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  • Piazza Matteotti pedonale: la battaglia dell’associazione di quartiere AssEst

    Piazza Matteotti pedonale: la battaglia dell’associazione di quartiere AssEst

    Palazzo Ducale entrataPiazza Matteotti pedonale, dotata di arredi urbani e valorizzata in tutto il suo splendore, in continuità con Piazza De Ferrari: un biglietto da visita per tutti, genovesi doc e turisti, che arrivano nel centro storico. È quello per cui si battono da anni i rappresentanti di AssEst, associazione di quartiere che sta portando avanti varie battaglie, dalla valorizzazione del complesso di Santa Maria di Castello e Torre Embriaci, al controllo della movida sregolata. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo incontrato il presidente dell’associazione, Giancarlo Bertini, che ci ha illustrato le problematiche e le proposte per il futuro.

    Per prima cosa, sono state chieste alcune modifiche alla situazione corrente: ad esempio, si vorrebbe che le auto del commissariato di Polizia che affaccia sulla piazza e su Via San Lorenzo siano posteggiate altrove, liberando la piazza. Si parlava, una volta chiuso il cantiere che oggi occupa la parte sud di Matteotti, di trasformare quell’area in un piccolo parcheggio riservato alle auto di servizio. Tuttavia, il cantiere, aperto ormai dal 2010, rischia di andare per le lunghe e ancora non si intravede una soluzione in questo senso. «Prima la colpa del ritardo era del cantiere di Piazza delle Erbe, ma ora che  la scuola è stata completata il cantiere è rimasto. Quanto ancora si andrà avanti?», commenta Bertini.

    Inoltre, la proposta di AssEst prevede una risistemazione complessiva dei posteggi per i residenti del centro storico, così da assicurare la sosta agli abitanti: a ciò, deve seguire il divieto di sostare per tutte le altre macchine e l’introduzione di un sistema di monitoraggio di ingressi e uscite, l’aumento dei controlli da parte della Polizia Municipale e l’inasprimento delle sanzioni per chi infrange la legge. Discorso a parte per chi esibisce apposito contrassegno di disabilità, naturalmente legittimato a sostare. «Quando ci sono manifestazioni a San Lorenzo qui è tutto pieno di macchine – continua Bertini – Noi vorremmo semplicemente che la Piazza Matteotti fosse libera e dotata di un arredo urbano consono a una piazza così importante e centrale, biglietto da visita per la città non meno di Piazza De Ferrari. Cosa pensano i turisti arrivando in centro e scoprendo questa situazione? È uno scandalo non riuscire a valorizzare un luogo così centrale e strategico».

    Confermano da AssEst che, in tutto questo tempo in cui hanno continuato a portare avanti la loro battaglia (di fronte all’Amministrazione civica, negli uffici, nelle riunioni di quartiere, perfino sui social: su Twitter hanno lanciato l’hashtag #matteottipedonale), hanno trovato sempre buon riscontro da parte di Tursi, che si è sempre detto pronto al dialogo e concorde in questa battaglia per la pedonalizzazione della piazza. «Abbiamo il loro appoggio, certo – continua Bertini – ma in concreto cosa hanno fatto e cosa fanno? Poco o niente. C’è stato un incontro con Elena Fiorini (Assessore a Legalità e Diritti, n.d.r.), con l’assessore allo Sviluppo Economico Oddone e attendiamo di incontrare soprattutto Anna Maria Dagnino (Politiche relative alla Mobilità, alla Logistica ed al Trasporto pubblico, al Trasporto su ferro e metropolitana, n.d.r.), che può darci una risposta. Anche in passato abbiamo avuto ottimi interlocutori all’interno della giunta Vincenzi (l’ex assessore alla Mobilità Simone Farrello), che sposavano in toto la nostra causa, ma che poi hanno di fatto rinunciato ad attuare qualsiasi cambiamento».

    Non solo Tursi: AssEst interagisce anche con la Polizia Municipale, cui manda periodicamente fotografie della piazza che denunciano situazioni anomale e contro la legge, e cerca un dialogo anche con le forze di Polizia di Stato, la cui sede affaccia sulla piazza: «Il questore ci ha ascoltati e ci ha dato più volte ragione, ma di fatto anche lui non fa nulla: vedere che proprio loro non rispettano le norme è un deterrente anche per tutti gli altri cittadini. Non sappiamo più a chi rivolgerci per farci ascoltare, ma siamo determinati ad andare avanti con questa battaglia per restituire Piazza Matteotti ai cittadini. La situazione qui è simile a quella di Corso Quadrio, anche quella tragica: lì un tempo c’erano parcheggi per i residenti, ora la zona è da tempo occupata da un cantiere, ormai chiuso da anni, e il Comune non fa niente per liberare l’area e restituirla ai residenti, nonostante le tante sollecitazioni. Il paradosso è che lo spazio è usato dalla carrozzeria lì vicina, privatamente, come deposito delle auto. Per quanto riguarda Matteotti, poi, c’era stata anche una delibera nel 2011, che non è mai stata messa in essere».

    Insomma, “non si muove nulla ma continuiamo a protestare”: di questo sono convinti i rappresentanti di AssEst, che aspettano il fatidico incontro con l’assessore Dagnino e sono determinati a risolvere l’impasse proponendo poche chiare, valide idee concrete: posteggi per la Polizia al posto dell’attuale cantiere, aumento della segnaletica, sistema di sorveglianza, appunto. Tutte misure attuabili a costo pressoché zero, solo ottimizzando la situazione attuale.

    Elettra Antognetti

  • Petrolchimico, trasferimento di Carmagnani e Superba sotto la Lanterna. Il vicesindaco in versione “sparatutto”

    Petrolchimico, trasferimento di Carmagnani e Superba sotto la Lanterna. Il vicesindaco in versione “sparatutto”

    carmagnaniLa notizia era circolata come un uragano per tutta la città a partire, come spesso accade, da un’indiscrezione pubblicata dalla stampa. Le aziende petrolchimiche di Multedo, Carmagnani e Superba, avrebbero l’intenzione di spostare la propria sede in una zona molto più centrale del porto di Genova: più precisamente, nei pressi della centrale a carbone dell’Enel, sotto la Lanterna, in aree di proprietà di Autorità portuale. Notizia accolta con grande soddisfazione dagli abitanti di Multedo, un po’ meno da quelli dei Municipi Centro Est e Centro Ovest su cui si sposterebbero i fumi delle lavorazioni (aree che già soffrono problemi di inquinamento, ndr).

    La questione è stata risollevata ieri in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 (per l’ultima seduta secondo la vecchia formulazione, dato che martedì prossimo entrerà in vigore il nuovo regolamento) da numerosi consiglieri di maggioranza, a cui si è aggiunto il decano del Pdl, Guido Grillo, che puntava a chiedere chiarimenti al vicesindaco su quanto ci fosse di vero circa le notizia trapelate dai giornali. «Siamo tornati a 20 anni fa – ha sottolineato Antonio Bruno, capogruppo Fds – se queste aziende sono incompatibili con il tessuto abitato si deve avviare un processo di dismissione e riconversione produttiva pulita».

    «Il cambio di destinazione del petrolchimico – prosegue Pastorino, capogruppo Sel – non ci troverebbe d’accordo perché incompatibile da anni con la città. Da tempo sono state chieste nuove aree adatte per il petrolchimico all’Autorità portuale che non ha mai risposto ma è invece solerte a lasciare spazi liberi per container vuoti, ad amici di amici che non pagano neppure il canone. Pensare di ricollocare il petrolchimico dove c’era già una servitù di centrale a carbone, che finalmente si dismette, è pura follia». Un concetto ripreso anche da Clizia Nicolella, Lista Doria: «Nell’analisi della collocazione delle attività produttive non possiamo non considerare che questa zona ha già subito l’azione della centrale a carbone. Su Sampierdarena, inoltre, insisteranno molte delle nuove infrastrutture della città: quale risarcimento viene pensato per il territorio? La vicenda evidenzia come il rapporto stretto tra la città e il porto non possa prescindere da una programmazione condivisa degli spazi».

