Categoria: tema caldo

  • «Fuori il Vaticano dalle nostre mutande». Dal presidio sotto il Galliera si alza il grido per la difesa dei diritti delle donne. E non solo

    «Fuori il Vaticano dalle nostre mutande». Dal presidio sotto il Galliera si alza il grido per la difesa dei diritti delle donne. E non solo

    IMG_20170308_113716“Fuori il Vaticano dalle nostre mutande”. Questo uno dei numerosi manifesti appesi sotto le finestre dell’ospedale Galliera, dove quasi 300 persone questa mattina hanno dato vita al presidio per protestare contro l’ingerenza etica della Chiesa nella sanità pubblica. L’iniziativa è parte dello sciopero indetto nei giorni scorsi per la giornata odierna da “Non una di meno”, la rete nazionale che raccoglie decine di movimenti femministi e sigle sindacali.

    «Il Galliera prende contributi statali per assolvere ad un servizio pubblico, quello sanitario – spiega un’attivista – ma poi pratica una obiezione di coscienza del 100% riguardo alle interruzioni di gravidanza. Non capiamo perché lo Stato, laico, che dovrebbe garantire le libere scelte di tutti, sovvenzioni questo apparato». Questa la motivazione principale alla base del presidio, partecipato da numerosi attivisti, donne e uomini. Ma non solo: l’ospedale “della Curia” è solo un simbolo della «cultura che opprime le libere scelte sessuali delle persone, e la possibilità di autodeterminarsi, anche nell’ambito della maternità assistita». Una cultura che, secondo la rete femminista, è ancora fortemente condizionata dal patriarcato sociale, a quale si è aggiunto in questi ultimi anni anche lo sfruttamento della precarietà lavorativa, che colpisce tutti, ma in maggior modo le donne.

    IMG_20170308_115233L’obiezione di coscienza è un tema molto delicato, su cui l’opinione pubblica nazionale è spesso spaccata: come viene spiegato durante il presidio, questa manifestazione non è in assoluto contro questo pratica, che è riconosciuta come un diritto, estendibile in altri ambiti, da quello che un tempo era il servizio militare di leva allo stesso giornalismo, e come tale deve essere tutelato. Il problema nasce quando questa scelta, all’interno del “sistema sanitario pubblico” si scontra contro un altro diritto, cioè quello di poter scegliere sul proprio corpo e, più nello specifico sulla propria maternità. «Bene ha fatto il servizio pubblico laziale ad indire un concorso, escludendo gli obiettori di coscienza – spiega un’attivista – poiché lo Stato ha il dovere di garantire a tutti l’assistenza medica in ogni situazione, a prescindere dalle singole convinzioni religiose».

    degeneriot-cattedraleLa difesa dei diritti della donna, però, non è il solo “campo di battaglia” di “Non una di Meno”; lo sono, infatti, tutte le questioni legate al genere e alla autodeterminazione delle persone: «Questa rete, che nei prossimi mesi continuerà il proprio percorso, lavora contro tutte le moderne schiavitù legate al genere e alla sessualità». A spiegarcelo un’attivista di Degeneriot, il collettivo genovese capofila delle iniziative della giornata: «I nostri incontri e le nostre iniziative si muovono in questa direzione, e sono rivolti a tutti, per ridefinire la libertà dell’autodeterminazione della sessualità e dei rapporti tra le persone».

    E sono proprio le attiviste e gli attivisti di Degeneriot a portare il presidio, una volta sciolto, per le vie della città, dando vita a colorati sit-in per le vie di Genova e in particolare davanti alla cattedrale di San Lorenzo. Nel pomeriggio è previsto il corteo che attraverserà il centro storico, da Porta dei Vacca a piazza De Ferrari, portando negli spazi vissuti la loro iniziativa politica.

    Nicola Giordanella

     

     

     

     

  • Regione, proposta di divieto di burqa per ospedali e uffici pubblici. La risposta dell’imam: «Motivi da campagna elettorale».

    Regione, proposta di divieto di burqa per ospedali e uffici pubblici. La risposta dell’imam: «Motivi da campagna elettorale».

    ospedale-galliera-pronto-soccorsoFa discutere la proposta dell’assessore alla Sanità di Regione Liguria, Sonia Viale, di vietare l’accesso alle strutture sanitarie della regione per chi indossa il burqa. Sdegnata la reazione dell’imam di Genova, Husein Salah, che ha stigmatizzato l’ipotesi normativa: «Motivo da campagna elettorale». In serata il rilancio del governatore Giovanni Toti: «Applicheremo la norma in tutti gli uffici pubblici regionali»

    «Il burqa è il peggior simbolo della sottomissione della donna all’uomo e la vigilia dell’8 marzo ci sembrava un buon giorno per dire che chi vive in Italia almeno le minime regole di uguaglianza tra uomo e donna le deve saper cogliere e rispettare. Questo regolamento verrà applicato non solo nelle strutture sanitarie ma in tutti gli uffici pubblici regionali della Liguria». Lo afferma il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, cofirmatario assieme alla vicepresidente e assessore alla Sanità, Sonia Viale, della delibera che sarà sottoposta all’approvazione nella prossima riunione di giunta. Una decisione che è destinata a far aumentare le polemiche dopo il coro di no sollevatosi questo pomeriggio in relazione all’annuncio della vicepresidente di vietare l’ingresso alle donne con il velo integrale nelle strutture sanitarie liguri. Per Toti si tratta di «una norma che risponde anche a un elementare principio di sicurezza in un momento in cui il terrorismo minaccia il nostro paese e il mondo». E prova a smarcarsi dalle polemiche. “È ovvio – prosegue il governatore, come riportato dall’agenzia Dire – che le cure verranno sempre garantite, come previsto dalla nostra Costituzione: il diritto alla salute è prioritario e assoluto. Chi afferma che con questa norma si neghino le prestazioni sanitarie dice una grande idiozia e si abbassa alla più vile strumentalizzazione offendendo tutta la categoria degli operatori sanitari”. Per il presidente della Regione Liguria, «si tratta, invece, di stabilire un principio per cui chi vive in una moderna democrazia come l’Italia, dove i diritti degli uomini e delle donne sono uguali per Legge, non può nascondere il proprio viso, rendendosi così non identificabile o riconoscibile, ma si deve adeguare alle nostre regole». La stessa Legge che, sotto forma di normativa comunitaria, prima con l’European Code of Police Ethics, sottoscritto dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa nel 2001, ripreso poi da una risoluzione del Parlamento Europeo prima nel 2012 e poi nel 2014 imporrebbe elementi identificativi anche per gli appartenenti alla forze dell’ordine; prescrizione comunitaria ignorata dal legislatore italiano da almeno sedici anni.

    La proposta

    La proposta avanzata dalla vicepresidente Viale, quota Lega Nord, che sarà presentata alla prossima seduta di giunta, è stata anticipata questa mattina in Consiglio regionale in risposta ad un’interrogazione del capogruppo della Lega Nord, Alessandro Piana. «La nostra preoccupazione – spiega Viale – è bloccare ogni tentativo di discriminazione delle donne. Uno dei simboli della discriminazione femminile è il burqa, un abito che copre la testa, il viso, impedisce la vista perché ha una grata che separa la donna dal mondo. E’ il simbolo dei paesi in cui la democrazia non c’è più e impera il fanatismo, in particolare religioso». Questa iniziativa potrebbe, in una seconda fase, essere allargata anche ad altri luoghi con accesso pubblico e non è probabilmente un caso che il tema torni d’attualità alla vigilia dell’8 marzo, festa della donna. L’anno scorso, infatti, la consigliera regionale della Lega Nord, Stefania Pucciarelli, si era presentata in aula vestendo il tradizionale velo islamico e costringendo il presidente dell’Assemblea, Francesco Bruzzone, a rinviare l’inizio della seduta perché l’abito non era considerato consono ai lavori del Consiglio

    La reazione

    «E’ un dispiacere leggere queste notizie perché è da trent’anni che mi impegno a Genova per portare la comunità islamica a sentirsi parte integrante della città, per una reale inclusione sociale e questi sono atti che riescono a demolire molto del lavoro fatto”. Così riponde l’imam di Genova, Husein Salah, commentando per l’agenzia Dire la proposta: «Quello della sicurezza è un falso problema, una fantasia – ribatte il portavoce della comunità islamica del capoluogo ligure – anche perché a Genova ci saranno forse 5 donne che girano con il velo integrale. Non c’è quel senso di insicurezza per cui deve intervenire la Regione: sono pochissime e tutte mamme di famiglia, l’effetto di questa normativa non esiste però l’effetto psicologico non è bello. E’ un motivo da campagna elettorale”. C’è poi una questione di diritti costituzionali alla cura da garantire. «Se una donna si sente male e chiama i soccorsi – chiede l’imam – se indossa il velo non la caricano in ambulanza o non la fanno entrare al pronto soccorso? Come si dovrebbero comportare i militi della croce rossa o i volontari della pubblica assistenza? Chiamare la polizia per obbligare la donna a togliersi il velo?».

