Autore: erasuperba

  • Homeless a Genova: le strutture di accoglienza e il lavoro delle associazioni per i senza tetto

    Homeless a Genova: le strutture di accoglienza e il lavoro delle associazioni per i senza tetto

    homeless1Sono chiamati “invisibili”, la sera per dormire si allungano su due cartoni con una tendina dell’Ikea per coprire il viso. Fanno la coda alla porta degli ostelli con il buono della Caritas in mano. Spengono la luce quando chiudono gli occhi, l’alcool aiuta ad addormentarsi meglio e in minor tempo. Dopo i tristi episodi di cronaca delle scorse settimane, con le immagini dell’aggressione avvenuta a Genova ai danni dei quattro clochard in piazza Piccapietra che hanno fatto il giro del web, i senza tetto a Genova sono finiti improvvisamente sotto i riflettori, loro che ai riflettori non sono certo abituati.

    Ma dove sono, quanti sono e dove vanno, gli homeless che gravitano nella nostra città? A questo proposito, la Comunità di Sant’Egidio distribuisce gratuitamente l’ultima edizione dell’utilissima guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi 2014“, praticamente la Michelin dei senza tetto, che segnala a Genova, oltre a conventi e mense dove richiedere un pasto (muniti del buono), anche una serie di rifugi per la notte. Si va da quelli convenzionati con la Questura, preparati ad accogliere rifugiati e profughi in attesa di permesso, come Auxilium a San Teodoro o Tangram in zona Principe, abilitato anche a ricevere persone con problemi di dipendenza e minori soli, a quelli per i detenuti in regime di pena alternativa che trovano accoglienza nella Casa Speranza di Campomorone. Le donne con bambini e situazioni familiari problematiche hanno ospitalità in Via Cairoli presso l’Udi, ma qui si parla più di situazioni di maltrattamento che di reale perdita dell’abitazione. In ogni caso si tratta di soggiorni limitati nel tempo, normalmente un paio di settimane, ed il Comune in aggiunta predispone, in caso di situazioni meteorologiche particolarmente a rischio, aperture straordinarie delle sale d’aspetto e dei  relativi servizi  nella Stazione Principe: in questi casi anche la Croce Rossa cerca di mandare volontari e di  reperire ulteriori locali. Si contano, in totale, circa 300 posti letto disponibili, a fronte di una richiesta stimata dalla Comunità di Sant’Egidio tre volte superiore,  ma in realtà è difficile stabilire dei dati certi: molti irregolari si guardano bene dal rivolgersi alle strutture autorizzate, altri che potrebbero in realtà ottenere posti letto a pagamento saltuariamente decidono di ingrossare le file dei clochard per risparmiare qualche euro, mentre i cosiddetti “punkabbestia” bivaccano nella buona stagione in alcune zone del centro storico con i propri cani senza cercare ulteriori ripari.

    A questo punto per chi rimane fuori non resta che il fai da te: ad esempio l’hotel Marinella – posto in una meravigliosa posizione sulla Passeggiata di Nervi e abbandonato da oltre un anno – è stato colonizzato da un consistente drappello di cittadini extracomunitari che ne presidia attivamente gli ulteriori accessi. I portici di via XII Ottobre, luogo dell’aggressione, oppure casi particolari, come quello che interessa l’estremo lembo della città, Capolungo, dove un senza tetto ha stabilito il domicilio nel portichetto dell’ultima palazzina, dopo aver chiesto il permesso agli inquilini e ricambiando con poesie, brevi scritti e qualche chiacchiera con chi ne ha piacere. Poi ci sono i portici di Piazza della Vittoria piuttosto che i fondi del Pronto Soccorso di San Martino, gli angoli bui del Porto Antico o dell’ex mercato di Corso Sardegna, con i vigili che un po’ chiudono un occhio un po’ intervengono quando i cittadini lo richiedono esplicitamente.

    A complicare l’esistenza di queste persone, oltre all’oggettivo disagio di non avere un rifugio sicuro, ci sono problemi di dipendenza, solitamente dall’alcool, che talvolta si unisce ad un disagio psichico che può essere causa o conseguenza della vita irregolare e malsana. Questo fa sì che chi ne è vittima si allontani dai centri di accoglienza dove occorre presentarsi sobri, seguire un minimo di regole, convivere con persone sconosciute. E per chi non ha nei loro confronti un approccio di tipo professionale, o comunque formato con l’esperienza del lavoro nelle associazioni, risulta difficile aprire un canale di comunicazione, concentrati come sono a raccontare la storia che pensano si voglia ascoltare, o che preferiscono raccontare  e raccontarsi, e grazie alla quale sperano di guadagnare una bottiglia o una banconota. Così c’è chi ti dice di aver voluto abbandonare tutto perché litigava con il coinquilino, chi racconta di vivere grazie ad un bonifico mensile elargito da George Bush (senior) in ricordo di un’avventura d’amore vissuta a Savona, chi semplicemente era badante di qualcuno che ora non c’è più ed è rimasto senza casa e lavoro in un colpo solo.

    poverta-crisi-clochard-DICercando di approfondire le varie situazioni e consultando chi lavora quotidianamente per aiutare gli homeless genovesi, quello che sembra chiaro è che quasi mai si ritrovano per strada per libera scelta, nonostante il luogo comune li voglia felicemente liberati dai pesi della quotidianità che tutti noi portiamo con fatica. In realtà non ne vogliono parlare, del vero motivo che li ha portati in questa condizione, che tra l’altro li espone ad un alto rischio patologico con un’aspettativa di vita che è in linea con quella dei paesi in via di sviluppo, privi come sono di cure ed assistenza. Muoiono molto spesso per strada, lì dove hanno vissuto, ed è solo allora che mezzi di informazione ed istituzioni sono costretti ad accorgersi di loro o meglio, dei loro corpi senza vita.

    Per evitare quanto più possibile questa fine terribile a Milano è nato il Progetto Arca,  1400 kit di sopravvivenza distribuiti ad altrettanti senzatetto: uno zainetto con dentro calze, mutande, asciugamano  e maglietta e un astuccio con sapone e spazzolino distribuiti dall’Associazione Arca che, nell’occasione, ha chiesto a gran voce al nuovo governo un impegno vero nei confronti del mondo del volontariato e degli aiuti sociali.

    Infine nel girone più esterno di questa specie di inferno urbano troviamo i nuovi poveri, quelli rimasti intrappolati da una serie particolarmente sfortunata di eventi negativi, perdita del lavoro unita magari alla separazione oppure alla morte di un parente o alla perdita della casa. Questo accade sempre più frequentemente: secondo i dati Eurostat presentati ad ottobre, nel 2012 il 12,7% delle famiglie era sotto la soglia di povertà relativa (era l’11,1% nel 2011), mentre in povertà assoluta risultava l’8%, con un incremento del 33,3% rispetto all’anno prima. Si tratta del più alto degli ultimi 10 anni. Sia chiaro, povertà non vuole ancora dire homeless, possedere una vecchia automobile dentro cui dormire ed un certificato di residenza da esibire, in questi casi fa la differenza. Si, perché chi non può più disporre neanche di quello viene cancellato dall’anagrafe comunale, perdendo innanzi tutto il diritto al medico di famiglia, il diritto di voto e persino la pensione, che se non era precedentemente già erogata, non viene corrisposta pur in presenza di contributi versati e diritti maturati.

    Per questo, per tutelare le persone che si vedono rapidamente ricoprire dal mantello dell’invisibilità esiste una specifica organizzazione, Avvocati di strada (qui l’approfondimento), nata a Bologna nel 2000 ed ora una bella realtà in tutti i maggiori capoluoghi, che dallo scorso anno è attiva all’interno della Comunità di San Benedetto al Porto di  Don Andrea Gallo. Grazie al lavoro volontario dei professionisti, si cerca di aiutare le persone che sono “uscite dal giro”del lavoro e dei rapporti sociali, cercando di impedire il definitivo abbandono di diritti e doveri; di seguire le trafile burocratiche per extracomunitari e rifugiati,  e di assistere i clochard in tutte quelle pratiche per le quali, visto che hanno perso la residenza, non hanno più diritto al patrocinio gratuito. L’unica condizione richiesta per chi vuol collaborare con loro è l’assoluta  gratuità del lavoro svolto.

    Pavimentazione nel Centro StoricoMa nella nostra città sono tante le persone che si occupano di assistenza ai senza tetto. Paolo Farinella, prete molto attivo su tutti i fronti dell’assistenza ai “meno adatti”,  l’Associazione San Marcellino, che opera nel centro storico, dove non ci si limita a dare un piatto caldo ed un tetto ma si cerca di rieducare ad avere un orario, un piccolo impegno, un tempo per il fare ed uno per il riposo. Auxilium è la realtà più grande, il braccio operativo di Caritas, mentre  Massoero 2000, altra associazione che collabora con il Comune di Genova, è molto attiva sul fronte delle iniziative per  sensibilizzare le istituzioni e i cittadini. Abbiamo quindi rivolto alcune domande ad Angelo Gualco, direttore della Onlus Massoero 2000 che ha sede in via della Maddalena, per cercare di capire meglio come è strutturato e in che cosa consiste il prezioso lavoro di queste realtà cittadine.

    «L’associazione dispone di un pulmino che la sera compie un giro di ricognizione nei  luoghi dove sappiamo di poter trovare persone che dormono all’aperto, e cerchiamo di fornire un panino, una coperta ed una bevanda. Questo solitamente è il primo contatto, perché li invitiamo a venire nei nostri locali dove possiamo fornire assistenza durante il giorno, aiuto nei problemi quotidiani e ovviamente un pasto caldo. Altri vengono mandati da noi dagli uffici del Comune, il pernottamento però è limitato al periodo invernale, quando è possibile derogare alle norme sugli ostelli previste dalla Regione». 

    E, una volta avvenuto il primo contatto, per quanto tempo di solito seguite una persona? «Premesso che non mandiamo via mai nessuno, è chiaro che dobbiamo organizzare il periodo in cui noi dovremo chiudere per la notte, senza lasciarli soli ma cercando la sistemazione migliore. Anche quando riescono a trovare un alloggio e non sono in grado di pagare il trasloco o i mobili, noi diamo una mano, distribuendo l’arredamento raccolto da altri volontari e assistendoli nelle pratiche burocratiche».

    [quote]Abbiamo organizzato una manifestazione proprio in occasione del 15 marzo, data in cui dovremmo chiudere i nostri dormitori. Allestiremo una grande tenda il venerdì sera in Piazza De Ferrari, dove passeremo la notte con i nostri ragazzi, cercando di sensibilizzare la città sull’importanza di trovare spazi da condividere con chi è meno fortunato».[/quote]

    Funziona la collaborazione con il Comune di Genova? «In realtà il Comune sta facendo molto, pure in questa stagione di tagli al bilancio e spending review. E’ stato appena inaugurato il nuovo centro di Quarto, che possiamo utilizzare nella stagione invernale, ed in genere ci supporta come può. Certamente i fondi mancano, ma con un po’ di creatività si possono sempre trovare delle soluzioni».

    Traspare ottimismo dalle parole di Gualco:

    [quote]Noi abbiamo il 90% degli operatori che sono persone che  precedentemente erano nostri assistiti, che hanno  avuto un’esperienza sulla strada».[/quote] 

    Testimonianza che grazie all’impegno dei cittadini volontari sono tanti i senza tetto genovesi che sono stati reinseriti nella società. «Vediamo che le persone che sono state seguite da noi, se per qualche motivo si sono allontanate, magari perché nomadi o per problemi con la giustizia, appena tornano in città vengono a cercarci, vogliono stare ancora con noi. Questo è molto gratificante, sul piano professionale ma anche su quello umano, vuol dire che non abbiamo dato solo dell’aiuto materiale, ma anche qualcosa di più duraturo».

    Capita che qualcuno volontariamente si allontani dai centri, che preferisca proprio tornare in strada? «Questa “storia” del clochard che in strada vuole starci a tutti i costi è parecchio riduttiva: certo è che chi non riesce proprio a seguire un minimo di regole o magari ha una forte dipendenza dall’alcool tende a ritornare nei propri angoli, ad isolarsi, ed è molto difficile interrompere questo circolo negativo». E per quanto riguarda gli irregolari? «In teoria gli irregolari, in base alla legge Bossi-Fini, non potrebbero essere seguiti. Però il concetto del soccorso prevale sulla legge, e quindi in realtà possiamo curarli, sfamarli e trovargli un letto per evitare che rischino la vita, specialmente con il freddo. Un discorso a parte è per i rifugiati politici, che hanno ottenuto questo status dalla Prefettura in quanto provenienti da zone di guerra o dove sono in atto rivoluzioni o guerre civili. A noi arrivano tramite l’ufficio del Comune: proprio ieri sera hanno mandato un ragazzo del Mali, eravamo già oltre il tutto esaurito, ma insomma ci siamo arrangiati in qualche modo, e lo abbiamo accolto al meglio».

    Ringraziamo Angelo Gualco per la sua cortesia, ed anche per l’ottimismo e la voglia di fare che si leggono nelle sue parole. Il messaggio che se ne ricava è che si deve provare sempre ad agire, ogni sforzo anche se sembra una goccia nel mare può significare la differenza fra chi riesce a farcela e chi abbandona. In sostanza, ascoltando Angelo, leggendo Don Farinella, guardando il lavoro di molti altri volontari, si capisce che la strada è tracciata. Gli homeless sicuramente non avranno ancora case gonfiabili ad aspettarli né architetti volenterosi dedicati a trovare la soluzione di case portatili gratuite, ma la via d’uscita esiste: sta anche a loro volerci credere, a noi spetta non chiudere mai la porta.

