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  • Pechakucha Night e Sala Dogana: cercasi idee, artisti, creativi a Genova

    Pechakucha Night e Sala Dogana: cercasi idee, artisti, creativi a Genova

    La mostra nella galleria d'arteIn un caso si tratta dello spazio espositivo per eccellenza rivolto ad artisti emergenti genovesi e non, nell’altro dell’ormai ottava edizione dell’evento dedicato alle industrie creative. Il comune denominatore è la ricerca di idee e artisti pronti a mettersi in gioco per far conoscere ed esporre le proprie opere. Stiamo parlando di Sala Dogana e di PechaKucha Night, due occasioni da non perdere per gli artisti e i creativi genovesi.

    Sala Dogana cerca nuove idee

    Aspettiamo i vostri progetti artistici“. Con queste parole l’organizzazione di Sala Dogana apre come di consueto le porte alle idee made in Zena e non solo. Per la programmazione dei prossimi mesi è partita la ricerca di buone idee e progetti da realizzare e presentare la propria candidatura è molto semplice: nominativi e curriculum degli artisti coinvolti, una cartella di descrizione del progetto, l’indicazione del target a cui il progetto si rivolge, necessità tecniche e tempi di realizzazione. La Sala sarà ceduta in comodato d’uso gratuito. A questo indirizzo è possibile scaricare tutta la documentazione necessaria e richiedere maggiori informazioni.

    PechaKucha Night, giovedì 8 maggio via all’ottava edizione

    “Designer, architetti, grafici, fotografi, artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, inventori, scienziati, professionisti che si occupano di comunicazione o editoria, chiunque abbia un’idea, una passione o un progetto creativo e voglia condividerlo e farlo conoscere”, si legge sulla nota stampa diffusa dallo staff di PechaKucha.

    Una parola giapponese che significa chiacchiera e con cui ormai abbiamo preso confidenza, un evento internazionale nato a Tokyo che interessa ormai più di 740 città in tutto il mondo e che a Genova è già arrivato all’ottava edizione.

    I candidati avranno l’oppurtunità di presentare e condividere i propri progetti sul palco della Claque in Agorà giovedì 8 Maggio 2014. Partecipare è molto semplice ed è gratuito; è sufficiente scaricare la scheda di partecipazione e il format di presentazione power point e inviare il tutto entro domenica 20 aprile all’indirizzo pkn.genova@gmail.com (scheda di partecipazione, in italiano e in inglese, 7 slide di presentazione di cui almeno 1 rappresentativa del progetto, foto o logo).

    Ogni creativo avrà a disposizione 6’40’’ e 20 immagini, ogni immagine dura 20’’. Un software gestirà la sequenza delle immagini e dei creativi e non sarà possibile bloccare la sequenza. Quindi è consigliabile strutturare il proprio intervento basandosi su queste indicazioni per evitare di essere interrotti bruscamente. L’orario di avvio delle danze non potrà che essere anche per questa edizione primaverile il doppio 20…

    Per maggiori info o cambi al programma http://www.facebook.com/pages/PechaKucha-Genova/339366006077341

  • Carta fatta a mano, tè e caffè: “Drina A12”, i ritratti dell’artista genovese Grazia Buongiorno

    Carta fatta a mano, tè e caffè: “Drina A12”, i ritratti dell’artista genovese Grazia Buongiorno

    drina-a12-grazia-buongiorno-2Immaginate di essere artisti. Immaginate poi di lavorare in un’antica cartiera seicentesca, e di ritrovarci una vecchia partita di bellissima e antica carta fatta a mano, su cui liberare tutta la vostra creatività. Questo è ciò che è successo a Grazia Buongiorno, artista genovese nonché direttore artistico dell’associazione culturale Cartiera41 di Mele (associazione nata proprio negli spazi della cartiera, acquistata e restaurata a partire dal 2000 – dopo anni di abbandono – dalla famiglia Buongiorno-Canepa).

    Grazia ha infatti ritrovato queste vecchie giacenze nello stenditoio della cartiera (dove si lasciavano ad asciugare i fogli appena confezionati e quindi ancora bagnati) e ha compreso subito l’unicità del materiale e le possibilità che esso offriva: la carta fatta artigianalmente a partire dagli stracci, come si faceva anticamente prima dell’avvento della cellulosa, è estremamente pregiata e resistente e si presta perfettamente ad essere utilizzata come supporto per dipingere, per non dire del fatto che le qualità tattili e visive ne fanno un elemento di composizione se non alla pari, quanto meno al secondo posto dopo la mano dell’artista: «Lavorare su del materiale così risulta una cosa parecchio esaltante» racconta Grazia, che ha cominciato il suo viaggio nell’arte da bambina: «dai racconti di mia madre pare che anche quando si andava in giro e non si aveva la possibilità del foglio partivo alla ricerca dei classici pezzi di mattone e li utilizzavo a mo’ di matita in ogni dove».

    Da lì agli studi d’arte il passo è breve, e l’attività creativa nelle sue declinazioni più ampie diventa una costante sospesa solo per un anno: «ho provato a vedere come si viveva senza la presenza costante del disegnare, dipingere, inventare e costruire (e in tutta sincerità non mi è piaciuto molto); il resto è stato una continua evoluzione o involuzione  – a seconda di come si vuole leggere il percorso – ho continuato, continuo e immagino continuerò a disegnare, dipingere, inventare e costruire». D’altronde per lei queste attività sono parte imprescindibile della sua vita: «È semplicemente il mio modo di esistere, non potrebbe essere altrimenti» aggiunge.

    drina-a12-grazia-buongiorno-3Il progetto che Grazia ha sviluppato e sta portando avanti tutt’ora a partire proprio dalla carta fatta a mano si chiama Drina A12 ed ha la peculiarità di avere una durata di vita limitata alla disponibilità dei fogli rinvenuti in cartiera: esaurita questa la serie di opere “driniane” sarà inevitabilmente conclusa: «Ogni volta che mi propongo con qualche cosa di nuovo inizio da capo con tutto, dimentico gli allori precedenti se ce ne sono stati, dimentico il nome, la tecnica, lo stile, mi piace ricominciare e mi piace farlo da zero, mi sembra un bel gioco e una giusta sfida, è un rinnovamento della pelle» racconta Grazia.

    Nello specifico del nome scelto per questo progetto «Drina è un fiume della penisola balcanica che segna il confine tra Bosnia ed Erzegovina e Serbia, in passato era la linea di demarcazione tra Impero Romano d’Oriente e Impero Romano d’Occidente. A12 è l’autostrada Genova-Roma; sono entrambi due passaggi, due cammini, due vie di comunicazione, sono un percorso».

    La tecnica che Grazia usa per le sue opere “driniane” non è affatto semplice: le mezzetinte che caratterizzano l’immagine di partenza vengono sostituite da puri bianchi e neri (ma sarebbe meglio dire beige e neri) ottenendo un soggetto ipercontrastato e ridotto all’essenziale, con un effetto finale che ricorda molto i poster.

