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  • Via Bertani, valore immobiliare dimezzato in un anno. Tra mercato, improcrastinabilità amministrativa e urgenza politica

    Via Bertani, valore immobiliare dimezzato in un anno. Tra mercato, improcrastinabilità amministrativa e urgenza politica

    Via Bertani 1
    Via Bertani 1, il Comune vende l’immobile

    Passa in Consiglio comunale il deprezzamento dello stabile di via Bertani che ospitò la Facoltà di Economia dell’Università prima e l’occupazione del Laboratorio Sociale Buridda dopo. La delibera che fissa il nuovo valore di vendita dell’immobile arriva dopo l’offerta di una Società di Gestione del Risparmio, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha proposto un prezzo poco più che dimezzato. La congruità dell’offerta è stata certificata dall’Agenzia delle Entrate. Andamento del mercato e condizioni dell’edificio sono le “cause” ufficiali del ribasso.

    La genesi del prezzo

    Dopo l’impasse delle aste andate deserte in passato, la svolta arriva il maggio scorso quando la Società per la Gestione del Risparmio Invimit fa sapere al Comune di essere interessata all’edificio di via Bertani. Viene presentato anche un ipotetico prezzo di acquisto, frutto di una relazione affidata dalla società ad un esperto: l’ammontare è pari a 3.100.000 euro. A questo punto Comune di Genova, visto che la quantificazione è ben oltre la metà dell’ultima fissata (6.298.500 euro nel 2015) chiede all’Agenzia delle Entrate di fare una valutazione del valore dell’immobile: «è l’ente competente in materia – afferma l’assessore allo sviluppo economico Emanuele Piazzail quale si occupa di valutare gli immobili degli enti pubblici destinati alla vendita». La valutazione restituita dall’agenzia determina un prezzo poco più alto cioè 3.498.000 euro, con la possibilità di un ulteriore ribasso tra 5 al 10% in base a eventuali subentrate esigenze. Gli uffici tecnici del Comune confermano un ribasso del 7,5%; durante la discussione in Sala Rossa, grazie un emendamento della giunta stessa, però lo si elimina, per determinare il prezzo come da precedente valutazione dell’Agenzia delle Entrate

    Deprezzamento

    Nella delibera, tra le premesse, viene evidenziata la necessità, nell’interesse pubblico, di vendere l’immobile, non essendo più “procrastinabile ulteriormente la situazione del mantenimento di un immobile di tali dimensioni nel pieno centro cittadino, inutilizzato ed esposto a possibili occupazioni abusive sia ad un progressivo degrado anche manutentivo”. Ma se nel 2008 il primo prezzo fissato fu di 7,8 milioni di euro, e nel 2015 il ribasso arrivò a 6,2 milioni, come ha fatto, nel giro di pochi mesi, il valore dello stabile a “precipitare” in questo modo? «Probabilmente la prima valutazione fu fatta su una coda di un mercato immobiliare ancora solido – spiega Piazza – oggi quel mercato è molto cambiato, come è noto». Crollato, sarebbe meglio dire, visto che un immobile di pregio, in pieno centro città, ha perso il 50% del suo valore in pochi mesi. Sicuramente le condizioni dello stabile hanno contribuito, ed evidentemente le precedenti aste non andate a buon fine sono un segno evidente di una “proposta” poco appetibile. Va notato però che questa volta la procedura è stata diversa: se prima era l’amministrazione a fissare un valore, in questo caso l’input del prezzo è arrivato dal potenziale acquirente.

    Invimit, (Investimenti Immobiliari Italiani Sgr SpA) è una società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nata nel 2013 per “cogliere le opportunità derivanti dal generale processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, attraverso l’istituzione, l’organizzazione e la gestione di fondi comuni di investimento chiusi immobiliari”. Stando allo statuto della società, l’operatività di Invimit Sgr fa parte di un più ampio processo di “razionalizzazione e valorizzazione del patrimonio dello Stato, degli Enti Pubblici Territoriali e dagli altri Enti pubblici”, al fine di “contribuire alla riduzione dello stock del debito pubblico”. Dopo una prima fase di start up, la società sta iniziando a produrre buoni risultati, gestendo “masse” per 800 milioni l’anno, come dichiarato pochi giorni fa dal presidente Ferrarese.

    La particolarità dell’operazione è che, sia chi a proposto il prezzo, sia chi ha “controllato” il valore dell’immobile in questione, fa capo, seppure con meccanismi e autonomie molto diverse, allo stesso ente, cioè il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Se l’Invimit è controllata al 100% dal MEF, l’Agenzia delle Entrate, da statuto, è sottoposta alla vigilanza del Ministero, che ne detiene l’indirizzo politico, attraverso una convezione triennale che fissa obiettivi e relative risorse, pur essendo dotata di autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria.

    Il voto dell’aula

    Per la cronaca, la delibera che ha stabilità il nuovo prezzo è stata approvata con 17 voti favorevoli (Farello, Canepa, Guerello, Lodi, Pandolfo, Russo, Veardo e Villa del Partito Democratico; Comparini e Gibelli di Lista Doria; Malatesta di Possibile; Caratozzolo, Gozzi e Vassallo di Percorso Comune, Chessa di Sel, De Pietro di Effetto Genova e il sindaco Marco Doria), 7 contrari (Bruno e Pastorino di Fds; Musso Enrico e Musso Vittoria di Lista Musso; Grillo del Pdl; Nicolella e Pederzolli di Lista Doria) e 11 astenuti (Balleari, Baroni, Lauro del Pdl, Boccaccio del M5s, Putti, Burlando, Muscarà di Effetto Genova, Gioia e Repetto dell’Udc, De Benedictis del Gruppo Misto e Salemi di Lista Musso). Una composizione, quindi, molto eterogenea delle posizioni sul provvedimento che oscillavano dalla contrarietà di Guido Grillo motivata da «Un prezzo da svendita», alla opposizione più squisitamente politica di Antonio Bruno, che ha ricordato come questa operazione derivi da una «rottura della amministrazione con una parte della città che aveva allacciato un accordo attraverso un protocollo di intesa, accordo rotto a seguito di uno sgombero dettato da necessità economiche oggi dimezzate».

    Vendita/assist

    L’operazione, se andasse a buon fine, quindi, chiuderebbe un capitolo molto discusso della storia recente della nostra città. L’offerta nei fatti salva l’amministrazione (e anche quella che verrà) dal gestire una “patata bollente” sia dal punto di vista dei costi, sia dal punto di vista politico, dato che la sorte incerta dei ragazzi del Buridda (e della città che, ci piaccia o meno, rappresentano), oggi nuovamente a rischio, è iniziata proprio dallo sgombero di via Bertani. Oggi tutto ciò ha un valore, che è 3,4 milioni di euro; il prezzo è congruo?

    Nicola Giordanella

  • Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    img_0086Il primo bando redatto dall’Università degli Studi di Genova scadrà il 21 settembre, e i ragazzi del Laboratorio Buridda hanno presentato la loro offerta; e lo hanno fatto con il loro stile, portando sotto il rettorato i loro talenti, simbolicamente racchiusi in un forziere stipato di monete (ovviamente “griffate” con l’inconfondibile polpo del Buridda). «Quello che abbiamo da offrire – spiegano i ragazzi – sono le nostre conoscenze e i nostri lavori di ricerca e studio, portati avanti nei laboratori e negli spazi autogestiti che da sempre il Laboratorio Buridda porta avanti, in totale apertura con la città».

