Autore: Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    consiglio-comunaleCome trasformare i 19 voti contrari, 6 astenuti e solo 14 a favore della delibera bocciata lo scorso 7 febbraio in 21 voti favorevoli o, quantomeno, in una maggioranza relativa dei consiglieri comunali genovesi che saranno presenti al momento del voto della nuova delibera di aggregazione tra Amiu e Iren prevista tra giovedì e venerdì prossimi? E’ la domanda che si sta ponendo la giunta Doria in questi giorni, per non incorrere in una bocciatura bis che al momento sembra tutt’altro che remota. Sindaco e assessori hanno, di fatto, superato la decisione del Consiglio comunale di febbraio che aveva bocciato il mandato per la negoziazione, proponendo una delibera che è già frutto della negoziazione stessa. Una nuova bocciatura dell’Aula oltre alle implicazioni amministrative già ampiamente illustrate dalla giunta – con la Tari, da approvare per legge entro venerdì sera, che vedrebbe confermato l’importo dello scorso anno aprendo una voragine nei conti di Amiu – sarebbe anche piuttosto clamorosa dal punto di vista politico.

    Approfondimento: Ecco la nuova delibera su aggregazione Amiu-Iren

    A febbraio avevano votato sì solo tutti gli 8 consiglieri del Pd (tra cui il presidente del Consiglio), a cui si erano aggiunti il sindaco, Stefano Anzalone (Progresso ligure), Leonardo Chessa (Sel) e 3 dei 6 consiglieri di Lista Doria (Enrico Pignone, Barbara Comparini, Antonio Gibelli). Tutti voti che dovrebbero essere confermati. A questi potrebbero aggiungersi gli allora assenti Vittoria Musso e Pietro Salemi e, teoricamente, l’ex senatore Enrico Musso che tuttavia, potrebbe essere assente sia giovedì che venerdì: i tre sarebbero intenzionati ad astenersi ma, qualora il loro voto risultasse decisivo, potrebbero anche convergere sul sì. Difficile, invece, trasformare in voti positivi le astensioni dei due consiglieri di maggioranza Lucio Padovani (Lista Doria, area Sinistra italiana) e Gianpaolo Malatesta (Possibile), anche in ottica della prossima campagna elettorale. Così come è ostico il tentativo del sindaco di convincere Clizia Nicolella (Lista Doria) a modificare il proprio no. Qualche apertura in più, invece, dovrebbe arrivare da Marianna Pederzolli (Lista Doria, area “giovani” Rete a sinistra) che a febbraio aveva votato no. Tra color che son sospesi restano i tre consiglieri di Percorso comune, fuoriusciti del Pd, (Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo, Paolo Gozzi), che si erano astenuti: due su tre potrebbero confermare il tasto bianco, mentre Paolo Gozzi, molto vicino a Effetto Genova, dovrebbe votare contro. Insomma, arriverà all’approvazione della delibera non è così scontato.

    Le strategie dell’opposizione

    L’ultima arma dell’opposizione per far saltare l’aggregazione Amiu-Iren in Consiglio comunale è una sentenza del Consiglio di Stato del 15 marzo 2016, numero 1.034, con cui la giustizia amministrativa dava il via libera al Comune di Rodigo, piccola realtà sulla sponda lombarda del lago di Garda, a procedere in via diretta all’assegnazione del ciclo dei rifiuti, modalità legittimamente riconosciuta dallo Stato al pari dell’affidamento a società in house o attraverso gara pubblica. Secondo l’interpretazione della sentenza fornita dal consigliere di Effetto Genova, Stefano De Pietro, e dai consiglieri di Federazione della Sinistra, Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino, i Comuni dunque non sarebbero disposti a procedere a gara per l’assegnazione del servizio e Palazzo Tursi potrebbe autonomamente procedere alla proroga del contratto di servizio senza dover fare ricorso all’aggregazione.

    L’arma, però, sembra perdente in partenza, almeno ad ascoltare le parole dell’avvocato Luca Lanzalone che dal 30 settembre assiste legalmente il Comune di Genova nel percorso di aggregazione Amiu-Iren. «Si fa dire a questa sentenza più di quello che in realtà dice – spiega il legale – perché il dispositivo è frutto della particolare legislazione regionale esistente in Lombardia. Qui in Liguria e a Genova in particolare, da inizio gennaio 2021 le competenze sul ciclo dei rifiuti passano dai Comuni alla Città metropolitana che dovrà procedere a gara. Per questo, un eventuale proroga arbitraria da parte dei Comuni del contratto di servizio oltre il 2020 sarebbe illegittima».

    Per evitare un voto comunque dall’esito molto incerto, dunque, alle opposizioni non restano che le armi politiche. In primis, far mancare il numero legale; ma la presenza massiccia di consiglieri comunali che si annuncia per la doppia seduta del fine settimana, rende piuttosto complicato questo scenario. Altra strada, altrettanto complicata, a cui alcuni consiglieri starebbero pensando è un ostruzionismo monstre per arrivare alla votazione della delibera oltre la mezzanotte di venerdì 31 marzo, quando comunque il Comune sarebbe costretto ad applicare la Tari dello scorso anno e l’aggregazione industriale Amiu-Iren non consentirebbe più la spalmatura dei costi in un arco temporale di maggior respiro.

    Il “Piano C” della giunta

    Se il Consiglio comunale di Genova venerdì prossimo dovesse bocciare nuovamente l’aggregazione Amiu-Iren, la giunta Doria ha già pronto il piano B – o meglio, piano C, vista la prima bocciatura della delibera che avrebbe dovuto dare il via alla negoziazione a febbraio- per evitare di portare in tribunale i libri della partecipata per il ciclo dei rifiuti. Se per qualsiasi ragione il Comune non dovesse approvare la nuova Tari entro la scadenza del 31 marzo prevista dalla legge, infatti, automaticamente scatterebbe per il 2017 la stessa Tari pagata lo scorso anno, Amiu avvierebbe la procedura di liquidazione, come dichiarato dal sindaco Marco Doria, e i consiglieri comunali sarebbero responsabili in solido del quadro di dissesto che si verrebbe a creare.

    Ma a Tursi la giunta si è lasciata un’ultima porta aperta. Nell’ordine dei lavori del Consiglio comunale di giovedì e venerdì, l’approvazione della Tari, già deliberata dalla giunta, segue la votazione sull’aggregazione Amiu-Iren. Il secondo provvedimento, al momento, è stato predisposto in vista di una votazione positiva del primo,  con una bolletta che mediamente dovrebbe crescere del 6,89% nel 2017 e di oltre il 30% nei prossimi 4 anni. Ma se la prima votazione dovesse andare male, un maxi-emendamento di giunta trasformerebbe gli aumenti della Tari in un rincaro del 18% per 4 anni, ovvero fino alla scadenza naturale dell’attuale contratto di servizio non prorogabile senza aggregazione. A quel punto, i consiglieri sarebbero praticamente costretti ad approvare la nuova versione della tariffazione per evitare risvolti giudiziari e consentire ad Amiu, a quel punto rimasta pubblica, di coprire tutti i costi per la messa in sicurezza di Scarpino e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione fino alla fine dell’anno.

     

     

  • Sanità, introdotta la fecondazione eterologa nei Lea. 8,9 milioni in più per Regione Liguria, ma servizio ancora tutta da costruire.

    Sanità, introdotta la fecondazione eterologa nei Lea. 8,9 milioni in più per Regione Liguria, ma servizio ancora tutta da costruire.

    donna-incintaI nuovi Lea, in Gazzetta Ufficiale dal 18 marzo scorso, individuano chiaramente tutte le prestazioni di PMA che saranno erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Una delle novità è rappresentata dall’introduzione della Fecondazione Eterologa (di fatto possibile in Italia da aprile 2014) cioè tramite ovulo o seme di donatori esterni alla coppia. Come si traduce questo nei centri genovesi? Abbiamo cercato di mettere insieme una quadro dell’attuale lavoro dei due centri e l’impatto che le novità avranno.

    In Liguria i centri pubblici che si occupano di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono cinque. A Genova i due centri di III livello – che sono presso l’Ospedale Evangelico Internazionale e presso l’Ospedale San Martino – rispetto agli altri livelli, applicano procedure impegnative, tecniche complesse e invasive in base al tipo di infertilità da affrontare e che in alcuni casi richiedono un’anestesia generale.

