Viviamo un periodo storico in questo Paese che facciamo finta di reputare “normale”, quando di normalità certe pulsioni non hanno nulla.
Sono di questi tempi iniziative quali “Chiedo asilo anch’io” per denunciare l’intramontabile presunta discriminazione degli italiani rispetto ai rifugiati, invitando i nostri concittadini a rinunciare alla propria cittadinanza.
Screenfabula si butta nella mischia della provocazione e lancia la sfida: se il razzismo è al contrario cosa succede? Un crescendo surreale, che gioca con leggerezza sui toni della follia e dell’italianità nel tema.
Tag: attori
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Storybus, il quinto episodio della webserie firmata da Screenfabula
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Storybus, il quarto episodio della webserie firmata da Screefabula
Nell’epoca del selfie selvaggio neppure la fermata dell’autobus sembra essere dispensata dal fenomeno; lo strumento social è in grado di ribaltare la situazione che ritenevamo di controllare fino a un attimo prima, facendo assumere alle nostre microscopiche figuracce proporzioni non più arginabili.Le cose più belle, quelle che ammiriamo con gli occhi spalancati ricchi di desiderio, non accontentandoci, spesso si rivelano essere quelle che svaniscono più rapidamente per lasciarsi nuovamente ammirare. -

Storybus, il terzo episodio della webserie firmata da Screenfabula
In amore gli opposti si attraggono. Sarà vero? Oppure spesso si tende, anche inconsapevolmente, a cercare di plasmare l’altro? Per amore si compiono sacrifici, ma ci sono abitudini e attitudini a cui non si può proprio rinunciare, perché significherebbe tradire il proprio Io. Per questo talvolta per sfuggire alla monotonia, ai drammi, agli ostacoli che la vita ci presenta, ci si rifugia in un mondo immaginario creato da noi, per trovare le certezze di cui abbiamo bisogno. Ancora una volta la fermata dell’autobus diventa luogo di attesa per una coppia come tante e unica nello stesso tempo.
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Storybus, il secondo episodio della webserie firmata da Screenfabula
“Coppia in attesa”
Una situazione quotidiana, la banale attesa del bus che tarda ad arrivare, crea nei nostri due protagonisti di turno reazioni differenti sino a rappresentare la miccia che farà esplodere uno dei due. Spesso le accoglienti mura domestiche, il ritmo sempre più intenso delle nostre vite, le abitudini in cui inesorabilmente cadiamo, sono causa di silenzi assordanti, di mancanza di comunicazione, di sopravvivenza per la maggior parte delle coppie. In questo episodio una situazione innocua viene improvvisamente colta come un’opportunità di sfogo e di ribellione ad una vita che ha preso oramai una piega diversa, distante dalle promesse e aspettative di amore e passione duraturi. -

Storybus, schegge impazzite alla fermata dell’autobus: la webserie
Dopo “Come Kubrick in Ombre Rosse”, la Content Factory genovese Screenfabula torna sugli schermi di YouTube con “Storybus”, nuova webserie tutta ligure online dal 24 Marzo e di cui Era Superba pubblicherà un episodio a settimana, con appuntamento fisso al martedì per tutti i suoi lettori.
“Storybus” è composto da episodi di breve durata (tra i 2 e i 4 minuti ciascuno), con personaggi differenti da una puntata all’altra. La fermata dell’autobus diventa luogo di incontro e di scontro, di indagine e conflitto, di attese e di presenze sospese tra realtà e verosimiglianza, il tutto condito da molta ironia.
La serie è concepita ad hoc per la piattaforma web sia per linguaggio narrativo, che per struttura e dinamismo. Quale set migliore per esprimere tali requisiti se non la fermata del nostro amato/odiato servizio di trasporto pubblico? Luogo che non solo sposa perfettamente il concetto di velocità di narrazione ma soddisfa un’altra caratteristica fondante del progetto: raccontare il contrasto, la diversità, il tema dell’interazione e quello dell’indifferenza.«Partiamo da un semplicissimo interrogativo – raccontano gli autori di Screenfabula – a chi non è mai capitato di trovarsi in compagnia di qualche bizzarra presenza durante gli interminabili tempi di attesa del proprio autobus? Talvolta ci sentiamo importunati, talvolta quasi consolati. Spesso rispondiamo in automatismo con un tipo di chiusura definibile pressoché ermetica, ancor più frequentemente con derisione. Alcune volte li osserviamo, altre li ignoriamo».