    A questa modalità esecutiva l’artista è giunta per gradi: «Prima che nascesse Drina A12 non ho dipinto per un po’ di anni. In questo periodo da buona curiosa ho sentito il bisogno di conoscere nuove cose, ho imparato a costruire mobili e a progettarli, ho studiato ceramica ad alta temperatura e dico studiato perché mi sono rimessa sui libri e ho fatto delle abbuffate di chimica (che tra l’altro prima di allora non sopportavo,  invece applicata è una cosa meravigliosa) insomma mi sono buttata in un mondo rigoroso e pieno di regole ferree ma felice di poter sperimentare un materiale così complesso e affascinante».

    drina-a12-grazia-buongiorno-4È interessante sentire come Grazia racconta la genesi del nuovo stile. Praticamente una sorta di presa di coscienza del necessario cambiamento che l’imparare cose nuove produce dentro di lei: «Nel mio caso quando capisco di avere una soddisfacente conoscenza del mezzo o del materiale ritengo concluso il periodo di apprendimento. Il guaio – o la fortuna – è che a quel punto non si è più quelli di prima, nonostante la voglia di disegnare sia sempre la medesima. L’istinto è quello di misurarsi con l’atto creativo nella maniera più semplice, “faccio quello che già so fare”» ma non è più la stessa cosa:  «Il cambiamento ormai si è insinuato e quello che era semplice prima diventa un gesto sconosciuto adesso; attendo il nuovo personaggio, la nuova tecnica, il nuovo stato d’animo… so che sta per arrivare, è già qui! Bisogna solo trovare il momento giusto perché esca. Poi un giorno qualsiasi mentre scarabocchio, coloro o non so, improvvisamente arriva la soluzione, guardo e so che quella è la strada giusta da seguire».

    Ed ecco come il cambiamento si è manifestato dalla serie precedente a Drina: «I lavori precedenti sono assolutamente coloratissimi, astratti, giocosi, istintivi, progettati nella forma ma non nell’accostamento dei colori. Drina è esattamente l’opposto: rigorosa, scura, con una progettualità lunghissima al punto che l’atto creativo non si attua nella realizzazione ma nella progettazione».

    drina-a12-grazia-buongiorno-5Partendo da una fotografia, Grazia semplifica le forme «fino a trasformarle in macchie mantenendo la fisionomia del volto; finito questo passaggio cerco di semplificare ulteriormente fino ad arrivare ai minimi termini» al punto che spesso i lavori visti da vicino perdono leggibilità e finiscono nell’astrazione, così che per cogliere senso e interezza dell’immagine bisogna osservarli alla giusta distanza.

    [quote]Alle persone vorrei arrivasse ciò che vogliono che gli arrivi, Drina è solo il mezzo. Ognuno di noi fruisce le immagini in base alle proprie esperienze e alla propria sensibilità, è inutile fare tante parole e dare tante spiegazioni, un lavoro quando è finito non appartiene più al suo ideatore ma a tutti».[/quote]

    In queste immagini primi piani di volti, lettere singole e numeri si affastellano creando una bellezza prima di tutto grafica, un vero e proprio “piacere visivo”:  «A volte le scritte hanno un significato preciso – soprattutto quando il personaggio ritratto mi è familiare – allora lì mi diverto a nascondere messaggi; altre volte invece lettere e numeri hanno una funzione puramente grafica».
    Ma nei dipinti di Drina compaiono anche improvvise chiazze di colore, rivoli spesso vermigli, lampi inquietanti che a prima vista ricordano il sangue e, almeno in chi scrive, rievocano certe foto di guerra dove il sangue scende a rivoli da corpi coperti di polvere. Grazia spiega che «ogni tempo ha le sue immagini. Queste sono le immagini del mio tempo, quello attuale e quello passato sono la somma di quello che si è stati e di quello che siamo, di quadri tutti colorati e giocosi, di strisciate rosse sopra volti stinti, di regole ferree e seghetti alternativi per costruire cose; sono la somma della mia vita, tra dieci anni Drina forse non esisterà più, ci saranno altre immagini, un altro nome, un nuovo percorso e questo è bene perché vuole dire che non mi sono fermata. Si va avanti, sempre».

    drina-a12-grazia-buongiornoUna parte altrettanto suggestiva del lavoro riguarda i materiali utilizzati sul fondo di carta di stracci: insieme a pastelli ad olio e colori acrilici, Drina usa tè e caffè: «Quello di usare generi alimentari per dipingere è un vizio che mi porto dietro un po’ da sempre. In precedenza utilizzavo farina, pane grattato ed altro per fare i fondi dei quadri, oggi uso caffè e tè in egual maniera per i fondi a più strati». Una vera e propria tecnica anche questa: «Faccio un miscuglio di caffè e tè che faccio marcire: è poco carino da raccontare ma i due elementi andando a male creano una serie di sedimenti che lasciano delle macchie sulla carta che mi piacciono da matti, in seconda mano faccio le colature di caffè – l’unica cosa più o meno casuale in tutta la realizzazione del lavoro – dopodiché faccio la tracciatura delle macchie e di conseguenza il riempimento con l’acrilico che in realtà non è nero ma un tono di marrone scurissimo che si vede solamente con il sole diretto sul quadro, tutto questo sulla carta fatta a mano dai mastri cartai che lavoravano nella vecchia cartiera dove abito». Come già detto «finita questa scorta, finita Drina che lavora su carta fatta a mano. Ho già in mente un nuovo supporto, ma questa è un’altra storia».

    Con questa serie, comprensiva di pezzi eseguiti su commissione, l’artista ha esposto in alcune gallerie genovesi e si prepara a partecipare ad altri eventi: «Ultimamente lavoro spesso con Satura, recentemente ho partecipato a Venti d’Arte e a Arte Genova 2014, in futuro di sicuro c’è “Venti d’Arte l’esperienza del contemporaneo” presso il MAEC Milan Art & Event Center a marzo e Satura International Contest a maggio».

    Claudia Baghino

  • Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Porticato di Palazzo DucaleCre.Sta – Festival di Creatività Stanziale a Palazzo Tursi. Si tratta di un progetto attivato nel 2013 per la valorizzazione della creatività artistica indipendente, promosso da Arbusti (rete genovese di promozione dei creativi locali indipendenti) e dal Comune di Genova, Ufficio Cultura e Città. Il Festival ripercorrerà il cammino già tracciato lo scorso anno e darà spazio a eventi dislocati in giro per tutta la città, dal centro storico alle altre municipalità (Sampierdarena, Sestri Ponente, Quarto). Qui avranno spazio le arti indipendenti come musica, danza, teatro, visual e performing art. Si parte a maggio e si prosegue fino a settembre: si preannuncia un’estate ricca e movimentata… Ma il calendario per l’estate è solo il preludio di un programma più articolato, che si estenderà anche all’autunno.

    Che cos’è Cre.Sta: i progetti per il 2014 e il ruolo di Arbusti

    Si tratta di un progetto triennale per la valorizzazione delle migliori esperienze nell’ambito della creatività artistica “cittadina”, con attenzione alle produzioni indipendenti, ai giovani e alla relazione con il territorio: non a caso è proprio l’Ufficio Cultura e Città del Comune ad occuparsene, cercando di dare spazio alle esperienze che coniughino entrambi gli aspetti, quello locale e quello culturale. Si cerca di mettere in evidenza esperienze artistiche normalmente escluse dai circuiti tradizionali e in questo Amministrazione e Arbusti lavorano congiuntamente e in modo sinergico.

    Il progetto è partito per iniziativa dell’ufficio comunale, che a fine 2012 ha presentato un’istanza al Sindaco Doria e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Carla Sibilla per testare i presupposti e mettere a punto una condivisione di intenti. Da qui, è nata una collaborazione e sono stati investiti tempo, forze, risorse per la programmazione di un evento (che è soprattutto un nuovo modo di percepire la cultura all’intesto del contesto urbano) di ampia portata. Per questo da Tursi si è scelto di coinvolgere Arbusti: il collettivo genovese, attivo ormai da qualche anno sul territorio, è servito da spinta per l’Amministrazione e ha fornito istanze per la sperimentazione e nuove modalità di valutazione delle proposte culturali. In pratica, Arbusti svolge la funzione di mappatura del territorio e individua artisti, che entrano a fare parte del gruppo e creano una rete. Arbusti propone all’amministrazione la lista dei soggetti mappati, che si esibiranno in giro per la città.

