Tag: teatro

  • Resistere e Creare, seconda edizione al Teatro della Tosse

    Resistere e Creare, seconda edizione al Teatro della Tosse

    resistere-creare-teatro-tosse-2016Da anni vediamo che politica e socialità  sono tornate negli spazi cittadini: una dirompente volontà comune di  resistenza, di far politica come governo della “polis”e della cosa pubblica. Il corpo è  centrale, esposto e protagonista nella dimensione urbana. Ecco la RIVOLTA, il corpo che danza in tutti gli spazi del teatro ma anche all’esterno.

    Per questa seconda edizione il Teatro propone un lungo cartellonei con 14 spettacoli, 2 laboratori, una mostra fotografica, la proiezione di Wim documentario su Vandekeybus girato dalla sorella Lut, un seminario di contact improvisation con Joerg Hassmann, danze popolari, incontri, performance, una dedica a Shakespeare e una festa finale di chiusura.
    Anche l’edizione 2016 occuperà tutti gli spazi dei Teatri di Sant’Agostino, camerini compresi, e avrà alcune appendici al di fuori del teatro come nella Zona Archeologica dei Giardini Luzzati e nel nuovo Luzzati Lab di Stradone Sant’Agostino. Per 18 giorni il Teatro della Tosse sarà il centro della danza nazionale e internazionale e accoglierà il meglio della scena contemporanea.

    Ogni sera gli spettacoli saranno preceduti da eventi, alcuni dei quali nel foyer della sala Trionfo.

    Il 30 novembre sarà inaugurata la mostra fotografica SOTTOSOPRA  di Patrizia Lanna, dedicata al teatro danza di ragazzi con disabilità.

    Oltre al seminario Suspension e Fluidity tenuto da Joerg Hassmann, con partecipanti da tutto il mondo, saranno due i laboratori che si terranno nel corso della rassegna: uno dedicato agli over 50 e uno per gli under 20 a cura di Arbalete, con partecipazione gratuita:

    Danzare oltre, incontro di danza per OVER 50  condotto da Nicoletta Bernardini e Claudia Monti, nasce dalla  positiva esperienza effettuata a partire dal 2009 al Teatro della Tosse.

    Danza per Under 20–Laboratorio di danza condotto da Nicoletta Bernardini, Cristiano Fabbri, Veronique Liaudat.

    Cartellone:

    Rassegna danza “RESISTERE e CREARE” dal 30.11 all’11.12 .
    Mostra fotografica “SOTTOSOPRA”       dal 30.11 all’11.12.
    Seminario “SOSPENSIONE e FLUIDITA’   sabato 26 novembre.

    BIGLIETTI

    Europium; In spite of wishing and wanting revival            euro 24,00

    Before Break; Killing Desdemona; I Dream                          euro 14,00

    Don’t be afraid; Viale dei Castagni 16; Now                          euro 10,00

    Caino e Abele; Carnet erotico; Sonetti; Dance (H)all          euro 8,00

    Mura; Out of this world; Wim                                                  euro 5,00

    Danza per under 20; Danzare Oltre: laboratori a numero chiuso, ingresso libero con prenotazione
    Sottosopra Ingresso libero

    Gli spettacoli non indicati sono a ingresso libero con un biglietto degli altri spettacoli in programma.

    Ogni giornata di rassegna prevede un biglietto giornaliero per assistere a più spettacoli nella stessa giornata a prezzo scontato.

    ABBONAMENTO

    ESCLUSIVA ONLINE. Componi il tuo abbonamento senza pagare diritti di prevendita scegliendo i titoli e le repliche che preferisci. Più compri meno spendi! L’abbonamento è acquistabile esclusivamente dal sito www.teatrodellatosse.it

    Aggiornamenti e novità sul programma sono disponibili sul sito www.teatrodellatosse.it –info 0102470793

     

    CARTELLONE

    30 novembre

    ore 18.30 inaugurazione Sottosopra
    ore 19.00 Nicoletta Bernardini
    preshow  Pray once, dance twice
    ore 20.30 Before Break
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    1 dicembre
    preshow Pray once, dance twice
    ore 20.30 Before Break
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    2 dicembre
    dalle 16.00 alle 19.30 Danzare oltre
    preshow Just
    ore 20.30 I dream
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    3 dicembre
    ore 18.30 Danza per under 20
    preshow Ja E’
    ore 20.30 Don’t be afraid
    biglietto giornaliero euro 10.00

     

    4 dicembre
    ore 16.00 Caino e Abele
    ore 18.30 Now
    ore 20.30 Viale dei castagni 16
    biglietto giornaliero euro 20.00

     

    6 dicembre
    preshow Insomnia
    ore 20.30 Killing Desdemona
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    7 dicembre
    preshow Soundscapes
    ore 19.00 Killing Desdemona
    preshow Insomnia
    ore 20.30 Europium
    biglietto giornaliero euro 24.00

     

    8 dicembre
    ore 18.00 e ore 19.30 Frammenti di Mura
    ore 18.30 Killing Desdemona
    premovie Longing for
    ore 20.30 _Lamenti
    ore 21.00 Wim
    biglietto giornaliero euro 14.00

     

    9 dicembre
    ore 18.00 e ore 19.30 Frammenti di Mura
    ore 18.30 Killing Desdemona
    ore 19.30 Out of this world
    preshow Longing for
    ore 20.30 In spite of wishing and wanting
    biglietto giornaliero euro 30.00

     

    10 dicembre
    ore 18.30 Killing Desdemona
    preshow Longing for
    ore 20.30 In spite of wishing and wanting
    biglietto giornaliero euro 24.00

     

    11 dicembre
    ore 18.30 Carnet erotico
    ore 19.30 Sonnets dance #121
    ore 20.30 _Lamenti
    ore 21.00 Dance (H)all
    biglietto giornaliero euro 15.00

  • “La dodicesima notte”, la tragicommedia di Shakespeare al Teatro della Corte fino al 27 novembre

    “La dodicesima notte”, la tragicommedia di Shakespeare al Teatro della Corte fino al 27 novembre

    © MaritatiIl teatro inglese, già “legalizzato” e protetto dalla regina Maria Tudor, giunge alla massima diffusione sotto la grande Elisabetta. Il primo teatro regolare si instaura a Londra nel 1576; nascono in breve i teatri del Globo, della Rosa, della Fortuna e, alla fine del regno elisabettiano, se ne contano undici. Sono teatri cortile, teatri taverna, dove le parti femminili sono ancora interpretate, come nel teatro antico, da giovani uomini: nel frattempo le produzioni sono intense nel numero e nelle elaborazioni.

    In questo contesto, William Shakespeare (1564 – 1616) approda a Londra a ventidue anni, dalla cittadina natale di Stratford ed entra al Globo da attore secondario, con il compito aggiuntivo di copiare vecchi testi. E mentre li copia, li studia, li rielabora, fino a produrne di originali.
    Da lui prende avvio un teatro contrapposto alle antiche strutture classiche, libero da regole, con un linguaggio che mescola poesia e prosa, cultura e popolare realismo.
    Nonostante gli studiosi dividano la sua produzione in drammi storici (es. Enrico V), tragedie (es. Amleto) e commedie, con Shakespeare convivono nello stesso testo il tragico ed il comico, il positivo ed il negativo della complessità della natura umana, sempre osservata e mai giudicata.

    Nello svolgimento de “La dodicesima notte prevale il tocco leggero e brillante del fantastico sognatore, moltiplicatore di ambiguità esistenziali e musico della parola, uno stile in cui la Germania dello Sturm und Drang riconoscerà parte dei propri ideali, l’impeto irrefrenabile, la supposta sregolatezza, ma soprattutto il gioco libero della fantasia, della passione giovane e vitale.
    “La dodicesima notte”,  chiamata anche “La notte dell’Epifania” (ovvero, della manifestazione) perché dodici sono i giorni che la dividono dal Natale, fu rappresentata con certezza il 2 febbraio 1602 al Middle Temple Hall e forse anche un anno prima, proprio il giorno dell’Epifania.

    © MaritatiAmbientata nell’antica regione  dell’Illiria, racconta una storia di amori e sotterfugi.
    I gemelli Viola e Sebastian, salvatisi da un naufragio all’insaputa l’uno dell’altro, si imbattono nel duca Orsino e nella dama Olivia. Viola, che dopo la presunta perdita del fratello si è camuffata da uomo ed è al servizio del duca, porta a Olivia i messaggi d’amore del padrone, ma quest’ultima si innamora di lei, credendola un lui: dopo una tragicomica serie di eventi arriva una lietissima fine.

    Trama parallela riguarda coloro che popolano la corte di Olivia: il giullare, il maggiordomo, la cameriera, lo zio sir Toby e sir Andrew Aguecheek. Il maggiordomo Malvolio viene beffato dagli altri cinque, che gli fanno credere di essere oggetto di tenere attenzioni da parte della padrona.
    I sentimenti familiari sono esaltati ed accentuati: convivono, come succede nella vita reale, con qualche pregiudizio sul formarsi della coppia  e con  tipologie umane banali e risapute.

