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  • Gasometro di Prà, entro il 23 aprile ufficiale il trasferimento a Campi. Porcile: «Nei prossimi giorni incontri con Iren per chiarimenti»

    Gasometro di Prà, entro il 23 aprile ufficiale il trasferimento a Campi. Porcile: «Nei prossimi giorni incontri con Iren per chiarimenti»

    gasometro-pra-ireti-irenIl trasferimento del gasometro di Pra’ in una nuova area individuata in zona Campi diventerà realtà tra il 18 e il 23 aprile. È la vittoria di Ireti, la controllata del gruppo Iren che gestisce la distribuzione di acqua e gas, e la sconfitta dei lavoratori dell’impianto, che da fine del 2016 hanno iniziato una battaglia per impedire il trasferimento. A nulla sono valsi i numerosi incontri con assessori comunali e la manifestazione dello scorso febbraio per le vie di Prà.

    Approfondimento: L’addio al Gasometro di Pra’

    I prossimi saranno gli ultimi giorni di vita di un impianto storico, presente sul territorio sin da inizio 900 e, secondo i lavoratori supportati dall’amministrazione municipale, importante presidio di sicurezza per tutto il quartiere. Al suo posto sorgerà un supermercato. Ieri, l’estremo tentativo dei dipendenti per cambiare le carte in tavola, con la spedizione, tra mattina e pomeriggio, in Regione prima e in Comune poi. Decisamente concilianti i capigruppo regionali che, dopo aver incontrato una rappresentanza dei lavoratori, hanno emesso un comunicato bypartisan in cui si stimolava il Comune (unico attore politico con effettiva voce in capitolo) a organizzare un tavolo con azienda e a porsi come obiettivo il mantenimento dell’impianto entro i confini della circoscrizione di Ponente, come proposto dai lavoratori stessi, che avevano suggerito soluzioni “in zona”. «Smantellare la sede di Pra è una decisione assurda. Non si può spostare in Valpolcevera un centro operativo che serve l’estremo ponente cittadino, e nel quale oltre a IRETI risiedono ASTER e AMIU: così si rischia la paralisi – ha dichiarato il consigliere di Rete a Sinistra Gianni PastorinoI fatti parlano da soli: la sede delle Gavette non basta. Il presidio nel Ponente è indispensabile per garantire la sicurezza delle reti, il monitoraggio delle condotte del gas e l’azione del pronto intervento che già oggi lavora in affiancamento».

    Una richiesta accolta, nel pomeriggio, dall’assessore all’ambiente di Tursi Italo Porcile, che ha promesso a breve un incontro chiarificatore con l’azienda, lasciando però capire che difficilmente la decisione di Iren potrà essere ribaltata. Sul tavolo c’è anche il destino dei presidi di Amiu e Aster, anch’essi “sfrattati” dalla storica sede praese.

    Luca Lottero

  • Diritti, nuovi documenti per trans che cambiano sesso. Parte la campagna di sensibilizzazione sulla sentenza della Cassazione

    Diritti, nuovi documenti per trans che cambiano sesso. Parte la campagna di sensibilizzazione sulla sentenza della Cassazione

    San_Benedetto_Genova_01«Andare a ritirare una raccomandata con l’impiegata delle poste che vuole la delega perché non le basta il documento o andare a chiedere lo spostamento di un contatore con un codice fiscale che non corrisponde alla persona che sei non è per niente piacevole e non è assolutamente giusto». E’ la storia di Clara, una delle trans che oggi a Genova avvieranno la pratica per il cambio anagrafico senza necessità dell’operazione chirurgica di mutamento del sesso, sfruttando la possibilità fornita da una sentenza della Corte di Cassazione del 2015. L’associazione Consultorio TransGenere di Lucca, il Movimento di indentità transessuale di Bologna, l’associazione Princesa e la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, fondata da don Andrea Gallo, promuovo infatti una giornata informativa di un diritto ancora troppo poco conosciuto.
    «Un passo molto importante – spiega il portavoce della Comunità di San Benedetto, Domenico “Megu” Chionetti all’agenzia Dire  perché dal nome di ognuno di noi parte la dignità della persona, parte l’uscita da una categoria che -sia essa trans, clandestino o migrante- si infrange di fronte all’affermazione della propria identità non solo in maniera informale ma anche in maniera formale in tutti gli uffici pubblici». Grazie al coordinamento della Comunità fondata da don Gallo e dal Consultorio TransGenere, un piccolo pool di avvocati e psicologi accompagnerà i trans che vorranno affrontare questo percorso. «Abbattere le discriminazioni significa anche togliere quella discrepanza tra documento anagrafico e aspetto fisico che genera molto spesso risolini piuttosto che piccole e quotidiane discriminazioni – racconta l’avvocata di Gay Lex, Cathy La Torre – parliamo di persone che vivono nella condizione femminile anche da 40, 50 anni e sul punto della irreversibilità della scelta, ad di là dell’operazione, il giudice non può che prenderne atto. Un atto dovuto, il riconoscimento di un documento conferma alla vita e alla dignità delle persone che ne fanno richiesta». E il Tribunale di Genova è uno dei più aperti a questo percorso.
    Formalmente, il processo che si conclude generalmente nell’arco di un anno, consiste nel cambiamento dell’atto di nascita in Tribunale: una nuova carta d’identità, un nuovo codice fiscale e un nuovo genere con la “M” che diventa “F”. E’ l’applicazione di «un diritto sacrosanto – conclude il suo racconto Clara – perché non è che mi chiamo Clara solo per due ore, mi chiamo sempre Clara, i miei affetti più vicini mi chiamano tutti Clara. Perché sul documento dovrebbero chiamarci Mario o Roberto? E’ ingiusto perché abbiamo dei documenti che non corrispondono a quello che voi vedete. E’ penalizzante, imbarazzante e può creare anche problemi per quanto riguarda l’impiego lavorativo»
  • Regione, Trans fanno ricorso contro sportello anti-gender: «Spreco di denaro pubblico per qualcosa che non esiste»

    Regione, Trans fanno ricorso contro sportello anti-gender: «Spreco di denaro pubblico per qualcosa che non esiste»

    corte-dei-conti-sede-romaUn esposto alla Corte dei Conti contro lo sportello antigender della Regione Liguria e della Regione Lombardia, lanciato dal Consultorio TransGenere assieme al Movimento identità trans di Bologna. Ad annunciarlo l’avvocata di Gay Lex, Cathy La Torre, questa mattina a Genova a margine della conferenza stampa di presentazione della giornata “Cambio anagrafico: piu’ diritti meno traumi per le persone transgender‘, con il sostegno della Comunità di San Benedetto.

