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  • Genova, non decolla il mattone

    Genova, non decolla il mattone

    marassi-madonna-monte-case-speculazione-edilizaRipresa, segnali positivi dell’economia, ma dove? Se portiamo tutte le belle parole nella dimensione del reale fino a che punto possiamo parlare di crisi verso la fine? Sicuramente non per quanto riguarda il mercato del mattone che ancora non riesce a decollare.

    A confermare questa tendenza il presidente dell’Ance, Associazione Costruttori, che nonostante qualche minima ripresa vede chiaramente la necessità di ulteriori interventi da parte del Governo. Per smuovere la situazione, infatti, necessiterebbero nuove e opportune manovre, diversamente anche il prossimo anno sarà caratterizzato da un ristagno nel comparto edile. Non si tratta quindi di una condizione positiva, al contrario, sarebbe un vero collasso visti gli 800 mila posti di lavoro persi dall’inizio della crisi nel settore dell’edilizia. Se poi si da uno sguardo agli investimenti, ci si rende conto come siano diminuiti del 35%. Numeri che fanno paura e che danno un perfetto spaccato della situazione, altro che segnali positivi.

    Vediamo quindi la situazione attuale. Anche nel caso di una città come Genova, come del resto accade in quasi tutta la penisola, l’acquisto conviene, la vendita meno. A tale proposito per chi fosse intenzionato a investire e acquistare una casa, si consiglia un portale come Spaziomutui.com dove poter mettere le varie soluzioni di mutuo a confronto e calcolare le eventuali rate oltre ad altre importanti informazioni.

    Ad agosto un appartamento a Genova costava mediamente 1.980 euro al metro quadro rispetto ai 2.293 euro al metro quadro richiesti sempre per agosto ma dell’anno precedente, quindi nel 2014. Si registra un calo dei prezzi del 13,44% in soli 12 mesi, mentre a settembre del 2013 si potevano spendere di media 2.370 euro al mq. Come si nota dunque il mercato avvantaggia gli acquirenti, non certo i venditori che, solitamente, si trovano a vendere spinti dalla pesante tassazione delle seconde case. Altresì agevola l’acquisto lo snellimento delle procedure di concessione dei mutui che dopo il pesante giro di vite che era stato dato qualche anno fa si sono finalmente sbloccati.

    Ma tutto questo non basta per dare un po’ di respiro a questo settore, bisogna ripartire proprio da provvedimenti atti a diminuire le imposte in modo da rendere le compravendite vantaggiose per ambo le parti.

  • Risvolti positivi della crisi economica

    Risvolti positivi della crisi economica

    Corso Italia macchineLa crisi economica può avere anche dei risvolti positivi? Assolutamente si, sebbene il solo pensarlo possa risultare quanto meno un paradosso. Eppure tra le tante colpe che si possono imputare a questo stallo economico globale, c’è una nota positiva e che riguarda il nostro paese. Grazie alla crisi (ma non sarebbe comunque sbagliato dire per colpa) il traffico in diverse città italiane è calato. Ora, la notizia sarebbe del tutto positiva se questo calo fosse dovuto a una vera presa di coscienza dei cittadini, purtroppo però non è così.

    I costi dei carburanti sono diventati una spesa di cui gli italiani, in diversi casi, possono fare a meno. Infatti, la diminuzione della congestione del traffico nelle più grandi città italiane è dovuta proprio a questo, alla mancanza di denaro per potersi permettere tutti i giorni un pieno. Sono quindi stati rivalutati i mezzi pubblici, sebbene per alcuni si tratti di un ripiego non esattamente felice, basti pensare alla sola Capitale dove per uno spostamento con i mezzi da un capo all’altro della città possono volerci oltre due ore. Perdere ore preziose nel traffico o sui mezzi quindi alla fine non cambia la solfa per i cittadini, ma la cambia decisamente per l’ambiente.

    Meno auto, meno impatto sull’ambiente che finalmente può avere un periodo di tregua. Per capire cosa significhi basta dare uno sguardo ai dati raccolti da Inrix Traffic Sorecard e che sono inerenti all’anno 2014. Questi rilevano che il traffico dallo scorso anno è diminuito dell’85%, una cifra davvero significativa. La città di Genova è oggi al settimo posto per le ore passate in coda che sono state di media 18 nel 2014, contro le 24 del 2013. Le altre città più trafficate del Paese sono Milano al primo posto, seguita a ruota da Roma che però registra un calo rispetto all’anno precedente (-4). Al terzo posto il Capoluogo della Sardegna, Cagliari, con ben 7 ore di coda in più rispetto al 2013.

    Insomma, meno ore in auto significano soprattutto meno inquinamento e più risparmio per gli italiani, risparmi che possono essere investiti o messi al sicuro su conto forte per esempio, magari proprio per essere utilizzati per un viaggio o per una bicicletta elettrica.

  • Film tratti da giochi e videogiochi: la ricetta del successo (e dell’insuccesso)

    Film tratti da giochi e videogiochi: la ricetta del successo (e dell’insuccesso)

    film-tratti-da-videogiochi-van-dammeNel mondo del cinema esistono alcuni connubi incredibilmente fruttuosi e flop clamorosi. Spesso i film prendono le mosse da libri, da giochi tradizionali oppure da videogiochi di successo e l’esito al botteghino è talvolta una sorpresa. Nel 2016 è prevista ad esempio l’uscita della pellicola basata sul popolare World of Warcraft e Thomas Tull, produttore del film, ha fornito una spiegazione del perché molti lungometraggi basati su videogiochi si rivelino dei fallimenti: «I film basati sui videogiochi non sono mai stati fatti bene, e penso che parte del motivo risieda nel fatto che sono stati creati per la ragione sbagliata. Se dici soltanto “Quanta gente ha giocato al gioco? Quanti soldi possiamo farci?” Sei spacciato. Sei finito ancora prima di iniziare».

    Probabilmente è quello che è accaduto a Super Mario Bros, film del 1993 andato in negativo di 27 milioni di dollari, e a tanti altri titoli successivi per cui non sono state fatte le giuste considerazioni. Eppure ci sono lungometraggi ispirati a giochi tradizionali che riescono a catturare il pubblico: il poker, la roulette, il blackjack e in generale il mondo dei casinò non rovinano necessariamente una pellicola, qualora si parta da storie da raccontare e non si pensi soltanto agli introiti. Rounders, ad esempio, tradotto in Italia con Il giocatore, ha avuto un grande successo al botteghino, complici gli attori, fra cui spiccano Matt Damon nei panni del protagonista Mike e John Malkovich, e complice il fatto che la trama sia di primaria importanza e non sottovalutata in nome di quanto attiri il poker in generale.

    Altro connubio di successo è stato quello fra il libro Casinò di Nicholas Pileggi e l’omonimo film uscito nel 1995: sarà che la regia è di Martin Scorsese e che i protagonisti sono Robert De Niro e Sharon Stone, ma anche in questo caso la trasposizione cinematografica è stata ben accolta perché la trama è appassionante. I giochi tradizionali piacciono ancora molto e il mito che se un passatempo di successo viene tramutato in film non può diventare che un flop è da sfatare. Questi stessi giochi sono stati oggi digitalizzati, hanno raggiunto una audience più ampia e se anche per esempio la tombola online di William Hill sta riscuotendo successo, su quali basi possiamo dire che un eventuale film ispirato a questo gioco sarebbe un fallimento. Le perdite al botteghino derivano più che altro da videogiochi che diventano film e che seguono le dritte sbagliate, non da giochi in generale trasposti sul maxischermo.

    film-videogiochi-mario-brosPer uno Street Fighter – Sfida finale (1994) deludente, un Final Fantasy: The Spirits Within (2001) che scontenta tutti e un Resident Evil (2002) che deraglia fuori dai binari segnati dal videogioco, esistono un Giocatore, un Casinò e un 21 di successo. 21, film del 2008 basato su una storia vera, non conta su un cast stellare, ma sul blackjack e su una narrazione puntuale e ben svolta. La discriminante fra un film di successo proveniente da un gioco e uno che si rivela un flop non risiede nel fatto che quel gioco sia tradizionale oppure da console; il vero problema dei film ispirati ai videogiochi è che vengono a mancare una trama appassionante e una storia ben strutturata.

    Alle parole di Thomas Tull possiamo aggiungere quelle di David S Goyer, sceneggiatore di Batman Begins e L’uomo d’acciaio, che individua la falla del connubio cinema-videogiochi nel fatto che i videogiochi fatti bene sono quelli in cui ci si immedesima con la situazione e l’ambientazione; il protagonista è di secondaria importanza perché quello che il giocatore si ricorderà sempre è cosa ha fatto a un determinato livello, quando è avvenuta la svolta, e queste emozioni non possono essere restituite da un film.