    I giovani attori esibiscono tutta la loro bravura e la tecnica appresa nella scuola di recitazione del teatro stabile genovese: padronanza del corpo e dell’articolazione del linguaggio, mimica degna della miglior tradizione. Accanto ai costumi dell’epoca è inserita una musicalità in chiave decisamente moderna, che rende perplessi ma alla fine coinvolge gli stupiti spettatori.
    Elisa Prato

    “La dodicesima notte” di William Shakespeare, al Teatro della Corte fino al 27 novembre.
    Regia di Marco Sciaccaluga. Con  per l’interpretazione di Marco De Gaudio, Michele Maccaroni, Giovanni Annaloro, Mario Cangiano, Francesco Russo, Roberto Serpi, Emanuele Vito, Daniela Duchi, Roxana Doran, Sarah Paone. 

  • Stagione Ragazzi, alla Tosse il percorso artistico dedicato ai più piccoli

    Stagione Ragazzi, alla Tosse il percorso artistico dedicato ai più piccoli

    08-favole-saggezza-ht-gTorna la Stagione Ragazzi, il percorso artistico al Teatro della Tosse dedicato ai più giovani e alle loro famiglie.

    Per l’undicesima edizione sono in programma 20 spettacoli domenicali, 22 titoli mattutini, 5 produzioni Tosse e 1 coproduzione in prima nazionale con il Teatro del Piccione con cui da quest’anno la compagnia della Tosse ha iniziato una stretta collaborazione avviando il progetto “Cos’è casa”.

    Il primo appuntamento della stagione dedicata ai ragazzi, la più lunga della Liguria e una delle più longeve a livello nazionale, è alle porte: la prima data è fissata per il 13 novembre con “Il Gatto dagli stivali” del Teatrino dell’Erbamatta e prosegue senza sosta fino a maggio.
    Gli orari degli spettacoli  rimangono come ogni anno invariati: domenica pomeriggio con inizio alle ore 16, anticipati di un’ora dai laboratori. I prezzi per gli spettacoli sono 6 euro per i bambini, 8 euro per gli adulti e i carnet 50 euro per 10 ingressi utilizzabile da più persone contemporaneamente per uno stesso spettacolo. I laboratori domenicali sono inclusi nel prezzo del biglietto dello spettacolo.

    La mattina sarà dedicata al Teatro per le scuole. Da non perdere due spettacoli di forte impegno sociale, in collaborazione con Istituto Chiossone e l’Associazione Libera. Il 4 aprile arriva Teatro senza un senso … quello della vista della Compagnia Ma. Te., uno spettacolo dei sensi interattivo in cui il pubblico bendato e dotato di cuffie wi-fi assiste allo spettacolo attraverso gli altri sensi. Il 9 maggio invece la Compagnia Onirika del Sud presenta Radio Aut la voce di Peppino Impastato, che racconta la lotta contro le mafie e il dolore di una madre che perde il figlio. A seguire un incontro con l’associazione Libera che da molti anni è impegnata sul territorio per combattere le mafie.

    Cos’è  Casa

    16-magnifica-tempestaÈ un progetto in collaborazione con il Teatro del Piccione, realtà artistica  che opera nel campo del teatro per ragazzi, intorno al tema della casa con la realizzazione di tre spettacoli e di un laboratorio teatrale dedicato alle scuole.

    Il progetto è una riflessione artistica e poetica per e con le nuove generazioni sul concetto di identità e casa, un contenitore di esperienze che mette in atto modalità partecipative per analizzare un tema  di urgente attualità.

    I tre spettacoli sono: Piccoli eroi, che ha debuttato il mese scorso al festival Segni di infanzia e che racconta di una stanza contornata da un bosco e tre personaggi femminili che, accolgono gli spettatori per farli viaggiare immobili sulle loro sedie;  Escargot, un personaggio-lumaca che porta con sé la propria scena-casa, che debutterà a marzo 2017 al festival visioni di futuro visioni di teatro e infine Pollicino la rivisitazione della fiaba classica che sarà nel cartellone domenicale della Tosse il 9 aprile, per raccontare di una partenza, di un’avventura di scoperta, iniziazione e crescita e di un ritorno a casa.

    Fa parte del progetto anche il laboratorio “What is home”, un percorso di creazione condivisa che permette al gruppo di indagare sulla propria idea di casa e di trovare una forma poetica per comunicare agli altri in chiave teatrale, sintetica e dialogante.

    Operazione Robin Hood

    cenerentola-across-the-unverse-photo-rosaria-pastoressaContinua l’Operazione Robin Hood, la raccolta fondi che permette ai bambini di famiglie in difficoltà di vedere gratuitamente gli spettacoli del cartellone dedicato alle scuole.

    Il Teatro della Tosse anche quest’anno è anche uno dei punti di raccolta del progetto Help! Charity Shop di CCS Italia. Sarà possibile portare in teatro libri, cd e dvd per ragazzi, giochi, vestiti, maschere e accessori, tutto il materiale raccolto sarà poi esposto al point genovese di via Scurreria e il ricavato sarà trasformato in pasti caldi, kit sanitari e scolastici.

  • “Il berretto a sonagli” e le tre corde di Ciampa. Alla Corte, un Pirandello da non perdere

    “Il berretto a sonagli” e le tre corde di Ciampa. Alla Corte, un Pirandello da non perdere

    © Tommaso Le PeraLuigi Pirandello (1867-1936) arrivò ai cinquant’anni di età scrivendo novelle e romanzi originali, accolti da pubblico e critica senza eccessivi entusiasmi in quanto non badava alla pagina elegante e ben scritta, cara ai contemporanei, quanto ad agitare e capovolgere certezze, ad installare inquietudini e riflessioni.

    Per coinvolgere davvero ed arrivare alla fama, Pirandello ha dovuto riscrivere per il teatro le stesse storie proposte dalla sua novellistica, un teatro dove la parola è vigorosamente asservita all’espressione delle emozioni.

    “Il berretto a sonagli” (1917) centra perfettamente questo passaggio: non a caso la prima versione in dialetto siciliano fu affidata alla dirompente espressività di Angelo Musco. Prendendo spunto da alcune novelle scritte nel passato, l’autore racconta la sofferenza di un uomo e di una donna traditi dai rispettivi coniugi.

    Ciampa è un ossequioso scrivano al servizio della famiglia del cavalier Fiorica, con la quale lui e la giovane moglie convivono, in stanze attigue: da tempo è al corrente della relazione segreta tra la consorte Nina e il padrone di casa, che tollera in silenzio, tanto che quando la padrona, signora Beatrice, furibonda per la scoperta della tresca, lo convoca con l’intenzione di rivelargliela, le fa capire che già sa tutto ma che da una parte il suo rapporto coniugale è più importante (tanto che sarebbe disposto a lasciare la casa con Nina, perdendo il lavoro) e dall’altra…dall’altra la facciata della rispettabilità sociale deve essere salvata, ad ogni costo.

    La facciata è più importante della sostanza, tanto che a volte i confini tra le due sfere sfuggono e sfumano.

    @ Tommaso Le PeraPer condurre la signora Beatrice alla sensatezza, Ciampa si avvale della simbologia delle tre corde, che a suo dire tutti portiamo sulla fronte, quella civile e centrale del rispetto ed ossequio alle regole della società, quella seria del colloquio a quattr’occhi, quella pazza che fa perdere la vista e la ragione e va controllata: ma la corda civile deve prevalere e tutti, alla fine, ci guadagnano.

    Beatrice sceglie di denunciare e la reazione della famiglia, supportata dall’autorità del delegato, che diligentemente occulta le prove, è immediata ed inesorabile: la maschera della “pace domestica” deve essere rispettata ed esibita, dentro e fuori casa. Alla legge della rispettabilità di facciata si inchina alla fine Beatrice, accettando di fingersi pazza e di farsi rinchiudere.

    Ciampa e Beatrice portano entrambi, con reazioni diverse, il peso della loro sofferenza, ma mentre la donna si ripiega su se stessa, è lo sposo tradito, il collaboratore ossequioso, che  ha la reazione più spietata e crudele verso quella che ha gridato la verità, esortandola a gridarla ancora e poi ancora, affinché tutti si convincano della sua pazzia e dell’inconsistenza dell’accusa.

    Interpretazione eccellente fornita da attori di grande impatto, con una forte vis comica che accompagna, con celata amarezza, verso l’epilogo, assieme a una allegra e beffarda tarantella.


    Elisa Prato

    “Il berretto a sognali” di Luigi Pirandello, al Teatro della Corte fino al 13 novembre 2016.
    Regia di Sebastiano Lo Monaco. Con Sebastiano Lo Monaco
    , Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello, Viviana Larice, Lina Bernardi, Rosario Petix, Claudio Mazzenga e Maria Laura Caselli.

  • Weekend a Genova tra scienza, teatro, musica e… hobby

    Weekend a Genova tra scienza, teatro, musica e… hobby

    Senza spondaUltimi giorni di Festival della Scienza, la cui 14ª edizione si concluderà domenica, ma anche musica e teatro nelle proposte per questo weekend a Genova. Già questa, sera, venerdì 4 novembre al Teatro dell’Archivolto, Ottavia Piccolo rende omaggio ad Anna Politkovskaja con “Donna non rieducabile”, uno spettacolo di Stefano Massini per la regia di Silvano Piccardi che ricorda la giornalista russa a dieci anni dal suo omicidio.