    Bruna Taravello

  • Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Via Balbi Lettere e FilosofiaIn occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014 (7 febbraio 2014), l’Ateneo genovese ha reso pubblici i dati relativi agli investimenti, ai fondi, agli studenti nell’a.a. 2012-2013 e ai nuovi progetti che ha in serbo per i prossimi anni. Oltre al numero di nuove immatricolazioni, di laureati, di offerte nell’ambito della ricerca e della mobilità, si parla di investimenti da mettere in atto per modernizzare una struttura, quella universitaria, che in Italia risulta obsoleta e inadatta a competere con gli altri atenei europei e mondiali.

    Che la situazione sia questa, lo si sa da tempo: vi sarà già capitato di leggere i report annuali, i cosiddetti World Universities Ranking (qui quello di THE Times Higher Education), con la graduatoria degli atenei mondiali. In questi ranking, che si basano spesso su criteri specifici (reputazione accademica, numero di citazioni in articoli scientifici, presenza di studenti o docenti stranieri, ecc.) e che rispondono a particolari logiche (l’istituto Qs, ad esempio, mette insieme i dati raccolti da varie fonti e sondaggi su 60mila docenti e 28mila dipendenti) le università italiane occupano posizioni arretrate: ad esempio, secondo THE per l’a.a. 2012-2013 gli atenei italiani compaiono solo dopo la posizione 250. I “primi” italiani in classifica sono l’Università degli Studi di Milano (262) e Milano Bicocca (263), seguiti da Trieste, Bologna, Trento, Torino, e poi Padova, Pisa, Pavia, Roma (a larga distanza, tra la posizione 300 e la 350). Non mancano nemmeno Ferrara, Reggio-Emilia e Salento. Anche stando al ranking presentato da Qs, la situazione migliora ma non troppo: l’Università di Bologna, prima italiana, è al 188esimo posto; La Sapienza di Roma al 196, 230 il Politecnico di Milano, 235 l’università degli Studi di Milano e l’Università di Pisa è 259esima.

    Il tutto si inserisce in un contesto in cui le riforme per il sistema scolastico e universitario a livello nazionale scarseggiano e arrancano, e in cui di recente si è tornato a parlare di provvedimenti che limitano le ore di insegnamento di storia dell’arte nelle scuole superiori e di filosofia sia nelle scuole secondarie che in certi corsi universitari.

    Università di Genova

    «Investire nell’Università è essenziale per la società, per uscire dalla crisi: laddove si è investito, la crisi ha avuto impatto minore – ha commentato il rettore Deferrari – Oggi vogliamo razionalizzare l’offerta formativa per avere più laureati da inserire nel mondo del lavoro, ridurre i fuori corso e gli abbandoni. È indispensabile per crescere attrarre risorse a livello europeo e mondiale, partecipando a bandi e collaborando con imprese, per l’internazionalizzazione di qualità. Incrementeremo i corsi in inglese, anche con formazione a distanza con docenti stranieri, anche per venire incontro ai tantissimi studenti stranieri, che fanno di UniGe una delle università più aperte. Inoltre, per favorire la prosecuzione del percorso studentesco, non siamo stati né low cost, né esosi: abbiamo ridotto la seconda rata delle tasse e incrementato i premi di laurea e profitto. Qualità della formazione, della ricerca, del trasferimento tecnologico: lavoriamo verso un’integrazione di università e Paese, perché l’Ateneo non sia un fortino ma una piazza aperta sul mondo».

    Senza scomodare i ranking internazionali (oltre la posizione 400 nella graduatoria THE), concentriamoci sull’Ateneo genovese e sui ranking italiani: stando ai dati del luglio 2013 di Repubblica-Censis, Genova ottiene il quinto posto tra gli atenei “grandi” (tra 20 e 40 mila iscritti), con 86,8 punti conferiti in base alla valutazione di servizi, strutture, web, internazionalizzazione e spese per borse ed altri interventi. La prima di questa categoria è Pavia, con 94,1, ma in generale spiccano i poli senese (oltre i 100 punti), bolognese, padovano e le due importanti scuole politecniche milanese e torinese. Genova eccelle nell’area chimico-farmaceutica (quarto posto) e geo-biologica (terzo posto).

    La struttura

    centro-storico-vicoli-architettura-d12L’Ateneo si articola in cinque scuole, a loro volta composte da dipartimenti (22 in totale). Dopo l’attuazione della riforma Gelmini, entrata in vigore dall’1 gennaio 2011, nell’a.a. 2012-2013 le Facoltà sono state soppresse e trasformate in scuole. Così sono state accorpate ad esempio le Facoltà di Architettura e Ingegneria, o quelle di Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia. Oggi abbiamo a Genova la Scuola di scienze matematiche, fisiche e naturali; quella di scienze mediche e farmaceutiche; di scienze sociali; scienze umanistiche; politecnica. Non mancano i centri di servizio (da quello linguistico, al CISITA per servizi informatici e telematici) e le biblioteche, che sono cinque (una per scuola) rispetto alle quattordici del passato. Il tutto, dislocato in circa 400 mila mq di immobili, molti dal valore storico e spesso difficili da mantenere in buone condizioni. A tal proposito è stato elaborato un piano edilizio nel 2013, sono stati predisposti i lavori all’ex Saiwa per il polo di chimica e la demolizione dell’ex Sutter, ultimati gli interventi all’Albergo dei Poveri. Inoltre, l’Ateneo è presente anche nelle altre tre province liguri, con sedi distaccate.

    Il personale è composto da 1.338 docenti, di cui 341 ordinari, 387 associati e 610 ricercatori, più altri collaboratori linguistici. A questi si aggiungono anche 1.409 impiegati nell’area tecnico-amministrativa, per un totale di 2.776 persone.

    Gli stravolgimenti degli ultimi anni, con il passaggio da Facoltà a Scuole, non ha mancato di creare disagi e suscitare polemiche, dovute ad esempio alla chiusura di alcuni uffici e alla ridistribuzione dei servizi: è stato il caso, ad esempio, dell’Ufficio Erasmus della ex Facoltà di Lettere e Filosofia, chiuso per essere accorpato a quello di Lingue, non senza problemi per il personale, spalmato in Via Bensa o adibito ad altre mansioni. Sono stati, inoltre, sostituiti alcuni presidi e i membri degli organi direttivi. Ci si è dovuti adattare a un’integrazione forzata tra realtà lontane anche fisicamente: è il caso, ad esempio, del polo di architettura e quello di ingegneria, uno nel centro storico e l’altro dislocato tra Albaro, San Martino, Fiera di Genova.

    L’offerta formativa

    universita-scuola-istruzioneSi articola in 27 corsi di laurea e laurea magistrale e 27 Corsi di Dottorato più 2 in consorzio con sede esterna XXIX ciclo (caso emblematico, quello del Dottorato in Filosofia, che quest’anno per la prima volta faceva parte del Consorzio Dottorato Filosofia nord ovest “Fino”, assieme a Piemonte Orientale, Università di Torino e Pavia). Inoltre Scuole di Specializzazione, corsi di perfezionamento e di formazione permanente e 32 Master Universitari di I e II livello. Le difficoltà degli ultimi anni hanno prodotto una progressiva riduzione dei fondi disponibili all’interno dell’Università, limitando sia la scelta dei corsi che le possibilità di prosecuzione del percorso di studi degli studenti all’interno della sede genovese. Tra i corsi è stato chiuso ad esempio quello di “Tecniche della Progettazione Architettonica e della Costruzione Edilizia” nell’a.a. 2010/2011.  Emblematico anche il caso del Dottorato di Filosofia e della sperimentazione della modalità consortile: l’alternativa sarebbe stata l’abolizione delle borse, mentre l’escamotage ha permesso di garantire un numero minimo di posti. Tuttavia, si trattava di un numero esiguo e quindi insufficiente: all’incirca 30 posti da ripartire in 4 atenei, vanificando le speranze dei neo-laureati e complicando le modalità decisionali.

    Gli studenti

    Gli iscritti ai corsi di I e II livello nell’a.a. 2012/2013 sono stati in totale 33.957, di cui 5.336 nuovi immatricolati, con aumento del 3-4% rispetto all’anno scorso. Nel 2012, infatti, c’era stato un calo dell’11%, ma oggi la situazione di emergenza sembra arginata. Tanti anche gli stranieri, il 20% in totale, di cui il 10 solo nell’ultimo anno. Tra tutti, più alte le immatricolazioni per la Scuola Politecnica (1165) e di Scienze Sociali (1889). Gli iscritti ai corsi post-laurea sono invece 3.957. Vediamo come sono ripartiti gli studenti tra le varie scuole:

    – Scuola di Scienze Sociali: 12.071

    – Scuola Politecnica: 7.739

    – Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche: 6.898

    – Scuola di Scienze Umanistiche: 4.840

    – Scuola di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: 2.409

    Per quanto riguarda il numero dei laureati, nel 2013 sono stati oltre 6 mila: di più quelli laureati in scienze sociali (2.127, di cui 1.330 femmine), poi quelli in ingegneria e architettura (1.458); seguono medicina e farmacia, con 1.258 laureati,  i laureati in scienze umanistiche (954) e quelli in matematica, fisica e scienze (441).

    Quanto investe l’Università di Genova nella ricerca?

    Ci sono dieci Centri interuniversitari di Ricerca e di Servizio: ad esempio, l’ISME, per i Sistemi integrati per l’Ambiente marino, il CIRCE dedicato ai cetacei, il centro legato al Museo nazionale dell’Antartide (MNA), e quello per la Ricerca sul Cancro (CIRC), quest’ultimo però in liquidazione. Non mancano anche due centri di eccellenza nella Ricerca: il Centre of Excellence for biomedical Research (C.E.B.R.) e il Centro italiano di Eccellenza sulla Logistica integrata (C.I.E.L.I.).

    “L’Università di Genova riveste un ruolo di primo piano nel campo della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico”, si legge sul report fornito alla stampa dall’Ateneo. E ancora: “In un contesto di accresciuta competitività nazionale e internazionale, l’Ateneo genovese è costantemente attivo nell’individuare finanziamenti, monitorando e selezionando tutte le opportunità e le fonti”. Ma quanto investe l’Università nella ricerca? Quali sono le possibilità fornite agli studenti? Nel 2012 i finanziamenti acquisiti a bilancio per lo svolgimento dell’attività di ricerca dell’Università di Genova ammontavano a 47 milioni di euro, con fondi aggiuntivi per circa 4,7 milioni di euro.

    Dai dati forniti dal conto Consuntivo Consolidato di Ateneo si legge che le entrate per la ricerca del 2012 provengono per il 35% da attività presso terzi e per il 24% da Enti pubblici e privati; il 12% da borse di ricerca e dottorato, l’11% dall’Unione Europea e un altro 11% dal MIUR; infine, un 3% proviene dalle amministrazioni pubbliche locali, Enti e associazioni internazionali (3%) e altri ministeri (1%).

    Fondi a disposizione, servizi scolastici

    Via BalbiNel corso dell’a.a. 2012-2013 i fondi a disposizione sono stati incrementati, passando da un fondo di cassa a gennaio 2012 pari a 34.950.621,43 euro ai 56.872.396,58 di dicembre. ARSSU, Azienda Regionale per i servizi scolastici e universitari, ha messo a disposizione 931 posti letto e si è occupata del servizio mensa e erogazione pasti. C’è stata anche la possibilità per 626 studenti di partecipare a bandi per lo svolgimento di attività retribuita (150 ore), con un compenso di circa 1.200 euro per studente, senza contare le analoghe attività di studente tutor, tutor alla pari e didattici e studenti attivi presso il CUS. Si tratta di opportunità di guadagno fornite agli studenti, rimanendo all’interno dell’ambiente accademico e non dovendo sacrificare lo studio al lavoro. La retribuzione si aggira nella maggiore parte dei casi attorno ai 1.000-1.500 euro.

    I progetti internazionali e l’inserimento lavorativo

    L’Università di Genova è esempio virtuoso di mobilità internazionale. Le borse Erasmus messe a disposizione dall’Ateneo sono circa 1160, di cui 540 sono state assegnate agli studenti per l’a.a. 2013/2014, contro le quasi 500 dell’anno precedente. Il numero di studenti Erasmus in entrata, invece, è superiore: sono 1996 gli studenti stranieri ospitabili, e si sono stipulati accordi con 392 istituti partner. Attive anche le borse per l’Erasmus Placement per tirocinio (110 assegnate su 132), lo scambio nell’ambito del CINDA, Centro Interuniversitario de Desarrollo Academico per la cooperazione con il Sud-America, e gli altri programmi, da Leonardo a Comenius, a “Porta la laurea in azienda”.

    Genova e l’Italia: numeri a confronto con Parma e Torino

    Per inquadrare meglio la situazione dellAteneo ligure proponiamo un paragone con altre università italiane. Un primo esempio, quello di Torino, Ateneo “maxi”, con oltre 67 mila iscritti: qui il bilancio è pari a 760 milioni di euro e i nuovi iscritti sono 15 mila, in aumento del 4%. Tra il personale, tanti giovani docenti e ricercatori, con età media pari a 50 anni.

    La situazione migliora, ad esempio, se ci confrontiamo con l’Ateneo di Parma, al terzo posto nella classifica Repubblica-Censis per la categoria “atenei grandi” con 88,5 (due posizioni sopra Genova). Qui, il numero degli iscritti è circa 32 mila (la metà proveniente da fuori regione), contro i quasi 34 mila di Genova.

