario per poter giungere a spazi accessibili e in grado di gestire un notevole flusso di persone».

    Tutti d’accordo, dunque, per quanto riguarda l’accessibilità, la viabilità, i parcheggi e l’utilizzo degli spazi comuni. Ma un percorso unitario verrà ricercato anche sul tema dell’approvvigionamento energetico dei diversi edifici che risiedono nell’area, non fosse altro che per una questione di economie di scala.

    Il sindaco ha anche ricordato come il Consiglio comunale sia stato fondamentale nel cambiamento in positivo di una situazione che sembrava ormai avesse imboccato un’altra strada: «Ci siamo trovati di fronte a una situazione in cui tutte le aree ancora da cedere erano state alienate ad Arte che avrebbe realizzato un’operazione mirata esclusivamente ai ricavi economici. Noi abbiamo contestato questo tipo di approccio perché siamo sempre stati convinti della necessità della permanenza di questi spazi a funzione pubblica e dell’errore a cui si sarebbe andati incontro sradicando da queste aree gli importantissimi servizi sanitari in ambito psichiatrico. Ed è anche grazie alla partecipazione del Consiglio comunale a una mobilitazione diffusa del territorio che siamo riusciti a cambiare la situazione».

    L’autonomia decisionale di Comune, Asl e Arte riguarderà invece le finalità con cui i tre diversi soggetti occuperanno gli spazi. Su questo punto il sindaco ha sgombrato il campo da molti dubbi per quanto riguarda la porzione di proprietà comunale: «Innanzitutto – ha dichiarato Doria – come concordato con il direttore generale di Asl 3, Corrado Bedogni, l’attività di formazione che veniva svolta da Asl e Università per corsi di laurea triennale potrà continuare a svolgersi negli spazi affidati al Comune. È una decisione necessaria anche per le difficoltà di trasferimento che le attività di formazione avrebbero: il discorso però potrebbe cambiare qualora l’Università decidesse di trasferire a San Martino anche le attività che attualmente vengono svolte a Quarto. In tal caso dovremmo semplicemente prendere atto della diversa volontà di un soggetto esterno ma la disponibilità nostra è assolutamente garantita come dimostra il continuo dialogo con Asl 3». Sempre a livello di servizio pubblico ci sono anche importanti funzioni culturali che verranno mantenute negli edifici di proprietà di Tursi: «Si tratta del Museo delle forme inconsapevoli e della Biblioteca/Archivio dell’ex ospedale psichiatrico Centro Basaglia – ha specificato Doria – che ricordano una pagina della nostra storia e non ne fanno perdere memoria».

    Resta, invece, ancora da discutere il futuro delle rimanenti aree di proprietà comunale, ma su questo il sindaco ha assicurato la piena disponibilità a prendere in considerazione le proposte avanzate dal Municipio e dai cittadini che si sono organizzati autonomamente (su tutti, il Coordinamento per Quarto).

    «In ultimo – ha concluso Doria – con tutto il rispetto delle competenze e sovranità decisionali altrui, stiamo imbastendo un ragionamento con Asl 3 su come gestire gli spazi di loro competenza, ad esempio parlando della famosa piastra sanitaria del Levante. Inoltre – ha concluso Doria – sarà mia cura affrontare anche il tema del rapporto con Fintecna, proprietaria di una porzione di terreno contigua a quella di cui stiamo parlando».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Genova Città metropolitana: a che punto siamo? Intervista al sindaco Marco Doria

    Genova Città metropolitana: a che punto siamo? Intervista al sindaco Marco Doria

    Marco DoriaLa riforma del titolo V della Costituzione entrata in vigore nell’ormai lontano 2001 introdusse all’articolo 114 una nuova figura istituzionale denominata Città metropolitana, per la verità già prevista dalla legge n. 142/1990 sull’ordinamento degli enti locali e richiamata dall’art. 23 del Testo unico degli enti locali (d. lgs. n. 267/2000). Ma dopo 24 anni dalla loro prima menzione di Città metropolitane si continua a parlare solo sulla carta, nonostante l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio già ministro per gli Affari regionali con Enrico Letta, Graziano Delrio, ne abbia fatto un proprio cavallo di battaglia. L’obiettivo dell’ex sindaco di Reggio Emilia, sostanzialmente appoggiato dal premier Matteo Renzi, è chiaro: accelerare al massimo la legge che sancisca l’addio alle Province, altrimenti 60 su 86 a statuto ordinario dovrebbero andare al voto la prossima primavera, e dia ufficialmente il benvenuto alle Città Metropolitane (oltre a Genova, i capoluoghi interessati sono Bari, Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Venezia, con un capitolo a parte per Roma Capitale e in attesa di definire meglio la situazione amministrativa di Reggio Calabria). Mentre la legge – approvata dalla Camera – è sotto esame al Senato (che eventualmente può apportare modifiche e rimandare il testo a Montecitorio), abbiamo chiesto al sindaco Marco Doria di aiutarci a fare il punto della situazione per capire che cosa potrebbe cambiare per Genova, e non solo (le città metropolitane coprono il 17% del territorio italiano per circa 20 milioni di abitanti – dati Anci), nei prossimi mesi.

    Sindaco, a che punto siamo nel cammino che porterà Genova a trasformarsi ufficialmente in Città metropolitana?

    «Quello della Città metropolitana è un grande tema e direi anche una grande sfida. Per certi aspetti, quantomeno dal punto di vista normativo, siamo ancora prima dell’inizio nel senso che è in discussione in Parlamento la legge che deve formalmente istituire le Città metropolitane, previste dalla nostra Costituzione. L’approvazione della legge è un primo passaggio ineludibile che mi auguro possa avvenire in tempi rapidi. Vorrei che il nuovo governo desse una spinta forte e decisiva in questa direzione, anche se la sfida si sta giocando in Parlamento».

