Tag: teatro

  • Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio

    Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio

     

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    ©Veronica Onofri

    Selene Gandini

    Selene Gandini, attrice, regista e autrice, inizia a studiare recitazione all’età di dieci anni. Lavora fin da piccola nella compagnia di Giorgio Albertazzi ed in seguito lavora con Dario Fo, Giuseppe Patroni Griffi, Arnoldo Foà, Elisabetta Pozzi, Enrico Brignano,Franco Nero. Accanto al teatro di prosa coltiva l’arte della clownerie con Mona Mouche a Parigi, dove ha lavorato per tre anni . Ha collaborato con Vladimir Olshanky (primo Clown del Cirque du Soleil e di Slava Polunin).Prima attrice nella compagnia del Teatro Ghione di Roma si impegna anche nell’attività di autrice e regista, fondando la compagnia Kinesisart , un gruppo al femminile che ha portato in questi anni sulle scene del panorama italiano diversi progetti , tra cui “Little women” e “ viaggio verso itaca “ , attualmente in tournée. Ha lavorato in “The Coast of Utopia” per la regia di Marco Tullio Giordana e in molti progetti teatrali con il regista Daniele Salvo , riscuotendo successo di critica e di pubblico per l’interpretazione del Fool nel “Re Lear” al Globe Theatre di Roma diretto da Gigi Proietti. Ultimamente ha lavorato nella compagnia di Andrei Michalkov Konchalovskij ne “ La Bisbetica Domata”, spettacolo che è andato in tournée in Italia e all’estero. Ha partecipato a serie televisive come Un posto al sole, La squadra, Centovetrine, Tempesta d’Amore, Le Tre Rose di Eva e trasmissioni di cultura per la Rai come presentatrice. Nel cinema ha preso parte a progetti di coproduzione italo-francese, come il film di Fabio Carpi “Intermittenza del cuore” e tra poco uscirà nelle sale il film “Rosso Istria” , che la vede come protagonista.

    Quando eri una bambina quali erano i tuoi sogni “da grande”? Quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Quando ero piccola sognavo di diventare un cartone animato. Volevo entrare in qualche disegno come nel film di Mary Poppins (ma quello l’ho visto molto dopo). La mia aspirazione era viaggiare nelle immagini dei cartoni e viverci. Non volevo abbandonare la realtà ma ero sicura che potevo vivere in entrambi i mondi e creare io i disegni. Per un po’ di tempo volevo entrare dentro il cartone animato di Dumbo ed ero sicura che sarei diventata un’equilibrista , mi allenavo anche sul letto. Crescendo poi, per salvare un gatto, sono finita su un tetto e soffro ora immensamente di vertigini. Per molto più tempo ho sognato di entrare nel cartone animato di Peter Pan , per raggiungere l’isola che non c’è e imparare a volare . Lo desideravo talmente tanto che non mi preoccupavo del fatto che “da grande “ non era assolutamente accettato in quella storia. Dopo aver capito finalmente che non potevo trasformarmi in un cartone animato (avevo ormai 10 anni), ho scoperto il teatro e da quel momento non l’ho più lasciato: non è un circo ma gli assomiglia molto e spesso si vivono storie immaginarie. Una volta mi hanno fatto anche volare con dei fili quindi il sogno in parte si è avverato. Per quanto riguarda incontrare il bambino vestito di verde che ti rapisce e ti porta sull’isola che non c’è non è mai stato un problema …..in teatro siamo tutti eterni Peter Pan!»

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Il mio rapporto con Genova è sempre stato conflittuale. Un rapporto di amore e odio che mi ha portato sicuramente a lasciarla, ma anche a tornarci perché ne sentivo la mancanza. Quello che non mi piace è la chiusura verso il nuovo, la difficoltà a salutare quando ci si incontra, anche se ci si è conosciuti la sera prima, l’assoluta incapacità ad accogliere chi non è genovese ma anche chi genovese lo è, ma forse tutto questo riguarda le persone e non la città, che ti affascina con i suoi colori, la sua storia, le incantevoli scorci che diventano sempre nuovi, perché lei si fa scoprire sempre come se fosse la prima volta. Amo il suo profumo di mare e di collina, le sue salite e le sue discese, amo la sua lingua che diventa sempre canzone, amo il suo mistero e la sua magia , amo le sue notti e i giorni di sole e di pioggia, amo la sua imperfezione perché la rende ancora più bella, amo ritornarci sempre e sempre ancora, perché so che sarà il mio porto per tutta la mia vita.»

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Vivrei in un altro luogo di mare, probabilmente mi occuperei di quello che già faccio, ma sul mare sarebbe comunque tutta un’altra cosa. Purtroppo da anni non vivo a Genova costantemente. Per lavoro ho dovuto scegliere altri luoghi e mi sono trasferita a Parigi e subito dopo a Roma (dove il mare è inesistente e il fiume annoia), ma negli ultimi anni sono tornata sempre più spesso, forse perché alla fine è difficile resistere alle proprie radici e al proprio mare».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Sicuramente è falsa la nomea di città tirchia , ma anche questo riguarda le persone e non la “Superba”. Falso è anche il luogo comune che a Genova non ci sia nulla da fare: ci sono tante cose da fare ma non si sanno perché nessuno le fa sapere».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Sicuramente in Spianata Castelletto …….è lì che capisci tutto!».

    Tu sei un attrice, come sta lo scenario teatrale genovese?
    «Lavoro da molti anni come attrice e come regista a Roma e in altre parti d’Italia. Scenario teatrale genovese? Quel gruppo di persone che giocano da soli ? Il talento è indiscusso perché il teatro genovese ce l’ha nel dna ma a forza di suonarsela e cantarsela da soli i bravi si mescolano con i mediocri ed è un peccato. Per tornare alla realtà dei cartoni animati, lo scenario teatrale genovese mi ricorda molto la scena delle elefantesse di Dumbo: sono chiuse in cerchio, parlano tra di loro e non fanno entrare il piccolo elefantino, lo allontanano, lo respingono, perché ha le orecchie troppo grandi e loro non lo vogliono, preferiscono rimanere tra di loro non mettendo in discussione le proprie convinzioni e la loro “autoriferita” realtà. Chi non appartiene a certe cerchie non può entrare nello scenario teatrale genovese, ma può volare da altre parti, come ha fatto Dumbo».

    Veronica Onofri

  • Giornata Europea della Musica, visite guidate al Carlo Felice e una lunga notte jazz in Conservatorio

    Giornata Europea della Musica, visite guidate al Carlo Felice e una lunga notte jazz in Conservatorio

    Teatro Carlo FeliceAnche Genova festeggia la Giornata Europea della musica con la Notte Bianca:oggi,  mercoledì 21 giugno le note del Conservatorio Niccolò Paganini e del Carlo Felice risuoneranno nel centro e negli angoli più suggestivi della città. Merito della collaborazione tra Ministero della Cultura e Regione Liguria che ha aderito all’appello, coinvolgendo le principali Istituzioni musicali cittadine e mettendo a calendario una serie di manifestazioni che daranno vita ad una Notte Bianca dedicata alla musica.

    L’evento prevede l’apertura straordinaria del Carlo Felice con visite guidate gratuite a partire dalle 16, un’esecuzione musicale dell’Ensemble del Carlo Felice nell’atrio, alle 17, e alle 20.30 la Turandot di Puccini. Nella Sala della Trasparenza al piano terra di Regione Liguria, in piazza de Ferrari, alle 18, esecuzioni di Bach e Händel per violino e violoncello, mentre alle 20.30 nel chiostro della Chiesa di Santa Maria di Castello esibizione a cappella dell’Ensamble vox antiqua. Nella sede del Conservatorio la Notte bianca prende il via alle 21 nella Sala concerti con una serie di appuntamenti musicali che culmineranno nella notte jazz a partire dalle 2.30: a seguire ospiti e sorprese musicali in attesa della focaccia fresca appena sfornata.

    21062017 - Schema NB 17Tutte le aule dell’Istituto resteranno aperte dalle 23 fino all’alba, mentre alla biblioteca del Conservatorio è prevista una serie di tre interventi a partire dalle 21.30. In Aula 19 alle 21 verrà inaugurato, dopo il trasferimento, l’organo Tamburini e, dalle 23 all’alba gli studenti interpretano Beethoven a Shubert per una nottata di musica in libertà. Nel Parco del Conservatorio, invece, gli spettacoli partono dalle 21 con cori, quartetti sax e jazz. Come detto, la musica invade la città e la coinvolge: alla Casa della Musica in Darsena dalle 16 alle 19 previste visite, lavoratori, prove di strumento ed esibizioni, mentre a Palazzo Imperiale in piazza Campetto si svolgeranno incontri e, a seguire, intrattenimenti musicali a cura dell’Ensamble popolare di musica antica. Inoltre alla Biblioteca Universitaria di Genova (Via Balbi 40) alle 17 verrà presentato il libro “Poesia e contemporaneità di Luigi Tenco”, ad opera di Michele Piacentini con interventi musicali e letture di Andrea Benfante e Anna Giarrocco.

  • Perché la vita è formazione continua, “Mors tua, vita mea” per la rassegna di drammaturgia contemporanea al Duse

    Perché la vita è formazione continua, “Mors tua, vita mea” per la rassegna di drammaturgia contemporanea al Duse

    Foto: Patrizia Lanna
    Foto: Patrizia Lanna

    Drammaturgia contemporanea al Teatro Stabile: fino al 24 giugno “Mors tua, vita mea” racconta le aspirazioni e le angosce  di giovani adulti, alle prese con la formazione continua della vita. Alla piccola Corte e al Teatro Duse continua, fino al primo luglio, la Rassegna di drammaturgia contemporanea: ancora due  spettacoli, ciascuno replicato per nove volte, aspettano il loro pubblico affezionato ed eterogeneo.

