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  • Storia, Genova potrebbe ospitare il più grande museo italiano sull’arte ottomana. La collezione forse destinata al Sant’Agostino

    Storia, Genova potrebbe ospitare il più grande museo italiano sull’arte ottomana. La collezione forse destinata al Sant’Agostino

    sant-agostinoLa notizia è recente. Ed è di quelle in grado di suscitare clamore. Tanto che se n’è parlato, l’11 maggio, al Workshop “Circulation of people, objects and knowledge across South Eastern Europe and the Mediterranean (16th-19th centuries)”, tenutosi presso l’European University Institut, a Firenze, alla presenza d’illustri islamisti e ottomanisti (oltre che a quella, ben più modesta, del sottoscritto). Genova potrebbe ospitare il più grande museo d’arte islamica e ottomana d’Italia.

    È proprio così! Tutti ricordiamo il doppio appuntamento di qualche anno fa promosso dalla Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica (“Arte Ottomana, 1450-1600. Natura e Astrazione: uno sguardo sulla Sublime Porta”) e dal comune di Genova (“Turcherie. Suggestioni dell’Arte Ottomana a Genova”). Ho ancora impressa nella mente la visione del corano appartenuto a Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli (il catalogo della cui biblioteca, peraltro, è stato recentemente rinvenuto in Ungheria: pare contenesse oltre 6000 volumi!). Ebbene: secondo certi “rumors”, l’improbabile stia per diventare possibile. A quanto pare, la Fondazione sta per donare l’intera collezione al comune di Genova affinché sia collocata in maniera permanente in un museo pubblico; verosimilmente Sant’Agostino, che diventerebbe, pertanto, il maggiore polo italiano dedicato all’argomento. Permettendo, dunque, percorsi inusitati di ricerca all’insegna del connubio tra Oriente e Occidente, tra rapporti commerciali e interazioni storiche e artistiche, tra arte islamica e arte cristiana.

    La notizia, dunque, è di quelle capaci di rivoluzionare l’apporto culturale a una città, tanto più che la collezione Bruschettini è davvero strabiliante (garantisco: i colleghi islamisti e ottomanisti ne sono perfettamente a conoscenza). Tanto più che un’iniziativa del genere andrebbe nella direzione di quanto, da tempo, vado proponendo: la creazione d’un Museo della Storia della Città, i cui rapporti con l’Oriente (senza per questo trascurare l’Occidente: Colombo insegna) risalgono a tempi antichissimi. Intendiamoci: un’iniziativa di questo genere gioverebbe, senza dubbio, al turismo culturale, che sta vivendo oggi la sua stagione più felice grazie alla valorizzazione del patrimonio UNESCO; ma immaginiamo le possibilità derivanti dall’attirare a Genova i migliori esperti di tutto il mondo sull’argomento, e, dunque, dall’organizzazione di convegni e dibattiti su un tema che, dopotutto, ci riguarda da vicino e che Genova ha sempre affrontato egregiamente anche in termini d’integrazione: il rapporto tra mondi diversi eppure profondamente interconnessi. D’altra parte, gli abitanti di questa città non sono forse “Arabi convertiti al Cristianesimo, discendenti di Jabala b. al-Ayham al-Ghassānī, che divenne cristiano in Siria”? O, almeno, è così che la pensava il geografo arabo Abū ‘Abdallāh Muḥammad b. Abī Bakr al-Zuhrī, vissuto in pieno XII secolo, secondo il quale

     

    [quote]questa gente non assomiglia ai Rūm [i Romani: i bizantini e, per estensione, i Latini] in fisionomia. Mentre i Rūm sono in genere biondi, questi sono bruni, con occhi neri e nasi aquilini. È per questo che si dice che siano di origine araba. Sono mercanti [che viaggiano] per mare dalla Siria alla Spagna e sono potenti sul mare[/quote]

     

    Insomma, i rapporti tra Genova il mondo arabo-islamico e ottomano hanno informato di sé gran parte della nostra storia. Ecco, dunque, la proposta. Perché non inserire un percorso di questo genere – giustamente da valorizzare in maniera autonoma – all’interno d’un complesso più vasto dedicato alla Storia della Città? Quel che mi piacerebbe che si realizzasse, in sostanza, è un grande cantiere della storia genovese che non è altro, poi, che storia mediterranea nuda e cruda: un Museo capace di rivolgersi a un pubblico vasto e variegato, in maniera scientificamente accurata ma anche squisitamente divertente (‘ché le due cose non vanno affatto in direzioni ostinate e contrarie); un Museo che sappia parlare ai Genovesi (“vel qui pro Ianuensibus distringuntur seu appellantur”, come nel mio caso) delle innumerevoli interazioni di cui Genova fu protagonista nel corso della propria storia, valorizzando i contatti profondi con le opposte sponde del Mediterraneo; un Museo che abbia come obiettivo quello di condurre una città che s’affaccia timidamente sul palcoscenico globale verso il posto che merita.

    Insomma, caro sindaco entrante, “cogli la rosa quando è il momento…”

    Antonio Musarra

  • Anche Genova al G7 di Taormina con l’Ecce Homo di Caravaggio ambasciatore dei Musei di Strada Nuova

    Anche Genova al G7 di Taormina con l’Ecce Homo di Caravaggio ambasciatore dei Musei di Strada Nuova

    Caravaggio, Ecce HomoLa città di Genova ha aderito alla richiesta di prestito del suo Caravaggio, il prestigioso Ecce Homo custodito a Palazzo Bianco, per l’esposizione alla mostra «Unescosites Italian Heritage and Arts» appena inaugurata a Taormina.

    Il trasferimento in Sicilia permetterà di mostrare il quadro ai grandi della terra in occasione del G7, il 26 e 27 maggio, promuovendo così in un’importante vetrina internazionale la ricchezza culturale della nostra città.

    L’opera è partita sotto scorta, accompagnata dal direttore dei Musei di Strada Nuova, e sarà esposta a Palazzo Corvaja a Taormina fino a fine luglio, insieme alle opere di Antonello da Messina provenienti da Cefalù e Palermo.

    Il quadro rientrerà a fine luglio a Palazzo Bianco, dove sarà oggetto di speciali iniziative di valorizzazione e promozione: nei mesi di agosto e settembre i volontari del servizio civile proporranno delle speciali visite guidate per far conoscere la storia di quest’opera così importante per la storia dell’arte italiana e mondiale.

     

  • Il Chiostro di Sant’Andrea e il lucchetto della discordia. Il cortocircuito della “lotta al degrado”

    Il Chiostro di Sant’Andrea e il lucchetto della discordia. Il cortocircuito della “lotta al degrado”

    chiostro-santandrea-casa-colomboChiuso dal 1 aprile, il Chiostro di Sant’Andrea risulta ancora inaccessibile, e lo sarà fino a data da destinarsi. Difficile decifrare la gestione di uno degli spazi più belli di Genova, chiuso proprio in concomitanza dei Rolli Days, celebrato appuntamento cardine per l’offerta turistico-culturale di Genova

    Come allo zoo: durante la kermesse decine di turisti si sono assiepati dietro le cancellate nuove di zecca, per scattare, increduli, qualche foto all’esemplare archeologico in cattività (come nei fatti è, essendo stato ivi ricollocato nel 1922); increduli e sbigottiti anche molti genovesi, soliti a frequentare quell’unico ed eccezionale ritaglio di verde, pace e arte durante la pausa pranzo, per far riposare il cervello a metà, o al termine, di una faticosa giornata di lavoro. Ma non c’è nulla da fare: il lucchetto comparso venerdì scorso cancella ogni speranza, come un immobile e insensibile guardiano dell’ordine. Ma di quale ordine stiamo parlando?

    La chiusura dello spazio attorno al Chiostro di Sant’Andrea è l’ultimo capitolo di una lunga storia: più di un anno fa, a seguito di alcuni episodi che generarono il più profondo sdegno pubblico (sporcizia, scritte, bivacchi e addirittura, lo ricorderete, effusioni amorose en plein air), il Municipio I Centro Est, si fece tramite del volere di alcuni cittadini chiedendo al Comune di provvedere alla chiusura di questa area. Arrivarono, quindi, le cancellate: non proprio una novità, visto che già in passato erano presenti delimitare l’area, ma che furono poi smantellate dalla civica amministrazione. Per mesi, però, il cancello rimane aperto, in attesa di un lucchetto, e soprattutto un accordo sulla gestione: chi, quando, come. La notte tra venerdì e sabato la svolta.

    Eccesso di zelo

    Diverse sono le segnalazioni che Era Superba raccoglie dai propri lettori fin dalle prime ora di sabato mattina: la coincidenza con i Rolli Days è molto strana (e assurda), per cui proviamo a chiedere all’assessore alla Cultura del Comune di Genova Carla Sibilla; la cosa sorprende anche lei, e dopo una telefonata di verifica ci spiega che «Il servizio di apertura è stato affidato a Coop Culture, la cooperativa che ha in gestione gli spazi museali delle torri di Porta Soprana e della Casa di Colombo». Ma cosa è successo? «Un eccesso di zelo: la sera di venerdì, la cooperativa non ha chiuso, per cui il Municipio è intervenuto chiudendo il lucchetto, ed è rimasto chiuso». Peccato, proprio in uno dei week end più affollati di turisti. Su suggerimento dell’assessore proviamo a contattare la Direzione Musei dello stesso Comune di Genova, ma la dirigente è molto occupata e dopo vari tentativi di trovarla libera per rispondere alle nostre domande, dalla segreteria ci consigliano di rivolgerci direttamente alla cooperativa, «Ciao e grazie», testuali parole. Perfetto. Cerchiamo un contatto di Coop Culture: sulla pagina dedicata alla Casa di Colombo (che per la cronaca ha come titolo di pagina, nella tab del browser, la dicitura Casa di CristofAro Colombo, ndr) troviamo un numero, al quale la classica voce registrata ci segnala che tutti gli operatori sono occupati. Gli affari evidentemente vanno a gonfie vele perché gli operatori rimarranno occupati giorni e giorni, senza mai risponderci.

    chiostro-santandrea-casa-colombo-02Andiamo in loco, per parlare direttamente con gli operatori. L’impiegato, alla nostra richiesta di chiarimenti, ci fa vedere un foglio arrivato dalla direzione, in cui viene ordinato di mantenere il cancello chiuso, fino a data da definirsi.L’operatore dovrà chiuderselo dietro quando si accompagnano i turisti sulle torri – si legge – se venissero a lamentarsi spiegare che noi lo utilizziamo solo di passaggio per entrare nella casa. La gestione dello spazio non rientra nelle nostre mansioni”. «Non può immaginare quanti vaffa abbiamo preso durante i Rolli Days». Posso immaginarlo, eccome. «Questione di ordini arrivati dal “principale” – sottolinea l’operatore – dopo una comunicazione del Municipio». Ci racconta anche un dettaglio che arricchisce con un pizzico di noir questa storia di “ordinaria follia”: chi ha messo il lucchetto venerdì notte, non si è accorto di aver chiuso dentro un ragazzo che, con il suo cane, si era “addormentato” tra gli ulivi. Il giovane è rimasto “prigioniero” tutta la notte, in dubbie condizioni di salute. Poteva finire peggio.

    Nel frattempo su Facebook , il presidente del Municipio I – Centro Est, Simone Leoncini, risponde alla richieste di chiarimento: «Dovete chiedere ad assessorato alla Cultura che è referente per l’appalto che regola casa di Colombo e chiostro… Le cancellate devono essere chiuse solo la notte a protezione del complesso monumentale. Quindi aperti fino almeno a sera, per libero accesso, ma chiuse di notte. Il municipio ha da tempo protestato e chiesto lumi sul casino che stanno facendo! Purtroppo non siamo noi i responsabili…». Perfetto. La trasparenza fa il suo giro: abbiamo completato il gioco dell’oca, senza avere risposte certe. Un cortocircuito burocratico. Dalla segreteria del Municipio ci fanno sapere che nei prossimi giorni potrebbe essere convocata una riunione per chiarire la questione.

    Cortocircuito

    Vedremo come andrà a finire; nei fatti è una settimana che il chiostro è chiuso, sottratto alla fruizione della collettività. Le inferriate, nate dalla “lotta al degrado” portata avanti da alcuni, paradossalmente sono diventate l’altra faccia del degrado stesso, avendo creato un “mostro burocratico” da gestire, senza che ci sia un “apparato” in grado di farlo. Quanto è stato perso dal punto di vista turistico e di immagine? Impossibile quantificarlo, ma sicuramente non proprio una bella pagina per una città che ambisce a diventare “turistica”. Per farlo, bisogna certo saper valorizzare e proteggere i propri “tesori”, ma se questo si traduce nel chiuderli dietro a dei cancelli, forse è il caso di “lasciar perdere”.

    Nicola Giordanella

     

  • Cultura, i musei civici crescono ancora con gli oltre 760 mila visitatori del 2016. L’offerta culturale del Comune per il 2017

    Cultura, i musei civici crescono ancora con gli oltre 760 mila visitatori del 2016. L’offerta culturale del Comune per il 2017

    Teste romaneComune di Genova presenta i dati sulla fruizione culturale e turistica della città, attraverso i numeri di visitatori registrati nei diversi luoghi della cultura genovese: sono oltre 760mila le persone che nel 2016 hanno visitato i Musei Civici di Genova, le loro collezioni permanenti e le mostre, e che hanno partecipato agli oltre 800 eventi organizzati al loro interno.

