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  • Comune di Genova deroga sull’ordinanza anti movida per 2 Giugno e San Giovanni. Tutti gli appuntamenti per la Festa della Repubblica

    Comune di Genova deroga sull’ordinanza anti movida per 2 Giugno e San Giovanni. Tutti gli appuntamenti per la Festa della Repubblica

    fuoco-matteotti-san-giovanniAnche quest’anno il 2 giugno a Genova sarà celebrato in piazza De Ferrari con musica e fuochi d’artificio, dopo la festa organizzata già lo scorso anno dalla Regione Liguria. Novità del 2017 l’iniziativa “Palazzi Svelati”: verranno aperti al pubblico 17 fra palazzi storici e sedi istituzionali abitualmente non visitabili, tra cui la sede della Regione nel palazzo ex Fondiaria. “Quest’anno non ci siamo limitati al concerto- commentato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti- aprire i palazzi rappresentativi degli enti della Repubblica è un’iniziativa di trasparenza e un segno importante in una città che troppo spesso sceglie la chiusura e l’immobilismo”.
    Si potranno visitare luoghi normalmente non accessibili come Forte San Giuliano, le sedi di Banca d’Italia, Capitaneria di Porto, della Questura e dei Vigili del Fuoco. Ad ogni visitatore sarà consegnato un “Passaporto” composto da 17 riquadri relativi ai Palazzi visitabili, di cui 15 ad accesso gratuito. Ai primi 10 che consegneranno all’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) della Regione Liguria il passaporto completo dei timbri relativi ai soli Palazzi ad ingresso gratuito, sarà offerto un buono per una cena per due persone dai ristoranti di Liguria Gourmet, in collaborazione con la Camera di Commercio. Tutti gli altri che completeranno il passaporto avranno l’opportunità di degustare un gelato offerto dai Maestri gelatieri di Artigiani in Liguria e Liguria Gourmet.
    Il clou dei festeggiamenti del 2 giugno, preceduti la sera prima dal concerto per la Festa della Repubblica al Carlo Felice, sarà lo spettacolo di fuochi d’artificio in piazza De Ferrari su musiche di Giuseppe Verdi alle ore 21.30. A partire dalle 20, sempre in piazza De Ferrari, distribuzione gratuita di gelato tricolore a cura dei gelatieri di Genova Gourmet e Artigiani in Liguria. Per la Festa della Repubblica anche Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, resterà aperta dalle ore 9 alle 19: oltre al cortile e al loggiato che sono abitualmente visitabili, per l’occasione apriranno le porte anche il Salone di rappresentanza e l’Ufficio di rappresentanza del sindaco. Nel Salone è esposto il Gonfalone di Genova mentre nell’Ufficio è custodito l’atto di resa delle truppe di occupazione germaniche nelle mani del Comitato di liberazione nazionale che sancì la Liberazione della città dal nazifascismo. E la giunta Doria ha anche deliberato una deroga all’ordinanza anti-movida: nelle notti tra il 2 e il 3 giugno e tra il 3 e il 4 giugno pub e bar potranno prorogare l’apertura fino alle ore 3.00, limite massimo per la somministrazione di alcolici previsto dalla legge nazionale. Stessa deroga anche nelle notti tra il 23 e il 24 giugno e tra il 24 e 25 giugno, per festeggiare il patrono della città, San Giovanni Battista.
  • Movida, le associazioni degli esercenti tornano all’attacco. Piazza risponde: «Mai così tanti soldi per il Centro Storico».

    Movida, le associazioni degli esercenti tornano all’attacco. Piazza risponde: «Mai così tanti soldi per il Centro Storico».

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiSolo sanzioni e nessuna premialità per gli esercenti virtuosi. Questo in sintesi l’accusa lanciata dalle associazioni di categoria nei confronti di Comune di Genova, secondo loro “colpevole” di non aver attivato quei meccanismi atti a “dare sostegno” alle attività rispettose della famosa ordinanza che regola la movida. «In questi mesi l’amministrazione civica ha attivato numerosi bandi destinati a sostenere le attività già esistenti del Centro Storico – risponde l’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazzaeliminando ogni possibilità di accesso a questi fondi per quelle categorie di esercizi considerati non in linea con il provvedimento, proprio per venire incontro ai negozianti virtuosi».

    «Le premialità ai locali virtuosi, e chi le ha mai viste? A ormai quattro mesi dalle annunciate modifiche all’ordinanza movida promesse dal sindaco Doria a tutela della maggioranza dei pubblici esercizi rispettosi del provvedimento, tali misure continuano a latitare». Questo è quanto si legge nel comunicato stampa diffuso oggi da Confesercenti e Ascom, che lamentano al Comune di aver applicato solamente la parte sanzionatoria del provvedimento che più volte ha infiammato il dibattito sulla movida del centro storico genovese.

    Ma non solo; le associazioni dei pubblici esercizi attendono ancora che venga calendarizzato l’incontro in cui discutere del merito del provvedimento in una sede istituzionale: «L‘8 febbraio avrebbe dovuto finalmente riunirsi l’Osservatorio previsto dalla stessa ordinanza con l’obiettivo di vigilare sulla sua applicazione e discutere delle premialità annunciate dal sindaco dopo la grande manifestazione degli esercenti e dei cittadini dello scorso novembre, ma l’incontro è saltato e da allora non ne è mai stato calendarizzato uno nuovo». «L’incontro saltò per sopraggiunti impegni istituzionali – spiega Piazza – e stiamo lavorando per calendarizzarne uno al più presto, probabilmente già nel corso della prossima settimana. Nei prossimi giorni avremo la data, l’osservatorio è stato istituito ed è attivo».

    Sulle contestazioni riguardo le mancate premialità, l’assessore ricorda l’attività dell’amministrazione, che ha predisposto in questi mesi diversi bandi dedicati alle attività commerciali e artigianali già esistenti situate proprio nel tessuto urbano della movida: «Abbiamo attivato bandi con consistenti finanziamenti, in parte a fondo perduto e in parte con un tasso di interesse dello 0,5% – sottolinea Piazza – per agevolare ristrutturazioni e investimenti, bandi dedicati ad esercenti di base virtuosi, avendo escluso minimarket e automatici, per andare incontro alle zone maggiormente toccate dall’ordinanza stessa, come via Giustiniani, via San Bernardo, piazza delle Erbe, come la zona compresa tra San Lorenzo e via delle Fontane, oltre che per l’area di Prè». Iniziative che, secondo l’assessore, testimoniano l’attenzione per questa parte di città, con una quantità di risorse «che forse non si era mai vista».

    Nei prossimi giorni, quindi, sarà calendarizzato l’incontro per l’Osservatorio sulla Movida, dove saranno affrontati tutti i nodi ancora in sospeso, facendo un bilancio di quanto è stato fatto fino ad oggi, e quanto ancora si può fare per accontentare tutti. Missione impossibile?

    Nicola Giordanella

  • Centro Storico: la storia di un rilancio ancora sospeso tra riqualificazioni, movida e mercato immobiliare

    Centro Storico: la storia di un rilancio ancora sospeso tra riqualificazioni, movida e mercato immobiliare

    centro-storico-vicoli-piazza-delle-erbe-d2Il Centro Storico, croce e delizia della Genova post industriale, è spesso al centro dell’attenzione mediatica. Movida, movida fracassona e ordinanze, turismo, patrimonio artistico da proteggere e valorizzare, micro criminalità, degrado e rilancio. Questi sono alcuni dei temi che ruotano intorno a quello che viene definito (non proprio a ragione) il Centro Storico più grande d’Europa.

    Nel corso dei decenni il centro storico genovese ha attraversato fasi alterne, dalla sua centralità negli anni antecedenti alla prima Guerra Mondiale, alla sua progressiva periferizzazione cominciata negli anni 30 con il Piano Regolatore delle Zone Centrali della Città (1932) che ha visto la demolizione dell’antico quartiere di Ponticello in favore della costruzione dell’odierna Piazza Dante. E successivamente – tra la seconda metà degli anni sessanta e i primi anni 70 – la demolizione di un altri quartieri storici del centro genovese, come quello che prendeva il nome dalla sua strada principale: via Madre di Dio, oggi occupato dai Giardini Baltimora, e la zona di Piccapietra.

    Già nella seconda fase di rimodernamento la zona scivola in una spirale di degrado destinata a durare a lungo. L’assenza prolungata di opere di manutenzione edilizia e riqualificazione urbana contribuirono a rendere il Centro Storico un quartiere caratterizzato da una forte marginalità sociale. Con il passare degli anni questa condizione si andò cristallizzando dando vita a un’immagine negativa dell’area storica di Genova, che ha raggiunto il suo picco tra gli anni settanta e ottanta, quando al degrado sociale e igienico sanitario si sono aggiunsero ulteriori problematiche legate all’immigrazione extraeuropea, allo spaccio/consumo di droghe pesanti, e allo sfruttamento della prostituzione.

    Proprio In questa fase oscura della storia genovese i prezzi del mercato immobiliare subirono un crollo, e complice le cattive condizioni igienico-sanitarie del patrimonio edilizio, il centro storico perse definitivamente il suo ruolo di quartiere residenziale misto entrando effettivamente nel tunnel di un degrado che appariva irreversibile.

    Il rilancio e la stratificazione sociale degli edifici

    I primi segnali di ripresa si registrano a inizio anni 90, grazie ad alcune scelte politiche mirate: l’ubicazione nel centro storico della Facoltà di Architettura, e l’idea di organizzare le Colombiaidi nell’area oggi conosciuta come Porto Antico, all’epoca una zona dismessa del Porto di Genova. A queste due grandi operazioni, le amministrazioni comunali degli anni 90 affiancarono altre iniziative di prestigio recuperando e trasformando in contenitori culturali di rilievo il Teatro Carlo Felice, Palazzo Ducale, il complesso museale di Sant’Agostino e la Commenda di Pre.