É sempre più difficile (ri)specchiarsi nell’altro, presi come siamo a comunicare col resto del mondo schermati da ogni genere di display, dal quale raramente distogliamo lo sguardo. «Con Storybus vogliamo giocare sui luoghi comuni falsi e veritieri, ironizzando sull’ambiguità, sui tradimenti, su improbabili alleanze, sulle piccole grandi crisi che ci attanagliano».
La fermata dell’autobus diventa così un palcoscenico vero e proprio: «schegge impazzite provenienti da spaccati di vita che affondano le radici nell’azione comune dell’attesa del mezzo pubblico che ci riporti alle nostre case, alle nostre famiglie, al nostro lavoro, ai nostri appuntamenti. Ci siamo forse mai chiesti se questo spazio/tempo lo viviamo e lo riempiamo? Sì, no, boh…». “Storybus” tenta di dare una risposta con quel tocco di surrealtà che caratterizza la content factory made in Zena. -

Ciak, si gira: i film in cui Genova è protagonista, da René Clement a Michele Placido
La settima arte ama Genova, da sempre. Negli ultimi anni il capoluogo ligure ha ospitato soprattutto spot pubblicitari e riprese televisive, ma è proprio attraverso il cinema che la città, probabilmente anche oltre le intenzioni dei vari registi, ha spesso assunto un ruolo da protagonista, trasformandosi da semplice quinta scenica a vera diva della storia.
Non vogliamo elencare qui tutti i film che sono stati girati a Genova, abbiamo scelto quelle pellicole dove a nostro giudizio la nostra città è riuscita a dare il meglio di sé. E, in questo senso, non si può che partire citando il meraviglioso Le Mura di Malapaga del 1949, film con il quale il regista René Clement vinse a Cannes e guadagnò l’Oscar Onorario nel 1950 come miglior film straniero (le attuali categorie furono introdotte solo nel 1956).
Questa pellicola, solitamente trasmessa ad orari impossibili sulle reti minori delle tivù generaliste, si può ora fruire più facilmente grazie alla rete, e ci mostra struggenti immagini di una Genova che fu. Il film fu girato intorno alle attuali Piazza Cavour, via del Colle, Sottoripa; le Mura del titolo in realtà appaiono raramente, ma poiché erano il luogo dove anticamente venivano incatenati e lasciati a patire fame, sete e freddo all’aperto coloro che non onoravano i propri debiti, hanno una valenza fortemente evocativa rispetto alla trama.
Vedere Jean Gabin che, in uno splendido bianco e nero, si aggira lungo i negozietti di Sottoripa, percorre i vicoli fino alla bettola dove incontrerà Marta (una dolente Isa Miranda che vinse a Cannes come attrice protagonista), ci fa inevitabilmente riflettere su quanto abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi, e su quello che non potremo più vedere. La scelta della location genovese del film pare si debba allo sceneggiatore, Alfredo Guarini, marito di Isa Miranda nato a Sestri Ponente.
Da un film pluripremiato ad uno volutamente dimenticato: Una voglia da morire, film del 1965 di Duccio Tessari con Raf Vallone e Annie Girardot, una commedia con tinte gialle dove si racconta di una coppia di amiche, signore dell’alta borghesia milanese, che, in vacanza ad Arenzano, decidono quasi per gioco di prostituirsi con i camionisti di passaggio sulla statale. In questo caso la nostra regione, luogo del delitto, risulta più evocata che mostrata: in ogni caso la pellicola fu sequestrata ed il regista denunciato per oscenità; solo due anni dopo caddero le accuse, ma il film non ebbe più alcuna visibilità e della bobina risulterebbero sopravvissute solo due copie.In quegli anni la nostra città non era certo in gran spolvero dal punto di vista turistico. Incerta sul come ricostruire il complesso di Madre di Dio, il Carlo Felice ed il Porto Antico, stretta fra gli Anni di Piombo che erano già iniziati ed un ruolo industriale sempre più arduo da sostenere, vede i set spostarsi verso il Ponente cittadino: Cornigliano ed il gasometro dell’Italsider (abbattuto nel 2007) sono i protagonisti di molte scene clou del B-movie Mark il poliziotto spara per primo del 1975, con sparatorie, inseguimenti e l’allora divo dei fotoromanzi Franco Gasparri che sgommava a bordo di una Lancia per le vie del quartiere.