    Viene citato perfino papa Francesco. «Invece che costruire i ponti, si stanno erigendo muri. Invece di incentivare la parte che vuole integrarsi e sentirsi cittadina, si rischia di costruire sempre più difficoltà. E’ il secondo provvedimento di questa giunta regionale che investe in maniera negativa il mondo islamico – ricorda Husein Salah – dopo quella che regolamenta i luoghi di culto. Ci sentiamo cittadini di seconda categoria, presi di mira». Rispedite al mittente anche le accuse di discriminazione per chi indossa il velo: «L’atto discriminatorio – dice l’imam – è obbligare la donna a togliere il velo, non il contrario».

     

  • 8 marzo, indetto sciopero generale di 24 ore nel settore pubblico e privato in difesa dei diritti delle donne.

    8 marzo, indetto sciopero generale di 24 ore nel settore pubblico e privato in difesa dei diritti delle donne.

    manifesto-def-con-qr-code-nazionaleContro la violenza sulle donne, contro la discriminazione di genere e contro l’obiezione di coscienza nei servizi sanitari pubblici: queste le principali motivazione alla base dell’astensione lavorativa proclamata per il prossimo 8 marzo. Ma non solo: l’agitazione ha tra le sue finalità anche il contrasto alla precarietà e alla privatizzazione del welfare e il presidio per il diritto di accesso ai servizi pubblici gratuiti ed accessibili, al reddito, alla casa, al lavoro e alla parità salariale, all’educazione scolastica, alla formazione di operatori sociali, sanitari e del diritto, per il riconoscimento e il finanziamento dei centri antiviolenza ed il sostegno economico per le donne che denunciano le violenze.

    A proclamare lo sciopero diverse organizzazioni sindacali tra cui USB, USI, USI AIT, SLAI COBAS, COBAS, SIAL COBAS, SGB, ADL COBAS. La decisione arriva dopo un lungo percorso di inter-formazione portato avanti dalla rete “Non una di Meno“, che unisce decine di associazioni femministe e femminili, e che fa seguito alla iniziativa globale a cui parteciperanno più di 40 paesi in tutto il mondo proprio nel giorno in cui, per tradizione, si festeggia la Donna.

    Lo slogan della giornata, ribattezzata “Lotto Marzo” è “se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo”: «L’8 marzo sarà, prima di tutto, una giornata senza di noi, senza le donnesi legge nel manifesto della giornata pubblicato sul sito di “Non una di meno”Una giornata di sciopero in cui incroceremo le braccia, interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva, articolando lo sciopero in ogni ambito e nell’arco dell’intera giornata, astenendoci dal lavoro, dalla cura e dal consumo. Lo sciopero è lo strumento che il movimento femminista ha individuato per contrastare le molteplici forme con cui la violenza di genere si abbatte sui corpi delle donne in tutto il mondo: dalla precarizzazione alla subordinazione nel mercato del lavoro, passando per una violenza più sottile ma altrettanto efficace inscritta nelle relazioni sociali e nel modo in cui viene impartito il sapere, che non educa alla valorizzazione delle differenze come motore nevralgico delle relazioni sociali, ma al contrario educa alla loro gerarchizzazione e subordinazione».

    Una battaglia che vuole sottolineare come la violenza di genere non sia un fattore “emergenziale” ma bensì strutturale, che può essere arginato solamente con una trasformazione radicale della società e delle relazioni, passando dalle condizioni di vita e di lavoro, e dal superamento della impostazione patriarcale della società.

    Le modalità dello Sciopero

    L’astensione è stata proclamata nel rispetto della disciplina dei servizi pubblici essenziali e riguarda tutto il personale (aree dirigenza e non dirigenza). Dagli uffici del Comune di Genova fanno sapere che nelle scuole e nidi d’infanzia comunali potrebbero verificarsi disservizi. Ma l’invito a scioperare, come abbiamo visto, è rivolto a tutte, anche in mancanza di tutele sindacali: proprio per questo sono state diffuse anche tutte le informazioni necessarie per permettere una più larga adesione: «Puoi farlo anche tu anche se nel tuo luogo di lavoro non ci sono sindacati che appartengono a uno di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato. La comunicazione dell’astensione arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dalla propria associazione datoriale; è comunque possibile, soprattutto per il comparto privato, fornire al datore di lavoro – che neghi di aver ricevuto l’avviso – eventuale copia dell’indizione e articolazione dello sciopero nel proprio settore». Questo e molto altro si trova nel Vedemecum pubblicato sulla piattaforma web de “Non una di meno”

    A Genova gli appuntamenti per questa giornata sono due: al mattino presidio davanti al Galliera, struttura che secondo le attiviste «Percepisce finanziamenti pubblici senza applicare la legge 194»; nel pomeriggio, invece, dalle 18, partirà un corteo da Porta dei Vacca, che, dopo aver attraversato il Centro Storico, arriverà in piazza De Ferrari. La manifestazione si preannuncia colorata di fucsia, con addobbi, distribuzione di farmaci dedicati e materiale informativo.

    “Lotto Marzo”, quindi, è uno sciopero generale e sociale ma soprattutto politico, che coinvolge il mondo del lavoro per veicolare e presidiare diritti, cultura ed equità sociale: una iniziativa che, a prescindere dai valori femministi dell’appuntamento, mancava da molto nel panorama politico locale e nazionale. Lo stesso Toni Negri, recentemente ospite a Genova per la presentazione del suo ultimo libro, ha definito la lotta femminista fondamentale e imprescindibile per collettività, e per una dialettica “rivoluzionaria” che sappia superare l’orizzonte del lavoro salariato per una più vera e ampia libertà delle persone. Le Donne stanno aprendo la strada, a tutti gli altri il compito di seguirle.

    Nicola Giordanella

  • Femminicidio, la realtà giuridica e il dato sociologico. I numeri delle violenze sulle donne in Italia

    Femminicidio, la realtà giuridica e il dato sociologico. I numeri delle violenze sulle donne in Italia

    Jakub Schikaneder, "Murder in the House"
    Jakub Schikaneder, “Murder in the House”

    A causa dei frequenti (purtroppo) fenomeni di violenza sulle donne, si è  nostro malgrado reso sempre più necessario l’intervento del legislatore,  che tramite lo strumento della decretazione d’urgenza, ha apportato una serie di doverose e sostanziali modifiche al codice penale. In particolare mi riferisco al decreto legge del 14 agosto 2013 nr.92 convertito in legge 10 ottobre 2013 nr. 119, conosciuto comunemente come legge sul femminicidio.

    Questa spinta alla modifica legislativa è avvenuta non solo in risposta alle vicende di cronaca e di allarme sociale, ma altresì grazie alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa del 2011 sulla prevenzione e la lotta contro le violenze nei confronti delle donne e violenza domestica (legge nr.77 del 2013).

    Prima di analizzare nel dettaglio le modifiche della legge sostanziale, appare opportuno capire che cosa sia il femminicidio, non solo sotto il profilo giuridico ma altresì come fenomeno sociologico partendo da un dato di non poco momento: non esiste, anche in seguito alla modifica legislativa, alcuna definizione giuridica per questa tipologia di crimine. Detto termine invero, è stato prima mutuato dalla letteratura criminologica, per divenire poi utilizzata nel linguaggio comune.

