Autore: Simone D’Ambrosio

  • Fiera di Genova, il futuro delle aree che tornano al Comune fra uso commerciale e nuovo waterfront

    Fiera di Genova, il futuro delle aree che tornano al Comune fra uso commerciale e nuovo waterfront

    fiera-genova-kennedy-DISecondo stop in Commissione per la delibera che dovrebbe stabilire le nuove linee di indirizzo per il riassetto delle aree alla Fiera del Mare e dare mandato al sindaco di redigere con Autorità portuale e Regione Liguria un accordo di programma sui cambiamenti di destinazione d’uso del waterfront cittadino di Levante.
    Dopo le accese discussioni della passata settimana (qui l’approfondimento) soprattutto sulla previsione di 15 mila metri quadrati (per avere un’idea circa metà Palasport) destinati ad attività commerciali di cui 2500 ad attività alimentari, il vicesindaco Bernini si era preso l’impegno di scrivere nuovamente la delibera per poter recepire i desiderata di alcuni gruppi consiliari e dei rappresentati di categoria.

    Fiera di Genova >> divisione delle aree dopo le cessioni al Comune

    Il nuovo documento è stato così approvato dalla Giunta nella tardissima mattinata di ieri e presentato in fretta e furia alla Commissione riunita alle 14.30. Un iter che non è certo stato accolto di buon occhio dai Consiglieri che hanno fin da subito manifestato l’intenzione di bloccare la discussione e riprenderla nei prossimi giorni solo dopo gli opportuni approfondimenti. Con tutta probabilità, dunque, la Commissione si riunirà nuovamente lunedì prossimo ma i tempi potrebbero essere ancora una volta troppo stretti per arrivare il giorno dopo all’esame definitivo del Consiglio, come si sarebbe augurato il vicesindaco Bernini. L’aggiornamento della discussione, comunque, non ha tolto la possibilità già ieri pomeriggio di iniziare un primo confronto sugli aspetti macroscopici di questa seconda stesura.

    Dalla Giunta no a riduzione delle aree commerciali, ma…

    [quote]Escludere del tutto o limitare ulteriormente la parte commerciale – come alcune forze politiche si augurerebbero – potrebbe non far trovare alcuna disponibilità di investimento su un’area di grandi dimensioni e che avrà oneri di urbanizzazione piuttosto complessi[/quote]

    Tutti si aspettavano una riduzione delle aree previste a scopo commerciale e alimentare ma l’espediente adottato dagli uffici è stato più sottile: «Nella delibera – ha spiegato il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – è stata inserita una serie di indicazioni che dovranno orientare i criteri di stesura dell’accordo di programma e del conseguente bando per la vendita dell’area ex Fiera seguendo i suggerimenti raccolti durante le precedenti discussioni». Ecco allora comparire alcuni concetti chiave già visti nella versione preliminare del nuovo Piano Urbanistico Comunale: si parla, infatti, di “Genova futura come città sostenibile” in riferimento alla lotta contro il riscaldamento climatico, alla creazione di spazi verdi anche all’interno del costruito, a sistemi di recupero dell’acqua piovana e alla riduzione dell’inquinamento acustico ed elettromagnetico.
    Non mancano anche parole d’ordine come “costruire sul costruito”, “limitare il consumo di suolo”, “recuperare il rapporto della città con il mare” (ricordate la famosa linea blu?), “privilegiare il traporto pubblico rispetto al trasporto privato, considerando che l’area in questione è tra le più direttamente connesse col sistema autostradale (tramite la sopraelevata e, in prospettiva, il tunnel subportuale) ed è sita in prossimità del sistema ferroviario e del trasporto pubblico locale”.

    Ex Ansaldo Nira

    «Inoltre – prosegue Bernini – vengono esplicitati quali dovranno essere gli elementi premianti che porteranno alla scelta di un’offerta piuttosto che di un’altra: tra questi, figura la diminuzione dell’area commerciale e di quella alimentare i cui limiti esplicitati rappresentano soltanto un massimo non superabile anche a tutela di eventuali operazioni future. Ma escludere del tutto o limitare ulteriormente la parte commerciale – come alcune forze politiche si augurerebbero – potrebbe non far trovare alcuna disponibilità di investimento su un’area di grandi dimensioni e che avrà oneri di urbanizzazione piuttosto complessi (come le strade di collegamento a ponente con il Porto Antico e a levante con la Foce e Punta Vagno, grazie ai nuovi spazi ottenuti da Autorità portuale in seguito allo spostamento dell’Istituto idrografico della marina, ndr)».

    Secondo quanto circolato tra i corridoi di Tursi pare che questi valori (15 mila metri quadrati per il commerciale di cui 2500 per attività alimentari) fossero già presenti in un preaccordo di vendita tra Comune e Spim, la partecipata al 100% dell’amministrazione che gestirà la vendita degli immobili non più funzionali all’attività fieristica, e per questo difficilmente potrebbero essere modificati direttamente per iniziativa della Giunta. Se, dunque, i Consiglieri vorranno limitare le aree convertibili ad attività commerciale e alimentare dovranno fare ricorso a un emendamento (già annunciato da Lista Doria e Pd) da presentare in aula al momento della discussione definitiva sul documento. Emendamento che, stanti gli orientamenti emersi fin qui, non dovrebbe trovare particolari difficoltà ad essere approvato con una maggioranza probabilmente bipartisan.

    «Le offerte che arriveranno – spiega ancora il vicesindaco – dovranno essere coerenti col waterfront delle aree circostanti e dovranno avere una capacità attrattiva non tanto per una domanda locale quanto soprattutto per uno sviluppo turistico. Tengo, inoltre, a precisare ancora una volta che questa delibera non riguarda la variante al piano regolatore ma tutti gli elementi contenuti sono semplicemente indicazioni di lavoro che potranno essere riviste quando avremo in mano il testo dell’accordo di programma stipulato dalla conferenza dei servizi e la proposta di bando di gara europea per la vendita». Ma i Consiglieri vogliono mettere in chiaro alcuni paletti fin dall’inizio perché una volta che l’accordo di programma tornerà, come previsto, in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva non sarà semplice intervenire in maniera strutturale per modificare nella sostanza il documento.

    Il nuovo waterfront di levante

    vista su corso aurelio saffiLa nuova stesura della delibera specifica meglio quali siano gli intendimenti dell’amministrazione per completare quel waterfront di levante che oggi si ferma a Calata Gadda e non riesce a sormontare “l’ostacolo” delle Riparazioni navali. Nel documento entrano pertanto specifici riferimenti a percorsi già attivati tra Comune e Autorità portuale, che tuttavia ha disertato la Commissione di ieri nonostante l’invito. Si fa, ad esempio, esplicito riferimento al collegamento con il Porto Antico attraverso “il progetto di Ponte Parodi e le prossime decisioni che dovranno essere assunte in relazione alle funzioni da attribuirsi all’Hennebique […] in quanto componenti di un medesimo sistema urbano, che include il riassetto della viabilità che è opportuno sia direttamente connessa con le diramazioni del nuovo nodo di S. Benigno”. Sulla direttrice opposta, invece, la nuova area dovrà fungere da collegamento con il “waterfront del centro città (Piazzale Kennedy) ed il lungomare di Corso Italia” con annessi e connessi servizi sportivi e balneari, senza dimenticare “la connessione con il sistema monumentale di viale Brigate Partigiane sino alla Stazione Brignole, a nord”.

    La posizione del Municipio

    La Commissione di ieri è stata anche l’occasione per ascoltare il parere del Municipio Medio-Levante, sul cui territorio è ospitata l’area (ex) fieristica: «Avremmo voluto essere coinvolti in modo anticipato – dice il presidente Morgante puntando il dito contro l’ex collega Bernini – dal momento che le nostre perplessità sulla realizzazione di una Fiumara bis erano già state espresse quando si paventava la costruzione nella stessa area del nuovo stadio. Non vorremmo, infatti, che si venisse a creare l’ennesimo non-luogo isolato dal resto del tessuto urbano e che potrebbe creare ulteriori problematiche al commercio di prossimità già in crisi».
    Il parere del Municipio sulla nuova destinazione d’uso della aree ex Fiera è pertanto sostanzialmente negativo, come sottolinea anche l’assessore all’assetto del territorio Gianluca Manetta: «Sebbene sia previsto un aumento di superficie del 30% in occasione di avvenimenti fieristici particolarmente importanti, siamo comunque di fronte alla forte riduzione di potenzialità di un sito che rappresenta un unicum nel territorio cittadino. Il nostro parere è negativo come impostazione di indirizzo e, in particolare, riteniamo che non ci sia grande necessità di nuove aree residenziali a Genova e che sul capitolo commerciale si potrebbe quantomeno introdurre qualche vincolo che rimandi alla vocazione nautica e sportiva dell’area».