    Il simbolico flash mob è in tema “Medioevo”: lancieri, contadini, un tamburino, il forziere scortato da due soldati armati di alabarde, e ovviamente un araldo che, dopo aver percorso via Balbi, davanti alla sede dell’ateneo declama il manifesto di questa iniziativa: «Tu che fosti alma mater da tempo sei devenuta ancilla pecunia, che per trenta denari scambi la tua natura di formatrice al peggior offerente che sia a favor di mercanti o di sette religiose da ogni dove». Questo un passaggio del proclama, che fa riferimento alle voci di corridoio secondo le quali uno dei probabili acquirenti potrebbe essere la chiesa mormonica. Da qui l’idea della ambientazione medievale: la vendita di spazi destinati allo studio, alla ricerca, alla cultura, destinati ad ospitare un tempio religioso; un abbinamento, quello tra conoscenza e religione, che «non può non ricordare i tempi bui del Medioevo», sottolineano i ragazzi del Buridda.

    Un’occasione, inoltre, per ricordare la vicenda legata alla vecchia sede del Buridda, quella di via Bertani, che dopo lo sgombero, voluto e messo in atto per poter vendere quell’edificio, giace in realtà in abbandono, vuoto e senza acquirenti. «O Populo che non favelli, strillo anco a te senza exclusione: che tu sia de lo vecchio mundo o che tu giunga da oltre le colonne d’Ercole, posso tu praticar la libertà di cogitar nello Laboratorio Libero de la Buridda. Non piegheremo lo nostro capo a la causa de lo Lucro, come da illo tempore fecit la ormai trapassata istituzione accademica genovese». Questo l’appello alla città lanciato dagli autonomi.

    «Ci sentiamo particolarmente colpiti da una istituzione come quella universitaria – spiegano i ragazzi – che nei fatti si è oramai sottomessa alla regioni del profitto, come altre istituzioni pubbliche». Ad oggi, infatti, alla vendita dell’edificio di corso Monte Grappa non è stata trovata una alternativa, e il rischio, come è noto, è quello di veder togliere gli spazi ai laboratori del Buridda: medioevo o no, lo sgombero sicuramente sarebbe un passo indietro per una città sempre più schiacciata dalle morse di una crisi che, purtroppo, non è solo economica.

    Nicola Giordanella

  • Buridda, l’Università vende l’ex magistero anche su Subito.it. L’ateneo: “Iniziativa per dare visibilità”

    Buridda, l’Università vende l’ex magistero anche su Subito.it. L’ateneo: “Iniziativa per dare visibilità”

    buridda-genovaL’ Università degli studi di Genova si affida anche ai siti di annunci gratuiti per cercare di vendere una parte del proprio patrimonio immobiliare. Su alcune delle piattaforme web più note del settore, come Subito.it e Kijiji.it, sono infatti comparse, il 3 agosto, due proposte di vendita da parte dell”Ateneo genovese riguardanti l’ex Magistero di corso Montegrappa, attualmente occupato dal laboratorio sociale autogestito “Buridda”, e la cosiddetta “ex saiwetta” di corso Gastaldi. Gli annunci fanno seguito ai bandi emanati ufficialmente sul sito dell’Università per l’alienazione dei due immobili. Ma se per l’ex Magistero l’avviso con base d’asta di 2,873 milioni di euro scadrà il prossimo 21 settembre, per cui tutti gli eventuali interessati (si è parlato, ad esempio, della comunità locale dei Mormoni alla ricerca di un ampio spazio di culto) possono ancora presentare le proprie offerte attraverso i canali più classici, per quanto riguarda l’edificio “ex saiwetta” i portali di annunci telematici sembrerebbero al momento rimanere l’unica soluzione possibile dato che l’asta con base di 1,967 milioni di euro è andata deserta lo scorso 22 agosto.

    «In realtà – spiega all’agenzia Dire Luca Sabatini, portavoce del rettore – attraverso questi strumenti espletiamo l’obbligo di massima visibilità pubblica dell’asta di vendita così come previsto dalla legge. Un tempo si mettevano inserzioni onerose sulla carta stampata ma, in questo modo, raggiungiamo un pubblico più ampio e risparmiamo un po’ di soldi visto che gli annunci sono gratuiti». Sabatini tiene poi a precisare che «non esiste alcuna possibilità di procedere concretamente all’acquisto degli immobili attraverso i portali internet», bypassando le burocrazie della procedura pubblica ma, ribadisce, «si tratta solo di una questione di visibilità». Non è la prima volta che l’ateneo genovese affida ai siti di annunci la necessità di vendere parte del proprio patrimonio. Sul portale Subito.it, ad esempio, l’account dell’Università di Genova risulta attivo da febbraio 2014 con altri 11 annunci pubblicati (e scaduti) oltre ai due già citati: nel complesso, si tratta di 12 inserzioni nella categoria appartamenti e una in quella di uffici e locali commerciali.

    Il futuro dell’ex magistero e del Buridda

    opiemme-buriddaSembrerebbe, dunque, inevitabile un nuovo sgombero o, comunque, un nuovo trasloco per il centro sociale, dopo l’addio all’edificio di via Bertani, ad oggi ancora deserto.

    Ma chi potrebbe essere interessato ad acquistare e ristrutturare l’ex magistero? Il compendio in vendita è costituto non solo dai 3280 metri quadrati dell’edificio principale ma anche da ulteriori 2.099 metri quadrati definiti di “ruderi”. L’autorizzazione alla vendita da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ammette esclusivamente destinazioni d’uso a fini sociali, socio-educativi, culturali e a luogo di culto. Ammessa anche la destinazione socio-sanitaria purché l’inserimento di nuovi impianti e servizi risulti compatibile con le caratteristiche spaziali e distributive del bene, mentre la realizzazione di residenze pubbliche o sociali è ritenuta compatibile se limitata, e non prevalente, e comunque connessa alle funzioni ad uso pubblico della struttura. Inoltre, tutte le operazioni di ristrutturazione dovranno essere sottoposti al placet della Soprintendenza alle Belle Arti e al Paesaggio della Liguria. Infine, occhio al Piano urbanistico comunale che prevede al momento esclusivamente servizi e parcheggi pubblici in via principale, servizi privati, connettivo urbano ed esercizi di vicinato come funzioni complementari, oltre a parcheggi privati pertinenziali o liberi da asservimento. Sono pronti i Mormoni genovesi e sborsare oltre 3 milioni di euro tra acquisto e ristrutturazione? La risposta, forse, a fine settembre.

    Il futuro dell’ex Saiwetta

    ex-saiwettaAncora più incerto il destino dell’ex Saiwetta attualmente abbandonata. L’edificio fa parte dell’ex biscottificio ed è collegato al corpo principale dell’immobile, non in vendita e oggetto di un intervento di riqualificazione proprio a cura dell’Università che ne è proprietaria. Per quanto riguarda la parte da dismettere, invece, non ci sono vincoli imposti dalla Sovrintendenza né particolari restrizioni imposte dal Piano urbanistico comunale dal momento che l’ex Saiwetta è situata in ambito di conservazione dell’impianto urbanistico in cui è possibile instaurare servizi servizi di uso pubblico, residenze, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, uffici, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita, parcheggi pertinenziali e parcheggi liberi da asservimento e in diritto di superficie.