    È in questo clima di rilancio e novità, che le aree limitrofe al nuovo Porto Antico attirano l’attenzione e soprattutto gli investimenti del settore immobiliare che da il via a vere e proprie opere di riqualificazione urbana. Comincia così un processo di ripopolamento da parte di giovani coppie, di intellettuali e in modo molto timido di studenti. Questi nuovi soggetti si vanno ad affiancare e a integrare alle frange sociali emarginate e ghettizzate del centro storico, riportando vitalità e dinamicità nel quartiere.

    Questo fenomeno di ripopolamento, complice un costo ancora basso degli appartamenti del centro storico, ha determinato un fenomeno particolare che in diverse zone del quartiere sussiste ancora oggi: la stratificazione sociale in verticale degli edifici.

    Gli edifici dell’area storica di Genova si sviluppano per ovvie ragioni in altezza e arrivano ad essere alti anche fino a dieci piani. Le condizioni igienico-edilizie cambiano notevolmente dai piani bassi, che si presentano bui e poco areati, ai piani alti, spesso dotati di vista sul mare e sul centro storico e di terrazzi caratteristici. Questo ha determinato negli anni una sensibile differenziazione sociale per strati che vede ai piani bassi degli edifici una popolazione economicamente più debole e in certi casi marginalizzata (prostitute, extracomunitari); ai piani intermedi i residenti storici che hanno resistito ai cambiamenti demografici nel corso dei decenni, gli studenti, le giovani coppie, mentre gli ultimi piani ospitano professionisti, o intellettuali che spesso hanno restaurano gli appartamenti con notevoli investimenti economici.

    Movida e crescita dei valori immobiliari

    Grazie a questo processo di ripopolamento, il centro storico comincia a mutare sia a livello demografico che economico, e a metà anni 90 si sviluppano le attività economiche e commerciali che conosciamo oggi, compresi i locali di intrattenimento che diventano in un breve periodo la meta prediletta delle giovani generazioni, che in maniera inconsapevole danno vita a quella che oggi è conosciuta come la Movida. Il grande afflusso di giovani all’interno del centro storico, soprattutto nelle aree di Piazza delle Erbe, piazza Banchi, piazza Lavagna va a risanare ulteriormente molte aree ancora in mano al degrado e alla microcriminalità, dando vita a un circolo virtuoso che ha cambiato i connotati di un quartiere allora sospeso tra stagnazione e rilancio, compreso il prezzo delle abitazioni che oggi ha una quotazione media di 2.390 euro a metro quadro.

    Movida oggi, è giusto demonizzarla?

    Ad oggi la riqualificazione del centro storico cittadino non risulta completa, proprio per via della sua storia e della sua normale connotazione multiculturale e multi sociale, che rende questo quartiere una città nella città con zone centrali e zone periferiche. L’iter intrapreso negli ultimi decenni sembra quello da seguire per evitare che il circolo virtuoso capace di risollevare le sorti del centro storico negli ultimi vent’anni si fermi. Le opere portate aventi dalle istituzioni genovesi, che hanno portato negli anni 90 alla riqualificazione di spazi oggi ben consolidati nel panorama socio culturale genovese sono andate di pari passo con un ripopolamento del centro storico da parte delle giovani generazioni, che hanno reso il quartiere più vivo, e meno incline ad essere ostaggio della microcriminalità. La cosiddetta “movida fracassona” è stata quindi negli anni un tassello nel piccolo grande mosaico di azioni che hanno portato il centro storico fuori da una stagnazione dalla quale sembrava non uscirne più. Siamo sicuri che un suo ridimensionamento porti sul lungo periodo dei benefici al tessuto economico sociale della città vecchia?

    Andrea Carozzi

  • Ordinanza anti movida, il Sindaco spegne la musica. Ecco le modifiche del provvedimento

    Ordinanza anti movida, il Sindaco spegne la musica. Ecco le modifiche del provvedimento

    musica-eugenio-ruoccoLa battaglia della movida prosegue, senza esclusione di colpi. Dopo i recenti tentativi di compromesso, la giunta Doria passa al contrattacco, introducendo alcune piccole modifiche al provvedimento che regola la vita notturna del centro storico genovese, attraverso limitazioni per gli esercizi commerciali. Le principali novità sono due: l’orario di chiusura inteso come orario di chiusura alla clientela, e l’estensione delle limitazioni orarie anche ai circoli culturali per l’attività di produzione o riproduzione musicale. Il perimetro dell’ordinanza viene esteso anche a Via della Mercanzia, sul confine con il Porto Antico.

    Da un lato, quindi, gli esercenti potranno “guadagnare” una mezzora di affari, potendo posticipare le pulizie a dopo il “coprifuoco”, ma dall’altro lato la vita musicale del centro storico vedrà una fortissima limitazione: dopo le 2 (nei week-end) e dopo l’una (in settimana) tutto sarà silente. Un duro colpo, quindi, al pur vivace underground musicale genovese, fatto da decine di artisti noti e meno noti che ogni sera arricchiscono (o, perlomeno, ci provano) il patrimonio artistico e culturale della città. I (pochi) locali dedicati alla musica live, che fino ad ora erano riusciti a sopravvivere grazie alla declinazione in circoli dedicati, oggi dovranno fare i conti con la scure implacabile dell’amministrazione comunale. Vedremo quali saranno i risultati.

    Il nuovo provvedimento

    Ecco tutte le modifiche apportate all’ordinanza in vigore dal 19 febbraio scorso:

    – Il perimetro di applicazione dell’ordinanza viene esteso anche a Via della Mercanzia.

    – Le attività di somministrazioni di alimenti e bevande e le attività artigianali dovranno chiudere alla clientela all’una del giorno successivo dalladomenica al giovedì e alle due del giorno successivo dal venerdì al sabato e nei prefestivi. L’orario quindi non muta ma la modifica consentirà di svolgere le operazioni di pulizia e riordino dei locali dopo la chiusura al pubblico.

    Viene introdotto il divieto di riapertura prima delle ore 05.00, valido per tutti. Attività di somministrazione di alimenti e bevande, attività artigianali, esercizi di vicinato (minimarket, per i quali rimane fermo l’orario di chiusura alle 21.00, ad esclusione di quelli che non vendono bevande alcoliche) non potranno alzare le serrande prima di quest’ora, e i circoli non potranno analogamente somministrare cibi e bevande.

    – Viene specificato il divieto, per tutti,  di vendita di qualsiasi bevanda in vetro e lattina, a tutela dell’ambiente urbano e della sicurezza, dalle ore 22.00 alle ore 06.00.

    – Le medie strutture di vendita (supermercati) che possono protrarre l’orario di apertura dopo le 21, non potranno vendere bevande alcoliche dalle 21.00  fino alle 06.00.

    I circoli culturali, per l’attività di produzione e riproduzione musicale, dovranno rispettare, fermo restando le normative vigenti, gli stessi orari previsti per la somministrazione e, quindi, l’orario si estende ora fino all’una del giorno successivo dalla domenica al giovedì, e fino alle due il venerdì, il sabato e i prefestivi.

    Nel comunicato Stampa del Comune di Genova che ha diffuso la notizia, è annunciato per la prossima settimana l’incontro con il tanto atteso Osservatorio, come previsto dal regolamento stesso.

    I numeri dei controlli

    Durante questi primi mesi in regime di ordinanza sono state elevate 124 sanzioni (39 esercizi di vicinato, 27 pubblici esercizi, 4 circoli, 2 artigiani alimentari, 1 al gestore di un distributore automatico). Di queste, 85 sono state comminate per mancato rispetto dell’orario di chiusura, 11 per somministrazione da parte di minimarket, 7 per vendita di bevande in vetro e lattine dopo le 22, 18 per diffusione di musica oltre l’orario. Sul piano della prevenzione e della repressione dei reati, inoltre, è stato predisposta ed è attiva un nuova pianificazione dei controlli, come concordato in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

    La strana battaglia sulla movida genovese, quindi, ha segnato un altro capitolo. Anche la musica è finita nella rete delle limitazioni: forse questo aggiustamento renderà più placide le notti della Superba, ma certo non risolve il problema di fondo: il centro storico rimane patrimonio di tutti, non solo di chi ci abita, soprattutto in una città che ha poche alternative aggregative alla portata di tutti. Possono queste limitazioni garantire i diritti di tutti?

    Nicola Giordanella

  • Genova e le leggi anti-Movida di seicento anni fa: la secolare lotta tra ceti sociali

    Genova e le leggi anti-Movida di seicento anni fa: la secolare lotta tra ceti sociali

    medioevo-movidaA Genova impazza la movida. E’ un dato di fatto. La recente ordinanza volta a regolamentarne modi e tempi ha creato scalpore, tanto che il sindaco Doria, di fronte alle proteste degli esercenti, s’è detto disponibile a rivedere la norma, in modo da tutelare sia i residenti, sia i commercianti, sia quella massa crescente di turisti che vediamo la domenica vagare tra serrande chiuse e strade deserte (ebbene sì: pare che qualcuno non abbia ancora compreso quale sarà il futuro di questa città). D’altronde, se decidi d’abitare in un luogo che possiede circa 2500 anni di storia, devi necessariamente fare i conti col passato. Ma la movida è un’altra cosa. Bere e fare chiasso paiono aver ben poco a che fare col manufatto storico-artistico, anche se vi sarà pur un motivo per cui un luogo come il nostro centro storico esercita un fascino crescente su giovani e meno giovani. D’altra parte, si tratta degli stessi luoghi dove, grossomodo seicento anni fa, si svolgeva ben altro tipo di movida. Le recenti ordinanze anti-gozzoviglio sono paragonabili – naturalmente mutatis mutandis – ad alcune norme rientranti nel complesso più generale delle cosiddette leggi suntuarie, volte a disciplinare l’ostentazione del lusso; e ciò, per evitare contrasti tra i ceti sociali (o, forse, per evitare un’eccessiva mescolanza tra ceti?). Tali norme, infatti, non erano rivolte soltanto alle vesti e agli ornamenti, bensì anche alla conduzione di banchetti, magari in occasione di battesimi e matrimoni.