    Oltre alla discussione sulle iniziative consiliari che possano obbligare la giunta a rivedere in maniera più stringente i vincoli al settore commerciale e alimentare, nella prossima seduta di Commissione si discuterà anche di una proposta già illustrata dal capogruppo del Pd, Simone Farello, di prevedere nell’operazione di vendita delle aree il mantenimento di una funzione del soggetto pubblico pur all’interno dell’iniziativa imprenditoriale privata per evidenziare la strategicità dell’area per la Genova del futuro.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Val Bisagno, riqualificazione ex Guglielmetti: modifiche al progetto, si va verso l’approvazione

    Val Bisagno, riqualificazione ex Guglielmetti: modifiche al progetto, si va verso l’approvazione

    progetto-coop-ex-guglielmettiIl processo di riconversione del Centro Coop Bisagno e la riqualificazione dell’ex officina Guglielmetti sembrano essere giunti agli ultimi passaggi prima dell’approvazione definitiva. L’area è stata acquistata interamente da Talea per una cifra attorno ai 26 milioni di euro allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri e un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi (a pochi metri di distanza dal cantiere per la costruzione di un altro centro commerciale nell’area ex Italcementi, ndr).

    Era Superba aveva già illustrato nel dettaglio il progetto iniziale (qui l’approfondimento): un albergo a 3 stelle, con una struttura a torre per una superficie di 7.441 mq che dovrebbe occupare l’area tra l’ex Officina Guglielmetti e le concessionarie di automobili; un centro commerciale, con superficie di vendita pari 7.434 mq che dovrebbe essere sormontato da un parcheggio accessibile attraverso una vistosa rampa d’accesso elicoidale; una piastra di connessione tra il Centro Acquisti Val Bisagno e l’area Guglielmetti sulla cui superficie potrebbero trovare spazio un piccolo parco giochi e una piccola arena per circa 4.000 mq.

    ex-guglielmetti-progetto-amici-ponte-carregaI residenti della valle, con capofila gli Amici di Ponte Carrega, hanno fin da subito manifestato la propria contrarietà al progetto ritenuto troppo impattante sul territorio circostante soprattutto nella delineazione della torre alberghiera e del parcheggio. «A settembre abbiamo incontrato i vertici Coop per manifestare le nostre obiezioni – racconta Fabrizio Spiniello, portavoce del comitato – ma ci è stato risposto che il progetto presentato era l’unico realizzabile: l’albergo poteva avere solo quella forma e poteva essere messo solo in quel posto così come il parcheggio». Ma i cittadini non si sono arresi e hanno concretizzato la propria opposizione attraverso la presentazione di alcune osservazioni in Conferenza dei Servizi. E i rilievi non si sono rivelati così strampalati, tanto che la stessa Talea ha prodotto una variante al progetto accogliendo alcune delle istanze prevenute.

    Adesso la parola spetta nuovamente alla Conferenza dei Servizi. «Credo che dopo alcuni incontri in Municipio – spiega il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – la variante progettuale vada incontro alle richieste del territorio. Non l’ho ancora vista nel dettaglio ma credo che fosse corretto e opportuno accogliere tutte le modifiche in meglio che possano rendere meno impattante l’albergo e il parcheggio».

    Ma i cittadini non sono ancora soddisfatti, in particolare per i volumi che si dovrebbero collocare davanti alla Chiesa di San Michele, a Ponte Carrega e al suo borgo. «Va detto chiaramente – ammette Spiniello – che nell’ultima revisione del progetto sono state recepite alcune delle nostre osservazioni ma secondo noi questo non può bastare. Va tracciato un solco tra passato e futuro. È come se si fosse dimenticata la storia del quartiere».

    Nonostante le migliorie proposte e messe nero su bianco (eliminazione della rampa elicoidale di accesso al parcheggio, abbassamento della torre alberghiera e presenza di una sala in cui insediare il teatro dell’Ortica) il progetto prevede ancora volumi piuttosto alti e grandi parcheggi in copertura: «Secondo noi – racconta il portavoce degli Amici di Ponte Carrega – si tratta di un utilizzo assai poco pregevole per un luogo così interessante e affacciato verso le colline del parco delle mura e dell’acquedotto storico».

    guglielmetti-molassanaEcco, allora, che gli stessi cittadini si sono fatti promotori di un progetto architettonico alternativo e sostenibile realizzato gratuitamente dallo Studio Gallarati Architetti. «Siamo riusciti a produrre un progetto alternativo che risponda alle stesse esigenze commerciali e di sviluppo edilizio di Coop – prosegue Spiniello – ma allo stesso tempo rispetti il tessuto urbano della Valbisagno. Concordiamo sul fatto che Coop debba rientrare di un investimento su un’area privata pagata 26 milioni di euro contro un valore reale di 8 ma chiediamo di rispettare anche i diritti dei cittadini e i principi etici di Coop stessa affinché il progetto non deturpi ulteriormente la vallata. Noi prendiamo il quartiere come centro del progetto mentre Coop è come se facesse atterrare un’astronave senza prendere in minima considerazione il contesto urbano».

    Nel “progetto popolare” vengono abbassate le volumetrie e mantenuto lo stesso numero di stanze per l’albergo (circa 150) ma vengono spostati gli ingombri, compresi quelli del parcheggio: viene, infatti, eliminata la copertura che potrebbe, invece, essere sfruttata per la nascita di un piccolo centro sportivo.  “A parte i casi limite di scelte urbanistiche completamente sbagliate  – spiegano le note dell’architetto Giacomo Gallarati, redattore della proposta alternativa – esiste sempre una soluzione alternativa, sostenibile e condivisa, rispetto ad un progetto architettonico di dubbia bontà. L’intervento è concepito come un grande oggetto fuori scala. La nostra proposta progettuale ribalta perciò l’impostazione di fondo del progetto Talea e assume il percorso storico come asse principale dell’intero intervento”.

    Si parte perciò dallo spazio principale di aggregazione: una piazza con un teatro, che con gli oneri di urbanizzazione richiesti a Talea (5 milioni di euro nel complesso, dei quali la metà in opere e l’altra metà in denaro) dovrebbe rappresentare la nuova sede del Teatro dell’Ortica. Da qui poi si accederà agli spazi pubblici e al centro commerciale. L’albergo viene spostato sull’asse del ponte Guglielmetti, ruotato perpendicolarmente al Bisagno e suddiviso in più edifici in modo da non costituire più una barriera alla percezione del paesaggio retrostante evitando così l’effetto “fuori scala”. Inoltre, grande centralità viene data al verde e agli spazi di socializzazione: “Il progetto Talea – si legge ancora nelle note – prevede solo un piccolo spazio verde all’aperto in copertura, accessibile quasi unicamente tramite le scale mobili del contro commerciale e perciò a servizio dei clienti e non dei cittadini. Come in un mall, l’intero complesso è strutturato sulla base di un accesso quasi esclusivo tramite automobile privata. Per non modificare superfici e destinazioni del progetto Talea, abbiamo mantenuto l’unitarietà del piano terra, a parcheggi, e del piano intermedio, con destinazione a centro commerciale, fruibile tramite percorsi coperti: il centro commerciale non costituisce più però l’elemento centrale dell’edificio, in quanto la nostra proposta prevede di realizzare in copertura un grande spazio pubblico urbano sopraelevato, collegato direttamente con il tessuto edilizio circostante tramite percorsi pedonali, scalinate aperte e ascensori pubblici e organizzato in vie, piazzette, giardini. Su di esso sono previste strutture leggere da destinare a piccoli esercizi commerciali, pubblici esercizi e spazi per società sportive, con l’intento di stimolare e rafforzare una vita di quartiere”.

    A dire il vero una piazza è presente anche nei disegni di Coop ma di concezione forse “un po’ troppo moderna”, come sostengono gli Amici di Ponte Carrega: «La piazza da loro ipotizzata si trova in mezzo al centro commerciale, lontano dalle case e dai percorsi pedonali utilizzati da tutti noi, lontano dal cuore pulsante del quartiere. Si tratterebbe di uno spazio raggiungibile solo in automobile che otterrebbe il solo risultato di svuotare ulteriormente i nostri veri spazi urbani che invece andrebbero riqualificati, come piazza Adriatico, o costruiti ex novo, come via Terpi».

