Autore: Elisabetta Cantalini

  • MaddaOltre Creative District, il bando per far rifiorire il centro storico e l’industria creativa genovese

    MaddaOltre Creative District, il bando per far rifiorire il centro storico e l’industria creativa genovese

    salita-quattro-canti-genova-via-maddalenaAncora una volta Genova non si ferma di fronte alle difficoltà nella riqualificazione del Centro Storico. Questa volta il Comune apre un bando dedicato ai creativi per lo sviluppo locale del sestiere della Maddalena. “MaddaOltre Creative District è il bando che finanzierà i progetti d’insediamento di nuove attività, o di attività esistenti che vogliono crescere in spazi inutilizzati pubblici o privati situati in aree specifiche dei caruggi. A beneficiare dei finanziamenti, che vanno dai 5 mila ai 20 mila euro, saranno le associazioni, cooperative, piccole imprese, lavoratori autonomi e gruppi informali che operano nel settore dell’industria creativa.

    «Questa Amministrazione – dice l’assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla – ha sempre sostenuto l’industria culturale e creativa come vettore di sviluppo socio economico anche in virtù della sua capacità di creazione di posti di lavoro e interventi come questo bando rappresentano un impegno concreto per valorizzare il suo potenziale nella rigenerazione urbana».

    Una scelta, quella di puntare sull’industria creativa, valutata accuratamente. Secondo alcuni studi che Crative District ha portato avanti prima di istituire il bando, è emerso che l’industria creativa può portare sviluppo in zone degradate. «Abbiamo constato che, in diverse aree, i prodotti culturali hanno reso i quartieri più vivi e di conseguenza li hanno riqualificati, per questo abbiamo puntato sull’industria creativa». – Dice Fabio Tenore, coordinatore tecnico del progetto “Creative Cities” del Comune di Genova.

    Ma l’obiettivo del bando non è unico, anzi “fa un viaggio e due servizi”. «Con MaddaOltre – aggiunge Tenore – vogliamo anche dare un futuro ai tanti creativi di Genova». Secondo alcune ricerche condotte da Crative District, il capoluogo ligure ospita moltissime realtà creativa, che spesso però non hanno competenze manageriali necessarie per crescere, svilupparsi e aumentare il proprio cluster. «Vorremmo che, anche grazie ai finanziamenti del bando, queste imprese si sviluppassero a tal punto da formare una grande rete nel settore creativo genovese – conclude il coordinatore – Per questo forniamo loro supporto nel business plan, nella formazione e nelle specifiche competenze profesionalizzanti».

    I creativi che verranno selezionati riceveranno un supporto di coaching all’analisi dei fabbisogni, alla definizione di piani di lavoro, allo start-up e alla creazione di networking, in cambio, dovranno garantire l’insediamento nel centro storico e la partecipazione a tutti gli eventi realizzati nel quartiere.

    Come partecipare

    piazza-maddalena-centro-storico-genovaTutte le realtà nell’industria creativa, dalle associazioni alle cooperative, dalle piccole imprese ai lavoratori autonomi fino gruppi informali, possono iscriversi al bando “MaddaOltre” con il requisito imprescindibile che garantiscano una presenza in un locale inutilizzato del centro storico. «Ci piacerebbe che ci fossero molte più saracinesche aperte nel centro storico e in questo caso le nuove attività sarebbero per la produzione di cultura, cosa che riqualifica il quartiere». – Spiega Tenore.

    Le attività che possiedono già una sede nel centro storico potranno comunque partecipare assicurando, però, di implementare altre attività, sempre nell’ambito creativo, che finora non avevano svolto.

    L’importo totale dei finanziamenti del bando, messi a disposizione dalla Compagnia San Paolo, è di 70 mila euro che verranno suddivisi per ogni impresa selezionta da un minimo di 5 mila a un massimo di 20 mila euro ciascuna. La domanda è da complire e inviare entro il 23 gennaio 2017. Verrà poi stilata una graduatoria di merito in cui verranno selezionati i progetti migliori fino a esaurimento dei finanziamenti. «Speriamo che questo bando sia uno stimolo per far nascere e crescere nuove attività creative a Genova» – conclude Tenore.

    E.C.

     

  • Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Foto di Ilaria Camprincoli
    Foto di Ilaria Camprincoli

    Un investimento da 800 mila euro per riqualificare Villetta di Negro, eppure dopo poco, il degrado torna a farsi vivo. Tra i cespugli di quello che viene considerato uno dei più grandi polmoni verdi della città, le siringhe non sono un caso e la sporcizia fa da padrona in ogni angolo; ma soprattutto il lavori, in teoria di ripristino, pare abbiano cancellato l’antico splendore

    Tra il 2012 il 2014 sono stati spesi 800 mila euro per opere edili, verde e impianti all’interno della villa. I lavori, deliberati dalla vecchia amministrazione del Comune di Genova e messi in atto dall’ex Assessore all’ambiente Valeria Garotta, sono stati articolati in due tranche, con i primi 300 mila euro è stato rifatta la zona della Villetta adiacente piazzale Mazzini e il giardino all’italiana, mentre la seconda tranche ha coinvolto tutto lo spazio verde. La potatura di alberi, riordino di sottobosco e aiuole, messa a dimora di alberi di pregio tra cui faggio pendulo, ciliegio da fiore, acero rosso e ricostruzione del “Viale della Rimembranza” con tassi piramidali in filare è costata 500mila euro. Sul sito del Comune di Genova si legge anche “Si è intervenuti, anche, su sistemi di videosorveglianza e illuminazione scenografica, impianto di irrigazione, gruppo di alimentazione della cascata, oggi, revisionato e a norma.”
    Nel progetto di riqualificazione era incluso anche un servizio di presidio degli ex militari per il all’interno della Villa, un servizio attivato per allontanare i male intenzionati e mantenere una vivibilità di un certo tipo. Un servizio che oggi è già sospeso.

    «Il presidio da parte degli ex militari va ripreso anche perché la villa è oggetto d’interesse di turisti», dice Fabio Grubesich, Vice Presidente del Municipio centro est. Un taglio dovuto al bilancio critico del Comune che ha dovuto sospendere anche il rimborso del biglietto dei trasporti pubblici di quei ex carabinieri o poliziotti disposti a prendersi cura della sicurezza della villa. Anche la videosorveglianza, che era stata impostata negli anni passati, sembra comunque non avere avuto effetti «Le telecamere di sorveglianza se installate devono portare ad azioni conseguenti – continua Grubesich – non basta osservare i monitor e non far niente, ma bisogna anche agire, bisogna tutelare e contrastare certi fenomeni. Va trovata una soluzione alternativa». Sorge anche il dubbio che le telecamere non funzionino più e che i lampioni non illuminino quanto dovrebbero. Nessuno ha risposto a queste risposte.

    La pulizia della villa non è da meno e la sporcizia è ovunque: «Noi del Municipio, collaboriamo con l’Anffas che saltuariamente porta i suoi ragazzi a fare delle pulizie», conclude il vicepresidente del Municipio. Un servizio biunivoco, utile anche per chi fa parte dell’associazione, ma non sufficiente per mantenere la pulizia di quello che un tempo era il gioiello della città; e soprattutto è evidente che la cura del verde non può essere affidata al volontariato.

    Lavori in corso eterni

    villetta3I lavori di certo non si possono definire conclusi. Nella parte più alta della villa ancora oggi si vedono le transenne e i cartelli di “lavori in corso”, eppure nessuno sta lavorando per portare a termine le opere di riqualificazione. E non solo se si va spulciare le vecchie foto di questo “polmone verde della città” si trovano le differenze. Laddove c’era una vasca piena d’acqua in cui nuotavano i cigni, oggi c’è una tinozza piena di pietrine colorate. E di cigni nemmeno l’ombra. L’uccelliera un tempo abitata da volatili di ogni specie, oggi è vuota, le farfalle che coloravano la parte sottostante la cascata non esistono più e il pergolato che si affacciava a una strepitosa vista su Genova e un tempo s’intrecciava a vivi rampicanti, oggi è arrugginito e malandato fa da base a dei rami secchi. La domanda è perchè dei lavori, che in teoria avrebbero dovuto riqualificare uno dei gioielli della nostra città, ad oggi sembrano aver invece cancellato un’eccellenza del cuore antico di Genova? A colorare la villa oggi non sono più gli animali e le piante, se mai sono i graffiti sul muro e i sacchetti d’immondizia tra le aiuole. Un risentimento comune da parte gli abitanti della zona che ancora portano nelle loro menti il ricordo di una villa verde e rigogliosa, tanto che si pensava di creare un comitato per riportare la Villa come un tempo. E nonostante tutto, oggi, il Comune non risponde.

    Elisabetta Cantalini

    Fotogallery di E.C.

     

  • Circumnavigando, Natale e Capodanno a Genova si festeggiano con circo e teatro

    Circumnavigando, Natale e Capodanno a Genova si festeggiano con circo e teatro

    circumLa sedicesima edizione di Circumnavigando torna a Genova dal 26 dicembre all’8 gennaio. Il festival itinerante di 17 giorni, con 38 spettacoli e 16 compagnie circensi da tutto il mondo, animerà il capoluogo ligure per tutto il periodo natalizio.

