Tag: libri

  • Falso Demetrio: gli eventi alla nuova libreria del centro storico

    Falso Demetrio: gli eventi alla nuova libreria del centro storico

    In tempi di crisi economica, e alla faccia delle statistiche secondo cui in Italia si legge poco, è un vero piacere raccontare che a Genova ha aperto da poco una nuova libreria. Si chiama Falso Demetrio e la trovate in pieno centro storico, via San Bernardo.

    Per conoscere meglio questo luogo è possibile partecipare a un ciclo di incontri che prende il via domani, martedì 6 marzo: il tema è Sfatiamo i falsi miti: workshop sulla mitologia da Platone a Max Pezzali e intende ripercorrere in quattro appuntamenti (ogni martedì alle 18, per tutto il mese di marzo) alcuni temi legati al mito.

    Questo il programma:

    6 marzo: “In illo tempore” – Il Mito: strumento di conoscenza. Platone e il mito della caverna.

    13 marzo: Il mito del mito – IL “DADADIDATTICO”: lettura collettiva e riscrittura partecipata del mito del mito. I partecipanti saranno invitati a leggere le parti salienti del mito che preferiscono. Alla fine si cercherà di dare vita ad un mito unico costruendolo con ritagli di tutti i miti di cui si è parlato.

    20 marzo: Sei un mito – Risvolti pratici e trasformazioni di senso della mitologia nel mondo contemporaneo. Con la partecipazione del dott. Piero Cademartori (editore e direttore commerciale per ZONA)

    27 marzo: Alla ricerca del senso perduto – laboratorio di scrittura creativa. I partecipanti saranno invitati a rivisitare un mito, attualizzandolo, o a scriverne uno ex novo. I lavori conclusivi saranno poi dattiloscritti e affissi in libreria. Questo incontro sarà condotto in collaborazione con Andrea G. Pinketts (scrittore, show man, cowboy metropolitano).

    La partecipazione è gratuita ma è necessario iscriversi tramite la libreria.

    Marta Traverso

  • Cosa fare delle vecchie cabine telefoniche? Spazi di bookcrossing

    Cosa fare delle vecchie cabine telefoniche? Spazi di bookcrossing

    cabina telefonoBisogna essere assai creativi nonché rispettosi dell’ambiente per ideare nuove formule di recupero di spazi che finirebbero altrimenti abbandonati o dismessi: è il caso delle cabine telefoniche, ormai utilizzate da pochissime persone e che in molti Comuni stanno lentamente scomparendo.

    Da New York arriva una curiosa quanto interessante via per non rendere inutilizzati questi “pezzi di vita” che prima dell’avvento dei cellulari erano più che mai utili e preziose per tutti noi: riempirle di libri e trasformarle in aree per il bookcrossing. Un’idea dell’architetto John Locke che coniuga tre elementi importantissimi: cultura, recupero creativo, arredo urbano.

    Che ne pensate? Vi piacerebbe un progetto come questo anche a Genova?

    Marta Traverso

  • Pazzi scatenati: un libro su usi e abusi dell’editoria in Italia

    Pazzi scatenati: un libro su usi e abusi dell’editoria in Italia

    Sabato 25 febbraio (ore 18) la libreria Booksin di vico del Fieno ospita la presentazione del libro-inchiesta di Federico di Vita sul tema delle piccole e medie case editrici, dal titolo Pazzi scatenati – usi e abusi dell’editoria italiana (Effequ editore).

    Il libro raccoglie una serie di interviste e testimonianze che svelano alcuni aspetti inediti e poco noti del lavoro di molte case editrici: la catena di contatti e interessi che (non) portano i libri di tanti editori in libreria, le difficoltà legate a promozione e distribuzione, lo sfruttamento di molti giovani laureati sotto l’apparenza di “stage” e/o “esperienze formative”.

    Marta Traverso

  • Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    danza classicaLa verità, vi prego, sulla danza è il titolo di un libro pubblicato da Maria Francesca Garritano, etoile del Teatro della Scala che ha voluto denunciare un fenomeno purtroppo molto diffuso nel mondo della danza: sono molte le ballerine che in nome della perfezione fisica cadono nel tunnel dell’anoressia.

    Firmato con lo pseudonimo di Mary Garret, la ragazza svela i retroscena di un mondo che frequenta quotidianamente dall’età di 16 anni (oggi ne ha 33), e che l’ha portata nei primi anni di attività a calare di peso fino a 43 chili. Nel libro si parla della competizione che porta molte ballerine a distruggere il proprio corpo in nome di un posto in prima fila, fino a portare in alcuni casi al blocco del ciclo mestruale e alla sterilità.