    Ordinanze e magistrature

    Austerità e decoro erano le parole d’ordine, in particolare per il nuovo Ufficio delle virtù istituito a Genova nel 1466, volto a circoscrivere i vizi, consistenti essenzialmente nell’andare a donne, nell’abbandonarsi al gioco e nell’immergersi nelle crapule. A quanto pare, tuttavia, le ordinane dell’Ufficio non apportarono giovamento alcuno, sì che, nel 1482, fu necessario procedere nuovamente alla nomina di magistrati appositi: Lodisio Centurione, Giovanni Bigna, Pietro di Persio e Giovanni Francesco Fieschi, i quali istituirono un sistema che potremmo definire delatorio, basato su qualcosa di simile alla ronda. E’ in questo periodo che compare, infatti, nel giuramento dei gonfalonieri e dei rettori delle conestagerie cittadine (per semplificare, i quartieri), la seguente formula: “Se voi saverei che in le conestagie sean zoveni discoli e mal acostumé, o altre persone le quali fessen mangiaressi o altre cose excessive e dezoneste, voi le manifesterei a lo spectabile messer lo Vicario Ducà e a lo Officio deputao”.

    Scontro generazionale

    Zoveni discoli e mal acostumé”, dunque. E il pensiero non può che ritornare all’oggi. D’altra parte, non si trattava unicamente di differenze cetuali, bensì – oggi come allora – d’uno scontro generazionale. Se l’uomo maturo era abituato a destreggiarsi tra l’amministrazione della casa, della bottega, degli affari, della cosa pubblica, degli uffici religiosi, i giovani, al contrario, ostentavano leggerezza, abbandonandosi agli ozi, agli amori, ai divertimenti e agli scherzi. E’ il caso, ad esempio – siamo in pieno Seicento – d’un gruppo di svogliati assiepati in Sottoripa, intenti a lanciare uova e bucce d’arancia ai mercanti indaffarati e a tendere cordicelle in modo da farli inciampare. Non di rado, l’obiettivo principale era la molestia: di giovani fanciulle, ovviamente. Gli esempi si sprecano. Racconta un certo Giuseppe Giovo, abitante alla Chiappella (e, cioè, nell’omonimo borgo, che si trovava ai piedi del colle di San Benigno, ora spianato; per intenderci, di fronte al Terminal Traghetti), di come quattro nobilissimi fratelli facessero “in essi contorni grossi disbaratti e spropositi, con gravi lamente di quel popolo”, impadronendosi sulla pubblica via d’una giovane donna con l’intento di sollazzarsene. La ragazza, tuttavia, riuscì a sfuggire loro di mano e, “tirando una savata, ne ferì uno di detti signori in testa”. La scena doveva essere piuttosto frequente. Secondo il nostro: “Tutto dipende dal commercio che essi signori hanno tutti quattro d’accordio con diverse cortigiane di bassa conditione habitanti ivi alla Chiappella in le case di Nicolò Vertema, con le quali tutta la notte loro signori e suoi servitori inquietano tutto quel vicinato; et ognuno dice che se da chi comanda fussero discacciate da quel luogo sarebbe cosa ottima”. Nome e cognome, dunque, e solo possiamo immaginare gli esisti dell’esposto recato ai magistrati. Insomma, eccessi a parte – ovviamente da sanzionare, e in maniera esemplare –, nulla di nuovo sotto il sole.

    Antonio Musarra

  • Sindaco della Notte, la proposta di Regazzoni per salvare movida e centro storico

    Sindaco della Notte, la proposta di Regazzoni per salvare movida e centro storico

    ConcertoIl dibattito sulla movida genovese in questi giorni è più intenso che mai: ordinanze, ricorsi al tar, disaccordi in giunta, manifestazioni e smentite stanno creando un mostro “politico” che rischia di diventare un tavolo incredibilmente importante per la corsa a palazzo Tursi. Nel mucchio, prova a sparigliare anche il filosofo Simone Regazzoni, ex portavoce di Raffaella Paita, autoproclamatosi candidato a Sindaco per il Partito Democratico, con una proposta sicuramente fuori dagli schemi: istituire un assessorato ad hoc, per trovare la giusta misura dell’intervento pubblico per regolare ma anche garantire la vita notturna di una città come Genova, sempre più città di turismo e cultura. Un sindaco della notte, appunto.

    Il sindaco della notte

    Un progetto nato ad Amsterdam, ripreso a Berlino, a Londra per governare la scena musicale e citato anche da Francesca Balzani nella campagna elettorale per Milano, nonché da alcuni esponenti politici di Torino, Bologna e Jesolo. «Ci vuole un assessorato in più – spiega Regazzoni alla agenzia Dire – non una delega, altrimenti diventa fuffa. Un assessore dedicato serve per dare l’idea che tu governi davvero il sistema. E se un assessore costa tra i 75.000 e 100.000 euro ogni anno, è giusto che faccia un lavoro complesso, non da ufficio ché un mestiere che non va bene. Dobbiamo dare deIle direttive e se qualcuno della macchina comunale resiste, si deve adeguare: non ascolto i “non si può” dalla macchina comunale».

    Il sindaco della notte pensato da Regazzoni è un giovane della società civile, che conosce i locali, la musica, «che vive la notte perché non lo voglio chiuso in ufficio di giorno». Tanti i temi che si troverebbe ad affrontare, a partire dalla sicurezza. «Servono politiche più restrittive – taglia corto il filosofo – i minimarket sono benzinai d’alcol, quando sgarrano vanno chiusi. Dobbiamo impedire la somministrazione di alcol sotto un certo prezzo, perché è devastante: serve una politica nazionale in questo senso che attui intendimenti europei». Sui trasporti, le idee sono chiare: «Dovrò coinvolgere i tassisti, proponendogli di fare servizio pubblico, ad esempio con tariffe calmierate per giovani donne che escono la sera e devono tornare a casa. Non si stratta di lobbying ma di dialogo. Quando uno viene la sera in centro deve avere parcheggi non a pagamento adeguati o servizio pubblico».

    Espandere la Cultura

    Non troppo nascosta anche l’esigenza di una sorta di riorganizzazione dell’offerta culturale genovese «troppo concentrata sul target e sul modello di Palazzo Ducale, che è una risorsa assoluta, ma fuori rischia di esserci il deserto. Non siamo Londra, ma la vita notturna non è solo divertimento ma è anche cultura. C’è un panorama musicale che deve essere valorizzato». Certo, ma come? «Ad esempio con incentivi ai locali per l’insonorizzazione», aggiunge Regazzoni. Incentivi che tradotto vuol dire soldi pubblici che ad oggi Comune di Genova non sembra poter tirar fuori: «E’ evidente che si debbano tenere i conti in ordine – prova a spiegare il filosofo in un intervista rilasciata alla agenzia Dire – ma se questo diventa il fine e non il mezzo, come è stato per la giunta Doria, perdi di vista la visione politica. Se investi soldi, avrai un ritorno perché la vita notturna è fondamentale per l’economia di una città».

    «Il centro storico – conclude – non può essere vissuto solo come coacervo di problemi a spot: la sicurezza, il decoro, i commercianti perché diventa tutto a somma zero. Il sindaco notturno serve a una gestione di sistema e di visione». Le dinamiche notturne per Regazzoni non riguardano solo il centro storico perché: «sono ad alto tasso di variabilità, non esiste la dicotomia periferie-centro storico. Io sono per incentivare la vita notturna anche nelle periferie».

    La domanda, ovviamente, sorge spontanea: nel concreto come affronterebbe il problema movida? «Se diventassi sindaco non è che il giorno dopo abolirei l’ordinanza – risponde – ma metterei insieme residenti e commercianti, affrontando il problema con entrambe le parti, che hanno tanti punti in comune a cui l’ordinanza non ha dato risposte». Esattamente dove eravamo rimasti.

  • Ordinanza anti movida, la marcia degli esercenti sotto Tursi trova una “apertura” del sindaco

    Ordinanza anti movida, la marcia degli esercenti sotto Tursi trova una “apertura” del sindaco

    dscn5135Sono scesi in piazza sotto i colori di Confesercenti e Ascom i titolari e i dipendenti dei locali del centro storico di Genova con l’obiettivo di chiedere al sindaco Marco Doria la revisione dell’ordinanza anti movida. «Abbiamo raccolto più di 4500 firme contro l’ordinanza e le consegneremo al sindaco, perché la questione va ridiscussa e rivista», racconta Marina Protto, una delle promotrici della manifestazione .

    «Quest’ordinanza ha portato tanto nocumento al tessuto economico del centro storico e ai giovani genovesi – sottolinea Alessandro Cavo, presidente FEPAG (Federazione Esercizi Pubblici Associati Genova) – perché si sono colpiti tutti gli esercizi del centro storico, tra cui sicuramente quelli che lavorano male e in maniera irregolare, ma soprattutto quelli che hanno investito e che portano luce e presidio in questo città. Noi chiediamo al sindaco di rivedere l’ordinanza e di collaborare con noi per trasformare la movida in un movimento controllato non caciarone e nel quale chi lavora bene e secondo le regole non venga penalizzato».

    La “marcia” su Tursi

    La manifestazione, nata sulla raccolta firme “Nessuno spenga la vita in centro storico”, chiede al sindaco Marco Doria di rivedere l’orario di chiusura imposto ai locali, nonché una maggiore presenza di forze dell’ordine nelle zone d’ombra. L’ordinanza, che prevede la chiusura dei locali all’una di notte dalla domenica al lunedì, e alle 2 di venerdì, sabato e prefestivi, secondo i promotori della manifestazione, Fepag-Ascom e Fiepet-Confesercenti, Arci e #Orabasta, oltre a danneggiare gli esercenti, sta spegnendo l’aggregazione sociale nel centro storico. Secondo le associazioni di categoria, i locali del centro storico a causa di questa normativa hanno perso dal 15 al 20% del guadagno. Per diversi esercenti intercettati durante la manifestazione, le perdite arrivano anche al 30-40%, soprattutto per i locali notturni. «Spesso ci troviamo a dover mandare via la gente o a non farla entrare – racconta il titolare del “Little Italy” di Canneto il Lungo – siamo un locale che ha sempre lavorato nella seconda parte della serata e questa ordinanza ci sta togliendo clienti e lavoro, siamo stati già multati per avere abbassato le serrande alle 2.10, ci stanno toccando il lavoro e questo non va bene, la legge va cambiata».