    Restando all’Archivolto, ma passando dalla Sala Modena alla Sala Mercato, sabato 5 novembre è di scena Giorgio Scaramuzzino con “Senza sponda, storie di uomini e migranti”, monologo pensato per i ragazzi ma perfettamente godibile anche da un pubblico adulto, che offre un quadro delle migrazioni che stanno attraversando l’Europa in questi anni. Lo spettacolo, tratto dall’omonimo libro di Marco Aime, sarà preceduto da un aperitivo multietnico servito a partire dalle 19,30 nell’atrio del teatro e da uno show cooking di Chef Kumané.

    100610-gmm-somergibile-nazario-sauro-galata-esterni-genova-ph-merlofotografia-1-29Il tema del mare, mutuato in tutt’altra luce, ci porta alle celebrazioni in programma sabato per i cent’anni dalla morte di Nazario Sauro: l’eroe della Grande Guerra sarà ricordato anche dal Galata Museo del Mare che renderà visitabile per la prima volta a soli 5 euro il sommergibile ormeggiato in Darsena e intitolato proprio al patriota italiano il cui nipote, anch’egli sommergibilista, si trova proprio a Genova per presentare presso lo Yacht Club di Genova il libro “Nazario Sauro, Storia di un marinaio”.

    Sempre sabato, a Castello d’Albertis, la serata benefica organizzata dal Coordinamento Ligure Donne Latino-Americane in collaborazione con il Museo delle Culture del Mondo per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni di Haiti e del Venezuela, due paesi dell’America latina messi in ginocchio, rispettivamente, dal passaggio dell’uragano Matthew e da una drammatica crisi economica.

    tom-waitsTutt’altra America è quella che, domenica sera, verrà raccontata dallo scrittore Marco Sommariva attingendo agli scritti di Charles Bukowski e alle canzoni di Tom Waits, reinterpretate dai musicisti Fabio Ricchebono, Giuliano Crosara, Mauro Annigoni ed Ezio Cavagnaro: l’appuntamento è alle ore 21 al Count Basie Jazz Club di Vico Tana.

    Ai Magazzini del Cotone, invece, da venerdì a domenica si svolge la 14ª edizione della fiera Fantasy & Hobby, un evento in continua crescita che, solo l’anno scorso, ha visto circa 15mila appassionati hobbisti e creativi raggiungere il capoluogo ligure per visitare gli 80 spazi espositivi occupati da produttori e rivenditori di materie prime e prodotti finiti delle varie tecniche dell’hobbistica femminile.

    Tornando sui palcoscenici, proseguono fino a domenica le repliche di Eurydice al Teatro della Tosse: il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo, interpretato da Gianmaria Martini, è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice, che rivive nella splendida interpretazione di Sarah Pesca, è un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. La regia è firmata da Emanuele Conte.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il qurto appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ibsen, La donna del mare” con Giulio Giorello e Gianna Schelotto e letture di Lunetta Savino.

    Infine, le mostre, a cominciare da quelle di Palazzo Ducale che presenta “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton; e ancora le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Teatro in carcere, il palco per “evadere” almeno con la mente. Le storie di Marassi e Pontedecimo

    Teatro in carcere, il palco per “evadere” almeno con la mente. Le storie di Marassi e Pontedecimo

    padiglione-40Entrano nelle carceri e permettono ai detenuti di uscire, almeno con la mente, dalle mura che li circondano. Sono i corsi di teatro che l’associazione culturale Teatro Necessario Onlus Genova e il Teatro dell’Ortica svolgono a Marassi e a Pontedecimo. Tutti i detenuti possono prenderne parte, a condizione che il regime di detenzione permetta loro di uscire dalla casa circondariale il giorno dello spettacolo. Fondamentale è la voglia di mettersi in gioco, di superare i propri limiti e di esibirsi in uno dei teatri più importanti di Genova, una volta l’anno.

    Un percorso che aiuta i detenuti a conoscere un lato di sé ancora nascosto, un modo per crescere personalmente e una strada che accelera il processo di chi è costretto a scontare una pena dietro le sbarre. Un teatro, appunto, «necessario» come spiegano gli stessi protagonisti perché «è un opportunità per sentirsi importanti, perché è un modo per evadere, perché è uno specchio della vita reale e perché ti fa sentire libero anche quando non lo sei».

    Un percorso «necessario» tanto che lo scorso maggio è stato costruito ex novo, per la prima volta in Italia, una sala teatrale all’interno un carcere, quello di Marassi: il Teatro dell’Arca. Uno spazio polifunzionale con circa 200 posti a sedere, dotato di strutture tecniche professionali, destinato soprattutto ai detenuti ma anche al pubblico esterno, che dopo essersi registrato può entrare da un ingresso dedicato. Una realtà destinata a portare la cultura teatrale, ma anche un punto d’incontro dove un applauso sorprende tanto chi lo riceve quanto chi lo produce. Dopo l’inaugurazione dello scorso maggio, il Teatro dell’Arca quest’anno ha ospitato la terza edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati”.

    “Scatenati”, la compagnia del Teatro Necessario di Marassi

    C’è chi interpreta Amleto, chi si cala nei panni di Pinocchio e chi entra nel personaggio di Romeo. Sono gli attori della compagnia teatrale “Scatenati”, detenuti del carcere di Marassi. Trenta ragazzi che hanno voglia di mettersi alla prova, superare la paura del palcoscenico, rispettare le regole del teatro e andare in scena una volta all’anno in uno dei più rinomati teatri genovesi. Un corso di recitazione gestito e portato avanti dall’associazione culturale Teatro Necessario Onlus Genova da oltre 10 anni all’interno della casa circondariale. «E’ il nostro undicesimo anno di vita – dice Sandro Baldacci, direttore artistico dell’associazione, regista e insegnate di recitazione – e come sempre, il nostro obiettivo è portare sul palco uno spettacolo professionale».

    Le abilità artistiche e la professionalità degli attori della compagnia sono riconosciute anche dal pubblico che di anno in anno è sempre più numeroso. Nella scorsa stagione gli “Scatenati” hanno fatto il tutto esaurito alla Corte: oltre 6 mila presenze in meno di una settimana. «Una grande soddisfazione per noi, ma anche un grande successo per il Teatro».

    Il prossimo appuntamento con gli “Scatenati” sarà dal 18 al 23 aprile 2017, sempre sul palco della Corte, con lo spettacolo Billy Budd marinaio e si spera che il pubblico risponda positivamente come nelle passate edizioni. Ogni stagione viene messo in scena uno spettacolo diverso: dai testi autobiografici scritti e tratti dalle esperienze personali dei detenuti ai classici di Shakespeare, da “Pinocchio” (che per gli Scatenati è Pinokkio) ad “Angeli con la Pistola”, il musical tratto dal racconto “Madame La Gimp” di Damon Runyon. «Anche quando interpretiamo testi già esistenti – dice Baldacci – li riadattiamo anche in base agli attori che compongono la compagnia».

    La compagnia è molto variabile, di anno in anno cambiano quasi tutti gli attori; alcuni lasciano perché hanno finito di scontare la propria pena, altri perché, dimostrando una buona condotta al corso, hanno ottenuto un lavoro fuori dal carcere. «Il nostro corso di recitazione è importante per i detenuti anche dal punto di vista psicologico – continua Baldacci – è un percorso rieducativo, un lavoro di gruppo che insegna la disciplina del palcoscenico e induce a conoscere lati di sé finora sconosciuti».

    Un percorso che certamente aiuta a sbloccare situazioni interiori, personali e che, di conseguenza, porta cambiamenti positivi anche nella vita reale come lo sconto di pena o l’ottenimento di percorsi lavorativi fuori dal carcere. «La valenza psicologica e riabilitativa per noi è un aspetto molto importante ma secondario nel progetto – conclude il direttore artistico – il nostro primo obiettivo è realizzare un’ottima performance; il risvolto psicologico e interiore viene da sé durante tutto il percorso»

    Teatro dell’Ortica, il teatro sociale e pedagogico a Pontedecimo

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    Un teatro sociale e pedagogico che porta in scena detenute e bambini. Un lavoro che Anna Solaro, educatrice professionista, svolge da otto anni per far evadere con la mente e l’immaginazione le donne del carcere di Pontedecimo. Da otto anni va in scena uno spettacolo nato dal lavoro condiviso delle detenute, dei bambini della scuola primaria “Anna Frank” di Serra Riccò e della scuola primaria Daneo, dei ragazzi della scuola secondaria di secondo grado “Don Milani” di Genova e di alcuni genitori. «E’ un progetto che crea un ponte tra il dentro e il fuori – racconta Anna – è molto importante per le detenute perché permette loro di avere un contatto con l’esterno ed è altrettanto fondamentale per i ragazzi che conoscono così realtà poco comuni».

    Il teatro è un modo per superare le difficoltà, un luogo in cui si rivivono emozioni e si fanno i conti con parti del proprio inconscio a noi sconosciute. «Dentro le emozioni sono amplificate e intrecciate a sensi di colpa, nostalgia e insicurezza – continua Solaro Noi, attraverso gli spettacolo teatrali, aiutiamo le donne a superare alcune difficoltà. Trattiamo il tema della genitorialità, che è molto sentito e toccante per le ragazze che sono in carcere».

    Con questa attività teatrale, le detenute hanno la possibilità di confrontarsi con l’esterno, di conoscere altri rapporti genitori-figli e magari smorzare quei sentimenti negativi che rendono la loro vita ancora più difficile di quello che già è. Gli adulti che partecipano al progetto rappresentano un punto di riferimento per le detenute, un esempio solido con cui confrontarsi, figure che per certi versi possono essere anche consolatorie o che, comunque, dimostrano che la normalità assoluta non esiste.

