Autore: erasuperba

  • Partecip@, Municipio Centro Est: gli interventi di manutenzione proposti dai cittadini

    Partecip@, Municipio Centro Est: gli interventi di manutenzione proposti dai cittadini

    municipio-centro-estCon una conferenza stampa a Tursi, il Municipio Centro Est presenta Partcip@, il bando sulla democrazia partecipativa (qui il pdf), un percorso sperimentale che si prefigge l’obiettivo di costruire percorsi di partecipazione che, in maniera crescente, permettano il coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione della cosa pubblica.

    “Si tratta di un primo banco di prova per diffondere tali meccanismi di governance e farli diventare pratica consolidata dell’Amministrazione comunale”, si legge nella nota stampa.

    Potranno partecipare i cittadini che vivono o che operano sul territorio del Municipio Centro Est: “Con questo bando sperimentale, per la prima volta s’intende coinvolgere la cittadinanza in tutte le fasi del processo amministrativo. Infatti, i cittadini sono prima chiamati a proporre e a progettare con semplicità gli interventi di riqualificazione, poi a decidere quali realizzare e infine a contribuire alla loro attuazione, attraverso il volontariato o un contributo di cofinanziamento. La speranza è quindi quella di mettere a valore le tante esperienze di cittadinanza attiva impegnate nella cura dei beni comuni sul nostro territorio”.

    “Il regolamento per la democrazia partecipativa del Municipio (qui il pdf) prevede che una somma, pari al 10% delle risorse finanziarie del Municipio in conto capitale, possa essere destinata all’attuazione di progetti di manutenzione. Per l’anno 2014 sono disponibili 28.000 euro“. Nel Regolamento si specifica anche che saranno tenute in maggiore considerazione le proposte che prevedano un cofinanziamento da parte dei proponenti o la partecipazione di soggetti a titolo di volontariato per la realizzazione del progetto stesso.

    “In base alle preferenze espresse dai cittadini, si stilerà una graduatoria che resterà valida per tutto il ciclo amministrativo in corso. Pertanto i progetti, selezionati con le modalità previste e non attuati nel corso del 2014, potranno essere realizzati entro la fine del mandato del Consiglio Municipale, attraverso nuove risorse disponibili nei prossimi anni”.

    I progetti possono essere presentati al Municipio entro il 30 aprile ed è possibile iscriversi anche alla piattaforma informatica Open Genova che ha offerto gratuitamente la propria colaborazione al Municipio. A partire dal 10 marzo si svolgeranno 5 incontri informativi con la cittadinanza.

  • Nuovo gestore della linea telefonica: cosa bisogna sapere, i diritti del consumatore

    Nuovo gestore della linea telefonica: cosa bisogna sapere, i diritti del consumatore

    TelefoniCerte volte temo di sembrare ripetitivo, ma il fatto è che, volente o nolente, si ripetono determinate situazioni cui affibbiare l’aggettivo rognose sembra quasi riduttivo. Ebbene sì, avete capito bene, ancora una volta mi tocca fare delle puntualizzazioni in materia di telefonia.

    Per la precisione, affronto due temi:

    1. Quando si cambia gestore, certamente allettati dalla bontà dell’offerta, capita sovente di rimanere alcuni giorni (mesi) senza linea telefonica. Poi, un bel giorno, arriva il tanto sospirato modem e la linea inizia a funzionare. Vorrei fare presente che il tempo in cui siete rimasti senza linea telefonica va risarcito, anzi, deve essere risarcito.
    Esiste una sorta di tariffario predisposto dall’Authority cui le compagnie telefoniche si debbono adeguare nel momento in cui viene corrisposto un risarcimento.

    2. Da tempo immemore vi parlo del diritto di recesso esercitabile entro 10 giorni lavorativi da quando sottoscrivete un contratto fuori dai locali commerciali.
    In altre parole, passati i fatidici 10 giorni, siete vincolati alla durata di un contratto, pena la penale! Anzi, no. Adesso la chiamano in mille altri modi (contributo cessazione linea è il più… gettonato), ma di penale trattasi.
    Ebbene, la maggior parte dei gestori, pur di accaparrarsi nuova clientela, promettono (e mantengono) di contribuire loro stessi a saldare il contributo di cessazione linea al vecchio gestore (guardate quanti bei giochi di parole si possono fare utilizzando i termini delle nostre deliranti normative).
    E quindi? Quindi, la normativa sul recesso (diritto di ripensamento) passa in secondo piano nonostante sia un bene il fatto che essa esista per tutelare i consumatori.

    Come dice il vecchio (neanche tanto) adagio: trovata la legge trovato l’inganno.
    E più che adagio direi velocemente.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Maddalena, bando del Comune per l’assegnazione di quattro locali a canone agevolato

    Maddalena, bando del Comune per l’assegnazione di quattro locali a canone agevolato

    maddalena-D2Con una nota stampa, il Comune di Genova informa che si aprirà nella giornata di domani, martedì 4 marzo, il bando pubblico per l’assegnazione di quattro locali a canone agevolato – situati in via della Maddalena 31, via della Posta Vecchia 15, vico del Fornaro 16 e vico del Duca 23 – di proprietà di RigeNova srl (società pubblica controllata dal Comune di Genova).

    “Il bando, che si inserisce nell’ambito del progetto europeo “Port et Identite-Port”, è una delle azioni previste dal piano d’interventi “Ti Porto nei Caröggi”, promosso dall’assessorato alla Legalità e ai Diritti per rafforzare i processi di riqualificazione e migliorare la vivibilità nel Sestiere della Maddalena”, si legge nella nota.
    I locali ristrutturati saranno assegnati ad attività “in grado di contribuire allo sviluppo sociale e culturale dell’area, di promuovere presidi territoriali per contrastare il degrado fisico e sociale, di ampliare l’offerta di servizi ai cittadini e di stimolare la creatività, soprattutto tra i giovani”.

    Le proposte, da inviare entro il 4 aprile, potranno riguardare produzioni artistiche e attività culturali, nuovi servizi rivolti alla cittadinanza, attività ricreative e di promozione sociale, attività educative, formative e aggregative.

    Il bando e i relativi moduli si possono scaricare dal sito www.comune.genova.it.

  • Trasporti pubblici e tariffa integrata: il contro-sondaggio delle associazioni dei consumatori

    Trasporti pubblici e tariffa integrata: il contro-sondaggio delle associazioni dei consumatori

    autobus-amt-2La settimana scorsa Comune, Regione e Università hanno presentato uno studio sull’utilizzo del Trasporto Pubblico Locale a Genova con particolare riferimento all’utilizzo della tariffa integrata treno – bus (qui l’approfondimento). A poche ore dalla presentazione, il CLCU (Coordinamento Ligure Consumatori Utenti) e ADIRCONS (Agenzia per i Diritti dei Consumatori), denunciando il mancato coinvolgimento nella fase di elaborazione dei dati, divulga un’analoga indagine “proposta online sul sito www.consumatoriliguria.it, dall’08 al 30 gennaio 2014 ed eseguita a costo zero per la collettività, con risultati di dati differenti, presentati in conferenza stampa”, si legge nella nota stampa. E ancora: “L’esclusione delle associazioni è avvenuta in deroga a quanto disposto dalle Leggi in attuazione attualmente in vigore”.

    Le associazioni dei consumatori hanno dunque “proceduto per via autonoma ad effettuare un sondaggio on-line sulla utilizzazione dei servizi di trasporto nell’area metropolitana genovese in quanto l’amministrazione comunale le aveva escluse da quello promosso dal 18 al 28 novembre 2013, per altro limitato all’area urbana, che è costato 27.000 euro”.

    Il sondaggio dei “dissidenti”

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    “Sono state considerate quattro fasce di età (under 18; 19-26 anni; 27-65 anni; over 65) e si è analizzato separatamente l’utilizzo del biglietto singolo dal carnet (dall’aprile 2013 il biglietto singolo è titolo di viaggio che ha sia la versione di corsa “solo AMT” che “AMT Trenitalia”); si sono considerati  i cinque bacini principali di mobilità al fine di valutare in maniera più diretta sia i comportamenti della tipologia di viaggiatori “one trip” che di quelli della fascia 19-26, analizzando inoltre la propensione alla mobilità per provenienza dal macro bacino”.

    Il sondaggio in questione non è un’indagine CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) né un’indagine CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing), bensì effettuato esclusivamente con accesso al sito www.consumatoriliguria.it “unicamente al termine della compilazione del questionario era richiesto di fornire l’indirizzo e.mail dell’utente; è quindi palese come il sondaggio non fosse predestinato a liste particolari di potenziali rispondenti”.

    Le risposte fornite sono state 2551 e i valori raccolti sono stati ripartiti, per compararli con la ricerca del Comune di Genova, nelle fasce “genere”, “titolo di viaggio utilizzato”, “bacino di provenienza”, fascia di età”, condizione professionale”.

    “Proprio sul punto focale del sondaggio, i dati delle Associazioni dei Consumatori differiscono dai dati ricavati dall’Università: sulle modalità di utilizzo dei mezzi di trasporto questo sondaggio evidenzia chiaramente che un terzo dei rispondenti (33,6) sceglie il sistema integrato mentre secondo il Dipartimento di Economia, l’83% dei viaggiatori utilizza esclusivamente mezzi AMT o Trenitalia. Quindi il risultato a cui si giunge dai dati dell’Università (17%) è esattamente la metà rispetto a quello in possesso delle Associazioni dei Consumatori. Si evince pertanto che la quota di genovesi che utilizza il biglietto integrato bus+treno è ragionevolmente più elevata”.

    “È importante sottolineare che solo il sondaggio promosso dalle Associazioni dei Consumatori ha valutato anche il grado di soddisfazione ed i problemi riscontrati dagli utenti del trasporto pubblico. Appena il 10% dichiara che il servizio offerto risponde alle proprie aspettative mentre il 52% ne denuncia l’inadeguatezza. La frequenza dei mezzi di trasporto è il problema più sentito dai genovesi che non transigono sulla pulizia (60,8%) mentre solo, si fa per dire, il 49% si lamenta della puntualità”.

  • Borgoratti: interrogazione in Regione, si torna a discutere dello scandalo di via Bocciardo

    Borgoratti: interrogazione in Regione, si torna a discutere dello scandalo di via Bocciardo

    via-bocciardo-borgoratti-lucchetto-chiusura-sequestro-sgomberoLa storia è nota. O, perlomeno, è sicuramente nota ai lettori di Era Superba: dal momento della frana del dicembre 2011 abbiamo più volte denunciato la vergogna del civico di via Bocciardo 1 a Borgoratti (qui l’ultimo approfondimento). Sei famiglie fuori casa a spese proprie, per colpa di un cantiere maledetto per la costruzione di box interrati su un territorio a rischio idrogeologico.

    «L’assessore Cascino si è impegnato a sensibilizzare il Comune di Genova affinché trovi finalmente una soluzione una vicenda tanto tragica quanto paradossale, che vede 15 cittadini fuori dalle proprie abitazioni dal 4 dicembre 2011; speriamo – commenta il consigliere Pellerano – sia quel passo in avanti tanto atteso e finalmente decisivo per uscire da questo imbarazzante e dannoso stallo che dura da più di due anni». 