  • Street Art, intervista a Opiemme: le immagini in parole e la poesia del fare del Buridda

    Street Art, intervista a Opiemme: le immagini in parole e la poesia del fare del Buridda

    Schermata 2016-06-08 alle 22.15.22Come è noto il Laboratorio Buridda è nuovamente sotto sgombero, poiché l’Università degli Studi di Genova ha deciso di provare a vendere l’edificio dell’Ex Magistero, divenuto una voce di spesa non più sostenibile. In questi mesi però i ragazzi del collettivo non si sono fermati, e anzi, hanno premuto l’acceleratore su molti progetti già in essere; tra questi il Fab Lab: recentemente è stata portata a termine la messa in funzione di un laser cutter auto costruito, dopo aver inaugurato un impianto fotovoltaico in grado di dare luce ai locali interni. Uno dei cambiamenti più evidenti e visibili alla città, però, è senza dubbio la nuova “veste” dell’edificio, terminata poco più che un mese fa. Autore di questo lavoro l’artista internazionale noto al mondo come Opiemme, che con i suoi apprezzati lavori è divenuto negli anni uno tra i maggiori esponenti di quella che genericamente è chiamata Street Art.

    Un’occasione ghiotta per cercare di entrare in questo mondo, troppo spesso considerato frontiera ambigua rispetto alla fruizione dell’arte classica e massificata; un’intervista che ci ha permesso di conoscere un artista complesso, esponente di un movimento non più di nicchia come un tempo, ma ancora in bilico tra pregiudizi e censure.

    Il nuovo volto del Buridda

    Opiemme, partiamo dal tuo lavoro “genovese”, la facciata del LSAO Buridda… un lavoro sicuramente importante, viste le dimensioni, e, forse soprattutto, la portata simbolica di dare una veste nuova ad un edificio degli anni 30, al momento sede di un’occupazione da più di un mese sotto la minaccia di uno sgombero. Come hai preparato il tuo intervento, su cosa hai lavorato e da cosa ti sei lasciato ispirare?

    E’ stata una riflessione lunga, che mi ha portato a studiare la cifra stilistica del Razionalismo, fino ad una progettazione minimalista fatta di sottrazioni. Volevo riscrivere la facciata in modo che il Buridda potesse presentarsi con eleganza ai passanti, e che fosse fuori dai canoni estetici di un “csoa“. Ho cercato di allontanarmi da certi modi operandi tipici dell’urban, del muralismo e della street art, con un’attenzione all’impatto urbanistico del lavoro, senza sconvolgerne o nasconderne i tratti architettonici.

     … e che significato può avere fare un’opera del genere, per una realtà come quella del Buridda, ad oggi sotto rischio sgombero? 

    Credo possa essere un messaggio importante davanti allo sgombero. “Non ci fermiamo, qui si fa, si sperimenta. Riusciamo”. Un modo inusuale per farlo. Lontano dai motti e modalità della “tradizione” antagonista. Sono per cambiare e ricercare nuove dinamiche, per l’apertura, il dialogo, gli esperimenti. Stare seduti a un tavolo a ripetere le stesse cose serve solo a imbastire i più giovani. L’esempio di impegno dato dal Laboratorio è propositivo. La poíesis del fare. Ho parlato con molti signori del vicinato, soprattutto alla bocciofila dello Zerbino che, una volta raccontate le attività del Laboratorio e il perchè dell’intervento, vedevano positivamente il tutto e si meravigliavano della riuscita, così in poco tempo e con poche risorse. Soprattutto si chiedevano cosa fosse avvenuto nell’edificio dell’ex facoltà di Economia prima occupato poi sgomberato. La risposta è niente.

    Opiemme 02Immagini da leggere, parole da guardare

    Attivo dal 1998, definito “poeta della Street Art”, sul tuo sito scrivi “Immagini da leggere, parole da guardare”… come sei arrivato a questa sintesi? qual è stato il percorso artistico che ti ha portato a mescolare parole, immagini, lettere e poesie?

    Fin dall’inizio ho ricercato nuovi modi con cui proporre poesia. Non sono mai stato un writer, non ho mai fato i graffiti, ma queste realtà mi hanno influenzato. E’ stato l’epoca che ho vissuto, gli amici, le crew (adc, dw, ots, alkazar, screw, bdm) che mi hanno portato a questo. Ho fatto studi fra il letterario e l’antropologia sociale, e avevo dalle superiori una passione per lo scrivere poesie e racconti. La domanda che fece iniziare tutto fu: «Come mai l’ambiente poetico è così aulico, distante dalle persone e non fa nessun tentativo di svecchiare i suoi modi?». Quei nuovi modi di proporre la poesia nacquero poco prima del 2000, per “svecchiarla”, portala incontro alle persone. Il resto è arrivato conseguente, influenzato dall’era. Fino alla poesia di strada, fino al decomporre immagini a parole.
    Ricorderò sempre le parole di un grande poeta italiano che mi esortò: «combattere combattere combattere per la poesia». Lui è Valentino Zeichen, mancato questo 5 luglio 2016 dopo un ictus. Avrei sempre voluto dipingere per lui qualcosa su muro, e con lui a fianco.
    Lo farò senza, alla memoria della sua poesia e spirito.

    Caso Blu: Quando la “street art” va nei musei, cose ne resta? Qual è la tua opinione in merito al fatto che l’artista abbia deciso di coprire i suoi graffiti?

    Blu è stato immenso come sempre. Simbolico, performativo, coraggioso, lontano da convenienze e compromessi. La qualità del suo lavoro li travalica. Ha cancellato tutto quello che restava dai muri di Bologna e non gli avrà fatto piacere. Immagino il dolore.
    Scelta sua, sua libertà e non sono lui. Eppure in molti giudicano il giusto e sbagliato di un’azione che non ci appartiene.
    Con quel gesto mi ha ricordato l’emozione di quando da piccolo guardavo i film coi buoni che lottavano e vincevano contro i “cattivi”. Non avrebbe voluto essere staccato. Così come Dem e Erica il Cane e altri. Preferiva svanire con l’effimero che contraddistingue questi interventi?
    Forse qualcun altro ha visto più convenienze nel prendere alcuni dipinti suoi che, se non si trovano a Bologna dove è “cresciuto artisticamente”, non so dove potrebbero trovarli, e offrire al mercato qualcosa che mancava nella follia collezionistica street. Chi ha un elenco di quanto sia stato staccato, oltre che esposto? Quale organo ha supervisionato l’associazione no profit di Roversi-Monaco rivolta a questa azione?
    Per quanto riguarda il discorso street art nei musei è complesso. Un conto è staccare o strappare, se c’è l’accordo dell’artista e i complessi “bla bla” connessi. Sono per non trasportate le mie cose in un museo, ma le situazioni vanno analizzate di caso in caso, artista per artista. Se un domani mi chiedessero di portare un muro e murales in un parco, mi farebbe piacere.
    Esiste land art senza land, e street art senza street e le sue “libere e spontanee” modalità?
    Su interventi con gallerie e musei sono pro, anche perchè sono molto vicino e nell’arte contemporanea, e penso che le derivazioni che l’arte di un artista possa prendere non debbano essere limitate da categorizzazioni, né da “fondamentalismi” a cui spesso è difficile restare coerenti.