    Svolta questa premessa, volta a chiarire fin da subito che nel nostro sistema penale non esista il delitto di femminicidio (così come, a dire il vero, non esiste in nessun altro paese del civil law), analizziamo questa fattispecie. Per femminicidio deve intendersi non solo la donna vittima di omicidio, ma soprattutto, e sono le situazioni più comuni, le vicende sociali genericamente intese che vedono coinvolte le donne come vittima di violenza. Si parla di femminicidio nella letteratura criminologica ogni qual volta vi sia una forma di aggressione, fisica o verbale, di discriminazione, nei confronti della donna, ovvero nel contesto famigliare lavorativo, nonché in ogni ambito della vita di relazione.

    Alcuni dati nazionali (fonte Istat aggiornata a giugno 2015) dai quali si comprende la portata del fenomeno e le forme in cui si manifesta:

    • 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale di cui il 12,3% attraverso minaccia di violenza fisica, 11,5% aggressioni come spinte tirate per i capelli, 15,6% molestie fisiche e sessuali;
    • 31,5% delle donne che hanno subito violenza tra i 16 e i 60 anni;
    • 12% di queste donne non ha denunciato la violenza subita.

    Questi dati hanno inevitabilmente portato, unitamente alle spinte di derivazione comunitaria e internazionale, alle modifiche del codice penale da prima con la legge del 2013 e da ultimo con il d.lgs. 19 gennaio 2017 nr.6.

    Il codice penale ad oggi prevede delle aggravanti all’omicidio tout court ex art 575 c.p. e in particolare :

    • art 576  n. 5:  se il delitto di omicidio è uno commesso in occasione dei reati quali i maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale (art 572 e 609 bis ss)
    • art. 576 n. 5.1 se il delitto di omicidio è stato commesso dall’autore del delitto di atti persecutori ex art 612 bis c.p.

    Questa scelta politico-criminale, di aver previsto delle mere aggravanti e non uno specifico delitto nella legge sostanziale, è condivisibile alla luce dei principi costituzionali vigenti nel nostro sistema giuridico. Mi riferisco specificatamente al principio di uguaglianza e ragionevolezza ex art 3 Cost: non sarebbe infatti corretto, non solo sotto il  profilo sostanziale ma altresì sanzionatorio dare dignità giuridica al solo omicidio di un essere umano di sesso femminile e non di sesso maschile.

    I primi effetti delle modifiche legislative si possono già cogliere da un primo dato importante: il femminicidio è in calo. Certo è che dovrebbero essere solo casi isolati, ma non è ancora così. La strada è ancora lunga.

    Sara Garaventa

  • Verso l’8 marzo, la testimonianza di Anna, allontanata ed isolata dalla rabbia del marito violento

    Verso l’8 marzo, la testimonianza di Anna, allontanata ed isolata dalla rabbia del marito violento

    mamma-figliaAnna – il nome ovviamente è di fantasia – è una donna che non riesce ad uscire da una storia di molestie e persecuzioni, e di cui in passato ci eravamo già occupati. Anni dopo, ascoltando le sue parole, mi rendo conto che pochi passi avanti sono stati fatti nonostante una legge dedicata ed una sensibilizzazione estrema, o almeno così dovrebbe essere, per reati di questo tipo.

    Approfondimento:  Centri antiviolenza e uomini maltrattanti

    «Con il padre di mia figlia la relazione inizialmente sembrava felice, lui era interessante, brillante, si mostrava orgoglioso anche del mio lavoro che andava bene ma un giorno, per una banalissima assenza di poche ore, è esploso e mi ha dato il primo ceffone. Ho interrotto la relazione, l’ho allontanato e lui è scomparso. Sono passati mesi e poi un incontro, forse casuale forse no, e dopo le sue lacrime di pentimento e vergogna ho deciso di riprendere a vederlo. In realtà la sua famiglia conosceva già questo suo lato violento, ma quando ne ho accennato si sono ben guardati dal dirmelo, tutto si doveva e tuttora si deve nascondere. Ad un certo punto, lo so che sembra incredibile, mi sono resa conto che avevo iniziato ad avere paura di lui, delle sue esplosioni d’ira, dei suoi scatti di collera, della terra bruciata che mi aveva fatto intorno, allontanandomi dagli amici, dalla famiglia, anche dallo sport che adoravo. Allontanata ed isolata, ogni pretesto era buono per punirmi con calci e schiaffi: un barattolo fuori posto in frigo, un po’ di polvere sul mobile, persino la lampada accesa per leggere se lui voleva dormire».

    «Quando ho scoperto di aspettare un bambino –  continua a raccontare – sono stata felice, ed ho sperato che questo lo cambiasse, ma ha continuato con le violenze esattamente come prima, solo che adesso c’era anche l’obiettivo di allontanarmi da mia figlia»

    Questo ha fatto scattare qualcosa in Anna , che ha preso forza per raccontare ai proprio genitori quello che stava succedendo ma anche loro hanno dovuto fare i conti con la violenza fisica dell’uomo: «In seguito a queste lesioni gravissime ho ottenuto un primo provvedimento restrittivo per allontanarlo da casa».

    «Nel frattempo gli anni passavano, la bambina cresceva ed il mio desiderio di darle una vita serena senza rovesciarle addosso le patologie paterne è definitivamente crollato dopo parecchi anni di relativa tranquillità, in cui mia figlia vedeva il padre alla presenza di un educatore, la psicologa seguiva questo percorso ed entrambi una volta al mese tentavamo la mediazione familiare. Infatti, appena ha avuto nuovamente la possibilità di vederla da solo, ha iniziato a parlarle male di me, la madre sbagliata che cerca di rovinare la vita a tutti perché incapace di farsene una, a costringerla a stili di vita che a lei non piacciono e a rinfacciarle presunte inadeguatezze fisiche per poi ricominciare (lo aveva già fatto quando era molto piccola) con gli schiaffi e le violenze, fino a portarla a fuggire da lui chiedendo aiuto».

    Oggi? «Adesso siamo in attesa nuovamente di una sentenza, per fortuna crescendo i ragazzi possono scegliere di non vedere una persona che li terrorizza ma il mio pensiero è sempre lo stesso: perché si è permesso che si arrivasse a questo, perché si è prodotto un danno che poteva essere evitato»

    Lo sfogo di Anna, arriva anche a toccare il sistema istituzionale che dovrebbe aiutare le donne nella sua situazione: «I servizi sociali, il Tribunale, gli educatori hanno talvolta (in certi casi colpevolmente) trascurato l’evidenza dei fatti per rifugiarsi negli stereotipi, nelle dichiarazioni di facciata e hanno fatto pressione sulla parte debole, cioè noi, invitati a più riprese ad “accettare” il padre con i suoi difetti e le sue mancanze e, aggiungo io, le sue gravi patologie evidenziate nei resoconti ma mai adeguatamente considerate quando era il momento»

    «Certamente – conclude amara – scontrarsi è sempre difficile e può causare guai, alla fine le istituzioni sono fatte da persone, con le proprie debolezze, credenze ed anche, lasciatemelo dire, pregiudizi. Perché è facile essere inflessibili con un genitore maltrattante che magari non sa neanche negare i fatti riferiti, mentre è ben più complicato con una persona attrezzata a difendersi, probabilmente patologica ma certamente abile nel mostrare il profilo migliore, quello che sa che ci si aspetta da lui. Io però adesso voglio delle risposte rispetto alle cose che ha fatto, se non a me, almeno rispetto alla bambina. La verità è che io ho sempre avuto, per tutti questi anni, un faro puntato sulla mia vita, sulle mie relazioni, sulla mia conduzione della famiglia: da lui si accontentano di una parvenza di normalità perché, mi ha detto un assistente sociale, alla fine la ragazza deve accettare il padre che le è capitato».

