Autore: Simone D’Ambrosio

  • Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Piscina o palestra, basta che si faccia e anche presto. È la richiesta giunta a Palazzo Tursi dagli abitanti di Multedo che ormai da tre anni si vedono «privati di qualsiasi spazio di aggregazione e che avrebbero bisogno come il pane di poter tornare a usufruire delle strutture della Nico Sapio» come ha ricorda in Consiglio comunale Paolo Gozzi. Sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito passo dopo passo il progressivo decadimento dell’ormai ex piscina della delegazione di Ponente. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto, si era rilevata non in grado di far fronte agli ingenti investimenti per la riqualificazione della struttura: da qui nacque un lungo contenzioso con il Comune, conclusosi con la riconsegna delle chiavi da parte dei concessionari.

    «L’impianto – ricorda però il consigliere Gozzi – è nella piena disponibilità dell’amministrazione da oltre un anno: nessuno si aspetta che il Comune si accolli la ristrutturazione ma che predisponga un piano per coinvolgere i privati questo sì». Perché si è aspettato così tanto dopo la risoluzione della controversia? «Il bando – ammette Boero – di per sé non è difficile da far uscire nuovamente, volendo lo si potrebbe fare già adesso e lo si sarebbe potuto fare anche qualche mese fa. Ma il punto è riuscire a strutturare una gara che susciti l’interesse dei privati e faccia partecipare qualcuno. Altrimenti potremmo riproporre esattamente il bando che abbiamo fatto l’ultima volta con il rischio molto reale, però, che vada deserto visti gli esiti che ha avuto l’ultima assegnazione».

    Le cose potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Sembra, infatti, che una prima proposta di riqualificazione della struttura sia arrivata proprio in questi giorni dall’Associazione sportiva “Multedo 1930” che ha presentato al sindaco un progetto di risistemazione dell’impianto natatorio, utilizzando anche una piccola spiaggia demaniale che la società ha già in concessione, seguendo un po’ la falsa riga dei criteri che si stanno delineando per la vicina piscina Mameli di Voltri.

    La società interessata alla struttura di Multedo era già stata la storica gestrice dell’impianto natatorio ma l’aveva lentamente abbandonato a se stesso. Ora, tuttavia, la dirigenza è cambiata e potrebbe esserci qualche nuova prospettiva. «Ma il Comune – dice l’assessore allo Sport, Pino Boero – non può far altro che registrare una manifestazione di interesse che, tuttavia, dovrà essere concretizzata con l’eventuale partecipazione a una gara pubblica secondo le indicazioni che arriveranno dal Municipio».

    Il futuro della Nico Sapio sarà dunque ancora acquatico? O, come prova a buttare sul tavolo Boero, non sarebbe forse più opportuno trasformare l’edificio in una palestra che richiederebbe sì un’ingente ristrutturazione ma sarebbe molto più facile da manutenere? «Bisogna tenere presente – sostiene l’assessore, confermando quanto già ci aveva accennato prima dell’estate – che la capienza reale degli impianti natatori nel Ponente cittadino è ampiamente soddisfacente per rispondere alla domanda. Nulla vieta, quindi, di strutturare il bando pensando a un’altra destinazione degli spazi, sempre restando in ambito sportivo. Una gestione del genere sarebbe probabilmente più appetibile per un privato». Se ne parlerà tra una decina di giorni in Municipio, più precisamente la mattina di mercoledì 1 ottobre quando è previsto un rendez-vous tra palazzo Tursi e il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, proprio sul tema delle strutture sportive della zona.

    Non sarà facile però convincere gli abitanti di Multedo alla riconversione degli spazi. «Credo che le aspettative e le speranze dei cittadini – ci racconta il presidente municipale – siano quelle di mantenere un’attività che ha caratterizzato oltre 50 anni di storia del territorio: lì sono nati campioni che sono stati anche alle Olimpiadi come Paola Cavallino. A cuor leggero alla piscina non ci rinunciamo anche perché ci sono attività sociali importanti legate alle scuole, ai bambini differentemente abili. Se non ci saranno alternative, cercheremo di capire cosa fare».

    L’importante, comunque, è che qualsiasi sia la strada da intraprendere passi prima da una condivisione con gli abitanti, attraverso un’assemblea pubblica. «Abbiamo sentito parlare del nuovo progetto – spiega Avvenente – ma non l’abbiamo ancora visto. È ovvio che puntiamo a trovare una soluzione perché la cosa più brutta che si possa fare è abbandonare la struttura agli atti vandalici notturni che, purtroppo, continuano a esserci nonostante i tentativi di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Ma bisogna trovare un soggetto con caratteristiche gestionali ben diverse da quelle che si sono verificate finora: con il vecchio bando, la riqualificazione è morta ancora prima di nascere».

    Intanto, la struttura resta fatiscente, abbandonata e neanche troppo sicura. «Grazie all’impegno del comitato di quartiere – prosegue il presidente del Municipio – siamo riusciti a rimettere a posto i campetti esterni e a sistemare gli spogliatoi per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma l’obiettivo resta naturalmente quello di trovare una soluzione definitiva con un soggetto interessato a farsi carico di tutto il compendio sportivo».

    Il tempo stringe, soprattutto se si vuol provare ad accedere ai fondi Fas regionali, dedicati alle aree sottoutilizzate e messi a disposizione proprio per la riqualificazione delle strutture sportive. Su questo piccolo tesoretto fa affidamento, ad esempio, la riqualificazione della piscina Mameli di Voltri, il cui progetto definitivo è stato visto e approvato dal Municipio Ponente. «La Regione ha dichiarato più volte che c’è questa disponibilità – sottolinea l’assessore Boero – per cui stiamo ragionando anche su come far rientrare parte della ristrutturazione di Valletta Cambiaso, con i campi da tennis gestiti da MyTennis. E poi si potrebbe pensare nuovamente alle piscine, con la Massa di Nervi e proprio la Sapio di Multedo».

    Ma per la struttura di Multedo (come probabilmente anche per quella di Nervi, dove il Municipio sta pensando a una riorganizzazione più complessiva degli spazi coinvolgendo anche la piscina Gropallo e una parte di spiaggia) servirebbe un vero e proprio miracolo dal momento che i progetti definitivi di riqualificazione andrebbero presentati entro la fine di ottobre. Nel frattempo, infatti, dovrebbe essere indetta e conclusa una nuova gara pubblica per cui, però, non ci sono i tempi necessari. L’unica soluzione potrebbe essere quella di un’assegnazione diretta, sempre che l’avvocatura del Comune dia il via libera a un’operazione simile. Dopo il primo ottobre, forse, se ne potrà sapere di più.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Registro delle Unioni Civili a Genova, numeri e riflessioni a un anno dall’istituzione

    Registro delle Unioni Civili a Genova, numeri e riflessioni a un anno dall’istituzione

    archivio-libri-scrittura-D3Che Genova avesse il proprio Registro delle unioni civili lo avevano ormai dimenticato quasi tutti. Eppure è passato solo poco più di un anno da quando le prime coppie, di sesso opposto o uguale, hanno potuto iscriversi in questo particolare albo che non crea un nuovo status – operazione che non sarebbe consentita dal codice civile – ma sancisce una serie di possibilità prevalentemente a fini certificativi. Le coppie inserite in questo registro, ad esempio, hanno avuto l’accesso a diritti previsti dall’assistenza ospedaliera, carceraria, al subentro in contratti d’affitto, all’ingresso nelle graduatorie per gli alloggi popolari e, anche, a tutto ciò che possa riguardare prove e documentazioni nell’ambito di risarcimento del danno ai fini assicurativi. Come previsto poco più di un anno fa, insomma, in tutti i regolamenti comunali le coppie unite civilmente sono state totalmente equiparate a quelle legate da vincolo matrimoniale, senza bisogno di apposite modifiche normative.

    «Nonostante le possibilità siano ancora limitate – ha commentato l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini – queste coppie si sono finalmente sentite parte di una comunità perché hanno potuto portare in sede pubblica il proprio vincolo affettivo».

    Le prime coppie dello stesso sesso e di sessi differenti hanno iniziato ad aderire al registro a partire dal 20 luglio 2013. Dopodiché il silenzio totale.
    C’è voluta l’iniziativa del gruppo consiliare di Sel affinché il tema tornasse alla ribalta. In realtà, la Commissione consiliare convocata ieri avrebbe dovuto fare chiarezza sulla possibilità di trascrizione in Italia, e a Genova in particolare, di matrimoni omosessuali contratti all’estero. Ma l’assessore Fiorini, in quota Lista Doria, ha colto l’occasione per fare anche il punto della situazione sul registro locale delle unioni civili.

    unioni-civili-gay-prideSono 57 le coppie che hanno fin qui aderito. Di queste, 35 sono composte da persone di sesso diverso e 22 dello stesso sesso (12 maschili, 10 femminili). Solo una coppia etero in questo periodo ha chiesto la cancellazione dal registro dopo esservi stata inserita. 17 sono, invece, le coppie con figli (compresa una coppia costituita da due donne) di cui 13 con figli propri e 6 con figli avuti da precedenti unioni, per un totale complessivo di 28 figli.
    Viene smentito dai fatti, dunque, chi ritiene che la questione riguardi esclusivamente le coppie omosessuali, dato che il 61% delle unioni è rappresentato da persone di sesso opposto: un dato, peraltro, che secondo quanto riferito dall’assessore Fiorini è ancora più alto in altre realtà italiane.

    Interessante anche vedere in che fascia di età abbia maggiormente attecchito il registro: il 38% delle persone che hanno chiesto di ufficializzare la propria unione civile ha tra i 36 e i 45 anni, il 23% tra i 46 e 55 anni, ben il 20% è rappresentato da giovani tra i 25 e 35 anni, mentre si scende al 14% tra i 56 e 65 anni e al 5% tra chi ha superato i 66 anni.

    Certo, il valore assoluto di questi numeri non è molto significativo, soprattutto se consideriamo che, ogni mese, a fronte di 4/5 unioni civili si registrano 118 matrimoni.
    Un peccato dal momento che il registro genovese è senza dubbio uno dei meglio articolati nel multi sfaccettato panorama nazionale.
    Sicuramente, una parte della responsabilità va addossata all’amministrazione che ha fatto passare molto in sordina la nascita del registro, rispetto invece alle massicce campagne informative di altri comuni italiani.
    La città italiana con più coppie di fatto registrate è Milano: partita un anno prima di Genova, è arrivata 898 unioni registrate di cui il 74% tra persone di sesso diverso. Torino, invece, che offre questa opportunità già da 10 anni ha solamente 90 scritti. Questione di diverse sensibilità probabilmente ma, soprattutto, di diverse tipologie di benefici che, stando sempre all’interno del limiti di legge, le varie amministrazioni offrono ai propri cittadini.

    Ovviamente, però, finché non ci sarà una legislazione nazionale che interverrà sul tema, difficilmente le cose potranno cambiare in maniera radicale (come, invece, succede in Francia con ben 138 mila Pacs registrati). «Sono pienamente consapevole che il Regolamento comunale è un aspetto limitato della questione – ha detto in Sala Rossa l’assessore Fiorini – ma è la manifestazione di una precisa scelta politica che, però, non può fare a meno di una legislazione nazionale».

    L’Italia, insieme con la Grecia, è sostanzialmente l’unico Stato a non essersi ancora espresso a livello normativo sul tema. «Non ci fa onore – ha chiosato Fiorini – essere rimasti praticamente solo noi, e in parte la Grecia, a non avere una disciplina di questo diritto». Qualcosa però sembra iniziare a muoversi, anche se la valorizzazione dei diritti e servizi civili non sembra essere una delle priorità dei famosi mille giorni di Renzi. Tuttavia, dal 30 luglio 2014 è stato depositato alla Commissione Giustizia del Senato un disegno di legge che potrebbe introdurre il riconoscimento formale di due tipologie di convivenza, sul modello della legislazione tedesca. Non si tratta dell’estensione del matrimonio vero e proprio alle coppie omosessuali, come spesso erroneamente e anche un po’ populisticamente si sente dire, ma di un doveroso ampliamento di una serie di diritti e di doveri a una fetta di popolazione che fino al momento ne è sempre stata esclusa. Si tratta di un riconoscimento doveroso richiesto più volte anche dalla Corte costituzionale e dalla Cassazione per “sancire il pieno diritto di tutti a vivere la propria condizione di coppia”, naturalmente anche dei cittadini omosessuali.
    Un traguardo che avrebbe anche importanti riflessi sui temi fiscali: basti pensare ai regimi patrimoniali di comunità dei beni, alla detrazioni derivanti da dichiarazioni dei redditi congiunta, alla possibilità di ricevere assegni di reversibilità, all’assistenza sanitaria, all’esenzione delle tassa di successione… insomma alla parificazione di tutti quei diritti di cui già possono godere le persone unite in matrimonio.

    Il testo del disegno di legge nazionale, come detto, prevede l’istituzione due nuove forme di unione: la prima è l’unione civile vera e propria, che può essere richiesta da due maggiorenni dello stesso sesso, legati da un vincolo affettivo. Naturalmente, vi sono delle clausole di esclusione che sono le stesse previste per il matrimonio e derivano dunque dal codice civile. Anche lo scioglimento dell’unione civile sarebbe regolamentato sostanzialmente come un matrimonio e potrebbe prevedere l’assegno di mantenimento.
    Il secondo istituto, invece, è più leggero e riguarda i cosiddetti patti di convivenza. Potrebbe essere richiesta da coppie omo ed eterosessuali (nel senso etimologico del termine e non tanto delle preferenze sessuali) che decidano di organizzare la propria vita in comune: vi sono clausole di esclusione ma lo scioglimento del patto è più facile così come minori sono i doveri e i diritti di cui si potrà godere. I primi riguardano genericamente il vincolo alla reciproca assistenza materiale, mentre i secondi sono limitati alla reciproca assistenza sanitaria e penitenziaria e alla successione nel contratto di locazione. Lo scioglimento seguirebbe, invece, la falsariga di quanto già previsto dal Regolamento genovese: non vi è necessità di rivolgersi al Tribunale ma basta una dichiarazione consensuale presso un ufficiale di Stato civile o, se si tratta di un’iniziativa unilaterale, la prova di una comunicazione avvenuta per iscritto alla controparte. A maggior tutela dell’istituto, nel disegno di legge è anche previsto che gli effetti del patto di convivenza si protraggano per un anno dopo la richiesta di cessazione.
    «Questa seconda forma più leggera di legame – spiega l’assessore Fiorini – può essere l’anticamera di un matrimonio o di un’unione civile ma potrebbe anche rappresentare solamente un momento nella vita di una persona».

    C’è poi la questione da cui la discussione è rinata in Sala Rossa, ovvero la possibilità di trascrizione in Italia di matrimoni contratti all’estero. «Molte coppie omosessuali regolarmente sposate all’estero – racconta l’assessore – chiedono che la propria unione sia legittimata anche in Italia. Si tratta di dare attuazione all’esercizio del diritto di libera circolazione, per esempio a lavoratori comunitari che vengono a risiedere nel nostro Paese».
    Ma ci sono anche situazioni più complicate come il caso famoso di un cittadino italiano sposato in Spagna con il compagno uruguaiano, che si è trovato costretto a tornare a Modena dopo aver perso il lavoro. In Italia, però, il compagno in quanto extracomunitario avrebbe perso il diritto alla cittadinanza. La situazione fu risolta dal Tribunale di Modena che ordinò alla Questura di provvedere al rilascio del permesso di soggiorno, facendo giurisprudenza in questo caso.

    Una richiesta di trascrizione di matrimonio omosessuale contratto all’estero è arrivata ultimamente anche a Genova ed è al vaglio della Segreteria generale di Tursi. «La trascrizione – precisa Fiorini – in questo caso non avrebbe effetti costitutivi, dal momento che il matrimonio omosessuale non è previsto dal nostro ordinamento, ma solo certificativi: un riconoscimento comunque importante, al pari dell’inserimento nel Registro delle unioni civili. Si tratta di una questione giuridica che potrebbe essere superata qualora si arrivasse a una norma nazionale: su questo punto è importante perciò lavorare lasciando da parte ogni ideologia dal momento che parliamo del riconoscimento di un diritto e di una libertà».

    All’interno di questo quadro si collocano anche i matrimoni di cittadini italiani dello stesso sesso, contratti all’estero. Inizialmente considerati contrari all’ordine pubblico e quindi non ratificabili, la loro disciplina è attualmente demandata allo spirito di iniziativa delle varie amministrazioni locali: Bologna e Napoli, ad esempio, si affidano a un’ordinanza del sindaco per procedere alla trascrizione. Anche in questo caso il disegno di legge all’esame del Senato potrebbe aiutare non poco.

    Simone D’Ambrosio

  • Carlo Felice, la corsa disperata del teatro genovese verso il risanamento dei conti

    Carlo Felice, la corsa disperata del teatro genovese verso il risanamento dei conti

    Teatro Carlo FeliceLa prima seduta del Consiglio comunale di Genova, dopo la consueta pausa estiva, si è concentrata su uno dei grandi temi che da sempre tiene accesa l’attenzione della nostra città: la situazione del Teatro Carlo Felice. In questi giorni si è letto molto sullo stato di salute dell’istituzione lirica ligure e sugli eventuali rischi per il suo futuro: benché si tratti di un’operazione tutt’altro che agevole, proviamo a fare il punto della situazione, aiutati anche dalle parole del sindaco che è intervenuto a inizio seduta rispondendo ai quesiti dei consiglieri posti attraverso un articolo 55.

