Autore: Gabriele Serpe

  • Speciale Festival della Scienza, video e notizie

    Speciale Festival della Scienza, video e notizie

    Festival della Scienza, speciale EraSuperba

    Mercoledì 2 novembre – Che cosa è la chitina? La seconda materia più diffusa in natura dopo la cellulosa

    La chitina è una materia diffusissima in natura, scoperta dal farmacista padre del glucosio il francese Henri Braconnot nel 1811, si trova nella pelle dei serpenti come nelle ali delle farfalle, è utilizzata per produrre bende viste le proprietà cicatrizzanti e per imballare cibi e bevande. Alla scoperta della chitina al Porto Antico di Genova…

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    Martedì 1 novembre – Genoa Port Center, Alberto Diaspro e Maria Rebecca Ballestra ricordano la petroliera Haven

    Video di Daniele Orlandi

    Lunedì 31 ottobre – Alla scoperta dell’universo con Corrado Lamberti

    Con la scoperta dell’espansione dell’universo e dell’accelerazione espansiva si è stabilito con certezza che la forma dell’universo risponde alle regole della geometria euclidea e che dal almeno 7 miliardi di anni l’universo procede verso l’infinito con una velocità che aumenta nel tempo.

    Corrado Lamberti, nel suo libro “Capire l’universo“, cerca di spiegare ai studenti e anche a chi non ha preparazione in materia, le teorie sulla formazione e la vita dell’universo.

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    Domenica 30 ottobre – Visita al Centro Meteorologico Arpal: che cos’è una nuvola?

    Il pulviscolo atmosferico capta il vapore acqueo presente nell’aria.  Le correnti che muovono verso l’alto con il diminuire della pressione si raffreddano e si espandono, ne consegue una saturazione del vapore che passa dallo stato gassoso allo stato liquido sottoforma di piccole gocce d’acqua.

    Leggi l’articolo di Adriana Morando

    Sabato 29 ottobre – La storia dell’universo raccontata da Margherita Hack

    Il sole è nato 10 miliardi di anni fa ed è a metà della sua lunga esistenza. Come tutte le stelle si spegnerà una volta esaurito tutto l’idrogeno, quando diminuirà l’energia par lasciare spazio alla forza gravitazionale. La temperatura raggiungerà i 100 milioni di gradi Kelvin, e il sole, per non esplodere, incomincerà ad espandersi fino a un raggio di 140 milioni di chilometri inglobando Mercurio e Marte e “arrostendo” la terra.

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    Venerdì 28 ottobre – Margherita Hack presenta “Il mio infinito”

    Video di Daniele Orlandi

     

    Venerdì 28 ottobre – Il bosco “respira” al Museo di Storia Naturale

    Il bosco respira di vita. Questo è il messaggio di un percorso che il Museo di Storia Naturale di Genova, nell’ambito del Festival della Scienza, vuole trasmettere ai piccoli visitatori. Si presenta come un cammino esplorativo riservato ai bambini ma saranno gli adulti, per primi, ad essere incuriositi dai racconti che gli abitanti, di questo habitat particolare, narrano in prima persona attraverso la visione di un documentario in 3D.

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    Giovedì 27 ottobre – Scienza in cucina – ricette ed esperimenti

    Video di Daniele Orlandi

     

    Giovedì 27 ottobre – “Sesso Selvaggio” alla Fnac di Genova

    Essendo la riproduzione l’unico obiettivo della natura, si sviluppano le più stravaganti strategie a cui la fantasia non pone limiti: dalla poligamia all’ermafroditismo, dall’inganno all’autoerotismo, dalla famiglia allargata alla transessualità, dal travestimento al cambiamento di sesso per necessità. Facciamo un salto fra i personaggi del libro di Claudia Bordese “Sesso Selvaggio“…

    Leggi l’articolo di Adriana Morando

     

    Mercoledì 26 ottobre – Osservatorio Astronomico Righi, alla scoperta di Giove

    Giove si nasconde nella porzione di cielo occupata dalla costellazione dell’ariete, luminoso come una stella, col suo lento moto rotatorio intorno al sole (12 anni). Il gigante del nostro sistema planetario si mostra in tutta la sua magnificenza, ricco di gas contenenti cristalli di ammoniaca ghiacciata e composti del carbonio, dello zolfo del fosforo, elementi responsabili della sua disomogenea tintorialità. Intorno, un pullulare di orbite descritte dalle sue 64 lune di cui, le più famose, sono: Io, il più vicino, Europa, il più piccolo, Ganimede, il più grande e Callisto, il più lontano.

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    Martedì 25 ottobre – Eni, il “miracolo italiano” di Enrico Mattei

    Una mostra a palazzo della Meridiana per ripercorrere la storia dell’industria petrolifera italiana, le intuizioni imprenditoriali di enrico Mattei, lo storico simbolo del cane a sei zampe, gli affari con l’Egitto e a metà degli anni 50 l’azienda conta oltre 56000 dipendenti. La tragica morte di Enrico Mattei in un incidente aereo non cambia le sorti di una società che il Financial Time definì “miracolo italiano”

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    Lunedì 24 ottobre – Race, alla conquista del Polo Sud

    Nel centesimo anniversario dell’epica sfida tra inglesi e norvegesi per la “conquista” del Polo Sud, il Festival della Scienza dedica al continente di ghiaccio, l’Antartide, un’esposizione internazionale con la quale l’American Museum of Natural History di New York celebra questa ricorrenza, una mostra interattiva che ricostruisce l’appassionante gara per la conquista del Polo Sud, conducendoci a comprendere il senso di quella sfida e a scoprire l’Antartide oggi: un vero e proprio laboratorio di ricerca e cooperazione internazionale a cielo aperto.

    Video di Daniele Orlandi

     

    Domenica 23 ottobre –Robot lottatori di Sumo a Palazzo della Meridiana

    Palazzo della Meridiana, un palcoscenico meraviglioso per un incontro di “sumo” robotico: questo il tema proposto dall’associazione DiScienza in collaborazione con “Cattid” dell’Università della Sapienza di Roma. Un meeting all’insegna del gioco per avvicinare i ragazzi alla scienza dell’automazione. Il cervello del piccolo lottatore giapponese è “Arduino”, il primo hardware open source, completamente italiano, facile da montare, pratico ed economico che permette di connettere concetti complessi, come elettronica e robotica, alla vita del reale.

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    Sabato 22 ottobre – Ai confini della Fisica, incontro a Palazzo Ducale

    Anil Ananthaswamy, consulente per la rivista New Scientist, è stato il relatore di un incontro che si è tenuto a palazzo Ducale, nell’ambito delle manifestazioni del Festival della Scienza. Le affascinanti protagoniste di questo dibattito sono state la materia e l’energia oscure che astrofisici di tutto il mondo cercano nelle profondità dell’universo. Ma esistono? Dove si nascondono? Di cosa sono fatte?

    Leggi l’articolo  di Adriana Morando

     

    Venerdì’ 21 ottobre – Beppe Gambetta apre il festival della Scienza


    Beppe Gambetta, classe 1955, chitarrista genovese di fama mondiale, è l’ospite di onore che inaugura il Festival della Scienza. La serata “Traversata Atlantica” ha voluto percorrere idealmente, attraverso la chitarra acustica del maestro genovese, il filo conduttore fra le culture d’orgine dei popoli d’ Italia e America, lui che oltreoceano ha collaborato con grandi musicisti e che nel proprio dna ha sempre conservato l’amore per il folk e il country. Nell’occasione è stato celebrato il ritorno in patria dell’unico video originale di Pasquale Taraffo, musicista genovese emigrato e morto a Buenos Aires nel 1935, virtuoso della chitarra e inventore della celebre chitarra-arpa a quattordici corde.