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    Nell’ottobre scorso l’amministratore del condominio raccontava ad Era Superba: «La situazione è ferma e non ci sono evoluzioni in vista. Tutti stanno a guardare lo scempio che si compie, nessuno ci dà una mano. Abbiamo richiesto un incontro al sindaco, stiamo attendendo una risposta». Ad oggi l’incontro con il sindaco non è ancora avvenuto.

    Le autorizzazioni a costruire rilasciate dal Comune di Genova (con assenso della Provincia) sono state ritirate dopo il cedimento del pilastro durante la frana del 2011, nel frattempo, una sentenza del Tribunale Civile di Genova ha obbligato la società B & C Group e la ditta esecutrice SCA a eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere (in parallelo si apre anche un procedimento  in sede penale dopo una formale denuncia di querela, qui l’inchiesta di Era Superba del dicembre 2012 che ricostruiva nel dettaglio la situazione). Ma la messa in sicurezza non è mai stata effettuata.

    «Visto il lungo tempo trascorso senza che siano stati compiuti i lavori di messa in sicurezza del sito – spiega Pellerano – la situazione di pericolosità permane e rischia di estendersi agli edifici circostanti». L’auspicio del consigliere Pellerano e, da più di due anni, anche quello degli inquilini, è un immediato stop alla pratica dello scarica barile e una decisa presa di posizione di Comune e Regione (in particolare un’assunzione di responsabilità da parte del Comune) aldilà del contenzioso fra ditta e condominio.

    «Ormai è assodato che le imprese costruttrici del park in questione non hanno le risorse finanziarie necessarie alla messa in sicurezza del cantiere e che il Comune – che aveva la responsabilità di verificare che i lavori fossero svolti nel rispetto delle leggi e del progetto – ha espressamente dichiarato che sono necessarie opere che mettano al riparo la zona, è impensabile che gli enti pubblici temporeggino ulteriormente».

  • Carta fatta a mano, tè e caffè: “Drina A12”, i ritratti dell’artista genovese Grazia Buongiorno

    Carta fatta a mano, tè e caffè: “Drina A12”, i ritratti dell’artista genovese Grazia Buongiorno

    drina-a12-grazia-buongiorno-2Immaginate di essere artisti. Immaginate poi di lavorare in un’antica cartiera seicentesca, e di ritrovarci una vecchia partita di bellissima e antica carta fatta a mano, su cui liberare tutta la vostra creatività. Questo è ciò che è successo a Grazia Buongiorno, artista genovese nonché direttore artistico dell’associazione culturale Cartiera41 di Mele (associazione nata proprio negli spazi della cartiera, acquistata e restaurata a partire dal 2000 – dopo anni di abbandono – dalla famiglia Buongiorno-Canepa).

    Grazia ha infatti ritrovato queste vecchie giacenze nello stenditoio della cartiera (dove si lasciavano ad asciugare i fogli appena confezionati e quindi ancora bagnati) e ha compreso subito l’unicità del materiale e le possibilità che esso offriva: la carta fatta artigianalmente a partire dagli stracci, come si faceva anticamente prima dell’avvento della cellulosa, è estremamente pregiata e resistente e si presta perfettamente ad essere utilizzata come supporto per dipingere, per non dire del fatto che le qualità tattili e visive ne fanno un elemento di composizione se non alla pari, quanto meno al secondo posto dopo la mano dell’artista: «Lavorare su del materiale così risulta una cosa parecchio esaltante» racconta Grazia, che ha cominciato il suo viaggio nell’arte da bambina: «dai racconti di mia madre pare che anche quando si andava in giro e non si aveva la possibilità del foglio partivo alla ricerca dei classici pezzi di mattone e li utilizzavo a mo’ di matita in ogni dove».

    Da lì agli studi d’arte il passo è breve, e l’attività creativa nelle sue declinazioni più ampie diventa una costante sospesa solo per un anno: «ho provato a vedere come si viveva senza la presenza costante del disegnare, dipingere, inventare e costruire (e in tutta sincerità non mi è piaciuto molto); il resto è stato una continua evoluzione o involuzione  – a seconda di come si vuole leggere il percorso – ho continuato, continuo e immagino continuerò a disegnare, dipingere, inventare e costruire». D’altronde per lei queste attività sono parte imprescindibile della sua vita: «È semplicemente il mio modo di esistere, non potrebbe essere altrimenti» aggiunge.

    drina-a12-grazia-buongiorno-3Il progetto che Grazia ha sviluppato e sta portando avanti tutt’ora a partire proprio dalla carta fatta a mano si chiama Drina A12 ed ha la peculiarità di avere una durata di vita limitata alla disponibilità dei fogli rinvenuti in cartiera: esaurita questa la serie di opere “driniane” sarà inevitabilmente conclusa: «Ogni volta che mi propongo con qualche cosa di nuovo inizio da capo con tutto, dimentico gli allori precedenti se ce ne sono stati, dimentico il nome, la tecnica, lo stile, mi piace ricominciare e mi piace farlo da zero, mi sembra un bel gioco e una giusta sfida, è un rinnovamento della pelle» racconta Grazia.

    Nello specifico del nome scelto per questo progetto «Drina è un fiume della penisola balcanica che segna il confine tra Bosnia ed Erzegovina e Serbia, in passato era la linea di demarcazione tra Impero Romano d’Oriente e Impero Romano d’Occidente. A12 è l’autostrada Genova-Roma; sono entrambi due passaggi, due cammini, due vie di comunicazione, sono un percorso».

    La tecnica che Grazia usa per le sue opere “driniane” non è affatto semplice: le mezzetinte che caratterizzano l’immagine di partenza vengono sostituite da puri bianchi e neri (ma sarebbe meglio dire beige e neri) ottenendo un soggetto ipercontrastato e ridotto all’essenziale, con un effetto finale che ricorda molto i poster.

    A questa modalità esecutiva l’artista è giunta per gradi: «Prima che nascesse Drina A12 non ho dipinto per un po’ di anni. In questo periodo da buona curiosa ho sentito il bisogno di conoscere nuove cose, ho imparato a costruire mobili e a progettarli, ho studiato ceramica ad alta temperatura e dico studiato perché mi sono rimessa sui libri e ho fatto delle abbuffate di chimica (che tra l’altro prima di allora non sopportavo,  invece applicata è una cosa meravigliosa) insomma mi sono buttata in un mondo rigoroso e pieno di regole ferree ma felice di poter sperimentare un materiale così complesso e affascinante».

    drina-a12-grazia-buongiorno-4È interessante sentire come Grazia racconta la genesi del nuovo stile. Praticamente una sorta di presa di coscienza del necessario cambiamento che l’imparare cose nuove produce dentro di lei: «Nel mio caso quando capisco di avere una soddisfacente conoscenza del mezzo o del materiale ritengo concluso il periodo di apprendimento. Il guaio – o la fortuna – è che a quel punto non si è più quelli di prima, nonostante la voglia di disegnare sia sempre la medesima. L’istinto è quello di misurarsi con l’atto creativo nella maniera più semplice, “faccio quello che già so fare”» ma non è più la stessa cosa:  «Il cambiamento ormai si è insinuato e quello che era semplice prima diventa un gesto sconosciuto adesso; attendo il nuovo personaggio, la nuova tecnica, il nuovo stato d’animo… so che sta per arrivare, è già qui! Bisogna solo trovare il momento giusto perché esca. Poi un giorno qualsiasi mentre scarabocchio, coloro o non so, improvvisamente arriva la soluzione, guardo e so che quella è la strada giusta da seguire».

    Ed ecco come il cambiamento si è manifestato dalla serie precedente a Drina: «I lavori precedenti sono assolutamente coloratissimi, astratti, giocosi, istintivi, progettati nella forma ma non nell’accostamento dei colori. Drina è esattamente l’opposto: rigorosa, scura, con una progettualità lunghissima al punto che l’atto creativo non si attua nella realizzazione ma nella progettazione».

    drina-a12-grazia-buongiorno-5Partendo da una fotografia, Grazia semplifica le forme «fino a trasformarle in macchie mantenendo la fisionomia del volto; finito questo passaggio cerco di semplificare ulteriormente fino ad arrivare ai minimi termini» al punto che spesso i lavori visti da vicino perdono leggibilità e finiscono nell’astrazione, così che per cogliere senso e interezza dell’immagine bisogna osservarli alla giusta distanza.

    [quote]Alle persone vorrei arrivasse ciò che vogliono che gli arrivi, Drina è solo il mezzo. Ognuno di noi fruisce le immagini in base alle proprie esperienze e alla propria sensibilità, è inutile fare tante parole e dare tante spiegazioni, un lavoro quando è finito non appartiene più al suo ideatore ma a tutti».[/quote]

    In queste immagini primi piani di volti, lettere singole e numeri si affastellano creando una bellezza prima di tutto grafica, un vero e proprio “piacere visivo”:  «A volte le scritte hanno un significato preciso – soprattutto quando il personaggio ritratto mi è familiare – allora lì mi diverto a nascondere messaggi; altre volte invece lettere e numeri hanno una funzione puramente grafica».
    Ma nei dipinti di Drina compaiono anche improvvise chiazze di colore, rivoli spesso vermigli, lampi inquietanti che a prima vista ricordano il sangue e, almeno in chi scrive, rievocano certe foto di guerra dove il sangue scende a rivoli da corpi coperti di polvere. Grazia spiega che «ogni tempo ha le sue immagini. Queste sono le immagini del mio tempo, quello attuale e quello passato sono la somma di quello che si è stati e di quello che siamo, di quadri tutti colorati e giocosi, di strisciate rosse sopra volti stinti, di regole ferree e seghetti alternativi per costruire cose; sono la somma della mia vita, tra dieci anni Drina forse non esisterà più, ci saranno altre immagini, un altro nome, un nuovo percorso e questo è bene perché vuole dire che non mi sono fermata. Si va avanti, sempre».

    drina-a12-grazia-buongiornoUna parte altrettanto suggestiva del lavoro riguarda i materiali utilizzati sul fondo di carta di stracci: insieme a pastelli ad olio e colori acrilici, Drina usa tè e caffè: «Quello di usare generi alimentari per dipingere è un vizio che mi porto dietro un po’ da sempre. In precedenza utilizzavo farina, pane grattato ed altro per fare i fondi dei quadri, oggi uso caffè e tè in egual maniera per i fondi a più strati». Una vera e propria tecnica anche questa: «Faccio un miscuglio di caffè e tè che faccio marcire: è poco carino da raccontare ma i due elementi andando a male creano una serie di sedimenti che lasciano delle macchie sulla carta che mi piacciono da matti, in seconda mano faccio le colature di caffè – l’unica cosa più o meno casuale in tutta la realizzazione del lavoro – dopodiché faccio la tracciatura delle macchie e di conseguenza il riempimento con l’acrilico che in realtà non è nero ma un tono di marrone scurissimo che si vede solamente con il sole diretto sul quadro, tutto questo sulla carta fatta a mano dai mastri cartai che lavoravano nella vecchia cartiera dove abito». Come già detto «finita questa scorta, finita Drina che lavora su carta fatta a mano. Ho già in mente un nuovo supporto, ma questa è un’altra storia».