    «Non si può fare produzione culturale senza attenzione ai bilanci, soprattutto se questi sono sostenuti da denaro pubblico». Sono ineccepibili le parole con cui Marco Doria ha chiosato il suo discorso sullo stato del più nobile teatro genovese che, tra annaspamenti vari culminati con lo sciopero della rappresentazione della Carmen (200 mila euro di mancati introiti, a detta del primo cittadino), la prossima settimana presenterà il programma della nuova stagione (confermati il blocco dei prezzi con un allungamento della stagione fino a luglio rendendo più vantaggioso l’abbonamento e la ripresa del Premio Paganini con la direzione artistica del maestro Luisi).

    centro-portoria-piccapietra-carlo-feliceIl discorso economico è, dunque, la chiave attorno a cui tutto ruota, compresa la fresca polemica per il ben servito all’ormai ex sovrintendente Giovanni Pacor. «Per risalire la china – sostiene, infatti, il sindaco – non si può soltanto proporre spettacoli ma bisogna farlo con i conti in equilibrio strutturale».
    Un equilibrio strutturale che non è presente nel bilancio della Fondazione del Teatro in via di approvazione presso il consiglio di amministrazione presieduto dallo stesso sindaco. I conti consuntivi del 2013, infatti, presentano un disavanzo sull’ordine di grandezza dei 5 milioni di euro, dovuti sostanzialmente al mancato rinnovo dei contratti di solidarietà, che avevano invece consentito il pareggio nel biennio precedente.
    «Il teatro – spiega il sindaco Doria – ha per sua struttura circa 19/20 milioni di ricavi consolidati all’anno, dati per circa 15 milioni da contributi pubblici (Fondo Unico per lo Spettacolo, Regione Liguria per circa 1 milione, Comune di Genova per circa 2,4 milioni) e 3 milioni di incassi stagionali a cui si va ad aggiungere la sponsorizzazione di Iren. Il monte dei costi, invece, si assesta attorno ai 23/24 milioni, la cui voce principale è rappresentata dagli esborsi per il personale».
    Ecco, dunque, nascere un gap strutturale che nel 2011 e 2012 è stato appianato appunto attraverso l’utilizzo dei contratti di solidarietà, che hanno però comportato anche un’inevitabile contrazione dell’offerta artistica.

    La legge Bray e il contesto nazionale

    ITeatro Carlo Felicen un contesto nazionale che registra la crisi di tutte le 14 fondazioni liriche della penisola e che dimostra come ormai sia superato nei fatti questo modo di gestire la cultura attraverso ingenti sovvenzionamenti pubblici, l’unica, utopica soluzione sarebbe l’arrivo di un magnate straniero disposto a investire ingentemente sul teatro. Ma, visto che il miracolo è sostanzialmente impossibile, ci ha pensato il governo con la legge Bray, ritoccata da Franceschini, a proporre una strada per l’uscita dal tunnel. La proposta ministeriale è quella di un percorso organico di ristrutturazione del debito delle fondazioni liriche italiane, a cui hanno aderito 8 realtà su 14, Genova compresa, dichiarandosi in crisi e incapaci di far fronte con le proprie forze alla massa debitoria accumulata negli anni. Poco più di 3 milioni sono già arrivati al Carlo Felice dalla prima tranche di 25 garantita dalla legge agli enti che avessero proposto un piano triennale di risanamento efficace. Ma la fetta più importante dei fondi statali arriverà a completamento della presentazione del piano economico: si tratta di altri 125 milioni di euro (75 inizialmente previsti da Bray, 50 aggiunti da Franceschini) da spartire tra le 8 fondazioni aventi diritto.

    «Naturalmente – commenta Marco Doria – i conti che abbiamo fatto con il sostegno del commissario governativo Pinelli, partono dal presupposto che gli stanziamenti del Fus (Fondo unico dello spettacolo, ndr) restino inalterati nei prossimi anni». La criticità del bilancio 2013 non inciderà sul piano di risanamento, assicura il primo cittadino: «I passaggi della legge Bray sono stati seguiti e continueranno a esserlo. Per fortuna, la richiesta è di raggiungere l’equilibrio economico nell’arco del triennio 2014-2016, intervenendo attraverso pensionamenti, pre-pensionamenti, trasferimenti del personale ad altre strutture della pubblica amministrazione e manovre sui contratti integrativi aziendali di lavoro: il tutto garantito e ratificato da un accordo sindacale raggiunto quest’estate, senza il quale non avremmo potuto presentare il piano di risanamento».

    L’unico inconveniente dovuto al bilancio 2013 in rosso sarà l’impossibilità del Teatro Carlo Felice di accedere a un 5% del Fus dedicato alle realtà in grado di presentare conti in equilibrio per tre anni di fila.
    Comune e cda della Fondazione, in realtà, avevano provato a pervenire a un accordo con i lavoratori che desse il via libera per il terzo anno consecutivo ai contratti di solidarietà che avrebbero garantito il pareggio di bilancio: «La scorsa primavera – ricorda il primo cittadino – avevamo siglato con due organizzazioni sindacali un accordo che, tuttavia, non è stato presentato ai lavoratori per il consueto referendum facendo sfumare tutti gli sforzi dell’amministrazione».

    Per porre rimedio a questa situazione si era anche ventilata l’ipotesi di conferire al patrimonio del Carlo Felice il Teatro Modena: «Ma quando abbiamo un ente pubblico in difficoltà – sostiene il sindaco – non possiamo sempre cercare questa strada per tappare i disavanzi. Tra l’altro, alcuni studi ci hanno messo in allerta sul fatto che il conferimento di un bene vincolato non avrebbe avuto alcuna ricaduta positiva sul conto economico della Fondazione ma solo sul suo stato patrimoniale».

    Carlo Felice, nuovo Statuto e futuro “consiglio di indirizzo”

    Teatro Carlo FeliceLa legge Bray prevede anche che le fondazioni liriche adottino uno statuto entro il 31 dicembre 2014. Il Carlo Felice lo farà. Una volta entrato in vigore il nuovo documento, decadrà automaticamente anche il consiglio di amministrazione che l’avrà predisposto e, con esso, il sovrintendente. Il nuovo organo a governo della Fondazione sarà chiamato “consiglio di indirizzo” dal momento che proporrà la nomina del nuovo sovrintendente al Ministero. In questo contesto nazionale, la vicenda genovese è stata complicata dalla scadenza del mandato del vecchio cda nel giugno scorso. Le vertenze economiche non hanno consentito di arrivare al nuovo Statuto entro tale termine, così è stato necessario nominare un nuovo consiglio, sulla base dello Statuto attualmente vigente, che scadrà già a fine anno e che in questi giorni ha preso la decisione di non proseguire le collaborazione con Pacor.

    Ma se il percorso di risanamento non è compromesso, per quale motivo il consiglio di amministrazione non ha rinnovato la fiducia al sovrintendente, considerato comunque che entro fine anno il suo incarico sarebbe decaduto? Sulla questione, la ricostruzione del sindaco è molto precisa: «Con Pacor ho lavorato dei mesi, respingendo le richieste di suo allontanamento arrivate dalle organizzazioni sindacali. Per rinnovare l’incarico fino a fine anno abbiamo proposto le stesse condizioni economiche del precedente accordo, senza alcuna garanzia sulla prosecuzione nel 2015. Alla proposta del consiglio di amministrazione, il sovrintendente ha chiesto 24 ore per pensarci ma il cda non ha voluto attendere oltre e ha assegnato il nuovo incarico a Maurizio Roi. Il Teatro, dunque, è nel pieno delle sue funzioni con un solo, nuovo sovrintendente e un direttore artistico, il dottor Acquaviva, anch’esso in carica fino al 31/12».

    Secondo quanto traspare dalle parole di Doria, ci sarebbe però un altro fatto che ha acceso la miccia che ha portato a dare il benservito a Pacor e che avrebbe fatto venire meno il rapporto di fiducia tra l’ex sovrintendente e il sindaco. Il primo cittadino si è, infatti, lasciato sfuggire di non aver gradito i tentativi di cercare espedienti approssimativi e scorretti per coprire il buco di bilancio del 2013: «Fingere che ci sia un introito che non c’è ma che guarda caso è proprio uguale al delta algebrico che coprirebbe il buco è una cosa sbagliata: è falso in bilancio, oltre al fatto che non avrebbe trovato l’approvazione dei revisori dei conti e del commissario straordinario nominato dal governo. I bilanci devono dirci la verità, che ci piaccia o no; devono registrare l’andamento dei conti al centesimo. Dobbiamo dire no a scorciatoie fantastiche. Per questo motivo il cda ha dato mandato a esperti di verificare al centesimo tutte le poste in modo da arrivare all’approvazione del bilancio 2013 con il disavanzo più preciso possibile. Per porre soluzione a questa situazione al momento l’unica strada da seguire è quella prevista dalla legge Bray».

    La magia, o meglio l’inganno, contabile che secondo il sindaco sarebbe stato proposto da Pacor avrebbe chiamato in causa i tanto famosi interessi anatocistici, ovvero “gli interessi sugli interessi” applicati da Banca Carige al Carlo Felice e di cui la stesse legge Bray prevede il recupero per ripianare i conti del teatro lirico. Aggiungendo questa voce nella partita delle entrate, anche i conti del 2013 sarebbero andati a posto: «Ma non possono essere indicate a bilancio somme legittimamente pretese ma la cui entrata non sia assicurata da alcun accordo, contenzioso o sentenza di tribunale» ha spiegato giustamente il sindaco Doria.

    Il Comune, comunque, si attiverà per recuperare le ingenti somme dovute da Banca Carige. Prima dell’apertura del contenzioso con l’istituto di credito, il consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Carlo Felice ha ritenuto opportuno cercare un partener legale. La proposta di consulenza presentata dall’allora sovrintendente Pacor, che quantificava l’ammontare degli interessi anatocistici in 9 milioni di euro, non è stata ritenuta economicamente vantaggiosa dal cda a causa di un modello retributivo della parcella del tutto sui generis per il mercato italiano. La scelta è caduta perciò sullo studio genovese Afferni e Crispo, secondo alcuni coinvolto in una sorta di conflitto di interessi con Banca Carige che nella vertenza altro non è che la controparte: «Prima di affidare l’incarico – ha assicurato il sindaco – il consiglio di amministrazione del Teatro ha chiesto allo studio una lettera in cui venisse sottoscritta la totale autonomia e indipendenza dall’istituto bancario. È questione di onestà e di deontologia professionale. D’altronde, in passato, lo stesso studio legale ha già rappresentato alcuni privati in contenziosi con Carige».

    Simone D’Ambrosio

  • Ex Guglielmetti e Bricoman: due nuovi centri commerciali in Val Bisagno

    Ex Guglielmetti e Bricoman: due nuovi centri commerciali in Val Bisagno

    bisagno-adamoliIeri sono ripresi ufficialmente i lavori del Consiglio comunale, con la prima seduta dopo la pausa estiva della Commissione Territorio chiamata a discutere su due progetti molto delicati che nell’arco di pochi metri di distanza cambieranno sensibilmente l’aspetto della Val Bisagno. Stiamo parlando degli insediamenti di Coop Talea nell’area ex Guglielmetti e Bricoman nel terreno in passato occupato da Italcementi. A entrambi i temi sulle pagine di Era Superba abbiamo dedicato numerosi approfondimenti ma la convocazione della Commissione consiliare è stata l’occasione per fare il punto della situazione, nonostante l’assenza dell’assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, impegnato a Roma per un incontro istituzionale con il ministro Lupi.

    Coop Talea, il sì definitivo spetterà al Consiglio comunale

     «Il progetto alternativo per l’area di Coop Talea presentato dall’Associazione Amici di Ponte Carrega a livello amministrativo non è nulla». Con queste parole gli uffici comunali hanno fugato ogni dubbio sul futuro del processo di riconversione del Centro Coop Bisagno e della riqualificazione dell’ex officina Guglielmetti, l’area acquistata dalla Coop per una cifra attorno ai 26 milioni di euro allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri e un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra  Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi. L’istruttoria andrà avanti seguendo il progetto presentato dai proprietari e, secondo quanto emerso dal dibattito in Commissione comunale, non potrebbe essere diversamente almeno fino all’ultimo passaggio definitivo nel plenum della Sala Rossa. Sembrerebbe, dunque, destinato ad avere poco il successo il progetto alternativo realizzato dall’architetto Giacomo Gallarati per conto degli Amici di Ponte Carrega, che avevamo illustrato nel dettaglio prima dell’estate.

    guglielmetti-molassana«O questa nuova idea progettuale viene presentata da chi è titolare dei capannoni – spiega l’architetto De Fornari della direzione Urbanistica del Comune di Genova e responsabile dell’istruttoria del progetto Coop Talea – o gli uffici non hanno alcuna possibilità tecnica di interruzione dell’iter. Arrivati a questo punto dell’istruttoria solo il proprietario può proporre una variante al progetto: gli uffici tecnici comunali hanno sicuramente qualche margine di manovra, peraltro in parte già esercitato perché stiamo parlando di un disegno significativamente rivisto rispetto all’idea iniziale, ma non possono stravolgere il progetto. Tutt’al più potrebbero bocciarlo ma ci dovrebbero naturalmente essere delle motivazioni oggettive e le necessarie assunzioni di responsabilità».

    A dire il vero ci sarebbe ancora una strada per porre un freno alla realizzazione del nuovo complesso commerciale-ricettivo: il Consiglio comunale, infatti, sarà chiamato a votare la variante al Puc necessaria alla cantierizzazione dell’opera, dal momento che la funzione dell’area dovrà mutare da produttiva a ricettiva. Ma l’ipotesi di un diniego, nonostante alcuni consiglieri della frantumata maggioranza abbiano al momento fatto intendere diversamente, sembra quanto mai remota. I consiglieri, infatti, dovrebbero assumersi la responsabilità di bloccare un progetto per cui il Comune ha già incassato circa 26 milioni di euro vitali soprattutto per le casse di Amt.

    È stato, dunque, inutile il lavoro degli Amici di Ponte Carrega e dei cittadini della Val Bisagno? Assolutamente no, a sentire anche le parole degli stessi proprietari dell’area. «A settembre dell’anno scorso – ricostruisce le tappe l’ingegner Gianluigi Lino, direttore Sviluppo e strutture di Coop Liguria – abbiamo presentato la prima versione del progetto che poi è andata in Conferenza dei servizi poco prima di Natale. In quei tre mesi, il Municipio, le associazioni e cittadini ci hanno fatto una serie di richieste di modifiche e miglioramenti che abbiamo raccolto e in larga parte accettato perché ci sembravano sensate». Tra queste, l’inserimento dello spazio dedicato al Teatro dell’Ortica e una rivisitazione della mobilità con l’eliminazione di una rotatoria che consentisse un allargamento della piazza prevista dal progetto e l’introduzione di un’altra rotonda in piazzale Bligny. «In una seconda fase – prosegue Lino – abbiamo recepito altre osservazioni da parte degli uffici comunali, nonostante tutte le complessità a mettere le mani dentro un progetto del genere che avrà mille disegni a corredo. Ma l’abbiamo fatto con convinzione perché eravamo soddisfatti della bontà dei contributi arrivati dalla discussione pubblica».

    Il progetto alternativo degli Amici di Ponte Carrega è «irricevibile» secondo Coop Talea

    ex-guglielmetti-progetto-amici-ponte-carregaPoco prima dell’estate, però, l’associazione Amici di Ponte Carrega prova a sparigliare le carte proponendo un progetto assolutamente alternativo, meno impattante, più rispettoso delle tradizioni del territorio pur a parità di superfici per il nuovo insediamento (qui l’approfondimento). «Le criticità del progetto – spiega l’architetto Fabrizio Spiniello, portavoce degli Amici di Ponte Carrega – riguardano soprattutto la scarsa attenzione posta ai valori storici e ambientali della Val Bisagno. Ma siccome non siamo un’associazione del “no” ma del “come” abbiamo proposto la nostra alternativa». Un’alternativa illustrata ieri ai consiglieri presenti in Commissione dallo stesso autore Giacomo Gallarati, che ha ribaltato il punto di partenza del progetto «mettendo al cuore l’identità dell’area, spostando l’albergo in una posizione molto meno impattante e rivendendo il posizionamento dei parcheggi per valorizzare al massimo gli spazi verdi e pubblici».

    «È un contributo irricevibile – ribatte duramente l’ingenger Lino – fatto da una persona che non conosce i limiti del problema, non conosce la legge e i regolamenti vigenti, non conosce come funziona una macchina del genere che non riguarda solo l’attività commerciale e ricettiva ma tutta la complessa macchina logistica che sta alla base del progetto. A parte il fatto che l’assunto di base di ridurre tutto a una sequela di casettine un po’ lungo il fiume, un po’ sulla copertura è deprimente dal punto di vista architettonico dell’elaborazione che è stata fatta».

    Le responsabilità del Comune

    progetto-ex-guglielmettiDa non dimenticare la questione economica: non siamo certo di fronte a un’opera di beneficienza ed è naturale che Coop debba rientrare dei 26 milioni investiti. «Se il Comune avesse deciso di fare qualcosa di meno impattante – ricorda Lino – avrebbe potuto limitare la volumetria o inserire altri vincoli al momento della vendita». Ma sicuramente avrebbe incassato di meno.

    Una questione su cui, non senza ragione, pone l’accento anche Clizia Nicolella di Lista Doria: «Il Consiglio comunale – eravamo ancora nel ciclo amministrativo della giunta Vincenzi, ndr – sarebbe dovuto intervenire al momento della dismissione dell’area pubblica e della conseguente vendita ai privati. Questa situazione ci serva da lezione per ricordarci che gli spazi pubblici non sono mezzi di sostentamento per il bilancio comunale ma soprattutto uno strumento per offrire ai cittadini un miglioramento della propria vita». Evidente l’allusione, ad esempio, alle aree dell’ex Fiera del Mare (qui l’approfondimento).

    Il punto più critico del progetto di Coop Talea sembra essere il forte impatto architettonico della futura struttura alberghiera, la cui necessità però è stata ribadita con forza dal presidente del Municipio Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «Un albergo in Val Bisagno è necessario per intercettare l’utenza dei grandi eventi sportivi alla Sciorba, i tifosi ospiti del Ferraris e altri turisti o lavoratori che si troverebbero comodamente vicini all’uscita autostradale di Genova Est».

    Su questo punto i progettisti di Coop erano già intervenuti ma le parole dell’ingegner Lino annunciano una rinnovata disponibilità a un ulteriore ritocco: «Siccome non siamo sordi e ciechi e pensiamo che, anche se in modo sbagliato e scorretto (perché progettare in casa d’altri non è che sia proprio il massimo della correttezza, dopo che in fase iniziale abbiamo incontrato più volte questi signori dell’associazione Amici di Ponte Carrega, siamo intervenuti sul progetto e mesi dopo hanno avuto un’altra pensata), il problema evidenziato ci sia effettivamente, stiamo cercando di capire come ridurre questo impatto, la volumetria e il fastidio per la popolazione che vive sulle alture nelle vicinanze. Forse abbiamo anche trovato una strada che coinvolge la rielaborazione di una parte del progetto e al momento opportuno la presenteremo: siamo tutti rientrati dalle ferie da due giorni ma ci stiamo lavorando. Questa sarà la disponibilità ulteriore a modificare il progetto andando incontro ai cittadini per dimostrare che non siamo sordi. Le cose impossibili o palesemente irricevibili le lasciamo a chi le propone. A parte gli Amici di Ponte Carrega, comunque, mi sembra che il progetto sia stato universalmente accettato».

