Categoria: Dai Quartieri

  • Ex Marinella, iter burocratico alle fase finale, a breve valutazione progetto. Lavori (forse) entro l’estate

    Ex Marinella, iter burocratico alle fase finale, a breve valutazione progetto. Lavori (forse) entro l’estate

    Hotel Marinella, NerviIter amministrativo concluso per la concessione dell’ex Marinella, lo stabile di Passeggiata Anita Garibaldi (Nervi) da anni in abbandono ed ora sulla soglia di una nuova vita. La vicenda torna in Consiglio comunale grazie all’interrogazione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che dopo mesi di silenzio ha chiesto aggiornamenti: «Siamo alle firme finali per la concessione – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Italo Porcilela fase successiva è quella progettuale, propedeutica a quella dei lavori».

    «La mia iniziativa nasce da notizie stampa del settembre dove veniva riportato dai giornali che era pervenuta una proposta da un gruppo d’imprese per la ristrutturazione dello stabile con l’obiettivo di creare una struttura alberghiera con ristorante e approdo di imbarcazioni in mare e che le procedure erano in fase di valutazione da parte degli uffici – sottolinea Guido Grillo – Con l’iniziativa di oggi volevo sapere se da settembre a oggi tutte queste procedure erano state attivate. L’assessore Porcile ha risposto positivamente notificando come fosse ancora da formalizzare l’aggiudicazione mentre tutte le autorizzazioni sono state definite prima di natale e quanto prima dovrebbero iniziare i lavori».

    «Stiamo stipulando l’aggiudicazione definitiva che comporta la firma dell’atto di concessione e la conclusione definitiva del bando con esiti positivi e con tutte le verifiche amministrative – ha proseguito l’assessore Porcile – concluso questo processo il bene sarà in mano al gruppo che ha vinto la gara. A questo punto il progetto verrà presentato e quando verranno acquisite le autorizzazioni partiranno i lavori. Tempi certi su questo non ce ne sono però possiamo dire che finalmente l’iter amministrativo è concluso e quindi il progetto partirà». Pertanto è possibile prevedere l’inizio dei lavori prima dell’estate? «Abbiamo sottoposto il documento da firmare al gruppo che si aggiudicato il bando. Dal momento in cui il documento verrà firmato saranno loro a doverci dire quando saranno in grado di partire».

    Gianluca Pedemonte

  • Piazza Dante, futuro sospeso tra cantieri, perizie e indiscrezioni. Il punto sull’area urbana più discussa di Genova

    Piazza Dante, futuro sospeso tra cantieri, perizie e indiscrezioni. Il punto sull’area urbana più discussa di Genova

    piazza-dante-cantieri-02Dire Piazza Dante è come dire “parcheggio moto”: il piazzale è fulcro fondamentale per la sosta in centro per centinaia di centauri genovesi, che ogni giorno raggiungono il centro. Da diversi mesi, però, esattamente dall’estate 2015, parte dello spazio dedicato alla sosta è stato occupato da una recinzione da cantiere, priva di riferimenti specifici se non le copie dell’ordinanza dirigenziale che consente l’occupazione di suolo pubblico. Ad utilizzare questo spazio per la sosta dei mezzi è BRC s.p.a., impegnata nei lavori di completamento e restauro conservativo delle superfici interne dell’ex Oratorio N.S. del Suffragio in Salita del Prione, nell’ambito della realizzazione dell’edificio scolastico delle Erbe. Lo scorso 31 dicembre era la scadenza della concessione, ma le transenne sono ancora lì: «L’ordinanza è stata ulteriormente prorogata – spiega l’assessore alla mobilità del Comune di Genova, Anna Maria Dagninosu richiesta della stessa ditta: il nuovo termine è il 31 marzo 2017, ma i responsabili della ditta stessa mi hanno comunicato che potrebbero concludere anche prima, entro gennaio, salvo imprevisti».

    Silos fantasma

    Piazza-dante-cantieriLa vera spada di Damocle che pende sulla testa di tutti i genovesi, però, è senza dubbio la costruzione di un auto-moto silos interrato di sei piani, proprio al posto del parcheggio dedicato alle due ruote. Un progetto molto discusso perché sconvolgerebbe l’equilibrio fragile della sosta in centro, con un cantiere di minimo due anni; il progetto è stato approvato dal Comune di Genova, non senza ricevere aspre critiche: pensato nel 2007, secondo i detrattori dell’opera, non terrebbe conto dell’evoluzione urbana degli ultimi anni e delle nuove necessità di Genova e dei genovesi, introducendo sosta a pagamento per le moto, ma soprattutto mettendo a rischio l’assetto idrogeologico di quella parte della città. Il riferimento è al Rio Torbido, che scorre tombinato proprio lì sotto: vico dritto di Ponticello, la salita che attraversa Porta Soprana, si chiama così perché terminava con un ponte che scavalcava, appunto, il rio. Un piccolo torrente che in caso di forti piogge non manca di far sentire la sua presenza con allagamenti di cantine e fondi. «Ad oggi la palla sta a Regione Liguria – afferma il vicesindaco Stefano Berniniche attraverso i suoi uffici preposti deve capire e certificare l’entità e la portata di questo rivo, che in realtà ad oggi è costretto in condotte per acque nere, sbloccando di fatto i lavori». A sentire il vicesindaco, quindi, il silos si farà, acqua (torbida) e ritrovamenti archeologici permettendo.

    Voci di corridoio

    Nel futuro di piazza Dante, però, potrebbero entrare altre variabili: secondo una qualificata fonte all’interno dell’amministrazione comunale, il piazzale potrebbe servire in caso di spostamento di alcuni uffici della Polizia in zona. Il riferimento è all’utilizzo dell’immobile ex Inps, affacciato sui Giardini di Plastica, che potrebbe ospitare alcuni dipartimenti oggi situati in immobili in affitto, come il Commissariato di piazza Matteotti, con la necessità di avere un’area sosta “rapida” per i mezzi di servizio. Tutto, ovviamente, dipende dalla reale eseguibilità del progetto del silos, che, oggi, ha come ostacolo le acque del rio Torbido.

    Nicola Giordanella

  • Via Buozzi, entro metà gennaio parcheggio di interscambio operativo. Deposito metro raddoppiato. Dettagli e modifiche del progetto

    Via Buozzi, entro metà gennaio parcheggio di interscambio operativo. Deposito metro raddoppiato. Dettagli e modifiche del progetto

    parcheggio-interscambio-buozzi-metro-matitoneDopo anni di cantieri e dopo uno lungo stop dovuto al fallimento della ditta appaltatrice, i lavori per il parcheggio di interscambio di via Buozzi stanno volgendo al termine. Entro il 15 gennaio, quindi, le prime autovetture potranno varcare la soglia della piastra ricavata sulla copertura del nuovo deposito Amt per le vetture della metropolitana. Si chiude in questo modo uno dei più grandi cantieri aperti negli ultimi anni nel cuore della città, e che potrebbe cambiare volto a tutta la zona di Di Negro.

    Il parcheggio di interscambio

    Il progetto, partito nel 2010, come Era Superba ha documentato in questi anni, ha subito diverse modifiche in corso d’opera, mantenendo, però, la principale destinazione d’uso: un grande parcheggio di interscambio che permettesse ai cittadini e turisti di lasciare la propria autovettura per raggiungere il centro con i mezzi pubblici. In queste ore Aster sta ultimando la tracciatura delle aree di sosta: gli stalli dedicati all’interscambio sono 135, a cui si aggiungono tre parcheggi dedicati ai disabili e 32 ai residenti. Questi ultimi saranno assegnati attraverso un bando municipale, secondo il regolamento comunale vigente, basato principalmente sull’Isee, dietro il pagamento di un canone mensile di 60 euro. In un secondo momento sarà aperta anche l’area più a levante, che garantirà altri 40 stalli. Le tariffe di sosta rispetteranno la divisione zonale prevista per questo area della città, e cioè 1,5 euro l’ora; per i possessori di abbonamento annuale Amt la sosta sarà gratuita, ed è allo studio un sistema per estendere questa possibilità anche ai possessori di abbonamento mensile. Sarà inoltre possibile accedere al prezzo forfettario di 6 euro, comprensivo di titolo di viaggio Amt, per una sosta di 24 ore. La logica dell’interscambio è garantita dal fatto che questo parcheggio sorge a poche decine di metri dal casello di Genova Ovest, ed è direttamente connesso con la linea bus e metro di Amt: l’accesso lato mare alla stazione Di Negro della metropolitana sarà messo in funzione in concomitanza con l’apertura dell’area di sosta.