    A cura di Bruna Tavarello

  • Lo chiamano amore ma è solo violenza. Centri antiviolenza, uomini maltrattanti e diseguaglianze sociali

    Lo chiamano amore ma è solo violenza. Centri antiviolenza, uomini maltrattanti e diseguaglianze sociali

    solitudine-donnaLo chiamano amore, troppo amore, amore criminale o amore malato: è solo violenza. In Italia, oltre 100 donne ogni anno vengono uccise da uomini, mentre è quasi impossibile calcolare quante riescano in qualche modo a salvarsi la vita dopo aver subito violenze; l’Istat stima che il 31.5% delle donne fra i 16 ed i 70 anni abbia subito violenze e per il 16% circa si è trattato di stalking (circa la metà da un ex partner) ma anche che 8 su 10 non si siano rivolte ad alcun ente per cercare aiuto.

    Genova e la Liguria non fanno eccezione rispetto a questi dati; è dello scorso anno l’uscita di un documento pubblicato dall’Ars (Agenzia regionale per la sanità) con i risultati di una ricerca condotta dall’Unità di Criminologia dell’Università di Genova: ebbene i dati di accesso ai vari Pronto Soccorso liguri mostrano 2.476 donne che nel 2013 hanno denunciato violenze domestiche; sono invece 1.121 le donne che nel 2015 si sono rivolte ai centri antiviolenza e poco meno di 800 nel 2016. Ma questi dati devono ancora essere interpretati, visto che ogni anno circa 400-500 donne vengono prese in carico dal centro e solo un terzo di queste ha sporto denuncia alla polizia contro il partner.

    Cifre gonfiate, ritorsioni, paura: ognuno può dare la propria interpretazione di questo fenomeno ma sembra difficile riuscire a sminuirne davvero l’impatto. Persino il procuratore Capo di Genova, Francesco Cozzi, in un recente intervento ha ammesso che senza un percorso di recupero e rieducazione maschile la recidiva è quasi inevitabile, ammettendo quindi implicitamente un certo “radicamento” del fenomeno all’interno di relazioni disturbate. EraSuperba si occupò di questo argomento nel 2014, al momento del varo del Patto di Sussidiarietà che ora dovrebbe essere andato definitivamente a regime.

    Centro Antiviolenza

    Ne abbiamo parlato con Rita, da diversi anni volontaria del Centro Antiviolenza di Via Mascherona a Genova:

    Come è attualmente la situazione? Rispetto al 2013, quando si è partiti con i patti di sussidiarietà, c’è stata una sistematizzazione dei vari servizi?
    «La gestione è affidata, proprio attraverso questo meccanismo, alle varie associazioni, cooperative e gruppi di volontariato che in questo modo riescono ad occuparsi in maniera autonoma dei vari aspetti così come richiesto dall’Ente. Il rovescio della medaglia è che a dividersi lo stesso piatto sono più soggetti, quindi in buona sostanza ci sono meno soldi per tutti. Questo dal punto di vista attuale, del qui ed ora, quando è ancora il Comune che gestisce e coordina questo servizio, senza che dal Governo centrale arrivino chiare disposizioni in materia».

    Lo Stato non si sta facendo carico di questi servizi?
    «Diciamo che per due anni, dall’insediamento del Governo Renzi che si era assegnato la delega alle Pari Opportunità, affidandole poi alla Boschi che le mantiene tuttora, un vero Ministero non c’è stato, e questa mancanza si è fatta sentire».

    La Regione Liguria non è intervenuta?
    «Si, in realtà l’assessore regionale alla Cultura con delega per le Pari Opportunità Ilaria Cavo ha dichiarato di avere intenzione di rimettere ordine nel settore, stabilendo in maniera univoca gli incarichi e le competenze, in modo da assicurare uniformità e continuità a tutti i Centri liguri coinvolti. Ci sono stati stanziamenti finanziari abbastanza significativi anche se ovviamente sono sempre molto inferiori alle reali necessità».

    Ecco, a questo proposito, quanti sono i Centri Antiviolenza in Liguria?
    «Abbiamo 7 centri, di cui 3 a Genova città, uno a Chiavari ed uno a testa per le altre tre provincie; poi ci sono gli alloggi sociali e le case rifugio ad indirizzo segreto, ma diciamo che questo esula un po’ da quello che è il nostro compito primario».

    …che sarebbe?
    «Sarebbe, anzi è, accoglienza per le donne che subiscono violenza, sia fisica che psicologica attraverso comportamenti minacciosi o persecutori; è l’ottenimento di una consulenza legale per informare la donna sulle procedure a cui andrà incontro in caso di denuncia ed è un supporto psicologico affinché tutto questo percorso sia sostenuto il più serenamente e consapevolmente possibile».

    Ed in presenza di eventuali figli come vi comportate?
    «Dipende ovviamente dal grado di violenza o tensione che ci viene riferito dalla madre. In ogni caso in presenza di minori devono sempre intervenire i servizi sociali, anche perché se la signora deve rifugiarsi in una struttura occorre l’autorizzazione di entrambi i genitori, per assurdo che possa sembrare, a meno che il padre non perda la patria potestà sui figli: ma sono casi delicati da giudice dei minori e che devono essere valutati singolarmente. Comunque per gli uomini esiste un Centro apposito, Lo Spazio Uomo Maltrattante, in Piazza Colombo a Genova, gestito da Il Cerchio delle Relazioni, al quale si possono rivolgere gli uomini che riescono ad ammettere di avere un problema grave e di volerlo affrontare».

    Uomini Maltrattanti

    disperazione-uomoA questo punto la persona più adatta per parlarci delle difficoltà anche maschili è proprio Manuela Caccioni, pedagogista, responsabile del Centro Antiviolenza Mascherona, che ci racconta di come fin dal 2012 la Cooperativa Il Cerchio delle Relazioni abbia emesso il bando per un Centro di ascolto per l’uomo, una vera novità in quel momento, che adesso funziona regolarmente e che non è neanche l’unico in città.

    «In ogni caso le persone vengono sempre ascoltate separatamente, non ci può essere mediazione di coppia quando il problema è la violenza – chiarisce subito – raramente gli uomini arrivano di propria iniziativa, molto spesso sono caldamente invitati a farlo dai Servizi Sociali o dalla Polizia. Però poi sono abbastanza collaborativi, anche perché allettati dalla possibilità di essere considerati con maggiore indulgenza se dimostrano voglia di cambiare».

    Dal 2012 ad oggi è comunque cambiato molto l’atteggiamento verso questo gravissimo problema, abbiamo potuto fare formazione per gli agenti di Polizia con cui lavoriamo con buona sinergia insieme ai Servizi sociali. Questa collaborazione non solo è utile perché, come dicevo, spesso le persone vengono inviate a noi in seguito a richieste di intervento, ma diventa indispensabile per evitare un appesantimento burocratico ed anche legale che di fatto annullerebbe gli effetti dei Centri: «Basti pensare che una donna che si allontanasse da casa con il bambino a causa delle botte potrebbe essere denunciata dal marito per sottrazione di minore ed abbandono del tetto coniugale, innescando un circolo dispendioso ed estenuante di ricorsi e citazioni in giudizio».

    Ma come ottenere la protezione delle istituzioni? «Se si parla di violenza fisica –  continua la dottoressa Caccioni – la cosa migliore è rivolgersi alla Polizia che, teoricamente, sarebbe anche il primo soggetto cui chiedere aiuto in tutti i casi, anche per maltrattamenti morali, persecuzioni, stalking insomma. In questo caso non è neanche necessaria una denuncia, viene avvisato il persecutore che non saranno tollerati ulteriori comportamenti di questo tipo e nessuna iscrizione giudiziaria viene posta sulla fedina penale del presunto colpevole, tranne i casi in cui sia procedibile d’ufficio, per concorso di altro reato o qualora la vittima fosse minorenne o perché il colpevole era già precedentemente stato ammonito»

    A questo proposito la pedagogista specifica: «lo stalking è comunque una forma di violenza vera e propria, per questo le donne che si rivolgono a noi, o che sono state inviate dalla Polizia di Stato, trovano una consulenza legale con il nostro avvocato, in modo che abbiano chiaro il percorso che dovranno affrontare e si preparino a seguirlo con serenità».  A volte, però, bisogno intervenire in situazione che stanno a metà strada: «può anche succedere che la donna arrivi da noi esasperata da una serie di comportamenti distruttivi del compagno – spiega Caccioni – ma che non voglia interrompere la relazione: in questi casi noi ci adeguiamo al suo volere, non cerchiamo mai di forzarne le scelte».

