Categoria: Primo Piano

  • Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    palazzo-tursi-D9Iniziato l’iter per la delibera di iniziativa popolare sui servizi idrici integrati della area metropolitana genovese. La proposta arriva dai comitati per la difesa dell’ acqua pubblica, presentata nel 2016, e osaecuperata dalle norme transitorie comprese nel nuovo regolamento adottato dal Consiglio comunale di Genova lo scorso ottobre.

    Approfondimento: Il testo della delibera di iniziativa popolare per acqua e rete idrica

    La prima seduta delle commissioni Territorio e Sviluppo Economico, convocate congiuntamente, ha visto formalizzate le richieste dei comitati, presenti in Sala Rossa. La proposta di delibera punta a far presentare da Comune di Genova a Città Metropolitana norme e vincoli sulla materia, confacenti a quanto votato a stragrande maggioranza dalla popolazione italiana durante il referendum sull’acqua pubblica del 2011. I punti in questione sono essenzialmente quattro: maggiore trasparenza e disponibilità per il pubblico di dati e bilanci della gestione del servizio idrico; impiego degli utili (calcolati dai comitati in circa 150 milioni raccolti in questi anni e distribuiti come dividendi) in manutenzioni e migliorie alla rete o per ridurre i costi delle bollette; maggiori e più efficienti controlli tecnici da parte dell’ente locale; divieto di sospensione completa del servizio ai morosi. Alla base di queste richieste, il riconoscimento dell’importanza del servizio di distribuzione dell’acqua, inteso come diritto inalienabile delle persone, e quindi da tutelare rispetto alle esigenze di profitto di mercato.

    Referendum sotto scacco

    Una proposta che punta a ristabilire il primato decisionale e di controllo degli enti pubblici, messo a rischio da alcune norme contenute varate negli ultimi mesi dal governo. Sotto accusa il decreto legge conosciuto come “Sblocca Italia” che permette la concentrazione dei servizi pubblici locali nella mani della grandi multi-utility. Ma non solo: nel mirino anche gli incentivi previsti dalla Legge di Stabilità per la privatizzazione dei servizi pubblici, distribuzione idrica compresa, attraverso meccanismi di sconto sul Patto di Stabilità stesso. In ultimo, sotto attacco anche il decreto attuativo della riforma della Pubblica Amministrazione (la cosiddetta riforma Madia) che vincola le tariffe in bolletta a criteri che tengano conto della adeguatezza della remunerazione del capitale investito da parte dell’azienda concessionaria, sulla base delle prevalenti condizioni di mercato.

    L’iter normativo

    Sull’argomento sono previste ulteriore sedute delle commissioni a cui saranno presenti anche i rappresentati di Mediterranea della Acque, sindacati e associazioni di consumatori. Secondo il nuovo regolamento sulle proposte di delibera di iniziativa popolare, vigente da ottobre, in sede di commissione si arriverà ad un testo che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale, senza possibilità di modificazioni o integrazioni.

    Nicola Giordanella

  • Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    incendio-monte-fasce-vigili-fuocoGli incendi di queste ore, divampati prima sulle alture di Nervi e poi sopra a Pegli, stanno mettendo a dura prova la “macchina” anti-incendio genovese. La scarsità di piogge dell’ultimo periodo, unita al forte vento che sferza il capoluogo ligure da giorni, hanno permesso alle fiamme di “muoversi” rapidamente, minacciando diversi condomini, che sono stati evacuati per qualche ora a livello precauzionale. L’incendio di Nervi, scaturito nel tardo pomeriggio, ha continuato ad espandersi per tutta la notte, durante la quale i mezzi aerei non sono potuti intervenire. Una disastro dalla proporzioni eccezionali, che con l’apertura del secondo fronte sopra Pegli, si è notevolmente aggravato. Sono in corso indagini per capire la natura degli incendi, e si continua a temere il vento, che dovrebbe rimanere forte almeno fino a venerdì, stando alle previsioni meteo.

    Fase di transizione

    Una criticità intervenuta in una congiuntura particolarmente difficile per i Vigili del Fuoco: da tempo in condizione di sott’organico, con il 2017 hanno ereditato la competenza di intervento per gli incendi boschivi dal disciolto Corpo Forestale dello Stato, confluito dal 1 gennaio nell’Arma dei Carabinieri, senza però avere al momento le stesse convenzioni finanziarie previste per le stesse funzioni. Il decreto governativo, infatti, non è stato ancora accompagnato dai relativi decreti attuativi, per cui i Vigili del Fuoco si trovano in una sorta di limbo normativo: «Siamo in una fase transitoria – afferma Luca Infantino, pompiere rappresentante sindacale per Cgil – e con questa operazione, su base regionale, dalla Forestale sono confluite nel Corpo dei Vigili del fuoco solo 13 su circa 100 unità, di cui due già in età da pensione, a fronte di una nuova competenza molto impegnativa». I pompieri, infatti, fino al 31 dicembre avevano competenza di intervento solamente per gli incendi boschivi cosiddetti di “interfaccia”, cioè quelli che interessano abitazioni e persone «Su Genova, a fronte di una disponibilità di 150 unità, registriamo una carenza operativa di almeno 40 unità – spiega Infantino – che sale a circa 100 su base regionale». Per far fronte all’emergenza delle ultime ore, in accordo con i sindacati e i lavoratori, è stato deciso il raddoppio dei turni: «Le carenze di organico ricadono sui lavoratori – continua Infantino – ed è per questo che auspichiamo anche una rapida firma della convenzione boschiva regionale, in modo da avere i fondi ad hoc sbloccati». Le nuove competenze prevedono, oltre all’intervento su tutti gli incendi boschivi, l’attivazione e il coordinamento dei volontari anti-incendio.

    La risposta di Regione Liguria

    Elisoccorso Vigili de FuocoSecondo il sindacato la firma, prevista dalla legge, dovrebbe arrivare entro febbraio o marzo: «Abbiamo siglato con loro una ulteriore convezione da 400.000 euro all’anno – dichiara l’assessore regionale alla Protezione Civile Giacomo Gianpedronegrazie alla quale sono presenti in sala di Protezione civile nel momento in cui andiamo in qualsiasi tipo di allerta meteo. Anche in caso di questa allerta incendi, la sala operativa è aperta ininterrottamente da ieri, con la presenza dei Vigili del fuoco. Per noi la collaborazione con questo corpo è fondamentale, dopodiché il fatto che ci sia una situazione negativa del personale a causa dei tagli governativi, ci preoccupa. Li abbiamo sostenuti dove possibile, la Regione non fa a meno dei Vigili del fuoco come non può fare a meno dei volontari di Protezione civile, che operano su queste situazioni sottraendo tempo a lavoro e famiglie e da ieri attivi in più di 100 su tutti i fronti di incendio».

    «Che i vigili del fuoco siano da sempre sotto organico e lamentino la mancanza di investimenti da parte del governo è piuttosto noto – interviene il governatore della Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia Dire – Parte del personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato è stato assorbito proprio per la competenza anti-incendi boschivi. Certamente il combinato disposto di un accorpamento e una mutazione non è sempre facile, qualche disagio lo ha portato e c’è stata qualche leggerezza da parte del governo del Pd». Il presidente ha inoltre ricordato che è in corso di discussione un accordo con il dipartimento dei Vigili del Fuoco per unificare la convenzione sull’antincendio boschivo, con quella della protezione civile che sarà «la prima del genere in Italia».

    Futuro prossimo

    Al momento è in vigore una proroga della graduatoria per le nuove assunzioni, e sono in fase di formazione 1000 nuove unità su base nazionale «Speriamo che in Liguria ne arrivino almeno 50 – sottolinea Luca Infantino – che comunque porterebbe a coprire metà della carenza strutturale». Inoltre, è in fase di selezione un nuovo concorso pubblico, sempre su base nazionale, per 250 nuovi posti nella qualifica di vigile del fuoco. Numeri, quindi, che non sono ancora sufficienti.La fusione del Corpo Forestale dello Stato, stando alle stime del Governo, porterà ad un risparmio di circa 100 milioni in tre anni: «ma a che prezzo?» conclude Infatino, ricordando come i continui tagli della spesa pubblica rischiano di mettere a rischio la sicurezza del territorio e dei cittadini.