    Tutti gli occhi sono ora puntati su Tetris, di cui la casa di produzione Threshold Entertainment ha acquisito i diritti per fare un film. Potrebbe sembrare strano costruire una pellicola basandosi su uno dei più famosi videogame degli anni Ottanta, quello in cui andavano impilati con precisione i mattoncini che cadevano dall’alto, ma Larry Kasanoff, CEO della casa di produzione, ha rassicurato tutti con frasi che in realtà non risultano cristalline: «Non sarà un film dove un gruppo di linee si rincorrono sullo schermo. Non stiamo lasciando spazio alla forme geometriche. C’è una storia dietro a Tetris che lo renderà una cosa molto più fantasiosa». Dobbiamo preparaci all’ennesimo flop cinema-videogioco, oppure la storia da raccontare è davvero fantasiosa? Speriamo che la Threshold Entertainment faccia tesoro dei fallimenti avvenuti prima di lei.

  • Genova a luci rosse. Quando il sesso è divertimento, fra locali e scambi di coppie

    Genova a luci rosse. Quando il sesso è divertimento, fra locali e scambi di coppie

    luci-rosse-3Che come città sia un mortorio, chi scrive su Genova se lo sente ripetere talmente tante volte che inevitabilmente alla fine questo concetto diventa la base di partenza per ogni ulteriore valutazione. In effetti non si può certo parlare della Superba (ma a dire la verità neanche del resto della Liguria) come di un crocevia del divertimento, tantomeno come luogo di tendenza delle notti estive.

    Anche i turisti che arrivano a Genova e scelgono di fare una vacanza in una città d’arte, ospitati da una regione dalle bellezze naturali ben conosciute, forse apprezzano che non sia abitudine tirar mattina in branchi festanti e rumorosi, poiché la principale attrattiva resta il mare con i paesini arroccati sulle scogliere e le cittadine punteggiate da piccole spiagge.

    D’altra parte, Genova è famosa per essere bella ma austera, dedita al risparmio per quanto oggi si possa fare e con abitanti  poco inclini allo sperpero a qualsiasi età. Nei negozi non si vedono particolari eccessi di fantasia, oggetti e vestiti devono rispettare più i canoni della praticità e del facile abbinamento che seguire l’estro di stilisti perdigiorno e tiratardi (questo nell’immaginario del ligure doc).

    Una città seria, insomma, talmente seria che se dici “luci rosse” pensi al serbatoio di voti del Pci. Eppure in questa stessa città negli anni ’60 De André cantò la storia di Bocca di Rosa (che pare fosse di Milano e si facesse chiamare Marilyn,  mentre il trans Morena, morto ormai da più di dieci anni, era la “Graziosa” di Via Del Campo). E chissà se il giovane Fabrizio cercava emozioni forti o era solo curioso di un mondo che a lui, ragazzo dell’alta borghesia genovese, doveva sembrare lontano anni luce: e così  sembra  lontano anche a noi, che abbiamo percorso avanti e indietro vicoli e delegazioni, sulle tracce di una Genova a luci rosse che, come d’abitudine per ogni faccenda ligure, non si espone ed anzi, riserva solo agli iniziati la possibilità di uno sguardo a 360 gradi.

    Alla scoperta della Genova a luci rosse

    luci-rosse-2Punto di partenza obbligato, da 5 anni a questa parte, il negozio Melanie Brun Design for Sex: nato nel 2009 e dedicato a donne che vogliono oggetti, giocattoli  e capi sexy senza doversi nascondere nell’anonimato dell’on line, è diventato ormai un vero punto di riferimento per tutto quello che ruota intorno al sesso e all’amore. Conferenze, presentazioni di libri, corsi di seduzione e quant’altro: da qui sono passate autrici di teatro, scrittrici, psicologhe. Sonia, la titolare, illustra  la merce con allegra nonchalance quando vede i clienti perplessi sul reale utilizzo dei vari articoli, facendo apparire assolutamente normale che paperelle e rossetti abbiano un inatteso uso alternativo.

    Come mai la scelta di questo tipo di negozio a Genova? «Ero stanca di lavorare a Milano, volevo tornare a casa – racconta Sonia –e quando il mio fidanzato mi parlò di questo negozio che aveva visto a Barcellona, un sexy shop di classe  per signore, decisi di buttarmi nell’avventura. Sarà perchè siamo gli unici, sarà perché organizzo parecchie iniziative, ma gli affari vanno abbastanza bene: ovvi, la crisi si sente ovunque, ma un mercato così di nicchia è chiaramente meno sensibile di altri alle variazioni di spesa dettate dal potere di acquisto».

    Inevitabile chiederle anche chi sono le insospettabili genovesi che vengono ad acquistare corsetti, vibratori da passeggio e palline sexy: «In realtà lavoro molto sul passaparola, sulle mail che invio a chi è passato per qualche conferenza o presentazione e poi viene a comprare il completino per un’occasione speciale, oppure un oggetto per sé o per le amichePoi ci sono gli addii al nubilato, a volte la futura sposa viene accompagnata, inconsapevole, nel negozio dove si svolge un corso di camminata sui tacchi, oppure di fellatio, seguito da aperitivo e inevitabile fornitura di gadget “indispensabili” per ravvivare la vita matrimoniale. Riescono sempre delle feste molto divertenti, e quasi sempre grazie a Penelope, che durante l’anno tiene i corsi di seduzione qui nel negozio, corso base e avanzato, con grande successo di pubblico».

    Ascoltiamo allora anche Penelope Please, drag queen (miss Drag Queen Liguria 2011, ndr), cantante, dj nei locali ed insegnante di seduzione nei corsi di Melanie Brun: magari ci aiuta a seguire il filo dell’erotismo a Genova… «Sesso e divertimento sono pianeti che si incontrano raramente,  purtroppo per tutta la Liguria c’è pochissimo da dire ed ancor meno da fare, specialmente in alcuni periodi dell’anno». Ma è davvero così rigida  la vita dei genovesi, qualche guizzo fra i venti e i trent’anni, e poi brividi riservati agli incontri di calcetto e poco altro? «Beh non esageriamo! Qualcosa si muove nel sottobosco… i corsi al Melanie Brun ad esempio sono comunque sempre affollati e dobbiamo fare due serate a settimana; tra l’altro arrivano spesso mamme con figlia o zie con la nipote: a tutte le età si vuole e si può sedurre. Ma per il divertimento serale, i locali che ci sono in Toscana, e soprattutto in Emilia, dove al sabato sera la famiglia entra sapendo di trovare la serata divertente per i figli e piccante per i genitori, ecco quelli per noi sono un sogno…»

    Proviamo a verificare di persona, ci addentriamo nei locali “equivoci” come si diceva un tempo, partendo dalla Red Town (Sampierdarena!) e vediamo cosa ci aspetta. Per il divertimento gay friendly, il punto di riferimento è il Virgo Disco Club, frequentato anche dalle ragazze, mentre in estate il Banano Tsunami al Porto Antico organizza al sabato aperitivi LGBT (lesbian,gay,bisexual and transgender) in realtà divertenti per tutti.

    Per chi ama piaceri più forti c’è il Lussurian Genoa Cruising bar, dove si rimane vestiti solo per il tragitto verso gli armadietti in cui si depositano gli abiti. I locali di questo tipo vengono detti “cruising” perché le navi da crociera entrano in tanti porti senza mai sostare a lungo: la similitudine non è poi così oscura, e le serate proposte sono molte, dalla serata LMDV (la monta delle vacche, è un gioco di ruolo in cui semplicemente si sceglie se essere tori o vacche: e i ruoli NON sono intercambiabili) alla serata “Naked” sino a quella per single, ed il locale offre tutto quanto ci si può aspettare, dalla Dark room al Glory hole, in ambiente che dichiarano pulito e protetto. Ingresso riservato esclusivamente agli uomini, le donne solo in particolari serate lesbo dedicate, ed ovviamente occorre essere tesserati, come per tutti i locali di questo tipo, gay od etero: in tal modo si rafforza il concetto di “circolo” per i soli frequentatori, scoraggiando così la presenza di ospiti dediti in realtà più alla prostituzione che al divertimento. Il “cruising” o “battuage” (no, non è francese)  viene svolto anche all’aria aperta nella zona di Punta Vagno e sopra i giardini Coco, a pochi passi dalle Mura delle Cappuccine: ma questa è davvero un’altra storia.