    Opiemme 01Arte e Libertà

    In tutte le grandi città, i muri spesso sono la tela di parole di popolo, dalle più banali a quelle più di concetto, dal graffito calcistico all’aforisma alcolico, dal messaggio personale al proclama politico. La cosa genera ovviamente periodiche ondate di perbenismo che porta a derubricare queste pratiche come vandalismo. Secondo te, cosa possono rappresentare le scritte sui muri, dove finisce un eventuale “vandalismo” e dove incomincia la poesia?

    Quando lo smog sui muri sarà considerato vandalismo alla salute, parlerò di vandalismo anche per le scritte. Spesso c’è molta poesia nel vandalismo, dipende da quali sono le ragioni e gli intenti che lo stimolano. “Vandalism is beautiful as a rock in a cop face“, aveva scritto su una delle sue fender Kurt Cobain. Gli intonaci non sono eterni e sono un termometro dei pensieri dei luoghi e dei popoli. “Muri puliti, popoli muti”. Detto questo è “giusto” ci siano conseguenze legali per libertà che alcune persone (fra cui io) si arrogano su proprietà altrui, altrimenti salta un equilibrio etico-giuridico. Non sono per le giustificazioni artistiche, che vedo cercano alcuni colleghi, perchè non sono un esempio di etica, se non per il proprio interesse. Ragionamento di convenienza tipicamente italiano, direi. Inoltre tengo a sottolineare questo: senza i graffiti, i writers e i trainbombers, quelle incomprensibili tag che la gente odia, senza i pezzi lungo linea e lungo i fiumi, senza quell’evoluzione delle lettere, a spigoli o bombolose, non si sarebbe sviluppato e diffuso tanto il movimento della street art odierno o sia esso muralismo, o postgraffitismoPer cui lunga vita ai graffiti, e al vandalismo a fin di bene e per rivolta.

    Hai lavorato in moltissimi paesi del mondo; un mondo che mai come oggi appare diviso da frontiere, politiche, culturali, economiche. Nella nostra Europa, confini che credevamo sepolti e inutili, sono risorti, per fermare, dividere, “proteggere” persone. Un esempio incredibilmente vicino è Ventimiglia… quali suggestioni ti muove questo contesto?

    Viviamo in una succursale degli Usa. I Bad Religion in American Jesus del ’93 cantavano «potete venirci a trovare, ma non potete fermarmi». Il modello era già esistente, doveva essere esportato. Paura e individualismo dividono la forza che le persone possono trovare insieme, e si sfogano in magre frustrazioni sui social. E la vita vera? Ventimiglia mette in luce questo problema, il movimento No Borders è fondamentale ma molto frammentato, c’è difficoltà fra le diverse realtà, da quanto ho capito, nel coordinarsi, e questi sono segni di quanto ho premesso. La comodità e il debito sono le catene odierne del controllo. La gente se ne frega di migranti e confini e lo farà fino a quando non si troverà nella stessa situazione. E’ preoccupante vedere tanta indifferenza e pensare che molti ignorino il fatto che questi flussi siano conseguenze di un colonialismo e guerre firmate Europa. Cosa mi spaventa? I parallelismi storici con i periodi precedenti alla prima e seconda Guerra Mondiale.
    Nel 2003 durante i primi giorni di occupazione dell’Iraq, per quelle armi di distruzione mai trovate, come riportò l’Indipendent, scrissi una poesia che in parte dice:
    “Piovono le stelle,
    pioggia senza nuvole.
    Cadono le stelle,
    con gocce impoverite.”

    Nicola Giordanella

  • Buridda, ecco gli impianti elettrici con fonti rinnovabili. Ma l’Università “deve” vendere l’ex Magistero

    Buridda, ecco gli impianti elettrici con fonti rinnovabili. Ma l’Università “deve” vendere l’ex Magistero

    12819407_1741283152783247_7966858227818068557_oIl Laboratorio Buridda, ancora una volta, è a rischio sgombero, dopo che, due anni fa, fu costretto ad abbandonare lo stabile occupato in via Bertani. La sede attuale, l’edificio di corso Monte Grappa, ex sede di quella che un tempo si chiamata Facoltà di Scienze della Formazione, di proprietà dell’Ateneo genovese, presto sarà messa sul mercato. Così, sta per tornare al centro del dibattito cittadino il destino del centro sociale che, con i suoi laboratori e le sue attività culturali, in questi anni è diventato centro aggregativo importante per Genova e non solo. Nonostante questa “precarietà”, i ricercatori del Fab Lab Buridda, l’unico autogestito d’Europa, in questi giorni hanno collaudato con successo i primi impianti elettrici basati su fonti energetiche rinnovabili.

    Di pochi giorni fa, infatti, la notizia che l’Università degli Studi di Genova vuole vendere la struttura, attualmente occupata: «Il bilancio dell’ente possiamo considerarlo solido – spiega a Era Superba Luca Sabatini, portavoce dell’Ateneo – ma i continui tagli di settore, di cui soffrono tutte le università, ci pongono di fronte ad una gestione più parsimoniosa. Se un tempo ci si poteva permettere di mantenere un immobile, senza utilizzarlo, come investimento per il futuro, oggi è diverso». L’edificio, divenuto archivio successivamente al trasferimento della facoltà in corso Andrea Podestà, ad oggi necessiterebbe di essere messo a norma, affrontando un investimento importante a fronte del fatto che «quell’edificio non ci serve, abbiamo spazi a sufficienza», sottolinea Sabatini.

    Energia sostenibile, il Fab Lab installa il primo pannello fotovoltaico

    In precedenza, erano già state chiuse le utenze dell’edificio lasciando “al buio” il centro sociale: proprio questa decisione ha dato lo spunto ai giovani del Buridda, che occupano gli spazi, ad accelerare i progetti, già in essere, di risparmio energetico e di sviluppo di tecnologie sostenibili per la produzione di energia.
    Un lavoro che in queste ore sta portando i primi risultati tangibili: se, da un lato, gran parte dell’impiantistica interna è stata messa a punto per evitare sprechi e inefficienze, dall’altro lato i progetti legati alla produzione sostenibile di energia hanno fatto registrare i primi successi. Il primo impianto solare è stato messo in funzione, permettendo l’illuminazione di alcuni locali interni, attraverso l’installazione di un pannello fotovoltaico, collegato ad un sistema di illuminazione a led. Il tutto realizzato recuperando e aggiustando il materiale necessario.

    «L’idea è molto semplice – spiegano i responsabili del Fab Lab sulla propria pagina Facebook – prendere un po’ di luce del sole, infilarla in una scatola, e riusarla quando è buio». Questo è solo un primo passo: in fase di messa appunto anche una pala eolica verticale, costruita seguendo e adattando i più recenti progetti open-source disponibili. «Il nostro obiettivo non è quello di costruire pannelli fotovoltaici o pale eoliche – specificano ad Era Superba i makers del Buridda – ma di seguire un progetto più ampio di autonomia, aggregazione, condivisione e autogestione, alternativo alle logiche di mercato e di sfruttamento. Questo è il progetto Buridda, portato avanti da tutte le nostre attività». Un progetto di lungo periodo che passa inevitabilmente anche attraverso la gestione energetica e le sue problematiche che, in maniera sempre più evidente, sono problematiche di tutti, strutturalmente legate al nostro assetto sociale e produttivo.