    Alcuni giorni fa è stata licenziata dal Teatro della Scala per “danno d’immagine, in quanto il suo libro ha trasmesso un’immagine negativa del corpo di ballo in cui la ragazza lavora – in un’intervista all’Observer ha infatti dichiarato che una ballerina su cinque alla Scala è anoressica – e del mondo della danza in genere.

    La ragazza continua a esercitarsi nella danza ed è divenuta socia onoraria di un’associazione che si batte per sensibilizzare sui disordini alimentari. Chiara Bisconti, Assessore al Benessere del Comune di Milano, è intervenuta sul tema chiedendo al Teatro un codice etico per regolare i rapporti con le ballerine che soffrono di disturbi dell’alimentazione, soprattutto quelle che iniziano l’attività della danza da bambine o durante l’adolescenza.

    Marta Traverso

  • Incontro con Giorgio Faletti a La Feltrinelli

    Incontro con Giorgio Faletti a La Feltrinelli

    Giorgio Faletti“Doveva capitare, prima o poi, che ci incontrassimo qui. La fortuna ha voluto che fossimo soli. Lui mi guarda e ha la forza di non abbassare gli occhi.
    Io lo guardo e ho la debolezza di non distogliere i miei.”
    Questo, un estratto del nuovo libro di Giorgio Faletti Tre atti e due tempi (Einaudi), un romanzo definito perfetto come una partitura musicale e teso come un thriller, che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità. L’autore lo presenta al pubblico genovese martedì 24 gennaio alle ore 18 presso la La Feltrinelli in via Ceccardi

  • Presentazione del libro di Maria Pia Trevisan alla Biblioteca Universitaria

    Presentazione del libro di Maria Pia Trevisan alla Biblioteca Universitaria

    Sciopero donneGiovedì 19  gennaio alla Biblioteca Universitaria di via Balbi alle ore 17 si tiene la presentazione del libro di Maria Pia Trevisan “L’operaia che amava la sua fabbrica. anni di mivar e di impegno. quasi un’autobiografia”.

    Una storia operaia, storia di relazioni tra lavoratori, sindacato e ‘padroni’, storia d’impresa, storia di conflitti degli anni più duri, che sfociano nello Statuto dei lavoratori che offre risvolti e colori umani che ci permettono di guardare ben oltre la cronaca di un’azienda, la Mivar, e dei conflitti che l’hanno accompagnata per molti anni.

    Alla fine di questa storia la fabbrica che ha ‘contrastato’ la globalizzazione, profondamente ridimensionata, si avvia al tramonto. Pia tira le somme di una vita operaia e del suo rapporto con il ‘padrone’ che non ha mai considerato un ‘maestro di vita’. Ora c’è del rispetto tra i due, ognuno è convinto di aver fatto la sua parte. E Pia, l’operaia, che da ragazza aveva altri sogni, ma che invece ha trascorso una vita in fabbrica, riconquista la scena offrendoci un racconto maturo, con una forte dose di verità.

    Durante l’incontro verrà proiettato un breve video (12′) gentilmente concesso da Rai Storia: 1969. Fiorina Frizziero: il primo sciopero contro la dittatura di G. Cazzella e P. Pietrangeli

    Intervengono: Paola Pierantoni, gruppo Generazioni di donne, Maria Teresa Bartolomei, responsabile del Polo culturale di Ge – Cornigliano
    Introduce Oriana Cartaregia, Biblioteca Universitaria

    Ingresso libero

  • Un fatto umano: la storia a fumetti del pool antimafia

    Un fatto umano: la storia a fumetti del pool antimafia

    Un libro a fumetti ambizioso, un lavoro di rigorosa ricerca documentale, realizzato a 6 mani dal torinese Manfredi Giffone, autore del testo e da due disegnatori genovesi, Alessandro Parodi e Fabrizio Longo. Parliamo del volume “Un fatto umano”, edito da Einaudi, uscito il 22 novembre scorso, sarà presentato presso la libreria Feltrinelli il prossimo 17 gennaio.

    Al centro del racconto, nel ventennale della morte di Falcone e Borsellino, la storia del pool antimafia e della lotta che un gruppo di uomini coraggiosi intraprese per contrastare quella che fra gli anni Settanta e l’inizio dei Novanta, è diventata l’organizzazione criminale più potente al mondo.
    “La mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà una fine”, questo il celebre auspicio di Giovanni Falcone, da cui prende le mosse un’opera che vuole essere una testimonianza preziosa perché è partendo dalla conoscenza di quegli anni che possiamo comprendere l’Italia in cui viviamo oggi.

