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  • Prà, baraccopoli: oltre 500 esposti dei cittadini alla magistratura

    Prà, baraccopoli: oltre 500 esposti dei cittadini alla magistratura

    pra-fascia-rispetto-passeggiataLa questione è ben nota a tutti. L’ insediamento abusivo che ospita una cinquantina di famiglie di senza dimora sulla Fascia di Rispetto, in zona isola ecologica. Un problema di sicurezza e vivibilità del quartiere che il Comitato per Prà da tempo cerca condurre ad una soluzione pacifica che possa restituire dignità a tutte le parti in causa: «È una questione che sentiamo bruciare sulla pelle – spiegava a Era Superba qualche settimana fa Nicola Montese, portavoce del comitato per Prà – ma le istituzioni si sono dimostrate irresponsabili perché finora non si sono adoperate seriamente per trovare una soluzione alternativa che coniughi il rispetto dei diritti fondamentali di tutti, cittadini e senza dimora».

    Anche perché, sommando disagio su disagio, il risultato è un inevitabile aumento della conflittualità con il rischio di scivolare velocemente in una guerra fra poveri, terreno fertile per l’insorgere di pericolosi rigurgiti razzisti che è necessario prevenire prima che sia troppo tardi.

    La protesta degli abitanti del quartiere ponentino cresce giorno dopo giorno, oggi gli esposti alla magistratura hanno superato quota 500. «La baraccopoli è presente da più di tre anni – così il Comitato in una nota – Non solo alcuni agglomerati di baracche ma anche singole persone che trovano e si costruiscono alloggi nell’area in questione, nel cuore di Prà. Nel nostro quartiere e di conseguenza in tutto il Ponente la sicurezza è diventato un problema davvero serio… Persone senza fissa dimora trovano alloggio e ripari improvvisati e quindi pericolosi anche per loro, ovunque nella Fascia abbandonata. Nessuno fa niente, nessuno si prende responsabilità e questo atteggiamento si è prolungato per anni. Il Comune, vero responsabile essendo colui che deve occuparsi di quelle aree, non fa niente e non si esprime».

  • Sicurezza sul lavoro, addetti ai controlli: ancora nessuna assunzione

    Sicurezza sul lavoro, addetti ai controlli: ancora nessuna assunzione

    Ponte di Cornigliano, lavori in corsoCi eravamo lasciati sul finire di giugno in piena trattativa tra le parti – Regione e Asl 3 da una parte, sindacati dall’altra – in merito alla vertenza Psal (il servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’azienda sanitaria genovese). È nota, infatti, la carenza di personale che affligge il reparto – deputato a garantire la regolare applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro – mettendo a repentaglio il prosieguo dell’attività di controllo .

    A distanza di due mesi il sindacato autonomo Fials sollecita la convocazione del tavolo di confronto aziendale per l’applicazione di quanto sottoscritto nel verbale di conciliazione (siglato il 3 luglio scorso), ovvero l’attivazione delle procedure di assunzione per 3 operatori (1 dirigente e 2 tecnici della prevenzione).
    Il riferimento è chiaramente inteso con decorrenza 2013, tuttavia «Ad oggi non ci risultano attivate le relative procedure (avvisi di mobilità regionale e interregionale, avviso pubblico e concorso pubblico) – sottolinea il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Ricordiamo che queste assunzioni, ammesso e non concesso che davvero avvengano, non riescono neppure a compensare le cessazioni in atto e quelle previste nei prossimi mesi».
    In tal senso il sindacato autonomo sottolinea «L’aggravarsi progressivo della situazione, anche con riferimento ai nuovi carichi di lavoro derivati da protocolli istituzionali (ad esempio il protocollo infortuni)».
    Una situazione analoga «Si registra da tempo per l’intera categoria professionale in tutti i settori di competenza (DPV – igiene pubblica, alimenti, veterinaria) – continua Iannuzzi – Come Fials richiamiamo con forza il testo della “conciliazione” nella quale la Regione Liguria si impegna a reperire “ulteriori risorse” e a rivedere “gli accordi regionali in materia”, anche in relazione ai “nuovi compiti” affidati».

    Per quanto riguarda la prevista diminuzione delle strutture operative del servizio Psal, tutte le organizzazioni sindacali chiedono quantomeno il mantenimento delle attuali sedi. «La materia deve essere oggetto di confronto – conclude Iannuzzi – vista l’attuale incertezza in merito alla collocazione complessiva delle strutture e considerata la natura storicamente territoriale del Psal genovese».
    Il sindacato Fials sollecita la convocazione delle parti e ribadisce «L’eventuale mancato rispetto degli accordi e delle procedure sarà motivo di ripresa delle azioni sindacali».

     

    Matteo Quadrone

  • Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Via Buranello SampierdarenaDopo gli incontri con l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini (2 maggio) e quello con presidente e capigruppo consiliari del Municipio Centro Ovest (14 maggio), il comitato di cittadini Officine Sampierdarenesi continua il suo impegno a favore della vivibilità del quartiere e non perde occasione per sottolineare le criticità di Sampierdarena affinché dalla presa di coscienza si passi – al più presto – alle azioni concrete.

    Sono tre i livelli che il comitato chiama “d’urgenza”. Innanzitutto i locali “disturbatori della quiete pubblica”: alcuni dei quali, nonostante le proteste degli abitanti, non sono ancora stati chiusi. A onor del vero qualcosa è stato fatto, vedi la recente chiusura definitiva del club ex Govi di Piazza Ghiglione. Tuttavia, è necessario intensificare i controlli sui locali che in passato hanno creato problemi di sicurezza non escludendo misure drastiche, come la revoca della licenza, per i casi più gravi.
    La richiesta di maggiori controlli si estende anche a sale gioco e minicasinò che prolungano l’attività oltre le ore 21 – orario di chiusura stabilito dal nuovo regolamento comunale in materia di videolottery – spesso completamente disatteso.
    Quindi l’ordinanza anti alcol: invocata da Officine, cittadini e dallo stesso presidente del Municipio, Franco Marenco, il decreto che limita la vendita di bevande alcoliche deve essere ripristinato, come è già stato ribadito all’assessore comunale Fiorini.

    Per quanto riguarda il tessuto commerciale, il comitato ritiene importante studiare delle formule in grado di facilitare l’avvio di nuove imprese, onde scongiurare l’inesorabile chiusura delle attività di quartiere. Le Officine citano a titolo di esempio il mercato Tre Ponti che lentamente sta scomparendo. E propongono l’istituzione di una zona franca urbana nel centro storico di Sampierdarena che comprenda le vie Daste, Buranello, Dottesio, Sampierdarena.