    Diseguaglianze sociali

    Quando si parla di questo argomenti, però, occorre considerare un altro aspetto: in Italia la diseguaglianza sociale è sempre stata una delle più marcate fra i paesi ad economia avanzata. Questo divario fra redditi alti e bassi è poi gradualmente diminuito dalla metà degli anni ’70 fino alla fine del 1991 quando iniziarono le prime contrattazioni flessibili. Negli anni 2000 è rimasta stazionaria ma dal 2008 ha ripreso a salire. La curva della povertà segue più o meno lo stesso andamento, con alcuni scostamenti in base all’età (fonte Istat).

    Ne consegue che le politiche sociali, così come quelle delle pari opportunità sono diventate qualcosa di diverso rispetto a quando furono create, e ancora di più lo saranno in futuro, se vorranno rispondere alle nuove e mutate esigenze dei cittadini, rendendo di fatto obsolete leggi emanate anche solo pochi anni fa.

    Risulta infatti evidente come sembrino inadeguate risposte uguali ad istanze diverse, che arrivano da una società sempre più stratificata e variegata; per fare questo occorrerà ripensare, riprogettare e sostenere i servizi alla persona ed in particolare quelli socio assistenziali. Per ritornare al nostro argomento, abbiamo visto come sia i servizi sociali, sia le associazioni alle quali il Comune delega i compiti assistenziali siano, a parte la cronica carenza di fondi, effettivamente presenti ed anzi preziosi per il presidio del territorio, e come rappresentino in ogni caso un punto di riferimento imprescindibile.

    Ma occorre attenzione: nell’ultimo film di Ken Loach “Io sono Daniel Blake” c’è un operaio che cerca di ottenere una risposta da una Pubblica Amministrazione che dovrebbe aiutarlo, ma che invece diventa spietata perché il suo problema non è codificato e nessuno è preparato a gestire la complessità: se le risposte sono uniformi, i problemi si devono uniformare. Ecco, questo è ciò che i nostri servizi sociali adesso non sono, ed è anche quello che non devono mai diventare per quanto ciò possa rappresentare uno sforzo sia economico che, soprattutto, mentale e culturale.

    Bruna Taravello

  • Cronaca di un pomeriggio “nero”

    Cronaca di un pomeriggio “nero”

    IMG_8617Sono quasi le 18 quando esco a rivedere le stelle. Sono frastornato, parlo con i colleghi, si scherza e fa freddo: la giornata “più calda” dell’anno è scivolata via senza intoppi e drammi. Nella testa, però, si fa strada un disagio, un dubbio, un’incertezza: quello che ho appena visto è derubricabile come una commedia triste oppure deve essere considerata una deriva della realtà da non sottovalutare? Ho bisogno di staccare e far decantare il cervello. 
Prima di scrivere, quindi, mi sono preso qualche ora per riflettere: riflettere e mettere in ordine le idee e le priorità. Questo perché ho dovuto affrontare una “criticità” che non avevo considerato, quando, nel raggiungere Sturla, ho preso la decisione di seguire l’altra piazza, quella “nera”.

    Come gestire la restituzione di questa esperienza? Negargli spazio e tempo, o provare a raccontare una realtà con il rischio inevitabile di accrescerne la visibilità? Dovere di cronaca, curiosità e necessità di capire sono le suggestioni che abbozza la mia coscienza, mentre mi accodo all’ingresso della sede di Forza Nuova, in attesa che facciano entrare i giornalisti per assistere al convegno internazionale “Per l’Europa delle Patrie”. Nelle ore precedenti, con un occhio a piazza Sturla, dove si stava svolgendo la contromanifestazione, e uno in via Orlando, sede locale di Forza Nuova e del convegno, ho osservato la spicciolata di persone che ha raggiunto il posto, in attesa dei leader; una cinquantina, mal contati, tra genovesi, qualche torinese e una manciata di francesi e rumeni. Il servizio d’ordine è composto da una decina di ragazzi, giovani ed emozionati, un po’ a disagio nell’interfacciarsi con giornalisti e telecamere. Altri, evidentemente più navigati, sembrano essere in confidenza con lo schieramento di forze dell’ordine che osserva la scena. Quando arriva Roberto Fiore, scatta il parapiglia: l’assalto di giornalisti e fotografi è contenuto da un cordone di militanti; nella confusione, un paio di carabinieri danno una mano, subito richiamati dai superiori: «Levatevi da lì, c’è la loro sicurezza». Con Fiore arrivano anche Nick Griffin, ex presidente del Partito Nazionale Britannico, e Udo Voigt, segretario del Partito Nazional Democratico di Germania, attualmente europarlamentare. Entrano nella sede e, poco dopo, anche i giornalisti.

    Una volta nel portone, scendiamo di un piano, per entrare in un appartamento, il cui ingresso è stracolmo di persone. Siamo una quindicina tra giornalisti, fotografi e cameraman, mentre una trentina sono i militanti che riescono a prendere posto; per tutti gli altri è stato attrezzato il giardino, con casse acustiche e ristoro. Una parete ospita, in caratteri cubitali, una frase di Mussolini pronunciata nel 1938 a De Ferrari, in cui sprona Genova a “compiere un poderoso balzo verso il suo più grande futuro“. Un discorso che i genovesi avrebbero preso alla lettera, il 25 aprile 1945.

    Il convegno

    roberto-fioreLe prime parole sono di ringraziamento per la sezione genovese di Forza Nuova, che, come ricorderà anche Fiore, sta prendendo spazio in una «piazza critica» come quella del capoluogo ligure, e si sta distinguendo per il lavoro di propaganda nelle scuole e di assistenza a quegli italiani colpiti dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Il primo a prendere la parola è Yvan Benedetti, militante storico della ultra-destra d’oltralpe, che attacca le istituzioni e i partiti francesi per la gestione migranti e ricorda la crisi demografica della nazione francese. Un tema questo che sarà focale in tutti gli interventi che seguiranno. Dopo di lui è il turno della delegazione rumena, che tratteggia il clima di sfiducia e rabbia che assedia i palazzi del potere di Bucarest, ricordando come i «compagni, ehm scusate, i camerati nazionalisti locali» stiano facendo «un gran lavoro» per cogliere e alimentare questo vento di cambiamento.

    Segue Nick Griffin, ultranazionalista inglese, che tra le altre cose ha fondato l’azienda Easy London (un portale che aiuta i giovani “europei” a trasferirsi a Londra, trovandogli casa e lavoro, e i cui ricavi vengono utilizzati per finanziare anche iniziative politiche), e che incentra il suo intervento sulla lotta demografica: secondo il britannico, infatti, ogni nazionalista ha il dovere politico di mettere al mondo più figli possibile, per evitare il «genocidio delle nostre nazioni». Ed è proprio su questo terreno che «bisogna distinguersi dai quei movimenti di destra che scendono a compromessi su tematiche come l’aborto». Entra nello specifico parlando di Trump, il cui operato potrebbe essere inficiato da esponenti dell’Alt-Right (che sta per Alternative Right, un movimento fondato sul nazionalismo bianco, considerato dalle destre ultra-conservatrici troppo riformista) mentre «noi siamo l’Eternal Right, ovvero la Giustizia eterna» conclude Griffin tra l’entusiasmo dei militanti.

    Ecco poi l’intervento di Udo Voigt che, tra gli applausi, ricorda come nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca abbia respinto la messa al bando del suo partito, il NPD: «Se difendere la nazione germanica, le sue tradizioni e i suoi valori vuol dire essere nazisti, allora sì, siamo nazisti». Segue un attacco al capitalismo globale e ai burocrati che hanno tradito l’idea di un’Europa fondata sulle identità e le tradizioni delle nazioni.