    Sappiamo bene che alla fine di ogni stagione teatrale, dove si rappresentano prevalentemente spettacoli classici interpretati da conosciute star, il teatro non abbandona i suoi fans e fa posto a testi di interessanti autori  contemporanei, interpretati per lo più dai migliori giovani attori e diretti da artisti  formatisi alla stessa scuola del Teatro Stabile.

    Sa di giovinezza anche l’ambientazione:  almeno  tre degli spettacoli si svolgono  nell’anfiteatro ligneo della Piccola Corte, dove gli spettatori si stringono su  semplici panche e in pratica “respirano” sugli attori, permettendo agli interpreti di misurare l’efficacia dell’interpretazione dall’intensità delle emozioni del pubblico, direttamente percepibili, in una sorta di unità simbiotica. Il tema di  “Mors tua” poteva essere scontato e poco invitante per uno spettatore  costretto a sentirne parlare anche troppo nel quotidiano: quattro giovani adulti cercano di esplorare la propria vera vocazione occupazionale  ed affettiva. Si dibattono in bilico  tra le difficoltà oggettive del mondo del lavoro odierno, avaro di possibilità, e quelle soggettive di portare  o rifiutare una maschera imposta prima ancora di conoscere il proprio vero volto.

    Il sipario si apre su tre amici conquilini  che attendono un amico che si è “realizzato” lasciando l’Italia, adattandosi ad un lavoro sicuro e retribuito, ma telecomandato da altri. Il giovane ha interrotto, partendo per l’estero, il rapporto con una delle ragazze, che ora rivorrebbe con sé, offrendole però non tanto affetto ed interesse quanto il proprio narcisismo, al quale, per trionfare, manca un tassello, lei, appunto.

    La giovane donna ha seguito la propria vocazione studiando lettere antiche ed ora percorre con fatica l’iter  di insegnante precaria di sostegno, strada irta di ostacoli ma che ama, domandandosi chi è e cosa vuole, prima di stare con qualcuno. L’amica, proprietaria della casa di abitazione, è una figlia di papà , contestatrice olistica, che oggi, scoprendosi incinta, si chiede se non sia il caso di cominciare a costruire, invece di pensare costantemente a distruggere. Il quarto protagonista è forse la figura più dolente ( sebbene decisamente autoironica ), un ragazzo d’oggi pieno di voglia di fare, che ha disperso in cento occupazioni la propria energia, tanto che si definisce free lance, ma non sa bene in quale settore. Un lavoro  di introspezione, da non perdere, con interpreti del tutto credibili e una regia abile e disinvolta, che scorre senza pesantezze e  senza mai scadere nella banalità.

      

    Elisa Prato, 18 giugno 2017
    + “Mors tua, vita mea”: al teatro Duse fino al 24 giugno
    Produzione Teatro Stabile Genova, regia di Elisabetta Mazzullo, con Valeria Angelozzi, Matteo Cremon, Valentina Favella, Matteo Palazzo

     

       

  • Acoustic Night 17 al Teatro della Corte dall’11 al 14 maggio. Beppe Gambetta e i suoi amici

    Acoustic Night 17 al Teatro della Corte dall’11 al 14 maggio. Beppe Gambetta e i suoi amici

    Beppe-Gambetta-AN17Torna al Teatro della Corte Beppe Gambetta con uno degli appuntamenti musicali più attesi della stagione, tutto dedicato quest’anno alla chitarra acustica. Il concerto guadagna il tutto esaurito, con prenotazioni dalla Grecia, dagli Usa, dall’Australia, confermandosi come uno spettacolo di importanza ormai a livello mondiale. Aiuta a confermarne il successo il fatto che il Teatro della Corte,a detta dello stesso artista, offre una visione perfetta ed una perfetta acustica da qualsiasi angolo del teatro, elementi fondamentali per uno strumento musicale che non abbisogna di altri supporti per fare arrivare il proprio affascinante messaggio. Una chitarra acustica, infatti (termine anche usato per indicare la chitarra folk ), è uno strumento in cui il suono è prodotto dalla vibrazione delle corde e si propaga attraverso la risonanza della cassa armonica, senza la necessità di amplificazione elettrica. Il termine “chitarra acustica” è coniato dopo l’avvento della chitarra elettrica , che utilizza l’amplificazione elettronica per essere ascoltata in un vasto ambiente.

    Beppe, grande esperto e maestro di chitarra, collaboratore anche singolarmente dei propri ospiti, presenta e coordina, da perfetto anfitrione, con uno stile affabile, a braccio, che comunica vicinanza sia al pubblico che agli artisti, facendoli interagire in un crescendo di commossa partecipazione. Si assisterà,come sempre, ad eccezionali prestazioni di artisti di straordinario talento, per la prima volta insieme, che hanno saputo affinare e porgere le loro doti in particolari mix che partono dalla tradizione per arrivare al rinnovamento, capaci di esibirsi da soli o di fare squadra. The fathers, i padri, a pieno diritto.

    Gli ospiti che condividono il palco sono PAT FLYNN, BRYAN SUTTON e DAVID GRIER, padri della chitarra acustica moderna ed artisti dal livello tecnico superlativo. Lo stile di Pat Flynn combina elementi tradizionali con le forme più eclatanti del rock e del country. Bryan Sutton ha raggiunto un successo clamoroso e costante in America coniugando la musica dei precursori con le moderne tendenze. David Grier ha uno stile duttile e una notevole capacità di improvvisazione, sui quali si fonda la sua affermazione anche da solista.

    Elisa Prato

    + Acoustic Night 17 al Teatro della Corte dall’11 al 14 maggio

  • Una casa di bambola, uscire dall’infanzia per diventare persone. Al Teatro della Corte dal 4 al 9 aprile

    Una casa di bambola, uscire dall’infanzia per diventare persone. Al Teatro della Corte dal 4 al 9 aprile

    © Foto di Tommaso Le Pera
    © Foto di Tommaso Le Pera

    Due “ perfetti sconosciuti”, ma lei non ci sta : sventrata la liturgia dell’apparenza. Su questo lavoro di Henrik Ibsen (Skien, Norvegia 1828-1906 ), uno dei più discussi del teatro contemporaneo, molto è stato scritto, fin dalle sue prime rappresentazioni (Copenaghen,1879 ), dove lo stesso autore si costrinse a cambiarne il finale, facendo rientrare in casa la protagonista Nora, dopo che ne era uscita: si piegò ai voleri della mentalità corrente che privilegiava la famiglia e il “bene” dei bambini alla sostanza del rapporto coniugale.

    Chi esalta Nora come fulgido esempio di femminismo, chi la denigra perchè irrispettosa dell’unità familiare di facciata, per la quale varrebbe la pena di vestire per sempre il lindo abitino della sposa-bambola. Chi sostiene che in realtà è lei la furba manipolatrice di un marito rivolto all’esterno: c’è anche chi ha creduto di cogliere il fulcro del dramma nella libertà umana ed anche femminile di scegliere la propria linea di vita e di coppia conformemente alla propria vera indole, “paritaria” o sottomessa che sia. In effetti la questione femminile, da quella mela e quel serpente, è tuttora aperta e forse non ha una soluzione sociale confezionata, ma solo individuale (qualcuno disse che sono più diverse le donne tra di loro che gli uomini dalle donne…).

    © Foto di Tommaso Le Pera
    © Foto di Tommaso Le Pera

    Già, ma qui si parla di coppia. Ibsen, con un implacabile sguardo di nordico osservatore e uno straordinario pensiero oltre gli argini sociali, non offre soluzioni compiacenti, si inchina solo alla libertà ed alla verità, pur avvertendo che così non si va a vincere, anzi, il cammino verso la propria crescita è sempre in salita e può portare alla solitudine. Ciò che l’autore ha voluto dire lo ha scritto nei propri appunti: «Nora… perde la fede nella sua correttezza morale e nella sua capacità di crescere i suoi figli». E ancora ci ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che uomo e donna sono due mondi completamente diversi ma giudicati dalle stesse leggi, fatte però a misura di uomo/ maschio. Dice Nora : «Io ho falsificato per un atto d’amore verso di te tu non lo hai capito: per te il mio comportamento è giusto o sbagliato a seconda che sostenga o meno la facciata del rispetto sociale. Un rapporto così fondato è un rapporto che non esiste».

    Due coniugi che hanno giocato alle bambole, come i bambini, mentre Nora ora si rende conto, e lo proclama, di volere la cosa meravigliosa, un matrimonio fondato su un rapporto autentico, che cominci dalla conoscenza e dalla consapevolezza del proprio essere, al di là e al di fuori delle lusinghe e del consenso sociale. Dalla consapevolezza, dicevamo: infatti solo ora la protagonista si rende conto della gravità dell’illecito commesso, che mai aveva voluto rivelare al marito, e non si assolve, anzi, ricomincia dalla critica di sé stessa, vuole uscire dall’infanzia e dalla confusione e diventare una persona. Un lavoro reso imperdibile dalla bravura e dal coinvolgimento degli attori, sullo sfondo di una scena elegante e tradizionale, di costumi perfettamente allineati agli arredi, non privo di spunti ironici, che non spezzano, anzi incrementano la profonda riflessione che si propone al pubblico.

