Autore: erasuperba

  • La vite americana: rampicante dalle foglie verdi che si tingono di rosso scarlatto

    La vite americana: rampicante dalle foglie verdi che si tingono di rosso scarlatto

    1La vite americana (Parthenocissus tricuspidata) fa parte della famiglia delle Vitaceae, si tratta di una pianta rampicante a foglie caduche, originaria della Cina e della Regione himalayana. E’ una pianta vigorosa e rustica che cresce agevolmente in tutti i terreni ed in ogni ambiente. Essa forma rami che si abbarbicano, senza bisogno di sostegni, sui muri e che possono arrivare anche a quindici metri di lunghezza. Questo rampicante ha grandi foglie a tre lobi non molto incisi, in autunno il colore della parte aerea diventa rosso porpora accesso ed è, quindi, esteticamente molto interessante.

    2 In tarda primavera produce delle piccole infiorescenze poco appariscenti, da cui in autunno originano numerosi minuscoli frutti blu cobalto. Consigliamo l’impiego della varietà Veitchii Robusta. Si tratta di un innesto sulla Parthenocissus quinquefolia (c.d. “vite canadese”) che cresce molto velocemente, riuscendo a ricoprire, in soli quattro o cinque anni, intere pareti. Aspetto positivo è che, una volta esaurito lo spazio disponibile, la pianta cessa di svilupparsi e la vegetazione non si sovrappone mai su se stessa. Tale crescita permette di ottenere, in breve, una parete ricoperta da grandi foglie, tutte uguali dall’effetto ordinato ed armonico.

    3Le foglie della Veitchii Robusta sono più grandi della specie originaria, i colori autunnali sono più intensi e la produzione di bacche è straordinariamente abbondante. Infatti, in autunno, dopo la fase di intensa colorazione rossa, arancione e gialla delle foglie, queste ultime cadono, lasciando per diversi mesi il rampicante ricoperto di soli piccoli e suggestivi grappoli neri, disposti in modo regolare. Il Parthenocissus quinquefolia, chiamato comunemente vite canadese, è molto simile a quella americana: ha foglie caduche ma più grandi dell’altra varietà e formate da cinque foglioline ovali e dentate, anch’esse virano nelle sfumature del rosso in autunno.

    4La crescita è meno regolare, l’effetto globale è più disordinato e lo sviluppo non compatto come quello della c.d. “vite americana”. In generale, il Parthenocissus è sicuramente una pianta rustica molto diffusa, anche spontaneamente in natura ed impiegata, come essenza ornamentale, per coprire, senza rovinarli, muri. Questi rampicanti, per sostenersi, non usano, infatti, radici aeree ma solamente piccole ventose poste all’apice dei viticci. Durante l’estate tutte queste varietà mantengono le pareti degli edifici in ombra, così assorbendo completamente i forti raggi solari. In inverno, le foglie sono invece caduche e tale fenomeno permette così al sole di scaldare i muri, con conseguenti ottimi benefici in termini di consumi e di assenza di eventuale umidità.

    5Da un punto di vista colturale e di manutenzione, la pianta richiede, in tutte le sue diverse varietà, solo interventi di potatura volti a limitarne lo sviluppo eccessivo, spesso persino esuberante. Il periodo consigliato per eseguire queste operazioni è l’inverno. Se necessario, questi rampicanti possono anche essere ridimensionati drasticamente fino a circa un metro dal terreno, senza che ciò ne comprometta la salute. Consigliamo senza dubbio di utilizzare le menzionate varietà, da sole o frammiste ad altre essenze, tanto in città quanto in campagna. I risultati che garantiscono sono ottimi: minime esigenze colturali, crescita rapida, ricca produzione di bacche blu elettrico e particolari colorazioni giallo e rosse accese delle foglie in autunno.

    6Va detto però, per completezza, che la vite non si caratterizza per i buoni risultati se viene coltivata in vaso, preferendo affondare le radici liberamente nel terreno. Nei contenitori l’effetto è generalmente stentato, con lo sviluppo di pochi rami e di piccole foglie. I rampicanti di questa famiglia sono, in piena terra, invece tutti utilissimi per attribuire, in poco tempo e facendoli crescere liberamente sulle superfici in pietra o di intonaco, specie se délabré o scolorite, un effetto storico, quasi neogotico ai vecchi edifici. Si possono inoltre anche impiegare per ricoprire, con costi contenuti e rapido effetto, alberi secchi o steccati. Questi ultimi si coloreranno, ai primi freddi e di colpo, di rossi scarlatti, gialli ocra ed arancioni accesi, creando inaspettate, stante il periodo dell’anno, estese e colorate cortine sui prati, già imbruniti per il freddo notturno.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Emergenza abitativa a Genova: case popolari, piani del Comune, prospettive

    Emergenza abitativa a Genova: case popolari, piani del Comune, prospettive

    Sportello pe ril Diritto alla Casa, GenovaA Genova, così come in tutto il territorio italiano, cresce l’emergenza abitativa e la richiesta di case popolari, anno dopo anno, continua ad aumentare. Per l’ultimo bando Erp (edilizia residenziale pubblica) del capoluogo ligure, infatti, sono arrivate oltre 4000 domande. Ma il Movimento di lotta per la casa – rete solidale auto organizzata dal basso, composta da giovani e meno giovani, lavoratori, precari e disoccupati, che mette in pratica azioni di occupazione delle case sfitte (che sarebbero dalle 20 mila alle 30 mila a Genova), sovente proprietà di grandi enti (di natura pubblica ma soprattutto privata, come fondazioni, istituzioni, ecc., spesso di carattere religioso) a favore di famiglie rimaste senza un tetto – stima che il fabbisogno abitativo sia per lo meno il doppio, circa 8500 appartamenti. Nel contempo, la disponibilità di alloggi Erp in città è pressoché sempre la stessa, e le assegnazioni annuali non raggiungono quota 300. Senza dimenticare che, nella triste classifica degli sfratti relativi al 2013, il Comune di Genova con 1164 sfratti (1087 dei quali per morosità) convalidati dal Tribunale, si piazza stabilmente al 5° posto, dopo Roma, Torino, Milano e Bologna.
    Sarebbe fin troppo facile parlare di emergenza quando, invece, questi dati sono la conferma di una piaga nazionale ormai endemica che, dunque, chiama in causa lo Stato centrale, finora incapace di rilanciare una seria politica abitativa e reticente a finanziare sia nuove case popolari, sia il fondo di sostegno agli affitti. A ruota, però, la responsabilità ricade anche sulle istituzioni locali, Regioni e Comuni, che nonostante le scarse risorse disponibili (in particolare a livello comunale), devono necessariamente approntare nuovi strumenti per rispondere al disagio di una fetta sempre maggiore di popolazione.

    Partiamo dai “freddi” numeri, forniti lunedì scorso da Palazzo Tursi. Innanzitutto l’assessore comunale alle Politiche sociali, Emanuela Fracassi, insediatasi da pochi mesi, ha confermato che la pubblicazione della graduatoria provvisoria avverrà il prossimo 28 febbraio, in notevole ritardo rispetto al passato, visto che solitamente essa veniva pubblicata in autunno. Il ritardo è dovuto al cambio di sistema informatico e al numero sempre più alto di domande, anche se il termine per presentarle è scaduto nel febbraio 2013. Se questa tempistica sarà rispettata la pubblicazione della graduatoria definitiva dovrebbe avvenire a marzo o aprile, per poi arrivare alla pubblicazione del nuovo bando entro l’estate. Nel frattempo, gli alloggi che si liberano vengono assegnati a chi è nella vecchia graduatoria, mentre chi un anno fa (e anche prima) ha chiesto per la prima volta un alloggio popolare, o chi era stato escluso dall’ultima graduatoria, saprà solo tra alcuni mesi se sarà ammesso oppure no, e se potrà sperare di avere una casa. Di conseguenza, anche le innumerevoli nuove situazioni di emergenza figlie della perdurante crisi, rimangono senza voce.
    Le domande presentate per il bando Erp 2012 sono state 4221 con un incremento rispetto al bando precedente del + 7,24%. A fronte di una domanda così massiccia, nel corso del 2013, sono stati assegnati solo 267 alloggi Erp, mentre le volture (ex art. 12 L.10/2004) – ovvero l’intestazione di alloggi a persone dello stesso nucleo familiare dell’intestatario dell’appartamento, dopo che questo è deceduto o ha lasciato l’alloggio – sono state 119.
    L’attività di ristrutturazione, invece, ha riguardato complessivamente 170 alloggi (sia Erp, sia del patrimonio comunale disponibile non Erp).
    Gli sgomberi eseguiti nel 2013 sono stati 55, dei quali 32 a causa di occupazioni abusive, 8 per occupanti senza titolo, 13 per morosità colpevoli, 1 per abbandono, 1 per mancato possesso.
    Nel territorio di Genova il patrimonio totale Erp – di proprietà per metà del Comune e per l’altra metà di Arte Genova (Azienda regionale territoriale per l’edilizia) – è di circa 9500 alloggi popolari. «Soltanto con il patrimonio pubblico è evidente che non possiamo dare una risposta concreta ad un’esigenza crescente – ammette l’assessore Fracassi – Ci vorrebbe davvero una città più accogliente. Mi rendo conto, però, che più aumenta la povertà più si inaspriscono le relazioni sociali. Ma c’è bisogno dell’impegno di tutti. Noi come istituzioni, ma anche dei privati proprietari. Mi riferisco soprattutto ai grandi enti che dispongono di numerosi appartamenti sfitti e che, invece, magari tramite appositi accordi con l’Agenzia sociale per la casa, strumento che intendiamo rilanciare con forza, potrebbero essere affittati a canoni calmierati».

    Le problematiche

    Una graduatoria troppo ingolfata

    Geometra Impazzito di Alberto Marubbi
    Foto di Alberto Marubbi

    In primis è necessario accelerare i tempi di stesura della graduatoria perché «Il ritardo nell’aggiornamento del punteggio di chi è già in graduatoria da anni, inevitabilmente procrastina la possibilità di fare domanda per tutti quelli che, in numero crescente, devono presentarla per la prima volta – sottolinea Stefano Salvetti, segretario del Sicet (Sindacato inquilini casa e territorio) – Infatti, il dato delle graduatorie è sottostimato, visto che circa un terzo di chi ha i requisiti rinuncia a causa dei tempi biblici di assegnazione».
    In questo senso, il consigliere comunale Pd Cristina Lodi (presidente della Commissione Welfare), dalle pagine di Repubblica (24 gennaio 2014), propone “…bisogna dividere la domanda in categorie, in modo da realizzare graduatorie parallele che si smaltiscano più velocemente. Ci sono persone disagiate o anziane, che una casa da sole non sono in grado di mantenerla, e così si potrebbe pensare a delle coabitazioni, cioè a degli alloggi assegnati in condivisione, magari con l’assistenza del Terzo settore. È un modo per ottimizzare gli spazi a disposizione e rispondere a più domande”.
    «Quella delle graduatorie di tipo parallelo è una buona idea che stiamo approfondendo – spiega l’assessore Fracassi – Secondo me occorre soprattutto creare una stretta sinergia tra l’amministrazione e le realtà del Terzo settore. Oggi, e sottolineo giustamente, chi arriva in testa alla graduatoria è un soggetto a reddito zero che ha necessità di essere sostenuto e spesso già proviene da una situazione di sostegno. Dobbiamo creare una rete più attenta tra queste parti in gioco. Il problema, come noto, è la ristrettezza del bilancio comunale. Però, in prospettiva, nell’ambito della riqualificazione di spesa del Comune, il sostegno all’abitare deve diventare un percorso prioritario di attenzione. Questa impostazione è condivisa anche dalle organizzazioni del Terzo settore che si confrontano ogni giorno con persone che vivono il dramma del disagio abitativo».

    «La nuova legge regionale sull’edilizia sociale, attualmente in discussione, consentirà ai Comuni di redigere dei regolamenti più elastici – racconta il segretario Sicet Salvetti – La graduatoria, però, è materia da trattare con estrema cautela. Allo stato attuale il sistema assegna un punteggio maggiore ai soggetti più disagiati che, però, nello stesso tempo dovrebbero essere affiancati con adeguati meccanismi di sostegno che consentano loro di non cadere nella morosità». Per quanto riguarda la divisione in sottocategorie, Salvetti manifesta alcune perplessità «Parliamo di un tema delicato che coinvolge uomini e donne in carne e ossa, con un diverso vissuto alle spalle. Vista la scarsa disponibilità di alloggi popolari (meno di 300 assegnazioni all’anno), non possiamo creare una graduatoria spezzettata, in cui proprio le persone più deboli corrano il rischio di rimanere escluse».

    Alloggi pubblici sfitti: carenza fondi per manutenzione e ristrutturazione del patrimonio Erp

    La criticità principale che affligge gli alloggi Erp genovesi è storicamente la carenza di un’efficace manutenzione che consenta un pronto recupero degli appartamenti liberati, per destinarli immediatamente ai legittimi assegnatari. «A dire il vero la situazione era effettivamente così fino a qualche tempo fa – risponde l’assessore Fracassi – In questi ultimi 5-6 anni si è investito molto nel recupero di alloggi Erp sfitti e ne sono stati rimessi in circolo circa 800. Dei 267 appartamenti assegnati nell’ultimo anno, 130 sono quelli ristrutturati. Su 9500 alloggi oggi stimiamo che gli appartamenti sfitti siano 300 (150 del Comune e 150 di Arte Genova)».