    In generale la situazione è difficile: il Fondo di Finanziamento Ordinario, che rappresentava nel 2001 il 61,5% delle entrate degli Atenei, nel 2008 è sceso al 54%. Tra il 2009 e il 2013 si è assistito ad una ulteriore riduzione del 5% annuo, cosa che ha obbligato gli Atenei a mettere in atto strategie come tagli al personale docente e tecnico, aumento delle tasse in molti casi, mancato ammodernamento delle strutture e minori incentivi di promozione. Oggi, il Sistema di Finanziamento Pubblico si basa su logiche premiali, per cui sono previste percentuali da rispettare per quanto riguarda programmazione, monitoraggio e valutazione delle strutture, e sono fattori importanti nell’elargizione di premi.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Musei di Genova, analisi dati visitatori. Da Strada Nuova fino alla periferia

    Musei di Genova, analisi dati visitatori. Da Strada Nuova fino alla periferia

    palazzo-tursi-D3I musei di Genova godono di buona salute? Attraggono il pubblico genovese e i turisti, e quanto ci costano? In una città che può vivere in gran parte di turismo e cultura, queste sono domande importanti. Dal Comune di Genova e dall’Assessore alla Cultura e al Turismo Carla Sibilla, giorni fa sono arrivate parole confortanti: i Musei civici del capoluogo sono in crescita e nel 2013 si è registrato un incremento di visitatori del 18%. Un dato positivo, soprattutto in considerazione del periodo non troppo florido che stanno attraversando le iniziative artistiche, i musei e tutto quello che ha a che fare con la cultura. Le previsioni, assicurano da Tursi, sono rosee anche per il biennio 2014-2015: si parla di investimenti sulle strutture, nuove mostre (di recente la notizia di quella a Palazzo Ducale dedicata a Frida Kahlo nell’autunno 2014, che prima sarà alle Scuderie del Quirinale di Roma), collaborazione con Milano in previsione di Expo 2015.

    “L’offerta museale genovese è ricca e articolata e l’Amministrazione Civica sta puntando con sempre maggior convinzione sulla promozione, nazionale e internazionale, del patrimonio culturale di una città che sempre di più – dopo il riconoscimento per Le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli di patrimonio dell’umanità UNESCO – si sta affermando come città d’arte”, si legge nel comunicato diffuso dall’Ufficio Stampa del Comune. Parole ben accolte dai cittadini, che di solito lamentano la scarsa attenzione di Tursi alla promozione turistica. Ma, nei fatti, quanto è vicina Genova allo status di città d’arte?

    Nonostante gli entusiasmi, infatti, la situazione non è così rosea: certo, l’incremento c’è stato, ed è rilevante, ma l’affluenza di visitatori per ciascun museo è ancora bassa, soprattutto se paragonata alle altre città d’arte italiane. Molti musei soffrono ancora della scarsa affluenza di pubblico e della poca promozione. Certo, un fatto fisiologico in ogni città: alcuni poli sono più frequentati e soffrono meno (vuoi per la posizione più fortunata, per il patrimonio più prestigioso, per le mostre temporanee particolarmente accattivanti), altri sono più in difficoltà. Anche a Genova, naturalmente, si registrano squilibri: l’attività di certi musei langue e viene da chiedersi se vale la pena mantenerli in vita e quali strategie attuare per rilanciarli.

    I dati sulle presenze 2012 – 2013

    Vediamo nel dettaglio quali sono stati gli aumenti per il 2013. Sono state raggiunte le 600 mila presenze annuali (precisamente 637.637), +18% rispetto al 2012.

    Musei di Genova, dati visitatori 2012 - 2013Dai dati si evince che il polo più frequentato è quello composto dal complesso Galata Museo del Mare e Commenda di Prè, con circa 204 mila persone, in leggera flessione rispetto al 2012. Si conti che la cifra è da spalmare sui due musei, che fanno parte della stessa rete. La grande affluenza è motivata, oltre che dall’attrattiva che esercita un museo del mare a Genova (con l’affresco di Renzo Piano e relativo archivio, la terrazza panoramica MIRA Genova e il sommergibile Nazario Sauro), anche dalle molte iniziative e mostre che si sono svolte nel 2013: una su tutte, il Festival della Scienza, che per circa 10 giorni ha contribuito a portare un gran numero di visitatori e a far conoscere i due musei. Il Galata vanta inoltre due primati: più grande museo marittimo del Mediterraneo, e più visitato della Liguria.

    In generale, si può dedurre che gli introiti siano stati buoni: il prezzo pieno del biglietto per il Galata costa tra i 12 e i 17 euro per il solo museo, arrivando fino a un massimo di 45 con l’inclusione del pacchetto Acquario Village. Prezzi troppo alti? Forse sì, ma i visitatori non sembrano desistere per questo: sono un buon numero, soprattutto se si conta che il museo da novembre a febbraio è aperto solo 4 giorni. Nei biglietti cumulativi, anche il pacchetto Galata-Castello d’Albertis: un modo per incentivare una struttura poco pubblicizzata, che soffre della posizione fuori dal centro e per cui da anni già si parlava di creare un filo diretto con il Mu.Ma. La Commenda (biglietti 3-5 euro) invece conta di certo un numero molto inferiore di presenze, ma la sua offerta è stata incrementata nel corso degli ultimi anni (convegni, mostre, concerti, visite guidate). Nonostante questo, alcuni continuano a ignorarne la presenza e la Commenda soffre delle problematiche legate al Sestiere di Prè.

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    2012 – 2013: INCREMENTI E DECREMENTI
    L’incremento generale del 18% nel 2013 comprende sia i visitatori paganti che non paganti.
    Incrementi*:Museo dell’Accademia Ligustica: +82%;
    Museo di Sant’Agostino: +52%;
    Musei di Strada Nuova: +42%;
    Commenda di Prè: +32%;
    Palazzo Spinola: +21%;
    Museo di Storia naturale: +16%;
    Palazzo Reale: +15%;
    Museo di Arte contemporanea di Villa Croce: +12%.
    Decrementi*:Chiossone: -23%;
    Musei di Nervi: -5%;
    Castello D’Albertis: -5%;
    Musei del Ponente: -1%;
    Mu.Ma.: -0,5%.Percentuali dei visitatori paganti*:
    Galleria d’Arte Moderna di Nervi: 77%;
    Galata Museo del Mare: 74%;
    Wolfsoniana: 67%;
    Museo di Sant’Agostino: 53%.[*Dati arrotondati] 

     

     

     

     

    Seguono i Musei di Strada Nuova che, con un incremento di oltre il 42%, superano quota 129 mila visitatori, grazie alle tante iniziative che ospitano (ad esempio Genova In Blu) e alla forte presenza di turisti soprattutto stranieri. Infatti, diceva a Era Superba l’Assessore Sibilla già un anno fa che «buona parte del turismo estero è culturale e in particolare è interessato alla zona UNESCO: Strada Nuova, Via Balbi, Via Cairoli, mentre il turismo italiano è più legato alla zona del waterfront». Per questo Tursi investe e punta su questo polo museale, che piace, è centrale e a portata di mano, ha prezzi contenuti (7-9 euro per la visita a Palazzo Bianco, Rosso, Tursi, e la domenica gratis per i residenti) e collezioni interessanti (da Caravaggio ai fiamminghi, passando per la tradizione genovese). Un modo per rilanciare anche il centro storico e i vicoli. Ma basta questo?

    Segue il Museo di Storia Naturale, a larga distanza: circa 50 mila visitatori l’anno, in aumento del 16% rispetto al 2012. Merito degli eventi “Nobody’s perfect” e “Zanne, corazze, veleni”, presenti da aprile a settembre? Può darsi. Il museo conta in media circa 160 persone al giorno con conseguente introito stimato di circa 800 euro al giorno (se si considerano tutti i visitatori come adulti paganti). Con oltre 35 mila visitatori, nel 2013 il Museo di Sant’Agostino ha incrementato i visitatori del 52,26%: merito di “Le incredibili macchine di Leonardo” e del fatto che sia stato sede del Festival della Scienza, offrendo un biglietto cumulativo per festival e museo a prezzo ridotto. Da commentare il risultato dei musei del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo e Diocesano, in aumento del 144%, con oltre 18500 presenze.

    Aumentano dell’11% anche le presenze a Villa Croce, toccando soglia 14 mila: la programmazione dedicata ad artisti contemporanei di fama internazionale, gli eventi, i concerti aiutano, ma anche qui le soglie sono basse. Una buona programmazione “giovane” e culturale: da promuovere ancora di più? Apprezzabili i tanti incentivi: riduzioni per disabili, universitari fino a 26 anni, ultra 65; gratuito fino a 18 anni, residenti nel Comune di Genova nella giornata di domenica, professori e studenti dei corsi di Beni culturali e Archeologia all’Università di Genova, giornalisti, membri ICOM. Peggior performance, il Chiossone, che perde il 22%: da Tursi si pensa già a strategie di rilancio, in primis la mostra “La rinascita della pittura giapponese”che sarà inaugurata il 27 febbraio. Il bel museo dedicato all’arte orientale potrebbe essere penalizzato dai lavori all’interno del parco di Villetta Di Negro (dal 2011-2012, è stato riaperto e inaugurato a gennaio 2014). Di certo, anche qui la scarsa promozione ha remato contro: nessun cartello a segnalare il museo, ad accezione di un’insegna all’entrata del parco che reca la generica scritta “museo” e che già aveva fatto discutere alcuni genovesi. Fanalino di coda, il Museo del Risorgimento, che conta circa 6 mila presenze, e gli spazi espositivi Palazzo Verde, Via del Campo 29r, Archivio di via Garibaldi, Loggia della Mercanzia, che nel complesso registrano un buon incremento (+44%) ma i circa 100 mila visitatori sono da dividere tra cinque soggetti museali.

    Lontani dal centro: i musei di “periferia”

    Musei di NerviI Musei del Ponente contano tutti e tre insieme 25817 visitatori: molto pochi e per giunta in leggero calo. Sempre meglio dei Musei del Levante, in particolare quelli nerviesi (qui l’approfondimento di Era Superba): se già nel 2012 non avevano fatto una buona performance, quest’anno perdono un ulteriore 5%, passando da 17910 a 17000 presenze tonde tonde. In perdita nei primi 2 trimestri 2013, si sono ripresi nel terzo (+10%), ma non è bastato. Troppo poche le presenze, soprattutto se si pensa che dei 17 mila visitatori la maggior parte si concentrano alla GAM – Galleria d’Arte Moderna. Nel 2012, 8 mila erano le presenze della sola GAM: facendo un breve calcolo, si contano circa 25 presenze al giorno: l’introito annuo riesce a pareggiare/superare  le spese di gestione?

    Attorno ai 14 mila visitatori anche Museo D’Albertis, in calo del 4,74%, nonostante i segnali di ripresa arrivati nel terzo trimestre del 2013 come aveva raccontato la direttrice Maria Camilla De Palma a Era Superba nel gennaio 2014 (qui l’approfondimento). Problemi di posizione e di promozione, e a dieci anni dall’apertura il D’Albertis fatica ancora a imporsi, anche se molti sostengono che potrebbe essere molto più in vista: la posizione a due passi da Principe, Terminal traghetti e Università, e la storia sui generis del Capitano sono fattori su cui puntare di più.

    Musei di Genova: cosa succederà nel 2014?

    Palazzo RossoPer aumentare la crescita e potenziare le visite, sono previsti investimenti sul patrimonio e sulle strutture da un lato, e dall’altro il rafforzamento della programmazione espositiva. Si assisterà alla riapertura di alcune sale Museo di Archeologia Ligure, all’inaugurazione delle nuove sale di Palazzo Rosso (quarto piano) dedicate alla Duchessa di Galliera, e al proseguimento dei lavori per il (contestato) tunnel tra Palazzo Bianco e Tursi, da finire nel 2015.

    Per quanto riguarda gli eventi, Rolly Days nel mese di marzo, maggio e settembre; Notte dei Musei (17 maggio); “Meraviglie da collezione. Musei e capolavori” in autunno, una serie di mostre-evento per presentare le opere meno note dei nostri musei civici, come  Autoritratto come Uomo di lettere di Arcimboldo o la prima stesura autografa dell’Inno di Mameli. Sempre in autunno anche un omaggio agli Embriaci con “Quando il Mediterraneo era il centro del mondo. La saga degli Embriaci tra Genova e l’Oltremare” al Museo di Sant’Agostino e Commenda di Prè.

    Verso Expo 2015: “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”

    La promozione si spinge anche oltre il panorama cittadino. Si parla di “promozione internazionale di alcune eccellenze – sia dal punto di vista delle collezioni che delle mostre temporanee – che posizionano la città a un livello qualitativo di assoluto rilievo”, in vista dell’Expo di Milano di maggio-novembre 2015. L’Expo è certamente un’opportunità da sfruttare, non solo per Milano e la Lombardia ma anche per molte altre città italiane: Assolombardia stima 21 milioni di visitatori (30% stranieri), benefici economici per oltre 34 miliardi di euro e 70.000 nuovi posti di lavoro in cinque anni. Genova si è già mossa e ha cercato la sinergia con Milano, firmando un programma pluriennale di progetti e attività: marketing per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico; promozione di Genova “Smart City”; incremento dei trasporti (treno veloce che consentirà di raggiungere Milano in un’ora) e sfruttamento del Porto per l’aumento del flusso turistico. Anche il sistema museale genovese ha pensato a un “percorso di avvicinamento che porrà al centro dell’offerta culturale le caratteristiche del patrimonio conservato”.