    Nel frattempo la calca nella stanza è aumentata: sono fatte portar via le sedie, per permettere a più persone di assistere, «tranne quelle per le nostre donne», come suggerito al microfono. Ed è proprio dalle donne che incomincia l’atteso discorso di Roberto Fiore: «Noi italiani lo sappiamo bene, le nostre donne sono il fulcro nella nostra nazione, e per questo dobbiamo difenderle – spiega – come dobbiamo difendere l’importanza dell’unione tra un uomo e una donna». Il leader-fondatore di Forza Nuova porta Putin e Trump come esempi da seguire per il loro impegno nazionalistico. In particolare, viene ricordata la lotta contro l’aborto messa in atto dal presidente russo, paradossalmente già anticipata da Stalin, ma interrotta da Chruscev: «Dal 1953 in Russia sono stati praticati circa 230 milioni di aborti, un vero genocidio per la grande nazione russa». Dopo la digressione storica, Fiore arriva al presente, interpretando alcuni segni congiunturali come un’inequivocabile evidenza del «vento che sta cambiando»: dalla crisi economica alla crisi migratoria, contesti in cui i nazionalisti «porteranno avanti la loro rivoluzione» i cui semi sono già in circolazione, anche se spesso in maniera inconsapevole e non riconosciuta. Porta un esempio: l’icona di Anonymous, la maschera ispirata a Guy Fawkes, che, secondo Fiore, è una figura-simbolo del nazionalismo britannico che agì in difesa dei valori della patria, e che negli ultimi anni è presenza fissa nelle grandi manifestazioni di piazza anti-sistema.

    Disagio

    Un dettaglio, questo, che attira la mia attenzione, innescando una serie di considerazioni che porteranno al disagio di cui sopra. Quali sono, quanti sono e quanto sono diffuse idee e simboli, magari sdoganati inconsapevolmente, che rappresentano i prodomi di ideologie come il fascismo? Quanto terreno è stato perso nell’ambito della cultura dei diritti dell’uomo e dei popoli? Quanto sono diventati quotidiani e massificati i germogli del razzismo, della xenofobia, dell’odio, del sessismo e dell’iniquità sociale? Banale è dire che nei periodi di crisi, i populismi germinino, ma preoccupante è non avere un riferimento vero e solido che li sappia arginare. Forza Nuova è solo un esempio, con il suo processo di “ripulitura” in corso da anni: durante il convegno non si è visto un saluto romano e nessun diretto revisionismo e “nostalgicismo”. Ma quanto di quello sentito in questa conferenza lo si può sentire, anche in parte, in contesti ben più mainstream? «Quelli qua fuori (riferendosi alla contro-manifestazione, ndr) dicono che le nostre idee sono da temere – conclude Fiore – ma non sanno che sono questi combattenti (riferendosi ai militanti, ndr) che sono da temere». Una frase che funziona meglio capovolta, senza dubbio.

     

    Esco, il contro-corteo si è sciolto da un po’ e la polizia sta smantellando la “zona rossa”, riportando Genova alla sua normalità. I dubbi e il disagio, dopo qualche ora si placheranno: anche raccontare e documentare il nero può avere un significato, perché l’indifferenza è il primo passo della resa, e il terreno dei diritti, della giustizia e dell’equità sociale deve continuare ad essere presidiato, per riconoscere e disinnescare mistificazioni pericolose. Ed è per questo che l’antifascismo rimane un valore imprescindibile, oggi come ieri.

    Nicola Giordanella

  • Convegno nazionalisti, quasi duemila persone al corteo di Anpi e Fiom: «Genova ha respinto questa provocazione»

    Convegno nazionalisti, quasi duemila persone al corteo di Anpi e Fiom: «Genova ha respinto questa provocazione»

    convegno-manifestazione-04In un quartiere, quello di Sturla, totalmente blindato si è svolto oggi il convegno dei Nazionalisti Europei dal titolo “For a Europe of Fatherlands”, ospitato nella sede genovese di Forza Nuova. Fuori la contro-manifestazione organizzata da Anpi e Fiom, che ha richiamato in piazza quasi 2000 persone, che hanno dato via ad un corteo, che, partito da piazza Ragazzi del ’99, ha raggiunto piazza Sturla, presidiandola per diverse ore.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    I timori di scontri e disordini ha fatto propendere Questura e Prefettura per un massiccio schieramento di forze dell’ordine, oltre 300 agenti, che hanno dato vita ad una sorta di “zona rossa” tutto intorno a via Orlando, luogo del convegno.

    In piazza il vicesindaco, Stefano Bernini, con la fascia tricolore, e il primo cittadino di Sestri levante, Valentina Ghio. Tante le bandiere “presenti” al corteo, dall’Anpi alla Fiom alla Culmv, da Rifondazione Comunista al Pd, presente anche con il segretario provinciale Alessandro Terrile. «Credo che Genova antifascista abbia risposto positivamente – ha dichiarato il segretario provinciale della Fiom, Bruno Manganaro durante il presidio, come riportato dall’agenzia Dire – intanto fascisti e nazisti si devono riunire in un sottoscala e questa e’ una prima risposta: Genova ha respinto questa provocazione, negando gli spazi. Questo è già un grande risultato». Massimo Bisca, presidente provinciale dell’Anpi, ha voluto sottolineare lo «sdegno rispetto alle presenze oggi, persone condannate nei loro paesi per avere esaltato le SS, partecipato a pestaggi, aver negato l’Olocausto, essere stati xenofobi, razzisti. Idee che sono l’esatto contrario di valori per cui tanti uomini e donne genovesi hanno combattuto e dato la vita»

    Mentre alla spicciolata arrivavano in via Orlando i relatori del convegno e i militanti di Forza Nuova (circa una cinquantina), qualche momento di tensione alla contro-manifestazione: alcuni antagonisti, infatti, hanno provato a forzare il blocco della polizia approfittando del passaggio di un’ambulanza, fermati però da una breve carica di alleggerimento delle forze dell’ordine. Non si sono registrati feriti. Poco dopo si è accesso un diverbio tra alcuni manifestanti all’interno del presidio: pochi attimi di contrapposizione tra diverse idee sul come proseguire la giornata, subito “gestiti” dal servizio d’ordine della Fiom, che ha riportato la calma.

    Come annunciato, nel pomeriggio è arrivato anche il sindaco Marco Doria, che ha raggiunto la manifestazione in piazza Sturla: «La provocazione contro Genova tentata da qualche decina di neofascisti ha incontrato una risposta decisa – ha dichiarato ai giornalisti, come riportato dall’agenzia Dire – non sono state concesse piazze né spazi pubblici e privati di una città che ha saputo isolare chi istiga all’odio razziale e propaganda ideologie incompatibili con la nostra Costituzione e i suoi valori»

    Verso le 17 la manifestazione si scioglie, mentre il Convegno volge alla sua conclusione. La polizia ha mantenuto il presidio fino a sera, per sicurezza, smobilitando la “zona rossa” solo verso l’ora di cena. Non si sono registrati disordini e criticità, e dopo una giornata densa di tensione e timori Genova può tornare alla sua normalità, non meno difficile.

  • Convegno nazionalisti, confermata sede Forza Nuova in via Orlando come location. Contromanifestazione in piazza Ragazzi del 99

    Convegno nazionalisti, confermata sede Forza Nuova in via Orlando come location. Contromanifestazione in piazza Ragazzi del 99

    anpiArrivata pochi minuti fa la conferma del luogo dove si terrà la conferenza internazionale dei nazionalisti europei: è la sede di Forza Nuova di via Orlando, a Sturla, inaugurata l’anno scorso. La conferma ufficiale arriva direttamente dalla pagina Facebook di Forza Nuova Genova, attraverso un post che attacca duramente soprattutto il centro-destra ligure.

     

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    L’evento dovrebbe incominciare alle 15,30, un’ora e mezza in anticipo rispetto a quanto annunciato inizialmente. «È indecente il comportamento di un centro destra – scrivono su Facebook – in particolare quello regionale, liberale solo a parole, che ha paura di se stesso. Quando ci leccano il culo per avere i nostri voti alle elezioni non siamo “nazifascisti” e pericolosi per la democrazia. Quando invece vogliamo solo fare un convegno, lo diventiamo. Ce ne ricorderemo». 