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    Anche  gli etero genovesi  però amano divertirsi, forse in maniera più riservata. Le proposte sembrano esserci e, sempre nella già citata Red Town, troviamo piccoli locali, spesso non proprio tranquilli, che offrono lap dance, privé non troppo costosi e poco altro. Talvolta, invece, solo macchinette e ragazze che si aggirano fra i tavoli, palesemente in cerca di clienti. Tuttavia sono locali che attirano più che altro gli habitueé e vengono spesso chiusi dalle Autorità per vicende di prostituzione al loro interno o per irregolarità varie ed eventuali:  in buona sostanza è difficile annoverarli nella mappa del divertimento trasgressivo. Si tratta di  locali non molto diversi da un night club, dove un single può bere, spesso neanche benissimo, può far due chiacchiere con una ragazza pagando 30 euro una bevuta di 20 minuti, ed in alcuni casi può appartarsi in un privé sempre con la stessa ragazza (pagando ulteriormente). Ne esistono un po’ in tutta la città, ma raramente attirano coppie: vi si incontrano allegri e rumorosi gruppi di ragazzi che festeggiano l’addio al celibato, qualche compleanno trasgressivo di quaranta/cinquantenni e poi uomini soli spesso in trasferta, desiderosi di far due chiacchiere con il miraggio di un incontro all’uscita.

    Per le coppie, se hanno voglia di qualche trasgressione e ritengono di non voler andare fuori città, che è in realtà il comportamento abituale dei liguri, qualcosa si può trovare. Noi abbiamo scovato solo due locali “ufficiali”, entrambi in Val Bisagno, dove le coppie “giocano” nel privé mentre nella zona discoteca l’ambiente illuminato suggerisce passatempi meno audaci.

    Gli ospiti possono usufruire dei vari salottini, della sala cinema, della dark room (dove si fa sesso senza vedere con chi, e “vale tutto”…) oppure della stanza sadomaso, con tutta l’oggettistica del caso e gli immancabili attrezzi a muro dove fissare le manette, far penzolare il partner legato, e quant’altro suggerisca la fantasia. Vengono proposte anche serate a tema, feste brasiliane, aperitivi trasgressivi e “gang bang” (una sola donna con un certo numero di uomini, dai cinque in su, diciamo…) ma in questi casi la presenza di professionisti del settore è frequente e quasi inevitabile.

    In questi locali il dress code è molto chiaro, veli, spacchi e brillantini sparsi ovunque per lei, camicia sudata e appiccicata (finché c’è) per lui. Età media parecchio alta, possibilità di mascherina per non farsi riconoscere dal commercialista o dall’ex compagno di scuola.

    Per meglio capire chi ama questo tipo di serate, abbiamo cercato qualcuno disposto a raccontare senza troppe remore come e perché si sceglie di passare una serata decisamente sopra le righe. Matteo, (nome di fantasia)  ha circa 40 anni, è dirigente, celibe. Ci parla della frequentazione di locali decisamente inconsueti con assoluta tranquillità ed appena un velo di malinconia negli occhi.

    Ti faccio una domanda che è d’obbligo, secondo me: tu  svolgi un incarico dirigenziale, non hai paura di esporti troppo frequentando questo tipo di locali? Voglio dire, se incontrassi qualcuno che conosci…

    «Premetto che ultimamente, essendo tornato single, non ho più avuto occasione di andare in questi club, che sono essenzialmente luoghi dove si fa scambio di coppie ma non solo: talvolta c’è la piscina e la musica da discoteca non manca mai, si può ballare e guardare gli altri come in qualsiasi locale. La differenza è che sai che, da qualche parte, ci sono delle stanze dove puoi appartarti con la tua compagna, da soli o con un’altra coppia o, al limite, con qualche “curioso” che guarda senza partecipare. Con la mia ex compagna spesso siamo andati fuori Genova perché i locali sono veramente più grandi e più belli, però…»

    … Però?

    «Però mi è capitato di andare con un’amica, ci siamo spacciati per coppia perché i single sono troppo penalizzati, il biglietto d’ingresso costa il triplo perché in realtà vogliono incoraggiare le coppie, noi single siamo tollerati e basta».

    Ma a Genova simili locali hanno successo? E chi li frequenta, almeno secondo la tua esperienza?

    «Spesso devo dire che ho trovato persone in città solo di passaggio. Poi ci sono gli habitué, non molti, che vengono spesso e volentieri e non sperimentano niente di nuovo, si appartano sempre con le stesse coppie. Infine ci sono i genovesi che capitano per qualche motivo, anche solo per curiosare, ma se si trovano bene e si divertono poi vanno fuori città perché  sono terrorizzati all’idea di incontrare qualcuno di conosciuto».

    Beh, imbarazzante potrebbe esserlo… 

    «E perché? Non vedo motivo di imbarazzo nell’avere un rapporto così bello e complice con la propria compagna o compagno, tanto meno nel “tradimento” reciproco e contemporaneo. Dovremmo imbarazzarci perché una sera si ha voglia di qualcosa di più divertente della solita discoteca in spiaggia?! Siamo seri, se uno ti vede nel club vuol dire che c’è anche lui, e per fare la stessa cosa; comunque, credetemi… tutti fanno lo stesso ragionamento e lasciano la città, così alla fine si rischia di incontrare a Milano o Torino chi si voleva evitare a Genova!»

    Quindi una coppia che decide di provare questo tipo di piacere, cioè fare sesso facendosi guardare o scambiando il partner con un’altra coppia lo fa perché è affiatata? Non è piuttosto un modo di tradirsi “controllato”?

    «Guarda, per mia esperienza, chi crede di salvare un rapporto in difficoltà facendo questo tipo di esperienza certamente avrà grosse delusioni. Non è raro veder scoppiare liti furibonde perché in realtà uno dei due non è convinto, o si ingelosisce se l’altro mette troppa passione nella cosa».

    Torniamo alle possibilità di successo di questi locali

    «Non è facile, ripeto, un po’ perché a Genova siamo rigidi e non ci sappiamo divertire, un po’ perché mancano fisicamente gli spazi per creare strutture belle ed ampie: sia i privé che i locali di lap dance sono piccoli, a parte che a me i lap dance non interessano…»

    luci-rosseMa che differenze ci sono tra locali lap dance e locali per scambisti? Voglio dire, non funziona che gli uni sono per la coppia e gli altri per il singolo?

    «Se si cerca di fare due chiacchiere, e basta, si va nel night o nel locale con lap dance: ma se vuoi veramente fare sesso o comunque quello sarebbe lo scopo, il privé è l’unica scelta possibile. Però, come ho già detto, costa tantissimo; se una coppia paga 50 euro in due d’ingresso, un singolo magari ne deve pagare 180 da solo, e non è detto che le coppie che sono all’interno vogliano giocare in tre, quasi sempre cercano un’altra coppia.
    Ma se sborsi tutti quei soldi poi vorresti la garanzia di far sesso, invece non sempre trovi qualcuno nella dark room o comunque disponibile. Nei privé, il codice da rispettare è questo: una coppia può andare ovunque a fare sesso, in due in quattro o in sei; un singolo può andare solo in particolari salottini detti “trio”, dove le coppie che si appartano sanno di essere guardate da uno o più singoli che raramente saranno accettati nel “gioco” in quanto lo scopo sarebbe un partner nuovo a testa. In ogni caso l’ultima parola spetta sempre alla donna, che con un semplice gesto può fermare il nuovo arrivato, o anche la nuova coppia: ed occorre rispettarne la volontà senza far storie, pena l’allontanamento dal locale».

    Ma a Genova esiste anche altro per divertirsi “sopra le righe”…

    «Certamente! Però sono tutte feste private, ci si deve conoscere bene, aver già avuto esperienze di scambio o comunque essere certi dell’assoluto silenzio sull’argomento, ospiti e invitati compresi. Questa non è una regola genovese, in tutto il mondo le feste trasgressive devono essere estremamente riservate; io ho partecipato ad alcune con persone veramente in vista, con ruoli di primo piano, in case molto lussuose. Ma all’esterno non deve trapelare nulla, questa è una delle poche regole imposte, ed è una delle più importanti».

    È per questo secondo te che in città non si parla mai di divertimento a luci rosse?

    «Gente che ha voglia di divertirsi ce n’è a Genova come altrove, siamo perbenisti, è vero, ma come tutti gli italiani; solo che noi in più pensiamo che buttare soldi per giocare con il sesso sia da matti, questo è il vero motivo per cui non abbiamo voglia di parlarne! Certo che a queste serate, sia private che nei locali, ho sempre visto gente di buona cultura e buon reddito, diciamo che non è un passatempo per chi tira a stento fine mese. Ma, sempre secondo me, sono soldi spesi bene perché si possono mollare i freni inibitori, ed è una cosa estremamente piacevole, anche utile per ricaricarsi».