    Video di Daniele Orlandi

     

  • Come si forma una nuvola, visita al centro meteorologico Arpal

    Come si forma una nuvola, visita al centro meteorologico Arpal

    Abracadabra e, come in una formula magica, compare una nuvola in una bottiglia… Non siamo nella fucina di mago Merlino, ma presso i laboratori del Centro Meteo-idrogeologico Ligure (ARPAL).

    Dal 1 gennaio 1998 questo Ente opera al fine di prevedere, con un ragionevole anticipo, il tipo di precipitazioni e l’impatto che queste possono avere sul territorio e sulla portata dei corsi d’acqua. Offre un’indispensabile supporto alla Protezione Civile o a semplici cittadini (sito web), fornendo dati in tempo reale che sono raccolti da circa 200 stazioni meteo-idrologiche, dal radar di Monte Settepani (Savona) , dal satellite MsG, dalla rete CESI.

    Ci troviamo dunque nel posto giusto per scoprire come si forma una nuvola.

    Elemento indispensabile è il pulviscolo atmosferico, altrimenti detto nucleo di condensazione, capace di captare il vapore acqueo presente nell‘aria ascensionale. Le correnti con gradiente verticale positivo si muovono verso l’alto perché termicamente più calde e leggere rispetto all’ambiente che le circonda. Nella loro ascesa incontrano gradienti di pressione sempre minori che ne favoriscono l’espansione.

    La conseguenza è un raffreddamento progressivo, pari a 1 grado ogni 100m di salita, e la saturazione del vapore acqueo che, dal suo stato aeriforme, passa allo stato liquido sotto forma di minute gocce di acqua. Fatte queste premesse, si può procedere con gli eseprimenti…

    Gli esperimenti: la “creazione” di una nuovola, il tornado, le frane

    La prima dimostrazione è molto semplice, basta prendere una bottiglia, versarvi dell’acqua, chiudere, agitare con forza per rendere l’aria umida e non dimenticare, naturalmente, le componenti principali cioè i nuclei di condensazione che possiamo ottenere dai fumi di un fiammifero appena spento.

    Analizzando, poi, le differenti turbolenze che, complice il vento, interessano i fenomeni atmosferici, si può assistere ad un’altra magia: schiacciando un semplice bottone, di un apparecchio dedicato, si mette in moto un vortice d’aria che sale fino a strutturarsi secondo la classica forma proboscidale dei tornado.

    Poiché siamo in un centro meteorologico è consequenziale porre l’attenzione su uno dei principali argomenti che, spesso, occupa la cronaca dei quotidiani e cioè l’impatto drammatico che forti precipitazioni esercitano su terreni dissestati. Come esempio esplicativo si può ricorrere ad un plastico raffigurante un paesaggio collinoso che degrada verso un centro abitato, sul quale si stendono teli di daino al fine di simulare una superficie in grado di assimilare grandi quantità di pioggia.

    Si versa l’acqua e si valuta la portata di permeazione del suolo spremendo le pelli e misurando l’acqua raccolta. Si ripete l’esperimento in assenza di tessuti assorbenti, per riprodurre una situazione simile a quella riscontrabile in terreni poco permeabili quali quelli danneggiati da un incendio. Il risultato evidenzia come l’acqua scivoli a valle con velocità maggiore, spostando detriti o provocando frane ma, soprattutto, ostruendo quelle che sono le naturali vie di deflusso.

    Ne consegue che, accanto ad una manutenzione preventiva del territorio, vada posta particolare attenzione ai fiumi e a tutti quei bacini di raccolta che aiutano il terreno a liberarsi dell’acqua in eccedenza.

    Adriana Morando

  • Storia di Genova: il borgo di Crevari

    Storia di Genova: il borgo di Crevari

    Crevari, Voltri

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Le sue creuze si arrampicano sulle alture dell’estremo ponente genovese. Crevari, infatti, è insieme a Vesima il borgo che segna il confine fra Genova e Arenzano. Giunti a Voltri nel piazzale del capolinea della linea 1, basterà imboccare il bivio per

    Crevari e dopo neanche due chilometri raggiungerete la piazza “moderna” del borgo.

    La strada carrabile finisce qui, posteggiate, perchè adesso viene il bello…

    Dalla piazza partono le creuze che attraversano il borgo, percorribili a piedi o in bicicletta per chi ha i polpacci sviluppati.

    Durante il periodo natalizio il borgo di Crevari è caratterizzato dal celebre presepe meccanico allestito nel salone parrocchiale e visitabile dalla mezzanotte del 24 sino alla seconda domenica di febbraio. Pensate che i volontari iniziano i lavori per la costruzione del presepe (diverso di anno in anno) addirittura nel mese di agosto!

    Il borgo di Crevari è dominato dalla chiesa di S.Eugenio, ma l’edificio attuale non è quello originale. La chiesa venne costruita a cavallo fra gli ultimi anni del 1100 e i primi del 1200, la chiesa venne prima chiusa e dichiarata inagibile nel 1807 per poi crollare definitivamente nel 1824 a seguito dei lavori per l’apertura della via Aurelia verso ponente. Rimase in piedi soltanto il coro che divenne cappella del cimitero. Nel 1811 infatti erano già iniziati i lavori per la costruzione dell’attuale parrocchia.

    Una di queste antiche abitazioni è conosciuta come la “Cà delle anime“. Una leggenda vuole che questa costruzione, risalente al 1700, sia tuttora abitata dai fantasmi di due donzelle (madre e figlia) trucidate quasi tre secoli or sono da un viandante al quale le buone donne avevano concesso ristoro per una notte.Intorno alla chiesa tutto il paese sembra stringersi per non scivolare in mare, le costruzioni scendono a picco sul golfo di Voltri e seguono la conformazione della collina.

    Ma il fascino di Crevari è legato anche alla tradizione culinaria: le focaccette allo stracchino tipiche del borgo sono una vera e propria prelibatezza, vengono talvolta accompagnate con salumi e sono semplicissime da preparare.

    Non è finita qui, perché ogni anno nel mese di giugno Crevari si trasforma in un borgo in festa! L’occasione è il “Crevari Invade“, tre giorni di musica live con gruppi emergenti da tutta la regione, focaccette e ottima birra. Organizzata dagli stessi abitanti volontari, la piccola “Woodstock” di casa nostra ogni anno attira l’attenzione di tutta la città e devolve l’intero ricavato in beneficienza. Davvero niente male per un borgo di 1500 anime…

  • Confeserecenti: “sei punti” per uscire dalla crisi

    Confeserecenti: “sei punti” per uscire dalla crisi

    La Liguria, come il resto del Paese, vive un momento critico per il benessere dei suoi cittadini e per la tenuta del suo tessuto sociale.
    Le debolezze strutturali rischiano di innescare effetti a catena devastanti nell’immediato e penalizzanti per le generazioni future.

    Le dinamiche demografiche, il basso tasso di industrializzazione e di propensione all’export, la crisi di settori trainanti del nostro tessuto produttivo, quali l’edilizia e la cantieristica, la disoccupazione giovanile sono elementi che contribuiscono ad acuire la crisi in atto e a premere sulle capacità di intervento del bilancio regionale, già sottoposto ai pesantissimi tagli dei trasferimenti governativi.