    I due centri genovesi sono attrezzati “tecnicamente” per affrontare l’eterologa ma, come tutto il reparto medico della regione devono “operare” in carenza di risorse e soprattutto di personale. Il problema rimane quello di fornire una prestazione, la cui applicazione presenta alcuni aspetti poco chiari a livello di interpretazione e “coerenza” tra normativa nazionale e comunitaria: un esempio è il divieto tutto italiano di fornire rimborsi ai donatori, nemmeno per giornate di lavoro perse; oppure l’impossibilità di “acquistare” ovociti all’estero.

    I numeri a Genova

    I numeri dei centri della nostra città fotografano una richiesta di PMA in aumento sopratutto da coppie non più in età fertile, mentre rimane costante la richiesta (in età fertile) per coloro che soffrono di menopausa precoce o che devono sottoporsi a terapie che interferiscono sulla fertilità, come la chemioterapia. In complesso i due centri forniscono dai 600 ai 700 cicli di fecondazione omologa in un anno.

    L’ospedale Evangelico, come ci riferisce il Dottor Mauro Costa, responsabile del centro, effettua circa 400 fecondazioni all’anno. Presso l’ospedale San Martino sono circa 350 i cicli erogati durante l’anno, come ci conferma la Dottoressa referente Paola Anserini.

    Cosa cambia con l’introduzione dell’eterologa

    Dal punto di vista medico, tecnico nulla, nel senso che l’organizzazione, nei centri, è già strutturata per applicarla. Ovviamente col crescere della richiesta di prestazioni sarebbe necessario maggior personale. «E’ la procedura che manca – sottolinea il dottor Corsta – ad oggi non sappiamo quali esami saranno gratuiti, o quali ticket dovranno essere pagati. C’è bisogno della tariffazione delle prestazioni, in questo modo la Regione potrà stabilire priorità e distribuire le risorse», afferma il dottor Costa. La ripartizione del fondo sanitario nazionale 2017 ha previsto per la Liguria 3,53 miliardi di euro, 8,9 milioni in più rispetto alla ripartizione precedente.

    Chi ha bisogno dell’eterologa

    L’infertilità maschile e femminile, precisa Costa, hanno un’incidenza simile. Nel caso di infertilità maschile è quasi sempre possibile avere a disposizione almeno uno spermatozoo sano da impiantare: «Gli uomini nei quali questo non si può fare – aggiunge – nella mia esperienza sono in media non più di due all’anno».

    Le donne che hanno bisogno di donazione si dividono in due grandi categorie: chi è nell’età di usare le proprie uova ma per qualche motivo non le ha, come ad esempio la presenza di menopausa precoce, o ha subito terapie oncologiche; e chi non è più fertile per età. Le prime non rappresentano più del 10% di casi secondo il dottor Costa. La dottoressa Paola Anserini conferma la tendenza che vede cresescere sempre più la domanda da parte di richiedenti sempre più anziane.

    I dati dei centri

    Sono 20/25 i casi di infertilità in età feconda in un anno, quelli che registra il Centro dell’ospedale Evangelico. Su 1000 prestazioni chi chiede una prima consulenza sono 30 le donne e 5 gli uomini che scoprono di aver bisogno dell’eterologa. Numeri «Ampiamente copribili – aggiunge Costa – tramite una buona organizzazione dell’egg sharing, cioè la donazione di ovociti ad altri da parte di chi sta facendo già pratiche di PMA». Sono aumentati i cicli da ovociti congelati.

    Il centro dell’ospedale San Martino registra un totale di 350 cicli effettuati, di cui 250 sono i prelievi ovocitari e 100 quelli da scongelamento. Il numero che spicca, nella struttura, sono le 150 consulenze oncologiche annue (chi potrebbe aver bisogno di congelare i propri semi a causa di terapie che agiscono sulla fertilità) sul quale il centro avrebbe bisogno di risorse.

    Le donatrici e i donatori

    Donare il proprio ovocita o sperma significa sottoporsi ad esami, mettere in conto giorni nei quali non è possibile lavorare. Ne consegue, come già raccontavamo nel 2014 , che poter avere i donatori è faccenda complicata. A questo si aggiunga che in Italia non è possibile rimborsare la giornata di lavoro persa. «In un mese si perdono dalle cinque alle sette giornate di lavoro», precisa Costa. Cosa avviene oggi nei centri che forniscono l’eterologa? I centri pubblici o privati, in pratica, “comprano”termine inappropriato anche se traduce meglio ciò che realmente avviene cioè, pagano il servizio a centri stranieri che forniscono gli ovociti. Spetta al centro straniero la gestione e il rapporto con la donatrice. In Liguria, sulla carta è possibile fornire la fecondazione eterologa ma di fatto è impossibile metterla in atto per motivi di mancanza di donatori e per problematiche “burocratiche” di cui abbiamo detto sopra.

    “Egg Sharing”

    Una soluzione praticabile oggi è il cosidetto “Egg sharing”, che tradotto significa che colei che sta facendo un trattamento di PMA permette che le proprie uova possano essere utilizzate da altri nel momento in cui il proprio ciclo va a buon fine. Questa pratica, ovviamente, comporta una serie di procedure “rinforzate”, con ulteriori esami che si aggiungono a quelli sostenuti per il normale percorso di procreazione, e tempistiche più lunghe. Chi fornisce il consenso a questa pratica, se supera il primo ciclo con successo e ha delle uova avanzate, e decide di donarle, quindi lo può fare. «Nei centri pubblici – sottolinea Costa – questo è l’unico modo realmente praticabile oggi per la fecondazione eterologa. Credo sia difficoltoso, quando si farà un ragionamento sui costi, che la Regione possa permettersi di pagare 3000 per 6 ovociti a paziente». In media un centro pubblico o privato paga dai 2000 ai 3600 euro per avere 6 ovociti.

    Pare quindi che la ratio dei nuovi Lea sia quella di ampliare le possibilità, chiedendo un impegno importante alle regioni. Cosa risponde Regione Liguria? Come recepirà il decreto? Rimaniamo in attesa di una risposta dalla Regione sul riparto delle risorse, anche tenendo conto dei tagli alla mutualità inter-regionale, che permette di ottenere prestazioni che la propria regione non offre in altre, e su quali saranno le priorità.

    Claudia Dani

  • Slow Fish e la “rete siamo noi”. Presentata la nuova edizione della kermesse dedicata alla cultura del mare

    Slow Fish e la “rete siamo noi”. Presentata la nuova edizione della kermesse dedicata alla cultura del mare

    slow-fish-pescatori-mare-pescaPuntuale come ogni biennio, dal 18 al 21 maggio, torna al Porto Antico di Genova “Slow Fish”, evento internazionale dedicato al pesce e alle risorse del mare che coniuga la convivialità alla conoscenza scientifica, organizzato da Slow Food Italia e Regione Liguria, in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole. «Non era scontato essere qui anche quest’anno, soprattutto per le difficoltà di bilancio a causa dei tagli del governo – sottolinea il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – questa manifestazione ha un valore anche sovranazionale rispetto ai contenuti che si trattano. Non sarà solo un’occasione conviviale».

    Il tema di questa ottava edizione dell’evento, nato nel 2004, sarà “La rete siamo noi”. Anche quest’anno arriveranno nella città della Lanterna 100 delegati di Terra Madre, a cui i genovesi potranno offrire la propria ospitalità aprendo le porte delle loro case, dando vita a un vero e proprio gemellaggio. «E’ nostro intendimento mantenere l’appuntamento di Genova come primario del nostro mondo– annuncia il presidente internazionale di Slow Food, Carlo Petrini, come riportato dalla agenzia Dire non vogliamo ridurlo a un appuntamento localista perché sosteniamo l’economia locale in un contesto globale. Slow Fish a Genova deve mantenere il distintivo mondiale e i 100 delegati di Terra Madre sono i nodi di questa rete». La figura simbolo di Slow Food ricorda che «l’unicità di questa iniziativa è data dal lavoro per l’educazione alimentare. Scelte alimentari consapevoli possono aiutare i nostri mari e le piccole comunità di pesca che hanno bisogno della complicità dei cittadini per andare avanti». E per questo motivo lancia un appello alle istituzioni: «Il patrimonio di Slow Fish è l’educazione – sottolinea Petrini- facciamo uno sforzo ciclopico perché vengano a Genova tutte le scuole della Liguria. Dobbiamo fare un’alleanza con le nuove generazioni, altrimenti non c’è storia per i nostri mari e le nostre comunità di pescatori».