    Deposito Metro

    Come è noto, il parcheggio di interscambio è stato ricavato sul “tetto” che copre il nuovo deposito della metro, realizzato nello spazio che Comune di Genova ha acquistato da Rfi. Il deposito è stato progettato pensando allo sviluppo futuro della rete metropolitana genovese: «Il vecchio deposito poteva contenere 18 treni – spiega l’assessore alla Mobilità del Comune di Genova Anna Maria Dagnino – con il nuovo allestimento, che terminerà nei prossimi mesi, oltre a questi, potranno essere “parcheggiati” i 7 treni già ordinati, e in più altri eventuli 12». Una capienza che dovrebbe essere sufficiente a garantire i numeri per l’allungamento della rete della metro genovese fino a San Martino, ipotesi di cui si parla da molto tempo. «Genova è una città con pochissimi spazi – sottolinea Dagnino – a differenza delle altre grandi città italiane dotate di metropolitana»; questo nuovo deposito rappresenta, quindi, la soluzione di compromesso tipica del tessuto urbano della nostra città

    L’evoluzione del progetto

    parcheggio-interscambio-buozzi-belvedereL’idea del parcheggio di interscambio è nata insieme al progetto del nuovo deposito nel 2010; durante gli anni il disegno ha avuto qualche modifica in corso d’opera per adeguare la struttura alle cambiate normative comunitarie e nazionali e per rispondere a rinnovate esigenze di programmazione urbanistica. La pista ciclabile, ad esempio, inizialmente non era prevista: «Nel progetto iniziale non c’era – spiega l’assessore – ma l’abbiamo inserita per rispettare le normative sulle nuove strade e soprattutto per aggiungere un pezzo importante del “puzzle” ciclabile cittadino». Un disegno che, tassello dopo tassello sta diventando realtà, non senza qualche criticità e qualche polemica: «Con Autostrade stiamo lavorando per trovare una soluzione di attraversamento ciclabile della nuova rotatoria realizzata davanti al Terminal Traghetti, costruita dall’azienda su un progetto non aggiornato in tal senso». In questo modo si potrà “portare” la pista ciclabile fino a Sampierdarena. Anche dal punto di vista dell’arredo urbano, il progetto è stato aggiornato cammin facendo: «Insieme alla Sovraintendenza pensato a mettere a dimora una serie di piante che, una volta cresciute, faranno il paio con quelle già presenti sul lato a monte della strada – continua Anna Maria Dagnino – mentre è già pronto un piccolo belvedere aperto a tutti a metà del parcheggio». Non realizzate, invece, le passerelle pedonali inizialmente previste e che avrebbero dovuto collegare i due lati di via Buozzi e l’area del parcheggio con la passeggiata a mare

    Nei primi giorni del prossimo anno, quindi, diventerà operativo il più grande parcheggio di interscambio della nostra città: un’area pensata sia per i pendolari sia per i turisti che raggiungono la città con mezzi privati. Ma non solo: gli stalli dedicati ai residenti, anche se non risolveranno il problema della sosta, sicuramente daranno una mano a rendere maggiormente vivibile una parte della città trascurata per troppo tempo. Per il deposito della metro dovremo aspettare ancora qualche mese, ma fin dalle prime ore del 2017 Genova si sveglierà, sempre con i suoi problemi, ma un po’ più grande e spaziosa.

    Nicola Giordanella

  • Villa Scassi, inaugurato il nuovo ascensore a inclinazione variabile. Genova torna a fare scuola

    Villa Scassi, inaugurato il nuovo ascensore a inclinazione variabile. Genova torna a fare scuola

    ascensore-villa-scassiInaugurato oggi il nuovo ascensore “Villa Scassi”, che collega via Cantore con corso Onofrio Scassi, attraverso un passaggio sotterraneo. L’impianto, che si inserisce nella lunga tradizione del trasporto verticale genovese, rappresenta un “salto in avanti” tecnologico, apripista nel panorama di settore sia a livello nazionale che europeo: per la prima volta viene superata la discontinuità, per un impianto pubblico, tra avanzamento orizzontale e verticale; l’ascensore, infatti, è dotato di un sistema che permette alla cabina di percorrere il tratto in piano e il tratto in salita senza soluzione di continuità. La realizzazione di questa infrastruttura pubblica, incominciata nella parte progettuale nel precedente ciclo amministrativo, ha preceduto la normativa italiana in materia di questa nuova tipologia di impianti, di fatto adeguandosi a quanto stava succedendo sotto la Lanterna. Genova, quindi, nel suo piccolo, torna a fare “scuola” per quanto riguarda gli impianti urbani di risalita. Prosegue in questo modo la riqualificazione di Sampierdarena.

    Un impianto unico

    ascensore_scassiL’unicità dell’impianto appositamente progettato per questa istallazione, consente di evitare il fermo del movimento dell’ascensore durante il cambio di inclinazione tra il tratto orizzontale e quello verticale attraverso un raccordo costituito da un tratto a curvatura variabile: la cabina, infatti, è “trasportata” da un carrello che segue l’inclinazione, vincolata da un lato ad un “cardine”, mentre dall’altro lato è sorretta da un particolare sistema di sostegni che percorrono delle rotaie separate, che nel tratto in salita sono “sbalzate” quanto basta per garantire l’orizzontalità del vano passeggeri. Un sistema meccanico, quindi, che garantisce efficacia e sicurezza: l’inclinazione della cabina, infatti, è vincolata fisicamente alla percorso dell’impianto, senza utilizzo di sistemi elettronici dedicati. Per il tratto maggiormente inclinato, il movimento dell’ascensore è controbilanciato da una zavorra mobile, regolata da argani e cavi in acciaio. L’infrastruttura è stato realizzata utilizzando una parte della preesistente galleria posta sotto il parco di Villa Scassi, scavando un nuovo tunnel inclinato.

    Per questi motivi l’impianto può essere considerato a tutti gli effetti un ascensore ad inclinazione variabile, il primo rientrante nella specifica categoria prevista dalla legge nazionale, che nel 2014 ha assorbito le disposizioni comunitarie. La linea, che fino al 31 dicembre sarà aperta con orario pomeridiano gratuitamente, per un primo periodo sarà operativa con orario ridotto, per consentire il rodaggio e la calibrazione definitiva dei macchinari. A pieno regime, l’impianto permetterà di trasportare 420 persone ogni ora, divise in un massimo di 14 corse, unendo in 80 secondi la principale via di Sampierdarena con l’ospedale omonimo. Lo sviluppo complessivo della linea è di 135,70 metri, suddivisi in 95,28 del tratto orizzontale e 33,75 del tratto inclinato, per un dislivello totale di 29,50 metri.

    La riqualificazione di Sampierdarena e Certosa

    L’opera è stata possibile grazie ai finanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale 2007- 2013 (3 milioni e 200 mila euro) e a uno stanziamento di circa un milione e 800 mila euro del Comune di Genova. Questo è l’ultimo intervento del POR, Programma operativo regionale 2007-2013, dedicato a Sampierdarena grazie al quale si sono effettuati altre opere in via Buranello, piazza Vittorio Veneto, via Pellegrini, via Daste, via Cantore, palazzo del Muncipio. Durante l’inaugurazione, il sindaco di Genova, Marco Doria, ha confermato alla stampa e ai presenti il via libera da parte del ministero allo sblocco del finanziamento per il progetto relativo al bando nazionale “Periferie”, che permetterà al Comune di Genova un ulteriore intervento di riqualificazione a Sampierdarena e Certosa pari a 18 milioni di euro.

    Nicola Giordanella

  • MaddaOltre Creative District, il bando per far rifiorire il centro storico e l’industria creativa genovese

    MaddaOltre Creative District, il bando per far rifiorire il centro storico e l’industria creativa genovese

    salita-quattro-canti-genova-via-maddalenaAncora una volta Genova non si ferma di fronte alle difficoltà nella riqualificazione del Centro Storico. Questa volta il Comune apre un bando dedicato ai creativi per lo sviluppo locale del sestiere della Maddalena. “MaddaOltre Creative District è il bando che finanzierà i progetti d’insediamento di nuove attività, o di attività esistenti che vogliono crescere in spazi inutilizzati pubblici o privati situati in aree specifiche dei caruggi. A beneficiare dei finanziamenti, che vanno dai 5 mila ai 20 mila euro, saranno le associazioni, cooperative, piccole imprese, lavoratori autonomi e gruppi informali che operano nel settore dell’industria creativa.