    Nicola Giordanella

     

  • Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    enel-DILa notizia della prossima riattivazione della centrale Enel a carbone di Genova, per “aiutare” i francesi alle prese con problemi di manutenzione delle centrali nucleari, sta scatenando forti polemiche. Durissimo WWF Italia che, attraverso un comunicato, parla di decisione pessima, dannosa per ambiente e salute.

    Inchiesta: quanto inquina il Porto di Genova

    «E’ una decisione gravissima – dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – che usa scuse rese risibili dalla enorme sovra capacità italiana: siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW. In realtà, si riapre al carbone dopo che erano venute prese di posizione e impegni formali per l’abbandono di questa fonte pericolosa sia per la salute che per l’ambiente e letale per il clima (produce 2 volte di più CO2 delle centrali a gas)».

    Ma non solo, secondo l’organizzazione questa operazione si configurerebbe come «una violazione del libero mercato, dal momento che Enel è diventata una SPA e ci potrebbero essere altri operatori interessati a soddisfare la domanda di energia francese o il mancato acquisto dell’energia nucleare d’oltralpe a fini speculativi (visto che viene rivenduta a caro prezzo e importata praticamente a costo zero, non perché ne abbiamo bisogno). Questa è una vicenda che certamente segnaleremo alla Unione Europea – aggiunge Midulla – La richiesta del MISE denuncia, oltretutto, che nel Nord Italia si è fatto e si sta facendo poco per le rinnovabili, mentre al Sud la situazione è migliore. In Liguria, ad esempio, il fotovoltaico non copre nemmeno il 2% del fabbisogno elettrico regionale».

    La centrale a carbone di Genova era originariamente costituita da tre gruppi, per complessivi 295 MW, realizzati negli anni ‘50. Le due unità più piccole e vecchie sono state messe fuori servizio nel 2012 e nel 2014, mentre la terza unità (da 155MW) doveva essere chiusa entro il 2017. Sempre nel comunicato di WWF Italia si legge che “Nel 2015 l’impianto, pur con la sola unità da 155 MW, ha emesso ben 807.445 tonnellate di CO2 (dato ufficiale ETS). Ma quando erano in funzione anche le altre due unità, le emissioni arrivavano ad essere anche più che doppie“.

    L’operazione non ha chiare definizioni temporali e potrebbe far saltare ancora una volta i delicati meccanismi dietro alla definizione del nuovo Piano Regolatore Portuale. I costi, inoltre, non è chiaro se ricadranno sulle bollette dei cittadini, già alle prese con rincari di mercato.

    Approfondimento: il nuovo Piano Regolatore Portuale

     

    La nota del WWF si chiude con un appello forte all’esecutivo: “Per il WWF la centrale di Genova va chiusa: non un euro della bolletta degli italiani deve andare al carbone. Il WWF chiede al governo italiano di mantenere e sostanziare l’impegno a uscire rapidamente dal carbone, primo passo per tener fede all’Accordo di Parigi sul Clima e intraprendere la strada dello Sviluppo Sostenibile, non cedendo alle pressioni delle lobby italiane ed estere“.

  • Sport, incertezza su finanziamenti per inserimento disabili. Anzalone: «I soldi ci saranno»

    Sport, incertezza su finanziamenti per inserimento disabili. Anzalone: «I soldi ci saranno»

    pallavolo-seduti-volley-disabiliLa lunga tradizione genovese dell’inserimento sportivo per i disabili potrebbe interrompersi. Per il 2017 i finanziamenti da parte di Comune di Genova non sono stati ancora stanziati, creando incertezza per le molte associazioni che si occupano di aprire le porte dello sport anche ai ragazzi diversamente abili, come la Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti), che da trentacinque anni porta avanti progetti del genere. «Il problema è che il bilancio preventivo per il 2017 non è ancora stato approvato – spiega Stefano Anzalone, consigliere con delega allo sport per il Comune di Genovama posso assicurare che i soldi ci saranno, come gli anni scorsi».

    Sport per tutti

    Sono diverse le associazioni genovesi che si attivano per fornire un servizio inclusivo di inserimento nel mondo dello sport per disabili: «Un lavoro complicato e delicato, che deve essere fatto a misura del singolo praticante sportivo – spiega Isabella Di Grumo, responsabile per Uisp, l’associazione nazionale capofila per questi progetti – e che deve tener conto di molte variabili che richiedono una certa progettazione». Sono 35 gli anni di esperienza in quest’ambito per questa associazione, che su scala nazionale conta oltre 1,3 milioni di iscritti e che “tratta” 26 discipline sportive: «I soldi pubblici non coprono tutte le spese di questi progetti, ma co-finanziano le attività – sottolinea Di Grumo – attività che non sono di accompagnamento ma appunto di inserimento, e che spesso richiedono un rapporto di uno a uno tra operatori e utenti». Utenti che possono accedere al servizio gratuitamente: nel 2016 sono stati più di 300, grazie anche al finanziamento comunale di circa 40 mila euro. «Abbiamo chiesto un incontro con il Sindaco e con Anzalone – conclude Di Grumo – nella speranza di vedere confermato l’impegno e garantito anche per quest’anno il progetto, le nostre richieste sono le stesse». Un progetto che abbraccia diversi sport: «Non c’è solo il nuoto, ma diverse discipline, che variano a seconda delle richieste e alle necessità dell’utenza».

    La risposta di Anzalone

    «L’intenzione mia e della giunta – risponde Stefano Anzalone – è quella di continuare queste importanti attività di inserimento sportivo; l’anno scorso abbiamo distribuito 50 mila euro alle varie associazioni, cercando di dare spazi di visibilità ampi. Per il 2017 subiamo un ritardo dell’approvazione del bilancio preventivo, che doveva essere votata tra ottobre e novembre, ma posso assicurare che continueremo a fare la nostra parte garantendo il finanziamento per l’anno in corso». I problemi però potrebbero arrivare con il nuovo ciclo amministrativo: «Per il 2018 non ci sono certezze – conclude Anzalone – ma per quest’anno abbiamo intenzione di finanziare una decina di progetti nell’ambito delle disabilità». Nei prossimi giorni è stato fissato un incontro per chiarire e definire la situazione, nella speranza che anche per quest’anno lo sport sia davvero per tutti.

    Nicola Giordanella

  • Metro, tutto è fermo. Progetto della rete di superficie resta al palo, con milioni spesi per stazioni deserte

    Metro, tutto è fermo. Progetto della rete di superficie resta al palo, con milioni spesi per stazioni deserte

    san-biagio-stazioneNonostante il suo utilizzo sia in aumento, l’espansione della metropolitana genovese oggi rimane un’incognita appesa a tante variabili: in primis, i lavori legati al nodo ferroviario di Genova, attualmente fermi. Questo stallo blocca anche il progetto di costituire una rete di superficie, utilizzando i tracciati ferroviari urbani. Negli anni sono state costruite alcune stazioni in funzione di questo disegno, che avrebbero dovuto formare un innovativo sistema metropolitano leggero con il compito di servire capillarmente le zone limitrofe della città di Genova. La realtà, però, è che oggi queste stazioni sono deserte e mal servite.

    Una di queste è la stazione ferroviaria di San Biagio – San Quirico: inaugurata nel 2005, oggi largamente sottoutilizzata con solo tredici i treni che durante i giorni feriali fermano a S. Biagio in direzione Brignole e poco più di venti quelli in direzione Busalla. Eppure l’investimento è stato cospicuo: ben 2.900.000 € i soldi spesi dal Comune nei primi anni Duemila per la creazione di questa stazione che doveva essere l’anello di raccordo tra il centro commerciale “L’Aquilone”, il nuovo quartiere San Biagio 2 e il vecchio quartiere di San Quirico, oltre a dover “sfoltire” l’affollamento nella stazione di Pontedecimo già satura a causa dei pendolari provenienti dai comuni circostanti come Campomorone e Ceranesi.

    Undici anni dopo, qualcosa sembra non aver funzionato a dovere. La stazione risulta troppo lontana sia dal centro commerciale che dal nuovo quartiere di San Biagio 2 e solo una piccola porzione della popolazione di San Quirico ha la possibilità di raggiungerla a piedi. La natura morfologica dell’area, unita alla presenza in zona di impianti industriali a rischio rilevante, infatti, ha costretto un’ubicazione dell’infrastruttura poco strategica: il quartiere nasce lungo una strada di collegamento tra Pontedecimo e Bolzaneto e la stazione, posizionata nella sua zona meridionale, non può essere raggiunta a piedi da buona parte degli abitanti che tuttora preferiscono spostarsi a Pontedecimo, pur essendo costretti a servirsi degli autobus per raggiungerla. Tutto questo, unito a una scarsa circolazione di convogli, ha portato la stazione di San Biagio a essere già praticamente obsoleta a soli dieci anni dalla sua apertura.