    Il progetto promosso dagli abitanti del quartieri è fresco di realizzazione e non è ancora stato mostrato ai vertici Coop e all’amministrazione civica. Ma il vicesindaco Bernini punta a fare chiarezza fin da subito: «Coop ha accolto le giuste osservazioni dei cittadini e proposto una variante, ora però bisogna anche tenere presente i principi di sostenibilità economica del progetto per chi ha compiuto un importante investimento economico».

    «La cosa bella del nostro progetto – ribatte Fabrizio Spiniello – è che è nato tutto dal basso. Siamo stati noi cittadini che abbiamo detto che cosa avremmo voluto da questa riqualificazione e lo studio l’ha messo nero su bianco, gratuitamente. Si tratta di una proposta che muove da una filosofia più consona al terzo millennio, più europea e che concretizza il concetto di Smart City invece di farne solo tante parole come finora è stato fatto a Genova».

    Insomma, la Conferenza dei servizi, che deve ancora discutere la variante proposta da Talea, è chiamata a esprimere l’ultima parola, ma ascoltando la riflessione di Bernini la sensazione è che il progetto stia per imboccare la strada dell’approvazione definitiva e che per le rivendicazioni dei cittadini non ci sia ormai più molto spazio.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Quezzi, ex Onpi: 3500 metri quadrati in abbandono. Dal Comune alla Regione, tutto tace

    Quezzi, ex Onpi: 3500 metri quadrati in abbandono. Dal Comune alla Regione, tutto tace

    quezzi ex onpi edificio particolare 006«Rispetto al complesso ex Onpi (qui l’approfondimento di Era Superba) stiamo studiando, nell’ottica di una politica generale di riduzione dei costi, un’ipotesi di permuta con Arte, in cambio di tre edifici scolastici sui quali paghiamo il fitto passivo. Qualora l’operazione non andasse a buon fine, l’idea è quella di cercare di vendere l’immobile perché un diverso utilizzo da parte del Comune richiederebbe altissimi costi di ristrutturazione che in questo momento non possiamo prevedere». Era il maggio 2013 quando l’assessore al Patrimonio, Francesco Miceli, così rispondeva in Consiglio comunale a un’interrogazione a risposta immediata del democratico Claudio Villa. Ieri, 17 giugno 2014, l’assessore per sua stessa ammissione ha usato più o meno le stesse parole per spiegare all’alfaniano Matteo Campora che in, buona sostanza, in 13 mesi non è stato fatto nessun passo avanti sul futuro degli oltre 5300 metri quadrati di via Donati n. 5, a Quezzi.

    L’edificio ha sempre avuto destinazione socio-sanitaria inizialmente attraverso l’Opera nazionale pensionati d’Italia, poi con l’Istituto Doria e, infine, con l’Asp Brignole, prima di essere definitivamente abbandonato al degrado, a incursioni vandaliche e alla devastazione degli agenti atmosferici come l’alluvione del 2011, che colpì con le ben note tragiche conseguenze in modo particolare l’attigua zona di via Fereggiano.

    quezzi ex onpi edificio 005Dal 1988, ovvero dalla cessazione dell’attività dell’Onpi, l’immobile è diventato di proprietà comunale. Nel 2010 Tursi ne commutò un terzo con Arte (L’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) per ottenere un porzione di Villa de’ Mari e destinarla ad attività sociali legate alla Fascia di Rispetto di Prà. Da tempo, ormai, l’intenzione della civica amministrazione sarebbe quello di liberarsi anche della restante quota di proprietà dell’immobile per ottenere, sempre in permuta da Arte, un edificio in via Fea dove sono allocati due asili nido e uno spazio per servizi sociali e un altro immobile ad usi associativi sul lungomare di Pegli. «L’obiettivo – ha ribadito ieri Miceli – è quello di produrre un risparmio per le casse comunali dato che per quegli spazi attualmente incorriamo in fitti passivi. Starà poi ad Arte decidere come utilizzare la struttura di via Donati».

    «La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni – ha replicato Campora – e mi auguro che a breve si possa giungere ad azioni concrete. Non si può più sopportare che molti beni pubblici vengano lasciati al degrado più totale. Mi auguro che almeno in quest’ultima fase di attesa si predisponga un’adeguata custodia dell’immobile».

    Le trattative tra il Comune e Arte, società partecipata della Regione, che potrebbe trasformare l’edificio in una nuova sede per residenze popolari, sono ormai da troppo tempo in fase di stallo. «Gli unici a essersi mossi in questo periodo – ci racconta il presidente del Municipio III  Bassa Val Bisagno, Massimo Ferrante – siamo stati noi che il 25 ottobre scorso abbiamo deliberato 25 mila euro per la riqualificazione dei giardini esterni, su un bilancio municipale che ammonta a 300 mila euro». A dimostrazione che il Municipio tiene molto a questi spazi, il presidente ricorda anche che da tempo esiste un comitato di cittadini che vorrebbe prendersi cura della zona esterna dell’edificio che, in ogni caso, sembra destinata a restare di proprietà comunale. «Attenzione però che se il Comune e la Regione non si chiariscono sulle pertinenze della struttura – allerta Ferrante – io non posso certo far partire nessun intervento di riqualificazione. Anche perché se il fabbricato continua a essere vandalizzato, siccome di notte non ci metto le vedette o le sentinelle alpine, chi mi costudisce l’area verde che vado a recuperare, al di là del servizio gratuito che i cittadini sono disposti a fare?».

    Per mettere fine al rimpallo tra Tursi e De Ferrari, a cui ormai siamo ampiamente abitati anche su ben altri fronti, il Municipio aveva provato a fare da intermediario in un tavolo convocato dalla Regione, a cui presero parte Arte, il presidente Burlando e l’assessore Boitano. Incontro a cui la stessa Regione si “dimenticò” di convocare l’assessore comunale Crivello, delegato dal sindaco per chiudere definitivamente la questione da parte di Tursi.

    «Burlando – spiega il presidente del Municipio – voleva attivare un fondo Fas per il 90% della struttura, lasciando il restante 10% corrispondente al piano terra al Comune per creare un laboratorio, un asilo o, comunque, uno spazio per i cittadini. Arte si è resa disponibile ed eravamo rimasti d’accordo che la Regione ne avrebbe parlato con il Comune. Da allora non ne ho saputo più nulla». Intanto oggi il presidente Ferrante incontrerà i cittadini che da mesi ormai vorrebbero riappropriarsi del giardino. Ma, ancora una volta, non avrà buone nuove da offrire.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Fiera di Genova, la nuova proposta urbanistica: verso divisione degli spazi e nuove destinazioni d’uso

    Fiera di Genova, la nuova proposta urbanistica: verso divisione degli spazi e nuove destinazioni d’uso

    Fiera di GenovaProcede il cammino per il ridimensionamento delle aree della Fiera di Genova. Secondo la nuova proposta urbanistica in fase di approvazione definitiva, l’attuale configurazione del quartiere fieristico verrà sostanzialmente suddivisa in due settori: un settore (circa 49 mila metri quadrati) – costituito dai padiglioni B (Jean Nouvel, altrimenti noto come “quello blu”) e D insieme con aree in concessione demaniale – resterà destinato al quartiere fieristico con la possibilità di incrementare la superficie occupabile del 30% in occasione di eventi di particolare richiamo (Salone Nautico, Euroflora); un settore, residuale ma di amplissime dimensioni – comprendente i padiglioni S (Palasport) e C, la palazzina degli uffici, e l’ex edificio Nira – che rientra nella piena disponibilità del Comune e che potrà procedere a una riconversione di alcune aree di particolare pregio la cui vendita potrà portare ossigeno vitale alle casse pubbliche.

    Questa seconda porzione di aree fronte mare, di proprietà comunale ma non più necessarie alla Fiera, sarà venduta a Spim, partecipata del Comune per la gestione del Patrimonio pubblico. In proposito la giunta ha già approvato una delibera che verrà sottoposta al Consiglio comunale nella prossima seduta di martedì 1 luglio (il 24 giugno, San Giovanni, tutti in festa in Aula Rossa) per mettere nero su bianco gli intendimenti circa il futuro cambiamento di destinazione d’uso degli spazi interessati.