    Con questa serie, comprensiva di pezzi eseguiti su commissione, l’artista ha esposto in alcune gallerie genovesi e si prepara a partecipare ad altri eventi: «Ultimamente lavoro spesso con Satura, recentemente ho partecipato a Venti d’Arte e a Arte Genova 2014, in futuro di sicuro c’è “Venti d’Arte l’esperienza del contemporaneo” presso il MAEC Milan Art & Event Center a marzo e Satura International Contest a maggio».

    Claudia Baghino

  • Sanità e appalti: servizio ristorazione strutture ospedaliere, in ballo 114 mln

    Sanità e appalti: servizio ristorazione strutture ospedaliere, in ballo 114 mln

    Palazzo della RegioneQuattro lotti per un maxi appalto da 114 milioni di euro complessivi e un contratto da 9 anni destinato a cambiare definitivamente le modalità di gestione del servizio di ristorazione per pazienti ricoverati in strutture ospedaliere e territoriali (residenziali/semi-residenziali) di buona parte della Liguria e per le mense interne dei dipendenti, tramite l’affidamento a soggetti esterni privati. Il bando di gara, di cui si parla da almeno 2 anni, è stato predisposto – su impulso della Regione – dalla Centrale Regionale di Acquisto (organo costituito in seno all’Agenzia Regionale Sanitaria con la mission di gestire in maniera efficace gli approvvigionamenti del Servizio Sanitario regionale mediante lo sviluppo di processi centralizzati e standardizzati e il raggiungimento di sinergie ed economie di scala) ma la data di scadenza per la presentazione delle domande «È stata prorogata al 12 marzo – spiega il direttore di area della Centrale Regionale di Acquisto, Giorgio Sacco – anche perché alcune possibili aziende partecipanti, ancora in questi giorni, hanno chiesto informazioni per poter eseguire dei sopralluoghi. Si tratta di un appalto complesso e significativo dal punto di vista economico, per questo motivo ci stiamo muovendo nell’ottica di garantire massima trasparenza in un contesto di aperta concorrenzialità. Le posso dire che sono diverse le società che hanno manifestato interesse e visitato i siti. Il fatto che alcune di esse siano tuttora in fase di sopralluogo, però, deve esser tenuto in debita considerazione». Seppur implicitamente il direttore Sacco ammette che i tempi potrebbero allungarsi e non sarebbe dunque da escludersi un’ulteriore proroga «Comunque noi puntiamo a veder avviato il servizio in affidamento esterno entro gennaio 2015». Tempo ragionevole considerando gli assai probabili ritardi legati a ricorsi e controversie giudiziarie, spesso immancabili in gare di questo tipo.

    Claudio Montaldo, assessore regionale alla Sanità, senza sbilanciarsi più di tanto, aggiunge «Proprio di recente abbiamo incontrato i sindacati e le associazioni di categoria delle imprese. Stiamo valutando come procedere e per il momento non posso dirle molto di più. È sicuramente una gara importante che dunque richiede la massima attenzione. L’appalto unificato persegue l’indirizzo generale previsto per questi servizi che già oggi, in gran parte non sono più gestiti dal settore pubblico. Da un lato c’è legittima preoccupazione per la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali. Dall’altro occorre garantire che il servizio sia reso in condizioni ottimali, soprattutto in merito alla qualità. In questo senso, per quanto riguarda il Lotto 1 (che riguarda l’area metropolitana genovese, ovvero Asl 3, Ente Ospedaliero Galliera, Ospedale Evangelico Internazionale sede di Castelletto e di Voltri, ndr) riteniamo che il nuovo centro cottura esterno (la cui realizzazione sarà a carico della ditta vincitrice, ndr) non dovrà essere molto distante dai luoghi di consumo dei pasti onde evitare le problematiche legate alla distribuzione del cibo. Sono aspetti che stiamo verificando puntualmente per decidere se adottare eventuali accorgimenti».

    Il maxi appalto: i 4 Lotti

    sanita-ospedaleIl Lotto n. 1 area metropolitana genovese riguarda la fornitura dei pasti/giornate alimentari (parametro principale sul quale si forma la base d’asta, come vedremo in seguito) per l’E.O. Galliera, per l’O. Evangelico Internazionale e per l’Asl 3 Genovese (presidi ospedalieri, R.S.A. e strutture territoriali). L’impresa offerente dovrà: adeguare i locali mensa del Galliera, con annesso centro cottura, messi a disposizione dall’ente per la preparazione dei pasti per i dipendenti, mentre relativamente alla fornitura dei pasti per i degenti “…potrà optare per ristrutturare con la necessaria messa a norma dei locali cucina messi a disposizione, o veicolare i pasti da uno o più centro cottura esterno”, si legge nel Capitolato tecnico Sezione A (reperibile sul sito web della Centrale Regionale di Acquisto); veicolare i pasti da un centro cottura esterno per degenti e dipendenti dell’Ospedale Evangelico (sede di Voltri e sede di Castelletto), oltre ad effettuare la ristrutturazione\messa a norma dei locali mensa dei due presidi; preparare i pasti da veicolare da un centro cottura esterno (le ditte offerenti potranno prevedere anche più centri cottura in base alla loro organizzazione) alle strutture Asl 3, e ristrutturare i locali mensa dell’Ospedale Villa Scassi di Sampierdarena con annessa linea self service.
    Per quanto concerne la predisposizione del centro cottura “…la ditta aggiudicataria potrà utilizzare le apparecchiature presenti nei centri cottura dei due Presidi Ospedalieri e quelle presenti nei centri cottura del O. Evangelico Internazionale di Voltri e della struttura di via G. Maggio 6 Ex Ospedale Psichiatrico di Quarto, ed attualmente di proprietà della Asl 3 – continua il capitolato – Tali apparecchiature saranno cedute alla ditta stessa. Nel caso in cui la ditta offerente ritenesse opportuno approntare i pasti per i degenti dell’ E.O. Galliera da un centro cottura esterno, questo potrà essere unico con quello previsto per l’Asl 3 e per l’O. Evangelico Internazionale. Ovviamente in questo caso la ditta potrà utilizzare tutte le apparecchiature presenti sia nei centri cottura del E.O. Galliera e della Asl 3 Genovese”.
    Le giornate alimentari/anno stimate per l’Asl 3 (ospedali Gallino di Pontedecimo, Padre Antero Micone di Sestri Ponente, Villa Scassi di Sampierdarena, La Colletta di Arenzano e strutture territoriali quali R.S.A., residenziali e semi-residenziali, ecc.) sono 339.049; ospedale Evangelico: 39.550; Galliera: 137.898. Il totale del Lotto 1 supera le 500 mila giornate alimentari annue, a cui si aggiungono circa 140 mila pasti/anno per le mense aziendali e 25 mila per i centri diurni Asl 3.

    Lotto n. 2 Asl 1 Imperiese: la ditta aggiudicataria, previa sistemazione e messa a norma dei tre locali cucina già esistenti presso la sede Asl di Bussana (frazione di Sanremo), ospedale di Imperia e ospedale di Bordighera, dovrà organizzare il servizio di ristorazione prevedendo il mantenimento del punto cottura per la mensa ospedale di Sanremo.
    Lotto n. 3 Asl 4 Chiavarese: la ditta vincitrice dovrà procedere alla predisposizione di un centro cottura esterno per preparazione/veicolazione pasti e si occuperà della consegna presso stabilimenti ospedalieri e strutture territoriali Chiavari Lavagna, Rapallo, Sestri Levante.

    Il Lotto n. 4 riguarda esclusivamente l’Irccs Gaslini: la ditta vincitrice dovrà procedere: alla predisposizione di un centro cottura interno mediante la ristrutturazione con conseguente messa a norma dei locali cucina attualmente in uso e messi a disposizione dall’IRCCS Gaslini; alla concessione degli spazi per la predisposizione\allestimento (comprensivi di arredi e attrezzature) e gestione di due punti bar ristoro (la società aggiudicataria dovrà farsi carico di tutte le autorizzazioni e licenze); alla predisposizione di un nuovo spazio mensa con organizzazione ad isole comprendente tutte le attrezzature\arredi. La stima totale dei costi – comprendente opere edili, opere impiantistiche, oneri per la progettazione e oneri di sicurezza – è pari a 1 milione e 500 mila euro.
    Le giornate alimentari/annue stimate sono 110 mila; per i dipendenti, invece, sono stimati circa 118 mila pasti e circa 40 mila sono i pasti per terzi (familiari degenti, ecc.).

    All’articolo 2 il capitolato precisa “La durata dell’appalto è fissata in nove anni, decorrenti dalla data di stipula del contratto”.
    L’importo complessivo a base dell’appalto è stimato in presunti: Lotto n° 1: € 57.182.805,18; Lotto n° 2 € 22.802.940,90; Lotto n° 3 € 13.965.768,00; Lotto n° 4 € 20.387.821,50 – sempre con I.V.A. Esclusa – a cui si deve aggiungere, solo per il Lotto n° 4, l’importo relativo alla concessione (€ 2.709.000,50). Per un totale di € 114.339.335,58.

    Asl 3: l’azienda propone di unificare gli attuali 2 centri cottura nell’unico polo di Quarto

    Manicomio di QuartoOggi l’Azienda sanitaria locale genovese (Asl 3) può contare sul centro cottura dell’Ospedale Evangelico di Voltri che serve il Ponente, quindi le sedi di Voltri e Castelletto, il Padre Antero Micone di Sestri Ponente, il Gallino di Pontedecimo, oltre a diverse R.S.A., e sul centro cottura di Quarto (nell’ex ospedale psichiatrico) che serve praticamente tutto il Levante.
    Ma come racconta Antonella Bombarda, segretario della Cgil-Funzione pubblica «Il 19 febbraio scorso, in sede di trattativa, l’amministrazione dell’Asl 3 ha proposto un progetto di unificazione degli attuali 2 centri cottura nell’unico polo di Quarto. Noi non siamo d’accordo. Anche perché occorre un investimento in termini di acquisto dei macchinari e di riorganizzazione delle strutture per poter produrre e fornire un maggior numero di pasti».
    In effetti – proprio nel momento in cui si appresta a partire il maxi appalto cucine – investire in un simile progetto appare un’operazione antieconomica. «È pur vero che il centro cottura di Voltri presenta delle difficoltà a livello di forza lavoro, infatti, già adesso è necessario fare ricorso a personale interinale (4-5 persone) per garantire il servizio – riconosce Bombarda, Cgil-Fp – Però, secondo noi, sarebbe più opportuno andare avanti con entrambi i centri cottura, in attesa di vedere gli sviluppi della gara. Tra l’altro, l’Asl 3 afferma che il trasferimento dei lavoratori da Voltri a Quarto avverrà su base volontaria. A breve ci confronteremo con i lavoratori. Ma nel caso dovesse emergere la loro contrarietà, che cosa potrà succedere? C’è il rischio concreto che l’azienda decida di affidare a soggetti esterni, magari in anticipo rispetto ai tempi dell’appalto, la singola gestione del centro cottura di Voltri»
    «L’unificazione, dal punto di vista del risparmio delle risorse, sarebbe una scelta condivisibile – sottolinea Mario Iannuzzi, segretario genovese del sindacato autonomo Fials – Ma non bisogna dimenticare che le cucine di Quarto sono ubicate all’interno dell’area già venduta dell’ex ospedale psichiatrico».
    «Il problema è esclusivamente la mancanza di personale – aggiunge Emilio De Luca, delegato rsu Asl 3 della Uil Funzione Pubblica – Il progetto di unificazione dei centri cottura nell’unica sede di Quarto prevede anche l’acquisto di nuovi macchinari. Nel capitolato di gara, però, è scritto a chiare lettere che l’impresa vincitrice diventerà proprietaria delle apparecchiature». Ogni nuova acquisizione, dunque, diventerà una sorta di regalo ai privati futuri gestori.