    Lo stato dell’arte e i progetti futuri

    metropolitana-brignoleEppure, in quegli anni precedenti alla crisi si sentiva parlare moltissimo della creazione di un nuovo sistema metropolitano urbano “leggero” e proprio in quello stesso 2005 la metropolitana già esistente approdava finalmente in piazza De Ferrari, cuore della città. Finalmente, perché il progetto originale della metropolitana di Genova partì nel lontano 1982 con l’allora sindaco socialista Cerofolini e l’assegnazione del primo lotto di lavori venne fatto nel 1986. Da allora ci vollero circa sei anni per terminare l’intervento sulla galleria di Certosa, già esistente. Poi, a causa di ritardi tecnici, errori umani e inconvenienti vari, si dovette aspettare il 1992 per l’arrivo a Principe che consentiva l’interscambio tra la metropolitana e il mezzo ferroviario, e il 2012 per l’arrivo alla stazione di Brignole, la “porta” per la Valbisagno. Molto tempo e molta fatica per una linea metropolitana di soli otto chilometri, che ogni anno trasporta circa 14,8 milioni di passeggeri: numeri comunque approssimativi, vista la mancanza di tornelli in entrata che, oltre a facilitare il compito dei “portoghesi”, non permettono una reale stima dei passeggeri. In questi ultimi anni, il discorso sul trasporto pubblico è un po’ scemato e attualmente gli unici lavori che riguardano la metro sono quelli del deposito di Dinegro, con la realizzazione di un’uscita a mare e un parcheggio di interscambio in superficie, quasi completati.

    Come riporta l’associazione Metrogenova, le possibili direttrici di espansione ipotizzabili in questo momento potrebbero essere: a levante, il prolungamento tramite linee ferroviarie verso piazza Martinez che permetterebbe di raggiungere il quartiere di San Fruttuoso; il raggiungimento della stazione ferroviaria di Rivarolo con stazione intermedia a Canepari in Valpolcevera; mentre in Valbisagno, fallito il progetto presentato nel 2003 da Metropolitane Milanesi per l’estensione fino allo stadio, la situazione è sempre meno chiara. Infine, esiste, almeno a livello teorico, un progetto di prolungamento fino a Sampierdarena ma sembra ormai abbandonato.

    Il nodo e la risposta

    «Il ritardo sulla metropolitana leggere dipende essenzialmente dal ritardo che in questo momento è accumulato sul nodo di Genova – spiega il vicesindaco del Comune di Genova, Stefano Berninii lavori del nodo riguardano soprattutto il collegamento tra Voltri e Brignole, che stanno allargando gallerie già esistenti ma la realizzazione di nuove gallerie e di nuovo tracciato ferroviario sono bloccati per la situazione di criticità che si è creata tra Rfi e la ditta che aveva vinto la gara cioè il consorzio Eureka». Il nodo ferroviario è sostanzialmente un potenziamento infrastrutturale tra Genova Voltri e Genova Brignole attraverso il quadruplicamento dei binari tra Voltri e Sampierdarena e la potenziale interconnessione al Terzo Valico dei Giovi, il sestuplicamento tra Piazza Principe e Brignole, il riassetto degli impianti delle stazioni di Brignole, Voltri e Sampierdarena e la creazione di nuovi impianti di sicurezza e controllo. «Questo ritardo – continua Bernini – è uno degli elementi che abbiamo segnalato nel patto sottoscritto con Renzi come città proprio perchè abbiamo chiesto che ci fosse una accelerazione. Devo dire che una prima risposta c’è stata in quanto il Cipe, ovvero il comitato interministeriale per la programmazione economica, ha finanziato la progettazione esecutiva della fermata dell’aeroporto. Il progetto definitivo era già stato finanziato con i contributi della Comunità europea e questa fermata si trova sul tracciato di costa che andrà a far parte della linea di metropolitana leggera di superficie. Esiste poi un progetto che parte da Voltri e arriva a Brignole e uno che parte da Pontedecimo e arriva a Sampierdarena», conclude il vicesindaco. Ma il servizio sarebbe appaltato a Trenitalia o all’Amt? «Il nodo si risolve nel momento in cui ci sarà l’unificazione dei servizi, e in realtà Busitalia, che è una società delle Ferrovie dello Stato, sta acquisendo linee su gomma in città come Firenze e Torino che vanno a essere complementari a quelle su rotaia e che consentono un vantaggio enorme per l’utenza. La gestione unificata permette di risparmiare tempo e soprattutto consente di ammortizzare i costi».

    La fine del tunnel?

    Allo stato attuale delle cose, quindi, i genovesi dovranno ancora aspettare prima di avere un impianto metropolitano rapido, efficiente e capillare. Il progetto, infatti, dovrà essere rifatto e riappaltato visto il fallimento della ditta Eureka, vincitrice dello scorso bando di concorso: i tempi si allungano ancora e nessuno può prevederne i termini. Di questo tunnel non se ne vede la fine.

    Gianluca Pedemonte

  • Bolkestein, il Comune di Genova in pressing per prorogare scadenza al 2020 in tutela dei 1900 ambulanti genovesi

    Bolkestein, il Comune di Genova in pressing per prorogare scadenza al 2020 in tutela dei 1900 ambulanti genovesi

    mercato-frutta-verdura-sarzanoGli ambulanti genovesi possono tornare a sperare: anche il Comune di Genova di schiera ufficialmente contro la normativa Bolkestein, nella parte in cui ridisegnava le procedure di assegnazione delle licenze per vendere nei mercati rionali. La palla, quindi, passa al governo, che in questi giorni sta discutendo con Anci se posticipare al 2020 delle prime scadenze: una mossa pensata e proposta per prendere tempo, ed intavolare trattative per modificare il recepimento della normativa europea, tutelando una “industria” che ogni anno genera circa 36 miliardi di euro di fatturato su scala nazionale.

    Le iniziali critiche alla giunta Doria, quindi, si ricompongono, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi. A Genova sono circa 1900 le varie licenze che compongono il variegato universo degli ambulanti: banchi merce varia, fiere, banchi dei mercati rionali alimentari, ma non solo, per un volume di affari che sfiora il miliardo di euro su base cittadina, stando alle stime di Aval, l’Associazione Venditori Ambulanti Liguri: «La direttiva ha trasformato le licenze “vita natural durante” in licenze a scadenza decennale, con un meccanismo di assegnazione a bandi che rischia di rovinare migliaia di famiglie – sostengono i rappresentanti dell’associazione –  licenze che furono legalmente acquistate in passato con un prospettiva temporale di lungo periodo: cambiare le regole in corso significa buttare all’aria decenni di attività»

    Norma europea, ritardo italiano

    La ratio della direttiva europea è quella di permettere la libera circolazione dei servizi, armonizzando a livello comunitario le normative e liberalizzando il sistema; per quanto riguarda i venditori ambulanti, la norma, recepita nell’ordinamento italiano nel 2010, prevede una assegnazione dei spazi per bandi, organizzati secondo graduatorie legate alla regolarità contributiva, anzianità di servizio e ad un numero massimo di posteggi assegnabili, che variano dai contesti. Il problema è nato dal fatto che la scadenza attuativa, prevista per il 31 dicembre 2016, non ha permesso ai vari comuni di organizzare in tempo tutta la macchina di ri-assegnazione degli stalli, con il rischio di far saltare tutto la “macchina”.

    «L’Italia è l’unico paese che ha recepito la norma nella maniera più restrittiva per gli ambulanti – sottolineano i rappresentanti Aval presenti in Sala Rossa – trasformandoci virtualmente in nuovi precari: con un’attività che ogni volta deve “vincere” un bando, le banche chiudono le porte ai finanziamenti, impedendo investimenti o leasing necessari per portare avanti le nostre attività».

    Il voto, arrivato all’unanimità, non risolve il problema, ma punta a posticipare le scadenze, per permettere una nuova e più approfondita trattativa e discussione. La palla, quindi, passa al governo, che in queste ore dovrà decide il da farsi. Nel caso di una proroga della scadenza, quindi, si tornerà a trattare per trovare una soluzione che sappia tutelare chi è dentro al sistema e chi vorrebbe entrarci: garantendo, cioè, continuità a chi è già in attività, ma anche permettendo ai “giovani mercatari” di proporsi. In altre parole, la battaglia non è ancora finita.