    Genova e l’Italia: il confronto con le città d’arte della penisola

    Genova2004Dopo questo excursus, torniamo alla domanda principale: Genova può assurgere allo status di città d’arte? Nonostante l’incremento di quest’anno, esce sconfitta dal confronto con i più importanti poli artistici della penisola. Un raffronto in questo caso può aiutare a capire. Iniziamo da Firenze, in cui nell’anno passato si è assistito a un boom di visitatori: oltre 1,2 milioni, con un +60% rispetto ai 737 mila del 2012. Si pensi che Palazzo Vecchio da solo ha registrato 644.913 presenze (565.900 nel 2012) e Santa Maria Novella è passata da 65 a 440 mila, con l’unione di Basilica e Museo. Insomma, Palazzo Vecchio da solo supera i visitatori dell’intero capoluogo ligure e Firenze doppia il numero complessivo dei visitatori genovesi. A Milano, invece, fonti ufficiose parlerebbero addirittura di 1,4 milioni di visitatori, incentivati anche da recenti iniziative come la tessera annuale a 35 euro e la possibilità di ingresso gratuito per 2 mesi in tutti i musei civici.

    Non si può fare a meno di riflettere sulla situazione genovese, in cui i margini di miglioramento sono ancora alti e che non riesce a competere con gli altri poli culturali. Ad ogni modo, certi cali sono fisiologici e l’incremento del 18% è un ottimo risultato che fa capire che è necessario continuare a investire su turismo e cultura.

    Elettra Antognetti

  • RareNoise Records: il lavoro del discografico. Da Genova a Londra per produrre il jazz

    RareNoise Records: il lavoro del discografico. Da Genova a Londra per produrre il jazz

    britannia-houseGiacomo Bruzzo, imprenditore genovese, con un bagaglio di studi economici presso l’Imperial College a Londra, fondatore della casa discografica RareNoise specializzata in un jazz aperto ad ogni possibile contaminazione. La RareNoise parte da Genova per stabilirsi in pianta stabile a Londra e fino a tempi relativamente recenti in pochi la conoscevano dalle nostre parti; durante il Gezmataz Festival dello scorso anno lo showcase dell’etichetta ha attirato l’attenzione di molti addetti ai lavori e non: «Il rapporto con il Gezmataz Genoa Jazz Festival è nato in seguito al mio incontro con Marco Tindiglia, direttore artistico della rassegna. Abbiamo sviluppato l’idea di creare una serata RareNoise all’interno del festival, una serata focalizzata su nostre produzioni discografiche,  più “rischiose” rispetto a quelle normalmente presentate dal Gezmataz. Tuttavia, i miei rapporti con l’ambiente musicale genovese sono limitati al festival – sono in contatto con alcuni musicisti genovesi che risiedono negli Stati Uniti, ma nulla di più. Siamo sempre aperti a parlare con tutti, quindi perché no, potrebbero anche nascere collaborazioni con altre realtà genovesi in futuro».

    Si dice che il mercato musicale sia morto, ma è davvero così? Quale è la linea che segue RareNoise per lavorare e sopravvivere in questo scenario, considerando anche il genere che trattate (“un rumore pregiato”)?

    Rare Noise Records

    «Domanda non facile – diciamo che il nostro essere “di nicchia” ci offre una certa protezione dalla contrazione del mercato discografico, infatti le nostre vendite sono cresciute negli ultimi anni. Vediamo crescere il contributo della vendita del digitale (che comunque rappresenta una parte limitata del nostro fatturato) e godiamo del ritorno del vinileNon avendo preclusioni di genere riusciamo ad interagire con comunità di ascoltatori diversi e non rischiamo di soffrire se dovesse venir meno un intero genere, cosa che ad esempio succede a molte etichette di dubstep monotematiche. Inoltre, lavoriamo sul medio lungo periodo creando un discorso tale da permettere a dischi nuovi di ringiovanire implicitamente dischi precedenti e comunichiamo spasmodicamente coi social network,  per cercare di sviluppare rapporti il più possibile personali con il pubblico, in appoggio al lavoro che fanno i musicisti stessi. Che sia chiaro: avere esposizione mediatica oggigiorno non vuol dire vendite sicure. Questa è una triste chimera. Bisogna essere presenti dovunque, in tutti i formati. A quel punto si lavora duro per creare uno zoccolo di acquirenti fedeli ed “ossessivi”. Le etichette di livello di nicchia (per esempio Rune Grammofon e su scala più grande ECM) sono state capaci proprio di questo, ovvero di creare un rapporto di profonda fiducia con gli acquirenti tale da garantire acquisti “a scatola chiusa”».

    Domanda difficile: definisci la tua professionalità.

    «Lavoro ossessivo, minuzioso, dedicato. Qualità su tutto il fronte. Trasparenza con tutte le parti coinvolte. Apertura alle idee anche più avanzate. Si lavora 20 ore al giorno 6 o 7 giorni alla settimana. Si rischia in proprio. Si mantengono le promesse fatte».

    Chi entra a far parte dell’etichetta RareNoise? Chi vuole essere prodotto da voi?

    «Buona domanda! A grandi linee sono quattro le tipologie di progetto/pubblicazione nel nostro catalogo: lavori legati al mio socio Eraldo Bernocchi (es.: Metallic Taste Of Blood); lavori dallo sviluppo più tradizionale (es.: Free Nelson MandoomJazz); progetti che arrivano praticamente fatti sul tavolo (es.: il primo disco di Naked Truth o il primo lavoro degli Animation o ancora Cuts con Merzbow, Mats Gustafsson e Balazs Pandi); progetti che nascono dalla contaminazione interna, quindi da noi voluti e che vedono coinvolti in varie permutazioni musicisti che già hanno una presenza discografica in RareNoise (es.: Berserk! e Twinscapes)».

    Qual’è il vostro rapporto Italia – UK dal punto di vista giuridico, per esempio nella distribuzione legale della musica da voi prodotta?

    «RareNoise è sia etichetta discografica sia editore e come tale è registrata presso la PRS e la MCPS inglesi. Con la SIAE non abbiamo lavorato. Noi stampiamo solo in inghilterra ed esportiamo».

    Come giudichi il ritorno del vinile come supporto fisico?

    «È una moda, ma ha sicuramente dei margini più importanti rispetto al cd. È un prodotto fisico obsoleto, dotato però di un certo fascino. Non so se durerà nel tempo, secondo me una nicchia si cristallizzerà e, in quanto tale, potrà essere utile, purché ci siano aspettative congrue».

    Michele Bensa

  • Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    parco-villa-pallavicini-museo-archeologia-ligureSiamo stati a Pegli (qui lo storify della puntata di #EraOnTheRoad) e abbiamo fatto visita al parco di Villa Pallavicini, una delle attrazioni principali – assieme a Villa Duchessa di Galliera – del ponente genovese. Durante la nostra visita siamo stati accompagnati dall’Arch. Silvana Ghigino, responsabile dei lavori di restauro, e abbiamo fatto il punto sui cantieri. 

    I lavori sono iniziati nel 2011 e si prevedeva fossero ultimati nel 2014. Sono stati finanziati con fondi residui delle Colombiane del 1992, destinati al recupero dei parchi storici (lo stesso è stato fatto per la già citata Duchessa di Galliera e per i parchi di Nervi). In totale, i fondi ammontavano a pari a 3.594.500 euro. Il progetto prevedeva interventi divisi nei tre lotti del parco (in tutto, circa 8 ettari), come ci raccontava già tempo fa la stessa Ghigino (qui l’approfondimento).

     Lo stato dei lavori

    Il restauro del Tempio di Flora, nel primo lotto, è completo. Lo stesso si può dire della tribuna gotica, il secondo intervento fatto, iniziato nel 2010 e ultimato da più di 3 anni: si trattava di un lavoro finanziato non dal fondo delle Colombiane ma dagli APT. Diverso il caso del Castello e della tomba del secondo lotto, in cui gli interventi erano ancora in corso all’epoca della nostra visita. Oggi racconta l’Arch. Ghigino: «Il Mausoleo del Capitano potrebbe essere considerato finito, infatti hanno già smontato i ponteggi ed è visibile nella sua totalità. Il Castello è ormai completamente dipinto del suo rosso mattone originale, il terrazzo che avevano demolito i vandali è completamente rifatto ed è quasi conclusa la ricostruzione della scala esterna che avevano demolito per rubare il rame; si sta procedendo alla ricostruzione degli stucchi del torrione e gli artisti vetrai stanno ricomponendo le vetrate policrome. I lavori del castello attualmente stanno procedendo in proroga e si ritiene che saranno conclusi alla fine di marzo».

    Più indietro i lavori nel terzo lotto, da ultimare entro maggio-giugno 2014: si tratta di interventi di architettura del paesaggio e gestione del verde, che sono già a buon punto nella parte bassa del parco, mentre vanno più rilento in quella alta. Adesso, per recuperare tempo, ci si concentrerà più assiduamente su questi ultimi: da gennaio sono iniziate anche le piantumazioni di nuovi alberi. La ditta che si occupa di questi interventi non è la stessa che ha effettuato i lavori nel Castello: il gruppo che sta lavorando è attrezzato a operare su beni vincolati dalla Soprintendenza e autorizzato dal Comune a effettuare interventi paesaggistici e monumentali.

    Le iniziative per la promozione e la valorizzazione del parco

    parco-villa-pallavicini-vertDallo scorso 28 settembre è iniziato anche un nuovo ciclo di visite guidate a pagamento al parco e al complesso di Villa Pallavicini: ogni weekend, al costo di 10 euro è possibile visitare su prenotazione il parco e gli edifici già ultimati, guidati dai volontari dell’Associazione Amici di Villa Pallavicini. I visitatori sono accompagnati dagli architetti-volontari che lavorano nei tre lotti e possono aggirarsi tra i cantieri. Le guide mettono in luce la struttura particolare del parco, che si divide in tre zone: prologo, antefatto e tre atti, a loro volta strutturati in ulteriori scene. Accanto alle logiche scenografiche, non mancano anche connotazioni massoniche e curiosità da scoprire.

    Nonostante le reticenze di chi protesta per il pagamento del biglietto, Ghigino difende il progetto: «Il costo del biglietto servirà a finanziare esclusivamente interventi di miglioria, come la piantumazione di vegetazione per il Tempio Flora (rose, primule, ecc.): trattandosi di migliorie estetiche e non funzionali, non rientrano tra i finanziamenti di Tursi. Per le visite abbiamo avuto finora sempre molte richieste: di recente, un’associazione fiorentina legata ai Giardini di Boboli che ha apprezzato molto il nostro operato e ci ha incoraggiati ad andare avanti».

    [quote]Nel 1992 e nei primi anni di apertura si registravano 25 mila persone/anno, vogliamo tornare sulle stesse cifre.[/quote]

    Accanto alle visite tradizionali, per attrarre un numero crescente di visitatori si è pensato di organizzare anche percorsi alla scoperta delle logiche esoteriche nascoste nel complesso. Le alle ultime visite ai significati esoterico-massonici si terranno il 23 febbraio e il 30 marzo alle 10. Le altre proseguiranno fino a maggio, poco prima della riapertura definitiva. Allora si dovrà già essere pronti ad affrontare il problema della gestione e della manutenzione, per evitare di vanificare gli sforzi fatti in questi anni e gli investimenti economici.

    La manutenzione del parco

    villa-pallavicini«Oggi c’è un clima di incertezza per il futuro – commentava Ghigino durante la visita – per quanto riguarda la gestione. Già adesso abbiamo problemi legati alle aree ultimate da più tempo e che accusano il deterioramento del tempo: avrebbero bisogno di manutenzione costante, per evitare che siano già danneggiati al momento della riapertura ufficiale. È il caso di una porta del Tempio di Flora, rotta dal vento; o delle perdite d’acqua che creano in certi punti uno strato paludoso nel terreno».

    È importante intraprendere delle misure prima che la Villa riapra definitivamente: ci si deve muovere – dicono i volontari di Amici di Villa Pallavicini – entro i primissimi mesi del 2014, altrimenti dopo non avrebbe senso coinvolgere persone, promuovere il turismo mediante pubblicità, attirare visitatori, raccogliere prenotazioni. L’Associazione ha già preparato un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione, assieme a gruppi privati, che sia in grado di atutofinanziarsi. I volontari stimano che i costi si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro annui, per l’amministrazione di tutto il complesso: la futura fondazione si propone di contribuire per la metà, cui sono da aggiungere i fondi racimolati con iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiede l’intervento del Comune. In tutto ciò, i volontari si oppongono alla prospettiva di affidare la manutenzione ad Aster: «Negli anni ’90 il parco appena restaurato era stato affidato ad Aster, che ce l’ha ridato in condizioni disastrose».

    Elettra Antognetti

  • Quinto, area ex Aciom: un immenso cantiere abbandonato sul rio Bagnara

    Quinto, area ex Aciom: un immenso cantiere abbandonato sul rio Bagnara

    quinto_via majorana optUn immenso sbancamento che spesso si trasforma in acquitrino, quasi 6 anni di cantiere in abbandono, nel mezzo due ricorsi al Tar della Liguria e almeno 4 diverse versioni progettuali per un intervento che resta solo sulla carta, infatti, ancora oggi non sappiamo quale sarà il destino dell’ex area industriale di via Majorana, a Genova Quinto, un tempo occupata dai capannoni dell’Aciom. Qui, fin dal lontano 2007, anno della prima approvazione del progetto della società Pama & Partners srl, è prevista la realizzazione di un edifico residenziale con annessi box interrati, una grande piscina condominiale e un giardino pubblico. Ma il contenzioso giudiziario e la crisi del mattone hanno fatto sì che – dalla primavera 2008 – una volta eseguita la demolizione dei preesistenti manufatti, realizzato lo scavo e la palificazione del terreno, in pratica non si sia più mossa una foglia. Con grande disappunto degli abitanti, all’inizio preoccupati dall’impatto della nuova edificazione (la prima soluzione progettuale prevedeva addirittura un unico corpo di fabbrica alto 8 piani, poi in seguito, come vedremo, le volumetrie sono state parzialmente ridotte, per lo meno in altezza), e adesso altrettanto scorati dinanzi ad un cantiere perennemente fermo, senza alcuna notizia in merito al futuro dell’area. Siamo nel fondo valle del rio Bagnara, estremo Levante genovese, un territorio che – nonostante la speculazione edilizia degli anni ’70, evidenziata dalla presenza di palazzi a 3-4 piani – conserva tutt’oggi una qualità ambientale apprezzabile vista la disseminazione di tracce architettoniche del recente passato legato a frantoi, canalizzazioni per l’acqua e coltivazioni d’ulivo, senza dimenticare la sopravvivenza di un antico percorso pedonale che fiancheggia il rivo, dotato di significativa valenza storico-culturale.
    L’ambizioso progetto denominato pomposamente “Le Terrazze del Levante”, così è descritto nel sito della società proponente, la Pama e Partners srl (con sede a Genova in via Assarotti): “Realizzazione di un fabbricato di moderne caratteristiche, rientrante nella classe energetica “A”, circondato dal verde di un parco e del tutto staccato dal traffico automobilistico. Il complesso sarà dotato di una piscina di proprietà, mentre le unità residenziali – dotate di ampie terrazze saranno climatizzate e munite di diversi servizi di domotica. Nel sottosuolo del fabbricato e del parco verranno realizzati ampi box auto destinati, oltre che agli appartamenti sovrastanti, anche ad essere ceduti ad utenti residenti nelle vicinanze”.