    «Dopo un anno lo sportello transgenere della Lombardia ha sancito il totale flop di chiamate e di servizi potenziali alla famiglia, così come quello della Liguria che ha giustamente scatenato le proteste nelle settimane scorse – spiega La Torre alla agenzia Dire – è un grande spreco di denaro pubblico offrire un servizio sulla base di un qualcosa che non esiste». L’avvocato, dunque, chiede alla magistratura contabile di «valutare se c’è un danno erariale da parte della Regione Liguria, del presidente Toti che ha lanciato quest’inutile servizio. Se si voleva fare un servizio alle famiglie bisognava potenziare i servizi professionali per la disforia di genere, per l’accompagnamento delle famiglie, anche con minori. Certamente non queste improvvisate terapie riparative». In sostanza, conclude La Torre, «credo che Toti si vedrà chiamato dalla Corte dei Conti a giustificare perché sta spendendo i soldi dei contribuenti liguri per questa sua marchetta politica».

  • Pra’, la storia dell’area ex gasometro Ireti, dalla resistenza alla privatizzazione, passando per l’area verde mancata

    Pra’, la storia dell’area ex gasometro Ireti, dalla resistenza alla privatizzazione, passando per l’area verde mancata

    prova-ireti-gasometro-mappaL’area ex-Ireti di Prà ha fatto parlare di sé nelle ultime settimane per un piano di vendita che ha messo sul piede di guerra i lavoratori, preoccupati dalla prospettiva di un trasferimento dell’attività in zona Campi. Ma quella dell’ex gasometro è una storia che affonda le proprie radici nel secolo scorso, con risvolti degni di essere ricordati. Nel quartiere nessuno si è dimenticato che negli anni della seconda guerra mondiale in questi stessi edifici crebbe e si formò una delle anime dell’antifascismo prima e della Resistenza poi del Ponente genovese; tanto che non più di tre mesi fa proprio qui l’ANPI di Pra’ ha ricordato con la deposizione di una targa la nascita della sezione praese del Comitato di Liberazione Nazionale

    Sin dai primi anni del ‘900, l’area è la base operativa di Amga, la municipalizzata di gas e acqua, ed è interamente di proprietà comunale. È a partire dagli anni ’90, con la privatizzazione dell’azienda, che la storia di quei circa 10mila metri quadrati di terreno si fa decisamente meno lineare. Nei decenni successivi, giunte comunali, piani urbanistici, intenzioni di vendita e battaglie sindacali ne scriveranno e riscriveranno più volte il destino. Fino alle polemiche dei giorni nostri.

    Approfondimento: Un supermercato al posto del gasometro

    Una privatizzazione pasticciata

    Siamo a cavallo tra i due secoli, quando il Comune di Genova decide di privatizzare Amga. Prima della vendita, però, l’amministrazione di allora vuole aumentare il valore dell’azienda anche attraverso il conferimento di beni immobili, tra cui anche il terreno di Prà. Lo stesso terreno, tuttavia, viene ceduto pochissimo tempo dopo anche ad Amiu, in un evidente e grossolano errore amministrativo. «Fu un pasticcetto – sintetizza l’attuale assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Berninisu cui qualcuno discute ancora oggi, ma che fortunatamente non ha provocato grosse conseguenze». Legge e consuetudine, infatti, vuole che in casi del genere a valere sia la prima firma. Amga divenne proprietaria a tutti gli effetti della zona, che passò poi di mano nel corso dell’evoluzione dell’azienda, prima in Iride (che univa la genovese Amga e la torinese Aem) e poi in Iren, il colosso della distribuzione di servizi nato dalla fusione di Iride ed Enia (che a sua volta aveva precedentemente unito aziende di Reggio Emilia, Parma e Piacenza). Tra una sigla e l’altra, siamo arrivati nel 2010. Iren, insieme ai beni delle municipalizzate che ha unito sotto il proprio ombrello, ne eredita anche i debiti e le cifre attuali parlano di un buco di circa 3 miliardi di euro. Quasi naturale, dunque, che parti del patrimonio dell’azienda vengano cedute per fare cassa. Nella lista delle cessioni entra ben presto anche il gasometro di Prà, che negli ultimi giorni del 2016 viene ceduto a Coop per una cifra che si aggirerebbe intorno al milione di euro.

    gasometro-pra-ireti-irenOra, si potrebbe discutere a lungo del perché un terreno che offre un servizio al territorio sia passato nel giro di un decennio dal pubblico a mani private, per poi arrivare alla completa cessione. Quello delle privatizzazioni, del resto, è un tema che divide: c’è chi le vede come il male assoluto perché privano le amministrazioni pubbliche del controllo dei propri asset strategici, e c’è chi invece li ritiene un modo per dare fiato alle striminzite casse degli enti locali e per migliorare l’efficienza dei servizi. Il vicesindaco Bernini non è ideologicamente contrario alla cessione di aree pubbliche a privati, ma esprime alcune critiche riguardo la gestione del caso particolare: «La cessione di Ireti – spiega – era già stata decisa e concordata nel corso del precedente ciclo amministrativo. Tuttavia, non ho gradito il modo in cui è arrivata, senza un piano di ammortamento per Aster e Amiu. Appena sono venuto a conoscenza delle intenzioni dell’azienda, e dell’effettiva presenza di un acquirente, ho allertato i miei colleghi competenti in materia (gli assessori Porcile e Crivello) e fatto valere tutti i paletti possibili dell’urbanistica, ovvero l’impossibilità di costruire o di ampliare il costruito esistente in zone più vicine di 200 metri al cimitero o i limiti posti dalla vicinanza a un corso d’acqua e al centro storico».

    Bernini non ha mai fatto mistero di aver agito mosso dalla preoccupazione per i destini a ponente dei presidi di Amiu e Aster, ben più che per quelli di Ireti. Una posizione rivendicata anche in occasione dell’incontro con i lavoratori dello scorso 6 febbraio. «Innanzitutto la segnalazione mi è arrivata da operatori Amiu, e non da quelli di Ireti – chiarisce – inoltre la perdita del presidio di Amiu sarebbe un danno ingente per il ponente, visto l’ampio bacino già coperto dai presidi a Sestri Ponente e la necessità di muovere anche mezzi pesanti per la raccolta di rifiuti. Aster, invece, svolge funzione di pronto intervento, cosa che Ireti a Prà non fa perché questa funzione è svolta dal presidio alle Gavette». Quest’ultima posizione è molto distante da quella dei lavoratori che, interpellati da Era Superba, hanno più volte affermato di svolgere un servizio di pronto intervento anche se questo non rientrerebbe tra le sue competenze formali, spesso a sostegno dei Vigili del Fuoco per riparare le perdite di gas. «Può darsi che, per comodità, sia successo – riconosce Bernini – che per risolvere un’emergenza a Ponente venisse chiesto l’intervento del centro di Prà, ma è vero che solo il centro alle Gavette ha gli strumenti adeguati per intervenire nelle situazioni più pericolose». La soluzione per Amiu e Aster auspicata dal vicesindaco è quella dell’acquisizione dell’area ex San Giorgio tra Prà e Pegli da parte delle due aziende («un’opzione che riqualificherebbe un’altra area a Ponente sulla scia di altri interventi di riqualificazione della zona come quello dell’ex Verrina»), ma al momento uno scenario del genere sarebbe lontano.

