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  • Uffici postali, provincia di Genova: il piano prevede tagli e chiusure

    Uffici postali, provincia di Genova: il piano prevede tagli e chiusure

    posteLa prevista chiusura dell’ufficio postale di Fabbriche (località nell’immediato entroterra di Voltri) scatena la reazione dei cittadini che rispondono con una raccolta firme per tentare di scongiurare la perdita di un importante presidio sul territorio.
    Gli abitanti di Fabbriche e della Val Cerusa manifestano il loro totale dissenso nei confronti di quella che definiscono «Un’operazione antisociale da parte di Poste Italiane S.p.A. la quale, ancorché formalmente privata, continua a gestire un servizio essenziale in cui la “mission” di pubblico interesse non può, e non deve, essere trascurata».
    Il Municipio Ponente si schiera al loro fianco: il presidente Mauro Avvenente ha preso carta e penna per scrivere a Claudio Burlando, Presidente della Regione Liguria e Marco Doria, presidente di Anci Liguria. «La zona dell’alta Val Cerusa è abitata da circa un migliaio di persone – spiega Avvenente – La popolazione residente è prevalentemente composta da cittadini anziani che poca dimestichezza hanno con le pratiche informatizzate e con gli accessi agli sportelli virtuali proposti via Internet, la maggior parte di essi usano gli sportelli postali per le attività routinarie legate a quella parte di attività postali più afferenti a quelli che possono essere definiti servizi di pubblica utilità. Le località della valle distano mediamente 6-7 km da Voltri dove è allocato lo sportello postale più vicino che, per ragione di spazi contenuti e affluenza di clientela, offre affollamenti costanti e continui».
    «L’impostazione meramente aziendalistica di Poste Italiane presuppone un ragionamento che afferisce la sfera prettamente economica in quanto azienda divenuta ormai da tempo S.p.A.», sottolinea il Presidente del Municipio Ponente.
    «Moltissimi Comuni hanno preso posizioni molto decise e forti a difesa degli interessi dei propri cittadini – conclude Avvenente – arrivando addirittura ad ipotizzare la possibilità di ricorrere per “interruzione di pubblico servizio”; i Comuni di Campomorone, Tovo S. Giacomo, Bonassola, i Sindaci di alcuni piccoli Comuni delle Province di Siena, Reggio Calabria, Lucca ed altre località sparse lungo tutto lo stivale si sono mobilitati a tutela degli sportelli siti nelle zone decentrate».

    PROVINCIA DI GENOVA: GLI EFFETTI DEL PIANO DI RIORGANIZZAZIONE 2012

    posteitalianeL’ufficio di Fabbriche è inserito nell’elenco nazionale degli uffici “anti-economici” che Poste Italiane S.p.A. è tenuta a presentare ogni anno all’autorità di riferimento, ovvero l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Per la Liguria il piano di interventi 2012 prevedeva 43 chiusure ed altrettante razionalizzazioni da attuare entro il 31 dicembre 2012.
    «Dopo una serrata trattativa siamo riusciti a ragionare su un taglio territoriale pari al 50% di quello inizialmente previsto – racconta Claudio Donatini, segretario regionale della Cisl-Slp – In Liguria ci siamo seduti al tavolo e abbiamo determinato la chiusura di 24 uffici anziché 43. Attualmente 23 sono già stati chiusi». Lo sportello di Fabbriche, in pratica, è l’ultimo superstite della lista comprendente 8 uffici in Provincia di Genova, 8 a Savona, 6 a La Spezia, 2 ad Imperia.
    L’elenco completo delle chiusure in Provincia di Genova è il seguente: Meco, Moranego, Parazzuolo, San Rocco di Camogli, Amborzasco, Pian dei Ratti, Ponte di Savignone, Genova 42 Fabbriche (i cui tempi sono slittati ma è in fase di chiusura).
    Le razionalizzazioni, invece, riguardano: Isolona (apertura 3 giorni a settimana); Prato Sopra la Croce (apertura 2 giorni a settimana); Laccio (apertura 2 giorni a settimana); San Lorenzo della Costa (apertura 3 giorni a settimana); Montebruno (apertura 5 giorni a settimana); Pian di Fieno (apertura 2 giorni a settimana); Roccatagliata (apertura 2 giorni al mese); Isoverde (apertura 3 giorni a settimana); Crocefieschi (apertura 3 giorni a settimana).
    «Occorre precisare che, nel tempo, l’azienda ha già chiuso, parzialmente o totalmente, altri uffici postali», aggiunge Paolo Diaspro, responsabile genovese della Fialp-Cisal (Federazione Autonoma Italiana Lavoratori Postelegrafonici) che ci ha fornito il report completo.
    Spesso e volentieri la razionalizzazione – ovvero la riduzione dei giorni di apertura degli uffici – è il preludio della loro definitiva scomparsa. Lo sportello di Fabbriche non fa eccezione visto che, ormai da alcuni anni, è aperto solo tre giorni a settimana. E per Poste italiane – sottolinea il Presidente del Municipio Ponente – è gioco facile indicare lo scarso traffico di operazioni quale motivo valido a giustificarne la chiusura.
    «L’azienda, dopo aver ottenuto il via libera dall’Agcom, attiva due canali di confronto con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali», spiega Diaspro, Failp-Cisal. La discussione, però, si svolge in maniera separata. «Noi, invece, chiediamo di aprire dei tavoli a tre – afferma Umberto Cagnazzo, rappresentante genovese della Cgil-Slc – ma Poste Italiane rifiuta questa impostazione».
    Tutti i sindacati, all’unisono, ribadiscono il valore sociale degli uffici siti in località decentrate che, saranno pure anti-economici, ma rappresentano fondamentali presidi sul territorio. Attualmente, però, difenderli è ancor più arduo. «Mentre in precedenza si combatteva per il mantenimento di tali uffici a salvaguardia del livello occupazionale – sottolinea Donatini, Cisl-Slp – oggi non è più così visto che il personale degli sportelli periferici rientra nel budget degli uffici più grandi. Quindi, fortunatamente, non sono a rischio i posti di lavoro».