    Elisa Prato

    + “Una casa di bambola” di Henrik Ibsen, al Teatro della Corte dal 4 al 9 aprile
    Una produzione Teatro Franco Parenti e Teatro della Toscana, regia di Andrée Ruth Shammah, con Filippo Timi e Marina Rocco

  • L’isola degli schiavi di Pierre de Marivaux. Servi dei padroni o servi-padroni? Vince la nobiltà, quella d’animo

    L’isola degli schiavi di Pierre de Marivaux. Servi dei padroni o servi-padroni? Vince la nobiltà, quella d’animo

    L'ISOLA DEGLI SCHIAVI - Chishimba,Paciello - ph Caroli
    L’ISOLA DEGLI SCHIAVI – Chishimba,Paciello – ph Caroli

    Nel 18° secolo si  delinea una nuova maniera di fare teatro,  a seguito della diffusione della filosofia illuministica: d’altra parte facilmente filosofia e drammaturgia procedevano di pari passo, vedi gli esempi  di Diderot e di  Voltaire. Punta di diamante è la commedia di costume, rivolta all’osservazione di una classe borghese emergente affarista e cinica, della quale si esamina  l’assetto sociale e se ne coglie l’essenza pragmatica. Con l’attenzione scenica al neoclassicismo e quindi al mondo dell’Olimpo mitologico, che stava  bussando alle porte  dell’arte figurativa. Antesignano italiano di questa tendenza è il Goldoni, che, al di fuori della scolasticità in cui è stato relegato, si pone come il fondatore del moderno realismo.

    Pierre de Marivaux (1688 -1763) è considerato il più importante commediografo francese del diciottesimo secolo: egli scrive di teatro aggiungendo al  canovaccio molierano della commedia di costume l’aspetto dell’innamoramento, o meglio delle diverse componenti dell’iniziale attrazione che verrà chiamata amore, per qualsiasi motivo nasca e comunque si sviluppi, un disquisir d’amore che cattura l’attenzione dello spettatore con psicologiche sottigliezze.  Quasi sempre  presente l’indirizzo  illuminista, proprio del periodo storico, verso la “sperimentazione” di situazioni ed emozioni. Da  rimarcare  l’osservazione del comportamento dei giovani verso persone dello stesso sesso: mentre le ragazze tendono a  fronteggiarsi con atteggiamenti  dispotici e diffidenti, i giovani maschi instaurano più velocemente  una complicità solida e cameratesca.

    L'ISOLA DEGLI SCHIAVI - Grimaldo, Gigliotti - ph Caroli
    L’ISOLA DEGLI SCHIAVI – Grimaldo, Gigliotti – ph Caroli

    L’isola degli schiavi racconta di quattro  naufraghi, due uomini e due donne, due servi e due padroni, che approdano in una strana isola, dove  la “legge” di un singolare governatore impone di scambiarsi, tra servi e padroni, abiti, nomi e ruoli, al fine di riflettere sulle proprie abitudini di vita e sui propri comportamenti. Il buon educatore avverte  che si tratta di un periodo lungo ma con una fine, non per esaltare la vanità, ma per correggere l’orgoglio  ed i rancori  reciproci. Comincia così una girandola appassionante di stati d’animo e di comportamenti, che portano, servi e padroni, verso la consapevolezza che il vero valore umano non risiede nei ruoli ma nella bontà d’animo e nelle sue espressioni. Si ripetono, sia pure in forme originali, tutti gli elementi cari all’autore, i temi classici (i protagonisti sono ateniesi), la sperimentazione illuminista, l’osservazione dei comportamenti tra maschi e femmine, mentre il tema del corteggiamento e dell’amore tra i protagonisti ha tratti sorprendenti ed innovativi.

    Questa Isola degli Schiavi è spettacolo piacevole e scanzonato, mai pesante, forse il migliore della triade, sostenuto da una scenografia  che propone un mix di abbigliamento, colonna sonora e oggetti antichi e moderni.  I giovani attori sono assai convincenti  e porgono stupefacenti prove di bravura nella padronanza e nell’uso del corpo.

    Elisa Prato

    L’isola degli Schiavi di Pierre de Marivaux, al Teatro Duse fino al 9 aprile
    Una produzione Teatro Stabile di Genova e Théâtre National de Nice, regia di Irina Brook, con Duilio Paciello, Martin Chishimba, Elena Gigliotti, Marisa Grimaldo e Andrea di Casa

      

        

  • Passaggi, sguardi sulla morte. La rassegna del Teatro della Tosse sulla “grande consolatrice”

    Passaggi, sguardi sulla morte. La rassegna del Teatro della Tosse sulla “grande consolatrice”

    Sulla Morte senza esagerare
    Sulla Morte senza esagerare

    Il Teatro della Tosse propone “Passaggi”, una rassegna di cinque spettacoli, molto diversi fra loro, che esplorano il tema della morte  guardato da età, angolature, sentimenti diversi. Il  ciclo nasce in collaborazione con Braccialetti Bianchi, associazione di volontariato genovese che offre accompagnamento e sostegno alle persone con  patologie che le avvicina alla fine della vita e alle loro famiglie. L’associazione, in convenzione con l’ospedale San Martino, affianca l’Hospice Maria Chighine, nel Padiglione Maragliano.

    Un tema, che spaventa, fa riflettere, divide, e suscita emozioni forti che riguardano tutti. Un argomento  che interessa a maggior  ragione  la nostra città, che è una delle  anagraficamente più anziane d’Europa. Inoltre proprio in questi giorni è iniziato in Parlamento il dibattito intorno alla proposta di legge sul testamento biologico.

    Scrive  Braccialetti Bianchi: «Non siamo più abituati ad affrontare la morte perché è relegata in ospedali, Hospice e strutture private. E ciò che non si vede fa paura.  Tutti noi condividiamo questo destino comune, questo un grande mistero, con tutte le emozioni profonde che vi sono legate: poterle manifestare e affrontare collettivamente è prezioso, tanto più data la difficoltà che esiste nella società attuale a confrontarci con il nostro senso di finitezza. Da che mondo è mondo gli esseri umani esplorano queste emozioni con canali di espressione e di comunicazione che permettano di elaborarle anche attraverso la rappresentazione simbolica. Il teatro ne è uno per eccellenza».

    Si parte il 16 e 17 marzo con la leggerezza e l’ironia di  Non c’è limite Alpeggio regia di Emanuele Conte e Alessio Aronne che dirigono Alessandro Bergallo, che affronta un tema delicato come quello del legame  spesso perverso tra morte e media.

    Il 17 e il 18 marzo La palla rossa scritto e diretto da Marco Taddei parte da una domanda semplice e complessa: come si parla ai bambini della morte? Lo spettacolo nasce dall’incontro tra il regista e la pedagogista Sonia Lurati. La palla rossa nasce in collaborazione con l’Associazione di volontariato Braccialetti Bianchi.

    Il 18 e 19 marzo tornano al Teatro della Tosse i berlinesi  Familie Flöz con Infinita, uno spettacolo che riflette sui primi e ultimi istanti di vita. Un lavoro che diverte e commuove. Reduci da una lunghissima tournée mondiale, che ha fatto registrare il tutto esaurito a ogni data tornano a Genova con questa  commedia senza parole  eppure di una potenza espressiva coinvolgente.

    Il 18 e 19 marzo Noccioli – esercizi di presenza uno spettacolo di Luigi Marangoni che riflette sull’essenza e il significato della vita e su quello che lasciamo. Uno spettacolo itinerante a cui possono partecipare gruppi ristretti di spettatori. Anche questo titolo è in collaborazione con l’Associazione di volontariato Braccialetti Bianchi.

    Chiude la rassegna Sulla morte senza esagerare del Teatro dei Gordi omaggio alla poetessa polacca Wislawa Szymborska. Uno spettacolo che ha come protagonista la morte in carne ed ossa, che su una panchina raccoglie le confidenze dei morti. In scena dal 24 al 26 marzo.

    Gli spettacoli

    alpeggio-home16-17 marzo
    Non c’è limite Alpeggio

    di Alessandro Bergallo e Andrea Begnini
    regia Emanuele Conte e Alessio Aronne
    con Alessandro Bergallo
    voce registrata Pietro Fabbri
    produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse

    Alpeggio è un piccolo paese nell’entroterra montuoso di una grande città. La crisi economica ha portato alla chiusura dei caseifici in cui si produceva la tradizionale toma e il paese si trova al centro di un flusso turistico molto particolare.  I social network hanno eletto il suo Belvedere come il posto migliore del mondo in cui togliersi la vita. Gli aspiranti suicidi, sempre più numerosi, muovono amici e parenti, curiosi, giornalisti, turisti e cultori di cronaca nera. In breve si sviluppa un piccolo business che rigenera l’economia del paese che si vede costretto a scegliere da che parte stare…

     

    17-18 marzo
    La palla rossa

    La Porta Rossa 8scritto e diretto da Marco Taddei
    con Elisa Conte, Marco Taddei, Delia Abisetti, Margherita Saltamacchia, Marino Zerbin
    musiche di Giorgio Mirto
    scene di Leonardo Modena
    costumi Simona Paci
    disegno luci Matteo Crespi
    produzione CambusaTeatro 

    Lo spettacolo accosta alla gravità del contenuto un linguaggio e uno stile dal sapore di commedia surreale . Angelino si presenta a notte fonda in casa della figlia Marianna e di Marco, il marito, dicendo che sta per morire, che la Morte l’ha chiamato al telefono e che voleva passare a salutare la figlia. I due pensano che sia pazzo ma all’ora stabilita la Signora Morte si presenta alla porta. Marianna vuole far salutare ad Angelino sua figlia Alice, di sette anni, prima che il padre parta per sempre, ma Angelino non è per niente d’accordo a parlare della morte ai bambini. Dopo lo spettacolo incontro con gli attori e con la pedagogista Sonia Lurati.

     

    18-19 marzo
    Noccioli – esercizi di presenza
    Per 36 spetattori

    ideazione e regia Luigi Marangoni
    elaborazione drammaturgica Valeria Banchero
    con Ileana Bellantoni, Maria Paola Casà, Amedeo De Pirro, Elvina Donati, Giovanna Gabbrielli, Paola Gabbrielli, Enrico Marcolongo, Claudia Marinelli, Laura Parodi
    musiche dal vivo Ermanno Catocci, Scene Viviana dal Lago, Trucco Laura Pezzoli di Acqualuce,
    riprese video e fotografie Giovanni Baglini & Barbara Sinice, Grafica Giorgia Matarese
    produzione dinamici teatri e La Porta Nascosta 

    Che eredità abbiamo ricevuto? Quale traccia stiamo lasciando di noi? Nove persone, in una sorta di rito civile, condividono in modo leggero e profondo con lo spettatore un loro modo di essere più presenti nella continua danza della vita. Il pubblico attraversa il tempo muovendosi, in gruppi ristretti, negli spazi del teatro.