     

    Matteo Quadrone

  • Aziende a rischio incidente: i casi Carmagnani Multedo e Iplom Fegino

    Aziende a rischio incidente: i casi Carmagnani Multedo e Iplom Fegino

    fegino.iplom2Diciassette aziende della Provincia di Genova compaiono nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell’art. 15 comma 4 del Decreto Legislativo 334/1999 (noto come “Seveso 2”) e successive modifiche e integrazioni (Decreto Legislativo 238/2005 che recepisce la direttiva del Consiglio europeo 2003/105/CE, la cosiddetta “Seveso 3”).

    L’elenco è lungo e, solo per l’area metropolitana genovese, comprende 14 attività industriali. Tra queste, 5 si trovano in area portuale: depositi di oli minerali Silomar, Petrolig, Eni, Getoil; centrale termoelettrica Enel; 5 tra Medio-Ponente e Ponente: acciaierie Ilva (Cornigliano); produzione e/deposito di esplosivi Beppino Zandonella Callegher-Tecnomine (Sestri Ponente in zona Monte Gazzo); depositi di oli minerali Eni (Pegli), Carmagnani (Multedo), Superba (Pegli); 4 in Val Polcevera: depositi di oli minerali Iplom (Fegino), Sigemi (San Quirico), Europam (San Quirico); deposito di gas liquefatti Liquigas (Bolzaneto).
    Le restanti 3 aziende RIR si trovano a Busalla: raffinazione petrolio Iplom; Carasco: stabilimento chimico o petrolchimico A-Esse Fabbrica Ossidi Di Zinco; Cogoleto: deposito di gas liquefatti Autogas Nord.

    Per Stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante (RIR) si intende un’area, sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose (come definite dal D.Lgs. 334/99, integrato al D.Lgs. 238/05) all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse, nella quale può verificarsi un evento, quale un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati, che si verificano durante la sua attività, e che possa dare luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento, ed in cui intervengano una o più sostanze pericolose.

    Le aziende RIR devono adempiere a una serie di severe prescrizioni per prevenire incidenti, o almeno per far sì che un eventuale incidente non abbia conseguenze nefaste sulla popolazione residente nei dintorni.
    Ma i doveri non sono in capo soltanto ai gestori degli stabilimenti. La legge assegna dei compiti importanti anche ai Comuni in cui queste attività produttive sono ubicate: i PUC (Piani Urbanistici Comunali), infatti, devono tener conto della presenza sul territorio di tali insediamenti industriali e prevedere, per esempio, che non si possano costruire scuole, asili, ospedali o altri servizi troppo vicino agli stabilimenti considerati pericolosi.
    La Provincia di Genova nel 2008 ha varato una “variante” al PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che individua le cosiddette “aree di osservazione” circostanti alle aziende a rischio e fornisce alcune indicazioni ai Comuni affinché adottino nei loro piani urbanistici prescrizioni particolari in queste aree.

    IL CASO CARMAGNANI

    carmagnani«L’amministrazione sta realizzando, per tutto il territorio metropolitano di Genova, il piano delle aziende a Rischio di Incidente Rilevante – spiega Stefano Bernini, Vicesindaco di Genova ed Assessore all’Urbanistica – È un elaborato tecnico fondamentale che deve essere connesso con il PUC. Il documento prevede che nelle vicinanze di alcuni stabilimenti industriali classificati RIR non siano previste alcune tipologie di insediamenti, quali ospedali, scuole, servizi pubblici, ecc.».
    «Sono numerose le aziende che svolgono attività potenzialmente a rischio – sottolinea Bernini – In base alla normativa di legge hanno sviluppato tecnologie e meccanismi di difesa i quali permettono che il danno provocato da un eventuale incidente sia circoscritto all’interno dei confini dello stabilimento ed al massimo possa coinvolgere una fascia limitata all’esterno dell’insediamento industriale».
    L’amministrazione comunale ha commissionato la stesura del documento RIR all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (Arpal).
    La procedura prevede una valutazione di quelli che possono essere gli impatti pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica causati da eventuali scenari incidentali. Sulla scorta dei dati raccolti, applicando i criteri stabiliti dal Decreto Legislativo 334/99, un’azienda è definita compatibile o meno con il tessuto urbano che la ospita.

    Attualmente 2 aziende risultano incompatibili: Attilio Carmagnani S.p.A. (deposito di stoccaggio di prodotti chimici e petrolchimici, ubicato a Multedo) e Liquigas S.p.A. (deposito di gas liquefatti, sito a Bolzaneto).
    Quest’ultima, in accordo con l’Arpal, ha già realizzato gli accorgimenti tecnici necessari per sanare la sua situazione. «Per Carmagnani, invece, si tratta di un investimento di proporzioni più rilevanti e per il momento l’azienda non lo ha ancora concretizzato – afferma Bernini – Ma ha già individuato gli interventi da eseguire».
    «Quando presenteremo il piano delle aziende a Rischio di Incidente Rilevante (in allegato al PUC) sappiamo che Carmagnani potrà rendersi compatibile realizzando i lavori necessari», sottolinea Bernini.
    L’amministrazione comunale, nelle more della pubblicazione del documento, si è attivata cercando di coinvolgere l’azienda affinché adotti le misure di tipo impiantistico per garantire la sicurezza del territorio. Il confronto con Carmagnani è in via di svolgimento e, dalle ultime notizie che trapelano, il Rapporto di Sicurezza dello stabilimento – che deve essere redatto e aggiornato periodicamente – è stato valutato positivamente dal Comitato Tecnico Regionale di prevenzione incendi (l’organo di cui fanno parte, oltre ai Vigili del Fuoco, Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro (Ispesl), Regione, Provincia, Comune e Arpal).

    Tutt’altra questione è quella del trasferimento di Carmagnani S.p.A. e Superba s.r.l. – che insieme compongono il cosiddetto “polo petrolchimico di Multedo” – di cui si parla da anni.
    «Il fatto che le 2 aziende continuino a lavorare non vuol dire che siano compatibili al 100% con il tessuto urbano del Ponente – precisa Bernini – La previsione della loro delocalizzazione, come richiesto a gran voce dalla popolazione, sarà mantenuta nel PUC. Oggi è più facile ipotizzare il loro spostamento perché in area portuale c’è una minore presenza di attività rispetto al passato. Certo rimane da sostenere un significativo costo economico che, almeno per ora, le aziende non hanno intenzione di sobbarcarsi, ma l’indirizzo urbanistico resta quello».