    All’interno di una crisi economica che non sembra avere fine e in una città dove il mondo del lavoro è in agonia e prossimo alla morte, l’ordinanza anti-movida, fortemente sostenuta dal primo cittadino, sta minando, e non poco, anche la qualità e la quantità di lavoro dei dipendenti dei locali della città vecchia. «Le entrate sono calate parecchio – ci racconta un ragazzo che lavora in un noto locale di piazza delle Erbe – di conseguenza a noi dipendenti sono state tagliate le ore ed alcuni sono stati anche lasciati a casa, per non parlare delle forti difficoltà che stanno affrontando i locali che lavorano in seconda serata, che stanno pensando di chiudere i battenti o di cedere la gestione».

    L’apertura del sindaco Marco Doria

    Dopo il corteo, che ha portato la manifestazione fin sotto il municipio, l’incontro dei rappresentanti con il sindaco. Un incontro durato più di un’ora che qualcosa forse ha smosso: «Se da altri cittadini ho registrato valutazioni positive sull’ordinanza, soprattutto sulla questione minibar, da parte dei comitati abbiamo ricevuto critiche pesanti sugli orari stabiliti dall’ordinanza», ha sottolineato il primo cittadino a margine dell’incontro, senza però dimenticare di rimarcare che «quando è stata negata la sospensiva da parte del Tar, la motivazione del giudice è stata che con questo provvedimento si è agito cercando un equo contemperamento degli interessi in conflitto sulla movida». Le richieste degli esercenti però sono chiare e dirette: «L’ordinanza non è di per sé perfetta e immodificabile – ha risposto il sindaco – c’è spazio per un lavoro di miglioramento, l’amministrazione non è sorda». Una prima apertura potrebbe arrivare proprio sugli orari, diversificando quelli di apertura e quelli di somministrazione delle bevande alcoliche. L’amministrazione ha confermato la visione di un centro storico abitabile e “lavorabile”, ma che garantisca anche una fruibilità al turista «che la domenica pomeriggio alle 16.30 trova molte, troppe saracinesche chiuse», ha concluso Doria. Sulla questione presidi notturni della forze dell’ordine, il sindaco ha confermato che il tavolo di lavoro con la Prefettura è aperto.
    L’ordinanza, ad oggi, mette in pericolo il lavoro non solo di chi gestisce un locale, ma anche di chi ci lavora come dipendente. La giunta prova a fare un passo indietro, cercando di salvare capra e cavoli: il tempo però scorre e le previsioni stanno diventando realtà.

    Andrea Carozzi
    Nicola Giordanella

  • Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante l’inizio dei lavori dell’osservatorio dedicato, il Comune di Genova tira dritto: l’ordinanza che regola gli orari della movida genovese non è in discussione, ma, anzi, la sua applicazione potrebbe essere rafforzata da maggiori controlli. Questo l’esito dell’incontro di oggi tra il sindaco Marco Doria e una delegazione di cittadini del centro storico, a margine della seduta del Consiglio Comunale di oggi. Sembra, quindi, svanire, l’ipotesi di un “aggiustamento” del provvedimento, come richiesto dai commercianti, spaventati dalla continua diminuzione del volume d’affari notturno

    Giunta divisa

    «Questo provvedimento è un’ordinanza sindacale, la voce che conta è quella del sindaco – ha detto Marco Doria – oggi non è allo studio alcuna modifica ma piuttosto l’applicazione seria del provvedimento. Stiamo lavorando inoltre per nuove azioni da portare avanti per migliorare la vivibilità del centro storico, dialogando con tutti gli operatori commerciali». Con queste parole, quindi, sembra quindi chiusa l’ipotesi delle modifiche più volte annunciate dall’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza.

    Cittadini “contro” esercenti

    A margine della seduta odierna del Consiglio comunale, il sindaco ha ricevuto una rappresentanza di cittadini che ha presentato una petizione con 1341 firme (di cui 1166 di residenti nelle zone del centro storico interessate dal provvedimento) contro il degrado del centro storico genovese e a favore dell’ordinanza sindacale. «I cittadini mi hanno riferito che i primi risultati concreti del provvedimento si iniziano vedere – afferma Doria – il calo del rumore nelle ore post chiusura dei locali è percepibile». Poco prima del Consiglio comunale il primo cittadino ha effettuato un sopralluogo nei vicoli della “Città vecchia” accompagnato dal questore, Sergio Bracco: «L’obiettivo dell’ordinanza – ricorda il Sindaco – è conciliare i principi del riposo e del tempo libero. Questo mix che sta dando buoni frutti ha consentito anche al Tar di negare la sospensiva con motivazioni che riconoscono quanto stiamo facendo. Sul rispetto dell’ordinanza continueremo a lavorare: abbiamo riscontri positivi ma non ci basta. Sappiamo che ci sono tante altre cose da fare per riqualificare il centro storico».

    Tra le richieste dei cittadini che il sindaco ha presentato al questore, anche un presidio notturno della zona dell’Acquario e un maggior controllo del fenomeno dei parcheggiatori abusivi. «Sono portavoce di una presenza più visibile ed efficace delle forze dell’ordine – prosegue Doria – ma va anche detto che ci sono aspetti positivi che vanno sottolineati come l’apertura di nuove attività commerciali gastronomiche nella zona di San Bernardo e della Maddalena, il che significa che non c’è solo un centro storico che chiude».

    Si aggiunge, quindi, un altro capitolo della “Saga Movida“, è un capitolo fatto di spaccature: se da un lato i residenti si mobilitano per difendere cioè che gli esercenti osteggiano, dall’altro lato anche la giunta si spacca, con sindaco e assessore di riferimento mai così distanti.

  • Movida, baristi pronti a ritirare il ricorso in cambio della riscrittura dell’ordinanza

    Movida, baristi pronti a ritirare il ricorso in cambio della riscrittura dell’ordinanza

    movidaAnnunciato come la prima riunione di un «osservatorio formato da cittadini, esercenti, circoli e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore» l’incontro di giovedì scorso, convocato dagli assessorati alla legalità e allo sviluppo economico, ha avuto invece l’effetto opposto di riportare sul piede di guerra le associazioni di categoria.

    Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti denunciano, infatti, come finora «l’Osservatorio in realtà sia solo lettera morta, perché siamo ancora qui a discutere su chi abbia titolo a farne parte quando, in realtà, doveva essere costituito entro due mesi dall’entrata in vigore dell’ordinanza». Ma soprattutto, le sigle che rappresentano i gestori dei pubblici esercizi hanno colto la palla al balzo per tornare a chiedere all’amministrazione il ritiro della contestatissima ordinanza, offrendo in cambio la rinuncia al ricorso ancora pendente presso il Tar.

    «Se il Comune è pronto a ritirare il provvedimento e a tornare al tavolo con noi, da parte nostra siamo disponibili a fare altrettanto con il ricorso. In ballo c’è la possibilità di arrivare, finalmente, ad un nuovo testo condiviso da tutti e in grado di coniugare le esigenze di chi in centro storico vive con quelle di chi ci lavora», aggiungono i rappresentanti delle due associazioni, contestando anche il fatto che l’ordinanza abbia portato davvero un beneficio in termini di vivibilità: «Se con essa si intende la semplice riduzione degli schiamazzi notturni, la vivibilità potrà anche essere migliorata. Di certo, però, la chiusura anticipata e indiscriminata dei bar ha provocato anche un sensibile peggioramento sul piano della sicurezza e infatti nemmeno le associazioni dei residenti appoggiano in maniera compatta l’ordinanza, proprio perché molti tra quanti vivono in centro storico riconoscono il fondamentale ruolo di presidio dei pubblici esercizi», riflette  Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    «Lo spaccio, le rapine e gli eposodi di violenza si registrano proprio nelle strade più buie, quelle con le saracinesche abbassate», gli fa eco Marina Porotto, vicepresidente di Fepag Ascom che a sua volta ricorda come siano stati gli stessi esercenti «a richiedere, da quattro anni a questa parte, regole che possano consentire una convivenza tra bar e locali. Dopotutto molti di noi, oltre a lavorarci, in centro storico ci vivono e si rendono conto che non basta silenziare la movida per risolvere tutti i problemi. Nei primi mesi dell’anno il Comune aveva adottato il nuovo regolamento che era, appunto, il frutto di questa proficua collaborazione tra commercianti e cittadini. Poi, però, è arrivata questa ordinanza iniqua, che ha sparato nel mucchio indebolendo un tessuto commerciale già di per sé precario e alle prese con gravi fenomeni di abusivismo. Il Comune dice di voler limitare il consumo di alcol perché ha a cuore la vivibilità del quartiere e la salute del minori? Ma dove sono, allora, le politiche giovanili e quelle per il territorio? Noi non le vediamo, e anzi siamo proprio noi esercenti, tramite i Civ, gli unici che cercano di fare qualcosa per la promozione».

    Come è noto, la principale richiesta dei pubblici esercizi è quella di rivedere la parte di ordinanza che impone loro la chiusura anticipata all’una di notte – le due nei giorni festivi – mentre il giro di vita sui minimarket, per i quali l’orario limite è stato portato addirittura alle nove di sera, non è assolutamente in discussione. Non solo: le associazioni contestano la perimetrazione troppo ampia del provvedimento, che ricomprende l’intera area del centro storico senza fare distinzione tra le esigenze di zone tra loro diversissime. Basti pensare che l’ordinanza ha effetti sulle strade intorno a vico Casana, sicuramente non interessate da problemi di degrado o ordine pubblico. Ci vorrebbero, piuttosto, ordinanze mirate che stabiliscano fasce orarie diverse per la somministrazione a seconda delle zone, in alcune delle quali la vendita di alcol da asporto andrebbe impedita anche di giorno. E qui il pensiero va innanzitutto alle zone di Pré e della Maddalena.