    Oltre all’impatto della struttura alberghiera, a lasciare perplessi alcuni consiglieri comunali è anche la disposizione interna degli spazi soprattutto relativamente alle aree verdi, pubbliche e destinate a uso sociale. Se però il Consiglio riuscirà a lavorare in maniera compatta, qualcosa potrà ancora essere ottenuto anche sotto questo punto di vista, come lascia intravedere lo stesso direttore Sviluppo e strutture di Coop Liguria: «Sarà la convenzione urbanistica – ovvero la necessaria variante al Puc che il Consiglio comunale sarà chiamato a votare, ndr – a stabilire con precisione quali aree dovranno essere pubbliche e quali private, naturalmente secondo una legge nazionale e regionale che norma le superfici in funzione della valorizzazione. Noi abbiamo interpretato la legge nel modo più estensivo possibile ma sarà poi l’amministrazione a esprimersi definitivamente».

    A preoccupare il presidente di Municipio Gianelli, invece, non è tanto l’impatto del progetto, che pur essendo «concentrato nella stessa zona di un altro significativo intervento» ma sarà mitigato dagli importanti oneri di urbanizzazione a carico dei privati e beneficio dei cittadini del Municipio, quanto una questione di sicurezza di assoluto rilievo: «La Guglielmetti è piena di amianto – sentenzia allarmato il presidente – perché i tetti sono in eternit. Chiunque farà i lavori e in qualsiasi direzione essi andranno abbiamo tutti la necessità di vigilare affinché la messa in sicurezza sia rapida e completa. Nelle vicinanze ci sono infatti molte abitazioni che subiranno questa servitù».

    Bricoman, progetto in dirittura d’arrivo con tanti interrogativi

    ponte carrega centro commerciale 2A poche decine di metri dal progetto Talea, sorgerà un altro centro commerciale. Si tratta del nuovo magazzino per il fai da te “Bricoman”, un progetto di Coopsette per la riqualificazione della vasta area ex Italcementi estesa per circa 216 mila metri quadrati, anch’esso deliberato sotto la giunta Vincenzi. I lavori, in questo caso, sono in fase decisamente più avanzata e non dovrebbero prevedere ulteriori passaggi in Consiglio comunale. Restano però alcuni interrogativi, soprattutto sotto il profilo della sicurezza idrogeologica dato che la nuova struttura sorgerà sul rio Mermi, in una zona in cui potrebbe anche insistere il pericolo frane, e in prossimità del rio Torre.

    Una prima risposta è abbozzata dall’architetto De Fornari del settore Urbanistica del Comune, in attesa che una riconvocazione della Commissione alla presenza del vicesindaco Bernini possa fugare anche gli ultimi dubbi: «Se questo progetto, che ha già superato l’ostacolo di un contenzioso al Tar nel 2012, non fosse stato ritenuto sicuro sotto il profilo idrogeologico, la Provincia di Genova non avrebbe autorizzato nemmeno un metro quadrato di intervento. I lavori, invece, sono partiti e quasi giunti a una prima fase di conclusione perché tra gli oneri di urbanizzazione c’è proprio la messa in sicurezza del rio Mermi che sarà completata entro novembre. A dimostrazione della grande sensibilità sotto questo profilo – conclude De Fornari – vanno ricordati gli interventi di sopraelevazione dell’argine in sponda sinistra, a detta dei tecnici specializzati non necessaria ma comunque accolta. Insomma, o chi ha firmato i pareri di sostenibilità ha sbagliato o si tratta di un capitolo chiuso».

    Non sono questi, però, gli unici problemi sollevati ieri in Commissione dall’associazione Amici di Ponte Carrega che ha posto l’attenzione anche su alcuni aspetti relativi alla mobilità. «Vorremmo innanzitutto capire – ha detto Fabrizio Spiniello – perché nel progetto Bricoman risalente al 2011 si parla di 1000/1200 veicoli in transito al giorno mentre in quello della vicina Coop Talea la cifra sale a 2600 in 10 ore. Sottolineiamo poi che la realizzazione della rotatoria su Lungobisagno Dalmazia, senza un’adeguata impiantistica semaforica, renderà difficoltoso l’attraversamento pedonale considerando che al di là del torrente si trovano la scuola, gli studi medici e la farmacia. Infine, vista la nuova progettazione della viabilità che ridurrà drasticamente i parcheggi a uso degli abitanti (da 85 a 26) chiediamo che una parte dei parcheggi privati ad uso pubblico dell’insediamento Bricoman siano fruibili alla cittadinanza in tutto l’arco delle 24 ore». Le risposte alla prossima puntata. Forse.

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, SOS risorse insufficienti: da Roma oltre 123 milioni in meno in quattro anni

    Comune di Genova, SOS risorse insufficienti: da Roma oltre 123 milioni in meno in quattro anni

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaChi ricorda le roventi giornate che 12 mesi fa avevano portato con molte difficoltà all’approvazione del bilancio previsionale per il 2013, con le proteste dei lavoratori delle partecipate e i prolungati scioperi dei lavoratori di Amt, sarà rimasto stupito dalla velocità con cui le operazioni sono state condotte quest’anno (qui l’approfondimento). Il presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, memore del passato, si era cautelato convocando quattro giorni consecutivi di seduta ordinaria ma ne sono bastati appena due.

    Tuttavia, il rischio di percorrere sentieri irti e lastricati di ostacoli non era così remoto: il clima, infatti, tra contrasti interni alla maggioranza e opposizioni sul piede di guerra per la delibera di indirizzo sul nuovo ciclo dei rifiuti (qui l’approfondimento) che, appunto, ha anticipato di una settimana la discussione sul bilancio, era tutt’altro che sereno. Ma archiviata, almeno temporaneamente, la questione Amiu e fronteggiate le manifestazioni di dissenso dei cittadini della Valbisagno che chiedono la chiusura del sito di Volpara, i toni sono di colpo tornati più pacati. Come d’incanto la maggioranza è parsa quasi ricompattarsi e l’opposizione, almeno per qualche giorno, è come se si fosse quasi dimenticata di essere tale (tanto che lo sforzo di Alfonso Gioia di preparare moduli prestampati per presentare infiniti emendamenti alla delibera sul bilancio ha dato pochissimi frutti). La verità, molto probabilmente, sta piuttosto nel fatto che i continui tagli dello Stato non hanno lasciato grandi possibilità di manovra alla Giunta e, altrettanto probabilmente, era molto difficile proporre qualcosa di concretamente diverso rispetto al lavoro presentato dall’assessore Miceli.

    Ma anche una discussione così rapida e indolore come quella di quest’anno ha i suoi retroscena, come ci ha raccontato il consigliere di Lista Doria, Luciovalerio Padovani, proveniente dal vasto universo del Terzo settore e molto attento alle dinamiche economico-finanziarie che si discutono in Sala Rossa.

    La discussione sul bilancio è stata molto rapida, segno che eravate tutti d’accordo o che non si poteva fare diversamente?

    «In realtà, si è molto discusso sia in Commissione sia in maggioranza (ma anche fuori dal Consiglio) circa la data in cui chiudere il bilancio “preventivo”: siamo arrivati anche quest’anno alla fine di luglio, in effetti un po’ tardi. Andare avanti in dodicesimi genera instabilità nella gestione, rende difficile pianificare e programmare ma una cosa è sicura: costruire bilanci senza poter contare su entrate certe è impossibile».

    Ancora una volta “colpa di Roma” quindi…

    palazzo-tursi-sindaco-doria-gonfalone-D«Non si può costruire un bilancio se non c’è certezza delle entrate e il governo prontamente non si è smentito. Sul punto di chiudere il bilancio, infatti, si è aperta la questione dei soldi necessari per trovare la copertura per il D.L.66 di Renzi (i famosi 80 euro, ndr). Cambiano i governi ma non cambia la tendenza a scaricare i costi delle “manovre”, prima con i tagli dei trasferimenti poi attraverso il minor gettito fiscale, sugli enti locali che erogano servizi ai cittadini. Anche quest’anno abbiamo avuto l’ennesima partenza ad handicap: rispetto al bilancio 2013, ci sono mancati altri 13,5 milioni (-5,7 di spending review, -3,8 di patto di stabilità, -5,7 di  irpef, il già citato D.L. 66) a cui si sono aggiunti i 5 milioni dell’accordo con AMT del dicembre scorso, per un totale di 18,5 milioni di euro. L’effetto combinato di patto di stabilità, minor gettito (che si traduce in tagli occulti) e mancati trasferimenti, genera una situazione molto grave per gli enti locali. Molte centinaia di Comuni sono in fase di pre-dissesto o addirittura in dissesto; in questa situazione è del tutto paradossale che uno Stato che produce circa 52 miliardi di debito (mentre il sistema dei Comuni nel suo complesso genera un saldo positivo di amministrazione pari a 1,7 miliardi) continui a pensare di poter far cassa risucchiando risorse dal territorio».

    Si parla sempre di tagli ma mai di quanto, invece, servirebbe per poter amministrare con serenità una città. Quanti soldi servirebbero ogni anno a Genova per garantire tutti i servizi?

    «La conferma che le risorse a disposizione per il nostro Comune sono ampiamente insufficienti non viene questa volta da valutazioni basate sul buon senso o sulla constatazione del sempre più evidente allargamento della forbice tra bisogni e risorse disponibili, ma dall’analisi del “fabbisogno standard” voluta dal Governo (con la nuova riforma del titolo quinto). Secondo queste stime, fondate sull’idea che sia necessaria una più equa distribuzione delle risorse basata su criteri di equità e di efficienza (in funzione degli effettivi bisogni), Genova è al terzo posto nella classifica dei capoluoghi di Regione che “vantano” un delta negativo fra spesa storica e fabbisogno reale. La spesa storica pro-capite per i servizi a Genova si attesta intorno agli 821 euro, viceversa il “fabbisogno standard” (stabilito in modo rigoroso in funzione di un’analisi che tiene conto del territorio, della popolazione e dei problemi sociali) si attesta intorno ai 905 euro, quasi il 10% in più. Ciò significa che al bilancio di Genova mancano almeno 84 milioni di euro».

    Com’è possibile, allora, che i libri contabili di Tursi non siano ancora stati portati in Tribunale?

    «Anche quest’anno il Comune di Genova ha difeso con i denti la spesa in servizi, il che per certi versi è un miracolo. Quando nel novembre 2010 ero dall’altra parte, in piazza, a manifestare con il terzo settore contro la giunta Vincenzi per i paventati tagli al welfare, si facevano i conti con la prima spending rewiev di Tremonti; sono passati quattro anni, nel frattempo questo Consiglio ha chiuso tre bilanci e da allora si sono volatilizzate risorse (per mancati trasferimenti dallo Stato) per ben 123 milioni di euro, l’equivalente della spesa necessaria per sostenere tre volte l’intero sistema dei servizi sociali cittadini (pari a 41 milioni di euro). A dispetto di tutto ciò, le spese per le direzioni, il plafond di “spesa corrente” (forse con l’eccezione della cultura ma speriamo di poter reintegrare le risorse grazie al contributo degli sponsor) non è stato tagliato: dal punto di vista amministrativo e gestionale si tratta di un grandissimo risultato di cui bisogna dar merito alla giunta e al sindaco perché non era affatto scontato e perché è figlio di una forte intenzionalità politica».

    Come si è costruito questo “piccolo miracolo”?

    «Riducendo i costi. Le leve su cui si è intervenuto per mantenere il sistema in equilibrio sono sostanzialmente tre. La prima è l’attuazione di una spending rewiev interna: si è cercato di tagliare le spese considerate inutili o non prioritarie con risultati a volte controversi come il mancato finanziamento dell’authority dei servizi pubblici locali, dove il must del risparmio ha prodotto una decisione priva della necessaria condivisione tra giunta e Consiglio comunale. Ma la voce che ha influito maggiormente sul bilancio è stato il taglio dei costi del personale: attraverso il blocco del turn-over, il personale del Comune di Genova si è assottigliato di più di 300 unità con un risparmio di circa 33 milioni di euro; il trend non è destinato ad arrestarsi poiché sono previsti 116 pensionamenti anche per l’anno in corso. La terza voce che ha contribuito al risultato è la riduzione degli interessi passivi a carico dell’ente, legata a una progressiva riduzione del debito (viaggiamo intorno ai 1250 milioni, ma in questi ultimi quattro anni il debito si è ridotto di 120 milioni) che determina una minore incidenza dei costi necessari per  finanziarlo (-15 milioni).

    Sembrerebbe quindi tutto in perfetto equilibrio. Dove sta il trucco?

    Economia«L’insieme di queste operazioni – è vero – tiene il sistema in equilibrio ma il blocco del turnover, ad esempio, che come dicevo prima produce una forte riduzione della spesa per il personale, non ha solo effetti positivi: ci sono settori in cui l’assenza di risorse comincia a pesare e che dovrebbe essere affrontata attraverso una maggiore mobilità; inoltre, la mancata immissione di lavoratori giovani nel sistema porta a un innalzamento dell’età media del personale. A fianco alla mera riduzione dei numeri si è però assistito anche a un’operazione di complessiva riorganizzazione e razionalizzazione della struttura che ha influito anch’essa positivamente sui costi: la riduzione delle direzioni (da 9 a 2), del numero dei dirigenti (-19 unità) associato al taglio dei premi (con un risparmio di circa 1,8 milioni), l’azzeramento delle consulenze (da 80 sono scese a 5 nel giro di tre anni e a costo zero perché interamente finanziate con risorse esterne). La riduzione delle posizioni organizzative (- 66 unità) non ha invece inciso sul bilancio ma ha comunque prodotto un discreto risparmio che è stato investito a vantaggio di una ridistribuzione più equa dei redditi all’interno del personale del Comune a beneficio dei salari più bassi, i più penalizzati dal blocco della contrattazione collettiva, con un aumento di 200 euro lordi».

    Che cosa ci aspetta per il futuro? Anche nel 2015 il bilancio previsionale arriverà nella seconda metà dell’anno?

    «A dispetto dei risultati conseguiti dal Comune di Genova, il quadro per l’anno prossimo resta comunque molto incerto perché, ad esempio, non vi è nessuna garanzia che il fondo di compensazione che ha permesso quest’anno di far fronte al minor gettito derivato dalle entrate tributarie (Imu e Irpef)  per 40 milioni sia confermato anche per l’anno prossimo. Si partirebbe così con l’ennesimo taglio di risorse che si andrebbero ad aggiungere ai 123 milioni ricordati sopra».

    Una cifra mostruosa, pari più o meno a quanto viene investito ogni anno nel sociale. C’è una via d’uscita?

    «La progressiva e tanto decantata tendenza alla cosiddetta “autonomia finanziaria” dei Comuni ha già prodotto come esito il dato che ormai, già ora, circa il 71% della spesa è sostenuto dalle risorse della comunità locale (mentre invece lo Stato contribuisce solo per il restante 29%), ma se venissero a mancare anche questi quaranta milioni, la sproporzione fra risorse che vengono dai trasferimenti e risorse proprie aumenterebbe ulteriormente, riducendo il contributo dello Stato a circa un quinto delle risorse complessive per la gestione della pubblica amministrazione con il risultato indiretto di determinare il rischio di un ulteriore inasprimento della fiscalità locale».

    Insomma, il Comune risparmia ma i genovesi continuano a pagare sempre di più.

    «Nonostante gli sforzi, l’obiettivo della “stabilizzazione” rischia di non essere conseguito e si può definire anche questo come l’ennesimo bilancio di transizione. Qual è la sfida che abbiamo davanti? Se, come sembra, ci troveremo anche l’anno prossimo a fare fronte a un ulteriore taglio drastico delle risorse, per mantenere l’equilibrio della spesa bisognerà mettere mano a tutti i “nodi” che fin qui non sono venuti al pettine, primo tra tutti quello delle partecipate, ma a questo punto con pochissimi margini di mediazione».

    Ancora le società partecipate… Ci spieghi meglio.

    Corso Europa«Il “sistema Comune” conta 10500 addetti (5800 dipendenti comunali e 4700 delle partecipate) ed è sicuramente la principale impresa di Genova. Le aziende partecipate forniscono ai cittadini i servizi di cui hanno bisogno e per questo motivo vanno difese: in definitiva, sono anch’esse un “bene pubblico”. Ma la gestione di queste aziende deve essere improntata alla trasparenza, all’efficienza e il costo del servizio reso deve essere il più coerente possibile con il diritto dei cittadini utenti a vedersi offerte prestazioni di qualità al costo più conveniente. Ciò sia in considerazione del fatto che queste aziende non devono produrre profitto e che quindi hanno un grande “vantaggio competitivo” rispetto a un privato, sia perché, in una fase in cui le risorse su cui può contare l’amministrazione pubblica sono limitate al punto di dover contrarre i servizi ai cittadini, le inefficienze e gli sprechi, dovunque alberghino, sono moralmente inaccettabili».

    Ma senza privatizzazione da dove si attingono le risorse necessarie?

    «Non vogliamo passare alla storia come i “curatori fallimentari” delle aziende pubbliche. Per questo motivo stiamo cercando faticosamente di riequilibrare costi e ricavi, di riorganizzarne la gestione, con l’obiettivo strategico di rimetterle in equilibrio ma la strada è ancora lunga. Non è detto però, questa è la nostra speranza, che, in prospettiva, attraverso opportune politiche industriali, processi di razionalizzazione e di riordino, queste aziende possano tornare ad essere risorsa e, alcune di esse in particolare, non possano addirittura restituire “utili” al Comune come succede in altre capitali europee».