    «Quello che stiamo portando avanti con Arbusti è un progetto organico: vogliamo far crescere una generazione di artisti scelti “dal basso”, direttamente dal pubblico – commenta Max Morales di Arbusti – Tutto ciò ha soprattutto un risvolto socio-politico: l’offerta culturale è ampia e vogliamo incentivarla. Inoltre, ciò avrebbe ricadute anche sotto il profilo economico e sarebbe di slancio al turismo: si devono coltivare gli artisti cittadini indipendenti, sperare che molti di loro crescano e si affermino qui e oltre i confini cittadini. In questo modo si potrà creare una cultura artistica: facendo un lavoro “interno”, si creerà un sostrato ricco e si potrà puntare in futuro sulle eccellenze locali. Ad esempio, non si dovranno chiamare artisti da fuori per organizzare mostre, concerti, festival. Un processo virtuoso a 360 gradi, ambizioso e difficile: si basa sul nostro lavoro di volontari».

    giardini-di-plastica-urban-street-vandalismo-d5Per quest’anno sono previste novità rispetto alla già fortunata edizione 2013, che aveva raggiunto quota 7 mila presenze. Si parla di aumentare gli spazi (prima solo nel centro storico) e individuare aree strategiche nei vari municipi, in collaborazione coi soggetti locali. Lo scopo è quello di valorizzare la scena creativa locale. Si pensa, pertanto, di spostare parte delle iniziative alla Biblioteca Gallino di Sampierdarena e a Villa Rossi a Sestri Ponente, dove organizzazioni locali (il progetto “Coloriamo Sampierdarena” e altri) si stanno dando da fare e hanno di recente riqualificato gli spazi e dato avvio a progetti culturali interessanti. Cre.Sta arriverà poi anche a Quarto e al Teatro Altrove. Molte location del centro saranno mantenute, con l’esclusione forse del Porto Antico (o perlomeno con qualche differenza di forma rispetto allo scorso anno). Restano i Giardini di Baltimora, ma con importanti novità: lo scorso anno, tre giorni di musica e concerti; quest’anno sarà allestito un palco a maggio e resterà fino a settembre. Con le associazioni (Associazione Giardini di Plastica), il Municipio e il Comune, Cre.Sta porterà qui una serie di eventi e spettacoli diversi, per ridare vita a un luogo prezioso e spesso non annoverato tra gli spazi cittadini da utilizzare a scopi artistici.

    Inoltre, quest’anno l’amministrazione, nonostante il momento difficile per la cultura, proverà a sostenere i soggetti che più si mostreranno in grado di dare voce alla scena indipendente genovese. In questo Tursi fungerà da incubatore e sarà aiutato anche dal nuovo piano settennale 2014-2020, grazie al quale sarà possibile orientare in questo senso fondi POR-Fesr. Racconta Egidio Camponizzi dell’Ufficio Cultura e Città: «Non vogliamo fossilizzarci sulla dimensione locale, tuttavia riteniamo giusto dare voce ai soggetti calati sul territorio e sostenerli».

    Altra novità è quella di provare a estendere la manifestazione anche all’autunno, individuando strutture idonee e ricettive, in cui sono già attivi progetti culturali. «Genova brulica di realtà artistiche interessanti – commenta Max Morales di Arbusti – vorremmo dare modo a molte di loro di esibirsi, trovare spazio, movimentare la città e fare in modo che chi la vive percepisca che c’è sempre qualcosa che si muove. Ad esempio, sapevate che a Genova ci sono oltre 600 gruppi musicali? Se si riuscisse a farli suonare tutti ci sarebbero circa 2 concerti al giorno! Non è vero che in questa città non succede niente, che non c’è fermento: al contrario, Genova può ambire a diventare città culturale a tutti gli effetti, e noi ci impegniamo affinché ciò avvenga».

    Per saperne di più: Cre.Sta edizione 2013

    Grazie a Cre.Sta dal 28 giugno al 3 agosto 2013 a Genova si sono svolti oltre 50 appuntamenti in poco più di un mese, con esibizioni di teatro, danza e musica. Sono stati coinvolti vari soggetti, tra associazioni musicali, compagnie teatrali e di danza. Gli artisti erano oltre 300 e si sono esibiti in diversi spazi del centro storico, da una zona centrale per turismo e movida come il Porto Antico, agli affascinanti caruggi della Maddalena, alla via dei cantautori e della musica per eccellenza, Via del Campo. Proprio al Porto Antico, inoltre, gli eventi di Cre.Sta si sono svolti in apertura alle serate della consueta rassegna estiva Porto Antico EstateSpettacolo.

    Gli eventi si sono svolti nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 20.30: scelta che può apparire impopolare, ma che rispondeva a una precisa strategia per movimentare la città in un orario poco sfruttato. Hanno avuto spazio concerti di musica antica, jazz, rock, spettacoli teatrali. Degna di nota l’iniziativa “Su la Cre.Sta”, una tre giorni di festeggiamenti (18-20 luglio) ai Giardini di Baltimora, con musica indipendente a cura di Collettivo Genova Urla, Greenfog e 89bpm / Hi Hat: hanno avuto spazio generi musicali diversi, dall’hip-hop, all’indie, al metal-rock, grazie alla collaborazione di realtà associative del territorio, al Municipio I, all’Associazione Giardini di Plastica. Uno spazio importante, una delle poche aree verdi cittadine: un non-luogo che si trasforma in luogo di aggregazione.

     

    Elettra Antognetti

  • Storie al Lavoro, la visita alla mostra: parole e immagini raccontano la crisi

    Storie al Lavoro, la visita alla mostra: parole e immagini raccontano la crisi

    sala-dogana-ducale-DIC’è molto da leggere, e molto da osservare, su un tema – il lavoro, con tutte le problematiche che oggi vi sono legate – che è ormai presente nella nostra quotidianità come un’estrema e dolorosa urgenza. Gli autori di “Storie”, allievi della scuola di storytelling StudioStorie di Sergio Badino (curatore della mostra), ci danno il loro personale punto di vista sulla situazione: racconti che partono da spunti evidentemente reali, talvolta librandosi in trame futuristiche o iperboliche, talaltra rimanendo saldamente ancorati al terreno con uno sguardo impietoso su ciò che è il nostro paese oggi. A dar loro man forte giunge il prezioso apporto dei disegnatori coinvolti da Badino in questo progetto per arricchirlo fornendo un supporto visivo ad alcune delle sceneggiature, con un risultato di grande effetto grazie all’unione di parole e immagini: «Sceneggiatori e disegnatori si sono conosciuti a cose fatte, direttamente in mostra. Scopo dei miei corsi – racconta Badino – è dare un’impostazione professionale alla scrittura, quindi gli sceneggiatori dovevano scrivere storie comprensibili da un disegnatore. La sceneggiatura doveva essere completamente accessibile. Interpretabile, naturalmente, come ogni sceneggiatura, ma prima di tutto chiara». Non è detto, infatti, che in una situazione tra professionisti le due figure entrino necessariamente in contatto.