    «Questa Amministrazione – dice l’assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla – ha sempre sostenuto l’industria culturale e creativa come vettore di sviluppo socio economico anche in virtù della sua capacità di creazione di posti di lavoro e interventi come questo bando rappresentano un impegno concreto per valorizzare il suo potenziale nella rigenerazione urbana».

    Una scelta, quella di puntare sull’industria creativa, valutata accuratamente. Secondo alcuni studi che Crative District ha portato avanti prima di istituire il bando, è emerso che l’industria creativa può portare sviluppo in zone degradate. «Abbiamo constato che, in diverse aree, i prodotti culturali hanno reso i quartieri più vivi e di conseguenza li hanno riqualificati, per questo abbiamo puntato sull’industria creativa». – Dice Fabio Tenore, coordinatore tecnico del progetto “Creative Cities” del Comune di Genova.

    Ma l’obiettivo del bando non è unico, anzi “fa un viaggio e due servizi”. «Con MaddaOltre – aggiunge Tenore – vogliamo anche dare un futuro ai tanti creativi di Genova». Secondo alcune ricerche condotte da Crative District, il capoluogo ligure ospita moltissime realtà creativa, che spesso però non hanno competenze manageriali necessarie per crescere, svilupparsi e aumentare il proprio cluster. «Vorremmo che, anche grazie ai finanziamenti del bando, queste imprese si sviluppassero a tal punto da formare una grande rete nel settore creativo genovese – conclude il coordinatore – Per questo forniamo loro supporto nel business plan, nella formazione e nelle specifiche competenze profesionalizzanti».

    I creativi che verranno selezionati riceveranno un supporto di coaching all’analisi dei fabbisogni, alla definizione di piani di lavoro, allo start-up e alla creazione di networking, in cambio, dovranno garantire l’insediamento nel centro storico e la partecipazione a tutti gli eventi realizzati nel quartiere.

    Come partecipare

    piazza-maddalena-centro-storico-genovaTutte le realtà nell’industria creativa, dalle associazioni alle cooperative, dalle piccole imprese ai lavoratori autonomi fino gruppi informali, possono iscriversi al bando “MaddaOltre” con il requisito imprescindibile che garantiscano una presenza in un locale inutilizzato del centro storico. «Ci piacerebbe che ci fossero molte più saracinesche aperte nel centro storico e in questo caso le nuove attività sarebbero per la produzione di cultura, cosa che riqualifica il quartiere». – Spiega Tenore.

    Le attività che possiedono già una sede nel centro storico potranno comunque partecipare assicurando, però, di implementare altre attività, sempre nell’ambito creativo, che finora non avevano svolto.

    L’importo totale dei finanziamenti del bando, messi a disposizione dalla Compagnia San Paolo, è di 70 mila euro che verranno suddivisi per ogni impresa selezionta da un minimo di 5 mila a un massimo di 20 mila euro ciascuna. La domanda è da complire e inviare entro il 23 gennaio 2017. Verrà poi stilata una graduatoria di merito in cui verranno selezionati i progetti migliori fino a esaurimento dei finanziamenti. «Speriamo che questo bando sia uno stimolo per far nascere e crescere nuove attività creative a Genova» – conclude Tenore.

    E.C.

     

  • Ex-Gavoglio, firmato il passaggio al Comune di Genova. Ora la stesura del PUO e dei bandi per rendere il progetto realtà

    Ex-Gavoglio, firmato il passaggio al Comune di Genova. Ora la stesura del PUO e dei bandi per rendere il progetto realtà

    gavoglio-lagaccio-2Firmato questa mattina nel Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, l’accordo di valorizzazione dell’ex Caserma Gavoglio, imprescindibile per il passaggio del compendio dal Demanio all’ente locale. Presenti, tra gli altri, il sindaco Marco Doria e il direttore dell’agenzia del Demanio, Roberto Reggi. Il programma di valorizzazione deriva anche dal percorso partecipativo avviato nel 2014 con l’obiettivo di riaprire gli spazi al quartiere e alla città. «Abbiamo già cominciato a restituire la Gavoglio ai cittadini – dichiara il sindaco, come riportato dall’agenzia Dire – perché c’è già una casa di quartiere e un cortile che è diventato un giardino pubblico e altri spazi che verranno restituiti». La strada per arrivare ad oggi, però, è incominciata qualche anno prima, esattamente nel 2008, quando i cittadini hanno iniziato ad organizzarsi in comitati e associazioni, tra cui il gruppo “Progettare la Città” e la rete di associazione “Voglio la Gavoglio”: centinaia di assemblee e incontri, che hanno generato nel 2012 circa 450 osservazioni sul Puc, chiesto ed ottenuto commissioni ad hoc e innumerevoli iniziative sul territorio. “Guardando indietro, ripercorrendo tutto quello che è stato fatto, oggi è una giornata da festeggiare – dichiara Enrico Testino, fondatore di “Progettare la Città”e dobbiamo ringraziare l’amministrazione, soprattutto  il sindaco Marco Doria e l’assessore Piazza, per essere stati dietro a questo progetto».

    Tra il dire e il fare…

    Attualmente l’ex caserma consta di 19.100 metri quadrati di superficie coperta e 30.900 metri quadrati scoperti, mentre il volume complessivo degli edifici ammonta a 223.400 metri cubi. Il percorso di valorizzazione sarà costruito progressivamente, a partire proprio dalle linee guida condivise nero su bianco questa mattina. «Ci saranno spazi verdi (tra i 10.000 e i 16.000 metri quadrati, ndr) con demolizione di volumi non vincolati in un quartiere densissimo dal punto di vista dei fabbricati – assicura Doria – ma c’è anche la necessità di definire degli investitori». Il Comune di Genova potrà realizzare un parco urbano attraverso un finanziamento europeo di poco superiore ai 3,1 milioni di euro, 1,7 dei quali destinati direttamente a palazzo Tursi. Stando ai progetti, però di soldi ne mancano all’appello ancora molti: oltre sessanta milioni, nell’ipotesi meno onerosa, da recuperare per far diventare realtà questo disegno ambizioso quanto importante per il quartiere ma non solo. I prossimi passi saranno quelli decisivi: il Comune dovrà realizzare un PUO (Progetto Urbanistico Operativo), entrando nel dettaglio per le scelte di destinazione degli spazi e delle strutture, per poi indire i relativi bandi per la realizzazione concreta: «Speriamo che riparta il percorso partecipativo interrotto un anno fa – sottolinea Testino – perché se si lavora insieme con il territorio, progetto e bandi potranno essere più facilmente realizzabili e sostenibili». Un appello a ritrovare un dialogo che in questi anni si è rivelato fondamentale, e che, senza dirlo, per “contrappasso” riporta alla mente i troppi esempi di “incompiute” sparsi sul nostro territorio. «Un’altra criticità è senza dubbio la potenziale durata dei lavori, che dovrebbe essere di 10 anniaggiunge – e che in un quartiere “intasato” come il Lagaccio, potrebbe, se mal gestiti, risultare dannosa. Serve quindi uno studio pubblico per questo».

    Punto di arrivo, punto di partenza

    La firma di oggi, quindi, ha un doppio significato: suggella un percorso, anche difficile, nato dal territorio e interpretato dall’amministrazione, aprendone però un altro, forse ancora più complesso e delicato. La realizzazione del “Progetto Ex Gavoglio”, quindi è appena incominciata: riusciranno le istituzioni a garantire che questo sogno diventi realtà? Non sarà cosa facile, certamente, ma la strada della condivisione ha portato i frutti oggi giustamente celebrati. Da domani, però, incomincia il lavoro vero.

    Nicola Giordanella

  • Villa Gentile, Comune ripristina barriera tra pista e area pubblica. Al via raccolta fondi per nuovi giochi nel parco

    Villa Gentile, Comune ripristina barriera tra pista e area pubblica. Al via raccolta fondi per nuovi giochi nel parco

    villa-gentile (14)Il Comune di Genova potrebbe intervenire nei prossimi mesi per ripristinare la barriera divisoria tra la pista di atletica e l’area verde pubblica; in questo modo, il parco pubblico tornerebbe ad essere cosa a parte rispetto all’impianto di Villa Gentile, senza, quindi, dover dipendere dagli orari del campo sportivo, riconquistando il ruolo di parco pubblico a tutti gli effetti. Una notizia che nasce da un’indiscrezione, confermata “sottovoce” da alcuni esponenti della giunta, a margine della scorsa seduta del Consiglio comunale. Forse non si può parlare di progetto in fase esecutiva, ma la cosa non è stata smentita, anzi. Tutto questo mentre gli abitanti di Sturla hanno organizzato una raccolta fondi per acquistare ed istallare all’interno dell’area alcuni nuovi giochi destinati ai numerosi bambini che frequentano gli unici giardinetti del quartiere.