    La strada, probabilmente, proverà a tracciarla Amiu con il nuovo piano industriale ma a quel punto la discussione su costi ed investimenti siamo certi che tornerà ad infuocare il dibattito politico anche in Sala Rossa. Insomma, godiamoci la quiete estiva finché durerà.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt e la nuova Agenzia regionale per il trasporto pubblico, un 2015 all’insegna dell’incertezza

    Amt e la nuova Agenzia regionale per il trasporto pubblico, un 2015 all’insegna dell’incertezza

    autobus-amt-3L’Agenzia regionale per il trasporto pubblico locale è ufficialmente (e finalmente) nata. Come anticipato qualche giorno fa dall’assessore comunale alla Mobilità Anna Maria Dagnino (qui l’approfondimento), la Regione, le quattro Province e i quattro Comuni capoluoghi hanno formalmente istituito il nuovo ente regolatore che si occuperà di affidare e monitorare il servizio di trasporto pubblico sul nuovo bacino unico regionale. Il capitale sociale della nuova società ammonta a 400 mila euro e la partecipazione spetta per il 40% alla Regione e per il 60% a Province e Comuni capoluoghi, tra cui il Comune di Genova per il 26,29% del totale.

    L’agenzia ora dovrà mettersi al lavoro per predisporre il bando di gara per appaltare il nuovo contratto di servizio su base regionale. Tutte le procedure dell’appalto dovranno essere terminate entro il 31 dicembre 2015. In realtà la dead line dovrà essere decisamente anticipata se, come ha assicurato il presidente Burlando, si vorrà far partire operativamente il nuovo servizio dal 1° gennaio 2016.
    «Il vincitore della gara – spiega Burlando precorrendo le prossime tappe – potrà essere una realtà singola attualmente presente sul territorio, un raggruppamento di imprese o una nuova società creata a partire dalle aziende che oggi si occupano del Tpl e che si potranno unire a nuovi soci. Certo, è molto difficile pensare che le aziende che attualmente operano sul territorio regionale possano essere in grado di partecipare al bando da sole».

    Tutto il parco mezzi e la forza lavoro delle società che si stanno occupando di trasporto pubblico in Liguria passeranno per legge a chi si aggiudicherà il nuovo bando. Ecco perché il passaggio, soprattutto per quanto riguarda la forza lavoro che proverrà da realtà disomogenee, non sarà semplicissimo. «Naturalmente – aggiunge il presidente di Regione Liguria – al vincitore verranno chiesti anche determinati investimenti perché è proprio questo il cuore del problema degli ultimi anni: al di là del trasferimento per la copertura del servizio che in qualche modo riuscivamo sempre a garantire, era proprio la disponibilità economica per nuovi investimenti a mancare».

    Difficile capire quali siano le intenzioni di Amt e del suo azionista (ovvero il Comune di Genova) sulla futura gara. In qualche modo, comunque, la partecipata dovrà concorrere al bando anche perché l’alternativa sarebbe la liquidazione o, quantomeno, la riconversione totale della mission dell’azienda.
    Ma, al momento, i problemi urgenti per Amt sono altri. L’azienda genovese la settimana scorsa ha, infatti, rinviato l’approvazione del bilancio 2013 a settembre per un’estrema incertezza sul futuro. Tra le incognite principali c’era naturalmente l’infinita attesa per la nascita dell’Agenzia regionale.

    «Per quanto mi riguarda – commenta il sindaco Marco Doria – le condizioni per approvare il bilancio c’erano già. Nel 2013 Amt ha chiuso in attivo di 80 mila euro a fronte dei 10 milioni di debito del 2012 e dei 20 milioni precedenti. Con la recente legge regionale che consente la proroga del contratto di servizio anche nel 2015 e l’odierna formalizzazione dell’agenzia regionale non ci sono più ostacoli di sorta».

    Adesso però è necessario che il percorso dell’Agenzia, del bacino unico e dell’affidamento del contratto di servizio per il 2016 procedano spediti e senza più intoppi.
    «Quello che emerge oggi – conferma il sindaco – è una volontà positiva e propositiva. Ora però si tratta di iniziare a tradurre questa volontà in azioni».

    «Il grosso del lavoro viene da domani in poi – gli fa eco l’assessore regionale Enrico Vesco – perché adesso inizia la parte tecnica». Innanzitutto, la neonata agenzia dovrà stabilire i servizi minimi da garantire a ciascun territorio: da qui poi si partirà con le richieste specifiche di Comuni e Province. Questi ultimi, una volta affidato il contratto di servizio regionale, avranno la possibilità di richiedere servizi aggiuntivi attraverso finanziamenti in proprio che potranno coinvolgere la stessa società vincitrice dell’appalto o anche un’azienda terza.
    Altro nodo caldo che il nuovo ente è chiamato a dirimere è l’inserimento o meno del trasporto locale ferroviario nel bando regionale: il contratto di servizio con Trenitalia scade, infatti, il prossimo 31 dicembre e la legge regionale sul trasporto pubblico lascia le porte aperte a qualsiasi prospettiva. Possibile che anche in questo caso si proceda con una proroga annuale per arrivare a una totale riorganizzazione a partire dal 2016 ma il futuro, in questo caso, è ancora più imperscrutabile. Sembra, comunque, molto difficile che ferro e gomma possano andare a far parte dello stesso contratto di servizio regionale.
    Con la nascita della nuova agenzia è stata anche confermata la disponibilità della Regione a rinnovare il parco mezzi: si tratta di circa 360 autobus per tutta la Liguria nei prossimi 4 anni ma 92 arriveranno già entro la fine del 2014.

    L’Agenzia porterà anche alcuni vantaggi. Il primo è puramente economico e riguarda la possibilità di recupero dell’Iva. Sul tema, l’assessore Vesco, rispondendo ad alcune accuse delle scorse settimane, tiene a precisare che si tratta di una possibilità certificata da un’apposita interpellanza che la stessa Regione ha inoltrato all’Agenzia delle Entrate: il 10% della cifra investita (che potrebbe corrispondere a circa 17/18 milioni se il bando riguarderà solo il servizio su gomma, 25/26 se riguarderà anche il ferro) potrà essere recuperato naturalmente con i pluriennali tempi burocratici per cifre di questa entità ma nei prossimi anni diventerà una cifra consistente da poter reinvestire nel settore.

    Il futuro di Amt, un 2015 all’insegna dell’incertezza

    Tornando a focalizzare la lente di ingrandimento sulla situazione genovese, se il servizio relativo al nuovo bacino unico partirà nella migliore delle ipotesi solo il 1° gennaio 2016, che cosa succederà ad Amt il prossimo anno dato che il contratto di servizio va in scadenza il 31 dicembre 2014? Un’apposita legge regionale approvata in fretta e furia nei giorni scorsi consentirà una proroga straordinaria di un anno, tempo nel quale si spera possano essere espletate tutte le formalità per l’assegnazione del servizio sul nuovo bacino unico. A chi toccherà, però, mettere i soldi per tutto il 2015? Teoricamente, al Comune. Anche perché l’unica promessa che si lascia sfuggire il governatore Burlando è il mantenimento dell’extra finanziamento di 1 milione di euro dedicato al servizio integrato. Nessun ulteriore sforzo straordinario, per il momento. La sensazione, dunque, è che si vada verso la conferma di uno status quo sperando che non diminuiscano ulteriormente i trasferimenti dallo Stato a Tursi. Non una grande notizia per l’assessore Dagnino che, come si poteva intravedere già dalle parole della scorsa settimana, si sarebbe probabilmente aspettata un maggior coinvolgimento economico da parte della Regione in virtù anche del notevole apporto garantito all’ATP (l’azienda che si occupa del trasporto pubblico provinciale) per evitarne il fallimento.

    Più cauto, come d’abitudine, il sindaco Marco Doria: «Prima di prendere qualsiasi decisione – spiega il primo cittadino genovese – dovremmo vedere quali saranno le risorse a disposizione per il bilancio 2015 da poter mettere sul capitolo del trasporto pubblico locale in aggiunta ai trasferimenti della Regione. Non è un aspetto che può essere deciso oggi visto che, benché molto prima di altri grandi Comuni, abbiamo appena approvato il bilancio per il 2014». Attualmente, sul bilancio di Tursi (qui l’approfondimento) Amt incide per 105 milioni (su un totale di 826 milioni), di cui circa il 65% è coperto dalla Regione, mentre il restante 35% direttamente dal Comune.

    Sempre per quanto riguarda Amt, una notizia positiva arriva dal territorio. Dopo l’ennesimo stop dovuto ai problemi economici di Carena (qui l’approfondimento), sono ripartiti i lavori per il completamento del deposito della Metropolitana e del parcheggio di interscambio in via Buozzi. Entro settembre, assicura l’assessore Dagnino, tornerà anche la fermata dell’autobus in direzione centro.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Percorsi pedonali e piste ciclabili in centro: collegamento Carmine-Cairoli, via XX Settembre e Corso Italia

    Percorsi pedonali e piste ciclabili in centro: collegamento Carmine-Cairoli, via XX Settembre e Corso Italia

    largo-zecca-vallechiaraVia Vallechiara, collegamento fra Cairoli/Zecca e il Carmine, resterà pedonale. Lo aveva anticipato la settimana scorsa l’assessore alla Mobilità del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, e lo ha confermato ieri rispondendo in Consiglio comunale a un articolo 54 di Alberto Pandolfo (PD). La strada che collega piazza del Carmine a largo Zecca e permetteva a scooter e auto “in discesa” di evitare la rotonda di piazza dell’Annunziata verrà definitivamente interdetta al traffico veicolare. Attualmente ancora interessata da lavori che sono intervenuti sulle grandi utenze nel sottosuolo e sulla riqualificazione dei marciapiedi, quando riaprirà tra pochi giorni la stretta via sarà accessibile solo ai pedoni (che, a dire il vero, seppure lungo due passaggi non proprio agevoli, possono già percorrerla attualmente).

    «Il traffico privato in città è in diminuzione – ha dichiarato l’assessore Dagnino – e oggi si possono fare scelte di pedonalizzazione più coraggiose e magari impensabili fino a qualche anno fa». 

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    Il progetto rientra nel quadro di una più ampia riqualificazione di largo Zecca, in particolare dei marciapiedi antistanti la caserma militare e la scuola media superiore “Vittorio Emanuele II – Jacopo Ruffini”. «Il nodo di largo Zecca – ammette l’assessore – era molto problematico per la viabilità. Da molti anni giaceva una richiesta da parte dell’istituto scolastico di messa in sicurezza dell’unica uscita e tante erano le lamentele dei cittadini che ci chiedevano un intervento. In effetti, c’era molto disordine causato da sosta irregolare sui marciapiedi di auto e moto, presenza di cassonetti Amiu e, appunto, il viavai di circa 1200 alunni. Senza considerare che molti genitori passano da qui per portare i bambini alla materna del Carmine». L’intervento di riqualificazione, dunque, è partito dall’allestimento di un marciapiede rialzato, con tutte le dotazioni per i disabili, proprio davanti all’ingresso del Vittorio Emanuele perché, a detta dell’assessore, «è l’unico modo per combattere l’abusivismo della sosta». Si sta procedendo, poi, a una riorganizzazione degli stalli merci e a una sistemazione dei posteggi per i motocicli nell’adiacente via Targa, in modo da mettere in sicurezza anche l’accesso alla funicolare Zecca-Righi.

    Una scelta che ha dunque l’obiettivo di migliorare mobilità e decoro urbano, ma che potrebbe rivelarsi indovinata anche per quanto riguarda l’attrattività turistica del centro cittadino e, in particolare, del borgo del Carmine: «Quando mettiamo in ordine un pezzo di città – dice l’assessore Dagnino – lo facciamo certamente per i genovesi ma laddove stanno bene i cittadini, la qualità della vita è migliore anche per i turisti». Le suggestive creuze del Carmine e la piazza del rinnovato mercato rimangono troppo spesso “tagliate fuori” dal flusso di turisti che da Piazza De Ferrari raggiungono via Garibaldi e via Cairoli. Da tempo commercianti e cittadini chiedono al Comune una segnaletica ad hoc che possa indicare il borgo ai visitatori. Un provvedimento che al momento non è previsto, ma la speranza è che il nuovo collegamento pedonale possa dare il via ad un processo virtuoso di valorizzazione di questa piccola perla cittadina incastonata alle spalle della Città Vecchia.

    Nel corso dei lavori è stato necessario chiudere al traffico via Vallechiara anche per interventi programmati nel sottosuolo. «L’opzione della pedonalizzazione definitiva di via Vallechiara – spiega Dagnino – non era stata presa in considerazione fin dalle prime battute per il timore di un congestionamento del traffico sul nodo dell’Annunziata e di via delle Fontane. I numeri di queste settimane, però, ci hanno mostrato che questa modifica può assolutamente essere resa permanente». Certo, sarebbe stato meglio fare testare la ricettività del traffico in una giornata invernale di pioggia e non con il sole estivo ma, in caso di necessità, il Comune è pronto a fare marcia indietro. «Nella riqualificazione di via Vallechiara – prosegue l’assessore – abbiamo comunque lasciato un marciapiede rialzato più ampio rispetto a quello precedente e una sede stradale carrabile in modo che un domani possa essere provvisoriamente riaperta al traffico veicolare, in caso di emergenze».

    Soddisfatto il consigliere Alberto Pandolfo che aveva sollevato la questione in Sala Rossa: «Si tratta di una scelta di buona amministrazione nella direzione della salvaguardia delle fasce più deboli – ha detto l’esponente del Partito democratico – che in questo caso sono gli studenti. Questi percorsi pedonali vanno replicati in altre zone della città che presentano occasioni simili a questa, con lavori di riqualificazione del territorio, da una parte, e possibilità di valorizzare luoghi di pregio bypassandoli dalla mobilità privata, dall’altra».

    Piste ciclabili e percorsi pedonali nel centro città

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    La pedonalizzazione di via Vallechiara, come detto, può rivelarsi strategica in funzione del tanto atteso completamento del percorso pedonale e di grande interesse turistico che da piazza De Ferrari conduce ai palazzi di Strada Nuova sino a scoprire lo splendido e caratteristico quartiere del Carmine, animato anche dalle tante iniziative del Mercato. In questa ottica e sempre a proposito di mobilità intelligente, l’assessore Dagnino ha anche confermato la prossima realizzazione della pista ciclabile di via XX Settembre che tanti dubbi ha suscitato in queste settimane. Due corsie, una in salita e una discesa, nel fulcro del centro cittadino che non sono destinate a rimanere isolate. Verso levante, infatti, è in fase di studio con la collaborazione del Municipio la prosecuzione del percorso lungo tutto viale Brigate Partigiane, dalla Stazione Brignole fino a piazzale Kennedy, che comporterà una riprogettazione delle aiuole nel tratto successivo alla Questura di via Diaz. Ma la grande novità sta nelle parole dell’assessore Dagnino che ha annunciato la possibilità di far proseguire il percorso in corso Italia realizzando una pista ciclabile sulla carreggiata a mare che verrebbe così totalmente interdetta al traffico: «Per il momento è solo un’idea – ha tenuto a precisare l’assessore – perché bisogna studiare la sostenibilità del progetto per il carico del traffico cittadino ma sarebbe bello rendere permanente ciò che ogni tanto avviene la domenica».

    Verso ponente, invece, da piazza De Ferrari il percorso proseguirà all’interno del centro storico: qui, per una questione di spazi limitati rispetto a quanto previsto dalla normativa europea, la pista ciclabile non potrà essere visivamente delimitata sulla pavimentazione ma si procederà con un’apposita segnaletica. In fase di studio c’è la possibilità di allargare la pista a una corsia di via Roma per poi far scendere i ciclisti urbani lungo salita Santa Caterina, piazza Fontane Marose e raggiungere così via Garibaldi. Qui ci si innesterebbe nel percorso pedonale che arriverà fino al Carmine ma potrà proseguire anche fino a Castelletto, sfruttando l’ascensore di piazza della Meridiana, o al Righi attraverso la funicolare.

    Il cuore della città, insomma, è sempre più orientato alla mobilità sostenibile. Almeno sulla carta. E, proprio in questa direzione si colloca un’altra interessante iniziativa che vedrà protagonisti i biker urbani della Valbisagno a partire dal mese di settembre: in occasione della settimana della mobilità sostenibile, infatti, verrà lanciato “Biketowork”, un progetto per condividere in bici il percorso da casa a lavoro. Lungo tutta la Valbisagno verranno create delle apposite fermate a cui fare riferimento per unirsi alla carovana diretta verso il centro cittadino: un passaggio ogni quarto d’ora, nell’arco orario di inizio mattina. Un po’ come avviene ormai in quasi tutti i quartieri con il Pedibus per i bambini che vanno a scuola. Perché muoversi insieme è più bello e più sicuro, soprattutto con le bici e lungo tratti cittadini cosiddetti promiscui.

     

    Simone D’Ambrosio 

  • Acquisizioni gratuite dal Demanio al Comune: terreni, immobili e gallerie per la Genova di domani

    Acquisizioni gratuite dal Demanio al Comune: terreni, immobili e gallerie per la Genova di domani

    traffico-macchine-DIProsegue, seppure a rilento a causa delle tardive risposte arrivate a Tursi, il percorso di acquisizione gratuita da parte del Comune di Genova di immobili e terreni dal Demanio statale e militare (qui l’approfondimento) così come previsto dal programma di “federalismo demaniale” inserito nel cosiddetto “Decreto del Fare”. È stata approvata all’unanimità in Consiglio comunale la seconda delibera (qui l’approfondimento sulla prima tranche) che dà il via libera definitivo all’acquisizione di una serie di beni rientranti in quelle 120 voci richieste ufficialmente da Tursi, sentiti anche i Municipi, alla fine del 2013.

    La delibera tratta nel dettaglio 62 immobili per la maggior parte dei quali il Demanio ha accettato la richiesta di acquisizione e per cui il Comune ha confermato il proprio interesse. Si tratta innanzitutto di una serie di strutture e terreni utili a completare il sistema difensivo dei forti in parallelo al processo di acquisizione dei forti stessi (qui l’approfondimento). Sotto questa voce sono compresi: l’ex Batteria nord-sud del Forte Richelieu, l’ex Batteria Belvedere parte dell’ex Batteria di San Simone, l’ex caserma e magazzino del telegrafo a Forte Tenaglie e la polveriera di Porta Mura Angeli a patto che non siano vincolate dalla Sovrintendenza. A queste strutture si aggiungono il terreno limitrofo al Forte di Santa Tecla, il terreno via Domenico Chiodo e salita del Castellaccio, l’ex campo di tiro a segno del Lagaccio in via del Peralto e diverse aree e manufatti sul Monte Moro per un progetto di valorizzazione del levante genovese.