    L’attacco del vicesindaco al presidente Luigi Merlo

    enel-DISul tema della programmazione delle aree portuali è intervenuta anche Monica Russo (Pd) che, ribadendo l’esigenza di spostare Carmagnani e Superba, ha sottolineato come resti il dubbio su che cosa intenda fare Autorità portuale di queste aree, dal momento che manca ancora un piano regolatore. La risposta a quello che lui stesso ha definito «fuoco amico da parte della maggioranza che addita alla giunta responsabilità che in realtà riguardano la pianificazione portuale, che non si vede perché non esiste» è affidata al vicesindaco Stefano Bernini che ha puntato il dito senza mezzi termini contro il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo. «Di fronte alla provocazione di Autorità portuale che dice un’assurdità del tipo “quelle cose erano sul territorio di Genova e quindi deve essere la città che se le becca” – ha evidenziato con forza Bernini – deve emergere dal Comune l’esigenza di un dialogo sul piano di sviluppo portuale che per ora non c’è. Perché allora, per fare un esempio, non avremmo dovuto farci carico dei sacrifici che i cittadini di Fegino hanno dovuto compiere per porre una soluzione alla situazione Derrick che riguardava interamente un’attività del Porto. Noi non ci siamo mai tirati indietro di fronte a responsabilità complessive della città per l’insieme delle sue attività economiche. Ma non è possibile pensare solo al proprio microcosmo, perché se un presidente di Municipio che guadagna poco può anche qualche volta pensare solo al proprio territorio, un presidente di Autorità portuale che guadagna come tutti i boiardi di Stato deve decidere di pensare a tutta la città e quindi entrare in relazione con noi, magari scegliendo insieme se qualche attività non deve più stare a Genova come il petrolchimico. Solo in questo modo si può pensare alle soluzioni alternative da mettere in campo, che riguardano ad esempio la ricollocazione dei 75 lavoratori del settore che guadagnano molto di più di chi movimenta container vuoti».

    Genova e il porto petrolchimico, quale futuro?

    porto-traghetti-san-teodoroIl vicesindaco, dunque, prende anche in considerazione l’opzione di eliminare definitivamente da Genova le lavorazioni petrolchimiche: «Questo è un percorso antico che risale a oltre vent’anni fa – ha ricordato Bernini in Sala Rossa – e che dice che non possono più esistere depositi costieri (legati quindi alla portualità e non ad attività produttive o manifatturiere) di materiale petrolchimico in mezzo alla città. Si tratta, dunque, di capire come Genova possa restare un porto che movimenti materiale petrolchimico. Possiamo anche decidere come città che non siamo più porto petrolchimico e dirottare tutto su Ravenna o Rotterdam, ma adesso questa funzione esiste ancora».

    E per coniugare le necessità della città con quelle dei lavoratori del settore, sembrava che la proposta di Carmagnani e Superba fosse meritevole quantomeno di essere presa in considerazione: «È successo – ha spiegato il vicesindaco – che di fronte alla proposta di Carmagnani e Superba di un possibile trasferimento della propria attività, la civica amministrazione ha ritenuto opportuno comunicarla in primis al municipio interessato all’eventuale ricezione. Sembrerebbe un passaggio naturale e che è giusto fare ma che ha scatenato stizzite e isteriche reazioni che non capisco. Anche perché il Comune di Genova è ben consapevole di non poter decidere sugli spazi della portualità ma può, semmai, entrare nell’ambito di una discussione e agevolarne lo sviluppo».

    In aggiunta a quanto circolato finora, la proposta però non riguarda esclusivamente il trasferimento del polo petrolchimico di Multedo nelle aree dove attualmente si trovano in depositi del carbone che alimentava la centrale Enel. «Nello specifico – ha aggiunto Bernini – il progetto comprendeva anche la rifunzionalizzazione della centrale per dare vita a un nuovo centro di commercializzazione (deposito, stoccaggio e ridistribuzione) di cementi provenienti via nave, che andrebbe a incrementare la biodiversità del commercio portuale. Una proposta anch’essa interessante perché la possibilità di trasferire l’attracco di “chimichiere” dentro il porto, secondo il codice della navigazione, si può fare solo dove esiste una Darsena protetta per far sì che chi scarica non sia a contatto con altri navi di passaggio, per motivi di sicurezza».

    «La scelta che come città abbiamo fatto da sempre – ha ricordato il vicesindaco – era quella di mettere insediamenti industriali di questo tipo alla maggiore distanza possibile rispetto alla parte abitata. Per cui, anche altre possibile collocazioni ritenute migliori dall’Autorità portuale andrebbero vagliate con attenzione: ad esempio, per quanto riguarda la zona Ilva bisognerebbe vedere quanto questa andrebbe a intersecare l’area abitativa della Fiumara. Non è che un Municipio si può sentire tranquillo perché una cosa viene collocata al di là del proprio confine: bisogna vedere quanto questo tipo di scelta vada a influenzare l’interno del territorio. Ma spesso si sposano convinzioni indipendentemente dalla ragione».

    Ma le polemiche non si fermano all’Autorità e al Municipio Centro Ovest. «Che poi un sedicente responsabile internazionale dell’ordine degli architetti – prosegue Bernini come un fiume in piena – mi venga a dire che quella zona deve essere riservata a spazio portuale mi fa solo venire da piangere: non stiamo parlando di aree da utilizzare per il circo equestre o di sfruttare la centrale Enel per altre attività utili alla città, ma stiamo parlando di traffici portuali di cemento e petrolchimico. Poi siamo perfettamente coscienti che non abbiamo voce in capitolo rispetto a quanto succede tra le banchine ma ci piacerebbe che la scelta venisse presa in modo trasparente, con gara e mettendo a confronto tra loro posizioni diverse, il peso economico, occupazionale e l’eventuale pericolosità».

    Quindi il Comune non può fare sostanzialmente nulla di fronte al muro innalzato da Autorità portuale? «Il nostro ruolo – sostiene Bernini –  per ora è solo di stimolo e di controllo che la situazione venga presa in considerazione nel suo complesso, nell’ambito di una programmazione portuale che deve tenere presente il dialogo magari anche in altre situazioni». L’ovvio riferimento è alla gestione delle aree della Fiera, la cui programmazione studiata dal Comune nell’ambito del Puc ha trovato una ferma contrarietà da parte di Autorità portuale e Regione: «Questi enti – sottolinea il vicesindaco – lo stesso giorno in cui hanno sollevato la polemica sulla questione del petrolchimico, hanno anche discusso sulle nostre scelte urbanistiche nella città che, tra l’altro, erano state comunicate un mese prima per iscritto, in modo da poter raccogliere eventuali osservazioni. Queste isterie vanno lasciate da parte anche se i periodi elettorali portano gli amministratori ad essere un pochino più sensibili: ma se fai un lavoro di questo genere, anche sotto elezioni devi farlo con la correttezza che è dovuta».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    mercato-comunale-dinegroDinegro, una zona “critica” della città, nella duplice accezione del termine: sia perché di importanza fondamentale come snodo viario, ingresso nel cuore della città e arteria di scorrimento del traffico; sia in quanto presenta varie criticità. Ci eravamo stati tempo fa nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad e subito si era presentato il problema del cantiere di Via Buozzi, fermo da quando la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., ha presentato in tribunale la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. A pochi passi, anche la bella Villa Rosazza, attuale sede di Casa America, il cui parco è in via di ristrutturazione: qui i cittadini hanno avanzato la proposta di gestire gli spazi e aprirli alla cittadinanza, grazie al coinvolgimento volontario di Protezione Civile, CAI, ANPI, scuole, per la manutenzione del parco e l’apertura dei locali interni.