    Nella delibera si parla, infatti, di “funzioni urbane principali quali residenza, uffici, strutture ricettive alberghiere, servizi privati” e  vengono contemplate anche “funzioni complementari quali: connettivo urbano, esercizi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita anche organizzate in centro commerciale, il tutto a parità di superficie edificata”. Vi è, inoltre, una prescrizione riguardante le più critiche e contestate aree a destinazione commerciale che non potranno superare i 15 mila metri quadrati, di cui solo 2500 per vendita di generi alimentari.

    fiera-genova-kennedy-DIL’obiettivo finale è quello previsto dal progetto preliminare del nuovo Puc e pone in evidenza la necessità di sottoporre l’arco litoraneo compreso fra piazzale Kennedy e Punta Vagno a “una complessiva riqualificazione mediante la realizzazione di opere funzionali alla sua fruizione ed alla riorganizzazione degli spazi di rimessaggio delle imbarcazioni e delle attrezzature balneari e ricettive, ivi inclusa l’integrazione con l’utilizzo della superficie del depuratore e la ristrutturazione dei relativi spazi ed attrezzature ad uso pubblico e collettivo”.

    Ma la trasformazione di questa ingente porzione di città dovrebbe fungere da importante volano per un’altra area attigua, quella che collega piazzale Kennedy con il Porto Antico: negli intendimenti urbanistici dell’amministrazione, infatti, qui dovrebbe sorgere un nuovo percorso pedonale e ciclabile e, in prospettiva, un collegamento viario a raso che sostituisca la sopraelevata e costituisca l’accesso al futuro ipotetico tunnel sub-portuale. In quest’ottica, il vicesindaco Bernini ci ha preannunciato una possibile proposta di emendamento al documento iniziale da parte della stessa giunta che dovrebbe richiamare in maniera più evidente proprio la funzione degli spazi circostanti il Porto Antico e da qui fino alla Stazione Marittima, passando dunque anche per l’Hennebique.

    Il futuro del palazzo ex-Nira

    Ex Ansaldo Nira

    Tralasciando i lidi di fanta-urbanistica a cui quest’analisi rischierebbe di portarci senza molte vie d’uscita, torniamo al concreto dei nostri giorni. In attesa di giungere alla discussione sulla delibera che stabilisce le linee guida per la rivalorizzazione delle aree non più fieristiche, i consiglieri Clizia Nicolella (Lista Doria) e Gian Piero Pastorino (Sel) hanno chiesto all’assessore al Patrimonio, Francesco Miceli, di fare chiarezza sul futuro del palazzo ex Nira, inserito anch’esso in questo settore.

    L’assessore nel suo intervento in Sala Rossa ha ricordato la storia dell’immobile, la cui vendita a privati deliberata nel 2011 non ha avuto alcun esito positivo per una sostanziale mancanza di offerte formali sia nella fase di gara pubblica che nelle successive trattative private proseguite nel 2012 e nel 2013. «L’unico progetto d’acquisto e riqualificazione pervenuto – ha spiegato Miceli – è stato della società “Il Fortino” (gruppo immobiliare torinese legato a Sgs – Esselunga, ndr) che tuttavia non ha mai presentato direttamente un’offerta formale ma solo, appunto, un progetto attraverso Sviluppo Genova. La proposta, prevenuta a fine 2013, è agli atti e alla valutazione dell’amministrazione ma nel frattempo è intervenuto tutto un altro percorso di alienazione del complesso immobiliare fieristico (di cui abbiamo appena parlato, ndr) per cui la giunta ha ritenuto opportuno trattare l’area in maniera complessiva e non considerare l’immobile ex Nira disgiunto, dato che stiamo parlando di un unico contesto territoriale».

    A capire meglio quanto successo con la proposta di Sgs ci aiuta il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini: «Sgs voleva comprare il palazzo al prezzo dell’asta, 13,5 milioni, e aveva manifestato interesse anche per le aree circostanti. La proposta però era vincolata al cambio di destinazione d’uso dell’area a commerciale». Un aspetto non previsto nel precedente bando pubblico. «Di conseguenza – prosegue Bernini – se avessimo cambiato la destinazione d’uso, avremmo dovuto riaprire la gara e non procedere con assegnazione diretta perché, a termini modificati, magari si sarebbe potuto manifestare qualche altro interesse».

    L’offerta di Sgs, comunque, non è stata accantonata del tutto ma potrà essere presa in considerazione solo in un ragionamento più ampio che riguardi l’intero affaccio sul mare del centro-levante cittadino e, naturalmente, in comparazione con altre proposte che nel frattempo potranno pervenire. D’altronde adesso la destinazione d’uso commerciale è regolarmente prevista.
    A questo punto, non resta che aspettare il nuovo percorso di vendita o, quantomeno, la discussione in aula sulla delibera generale che, come detto, stabilirà i vincoli formali di tutta l’area e dovrebbe essere inserita all’ordine del giorno della prossima seduta di Consiglio, martedì 1 luglio.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, Scarpino e Buridda: la riapertura della discarica e gli uffici pubblici all’ex Garaventa

    Consiglio comunale, Scarpino e Buridda: la riapertura della discarica e gli uffici pubblici all’ex Garaventa

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Giornata particolarmente intensa quella trascorsa ieri nella Sala Rossa di Palazzo Tursi, dove i consiglieri comunali si sono confrontati su alcune delle questioni più calde in città, scaldando i motori in vista della prossima discussione sul bilancio. All’ordine del giorno sono, infatti, stati iscritti due articoli 55, discussioni aperte dalla giunta e seguite da un intervento per ciascun gruppo consiliare, sulla situazione di Scarpino e sullo sgombero del Lsoa Buridda e la successiva occupazione dell’ex scuola Garaventa.

    Dopo un antipasto colorito del leghista Edoardo Rixi che ha piazzato sotto i banchi della giunta due sacchi di spazzatura dicendo che non avrebbe saputo dove altro conferirli, la continua emergenza Scarpino è tornata a far discutere il Consiglio comunale. La discarica, come previsto dall’ordinanza della Provincia, nella notte è stata nuovamente chiusa nell’ansiosa attesa del responso dei tecnici della Protezione civile nazionale che, in giornata, dovrebbe dare il via libera alla riapertura ordinaria.

    Ma se ciò non dovesse accadere? Se questa malaugurata ipotesi dovesse verificarsi, l’assessore Garotta ha annunciato, per la prima volta senza alcuna ambiguità, che il sindaco sarebbe pronto a firmare l’ordinanza che consentirebbe di continuare a scaricare la “rumenta” a Scarpino. Certo, bisognerebbe fare anche molta attenzione alle motivazioni con cui gli esperti della protezione civile confermerebbero la chiusura «perché – come sostiene provocatoriamente Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e senza dubbio il più esperto della tematica tra i consiglieri (e, probabilmente, non solo) – a quel punto si ammetterebbe un serio rischio di incolumità per gli abitanti di Sestri per cui dovrebbe essere approntato un piano di evacuazione. Speriamo che queste preoccupazioni rimangano solo parole e, da un problema quale è, Scarpino non si trasformi in un incubo, come successo a Napoli».

    L’assessore comunale all’Ambiente sembra comunque ottimista: «Non abbiamo certo elementi per anticipare l’esito dei tecnici – ha detto Garotta – ma i dati topografici raccolti in questi ultimi giorni proprio su input della protezione civile nazionale confermano che non ci sono spostamenti di rifiuti all’interno della discarica».

    Ecco allora aprirsi l’orizzonte sul futuro, un futuro che i consiglieri avranno ampiamente modo di discutere nel corso di un’apposita seduta di commissione giovedì e di una seduta monotematica di Consiglio comunale, in calendario martedì prossimo. «Ma anche se Scarpino riaprisse – anticipa i tempi il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro – che cosa succederà poi?».

    Una preoccupazione ripresa anche da Simone Farello: «Il problema di Scarpino – ha detto il capogruppo del Pd– non può essere risolto solo con un cambiamento del soggetto che emana la deroga (dalla Provincia al sindaco, ndr). La delibera sulle partecipate (qui l’approfondimento) prevedeva che Amiu presentasse un piano industriale dettagliato (qui le anticipazioni ad Era Superba del presidente Amiu Marco Castagna): mi sembra che dopo 7 mesi sia giunto il momento che questo piano arrivi». Farello mette anche sul piatto un altro tema non proprio da sottovalutare e che chiama in causa l’ormai prossima costituzione della Città Metropolitana (qui l’approfondimento): «Riterrei sciagurato – ha detto l’ex assessore alla Mobilità – che il Comune non si assumesse la responsabilità di affrontare anche i problemi di tutti gli altri Comuni limitrofi che ad oggi conferiscono a Scarpino». In altre parole: occhio perché con l’ordinanza potremmo risolvere in parte la nostra emergenza ma che cosa succede a chi tra qualche mese sarà un tutt’uno con noi?