    Ma se la casa popolare è la soluzione per affrontare i picchi di crisi «Questo meccanismo dovrebbe consentire una maggiore rotazione nelle assegnazioni – aggiunge Fracassi – Invece, su 9500 alloggi complessivi, ogni anno se ne liberano soltanto 150. Inoltre, bisogna essere più severi anche sui vincoli delle volture. Esistono sicuramente delle situazioni in cui le volture sono opportune, ma è altrettanto vero che le case popolari non possono trasformarsi in una sorta di eredità».

    centro-storico-castello-vicoliSecondo Arte Genova ogni anno si sfittano circa 350 alloggi del patrimonio complessivo Erp (Comune e Arte). «Su 350 alloggi, però, solo l’8% viene messo subito a reddito per consegnarlo al Comune che procederà con l’assegnazione – spiega l’amministratore unico di Arte Genova, Vladimiro Augusti – Ben l’80% di questi appartamenti viene mandato in manutenzione perché necessita di importanti interventi che impediscono l’assegnazione in tempi brevi. Mentre il 10% presenta problemi risolvibili con piccoli lavori manutentivi e normalmente, nel giro di 3-4 mesi, viene reinserito nel circuito Erp».
    Conseguenza inevitabile di simili percentuali è il continuo accumularsi di alloggi in manutenzione oppure sottoposti a ristrutturazione «Stiamo studiando con la Regione delle possibili soluzioni – continua l’amministratore di Arte Genova – Quest’anno verrà finanziata la ristrutturazione di alcuni sfitti e posso anticiparle che, nel giro di 4 mesi, li immetteremo nel circuito».
    Arte Genova si occupa della manutenzione ordinaria di tutti gli alloggi Erp, sia di sua proprietà che di proprietà comunale «Sul nostro patrimonio gestiamo anche la manutenzione straordinaria – afferma Augusti – Per quanto concerne gli alloggi popolari di proprietà comunale, invece, gli interventi straordinari spettano al Comune».
    Tutto ciò ha fatto sì che, in questi anni «Grazie a fondi nostri e finanziamenti della Regione, la manutenzione sia sempre stata eseguita – sottolinea l’amministratore di Arte Genova – Quindi, oggi il patrimonio di Arte non risulta obsoleto e non presenta rilevanti criticità, essendo stato correttamente mantenuto nel corso del tempo».
    I problemi maggiori, secondo Arte, affliggono gli alloggi di proprietà comunale «Bisogna considerare che il Comune ha continuato ad aggregare un determinato tipo di utenza, fragile e disagiata, nei medesimi contesti, creando situazioni di marginalità particolarmente difficili da gestire – conclude Augusti – Le faccio l’esempio degli ascensori. Il Comune ha investito circa 500 mila euro sugli impianti delle case popolari e anche Arte ci ha messo del suo. Ebbene, il 30% dei guasti risulta dovuto al perpetrarsi di atti vandalici».

    case-abitazioni-centro-storico2-DIPer il sindacato inquilini, il nodo da sciogliere resta quello della mancanza di risorse destinate alla manutenzione delle case popolari «Quando un appartamento si sfitta dovrebbe essere subito sottoposto a manutenzione – spiega Salvetti – Ma occorrono finanziamenti dedicati che, purtroppo, oggi non ci sono. Nel passato la Regione ha investito un po’ in questa direzione. Negli ultimi 2-3 anni, infatti, sono stati recuperati complessivamente circa 500 alloggi. Diciamo che Arte Genova, anche tramite operazioni immobiliari quali ad esempio la vendita di circa 600 appartamenti, avvenuta alcuni anni fa, riesce ad incamerare le risorse necessarie per realizzare gli interventi straordinari».

    Tuttavia, su 9500 Erp in città, circa la metà sono di proprietà del Comune «Nel passato le leggi nazionali finanziavano sia le aziende regionali per l’edilizia, sia i Comuni – continua il segretario Sicet – Oggi, invece, il Comune si trova senza fondi per eseguire le manutenzioni straordinarie. Invito il Sindaco Marco Doria a darsi una mossa: si allei con gli altri sindaci delle aree metropolitane e, insieme, vadano a battere i pugni sul tavolo, direttamente a Roma». Secondo Salvetti «Ormai l’edilizia pubblica sembra essere appannaggio solo delle Regioni. Ma in Liguria il disavanzo economico relativo al comparto sanitario pesa come un macigno, a scapito delle politiche per l’abitare. Secondo me occorre studiare una nuova strategia per le aziende regionali territoriali per l’edilizia. In altri termini, quale futura mission vogliamo affidare alle aziende Arte in Liguria? La Regione ha nominato gli amministratori di Arte in funzione della dismissione del patrimonio immobiliare delle Asl liguri. Vedi il noto caso dell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto. Ma Arte non deve trasformarsi nella Spim (società immobiliare del Comune di Genova, ndr) della situazione! Insomma, Arte non deve occuparsi di operazioni immobiliari, non è questa la sua mission».

    Le proposte

    Agenzia sociale per la casa

    case-abitazioni-centro-storico-DIDell’Agenzia sociale per la casa abbiamo parlato su queste pagine appena pochi giorni fa, quando l’assessore Fracassi ha presentato le linee guida per il rilancio di uno strumento che nel suo primo periodo di vita non ha raccolto i risultati sperati (in tre anni hanno presentato domanda 250 inquilini e sono stati stipulati 28 contratti di locazione, 19 dei quali solo nel 2013). Parliamo di affitti di alloggi privati a canone calmierato, un’iniziativa che ad oggi si è scontrata con la poca disponibilità da parte dei proprietari a concedere i propri immobili (circa 100 in tre anni) e con la scarsa attività di promozione da parte degli uffici comunali.

    «Per ottenere risultati migliori bisognerà senza dubbio intensificare l’attività di comunicazione e informazione perché sono tantissimi a non essere a conoscenza di questa opportunità – spiega l’assessore Fracassi – È chiaro che ormai c’è un problema nel rapporto tra redditi sempre più bassi e locazioni che si sono alzate troppo negli ultimi anni. È per questo motivo che io punto molto sullo strumento dell’Agenzia sociale per la casa». La forza dell’Agenzia, secondo l’assessore «Deve essere quella di dimostrare alla città che è meglio affittare le case a canoni contenuti, piuttosto che tenerle sfitte. Da una parte è meglio guadagnare poco piuttosto che niente, dall’altra se comunque affitti ad un canone contenuto, il locatore riesce a mantenere la locazione senza cadere nella morosità».
    In tal senso l’obiettivo primario dell’Agenzia è «Cercare di stabilire delle forme di accordo con i grandi enti proprietari di numerosi appartamenti, ad esempio gli enti religiosi – aggiunge l’assessore Fracassi – Stiamo iniziando ad intravedere delle sensibilità anche tra questi soggetti che potrebbero finalmente provare lo strumento dell’Agenzia. Io spero di poter dare presto qualche notizia a riguardo. Un ente che ha finalità solidali deve fare canoni solidali, sembra palese detta così. Io credo, però, che sia necessario un cambiamento di mentalità da parte loro. Un’organizzazione di questo tipo da una parte promuove delle attività solidali ma dall’altra, legittimamente, decide come gestire il proprio patrimonio immobiliare. Ma oggi è necessario che la gestione del patrimonio immobiliare diventi anch’essa un impegno sociale».
    Per il segretario Sicet Salvetti, l’Agenzia «È uno strumento indubbiamente utile e con il quale noi sindacati abbiamo già siglato un protocollo d’intesa. Bisogna sensibilizzare la città all’uso del canone concordato e moderato, spingendo affinché le locazioni siano sempre più basse. Approfitto dell’occasione per lanciare un appello alle persone: venite al sindacato prima di firmare i contratti e non dopo, in modo tale da ricevere aiuto prima di infilarsi in situazioni scomode».

    Auto ristrutturazione di alloggi del patrimonio comunale disponibile non Erp

    Non solo Agenzia, ma pure un altro progetto innovativo è allo studio dell’amministrazione, come rivela ad Era Superba l’assessore Fracassi «Un’ipotesi sulla quale sono stata spronata dal Movimento di lotta per la casa riguarda la possibilità dell’auto-ristrutturazione di alloggi pubblici sfitti. Una simile innovazione, però, non può essere messa in pratica sul patrimonio delle case popolari, causa problemi normativi, visto che ad esse vi si accede solo attraverso graduatoria. L’idea è utilizzare a questo scopo il patrimonio disponibile non Erp del Comune. Si tratta di circa 500 alloggi, parte dei quali oggi sono destinati per le emergenze abitative, per sperimentare coabitazioni, alcuni ospitano case famiglia, altri sono disponibili per la rete Sprar, per le donne vittime di tratta, per i senza dimora, ecc».
    In pratica, secondo l’assessore «Con l’Agenzia sociale per la casa andiamo a dare risposta ai soggetti sopra soglia Erp. Poi abbiamo una piccola risposta Erp (piccola nel senso di nuove assegnazioni perché in realtà a Genova sono 9200-300 le persone che vivono in case popolari), infine esiste questo patrimonio limitato ma disponibile, dove c’è ancora tanto da fare in termini di ristrutturazione. A questo proposito, se riusciamo a studiare dei percorsi di auto-ristrutturazione, magari con la collaborazione di organizzazioni del Terzo settore in qualità di garanti, possiamo affidare in gestione anche questi appartamenti. Stiamo verificando la fattibilità di tale ipotesi. Sicuramente, anche in questo caso, sussistono delle difficoltà legate alle normative. Io, però, sono una persona pratica e penso che con un po’ di impegno sia possibile trovare una soluzione».

    Matteo Quadrone

  • San Valentino e Festival di Sanremo: febbraio floreale porta con sé piccole fregature

    San Valentino e Festival di Sanremo: febbraio floreale porta con sé piccole fregature

    brehat-fiore-DIFebbraio, il mese del festival della canzone italiana meglio conosciuto come Festival di Sanremo. Anzi, no. Febbraio, meglio identificato con San Valentino, patrono degli innamorati.
    Premesso che si può vivere senza festival e senza 14 febbraio, sento comunque il dovere morale di fare alcune osservazioni sul consumismo sfrenato che questi due eventi, giocoforza, generano.
    Partiamo da Valentino. Fioristi e ristoranti in prima linea con offerte strabilianti: peccato che raramente i fioristi espongano i prezzi dei fiori; fateci caso, le piante sono prezzate, i fiori raramente.
    A San Valentino mica regali una pianta alla tua donna, ma un mazzo di fiori. Quanto costa? Quanto decide il fiorista in quel momento, in genere…
    E le donne che cosa regalano agli uomini? Le cose più disparate e, già che ci siamo, i saldi ancora in corso in alcune città aiutano sicuramente all’acquisto. E – come sostengo da sempre – i saldi sono una enorme fregatura. Vi ricordo che la genesi dei saldi sta nel permettere ai negozianti di vendere stock di merci rimaste invendute ad un prezzo molto più concorrenziale, con il duplice scopo di fare risparmiare il consumatore e di svuotare i magazzini del negoziante; insomma, fare girare l’economia.
    Invece, come sappiamo, vi sono negozianti che acquistano a prezzi ridicoli della merce atta allo scopo, così ci guadagnano quattro volte tanto. E San Valentino casca a fagiolo.

    Teatro Ariston, Festival di SanremoPassando a Remo le considerazioni sono differenti.
    La kermesse canora vive di pubblicità, molta pubblicità, così tanta che essa rende ben di più dell’incostituzionale canone Rai che si è costretti a pagare. Per un’azienda, il costo di una spot pubblicitario durante le serate del festival è astronomico, per cui un’azienda deve fare fruttare al massimo quel breve messaggio che giunge sui nostri piccoli schermi a volume altissimo da triturare i timpani. Già, il volume, quello che non dovrebbe variare ed invece, guarda caso, sale vertiginosamente proprio durante la pubblicità, con conseguente altra violazione di legge.

    Orbene, questa settimana voglio affidare ai nostri affezionati lettori una sorta di compito a casa.
    In quelle serate, sforzatevi di guardare il festival ed osservate gli spot pubblicitari: quasi tutti sono in violazione delle norme sulla pubblicità ingannevole
    Offerte e promozioni non corrispondenti al vero, asterischi che richiamano scritte piccolissime che non ti danno il tempo di leggere e via discorrendo con le promozioni telefoniche.
    Anche perché, negli ultimi anni, pare che le due cose che contano in questo mondo siano automobili e telefonini, almeno stando agli spot.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Animanauta, vita da marinaio: la visita alla mostra fotografica al Galata Museo del Mare

    Animanauta, vita da marinaio: la visita alla mostra fotografica al Galata Museo del Mare

    da Animanauta, di Fabio Parisi

    Genova città di mercanti, Genova città di marinai. Ma i genovesi davvero conoscono il mare, il porto, i mestieri ad esso legati e la realtà che vi gravita attorno? Probabilmente no. Attualmente quale genovese, ad esclusione degli addetti ai lavori, saprebbe davvero descrivere cosa succede in una giornata di lavoro in porto o su una nave? Il rapporto tra la città e il mare, anticamente così naturale, è stato interrotto dalle trasformazioni del progresso, e la maggior parte di noi verosimilmente non sa proprio nulla della vita di un marinaio dei nostri giorni.