    Un verde mai realizzato

    Nelle numerose pieghe della storia, per un certo periodo sembrava che l’area del gasometro di Prà fosse destinata a diventare un parco pubblico. Così era scritto nel piano urbanistico del 2000, ma con la giunta guidata da Marta Vincenzi e un nuovo Puc, la qualificazione dell’area passò da “verde” a “urbana”. «All’epoca non ero assessore e nemmeno consigliere comunale – chiarisce Bernini – ma a naso direi che la modifica in questo senso del Puc era coerente con il passo successivo per la riorganizzazione di Iren, a cui quell’area non serviva più». La cessione dell’area da parte dell’amministrazione, insomma, aveva fatto cambiare i piani intorno al gasometro di Prà, la cui vendita è discussa ormai da anni. Il quartiere di Prà, d’altronde, aveva già avuto la propria razione di verde pubblico con l’implementazione della fascia di rispetto e (in anni più recenti) con i cantieri per il Puc, che in primavera si avviano a concludere i lavori di riqualificazione della delegazione ponentina.

    Luca Lottero

  • Ireti, slitta all’8 marzo incontro tra assessore Porcile e lavoratori. Trasferimento del gasometro entro Aprile

    Ireti, slitta all’8 marzo incontro tra assessore Porcile e lavoratori. Trasferimento del gasometro entro Aprile

    gasometro-praL’incontro previsto per oggi alle ore 16,30 tra l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile e i lavoratori dello stabilimento Ireti di Pra’ è stato rinviato al prossimo 8 marzo. Le motivazione alla base del cambio di data non sono al momento note: Porcile si è assunto il compito di mediare tra il gruppo Iren e i lavoratori dopo che l’azienda ha deciso di spostare il gasometro in zona campi, incontrando però la forte opposizione del lavoratori, che vorrebbero mantenere il presidio a ponente, avendo presentando soluzioni alternative.

    Approfondimento: Pra’, un supermercato al posto del gasometro Ireti

    Come documentato da Era Superba, le proteste sono poi sfociate lo scorso 9 febbraio in una mobilitazione per le vie di Pra’, a cui aveva partecipato, insieme al presidente del Municipio VII Mauro Avvenente anche la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Alice Salvatore. Alla manifestazione ha fatto seguito il presidio presso Palazzo Tursi e l’incontro con l’assessore Porcile prima, e la conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale genovese poi. In quell’occasione i rappresentati delle principali sigle sindacali avevano sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione in tempi rapidi, visto che lo sgombero dell’area (già venduta) comincerà in primavera, probabilmente entro aprile.

    Luca Lottero

  • Pra’, Comune prepara il riordino del settore Consorzio Pegli Mare. Parcheggi, cabine e una passaggiata sul mare

    Pra’, Comune prepara il riordino del settore Consorzio Pegli Mare. Parcheggi, cabine e una passaggiata sul mare

    marina-pra-consorzio-pegli-mare-soiPassa in commissione lo Studio Organico di Insieme per la marina di Pra’, che da le linee guida per una successiva fase progettuale sul settore Consorzio Pegli Mare, ultimo rimasto “scoperto” al momento dal disegno di riqualificazione di tutta l’area. Martedì prossimo la delibera di approvazione del Soi, che prevede un aggiornamento tecnico del Puc, già previsto dal Por di Marina di Pra’, passerà all’esame del Consiglio comunale. Nel caso di approvazione potrà incominciare la fase di progettazione.

    Il Soi è uno strumento dell’amministrazione comunale che viene utilizzato per definire tutti quegli elementi che sarà necessario inserire in una successiva fase di progettazione. In altre parole è un documento che pone alcuni “paletti”, lasciando pochi margini di variabilità, per lo più legati ad ipotesi migliorative per quanto riguarda l’accessibilità, la fruibilità e la sostenibilità di un progetto.

    Nello specifico, per quanto riguarda questo settore della Marina di Pra’, conosciuto come il Consorzio Pegli Mare, e compreso tra il Castelluccio e la foce del rio San Michele, le disposizioni portate dal documento riguardone le diverse fasce individuate con l’ausilio delle società già presenti sul territorio e queste dovranno prevedere: accessibilità e parcheggi, servizi comuni, ristorazione e cabine, una passeggiata a mare, un pontile dedicato ai pescatori professionisti e pennelli per ormeggio imbarcazioni

    Accessibilità e parcheggi

    L’accessibilità veicolare oggi è garantita dalla strada che si stacca dalla rotatoria sull’Aurelia in corso di ultimazione che, passando sotto il viadotto ferroviario, consente di raggiungere la linea costiera; da questo punto è prevista la realizzazione di una strada che in prima fase servirà di accesso e distribuzione per la zona del Consorzio Pegli Mare e, in futuro, proseguirà in adiacenza alla ferrovia fino a connettersi e servire la zona del Castelluccio e quindi costituirà accesso per le aree del previsto porticciolo diportistico. Lungo la viabilità sono previsti un considerevole numero di posti auto e posti moto funzionali alle attività previste nell’arco costiero. Le zone a parcheggio sono previste di due tipi: la prima con accesso diretto da strada, la seconda verso levante con unico accesso/uscita verrà distribuita da una corsia interna all’area e consentirà di ottenere un piazzale che potrà assolvere anche a funzioni diverse in occasione di manifestazioni o eventi.

    Servizi comuni e ristorazione sport e cabine

    A quota 5.40 si sviluppa il livello destinato alla funzione per il tempo libero, lo sport e la ristorazione oltre alla collocazione di circa 144 cabine di supporto alla diportistica. In questa fascia viene mantenuto libero da ingombri un canale infrastrutturale di larghezza di circa m 3.00 che ha funzione di sicurezza per mezzi di soccorso che avrà uso prettamente pedonale e di servizio per eventuale carico scarico merci. La ricollocazione della palestra in questa fascia consentirà di ottenere alcune zone con elementi vegetali di ombreggiatura per attività di ginnastica e attrezzistica da svolgere all’aperto.