    Colpisce, in questi racconti, la profonda consapevolezza della realtà, e la capacità degli autori di restituirla pienamente, cosa ancora più notevole se si considera che tra gli allievi del corso – così come tra i disegnatori – ci sono molti giovani sui vent’anni (e un giovanissimo sceneggiatore di sedici, Ezequiel Espinosa): a dimostrazione del fatto che i giovani sanno tutto di crisi, lavoro, futuro negato, e attraverso le immagini e le parole dei loro racconti ne parlano con un’efficacia inaspettata, che distoglie il fruitore da qualsiasi torpore e lo prende a schiaffi, tirandogli fuori rabbia e sentimenti altrimenti anestetizzati dall’abitudine ormai consolidata a questa realtà.

    Sergio Badino storie al lavoro fumettiBadino ha creato le coppie sceneggiatori-disegnatori, scegliendo questi ultimi «in certi casi in base all’affinità emotivo-artistica: avendo letto le storie e conoscendo i tratti, ho capito che insieme alcune persone avrebbero creato una miscela interessante, e così in alcuni casi è stato. In altri invece mi sono mosso in base alla curiosità di vedere cosa sarebbe uscito da una certa sceneggiatura interpretata da un dato segno». A quanto pare la logica seguita ha funzionato: i riscontri dei visitatori e i complimenti reciproci tra sceneggiatori e disegnatori lo attestano.

    Ma la scelta di un tema così dolorosamente attuale può rischiare di concentrare troppo l’attenzione dello spettatore sui contenuti, impedendogli di apprezzare appieno le qualità puramente estetiche delle opere? No per il curatore:

    [quote]Nel fumetto la storia è narrata dagli sforzi congiunti di parole e immagini: in questo mezzo di comunicazione, dall’unione di questi due elementi, la storia prende vita. Tutto il resto è esibizionismo, di parole come di immagini: tutto ciò che esula dal fine ultimo, cioè la narrazione, è da considerarsi un di più. Una tavola a fumetti deve prima di tutto raccontare una storia, attraverso testi incisivi e immagini efficaci.[/quote]

    Ed ecco allora che una congerie di figure umane che tutti conosciamo si affastellano nei racconti, cercando di districarsi in un mondo inospitale: migranti, camalli, giovani che fanno tre quattro lavori per sopravvivere, ricercatori con le mani sporche di sangue (degli animali che uccidono per lavoro), esodati, impiegati di call center, laureati all’estero, freelance squattrinati.

    A differenza degli sceneggiatori, tutti i disegnatori sono professionisti, ci ricorda Badino. Tra di loro, per fare qualche esempio «Matteo Anselmo ha di recente vinto un concorso nazionale per il miglior omaggio ad Andrea Pazienza, Francesco D’Ippolito è da oltre un decennio un disegnatore Disney, Federico Franzò disegna le Winx; Stefano Tirasso è stato segnalato da un importante sito di critica fumettistica come uno dei cinque giovani disegnatori italiani da tenere d’occhio; Giorgia Marras sta per uscire con un romanzo a fumetti dei cui testi è anche autrice».

    Un motivo in più quindi per apprezzare questo grande lavoro collettivo carico di aspetti molto diversi tra loro: «Primo fra tutti mostrare la pari dignità di fumetto e narrativa – dice Badino – come forme di comunicazione, entrambe in grado di far emergere tematiche forti, sociali, sentite. Si avverte spesso un po’ di snobismo tra l’uno e l’altra, quando invece si tratta semplicemente di modi di narrare sì differenti, ma con principi comuni. Ogni mezzo di comunicazione ha da imparare dagli altri, senza distinzione. Altra nota importante è l’aver proposto una mostra in cui racconti e fumetti sono mescolati come carte in tavola, si presentano vicini, gli uni accanto agli altri, nudi e crudi, sinceri: non è una cosa che si vede così spesso. Ultimo aspetto: l’aver offerto una carrellata priva di retorica su un problema più che mai oggi percepito come tangibile. “Storie al lavoro” ci dice, attraverso oltre trenta storie brevi, quale sia la percezione del tema per un gruppo di universitari, giovani studenti, professionisti, che col lavoro hanno a che fare ogni giorno. Una discreta fotografia panoramica».

    Si esce dalla mostra con una domanda: perché siamo tutti così consci della situazione ma così immobilizzati? Per Badino «scopo di chi scrive non è trovare soluzioni, ma far sì che l’opinione pubblica si concentri e sensibilizzi su un dato problema. Siamo stati tutt’altro che immobili: “Storie al lavoro” è la nostra risposta». Allo spettatore non resta che cercare, anch’egli, una propria risposta.

     

    Claudia Baghino

  • Portrait Gallery: mostra di Jackie Saccoccio a Villa Croce

    Portrait Gallery: mostra di Jackie Saccoccio a Villa Croce

    Jackie Saccoccio Portrait Gallery

    Il museo di arte contemporanea di Villa Croce ospita dal 16 gennaio al 9 marzo Portrait Galler –  galleria di ritratti, mostra di Jackie Saccoccio.

    La prima mostra monografica in un museo europeo della pittrice americana classe 1963: i suoi grandi quadri astratti riflettono la luce mediterranea delle sale bianche della villa; le tele sono così in dialogo con lo spazio della villa, ricreando un allestimento da pinacoteca classica.

    «La pittura è un’attività strutturata attraverso l’improvvisazione, infatti uso per le mie tele pigmenti, olii e minerali liquidi e semi solidi da stendere strato dopo strato – dice la pittrice – Voglio che la tela racconti l’intera esperienza pittorica, portando traccia dei dubbi delle bravate che fanno parte del processo creativo, ciascuno strato racconta l’esperienza gestuale del momento. Così la tela diventa la traccia delle trasformazioni giornaliere, una forma di cubismo psicologico»

    Nella grande sala affrescata del museo di Villa Croce, l’artista ha ricreato una galleria di ritratti satura di opere e di colori, in cui ciascuna tela emana un’aurea, una presenza. Le opere raccontano attraverso pigmenti e forme l’essenza di una personalità, il suo spirito attraverso il peso e i toni del colore, dalle sovrapposizioni e dalla materia pittorica.

    La mostra prevede anche una sala apparentemente vuota, dal titolo Portrait (Absence), Ritratto (Assenza), un wall drawing (quasi un affresco) monocromo di linee non intersecanti segnate dal vuoto lasciato da una serie di tele rimosse. Questo spazio bianco vuole evocare un’assenza, in contrasto al pieno della sala adiacente mettendo in moto un gioco dinamico di vuoti e pieni.

    In altre sale l’interferenza tra pieno e vuoto viene esplorata attraverso grandi tele in cui spirali labirintiche scherzano con il vuoto rendendo il visitatore una figura lillipuziana confrontata dalla forza dell’arte.

    16 gennaio – 9 marzo 2014
    Anteprima stampa 16 gennaio, ore 11.30 – 13.00
    Opening 16 gennaio ore 18.30

  • Storie al lavoro: fumetti e racconti a cura di Sergio Badino alla sala Dogana

    Storie al lavoro: fumetti e racconti a cura di Sergio Badino alla sala Dogana

    Sergio Badino storie al lavoro fumettiVenerdì 17 gennaio inaugura presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale Storie al lavoro, un’esposizione  collettiva di fumetti e racconti a cura di Sergio Badino, in mostra fino al 2 febbraio 2014.

    In mostra,  le opere degli studenti di sceneggiatura e narrativa della scuola di storytelling e scrittura di Sergio Badino, un’ unione di fumetti e racconti per una riflessione a 360 gradi sul mondo del lavoro.