    Insomma, detto alla genovese, mica si buttano le palanche in belinate. Quantomeno, non fino a quando non si potranno detrarre dalle tasse.

     

    Bruna Taravello

  • Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    valtrebbiaTorriglia e gli UFO, la “svizzera ligure” del secondo dopoguerra e il famoso caso Zanfretta del biennio 1978/80. Non capita tutti i giorni che una cittadina dell’entroterra ligure diventi protagonista di un documentario del National Geographic, per di più incentrato sugli avvistamenti alieni; allora, perché non trasformare questa peculiarità in un motivo di orgoglio e unicità e soprattutto in una possibilità di rilancio per il comune della Val Trebbia?

    Il progetto parte da un gruppo di abitanti di Torriglia, accomunati dalla stessa passione e dalla stessa convinzione. Daniela Segale, Presidente della Pro Loco, spiega: «Il merito dell’idea iniziale è da attribuire a un ristretto gruppo di persone, tra cui Silvia Rocca, commerciante e Consigliere comunale con delega al Turismo, Piero Lumachi, pittore e albergatore, Mauro Casale, storico, Raffaella Musante, architetto e attuale Vice sindaco, Rino Di Stefano, giornalista e autore del libro sul caso Zanfretta». Una volta creato il Comitato Torriglia UFO Convention, il gruppo è riuscito in poco tempo a coinvolgere agenzie turistiche, agriturismi, alberghi e commercianti: ecco che, nel 2012, Torriglia organizza, con il patrocinio della redazione di Mistero, della Rai e dello stesso National Geographic, il Primo Meeting Nazionale ufologico, una manifestazione che nasce in sordina, quasi senza clamore, ma che ottiene un successo di pubblico inaspettato, trascinata anche dal caso Zanfretta, celebre a livello internazionale.

    Due giorni di eventi e dibattiti dedicati agli studiosi e agli appassionati di tutta Italia. Il programma di quest’anno, più vario e corposo rispetto a quello dell’edizione precedente, ha impegnato il Comitato, che si è messo al lavoro già una settimana dopo il termine del primo meeting, per quasi un anno; ovviamente, l’attenzione è indirizzata al convegno intitolato “UFO e scienza, due realtà a confronto”, che vede la presenza del Presidente del Comitato Mauro Casale e di Rino Di Stefano in qualità di conduttori e moderatori. «I dieci relatori che interverranno sono nomi molto importanti: Giorgio Pattera, biologo e responsabile del dipartimento scientifico del CUN, Paolo Fiorino, ricercatore e studioso del CISU, Alberto Negri, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, Ade Capone, autore televisivo e scrittore, Federico Tommasi, fisico e consulente scientifico del GAUS, Roberto Pinotti, giornalista e scrittore, segretario del CUN, Clarbruno Vedruccio, fisico, Pietro Marchetti, Presidente del GAUS, Vladimiro Bibolotti, saggista e Presidente del CUN, Elvio Fiorentini, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, e naturalmente Pier Fortunato Zanfretta, cui sarà dedicato il pomeriggio di domenica».

    valtrebbia-sentiero-trekkingParallelamente alla parte scientifica, la manifestazione prevederà una serie di eventi corollari, sempre a tema, dedicati anche a chi partecipa con intenzioni più “profane”, per divertimento o per curiosità: non solo le agenzie di viaggi organizzeranno tour guidati nei luoghi del caso Zanfretta, ma esercizi commerciali e agriturismi proporranno anche menù a tema ufologico, il tutto con l’accompagnamento della mascotte del meeting, l’Ufetto Marzianix, nato dalla penna di Raffaella Musante.

    «Non tutti possono vantarsi di essere considerati il sito più frequentato al mondo per avvistamenti ufologici; per una serie di ragioni cui nessuno riesce a dare una spiegazione logica, noi possiamo vantare questa particolarità, quindi perché non promuoverla con un evento adeguato?». Giustamente, come sottolinea il Presidente della Pro Loco, un evento poco convenzionale, forse unico nel panorama italiano, può diventare un veicolo turistico, una fonte di conoscenza delle potenzialità che il comune ancora riserva e che talvolta sfuggono anche a chi vi risiede; un punto di partenza singolare e, forse per questo, davvero attraente, che «invogli il turista a ritornare nella nostra cittadina sentendosi come a casa».

     

    Giulia Fusaro

  • Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Van Gogh notte stellata sul RodanoAlzare gli occhi al cielo, un gesto che qualcuno fa per esprimere rassegnazione o, accompagnato da una smorfia ironica, per sottolineare che la pazienza si sta esaurendo, altri vi si rivolgono in cerca di un aiuto impossibile, gli innamorati per magnificare un momento di incanto, i  licantropi per cantare la loro “canzone” alla luna, insomma, tutti nella loro vita, almeno una volta, hanno volto lo sguardo verso quell’infinito tacito e misterioso  che, apparente immoto, cela il segreto della nostra esistenza.

    “Apparente immoto”, perché, lassù, tra gli spazi siderali, tutto si agita a “velocità della luce” per raccontare piccole e grandi storie: è il caso del cielo di ottobre, mese straordinario dal punto di vista astronomico, che vede protagonisti la Luna, Giove, le Orionidi ed altre Costellazioni. Tra gli “ospiti” del sistema solare, infatti, in questo periodo, Giove si distingue facilmente, compare  nel cielo autunnale dopo il tramonto del sole e che,  dal 28-29, grazie all’ora solare, sarà visibile già intorno alle 21 seguito, poco dopo da Aldebaran, la stella più brillante della costellazione del Toro verso cui Giove si sposta lentamente con un cammino retrogrado.

    Se la sua brillantezza non fosse  sufficiente, un punto di riferimento certo per individuarlo è la Luna con cui si trova in congiunzione (per congiunzione si intende la posizione i due corpi celesti l’uno accanto all’altro, non più distanti di 8-9 gradi), Luna che, nel suo cammino, entra in congiunzione, anche, con Marte e Venere  e, il 31 ottobre, con le Pleiadi, un ammasso aperto della Costellazione del Toro.

    Sarà possibile, poi, giocare con la geometria alla ricerca del triangolo astronomico formato  da stelle che appartengono a tre costellazioni diverse: Altair (costellazione dell’Aquila), Deneb (costellazione del Cigno) e Vega (costellazione della Lira). Sono, però, le Orionidi, “les Etoiles” di questo palcoscenico autunnale: danzeranno la loro coreografia luminosa tra il 21 e il 22 ottobre, giorni in cui si potrà assistere ad una pioggia di stelle cadenti, residui ancestrali della cometa di Halley, ma, per godersi appieno lo spettacolo, bisognerà aspettare la mezzanotte quando non ci sarà più la luce riflessa della pallida Selene (luna) a disturbarne la visione.

    Se, però, non siete innamorati o non desiderate chiedere una grazia al cielo nella speranzosa attesa che si avveri, ma siete solo curiosi di conoscere le mille storie fantastiche che ruotano insieme agli astri, è necessario perdersi nel tempo alla ricerca del mondo onirico degli eroi e degli Dei. Questo sciame di meteore, infatti, deve il nome al radiante (area), da cui provengono e cioè da quello spicchio di cielo dove troneggiano le brillanti stelle della costellazione di Orione, dalla rossa Betelgeuse alla azzurra Rigel, e, soprattutto una serie di tre stelle in verticale, che si dispongono al centro a rappresentare la cintura del mitico cacciatore. Queste stelle, Mintaka, Alnilam e Alnitak, (temperatura superficiale di 15000-20.000°),  forniscono un punto di riferimento facile anche per osservatori neofiti o non particolarmente esperti.