    IL CASO IPLOM

    fegino.iplom1Sabato 9 e domenica 10 marzo si è verificata l’ennesima fuoriuscita di odori nauseabondi dai serbatoi Iplom di Fegino.
    Il gestore del deposito (di proprietà Seapad s.r.l.) è Iplom S.p.A. che svolge attività di ricezione, stoccaggio – in 11 serbatoi atmosferici – e spedizione, a mezzo oleodotto, di prodotti petroliferi grezzi, olio combustibile, benzina e virgin nafta.
    «Sono anni che il ripetersi di simili episodi causa disagi ma anche malori agli abitanti dei dintorni – racconta Angelo Spanò, membro del Comitato per Borzoli e Fegino – Quand’ero consigliere provinciale dei Verdi avevamo realizzato delle commissioni congiunte Provincia-Comune per affrontare il problema. A distanza di anni, però, nulla è cambiato».
    Periodicamente i cittadini sono inondati da intensi miasmi. Era già accaduto nell’aprile 2011 – quando due bambini furono ricoverati al Pronto Soccorso dell’ospedale Gaslini, mentre altri tre si sentirono male a scuola – e prima ancora nel gennaio 2010.

    Il problema si genera con l’estrazione del petrolio dai serbatoi. Questi ultimi sono dotati di un tetto galleggiante che man mano scende lungo le pareti del contenitore che dovrebbero essere pulite dalle guarnizioni. Ma evidentemente ciò non accade: alcune particelle di greggio rimangono attaccate al tetto ed una volta a contatto con l’aria si volatilizzano nell’atmosfera causando i miasmi.
    Inoltre, secondo Spanò, la responsabilità delle fastidiose esalazioni potrebbe essere imputata anche alla forte pressione con cui viene pompato il greggio perché «Le navi meno sostano in porto, meno costano».
    Negli ultimi tempi l’azienda avrebbe eseguito alcuni interventi di tipo impiantistico ma la situazione non è migliorata. E così un’ulteriore forma di inquinamento continua a gravare su una zona già penalizzata dal traffico di mezzi pesanti diretti alla Derrick di Borzoli.
    «All’epoca dell’assessore comunale Senesi convincemmo l’ex Sindaco Vincenzi a varare un’ordinanza per proibire lo stoccaggio del greggio proveniente dall’Uzbekistan – ricorda Spanò – ancor più problematico rispetto ad altri visto l’elevato contenuto di mercaptani, ossia particelle di zolfo e idrogeno utili a rendere riconoscibile il gas, che altrimenti sarebbe inodore, con la tipica puzza di uovo marcio».

    Gli abitanti si domandano se tutte le prescrizioni imposte alla Iplom siano seguite alla lettera e soprattutto «Vogliamo sapere in che modo dobbiamo comportarci in caso di un eventuale incidente all’interno del deposito  – sottolinea Spanò – Nessuno, infatti, ha mai spiegato ai cittadini le norme da seguire».

    fegino.iplom3«Lo stabilimento è dotato di tutti i meccanismi per la sicurezza attiva previsti dalla Legge – spiega il Vicesindaco, Stefano Bernini – In effetti esistono delle possibili forme di copertura dei serbatoi che potrebbero risolvere il problema dei miasmi. Ma tali modifiche non sono state realizzate».

    Nel caso specifico «Occorre sottolineare che, in base ai controlli finora effettuati dagli organi competenti, non risulta una tossicità rilevata di queste esalazioni», aggiunge Bernini. Quindi, in altri termini, non si può obbligare la ditta ad eseguire gli accorgimenti tecnici in grado di eliminare, o quantomeno limitare, le fuoriuscite nauseabonde.

    Quando accadono simili eventi – che, secondo le normative vigenti, rientrano nell’ambito di un supposto danno ambientale – le strutture territoriali di Arpal e Vigili del Fuoco intervengono in loco, su allerta delle autorità, con attività di monitoraggio e campionatura dell’aria. In base ai risultati dei controlli vengono decisi eventuali provvedimenti a carico dell’azienda.

    Per quanto riguarda la gestione della sicurezza nel caso di incidente rilevante, le regole sono rigorose. Ogni stabilimento RIR è dotato di un Piano di Emergenza Interno (PEI) che scatta quando si verificano determinate situazioni e prevede le seguenti azioni: attivazione della procedura di emergenza; comunicazione di allerta all’autorità preposta, ossia la Prefettura. Quest’ultima, di concerto con gli enti locali, ha il compito di predisporre ed approvare il Piano di Emergenza Esterno (PEE) per ogni azienda RIR. Il PEE contiene le disposizioni dirette a gestire l’intervento dei soccorritori in caso d’accadimento di un incidente rilevante, interessante l’area esterna allo stabilimento in questione e si applica in seguito all’attivazione del PEI.

    Sul sito web del Comune di Genova sono reperibili dei depliant informativi «Destinati ai cittadini che vivono e/o lavorano vicino alle aziende classificate a rischio di incidente rilevante e ai lavoratori che vi operano. Il Comune di Genova, attraverso gli Assessorati alla città Sostenibile e alla città Sicura, ha redatto il presente manuale che contiene la scheda di informazione presentata dai singoli stabilimenti allo scopo di garantire la massima trasparenza ed una informativa completa e di facile accesso».
    Brevi opuscoletti che forniscono informazioni generali sugli stabilimenti e sul territorio in cui sono ubicati, sulle misure di sicurezza da adottare ed alcuni suggerimenti sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente.
    Sulle pagine web della Prefettura di Genova, invece, sono disponibili in versione integrale i singoli PEE, corposi documenti di non facile lettura per tutti.

    Ma sul piano della comunicazione ai cittadini resta ancora molto lavoro da fare. Pensiamo soltanto a tutte quelle persone, magari anziane, che abitualmente non usano la rete Internet. Per loro è difficile accedere alle informazioni e conoscere i comportamenti corretti da mettere in pratica in caso di pericolo.
    «In questo ambito il Comune ha innanzitutto una competenza urbanistica – risponde Bernini – Comunque, stiamo lavorando con Arpal per trasmettere alla popolazione un’informazione corretta e completa. Quando pubblicheremo il documento RIR tutti gli elementi utili saranno messi in evidenza, consultabili da chiunque».
    Secondo il Vicesindaco prima non esisteva un’adeguata pianificazione in questo senso, mentre «Oggi sappiamo come comportarci sul territorio grazie all’organizzazione di un efficiente sistema di Protezione Civile. Questo è il primo passo per fronteggiare eventuali emergenze». Inoltre, l’amministrazione dispone di grandi dotazioni informatiche «Ma scontiamo un grave ritardo nell’implementazione dei dati – continua Bernini – Basti pensare che fino a poco tempo fa non conoscevamo nel dettaglio la rete di tubature di acqua, gas, ecc. Adesso stiamo ricostruendo la situazione per colmare il gap».

    «Francamente, nel caso delle aziende RIR, non credo sia particolarmente utile organizzare degli incontri con i cittadini – sottolinea Bernini – perché tale modalità potrebbe generare in loro un effetto ansiogeno negativo. Chiederò all’Assessore Gianni Crivello (Protezione Civile) di studiare un’efficace forma di comunicazione. Ad esempio, potrebbe funzionare il sistema dei volontari “porta a porta”, sul modello della prevenzione degli eventi alluvionali».