     

    18-19 marzo
    Infinita

    infinita_14_©Simona_Fossi_presseun‘opera di e con Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler, Michael Vogel
    regia Michael Vogel, Hajo Schüler
    maschere Hajo Schüler
    scenografie Michael Ottopal
    costumi Eliseu R. Weide
    musiche Dirk Schröder
    disegno Luci Reinhard Hubert
    animazioni e video Silke Meyer
    video Andreas Dihm
    direttore di produzione Pierre Yves Bazin
    Una produzione di Familie Flöz, Admiralspalast, Theaterhaus Stuttgart

    Infinita è una riflessione sui momenti in cui avvengono i grandi miracoli della vita, il timido ingresso nel mondo di qualcuno che nasce, i primi coraggiosi passi e l‘inevitabile caduta finale.  A raccontarli sono quattro maschere fantastiche in un abile gioco d’ombre, accompagnate dall’incanto della musica. Una magistrale commedia senza parole eppure potentemente espressiva, struggente e al tempo stesso piena di gioia. Infinita è un mosaico apparentemente semplice ma costruito su tempi perfetti, capace di far ridere a crepapelle e commuovere fino alle lacrime.

     

    Dal 24 al 26 marzo
    Sulla morte senza esagerare

    deazione e regia Riccardo Pippa
    di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
    scene, maschere e costumi Ilaria Ariemme
    disegno luci Giuliano Bottacin
    cura del suono Luca De Marinis
    organizzazione Camilla Galloni, Monica Giacchetto
    co-produzione Teatro dei Gordi e TIEFFE Teatro Milano
    con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo – Progetto Next – Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo

    Armunia – Campo Teatrale di Milano – Centro Artistico Il Grattacielo – Centro Teatrale MaMiMò- Mo-wan teatro – Sementerie Artistiche – Concentrica 2016
    Selezione Visionari Kilowatt Festival  e  Artificio Como 2016
    Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015.
    Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico.

    L’unica certezza è la morte, si dice. Ma senza esagerare. Su una panchina, armata solo di una piccola pianta grassa, lei, la morte, aspetta i suoi ospiti, che uno alla volta si presentano. La Morte, una con un contratto a tempo indeterminato, molto lavoro da fare e un capo esigente. In fondo quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E poi che ne sa la Morte, lei che è immortale, di cosa significhi abbandonare un corpo?

    Dieci maschere contemporanee di cartapesta, figure familiari raccontano, senza parole, i loro ultimi istanti, le occasioni mancate, gli addii; raccontano storie semplici con ironia, per parlare della morte in chiave ironica e divertente attraverso un linguaggio del corpo non convenzionale.

    Elisa Prato

    Per informazioni e biglietti: www.teatrodellatosse.it

  • Il Gabbiano di Anton Cechov, un racconto di vite irrealizzate. Al Teatro della Corte fino al 19 marzo.

    Il Gabbiano di Anton Cechov, un racconto di vite irrealizzate. Al Teatro della Corte fino al 19 marzo.

    Foto di Giuseppe Maritati
    Foto di Giuseppe Maritati

    Un racconto di vite irrealizzate. La leggerezza umana, come può impunemente uccidere splendidi animali, così può tranciare la qualità della vita. Anton Cechov (Taganrog, Russia, 1860) fu medico, scrittore, drammaturgo. Spesso incompreso dai contemporanei, almeno nelle prime rappresentazioni sceniche, cercò l’ innovazione proponendo un teatro rivolto a privilegiare l’espressione di stati d’animo,emozioni, contraddizioni; sempre presente l’aspirazione alla realizzazione di una vita qualitativa, comune ad ogni essere umano.

    L’azione è ristretta, accennata, desiderata, i protagonisti si muovono pervasi dalla sottile angoscia di non aver afferrato ciò che davvero volevano raggiungere, anche se la facciata sociale mostrerebbe il contrario. Cechov, ragazzo dalla vita resa difficile dalle ristrettezze economiche e da una insensata severità paterna, seppe affrancarsi dalla famiglia, ma non dalle proprie inquietudini: una volta raggiunta una certa agiatezza, stentò ad accettare una vita sentimentale ufficializzata con la donna che pur amava e uno stabile domicilio.

    Ne “ Il gabbiano”, opera rappresentata per la prima volta nel 1896 con un clamoroso insuccesso, l’autore sembra aver iniettato nei personaggi, sia pur di età e di temperamento diversi, tutte le proprie altalenanti aspirazioni e, al tempo stesso, l’incapacità di essere condottieri della propria vita. Nel giovane animale, stroncato mentre vola elegante e spensierato, da un capriccio umano, si riconosce Nina, rea confessa del fallimento della propria esistenza, ancora amata da Konstantin (forse uomo di talento, certo provvisto di qualità morali e di costanza), che tuttavia non vuole o non sa ricambiare. In realtà, in questo dramma, tutti sono o sono stati “gabbiani”: tutti aspiravano a volare, forti dello scrigno dei propri talenti umani e del capitale affettivo, ma non lo hanno saputo fare, non hanno attivato abbastanza l’ autostima e la capacità di valutazione che serve per dirottare le sirene bugiarde; ora, malcontenti, si lasciano vivere tra le ineluttabili banalità della vita. Il tavolo della noiosa tombola campagnola, ne è uno splendido spaccato, tra discorsi volgari e risaputi, un gabbiano rigido, impagliato.

    Ecco dunque in scena l’instabilità emotiva delle donne dal pianto e il riso simultanei, ecco i consigli tarpanti di buon vivere agli uomini attempati, l’angoscia di essere adulati in vita e minimizzati da morti, l’insicurezza della dipendenza affettiva da uomini altalenanti ed indecisi. Vite trascinate, vite doppiate, proprie dei deboli che non sanno scegliere: così li giudica con corretta e spietata visura il giovane Konstantin. Alla fine è proprio lui quello che rinuncia alla vita. Uno spettacolo da non perdere, con un secondo atto straordinariamente efficace, così come l’interpretazione avvincente e l’idea, sempre d’impatto, di estendere l’azione alla platea.

    Elisa Prato

    + “Il Gabbiano”, di Anton Cechov, al Teatro della Corte fino a 19 marzo
    Una produzione del Teatro Stabile di Genova, regia di Marco Sciaccaluga, con Elisabetta Pozzi, Francesco Sferrazza, Alice Arcuri e Federico Vanni

  • “Il prezzo” delle scelte e delle costrizioni familiari. Al Teatro della Corte fino al 5 febbraio

    “Il prezzo” delle scelte e delle costrizioni familiari. Al Teatro della Corte fino al 5 febbraio

    il-prezzo-teatro-corteDi quest’opera impressiona dapprima l’allestimento della scena: gli attori, gli uomini si muovono fra cataste di mobili fuori misura, che paiono attestare il granitico attaccamento alla famiglia ed a ricordi di cui non è facile liberarsi, anche se la volontà parrebbe condurre in senso opposto. La famiglia: qualsivoglia sia stata permane in noi più di quanto noi stessi crediamo.

    E’ così anche per i fratelli Franz, coattivamente riuniti per  vendere  i mobili di famiglia; diversi nel destino e nel temperamento, simili nell’attaccamento al passato, più marcato in Victor, costrettosi a  permanere in un mestiere non proprio tagliato su misura per assistere fino all’ultimo il vecchio padre, deciso dopo ben sedici anni dalla morte a venderne l’arredamento della casa, ma tenendo almeno un paio di sedie. Walter, invece, ha avuto il lavoro che desiderava, è un medico affermato davanti al mondo, meno di fronte a se stesso: è riuscito a svincolarsi dai legami familiari ed a marciare dritto verso il successo anche grazie all’abnegazione del fratello.

    L’azione si svolge tra i rimpianti palesi di Victor verso una vita che ora, in retrospettiva, gli appare inutile e i rimorsi latenti di Walter per il sacrificio del fratello e la mancata chiarezza sull’intenzione del padre di tenerlo legato a sé. L’illustre clinico vorrebbe risarcire in qualche modo il fratello (non senza vantaggi per sé) proponendogli di architettare, con la sovrastima di questi mobili da vendere, una sorta di truffa ai danni dello Stato, che frutterebbe una cifra rilevante in risparmi fiscali, da dividere. Soldoni che assicurerebbero un futuro agiato a Victor ed alla moglie; in alternativa Walter offre un posto di rilievo nella propria struttura. Victor non accetta: pure stretto tra il consenso entusiasta della moglie e le rivelazioni del fratello sulle intenzioni del padre (ormai non più verificabili), ritrova un equilibrio ed un autonomo modo di decidere che gli assicurano, a sorpresa, il ritorno alla vita vera, alla stabilità matrimoniale. Alla  fine  lo sconfitto appare proprio Walter.

    Strano il rapporto tra genitori e figli: talvolta la morte dei primi trasforma un rapporto labile e distratto in un legame quotidiano. Colpisce in questo pezzo lo spessore dei personaggi, resi autentici da una memorabile interpretazione, che la drammaticità di vicende di vita non eccezionali fa apparire quasi familiari. Risalta la figura dell’anziano broker ebreo, al quale tocca il compito di stabilire il prezzo ma anche quello di rammentare, con taglio cinico, il ritorno al presente: non conta il valore delle cose, contano le cose che possano sostituirne altre.