    Confini e confinati

    La vicenda che contrappone gli abitanti, organizzati in un comitato, e gli attuali concessionari dell’impianto sportivo potrebbe, quindi, arricchirsi di un nuovo capitolo. Il problema della divisione tra pista e parco pubblico, infatti, è alla base del contendere, come più volte Era Superba ha documentato: la sua rimozione, non espressamente prevista dal contratto, oggi permette la continuità degli spazi, costringendo i cittadini fruitori del parco pubblico a “subire” le attività sportive, compresi gli orari di apertura e chiusura che per convenzione sono a carico dalla società sportiva che gestisce l’impianto di atletica. I cittadini più volte hanno denunciato che questa rimozione aveva di fatto annesso lo spazio verde al campo, facendo decadere la valenza pubblica dell’area. La reintroduzione della barriera, stando agli atti della concessione, in teoria non dovrebbe modificare i termini del contratto, visto che non ne era prevista la rimozione: secondo quanto sottoscritto dalle parti, infatti, la società sportiva deve garantire comunque l’apertura e la chiusura del parco, esplicitamente descritto come pubblico, a prescindere dalle attività sportive in atto o meno.

    Raccolta fondi per i giochi

    raccolta-fondi-sturla-nataleNel frattempo i cittadini di Sturla si stanno organizzando per arricchire ulteriormente il “proprio” spazio verde: la festa natalizia prevista per la giornata del 18 dicembre, completa di stand gastronomici, mercatino e animazioni per i bambini, è l’occasione per lanciare la raccolta fondi per dotare il parco di attrezzature pubbliche destinate ai bambini. L’iniziativa è stata patrocinata anche dallo stesso Municipio IX Levante: «La nostra intenzione – ci spiegano i rappresentanti del Comitato per la difesa di Sturlaè quella di sostituire alcune pericolose istallazioni di cemento, destinate esclusivamente agli atleti, con dei giochi per i più piccoli, come tutti i parchi pubblici, perché quello di via Era è un parco pubblico, peraltro l’unico del quartiere, e quindi deve essere gestito come tale».

    Buona notizia o contentino?

    Tutta la vicenda legata a Villa Gentile, come abbiamo visto, è complessa: il nuovo regolamento per la gestione e la concessione degli impianti sportivi, approvato recentemente in Sala Rossa, ha cambiato ulteriormente le carte in gioco. Le concessioni già in essere possono “migrare” nel nuovo assetto normativo, e in ballo tornano quindi termini, impegni, investimenti e finanziamenti. Per quanto riguarda Villa Gentile, il ripristino dei confini tra parco pubblico e impianto sportivo è sicuramente una buona notizia per gli abitanti di Sturla; bisogna considerare, però, che i tavoli di trattativa tra amministrazione e concessionario probabilmente saranno riaperti, e il passo che porta una buona notizia a diventare un “contentino” da giocarsi in fase di contrattazione è breve.

    Nicola Giordanella

  • Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Foto di Ilaria Camprincoli
    Foto di Ilaria Camprincoli

    Un investimento da 800 mila euro per riqualificare Villetta di Negro, eppure dopo poco, il degrado torna a farsi vivo. Tra i cespugli di quello che viene considerato uno dei più grandi polmoni verdi della città, le siringhe non sono un caso e la sporcizia fa da padrona in ogni angolo; ma soprattutto il lavori, in teoria di ripristino, pare abbiano cancellato l’antico splendore

    Tra il 2012 il 2014 sono stati spesi 800 mila euro per opere edili, verde e impianti all’interno della villa. I lavori, deliberati dalla vecchia amministrazione del Comune di Genova e messi in atto dall’ex Assessore all’ambiente Valeria Garotta, sono stati articolati in due tranche, con i primi 300 mila euro è stato rifatta la zona della Villetta adiacente piazzale Mazzini e il giardino all’italiana, mentre la seconda tranche ha coinvolto tutto lo spazio verde. La potatura di alberi, riordino di sottobosco e aiuole, messa a dimora di alberi di pregio tra cui faggio pendulo, ciliegio da fiore, acero rosso e ricostruzione del “Viale della Rimembranza” con tassi piramidali in filare è costata 500mila euro. Sul sito del Comune di Genova si legge anche “Si è intervenuti, anche, su sistemi di videosorveglianza e illuminazione scenografica, impianto di irrigazione, gruppo di alimentazione della cascata, oggi, revisionato e a norma.”
    Nel progetto di riqualificazione era incluso anche un servizio di presidio degli ex militari per il all’interno della Villa, un servizio attivato per allontanare i male intenzionati e mantenere una vivibilità di un certo tipo. Un servizio che oggi è già sospeso.

    «Il presidio da parte degli ex militari va ripreso anche perché la villa è oggetto d’interesse di turisti», dice Fabio Grubesich, Vice Presidente del Municipio centro est. Un taglio dovuto al bilancio critico del Comune che ha dovuto sospendere anche il rimborso del biglietto dei trasporti pubblici di quei ex carabinieri o poliziotti disposti a prendersi cura della sicurezza della villa. Anche la videosorveglianza, che era stata impostata negli anni passati, sembra comunque non avere avuto effetti «Le telecamere di sorveglianza se installate devono portare ad azioni conseguenti – continua Grubesich – non basta osservare i monitor e non far niente, ma bisogna anche agire, bisogna tutelare e contrastare certi fenomeni. Va trovata una soluzione alternativa». Sorge anche il dubbio che le telecamere non funzionino più e che i lampioni non illuminino quanto dovrebbero. Nessuno ha risposto a queste risposte.

    La pulizia della villa non è da meno e la sporcizia è ovunque: «Noi del Municipio, collaboriamo con l’Anffas che saltuariamente porta i suoi ragazzi a fare delle pulizie», conclude il vicepresidente del Municipio. Un servizio biunivoco, utile anche per chi fa parte dell’associazione, ma non sufficiente per mantenere la pulizia di quello che un tempo era il gioiello della città; e soprattutto è evidente che la cura del verde non può essere affidata al volontariato.

    Lavori in corso eterni

    villetta3I lavori di certo non si possono definire conclusi. Nella parte più alta della villa ancora oggi si vedono le transenne e i cartelli di “lavori in corso”, eppure nessuno sta lavorando per portare a termine le opere di riqualificazione. E non solo se si va spulciare le vecchie foto di questo “polmone verde della città” si trovano le differenze. Laddove c’era una vasca piena d’acqua in cui nuotavano i cigni, oggi c’è una tinozza piena di pietrine colorate. E di cigni nemmeno l’ombra. L’uccelliera un tempo abitata da volatili di ogni specie, oggi è vuota, le farfalle che coloravano la parte sottostante la cascata non esistono più e il pergolato che si affacciava a una strepitosa vista su Genova e un tempo s’intrecciava a vivi rampicanti, oggi è arrugginito e malandato fa da base a dei rami secchi. La domanda è perchè dei lavori, che in teoria avrebbero dovuto riqualificare uno dei gioielli della nostra città, ad oggi sembrano aver invece cancellato un’eccellenza del cuore antico di Genova? A colorare la villa oggi non sono più gli animali e le piante, se mai sono i graffiti sul muro e i sacchetti d’immondizia tra le aiuole. Un risentimento comune da parte gli abitanti della zona che ancora portano nelle loro menti il ricordo di una villa verde e rigogliosa, tanto che si pensava di creare un comitato per riportare la Villa come un tempo. E nonostante tutto, oggi, il Comune non risponde.

    Elisabetta Cantalini

    Fotogallery di E.C.

     

  • Piazza Cernaia rimane “libera”, e il Comune chiede ai municipi di individuare i luoghi di aggregazione da tutelare

    Piazza Cernaia rimane “libera”, e il Comune chiede ai municipi di individuare i luoghi di aggregazione da tutelare

    piazza-cernaia-centro-storico-casa-occupataNessun dehors occuperà piazza Cernaia. Le voci che circolavano da qualche settimana su una possibile richiesta di occupazione di suolo pubblico per fini commerciali sono state definitivamente smentite dalla giunta comunale, nella voce dell’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza: «Nessuna pratica è in corso – ha dichiarato durante la seduta del Consiglio comunale dopo avere ricordato l’interesse dell’amministrazione comunale nel tutelare questo spazio – divenuto luogo di socialità importante per il centro storico».