    Nicola Giordanella

  • Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    amiuEntro la fine del 2017 Amiu non sarà più a maggioranza pubblica. A stabilirlo è la delibera di giunta, approvata questa mattina, che fissa le linee guida per l’aggregazione societaria industriale tra la partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti e Iren ambiente spa. Nei criteri operativi, illustrati alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Francesco Miceli e Italo Porcile, l’ingresso della multiutility come aumento di capitale di Amiu è, infatti, fissato in due passaggi. Una prima fase, da concludersi appena terminato l’iter procedurale, che consiste nell’apporto in denaro che fisserà la presenza di Iren al 49%. La seconda fase, da concludersi entro un anno, vedrà, invece, un nuovo aumento di capitale, nelle forme di apporto di impianti o di interventi finanziari vincolati alla realizzazione degli stessi in territorio metropolitano o limitrofo, che porterà Iren oltre al 51% del capitale sociale e, dunque, a far perdere la vocazione a maggioranza pubblica di Amiu. Passaggio, quest’ultimo, che, nonostante le rassicurazioni di palazzo Tursi, smentirebbe nei fatti l’accordo con i sindacati, già comunque in parte disatteso dalla manifestazione di interesse che il Comune aveva pubblicato a riguardo. La governance della nuova Amiu penderà fin da subito verso Iren, a cui spetterà la nomina del nuovo amministratore delegato. «Ma si ipotizza un sistema – assicura Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – che permetta sempre al Comune di presidiare le strategie complessive e cruciali della società, mentre spetterà a Iren la gestione quotidiana. Inoltre, vi è la garanzia che l’identità territoriale dell’azienda rimarrà a Genova».

    Scarpino 3

    Ai sensi di una norma contenuta nella finanziaria del 2015, non dovrebbero esserci particolari ostacoli per la concessione di una proroga al contratto di servizio per Amiu altrimenti in scadenza nel 2020, anche se i delicati rapporti tra Comune e Città metropolitana, da un lato, e Regione Liguria, dall’altro, invitano alla prudenza. Nel frattempo, sarà ottenuta l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’apertura di Scarpino 3, la cosiddetta discarica di servizio, e sarà presentato un nuovo piano finanziario alla Città metropolitana che comprende i costi di accantonamento per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2. Inoltre, verrà ridefinita in 10 anni la rateizzazione per la copertura degli extra costi dovuti al conferimento dei rifiuti fuori gestione, dopo la chiusura di Scarpino.

    Impossibile, al momento, quantificare economicamente il valore delle partecipazioni nella nuova Amiu perché il Comune ha chiesto una nuova valutazione del valore attuale della partecipata, prezzo base su cui fare i calcoli per il primo ingresso di Iren al 49% e il valore potenziale futuro in vista del secondo aumento di capitale. «Una volta che saranno noti i valori – spiega Miceli – le parti firmeranno un accordo di investimento che prevedrà il contratto di servizio prorogato, lo statuto di Amiu rivisto, la garanzia di patti parasociali, un nuovo piano industriale ottimizzato ottimizzato, che dovrà recepire quello già realizzato da Amiu per il 2020». Il tutto entro fine marzo. Garantiti anche gli attuali livelli occupazionali e l’attivazione di un processo per la stabilizzazione del precariato.

    Tutto a buon fine?

    Iren, nei fatti, sembra aver “vinto” su tutto. Ora la parola passerà al Consiglio comunale che voterà, verosimilmente a metà gennaio, la delibera approvata oggi dalla giunta e che già domani inizierà l’iter in Commissione. A quel punto, il Comune dovrebbe avere il via libera ad attivare il vero e proprio tavolo negoziale con Iren. «La finalità – sottolinea Miceli sempre all’agenzia Dire  – è avere un soggetto societario in grado di garantire il migliore sviluppo possibile sul tema dei rifiuti, creando un soggetto forte in un settore strategico per gli enti locali, evitando il rischio di situazioni viste ad esempio a Roma e Napoli». Secondo l’amministrazione, tutto questo processo dovrebbe terminare entro la fine di marzo. Poi, un secondo passaggio in Consiglio comunale a sigillo della trattativa, in tempo per la fine del ciclo amministrativo. Prodromica a tutto il processo, l’autorizzazione all’aggregazione che il Comune di Genova dovrà immediatamente chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato perché Iren è un società quotata in borsa.

  • Vittime della Tratta, coperto il 2016, Regione Liguria a caccia di finanziamenti per il 2017, in attesa di risposte dal governo

    Vittime della Tratta, coperto il 2016, Regione Liguria a caccia di finanziamenti per il 2017, in attesa di risposte dal governo

    Una ProstitutaContinuano i dissapori tra Comune di Genova e Regione Liguria; questa volta oggetto del “litigio” sono i progetti relativi al sostegno delle donne vittime della tratta: dopo l’esclusione dal bando nazionale di luglio, Regione Liguria ha messo sul piatto 40 mila euro per “coprire” il 2016, ma le incognite rimangono per il 2017. «Insieme ad altre regioni parimenti escluse dal bando stiamo lavorando per ottenere soldi dal governo – dice Sonia Viale, assessore regionale alla Sanità e alle Politiche Sociali – ma sicuramente la situazione politica nazionale non aiuta».

    «La situazione è molto complicata su ogni livello – aveva dichiarato in Sala Rossa l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Genova, Emanuela Fracassia livello nazionale possiamo considerare il muoversi attraverso bandi una cosa non positiva, visto che penalizza i progetti già in essere. Siamo rimasti esclusi insieme a Piemonte e Città di Milano, paradossalmente le realtà più avanti su questa materia». Il prossimo bando nazionale è atteso per il 2018, e sarà costruito a riparti regionali: «Una buona cosa, senza dubbio – ha aggiunto Fracassi – perché oggi Comune di Genova investe 250 mila euro all’anno». E perdere i finanziamenti statali, nuovamente, potrebbe significare la fine dei progetti di asssitenza.

    La realtà genovese

    A Genova sono 45 le donne seguite dal progetto nel 2015, insieme a 13 minori; oggi è in corso assistenza per 6 persone e 4 nuclei familiari. Spesso la rete della “tratta” si interseca con altre problematiche come, soprattutto, l’immigrazione clandestina e la prostituzione, che foraggia la criminalità organizzata, anche a livello internazionale: tenere in piedi questi progetti, quindi, significa anche erodere il terreno “vitale” della malavita.

    «Siamo in attesa di risposte dal dipartimento nazionale competente, perché il bando che abbiamo perso era una novità che ha ostacolato anche altre regioni – conclude Viale – non mi piace il gioco dello scarica barile tra Comune, Città Metropolitana e Regione, deve essere messo da parte». La palla quindi passa al governo, e di questi tempi la cosa non è di certo rassicurante.

    Nicola Giordanella

     

  • Reddito di cittadinanza: le proposte incrociate di M5S e Pd, lo scontro con la giunta regionale e il quadro nazionale

    Reddito di cittadinanza: le proposte incrociate di M5S e Pd, lo scontro con la giunta regionale e il quadro nazionale

    consiglioregionaleLIGURIA_01In questi giorni prenderà avvio la discussione, in Regione, di una proposta di legge regionale volta a introdurre in Liguria un reddito di inclusione attiva, più prosaicamente un “reddito di cittadinanza”, erogato dall’ente territoriale a persone che si trovino in difficoltà economica. Un’iniziativa promossa parallelamente in Regione, con due proposte differenti, dal Movimento Cinque Stelle e dal Partito Democratico.