    Tutti i dubbi sul maxi appalto

    SanitàLa tendenza prevalente, in atto ormai da anni sul territorio genovese, è quella di appaltare all’esterno la gestione di centri cottura e mense di presidi ospedalieri e strutture sanitarie, come confermano i casi degli ospedali San Martino, Galliera e, per quanto riguarda l’Asl 3, Villa Scassi (il primo ad agire in questo senso, una decina d’anni fa). «Oggi gli unici ospedali che conservano le cucine a gestione diretta sono il Gaslini e l’Evangelico di Voltri – spiega Mario Iannuzzi del sindacato autonomo Fials – Adesso, con la gara voluta fortemente dalla Regione Liguria, si completerà il quadro dell’affidamento del servizio di ristorazione ad imprese private. Noi siamo fermamente contrari perché riteniamo che il costo finale sarà più alto rispetto a quello odierno». Secondo Iannuzzi «Non c’è stata alcuna trattativa. L’amministrazione regionale ha deciso per conto suo».
    Considerati i consueti tempi lunghi di gara «Sarà necessario perlomeno un anno prima di conoscere i nuovi soggetti gestori – continua il rappresentante Fials – Nel frattempo saranno smantellate tutte le cucine esistenti nei presidi sanitari. Così facendo, però, non avremo più un metro di paragone tramite il quale valutare i costi/benefici di tale scelta. La novità del maxi appalto è rappresentata dal fatto che il soggetto vincitore dovrà realizzare un nuovo centro cottura, con ogni probabilità esterno. Fino ad ora, invece, Galliera, San Martino e Villa Scassi, pur affidando il servizio a ditte esterne, hanno continuato ad utilizzare i centri cottura interni. Un domani, senza più impianti pubblici, saremo in balia dei privati che avranno totale campo libero. Il primo anno, magari, si potrà ottenere anche un prezzo favorevole, ma in seguito è evidente che il prezzo lo stabiliranno univocamente i soggetti gestori».
    Per quanto riguarda le ripercussioni sui lavoratori «Nell’Asl 3 saranno coinvolti circa 40 lavoratori, fortunatamente tutti ricollocabili con procedure interne a patto che siano approntati adeguati percorsi di formazione, oltre ad una trentina dell’Ospedale Gaslini», sottolinea il segretario Fials.
    «La Regione avrebbe dovuto investire per mantenere il servizio di ristorazione all’interno del perimetro pubblico, raggiungendo sul lungo periodo un risparmio di costi – racconta Iannuzzi – L’affidamento ai privati, invece, tra non molto tempo farà emergere un aumento di spesa».
    Tuttavia, oltre alla carenza di risorse per effettuare un ipotetico investimento iniziale, esiste pure il problema legato al blocco delle assunzioni «La Regione ovviamente afferma “preferiamo assumere infermieri piuttosto che cuochi” – chiosa Iannuzzi – ma a dire il vero, anche in questo campo, eventuali assunzioni avvengono con il contagocce».

    Francesco Rossello, membro della segreteria regionale Cgil Liguria, ha seguito da vicino la questione dell’appalto «La nostra richiesta, in sintonia con le associazioni di categoria delle aziende, è quella di rivedere i contenuti dei capitolati di gara e possibilmente prorogare il termine ultimo di presentazione delle domande (previsto per il prossimo 12 marzo). Ma la Regione ci ha fatto intendere di non essere d’accordo e pare voler andare avanti per la sua strada».
    Leggendo i capitolati, secondo Rossello, emergono alcuni punti critici. Innanzitutto «La base d’asta per giornata alimentare (10,50 euro) è molto simile in almeno 3 lotti (numeri 1-2-3, che riguardano rispettivamente Asl 3 Genovese, Asl 1 Imperiese e Asl 4 Chiavarese). Ci chiediamo come sia possibile, viste le diverse caratteristiche di ogni territorio, anche a livello di organizzazione delle singole aziende sanitarie locali».
    Inoltre – dato che la giornata alimentare in linea di massima oggi costa di più rispetto alle basi d’asta previste – la Cgil si domanda «Su quali leve agirà il privato per contenere i costi?» L’esempio dell’Istituto Gaslini, in tal senso, è illuminante. Attualmente, infatti, la giornata alimentare costa circa 16, 50 euro. La base d’asta per giornata alimentare del Lotto n. 4, invece, è stimata in circa 11,10 euro.
    «Il rischio, insomma, è che i privati agiscano sul costo del lavoro – sottolinea Rossello – Non tanto in termini di riduzione sostanziale della forza lavoro, ma piuttosto attraverso la definizione di condizioni contrattuali non consone al contesto».
    «Oggi al Gaslini lavorano circa 50 persone (tra i quali 17 con contratti interinali) – conclude il rappresentante sindacale – In tal senso abbiamo chiesto che l’azienda vincitrice garantisca la salvaguardia occupazionale sia per i dipendenti, che dovranno essere riqualificati, sia per gli interinali. E lo stesso vale per i lavoratori dell’Asl 3 coinvolti dal Lotto n. 1. Ma bisogna capire con quanto personale, a livello numerico, i privati futuri gestori, decideranno di effettuare il servizio di ristorazione».

    Matteo Quadrone

  • I Selton live a La Claque, quando alla malinconia “o remédio è cantar”

    I Selton live a La Claque, quando alla malinconia “o remédio è cantar”

    selton-concerto-live-claqueLe lingue delle loro canzoni sono il portoghese, lingua madre; l’inglese, lingua franca; e l’italiano, lingua d’adozione. Le città della loro avventura sono Porto Alegre, in Brasile, Barcellona e Milano. Nella prima si conoscono, compagni di scuola già con la passione per la musica; nella seconda si rincontrano casualmente, e celebrano la coincidenza formando il gruppo, battezzandolo Selton e riproponendo i Beatles in chiave – ovviamente – bossanova nello scenario gaudìano del Parco Güell. Nella terza ci finiscono perché, partecipando nel 2006 al programma di Fabio Volo ItaloSpagnolo, ottengono la possibilità di registrare con Gaetano Cappa (vocal coach a X Factor) il primo disco “Banana à Milanesa”, uscito nel 2008.

    Ricardo Fischmann, (chitarra, voce), Ramiro Levy (chitarra, ukulele, voce), Eduardo Dechtiar (basso, voce) e Daniel Plentz (percussioni, voce) proseguono il loro percorso musicale con il secondo album, omonimo, datato 2010. “Selton” viene accolto positivamente dalla critica, celebrato come uno dei più intelligenti dischi melodici italiani dell’anno. Nel 2012 la loro carriera vanta, oltre alla partecipazione al disco di cover di Max Pezzali “Con due Deca” con la canzone “Come deve andare”, l’esibizione al Premio Tenco a Sanremo, nella quale accompagnano Daniele Silvestri. L’ultima fatica discografica arriva nel 2013 con “Saudade”, un disco che riprende il discorso iniziato con l’album d’esordio, senza ovviamente rinnegare il potenziale alternativo del secondo disco. Come racconta la band a proposito dell’album, «è talmente tanto tempo che siamo lontani da casa, che quasi non sappiamo più dove sia: ci mancano le spiagge del Brasile e i concerti per strada a Barcellona. Con il nuovo disco raccontiamo proprio questo: “saudade” in portoghese significa appunto “malinconia”. Raccontiamo i nostri sentimenti e le nostre nostalgie, e ci rendiamo conto che l’unico momento in cui non ci manca più niente è proprio quando suoniamo insieme».

    claqueA La Claque, uno dei palcoscenici genovesi migliori per la musica live, l’atmosfera è di grande impatto: piccoli tavolini disseminati davanti al palco già pronto per la performance, luci soffuse e fumose e un già numeroso pubblico che vocifera e brinda. Il concerto inizia e immediatamente tutto il locale è a proprio agio: l’accuratezza dei suoni è nitida e la simpatia della band è coinvolgente. I lavori in studio dimostrano la precisione esecutiva e compositiva dei musicisti; e si dimostrano subito tanto melodici e composti in sala di registrazione quanto divertenti ed energici dal vivo!

    A ogni brano le persone che iniziano a ballare si moltiplicano, incoraggiati dai ragazzi e da pezzi come l’irresistibile “Non lo so” e la cavalcante “Across the Sea”, così squisitamente ritmiche che è impossibile restare fermi. I coretti, ben dosati e mai pretenziosi, rendono ogni pezzo elegante e leggero, ma mai banale, richiamando alla mente le atmosfere dei Vampire Weekend. “Piccola Sbronza”, pezzo scritto con la collaborazione di Dente, vede addirittura l’invasione del palco da parte delle manifestazioni forse troppo affettuose di una fan. E se durante l’esibizione fanno salire una ragazza scelta a caso a suonare il tamburello con loro, che vince subito la timidezza grazie alla loro calorosità, quasi a fine concerto è la band a saltare giù dal palco, per cantare in mezzo a tutti “Eu Nasci no Meio de um Monte de Gente”, per poi finire in gran bellezza con “Nuoto nuoto e niente più”, rocksteady giamaicano con un’eccezionale coreografia dei musicisti, che sanno anche, da ottimi polistrumentisti, scambiarsi di posto. Il gruppo vanta, inoltre, la collaborazione del compianto Enzo Jannacci, dalla quale nasce la cover tutta brasileira di “Vengo anch’io. No, tu no”, divertentissimo momento nazionalpopolare d’effetto assicurato, così come per le due cover di Cochi e Renato: “Canzone intelligente” e “La Gallina”.

    Nel post concerto il pubblico si accalca per i complimenti e gli autografi; ne approfittiamo per avvicinare Ricardo, al quale rivolgo subito una domanda sul significato del nome del gruppo. «Selton è una parola inventata, che assume un significato preciso e importante tra di noi, che oltre a essere un gruppo siamo innanzitutto un gruppo di amici. Selton si potrebbe tradurre con sintonia». Per quanto riguarda Genova, «è una città per noi ancora tutta da scoprire. Non è la prima volta che veniamo qui, ma sicuramente la sua fama la precede, visto che è la città che ha dato i natali a Colombo, una sorta di eroe per noi del Nuovo Continente. Il potenziale della città è sicuramente altissimo, vista la sua scuola di cantautori; ma l’impressione è che la musica live, qui come spesso accade anche altrove, faccia fatica a trovare spazi e riconoscimenti».