    Accanto alla narrativa breve e alle tavole a fumetti, a colori e in bianco e nero, la mostra presenta le sceneggiature di queste ultime, in modo da comprendere il processo che, tramite lo storytelling e la scrittura per immagini, conduce alla pagina disegnata.

    La sceneggiature e i racconti sono stati scritti da Giorgia Bruzzone, Luca Caridà, Paola Cassano, Maria Grazia Corradi, Davide Costa, Alberto De Paulis, Valeria delle Cave, Giuliana Erli, Camilla Ferroni, Marcello Gastaldo, Filippo Ghiglione, Andrea Grenci, Silvia Ierardi, Marco Moretti, Nicola Pastrano, Gianmarco Perrone, Fabio Peytrignet, Giuseppina Picetti, Laura Magda Sparacello, Francesca Talloru, Laura Taverna.

    Le tavole a fumetti illustrate sono a cura di Matteo Anselmo, Stefano Bortolin, Giulia Bracesco, Vincenzo Cardona Albini, Francesco D’Ippolito, Rudy Dore, Federico Franzò, Luca Marcenaro, Giorgia Marras, Alex Raso, Gianluca Sturmann, Stefano Tirasso.

    Inagurazione ore 18, altri giorni apertura dalle 15 alle 20. Ingresso libero

     

    [Foto Diego Arbore]

  • Hélène Cortese, l’arte come antidoto: intervista all’artista genovese

    Hélène Cortese, l’arte come antidoto: intervista all’artista genovese

    Hélène Cortese, classe ’75, è un’artista genovese. Cresciuta in una famiglia amante dell’arte e piena di creatività, per lei la scelta di intraprendere professionalmente questo non sempre facile percorso è giunta in maniera molto naturale.

    Come è avvenuta la tua formazione artistica? Quando e come hai preso la decisione di fare l’artista e di farne un mestiere?

    «Ho frequentato il liceo Artistico Nicolò Barabino e mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali, perché l’ambiente familiare ha contribuito a questa mia scelta, avendo la madre ritrattista e una cugina designer; mio padre, inoltre, dal quale ho ereditato la creatività, mi ha fatto partecipare fin da piccola a concorsi e mostre.  Ho così iniziato molto presto ad entrare in questo mondo e, fin dai primi anni di università e alla fine dei miei studi, dopo tante mostre e lavorando contemporaneamente in altri campi, ho deciso di dedicarmi soltanto all’arte. Tutte le esperienze che ho fatto sono state comunque stimolanti e mi hanno portato al risultato di oggi».

    particolare di baia del silenzio 2Baia del Silenzio -Sestri Levante-terracotta

     

     

     

     

     

     

     

    Mi ha colpito molto il modo in cui nelle tue tele restituisci la realtà: un’interpretazione mi viene da dire soave, colorata, che sembra arrivare direttamente dagli occhi di un bambino, nei colori e nelle forme essenziali, ma soprattutto priva dello sgomento che caratterizza tanta arte odierna, profondamente legata alle angosce del nostro mondo attuale. Come mai scegli questa via così serena di rappresentazione? Ha a che fare con il tuo carattere? O è una sorta di catarsi proprio dalle brutture del reale?

    «Grazie per la domanda molto indovinata. Penso siano entrambe le cose: se i momenti della vita di maggior sofferenza sono anche quelli più fecondi artisticamente, è per come sono fatta, ma il risultato è sempre qualcosa di gioioso, nonostante a volte appartenga, appunto, ad un periodo triste.
    Probabilmente la mia creatività, unita al forte senso del colore, è un antidoto agli episodi negativi della vita, è un modo per vivere, sia pur virtualmente, in un “habitat” che, in qualche modo, mi accoglie, mi conforta e mi fa sognare e questo lo riscontra anche chi apprezza il mio lavoro.
    Infatti, ultimamente, mi sono sentita dire da chi ha acquistato le mie opere che,  nel momento attuale così duro, colore e vitalità aiutano ad evadere dalle preoccupazioni e dai pensieri malinconici».

     

    Cactus-tempera su carta marrone- 100 x70 cm-Tele, ma anche terrecotte e ceramiche: sono mezzi artistici molto tradizionali, anche qui un po’ in controtendenza con le tendenze odierne, penso a tecniche completamente diverse come videoarte o altri media digitali che ormai prendono sempre più piede. C’è un motivo particolare per cui usi certe tecniche piuttosto che altre?

    «Entrambe le tecniche, per strane combinazioni del destino, hanno scelto loro me e non viceversa e non le ho più abbandonate, essendo, per ora, il mezzo di comunicazione che più riesce a tradurre la mia fantasia in un’opera concreta.
    Ad esempio nel Ponente ligure c’è una grande tradizione legata alla ceramica, mentre io, lavorando più a Levante, vedo che molti rimangono spiazzati quando presento opere in terracotta, perché non sono abituati a vederne di simili e ad immaginarle inserite in un ambiente, io, invece, lo reputo un materiale fantastico, molto caldo ed unico che dovrebbe affascinare oltre che per l’originalità dei pezzi; purtroppo, spesso, si è diffidenti verso tecniche d’espressione che non si conoscono bene e si tende a non sperimentarle. Questo penso mi penalizzi a volte, in quanto, purtroppo, l’arte attuale è influenzata dalle mode e la richiesta spesso segue questo meccanismo.  L’Arte dovrebbe essere oltre la moda e le tendenze: è un valore universale per eccellenza con qualsiasi tecnica o mezzo venga espresso».

     

    Rapallo- tempera ed acquarello su carta-78x30cm-Hai esposto anche in Francia: che idea ti sei fatta del ruolo dell’artista fuori dall’Italia? Un artista qui riesce a vivere di quello che fa? E fuori?

    «Forse all’estero c’è più rispetto per il “mestiere” d’artista come figura, ma questo non significa che non ci sia la stessa difficoltà per affermarsi; inoltre Bosco- tempera su cartaspugna- cm 200x80ho riscontrato un forte “nazionalismo” e la tendenza a portare avanti gli artisti locali, mentre in Italia è quasi l’opposto. Inoltre, specialmente in Italia, ci sono tanti bravi creativi ed  anche per questo è difficile riuscire a vivere del proprio lavoro».

    Cosa ispira le tue creazioni? Luoghi, persone, avvenimenti…? Cosa vorresti che provassero le persone davanti a un tuo quadro o tenendo in mano un oggetto realizzato da te?

    «Tutto può stimolare la mia creatività, anche se sinceramente non faccio fatica a produrre ambienti ricchi di forme e colori, diversi fra loro; probabilmente è una esigenza innata, che soddisfa la mia ammirazione per tutto il creato.
    Ultimamente mi sono dedicata alla progettazione di testiere per letti; tutti mi hanno detto “che cosa strana!” Io non so perché ho avuto questa idea, ma era tanto che ci pensavo, forse è la sintesi di qualche viaggio che ho fatto con la passione forte per la casa e l’arredamento; non so a volte da dove arrivino le idee, l’importante è che continuino ad arrivare…
    Ascolto con molta attenzione quello che provano le persone quando sono davanti ad un mio quadro o vedono un mio lavoro e mi dicono che comunica sensazioni molto positive, come gioia, freschezza e speranza, forse perché i miei pezzi sono ispirati alla natura e hanno colori caldi e forti, qualunque sia il motivo, non potrei essere più soddisfatta del risultato e non potrei desiderare altro».

    Cosa significa secondo te essere un artista oggi? Cosa ti spaventa di più e cosa ti dà l’energia per andare avanti?