    Confesercenti ha pubblicato “sei punti per lo sviluppo”, un vademecum non tanto rivolto alle imprese liguri quanto agli enti, la Regione in particolare. Attraverso la riduzione di sprechi e l’ottimizzazione degli investimenti Confesercenti vede uno spiraglio nella situazione di crisi che stiamo attraversando. Partiamo prima dall’analisi dei dati:

    Ecco i sei punti per lo sviluppo:
    • Sanità e trasporto
    • Società partecipate
    • Infrastrutture e reti
    • Quadro normativo e semplificazione
    • Incentivi e accesso al credito
    • Istruzione, formazione, lavoro e occupazione

    1. Sanità e Trasporto:

    Il bilancio regionale è destinato per oltre l’85 % alla copertura dei costi di sanità e trasporto pubblico. Se a ciò sommiamo il fatto che la Liguria è la regione più vecchia al mondo (oltre il 26% di over 65) e che, anche per la conformazione territoriale, il costo a KM del nostro trasporto è molto elevato (€ 4,8 contro per esempio € 1,9 dell’Umbria), intervenire sui costi di sanità e trasporto non è più rinviabile.

    Le cose da fare subito secondo Confesercenti:
    Ridefinire la rete ospedaliera regionale, secondo criteri di marginalità e territorialità, consolidando anche le strutture distrettuali, allo scopo di potenziare l’attività, i servizi di medicina territoriale e l’integrazione socio-sanitaria, con particolare riferimento alla

    medicina di base, domiciliare e assistenza specialistica, con forme di apertura verso terzo settore e sanità privata.

    Razionalizzare i costi ed effettuare una valutazione comparativa degli stessi e dei servizi erogati, attraverso: il contenimento delle spese agevolando l’aggregazione e la standardizzazione della domanda, migliorando la capacità di gestione, assicurando la trasparenza del mercato degli acquisti e delle forniture, anche attraverso una centrale unica ed aggiornando alcuni listini ormai fuori mercato, condividendo un sistema di monitoraggio.

    • Avviare urgenti azioni di riassetto dell’offerta ospedaliera sulla base di alcune priorità: riduzione significativa delle liste d’attesa, inversione dei flussi di utenza in mobilità sanitaria, garanzia della continuità dei servizi assistenziali, riduzione conversione o implementazione di posti letto.

    Promuovere e realizzare un sistema permanente di informazione e comunicazione tramite la creazione di “Sportelli integrati sociosanitari e per la sicurezza” presso i patronati, così come previsto dalla legislazione vigente.

    Per quanto riguarda i trasporti:
    • Razionalizzare ed accorpare le società regionali di trasporto pubblico locale, preferibilmente in un’unica società regionale;

    • Favorire e promuovere azioni concrete di integrazione tra il trasporto pubblico e privato, rappresentato da taxisti, noleggiatori e battellieri, per superare anche l’anomalia ligure che vede quasi il 100% di solo trasporto pubblico.

    • Creare le condizioni per realizzare aree di sosta attrezzate ed intermodali in zone strategiche della nostra regione

    2. Società partecipate:

    L’intermediazione delle imprese pubbliche locali è molto elevata e, in numerosi casi, operano al riparo dalla concorrenza, drenando anche risorse sul mercato. In Liguria rappresenta il 9,5% della spesa consolidata sul PIL, contro il 4,6% dell’Italia. Tra il 1999 e il 2009 l’aumento è stato del 6,2%. La dilatazione della sfera pubblica attuata mediante le imprese di servizio pubblico locale non evidenzia incrementi di efficienza di cui ne beneficiano i consumatori. Al contrario le tariffe dei servizi pubblici non energetici sono cresciute in dieci anni ad una velocità doppia dell’inflazione.

    Le cose da fare subito secondo Confesercenti:
    • Avviare un processo di riorganizzazione e dismissione delle società partecipate che, coinvolgendo anche gli altri enti locali territoriali, porti ad una razionalizzazione di ruoli e competenze, valorizzando le potenzialità espresse dalla sussidiarietà orizzontale.

    3. Infrastrutture e reti:

    Le infrastrutture, nella più ampia accezione di materiali ed immateriali, rappresentano un gap negativo per lo sviluppo della nostra regione. Confesercenti ritiene fondamentale il ruolo delle infrastrutture di mobilità (viabilità, intermodalità, etc.), logistica e connessione quali elementi strategici e fondamentali per la qualità del territorio e lo sviluppo economico.

    Le cose da fare subito secondo Confesercenti:

    • Favorire uno sviluppo delle aree basato sull’insediamento di attività industriali e artigianali, anziché di attività commerciali

    • Mantenere le attività agricole e forestali sulle aree periurbane e rurali e favorire l’insediamento di giovani agricoltori, evitando il consumo di suolo agricolo

    • Approvare rapidamente i bandi della misura 1.2.6 del POR (Programmi Operativi Regionali) per favorire lo sviluppo di reti tra imprese, con particolare riferimento all’innovazione di prodotto e di processo e all’aggregazione delle imprese e delle competenze

    4. Quadro normativo e semplificazione:

    E’ fondamentale condividere un quadro normativo e un’opera di semplificazione che consenta lo sviluppo dell’impresa, in particolare quella di micro dimensione. In particolare i principi presenti nello “Small Business Act”, che postula interventi di semplificazione, di riduzione degli oneri amministrativi, di apertura dei mercati e di sostegno delle potenzialità di sviluppo per le Piccole Medie Imprese.

    Le cose da fare subito secondo Confesercenti:

    • Approvare una legge regionale che contenga i principi generali dello “Small business act

    • Continuare il percorso di semplificazione delle normative in materia ambientale e della sicurezza, basandolo anche sulla dimensione delle imprese

    • Rafforzare le semplificazioni amministrative sui permessi di costruire; autorizzazione paesaggistica, SCIA e rendere omogenea la normativa tra gli enti territoriali liguri

    • Realizzare, in materia di appalti, uno strumento regionale che faciliti la pubblicizzazione e la partecipazione, ed adoperarsi per individuare forme di coinvolgimento delle imprese aventi sede nei territori nei quali sono localizzati gli interventi, anche mediante la possibilità di suddividere i contratti in lotti o lavorazioni ed evidenziando le possibilità di subappalto, al fine anche di evitare pericolose infiltrazioni mafiose.

    5. Incentivi e accesso al credito:

    La tesi di Confesercenti parla chiaro, è necessario migliorare la programmazione e la qualità della spesa, in particolare:

    • contemperare il sostegno all’impresa al sostegno del contesto territoriale che determina le condizioni di competitività per le imprese (ad esempio il miglioramento infrastrutturale);

    • selezionare gli interventi, indirizzandoli prioritariamente a reti e internazionalizzazione, che può diventare fattore di “sopravvivenza” in questa fase congiunturale;

    • continuare la strada della semplificazione delle procedure per accedere ai contributi, sia nella fase di presentazione delle domande (documentazione cartacea indispensabile, autocertificazione etc.), sia in quella di erogazione una volta approvata (tempi rapidi)

    • la garanzia consente l’accesso al credito, quindi può considerarsi a tutti gli effetti strumento di politica industriale; occorre quindi costruire le politiche di sviluppo delle Piccole Medie Imprese anche incentivando il sistema delle garanzie ed assicurando la centralità del ruolo del Confidi.