    Infine, almeno per il prossimo futuro, il deposito Iplom resterà ben saldo al suo posto, con buona pace degli abitanti di Fegino «Nel PUC l’area rimane a destinazione industriale – conclude Bernini – e non esiste alcuna ipotesi di delocalizzazione della Iplom».

     

    Matteo Quadrone

    [Iplom Fegino, foto dell’autore]

  • Val Polcevera, legalità e sicurezza: confronto istituzioni-cittadini

    Val Polcevera, legalità e sicurezza: confronto istituzioni-cittadini

    Valpolcevera_da_MurtaIl Consiglio del Municipio Valpolcevera con l’approvazione all’unanimità di una Mozione sulla legalità (16 gennaio 2013) ha deciso di intraprendere un percorso di studio sul tema. Martedì scorso si è svolta la prima giornata nei locali municipali di via Reta a Bolzaneto, al fine di reperire i dati statistici e le informazioni necessarie a comprendere l’effettiva portata dei fenomeni criminali nella vallata. All’incontro hanno partecipato forze dell’ordine, associazioni e comitati attivi sul territorio, dirigenti scolastici ed operatori dei servizi sociali.

    «È stato un incontro conoscitivo sulle realtà della zona, un’iniziativa positiva che avvia un percorso di confronto – racconta Enrico D’Agostino del Comitato Liberi Cittadini di Certosa – In questo senso va riconosciuto l’impegno del Municipio. Speriamo che questo sia il punto di partenza per una proficua collaborazione tra tutti i soggetti interessati».
    Le forze dell’ordine hanno illustrato i dati statistici sui fenomeni criminali in Val Polcevera. Ebbene, in base alla denunce, risulta una diminuzione della microcriminalità.
    «Le statistiche sono inconfutabili, però, noi abbiamo sottolineato come tali dati siano lontani dalla sensazione che viviamo a contatto diretto con il quartiere – continua D’Agostino – Abbiamo la percezione di un generale distacco dalle istituzioni, dunque anche dai tutori dell’ordine pubblico». Le persone non si sentono adeguatamente protette e spesso non denunciano i reati subiti. «Teniamo conto che dal luglio 2011 ad oggi si sono verificati almeno una ventina di incendi dolosi che hanno coinvolto altrettanti esercizi commerciali della zona», sottolinea il portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa.

    «In Val Polcevera, come è noto, sono presenti numerose famiglie mafiose – continua D’Agostino – La crescita di sale giochi, sale scommesse e compro oro è la conseguenza di infiltrazioni criminali attive fin da inizio anni ’90. A Certosa tra via Canepari e via Jori, in una manciata di chilometri oggi ci sono 7 sale giochi e 4 compro oro».
    Il problema, secondo il Comitato, va affrontato in prospettiva diversa «Basta allungare l’occhio per notare come questi luoghi siano poco frequentati – spiega Enrico D’Agostino che è anche segretario dell’associazione antimafia Casa della Legalità – Evidentemente la loro funzione è ben altra: ovvero il riciclaggio del denaro sporco per conto della criminalità organizzata».
    Per quanto riguarda l’azione di contrasto alla Ludopatia «La proliferazione di slot e videolottery installate nei negozi, è sicuramente più preoccupante – continua D’Agostino – le persone si rovinano all’interno di bar, tabacchini, edicole. Fanno la spesa e buttano i loro euro nelle macchinette infernali. L’opera di sensibilizzazione dovrebbe essere indirizzata non solo ai cittadini, ma anche e soprattutto ai gestori degli esercizi commerciali. Le sale giochi e scommesse, invece, vanno combattute sul fronte della legalità, attraverso l’attività investigativa delle autorità competenti perché sono intrinsecamente legate agli interessi economici delle famiglie mafiose».

     

    Matteo Quadrone

  • Sicurezza sul lavoro: controlli nei cantieri, manca il personale

    Sicurezza sul lavoro: controlli nei cantieri, manca il personale

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DIMercoledì scorso (13 febbraio, ndr) i lavoratori dello PSAL (Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) – servizio dell’Asl 3 che vigila sulla regolare applicazione nei cantieri (e non solo) delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro  hanno organizzato un presidio di fronte alla Prefettura per denunciare la carenza di personale che colpisce il reparto e che mette a rischio il prosieguo dell’attività di controllo.

    Una situazione già conclamata da tempo, che ha raggiunto il suo apice a causa del blocco del turnover. Le ultime assunzioni sono state effettuate tra il 2009 e il 2010, ma non sono state sufficienti a rimpiazzare coloro che sono andati in pensione. «Oggi si è sotto i livelli del 2008» ha confermato il direttore della struttura, Dott. Attilio Businelli. Inoltre nei prossimi anni si prevede l’apertura di nuovi cantieri di grandi dimensioni per le Grandi Opere: «Arriveranno a Genova circa 500 lavoratori trasfertisti. – precisa Flavio Bellati della CGIL – Se i tecnici dell’ASL dovessero seguire questi cantieri non riuscirebbero più ad effettuare i controlli ordinari». Cantieri complessi per i quali, tra l’altro, sono richieste competenze tecniche molto elevate.

    L’Asl, da parte sua, ha già chiesto alla Regione delle deroghe per poter assumere nuovi tecnici, «ma – dice Businelli – si tratta di numeri piccoli e inoltre la Regione può dare deroghe per tutta la Sanità, non per uno specifico ruolo. Per cui la scelta è o tecnici professionali o infermieri».

    La richiesta dei sindacati è che vengano stanziati 350.000 euro per rafforzare il personale della struttura inserendo 7 nuove risorse. «Questi cantieri – sostiene Bellati – riguardano tutta l’Italia, se non l’Europa. Per cui l’Europa pagherà per questi lavori». È vero infatti che opere come il Terzo Valico sono state concepite come infrastrutture di collegamento tra l’intero paese e il resto dell’Europa e che esse comportano costi non indifferenti su tutta la collettività, compresi i lavoratori. «Inoltre – sostiene Bellati – la presenza di controlli può anche servire da deterrente contro la presenza della mafia e della corruzione all’interno dei cantieri».

     

    Telecamera su GenovaIL SERVIZIO DI PREVENZIONE E SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO

    Qualche numero può servire ad avere un quadro più chiaro della situazione. Il Dott. Businelli, ci ha spiegato che i tecnici, ovvero coloro che effettuano i controlli, sono in questo momento 31 e riescono a coprire circa il 10% dei cantieri presenti annualmente sul territorio (circa 4000). Nella struttura vi sono poi 6 dirigenti e 3 medici.