    La manifestazione dinamica e esplosiva, che darà un primo assaggio agli spettatori con le anteprime del 7 e del 17-18 dicembre, porterà il meglio del circo contemporaneo internazionale a Genova. A ospitare le rappresentazioni saranno i teatri, dalla Tosse al Modena, dall’Altrove al Govi e al teatro sociale di Camogli, di recente rinnovato. Anche i palazzi storici come Palazzo Ducale e Tursi, le strade e le piazze si trasformeranno in palcoscenico delle arti circensi così come il tanto atteso tendone che verrà allestito al Porto Antico. Qui verrà ospitata la grande festa di Capodanno per celebrare in un’atmosfera circense la magica notte di San Silvestro.

    Quella di quest’anno sarà una rassegna ricchissima, che include alcuni tra i migliori nomi del panorama circense contemporaneo: La Migration, Sugar, Collectif PORTE27/Marion Collé, Collettivo MagdaClan, Artekor Duet, Sôlta, Luca Tresoldi. Tanto divertimento garantito e spettacoli di qualità, con un’anteprima e una prima nazionale. «Questa edizione sarà unica nel suo genere – dice Boris Vecchio, direttore dell’Associazione Sarabanda che cura il festival – il circo contemporaneo è sempre più richiesto dal pubblico, così coinvolgeremo l’intera città».

    A tenere con il naso all’insù per più di due settimane genovesi e non di ogni età, saranno numeri di circo contemporaneo, giocoleria, acrobatica, equilibrismo, teatro, danza, ginnastica e circo tradizionale. «Il circo ha un linguaggio universale che unisce arte e nuove forme di drammaturgia – conclude Vecchio – è un modo di comunicare innovativo sempre più apprezzato».

    «Ci tengo a sottolineare l’ennesima collaborazione tra il Comune di Genova e l’Associazione Sarabanda per la realizzazione di questo festival che ogni anno sa recepire e rinnovare», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla. «Interessante in questa edizione è anche la collaborazione tra tanti soggetti, le diverse location che ospitano le rappresentazioni e Genova che si conferma essere una città vivace con tante iniziative, aperta a nuovi stimoli che arrivano dal governo».

    Gli spettacoli

    canardscut-1-cie-sugar_revIn anteprima due spettacoli d’eccezione: il 7 dicembre al Teatro Modena, la compagnia De Fracto con “Flaquee il 17 e 18 dicembre al Teatro della Tosse con “Autour du domande” della compagnia Collectif PORTE27/Marion Collé.

    Il primo appuntemento che darà il via  ufficiale alla sedicesima edizione sarà sabato 26 dicembre, nello storico Palazzo Tursi con l’artista Mr Mustache e sotto al Tendone da Circo al Porto Antico/Area Mandraccio con il Collettivo MagdaClan e il nuovissimo cabaret dal titolo “E’ un attimo”, un mix di musica dal vivo, acrobati aerei e non solo, manipolatori di oggetti danzanti e in equilibrio.

    Il Tendone da circo al Porto Antico, quest’anno ospiterà anche “Cromosoma – vite in divenire” di Artekor Duet (28 dicembre), una fusione tra danza contemporanea, teatro fisico, mimo corporeo e abilità circensi e “Canards”, anteprima nazionale della Compagnia Sugar il 29 e 30 dicembre. Quest’ultimo è un lavoro di ricerca sul corpo che si ispira all’universo motorio e comunicativo degli animali e alle loro danze coreografiche e naturali, per diventare un documentario senza narratore, un mondo senza tempo dove i confini tra uomo, natura e divino sono difficili da definire.

    Il 28 e 29 dicembre, Palazzo Ducale ospiterà la prima nazionale di “Landscape” della compagnia francese La Migration, uno spettacolo che combina circo, performance fisica e lavoro plastico in stretta relazione con l’environment circostante, in questo caso il magnificente Salone del Maggior Consiglio, uno dei palazzi più importanti della città fulcro delle principali attività culturali del capoluogo ligure.

    Prosegue poi una fitta programmazione ricca di artisti e spettacoli tra cui Luca Tresoldi, la Comapgnia LPM, Berto, solo per citarne alcuni, che conduce dritti sino alla notte di capodanno, appuntamento amatissimo per la città, occasione unica di festeggiare l’inizio dell’anno sotto al magico Tendone da Circo con una serata ricca di spettacoli e divertimento per tutte le età insieme con il Collettivo MagdaClan, la Compagnia LPM, Luca Tresoldi e la band dal vivo Wateproof: 14 artisti e 5 musicisti per una serata imperdibile, aspettando insieme il brindisi di mezzanotte con spumante e panettone.

    Come ogni anno, il festival offrirà uno spazio speciale alle giovani compagnie di circo contemporaneo. La XVI edizione presenterà due realtà italiane: David & Thomas con “Ovvio”, uno spettacolo all’insegna della sfida dei propri limiti, e Veronica Capozzoli, del Kolektiv Lapso Cirk, che porterà in scena “11-Il tempo è una linea verticale”, una fusione di linguaggi del circo, della danza contemporanea, del teatro fisico e della prosa.

    Incontri e approfondimenti

    Il festival propone al pubblico un corso gratuito di Storytelling dal titolo #ComunicaCirco il 27-28-29 dicembre dalle 10.00. Nei tre giorni verrà offerta una formazione sull’utilizzo dei social con tanto di prove pratiche proprio tra gli spettacoli del festival in corso. A Palazzo Ducale, Sala del Camino. Il 28 dicembre dalle 10.00 alle 15.00, si terrà invece un incontro aperto al pubblico sul tema “Il lavoro dell’ attore nel circo contemporaneo”, un appuntamento tra artisti, autori e registi per analizzare e mettere a confronto le tematiche del vocabolario circense, il ruolo della scrittura nella creazione, le differenze tra vocabolario circense e teatrale, l’approccio al linguaggio e la tecnica.


    Elisabetta Cantalini

  • Verde Comune, una mappa digitale dei polmoni di Genova. Dalla Valpolcevera, il progetto di Municipio e Open Genova

    Verde Comune, una mappa digitale dei polmoni di Genova. Dalla Valpolcevera, il progetto di Municipio e Open Genova

    mappa-spazi-verdiUna mappa digitale e interattiva di tutti gli spazi verdi della Valpolcevera. E’ il progetto “Verde Comune” voluto dal Municipio V e realizzato dall’Associazione Open Genova che, da luglio scorso, ha messo online la mappatura dei giardini della zona. «Abbiamo voluto mettere a disposizione dei cittadini una rappresentazione digitale dei giardini pubblici e degli spazi verdi per renderli più vivibili», ci racconta Enrico Alletto, presidente dell’associazione. «Prima di implementare il progetto, ci siamo accorti che molti di questi spazi non erano conosciuti da gran parte degli abitanti della zona».

    Un sito responsive, visibile quindi da ogni dispositivo elettronico, cellulare, tablet e computer, che indica ai cittadini con un semplice click, dove si trovano i giardini, ma non solo. Ne spiega anche le caratteristiche. Gli spazi sono, infatti, suddivisi per zona e per tipologia, con aree verdi e attrezzate. «Se sto cercando un giardino con un’area cani o se voglio sapere se ci sono panchine o quali alberi si trovano in quella determinata area, lo posso sapere attraverso il sito», spiega Alletto

    Ad oggi sono 59 le aree verdi censite, sparse tra i quartieri di Pontedecimo, San Quirico, Morego, ma anche Bolzaneto, Teglia, Rivarolo e Certosa. Un progetto fortemente voluto dalla presidente del Municipio, Iole Murruni, e dal Comune con l’obiettivo di rendere visibile il verde pubblico della Valpolcevera e facilitare molte altre azioni correlate, dall’attività dei volontari alla presenza di eventi e manifestazioni, passando per le manutenzioni e la pulizia.

    «Ogni area – continua Alletto – fa rifermento a un’associazione di volontariato che, oltre a occuparsi della manutenzione di quel determinato spazio, è disponibile a fornire informazioni ai cittadini e non solo. I volontari possono anche inserire all’interno del sito eventuali manifestazioni che intendono realizzare nelle aree indicate nella mappa».

    Il progetto sperimentale, firmato dall’associazione Open Genova, è stato finanziato dal Municipio V Valpolcevera con una somma di 500 euro che equivale alle spese effettive sostenute per la realizzazione del sito. Dopo la prima presentazione dello scorso luglio, il prossimo 17 novembre Open Genova ha organizzato un incontro con i cittadini per confrontarsi e capire che cosa è possibile migliorare non soltanto a livello teorico, ma anche pratico, direttamente sul campo. «L’incontro di giovedì 17 novembre serve sia agli abitanti perché spigheremo loro il funzionamento effettivo dell’applicazione, ma anche a noi perché chiederemo un feedback ai volontari e ai cittadini per migliorare le funzionalità del servizioIl sito è online, ma comunque è in fase di maturazione».

    L’obiettivo, anche in base alla risposta della cittadinanza, è quello di aprire il progetto anche ad altri Municipi, in modo da mappare le intere aree verdi cittadine e renderle disponibili a tutti a prescindere dal quartiere di residenza.


    Elisabetta Cantalini 

  • Stagione Ragazzi, alla Tosse il percorso artistico dedicato ai più piccoli

    Stagione Ragazzi, alla Tosse il percorso artistico dedicato ai più piccoli

    08-favole-saggezza-ht-gTorna la Stagione Ragazzi, il percorso artistico al Teatro della Tosse dedicato ai più giovani e alle loro famiglie.

    Per l’undicesima edizione sono in programma 20 spettacoli domenicali, 22 titoli mattutini, 5 produzioni Tosse e 1 coproduzione in prima nazionale con il Teatro del Piccione con cui da quest’anno la compagnia della Tosse ha iniziato una stretta collaborazione avviando il progetto “Cos’è casa”.