    Con questo lavoro del 1968, meno conosciuto dei più celebri “Morte di un commesso viaggiatore” e “Sono tutti figli miei”, Arthur Miller si conferma mostro sacro del teatro del ‘900. Insieme a Tennesse  Williams imperò nel secondo dopoguerra quale massimo esponente del teatro americano moderno, pur nella diversità delle tematiche, contorte e morbose quelle di Williams, aderenti a risvolti moral-sociali  e con costanti riferimenti economici quelle di Miller.

    Elisa Prato

    + “Il prezzo” di Arthur Miller, al Teatro della Corte fino al 5 febbraio
    Una produzione Compagnia Umberto Orsini, regia di Massimo Popolizio, con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale e Elia Schilton

  • “Quei due” e l’omosessualità prima del pride, in scena al Teatro della Corte fino al 15 gennaio

    “Quei due” e l’omosessualità prima del pride, in scena al Teatro della Corte fino al 15 gennaio

    que-due-teatro-corte-dapporto-solenghiCharles Dyer (G.B. 1928), attore ed autore, scrive soprattutto sul tema della solitudine e delle maniere di affrontarla: famosa la sua “Trilogia della Solitudine”, composta da tre commedie a due personaggi. “Mother Adam”, un rapporto fra una madre possessiva e suo figlio, “ Rattle of a simple man”, la storia di un uomo che si avvicina ai quarant’anni ancora vergine, e “Staircase” ovvero “Il Sottoscala” (titolo originario di “Quei due”), una delle prime commedie che rappresenta  con umana  partecipazione il tema dell’omosessualità.

    Due attori, che sentiamo molto “nostri”, si misurano spalleggiandosi nei non facili panni dei partners omosessuali, e si propongono al pubblico in un testo garbato che si snoda tra tante divertenti trovate di vita quotidiana: entrambi ci offrono tutta la loro esperienza di scafati padroni della scena, Massimo Dapporto, nei panni del più tosto e “macho”, e Tullio Solenghi, più femmineo e sottomesso, interpretato sempre strizzando l’occhio all’esperienza cabarettistica. Il pubblico è colpito in pieno dalla credibilità ed umanità dei personaggi sbozzati dai due interpreti: per dirla con le loro stesse parole «nessuno meglio di un eterosessuale può interpretare un omosessuale».

    In un giorno di riposo due barbieri si occupano del reciproco benessere estetico, non senza incollare un orecchio malevolo alla parete che rivela la spensierata vita sessuale della vicina. Charlie si è lasciato alle spalle un passato di vita “normale”, con una moglie (e una figlia, che sta per rivedere), alla quale ripensa con un mix di odio/amore: apparentemente non è del tutto convinto del suo rapporto con Henry, che infatti accusa di averlo sedotto in un negozio di pasticceria, complici due bignè, e che tradisce appena può, senza pentimenti. In realtà Charlie non perdona all’amico di essersi lasciato travolgere in un rapporto non in linea con il consenso sociale, con il quale è stato ed è tuttora pesantemente costretto a confrontarsi. Henry invece interpreta in pieno la parte femminea della coppia, da ultimo anche nel fisico che tende ad arrotondarsi, nella golosità, nei sentimenti e negli atteggiamenti:è infatti lui quello costantemente insicuro, che teme di essere lasciato.

    La condizione omosex è vissuta dai due con la stessa consapevolezza di essere “fuori” e con identica rassegnazione al ruolo di esclusi, solo in parte dovuta  ai tempi, siamo  negli anni sessanta, e comunque bene al di fuori di quell’orgoglioso “pride” che pare caratterizzare i tempi attuali.

    Indovinata  la colonna sonora, che ci porge, fra l’altro, un sorprendente e gustoso pezzo del “Barbiere di Siviglia”, offertoci da un Dapporto in piena forma vocale.

    Elisa Prato

    + “Quei due” di Charles Dyer, al Teatro della Corte fino al 15 gennaio
    Una produzione Star Dust Show Productions, regia di Roberto Valerio, con Massimo Dapporto e Tulio Solenghi.

  • Carlo Felice, pronti i 13 milioni del ministero. Doria: «Riorganizzare il modo di lavorare in teatro»

    Carlo Felice, pronti i 13 milioni del ministero. Doria: «Riorganizzare il modo di lavorare in teatro»

    Teatro Carlo FeliceBoccata d’ossigeno per il Carlo Felice: i 13 milioni previsti dalla legge Bray, successivamente modificata dalla legge Franceschini, sono pronti, e dopo un passaggio formale della Corte dei Conti, a breve saranno trasferiti. Una piccola buona notizia che potrebbe contribuire ad una inversione di tendenza per rientrare del debito e quindi evitare il fallimento del teatro lirico genovese.

    I conti stretti

    La situazione, però, rimane critica. Ad oggi, infatti, i debiti ammontano a 35 milioni di euro, di cui 8 con l’Inps e 11 nei confronti dell’erario, secondo quanto dichiarato in Sala Rossa dal sindaco Marco Doria, in risposta ad una interrogazione. Numeri che rispetto ai 38 milioni del 2015 sarebbero leggermente in contrazione. I bilanci del teatro, però, sono strutturalmente in disavanzo: «Quando è iniziato questo ciclo amministrativo – ricorda Doria durante la seduta del Consiglio comunalele perdite erano di circa 4 milioni all’anno. Oggi la forchetta è diminuita arrivando a circa 2,5 milioni, che dobbiamo azzerare entro il 2018, come previsto dall’aggiornamento della legge».

    Un dato che però tiene conto dei finanziamenti straordinari fatti da Comune di Genova e Regione Liguria, rispettivamente di 2,7 e 1 milione di euro. Nell’ultimo bilancio ad oggi pubblicato, quello del 2015, infatti, il disavanzo di esercizio ammonta a 6,8 milioni. Risanare i conti, sarà quindi un’operazione tutt’altro che semplice, visto che, secondo la giunta, per la congiuntura economica particolarmente depressa, è troppo rischioso puntare su ricavi e sponsor. «A inizio mandato abbiamo provato a rinnovare i contratti di solidarietà dei lavoratori del Carlo Felice, senza però riuscire a portare a termine la trattativa – continua Doria – oggi però le scadenze sono pressanti e dobbiamo lavorare con i sindacati sulla riorganizzazione del lavoro, per contenere i costi». Nel 2016, la Regione Liguria ha trasferito al Carlo Felice il Teatro della Gioventù, mentre il Comune di Genova gli ha ceduto i locali di De Ferrari prima utilizzati dal Diurno «segno di uno sforzo coordinato per salvare il teatro – ha concluso il primo cittadino – aumentandone il valore patrimoniale».

    Sempre nel bilancio del 2015, i costi di produzione sono arrivati a superare i 24 milioni, contro i 17,4 milioni di ricavi generati, e con un costo lordo del personale di 16 milioni. Il finanziamento in arrivo da Roma, un prestito di lungo periodo con un tasso di interesse minimo, permetterà di saldare alcuni debiti e di aprire trattative per ridurre il dovuto in cambio di una liquidazione rapida.

    La situazione del Carlo Felice, quindi, è decisamente delicata: la lenta e lunga agonia del teatro lirico genovese sembra non avere fine, e ancora una volta è necessario mettersi intorno a un tavolo e concordare le prossime mosse per salvare il salvabile ed evitare che il sipario si chiuda per sempre.

    Nicola Giordanella

  • Capodanno 2017, tutti gli eventi per festeggiare il nuovo anno a Genova e in provincia

    Capodanno 2017, tutti gli eventi per festeggiare il nuovo anno a Genova e in provincia

    capodannoLa redazione di Era Superba augura a tutti i propri lettori, e non solo, un lieto fine anno ed un grandioso inizio 2017. Sarà sicuramente un grande anno. Ecco tutti gli eventi in programma per stasera e domani a Genova e in provincia.

    Gli spettacoli organizzati da Comune di Genova: Tra Sogno e realtà

    Uno spettacolo di funambolismo, una coreografia su cavo e un concerto per la corda più lunga mai suonata al mondo: Dalle ore 22.45, in Piazza Matteotti si svolgerà, con la direzione artistica dell’Associazione Culturale Sarabanda, l’evento Tra sogno e realtà. I NoGravity4monks si esibiranno in Trk#1: una suggestiva traversata di un funambolo – che si muoverà su un cavo d’acciaio – si trasformerà in un concerto che prenderà vita dai suoi passi. Le vibrazioni del filo verranno amplificate e trasformate in onde sonore che faranno vibrare quelle degli strumenti “tradizionali” imbracciati dai musicisti a terra. Le corde di due chitarre elettriche, una viola e un violoncello apriranno un dialogo sonoro con la corda tesa nel cielo dando vita ad un concerto dal vivo che, a tutti gli effetti, è generato dal cammino dell’uomo che sfida la paura del vuoto. A seguire, intorno alle ore 0.15, concerto degli Gnu Quartet, in un repertorio che spazierà da virtuosi adattamenti dei Muse e brani estratti dal CD di inediti in prossima uscita “Untitled”. Alle ore 1.30 Dj – FiloQ.

    L’evento in piazza sarà preceduto dalle ore 21 da spettacoli musicali itineranti, saltimbanchi, giocolieri, creatori di bolle di sapone, trampolieri e acrobati. Direzione artistica della Compagnia del Teatro Scalzo di Genova.

    Percorso “Acrobatica aerea”: p.zza Raibetta

    Percorso “Famiglia Saltimbanchi”: P.zza Meridiana / Via Garibaldi / P.zza Fontane Marose / Via Luccoli / P.za Soziglia / P.zza Campetto / Via Scurreria / P.zza San Lorenzo / Via San Lorenzo / p. Matteotti
    Percorso “Inconsueto Popolare”: P.zza De Ferrari / P.zza delle Erbe / Vico delle Erbe / P.delle Erbe / P.Ferretto / Via San Bernardo / Via Chiabrera / P.zza San Lorenzo / Via San Lorenzo / p. Matteotti

    “Tra sogno a realtà” – a cura dello StudioWiki progetti per la comunicazione, vincitore di un bando indetto dal Comune di Genova – è realizzato grazie alle risorse del Tavolo Imposta di Soggiorno, composto da Comune, Camera di Commercio e associazioni di categoria.