    Abbiamo deciso di raccontare questa storia perché ci siamo resi conto che esisteva un buco narrativo e di memoria relativo a quegli eventi – spiegano i due autori, Alessandro Parodi e Fabrizio Longo – C’è stato un lungo periodo, dopo il 1992, in cui è scemata l’attenzione verso questi fatti. All’epoca delle stragi noi eravamo poco più che bambini, sprovvisti di una coscienza sociale abbiamo vissuto quei tragici episodi come di riflesso, senza comprenderli fino in fondo. È questa l’esigenza che ci ha spinto a provare a ricostruirli”. Ma non solo. “Anche gli anni antecedenti alle stragi erano finiti in un cono d’ombra – continuano gli autori – Siamo partiti dal caso Moro perché la storia delle organizzazioni mafiose finisce inevitabilmente per intrecciarsi con la storia d’Italia”.

    In appena 14 anni trame oscure, inchieste giudiziarie e scandali, dal caso Moro, alla vicenda Sindona alla Loggia P2, fino alle stragi di Capaci e via d’Amelio, stravolgono gli assetti politici del paese.
    E nel bel mezzo degli anni più bui della Prima Repubblica anche il fenomeno mafioso si trasformaDa movimento circoscritto si espande e sconfina”, spiegano Parodi e Longo. Palermo vive l’ascesa dei Corleonesi di Totò Riina che scatena una guerra intestina e nello stesso tempo lancia un assalto frontale allo Stato.
    Corleone rappresenta la fase di svezzamento della mafia. Fino ad allora c’era chi riteneva che finché si fossero ammazzati fra di loro la mafia sarebbe rimasta un fenomeno locale. Ma da lì in poi nulla sarà più come prima”.

    Tra l’altro quando i tre autori si misero al lavoro, circa 7 anni fa, esisteva ancora poco materiale sul tema. Durante la stesura dell’opera però – come ricordano i due disegnatori – iniziò il periodo delle fiction tv e poi recentemente affiorarono nuove rivelazioni sui rapporti Stato – mafia. “Tutto ciò ci creò un certo imbarazzo perché noi eravamo lì con la nostra idea fra le mani, avremmo voluto gridarlo al mondo intero, ma prima occorreva portare a termine il libro!”.

    Le immagini prendono vita grazie alla voce di un narratore d’eccezione, il puparo e cuntista Mimmo Cuticchio.
    Il narratore esterno è fondamentale perché c’era la necessità di una figura che tenesse le fila di una storia così complessa. E quale scelta migliore se non quella di affidarsi a colui che muove i pupi? L’idea era raccontare la storia come un cunto. E abbiamo avuto la fortuna di poter utilizzare il volto del più importante erede della tradizione dei cuntisti e dell’arte dei pupi siciliani. Inoltre dal punto di vista stilistico questa scelta ci ha dato la possibilità di inserire un tocco di irrealtà, vale a dire i pupi dalle sembianza di animali umanizzati”.

    Come mai, in un racconto che vuole essere una ricostruzione di eventi storici, avete assegnato ad ogni personaggio il volto di un animale?
    È stata una scelta ponderata. I motivi sono molteplici. Abbiamo cercato una chiave innovativa per mostrare con accuratezza la realtà delle cose. Paradossalmente questo elemento di irrealtà ci ha permesso di raccontare come si sono svolti davvero i fatti. E poi c’è anche un’esigenza più pratica: i personaggi sono tantissimi, aumentati in corso d’opera e questa soluzione permette un forte riconoscimento. Ci sono animali che sembrano essere cuciti addosso ai personaggi. La nostra è stata una ricerca di somiglianza fisica. Non si tratta di giudizi morali sui personaggi. Ad esempio per Giulio Andreotti siamo partiti da una foto in cui appare seduto nel suo scranno parlamentare. Ebbene in quell’immagine è evidente la sua somiglianza, forse consapevolmente voluta, con un pipistrello. Invece per Sandro Pertini, in maniera del tutto naturale, abbiamo immaginato il volto di una tartaruga, in questo caso anche per la sua aurea di saggezza”.