Il gasometro sarà poi ancora la location all’ombra della quale si dipana la vicenda di Padre e Figlio, il film del 1994 di Pasquale Pozzessere, dove un padre (Michele Placido) portuale a Genova, deve affrontare il figlio, Stefano Dionisi, che rientrando dal servizio militare (altra cosa smantellata, al pari dell’ Italsider) non ha alcuna intenzione di ereditare il lavoro del padre preferendo vivere di espedienti e sognare la fuga, in qualsiasi modo riesca ad ottenerla.
Qui abbiamo riprese del quartiere mentre il ragazzo vaga rabbiosamente in moto, soffocato fra acciaierie e Stazione merci , ed attraverso lo scontro generazionale viene offerto il ritratto di una città che sa perfettamente di non poter proporre il vecchio modello di economia statalista ma è incapace di trovarne uno nuovo, così che, vent’anni dopo, siamo ancora tutti intorno al capezzale della capacità produttiva di Genova.Ma se molto incerto è il cammino industriale e commerciale, molto più spedito, per fortuna, è stato quello culturale ed ambientale. Pur fra mille passi falsi, partenze in salita e dubbi, dalle Colombiadi del 1992 in poi l’attrattiva turistica di Genova si è sviluppata quasi senza che i cittadini se ne rendessero conto. Grazie poi alla costituzione, nel 1999, della Genova Liguria Film Commission, Fondazione creata da Regione Liguria, Comune di Genova ed altre realtà territoriali liguri, che ha come scopo il marketing territoriale, la produzione audiovisiva è letteralmente esplosa nel nostro territorio. Non solo: prima della GLFC esisteva la Italian Riviera Alpi del mare Film Commission, sulla falsariga dell’esempio americano e fra le prime ad essere attive in Liguria; lo scopo, oltre a promuovere il territorio, è anche facilitare l’ottenimento di permessi, autorizzazioni, collaborazioni da parte di privati per concedere i propri beni durante le riprese.
Grazie a questa preziosa sinergia fra privati, enti locali ed operatori si sono arrivate in città, solo per rimanere al cinema, nel 2004 Agata e la tempesta del regista Silvio Soldini, che poi, innamorato della magia del luogo, nel 2007 ambienterà qui anche Giorni e nuvole, con Margherita Buy e Antonio Albanese.
Fra queste due pellicole c’è la produzione internazionale del film Genova di Michael Winterbottom, che vede Colin Firth (Premio Oscar per Il discorso del Re nel 2011) nella parte del vedovo che, arrivato in città con le due figlie, proprio da Genova prova ad iniziare una nuova vita dopo il lutto.In queste ultime produzioni la città, con le due riviere, vengono inevitabilmente messe in bell’evidenza; non a caso si sono anche moltiplicati spot pubblicitari, videoclip e serie televisive ambientate fra il Porto (una delle viste più gettonate, spesso dal mare ma anche dalla Spianata) i vicoli e Corso Italia.
A partire dal 2010, poi, tutte queste produzioni possono contare sul Cineporto, la palazzina ex- Italsider, di fronte all’altoforno, integrata con la non distante Villa Bombrini, dove Genova Liguria Film Commission ha la propria sede. E tutto questo, oltre all’indubbio ritorno di immagine per la nostra Regione, rappresenta un giro di affari di tutto rispetto: l’area ospita infatti 44 piccole imprese e diversi studi professionali con un centinaio di persone occupate ed un indotto in costante crescita (dati maggio 2014).
È addirittura di questi giorni l’uscita di un bando che per la prima volta mira a sostenere le piccole produzioni audiovisive locali, istituito proprio dalla Genova Liguria Film Commission: l’iniziativa si chiama Sarabando (sic) e resterà aperta fino al 30 gennaio 2015.Insomma, qualcosa si muove e, sia pure in minima parte, prova a rimediare ai numerosi danni causati da una crisi feroce che a Genova ha forse mietuto più vittime che altrove.