    Il primo appuntamento della stagione dedicata ai ragazzi, la più lunga della Liguria e una delle più longeve a livello nazionale, è alle porte: la prima data è fissata per il 13 novembre con “Il Gatto dagli stivali” del Teatrino dell’Erbamatta e prosegue senza sosta fino a maggio.
    Gli orari degli spettacoli  rimangono come ogni anno invariati: domenica pomeriggio con inizio alle ore 16, anticipati di un’ora dai laboratori. I prezzi per gli spettacoli sono 6 euro per i bambini, 8 euro per gli adulti e i carnet 50 euro per 10 ingressi utilizzabile da più persone contemporaneamente per uno stesso spettacolo. I laboratori domenicali sono inclusi nel prezzo del biglietto dello spettacolo.

    La mattina sarà dedicata al Teatro per le scuole. Da non perdere due spettacoli di forte impegno sociale, in collaborazione con Istituto Chiossone e l’Associazione Libera. Il 4 aprile arriva Teatro senza un senso … quello della vista della Compagnia Ma. Te., uno spettacolo dei sensi interattivo in cui il pubblico bendato e dotato di cuffie wi-fi assiste allo spettacolo attraverso gli altri sensi. Il 9 maggio invece la Compagnia Onirika del Sud presenta Radio Aut la voce di Peppino Impastato, che racconta la lotta contro le mafie e il dolore di una madre che perde il figlio. A seguire un incontro con l’associazione Libera che da molti anni è impegnata sul territorio per combattere le mafie.

    Cos’è  Casa

    16-magnifica-tempestaÈ un progetto in collaborazione con il Teatro del Piccione, realtà artistica  che opera nel campo del teatro per ragazzi, intorno al tema della casa con la realizzazione di tre spettacoli e di un laboratorio teatrale dedicato alle scuole.

    Il progetto è una riflessione artistica e poetica per e con le nuove generazioni sul concetto di identità e casa, un contenitore di esperienze che mette in atto modalità partecipative per analizzare un tema  di urgente attualità.

    I tre spettacoli sono: Piccoli eroi, che ha debuttato il mese scorso al festival Segni di infanzia e che racconta di una stanza contornata da un bosco e tre personaggi femminili che, accolgono gli spettatori per farli viaggiare immobili sulle loro sedie;  Escargot, un personaggio-lumaca che porta con sé la propria scena-casa, che debutterà a marzo 2017 al festival visioni di futuro visioni di teatro e infine Pollicino la rivisitazione della fiaba classica che sarà nel cartellone domenicale della Tosse il 9 aprile, per raccontare di una partenza, di un’avventura di scoperta, iniziazione e crescita e di un ritorno a casa.

    Fa parte del progetto anche il laboratorio “What is home”, un percorso di creazione condivisa che permette al gruppo di indagare sulla propria idea di casa e di trovare una forma poetica per comunicare agli altri in chiave teatrale, sintetica e dialogante.

    Operazione Robin Hood

    cenerentola-across-the-unverse-photo-rosaria-pastoressaContinua l’Operazione Robin Hood, la raccolta fondi che permette ai bambini di famiglie in difficoltà di vedere gratuitamente gli spettacoli del cartellone dedicato alle scuole.

    Il Teatro della Tosse anche quest’anno è anche uno dei punti di raccolta del progetto Help! Charity Shop di CCS Italia. Sarà possibile portare in teatro libri, cd e dvd per ragazzi, giochi, vestiti, maschere e accessori, tutto il materiale raccolto sarà poi esposto al point genovese di via Scurreria e il ricavato sarà trasformato in pasti caldi, kit sanitari e scolastici.

  • Digital Tree, a Sturla nasce il primo innovation hub genovese. Nuove tecnologie nel segno di Microsoft

    Digital Tree, a Sturla nasce il primo innovation hub genovese. Nuove tecnologie nel segno di Microsoft

    digital-treeSi chiama Digital Tree il primo innovation hub di start up genovese che ha piantato le radici proprio nel capoluogo ligure. Un incubatore d’impresa che ha come obiettivo quello di far nascere nel territorio regionale nuove realtà imprenditoriali nel settore tecnologico d’avanguardia. Le menti brillanti, gli imprenditori e gli investitori nell’ambito della digital trasformation, potranno dunque ritrovarsi  per costruire insieme nuovi progetti. Un modello aperto e partecipato che punta a favorire la contaminazione di idee, la condivisione di competenze e la sinergia di mezzi per produrre valore sul territorio.

    «Moltissime città americane si sono riprese da una forte crisi puntando sulla digital trasformation e il cloud computing, siamo sicuri che Digital Tree porti effetti positivi sul territorio», sostiene Andrea Pescino, amministratore delegato di Soft Jam, azienda madre del progetto. «L’innovation hub vuole essere uno spazio per favorire lo sviluppo di scenari di innovazione e un progetto per portare valore sul territorio».

    Il servizi di Digital Tree si rivolgono alle aziende che possono affrontare percorsi di open innovation, alle start up che trovano servizi, strumenti e formazione, ai professionisti che vogliono vivere l’ambiente del co-working, al territorio che può partecipare a tutte le iniziative dell’hub.

    Collaborazione pubblico-privato

    Un progetto nato dalla collaborazione tra pubblico e privato, un modello potenzialmente virtuoso e sostenibile, in grado di coniugare l’erogazione di servizi di pubblica utilità e attività imprenditoriali e private. «Imprenditorialità, innovazione e territorialità è lo slogan che rappresenta l’iniziativa – dice il sindaco di Genva, Marco Doria – Genova è sicuramente un territorio potenzialmente attrattivo, una città dove l’imprenditorialità può esprimersi e l’innovazione può essere visibile». Grazie alla sinergia tra Palazzo Tursi e Soft Jam è stato infatti possibile abbinare gli obiettivi di sviluppo economico del territorio in termini di innovazione tecnologica e professionale, le esigenze di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare con le attività e esigenze del settore privato.

    Il percorso è iniziato con il bando indetto dall’amministrazione comunale per la riqualificazione e la valorizzazione dell’edificio di viale Cembrano, 2 a Sturla, di proprietà del Comune di Genova, un palazzo storicamente già inserito nel tessuto cittadino e che in passato ha ospitato operatori nel settore delle tecnologie.

    Grazie al bando, all’interno del quale è stata richiesta la realizzazione di un incubatore certificato e l’erogazione di servizi dedicati alle startup, l’edificio è stato affidato in concessione a Softjam che sta creando al suo interno l’Innovation Hub, un incubatore destinato esso stesso a diventare smart. I lavori termineranno entro la metà 2017 e vedranno la realizzazione della nuova sede di Soft Jam, la nascita della nuova “dimora” di Digital Tree, uno spazio di co-working e una parte dedicata per la formazione, workshop ed eventi.

    Digital Tree

    Il progetto è nato da SoftJam S.p.A., azienda genovese operante nel settore dell’information & communication technology, nota a livello nazionale e riconosciuta da Microsoft quale partner di spicco, con l’obiettivo di attrarre nel nostro territorio menti brillanti, accogliere e mettere assieme i migliori talenti nel campo tecnologico d’avanguardia, creare e favorire le condizioni per la nascita e lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali.

    E.C.

  • Maddalena, il Comune vuole “dare un posto al disordine” coinvolgendo polizia e cittadini

    Maddalena, il Comune vuole “dare un posto al disordine” coinvolgendo polizia e cittadini

    maddalenaDare un posto al disordine” è il progetto che mira a riqualificare il sestiere della Maddalena. Il nome la dice lunga sull’obbiettivo che l’assessorato a Legalità e Diritti vuole raggiungere: migliorare la vivibilità di un’area del centro storico genovese considerata delicata e problematica.

    «Con questo progetto il Comune di Genova affronta ancora una volta la sfida dell’analisi di fenomeni complessi della città – sostiene l’assessore Elena Fiorini – e realizza interventi che, da un lato promuovano il rispetto delle regole, il controllo e la sanzione, ma dall’altro creino partecipazione, inclusione e collaborazione».

    Ad agire nel sestiere è un team multidisciplinare, composto da operatori sociali e polizia municipale, che interviene, dopo aver ricevuto una formazione mirata, con un’attività di mediazione e dialogo. Un progetto, quindi, che non nega o limita, ma promuove la legalità per far rifiorire uno dei quartieri storici della città. «Vogliamo prima avvicinarci e poi affrontare il problema del disordine che è evidente in questa zona», spiega Anna Alessi, responsabile dell’Ufficio Legalità e Diritti del Comune di Genova. «L’approccio sarà quello della partecipazione, vogliamo collaborare con gli abitanti, i commercianti, le associazioni che operano nel quartiere, per arrivare a far rispettare le regole».

    Il primo step che il Comune ha realizzato per cominciare a “riassettare” il disordine e contrastare il degrado è stato la presentazione ufficiale del progetto all’intero sestiere, rendendo partecipi e coinvolgendo tutti, dagli abitanti, ai commercianti, alle associazioni. Una comunicazione biunivoca che crea una collaborazione, evita conflitti e mira a risolvere la situazione. «Ora stiamo lavorando sull’ascolto, stiamo parlando con gli abitanti, con i negozianti e con chi vive quest’aerea per capire nello specifico i problemi»,  continua Alessi. «Solo con una comunicazione diretta e il feedback di chi vive il quartiere potremmo agire nel miglior modo».