    Tutelare la socialità

    Ma non solo: stimolato dall’interrogazione della consigliera Clizia Nicolella (Lista Doria) l’assessore ha reso nota l’idea dell’amministrazione di procedere, insieme ai vari municipi, ad una sorta di mappatura di tutte quelle piazze che hanno assunto un ruolo sociale aggregativo, per poi procedere con una sorta di tutela per mezzo di una delibera specifica.

    Gli spazi collettivi, quindi, potranno tornare a rendere vive le realtà territoriali, aiutando la socialità e l’incontro delle persone. In questo la storia recente di piazza Cernaia è un esempio importante: un’area che è tornata a vivere anche grazie alle iniziative, spesso spontanee, di chi ci vive con feste, sport, attività per bambini; i veri presidi contro l’abbandono del territorio e lo scollamento sociale. Va ricordata anche l’occupazione di qualche anno fa di alcuni appartamenti sfitti da anni, portata avanti dal Movimento per la Casa, che in qualche modo, nel suo modo, ha contribuito a dare veste nuova a questa piazza, perché, come è evidente gli spazi sono vivi quando sono “abitati”

    Nicola Giordanella

  • Pra’ e Centro Civico Culturale con biblioteca e museo multimediale, tra sogno e incertezze sui fondi

    Pra’ e Centro Civico Culturale con biblioteca e museo multimediale, tra sogno e incertezze sui fondi

    Un centro civico multimediale nel cuore della delegazione, con tanto di biblioteca, mostra permanente del basilico e un museo sulla storia locale degli ultimi 50 anni del quartiere. Questo l’ambizioso progetto di riqualificazione della vecchia stazione di Pra’, proposto ormai più di un anno fa dalla Fondazione Primavera e fatto proprio (almeno, per ora, sul piano delle intenzioni) da Municipio e Comune. «La speranza – ci spiega il consigliere del Municipio VII – Ponente, Claudio Chiarottiè di mettere a bilancio il progetto entro la fine dell’attuale amministrazione, in modo che chiunque venga dopo si trovi la strada tracciata». Parliamo, dunque, di un intervento da terminare entro l’anno prossimo.

    Primo passo: la messa in sicurezza

    Le idee e i progetti su cosa fare dell’edificio che fino al 2006 ospitava la stazione ferroviaria sono molte, e stimolano la fantasia di un quartiere che da sempre soffre la mancanza di un centro civico e di altri luoghi d’aggregazione. Prima, però, viene la meno entusiasmante ma altrettanto necessaria messa in sicurezza dell’esistente. «C’è un problema di tenuta dell’acqua dal tetto – spiega Chiarotti – che rende necessario un pesante intervento di copertura. Inoltre, è intenzione della Civica Amministrazione punteggiarla e ricoprirla, perché non sia più agibile dalla più varia umanità». Il riferimento è alle numerose occupazioni abusive che hanno interessato lo stabile negli anni scorsi, e che hanno generato non poche polemiche. Oggi quel problema sembra risolto, se non altro perché la zona è diventata area di cantiere. «Ma c’è la preoccupazione – sottolinea Chiarotti – che possa ripresentarsi una vola terminati i lavori, qualora lo stabile venisse abbandonato a sé stesso. Anche senza arrivare alle occupazioni abusive bastano i piccioni a degradare i saloni interni lasciati vuoti».

    Ottimismo e sinergie, ma ancora niente fondi

    Nonostante il consigliere Chiarotti tenga per prudenza a precisare che non ci sia ancora «nulla di ufficiale», sul fatto che alla fine qualcosa si farà sembra esserci ottimismo diffuso. I primi a provare questo sentimento sembrano essere gli ideatori del progetto. «Ormai – afferma il presidente della Fondazione Primavera, Guido Barbazza è più di un’idea. In passato si erano ipotizzati altri utilizzi della struttura, come renderla sede della Polizia Municipale, ma non ci sono spazi sufficienti».

    La vecchia stazione di Pra’, costruita nel 1856, è, come molti edifici antichi, pregevole dal punto di vista architettonico, oltre a fare ormai parte della storia della delegazione. Questa sua caratteristica, oltre alla cronica mancanza di un centro culturale, ha spinto l’associazione praese a presentare idee e progetti per la sua riqualificazione. «La nostra intenzione – continua Barbazza – è stata sin da subito quella di creare una biblioteca e un centro culturale, insieme a un museo sulla storia del quartiere, ma di non farlo in modo conformista. Vogliamo attirare un pubblico giovane, e pensiamo di riuscirci, anche grazie alla posizione centrale e assolutamente visibile dall’Aurelia della struttura».

    L’ottimismo di Barbazza deriva dall’ampia condivisione di intenti intorno al progetto. «L’idea del Cccp (Centro civico culturale praese ndr) è piaciuta subito molto all’assessore Crivello e al Municipio, oltre che al Psa (la multinazionale che gestisce il porto di Pra’), alla fondazione Muvita e ad Amiu». La municipalizzata della nettezza urbana dovrebbe partecipare attivamente al progetto con una sala dedicata alla sensibilizzazione sul tema del riciclo. Idee chiare su cosa fare, dunque, meno sui fondi da investire: «Pensiamo di trovare le risorse necessarie – spiega Chiarotti – da Amiu, il Psa o le attività commerciali sul territorio. Queste le indicazioni di massima, ma c’è il problema delle coperture finanziarie, che bisogna trovare tra gli sponsor disponibili e che comunque richiederanno uno sforzo dalla civica amministrazione, perché quella parte di finanziamento che “avanza” dai Por e interessava solo 1/3 a Levante dell’edificio per il mercato a km 0 non basta a mettere in sicurezza l’edificio».

    Azzardato, al momento, anche fare previsioni su quanto il tutto verrà a costare. L’unica certezza, condivisa da Municipio e realtà del territorio, è che qualcosa vada fatto: «Non è possibile – dicono con una sola voce Chiarotti e Barbazza – lasciare la situazione così com’è, con un edificio in stato d’abbandono nel cuore di un quartiere che, con i Por, si è riqualificato in modo così esteso nell’ultimo periodo».

    Luca Lottero

  • San Quirico e la Biblioteca Libertè, tra solidarietà, cultura e contestazione politica

    San Quirico e la Biblioteca Libertè, tra solidarietà, cultura e contestazione politica

    biblioteca-libertè-san-quiricoUn piccolo spazio, dedicato alla condivisione del sapere, ricavato in un quartiere con tante criticità; un tentativo di portare cultura e solidarietà attraverso uno strumento antico, quello dei libri. Nasce così la biblioteca Libertè di San Quirico, tra scommesse e ambiziose progettualità da parte di un gruppo di ragazzi coordinati dal nuovo parroco, Don Gregorio, che ha messo a loro disposizione uno spazio di proprietà della diocesi per tentare di portare un barlume di cultura in un luogo privo di spazi associativi e ricreativi.

    Hanno aperto le porte al pubblico il quindici di ottobre e, a poco più di un mese dall’apertura, hanno raggiunto la considerevole quota di mille libri, nonostante il difficile contesto in cui sono inseriti. Sono i ragazzi della biblioteca Libertè di San Quirico  e cercano di creare uno spazio dedicato alla cultura e allo studio in un quartiere periferico troppo spesso dimenticato dalle istituzioni locali, e abbandonato a se stesso. I loro punti fermi sono l’antirazzismo e il multiculturalismo: durante l’allestimento erano presenti atei, cristiani, musulmani e buddisti; un fattore questo che, secondo loro, è stato causa di una sorta di censura da parte dei media locali, che dopo i primi contatti hanno deciso di non dare visibilità all’iniziativa. La storia di questa “avventura”, però può essere molto significativa, sia per il contesto in cui è maturata, sia per le diversità che ha saputo coinvolgere e organizzare, intorno ad un obiettivo comune.

    Il progetto

    L’idea nasce da alcuni ragazzi che, insieme al nuovo parroco del quartiere, Don Gregorio, hanno iniziato a pensare alla creazione di una biblioteca come punto di aggregazione culturale in un quartiere privo di qualsiasi spazio a carattere associativo. I locali della biblioteca sono stati messi a disposizione dal sacerdote e fanno parte del patrimonio della diocesi. «Il nome Liberté nasce durante la preparazione dei locali, quando, insieme ai ragazzi del centro migranti di Mignanego, abbiamo pensato ad un nome che potesse comprendere la libertà di poter leggere un libro, di poter costituire una biblioteca, la libertà di farsi un’opinione e quella di scappare dalle guerre» spiega Elisa Manginelli una delle fondatrici.