    Numeri che registrano una crescita di più 40% dal 2011. Altro dato interessante è la crescita dei visitatori stranieri nei Musei di Strada Nuova: più di 4 su 10 non sono italiani, segno che Genova sta diventando sempre di più una meta internazionale. Buono anche il successo delle mostre temporanee che ha portato a superare abbondantemente i 30 mila visitatori. Fra queste, Spiders al Museo archeologico; Alessandro Magnasco- gli anni della maturità di un pittore anticonformista, nei Musei di Strada Nuova e Govi: l’attore, la maschera, il genovese alla Loggia di Banchi. Buon risultato anche per le iniziative che hanno messo in luce la storia medievale della città, dando la possibilità a cittadini, turisti e studiosi di conoscere e apprezzare il ricco patrimonio artistico dei Musei di Strada Nuova e del Museo di Sant’Agostino.

    «Sono dati molto importantisottolinea l’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla che confermano Genova come città d’arte e meta turistica per italiani e stranieri. In particolare, abbiamo promosso i Musei della città come sistema e con una logica di prodotto che offre sempre stimoli ed iniziative nuove, tanto che le nostre strutture museali sono diventate in termini quantitativi il secondo attrattore della città, dopo l’Acquario. Che Genova fosse bella lo sapevamo. Quello che abbiamo fatto è stato farlo sapere a tutti con azioni mirate e continuative. Anche la scelta del logo Genova more than this si è rivelata una scommessa vinta poiché si è affermato come elemento di riconoscibilità della città. Il connubio cultura-turismo si è dimostrato inoltre una scelta vincente di questa Amministrazione. Il 2017 – conclude Sibilla – sarà un anno che seguirà questa impostazione con un ricco programma di mostre e di eventi nelle nostre sedi museali e con un’azione di coordinamento delle tante iniziative presenti in città».

    Tra gli appuntamenti da non perdere per il 2017 c’è sicuramente l’esposizione nei Musei di Strada Nuova e al Museo di Sant’Agostino, dopo un accurato restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, di alcune opere inestimabili come il Pallio di San Lorenzo e il Sacro Catino.

    Quest’anno il Museo di Storia Naturale di Genova compie centocinquant’anni e li festeggerà con una mostra che racconterà la sua storia distribuita lungo tutte le sale espositive, con particolare riguardo agli esploratori che da tutto il mondo hanno fatto affluire milioni di reperti, formando collezioni scientifiche ancora oggetto di studio da specialisti di tutti i paesi. La mostra aiuterà a comprendere la straordinaria importanza del museo che custodisce un archivio perenne della biodiversità del pianeta.

    L’Amministrazione comunale, oltre alle mostre che seguono il profilo culturale dei musei prevede anche la realizzazione, alla Loggia di Banchi, di “Cinepassioni”, una rassegna dedicata al cinema, e una mostra dedicata a Emanuele Luzzati, a dieci anni dalla sua scomparsa.

    Comunicazione e accessibilità

    GLi uffici tecnici del Comune di Genova hanno comunicato anche i dati relativi ai siti web dedicati: il sito visitgenoa.it ha avuto oltre 802 mila utenti e oltre 1 milione e 100 mila sessioni, a cui hanno corrisposto 2.028.708 visualizzazioni di pagina. La sezione dedicata alle mostre è nella top ten delle sezioni più visitate; mentre il portale del Comune dedicato ai Musei ha raggiunto, sempre nel 2016, le 700 mila visualizzazioni con oltre 240 mila sessioni e 170 mila utenti.

    Nel 2016 sono stati realizzati anche gli interventi tecnici per l’accessibilità alle sedi museali, fra questi la nuova rampa di accesso del Museo di Storia Naturale, il riallestimento al museo di Sant’Agostino per la Margherita di Brabante in rientro dal Museo di Norimbrega, le nuove opportunità offerte dalla recente riapertura del parco di Villa Pallavicini a Pegli e le iniziative nell’area del Parco Naturale delle Mura, quest’ultime dedicate all’ecologia. Interventi che, dallo scorso anno, possono beneficiare dell’Art Bonus e che nella nostra città, le donazioni, hanno superato i 170.000 euro, Importo che andrà a coprire i costi per nuove riqualificazioni e migliorie.

     

    Sono stati 28 i progetti di “alternanza scuola-lavoro” del settore Musei-Biblioteche (legge 107/2015), a cui hanno partecipato 637 studenti. Sono più di 45 mila gli studenti che hanno partecipato alle circa duemila attività didattiche appositamente realizzate nei diversi Musei; 5.378 sono le persone che hanno frequentato i 187 laboratori o attività dedicate alle famiglie. Particolare attenzione anche ai disabili: si contano 1.449 presenze suddivise nelle 126 iniziative organizzate dai Musei civici.

    Eventi di valorizzazione della rete museale

    Oltre a fare un punto sull’anno appena terminato, l’assessorato alla Cultura ha presentato il primo calendario di massima delle iniziative culturali del 2017 per la valorizzazione della rete museale

    Rolli Days

    1-2 aprile e 14-15 ottobre
    Dopo il grande successo delle tre edizioni del 2016, anno del decennale dal riconoscimento Unesco, con circa 250.000 presenze nei sei giorni di aperture straordinarie, prosegue anche nel 2017 la valorizzazione dei Palazzi dei Rolli, Patrimonio dell’Umanità Unesco.Genova apre al pubblico i suoi straordinari palazzi in due week end: 1-2 aprile e 14-15 ottobre 2017. Durante la visita ai Palazzi, studenti e ricercatori dell’Università degli Studi di Genova, accoglieranno i visitatori per illustrare la magnificenza delle antiche dimore. Saranno inoltre organizzati itinerari guidati a cura di guide professioniste, per scoprire le storie delle famiglie della nobiltà genovese e le vicende di una città “Superba”. Per rendere i Rolli Days accessibili a tutti, torneranno anche in queste edizioni del 2017 le visite guidate dedicate alle persone non vedenti, persone sorde e con disturbi dello spettro autistico

    La Notte dei Musei

    13 maggio
    Un’occasione unica per godere il patrimonio artistico al di fuori dei consueti orari di visita arricchito da un nutrito programma di eventi che accompagnerà i visitatori per tutta la serata.

    Mostre temporanee

    – Musei di Strada Nuova

    Margherita di brabanteLa grafica di Sinibaldo Scorza a Palazzo Rosso – 10 febbraio – 4 giugno
    Sinibaldo Scorza, originario di Voltaggio – oggi in provincia di Alessandria ma allora importante cittadina della Repubblica di Genova – apparteneva a una nobile famiglia, ma il padre non ostacolò quella sua vocazione artistica che ebbe così modo di mettere in pratica nei primi tre decenni del Seicento. In particolare, l’attività grafica venne già lodata dalle fonti a lui contemporanee, insieme alla sua produzione di miniature e di opere pittoriche di piccolo formato, per l’alta qualità formale, la capacità mimetica della natura e l’originalità per allora davvero notevole dei soggetti.

    Mecenati di ieri e di oggi – Restauro dei dipinti del 600 genovese – Estate
    La mostra è dedicata alla presentazione al pubblico di una serie di dipinti di alta qualità e grande interesse, restaurati negli ultimi anni grazie a sponsorizzazioni di privati e alla collaborazione con importanti istituzioni museali nazionale e internazionali. Capolavori di maestri genovesi di primo Seicento come Gioacchino Assereto e Simone Barabino e di età barocca come Domenico Piola, Gregorio e Lorenzo De Ferrari, si affiancheranno a opere di scuola fiamminga del Cinquecento da prototipi di Dürer e Van Cleve e a dipinti di scuola piemontese e lombarda, come il caravaggesco Giuseppe Vermiglio, il sontuoso Carlo Francesco Nuvolone e la rara pittrice Orsola Maria Caccia.

    Orientalismi – Il fascino dell’Oriente tra XVII e XX Secolo nei tessuti e nelle ceramiche dei Musei genovesi.
    Musei di Strada Nuova, Palazzo Bianco e Museo Diocesano – Ottobre – marzo 2018
    La mostra propone un itinerario attraverso le collezioni tessili, le raccolte ceramiche dei Musei di Strada Nuova e il ricco patrimonio tessile del Museo Diocesano seguendo il filo conduttore dei rapporti con l’arte orientale, un tema trasversale per tutta la cultura europea.

    Albrecht Dürer (1471-1528): un protagonista dell’arte dell’incisione – Dicembre
    Un colto e avveduto collezionista, che vuole rimanere anonimo al momento, ha comunicato la sua intenzione di destinare al Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso la collezione di incisioni di grandi maestri che ha messo insieme negli anni con passione e determinazione. Si tratta di più di centocinquanta stampe di artisti tedeschi di primo Cinquecento, come Albrecht Altdorfer, Hans Sebald Beham, ma soprattutto di Albrecht Dürer, che nel campo del bulino è stato un protagonista insuperato

    Staglieno nella fotografia ottocentesca – Palazzo Rosso – Sale del mezzanino – “Ritratti per l’eternità” – Aprile – maggio
    La mostra propone un magico percorso attraverso quel vero e proprio “museo a cielo aperto” costituito dal Cimitero di Staglieno, attraverso le delicate immagini scattate dai più grandi fotografi dell’epoca (tra i quali spiccano i nomi di Alfred Noack e Célestin Degoix) nei decenni immediatamente successivi alla sua inaugurazione, avvenuta il 1 gennaio 1851

    Disegni per una città moderna. Genova negli acquerelli di Aldo Raimondi – Palazzo Rosso – Sale del mezzanino – Autunno
    La mostra ripercorre, attraverso opere di Aldo Raimondi (decoratore, architetto, docente all’Accademia di Brera, illustratore della “Domenica del Corriere”, e fortunato acquerellista di città italiane e straniere) la storia di alcuni edifici cittadini costruiti a cavallo delle due Guerre che delinearono e caratterizzarono in modo imprescindibile l’aspetto della città post-ottocentesca, la “città moderna”. Il percorso si snoda attraverso una serie inedita di acquerelli, conservati presso la Collezione Topografica del Centro DocSAI, che ritraggono scorci di Genova alla metà degli anni ’30.

    Michele Fenati, disegnatore e architetto al servizio della città – Palazzo Rosso Centro – sale del mezzanino – Autunno
    Anche se il suo nome è sconosciuto ai genovesi, la nostra città conserva numerose tracce del lavoro di Michele Fenati, disegnatore e architetto alle dipendenze del Comune di Genova dal 1907 al 1950. La città è ricca dei suoi interventi, che spaziarono dalla progettazione di molti mercati cittadini (Piazza del Carmine, Piazza Statuto, Piazza Martinez, Castelletto – struttura oggi adibita a palestra ma concepita come luogo di commercio alimentare), di edifici scolastici e d’abitazione, di fondamentali interventi nei Cimiteri civici (tra i quali il più importante è relativo alla Galleria di sant’Antonino, di cui ci si accinge al restauro), fino al disegno delle cancellate del Ponte Monumentale e del Museo di Storia Naturale.

     – Galleria d’Arte Moderna, Raccolte Frugone, Museo Luxor

    Note d’Arte – GAM – 7 gennaio – 28 maggio
    Riprende dopo 10 anni la stagione musicale, ideata col Centro Studi Skrjabiniani di Bogliasco, per offrire al pubblico concerti preceduti da letture di opere legate alle collezioni artistiche dei Musei di Nervi. Musica, arte e natura si fondono per proporre, in sinergia con l’Associazione degli Amici della Galleria d’Arte Moderna di Milano e con Master4String, il virtuosismo di musicisti affermati, di giovani emergenti e di formazioni cameristiche nella suggestiva atmosfera di splendide sale espositive.

    Renato Casaro. Per un pugno di colori – Raccolte Frugone – 5 marzo – 4 giugno
    in collaborazione con l’Associazione Tapirulan e il Comune di Cremona; patrocini del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, Sàrmede paese della fiaba, Associazione Culturale Hamelin, Associazione Illustri, AI – Associazione Autori di Immagini, Inchiostro Festival, Fermo Immagine – Museo del manifesto cinematografico. Ospite speciale, Renato Casaro, nato a Treviso 81 anni fa, con oltre 100 originali esposti, vero e proprio monumento dell’illustrazione legata al cinema. Oltre mille sono le immagini da Casaro realizzate per film di ogni sorta: da La Bibbia di Dino De Laurentis a quasi tutti i western di Sergio Leone, dalle commedie di Luciano Salce ai film di Bud Spencer, Terence Hill e Ugo Tognazzi, a quelli dei registi Bertolucci, Monicelli, Lelouch, Ford Coppola, Besson e Zeffirelli per citarne solo alcuni.

    AROUND – GAM – 26 marzo – 25 giugno
    2° appuntamento di NaturaConTemporanea – Rassegna di arti; a cura di Fortunato D’Amico e Maria Flora Giubilei. Mare, cielo e nuvole sono gli ingredienti di questo nuovo evento: gli elementi naturali che, con la vegetazione dei parchi, connotano il contesto ambientale della Galleria d’Arte Moderna e dei Musei di Nervi. E, all’interno, nelle sale espositive, mari, cieli e nuvole dipinti, riflessi di una natura che gli artisti del passato hanno saputo raccontare, interpretare, rileggere e restituire sulle tele attraverso puntuali “trascrizioni” o metafore.