    Vicino a Villa Rosazza, il mercato coperto di Dinegro. Si tratta di una struttura in stile liberty progettata negli anni ’20, che negli anni ha rappresentato un punto di aggregazione, incontro e scambio per il quartiere. La sua funzione è rimasta importante nel tempo e la sua centralità è stata mantenuta fino a qualche decennio fa: poi il mercato ha piano piano perso appeal a causa dei cambiamenti urbanistici e degli stravolgimenti del quartiere. Ad esempio, l’allargamento di Via Buozzi, lo snodo di Via Venezia e le modifiche alla viabilità, per cui la zona è diventata sempre di più di scorrimento e la sosta è stata resa difficile. 

    In particolare, per quanto riguarda il mercato, per risolvere la criticità della sosta proibitiva, il comitato dei cittadini della zona ha pensato a una soluzione. L’idea, ci raccontano,  è quella di creare un park a rotazione di un’ora, a servizio della zona.

    degrado-dinegroLa portavoce, Aurora Mangano: «A ridosso del mercato c’è un area dismessa, di proprietà di Ansaldo Sts. Oggi qui restano solo capannoni in disuso; per questo abbiamo pensato di offrirci volontari per arginare il degrado e ripulire la zona. Vorremmo poi adibirla a parcheggio per gli utenti del mercato, con la collaborazione dei negozianti della zona. Anche il gestore della pompa di benzina lì di fronte si è offerto di garantire l’apertura e la chiusura, e svolgere attività di sorveglianza. Non chiediamo niente di strano: solo di aprire l’area, oggi inaccessibile: poi penseremo noi a renderla agibile, senza chiedere niente a Tursi».

    di-negroL’intervento proposto dai cittadini permetterebbe di rivalutare una struttura che sembra essere stata progressivamente dimenticata dall’amministrazione comunale. Questa aveva proposto qualche anno fa un progetto di ristrutturazione, che preveda tra le altre cose la ricostruzione del tetto pericolante. Il Comune di Genova all’epoca permetteva agli operatori di acquisire il diritto di superficie e appropriarsi degli spazi, previo retribuzione di un cifra che pare fosse attorno ai 500 mila euro; inoltre, essi avrebbero dovuto finanziare anche gli interventi di ristrutturazione. Come vantaggio, avrebbero ottenuto quindi la concessione per l’esercizio della loro attività all’interno del mercato, anche se – racconta Mangano – questa era piuttosto impegnativa: per riassorbire quell’investimento ingente sarebbe servito un tempo troppo lungo. Insomma, la convenienza non c’era. Per questo il progetto è naufragato.

    Oggi restano l’incertezza per gli operatori, sempre più banchi vuoti, le condizioni inadeguate, la stasi del Comune. «Il progetto si inseriva all’interno di una tendenza avviata qualche anno fa e che ha trovato espressione nel mercato Orientale, Sarzano e Carmine», commenta l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «Qui si è passati a una forma di gestione autonoma, svincolata da Tursi e in mano agli operatori, riuniti in un consorzio. Anni fa era stato avviato un iter in questo senso anche per Dinegro, ma gli operatori – già riuniti in un consorzio che ha proposto un protocollo d’intesa col Comune – hanno poi fatto un passo indietro perché per loro non è il momento di affrontare un investimento del genere, data la crisi economica e dei consumi. Da parte mia, se si sentissero pronti di fare passi avanti in questo senso, ci sarebbe totale disponibilità: sono favorevole a questo tipo di impostazione, che nel caso di Dinegro sarebbe ancora più necessaria. Qui, esiste una bella struttura con molte potenzialità, ma usurata nel corso del tempo. Quando anni fa c’erano le risorse, non sono stati fatti gli interventi; oggi che si vorrebbero fare gli interventi per rendere efficienti e attrattive le strutture, mancano totalmente le risorse. La struttura di Dinegro oggi non regge più, né economicamente, né strutturalmente: stiamo pensando a un progetto di restyling ma le risorse sono troppo poche e ora non possiamo procedere».

    Elettra Antognetti

  • Pesca sportiva, addio licenza: proposta per rilanciare l’attività nei laghi e nei fiumi liguri

    Pesca sportiva, addio licenza: proposta per rilanciare l’attività nei laghi e nei fiumi liguri

    Lago delle Lame, RezzoaglioLa Giunta regionale ha varato questa mattina una nuova normativa che modifica la legge attualmente in vigore in materia di pesca sportiva in Liguria. La licenza non sarà più necessaria (sarà mantenuto solo il modello A per la pesca professionale), basteranno le ricevute di pagamento delle tasse di concessione.

    Non è tutto. La normativa (che dovrà ora essere approvata dal Consiglio regionale) prevede anche agevolazioni sui balzelli per gli ultrasessantacinquenni, gli under 16 e per i disabili, per le manifestazioni di pesca organizzate dalle scuole per finalità di beneficienza e solidarietà. È bene sottolineare che il disegno di legge fa riferimento solo alle acque interne, ovvero i fiumi e i laghi della Liguria.

    Una decisione presa “per sostenere lo sviluppo ecosostenibile, migliorare la gestione della pesca sportiva nelle acque interne liguri, semplificare le procedure e incrementare le risorse alle Province e alle associazioni pescasportive”, si legge nella nota stampa diffusa dalla Regione.

    La proposta è arrivata dall’assessore all’Ambiente Renata Briano: “Negli ultimi dieci anni l’attività di pesca sportiva nelle acque interne liguri ha segnato un sensibile calo – si legge nella nota – nel 2000 i pescasportivi in Liguria erano circa 10 mila, sono scesi nel 2012 a poco meno di seimila, con pesanti contraccolpi per l’economia locale, a cominciare dagli agriturismi, le locande, le trattorie e gli altri esercizi commerciali”.

  • Municipio Levante, informazioni e documenti sul web: la proposta

    Municipio Levante, informazioni e documenti sul web: la proposta

    NerviUn passo concreto verso la tanto osannata partecipazione dal basso. È questa la motivazione che ha spinto Walter Vassallo, presidente della commissione 1 Affari istituzionali e generali del Municipio 7 Levante, a presentare “Digital – Levante” un piano di rinnovo della comunicazione via web che riguarderà le pagine internet istituzionali del “suo” ente.

    «Quello che vogliamo fare – ci racconta Vassallo – è dare vita a un processo di informatizzazione che crei le basi per una reale partecipazione diffusa, che contribuisca allo snellimento dell’amministrazione, alla riduzione di tempi, costi, margini di errore e attesa agli sportelli, anche attraverso una progressiva alfabetizzazione digitale per i cittadini meno avvezzi alle nuove tecnologie. Senza dimenticare un altro tema cruciale del nostro tempo, ovvero quello dell’eco-sostenibilità».

    Il nuovo sito del Municipio Levante, quindi, dovrà contenere, da un lato, tutti i moduli e le documentazioni necessarie per accedere ai più svariati servizi locali e, dall’altro, tutte le notizie indispensabili per restare aggiornati sulle attività del territorio, da Nervi a Sturla. Sulla falsa riga di quanto dovrebbe accadere, a livello più ampio, con le pagine istituzionali del Comune di Genova.