    Passeggiata a mare e cabine

    A partire dall’estremità di ponente, in questa fascia sono previste le seguenti funzioni: ponte pedonale – è previsto in impalcato di legno a garanzia di continuità della passeggiata a mare connessa al tratto già realizzato nell’area denominata dei cantierini; passeggiata pedonale – si svilupperà lungo tutto il settore di larghezza variabile non inferiore a m 3.00, il materiale di finitura dovrà essere uguale a quello dei tratti esistenti presenti nella fascia di rispetto; zona scuola vela – viene destinata a tale funzione un’area a confine con la viabilità e prospicente la zona di carenaggio dove potrà trovare posto una pergola e alcuni elementi prefabbricati in grado di assolvere a funzioni di sede, servizi e aula didattica all’esterno è dedicata un area per la didattica all’aperto;

    Pontile pescatori professionisti

    Il bacino a servizio dei pescatori professionisti sarà realizzato secondo le indicazioni del progetto definitivo in corso di elaborazione da parte di Autorità Portuale e dovrà prevedere: mantenimento o rifacimento del pennello di ponente secondo le geometrie che saranno dettagliate per il rispetto del piano di bacino e delle indicazioni idrauliche determinate dalla presenza della foce del rio San Michele; realizzazione del pontile di levante sul quale troveranno collocazione la sede e i servizi per i pescatori collocati sotto una pergola ombreggiante.

    Pennelli per ormeggi imbarcazioni

    L’attuale assetto dei pennelli per gli ormeggi delle imbarcazioni e delle due aree per carenaggio viene confermato e potrà subire variazioni volte ad adeguamenti tecnici o di messa in sicurezza.

  • Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    gasometro-pra-ireti-irenDopo essere scesi in strada per proclamare la loro contrarietà allo spostamento del presidio tecnico da Pra’ a Campi, i lavoratori Ireti portano la loro protesta a Palazzo Tursi, incontrando l’assessore all’Ambiente Italo Porcile. A margine della seduta del Consiglio comunale, inoltre, sono stati ricevuti informalmente dalla Conferenza capigruppo, per spiegare le ragioni della loro agitazione

    Approfondimento: Un supermercato al posto del Gasometro

    Durante l’incontro i lavoratori hanno sottolineato l’importanza del presidio territoriale a ponente, riscontrando le possibili criticità di uno spostamento altamente “delocalizzante”: se la cosa fosse confermata, infatti, qualsiasi uscita di servizio dovrebbe fare i conti con il traffico di metà città, cosa che inficerebbe la tempestività dell’intervento, e, quindi, la relativa sicurezza di tutto il ponente genovese. L’assessore Porcile ha assicurato che si farà mediatore con Iren per provare a trovare una soluzione, anche perchè in quell’area sono ospitate anche Amiu e Aster: «Sarebbe un problema per tutto ponente – ha sottolineato Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – che in questo modo sarebbe lasciato sguarnito di un presidio tecnico molto importante».

    Nei prossimi giorni è atteso un incontro tra lavoratori e assessore, per fare il punto sulla situazione e sulla disponibilità dell’azienda. I lavoratori si sono detti pronti a nuove azioni di protesta nel caso non ci fossero progressi di rilievo.

  • Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera

    Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera

    Sanità, l'ambulanza«La Liguria, che troppo spesso è stata fanalino di coda, ora si candida a essere grande fanale abbagliante di testa dell’automobile Italia». Così il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, annuncia l’avvio ufficiale del Numero unico europeo per le chiamate di emergenza 112, attivo da oggi in tutto il territorio metropolitano genovese. Dopo Lombardia e Roma capitale, tocca dunque alla Liguria: i numeri tradizionali di Carabinieri (112), Polizia di Stato (113), Vigili del fuoco (115) e Soccorsi sanitari (118) al momento resteranno comunque in vigore ma verranno reindirizzati al numero unico di emergenza.
    Il servizio sarà esteso alle altre province liguri nel mese di aprile mentre, prima dell’estate, entrerà nel numero unico anche il 1530 della Guardia Costiera. Gli operatori, dopo aver localizzato la chiamata attraverso il ministero dell’Interno, smisteranno la comunicazione ai soggetti competenti con un processo mediamente completato in 40 secondi e il dimezzamento delle chiamate inappropriate. In concomitanza con l’avvio del numero unico, la cui sede centrale unica di risposta è collocata all’Irccs San Martino-Ist, sono stati assunti e formati 38 operatori. Disponibile anche l’app gratuita “where are u” collegata alle centrali uniche di risposta del 112 che consente di effettuare una chiamata di emergenza con il contestuale invio della posizione esatta del chiamante. «Sarà sempre garantita una risposta – assicura Alberto Zoli, direttore generale dell’Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) della Lombardia e formatore degli operatori liguri, come riportato dall’agenzia Dire – perché il cittadino, se non riceve subito la risposta o cade la linea, viene richiamato». Tra gli altri servizi, la traduzione simultanea in teleconferenza per chi non parla italiano, un accesso per i sordomuti, la localizzazione della chiamata per intervenire tempestivamente. Nel 2016 in provincia di Genova sono giunte ai quattro Enti coinvolti 837.401 chiamate (151.467 ai Carabinieri, 371.622 alla Polizia di Stato, 150.000 ai Vigili del fuoco e 164.312 al centralino per l’Emergenza sanitaria). Nel 2017 il servizio sarà operativo anche in tutto il Lazio, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Piemonte, Valle d’Aosta per un totale di 27 milioni di italiani.
  • Pra’, un supermercato al posto del Gasometro. Il servizio potrebbe spostarsi a Campi, ma i lavoratori sono sul piede di guerra

    Pra’, un supermercato al posto del Gasometro. Il servizio potrebbe spostarsi a Campi, ma i lavoratori sono sul piede di guerra

     

    Aggiornamento: Lavoratori Ireti in agitazione giovedì 9 febbraio

    gasometro-pra-ireti-irenTra la foce del fiume Branega e un distributore di benzina Eni, c’è un cancello verde con una scritta in caratteri gialli: si tratta dell’acronimo della vecchia municipalizzata genovese, Amga, l’azienda municipale gas e acqua, appunto. Il cancello è ben visibile passando in macchina per via Prà, nel Ponente genovese. Alle sue spalle, si stende un’area di circa 10 mila metri quadrati, in cui il metano viene regolato e pompato con valvole e tubazioni sotterranee, sia in entrata che in uscita. Oggi la proprietaria del “Gasometro di Prà” è Ireti, la controllata del gruppo Iren che gestisce la distribuzione di elettricità, gas e acqua. A fine 2016, l’azienda ha comunicato l’intenzione di vendere l’area (che ospita in affitto anche gli uffici di Amiu e Aster) a Coop.

    Delocalizzazione

    Oggi, il passaggio di proprietà dell’area alla catena di supermercati è già diventato realtà per una cifra di poco superiore al milione di euro, con l’area del gasometro che sarebbe la locazione scelta dal colosso della grande distribuzione per spostarsi dall’attuale posizione di via Prà 25. La delocalizzazione dei 20 dipendenti è attesa per marzo o aprile. «Posto che si tratta di una scelta sbagliata, perché questa zona avrebbe dovuto essere potenziata –spiega il rappresentante Cisl Marino Canepa – quello che chiediamo oggi è di non perdere il presidio a ponente».