    Aggiornamento ore 17.10, la Provincia conferma riapertura ordinaria di Scarpino

    “Dall’esame della documentazione – comunica il commissario della Provincia Piero Fossati in una nota stampa – sono emersi elementi confortanti sulla stabilità e su tutte le altre questioni tecniche del sito di Scarpino. Su questa base la Provincia entro le prossime 24-48 emanerà l’atto, sul quale sono già al lavoro i tecnici, per la revoca della sospensione
    dell’attività della discarica”.

    Questione Buridda

    >> Intervista a Bernini e la voce del Lsoa Buridda

    Lsoa BuriddaGrande attesa c’era anche per le conseguenze politiche dopo la mala gestione della situazione Buridda. Conseguenze che al momento non sembrano essere così immediate. In realtà, come ammesso dallo stesso Doria, l’assessore a Diritti e Legalità Elena Fiorini aveva rimesso il proprio mandato nelle mani del sindaco con una lettera in cui veniva comunque chiarito il lavoro svolto nel tentativo di risolvere la questione. Ma il primo cittadino le ha confermato piena fiducia: «Ho apprezzato la lettera dell’assessore – ha dichiarato in Sala Rossa il primo cittadino durante un lungo intervento in cui ha ripercorso tutte le tappe che hanno portato alla situazione odierna – e ho ritenuto di non ravvisare nel suo comportamento delle responsabilità specifiche e gravi tali da indurmi ad accettare le sue dimissioni». Crisi scongiurata, dunque. Almeno per il momento.

    Dopo i toni piuttosto accesi che nei giorni passati avevano lasciato presupporre l’ennesima spaccatura in seno alla maggioranza, con un batti e ribatti sui social network e sulle pagine dei quotidiani locali tra il Pd e la Lista Doria, si attendeva anche una sorta di resa dei conti riguardo la partecipazione delle consigliere Bartolini e Pederzolli alla manifestazione di sabato scorso poi sfociata nell’occupazione della Garaventa. Ma sull’argomento hanno fatto leva soprattutto gli interventi dell’opposizione, che hanno chiesto tra l’altro le dimissioni dei due membri di Lista Doria, mentre il capogruppo Pd, Simone Farello, stemperando in parte i toni accessi soprattutto dal segretario provinciale del suo partito, si è limitato a sottolineare come «le istituzioni debbano essere coese al loro interno. Siamo i primi ad avere grande rispetto per le piazze e le manifestazioni ma queste hanno un senso solo se conducono alla soluzioni dei problemi che vanno raggiunte dentro alle istituzioni democratiche».
    Lista Doria, dal canto suo, respinge gli attacchi degli ultimi giorni con le parole del capogruppo Enrico Pignone che sottolinea, ancora una volta, come la manifestazione non fosse contro il sindaco o la giunta: «Era doveroso essere presenti perché bisogna restare in ascolto di quei giovani. Mantenere un dialogo assieme all’Arci e alla Comunità di San Benedetto non è un atto rivoluzionario contro l’amministrazione». Da registrare anche come le due consigliere più giovani dell’emiciclo abbiano incassato la solidarietà del grillino Putti: «Mi scuso con chi ha partecipato alla manifestazione perché non ero con loro. Alle consigliere di Lista Doria non dico nulla perché sarei andato con loro».

    Di certo la questione Buridda non può essere liquidata in questa maniera ma è difficile intravedere una soluzione in tempi rapidi. La speranza, come sottolineato dai consiglieri di maggioranza che sono intervenuti nel dibattito, è che riparta quanto prima il dialogo e il confronto tra le parti e che possa essere decisamente più fruttuoso di quanto non sia stato finora. Ma le difficoltà a trovare un punto di incontro sono oggettive: da un lato, il collettivo del Buridda ha sempre recriminato sull’insufficienza degli spazi al primo piano del Mercato del pesce, concesso con un accordo risalente al dicembre 2011 con cui veniva anche istituita l’associazione cittadina degli spazi autogestiti con don Gallo come garante; dall’altro, l’Amministrazione sostiene di non avere in centro la disponibilità di spazi equivalenti a quelli precedentemente occupati dai ragazzi ma che sia per l’edificio di via Bertani (come ci aveva ben spiegato il vicesindaco Bernini) sia per l’ex scuola Garaventa (in cui è previsto il trasferimento di uffici e servizi pubblici attualmente in strutture per cui il Comune è costretto a versare un canone d’affitto) vi sono altri progetti.

    Ma nel frattempo che fine faranno tutte le attività del laboratorio? «Di tutte le attività che i ragazzi del Buridda in questi anni hanno offerto alla città – ha sottolineato nel suo intervento il capogruppo del M5S, Paolo Putti – qua dentro abbiamo parlato pochissimo. Abbiamo parlato, invece, di soldi da recuperare con la vendita di immobili o con lo spostamento di alcuni servizi: ma quanto valgono i laboratori organizzati tutti i giorni dal Buridda? Dobbiamo riconoscere i giovani e lasciargli spazi: non dobbiamo tarpargli le ali ma accompagnarli nella mediazione con la comunità che sta attorno a loro». Difficile dargli torto.

     

    Simone D’Ambrosio 

  • Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    villa-gentile (16)Due anni per riaprire un cancello. Potrebbe essere sintetizzato così l’oggetto del contendere tra il Comitato cittadino Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio che ha in gestione l’impianto sportivo di Villa Gentile con annessi alcuni spazi circostanti, tra cui i giardini pubblici che costeggiano la zona sud della pista di atletica. Ed è proprio la chiusura un po’ arbitraria di tre dei quattro accessi all’impianto ad aver scatenato i cittadini del quartiere che hanno raccolto oltre mille firme per chiederne la riapertura. I cancelli in questione sono quelli di via dei Mille e via Era che consentirebbero l’ingresso diretto ai giardini e che sono stati chiusi dalla società concessionaria del bene (vinto con gara pubblica nel 2011 e assegnato nel luglio 2012) per motivi di sicurezza, in attesa del completamento della riqualificazione dell’area.

    «Villa Gentile – ricorda l’assessore allo Sport, Pino Boero, introducendo il sopralluogo dei Consiglieri comunali alla struttura – è entrata pienamente nelle competenze del Comune dal primo aprile. Prima di quella data il complesso era di competenza di Sportingenova ma già da due anni erano sorti i problemi relativi alla gestione del giardino». Nel passato ciclo amministrativo, infatti, il presidente del Municipio IX Levante, Franco Carleo (all’epoca Pdl), aveva chiesto che all’interno del bando di concessione dell’impianto sportivo venisse aggiunto anche il giardino pubblico perché l’amministrazione non era in grado di farsi carico dei necessari interventi di manutenzione, pulizia e guardianaggio. «Nel momento in cui Quadrifoglio ha cominciato a bonificare le struttura – prosegue Boero – i cittadini si sarebbero aspettati l’apertura dei giardini anche da via Era e via dei Mille. Ma così al momento non è. E l’equivoco è nato dal fatto che si parla di un giardino pubblico all’interno di una struttura che è stata data in concessione. Da parte nostra – prosegue l’assessore – senza dover necessariamente arrivare a un contezioso legale che potrebbe rimettere in discussione non solo questo tipo di concessione ma quella di molti altri impianti sportivi cittadini, ci auguriamo che possa essere trovata al più presto una soluzione per restituire pienamente lo spazio al quartiere già a partire da questa estate».

    Secondo quanto previsto dal progetto risalente al 2011 i giardini dovrebbero essere organizzati in modo tale da ospitare bambini, ragazzi e anziani offrendo diversi servizi. “Ogni intervento – è specificato nei documenti – tende a essere il meno invasivo possibile, sfruttando le strutture e le pavimentazioni già esistenti. Il chiosco bar in struttura prefabbricata sarà posato su una delle piazzette preesistenti. Lo spazio verde intorno viene utilizzato per posizionare tavoli e sedie. Una porzione di prato è destinata alla realizzazione di una pista di bocciofila […] il resto delle aree verdi sono destinate ai bambini”. Inoltre, viene previsto l’allestimento di pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva sui muri di cemento armato che già delimitano gli spazi della struttura. Una serie di interventi ben dettagliata ma non particolarmente complessa che la stessa società Quadrifoglio annunciava nel 2012 sul proprio sito parlando di “un aspetto innovativo” che si sarebbe aggiunto al progetto di riqualificazione di Villa Gentile. “Unitamente all’impianto sportivo – si legge in un lungo comunicato stampa risalente al marzo di due anni fa – viene assegnato anche il parco pubblico contiguo alla pista di atletica, con il precipuo scopo di riqualificare tale spazio sia da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sul piano sociale e umano. Lo spazio del giardino pubblico, nel nostro progetto di gestione, diventerà un tutt’uno con la pista da cui sarà direttamente accessibile”.