    Capodanno al Porto Antico

    Al Porto Antico di Genova le occasioni di festeggiare il Capodanno saranno davvero tante e svariate: il Festival Circumnavigando – con cui si potrà festeggiare l’inizio dell’anno sotto al magico Tendone da Circo, dalle 21.30, con una serata ricca di spettacolo e divertimento per tutte le età insieme a Collettivo MagdaClan, la Compagnia LPM, Luca Tresoldi e la band dal vivo Wateproof: 14 artisti e 5 musicisti per una serata imperdibile, aspettando insieme il brindisi di mezzanotte con spumante e panettone; la pista sul ghiaccio per chi si vuole esibire sui pattini; la ruota panoramica e il Bigo rinnovato per chi vuole vedere Genova in festa dall’alto;il tradizionale cinema, i vari ristoranti e locali dell’Area, e poi tanta, tanta musica con Radio Number One, che per il secondo anno consecutivo festeggerà il suo Capodanno a Genova con uno spettacolo all’insegna del divertimento, dell’allegria e della dance per chiunque voglia fare festa: dalle ore 21.30 si alterneranno animatori, dj, ospiti speciali e artisti/acrobati; a partire dalle ore 23.00 entreranno in campo artisti di strada. Dopo aver brindato al nuovo anno, partirà il RadioNumberOne Party con un’esplosione di musica dance: i DJ Marvin & Andrea Prezioso trasformeranno il Porto Antico in una discoteca sotto le stelle e faranno ballare e scatenare tutto il pubblico sulle note dei più grandi successi degli anni ’80, ’90 e 2000 fatti rivivere in chiave dance, e poi, a seguire, ancora dj set e musica per tutti fino alle ore 3.00 del mattino.

     Capodanno tra mostre e musei aperti

    Ai Musei di Strada Nuova si chiude e si inizia l’anno in arte. Apertura dalle 21 alle 2, apericena, visita guidata esclusiva a prenotazione obbligatoria con partenza alle ore 21.30, alle 22, 23, 0.30. A mezzanotte per tutti i partecipanti brindisi augurale al Mentelocale-Café.  Ogni gruppo potrà essere composto da un massimo di 35 persone.  Info e prenotazioni presso il Bookshop Musei di Strada Nuova Tel 010 2759185. Acquisti online www.happyticket.it

    Il 31 dicembre, a Palazzo Ducale le mostre Warhol. Pop Society e Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes rimarranno aperte con orario prolungato, fino alle 2:00 del mattino dando la possibilità ai visitatori di trascorrere un Capodanno speciale, brindando tra i capolavori del grande artista americano e davanti alle fotografie di uno dei maggiori fotografi del Novecento.

    Capodanno all’Acquario

    Doppio appuntamento all’Acquario di Genova per finire l’anno immersi nella magia dei fondali marini per soddisfare le richieste sia del pubblico adulto sia quello delle famiglie con bambini.Entrambe le proposte sono già sold out.

    Torna per il secondo anno lo speciale Capodanno all’Acquario rivolto principalmente al pubblico degli adulti. La serata inizia alle ore 20.30 con la visita in esclusiva all’Acquario, alla scoperta della vita notturna degli ospiti delle vasche e un cocktail itinerante di benvenuto. Prosegue con il cenone servito nella splendida cornice del Padiglione Cetacei, a cura di Capurro Ricevimenti e Svizzera Ricevimenti. Seguono i festeggiamenti con lo speciale brindisi all’arrivo del nuovo anno e la musica dal vivo di sottofondo. Il costo del Capodanno all’Acquario di Genova è di 150 Euro a persona.
    La proposta è su prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili, da effettuare tramite C-Way 010/2345666, info@c-way.it.

    L’Acquario di Genova festeggerà la notte di San Silvestro anche con le famiglie con bambiniper le quali ha pensato a una proposta alternativa: una speciale serata con cena a buffet, animazioni e giochi edutainment nel bel mezzo del Padiglione della Biodiversità: un modo originale per brindare al nuovo anno con un breve viaggio dal nostro Mar Mediterraneo ai caldi ambienti tropicali delle scogliere coralline e delle foreste tropicali. La serata per le famiglie ha inizio alle ore 20. Il costo è di 55 Euro per gli adulti e 45 Euro per i bambini da 2 a 12 anni.
    Il Capodanno delle famiglie è un’attività a numero chiuso, su prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili. Per informazioni e prenotazioni, C-Way 010/2345666, info@c-way.it.

    Psychiatric Circus

    Alla Fiera di Genova andrà in scena Psychiatric Circus, lo spettacolo di circo-teatro della storica famiglia circense Bellucci-Medini. Un evento terrificante, dissacrante e divertente.

    Prima dello spettacolo, alle 20.30, si cenerà con lenticchie e cotechino, rigorosamente serviti in vassoi da ospedale, e si brinderà al nuovo anno con pandolce, spumante e cotillons. Al termine dello spettacolo, intorno alla mezzanotte, musica e animazioni con dj set, ballerini e fly bartender.

    Vietato ai minori di 14 anni

    Capodanno a Teatro

    Ricchissima anche l’offerta dei teatri cittadini che propongono spettacoli davvero per tutti i gusti: al Teatro Stabile di Genova – alla Corte, ore 20.30, I manezzi pe majâ na figgia di Niccolò Bacigalupo; il Teatro della Tosse, ore 22.00, mette in scena Candido, tratto da Candido o dell’ottimismo di Voltaire su testo di Tonino ed Emanuele Conte; al Teatro Politeama Genovese, ore 20 e ore 22.30, Capodanno con Maurizio Lastrico; al Teatro Govi di Bolzaneto, ore 22, Capodanno al Govi…perché non provi?, al Teatro della Gioventù, ore 19 e ore 21.30, La cena dei cretini.

    Ex Magazzini del Sale

    Un Capodanno vintage, dal titolo “Like in 1967 Sgt. Pepper’s Lonely Heart New Year’s Eve” in una location d’eccezione: gli ex Magazzini del Sale di Sampierdarena. Un cenone pop, a prezzo popolare, un’esposizione di chitarre, locandine e vinili d’epoca, videoproiezioni a tema e il concerto-spettacolo “Sir Paul” con Marco Rinaldi dei Soggetti Smarriti e la band White Wings. A seguire, si balla sulle note sixties degli Esuli e jam session. Info e prenotazioni:likein1967@gmail.com – 010.5578713.

    Civ

    Come ogni anno, le vie e le piazze del centro saranno animate dalle iniziative dei CIV (Centri Integrati di Via).

    Dalle 20 alle 3 a San Bernardo il CIV – Antiche Vie organizza Dj set. Dalle 18 alle 3 pressoPiazza delle Erbe, a cura di CIV Genovino, concerto Live dei “SabroSon”, gruppo di musica afro cubana; poi dj set a finire sempre con revival e Swing. Dalle 17 alle 3 in Piazza Dante ePorta Soprana a cura di CIV Porta Soprana: Dalle Torri di Porta Soprana New Year Soprana Party 2016-/2017. Elektro-pop, Commerciale, Soul, R’n’B,Reggae, House; Dj in Consolle: Matrioska Corps – Kinetiks – Am – Onion.

    Giardini LuzzatiAi Giardini Luzzati – Spazio Comune, si comincia alle ore 16.00 in piazza con un laboratorio/concerto, in musica dal titolo Ritmiciclando; alle ore 17.00 Visita Guidata in Area Archeologica (offerta libera). Si prosegue alle ore 18.30 con un “brindisi prima del brindisi” in area archeologica con accompagnamento musicale di P.O.U.M. Fusione FlamencaDalle 20.45 alle 23.30 un Cenone di capodanno dal prezzo contenuto (€ 40, € 35 per i Soci Luzzati e i gruppi dalle quattro persone in su). Prenotazione obbligatoria al numero di telefono: 331 9134355. Poco prima della mezzanotte tutti in piazza per il brindisi con Troc brass brand di musica balcanica e mediorientale composta da alcuni membri dell’orchestra palestinese. Si esibiranno insieme a Pasticcio Meticcio. Il progetto è a cura dell’Associazione Ri-Percussioni Sociali. Ingresso libero con cosumazione obbligatoria (eccetto per chi già partecipa al cenone).

    Concerto di Capodanno al Carlo Felice

    Per iniziare il 2017 in musica, appuntamento il 1° gennaio al Teatro Carlo Felice per il consueto Concerto di Capodanno, diretto da Alpesh Chauhan, con l’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

    Marcia della Pace

    La celebrazione, in occasione della Giornata mondiale della Pace, riunirà cristiani e credenti di tutte le religioni.
    A Genova l’appuntamento è domenica 1 gennaio, alle 15,15 nella basilica dell’Annunziata, con testimonianze della Comunità di Sant’Egidio e delle realtà che accolgono i rifugiati a Ventimiglia, e una riflessione del cardinale Angelo Bagnasco. Alle 16,30 partirà la marcia per la pace da piazza della Nunziata per le vie del centro antico fino a piazza San Lorenzo.

     

    Eventi in provincia di Genova

    Arenzano:a partire dalle 17 il centro storico, in via Bocca, sarà animato dallo show “2017 Lezioni di Galateo”. Spettacolo educativo e divertente per adulti e bambini, in cui il clown “conte Patacchi”, un nobile decaduto, si propone di educare i più piccoli alle buone maniere per l’anno nuovo. A seguire, “Marabù” colorerà di giochi e magia le vie del centro storico della cittadina ligure, con uno spettacolo comico di giocoleria, pensato per i bambini, ma non solo. Un mix di performance tecniche e situazioni rocambolesche dove nulla sembra funzionare, ma grazie all’aiuto del pubblico ogni cosa pian piano ritrova il verso giusto.