    Forme mancanti – Raccolte Frugone  – 2 luglio – 3 settembre
    in collaborazione con Palazzo Terragni di Lissone, prima sede, a marzo, della mostra. Maurizio Fantoni Minnella, scrittore, film-maker, saggista e pubblicista mette in mostra scatti sul linguaggio urbano murale, sui diversi livelli di comunicazione nel loro divenire temporale, nel loro lento e progressivo accumularsi, superficie su superficie. Da una parte il dissolversi del senso, in una babele di linguaggi del quotidiano, per così dire “liberati”, e dall’altra il crescere di un magma cromatico e di forme spurie assai simile alla pittura astratta

    Medioevo

    Museo di Sant’Agostino

    Pallio di San Lorenzo – Completamento restauro
    Rientro e progettazione del nuovo allestimento per il Pallio di San Lorenzo a conclusione del restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, interventi realizzati con operazioni di mecenatismo e Art Bonus.

    Margherita di Brabante – Rientro dell’opera
    A conclusione della mostra di Norimberga (5 marzo) e dopo essere stata vista da circa 200.000 visitatori, rientrerà nel museo di appartenenza l’opera scultorea, dopo, però, accurate verifiche, che saranno eseguite, da marzo in poi, dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il gruppo statuario sarà quindi allestito in maniera diversa, anche per armonizzarlo con la presenza della statua della Giustizia, proveniente dallo stesso monumento e fino ad oggi conservata presso la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, grazie alla disponibilità della Direttrice di Palazzo Reale e del Polo Museale della Liguria, dott.ssa Bertolucci, e della Direttrice della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, Dott.ssa Simonetti.

    Restauro affreschi di Valerio Castello
    Durante la Notte dei Musei 2017 (sabato 13 maggio), il Museo di Sant’Agostino presenterà il restauro degli affreschi di Valerio Castello, provenienti dalla cappella del palazzo Sacchi-Nemours – già Branca Doria. Un lavoro che restituisce leggibilità e dignità ad uno dei primi affreschi realizzati da un protagonista del Seicento genovese e che consentirà di apprezzare da vicino, piuttosto che sulle pareti e sugli alti soffitti dei palazzi genovesi, la straordinaria bravura di Valerio.

    Stucchi dall’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte
    Dopo l’esposizione nell’ambito della mostra su Genova nel Medioevo, sono stati collocati in Museo gli importantissimi stucchi medievali provenienti dalla Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte. Databili alla prima metà del sec. XI, ed esposti in dialogo con i coevi capitelli provenienti dal complesso monastico di San Tommaso, questi mirabili stucchi narrano anch’essi di come Genova, fin dagli inizi della sua ascesa come città a metà fra Oriente ed Occidente, sia bene in grado di scegliere per sé le migliori maestranze presenti ‘sul mercato’, in questo caso provenienti dall’Oriente bizantino.

    Archeologia

    – Museo di Archeologia Ligure

    Darwin Days, La dispensa dei nostri antenati – Febbraio 2017
    Attività e laboratori per scuole e famiglie tenuti da ricercatrici del LAMPEA (Laboratoire Méditerranéen de Préhistoire Europe Afrique – Università di Aix e Marsiglia).

    10o000 anni in Liguria – giugno 2017
    Sulla costa ligure, in posizione strategica tra Mediterraneo ed Europa, è possibile     investigare le vicende umane degli ultimi 100.000 anni.L’allestimento propone in modo coinvolgente approfondimenti e attività sull’arrivo di Homo Sapiens e la “contemporanea” scomparsa dell’Uomo di Neandertal, la ricerca di nuovi territori e risorse, le strategie di sopravvivenza e le trasformazioni sociali ed economiche dopo la fine dell’era glaciale, le manifestazioni artistiche e spirituali e le conquiste tecnologiche da cui è nata la Liguria che conosciamo.L’esposizione si conclude raccontando i contatti con etruschi e greci, la conquista economica, militare e politica da parte di Roma e lo sviluppo del Tirreno antico.

    Tavola di Polcevera e Progetto Postumia. – Ottobre 2017
    (ne sarà proposto l’inserimento nel programma del Festival della Scienza) In collaborazione con il Polo Museale e la Soprintendenza della Liguria. In occasione dell’incontro scientifico, dedicato a importanti scoperte ed aggiornamenti sulla storia e archeologia del territorio genovese, sono previste ricostruzioni storiche con figuranti per fare rivivere momenti e protagonisti del passato della Liguria

    Culture nel Mondo

    – Castello D’Albertis – Flashback- cullare, giocare, crescere. Marzo – giugno
    Diventare grandi in altri mondi e in altri tempi è il tema di questa mostra nata dalla collaborazione con il Museo di Artigianato di tradizione della Valle d’Aosta e la Biblioteca Internazionale per ragazzi De Amicis di Genova, in seguito al progetto del 2015 tra MAV e De Amicis con la mostra

    Per piccina che tu sia… Luglio – novembre Collezionare casette souvenir in giro per il mondo
    Ideata da Vincenzo Padiglione, Università di Roma La Sapienza. Partendo dal fatto che “Piccolo è bello”, come diceva il fortunato slogan di una rivolta anticonsumistica che si affermò negli anni ‘70, ciascuna delle oltre mille casettine cercate con perseveranza dall’architetto Fabrizio Ago nei suoi viaggi o giunte a lui in dono da amici e parenti, ci parla di una invadente passione, che però non si ferma ad una bellezza scontata. Incorporando estetiche altre e popolari, peraltro rivalutate da correnti artistiche contemporanee, queste casette in miniatura da tutto il mondo sono a pieno titolo esemplari di quell’arte turistica intrisa di etnicità e arte che realizza figure di compromesso tra orgoglio identitario e compiacimento verso lo straniero, tra modelli dei produttori e attese dei fruitori, tra tradizione e linguaggi contemporanei.

    FOROBA YELEN notti di luce nel Mali – Dicembre – marzo 2018
    Foroba Yelen è il nome con cui gli abitanti di un villaggio del Mali hanno battezzato il lampioncino mobile creato dall’architetto Matteo Ferroni per trasformare l’ombra dell’albero in luce. Al chiaro di luna, nel bagliore delle torce elettriche o sotto l’albero della luce, la mostra ci porta alla scoperta della ricchezza delle notti africane illuminate di vita, che sia quella del cortile del veterinario, l’orto delle donne, la sala per lo scrutinio elettorale o la “bottega” del macellaio.

    Arte Orientale

    – Museo d’Arte Orientale E. Chiossone

    Cibo per gli antenati, fiori per gli dei – Trasformazioni dei bronzi arcaistici in Cina e in Giappone – marzo – marzo 2018
    Il Museo Chiossone di Genova custodisce le collezioni d’arte giapponese e cinese che Edoardo Chiossone (Genova 1833-Tōkyō 1898), distinto professore genovese di tecniche di disegno e incisione, raccolse durante il suo soggiorno in Giappone di oltre 23 anni, dal 1875 fino alla morte nell’aprile del 1898. Grazie alla loro ampia varietà, le collezioni Chiossone consentono di studiare sia la storia dell’arte giapponese sia le relazioni culturali e artistiche Cina-Giappone. A questo riguardo la collezione di manufatti in bronzo e metallo è particolarmente importante: i pezzi arcaistici cinesi databili dalla dinastia Song Meridionale (1127-1279) fino alla fine del secolo XIX, importati in Giappone a cominciare dal periodo Muromachi (1393-1572), documentano non solo il plurisecolare interesse cinese per le antichità, ma anche il gusto giapponese per la bronzistica cinese, coltivato dall’aristocrazia militare e dai maestri del tè. Quanto alla sezione della bronzistica giapponese, comprende opere insigni databili dalla Protostoria (periodi Yayoi e Kofun, secoli III a. C – VII d.C.) fino al tardo periodo Meiji (1868-1912).

    Storia Naturale

    – Museo di Storia Naturale

    Mimetismo150 anni del Museo di Storia Naturale – Primavera
    Il Museo di Storia Naturale di Genova, fondato nel 1867, quest’anno compie 150 anni; la mostra distribuita lungo tutte le sale espositive racconterà la sua storia con approfondimenti sugli esploratori che da tutto il mondo hanno fatto affluire milioni di reperti formando collezioni scientifiche ancora oggetto di studio da specialisti di tutti i paesi. La mostra aiuterà a comprendere la straordinaria importanza del Museo di Genova che custodisce un archivio perenne della biodiversità del pianeta.

    Mimetismo animale – Autunno 2017
    La mostra sul mimetismo animale ci porterà a scoprire i trucchi di prede e predatori per nascondersi nell’ambiente: l’affascinante argomento sarà trattato da pannelli con testi, fotografie originali, diorami e terrari con animali vivi.

    Risorgimento

    – Museo del Risorgimento

    La guerra di carta: documenti, immagini, testimonianze. Gennaio – Novembre 2017
    Realizzazione delle fasi conclusive del progetto Censimento e valorizzazione delle fonti relative alla Prima Guerra Mondiale conservate nelle collezioni documentarie e iconografiche dell’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento di Genova, selezionato e finanziato nell’ambito del Bando nazionale per la Commemorazione della Prima Guerra Mondiale promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    Giornate Mazziniane. 8 – 26 marzo
    Celebrazioni ufficiali ed eventi culturali (conferenze, visite guidate a tema, concerti). In particolare il 17 marzo, Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, il Museo del Risorgimento, situato nella casa natale di Giuseppe Mazzini, sarà aperto straordinariamente tutto il giorno con attività realizzate dagli studenti della classe IV E del liceo classico Colombo nell’ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro. La giornata si concluderà con un concerto al Teatro Carlo Felice, nel corso del quale verrà suonata eccezionalmente la chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini.

    Giornate Garibaldine. 5 – 13 maggio
    le manifestazioni comprendono momenti dedicati alle celebrazioni ufficiali e eventi culturali (conferenze, visite guidate a tema). Alla realizzazione delle manifestazioni delle Giornate Garibaldine edizione 2017 prenderanno parte i Servizi Educativi e didattici del Settore Musei e Biblioteche, il FAI e gli studenti della classe III G del Liceo Scientifico M.L.King in alternanza scuola lavoro.

    Giornate Mameliane. 5 – 12 dicembre 2017
    le manifestazioni comprendono momenti dedicate alle celebrazioni ufficiali ed eventi culturali (conferenze, concerto, visite guidate a tema), che si svolgeranno per lo più al museo.

    Arte Contemporanea

    – Museo di arte contemporanea di Villa Croce

     Strutture – Cesare Leonardi – febbraio 2016 – aprile 2017
    a cura di Joseph Grima con Andrea Bagnato in collaborazione con Archivio Cesare Leonardi. Architetto, designer, scultore, pittore oltre che fotografo, l’impetuosa creatività di Cesare Leonardi (Modena, 1935) riflette un percorso intimamente autobiografico e ancora troppo poco conosciuto nel mondo dell’arte contemporanea.

    What Next? – Riccardo Previdi – aprile-giugno 2017
    In collaborazione con Istituto Italiano Tecnologia, Genova; a cura di Lorenzo Benedetti e Ilaria Bonacossa in partnership con Art Test Fest. La pervasività tecnologica e la sua promessa di progresso sono al centro del lavoro di Riccardo Previdi che indagando l’errore processuale mette in corto circuito il presente con il futuro. Le nuove immagini tratte dalla nanoscopia ottica (in collaborazione con IIT) offrono una forma anomala di autoritratto, in cui la standardizzazione dell’informazione entra in rapporto dialettico con l’unicità dell’essere umano. La tecnologia e soprattutto il nostro rapporto con le sue trasformazioni viene da Previdi raccontato in maniera intima e poetica.

    My Tiger My Timing – Patrick Angus e Tomás de Luca – luglio-settembre 2017
    a cura di Francesco Urbano Ragazzi. Villa Croce inaugura una serie di mostre bi-personali in cui due artisti di generazioni diverse si specchiano reciprocamente uno nel lavoro dell’altro in un confronto dialogico che permette di comprendere come la storia dell’arte, continui ad articolarsi attraverso continui rimandi e richiami a ricerche precedenti. My Tiger, My Timing è una doppia personale di Patrick Angus (North Hollywood 1953 – New York 1992) e Tomaso De Luca (Verona 1988) a cura del duo Francesco Urbano Ragazzi. I due artisti, pur provenendo da generazioni e background diversi, hanno lavorato sulla rappresentazione degli spazi che le comunità LGBT hanno saputo costruire attorno a sé per proteggersi dalle discriminazioni ed esprimere la propria libertà.

    Uno sguardo intimo sulla Collezione Ghiringhelli – Stefano Arienti – ottobre-dicembre 2017
    La ricerca di Stefano Arienti affronta molti dei temi legati al complesso “sistema della visione” nella convinzione che la pratica artistica possa contribuire a risvegliare le percezioni sopite dalla sovraesposizione agli stimoli a cui siamo sottoposti. In tal modo si rivolge allo spettatore coinvolgendolo in un processo mentale indipendente, critico e consapevole.

     

  • Weekend a Genova, tutti al Buridda per il Critical Wine

    Weekend a Genova, tutti al Buridda per il Critical Wine

    critical wineLa lunga attesa è finita: quello alle porte è il weekend del Critical Wine al laboratorio sociale Buridda, ormai un’istituzione nell’autunno genovese che giunge quest’anno alla 12ª edizione e raduna una cinqunatina di produttori indipendenti, in arrivo da ogni angolo d’Italia e, addirittura, dalla Francia.

    Due giorni, sabato 12 e domenica 13 novembre, per raccogliere idee ed esperienze che favoriscono la partecipazione sociale, per poter ricostruire pratiche di vita collettiva che conducano a una ridiscussione dei consumi e delle relazioni sociali. Piccoli produttori di vino e contadini racconteranno le loro storie di vita e offriranno i prodotti della loro terra. A fare da prologo, già nella serata di venerdì alle ore 18, l’incontro tra ribelli della terra dal titolo “Comunità autogestite tra campagna e città: facciamo rete!”.