    Per i circa 20 dipendenti Ireti la soluzione prospettata è quella di un trasferimento a Campi. «In questo modo – sottolinea Canepa – si perderebbe un servizio fondamentale per tutto il Ponente». I tecnici che lavorano nello stabilimento di Prà, infatti, sono abituati a intervenire nelle situazioni di pericolo, offrendo un contributo spesso fondamentale ai Vigili del Fuoco. Recentemente, sono intervenuti in occasione dell’incendio che ha flagellato le alture di Pegli. La postazione attuale consente loro di intervenire piuttosto rapidamente su tutto il Ponente, e per questo hanno in passato ricevuto elogi pubblici da parte delle autorità. Nel corso della nostra chiacchierata, Canepa, insieme ad altri lavoratori, mi invita a immaginare cosa succederebbe se, anziché da Prà, per risolvere un’emergenza a Voltri dovessero partire da Campi. Magari con l’Aurelia e l’autostrada bloccate, evento tutt’altro che inconsueto. «In altre città – aggiunge Canepa – dove si è scelto di mantenere una sede unica, gli effetti sono disastrosi. Genova mantiene ancora due sedi (l’atra si trova in via Piacenza a Staglieno, ndr) ma lo spostamento a Campi di quella di Prà priverebbe del servizio una parte di città».

    La controproposta

    gasometro-praDai lavoratori arrivano anche delle controproposte sul trasferimento “in zona”, visto che le possibilità non mancherebbero. Nel ponente genovese, Ireti possiede aree a Fabbriche, a Piandilucco (quartiere di Pegli) oltre al depuratore di Voltri. Quest’ultima, in particolare, sarebbe secondo i lavoratori la scelta ideale, in quanto la zona si trova vicino all’autostrada e perché già vi lavorano degli operatori. «Non capiamo la scelta dell’azienda – affermano i lavoratori – noi come sindacati abbiamo chiesto un incontro urgente alla dirigenza, ma non ci è mai stato concesso». «Lo fanno per fare cassa – aggiunge Canepa – ma non è certo così che si può abbassare l’enorme debito del gruppo Iren, che ammonta a 3 miliardi di euro ed è frutto di scelte sbagliate fatte nel passato. Un debito che comunque non ha impedito l’anno scorso di dare un milione di euro al vecchio presidente e due anni fa una buona uscita all’ex presidente di 900 mila euro».

    Al disagio causato dall’eventuale dislocamento del servizio offerto, si aggiungono le perplessità sull’uso che si potrà effettivamente fare dell’area. La presenza del metano pone degli interrogativi sulla sicurezza dell’operazione, mentre quella, sulla sponda opposta del Branega, di un cimitero impedirebbe la realizzazione di strutture commerciali a una distanza inferiore ai 200 metri. C’è il rischio, insomma, che con lo spostamento del “gasometro”, l’area rimanga inutilizzata e si aggiunga alla collezione di strutture abbandonate che costellano il Ponente genovese. In un primo momento era inclusa nella vendita anche l’area del campo di calcetto dell’Olimpic Palmaro, data in concessione dall’Iren. Ora, però, quell’area è stata esclusa dalla vendita. «È positivo che si sia mantenuta l’attività sportiva – chiosano i lavoratori – però, in compenso, lo stesso non è stato fatto con il gasometro».

    Le risposte del Comune di Genova

    pra-gasometro-cimitero-branegaSecondo il vecchio Piano Urbanistico l’area sarebbe dovuta diventare un parco: «Dopo aver ottenuto una valorizzazione dell’area  – spiega l’assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini – Ireti ha avviato un piano di vendita di una serie di aree in cui hanno inserito anche questa. Appena ho saputo che c’era un potenziale acquirente ho convocato un incontro con i dirigenti di Iren, Amiu, Aster e gli assessori competenti per dire loro che a questo punto si poneva un problema di servizi e ho sollecitato una soluzione. Ad oggi mi pare che la soluzione di Iren non sia gradita ai lavoratori, mentre quelle di Amiu e Aster non ci sarebbero ancora. Il compito dell’urbanistica, tuttavia, finisce qui. La mia competenza sta nel mettere alcuni limiti: in quell’area non potranno andarci più di mille metri quadrati di commerciale in quanto vicino al centro storico, e non si potrà costruire a meno di 200 metri dal cimitero. Si tratta di una norma generale che riguarda tutta la città».

    Lavoratori sul piede di guerra

    Proprio il vicesindaco Bernini, in occasione della recente presentazione del progetto della piscina Mameli di Voltri, era stato oggetto di una contestazione da parte dei lavoratori Ireti. La causa scatenante era stata il rinvio di un incontro tra le parti fissato per il 25 gennaio e poi rinviato con poco preavviso. Una nuova assemblea è prevista per oggi alle 17,00, nei locali del Municipio di Prà, in piazza Bignami. «A seconda delle risposte che ci verranno date – avvertono i lavoratori – valuteremo se organizzare una manifestazione, con l’obiettivo di preservare un fondamentale servizio pubblico. Ormai il tempo stringe».

    Luca Lottero

  • Servizio idrico, approvata la prima proposta di delibera di iniziativa popolare

    Il Consiglio comunale ha approvato la prima delibera di iniziativa popolare della sua storia. Il testo è quello sulla trasparenza e il controllo da parte dell’ente pubblico sul servizio di distribuzione idrica. La discussione in aula è stata ancora una volta intensa: l’importanza politica del presidio dell’amministrazione pubblica su un argomento come l’acqua, rafforzato dal referendum del 2011, ha spaccato il Partito Democratico, diviso sul voto.

    Approfondimento: Delibera di iniziativa popolare sul servizio idrico

    La proposta è passata con 16 favorevoli, 7 contrari, 4 presenti non votanti e 9 astenuti.

  • Aster, ecco l’app per la segnalazione dei guasti alle luci pubbliche. Georeferenziati 58 mila impianti, presto mappa cantieri

    Aster, ecco l’app per la segnalazione dei guasti alle luci pubbliche. Georeferenziati 58 mila impianti, presto mappa cantieri

    Energia del SolePartecipazione e trasparenza, in risposta a una precisa richiesta del Consiglio comunale. Sono questi gli obiettivi della nuova app gratuita per smartphone e tablet sviluppata da Aster, azienda partecipata dal Comune di Genova che si occupa di manutenzioni e cura del verde pubblico, per la segnalazione dei guasti dell’illuminazione pubblica. Dopo una prima fase di sperimentazione interna, l’applicazione potrà essere scaricata da tutti gli utenti iOS, Android e Windows phone a partire da metà febbraio. «E’ un servizio che non consideriamo solo di carattere tecnico- spiega l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, come riportato dalla agenzia Dire – ma è mirato a migliorare i processi di comunicazione della nostra azienda in house. Una sorta di cruscotto in grado di dare validi suggerimenti alla macchina in tempo reale».