    «La nostra proposta è di durata variabile, a seconda che la persona riesca a trovare lavoro nel frattempo, fino a un massimo di 36 mesi» spiega Alice Salvatore, portavoce del Movimento al Consiglio regionale della Liguria e prima firmataria della loro proposta di legge. «Abbiamo fatto un calcolo su dati ISTAT secondo il quale in Liguria la popolazione che potrebbe aver bisogno del reddito di cittadinanza, cioè chi vive al di sotto della soglia di povertà relativa [parametro calcolato annualmente dall’Istat, n.d.r.], è pari a circa il 5% della popolazione, quindi 80.000 persone». Sono fissati alcuni requisiti per accedere a questa misura: possono fare domanda le persone che hanno raggiunto la maggiore età, che, stando all’ISEE, rientrano nel parametro di soglia di povertà relativa e che non beneficiano di pensioni di anzianità o di vecchiaia; la pensione minima è infatti superiore al contributo, che ammonterebbe a 400 euro mensili, per cui si è scelto di escludere chi la percepisce: «è un aiuto per dare un po’ più di dignità alla persona nel periodo in cui sta cercando lavoro, in una concezione temporanea e di emergenza». Chiaramente il soggetto richiedente deve essere disoccupato o inoccupato, esclusi i disoccupati da meno di 12 mensilità o chi si è dimesso volontariamente da un lavoro. Soprattutto, il consigliere specifica che il richiedente deve impegnarsi a sottoscrivere un piano individuale con il centro per l’impiego del comune di residenza: stando alle sue attitudini, capacità e curriculum, verranno così selezionati dei lavori socialmente utili da svolgersi da un minimo di 10 ore a un massimo di 12 ore e mezza settimanali. Nel momento in cui, in conformità con questo piano di azione individuale (PAI), si presenta un’offerta lavorativa che sia idonea al soggetto, questo deve accettare, pena la perdita del diritto a percepire questo reddito di cittadinanza. La proposta dei cinque stelle estende questa misura anche per cittadini stranieri residenti in Liguria da almeno 36 mesi; se extracomunitari, devono essere in possesso di un permesso di soggiorno e cittadini di Stati che abbiano sottoscritto con l’Italia convenzioni bilaterali di reciprocità per la sicurezza sociale.

    Il quadro nazionale

    Questo tema è stato oggetto, a luglio, di una legge a livello nazionale, il cosiddetto “DDL Povertà”: già approvato alla Camera e in attesa della discussione al Senato, questa misura punta a garantire un reddito minimo a famiglie in forti condizioni di disagio economico, soddisfatti alcuni requisiti. Sul punto la Salvatore chiarisce che se passasse anche la legge nazionale ci sarebbe un’integrazione: quello della proposta regionale cinque stelle sarebbe un corrispettivo di 400 euro, e siccome quello nazionale sarebbe di 780 euro l’autorità centrale ci metterebbe solo la differenza di 380, con un netto risparmio per le casse statali.

    La legge di per sé sarebbe un bel salto avanti nelle politiche sociali, contando anche che in Europa siamo tra gli ultimissimi Stati membri a non essersi dotati di una normativa a riguardo, eccezion fatta per alcune iniziative regionali come la Puglia e alcuni comuni, come Livorno, che stanno sperimentando misure simili. Il problema, come sempre, restano i fondi. «Abbiamo calcolato che per far partire questa iniziativa saranno necessari 384 milioni di euro annui che chiaramente proverrebbero da erogazioni di fondi regionali e quindi si rinnoverebbero», commenta a riguardo il consigliere, «abbiamo dovuto ridurre da 500 euro iniziali a 400 euro per renderla fattibile, anche perché abbiamo messo finalmente le mani sul bilancio regionale, stiamo facendo un calcolo che è possibile ridurre la spesa di alcune aziende partecipate, nelle quali ci sono questi misteri per cui una consulenza o il venire a fare manutenzione costa dieci volte tanto rispetto a come costerebbe rivolgendosi a un privato. Il grosso verrebbe da una migliore gestione della spesa sanitaria, ad esempio la politica della gestione del farmaco –  nella quale, spiega la Salvatore – l’assessore Viale ha esteso a tutte le ASL un metodo che passa attraverso le farmacie private e non più (come alcune ASL facevano) attraverso istituti pubblici come farmacie pubbliche e ospedali, per un costo annuale di 5 milioni».

    Se tutto è pronto, resta il dubbio sui numeri alla Regione per far passare questa proposta di legge, che sembra cara solo ai cinque stelle e al PD: “Il PD ci sta rincorrendo su questa iniziativa, benissimo, ottimo, il problema grosso è che nella loro iniziativa il reddito minimo di fatto si tratta di un sussidio, perché non è prevista tutta la parte del reinserimento nella vita lavorativa. Se fosse anche reinserito il discorso del reinserimento lavorativo certo saremmo disposti a collaborare, diventerebbero quasi uguali a quel punto…Tuttavia io credo che, purtroppo, quella del PD sia una manovra squisitamente propagandistica, anche perché erano al governo centrale, perché non hanno fatto il reddito di cittadinanza per il quale servono 18 miliardi anziché spendere 14 miliardi all’anno per degli F35 difettati…?”.

    Per i dem è stato sentito Sergio Rossetti, vicepresidente del Consiglio Regionale. “Io pensavo che i cinque stelle ci facessero un’altra critica, cioè che la nostra misura la circoscriviamo a quanto già previsto dal SIA [Sostegno per l’Inclusione Attiva, altra manovra del Governo per istituire un beneficio economico alle famiglie in condizioni di disagio, “misura ponte” in attesa dell’approvazione del DDL povertà, n.d.r.]”, commenta circa l’obiezione mossa dalla Salvatore sull’assenza, nella proposta del PD, di misure per il reinserimento lavorativo. “In realtà, forse non è così esplicito nel testo, ma l’art.6 al punto 2 specifica che il contratto di inclusione contiene misure di reinserimento lavorativo compreso lo svolgimento di interventi di pubblica utilità messi in atto dai comuni e quindi servizi essenziali, dissesto idrologico eccetera in misura di carattere formativo o di inclusione sociale”. Per alcuni versi la proposta democratica è simile a quella pentastellata (400 euro mensili, obblighi di attivazione nella ricerca del lavoro per chi ne gode…) ma se ne discosta sotto altri punti di vista, uniformandosi appunto al sopra citato SIA: ad esempio, non è rivolta anche a singoli cittadini ma solo a nuclei famigliari, non avrebbe la durata massima di 36 mesi ma di 1 anno. Un’altra grande differenza ruota intorno ai fondi: mentre i cinque stelle parlano di centinaia di milioni (384 dichiarati dalla Salvatore come cifra necessaria per far partire l’iniziativa), il PD ne chiede solo 10, riducendo di molto la portata dell’intervento da un lato e facendo dall’altro, a suo dire, più leva rispetto ai colleghi pentastellati sul Fondo Sociale Europeo (FSE), messo a disposizione dall’Unione per iniziative di questo tipo e da spendere entro il 2021, per allargare la portata del SIA andando a coprire un maggior numero di nuclei famigliari sul territorio (estendendolo ad alcuni che non sarebbero ricompresi dalla fascia di ISEE prevista dalla misura nazionale che fissa la soglia ai 3000 euro annui; un nucleo famigliare con un ISEE di 3500 euro, in effetti, è comunque certamente considerabile bisognoso di aiuto).

    Battaglia politica

    A intorbidire ulteriormente il futuro di questa proposta di legge, oltre la differenza di vedute tra le due forze politiche promotrici, è il diverso sistema di priorità che l’attuale giunta regionale sembra seguire. Il tema, quindi, potrà essere anche il campo per accordi politici: «Se i 5 stelle vogliono collaborare ne siamo felici – aggiunge Rossetti – sul tema della legalità in commissione siamo arrivati a un testo unico col 5 stelle, sul gioco di azzardo ci misureremo, abbiano fatto anche altre proposte ma anche qui non abbiamo avuto rispose, la maggioranza ha solo detto che bisogna pagare l’avvocato per le vittime dei furti…la Viale si è impegnata molto ad ampliare il tavolo della legalità, manifestando un interesse che però non ha ad oggi avuto una sostanziale azione. Abbiamo presentato questa legge perché né nel piano Toti né nel piano Viale, assessore competente, si è mai parlato di servizi sociali, è un anno e mezzo che noi non sentiamo una parola a riguardo. Non credo che povertà e ambiente facciano parte di particolare interesse, se la giunta a trazione leghista cogliesse nei cinque stelle un percorso possibile secondo me noi dobbiamo anche assecondare un po’ la maggioranza, trovare un modo per cui queste benedette persone in difficoltà abbiano delle risposte che oggi non ci sono».

    Non resta che aspettare e sperare che si riesca a raggiungere un accordo per quella che è dopotutto pare essere una norma di civiltà, già data per scontata in molti paesi europei (in Danimarca un single con più di 25 anni può arrivare a percepire 1325 euro mensili dallo Stato come reddito di cittadinanza, in Germania è previsto un minimo di 382 euro più altri sussidi per affitto, riscaldamento e in caso di figli a carico, in Francia la somma si attesta sui 425 euro circa…), in grado di garantire a chi è più in difficoltà un aiuto concreto, mettendo a sua disposizione una somma monetaria minima per i bisogni primari e che, dopotutto, sarebbe rimessa in circolo nel sistema economico statale, aumentando i consumi e aiutando, forse, a rilanciare l’economia del territorio.