    Un’altra serie di beni, invece, sarà acquisita a migliorare la mobilità locale e il trasporto pubblico. In questo capitolo rientrano anche beni già utilizzati per il traffico cittadino ma il cui ottenimento da parte del Comune sgraverebbe le casse di Tursi di alcune servitù e potrebbe consentire una più facile gestione e manutenzione. Ecco, dunque, che nella delibera troviamo alcune parti delle rampe di accesso alla Sopraelevata di via Quadrio per lo svincolo di via Madre di Dio e il cammino di ronda Piazza Caricamento nella zona sottostante la rampa di uscita in via della Mercanzia. Ci sono, poi, l’area “ex Derna” a Sampierdarena funzionale al miglioramento della viabilità di Lungomare Canepa, un tratto di oltre mille metri quadri del greto dell’ex torrente Veilino per ottimizzare l’accesso al Cimitero di Staglieno, un’area lungo via Multedo ed altri tratti di ex strade militari ad oggi già parzialmente sfruttati per viabilità urbana.

    Sempre al fine di migliorare collegamenti viari, pedonali e per usi specifici utili ai servizi di trasporto pubblico, il Comune conferma l’acquisizione di una ventina di gallerie, nella maggior parte dei casi ex ricoveri anti aerei. Sotto questa voce troviamo gli immobili di:
    via della Marina per l’uscita di sicurezza della Metropolitana; via Cantore per l’ascensore Amt di collegamento con l’ospedale Villa Scassi; corso Magenta, corso Armellini e via Ponterotto già sfruttate per l’accesso ad ascensori pubblici; via Vianson in quanto utilizzata dal museo di Villa Doria Pallavicini; via Reggio, via Monte Contessa, via Buffa/via Alassio, via Pegli/via Caldesi, via Airaghi/via Villini Negrone per interesse manifestato dal Municipio Ponente; galleria Mameli impropriamente denominata Mazzini; un ex ricovero antiaereo a Coronata funzionale alla riconversione dell’ex complesso ospedaliero; le gallerie di via Vado/Villa Rossi per interesse del Municipio VI Medio Ponente; l’ex ricovero antiaereo di Porta Soprana e quello di via Vernazza utilizzati principalmente per i lavori della Metropolitana; un deposito automezzi di Amiu alla Volpara; l’ex ricovero antiaereo di Palazzo Tursi; la galleria di accesso a corso Firenze da via Paleocapa, già utilizzata dalla viabilità ordinaria; la galleria Bixio; l’ex ricovero antiaereo di piazza Acquaverde in posizione strategia dell’ambito dei lavori di riqualificazione della stazione ferroviaria di Piazza Principe.

    Suscita grande interesse per il miglioramento della viabilità di sponda dei torrenti Bisagno, Polcevera e Secca l’acquisizione di tratti dei greti di alcuni ex torrenti e dei terreni limitrofi. Sotto questa voce le strade coinvolte più interessanti risultano: via Emilia, via Geirato, via Struppa, la sponda destra del Bisagno a Prato, Lungomare Dalmazia, la sponda sinistra del Polcevera, un terreno incolto in via Lepanto e il terreno dell’ex caserma Nino Bixio funzionale alla mobilità dell’ospedale Galliera.

    A completare il quadro delle acquisizioni, altri quattro immobili che, con tutta probabilità, verranno sfruttati da Tursi per essere rivenduti e fare cassa. In particolare, si tratta di un negozio al civici 4 e 6 rossi di via Torti, un laboratorio in Salita al Santuario n.2, l’ex casa con “magazzeno” di via Mura del Molo n.2, l’ex casa littoria di Giminiano a Rivarolo.

    Come già successo nella prima delibera, anche in questa sono contenuti alcuni beni inizialmente inseriti nell’elenco delle manifestazioni di interesse da parte del Comune che, a seguito di opportune verifiche, sono stati stralciati dalle richieste a prescindere dalla disponibilità del Demanio. Si tratta dell’ex galleria di Borgo Incrociati, a rischio esondabilità e murata nel corso dei lavori di riqualificazione della Stazione Brignole; di una copertura del torrente Foce tra via Airaghi e via Cordanieri perché, differentemente da quanto pensato, non è contigua con sedime stradale pubblico bensì privato; un parcheggio e un manufatto in via delle Fabbriche sul greto del Cerusa, tenuto conto della particolare collocazione non strategica.

    Infine, vi sono anche tre spazi per cui il Demanio ha comunicato il proprio diniego alla disponibilità di passaggio di proprietà. Il primo riguarda l’area su cui sorge il ristorante di Punta Vagno perché oggetto di contenzioso in via di soluzione tra il Demanio e i proprietari del locale; le altre due si riferiscono all’ex “Casa del soldato” in piazza Sturla e alla caserma Andrea Doria per cui il Ministero della Difesa ha manifestato l’interesse di sfruttarle come alloggi di servizio. L’immobile di Carignano, in particolare, sembrerebbe destinato a ospitare la nuova sede della caserma dei Carabinieri attualmente nel vicino complesso della caserma Pilo. Su questi due ultimi beni ritenuti strategici per la città, uno come valore architettonico-culturale l’altro per l’inserimento di funzioni urbane, Tursi non si arrende e ha chiesto l’avvio di un tavolo di trattativa e concertazione con l’Esercito, alla presenza del Demanio, per capire quali siano le reali esigenze del Ministero della Difesa e se non si potesse, invece, quantomeno ottenerne una parte o, eventualmente, scambiarli in permuta con altre aree.

    Simone D’Ambrosio

  • Ciclo dei rifiuti, la delibera del Comune sotto la lente d’ingrandimento

    Ciclo dei rifiuti, la delibera del Comune sotto la lente d’ingrandimento

    consiglio-comunale-genova-giornalisti-DCon un paio di giorni di ritardo ma ben 17 in più rispetto alla promessa di arrivare in aula entro il 1° luglio, la delibera di indirizzo ad Amiu per la definizione del nuovo ciclo dei rifiuti è stata approvata giovedì scorso dal Consiglio comunale con 23 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Sel, FdS, Repetto dell’Udc, Anzalone e De Benedictis del Gruppo Misto) e 13 contrari (Pdl, Lega Nord, Lista Musso, M5S e Baroni del Gruppo Misto).

    Verso il piano industriale di Amiu, un iter travagliato

    Già note le situazioni che martedì avevano portato all’annullamento della seduta ordinaria con i consiglieri di opposizione usciti dall’aula al momento dell’appello per far mancare il numero legale vista l’assenza di alcuni membri della maggioranza.  Anche nella seconda convocazione di giovedì l’opposizione ha tentato di bloccare i lavori presentando una sospensiva con l’intenzione di attendere la discussione delle problematiche relative all’impianto di Volpara nel Municipio Media Val Bisagno, i cui cittadini avevano presenziato in buon numero in Sala Rossa esponendo  uno striscione nero con la scritta “Basta morti alla Volpara”. Ma la maggioranza ha serrato i ranghi e ha bocciato la proposta. Ecco allora che, dopo l’illustrazione di una ventina di ordini del giorno e 35 emendamenti, si è arrivati finalmente all’approvazione del documento che vincola la partecipata del Comune di Genova a presentare al Consiglio il proprio piano industriale entro la fine del mese.

    «In realtà – chiarisce il presidente di Amiu, Marco Castagna – si tratterà solo di una prima versione del piano industriale perché stiamo aspettando la road map dalla Regione per porre definitivo rimedio all’emergenza Scarpino e capire dove collocare il nuovo impianto di trattamento del percolato».
    In proposito sarà indispensabile capire a chi spetterà il finanziamento degli interventi: se, come sostiene Castagna, la messa in sicurezza della vecchia discarica di Scarpino 1 rientra in un quadro di lavori bonifica è un conto, altrimenti l’onere dei lavori ricadrà nel capitolo della gestione dei rifiuti e, di conseguenza, sulle bollette dei genovesi nei prossimi anni «che sarebbero così costretti a pagare oggi gli sbagli del passato». Oltre alle tempistiche di realizzazione dei nuovi impianti e ai conseguenti fabbisogni finanziari, Amiu dovrà anche rendere esplicite le necessità di personale in modo che Tursi possa predisporre un piano di assunzioni a tempo indeterminato

    A fianco alla presentazione del piano industriale, il presidente di Amiu ha annunciato anche l’arrivo di un dossier che metterà a punto un’efficace strategia per finanziare buona parte degli indispensabili adeguamenti impiantistici attraverso fondi europei. In questo capitolo rientrerebbe anche il biodigestore, la cui installazione al momento è stata supposta nelle aree ex Ilva a Cornigliano dove Mediterranea delle Acque sta già progettando un nuovo impianto di depurazione.
    Con l’arrivo del biodigestore entro il 2018, i cui costi si aggirano sull’ordine di grandezza dei 35/40 milioni di euro, potrebbe trovare in parte una soluzione anche la problematica Volpara (per quanto riguarda il ridimensionamento dell’area nel suo complesso, decisiva anche l’entrata in funzione del suddetto depuratore di Cornigliano entro il 2020, ndr), di cui i cittadini della Val Bisagno chiedono a gran voce la chiusura. L’avvio del nuovo digestore, in grado anche di produrre una discreta quantità di energia pulita, dovrebbe portare infatti alla dismissione dell’impianto di separazione secco-umido che nel frattempo troverà posto proprio nella discarica della Val Bisagno (insieme con quello che entro luglio 2015 dovrà essere installato nell’area di Rialzo a Campi).

    Gli indirizzi del Comune ad Amiu: differenziata, impiantistica, tariffazione

    RifiutiBenché siano già state annunciate e trattate su Era Superba a diverse riprese nelle scorse settimane, è certamente opportuno ricordare quali siano le principali linee di indirizzo che Giunta e Consiglio hanno fornito alla partecipata nel tentativo di rispondere alle strategie europee in direzione della cosiddetta “economia circolare”, basata cioè su una società che ricicla allo scopo di ridurre la produzione di rifiuti e di utilizzarli come risorsa prevenendo il consumo delle materie prime e mettendo in pratica una concreta ottimizzazione energetica.

    Il primo indirizzo della delibera riguarda il completamento “entro il 2016 dell’estensione della raccolta differenziata della frazione organica e della componente “secca” in tutta la città, sia per le utenze domestiche che per le utenze commerciali, diversificando le modalità di servizio al fine di ottenere ove possibile una raccolta di qualità dei materiali e tenendo conto anche degli aspetti economici”.
    Il piano di Amiu fissa in proposito una doppia fase per le utenze commerciali con circa 600 nuovi ritiri porta-a-porta a partire da questo mese e altri 1600 da dicembre. Per le utenze domestiche, invece, il potenziamento della raccolta, in questo caso principalmente di prossimità attraverso la predisposizione di nuovi cassonetti marroni, sarebbe dovuto partire da settembre ma la partecipata sembra essere in anticipo con la consegna proprio in questi giorni del kit per la raccolta dell’organico a circa 5600 famiglie residenti nelle zone di Carignano e via San Vincenzo. Prossime tappe Sampierdarena, Foce e Nervi per un totale di 50 mila abitanti entro la fine dell’anno.
    Grazie al potenziamento delle azioni di comunicazione, informazione ai cittadini e incentivazione economica, infatti, Amiu dovrà raggiungere degli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dal Piano Regionale (qui l’approfondimento), che prevede una percentuale del 50% al 2016 e del 65 % al 2020.

    Si arriva, poi, alla questione impiantistica. Ecco che cosa dice, in proposito, la delibera: “Completare la progettazione degli impianti necessari per il trattamento e recupero della “frazione organica” dei rifiuti, basati sulla tecnologia di digestione anaerobica, che dovranno essere realizzati entro il 2018, includendo anche l’ipotesi di una eventuale collocazione in aree Ilva. La soluzione impiantistica dovrà essere modulare, anche al fine di poter dare soddisfare le esigenze, ancora in fase di definizione, della Città Metropolitana”. Ecco, dunque, nero su bianco il superamento dell’inceneritore, salutato con grande soddisfazione dalle associazioni ambientaliste: «È una enorme rivincita per le associazioni, i comitati ed i cittadini – scrivono gli Amici del Chiaravagna – che nel luglio di 10 anni fa avevano fortemente contestato una delibera che, aprendo la strada alla costruzione di un mega inceneritore, sembrava avere messo una pietra tombale sul diritto alla salute, sulla democrazia, sull’equilibrio dei conti pubblici genovesi. Tutti insieme, siamo stati in grado di condizionare l’agenda politica locale e nazionale dimostrando il valore delle nostre tesi finalizzate esclusivamente al bene comune».

    Per quanto riguarda il nuovo impianto di digestione anaerobica (biodigestore), invece, la delibera parla di studiare “la possibilità di utilizzo del biogas generato per usi alternativi alla produzione di energia elettrica, quali l’autotrazione o l’immissione in rete, tenuto conto delle opportunità di incentivazione economica e della localizzazione dell’impianto”.

    Si parla poi di “approfondire la possibilità di realizzare presso il sito di Scarpino un nuovo impianto di compostaggio, in cui trattare la componente organica derivante dalla raccolta differenziata e dal trattamento anaerobico, sulla base dello studio di fattibilità del 10/11/2013 e alla luce delle criticità emerse sull’area. In alternativa, per consentire il computo della frazione organica nell’ambito dei criteri di calcolo delle percentuali di raccolta differenziata, sarà necessario identificare un altro sito, ovvero stipulare accordi con altri soggetti”.
    Per Scarpino, il primo punto all’ordine del giorno deve essere proprio il superamento dell’emergenza. Per questo la delibera ricorda che si dovranno “attuare tutti gli interventi necessari all’adeguamento della discarica di monte Scarpino affinché la stessa possa essere messa in sicurezza ed essere utilizzata come discarica di servizio per gli scarti prodotti dagli impianti di trattamento e recupero della frazione organica e secca, secondo le prescrizioni dei nuovi provvedimenti autorizzativi degli Enti competenti”.

    Infine, uno sguardo anche alla “frazione secca” dei rifiuti residui per cui dovranno essere elaborate “soluzioni impiantistiche da realizzarsi in alternativa al gassificatore, valutando – secondo criteri ambientali, economici e logistici – sia l’ipotesi di impianti per il recupero spinto di materia che quella di impianti di CSS (combustibile solido secondario) prevista dal Piano Regionale dei Rifiuti privilegiando prioritariamente la componente di recupero della materia”.

    Tutti questi elementi dovranno essere recepiti nel piano industriale che Amiu dovrà presentare entro fine mese. Entro fine anno, invece, la partecipata dovrà approvare un percorso per la realizzazione di nuove Isole Ecologiche in modo che ogni Municipio arrivi ad averne una.

    Tra i numerosi emendamenti accolti dalla Giunta e approvati dal Consiglio, merita particolare attenzione quello presentato dal capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone e sottoscritto da tutta la maggioranza, che per ammissione dello stesso assessore al Ciclo dei rifiuti, Valeria Garotta, «completa e rende migliore tutto l’impianto della delibera». Tra i punti principali delle modifiche apportate al testo licenziato da sindaco e assessori, si sottolinea lo sprone ad avviare sperimentazioni di soluzioni di tariffazione puntuale che adeguino l’imposta alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotto e l’istituzione di un Osservatorio di Cittadinanza Attiva “al fine di coinvolgere soggetti di rappresentanza dei cittadini, degli utenti e delle parti sociali” come attivi valutatori delle performance di Amiu e attenti segnalatori di eventuali esigenze.
    Molto soddisfatto della delibera il consigliere Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e da sempre impegnato nella lotta ambientale per un miglioramento del ciclo dei rifiuti cittadino: «Vedo questo passaggio come una sorta di rivoluzione culturale – ha detto Pignone – perché mai come ora in una delibera sono stati presenti così tanti grandi elementi di cambiamento. Questa delibera è una risposta adeguata anche nella direzione del sostegno del servizio pubblico delle aziende pubbliche. Fino a ieri sbagliavamo a guardare i rifiuti solo come una questione economica: ora sono finalmente considerati come materiali post consumo ovvero una risorsa». Ma la soddisfazione più grande per il primo eletto nella “lista arancione” a sostegno del sindaco sono le nuove prospettive tecnologiche: «Finalmente viene messo nero su bianco il superamento del gassificatore e dell’inceneritore – ha proseguito Pignone suscitando una reazione non proprio composta tra i banchi del Partito democratico – che molti consiglieri conoscono bene perché avevano votato con favore nel passato ciclo amministrativo in cui, tra l’altro, si cercava di risolvere i problemi della Valbisagno semplicemente spostandoli a Scarpino».

    Anche il sindaco Doria guarda con soddisfazione alla delibera approvata e tocca il tempo alla Regione pensando già alla costituenda Città Metropolitana: «Nel piano regionale – si legge in una nota del primo cittadino – sono previsti impianti di diverso carattere, funzionali al ciclo in aree territoriali omogenee o di valenza regionale. Le caratteristiche, la collocazione e i costi  di questi impianti  devono essere discussi in modo chiaro, trasparente e condiviso perché sono a carico dei cittadini dell’intera Liguria che è caratterizzata dalla presenza di una vasta città metropolitana». Secondo Doria, dovranno essere previsti investimenti pubblici, anche regionali, per la realizzazione di tali impianti. «Le linee di indirizzo decise dal Consiglio comunale di Genova – prosegue il sindaco – consolidano la funzione di Amiu a servizio dell’area metropolitana e quale importante risorsa industriale a livello regionale. La ripartizione delle risorse pubbliche dovrà tenere in debito conto il numero dei cittadini serviti e la valenza industriale delle aziende pubbliche esistenti sul territorio».

    Ma è ancora il capogruppo Enrico Pignone a tracciare la road map delle prossime priorità: «Innanzitutto dovrà essere messa in sicurezza la discarica di Scarpino – ricorda il capogruppo di Lista Doria – e nel frattempo vanno velocizzate le tappe del processo di separazione secco/umido». Il consigliere comunale guarda anche a un orizzonte più ampio: «Oltre a quanto Amiu proporrà nel proprio piano industriale dovremo studiare nuove filiere per recuperare il materiale che ieri era considerato solo rifiuto ma domani potrà anche portare lavoro, nel rispetto della salute dei cittadini e dell’ambiente».