    POSTE PUNTA SUL COMPARTO FINANZIARIO E RIDUCE IL SERVIZIO POSTALE

    poste-italianePoste Italiane è una S.p.A. a capitale interamente statale (Ministero dell’Economia e delle Finanze) che ha sviluppato due divisioni al suo interno: una più redditizia, quella dei servizi finanziari e bancari; una caratterizzata dalla forte vocazione pubblica, vale a dire quella dei sevizi postali svolti dai portalettere e dagli uffici.
    «Ormai in Poste Italiane c’è una forte impronta di tipo commerciale – spiega Riccardo Somaglia, segretario regionale Uil Poste – L’azienda punta alla vendita di prodotti finanziari, assicurativi, bancari, telefonici, ecc.». Ovviamente è più facile svolgere tali mansioni negli uffici di Genova centro piuttosto che nelle piccole località. «Ad esempio, i cittadini del Ponente possono contare sull’ufficio di Voltri dove c’è una sala consulenza con operatori adeguatamente formati – aggiunge Donatini, Cisl-Slp – Negli uffici periferici, invece, questo comparto è ridotto al minimo: rappresenta il 2-3% della produzione. Inoltre, gli uffici piccoli non hanno le autorizzazioni necessarie di Banca d’Italia, Consob, ecc. per vendere i prodotti bancari, quindi non garantiscono un ritorno economico sufficiente a giustificare la loro sopravvivenza».
    «Poste Italiane concentra l’attenzione nel settore business – afferma Diaspro, Failp-Cisal – infatti, proprio in questi mesi, sta attivando un gruppo di promotori finanziari che lavoreranno all’esterno degli uffici per proporre prodotti bancari, assicurativi e finanziari».

    L’azienda punta sui servizi a più alto valore aggiunto e nel contempo mette in atto una personale operazione di “spending review”. «Il 28 febbraio abbiamo avuto incontro a Roma per discutere l’ennesima razionalizzazione che in altri termini significa taglio dei servizi postali – racconta Diaspro, Failp-Cisal – Si tratta di 5800 posizioni lavorative in tutta Italia (portalettere e logistica). Per Genova logistica significa il Centro di Meccanizzazione Postale di Cornigliano Aeroporto. Siamo riusciti a ridimensionare il taglio di 181 posizioni lavorative, riducendolo a 168 esuberi».
    Per quanto riguarda il servizio di recapito, a livello regionale, i posti in esubero sono 290. «Si parla di reimpieghi – continua Diaspro – ovvero una parte (47 posizioni lavorative) sarà riassorbita dal servizio pacchi e dai servizi innovativi. In Liguria l’eccedenza effettiva (considerando i 168 esuberi del Centro di Meccanizzazione Postale di Genova Cornigliano) sarà di 411 posti di lavoro: alcuni saranno risolti attraverso l’incentivo all’esodo previsto dalla riforma Fornero; per gli altri interverrà la mobilità professionale, ovvero il personale sarà spostato verso gli uffici postali che oggi sono in difficoltà».

    Il paradosso è che stiamo parlando di un’azienda che procede con tagli e riduzioni nonostante goda di ottima salute. Nel bilancio 2011 l’utile è stato di 846 milioni di euro «Gran parte del quale è andato all’azionista, ovvero lo Stato», ricorda il responsabile genovese della Failp-Cisal.
    In questo senso occorre non dimenticare le responsabilità dell’amministrazione statale, latitante quando si tratta di versare i contributi economici dovuti all’operatore postale – Poste Italiane S.p.A. – incaricato di svolgere il servizio universale di recapito sul territorio italiano in virtù di un contratto di programma. «Lo Stato, ormai da alcuni anni, ha smesso di effettuare il pagamento – sottolinea Cagnazzo, Cgil-Slc – Una voce di entrata che consentirebbe all’azienda di garantire i servizi in cui è in perdita, quali la presenza di uffici postali periferici ed il servizio di recapito nelle zone meno raggiungibili. Stiamo parlando di un cifra che supera il miliardo di euro».

    QUALE FUTURO PER UFFICI PERIFERICI E SERVIZIO POSTALE?

    Indubbiamente il volume del traffico postale continua a diminuire (-10% nel 2011 rispetto al 2010) dunque gli uffici devono, per forza di cose, “riciclarsi”. «Nelle Regioni in cui l’attività politica è più concreta hanno trovato la soluzione – spiega Somaglia, Uil Poste – trasformando gli sportelli in centri multi servizi che svolgono mansioni in collaborazione con la pubblica amministrazione: Comuni, Province, Asl».
    «L’unico modo per salvare gli uffici periferici è raggiungere degli accordi con gli enti locali che riducano i costi vivi per l’azienda – aggiunge Cagnazzo, Cgil-Slc – Ad esempio esentando Poste Italiane dal pagamento dell’affitto per i locali».
    «Una parziale risposta alla riduzione del servizio postale sul territorio potrebbe essere il postino telematico – sottolinea Donatini, Cisl-Slp – Il portalettere, dotato di adeguata strumentazione elettronica, non porterà solo corrispondenza ma si occuperà anche di transazioni di carattere finanziario».
    «Per il 2013 non sappiamo ancora se l’azienda ha intenzione di presentare nuovo piano chiusure – spiega Diaspro, Failp-Cisal – Noi suggeriamo di rifletterci attentamente. Se vogliamo razionalizzare nel contempo dobbiamo attivare dei servizi domiciliari. La sperimentazione del postino telematico si sta allargando lentamente e auspichiamo sia implementata in tutta Italia. Non vogliamo, invece, che l’azienda si ripieghi su se stessa, concentrandosi esclusivamente nel settore più redditizio. Bisogna investire anche nei servizi postali».
    Se l’azienda ha due comparti «Deve sfruttarli entrambi – sottolinea il segretario regionale Uil Poste – Invece c’è troppa divisione. Noi chiediamo maggiore unità aziendale. Mentre qualcuno spinge in direzione contraria con l’obiettivo di separare i servizi finanziari da quelli postali: una separazione che avrebbe un impatto devastante».
    «La situazione in effetti è schizofrenica – ammette il responsabile genovese Failp-Cisal – Va bene la razionalizzazione dei servizi postali, visto che cala il traffico di corrispondenza, però, bisogna pensare anche allo sviluppo. Prima di continuare a parlare di tagli occorre capire come intendiamo gestire il servizio».
    «Poste Italiane deve mantenere la sua unità – conclude Diaspro, Failp-Cisal – Ma lo scorporo dell’azienda rimane una spada di Damocle che continua a pendere sulla nostra testa».