    «Ad esempio – spiega ancora Vassallo – mi piacerebbe che si potesse accedere con facilità alla mappatura di tutte le aree verdi pubbliche, razionalizzando tempi e moduli per l’adozione o l’affido di quelle ancora libere».

    Sfruttare la rete, dunque, non tanto come mera innovazione tecnologica per stare al passo con i tempi, ma per promuovere una conoscenza condivisa che favorisca la partecipazione, la crescita di consapevolezza del proprio essere cittadini e l’integrazione sociale di tutti. Prima che la realizzazione tecnica del progetto possa essere studiata dagli informatici, le linee programmatiche di Digital-Levante dovranno passare al vaglio del consiglio municipale (a luglio o dopo l’estate). Uno step poco più che formale, vista l’approvazione già ottenuta sia in commissione 1 che in commissione 3 (Servizi civici e alla persona).

    «Purtroppo, trattandosi di cose pubbliche, i tempi per la realizzazione temo che non saranno brevissimi – ammette Vassallo – ma vigilerò costantemente perché il progetto non si incagli nelle solite maglie della burocrazia amministrativa».

    A questo proposito, va tenuto presente che le pagine web dei Municipi altro non sono che un’emanazione del sito istituzionale del Comune di Genova: per cui, i tecnici della delegazione dovranno quantomeno interfacciarsi con quelli di Palazzo Tursi, prima di dare il via a qualsiasi modifica. Ma Vassallo assicura che «ci si potrà muovere con una certa autonomia. D’altronde, il progetto è già stato visionato dalla Segreteria generale e non è stata sollevata alcuna pregiudiziale di legittimità».

    Che il territorio genovese abbia necessità di una rinnovata visibilità istituzionale anche dal punto di vista telematico è fuori di dubbio. Basta fare qualche clic in profondità sull’attuale sito del Comune per rendersi conto di come il progetto di “Genova Città Digitale”, uno dei fiori all’occhiello del programma elettorale di Marta Vincenzi, si sia sostanzialmente arenato, ancor prima dell’avvento del nuovo ciclo amministrativo. E pensare che tutto era iniziato proprio dalle “periferie”, con l’ambizioso sito “Prossima Fermata Genova”: nelle intenzioni, un vero e proprio giornale dei quartieri genovesi, che per mancanza di fondi, risorse e visioni strategiche, è rimasto relegato al solo Municipio VI – Medio Ponente (zone di Sestri e Cornigliano), per giunta senza alcun particolare appeal.

    Dunque, una bella rinfrescata “informativa” a partire dal “basso” dei Municipi potrebbe solo che giovare alla sete di notizie che pervade i meandri del web e del mobile. Resta da capire se la strada che “Digital Levante” vuole tracciare troverà finalmente terreno fertile e, soprattutto, fondi e capacità professionali. Di per sé, un sentiero irrinunciabile per una città che ambisce a essere “Smart”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Siria, I care blogging day: gara di solidarietà sul web

    Siria, I care blogging day: gara di solidarietà sul web

    siria i careI care, espressione inglese che significa “mi importa“, è la frase scelta da Don Lorenzo Milani come motto per i piccoli allievi della sua scuola a Barbiana. I care, ossia imparare a prendersi cura uni degli altri.

    Questa stessa espressione è stata scelta da alcuni siti web per lanciare una campagna di sensibilizzazione su quanto sta avvenendo in Siria e lanciare un messaggio di solidarietà ai suoi abitanti. Il Paese è infatti colpito da un conflitto che dura dal 15 marzo 2011 e che ha già provocato numerose vittime (il numero stimato è oltre 36.000).

    Per tenere alta l’attenzione su quanto sta avvenendo è possibile aderire al Siria I care Blogging day: domenica 11 novembre chiunque ha un sito web o un blog è invitato a scrivere un post sul tema della Siria – un articolo, una riflessione, un’immagine, insomma il mezzo che si preferisce – e condividerlo su Twitter attraverso l’hashtag #SiriaICare.

    Marta Traverso

    (l’immagine ufficiale dell’iniziativa è dell’illustratrice Stefania Spanò)

  • Trenino di Casella: il rischio chiusura e la vocazione turistica inespressa

    Trenino di Casella: il rischio chiusura e la vocazione turistica inespressa

    La vicenda che riguarda la linea ferroviaria Genova-Casella è fatta di luci e ombre e di aspetti controversi. A.M.T non riesce a far fronte ai costi di manutenzione e gestione del servizio e, nonostante gli sporadici annunci che gridano al rischio chiusura, da ormai troppo tempo non viene presa nessuna decisione in merito. La motivazione che sta alla base di questo nostro excursus è duplice: in primo luogo vogliamo capire se di questo problema complesso esiste una soluzione ottimale o almeno capace di scontentare il meno possibile le parti in gioco. La seconda, più realistica, è quella di parlare e far parlare di un tema che nel nostro Paese è attualissimo e più che mai urgente: gli sprechi e i tagli alla spesa pubblica.

    Per cominciare siamo andati a parlare con chi alla sopravvivenza dello storico trenino ci tiene e lo sta dimostrando con una serie di azioni concrete: Silvia Bevegni è la promotrice del comitato Salviamo il trenino di Casella, una realtà che esiste già da qualche anno e che l’aprile scorso ha dato il via a una raccolta firme per sensibilizzare cittadini e politici sul tema. «Lo scopo è quello di sollecitare in particolar modo le Amministrazioni Comunali dei territori attraversati dal trenino (Sant’Olcese, Casella e Serra Riccò, ndr) affinché si facciano reali interlocutori di A.M.T. S.p.a. e della Regione Liguria in merito alla tutela, alla salvaguardia e alla promozione del servizio ferroviario F.G.C. (Ferrovia Genova-Casella, ndr)».

    A Silvia non va giù l’ambiguità della situazione attuale nella quale tutto sembra immobile ma tendente verso un progressivo degrado e un’irrimediabile incuria: «L’iniziativa del 23 Giugno (Stazioni pulite sulla Ferrovia Genova Casella, ndr) ci ha permesso di toccare con mano quale sia lo stato di abbandono di alcune stazioni attraversate dal trenino. Sembra che A.M.T. abbia dimenticato completamente i suoi doveri». Già. Perché A.M.T. ha un Contratto di servizio con la Regione Liguria che scadrà nel 2019 e che fino a quel momento vincola l’azienda alla manutenzione e alla gestione del servizio.

    «A.M.T. riceve un milione e seicento mila euro all’incirca ogni anno e questo denaro copre il cento per cento dei costi di manutenzione ordinaria dell’infrastruttura», ci racconta Andrea Martinelli, membro del comitato, appassionato di treni ma anche molto informato sulle questioni più strettamente economiche. «Se pensiamo a quanto erogato dalla Regione Liguria a Trenitalia (80.148.182 €) e che tale sussidio garantisce solo una minima parte dei costi derivanti dal mantenimento dell’infrastruttura (la parte restante è coperta direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso trasferimenti diretti di denaro) i costi per la collettività della FGC sono molto bassi, anche confrontando i costi unitari (parametro più corretto essendo i volumi di traffico assai differenti)».

    Come? Le alternative sono molte ma tutte basate su un principio: della linea Genova-Casella va valorizzata soprattutto la vocazione al turismo, che può contribuire in modo significativo a rimettere in sesto i conti. «Secondo un’autorevole studio inglese – ci spiega Andrea –  per ogni euro investito in una ferrovia turistica se ne generano tre a beneficio dell’economia locale». Valorizzare anche in questo caso non significa affidarsi solo al passaparola ma a investimenti più consistenti e mirati nella pubblicità ad esempio con campagne di promozione sistematiche. C’è il caso virtuoso dello spettacolo di teatro a bordo del treno, Donne in guerra di Laura Sicignano e del Teatro Cargo che ha riscosso un certo successo, ma il punto è che si può fare di più e con maggiore regolarità: motivare lo scarso spirito d’iniziativa con i rischi legati alla sicurezza è un po’ come nascondersi dietro un dito, visto che a un problema del genere si può facilmente ovviare stipulando un’apposita assicurazione.