    L’iter approvativo

    Il progetto di “ristrutturazione urbanistica per la realizzazione di un edificio residenziale, spazi pubblici e relative opere urbanizzazione in via Majorana a Genova Quinto e rinaturalizzazione del rio Bagnara fino alla foce” è stato approvato dalla Conferenza dei servizi deliberante lo scorso 4 marzo 2013.
    La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, con nota 14598 del 15/5/2012, ha rilasciato, nell’ambito dell’Autorizzazione Paesaggistica, parere favorevole. Da tale autorizzazione si evince “…la nuova soluzione presentata vede una cospicua riduzione delle altezze del fabbricato, migliora decisamente l’inserimento della nuova volumetria residenziale nel contesto, in quanto il nuovo edificio si attesta al di sotto delle quote delle coperture degli edifici posti a monte sul versante destro della valletta, e non ostruisce gli affacci più qualificanti degli edifici circostanti”.
    Con deliberazione di Giunta del 7 febbraio 2013 il Comune ha approvato il progetto e la bozza di convenzione relativa alle opere di urbanizzazione. La deliberazione ha recepito i pareri dei civici settori competenti, tra i quali il settore Pianificazione urbanistica del Comune che, nell’ottobre 2012, afferma “…l’intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica vigente e al progetto preliminare di PUC”.
    Nel verbale della Conferenza dei servizi deliberante del 4 marzo 2013, inoltre, si legge “…la Provincia di Genova, Direzione pianificazione generale e di bacino, Servizio controllo e gestione del territorio, con nota prot. 92125 del 17/07/2012, ha trasmesso il provvedimento dirigenziale n. 3826 datato 11 luglio 2012 NO 01883, nulla osta idraulico di autorizzazione per gli interventi di riqualificazione idraulica e rinaturalizzazione previsti dal progetto… con nota prot. 54032 del 27 aprile 2012 ha trasmesso il provvedimento dirigenziale n. 1831 del 30 marzo 2010 di rinnovo alla società Pama & Partners srl della concessione idraulica per tombinatura in c.a., in attraversamento del rio Bagnara in località Genova Quinto costituente pertinenza del demanio idrico, con validità fino al 31/12/2017”.

    Dagli uffici comunali preposti si viene a sapere che il titolo abilitativo è stato rilasciato il 30 maggio 2013. Dunque, ai sensi di Legge, i titolari del progetto hanno un anno di tempo per dare inizio ai lavori, ovvero entro il prossimo 30 maggio 2014. Bisogna ricordare, però, che il recente “Decreto del fare”, per i titoli abilitativi efficaci in base all’entrata in vigore del decreto e non in contrasto con le vigenti norme urbanistiche, consente un’ulteriore possibilità: previa adeguata comunicazione, la società proponente ha la facoltà di chiedere una proroga di altri due anni del termine di inizio lavori.
    Al momento non sarebbe arrivata alcuna informazione in tal senso ma è altrettanto vero che non si ha alcun sentore di un’accelerazione da parte di Pama & Partners srl ai fini di avviare la costruzione dell’opera. Era Superba ha provato più volte a contattare telefonicamente i responsabili della società, senza ottenere risposta.

    L’ultima versione del progetto e gli oneri di urbanizzazione

    L’ultima versione del progetto prevede la realizzazione di un insediamento residenziale di qualità alta articolato in due corpi (mentre originariamente il volume era compatto): un edificio per complessivi 2757 mq con 39 unità abitative che si sviluppano su blocco principale di 6 piani fuori terra (con una riduzione di circa 5,30 metri di altezza rispetto al precedente progetto) che conferma la profondità e lo sviluppo di facciata della prima versione e da un piccolo volume adiacente suddiviso in due unità immobiliari posto in corrispondenza dell’angolo nord-ovest; un’autorimessa interrata, in parte sottostante l’intervento residenziale, con 39 box di pertinenza alle nuove unità immobiliari e circa un’ottantina di libera commercializzazione per gli abitanti dell’intorno; impianti sportivi condominiali (grande piscina) in continuità con la superficie verde d’uso pubblico. E ancora, la realizzazione di un giardino pubblico per complessivi mq 2631 mq e di nuovi percorsi di uso pubblico; il miglioramento delle dotazioni di parcheggio pubblico. Infine, alcuni interventi di bonifica idraulica e rinaturalizzazione del rio Bagnara; la tombinatura sul torrente stesso quale accesso alle abitazioni, ai box e al passaggio pedonale.

    “La viabilità pedonale viene ricucita tramite la realizzazione di un nuovo tratto di via dell’Ulivo in sponda destra e di una nuova passerella in corrispondenza di via Cuniolo – si legge nel verbale della Conferenza dei servizi deliberante del 4 marzo 2013 – Il nuovo tratto di via dell’Ulivo previsto in sponda destra sarà ceduto alla civica amministrazione e costituirà viabilità pubblica pedonale [… ] Le opere previste consentono un sostanziale miglioramento della viabilità e degli spazi pubblici in quanto il sito viene collegato alla rete dei percorsi pedonali esistenti attraverso un percorso pubblico a norma, vengono demolite due passerelle ritenute di potenziale rischio idraulico, pertanto in contrasto con il Piano di bacino, e vengono sostituite da idonea passerella […] Viene riqualificato con adeguati interventi di pulizia e rinaturalizzazione l’alveo del rio Bagnara”.

    La quota oneri di urbanizzazione complessivamente dovuti per l’intervento è pari ad euro 510.517,39. Come si evince dalla bozza di convenzione “…la parte privata si impegna a realizzare a propria cura e spese le opere di urbanizzazione: parcheggio a uso pubblico a raso con verde di arredo e di completamento in fregio a via Majorana, per una superficie di circa mq 514 (in servitù d’uso pubblico); viabilità carrabile e pedonale di raccordo con il nuovo tracciato di via dell’Ulivo; percorso viario pedonale (transitabile carrabilmente esclusivamente da mezzi di soccorso) con pavimentazione in pietra; tratto di rete nera e raccordo acque bianche in sostituzione del collettore esistente nell’alveo del rio Bagnara; sistemazione a giardino, di uso pubblico, di un’area adiacente al complesso residenziale in parte su copertura di autorimessa privata, per complessivi mq 2631; opere di adeguamento e connessione tra nuova viabilità pedonale e le strade comunali via dell’Ulivo e via Granello; costruzione nuova passerella pedonale sul rio Bagnara di collegamento con la viabilità pubblica pedonale (via Cuniolo) previa demolizione di due passerelle per eliminare la criticità di rischio idraulico”.
    La parte privata, inoltre, si impegna a realizzare, sempre a propria cura e spese, le seguenti opere di rinaturalizzazione del rio Bagnara (in parte nel tratto corrispondente alla proiezione della proprietà ed in parte su tratti esterni): realizzazione di opere di riqualificazione per ripristinare la naturalità del torrente mediante interventi di pulizia e creazione di piccole briglie e raschi con materiali lapidei analoghi a quelli caratteristici del sito; riqualificazione delle sponde; ripristino della naturalità e pulizia dell’alveo; riduzione del volume della cabina Enel posta a valle dell’intervento, tramite demolizione parziale del fabbricato per consentire l’allargamento della sponda del torrente, previo specifico accordo con la società stessa.
    Nella delibera di Giunta comunale del 7 febbraio 2013 si legge “…dal contributo afferente il permesso di costruire commisurato all’incidenza delle opere di urbanizzazione sarà scomputato, al momento del rilascio del titolo abilitativo, il costo delle opere di urbanizzazione che la parte privata si è impegnata a realizzare […] Gli importi delle opere previste non a scomputo dal contributo per il rilascio del permesso di costruire determinati in via preliminare e provvisoria dal soggetto attuatore ammontano a euro 1.157.100,86; all’atto della presentazione della progettazione esecutiva delle opere di urbanizzazione si provvederà alla determinazione dell’esatto importo per la realizzazione delle stesse; a garanzia della puntuale e completa esecuzione delle opere, la parte privata si impegna a consegnare al Comune, all’atto di acquisizione del titolo abilitativo, idonee fideiussioni per un importo commisurato al costo delle opere”.

    Quinto via Majorana: la storia e il contenzioso giudiziario

    Come detto in apertura il progetto di via Majorana ha avuto un iter a dir poco travagliato. La prima approvazione in Conferenza dei servizi deliberante risale addirittura al 19 gennaio 2007, ai tempi della Giunta dell’ex Sindaco Giuseppe Pericu.
    A seguito del ricorso promosso da alcuni abitanti della zona, con sentenza del Tar Liguria n. 308 del 20 febbraio 2008, sono stati annullati gli atti impugnati.
    Nel marzo 2008 risultavano realizzate esclusivamente tutte le demolizioni dei corpi di fabbrica, il parziale sbancamento e le opere di contenimento del terreno. Nell’aprile 2008 i lavori sono pressoché sospesi.
    La società proponente, però, non si dà per vinta e presenta un nuovo progetto. Nel dicembre 2009 il Comune concede il titolo abilitativo all’intervento.
    Ma interviene un nuovo ricorso al Tar Liguria che, con sentenza n. 5007 del 21/06/2010, annulla l’atto di assenso edilizio ritenendo fondati due punti del menzionato ricorso, riferiti alla computabilità nella superficie agibile (S.A.) del piano parcheggi.

    L’avvocato Giovanna Lombardi è uno dei legali di parte dei residenti, vincitori di due ricorsi «Il Tar ha dato indicazioni su come deve essere computata la superficie agibile complessiva dell’edificio, quindi tenendo conto anche dei parcheggi interrati. Il giudice amministrativo ha stabilito che le volumetrie previste dovevano essere ridotte. Il soggetto attuatore del progetto ha interpretata la sentenza a modo suo, ovvero riducendo l’altezza dell’edificio principale. Questo secondo l’ultima versione progettuale che abbiamo visto. Adesso la situazione è in divenire. Noi comunque siamo pronti ad agire nel caso dovesse configurarsi un intervento non in linea con le indicazioni del Tar».

    Nel 2010, dunque, la società Pama & Partners elabora l’ennesima versione progettuale in attuazione della sentenza. La seduta referente della Conferenza dei servizi si svolge il 10 marzo 2011. Ma nel frattempo, a seguito di osservazioni del Municipio Levante, i proponenti rielaborano ancora il progetto.
    La nuova seduta di Conferenza dei servizi si svolge il 2 settembre 2011.
    Gli avvocati Lombardi e Piscitelli, con nota del 31 ottobre 2011, in nome e per conto di alcuni proprietari di unità immobiliari poste in prossimità di via Majorana, scrivono “…la soluzione proposta è meno impattante della precedente versione, rileviamo, però, che la riduzione in altezza non comporta la riduzione volumetrica specificando che la scelta di riproporre di suddividere il volume recuperato in due corpi di fabbrica tende ad aggravare la percezione dell’ingombro volumetrico con un fronte di maggiore ampiezza rispetto a quello dell’edificio unico presentato in referente del 2011; le modifiche apportate al progetto non risultano tali da poter superare i profili ostativi che derivano dal vincolo paesistico che grava sull’area… gli esponenti chiedono che il Comune e la Soprintendenza valutino rigorosamente la compatibilità dell’intervento… si rinnovano le preoccupazioni relative all’impatto che l’intervento avrà sulla viabilità della zona, in quanto il nuovo progetto prevede 39 unità abitative a fronte delle 33 precedentemente previste… per quanto concerne la sistemazione della viabilità pedonale anche la soluzione proposta in questo ultimo progetto non consente di soddisfare la ricucitura e la ricostruzione di tutti i percorsi pedonali pubblici esistenti”.

    Il fronte dei contrari

    «Con un intervento così impattante si distrugge l’equilibrio naturale di un terreno già compromesso dalle precedenti cementificazioni, deviando per sempre il flusso naturale dei rii esistenti – spiega Ester Quadri, residente in zona e ambientalista del circolo Nuova Ecologia di Legambiente – Questo insediamento potrebbe trasformarsi nell’ennesima bomba ambientale. Occorre un risanamento completo perché non si può lasciare un simile spazio degradato in mezzo alla città».