    I livelli essenziali di assistenza (LEA), determinati da una normativa successiva al disastro della Thyssenkrupp del 2007, che teneva conto del già scarso numero di addetti alla sicurezza, richiedono un controllo su almeno il 5% dei cantieri “soggetti all’obbligo”. Infatti, spiega ancora Businelli, non tutti i cantieri vengono monitorati, ma «solo quelli in cui è presente un elevato numero di lavoratori o in cui agiscono più imprese». E infine aggiunge «i LEA sono rispettati, ma spereremmo di fare un po’ di più».

    Un aspetto interessante della vicenda è che non sono stati solo i pensionamenti a ridurre il numero di tecnici, ma anche alcuni trasferimenti di coloro che avevano vinto il concorso per l’ASL genovese e successivamente hanno chiesto di essere spostati in altre città o regioni. Se consideriamo che i concorsi sono stati fatti tra il 2009 e il 2010 e che è necessario almeno un anno di lavoro sul campo per imparare a conoscere le specificità del territorio e diventare perfettamente operativi, ci rendiamo conto che alcuni nuovi assunti hanno potuto contribuire in modo molto limitato alla garanzia della sicurezza del lavoro nella nostra città.

    Di fronte a questo dato lo stesso sindacato ha ipotizzato della possibilità di creare contratti che vincolino i nuovi tecnici a lavorare sul territorio genovese per almeno 5 anni.

     

    erzelli-progetti-edilizia-lavoro-sicurezza-cantiere-d7I COSTI DEL PERSONALE TECNICO

    I tecnici dallo PSAL sono assunti dall’ASL, ma di fatto sono pagati dalla Regione con i propri trasferimenti. Il sindacato, come si è detto, ha chiesto che vengano stanziati 350.000 euro l’anno per aggiungere 7 risorse alla struttura, con un costo di 50.000 euro per ogni nuovo tecnico.
    In realtà secondo i dati che ci sono stati forniti dall’Ufficio Stipendi dell’Asl 3, lo stipendio base di un neo assunto si aggira sui 1600 euro al mese, che equivale a 42.000 euro lordi all’anno. Sempre considerando la busta paga tipo di un tecnico, scopriamo anche che lo straordinario influisce molto sullo stipendio finale, fino a 350 euro in più al mese. Questo a ulteriore conferma del fatto che la mancanza di personale obbliga a richiedere interventi di questi lavoratori oltre l’orario definito dal contratto, con costi/ora più elevati per l’Asl stessa.

    Colpisce che nell’infinito dibattito tra sostenitori e detrattori delle Grandi Opere, all’interno delle istituzioni e tra partiti politici, questo aspetto non sia mai emerso. Nonostante le polemiche e gli scandali che puntualmente accompagnano gli incidenti sul lavoro, la protesta dei tecnici dello PSAL evidenzia come le condizioni in cui sono costretti ad operare siano ancora tutt’altro che ottimali, a danno, ovviamente, della sicurezza. Tutto questo mentre è ormai imminente l’apertura di nuovi grandi cantieri a Genova.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Legalità in Val Polcevera: il Municipio chiede un incontro pubblico

    Legalità in Val Polcevera: il Municipio chiede un incontro pubblico

    Una mozione su legalità e sicurezza in Val Polcevera – proposta da tutti i gruppi consiliari del Municipio Valpolcevera ed approvata all’unanimità impegna la Giunta ad organizzare un incontro pubblico con le autorità competenti (Procuratori della Repubblica, Questore, Sindaco, Assessore a Legalità e Diritti, forze dell’ordine, polizia municipale), aperto alla partecipazione delle realtà associative operanti sul territorio, per confrontarsi sulle criticità connesse a questi temi e provare ad affrontarle tramite un percorso condiviso.

    Un appuntamento già previsto nell’autunno 2012 ma purtroppo posticipato, causa problemi organizzativi.

    «Lo stato di povertà, già presente in forma più accentuata tra i migranti, è in aumento anche tra i cittadini italiani – sottolinea la mozione del Municipio Valpolcevera – E l’esasperazione, spesso legata a tale disagio, può essere fonte di crimini che vengono commessi da soggetti non dediti abitualmente a svolgere attività criminose».

    «Il solo presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine può non essere sufficiente e rischia di creare uno stato di sicurezza “esasperato e blindato” – continua la mozione – In ogni caso, la scarsità di risorse umane assegnate alle forze dell’ordine, spesso dichiarata attraverso i mass-media, non consentirebbe un presidio totale del territorio».

    Per queste ragioni i guppi consiliari sottoscrittori del documento, impegnano Presidente del Municipio e Giunta: «Ad organizzare un incontro specifico sui temi di legalità e sicurezza con le autorità competenti e le associazioni che si occupano a vario titolo di disagio sociale – conclude la mozioneal fine di reperire i dati statistici e le informazioni necessarie a comprendere l’effettiva portata del fenomeno criminale in Val Polcevera; a richiedere un maggior presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine; ad intervenire, dove possibile e con le misure di propria competenza, per ridurre le cause del disagio sociale che spesso sono la causa della devianza, soprattutto quella minorile e giovanile in generale e quella legata a situazioni di povertà ed esclusione sociale; a programmare sull’argomento un incontro pubblico aperto alla cittadinanza».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Sicurezza: mediazione comunitaria, risorsa per la Polizia Locale

    Sicurezza: mediazione comunitaria, risorsa per la Polizia Locale

    «La città è il luogo dove tutte le differenze si pongono in relazione, confrontandosi con un sistema di regole – spiega l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini in apertura del convegno “Dalla sicurezza passiva alla sicurezza partecipata: le risorse della mediazione comunitaria per la Polizia Locale”, un’occasione per fare il punto sui possibili contributi della mediazione comunitaria in tema di sicurezza e sulle esperienze della Polizia Municipale di Genova che ha già intrapreso un percorso di formazione dei propri operatori (vedi l’approfondimento di Era Superba) differenza non vuol dire diseguaglianza ma può diventarlo a seconda di come ci rapportiamo con gli altri individui. Poi c’è il binomio inclusione/esclusione: le regole tracciano dei confini tra chi è dentro e chi sta fuori da un determinato sistema. Le persone, quando si sentono incluse, percepiscono maggiore sicurezza. Al contrario, quando sono escluse, peggiora la loro qualità della vita».
    Parlare di mediazione nell’ambito dell’amministrazione pubblica «È un modo per valorizzare un termine fondamentale: responsabilità – continua l’assessore – Quella dei cittadini che hanno il dovere di rispettare le regole e quella delle istituzioni che sono tenute a farle rispettare. La violazione di una regola, però, può diventare l’occasione per stimolare il dibattito sul valore di essa».