    Alessandro Magrassi

  • Cantieri Bisagno, anticipato lo smantellamento del Bruco, ma la struttura non sarà recuperabile

    Cantieri Bisagno, anticipato lo smantellamento del Bruco, ma la struttura non sarà recuperabile

    bruco-internoInizialmente prevista alla fine dei lavori per la messa in sicurezza del Bisagno, la demolizione della “caratteristica” passerella sopraelevata, conosciuta come il “Bruco” di Corte Lambruschini è stata anticipata ai prossimi giorni. La scelta è stata fortemente voluta dal presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, in qualità di commissario delegato per l’emergenza, che in questo modo ha voluto fare un “regalo” alla città: «Smantellare quest’opera di “modernariato” – ha dichiarato il governatore – è un passaggio molto importante, perché da un lato è funzionale ai cantieri di messa in sicurezza del Bisagno ma soprattutto è un segno tangibile che le cose stanno cambiando, a Genova e in Liguria». I lavori si svolgeranno in due momenti: tra l’una e le 14 di domenica 11 dicembre verrà atterrata la campata di levante, mentre quella di ponente tra le 21 di lunedì 12 e le 6 di martedì 13, con conseguenti modifiche alla viabilità. «I disagi dovrebbero essere abbastanza contenuti – spiega l’assessore alla viabilità del Comune di Genova Anna Maria Dagninomentre in veri disagi si verificheranno quando i lavori del terzo lotto interesseranno il nodo viario di piazza delle Americhe. L’amministrazione sta già lavorando ad un piano per mitigare il più possibile le criticità».

    L’assessore al Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, a margine della presentazione dei lavori ha espresso, invece, forti perplessità riguardo la possibilità di riutilizzare in qualche modo la struttura, gelando i molti progetti che da qualche mese ipotizzavano una “conversione d’uso” del “Bruco”, tra i quali quello di utilizzarlo come ponte pedonale: «Le condizioni della passerella sono pessime – ha affermato – e bisogna fare i conti con i piani di bacino e le norme di sicurezza vigenti, non è solo questione di prendere e spostare».

    Cantiere del Bisagno: ecco il Terzo Lotto

    Pochi giorni ancora, quindi, è i genovesi non vedranno più la verde struttura attraversare il cielo di via Luca D’Aosta: «Un esempio di come la politica possa agire rapidamente – ha aggiunto Toti – facendo funzionare in sinergia istituzioni e aziende». Rimangono invece invariati i dettagli dei lavori per il terzo lotto della messa in sicurezza della parte terminale del Bisagno: il lavori, oggi nelle fasi preliminari, termineranno tra maggio e luglio 2020, mentre quelli del secondo lotto, si chiuderanno il prossimo autunno. «L’amministrazione comunale – ha sottolineato Giovanni Crivello – nel frattempo sistemerà anche i sottopassi di Cadorna e i giardini di Brignole, sostenendo una spesa di 400 mila euro, per restituire alla cittadinanza una parte importante della città». Un tempo piazza d’arme, nella Genova di inizio ventesimo secolo, oggi i giardini di Brignole sono infatti una macchia nera nel tessuto urbanistico genovese, da anni sospesi tra cantieri e trascuratezze varie, nonostante siano uno dei primi biglietti da visita per chi arriva nel capoluogo ligure passando dalla stazione ferroviaria di Brignole. La copertura del Bisagno, però, non è l’unico intervento di messa in sicurezza che si sta facendo nell’area: anche l’autosilos interrato di Corte Lambruschini, che venne completamente sommerso nel 2011 e nel 2014, è in fase di assestamento: «In questo caso l’intervento è a carico della proprietà – ha specificato l’assessore – ma l’amministrazione ha più volte effettuato dei sopralluoghi di verifica e continua a supervisionare i lavori»

    Simbolo di quale degrado?

    degrado-brucoTutti sono d’accordo a vedere nel “Bruco” un simbolo del degrado: una struttura abbandonata a se stessa, ridotta ad un blocco di ruggine e plastica rotta, ricovero di fortuna per chi non ha un tetto sotto cui dormire. Pochi però provano a ragionare come questa sia un’opera figlia di scelte urbanistiche forse sbagliate: tra gli anni ottanta e novanta, l’economia genovese era in crisi da anni, e si puntò sullo sviluppo del terziario, investendo nella costruzione di grandi quartieri dirigenziali, come San Benigno e Corte Lambruschini, quest’ultima edificata su terreno privato, a due passi da uno dei torrenti più pericolosi del paese. Il “Bruco”, nei progetti, avrebbe servito ogni giorno 20 mila persone, collegandosi direttamente con i binari della stazione. Ne venne realizzata solo una parte la cui manutenzione, inizialmente a carico di privati, finì sul groppone del “pubblico”, che in mancanza di risorse, trascurò l’onerosa manutenzione, arrivando a chiudere l’infrastruttura, senza peraltro che la cosa infastidisse nessuno. Non un simbolo, quindi, ma un vero e proprio monumento al degrado della gestione degli spazi della città la cui rimozione non dovrà cancellarne la memoria.

    Nicola Giordanella

  • Case popolari, sbloccata la seconda parte dei lavori di manutenzione straordinaria

    Case popolari, sbloccata la seconda parte dei lavori di manutenzione straordinaria

    edilizia-impalcatureDopo pochi giorni dall’annuncio del finanziamento straordinario deciso da Comune di Genova, arrivano le specifiche per la seconda tranche dei lavori: ad annunciarlo l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa Emanuela Fracassi: «E’ la prima volta che vengono stanziate cifre così ingenti – dichiara – totalmente dedicate alla manutenzione straordinaria delle case di edilizia residenziale pubblica del Comune di Genova». Altri 1,8 milioni di euro, quindi, che vanno ad aggiungersi ai tre milioni già “vincolati” a fine novembre, a seguito del lavoro di mappatura e progettazione portato avanti anche grazie all’assessorato per i Lavori Pubblici.

    Anche in questo caso, gli interventi urgenti di manutenzione straordinaria riguarderanno in particolare gli adeguamenti alla normativa antincendio ed alla normativa sul riscaldamento centralizzato, la riqualificazione degli impianti di riscaldamento e degli ascensori, la sostituzione di serramenti e caldaie non funzionanti, nonché il rifacimento coperture e facciate in vari edifici.

    Gli interventi

    Ecco il dettaglio degli interventi:

    salita del Prione 22, 24 e 26, con un intervento urgente del costo di oltre 492 mila euro che si è reso necessario per il rifacimento delle coperture a seguito del deterioramento diffuso del manto di copertura in ardesia

    via dei Pescatori 2, 8 e 11, con un investimento di quasi un milione di euro per il rifacimento della copertura e l’eliminazione dei pannelli solari non funzionanti che causano infiltrazioni nei sottostanti alloggi, nel risanamento dei prospetti, delle poggiolate e della tettoia, quest’ultime due funzionali all’accesso agli alloggi; la situazione di degrado delle parti comuni dell’edificio mette a rischio l’agibilità degli alloggi stessi , nonostante continui interventi negli ultimi tempi, da parte di ARTE e dei Vigili del Fuoco, volti alla salvaguardia della pubblica incolumità sia degli inquilini sia dei cittadini che transitano nelle vie pubbliche adiacenti all’edificio medesimo;

    – via Brocchi 13-16-19, dove l’intervento di 317 mila euro consente l’inizio di un processo di riqualificazione edilizia dell’intero fabbricato.

     

  • Morosità incolpevole, ecco i criteri per accedere ai fondi “salva affitto”. Sale la soglia Isee

    Morosità incolpevole, ecco i criteri per accedere ai fondi “salva affitto”. Sale la soglia Isee

    Geometra Impazzito di Alberto Marubbi
    Foto di Alberto Marubbi

    Da Tursi arriva il via libera per i nuovi criteri di accesso al contributo per la cosiddetta morosità incolpevole garantito dal finanziamento di Regione Liguria. La principale novità consiste nella soglia di accesso: il valore Isee sotto il quale è possibile fare richiesta, è stato leggermente alzato, per venire incontro al rinnovato, in peggio, contesto economico.