    Alle 21.30 sul lungomare in Piazza Mazzini un “Paese in gioco” con il clownsulente Giacomo Gosti e la trampoleria di Marco Strada. Alle 22 salirà sul palco Bernard M. Snyder con il suo “One man band show”, mentre alle 23, in attesa del countdown saliranno sul palco i “No Name”.

    Passando al Tigullio, si incomincia con “Midnight in Rapallo”, che prenderà il via alle 22 con una maxi discoteca con i dj Max Carappellese, Roberto Delledonne, All Rambo e il conduttore Andrea Carretti. Brindisi al nuovo anno.

    Zoagli: veglione in piazza “27 Dicembre” con brindisi collettivo. Dalle 22 discoteca, con la musica del Dj Fontes.

    Chiavari: dalle 22 a Villa Rocca, serata accompagnata dall’orchestra dei “Caravel”; in piazza Mazzini, sempre dalle 22, ci saranno i “News Trolls”. A mezzanotte il saluto al nuovo anno; il tempo di brindare e, subito dopo la mezzanotte, nella stessa piazza “Dance night in open place”. All’una in piazza San Giacomo la tradizionale zabaionata benefica.

    Sestri Levante. In piazzetta Matteotti, dalle 21 alle 3, musica e distribuzione di panettone e spumante. Ad organizzare il veglione è la pubblica assistenza Croce Verde con il Comune.

    Recco: maxi discoteca sul lungomare e dopo la mezzanotte il consueto spettacolo pirotecnico.

    Camogli: in piazza Colombo dalle 22, musica live e fuochi d’artificio.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • I manezzi pe majâ na figgia, al Teatro della Corte rivivono le maschere senza tempo di Giggia e Steva

    I manezzi pe majâ na figgia, al Teatro della Corte rivivono le maschere senza tempo di Giggia e Steva

    teatro-corte12-DiJurij Ferrini ed Orietta Notari riportano in scena “i manezzi”, cioè quello che forse è il maggiore successo di Gilberto Govi (1885 – 1966), e di certo la commedia più conosciuta e più familiare al pubblico genovese, ma non solo. Più familiare, nonostante la pièce dello scrittore Bacigalupo abbia ormai un secolo, perchè ognuno di noi ritrova, tra gli esilaranti battibecchi coniugali di GiggiaSteva, l’ingenuità dei giovanotti, la leggerezza di Matilde, un po’ dei comportamenti, della mentalità, delle aspirazioni rampanti, più o meno apertamente manifeste, di qualche personaggio del proprio nucleo familiare.   â

    Giggia ha fretta di maritare l’unica figliola, badando a curarne solo quegli aspetti esteriori che riescano a lusingare e ad attirare i giovani uomini che visitano la loro casa in città ed in campagna. Nonostante sia già spuntato un probabile marito nell’ambito familiare, l’ambizione di madre la spinge a fraintendere le frasi cortesi rivolte alla figlia da un giovane ben sistemato, mentre l’interesse  sentimentale di quest’ultimo è  rivolto in realtà  a sua nipote, Carlotta. Invano Steva, marito trascurato ed inascoltato, tenta di riportarla alla ragione; gli uomini, secondo Gigia, “non capiscono niente” e sottovalutano il sesto senso delle donne.

    Spaccato di un mondo “piccoloborghese” di ristretta mentalità che stenta a morire davvero, di comportamenti delle donne di casa che paiono immutati nel tempo (come quello di decidere ogni cosa ma di mandare allo scoperto gli uomini), di combinati matrimoni rassicuranti fra parenti che non disperdano le risorse economiche delle famiglie. Sempre rimarcata, con divertita ammissione, la proverbiale taccagneria ligure.

    Ancora presente l’elemento  mai abbandonato, neppure nel teatro moderno, della commedia dell’equivoco, scaturito stavolta sul fraintendimento delle parole. I coniugi Govi, nonché i bravi caratteristi che li affiancavano, riuscivano, con l’uso di una mimica esilarante, a far passare quasi inosservata una recitazione dalla tecnica scandita ed impeccabile.

    Chi si confronta con interpreti memorabili, e da tutti rimpianti, è sempre dotato di coraggio e passione, che riconosciamo agli attuali interpreti, insieme al merito di aver modernizzato lo svolgimento con l’inserimento di simpatici stacchi danzanti sulle note dei Trilli.

    Elisa Prato

    “I manezzi pe majâ na figgia”, al Teatro della Corte fino al 5 gennaio 2017

  • Luigi Tenco, a 50 anni dalla scomparsa Comune di Genova organizza una giornata dedicata al cantautore

    Luigi Tenco, a 50 anni dalla scomparsa Comune di Genova organizza una giornata dedicata al cantautore

    luigi_tencoSono passati 50 anni dalla scomparsa di Luigi Tenco, ma mai come oggi è necessario riscoprire e celebrare il giovane talento che a Genova trovò la sua casa. Con questo spirito Comune di Genova, insieme a Teatro della Tosse e numerosi artisti, ha organizzato per il 7 gennaio un’intera giornata dedicata al cantante di origini piemontesi: una mostra, organizzata del foyer del Teatro della Tosse, visite guidate attraverso la città “dei cantautori” e un concerto incentrato su una “difficile” selezione dei brani dell’autore, interpretati da Roberta Alloisio, accompagnata dal chitarrista Armando Corsi.

    A presentare la giornata-evento, l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla: «Genova si conferma sempre di più come capitale della canzone d’autore – ha sottolineato l’assessore – e non poteva che accogliere con entusiasmo l’omaggio a uno dei cantautori più significativi della sua tradizione musicale. Come Amministrazione comunale puntiamo molto su questo asset per la promozione della città. In Via del Campo abbiamo aperto un museo dedicato a Fabrizio De Andrè e agli altri artisti della scuola genovese come Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Ivano Fossati. Da ormai quattro anni organizziamo Genova X Voi, il primo talent per giovani autori che sta riscuotendo un buon successo di critica e di pubblico. Proporremo di istituire in gennaio una giornata dedicata a Luigi Tenco per connotare ancora di più Genova sotto questo aspetto e per istituzionalizzare il ricordo di un artista rimasto nel cuore della città».

    «Luigi Tenco è stato un talento unico – spiega Roberta Alloisio durante la presentazione della giornata – cresciuto in un contesto irripetibile, con compagni come De Andrè, Gaber, Lauzi. Nonostante si sia dovuto fermare prima, ci ha lasciato un centinaio di brani editi, più moltissimi “appunti” o provini. Sentendo le sue canzoni, leggendo i suoi testi, emerge quanto lui non fosse triste, come spesso viene descritto, quanto piuttosto arrabbiato». I suoi brani hanno la straordinaria potenza di portare una «critica diretta, schietta, senza formalità – aggiunge Alloisio – che anche oggi sanno far riflettere».

    Il concerto sarà anche occasione per presentare al pubblico il nuovo progetto discografico dedicato alla produzione di Luigi Tenco, che vede come protagonisti proprio Roberta Alloisio e Armando Corsi, entrambi premiati con la “Targa Tenco” rispettivamente nel 2011 e 2015.

     

    Programma della giornata

     

    Alle 18.30 nel Foyer presentazione mostra e incontro con Renato Tortarolo

    Alle 20.30 concerto in Sala Trionfo con Armando Corsi e Roberta Alloisio

    Ospiti della serata: Fausto Mesolella (leader degli Avion Travel) Enrico Campanati e Carla Peirolero (leggeranno alcune ballate di Luigi Tenco) Max Fontanini e Alessandra Costa di Genova Tango (balleranno su un brano arrangiato a tango) gruppo corale Menestrelli diretto da Elsa Guerci dell’Associazione Elicona (una formazione di giovanissimi che eseguirà ‘Cara Maestra’ e ‘Il mio Regno’)

     

    Visite guidate gratuite alla scoperta della Genova di Tenco e dei cantautori

    Partenza alle ore 15 – 15.30 – 16.30 e 17 da Piazza Negri Teatro della Tosse e arrivo in Via del Campo 29 R.

    Info e prenotazioni: info@genovainmostra.it – tel. 370.3289126

     

    La mostra

    A partire dalle 15 nel Foyer della Trionfo sarà possibile visitare una piccola esposizione, ci sarà la macchina da scrivere con cui Luigi scriveva i suoi testi, il sax che lo ha accompagnato in tante performance, anche televisive, e numerosi oggetti legati alla sua avventura artistica; spartiti, foto, locandine, rare edizioni dei suoi dischi e i premi vinti nella sua carriera. La chitarra sarà simbolicamente sul palco, accanto ad Armando Corsi, durante il concerto. Il tutto per gentile concessione della famiglia Tenco e di Sandro Amicone, che per noi ha scelto le migliori rarità della sua collezione privata.