     

    Matteo Quadrone

  • Trasporto pubblico locale: prima degli aumenti tariffari, migliorare il servizio

    Trasporto pubblico locale: prima degli aumenti tariffari, migliorare il servizio

    Corso Europa«Se si può essere lieti che la tariffa integrata sembri correre meno rischi di alcune settimane fa – spiegano in un comunicato congiunto WWF e Legambiente – è evidente che Regione Liguria e Comune di Genova siano ben lontani dall’avviare una politica virtuosa per il trasporto pubblico».

    A Genova, infatti, nonostante già ora siano in vigore le tariffe più care d’Italia «Comune e Regione sono intenzionati a procedere ad un ulteriore aumento delle tariffe del trasporto pubblicosottolineano Legambiente e WWF – E così si passerebbe dai già molti 43 euro per un abbonamento mensile a 45 e dai 380 di un annuale a 395».

    Aumenti in cambio di che cosa? Si domandano le due associazioni ambientaliste che ricordano «In questi anni non si è fatto altro che tagliare il servizio, sia bus che treni, con l’effetto di veder calare il numero di passeggeri che utilizzano i mezzi pubblici e aumentare l’evasione del pagamento del biglietto». Tutto ciò a fronte di continui e massicci aumenti delle tariffe «In 10 anni si è passati 25,82 euro per un mensile a 43 sottolineano WWF e Legambiente – se passeranno questi nuovi aumenti a 45, mentre in realtà ben più fornite di servizio, come Milano, è da 10 anni che non vi sono aumenti degli abbonamenti, e si pagano 30 euro per un mensile e 300 per un annuale, con aumento del numero degli abbonati del 30%!».

    Per le associazioni l’aumento delle tariffe legato alla motivazione dell’inflazione, così come presentato da Regione e Comune non appare credibile «Aumento legato all’inflazione? L’inflazione esiste solo a Genova? (e a livelli dell’Argentina?)».

    La posizione di Legambiente e WWf è netta «Prima di qualsiasi aumento tariffario si devono vedere concrete azioni per rendere più efficiente e migliore il servizio. Questo significa che Deve essere messo in campo un efficiente sistema di integrazione modale e oraria in modo che il trasporto pubblico sia un vero servizio utile e usufruibile da tutti, agevole e veloce».

    Laddove questi processi sono stati avviati, ovvero nella maggior parte delle città europee e in una parte di città e regioni italiane (Milano e Lombardia, Campania, Lazio, Torino, ad esempio) «Hanno portato all’aumento degli introiti da parte delle aziende di trasporto e un aumento consistente del numero di passeggeri».

    All’interno di un processo di miglioramento del trasporto pubblico, secondo le associazioni, devono esserci «L’estensione delle corsie gialle protette e con semaforizzazione preferenziale, che garantisce un aumento della velocità commerciale degli autobus e quindi risparmi economici netti; una valutazione dei lavori pubblici, per evitare spese inutili e recuperare risorse per il tpl (vedi guard rail di C.so Europa); lo spostamento di risorse sui capitoli della Regione Liguria e del Comune di Genova, assolutamente sbilanciati in questi anni a favore delle infrastrutture stradali piuttosto che sul trasporto collettivo; la rivisitazione del Contratto di Servizio tra Regione Liguria e Trenitalia, che premia l’azienda in termini monetari a fronte di treni lumaca ed evidenti disservizi; politiche di marketing per acquisizione e fidelizzazione dell’utenza».

  • Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Forme dell'acquaA un anno e mezzo dai referendum sull’acqua – con cui l’eliminazione del profitto dal servizio idrico è diventata legge – le bollette non sono cambiate: nella sola provincia di Genova, finora, IREN ha sottratto agli utenti 56 milioni di euro.
    Ma non solo «Il 28 dicembre scorso l’Autorità incaricata dal Governo ha emanato il nuovo metodo per calcolare le bollette dell’acqua – spiega il Comitato genovese Acqua Bene Comune (aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) – Con il nuovo metodo alla voce “remunerazione del capitale investito” viene cambiato nome (“costi delle immobilizzazioni”) e rientra così dalla finestra quello che avevamo cancellato col nostro voto».

    «Si scriva tariffa, si legge truffa! – denuncia il comitato – La recente delibera sulla nuova “taruffa” del servizio idrico, fatta dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, tradisce il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011, in quanto prevede: reintroduzione della remunerazione del capitale investito (profitto) con il nome di “rischio di mercato” e “oneri finanziari” (punto 3.49 DCO 290/2012/R/idr, punto 6.41 DCO 204/2012/R/idr ); niente più tetto massimo per aumenti tariffari (possibili aumenti retroattivi!) (DCO 290/2012/R/idr pagg 60 e segg.); rimborso al gestore anche per le opere già pagate da contributi pubblici (punto 3.59 DCO 290/2012/R/idr); eliminazione di ogni forma di controllo locale: i comuni ridotti a passacarte (punto 6.10 DCO 204/2012/R/idr)».

    Venerdì 18 gennaio a Genova, presso il centro congressi di Iren in via Serra «Gli autori del nuovo metodo, insieme al presidente di Iren, Roberto Bazzano e al presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini si faranno il loro bel convegno in famiglia – continua il comitato – Concluderà il Sindaco di Genova Marco Doria. Ci auguriamo che il Sindaco, in quanto rappresentante della comunità dei cittadini-elettori, rammenti ai presenti la volontà chiaramente espressa dal popolo italiano. Anche noi saremo lì fuori per ricordare che l’acqua è un diritto umano e non una merce: ore 11-13 presidio e flash mob davanti al centro congressi Iren (tra via SS. Giacomo e Filippo e via Serra)».

    Nel pomeriggio il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita tutti i cittadini, i movimenti, le associazioni, le organizzazioni che hanno sostenuto i referendum a incontrarsi in una assemblea pubblica presso il Circolo Autorità Portuale di Genova in Via Albertazzi 3r (davanti alla caserma dei pompieri e alla Coop Negro), a partire dalle 17.30.