    Ecco un’occasione per conoscerne e capirne qualcosa di più: il Mu.Ma Galata Museo del Mare ospita fino al 9 marzo la mostra fotografica “Animanauta”, una collezione di immagini scattate da Fabio Parisi, ufficiale di coperta della Marina Mercantile e fotografo. Il mare, insomma, visto attraverso gli occhi di chi quella realtà la conosce, la vive, la respira tutti i giorni e, trovandosi ad avere una propensione innata per l’espressione artistica, cerca di rendere le tante sfaccettature di quella realtà con una macchina fotografica in mano, nonostante «sia molto difficile descrivere e sintetizzare un mondo così complesso e articolato che oltretutto è distantissimo, sia in senso fisico che figurato, dalla vita di terra, e per quanto da anni ci si arrovelli nel cercare una riposta esaustiva, questa non si è ancora trovata».

    Dedicatosi per diverso tempo interamente alla musica, Fabio, classe ’79, ha iniziato ad avvicinarsi alla fotografia nel 2004: «nello scatto vedevo la possibilità di ampliare la mia espressività. Le navi sono arrivate qualche anno dopo. Il concept Animanauta ha iniziato a prendere forma nel 2011».

    da Animanauta, di Fabio Parisi

    Le foto, scattate per lo più in navigazione tra Oceano Indiano, Mediterraneo, Atlantico e Caraibi, presentano un comune denominatore che conduce il visitatore attraverso l’esposizione: una dominante rossa molto accesa (tramonti, fianchi delle navi…) che si contrappone a fondi plumbei, metallici, con un effetto meravigliosamente stridente.
    «Come in un concept album (vedi The Wall dei Pink Floyd tanto per citarne uno a caso) c’è sempre un filo conduttore che lega tutte le canzoni, per Animanauta ho seguito la stessa logica: volevo che ci fosse un filo conduttore che legasse le foto tra di loro. Quando scatto non parto con un’idea precisa, ho un approccio assolutamente istintivo e non credo che potrebbe essere altrimenti. Nella postproduzione invece vengono fuori tutte quelle azioni necessarie ad esaltare le emozioni catturate negli scatti e quello è sicuramente un lavoro più razionale e tecnico».

    L’essenza del lavoro della Marina Mercantile è «il trasporto di merci e persone da un punto all’altro del globo. Questo trasporto avviene per mezzo di giganteschi vettori: le navi». Il ruolo che Fabio ricopre è carico di responsabilità tavolta, come ammette lui stesso, pesanti e scomode: «L’ufficiale è il responsabile della vita dei membri dell’equipaggio, della nave e del suo carico nonché dell’ecosistema marino. Nello specifico delle mie competenze, ad oggi sono stato delegato alle pianificazioni dei viaggi in tutti i suoi aspetti, quindi tracciare e calcolare le rotte di volta in volta più sicure e convenienti; la preparazione dei documenti necessari per arrivi e partenze dai vari porti e infine la tenuta della farmacia e dell’ospedale di bordo. Attualmente lavoro su navi reefer che portano ananas e banane; andiamo a prendere i carichi in centro america, nei caraibi e le portiamo in Europa. Il viaggio dura 28 giorni e normalmente faccio 3 viaggi a bordo e tre a casa».

    Nella vita quotidiana a bordo i ritmi sono scanditi «dalla tenuta di guardia sul ponte, dove convergono tutti i sistemi di monitoraggio della nave e della navigazione (dai radar ai pannelli d’allarme antincendio). In porto si seguono le operazioni commerciali». Ed è proprio nello spazio limitato della nave che «vive un microcosmo con ruoli e deleghe precise. Ogni componente dell’equipaggio, dal comandante al mozzo, lavora nel comune intento di portare a termine con successo quella che ancor oggi viene chiamata “spedizione”».

    da Animanauta, di Fabio Parisi

    Un termine scelto non a caso, che già da solo evoca difficoltà, distanze, intemperie, fatica, dedizione, coraggio. Tutte cose che emergono nei primissimi piani su mani e braccia di uomini al lavoro, con una preferenza per i dettagli che tralascia il volto e concentra tutta l’attenzione sul gesto, astraendolo in qualche modo dal contesto e rendendolo simbolo universale del fatto che il lavoro reca con sé fatica, una fatica nobile, carica di dignità e di una bellezza che si riflette direttamente nelle immagini. Chiunque può immedesimarsi in quelle mani al lavoro, eppure Fabio assicura «non pensavo a quello mentre scattavo. Ero semplicemente affascinato dall’arte marinaresca dei miei colleghi. Fondamentalmente le foto hanno immortalato ciò che in quei momenti attirava la mia attenzione e mi emozionava. È comunque molto gratificante quando una foto (così come una canzone o un quadro) attiva qualcosa nel cervello delle persone, al di là di ciò che passava per la testa dell’esecutore».

    Anche per questo le immagini sono mute per scelta dell’autore, che non ha voluto apporre alcuna didascalia: «per quanto aiutino l’autore a portare i terzi nella direzione della sua opera, vincolano o condizionano l’interpretazione che una persona può dare o non dare». Ciò detto, l’intenzione principale era quella di trasmettere «rispetto e ammirazione per i colleghi e per il loro lavoro».

    Posto che il fotografo deve avere la capacità di creare un filo di contatto con il soggetto ritratto, le foto suggeriscono un legame più forte del solito, questo perché gli uomini immortalati, intenti a svolgere «per lo più lavori di manutenzione ordinaria, atti a mantenere la nave entro determinati standard di sicurezza ed operatività» sono persone con cui l’autore lavora, con cui quindi esiste grande confidenza. Va ricordato infatti che il mestiere implica la convivenza sulla nave per mesi e la condivisione quindi di ogni momento della giornata: «Non avrei mai potuto fare un lavoro del genere se alla base del rapporto che ho instaurato con alcuni miei colleghi non ci fosse stato un forte rispetto per loro come individui e poi come naviganti. Va anche detto che non imbarco come fotografo, a bordo sono prima di tutto uno che lavora. Confesso che mi piacerebbe fare un imbarco in cui mi dedico fisicamente e mentalmente solo a raccontare con foto, video e musica quello che succede a bordo, ma d’altro canto credo che come “estraneo” potrei non entrare in sintonia con le persone».

    Come ultima cosa, Fabio ci racconta un aneddoto carico di poesia sull’origine del titolo della mostra: «Quando ho iniziato a capire che il “progetto” si stava concretizzando ho avuto la necessità di dargli un nome. Dopo parecchio tempo a pensare ad un degno titolo, e quasi deciso a rinunciare, un anziano bevitore mi disse che avrei dovuto usare qualcosa di molto semplice come “vita da marinai”. Ovviamente non mi piaceva affatto, ma mi ha dato lo spunto per andare a vedere che “suono” potesse avere in altre lingue… in latino anima vuol dire “vita” e nauta “marinaio”: Animanauta altro non è che vita da marinaio. Mi piace molto, lo trovo forte, intenso e ampio».

    Claudia Baghino

  • Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Porticato di Palazzo DucaleCre.Sta – Festival di Creatività Stanziale a Palazzo Tursi. Si tratta di un progetto attivato nel 2013 per la valorizzazione della creatività artistica indipendente, promosso da Arbusti (rete genovese di promozione dei creativi locali indipendenti) e dal Comune di Genova, Ufficio Cultura e Città. Il Festival ripercorrerà il cammino già tracciato lo scorso anno e darà spazio a eventi dislocati in giro per tutta la città, dal centro storico alle altre municipalità (Sampierdarena, Sestri Ponente, Quarto). Qui avranno spazio le arti indipendenti come musica, danza, teatro, visual e performing art. Si parte a maggio e si prosegue fino a settembre: si preannuncia un’estate ricca e movimentata… Ma il calendario per l’estate è solo il preludio di un programma più articolato, che si estenderà anche all’autunno.

    Che cos’è Cre.Sta: i progetti per il 2014 e il ruolo di Arbusti

    Si tratta di un progetto triennale per la valorizzazione delle migliori esperienze nell’ambito della creatività artistica “cittadina”, con attenzione alle produzioni indipendenti, ai giovani e alla relazione con il territorio: non a caso è proprio l’Ufficio Cultura e Città del Comune ad occuparsene, cercando di dare spazio alle esperienze che coniughino entrambi gli aspetti, quello locale e quello culturale. Si cerca di mettere in evidenza esperienze artistiche normalmente escluse dai circuiti tradizionali e in questo Amministrazione e Arbusti lavorano congiuntamente e in modo sinergico.

    Il progetto è partito per iniziativa dell’ufficio comunale, che a fine 2012 ha presentato un’istanza al Sindaco Doria e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Carla Sibilla per testare i presupposti e mettere a punto una condivisione di intenti. Da qui, è nata una collaborazione e sono stati investiti tempo, forze, risorse per la programmazione di un evento (che è soprattutto un nuovo modo di percepire la cultura all’intesto del contesto urbano) di ampia portata. Per questo da Tursi si è scelto di coinvolgere Arbusti: il collettivo genovese, attivo ormai da qualche anno sul territorio, è servito da spinta per l’Amministrazione e ha fornito istanze per la sperimentazione e nuove modalità di valutazione delle proposte culturali. In pratica, Arbusti svolge la funzione di mappatura del territorio e individua artisti, che entrano a fare parte del gruppo e creano una rete. Arbusti propone all’amministrazione la lista dei soggetti mappati, che si esibiranno in giro per la città.

    «Quello che stiamo portando avanti con Arbusti è un progetto organico: vogliamo far crescere una generazione di artisti scelti “dal basso”, direttamente dal pubblico – commenta Max Morales di Arbusti – Tutto ciò ha soprattutto un risvolto socio-politico: l’offerta culturale è ampia e vogliamo incentivarla. Inoltre, ciò avrebbe ricadute anche sotto il profilo economico e sarebbe di slancio al turismo: si devono coltivare gli artisti cittadini indipendenti, sperare che molti di loro crescano e si affermino qui e oltre i confini cittadini. In questo modo si potrà creare una cultura artistica: facendo un lavoro “interno”, si creerà un sostrato ricco e si potrà puntare in futuro sulle eccellenze locali. Ad esempio, non si dovranno chiamare artisti da fuori per organizzare mostre, concerti, festival. Un processo virtuoso a 360 gradi, ambizioso e difficile: si basa sul nostro lavoro di volontari».

    giardini-di-plastica-urban-street-vandalismo-d5Per quest’anno sono previste novità rispetto alla già fortunata edizione 2013, che aveva raggiunto quota 7 mila presenze. Si parla di aumentare gli spazi (prima solo nel centro storico) e individuare aree strategiche nei vari municipi, in collaborazione coi soggetti locali. Lo scopo è quello di valorizzare la scena creativa locale. Si pensa, pertanto, di spostare parte delle iniziative alla Biblioteca Gallino di Sampierdarena e a Villa Rossi a Sestri Ponente, dove organizzazioni locali (il progetto “Coloriamo Sampierdarena” e altri) si stanno dando da fare e hanno di recente riqualificato gli spazi e dato avvio a progetti culturali interessanti. Cre.Sta arriverà poi anche a Quarto e al Teatro Altrove. Molte location del centro saranno mantenute, con l’esclusione forse del Porto Antico (o perlomeno con qualche differenza di forma rispetto allo scorso anno). Restano i Giardini di Baltimora, ma con importanti novità: lo scorso anno, tre giorni di musica e concerti; quest’anno sarà allestito un palco a maggio e resterà fino a settembre. Con le associazioni (Associazione Giardini di Plastica), il Municipio e il Comune, Cre.Sta porterà qui una serie di eventi e spettacoli diversi, per ridare vita a un luogo prezioso e spesso non annoverato tra gli spazi cittadini da utilizzare a scopi artistici.

    Inoltre, quest’anno l’amministrazione, nonostante il momento difficile per la cultura, proverà a sostenere i soggetti che più si mostreranno in grado di dare voce alla scena indipendente genovese. In questo Tursi fungerà da incubatore e sarà aiutato anche dal nuovo piano settennale 2014-2020, grazie al quale sarà possibile orientare in questo senso fondi POR-Fesr. Racconta Egidio Camponizzi dell’Ufficio Cultura e Città: «Non vogliamo fossilizzarci sulla dimensione locale, tuttavia riteniamo giusto dare voce ai soggetti calati sul territorio e sostenerli».

    Altra novità è quella di provare a estendere la manifestazione anche all’autunno, individuando strutture idonee e ricettive, in cui sono già attivi progetti culturali. «Genova brulica di realtà artistiche interessanti – commenta Max Morales di Arbusti – vorremmo dare modo a molte di loro di esibirsi, trovare spazio, movimentare la città e fare in modo che chi la vive percepisca che c’è sempre qualcosa che si muove. Ad esempio, sapevate che a Genova ci sono oltre 600 gruppi musicali? Se si riuscisse a farli suonare tutti ci sarebbero circa 2 concerti al giorno! Non è vero che in questa città non succede niente, che non c’è fermento: al contrario, Genova può ambire a diventare città culturale a tutti gli effetti, e noi ci impegniamo affinché ciò avvenga».