    «Non vogliamo che questa conoscenza termini con il teatro – dice Solaro – ma ci piacerebbe che la donna, una volta uscita dal carcere, ritrovasse la persona con cui ha collaborato in scena, anche nella nuova vita reale». 

    Il primo incontro tra “dentro e fuori” parte dalle lettere scritte dai bambini alle detenute, strumento che crea una comunicazione e una sorta di legame. Sono proprio questi testi che danno il primo spunto per scrivere la trama degli spettacoli. «In scena mettiamo una riscrittura del vissuto delle detenute su determinati argomenti che sono usciti dalle lettere dei bambini». A interpretare i racconti autobiografici, dallo stile narrativo con sconfinamenti di tipo personale, sono almeno circa sessanta partecipanti, donne, bambini, adolescenti e genitori. Un grande gruppo che rappresenta la comunità. Prima di andare in scena tutti insieme, però, ci sono ore e ore di lavoro in gruppi separati. «Facciamo prove in carcere con le detenute, fuori con gli adulti e nelle scuole con i bambini e i ragazzi, i diversi gruppi di lavoro comunicano solo tramite me e le mie colleghe – conclude Solaro – il primo incontro tutti insieme è un momento bellissimo ed emozionante, come se si conoscessero da sempre».


    Elisabetta Cantalini

  • Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Ghost Tour di GenovaNon solo Festival della Scienza, la cui 14ª edizione è iniziata giovedì per concludersi il prossimo 6 novembre con oltre 270 eventi tra mostre, laboratori e spettacoli. Quello alle porte è infatti il lungo ponte di Ognissanti o, per meglio dire, il weekend di Halloween. Ed è proprio la festa delle zucche, infatti, a caratterizzare la maggior parte degli eventi in programma, a cominciare dal “Lungo weekend del mistero” che inizia venerdì 28 ottobre con “I Fantasmi della Torre Grimaldina” a Palazzo Ducale, prosegue sabato 29 con “I Fantasmi della Lanterna e del Mare” ovviamente alla Lanterna, La Mostruosa Caccia al Tesoro” di domenica 30 al Porto Antico ed il gran finale di lunedì 31 ottobre, la notte di Halloween, con il Ghost Tour di Genova dalle 20.30 in piazza Matteotti e, a seguire, nelle dieci strade e piazze del centro storico che fino alle 23 ospiteranno performance a ripetizione, tutte ispirate a streghe, spiriti e fantasmi.

    Stesso filo conduttore per l’Halloween Street Food Party in piazza Dante, una tre giorni all’insegna della musica e della buona tavola per una movida sostenibile e rispettosa dei residenti, dal 30 ottobre al 1 novembre incluso. Movida sostenibile, appunto, perché l’intenzione degli organizzatori è quella di coinvolgere anche gli abitanti meno giovani, per i quali è stata pensata la serata di ballo liscio con la Giandilo Band di domenica. La notte di Halloween sarà poi all’insegna dello swing e, infine, il giorno dei Santi è dedicato al folklore dell’Italia del Sud con i Kalimba e le loro pizziche, tarantelle e tammuriate.

    The Jazz VersionHalloween ai Luzzati si festeggia invece col “Gran ballo di Ognissanti” a partire dalle 22, ma preceduto da un “aperitivo da paura” a partire dalle 18. Ospiti dalla Spezia, il duo electro beat makers The Jazz Version in versione terror con l’aiuto del virtuoso David Stingaciu. Una contaminazione musicale jazz tra l’elettronica e le voci di mostri sacri come Duke Ellington, Charles Mingus, Herbie Hancock. Un sound ricercato che naviga dalle parti di sonorità chillout.

    Per i più piccoli, “Un Acquario da brivido” è quanto ha in serbo l’Acquario di Genova dalle 21 alle 23 di lunedì: luci spente e porte chiuse, il fantasma del pirata Jack Patella che da secoli vaga nelle profondità marine e un esperto dell’Acquario aiuteranno i partecipanti a sfatare terrificanti miti e leggende del mondo sommerso.

    Un passo indietro, a sabato e domenica, per “CiVivO / Vivi la strada / Abita l’arte”: due giorni di musica, arti, danze e gioco nel territorio, eccezionalmente chiuso al traffico, che comprende via Lomellini, piazza Fossatello, via Ponte Calvi, via San Luca, via del Campo, vico dell’Argento, salita dell’Oro, via Bensa e vico della Croce Bianca. Inoltre, sempre nell’ambito della manifestazione organizzata dal Civ Lomellini, sabato 29 ottobre alle ore 10,30 in piazza Fossatello si apre il dibattito “Arte di strada: nuova energia per la città” sull’arte come dispositivo di rigenerazione urbana e sulle regole funzionali per una convivenza. Un incontro aperto alla cittadinanza con le associazioni di settore e l’Ufficio alla Cultura del Comune di Genova. Domenica 30 ottobre alle ore 16 si parlerà, invece, di pedonalizzazione del quartiere con il flash mob “Car-free”.

    Capitolo teatri: ha debuttato mercoledì scorso alla Tosse l’Eurydice di Jean Anouilh, che resterà in scena fino al 6 novembre. Il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. Protagonisti dello spettacolo, la cui regia è firmata da Emanuele Conte, sono Sarah Pesca e Gianmaria Martini.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il terzo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ospiti dal mare sulla scena antica” con Moni Ovadia e Margherita Rubino.

    Infine, le mostre: l’ultima ad aggiungersi la settimana scorsa è stata “Warhol. Pop Society” a Palazzo Ducale, che fino al 26 febbraio renderà omaggio al più celebre artista del ‘900 a trent’anni esatti dalla sua morte. E poi, ancora al Ducale, gli scatti di Helmut Newton, le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Con “Eurydice”, alla Tosse rivive il mito dell’amore assoluto

    Con “Eurydice”, alla Tosse rivive il mito dell’amore assoluto

    Foto di Donato AquaroIl teatro della Tosse porta di nuovo in scena con “Eurydice” un lavoro di Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), scrittore, regista, sceneggiatore, noto per scrivere di teatro modernizzando classici greci.
    Nella mitologia, Euridice è la promessa sposa di Orfeo, poeta e cantore, simbolo del puro artista: insidiata da un pastore, calpesta, mentre tenta di fuggire, un serpente velenoso che la uccide col morso. Orfeo, disperato, scende nel regno delle tenebre per riaverla e commuove Ade, che alla fine concede alla fanciulla di tornare in vita seguendo l’innamorato verso l’uscita, a patto che lui non si volti mai a guardarla. Ma il giovane si volta e la perde per sempre. Da allora vive nel suo ricordo, implorando gli dei di dargli una seconda possibilità, finché Dioniso, adirato per essere stato posposto ad Apollo, lo fa uccidere dalle baccanti che lo smembrano. La sua testa verrà ritrovata mentre invoca ancora il nome di Euridice e finalmente, trovando degna sepoltura, sarà riunito all’amata.

    Nel lavoro di Anouilh, Orfeo è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali. Il ragazzo sogna l’amore, di cui ha una concezione ideale, assoluta e fuori dalla realtà, immagine incrementata dalla sua attività di musicista e poeta. Euridice è, invece, un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini: apparentemente disinvolta, vede in lui una possibilità di luce e di purezza, ma quando si accorge che l’innamorato la vede nel ruolo della donna tradizionale, che sa di non poter ricoprire, fugge da lui. Per lei l’amore è un punto luce, un attimo da ricordare, si illumina e si spegne, poi torna il quotidiano.

    In realtà, sia l’una che l’altro si chiudono, come “due involucri impermeabili”, in un concetto di amore da rivedere: troppo alto quello di lui, troppo pragmatico e “disperato” quello di lei. Non c’è grande amore senza la comprensione delle esigenze dell’amato, senza la mediazione delle reciproche aspettative, senza l’amorevole “correzione” dell’errore dell’altro: in altre parole, nulla è più fragile di un grande amore se, alla prima manifestata difficoltà, ciascuno dei due si ritira, spaventato dalla violazione del troppo “se stesso” proiettato sull’altro. In amore, non esistono cloni.

    Foto di Donato AquaroMa l’uomo moderno vuole davvero vivere l’amore? O fugge l’alternanza di luce ed ombra, o meglio, fugge la parte responsabile delle cose uniche e preziose? L’Ade, il regno dei morti, per gli antichi era un luogo tenebroso, dove le ombre si aggiravano senza più slanci ed emozioni, rimpiangendo la vita terrena; significativo il fatto che sia nel mito, sia nel dramma teatrale, gli amanti, per ricongiungersi, debbano morire. Come a voler dire “ebbene, se vi amate davvero, tollerate i disagi della vita di coppia reale, paghi di stare assieme”.

    Un lavoro da vedere, completato dall’atmosfera irreale conferita da una singolare scenografia .


    Elisa Prato

    + “Eurydice” di Jean Marie Anouilh, al Teatro della Tosse fino al 6 novembre.
    Regia di Emanuele Conte. Con 
    Alessio Aronne, Enrico Campanati, Alessandro Damerini, Pietro Fabbri, Susanna Gozzetti, Marco Lubrano, Gianmaria Martini, Fabrizio Matteini, Sarah Pesca.