    L’inizio, come raccontano, non è stato semplice: agli esordi concreti del progetto si limitavano al locale messo a disposizione dal parroco. Per raccogliere nuovi libri hanno promosso un mercatino dell’usato, aiutati da alcuni cittadini e, lentamente, anche grazie all’utilizzo dei social network, hanno allargato la loro rete di ricezione. Oggi hanno vari tipi di letteratura, da quella per bambini a quella per adulti: si parla di circa 800 romanzi catalogati, più varie enciclopedie e, addirittura, alcune miniature cinquecentesche.

    Dopo le difficoltà iniziali, però, non tutto è diventato semplice: la risposta del quartiere, infatti, tarda ad arrivare: «C’è un profondo disinteresse verso la cultura e la partecipazione civica da parte dei nostri concittadini – racconta Enea L. – Il problema principale è che la biblioteca oggi esiste ma è poco frequentata, non è recepita dal quartiere in nessun modo, anzi, abbiamo più frequentazioni dall’esterno. Ci stiamo chiedendo se a San Quirico non ci sia addirittura una sorta di analfabetismo di ritorno» conclude provocatoriamente uno dei responsabili. Nel quartiere il numero degli anziani è decisamente elevato e questo, secondo i ragazzi della biblioteca Libertè, potrebbe essere un problema per la biblioteca, che nei progetti vorrebbe attirare soprattutto i giovani della vallata, aprendo anche uno spazio dedicato allo studio.

    San Quirico, “frontiera” urbana

    Questo progetto, in qualche modo, non ha visto un percorso condiviso con le istituzioni locali: né il Presidente del V Municipio Valpolcevera, Iole Murruni, ne altri membri della giunta sono stati invitati all’inaugurazione e questo perché i ragazzi hanno voluto dare alla loro iniziativa una valenza politica, quasi di rottura con le amministrazioni, che, secondo loro, stanno dimenticando il territorio. «Manca la manutenzione alle strade e al verde pubblico» sottolinea Enea L., e in questo vuoto non mancano le polemiche della popolazione per lo scarso servizio fornito dalla monumentale stazione San Biagio, inaugurata nel 2005 e divenuta vera e propria “cattedrale nel deserto” di San Quirico: una infrastruttura scarsamente servita dai transiti, con pochi convogli sulla linea dei Giovi, e posizionata in modo da non riuscire a offrire un servizio capillare alla popolazione: chi abita alle estremità del quartiere è obbligato a prendere un bus per raggiungerla e spesso conviene indirizzarsi verso le stazioni di Pontedecimo e Bolzaneto, che offrono una maggiore frequenza dei treni. A undici anni di distanza dall’inaugurazione molti si chiedono se quei soldi non potessero essere spesi meglio, per esempio incentivare spazi di aggregazione culturale. Alla fine ci hanno pensato i ragazzi della biblioteca Liberté.

    Gianluca Pedemonte

  • Permacultura, alla Tabacca di Campenave si vive in armonia con l’ambiente ma in contatto con il resto del mondo

    Permacultura, alla Tabacca di Campenave si vive in armonia con l’ambiente ma in contatto con il resto del mondo

    tabacca-cascina-ortoUn’antica casa contadina del 1900 immersa in un bosco di castagni in località Campenave, detta “La Tabacca”, a pochi chilometri dalla città, dalle spiagge di Vesima e Arenzano, dal porto di Voltri. Qui si sta realizzando uno dei primi esperimenti in Liguria di progettazione integrale in Permacultura, ideato e gestito dall’associazione ambientalista Terra Onlus, che aveva già promosso nel 2010, sempre nell’area di Vesima, un innovativo progetto di realizzazione di orti sinergici.
    A distanza di alcuni anni dall’inizio della ristrutturazione, Era Superba è tornata alla Tabacca per raccontare l’evoluzione di questo interessante progetto, una delle tante iniziative legate all’innovazione e alla creatività espresse dal territorio genovese.

    La Tabacca, nello stesso tempo azienda agricola e luogo di formazione, è oggi un punto di riferimento fondamentale per la diffusione della permacultura in Liguria.
    Qui sono stati costruiti impianti di fitodepurazione, pannelli solari, orti ad agricoltura sinergica e un forno in terra cruda, e si è posta particolare attenzione anche all’autosufficienza energetica e alla fitoterapia utilizzando a scopo curativo le piante esistenti. Il percorso di progettazione in Permacultura è molto lungo e insegna prima di tutto a tenere conto dei limiti relativi all’ambiente naturale e umano circostante. «I limiti li devi superare ricercando soluzioni che devono essere ecologiche – afferma Giorgia Bocca, referente genovese di Terra Onlus – non basta comprare materiali di bioedilizia. Devi ribaltare il punto di vista, cominciare a ragionare sul processo, sul modo in cui arrivi a costruire la tua casa, sul modo in cui arrivi a questi materiali».
    Terra Onlus ha scelto di privilegiare per la ristrutturazione della Tabacca materiale e legno locale, senza cedere alle lusinghe di un vantaggio economico immediato, ma cercando soluzioni che potessero essere riprese e applicate da altri soggetti.

    tabacca-orto-verdeAlla Tabacca è fondamentale anche l’aspetto educativo e la ricerca di nuove forme di socialità.
    E’ uno dei centri di formazione di Terra Onlus, assieme al Palazzo Verde a ridosso del Porto Antico di Genova. I corsi di Terra Onlus hanno l’obiettivo di recuperare antichi saperi contadini, come fare il pane in casa o realizzare i cesti, a scopo non solo ludico, ma anche di attivazione di nuove prospettive professionali e imprenditoriali. Alla Tabacca, nel periodo primaverile ed estivo, si organizzano campi per bambini e ragazzi, campeggi e corsi formativi più specifici, come quelli sulla fitodepurazione. «Le aziende agricole un tempo erano vere aziende sociali, alle quali contribuiva un’intera famiglia e spesso venivano coinvolte anche le persone vicine», continua Bocca. Ed è questo antico modello di socialità condivisa, fondato sull’armonia fra comunità umana e ambiente, che Terra Onlus propone alla Tabacca, adattandolo alle esigenze del mondo contemporaneo.

    Ai corsi della Tabacca arrivano bambini, persone con un lieve disagio sociale che arrivano grazie a un accordo con la Asl, molti wwofers, persone appartenenti alla rete mondiale W.W.O.O.F che offrono la loro collaborazione volontaria a fattorie o piccole aziende agricole biologiche in cambio di vitto e alloggio.
    Nell’esperienza genovese della Tabacca, Terra Onlus ha scelto la strada non della ricerca di un’autosufficienza tesa all’isolamento dal resto della società, ma della contaminazione, per integrarsi nella realtà esistente in maniera critica e mettere in moto processi e buone pratiche di cambiamento e ripensamento in senso ecologico dell’organizzazione del territorio e della progettazione urbanistica.
    «La finalità dell’insediamento della Tabacca, proprio in mezzo al bosco di castagni – ricorda Giorgia – non è quella di vivere in un mondo ecologico fantastico, ma quella di contaminare, di capire come l’attivazione di nuovi processi può essere recepita, ad esempio, dal territorio e dalla pubblica amministrazione, per lavorare sulle normative. Con alcuni tecnici della provincia, ad esempio, stiamo lavorando sulla normativa per la fitodepurazione».
    E’ una nuova prospettiva, nella quale l’innovazione dal punto di vista agricolo si integra con i principi etici, con la ricerca di una rinnovata socialità e dell’armonia ecologica con l’ambiente naturale e umano circostante.
    Nella Permacultura, i principi etici e le tecniche sono legati in maniera indissolubile. Questo aspetto la rende una filosofia di vita particolarmente utile e preziosa, al di là dello stretto legame con l’agricoltura, in un periodo storico nel quale l’innovazione tecnologica è considerata buona in sé, in maniera acritica, e procede in maniera indipendente da ogni principio e ragionamento etico.