    Ma, chi era Orione? Neppure la leggenda riesce a spiegare come una delle più belle costellazioni equatoriali sia stata attribuita a un giovane affascinante cacciatore, di aspetto gigantesco, che, però, non “brillava” certo sia per illustri natali sia per imprese eroiche. Quanto alle sue origini, si narra che Giove, Nettuno  e Marte, giunti a Tanagra (vicino a Tebe in Beozia), mentre viaggiavano in incognito, venissero ospitati e rifocillati da un povero contadino, Ireo.  Nel versare il vino, venuto a conoscenza di chi fossero i suoi convitati, non esitò a sacrificare l’unico suo bene, un macilento bue. Per riconoscenza, i magnanimi Dei gli chiesero di esprimere un desidero: il misero, che era vedovo, dichiarò che desiderava ardentemente un figlio ma, nel contempo, non voleva tradire il ricordo dell’amata moglie. I numi, non posero indugio: si fecero portare la pelle del bovino immolato, lo irrorarono della loro “divina” urina, la seppellirono accuratamente, assicurando che, dopo 9 mesi, da quel ”tesoro” nascosto ne sarebbe scaturito un bimbo, appunto quel tal Urione, cui, i Greci, cambiarono il nome in Orione per ovvia convenienza.
    Fonti più antiche, per maggiore dignità, lo individuano, invece, nel sumerico dio Uru-anna (luce del cielo) che, ogni anno, affrontava il toro celeste, Gud-anna, nell’allegorico scontro tra divinità da cui originava l’alternarsi  delle stagioni o nel mesopotamico Gilgamesh, re sumero della città di Uruk. Avendo costui disdegnato le profferte amorose di Ishtar, si trovò ad affrontare, aiutato  dall’amico Enkidu,  il terribile toro che l’oltraggiata dea aveva mandato, per vendetta, a devastare le sue terre.

    Quali siano i suoi primordi, Orione è soprattutto salito agli onori della “cronaca” per le innumerevoli vicende pruriginose di cui, si dice, sia stato protagonista e che non sfigurerebbero nel mondo del gossip contemporaneo,  a cominciare dalla violenza perpetuata, nell’isola di Chio, ai danni della bella principessa Merope, “colta”, contro la sua volontà, grazie all’effetto  di un vino inebriante. Il di lei padre, re Enopione, come è naturale, non gradì affatto l’accaduto e punì il fedifrago  facendolo accecare. Errando disperato, Orione giunse all’isola di Lemno dove il dio del fuoco Vulcano, impietosito, gli offri, come guida, un bambino che lo accompagnasse fino ai confini del mondo dove riposava Elio, il dio del sole. Come in ogni favola a lieto fine, bastò che, al risveglio, la divinità posasse i suoi raggi miracolosi sul bel cacciatore perché Orione riacquistasse immediatamente la vista e… non solo: incantato da tanta bellezza il dio pretese ed ottenne di passare una notte col nostro eroe e la cosa sarebbe continuata se non fosse intervenuta  la Dea Aurora, signora dei venti e delle stelle, che, a sua volta, colpita dall’irresistibile sex  appeal del giovane, non lo avesse rapito e portato lontano. Qui i racconti si intrecciano e si sovrappongono con diversi tipi di finali. Una delle tante versione vede la virginea Diana, dea della caccia, pronta a sacrificare volentieri  la sua castità se non avesse scoperto che l’infedele gigante si dava molto da fare con le Pleiadi, le sette figlie di Atlante per cui inviò un enorme scorpione, ad uccidere il malcapitato. Una variante più edulcorata parla invece di un casto idillio tra la dea ed Orione a cui mise fine Apollo, fratello di Diana, con un terribile stratagemma. Mentre l’ignaro eroe nuotava beatamente in un fiume, il dio alato (Apollo) sfidò la sorella a colpire quel puntolino lontano ed indistinto. Abile ed infallibile cacciatrice la dea non se lo fece ripetere due volte causando, involontariamente, la morte dell’innamorato. Il pianto disperato dell’amata commosse Zeus, il padre degli dei, che strappò le misere spoglie alle vicende terrene per collocarle lassù dove ancor oggi brillano.

    Nulla a che vedere con le passionarie storie di questo antico Casanova hanno, invece, le morigerate Orionidi che si limitano a solcare il cielo per offrirci il più romantico degli spettacoli di luce e, se porteranno qualche desiderio esaudito, che dire se non…. Benvenute!

     

    Adriana Morando

  • Scozia: indipendenza dalla Gran Bretagna? Ma, forse meglio di no…

    Scozia: indipendenza dalla Gran Bretagna? Ma, forse meglio di no…

    Nel 1314 il trionfo scozzese nella battaglia di Bannockburn fu totale e la Scozia poté finalmente proclamare la sua indipendenza dal Regno Inglese dei Plantageneti. Settecento anni dopo gli scenari sono certamente meno cruenti e al posto delle spade si combatte a suon di schede elettorali ma la posta in palio è esattamente la stessa: la sovranità dell’estremo nord della Gran Bretagna, il trionfo di uno spirito nazionalista che va al di là di laghi, castelli e cornamuse.

    Il 2014 potrebbe infatti essere una nuova data storica per la Scozia, l’anno del referendum per il distacco della regione, ora semi autonoma, dal Regno di Sua Maestà Elisabetta II. Tentativi di referendum non sono mancati nel corso degli ultimi decenni, specialmente da quando il Partito Nazionalista Scozzese (SNP) è diventato il primo partito di maggioranza relativa del Parlamento di Edimburgo, l’Holyrood. Ma come si è arrivati fin qui?

    La Scozia rimane un paese sovrano dal XIV secolo sino all’inizio del XVIII secolo. La dinastia Tudor, la famosa e allargata famiglia di Enrico VIII (e le sue sei mogli!) termina con Elisabetta I, la Regina Vergine, si mormorava all’epoca, dato che non ebbe eredi durante il suo lungo regno. Il trono d’Inghilterra passò allora sotto la corona di Giacomo VI di Scozia, lontano parente di Elisabetta da parte di nonna; Giacomo I d’Inghilterra fu dunque il primo sovrano che unificò le Isole Britanniche sotto un unico casato, senza tuttavia rinunciare alla sovranità scozzese che rimase un paese indipendente. Una testa, due corone, in sostanza. Solo un secolo dopo, nel 1707, la Scozia fu formalmente annessa al Regno Unito tramite gli Atti di Unione: il Parlamento scozzese e il Parlamento inglese si riunirono in un’unica assemblea con sede a Westminster e si creò un nuovo stato, la Gran Bretagna. Una mera questione economica fu alla base di questa scelta: l’infruttuosa spedizione della Company of Scotland con lo scopo di colonizzare l’istmo di Panama aveva prosciugato le casse dello Stato. Londra acconsentì a ripianare il debito di Edimburgo in cambio dell’assenso scozzese all’Unione.

    Da allora nessun nuovo Parlamento scozzese si è riunito fino al 12 maggio 1999: in seguito ad un referendum sul decentramento dei poteri nel 1997, vinto a maggioranza, è stata ripristinata un’assemblea monocamerale che può esprimersi sulle materie devolute e non esclusive detenute da Westminster. Edimburgo legifera su sanità, istruzione, tasse locali, trasporti, ambiente, agricoltura e carceri; Londra mantiene per sé le prerogative della politica estera e della difesa, oltre a decidere la politica economica e fiscale nazionale.

    Questa è storia. Le cronache recenti hanno riportato la possibile indipendenza scozzese alla ribalta, dopo che, a gennaio di quest’anno, il premier scozzese Alex Salmond ha presentato una proposta legislativa di referendum costituzionale per il 2014. A maggio è partita la campagna per dire Yes alla consultazione e una raccolta firme che vorrebbe raggiungere quota 1 milione di sostenitori. La scorsa settimana invece si sono fatti sentire i sostenitori del No all’indipendenza, primo fra tutti l’ex Cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle finanze) laburista del governo Brown, Alistair Darling. La campagna Better Together riunisce in un sol colpo i principali partiti del Regno, i Tory di Cameron, i Lib-Dem di Clegg e i Labour di Milliband: «Questa non è una questione vitale per l’Unione in sé, c’è in gioco il miglior futuro possibile per le generazioni di Scozzesi che ci seguiranno. Siamo in un momento complicato e difficile della storia mondiale e l’indipendenza è una risposta inadeguata alle sfide globali. La scelta che faremo sarà irrevocabile: se decidiamo di abbandonare il Regno Unito, non si potrà tornare indietro. E noi non daremo ai nostri figli un biglietto di sola andata per un futuro profondamente incerto…» ha affermato Mr Darling. Un quadro fosco, quello tratteggiato da Darling, come ancora oscuro è il contenuto del referendum voluto dal SNP.

    Il Premier Salmond sarebbe infatti orientato a proporre un multi-option referendum con più quesiti: chiedere cioè agli scozzesi di esprimersi a favore o contro la netta separazione della regione dal Regno Unito e se siano favorevoli ad un’estensione dei poteri del Parlamento di Edimburgo, nel caso si optasse per il mantenimento dell’integrità territoriale. In sostanza Mr Salmond, anche alla luce dei sondaggi che circolano nei media nazionali, intende riabilitare una “soft indipendence”, la cosiddetta devo max o decentramento totale, la completa autonomia fiscale della Scozia da Londra e la possibilità di legiferare in qualsiasi materia tranne la politica estera e la difesa.