    Tra degustazioni e conferenze, anche lo stand della Regione Liguria, 200 metri quadrati caratterizzati dall’ormai consueto marchio #lamialiguria. Lo stand sarà vetrina per tutto l’artigianato ligure. Durante i giorni della manifestazione, saranno organizzati anche percorsi artigianali guidati tra le botteghe storiche del centro di Genova che aderiscono al marchio “Artigiani in Liguria”. Il governatore Toti non perde l’occasione per un’anticipo di campagna elettorale: «Genova in questi mesi e nel prossimo anno tornerà a essere quello che penso meriti anche grazie a manifestazioni come questa – afferma il presidente regionale – a maggio ci sarà anche un forum economico di Ambrosetti, per la prima volta a Genova, la visita del Santo Padre, gli eventi estivi, nell’autunno le Paralimpiadi e all’inizio dell’anno prossimo le finali di Champions League di pallanuoto. Con lo sforzo di tutti, Genova torna ad acquistare centralità qualitativa e quantitativa”. Immediata la risposta di Elena Fiorini, assessore a Legalità e diritti del Comune di Genova: «Slow Fish è simbolo di buona cultura, una manifestazione che punta sull’accoglienza e la globalizzazione in positivo, che si coniuga con una città legata alle sue radici, al tema del mare, ma che guarda al futuro»

  • Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La tassa dei rifiuti per i genovesi aumenterà mediamente e complessivamente più del 30% in 4 anni. E’ quanto emerge dalla nuova delibera per l’aggregazione Amiu-Iren, approvata questa mattina dalla giunta del Comune di Genova e presentata poco dopo alla stampa. Per il 2017, la Tari crescerà mediamente del 6,89% tra utenze domestiche e commerciali; ma l’aumento verrà poi progressivamente cumulato del 6% nel 2018, dell’8% nel 2019 e del 2% nel 2020.

    Aumento delle “bollette”

    Com’è noto, la crescita della tariffa è necessaria a coprire i costi della messa in sicurezza della discarica di Scarpino, la realizzazione di Scarpino 3 e la gestione post mortem delle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, per circa 101 milioni di euro a cui si aggiungo altri 83 milioni per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione in seguito alla chiusura della discarica sulle colline di Sestri ponente. Lo scorso anno il Comune di Genova aveva approvato una dilazione dei sovraccosti in 30 anni che però deve essere ridotta a 10 perché l’eventuale proroga al contratto di servizio di Amiu, attualmente in scadenza al 2020, una volta approvata l’aggregazione con Iren potrà essere concessa solo fino al 2028. E, naturalmente, l’amministrazione non può prevedere oneri di spesa successivi a un contesto che probabilmente dovrà rimodularsi con una gara pubblica: «Anche perché non riusciremmo a ottenere le fideiussioni necessarie che sono quinquennali», spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna, all’agenzia Dire. Salvo altre emergenze, comunque, tra il 2020 e il 2028 le bollette si stabilizzeranno e torneranno anche ad abbassarsi.

    Per quanto riguarda la Tari di quest’anno, infine, il Comune di Genova prevede un fondo per le agevolazioni da complessivi 900.000 euro: 400.000 destinati alle famiglie più numerose e derivanti dagli avanzi dello stesso fondo da 500.000 euro predisposto lo scorso anno, e altri 500.000 euro per nuove agevolazioni alle categorie economiche più penalizzate.

    Se, invece, il Consiglio comunale dovesse bocciare per la seconda volta l’aggregazione, gli aumenti delle bollette potrebbero addirittura schizzare al +46,2% se tutti i costi venissero coperti dalla tariffa del 2017, al 18% per quattro anni rateizzandoli fino alla naturale scadenza del contratto di servizio nel 2020. «Abbiamo comunque la necessità per legge di approvare una Tari entro il 31 marzo – ricorda il sindaco di Genova, Marco Doria – e comunque lo scenario alternativo all’approvazione dell’aggregazione è disastroso per il Comune di Genova, anche per il sindaco che verrà».

    Aumento di capitale sociale fino al 69%

    delibera-amiu-lavoratoriStando al testo della nuova delibera, il valore di Amiù passerà dagli attuali 5,57 milioni di euro ai 17,85 milioni grazie alla possibilità di prorogare il contratto di servizio fino al 2028, rispetto all’attuale scadenza del 2020. In base a queste cifre, la prima fase dell’ingresso di Iren in Amiu, attraverso un’iniziale ricapitalizzazione che porterà la multiutility al 49% del capitale sociale, comporterà la transazione cache di circa 5 milioni di euro. Successivamente, anche attraverso l’apporto di impianti, Iren potrà aumentare la propria partecipazione in Amiu – che a quel punto avrà più che triplicato il proprio attuale valore – fino al 69%, con un ulteriore apporto di circa 34 milioni di euro.

    Inoltre, la delibera stabilisce che fino al 2020 gli eventuali dividendi della nuova Amiu dovranno restare in azienda, anche per quanto riguarderà la quota spettante a Iren, che potrà utilizzarli per concorrere gli investimenti necessari. Per la sua parte, invece, il Comune potrebbe anche sfruttare gli utili per abbassare la tassa sui rifiuti. Fino al 2028, invece, le quote azionarie di Iren ambiente non potranno essere vendute.

    Alla base dell’accordo, e parte integrante della delibera, il piano industriale di Amiu per il periodo 2017-2020 già approvato dal Consiglio comunale, per la cui realizzazione servono complessivamente 93 milioni di euro: 68 milioni sicuramente destinati a Scarpino per la realizzazione dell’impianto di smaltimento di Scarpino 3 (13 milioni) entro la fine di quest’anno e per il completamento della cosiddetta “fabbrica della materia” (55 milioni) entro il 2019, che dovrebbe definitamente essere approvata dalla Conferenza dei servizi non prima dei prossimi 10 giorni, dal momento che Amiu ha recepito le modifiche richieste dalla Regione Liguria.

    I restanti 25 milioni di euro servirebbero entro il 2020 per la realizzazione del biodigestore che, tuttavia, non è detto sorga a Scarpino: Iren potrebbe utilizzare anche impianti di sua proprietà che, comunque, il Comune chiede siano situati in stretta prossimità con il territorio genovese e preferibilmente in aree pubbliche. Infine, previsto anche un anticipo di cassa da parte di Iren ad Amiu di 8 milioni di euro subito dopo la sottoscrizione del primo aumento di capitale sociale, e di 25 milioni di euro nel medio termine. Stessa cifra verrà anticipata dal Comune di Genova per il 2017.

    Lavoro

    Secondo questo nuovo testo, occupazione e salario degli attuali lavoratori di Amiu sembrerebbero al sicuro fino al 2028 se il Consiglio comunale dirà di sì al testo, consentendo la proroga del contratto di servizio altrimenti in scadenza nel 2020. Inoltre, Comune e Iren stabiliscono che entro 3 mesi dall’ingresso della multiutility al 49% nella nuova Amiu, verranno stabilizzati i 31 precari dando concretizzazione ad accordi già siglati in passato. Dal punto di vista della governance, spetteranno a Iren le competenze gestionali e industriali, anche attraverso l’espressione dell’amministratore delegato. Al Comune di Genova, che avrà un parere obbligatorio e vincolante per qualsiasi scelta strategica, compresa ogni modifica del modello di raccolta dei rifiuti- in delibera è allegato il piano industriale di Amiu fino al 2020 che prevede la raccolta differenziata spinta, potenziando molto sulla diffusione dell’organico, anche porta a porta, ove possibile- spetterà invece la nomina del presidente. «Nello statuto c’è un meccanismo di equilibrio dei ruoli – spiega il sindaco, Marco Doria – l’amministratore delegato ha competenze per la gestione industriale, il presidente ha ruolo determinante e necessario per le scelte strategiche, per cui il Comune conserva un potere di veto anche quando Iren arriverà al 69%». Infine, nello statuto della nuova Amiu sarà scritto anche nero su bianco che la società è genovese e avrà sede operativa a Genova, non trasferibile.

    Le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria

    Il primo cittadino, in scadenza di mandato, aveva in passato paventato le dimissioni qualora la Sala Rossa non dovesse approvare per la seconda volta il documento. Oggi, però, sembra ritrattare. «Dimissioni? Questo lo vedremo – afferma, come riportato dall’agenzia Dire – anche perché per legge abbiamo comunque la necessità di approvare una Tari entro il 31 marzo e, poi, di conseguenza il bilancio. Comunque, lo scenario alternativo sarebbe disastroso per il Comune di Genova e per Amiu, anche per qualunque sindaco verrà dopo di me». Il primo cittadino, comunque, difende la bontà della nuova delibera: «Prima era una cornice, ora è un progetto definito, un atto per la città». Doria, infine, avendo eliminato ogni possibile interferenza politica da prossimo voto del Consiglio comunale annunciando che non si presenterà alle urne per un secondo mandato, chiede a tutti i consiglieri di entrare nel merito della proposta per «valutare le conseguenze di una sua approvazione o non approvazione. E’ un’operazione equilibrata in cui nessuno riceve o fa regali». E ricorda che «la ricerca di un partner industriale per Amiu era uno dei punti del mio programma elettorale». Infine, il sindaco rilancia una proposta fatta già qualche settimana fa alla Regione, ovvero quella di una legge regionale per dare «un contributo al risanamento ambientale delle discariche in tutta la Liguria, senza pretendere naturalmente che copra tutti i costi».