    Ora la palla passa ad Amiu, prima che il dibattitto ritorni a Tursi una volta presentato ufficialmente il piano industriale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt e il futuro del trasporto pubblico locale: Genova aderisce alla nuova Agenzia della Regione

    Amt e il futuro del trasporto pubblico locale: Genova aderisce alla nuova Agenzia della Regione

    autobus-amt-3Genova aderisce all’Agenzia regionale per il trasporto pubblico locale. Con quattro mesi di ritardo sulla tabella di marcia sancita dall’accordo sottoscritto lo scorso novembre da Regione, Comune, Amt e dipendenti dell’azienda pubblica, sta per andare in porto uno dei tasselli più importanti per il futuro della mobilità pubblica genovese e ligure.
    Secondo quanto assicurato dall’assessore regionale Vesco alla collega genovese Dagnino, infatti, nei prossimi giorni dovrebbero essere formalizzate anche le ultime adesioni mancanti. «A questo punto – segna le tappe Anna Maria Dagnino – la Regione dovrebbe chiamarci per dare vita all’Agenzia spero entro la fine di luglio, primi giorni di agosto».

    L’Agenzia è lo strumento previsto dalla nuova legge regionale sul trasporto pubblico locale che ha rivoluzionato, o meglio dovrebbe rivoluzionare, lo status quo di autobus e corriere liguri attraverso l’istituzione di un unico bacino regionale da affidare mediante una gara unica. «L’Agenzia – spiega Dagnino – predisporrà gli atti di gara per l’affidamento del servizio, fungerà da stazione unica appaltante e monitorerà il rispetto del contratto di servizio».
    Non solo. L’ Agenzia Regionale Trasporti, da statuto, dovrebbe preoccuparsi anche della promozione del trasporto pubblico, della sperimentazioni di nuove tecnologie funzionali al miglioramento del servizio e del monitoraggio di eventuali progetti europei di settore utili anche al reperimento di fondi.

    Formalmente si tratterà di una società in house della Regione Liguria. Genova parteciperà al capitale sociale di 400 mila euro per il 26,29% (seconda solo alla Regione a cui spetta il 40%, limite massimo previsto dallo Statuto) pari a una quota di poco superiore ai 105 mila euro.

    «Quello di oggi (l’approvazione della delibera in Consiglio comunale che sancisce l’adesione di Genova all’Agenzia, ndr)– commenta l’assessore Dagnino – è un passaggio importante, anche se arriva con qualche mese di ritardo. Adesso speriamo che il percorso acceleri e si riesca ad arrivare alla gara entro la fine del 2015». Esattamente un anno dopo rispetto a quanto previsto dall’accordo di novembre 2013.

    Nel frattempo azienda e lavoratori hanno mantenuto le promesse già a marzo, 4 milioni di euro per coprire parte delle perdite, attraverso il congelamento di ferie arretrate e aumenti contrattuali e l’incremento nei primi mesi del 2014 dell’attività di verifica dei titoli di viaggio (qui l’approfondimento). Anche il Comune sembra essere intenzionato a farlo a stretto giro. Secondo l’accordo, infatti, Tursi avrebbe dovuto aumentare il capitale sociale della partecipata per un importo di 4,3 milioni. La cifra non è prevista direttamente nei conti del bilancio previsionale (qui l’approfondimento) che dovrebbe arrivare in Consiglio la prossima settimana. Tuttavia, l’assessore Miceli ha assicurato che si potrà fare affidamento al fondo di riserva. «Al di là che tutte le parti l’abbiano rispettato o meno – commenta l’assessore alla Mobilità del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino – noi abbiamo tutta l’intenzione di rispettare l’accordo di novembre e di onorare il nostro impegno riferito ai 4,3 milioni di euro. Innanzitutto perché gli accordi vanno rispettati e poi perché da questo dipende la stabilità economica di Amt. I soldi verranno presi dal fondo di riserva e da eventuali aggiustamenti di bilancio in fase consuntiva ma, comunque, nella delibera che accompagnerà il bilancio previsionale è previsto un passaggio dedicato a questo punto».

    Insomma, a non aver fatto il proprio dovere sembra resterà soltanto la Regione che ha procrastinato all’inverosimile la costituzione dell’Agenzia e la predisposizione del bando di gara per il bacino unico. «Se siamo bravi, e qualche volta capita, il nuovo servizio regionale e integrato partirà il 1° gennaio 2015». Così dichiarava il presidente delle Regione Claudio Burlando a novembre. Questa volta, forse, dalle parti di piazza De Ferrari non sono stati così bravi.

    Un problema non indifferente per Genova e Amt. Il contratto di servizio della partecipata genovese, infatti, scade il 31 dicembre di quest’anno. «Il problema del periodo transitorio (ovvero come verrà finanziato e gestito il servizio di Amt per tutto il 2015 o comunque fino all’avvio del nuovo servizio unico regionale, ndr) esiste – ammette, senza esitazione, Dagnino – ma è la Regione che dovrà trovare una soluzione. Nella legge regionale si prevede la possibilità di una proroga sulle scadenze del regolamento europeo ma Genova, come avevamo avuto già modo di segnalare in fase di redazione della legge, ne ha già usufruito. È evidente – conclude l’assessore – che una volta istituita l’Agenzia e imboccata la strada verso la gara per il bacino unico, l’autorità di bacino che altro non è che la Regione dovrà fare un provvedimento ad hoc per Genova».

    In proposito, nel corso del dibattito in Consiglio comunale, è stato anche accolto un emendamento presentato dal capogruppo del Pd, Simone Farello, che ha impegnato l’Amministrazione a farsi carico di informare la Sala Rossa circa i provvedimenti che la nuova Agenzia intenderà attuare per gestire il periodo transitorio.
    Di Farello anche un secondo emendamento approvato che punta a fare chiarezza sull’integrazione del trasporto locale su ferro, previsto dalla legge regionale in funzione integrata a quello su gomma ma non menzionato dagli organi sociali della costituenda Agenzia. «Se questo è l’ultimo punto all’ordine del giorno – ha detto l’ex assessore alla Mobilità della giunta Vincenzi – si è completamente sbagliata prospettiva: l’assenza dell’integrazione ferro-gomma è infatti un forte limite perché Trenitalia svolge già un servizio di fatto metropolitano».

    «La legge regionale – commenta Dagnino – dice che la gara potrà anche comprendere il trasporto su gomma. Al di là di questo, la necessità di integrare i servizi è evidente come quella di rendere compatibili tra loro il nuovo contratto di servizio e il contratto con Trenitalia». Un’operazione per nulla semplice, considerata anche l’estensione e la particolare morfologia della Regione, che comunque spetterà a Piazza De Ferrari.

    Si è concentrato, invece, sulla questione economica l’intervento di Antonio Bruno (Fds) che ha richiesto un passaggio in Consiglio comunale del nuovo contratto di servizio, una volta che saranno espletate le formalità che porteranno alla gara regionale unica.

    Molto scettico sul funzionamento dell’Agenzia l’esponente della Lega Nord, Edoardo Rixi, forte anche della sua esperienza di consigliere regionale: «Difficilmente arriveremo all’affidamento del servizio entro il 2015. L’Agenzia sorbirà molte risorse destinate al Tpl e non so come potrà avere accesso alle agevolazioni fiscali preventivate». Rixi fa riferimento ai 20 milioni all’anno che la Regione ha previsto di recuperare attraverso il rimborso dell’Iva: espediente possibile grazie alla costituzione consortile dell’Agenzia purché vi siano entrate da compensare. «Ma quali saranno quest’entrate visto che l’Agenzia avrà solo trasferimenti da parte dello Stato?» si chiede retoricamente il leghista.

    Negativo anche il commento di Paolo Putti, capogruppo M5S: «Creiamo questo contenitore senza dire che cosa vogliamo metterci dentro e non facciamo nulla per contrastare il regime di monopolio che non ha mai garantito un livello migliore di servizio. Anzi, adesso vogliamo allargare la gara anche al trasporto su ferro: certo, l’integrazione sarebbe importante ma non deve essere integrato anche l’appalto perché se uno controlla tutto, migliora la propria redditività non certo il servizio reso ai cittadini».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Il bilancio 2014 del Comune di Genova, tutti i numeri di Tursi

    Il bilancio 2014 del Comune di Genova, tutti i numeri di Tursi

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DÈ la delibera madre, il cuore da cui dipende il futuro ma soprattutto il presente del Comune inteso non solo come amministrazione ma anche e soprattutto come città. Si tratta del bilancio previsionale per il 2014 (qui l’approfondimento sul previsionale 2013), approvato dalla giunta la scorsa settimana e che sarà discusso nei prossimi giorni in Commissione prima di passare all’esame dell’aula consiliare forse già nella seduta del 22 luglio. Secondo quanto previsto dal governo, che tuttavia potrebbe nei prossimi giorni concedere una proroga a fronte dell’inadempienza di molti enti locali, la dead line per l’approvazione definitiva è fissata, infatti, al 31 di questo mese. Ottenuto l’ok in Sala Rossa, l’amministrazione potrà finalmente terminare l’esercizio provvisorio (che obbliga assessorati e direzioni a spendere ogni mese al massimo un dodicesimo della cifra totale avuta a disposizione l’anno precedente), e procedere con un po’ più di respiro alla programmazione finanziaria fino almeno alla fine del 2014.

    «È con qualche rammarico che mi accingo a presentare il bilancio di previsione per il 2014 soltanto a luglio – ha esordito l’assessore Francesco Miceli – anche quest’anno ad esercizio inoltrato, in un contesto normativo in continua evoluzione in cui è estremamente difficile avere un quadro preciso delle risorse disponibili e soprattutto averlo in tempi coerenti con una corretta programmazione finanziaria. Approvare il bilancio di previsione significa assumere una forte responsabilità nei confronti dei cittadini perché le cifre e i programmi qui scritti si traducono in azioni che incidono nella vita di tutti e determinano il benessere sociale della città».

    L’ammontare complessivo del bilancio per il Comune di Genova nel 2014 è stimato in poco più di 1,7 miliardi euro. La somma per la parte corrente è fissata, invece, in 828 milioni di euro: tale, dunque, sarà la capacità di spesa del nostro ente locale e altrettante dovranno essere le entrate. «Per avere questo livello di spesa – ha spiegato il sindaco Marco Doria – il Comune ha dovuto utilizzare anche le leve fiscali altrimenti, senza l’Imu e la Tasi che abbiamo, non avremmo potuto mantenere sostanzialmente invariati i grandi flussi di spesa».

    Solo due voci subiscono una drastica variazione ma si tratta di un dato positivo che riguarda il costo del personale e gli interessi sulla restituzione di capitale (altrimenti detto debito). «Il Comune di Genova è virtuoso da questo punto di vista – ha sottolineato il primo cittadino – perché ha diminuito la spesa pubblica e l’indebitamento complessivo». Per quanto riguarda il personale i contenimenti non riguardano gli stipendi pro-capite ma l’ammontare totale a seguito di un turnover solamente parziale. Sul fronte del debito, invece, la parte del leone l’ha fatta la riduzione dei fitti passivi grazie a una complessiva riorganizzazione degli uffici pubblici.

    «In 10 anni – sottolinea Miceli – lo stock di debito del Comune di Genova è diminuito di circa 200 milioni (pari al 14%), di cui 110 negli ultimi 3 anni e, ad oggi, si attesta a poco più di 1,2 miliardi». Questa contrazione, che evidenzia una controtendenza dei Comuni rispetto ai comportamenti dello Stato centrale, è stata possibile in funzione del patto di stabilità imposto agli enti locali che non possono spendere oltre una certa cifra e, di conseguenza, non possono indebitarsi. La diminuzione del debito, inoltre, ha come diretta conseguenza un immediato abbassamento degli interessi dovuti da Tursi alle banche.

    Così, nonostante 13 milioni di disponibilità in meno rispetto al 2013 (e 52 in meno rispetto al 2012), il plafond di spesa per i servizi erogati quest’anno resterà sostanzialmente immutato: 98,5 erano i milioni a disposizione delle direzioni nel 2013, 97,3 sarà il budget per il 2014. La differenza di 1,2 milioni di euro, dicono a Tursi, sarà ripartita in modo da non incidere sensibilmente sulla capacità di spesa di alcun servizio essenziale.

    Le entrate: arriva la nuova tassa sui rifiuti

    bollette-speseOltre il 70% (71,14% per la precisione) delle entrate del 2014 arriverà dalle tasche dei genovesi che, quindi, con un gettito di poco superiore ai 594 milioni si autofinanziano abbondantemente i propri servizi. Dallo Stato e da altri enti pubblici e privati, invece, dovrebbero arrivare solo poco più di 240 milioni.

    Dopo l’Imu che frutterà al Comune quasi 160 milioni, a cui si aggiungo i 75 della Tasi, ecco arrivare anche la Tari (qui l’approfondimento): la tanto temuta nuova tassa sui rifiuti però, almeno per quest’anno, sembra aver evitato l’ennesima stangata. «Si tratta della terza gamba della Iuc – ricorda il sindaco Marco Doria – le cui prime due gambe avevamo già visto due mesi fa con la Tasi e l’Imu».
    Com’è noto, tutti i costi di Amiu devono essere interamente coperti dalle “bollette della spazzatura” e la partecipata di Tursi ha in previsione un aumento di piano finanziario di circa 4 milioni, parti al 4%. Un gravame che, stando a quanto spiegato dall’assessore Miceli, non dovrebbe però ricadere più di tanto sui genovesi dato che verrebbe assorbito e compensato dall’annullamento dell’addizionale statale sulla tassa che in precedenza era pari a 30 centesimi al mq. Nel gettito complessivo che supererà i 126 milioni qualche aumento per i cittadini, comunque, ci sarà ma si tratterà mediamente di una quindicina di euro su base annua e solo per famiglie numerose e con abitazioni di notevole estensione: «Una rarità a Genova – assicura l’assessore – e comunque fino a quattro figli non è previsto nessun aumento».
    Diverso il discorso per le utenze non domestiche che parteciperanno ai costi per il 45% del totale: il numero delle imprese diminuisce e in alcuni casi le tariffe possono aumentare. «Ma è una situazione che si è verificata soprattutto lo scorso anno in virtù della riorganizzazione della ripartizione del gettito tra utenze domestiche e non domestiche che adesso corrisponde molto più alla situazione reale» assicura Miceli. «Quest’anno, invece, le cifre resteranno sostanzialmente invariate e, anzi, in molti casi si assisterà a una lieve riduzione».
    A differenza della Tasi, niente panico per i pagamenti: arriveranno i bollettini a domicilio con l’ammontare suddiviso in tre rate per le utenze domestiche (31 ottobre, 1 dicembre, 28 febbraio 2015) e cinque per le non domestiche (in più 30 settembre e 31 gennaio).

    Le uscite: direzioni invariate, raddoppia il budget per i Municipi

    economia-soldi-D4Ma dove vanno andranno a finire gli 826 milioni che il Comune avrà a disposizione? Nonostante la compressione dei costi raccontata dal sindaco, nella sezione uscite la voce più ingente è sempre rappresentata dalle spese per il personale che quest’anno ammonteranno a quasi 228 milioni. 111 saranno, invece, i milioni da sborsare per il servizio prestiti per la quota interessi e la quota capitale. Ci sono, poi, i contratti di servizio di Amiu (126 milioni) e di Amt (105 milioni).

    Infine, come si diceva, resta sostanzialmente invariato il plafond a disposizione dei vari servizi resi dai settori pubblici che ammonterà a 97,3 milioni.

    La prima voce, naturalmente, è rappresentata dalle politiche sociali per cui sono messi a bilancio 36,320 milioni: solo 200 mila euro in meno rispetto a quanto previsto lo scorso anno ma sempre sotto quella famosa asticella dei 40 milioni che è sempre stata ritenuta imprescindibile (qui l’approfondimento) e che probabilmente sarà raggiunta nel corso dell’anno con assestamenti di bilancio che potranno anche attingere al fondo di riserva (un totale di 7,8 milioni da cui però, potrebbero essere sottratti 4,3 milioni per ottemperare al famoso accordo su Amt siglato lo scorso anno ma che il Comune potrebbe non considerare valido in virtù del fatto che anche la Regione non ha rispettato i propri impegni che prevedevano, tra l’altro, la costituzione dell’Agenzia e del bacino unico regionale, qui l’approfondimento).

    Al secondo posto la macrovoce Scuola, sport e politiche giovanili con 30,259 milioni (mentre l’anno scorso erano 30,528). Poco meno di 4,5 milioni per la Polizia municipale mentre a Cultura e Turismo vanno solo 3,7 milioni di euro (200 mila euro in più rispetto allo Sviluppo economico): qui la diminuzione rispetto allo scorso anno è più sensibile e ammonta a circa un milione di euro ma la Giunta è convinta di poter recuperare anche in questo caso attraverso non meglio definite “altre risorse di bilancio” oltre a eventuali sponsorizzazioni.

    A livello aggregato, la maggior parte degli investimenti si concentrano su tutela del territorio, mobilità, politiche sociali e scuole.

    Via Montezovetto, Genova AlbaroAll’interno di questo quadro più generale, grande interesse suscita sempre la voce trasversale dei lavori pubblici, testimone concreto di quanto un’amministrazione tenga al decoro della propria città e provi a dare lavoro alla stessa. Per il 2014 l’assessore Crivello annuncia la disponibilità di 137 milioni di euro: 45 milioni sono accantonati per il mini-scolmatore del Fereggiano in attesa del via libera delle Corte dei conti alla convezione; 62 milioni sono previsti per una serie di interventi importanti sul territorio tra cui Galleria Mazzini, corso Sardegna e altri edifici pubblici; i restanti 30 milioni rappresentano invece un mutuo da avviare per il piano dei lavori pubblici di quest’anno. Si tratta di circa 4 milioni in più rispetto alla quota già presentata qualche settimana fa perché nel frattempo è intervenuta la necessità della previsione di un intervento manutentivo nel sottopasso di Caricamento, della messa in sicurezza di una frana Pra’ e della riqualificazione della scuola di piazza Palermo (800 mila euro) secondo le direttive del governo Renzi che danno priorità all’edilizia scolastica.