    Dalla Permacultura alla decrescita

    La Permacultura è un modello di progettazione ecologica degli insediamenti agricoli e umani. Nata in ambito agricolo come teoria e tecnica di agricoltura “permanente” e sostenibile ispirata al funzionamento degli ecosistemi naturali, è divenuta una filosofia di vita che abbraccia tutti i temi e i saperi legati al rapporto fra insediamenti umani e ambiente, dall’edilizia all’accesso alla terra, dall’agricoltura alle relazioni sociali.
    Bill Mollisson, l’ideatore della Permacultura, è stato negli anni settanta uno dei primi scienziati a comprendere i rischi di un modello di sviluppo fondato su uno sfruttamento illimitato dell’ambiente. Quasi contemporaneamente uscirono il “Rapporto sui limiti dello sviluppo (1972) e le opere di Nicholas Georgescu Roegen. Una prospettiva affine, più recente, è la teoria della decrescita di Serge Latouche. Talora fraintesa come un invito pauperista alla crescita negativa, questa tesi ci invita a mutare la nostra prospettiva, mettendo in discussione la “fede” acritica nell’idea di crescita e di legame diretto tra Pil e benessere individuale e sociale.
    Molllison comprese la necessità di individuare nuove soluzioni per l’equilibrio dei sistemi biologici fondate su una prospettiva radicalmente ecologica. A partire dal 1981 con l’allievo David Holmgren diede inizio a un’attività formativa mirata che portò alla nascita di accademie di Permacultura nei paesi Europei, fra i quali Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia.
    Nel nostro paese la permacultura è praticata prevalentemente nelle fattorie biologiche e nella rete degli “ecovillaggi” insediamenti ispirati all’autosufficienza economica ed ecologica.


    Andrea Macciò

  • Verde Comune, una mappa digitale dei polmoni di Genova. Dalla Valpolcevera, il progetto di Municipio e Open Genova

    Verde Comune, una mappa digitale dei polmoni di Genova. Dalla Valpolcevera, il progetto di Municipio e Open Genova

    mappa-spazi-verdiUna mappa digitale e interattiva di tutti gli spazi verdi della Valpolcevera. E’ il progetto “Verde Comune” voluto dal Municipio V e realizzato dall’Associazione Open Genova che, da luglio scorso, ha messo online la mappatura dei giardini della zona. «Abbiamo voluto mettere a disposizione dei cittadini una rappresentazione digitale dei giardini pubblici e degli spazi verdi per renderli più vivibili», ci racconta Enrico Alletto, presidente dell’associazione. «Prima di implementare il progetto, ci siamo accorti che molti di questi spazi non erano conosciuti da gran parte degli abitanti della zona».

    Un sito responsive, visibile quindi da ogni dispositivo elettronico, cellulare, tablet e computer, che indica ai cittadini con un semplice click, dove si trovano i giardini, ma non solo. Ne spiega anche le caratteristiche. Gli spazi sono, infatti, suddivisi per zona e per tipologia, con aree verdi e attrezzate. «Se sto cercando un giardino con un’area cani o se voglio sapere se ci sono panchine o quali alberi si trovano in quella determinata area, lo posso sapere attraverso il sito», spiega Alletto

    Ad oggi sono 59 le aree verdi censite, sparse tra i quartieri di Pontedecimo, San Quirico, Morego, ma anche Bolzaneto, Teglia, Rivarolo e Certosa. Un progetto fortemente voluto dalla presidente del Municipio, Iole Murruni, e dal Comune con l’obiettivo di rendere visibile il verde pubblico della Valpolcevera e facilitare molte altre azioni correlate, dall’attività dei volontari alla presenza di eventi e manifestazioni, passando per le manutenzioni e la pulizia.

    «Ogni area – continua Alletto – fa rifermento a un’associazione di volontariato che, oltre a occuparsi della manutenzione di quel determinato spazio, è disponibile a fornire informazioni ai cittadini e non solo. I volontari possono anche inserire all’interno del sito eventuali manifestazioni che intendono realizzare nelle aree indicate nella mappa».

    Il progetto sperimentale, firmato dall’associazione Open Genova, è stato finanziato dal Municipio V Valpolcevera con una somma di 500 euro che equivale alle spese effettive sostenute per la realizzazione del sito. Dopo la prima presentazione dello scorso luglio, il prossimo 17 novembre Open Genova ha organizzato un incontro con i cittadini per confrontarsi e capire che cosa è possibile migliorare non soltanto a livello teorico, ma anche pratico, direttamente sul campo. «L’incontro di giovedì 17 novembre serve sia agli abitanti perché spigheremo loro il funzionamento effettivo dell’applicazione, ma anche a noi perché chiederemo un feedback ai volontari e ai cittadini per migliorare le funzionalità del servizioIl sito è online, ma comunque è in fase di maturazione».

    L’obiettivo, anche in base alla risposta della cittadinanza, è quello di aprire il progetto anche ad altri Municipi, in modo da mappare le intere aree verdi cittadine e renderle disponibili a tutti a prescindere dal quartiere di residenza.


    Elisabetta Cantalini 

  • Cornigliano e la lunga strada della riqualificazione. I sogni si scontrano con la realtà

    Cornigliano e la lunga strada della riqualificazione. I sogni si scontrano con la realtà

    Ilva CorniglianoSono 65 milioni di euro i fondi rimasti nelle casse di Società per Cornigliano destinati alla riqualificazione dell’omonimo quartiere. Dopo oltre dieci anni dall’Accordo di Programma, firmato nel 2005, si torna a parlare del progetto per riqualificare Cornigliano. «Molti interventi, negli anni, sono già stati fatti – dice il vicesindaco, nonché vicepresidente di Società per Cornigliano, Stefano Bernini – e il Miglioramento della qualità della vita dei cittadini del quartiere sta progressivamente avanzando».

    Alcuni interventi, però, non bastano per far rifiorire Cornigliano. Dopo il restauro di Villa Bombrini e di Villa Serra e il rifacimento delle facciate dei palazzi di via Cornigliano, realizzato anche grazie alle tasche dei cittadini, sono da risolvere problemi che si trascinano da tempo. All’appello per portare a termine il progetto manca ancora la risistemazione di via Cornigliano, che secondo il programma dovrebbe diventare una strada pedonale in stile rambla, il raccordo tra la nuova strada a mare e dell’uscita della A10 Genova aeroporto, il ripristino dell’area ex gasometri intorno a Villa Bombrini, il completamento delle due sponde del Polcevera e la riqualificazione dell’ex mercato comunale, ad oggi ferma. Da risolvere anche la questione delle rimessa Amt di via San Giovanni D’Acri che, secondo i primi accordi avrebbe dovuto trasferirsi a Campi, in un’aerea che però di recente è stata venduta.

    Secondo il Direttore di Società per Cornigliano, Enrico Dal Molo i fondi in cassa sono già stati suddivisi e destinati a ogni voce rimasta in sospeso: «Venti milioni vanno per il raccordo tra strada mare e l’autostrada A10, altri venti per la bonifica dell’ex area sottoprodotti, dieci per riqualificare l’area ex gasometri, circa cinque per la messa a nuovo di Via Cornigliano e cinque rimangono in cassa, destinati ai lavori di pubblica utilità». Si spera che a questa somma il governo restituisca, come promesso, cinque degli undici milioni investiti tra il 2014 e il 2016, per mantenere attiva la cassa integrazione degli operai dell’Ilva. Nonostante una serie d’intoppi il progetto dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno, che secondo la Società per Cornigliano dovrebbe poi essere messo bando per il completamento dei lavori. Ma i problemi per il quartiere non finiscono qui, «Benissimo il progetto di riqualificazione strutturale del quartiere, ma cosa ci si mette dentro? – dice Paolo Collu, del Gruppo lavoro per Cornigliano – Oggi via Cornigliano e il resto del quartiere è quasi morto dal punto di vista di esercizi commerciali, questo è un aspetto importante da non sottovalutare».

    Mercato Comunale CorniglianoRimessa Amt Cornigliano e l’ex mercato comunale 

    Il progetto approvato dal consiglio Comunale nel 2008 prevedeva lo spostamento della rimessa San Giovanni d’Acri di Cornigliano in un’area in zona Campi. Eppure i primi di agosto la stessa area di Campi che era destinata a diventare la nuova rimessa Amt è stata venduta dal Comune a Spinelli. Un’informazione che non era arrivata al municipio «In attesa che venisse smantellata la rimessa Amt San Giovanni d’Acri – dice il presidente del municipio Medio Ponenete, Giuseppe Spatola – scopriamo che quell’area nella quale doveva essere spostata la struttura era già stata venduta a privati; non siamo nemmeno stati informati direttamente, ma lo abbiamo scoperto».

    Un’altra patata bollente passata nelle mani del municipio nell’estate del 2015 è stata la questione dell’ex mercato comunale di Cornigliano, ormai, da anni, in completo disuso: «Se non ci sono certezze sulla riqualificazione, non sappiamo cosa farcene dell’ex mercato comunale, potremmo assegnarlo con il prossimo bando, ma solo se siamo certi che arrivino i finanziamenti», conclude Spatola.