    La delibera inizierà il suo iter in Commissione lunedì mattina, proseguirà nel pomeriggio e il mattino seguente, per poi giungere in Consiglio comunale giovedì e venerdì prossimi, con convocazione a partire dal mattino.

  • Infiorata a De Ferrari posticipata a Domenica 26 causa maltempo

    Infiorata a De Ferrari posticipata a Domenica 26 causa maltempo

    invito Infiorata (1) (1)Viste le perduranti condizioni meteo, l‘Infiorata prevista per sabato 25 è stata posticipata a domenica 26, giornata in cui il clima dovrebbe essere maggiormente clemente.

    Di seguito il programma aggiornato:

    – Ore 8: Inizio realizzazione della Infiorata con la posa dei primi petali – a cura dell’associazione “Circolo Giovane Ranzi”

    – Dalle ore 11: Laboratori per piccoli infioratori in erba

    – dalle ore 19: posa dell’ultimo petalo, alla presenza del presidente di Regione Liguria Giovanni Toti

    – dalle ore 19: Degustazione focaccia con il formaggio – in collaborazione con il Consorzio Focaccia di Recco col Fromaggio

    – dalle ore 20,30: proiezione video mapping sul palazzo di Regione Liguria

    Previsti omaggi floreali per tutte le signore.

    Per maggiori informazioni www.lamialiguria.it

     

     

  • Fegino, bozza del nuovo PEE elaborato su rapporto di sicurezza non aggiornato. Esplode la rabbia dei cittadini

    Fegino, bozza del nuovo PEE elaborato su rapporto di sicurezza non aggiornato. Esplode la rabbia dei cittadini

    fegino.iplom2Durante l’assemblea pubblica di consultazione della popolazione riguardo la stesura dei Piani di Emergenza Esterna esplode la protesta dei cittadini di Fegino. A seguito della presentazione dei risultati dell’analisi di rischio, infatti, è emerso che le analisi fin qui effettuate per tratteggiare la bozza di PEE presentato alla popolazione si sono basate sul rapporto di rischio redatto nel 2010, quindi non aggiornato, scaduto dal 2015.

    Questo documento è la relazione che l’azienda o il gestore dell’impianto a rischio di incidente rilevante deve presentare, secondo la legge, alle autorità competenti, e deve essere aggiornato ogni volta vengano apportante modifiche all’impianto stesso, e comunque al massimo ogni cinque anni. Per quanto riguarda l’impianto Iplom di Fegino, stando a quanto riportato dai cittadini presenti all’assemblea, l’ultimo rapporto di sicurezza è stato redatto nel 2010, oggi quindi scaduto. La cosa non è stata smentita dai tecnici del tavolo di lavoro, coordinato da Prefettura, che sta lavorando sulle bozze dei PEE. A giustificazione di ciò la mancanza di cambiamenti della struttura. Le perplessità, però nascono dal fatto che rispetto al vecchio PEE, la bozza del nuovo sembra aver “diminuito” i rischi. A parità, quindi, di impianto, i pericoli sembrerebbero diminuiti.

    La cosa, ovviamente, ha generato forte critiche: nella documentazione presentata, per esempio, solo per un deposito dei 12 presenti è stata considerata l’eventualità di danni esterni, mentre nel precedente PEE erano presi in considerazione tutti. Inoltre tra le ipotesi di incidente, non sono state considerate le esplosioni e la diffusione di fumi e gas derivanti da combustione. Le motivazioni di queste scelte di metodo sono state motivate dai responsabili dello studio in base ai dati ricavati dalle specifiche degli impianti e dalle perizie effettuate in loco, oltre che dai calcoli di rischio ricavati dalla letteratura tecnica sul tema.

    La risposta però non ha “soddisfatto” le domande dei cittadini: tante, infatti, sono le persone che abitano a pochissimi metri dall’impianto; circa 288 persone entro i 150 metri, e 446 entro i 250 metri. Vicinissima è anche una scuola, come vicino sono anche il tracciato della ferrovia, strade e altri impianti industriali di varie dimensioni.

    Tante le domande: «L’impianto è sicuro?», «è stato considerato l’effetto domino con altre insediamenti industriali della zona?», «è stato considerato un eventuale attacco terroristico?», «quanto il personale è preparato?», «chiuderci in casa basta in caso di incendi?», «Le nostre case reggerebbero? Chi, eventualmente, ce le mette in sicurezza?», e molte altre sulla qualità dell’aria, la sicurezza della scuola, e ovviamente sulla questione oleodotto, il cui tracciato è secretato per questioni di sicurezza strategica.

    Inoltre, pare che non siano state recepite le richieste di Comune di Genova, che nei giorni scorsi si era impegnato, su scelta del Consiglio Comunale, a predisporre un sistema di allarmi esterni, cosa non prevista nella bozza del nuovo Piano di emergenza.

    Insomma, l’impressione a caldo è che il lavoro fatto fino ad oggi per la bozza del nuovo PEE non sia sufficiente per garantire la totale sicurezza della vita e la salute degli abitanti. «Il rischio zero non esiste» è la risposta che arriva dal tavolo della Prefettura; ed è proprio questo forse il punto cardine della questione: è tollerabile che centinaia di cittadini vivano nel rischio? Un impianto del genere è compatibile con il tessuto urbano? Nel frattempo il lavoro da fare è ancora molto, senza dubbio.

    Nicola Giordanella

  • Ex Ospedale di Quarto, approvato il Piano Urbanistico Operativo. Ora si aspettano gli investimenti privati

    Ex Ospedale di Quarto, approvato il Piano Urbanistico Operativo. Ora si aspettano gli investimenti privati

    Manicomio di QuartoLa Giunta comunale ha approvato questa mattina, su proposta dell’assessore all’urbanistica Stefano Bernini uno dei due Progetti Urbanistici Operativi (PUO) dell’area dell’ex Ospedale psichiatrico di Quarto. Si tratta del PUO di Cassa Depositi e Prestiti Immobiliare Spa, uno dei due enti proprietari degli spazi, precisamente del “Nuovo Istituto”. Presto la Giunta adotterà anche il Progetto Urbanistico Operativo redatto da ARTE, l’azienda regionale territoriale per l’edilizia, e da Asl 3 che detengono la restante parte delle superfici (“Vecchio Istituto”).

    Dossier: Che fine hanno fatto i “matti” di Quarto?

    Il PUO è lo strumento – articolato nelle sue varie componenti naturalistiche e architettoniche – che definisce nel dettaglio le destinazioni d’uso degli immobili, le porzioni da utilizzare per svolgere servizi pubblici, la viabilità interna all’area e gli interventi di recupero delle ampie zone verdi. Si tratta in totale di 47mila metri quadrati (22 appartenenti a Cassa Depositi e Prestiti e 25 ad ARTE), di cui 15mila verranno destinati ad uso pubblico: 10mila per la realizzazione da parte di Asl 3 della Casa della Salute e 5mila per ospitare alcuni servizi sociali e culturali del Comune di Genova.

    Nel precedente disegno – quello antecedente l’Accordo di Programma del 2013 da cui discendono i PUO – veniva proposto l’utilizzo dell’intera area per edilizia privata. È stato il Comune di Genova che, su sollecitazione delle realtà sociali presenti nell’ex Ospedale, ha promosso un tavolo di concertazione con Regione, Asl 3, ARTE, Coordinamento per Quarto e rete di associazioni e cittadini affiancati dal Municipio Levante, ha avviato la riqualificazione dell’intero complesso dell’ex ospedale psichiatrico scongiurandone in tal modo l’integrale privatizzazione.

    «Questa mattina abbiamo posto le basi per la nascita effettiva nell’ex Ospedale di Quarto di un polo pubblico-privato che porterà al recupero di uno storico spazio della città e renderà quella zona del levante cittadino più vivibile – ha detto l’assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini Non si tratta di mere ristrutturazioni immobiliari, bensì della creazione di una vera e propria cittadella aperta al resto del quartiere. Abbiamo previsto infatti una nuova viabilità interna che dialoga con i flussi veicolari esterni concorrendo alla decongestione del traffico, abbiamo immaginato la presenza di attività commerciali, di parcheggi destinati ai servizi che vi sorgeranno – primo fra tutti le Casa della Salute –, di spazi per la realizzazione di attività culturali. Con l’approvazione del Piano Urbanistico operativo – ha concluso l’assessore Bernini – ci sono ora la struttura normativa e i criteri puntuali per rendere appetibile e conveniente – anche per i privati – investire in un’area dal futuro segnato in senso positivo. Ora sta alla progettualità dei singoli dare gambe a questo futuro».