  • Guccini, Genova e la mia prima volta “fuori casa”

    Guccini, Genova e la mia prima volta “fuori casa”

    Parole e musica, per raccontare tante storie, tra cui quella di un paese, il nostro, che è cambiato molto negli ultimi decenni. Testimone d’eccezione Francesco Guccini, cantautore e poeta di Pavana, che sul palco del Carlo Felice ha portato la sua vita e le sue canzoni. Il racconto di una serata, redatto da Aba News, che riportiamo di seguito, suggestionati dalle immagini e dalle dimensioni evocate da questo particolare incontro

    Francesco GucciniL’atmosfera è quella di una rimpatriata di compagni d’avventura, venuti ad ascoltare un vecchio amico. Sono per lo più i fan di sempre a riempire il Carlo Felice di Genova. Quelli che c’erano quando Francesco Guccini cantava con la chitarra tra le braccia e una bottiglia di vino a portata di mano. I fedeli in pellegrinaggio nella leggendaria Pavana continuano a portargliene in dono. «In effetti, non compro più vino da una vita – confessa lui al giornalista David Defilippi, sul palco per l’intervista che fa parte dello spettacolo e introduce il concerto della band priva del cantautore modenese – solo che me lo portano sempre rosso. La prossima volta (si gira verso la platea – ndr) gradirei un bianco, o un rosato». Non ha perso lo spirito, il cantautore che viene dall’appennino. Per circa un’ora scherza, racconta, ricorda. Incanta. I capi canuti e calvi dell’uditorio annuiscono, ridono, si emozionano. Tra loro, anche qualche ventenne e trentenne, ma non troppi.

    Guccini e Genova

    Che cosa lega Francesco Guccini alla città di Genova? La domanda è scontata, la risposta meno. Estate 1952. Francesco ha 12 anni, e il viaggio alla Madonna della Guardia è per lui la prima volta in una grande città e lontano dal mulino di Pavana. Alla stessa età, la figlia avrà già girato il mondo. Altri tempi. La Genova d’allora pareva l’America a chi non aveva mai visto il mare. Nella Superba lavorava una zia, da una famiglia di ricchi, che poteva permettersi l’estate in villeggiatura a Borzoli.
    Altri tempi, l’abbiamo già detto no? L’Italia di Francesco Guccini aveva gli orizzonti stretti del paese di montagna, un attaccamento ai luoghi sempre uguali oggi sconosciuto per noi che viaggiamo e ci muoviamo di continuo. Si puzzava. «Forse si, ma se si puzzava tutti non ci se ne accorgeva» – riflette l’autore di D’amore, di morte e d’altre sciocchezze – si mangiava meno di oggi, salvo nelle grandi occasioni come Natale e i matrimoni, quando si banchettava tanto. Ma davvero tanto. Oggi siamo tutti un po’ più fighetti e attenti alla dieta, vabbè io un po’ meno degli altri, all’epoca si mangiava un po’ quello che c’era. Capisco il punto di vista dei vegetariani, anche se io non lo sono. I vegani ammetto che mi lasciano un po’ perplesso».
    Erano tempi di germi e batteri a volontà, ma non ce ne si preoccupava più di tanto, di maglioni di lana fatti ai ferri che scaldavano, ma prudevano da morire. Di calzoni corti, che i bambini portavano anche in inverno. Poi, ma solo poi, è arrivata la musica. Prima, due anni di lavoro come giornalista alla Gazzetta di Modena. Ventimila lire al mese («non era tanto nemmeno allora», chiarisce lui), poi dimezzati quando prende due settimane di ferie, per la prima volta dopo due anni. «Mi fece girar molto le balle».
    Il primo gruppo del giovane Guccini sono gli Snackers, nome che non vuol dire niente, ma fa americano. Francesco, il più povero della comitiva, sceglie la chitarra, e inizia a suonarne una vecchia, costruita a mano da un parente. Il più ricco del gruppo sceglie la batteria. Inizia così la carriera del nostro come cantante di balera, che verrà abbandonata dopo pochi anni di relativo successo. «Farlo a vent’anni va benissimo, ma poi ho iniziato un altro mestiere».
    Musica d’autore è un’espressione un po’ inventata, secondo lui: «Un tempo era considerata tutta d’autore, poi si è iniziato a usare questa espressione per indicare quella con contenuti di maggior spessore». E di musica, oggi, non ne ascolta molta: «In radio passano un sacco di sciocchezze di nessun valore, ci sono giovani cantautori validi, che però non conosce nessuno». Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, invece? «Mi ha fatto un po’ d’invidia – scherza lui – e da parte sua far finta di niente e un po’ un sintomo di stronzaggine: persino Dario Fo si era messo in frack per andarlo a ritirare. Scherzi a parte, sono contento che la canzone abbia ricevuto un riconoscimento. Non ritengo che la musica sia poesia, sono due forme d’arte parallele e con pari dignità».

    Finisce di parlare dopo circa un’ora. Ci sono degli strumenti alle sue spalle che, mentre lui esce di scena, vengono occupati dai suoi storici compagni di palco (Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarre e voce; Vince Tempera, piano e tastiere; Antonio Marangolo, sax e tastiere; Pierluigi Mingotti, basso; Ivano Zanotti, batteria). Hanno voluto mantenere la band, si chiamano I Musici, e continuano a portare in giro per l’Italia le canzoni del maestro, talvolta in collaborazione con l’ex cantante dei Nomadi Danilo Sacco. Questa volta, la voce è di Flaco Biondini, il chitarrista argentino a cui si deve un netto miglioramento degli arrangiamenti. C’è lui, a sinistra e Vice Tempera, a destra. In mezzo, uno spazio vuoto. L’assenza dello storico leader (che sicuramente riderebbe di questa definizione) viene presto compensata dalla bravura dei nuovi interpreti. Flaco passa con maestria dalla chitarra elettrica all’acustica, si lancia nell’interpretazione di canzoni molto personali dell’autore come Vedi cara, Incontro o Eskimo (anche se in questi casi gli sembra «di indossare le mutande di Francesco») e di alcuni classici come L’avvelenata o Cyrano. Il pubblico si scalda poco a poco. Sentire le parole di Guccini cantate con la cadenza argentina di Biondini forse disorienta, almeno all’inizio. Poi, quasi senza accorgersene, le mani iniziano a battere il tempo, le voci a cantare. A La locomotiva qualche audace azzarda un pugno alzato. «Spero che canzoni come questa ci siano non per i prossimi anni, ma per i prossimi decenni – dice Flaco quando si spegne l’ultima nota – finché ci saranno, vuol dire che c’è ancora gente che ragiona in un certo modo».
    Chissà cosa ne pensa, Guccini, dello stravolgimento della scaletta. Iniziare con Canzone per un’amica e chiudere con La locomotiva era un rito obbligatorio quando cantava lui. Ieri, la prima non è stata fatta, la seconda è stata piazzata a metà del concerto. Si chiude conL’avvelenata, invece, con un «tanto ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, “un Salvini” o un prete a sparare cazzate» che infiamma la platea, e con Statale 17. Grazie a tutti, buonanotte, alla prossima.

  • Quel borghese gentiluomo di Molière buono per tutte le stagioni

    Quel borghese gentiluomo di Molière buono per tutte le stagioni

    Foto di Giuseppe MaritatiMolière ( 1622- 1673 ) ovvero Jean Baptiste Poquelin, fu uomo di teatro a tutto tondo, autore, attore, regista e, con scarso successo, anche impresario: non a torto viene definito il maggior autore comico di tutti i tempi. Mettendo a frutto gli insegnamenti dei comici dell’Arte, capì che il segreto del successo era adattare la lingua del teatro ai luoghi della provincia francese che percorreva con la sua troupe, alternando la tragedia alla farsa e usando in entrambe elementi visivi a effetto, tipici degli improvvisatori. Più tardi, raggiunto un certo benessere grazie alla protezione della famiglia reale, il suo teatro esprimerà l’intimo più vero dell’autore, dell’uomo che conosce solo le regole della ragione e che sfida la società organizzata e le sue costrizioni.

    Il borghese gentiluomo fu rappresentato per la prima volta nel 1670 davanti al re Luigi XIV. La trama, conosciutissima, racconta di un uomo, arricchitosi con il commercio che, carico di complessi di inferiorità sociale, spasima per i titoli nobiliari e perciò si circonda di aristocratici sussiegosi che sovvenziona a fondo perduto. Inoltre, il buon Jourdain (questo il nome del protagonista) è consapevole dei propri limiti culturali (ah, l’ortografia…) e aspira a migliorarsi, ma sceglie infelicemente i suoi maestri tra personaggi loschi e farseschi.
    Il canovaccio appare familiare allo spettatore che, consapevolmente o meno, riconosce nel protagonista figure a lui note e forse un poco di se stesso: piacevole è la ricchezza, più o meno meritata, ma un titolo nobiliare ne è sempre un’appetibile cornice.

    Pur nella comicità rutilante e serrata, non di rado becera, che imperversa nello spettacolo, l’autore non condanna e non assolve; in realtà sembra voler avvertire lo spettatore che l’ambizione smodata può far perdere il senso della misura e scadere nel ridicolo. Piuttosto Molière ritorna su temi “avanguardisti” del proprio pensare: il buon senso e la superiorità “pratica” femminile sono impersonati dalla moglie, inutilmente incombente, mentre una figlia, solo apparentemente ribelle, racconta il suo dissenso verso il matrimonio combinato.