    Per saperne di più: Cre.Sta edizione 2013

    Grazie a Cre.Sta dal 28 giugno al 3 agosto 2013 a Genova si sono svolti oltre 50 appuntamenti in poco più di un mese, con esibizioni di teatro, danza e musica. Sono stati coinvolti vari soggetti, tra associazioni musicali, compagnie teatrali e di danza. Gli artisti erano oltre 300 e si sono esibiti in diversi spazi del centro storico, da una zona centrale per turismo e movida come il Porto Antico, agli affascinanti caruggi della Maddalena, alla via dei cantautori e della musica per eccellenza, Via del Campo. Proprio al Porto Antico, inoltre, gli eventi di Cre.Sta si sono svolti in apertura alle serate della consueta rassegna estiva Porto Antico EstateSpettacolo.

    Gli eventi si sono svolti nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 20.30: scelta che può apparire impopolare, ma che rispondeva a una precisa strategia per movimentare la città in un orario poco sfruttato. Hanno avuto spazio concerti di musica antica, jazz, rock, spettacoli teatrali. Degna di nota l’iniziativa “Su la Cre.Sta”, una tre giorni di festeggiamenti (18-20 luglio) ai Giardini di Baltimora, con musica indipendente a cura di Collettivo Genova Urla, Greenfog e 89bpm / Hi Hat: hanno avuto spazio generi musicali diversi, dall’hip-hop, all’indie, al metal-rock, grazie alla collaborazione di realtà associative del territorio, al Municipio I, all’Associazione Giardini di Plastica. Uno spazio importante, una delle poche aree verdi cittadine: un non-luogo che si trasforma in luogo di aggregazione.

     

    Elettra Antognetti

  • Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    La politica spinge, Autostrade temporeggia. Giovedì il sindaco aveva convocato la riunione dell’Osservatorio Gronda a cui avrebbe dovuto partecipare anche Autostrade, ma le 43 prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero (qui l’approfondimento di Era Superba) non sono da sottovalutare e l’incontro è stato rinviato perché società Autostrade non ha ancora preparato le controdeduzioni o comunque le risposte alle 43 prescrizioni.

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    La replica del vicesindaco Bernini è dura e non si fa attendere: «La motivazione fornita da Autostrade non sta in piedi, non è possibile che non abbiano avuto il tempo di leggersi quelle “poche paginette”. Che ci dicano chiaramente cosa vogliono fare. Noi ci eravamo anche resi disponibili a trattare solo le tematiche più urgenti».

    “La Spea autostrade ha comunicato che non potrà aderire all’invito alla riunione dell’Osservatorio “gronda” che il sindaco ha convocato per giovedì 13 febbraio – si legge nella nota stampa diffusa dal Comune – La società precisa di non aver “ancora ultimato l’istruttoria” sul decreto di Valutazione impatto ambientale riguardante l’opera. Poiché la presenza della società è indispensabile alla efficace trattazione degli argomenti all’ordine del giorno, in particolare per quanto attiene alle esigenze degli abitanti “interferiti” dal progetto, l’amministrazione comunale ha ritenuto di rinviare la riunione dell’Osservatorio in attesa di una auspicata, sollecita presenza di Spea.”

  • Londra, la capitale sognata. Quel giorno trovai lavoro in un ristorante italiano…

    Londra, la capitale sognata. Quel giorno trovai lavoro in un ristorante italiano…

    londra (4)A Londra una madida coperta di foglie ingiallite colorava Hyde Park, avvolto nella foschia di un freddo mattino autunnale, l’aura intorno ai lampioni modellava dense sfere luminose alternate da grossi aceri popolati da indaffarati scoiattoli e paperelle assopite tra i crespi arbusti ricoperti da brillanti tele di ragno, ricordavano addobbi natalizi abbandonati a sé stessi.
    La sagoma zoppicante di un uomo avanzava tra il grigiore della nebbia, si trascinava a fatica e senza una particolare voglia, sotto il braccio stringeva stretto una coperta di lana, in mano un sacchetto per la spesa con gli effetti personali e un cartone di vino, quella era casa sua. Camminava nella mia direzione, calzava vecchie e dure scarpe eleganti ridotte a malconce e sgualcite ciabatte, indossava una giacca, una qualunque, non aveva mai guardato il colore ma sapeva bene quanto era calda. Giunto davanti alla chiesa di St.James ha attraversato il cortile avvicinandosi sicuro verso l’ingresso, fece un cenno con la testa a qualcuno spingendo il pesante portone scomparendo nel buio.
    Sono riuscito a entrare prima che la porta si chiudesse, la chiesa era vuota, tuttavia avevo la sensazione di non essere da solo. Una tenue luce colorata filtrava dai rosoni disegnando figure religiose sul pavimento di marmo, l’aria era satura d’incenso e tra le navate il silenzio era disturbato da spettrali brusii.
    Il mio cuore si è sciolto quando ho visto il tappeto di corpi che dormivano distribuiti su tutta la pianta della chiesa, alcuni tenevano ancora una birra in mano, altri non avevano avuto nemmeno la forza di distendersi, c’erano anche coppie abbracciate tra gli inginocchiatoi e fedeli cagnolini rannicchiati vicino al padrone.
    Le notti senza tetto di queste persone invisibili sono guerre infinite contro il freddo e la fame, lunghe battaglie che trovano pace solo alle prime luci dell’alba quando le quattro mura di una chiesa offrono tutto ciò di cui hanno bisogno, un semplice gesto e non le parole disperse in aria di una preghiera.

    eros-piccadilly.londra-DIHo ripreso il cammino passando per Piccadilly Circus dove un flusso di energia ha rigenerato il mio umore attraverso luci e colori di un crocevia sempre vivo in ogni momento del giorno. Attraversando Leicester Square e New Road sono arrivato a Covent Garden, i primi saltimbanco preparavano i loro numeri da offrire agli spettatori, si sentiva anche l’eco di una chitarra acustica arpeggiare If dei Pink Floyd, uno di quei pezzi che si possono ascoltare solo a Londra. In cielo si allargavano chiazze azzurre come secchiate d’acqua su un pavimento di schiuma, un timido raggio di sole riflesso sulla strada ancora bagnata creava piccoli arcobaleni di luce, era un monito per proseguire a piedi fino alla successiva fermata della metro.

    Lungo le scale della fermata di Holborn un signore elegante, probabilmente un impiegato, scendendo velocemente mi ha scontrato con la sua valigetta, con molta educazione mi ha chiesto profondamente scusa, non curandosi del suo ritardo mi ha regalato un piccolo inchino per poi riprendere la sua corsa frettolosa contro il tempo. Il treno per King Cross St.Pancreas sarebbe arrivato entro pochi minuti ma avevo camminato abbastanza da sentirmi stanco e mi sono seduto su una panchina ad attendere, vicino a me una ragazza leggeva una rivista di moda, era distratta dai sorrisi di un giovane operaio che si asciugava la fronte arrossendo ad ogni suo sguardo.

    Lo strepitio delle rotaie annunciava l’arrivo del treno, un muro di vagoni frapposto tra loro li divideva, un’ultima occhiata dal finestrino le ha fatto perdere vivacità in volto, i suoi occhi brillavano speranzosi di rivederlo il giorno seguente. Quella mattina dovevo recuperare il mio amico Sergio, viveva in un monolocale nel retro di un pub di Seven Sisters, si era raccomandato di chiedere al barman la chiave per accedere alla sua stanza e come da indicazioni sono entrato fiducioso. Il pub era vuoto ad eccezione di pochi eletti, un uomo barbuto discuteva animatamente con un amico immaginario, il barman giocava a freccette tenendo con il piede il ritmo di “Yes sir, I can Boogie” dei Baccara cantata al karaoke da una donna grassa e sfatta, erano solo le nove del mattino. Il pavimento appiccicoso emanava un odore acre di birra stagnante, il barman era concentrato per il tiro, ho aspettato che la freccetta si conficcasse una decina di centimetri fuori dal cerchio per chiedere informazioni.

    londra-chinatown-DIDovevamo andare in cerca di lavoro ma Sergio era ancora a letto con i postumi della sera precedente, dormiva su un materassino gonfiabile, non ne voleva sapere di alzarsi, farneticava nel sonno di naufragi e barche affondate, dopo l’ennesimo e vano tentativo ho rinunciato lasciandolo in balia delle onde. Riconsegnato la chiave al barman e salutato il barbuto e i suoi amici immaginari, ho preso al volo il primo treno per Soho, forse il posto ideale per trovare un occupazione. A Tottenham Court Road sono passato per le vie di China Town, ho sempre amato passeggiare spensieratamente tra le luccicanti anatre glassate nelle vetrine dei ristoranti e i market di frutta sconosciuta. Una coppia di sposi usciva da uno di questi, finito il pranzo di nozze low cost si facevano fotografare ai margini della via principale, lei indossava un abito rosso, lui era felice ma alticcio, si doveva far sorreggere da un amico per restare qualche secondo in posa.

    Guardavo la scenografia di Singing in the rain fuori dal Palace Theatre proprio nel momento in cui un tuono ha scosso l’aria e una cascata d’acqua si rovesciava sui marciapiedi. Mi sono riparato in un ristorante e ho approfittato dell’ora di pranzo per mangiare una pizza aspettando che cessasse il maltempo. Il titolare era originario di Genova, si chiamava Alberto, abbiamo parlato a lungo della nostra terra e di come si era trasferito a Londra negli anni sessanta scommettendo sulla qualità del cibo italiano, in principio aprì Cappuccetto come una pasticceria, nel tempo è divenuto uno dei ristoranti italiani più buoni della città. Gli ho raccontato la mia breve vita, sembrava interessato e soprattutto gli ero simpatico, così ha deciso di assumermi per un breve periodo dandomi opportunità di lavorare servendo ai tavoli nell’ora di pranzo.

    Volevo festeggiare e vista l’occasione ho comprato degli spaghetti da Lina Store, un negozio di alimentari italiani nel cuore di Soho, la sera volevo cucinare per tutti ed ero sicuro che soprattutto Graham apprezzasse. Graham è un poliziotto, quelli che da queste parti chiamano Bobby, lo sguardo buono ma deciso di chi sa di servire la sua nazione e le grandi braccia per stringere forte le sue bambine. Il suo orgoglio si legge nei baffi come Peter Sellers e le camicie di Fred Perry, la birra al pub delle diciotto e la cura con cui mantiene verde il suo prato, la medesima che usa per accudire la famiglia. Ha sposato Maria, un insegnante genovese di lingue che negli anni ottanta ha trovato amore e lavoro lungo le sponde del Tamigi chiudendo nel cassetto dei ricordi le gite in vespa in riviera e quel pesto il cui profumo le bussa alla porta nelle tediose giornate del Surrey. Soggiornavo da loro per un tempo indefinito, dormivo nella calda mansarda della casa di Thames Ditton, un paesino a sud di Wimbledon raggiungibile solo con il treno, mi avevano accolto come un figlio ed io con loro mi sentivo a casa.

    Passavo le notti in sala imparando i primi accordi con la chitarra di Graham oppure ascoltando vecchi vinili sdraiato sul tappeto persiano ad aspettare l’alba nascosta dalle nubi delle prime ore del giorno. La mattina era facile trovarmi riverso a terra con le cuffie ancora nelle orecchie e il disco ormai fermo, la loro unica premura era di coprirmi con uno scialle di lana, poi sarebbero andati entrambi al lavoro, adesso toccava a me ricambiare con una bella spaghettata, mi sembrava un giusto ringraziamento.

    Seduto sui bordi della fontana di Trafalgar square sognavo un futuro a Londra, la città di cui mi ero innamorato da piccolo con i racconti di Sherlock Holmes, il canto di Natale di Dickens e le avventure di Oliver Twist. Sono arrivato a Victoria station percorrendo The Mall e assistendo al cambio della guardia di Buckingam Palace, non vedevo l’ora di raccontare a Maria del nuovo lavoro e sono salito sul primo treno per Thames Ditton. Le campane della chiesa suonavano puntuali, come ogni sera, le foglie degli alberi cadevano a ritmo di ogni rintocco e il loro suono solenne era trasportato in ogni direzione come un’onda del mare. Attraversavo il piccolo ponte in pietra sul Tamigi, dove il suo corso è calmo e l’acqua meno torbida.
    Alcuni bambini giocavano a calcio su un prato in attesa che le mamme li chiamassero per cena, li osservavo invidioso, avrei fatto volentieri qualche tiro ma volevo arrivare presto per cucinare.
    Seguendo con gli occhi l’azione di uno di questi, non mi sono accorto di un piccolo cespuglio che mi ha fatto inciampare, gli spaghetti sono rotolati nel fiume e si sono allontanati per poi sprofondare insieme alla cena.
    Le finestre illuminate si riflettevano sulla strada ancora bagnata, una colonna di fumo grigio saliva dal camino e la luna appena sorta si prendeva gioco di me con il suo malizioso sorriso.
    Mi sono lasciato alle spalle il cancello e dalla porta è apparso Graham con i folti baffi e i suoi occhi scuri come nocciole che mi osservavano curioso, avevo il viso stanco e sembravo preoccupato.
    Mi chiese se andava tutto bene, io sorrisi come se avessi vinto alla lotteria “Ho un lavoro caro Graham, stasera pizza per tutti, offro io!”