Perché se è pur vero che oggi con la cultura non si mangia, a volte però qualche pranzetto aiuta a prepararlo.Bruna Taravello
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Recitare per giocare e migliorare la propria vita: partono i nuovi corsi di recitazione di Fabio Fiori
Perché fare un corso di recitazione? «Per alcuni può essere una vera e propria vocazione; altri possono avere un talento nascosto che va scovato, coltivato ed affinato. Altri ancora per necessità lavorative devono parlare davanti a un pubblico ed esprimere i concetti in modo sicuro, persuasivo, comprensibile, gestendo l’ansia da prestazione e possibilmente senza annoiare la platea..»Così l’attore genovese Fabio Fiori, diplomato nel 1998 presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova con esperienza pluriennale nella formazione, introduce la nuova stagione di corsi che si terranno in diversi giorni e orari in varie strutture, sia su Genova che in Provincia.
Un modo per esplorare sé stessi e gli altri, trasmettere emozioni, socializzare e sperimentare «ma soprattutto giocare -precisa Fiori – non è necessario avere aspirazioni professionali, si può partecipare al gioco teatrale con il solo scopo di divertirsi in modo semplice e sano all’interno di un ambiente energico e creativo, utilizzando le lezioni come ‘valvola di sfogo’ per uscire da quel ruolo che si è costretti a interpretare nella vita di tutti i giorni, in modo colorato, sicuramente un po’ folle ma senza alcuna controindicazione se non quella di “contagiare” anche gli altri».
I corsi di recitazione sono rivolti a un’ampia rosa di fruitori: «Tutti partono dallo stesso livello e non ci sono limiti, il mio compito consiste nel lavorare sull’individualità degli allievi ma creando al contempo un gruppo solido e affiatato che lezione dopo lezione ottiene risultati concreti, a volte davvero sorprendenti».
Durante il percorso formativo vengono svolti molteplici esercizi di attenzione, relazione, improvvisazione, respirazione, dizione ed educazione all’uso della voce parlata. Il metodo utilizzato, frutto di anni di esperienza, si avvale delle tecniche di base che permettono agli allievi di crescere e confrontarsi, scoprendo aspetti della propria personalità che spesso stupiscono: «Chi partecipa ai miei corsi riesce infatti ad abbattere con facilità le comuni barriere come la timidezza davanti agli altri, aprendosi di più e provando il piacere di scambiare idee e proposte pur sentendosi sempre e comunque parte integrante di un gruppo. Credo fermamente che le persone vadano scoperte, valorizzate ed accompagnate con cura prima di “buttarle su un palcoscenico” rasentando il ridicolo e annoiando gli spettatori. Facilmente nei corsi di recitazione la tendenza generale è di dare più peso alla tecnica e all’esibizione in sé dimenticando il lato umano. Io la penso diversamente: mi piace ricordare alle persone che prima di imparare a camminare occorre cadere e rialzarsi fino a trovare un giusto equilibrio; amo trasmettere i concetti con passione, facendo uscire emozioni da ogni persona e gli anni di soddisfazioni e risultati raggiunti non fanno altro che darmi conferme».
A breve partiranno le lezioni di prova/presentazione gratuite e senza impegno, per tutte le informazioni gli interessati possono scrivere una mail a: recitazionegenova@gmail.com
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Mi chiamo Aram e sono italiano, spettacolo sulla multiculturalità al teatro Altrove
Venerdì 24 e sabato 25 gennaio al teatro Altrove della Maddalena va in scena lo spettacolo Mi chiamo Aram e sono italiano uno spettacolo che racconta con ironia, incanto e tragedia la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette “seconde generazioni”.Una produzione del Teatro Regionale Alessandrino, scritta a quattro mani dal regista Gabriele Vacis e dal protagonista e principale ispiratore dell’opera, Aram Kian, 39 anni, nato a Roma da padre iraniano e madre italiana, cresciuto in una cittadina del profondo nord italiano, Busto Arsizio, si è diplomato alla Civica scuola d’arte drammatica Paolo Grassi nel 1996.
Il testo offre uno spunto interessante per riflettere sulle condizioni dei ragazzi nati e cresciuti in Italia, quindi di fatto italiani, che ancora si trovano a dover fare i conti con pregiudizi infondati, ripetute diffidenze e atteggiamenti razzisti, un’esistenza in bilico fra diverse identità culturali che spesso si contrappongono ma che in realtà sono un’enorme fonte di arricchimento.