    La mediazione è un nuovo strumento che dà un’ulteriore opportunità di gestire il conflitto. Come spiega il comandante del Corpo di Polizia Municipale di Genova, Giacomo Tinella «È utile ai corpi di polizia perché cerca di affrontare il tema del rapporto tra aggressore e vittima. Ma va inserito nell’attuale quadro normativo. Il Decreto legislativo 4 marzo 2010/28 introduce l’istituto della mediazione. L’intento è quello di costruire dei servizi di mediazione grazie al contributo di professionisti in questo campo».
    Partendo da questo presupposto «Abbiamo ragionato sul nuovo regolamento della polizia urbana che oggi all’articolo 4 prevede la mediazione sociale dei conflitti – continua Tinella – Un esempio concreto di applicazione sono gli atti di impegno di alcuni esercizi commerciali che creano disagio in determinati quartieri (pensiamo alla vendita di alcolici, ad esempio). La mediazione è efficace: impegna meno il corpo di polizia e garantisce una sicurezza partecipata ai titolari dei negozi. Ma la mediazione risulta utile anche in contesti più semplici, a gestire il conflitto tra l’agente e le persone che incontra quotidianamente sulla strada. Noi vogliamo continuare ad investire sulla formazione. I corsi proseguiranno e coinvolgeranno un numero maggiore di operatori della polizia municipale».

    Genova è una città che sul piano della criminalità sta cambiando repentinamente «Dopo anni in cui i dati erano sostanzialmente stabili adesso registriamo un sensibile aumento dei reati di criminalità predatoria (furti e borseggi, ndr) che sono quelli che creano più allarme sociale – spiega Stefano Padovano, coordinatore dell’Osservatorio Sicurezza Urbana della Regione Liguria – l’utilizzo della mediazione deve essere un anello del progetto operativo, è necessario lavorare sulla preparazione degli agenti, esplorando nuove esperienze in grado di accrescere le loro competenze».

    «Quando parliamo di mediazione parliamo di identità sociale – spiega il professore Juan Carlos Vezzulla, presidente IMAP Portogallo e IMAB Brasile e vice presidente del Foro Mundial de Mediaciòn – Ciò che accade ad una singola persona interessa l’intera comunità. La civiltà occidentale, invece, ha basato l’ordinamento sociale su due sistemi: penale e assistenziale. Ma questi ultimi non garantiscono il rispetto della dignità umana. Quando la società esclude un gruppo ritenendolo “cattivo”, provoca un danno alla coesione sociale, rallentando la propria crescita. Le politiche pubbliche devono favorire una corretta relazione tra stato e cittadini basata sulla responsabilità. La mediazione si basa sul concetto di democrazia partecipativa. Dobbiamo far sì che la comunità riesca a gestire i conflitti interni ad essa per migliorare la vita di tutti gli individui. I corpi di polizia devono aggiungere al proprio ruolo di controllo e repressione, anche un ruolo pedagogico: aumentando la consapevolezza di ognuno di noi. Bisogna che la regola non sia fine a se stessa. Infrangendo una determinata norma l’individuo danneggia se stesso e la comunità. La mediazione si avvicina alle persone per dirgli che sono capaci. Le incoraggia ad emanciparsi. La polizia urbana può essere molto utile in questo senso. Insieme al contributo dei gruppi di lavoro che si sono creati in vari quartieri di Genova. Esiste un altro metodo rispetto a quello della competizione, ovvero il metodo della cooperazione. Per convivere e rispettare la dignità gli altri devo comprendere le differenze. Se vogliamo rispetto dobbiamo dare rispetto. I corpi di polizia devono sentirsi parte integrante di un gruppo umano che lavora in modo cooperativo».

    Infine sono intervenuti Danilo De Luise, della Fondazione San Marcellino di Genova e Mara Morelli, del Dipartimento di Scienze della Comunicazione Linguistica e Culturale (DISCLIC) dell’Università di Genova, promotori del percorso di formazione sulla mediazione comunitaria a Genova. «L’obiettivo è allargare la rete – spiegano – con l’espansione dei gruppi di cittadini e operatori di polizia coinvolti nel progetto. Occorre diffondere questo metodo, farlo conoscere il più possibile alla cittadinanza. Inoltre, i dati sull’aumento della criminalità predatoria che abbiamo ascoltato in precedenza devono essere incrociati con altri dati: quelli relativi alla disoccupazione, alla dispersione scolastica, al depauperamento dei servizi socio-sanitari, ecc. Solo così possiamo affrontare i conflitti cercando di realizzare una società più coesa. Per quanto riguarda il processo formativo, non parliamo solo di corsi ma anche di altre forme di sensibilizzazione. Proprio in questi giorni abbiamo fatto un giro per tutti i distretti di polizia municipale. L’intenzione è quella di proseguire su questa strada».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Aeroporto e pericolo gabbiani: il problema è la discarica di Scarpino

    Aeroporto e pericolo gabbiani: il problema è la discarica di Scarpino

    Le hanno provate davvero tutte per eliminarli, ma loro, irriducibili non ci pensano neppure a sloggiare. Parliamo di gabbiani, migliaia di esemplari che hanno adottato l’aeroporto Cristoforo Colombo, costruito proprio a ridosso del mare, quale luogo di residenza, a due passi dalla discarica di Scarpino dove abitualmente si recano per sfamarsi.

    La settimana scorsa un aereo della British Airways partito da Genova e diretto a Londra è stato costretto a rientrare in pista subito dopo il decollo a causa dell’impatto con uno stormo di gabbiani. Per fortuna non ci sono state conseguenze per i passeggeri, ma il fatto è tutt’altro che casuale. Il fenomeno si chiama “bird strike”, ovvero l’impatto tra volatili e aerei. L’aeroporto di Genova si conferma uno dei più a rischio in Italia, insieme a Palermo, anch’esso uno scalo costiero. Nel 2010 secondo il rapporto annuale dell’Enac, l’ente che vigila sulla sicurezza degli aeroporti, gli episodi di “bird strike” al Cristoforo Colombo sono stati 19. Nel 2011 si è scesi a 10, mentre quest’anno siamo già arrivati a quota 8.

    Dalle pagine del “Secolo XIX” apprendiamo che l’aeroporto di Genova spende ogni anno 400 mila euro per fronteggiare l’emergenza volatili. Per allontanarli ed evitare il ripetersi di incidenti che potrebbero anche trasformarsi in tragedie, sono stati utilizzati ultrasuoni, cannoncini a gas, registrazioni di gabbiani in agonia, con squadre attive giorno e notte. Risultato: zero assoluto, grazie alla loro intelligenza gli animali, dopo breve tempo, comprendono che si tratta di falsi allarmi e ritornano a planare sulle piste aeroportuali.
    «Da soli non ce la facciamo – dichiara al “Secolo XIX” il direttore dell’aeroporto, Paolo Sirigu – abbiamo bisogno d’aiuto altrimenti perderemo la battaglia». Sono circa 6 mila gli animali osservati ogni mese, fino a 80 mila l’anno, spiega l’ornitologo Alessandro Montemaggiori, consulente ingaggiato per risolvere la situazione, che aggiunge «Operiamo in una condizione ambientale difficile: di fronte abbiamo la diga foranea, il luogo dove dormono, a fianco le acciaierie Ilva e il letto del Polcevera, dove stazionano e dietro c’è Scarpino dove vanno a mangiare».