    «Per me essere artista oggi come ieri, significa avere il coraggio di fare una scelta non facile soltanto per concretizzare il proprio sentire. L’energia me la danno le persone che apprezzano e capiscono le cose che faccio e che m’incoraggiano e mi fanno comprendere che ho intrapreso la strada giusta».

    Claudia Baghino

  • Multiplo, concorso internazionale d’arte a cura di Galleria Studio 44

    Multiplo, concorso internazionale d’arte a cura di Galleria Studio 44

    Matteo Corica, Multiplo
    Vincitore di Multiplo 2013 Matteo Corica / Italia
    fotografia, stampa su carta ai pigmenti

    L’associazione culturale Galleria Studio 44 propone anche per il 2014 il concorso internazionale d’arte con corrispettivo in denaro per la realizzazione di un’opera a tiratura limitata denominata Multiplo.

    Il Multiplo ha lo scopo di promuovere e sostenere il lavoro di un artista e l’obiettivo di farne dono ai soci della Galleria Studio 44.

    Gli interessati, devono inviare via posta o portare direttamente alla Galleria Studio 44 (vico Colalanza 12r, 16123 Genova, Italia) 50 stampe/riproduzioni originali del lavoro presentato, numerate da 1 a 50 e firmate dall’autore, più una breve nota biografica e dichiarazione dell’artista/presentazione del lavoro, contenute in una sola pagina.

    L’opera inviata dovrà avere le caratteristiche e qualità delle opere/copie in tiratura finale e non saranno ammessi invii attraverso posta elettronica.

    Il termine ultimo per l’invio è il 28 febbraio (la scandenza del  31 gennaio 2014 è stata posticipata), la partecipazione è gratuita ed è previsto un corrispettivo in denaro di 500 euro per sostenere il progetto artistico del vincitore.

     

  • Enrico Ingenito, la quiete apparente: incontro con l’artista genovese

    Enrico Ingenito, la quiete apparente: incontro con l’artista genovese

    enrico-ingenitoEnrico Ingenito, genovese classe 1978, è un artista che spazia attraverso tutte le arti visive, pittura, fotografia e video.

    Nel corso degli anni ha partecipato a un progetto di collaborazione tra le arti insieme all’associazione culturale Corpi in Danza, all’interno del quale ha portato a termine la realizzazione di due video, alla collettiva Urbanamente, a residenze d’artista ed esposizioni collettive e personali in Italia e all’estero.

    Fino al 23 novembre è possibile ammirare le sue opere presso Palazzo Lomellino di via Garibaldi, nell’ambito dell’esposizione Viraggio1.

    I suoi quadri nascono da un‘intuizione,  il tema più ricorrente  è quello del paesaggio urbano, rappresentato grazie a immagini in movimento o estratti da scatti fotografici in varie città; le immagini tendono all’astrazione e lasciano grande spazio al colore, che domina incontrastato la scena.

    Nel portfolio dell’artista non mancano comunque i ritratti e le vedute di interni. La tecnica utilizzata è quella dell’olio su tela.

    I paesaggi urbani rappresentati possono sembrare in apparenza statici, ma grazie alle sfumature di colore, alla luce particolare che il pittore riesce a imprimere alle immagini, la sensazione non è affatto quella dell’immobilismo. E’ una quiete che ‘crea movimento’, ed è proprio questo l’aspetto affascinante che si coglie osservando le sue opere.

    Enrico Ingenito prospettiva evoluzione Viraggio rossoCome svolgi la tua ricerca artistica e quale è stata la ‘molla’ che ti ha spinto verso la pittura?

    «Sopratutto guardo, cammino molto e fotografo, poi analizzo il materiale e spesso ripercorro gli stessi luoghi più volte cercando la luce necessaria. Guardo molto quello che fanno altri artisti in particolare i miei coetanei, cerco di analizzarli. Cerco di viaggiare. Sono costantemente alla ricerca di immagini. Da sempre mi sento “pittore” non credo ci sia mai stato un momento nella mia vita in cui non abbia pensato di esserlo, la ricerca per me è ogni giorno, intorno a me».

    Sei genovese e abiti a Genova: quali sono i luoghi di Genova che frequenti maggiormente e a cui ti ispiri? In qualità di artista come vivi il rapporto con la tua città?

    «La pittura ti insegna che una luce può cambiare un luogo, Genova è la mia città, la scopro giorno per giorno restandone sempre affascinato».

    Enrico Ingenito prospettiva bluRiesci a vivere d’arte o al giorno d’oggi è necessario essere artisti part time? Credi che questa formula sia una scelta obbligata per il futuro?

    «E’ difficile vivere solo di pittura, ci sono alti e bassi e certamente il periodo in cui viviamo non facilita una tale scelta, penso che per raggiungere un certo livello sia necessario molta concentrazione, tempo ed energie, nel momento in cui ho scelto di seguire la mia passione e tentare questa carriera ho messo la pittura al primo posto, dopo di che ci si arrangia in qualche modo».

    Cosa ti spaventa di più di questi tempi? E quando pensi al futuro a cosa ti aggrappi x pensarlo migliore? Questa condizione psicologica si ripercuote nelle tue opere?

    «La cosa che mi spaventa è l’immobilismo, se ti guardi intorno e come se tutti avessimo addosso un peso e non sappiamo poi neanche bene perché, manca una coscienza visionaria spesso anche in noi artisti.
    Penso che ogni artista debba essere uomo nel suo tempo, credo quindi sia inevitabile una ripercussione nelle mie opere.
    E difficile pensare al futuro, ma c’è sempre qualche cosa che ti attrae, un’intuizione, qualche cosa che ti spinge ha guardare e a metterti al lavoro».

     

    Manuela Stella

  • L’effimero colto dal velo d’organza: mostra in Sala Dogana

    L’effimero colto dal velo d’organza: mostra in Sala Dogana

    A simmetrie naturali, opere di Federica GonnellaDopo l’esposizione Non è un paese per vecchi, la Sala Dogana di Palazzo Ducale ospita L’effimero colto dal velo d’organza, mostra personale di Federica Gonnelli a cura della narratrice d’arte Adriana M. Soldini.

    L’artista offre l’invito a compiere un viaggio iniziatico verso una maggiore consapevolezza di sé, per il riconoscimento dell’ identità personale e collettiva e si propone attraverso il suo alter ego: il velo d’organza, la pelle dell’opera.

    La sua interposizione non è di ostacolo, ma è il tramite che porta alla conoscenza e all’archiviazione del sapere.

    Grazie alle installazioni, lo spettatore vedrà mondi fantastici e dettagli intimi di ricordi che la memoria conserva.

    Non solo immagini, ma ci sono parole riferite a emozioni o a riflessioni intime in cerca di eternità. È tangibile come il rapporto tra corpo e natura costituisca uno dei fili conduttori della sua arte. Il linguaggio artistico di Federica Gonnelli si sviluppa in una molteplicità di significati e di varianti di significato. È al contempo raffinato e ironicamente pop. Sa essere maestoso senza essere urlato e sa essere convincente anche nell’infinitamente piccolo.

    Il progetto è presentato dal collettivo Arts Factory (di cui fa parte l’artista con la curatrice e la poetessa Francesca Del Moro) e dal gruppo neRo POP.

    Da venerdì 8 a domenica 24 novembre

    Orari: dal martedì alla domenica ore 15 – 20.