Una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord, fra tegolini del Mulino Bianco e compagni di scuola strafottenti; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza a cavallo del nuovo secolo, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’… “Io sono uno di quelli che si riempiono lo zainetto di esplosivo e fanno saltare la metropolitana di Londra… Se uno alto, biondo venisse qui a dirti: ho lo zainetto pieno di bombe… tu ti metteresti a ridere, no?… Ma se te lo dico io? Un brivido ti viene, no? Solo perché sono basso e nero. Che poi non sono neanche tanto nero, al limite un po’ olivastro…”
Storie da Synagosyty. Di Gabriele Vacis e Aram Kian
Con Aram Kian
Regia: Gabriele Vacis
Scenofonia: Roberto Tarasco
Produzione Nidodiragno Cooperativa CMC-Sanremo e
Teatro Regionale AlessandrinoInizio ore 21, biglietti 10€ / ridotti 8€.
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Il tartufo di Molière: Solenghi e Pagni in scena al teatro della Corte
Il teatro della Corte di Genova ospita dal 14 gennaio al 2 febbraio una nuova produzione del teatro Stabile con Eros Pagni e Tullio Solenghi per la regia di Marco Sciaccaluga: Il Tartufo di Molière.Una commedia del 1600 dalla comicità travolgente che fu giudicata a suo tempo opera scandalosa da parte della congregazione dei “devoti”, sostenuti dalla regina madre; tanto che lo stesso re Luigi XIV fu costretto a intervenire per proibirne la rappresentazione. Nonostante cioò, dopo la sua definitiva autorizzazione, l’opera venne interpretata come una lezione di morale.
Tartufo entra in scena solamente nel terzo atto, ma lo spettatore sa ormai quasi tutto di lui, avendo assistito alle scene e alle vicende della litigiosa famiglia di Orgon.
Da una parte, ci sono il padrone di casa e sua madre Madame Pernelle; dall’altra tutti i personaggi, e con loro anche il pubblico, che vedono con la massima chiarezza l’ipocrisia del nuovo venuto Tartufo.
I temi centrali diventano, pertanto, quelli riguardanti le vie attraverso le quali l’ipocrisia può essere smascherata e il crescendo delle conseguenze nefaste cui l”innamoramento” di Orgon per Tartufo sta conducendo la famiglia. E nel divenire di scene caratterizzate dalla comicità, Molière costruisce con implacabile determinazione un “giallo” della coscienza, punteggiato da “delitti” e destinato a risolversi in un sorprendente finale.
Info 010/5342300 www.teatrostabilegenova.it info@teatrostabilegenova.it www.genovateatro.it
Orari: feriali ore 20,30 – domenica ore 16 – lunedì riposo
Prezzi: 25 euro (1° settore), 17 euro (2° settore)[Foto Ansaldi]
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La misteriosa scomparsa di W: spettacolo di Stefano Benni con Ambra Angiolini
Ambra Angiolini torna a calcare il palco del teatro dell’Archivolto con lo spettacolo La misteriosa scomparsa di W, scritto da Stefano Benni e diretto da Giorgio Gallione, in scena il 17 e 18 gennaio.Il monologo ha per protagonista una donna di nome V, che ripercorre in maniera folle e comica la sua vita, alla ricerca del suo pezzo mancante W.
V è perciò una parte che cerca il suo tutto e in questo monologo paradossale, ridicolo e doloroso cerca una spiegazione al suo senso di infelicità e incompletezza. Nel farlo si interroga su povertà e guerra, amicizia e intolleranza, giustizia e amore.
V racconta la lotta e la rabbia che sta dentro la necessità di sopravvivenza e di difesa dello spirito critico, in un copione teatrale dove il comico è soprattutto esercizio di ribellione, un tocco di magica follia che trasforma l’angoscia in risata liberatoria.
La parola di Benni, come sempre agile, paradossale e dissacrante, è sostenuta dall’intensa interpretazione di Ambra Angiolini, che trasforma lo spettacolo in un vero one woman show.
Lo spettacolo inizia alle ore 21, biglietti da 20 euro.
Martedì 14 gennaio (ore 18.30) Ambra angiolini è ospite a Villa Bombrini per un incontro-aperitivo con il pubblico, nel quale parlerà del suo lavoro tra cinema e teatro e dei suoi progetti futuri intervistata da Paolo Borio (ingresso libero).