    Addentrandoci nei dati gentilmente messi a disposizione da Andrea notiamo alcuni aspetti interessanti: in base al D.Lgs 422/1997, art.19, comma 5 (Disciplina dei contratti di servizio pubblico), si dice chiaramente che il rapporto tra ricavi di traffico e costi operativi deve essere considerato al netto dei costi di infrastruttura. E il medesimo concetto è reso esplicito nel Contratto di servizio sottoscritto da AMT con la Regione Liguria. Il problema è che mentre nel caso delle Ferrovie dello Stato è facile isolare i costi di infrastruttura dal momento che sono in capo a un’altra società (RFI), nel caso della Genova-Casella tutto è gestito dal medesimo soggetto. Pertanto, un primo punto importante è stabilire quale sia il vero (leggasi rispondente a quanto previsto dalla norma) peso dei ricavi da traffico sui costi di esercizio. Il dato ufficiale del 10%, se calcolato senza tenere conto di questo fatto, è una stima decisamente imprecisa e fuorviante.

    Inoltre, il Contratto tra AMT e Regione Liguria prevede che, sebbene il rapporto ricavi/costi sia previsto nell’ordine del 35%, “in considerazione della particolare valenza turistica e sociale  della ferrovia Genova-Casella, il medesimo potrà essere inferiore”. Scripta manent.

    Ma è giusto precisare un altro aspetto: l’art.19 del DLgs 422/1997 sopraccitato dice che la percentuale  del 35% deve essere il risultato di “un progressivo incremento”. La domanda che sorge spontanea è abbastanza ovvia: si è fatto e si sta facendo il massimo per raggiungere tale obiettivo? Alla luce delle condizioni in cui si trovano certe stazioni come quella di Campi lo scetticismo è legittimo.

    Questa primavera la Regione Piemonte ha annunciato la chiusura di tutte le linee che non raggiungono la percentuale dell’8% in termini di rapporto introiti da traffico/costi di esercizio, fissando in concreto un altro limite, più realistico, al di sotto del quale gestione diventa insostenibile. Una percentuale pur sempre inferiore a quella della FGC (calcolata, lo ripetiamo, con un metodo che potrebbe essere errato).

    Insomma, alla luce di quanto fin qui detto potrebbe non essere così utopistico guardare alla linea ferroviaria Genova-Casella come a una reale fonte di ricchezza. Anche economica.

    Le questioni aperte sono molte e gli sviluppi incerti. Di sicuro, occorrerà un dialogo onesto tra le parti e la concreta volontà di perseguire il bene comune. E’ buffo ma nel dire o scrivere frasi del genere in Italia ci si sente sempre irrimediabilmente retorici.

     

    Michele Archinà
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Istituto idrografico della Marina: alla ricerca di una nuova sede

    Istituto idrografico della Marina: alla ricerca di una nuova sede

    Il Forte San Giorgio di GenovaL’Istituto Idrografico della Marina, l’Organo Cartografico dello Stato designato alla produzione della documentazione nautica ufficiale nazionale, ospitato da 140 anni (la ricorrenza sarà il prossimo 26 dicembre) al Forte San Giorgio, è alla ricerca di una nuova sede. L’edificio in cui si trova attualmente,infatti, non garantisce più i requisiti necessari a un moderno stabilimento di lavoro, con immediate conseguenze proprio sul suo funzionamento.

    Ieri in consiglio regionale, Lorenzo Pellerano, consigliere della Lista Biasotti, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata a Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, per conoscere quali iniziative intenda assumere la Giunta per salvaguardare la presenza a Genova dell’Istituto Idrografico della Marina Militare e per individuare un sito adeguato per la nuova sede.

    L’I.I.M., un organo unico nel suo genere in Italia, conduce il rilievo sistematico dei mari italiani avvalendosi di navi idro-oceanografiche della Marina Militare appositamente attrezzate e di proprie spedizioni, valorizza e controlla i dati raccolti per organizzarli e finalizzarli alla produzione della cartografia e documentazione nautica, sia tradizionale sia in formato elettronico, e cura la diffusione delle informazioni nautiche in ambito nazionale e internazionale, per garantire la sicurezza della navigazione.
    Il presidente Burlando, pur sottolineando il lavoro che la Regione sta affrontando per trovare una soluzione alternativa al Forte, ha precisato che l’ultima decisione spetta alla Marina Militare stessa, che dovrà considerare la nuova collocazione dell’Istituto anche in base ai proventi derivanti dalla vendita di alcuni immobili di sua proprietà a Genova.

    Le ipotesi in campo sono sostanzialmente due: il futuro villaggio tecnologico degli Erzelli e l’area delle ex lavanderie industriali adiacente ai Magazzini del Cotone. «Entrambe le soluzioni consentirebbero interessanti sinergie – sottolineaPellerano – l’importante è individuare velocemente un’alternativa».

    Agli Erzelli, dove sorgerà l’agognato polo tecnologico con aziende del settore, l’Università di Ingegneria, l’Istituto Idrografico potrebbe trovare una collocazione adeguata. «La Marina Militare dispone anche dell’Utnav – sottolinea il consigliere della Lista Biasotti – un organo che si occupa di progettazione navale. Quindi il collegamento con Ingeneria e la vicinanza con Fincantieri potrebbero permettere di realizzare sulla collina degli Erzelli un polo nautico di valore europeo dove formazione, ricerca e progettazione procedano di pari passo».

    L’altra soluzione è un’area adiacente ai Magazzini del Cotone, le ex lavanderie industriali: un’ipotesi che, spiega Pellerano «Oltre a essere stata accolta positivamente dalle rsu dell’Istituto, non solo consentirebbe positive sinergie con la Capitaneria di Porto e una maggiore vicinanza al porto e alle navi dell’ente, ma anche la possibilità di valorizzare e far conoscere alla città e ai visitatori del Porto Antico il patrimonio di tecnica e cultura che l’Istituto e la sua biblioteca custodiscono».

    «Il presidente Burlando ha risposto che dai colloqui avuti con la Marina Militare sembrerebbe che quest’ultima propenda per l’ipotesi Erzelli – continua Pellerano – Certo però sono necessarie alcune valutazioni di carattere economico, perchè questa soluzione appare particolarmente costosa».

    La Marina però dispone di alcuni immobili in città, in particolare a Punta Vagno e dalla dismissione di queste proprietà ricaverà le risorse economiche necessarie per trovare una nuova collocazione per l’Istituto Idrografico della Marina.

    «Mi auguro che l’intento di preservare un’eccellenza del nostro territorio come l’Istituto idrografico della Marina non sia solo una volontà della Regione Liguria, ma anche del nuovo sindaco di Genova sottolinea Pellerano – è fondamentale unire le forze per difendere le nostre competenze e salvaguardare il valore occupazionale che questo ente rappresenta. Per questo confido anche nella volontà del presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, di preservare l’Istituto trovando un accordo con gli altri enti».

    «Dopo l’open day del 21 giugno al Forte San Giorgio – conclude  il consigliere Pellerano – organizzato dall’Istituto per la giornata mondiale dell’idrografia, il prossimo 26 dicembre ricorrerà il 140esimo anniversario dell’Istituto Idrografico della Marina a Genova: credo che questa ricorrenza meriterebbe di essere celebrata proprio con l’individuazione di una nuova sede per l’Istituto, attraverso un accordo unanime tra tutti gli enti locali interessati, Regione, Comune e Autorità portuale. So che il direttore dell’Istituto idrografico, ammiraglio Liaci, e tutta la Marina, sono molto sensibili alla permanenza a Genova dell’ente: si tratta ora di riunirsi attorno a un tavolo e individuare la soluzione migliore».