    Un’opera che diverte, ora come allora, forse a tratti un po’ troppo caricata dalla regia con elementi a effetto, come le goffe danze “turche” che precedono gli sponsali. Scenografia affascinante e completata dall’allestimento, sempre suggestivo, della scena rotante.


    Elisa Prato

    + “Il borghese gentiluomo” di Molière, al Teatro Duse fino al 6 novembre 2016.
    Regia di Filippo Dini. Con Filippo Dini, Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Filippo Dini, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri, Ivan Zerbinati.

  • La Claque, al via la nona stagione per superare i 13 mila spettatori dell’anno scorso

    La Claque, al via la nona stagione per superare i 13 mila spettatori dell’anno scorso

    la-claque-2016-2017Riparte dal 13 ottobre prossimo l’attività de “La Claque”, che ormai da nove anni  affianca la produzione del Teatro della Tosse, dando spazio e visibilità a nuove band e artisti emergenti con  spettacoli che viaggiano attraverso ogni tipo d’arte, dalla musica alla poesia, dalla prosa al cabaret. Il piccolo locale bistrot ha accolto nel tempo un pubblico eterogeneo di ogni fascia d’età, versatile, entusiasta, curioso, e, perchè no, amante del tirar tardi la sera, regolamento sulla movida permettendo. Come da tradizione, il cartellone presenta una cinquantina di spettacoli proposti fino a capodanno, e che continueranno fino a primavera: un calendario decisamente denso, che quest’anno vede un particolare accentuarsi dello spazio dato alle attuali tematiche sociali. L’anno scorso più di 13 mila persone hanno seguito gli spettacoli, spesso facendo il tutto esaurito: per questo motivo, da quest’anno, un nuovo sistema di prenotazione sarà attivato, con un “appoggio” anche su il sito web del Teatro della Tosse.

    Nel corso della stagione 2016/2017 si rinnoveranno molte delle collaborazioni con realtà operanti nel mondo dell’arte e della cultura attive a livello locale e nazionale: la direzione artistica de La Claque si conferma un punto di riferimento per la scena culturale non solo della nostra città. La Claque nasce nel 2009 da un’idea di Emanuele Conte; da diverse stagioni è affidata al coordinamento artistico di Marina Petrillo,  storica collaboratrice della Tosse, che affianca il direttore artistico Amedeo Romeo e il presidente Emanuele Conte nella direzione della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse: uno spazio che si è costruito nel corso di questi anni una  reputazione a livello nazionale e internazionale allacciando rapporti e interscambi, partendo da un lavoro costante e capillare sul territorio d’origine, cercando di essere un luogo democratico assicurando a  band o artisti emergenti  le stesse condizioni di nomi già  affermati a livello internazionale.

    Il calendario de La Claque

    Tra le novità di quest’anno il nuovo murales creato dal progetto For Wall – Walk the Line eseguito da Fabio Petani e l’ omaggio a Lele Luzzati nel decennale della sua scomparsa con un’invenzione luminosa.

    Il primo appuntamento è con Interior/A un lavoro collettivo nato dentro la Claque e sviluppatosi attraverso l’incontro tra 6 diversi mezzi di interpretazione e creazione, 6 menti, 6 visioni, 6 anime: Suono – Corpo – Luce – Scenografia  – Regia – Fotografia. Interior/A è una produzione nata in residenza a La Claque. Un progetto articolato che fa confluire più forme d’arte in uno spazio comune e che sintetizza benissimo lo spirito che ha sempre contraddistinto La Claque in questi anni.

    Shades of a night è il titolo della  seconda serata in programma (14 ottobre): tre band genovesi si alternano sul palco con le loro diverse sfumature: BRICKLANE (Britpop, Indie Rock), ASHESTOASHES (Alternative Rock) e THE BOAT ENGINE MAKE NOISE (NoiseCore). La serata successiva saliranno sul palco il duo ligure  Marie and the sun che presenteranno il loro EP d’esordio, un lavoro dalle sonorità internazionali intriso di malinconia, amore e ritmi black.
    Il 16 ottobre appuntamento importante con lo spettacolo dei detenuti del carcere di Saluzzo che presentano Amunì uno spettacolo che parte dalla riflessione del tema della paternità vista dai detenuti. Lo spettacolo nasce da un progetto culturale di Voci erranti che ha diversi obiettivi sociali di reinserimento.

    Torneranno a calcare il palco le band della storica etichetta indipendente Black Widow Records con il live di Ingranaggi Della Valle e Cinquegrana Trio (19 novembre), I Pirati dei Caruggi invaderanno tutti i giovedì notte con la stralunata e contagiosa comicità di Fabrizio Casalino, Enrique Balbotin, Andrea Ceccon e Alessandro Bianchi, la musica contemporanea di Eutopia Ensemble guidata del Maestro Matteo Manzitti sarà protagonista di diverse serate (il programma completo è stato presentato alla stampa in questi giorni).

    Nel quadro della collaborazione con i Giardini Luzzati /il  Ce.STO il 21 ottobre verrà proiettato ufficialmente il cortometraggio sulle tematica dei rifugiati e richiedenti asilo Everywhere BetterGenoa is a place to be. La giornata proseguirà con incontri e tavole rotonde e si concluderà con lo spettacolo Lampemusa. Uno spettacolo di canzoni e racconti su Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

    Il 22 ottobre tornano i Fetish Calaveras il gruppo savonese che da più di dieci anni imperversa in tutti più importanti club musicali d’Italia. Il 26 ottobre Vincenzo Costantino Cinaski, poeta, scrittore e cantautore di culto che ha collaborato tra gli altri con Vinicio Capossela presenta il suo ultimo libro Nati per lasciar perdere.

    Il poeta/romanziere Claudio Pozzani, padre del festival internazionale della poesia di Genova, presenterà il 28 ottobre La realtà della speranza la nuova tournée di letture di Claudio Pozzani che sta toccando vari Paesi europei e non solo in cui  Pozzani fa incontrare le sue poesie con la musica, la danza, la fotografia e il video.

    Tra i nuovi appuntamenti di questa stagione anche Siamo uomini o caporali del Teatro di Camelot, uno spettacolo di teatro e musica ispirato ai diritti costituzionali diretto d Alberto Canepa che porta in scena attori con disabilità (29 ottobre).

    Altre collaborazione che si rinnovano sono quelle con Unconventional Cast che la notte di Halloween riprende il Rocky Horror Show sempre sold out la scorsa stagione e l’etichetta musicale Raindogs che il 27 novembre porta a Genova una tappa del tour europeo dei Jaga Jazzist gruppo sperimentale norvegese attivo da più di vent’anni. La scelta di includere Genova nel loro tour è il segnale di quanto autorevolezza La Claque ha assunto a livello europeo.

    Altro live da non perdere il 2 novembre, è quello dei RADIODERVISH il gruppo che più di ogni altro ha definito appieno una poetica e una visione del mondo schierata dalla parte di un’Italia ponte tra Europa e Mediterraneo.

    Il 12 novembre ritorna Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz che insieme a Giancarlo Onorato portano a Genova il loro Ex Live un vero e proprio concerto, in cui entrambi i musicisti portano sulle assi del palco, oltre ad alcune loro canzoni rilette con arrangiamenti scarni, anche una serie di brani di autori del rock mondiale (Lou Reed, The Velvet Underground, Beck, Nick Cave) che hanno inciso in modo ineluttabile sulle loro rispettive vite. Il tutto alternato da  alcune letture di Onorato dal libro Ex.

    La sera successiva (13 novembre) torna dopo il grande concerto dello scorso anno il Trio Bobo ovvero il cuore ritmico di Elio e le storie tese: Faso al basso, Meyer alla batteria e Alessio Menconi alla chitarra.

    Torneranno anche Federico Sirianni, presente già alla serata inaugurale de La Claque di nove anni fa, con un nuovo progetto dal titolo Il Santo (4 novembre) e Roberta Alloisio e Giovanni Giaccone con Harvey il coniglio, un talk concert surreale e ironico che rievocherà la figura del grande coniglio bianco amico di James Stewart nel film “Harvey” storico titolo del teatro e cinema  americano anni ’50 (17 dicembre).

    Ancora una volta i Rebis hanno scelto il nostro palco per presentare il loro nuovo lavoro dal titolo QUI (10 dicembre) e a un anno di distanza tornano l’Orage, il gruppo preferito da Francesco De Gregori, anche loro con un nuovo album in uscita, live a La Claque il 16 dicembre. Il genovese Paolo Gerbella dopo la presentazione di Io, Dino dello scorso anno torna con Tutto compreso amici inclusi(11 novembre).

    Tornano le sonorità brasiliane di Andrea Trabucco invece il 25 novembre con il live Ja è trip to Rio, già protagoniste di un concerto lo scorso anno. Il 26 novembre invece protagonista è il jazz di Paola Atzeni.

    La Claque sarà anche sede di alcuni appuntamenti della nuova edizione del Festival della Scienza di Genova. Il 5 novembre 1980 again, ovvero una serata in stile mods con una “guerra” a colpi di musica tra diversi gruppi. Ancora musica il 18 novembre con il cantautore Antonio Clemente mentre la prima parte dell’anno si chiude con due live molto attesi: il 21 dicembre il punk surreale di Chiazzetta e il 23 dicembre i Free Shots gruppo ligure che fa ballare a ritmo di Swing.