    Per risolvere definitivamente la situazione una soluzione in realtà ci sarebbe.

    Come spiega dalle pagine del suo blog “Scienziato preoccupato” (http://federico-valerio.blogspot.it/), il professore Federico Valerio, esponente dell’associazione Italia Nostra, per anni ha diretto il Servizio di Chimica Ambientale dell’Istituto Italiano Tumori.

    «Al mattino presto, migliaia di gabbiani si alzano in volo e si dirigono verso la discarica del monte Scarpino, a pochi chilometri dalla costa, dove, da oltre 40 anni, mandiamo la rumenta dei genovesi. L’ora della partenza dei gabbiani non è affatto casuale, coincide esattamente con l’arrivo del primo camion carico di rifiuti. Prima che, come previsto, la rumenta spianata, sia ricoperta con uno strato di terra, i gabbiani fanno piazza pulita degli scarti organici e, una volta satolli, ritornano tranquilli al mare, sui prati dell’aeroporto e sui moli che lo proteggono».

    Eppure «sarebbe sufficente una conoscenza elementare di ecologia per risolvere alla radice il problema – sottolinea Valerio – eliminare totalmente l’alimentazione artificiale e costringere i gabbiani a ritornare ai loro antichi sistemi di sussistenza: pescare faticosamente pesci e crostacei. Meno cibo, meno gabbiani: elementare Watson!».
    Senza dimenticare che «In base a normative europee, da anni sarebbe vietato conferire scarti organici e biodegradabili in discarica – precisa Valerio – norma che elimina ben più gravi e costosi problemi, quali la produzione di eluato e il conseguente inquinamento di falde, di corsi d’acqua, del mare».
    Ma nonostante ciò «Nel nostro Bel Paese questa norma è regolarmente elusa, con continue deroghe – continua Valerio – basterebbe ridurre la produzione di rifiuti organici, eliminando gli sprechi di cibo (gli esempi ci sono: Banco Alimentare, Last Minute Market), organizzare su tutta la città una capillare raccolta differenziata dell’organico, da trasformare in buon compost da vendere ed incentivare il compostaggio domestico da parte di tutte le famiglie che hanno giardini, orti, terrazzi e poggioli fioriti».
    Così facendo, tra l’altro, si potrebbe realizzare una seria raccolta differenziata Porta a Porta degli altri scarti. «Ma a questo punto, con una raccolta differenziata superiore al 65%, cosa si darebbe da bruciare all’inceneritore/ gassificatore? – è la domanda retorica che si pone Federico Valerio – Che fine farebbero i previsti lauti guadagni? E i dividendi per il maggiore azionista ovvero il Comune?».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: la sicurezza tra ronde e prese di posizione del Municipio

    Sampierdarena: la sicurezza tra ronde e prese di posizione del Municipio

    Tornano le “ronde” a Sampierdarena, anzi i “controlli notturni partecipati” del territorio, così li definiscono i leghisti, non nuovi a simili provocazioni, che giovedì scorso hanno lanciato la loro iniziativa. Semplici cittadini – non militanti del partito, sottolinea la Lega Nord – si sono resi disponibili a presidiare la delegazione fino a tarda notte <<muniti di cellulare, macchine fotografiche e auto proprie – spiegano in una nota – al fine di segnalare alle forze dell’ordine, assolutamente senza intervento diretto, eventuali fatti di microcriminalità che si manifesteranno durante il servizio>>.

    <<Come Lega abbiamo deciso di muoverci per fare un po’ di rumore intorno ad un problema, quello della sicurezza a Sampierdarena, che da anni non ottiene risposte adeguate da parte delle Istituzioni – spiega Davide Rossi, capogruppo del Carroccio nel Municipio Centro Ovest – 20 persone giovedì fino alle tre di notte hanno partecipato al “controllo partecipato”. Abbiamo perlustrato diverse strade, tristemente note per la presenza di microcriminalità e degrado, quali via Sampierdarena, via Buranello, via Fillak, la zona dell’angiporto e Dinegro>>.

    Insomma un intervento nato – per stessa ammissione del capogruppo della Lega Nord – con il preciso obiettivo di creare un caso mediatico. <<Richiamare l’attenzione sulla questione sicurezza, anche attraverso iniziative simili, si è dimostrato utile – dichiara Rossi – Giovedì notte abbiamo visto maggiori controlli, rispetto al solito, da parte delle forze dell’ordine. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ma anche polizia municipale, una presenza visibile che dovrebbe essere una costante sul territorio>>.

    In pratica, secondo Rossi, se tutte le notti il quartiere fosse presidiato dalle divise come è accaduto giovedì scorso, non sarebbe necessario replicare i “controlli partecipati”. <<La nostra è stata una provocazione simbolica >>, conclude il capogruppo leghista.

    Una risposta alle richieste di cittadini e commercianti della zona che chiedono a gran voce di non essere lasciati soli. E proprio meno di un mese fa, il 18 gennaio scorso, il Municipio Centro Ovest si è dimostrato capace di ascoltare le istanze della cittadinanza e ha redatto un documento congiunto – primi firmatari i rispettivi capigruppo di Lega Nord e Partito Democratico, Davide Rossi e Giancarlo Angusti – approvato all’unanimità, con il quale ha preso atto della gravità della situazione. <<Credo che in questo ciclo amministrativo Sindaco e Assessori abbiano disatteso, ignorato e sottovalutato la situazione esplosiva in cui versa il quartiere – spiega Rossi – Il proliferare di circoli, phon center, Kebab e sale scommesse hanno ulteriormente peggiorato la qualità della vita dei cittadini, ai quali ora bisogna dare risposte che non siano spot elettorali illusori. Il Municipio superando le divisioni politiche ha realizzato un documento per provare a porre rimedio allo stato attuale delle cose, il nostro augurio è che venga messo in pratica in toto>>.

    Un testo che innanzitutto prevede la costituzione di un coordinamento permanente a livello municipale per monitorare gli interventi effettuati. La richiesta di un’intensificazione dei controlli con un incremento di pattuglie e volanti; la chiusura dei locali che già hanno dato problemi di ordine pubblico. E ancora: maggiori controlli su attività commerciali che svolgono attività diverse da quelle previste (ad esempio centri benessere/massaggi) ed una stretta per quanto riguarda la concessione di licenze ed autorizzazioni per l’apertura di attività a rischio (in particolare sale slot, videolottery e scommesse). Infine la promozione di una campagna informativa e dissuasiva, tramite l’affissione di locandine, sul consumo di  alcol,  droga ed i pericoli derivanti dal gioco d’azzardo.