    Ingresso libero

  • Maddalena: inaugura “Idea d’arte”, la nuova bottega delle arti

    Maddalena: inaugura “Idea d’arte”, la nuova bottega delle arti

    Idea d'arte bottega Maddalena GenovaÈ in programma per il prossimo 16 novembre ore 18 l’inaugurazione dello spazio artistico “Idea d’arte” alla Maddalena, in Piazzetta dei Greci 1r, all’angolo con Piazza delle Vigne. Una nuova “bottega delle arti”, nata dalla sinergia di cinque soci, quattro donne e un uomo: le artiste Simonetta Gherardelli, Virginia Cafiero e Lucia Pasini collaborano con Alberto Cerchi (coordinatore dei lavori) e Coca Frigerio, già titolari della Galleria ArteGioco di Vico Inferiore del Ferro.

    Lo spazio nasce dall’esigenza di creare un nuovo luogo di aggregazione per esperti e amanti d’arte, per l’esposizione di opere di grafica e per l’insegnamento delle tecniche del disegno e della composizione. L’impostazione è simile a quella del “precursore” guidato da Frigerio e Cerchi, ArteGioco, già affermato nel panorama genovese e punto di approdo per artisti e amanti della grafica. L’idea è quella di creare uno spazio espositivo con tavole dei cinque artisti e poi dare avvio a corsi di grafica rivolti agli adulti: laboratori non pittorici, ma dedicati all’elaborazione di lavori preesistenti. Il fine è la produzione di qualcosa di nuovo e unico, “multiplo”; si smonta l’originale per rivisitarlo secondo i canoni della grafica.

    La particolarità è data dal fatto che si tratidea-darte-maddalena-bottega-galleriata di un progetto condiviso, di aggregazione tra personalità differenti, che si sono unite perché hanno intravisto un denominatore comune. Così, la galleria esporrà le opere dei cinque artisti, ognuna fortemente diversa dalle altre e ben riconoscibile. Lucia Pasini lavora con pigmenti di colore per creare nuove tonalità e nuovi giochi; Virginia Cafiero realizza kimono colorati, con carte particolari, che sembrano composizioni astratte; Simonetta Gherardelli crea “visioni di Genova”, particolari di palazzi, cieli, mari. Infine, Coca Frigerio, ex collaboratrice dell’illustre Bruno Munari (guru per tutti gli appassionati di grafica e graphic design, con cui Coca ha avuto la fortuna di lavorare per 20 anni), esperta in metodologia didattico-creativa e appartenente al primo gruppo sperimentale che promosse l’idea di “giocare con l’arte”, che ha realizzato nella sua galleria ArteGioco di Vico Inferiore del Ferro. Coca produce qui collage di città: a partire da fotografie di Genova, Milano, Venezia e altre, realizza collage colorati.

    Assieme a lei in questa nuova avventura, anche Alberto Cerchi, già collaboratore di ArteGioco: grafico e illustratore, Cerchi da anni segue Frigerio nel progetto di insegnare agli alunni delle scuole il “metodo Munari” attraverso laboratori dimostrativi, e collabora con il Museo Luzzati e con Palazzo Ducale (è stato curatore, ad esempio, dell’esposizione “Fontana – Luce e colore”). Inoltre, anche le produzioni di libri per bambini di Frigerio e Cerchi: da quella per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia, all’inedito “Stranimali”, che ancora deve essere presentato a Genova. Qui, Cerchi espone opere in bianco e nero con particolari di palazzi e edifici genovesi. Ognuno ha una propria specificità e ciascuna delle opere è unica e irripetibile. Inoltre, gli artisti hanno inventato “scatole” trasparenti contenenti le loro opere, con giochi di rilievi e “dentro-fuori”.

    Piazzetta dei greci centro storico di GenovaLa scelta di essere presenti proprio alla Maddalena è significativa: «Un scelta voluta, semplicemente perché è una delle più belle piazze di Genova, perché abitiamo qui, perché amiamo il nostro quartiere e speriamo che rinasca -commentano Frigerio e Gherardelli-. Ci sono tante incongruenze: ad esempio il fatto che l’Amministrazione chieda di aprire esercizi per ridare lustro al quartiere, ma poi non agevoli chi investe qui (se vogliamo mettere una pianta per abbellire il piazzale, dobbiamo pagare la tassa per occupazione di suolo pubblico), oppure lo spaccio, la prostituzione a cielo aperto. Speriamo di presidiare il quartiere e dare avvio a un circolo virtuoso con altri soggetti (come il Teatro Altrove, che inaugura anch’esso tra 13 e 17 novembre, n.d.r.). In Piazza delle Vigne stanno ristrutturando un palazzo storico con l’intento di trasformarlo in hotel 5 stelle, poi aprirà anche un Museo del Cioccolato e già la Chiesa in Piazza resta ora aperta tutto il giorno, grazie all’iniziativa del nuovo parroco. Forse siamo pazzi ad aprire proprio qui, ma ci crediamo».

     

    Elettra Antognetti

  • Aperitivo con Luzzati: incontro dedicato all’illustratore genovese

    Aperitivo con Luzzati: incontro dedicato all’illustratore genovese

    emanuele-luzzatiGiovedì 17 ottobre la Galleria Arte & Grafica in collaborazione con Vanuart Project organizzano Aperitivo con Luzzati, un incontro per raccontare la vita e osservare le opere dell’illustratore genovese, lavori ricchi di colore e favole, teatro e letteratura, intensità e poesia.

    Per l’occasione suonerà il compositore irlandese Joel Cathcart con il suo Hang drum.
    Ai presenti, verrà inoltre offerto del vino della tenuta Lago Acquato e della focaccia genovese.
    L’evento è realizzato in collaborazione con il Museo Luzzati, appuntamento alle ore 18 nella Galleria di via Canneto il Lungo.
  • Nicola Soriani, 365: l’arte contro l’indifferenza racconta crisi e suicidi

    Nicola Soriani, 365: l’arte contro l’indifferenza racconta crisi e suicidi

    nicola-sorianiUna installazione realizzata totalmente a costo zero in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, con tanto di spettacolo di danza realizzato dalla scuola “La Punta” di Genova Prà, coordinato dall’insegnante Sandra Traverso. Il progetto si chiama 365 e nasce dall’idea dell’artista genovese Nicola Soriani: il 26 ottobre prossimo, a partire dalle 16.30 la piazzetta del centro storico si animerà grazie alle opere dell’artista, realizzate in collaborazione con altri colleghi attivi sul panorama genovese. Lo scopo è quello di sensibilizzare la cittadinanza sul tema delicato delle crisi economica e delle vittime che crea. Se ne parla spesso sui media: gli imprenditori, gli operai, i pensionati e i padri di famiglia che tentano il gesto estremo si dice siano aumentati del 40% nel corso dell’ultimo anno. Le notizie si susseguono di giorno in giorno, ma quanto ci fermiamo a riflettere su quello che ascoltiamo in tv e leggiamo sui giornali? Da qui, l’idea della mostra, realizzata tutta con materiali recuperati e riciclati.

    Il 26 ottobre sarà possibile ammirare sculture in cartapesta, lenzuola dipinte “a tema”, sventolanti dalle finestre dei palazzi e su cui si legge la scritta provocatoria “I panni sporchi si lavano in famiglia”, e molte altre opere in materiali diversi. Inoltre, durante la giornata saranno presentante due esibizioni di danza: la prima, “soft” e spensierata, a rappresentare la vita prima della crisi, la seconda, più cupa e toccante, in cui sarà inscenato un suicidio dalle finestre degli appartamenti sulla piazza, seguito da una serie di altre performance in linea con il delicato tema. Ma non è finita qui: a seguire, molte altre sorprese per gli spettatori presenti a Santa Brigida.