    Come evitare un nuovo sgombero?

    street_parade_Buridda_Ge140614«Da parecchio tempo abbiamo avviato e consolidato i contatti con i ragazzi del Buridda – sostiene Luca Sabatini – e abbiamo cercato di trovare con il sindaco una soluzione alternativa, ma non abbiamo ricevuto nessuna “sponda”. Prossimamente incontreremo nuovamente i ragazzi per trovare una via per risolvere la questione, senza dover ricorrere ad altre modalità, cosa che non vogliamo assolutamente. Cercheremo fino in fondo un modo per arrivare ad una via d’uscita».

    Dal canto loro, gli autonomi del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda, sanno che il progetto che portano avanti non dipende “dai muri” dentro i quali si sviluppano le attività: il Buridda non l’ex Magistero come non era via Bertani, ma le persone che lo vivono e lo fanno vivere, condividendo idee e pratiche sociali collettive, alternative all’impostazione legata alle logiche del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura.

    La palla, quindi, passa all’amministrazione comunale. Genova non può permettersi di perdere o di soffocare una realtà unica, che negli anni è diventata importante per il tessuto sociale cittadino e non solo. Volenti o nolenti, infatti, il Buridda è diventato un importante aggregatore di persone, culture, idee e ricerca. E il seguito che hanno quasi tutte le iniziative aperte a tutta la cittadinanza lo dimostrano. Avanguardie come il Fab Lab sono preziose per il futuro di Genova e non solo: se non si dovesse trovare una soluzione, la prima domanda che dovremmo porci è in che città vogliamo vivere oggi e in che società domani. I ragazzi del Buridda ci offrono una possibile risposta, che sarebbe quantomeno poco lungimirante non ascoltare.


    Nicola Giordanella

  • Consiglio comunale, Scarpino e Buridda: la riapertura della discarica e gli uffici pubblici all’ex Garaventa

    Consiglio comunale, Scarpino e Buridda: la riapertura della discarica e gli uffici pubblici all’ex Garaventa

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Giornata particolarmente intensa quella trascorsa ieri nella Sala Rossa di Palazzo Tursi, dove i consiglieri comunali si sono confrontati su alcune delle questioni più calde in città, scaldando i motori in vista della prossima discussione sul bilancio. All’ordine del giorno sono, infatti, stati iscritti due articoli 55, discussioni aperte dalla giunta e seguite da un intervento per ciascun gruppo consiliare, sulla situazione di Scarpino e sullo sgombero del Lsoa Buridda e la successiva occupazione dell’ex scuola Garaventa.

    Dopo un antipasto colorito del leghista Edoardo Rixi che ha piazzato sotto i banchi della giunta due sacchi di spazzatura dicendo che non avrebbe saputo dove altro conferirli, la continua emergenza Scarpino è tornata a far discutere il Consiglio comunale. La discarica, come previsto dall’ordinanza della Provincia, nella notte è stata nuovamente chiusa nell’ansiosa attesa del responso dei tecnici della Protezione civile nazionale che, in giornata, dovrebbe dare il via libera alla riapertura ordinaria.

    Ma se ciò non dovesse accadere? Se questa malaugurata ipotesi dovesse verificarsi, l’assessore Garotta ha annunciato, per la prima volta senza alcuna ambiguità, che il sindaco sarebbe pronto a firmare l’ordinanza che consentirebbe di continuare a scaricare la “rumenta” a Scarpino. Certo, bisognerebbe fare anche molta attenzione alle motivazioni con cui gli esperti della protezione civile confermerebbero la chiusura «perché – come sostiene provocatoriamente Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e senza dubbio il più esperto della tematica tra i consiglieri (e, probabilmente, non solo) – a quel punto si ammetterebbe un serio rischio di incolumità per gli abitanti di Sestri per cui dovrebbe essere approntato un piano di evacuazione. Speriamo che queste preoccupazioni rimangano solo parole e, da un problema quale è, Scarpino non si trasformi in un incubo, come successo a Napoli».

    L’assessore comunale all’Ambiente sembra comunque ottimista: «Non abbiamo certo elementi per anticipare l’esito dei tecnici – ha detto Garotta – ma i dati topografici raccolti in questi ultimi giorni proprio su input della protezione civile nazionale confermano che non ci sono spostamenti di rifiuti all’interno della discarica».

    Ecco allora aprirsi l’orizzonte sul futuro, un futuro che i consiglieri avranno ampiamente modo di discutere nel corso di un’apposita seduta di commissione giovedì e di una seduta monotematica di Consiglio comunale, in calendario martedì prossimo. «Ma anche se Scarpino riaprisse – anticipa i tempi il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro – che cosa succederà poi?».

    Una preoccupazione ripresa anche da Simone Farello: «Il problema di Scarpino – ha detto il capogruppo del Pd– non può essere risolto solo con un cambiamento del soggetto che emana la deroga (dalla Provincia al sindaco, ndr). La delibera sulle partecipate (qui l’approfondimento) prevedeva che Amiu presentasse un piano industriale dettagliato (qui le anticipazioni ad Era Superba del presidente Amiu Marco Castagna): mi sembra che dopo 7 mesi sia giunto il momento che questo piano arrivi». Farello mette anche sul piatto un altro tema non proprio da sottovalutare e che chiama in causa l’ormai prossima costituzione della Città Metropolitana (qui l’approfondimento): «Riterrei sciagurato – ha detto l’ex assessore alla Mobilità – che il Comune non si assumesse la responsabilità di affrontare anche i problemi di tutti gli altri Comuni limitrofi che ad oggi conferiscono a Scarpino». In altre parole: occhio perché con l’ordinanza potremmo risolvere in parte la nostra emergenza ma che cosa succede a chi tra qualche mese sarà un tutt’uno con noi?

    Aggiornamento ore 17.10, la Provincia conferma riapertura ordinaria di Scarpino

    “Dall’esame della documentazione – comunica il commissario della Provincia Piero Fossati in una nota stampa – sono emersi elementi confortanti sulla stabilità e su tutte le altre questioni tecniche del sito di Scarpino. Su questa base la Provincia entro le prossime 24-48 emanerà l’atto, sul quale sono già al lavoro i tecnici, per la revoca della sospensione
    dell’attività della discarica”.

    Questione Buridda

    >> Intervista a Bernini e la voce del Lsoa Buridda

    Lsoa BuriddaGrande attesa c’era anche per le conseguenze politiche dopo la mala gestione della situazione Buridda. Conseguenze che al momento non sembrano essere così immediate. In realtà, come ammesso dallo stesso Doria, l’assessore a Diritti e Legalità Elena Fiorini aveva rimesso il proprio mandato nelle mani del sindaco con una lettera in cui veniva comunque chiarito il lavoro svolto nel tentativo di risolvere la questione. Ma il primo cittadino le ha confermato piena fiducia: «Ho apprezzato la lettera dell’assessore – ha dichiarato in Sala Rossa il primo cittadino durante un lungo intervento in cui ha ripercorso tutte le tappe che hanno portato alla situazione odierna – e ho ritenuto di non ravvisare nel suo comportamento delle responsabilità specifiche e gravi tali da indurmi ad accettare le sue dimissioni». Crisi scongiurata, dunque. Almeno per il momento.