    • valorizzare e coordinare le azioni (animazione economica) e gli strumenti (centri di assistenza) di informazione per garantire un fondamentale aiuto alle piccole imprese;

    • sviluppare ed incentivare l’economia turistica regionale in una logica di integrazione tra tutte le componenti della filiera (ricettività, mobilità, cultura etc)

    • costruire un modello di organizzazione istituzionale che coordini l’azione di programmazione e indirizzo del legislatore regionale, con quella di amministrazione e gestione assegnata a province e comuni. È altresì importante considerare l’ipotesi di interventi provinciali e comunali in funzione non solo di gestione amministrativa, ma anche di cofinanziamento di leggi o progetti regionali a sostegno delle imprese, secondo i principi di convergenza e finalizzazione degli interventi;

    Esiste inoltre un forte pericolo di “credit crunch”: mancato rinnovo dei fidi, richieste di rientro, costi bancari aumentati vertiginosamente, prime disdette delle convenzioni con i confidi per poter trattare singolarmente caso per caso. 57 milioni di euro (400 ad impresa) è stato il maggiore costo del denaro in Liguria nei primi 9 mesi del 2011.

    Le cose da fare subito secondo Confesercenti:

    • Avviare rapidamente i bandi del POR (FESR-FSE) per dare ossigeno alle imprese;

    • Continuare il percorso di semplificazione e velocizzazione dei bandi regionali

    • Predisporre misure per la realizzazione di azioni di accompagnamento, assistenza e stimolo da parte delle associazioni per l’internazionalizzazione delle imprese

    • Rifinanziare il fondo anticrisi e velocizzare i tempi della realizzazione del confidi intersettoriale regionale, nonché procedere al recupero di risorse settoriali non utilizzate

    • Costituire un tavolo di monitoraggio ed intervento tra istituzioni, ABI e associazioni imprenditoriali per scongiurare il “credit crunch”.

    6. Istruzione, formazione, lavoro e occupazione

    L’istruzione, la formazione e le politiche del lavoro devono integrarsi al fine di dare le necessarie risposte occupazionali che la nostra regione aspetta. Occorre perciò ridurre la distanza tra sistema universitario-scolastico-formativo e mondo delle imprese, mediante anche la valorizzazione della formazione in azienda, dell’apprendistato e l’utilizzo della certificazione dei crediti formativi.

    Le cose da fare subito secondo Confesercenti:

    • Rifinanziare il fondo regionale per gli ammortizzatori sociali

    • Avviare un pacchetto per i giovani, sia per l’inserimento in azienda tramite work experience che mediante forme di auto imprenditoria

    • Favorire la realizzazione di azioni di monitoraggio ed autocontrollo da parte delle imprese stesse.

  • “Il bosco respira”, il percorso guidato al Museo di Storia Naturale

    “Il bosco respira”, il percorso guidato al Museo di Storia Naturale

    Il bosco respira di vita. Questo è il messaggio di un percorso che il Museo di Storia Naturale di Genova, nell’ambito del Festival della Scienza, vuole trasmettere ai piccoli visitatori.

    Si presenta come un cammino esplorativo riservato ai bambini ma saranno gli adulti, per primi, ad essere incuriositi dai racconti che gli abitanti, di questo habitat particolare, narrano in prima persona attraverso la visione di un documentario in 3D.

    Equipaggiati con occhialini atti allo scopo, incontriamo il famoso orso marsicano che ci tende una mano, no… volevo dire una zampa, per invitarci ad iniziare questo viaggio tridimensionale. Con lui incontriamo i faggi, alti fino a 40 metri, riconoscibili dal tronco liscio con macchie grigio argentate e dalle “fagiole” che sono frutti simili a piccole noci, rinchiusi in un riccio spinoso come quello delle castagne, di cui sono stretti parenti. Nello stesso modo il cinghiale ci presenta le querce, piante longeve che possono vivere fino a 500 anni. Anch’esse sono identificabili per la foglia lobata ma, soprattutto, per i loro frutti, le ghiande, di cui il nostro interlocutore dice di essere ghiotto. Via via, incontriamo il leccio, un sempreverde, dal fusto screpolato in piccole placche, il tasso chiamato della morte per le sue bacche (arilli) rosse e velenose che gli uccelli mangiano favorendone la disseminazione, il frassino ottimo come combustibile e pregiato per la robustezza del legno, l’acero che con i suoi semi alati può colonizzare lontano, il cipresso così caro al Carducci, il tiglio dal profumo dolce e penetrante ed infine i pini da quello comune al pino mugo, conosciuto per lo sciroppo balsamico.

    Accanto a questo excursus di giganti vegetali vivono, oltre quelli già citati, animali imponenti come la maestosa aquila, rumorosi come il picchio, sibilanti come la vipera, piccoli come la pulce delle piante, dannosi come la terribile processionaria dei pini. Un mondo ricco di curiosità che continua a meravigliarci quando, riaccese le luci, le valenti assistenti del corso invitano a scoprire gli insetti “stecco” perfettamente mimetizzati tra gli arbusti contenuti in una teca di vetro o illustrano peculiarità di insetti accuratamente conservati e catalogati all’interno delle scatole entomologiche.

    Cervi volanti, mantidi, farfalle, coleotteri, taluni dall’aspetto poco rassicurante ma assolutamente innocui, altri come scorpioni o vespidi da cui è meglio stare alla larga ma, attenzione, anche qui troviamo il fenomeno del mimetismo. Alcuni di essi esibiscono una livrea ingannevole solo per farvi paura.

    Le cose da scoprire sono ancora tante: volete vedere come si vive in un formicaio o come l’ecosistema di un bosco può essere riprodotto in bottiglia, volete scoprire quante varietà di fiori meravigliosi colorano il nostro appennino o il ruolo fondamentale che questo habitat ricopre nel bilancio del carbonio sulla terra? Non vi rimane che recarvi a scoprirlo.

    Adriana Morando

  • Claudia Bordese e il suo “Sesso Selvaggio” al Festival della Scienza

    Claudia Bordese e il suo “Sesso Selvaggio” al Festival della Scienza

    La Passera Scopaiola
    La Passera Scopaiola

    Sesso selvaggio o meglio un inno alla vita. Questo è il messaggio emerso dall’encomiabile presentazione che la Dott.ssa Claudia Bordese ha tenuto presso l’auditorium della Fnac in via XX Settembre.  Fare sesso è, per la natura, un modo efficiente per rimescolare i geni, al fine di migliorare la specie.

    Per il maschio, l’impegno produttivo è limitato a “un sacchetto” inesauribile di spermatozoi, sempre pronti a elargirsi senza risparmi ; la femmina, al contrario, deve tener conto di un numero limitato di gameti e del carico parenterale della prole. Questa diversità biologica e di obblighi innesca un comportamento da cacciatore nel cosiddetto sesso forte, lasciando la prerogativa della scelta del partner alla femmina, che valuta quale padre sia il migliore per la progenie.

    Essendo la riproduzione l’unico obiettivo della natura, si sviluppano le più stravaganti strategie a cui la fantasia non pone limiti: dalla poligamia all’ermafroditismo, dall’inganno all’autoerotismo, dalla famiglia allargata alla transessualità, dal travestimento al cambiamento di sesso per necessità.