    I Selton sono una piacevolissima scoperta in un venerdì sera piovoso; un gruppo che fa della propria malinconia la sua ragione d’essere, cantata in maniera che ne risalti la gioia e la felicità dietro ai ricordi lontani di casa propria, e per la quale “o remédio è cantar”.

    Nicola Damassino

  • Liguria Terra Fragile, l’incontro in Provincia e l’appello di WWF e Legambiente alla politica

    Liguria Terra Fragile, l’incontro in Provincia e l’appello di WWF e Legambiente alla politica

    autostrada-impatto-ambientale-grandi-operePoteva essere il tanto atteso faccia a faccia fra la politica e gli ambientalisti sul tema delle grandi opere e del consumo del territorio, per alcuni sarebbe potuto essere addirittura il giorno della presa di posizione del sindaco Doria sulla Gronda, e invece niente di fatto. Assenti sia il sindaco che l’assessore regionale alle infrastrutture Raffaella Paita, l’incontro pubblico “Liguria terra fragile” promosso da Legambiente e WWF con il patrocinio della Provincia, svoltosi ieri nella sale del consiglio della Provincia di Genova, ha perso molto della sua logica iniziale. Le associazioni ambientaliste hanno comunque lanciato un appello alla politica affinché abbandoni il “totem” grande opera in favore di una discussione fondata sul merito delle questioni.

     «Usiamo la parola “fragile”, ma questo termine viene sovente utilizzato in maniera impropria come se la nostra regione fosse da sempre in questa situazione – sottolinea Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria – in realtà è l’intervento dell’uomo che ha reso via via più fragile il territorio, e questo fattore non deve essere mai dimenticato». A tal proposito «Bisogna rimettere in discussione le scelte del passato – continua Grammatico – in particolare quella relativa all’impermeabilizzazione sfrenata del suolo che dà luogo a disastri ai quali ormai siamo tristemente abituati. Un dato emblematico, estratto da un dossier di Uniontrasporti, ricorda come in Liguria siano presenti ben 98 Km di strade (comunali, provinciali, statali, autostrade, ecc.) che coprono complessivamente 300 Km quadrati di territorio. È evidente come la situazione sia satura, quindi è necessario investire sulla rete stradale esistente e non puntare sulla realizzazione di nuove opere che andrebbero a tagliare ulteriormente i versanti montuosi».

    Oggi la discussione verte sulle “infrastrutture” e sul cemento necessario per costruirle, senza entrare quasi mai nel merito delle diverse questioni, magari con il supporto di analisi costi/benefici indipendenti. E il panorama ligure non si discosta più di tanto da quello nazionale. Questo il senso dell’appello lanciato dalle associazioni, come spiega Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente: «In Italia la vera questione è cambiare i termini del dibattito sulle opere infrastrutturali che, invece, sembra essere tuttora ancorato al contesto pre-crisi quando, a partire dal 2001, intorno alla Legge Obiettivo (Legge n. 443 del 2001, programma delle infrastrutture strategiche) si è costruita una bolla di sogni in cui tutto sembrava possibile, ed ogni realtà italiana ha provato a candidarsi, ciascuna con la sua grande opera, per entrare dentro quel percorso».
    In questo momento in Italia si dovrebbero costruire ben 175 opere trasportistiche per un totale di circa 375 miliardi di euro. «Il Paese probabilmente non ha neppure 1/10 di tali risorse – continua Zanchini – Tra l’altro sono costi sottostimati perché, quasi nella totalità dei casi, si tratta di progetti preliminari. Tuttavia, sono opere che vanno avanti, perlomeno sulla carta. Evitando che la politica, a tutti i livelli, dai singoli Comuni al Governo, si assuma la responsabilità di dire “No quest’opera non si può fare, quest’opera non è concretamente finanziabile”. Tutto ciò è stato superato grazie alla Legge Obiettivo che permette di costruire per lotti costruttivi (ovvero intanto si apre il cantiere e poi si attendono le risorse per proseguire), è il caso di Gronda e Terzo Valico a Genova».

    Per Stefano Lenzi del WWF Italia «La Legge Obiettivo è la più grande operazione clientelare portata a termine in Italia, in cui si realizza la connivenza tra gli studi di progettazione delle grandi società ingegneristiche e la politica. La Legge Obiettivo stato un macroscopico fallimento, è servita soltanto per mettere timbri su progetti dissennati, infilarli nel cassetto e nel frattempo soddisfare le clientele locali». Secondo Lenzi «Lo Stato ha abdicato alla sua capacità di pianificazione e programmazione. Oggi, secondo il rapporto del servizio studi della Camera, risultano effettivamente pagati per opere concluse soltanto 9 miliardi sul monte di 375 miliardi di euro, cioè il 2% del costo complessivo».

    Ma quali sono le priorità sulle quali occorre al più presto concentrarsi? «Il tema delle città e della mobilità urbana, ad esempio, è completamente assente nella Legge Obiettivo – sottolinea Zanchini – Le linee dei tram e delle metropolitane, insomma, non hanno alcuna speranza di essere realizzate. Altro tema fondamentale è il trasporto merci. La politica pensa ai grandi collegamenti come la Tav in Val di Susa, il Valico del Brennero, il Terzo Valico, ecc., così il dibattito riguarda esclusivamente le infrastrutture a scapito dell’analisi sulle dinamiche del traffico merci. Prendiamo il caso del Terzo Valico che, nella migliore delle ipotesi, sarà completato tra 20 anni. Nel frattempo non si fa nulla di altro. La discussione dovrebbe concentrarsi sul sistema portuale genovese nel suo complesso (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), sulle strategie per semplificare entrata/uscita delle merci dai terminal portuali, sul rendere più efficiente la gestione del trasporto ferroviario all’interno dello scalo, ecc. E solo successivamente potremmo ragionare sulle linee di valico in un’ottica regionale e non solo genovese».

    Matteo Quadrone

  • Trasporto Pubblico Locale: in quanti lo utilizzano? Uno studio per stabilire il futuro della tariffa integrata

    Trasporto Pubblico Locale: in quanti lo utilizzano? Uno studio per stabilire il futuro della tariffa integrata

    Corso EuropaUn’indagine per definire quale sia la ripartizione della moblità a Genova per quanto riguarda il Trasporto Pubblico Locale. Uno studio sulla domanda di mobilità da parte dei cittadini genovesi, in particolar modo finalizzato a quantificare l’effettivo utilizzo della tariffa integrata bus – treno.  Un totale di 1500 rispondenti stratificati per età, municipio di residenza, condizione professionale e titolo di viaggio utilizzato. Questo, in sintesi, il documento presentato oggi a Tursi, dopo anni di discussioni sul mantenimento del biglietto integrato bus treno: «Volevamo avere una visione più chiara della situazione, uno studio in questo senso non era mai stato fatto», commenta l’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco. «Ma la partita rimane molto complicata e lo studio si presta a diverse interpretazioni. È come se fosse finita in pareggio, i risultati non sono così netti e non determinano la decisione di interrompere o meno il servizio. A maggior ragione in ottica della nuova agenzia regionale per il trasporto pubblico, che senso avrebbe ora per Genova interrompere il servizio integrato? L’auspicio è quello di poter mantenere la situazione come è almeno sino alla nuova gara unica, un’occasione importante per ridisegnare il servizio, anche a livello regionale e non solo comunale».

    Quanti sono i genovesi che utilizzano il Tpl e con quale titolo di viaggio?

    Prima di addentrarci nei dati relativi alla tariffa integrata, è utile comprendere quanti sono i cittadini genovesi che ogni giorno utilizzano il Tpl. Stando alle stime, ogni mattina sarebbero 300.000 i genovesi che escono di casa e si immettono nel traffico, di questi circa 130.000 utilizzando il Tpl il restante a piedi o con il mezzo privato; nell’arco della giornata si stimano ulteriori 100.000 passeggeri per un totale che si aggirerebbe dunque intorno ai 230/250.000 passeggeri (bisogna tener conto, però, che ognuno di questi effettua in media due viaggi al giorno). Tornando al campione dei 1500 viaggiatori intervistati, il biglietto ordinario è il titolo di viaggio più utilizzato (57,6%), segue l’abbonamento annuale (27,8%) e gli abbonamento mensili/settimanali (14,6%).

    Servizio treno – bus, la tariffa integrata

    «Volevamo dati oggettivi – commenta l’assessore comunale Anna Maria Dagnino – nel 2010 l’impostazione è cambiata radicalmente, prima il riparto delle risorse pubbliche da destinare a questo servizio era basato sulla percentuale di ricavi, poi si è stabilita una cifra forfettaria (8,5 milioni, ndr). In futuro potremo basarci su questi dati per rivedere le condizioni».

    Il dato più atteso era dunque quello relativo all’utilizzo del servizio integrato:  bene, i dati indicano che il 17% dei cittadini intervistati intervistati utilizza il trasporto integrato ferro – gomma. Troppo pochi? «Confesso che mi sarei aspettata un numero più alto di passeggeri – ha commentato Dagnino – l’integrato dimostra di avere un ruolo minoritario. Ma la domanda che ci poniamo è: chi mettiamo in crisi se tagliamo l’integrato? Il 17% che lo utilizza abitualmente e chi in caso di taglio del servizio passerebbe al mezzo privato, questo significherebbe un problema per l’intera comunità».

    È importante sottolineare che i dati presentati risultano disomogenei per quanto riguarda le diverse zone della città. La tariffa integrata viene utilizzata nel Municipio Centro Est dal 14,9% degli intervistati, dal 12,4% nel Centro Ovest, il 13,1% nella Bassa Val Bisagno e il 10,4% nella Media Valbisagno. Ma i dati cambiano se ci spostiamo a ponente, ben il 39,9% utilizza il biglietto integrato nel Municipio Ponente e il 17,6% nel Medio Ponente. A Levante (dove aldilà della tariffa integrata risulta scarso l’utilizzo del treno per raggiungere il luogo di lavoro) il servizio è utile al 16,7% dei cittadini, 8,7% nel Medio Levante.

    Per quanto riguarda l’età dei passeggeri che fanno uso del biglietto unico, bassa percentuale fra gli over 65 (6,4%), il 13% fra i minori di 20 vent’anni e il 22,5% tra i 20 e i 65 anni.

    E se venisse tagliato il biglietto integrato, come si comporterebbe quel 17% di genovesi?

    Lo studio mostra, infine, come si comporterebbero i cittadini che oggi utilizzano il biglietto integrato in caso di stop al servizio. Il 34,9% di loro utilizzerebbe comunque la stessa combinazione treno – bus anche senza biglietto unico, il 25,8% userebbe solo i mezzi Amt e il 19,4% solo il treno. L’8,50% utilizzerebbe esclusivamente il mezzo privato, il 7% alternerebbe il mezzo privato al treno e il restante 4,40% alternerebbe il mezzo privato ai mezzi Amt.