    Come si è svolto il vostro lungo lavoro di documentazione, durato ben 7 anni?
    La parte di documentazione è stata curata dallo sceneggiatore, Manfredi Giffone. Ha consultato le sentenze di numerosi processi di mafia tra cui il primo maxi processo di Palermo. Nel libro non è presente nessun fatto che non sia rintracciabile in atti giudiziari, processi, articoli di giornale, libri. Abbiamo potuto contare sul prezioso contributo di testimoni e giornalisti esperti sul tema. In particolare per il nostro lavoro di disegnatori abbiamo esaminato nel dettaglio centinaia di fotografie, reperti della polizia scientifica, ore ed ore di filmati, documenti originali. Siamo davvero orgogliosi di aver ottenuto il patrocinio della Fondazione Progetto Legalità, un’associazione di magistrati, di cui fa parte anche il Pm Antonio Ingroia, che porta avanti una serie di iniziative educative rivolte alle scuole”.

     

    Matteo Quadrone

  • Ebook gratis su ambiente e sostenibilità: la biblioteca FreeBook

    Ebook gratis su ambiente e sostenibilità: la biblioteca FreeBook

    libri ambienteUna biblioteca online e digitale che mette a disposizione in modo completamente gratuito ebook sui temi legati ad ambiente e sostenibilità.

    Ha da poco aperto i battenti il progetto FreeBook Ambiente, che tramite i vantaggi offerti dal web, le innovazioni dell’editoria digitale e il meccanismo sempre gradito della gratuità vuole promuovere la lettura e sensibilizzare verso stili di vita più sostenibili.

    Il ricco catalogo propone testi sulle tematiche più svariate – alimentazione, rifiuti, energia, ecc – messi a disposizione da associazioni, enti pubblici, aziende e strutture no profit. Per consultarlo è sufficiente registrarsi gratuitamente al sito di Edizioni Ambiente e richiedere i testi desiderati in formato .pdf o .ePub.

    Marta Traverso

  • Zazie: il nuovo social network letterario made in Genova

    Zazie: il nuovo social network letterario made in Genova

    leggere libriPartiamo con una premessa per i non addetti:cos’è un social network letterario? Trattasi di una community sul web analoga a Facebook e Twitter, ma dove gli iscritti sono lettori. Si caricano i libri letti, si votano, si fanno recensioni, ci si scambia idee con gli altri utenti.

    I più noti sono aNobii (creato dall’italiano Matteo Berlucchi) e Goodreads, ma nelle ultime settimane ha visto la luce un terzo polo della lettura social. Si chiama Zazie books e a suon di faccine sorridenti (se il libro è bello) e corrucciate (se il libro è brutto) è pronto a crearsi uno spazio nell’universo dei social network e dei lettori.

    Un social network che in parte si può definire nato sotto la Lanterna: tra i suoi fondatori c’è Barbara Sgarzi, giornalista ed esperta di nuovi media, nonché una delle più note blogger genovesi (anche se vive a Milano) con il suo Blimunda.

    Zazie avrà una differenza sostanziale rispetto agli altri siti di questo genere. I lettori – utenti potranno infatti catalogare il loro archivio (oltre 900 mila titoli già disponibili) in base a due criteri: Mood (stati d’animo) e ComeDoveQuando (momenti e luoghi in cui leggere).

    Marta Traverso

  • Storie e itinerari dell’industria ligure, un viaggio nei luoghi del lavoro

    Storie e itinerari dell’industria ligure, un viaggio nei luoghi del lavoro

    “La storia dell’industrializzazione genovese e ligure fa parte a pieno titolo della storia nazionale e questo libro può essere un punto di partenza per la valorizzazione del nostro patrimonio storico – industriale”, così Letizia Radoni, responsabile della filiale di Genova della Banca d’Italia, introduce il libro “Storie e itinerari dell’industria ligure”, scritto a quattro mani da Sara De Maestri e Roberto Tolaini, docenti presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova.

    Oggi la nostra regione, nonostante il 5,7% del Pil sia riconducibile al turismo, lascia inespresse queste incredibili potenzialità. Al contrario altre realtà europee, ad esempio la città di Liverpool o la zona della Ruhr in Germania, sono state capaci, dopo la cessazione dell’attività industriale, di rivalutarsi partendo proprio dal loro passato cantieristico, di industria pesante e carbonifera. Parliamo di siti industriali dismessi e trasformati in luoghi turistici capaci di attirare, è il caso della Ruhr, circa 1 milione di visitatori all’anno.
    Lo scopo del libro è guardare al passato non in termini nostalgici bensì in senso propositivo. “La sfida da affrontare – come sottolineato da Alfredo Gigliobianco, Servizio studi di struttura economica e finanziaria della Banca d’Italia – è passare da un’economia della materia, che ha segnato la civiltà industriale ad un’economia dell’intelletto. E la trasformazione dei luoghi industriali in poli attrattivi per il turismo fa parte di questo processo”.