    Facciamo un salto fra i personaggi di “Sesso Selvaggio“… La Passera Scopaiola (un nome un programma), se il maschio dominante non è in grado di difendere il territorio, accoglie di buon grado un secondo compagno il quale, per tenere fede al proverbio “cornuto e mazziato”, stimola la femmina a liberarsi di eventuali tracce del precedente amplesso, al fine di privilegiare la sua discendenza.

    La Mosca Scorpione, invece, è un’autentica meretrice: offre le sue grazie, solo, a chi le reca in dono una preda consistente, la grandezza della quale è direttamente proporzionale alla durata del rapporto. I gelosi maschi tortora attaccano le femmine se queste mostrano di concedersi con troppa disinvoltura. Curiosa (qualche donna direbbe invidiabile) la strategia del Polpo Argonauta che non avendo “l’utensile” ha modificato uno dei tentacoli (braccio ectocotile) di cui poi si libera, lasciandolo andare, ramingo, a cercarsi la compagna.

    Lussuriosi sono serpenti , lucertole, squali, con la dotazione di ben 2 peni che sguainano con disinvolta alternanza. Mai come i piccoli topolini australiani che rispondono al nome di Antechinus Stuartii: maschie e femmine si accoppiano in un’estenuante orgia promiscua che si protrae per più di 10 giorni e che vede la prematura dipartita della componente maschile, stremata dalla tenzone.

    Tenie che si autocopulano, vermi parassiti che, ancora in stato la larva, si uniscono al primo che passa, in un amplesso unico che dura un’intera vita, giovani elefanti o piccoli coleotteri che assumono atteggiamenti muliebri per raggiungere l’ambita meta, eludendo lo sguardo vigile del capobranco, acari che si accoppiano con le sorelle ancora nel ventre materno, sono tutti protagonisti di un mondo da scoprire.

    E noi bipedi? Lati B, seni e labbra sembrano essersi sviluppati per “mimare” i genitali esterni dei nostri simili quadrupedi. E’ tutto nel libro redatto dalla stessa relatrice e che, ovviamente, ha lo stesso titolo del meeting.

    Il saluto finale spetta di diritto ai simpaticissimi bonobi, goderecci per eccellenza, il sesso lo vivono come simbolo di pacificazione: scoppia una rissa? Si “girano” (senza distinzione di sesso) e ritorna la calma e se proprio non c’è nulla da fare, un po’ di sano autoerotismo non guasta!

    Adriana Morando

  • Fallimento Aster, la manutenzione potrebbe ritornare al Comune

    Fallimento Aster, la manutenzione potrebbe ritornare al Comune

    Palazzo TursiLa crisi di A.S.Ter non è certo uno “scoop”. L’Azienda è in crisi da anni, o meglio, dal momento in cui è stata fondata.

    Nel gennaio del 2011 i lavoratori avevano alzato la voce chiedendo garanzie al Comune, da quel momento i conti dell’azienda sono finiti nell’occhio del ciclone, tante spese e scarsi risultati. In quell’occasione si iniziò a parlare in consiglio comunale di nuovo piano di controllo sulla qualità dei lavori pubblici effettuati da A.S.Ter, di un nuovo piano d’impresa, una nuova discussione sulle voci del bilancio e lo stop a nuovi debiti per manutenzioni straordinarie.

    A distanza di quasi un anno la situazione non è migliorata. Il bilancio online pubblicato sul sito di A.S.Ter mette in mostra uno strabiliante attivo, ma non è lì che bisogna andare a cercare i problemi. O, perlomeno, si può provare a leggere fra le righe… Ed è così facendo che balzano agli occhi ad esempio i 14 milioni di differenza fra i crediti (17 milioni) e i debiti (3 milioni), oppure il capitale circolante netto (indicatore utilizzato per verificare l’equilibrio finanziario dell’impresa nel breve periodo) che è diminuito in un anno di quasi 5 milioni.

    Indicativo è il dato relativo al ROI che è l’indice di redditività ed efficienza economica della gestione dell’impresa e che dovrebbe non essere mai inferiore all’8%. Nel bilancio di A.S.Ter il ROI si assesta intorno al 5,5% nel 2009 e al 6% nel 2010, il che significa che il capitale investito non è remunerato a dovere.

    Ma è importante sottolineare un “particolare” che aiuta a comprendere il perchè del bilancio in attivo di un’azienda in crisi nera: quasi la metà dell’attivo dello stato patrimoniale è rappresentato dai crediti verso il Comune di Genova, crediti che non è scontato che il Comune di Genova sia in grado di pagare. Questo è il nodo della questione. Per comprendere meglio la situazione basta pensare che i lavori per la segnaletica relativi al 2006 sono stati incassati quest’anno.

    Inoltre, dal momento della creazione di A.S.Ter nel 2004 ad oggi, i dipendenti sono praticamente raddoppiati, da 250 a 432. Quale futuro si prospetta per i lavoratori?

    Facciamo un passo indietro. La manutenzione del territorio comunale un tempo era affidata a operai direttamente alle dipendenze del Comune, falegnami, muratori, giardinieri, idraulici e via dicendo… Si chiamavano “Officine Comunali“.

    A.S.Ter. (Azienda Servizi Territoriali del Comune di Genova) e’ stata costituita nel mese di ottobre 1999 prendendo in carico la manutenzione di strade ed impianti di illuminazione pubblica e inglobando 250 operi trasferiti appunto dalle “Officine”. Gli operai che non passarono ad A.S.Ter restarono alle dipendenze del Comune, più precisamente delle Circoscrizioni per interventi di manutenzione sul territorio. Poi nel 2002 il Comune affidò ad A.S.Ter nuovi compiti come la manutenzione delle strade e la gestione di parchi e giardini e nuovi operai ex Officine vennero trasferiti.

    Dichiarando il fallimento di A.S.Ter la manutenzione pubblica tornerebbe direttamente a carico del Comune e i dipendenti dovrebbero quindi essere nuovamente integrati nella macchina comunale. Dunque, si torna alle “Officine Comunali”?

    La conclusione è molto semplice. Allo stato attuale il Comune versa soldi pubblici ad A.S.Ter (talvolta anche denari per cui era prevista diversa destinazione, vedi caso “barriere architettoniche” di qualche mese fa) per coprire i buchi di bilancio e per pagare i dipendenti: in caso di fallimento crollerebbe il tramite, ma resterebbero i problemi.

     

  • Il 20% degli studenti genovesi non arriva al diploma

    Il 20% degli studenti genovesi non arriva al diploma

    ScuolaL’assessore provinciale Francesco De Simone, partendo dai dati pubblicati sulle medie delle frequenze scolastiche in Italia, ha lanciato l’allarme: “La percentuale di studenti che non arrivano al diploma nelle scuole superiori in provincia di Genova è intorno al 20%. La dispersione scolastica è un fenomeno molto complesso da interpretare perché viene letto in modi e con dati differenti se si considerano i tassi di chi non raggiunge il diploma, di chi non si iscrive nuovamente a scuola dopo un insuccesso o di chi, regolarmente iscritto, frequenta poco e male, per disagio individuale, familiare, sociale o scarsità di motivazioni e rischia così di smarrire la strada.”

    Questa percentuale trasportata sul numero di studenti parla chiaro: due alunni per classe non superano l’’anno scolastico… “Quindi dai duecento ai trecento ragazzi e ragazze che rischiano di disperdersi se non si iscrivono più a scuola.”