    Diego Arbore

  • Santa Maria di Castello: oltre 14 mila visite all’anno grazie al lavoro dei volontari

    Santa Maria di Castello: oltre 14 mila visite all’anno grazie al lavoro dei volontari

    santa-maria-castello-centro-storicoForse non molti sanno che il complesso di Santa Maria di Castello, vicino a Piazza Embriaci, da qualche anno è tornato a nuova vita grazie al lavoro di un gruppo di volontari. Questi hanno unito le forze, messo insieme le competenze e condiviso un sogno, quello di far tornare a splendere la bella chiesa del centro storico genovese. Per questo motivo, dal 2009 organizzano visite guidate gratuite per i curiosi che arrivano in zona (soprattutto gli stranieri, più propensi a leggere guide e ad avventurarsi nei caruggi) e hanno raggiunto in poco tempo il traguardo inaspettato di 14.300 mila visitatori all’anno: dati non proprio trascurabili, soprattutto in riferimento al recente dossier del Comune di Genova circa i visitatori dei musei civici e gli approfondimenti di Era Superba su alcuni musei cittadini che raccolgono meno di quello che potrebbero, come ad esempio Musei di Nervi, Palazzo Verde o la stessa Lanterna (presto un approfondimento ad hoc sulle visite dei musei di Genova su Era Superba, ndr).

    Per Santa Maria di Castello il trend è in crescita: le stime relative al mese di gennaio 2014 sono in aumento del 30 per cento rispetto a quelle dello stesso mese del 2013. Cifre notevoli soprattutto se si pensa che i volontari si sono organizzati spontaneamente e proseguono il loro lavoro con passione, ma senza alcun tipo di aiuto da parte dell’Amministrazione.

    Chi sono i volontari di Santa Maria di Castello?

    I volontari si sono uniti nella “Associazione Culturale Santa Maria di Castello” e da 4 anni garantiscono l’apertura del complesso, che altrimenti resterebbe chiuso al pubblico, e propongono visite alla chiesa, al chiostro e al convento femminile (che pare essere stato un tempo il preferito dalla nobiltà genovese).
    Si tratta di una trentina di persone, quasi tutti pensionati (ex manager, professori, giudici, professionisti, ciascuno con competenze diverse), alcuni residenti in zona, altri invece no. Hanno deciso di dare vita a questo gruppo spontaneo perché mossi da una comunanza di intenti, ovvero rendere fruibile il patrimonio cittadino. Oggi, ognuno di loro sceglie una mezza giornata in cui presidiare il luogo e rendersene responsabile, assieme ad altri colleghi. Si è subito creato un nucleo affiatato di persone che, motivate e determinate, hanno portato avanti il loro obiettivo di aprire Santa Maria di Castello a chi non la conosce.
    Si tratta anche di un progetto che prevede una certa continuità temporale: i soci “giovani” e appena arruolati affiancano quelli più esperti durante il loro primo periodo come volontari, per essere edotti sulle nozioni relative al complesso: una sorta di “passaggio del testimone”.
    A tale proposito, inoltre, i volontari hanno iniziato fin dal primo anno ad organizzare iniziative alla presenza di studiosi ed esperti di arte, storia, architettura, tessuti, sistema tombale, per approfondire le proprie conoscenze, formarsi e poter così formare e informare gli altri. Queste iniziative dapprima erano riservate solo agli stessi volontari, nell’ambito della loro formazione; tuttavia, dall’inizio del 2013 si è pensato di allargare il cerchio ed estendere gli incontri prima ai soci “ordinari” dell’associazione (che però non svolgono il ruolo di guida) e poi a tutta la cittadinanza. Da allora ci sono stati tre incontri pubblici: il primo dedicato alla visita alla sala delle reliquie, che ha visto arrivare circa 300 persone in due weekend; il secondo, la presentazione del sistema tombale di Santa Maria di Castello; il terzo, l’esposizione di corali che, nell’arco di un solo pomeriggio, ha permesso l’affluenza di oltre 350 persone.

    Dati esaltanti. Dice Eugenio Cataldi, volontario e per tre anni presidente dell’associazione: «Abbiamo raggiunto numeri molto positivi, nemmeno noi ci aspettavamo un’affluenza così copiosa. Nel tempo, abbiamo visto che l’interesse per i nostri incontri “privati” si è esteso prima agli altri soci del gruppo, poi ai cittadini genovesi. Il problema è che, se manca la pubblicità per i nostri eventi, diventa difficile farci conoscere e fare in modo che chi è interessato ci raggiunga». Un problema, questo, comune alla maggior parte dei musei cittadini.
    Non mancheranno tante iniziative anche nel 2014: un calendario ricco di eventi è già in corso, dal seminario sul sistema tombale genovese, al concerto d’organo, esposizioni di corali e tessuti religiosi.

    Chi sono i visitatori di Santa Maria di Castello?

    centro-storico-vicoli-castello-5Ci raccontano i volontari che hanno istituito una collaborazione con le scuole -della zona e non solo-, così da rendere possibile ai più giovani la visita del bel complesso, che racchiude in sé gran parte della storia di Genova, dall’alto Medioevo a oggi. Inoltre, ci dicono, il loro pubblico si compone anche di molti turisti italiani e soprattutto stranieri: russi, neozelandesi, tedeschi, francesi, americani, inglesi sono solo alcuni dei visitatori che Santa Maria di Castello ha ospitato nel 2013. Si tratta di persone che visitano Genova alla scoperta della città “vera”, oltre le consuete rotte turistiche, fuori dai circuiti tradizionalmente presentati dai tour operator. Questi, cartina alla mano, si avventurano nei caruggi e arrivano al complesso, che spesso trovano indicato sulle loro guide come uno dei più importanti della città.
    Ma non solo turisti: ci sono anche tanti, tantissimi genovesi. Molti di loro sono persone che abitavano in zona anni fa, o quando erano bambini, e che adesso vogliono riscoprire i luoghi del loro passato; altri sono genovesi curiosi e motivati, che chissà come (il passaparola di amici e conoscenti, interessi artistici) approdano qui e si scoprono loro malgrado ignari di parte della storia della nostra città.

    Commenta ancora Cataldi: «Ci sono molti genovesi che non conoscono la zona e il complesso, e restano strabiliati non appena scoprono cosa racchiude all’interno di S. M. Castello. Per noi è un piacere fare quello che facciamo, altrimenti non saremmo qui: siamo volontari e indipendenti, e in questa attività mettiamo sia passione che qualità. Non riceviamo alcuna sovvenzione, non ci facciamo pubblicità se non attraverso i canali tradizionali di newsletter, tv, giornali e altri media».

    Volontari a Santa Maria di Castello: cosa ne pensano a Tursi?

    Con questa iniziativa il Comune di Genova risparmia ben 180 mila euro, spesa che dovrebbe affrontare se decidesse di assumere una cooperativa per l’apertura e la gestione di Santa Maria di Castello. Inoltre, viene offerto un servizio notevole non solo in termini di risparmi ma anche sotto il profilo culturale: un modo per far conoscere il patrimonio e aprirlo all’esterno. Oggi il complesso è aperto ogni giorno, tutto il giorno: sette giorni su sette, feriali e festivi, mattina e pomeriggio. Anche ad agosto, anche se questo è l’unico mese in cui il servizio non è garantito con la stessa assiduità che negli altri mesi perché, raccontano dall’associazione, «ricordiamo che siamo un gruppo di volontari e non sempre è facile coordinarsi, soprattutto durante la pausa estiva».

    Ci avevano detto i membri dell’associazione di quartiere AssEst tempo fa, quando con #EraOnTheRoad ci eravamo spinti in zona: «Il vero problema è che l’amministrazione non conosce bene il centro storico e il territorio che gestisce. Abbiamo organizzato anche un incontro alla presenza dell’assessore Sibilla e del Sindaco per sensibilizzare sul tema della promozione di questa parte della città e avevamo posto la questione in commissione consiliare. Chiedevamo di dare impulsi e organizzare visite dalla zona di Piazza S. Giorgio fino alla chiesa dei Santi Giacomo e Filippo e Torre Embriaci, ma ci siamo ritrovati con un nulla di fatto».

    Oggi i volontari ci rassicurano con parole più distese: raccontano di avere contatti con l’amministrazione comunale, che li conosce e li stima per il loro lavoro. Tuttavia, non è in atto alcuna collaborazione tra i soggetti, anche perché il complesso è di proprietà dei frati domenicani. «Anni fa Tursi corrispondeva un canone ai domenicani per la manutenzione e per apportare migliorie alla chiesa e agli spazi annessi. Nel tempo, questo canone – vittima della crisi e della progressiva riduzione di fondi – è andato a scemare, fino a scomparire. Noi, nello specifico, non riceviamo alcun incentivo: le nostre iniziative sono completamente gratuite, ci sovvenzioniamo con le quote che versiamo per l’iscrizione, e le offerte versate dai visitatori sono destinate ai frati».
    Certo, è molto faticoso portare avanti questo progetto così ambizioso e fortunato, come si sta rivelando, senza alcun tipo di finanziamenti: i costi sono alti, qui ci sono molti oggetti preziosi (dipinti, tombe, tessuti, ecc.) che necessitano di restauro e manutenzione. Si pensi che la ristrutturazione del coro è costata 270 mila euro, mentre 60 mila solo per il restauro della cappella di San Vincenzo Ferrer. Tuttavia, il lavoro dell’associazione prosegue a gonfie vele e sembra non volersi arrestare: un’iniziativa degna di plauso e importante per tutta la città.

    Elettra Antognetti

  • Biblioteca Universitaria, cattedrale nel deserto per fare cassa con i fondi pubblici?

    Biblioteca Universitaria, cattedrale nel deserto per fare cassa con i fondi pubblici?

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitaria.1

    A sei anni dalla chiusura del cantiere presso l’ex hotel Colombia di Piazza Acquaverde a Principe, la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Genova – che potrebbe costituire una significativa opportunità per la città in termini di potenziamento dell’attrattiva culturale a livello nazionale e internazionale, stimolando di conseguenza occupazione e indotto – rischia di rimanere l’ennesima cattedrale nel deserto. La denuncia arriva dai sindacati Uilpa Mibact e Usb Mibact, dopo le dichiarazioni del Direttore Generale per i Beni Librari, Rossana Rummo, e del Direttore Regionale per i Beni Culturali della Liguria, Maurizio Galletti, secondo i quali «L’intera struttura, nel suo complesso, diverrà pienamente operativa a partire da ottobre 2014, mentre il fondo librario donato alla città da Edoardo Sanguineti sarà disponibile al pubblico entro giugno 2014».
    Le organizzazioni sindacali si chiedono con preoccupazione: «Che cosa potrà essere proposto al pubblico entro tali date?». Con le tempistiche attuali «Il rischio concreto è che vengano consegnati dei “contenitori” vuoti. Ad oggi nulla è dato sapere su modalità e tempi previsti per la catalogazione dei 40.000 volumi appartenuti a Sanguineti e la stessa incertezza caratterizza la gestione del trasferimento nella nuova sede dei circa 650.000 volumi attualmente ospitati nella sede storica di via Balbi 3».

    D’altra parte tale scetticismo è perlomeno legittimo. Da quindici anni, infatti, si parla del progetto e viene annunciata l’imminente apertura della nuova sede, ma immancabilmente – tranne sporadiche quanto temporanee inaugurazioni per mostrare a pochi fortunati lo splendore delle sue sale – le porte della biblioteca rimangono serrate, lasciando fuori la stragrande maggioranza dei cittadini. L’estate scorsa Era Superba aveva anticipato tutti i ritardi e gli innumerevoli intoppi legati al trasloco (qui l’inchiesta), riportando anche tutti i dubbi dei lavoratori in merito alla gestione delle operazioni di trasferimento del materiale librario, a scapito della principale funzione di una biblioteca pubblica, ovvero rendere fruibili le sue notevoli raccolte librarie e documentarie. Inoltre, durante il nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad in diretta social nei locali della nuova biblioteca (era lo scorso ottobre, una delle tante scadenze fissate prima e disattese poi), avevamo incontrato uno degli addetti, solitario e senza compiti da svolgere, a presidiare una biblioteca senza libri e senza studenti. Ci disse: «È ancora in corso il trasferimento dei volumi…». Da quindici anni, però.