    Tuttavia, il mantra dei baristi continua ad essere “più controlli e meno divieti”: in altre parole, sanzioni salate per chi sgarra, compresi i clienti che adottano comportamenti molesti al di fuori dei locali, e una politica di premialità per gli esercenti virtuosi, magari tramite un patentino a punti o degli sgravi fiscali. «Più che dotarsi di servizi di vigilanza privati, cosa possono fare gli esercenti? In questo modo, anzi, assolvono già a loro spese ad un compito che dovrebbe essere di competenza della pubblica amministrazione, e per il quale meriterebbero, semmai, di beneficiare di un credito di imposta», rivendica Gianni Petrelli, ex titolare dell’omonima vineria e oggi membro del direttivo Ascom.

    Baristi che invece, lungi dall’essere considerati dei benemeriti da parte del Comune, sono già incappati più volte nella scure dei controlli, «anche per sforamenti di pochi minuti sull’orario e senza alcuna notifica sul posto, bensì tramite una raccomandata che, arrivando diversi giorni dopo l’episodio contestato, rende praticamente impossibile il ricorso contro una multa», lamenta Pietro Avvenente, titolare del Bar Berto in Piazza delle Erbe. Ad onor del vero, però, delle circa ottanta sanzioni elevate dall’entrata in vigore dell’ordinanza, che hanno colpito 14 pubblici esercizi e 31 minimarket, molte hanno riguardato violazioni dell’orario che andavano ben oltre i “pochi minuti”. Il vero spauracchio, comunque, più che l’importo della sanzione – di solito esiguo, non più di qualche decina di euro – sta nella sospensione della licenza per cinque giorni, che scatta con il terzo verbale.

    Certo è che, dopo mesi di polemiche, quello avanzato dalle associazioni può comunque essere considerato come un braccio teso nei confronti dell’amministrazione. Il ricorso al Tar, infatti, rimane in piedi nonostante il mese scorso sia stata rigettata la richiesta di sospensiva dell’ordinanza contestualmente avanzata dai pubblici esercenti. Questo significa che quando il Tribunale amministrativo entrerà nel merito della questione – e la sentenza, potrebbe anche arrivare entro l’anno – in caso di pronunciamento favorevole ai ricorrenti l’intero impianto dell’ordinanza potrebbe essere stravolto, con la conseguenza che anche le sanzioni comminate nel frattempo, risulterebbero nulle. Una bella gatta da pelare per un’amministrazione per la quale, nel frattempo, si farà sempre più vicina la scadenza delle elezioni in programma la prossima primavera: altro fattore che potrebbe indurre il sindaco a prendere in considerazione l’ipotesi di tirare una riga sopra l’attuale provvedimento, anche in considerazione dei mal di pancia di una parte di giunta – non è un segreto che l’assessore allo sviluppo economico, Emanuele Piazza, sia sempre stato molto più sensibile alle richieste dei commercianti rispetto alla collega Fiorini, titolare della delega alla legalità e primo sponsor dell’ordinanza – nonché della stessa maggioranza: a schierarsi apertamente per la revisione del provvedimento, infatti, nei giorni scorsi è stata anche Marianna Pederzolli, la giovanissima consigliera appartenente proprio alla Lista Doria.

  • Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante il respingimento da parte del Tar della Liguria della sospensiva contenuta nel ricorso contro l’ordinanza anti movida, presentato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti, qualcosa sembra muoversi e la direzione potrebbe essere quella di una parziale revisione dell’ordinanza da parte del Comune di Genova.

    «Nelle prossime ore si riunirà per la prima volta un osservatorio dedicato alla movida, formato da cittadini, esercenti, circoli, e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore», ha dichiarato l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Emanuele Piazza. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra le esigenze della cittadinanza e quella dei titolari dei locali notturni, che dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza hanno registrato diverse sofferenze a causa delle chiusure anticipate: all’una di notte nei giorni feriali e alle 2 nel weekend. «Nessuno vuole ammazzare il centro storico, ne impedirne il godimento notturno da parte della popolazione – continua Piazza – per questo cercheremo di trovare un equilibrio capace di mettere d’accordo cittadini ed esercenti, dopo aver analizzato i pro e i contro dell’ordinanza oggi in vigore. Sicuramente cercheremo di premiare i locali che operano nel rispetto delle regole».

    Queste parole ancora una volta sottolineano il fatto che questo provvedimento sulla movida fu pensato anche per contenere il dilagante fenomeno dei minimarket, spuntati come funghi nel cuore del centro storico genovese nel corso degli ultimi anni. Il ricorso presentato al Tar da parte delle Associazioni di categoria escludeva, infatti, questi esercizi commerciali, che spesso vivono in quella sottile zona d’ombra che separa la legalità dall’illegalità, complice una legislazione impreparata al fenomeno (diffusissimo in molte città europee) e la crisi economica che ha fortemente minato gli esercizi commerciali tradizionali, esponendoli ad una concorrenza inedita.

    Come si apre un minimarket? 

    Sono proprio le procedure, maggiormente liberalizzate negli ultimi anni, ad aver creato questo contesto così esplosivo: se nel quadro economico odierno aprire e mantenere un’attività commerciale rappresenta un’impresa non priva di costi e di rischi, per gestire un esercizio di vicinato (così come sono catalogati iminimarket) la questione è un po’ diversa in quanto non sono necessarie particolari qualifiche o permessi per poterne avviare uno. Per una superficie sotto i 250 metri quadrati, infatti, è sufficiente comunicare al comune l’inizio dell’attività e renderla operativa entro i 30 giorni dalla consegna della comunicazione scritta. Il titolare dell’attività è tenuto ad essere in possesso di una Licenza per alimenti che viene rilasciata dall’ufficio Igiene del Comune dopo l’ispezione e il parere dell’Asl che verifica che siano state rispettate le norme vigenti. Il titolare del minimarket deve avere lavorato per due anni (negli ultimi cinque) nel settore alimentare, come dipendente o coadiutore, oppure deve seguire un corso specifico presso la Camera di Commercio o un ente di formazione abilitato. Nei fatti è evidente come l’apertura di un esercizio di vicinato non richieda particolari esborsi economici, ne particolari abilitazioni a differenza di altre tipologie di locali notturni; basta pensare che per acquistare una licenza di un bar sono necessari circa 70 mila euro, con tutte le certificazioni del caso relative alla preparazione e alla somministrazione di cibo e bevande, che permettono i “coperti”, di avere un vano adibito a cucina e tutto quello che un semplice minimarket non ha.

    Mal di pancia

    Nel frattempo, però, i nuovi orari di chiusura imposti dal Comune stanno creando non pochi mal di pancia agli esercenti del centro storico genovese: «La chiusura anticipata imposta da questa ordinanza influisce negativamente sui nostri incassi – racconta il titolare di uno storico locale delle Vigne – se il Comune intende mantenere questa rotta dovrebbe estendere questo regolamento anche fuori dal centro storico, perché facendo così non fa altro che spostare il lavoro in altre aree della città e non mi sembra corretto». La discussa ordinanza è nata dalla lettura emotiva di un contesto complicato: da un lato quello che per alcuni rappresenta il degrado (consumo di alcool, gente in strada fino a tardi, sporcizia), e dall’altro il voler vedere il centro storico ordinato, lucido e perfetto. La soluzione è stata una legge rigida, che ha provato a regolare la fluidità dell’economia della “Città Vecchia”: il risultato è una cura peggiore del male, che rischia di mettere in ginocchio chi ci lavora, svuotando i vicoli della loro anima commerciale.

    Andrea Carozzi

  • Ordinanza Movida, vince il Comune. Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: invariati gli orari per gli alcolici

    Ordinanza Movida, vince il Comune. Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: invariati gli orari per gli alcolici

    movidaIl Tar della Liguria ha respinto la richiesta di sospensiva contenuta nel ricorso avanzato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti contro l’ordinanza “anti-movida” del Comune di Genova. In attesa che il Tribunale si pronunci nel merito, dunque, restano in vigore le restrizioni agli orari di apertura dei pubblici esercizi del centro storico e di Sampierdarena, costretti ad abbassare le saracinesche all’una di notte nei giorni infrasettiminali e alle due il venerdì e sabato e nei prefestivi.

    Le associazioni di categoria, autrici anche di un esposto all’Antitrust, contestano un provvedimento a loro giudizio lesivo della libera concorrenza perché vincolante per tutte le attività economiche indipendentemente dal fatto che queste rispettino o meno le normative in materia di somministrazione delle bevande alcoliche.

    Diverso il parere del Tribunale amministrativo, secondo il quale “il provvedimento del Comune di Genova è stato fatto precedere da un’accurata istruttoria e realizza un equo contemperamento degli interessi in conflitto. Nel bilanciamento degli interessi proprio della fase cautelare, risulta sicuramente prevalente quello della tutela della quiete pubblica e del decoro urbano”.

    «Abbiamo vissuto come una sconfitta per la città il fatto che non si sia trovata una mediazione ragionevole con l’amministrazione, quando bastava un’ora in più di apertura per non penalizzare gravemente le attività regolari» replica Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Genova. «La bocciatura della richiesta di sospensiva, che non abbiamo ancora potuto leggere, va analizzata e non significa il rigetto del ricorso, rimanendo comunque sul tavolo la penalizzazione delle attività regolari e l’insufficiente incidenza su chi viola sistematicamente le regole. Questo è un problema della città e che, come tale, spetta al Comune risolvere, non al Tar».

    «Devo ancora leggere nel dettaglio il provvedimento del Tar ma è la conferma che il Comune di Genova ha fatto un lavoro serio e approfondito per contemperare i bisogni dei cittadini con quelli dei locali notturni» è il commento, a caldo, dell’assessore alla Legalità, Elena Fiorini. «Le motivazioni del ricorso si sono dimostrate poco consistenti e pretestuose, ora si tratta di andare avanti con un dialogo con le associazioni di categoria che come amministrazione confermiamo, così come con i cittadini e con i giovani e tutti coloro che amano la nostra città e la vogliono vivere divertendosi nel rispetto delle regole».