    Festa della ZuccaAltro appuntamento classico nell’autunno genovese è quello con la Festa della Zucca a Murta, in Val Polcevera: si inizia sabato 12 e domenica 13 novembre ma si proseguirà anche il prossimo weekend, con gli immancabili stand gastronomici aperti a pranzo e cena e la mostra delle zucche più grosse, più lunghe, più strane e più belle che si siano mai viste.

    Tornando alla serata di venerdì, alla Sala Modena del Teatro dell’Archivolto, il concerto di Dente, uno dei cantautori italiani più apprezzati della nuova generazione. Per l’artista, Giuseppe Peveri all’anagrafe, si tratta dell’occasione per presentare il suo nuovo album “Canzoni per metà”: ad accompagnarlo, sul palco del Modena, la band Plastic Made Sofa. Un altro album che si svela oggi, addirittura in anteprima, è quello del genovese Mladen, che al Teatro Altrove porta i brani del suo nuovo lavoro, “Indistruttibile”.

    elisaE per finire la rassegna dei concerti in programma a Genova, vale la pena fare un passo avanti di qualche giorno perché martedì prossimo, il 15 novembre, il 105 Stadium della Fiumara apre i battenti per Elisa e il suo “ON Tour”, dal nome dell’omonimo disco che ha segnato il ritorno alla lingua inglese per la cantante veneta arrivata ormai a festeggiare i vent’anni di attività.

    Il berretto a sonagliRestiamo sui palchi, ma per parlare di teatro. alla Corte, fino a domenica, va in scena “Il berretto a sonagli”, grande classico di Pirandello che rivive nella versione firmata dal regista Sebastiano Lo Monaco, che è anche attore protagonista insieme a Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello, Viviana Larice, Lina Bernardi, Rosario Petix, Claudio Mazzenga e Maria Laura Caselli. Sempre a proposito del Teatro Stabile, lunedì alle 18 l’ultimo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, ancora alla Corte: titolo dell’incontro “Il porto di casa mia: Govi e il mar Ligure” con Vito Molinari, Marco Salotti e letture di Aldo Ottobrino.

    Domenica, infine, un avvicendamento tra le mostre ospitate dai palazzi e dai musei genovesi: ultimo giorno per visitare “Gli eroi del calcio” che chiude i battenti domenica, ai Magazzini del Cotone; e debutto di “Laura Zeni. Passwor(l)d” alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi. Proseguono invece le mostre di Palazzo Ducale che presenta “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton; le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Salta l’accordo con il Comune, Genova non avrà la sua Fai Marathon

    Salta l’accordo con il Comune, Genova non avrà la sua Fai Marathon

    pano-copia-e1427118218859Domenica 16 ottobre in tutta Italia, i giovani del Fai apriranno al pubblico oltre 600 luoghi di elevato interesse artistico, culturale e storico sparsi per tutto il paese. Ovunque, tranne che a Genova. L’amministrazione comunale e il Fai non sono riusciti in tempo utile a trovare l’accordo necessario. Il Comune di Genova sarà l’unico in tutto il paese senza questo prezioso appuntamento in agenda.

    Il Fai (Fondo Ambiente Italiano) da anni organizza campagne nazionali per “aprire” al pubblico siti importanti per storia, cultura e pregio architettonico, per permettere di scoprire il grande patrimonio, spesso nascosto, che ci circonda. Conoscere per preservare: l’Italia è talmente disseminata di opere d’arte e preziosità monumentali conosciute in tutto il mondo, che spesso i “piccoli” tesori nascosti nei tessuti urbani o nelle campagne sono dimenticati e abbandonati. Da qui l’idea della Fai Marathon: 600 siti, sparsi in più di 150 città, con oltre 3500 volontari sul campo; un’occasione pensata nell’ambito della raccolta fondi per la campagna “Ricordiamoci di Salvare l’Italia, promossa per tutto il mese di ottobre.

    Occasione persa

    Insomma, una grande occasione per fare cultura, promuovendo un’idea diversa di turismo, fatto di consapevolezza del territorio e della sua storia. Per Genova, il Fai aveva pensato all’apertura straordinaria delle “Tre Marie” della collina di Castello, la parte più antica della città: Santa Maria di Castello, Santa Maria delle Grazie Nuova e Santa Maria in Passione. Tre esempi unici di architettura medievale, addossati in quello che fu il primo nucleo della “Ianua” sul finire della dominazione romana. Un’apertura inedita che avrebbe permesso di visitare tre luoghi troppo spesso dimenticati dal circuito turistico della città.

    Nella stessa giornata, inoltre, cade il terzo appuntamento annuale con i Rolli Days, che aveva il fulcro proprio in zona San Bernardo, ai piedi della collina. Un potenziale incredibile per una città che, nel cambiare pelle, sta puntando molto sul turismo e sulla cultura. Solo sulla carta, però, a quanto pare. Una nostra fonte vicina al Fai ha raccontato che la proposta del Fondo, presentata a inizio estate, non ha ricevuto risposta fino a settembre inoltrato: dopo aver nicchiato il Comune di Genova ha fatto sapere che era impossibile aderire all’iniziativa poiché Santa Maria in Passione non è accessibile in sicurezza. Senza questo luogo, però, il progetto delle “Tre Marie” sfumava, e la ristrettezza della tempistica non ha permesso di trovare un accordo sulla questione, facendo di fatto saltare la tappa genovese della Marathon.

    Dagli uffici del Comune arriva, invece, un’altra versione. Secondo i responsabili dell’assessorato alla Cultura, dopo una fase iniziale di contatto con il Fai, durante la quale sono state sottoposte diverse ipotesi, i contatti si sono interrotti, senza arrivare ad una conclusione. Da parte sua, il Fai Genova, non commenta la vicenda. E’ probabile che nei prossimi giorni venga chiesta una risposta da parte delle istituzioni cittadine.

    Santa Maria in Passione

    giardini-babilonia

    Dietro questo rifiuto si può ipotizzare ci sia la querelle che va avanti da anni tra amministrazione e il Comitato della Libera Collina di Castello: un gruppo di studenti universitari, cittadini e residenti che nel 2011 hanno occupato gli spazi dei giardini e dei ruderi di Santa Maria in Passione, chiusi da decenni. L’occupazione da subito è stata organizzata in maniera aperta a tutti e condivisa con il quartiere, con il fine di far rinascere una zona della città abbandonata, salvandola dal degrado. Durante gli anni, molti professionisti hanno aderito al progetto, lavorando attivamente nel sito, permettendo la fruizione in sicurezza e assicurandone la manutenzione. Il Comitato è da sempre a disposizione per far conoscere gli spazi, ma non è mai stato riconosciuto come interlocutore dal Comune di Genova. Non è chiaro il perché, visto che questa pratica va nella direzione che spesso viene abbracciata e sponsorizzata dalle istituzioni stesse: cittadinanza attiva, ricorso al volontariato, alleggerimento dei costi per il pubblico, musei diffusa, lotta al degrado, tutela del centro storico, spazio ai giovani, fare rete.

    Nei prossimi giorni, forse, sulla questione sarà fatta maggiore chiarezza. Il risultato però non cambierà: nei fatti, Genova avrà perso una grande occasione per fare bella mostra di alcuni suoi tesori più nascosti, approfittando di una ribalta nazionale che non capita tutti i giorni. Il dato più politico, invece, è la persistente difficoltà “burocratica” di investire in maniera sistematica e allargata sulla cultura condivisa e partecipata, non per forza istituzionale. Per una città come Genova, che sul turismo sta puntando per un futuro altro, non è una dato confortante. Forse la domanda da porsi dovrebbe essere su che tipo di cultura sappiamo avere.


    Nicola Giordanella

  • Villa Croce si trasforma e diventa un “contenitore” di attività culturali

    Villa Croce si trasforma e diventa un “contenitore” di attività culturali

    museo-villa-croceTrasformare Villa Croce in un centro di produzione culturale e un luogo di attrazione. E’ l’obiettivo di OpenYourArt, la “start up innovativa a vocazione sociale” che da settembre ha afferrato le redini e “preso il controllo” della villa. Un’idea riconosciuta come migliore tra i progetti del master in Management dei beni museali, nata da tre giovani imprenditrici, Paola Inconis genovese, 36 anni, Elena Piazza, palermitana, 31 anni, e Alessia Moraglia imperiese, 31 anni. Con la vittoria in pugno, le ragazze hanno cominciato i quattro anni di gestione del Museo di arte contemporanea di Villa Croce di Genova.

    Il progetto, ci raccontano, è nato tra i banchi del master. «In questo periodo – spiega Paola Inconis –  abbiamo potuto analizzare le caratteristiche del Museo identificando i lati positivi e quelli da migliorare. Dopo una valutazione accurata e consapevoli della nostre competenze, abbiamo potuto realizzare un piano che potesse valorizzare la villa e soddisfare le esigenze dei genovesi».

    Tre storie e tre formazioni differenti che unite insieme hanno realizzato un prodotto completo. Paola, dottore in giurisprudenza, dopo aver preso il titolo di avvocato ha lasciato il settore giuridico e si è dedicata a quello dell’arte e della cultura, Alessia laureata in scienze sociali ha vissuto un anno e mezzo in India per lavorare nelle ong ed Elena, con una formazione in economia e commercio, ha fatto esperienza manageriale nella ditta di famiglia. Le ragazze, da metà settembre, oltre a essere responsabili dell’organizzazione di eventi, concerti, laboratori artistici, seminari, workshop, spettacoli teatrali, gestiscono il museo di Villa Croce, gli spazi e i servizi accessori, come la biglietteria, il bookshop, un’area relax, un servizio di mediazione con operatori culturali multilingue. Il team di gestione ha anche ideato un servizio di mediazione culturale che accompagni il visitatore nella fruizione del Museo. Si va dal piano didattico per i bambini ai laboratori creativi, agli strumenti e materiali di mediazione specifici, ai servizi di didattica per le scuole; fino ad arrivare a un piano di divulgazione per adulti attraverso seminari e laboratori di approfondimento sui temi dell’arte contemporanea, mediazione culturale di sala professionale, visite teatralizzate, strumenti e materiali informativi per ogni mostra. Attraverso Openyourart le imprenditrici hanno ridato l’opportunità ai genovesi di frequentare, o meglio di vivere, il museo.

    «Il nostro progetto – racconta Paola –  mira a riqualificare Villa Croce nel suo complesso, vogliamo farla rifiorire. L’obiettivo è valorizzare la struttura, il parco storico che la circonda e trasformare il tutto in un contenitore di attività culturali che sappia coinvolgere il pubblico». Da gennaio 2017 l’intervento si concentrerà sui fondi, le cosiddette “scuderie”, al momento utilizzate come magazzino per le attrezzature e, in parte, come laboratorio didattico per poi passare al recupero spazi da utilizzare come sede delle diverse attività culturali.

    «Tutto avrà un’anima – aggiunge Paola – ogni attività sarà connessa con l’altra. Tutto quello che abbiamo pensato e progettato per la villa ha una storia da raccontare, ma con un denominatore comune: l’arte contemporanea». Il filo conduttore sarà proprio l’arte contemporanea che, per le tre giovani, significa coinvolgimento e partecipazione dei cittadini. «L’arte a Villa Croce – conclude Paola – non si manifesterà solo nell’allestimento delle mostre, ma in ogni singola parte che la compone».

    paola-inconis_alessia-moraglia_elena-piazzaChe cos’è OpenYourArt

    OpenYouArt, come dice il nome stesso, è un progetto aperto a ogni manifestazione dell’arte. Esprime la visione di apertura del Museo verso la città, dove l’arte e la passione per la cultura possono rafforzare il senso di appartenenza della collettività per il proprio territorio. Il team di gestione ha ideato un servizio di mediazione culturale che accompagna il visitatore nella fruizione totale del museo in modo da poter cogliere ogni sua sfacettatura. «Con questa start-up – dice Paola – vogliamo aprire la testa dei cittadini e stimolare la loro arte. Vorremmo che i genovesi, con il nostro progetto, s’innamorassero una seconda volta di Villa Croce, vogliamo riconquistarli». La start-up innovativa sottolinea il carattere sociale e innovativo del museo. «Un progetto creativo stimolante sia per noi che lo abbiamo pensato, sia per chi ne usufruirà».

    Per sostenerne concretamente l’avvio, la Fondazione Edoardo Garrone ha messo a disposizione un premio di start-up del valore di 50.000 euro. OpenYourArt è stato selezionato da una commissione di valutazione mista pubblico-privato tra i 7 progetti elaborati dai  partecipanti al master. «Portare avanti questo progetto – continua – è stato per noi una bella sfida, abbiamo dovuto far convergere le esigenze del pubblico e quelle del privato, unendo la necessità di fare business per portare un valore aggiunto sul territorio».

    Il calore e l’accoglienza non sono state da tipici genovesi: la città sembra aver risposto in modo positivo alla proposta delle tre giovani imprenditrici. «La gente ha apprezzato il progetto molto più di quanto pensassimo. Ora la sfida più grande è conquistare i genovesi».

    Perché ha vinto OpenYourArt

    Animazione attraverso l’organizzazione di eventi e attività in grado di moltiplicare le occasioni di frequentazione, inserimento di servizi accessori, economicamente sostenibili e rivitalizzazione degli spazi, nel pieno rispetto della natura d’istituzione culturale e civica del museo, in affiancamento alla direzione artistica. Sono questi gli assi nella manica della nuova gestione che hanno portato alla vittoria OpenYourArt. Il tutto all’interno di una governance pubblica del sistema culturale cittadino.