  • Erzelli: progetto in stallo, a marzo la decisione dell’Università. Il rischio flop spaventa Ght

    Erzelli: progetto in stallo, a marzo la decisione dell’Università. Il rischio flop spaventa Ght

    erzelliPochi giorni fa con il sopralluogo in diretta Twitter di #EraOnTheRoad siamo stati agli Erzelli, luogo ormai da anni sotto i riflettori e considerato progetto chiave per il futuro del territorio genovese. Abbiamo trovato cantieri fermi e poca voglia di parlare, in primis da parte di Ght, ma anche per quanto riguarda i lavoratori, parole superflue davanti ad una realtà già sufficientemente esplicativa. Fortunatamente abbiamo incontrato anche i ragazzi di Talent Garden, campus per il co-working, ad oggi unica realtà degna di nota sulla collina dell’high tech.

    Mobilità e trasporti

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    Da erasuperba.it (maggio 2013): “Per quanto riguarda il futuro, il punto focale è rappresentato dalla realizzazione della famosa funivia che dovrebbe collegare il polo scientifico-tecnologico con la nuova stazione ferroviaria di Calcinara, già concordata con RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e con l’aeroporto, il cui progetto è già stato presentato alla Comunità Europea per la richiesta di finanziamento. Ai piedi della collina, dunque, dovrebbe sorgere un posteggio multipiano che diventerebbe il centro intermodale dei trasporti, sul modello di interscambio presente ad esempio a Milano Famagosta: fermata dell’autobus, treno destinato a diventare metropolitana di superficie, e stazione della funivia, in collegamento diretto con la collina da un lato e l’aeroporto dall’altro”.

    D’altronde, che la visita non sarebbe stata una passeggiata, lo avevamo intuito già qualche giorno prima quando, studiando il percorso per raggiungere gli Erzelli, abbiamo avuto conferma che affidarsi ai mezzi pubblici sarebbe stato un rischio: l’autobus 5 di Amt – la circolare tra Cornigliano-Sestri-Erzelli – effettua corse solo in precise fasce orarie (dal mattino presto fino a metà mattina, e poi di nuovo da metà pomeriggio), anche se spesso si sente parlare del potenziamento dei collegamenti su gomma. Unico collegamento, il 128, poco pratico per chi come noi viene dal centro e dal Levante cittadino. Ci è tornato in mente un video che circolava anni fa su YouTube dal titolo “Erzelli, il viaggio della speranza”. Insomma, agli Erzelli ci vai perlopiù se sei auto o moto-munito. Tradito lo spirito avventuroso che ci spinge ogni settimana con #EraOnTheRoad a metterci nelle mani del trasporto locale, abbiamo preso la macchina a malincuore e raggiunto gli Erzelli in pochi minuti, partendo da Piazza Dante. Abbiamo avuto modo, così, di riscontrare che la collina è molto più vicina di quel che molti pensano: è pratica e facilmente raggiungibile soprattutto per quei dipendenti che – pur sempre auto-muniti – si recano al lavoro via autostrada, evitano le code del centro e possono disporre di un vasto parcheggio sotterraneo. Per ora il luogo risponde alle esigenze dei suoi fruitori. Il problema verrà, quando (e se) arriveranno gli studenti universitari e i ricercatori dell’IIT, molti dei quali sono stranieri o fuori sede e non dispongono di mezzi propri (già adesso per recarsi a Morego fanno uso di apposite navette).
    Sappiamo che, naturalmente, un piano per modificare la viabilità esiste, ma la sua attuazione è vincolata al trasferimento o meno del polo universitario. Non è un mistero che il rettore abbia caldeggiato l’incremento del trasporto su gomma, ma per ora non si farà nulla finché l’Università darà l’ok definitivo al trasferimento. Fino a questo momento, comunque, si è proceduto all’allargamento di Via dell’Acciaio, Sant’Elia e Melen, verso il potenziamento del collegamento diretto tra il polo e le stazioni di Sestri e Cornigliano.

    L’incontro con TAG, Talent Garden Genova

    tag-talent-garden-erzelliIncontriamo i ragazzi di TAG – Talent Garden Genova. Al primo piano del grattacielo ci aspettano Marco Franciosa, Elisabetta Migone e altri colleghi, il nucleo fondante e il cuore del progetto. Quella di TAG è un’esperienza particolare, capiamo subito di essere davanti a qualcosa che ci piace: un progetto indipendente, nato dall’iniziativa di giovani genovesi che, come dicono loro, «hanno visto qualcosa di interessante fuori (Milano, Bergamo, Brescia, Cosenza, Padova, Pisa, Torino, New York, n.d.r.) e hanno deciso di portarlo in città». La cosa bella è che ci sono riusciti, non senza sacrifici: per lanciare l’operazione i ragazzi hanno fatto investimenti personali, a dimostrazione della loro determinazione e motivazione. TAG ci sembra ad oggi un faro nel buio degli Erzelli:  TAG è colorato, moderno, eco-sostenibile, vissuto dagli “abitanti” (come li chiamano loro) che lo popolano. Se fuori sono stati spesi soldi pubblici per l’utenza privata, qui sono stati spesi soldi privati per un progetto sociale, anzi “social”.
    TAG è network di co-working, presente in varie città italiane, con postazioni multimediali aperte 24/7 per freelance, agenzie, start up i quali possono lavorare insieme, confrontarsi, mettere a disposizione le loro competenze. È un “ecosistema”, in cui le parole chiave sono tre: community, network TAG ed eventi. Qui si può decidere di affittare una scrivania, a lungo o breve termine, per sviluppare idee legate al mondo del digitale. A Genova TAG si sviluppa su 600 mq e all’interno ci sono informatici, designer, grafici, blogger, sviluppatori e altre figure, anche molto diverse tra loro. Delle 50 scrivanie totali, quelle occupate sono 34 e, contando che ha aperto i battenti solo lo scorso settembre, è un ottimo risultato. Anche perché TAG Genova ha organizzato finora vari eventi: dallo StartUp Weekend al prossimo Famelab del 15 marzo, grazie ai quali è riuscito ad attirare agli Erzelli molte persone che normalmente non avrebbero frequentato la zona, da molti considerata riservata ai soli “addetti ai lavori”. Ci raccontano da TAG: «La nostra è stata una scelta se vogliamo visionaria, lungimirante, ma era necessaria: questo luogo ci garantisce l’utilizzo di 1 Gb di banda larga, è altamente performante ed è l’unico in città adeguato alle nostre esigenze».

    La visita ai cantieri e il no comment di Ght

    Per quanto riguarda il futuro del progetto Parco Scientifico e Tecnologico sembrano avere tutti timore di esporsi. Per primi i dipendenti che incrociamo e con cui proviamo a parlare: ci rivelano che lì ogni edificio – e ogni azienda all’interno dello stesso edificio – è un mondo a parte. Al di fuori di TAG, infatti, sembra ancora lontano il mito del parco come luogo per il dialogo e la commistione di idee tra soggetti.
    Un discorso a parte per Ght: proviamo ad addentrarci nella loro sede per chiedere lumi, ma troviamo un fuggi fuggi generale. Questo accade dopo diverse telefonate in cui si annunciava la nostra visita e si chiedeva la possibilità di incontrare un rappresentante del gruppo che rispondesse a poche domande e ci accompagnasse in cantiere. Ma anche qui, risposta negativa: ci era stato persino “suggerito” di rivolgerci ai ragazzi di TAG, il cui compito non è certo quello di dare informazioni alla stampa sul Parco Scientifico e Tecnologico.

    Si attende il verdetto finale entro il 18 marzo: il punto con il vicesindaco Stefano Bernini

    Alla base c’è la difficoltà di commentare una situazione di stallo preoccupante. A ormai cinque anni dall’inizio dei lavori (di più se si considera quando si è iniziato a parlare del Parco Scientifico Tecnologico), tutto è appeso a un filo che si chiama Università di Genova, o meglio Facoltà di Ingegneria (oggi Scuola Politecnica), o meglio ancora rettore dell’Ateneo. Sì, perché è noto a tutti come in questi anni ci sia stata una continua altalena tra sì, no, forse da parte dell’Università, che non ha mai nascosto le sue perplessità circa il trasferimento sulla collina. Lo stesso Deferrari, attuale rettore, diceva di essere “non certo un fan” della proposta, e ha avuto modo di dimostrarlo. Dapprima, il problema era un indebitamento di circa 42 milioni di euro per spostare la Facoltà da Albaro alle alture di Sestri Ponente, nonostante l’elargizione di 85 milioni dal MIUR, 25 dalla Regione, 36 da Ght; poi, l’arrivo di un’ulteriore tranche di finanziamenti messi a disposizione da Ght (23 milioni, di cui 12 di fidejussione su alcuni edifici messi in vendita dall’Università e 11 risparmiati grazie alla cessione gratuita del parcheggio interrato). Infine, a metà 2013, un anno esatto dopo l’esacerbarsi della diatriba Ght-Università, è arrivata notizia che da Roma sono stati sbloccati 15 milioni di euro per la realizzazione dei laboratori di Ingegneria: un ulteriore aiuto alle casse languenti dell’Ateneo. Di nuovo, il trasferimento si faceva sempre più vicino, ma finora non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale: «ormai ci siamo, si attendono notizie a giorni sulla decisione dell’Università», assicura Bernini.

    Si aspetta, infatti, che trascorrano i trenta giorni di tempo concessi da Ght all’Ateneo a partire dal 17 febbraio (la scadenza dell’ultimatum è il 18 marzo) per formalizzare l’intenzione di acquisire l’area degli Erzelli in cui sorgerà l’università. La decisione non ha mancato di suscitare polemiche, come quelle avanzate giorni fa da Liguria Civica, che in una nota ha comunicato: “Lasciare che sia l’università con un rettore in scadenza (il 31 ottobre 2014, n.d.r.) a decidere di un’operazione che condizionerà il futuro dell’ateneo è una scelta non condivisibile. La decisione di Ericsson di licenziare, piuttosto che assumere, dovrebbe far riflettere sull’opportunità di trasferire la Facoltà, senza peraltro avere garanzie circa la permanenza dell’azienda”.

    In caso di acquisizione dell’Ateneo, il progetto ripartirebbe da dove si è (troppo a lungo) interrotto, aprendo anche all’ingresso di parte dei laboratori di IIT e realizzando un vero e proprio campus scientifico e tecnologico. Proprio IIT, da noi contattato telefonicamente, conferma che c’è l’intenzione di un trasferimento, ma non nell’immediato: stanno affrontando lavori di ristrutturazione dell’auditorium nella sede di Morego e non si sa né quando né quali dipartimenti saranno trasferiti agli Erzelli.
    In caso di mancata acquisizione da parte dell’Università, invece, il progetto sarebbe da ripensare perché quello che era nato per diventare un polo in cui aziende e universitari lavorassero fianco fianco sarebbe snaturato e mutilato di una parte. «Siamo in una fase clou. Non si può parlare di Parco Scientifico e Tecnologico senza la presenza di Ingegneria – continua Bernini – il progetto è nato allo scopo di inserire i laureati direttamente in azienda, creare un connubio tra vari soggetti, favorire la ricerca scientifica, la produzione, gli stage. È una grande opportunità che l’università dovrebbe cogliere, e la motivazione per il no non può essere che il polo “è troppo lontano da casa mia”, come ha detto qualcuno».