    IL CD – Tracklist

    Mi sono innamorato di te | Ah l’amore, l’amore | Se sapessi come fai | La ballata del Marinaio | Un giorno dopo l’altro | Il tempo passò | Io sì | Un’ultima carezza | Angela | Vedrai vedrai | Ti ricorderai | Ho capito che ti amo | Ciao amore ciao | Luigi e gli americani

    La produzione

    Produzione artistica Roberta Alloisio, Armando Corsi, Raffale Abbate
    Voce di Roberta Alloisio, chitarra classica di Armando Corsi
    Registrato e mixato da Raffaele Abbate negli studi della OrangeHomeRecords, Leivi (GE)
    Produzione esecutiva Raffaele Abbate

     

     

     

  • Teatro della Tosse, al via stagione 2017 nel segno di Luzzati. Negli ultimi 6 anni triplicati gli spettatori

    Teatro della Tosse, al via stagione 2017 nel segno di Luzzati. Negli ultimi 6 anni triplicati gli spettatori

    Foto di Alberto Rizzerio
    Foto di Alberto Rizzerio

    “Io traggo dall’assurdo tre conseguenze: la mia rivolta, la mia libertà e la mia passione”. Si sintetizza così, con le parole di Albert Camus tratte da “Il mito di Sisifo” la stagione 2017 del Teatro della Tosse, contraddistinta dal decennale della scomparsa di Emanuele Luzzati e dal conseguente affindamento della direzione del teatro a Emanuele Conte. E proprio per celebrare degnamente l’anniversario della morte di Luzzati, il 26 gennaio verrà inagurato un nuovo spazio polifunzionale: il Luzzati Lab, con una mostra dedicata ai costumi del fondatore e di Bruno Cereseto. «Diventerà un simobolo molto forte della nostra storia – sostiene Conte – il recupero e in parte il riutilizzo del laboratorio di scenografia voluto, comprato e donato al teatro proprio da Lele Luzzati. Da alllora il teatro è cambiato e non consente più le grandi coreografie che si realizzavano per gli spettacoli di Luzzati. Allora abbiamo pensato di dividere lo spazio in due: da un lato resta il laboratorio di scenografia, dall’altro il teatro si apre alla città con un luogo dedicato alla formazione del pubblico, alla formazione professionale, alle esposizioni e perché no al teatro di posa».

    «Il teatro continua a crescere (in 6-8 anni abbiamo triplicato il pubblico) così come continuano a diminuire i contributi pubblici – analizza Contele logiche di sostegno del territorio e dello Stato non hanno ritenuto abbastanza meritevole il nostro lavoro e ancora una volta lo hanno penalizzato riducendo le risorse. Abbiamo scelto di rispondere a questo mancato riconoscimento mettendo sul piatto la nostra storia e il nostro impegno»A consentire la prosecuzione delle attività per il teatro, anche e soprattutto il sostegno economico privato della Compagnia di San Paolo. «La cultura resta per pochi perché se ne fa poca – afferma Roberto Timossima basterebbe che solo l’1% delle transazioni finanziarie annuali in un anno fosse destinato alla cultura per raddoppiare gli attuali finanziamenti».

    «In un contesto come questo – sostiene l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla l’atteggiamento giusto è spingere e proporre, non chiedersi se restare o andarsene come hanno fatto qualche giorno fa gli industriali nelll’assemblea cittadina. Restiamo e lavoriamo a testa bassa come molti giovani ci insegnano. Il mio augurio per la Tosse è di serenità aggressiva per il futuro, per essere sempre più tenaci e grintosi».

    La stagione

    5-cuisine-teatro-tosseNella seconda stagione della direzione artistica di Amedeo Romeo, che chiude il primo triennio della riforma teatrale italiane che aveva inserito la Tosse tra i Teatri di rilevante interesse culturale, saranno una sessentina gli spettacoli allestiti, in un cartellone che come ormai di consueto non segue la stagionalità ma l’anno solare. «Vorrei fare mio il motto del National Theatre di Londra – spiega il direttore artistico – per “fare il migliore teatro possibile e condividerlo con il maggior numero di persone”»Sul modello dei grandi teatri europei, la programmazione 2017 della Tosse è attraversata da momenti tematici che si alternano agli ormai consueti appuntamenti con i festival, il meglio della nuova drammaturgia e le produzione proprie che escono dalla mure del teatro e della città.

    Entrando nel dettaglio, sono 4 i momenti tematici caraterizzati da altrettanti festival: Passaggi –Sguardi sulla morte, Life festival, Calcio d’inizio, Resistere e creare.

    A marzo Passaggi –Sguardi sulla morte, con quattro vitalissimi spettacoli (Non c’è limite Alpeggio di Alessandro Bergallo, La Palla Rossa, Infinita, Sulla Morte senza esagerare) che affrontano con serietà e ironia il tema difficile della morte in collaborazione all’associazione di volontariato Braccialetti Bianchi di Genova che offre accompagnamento e sostegno interiore ai malati terminali e alle loro famiglie. Tornerà in primavera il Life Festival, la rassegna di teatro a tematiche omosessuali che per il terzo anno arriverà alla Tosse con un cartellone ricco di sorprese che coinvolgerà molte realtà culturali del territorio genovese. A ottobre la novità Calcio d’inizio, prima edizione di quello che diventerà un festival di teatro urbano, che si svolgerà fuori dal teatro, in cui, tra gli altri titoli, verrà presentato Pier Paolo!, un progetto di Giorgio Barberio Corsetti dedicato all’arte di Pier Paolo Pasolini e alla sua grande passione per il calcio, il tutto ripreso da telecamere che proiettano ciò che avviene nel rettangolo verde e sugli spalti del campetto dei Giardini Luzzati. Un corto circuito tra poesia, agonismo, teatro e sport come sarebbe piaciuto a Pasolini. Infine, a novembre, la terza edizione di Resistere e creare – la rassegna di danza internazionale con la direzione artistica di Michela Lucenti.

    Impossibile dare conto di tutto il cartellone che potrete trovare con dovizia di particolari sul sito della Tosse (http://www.teatrodellatosse.it). Ci limitiamo solo ancora a qualche rapida sengalazione. Ad esempio, degli spettacoli fuori dal Teatro: per due settimane, alla fine di giugno, torna al padiglione Blu della Fiera del Mare Il Maestro e Margherita, nato da un progetto di Emanuele Conte che si confronta con il libro di Bulgakov. Quest’anno, fuori dalla “collina Luzzati” usciranno anche alcune ospitalità come Il Volo – La Ballata dei Pichettini, spettacolo dedicato alle morti bianche che si svolgerà nella Sala Chiamata del Porto di Genova il 22 marzo, in collaborazione con Filt Cgil Genova e della Camera del Lavoro di Genova. In apertura del cartellone del Life festival, all’ex manicomio di Quarto il 6 maggio in collaborazione con il Teatro dell’Archivolto verrà allestito lo spettacolo MDLSX dei Motus, un coming out teatrale, in forma di rave. E poi, ancora, i grandi spettacoli itineranti: a luglio, ai Giardini Luzzati, toccherà a La macchina del tempo, cui faranno seguito gli ormai tradizionali appuntamenti in riviera e ad Apricale.

    E poi, la stagione delle Sale “In Trionfo” e “Cantiere Campana”, la prima dedicata al teatro fisico e alle grandi produzioni internazionali, la seconda che oltre ad avere una sensibilità sulla nuova drammaturgia diventa residenza artistica per tre compagnie nazionali che operano in quest’ambito. Si parte con lo spettacolo di Capodanno, il 31 dicembre alle 22, Candido con la regia di Emanuele Conte, che tornerà dal 17 al 21 gennaio. Nel mezzo, il 7 gennaio, l’anteprima in musica con lo spettacolo Luigi omaggio a Luigi Tenco con Armando Corsi e Roberta Alloisio, e il 12 gennaio Cuisine & confessions della compagnia canadese Les 7 doigts de la main che trasforma la cucina in un palcoscenico per straordinari numeri di acrobazia danzata, ad alto tasso spettacolare e giocati sul tempo di cottura che non perdona. Fino al 14 gennaio.

     

    Cartellone 2017

    7 gennaio

    Luigi – omaggio a Luigi tenco

    Roberta Alloisio

     

    12-14 gennaio

    Cousine & confessions

    7 dita della mano

     

    17-21 gennaio

    Candido

    Teatro della Tosse

     

    26-29 gennaio

    Tre Alberghi

    Stabile del Friuli Venezia Giulia

     

    30 gennaio – 1 febbraio

    Piccoli Eroi

    Teatro del Piccione

     

    2-4 febbraio

    Homicide House

    MaMiMo

     

    9-11 febbraio

    Proclami Alla Nazione

    Teatro Campestre

    Elisabetta Granara

     

    16-18 febbraio

    Cinglish

    Teatro Carcano

     

    22 febbraio – 4 marzo

    I Giusti

    Teatro della Tosse

    Regia Emanuele Conte

     

    9-12 marzo

    Sorry Boys

    Marta Cuscunà

     

    16-18 marzo

    Non c’è limite Alpeggio

    Teatro della Tosse

    Alessandro Bergallo

     

    17-18 marzo

    La palla rossa

    Marco Taddei

     

    18-19 marzo

    Infinita

    Familie Flöz

     

    22 marzo

    Il Volo – La Ballata dei Pichettini

    Teatro delle Albe

     

    23 marzo

    Prometeoedio

    Teatro della Tosse

    Regia Emanuele Conte

     

     

    24-26 marzo

    Sulla morte senza esagerare

    Teatro dei Gordi

     

    31 marzo-2 aprile

    House in Asia

    Agrupación Señor Serrano

     

    6-8 aprile

    De Revolutionibus

    Minasi/Carullo

     

    20-22 aprile

    Fotofinish

    Antonio Rezza / Flavia Mastrella

     

    4-6 maggio

    Animali da Bar

    Carrozzeria Orfeo

     

    Maggio

    Life Festival

    6 MAGGIO Mdlsx

     

    Giugno

    Il Maestro e Margherita

    Ideazione e regia Emanuele Conte

    Con Michela Lucenti e Balletto Civile

    Produzione Teatro della Tosse

    Giugno- Agosto

    La Tosse d’Estate

     

     

    Ottobre

    CALCIO D’INIZIO

    • Pier Paolo !

         Giorgio Barberio Corsetti – produzione Fattore K

     

     

     

    Novembre

    RESISTERE E CREARE – Rassegna di danza III edizione

     

    Novembre

    Disgraced

    Jacopo Gassman

    Teatro della Tosse/ Teatro di Roma, Teatro Nazionale

     

    Novembre

    Andy Warhol Superstar

    Laura Sicignano

    Teatro della Tosse / Teatro Cargo

     

    Dicembre

    Io non ho mani che mi accarezzano il viso

    Francesca Macrì e Andrea Trapani

    Teatro della Tosse / Fattore K /Teatro dell’Elfo / Compagnia Biancofango.