    La Provincia propone la medicina per “curare” la dispersione scolastica: 200 posti in corsi biennali specifici di formazione per ragazzi e ragazze minorenni usciti dai circuiti scolastici e formativi, altri 150 nei corsi annuali per i maggiorenni, 60 post in tirocinio all’’anno con tutor per giovani dai sedici anni in su che non frequentano più la scuola per inserirli nell’’apprendistato e percorsi specialistici di integrazione fra scuola e formazione per ragazzi con forti disagi e disabilità.

    “La Provincia ha avviato, con il sostegno della Fondazione Carige, nuovi laboratori integrati tra scuola ed enti di formazione accreditati”, conclude l’assessore De Simone. ” I laboratori proseguiranno sino a dicembre con 260 allievi delle terze medie in Valbisagno, Valpolcevera, Centro Ovest, Cornigliano, Sestri Ponente e Borzoli. Gli obiettivi sono motivare i ragazzi a rischio attraverso specifiche esperienze formative di laboratorio e favorire l’’azione di orientamento per rafforzare scelte consapevoli”.

  • Osservatorio Astronomico Righi: incontro con Giove e le sue 64 lune

    Osservatorio Astronomico Righi: incontro con Giove e le sue 64 lune

    Giove“…E quindi uscimmo a riveder le stelle”, non gli astri metafisici del sommo padre Dante, ma quelli dell’osservatorio astronomico di Righi. Lo staff dell’osservatorio organizza incontri per avvicinare bambini ed adulti alla scienza del cielo.

    E’ lì che si può incontrare Giove, nascosto in un firmamento di storie mitologiche che parlano di mostri, regine ed eroi. Il direttore dell’osservatorio, Walter Riva, ha spento le luci del mondo reale per accendere quelle magiche del planetario che, in un attimo, ha proiettato gli spettatori sopra le dense nubi di un grigio cielo genovese.

    Il percorso di orientamento parte da tre stelle luminose che si dispongono a formare un triangolo: Vega, Deneb, Altair. Intorno ad ognuna di loro, corpi celesti meno luminosi si distribuiscono per formare figure a cui fantasiosi astronomi del passato hanno dato il nome di “Lira, Cigno, Aquila”.

    Il puntatore ottico si sposta verso nord, compiendo un arco sulla circonferenza, per raggiungere l’Orsa Maggiore, riconoscibile dal suo celeberrimo asterismo a forma di carro. Tracciando una linea immaginaria tra le due stelle posteriori del carro, chiamate Puntatori (Dubhe e Merak), e prolungandola di circa 5 volte, si arriva nei pressi della stella Polare che, pur essendo poco brillante, è la più lucente tra le 7 stelline dell’Orsa Minore o Piccolo Carro.

    La stella Polare ha la caratteristica di mantenere una posizione fissa rispetto alle altre costellazioni che, apparentemente, le ruotano intorno ed è stata, per secoli, utile strumento di orientamento per la navigazione. Allineata sull’asse terrestre che, idealmente, esce dal Polo Nord, è paragonabile a un punto che gira su se stesso e, come tale, immobile rispetto ad una qualsiasi prospettiva visiva.

    In questo settore del cielo gli ammassi stellari di Cefeo, Cassiopea, Andromeda, Balena, Perseo, Pegaso raccontano la loro mitologica storia. Cassiopea, moglie di Cefeo, fece infuriare le Nereidi, figlie del dio marino Nereo, proclamandosi la più bella tra le donne, dee incluse. Per placarne l’ira, non restava che un sacrificio riparatore, individuato nella figlia Andromeda, destinata alla bocca vorace di un mostro marino, la Balena. Come in ogni favola, per caso, l’eroe Perseo passava da quelle parti, su un cavallo alato (Pegaso), recando con se la testa mozzata della Medusa, gorgone dalla chioma irta serpenti, capace di impietrire chiunque col suo sguardo. Rendere di sasso il vorace predatore e salvare l’incolpevole fanciulla è cosa presto fatta e tutti si ritrovano in cielo, ad memorandum ricordo.

    In questo triangolo ideale (Andromeda, Perseo, Balena), dove è sita la costellazione zodiacale dell’ariete, si nasconde Giove, luminoso come una stella, col suo lento moto rotatorio intorno al sole (12 anni). Il gigante del nostro sistema planetario si mostra in tutta la sua magnificenza, ricco di gas contenenti cristalli di ammoniaca ghiacciata e composti del carbonio, dello zolfo del fosforo, elementi responsabili della sua disomogenea tintorialità. Intorno, un pullulare di orbite descritte dalle sue 64 lune di cui, le più famose, sono: Io, il più vicino, Europa, il più piccolo, Ganimede, il più grande e Callisto, il più lontano. L’occhio telescopico di una sonda spaziale proietta lo sguardo fino alle loro superfici svelando crateri, vulcani, ghiacci. Uno spettacolo coinvolgente di immagini e curiosità che, quando le luci si riaccendono, lasciano solo il desiderio di ritornare.

    Adriana Morando

  • Genova: il calo demografico è un dato preoccupante

    Genova: il calo demografico è un dato preoccupante

    San Lorenzo, pozzangheraLa Liguria è un paese di arzilli vecchietti: meno male, dico io, guardando con una certa apprensione la mia carta d’identità e calcolando, con una buona dose di ottimismo, quante e quali aspettative di vita mi riserva il futuro. Purtroppo, parallelamente ad un aumento della longevità, si assiste ad un decremento significativo di nascite.

    Questo è il grido di allarme lanciato dalla Cgil, nel corso del seminario “La Liguria e il Nord: economia, società, rappresentanza”, ma si tratta di dati su cui ormai da diversi anni ragionano economisti, imprenditori, investitori, politici e intellettuali di Genova e dintorni.

    I dati sono significativi : dal 1985 al 2011 gli abitanti liguri registrano un calo di 146.533 unità, pari all’8,3%. La classifica vede al primo posto Genova (meno 12,9%), cui segue La Spezia (meno 5,4%) ed infine Savona (meno 1,8%). In controtendenza , Imperia registra un aumento dell’ 1,2%.

    Facendo una rapida media, il tasso naturale di crescita si attesta su un meno 5,9% che viene, in parte, compensato da un flusso migratorio verso la nostra regione. Se, poi, prendiamo in esame le fasce di età vediamo come l’ 11.4% della popolazione, con un età compresa tra 0 e 14 anni, strida con il 61.8% di quelli tra i 15 e i 64 anni, il 26.8% di 65enni, il 6.8% degli over 80.

    Questi dati, particolarmente rilevanti nel nostro territorio, si allineano su quella che è la tendenza nazionale che è di 1,5 figli per famiglia. Al centro del problema della bassa natalità non sono, ovviamente, avvincenti programmi televisivi, ma l’innegabile evidenza che un figlio rappresenta un peso economico rilevante nell’ambito delle famiglie, nonché fonte di ansie. Servizi sociali di supporto insufficienti quali gli asili, rette sempre più costose, baby sitters da retribuire se si è sprovvisti di nonni compiacenti e un futuro di incertezze lavorative non entusiasmano certamente chi decide di pianificare una nascita.

    Poi, ci sono i “single”. Che siano uni-famigliari per scelta o per necessità sta di fatto che questo fenomeno ha avuto, a livello nazionale, una crescita del 30% e, come ormai geneticamente provato, i figli si fanno in due. Anche in questo caso, il lavoro precario, che non permette di avventurarsi in un mutuo-casa e tantomeno in progetti famigliari, incide pesantemente sulla numerologia della popolazione.