    L’ex ospedale di quarto

    Il complesso immobiliare dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto nel levante di Genova è l’insieme degli edifici monumentali neoclassici, organizzato su pianta quadrata, simmetricamente suddivisa in nove parti anch’esse quadrate. Il criterio è quello del castrum romano dove i due percorsi trasversali, e quelli longitudinali sono rigorosamente ortogonali tra loro.

    La costruzione risale al 1892, anno durante il quale fu indetto l’appalto per un grande manicomio a Quarto. Negli anni ‘30 si compie il definitivo assestamento di Quarto: il 28 ottobre 1933 ha luogo l’inaugurazione delle nuove strutture che portano, a duplicare la superficie e la capienza dell’OP. La vita nell’ospedale psichiatrico è continuata fino al secondo dopoguerra secondo i modelli sanitari consolidati, anzi connotandosi sempre più come luogo di emarginazione sociale.

    Basaglia e Slavich avviarono la prima esperienza anti-istituzionale nella cura dei malati di mente dando inizio a una riflessione socio-politica sulla trasformazione dell’ospedale psichiatrico e di ulteriori esperienze alternative e di rinnovamento nel trattamento della follia. All’interno dell’area trovano spazio il Museo delle Forme Inconsapevoli e il Laboratorio di Architettura.

    Dopo la “chiusura del manicomio” il complesso continua ad ospitare usi sanitari, fra cui uffici ed ambulatori della locale ASL, oltre al mantenimento delle funzioni di accoglienza e cura dei malati psichiatrici.

  • Sviluppo economico, Regione Liguria pronta per il “click day” del 4 aprile. Rixi «Tempestivi per un territorio vitale»

    Sviluppo economico, Regione Liguria pronta per il “click day” del 4 aprile. Rixi «Tempestivi per un territorio vitale»

    porto-industria-d1Chi prima “clicca”, meglio alloggia. Per accaparrarsi la prima tranche degli 80 milioni messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo economico, le imprese italiane e straniere che vogliano investire nelle aree di crisi industriale non complessa dovranno passare attraverso un “click day”, presentando le domande per i finanziamenti a partire dalle 12 del prossimo 4 aprile sul sito di Invitalia. «Con il click day sarà fondamentale la tempestività del caricamento delle domande da parte delle imprese – spiega l’assessore ligure allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi – non si tratta di un bando regionale ma ministeriale: tutto il territorio nazionale è in aperta competizione. Chi arriva quattro minuti dopo, probabilmente non prende i soldi».
    L’appello dell’assessore alle aziende che hanno intenzione di investire nelle aree di crisi non complessa individuate dalla Regione Liguria è dunque a farsi trovare pronte. «Se nella nostra regione riusciamo a prendere due-tre progetti, sono contento – dice ancora Rixi – vorrei che però i progetti venissero presentati lo stesso perché il ministero non ha ancora deciso come ripartire la seconda tranche di investimenti. Dobbiamo dare la sensazione che il nostro territorio sia vitale». In una seconda fase, che si aprirà a ridosso dell’estate, infatti, saranno disponibili altri 75 milioni di euro per accordi di programma sulle stesse aree. I programmi di investimento ammissibili riguardano nuove unità produttive e ampliamenti finalizzati alla produzione di beni e servizi, tutela ambientale, innovazione e organizzazione.
    L’importo minimo del progetto deve essere di 1,5 milioni di euro e prevedere un incremento occupazionale da realizzarsi entro 12 mesi dal termine degli investimenti. Ammissibili le attività che operano in campo manifatturiero, di produzione di energia, di servizi alle imprese, di estrazione di minerali e di ricettività turistica. «Chiaramente 80 milioni di euro per tutto il territorio nazionale sono molto pochi perché vuol dire avere massimo una cinquantina di progetti finanziati, forse anche meno. E’ assolutamente prioritario che la Liguria sfrutti tempestivamente questa opportunità anche se il click day deciso dal governo non è certo un sistema meritocratico». La aree di crisi industriale non complessa in Liguria riguardano tre province su quattro, dal momento che il savonese e la val Bormida rientrano invece nelle aree di crisi complessa. La popolazione equivalente complessiva delle zone potenzialmente interessate è di poco inferiore alle 400.000 persone e al 25% di tutta la regione.
  • L’isola degli schiavi di Pierre de Marivaux. Servi dei padroni o servi-padroni? Vince la nobiltà, quella d’animo

    L’isola degli schiavi di Pierre de Marivaux. Servi dei padroni o servi-padroni? Vince la nobiltà, quella d’animo

    L'ISOLA DEGLI SCHIAVI - Chishimba,Paciello - ph Caroli
    L’ISOLA DEGLI SCHIAVI – Chishimba,Paciello – ph Caroli

    Nel 18° secolo si  delinea una nuova maniera di fare teatro,  a seguito della diffusione della filosofia illuministica: d’altra parte facilmente filosofia e drammaturgia procedevano di pari passo, vedi gli esempi  di Diderot e di  Voltaire. Punta di diamante è la commedia di costume, rivolta all’osservazione di una classe borghese emergente affarista e cinica, della quale si esamina  l’assetto sociale e se ne coglie l’essenza pragmatica. Con l’attenzione scenica al neoclassicismo e quindi al mondo dell’Olimpo mitologico, che stava  bussando alle porte  dell’arte figurativa. Antesignano italiano di questa tendenza è il Goldoni, che, al di fuori della scolasticità in cui è stato relegato, si pone come il fondatore del moderno realismo.

    Pierre de Marivaux (1688 -1763) è considerato il più importante commediografo francese del diciottesimo secolo: egli scrive di teatro aggiungendo al  canovaccio molierano della commedia di costume l’aspetto dell’innamoramento, o meglio delle diverse componenti dell’iniziale attrazione che verrà chiamata amore, per qualsiasi motivo nasca e comunque si sviluppi, un disquisir d’amore che cattura l’attenzione dello spettatore con psicologiche sottigliezze.  Quasi sempre  presente l’indirizzo  illuminista, proprio del periodo storico, verso la “sperimentazione” di situazioni ed emozioni. Da  rimarcare  l’osservazione del comportamento dei giovani verso persone dello stesso sesso: mentre le ragazze tendono a  fronteggiarsi con atteggiamenti  dispotici e diffidenti, i giovani maschi instaurano più velocemente  una complicità solida e cameratesca.

    L'ISOLA DEGLI SCHIAVI - Grimaldo, Gigliotti - ph Caroli
    L’ISOLA DEGLI SCHIAVI – Grimaldo, Gigliotti – ph Caroli

    L’isola degli schiavi racconta di quattro  naufraghi, due uomini e due donne, due servi e due padroni, che approdano in una strana isola, dove  la “legge” di un singolare governatore impone di scambiarsi, tra servi e padroni, abiti, nomi e ruoli, al fine di riflettere sulle proprie abitudini di vita e sui propri comportamenti. Il buon educatore avverte  che si tratta di un periodo lungo ma con una fine, non per esaltare la vanità, ma per correggere l’orgoglio  ed i rancori  reciproci. Comincia così una girandola appassionante di stati d’animo e di comportamenti, che portano, servi e padroni, verso la consapevolezza che il vero valore umano non risiede nei ruoli ma nella bontà d’animo e nelle sue espressioni. Si ripetono, sia pure in forme originali, tutti gli elementi cari all’autore, i temi classici (i protagonisti sono ateniesi), la sperimentazione illuminista, l’osservazione dei comportamenti tra maschi e femmine, mentre il tema del corteggiamento e dell’amore tra i protagonisti ha tratti sorprendenti ed innovativi.

    Questa Isola degli Schiavi è spettacolo piacevole e scanzonato, mai pesante, forse il migliore della triade, sostenuto da una scenografia  che propone un mix di abbigliamento, colonna sonora e oggetti antichi e moderni.  I giovani attori sono assai convincenti  e porgono stupefacenti prove di bravura nella padronanza e nell’uso del corpo.