    Sono 58.000 gli impianti sul territorio comunale che verranno tutti georeferenziati e per cui i cittadini potranno segnalare i guasti direttamente ad Aster, dopo una semplice ricerca e un paio di click. Nel caso di scarso o mancato funzionamento del sistema gps per i dispositivi mobili, la segnalazione del guasto potrà avvenire anche attraverso una generica modalità di ricerca interna all’app. Il software gestirà anche i feedback con l’invio di un sms ad avvenuta riparazione a chi ha effettuato la segnalazione del guasto. Nel caso in cui la segnalazione fosse già presente nel database di Aster, l’azienda informerà sulla tempistica dell’intervento.

    Sono mediamente tra 9.000 e 10.000 all’anno gli interventi di sostituzione di lampade esaurite, mentre da metà 2012 (inizio mandato Doria) sono 1.777 gli impianti integralmente sostituiti. Nello stesso periodo, Aster ha nel complesso speso 85 milioni di euro per le manutenzioni ordinarie e 100 milioni per progetti in conto capitale. Tra gli interventi: 8,7 milioni per la pulizia dei rivi con 40.000 metri quadrati di materiale asportato; 1,1 milioni di metri quadri di strade asfaltate e 51.000 metri quadrati di marciapiedi; 600 interventi sulle reti bianche e 13.000 potature. Il Consiglio comunale, con un emendamento approvato al Documento unico di programmazione, aveva chiesto lo stesso servizio anche per gli impianti semaforici ma, almeno in una prima fase, l’app gestirà solo gli impianti semaforici. «E’ un primo passo per andare più vicini all’informazione della nostra attività nel territorio – spiega il presidente e amministratore delegato di Aster, Agostino Barisione all’agenzia Dire che prossimamente migliorerà con l’ottimizzazione della comunicazione sul sito, sui social network e con la predisposizione di una mappa dei cantieri attivi». Un servizio, quest’ultimo, già lanciato dalla precedente giunta Vincenzi ma mai definitivamente decollato.

  • Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    palazzo-tursi-D9Iniziato l’iter per la delibera di iniziativa popolare sui servizi idrici integrati della area metropolitana genovese. La proposta arriva dai comitati per la difesa dell’ acqua pubblica, presentata nel 2016, e osaecuperata dalle norme transitorie comprese nel nuovo regolamento adottato dal Consiglio comunale di Genova lo scorso ottobre.

    Approfondimento: Il testo della delibera di iniziativa popolare per acqua e rete idrica

    La prima seduta delle commissioni Territorio e Sviluppo Economico, convocate congiuntamente, ha visto formalizzate le richieste dei comitati, presenti in Sala Rossa. La proposta di delibera punta a far presentare da Comune di Genova a Città Metropolitana norme e vincoli sulla materia, confacenti a quanto votato a stragrande maggioranza dalla popolazione italiana durante il referendum sull’acqua pubblica del 2011. I punti in questione sono essenzialmente quattro: maggiore trasparenza e disponibilità per il pubblico di dati e bilanci della gestione del servizio idrico; impiego degli utili (calcolati dai comitati in circa 150 milioni raccolti in questi anni e distribuiti come dividendi) in manutenzioni e migliorie alla rete o per ridurre i costi delle bollette; maggiori e più efficienti controlli tecnici da parte dell’ente locale; divieto di sospensione completa del servizio ai morosi. Alla base di queste richieste, il riconoscimento dell’importanza del servizio di distribuzione dell’acqua, inteso come diritto inalienabile delle persone, e quindi da tutelare rispetto alle esigenze di profitto di mercato.

    Referendum sotto scacco

    Una proposta che punta a ristabilire il primato decisionale e di controllo degli enti pubblici, messo a rischio da alcune norme contenute varate negli ultimi mesi dal governo. Sotto accusa il decreto legge conosciuto come “Sblocca Italia” che permette la concentrazione dei servizi pubblici locali nella mani della grandi multi-utility. Ma non solo: nel mirino anche gli incentivi previsti dalla Legge di Stabilità per la privatizzazione dei servizi pubblici, distribuzione idrica compresa, attraverso meccanismi di sconto sul Patto di Stabilità stesso. In ultimo, sotto attacco anche il decreto attuativo della riforma della Pubblica Amministrazione (la cosiddetta riforma Madia) che vincola le tariffe in bolletta a criteri che tengano conto della adeguatezza della remunerazione del capitale investito da parte dell’azienda concessionaria, sulla base delle prevalenti condizioni di mercato.

    L’iter normativo

    Sull’argomento sono previste ulteriore sedute delle commissioni a cui saranno presenti anche i rappresentati di Mediterranea della Acque, sindacati e associazioni di consumatori. Secondo il nuovo regolamento sulle proposte di delibera di iniziativa popolare, vigente da ottobre, in sede di commissione si arriverà ad un testo che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale, senza possibilità di modificazioni o integrazioni.

    Nicola Giordanella

  • Rifiuti, in arrivo aumento Tari tra il 4% e 6% per colpa della riduzione da 10 a 30 anni del piano di rientro

    Rifiuti, in arrivo aumento Tari tra il 4% e 6% per colpa della riduzione da 10 a 30 anni del piano di rientro

    ScarpinoPotrebbe aumentare tra il 4% e il 6% la Tari, la tariffa dei rifiuti per i genovesi nel 2017. Lo afferma l’assessore comunale al Bilancio, Francesco Miceli, questa mattina nel corso di una Commissione comunale dedicata all’esame delle linee guida per la trattativa della privatizzazione di Amiu in vista dell’ingresso di Iren, la cui delibera dovrebbe approdare in Consiglio comunale tra due martedì. «Impossibile al momento essere più precisi – spiega Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – perché i conti devono essere ancora fatti. Ci incontreremo con le categorie come ogni anno per arrivare a soluzioni più o meno condivise per la ripartizione della tariffa tra utenze domestiche e non domestiche».

    Le cause

    La causa principale dell’aumento Tari è dovuta alla diminuzione, prevista dalla delibera, da 30 a 10 anni dei tempi di ammortamento per la copertura dei costi in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino, alla sua messa in sicurezza e al trasporto dei rifiuti fuori regione da fine 2014. Una cifra che inizialmente era stata valutata in 130 milioni di euro ma dovrà essere rivista alla luce dei 28 milioni di costi per il 2016 inizialmente non previsti, dell’aumento dei costi per la realizzazione dell’impianto di trattamento del percolato della discarica di Scarpino e della diminuzione dei costi per la realizzazione di Scarpino 3 che, in parte, sorgerà sopra la vecchia discarica di Scarpino 2. Fatte salve queste due ultime variazioni, le spese per il trasporto dei rifiuti fuori Liguria ammontano a 28 milioni di euro per il 2015 e altrettanti per il 2016 (per i due mesi di chiusura del 2014, i 7 milioni di costi erano già rientrati nella bolletta del 2015) e devono essere interamente coperti per legge dal gettito della tariffa sui rifiuti. A ciò si aggiungono gli 85 milioni di euro inizialmente stimati per la messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e la gestione post mortem delle due discariche. «L’aumento era già sicuro anche con il piano di rientro in 30 anni – spiega Ilaria Mussini, Ascom Confcommercio, ricevuta questa mattina in Commissione – ma se la spalmatura si concentra in un terzo del tempo, rischiamo il disastro».