    Perché una diminuzione di natalità preoccupa tanto? Sembrerebbe facile rispondere: i bambini sono il nostro futuro. In realtà sono, anche, il nostro presente risultando essere gli ignari fautori di disagi economici. Un esempio per tutti è la perdita secca di 2800 posti di lavoro tra gli insegnanti. Loro stessi, futuribili fonti lavorative, non saranno in grado di contribuire alla produzione di ricchezza per nostra collettività e a controbilanciare il costo sociale degli anziani.

    Nel dibattito non poteva mancare una riflessione sulla preoccupante emorragia di residenti, soprattutto di quelli in età lavorativa. Nel 2010 come ha riferito il Segretario Generale della Camera del Lavoro di Genova, Ivano Bosco, si sono persi circa 7 mila posti di lavoro e ai “vacanzieri obbligati” non è rimasto che rivolgersi altrove alla ricerca di nuove opportunità.

    In questo grigio panorama, solo una timida nota foriera di ottimismo : un incremento dei traffici marini e del turismo che, a Genova, ha fatto registrare un aumento del 6,75.

    Adriana Morando

  • “Bad as me”, è uscito oggi il nuovo disco di Tom Waits

    “Bad as me”, è uscito oggi il nuovo disco di Tom Waits

    Tom WaitsIl nuovo album di Tom Waits dal titolo Bad As Me, esce dopo sette anni di silenzio. L’ultima fatica del cantautore statunitense si intitolava Real Gone e raccontava un mondo che in sette anni è cambiato in molti suoi aspetti dopo la crisi economica e una generale presa di coscienza delle nuove generazioni.

    Waits aveva annunciato la pubblicazione del disco ad agosto, quando era uscita l’omonima canzone “Bad As Me” che parla della privacy su internet e, in generale, condanna tutti coloro che rovinano le sorprese.

    Una delle tracce del disco si intitola “Satisfied“, omaggio dichiarato a “Satisfaction” dei Rolling Stones, con tanto di collaborazione e duetto con Keith Richards.

    Lo storico chitarrista degli Stones è presente anche in due altri brani del disco, “Last leaf” e “Hell broke luce“.

    Alcuni brani sono ascoltabili gratuitamente in streaming sul sito del cantautore.

  • Eni al Festival della Scienza: il “miracolo italiano” di Enrico Mattei

    Eni al Festival della Scienza: il “miracolo italiano” di Enrico Mattei

    EniUn pilastro dell’ industria italiana racconta la sua storia: attraverso un itinerario di immagini che sanno di lavoro e di capacità imprenditoriale, l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) ripercorre le tappe fondamentali che ne hanno fatto un leader mondiale nei servizi petroliferi.

    Nel Palazzo Grimaldi della Meridiana, sede della mostra, incontriamo un animale che si muove a suo agio tra grifoni, tritoni, centauri, basilischi, miti chimerici della tradizione genovese. E’ un cane a sei zampe, nero, sputa fiamme come il drago di S. Giorgio ed è, come cita un fortunato slogan coniato da Ettore Scola, “il cane a sei zampe fedele amico dell’uomo a quattro ruote”.

    Seguendo le sue orme ci addentriamo lentamente in questo flashback storico. Siamo nel 1946, una svolta importante segna la vita dell’Agip, società creata con lo scopo di cercare e commercializzare petroli e derivati: sono stati individuati giacimenti di idrocarburi nella pianura padana, a Cabiaga e a Cortemaggiore. Enrico Mattei, nominato commissario straordinario, grazie a questa scoperta, riesce a salvare l’azienda dalla liquidazione e a creare le condizioni per la costruzione di una ampia rete di metanodotti e di distributori per l’erogazione di benzina.

    Nel 1952, un’intuizione geniale dello stesso Mattei, porta a creare un marchio che diventerà il simbolo dell’ENI nel mondo. Viene lanciato un concorso, con un montepremi di dieci milioni di lire, che vedrà vincitore, su 4000 elaborati, il cane a sei zampe, realizzato dallo scultore Luigi Broggini e presentato dal milanese Giuseppe Guzzi.

    Nel giro di pochi anni questa azienda sviluppa una solida struttura organizzativa di 56000 dipendenti grazie ad una politica di sviluppo supportata da laboratori di ricerca d’avanguardia, dall’istituzione di una Scuola Superiore sugli idrocarburi destinata alla formazione dei quadri e dei dirigenti ma, soprattutto, con strategie a favore dei dipendenti che si traduce in un forte spirito di appartenenza.

    Nel 1954 un accordo col governo egiziano guidato da Nasser è la pietra miliare di intese internazionali tra paesi produttori e compagnie petrolifere (formula Mattei), a cui seguirà la convenzione siglata con lo scià di Persia nel marzo 1957 e con il governo sovietico nell’ottobre 1960. Il sogno di Mattei è di accompagnare l’Italia verso una relativa indipendenza energetica, sogno che s’infrange il 27 ottobre 1962 quando l’aereo Morane-Saulnier MS-760 Paris, che lo porta da Catania a Milano, precipita nelle campagne di Bascapè, un piccolo paese in provincia di Pavia.

    Ma il cammino è tracciato e, nel 2010, l’ENI vanta un bilancio utile netto di 6,18 miliardi di euro e una previsione di ulteriore crescita per il 2011. Un vero miracolo italiano come aveva profeticamente scritto il Financial Time nei lontani anni ‘50.

    Adriana Morando

  • La morte di Gheddafi evita all’ occidente un processo scomodo

    La morte di Gheddafi evita all’ occidente un processo scomodo

    GheddafiPerché l’opinione pubblica sente l’esigenza di “condannare”? Qual’è il senso della “condanna” espressa su tv e giornali da forze politiche ed opinionisti? Che esigenza abbiamo di definire ciò che è male? Siamo forse un dio che deve dividere i buoni dai cattivi?

    Giovedì, ad esempio, muore Gheddafi. C’era bisogno di dire che è morto in un modo che non si augura a nessuno? C’è qualcuno che non s’era accorto dell’atrocità della cosa? C’è forse il rischio di un qualche emulo esaltato? E allora perché aggiungere all’ovvio un biasimo ipocrita?

    Invece che domandarsi se la frettolosa morte del Raìs non sia servita alle diplomazie occidentali per evitare un processo, magari a porte aperte, dove sarebbero potuti spuntare fuori imbarazzanti scheletri nell’armadio, l’opinione pubblica si affretta a “condannare”.

    Mi chiedo che titolo abbiamo noi occidentali, e in particolare noi Italiani, di giudicare. Forse che noi ci siamo comportati meglio con i nostri dittatori? Non abbiamo fatto scempio anche noi del cadavere di Mussolini? Ci siamo già dimenticati dei calci, dei proiettili, degli ortaggi che non i militari, ma la popolazione, “brava gente”, ha scagliato contro una salma senza vita? Ci siamo dimenticati che ci fu chi urinò sul cadavere dell’incolpevole Claretta Petacci, la quale venne poi appesa a testa in giù senza mutande, prima che un parroco non avesse il pudore di fermarle la gonna con una cintura?