    In che senso parla di grande sfida?

    «È una sfida importante perché le Città metropolitane sono una struttura dello Stato assolutamente fondamentale per il futuro. Le grandi città hanno un’interazione col territorio circostante talmente forte da creare naturalmente un’area metropolitana che deve essere dotata di specifiche forme di governo unitario. Non basta la somma dei Comuni che la compongono né la semplice assunzione da parte di questi delle competenze prima in carico alla Provincia. Bisogna aggiungere qualcosa di più nel senso che il nuovo ente non potrà essere solo una formale e magari anche fittizia unione di territori confinanti dove manca una grande realtà urbana. Torino, Milano, Genova, Firenze, Bologna, Roma, Napoli… sto facendo nomi di grandi città proprio perché la Città metropolitana dovrà essere costituita dall’interazione tra una grande realtà urbana e il territorio che la circonda. Tutti i singoli Comuni che la comporranno dovranno avere relazioni forti e strette con la città di riferimento che già ora funziona come polo di attrazione, calamita per la mobilità delle persone e i servizi che vengono erogati».

    Ma, allora, a livello concreto cambierà poco o nulla, soprattutto per città come Genova che ha già di per sé una vocazione metropolitana, non foss’altro che per la sua particolare conformazione geofisica e urbanistica.

    «Nel caso di Genova non dobbiamo pensare alla nuova Città metropolitana come il Comune di Genova che diventa più grande o che si somma ad altri Comuni, ma è qualcosa di radicalmente diverso. Cambia che questo ente nuovo rappresenterà un’aggregazione territoriale che avrà organi di governo specifici, che assumerà le funzioni della Provincia ma avrà soprattutto compiti di programmazione dello sviluppo del territorio e di pianificazione urbanistica territoriale allargata e condivisa. Insomma, si avrà una programmazione sui punti chiave per l’amministrazione del territorio non più a livello di singoli comuni, grandi o piccoli che siano, ma in un’ottica unitaria e comunitaria».

    Quindi servizi più efficienti che riescano a superare la crisi economica potendo potenziarsi su un territorio più ampio? Un po’ come si sta cercando di fare con il trasporto pubblico regionale?

    «È corretto osservare questo perché significa evidenziare quanto cammino abbiamo ancora da fare. Per restare sull’esempio del trasporto pubblico locale, abbiamo ormai dimensioni ed esigenze di comunicazione che non possono più essere affrontate a livello di singoli Comuni e nemmeno soltanto di area provinciale. Nel nostro caso, abbiamo oggi due aziende, una comunale e una provinciale, entrambe in grande difficoltà. È stata approvata una legge regionale che prevede la costituzione di un’agenzia unica per il trasporto locale a livello regionale, una sorta di authority regionale che deve dare una disciplina unitaria. E questa è la strada giusta, all’interno della quale possono avere una funzione molto più incisiva le nuove Città metropolitane e, nel caso specifico della Liguria, la Città metropolitana genovese».

    Simone D’Ambrosio

  • Piazza delle Erbe, il primo giorno di scuola: al via le lezioni per 180 alunni

    Piazza delle Erbe, il primo giorno di scuola: al via le lezioni per 180 alunni

    scuola-piazza-erbe-inaugurazione-27-gennaio-2013 (6)Questa mattina il sindaco Marco Doria ha accolto gli alunni per il primo giorno di scuola nel nuovo complesso di piazza delle Erbe. Dopo la lunga attesa (i primi passi ancora con la giunta Pericu), il nuovo edificio scolastico apre dunque i battenti nel cuore della città: al completamento degli arredi (oggi hanno fatto il loro ingresso a scuola 180 alunni), ospiterà 418 studenti fra elementari (250) e medie (168).

    Le scelte tecniche e stilistiche >> Leggi l’intervista al progettista, arch. Roberto Melai 

    Anche se pare che l’ inaugurazione di questa mattina verrà replicata al momento dell’ingresso di tutte le classi, genitori, assessori presenti e sindaco hanno espresso grande soddisfazione. Qualche polemica sui giganteschi ritardi è arrivata soprattutto dai giornalisti presenti. I lavori non sono del tutto ultimati (non si tratta solo di arredamenti) e ci sono un po’ di disagi anche se gli ingressi per i disabili e le misure di accessibilità sono già a puntino. Oggi i bimbi sono entrati dai giardini Luzzati, ovvero dall’ingresso superiore. Quello principale, infatti,non è ancora pronto.

    Le foto dell’inaugurazione

    I numeri della nuova scuola – L’opera è costata 6.333.111,97 euro, di cui 2.133.265 a carico del Comune e il restante fra fondi FAS (720.600) e fondi ministeriali. Lo spazio complessivo conta 2.425 mq e si divide in due sezioni di cinque classi per la scuola elementare e due sezioni di tre classi per la scuola media (16 classi in totale e 3 aule speciali in comune alle due scuole ed utilizzate a rotazione), oltre a uffici di direzione e segreteria, servizi igienici, aula professori, sala di lettura, mensa e depositi. “Il sistema innovativo di costruzione delle strutture portanti con casseri a perdere in pannelli isolanti – si legge nella scheda tecnica del Comune – consente di migliorare le caratteristiche energetiche dell’ edificio scolastico. Inoltre, dal punto di vista impiantistico, l’immobile è dotato di impianto fotovoltaico in copertura, impianto per il recupero delle acque piovane utilizzate per gli scarichi dei servizi igienici ed impianto di controllo dell’ illuminazione delle aule”.