    Ascoltati in Commissione tutti i rappresentanti del tavolo della piccola e media impresa (Ascom, Confartigianato, Cna, Coldiretti, Confesercenti e Confindustria) che hanno consegnato un documento in cui vengono elencate tutte le criticità in vista della privatizzazione di Amiu. Tra queste, le principali riguardano: la governance della nuova Amiu con il rischio di perdita di controllo da parte del socio pubblico che non sarebbe più di maggioranza; le incertezze sulla proroga del contratto di servizio in scadenza nel 2020; la non aderenza del piano industriale ottimizzato proposto da Iren con il piano industriale di Amiu approvato dal Consiglio comunale e il progetto di raccolta differenziata proposto dal Conai.

    Le risposte della Giunta

    «La trattativa con Iren ci impone di rivedere il piano di rientro – spiega Miceli in Sala Rossa – non possiamo rateizzare la cifra in un periodo superiore alla durata del contratto di servizio di Amiu, la cui proroga potrà essere chiesta per legge solo al termine del processo di aggregazione con Iren. Anche perché rischieremmo di introdurre un elemento discorsivo nella trattativa e potremmo venire accusati di aver svenduto o sovrastimato Amiu». Viene da chiedersi come mai questo ragionamento non fosse stato fatto prima della decisione della rateizzazione in 30 anni. Per quanto riguarda il problema della governance e della possibile perdite di potere da parte del Comune che entro la fine dell’anno dovrebbe diventare socio di minoranza di Amiu, Miceli sostiene che «ci sono società che vengono controllate anche solo con il 20-30% delle capitale sociale, non è determinante che il Comune sia socio di maggioranza. Già adesso sono previste materie per cui è necessaria una maggioranza qualificata nelle votazioni del Consiglio di amministrazione, per cui i membri espressi dal Come saranno decisivi. Si tratta di 12 materie che determinano la strategia industriale, societaria, operazioni straordinarie…insomma, tutto quello che rappresenta la sostanza delle strategie di un’azienda».

    Sulle incongruenze del piano industriale ottimizzato, infine, è l’assessore all’Ambiente Italo Porcile che prova ad abbozzare una risposta non del tutto convincente: «Quella di Iren – afferma – è una bozza di discussione per provare a costruire un eventuale nuovo piano industriale che, in ogni caso, dovrebbe essere votato dal Consiglio comunale, organo sovrano sulle scelte della gestione del ciclo dei rifiuti. Al momento esiste un piano industriale di Amiu approvato da questo Consiglio, un piano per la raccolta differenziata sviluppato dal Conai in seguito a un protocollo con Amiu e Comune di Genova, azioni concrete messe in campo per realizzare entrambi i documenti e la necessità di sviluppare un piano industriale ottimizzato con il partner industriale della futura azienda che, comunque, non stravolge per il momento e con la delibera che stiamo discutendo quanto già deciso dal Consiglio comunale».

  • San Quirico e la Biblioteca Libertè, tra solidarietà, cultura e contestazione politica

    San Quirico e la Biblioteca Libertè, tra solidarietà, cultura e contestazione politica

    biblioteca-libertè-san-quiricoUn piccolo spazio, dedicato alla condivisione del sapere, ricavato in un quartiere con tante criticità; un tentativo di portare cultura e solidarietà attraverso uno strumento antico, quello dei libri. Nasce così la biblioteca Libertè di San Quirico, tra scommesse e ambiziose progettualità da parte di un gruppo di ragazzi coordinati dal nuovo parroco, Don Gregorio, che ha messo a loro disposizione uno spazio di proprietà della diocesi per tentare di portare un barlume di cultura in un luogo privo di spazi associativi e ricreativi.

    Hanno aperto le porte al pubblico il quindici di ottobre e, a poco più di un mese dall’apertura, hanno raggiunto la considerevole quota di mille libri, nonostante il difficile contesto in cui sono inseriti. Sono i ragazzi della biblioteca Libertè di San Quirico  e cercano di creare uno spazio dedicato alla cultura e allo studio in un quartiere periferico troppo spesso dimenticato dalle istituzioni locali, e abbandonato a se stesso. I loro punti fermi sono l’antirazzismo e il multiculturalismo: durante l’allestimento erano presenti atei, cristiani, musulmani e buddisti; un fattore questo che, secondo loro, è stato causa di una sorta di censura da parte dei media locali, che dopo i primi contatti hanno deciso di non dare visibilità all’iniziativa. La storia di questa “avventura”, però può essere molto significativa, sia per il contesto in cui è maturata, sia per le diversità che ha saputo coinvolgere e organizzare, intorno ad un obiettivo comune.

    Il progetto

    L’idea nasce da alcuni ragazzi che, insieme al nuovo parroco del quartiere, Don Gregorio, hanno iniziato a pensare alla creazione di una biblioteca come punto di aggregazione culturale in un quartiere privo di qualsiasi spazio a carattere associativo. I locali della biblioteca sono stati messi a disposizione dal sacerdote e fanno parte del patrimonio della diocesi. «Il nome Liberté nasce durante la preparazione dei locali, quando, insieme ai ragazzi del centro migranti di Mignanego, abbiamo pensato ad un nome che potesse comprendere la libertà di poter leggere un libro, di poter costituire una biblioteca, la libertà di farsi un’opinione e quella di scappare dalle guerre» spiega Elisa Manginelli una delle fondatrici.

    L’inizio, come raccontano, non è stato semplice: agli esordi concreti del progetto si limitavano al locale messo a disposizione dal parroco. Per raccogliere nuovi libri hanno promosso un mercatino dell’usato, aiutati da alcuni cittadini e, lentamente, anche grazie all’utilizzo dei social network, hanno allargato la loro rete di ricezione. Oggi hanno vari tipi di letteratura, da quella per bambini a quella per adulti: si parla di circa 800 romanzi catalogati, più varie enciclopedie e, addirittura, alcune miniature cinquecentesche.