    Un’intenzione che al momento sembra essere rimasta solo sulla carta. Vero è che i giardini sono stati ripuliti – anche se gli alberi dal fusto più alto avrebbero necessità ancora di qualche cura – ma la chiusura dei tre accessi diretti rendono la zona sostanzialmente inarrivabile. Secondo i residenti, addirittura chi prova a passare dall’unico ingresso sul fronte opposto della struttura per raggiungere il parco pubblico verrebbe bloccato per non intralciare gli allenamenti sulla pista che, per forza di cose, deve essere costeggiata. Quadrifoglio, invece, sostiene che l’accesso sia libero e motiva la chiusura degli atri tre cancelli per questioni di sicurezza.

    La verità, come spesso accade, probabilmente sta nel mezzo. Il parco sarebbe anche aperto ma nessuno ci va perché il percorso per raggiungerlo dissuaderebbe anche i più volenterosi. Un residente in piazza Sturla, infatti, dovrebbe risalire tutta via Era, entrare dall’ingresso atleti e costeggiare un’intera corsia della pista prima di giungere ai giardini: risultato, poco meno di un chilometro di percorso. «Questi accessi sono stati chiusispiegano i responsabili di Quadrifoglioperché nonostante i quattro dipendenti che abbiamo a servizio della struttura non riusciamo a tenere sotto controllo l’ingresso ai giardini dal momento che non sono nettamente separati dalla pista». In realtà, una barriera di separazione tra la pista di atletica e gli spazi pubblici, seppur naturale, in origine esisteva: si trattava di un aiuola alta circa 2 metri, con alcuni pitosfori che la società concessionaria del bene ha asportato assieme alla recinzione che teneva in piedi il verde. L’intervento, che non è ancora chiaro se sia stato autorizzato o meno dagli uffici comunali, è stato compiuto proprio con l’intenzione di creare continuità tra i due spazi e, a livello progettuale, prevedrebbe l’installazione di due rampe di collegamento tra i giardini e la pista in modo da creare, da un lato, un anello esterno per il riscaldamento degli atleti, dall’altro, un accesso immediato e sicuro al parco che attualmente è possibile solo scavalcando un muretto che, nella parte più bassa è comunque meno esteso di un gradino.

    «Avevamo anche già stanziato le somme per farci carico noi della realizzazione di quest’opera – spiega l’assessore municipale Michele Raffaelli – ma la società ha nicchiato. Ora però non è più possibile aspettare. Bisogna aprire anche i cancelli chiusi affinché si possa godere dell’impianto e del giardino in maniera adeguata e in sicurezza. In una prima fase di sperimentazione, finché non si realizza la passerella e non viene ripristinata la rete di suddivisione degli spazi, possiamo anche aprire il giardino solo negli orari di servizio dell’impianto sportivo. Poi, eventualmente, apporteremo i necessari correttivi». In proposito, il Municipio sta cercando anche di chiudere un accordo con i Carabinieri in pensione per assicurare un servizio di presidio anche nelle ore più scomode.

    villa-gentile-sport-atleticaQuadrifoglio, però, ritiene che a fronte dei contributi elargiti da Tursi (27500 euro il primo anno, fino a un massimo di 40 mila euro all’anno per tutta la restante durata della concessione che scade a giugno 2029 e richiede un canone irrisorio di 2240 euro ogni 12 mesi) e degli investimenti sostenuti dalla società (nel 2012 si parlava di 350 mila euro) l’onere di sorveglianza anche sul giardino sia eccessivo e, soprattutto, che il contratto non sia così chiaro sulla necessità che l’area verde resti di funzione pubblica.

    La società si è resa in ogni caso disponibile a restituire i giardini al Comune, che grazie alla concessione risparmia circa 650 mila euro all’anno rispetto a quando Villa Gentile era gestita direttamente da Sportingenova: «Siamo assolutamente convinti che la cittadinanza debba avere il miglior servizio possibile – affermano i concessionari – e se questo non potessimo assicurarlo noi è corretto che il Comune si riprenda i giardini e ci scarichi però della parte di manutenzione che è comunque faticosa e onerosa». Una situazione che se si dovesse verificare porterebbe, però, inevitabilmente all’aumento del canone a carico di Quadrifoglio o quantomeno alla diminuzione dei contributi pubblici.

    Gestione degli impianti sportivi comunali >> l’approfondimento

    La questione ora verrà approfondita dall’avvocatura e dagli uffici tecnici del Comune e la speranza è che nel giro di un mese possa essere riconvocata una Commissione che possa dirimere definitivamente tutti i nodi.

    Altro aspetto che interessa direttamente i giardini e per cui è assolutamente necessario il ripristino di una condizione di sicurezza riguarda le vie di fuga dei quattro istituti scolastici che si affacciano su Villa Gentile. Nel piano di evacuazione originale, infatti, è prevista proprio il deflusso di alunni, docenti e personale attraverso i giardini ed eventualmente l’impianto sportivo. Attualmente bambini e ragazzi, invece, devono trovare rifugio nei locali della parrocchia situata sul lato opposto della strada, con un possibile rischio per l’attraversamento. Secondo quanto assicurato dal Municipio, questo capitolo dovrebbe essere sistemato entro l’estate: «È già tutto pronto per predisporre due maniglioni antipanico che verranno bloccati e sbloccati dal personale scolastico alla sera e al mattino – dice Raffaelli –  ma per consentire il deflusso prima nel giardino e poi nel campo è necessario che Quadrifoglio metta in sicurezza tutto il percorso, magari ripristinando la recinzione che è stata rimossa».

    Ma la contesa tra cittadini e Quadrifoglio non riguarda solo il giardino. C’è, infatti, un altro punto delicato che necessita di un intervento dell’avvocatura di Tursi e interessa la gestione di un parcheggio pubblico lungo via Era anch’esso inserito tra i beni previsti dalla concessione. In passato, questa ventina di stalli era utilizzata sia come parcheggio del campo e punto sopraelevato di osservazione nelle giornate di gara sia dai residenti del quartiere. Adesso lo spazio è stato privatizzato, chiuso con apposito cancello e affittato ai palazzi circostanti: un introito sicuramente prezioso per i concessionari, resta da capire però quanto legittimo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Buridda, i ragazzi del Lsoa rispondono a Bernini. Mercato del Pesce? Le ragioni del no

    Buridda, i ragazzi del Lsoa rispondono a Bernini. Mercato del Pesce? Le ragioni del no

    sgombero-buriddaNon poteva tardare la riposta del Buridda al quadro tracciato su Era Superba dal vicesindaco Bernini che ha ricostruito le tappe che hanno portato allo sgombero e ha anticipato che cosa potrebbe accadere nel futuro. I ragazzi del collettivo, dopo lo sgombero, il corteo e l’assemblea di ieri sera e prima del volantinaggio di stamattina sotto palazzo Tursi alla ricerca di un incontro con il sindaco, hanno letto quanto dichiarato ieri a Era Superba dal vicesindaco e si sono resi disponibili a fare il quadro della situazione dalla loro prospettiva. Con un punto ben fermo: l’avventura del Laboratorio sociale non finisce così ma, almeno per il momento, non potrà continuare neppure negli spazi al primo piano del mercato del pesce ritenuti assolutamente non adeguati alle esigenze.

    « La trattiva – ricorda un membro del collettivo – è inizia all’incirca 6 anni fa con termini molto semplici: tutti gli spazi occupati, Buridda, Tdn, Zapata e Pinelli dovevano essere assegnati regolarmente con contratto d’affitto abbattuto del 90% (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr). Il Pinelli doveva andare nello spazio in muratura che hanno ora, per lo Zapata il Comune avrebbe dovuto comprare l’attuale struttura del Demanio, il Tdn sarebbe stato sottoposto a grandissimi lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza nell’ambito della costruzione della moschea, il Buridda sarebbe stato spostato in luogo idoneo per vendere il palazzo di via Bertani».

    Un luogo idoneo che, però, non può essere il primo piano del mercato del pesce. «Luogo idoneo – proseguono i ragazzi del Buridda – per noi significa uno spazio che avesse la stessa superficie della ex Facoltà di Economia e Commercio, in grado di ospitare in centro tutte le attività che già facciamo quotidianamente. Invece, ci hanno proposto due appartamenti da 400/500 metri quadri a fronte di 4300/4500 che utilizzavamo l’altro ieri in una struttura che si estende per ben 5800 mq». Da non sottovalutare anche la questione soffitti: «Essendo appartamenti, i soffitti sono alti più o meno 3 metri e non tutte le nostre attività possono essere ospitate in uno spazio con così poca aria a disposizione».