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Antropolaroid: all’Altrove lo spettacolo in dialetto siciliano con Tindaro Granata
Venerdì 10 e sabato 11 gennaio il teatro Altrove della Maddalena ospita Antropolaroid, spettacolo in dialetto siciliano antico e moderno con Tindaro Granata.Antropolaroid è un testo originale e inedito, in bilico tra lo stile di Charlie Chaplin, il teatro dei racconti e dei proverbi della terra sicula: il risultato è uno spettacolo di poesia popolare, in cui lo spettatore è accompagnato con grazia e ironia dentro una saga familiare dai contorni a tratti grotteschi, a tratti delicatissimi in cui corpo e parola danno vita alla “memoria.
Si ride, si piange, ci si affeziona ai numerosi personaggi che sono raccontati con la semplicità di piccoli gesti, piccoli accorgimenti scenici che li rendono presenti, vivi e pulsanti sulla scena.
Lo spettacolo, come dichiarato dal protagonista Tindaro Granata «Nasce dalla mia esigenza di sviluppare e rielaborare la tradizione del “Cunto”, trasmessami inconsapevolmente dai miei nonni entrambi contadini. Allontanandomi dal modello originario di tradizione orale, riscrivo e reinterpreto il passato della mia famiglia intrecciandolo ad episodi di cronaca avvenuti nel mio paese di nascita. Questi “Cunti” li ho istintivamente memorizzati come si fa con le favole della buonanotte, riportati dai miei nonni non consapevoli di utilizzare una tecnica antica, ma con il solo scopo di farmi addormentare o per dimenticare, per un’ora, la loro solitudine».
Lo spettacolo ha ricevuto numerosi premi: Premio Giuria Popolare del “Borsa Teatrale Anna Pancirolli” 2010, premio della Critica “Associazione Nazionale Critici di Teatro” 2011, premio Fersen “Attore creativo” 2012, premio “Mariangela Melato” come Artista Emergente 2013.
Antropolaroid
di e con Tindaro Granata
Rielaborazioni musicali Daniele D’angelo
Luci e suoni Matteo Crespi
Dir. Tecnica M. Baldoni e G. Buganza
Produzione Proxima ResIngresso 10 euro, ridotto 8 euro
Inizio ore 21
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4:48 Psychosis alla Tosse: “non voglio vivere qui, ora, in questo mondo”
La coppia, Elena Arvigo (attrice) e Valentina Calvani (regia), al termine della rappresentazione si ferma a chiacchierare con il pubblico, una piacevole consuetudine firmata Cantiere Campana. «Non chiamiamolo dibattito, vi prego. Un confronto fra attori e spettatori per conoscere e approfondire quello che accade intorno, sotto e dietro al palcoscenico…» come ricorda Yuri D’Agostino, responsabile del Cantiere. La sala Dino Campana della Tosse non si svuota, i più rimangono incollati alle poltrone dopo 50 minuti di intenso monologo. Il testo, 4:48 Psychosis, è l’ultimo atto della drammaturga inglese Sarah Kane, prima del suicidio avvenuto a Londra nel 1999. La depressione, il dolore, un fiume in piena di discorsi pronunciati da altrettante voci appartenenti a un’unica persona.L’attrice genovese, Elena Arvigo, racconta di aver “evitato” Psychosis in più di un’occasione, sino all’incontro con Valentina. «Non volevo farlo, mi era già stato proposto. Inizialmente l’ho presa come una prova stimolante, si tratta di un testo difficile e impegnativo, ho lavorato soprattutto sulla memoria». Il dramma di una vita in frantumi che si consegna alla morte, una donna che non riesce a dividere il proprio tempo né con sé stessa né con gli altri, “io non sono qua, non ci sono mai stata”. La regia di Valentina Calvani è coinvolgente e la voce di Elena si piega e si contorce, sprofonda e risale. «Che cosa vuol dire questo o che cosa vuol dire quello… ogni parola viene semplicemente detta. L’opera della Kane non contiene istruzioni per l’attore e non ce n’è bisogno, è perfetta. Non è uno spettacolo sulla follia, Sarah Kane non era folle, era depressa ed è stata “curata” molto male».