    Area ex gasometri

    L’area adiacente a Villa Bombrini, rimane uno dei punti dolenti nel progetto di riqualificazione del quartiere di Cornigliano. Una location definita “papabile” per la realizzazione dell’ospedale di ponente, ma rimasta inattiva e in disuso vista l’impossibilità tecnica di portare a compimento tale progetto. Dopo lunghe attese, il destino del nuovo ospedale di ponente ha cambiato “direzione” e la speranza degli abitanti del quartiere di avere un nuovo ospedale vicino a Villa Bombrini è venuta meno: sul piatto, infatti, è stata messa l’opzione Erzelli, anche se, come è noto, tutta l’operazione legata a quella zona della città è contrassegnata da numerose incognite e inconcludenze. Una decisione presa dopo che l’Enav, società nazionale per l’assistenza la volo, ha definito l’area ex gasometri non adatta dal punto di vista della sicurezza per costruire un ospedale, vista la vicinanza con la pista di atterraggio dell’Aeroporto Cristoforo Colombo.

    Cornigliano, in un tempo neanche troppo lontano, era una nota località balneare, capace di attirare migliaia di turisti. Oggi il quartiere è alle prese con un lungo tentativo di riqualificazione dopo gli anni delle industrie e del lavoro: qualcosa si sta muovendo, ma l’identità di questa parte della città è ancora lontana dall’essere ritrovata.

    Elisabetta Cantalini

  • Un’oasi di natura tra i container e il mare: l’orto sinergico di Valletta San Pietro a Cornigliano

    Un’oasi di natura tra i container e il mare: l’orto sinergico di Valletta San Pietro a Cornigliano

    orto-singergico-valletta-san-pietroIl bisogno di riavvicinarsi ai ritmi naturali legati al lavoro della terra, antidoto al disagio di molte persone per i ritmi artificiali imposti dalla vita lavorativa e sociale. La crisi che ha portato molte persone a riscoprire l’importanza economica dell’agricoltura. Il desiderio di molti anziani di lavorare la terra mettendo a frutto in città saperi acquisiti in gioventù e di giovani e gruppi di avere uno spazio in cui coltivare e condividere prodotti di qualità. L’attenzione alle filiere alimentari e la voglia di “sapere che cosa si mangia”. La necessità di riqualificare spazi degradati. Sono le ragioni che negli ultimi anni hanno portato a riscoprire gli orti urbani, nati nel XIX secolo e quasi scomparsi nel dopoguerra.
    Dopo l’esperienza pionieristica di Modena nel 1980, molti comuni hanno adottato regolamenti per l’individuazione e l’assegnazione delle aree adibite a orto urbano.
    Il Comune di Genova, dopo l’istituzione della Consulta del Verde nel 2012, nel 2015 ha aggiornato il regolamento sui terreni a uso agricolo, aumentando la platea dei potenziali assegnatari e riconoscendo forme particolari di orto urbano: orti didattici, community garden, orti sociali e terapeutici, orti innovativi. La gestione dei bandi per l’assegnazione è affidata ai Municipi.

    Per raccontare questo mondo, a distanza di quasi 4 anni, siamo a tornati a visitare l’orto sinergico di Cornigliano, in via Nino Cervetto, all’interno del parco urbano di Valletta San Pietro. Un’esperienza legata a un’idea complessiva di città che comprende l’agricoltura urbana, la riqualificazione degli spazi degradati, la promozione di nuovi stili di vita e di organizzazione del territorio.

    Il progetto è stato promosso nel 2011 dall’associazione Terra Onlus che si occupa di formazione ambientale, accesso alla terra, sostegno all’agricoltura locale e filiere di distribuzione del cibo e altri prodotti. Il valore simbolico dell’iniziativa è accresciuto dal fatto di essere stata realizzata in un luogo d’Italia simbolo di un modello di industrializzazione e urbanizzazione che negli ultimi anni ha mostrato tutte le sue criticità.
    L’orto di Cornigliano è coltivato secondo i principi dell’agricoltura sinergica, sistema naturale incentrato sulla preservazione dell’ecosistema del suolo e ispirato agli insegnamenti di Masanobu Fukuoka.

    orto-singergico«Quando non si parlava ancora di orti comunitari – ci spiega Giorgia Bocca, referente di Terra Onlus – grazie a un progetto europeo della rete Yepp della quale facevamo parte e che promuoveva l’attivazione di progetti partecipativi destinati ai giovani di quartieri periferici, abbiamo reso coltivabile questo luogo, che era fortemente degradato, e iniziato dei processi di attivazione territoriale per farlo diventare un luogo di aggregazione per il quartiere. In Italia abbiamo altri progetti simili, e ora, avendo raggiunto gli obiettivi prefissi, abbiamo deciso di coinvolgere di più soggetti da sempre interessati alla gestione dell’orto. E’ importante che ci sia un cambio, un nuovo ciclo. Terra Onlus fa parte della Consulta del Verde del Comune e si è impegnata sul nuovo regolamento per favorire l’accesso agli orti urbani di più soggetti possibile, in particolare dei più giovani».

    Gli spazi attuali sono relativamente numerosi e gestiti da cittadini o da gruppi, in alcuni casi formati da Terra Onlus. La domanda di terra in città è in netta crescita e, sempre secondo Terra Onlus, sarebbe auspicabile l’individuazione di nuovi terreni per far fronte alle tante richieste, provenienti soprattutto da giovani disoccupati e associazioni.

    Oggi l’orto è gestito da un gruppo di volontari, coordinati da Valentina Tricerri, educatrice del settore infanzia e adolescenza di Arci. Sono cittadini che si prendono cura della parte agricola, insegnanti delle scuole del quartiere, educatori interessati a valorizzare l’aspetto didattico del contatto con la natura. «Attualmente il progetto non è finanziato e abbiamo provato a fare una chiamata alle armi popolare», ci racconta Valentina. «La cosa meravigliosa è che c’è stata una risposta super variegata. Per le persone del quartiere la calamita è stata la possibilità di avere un luogo verde da poter curare e da cui trarre beneficio anche a livello di prodotti agricoli. Loro sono le persone che ci investono di più a livello di cura e tempo: se nessuno coltiva è inutile portarci i bambini, sarebbe solo un giardino. Questo è e deve essere un luogo anche aperto ad altri. La valenza pedagogica è fondamentale. Spiegare ai bambini che cosa significa un orto sinergico ha un valore educativo altissimo. L’ecologia è una rete di solidarietà in cui ognuno ha una propria natura, una propria specificità, che viene valorizzata nello scambio con altri. L’importanza di essere tanti, diversi e in rete è l’obiettivo che molti di noi hanno con i bambini e i ragazzi. La cura della terra è per tutti qualcosa di proficuo».

    orti-verde-stagnoL’associazione Philos ha svolto attività terapeutica con ragazzi autistici e alcune scuole attività educative legate agli orti didattici. Una suggestiva ipotesi è stata quella di coltivare a Valletta San Pietro specie tipiche dei paesi di alcuni richiedenti asilo coinvolti nella gestione dell’orto, ma non è stato possibile, a causa delle differenze climatiche.
    L’orto si trova a metà del parco, in un’area in cui sorgeva un parco giochi per bambini distrutto dal fuoco, poco sotto la collina di Coronata, dove sorgono altri orti tradizionali, curati da singoli cittadini. Questa posizione, secondo Valentina, ha preservato l’ambiente dell’orto: «Quando sei lì, ti senti davvero in mezzo alla natura. La strada di Cornigliano, l’inquinamento, il rumore delle macchine sembrano lontanissimi. Sullo sfondo vedi palazzoni di cemento armato, ma senti cantare gli uccellini…è una fascia di natura, che ha preservato una biodiversità molto particolare, tipica di altre regioni e altre latitudini».

    L’orto sinergico di Cornigliano non è solo agricoltura urbana. E’ anche educazione, didattica, “ortoterapia”, se ci è concesso usare un neologismo. È teatro di eventi culturali come il Festival degli orti sinergici, integrazione sociale e interculturale, cittadinanza attiva, cura del territorio e rigenerazione urbana.
    Il gruppo coordinato da Valentina è aperto, chiunque lo desideri può chiedere di inserirsi in qualsiasi momento e partecipare alla gestione dell’orto: basta contattare Valentina all’Arci Genova, chiamando il numero 0102467506.


    Andrea Macciò