    Assemblea pubblica su: “La nuova tariffa dell’acqua, la ripubblicizzazione del servizio idrico e la tutela dei beni comuni”.

    Con la partecipazione di: CORRADO ODDI Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua; MIRKO TUTINO assessore alla Cultura, Paesaggio e Ambiente della Provincia di Reggio Emilia; VINCENZO GENDUSO Sindaco di Taggia (IM) PINO COSENTINO, Comitato genovese acqua bene comune; introduce e modera ROBERTO MELONE Referente ligure Comitati acqua.

    Sono previsti interventi dei movimenti genovesi dei beni comuni e dei servizi pubblici. È invitato anche il sindaco di Genova, prof. Marco Doria.

    «Chiederemo a tutti, cittadini, movimenti, associazioni, sindacati, partiti, e istituzioni, in primo luogo al Comune di Genova, un serio impegno per: un nuovo tipo di servizio pubblico, trasparente, partecipativo, efficiente, senza fini di lucro; le aziende che gestiscono acqua (MdA), trasporto pubblico locale (AMT), rifiuti (AMIU), manutenzione della città (ASTER) siano pubbliche l’introduzione di strumenti di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle aziende pubbliche e della città», conclude il Comitato genovese Acqua Bene Comune.

     

     

  • Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    AcquaIl 28 dicembre l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell’acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato. 

    La denuncia arriva dai movimenti per l’Acqua Bene Comune, i quali spiegano «Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale. In egual modo, l’Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull’acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “oneri finanziari”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta».

    Ma fa anche di peggio, secondo associazioni e comitati che si riconoscono nella battaglia per l’acqua pubblica «Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Questo avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie. Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l’anno per i prossimi 20/30 anni)».

    «L’Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un’ impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall’acqua – continua la nota dei movimenti – Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi».

    Per questo «Vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell’Autorità – conclude la nota – E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare. Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe».

  • Metropolitana Brignole, ritardi nei lavori: discussione in Consiglio

    Metropolitana Brignole, ritardi nei lavori: discussione in Consiglio

    Ieri in consiglio comunale si è discusso della Metropolitana genovese, un’opera infinita che dopo vent’anni – tra ritardi, intoppi, problemi con i lavori nel sottosuolo, progetti sbagliati ed una marea di soldi pubblici investiti – ancora oggi rimane incompiuta.

    Un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) presentata dai consiglieri Lilli Lauro (Pdl), Stefano Anzalone (Idv) e Edoardo Rixi (Lega Nord) ha chiesto alla Giunta di fare luce sulla questione, in particolare per quanto riguarda la prevista inaugurazione del tratto De Ferrari-Brignole che, secondo notizie comparse nel fine settimana sul “Secolo XIX”, dovrebbe nuovamente slittare.

    «L’amministrazione della città ha fallito – tuona il consigliere Lauro – Con un grande sperpero di denaro dei contribuenti. La metropolitana di Genova è la più costosa e, nello stesso tempo, la più corta del mondo. Ma non solo, anche i tempi di realizzazione sono biblici. Abbiamo letto sui giornali che il completamento della fermata, a causa dell’imposizione di nuovi controlli, non sarà realizzato nei tempi previsti. Questa è una presa in giro visto tutti i proclami fatti nel recente passato dall’amministrazione comunale».

    In effetti l’ex Giunta Vincenzi aveva parlato di fine 2011. Mentre la Giunta Doria ha mostrato maggiore prudenza, sostenendo che la nuova fermata di Brignole sarebbe stata operativa entro il Natale 2012. 

    «Da tempo attendiamo l’inaugurazione del nuovo tratto De Ferrari-Brignole – ha ricordato il consigliere Anzalone – Noi vorremmo capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione in merito al completamento di quest’opera così importante per i cittadini».

    Il consigliere Rixi, invece, ha voluto sottolineare i motivi del ritardo «Ci sono state alcune preoccupanti osservazioni dei vigili del fuoco in merito all’agibilità dell’opera. Ad esempio la maxi grata che chiude il pozzo di ventilazione di Largo Lanfranco sarebbe troppo pesante ed in caso di emergenza, aprirla risulterebbe molto complicato. Inoltre sono stati ordinati altri ritocchi negli ascensori, nella segnaletica e nei percorsi per disabili. Mi chiedo come sia possibile che Ansaldo Sts (il concessionario dei lavori della metropolitana genovese), un’azienda che costruisce a regola d’arte in tutto il mondo, solo a Genova riesca a fare degli errori!».

    Ha risposto l’assessore a Mobilità e Traffico, Anna Maria Dagnino «La nostra amministrazione non ha mai fornito una data precisa. L’attività sta proseguendo secondo il programma. La Commissione di agibilità sta facendo le opportune valutazioni. Recentemente si sono aggiunte le nuove verifiche specifiche dei vigili del fuoco, in precedenza non previste. E anche la Consulta per l’handicap è stata chiamata ad esprimere il suo parere. A fine dicembre dovrebbe partire il pre-esercizio, ovvero la verifica del servizio da parte di Amt che durerà una quindicina di giorni».

    «Altro che programma rispettato! Gli innumerevoli ritardi hanno fatto lievitare il prezzo dell’opera – ha replicato Lauro – e così oggi il Comune è costretto ad accendere un mutuo per versare ad Ansaldo Sts 15 milioni di euro in più rispetto a quanto inizialmente pattuito».

    «Noi vorremmo conoscere dei tempi certi – ha ribadito Anzalone – I lavori sono in ritardo ormai da anni, non si può affermare che sia stata rispettata la programmazione degli interventi».

     

    Matteo Quadrone

  • Amt, il WWF scrive al Comune: cambiare le politiche del tpl

    Amt, il WWF scrive al Comune: cambiare le politiche del tpl

    Una lettera aperta indirizzata ai consiglieri comunali per sollecitare un intervento della Giunta affinchè venga riscritta la delibera di indirizzo su Amt approvata dallo stesso consiglio comunale nel luglio scorso. Questa l’iniziativa messa in atto dalla sezione genovese del WWF, da sempre attenta al tema del trasporto pubblico locale.