    Elisa Prato

    L’isola degli Schiavi di Pierre de Marivaux, al Teatro Duse fino al 9 aprile
    Una produzione Teatro Stabile di Genova e Théâtre National de Nice, regia di Irina Brook, con Duilio Paciello, Martin Chishimba, Elena Gigliotti, Marisa Grimaldo e Andrea di Casa

      

        

  • Fare il pescatore oggi, tra nuove leggi, sanzioni e scarsità di pesce. Un mestiere antico ma a rischio estinzione

    Fare il pescatore oggi, tra nuove leggi, sanzioni e scarsità di pesce. Un mestiere antico ma a rischio estinzione

    pescatori-genova-galata520 imbarcazioni per un totale di 1400 di pescatori. Sono i numeri nel settore della pesca ligure, cifre che si stanno vertiginosamente riducendo man mano che passano gli anni. Mentre il numero delle imbarcazioni diminuisce, ad alzarsi è l’età media dei pescatori, due dati che combinati insieme non prospettano nulla di buono per il settore. «E’ un mestiere che qui a Genova va avanti da oltre diciannove generazioni – dice Felice Mammoliti, pescatore professionistama ora è destinato a morire, nessun giovane vuole più farlo».

    Un lavoro quello del pescatore che oggi è messo a dura prova dalle nuove leggi, dalle sanzioni e dalle burocrazie locali, nazionali e internazionali e dalla concorrenza dei pescatori non autorizzati. «Per fare questo mestiere ci vuole tanta passione – continua Felice – perché se dovessi pensare al guadagno avrei già cambiato da tempo». Il profitto per i professionisti che lavorano in proprio arriva solo con la vendita della merce; questo significa che se le condizioni meteo non permettono di andar per mare o se non c’è passaggio di pesci, i pescatori rimangono a bocca asciutta. «Nonostante tutto sono contento di lavorare all’aria aperta e in mezzo al mare, infatti quando esco in barca dico sempre che vado a pesca e non a lavorare». E se Felice che ha cominciato questo lavoro nel ’78, dopo aver incontrato moltissime difficoltà non ha mai nemmeno pensato di mollare, vuol dire che la passione è l’ingrediente imprescindibile per essere un pescatore professionista. «Ne abbiamo passate di ogni, nel 2009 abbiamo dovuto svendere la barca, licenziare sette persone dell’equipaggio e rimanere solo io e mio padre a lavorare su un’imbarcazione piccola». – Continua Felice – «Comunque, non ho mai pensato di smettere, per me è un mestiere che vale milioni di euro perché mi riempie il cuore di gioia tutti i giorni».

    A costituire l’intera flotta ligure sono per la quasi totalità, l’80%, imbarcazioni per la piccola pesca ovvero barche al di sotto di 10 tonnellate che fanno uscite giornaliere e utilizzano attrezzi come reti da posta, tringali e palangare. «Esiste poi un reparto che si dedica alla pesca a strascico – spiega Daniela Borriello, responsabile regionale Coldiretti Impresa Pesca Liguriae una ventina di lampare in tutta la regione e solo due di queste si trovano a Genova».

    Ogni imbarcazione si dedica a un tipo di pesca differente: a strascico che con lunghe reti gettate sui fondali marini cattura triglie, totani, polpi, seppie e scorfani e le lampare si dedicano alla pesca delle acciughe. «Adesso noi che facciamo parte delle piccola pesca – racconta Mammoliti – stiamo utilizzando attrezzi da posta che caliamo il pomeriggio e salpiamo non appena sorge il sole per prendere totani, polpi, seppie, triglie e pesci adatti per la zuppa».

    Per ogni stagione viene utilizzato un attrezzo diverso e reti con maglie di grandezza differenti, un modo per evitare il danno ambientale e economico. Il dove si andrà a pescare, di preciso non si sa se non quando già ci si trova in mare. «Noi – continua il Felice – peschiamo in tutto il golfo di Genova, da Cogoleto a Portofino, andiamo dove c’è più movimento o dove ci suggeriscono i nostri colleghi».

    Problematiche del mestiere

    pescatori-barche-pesceIl pescato dei piccoli pescatori genovesi non finisce sui banchi del mercato del pesce di Ca’de Pitta, perché la quantità non soddisfa la richiesta. Fanno eccezione le acciughe che durante le stagioni vengono messe all’asta al mercato all’ingrosso e esportate oltre i confini regionali. Tranne le lampare, tutte le imbarcazioni della Darsena genovese non appena rientrate in banchina, vendono il proprio bottino direttamente al pubblico servendosi del piccolo mercato allestito al Porto Antico. «La burocrazia con i divieti di pesca su moltissime specie – spiega Mammoliti – ci ha tagliato le gambe senza darci un’alternativa». Dopo il fermo per la pesca dei bianchetti invernali (piccoli delle sardine) tutte le barche per la piccola pesca sono rimaste a terra. «Da gennaio a marzo non abbiamo potuto lavorare perché c’era il divieto – continua Felice – il “risarcimento” è stato di 800 euro a equipaggio». Secondo quanto riferito dai pescatori genovesi nonostante il recente fermo dei bianchetti il numero delle acciughe è diminuito. «Siamo d’accordo a tutelare l’ambiente e salvaguardare le specie marine, ma non crediamo che questa sia la strada giusta – spiega Mammoliti – alcuni biologi ci hanno confermato che le specie per essere tutelate devono essere stimolate e quindi anche pescate, se no smettono di riprodursi». Un altro problema che affligge questa categoria è la pesca sportiva che permette l’utilizzo di attrezzi professionali e non deve sottostare a tutte le regole che invece ha la pesca professionale. «Abbiamo chiesto che questo tipo di pesca venga regolamentato come la caccia – dice Mammoliti – perché molti che si spacciano per pescatori hobbisti sono veri e propri professionisti che lavorano in nero».

    Ma le problematiche nel settore non finiscono qui: la legge 154, normativa comunitaria approvata nel 2016 per effetto dell’applicazione di regole dell’Unione Europea, valida per tutti mari che bagnano i Paesi dell’Unione Europea, ha innalzato le sanzioni nel caso di trasgressione delle regole. «Applicare un’unica legge che vada bene in tutta Europa è un utopia – dice Boriello – ogni mare ha la propria peculiarità, la propria fauna e le proprie stagionalità». Del resto anche il lavoro del pescatore è decisamente differente se svolto nel Nord Europa o nel Mediterraneo. «Non possiamo essere paragonati alle grosse flotte che lavorano negli altri Paesi su acque più ricche e abitate da altri pesci». – Continua il pescatore – «Noi siamo piccoli pescatori che lavorano nel Mediterraneo che è un mare abitato da una determinata fauna, che possiede specifiche caratteristiche e peculiarità; e tutto questo va tenuto in considerazione». Con la nuova norma le sanzioni per la cattura di pesci al di sotto delle taglie imposte possono arrivare fino a 15 mila euro: «E’ vero che sono state abolite alcune ripercussioni penali – conclude Boriello – ma le multe sono sproporzionate e non garantiscono futuro all’impresa». Secondo i pescatori genovesi le leggi andrebbero fatte ad hoc valutando il tipo di mare e la quantità di pescato disponibile.

    Come diventare pescatori

    Per diventare pescatori professionisti non basta uscire in mare su un gozzetto e avere ami, lenze e reti. Tutt’altro, il percorso per guadagnarsi il titolo è lungo e articolato. Il primo passo da fare è presentare la documentazione necessaria rilasciata dalla capitaneria, fare una prova di nuoto e di voga e una volta superati questi step l’aspirante pescatore potrà prendere il tesserino che gli permette di imbarcarsi e cominciare la “gavetta” per arrivare al titolo. L’esperienza in mare è ciò che conta di più per diventare pescatore, ci vogliono minimo dodici mesi di imbarco insieme a un mozzo per poi accedere all’esame che, una volta superato, darà il titolo di conduttore e comandante. Solo in questo momento il pescatore sarà libero di uscire in mare da solo e svolgere la propria attività. Il tipo d’imbarcazione su cui lavorare e quindi il tipo di pesca che andrà a svolgere è a discrezione del professionista.

    E.C.

  • Movida, le associazioni degli esercenti tornano all’attacco. Piazza risponde: «Mai così tanti soldi per il Centro Storico».

    Movida, le associazioni degli esercenti tornano all’attacco. Piazza risponde: «Mai così tanti soldi per il Centro Storico».

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiSolo sanzioni e nessuna premialità per gli esercenti virtuosi. Questo in sintesi l’accusa lanciata dalle associazioni di categoria nei confronti di Comune di Genova, secondo loro “colpevole” di non aver attivato quei meccanismi atti a “dare sostegno” alle attività rispettose della famosa ordinanza che regola la movida. «In questi mesi l’amministrazione civica ha attivato numerosi bandi destinati a sostenere le attività già esistenti del Centro Storico – risponde l’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazzaeliminando ogni possibilità di accesso a questi fondi per quelle categorie di esercizi considerati non in linea con il provvedimento, proprio per venire incontro ai negozianti virtuosi».