    Interessante capire come saranno distribuiti anche gli altri 26 milioni del piano triennale: intanto ci sono i 12,2 milioni confermati dallo scorso anno ad Aster; 4 milioni saranno invece impiegati per il completamento degli interventi pluriennali sulle criticità degli edifici scolastici (vie d’esodo, impianti idrici, impianti elettrici); 3,5 milioni andranno alle manutenzioni per il patrimonio comunale (mercati, cimiteri, uffici); 2,2 milioni previsti per il risanamento idrogeologico (700 mila euro muri e altrettanti per le frane, 500 mila euro per ponti e impalcati, 300 mila euro per opere marittime); 1,5 milioni alle ristrutturazioni per l’edilizia residenziale pubblica; 500 mila euro per alcuni interventi di bonifica da amianto. Da non dimenticare, poi, la quota messa da parte per imprevisti e somme urgenze che quest’anno sostanzialmente raddoppia: saranno, infatti, accantonati 5 milioni visto che in questi primi sei mesi del 2014 si è già raggiunta la quota di 2,5/2,6 milioni stanziata nel 2012 e nel 2013.

    Last ma, questa volta è proprio il caso di dirlo, per nulla least, i Municipi. Il 2015 sarà l’anno della Città Metropolitana (qui l’intervista al sindaco Doria e l’approfondimento) e in quest’ottica i Municipi dovranno assumere un ruolo sempre più vitale e (de)centrale. È anche per questo motivo che a partire da questo bilancio il budget a disposizione delle nove ex circoscrizioni aumenta sensibilmente. Oltre alla conferma degli “storici” 281 mila euro in conto capitale, ciascun Municipio riceverà quest’anno 200 mila euro per le manutenzioni. A tutto ciò si aggiunge il percorso già avviato nel 2013: i Municipi che hanno elementi critici nel proprio territorio, conserveranno al proprio interno i proventi economici derivanti dagli stessi. Così Ponente, Medio Ponente e Media Val Bisagno potranno sfruttare i contributi delle cave mentre di nuovo Medio Ponente e Val Polcevera riceveranno quelli di Scarpino. Ultima novità, anche i guadagni provenienti dai ribassi d’asta resteranno nei Municipi di competenza: non proprio una questione di spiccioli dato che per il por di Molassana (qui l’approfondimento), ad esempio, è in ballo circa 1 milione di euro.
    L’importanza politica di questa operazione è sottolineata anche dal sindaco: «Sono i Municipi che decideranno dove spendere questi soldi in più e quindi restituiamo discrezionalità di spesa al territorio».

    Le incognite: i tagli e i trasferimenti del governo

    Benché il sindaco, presentando i numeri alla stampa, abbia parlato del bilancio come «fotografia esatta della situazione attuale, rigorosa, senza immaginare entrate gonfiate» sulle casse di Tursi gravano ancora due grosse incognite.

    La prima riguarda la copertura da parte dello Stato del minore gettito dovuto alla differenza tra le aliquote Imu dell’anno scorso e la Tasi di quest’anno che ha raggiunto il tetto massimo del 3,3 per mille: Tursi ha messo a bilancio 40 milioni di entrate stimate sulla base di quanto previsto nella legge finanziaria del 2014 che, all’interno di questo capitolo, prevede un totale di 625 milioni per tutti i Comuni italiani. Ma questa somma è assolutamente ancora da confermare.
    Così come da confermare, ed eccoci alla seconda incognita, sono i tagli alla spesa pubblica imposti il 24 aprile da un decreto del governo Renzi per finanziare il famoso bonus degli 80 euro. A livello nazionale si tratta di una riduzione di spesa di 700 milioni a testa per Stato, Regioni e altri locali (Comuni e Province); per via Garibaldi dovrebbe comportare un sacrificio di 5,7 milioni di euro, cifra non mastodontica ma che certo avrebbe fatto comodo avere a disposizione come capacità di spesa corrente. Tutto però è ancora avvolto da una densa nube di incertezza che non si dipanerà almeno fino a fine mese.

    «Le stime – spiega l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli – dovrebbero essere piuttosto precise perché sono state facce con Anci e con la Ragioneria di Stato basandoci sulle voci ufficiali disponibili. Non c’erano i tempi per aspettare le decisioni definitive dello Stato che ci auguriamo arrivino entro fine mese e se dovessero esserci sorprese, speriamo siano in positivo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Fiera di Genova, Consiglio comunale shock fra trucchi e trabocchetti: via libera ai centri commerciali

    Fiera di Genova, Consiglio comunale shock fra trucchi e trabocchetti: via libera ai centri commerciali

    fiera-genova-kennedy-DIQuando la toppa è peggiore del buco. La delibera che stabilisce le linee di indirizzo per il riassetto delle aree alla Fiera del mare, tanto attesa e che ha fatto discutere animatamente maggioranza e Pd al suo interno, è stata approvata dal Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pd, Lista Doria e Chessa – Sel) e 15 contrari (Bruno – Fds, Pastorino – Sel, Nicolella – Lista Doria più l’opposizione).

    Come noto, il cuore del contendere era il rischio dell’insediamento di un nuovo centro commerciale per circa 15 mila metri quadrati (qui l’approfondimento). Centro commerciale che non ci sarà grazie all’approvazione di un emendamento presentato dai consiglieri Vassallo (Pd) e Pignone (Lista Doria). Ma attenzione al trabocchetto. A sparire è infatti l’intero vincolo che prevedeva, oltre al limite dei 15mila mq, anche quello di 2500 metri quadrati per il settore alimentare. L’emendamento, approvato con 30 voti favorevoli e 6 presenti non votanti, infatti, elimina negli 88 mila metri quadrati di aree non più necessarie a funzioni fieristiche (su un totale superiore ai 146 mila metri quadrati) la possibilità di previsione di “medie e grandi strutture di vendita anche organizzate in centro commerciale”. Al loro posto sono previsti, invece, “uno o più distretti commerciali tematici” (strutture di vendita incentrate su un unico settore, ad esempio Dacathlon, ndr) di per sé senza alcun limite di estensione. In realtà, per natura di legge, ogni distretto commerciale tematico non può superare i 15 mila metri quadrati (guarda caso la stessa quota della prima estensione della delibera). Ma è la dicitura “uno o più distretti” che lascia a dir poco sconcertati: in altre parole, infatti, non si potrà fare sulla carta un centro commerciale con tutti i crismi ma si potranno fare tanti centri commerciali monotematici non solo per un massimo 15 mila metri quadrati ma per un totale, per assurdo, addirittura di tutti gli 88 mila quadrati (vedi nota in calce, ndr).

    «Sono stati modificati i termini ma non la sostanza – ha detto in dichiarazione di voto il capogruppo del M5S, Paolo Putti – attraverso l’introduzione del concetto di “distretto commerciale” al posto di “centro commerciale”. Non si è però detto quanto grande sarà questo distretto commerciale né di che tipo dovrà. Insomma, si è utilizzata una parola che non si è definita appositamente per non legarsi le mani nei confronti di quello che in realtà si vuole fare».

    Un trabocchetto in cui sembra essere caduto anche il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, firmatario dello stesso emendamento e che ha dovuto incassare anche il voto contrario della propria consigliera, Clizia Nicolella.

    Certo, la delibera prevede anche che nella zona siano previsti insediamenti residenziali, uffici, strutture ricettive alberghiere, servizi privati e di uso pubblico, connettivo urbano, esercizi di vicinato e parcheggi pubblici e privati in funzione degli insediamenti previsti. Come conciliare questo universo piuttosto eterogeneo dovranno capirlo sindaco, Autorità Portuale e Regione Liguria che sono chiamati a redigere un accordo di programma da cui dipenderà il bando per la vendita delle aree. Ma prima del via libera definitivo, l’accordo di programma dovrà tornare all’esame del Consiglio comunale, come ha ricordato anche il capogruppo del Pd, Simone Farello: «Oggi abbiamo assegnato un indirizzo ma vogliamo tornare a esercitare la nostra funzione di controllo su questa delibera quindi tutto deve concludersi entro questo ciclo amministrativo».

    Un concetto su cui è tornato anche il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone: «Siamo solo al momento di fornire indicazioni ovvero qualche passo prima di vedere nel dettaglio il progetto e la visione di insieme dell’area che invece molti consiglieri vorrebbero far recepire già in questo documento. Se riteniamo pericoloso questo passaggio vuol dire che non ci fidiamo di noi stessi perché se il sindaco dovesse disattendere le nostre proposte in ambito di pianificazione potremmo sempre votare contro l’accordo di programma in seguito».

    La partita, dunque, è ben lontana dall’essere conclusa ma, come ricordato da Farello e previsto da un emendamento presentato dal consigliere Pandolfo (Pd) e approvato dall’aula, dovrà vedere il triplice fischio entro la fine di questo ciclo amministrativo. Sempre che la giunta riesca ad arrivare, più o meno, integra in fondo al percorso.

    La maggioranza cade? Nessun problema, si ripete la votazione

    Che quello di ieri sarebbe stato un pomeriggio lungo (la delibera è stata votata dopo le 22) e difficile lo si era intravisto fin dalle prime mosse. In apertura di discussione, infatti, i consiglieri Gioia, Repetto (Udc) e Baroni (Gruppo Misto) avevano presentato una richiesta di sospensiva per la pratica di una settimana al fine di fare chiarezza su alcuni aspetti storici della concessione delle aree da Autorità Portuale a Comune e da questo alla Fiera di Genova. Un po’ a sorpresa l’esito della votazione era stato favorevole – 17 voti, compresi quelli di Bruno (Fds) e Nicolella (Lista Doria) contro 16 – ma, come rilevato dagli scrutatori, ben 4 consiglieri avevano chiesto di inserire o modificare il proprio voto a operazione elettronica conclusa. Una brutta consuetudine in Sala Rossa che ieri ha suscitato molto più scalpore perché ha portato alla ripetizione del voto come previsto dall’art. 25, comma 1 del Regolamento del Consiglio Comunale che recita: “Nel caso di risultato dubbio, il/la Presidente ordina la ripetizione della votazione”. Al secondo giro, però, i voti contrati alla sospensiva sono stati 19 mentre l’opposizione, contrariata da quello che è apparso a molti un tocco di prestigio della maggioranza, aveva abbandonato l’aula. Via libera, dunque, alla discussione sul documento che ha portato agli scenari descritti in precedenza.

    Simone D’Ambrosio

     

    Aggiornamento h 18.50 – Come segnalato dal consigliere Pd, Gianpaolo Malatesta, in questo caso entrano in gioco le norme generali del Puc circa la disciplina dei Distretti di trasformazione urbanistica o dei Settori in essi compresi che prevede per le funzioni complementari (tra cui, nel caso di Fiera rientrano proprio i distretti tematici, grazie all’emendamento approvato ieri) da insediare nell’area da riqualificare una copertura massima del 30% delle superfici agibili complessivamente “fatte differenti previsioni contenute nelle singole schede normative”. Per cui i distretti tematici, sempre con il limite di 15 metri quadrati per ciascuno, potranno occupare al massimo 26.400 metri quadrati (comunque quasi il doppio rispetto a quanto inizialmente previsto), e non la totalità degli 88 mila mq come inizialmente erroneamente scritto.

  • Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Villa Bombrini Cornigliano“L’industria creativa viene ad assumere una rilevanza significativa nella prospettiva più generale del rilancio economico della nostra città”. Sono queste le parole chiave della nuova delibera di giunta con cui gli assessori Oddone e Sibilla propongono un sostegno a uno dei settori più emergenti della nuova economia (qui l’approfondimento). Genova, dunque, punta sulla cultura e sulla creatività per il suo futuro imprenditoriale. E lo fa con una serie di linea di guida che andranno a caratterizzare alcuni bandi inerenti il sostentamento o la creazione di nuovi distretti creativi in città. Non prima, però, dell’approvazione del bilancio previsionale per il 2014 come spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone: «Stiamo facendo le delibere di indirizzo, quando sarà approvato il bilancio e in seguito al varo ufficiale dei patti d’area, potranno essere presentati i bandi». L’obiettivo di Tursi è quello di concedere agevolazioni pubbliche al rigoglioso sottobosco delle start up creative a fronte – si legge nella delibera di indirizzo – di “loro investimenti finalizzati sia al potenziamento della loro attività che all’insediamento di nuova impresa, con riferimento agli interventi di opere edili e all’acquisto di attrezzature ed arredi necessari all’espletamento dell’attività, nonché per le spese sostenute per acquisto software e brevetti, partecipazione a corsi di aggiornamento, campagne di promozione e marketing, costituzione di reti”.
    «Vorremmo riuscire – riprende l’assessore – a dare un po’ di respiro e di ossigeno alle società che già esistono e che hanno delle idee ma vorremmo anche cercare di attrarne nuove, appoggiando il principio delle start up».

    Il sostegno pubblico si svilupperà, dunque, in una doppia direzione: da un lato, interesserà le imprese esistenti a Cornigliano, nel polo audiovisivo di Villa Bombrini e del videoporto, puntando sulla qualità complessiva dei progetti già avviati “in relazione all’effettivo potenziamento dell’impresa, dell’aumento della capacità di presenza sul mercato e della competitività e
sulla tenuta economica dell’investimento previsto”; dall’altro, riguarderà il tentativo di costituzione di un nuovo distretto della creatività in Centro storico, nell’ambito della riqualificazione del sestiere della Maddalena.

    Nuovo distretto culturale alla Maddalena

    Campanile delle Vigne, Genova«Divideremo le risorse tra Maddalena e Cornigliano – dice Oddone – anche se purtroppo i soldi sono molto pochi, residui di una legge passata, molto meno di quanto vorrei. Comunque li stanzieremo tutti insieme non appena ci saranno le condizioni formali per poterlo fare».
    Al momento, la delibera di indirizzo parla di 450 mila euro complessivi: 300 mila per Cornigliano, 150 mila per la Maddalena. Ma non è detto che le cifre non possano diventare un po’ più consistenti, soprattutto per quanto riguarda il futuro distretto creativo del Centro Storico, tenuto conto anche della coincidenza con la nascita del Patto d’Area.

    Quella della creatività nel centro storico è una strada già imboccata a partire dal 2010 quando Genova prese parte al progetto europeo “Creative Cities” che diede il la allo studio della possibile creazione di un distretto di industria creativa e culturale nel sestiere della Maddalena. In questa direzione, ad esempio, si possono già citare la rinascita del Teatro Altrove e il prossimo insediamento di attività socioculturali e laboratoriali (qui l’approfondimento) grazie anche al sostegno dell’iniziativa privata come la Fondazione Sanpaolo. L’esempio da seguire potrebbe essere proprio il progetto messo in piedi dal 2009 con il polo prevalentemente audiovisivo di Villa Bombrini, a Cornigliano. Questa volta però con uno strumento amministrativo in più, ovvero i già citati “Patti d’area” di cui abbiamo già avuto modo di parlare su Era Superba (qui).

    Il rafforzamento delle piccole e medie imprese nel settore delle industrie creative e culturali è anche uno degli obiettivi che l’Unione Europa si è posta nel periodo 2014-2020 invitando le Regioni e gli Stati membri a incanalare gli investimenti comunitari per la crescita economica prestando un occhio di riguardo a questo settore.
    Sulla base dei dati pubblicati dalla Camera di Commercio genovese a fine 2011 nell’universo cittadino gravitavano circa 4500 imprese creative, a testimonianza del fatto che il Piano Urbanistico Comunale riconosce nella sua descrizione fondativa la cultura come leva fondamentale per il turismo in città, i cui investimenti si ripercuotono positivamente su tutta l’economia locale.

    Il polo audiovisivo di Cornigliano

    cinema-registi-cortometraggi-film«È una buona notizia che le istituzioni abbiano compreso l’importanza di questo settore e cerchino di sostenerlo» afferma Enrico Da Molo, direttore di Società per Cornigliano e presidente della Genova-Liguria Film Commission. Con Da Molo ripercorriamo la storia del polo audiovisivo di Cornigliano, esempio concreto di distretto creativo che potrebbe rappresentare un buon punto di riferimento per quanto ci si augura riesca a nascere anche nel cuore della Città Vecchia.

    «Tutto è nato da un piccolo corridoio e da 8 persone che ci lavoravano» ricorda Da Molo. Villa Bombrini, infatti, è stata acquistata nel 2008 da Società per Cornigliano: all’epoca all’interno era situato solamente il centro per l’impiego e meno di una decina di persone che lavoravano su altri progetti. «Ci siamo subito posti l’obiettivo di riempirla di funzioni e il primo insediamento è stato proprio quello della Film Commission con i suoi uffici. L’anno successivo è iniziata la storia del polo audiovisivo: un corridoio con 8 stanze per poter ospitare, tramite un contratto di servizio, alcune imprese che avevano manifestato interesse e che svolgevano il proprio lavoro nel settore della produzione video, grafica e artistica più in generale. Poco per volta si è allargato questo corridoio, siamo arrivati al piano di sotto, poi a di quello di sopra. Nel 2010, invece, abbiamo aperto il videoporto: qui l’anno scorso abbiamo sistemato anche ¾ del primo piano e probabilmente entro fine anno completeremo i lavori».

    Quello di Villa Bombrini e dintorni è stato un insediamento progressivo. «Ci siamo detti: iniziamo così e se va bene continuiamo». Società per Cornigliano funziona da padrona di casa ragionevole: affitta a un canone accettabile le aree a Film Commission che, a sua volta, stipula contratti di servizio con le imprese interessate. Non si tratta solamente di quattro muri e una scrivania: chi viene a lavorare in questi spazi ha a disposizione una serie di ulteriori servizi come il wifi a banda larga, le sale riunioni, attrezzature varie, oltre naturalmente alla possibilità di organizzare eventi in Villa, di sfruttare corsi di formazione ma soprattutto di mettere in rete le proprie professionalità e, magari, condividere qualche commessa. Tanto che il novero delle società presenti ha varcato da tempo i confini del settore audiovisivo in senso stretto, con la presenza anche di giornalisti, uffici stampa, comunicatori web, sviluppatori di videogiochi e artisti di teatro. Una quarantina di realtà tutte comunque riconducibili al concetto di industria creativa e/o digitale.