    L’associazione ambientalista Italia Nostra – intervenuta in sede di Conferenza dei servizi – oltre a denunciare il pesante impatto sull’ambiente circostante di un simile intervento a pochi passi da un corso d’acqua, con nota del 9 maggio 2011 ha richiamato “…il valore della conservazione dei percorsi pedonali, richiedendo di evidenziare, attraverso segnaletica adeguata, l’antica percorrenza storica dei tracciati in oggetto con l’individuazione e valorizzazione degli antichi frantoi rimasti lungo il tracciato”. Per quanto riguarda la mobilità, invece Italia Nostra ha sottolineato che “…il progetto è privo di documentazione che certifichi la sostenibilità dell’intervento dal punto di vista del transito auto veicolare, data la contenuta sezione stradale e la prevista realizzazione di box che verranno in parte destinati alla libera commercializzazione”, chiedendo in conclusione di “…modificare il progetto con un percorso condiviso con i cittadini”.

    Patrizia Pivetta è uno dei residenti che ha promosso i due ricorsi al Tar Liguria «In sintonia con i nostri avvocati abbiamo deciso di fermarci e di non presentare un ulteriore ricorso. Anche perché, da quello che ci hanno spiegato, sarebbe difficile ottenere altri risultati. Ovviamente, almeno per una parte di abitanti, sarebbe stata meglio l’opzione zero, visto che l’ultimo progetto recentemente approvato dall’amministrazione comunale, seppure di dimensioni leggermente ridotte, è comunque impattante». Dopo l’avvenuta approvazione «Sinceramente immaginavamo che la società proponente avrebbe dato il via ai lavori – continua Pivetta – E, invece, il cantiere è tuttora fermo e abbandonato».
    I possibili scenari futuri sono molteplici. Ad esempio, la società potrebbe attendere di incamerare le risorse necessarie, tramite altre operazioni immobiliari, oppure starebbe pensando di cedere il progetto ad eventuali società terze interessate all’intervento.

    Fatto sta che oggi, febbraio 2014, l’area di via Majorana «È ormai diventata un grande scavo che si riempie continuamente d’acqua non solo per colpa delle frequenti piogge – conclude la signora Pivetta, residente in zona – Prima, almeno, c’era una pompa che asciugava il terreno, adesso nemmeno più quella. Ricordo che si parlava di riqualificazione del rio Bagnara. Ma come è possibile parlare di riqualificazione in un sito abbandonato a se stesso da quasi 6 anni? Noi abitanti vogliamo sapere quale destino ci attende».

    Matteo Quadrone

  • Acquistare un’auto vecchia di due anni come nuova di pacca. Occhio all’imbroglio

    Acquistare un’auto vecchia di due anni come nuova di pacca. Occhio all’imbroglio

    macchine-parcheggiCari lettori e care lettrici, vicini e lontani. Questa settimana vi voglio raccontare una storia, una storia vera, non una favola. Si tratta di un caso segnalato alla redazione. Il nostro lettore ha acquisto una autovettura di un certo valore (Mercedes) , ritenendo di ottenere un’agevolazione o, se vogliamo, una promozioneDai conteggi della finanziaria, ovviamente e normalmente collegata alla casa automobilistica, risulta però un prezzo ben diverso da quello pattuito, qui vi voglio mettere in guardia da un’insidia.

    Purtroppo, negli ultimi anni, le case automobilistiche hanno il meraviglioso vizio di mettere in produzione i cosiddetti “model year”; moda secondo la quale ogni anno cambia il modello di un’auto. Ah, potere del consumismo capitalistico!

    Questo fa sì che quasi tutte le vetture in vendita, di anno in anno differiscano, seppur per dettagli talvolta trascurabili, di un poco rispetto alle corrispondenti versioni dell’anno precedente. Si tratta di particolari per gli occhi più attenti, tanto che per soggetti non proprio intenditori di automobili l’inganno viene facilmente servito sul tavolo…

    Voi direte: compro una rivista specializzata in automobili, vado a verificare versioni e prezzi della vettura che voglio comprare e sono tranquillo. Assolutamente no, non basta. Le automobili possiedono un numero di telaio, che identifica ancor più precisamente l’anno di produzione del veicolo ed il modello. Certo, mica possiamo andare dal concessionario e coricarci sotto la macchina!

    Però il trucco c’è e talvolta si vede. Prima di ritirare la vostra nuova auto, verificate sul libretto di circolazione il numero di telaio, così potete fare in un tempo relativamente rapido le verifiche del caso. Il nostro lettore, che non l’ha fatto, nel 2013 ha acquistato un’auto che stazionava nei locali di vendita da… due anni! E glielo hanno venduto come nuovo di zecca.

    Sicuramente, costui potrà fare le sue ragioni, ma si sa, le vertenze sono lunghine. Ve l’avevo detto che non si trattava di una favola: in quel caso avremmo avuto un lieto fine.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovamento ordigno bellicoNel Porto di Genova, a Calata Tripoli,  è stato ritrovato durante i lavori in corso al Terminal San Giorgio, un ordigno bellico che sembrerebbe risalire alla Seconda guerra mondiale. “L’ordigno è di medie dimensioni – si legge nella nota stampa diffusa dall’Autorità portuale –  è lungo 160 cm ed ha un diametro di 60 cm. L’area, è stata messa in sicurezza grazie alla costruzione di un terrapieno alto due metri che isola l’ordigno dal resto del terminal. A seguito del ritrovamento, sono state attivate tutte le procedure necessarie alla rimozione dell’ordigno che avverrà nel più breve tempo possibile. Come è accaduto anche per gran parte dei residuati bellici ritrovati durante i lavori in porto negli ultimi anni, verrà trasportato in sicurezza fuori dal porto e verrà fatto brillare in un luogo isolato”.

    L’Autorithy nella nota ricorda che negli ultimi dieci anni, in concomitanza con i lavori che sono stati effettuati a terra e i dragaggi nel porto di Genova, sono stati riportati alla luce circa una ventina di ordigni bellici: “il più grande rinvenuto fino ad oggi era stato ritrovato nel 2012 a Calata Giaccone a 12 metri di profondità e, a seguito dell’intervento degli artificieri, era stato trasferito e fatto brillare”.

  • Bike Sharing a Genova, ecco il nuovo piano tarrifario per rilanciare il servizio

    Bike Sharing a Genova, ecco il nuovo piano tarrifario per rilanciare il servizio

    biciclette-posteggi-DIEcco i nuovi piani tariffari per il servizio di bike sharing offerto dal Comune di Genova. Per quanto riguarda il bike sharing, che ora sarà esteso anche agli utenti occasionali, si darà mandato al gestore Genova Parcheggi (divenuta a tutti gli effetti società partecipata del Comune, qui l’approfondimento) di applicare un piano tariffario che prevede una quota fissa ovvero un abbonamento annuale (50 euro) e una tariffa oraria massima pari a 3 euro. Per quanto riguarda gli utenti definiti “occasionali”, ovvero turisti e genovesi senza abbonamento annuale, ecco la possibilità dell’acquisto a 6 euro di un ticket giornaliero valido dalle 6 alle 22 (estendibile anche a tre giorni al prezzo di 12 euro, mantendendo però invariata la restituzione del mezzo alle 22 di ogni giorno) e un ticket settimanale (composto da quota fissa, con tariffa di 12 euro e quota variabile a consumo a 3 euro all’ora).

    [foto di Diego Arbore]

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

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    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone

  • Boschi Superbi, il territorio boschivo genovese: gestione, manutenzione e valorizzazione

    Boschi Superbi, il territorio boschivo genovese: gestione, manutenzione e valorizzazione

    valtrebbia-verde-alberi-bosco-ambienteForse non sarà il Wienerwald, il “polmone verde di Vienna” con i suoi 6000 chilometri di ampiezza, ma si tratta comunque di un’area boschiva di tutto rispetto. Parliamo della nostra cintura verde, i boschi di Genova, la macchia mediterranea in riviera, alternata a pinete che nelle zone interne diventano bosco misto e poi faggete; foreste, talvolta anche molto fitte e scoscese, popolate principalmente da cinghiali che si spingono anche entro l’area urbana genovese.  Ma si possono incontrare anche i caprioli, specialmente in Val Trebbia e nella Valle Stura, e i lupi in Val d’Aveto o Val Graveglia. Un patrimonio verde significativo di cui andare orgogliosi, da conservare e valorizzare.

    Dalle attività agricole ai “boschi deboli”

    L‘ultimo censimento Istat dell’agricoltura (2010) ha fotografato per la provincia di Genova una riduzione del 40% del numero di imprese agricole rispetto al precedente del 2000 (anche se gli occupati nel settore negli ultimi anni sono in crescita e diminuisce l’età media dei conduttori, ndr); questo progressivo abbandono ha rappresentato un danno in termini puramente economici – poiché un terreno agricolo che ritorna bosco perde buona parte del proprio valore – ma anche di salute del territorio, in quanto il bosco che si forma in maniera casuale è spesso un bosco “debole” con molti arbusti e pochi alberi, facilmente attaccabile dagli incendi e con radici in grado di assorbire meno acqua rispetto a giovani alberi in crescita.

    Il territorio non presidiato dall’attività umana resta a carico della pubblica amministrazione, se appartenente al demanio, oppure è lasciato al buon cuore dei proprietari, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

    Infatti anche se siamo la regione in Italia con la maggior percentuale di territorio boschivo, e Genova ne è la provincia più ricca (circa il 50% del territorio), la percentuale di necromassa (piante morte) è più che doppia rispetto alla media nazionale (13,2 metri cubi contro i 5,2 di media nazionale per gli alberi “morti in piedi”; 3,1 contro 1,3 per i “morti a terra”). Questo potrebbe essere dovuto in parte agli estesi rimboschimenti di conifere del secolo scorso, che ponendo gli alberi a latitudini non particolarmente favorevoli li ha resi più fragili e più facilmente soggetti alle epidemie, che peraltro negli ultimi decenni sono state particolarmente diffuse. D’altra parte la macchia mediterranea, tipica delle nostre zone, è composta da piante che possono resistere alla siccità grazie alla composizione del loro fusto: ciò però le rende anche estremamente infiammabili. Quando arrivano le piogge violente, parte di questi alberi morti si aggiungono agli altri già caduti intasando ulteriormente il flusso delle acque nel breve viaggio dal bosco al mare.

    Regione Liguria: la Banca della Terra e il bando per la gestione di 7000 ettari di bosco pubblico

    Lago del Brugneto LiguriaÈ quindi l’incuria del territorio il nemico principale, ed è anche l’unica cosa sulla quale si può veramente agire.
    Per questo, o anche per questo, la Regione Liguria ha deciso di correre ai ripari, e a novembre la Giunta ha approvato il Ddl sulla Banca della Terra, per favorire il recupero del territorio e restituirlo all’uso, sia agricolo che selvicolturale. «Vogliamo favorire il recupero produttivo delle aree a vocazione agricola abbandonate o sottoutilizzate – aveva spiegato in quell’occasione l’assessore Barbagallo, promotore della proposta – e perseguire anche l’aumento della superficie media aziendale, la costituzione di unità produttive più ampie ed efficienti, con enormi conseguenze anche sul piano occupazionale e di reddito, tenendo conto che il 70% delle aziende vitivinicole liguri sono sotto l’ettaro di superficie».
    In sostanza si vorrebbero convincere i proprietari di terreni ad occuparsene, e gli enti locali ad essere meno negligenti, instaurando una sorta di circolo virtuoso. «Ma – sottolineava Barbagallo – siccome non tutti possono dedicarsi all’attività agricola la legge prevede che le terre di cui i proprietari non possono o non riescono a prendersi cura siano trasferite nella disponibilità di chi vuole farne uso, attraverso un soggetto terzo garante».
    Il soggetto terzo dovrebbe essere un Fondo affidato alla gestione di Filse, la finanziaria regionale, con una dotazione finanziaria iniziale di 1,3 milioni di euro che dovrebbe servire a favorire il riordino finanziario delle aziende esistenti, svolgendo una funzione del tutto simile ad una banca. Vedremo poi, nel concreto, quanto i diffidenti liguri saranno disposti a concedere e quanto le istituzioni vorranno credere in questo provvedimento, che in Toscana sta muovendo i primi passi operativi mentre in Sicilia è già una realtà con alcuni appezzamenti sulle Madonie dati in gestione a cooperative di giovani. Altre Regioni, invece, hanno preferito battere strade diverse: ad esempio, la Regione Lombardia, che ha problemi di sotto utilizzo del patrimonio boschivo, incentiva la meccanizzazione delle aziende selvicolturali con finanziamenti e corsi di formazione.

    Castagne-autunno-bosco-torriglia-D2
    Frammentazione della proprietà – Tanti appezzamenti in capo a soggetti diversi erano dovuti, in origine, al tentativo di salvarsi anche in annate climaticamente ostili: in caso di grandinate o temporali molto localizzati, tipicamente liguri, il raccolto andava perduto solo su una parte e non sul totale delle proprietà. Poi il passare delle generazioni ha ovviamente acuito questa caratteristica che, unita al territorio spesso aspro e ripido, ha reso l’uso degli attrezzi a motore quasi proibitivo.

    Una direzione, quella intrapresa dalla Giunta, assolutamente condivisibile, anche perché oggi la frammentazione della proprietà è una delle cause principali che portano all’abbandono del territorio.

    Nella sede di Piazza De Ferrari, tuttavia, devono soffrire di bipolarismo. La stessa Giunta che ha avuto il merito del Ddl sulla Banca della Terra per le aree a vocazione agricola, infatti, ha preso una decisione controversa per quanto riguarda la gestione delle selve più remote e apparentemente meno strategiche. Se le norme severe volte alla protezione dell’integrità ambientale (norme alle quali sono sottoposti anche i terreni dei privati che ricadano nei Sic – siti di importanza comunitaria) in alcuni casi impediscono di fatto lo sviluppo di attività agricole o boschive (vietato l’uso della motosega, vietato aprire sentieri anche solo per disboscare, piani di impatto ambientale prima di tagliare alberi o modificare casolari), ecco il bando regionale che scade questo mese per la concessione di 7 lotti di bosco pubblico con durata di dodici anni (3 in provincia di Imperia, 2 a Savona, 1 a testa per Genova e La Spezia, quasi tutti in aree Sic) per lo svolgimento di attività da iscrivere alla Camera di CommercioCerto, gli assegnatari dovranno rispettare il Piano di assestamento (su cui la Regione avrà potere di controllo) o predisporne uno idoneo qualora manchi per quella specifica zona, tuttavia i concessionari che arriveranno quali ospiti paganti potranno scegliere “l’offerta tecnico gestionale” da presentare; viene naturale chiedersi: sarà sufficiente il potere di controllo della Regione ad evitare utilizzi impropri del territorio? 