    “Il trinomio meccanica pesante, cantieristica e siderurgia – spiega Roberto Tolaini, specializzato in storia economica e autore del libro – è stato trainante almeno fino agli anni ’70 e ha costituito il vero pilastro dell’occupazione. Dopo la crisi degli anni ’80 la parabola di queste realtà ha condizionato la vita della città. Si è passati dai 140 mila lavoratori nel settore manifatturiero del 1981, ai 78 mila del 2001”.
    “L’idea è proporre una riflessione sul patrimonio industriale ligure – continua Tolaini – partendo dai siti e dagli edifici dove l’attività si è sviluppata e analizzando l’impatto delle trasformazioni sul territorio”.

    Una ricognizione puntuale dei luoghi dell’impresa e del lavoro operaio esaminati a partire da due punti di vista differenti ma complementari, quello storico economico e quello architettonico territoriale.
    Un tentativo di offrire chiavi di lettura per comprendere il presente industriale ricollegandolo criticamente al passato. L’ampio apparato iconografico che testimonia le origini e i cambiamenti d’uso fino al presente, invita il lettore a riscoprire luoghi ed edifici del patrimonio industriale, ai più sconosciuti.

    Ogni capitolo è dedicato ad un settore – la meccanica e l’elettromeccanica, la siderurgia, la cantieristica, l’industria alimentare, le reti dei servizi, la chimica e il petrolio, fino all’elettronica e all’high tech – ed ogni paragrafo è legato ad un luogo. Si parte dalle origini, dal “che cosa si produceva”, per arrivare agli anni della deindustrializzazione. Con una particolare attenzione agli aspetti legati alle possibilità del riuso, come spiega l’architetto e autrice del volume, Sara De Maestri “Uno dei maggiori problemi riguarda la collocazione degli insediamenti industriali. Quelli situati in zone decentrate, quando l’economia industriale ha cessato di sostenere l’attività, sono stati totalmente abbandonati ed oggi è difficile riconvertirli. I luoghi industriali che invece si trovavano ai margini della città sono stati successivamente inglobati dall’espandersi del tessuto urbano e attualmente sono a rischio perché interessati da possibili speculazioni edilizie”.
    “Purtroppo non abbiamo ancora la lungimiranza – conclude De Maestri – per comprendere quali enormi ritorni economici potrebbero generare degli investimenti in direzione di un riuso compatibile dei numerosi siti presenti in Liguria”.

     

    Matteo Quadrone

  • Il Salone del libro e dell’editoria di Montagna a Pontedecimo

    Il Salone del libro e dell’editoria di Montagna a Pontedecimo

    MontagnaDall’1 al 4 dicembre alla Casa del Capitanato, Via Beata Chiara, nel Borgo Antico di Pontedecimo, si svolge la prima edizione del Salone del Libro e dell’editoria di Montagna “Leggere la montagna”,  organizzato dal Club Alpino Italiano, Sezione di Bolzaneto con l’appoggio del Municipio V Valpolcevera.

    Un evento di riferimento per gli amanti liguri della montagna, che prevede anche due “incontri con l’autore” al giorno e tra questi sono presenti autori locali e nazionali.

    Tra gli incontri previsti, quello con Alessio Schiavi che presenta il libro “Siamo andati in Antola”. Ecco il programma completo:

    Giovedì 1 dicembre 2011

    ore 18 Marcellino Dini / ore 20.30 Andrea Parodi

    Venerdì 2 dicembre 2011

    ore 18 Guido Paliaga / ore 20.30 Christian Roccati

    Sabatto 3 dicembre 2011

    ore 18 Alessio Schiavi e Fabrizio Capecchi

    ore 20.30 Massimo Campora e Eugenio Poggi

    Domenica 4 dicembre 2011

    ore 18 Dario Gardiol

    ore 20.30 Alessandro Gogna

    L’ingresso è libero e il salone è aperto dalle ore 18 alle ore 23

  • Siamo andati in Antola, il libro di Alessio Schiavi

    Siamo andati in Antola, il libro di Alessio Schiavi

    Siamo andati in AntolaSiamo andati in Antola

     Un nuovo libro racconta le affascinanti vicende del monte: storie di uomini e natura

    E’ arrivato in tutte le librerie e nelle edicole delle valli un nuovo volume che per la prima volta racconta la storia del Monte Antola.