     

    Matteo Quadrone

  • Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Marco DoriaMarco Doria ha appena trascorso il suo primo giorno da sindaco con la sua nuova giunta comunale. In questi giorni post elettorali immaginiamo che il suo tempo libero sia stato davvero poco, tra nomine, primi documenti da studiare, dichiarazioni da rilasciare, tuttavia il neo sindaco ha trovato il tempo per partecipare ad una delle manifestazioni più interessanti del mese di maggio, “IF – Istruzioni per il futuro”, organizzata a Villa Bombrini dalla Rete Ligure per l’altra economia, promotrice dal 2008 della Fiera “Fa la Cosa Giusta”!.

    Produttori agricoli, imprese artigiane, cooperative sociali, associazioni della mobilità sostenibile, gruppi di acquisto solidale per due giorni si sono interrogati e confrontati su “La città che vogliamo”, la Genova che la nuova amministrazione sarà chiamata ad immaginare e realizzare, la Genova che dovrebbe diventare un esperimento Superbo dal punto di vista sostenibile e sociale.

    Doria non si è tirato indietro al confronto, si è presentato al convegno finale intitolato proprio “La città che vogliamo”, incontro che ha visto anche la partecipazione del Prof.re Stefano Bartolini (docente di Economia politica all’Università di Genova e studioso del concetto di felicità rapportato al mondo economico), di Santo Grammatico (presidente di Legambiente Liguria), di Deborah Lucchetti (presidente della cooperativa Fair Coop) e di Mario Zambrini (esperto valutatore alla Commissione per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e amministratore presso Ambiente srl).

    Il sindaco ha avuto modo di esporre diversi punti interessanti del programma che intenderebbe realizzare in città, tra cui il tema che in questi giorni ha maggiormente trovato spazio nelle pagine dei giornali locali: la Gronda e il presunto ricatto di Società Autostrade sul nodo di San Benigno. Doria ne ha parlato, citando anticipazioni del Secolo XIX e gli strascichi della questione si sono sentiti anche il giorno dopo, e quello successivo ancora. Un botta e risposta a suon di smentite e lettere.

    Nella città prospettata il week-end scorso in effetti la Gronda non ci sarebbe e questo dato è stato fortemente ribadito dagli organizzatori dell’evento. Anche i 18 liberi professionisti chiamati dal professore a redigere delle osservazioni al Piano Urbanistico Comunale hanno espresso scetticismo sulla fattibilità dell’opera di Società Autostrade. Ma il PUC doriano non parla solo di Gronda e grandi opere pubbliche, ma anche di recupero di spazi condivisi e socialità e sviluppo delle aree verdi cittadine, destinate allo svago e all’agricoltura: il Progetto Piazze e il Progetto Verde. Due progetti da attuare nell’arco dell’intero ciclo amministrativo e che hanno come denominatore comune gli spazi da condividere… «Dobbiamo recuperare non solo idealmente la dimensione pubblica degli spazi, dobbiamo tornare a vivere nella nostra città», ha detto il sindaco.

    PIANO VERDE. Prioritaria per Doria è la preservazione degli spazi verdi e agricoli presenti sul territorio comunale. Questo si traduce in primo luogo nel sostegno alle attività agricole all’interno del perimetro cittadino e un incentivo continuo a pratiche che privilegiano la filiera corta e una produzione agricola biologica. L’agricoltura in città, e in particolare il costante sviluppo degli orti urbani, ha una funzione di presidio del territorio e inoltre riveste un’importanza strategica anche dal punto di vista economico perché rappresenta uno sbocco occupazionale da tutelare, come gli altri. Il piano prevede poi un’attenzione particolare alla conservazione dei parchi urbani – il parco di Nervi, la villa Duchessa di Galliera a Voltri solo per citarne qualcuno –, dei giardini pubblici e delle aiuole. Importante sarà risvegliare in tutti i cittadini genovesi la consapevolezza del patrimonio naturale del Comune e incentivarne l’utilizzo rispettoso.

    PIANO PIAZZE. Il neo sindaco ha inoltre posto l’accento sul recupero dei tradizionali spazi di socialità cittadina che caratterizzavano le nostre città fino a 30, 40 anni fa: le piazze come luogo ludico privilegiato per il divertimento dei bambini e la convivialità degli abitanti. Coinvolgendo il mondo accademico, Doria vorrebbe in prima istanza effettuare una ricognizione delle piazze cittadine e del loro effettivo utilizzo; farne insomma una fotografia della maggiore o minore fruibilità attuale. L’obiettivo della ricerca è di individuare un paio di piazze genovesi che possano essere oggetto di specifici atti d’intervento con lo scopo di farle ritornare luogo di aggregazione sociale.

    MOBILITA’ SOSTENIBILE. Come ci ha confermato Santo Grammatico di Legambiente, tra le innovazioni sostenibili del sindaco ci sarebbero anche la realizzazione di zone a traffico moderato ad una velocità massima di 30 km/h e la possibilità di realizzare o migliorare le piste ciclabili laddove la larghezza della carreggiata lo consente (perché Genova, a dispetto degli stereotipi fortemente sedimentati, è una città che si può percorrere in bici!). Moderare la velocità dei veicoli privati permetterebbe una convivenza più sicura e civile tra i diversi sistemi di trasporto, le bici e i pedoni. Si incentiverebbe l’utilizzo dei mezzi pubblici, si ridurrebbero gli incidenti e gli inquinamenti, e soprattutto si recupererebbero spazi privilegiati da destinare alla socialità cittadina, grazie alla diminuzione delle vetture private in circolazione. Un passo in più per migliorare la vivibilità di Genova e permettere ai suoi abitanti di goderne “a misura d’uomo”.

    Antonino Ferrara

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Lavoratori bancari: un giorno di stipendio in meno ogni anno per favorire nuove assunzioni

    Lavoratori bancari: un giorno di stipendio in meno ogni anno per favorire nuove assunzioni

    Una particolare forma di “generosità” quella annunciata dalla segreteria del sindacato dei lavoratori bancari. L’iniziativa della Uilca (Organizzazione di Categoria dei Bancari, Esattoriali e Assicurativi) prevede la rinuncia da parte dei dipendenti di banca in Italia di un giorno di stipendio ogni anno per i prossimi cinque anni per contribuire in modo attivo all’assunzione di 30mila giovani bancari a tempo indeterminato negli istituti di credito italiani entro il 2015.

    L’annuncio è partito proprio da Genova, dove il segretario generale della Uilca Massimo Masi ha precisato: «Il primo esempio in Italia di solidarietà intergenerazionale finalizzato a nuove assunzioni e stabilizzazioni di precedenti forme di precariato nel mondo del credito», aggiungendo inoltre che il contributo degli occupati bancari sarà destinato al Fondo Nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito gestito pariteticamente da organizzazioni sindacali e Abi.

    Impiegati, quadri e dirigenti, nessuno escluso. Un sacrificio che frutterà oltre 200 milioni e che verrà versato sotto forma di contributo di 2500 euro annui (per 3 anni) alle banche che assumeranno a tempo indeterminato o che trasformeranno precedenti rapporti di lavoro precari.