    Adesso i sindacati vogliono capire se la nuova sede è perfettamente idonea e se ha ottenuto tutte le agibilità necessarie che devono essere certificate dalle autorità competenti. «L’incontro avuto il 14 gennaio 2014 dalle nostre organizzazioni sindacali con il Direttore Generale per le Biblioteche, in presenza del Direttore regionale per i Beni Culturali della Liguria, non ha sciolto i numerosi interrogativi posti all’ordine del giorno e non ha fornito alcuna garanzia sul futuro della nuova struttura – scrivono in una nota Uilpa Mibact e Usb Mibact – L’edificio rappresenta uno dei maggiori investimenti del Ministero per i Beni Culturali in Italia, con un ammontare complessivo del finanziamento di circa 33 milioni di euro». Secondo Uilpa Mibact e Usb Mibact «Si rischia di imboccare ancora una volta la strada dello spreco di denaro pubblico, creando l’ennesima cattedrale nel deserto: uno sterminato e lussuoso contenitore vuoto, privo di strutture e risorse adeguate, da “regalare” ai privati perché ingestibile».

    Il lungo elenco di criticità emerse negli ultimi tempi, senza dubbio non fa ben sperare. «Come è possibile che in un edificio appena restaurato, e con un investimento di così rilevante entità, siano state riscontrate infiltrazioni e muffe che mettono a rischio il patrimonio librario antico e moderno? – si domandano Uilpa Mibact e Usb Mibact – È necessario ricordare che fanno parte del cosiddetto arredamento anche grondaie, infissi, finestre, porte assenti, danneggiate o non funzionanti, rilevanti disconnessioni su terrazzi, cornicioni, parapetti di pertinenza e relative infiltrazioni sottostanti, scarichi fognari difettosi, ecc».

    Le organizzazioni sindacali, dunque, chiedono alla Direzione Regionale Beni Culturali «Di quali finanziamenti può ancora disporre per mettere in funzione la nuova sede e arredare le sale di lettura, la Biblioteca Sanguineti, i magazzini librari? E ancora, qual è lo stato effettivo di cassa e competenze relative? È auspicabile e necessario, come peraltro richiesto anche dal Direttore Generale Rummo, e come previsto dalla normativa sulla trasparenza, che sia al più presto resa pubblica tutta la documentazione concernente la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Genova, i lavori svolti e quelli da svolgere, le modalità di utilizzo dei finanziamenti pubblici».

    «Non vorremmo che gli annunci fatti prefigurassero le solite “inaugurazioni” da parata – concludono Uilpa Mibact e Usb Mibact – E l’evidente assenza di un progetto complessivo servisse da giustificazione alla cessione di spazi e attività pubblici, al fine di “far cassa”».

    Non si è fatta attendere la risposta di Maurizio Galletti, Direttore Regionale per i Beni Culturali della Liguria «Nei prossimi giorni pubblicherò sul sito della Direzione regionale tutte le informazioni relative alla vicenda. Usb e Uilpa stanno mettendo in giro voci che non corrispondono a verità e, in altri casi, ingigantiscono le situazioni. I lavori sono andati avanti dal 2004 al 2011. Alcune finiture sono state effettuate nel 2012. Al termine della fase di collaudo è partita la gara per gli arredi. L’appalto è stato aggiudicato ma il terzo classificato ha fatto ricorso al Tar, che ci ha obbligato a rivalutare tutte le offerte. Fatto questo, la stessa azienda ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale amministrativo. L’ultima udienza si è tenuta il 23 gennaio e l’azienda ha chiesto di differire la seduta, che è stata spostata al 16 febbraio. Se la questione si risolverà entro fine mese potremo rispettare i tempi annunciati (ottobre 2014), altrimenti i tempi giocoforza si allungheranno».

    Matteo Quadrone

  • Visita alla Lanterna: museo, parco e passeggiata. Mancano fondi per eventi e promozione

    Visita alla Lanterna: museo, parco e passeggiata. Mancano fondi per eventi e promozione

    Visita alla Lanterna di Genova“La Lanterna di Genova è da sempre il simbolo della città, la costruzione che la identifica topograficamente fin dal Trecento, e la sua immagine corredata dello stemma comunale (dipinto sulla parte inferiore della torre nel 1340) si ripete in tutte le antiche mappe geografiche e carte nautiche”, si legge su Guidadigenova.it. Ancora oggi si staglia sulla collina che un tempo costituiva il promontorio di San Benigno e qui c’era la porta d’ingresso della città. Siamo di fronte al simbolo nel quale i genovesi tutti si riconoscono, senza però, nella maggior parte dei casi, averla mai visitata, senza conoscerla davvero.

    Pochi giorni fa abbiamo avuto la possibilità di averla tutta per noi e di visitarla nel corso di #EraOnTheRoad, accompagnati da Barbara Delucchi della Fondazione Muvita e da Marco Fezzardi, del Servizio Promozione Turistica e Sportiva, Cultura e Politiche Sociali della Provincia di Genova (Direzione Affari Generali, Sistemi Informativi e Polizia Provinciale). In quell’occasione abbiamo avuto a nostra disposizione il museo della Lanterna, la passeggiata, il parco, il faro: un privilegio non da poco, di cui abbiamo voluto far partecipi i nostri lettori mediante il consueto live tweet e la condivisione di foto da un “punto di vista privilegiato”. Nemmeno la pioggia ha scalfito la naturale bellezza di quel luogo: la Lanterna, maestosa, imponente, un po’ austera ma anche famigliare, ha offerto scorci impagabili, facendoci dominare tutta Genova e il suo porto, fino al promontorio di Portofino a Levante e Capo Noli a Ponente.

    Visita alla Lanterna di Genova: la passeggiata, il museo, il faro e il parco

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    Vi siete mai spinti fino alla rampa della Lanterna per visitare museo, parco e interno del faro? Vi attende un bel percorso strutturato e interessante, alla scoperta della storia non solo del faro ma di tutta la città.
    Si parte con la passeggiata che collega Via Milano, all’altezza del terminal traghetti, alla rampa: costruita nel 2001, in occasione del G8, è utilizzata dagli abitanti della zona come piacevole percorso pedonale, mentre molti genovesi non l’hanno nemmeno mai vista e non sanno come raggiungere la Lanterna. Un peccato che siano pochi i visitatori genovesi, anche considerando che è un’opportunità unica per affacciarsi direttamente sul porto e “spiare” il lavoro di camalli e operai. Un accesso privilegiato a una zona che di solito resta estranea ai normali transiti: «Forse noi -dice Fezzardi- diamo per scontato il porto e non ci rendiamo conto di quale possibilità sia poterlo attraversare e guardare così da vicino».

    Finalmente, si arriva proprio sotto alla maestosa Lanterna. Qui si trova il museo: un museo multimediale, moderno e tecnologico, ospitato all’interno delle antiche fortificazioni sabaude, datate 1830. Oggi si articola in vari spazi: le sale dei fucilieri, in cui i soldati del regno di Savoia presidiavano il territorio circostante e non esitavano a difendere la città dagli attacchi esterni, sparando dalla apposite feritoie oggi confuse con semplici finestre. Qui, una serie di schermi con filmati dedicati alla marineria; ai fari e al loro uso per segnalazioni in mare aperto; a Genova e alla “genovesità”, con filmati dedicati ai caruggi, al centro storico, al territorio limitrofo e alle tradizioni, culturali e popolari. C’è anche la gastronomia, con piatti tipici e filmati di locali storici (come la Trattoria Da Maria, in Vico Testadoro). «Offriamo una panoramica a 360 gradi su Genovaracconta Barbara Delucchichi viene qui per la prima volta può farsi un’idea generale della città, restare incuriosito da qualche aspetto e decidere di andare sul posto, per vedere di persona. Anche gli stessi genovesi qui notano cose di Genova che magari non conoscevano».

    Proseguendo, una lunga galleria multimediale ci congiunge alle sale dei cannonieri: qui, esposizioni più tradizionali di oggetti e reperti legati al mondo del mare. Una volta qui stavano i cannonieri del Regno di Savoia che, come i fucilieri delle prime sale, avevano lo scopo di difendere la città e sparare sui nemici. A ricordarci la storia del luogo, ci sono ancora i tradizionali sfiatatoi sul soffitto e le aperture per i cannoni. C’è anche una botola nel pavimento che serviva per custodire riserve alimentari e un “pezzo di faro” uguale a quello posto sulla sommità della Lanterna e a cui i visitatori non hanno accesso, essendo proprietà della Marina Militare Italiana e del Ministero della Difesa.

    lanterna-faro-vietato-accessoProprio qui ci raccontano i nostri accompagnatori: «Non si può accedere fin sulla sommità del faro, ci si ferma alla prima terrazza perché la seconda soggetta al controllo militare. Forse non tutti sanno che la Lanterna di Genova è operativa e svolge ancora un’importante funzione: è l’unico faro aeroportuale ancora operativo in Italia e regola il traffico sia aereo che navale. È il più importante di tutta la nazione e l’unico ancora custodito: qui lavora il farista Angelo De Caro, il nostro “guardiano del faro”».
    Il museo è stato edificato tra 2001-2004: in quegli anni, la Provincia ha ottenuto in concessione il luogo e ha messo in atto i primi di lavori di ristrutturazione. Si è trattato di un restauro conservativo in cui si è cercato di rispettare la tradizione e di inserire arredi sobri, nel rispetto della storicità. Prima, ci raccontano i nostri accompagnatori, qui non c’era niente: non solo il luogo non era accessibile, ma quando gli operatori della Provincia sono arrivati hanno trovato ammassi di detriti all’interno, e all’esterno una vegetazione selvaggia.

    Fuori, il parco e la porta di ingresso alla città, edificata dal generale Agostino Chiodo nel 1840. Questa, dotata di simbologie sabaude e scolpita, è ora addossata alle fortificazioni ma un tempo era ruotata di 90 gradi e garantiva l’accesso ufficiale a Genova. Il parco presenta un’ampia area in cui si svolgono le tradizionali manifestazioni estive ed è dotato di belvedere, spazio ulteriore riservato agli eventi. Queste due zone sono state recuperate tra 2004-2006 da Provincia e Soprintendenza ai Beni Architettonici. Infine, saliamo all’interno del faro vero e proprio: 172 scalini senza la possibilità di usare l’ascensore, di proprietà della Marina e usato come montacarichi. Dalla terrazza, una vista sconfinata sulla Genova che lavora (simboleggiata dal porto), tra terra e mare.

    Scarsa visibilità e poca promozione

    [quote]I fondi al momento ci bastano a malapena per la manutenzione e per garantire la prosecuzione della gestione.[/quote]

    «Lavoriamo molto con le scuole di Genova e Provincia, ci sono molti stranieri ma ci discostiamo dal trend che accomuna gli altri musei genovesi (popolati all’80% da visitatori dall’estero, ndr). I turisti stranieri e i croceristi sono “mordi e fuggi” e non si prestano alla nostra tipologia di offerta, con visite di circa 2 ore e piuttosto impegnative. Inoltre, i turisti stranieri si fermano spesso al livello del waterfront e sono restii ad avventurarsi fuori dal centro. Per questo non cerchiamo particolari collaborazioni con il vicino terminal traghetti, nonostante abbiamo attivato in 10 anni tantissime convenzioni (Coop, Genoa Port Center, Genoa Store al Porto Antico, Basko, ecc.). Inoltre, va detto che soffriamo della posizione isolata». Certo, un peccato: non sarebbe opportuno creare un circuito virtuoso tra termnial traghetti e Lanterna, con apposito percorso, facilitato dall’introduzione di bus-navetta e riduzione sul biglietto?

    E i genovesi? Il più delle volte, ci raccontano le nostre “guide”, i visitatori autoctoni si recano in visita rivelando di non esserci mai stati prima, di averla trovata a fatica, di non sapere bene come accedervi e di non aver mai utilizzato la “nuova” passeggiata prima d’ora. Possibile? Sì. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

    Qualcosa non funziona nell’ambito della promozione? Delucchi e Fezzardi ci raccontano di promozione su siti ufficiali, newsletter, ufficio stampa provinciale, giornale “Tabloid”, infopoint al Porto Antico e anche attraverso i social network. Non ci sono soldi e questo si sa. «Vogliamo arrivare al cuore dei genovesi -dice Delucchi- ma mancano risorse. L’unica pecca è la scarsa segnaletica, presente solo in quest’area (portuale e già di per sé poco frequentata). Dovrebbero esserci cartelli anche al Porto Antico e nel centro. Finora, abbiamo fatto accordi con un’agenzia di trasporto privata, con il trenino “Pippo” e con AMT per incentivare l’uso del trasporto pubblico: chi ha l’abbonamento AMT, gode di sconti sul biglietto. Inoltre, andiamo fieri del fatto che, per non dissuadere i visitatori, in 10 anni non abbiamo mai aumentato i prezzi dei biglietti».

    Sempre per quanto riguarda le presenze, infine: «Siamo soddisfatti del traffico di visitatori, nonostante siamo stati costretti alla chiusura di un anno e mezzo per lavori svolti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e che non dipendevano quindi da noi -raccontano i nostri accompagnatori-. Abbiamo riaperto solo a marzo 2013 e, anche è stato penalizzante, l’attenzione non è venuta mai meno e ci sono state tante richieste di visita e dimostrazioni di affetto».