    «Sono proprio questi gli elementi che rendono davvero appetibile lavorare in questo contesto – dice con orgoglio Da Molo – perché una stanzetta a canone contenuto la si può trovare anche altrove ma difficilmente viene offerta anche tutta questa rete di professionalità». Tra i vari servizi offerti anche uno sportello realizzato grazie a Film Commission che offre una prima consulenza gratuita per chi deve muovere i primi passi dal punto di vista legale, finanziaria e su vari aspetti dell’organizzazione e avvio di una start up. «È questo che ha fatto sì che ci sia sempre un forte interesse attorno alla Villa prosegue il direttore di Società per Cornigliano – anche perché le attività che vengono svolte raramente sono concorrenti, anzi spesso sono complementari. Magari uno riesce a trovare un cliente o una commessa però ha bisogno di professionalità che non possiede direttamente e bussa alla porta accanto. Non è un concetto nuovo ma, se vogliamo, è la modernizzazione dell’idea di distretto industriale: imprese che fanno attività complementari nella stessa filiera e che si trovano nello stesso posto».

    villa-bombriniA confermare la positività di questa filosofia sono le stesse società che operano a Villa Bombrini. «Una delle motivazioni principali che ci hanno spinto ad abbracciare questa realtà – racconta Raffaele Mastrolonardo, cofondatore di Effecinque, agenzia giornalistica che, tra gli altri, collabora nel settore tecnologico e dell’innovazione con Sky, Corriere della Sera, L’Espresso e Wired – sono stati innanzitutto i servizi: la banda a un prezzo conveniente e l’opportunità di lavorare accanto a persone che pur non operando strettamente nel nostro settore hanno competenze sovrapponibili e che possono essere utili per alcuni progetti. Ci sono società (penso ad esempio a Kulta che si occupa di comunicazione multicanale, webmarketing e infotainment) e singoli professionisti (come Massimiliano Ruvolo, un fotografo) con i quali è capitato e capita di collaborare. Il fatto di avere tutte queste professionalità a portata di mano è importante: permette un maggiore controllo dei progetti e uno scambio più fruttuoso nella fase ideativa e di realizzazione, fermo restando che poi si possono gestire contatti e collaboratori in rete».

    Le cose nel polo audiovisivo stanno andando piuttosto bene tanto che Società per Cornigliano e Film Commission stanno pensando a come poter ampliare gli spazi a disposizione dato che la richiesta di uffici continua a essere viva. «Nei giorni scorsi – racconta Da Molo – abbiamo incontrato un imprenditore di Torino nel settore di simulazioni 3d interessato ad aprire una succursale da noi». Insomma, le richieste ci sono ma è la disponibilità di spazi che inizia a scarseggiare. «Villa Bombrini è praticamente a tappo. Al Cineporto abbiamo ancora un po’ di spazio da ricavare ma in futuro, se continuerà il trend di richiesta, stiamo ragionando con il Municipio se anche la vicina Villa Serra potesse essere presa in considerazione per un discorso di questo tipo. Certo è che andrebbe ristrutturata sensibilmente negli interni e sarebbero necessari un paio d’anni di lavori che potrebbero darci un’altra trentina, quarantina di moduli da sfruttare. In alternativa, potremmo pensare alla realizzazione di nuovi volumi moderni nell’area tra Villa Bombrini e il retrostante videoporto».

    Una prospettiva interessante per chi, nel giro di sei anni, è partito da 8 lavoratori ed arrivato a circa 120/130: «Stiamo sempre parlando di numeri contenuti – resta con i piedi per terra Da Molo – che però dimostrano come questa possa essere una strada su cui puntare per creare nuove imprese o quantomeno sostenere quelle esistenti. Certo, senza dover per forza pensare alla Silicon Valley, ci sono realtà in cui questo settore riesce a crescere di più: però, anche noi riusciamo a farci strada». Il successo, secondo il presidente di Film Commission, è dovuto anche al fatto che le attività creative ben si sposano con la conformazione del territorio ligure: «Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori che non necessitano di spazi particolari e che si possono fare dovunque. Non c’è bisogno di sventrare o arrivare in cima a qualche collina – dice da Molo col sorriso, facendo evidente riferimento alla situazione di Erzelli – perché siamo di fronte a un modo di lavorare diverso rispetto a quello a cui siamo abituati a pensare: tutto è incentrato sulla rete».

    Verso il sostegno della Regione Liguria

    giardini-plastica-regione-liguria-DINon c’è solo il Comune a guardare con attenzione al settore delle industrie creative. Un nuovo slancio potrebbe, infatti, arrivare in tempi ragionevoli anche dalla Regione. E, si sa, con la campagna elettorale alle porte tutto è possibile. «Stiamo lavorando ai fianchi la Regione – racconta ancora Da Molo – affinché nella prossima programmazione dei fondi strutturali ci sia la predisposizione di un finanziamento per questo tipo di attività. Ad esempio, in Emilia Romagna è previsto un budget per incentivare le produzioni che girano sul territorio, aspetto molto frequente anche nel sud Italia. Anche noi ultimamente stiamo riscontrando buoni segnali, speriamo che poi si concretizzino».

    Un nuovo, interessante orientamento economico, dunque, è possibile. «Per carità – ammette il presidente della Film Commission nostrana – non è che questo debba sostituire completamente le attività produttive tradizionali come porto, logistica e industria manifatturiera però, in un panorama di economia piuttosto disastrata come quello che viviamo adesso, l’esistenza di un settore in crescita e che da lavoro è un segnale positivo, che va sostenuto. Ci sono anche degli studi della Commissione europea che individuano nelle industrie creative uno dei settori in maggiore espansione nei prossimi anni».

    «Credo che qualsiasi iniziativa che aiuti le aziende creative genovesi sia benvenuta – commenta Mastrolonardo di Effecinque – anche se, sia per la nostra esperienza che per quella di altre imprese che conosciamo, il mercato locale resta molto ristretto e poco remunerativo. Ogni nuovo approccio genovese in questo campo deve guardare a un mercato che non è cittadino ma italiano (Milano in primis) e internazionale. Genova e Villa Bombrini possono essere ottimi luoghi dove vivere e dove creare ma il mercato, quello che consente di vivere e crescere, comunque è da un’altra parte e questa realtà richiede politiche mirate».

    Simone D’Ambrosio

  • Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Una persona sulla spiaggia di VoltriI bambini voltresi, e non solo, possono tornare a sorridere: tra pochi giorni avranno nuovamente la loro spiaggia, la “Spiaggia dei Bambini”, appunto. Colpita da una forte mareggiata a fine dicembre 2013, questa zona del litorale ponentino è stata fino a oggi sostanzialmente inaccessibile: colpa del più classico dei rimpalli tra istituzioni, in questo caso tra Comune e Autorità portuale. Un’impasse che ha rischiato di privare i genovesi di un servizio molto prezioso.
    Il progetto, nato nel 2004 attraverso un servizio di volontariato sostenuto dal circolo Arciragazzi Prometeo e dalla rete LET Ponente e abbracciato dal Municipio, consente a gruppi estivi che hanno a disposizione un bagnino di usare gratuitamente servizi igienici, spogliatoi, giochi e ombrelloni sulla spiaggia; ai gruppi che non hanno il bagnino, invece, viene direttamente fornita la professionalità a un costo medio di 0,75 Euro al giorno a bambino. In questo modo la spiaggia rimane libera ma viene “invasa” da decine di bambini: lo scorso anno la presenza media quotidiana è stata di circa 80 persone che hanno consentito di valorizzare il litorale pubblico, senza svenderlo o sfruttando speculativamente ogni centimetro della balneabilità cittadina. Il progetto può appoggiarsi anche su una palazzina dedicata, costruita durante i lavori della passeggiata a mare di Voltri, la cui gestione costa all’amministrazione circa 500 euro l’anno più le utenze.

    A lungo rimasto a rischio per questa stagione, tra pochi giorni il servizio potrà invece tornare operativo, come ha confermato in Consiglio comunale l’assessore Valeria Garotta, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del consigliere di Lista Doria, Pierclaudio Brasesco: «La spiaggia cosiddetta dei bambini – ha annunciato Garotta – è stata resa agibile e nelle prossime ore verranno rimosse le transenne che ne precludevano l’accesso». L’intervento, tuttavia, non è stato effettuato dal Comune. «Tutto il litorale di Voltri, eccezion fatta per Vesima – ha spiegato l’assessore – è di proprietà del Demanio e di competenza di Autorità portuale. Tuttavia, avevamo concordato con Autorità portuale i lavori di rimozione della barra alla foce del torrente Leira e il riposizionamento all’interno della spiaggia: un intervento che però ha subito e subirà ulteriori ritardi per la necessità di analisi approfondite da parte di Arpal». Da qui le lungaggini che hanno impedito finora l’accesso anche alla spiaggia dei bambini: «Ma – conclude Garotta – con un intervento contingente di riposizionamento della sabbia, almeno questo spazio è nuovamente agibile. Nel frattempo, Autorità portuale ultimerà entro la prossima settimana il rimodellamento dei massi a protezione della passeggiata».

    La spiaggia di VoltriSoddisfatto il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente: «Dopo una lunga, difficile e faticosissima vertenza, i lavori sono cominciati da una settimana dopo che la situazione era sostanzialmente immobile dal 27 dicembre scorso. Abbiamo assistito a una sorta di lungo scambio di convenevoli tra Comune e Autorità portuale – commenta sarcasticamente il presidente – che ci ha visto “lievemente” alterati. A noi, infatti, interessava poco il soggetto competente ma volevamo solo che venisse garantito l’intervento di ripristino e messa in sicurezza della spiaggia per consentire ai bambini meno fortunati di tutta la città, non solo del ponente, di poter godere di un po’ tranquillità sulla spiaggia. Ci tenevamo particolarmente perché quello dei laboratori educativi territoriali è davvero un bel progetto».

    Avvenente coglie anche l’occasione per lanciare un chiaro messaggio a Comune e Autorità portuale: «A questo punto – tuona il presidente del Municipio – chiediamo che ci sia un chiarimento ufficiale, magari tramite legge regionale, che stabilisca in maniera chiara e inequivocabile a chi spettano gli interventi di riprofilatura e ripascimento delle spiagge del ponente che rientrano nell’ambito portuale (territorio che si estende da Punta Vagno ai Molini di Crevari): non può continuare a esserci questo rimpallo di responsabilità. Non siamo più disponibili a vivere un’esperienza come questa il prossimo anno».

    Piazza Caduti Partigiani Voltresi

    piazza VOLTRI 00Dallo stesso angolo di Ponente cittadino arriva un’altra notizia positiva: si tratta del quasi definitivo via libera ai lavori di riqualificazione degli attigui Giardini Caduti partigiani voltresi, secondo il progetto presentato dal Laboratorio Zerozoone ormai diversi anni fa (qui l’approfondimento). Anche in questo caso, lo scopo è offrire ai più piccoli uno spazio pubblico attivo, vivo e multifunzionale. Ancora il presidente Avvenente: «Se San Carlo Borromeo, protettore di Voltri, ci dà una mano forse entro la metà di luglio potrebbero finalmente partire i primi lavori».

    Si parla di un importo di 115 mila euro, finanziato principalmente dal Municipio e per 40 mila euro da fondi regionali, per cui è già stato assegnato l’appalto con apposito bando. «Il progetto complessivo – prosegue Avvenente – costa più della cifra che abbiamo attualmente a disposizione ma ci siamo raccomandati che qualsiasi intervento fatto sia in grado di soddisfare le esigenze degli abitanti e la fruibilità dei bambini fin da subito». Tradotto: i lavori procederanno in maniera modulare ma terminato il primo lotto i giardini dovranno già essere fruibili nella loro parte ristrutturata. «Quando poi avremo altri soldi a disposizione, potremo fare tutte le rifiniture andando ad abbellire ulteriormente quest’area prospiciente la passeggiata».

    Ex Coproma: piastra sanitaria a Voltri

    Voltri, ex CopromaSembra quasi incredibile ma all’orizzonte potrebbe intravedersi una terza notizia, sempre a sfondo pubblico, positiva per questo angolo di delegazione ponentina. Potrebbero partire in tempi mediamente brevi, infatti, i lavori di realizzazione della nuova piastra sanitaria all’interno dell’edificio ex Coproma: a fine gennaio, la Regione aveva annunciato lo stanziamento di 2 milioni di euro di fondi Fas per i lavori di riqualificazione a cui si sarebbero aggiunti altri 500 mila euro da parte di Asl. Da allora se n’è saputo più poco o nulla. «Ci avevamo messo il cuore sopra sul fatto che i lavori potessero partire in un lasso ragionevole di tempo – ammette il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – ma non è stato possibile per la cronica carenza di risorse delle istituzioni locali per cui anche la Regione ha dovuto fare i conti con i tagli all’edilizia sanitaria».

    Ma il progetto, benché ridimensionato rispetto alla proposta risalente ormai a qualche anno fa, non è tramontata del tutto, anche se la prima transenna deve ancora essere messa: «Il vicepresidente Montaldo – racconta Avvenente – circa un anno fa ci aveva comunicato che la Regione avrebbe avuto le risorse limitatamente alla ristrutturazione del piano terreno. Nel piano superiore, invece, dovrebbero trovare collocazione le nuove sedi della Croce Rossa provinciale e regionale. Con queste conferme definitive potrebbe finalmente partire la ristrutturazione mettendo insieme un intervento di carattere pubblico, che prevede l’implementazione della piastra ambulatoriale di via Camozzini in funzione da tre anni nel vecchio ospedale restaurato, e un intervento privato sempre in ambito sanitario».

  • Fiera di Genova, il Comune ha due anni di tempo per vendere le aree. La discussione a Tursi

    Fiera di Genova, il Comune ha due anni di tempo per vendere le aree. La discussione a Tursi

    vista su corso aurelio saffiSi sposterà in Consiglio comunale, presumibilmente nella seduta di martedì 8 luglio, la discussione sul futuro delle aree della Fiera di Genova non più necessarie alle attività fieristiche (qui l’approfondimento). Questa è la decisione che hanno preso ieri all’unanimità le Commissioni Bilancio, Territorio e Sviluppo economico riunite congiuntamente per la terza seduta sul tema.
    Ma la situazione non è assolutamente risolta. Il passaggio in aula è stato votato solo per poter ampliare la discussione e dare la possibilità a tutti i gruppi politici di presentare i propri emendamenti. E a giudicare dalle premesse non saranno pochi.

    La questione più calda è sempre la porzione di area che potrebbe essere destinata ad attività commerciali e alimentari. La delibera, che non rappresenta l’autorizzazione a una variazione del Puc ma dà solo mandato al sindaco ad avviare un tavolo tra Comune, Regione e Autorità portuale che dovrà condurre alla stipula di un accordo di programma con cui giungere al bando di vendita delle aree e quindi alle eventuali richieste di varianti urbanistiche, fissa come noto il limite a 15 mila metri quadrati per le attività commerciali, di cui massimo 2500 per il settore alimentare. L’abbassamento di queste quote, come ha più volte avuto modo di sottolineare il vicesindaco Bernini, rappresenterebbe il famoso quid che potrebbe essere la discriminante decisiva per la scelta dell’offerta d’acquisto vincente. Va, inoltre, considerato che in sede di conferenza dei servizi la stessa Autorità portuale potrebbe richiedere la disponibilità di alcune aree: di conseguenza, l’assetto complessivo è ancora ben lungi dall’essere definitivo.

    Il dibattito è molto vivo all’interno della stessa maggioranza, tanto che al momento la delibera proposta dal Comune rischierebbe seriamente di non avere i voti sufficienti per l’approvazione. Forti i dubbi delle sinistre a cui si aggiungono quelli di alcuni consiglieri del Pd (Villa, Malatesta, Russo e Vassallo i nomi circolati finora) che non voterebbero l’attuale stesura della delibera. Ecco allora arrivare la proposta di modifica che, con tutta probabilità, ridurrà ulteriormente l’area alimentare a 1500 metri quadrati. A dire il vero, si sta facendo largo anche l’idea di eliminazione totale dei vincoli dalla delibera: una strada però alquanto rischiosa perché lascerebbe campo libero alla speculazione commerciale, rischiando di produrre risultati esattamente opposti alla volontà di ostacolare la realizzazione di una Fiumara bis.

    Chi sa se la Giunta accetterà queste modifiche? Come già raccontato, infatti, di mezzo c’è un accordo preliminare di vendita tra Comune e Spim che fissa proprio questi valori. Ma anche se il vicesindaco Bernini desse il via libera all’emendamento, sarà sufficiente a far cambiare idea alla maggioranza dubbiosa? Quella che ci aspetta sarà sicuramente una settimana di trattative serrate anche perché, come sostiene il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile, «non può esistere un’opzione zero che porti al fallimento di Fiera. Bisogna trovare un modo per non trasformare l’area in una Fiumara 2 e lasciarsi piuttosto ispirare dal Porto Antico. Andiamo verso il fiorire di emendamenti e credo che la strada sia rappresentata da una riduzione quantomeno della superficie da dedicare all’alimentare e da una esplicitazione più precisa delle funzioni che dovranno avere le altre aree».

    Il segretario del Pd mette sul piatto anche un’altra questione da non sottovalutare, ovvero la sostanziale morte naturale del progetto di Ponte Parodi (qui l’approfondimento) per cui sarebbero previsti almeno altri 20 mila metri quadrati a destinazione commerciale (in attesa del futuro dell’Hennebique): «Magari non direttamente nella delibera ma attraverso un ordine del giorno collegato – ha detto ieri Terrile – credo sia fondamentale una presa di posizione pubblica da parte dell’Amministrazione che introduca alla conclusione del percorso per Ponte Parodi e dica che l’area commerciale non sarà più prevista in quella sede ma nei terreni ex fiera».

    Di sicuro arriverà anche un emendamento, promosso soprattutto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lista Musso, che tenterà di vincolare la stipula dell’accordo di programma tra Comune, Regione e Autorità Portuale a un concorso di idee che suggerisca l’aspetto futuro dell’area anche dal punto di vista urbanistico-architettonico. Sul tema, tuttavia, il vicesindaco Bernini ha preannunciato che la risposta potrebbe essere negativa non tanto per il merito quanto per una questione di tempi: il Comune deve, infatti, chiudere la vendita delle aree entro due anni per non doversi accollare in toto il costo delle aree che ammonta a oltre 18 milioni di euro. Una situazione che, malauguratamente, potrebbe proporsi anche qualora il bando di gara andasse deserto, come spesso è accaduto nel recente passato per spazi di città molto ampi e difficili da gestire.

    Insomma, tanta carne al fuoco che cuocerà lentamente questa settimana prima di essere servita sul piatto martedì prossimo, probabilmente con un’altra gustosissima portata relativa alle linee di indirizzo per il nuovo piano industriale di Amiu.

     

    Simone D’Ambrosio