    «Le premialità ai locali virtuosi, e chi le ha mai viste? A ormai quattro mesi dalle annunciate modifiche all’ordinanza movida promesse dal sindaco Doria a tutela della maggioranza dei pubblici esercizi rispettosi del provvedimento, tali misure continuano a latitare». Questo è quanto si legge nel comunicato stampa diffuso oggi da Confesercenti e Ascom, che lamentano al Comune di aver applicato solamente la parte sanzionatoria del provvedimento che più volte ha infiammato il dibattito sulla movida del centro storico genovese.

    Ma non solo; le associazioni dei pubblici esercizi attendono ancora che venga calendarizzato l’incontro in cui discutere del merito del provvedimento in una sede istituzionale: «L‘8 febbraio avrebbe dovuto finalmente riunirsi l’Osservatorio previsto dalla stessa ordinanza con l’obiettivo di vigilare sulla sua applicazione e discutere delle premialità annunciate dal sindaco dopo la grande manifestazione degli esercenti e dei cittadini dello scorso novembre, ma l’incontro è saltato e da allora non ne è mai stato calendarizzato uno nuovo». «L’incontro saltò per sopraggiunti impegni istituzionali – spiega Piazza – e stiamo lavorando per calendarizzarne uno al più presto, probabilmente già nel corso della prossima settimana. Nei prossimi giorni avremo la data, l’osservatorio è stato istituito ed è attivo».

    Sulle contestazioni riguardo le mancate premialità, l’assessore ricorda l’attività dell’amministrazione, che ha predisposto in questi mesi diversi bandi dedicati alle attività commerciali e artigianali già esistenti situate proprio nel tessuto urbano della movida: «Abbiamo attivato bandi con consistenti finanziamenti, in parte a fondo perduto e in parte con un tasso di interesse dello 0,5% – sottolinea Piazza – per agevolare ristrutturazioni e investimenti, bandi dedicati ad esercenti di base virtuosi, avendo escluso minimarket e automatici, per andare incontro alle zone maggiormente toccate dall’ordinanza stessa, come via Giustiniani, via San Bernardo, piazza delle Erbe, come la zona compresa tra San Lorenzo e via delle Fontane, oltre che per l’area di Prè». Iniziative che, secondo l’assessore, testimoniano l’attenzione per questa parte di città, con una quantità di risorse «che forse non si era mai vista».

    Nei prossimi giorni, quindi, sarà calendarizzato l’incontro per l’Osservatorio sulla Movida, dove saranno affrontati tutti i nodi ancora in sospeso, facendo un bilancio di quanto è stato fatto fino ad oggi, e quanto ancora si può fare per accontentare tutti. Missione impossibile?

    Nicola Giordanella

  • Voltri, le ragioni del no degli ambulanti al secondo mercato rionale. Ma parte una controproposta

    Voltri, le ragioni del no degli ambulanti al secondo mercato rionale. Ma parte una controproposta

    piazza-caduti-partigiani-voltriOrmai quasi un anno fa, un gruppo di commercianti della zona più a ponente del quartiere di Genova Voltri aveva chiesto l’istituzione di un secondo mercato settimanale, per attrarre gente in una zona economicamente in difficoltà. Dopo aver incassato il sostegno del Municipio 7 Ponente prima e del Comune di Genova poi, a opporsi al progetto sono ora gli ambulanti di Aval (associazione di categoria della Liguria), che con il loro parere negativo hanno spinto l’assessore Emanuele Piazza a ulteriori riflessioni prima dell’emanazione del bando per l’assegnazione degli spazi di piazza Caduti Partigiani.

    Approfondimento: Il progetto del secondo mercato rionale a Voltri

    «È prima di tutto una questione di opportunità – spiega Mauro Lazio, presidente Aval – un mercatino di 30 banchi in quella posizione non attrarrebbe operatori validi, con merce di qualità. Si finirebbe per avere, con rispetto parlando, solo bancarelle di extracomunitari, la gente andrebbe per le prime due volte e poi basta. In questo modo, nemmeno chi vuole attrarre gente nella zona verrebbe accontentato». «L’esperienza – aggiunge Lazio – ci insegna che per funzionare i mercati devono essere grossi».

    La controproposta degli ambulanti

    Una netta sconfessione della linea dei commercianti della zona, adottata anche dall’amministrazione, causata anche dal momento di difficoltà generale del settore: «Infatti – riflette il presidente Aval – non ci sembra opportuno aggiungere un nuovo mercato in un momento in cui stiamo valutando di togliere alcuni bi-settimanali come quello di Sestri Ponente o di altre realtà di periferia, in un quartiere, per altro, dove il mercato del martedì già esistente funziona abbastanza bene». Non c’è solo la critica, però, da parte di Aval, ma una controproposta che si ispira a un modello preso da fuori Regione: «Nel Comune di Pisa – spiega Lazio – a cadenza settimanale si fanno dei mercati con merceologie di volta in volta diverse e particolari, come l’hobbistica, l’antiquariato o i prodotti a km0. Una soluzione del genere potrebbe anche diventare una reale attrattiva».

    Luca Lottero

     

  • Artisti di Strada, il nuovo regolamento è realtà. Il Tavolo permanente di indirizzo verificherà la sua attuazione

    Artisti di Strada, il nuovo regolamento è realtà. Il Tavolo permanente di indirizzo verificherà la sua attuazione

    Susanna Roncallo
    Susanna Roncallo

    Il nuovo regolamento per l’Arte di strada del Comune di Genova è stato approvato dal Consiglio comunale, ed è immediatamente eseguibile. Superati i dubbi sorti in sede di commissione: inserito il vincolo per l’amministrazione comunale di consultare il Tavolo di indirizzo, a cui partecipano anche le associazioni degli artisti, per decide le aree di interesse e i metodi di gestione degli spazi.

    Approfondimento: Tutte le novità del nuovo regolamento

    La Sala Rossa approva alla quasi unanimità (voto contrario di Lega Nord) il nuovo testo che aggiorna la normativa per le esibizioni degli artisti di strada: nuovi spazi, nuovi parametri, allargamento delle location a tutto il territorio comunale. Il nuovo regolamento è stato presentato all’aula leggermente modificato rispetto a quanto licenziato dalla commissione preposta nei giorni scorsi: aumentate le distanze minime tra artisti “sonori” (che passano da 60 a 120 metri, parametro invariato per tutti le altre tipologie di performance) e introdotto l’obbligo di consultazione del Tavolo d’indirizzo per la scelta delle aree considerate “di particolare interesse” e la definizione del meccanismo di “prenotazione” relativo alle stesse.

    Proprio su quest’ultimo nodo si era acceso il dibattito: che metodo utilizzare per garantire la turnazione nei posti di maggior interesse, garantendo da un lato tutti gli artisti e la loro peculiarità “nomade”, e, al contempo, cittadini e commercianti? Al momento non è stato definito nessun meccanismo (la giunta aveva proposto un non meglio definito sistema di prenotazione attraverso mail), ma la “obbligatorietà” di essere consultati sulla questione ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli artisti, anche oggi presenti in aula: «A Trieste stanno sperimentato una sorta di “libretto dell’artista” – spiegano Tatiana Zakharova e Lucilla Meola che funziona come il disco orario per i parcheggi, per cui l’artista segna orario di inizio e fine dello spettacolo su un documento, da esibire in caso di controllo». Una sorta di auto-regolamentazione, facilmente controllabile, che potrebbe rispondere alle necessità degli artisti di strada, garantendo la libera fruizione degli spazi; soluzione che potrebbe essere applicata anche nel capoluogo ligure.

    Genova, quindi, fa un passo avanti verso il suo futuro di “Città d’Arte” con una scelta che onora l’inizio della Primavera: sempre più suoni e colori potranno riempire le strade, i vicoli e le piazze della Superba, proprio come i fiori che, in questa stagione, sbocciano spontanei e meravigliosi, capaci di arricchire, con la loro presenza, la loro bellezza e il loro profumo, il vivere di ognuno di noi.