    Per l’assessore Fiorini (e per il sindaco Marco Doria) la sentenza del Tar rappresenta una vera e propria vittoria anche all’interno della giunta. E’ noto, infatti, che l’attuale ordinanza sia molto più sostenuta dalla parte “arancione” dell’amministrazione genovese piuttosto che da altri esponenti come l’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza, che aveva più volte annunciato la propria volontà di rivedere il documento andando incontro alle richieste degli esercenti. Difficile ora che l’assessore filo-renziano possa avere la meglio.

    E a vedere di buon occhio l’espressione del Tar sono anche gli abitanti del centro storico che fanno parte dell’associazione Asset. «Il Tar ha effettuato un giusto bilanciamento degli interessi tenuto conto che l’ordinanza comunale si limita a ridurre di un’ora soltanto l’orario di somministrazione di alcolici nelle giornate prefestive (alle 2, anziché alle 3 di notte). I pubblici esercenti potranno dunque rimodulare l’orario, effettuando un orario maggiormente prolungato durante il giorno (infatti, attualmente, molti pubblici esercizi sono chiusi durante il giorno ed aprono la sera) e, se vogliono contribuire allo sviluppo turistico, dovranno offrire servizi più qualificati, rispetto alla semplice mescita notturna di prodotti alcolici». A dirlo è l’avvocato Andrea Pinto, portavoce di Asset. L’associazione si era già spesa in passato a sostegno del provvedimento, sottolineando come mirasse a tutelare la quiete pubblica e il decoro urbano, «valori prevalenti rispetto all’esercizio incondizionato dell’attività di impresa». L’associazione evidenzia inoltre che «la limitazione di orario e l’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine hanno dato un segnale forte di sostegno agli abitanti e di fermezza nei confronti di chi vìola le norme di convivenza incivile». Per i cittadini del centro storico, inoltre, «la chiusura dei minimarket alle 21 ha arginato, almeno in parte, il fenomeno della diffusione di alcol (di pessima qualità) a basso prezzo e pone un argine al facile alcolismo tra i giovani. Per converso, la riduzione di orario non è tale da ostacolare lo svolgimento dell’attività di impresa».

  • Movida, l’abuso di alcool è solo colpa dei minimarket? La difesa di un commerciante di San Donato

    Movida, l’abuso di alcool è solo colpa dei minimarket? La difesa di un commerciante di San Donato

    ConcertoDall’entrata in vigore della nuova ordinanza “anti-Movida” sono già circa 200 le multe che i vigili del Comune di Genova hanno notificato agli esercenti che non hanno rispettato le regole varate dalla giunta Doria lo scorso aprile ed entrate in vigore a fine maggio. Gli accorgimenti addottati dall’amministrazione per porre un freno alla cosiddetta “movida alcolica” – che caratterizza, seppur in maniera diversa, i quartieri del centro storico e di Sampierdarena – stanno dando i primi frutti. Dopo un periodo di prova caratterizzato da una capillare campagna informativa che ha portato i vigili urbani a recarsi personalmente con opuscoli esplicativi in ogni locale dei quartieri interessati dall’ordinanza, da fine maggio sono cominciati i controlli serrati che non hanno risparmiato i trasgressori. Per una valutazione complessiva di questa operazione, i tempi non sono ancora maturi: bisognerà aspettare qualche mese e, soprattutto, il ritorno dalle ferie estive, per verificare quanto sia stato incisivo il giro di vite imposto a chi vende alcolici fino a notte inoltrata. Ma l’obiettivo del Comune di Genova è chiaro: creare il giusto equilibrio tra chi vuole vivere la movida notturna e chi ha il diritto di riposare senza essere molestato da schiamazzi e altri comportamenti poco consoni derivanti da un massiccio consumo di alcol (e non solo).

    Come ogni provvedimento che mira a regolare una consuetudine ben radicata nel panorama sociale di una città, la nuova ordinanza sulla movida ha creato una divisione tra chi vede di buon occhio l’iter intrapreso dal Comune (in questo caso, gli abitanti) e chi si sente colpito, soprattutto nel portafoglio. Tra questi ultimi, possiamo annoverare il titolare di un bar e piccolo imprenditore del centro storico genovese che, a tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, si trova a tirare le somme. E il risultato che ha per le mani non gli piace affatto.

    «Noi apriamo alle 17 – ci racconta – e fino alle 21 non entra nessuno; il vero lavoro inizia alle 23. Con le nuove regole del Comune che ci impongono di chiudere alle 2, siamo praticamente costretti a chiudere non appena la gente comincia a consumare. In questo modo, i miei incassi si sono dimezzati». Il nostro interlocutore non è italiano e, anche per questo, preferisce rimanere anonimo: si tratta di uno dei tanti lavoratori extracomunitari che ha provato a svoltare aprendo diverse attività commerciali nella zona di San Donato, cuore della movida genovese. Gli affari per il piccolo imprenditore sono andati bene fino a che i minimarket e i bar come il suo, che offrono cocktail e birre a prezzi inferiori alla media, sono finiti sotto i riflettori mediatici per essere stati identificati quali cause principali cause del degrado serale dei vicoli di Genova.

    «Noi lavoriamo come tutti gli altri – si difende – paghiamo le tesse e chiediamo i documenti ai clienti che entrano nel bar prima di servirgli da bere. Nonostante questo, quando sui giornali si parla di emergenza alcool tra i giovani e di degrado del centro storico, le fotografie che accompagnano gli articoli ritraggono sempre locali come il nostro e non quelli che applicano i nostri stessi prezzi ma sono italiani. Noi chiediamo solo di poter lavorare come tutti gli altri».

    moretti-movida-centro-storico-DIIl principale indiziato dell’attacco ai locali come quello della nostra fonte è il basso prezzo a cui vengono venduti gli alcolici: si parte dal famoso chupito a 1 euro passando per la birra in bottiglia a meno di 3 euro e arrivando ai cocktail a 3,5 euro. Solo questione di concorrenza? «Tengo i prezzi più bassi per essere competitivo – sostiene il nostro interlocutore – ma se il Comune obbligasse i bar ad adottare un tariffario uguale per tutti, non avrei problemi a rispettarlo». Se questa può essere considerata una misura da fanta finanza poiché l’amministrazione pubblica non può imporre un tariffario obbligatorio, è altrettanto vero che chi offre un servizio in maniera legale, dovrebbe poter operare al pari di tutti gli altri, guadagnando quello che reputa opportuno, probabilmente a discapito della qualità…ma questo è un altro discorso.

    L’origine dell’emergenza e dell’abuso di alcool tra i giovani non va ricercata solo nei bassi prezzi offerti da questo tipo di locali. «Noi lavoriamo all’interno di un quartiere frequentato prevalentemente da ragazzi che spesso si fermano davanti al nostro locale e consumano diverse bottiglie di super alcolici o di birra che si sono portati da casa – ricorda l’imprenditore – o che hanno acquistato in qualche supermercato. Non riesco a capire perché non ci sono controlli in questo senso, visto che dopo le 22 è proibito girare con bottiglie di vetro per il centro storico».

    A causa della nuove normative, il nostro interlocutore racconta di essere già stato costretto a chiudere una panineria e un minimarket aperti da poco e ora rischia di tirare definitivamente giù la serranda anche del bar che ha visto la luce solo nel 2015. «Non so che cosa vogliono ottenere con questa nuova normativa – si sfoga – forse vogliono farci chiudere tutti o forse vogliono colpire i minimarket che si sono diffusi per il centro storico negli ultimi anni. Quello che so, però, è che i locali al Porto Antico non sono soggetti all’ordinanza pur trovandosi a pochi metri dal centro storico e così il problema degli schiamazzi notturni non si risolve. L’ordinanza colpisce chi ha un locale nei vicoli favorendo chi ne ha uno al Porto Antico: non capisco il perché».

    Andrea Carozzi

  • Oktoberfest e Festa dell’Unità, i baristi del centro storico contro il Comune nella “guerra della movida”

    Oktoberfest e Festa dell’Unità, i baristi del centro storico contro il Comune nella “guerra della movida”

    Hb birraAncora un’edizione extralarge dell’Oktoberfest, ancora una levata di scudi delle associazioni dei commercianti che lamentano l’eccessiva lunghezza della festa della birra bavarese in programma in piazza della Vittoria dall’8 al 25 settembre prossimi. A sollevare il problema è il presidente di Fiepet Confesercenti Genova, Antonio Fasone, che punta il dito anche contro la consueta Festa dell’Unità, in piazza Caricamento dal 25 agosto al 10 settembre. «Si tratta, in entrambi i casi, di manifestazioni che, in virtù della loro lunga durata, hanno un impatto pesante sui pubblici esercizi in sede fissa e per questo motivo dovrebbero essere regolamentate. Per quanto riguarda l’Oktoberfest, fra l’altro, fino al 2014 avevamo concordato con il Comune una durata massima di nove giorni. Ma già l’anno scorso l’amministrazione non ha tenuto conto in alcun modo di tale intesa e, senza nemmeno consultarci, ha autorizzato gli organizzatori a raddoppiare i giorni, da nove a diciotto».

    Dodici mesi dopo, il problema si è riproposto, identico. «Ancora una volta l’Oktoberfest durerà due settimane abbondanti e, nel frattempo, anche la Festa dell’Unità continua a snodarsi su tre settimane senza limitazioni sull’orario di somministrazione degli stand, che da anni chiediamo possa essere limitato alla sera», aggiunge Fasone. Per la verità, a fronte della nuova sollecitazione di Confesercenti, l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, ha aperto la porta a un confronto per le manifestazioni a venire, dicendosi pronto a incontrare le associazioni a settembre «nell’obiettivo di avviare un percorso di analisi della situazione esistente su tale tipologia di manifestazioni e stabilire, quindi, idonee regole condivise e trasparenti». Ma le date di Oktoberfest e Festa dell’Unità 2016, ormai, non si possono più toccare.