    Dopo le difficoltà iniziali, però, non tutto è diventato semplice: la risposta del quartiere, infatti, tarda ad arrivare: «C’è un profondo disinteresse verso la cultura e la partecipazione civica da parte dei nostri concittadini – racconta Enea L. – Il problema principale è che la biblioteca oggi esiste ma è poco frequentata, non è recepita dal quartiere in nessun modo, anzi, abbiamo più frequentazioni dall’esterno. Ci stiamo chiedendo se a San Quirico non ci sia addirittura una sorta di analfabetismo di ritorno» conclude provocatoriamente uno dei responsabili. Nel quartiere il numero degli anziani è decisamente elevato e questo, secondo i ragazzi della biblioteca Libertè, potrebbe essere un problema per la biblioteca, che nei progetti vorrebbe attirare soprattutto i giovani della vallata, aprendo anche uno spazio dedicato allo studio.

    San Quirico, “frontiera” urbana

    Questo progetto, in qualche modo, non ha visto un percorso condiviso con le istituzioni locali: né il Presidente del V Municipio Valpolcevera, Iole Murruni, ne altri membri della giunta sono stati invitati all’inaugurazione e questo perché i ragazzi hanno voluto dare alla loro iniziativa una valenza politica, quasi di rottura con le amministrazioni, che, secondo loro, stanno dimenticando il territorio. «Manca la manutenzione alle strade e al verde pubblico» sottolinea Enea L., e in questo vuoto non mancano le polemiche della popolazione per lo scarso servizio fornito dalla monumentale stazione San Biagio, inaugurata nel 2005 e divenuta vera e propria “cattedrale nel deserto” di San Quirico: una infrastruttura scarsamente servita dai transiti, con pochi convogli sulla linea dei Giovi, e posizionata in modo da non riuscire a offrire un servizio capillare alla popolazione: chi abita alle estremità del quartiere è obbligato a prendere un bus per raggiungerla e spesso conviene indirizzarsi verso le stazioni di Pontedecimo e Bolzaneto, che offrono una maggiore frequenza dei treni. A undici anni di distanza dall’inaugurazione molti si chiedono se quei soldi non potessero essere spesi meglio, per esempio incentivare spazi di aggregazione culturale. Alla fine ci hanno pensato i ragazzi della biblioteca Liberté.

    Gianluca Pedemonte

  • Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    AmiuA Genova le piccole e medie imprese spendono per acqua pubblica e tariffa dei rifiuti in media il 50% in più del resto d’Italia. Il dato, riporta l’agenzia Dire, emerge dal rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria, realizzato da Ref Ricerche e presentato questa mattina alla Camera di Commercio del capoluogo ligure. Il caro tariffe conferma una tendenza storica: dal 2010 al 2016, a fronte di una crescita dell’inflazione regionale del 9%, il costo dei servizi locali è aumentato in Liguria del 29% per i rifiuti e del 39% per l’acqua; aumenti percentualmente più contenuti rispetto alla media nazionale che, negli ultimi 6 anni, a fronte di un +8,6% di inflazione, ha visto crescere del 55% il costo per il servizio idrico integrato e del 26,3% quello per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

    Nei primi 9 mesi del 2016, Genova risulta il quarto capoluogo di Regione per aumento delle tariffe (pari merito con l’Aquila e dietro solo ad Aosta, Ancona e Bari): la media complessiva è di +1,9%, pari a 0,6 punti percentuali in più rispetto al dato nazionale; in particolare, la tariffa sui rifiuti è cresciuta dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,8% della media italiana) e quella dell’acqua potabile del 5,8% (+1,6% del resto del paese). Uno dei dati più eclatanti emersi dalla ricerca riguarda la tariffa dei rifiuti a carico dei ristoranti: anche in questo caso, Genova è il quarto capoluogo più caro d’Italia con un conto annuale di 7.390 euro contro i 5.200 euro della media nazionale, dietro solo a Venezia, Roma e Napoli.
    A livello regionale, inoltre, va registrata la grande variabilità di costi tra le diverse tipologie di impresa e tra Comune e Comune: a parità di consumi, un alberto paga 5.049 euro a Imperia e 10.291 euro alla Spezia, mentre un esercizio alimentare varia dai 25.940 nello spezzino agli 11.246 euro nell’imperiese.

    Secondo la ricerca presentata alla Camera di Commercio di Genova, bollette così alte non sono giustificate dalla qualità del servizio: la raccolta differenziata, infatti, raggiunge una media regionale del 35%, la più bassa del Nord Italia, 10 punti sotto il dato nazionale e ben 30 rispetto alle eccellenze di Veneto e Trentino Alto Adige.

    Sul fronte dell’acqua potabile, infine, la bolletta delle famiglie genovesi e spezzine resta più alta rispetto alla media italiana (più bassa invece quella nelle province di Savona e Imperia) ma va considerato l’avvio del processo di ammodernamento della rete che, tuttavia, risulta ancora insufficiente: l’analisi, infatti, ribadisce la necessità di un piano di interventi con una spesa procapite almeno di 90 euro, ma le previsioni tra il 2016 e il 2019 parlano di una quota non superiore ai 50 euro.

    Primo dicembre incontro sindaco-esercenti su Tari 2017

     

    «Il primo dicembre ci sarà un incontro importante delle associazioni di categoria con il sindaco e gli assessori perché le prospettive rispetto al 2017 per la tassa sui rifiuti degli esercizi commerciali sono particolarmente pesanti, con bollette ancora più salate per le attività economiche». Lo annuncia Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova, a margine della presentazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile, questa mattina nella sede della Camera di Commercio del capoluogo ligure, come riporta l’agenzia Dire. «Ci sono alcuni problemi strutturali che vanno affrontati – ricorda Dameri – il primo ovviamente è quello relativo agli impianti sia per quanto riguarda il futuro della discarica di Scarpino che per la raccolta differenziata. Poi c’è il tema dell’operazione Iren-Amiu perché questo capitolo pesa enormemente sui costi delle imprese e dobbiamo trovare una soluzione definitiva e non elemosinare ogni anno cercando di far quadrare conti che non tornano più».

    Il problema non riguarda però solo la tariffa sui rifiuti: «A questa – ricorda il direttore di Confesercenti Genova – si aggiungono i costi per le altre utenze, come il servizio idrico: c’è un gap fortissimo tra il costo di fare impresa in Liguria e la media italiana, un fardello che i nostri imprenditori si devono portare dietro e che, in una situazione di crisi e grande competizione, è un elemento di grande criticità che va assolutamente affrontato. L’unico tessuto che regge è quello legato ai flussi turistici ma non basta per portare avanti una città di queste dimensioni».

    Un concetto rafforzato anche dal segretario generale della Camera di Commercio di Genova, Maurizio Caviglia: «Il vero problema – ribadisce – è che noi da parecchi anni tentiamo di svolgere un’attività di moral suasion ma non abbiamo ottenuto grandi risultati perché tutti gli anni continuiamo a vedere che i nostri imprenditori stanno pagando più degli altri. Questo vuol dire penalizzare le nostre imprese e metterle in condizione di avere maggiori costi rispetto ai loro concorrenti di altri territori».