    E se gli aspetti escursionistici, ambientali e paesaggistici sono stati già esaurientemente descritti in altri libri, la narrazione delle secolari vicende dell’amata montagna è un’assoluta novità, che nasce grazie alla passione per questi luoghi dell’autore Alessio Schiavi, e alla Edizioni Croma di Fabrizio Capecchi, noto editore/autore di libri fotografici meritevoli del Premio Anthia nel 2007.

    Il formato, la copertina rigida e la veste grafica molto curata lo distinguono dalle altre pubblicazioni del genere ma l’interno davvero stupisce per la ricchezza dell’apparato iconografico costituito da 350 immagini e per la grande quantità di informazioni, storie inedite, vicende appassionanti che coinvolgono il lettore, guidandolo attraverso un’epopea appenninica vissuta sulle cangianti costiere del monte… “Storie di uomini e natura”, come scrive Roberto Costa, presidente dell’Ente Parco ed autore dell’introduzione, perché in Antola non si possono scindere l’aspetto ambientale da quello umano, creando il connubio che ha dato vita al “mito” di questo luogo.

    Grazie a molte interviste e alla consultazione di centinaia di articoli e pubblicazioni, le vicende del monte e dei suoi frequentatori sono delineate nel libro con un particolare riguardo per le diverse costruzioni che dal 1894 sono sorte poco sotto la vetta: il noto Rifugio Musante, Villa Elena, la Palazzina Borgonovo poi trasformata nel 1926 nell’Albergo Bensa gestito dai Fossa e dal Club Alpino Italiano, il Ristorante della Vetta dei Gattavara, la Cappella del Sacro Cuore consacrata nel 1899 e la famosa croce, eretta nel 1907 per volere di Ferdinando Maria Perrone alla presenza di diecimila persone. Edifici e simboli che sfidano le vicende della guerra, poi segnati da abbandoni, crolli ed infinite polemiche dopo la discesa a valle dell’ultima dei Musante: l’Albina. Dal 1983 nuove famiglie a dare continuità a questa storia: i Cecconetto per tre anni, i Vigilia per nove… poi ancora l’oblio… fino al Giubileo del 2000 quando viene ricostruita la cappella grazie all’infaticabile opera di don Cazzulo, seguita dall’apertura del nuovo Rifugio Parco Antola, gestito dai Garbarino di Rapallo e poi dal CAI con i volontari della Sezione Ligure. Ora la storia continua attraverso Giorgio Baschera… ma questo è già futuro.

    Il libro di Alessio Schiavi, dopo una prima parte storica e più narrativa impregnata dell’amore per questo luogo dei tanti testimoni, ricca di sguardi, di balli, di celebrazioni, di raduni, offre al lettore una rassegna di venti storie del monte dal 1834 al 2010: racconti, resoconti, escursioni, imprese sportive ed esperienze di vita sempre illustrate con immagini d’eccezione, che provenendo da decine di archivi e qui pazientemente selezionate, diventano quasi un album di ricordi comuni, impreziosito da vasti panorami, fioriture e scorci di ogni stagione.

    “Siamo andati in Antola” è perciò un libro che non deve mancare a chi ama e frequenta il monte, a chi vi sale dalle valli Scriva, Trebbia e Borbera, per conoscere la storia di questo crocevia di vicende umane: lette sulle pagine o intuite dagli occhi dei protagonisti, finalmente qui raccolti e raccontati.

  • Presentazione del libro di Marina Fiorato “La ladra della primavera”

    Presentazione del libro di Marina Fiorato “La ladra della primavera”

    Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 18 si tiene la presentazione del libro “La ladra della primavera” a Palazzo Cattaneo, in piazza Cattaneo 26, zona centro storico Sottoripa. Intervengono l’autrice Marina Fiorato e il giornalista di Repubblica Massimo Calandra. 

    Un’avvincente storia di intrighi, tradimenti, amori ambientati nella rinascimentale Firenze.