    E non finirà di certo qui! Tutti gli aggiornamenti li potete trovare sulla pagina Facebook de La Claque

     

  • Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    QUI CITTA' DI M. A.T.I.R.

    3/12/2016 – Aggiornamento programma

    • Lo spettacolo FIGLIDUNBRUTTODIO – per indisponibilità della Compagnia – slitterà in Stagione 16.17 – dalle date del 5-6 Maggio 2017 alle date del 9-10 Giugno 2017. 

    • Lo spettacolo INTERNO GIORNO – che per coprire il mese di Maggio altrimenti scoperto prenderà il posto di Figlidunbruttodio – slitterà in Stagione 16.17 dalle date del 9-10 Dicembre 2016 alle date del 5-6 Maggio 2017. 
    In sostituzione nelle date del 9-10 Dicembre 2016, Fuori Stagione Altrove 16.17 a grande richiesta verrà replicato lo spettacolo DIECI
    Una produzione Narramondo & Teatro Altrove che a Maggio sarà ospitato a New York, fresco del PREMIO NEW YORK (USA) / In scena! Italian Teather Festival, Maggio 2017

    Nel cuore del centro storico genovese esiste e resiste una realtà che coniuga teatro, cinema, musica e gastronomia: è il Teatro della Maddalena, l’Altrove, che rappresenta non solo un presidio di quartiere, ma anche, e soprattutto, un punto di riferimento essenziale per la cultura cittadina. La quarta stagione, presentata oggi, è quella della conferma e del salto di qualità; diverse gestioni negli anni scorsi hanno provato a far vivere questo piccolo gioiello genovese, ma mai con questi risultati e questa capacità di lavorare in prospettiva.

    «Il segreto sta nella forza del gruppo – spiega Giulia Iannello, dell’associazione Laboratorio Probabile Bellamy, che ha preso parte nel team del teatro – ognuno di noi proviene da esperienze differenti, con alle spalle ambiti artistici e culturali diversificati; come un tavolo con tante gambe per sorreggersi». L’avventura è nata nel 2013, con la vittoria del bando che promuoveva la gestione dello spazio per nove anni: «All’inizio non è stato facile, ma siamo riusciti ad aprire le porte ad un quartiere che ne aveva bisogno, come tutta questa parte della città. Oggi siamo partiti con la quarta stagione che è senza dubbio un traguardo ma anche un nuovo inizio, avendo la possibilità di contare su contributi che gli altri anni non abbiamo avuto». Il riferimento è alla Compagnia San Paolo nell’ambito del bando “Scadenza Unica 2016 Performing Arts” e al Comune di Genova, che in parte finanziano il progetto. Ad accompagnare la stagione, la campagna fotografica “Vivi Altrove”, finalizzata a promuovere l’uso “casalingo” di questo spazio: «Raccontando come ci si possa sentire a casa in questo luogo, che sa coniugare intimità, spettacolo, cultura e cucina», sottolinea Iannello.

    Le “gambe” di questo tavolo sono sette, ognuna con il suo ambito culturale diverso ma che unito agli altri li perfeziona perfezionandosi: il Laboratorio Probabile Bellamy, che si occupa di rassegne cinematografiche; DisorderDrama, che da anni produce e organizza concerti e spazi musicali d’avanguardia; l’associazione Belleville, che promuove eventi culturali a 360 gradi; l’associazione teatrale Narramondo, che produce e “divulga” spettacoli teatrali; poi abbiamo Arci Liguria, Arci Genova e Comunità di San Benedetto al Porto, che non hanno certo bisogno di presentazioni. L’unione di queste forze ha creato un luogo di cultura “abitabile” da tutti, nel cuore vivo della nostra città.

    Il programma dell’Altrove

    Il programma della stagione 2016/2017 è veramente ricchissimo; spiccano nel calendario Qui città di M, monologo di Piero Colaprico, interpretato dal Premio Ubu Arianna Scommegna e la pluripremiata Compagnia MusellaMazzarelli che debutta per la prima volta a Genova con lo spettacolo Figlidiunbruttodio. Spazio anche agli spettacoli “di casa”, quello targati Narramondo che, tra gli altri, presenta Interno Giorno, una nuova produzione Altrove che rappresenta la naturale prosecuzione del progetto di drammaturgia popolare intrapreso lo scorso luglio con lo spettacolo itinerante Altrove Out – Sguardi alle finestre. Anche quest’anno tante le partnership: da quella consolidata con Andersen, la rivista e il premio dei libri per ragazzi, a quella con il Circumnavigando Festival che porta in scena Finding No Man’s Land.

    altrove-fiumani-diaframmaMolti gli appuntamenti con il cinema, grazie alla rassegna curata dal Laboratorio Probabile Bellamy: da non perdere Intolerance: Cold War, una retrospettiva dedicata al confronto tra la cinematografia statunitense e quella sovietica durante gli anni della Guerra Fredda.

    Anche la musica avrà un ruolo da protagonista: DisorderDrama porterà sul teatro dell’Altrove grandi nomi del panorama alternativo italiano come Joasinho, progetto elettronico di Cico Beck dei Notwist, sul palco il 6 ottobre, mentre il 22 sarà la volta di Federico Fiumani dei Diaframma. Senza dimenticare la programmazione quotidiana della web Radio Gazzarra, che trasmette proprio dall’Altrove. Il circolo Arci Belleville proporrà ancora una volta il folk e la musica dei cantautori italiani contemporanei, senza rinunciare alle domeniche dedicate al ballo, alla musica occitana e alla danza delle quattro province.

    Il comparto gastronomico è assicurato dal Bistrot del Teatro, dove è possibile cenare a prezzi accessibili e con prodotti biologici o a KM zero e dove sono previsti appuntamenti e degustazioni con produttori locali che lavorano nel rispetto dell’ambiente e del territorio.

    Tutti i dettagli del stagione teatrale li potete trovare sul sito web del Teatro Altrove

    Non ci resta, quindi, che uscire di casa per andare a “casa”, che in questo caso si trova Altrove.

    Nicola Giordanella

  • L’uomo dal fiore in bocca, Pirandello apre la stagione dello Stabile al Duse

    L’uomo dal fiore in bocca, Pirandello apre la stagione dello Stabile al Duse

    © Le PeraLuigi Pirandello (1867-1936) comincia a scrivere di teatro mentre ancora prospera il “teatro borghese”, che propone tesi moral-sociali, anche d’avanguardia, ma sempre meno aderenti alla vita reale. Nella cornice del teatro del proprio tempo, l’autore immette la novità e l’energia di un pensiero singolare che, corredato da un dialogare serrato e viscerale, finisce per rompere “tranquillità” acquisite e far dubitare di ogni assetto precostituito. La vita, secondo Pirandello, è una beffa continua che non si lascia assaporare mai, fa vivere l’uomo in un’illusoria realtà del presente mentre lo lega ai ricordi del passato.

    Il fulcro del pensare pirandelliano è superbamente centrato da L’uomo dal fiore in bocca, rappresentato per la prima volta nel 1922, quando la vena dello scrittore, in età matura, si stava rivolgendo dalla letteratura al teatro, con forme vigorose e drammatiche, rimaste latenti nel romanziere, che ne decretarono il successo.

    © Le PeraLa scena si svolge nel cuore della notte in una remota stazione ferroviaria: due uomini si incontrano e uno si porge con rara gentilezza all’altro che ha perso il treno, fradicio di temporale, carico di pacchetti destinati alle donne di famiglia, gonfio di invettive verso la vita insoddisfacente che conduce, a suo dire, a causa delle stesse.
    Il personaggio lamentoso e “pacifico” dell’avventore ha in realtà lo scopo di fare da spalla allo sfogo sempre più incombente e incalzante dell’altro, affetto da un tumore dal nome tanto dolce da sembrare un musicale scioglilingua, ma che conduce inesorabilmente alla morte: il dialogo si trasforma in un monologo attraverso il progressivo ammutolimento dell’uomo “pacifico” che , fino alla rivelazione aperta, avverte il dramma senza comprenderlo appieno.
    La consapevolezza della prossima fine della vita aumenta la ricerca della vita mediante l’osservazione di quella degli  altri, comprese le azioni più ripetitive e insignificanti: il malato osserva ma anche spiega la vita al suo compagno e gli indica, quasi con gioia, come viverla godendo del quotidiano. Ma atteggiamenti bruschi e inattesi rivelano lo stato ossessivo del protagonista, teso, come tutti gli infermi, a commisurare la realtà alla propria situazione.

    Nell’azione si inseriscono brani che vorrebbero fornire spaccati di vita coniugale e che rivelano la cattiva e banale opinione sul genere femminile maturata nell’autore dall’infelice riuscita del proprio matrimonio.

    Interpretazione sublime, ambientazione indovinata, effetti sonori memorabili ed emblematici, come lo sbuffare della locomotiva a vapore  di un treno che non si lascia mai prendere, nonostante il convulso agitarsi del viaggiatore.

    Elisa Prato

    + “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, al Teatro Duse fino al 9 ottobre 2016.
    Regia di Gabriele Lavia. Con Gabriele Lavia, Michele Demaria, Barbara Alesse.