    Il futuro della Lanterna di Genova

    Quest’anno anche la Lanterna, come molti musei genovesi aperti nel 2004 in occasione di Genova Capitale della Cultura, festeggia il decennale. Cosa ci aspetta? Probabilmente non molto, dal momento che sono stati fatti tagli pesanti ai bilanci delle Province. Non a caso, ricorderete che la scorsa estate non si sono svolti i consueti eventi e non c’è stato, come previsto, il festival “Luci sui Forti” (qui l’approfondimento). Oggi la situazione non è migliorata e, confermano le nostre guide, non ci sono finanziamenti per organizzare eventi culturali.

    Ma cosa accadrà in caso di nuovi scenari sul futuro dell’ente provinciale o se i finanziamenti per il prossimo anno si rivelassero del tutto insufficienti? Saremmo davanti alla prospettiva della chiusura definitiva? Dopo 10 anni, sarebbe un brusco ritorno indietro e un fallimento per la città.

    Una nota positiva: al momento si lavora all’allestimento del “Festival del Porto” 2014, in collaborazione con il Genoa Port Center: un progetto transfrontaliero che coinvolgerà, tra le altre, Corsica e Toscana e che a Genova avrà varie sedi. Alla Lanterna si svolgerà un sottoprogetto del Festival, legato al rapporto tra città e porti. Ci saranno rassegne teatrali (una preview c’era stata nel settembre 2013, con gli spettacoli della compagnia La Pozzanghera), mostre e manifestazioni. Per ora si lavora alla selezione del direttore artistico, dopo sarà aperto un bando per le compagnie. «Non ci sono finanziamenti per gli spettacoli, ma chi parteciperà al bando avrà  a disposizione gli spazi gratuitamente. Le spese sono a carico loro: finora gli spettacoli sono stati gratuiti ma le compagnie potrebbero decidere di far pagare un biglietto per pareggiare le loro uscite».

    Elettra Antognetti

  • Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    terzo valico trasta3Il Municipio Valpolcevera ha approvato una mozione del M5S che sollecita l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico, tramite il supporto e la presenza in loco di personale qualificato delle istituzioni locali (Municipio e Comune) e del general contractor dell’opera (il consorzio Cociv). Il documento, passato con emendamenti di Pd, Sel e Idv, è stato votato dalla medesima maggioranza e dal gruppo misto, unico voto contrario quello di Davide Ghiglione, capogruppo di Fds.

    «Chiaramente immaginavamo che la maggioranza accogliesse con grande favore la nostra iniziativa – ammette Carlo Di Bernardo, capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Valpolcevera – cogliendo l’occasione per trasformarla in un’azione di propaganda tesa a rivendicare un presunto ruolo informativo avuto finora dalle istituzioni locali. Sono stati molto bravi in questo, ma già lo sapevamo». Detto ciò, aggiunge Di Bernardo «Quello che ci ha spinto a presentare il documento è un problema reale. Noi, come è noto, siamo contrari al Terzo valico e ci siamo opposti più volte in consiglio sui temi degli espropri e della cantierizzazione. Ma oggi, in un’ottica di realismo politico, preso atto che questa maggioranza vuole quest’opera, dobbiamo ragionare per il bene dei cittadini. Gli abitanti delle zone interessate si pongono diverse domande, dai tempi di durata dei lavori al pericolo amianto, quindi l’idea è mitigare un disagio, comunque enorme, fornendo almeno un supporto informativo».
    Resta il fatto che «Dovremo vigilare affinché tale sportello informativo funzioni realmente, dando risposte precise e chiare sull’opera – sottolinea Di Bernardo – Noi abbiamo richiesto la presenza sia del Comune sia del general contractor Cociv. L’interfaccia deve essere unica. Sono entrambi soggetti corresponsabili di ciò che sta accadendo e accadrà sul territorio». Certo, ammette il consigliere M5S «Vedendo come sono andate precedenti esperienze, ad esempio l’osservatorio comunale sulla Gronda, siamo pure noi scettici sull’effettiva funzionalità del punto informativo. È evidente però che, se lo sportello sarà un’altra operazione di facciata, inutile ai fini della trasparenza, dal punto di vista politico la maggioranza sarà chiamata a renderne conto».
    Ma ormai non è troppo tardi per promuovere un’azione informativa? «Forse è vero – conclude Di Bernardo – ma è altrettanto vero che i lavori del Terzo Valico perdureranno molti anni, così come i conseguenti disagi per la popolazione».

    Federazione della Sinistra, con il capogruppo Davide Ghiglione (esponente del movimento No Tav-Terzo Valico), ha votato contro soprattutto perché la ritiene «Un’iniziativa tardiva che rischia di suonare come una beffa per i cittadini, mai interpellati sull’opportunità o meno di realizzare la grande opera ferroviaria. Io ritengo che una maggiore consapevolezza della popolazione in merito al Terzo Valico sia senza dubbio necessaria, infatti da circa due anni sono impegnato in assemblee informative, ma francamente affidare questo ruolo al Cociv mi sembra quanto meno pericoloso».
    Tra l’altro, la mozione approvata dal consiglio del Municipio Valpolcevera «È stata stravolta dagli emendamenti Pd, Sel e Idv, in cui sostanzialmente si rivendica il ruolo informativo, di presunto appoggio alle istanze della cittadinanza, svolto dalle istituzioni locali, e si ripropone la logica delle compensazioni e dei “tavoli di regia”», sottolinea Ghiglione. Dal punto di vista politico, conclude il consigliere Fds «È un atto che legittima i partiti che sostengono il Terzo Valico, i quali non hanno mai promosso reali azioni di informazione, soprattutto a tempo debito, cioè molti anni fa, quando si sarebbe potuta affrontare una discussione seria».

    Allo stesso modo l’esponente Fds giudica l’Osservatorio ambientale “partecipato” della Valverde, approvato una decina di giorni orsono dal consiglio comunale di Campomorone (nel quale siede anche lo stesso Davide Ghiglione). L’Osservatorio è un organismo creato insieme al Comune confinante, quello di Ceranesi, composto da rappresentanti amministrativi e cittadini volontari, il quale secondo statuto si occuperà del monitoraggio sui lavori del Terzo Valico, con particolare riferimento alla qualità ambientale. Sul territorio di Campomorone e Ceranesi, infatti, è prevista l’installazione di due cantieri collaterali ma non di piccole dimensioni: un grande campo base per l’alloggio degli operai in località Maglietto e soprattutto il cantiere per la finestra di servizio del tunnel vero e proprio, in località Cravasco nei pressi di un’ex cava di calcare.
    «Ritengo che tutto questo ormai sia tardivo per una popolazione che, da Fegino a Tortona, mai è stata interpellata in merito alla grande opera ferroviaria – conclude Ghiglione – Che senso ha creare un osservatorio dopo anni di silenzio sul Terzo Valico? Qualcuno sostiene che buona parte della popolazione è favorevole alla realizzazione del Terzo Valico. Ma se anche così fosse, qualcuno ha mai posto il quesito ai cittadini? Almeno per quanto riguarda la Gronda l’ex Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, aveva promosso un dibattito pubblico, sebbene non si sia rivelato un vero strumento di partecipazione. Per il Terzo Valico, invece, non c’è stato neppure un tentativo di coinvolgere la popolazione sulle scelte fondamentali che delineeranno il futuro del territorio».

    Matteo Quadrone

  • Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    I NonostanteClizia ai LuzzatiLa nuova gestione dei Luzzati (qui l’approfondimento) si conferma ormai come una realtà consolidata e di successo. I giardini sono probabilmente una tra le mete più tranquille del dopocena nel centro genovese, via via più vivaci con il passare delle ore. E la dimostrazione di una movida intelligente e giovane (visto che, a differenza di quanto pensano i più, l’accostamento è possibile) non ne compromette il divertimento. All’ingresso c’è la simpatia e la grinta di Michele Ferrero, promoter d’eccezione con i suoi slogan e la sua parlantina da tribuno. Presenta i “Nonostante Clizia, un giovane gruppo di Acqui Terme che stasera terrà un concerto mirabolante”. E a fine serata, nessuno avrà il coraggio di contraddirlo. I Nonostante Clizia sono una formazione a cavallo tra alternative rock e synth pop di Acqui Terme, con influenze «che vanno dai Bluvertigo agli Arcade Fire», composta da Valerio Gaglione (voce e chitarra), Marco Gervino (chitarra), Matteo Porta (basso), Simone Barisone (tastiere) e Manuel Concilio (batteria). Attivi dal 2009, anno del loro primo demo “Sarà la Moda”, al quale segue “Amori Etichettati” (2010), hanno registrato l’EP “BANG!” nel 2013 (registrazione e produzione di Matteo Cantaluppi).

    Con le luci spente si vede bene il clima di festa del venerdì sera che c’è fuori; e, dall’altra parte, s’intravedono gli scavi romani dalle vetrate scure, e ci si chiede come sarebbe quello spazio illuminato con luci adatte, immaginandosi uno sfondo unico per un locale e il suo palcoscenico live. I ragazzi si lasciano sfuggire le ultime note preparando gli strumenti già caldi e, a un certo punto, rullano le bacchette di Manuel, preludio della sua serata… riceverà dal pubblico i cori tutti per lui. Pezzo d’apertura L.A., un’analisi intima di una generazione che si domanda: “che cosa sono gli incubi per noi: viver come chi apre nei locali, sentirci vuoti dentro e imbarazzati, vederci belli fuori ma scoppiati”. Julian è un brano ispirato al film Less than Zero, e fornisce in qualche modo il fulcro della politica dei Nonostante Clizia: “e non lo so se lo apprezzo svendermi a poco prezzo”. A buon diritto, dato che, come ha scritto lo stesso Andrea Pinketts, autore del libro che da il nome al gruppo, “le bugie sono sempre regali. Le verità si pagano”.

    nonostante-clizia-scaletta-live

    A chi bazzica su MTV, I Ragazzi dell’Alaska potrebbe essere un titolo familiare. Il pezzo, infatti, è stato mandato in rotazione su MTV new generation, in onore dell’elezione del gruppo ad artisti del mese. Il synth pop dei Nonostante qui raggiunge una forma compiuta: interventi strumentali giustapposti a una struttura melodica piacevolissima. Il testo diventa un setaccio della freddezza della gente: chi al cuore, chi al collo, chi alla testa, per cui “la malizia serve a conquistare; la furbizia invece per scappare”. Insomma, come dare torto alle motivazioni per cui MTV new generation ha scelto loro: “Anticonformisti e coinvolgenti, i NonostanteClizia possono davvero fare strada nel panorama indie italiano”. Il tuo stile è una ballata in cui il basso e la batteria si fondono in una ritmica metafisica e cupa; l’arpeggio strozzato della chitarra e i rintocchi delle tastiere completano il telaio armonico del pezzo, su cui, alla fine, la voce di Valerio, profonda e (in pieno accordo con Giovanni Facelli, chitarrista dei Tomakin e amico dei concittadini acquesi) resa ancora più efficace dall’effetto ruvido dell’altoparlante, canta un momento di introspezione: “guarda lo specchio, dimmi cosa riflette quando ti svegli alle tre”.

    A fine concerto, richieste di bis e complimenti confermano l’ottima prova del gruppo e lo stato di grazia che il palco gli fornisce. A proposito di live, parlando con i ragazzi scopriamo che «le date non mancano: saremo ad Alessandria, Imperia, Prato, Grosseto, Roma, Brindisi, Bari, Catania, a partire da questa primavera». Nel frattempo, «stiamo preparando la pre-produzione del nuovo disco, che uscirà molto probabilmente in autunno 2014». Con la certezza che il risultato sarà all’altezza delle aspettative, a giudicare dagli inediti che abbiamo potuto sentire durante il live. Che quel “Bang!” sia il colpo di pistola che dia il via alla loro corsa musicale e che Bolivar, alter ego dei Nonostante che compare sulla copertina, con il suo ghigno, il sangue al naso e gli occhiali da sole, riesca ancora sbeffeggiare, pestare e scrutare i suoi coetanei e le loro vicende.

    Nicola Damassino

  • Agenzia Sociale per la Casa, Tursi rilancia: minori restrizioni e maggiore promozione

    Agenzia Sociale per la Casa, Tursi rilancia: minori restrizioni e maggiore promozione

    casa-ediizia-popolareIl Comune di Genova ha presentato oggi le linee guida per il rilancio dell’Agenzia Sociale della Casa, uno strumento che nel suo primo periodo di vita non ha raccolto i risultati sperati (in tre anni  hanno presentato domanda 250 inquilini e sono stati stipulati 28 contratti di locazione), come aveva ammesso ad Era Superba l’ex assessore alla casa Paola Dameri (qui l’approfondimento e il quadro generale sull’emergenza casa a Genova). Stiamo parlando sostanzialmente di affitti di alloggi privati a canone calmierato, un’iniziativa che ad oggi si è scontrata con la poca disponibilità da parte dei proprietari a concedere i propri immobili (circa 100 in tre anni) e con la scarsa attività di promozione da parte degli uffici comunali; a questo proposito, Dameri aveva anticipato l’intenzione del Comune di inaugurare in via Balbi una sorta di sportello–agenzia immobiliare dedicato esclusivamente agli affitti privati calmierati. Anticipazione che non ha più trovato conferme, lo sportello al momento rimane al Matitone, ma «per ottenere risultati migliori rispetto ai primi anni, bisognerà senza dubbio intensificare l’attività di promozione, perché sono tantissimi a non essere a conoscenza di questa opportunità», ha ammesso l’assessore alle politiche sanitarie e alla casa Emanuela Fracassi.