    Si passerà poi all’occupazione “virtuosa” delle aree interessate da parte dei cittadini come lo slargo di via della Maddalena, vico Rosa, vico Mele, piazza Cernaia valorizzando e promuovendo iniziative di animazione del territorio. A collaborare attivamente al progetto saranno le associazioni La Comunità, Arci, Coop. Il Laboratorio, A.Ma., Ass.Med.Com, che realizzeranno laboratori per grandi e piccini e iniziative per coinvolgere gli abitanti e allontanare il degrado.

    Premio nazionale del Forum italiano di sicurezza urbana

    maddalena-2Il progetto “Dare un posto al disordine” del Comune di Genova si è aggiudicato il primo posto della prima edizione del Premio nazionale del Forum italiano di sicurezza urbana (FISU). Un’iniziativa definita della giuria presieduta da Rosella Selmini, presidente della Società europea di criminologia, innovativa per la collaborazione sistematica proposta tra polizia locale ed operatori sociali, volta a risolvere rilevanti problemi di disordine urbano.

    L’idea che interessa la zona della Maddalena, una delle aree più critiche del Centro storico, è stata pensata e realizzata dall’assessorato Legalità e Diritti, in collaborazione con il comando della Polizia Municipale e l’Ambito Territoriale Sociale del Municipio Centro Est, grazie a un’attenta analisi del territorio. L’intervento è stato realizzato grazie al co-finanziamento della Compagnia di San Paolo, co-progettato con un vasto raggruppamento di soggetti di Terzo Settore sociali quali la Coop. La Comunità, Arci, Coop. Il Laboratorio, A.Ma., Ass.Med.Com, sostenuto dalle principali realtà del territorio, con il supporto tecnico dell’Associazione Amapola.
    Tra le iniziative del progetto ci sarà anche il supporto dell’amministrazione e la valorizzazione del territorio e l’avvio iniziative di animazione. Il Forum italiano per la sicurezza urbana fornirà consulenza tecnica e logistica, sostenendo le spese, fino a un massimo di 5.000 euro, per l’organizzazione di un evento internazionale a Genova finalizzato alla promozione dell’esperienza di progettazione sulla sicurezza urbana partecipata.

     

     

  • Teatro in carcere, il palco per “evadere” almeno con la mente. Le storie di Marassi e Pontedecimo

    Teatro in carcere, il palco per “evadere” almeno con la mente. Le storie di Marassi e Pontedecimo

    padiglione-40Entrano nelle carceri e permettono ai detenuti di uscire, almeno con la mente, dalle mura che li circondano. Sono i corsi di teatro che l’associazione culturale Teatro Necessario Onlus Genova e il Teatro dell’Ortica svolgono a Marassi e a Pontedecimo. Tutti i detenuti possono prenderne parte, a condizione che il regime di detenzione permetta loro di uscire dalla casa circondariale il giorno dello spettacolo. Fondamentale è la voglia di mettersi in gioco, di superare i propri limiti e di esibirsi in uno dei teatri più importanti di Genova, una volta l’anno.

    Un percorso che aiuta i detenuti a conoscere un lato di sé ancora nascosto, un modo per crescere personalmente e una strada che accelera il processo di chi è costretto a scontare una pena dietro le sbarre. Un teatro, appunto, «necessario» come spiegano gli stessi protagonisti perché «è un opportunità per sentirsi importanti, perché è un modo per evadere, perché è uno specchio della vita reale e perché ti fa sentire libero anche quando non lo sei».

    Un percorso «necessario» tanto che lo scorso maggio è stato costruito ex novo, per la prima volta in Italia, una sala teatrale all’interno un carcere, quello di Marassi: il Teatro dell’Arca. Uno spazio polifunzionale con circa 200 posti a sedere, dotato di strutture tecniche professionali, destinato soprattutto ai detenuti ma anche al pubblico esterno, che dopo essersi registrato può entrare da un ingresso dedicato. Una realtà destinata a portare la cultura teatrale, ma anche un punto d’incontro dove un applauso sorprende tanto chi lo riceve quanto chi lo produce. Dopo l’inaugurazione dello scorso maggio, il Teatro dell’Arca quest’anno ha ospitato la terza edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati”.

    “Scatenati”, la compagnia del Teatro Necessario di Marassi

    C’è chi interpreta Amleto, chi si cala nei panni di Pinocchio e chi entra nel personaggio di Romeo. Sono gli attori della compagnia teatrale “Scatenati”, detenuti del carcere di Marassi. Trenta ragazzi che hanno voglia di mettersi alla prova, superare la paura del palcoscenico, rispettare le regole del teatro e andare in scena una volta all’anno in uno dei più rinomati teatri genovesi. Un corso di recitazione gestito e portato avanti dall’associazione culturale Teatro Necessario Onlus Genova da oltre 10 anni all’interno della casa circondariale. «E’ il nostro undicesimo anno di vita – dice Sandro Baldacci, direttore artistico dell’associazione, regista e insegnate di recitazione – e come sempre, il nostro obiettivo è portare sul palco uno spettacolo professionale».

    Le abilità artistiche e la professionalità degli attori della compagnia sono riconosciute anche dal pubblico che di anno in anno è sempre più numeroso. Nella scorsa stagione gli “Scatenati” hanno fatto il tutto esaurito alla Corte: oltre 6 mila presenze in meno di una settimana. «Una grande soddisfazione per noi, ma anche un grande successo per il Teatro».

    Il prossimo appuntamento con gli “Scatenati” sarà dal 18 al 23 aprile 2017, sempre sul palco della Corte, con lo spettacolo Billy Budd marinaio e si spera che il pubblico risponda positivamente come nelle passate edizioni. Ogni stagione viene messo in scena uno spettacolo diverso: dai testi autobiografici scritti e tratti dalle esperienze personali dei detenuti ai classici di Shakespeare, da “Pinocchio” (che per gli Scatenati è Pinokkio) ad “Angeli con la Pistola”, il musical tratto dal racconto “Madame La Gimp” di Damon Runyon. «Anche quando interpretiamo testi già esistenti – dice Baldacci – li riadattiamo anche in base agli attori che compongono la compagnia».

    La compagnia è molto variabile, di anno in anno cambiano quasi tutti gli attori; alcuni lasciano perché hanno finito di scontare la propria pena, altri perché, dimostrando una buona condotta al corso, hanno ottenuto un lavoro fuori dal carcere. «Il nostro corso di recitazione è importante per i detenuti anche dal punto di vista psicologico – continua Baldacci – è un percorso rieducativo, un lavoro di gruppo che insegna la disciplina del palcoscenico e induce a conoscere lati di sé finora sconosciuti».

    Un percorso che certamente aiuta a sbloccare situazioni interiori, personali e che, di conseguenza, porta cambiamenti positivi anche nella vita reale come lo sconto di pena o l’ottenimento di percorsi lavorativi fuori dal carcere. «La valenza psicologica e riabilitativa per noi è un aspetto molto importante ma secondario nel progetto – conclude il direttore artistico – il nostro primo obiettivo è realizzare un’ottima performance; il risvolto psicologico e interiore viene da sé durante tutto il percorso»

    Teatro dell’Ortica, il teatro sociale e pedagogico a Pontedecimo

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    Un teatro sociale e pedagogico che porta in scena detenute e bambini. Un lavoro che Anna Solaro, educatrice professionista, svolge da otto anni per far evadere con la mente e l’immaginazione le donne del carcere di Pontedecimo. Da otto anni va in scena uno spettacolo nato dal lavoro condiviso delle detenute, dei bambini della scuola primaria “Anna Frank” di Serra Riccò e della scuola primaria Daneo, dei ragazzi della scuola secondaria di secondo grado “Don Milani” di Genova e di alcuni genitori. «E’ un progetto che crea un ponte tra il dentro e il fuori – racconta Anna – è molto importante per le detenute perché permette loro di avere un contatto con l’esterno ed è altrettanto fondamentale per i ragazzi che conoscono così realtà poco comuni».

    Il teatro è un modo per superare le difficoltà, un luogo in cui si rivivono emozioni e si fanno i conti con parti del proprio inconscio a noi sconosciute. «Dentro le emozioni sono amplificate e intrecciate a sensi di colpa, nostalgia e insicurezza – continua Solaro Noi, attraverso gli spettacolo teatrali, aiutiamo le donne a superare alcune difficoltà. Trattiamo il tema della genitorialità, che è molto sentito e toccante per le ragazze che sono in carcere».

    Con questa attività teatrale, le detenute hanno la possibilità di confrontarsi con l’esterno, di conoscere altri rapporti genitori-figli e magari smorzare quei sentimenti negativi che rendono la loro vita ancora più difficile di quello che già è. Gli adulti che partecipano al progetto rappresentano un punto di riferimento per le detenute, un esempio solido con cui confrontarsi, figure che per certi versi possono essere anche consolatorie o che, comunque, dimostrano che la normalità assoluta non esiste.

    «Non vogliamo che questa conoscenza termini con il teatro – dice Solaro – ma ci piacerebbe che la donna, una volta uscita dal carcere, ritrovasse la persona con cui ha collaborato in scena, anche nella nuova vita reale». 