    Come richiesto dal bando, il team vincitore si è costituito soggetto giuridico economico. Per sottolineare e tutelare maggiormente lo spirito sociale, culturale e innovativo del progetto di gestione di un bene museale pubblico, il team ha creato la prima s.r.l. “start up innovativa a vocazione sociale” operativa in Liguria.


    Elisabetta Cantalini

  • La Lanterna si connette al wi-fi. Dalla città arrivano più di 5 mila euro grazie al crowdfunding

    La Lanterna si connette al wi-fi. Dalla città arrivano più di 5 mila euro grazie al crowdfunding

    yoga-lanternaGenova città spilorcia e chiusa alle novità? Pare proprio che l’associazione OpenGenova sia riuscita a spazzare via in un colpo solo due dei più triti luoghi comuni affibbiati alla Superba. Come? Lanciando, in collaborazione con i Giovani Urbanisti, un crowdfunding per portare la connessione wi-fi alla Lanterna e riuscendo addirittura a raccogliere una cifra superiore all’obiettivo: 5.210 euro l’importo finanziato, il 104% rispetto a quanto necessario. I 210 euro in eccedenza serviranno al monitoraggio dei lavori, che saranno affidati all’azienda partner Guglielmo e che anche i singoli cittadini potranno tenere sotto controllo tramite gli aggiornamenti pubblicati sul sito www.opengenova.org

    C’è chi ha partecipato al crowdfunding con 10 euro, chi s’è spinto addirittura fino a 500: in totale, sono una novantina i donatori che hanno contribuito al progetto Lanterna 2.0, che prevede l’installazione di un impianto wi-fi all’interno della sala conferenze, della biglietteria e nel parco di oltre mille metri quadrati circostante il faro. Chi ha partecipato alla colletta è stato premiato, a sua volta, con una cena per due persone alla Trattoria dell’Acciughetta e con un giro turistico del centro di Genova offerto dalle guide di Explora. Al progetto hanno poi contribuito con una donazione da 500 euro a testa ETT Solution, Finsea Spa, Netalia, Shenker Genova e Gioielleria Natoli.

    «Terminata la prima fase con il reperimento dei fondi, al più presto ci attiveremo per iniziare la fase operativa con l’installazione degli apparati e dell’infrastruttura tecnologica che permetterà l’erogazione del wi-fi gratuito alla Lanterna» assicura Pietro Biase, coordinatore del progetto Lanterna 2.0 per OpenGenova. «Sarà nostra cura tenere informati i donatori e chi ci ha supportato in questi mesi tramite aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori e, in un’ottica di assoluta trasparenza, sulle modalità con cui verranno impiegati i fondi raccolti».

    «Per la prima volta si è riusciti a mettere insieme il simbolo della nostra città con l’innovazione digitale, sensibilizzando cittadini ed aziende che ci hanno dato credito: un risultato che per noi rappresenta un passaggio importante» aggiunge Enrico Alletto, presidente di OpenGenova. «Adesso questa fiducia va ripagata realizzando il progetto il prima possibile e nel migliore dei modi. Open Genova seguirà tutta l’operazione ed attiverà un sistema di monitoraggio online sullo stato di avanzamento lavori. Inoltre, a breve chiederemo al Comune di Genova un’azione di potenziamento della banda larga nella zona del Faro. Il mio ringraziamento personale va a Pietro Biase e a tutto il gruppo di OpenGenova che si alterna con cuore e professionalità per realizzare progetti che alla vigilia sembrano quasi sempre impossibili. Un altro pezzo di storia digitale della nostra città è stato scritto. Non è il primo e non sarà l’ultimo».

    «Come già evidenziato nel corso dell’Open talk organizzato lo scorso mese di maggio al Mercato del Carmine – conclude Alletto – crediamo che il free wi-fi rappresenti un’opportunità per il commercio e per il turismo della nostra città e proprio attraverso l’operazione Lanterna 2.0 OpenGenova vuole rilanciare la diffusione di questo progetto tra i commercianti genovesi, pensando anche al profetto Liguria Wifi messo in campo dalla Regione».
    Marco Gaviglio

  • Lanterna: entro giugno sarà parte del patrimonio artistico del Comune di Genova

    Lanterna: entro giugno sarà parte del patrimonio artistico del Comune di Genova

    lanterna-DIL’avvio della stagione estiva per le iniziative culturali sotto la Lanterna di Genova anticipa di poco un passo, che si spera fondamentale, per pensare al futuro di questa incredibile opera architettonica. Entro fine giugno, se non ci saranno intoppi, si definirà finalmente la situazione per quanto riguarda la proprietà dell’antico faro, fino a poco tempo fa in parte nelle disponibilità della Provincia di Genova e in parte di proprietà demaniale. Il Comune di Genova, che ne prenderà possesso a tutti gli effetti, ha un ruolo di primaria importanza, perchè da quel momento in poi l’attenzione si potranno (e dovranno) pensare tutti gli interventi di valorizzazione necessari, per far rinascere a nuova vita il secolare simbolo dei genovesi. Autorità Portuale e Soprintendenza saranno coinvolte nei progetti e potranno portare un aiuto maggiore sul fronte gestionale e delle manutenzioni. Non solo: secondo l’assessore al Turismo e alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla, questo scenario potrebbe aprire le porte a un piano triennale di interventi specifici.

    Si accende la stagione estiva sotto la Lanterna

    In attesa che tutto questo si verifichi i Giovani Urbanisti-Fondazione LabÚ hanno gettato le basi innestare la reazione a catena che dovrebbe portare all’opera finale, ovvero rendere la Lanterna il simbolo di Genova in tutto il suo splendore. L’hanno fatto attraverso un programma ricco che inizierà con la festa dei Camalli, altra istituzione genovese: «Finalmente domani si parte – dice Andrea De Caro, dei Giovani Urbanisti-Fondazione LabÚ – dietro ai Camalli ci sono volti e persone che svolgono un lavoro importantissimo per Genova. Il porto è sempre stato il cuore della città e quello che ci rende felici è vedere che anche loro si riconoscono nella Lanterna». Dopo questo evento, andrà in scena “Luci sul Forte” che per questa edizione torna sotto il faro; in seguito sarà la volta del Teatro dell’Archivolto con “Il racconto della Sirena”, il pic nic di ferragosto, e a Settembre sbarcherà, ed è il caso di dirlo, “Zones Portuaries”, il festival cinematografico itinerante, nato a Marsiglia, con proiezione di film sulle città portuali di tutto il mondo. «Si tratta di un network tra diverse realtà che si incontrano e che trovano il loro riferimento ideale nella Lanterna – continua De Caro – questa è la miccia che farà brillare il faro per l’estate, ma bisogna fare in modo che questa luce resti accesa tutto l’anno. Per farlo, però, è indispensabile il supporto di Tursi: «Ci vorrebbero campagne un po’ più massive – continua Andrea De Caro – se la questione della proprietà andrà in porto, potremo anche parlare di risorse necessarie per la gesione. È l’aspetto che più ci preme, perché, per quanto si possa fare, il volontariato e l’amore per questo incredibile manufatto non saranno mai sufficienti”.

    Il Crowdfounding

    Certo, i sostenitori non mancano e ultimamente sembra che l’attenzione sulla Lanterna, la sua passeggiata e il suo museo sia aumentata. Sponsor privati e associazioni di categoria forniscono un valido aiuto, e in questo contesto trova spazio anche il crowdfunding: è alle porte il progetto per portare il WiFi alla Lanterna ed è in cantiere un’applicazione sperimentale per conoscerne tutti i segreti del monumento; i fondi necessari per questo progetto sono 5000 euro, e la raccolta sta partendo. «Per un turista è monumento fondamentale – conclude De Caro – siamo nel 2016, e dovrebbe essere scontato anche per noi», noi che sotto la Lanterna ci viviamo, da secoli.

    Un altro problema cronico, quello della segnaletica turistica praticamente inesistente, potrà essere risolto solo dopo la conclusione del cantiere sulla passeggiata. Il dispiegamento di forze, quindi, appare notevole; chissà se questa volta il simbolo dei genovesi torni davvero a essere tale.

    Michela Serra

  • Alla scoperta dei Rolli di Genova, la nostra visita nelle antiche dimore delle nobili famiglie genovesi

    Alla scoperta dei Rolli di Genova, la nostra visita nelle antiche dimore delle nobili famiglie genovesi

    turismo-strada-nuova-garibaldiI Rolly Days sono un appuntamento ormai immancabile dell’offerta culturale della nostra città. Ogni anno, decine di palazzi storici aprono le porte, gratuitamente, al pubblico per un weekend in cui è possibile visitare spazi di storia genovese normalmente preclusi ai più. Sfruttando un calendario particolarmente favorevole, i #RolliDays2015 si estenderanno per 4 giorni, da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno: ciceroni d’eccezione studenti, dottorandi e ricercatori dell’Università di Genova.

    Un weekend lunghissimo in cui sarà possibile ammirare 25 Palazzi dei Rolli nel centro storico e alcune delle più belle ville genovesi, di ponente (30-31 maggio) e di levante (1-2 giugno). Tra queste anche Villa del Principe, che aprirà giardino e interni con visite guidate per tutti e quattro i giorni.

    Per ingolosire un po’ non solo i turisti che decideranno di passare qualche giorno in città ma soprattutto i genovesi che passano quotidianamente attorno a questi palazzi Patrimonio dell’Umanità Unesco ignorandone o dimenticandone il valore, abbiamo deciso di offrirvi un piccolo antipasto nel corso dello speciale #EraOnTheRoad. Chi si fosse perso i nostri cinguettii live, può rivivere le emozioni della giornata, resa ancora più spettacolare dal primo vero sprazzo di primavera, scorrendo le foto (tante) e i testi (pochi) di questa pagina.

    I Rolli di Genova: visita a Palazzo Bianco e Palazzo Rosso

    Forse non tutti sanno che i “Rolli” altro non erano che elenchi delle dimore nobili, costruite dalle famiglie aristocratiche più ricche e potenti della Repubblica di Genova, destinate a partire dal 1576 ad ospitare per estrazione a sorte le alte personalità di Stato in visita alla città.

    Chi si avventura per Genova attraverso la porta d’accesso della stazione Principe, viene immediatamente risucchiato dal sistema architettonico di quella che allora era considerata un’innovativa cultura residenziale: tra Palazzo Reale e le varie sedi universitarie (Balbi 2, 4 e 5) via Balbi è un piccolo concentrato di Palazzi dei Rolli.

    palazzo-belimbau-nunziataArrivati in fondo alla via, in piazza della Nunziata si staglia inconfondibile Palazzo Belimbau, all’interno del quale si può trovare una delle prime rappresentazioni di Cristoforo Colombo, affrescata da Lazzaro Tavarone. Ma il nostro tour passa rapidamente davanti a questo palazzo per soffermarsi, invece, davanti a una vera e propria chicca dei #RollyDays2015: Palazzo Giacomo Lomellini Patrone, oggi sede del Comando Regionale dell’Esercito, che dal 30 maggio al 2 giugno sarà per la prima volta aperto al pubblico. Ecco qualche piccolo suggerimento degli splendidi affreschi di Domenico Fiasella e Giovanni Carlone (e non solo) che potrete ammirare.

    Di fronte a Palazzo Lomellini Patrone, si apre Strada Nuovissima, oggi meglio nota come via Cairoli, che sfocia nella via dei Rolli per eccellenza: via Garibaldi, già Strada Nuova. Da qui inizia un vero e proprio concentramento di Rolli: in totale sono 42 quelli inseriti nel sito Unesco che salgono a 80 se allarghiamo un po’ di più i confini a tutta la cornice del Centro Storico. Ma, in realtà, sono molti di più i palazzi storici genovesi che possono forgiarsi del titolo di “Rolli”. Insomma, parafrasando uno slogan pubblicitario di successo: i Rolli sono tutti intorno a noi. E per averne un’idea, che cosa c’è di meglio che uno scorcio dall’alto del “miradore” di Palazzo Rosso?

    Ma a Palazzo Rosso e alla scoperta degli intrecci di vita nobiliare genovese che racchiude si è concentrata buona parte della nostra visita.

    Tra le chicche della nostra visita, anche il cosiddetto “Appartamento dell’amatore d’arte”, storica dimora di Caterina Marcenaro e a cui pure la rivista “Domus” dedicò un approfondimento ad hoc. Ma Palazzo Rosso ci ha riserbato parecchie sorprese, non ultima il mitico libro di P.P. Rubens, un vero e proprio studio architettonico dei “Palazzi di Genova” realizzato per importare ad Anversa il “modello Genova”, e che ci viene mostrato dal direttore dei Musei di Strada Nuova, Piero Boccardo.

    I tempi del nostro “antipasto” di #Rollidays2015 si assottigliano, così a Palazzo Bianco abbiamo solo pochi minuti per gustarci una rapida passeggiata tra i quadri della mostra che lancia la volata verso #Expo2015: “La cucina italiana. Cuoche a confronto”. Nelle antiche stanze della famiglia Brignole Sale trova ospitalità il confronto tra le due cuoche di Bernardo Strozzi. Se volete giocare un po’ con l’arte, divertitevi a trovare le differenze.