    Se dunque arrivasse un no, saremmo di fronte a uno stallo ulteriore e si dovrebbe decidere se andare avanti per questa strada, coinvolgendo altri atenei e istituti di ricerca, magari stranieri o di altre città italiane (si parlava di Torino e Milano, ma anche di partner cinesi), o se ripensare il progetto in toto.
    Che ne sarebbe allora della “Silicon Valley” esaltata da Federico Rampini sulle pagine di Repubblica? Che ne sarebbe della grande piazza, più grande di Piazza De Ferrari, delle residenze studentesche, dell’integrazione delle competenze aziendali, del parco verde, del lago con bacino di raccolta delle acque piovane e di tutti i buoni, avanguardisti propositi? Una sconfitta per la città o la naturale caduta di un progetto troppo ambizioso, forse prematuro?

    Elettra Antognetti

  • Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smallLa settimana scorsa l’avvocato Daniele Granara, tutore legale degli abitanti di San Biagio (Val Polcevera), ha ufficialmente depositato il ricorso al Tar contro il cantiere del Terzo Valico di Bolzaneto, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale della Biacca, chiedendo l’annullamento – previa sospensione – del permesso di costruire (n. 364 del 10 luglio 2013) inerente “…la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi nell’area di cantiere CLB 4 – Bolzaneto” e del provvedimento (prot. n. 223395 in data 10/07/2013) avente ad oggetto l’autorizzazione ad effettuare movimenti di terra in zona soggetta a vincolo idrogeologico, entrambi rilasciati dal Comune di Genova.

    Vietato costruire vicino ai cimiteri

    Il ricorso innanzitutto sottolinea la violazione e la falsa applicazione dell’art. 338 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 recante “Testo unico delle leggi sanitarie”. Ai sensi dell’art. 338 del R.D. 1265/1934 “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale… Per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igenico-sanitarie, il Consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici…”.

    “Alla luce della disciplina sopra riportata – si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Granara – la realizzazione di opere (da intendersi, in generale, quali trasformazioni del territorio) a distanza posta a meno di 200 metri dalla cinta cimiteriale, in assenza di espressa deroga da parte del Consiglio comunale, da assumersi previo parere favorevole dell’ASL competente, deve ritenersi vietata ex lege. Contrariamente, nel caso di specie, nessuna procedura finalizzata alla riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è mai stata attivata, né tantomeno portata a termine dal Comune di Genova. E ciò, nonostante l’opera progettata e autorizzata si collochi ad una distanza ben inferiore ai 200 metri prescritti normativamente, giungendo addirittura a lambire la cinta cimiteriale”.

    Secondo i ricorrenti “Nessuna indicazione circa l’avvenuta procedura in deroga è contenuta nel titolo edilizio rilasciato che, occorre rilevarlo, prevede opere definite dallo stesso Comune come nuove costruzioni. Peraltro, non solo non risulta alcuna delibera del Consiglio comunale, ma nessuna riduzione nella fattispecie è possibile, essendo l’opera in oggetto proprio a ridosso del cimitero”.

    L’intervento prevede la “modellazione del versante” (di fatto uno sbancamento del versante collinare ed il riversamento del materiale scavato nell’area posta “a valle”) finalizzata alla realizzazione di due piazzali dell’estensione di ben 3000 e 1000 metri quadrati che permetteranno l’abbancamento in loco di oltre 70 mila metri cubi di materiali di risulta, sopra ai quali saranno  realizzate strutture e manufatti prefabbricati, oltre alle opere di incanalamento e smaltimento delle acque superficiali connesse alla modifica del versante.

    I ricorrenti al Tar precisano che le opere in questione “saranno destinate a rimanere in loco per un periodo indefinito e comunque di lunga durata (l’intero periodo di durata del cantiere per la realizzazione del Terzo Valico). Del resto, l’attività di cantiere e la movimentazione del terreno comporterà la presenza, nell’area dei lavori, di personale, con conseguente aumento, per tutto il periodo di mantenimento in loco dell’opera, del carico antropico dell’area. Esattamente ciò che il vincolo mira ad evitare”.

    La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che “il divieto è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o costruzione rendendo del tutto inedificabile l’area colpita dal divieto medesimo” (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996, Cons. Stato 22 novembre 2013, n. 5544 Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 1971, n. 606). Da quanto sopra emerge “la portata assoluta ed inderogabile del vincolo cimiteriale destinato ad impedire ogni trasformazione del territorio che si ritiene per legge comportare pericolo alla salubrità dei luoghi”.

    Le opere autorizzate, per rilevanza e caratteristiche “comporteranno una trasformazione permanente del territorio – si legge nel ricorso dell’avvocato Granara – Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Nel permesso di costruire, infatti, si precisa che “l’area dovrà essere sistemata secondo un apposito progetto da sottoporsi all’approvazione del Comune prima della conclusione dei lavori”.

    Dunque, secondo i ricorrenti “Il progetto approvato non prevede in alcun modo una trasformazione del territorio con conseguente ripristino al termine dei lavori, bensì una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

    Il vincolo idrogeologico

    L’altra principale contestazione sollevata nel ricorso riguarda la violazione e la falsa applicazione della L.R. 22 gennaio 1999, n. 4. Come ricorda il ricorso “L’area oggetto dell’intervento è assoggettata, ai sensi della sopracitata L.R. n. 4/1999, a vincolo idrogeologico”.

    “L’autorizzazione alla movimentazione di terreno rilasciata dall’Ufficio geologico del Comune di Genova reca, tuttavia, una serie di prescrizioni connesse all’intervento, ad ogni evidenza contrastanti con l’intervento medesimo – scrive l’avvocato Granara – In particolare viene richiesto un piano di monitoraggio per la stabilità del versante e delle falde da proseguirsi anche oltre la fine dei lavori (circostanza che conferma i dubbi circa la stabilità del fronte e la realizzabilità dell’intervento), la necessità di un adeguamento della relazione geologica e geotecnica, la limitazione al minimo possibile delle movimentazioni di terra (circostanza evidentemente impossibile considerata l’entità dell’opera che prevede l’abbancamento di 70 mila metri cubi di terra), la realizzazione di tutti i possibili accorgimenti per garantire la stabilità del versante (circostanza che fa presumere che la stessa Amministrazione comunale dubiti della realizzabilità, in piena sicurezza, dell’intervento)”.

    Ma non è tutto. “Nell’autorizzazione viene prevista la realizzazione di prove geotecniche in cantiere per verificare la qualità geotecnica dei materiali abbancati – si legge ancora nel ricorso – Detta circostanza conferma le perplessità emerse e fatte proprie da molti residenti della zona in merito all’incertezza (manifestata dalla stessa Amministrazione comunale) circa le tipologie di materiali che verranno abbancati nell’area, con conseguente potenziale rischio per i cittadini della zona”.

    Insomma “Una tale serie di prescrizioni (ben 14), di tale portata e rilevanza, conferma l’assoluta irrealizzabilità dell’intervento […] che comporta grave pericolo per la stabilità dell’intero versante – conclude l’avvocato Granara – I ricorrenti che abitano nella zona subiscono grave danno dall’esecuzione di tali opere, venendo pregiudicata la loro vita dal continuo enorme movimento di mezzi e materiali, con conseguente produzione di intollerabile rumore, polveri ed emissioni di qualsiasi tipo… Si chiede, previa sospensione cautelare, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Genova e della società contro-interessata (“Cociv”, Consorzio collegamenti integrati veloci) al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari di giudizio”.

    Matteo Quadrone

  • Voltri, “piazza grande” sul mare. Troppo caro il progetto delle associazioni, quale futuro?

    Voltri, “piazza grande” sul mare. Troppo caro il progetto delle associazioni, quale futuro?

    Giardini Caduti Partigiani VoltresiPoche settimane fa con #EraOnTheRoad vi abbiamo portato a Voltri e abbiamo incontrato l’assessore municipale Carlo Calcagno. Tra i temi trattati, abbiamo parlato dello stato attuale di Piazza Caduti Voltresi, a ridosso del lungomare e affacciata su Via Camozzini. Si tratta di una piazza centrale per lo sviluppo del quartiere ponentino: è la più grande della zona, ma oggi resta poco sfruttata e adibita a parcheggio. Le potenzialità sarebbero tante, visto che la piazza nasce a fianco alla passeggiata a mare, e si sviluppa all’estremità del nuovo polo culturale voltrese, composto da biblioteche (la Benzi), Teatro Cargo, centri sportivi, campi da calcio, società di pescatori e, stando al recente annuncio della Regione Liguria, anche un nuovo presidio di Asl 3 per la cura dell’alzheimer al posto dell’edificio ex Coproma.

    Addio al progetto del Laboratorio Zerozoone?

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    Il progetto di riqualificazione di Piazza Caduti Partigiani Voltresi (erasuperba.it / Ott 2012): “Uno spazio pubblico innovativo, dinamico e multifunzionale, partendo dal basso, dalle esigenze dei cittadini. Una piazza dotata di tutte le carte in regola per diventare un luogo “aperto”, simbolo identificabile del quartiere di Voltri”.

    Oggi la situazione è di stallo, anche se in passato ci sono stati vari tentativi di riqualificazione. Uno su tutti, il progetto di restyling proposto nel 2009 dalle associazioni territoriali e dalle istituzioni locali, e realizzato dal Laboratorio Zerozoone, collettivo di architetti. Il progetto ha dovuto affrontare un iter triennale prima di raggiungere l’approvazione (passando per l’ok di ben undici soggetti differenti). Nonostante il via libera ottenuto nel maggio 2012, il nullaosta da parte dell’Amministrazione e l’apparente imminenza dell’inizio lavori, il progetto è naufragato per colpa dei costi alti e dei pochi fondi. Sarebbe stato infatti necessario un investimento di 290 mila euro, ma ne sono stati stanziati soltanto 116 (reperiti grazie a bandi per la realizzazione di opere pubbliche e disposti dalla Regione). Sufficienti per partire, ma non per completare l’opera. Infatti, il finanziamento per realizzare il primo dei 4 lotti previsti ammontava a 170 mila euro, che non sono stati trovati.

     A distanza di un anno e mezzo i lavori, dati per immediati, non sono partiti e – nonostante l’appoggio unanime di tutti i soggetti coinvolti – il progetto è collassato. I soldi già stanziati verranno comunque impiegati per interventi sulla piazza e non è escluso che si possa tornare a ragionare sul progetto di Zerozoone: «Sarebbe da limare perché così come era stato pensato costava troppo – commenta Carlo Calcagno assessore del Municipio Ponente – non saprei dire ora con certezza se si dovrà adattare la proposta di Zerozoone o cambiarla in toto. Le risorse, ad ogni modo, saranno impiegate per la realizzazione di una “piazza per gli spettacoli”, in cui si svolgeranno eventi e manifestazioni. Sarà il fulcro di tutta Voltri, aperta soprattutto ai giovani e ai bambini, e si inserirà nel complesso poco più a levante formato da strutture scolastiche, campo da bocce, tennis, ecc. Qui si terranno mostre e si inserirà del verde: è una piazza sul mare che va sfruttata». L’Amministrazione sta cercando di prendere una linea comune riguardo al progetto: la situazione dovrebbe sbloccarsi entro un mese. È stata bandita una gara d’appalto e si va verso l’assegnazione. Adesso, conferma Calcagno, lo spazio è una “piazza dei bambini”,  ma i giochi e le strutture adatte ai piccoli sono da potenziare e incrementare, per rispondere alle esigenze del quartiere.

    piazza-caduti-partigiani-voltresi-campettoL’obiettivo era ed è ancora quello di collegare passeggiata a mare e tessuto urbano di Voltri: il lungomare, da poco ristrutturato e sempre molto animato, potrebbe ridare slancio anche all’antistante centro storico del quartiere, a Via Camozzini e alle zone limitrofe, collegando Piazza Gaggero al capolinea del bus 1 di Amt. La proposta di alcuni cittadini – e di chi gestisce attività fuori dal centro storico voltrese – è quella di spostare il mercato settimanale da Piazza Gaggero a Piazza Caduti Partigiani Voltresi. Alcuni di loro assicurano di avere mosso passi concreti per la realizzazione di un progetto da presentare alle istituzioni. La storia si ripete?