La medicina, il dottore, la lobotomia chimica per diventare bravi a stare al mondo. “Il tuo cinismo non guarisce nessuno, il tuo scetticismo non guarisce nessuno, neanche te”, rimbomba la voce dal palco, “Non c’è nessun farmaco al mondo che possa dare un senso alla vita”. Lo spettacolo mette a nudo le contraddizioni dell’utilizzo massiccio degli psicofarmaci sino a sfiorare l’ammissione di colpa, il pentimento: “Lo sai che la maggior parte dei miei pazienti mi vorrebbe uccidere? Io odio il mio lavoro”. Per dirla con le parole di Elena e Valentina «una società che si ostina a voler curare, quando prendersi cura basterebbe a fare la differenza».
Lo spettacolo, in scena sino a domenica (qui maggiori informazioni), ha debuttato a Roma nel 2010 e ha collezionato fino a qui oltre 80 repliche. È interamente autoprodotto, prima dall’associazione di Valentina Calvani “M15” e successivamente, dalla SantaRita Teatro frutto della collaborazione artistica fra Elena e Valentina.
Gabriele Serpe
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Stefano Benni, incontro a Villa Bombrini e spettacolo all’Archivolto
Settimana ricca di appuntamenti genovesi per Stefano Benni: lo scittore/attore è infatti impegnato giovedì 12 dicembre alle ore 18.30 a Villa Bombrini di Cornigliano con un incontro aperitivo insieme a Brenda Lodigiani e condotto da Paolo Borio, in cui i due attori raccontano il loro amore per il teatro e introducono lo spettacolo Il poeta e Mary, in programma sabato 14 dicembre (ore 21) al teatro dell’Archivolto.Il poeta e Mary è un atto unico comico-musicale dove i protagonisti recitano, cantano, suonano, ballano in un ironico e scatenato scambio di ruoli e di invenzioni. Jack, interpretato da un Benni più che mai imprevedibile e scatenato in questa sua nuova avventura teatrale, è un poeta un po’ trombone e presuntuoso, che ha perso il suo talento e non riesce più a scrivere. Riceve la visita di una misteriosa creatura, una merla di nome Mary (Brenda Lodigiani), che canta, danza e inizia a provocarlo e prenderlo in giro.
Forse è la voce della natura armoniosa, forse una dolce messaggera di morte. I due si beccano, litigano, discutono dell’arte, del destino e della crudeltà degli uomini verso gli animali, tutto al ritmo di musica, dalla lirica al rap, dal vaudeville al brano classico. Li accompagnano due musicisti, un merlo violista (lo scaligero Danilo Rossi) e un pettirosso tastierista (Stefano Nanni), che commentano tutta la vicenda. Alla fine la merla decide di volare in cerca dell’amore e lascia il poeta solo. Ma tornerà per convincerlo che amare, sognare e volare è bello, anche se rischioso.
Biglietti per il teatro: da 20 euro
Stefano Benni (Bologna 1947), scrittore, giornalista, umorista, è autore di vari romanzi e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Elianto, Terra!, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieri, Saltatempo, Margherita Dolcevita, Spiriti, Il bar sotto il mare e Pane e tempesta. Ha scritto molto per il teatro. In particolare è legato da uno stretto rapporto di collaborazione al Teatro dell’Archivolto, per cui ha scritto o adattato diversi testi, da Il bar sotto il mare ad Amlieto, da Pinocchia a One Hand Jack.
Brenda Lodigiani (Sant’Angelo Lodigiano) attrice e imitatrice, da adolescente è stata il volto di Disney Channel. Ha partecipato a varie trasmissioni tv, da Scorie a Quelli che il calcio a Glob ed è nel cast della sitcom Via Massena 2 su Deejay TV. Tra le sue imitazioni più note Arisa, Carolina Kostner, Shakira e Giulia Innocenzi.
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Teatro dell’Archivolto, incontro con Alessandro Bergonzoni
Martedì 3 dicembre nuovo appuntamento con le serate a sostegno del teatro dell’Archivolto: ospite della serata, Alessandro Bergonzoni, intervistato da Danilo Di Termini, autore di Radio 2 (Caterpillar) e critico musicale.Scrittore, autore, attore, artista visivo, comico Bergonzoni è una personalità poliedrica e mai banale; appasionato e appassionante, è capace di trasmettere concetti e sensazioni fuori dagli schemi grazie a un’uso della parola irresistibile e irrefrenabil (Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno).
La sua dialettica è caratterizzata da una sofisticata quanto divertente manipolazione delle parole, che gli permette di comunicare visioni inconsuete quanto provocatorie della realtà, conducendo lo spettatore oltre il quotidiano.