    La maggioranza degli scozzesi non sembra infatti appoggiare l’idea di una separazione totale e sono più propensi ad una maggiore autonomia: i vari sondaggi diffusi in queste settimane mostrano che i peones dell’indipendenza oscillano tra il 25 % e il 35%, troppo pochi per far dormire sonni tranquilli a Mr. Salmond. Tanto che vorrebbe abbassare l’età minima del diritto al voto a 16 anni. Cameron si è detto assolutamente contrario a queste proposte e preme per un referendum a risposta secca, che quasi sicuramente sarebbe rigettato: questo scenario avrebbe effetti politici destabilizzanti sul SNP e Cameron lo sa.

    Insomma i prossimi due anni potremmo vedere risorgere un moderno William Wallace (quello di Braveheart, per intenderci) o archiviare per altri tre secoli la questione scozzese. Ultimamente anche l’ex agente di Sua Maestà, Sean Connery, da sempre ardente sostenitore della causa nazionalista, non si è più fatto vedere alle manifestazione del SNP. Con buona pace di Elisabetta, la vera Lady di Ferro d’Oltremanica. God save the Queen, and the Kingdom too.  

     

    Antonino Ferrara 

  • Coffee Shop vietati ai turisti nel sud dell’Olanda, dal 2013 anche ad Amsterdam?

    Coffee Shop vietati ai turisti nel sud dell’Olanda, dal 2013 anche ad Amsterdam?

    Cannabis, Marijuana, HashishIl primo maggio 2012, in Olanda, sarà ricordato come una data storica. Nelle province meridionali dei Paesi Bassi, infatti, è ufficialmente vietata la vendita di marijuana alle persone non residenti in Olanda (in pratica ai turisti) per effetto di una legge fortemente voluta dal governo conservatore del premier Rutte.

    Da martedì, quindi, per acquistare marijuana nei Coffee Shop del sud è necessario essere soci degli stessi club, e per potersi iscrivere (e ottenere una carta speciale, il WeedPass) bisogna obbligatoriamente dimostrare di essere residenti. Il programma di Rutte prevede l’estensione del provvedimento a tutta l’Olanda (Amsterdam compresa) a partire dal primo gennaio 2013.

    Intendiamoci, in Olanda non sono tutti d’accordo. Oltre, ovviamente, alle accese proteste e manifestazioni di consumatori e titolari di Coffee Shop, lo stesso sindaco di Amsterdam Eberhard van der Laan si è dichiarato contrario all’estensione del provvedimento anche alla capitale: «Questo divieto, oltre a produrre una pesantissima ricaduta sul turismo, andrà anche a incentivare l’attività degli spacciatori che acquisteranno legalmente la cannabis dai Coffee Shop, per poi rivenderla ai turisti a prezzi maggiorati». Il sindaco ha aggiunto di voler negoziare un compromesso accettabile con il ministro della giustizia Ivo Opstelten.

    Insomma, che la “città dei balocchi” si trasformi fra sette mesi in una città normale è ancora da vedere. I titolari dei Coffee Shop di Amsterdam (e non solo) si sono uniti e hanno affidato la pratica a un team di avvocati che mira a ostacolare l’entrata in vigore della norma ad Amsterdam. Per ora le carte della “discriminazione nei confronti degli stranieri” e della “privacy” (per iscriversi ai Coffee Shop è necessario fornire i dati personali) non hanno sortito alcun effetto, entrambi i ricorsi sono infatti stati respinti dal Tribunale.

    In questa vicenda, non dimentichiamo, ci sono in ballo anche tanti tanti soldi… Le perdite economiche che l’Olanda subirebbe se il provvedimento venisse applicato anche ad Amsterdam sono il motivo principale che spinge una parte della politica olandese a frenare l’iniziativa di Rutte. Secondo le stime, infatti, ogni anno circa 4 milioni di turisti si recano in Olanda, di cui il 30% spinti dalla possibilità di comprare cannabis liberamente. In parole povere quasi un milione e mezzo di persone il prossimo anno rinuncerebbe alle vacanze nella “Venezia” del nord Europa causando un buco di bilancio stimato in 900 milioni di euro (fra tasse pagate dai Coffee shop e diminuzione di entrate di alberghi, ostelli, ristoranti…)

    Coffee Shop, AmsterdamLa politica olandese sulle droghe leggere  (in lingua olandese denominata “Gedoogbeleid” che tradotto letteralmente significa “tolleranza”) è in vigore dal lontano 1975. Una linea unica al mondo che, pur non legalizzando la sostanza (lo stato olandese, al contrario di quanto spesso si pensa in Italia, vieta la produzione, la detenzione, la vendita e l’acquisto di marijuana…), tollera la produzione per uso medico, la detenzione fino a 5 grammi (uso personale) e la vendita o l’acquisto solo all’interno dei locali adibiti e solo fino a 5 gr al giorno per persona. Persona che, secondo il volere di Rutte, deve essere olandese.

     

    Gabriele Serpe

  • Passamano: a Bolzano un negozio dove non serve il denaro

    Passamano: a Bolzano un negozio dove non serve il denaro

    BolzanoSi è mai visto un negozio nel centro città, aperto e in piena attività, che in vetrina non ha nulla da vendere? Un negozio dove non serve il denaro per “comprare”? A Bolzano hanno avuto un’idea niente male, il primo negozio che scambia e regala senza vendere nulla…  Sabato scorso ha infatti inaugurato “Passamano“, dove nessun oggetto in esposizione richiede un pagamento in denaro per essere portato a casa e chiunque può mettere a disposizione qualcosa di proprio che non utilizza più. Nessuna banconota, salvo la possibilità di lasciare offerte volontarie per il pagamento delle spese della struttura (affitto e bollette).

    “Passamano” è gestito da volontari, nessuno di loro riceve compenso. L’idea nasce dal movimento internazionale “Transition Town” fondato dall’inglese Rob Hopkins che si pone come obiettivo finale quello di proporre soluzioni creative per rifiutare la logica della compravendita e proporre un’alternativa al consumismo e allo spreco.

    In un periodo difficile per l’economia occidentale, dove teorie come quelle della “decrescita serena” di Serge Latouche trovano sempre maggiori consensi fra economisti e intellettuali di tutto il mondo, l’iniziativa dei ragazzi di Bolzano si pone come esperimento interessante e provocatorio. I bolzanini più maligni commentano sul web “non durerà più di qualche mese”, eppure la notizia sta facendo il giro dell’Italia e attira curiosi e idealisti da ogni parte dello Stivale.

    Non si tratta di vero e proprio baratto, perché chi prende un oggetto da “Passamano” non è obbligato a cederne uno in cambio. Certo, se tutti prendono e nessuno porta, il gioco finisce subito… Per questo il destino dell’iniziativa è in mano alle persone, ai clienti, ai partecipanti in qualsiasi modo li si voglia chiamare.

    Oltre a porsi come punto di riferimento per lo scambio di oggetti a costo zero, il “non negozio” di Bolzano vuole essere anche un laboratorio condiviso con chiunque volesse dare il proprio contributo in termini di tempo, disponibilità e collaborazione. Per questo “Passamano” mette a disposizione una biblioteca con sala riunioni da 30 posti a sedere e proiettore per serate e incontri tematici. Obiettivo dichiarato, infatti, è quello di diventare vero e proprio info point su temi come consumo consapevole, riciclo e riutilizzo, eco villaggi, animalismo, cucina vegetariana e vegana, turismo responsabile e diritti umani… oltre, ovviamente, a fornire informazioni e approfondimenti sulla teoria economica della decrescita e sul movimento Transition Town.

     

    Aggiornamento, 15 giugno 2012: Il giocattolo sembra già mostrare qualche crepa, purtroppo. Riceviamo la nota di “Transition Bolzano“, il gruppo animatore del progetto “Passamano” comunica infatti di aver preso le distanze dall’attività svolta nel negozio di via Rovigo 22 in quel di Bolzano: «Noi ideatori e fondatori del progetto Passamano comunichiamo che le attività che si svolgono nel negozio messo a nostra disposizione in via Rovigo a Bolzano non rappresentano  più i principi dell’iniziativa originaria.  Il proprietario del negozio, infatti, ha spontaneamente cambiato le regole principali, prendendo il controllo esclusivo nella gestione del progetto e di fatto escludendo contemporaneamente gli altri fondatori e gran parte dei partecipanti. Il progetto nasce all’interno del gruppo informale “Transition Bolzano” con l’intenzione di portare avanti principi tesi alla creazione di una città più partecipativa, sostenibile e resistente alle crisi. […] Ora su alcuni oggetti scelti vengono concordate le offerte, riproponendo così schemi comuni di mercato che sono legati esclusivamente al denaro[…]»

     

  • La Pasqua fra usanze e tradizioni antiche: l’uovo, l’agnello e la colomba

    La Pasqua fra usanze e tradizioni antiche: l’uovo, l’agnello e la colomba

    Le Uova di PasquaSiamo in pieno periodo primaverile quello, che in antiche comunità ancestrali, iniziava con grandi feste nelle quali si celebravano riti propiziatori e si consumavano roghi di simulacri, bene augurali per la fecondità della terra. La purificazione attraverso il fuoco era un gesto simbolico, di origine contadina, che incarnava idealmente il passaggio dalla vita alla morte e da quest’ultima ad una nuova rinascita,  seguendo il ciclo fisiologico della natura.