    Il tutto è stato reso possibile dalla collaborazione con le istituzioni, le associazioni di quartiere e la cittadinanza, che si è rivelata particolarmente sensibile alla tematica: il consorzio Vivere Santa Brigida ha messo a disposizione gli spazi e reso possibile l’installazione, collaborando con il Laboratorio Sociale di Via Prè 137 e i commercianti della via e della piazza; i residenti del quartiere sono stati invitati a collaborare in prima persona, rendendo possibile ad esempio l’inserimento di lenzuola alle finestre; il Comune di Genova e il Municipio I Centro Est si sono mostrati interessati alla promozione dell’iniziativa, e hanno permesso che una mostra di Nicola Soriani proseguisse nelle sale del Comune in Via Prè, nei locali del Laboratorio Sociale al civico 137. Le opere dell’artista già esposte in Piazza dei Truogoli, assieme a molte altre, saranno visitabili per altri 15 giorni, fino al 9 novembre.

    Così racconta l’artista: «In un momento così difficile, in cui l’indifferenza dei media e delle masse isola ancora di più chi si trova da un giorno all’altro senza lavoro, è necessario un momento di riflessione e di comprensione. Sempre più spesso vediamo persone rovistare nei cassonetti dell’immondizia, fare lunghe code alle mense dei poveri, cercare aiuto nelle varie onlus o nella parrocchia sotto casa. Una massa silenziosa di uomini e donne in aumento nell’ultimo anno, per cui il peso da sopportare diventa troppo e sfocia in un grido di dolore. 365 è dedicata alle vittime e alle loro famiglie, e nasce dall’esperienza personale per cui anch’io, ritrovandomi senza lavoro, ho guardato da vicino la disperazione di queste persone. 365 vuole “fare”, non stare a guardare. Vuole scuotere le coscienze: un detto popolare dice che “i panni sporchi vanno lavati in casa”, ma noi questi panni li vogliamo stendere in piazza e mostrarli a tutti, per riportare dignità e rispetto ad una massa di “invisibili” che non deve essere più dimenticata».

    «Quel faccio non è nulla di ricercato. Si tratta di un’iniziativa caratterizzata dalla semplicità e mancanza di effetti speciali: non importa tanto la forma, quanto la sostanza. È importante piuttosto concentrarsi sul tema: la mia arte vuole aprire un momento di riflessione, non mettere in ombra l’idea di base con  i“virtuosismi del mestiere”».

     

    Elettra Antognetti

  • Vanuart cambia sede e riparte con la mostra di Annamaria Morelli

    Vanuart cambia sede e riparte con la mostra di Annamaria Morelli

    Mostra fotograficaSta per compiere un anno Vanuart Project, associazione culturale fondata da Sabrina Losciale che si è posta l’ambizioso obiettivo di trasformare Genova in una galleria d’arte a cielo aperto. Dopo il ricco calendario di eventi della scorsa primavera, Vanuart inizia la stagione autunnale in una nuova sede presso la galleria Arte&Grafica in via di Canneto il Lungo 67r. «Stiamo ufficializzando la collaborazione con Arte&Grafica – racconta Sabrina – per la realizzazione di eventi che hanno l’obiettivo di creare il “triangolo dell’Arte” da Canneto il Lungo alla Galleria “Le Tracce” in via San Bernardo sino a “Incantetions” in Vico S.Giorgio».

    Il primo evento della nuova stagione è la mostra di Annamaria Morelli, scenografa e costumista partenopea, presso la galleria Le Tracce in via San Bernardo. L’esposizione delle sue opere – dal titolo Tramemotive – inaugura sabato 28 settembre e rimarrà visibile fino a giovedì 10 ottobre. L’artista, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha collaborato in numerose produzioni teatrali in Italia e all’estero. Le abbiamo chiesto come si concilia la “tecnica” del lavoro teatrale con la creatività personale: «Questa è una domanda complessa. L’”Abito” mi appartiene da sempre, fin da bambina non facevo altro che disegnare vestiti. Credo che esista un profondo legame tra il mio lavoro di scenografa e quello di pittrice, in fondo anche quando progetto una scena o un costume cerco di mettere tutte le emozioni che sento e che percepisco. La mostra è nata dall’incontro con il gallerista Roberto Abbona, il quale mi ha contattata a seguito di uno degli spettacoli che ho curato a Napoli. Le opere sono abiti di donna che raccontano “Tramemotive”, trame di tessuti, trame di vita, dove ognuna di esse darà molteplici chiavi di lettura per ogni singolo spettatore».

    Genovese d’adozione, Annamaria Morelli ci esprime la sua opinione anche sullo stato dell’arte nella nostra città: «Sono stata molto felice di cogliere l’invito della Galleria “Le Tracce” di Genova, che si sta occupando dell’intera organizzazione con Vanuart Project. Vivo a Napoli ma frequento Genova da ormai dieci anni. È una città che amo moltissimo e dove vivo bene. Sento il fermento di una città artistica, dove c’è creatività, con spazi straordinari per la cultura e l’arte».

    La mostra è dunque il punto di inizio del nuovo corso di Vanuart Project, come ci spiega la fondatrice Sabrina Losciale: «Davide di Donna, uno degli artisti iscritti all’associazione, mi ha presentato Roberto Abbona della Galleria “Le Tracce”: da qui è nata una collaborazione in occasione di questo evento, per la creazione di valore. Sarà la prima di una serie di attività che vedranno coinvolti artisti e città in modo trasversale, con il supporto e patrocinio del Comune di Genova. I prossimi progetti vedranno arte di strada che farà da cornice per la città, si vuole realizzare un grande murales in piazza delle Lavandaie con la collaboraizone dei più bravi illustratori e con il contributo delle attività commerciali dell’area. Anche per la prossima stagione parleremo di poesia, musica, mostre diffuse e spettacoli a teatro con la meravigliosa curatrice Federica Barcellona».

     

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Enrico Macchiavello, Cartoonist: mostra al Castello di Rapallo

    Enrico Macchiavello, Cartoonist: mostra al Castello di Rapallo

    macchiavello-D1Inaugurata sabato 21 settembre e aperta al pubblico fino a domenica 6 ottobre, il Castello sul mare di Rapallo ospita la 41° Mostra Internazionale dei Cartoonists, a cura di Carlo Chendi e quest’anno dedicata all’artista genovese Enrico Macchiavello.

    L’associazione culturale Rapalloonia! ha voluto omaggiare quest’anno l’illustratore e disegnatore noto al grande pubblico soprattutto per gli spot televisivi della birra Ceres e per le figurine Skifidol. Storyboard, piccole sculture, peep show e altre opere saranno esposte nelle sale del Castello.

    Note sull’artista
    Enrico Macchiavello, classe 1974, cresce giocando con i colori e plasma in seguito la sua abilità artistica e professionale presso la casa editrice “Feguagiskia’ Studios” del poliedrico Gualtiero Schiaffino, alla Scuola del Fumetto di Chiavari e all’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Tra gli illustratori Italiani più conosciuti del momento, Macchiavello è dotato di un immaginario esplosivo e irriverente, che trova espressione nei dipinti, illustrazioni e pupazzi raffiguranti situazioni bizzarre e tragicomiche. La capacità di comunicare con immediatezza con grandi e piccini fa di lui, che non esita a definirsi come “una combinazione di Hyeronimus Bosch e Jacovitti, Caravaggio ed il Grande Puffo, mischiati in una nauseante ecstasi”, un artista universale.

    Ingresso libero.

    [foto di Daniele Orlandi]