    Lo spunto è fornito dalle preoccupanti notizie sulla possibile disdetta della tariffa integrata Trenitalia-AMT«Crediamo sia superfluo rimarcare come tale disdetta rappresenti una scelta gravissima per la mobilità cittadina, in totale contraddizione con obiettivi di favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile – scrive il WF –  La tariffa integrata è una delle poche cose intelligenti fatte per il trasporto pubblico in questa città dal 1994 ad oggi, che a parte questo, non ha visto che tagli del servizio, aumenti tariffari, e sperpero di denaro pubblico per opere sbagliate».

    L’associazione ambientalista ricorda che «A Milano un abbonamento mensile (treno + bus + metrò + tram) costa 30 euro, contro i 43 di quello genovese, per un servizio ben superiore. Con la disdetta della tariffa integrata migliaia di cittadini si troveranno a pagare tariffe dell’ordine di 80 forse 100 euro per poter utilizzare più mezzi: tariffe superiori a quelle svizzere (dove gli stipendi sono 3 volte i nostri) e totalmente insostenibili in una situazione di crisi simile».

    «Qualcuno pensa che queste scelte possano migliorare i conti AMT? – si domanda retoricamente il WWFAl contrario, è l’integrazione tariffaria che procura più introiti per le stesse aziende, in quanto aumenta il bacino di utenza. È come pensare che se in un bus ogni 10 minuti ci sono 20 persone, mettendo un bus ogni ora ce ne saranno 120!».

    Il WWF, inoltre, sottolinea «Questa disdetta è una conseguenza della delibera del 31 Luglio che doveva “salvare AMT”. Siamo convinti che molti tra Voi non abbiano capito che quella delibera aveva tra le tante conseguenze negative quella della scomparsa delle tariffazione integrata. Ma resta il fatto che è stato approvato un pessimo documento programmatico, che partendo da premesse false (ovvero che le aziende pubbliche di TPL non possano funzionare bene, mentre i casi ATM di Milano e GTT di Torino dimostrano l’esatto contrario) non si è posto in alcun modo l’obiettivo di migliorare e incentivare il trasporto pubblico, ma al contrario quello di tagliare e privatizzare il servizio».

    E l’associazione conclude la missiva con alcune richieste «Noi pensiamo che il Consiglio Comunale debba chiedere conto al Sindaco, alla Giunta, all’Assessore alla Mobilità e al Presidente di AMT degli indirizzi adottati; debba chiedere conto dell’inerzia della Giunta e dell’Assessore, sul perché non sia stata ancora approntata la delibera per l’efficientamento del servizio di trasporto pubblico, così come previsto dagli Ordini del Giorno approvati».

    Insomma, il WWF pensa che «La delibera sia da riscrivere e debba invece essere approvato un nuovo documento di indirizzo in cui si reimposti totalmente la politica del trasporto pubblico, che non dovrà più vedere i cittadini pagare un prezzo altissimo di scelte sbagliate».

     

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Comune di Genova: il quadro generale e i numeri delle società partecipate

    Comune di Genova: il quadro generale e i numeri delle società partecipate

    Analizzando il bilancio del Comune di Genova abbiamo cercato di comprendere qual è lo stato dell’arte delle cosiddette società partecipate ovvero quelle che vedono la partecipazione finanziaria – in tutto o in parte – dell’istituzione di Palazzo Tursi.

    Innanzitutto focalizziamo l’attenzione esclusivamente sulle società controllate (detenute per una quota superiore al 50%) e sulle collegate (dove la partecipazione del Comune varia tra il 20 e il 50%).

    Partiamo dalle controllate:
    Due società sono in liquidazione perché la loro gestione si è rilevata fallimentare: A.M.I. spa (100%) in liquidazione con C.C. 10/2008; Sportingenova spa in liquidazione con C.C. 35/2010.
    Le altre sono: S.P.IM. spa (100%); Job centre srl (100%); A.M.I.U. spa (97,03%); A.M.T. spa (59%); A.S.TER. spa (100%); Ri.Ge.Nova srl (51%); Themis srl (69,93%); A.se.F. srl (100%); Porto Antico spa (51%).

    Mentre per quanto riguarda le collegate, questa è la situazione:
    Fiera di Genova spa (32%); Società per Cornigliano spa (22,5%); Finanziaria Sviluppo Utilities srl.

     

    Nel Conto Economico del bilancio del Comune è possibile osservare nella categoria Entrate correnti quali sono gli Utili netti da partecipate:

    Altre entrate           Cons. 2010            Prev. 2011       Cons. 2011
    Proventi servizi pubblici

    49

    70

    68

    Utili netti da partecipate

    11

    18

    11

    Proventi beni comunali

    34

    33

    32

    Altre

    58

    24

    35

    Totale

    152

    145

    146

    Totale entrate correnti

    804

    769

    778

     

    La tabella evidenzia come nel consuntivo 2011 gli utili netti da partecipate (11 milioni di euro), siano minori rispetto al preventivo 2011 (18 milioni di euro).

    A livello consuntivo i Trasferimenti da parte dello Stato sono stati minori mentre la Regione è riuscita a dare di più delle previsioni, con un contributo straordinario, in gran parte legato al Trasporto pubblico locale, di circa 12 milioni di euro che è servito anche per sistemare i conti della società controllata AMT la quale ha approvato il bilancio 2011 (non ancora visibile) il 16 aprile scorso.

    Per quanto riguarda le Uscite correnti, cioè le spese correnti che ogni anno il Comune deve sostenere per erogare i suoi servizi, questo è il quadro:

    Per natura    Cons. 2010    Prev. 2011    Cons. 2011
    Personale

    246

    245

    238

    Prestazioni di servizi

    281

    354

    382

    (compresa il servizio smaltimento rifiuti)
    Locazioni

    12

    12

    13

    Trasferimenti

    118

    22

    33

    interessi passivi

    43

    51

    44

    altre uscite

    38

    40

    23

    Totale uscite correnti

    738

    724

    733

     

    per destinazione

       Cons. 2010

      Prev.  2011

     Cons. 2011

    Funzioni generali

    204

    220

    201

    Polizia locale

    49

    45

    48

    Istruzione

    78

    78

    78

    Cultura e beni culturali

    28

    24

    26

    trasporti e viabilità

    122

    116

    123

    gestione del territorio

    148

    148

    151

    settore sociale

    86

    72

    82

    sviluppo economico

    10

    8

    9

    settore sportivo

    3

    4

    4

    turismo

    5

    3

    4

    giustizia

    6

    6

    6

    Totale

    738

    724

    733

    Nelle Prestazioni di servizi e nei Trasferimenti sono indubbiamente comprese anche le uscite a favore delle società controllate e collegate ma nel bilancio comunale non è possibile visionare il dettaglio preciso.