    Il primo incontro tra “dentro e fuori” parte dalle lettere scritte dai bambini alle detenute, strumento che crea una comunicazione e una sorta di legame. Sono proprio questi testi che danno il primo spunto per scrivere la trama degli spettacoli. «In scena mettiamo una riscrittura del vissuto delle detenute su determinati argomenti che sono usciti dalle lettere dei bambini». A interpretare i racconti autobiografici, dallo stile narrativo con sconfinamenti di tipo personale, sono almeno circa sessanta partecipanti, donne, bambini, adolescenti e genitori. Un grande gruppo che rappresenta la comunità. Prima di andare in scena tutti insieme, però, ci sono ore e ore di lavoro in gruppi separati. «Facciamo prove in carcere con le detenute, fuori con gli adulti e nelle scuole con i bambini e i ragazzi, i diversi gruppi di lavoro comunicano solo tramite me e le mie colleghe – conclude Solaro – il primo incontro tutti insieme è un momento bellissimo ed emozionante, come se si conoscessero da sempre».


    Elisabetta Cantalini

  • Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    festival-della-scienza11 i giorni, 29 le mostre, 89 i laboratori, 154 tra incontri e spettacoli e 28 gli eventi fuori festival per un totale di 272 appuntamenti. Sono alcuni numeri della quattordicesima edizione del Festival della Scienza, a Genova dal 27 ottobre al 6 novembre.

    Quest’anno la manifestazione si ispira al tema “Segni”, intesi come quegli elementi che l’uomo ha saputo cogliere dalla natura e dall’evoluzione per interpretare ciò che lo circonda e per dare forma alla propria conoscenza, cultura e tecnologia. I “segni”, come spiegano gli organizzatori del festival, sono quelli della natura, ma anche quelli della salute o della malattia, quelli dell’uomo o della società, quelli dell’ambiente e dell’universo, ma anche i messaggi, le lingue o i disegni. Una semplice parola che ha stimolato la fantasia di centinaia di scienziati e ha dato vita agli oltre 270 eventi in programma.

    «Questa edizione del Festival, sarà come sempre evento importante e con un fittissimo programma e con ospiti di fama internazionale – dice il neopresidente Marco Pallacinvini – Nonostante ciò, mi sento un po’ come al primo giorno di scuola».

    Saranno circa 500 gli animatori, studenti universitari e giovani ricercatori, che condurranno con entusiasmo e competenza i visitatori attraverso l’iniziativa. A loro si affiancheranno un centinaio di studenti provenienti da 11 Istituti Superiori genovesi del progetto di alternanza scuola-lavoro della Regione Liguria e finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

    Il “taglio del nastro” è fissato alle 15, 30 di giovedì 27 ottobre a Palazzo Ducale nella Sala del Maggior Consiglio, un appuntamento per festeggiare l’avvio ufficiale di questa edizione. Prenderanno parte all’inaugurazione anche lo scienziato Valter Longo che svelerà l’efficacia terapeutica della dieta Mima digiuno, alle ore 17, e il giornalista scientifico Piero Angela con la conferenza Viaggio dentro la mente, alle ore 21. Non saranno gli unici grandi nomi, saranno ospiti della manifestazione di quest’anno anche il Premio Nobel per la chimica Martin Chalfie, Silvio Micali, PremioTuring e Elena Aprile, ricercatrice della Columbia University di New York.

    «Il programma di questa edizione è molto ricco e coinvolge tutta la città – dice Carla Silbilla, assessore alla cultura del Comune di Genova – D’altronde la cultura della scienza è nel DNA di Genova». Un evento di prestigio riconosciuto anche dal Presidente della Repubblica che con una medaglia ha onorato l’edizione 2016 del Festival. «Un grazie va a tutti i sostenitori, i soci, le istituzioni e gli sponsor che hanno consentito la realizzazione di questa edizione del Festival della scienza». – conclude Sibilla

    festivaMostre e Laboratori

    Tante le mostre a cura degli enti che hanno realizzato più della metà degli eventi del Festival. Da non perdere Fattore S (a cura di IIT) a Palazzo San Giorgio, Shared Sky (a cura di INAF) nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, Artico (a cura di CNR) alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, Il terremoto in… segni (a cura di INGV) nella ex chiesa di S. Agostino, si segnalano anche: Foodeka (a cura di Le Pleiadi) e Alla ricerca dello Spinosauro (a cura di Associazione Paleontologica Parmense) e Nel segno della nave (a cura di Atena CuMaNa) e Matematica Terra Terra (a cura di Società Curvilinea Cooperativa).

    Nella sezione laboratori si potranno trovare eventi adatti a tutti da più piccini fino a quelli per adulti. Ci saranno Colpiti ma non affondati! (a cura di INFN), a Le impronte digitali degli alimenti (a cura di Unige) per i più grandi, a Anno Domini. Invenzioni e scoperte (a cura Di Vanessa Bracali), (farmaco)Resistencia! (a cura di Eduardo Losa Cabruja), e Il laboratorio nell’era digitale (a cura di Roma Makers) e per i più piccoli Robot d’autore (a cura di Scuola di Robotica) e Datemi uno zero! (a cura di Laura Quaini).

    Dalle ore 9:00 del 27 ottobre tutte le mostre e i laboratori del Festival saranno aperti e visitabili. Gli orari saranno dalle 9:00 alle 18:00 nei giorni feriali e dalle 10:00 alle 19:00 nei festivi. Tutte le sere ci saranno grandi conferenze nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e un ricco programma di spettacoli.

    Spettacoli

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui Racconto Cosmico con l’attore Neri Marcorè e il Presidente dell’INFN Ferroni (28 ottobre, ore 21) e Non ci sono più le quattro stagioni con Luca Mercalli e Banda Osiris (4 novembre, ore 21), entrambi alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone e I ragazzi di Fermi che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della nuova Scuola Universitaria Superiore “Gran Sasso Science Institute”, insieme agli alunni della Scuola Primaria P. Santullo di Genova ( 1 novembre, ore 16:30) al Teatro della Tosse.

     Biglietti

    Sono acquistabili nel nuovo spazio InfoPoint in Loggia Banchi, sul sito del Festival e presso tutte le filiali del Gruppo Carige, con agevolazioni per gruppi, minori e appuntamenti serali. E’ attivo un servizio di call center per prenotazioni scuole/gruppi e informazioni. Novità dell’edizione 2016 l’App per Android e IOS che permette di consultare gli appuntamenti del Festival da mobile-phone, personalizzando il calendario grazie alla funzione “preferiti”. Il programma completo è disponibile in forma cartacea e sul sito internet del Festival.

    E.C.

  • Andy Warhol a Genova, nelle sale di Palazzo Ducale dal 20 ottobre al 26 febbraio

    Andy Warhol a Genova, nelle sale di Palazzo Ducale dal 20 ottobre al 26 febbraio

    Andy WarholA trent’anni esatti dalla morte del grandioso artista Andy Warhol, Genova inaugura un’inedita esposizione in suo onore. Una mostra, a Palazzo Ducale, che apre le porte al pubblico dal 20 ottobre fino al 26 febbraio. Un evento speciale, organizzato da Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura e da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, per omaggiare il maestro che ha cambiato per sempre la storia dell’arte contemporanea.

    «Warhol rappresenta il cambiamento, il suo stile e la sua arte hanno modificato il nostro linguaggio nella comunicazione e nella pubblicità» dice Luca Borzani, presidente della Fondazione Palazzo Ducale. «Il suo stile e la sua arte hanno reso possibile quello che è oggi la nostra società e quello che siamo noi».

    Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società avrebbe attraversato da quando l’opera d’arte ha cominciato a relazionarsi con la società dei mass media, quella delle merci e del consumo. «L’arte di Warhol – conclude Borzani fornisce alcuni spunti su cui riflettere  per capire appieno la società in cui viviamo». Un percorso, dunque, che comprende diversi aspetti dell’arte e della cultura.

    «L’esposizione è un progetto inedito – dice Carla Sibilla, assessore alla cultura del Comune di Genova frutto di un lavoro congiunto, sinergico e di qualità. Una mostra interessante e attraente che alza l’asticella dei prodotti culturali della città. Un prodotto di valore in termini di arte e  di cultura che di certo attrarrà un pubblico straniero a Genova».

    La mostra

    warholWarhol. Pop Society” è il titolo della mostra curata da Luca Beatrice. Un percorso, articolato in sei linee conduttrici (icone, i ritratti, i disegni, il rapporto tra l’artista e l’Italia, le polaroid e la pubblicità) che permette ai visitatori di ripercorrere l’intera attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Le opere esposte sono 170, dalle tele ai prints, dai disegni alle polaroid, dalle sculture agli oggetti, tutte provenienti da collezioni private o da musei e fondazioni italiane e straniere.

    In mostra anche alcuni straordinari disegni preparatori che anticipano dipinti famosi come il Dollaro o il Mao; le icone di Marilyn, qui presenti sia nella serigrafia del 1967 sia nella tela Four Marilyn, della Campbell Soup e delle Brillo Boxes; i ritratti di volti noti come Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Miguel Bosè e di alcuni importanti personaggi italiani quali Gianni Agnelli, Giorgio Armani e Sandro Chia. Un’intera sezione è poi dedicata alle polaroid, macchina tanto importante e utilizzata da Andy Warhol per immortalare celebrità, amici, star e starlett di cui si presentano oltre 90 pezzi. Completa la mostra, un video in cui il curatore Luca Beatrice racconta al pubblico la vita e le opere di Andy Warhol.

    L’esposizione sarà sempre aperta tranne il lunedì mattina; il venerdì sarà visitabile fino alle 22.

    E.C.

  • Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    via-buranello-streetartDipingere le saracinesche di via Buranello per portare colore e allegria nel quartiere di Sampierdarena. E’ il progetto di riqualificazione del quartiere genovese da cui parte il concorso “Un treno in via Buranello – Sguardo dal finestrino”, promosso da Teatro dell’Archivolto e Accademia Ligustica in collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana, Associazione Sampierdarena e le donne, Municipio II Centro Ovest e il CIV Sampierdarena Buranello. «L’arte urbana parla a tutti con immediatezza – dice Pina Rando, direttrice Teatro dell’Archivolto – Pensiamo che in un contesto come il quartiere di Sampierdarena, dove è stato già fatto qualche esperimento, possa essere particolarmente efficace».

    Un modo per dare libero sfogo all’arte riproducendo le immagini che di solito si possono osservare dal treno durante la sua corsa. «Abbiamo voluto dare risalto al treno perchè è ciò che caratterizza e rende particolare questa via – spiega Luana Rossini, vicepresidente dell’Associazione Sampierdarena e le donne – con questo progetto vogliamo attrarre persone nel quartiere e rendere migliore la vita delle persone di Sampierdarena».

    Un’iniziativa che si rivolge a giovani artisti dai 18 anni in su che potranno lasciar andare la propria fantasia e colorare come meglio credono le saracinesche e che costellano via Buranello sul lato della ferrovia. In pratica, una volta completata l’opera, al treno che viaggia sui binari sopra il muraglione di via Buranello, corrisponderanno tanti piccoli vagoni o scompartimenti disegnati sulle serrande dei locali sottostanti. Da ogni finestrino si potrà godere di una visuale diversa, che avrà come riferimenti il mondo della fantasia, del teatro e della rappresentazione urbana, lasciando quindi ampia libertà creativa. «Abbiamo apprezzato e appoggiato l’idea con piacere – dice Guido Fiorato, vice preside Accademia Ligustica – è un’iniziativa che riqualifica il quartiere e offre ai partecipanti l’opportunità di esprimere l’arte liberamente».

    Un progetto che va di pari passo con il workshop “Poesia di strada e arte pubblica”, tenuto da Eleonora Chiesa e Opiemme dal 12 al 14 ottobre, rivolto a giovani creativi che vogliono contribuire a riprogettare e ripensare il Centro Civico Buranello. «Attraverso queste iniziative vogliamo far rifiorire il nostro quartiere. Vogliamo vederlo colorato, vivace e pulito – dice Rodolfo Bracco, Presidente CIV Sampierdarena Buranello – Per questo ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno appoggiato e promosso questa bellissima iniziativa».

     Come partecipare al concorso

    opiemme-buriddaPer la realizzazione dell’opera d’arte collettiva è stato istituito un bando che sarà diffuso in tutta Italia attraverso le Accademie di Belle Arti. Il concorso è gratuito e potranno partecipare singoli artisti o gruppi. Ai giovani artisti di strada, che dovranno avere compiuto i 18 anni e avere maturato un minimo di esperienza nella realizzazione di graffiti, stencil e wall painting, si richiede di mandare un bozzetto con un proprio progetto. Sono previsti sino a un massimo di 60 vincitori, a cui potranno essere assegnate da un minimo di una a un massimo di quattro saracinesche. Tutta la documentazione dovrà arrivare all’Accademia Ligustica entro il 30 novembre 2016, termine ultimo per candidarsi. Nelle due settimane successive saranno selezionati e contattati i vincitori, che per realizzare la propria opera avranno a disposizione un lasso di tempo che va da metà dicembre 2016 a fine aprile 2017. I colori saranno forniti dal gruppo Boero, mentre per altro tipo di materiale gli street artist dovranno provvedere autonomamente.


    Elisabetta Cantalini

  • Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    img_8566Partirà il prossimo 19 novembre l’undicesima edizione del Festival dell’eccellenza al femminile. Quest’anno la manifestazione intitola la rassegna “Dio ama le donne? I Dialoghi” e fa riflettere sul ruolo della donna nelle religioni del Mediterraneo e non solo.

    Oltre 50 eventi che si terranno a Genova, Imperia, Savona e La Spezia dal 19 al 26 novembre, più di 100 ospiti nazionali e internazionali che daranno via al dibattito con l’obiettivo di suscitare nel pubblico la consapevolezza dell’importanza del ruolo della donna nella società, a partire da una riflessione sulla sua posizione nelle religioni dalla storia alla contemporaneità. Il volto di Sharbat Gula è il simbolo di questa edizione del Festival. «Uno spazio nero separa lo sguardo spaurito e magnetico della bambina afghana ritratta nel campo profughi nel 1984 da McCurry da quello sofferente e piegato dell’ormai donna del 2015 – dice Consuelo Barilari Uno spazio che è una domanda che va formulata, un nero che cercheremo di schiarire con i nostri dialoghi». Le Sante, le Donne delle Cattedrali, Matilde di Canossa, Ipazia, le Streghe dell’Inquisizione, le Donne del Profeta saranno tra le protagoniste dei dialoghi con personaggi come Giuliana Sgrena, Pamela Villoresi, Claudia Koll, Ilaria Caprioglio e Barbara Alberti per citarne alcuni. Giuliana Sgrena alla presentazione del Festival ha affermato «sono onorata che si sia tratto spunto dal mio ultimo libro per il tema del Festival».

    Durante il Festival sarà inoltre conferito il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia, il cui bando riprende il titolo del Festival “Dio Ama le donne?”; il Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile che verrà conferitp a Emma Bonino il 22 novembre alle 16 nel Salone di Rappresentanza della Città Metropolitana e il premio Lady Truck a Pina Amarelli per aver dato vita al primo vero Museo d’Impresa. «Nonostante la particolarità del tema – dice Silvana Zanovello, Presidente della Giuria del Premio – la gente ha risposto numerosissima allo stimolo, il che significa che c’è un grande bisogno di farsi domande e indagare questo aspetto, evidentemente non secondario, dell’esistenza singola e della vita collettiva».

    Il Festival in DIALOGHI

    img_8561“La voce della donna è la sua nudità” è una battuta di un’insegnante nel film “La bicicletta verde” di Haifaa al-Mansour che Giuliana Sgrena cita nel suo ultimo libro “Dio odia le donne”. La frase spiega come in Arabia Saudita alle ragazze sia proibito anche ridere.

    Da questa citazione è nata l’idea di dedicare il Festival “alle voci di donne che dialogano” e da questo presupposto tutte le attività della manifestazione sono poste in forma di dialoghi – tavole rotonde, spettacoli, incontri, workshop, laboratori con le scuole. «Attraverso la voce e i dialoghi – dice Consuelo Barilarivogliamo raccontare le voci di tutte le donne del mondo».

    E’ dialogando che in questa edizione si tratteranno moltissimi temi che avranno al centro sempre la figura femminile. Non mancheranno Dialoghi sui misteri che circondano la figura della donna a partire dall’antichità, in special modo delle Sante come prova del rapporto con Dio. Il Festival in questa edizione approfondisce questo tema, anche attraverso il Teatro con spettacoli in scena in luoghi sacri e cristiani della città di Genova. Ci saranno dialoghi sulle passioni che in nome di Dio hanno guidato in imprese e battaglie le “guerriere” e le Regine della Fede; dialoghi sui tabù e i conseguenti divieti che nelle religioni del Mediterraneo hanno condizionato l’esistenza delle donne; dialoghi sulla violenza che le donne subiscono dall’antichità ai giorni nostri, dallo stupro etnico al femminicidio al cyber bullismo. Dialoghi sulla libertà, riflettendo sull’oppressione delle donne che tuttora si trovano in condizione di asservimento se non addirittura di schiavitù, vittime di tratta o di guerra.

    Il Festival va tra la gente

    «Quest’anno ci siamo rinnovati e abbiamo cambiato formula – dice Barilariabbiamo coinvolto nel progetto moltissime associazioni territoriali e abbiamo avviato la collaborazione in loco». La kermesse multidisciplinare al femminile quest’anno presenta una formula “diffusa” pensata per andare incontro alla gente, ragion per cui i dialoghi saranno portati nel territorio regionale nelle sedi e nei luoghi in cui operano associazioni, persone Università, scuole, teatri, luoghi sacri e di culto, centri civici, musei, interessate agli argomenti trattati. Una formula che andrà a tessere una rete e che rinsaldi il territorio e i suoi abitanti. «La scelta delle location – conclude Barilariè fortemente legata ai territori e alle associazioni che vi operano con cui il Festival ha strettamente collaborato per costruire il programma».

    Parte del Festival si svolgerà anche nelle scuole con il Progetto “Disconnect la scuola e la rete contro la violenza di genere”, che da un anno va negli istituti per prevenire i fenomeni di violenza. Sarà il progetto Disconnect che aprirà il Festival il 17 novembre alle ore 16 al Teatro Modena Sala Mercato con il dibattito “Essere Social Ma… Piu’ Sicuri In Rete”.

    Elisabetta Cantalini

  • Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure

    Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure

    delfiniCinque ore in navigazione in mare aperto a ammirare delfini e balena. E’ l’escursione, organizzata da Consorzio Liguria Viamare che prende il nome di Whale Whatching, pianificata per dare la possibilità al pubblico di avvistare moltissime specie di cetacei. L’appuntamento, per chi parte da Genova, è all’una al porto antico, ogni martedì o ogni sabato da aprile a ottobre. E’ dalla banchina dell’expo che il battello lascia gli ormeggi per dirigersi verso il Santuario cetacei- Pelagos. «Questa zona che va da San Tropez, passa per il mar Ligure, quello della Toscana e scende fino alle coste nord della Sardegna – racconta la biologa di bordo, Alessandra Somà – è l’area marina protetta più grande al mondo, l’unica che comprende le acque di diversi stati».