    Boschi di Genova: cosa ne pensa Tiziano Fratus?

    Abbiamo raccolto il pensiero di Tiziano Fratus, “homoradix” per eccellenza, una passione per gli alberi secolari e la capacità unica di ascoltare il respiro che ogni bosco possiede. «I liguri hanno gli stessi difetti di tutti gli altri italiani, in ogni zona si presentano le stesse dinamiche. La Regione dovrà tutelare i luoghi che darà in concessione con il nuovo bando e non dovrà limitarsi a sperare che i privati riescano dove lo Stato non è riuscito. Se fosse questa la strategia, suonerebbe ridicola. Sia chiaro, la partecipazione dei cittadini alla gestione, il cosiddetto partenariato sociale, è una strada in cui credo anch’io, ma la gestione in toto ad un privato non è a mio modo di vedere la soluzione migliore per recuperare i terreni boschivi».
    La Liguria è una regione di cui Tiziano si è occupato più volte, sia nel suo libro “L’Italia è un bosco” sia nella rubrica settimanale su La Stampa, “Il cercatore d’alberi”: da Villa Hanbury alle sequoie della Val d’Aveto, passando per quelle, monumentali, di Pegli, dell’Orto Botanico e di Villa Serra. «La Liguria dell’entroterra è ben diversa da quella di costa, sono due mondi che non si parlano». Che non sia arrivata l’ora di provare a far loro scambiare almeno due chiacchiere?

    Bruna Taravello

  • Genova in un libro di Nicholas Walton, giornalista della BBC: la nostra intervista

    Genova in un libro di Nicholas Walton, giornalista della BBC: la nostra intervista

    GenovaNicholas Walton, un nome che magari a molti è capitato di sentire e apprezzare, ma che forse ai più di voi non accenderà alcuna lampadina. Se fate parte di questo secondo gruppo di persone, vi consigliamo di tendere le orecchie e informarvi sul suo conto perché ne sentirete parlare presto: Walton ha scritto un libro sulla storia di Genova, in cui ha cercato di ricostruire il passato e interpretare il presente, interessandosi alle storie dei genovesi di ieri, ma anche a quelli di oggi. La stesura del suo libro è in corso: la prima bozza sta per essere ultimata, mentre per la pubblicazione – l’editore sarà l’inglese Hurst, ma sembra sarà pubblicato anche negli USA con la Oxford University Press – ci sarà da attendere ancora un po’.

    Leggendo la biografia di Walton, si capisce subito che non servono grandi presentazioni. Originario di Newcastle, nell’Ighilterra del nord, ha studiato Scienze Politiche, Filosofia ed Economica all’Università di Oxford, prima di diventare giornalista. Poi, 14 anni trascorsi alla BBC ad occuparsi soprattutto di esteri: corrispondente da Sarajevo e Varsavia, si occupa anche di Russia, Turchia, Stati Uniti e Sierra Leone. Inoltre, si interessa anche di Europa (Europe Editor per la redazione BBC World Service, ha collaborato con il think-tank ECFR – European Council on Foreing Relations).
    Coltiva da sempre un profondo interesse per la storia e di recente ha sviluppato una spiccata propensione per le vicende genovesi: sarà che, sposato con una genovese, ha avuto modo di vivere qui per un po’ durante il congedo di maternità della moglie. Genova lo ha colpito tanto che, dopo la nascita di suo figlio (che ha ormai un anno) ha continuato a vivere qui con la sua famiglia, dividendosi tra il capoluogo ligure e l’Inghilterra. Ora si avvicina, però, un nuovo cambiamento: il trasferimento a Singapore, che costringerà la famiglia Walton ad assentarsi da Genova (almeno per un po’).

    Parliamo del libro: di cosa tratta?
    «È una biografia della città: mi piace la storia ma sono un giornalista, così ho deciso di affiancare all’approccio storico una presentazione della Genova contemporanea. Il libro racconta le vicende di alcuni dei più grandi personaggi che hanno segnato la storia della città, dal più noto Andrea Doria ad altri meno famosi, cercando di mettere in luce gli aspetti meno conosciuti, come le vicende che hanno portato alla fondazione dell’Albergo dei Poveri.
    Non si tratta di un semplice libro che racconta la città, ma di un testo che coinvolge l’intera Liguria e che prende in considerazione molti aspetti della vita quotidiana e della cultura, come il calcio e il cibo, la storia e le tradizioni».

    Perché un libro sulla storia di Genova?
    «È stata una scelta inevitabile: Genova ha una straordinaria tradizione storica che non può essere ignorata, ma che tuttavia resta in gran parte sconosciuta ai più. La città in passato era considerata una vera potenza, ha assunto un ruolo di rilievo in età medievale e ha contribuito in prima istanza al consolidamento dei rapporti tra oriente e occidente e all’unione di questi due mondi.
    All’epoca non si può dire che non abbia svolto un ruolo di primo piano in molti momenti cruciali: si pensi al periodo della “Peste nera”, al contributo dato alle esplorazioni dell’Impero spagnolo nelle Americhe, ai primi grandi movimenti di emigrazione italiana e all’introduzione del gioco del calcio nel Paese. È una storia travagliata e complicata (specialmente per quanto riguarda il periodo medievale e quello tra XVI-XVIII secolo), ma allo stesso tempo molto potente: sentivo che se avessi provato a mettere in luce certi aspetti, svelarne le dinamiche e renderli più comprensibili, raccontando storie di vita vissuta piuttosto che fornendo un freddo resoconto di numeri e date, sarei riuscito a scrivere un libro molto potente e d’impatto. Io personalmente adoro leggere libri di storia, ma ritengo che la storia dovrebbe riguardare le vite delle persone, invece di trasformarsi in qualcosa di noioso!».

    Come è nata l’idea di questo libro?
    «Casualmente: in una delle mie visite in città, stavo facendo una passeggiata con mia moglie nella zona dei forti sulle alture di Righi, e abbiamo iniziato a parlare della storia della città. Appena rientrato a casa, ho cercato su Amazon e ho notato che non c’erano libri su Genova in inglese (se non testi accademici e guide turistiche). Più mi addentravo all’interno delle dinamiche storiche della città, più mi intrigavano e ne restavo affascinato, soprattutto da quando ho iniziato a interessarmi alla rivalità con Venezia, un anno fa: una storia impressionante che non penso sia abbastanza nota fuori dai confini nazionali italiani. Quando poi è arrivata la notizia che io e mia moglie ci saremmo dovuti trasferire in città per un paio di mesi, ho preparato una bozza e ho contattato il mio editore. Anche lui era stato da poco a Genova e si era innamorato della città, così si è subito interessato al mio progetto».

    Genova nel passato, Genova oggi: cosa pensi della città?
    «Oggi resta una città straordinaria: amo il suo porto, la sua conformazione urbana, con le strade che si inerpicano e salgono fino alle colline. Amo soprattutto il suo centro storico, i vicoli, quella sensazione di trovarsi di fronte a una città inalterabile, molto più simile a quel che è stata in passato di quanto non lo siano oggi altre città italiane (come Firenze, Venezia, Roma, che sembrano tutte costruite esclusivamente in funzione dei turisti). Senza contare i suoi magnifici musei, come il Galata – Museo del Mare e il Castello D’Albertis.
    Ad ogni modo, resta il fatto che oggigiorno Genova si è trasformata molto ed è cambiata rispetto a come era un tempo: ha i suoi problemi e le sfide specifiche da affrontare (come, d’altra parte, il resto dell’Italia e l’Europa intera). La vera domanda per la città è se sia in grado di dare risposte a questi problemi e a queste sfide, per continuare ad essere un luogo accogliente in cui vivere e in cui progettare il futuro. Personalmente, vedo molti giovani convinti di dover andare altrove a cercare lavoro, e questo è molto triste».

    Vero: come pensi che si dovrebbero affrontare i problemi e come accendere i riflettori sulla città?
    «Ogni città deve fare leva su propri punti di forza. Nel caso di Genova, questo significa puntare sul suo passato di superpotenza mercantile e sul suo ruolo di primo piano nella determinazione dell’assetto europeo, sulle storie di pirateria, schiavitù, rivalità con Venezia (e Pisa), su personaggi come Andrea Doria, gli esploratori, e così via. Alcune di queste cose possono anche essere sgradevoli e non piacere, ma è tutto molto affascinante! È ciò che rende Genova diversa da qualsiasi altro posto. I Rolli, ad esempio, sono splendidi, ma l’Italia è piena di edifici altrettanto magnifici, per questo è necessario puntare l’attenzione altrove».

    Abbiamo visto di recente dei documentari sulla BBC dedicati a Genova e alla Liguria e ci siamo chiesti: cosa pensano i tuoi connazionali della nostra città?
    «Sfortunatamente, non penso che molti di loro conoscano Genova e il suo passato (per questo spero di cambiare le cose grazie al mio libro!). Tutti conoscono Venezia, Firenze, Roma, ma Genova è una realtà differente. Certo, non è un posto facile per un turista: a volte, è troppo sporca, o troppo affollata, ed è spesso difficile per i visitatori ritrovarsi in questa cornice. Sono sicuro che, una volta tornati a casa, scopriranno di avere fatto molte più foto in altre città! Ma se i visitatori potessero vedere Genova attraverso il prisma del suo passato (i caotici caruggi medievali, la grandi famiglie feudali, le galee che hanno combattuto contro i pirati e contro Venezia), acquisirebbero una nuova visione della città, comprendendola meglio per le sue origini.
    In Gran Bretagna, c’è un forte interesse anche per il futuro dell’Italia e a noi sono ben noti i problemi che il Paese ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Molti miei connazionali amano l’Italia e hanno esperienze magnifiche quando vengono qui in vacanza. Io credo che ci sia un desiderio profondo di capire il Paese oltre gli stereotipi e oltre le banali esperienze da turista “mordi e fuggi”. Accendere i riflettori su una città così affascinante ma ancora poco conosciuta come Genova potrebbe permettere a noi inglesi (e agli americani) di capire qualcosa in più riguardo alla vita di oggi in Italia, e incoraggerebbe molti a prenotare un volo per la vostra città, piuttosto che per Roma o Venezia».

    Tu dici che c’è “un desiderio profondo di capire il Paese oltre gli stereotipi”, lontano dalle copertine patinate dei magazine da un lato, e dai disastri politici dall’altro. Perché Genova dovrebbe essere la città giusta?
    «Ci sono diversi tipi di turisti in Italia: molti sono alla ricerca delle cose più scontate, ma molti altri amano profondamente l’Italia e hanno visitato, oltre alle attrazioni principali del Paese, anche Toscana, Sicilia, Verona, le Cinque Terre e la Liguria, lo splendido porto di Genova con la sua storia unica, e una quantità infinita di splendidi panorami e che davvero vale la pena vedere. Dunque, sì, penso che un turista che voglia sul serio conoscere aspetti più profondi dell’Italia dovrebbe venire qui (a Genova per una breve visita in città, o a Genova e in Liguria per una vacanza più lunga). Certamente la città dovrebbe puntare di più sulla sua promozione all’estero come “città degli esploratori”, facendo in modo di attirare visitatori desiderosi di capire e ricostruirne le vicende storiche».

    La città e i suoi abitanti: l’accoglienza che hai ricevuto dai genovesi ha confermato lo stereotipo dell’animo brusco e scontroso o hai avuto un’impressione diversa?
    «Molti sono stati estremamente gentili, e li ho trovati molto attenti al loro lavoro. Ad esempio, un ragazzo che lavorava all’Albergo dei Poveri era dispiaciuto che l’edificio, con alle spalle secoli di storia, si trovasse adesso in uno stato orribile. Ho intervistato anche persone sorprendenti, come una prostituta trans e una coppia di immigrati: le loro storie oggi rappresentano una parte vitale della città. Molti genovesi sono riservati, ma ho notato che il fatto che qualcuno si interessi alla storia della loro città suscita orgoglio.
    Penso che i cittadini debbano credere di più nella città in cui vivono, accettare sia i momenti affascinanti ma bui della loro storia, sia quelli positivi. Allo stesso tempo, per alcuni è forte l’orgoglio di essere genovesi e c’è il desiderio di rendere nota la storia della città in tutto il mondo. Ho riscontrato anche preoccupazione per il futuro e le nuove generazioni, e per il fatto che gli stessi genovesi stanno cominciando a dimenticare il loro passato glorioso».

    Elettra Antognetti

  • Turismo a Genova, dati 2013: nazionalità dei visitatori e periodi di maggiore affluenza

    Turismo a Genova, dati 2013: nazionalità dei visitatori e periodi di maggiore affluenza

    genova-castelletto-veduta-DIIl turismo a Genova si conferma, anno dopo anno, un’opportunità su cui investire per sbloccare un’economia stagnante e priva di slancio. Anche se con colpevole ritardo, in questi ultimi cinque anni la città ha mosso importanti passi in avanti e c’è da augurarsi che il futuro riservi investimenti rilevanti, siano pubblici o privati, capaci di migliorare l’offerta.