    Ma all’inizio si vociferava di una possibile estensione anche ai piani inferiori. «Ci avevano detto che nel giro di 6 mesi avremmo avuto tutto lo stabile del mercato del pesce. E a quel punto la trattativa sarebbe anche potuta andare in porto perché lo spazio sarebbe stato sufficiente per fare i concerti, una determinata tipologia di eventi e per ospitare le palestre. Avremmo avuto a disposizione anche i fondi dove attualmente ci sono le celle frigorifere. Ma il mercato del pesce non si è mai voluto spostare a Ca’ de pitta».

    Così solamente la palestra di arrampicata ha provato a spostarsi nei nuovi spazi. «Abbiamo fatto una serie di lavori di parziale ristrutturazione – racconta il nostro contatto – spendendo anche un bel po’ di soldi per l’impianto elettrico». A settembre di due anni fa la palestra ha, dunque, aperto i battenti al mercato del pesce ma non è stata un’operazione semplice: «All’interno del collettivo abbiamo discusso molto sull’opportunità di proseguire la trattativa con il Comune, tanto che solo uno dei tanti laboratori si è effettivamente trasferito ma dopo un anno aveva già abbandonato gli spazi».

    Così, da circa un anno a questa parte, nel primo piano del mercato del pesce non c’è più nulla. «È vuoto – confermano i ragazzi – anche se per ragioni strategiche teniamo ancora le chiavi. L’unica volta che lo abbiamo utilizzato è stata ieri giusto per metterci uno striscione. Sempre ieri in assemblea abbiamo anche deciso che non lo sfrutteremo neppure come magazzino e tutt’al più ci prenderemo un altro spazio».

    Nel frattempo la trattiva con le istituzioni è assolutamente ferma. «Nessuno aveva l’interesse a sentirsi – ammette il portavoce del collettivo – noi stavamo dove eravamo e loro ogni tanto mandavano un tecnico a controllare lo stabile, niente di più». Solo due consiglieri di Lista Doria si sono fatti vivi nel frattempo proponendo un paio di alternative a via Bertani. «Pignone e Bartolini – ci svelano i ragazzi del Buridda – ci hanno raccontato di aver sentito il Patrimonio e di aver ricevuto una disponibilità di massima per un due appartamenti al Massoero o per la scuola Garaventa nei vicoli. Ma gli appartementi del Massoero avevano le stesse difficoltà degli spazi al mercato del pesce, sarebbero stati da ristrutturare e avrebbero probabilmente comportato anche la necessità di farci carico della mensa mentre la Garaventa all’epoca era ancora occupata (dagli alunni che sono poi stati traferiti nella nuova scuola di piazza delle Erbe, ndr)».

    Da allora, tutto taceva fino all’alba di ieri. «Ma non ci vengano a direi che non ne sapevano nulla – incalzano dal Buridda – o che il sindaco è uscito mezz’ora prima dal Comitato di sicurezza o, ancora, che comunque non era d’accordo sullo sgombero. È lui il proprietario e parte della responsabilità e comunque sua».

    Oltre a mettere in evidenza le responsabilità politiche della situazione, al collettivo sta molto a cuore un altro punto: capire se veramente c’è qualcuno interessato all’acquisto del palazzo di via Bertani e, nel caso, di chi si tratti. «Da un mesetto – ci raccontano –  girano voci che dietro tutto ciò potrebbe esserci gente di Milano pronta a investire i soldi dell’Expo: è vero o sono solo sparate? Perché per quanto ribassato il prezzo dello stabile non crediamo potrà scendere sotto i 7 milioni di euro e ci sono lavori immani da portare a termine. Intanto il piano terra è vincolato dalla Sovrintendenza e poi gli spazi interni sono aule e non appartamenti: una casa con i soffitti alti 5 metri non la ha neppure il cardinal Bertone. Quindi, sicuramente c’è dietro un’operazione di speculazione, e non ci sembra un dettaglio approfondire per capire chi sta per speculare sull’immobile».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Lo sgombero del Lsoa Buridda e il futuro del complesso di via Bertani. Il punto con il vicesindaco Bernini

    Lo sgombero del Lsoa Buridda e il futuro del complesso di via Bertani. Il punto con il vicesindaco Bernini

    Lsoa Buridda«L’ho saputo solo stamattina quando ero per motivi personali in federazione del Pd ma anche il sindaco è stato informato a fatti già avvenuti». Inizia così il vicesindaco Stefano Bernini la ricostruzione della caldissima giornata di ieri, cominciata all’alba con lo sgombero del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito “Buridda” dalla storica sede di via Bertani e proseguita con le proteste dei giovani che vedevano in quello spazio un punto di riferimento imprescindibile per l’aggregazione e l’espressione artistico-culturale all’esterno dei più classici circuiti commerciali. Durante la giornata si sono susseguite le manifestazioni di sdegno per l’accaduto e di solidarietà ai giovani. Più silenziosa, come spesso accade sui temi scottanti, l’amministrazione che si è affidata quasi esclusivamente a un sintetico comunicato stampa in cui si confermava che l’esecuzione del provvedimento non fosse stata concordata con il Comune.

    Ma in serata il vicesindaco Bernini non si è sottratto alla ricostruzione delle tappe che hanno portato alla triste situazione attuale.

    «Ce l’hanno fatta sotto il naso – commenta Bernini – e la cosa brutta è che qualcuno dica che il Comune lo sapeva perché ieri in Comitato sicurezza era stato informato il sindaco. Non è così. Lo sgombero era inevitabile perché lo stabile è in condizioni non sostenibili per molto tempo ancora ma avremmo preferito che avvenisse in altri modi, concordati, magari ad agosto». E magari ci sarebbe stato il tempo di riaprire le trattative con i ragazzi del Buridda. «Non dobbiamo però dimenticarci – prosegue il vicesindaco – che il Buridda di per sé non resta senza casa, visto che uno spazio per loro è già stato stanziato nel piano superiore del mercato del pesce». Uno spazio che, tuttavia, sembra rispondere più alle esigenze della città che a quelle del Lsoa.

    «Probabilmente è vero che gli spazi messi a disposizione non si prestano al massimo per le attività di laboratorio e musica – ammette Bernini – ma va anche tenuto presente che gli spazi comunali non sono poi così tanti. Per il Buridda potremo cercare di valutare assieme altri percorsi tornando a discutere su quali siano gli spazi che possono avere a disposizione ma è proprio l’attività che svolge il laboratorio che aveva spinto a muoversi verso il mercato del pesce. È vero che, ad esempio, la creazione della nuova scuola di piazza delle Erbe consente di avere nuovi spazi a disposizione ma se faccio attività che abitualmente producono un certo tipo di rumore non posso certo piazzarle in mezzo alle case. Ad esempio, lo Zapata a Sampierdarena, nei magazzini del sale non ha nessun vicino che va a rompere le scatole».

    La questione del ricollocamento, dunque, è piuttosto delicata perché sempre secondo Bernini «pur comprendendo che nell’area del centro della città ci sia bisogno di lasciare un presidio di centro sociale in qualche modo autogestito e in un posto facilmente raggiungibile, non possiamo solo pensare all’obiettivo dell’aggregazionismo giovanli ma dobbiamo anche studiare degli spazi gestibili e sostenibili per la collettività».

    Ma proprio tenendo conto di tutte queste difficolta, era davvero inevitabile lo sgombero? E, l’edificio di via Bertani, è effettivamente a rischio crollo? Un conto, infatti, è dichiarare un edificio inagibile, un altro è sottolinearne gli eventuali rischi. Dai riscontri che abbiamo avuto attraverso un rapido contatto con i responsabili del Patrimonio del Comune, il palazzo sembrerebbe non avere difficoltà a livello di stabilità: resta, tuttavia, la pericolosità della situazione interna con i ben noti ponteggi a sostenere lo scalone di collegamento tra i piani, motivo per cui la stessa Università aveva abbandonato da tempo gli spazi.

    «C’è un responsabile che è il direttore del Patrimonio del Comune di Genova – spiega il vicesindaco – che se cade un sassolino sulla testa di un ragazzo che sta lì dentro, ci va di mezzo. La gravità della situazione era già stata segnalata tanto che già da tempo la magistratura aveva dato ordine alla Questura di sgomberare. Già la giunta Vincenzi aveva cercato un accordo con i ragazzi del Buridda ma la trattativa è andata molto alle lunghe anche perché in certi casi forse risulta essere più importante la trattativa del risultato. Nel frattempo non è che le condizioni dell’immobile andassero migliorando e se sono accorti gli stessi ragazzi che hanno cercato, ad esempio, di spostare alcune mattonelle sul tetto perché entrava l’acqua».