    Come avevamo anticipato, i finanziamenti sbloccati dalla giunta regionale, saranno erogati attraverso l’Agenzia sociale per la casa, fino ad esaurimento del fondo, che per l’area del Comune di Genova ammonta a 1.223.249 euro per le annualità 2015 e 2016. Oltre a essere destinatari di atti di intimazione di sfratto, tra i requisiti richiesti per chi vuole accedere ai contributi sarà necessario avere: reddito Isee familiare non superiore a 35.000 euro (la vecchia soglia era di 32.694,45 euro) o derivante da regolare attività lavorativa non superiore a 26.000 euro; risiedere nell’alloggio da almeno un anno con contratto regolarmente registrato (escluse le categorie catastali A1, A8, A9); essere in possesso di regolare titolo di soggiorno per chi non ha cittadinanza europea; come ovvio, nessun competente del nucleo familiare dovrà essere titolare di diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione nella provincia di Genova di altro immobile fruibile e adeguato alle esigenze.

    Sussistono, poi, ulteriori criteri preferenziali per la concessione del contributo come la presenza all’interno del nucleo familiare di almeno un componente che sia ultra settantenne, o minore, o con invalidità accertata almeno al 74% o in carico ai servizi sociali e socio-sanitari per l’attuazione di un progetto assistenziale individuale. L’Agenzia sociale per la casa proporrà progetti personalizzati per un contributo massimo di 12.000 a nucleo familiare. I fondi non possono essere erogati a inquilini di alloggi di edilizia residenziale pubblica e non è cumulabile con i benefici del Fondo sostegno alla locazione.

    I numeri degli sfratti

    Comune di Genova, in occasione della presentazione dei nuovi criteri, presenta anche i dati relativi agli sfratti: nel 2014, il Tribunale di Genova ha emesso 1.377 sfratti per morosità, di cui 955 sono stati eseguiti. Nel capoluogo ligure si è registrato uno sfratto ogni 280 famiglie, dato più lieve rispetto alla media regionale che vede uno sfratto ogni 242 famiglie. Secondo i dati forniti dal ministero degli Interni, nel 2015 a Genova, invece, gli sfratti sono scesi a 822. «Dati senza dubbio allarmanti – riconosce l’assessore comunale alle Politiche per la casa, Emanuela Fracassi all’agenzia Dire  la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica rispetto al bisogno e alle domande rende evidente che il ricorso alla ‘casa popolare’ non possa essere la sola risposta ai problemi abitativi. Risultano dunque molto importanti gli interventi per ridurre e procrastinare gli sfratti tramite l’erogazione del Fondo per la morosità incolpevole, già utilizzato dal settembre 2015 al settembre 2016. Il risultato è stato di aver bloccato circa 200 sfratti esecutivi». 

     

  • Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    disabiliIl 3 dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una “ricorrenza”, istituita nel 1981, che ogni anno promuove la cultura dell’inclusività sociale, attraverso il dibattito di temi legati alla disabilità, nei suoi diversi aspetti. Un’occasione, quindi, per fare il punto su quanto le istituzioni stanno facendo in questo importante settore sociale, che in Liguria, stando ai dati Istat, tocca il 6% della popolazione totale; una cifra che porta la nostra regione ad essere la prima del nord del paese, e quinta su base nazionale, dopo Sicilia, Basilicata, Molise e Umbria. La disabilità, infatti, coinvolge un numero sempre maggiore di persone anziane, che perdono l’auto-sufficienza o sono interessate da malattie croniche.

    Assistenza e “Vita Indipendente”

    Per quanto riguarda i finanziamenti messi in campo dalle istituzioni locali, è di ieri la notizia del via libera della giunta regionale allo stanziamento della seconda tranche del Contributo di solidarietà per la disabilità per il sostegno delle famiglie in condizione di fragilità e a basso reddito pari a 13 milioni di euro. I fondi consistono nella compartecipazione alla spesa a carico dell’utente in strutture semiresidenziali e residenziali, pubbliche e private accreditate, per disabili, pazienti psichici e persone affette da Aids. Gli stanziamenti odierni si aggiungono ai 6 milioni già autorizzati a giugno. «Siamo riusciti a raggiungere l’importante risultato di confermare la quota complessiva di 19 milioni dello scorso anno – sottolinea la vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale alla agenzia Dire – il contributo è una misura molto attesa dalle famiglie in situazioni di difficoltà. Purtroppo questo strumento non rientra nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e pertanto viene erogato solo in base alle risorse disponibili». La somma è suddivisa tra i distretti sociosanitari liguri, in base al fabbisogno rilevato, e assegnata ai Comuni capofila del distretto. La ripartizione prevede l’assegnazione di 2,028 milioni di euro alla Conferenza dei sindaci dell’Asl 1 imperiese, 2,165 milioni all’Asl 2 savonese, 5,958 milioni euro all’Asl 3 genovese, 1,185 milioni all’Asl 4 chiavarese e 1,661 milioni all’Asl 5 spezzina.

    Il provvedimento segue quanto deliberato a metà novembre, sempre da Regione Liguria; per il 2017, infatti, sono stati accantonati 180 mila euro che permetteranno a 150 persone con disabilità di ricevere 1500 euro per l’assunzione di una persona dedicata all’accompagnamento, anche tra i familiari. Il progetto si chiama “Vita Indipendente”: «Ho ricevuto tantissime richieste per estendere questo servizio ad altre categorie di assistenza – spiega l’assessore – e ho percepito che c’è un reale bisogno di tante famiglie liguri di avere un sostegno». Per questo motivo, Viale ha anche annunciato che l’anno prossimo «sarà l’anno del sociale, per cui, nell’elaborazione delle varie misure rivolgerò sicuramente un pensiero al tipo di lavoro di cura che viene fatto dalla famiglie, in modo diverso rispetto all’indennità di accompagnamento. Calibrando i contributi in modo che non diventi un meccanismo di sostituzione del lavoro». Questo progetto è nazionale e ad oggi è limitato a portatori di handicap, tra i 18 e i 65 anni, in grado comunque di vivere in autonomia con un piccolo aiuto. «Con questa iniziativa – spiega l’assessore – si riesce a dare un supporto per le pulizie di casa o altre attività quotidiane. Si tratta di persone che vivono sole in casa o in magari in gruppo e hanno una capacità motoria limitata. Lo spirito è quello di aiutare a far vivere le persone in autonomia, per cui sono escluse alzheimer, demenza senile, mantenimento in casa di anziani che comunque sono lavori di cura che ricadono sulle famiglie e su cui ci impegneremo l’anno prossimo»

    Comune di Genova e le barriere architettoniche

    Il capoluogo ligure è senza dubbio una città difficile per quanto riguarda l’accessibilità: salite, scalinate, gradini e crueze sono l’ostacolo quotidiano per chi ha problemi motori. Per questo Comune di Genova è impegnato nella difficile opera di abbattimento delle barriere architettoniche, compatibilmente con le strutture e le esigenze urbanistiche. L’assessore Elena Fiorini ha presentato in questi giorni un primo report di quanto fatto dall’amministrazione: «Ci siamo concentrati più sulle scuole – ha dichiarato in occasione della presentazione alla stampa del nuovo percorso pedonale di accesso alla scuola Daneo, nel cuore del centro storico cittadino – perché proprio nelle scuole le discriminazioni sanno essere più lesive, ma al contempo la cultura della del rispetto e della accoglienza possono diventare patrimonio comune dei nostri ragazzi». Tra gli interventi più significativi, l’istallazione dell’ascensore alla scuola D’Eramo e alla Mauro Mazza, la messa in funzione di un elevatore al King, ex Nautico e all’Ansaldo di Voltri. Predisposti anche servizi igienici adatti alle esigenze di tutti nelle scuole Barrili e Ambrogio Spinola.

    Si può fare di più

    Nella realtà genovese, a livello comunale, quindi, l’amministrazione è attiva; ma se si guardano i numeri, forse qualcosa in più si può ancora fare: nel 2015, infatti, sui 590 mila euro ricavati dagli oneri di urbanizzazione, sono stati impiegati “solo” 260 mila euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche, cioè il 44% dei fondi; un dato in calo, visto che nel 2012, a fronte di una disponibilità di 1,24 milioni si è investito in questo settore 1,13 milioni, cioè il 91% del totale. Tanto si è fatto, senza dubbio, ma la strada è ancora lunga, e gli ostacoli sono ancora troppi.