  • Villa Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli: il sogno si chiama giardino botanico

    Villa Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli: il sogno si chiama giardino botanico

    Il Centro Culturale La Maona con il patrocinio del Comune di Genova – Municipio VII, organizza (domani, sabato 21 aprile ore 15,30 in viale Pallavicini 5 a Pegli) un incontro per la costituzione di un comitato promotore finalizzato alla realizzazione a Villa Durazzo Pallavicini e a Villa Doria di un  giardino botanico di livello internazionale.

    Parteciperanno, oltre a tecnici e interessati, il sindaco Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente.

    Da ormai diverso tempo “La Maona” si batte per portare avanti questa iniziativa. «Genova ha trascurato il settore florovivaistico – si legge in una nota diffusa dal Centro Culturale – pur potendo contare nel ponente sulla Villa Duchessa di Galliera a Voltri, sulle Ville Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli, nel centro città sull’orto botanico dell’Università di Genova, sul parco di Villa Gruber e su Villetta Di Negro, nel levante sui parchi di Nervi ed in particolare sul roseto creato non più di trentanni fa nella Villa Grimaldi».

    I volontari hanno più volte motivato la scelta del quartiere di Pegli per proporre la realizzazione di un giardino botanico sottolineando l’elevata qualità ambientale e climatica della zona, la presenza di due ville sei-settecentesche di straordinario valore architettonico ed ambientale finora malamente gestite e l’antica tradizione conseguente alla decisione della marchesa Clelia Durazzo Pallavicini di dare vita nel Settecento ad un orto botanico considerato tra i più belli ed interessanti in Europa, tanto da essere inserito tra le tappe dei gran tour che fin dal primo Ottocento i turisti più raffinati facevano lungo la penisola italiana.

    Poiché nel ponente genovese non esiste a tutt’oggi un’attrazione turistica di peso, la creazione di un giardino botanico valorizzerebbe Villa Doria e Villa Durazzo Pallavicini con i relativi parchi, ponendosi come punto di riferimento per il turismo ponentino.

    «Per finanziare questa iniziativa – continua la nota – occorre predisporre nel bilancio del Comune e della Regione delle voci di spesa nel comparto degli investimenti, ma, viste le ristrettezze finanziarie di tutti gli enti pubblici, La Maona propone anche la mobilizzazione dell’area retrostante l’Albergo dei Poveri (Valletta Carbonara n.d.r.) oggi nella disponibilità del Comune, per la quale il nuovo PUC ha predisposto delle funzioni degne di essere valorizzate. Infatti nell’area suddetta sarà possibile realizzare non solo un parco urbano e delle attrezzature sportive destinate agli studenti universitari e ai giovani della zona, ma anche numerosi parcheggi residenziali che garantirebbero la creazione di un volano finanziario in grado di sostenere i costi della la realizzazione del giardino botanico di Pegli.»

    Il Comune di Genova, intanto, ha già predisposto una delibera che contiene alcune linee guida per lanciare una gara finalizzata ad individuare un soggetto che garantisca la manutenzione ordinaria e straordinaria della villa Doria.

  • Cultura e sviluppo, la proposta genovese dopo il manifesto del Sole 24 Ore

    Cultura e sviluppo, la proposta genovese dopo il manifesto del Sole 24 Ore

    teatro palcoscenicoLa mancata approvazione del bilancio del Comune avrà come diretta conseguenza la cancellazione di gran parte delle manifestazioni culturali previste a Genova nel 2012. Nei giorni scorsi una lettera aperta firmata dalla maggior parte dei teatri e degli operatori genovesi ha voluto sensibilizzare la cittadinanza sui tagli alle manifestazioni culturali. In parole povere, i tanti discorsi sviluppati in questi anni sui tagli alla cultura giungono ora a un punto di svolta più o meno concreto: si chiudono i rubinetti, si salvi chi può. Ma sarà davvero così?

    Un dibattito acceso già un mese fa in seguito alla pubblicazione sulle pagine del Sole 24Ore del manifesto “Niente Cultura, Niente Sviluppo”, propone l’istituzione di una costituente della cultura (dove per cultura si intende “concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza”):  “La cultura e la ricerca innescano l’innovazione – si legge sul Sole 24 Ore – e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo. La cultura, in una parola, deve tornare al centro dell’azione di governo. Dell’intero Governo, e non di un solo ministero che di solito ne è la Cenerentola. È una condizione per il futuro dei giovani. Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza cultura, senza innovazione, ipotizza per loro un futuro da consumatori disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d’uscita.

    Da ormai diversi giorni gli interventi in tema di cultura legata allo sviluppo si moltiplicano sui quotidiani locali e nazionali, la direttrice del Teatro dell’Archivolto Pina Rando ha elaborato, in un contributo pubblicato da Repubblica, il concetto di “cultura spalmata su tutta la città”.

    Un concetto ripreso da Sandro Baldacci, neo candidato al Consiglio Comunale per Idv (sostiene Marco Doria), il quale ha proposto un programma per rilanciare la cultura a Genova: «È opportuno innanzitutto creare una piattaforma istituzionale – propone il candidato – che diverrà organismo ufficiale tecnico (e non politico) di ascolto delle istanze territoriali, progettazione e coordinamento delle iniziative e organo di monitoraggio e di verifica dei risultati, al cui tavolo saranno chiamati le Rappresentanze delle municipalità, degli operatori commerciali, culturali e teatrali (non dimentichiamo che Genova è la città italiana con il maggior numero di teatri in rapporto al numero degli abitanti), in modo da individuare i punti di maggior criticità territoriale, attuando una sorta di censimento dei beni architettonici, museali, paesaggistici, enogastronomici e ambientali che possano divenire, a seguito di interventi mirati di riqualificazione, pregiati elementi di attrattiva turistica. Stesso identico discorso anche per quanto riguarda le iniziative commerciali (fiere, sagre e quant’altro), artistiche (festival, rassegne, ecc.) e culturali (apertura di spazi museali, architettonici), individuando quartiere per quartiere le iniziative più idonee alla promozione turistica del territorio circostante.»

    «In questo modo si procederà all’elaborazione di un programma sperimentale, di durata limitata e programmata, che concentrerà le risorse alternativamente in diversi quartieri mediante la realizzazione di eventi culturali, spettacolari ed enogastronomici in base alle diverse caratteristiche urbanistiche e socio ambientali. Nei periodi di promozione programmati gli operatori economici si impegneranno a mantenere aperti gli esercizi commerciali e le strutture turistico alberghiere in maniera tale da poter dar vita a veri e propri “pacchetti preconfezionati” rivendibili dagli operatori turistici. Al termine del periodo sperimentale si procederà alla fase di raccolta e verifica dei dati per orientare al meglio le successive iniziative e ottimizzare i profitti».

    «L’Italia, e quindi anche Genova, ha il più importante patrimonio culturale e artistico al mondo ma la cultura contribuisce per poco più del 2% al PIL. Il potenziale di crescita è enorme. In particolare il turismo legato al patrimonio culturale è il settore che sta crescendo più rapidamente modificando la struttura delle economie regionali e comportando vantaggi, ma anche significativi impatti, sui siti e sulle comunità locali. Promuovere l’offerta di cultura significa riattivare il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela e occupazione».

  • Movimento Indipendentista Ligure: targhe per conoscere i quartieri di Genova

    Movimento Indipendentista Ligure: targhe per conoscere i quartieri di Genova

    Il M.I.L. – Movimento Indipendentista Ligure – si presenterà alle Elezioni Comunali e Municipali di Genova con la Lista Civica “Gente Comune”) e ha già pronta la lista dei 40 candidati per il Consiglio Comunale e sta terminando la compilazione dei candidati per i 9 Municipi.