    Ecco la panoramica del flusso turistico che ha interessato la città di Genova nel 2013, con il dettaglio delle nazionalità legate ai mercati di maggior affluenza, aggiornata a settembre 2013 e redatta dalla Provincia, ente deputato per legge alla raccolta dei dati per quanto riguarda le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere genovesi. Il numero totale di visitatori (sia italiani che stranieri) è di 613.937 (esclusi i mesi di ottobre, novembre e dicembre) con un aumento del 4,6% rispetto al 2012. Sostanziale equilibrio fra turisti stranieri (che sono stati 310.637, + 11,2% sul 2012 ) e italiani (303.300, in leggero calo rispetto ai 307mila del 2012).

    Per quanto riguarda la nazione di provenienza dei visitatori, a guidare la speciale classifica è la Francia con 42.911 visite, seguono Germania e Russia rispettivamente con 27.292 e 26.569 presenze. Stati Uniti e Svizzera seguono con 17.100 e 16.372, subito dietro Regno Unito, Cina e Spagna che rispettivamente contano 15.506, 13.935 e 12.789 presenze. In tutti i casi si tratta di un aumento rispetto all’anno precedente, addirittura un +43,2%  per quanto riguarda l’affluenza dalla Russia.

    In quali periodi dell’anno è maggiormente visitata la nostra città? I dati ci dicono che luglio e agosto sono i mesi in cui si registra il picco di visite, si intende sia di turisti italiani che stranieri, con un valore che nel mese di agosto sfiora le 100.000 unità. Un dato che, ad essere sinceri, scontra un po’ con quella che è la strategia di promozione della città che nell’agosto 2013, giusto per fare due esempi, presentava via Garibaldi sottosopra per i lavori di pavimentazione e lo Iat del Carlo Felice chiuso per ferie. Senza contare che agosto rimane per buona parte dei commercianti il mese delle ferie e della chiusura stagionale. Tuttavia i numeri sono alti anche nei mesi primaverili con picco nel mese di maggio, a conferma di un andamento positivo che non vive esclusivamente del picco estivo, ma gode di una certa stabilità da marzo a ottobre.

    Le zone di più forte concentrazione sono il Porto Antico e il Centro Storico, ma ultimamente stanno prendendo piede anche altre zone della città, come la parte che gravita intorno a via XX Settembre e Galleria Mazzini e Corso Italia/Boccadasse (anche se in misura più contenuta).

    [foto di Diego Arbore]

     

  • Sanità, residenze sanitarie assistenziali (RSA) in mano ai privati: denuncia del sindacato

    Sanità, residenze sanitarie assistenziali (RSA) in mano ai privati: denuncia del sindacato

    sanita-corsia-ospedaleL’imminente chiusura della RSA “psicogeriatrica” di Rossiglione, finora gestita direttamente dall’Azienda sanitaria locale genovese (Asl 3), scatena la reazione del sindacato autonomo Fials che già in passato aveva denunciato l’esistenza di un piano, concordato tra Regione Liguria e Direzione Asl 3, per chiudere e privatizzare tutte le RSA (residenze sanitarie assistenziali) sia geriatriche che psicogeriatriche (qui la nostra inchiesta).
    Secondo la Fials le argomentazioni dell’azienda sono inaccettabili «La chiusura con successivo appalto ai privati che riaprirebbero Rossiglione con le stesse funzioni attualmente gestite dalla Asl 3 sarebbe giustificata unicamente dal “blocco delle assunzioni”. Per non assumere una manciata di lavoratori si chiude, si esternalizza, si privatizza. E probabilmente, nel prossimo futuro, si andrà incontro anche ad un aumento complessivo dei costi di gestione, visto che le esternalizzazioni e le convenzioni non sono certo gratuite».

    «La Regione Liguria e la Direzione Asl 3 porgono il fianco ad una operazione che fa gola ai privati per ragioni di mercato e di profitto in un settore dove la presenza privata è già preponderante – spiega il segretario Fials Genova, Mario Iannuzzi – Una scelta chiaramente esplicitata non solo con la vicenda di Rossiglione, ma anche nelle delibere della Asl 3».
    Il sindacato Fials cita per tutte la delibera n. 794 del 23.12.2013 – bilancio di previsione 2014 – pag. 54/55 – Relazione del Direttore Generale, dove si legge chiaramente: “ … l’attivazione al 2° piano del padiglione anteriore dell’ex Ospedale Celesia (RSA Geriatrica) […], sarà orientata alla concessione della gestione ad un soggetto concessionario. Tale azione di esternalizzazione consentirà l’utilizzo della nuova struttura con costi più contenuti rispetto alla gestione diretta (costi di cui nella delibera non c’è traccia, sottolinea la Fials). La concessione potrebbe anche comprendere la gestione della RSA di mantenimento Celesia attualmente a gestione diretta ASL 3 dotata di 25 pl e situata al piano superiore. […] Anche l’attivazione di una RSA di mantenimento di 20 pl presso l’ospedale di Busalla deve essere vista in un’ottica di esternalizzazione della gestione affidata ad un Concessionario attraverso l’espletamento di una gara …”.

    Ma a rischio sarebbero tutte le RSA attualmente gestite dall’Asl 3 (le uniche a gestione pubblica) «RSA Quarto, dove i progetti di ristrutturazione dell’area prevedono il ridimensionamento dei posti letto attualmente destinati a RSA psicogeriatriche – continua Iannuzzi – RSA Pastorino di Bolzaneto, dove si rincorrono le voci di una cessione che fa gola a molti, e RSA Campo Ligure in forse un giorno si e l’altro anche».
    Per il sindacato autonomo si tratta di scelte inaccettabili «Scelte che cadono nel silenzio generale sia delle istituzioni locali che di altre sigle sindacali (vedi CGIL-CISL-UIL), le cui politiche si confermano come uno sfacciato fiancheggiamento alle scelte di privatizzazione della Regione Liguria – conclude il segretario Fials Iannuzzi – Lo stesso silenzio di chi finge di non sapere cosa sta accadendo con lo scandaloso appalto delle cucine e con la mancanza totale di investimenti in risorse nei distretti territoriali e nel necessario potenziamento dell’assistenza domiciliare, oggi in forte sofferenza».

    Matteo Quadrone

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    villa-duchessa-di-galliera-voltriDopo la puntata di #EraOnTheRoad a Villa Duchessa di Galliera con le anticipazioni sullo stato dei lavori e sulla temporanea gestione della villa e del parco, è arrivata nei giorni scorsi anche la conferenza stampa a Tursi. Stiamo parlando di una delle residenze più belle, antiche e ricche di storia del Ponente genovese e di tutta la città. L’abbiamo visitata in compagnia di Maria Rosa Morlè, assessore del Municipio VII (Federazione della Sinistra), e Matteo Frulio, dell’Associazione di Promozione Sociale Sistema Paesaggio. Quel che ne emerso è un resoconto sullo stato dei lavori per la ristrutturazione del teatro privato e del parco storico, iniziati rispettivamente nel 2007 e nel 2012.

    Il parco di Villa Duchessa di Galliera

    Per quanto riguarda il parco, i lavori sono stati suddivisi in due lotti. Il primo, finanziato con quasi 500 mila euro, per la risistemazione del giardino all’italiana, nella parte anteriore della villa. I fondi per il restauro sono stati stanziati da Tursi che, dopo la pubblicazione di apposito bando, aveva affidato gli interventi alla Cooperativa Archeologica SCRL nell’agosto 2012. I lavori sono iniziati tra fine 2012 e inizio 2013, e sono stati ultimati verso la fine dell’anno (la fine era prevista per il mese di settembre, ma il cantiere è stato sgomberato di fatto a novembre).
    In questo caso gli interventi sono serviti ad arginare il degrado in cui versava l’area e a limitare il vandalismo (la zona, accessibile a tutti, veniva usata negli ultimi tempi come parcheggio per scooter, e c’era anche chi scambiava la parte a ridosso delle aiuole come area camping). Sono state apportate anche migliorie a livello generale, con l’inserimento di nuovi arredi o il ripristino di quelli storici: ad esempio, è stata reinserita una panca del 1872, una rovina archeologica ora restaurata, e sono stati ripristinati i pilastrini delle panche originali del 1700. È stato rifatto il prato, rovinato poiché il parco storico era prima scambiato per un campo da calcio, e gli interventi sulla vegetazione sono stati tanti: nei ventagli laterali sono stati inseriti bossi, collezioni di bulbose (amaryllis e agapanthus), rose, gerani. C’è anche la rosa Duchessa di Galliera, un ibrido donato al parco a fine lavori che oggi non è ancora in commercio e che sarà presentato all’Expo 2015.

    Nel secondo lotto, invece, i finanziamenti ammontano a 1,6 milioni di euro, anche questi stanziati direttamente da Tursi. I lavori non sono ancora iniziati: il Comune di Genova ha emesso un bando per appaltare i lavori, che scadrà il 24 febbraio. I tempi stringono e non si sa quale sarà il destino del parco. Per questo, non saranno rispettati nemmeno i canonici 30 giorni tra l’assegnazione dell’appalto e l’inizio dei lavori.
    Gli interventi in questo lotto saranno mirati e riguarderanno la zona superiore del parco, quella delle terrazze. Sarà ripristinato l’agrumeto così com’era ai tempi del padre della Duchessa di Galliera che, ci dicono i nostri interlocutori, pare fosse molto rinomato all’epoca: i suoi prodotti venivano scambiati con la famiglia dei Savoia. Inoltre, ci saranno interventi sulle cascate, si introdurranno azalee e rododendri, in base alle indicazioni lasciate dalla stessa Duchessa nei suoi elenchi, e si predisporranno aree pic-nic. Ci saranno anche interventi sugli edifici all’interno del vasto complesso: il castello, la coffee-house, la casa colonica Borromeo.

    Il Teatro della villa

    I lavori per riportare in vita il teatro privato sono iniziati tra 2006 e 2007, conclusi nel 2010. In questo caso è stato stanziato 1 milione di euro con un cofinanziamento di Comune e Compagnia di San Paolo. Gli interventi si sono rivolti alla messa in sicurezza del soffitto pericolante e alla ricostruzione di una parete crollata.  Si tratta del più antico teatro di villa della Liguria rimasto in vita, riportato alla luce dopo 200 anni. Prima era usato come teatro per le scuole e poi come palestra; poi, la chiusura per oltre un decennio, fino alla riapertura, con l’inaugurazione organizzata dal Teatro Cargo, che oggi ancora lo usa per concerti e eventi, così come il Municipio e le altre associazioni locali.

    Il futuro: la gestione del complesso di Villa Duchessa di Galliera

    In previsione della fine degli interventi, si pone il problema della manutenzione e promozione del complesso. È bene iniziare a pensare a una possibile soluzione per non far naufragare tutti gli sforzi fatti e i soldi spesi finora: in totale, solo Tursi ha messo a disposizione oltre 2 milioni di euro, cui si aggiunge un altro milione e mezzo per il teatro, tra Comune e Compagna di San Paolo. Il Comune ha aperto un bando, in scadenza il 17 marzo 2014: dopo quella data si saprà chi sarà il gestore. Tra tutti, partecipano due soggetti particolarmente attivi sul territorio, molto motivati e determinati ad arrivare fino in fondo: si tratta del Teatro Cargo e dell’APS Sistema Paesaggio, associazione con ragione sociale nata da quella di volontariato Amici di Villa Duchessa di Galliera.

    Per quanto riguarda il Teatro Cargo, lo staff sta valutando la fattibilità del progetto e cercando sponsor. Si tratta di un soggetto culturale molto importante nel quartiere e in tutta Genova. Nel 2006 il Cargo già aveva partecipato al bando della Compagnia di San Paolo per la ristrutturazione del teatro: aveva seguito i lavori, lanciato e promosso il teatrino, contribuendo a renderlo vivo per tutti questi anni, come ci racconta la direttrice Laura Sicignano «conosciamo questi spazi e il territorio, ci siamo spesi da subito per questa causa, abbiamo lanciato e salvaguardato questo bene. La manutenzione è fondamentale e ci piacerebbe far parte di questo progetto».

    Per quanto riguarda invece Sistema Paesaggio, il Comune le ha affidato momentaneamente la gestione con una convenzione ad interim, in attesa di trovare il gestore ufficiale. Ora si occupa di pulizia, manutenzione base (per quella specifica c’è Aster), organizzazione di eventi e visite guidate a pagamento. Queste ultime partiranno il 27 febbraio e si svolgeranno nel primo letto del parco e nella villa. La necessità di dar vita a Sistema Paesaggio è dovuta a motivi burocratici: Amici di Villa Duchessa di Galliera, essendo volontaria, non poteva gestire la bigliettazione relativa alle visite.

    «Senza alcun tipo di pubblicità e promozione, abbiamo già varie richieste per le visite, tra cui quelle di un gruppo di Biella, uno di Varese e uno di Alessandria – racconta Matteo Frulio – Le visite saranno a pagamento: 5 euro, con incentivi per le fasce più deboli, cioè anziani e bambini. In base alla convenzione con il Comune, il ricavato verrà reinvestito nella manutenzione. Un buon compromesso: a Villa Pallavicini si pagano 10 euro per visitare dei cantieri. Lo scopo è che questo diventi un posto aperto, non riservato a pochi, ma resta il fatto che questa è una realtà delicata che è necessario presidiare: si potrà accedere nei weekend e su prenotazione, in base a una precisa calendarizzazione. Avremmo voluto renderlo più aperto, magari mettendo un gazebo all’ingresso, garantendo l’accesso su offerta libera, ma da Tursi abbiamo avuto restrizioni in questo senso. Sappiamo che l’introduzione di un biglietto inasprirà alcuni, ma l’unica alternativa era tenere chiuso fino all’arrivo del nuovo gestore».

    Elettra Antognetti

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