    L’ideologia cristiana ha assorbito queste usanze idolatre trasformandole in una solennità religiosa di resurrezione e di speranza per una nuova vita oltre la morte: la Pasqua.

    Sull’origine del nome che  deriva dall’ebraico Pesàh, dal latino Pascha e dal greco πἄσχα e che possiamo tradurre con il termine “transitare oltre”, “saltare”, vi sono molte versioni. Quella giudaica la collega allo scampato pericolo dalla morte dei primogeniti egiziani, quando l’angelo vendicatore  “transitò oltre” le case  degli ebrei “segnate” col sangue degli agnelli. In pratica, però, il suo ricordo storico è da identificarsi con la liberazione di questo popolo che iniziò precisamente  in quella notte e che viene fissata il 14 del primo mese (nisan) dell’anno, che nell’antico calendario lunare, cadeva nel primo plenilunio, dopo l’equinozio di marzo.

    La variante pagana la lega  alle consuetudini pastorali giudaiche  e alle feste che si celebravano, sempre nel plenilunio di primavera, nei giorni antecedenti la partenza per i pascoli estivi, in cui si sacrificavano i primi nati del gregge, col cui sangue si marcavano le abitazioni e gli animali al fine di preservarli dalle sventure. Per loro, il Pesàh , nel significato di “saltare”, era riferito ai balzi rituali delle danze che accompagnavano la festa.

    La prima documentazione certa della Pasqua cristiana si ha  intorno al II-III secolo d .C. Anch’essa si celebra la domenica dopo il plenilunio di primavera ma, in un calendario solare, è necessariamente mobile e cade in un intervallo che ha come estremi il 22marzo e il 25 aprile. Anche l’antica simbologia, seppur mutata di significato,  rimane. Un esempio ci è dato dal rito delle ceneri in cui vengono bruciati gli ulivi consacrati  dell’anno precedente  e la polvere “sacra” viene imposta sulla fronte dei fedeli a monito di quel “transito” finale che porterà alla resurrezione nella comunione degli spiriti. Questa tradizione non risulta molto dissimile dall’avita usanza di seppellire le braci dei falò pagani, quasi a ridare alla terra un concime di “passate energie”, per il rinnovarsi di nuovi frutti.  L’olocausto dell’antico agnello, poi, nell’immaginario religioso, è trasmutato nella figura del figlio di Dio, offerta sacrificale di salvezza ma, poiché, non siamo fatti solo di spirito, nel menù pasquale dei nostri giorni, non può mancare questo tenero “ovino”, variamente cucinato secondo le ricette culinarie tipiche di ogni regione.

     

    LE UOVA DI PASQUA

    A proposito di “ovini”, o meglio, di uova… come si inserisce in queste storie  la consuetudine di regalarle? La prima testimonianza, in Italia, pare  risalga al 1865, quando a distribuirle sarebbe stata, a Torino, la maschera carnevalesca di Gianduja. Ma perché proprio l’uovo? Dobbiamo scavare nella memoria storica: la primavera, col rifiorire della vegetazione  e le temperature più miti, risulta essere un periodo ideale per la fecondazione degli animali e in particolare degli uccelli.  Le “cocche” appena deposte rappresentavano per l’uomo “cacciatore” una provvida fonte di cibo dopo le ristrettezze invernali e il donarle, per estrapolazione, diventava un messaggio di speranza per una vita di serena prosperità.

    Decorate, dipinte, rifasciate, scolpite o “nature”, di cioccolata, di legno, di ceramica, le uova hanno, da sempre, accompagnato il cammino dell’uomo, con mille tradizioni che, per brevità, trascriviamo solo le più curiose: venivano interrate nelle fondamenta degli edifici per tenere lontano il malocchio, erano “covate” in grembo dalle donne in stato interessante per riuscire ad indovinare il sesso del nascituro, le novelle spose le scavalcavano prima di entrare nella nuova dimora e, ancora oggi, in Val Badia, una delle valli più belle delle dolomiti, le ragazze sono solite regalarne due ai ragazzi che conoscono, quattro ai seccatori, sei al fidanzato, numero che sale a 12 se è quello che intendono sposare entro l’anno. Anche questo prodotto della natura vanta una casta nobile: le famose uova di Peter Carl Fabergè, valente orafo russo che, nel 1883, su commissione dello zar Alessandro, creò per la zarina Maria, un piccolo uovo dal guscio in  platino smaltato, con all’interno “un tuorlo” d’oro che nascondeva, a sua volta, un pulcino anch’esso d’oro.

     

    LA COLOMBA

    Altra tradizionale delizia del palato, immancabile sul desco pasquale, è la colomba. L’origine di consumare questo dolce pare abbia natali longobardi. Si narra che il re Alboino ne ricevette uno similare, durante l’assedio di Pavia, in segno di pace. Più suggestiva è la versione secondo la quale San Colombano, invitato ad un banchetto dai reali, si rifiutò di consumare la carne, perché in periodo quaresimale, ma, per non offendere la regina Teodolinda, affermò che se ne sarebbe nutrito solo dopo aver benedetto il cibo. Espletato il sacro gesto, miracolosamente, le pietanze si tramutarono in colombe di pane, bianco come le tuniche monacali.  Quale ne sia l’origine presupposta, la certezza ci viene dalla ditta Motta che, nel 1900, grazie ad un’idea di Dino Villani, direttore della pubblicità, diede il via alla sua produzione, ricetta poi ripresa da altre industrie dolciarie, prima fra tutte quella fondata da Angelo Vergani (1944) e che si arricchisce , oggi, di versioni variamente modificate con l’aggiunta di creme o coccolato.

    Per concludere con un po’ di magia e per coloro che ci credono, sappiate che l’acqua della notte di Pasqua sembra essere miracolosa contro l’insorgere di malanni per cui, quando si sciolgono le campane, in Sicilia, gli ammalati si immergono in mare mentre i contadini romagnoli si bagnano gli occhi. Più originali gli abitanti di Slesia e Sassonia: attribuendo all’acqua pasquale il potere di rendere belle le ragazze, si nascondono presso la riva del fiume o nei pressi di una fontana per aspergere le fanciulle al loro passaggio. Se qualcuno confida nei miracoli non rimane che provarci.

     

    Adriana Morando

  • Chirurgia estetica, lipostruttura: togliere grasso dai fianchi per rifarsi il seno

    Chirurgia estetica, lipostruttura: togliere grasso dai fianchi per rifarsi il seno

    Seno, DecolleteTogliere un po’ di grasso da pancia e fianchi e spostarlo nel décolléte per avere un seno più prosperoso: l’intervento si chiama lipofilling del seno o lipostruttura e sta prendendo sempre più piede nel mondo della chirurgia estetica, anche in Italia. L’ultimo segnale positivo nei confronti di questa tecnica arriva dalla Società francese di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica che ha sdoganato l’intervento esprimendo un parere favorevole: “la tecnica di trasferimento di grasso nelle mammelle è attualmente una tecnica cui va riconosciuta grande efficacia” ed è stata indicata come “eventuale alternativa all’utilizzo delle tradizionali protesi”, pur suggerendo un attento monitoraggio dei casi trattati.

    «Lo scandalo Pip, quello delle protesi riempite con silicone industriale dalla francese Poly Implant Prothése, afferma Giovanni Botti, presidente dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica – ha spinto i medici a riconsiderare le soluzioni esistenti e a orientarsi anche verso tecniche alternative per aumentare il volume del seno o correggere eventuali asimmetrie: fra queste la più convincente si è rivelata il trasferimento di grasso».