    L’assessore non ha nascosto i limiti dell’attuale gestione delle liste di assegnazione degli alloggi pubblici, e ha manifestato chiaramente l’intenzione di puntare sull’Agenzia Sociale per provare ad arginare un’emergenza, quella abitativa, che con il passare del tempo diventa sempre più preoccupante. “La composizione reddituale delle famiglie in affitto nel comparto pubblico non differisce, se non marginalmente, dalla composizione reddituale delle famiglie del comparto dell’affitto privato, con la conseguenza di una decisa riduzione dell’efficacia sociale dell’edilizia residenziale pubblica”, si legge nella relazione consegnata alla stampa. Per questo, l’obiettivo principale del Comune è quello di sviluppare, parallelamente alla consegna degli alloggi, ogni altra iniziativa volta all’incremento del numero di alloggi da immettere sul mercato privato della locazione con canoni concordati.

    Privati cittadini proprietari di case sfitte, ma anche e soprattutto “grandi proprietà immobiliari detenute dalle Opere Pie, Istituzioni Cattoliche, Fondazioni ecc.; con le quali si potrebbe instaurare una collaborazione, considerando che tali strutture operano già senza fini di lucro e si rivolgono a fasce marginali della popolazione”. Verranno attivate collaborazioni anche con le agenzie immobiliari che lavorano su standard vicini a quelli dell’Agenzia.

    Oltre alla promozione, tuttavia, in questi primi tre anni l’Agenzia ha mostrato limiti burocratici che hanno ridotto di molto il potenziale bacino d’utenza a cui rivolgere il servizio. In particolare è stato eliminato il riferimento all’ISEE/FSA come requisito di reddito per l’aspirante inquilino e per la determinazione del canone sostenibile, oltre alle soppressione dell numerose fasce per determinare il rapporto tra il canone e il reddito familiare, sempre con riferimento al FSA.

    Un’altra novità sostanziale riguarda l’introduzione del concetto di morosità, dunque, dopo accertamento sul singolo caso, anche queste persone/nuclei familiari possono accedere all’agenzia. Confermati, inoltre, i due fondi di garanzia: quello per morosità incolpevole a sostegno dell’inquilino, che San Paolo ha dato al Comune (100 mila euro) e il fondo Filse (illimitato) che garantisce il proprietario per il pagamento di 12 mesi di locazione. «L’Agenzia si prefigge anche azioni volte a sostenere l’inquilino, coniugando efficienza economica e finalità solidaristiche, come la possibilità di concedere agevolazioni per il pagamento delle spese vive del nuovo alloggio (ad esempio le spese di trasloco o quelle relative agli allacci delle utenze)».

    A chi si rivolge l’Agenzia Sociale per la Casa?

    tallin5-casa-DI“Di norma, tra gli aspiranti inquilini vi sono molte persone o famiglie che hanno un reddito che non consente loro di accedere all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (pur risultando idonee all’inserimento in graduatoria) ma che non è comunque sufficiente per accedere al mercato libero. Spesso si tratta di nuclei familiari di stranieri immigrati (per i quali il servizio di mediazione immobiliare era stato individuato come auspicabile dalla L.R. n°7/2007), considerando la difficoltà che permane per gli stranieri per l’accesso alla casa. Altre tipologie di aspiranti inquilini sono i nuclei con sfratto esecutivo per fine locazione o morosità incolpevole, i giovani in cerca della prima casa, i nuclei familiari per i quali l’ammontare dell’affitto incide in percentuale non ragionevole sul reddito complessivo e che sono in cerca di contratti più vantaggiosi. Nel rapporto con gli aspiranti inquilini, l’Agenzia valuta la loro solvibilità verificando che possiedano un reddito certo e tale che il canone annuo richiesto non incida sullo stesso in misura superiore a quella sostenibile, nell’interesse di inquilino e proprietario e comunque non oltre la percentuale del 30%”.

    Requisiti degli aspiranti inquilini

    Gli aspiranti conduttori devono possedere i seguenti requisiti tra quelli previsti dall’art. 24 , L.R.38/2007:
    – cittadinanza italiana o di un paese UE o cittadinanza in paese non aderenti UE in regola con le vigenti norme in materia di immigrazione;
    – residenza o attività lavorativa nell’ambito territoriale di operatività dell’Agenzia;
    – non titolarità di diritti di proprietà, usufrutto uso e abitazione su un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ambito territoriale provinciale.
    – Non essere stati sfrattati per morosità nei tre anni precedenti, tranne i casi accertati di morosità incolpevole, a seguito di perdita del lavoro, ove vi sia assoluta necessità di reperire un alloggio, ovvero dimostrare di aver completamente saldato la morosità che ha determinato lo sfratto o comunque di essere adempiente rispetto agli eventuali piani di rientro concordati;
    – Svolgere attività lavorativa subordinata o autonoma, o essere titolare di reddito certo.
    – Si intende quindi che l’Agenzia deve poter valutare la solvibilità del conduttore proposto al proprietario dell’alloggio, secondo criteri di valutazione dalla stessa determinati in funzione della realtà socio-economico locale. In tal senso devono essere considerati ammissibili, con criteri predeterminati, anche i candidati i cui redditi derivino da contratti (in corso) di lavoro subordinato a tempo determinato o da rapporti di collaborazione tipici (co.co.co., co.co.pro ecc). La conseguente ammissione o esclusione sarà motivata dall’Agenzia stessa.
    – Valore dell’Isee inferiore al doppio dell’Isee massimo per l’accesso all’Erp.

    Le risorse finanziarie previste per l’Agenzia

    – € 493.523,69: risorse finanziarie regionali ( per tutto l’Ambito di riferimento) di cui alla D.G.R. n° 333/2009;
    – Costo del personale a carico del Comune di Genova ;
    – Eventuali contributi da altri Comuni dell’Ambito di riferimento (trasferimenti finanziari, comando di personale, assegnazione di immobili, dotazioni);
    – Eventuale contributo del conduttore in fase di stipula del contratto di locazione, per il servizio prestato;
    – Contributi regionali in funzione dei risultati raggiunti, a regime.
    – Fondo per la morosità Incolpevole San Paolo euro 100.000.
    – Non è stata altresì quantificata la quota di contributi regionali in funzione dei risultati raggiunti, a regime.

  • Cia Liguria e Piano di Sviluppo Rurale: i dati sull’occupazione per il periodo 2007-2013

    Cia Liguria e Piano di Sviluppo Rurale: i dati sull’occupazione per il periodo 2007-2013

    orto-orti-urbani-agricoltura-coltivareSi è svolta questa mattina presso il Palazzo della Borsa l’assemblea di Cia Liguria (Confederazione Italiana Agricoltori) che ha eletto Aldo Alberto nuovo presidente regionale. L’occasione è stata utili anche per diffondere i dati del settenato appena concluso (2007-2013) per l’occupazione nell’agricoltura nel territorio ligure.

    “Il Piano di sviluppo rurale – si legge nella nota stampa – è il cardine intorno al quale ruota il futuro dell’agricoltura. A testimoniarne l’importanza, due dati relativi al settennato appena concluso che si riferiscono all’occupazione e al consolidamento del territorio: grazie alle risorse ricevute dal Psr, nella sola Liguria sono stati ricostruiti 103.000 m2 di muretti a secco – come dire un muro alto un metro che corre ininterrottamente da Genova a Imperia; o, se preferite, da Genova a Sarzana – e sono stati inseriti nel mondo del lavoro 600 giovani under 40. Per i due terzi di questi ragazzi si può parlare di “ritorno all’agricoltura”, trattandosi di persone precedentemente occupate in altri settori, o senza lavoro”.

    Anche se occorre sottolineare che lo sviluppo del primario nella nostra regione passa soprattutto dalle linee di indirizzo delle varie amministrazioni, a partire dai Piani Urbanistici Comunali, come nel caso del Puc genovese in via di definitiva approvazione, spesso aspramente criticati proprio per la scarsa lungimiranza in tema di rilancio dell’attività agricola (qui il dossier che la Rete If di Genova ha inviato alla Commissione Territorio del Comune con osservazioni al Puc, ndr), Cia Liguria sottolinea anche l’importanza dell possibilità di creare ricchezza per il settore anche attraverso percorsi di promozione turistica: “Da questo punto di vista è sicuramente interessante la crescita della filiera corta e di quella cortissima, che mette direttamente in contatto produttore e consumatore. Le imprese liguri di quest’ultima tipologia sono oggi più di 300, prevalentemente di piccola dimensione e a gestione familiare: un dato ricavabile dall’agenda “Spesa in campagna” curata proprio da Cia Liguria, che ha censito 130 aziende di vendita diretta e circa 200 agriturismi attivi nella nostra regione. A queste vanno aggiunte le molte imprese che vendono direttamente a ristoranti, esercizi al dettaglio e grande distribuzione, per le quali si può comunque parlare di filiera corta, esistendo un solo passaggio intermedio tra produttore e consumatore finale”.

    Cia Liguria si basa sui dati forniti da Unioncamere per tracciare l’identikit dell’agricoltura ligure: “Un settore che nel complesso rappresenta l’8% delle imprese attive in Liguria e un’incidenza del 7,7% sul totale delle imprese giovani, dato interessante se rapportato al 7% medio a livello nazionale, con una punta addirittura del 12% nella provincia di La Spezia. Ben superiore alla media anche il numero di imprese femminili, che rappresentano il 37% del totale, ben 8 punti percentuali oltre la media nazionale del 29%, e a Genova sono addirittura il 40%. Un ultimo dato superiore a quello medio riguarda, infine, le imprese con titolare straniero: il 2,7% contro l’1,8% su scala nazionale, e un picco del 3,7% in provincia di Imperia”.

  • Persona fisica e giuridica; residenza, domicilio e dimora; possesso e proprietà: le differenze

    Persona fisica e giuridica; residenza, domicilio e dimora; possesso e proprietà: le differenze

    FinestraQuesta settimana mi preme dare qualche indicazione lessical / letteraria ai nostri affezionati lettori. Già, perché se si conoscono bene i termini, si comprendono molte più cose. In questo periodo in cui gli slogan vanno così di moda, generando peraltro confusione e falsi miti, mettiamo un po’ d’ordine:

    – Iniziamo con due concetti che stanno alla base del diritto: persona fisica e persone giuridica. Alla prima categoria appartengono tutte le persone munite di codice fiscale; alla seconda categoria, appartengono quei soggetti formati da un insieme di persone fisiche e quindi società, associazioni e ditte individuali. Questa categoria si contraddistingue per il fatto di essere individuate non con un codice fiscale ma con una partita IVA. I condomini e le associazioni, per la verità, sono muniti di un codice fiscale solamente numerico, diverso da quello che tutti noi possediamo nel nostro tesserino sanitario.
    Questa distinzione si riverbera quando parliamo di consumatori: solo la prima categoria può appartenere alla “classe” dei consumatori, mentre la seconda contiene normalmente i cosiddetti professionisti. Con una eccezione: condomini e associazioni godono della qualifica di consumatori, proprio perché non sono professionisti……

    – Proseguiamo ora con un trittico: residenza, domicilio e dimora. La residenza può essere a tutti gli effetti considerato uno “stato” di diritto, rispetto agli altri due che oserei definire “stati” di fatto. Il motivo è semplice: le notifiche degli atti giudiziari e/o delle raccomandate vanno fatte sempre nel luogo di residenza, che viene certificato dal Comune ove, per l’appunto si risiede. Il domicilio può essere – ad esempio – il luogo di lavoro, laddove un soggetto più facilmente può essere reperito durante una giornata… lavorativa. La dimora può essere, invece, il luogo dove passiamo le vacanze per un tempo assolutamente limitato.

    – Concludiamo con un altro trittico: possesso, proprietà e detenzione. La proprietà, definita ampiamente dal codice civile (art. 832) consiste nel pieno godimento di una cosa; essa ha valore di diritto, al contrario del possesso, che è più un fatto. Ma con precise eccezioni. Un’espressione tipica del diritto è “possesso vale titolo”. Ossia, per quanto attiene ai beni mobili, (quindi escluse le case, i terreni e i beni mobili registrati come imbarcazioni ed automobili), la proprietà – che non può essere accertata con un documento formale – la si presume dal fatto che uno possieda la cosa, fino a prova contraria, ovviamente. Un esempio: un libro è di chi lo possiede materialmente; un’automobile è di chi risulta esserne proprietario presso il P.R.A. (pubblico Registro Automobilistico).
    Proprietà e possesso hanno in comune il cd. animus possidendi, ossia la consapevolezza del fatto che un oggetto ci appartenga. Al contrario della detenzione, che non possiede codesto requisito psicologico; ed è proprio per questo che la detenzione di un oggetto può – in determinati casi – può sfociare in una fattispecie di tipo penale: un reato punibile dalla legge.

    Sperando di avervi chiarito alcune cose, non mi resta che consigliarvi sempre di utilizzare i termini corretti, quando parlate e quando scrivete. Così quando ascolterete, sarete sicuri di aver capito bene i vostri interlocutori.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]