    Probabilmente oggi, dal nostro comodo punto di vista, ci farebbe piacere dimenticare il passato e immaginare una realtà più pulita. Peccato che le cose non stiano così. Non si scopre oggi che la guerra genera mostri. E’ odio, rancore, desiderio di vendetta, di annichilimento del nemico. E’ questo che abbiamo voluto e promosso in Libia, da Sarkozy fino allo stesso Napolitano: abbiamo voluto che i Libici si uccidessero tra di loro. Cos’altro ci potevamo aspettare? Morire sotto una bomba, ustionati dentro un cingolato o massacrati da una folla inferocita è davvero tanto meglio rispetto a quello che è capitato a Gheddafi? Quanti soldati lealisti caduti in mano nemica sono morti, non ripresi dalle telecamere, in modo persino peggiore del Colonnello? Quanti ribelli torturati a morte nelle prigioni di Tripoli? Eppure sono queste le cose che sono andate in scena fino a ieri: violenze e barbarie, che hanno chiamato altre violenze e altre barbarie. Fino all’epilogo di giovedì.

    E ora ci vogliamo arrogare il diritto di tagliare con la spada i massacri giusti da quelli sbagliati? Una spirale d’odio e di sangue è una macchina che non si ferma a comando. Capisco che la diplomazia internazionale viva anche di queste ipocrisie. Ma l’opinione pubblica non può lavarsi la coscienza così facilmente. La guerra di liberazione era davvero giusta? Andava davvero appoggiata con l’aviazione della NATO?

    Beh, allora anche la fine di Gheddafi fa parte di quello che abbiamo appoggiato. E’ la guerra, bellezza: si prende tutto il pacchetto. Ed è per questo motivo che suscita tanto orrore.

    Andrea Giannini

  • Franco Battiato, incontro con il maestro: “Non c’è più gioia di vivere”

    Franco Battiato, incontro con il maestro: “Non c’è più gioia di vivere”

    Franco BattiatoCi sono stati e ci saranno decenni nella storia capaci di dare respiro all’intera umanità, decenni in cui accade qualcosa insomma… e non è certo il caso di questi ultimi anni…

    Così Franco Battiato apre l’incontro organizzato dalla Fondazione Garrone. Un bagno di folla all’interno e all’esterno del teatro, a dimostrazione di quanto in tanti anni di attività il cantautore catanese sia stato capace di toccare la sensibilità delle persone.

    Io sto bene, ma non posso fare finta di niente. Non c’è gioia di vivere intorno a me, in qualunque città io vada. Bisognerebbe iniziare dall’asilo, insegnare la musica, le lingue e la spiritualità, perchè tutti abbiamo le stesse possibilità e non esistono differenze fra gli uomini. Se si basasse l’educazione su questi punti la vita sarebbe migliore, sono queste lke cose che davvero contano…

    Eppure tali aspetti dell’esistere sono sempre più distanti dalla vita delle persone: “Il vero problema è che ogni uomo ha terrore di quello che non conosce e preferisce vivere nel dolore con quello che conosce piuttosto che nella gioia con ciò che non sa. Io sono riuscito a fuggire da questa triste legge umana raggiungendo il culmine del dolore. A quel punto trovi le forze per fare il salto nell’ignoto… e non posso fare altro che augurarlo a chiunque. Questo è il vero motivo per cui scrivo canzoni, non lo faccio per me stesso, personalmente potrei tranquillamente farne a meno.

    Ho sempre preferito la nicchia al successo. Quando negli anni settanta ho iniziato a vendere milioni di dischi ho fatto una brusca marcia indietro, ho sempre creduto che il mio mestiere non fosse quello di vendere dischi. Ciò nonostante non ho mai avuto problemi con l’industria discografica, ho sempre fatto quello che ho voluto e nessuno mi ha mai detto qualcosa…

    La conversazione tocca poi altri argomenti, intervallata dall’ascolto di alcuni brani di musica classica cari al cantautore… “La scienza mi appassiona quando non è ottusa. Il misticismo e la scienza oggi sono molto più vicini di quanto si creda, ma il buon scienziato deve avere l’umiltà di definirsi come colui che cerca e mai e poi mai come colui che sa, perchè bisogna accettare che ci sono cose che non si possono sapere e che non hanno spiegazione…

    Con la sua “Oceano di silenzio” che risuona nella mente dei presenti, Franco Battiato dedica un pensiero al silenzio… “Fa paura a tante persone. I bit ossessivi dai locali dei centri cittadini, la musica nei supermercati, per tanta gente rappresenta un sollievo. Io considero il silenzio come assenza di pensiero, non solo di rumore. Va allevato come un figlio, così dovrebbe essere per tutti noi… Studiarlo e avvicinarlo significa vivere meglio, il silenzio apre le porte al sacro. Personalmente la meditazione è il percorso che ho seguito per comprendere il silenzio.”

     

     

  • Robot lottatori di Sumo nelle sale di palazzo della Meridiana

    Robot lottatori di Sumo nelle sale di palazzo della Meridiana

    Palazzo della Meridiana, un palcoscenico meraviglioso per un incontro di “sumo” robotico:  questo il tema proposto dall’associazione DiScienza in collaborazione con “Cattid” dell’Università della Sapienza di Roma. Un meeting all’insegna del gioco per avvicinare i ragazzi alla scienza dell’automazione. Il cervello del piccolo lottatore giapponese è “Arduino”, il primo hardware open source, completamente italiano, facile da montare, pratico ed economico che permette di connettere concetti complessi, come elettronica e robotica, alla vita del reale.

    In uno scenario di volte e di stucchi, testimoni di un glorioso passato, che da soli valevano il prezzo dell’ingresso, una scolaresca di attenti piccoli partecipanti, esponenti di un prossimo futuro, ha potuto scoprire, passo dopo passo, i componenti che danno “vita” a questa macchina-giocattolo.

    Per capirne il funzionamento dobbiamo, prima, conoscere come si svolge il gioco. Seguendo le regole del Sumo, che è una lotta giapponese, i due combattenti cibernetici si affrontano cercando di far uscire l’avversario dal campo di contesa.

    L’area in oggetto ha precise caratteristiche che permettono ai sensori di calcolarne il confine. Fatte queste doverose premesse, si può procedere al fine di esaminare gli elementi costitutivi dell’automa. La scheda elettronica è, ovviamente, il cervello del robot che capta i segnali inviati dai sensori, li elabora ed evoca un comando di risposta.

    Questo comportamento non è dissimile da quello di una mano posta su una fonte di calore. Gli elementi tattili del nostro arto mandano un segnale al cervello che invia l’ordine perentorio di scostarsi, immediatamente, dal pericolo. Gli accessori sono rappresentati dagli “occhi” per individuare l’avversario, le ruote e il motore per il movimento, i sensori di linea per definire la zona di azione.

    Come fanno i sensori di linea a capire che sono al limite del tappeto su cui avviene la lotta? Sfruttano il principio fisico del diverso assorbimento della luce in uno spettro di colori. In questo caso, l’accorgimento è scegliere il nero (assorbimento completo) per la contesa sportiva e il bianco ( riflessione completa) per limitarne il confine.

    Il gioco, perché di gioco si tratta, consiste nell’assemblare insieme i vari componenti, digitare sul computer i comandi necessari, montare le varie parti meccaniche e dotare i piccoli sumo-men di armi belliche. Questo è quello che avviene nel laboratorio pratico. Le squadre avversarie hanno a disposizione tre profili ognuno con diversa forza, lucidità, velocità, decisione: Boyacky, più frenetico, Dokurobe più meditativo e Tonzura più aggressivo che possono essere corredati da strumenti offensivi come speroni, mezzi dissuasivi o apparati di collisione.

    Tutto è pronto. Allora, non ci rimane che augurarvi buon divertimento.

    Adriana Morando