    Dopo i toni piuttosto accesi che nei giorni passati avevano lasciato presupporre l’ennesima spaccatura in seno alla maggioranza, con un batti e ribatti sui social network e sulle pagine dei quotidiani locali tra il Pd e la Lista Doria, si attendeva anche una sorta di resa dei conti riguardo la partecipazione delle consigliere Bartolini e Pederzolli alla manifestazione di sabato scorso poi sfociata nell’occupazione della Garaventa. Ma sull’argomento hanno fatto leva soprattutto gli interventi dell’opposizione, che hanno chiesto tra l’altro le dimissioni dei due membri di Lista Doria, mentre il capogruppo Pd, Simone Farello, stemperando in parte i toni accessi soprattutto dal segretario provinciale del suo partito, si è limitato a sottolineare come «le istituzioni debbano essere coese al loro interno. Siamo i primi ad avere grande rispetto per le piazze e le manifestazioni ma queste hanno un senso solo se conducono alla soluzioni dei problemi che vanno raggiunte dentro alle istituzioni democratiche».
    Lista Doria, dal canto suo, respinge gli attacchi degli ultimi giorni con le parole del capogruppo Enrico Pignone che sottolinea, ancora una volta, come la manifestazione non fosse contro il sindaco o la giunta: «Era doveroso essere presenti perché bisogna restare in ascolto di quei giovani. Mantenere un dialogo assieme all’Arci e alla Comunità di San Benedetto non è un atto rivoluzionario contro l’amministrazione». Da registrare anche come le due consigliere più giovani dell’emiciclo abbiano incassato la solidarietà del grillino Putti: «Mi scuso con chi ha partecipato alla manifestazione perché non ero con loro. Alle consigliere di Lista Doria non dico nulla perché sarei andato con loro».

    Di certo la questione Buridda non può essere liquidata in questa maniera ma è difficile intravedere una soluzione in tempi rapidi. La speranza, come sottolineato dai consiglieri di maggioranza che sono intervenuti nel dibattito, è che riparta quanto prima il dialogo e il confronto tra le parti e che possa essere decisamente più fruttuoso di quanto non sia stato finora. Ma le difficoltà a trovare un punto di incontro sono oggettive: da un lato, il collettivo del Buridda ha sempre recriminato sull’insufficienza degli spazi al primo piano del Mercato del pesce, concesso con un accordo risalente al dicembre 2011 con cui veniva anche istituita l’associazione cittadina degli spazi autogestiti con don Gallo come garante; dall’altro, l’Amministrazione sostiene di non avere in centro la disponibilità di spazi equivalenti a quelli precedentemente occupati dai ragazzi ma che sia per l’edificio di via Bertani (come ci aveva ben spiegato il vicesindaco Bernini) sia per l’ex scuola Garaventa (in cui è previsto il trasferimento di uffici e servizi pubblici attualmente in strutture per cui il Comune è costretto a versare un canone d’affitto) vi sono altri progetti.

    Ma nel frattempo che fine faranno tutte le attività del laboratorio? «Di tutte le attività che i ragazzi del Buridda in questi anni hanno offerto alla città – ha sottolineato nel suo intervento il capogruppo del M5S, Paolo Putti – qua dentro abbiamo parlato pochissimo. Abbiamo parlato, invece, di soldi da recuperare con la vendita di immobili o con lo spostamento di alcuni servizi: ma quanto valgono i laboratori organizzati tutti i giorni dal Buridda? Dobbiamo riconoscere i giovani e lasciargli spazi: non dobbiamo tarpargli le ali ma accompagnarli nella mediazione con la comunità che sta attorno a loro». Difficile dargli torto.

     

    Simone D’Ambrosio 

  • Buridda, i ragazzi del Lsoa rispondono a Bernini. Mercato del Pesce? Le ragioni del no

    Buridda, i ragazzi del Lsoa rispondono a Bernini. Mercato del Pesce? Le ragioni del no

    sgombero-buriddaNon poteva tardare la riposta del Buridda al quadro tracciato su Era Superba dal vicesindaco Bernini che ha ricostruito le tappe che hanno portato allo sgombero e ha anticipato che cosa potrebbe accadere nel futuro. I ragazzi del collettivo, dopo lo sgombero, il corteo e l’assemblea di ieri sera e prima del volantinaggio di stamattina sotto palazzo Tursi alla ricerca di un incontro con il sindaco, hanno letto quanto dichiarato ieri a Era Superba dal vicesindaco e si sono resi disponibili a fare il quadro della situazione dalla loro prospettiva. Con un punto ben fermo: l’avventura del Laboratorio sociale non finisce così ma, almeno per il momento, non potrà continuare neppure negli spazi al primo piano del mercato del pesce ritenuti assolutamente non adeguati alle esigenze.

    « La trattiva – ricorda un membro del collettivo – è inizia all’incirca 6 anni fa con termini molto semplici: tutti gli spazi occupati, Buridda, Tdn, Zapata e Pinelli dovevano essere assegnati regolarmente con contratto d’affitto abbattuto del 90% (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr). Il Pinelli doveva andare nello spazio in muratura che hanno ora, per lo Zapata il Comune avrebbe dovuto comprare l’attuale struttura del Demanio, il Tdn sarebbe stato sottoposto a grandissimi lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza nell’ambito della costruzione della moschea, il Buridda sarebbe stato spostato in luogo idoneo per vendere il palazzo di via Bertani».

    Un luogo idoneo che, però, non può essere il primo piano del mercato del pesce. «Luogo idoneo – proseguono i ragazzi del Buridda – per noi significa uno spazio che avesse la stessa superficie della ex Facoltà di Economia e Commercio, in grado di ospitare in centro tutte le attività che già facciamo quotidianamente. Invece, ci hanno proposto due appartamenti da 400/500 metri quadri a fronte di 4300/4500 che utilizzavamo l’altro ieri in una struttura che si estende per ben 5800 mq». Da non sottovalutare anche la questione soffitti: «Essendo appartamenti, i soffitti sono alti più o meno 3 metri e non tutte le nostre attività possono essere ospitate in uno spazio con così poca aria a disposizione».

    Ma all’inizio si vociferava di una possibile estensione anche ai piani inferiori. «Ci avevano detto che nel giro di 6 mesi avremmo avuto tutto lo stabile del mercato del pesce. E a quel punto la trattativa sarebbe anche potuta andare in porto perché lo spazio sarebbe stato sufficiente per fare i concerti, una determinata tipologia di eventi e per ospitare le palestre. Avremmo avuto a disposizione anche i fondi dove attualmente ci sono le celle frigorifere. Ma il mercato del pesce non si è mai voluto spostare a Ca’ de pitta».

    Così solamente la palestra di arrampicata ha provato a spostarsi nei nuovi spazi. «Abbiamo fatto una serie di lavori di parziale ristrutturazione – racconta il nostro contatto – spendendo anche un bel po’ di soldi per l’impianto elettrico». A settembre di due anni fa la palestra ha, dunque, aperto i battenti al mercato del pesce ma non è stata un’operazione semplice: «All’interno del collettivo abbiamo discusso molto sull’opportunità di proseguire la trattativa con il Comune, tanto che solo uno dei tanti laboratori si è effettivamente trasferito ma dopo un anno aveva già abbandonato gli spazi».

    Così, da circa un anno a questa parte, nel primo piano del mercato del pesce non c’è più nulla. «È vuoto – confermano i ragazzi – anche se per ragioni strategiche teniamo ancora le chiavi. L’unica volta che lo abbiamo utilizzato è stata ieri giusto per metterci uno striscione. Sempre ieri in assemblea abbiamo anche deciso che non lo sfrutteremo neppure come magazzino e tutt’al più ci prenderemo un altro spazio».