  • Il discorso ambiguo sulle migrazioni di Salvatore Palidda

    Il discorso ambiguo sulle migrazioni di Salvatore Palidda

    MigrazioneApplicando il metodo di ricerca di Foucault, il suo concetto di discorso come struttura cognitiva di produzione e organizzazione del senso, e riprendendo alcuni aspetti della prospettiva sociologica interazionista di Goffmann, Garfinkel e H. Becker, i contributi raccolti nel testo “Il discorso ambiguo sulle migrazioni” di Salvatore Palidda interrogano il significato e il funzionamento del discorso sulle migrazioni nella contemporaneità e dei suoi termini-simbolo: migrante, immigrato, multiculturale, interculturale, cultura. Una delle tesi centrali è che le migrazioni siano da studiare come un fatto sociale totale o come un fatto politico totale, mettendole in relazione con i mutamenti degli assetti politici, sociali, economici e culturali delle società d’emigrazione e d’immigrazione. 

    Il curatore S.Palidda inquadra lo studio delle migrazioni nel contesto delle mobilità umane, nelle quali rientrano fenomeni apparentemente molto diversi come il turismo di massa e i pellegrinaggi religiosi, e sottolinea come gli spostamenti degli esseri umani siano da sempre una caratteristica intrinseca della storia sociale, politica, economica e non un’emergenza contingente. La proliferazione di ricerche, studi, convegni sull’immigrazione che caratterizza le scienze umane, dalla pedagogia al marketing, dalla psicologia alla giurisprudenza, è caratterizzata al contrario da uno sguardo tecnico, specialistico, che prescinde dall’analisi dei meccanismi sociali e politici: predomina, secondo gli autori, un approccio embedded, ovvero asservito a una logica per la quale tecnici e specialisti si limitano a proporre soluzioni per un problema concepito come puramente “amministrativo”. In Italia prevale un’immagine dell’immigrato fondamentalmente paternalista, come essere sofferente, svantaggiato, incapace di azione politica autonoma per il riconoscimento dei diritti universali legati allo status di persona umana, bisognoso della nostra benevolenza. Quello che sorprende, come mostra il saggio di Dal Lago, è che questa rappresentazione è assolutamente trasversale: la ritroviamo nella comunicazione istituzionale come nella cultura antirazzista e nella letteratura.

     

    Il saggio di Delgado Ruiz spinge quindi a mettere in questione l’uso di termini “politicamente corretti” come migrante, caratteristico della cultura solidarista e antirazzista, del quale smaschera l’illogicità: si smette di esserlo non appena si arriva a destinazione, e non possono esistere immigrati di seconda generazione ovvero persone immigrate dalla nascita. In realtà secondo l’autore, migrante-immigrato altro non significa che povero che si muove da un luogo all’altro, non necessariamente straniero, in quanto è usato anche per indicare spostamenti interni allo stesso paese.  L’approccio tecnico e spoliticizzato trova applicazione nei saperi disciplinari analizzati nel saggio di Baroni: pedagogia interculturale, psicologia e psicoterapia, mediazione linguistico-comunicativa, partendo dal presupposto che la diversità culturale sia la caratteristica dominante dello spazio sociale contemporaneo, intervengono in maniera clinica, ovvero individualizzata, sugli effetti prodotti negli individui dalle pratiche discriminatorie alle quali è sottoposto uno specifico gruppo, quello degli “stranieri” immigrati, a volte in maniera efficace, ma prescindendo dallo spazio sociale e ambientale e dalle logiche di potere che li producono. A fianco dello specialismo tecnico, c’ è la spoliticizzazione, resa possibile non solo dagli approcci clinici, ma anche dal concetto di “cultura” come entità immutabile che governa completamente l’agire dei “migranti”, idea dalla quale deriva la teoria della natura culturale dei conflitti politici e sociali e che ha avuto un’enorme fortuna nel senso comune, nel discorso, mediatico, politico (in modo del tutto trasversale) e in una parte della letteratura socio-politologica. L’ambiguità è il contrasto tra una retorica universalista, che considera le persone come soggetti di diritto, e un discorso che, anche se a volte con le migliori intenzioni, vede nello straniero proveniente dai paesi poveri solo un soggetto di cultura: un’incarnazione stereotipata dell’Altro che rimane tale per tutta la vita, trasmettendo ai posteri la sua alterità, forse fino alla terza e quarta generazione. Come dimostra il saggio di Brion, la cultura è entrata nei sistemi giuridici europei come quello belga, con i concetti di reato culturale (delitto d’onore, escissione femminile, travisamento per motivi religiosi) e difesa culturale (prevedere attenuanti per gli autori di reato mossi da motivazioni religiose o tradizionali e approvati dalle proprie comunità) del tutto inutili a prevenire e reprimere i reati di omicidio o lesioni personali gravissime già puniti dai codici ordinari, persino controproducenti rispetto al loro obbiettivo ufficiale, ma funzionali a costruire le minoranze di origine straniera ai quali sono rivolte come enclaves illiberali, premoderne, oppressive. Le proposte di legge che vietano il travisamento in pubblico facendo esplicito riferimento alla copertura totale del volto per ragioni religiose e la retorica del multiculturalismo estremo disposta a riconoscere attenuanti a delitti motivati da sedicenti convinzioni religiose, o legalizzare l’escissione delle figlie di immigrati praticandola sotto controllo medico in strutture pubbliche per ridurre il danno, mostrano quindi di avere in comune l’idea del determinismo culturale.Persino il razzismo esplicito abbandona oggi le sue tradizionali argomentazioni biologiste per riproporsi nella veste più presentabile di “neorazzismo culturale”.