     

    Passando allo Stato patrimoniale, nell’Attivo del Comune di Genova, figurano le Partecipazioni:

    Comune di Genova – ATTIVO

                2009

                2010

                   2011

     

     

     

    Immobilizzazioni materiali:
    Beni indisponibili

    2.576

    2.574

    3.147

    Immobilizzazioni in corso ed altri beni

    429

    514

    565

    Immobilizzazioni non disponibili

    3.005

    3.089

    3.712

    Beni disponibili

    119

    113

    127

    Totale immobilizzazioni materiali (mln euro)

    3.124

    3.202

    3.839

    Immobilizzazioni finanziarie:
    Partecipazioni

    573

    565

    563

    Crediti ed altre immobilizzazioni finanziarie

    12

    22

    2

    Totale immobilizzazioni finanziarie (mln euro)

    585

    587

    565

    Attivo circolante:
    Crediti verso contribuenti

    106

    100

    83

    Crediti verso lo Stato e la Regione

    333

    239

    218

    Crediti netti verso altri, debitori diversi, IVA ed altre attività

    382

    263

    174

    Banche e Cassa Depositi e Prestiti

    51

    187

    216

    Totale attivo circolante (mln euro)

    872

    788

    691

    Comune di Genova – TOTALE DELL’ATTIVO

    4.580

    4.577

    5.095

    Dal 2009 al 2011 l’entità economica delle partecipazioni è diminuita.

    Mentre nel Passivo troviamo i Debiti verso aziende controllate, collegate, speciali ed altre, ed in questo caso, rispetto al 2009, le uscite sono aumentate:

    Comune di Genova – PASSIVO

                2009

                2010

                   2011

    Patrimonio netto e conferimenti (mln euro)

    2.948

    2.958

                    3.548
    Debiti:
    Debiti di finanziamento

    1.329

    1.328

                    1.320
    Debiti di funzionamento

    240

    198

                      165
    Debiti verso aziende controllate, collegate, speciali ed altre

    36

    50

                        45
    Altri debiti, ratei e risconti

    29

    44

                        17
    Totale debiti (mln euro)

    1.633

    1.619

    1.547

    Comune di Genova – TOTALE DEL PASSIVO

    4.580

    4.577

    5.095

     

    Alcuni dati, di facile lettura, estrapolabili dai bilanci delle singole società controllate e collegate, possono aiutarci a comprendere meglio la situazione.

    Questo è il fatturato 2010 di controllate e collegate:

    Società Fatturato
    AMT  €    186.350.297
    AMIU  €    139.911.390
    ASTER  €      40.803.743
    FINANZIARIA SVILUPPO UTILITIES  €      36.124.935
    FIERA DI GENOVA €       23.704.976
    SPIM SPA  €      16.122.257
    PORTO ANTICO  €      14.629.800
    ASEF  €      11.577.402
    SOCIETA’ PER CORNIGLIANO  €        9.911.365
    SPORTINGENOVA  €        4.216.850
    AMI  €        1.741.468
    RIGENOVA  €        1.552.437
    THEMIS  €           681.158
    JOB CENTRE  €           580.931
    totale  €    451.784.081

     

    Confrontando i ricavi ed il risultato economico vediamo che la società in maggiori difficoltà economiche risulta essere, come è noto, AMT :

    Società

    Ricavi

    Risultato economico

    AMT  €    186.350.297 -€        6.512.544
    AMIU  €    139.911.390  €           316.680
    ASTER  €      40.803.743  €            31.623
    FIERA DI GENOVA  €      23.704.976 -€           835.850
    SPIM SPA  €      16.122.257  €        3.266.163
    PORTO ANTICO  €      14.629.800  €           810.473
    ASEF  €      11.577.402  €           294.745
    SOCIETA’ PER CORNIGLIANO  €        9.911.365 -€           383.240
    SPORTINGENOVA  €        4.216.850 -€        9.442.644
    AMI  €        1.741.468 -€        1.622.131
    RIGENOVA  €        1.552.437  €              1.468
    THEMIS  €           681.158  €            16.538
    JOB CENTRE  €           580.931 -€            41.659
    FINANZIARIA SVILUPPO UTILITIES  €       36.124.935  €      29.290.454

    Ma in perdita risultano anche – ad esclusione di AMI e Sportingenova, entrambe in liquidazione – Fiera di Genova, Società per Cornigliano e Job Center.

    Il risultato di AMI è esposto al netto della plusvalenza di carattere straordinario realizzata nel 2010 per euro 18.978.000 e dell’utilizzo del fondo spese di liquidazione.

    Il risultato di Sportingenova è dovuto allo squilibrio economico della società e ad un accantonamento per rischi di liquidazione di euro 5 milioni.

    L’utile di SPIM è conseguenza della chiusura di un contratto derivato con Bnl Paribas che ha consentito la realizzazione d un provento finanziario non ripetibile di euro 8.875.000.

    L’utile di Finanziaria Sviluppo Utilities è costituito quasi interamente dai dividendi erogati da Iren spa.