    875 chilometri quadrati che vantano la più alta concentrazione di cetacei dell’intero Mediterraneo. Capodogli, balenottere comuni, delfini, grampi, globicefali sono le specie che costituiscono l’ecosistema pelagico «Quest’area ha un fondale non omogeneo – aggiunge la biologa – in alcuni punti arriva a 1500 metri di profondità. E’ proprio in questi profondissimi canyon che vivono le balene». Insomma un ecosistema prezioso da salvaguardare e proteggere dalle molteplici attività umane che si svolgono sul mare. La rigogliosa popolarità dei cetacei durante l’escursione, alla quale noi di Era Superba abbiamo partecipato, si è manifestata appena fuori dalla diga foranea con un branco di 20 esemplari di tursiopi, grandissimi delfini dal colore scuro. «Sono esemplari costieri – spiega Somàuna specie di delfino che ama stare vicino alla riva». Per non stressare troppo gli animali la guida ha spiegato che non si possono osservare più di mezz’ora. «Sono animali curiosi – conclude – ma spesso l’imbarcazione con a bordo le persone li spaventa». Quello dei tursiopi non è stato il nostro unico avvistamento, durante la lunga navigazione abbiamo visto tonni, pesci spada e abbiamo “conosciuto” un branco di delfini stenelle che si sono divertite a giocare con le onde prodotte dalla nostra barca. Nelle escursioni di whale whatching la fortuna ha un ruolo fondamentale, ma a fare la differenza è la professionalità dello staff «durante le nostre gite almeno quattro persone dell’equipaggio – dice Somà –si posiziona a prua con binocoli per scorgere qualche animale da avvicinare e osservare».

    Nel 2016, per un totale di 52 uscite in mare, sono stati avvistati 13 capodogli, 34 zifii, 2 delfini comuni, 103 branchi di stenelle striate, 12 branchi di tursiopi, 4 mobule, 26 tartarughe caretta caretta, diversi pesci luna, tonni e pesci spada. «Quest’anno non abbiamo mai visto balene – conclude la biologa – i ricercatori con i quali collaboriamo stanno cercando di capire il perché. Per evitare che la mano dell’uomo contribuisca ad allontanare dal Mediterraneo o far scomparire questi animali, io a bordo faccio sempre formazione su come bisogna comportarsi e come rispettare il mare e i suoi abitanti».

    Whale Whatch in Liguria

    balenottera-while-watchUn’escursione in mare della durata di cinque ore che ha come obiettivo la ricerca e l’osservazione di 8 specie di cetacei che popolano il Santuario Pelgaos. Un’attività organizzata dal 1996, quando ancora il santuario dei Cetacei non era stato ufficialmente formalizzato. Un’iniziativa molto apprezzata da turisti e dagli stessi genovesi. Solo nel 2016 sono state organizzate 54 escursioni, con circa 200 passeggeri a bordo, per un totale di oltre 11 mila visitatori. «E’ un’attività molto apprezzata – dice Carlo Baracchini, responsabile dell’organizzazione del Consorzio Liguria Viamare – arrivano da tutta Europa per partecipare al whale whatching. Ci sono anche tanti genovesi che si ripresentano tutti gli anni e ogni volta son soddisfatti». La gita ha cinque diversi punti di partenza, Genova, Varazze, Savona, Loano e Andora «La destinazione è sempre il Santuario dei cetacei – racconta Baracchini – partendo da Genova si naviga lungo il canyon del Polcevera o quello del Bisagno che registrano un fondale profondo nel quale vivono molte specie di animali». Le rotte saranno diverse se si parte dal ponente ligure. «Quando si parte da Savona solitamente si va verso Capo Noli – aggiunge Carlo – è una zona di passaggio per le balene e altre cetacei. Addirittura l’Università di Genova ha installato due mede che registrano il numero degli esemplari che passano di lì». Comune per ogni imbarcazione è un equipaggio molto preparato che accompagna i visitatori durante tutta l’escursione. A bordo è sempre presente un biologo che commenta gli avvistamenti, fornisce informazioni e curiosità, e raccogliere importanti dati scientifici per la ricerca e altri componenti della crew che muniti di binocolo e cannocchiale controllano se all’orizzonte si vede qualche animale da “salutare”.

    Santuario cetacei- Pelagos

    whale-watchUn’area marina, o meglio dire un triangolo di mare che va da Tolone in Francia, arriva fino a Capo Falcone in Sardegna occidentale passa per il mar Ligure a arriva a Fosso Chiarone in Toscana. Un totale di 875 chilometri quadrati di mare protetto. Una zona così importante sia dal punto di vista naturalistico sia per la ricerca, tanto che nel 1999, i ministri, italiano, francese e monegasco, hanno firmato la nascita ufficiale del Santuario internazionale dei cetacei del Mar Ligure. La volontà di proteggere questa parte di mare e la fauna ha radici più lontane. Nel 1990 era già stata costituita l’area protetta nella quale vigeva un regime di salvaguardia dei cetacei presenti nel bacino corso-ligure-provenzale con il nome di Progetto Pelagos.
    L’obiettivo era, ed è tutt’oggi, sempre quello di tutelare le specie protette che abitano quest’area, qui infatti è possibile navigare, ma senza disturbare, gli animali. Secondo un censimento del 1992 nella superficie di quello che oggi è il Santuario Pelagos, si contavano 32.800 esemplari di stenelle (piccolo delfino) e 830 balenottere comuni che migravano nella zona durante il periodo estivo. «Oggi – dice la biologa Alessandra Somà – non è possibile fare una stima degli animali presenti nel Santuario»

    Con l’istituzione del Santuario è stato imposto il divieto di catture e di turbative intenzionali per motivi di ricerca, divieto dell’uso di reti pelagiche derivanti, si è portata avanti la lotta contro l’inquinamento, le competizioni off-shore sono state circoscritte solo in alcune aree. Nello stesso tempo è stata regolamentata l’attività di whale-watching e sono stati incoraggiati i programmi di ricerca e di campagne di sensibilizzazione del grande pubblico. Tutto questo per garantire ai mammiferi marini uno stato di conservazione favorevole.

    Elisabetta Cantalini

     

  • Villa Croce si trasforma e diventa un “contenitore” di attività culturali

    Villa Croce si trasforma e diventa un “contenitore” di attività culturali

    museo-villa-croceTrasformare Villa Croce in un centro di produzione culturale e un luogo di attrazione. E’ l’obiettivo di OpenYourArt, la “start up innovativa a vocazione sociale” che da settembre ha afferrato le redini e “preso il controllo” della villa. Un’idea riconosciuta come migliore tra i progetti del master in Management dei beni museali, nata da tre giovani imprenditrici, Paola Inconis genovese, 36 anni, Elena Piazza, palermitana, 31 anni, e Alessia Moraglia imperiese, 31 anni. Con la vittoria in pugno, le ragazze hanno cominciato i quattro anni di gestione del Museo di arte contemporanea di Villa Croce di Genova.

    Il progetto, ci raccontano, è nato tra i banchi del master. «In questo periodo – spiega Paola Inconis –  abbiamo potuto analizzare le caratteristiche del Museo identificando i lati positivi e quelli da migliorare. Dopo una valutazione accurata e consapevoli della nostre competenze, abbiamo potuto realizzare un piano che potesse valorizzare la villa e soddisfare le esigenze dei genovesi».

    Tre storie e tre formazioni differenti che unite insieme hanno realizzato un prodotto completo. Paola, dottore in giurisprudenza, dopo aver preso il titolo di avvocato ha lasciato il settore giuridico e si è dedicata a quello dell’arte e della cultura, Alessia laureata in scienze sociali ha vissuto un anno e mezzo in India per lavorare nelle ong ed Elena, con una formazione in economia e commercio, ha fatto esperienza manageriale nella ditta di famiglia. Le ragazze, da metà settembre, oltre a essere responsabili dell’organizzazione di eventi, concerti, laboratori artistici, seminari, workshop, spettacoli teatrali, gestiscono il museo di Villa Croce, gli spazi e i servizi accessori, come la biglietteria, il bookshop, un’area relax, un servizio di mediazione con operatori culturali multilingue. Il team di gestione ha anche ideato un servizio di mediazione culturale che accompagni il visitatore nella fruizione del Museo. Si va dal piano didattico per i bambini ai laboratori creativi, agli strumenti e materiali di mediazione specifici, ai servizi di didattica per le scuole; fino ad arrivare a un piano di divulgazione per adulti attraverso seminari e laboratori di approfondimento sui temi dell’arte contemporanea, mediazione culturale di sala professionale, visite teatralizzate, strumenti e materiali informativi per ogni mostra. Attraverso Openyourart le imprenditrici hanno ridato l’opportunità ai genovesi di frequentare, o meglio di vivere, il museo.

    «Il nostro progetto – racconta Paola –  mira a riqualificare Villa Croce nel suo complesso, vogliamo farla rifiorire. L’obiettivo è valorizzare la struttura, il parco storico che la circonda e trasformare il tutto in un contenitore di attività culturali che sappia coinvolgere il pubblico». Da gennaio 2017 l’intervento si concentrerà sui fondi, le cosiddette “scuderie”, al momento utilizzate come magazzino per le attrezzature e, in parte, come laboratorio didattico per poi passare al recupero spazi da utilizzare come sede delle diverse attività culturali.