    Per visitare al meglio tutta la storia di Strada Nuova non basta assolutamente una giornata, figurarsi la modesta mattinata che avevamo a disposizione. Per lasciarvi la voglia di venire a visitare gli storici Palazzi di Genova, ci salutiamo con un genovesissimo “tucca e leva” a Palazzo Tobia Pallavicino, sede della Camera di Commercio.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna, di Daniele OrlandiAvviso ai naviganti: la Lanterna non chiuderà i battenti, i genovesi potranno dormire sonni tranquilli. Lo comunica il Comune di Genova, che lo scorso 30 giugno ha firmato un protocollo d’intesa con Provincia e Municipio Centro Ovest per la gestione del complesso di Lanterna, parco, passeggiata e museo (qui la nostra visita, l’approfondimento e le foto).
    Il protocollo, con
    durata semestrale, è attivo dal primo luglio e resterà in vigore fino al 31 dicembre. Tutte le operazioni sono state coordinate dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune (soggetto capofila), che ha seguito la stesura dell’accordo e ha fatto sì che continuassero ad essere garantite le consuete visite annualmente svolte da circa 8 mila persone. 

    Dal 2004 al 30 giugno 2014 il complesso è stato amministrato esclusivamente dalla Provincia, concessionaria della proprietà demaniale. Da ora in poi, invece, i soggetti interessati nella gestione saranno tre e cercheranno non solo di salvaguardare questo luogo dal grande valore simbolico e affettivo, ma anche di dare slancio alle potenzialità turistiche del sito.

    Questo sarà possibile anche grazie alla collaborazione dell’associazione Giovani Urbanisti – Fondazione Labò (un gruppo composto da una decina di architetti e da un antropologo urbano), che si è assunta il compito di gestire il sito a titolo volontario, garantendo l’apertura e la fruizione turistica, svolgendo il servizio di bigliettazione e di prenotazione e occupandosi della pulizia. La Provincia, invece, da parte sua si farà carico della manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso e dell’illuminazione del Museo e della Passeggiata, mentre il Comune si occuperà della promozione delle strutture e delle iniziative attraverso canali istituzionali come sito web, pagina facebook, newsletter e ufficio stampa (tutti e tre i soggetti saranno liberi di programmare manifestazioni ed eventi di carattere sociale e culturale). Esce di scena, dunque, la Fondazione Muvita, partecipata al 100% dalla Provincia, che gestiva il complesso.

    Qualche informazione pratica: con la nuova gestione, gli orari di apertura del museo e della Lanterna vanno dalle 14.30 alle 18.30 il sabato, la domenica e nei giorni festivi; per la passeggiata, ogni giorno dalle 8 alle 20 per tutta l’estate. Inoltre, per uniformare il sito alle altre strutture museali cittadine e per farlo entrare in rete, il prezzo del biglietto, dai 6 euro precedenti, è stato abbassato a 5 euro per l’intero e 4 per il ridotto. I proventi saranno devoluti alla Fondazione Labò, a supporto dell’attività svolta.

    Chi sono i Giovani Urbanisti che gestiranno il simbolo di Genova? Un gruppo di giovani laureati esperti delle dinamiche cittadine: si occupano di progettazione sugli insediamenti umani e ricerca delle problematiche con speciale riferimento ad aspetti urbanistici, storici, sociali e culturali. «Come urbanisti, ma soprattutto come genovesi, siamo molto contenti che ci sia stata data questa splendida opportunità – commenta il Dott. Andrea De Caro, presidente – Affronteremo i prossimi mesi con grande entusiasmo, ma soprattutto con la volontà di rilanciare, per quanto possibile, il nostro simbolo. Le precedenti azioni di volontariato nella risistemazione e pulizia di alcune aree ed elementi del Complesso Monumentale degli scorsi giorni, infatti, avevano come obiettivo primario quello di attirare l’attenzione e di sensibilizzare la città verso il proprio simbolo, che sebbene venga utilizzato per rappresentare Genova ovunque, troppo spesso viene messo in secondo piano, mentre dovrebbe essere il biglietto da visita per la città. Per tale ragione, piuttosto che vederla chiudere e cadere nel dimenticatoio, appresa la notizia, ci siamo proposti per “adottarla”. Allo scadere dei sei mesi certo non ci tireremo indietro, purtroppo ad oggi non è possibile fare previsioni precise, ma per la Lanterna ci saremo sempre».

    Gennaio 2015: il futuro della Lanterna

    I giovani volontari, dunque, non si tireranno indietro. Questi sei mesi saranno un banco di prova importante non solo per loro ma per tutti i soggetti coinvolti. Perché se è vero che ad oggi questa soluzione mette d’accordo tutti, di certo non si può affermare che si tratti di quella definitiva: tra sei mesi potrebbe ricrearsi una situazione analoga a quella che ha portato ad un passo dalla chiusura. Sarà importante, soprattutto, la collaborazione fra i volontari e il Comune, in quanto gestione e promozione – due facce imprescindibili della stessa medaglia – saranno di fatto attività svolte da due figure diverse.

    In questo il Comune, nella persona dell’assessore Sibilla,  assicura che l’obiettivo di Tursi è proseguire nella direzione della continuità e dell’assunzione di responsabilità, anche allo scadere dell’accordo. «Abbiamo recepito il grido d’aiuto della Provincia che non più in grado di sostenere economicamente Muvita. Abbiamo messo tutti i soggetti interessati attorno a un tavolo per stipulare il protocollo, mettendo in campo competenze, grande spirito d’iniziativa e tutte le nostre conoscenze. Il Comune è capofila, e si assume la responsabilità ultima del progetto: in questi primi 6 mesi non avremo costi diretti di gestione e sfrutteremo questo tempo per promuovere e mettere in rete il sito, e soprattutto per capire come si possa gestire al meglio in futuro. Ci sarà continuità: stiamo stringendo una convenzione specifica per regolare l’operativo e c’è volontà da parte del Comune di valorizzare il complesso».

    In Consiglio comunale, proprio il 1 luglio primo giorno della nuova gestione, Vittoria Musso, del gruppo consiliare Lista Musso, ha attaccato duramente la politica del Comune riguardo al simbolo della città. «L’atteggiamento del Comune negli anni passati mi ha fatta inorridire, non si è mai occupato né di seguire la gestione, né di promuovere la Lanterna. È aperta dal ’96 ma la possibilità di raggiungerla e visitarla era poco divulgata. Ora si deve pensare in un altro modo e si deve cercare una continuità che vada oltre il 31 dicembre: l’impegno economico per la gestione del complesso si aggira attorno ai 50 mila euro all’anno, non è eccessivo per il Comune, e se lo fosse si potrebbero trovare anche sponsor esterni». 

     Elettra Antognetti

  • Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    villa-del-principe-salone-dei-giganti-2L’ultimo appuntamento della stagione con #EraOnTheRoad (i sopralluoghi in diretta Twitter tornano a settembre ndr), ci ha portato in una location di eccezione, circondati dai saloni affrescati e dal vasto giardino all’italiana, una loggia risalente al ‘500 nel cuore della nascente Città Metropolitana di Genova, a pochi passi dalla stazione ferroviaria che prende il suo nome e dalla Stazione Marittima. Palazzo del Principe, un gioiello edificato tra il 1528 e 1533 da Andrea Doria, che resta tutt’oggi privato ma coniuga a questa natura quella di museo pubblico, aperto alla cittadinanza e ai visitatori. Fiore all’occhiello delle bellezze genovesi, in una posizione potenzialmente favorevole per richiamare grandi flussi di turisti, in realtà non supera i 10-12 mila visitatori all’anno.

    Siamo andati a visitare le stanze e il giardino, accompagnati da Roberto Bianchi, responsabile della didattica.

    La Villa del Principe e il parco

    villa-del-principe-facciata-sudSi tratta della dimora nobiliare più importante di Genova, la prima costruita secondo la moda della Roma e della Firenze del tempo: era il 1528 quando Andrea Doria, ammiraglio della flotta papale e personaggio controverso, commissionava il complesso a un team di valenti architetti, artisti ed esperti, tra cui Perin Del Vaga, allievo di Raffaello. Doria, i genovesi lo sanno, aveva un temperamento particolare: era un “principe” nel senso più machiavellico del termine, un uomo la cui fama è stata più volte compromessa nel corso dei secoli (per il suo avvicinamento al papato prima e alla monarchia spagnola poi), ma che di recente sembra essere stata riabilitata grazie a studi e libri che raccontano la sua storia. Di lui oggi a Genova resta davvero molto: in primis, proprio questa Villa, da lui voluta per celebrare il suo status di ‘self-made man’, il rango prestigioso acquisito grazie al suo pragmatismo e alla sua ambizione. Rimasto orfano piccolissimo (a soli 12 anni), Andrea Doria è un uomo che oggi diremmo “si è fatto da solo”, prima lavorando come mercenario al servizio del papa, che all’epoca aveva un folto entourage genovese; poi con il cursus honorum al servizio dei principi della penisola. L’inizio della sfortuna dell’Italia coincide con l’inizio della sua fortuna: nel 1494 si converte a mercenario in mare, dotato di flotte di galee messe al servizio prima della Repubblica di Genova, poi del migliore offerente. Così entra in contatto con la Francia prima, e poi – dal Sacco di Roma del 1527 – con il re di Spagna Carlo V, costringendo anche l’oligarchia genovese a spostarsi verso un’alleanza spagnola.

    Proprio Carlo V sarà il primo ospite della Villa: è stata ultimata nel 1533, in soli 5 anni, proprio per accogliere il sovrano spagnolo, in visita in città.

    La dimora nobiliare

    Il Palazzo, aperto dal 1995 al pubblico, è articolato in 20 stanze al piano nobile (unico edificato da Doria, con aggiunte del suo successore Giovanni Andrea I), distribuite in due appartamenti completamente simmetrici, riservati uno agli uomini, l’altro alle donne, in stile francese e con il Salone di rappresentanza, per gli ospiti, e le sale private, alle quali si accedeva solo su invito del padrone di casa. Qui, la storia di una delle famiglie più prestigiose di Genova è raccontata mediante ricorso alla rappresentazione della storia romana repubblicana e alla mitologia classica (in particolare le “Metamorfosi” di Ovidio).

    Nel primo salone di rappresentanza, quello dell’ala maschile, troviamo subito gli arazzi originali collezionati dal Doria (originariamente 200), in filo d’oro e d’argento, gli affreschi ai soffitti (che mostrano simbolicamente la caduta dei giganti, i nemici dei Doria), gli ornamenti pregiati e d’epoca; i ritratti di famiglia con il cane, simbolo di fedeltà alla corona spagnola. Proseguendo, il famoso ritratto di Andrea Doria/Poseidone, re del mare con le sue flotte; il busto di Augusto che, come Doria a Genova, è stato un pacificatore dei popoli dell’Impero Romano; i busti dei papi in bronzo e gli arazzi dei mesi dell’anno con le rispettive divinità eponime. Tra tutti, gli arazzi sono di particolare interesse: 40 mq di estensione, sono gli unici presenti all’interno di una reggia in un contesto repubblicano.

    Nella parte femminile, invece, oltre a nuovi arazzi provenienti dalle Fiandre e Bruxelles con le scene della battaglia di Lepanto (cui lo stesso Giovanni Andrea I ha partecipato, suggellando definitivamente la vicinanza alla corona spagnola), una serie di ritratti delle matrone di famiglia, attraversando i secoli di storia.

    Il parco

    Risanato dal 1999 per volere dei proprietari, il parco prima versava nel degrado ed era utilizzato per il cineforum estivo Nettuno. In seguito, sono stati fatti i primi scavi e gli studi sui documenti d’epoca per la scelta delle piante da coltivare e della vegetazione, rigorosamente in linea con lo stile dell’epoca. Oggi qui ci sono dodici sculture in vetro di Murano dell’artista contemporanea Ria Lussi, commissionate dalla famiglia e realizzate appositamente per questo giardino: rappresentano i volti di dodici imperatori romani, in una versione sui generis, con tanto di pannelli solari per la creazione di un meccanismo rotante. Le installazioni, inserite il 30 maggio, resteranno visitabili fino a settembre. Il giardino, ricordiamo, è aperto alla cittadinanza e visitabile gratuitamente, in orario di apertura del museo.

    Museo e residenza, tra pubblico e privato: i visitatori

    Il museo è aperto dal 1995, e il prossimo anno festeggerà i suoi primi 20 anni: una proposta culturale abbastanza recente, e soprattutto sui generis. Infatti, la Villa mantiene il duplice status di dimora privata, tutt’ora utilizzata dai proprietari, e di museo pubblico. Difficile conciliare oggi le due anime (diversamente da quanto accade ad esempio a Villa Croce, anche se si tratta di modelli di gestione diversi ndr), ma è proprio questo che rende l’esperienza particolare, unica. Si pensi che ogni anno, per qualche settimana, alcune stanze vengono chiuse al pubblico perché vi soggiornano i legittimi proprietari, che sono anche i finanziatori e gli unici che hanno effettivo potere decisionale circa le misure di promozione del complesso, le mostre permanenti, le iniziative.

    Il museo oggi dà grandi soddisfazioni alla città, ci racconta il dott. Bianchi, ma non è stato facile allestirlo così come lo vediamo oggi: «Gli oggetti che vediamo oggi e che fanno l’arredamento della Villa sono stati portati a Genova da Roma, dove erano stati trasferiti dopo che la famiglia Doria si imparentò con i Pamphilj, nobili della capitale, e decise di abbandonare il capoluogo ligure. Oggi questo è uno dei pochi esempi di dimora storica allestita e vissuta dai principi, che è casa e museo».

    Non mancano nemmeno le personalità illustri a completare la storia di questo luogo: «Negli anni qui sono arrivati anche molti personaggi famosi grazie ai Doria. Imperatori, papi, nobili, ma soprattutto artisti: uno su tutti Caravaggio, cui Doria voleva commissionare lavori, ma che pare non si sia fermato più di qualche settimana perché la città ligure per lui non era abbastanza attraente paragonata alla Capitale. Qui hanno soggiornato anche Napoleone e Giuseppe Verdi prese in affitto alcune stanze dopo che la famiglia già si era trasferita a Roma: qui compose parti dell’Otello e del Falstaff».