    Da tempo il M.I.L. si è fatto portavoce di numerose iniziative, tra cui la battaglia per il recupero dei 98 miliardi di euro  del “contenzioso” tra lo Stato e i concessionari dei giochi (slot machine). Per le imminenti elezioni amministrative, M.I.L. presenta una nuova crociata con l’obiettivo di salvaguardare le identità storiche della città di Genova.

    «Vogliamo rendere note le “comunità” degli attuali “municipi” – si legge in una nota diffusa dal Movimento – con l’applicazione di targhe ben visibili che, nel numero di almeno dieci, dovranno essere poste nel territorio “interessato”. Per esempio nel ponente, nelle sue strade o piazze principali, dovranno essere messe delle targhe con scritto : VII Municipio PONENTE – circa 62.000 abitanti – Crevari, Voltri, Ca’ Nuova, Palmaro, Prà, Castelluccio, Pegli, Multedo».

    «Vogliamo inoltre che tutti i numerosissimi torrenti (piccoli e grandi), che da Voltri a Nervi e nella Val Polcevera e Val Bisagno, scorrono in tutto il territorio della città di Genova, abbiano sul loro percorso, almeno cinque “postazioni-targhe” che riportino il nome del torrente. Oggi pochissimi cittadini conoscono i nomi dei “loro” torrenti (ad eccezione dei due principali: Polcevera e Bisagno!)».

    «Tutto questo favorirà la conoscenza di Genova da parte dei suoi abitanti ed anche dei turisti che sempre più numerosi ci auguriamo vadano a scoprire e visitare le storiche Comunità della nostra meravigliosa città che aspetta solamente di essere veramente “scoperta” nella sua “interezza” e non solamente nel “Centro Storico”».

  • Codacons e Comitas: il manifesto per gli azionisti del bene comune

    Codacons e Comitas: il manifesto per gli azionisti del bene comune

    “Benvenuta recessione se comporta una ripresa di attenzione al bene comune e alla necessità di cambiamento.” Parola di Codacons e Comitas che, al fine di promuovere la partecipazione dei cittadini di genova e della Liguria ad esprimere idee e proposte utili all’Italia di domani, hanno aperto un “manifesto” dove chiunque può far sentire la propria voce e avanzare proposte per migliorare il paese in questo momento di crisi oscura.

    Si chiama “Manifesto per gli azionisti del bene comune” e sarà redatto direttamente dai cittadini di ogni città d’Italia. Collegandosi al sito web www.xabc.it ci verranno richiesti nome, cognome, email, età e professione, successivamente ci verranno proposte 12 aree tematiche su cui esprimere il nostro parere, fornire un contributo, avanzare una proposta concreta:

    – Tagli ai costi della politica

    – Tagli agli enti locali

    – Lo sviluppo del territorio

    – Snellimento dell’apparato ministeriale

    – Maggiori entrate

    – Equilibrio contributivo

    – Modernizzazione, semplificazione e liberalizzazione

    – Agire contro le nebbie della finanza

    – Stimolo allo sviluppo d’impresa

    – Stimolo allo sviluppo della microimpresa

    – Stimolo equilibrato e intelligente ai consumi

    Ricominciamo da capo per ritrovare i valori fondamentali – si legge sulla nota di Codacons – e azzeriamo gli intrecci e le incrostazioni che bloccano la vita economica e politica; è difficile contrastare gli interessi di reciprocità e le connivenze; è ancora più difficile crescere appesantiti da privilegi e favori riservati a pochi in danno di tanti.”

    I risultati dell’iniziativa verranno resi noti il prossimo 3 dicembre, in occasione del Salone della Giustizia che si terrà a Roma.

  • La proposta di Stefano Bruzzone: Il Carmine come Montmartre

    La proposta di Stefano Bruzzone: Il Carmine come Montmartre

    Mercato Comunale CarmineEsperimento sociale ma non solo, questo originale laboratorio e’ stato presentato in operazione “antimugugno” per una citta’ che sui “mugugni” non lesina di certo…Il responsabile dell’Associazione, Stefano Bruzzone, ha parlato pubblicamente di questa iniziativa con l’intento di coinvolgere, proporre e creare una genuina partecipazione della cittadinanza a 360 gradi, in un quartiere dove le problematiche sociali sono tutt’altro che sottili.

    Il 23 gennaio 2008 Stefano Bruzzone e’ apparso nell’area forum della FNAC di Genova e, alla domanda circa gli obiettivi che il Cantiere si e’ posto, ha risposto: “Quello che vogliamo e’ gettare un seme, sperando che da qualche altra parte della citta’ si possa avvertire un segnale di cambiamento“.

    A differenza di altri centri italiani e capitali europee, Genova non ha una piazza libera aperta a pittori ed artisti e piazza del Carmine, una volta pedonalizzata, per dimensioni e posizione potrebbe rivelarsi un luogo adatto e particolarmente azzeccato.

    Cantiere di Idee del Carmine” propone di creare all’interno del capannone del Mercato Comunale da tempo semi dismesso, con un solo banco in attività, un polifunzionale Centro Culturale di due piani dedicato a pittori, scultori, musicisti e letterati (scuole e gallerie d’arte, laboratori di artisti, ecc.), con un soggetto credibile in grado di garantirne la gestione (il Teatro del Mediterraneo di Carla Peirolero e’ una delle ipotesi al vaglio).

    Il Carmine diventerebbe cosi’ la cittadella dell’arte a Genova, un quartiere ripopolato da artisti al lavoro e da piccole gallerie d’arte, botteghe artigiane e zone espositive nei tanti locali e fondi della zona attualmente inutilizzati.

    Una mostra fotografica e’ gia’ stata allestita all’interno di questo mercato che troneggia affianco alla chiesa e, per il futuro prossimo, sono in previsione molteplici iniziative, perfettamente coerenti e contestualizzate nel piano cardine di questo laboratorio che si espandera’, appunto, in quelle creuze storiche oggi piegate dal degrado e nei box inutizzati del mercato.

    Gia’ pochi giorni dopo la “Chiamata alle Arti”, una coppia di pittori ha preso in affitto in Salita Carbonara un locale da tempo inutilizzato: sara’ la prima bottega di pittori nel quartiere.

    Immagino un quartiere che si trasforma in contenitore culturale, sempre attento alle esigenze e ai mutamenti di una Genova sopita, distratta e mugugnona. Il tutto condito – continua Bruzzone – con memoria storica, tradizione popolare, aggregazione e massima creativita’, esulando dall’ottica miope di un comitato di quartiere“.

    La collina del Carmine come Montmartre? Certo, si puo’. Il capannone del mercato ormai praticamente inutilizzato come la Place du Tertre, la piazza dei pittori e degli artisti della famosa “butte” parigina? Certo che si, tutto si puo’! Il sogno e’ quello di un’invasione di pittori, scultori, disegnatori ed altri artisti per ridare vita a un angolo dimenticato della nostra citta’, un borgo ricco di storia e tradizione.

    “L’amministrazione per quanto riguarda questa zona sonnecchia un po’ troppoconclude Stefano Bruzzone – non c’e’ solo il problema del Mercato da risolvere: siamo vicini ad un anno dalla consegna di oltre 340 firme per l’attesa pedonalizzazione di piazza del Carmine, le salite con le pavimentazioni storiche stanno cedendo ed anche la grande edicola votiva in piazza del Carmine perde i pezzi. In tempi disgregati quali quelli attuali, con la depressione collettiva che c’e’, un progetto come questo, che intende programmare un futuro percorribile per il borgo e che arriva dai cittadini, dovrebbe essere salutato dai nostri amministratori quantomeno come un segnale molto positivo”.

    Per chiunque volesse saperne di piu’, l’Associazione “Cantiere di Idee del Carmine” e’ contattabile all’indirizzo mail liberotempo@gmail.com.

     

    Laura Di Gregorio