    Nicola Giordanella
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    Foto estratta dal video di Susanna Roncallo
    di Miguel Angel Gutierrez e Alberto Nikakis

  • Università, pubblicato il bando per la “Borsa di Studio Francesca Bonello”, istituita da Regione Liguria e ateneo genovese

    Università, pubblicato il bando per la “Borsa di Studio Francesca Bonello”, istituita da Regione Liguria e ateneo genovese

    Palazzo dell'UniversitàAnnunciato lo scorso 7 aprile, viene pubblicato oggi, nell’anniversario della tragica scomparsa, il bando di concorso per l’attribuzione della “Borsa di studio Francesca Bonello”, in memoria della giovane studentessa genovese, iscritta a Medicina, che ha perso la vita il 20 marzo 2016 in Catalogna a causa di incidente del bus sul quale viaggiava assieea ad altri 57 studenti del programma Erasmus, in cui morirono altre 13 studentesse di cui 7 italiane. La borsa di studio è istituita dalla Regione Liguria, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova.

    «Considerato l’impegno di Francesca come volontaria in Romania e in Africa e la sua scelta di studi universitari sempre orientati al sostegno dei più deboli – spiega l’assessore alla Formazione e alle politiche giovanili, Ilaria Cavo la borsa di studio sarà assegnata allo studente della scuola di Scienze mediche e farmaceutiche che presenterà una tesi di laurea sulle problematiche di malattia legate ai paesi del terzo mondo e ai flussi migratori, con possibili esperienze sul campo». Il bando sarà a breve disponibile sul sito di Alfa, l’agenzia regionale per il lavoro, la formazione e l’accreditamento, ed è aperto a tutti gli studenti in corso che abbiano intenzione di discutere la propria tesi nelle sessioni dell’anno accademico 2017/2018 o 2018/2019 e che entro il 31 maggio di quest’anno, data ultima per la presentazione delle domande, abbiano ottenuto almeno l’80% dei crediti formativi previsti dal proprio piano studi e una media complessiva non inferiore a 26.

    «È il nostro modo di ricordare Francesca, a dire ai ragazzi di continuare ad andare in Erasmus nonostante questo tragico evento – ha spiegato il rettore dell’Ateneo genovese Paolo ComanducciAbbiamo condiviso con la famiglia, quando le due misure sono state illustrate, il messaggio che noi vogliamo dare. Continuare a promuovere tra i ragazzi questa che è un’esperienza fondamentale per la loro formazione come persone e per il loro futuro lavorativo». «Ho pensato che fosse necessario un segno – dice ancora l’assessore Cavo – perché il suo ricordo rimanesse vivo anche per chi non l’ha conosciuta, perché anche altri studenti ereditassero la sua dedizione nello studio e verso il prossimo, la sua capacità di cogliere al meglio ogni occasione della vita senza sprecarla». Previsto anche un premio di laurea istituito sempre dall’ateneo genovese in collaborazione con Iren, società in cui lavora il papà di Francesca Bonello.

  • Turismo, arriva la primavera tra fiori e ponti. Destagionalizzazione e filiera eccellenze portano i primi risultati.

    Turismo, arriva la primavera tra fiori e ponti. Destagionalizzazione e filiera eccellenze portano i primi risultati.

    IMG-20170320-WA0012Aggiornamento: Infiorata posticipata a Domenica 26

    Fiori, ponti ed enogastronomia. Sono questi i tre ingredienti principali della nuova campagna di promozione turistica #lamialiguria primavera, presentata questa mattina a Genova dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, dagli assessori a Turismo e Cultura, Gianni Berrino e Ilaria Cavo, e dal general manager dell’agenzia “In Liguria”, Carlo Fidanza. Un occasione per fare il punto “sui numeri” del turismo regionale, che, ancora una volta sono in aumento. Inizio in grande stile con una “infiorata” in piazza De Ferrari in programma sabato prossimo per dare il benvenuto alla nuova stagione turistica, con un mandala di fiori liguri, la degustazione di focaccia e vino, un video-mapping sul palazzo regionale, laboratori per bambini e omaggi floreali alle signore.

    «La primavera è una delle stagioni più belle per visitarci – commenta il governatore, ricordando i due principali fili conduttori della promozione turistica regionale – la destagionalizzazione, che comincia a funzionare con numeri ci rincuorano e ci spingono a perseverare in questo senso, e la messa in filiera delle nostre eccellenze, come l’artigianato di grande qualità che comporrà questi mandala fioriti e l’enogastronomia».
    Promozione che con il marchio #lamialiguria è anche fortemente orientata ai social network. «La nuova campagna – spiega Toti – durerà tutta la primavera con il leit motiv di coinvolgere turisti e cittadini che possono mandare le proprie immagini sul nostro social wall, questa volta ispirate ai fiori e ai ponti della Liguria, un gioco di parole per richiamare il 25 aprile, le festività pasquali, il 1° maggio e il 2 giugno che sono un assaggio di vacanza in vista e della stagione estiva».

    La tradizione dei mosaici floreali

    IMG-20170320-WA0013La composizione floreale, che verrà realizzata nel piazza simbolo di Genova sabato prossimo ad opera dei maestri dell’associazione “Circolo Giovane Ranzi”, si estenderà per 33 metri quadrati, 6,4 metri di diametro, e vedrà utilizzati circa 8.500 garofani di Sanremo, 250 a metro quadrato, con 20 persone al lavoro senza soluzione di continuità dalle 7 alle 19. «Un evento particolare per piazza De Ferrari – conclude l’assessore Berrino – che richiama la tradizione ligure delle infiorate a esaltare i colori e la ricchezza floreale della nostra regione. Un appuntamento che richiamerà l’allegria della primavera e del turismo ligure».

    La tradizione dei mosaici floreali è di origine religiosa e risale al 1600 a Roma, ma è ancora oggi diffusa in molte località italiane e anche in qualche Paese straniero, come le Canarie o il Giappone. A Ranzi frazione di Pietra Ligure (SV) ogni anno si ripete una tradizione che si perde nei ricordi del tempo, “La stella di Ranzi”, una denominazione con cui viene ricordata la realizzazione dell’infiorata. In tanti paesi e non solo d’Italia in occasione del “Corpus Domini” si realizzano lungo le strade o le piazze tappeti di fiori: a Ranzi in una suggestiva piazzetta, di fronte alla cappella della S. Concezione viene realizzato un disegno a forma circolare di circa sette metri di diametro, che ogni anno viene variato e sulla base di questo tracciato nasce “la Stella”, costruita a mano dal centro verso l’esterno.

    I fiori che vengono adoperati sono fiori di campo e sono raccolti ad uno ad uno dalla popolazione, il lavoro è lungo e faticoso, ma la soddisfazione è tanta. La varietà dei fiori in questa stagione è ampia, ma la raccolta si orienta sempre su cinque o sei colori che sono il giallo, il bianco, il viola, il rosa, il verde ed infine l’azzurro delle ortensie. I fiori abbinati ai colori sono rispettivamente, le ginestre, le margherite, le “belle figie”, la “cannella” e l’”erica”, in fioritura in questi giorni, che viene tagliata con le forbici in modo da sminuzzarla il più possibile.

    I dati sul turismo in regione

    Come dicevamo i numeri del turismo regionale segnano ancora una volta numeri in crescita: le presenze sono aumentate dello 0,86% e gli arrivi del 7,24% in Liguria dall’inizio dell’anno. Arrivi complessivi per 316.147 persone, di cui 232.500 italiani che hanno fatto segnare un aumento dell’8,24% rispetto allo scorso anno. Le presenze, invece, superano il milione e 21.000 unità: aumento del 2,73% per gli stranieri (200.387) e dello 0,41% degli italiani sempre rispetto allo stesso periodo del 2016. Prosegue, dunque, il percorso della destagionalizzazione del turismo su cui punta con decisione la Regione Liguria. In quest’ottica, ad esempio, prosegue la costruzione del progetto approvato dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo per la realizzazione della “Milano-Sanremo del gusto”, insieme con Piemonte e Lombardia, che partirà come progettazione in primavera e si concluderà con la presentazione ufficiale alle porte dell’autunno.

    «In questa stagione caratterizzata da ponti che cascano bene e possono essere vissuti pienamente con periodi di vacanza – dice il general manager dell’agenzia per il turismo della Regione Liguria, Carlo Fidanza – vogliamo valorizzare i nostri parchi e i nostri borghi, con una forte azione di sostegno ai nostri operatori del settore con iniziative promozionali e commerciali che come agenzia In Liguria stiamo svolgendo su tutti i principali mercati europei». In particolare si punta su Francia e Germania e, più in generale, sui mercati del nord Europa. Particolare attenzione anche a Russia e Nord America. Infine, uno sguardo anche al mercato cinese. «Siamo presenti in maniera importante su tutti i principali social network cinesi – spiega Fidanza – ma è importante fare formazione sugli operatori del territorio anche perché è un turismo difficile da trattare».