Nel corso della serata nel teatro di Sampierdarena, l’attore si racconta e commenta fatti e vicende di attualità.
In attesa dello spetatcolo, ecco alcuni suo interventi celebri
Ottimismo – Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2011
Sperar che le cose cambino senza cominciar nessuna metamorfosi, dir che un film è bello perchè non ci son parolacce (sarebbe come dire che una persona è bella perché non rutta), creder i cretini innocui e continuar a lasciarli fare perchè non si può giudicare, piangere sul latte versato senza cambiare mucche.Voglio Diventare – l’Unità del 09, Ottobre 2013
Voglio diventare un barcone, vedere capire e sentire il peso di chi porto, poi imparare a non capovolgermi mai. Voglio diventare un politico europeo o italiano, salire su quel barcone, fare lo stesso tragitto al contrario e non perchè mi obbliga qualcuno e mi manda alla deriva o a morire così imparo, ma per imparare da solo davvero a sapere cosa vuol dire, e cosa è quel tragitto: forse è quello che manca per inventare una nuova legge o decidere di fare qualcosa usando il veramente. Voglio diventare un bagnino e mettermi sulla riva coi binocoli, per scrutare se c’è qualcuno da salvare in mare, poi voglio girarmi e vedere se anche sulla terra c’è qualcuno da salvare da quelle onde alte delle politiche che annegano gli uomini e le loro decisioni prese da troppo lontano a certi vicini. Voglio diventare un numero di vittime e cambiarmi, diventare più piccolo, avvicinarmi allo zero. Voglio diventare un giornalista, un attore, uno scrittore, e piangere o pregare prima di parlare, informare o raccontare, senza sentirmi accusare di non saper fare il mio mestiere, di non saper contenere il dolore, di non essere composto davanti ai corpi in decomposizione. Voglio diventare un’accusa e assaporare la mia eventuale indifferenza, accidia, incompetenza. Voglio diventare un innocente e avere qualcos’ altro da raccontare ai miei simili un po’ meno innocenti. Voglio diventare una vergogna, provarmi, poi sentire cosa sentono quelli che mi provano o non riescono a provarmi. Voglio diventare sabbia per sopportare i chili di morti che si appoggiano a me almeno per la fine. Voglio diventare un sub per vedere se c’è qualcosa sotto quei natanti, cosa c’è sotto l’Europa, sotto gli uomini, cosa c’è in fondo alla morte. Voglio diventare un centro di accoglienza e star benissimo. Voglio diventare un euro, chiamare tutti gli altri euro possibili, e servire a chi servo, non a chi parla di cosa serve. Voglio diventare un Papa e cominciare anche a predicare, senza essere accusato di predicare, o di volermi paragonare a un Papa .Voglio diventare una colpa e darmi un nuovo senso, voglio diventare un senso e aggiungerlo ai primi cinque ormai non bastanti. Voglio diventare una paura e passare, voglio diventare uno stronzo più di quel che sono, per andare fino in fondo, risalire, e cercare di farmi salvare da chi non lo sarà mai più o non lo è mai stato. Voglio essere una guerra e scoprire come mi moltiplico e perchè credo nel continuamente. Voglio diventare una parola e smettere di farmi solo pronunciare. Voglio diventare.
Inizio ore 21, biglietti da 20 euro
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Il Mercante di Venezia, Silvio Orlando al Politeama Genovese
Dal 27 al 29 novembre il teatro Politeama Genovese ospita lo spettacolo Il Mercante di Venezia, con Silvio Orlando e Popular Shakespeare Kompany per la regia di Valerio Binasco.L’opera scritta da William Shakespeare tra il 1596 e il 1597 è ambigua e complessa, e racconta di conflitti sociali e culturali, valori come legalità e giustizia, passioni e intrighi amorosi, in cui a prevalere è il potere del denaro.
Caratteristiche che rendono l’opera molto attuale, soprattutto per i temi dell’intolleranza e del razzismo, del senso dell’etica e della denuncia delle false apparenze.
Silvio Orlando indossa i panni dell’usuraio ebreo Shylock, avido e vendicativo e degno rappresentante di una società in cui tutto può essere comprato o venduto.
Ore: 21 Durata: 2 ore e un quarto + intervallo
Prezzo: € 20 + prevendita