    Nicola Giordanella

     

  • Dissesto e sicurezza, presto tavolo tra Comune, ordini professionali e privati per il monitoraggio e la prevenzione

    Dissesto e sicurezza, presto tavolo tra Comune, ordini professionali e privati per il monitoraggio e la prevenzione

    Fare sistema per intervenire prima delle emergenze: un tavolo di lavoro che possa coinvolgere, oltre alle istituzioni locali, anche enti professionali e i condomini a rischio, al fine di mappare la situazione e tracciare un percorso comune di prevenzione. Questa la proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Crivello, in risposta alle numerose richieste di chiarimento arrivate durante il question time in Sala Rossa, a proposito della frana verificatasi nei giorni scorsi in zona Fereggiano, a Quezzi, che ha costretto le autorità a sgomberare 168 persone nel cuore della notte, poi successivamente rientrate nelle loro abitazioni.

    Dopo l’emergenza, è iniziata la conta dei danni: il terreno franato è situato in area privata, cosa che ha dato il via, quindi, ad una querelle tra amministrazione comunale e proprietari per capire di chi è la responsabilità, anche economica, di questa situazione e dei necessari interventi ora da compiere. I lavori di messe in sicurezza del fronte franoso sono stati iniziati dai privati e i servizi tecnici del Comune «stanno monitorando la messa in sicurezza del terreno – ha spiegato Crivello – e abbiamo richiesto che venga consegnata entro le 14 di domani il programma dettagliato per i lavori di intervento». Se non arriveranno queste informazioni precise entro il termine prefissato, il Comune procederà «con un intervento in danno».

    Tavolo per la prevenzione

    Lo sviluppo del quartiere di Quezzi, come è noto, è figlio di una stagione urbanistica molto distante dai canoni di oggi; un’idea di crescita della città che ha regalato ai posteri numerosi problemi di gestione, manutenzione e sicurezza, sul Fereggiano come in molte altre zone della nostra città. Da questa considerazione nasce dunque una questione immediata: quante e quali zone della nostra città sono in queste condizioni? Esistono dei condomini a rischio crollo? Quale è lo stato di manutenzione dei condomini coevi a quelli che nelle ore scorse hanno mostrato le loro criticità? «Per rispondere a questa domanda dobbiamo attivare dei monitoraggi – ha richiesto Guido Grillo, consigliere in quota Pdl – e l’ente comunale ha il dovere di attivarsi in questo senso». Il problema, però, sta nel fatto che molti terreni a rischio insistono in aree private relativi a condomini, che non sono proprietà pubblica; da qui l’idea e la necessità di coinvolgere i privati (cioè i condomini o i loro rappresentanti) in questo tavolo di lavoro: «Ritengo che sia necessario a questo punto convocare un tavolo – ha sottolineato l’assessore – con le associazioni territoriali, gli enti, gli ordini professionali e i proprietari dei palazzi e terreni per capire come si possa lavorare sulla prevenzione».

     

    Nicola Giordanella

  • Case popolari, Tursi sblocca 5 milioni per le manutenzioni «ma il “Patto per Genova” ha snobbato il sociale»

    Case popolari, Tursi sblocca 5 milioni per le manutenzioni «ma il “Patto per Genova” ha snobbato il sociale»

    casa-abitazioneIl Comune di Genova mette sul piatto 4 milioni e 800 mila euro, divisi in due tranche, per finanziare la manutenzione straordinaria degli edifici di edilizia popolare. In questi giorni sbloccate anche le pratiche per la costruzione dei 150 appartamenti nell’area ex Boero di Molassana, che saranno destinati a locazioni con canoni calmierati, come previsto dal progetto. «Un investimento del Comune di Genova, scelto dalla giunta per mantenere utilizzabili in sicurezza diversi condomini popolari in tutta la città – spiega l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie e per la Casa Emanuela Fracassiuna decisione che prosegue la politica sociale portata avanti da questa amministrazione».

    Gli interventi

    Gli interventi urgenti di manutenzione straordinaria riguardano in particolare gli adeguamenti alla normativa antincendio ed alla normativa sul riscaldamento centralizzato, la riqualificazione degli impianti di riscaldamento e degli ascensori, la sostituzione di serramenti e caldaie non funzionanti, nonché il rifacimento coperture e facciate in vari edifici. Ecco il dettaglio della prima parte della spesa: in via Brocchi 60, a Begato Nove, verrà impermeabilizzata la copertura del caseggiato, per 140 mila euro di spesa, per risolvere un problema di infiltrazioni negli appartamenti degli ultimi piani; in via Lugo 10 sarà previsto un intervento del costo di circa 1 milione e 300 mila euro, che consentirà il rifacimento della facciata, impermeabilizzazioni, risanamenti strutturali di balconi e cornicioni, e riqualificazione del vano scale e del portone. Per il complesso di edifici di via Novella, nel quartiere CEP di Genova Prà, saranno eseguiti interventi di riqualificazione degli impianti di distribuzione del riscaldamento, dell’acqua sanitaria e degli scarichi fognari a servizio del complesso di edifici contrassegnati dai numeri civici dall’11 al 101, per una spesa complessiva di 62 mila euro. Infine, in Centro Storico si procederà, dove necessario, per evitare pericoli alla pubblica incolumità, nel programma già avviato di sostituzione di serramenti esterni con uno stanziamento di circa 100 mila euro. Nelle prossime settimana dovrebbe essere deliberata la seconda tranche di spesa di un milione e 800 mila, ancora da dettagliare. Come spiegato dall’assessore stesso, il prossimo passo sarà quello di assegnare i lavori, che sulla carta potrebbero terminare entro la fine del 2017.

    Questo investimento era già stato pensato dalla giunta nei mesi scorsi; le manutenzioni programmate non interverranno su alloggi vuoti, ma all’interno di condomini e palazzi con appartamenti già assegnati; l’offerta di nuove case di edilizia residenziale pubblica, quindi, non verrà implementata direttamente: «Sono interventi di manutenzione – spiega l’assessore – che permetteranno di adeguare le abitazioni alle norme di sicurezza e abitabilità vigenti», evitando quindi di aggravare ulteriormente la situazione del parco alloggi. «Ovviamente servirebbero più soldi per fronteggiare meglio il fenomeno dell’emergenza abitativa – prosegue Fracassi – che in questi anni si è aggravato ulteriormente». Recentemente Regione Liguria ha sbloccato il finanziamento statale destinato al fondo per la morosità incolpevole: per Genova significa 1,2 milioni di euro, che andranno ad aiutare le persone che non riescono a sostenere più l’affitto, a causa di una incidentale perdita di reddito. «Regione Liguria non ha aggiunto un euro – sottolinea l’assessore comunale – essendo tutti soldi statali, e sicuramente potrebbe fare di più».

    Patto per Genova, soldi ma non per tutti

    Anche il governo, però sembra non aver tra le priorità l’investire nell’edilizia popolare: il “Patto per Genova”, siglato pochi giorni fa tra il sindaco Marco Doria e il premier Matteo Renzi, non ha voci di spesa dedicate al settore, nonostante la giunta abbia più volte dichiarato di aver avuto grosse difficoltà a mantenere invariate le voci di bilancio destinate al sociale: «Certo, dal mio punto di vista ci saremmo aspettati di più da Roma – ammette Fracassi – ma sicuramente un piano di investimenti che mira ad aumentare lo sviluppo del territorio, foraggiando per esempio l’edilizia, potrà forse dare lavoro, che è il primo modo per arginare l’impoverimento delle famiglie genovesi e non».

    Investire nello sviluppo di un territorio è sicuramente importante, e può portare ad un benessere diffuso; viste le ristrette condizioni di cassa in cui si trovano gli enti locali, però, l’intervento statale è sempre più necessario; salta all’occhio, quindi, la totale assenza di voci dedicate al sociale nella tabella dell’accordo siglato sabato scorso, con grande clamore, a Palazzo Tursi. A guardare i nomi dei progetti finanziati (Erzelli e Blueprint su tutti), c’è da chiedersi quali potranno essere le soluzioni adottabili nel breve e medio periodo per arginare l’emergenza abitativa che sta interessando migliaia di famiglie, oramai da diversi anni, nell’attesa che i soldi “portati” a Genova entrino in circolo tanto da diventare risorsa spendibile (anche per gli affitti) per i cittadini. Un’ultima considerazione: a fronte di quanto si spende per alcune grandi opere, i 110 milioni del “Patto per Genova” sembrano briciole.

    Nicola Giordanella