    Villa del Principe – racconta il giovane, preparatissimo ed appassionato Dott. Roberto Bianchi – è un complesso noto in tutto il mondo: tanti i visitatori stranieri informati ed entusiasti, meno i genovesi. In totale, in questi anni le presenze si sono attestate attorno a cifre che vanno dai 10 ai 12 mila visitatori, in linea con il trend di incremento generale del polo museale civico genovese (qui l’approfondimento).
    L’attività del museo si rivolge soprattutto alle scuole e alla didattica, per educare ed informare i bambini, i piccoli genovesi del futuro, ed invogliarli – chissà – a tornare. Le scuole sono prevalentemente elementari, per laboratori in giardino, e medie-superiori, per laboratori all’interno, dedicati allo studio della storia attraverso gli arazzi e i dipinti.
    Tutto, come già detto, è proprietà privata, e i proprietari si occupano di elargire fondi per eventi e mostre temporanee, e tutto ruota attorno alla loro volontà gestionale.

    Naturalmente il museo è escluso dalla rete dei musei civici, e cammina con le sue gambe. Il dialogo c’è, sia con Tursi che con i singoli musei, dice Bianchi, ma soprattutto a titolo privato, di conoscenze personali; una cooperazione vera e propria, invece, manca.

    Perché non sfruttare la posizione favorevole, vicina a terminal traghetti e stazione di Piazza Principe, per attirare nuovi flussi? Ne gioverebbe l’intera città. «Vero, ma sembra una prospettiva lontana. Dovrebbe essere il Comune ad accordarsi con Costa e MSC per far confluire turisti. Ad oggi collaboriamo sia con il Galata Museo del Mare che con la Commenda di Pré, con cui c’è forte connessione per quanto riguarda i temi legati al mare e al parco. Ancora, il Palazzo della Meridiana, anch’esso privato, con cui ci sono convenzioni e collaborazioni in merito alla didattica».

     

    Elettra Antognetti

  • Villa Croce, “dietro le quinte” del Museo d’Arte Contemporanea: gestione combinata pubblico/privato

    Villa Croce, “dietro le quinte” del Museo d’Arte Contemporanea: gestione combinata pubblico/privato

    villa-croce-parchi-DIIl Museo d’Arte Contemporanea di Genova Villa Croce due anni fa ha intrapreso un nuovo corso, una gestione mista pubblico/privato e una curatrice scelta con un bando creato in collaborazione fra il Comune di Genova e alcuni soggetti privati, un modello di gestione combinato. I fondi provenienti dal Comune (indicativamente 500 mila euro l’anno) coprono le spese di gestione della struttura, degli stipendi e della manutenzione della collezione permanente, mentre tutto quello che riguarda organizzazione di mostre ed esibizioni è tenuto in piedi grazie al budget privato, 100 mila euro annui, che tocca alla curatrice gestire e suddividere fra le diverse manifestazioni.
    Con questa struttura Villa Croce riesce ad organizzare 5/6 mostre l’anno, ospita una serie di eventi paralleli organizzati da partner e collaborazioni di vario tipo, raggiungendo (nel 2013) un numero di visitatori poco sopra i 14 mila.

    Dal 2014 il museo ha scelto la strada dell’ingresso libero per avvicinare più persone all’arte contemporanea. Da gennaio a maggio 2014 il numero dei visitatori ha raggiunto circa 6000 presenze, dato che fa ipotizzare una crescita rispetto al 2013 (Musei di Genova, dati visitatori 2012/2013, l’approfondimento). Abbiamo incontrato la curatrice Ilaria Bonacossa, la direttrice Francesca Serrati e  il direttore del settore musei del Comune di Genova, Guido Gandino, per fare il punto sulla gestione di questo importante polo culturale cittadino.

    Villa Croce, la gestione pubblico/privato

    museo villa croce genova
    Villa Croce – Una villa neoclassica affacciata sul mare, immersa nel verde. L’edificio è stato donato dalla famiglia Croce nel 1951 al Comune. La sua attività museale è stata inaugurata nel 1985, ha una collezione permanente (Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli) di opere di arte italiana e internazionale fra cui Licini, Reggiani, Radice e Fontana. Oltre alla collezione e alle mostre temporanee può vantare una biblioteca con 25 mila volumi e 205 periodici, alcuni in abbonamento.

    Come funziona la gestione mista pubblico-privato che caratterizza il Museo D’Arte Contemporanea genovese?  Chi sono i soggetti coinvolti? «Il Comune si occupa della gestione della villa, dello spazio e copre il costo del personale assunto, delle utenze e delle altre spese di gestione – racconta Francesca Serrati – mentre tutto quello che riguarda il budget relativo a mostre ed esibizioni quello proviene da sponsor privati.  Restando comunque un museo pubblico abbiamo questa gestione unica nella sua formula».

    Gli sponsor privati sono Palazzo Ducale Fondazione per la cultura, il cui primo fondatore è il Comune, Hofima, Fondazione Garrone, Costa Crociere, Villa Montallegro, Banca Carige, Coeclerici. «Villa Croce è un museo diverso dagli altri – commenta Guida Gandino – ha una collezione permanente di tutto rispetto che però rappresenta solo una parte dell’attività del museo; Villa Croce vive di exhibit, di produzioni e esposizioni temporanee, ed è sempre stato così. Negli anni passati lo stanziamento comunale che veniva dato sulle esibizioni temporanee andava dagli 80 ai 100 mila euro, poi la contrazione delle risorse pubbliche ha portato ad una brusca riduzione. Da due anni a questa parte, per rispondere alle esigenze di un museo senza un ricca dotazione rispetto ad altri tipi di musei presenti sul territorio, si è operato affinché il budget destinato alle esibizioni fosse  messo a disposizione da sponsor privati. La Fondazione Ducale, che è il soggetto fondamentale e di traino, un’emanazione del Comune, un ente formalmente privato ma che collabora attivamente con la città e il Comune stesso, si è fatto capofila nei rapporti sia con Bonacossa (la curatrice) sia per quanto riguarda la definizione del comitato di soggetti privati  e di gallerie creando un legame con il mondo dell’arte contemporanea e del mercato per realizzare i programmi».

    Il Comune utilizza dunque i fondi per Villa Croce esattamente come fa per gli altri musei, ovvero «restauro, conservazione e valorizzazione della collezione propria. Le priorità vengono date al sostegno delle esigenze di sicurezza, di manutenzione, di gestione e il pagamento delle spese fisse (stipendi e bollette)».

    Accanto ai partner privati, il museo può contare anche sul sostegno dell’associazione culturale Amixi di Villa Croce nata per sostenere le mostre , gli eventi e le attività della Villa. «Le quote dell’associazione – sottolinea Francesca Serrati – hanno una destinazione diversa rispetto a quella dei finanziatori/sponsor, danno un contributo in particolar modo fattivo. Si organizzano cene e incontri, tutto in funzione della diffusione della conoscenza dell’arte e del museo». Il sito web della villa (www.villacroce.org), ad esempio, è stato pagato in toto dall’associazione dagli Amixi. Un’esigenza sentita da curatrice e direttrice per aprire nuovi canali in Italia all’estero e conquistare anche un pubblico diverso oltre a quello genovese. Il nuovo sito è direttamente gestito dal museo che, ovviamente, è anche presente su Facebook: «in meno di 2 anni e passata da meno di 300 a 4596 follower» racconta con entusiasmo Bonacossa, lei stessa gestisce la pagina social del museo.

    Chi e quanti sono i visitatori di Villa Croce?

    Il Museo d’Arte Contemporanea di Genova ha ospitato 14527 persone nel 2013 e circa 6000 nei primi cinque mesi del 2014. Non si tratta certo di grandi numeri (200 mila visitatori hanno visitato il MuMa- Musei del Mare Galata e Commenda di Pré – nel 2013), anche se i segnali di crescita fanno ben sperare per l’immediato futuro. «Il visitatore di Villa Croce è una persona che sceglie di visitare il museo e chiede delle collezioni nella maggior parte dei casi. Si tratta di visitatori consapevoli. Spesso purtroppo la Villa è ancora percepita come distante, quasi  periferica – commenta Serrati – attività comunicative ne facciamo molte e mi pare funzionino bene, come ufficio stampa istituzionale abbiamo quello comunale che ovviamente occupandosi dell’intera rete museale cittadina non può essere specifico».

    La segnaletica certo non aiuta, l’unico cartello che abbiamo trovato è situato proprio all’ingresso della villa stessa. Da poco però le informazioni riguardanti il museo sono state inserite fra quelle che si leggono sul pannello che svetta sopra l’ingresso delle biglietterie di Palazzo Ducale. «Indubbiamente i cartelli sono pochi – ammette Gandino – e poco visibili, stiamo realizzando in questo senso una serie di progetti che coinvolgono la tecnologia e l’orientamento delle persone, al momento stiamo lavorando sul centro storico ma arriveremo sicuramente anche a Villa Croce».

    La curatrice ci racconta che vorrebbe poter fare di più, che sicuramente servirebbe budget in più per gli allestimenti;  ma più di ogni altra cosa Bonacossa vorrebbe poter disporre di maggiori risorse da investire su «un dipartimento educativo, avere in sala dei mediatori culturali, qualcuno che sappia comunicare i lavori al visitatore. Quello che davvero manca al museo è un modello che non lasci le opere orfane».

    A questo proposito è stata firmata un convenzione con l’Accademia Ligustica di Belle Arti (qui l’intervista al presidente Giuseppe Pericu) che dovrebbe partire concretamente il prossimo autunno e in parte risolvere la mancanza segnalata dalla curatrice. Spesso è la direttrice stessa a rendersi disponibile per raccontare la collezione o le mostre ai visitatori, ma rimane il problema che questa funzione dovrebbe essere espletata in modo costante da personale dedicato. Intanto, è stata adottata la prassi che impone didascalie alle opere bilingue.

    verde-parchi-villa-croce-DiIn ultimo c’è spazio per il sogno, l’apertura della caffetteria del museo. Si tratta di un progetto realizzabile solo con un programma a lungo termine spalmato su almeno 10 anni di gestione continuata, per attirare a Villa Croce anche chi non frequenta abitualmente gli spazi espositivi dell’arte contemporanea, «soprattutto potendo contare su un parco che è quotidianamente frequentato da mamme e ragazzi» conclude Bonacossa.

    Chiudiamo il nostro racconto con la scure che incombe: i tagli imposti dalla legge che di anno in anno inesorabilmente si abbattono sulla cultura. Ma Gandino, almeno per Villa Croce ci rassicura «non credo che i tagli avranno impatto su Villa Croce, con la buona volontà anche dei privati si potrà garantire alla villa il sostegno economico».  La discussione sul bilancio approderà in Consiglio comunale a fine luglio, la sensazione è che almeno per quanto riguarda il Museo d’Arte Contemporanea tutto rimarrà come nel 2013, con un ammontare di finanziamenti simile, intorno ai 500 mila euro e uno sponsorizzato di 100 mila per le esibizioni.

     

    Claudia Dani

  • Casa di Colombo e Torri di Porta Soprana, la nostra visita e l’incontro con i nuovi gestori. Quale futuro?

    Casa di Colombo e Torri di Porta Soprana, la nostra visita e l’incontro con i nuovi gestori. Quale futuro?

    casa-colomboDopo la fuoriuscita dell’Associazione Culturale Porta Soprana, dal primo maggio la Casa di Colombo e le Torri di Porta Soprana sono state affidate a due nuovi gestori, cooperative risultate vincitrici del bando lanciato dal Comune di Genova a fine 2013. Si tratta nello specifico delle Cooperativa Zoe, spezzina e già gestore del sistema dei musei civici della Spezia, e della Società Cooperativa Culture, che si occupa tra le altre cose di Colosseo, MAXXI, scavi di Pompei ed Ercolano. Come previsto dal bando, i due gestori hanno vinto l’appalto per la gestione integrata del complesso del Museo di Sant’Agostino, Casa di Colombo e Torri, dovranno quindi occuparsi di  servizi, accoglienza, biglietteria e bookshop al Sant’Agostino, e della creazione di percorsi guidati alla scoperta della storia e delle tradizioni della Genova medievale. Con la diretta Twitter di #EraOnTheRoad siamo andati a visitare il complesso e abbiamo incontrato i nuovi gestori, a quasi un mese dal nuovo corso. Ci hanno accompagnato nella visita Graziella Bonaguidi, presidente della Cooperativa Zoe, e Emiliano Bottacco della Società Cooperativa Culture.

    Raccontateci di voi: da dove venite, e perché l’interesse per Genova e il complesso di Porta Soprana?

    «La Società Cooperativa Culture gestisce servizi museali in tutta Italia e ha sede principale a Venezia e Torino. Molti media locali hanno sottolineato il fatto che ci occupiamo del Colosseo e di Pompei perché sono le realtà più note, ma in realtà siamo molto radicati nel nord Italia (da Palazzo Ducale a Venezia al sistema di musei civici risorgimentali di Torino) ed eroghiamo servizi nel settore bibliotecario, servizi al pubblico come bigliettazione, visite guidate e bookshop. In pratica quel che faremo anche a Genova».
    La Cooperativa Zoe invece ha una storia più breve ma molto radicata sul territorio ligure: «siamo nati nel ’97 e ci occupiamo, oltre che dei musei civici dello spezzino, anche di custodia, vendita, attività didattica, visite guidate. Inoltre, lavoriamo anche con biblioteche e scuole della Spezia e svolgiamo il servizio di accoglienza turistica per il Comune».