    Nel frattempo la trattiva con le istituzioni è assolutamente ferma. «Nessuno aveva l’interesse a sentirsi – ammette il portavoce del collettivo – noi stavamo dove eravamo e loro ogni tanto mandavano un tecnico a controllare lo stabile, niente di più». Solo due consiglieri di Lista Doria si sono fatti vivi nel frattempo proponendo un paio di alternative a via Bertani. «Pignone e Bartolini – ci svelano i ragazzi del Buridda – ci hanno raccontato di aver sentito il Patrimonio e di aver ricevuto una disponibilità di massima per un due appartamenti al Massoero o per la scuola Garaventa nei vicoli. Ma gli appartementi del Massoero avevano le stesse difficoltà degli spazi al mercato del pesce, sarebbero stati da ristrutturare e avrebbero probabilmente comportato anche la necessità di farci carico della mensa mentre la Garaventa all’epoca era ancora occupata (dagli alunni che sono poi stati traferiti nella nuova scuola di piazza delle Erbe, ndr)».

    Da allora, tutto taceva fino all’alba di ieri. «Ma non ci vengano a direi che non ne sapevano nulla – incalzano dal Buridda – o che il sindaco è uscito mezz’ora prima dal Comitato di sicurezza o, ancora, che comunque non era d’accordo sullo sgombero. È lui il proprietario e parte della responsabilità e comunque sua».

    Oltre a mettere in evidenza le responsabilità politiche della situazione, al collettivo sta molto a cuore un altro punto: capire se veramente c’è qualcuno interessato all’acquisto del palazzo di via Bertani e, nel caso, di chi si tratti. «Da un mesetto – ci raccontano –  girano voci che dietro tutto ciò potrebbe esserci gente di Milano pronta a investire i soldi dell’Expo: è vero o sono solo sparate? Perché per quanto ribassato il prezzo dello stabile non crediamo potrà scendere sotto i 7 milioni di euro e ci sono lavori immani da portare a termine. Intanto il piano terra è vincolato dalla Sovrintendenza e poi gli spazi interni sono aule e non appartamenti: una casa con i soffitti alti 5 metri non la ha neppure il cardinal Bertone. Quindi, sicuramente c’è dietro un’operazione di speculazione, e non ci sembra un dettaglio approfondire per capire chi sta per speculare sull’immobile».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Lo sgombero del Lsoa Buridda e il futuro del complesso di via Bertani. Il punto con il vicesindaco Bernini

    Lo sgombero del Lsoa Buridda e il futuro del complesso di via Bertani. Il punto con il vicesindaco Bernini

    Lsoa Buridda«L’ho saputo solo stamattina quando ero per motivi personali in federazione del Pd ma anche il sindaco è stato informato a fatti già avvenuti». Inizia così il vicesindaco Stefano Bernini la ricostruzione della caldissima giornata di ieri, cominciata all’alba con lo sgombero del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito “Buridda” dalla storica sede di via Bertani e proseguita con le proteste dei giovani che vedevano in quello spazio un punto di riferimento imprescindibile per l’aggregazione e l’espressione artistico-culturale all’esterno dei più classici circuiti commerciali. Durante la giornata si sono susseguite le manifestazioni di sdegno per l’accaduto e di solidarietà ai giovani. Più silenziosa, come spesso accade sui temi scottanti, l’amministrazione che si è affidata quasi esclusivamente a un sintetico comunicato stampa in cui si confermava che l’esecuzione del provvedimento non fosse stata concordata con il Comune.

    Ma in serata il vicesindaco Bernini non si è sottratto alla ricostruzione delle tappe che hanno portato alla triste situazione attuale.

    «Ce l’hanno fatta sotto il naso – commenta Bernini – e la cosa brutta è che qualcuno dica che il Comune lo sapeva perché ieri in Comitato sicurezza era stato informato il sindaco. Non è così. Lo sgombero era inevitabile perché lo stabile è in condizioni non sostenibili per molto tempo ancora ma avremmo preferito che avvenisse in altri modi, concordati, magari ad agosto». E magari ci sarebbe stato il tempo di riaprire le trattative con i ragazzi del Buridda. «Non dobbiamo però dimenticarci – prosegue il vicesindaco – che il Buridda di per sé non resta senza casa, visto che uno spazio per loro è già stato stanziato nel piano superiore del mercato del pesce». Uno spazio che, tuttavia, sembra rispondere più alle esigenze della città che a quelle del Lsoa.

    «Probabilmente è vero che gli spazi messi a disposizione non si prestano al massimo per le attività di laboratorio e musica – ammette Bernini – ma va anche tenuto presente che gli spazi comunali non sono poi così tanti. Per il Buridda potremo cercare di valutare assieme altri percorsi tornando a discutere su quali siano gli spazi che possono avere a disposizione ma è proprio l’attività che svolge il laboratorio che aveva spinto a muoversi verso il mercato del pesce. È vero che, ad esempio, la creazione della nuova scuola di piazza delle Erbe consente di avere nuovi spazi a disposizione ma se faccio attività che abitualmente producono un certo tipo di rumore non posso certo piazzarle in mezzo alle case. Ad esempio, lo Zapata a Sampierdarena, nei magazzini del sale non ha nessun vicino che va a rompere le scatole».

    La questione del ricollocamento, dunque, è piuttosto delicata perché sempre secondo Bernini «pur comprendendo che nell’area del centro della città ci sia bisogno di lasciare un presidio di centro sociale in qualche modo autogestito e in un posto facilmente raggiungibile, non possiamo solo pensare all’obiettivo dell’aggregazionismo giovanli ma dobbiamo anche studiare degli spazi gestibili e sostenibili per la collettività».

    Ma proprio tenendo conto di tutte queste difficolta, era davvero inevitabile lo sgombero? E, l’edificio di via Bertani, è effettivamente a rischio crollo? Un conto, infatti, è dichiarare un edificio inagibile, un altro è sottolinearne gli eventuali rischi. Dai riscontri che abbiamo avuto attraverso un rapido contatto con i responsabili del Patrimonio del Comune, il palazzo sembrerebbe non avere difficoltà a livello di stabilità: resta, tuttavia, la pericolosità della situazione interna con i ben noti ponteggi a sostenere lo scalone di collegamento tra i piani, motivo per cui la stessa Università aveva abbandonato da tempo gli spazi.

    «C’è un responsabile che è il direttore del Patrimonio del Comune di Genova – spiega il vicesindaco – che se cade un sassolino sulla testa di un ragazzo che sta lì dentro, ci va di mezzo. La gravità della situazione era già stata segnalata tanto che già da tempo la magistratura aveva dato ordine alla Questura di sgomberare. Già la giunta Vincenzi aveva cercato un accordo con i ragazzi del Buridda ma la trattativa è andata molto alle lunghe anche perché in certi casi forse risulta essere più importante la trattativa del risultato. Nel frattempo non è che le condizioni dell’immobile andassero migliorando e se sono accorti gli stessi ragazzi che hanno cercato, ad esempio, di spostare alcune mattonelle sul tetto perché entrava l’acqua».