    La contro-manifestazione, in fase di organizzazione da parte di Anpi, sindacati e movimenti, dovrebbe concentrarsi in piazza Ragazzi del 99, per poi scendere in zona Caprera; esattamente come un anno e mezzo fa, quando diverse centinaia di persone scesero in strada per manifestare proprio contro l’apertura delle sede genovese di Forza Nuova; e come in quell’occasione, lo schieramento delle forze dell’ordine sarà massiccio.

  • Convegno Nazionalisti, movimenti e antagonisti pronti a scendere in piazza. «Antifascismo pratica quotidiana»

    Convegno Nazionalisti, movimenti e antagonisti pronti a scendere in piazza. «Antifascismo pratica quotidiana»

    aut autA pochi giorni dalla presunta data del convegno internazionale dei nazionalisti europei, arriva il comunicato degli autonomi e attivisti di Aut Aut 357, CSOA Emiliano Zapata, Collettivo Degeneriot, Ex Latteria Occupata, Alternativa Libertaria Genova: sabato anche gli antagonisti saranno in piazza per contrastare l’eventuale raduno delle ultra destre. L’annuncio arriva con un comunicato che rivendica come l’Antifascismo sia pratica quotidiana.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Siamo lieti che, per una volta, anche la “sinistra istituzionale” si sia apertamente schierata contro questo rigurgito fascista lanciando una mobilitazione di piazza che contrasti il presunto convegno – affermano nel comunicato gli autonomi genovesi – Da parte nostra, possiamo dire che se il convegno dovesse esserci saremo in piazza per cercare di impedirlo, esattamente come lo siamo stati un anno e mezzo fa quando Forza Nuova ha aperto la propria sede nel quartiere di Sturla, oppure quando Salvini in Piazza De Ferrari ha cercato di diffondere la sua retorica razzista o, ancora, quando Casa Pound ha provato a diffondere le proprie idee di “fascisti del terzo millennio” nelle scuole genovesi – tutte occasioni in cui la “sinistra istituzionale” ha purtroppo latitato»

    Oltre alle occasioni più facilmente riconoscibili, secondo gli attivisti, esistono tutta una serie di pratiche che quotidianamente “sostanziano l’antifascismo”: battersi per l’accoglienza dignitosa dei migranti, il rispetto delle scelte sessuali e affettive di tutti, la lotta all’iniquità sui cui si fonda la società neo-liberista e opposizione al ricatto delle precarietà lavorativa ed esistenziale. «Per tutti questi motivi, continueremo a scendere in piazza con la convinzione che l’antifascismo non possa ridursi ad un evento commemorativo e retorico – concludono – ma sia una pratica quotidiana, una lente attraverso cui leggere il mondo e autodeterminare le proprie scelte di vita».

    A questo punto tutta la città ha fatto capire che questo convegno “non s’ha da fare”; al momento non esistono conferme e dettagli sull’eventuale location. L’unica cosa certa è che Genova, in ogni caso, è già pronta.

    Nicola Giordanella

  • Convegno nazionalisti, il prefetto Fiamma Spena: «Riflessione costante ma istruttoria ancora prematura»

    Convegno nazionalisti, il prefetto Fiamma Spena: «Riflessione costante ma istruttoria ancora prematura»

    Prefettura Amministrazione Provinciale«C’è una riflessione costante. E’ chiaro che stiamo monitorando attentamente la situazione ma non abbiamo ancora elementi per dare alcuna indicazione: c’è un’istruttoria in corso, ma la fase è ancora prematura». Così il prefetto di Genova, Fiamma Spena, risponde alle domande dei giornalisti sul convegno dell’ultradestra nazionalista europea previsto l”11 febbraio nel capoluogo ligure, come riportato dall’agenzia Dire.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Sono tanti ancora gli elementi che devono comporre questa manifestazione che non ci sono ancora noti perchè non sono ufficiali». Tra questi anche la sede che, secondo alcuni, potrebbe essere spostata dal centro della città al Tigullio. «Non conosciamo il luogo – conferma Spena – ma da parte nostra non influiamo minimamente sulla scelta. Comunque, né noi né la Questura abbiamo una comunicazione ufficiale. Leggo le notizie dalla stampa ma nei miei atti non risulta nulla». Oggi pomeriggio, intanto, l’incontro tra il prefetto e una delegazione di parlamentari liguri

  • Convegno nazionalisti, Fiom lancia contromanifestazione: «Antifascisti in piazza sabato 11 febbraio»

    Convegno nazionalisti, Fiom lancia contromanifestazione: «Antifascisti in piazza sabato 11 febbraio»

    Fiom-sciopero-metalmeccaniciDopo le grida di sdegno arrivate da esponenti politici e della società civile, era nell’aria l’organizzazione di una contromanifestazione sabato 11 febbraio a Genova per contestare il congresso degli ultranazionalisti europei. E la prima a muovere il passo ufficiale è la segreteria genovese della Fiom che, in una nota, invita «lavoratori, lavoratrici, delegati e tutti gli antifascisti a scendere in piazza per impedire che l’11 febbraio si svolga la manifestazione fascista a Genova».

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    Non un generico appello ma una “chiamata alle armi” che verrà affissa in tutte le fabbriche genovesi «perché bisogna scendere in piazza e fare di tutto perché non possiamo accettare che i fascisti abbiano voce nella nostra città», precisa il segretario Bruno Manganaro, come riportato dall’agenzia Dire. «Una generazione di operai, impiegati, dirigenti sindacali, di uomini e donne ha dato la propria vita per impedire un futuro al fascismo – scrivono i metalmeccanici della Cgil – questa è la storia del movimento sindacale, è la nostra storia e non intendiamo permettere che razzisti e xenofobi, che negano il ruolo e l’organizzazione autonoma della classe operaia, possano esprimersi». Una mossa che va letta anche come “strategica” dal momento che potrebbe cambiare le carte in tavola dal punto di vista dell’ordine pubblico e spingere la Prefettura a bloccare sì la contromanifestazione ma anche il congresso ed evitare qualsiasi rischio di scontri.
  • Convegno nazionalisti, Toti scrive al prefetto: «Vigilare affinchè non si promuovano contenuti eversivi»

    Convegno nazionalisti, Toti scrive al prefetto: «Vigilare affinchè non si promuovano contenuti eversivi»

    prefettura-genova«Un’attenta vigilanza affinché vengano rigorosamente valutate le condizioni di legge e di ordine pubblico per autorizzare la manifestazione e affinché questa non diventi occasione per la promozione di contenuti eversivi o idee o proposte politiche contrarie alle nostre leggi». Lo chiede il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, in una lettera inviata oggi pomeriggio al prefetto di Genova, Fiamma Spena, in vista del convegno delle ultradestre europee previsto nel capoluogo ligure sabato 11 febbraio, come riportato dall’agenzia Dire.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    Nonostante le polemiche della mattina in Consiglio regionale e senza un ordine del giorno condiviso, è dunque il governatore di centrodestra a fare il primo passo ufficiale e a giocare d’anticipo rispetto alle forze politiche e della società civile che si sollevate contro l’appuntamento della prossima settimana. Ma la posizione di Toti, come ampiamente annunciato, non prevede alcuna richiesta di divieto della manifestazione. Il governatore, infatti, ribadisce la sua posizione: «il dibattito democratico e le idee altrui devono essere rispettate, fino a quando rispettano la legge. Chi rispetta le leggi è benvenuto in Liguria, chi non lo fa non ha dimora né in Liguria né in Italia».