    Se i francesi hanno sostanzialmente dato il via libera al trattamento, la posizione espressa dall’associazione italiana è più prudente: «La lipostruttura al seno oggi è un intervento piuttosto diffuso in Italia e i riscontri che abbiamo sono molti positivi – continua il presidente – esistono studi che confermano la bontà di questo tipo di intervento in casi di ricostruzione: sono stati monitorati i risultati dei trattamenti di mastoplastica ricostruttiva con lipofilling dopo asportazione del seno per tumore per più di dieci anni e i risultati sono confortanti. In campo puramente estetico però, stiamo attendendo studi clinici che sono ancora in corso. Ci vuole tempo per conclusioni definitive

    «Parliamo di un tipo di intervento che non ha fornito finora elementi di pericolosità. E, se questo dovesse essere definitivamente confermato, ci troveremmo davanti ad una possibilità nuova, da considerare in molti casi alternativa alla più tradizionale mastoplastica additiva».

    L’intervento di lipostruttura delle mammelle non comporta cicatrici, in quanto il grasso, opportunamente trattato dopo il suo prelievo da altre parti del corpo, viene iniettato con delle punture e i fori scompaiono in breve tempo senza lasciare traccia. Anche il decorso è molto più soft rispetto all’inserimento di una protesi. «Occorre però – conclude Botti – che il trattamento sia praticato in modo conforme ai dati e ai protocolli verificati della scienza e che sia realizzato in ambiente chirurgico, da un chirurgo plastico o da un chirurgo formato specificamente per eseguire questa procedura. La pratica di questa tecnica al di fuori di questo quadro chirurgico deve essere considerata pericolosa per le pazienti».

  • Zampa Gemella: è genovese il social network di incontri per cani

    Zampa Gemella: è genovese il social network di incontri per cani

    Cane“Zampa Gemella, e se fido si fidanzasse?”, si presenta così il primo social network di incontri per cani, un progetto ancora in fase di lancio ideato e sviluppato da un genovese, Stefano Petrone, web developer con una grande passione per le quattro zampe.

    L’idea è quella di creare un punto di incontro sul web per coloro che vogliono far accoppiare il proprio cane, ma non un semplice forum, bensì un vero e proprio social network dove i singoli profili sono incentrati sugli animali e non sui padroni. Ricerca degli amici organizzata per età, dagli 1 ai 27 anni, per luogo di nascita e di domicilio e, ovviamente, per sesso.

    Le abitudini, le passioni, i luoghi abituali per le passeggiate, i giochi che più lo divertono… Oltre a conoscere e poter incontrare (grazia alla mappa in ogni profilo) gli amici a quattro zampe, “Zampa Gemella” offre l’opportunità di interagire con tanti appassionati potendo così condividere esperienze, chiedere consigli e, perché no, trovare il dogsitter.

    Non poteva mancare la possibilità di caricare e condividere immagini e una sezione incentrata sugli eventi dedicati ai cani. Per ora il sito è in fase beta (“Zampa Gemella è un cucciolo e come tale i suoi mamma e papà lo stanno istruendo a dovere…”) e non si escludono nuove sorprese.

  • Osservatorio Astronomico Righi: sabato va in scena il Sistema Solare

    Osservatorio Astronomico Righi: sabato va in scena il Sistema Solare

    L'Osservatorio Astronomico del Righi a GenovaSabato 10 marzo, nell’ambito del calendario delle aperture mensili dell’Osservatorio Astronomico del Righi, è in programma “La notte dei pianeti“: nell’arco di poche ore dopo il tramonto sarà possibile osservare i corpi principali del nostro Sistema Solare: dapprima Venere e Giove, quindi Marte, e infine, verso mezzanotte, Saturno e la Luna.

    A partire dalle ore 19.30 verranno organizzati turni di visita in Osservatorio, della durata di 30 minuti circa e per un massimo di 15 persone per turno. Parallelamente, nell’Aula didattica-Planetario, sempre a partire dalle ore 19.30 e ogni ora circa, sarà possibile seguire un’animazione dedicata ai pianeti del Sistema Solare. Per accedere alle due cupole (Aula Planetario e Osservatorio) è richiesto un contributo spese rispettivamente di 5 € e di 3 €. Non è prevista la prenotazione.

     

    L’OSSERVATORIO ASTRONOMICO DEL RIGHI – Venne edificato nel 1939, grazie all’opera di due appassionati il Prof Gugliemo Marconi e il Prof. Alfredo Carlo Murri, ma nel corso degli anni il suo utilizzo, per diverse vicissitudini, rimase sempre riservato a pochi privati fino al totale abbandono avvenuto nel corso degli anni ’70.

    Nel 1998 il Club Cacciatori Castellaccio decise di chiedere la gestione di quello che rimaneva dell’Osservatorio, una piccola specola
    abbandonata che sorgeva poco lontano dalla sede sociale dell’associazione.

    Oggi l’Osservatorio è rinato grazie alla volontà di appassionati ed esperti: incontri didattici, visite delle scuole e anche un particolare successo che ha portato il nome dell’Osservatorio genovese agli onori della cronaca internazionale. Eh si, perché il 24 agosto 2011 Marina Costa, resp. per la didattica dell’Osservatorio, ha scattato le primissime immagini al mondo dell’esplosione della Supernova SN 2011fe avvenuta a 21 milioni d’anni luce dalla Terra. Prima ancora che gli astronomi del Palomar Observatory ne dessero notizia.

  • Londra, i cartelloni pubblicitari riconoscono il sesso dei passanti

    Londra, i cartelloni pubblicitari riconoscono il sesso dei passanti

    The Plan UKPubblicità di genere, potremmo definirla. A Londra l’associazione di volontariato Plan Uk ha installato alle fermate dei bus un cartellone pubblicitario che riconosce il sesso di chi lo guarda e trasmette un messaggio diverso a seconda se si tratta di un uomo o una donna. Ma non è tutto… quando il cartellone avverte la presenza di un essere umano chiede di avvicinarsi e guardare.

    Nel caso specifico della campagna presentata dall’associazione, il messaggio riservato al genere femminile verte sull’importanza della libertà di scelta per le donne, trasmettendo immagini per sensibilizzare su quanto, in molte parti del mondo, non sia un diritto scontato. Se invece sei un uomo, la pubblicità ti spiega le differenze fra la vita di uomo e di una donna in termini di lavoro, opportunità e diritti.

    Guardando però l’iniziativa dal punto di vista del marketing, Plan Uk ha sfondato un portone. Perché in questo caso si tratta di informazione sociale, ma una simile strategia potrebbe ovviamente essere applicata per promuovere e vendere prodotti. Chi di voi ricorda il film “Minority Report” di Steven Spielberg? In quella Washington futuristica i cartelloni pubblicitari riconoscevano i singoli passanti mostrando loro messaggi in linea con i propri interessi e le proprie passioni… La tecnologia inaugurata a Londra può in questo senso rivoluzionare il mondo della cartellonistica pubblicitaria?

     

  • Pinterest, bacheca digitale: ecco il social network delle immagini

    Pinterest, bacheca digitale: ecco il social network delle immagini

    PintarestCon dodici milioni di utenti a febbraio 2012, Pinterest.com è tra i 150 website più visitati al mondo e si tratta del sito che più velocemente ha superato la soglia dei 10 milioni di visitatori nella storia di Internet.

    In Italia non è ancora sulla cresta dell’onda (il dominio pintarest.it farà la fortuna di qualcuno…), ma il nuovo “social network” made in USA sta attirando l’attenzione, oltre che di milioni di persone, anche dei media statunitensi (Wall Street Journal in testa) e dei brand internazionali tra cui le aziende italiane Benetton, Einaudi e Telecom.

    Pinterest è una bacheca digitale su cui appuntare quotidianamente le immagini della propria giornata, foto scattate personalmente o prese da internet oppure dalle bacheche degli amici, attraverso le immagini si ci racconta e si condividono interessi e umori; ad una prima occhiata sembra un vastissimo catalogo dove sono moda, fitness e bellezza a farla da padrone. Un “social” per ora frequentato principalmente dalle donne, in America infatti l’82% degli utenti si stima essere di sesso femminile.

    Interessante, come accennato in precedenza, è l’utilizzo di Pinterest per fare marketing. Oltre alle bacheche delle grandi firme della moda, di testate giornalistiche e riviste di settore, di multinazionali e aziende di ogni tipo, anche i siti di e-commerce stanno puntando molto su questo nuovo mezzo di comunicazione digitale, trovando strade spesso molto originali per legare il proprio marchio a volti o immagini.

    Pinterest è nato solo un anno fa e gli stessi fondatori si trovano oggi spiazzati da un così rapido successo. I grandi guadagni non sono ancora arrivati, anche perchè non esiste una vera e propria strategia aziendale; in parole povere, i fondatori del sito stanno ancora cercando di capire come fare a diventare milionari. Di questo passo, non sarà troppo complicato.