    Ma oltre alla pericolosità dell’edificio c’è un altro aspetto che entra in gioco, ovvero la necessità di monetizzarlo. «Questo – ricorda Bernini – è uno degli immobili per cui da tempo è prevista la vendita per ridurre l’indebitamento del Comune e aumentarne le capacità di spesa in termini di partita corrente, magari in favore dei servizi sociali, non dovendo più pagare gli interessi su quella parte di debito». E pur essendo in brutte condizioni, il palazzo è collocato in un bel posto, destinato dal piano regolatore a uso residenziale, in una zona che ha ancora un po’ di mercato. Ecco che allora il terzo bando, dopo i due andati deserti nel passato potrebbe essere alle porte. Si tratterà di una procedura piuttosto snella, dal momento che la normativa consentirebbe anche un’assegnazione con trattativa privata. «So per certo – assicura il vicesindaco – che questa volta gli acquirenti ci sono. Anche perché essendo andati deserti i primi due bandi, il prezzo di base d’asta può calare sensibilmente avvicinandosi a una cifra che sommata al costo della ristrutturazione lascerebbe ancora qualche margine di utile a un imprenditore immobiliare. Vogliamo, comunque, che tutta l’operazione abbia evidenza pubblica, in modo tale che ci sia trasparenza sul prezzo di vendita».

    E, naturalmente, un edificio sgombero è molto più appetibile dal mercato immobiliare che una struttura occupata da un centro sociale. Per cui, se è vero che Tursi nulla sapeva è altrettanto vero che, stigmatizzate tempistiche e modalità, lo sgombero dell’edificio, in fin dei conti, possa anche andare bene all’amministrazione.

     

    Simone D’Ambrosio

  • I dieci anni del Buridda: no allo sgombero, protesta a oltranza

    I dieci anni del Buridda: no allo sgombero, protesta a oltranza

    Lsoa BuriddaIL PRECEDENTE

    Ottobre 2011: alcune aste pubbliche indette dal Comune di Genova vanno deserte, bloccando così la vendita di parte del patrimonio immobiliare necessaria a dare sollievo alle casse dell’ente pubblico. Tra questi, l’edificio di via Bertani (in cui un tempo vi era la Facoltà di Economica) dove dal 2003 è attivo il laboratorio sociale Buridda: uno spazio di 5.600 metri quadrati con una base d’acquisto di 7.800.000 €.

    Novembre 2011: ufficializzato il trasferimento del Buridda in piazza Cavour, nei locali dell’ex mercato del pesce. Promotore di una regolarizzazione di questo e degli altri centri sociali presenti in città è Don Andrea Gallo, che si è fatto tramite tra i gestori dei centri e il Comune affinché sia firmato un protocollo d’intesa che ne regolarizzi le attività.

    La firma del protocollo è fondamentale sia per ufficializzare l’occupazione degli spazi e le attività che in essi si svolgono, sia per garantire (soprattutto sul piano economico) gli opportuni lavori di ristrutturazione e di messa in sicurezza.

    Ottobre 2012: in piazza Cavour un primo passo verso il trasloco, con l’inaugurazione di un’area adibita a palestra per arrampicata. Si tratta dell’unico spazio attualmente agibile nell’area ex mercato, in attesa dei lavori che renda disponibile anche il resto.

    Dicembre 2012: un anno dopo la firma del protocollo d’intesa, abbiamo chiesto ai gestori dei centri sociali genovesi di fare il punto sulle promesse mantenute, soprattutto dopo il cambio di Sindaco e Giunta.

    Luciano, che opera nel Terra di Nessuno a San Teodoro, ci spiega che «l’amministrazione Doria ha confermato di voler proseguire sulla stessa traccia aperta dalla precedente, verificando lo stato degli accordi contenuti nel protocollo e riprendendo in mano i passaggi ancora mancanti».

    Febbraio 2013: mentre le trattative appaiono in stallo, si discute circa il futuro dell’area del Mercato del pesce. L’ipotesi più probabile è un trasferimento a Bolzaneto, dove già si trova da alcuni anni il mercato ortofrutticolo un tempo sito in corso Sardegna.

    IL PRESENTE

    Sgomberare il Buridda senza garanzie sulla nuova sede: questa è la voce circolante da qualche tempo, una comunicazione ufficiosa giunta dal Comune secondo cui la Procura ha già disposto – entro brevissimo tempo – l’allontanamento di chi gestisce lo spazio per indire una nuova vendita pubblica, senza attendere l’ufficialità del trasloco in piazza Cavour né la disponibilità immediata di un’eventuale altra sede temporanea.

    Da pochi giorni è stata creata la pagina Facebook Un polpo al cuore, nata per celebrare i dieci anni del Buridda e per sostenere lo stato di assemblea permanente deciso dallo staff. Inoltre Antonio Bruno, consigliere comunale di Federazione della Sinistra, ha presentato un’interrogazione per capire lo stato delle cose.

    Trascriviamo parte del messaggio con cui i quattro centri sociali di Genova si sono uniti per far fronte a questa emergenza: «Dieci anni di occupazione dell’ex Facoltà di Economia in via Bertani 1 hanno saputo restituire alla città spazi unici per la libera espressione, la creatività e l’aggregazione. (…) Il successo e il coinvolgimento della cittadinanza in questo percorso confermano la pratica dell’autogestione quale necessità e strumento in grado di garantire la libera fruizione degli spazi senza alcuna esclusione o limite di accesso. (…) Il Comune intende vendere l’immobile di Via Bertani 1 per coprire parte del suo enorme buco di bilancio; da subito il Laboratorio Buridda si è detto disponibile al trasferimento in altra sede se adeguata e se non avesse comportato l’interruzione delle attività che quotidianamente vivono in quegli spazi. (…) Per raggiungere tale obiettivo oggi il Comune blocca un percorso iniziato sei anni fa, ritrattando le condizioni raggiunte rispetto alla totale assegnazione del mercato del pesce (…). Ribadiamo che finché non avremo uno spazio adeguato alle nostre attività non cederemo il passo».

    Questo venerdì (10 maggio 2013, ndr) si svolge inoltre al Buridda Minimo Vol. 5, un evento dedicato alla musica e alle autoproduzioni artistiche. Un’occasione ulteriore per sostenere lo spazio e conoscere le ragioni della protesta dalla viva voce di chi da dieci anni mantiene attiva – grazie a eventi come Critical WineCritical BeerIf the bomb falls e altri – una delle realtà culturali più produttive in città.

    Marta Traverso

  • Centri sociali, grazie a Don Gallo Buridda & Co non più abusivi

    Centri sociali, grazie a Don Gallo Buridda & Co non più abusivi

    buriddaPartiamo con una correzione doverosa: il termine occupazione potrà non essere più usato per definire la presenza dei centri sociali sul territorio genovese. A seguito del protocollo d’intesa firmato con il Comune di Genova lo scorso sabato, da ora si può parlare di spazi sociali autogestiti: per la precisione le quattro sedi degli altrettanti centri sociali che hanno incontrato l’Assessore alla Cultura Andrea Ranieri e l’Assessore al Patrimonio Bruno Pastorino, con i quali hanno sottoscritto l’accordo grazie alla mediazione di Don Andrea Gallo.

    Proprio il prete di strada è diventato presidente della prima associazione italiana per la promozione di spazi sociali autogestiti, che può diventare un valido precedente per la regolarizzazione dei centri sociali in altre città italiane.

    Restando entro le mura cittadine, ora non ci sono più ostacoli burocratici al definitivo trasloco del Buridda, che da via Bertani passerà in data ancora da destinarsi al mercato del pesce in piazza Cavour. Queste invece le nuove sedi degli altri tre centri: il Terra di Nessuno resta al Lagaccio e lo Zapata negli ex Magazzini del Sale a Sampierdarena, mentre il Pinelli si è da poco trasferito in via Fossato Cicala.

    Marta Traverso