    Mentre il 15 febbraio presso il palazzo comunale di via Sampierdarena la stessa Lega Nord ha organizzato un convegno dal titolo “Sicurezza a Sampierdarena: quali le criticità e quali le soluzioni”. <<Cercheremo di analizzare la situazione e trovare strumenti utili per rispondere alle esigenze degli abitanti, senza preconcetti politici di destra o sinistra – spiega Rossi – Parteciperanno, tra gli altri, l’assessore alla città sicura, Francesco Scidone, il consigliere regionale Edoardo Rixi, i referenti della Questura e dei sindacati di Polizia, il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo. In occasione del convegno vorremmo che il Comune prendesse un impegno sulla base del documento unanime del Municipio>>.

    Ma cosa ne pensano le forze dell’ordine dei “controlli partecipati” organizzati dalla Lega Nord a Sampierdarena? <<Le “ronde” notturne non hanno alcuna utilità, come abbiamo già denunciato all’epoca del primo pacchetto sicurezza –  spiega Matteo Bianchi, Leader Provinciale del Coisp, sindacato indipendente della Polizia di Stato –  Queste iniziative, libere ma discutibili, rischiano di trasformarsi in occasioni di ulteriore conflitto sociale. Sottolineiamo nuovamente che solo chi fa parte delle istituzioni e degli organi dello stato demandati a preservare la sicurezza, prevenire e reprimere la commissione di reati, è legittimato ed idoneo a svolgere l’attività di garanzia della sicurezza civile e sociale>>.

    <<Giovedì notte c’era una maggiore presenza delle forze dell’ordine proprio per proteggere l’incolumità dei partecipanti all’iniziativa lanciata dalla Lega – racconta Bianchi – un servizio mirato che toglie ulteriori risorse al controllo del territorio in quanto le “ronde” devono essere continuamente monitorate per evitare il nascere di eventuali problemi di ordine pubblico, come è già accaduto in passato presso altre città>>.

    <<Vorremmo ricordare alla Lega Nord che nel precedente Governo, il Ministro dell’Interno, Maroni, militante di spicco della loro compagine politica, non ha impedito, in maniera concreta, la dilapidazione delle risorse del comparto sicurezza, dramma per il quale, oggi come in passato, protestiamo a gran voce – continua il rappresentante del Coisp – Le problematiche sono le medesime in tutta Italia a partire dalla carenza di uomini, veicoli, addirittura divise ed attrezzature. Sampierdarena è zona di competenza del commissariato di Cornigliano che può contare su una cinquantina di poliziotti ed una volante a disposizione nell’arco delle 24 ore per coprire quattro turni. Si cerca di intervenire, quando è possibile, utilizzando anche le volanti della Questura, ma al massimo, a presidiare la zona, sono un paio di volanti per turno. Parliamo di una delle delegazioni più popolose della città che raggiunge quasi 50 mila abitanti. Per Sampierdarena occorre attuare un sistema di prevenzione e controllo capillare del territorio come quello che stiamo portando avanti nel Centro storico. Da parte della Questura c’è la giusta sensibilità riguardo alla questione sicurezza in quartieri come Sampierdarena, il problema è che diventa difficile tradurla in maggiore vigilanza, perché i limiti di risorse sono fin troppo evidenti>>.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

  • Sicurezza aerea: l’Europa vieta i body scanner a raggi x

    Sicurezza aerea: l’Europa vieta i body scanner a raggi x

     

    La sicurezza degli aeroporti è diventata un tema particolarmente sensibile per gli stati membri dell’Unione Europea, soprattutto negli ultimi 10 anni a causa della minaccia del terrorismo internazionale. A partire dall”11 settembre 2001 sono incrementati i servizi di sicurezza a tutela di queste infrastrutture che vedono il transito quotidiano di milioni di viaggiatori.

    In particolare gli scali europei dopo il tentato attacco terroristico del 25 dicembre 2009, quando un terrorista provò a far esplodere un aereo diretto da Amsterdam a Detroit con esplosivi plastici nascosti nella biancheria intima, hanno collaudato i body scanner a raggi x o li hanno impiegati in via sperimentale. Finora questi dispositivi di sicurezza sono stati utilizzati in misura limitata sulla base di una serie di norme e di procedure operative nazionali diverse.

    La Commissione europea, a metà novembre, ha adottato  una proposta di quadro normativo dell’Unione europea relativa ai body scanner. Tale normativa consente agli aeroporti e agli Stati membri che lo desiderino di utilizzare i body scanner per il controllo dei passeggeri in condizioni operative e tecniche rigorose.

    Il nuovo quadro normativo, comune a tutta l’UE, garantisce inoltre che le norme di sicurezza siano applicate in modo uniforme da tutti gli aeroporti e prevede misure di salvaguardia obbligatorie e rigorose, intese ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali e la tutela della salute.

    Un comunicato stampa diffuso dalla Commissione europea sottolinea che “Per non compromettere la salute e la sicurezza dei cittadini, nell’elenco dei metodi autorizzati per il controllo dei passeggeri negli aeroporti dell’UE sono inseriti esclusivamente gli scanner di sicurezza che non utilizzano tecnologia a raggi X. Sono ammesse tutte le altre tecnologie, come quelle utilizzate per i cellulari e altre, purché conformi alle norme di sicurezza dell’UE”.

    Quindi da oggi non sarà più possibile utilizzare i body scanner a raggi x perchè sussistono dubbi sulla loro pericolosità per la salute dei passeggeri. I pericoli derivano dall’esposizione continuata alle radiazioni che in un certo senso, spiegano gli esperti, potrebbero “accumularsi” nel corpo umano, provocando problemi.

    Ma le nuove norme hanno come obiettivo, oltre alla tutela della salute dei viaggiatori, anche la protezione della privacy.

    Infatti in base alla nuova normativa l’impiego dei body scanner è unicamente autorizzato se si rispettano le condizioni minime, quali, ad esempio, quelle di seguito elencate: gli scanner di sicurezza non memorizzano, né conservano, copiano, stampano o recuperano le immagini; sono vietati, e devono essere impediti, l’accesso alle immagini e il loro uso non autorizzato; l’addetto che analizza l’immagine deve trovarsi in un luogo separato e l’immagine non dev’essere collegata alla persona sottoposta al controllo, né ad altre; i passeggeri devono essere informati in merito alle condizioni di esecuzione dei controlli mediante body scanner; hanno peraltro il diritto di non accettare il controllo mediante body scanner e di sottoporsi ad un metodo di controllo alternativo.

     

    Matteo Quadrone