    Elettra Antognetti

  • Nuovo depuratore Cornigliano, ok al trasferimento delle aree ex Ilva a Mediterranea delle Acque

    Nuovo depuratore Cornigliano, ok al trasferimento delle aree ex Ilva a Mediterranea delle Acque

    Cantiere fiume polceveraCome anticipato da Era Superba nelle scorse settimane (qui l’approfondimento) è stata approvata ieri dal Consiglio comunale la delibera per il passaggio dei terreni ex Ilva da Autorità Portuale a Mediterranea delle Acque per la realizzazione del nuovo depuratore di Cornigliano per il trattamento dei fanghi e delle acque, che consentirà la dismissione degli impianti di via Rolla (attuale depuratore di Cornigliano) e Volpara (Valbisagno).

    In Aula votano sì tutti i consiglieri presenti, unici astenuti il M5S: «Non siamo contrari alla delibera – commenta il capogruppo Paolo Putti – ma ci lascia dubbiosi il fatto di dover prendere adesso la decisione per l’acquisto del terreno senza avere idea del progetto dettagliato che andremo a realizzare. Se poi a progetto concluso ci rendiamo conto che l’area acquisita è inadatta o non consona?»

  • Ilva Cornigliano, caso Muzzana Trasporti: lavoratori messi da parte per un conflitto di potere

    Ilva Cornigliano, caso Muzzana Trasporti: lavoratori messi da parte per un conflitto di potere

    via-dell-acciaio-ilva-dSe gli operai dell’Ilva di Cornigliano sono legittimamente preoccupati per il loro futuro occupazionale (qui l’inchiesta di Era Superba) dopo che la direzione aziendale ha comunicato l’impossibilità di rispettare l’accordo di programma paventando di conseguenza centinaia di esuberi, i lavoratori del deposito genovese di Muzzana Trasporti srl – società nata come corriere per tutto il Gruppo Riva (con sede principale a Caronno Pertusella nel cuore della Riva Acciaio spa) – già da ottobre 2013 sono costretti a casa, prima in cassa integrazione ordinaria (fino a gennaio 2014) e adesso in c.i. straordinaria (in scadenza il prossimo 31 marzo). La storia dei dipendenti Muzzana è particolarmente drammatica perché dalla sera alla mattina 4 persone – e dunque altrettante famiglie – si sono ritrovate improvvisamente espulse da un contesto lavorativo nel quale erano a pieno titolo inserite ormai da 16 anni.

    Ma partiamo dal principio. Il Deposito Muzzana Genova nasce nel 1995 e fino al 2002 è gestito da personale ILVA S.p.A., quale punto di appoggio nello smistamento di  ricambi a tutti gli stabilimenti del Gruppo Riva. La postazione di Cornigliano è strategica per la sua posizione logistica di collegamento tra le società Ilva di Taranto, Genova, Novi Ligure e le società collegate (Sanac Massa e Vado Ligure). Nel deposito genovese, da sempre, lavorano fianco a fianco dipendenti sia Ilva sia Muzzana che si occupano della parte operativa: scarico/carico merce in arrivo e in uscita, imballaggio delle merci, carico/scarico container per Ilva Taranto, il tutto tramite l’ausilio di carrelli elevatori frontali e carroponte, mentre gli autisti ritirano i ricambi per le società del gruppo.

    Dopo il commissariamento della holding Riva Fire (agosto 2013) – che controlla Ilva S.p.A. e dunque le fabbriche di Taranto, Genova Cornigliano e Novi Ligure (mentre una parte del gruppo, Riva Forni Elettrici che controlla Riva Acciaio, Riva Energia e Muzzana Trasporti srl, è rimasta sotto il controllo della famiglia Riva) – a seguito dell’inchiesta giudiziaria per disastro ambientale a carico della dirigenza Ilva di Taranto e della famiglia Riva «Noi quattro siamo gli unici ad essere stati messi completamente fuori gioco – denunciano Alessandro, Fabrizio, Gabriele e Ivan, dipendenti del deposito genovese della Muzzana Trasporti srl – Dapprima, con il sequestro dei beni Riva a settembre 2013, siamo stati coinvolti come altri 1400 operai Riva nel procedimento di “messa in libertà”, ovvero sospesi senza il pagamento dello stipendio. Trascorsi 15 giorni siamo rientrati ma ci è stato detto chiaramente che non servivamo più. Il risultato è che da alcuni mesi ci è stato sottratto il lavoro che, ad oggi, viene effettuato da personale Ilva Genova sotto il nome di magazzino transiti Genova».

    Secondo i lavoratori «La dirigenza Ilva ha scelto tale soluzione senza  preoccuparsi minimamente di noi. Muzzana Trasporti a questa azione ha risposto richiedendo un cassa integrazione ordinaria a zero ore, falsandola come “calo di commesse”, fatto assolutamente non veritiero. È evidente che l’intenzione della Riva Forni è quella di non volere più interferire su quanto riguarda l’Ilva. In pratica, si è creata una situazione dove noi quattro dipendenti della Muzzana Trasporti srl nel deposito di Genova siamo l’ultima traccia dei Riva all’interno dell’Ilva, quindi una presenza da debellare. Siamo rimasti senza lavoro soltanto per un conflitto di potere. E da mesi non abbiamo più comunicazioni sul nostro futuro. Per questo abbiamo deciso di agire per via legale. La settimana scorsa il nostro avvocato ha depositato il ricorso per chiedere il reintegro all’Ilva».

    Il racconto dei lavoratori

    ilva genovaQuello che maggiormente colpisce in questa vicenda è l’assoluta ambiguità che sta alla base del rapporto tra Ilva e la sua società controllata. «Io sono stato assunto come dipendente di Ilva Genova – spiega Alessandro Saporito, responsabile del magazzino genovese di Muzzana Trasporti srl – All’epoca alcuni magazzinieri Ilva venivano utilizzati in mansioni di trasporto dei pezzi di ricambio con mezzi della Muzzana Trasporti. Ciò è avvenuto fino al 2002. In seguito hanno deciso di regolarizzare la mia posizione. In sostanza obbligandomi a passare alle dipendenze di Muzzana Trasporti». Nel frattempo vengono assunti altri tre lavoratori, sempre direttamente dall’ufficio personale di Ilva Genova «Ma formalmente il contratto è quello della categoria autotrasporto – continua Saporito – E ufficialmente siamo tutti dipendenti di Muzzana Trasporti».

    Alessandro, Fabrizio, Gabriele e Ivan raccontano di aver sempre lavorato nel magazzino Ilva Genova con sede all’interno dello stabilimento di Cornigliano. «Eravamo perfettamente assimilabili ai dipendenti Ilva: ci spogliavamo nello stesso spogliatoio, mangiavamo nella medesima mensa, timbravamo il cartellino come azienda Ilva, svolgevamo le visite mediche all’interno dell’Ilva, vestivamo con divise Ilva, e potremmo continuare ancora a lungo».

    Una situazione che va avanti così per anni, fino al settembre 2013, quando interviene la magistratura con il sequestro dei beni Riva (settembre 2013). «Anche noi siamo rientrati nel procedimento di “messa in libertà”, cioè sospesi senza il pagamento dello stipendio – spiega Alessandro Saporito – Dopo 15 giorni, al pari degli altri lavoratori coinvolti, siamo rientrati nello stabilimento dove, però, era già stata creata una postazione alternativa in un altro capannone in cui i dipendenti Ilva operavano al posto nostro. Per qualche giorno siamo rimasti nel deposito Muzzana senza nulla da fare. Poi la direzione Muzzana ci ha comunicato chiaramente che non servivamo più. Di colpo Ilva ha deciso di svolgere internamente il servizio di stoccaggio, mentre il servizio di trasporto sarà affidato a ditte esterne».

    Ma come sottolineano i dipendenti Muzzana «Noi avevamo un ruolo ben diverso da semplici corrieri. Aspettavamo i materiali e li controllavamo, non si trattava soltanto di operazioni di ritiro e consegna, bensì garantivamo determinate caratteristiche al servizio, rappresentando a tutti gli effetti una presenza Ilva. Infatti, entravamo direttamente nei reparti, attività che una ditta esterna, in teoria, non potrebbe svolgere». E soprattutto «Ogni direttiva operativa proveniva dall’Ilva, noi dipendenti Muzzana eravamo una sorta di “jolly”, oltre ad essere ricambisti e magazzinieri dell’Ilva potevamo muoverci e maneggiare materiale di tutto il gruppo».

    Nonostante le continue rassicurazioni dei dirigenti Ilva, pronti a scongiurare qualsiasi ipotesi di licenziamento, i dipendenti Muzzana hanno subito un progressivo isolamento all’interno dello stabilimento di Genova Cornigliano, fino ad essere considerati addirittura degli estranei. «Eppure noi avevamo rapporti esclusivamente con la direzione Ilva di Genova – sottolinea Saporito – Il magazzino genovese di Muzzana Trasporti è stato creato apposta per dare risposta alle esigenze dell’Ilva. Il ricorso legale verterà proprio su questa evidente promiscuità che, probabilmente, senza le note vicende giudiziarie, sarebbe proseguita tale e quale ancora oggi».

    La posizione del sindacato

    «Una storia decisamente anomala – così la definisce Armando Palombo, delegato Fiom della rsu Ilva di Cornigliano – risultato non voluto di una carambola che parte dalla giustissima inchiesta giudiziaria di Taranto. I lavoratori Muzzana pagano colpe non loro. Un tempo l’universo Ilva, composto da una serie di società controllate in varia misura dalla famiglia Riva, era sostanzialmente unito. Ma la commistione tra diverse realtà societarie era tale che numerose funzioni, in maniera impropria, si sono via via mescolate. Adesso che l’universo Ilva è stato scorporato, a seguito dell’inchiesta della magistratura e per motivi finanziari (così Riva ha salvato la parte “sana” del gruppo), sono emersi tutti i problemi».

    Comunque, secondo Palombo «I 4 dipendenti Muzzana, di fatto, svolgevano mansioni per Ilva Genova. Quindi, dal punto di vista lavorativo, sarebbero perfettamente integrabili in Ilva.  La causa legale potrebbe essere la strada migliore per ottenere il reintegro. Considerate tutte le anomalie e le ambiguità nei rapporti tra questi lavoratori e Ilva Genova».

    Matteo Quadrone