    Questa raccolta di saggi, quindi, con un approccio critico e anticonformista, mette in questione non tanto, come è scontato, gli eccessi xenofobi o dichiaratamente razzisti, quanto la la centralità della cultura nel discorso sulle migrazioni e la sottile ambiguità del paradigma utilitarista dell’immigrato-risorsa con il quale dobbiamo dialogare, tollerandolo e non dimenticandosi mai la sua “utilità sociale”. Discorso che è strutturalmente ambiguo perché l’accettazione della presenza di immigrati-lavoratori non si accompagna a un pieno riconoscimento degli stessi come persone titolari di diritti universali e cittadini. I saggi qua raccolti mostrano il rischio insito nell’attuale discorso dominante sulle migrazioni: quello di trasformarsi in una costruzione autoreferenziale, tesa a perpetuare se stessa senza contrastare le diseguglianze e le sperequazioni sociali delle quali i migranti sono le prime vittime, solo limitandosi ad attenuarne gli effetti con strategie riparatorie di tipo microsociale o individuale. Gli interventi a carattere clinico, nella maggior parte dei casi rispondono a necessità reali delle persone e anche un’eventuale “riparazione” parziale dei danni provocati da logiche politico-economiche non controllabili da chi opera in questi settori è sicuramente preferibile al nulla; ma proprio per questo, il libro si rivolge in primo luogo a chi si occupa di migrazioni dal punto di vista del lavoro sociale, come strumento per esercitare una costante vigilanza verso il rischio di cadere nell’autoreferenzialità, nel paternalismo e nel tecnicismo, e a chi si occupa di ricerca, che non può porsi come “risolutore di problemi”, o come “difensore degli immigrati”, ma deve considerare la realtà sociale analizzata anche dal punto di vista dell’immigrato e analizzare con rigore e spirito critico il rapporto fra gli spostamenti migratori e l’organizzazione politica della società.

    La conclusione del curatore spinge a interrogarsi sulle nuove frontiere del discorso sulle migrazioni: il “caporalato etnico”, il business delle rimesse di denaro, la gestione delegata a privati, anche del terzo settore dei Cpt e degli sgomberi dei campi Rom, l’imprenditorialità degli immigrati e il fenomeno delle false partite IVA, le forme di sfruttamento nelle quali alcuni degli stessi immigrati hanno un ruolo preponderante a danno dei propri connazionali. C’è poi il fenomeno dell’ethnic business, del marketing mirato a minoranze religiose o gruppi di migranti considerati come categorie di consumatori; da un certo punto di vista è certamente un indicatore di integrazione o quantomeno del peso sociale ed economico acquisito, se si guarda a questo fenomeno a un livello settoriale. Se invece iniziamo a guardare alle migrazioni e alle mobilità umane come fatto sociale totale, la constatazione che il riconoscimento del ruolo di consumatore preceda, almeno nel nostro paese, quello di cittadino e titolare di diritti politici, sembra piuttosto una variante del punto di vista utilitarista per il quale la presenza dell’immigrato è auspicabile in maniera subalterna, solo quando ricopre il ruolo di lavoratore, ruolo al quale, in fondo, quello di consumatore è complementare. Rifacendosi ai contributi di Finzi, Etang-Peraldi, Scrinzi e Rahmi, che ci ricordano che pochi anni fa “gli altri” eravamo noi, e che quella che è identificata con la condizione di “migrante” è assimilabile a una condizione di svantaggio socio-economico, siamo indotti a riflettere su come logiche di potere alle quali gli stranieri poveri possono essere più facilmente sottoposti perché in condizione svantaggiata si possano estendere anche alle componenti subalterne della società autoctona: per questo, l’immigrazione è lo specchio della società nel suo complesso e non può essere studiata da punti di vista parziali.

     

    Andrea Macciò