    «Anche noi – spiega Alessandro Cavo, Ascom-Confcommercio – abbiamo chiesto alla Regione, da mesi, di adottare un regolamento sulle sagre sulla falsariga di quello in vigore in Lombardia, perché tali manifestazioni vanno normate in maniera da portare valore aggiunto al territorio mentre oggi, spesso, si limitano a fare razzia nei confronti di chi fa ristorazione in maniera professionale e deve già sottostare a tutta una serie di controlli ulteriori. Per fare un esempio, una sagra dell’asado a Genova o nell’entroterra non ha nessun senso; ben vengano, invece, iniziative capaci di generare indotto come Slow Fish, a cui infatti partecipano anche i ristoratori genovesi tramite lo stand di Genova Gourmet».

    Il distinguo tra Ascom e Confesercenti sorge, invece, proprio quando si parla di Oktoberfest. Contrarissimi i secondi, decisamente più concilianti i primi. «Nel momento in cui non arreca danni economici alle attività della zona, non abbiamo nulla in contrario alla sua organizzazione. Fra l’altro, nel corso degli anni l’Oktoberfest ha fatto anche dei passi avanti dal punto di vista della comunicazione con il territorio» spiega Cavo, che non ravvisa neppure contraddizioni nella scelta del Civ di Piazza della Vittoria di partecipare all’organizzazione: «È una scelta che il consorzio ha fatto in maniera assolutamente autonoma e indipendente».

    Confesercenti, invece, non ci sta. «L’apertura del Comune è sicuramente positiva, ma arriva comunque troppo tardi e non capiamo perché si sia lasciato passare un intero anno senza prendere provvedimenti, dato che avevamo sottoposto il problema fin dall’anno scorso e che, quindi, la questione era ben nota» riflette il direttore provinciale, Andrea Dameri. «Non capiamo, poi, come l’amministrazione autorizzi e addirittura incentivi manifestazioni temporanee che prevedono la somministrazione di bevande alcoliche, ma allo stesso tempo pregiudichi il lavoro di migliaia di esercenti in sede fissa costretti ad anticipare l’orario di chisura delle proprie attività, pur avendo sempre agito nel rispetto delle regole».

    Il riferimento, naturalmente, è alla contestatissima ordinanza anti-movida con la quale, nei mesi scorsi, il Comune di Genova ha imposto la chiusura anticipata all’una di notte, con proroga alle due il venerdì, sabato e nei prefestivi, a tutti i bar del centro storico e di Sampierdarena, indipendentemente dal fatto che questi abbiano violato o meno le norme in materia di somministrazione di alcolici a minori o in contenitori di vetro oltre l’orario consentito. Un provvedimento che la stessa Confesercenti, insieme ad Ascom, ha impugnato di fronte al Tar e che quindi, nei prossimi mesi, potrebbe anche essere clamorosamente sconfessato dal tribunale amministrativo.

    moretti-movida-centro-storico-DIIntanto, però, quell’ordinanza è in vigore e se, da un lato, aiuta i residenti a dormire sonni tranquilli, dall’altro il sonno finisce per toglierlo agli esercenti. «Mentre noi del centro storico dobbiamo chiudere all’una, i bar del Porto Antico possono andare avanti fino alle tre, e questa è una situazione di evidente disparità: anche perché se la ragione è la tutela della quiete pubblica, come mai non si pensa pure agli abitanti di via del Molo?» si domanda Giancarlo Sgrazzuti, gestore dello storico Bar Moretti di via San Bernardo. «Davvero, non capisco quale sia il senso di certe decisioni, se non la volontà di incanalare la movida in certe zone della città e non in altre. Poi, mi tocca pure vedere lo stemma del Comune sugli striscioni dell’Oktoberfest, una manifestazione che sostanzialmente consiste nel bere birra a fiumi, e allora penso che davvero esistano delle situazioni assurde. È chiaro che durante la festa della birra tutti noi lavoriamo molto meno, ma il punto non è nemmeno questo. Il punto – attacca Sgrazzuti – è capire se il Comune intenda davvero contrastare l’abuso di alcol, o se invece non faccia semplicemente figli e figliastri, favorendo sempre gli stessi. Ad esempio, pensate solo a chi ha potuto allestire un maxitendone in piazza Piccapietra per tutto il mese degli Europei: gli stessi che oggi organizzano l’Oktoberfest».

    D’altra parte, aggiunge “mister Moretti” «fare abbassare a tutti le saracinesche una o due ore prima la sera, non serve nemmeno a contenere il consumo di alcol fra i giovanissimi: i ragazzini di 14-15 anni sono i primi a uscire la sera, ben prima di mezzanotte, per cui è ovvio che anticipare la chiusura dei locali non serve a nulla e le chupiterie della zona di San Donato continuano a lavorare a pieno regime, con i loro colpi a 1 euro o poco più. Meglio sarebbe controllare gli abusivi e punire solo quelli. Senza contare che attività come la nostra forniscono anche un servizio ai cittadini: banalmente penso ai bagni che il Moretti ha sempre messo a disposizione di tutti, clienti e non. Insomma, chiudendo i bar viene meno un presidio ma non si risolve assolutamente il problema dell’alcol, anzi, forse lo si aggrava pure, perché chi vuole continua a bere per strada, senza alcun controllo. E ditemi voi cosa è peggio».

  • Movida, arrivano le ordinanze anti-alcol per Centro storico e Sampierdarena. Minimarket chiusi alle 21

    Movida, arrivano le ordinanze anti-alcol per Centro storico e Sampierdarena. Minimarket chiusi alle 21

    alcoliciPresentate oggi ed entreranno in vigore nei prossimi giorni le tanto attese ordinanze sindacali per la limitazione della vendita di bevande alcoliche nel centro storico di Genova e in buona parte del quartiere di Sampierdarena. Due provvedimenti distinti ma in realtà quasi identici che, come spiega il sindaco Marco Doria e riporta l’agenzia Dire, fanno seguito a «un regolamento che abbiamo già approvato e, sull’esempio di quanto fatto da altre città come Parma, fissano il principio che in città c’è spazio per il divertimento ma ci deve essere spazio anche per la tutela dei diritti, il riposo e la convivenza tra locali e cittadinanza che abita, vive e lavora nei quartieri. C’è un filo che lega questo provvedimento a quello sulle sale da gioco: il Comune non vuole assistere passivamente al dilagare di fenomeni che oggettivamente impoveriscono la qualità della vita in città». Il messaggio che arriva dall’amministrazione non ha vocazione prettamente proibizionista ma si rivolge con fermezza soprattutto nei confronti dei cosiddetti minimarket che, se vendono bevande alcoliche, saranno costretti a chiudere alle ore 21 nei quartieri oggetto delle ordinanze. «In realtà – sostiene il sindaco – questi esercizi sono bar camuffati che somministrano alcol a tutte le ore del giorno e della notte e che, anzi, in alcuni casi aprono alle 18 per poter andare avanti fino al mattino». Secondo i dati riportati dall’assessore a Legalità e diritti, Elena Fiorini, nel centro storico di Genova esiste una concentrazione di 8,5 esercizi per ettaro che smerciano bevande alcoliche, a fronte di una media cittadina di 0,1 per ettaro. Un dato che va confrontato con la densità abitativa che nel centro storico è di 488 residenti per ettaro a fronte di una media complessiva di 25. «Nel corso dei monitoraggi per verificare il rispetto del limiti acustici – spiega Fiorini – in 10 punti collocati nei quartieri oggetto delle ordinanze abbiamo osservato sforamenti praticamente tutti i giorni della settimana».

    Diversa la disciplina per i bar veri e propri che potranno rimanere aperti fino all’1 del giorno successivo dalla domenica al giovedì e fino alle 2 il venerdì, sabato e in tutti i giorni prefestivi. Inoltre, a partire dalle 22, tutti i giorni sono vietate vendita e consumo di bevande alcoliche in vetro e lattina. Infine, regolamentazione dedicata per i numerosi circoli associativi di Sampierdarena: l’impatto acustico dovrà essere fortemente contenuto a partire dalle 24 mentre la somministrazione di bevande alcoliche dovrà terminare all’1. «Nel caso dei circoli – specifica l’assessore – bisogna fare molta attenzione perché l’attività è tutelata costituzionalmente dalla libertà di associazione: a differenza dei locali commerciali, possano solo vietare la somministrazione di bevande alcoliche ma non imporre la chiusura a orari prestabiliti».

    «Non sono orari da tramonto – chiosa il sindaco – ma cercano di trovare il giusto equilibrio tra le possibilità di svago e diritti inalienabili dei cittadini residenti, senza essere proibizionisti ma ponendosi anche il problema del fenomeno dell’abuso di bevande alcoliche. Non è solo una questione di vivibilità ma anche di diritto alla salute, inteso sia come necessità di riposare e dormire di notte sia come tentativo di arginare il fenomeno di abuso di bevande alcoliche. Non vogliamo essere proibizionisti ma il problema ce lo poniamo». Il rispetto delle ordinanze sarà verificato dalla Polizia Municipale che, da fine febbraio, data di entrata in vigore del nuovo regolamento che ha posto le basi per le ordinanze, su tutto il territorio comunale ha prodotto 42 sanzioni e 8 ordini di chiusura anticipata alle 20 per esercizi che non rispettavano le norme di vendita ai minori, di pubblicità e gli orari previsti, tanto che alcuni locali hanno deciso di non vendere più bevande alcoliche.

    «Cerchiamo di dare regole corrette a un qualcosa che è molto complicato – ragiona l’assessore Fiorini – perché su questo tema si scontrano la gran parte delle città europee. Non pensiamo di fornire soluzioni miracolistiche ma è un work in progress che necessità della collaborazione di tutti gli attori in campo».