  • Convegno nazionalisti, botta e risposta tra Toti, Bisca (Anpi) e Massa (Arci). Consiglio regionale non trova accordo per documento condiviso

    Convegno nazionalisti, botta e risposta tra Toti, Bisca (Anpi) e Massa (Arci). Consiglio regionale non trova accordo per documento condiviso

    donne partigianeContinuano ad arrivare numerose le reazioni politiche alla notizia del congresso internazionale dei nazionalisti europei convocato a Genova il prossimo 11 febbraio. Botta e risposta tra il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, e il presidente di Anpi Genova, Massimo Bisca. Sulle dichiarazioni del governatore pioggia di critiche anche da parte dei sindacati.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Se questo convegno, come molti altri che esprimono idee lontane da me, non si svolge a Genova non piango, se decidono di andare altrove hanno la mia benedizione e se vengono non riderò». Questo quanto il presidente della Regione Liguria, e consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti, ha dichiarato oggi, a ulteriore commento della notizia del convegno, ricordando che tocca «a Questura, Prefettura, ministero degli Interni e organi preposti di vigilanza dire che cosa si possa o non si possa fare». Parole che sono state pronunciate durante la discussione in Consiglio regionale sulla votazione di un ordine del giorno che esprimesse la contrarietà dell’ente allo svolgimento di questo convegno. Una votazione che però non ha avuto luogo, poiché non si è arrivati ad un testo condiviso: essendo una proposta “fuori sacco”, verrà calendarizzata per le prossime sedute. «Il convegno non rappresenta le mie idee – ha concluso il governatore, come riportato dall’agenzia Dire – i valori di democrazia e antifascismo sono piuttosto ben radicati nella mia famiglia. E questa amministrazione ha dimostrato di condividerli essendo la prima a celebrare il presidente Pertini, forse il partigiano più famoso e popolare, a cui abbiamo dedicato giornate e soldi pubblici per restaurarne la dimora e con essa la sua memoria».

    La risposta a queste dichiarazioni non si fa attendere: «Se si ricorda Pertini, si deve anche ricordare anche quel Pertini che il 30 giugno del 1960 ha impedito l’affronto di chi era tornato in città dopo aver fatto deportare 1.500 operai dalle fabbriche genovesi», afferma Massimo Bisca, presidente di Anpi Genova, facendo riferimento alla partecipazione dell’ex presidente della Repubblica alla sommossa del 30 giugno 1960 contro la convocazione nella città della Lanterna del congresso del Movimento Sociale Italiano. «Noi lanciamo l’allarme – conclude il presidente dell’Anpi – ma ognuno fa il suo mestiere: le forze dell’ordine, la Prefettura, tutte le istituzioni, compresa la Regione, devono far rispettare la legge.

    Proprio sul rispetto della legge, intendendo le leggi Scelba e Mancino che puniscono l’apologia del fascismo e le azioni, i gesti e gli slogan legati all’ideologia nazifascista, si incentrano molte reazioni politiche alle dichiarazioni del presidente di Regione Liguria: «All’affermazione del governatore Toti, secondo il quale “una città libera e democratica ospita convegni di chi la pensa diversamente” rispondiamo che l’apologia del fascismo è reato, come recita la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza e scritta col sangue dei nostri Partigiani » scrive in un comunicato la segreteria del Partito Comunista.

    Anche i sindacati fanno quadrato: in un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil definiscono questa iniziativa come provocazione sottolineando che «Sono passati gli anni, ma non la memoria e i valori democratici sempre attuali e punto di riferimento per il mondo del lavoro. Ci riteniamo fin da ora disponibili a partecipare a un tavolo in Prefettura, qualora la stessa decidesse di convocarlo». Cgil va giù duro anche contro le dichiarazioni del Governatore: «Affermare come ha fatto il Presidente Toti che “chi ha combattuto per fare avere a Genova una Medaglia d’oro per la Resistenza, e quindi renderla una città libera e democratica, l’abbia fatto anche perché si possano ospitare convegni di chi non la pensa come lui” (dichiarazione pronunciata nella giornata di ieri, ndr) auspicando quindi che questa adunata abbia luogo e derubricando il tutto ad una semplice diversità ideologica, corrisponde ad una interpretazione che certamente non può riferirsi alla libertà di discutere a Genova politiche di ultradestra ispirate dall’ideologia fascista, ideale continuazione di un regime, respinto e sconfitto nel 1945, che aveva gettando l’Italia e il mondo in una stretta di dolore, macchiandosi di gravi atti sanguinari, lesivi della dignità e della vita di donne, uomini e bambini». Questo quanto si legge nella nota stampa diffusa questo pomeriggio, comunicazione che si chiude «invitando a prendere analoga posizione  anche alle forze politiche al governo della nostra Regione, nel rispetto della nostra Costituzione, delle nostre leggi, della nostra storia e della memoria di chi quella storia l’ha fatta».

    In serata arriva anche la dichiarazione del presidente di Arci Liguria, Walter Massa, che non ha dubbi nel condannare l’atteggiamento ondivago di Giovanni Toti che in una nota stampa rilasciata stamattina ha ribadito che: «Si coltiva la libertà a maggior ragione quando si difende convintamente il diritto altrui di esprimere le idee che riteniamo più distanti dalla nostra cultura politica».

    «Toti non può tirare in ballo la libertà di espressione – dichiara Massa – questi personaggi, membri del Apf, parlano di militarizzazione dei confini, di xenofobia e di razzismo facendo leva sull’odierna crisi economica e sociale, cercano di incanalare l’odio e la paura sui richiedenti asilo e questa è una doppia provocazione sia per la città di Genova che per la Costituzione italiana che ha radici nell’antifascismo».

    «Trovo incredibile – continua Massa – che Toti riesca a mettere sullo stesso piano la figura di Pertini, simbolo dell’antifascismo, un partigiano che ha sofferto la prigionia per colpa del regime fascista, con le posizioni xenofobe, razziste dell’Apf. Il Presidente della Regione deve uscire dal bipolarismo in cui è entrato e decidere da che parte stare» .

    Nei prossimi giorni, dunque, si attendono eventuali decisioni prese in merito dagli organi competenti; non essendo al momento pervenuta alcuna richiesta di manifestazione in luogo pubblico, ma essendo solo stato organizzato un congresso (e in quanto tale in luogo non pubblico, anche se al momento non ci sono dettagli in merito) la competenza sulla “fattibilità” dell’evento spetta alla Prefettura.

    Andrea Carozzi
    Nicola Giordanella

  • Convegno nazionalisti, il sindaco Marco Doria risponde all’appello lanciato da Anpi: «Dovere civile»

    Convegno nazionalisti, il sindaco Marco Doria risponde all’appello lanciato da Anpi: «Dovere civile»

    Il sindaco di Genova, Marco Doria«Contrastare queste idee di odio e sopraffazione  è un  dovere civile, proprio a tutela della libertà, connaturato nelle Costituzioni democratiche e in particolare nella Costituzione italiana». Con queste parole, diffuse attraverso una nota stampa, il sindaco di Genova Marco Doria, prepara il terreno in risposta allla convocazione del congresso internazionale dei nazionalisti europei, raccogliendo in questo modo l’appello lanciato dall’Anpi.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    Proprio ieri l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani aveva, infatti, lanciato l’appello per la mobilitazione: «Lanciamo un appello a tutti i genovesi per una ampia e unitaria mobilitazione, nella consapevolezza che il fascismo è tutto il contrario dell’intera Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, di cui contiene per intero i valori – si legge nel comunicato stampa diffuso in giornata, che continua – Il fascismo purtroppo non è morto, perché continua ad esistere nell’anima, nel pensiero e nell’azione; e poi ci sono i nazifascisti, i fascisti “del terzo millennio”, i fascisti che sono tali anche se camuffati da associazioni culturali e social

    A questo messaggio Marco Doria, ha risposto attraverso una nota, diffusa attraverso il suo portavoce che segnala come il sindaco «Di fronte alla notizia di un raduno a Genova  di formazioni neofasciste, neonaziste e xenofobe europee, ha preso contatto con l’Anpi e intende farlo con tutte le organizzazioni democratiche per valutare e concordare risposte ferme, democratiche e non violente che esprimano la storia, la cultura e i sentimenti  della Città medaglia d’oro della Resistenza».

    Nel frattempo dai canali social degli organizzatori non sono ancora state chiarite modalità e luoghi della conferenza: in un post facebook è rivendicata la libertà di scendere in piazza, frase che potrebbe far intendere ad una manifestazione collaterale al congresso.