     

    Se invece confrontiamo i ricavi e i trasferimenti, per capire quanto del risultato 2010 non è attribuibile alla gestione tipica, la società che ha goduto dei maggiori trasferimenti da parte del Comune è nuovamente AMT, ma nonostante questo la società di trasporto pubblico locale versa in condizioni disperate:

    Società

    Ricavi

    Trasferimenti

    AMT  €    186.350.297  €    118.423.660
    AMIU  €    139.911.390  €        4.092.000
    ASTER  €      40.803.743  €                   –
    FIERA DI GENOVA  €      23.704.976  €            32.823
    SPIM SPA  €      16.122.257  €                   –
    PORTO ANTICO  €      14.629.800  €           351.000
    ASEF  €      11.577.402
    SOCIETA’ PER CORNIGLIANO  €        9.911.365
    SPORTINGENOVA  €        4.216.850  €                   –
    AMI  €        1.741.468
    RIGENOVA  €        1.552.437
    THEMIS  €           681.158
    JOB CENTRE  €           580.931
    FINANZIARIA SVILUPPO E UTILITIES  €       36.24.935  €                     0

     

    Infine analizzando i ricavi e l’indebitamento si comprende come Finanziaria Sviluppo Utilities sia la società che ha il maggior indebitamento verso il sistema bancario. Di conseguenza non tutti i dividendi pagati da Iren possono essere girati al Comune a riduzione del debito.
    Ma anche AMT, AMIU e SPIM risultano fortemente indebitate.

     

    Società Ricavi Indebitamento
    FINANZIARIA SVILUPPO UTILITIES  €      36.124.935  €    196.059.915
    AMT  €    186.350.297  €      82.410.148
    AMIU  €    139.911.390  €      76.523.678
    SPIM SPA  €      16.122.257  €      72.801.424
    SPORTINGENOVA  €        4.216.850  €      37.529.029
    FIERA DI GENOVA  €      23.704.976  €      28.143.335
    PORTO ANTICO  €      14.629.800  €      21.298.217
    ASTER  €      40.803.743  €      16.485.550
    SOCIETA’ PER CORNIGLIANO  €        9.911.365  €        9.422.713
    RIGENOVA  €        1.552.437  €        6.707.660
    ASEF  €      11.577.402  €        3.404.510
    THEMIS  €           681.158  €           108.980
    JOB CENTRE  €           580.931  €            92.991
    AMI  €        1.741.468

     

    I dati presentati sono stati analizzati facendo riferimento agli studi condotti dalla Commissione analisi Bilancio del Comune di Genova di “Primavera Politica”.

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

     

  • Punti d’ascolto: le segnalazioni dei cittadini, le risposte del Municipio Centro-Ovest

    Punti d’ascolto: le segnalazioni dei cittadini, le risposte del Municipio Centro-Ovest

    Scarsa visibilità degli attraversamenti pedonali, raccolta differenziata in affanno, carenza di illuminazione pubblica in alcune vie del quartiere. Queste sono le maggiori criticità che i cittadini e le realtà associative di Sampierdarena e San Teodoro hanno evidenziato presso i punti d’ascolto itineranti che il Municipio Centro-Ovest ha organizzato nei mesi di novembre e dicembre dello scorso anno, proprio allo scopo di ascoltare le segnalazioni di chi vive e lavora nella delegazione. Un’iniziativa unica, un’esperienza di democrazia diretta che ha permesso di instaurare la pratica del dialogo tra istituzioni e residenti. La speranza è che l’esperimento venga ripetuto – anche nel qual caso l’amministrazione municipale in scadenza non fosse riconfermata – e magari possa essere esteso anche ad altre parti della città.

    Il Municipio ha comunicato gli interventi già effettuati e quelli in procinto di partire, per provare a rispondere alle istanze di cittadini e associazioni. Innanzitutto, per quanto riguarda la segnaletica orizzontale «Abbiamo realizzato una mappatura di tutti gli attraversamenti pedonali – spiega Sara Trotta, consigliere Pd – e stiamo provvedendo al ripristino di quelli che versano in stato di degrado».

    Mentre per risolvere l’annoso problema legato ai rifiuti e alla pulizia delle strade – che a onor del vero riguarda diverse zone della città e non solo il centro-ovest – risulta necessaria una stretta collaborazione fra istituzioni ed Amiu. «C’è stato un incontro con l’azienda in cui abbiamo espresso la richiesta di incrementare la presenza dei contenitori per la raccolta differenziata, indicando con precisione tutte le zone in cui il loro numero è insufficiente – continua Trotta – Amiu si è dimostrata disponibile a potenziare il servizio». Il primo esempio sono i due nuovi depositi chiusi e dotati di telecamera che, grazie all’intesa fra Amiu e ferrovie, verranno installati sotto i volti della ferrovia in via Buranello, come ha annunciato recentemente l’assessore municipale Roberta Mongiardino. E per incrementare il recupero ed il riciclo dei rifiuti, in particolare carta e cartone, è stato istituito un servizio dedicato, in accordo con i commercianti, per il ritiro di questi materiali.

    Un problema particolare riguarda invece gli Staccapanni per la raccolta degli indumenti usati destinati ai più poveri, presenti sul territorio e sottoposti a ripetuti tentativi di furto. La soluzione? Affidarsi alle associazioni di quartiere ricollocando gli Staccapanni in un luogo protetto, ovvero all’interno delle loro sedi.

    Numerose segnalazioni dei residenti hanno denunciato la scarsa illuminazione di via Rolando e di via Buozzi. «Per quanto riguarda la prima abbiamo potenziato le luci lungo tutta la strada – afferma Trotta – adesso sarà la volta di via Buozzi. Ma in futuro ogni progetto di riqualificazione dovrà prevedere anche un’adeguata illuminazione, visto che quest’ultima rappresenta uno strumento efficace per migliorare vivibilità e percezione di sicurezza dei cittadini».

    Il Municipio, recependo le preoccupazioni dei cittadini, ha individuato tra le sue priorità anche la manutenzione ordinaria e straordinaria di marciapiedi e scalinate, spesso fonte di pericolo, in particolare per gli anziani e le persone con problemi di deambulazione. «Stiamo seguendo un preciso programma –racconta Trotta – dopo aver individuato tutti i tratti dissestati, sia sulle vie principali che in quelle secondarie, li abbiamo segnalati agli uffici competenti e gli interventi di manutenzione sono partiti da quelli più insicuri e sottoposti ad un frequente passaggio».

    Infine, allo scopo di contrastare il profilare delle deiezioni canine «Abbiamo individuato alcune aree, ad esempio una porzione del parco di Villa Scassi ed una parte dei giardini Pavanello, da destinare alla sgambatura dei cani – conclude Trotta – La gestione degli spazi è affidata ai proprietari degli animali che si assumono l’incarico di garantirne il decoro e la pulizia».