    «Tutto avrà un’anima – aggiunge Paola – ogni attività sarà connessa con l’altra. Tutto quello che abbiamo pensato e progettato per la villa ha una storia da raccontare, ma con un denominatore comune: l’arte contemporanea». Il filo conduttore sarà proprio l’arte contemporanea che, per le tre giovani, significa coinvolgimento e partecipazione dei cittadini. «L’arte a Villa Croce – conclude Paola – non si manifesterà solo nell’allestimento delle mostre, ma in ogni singola parte che la compone».

    paola-inconis_alessia-moraglia_elena-piazzaChe cos’è OpenYourArt

    OpenYouArt, come dice il nome stesso, è un progetto aperto a ogni manifestazione dell’arte. Esprime la visione di apertura del Museo verso la città, dove l’arte e la passione per la cultura possono rafforzare il senso di appartenenza della collettività per il proprio territorio. Il team di gestione ha ideato un servizio di mediazione culturale che accompagna il visitatore nella fruizione totale del museo in modo da poter cogliere ogni sua sfacettatura. «Con questa start-up – dice Paola – vogliamo aprire la testa dei cittadini e stimolare la loro arte. Vorremmo che i genovesi, con il nostro progetto, s’innamorassero una seconda volta di Villa Croce, vogliamo riconquistarli». La start-up innovativa sottolinea il carattere sociale e innovativo del museo. «Un progetto creativo stimolante sia per noi che lo abbiamo pensato, sia per chi ne usufruirà».

    Per sostenerne concretamente l’avvio, la Fondazione Edoardo Garrone ha messo a disposizione un premio di start-up del valore di 50.000 euro. OpenYourArt è stato selezionato da una commissione di valutazione mista pubblico-privato tra i 7 progetti elaborati dai  partecipanti al master. «Portare avanti questo progetto – continua – è stato per noi una bella sfida, abbiamo dovuto far convergere le esigenze del pubblico e quelle del privato, unendo la necessità di fare business per portare un valore aggiunto sul territorio».

    Il calore e l’accoglienza non sono state da tipici genovesi: la città sembra aver risposto in modo positivo alla proposta delle tre giovani imprenditrici. «La gente ha apprezzato il progetto molto più di quanto pensassimo. Ora la sfida più grande è conquistare i genovesi».

    Perché ha vinto OpenYourArt

    Animazione attraverso l’organizzazione di eventi e attività in grado di moltiplicare le occasioni di frequentazione, inserimento di servizi accessori, economicamente sostenibili e rivitalizzazione degli spazi, nel pieno rispetto della natura d’istituzione culturale e civica del museo, in affiancamento alla direzione artistica. Sono questi gli assi nella manica della nuova gestione che hanno portato alla vittoria OpenYourArt. Il tutto all’interno di una governance pubblica del sistema culturale cittadino.

    Come richiesto dal bando, il team vincitore si è costituito soggetto giuridico economico. Per sottolineare e tutelare maggiormente lo spirito sociale, culturale e innovativo del progetto di gestione di un bene museale pubblico, il team ha creato la prima s.r.l. “start up innovativa a vocazione sociale” operativa in Liguria.


    Elisabetta Cantalini

  • Le molte vite dei libri di Genova, tra condivisione e incontri. La lunga storia del Bookcrossing in Liguria

    Le molte vite dei libri di Genova, tra condivisione e incontri. La lunga storia del Bookcrossing in Liguria

    Stacks of books«Diamo una seconda vita ai libri abbandonati – racconta Giorgio Boratto, esponente del bookcrossing di Genova – Li leggiamo e scambiamo idee e opinioni». Sono i bookcrosser, coloro che amano talmente tanto la lettura da volerla sempre condividere con gli altri. Sono i lettori che non prestano i propri libri, ma li “liberano” per farli arrivare a più persone possibili.

    L’idea è molto semplice, i bookcrosser s’innamorano di un testo tanto da offrirgli una seconda vita. «A Genova il bookcrossing nasce nel 2002, sull’onda del movimento americano – racconta Boratto – inizialmente eravamo una trentina e, come in America, utilizzavamo un forum on-line per la condivisione dei libri abbandonati». Trenta persone di ogni età, sesso e ognuno con una professione diversa s’iscriveva al sito, creava un’identità digitale, inventava un nickname e poteva cominciare con la condivisione di libri. Oggi il movimento dei bookcrosser genovesi ha cambiato veste ed è passato all’offline. Basta nickname e log nella piattaforma digitale, si passa direttamente agli incontri per lo scambio reale di libri. E così, ogni secondo martedì del mese gli appassionati di lettura s’incontrano al bar Vittoria di Genova, in Piazza della Vittoria, per condividere testi, scambiarsi idee e soprattutto stare insieme. Il bar addirittura ha di recente comprato una libreria che serve da deposito per i libri cosiddetti “abbandonati”.

    «Preferiamo gli incontri reali allo scambio di idee attraverso lo schermo del computer – aggiunge Giorgio – Per noi il bookcrossing è un modo per condividere una passione, per stare insieme e magari stringere delle amicizie». Il gruppo genovese, nonostante abbia abbandonato la parte digitale rimane ben saldo e sempre aperto a nuovi partecipanti. «Siamo ancora una ventina di bookcrosser a Genova, e devo dire che lo scaffale del bar Vittoria è sempre bene fornito. – conclude Boratto – E’ un bel modo per stare insieme e mantenere viva la lettura che via via sta morendo».

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    Liguria terra di libri

    Questa pratica, negli anni, si è diffusa anche a macchia di leopardo in tutto il tessuto cittadino: dalle prime condivisioni di testi in alcune scuole, alle ex cabine telefoniche di piazza Tommaseo, ripensate oggi come luogo di scambio dei libri; guardando le statistiche, però, non ci sarebbe da stupirsi: la Liguria, infatti, è la terra dei libri. Secondo i dati Istat 2015, infatti, la nostra regione detiene il primato italiano della percentuale più alta di famiglie che in casa hanno più cento libri: poco più del 37%, mentre il dato nazionale si ferma al 25%. A seguirci il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. No, non è come si potrebbe pensare, la grande quantità di anziani non fa la differenza: nello stesso report statistico, infatti, viene analizzata anche la “voracità” di lettura differenziata in base all’età: a sorpresa, i giovani leggono di più. Secondo lo studio, infatti, il picco di lettura per gli uomini è nell’età scolastica, per poi lentamente scendere durante la maturità; per le donne si ha ugualmente il massimo nell’età degli studi, ma la quantità di lettura si stabilizza fino circa ai sessant’anni, per poi scendere. Nello studio non sono ipotizzate motivazioni, e sicuramente tanti sono i fattori che incidono su questo dato: ma se pensiamo al piacere di un buon libro, magari sugli scogli a due passi dalle onde, sotto il sole piacevole di giugno o ottobre, durante la pausa pranzo, o durante lo studio quotidiano, ecco che il quadro è più chiaro. Il contesto nazionale, però, non è così esaltante: secondo una stima Ocse sulla capacità di comprendere un testo (la cosidetta Literacy, calcolata sulla media di tempo giornaliero speso a leggere testi scritti) l’Italia è tra i fanalini di coda dell’Eurozona.

    Ma il patrimonio dei lettori liguri resiste è sicuramente ha facilitato la nascita della pratica del bookcrossing: tanti lettori, e tanti libri nelle case, il binomio perfetto per far nascere questa pratica di scambio della carta rilegata.

    La novità dei bookcrosser genovesi

    Oggi il bookcrossing genovese si rinnova e lancia l’incontro a tema: hai scritto qualcosa? Leggilo qui!“. «A molti di noi, oltre alla lettura, piace anche scrivere – dice Giorgio – così abbiamo pensato di dare una trama comune da sviluppare a casa e di leggerla poi durante il nostro incontro». Per l’occasione vengono invitate note firme e alcuni rappresentanti di case editrici genovesi che daranno ai testi scritti, un giudizio del tutto informale e in amicizia. Ad ascoltare e a dire la loro sui testi scritti sono anche tutti coloro che parteciperanno alla lettura pubblica. «Anche questo è un modo per condividere idee. – dice Giorgio – Una novità pensata per invogliare a scrivere. In tanti senza trama o senza una data di consegna non avrebbero l’occasione di comporre testi». L’ultimo meetup, con tanto di aperitivo, si è svolto martedì 13 settembre, come di consueto al bar Vittoria. «E’ stata un’occasione divertente per riprendere i contatti dopo la pausa estiva di agosto – conclude Boratti – un interessante prologo per i nuovi appuntamenti ».

    Bookcrossing buona pratica

    «L’idea del riuso dei testi è nata in America nel 1999 – spiega Giorgio – quando alcuni ragazzi hanno cominciato a lasciare libri per strada o nei giardini, nella speranza che qualcuno li raccogliesse e li leggesse». In questo modo, però, non si poteva mai sapere se l’abbandono del libro a scopo benefico andasse a buon fine, o se invece il testo venisse gettato via. Così nei primi anni del 2000 l’americano Ron Hornbaker ha pensato di seguire il tragitto di ogni libro abbandonato applicando a ognuno un numero di serie e registrandolo poi su un sito creato appositamente. E’ così che nasce il movimento del bokcrossing cresciuto fino a  raggiungere dimensioni globali grazie a internet. Oggi si contano più di 660 mila bookcrosser nel mondo e oltre 20 mila in Italia.

    Elisabetta Cantalini