    «L’interesse per Genova nasce dal fatto che abbiamo intravisto le potenzialità delle strutture in questione e della città in generale, che certo in termini di richiamo turistico non è Firenze, ma sta crescendo e rafforzando il nome. I presupposti già ci sono, vogliamo solo migliorare le cose. Finora dobbiamo dire che l’amministrazione civica ci ha dato una grossa mano e si è resa disponibile a venirci incontro: speriamo in futuro di continuare con questa sinergia. Noi faremo il nostro per richiamare visitatori e turisti, ma gli enti locali dovranno trainare l’immagine della città fuori dai confini locali. Siamo fiduciosi».

    Avete vinto il bando dell’amministrazione civica: ci spiegate nel dettaglio di cosa si tratta?

    «In base al bando ci siamo aggiudicati l’appalto per la gestione in primis del Museo di Sant’Agostino, sede principale, e poi anche delle due “subordinate” della Casa e delle Torri. Finora siamo entrati solo in queste ultime due strutture per far fronte all’emergenza del weekend del primo maggio, ma si tratta solo di soluzioni temporanee, finché non saremo entrati anche al Museo. Ci vorrà ancora un mese: entro fine giugno avremo l’accesso (alcuni hanno confuso: ci vorrà un mese solo per subentrare, non per rifare il look all’intero complesso! Sarebbe un’impresa impossibile). Dopo inizieremo coi lavori di routine (impianti, messa in sicurezza) e anche col ripensamento generale delle strutture. Per l’avvio vero e proprio si deve aspettare l’autunno: saremo pienamente operativi con l’inizio del nuovo anno scolastico, visto che gli studenti sono l’utenza a cui vogliamo aprirci (oltre naturalmente ai turisti). Nel frattempo garantiremo lo stesso l’apertura».

    È ancora poco che avete iniziato questo percorso genovese, ma com’è stata la partenza?

    «Il 23 aprile sono state aperte le buste e abbiamo saputo di aver vinto la gara solo il 28; contando che i gestori ci hanno consegnato le chiavi di Casa e Torri il 30 pomeriggio e che abbiamo aperto il primo maggio, è stata sicuramente una partenza in corsa. Dato che non abbiamo avuto giorni per prepararci (a malapena il tempo di allestire una biglietteria e qualche arredo, cercando di rimediare a quelli di proprietà dell’Associazione Porta Soprana che sono stati portati via), siamo soddisfatti: 830 ingressi, di cui oltre 700 paganti, solo in quei giorni. Ad essere onesti, abbiamo vissuto di rendita con il lavoro di chi ci ha preceduto».

    Quelle in questione sono aree controverse, almeno per quanto riguarda la percezione dei genovesi. Si imputa al Comune e alla precedente gestione la colpa di non averli saputi promuovere e valorizzare, e l’eredità per chi arriva ora è pesante: si deve ricostruirne la fama innanzitutto tra i genovesi, poi si deve creare un brand allettante per i turisti, infine offrire un’esperienza unica e nuova. Così si potrebbe intercettare il flusso di visitatori diretto al Porto Antico (l’Acquario resta l’attrazione più visitata) e a Palazzo Ducale. Oggi però questa prospettiva sembra remota: nella classifica Tripadvisor, ad esempio, la Casa di Colombo si posiziona al numero 116 su 145 attrazioni da visitare in città, al 45 il Museo e le Torri al 33. Prima di loro, non solo Boccadasse, la passeggiata di Nervi, Spianata Castelletto, i Rolli, ma addirittura il Genoa Museum and Store, il Museo della Croce Rossa Italiana e la Biblioteca di Diritto Umanitario (senza nulla togliere).

    Come pensate di ridare appeal a queste strutture?

    «I progetti li abbiamo illustrati nel bando, ma è troppo prematuro parlarne perché prima dobbiamo confrontarci con Comune e Soprintendenza. La nostra idea, in generale, è quella di rendere tutto più moderno, con installazioni multimediali e pannelli all’interno della Casa di Colombo, in cui lo spazio è poco: non vogliamo vestire manichini, per intenderci, né mettere arredi pseudo antichi. Lo stesso vale per il Museo, che sarà il pezzo forte del complesso, e per le Torri. In generale, vogliamo aprirci al nuovo, coinvolgere i ragazzi delle scuole, lanciare bandi per dare spazio a tanti progetti e ripensare questo luogo assieme a loro, alle associazioni, ai negozianti e a tutti i cittadini genovesi interessati a collaborare: sono spazi che devono prima piacere alla città e rispecchiare i gusti degli abitanti, poi rivolgersi ai turisti. Ci piacerebbe fare anche rete con l’Amministrazione e, perché no, entrare nella rete dei Musei Civici: Sant’Agostino ne fa già parte, si potrebbe allargare agli altri due soggetti per sfruttare le potenzialità di questa sinergia e avere più visibilità, anche grazie al sito web ufficiale. Inoltre, abbiamo pensato a una serie di percorsi e visite guidate alla scoperta della Genova medievale: oltre al grande valore didattico, anche la possibilità di scoprire luoghi bellissimi e inaccessibili, come il camminamento delle antiche Mura del Barbarossa, oggi chiuse da tre cancelli. Proprio da bando c’è stato richiesto di concentrarci sul tema medievale, e abbiamo già varie proposte a questo riguardo».

    Qualche comunicazione di servizio: prezzi e orari, che tanto hanno preoccupato i genovesi in questi giorni, resteranno gli stessi o si prevedono modifiche?

    «No. Gli orari saranno ampliati ulteriormente (una prima modifica in positivo c’è già stata: dall’apertura solo nel weekend di Casa e Torri, ora si sono aggiunti anche i pomeriggi infrasettimanali, n.d.r.), ma di certo non saremo aperti 24/7. Visto che siamo due realtà con spese e costi (dalla manutenzione ai dipendenti, tutti in regola e con contratto), non vogliamo sprecare niente e decideremo gli orari di apertura in base alla domanda: se ci saranno tanti visitatori resteremo aperti, altrimenti limiteremo l’orario, sempre lasciando la possibilità a gruppi e singoli di contattare il nostro call center per prenotare visite al complesso e percorsi guidati. In generale il Museo resterà più aperto rispetto alle altre due strutture.
    Per quanto riguarda i prezzi, ora abbiamo un biglietto integrato per Casa e Torre a 3 euro: una strategia promozionale per invogliare le persone a visitare strutture non ancora ottimizzate, ma comunque interessanti. In futuro probabilmente aumenteremo il prezzo, offrendo soluzioni cumulative che comprendano anche il Museo, ma dobbiamo concordare tutto con il Comune, che ha diritto a una percentuale della nostra bigliettazione».

     

    Elettra Antognetti

  • La Torre Grimaldina e le carceri di Palazzo Ducale: la nostra visita e il punto sulla gestione

    La Torre Grimaldina e le carceri di Palazzo Ducale: la nostra visita e il punto sulla gestione

    genova-panorama-carceri-palazzo-ducaleUna parte della città da esplorare, ricca di storia e di mistero: la Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, che svetta sulla città e domina tutto il centro, fino al Porto Antico, e le antiche (e a detta di molti terribili) carceri attive fino al 1930.
    Quanti genovesi le hanno mai visitate? Qui è racchiuso un pezzo fondamentale della storia della Repubblica, fino al primo dopoguerra. Noi le abbiamo visitate nel corso di #EraOnTheRoad e con noi i lettori che hanno seguito la diretta. Per chi si fosse perso la visita, vi raccontiamo com’è andata e, soprattutto, cerchiamo di fare il punto della situazione sulla gestione di questo patrimonio cittadino.

    La storia della Torre Grimaldina e delle carceri

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    Muniti di elmetto, iniziamo la visita: una precauzione necessaria (ce ne accorgiamo alla prima testata, ndr) dovuta al fatto che i soffitti delle celle sono molto bassi e le porte superano appena il metro e 50. La torre risale all’incirca agli ultimi anni del 1200-primi del 1300, e ha segnato la storia della Genova medievale, con tutti gli stravolgimenti che l’hanno portata dall’età repubblicana e dall’indipendenza, all’assoggettamento al Regno di Sardegna, fino al Fascismo.

    Distribuita su sette piani, all’interno erano imprigionati soprattutto intellettuali, personaggi politici e dell’aristocrazia perlopiù genovese dell’epoca. Tra i tanti, il più famoso è Jacopo Ruffini, patriota e amico di Mazzini, che fu l’anima di una trama che avrebbe dovuto provocare un moto insurrezionale a Genova e Alessandria nel giugno 1833. Arrestato, fu poi rinchiuso nella torre, e morì suicida nel giro di un mese: trovato da una guardia steso a terra immerso nel proprio sangue, con la carotide recisa. La tesi del suicidio, pur essendo la più accreditata, lascia il posto a quella dell’omicidio mascherato, ma di certo ormai è difficile appurare il reale svolgimento dei fatti.

    Furono imprigionati Sinibaldo Scorza (1625 per lesa maestà), il pittore Domenico Fiasella (1626 per ferimento), Luciano Borzone (1628 per ferimento) e nello stesso tempo e per la stessa ragione A.G. Ansaldo. Inoltre, non dimentichiamo Dragut, il feroce pirata saraceno, terrore dei mari ai tempi di Andrea Doria; Pieter Mulier, detto “il Tempesta”, punito per aver fatto assassinare la moglie; Nino Bixio, imprigionato nella metà dell’Ottocento a seguito di tumulti scoppiati al teatro Carlo Felice. Tra loro anche Giuseppe Garibaldi, che fu arrestato a Chiavari in seguito alla caduta della Repubblica Romana.

    Scopriamo che alle cellette erano dati curiosi nomi come Paradiso, Superbia, Examinatorio, Canto, Reginetta, Donne, Luna, Palma, Gentilomo, Gallina, Strega, Volpe. Secondo alcuni esisteva anche una cella chiamata Grimaldina che avrebbe dato poi il nome alla Torre. Queste erano tra le carceri più temute e crudeli dell’epoca, in cui i condannati vivevano in condizioni misere, con scarso vitto, spazi angusti, forte umidità e temperature ostili, che in poco tempo minavano la salute dei reclusi e li portavano alla morte. Solo pochi sono sopravvissuti e solo uno – si dice – è riuscito a scappare, calandosi con una corda.

    Qui c’era anche un tribunale con strumenti di tortura (come la corda a cui gli inquisiti venivano appesi per le braccia, legate a loro volta dietro alla schiena e con pesi attaccati ai piedi) e si eseguivano condanne a morte.

    La gestione e le visite

    All’interno del complesso di carceri e torre incontriamo il custode, la persona di turno che si occupa di garantire l’apertura al pubblico del complesso. Lui un ex detenuto del carcere genovese di Marassi, dove ha trascorso 30 anni. Da circa un anno, ormai, ha trovato impiego proprio qui, nelle antiche carceri della città, grazie a un accordo tra amministrazione di Marassi e Palazzo Ducale, allo scopo di coinvolgere gli ex detenuti in un percorso di riabilitazione verso l’impiego. Prima, invece, a svolgere il ruolo di custodi erano i volontari dell’arma dei Carabinieri. Oggi in totale le persone coinvolte sono cinque, diverse per età e per percorso: la collaborazione per ora prosegue bene e che gli ex detenuti siano soddisfatti del loro impiego lo si capisce dall’entusiasmo che mostrano nel fornirci informazioni e nel rispondere alle nostre domande.

    Le carceri e la Torre sono aperte al pubblico e visitabili dal 2008 e da circa 5-6 anni funzionano a pieno regime, richiamando flussi di visitatori. Un’iniziativa piuttosto recente ma che non manca di sortire i suoi effetti positivi: con alti e bassi, racconta il nostro interlocutore, si arriva anche a un centinaio di persone al giorno, con gli alunni delle scuole e i visitatori delle mostre del Ducale, che deviano quassù perché possono godere di riduzioni e biglietto integrato.

    carceri-palazzo-ducale-ultimo-pianoRimaniamo perplessi solo per quanto riguarda l’ultima parte del percorso, quella superiore che accede direttamente al terrazzo sul tetto: teoricamente è inaccessibile anche se non ci sono controlli e chiunque, in realtà, può accedervi con facilità. «La porta è chiusa e non si può accedere al piano superiore ma se qualche visitatore sale fin su, come facciamo noi a saperlo? La mia postazione è qui all’ingresso, e non possiamo controllare. Personalmente, non penso che sia pericoloso salire, ma certo non possiamo impedirlo: si sale a proprio rischio. Sarebbe importante intervenire per la messa in sicurezza: non si tratta di interventi complicati, a mio avviso, solo la scala che conduce al tetto è un po’ stretta e ripida».

    Investire nel potenziamento di una struttura che attrae visitatori significherebbe darle modo di affermarsi definitivamente come polo turistico di sicura attrattiva,per genovesi e turisti, un osservatorio privilegiato per guardare Genova da un punto di vista inconsueto. I nostri lettori, durante la diretta twitter di #EraOnTheRoad, raccolgono la nostra provocazione e avanzano ipotesi entusiastiche di apertura del tetto e di rivalutazione del luogo: chi propone una collaborazione con il Museo del Risorgimento (in linea con la storia delle carceri), chi un sistema di riapertura e valorizzazione, che prevede su tutti una pagina Facebook e Twitter, un sistema video per la riproposizione di immagini panoramiche, il coinvolgimento di artisti in contest per valorizzare le potenzialità del luogo.

     

    Elettra Antognetti