     

    Matteo Quadrone

  • Municipio Centro Ovest: in rete i servizi di accoglienza, ascolto, orientamento

    Municipio Centro Ovest: in rete i servizi di accoglienza, ascolto, orientamento

    Una rete di soggetti, associazioni enti e servizi, da tempo operanti nel territorio del Municipio Centro Ovest, hanno deciso autonomamente di incontrarsi, avviando un coordinamento periodico.

    Il Gruppo di lavoro chiamato “Gruppo Sportelli”, ha coinvolto diversi soggetti che a qualsiasi titolo offrono alla cittadinanza del Municipio di Centro Ovest un servizio di “accoglienza, ascolto, orientamento”.

    Fanno parte del Gruppo di lavoro Operatori e Volontari di enti ed associazioni pubbliche e private, laiche e religiose, sociali e sanitarie. Tutti i soggetti, ognuno nel rispetto della propria “mission”, hanno deciso di condividere i riferimenti, le risorse, i saperi, le conoscenze acquisite nel tempo, nel delicato compito di “accoglienza ed orientamento” alle famiglie e alla cittadinanza di Sampierdarena e di San Teodoro, spesso in difficoltà e alla ricerca di figure in grado di comprendere ed orientare.

    Il coordinamento ed il confronto ha dato buoni frutti permettendo la messa in rete di soggetti che prima non si conoscevano, la diffusione di competenze, l’interscambio e l’aggiornamento su informazioni di cui anche i cosiddetti “addetti ai lavori” non sempre erano a conoscenza.

    L’esigenza di dare maggiore visibilità a questa “rete”, di “trasformare il sapere in strumento”, di dare visibilità al lavoro sin qui realizzato, è stata fortemente condivisa dal Municipio Centro Ovest che ha colto l’importanza di contribuire alla diffusione degli strumenti di chi “aiuta chi aiuta” mediante la stampa di un opuscolo cartaceo disponibile anche online ed aggiornato periodicamente sul sito del Comune di Genova Municipio II Centro Ovest, all’indirizzo www.municipio2centroovest.comune.genova.it

    Sarà possibile mantenere contatti facendo riferimento alla mail municipio2servizisociali@comune.genova.it

  • Trasporto pubblico, Vesco: “I tagli porteranno a una vera catastrofe”

    Trasporto pubblico, Vesco: “I tagli porteranno a una vera catastrofe”

     

    Pesanti tagli per il trasporto pubblico locale nella nostra regione a partire da gennaio 2012, ma la vera mannaia si potrebbe abbattere sulla testa di cittadini e pendolari con l’arrivo di aprile. E’ questo il senso della manovra regionale annunciata stamattina dall’Assessore regionale ai trasporti, Enrico Vesco.

    La legge di stabilità appena approvata ha confermato infatti lo stanziamento di soli 400 milioni per il 2012 per il Tpl. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario la Liguria ha a disposizione solo 22 milioni. Erano ben 97 nel 2010 e 75 nel 2011, questo per comprendere la  gravità della situazione.
    “Siamo sotto di almeno 30 milioni e dubito che arrivino queste risorse”, ha dichiarato Vesco,  di conseguenza la giunta regionale, nel bilancio di previsione, ha stanziato ulteriori fondi per arrivare a quota 55 milioni.

    La manovra prevista si articolerà in due fasi.
    I primi provvedimenti scatteranno a gennaio 2012 e comporteranno un aumento tariffario pari al 10% del biglietto di corsa semplice e al 5% per gli abbonamenti. Inoltre ci sarà una riduzione del servizio ferroviario esclusivamente nei giorni di sabato, domenica e festivi.
    “Toglieremo i treni con meno affluenza senza toccare le esigenze dei pendolari”, spiega l’Assessore. In pratica la riduzione si misurerà in qualche decina di treni in meno al giorno e permetterà di recuperare circa 3 milioni. Mentre dagli aumenti tariffari la regione conta di recuperare altri 5 milioni per un totale di 8 milioni di euro.

    “La giunta regionale ha deciso di evitare tagli drastici almeno fino alla fine di febbraio nell’attesa di un provvedimento del nuovo governo – aggiunge Vesco – l’impegno della Regione Liguria insieme alle altre regioni italiane è quello di aprire un confronto con il nuovo governo per ottenere le risorse aggiuntive che erano state promesse, ma non inserite nella legge di stabilità”.

    In caso contrario, se non dovessero arrivare i fondi, scatterà la fase due della manovra, quella che in sostanza, rischia di cancellare il trasporto pubblico nella regione Liguria, “Una vera catastrofe” la definisce Vesco.
    Parliamo di una manovra pesantissima che partirebbe ad aprile e porterebbe alla riduzione del 40% dei treni, vale a dire ben 260 treni in meno al giorno.

    Per quanto riguarda invece il trasporto su gomma, altro nodo dolente, nel 2012 la Liguria ha a disposizione 100 milioni, 20 in meno del 2011. Ma ricordiamo che nel 2010 la somma a disposizione raggiungeva quota 135 milioni.

    Qui l’obiettivo, come ha spiegato l’Assessore, è quello di accelerare il percorso di una nuova legge che porti all’aggregazione delle diverse aziende di trasporto liguri. Insomma la creazione di un azienda unica per il trasporto regionale potrebbe concretizzarsi entro la fine del 2012.

    “Abbiamo costituito un tavolo tecnico – dichiara Vesco- c’è condivisione a livello politico (Comune e 4 Province interessate) e a livello sindacale, mentre per quanto riguarda le aziende si stanno lentamente convincendo a intraprendere questa direzione”.

    Per il momento il trasporto su gomma non  prevede aumenti tariffari perchè, dice ancora l’Assessore “Abbiamo chiesto alle aziende di trasporto di non prendere decisioni immediate”, in pratica anch’esse sono state invitate ad aspettare la scadenza di fine febbraio 2012, in modo da constatare se arriveranno davvero le necessarie risorse aggiuntive. Se così non fosse, anche in questo settore è altamente probabile un aumento del costo di biglietti e abbonamenti.

     

    Matteo Quadrone