    Confesercenti non ci sta: possibile ricorso al Tar

    Vicoli, Centro Storico di GenovaI provvedimenti hanno scatenato immediatamente la reazione degli esercenti. «Con le due ordinanze sulla movida annunciate questa mattina senza previo coinvolgimento delle associazioni – sostiene  Cesare Groppi, segretario di Fiepet Confesercenti Genova  ancora una volta, il Comune non solo dimostra di non avere capito come risolvere i problemi del centro storico e delle altre zone critiche della città, ma arreca un danno economico enorme agli esercenti in regola, molti dei quali a questo punto rischiano di dover chiudere i battenti». Per le categorie, infatti, quella proposta da Tursi è una drastica sforbiciata rispetto a quanto consentito dal Codice della Strada, che prevede anche l’apertura h24 e fissa come orario limite alla somministrazione di alcolici le 3 del mattino in ogni giorno della settimana e il divieto di vendita per asporto dalle 22 alle 6.

    Per porre un freno al crescente degrado della città e al crescere di fenomeni di violazione legati alla “movida alcolica” pochi mesi fa erano state le stesse associazioni di categoria a chiedere all’amministrazione un giro di vite contro l’abusivismo e a tutela delle attività regolari. «Ma un provvedimento che fissa lo stesso orario di chiusura per tutti – commenta Groppi – è penalizzante per la stragrande maggioranza dei bar che si attengono scrupolosamente al regolamento. Le leggi ci sono e basterebbe farle rispettare, punendo i trasgressori con le adeguate sanzioni, fra le quali già oggi è prevista la chiusura anticipata alle ore 20 per chi non si attiene alle disposizioni sulla vendita e somministrazione di alcolici. Se poi all’una le serrande dovranno già essere abbassate, questo significa che l’effettiva interruzione del servizio di somministrazione dovrà avvenire ancor prima, con evidenti danni economici che, per molte attività, rischiano di essere insostenibili».

    Per questi motivi, le associazioni di categoria stanno valutando la possibilità di ricorrere alle vie legali contro un provvedimento definito «iniquo e penalizzante, che il Comune peraltro ha annunciato cogliendoci di sorpresa e interrompendo unilaterlamente un percorso che, invece, fino a poche settimane fa era stato condiviso».

    Soddisfatti, invece, i presidenti dei due Municipi interessati dalle ordinanze. «Il centro storico di Genova – spiega Simone Leoncini, presidente del Municipio I – Centro Est – è densamente urbanizzato. A differenza di altre realtà europee, qui i cittadini non solo si divertono ma ci vivono anche e hanno un vivace tessuto di realtà associative. Il problema cruciale che questi provvedimenti cercano di contrastare sono i minimarket che per paga parte si configurano come soggetti predatori e distruttivi e delle relazioni sul territorio. Invece, è importante che si crei un’alleanza sociale tra i cittadini residenti, la movida, i pubblici esercizi e l’amministrazione».

    «Avevamo una certa impazienza di vedere queste ordinanze arrivare alla firma del sindaco – prosegue Franco Marenco, presidente del Municipio II – Centro Ovest – ampiamente giustificata dai fatti di cronaca anche recenti. L’obiettivo è tutelare l’interesse dei cittadini rispetto a quello, deviato, di alcuni singoli. A Sampierdarena, infatti, i problemi oltre al rumore si trasformano spesso in questioni di ordine pubblico, senza dimenticare quanto l’alcol rappresenti una piaga sociale sempre più tristemente diffusa».

    Le vie interessate dalle ordinanze

    Per quanto riguarda il centro storico, l’ordinanza esclude l’area interna del Porto Antico e include invece piazza De Ferrari. L’area interessata è compresa nel perimetro delimitato dalle seguenti vie: via Bersaglieri d’Italia, Piazza della Commenda, Piazza Scalo, via Gramsci, piazza Caricamento, piazza Raibetta, via Turati, corso Quadrio, via della Marina, via Madre di Dio, via Ravasco, via del Colle, via di Porta Soprana, via Petrarca, piazza De Ferrari, via XXV Aprile, piazza Fontane Marose, via Garibaldi, piazza della Meridiana, via Cairoli, largo della Zecca, via Bensa, piazza della Annunziata, via Balbi, piazza Acquaverde, via A. Doria.

    Per Sampierdarena, l’ordinanza comprende il seguente perimetro (incluse le vie del perimetro): via Chiusone, via Argine Polcevera sino a via Capello, Via Capello, via Fillak , via del Campasso sino al voltino lapide Caduti del Campasso compresa via Anguissola (chiusa), via Vicenza,via Caveri sino a incr. via Bazzi, via Bazzi, piazza Ghiglione, via Currò (tra piazza Ghiglione e via C.Rolando), via C. Rolando, via G.B.Monti sino a via Alfieri, via Alfieri, via Cantore (tratto a monte tra via G.B. Monti e via Alfieri e a mare tra piazza Montano e via U. Rela), via Cantore da via U. Rela a via Pedemonte (tratto di confine esterno non rientrante nell’ordinanza), via Pedemonte sino a via Dottesio, Via Dottesio sino a via di Francia, via di Francia (proiezione su via Scarsellini), via Scarsellini, Lungomare Canepa, via Operai, via Pacinotti, via Pieragostini sino a Largo Jursè, Largo Jursè,via Spataro, via Orgiero, via Bezzecca, via Miani (chiusa).

  • Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    I NonostanteClizia ai LuzzatiLa nuova gestione dei Luzzati (qui l’approfondimento) si conferma ormai come una realtà consolidata e di successo. I giardini sono probabilmente una tra le mete più tranquille del dopocena nel centro genovese, via via più vivaci con il passare delle ore. E la dimostrazione di una movida intelligente e giovane (visto che, a differenza di quanto pensano i più, l’accostamento è possibile) non ne compromette il divertimento. All’ingresso c’è la simpatia e la grinta di Michele Ferrero, promoter d’eccezione con i suoi slogan e la sua parlantina da tribuno. Presenta i “Nonostante Clizia, un giovane gruppo di Acqui Terme che stasera terrà un concerto mirabolante”. E a fine serata, nessuno avrà il coraggio di contraddirlo. I Nonostante Clizia sono una formazione a cavallo tra alternative rock e synth pop di Acqui Terme, con influenze «che vanno dai Bluvertigo agli Arcade Fire», composta da Valerio Gaglione (voce e chitarra), Marco Gervino (chitarra), Matteo Porta (basso), Simone Barisone (tastiere) e Manuel Concilio (batteria). Attivi dal 2009, anno del loro primo demo “Sarà la Moda”, al quale segue “Amori Etichettati” (2010), hanno registrato l’EP “BANG!” nel 2013 (registrazione e produzione di Matteo Cantaluppi).

    Con le luci spente si vede bene il clima di festa del venerdì sera che c’è fuori; e, dall’altra parte, s’intravedono gli scavi romani dalle vetrate scure, e ci si chiede come sarebbe quello spazio illuminato con luci adatte, immaginandosi uno sfondo unico per un locale e il suo palcoscenico live. I ragazzi si lasciano sfuggire le ultime note preparando gli strumenti già caldi e, a un certo punto, rullano le bacchette di Manuel, preludio della sua serata… riceverà dal pubblico i cori tutti per lui. Pezzo d’apertura L.A., un’analisi intima di una generazione che si domanda: “che cosa sono gli incubi per noi: viver come chi apre nei locali, sentirci vuoti dentro e imbarazzati, vederci belli fuori ma scoppiati”. Julian è un brano ispirato al film Less than Zero, e fornisce in qualche modo il fulcro della politica dei Nonostante Clizia: “e non lo so se lo apprezzo svendermi a poco prezzo”. A buon diritto, dato che, come ha scritto lo stesso Andrea Pinketts, autore del libro che da il nome al gruppo, “le bugie sono sempre regali. Le verità si pagano”.

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    A chi bazzica su MTV, I Ragazzi dell’Alaska potrebbe essere un titolo familiare. Il pezzo, infatti, è stato mandato in rotazione su MTV new generation, in onore dell’elezione del gruppo ad artisti del mese. Il synth pop dei Nonostante qui raggiunge una forma compiuta: interventi strumentali giustapposti a una struttura melodica piacevolissima. Il testo diventa un setaccio della freddezza della gente: chi al cuore, chi al collo, chi alla testa, per cui “la malizia serve a conquistare; la furbizia invece per scappare”. Insomma, come dare torto alle motivazioni per cui MTV new generation ha scelto loro: “Anticonformisti e coinvolgenti, i NonostanteClizia possono davvero fare strada nel panorama indie italiano”. Il tuo stile è una ballata in cui il basso e la batteria si fondono in una ritmica metafisica e cupa; l’arpeggio strozzato della chitarra e i rintocchi delle tastiere completano il telaio armonico del pezzo, su cui, alla fine, la voce di Valerio, profonda e (in pieno accordo con Giovanni Facelli, chitarrista dei Tomakin e amico dei concittadini acquesi) resa ancora più efficace dall’effetto ruvido dell’altoparlante, canta un momento di introspezione: “guarda lo specchio, dimmi cosa riflette quando ti svegli alle tre”.

    A fine concerto, richieste di bis e complimenti confermano l’ottima prova del gruppo e lo stato di grazia che il palco gli fornisce. A proposito di live, parlando con i ragazzi scopriamo che «le date non mancano: saremo ad Alessandria, Imperia, Prato, Grosseto, Roma, Brindisi, Bari, Catania, a partire da questa primavera». Nel frattempo, «stiamo preparando la pre-produzione del nuovo disco, che uscirà molto probabilmente in autunno 2014». Con la certezza che il risultato sarà all’altezza delle aspettative, a giudicare dagli inediti che abbiamo potuto sentire durante il live. Che quel “Bang!” sia il colpo di pistola che dia il via alla loro corsa musicale e che Bolivar, alter ego dei Nonostante che compare sulla copertina, con il suo ghigno, il sangue al naso e gli occhiali da sole, riesca ancora sbeffeggiare, pestare e scrutare i suoi coetanei e le loro vicende.

    Nicola Damassino