     

  • Weekend di pioggia? A Genova ci si consola con musica e teatro

    Weekend di pioggia? A Genova ci si consola con musica e teatro

    Count BasieDebutta in prima nazionale, venerdì 30 settembre al Teatro Duse di Genova con repliche fino al 9 ottobre, lo spettacolo “L’uomo dal fiore in bocca”, uno tra gli atti unici più rappresentati di Luigi Pirandello e tra i capolavori del ‘900. Regista e attore protagonista è Gabriele Lavia che sempre in questi giorni, a Genova, ha preso parte alle Giornate Pertiniane interpretando Filippo Turati nella riduzione de “Il processo di Savona” curata da Margherita Rubino. La settimana di celebrazioni per i 120 anni del presidente più amato dagli italiani si conclude il 30 settembre con la lectio magistralis di Giuliano Amato alle 17 presso la facoltà di Giurisprudenza in via Balbi 5.

    Domenica 2 ottobre ritorna “Apriamo Corso Italia”, un appuntamento ormai fisso che in questa sua edizione ospita l’Expo delle associazioni del territorio. Un’iniziativa per trascorrere una bella giornata all’aria aperta; dalle 10 fino alle 18 la carreggiata a mare sarà percorribile a piedi, con biciclette, pattini, skate e qualsiasi altro “mezzo” che non sia un veicolo.

    Tornando sul palco, sabato e domenica inaugura la nuova stagione anche il Teatro Garage con “Il maesto di tango”, un testo del genovese Mario Bagnara la cui storia ruota attorno a una dark lady e alla sua passione per un uomo e per il ballo. In un’ora e mezzo di spettacolo, almeno un terzo è dedicato al ritmo e ai passi del tango, uno stile che a Genova conta centinaia di danzatori e decine di corsi. E alla fine, gli spettatori sono invitati ad unirsi agli attori Federica Ruggero e Francesco Pedone, per proseguire nelle danze.

    Un passo indietro a venerdì, per il concerto lampo degli Zen Circus alla libreria Feltrinelli: l’occasione è data dalla presentazione de “La terza guerra mondiale”, il nuovo album della band toscana composta da Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano “Ufo” Schiavelli. A proposito di musica, sabato riapre i battenti il Count Basie, il circolo jazz di vico Tana il cui presidente onorario è nientemeno che Enrico Rava. Si inizia alle 19,30 con un ricco aperitivo a buffet cui seguiranno, a partire dalle 21, le session jazz e blues della Open Band composta dalla cantante Mila Ogliastro, Stefano Riggi al sax tenore, Luca Terzolo al pianoforte, Emanuele Valente al contrabbasso e Daviano Rotella alla batteria. Note in libertà anche giovedì 6 ottobre, per le vie del centro, in occasione di “Time Art”: una sorta di notte bianca musicale e artistica che dalle 18 a tarda sera si snoderà tra piazza San Matteo e vico Casana, passanndo per vico del Fieno e Pallavicini, tra concertini itineranti e piccole gallerie d’arte allestite nelle botteghe del quartiere.

    Largo spazio, come di consueto, anche alle mostre: al Museo “Edoardo Chiossone” di Villetta Di Negro ha appena inaugurato “Antologia della pittura giapponese”, una selezione della fortunatissima esposizione allestita nel 2014 e, da allora, spesso richiesta dagli appassionati di arte orientale.  Fino al 15 ottobre, invece, l’ex ospedale psichiatrico di Quarto ospita la mostra dedicata all’artista francese Colette Deblé che si inserisce nell’ambito di “Scrittura, arte, vita: Camille Claudel, Séverine, Antonia Pozzi”, manifestazione dedicata alla vita, all’arte, al sottile confine tra normalità e follia che, attraverso la storia di tre grandi donne ripercorsa dall’esilio in manicomio al loro addio alla vita. Oltre alla mostra, l’evento comprende performance, incontri e spettacoli teatrali, a cominciare da “Moi” di Chiara Pasetti – per la regia di Alberto Giusta e con l’attrice Lisa Galantini – il 30 settembre nella biblioteca dell’ ex ospedale.

    Intanto proseguono “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone ed Helmut Newton a Palazzo Ducale, mentre per gli appassionati di storia, al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, c’è  “Genova tesori d’archivio”, le cui perle sono due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine.

    Marco Gaviglio

  • Teatro Archivolto, 30 anni di storia e la nuova stagione

    Teatro Archivolto, 30 anni di storia e la nuova stagione

    immagine-festa-16-settSono 38 i titoli in cartellone e 30 gli anni che a breve compirà. E’ così che il Teatro dell’Archivolto comincia la stagione 2016/2017.
    Un anno ricco di eventi, oltre agli spettacoli serali si aggiungono le rassegne di teatro ragazzi dedicate alle famiglie e alle scuole, incontri, laboratori e progetti speciali.

    Il primo appuntamento è fissato per venerdì 16 settembre, alle 19 nella sala Gustavo Modena, una grande festa aperta al pubblico. Un brindisi collettivo targato #archivolto30 seguito da spettacoli affidati a Ugo Dighero, Maurizio Lastrico, gli ZenaSwingers e l’Orchestra Filarmonica di Sampierdarena.
    Si continua con i festeggiamenti per il traguardo degli “enta”. Venerdì 30 settembre alle ore 17.45 verrà allestita una tavola rotonda presso la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova per parlare della relazione tra storia culturale della città e Archivolto.

    A ottobre altri appuntamenti per celebrare il compleanno, venerdì 7, 14 e 21 sono in programma tre eventi denominati “30 anni di Archivolto – la Festa”. Sul palco un alternarsi di reading, performance, musica insieme a Daniel Pennac, Stefano Benni, Michele Serra. Non mancheranno gli artisti che hanno accompagnato l’Archivolto nel suo percorso artistico, da Claudio Bisio ad Ambra Angiolini, da Carla Signoris a Giorgio Scaramuzzino, da Marina Massironi a Mauro Pirovano, da Marcello Cesena a Valentina Lodovini, e poi Rosanna Naddeo, Simonetta Guarino, David Riondino, Elena Dragonetti, Angela Finocchiaro, gli Gnu Quartet, Eugenio Allegri.

    Per ripercorrere e ricordare questi trent’anni di storia del teatro ci sarà anche una rassegna video, in collaborazione con Circuito Cinema Genova. Giovedì 6, 13 e 20 ottobre verranno proiettati, al cinema Sivori, 8 titoli; dagli spettacoli di fine anni Ottanta a quelli più recenti come “Monsieur Malaussène” (1997) o la “Buona Novella” (2000), dedicato a De André.
    A fine ottobre parte la stagione, si alterneranno spettacoli di produzione e ospiti, un mix di comicità d’autore, teatro civile, nuova drammaturgia, musica e danza, che è un po’ il marchio di fabbrica delle stagioni ospitate nella sala Gustavo Modena e nella Sala Mercato.

    Oltre al cartellone

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    Come nella stagione passata l’Archivolto coinvolge e appassiona un pubblico eterogeneo. Non propone solo spettacoli serali, ma moltissime attività per grandi e piccoli. Riparte a novembre, dopo il successo dell’anno passato, la rassegna “Jazz’n’Breakfast”, colazione e concerto in teatro la domenica mattina, a cura di Rodolfo Cervetto. Il 20 novembre saliranno sul palco Alberto Malnati e la Buddy Bolden Legacy Band; l’11 dicembre ci saranno le cantanti Simona Briozzo, Maria Grazia Scarzella e Sara Basso per il Concerto natalizio; il 29 gennaio suonerà il trio Rodolfo Cervetto, Dino Cerruti e Loris Tarantino il; e chiuderà la rassegna la cantante Simona Bondanza accompagnata dal pianista Dado Moroni il 5 febbraio.

    Le iniziative non finiscono qui, a novembre anche quest’anno ci sarà la rassegna per le famiglieSabato a teatro” con una divertente novità, la possibilità per i bambini di festeggiare il compleanno a teatro con i propri amici. Un altro appuntamento fuori cartellone è “Archivolto per la scuola”, un susseguirsi di spettacoli per i più piccini. Tra questi, il 2 dicembre, “Father and son”. Dal Gustavo Modena verrà trasmesso il video dello spettacolo con Claudio Bisio in simultanea nei cinema di tutta Italia; seguirà in diretta un dibattito con gli studenti.

    Un po’ di storia

    Nasce nel 1986, il Teatro dell’Archivolto, diretto da Pina Rando e Giorgio Gallione. La prosa e il teatro per ragazzi con indirizzo artistico, drammaturgico e stilistico assolutamente originale, sono i suoi cavalli di battaglia. Un teatro che mira all’inseguimento di nuovi territori e nuove forme di espressione la cui ispirazione può essere di volta in volta la letteratura o la musica, il cinema o il fumetto, sempre e comunque nella direzione del nuovo, dell’inconsueto e dell’inedito, con l’intento di proporre un teatro d’arte contemporaneo.
    In questi trent’anni il Teatro dell’Archivolto ha vinto diversi premi tra cui il Biglietto d’oro; è stato in tournée in tutta Italia, ospite dei principali teatri italiani e di festival prestigiosi. Sono circa 150.000 all’anno gli spettatori che moltiplicati idealmente per 30, raggiungerebbero 4 milioni e mezzo.

    Elisabetta Cantalini