    Ma oltre alla pericolosità dell’edificio c’è un altro aspetto che entra in gioco, ovvero la necessità di monetizzarlo. «Questo – ricorda Bernini – è uno degli immobili per cui da tempo è prevista la vendita per ridurre l’indebitamento del Comune e aumentarne le capacità di spesa in termini di partita corrente, magari in favore dei servizi sociali, non dovendo più pagare gli interessi su quella parte di debito». E pur essendo in brutte condizioni, il palazzo è collocato in un bel posto, destinato dal piano regolatore a uso residenziale, in una zona che ha ancora un po’ di mercato. Ecco che allora il terzo bando, dopo i due andati deserti nel passato potrebbe essere alle porte. Si tratterà di una procedura piuttosto snella, dal momento che la normativa consentirebbe anche un’assegnazione con trattativa privata. «So per certo – assicura il vicesindaco – che questa volta gli acquirenti ci sono. Anche perché essendo andati deserti i primi due bandi, il prezzo di base d’asta può calare sensibilmente avvicinandosi a una cifra che sommata al costo della ristrutturazione lascerebbe ancora qualche margine di utile a un imprenditore immobiliare. Vogliamo, comunque, che tutta l’operazione abbia evidenza pubblica, in modo tale che ci sia trasparenza sul prezzo di vendita».

    E, naturalmente, un edificio sgombero è molto più appetibile dal mercato immobiliare che una struttura occupata da un centro sociale. Per cui, se è vero che Tursi nulla sapeva è altrettanto vero che, stigmatizzate tempistiche e modalità, lo sgombero dell’edificio, in fin dei conti, possa anche andare bene all’amministrazione.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Città Metropolitana, organi e funzioni. Il nuovo ente sbarca in Consiglio comunale

    Città Metropolitana, organi e funzioni. Il nuovo ente sbarca in Consiglio comunale

    Quadro di Mariagiovanna Figoli
    di Mariagiovanna Figoli

    Trascurata per mesi da amministratori e opinione pubblica, la sempre più vicina nascita della Città metropolitana sta entrando per forza di cose tra gli argomenti più urgenti dell’agenda politica genovese e non solo. Come dimostrava l’intervista che il sindaco Marco Doria ci aveva concesso all’inizio di marzo, la discussione era per il momento rimasta alle questioni più generali e filosofiche. Ora però è giunto il momento di fare sul serio perché la legge 7 aprile 2014 n. 56 conferma la nascita ufficiale del nuovo organo istituzionale a partire dal 1° gennaio 2015. Così, in questi giorni, il sindaco di Genova e prossimo sindaco della Città Metropolitana, Marco Doria, ha iniziato un vero e proprio processo educativo nei confronti degli amministratori che nei prossimi sei mesi dovranno adoprarsi per arrivare pronti alla fine dell’anno. La prima riunione con il Commissario della Provincia, Piero Fossati, e i sindaci dei Comuni interessati si era svolta un paio di settimane fa e altre ne verranno convocate prossimamente (una nel chiavarese, una in Valle Scrivia e ancora due a Genova). Ieri, invece, è stata la volta del Consiglio comunale genovese, dove l’argomento è entrato per la prima volta dalla porta principale.

    Nella sua lunga informativa ai consiglieri, il sindaco non ha mancato di sottolineare più volte quello che già va sostenendo da tempo, ovvero che non siamo di fronte a un allargamento del Comune di Genova che ingloba quelli più piccoli ma stiamo parlando di un ente nuovo di zecca. Certo, la stessa legge che sancisce la nascita delle Città metropolitane prevede delle agevolazioni per i Comuni che all’interno della medesima area vasta decidano di unirsi o fondersi. Ma questo eventuale processo resterà autonomo dalla creazione del nuovo organo istituzionale. «La Città metropolitana – ha spiegato Doria – si affianca ai Comuni già esistenti per svolgere funzioni di supporto alla loro azione. Il protagonismo degli amministratori locali può essere esaltato in positivo da questa situazione. Vedo come potenzialità la possibilità di integrare l’azione del nuovo ente con quella dei Comuni garantendo una nuova cooperazione ma – non ha nascosto Doria – vedo anche con preoccupazione il surplus di lavoro di cui una serie di persone dovrà sobbarcarsi».

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La speranza, insomma, è che i primi cittadini di tutti i Comuni inseriti all’interno della stessa area vasta possano trovare giovamento dal confronto costante e dalla condivisione delle problematiche del territorio. Già perché uno dei tre organi previsti dalla legge istitutiva delle Città metropolitane è la Conferenza metropolitana, una sorta di assemblea di tutti i Comuni dell’area. A questa saranno affiancati il sindaco metropolitano, che altri non sarà che il primo cittadino già in carica del Comune capoluogo – per noi, come detto, Marco Doria – e che in questa fase deve già svolgere alcuni adempimenti previsti dal dettato normativo, e il consiglio metropolitano. La composizione di quest’ultimo, che resterà in carica 5 anni, sarà decisa da elezioni indette dal sindaco del Comune capoluogo e, attraverso un meccanismo di elezione per liste (con non meno di 9 candidati e non più di 18 e sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto) basato su criteri sostanzialmente proporzionali, porterà alla scelta di 18 consiglieri metropolitani tra tutti i consiglieri comunali già eletti. Avente diritto al voto sarà la stessa base di consiglieri comunali con pesi diversi a seconda della popolazione del Comune in cui sono stati chiamati a svolgere il proprio ruolo: in parole più semplici, il voto di un consigliere del Comune di Genova conterà di più di un collega del Comune di Rapallo. Le operazioni di voto avverranno tutte in un’unica giornata, con l’unico seggio allestito al Palazzo della Provincia che diventerà la sede istituzionale della Città metropolitana. Tra i 18 eletti, inoltre, il sindaco potrà individuare i cosiddetti “consiglieri delegati” che ricopriranno sostanzialmente le funzioni degli ex assessori provinciali.

    Per la verità, potrebbe essere prevista un’altra (e precedente) votazione, sempre con le stesse modalità, per eleggere entro il 30 settembre la Conferenza statutaria: si tratterebbe di una piccola assemblea costituente che avrebbe il compito di redigere la bozza dello Statuto della Città metropolitana. Ma il condizionale è d’obbligo perché, come ha ricordato ieri il Segretario generale Pietro Paolo Mileti, il governo sta studiando un emendamento per eliminare questo passaggio: di conseguenza, la redazione dello Statuto passerebbe nelle mani del Consiglio metropolitano. Comunque vada a finire questo capitolo, tutti i nuovi incarichi saranno ricoperti da amministratori e politici già eletti nei Comuni interessati. Ma freniamo sul nascere i facili mugugni: non sarà, o almeno non dovrebbe essere, il solito “magna magna” dato che tutti gli incarichi verranno svolti a titolo gratuito.

    A livello funzionale, la nuova istituzione assorbirà in toto i compiti attualmente in carico alle Province (oltre al personale, ai proventi e alle eventuali passività), che contestualmente saranno abolite, più naturalmente una serie di nuove prerogative tra cui: l’adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano; la pianificazione territoriale generale ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture; la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità su tutti; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale e dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione. 
Il tutto, possibilmente, senza pestarsi troppo i piedi con la Regione. «La città metropolitana – ha detto in proposito Marco Doria, indossando già i panni di sindaco metropolitano in pectore – è intrinsecamente nemica di un centralismo regionale non previsto dal nostro ordinamento costituzionale e che rappresenta un modo di interpretare il senso delle Regioni né corretto né efficace».

    Intanto, il primo cittadino genovese ha iniziato a prendere contatto con la struttura della Provincia, sotto la guida del commissario Fossati, in attesa di procedere alla convocazione delle assemblee elettive una volte terminato il ballottaggio delle amministrative in corso per avere il quadro completo dell’elettorato attivo e passivo.
    «Il nostro sistema istituzionale – ha commentato in Sala rossa Doria – ha necessità di cambiamenti significativi e l’istituzione delle Città metropolitane è un tentativo di rispondere alle esigenze del momento. Come in tutte le norme possiamo cercare le virgole che si sarebbero potute scrivere meglio, cercando di ostacolare politicamente questo processo con un atteggiamento conservatore. Oppure, possiamo cercare di procedere nel modo migliore e condiviso, nonostante la situazione di ritardi accumulati su ritardi, per cercare di far funzione la Città metropolitana».

    Simone D’Ambrosio

  • Forte Begato, il cammino verso la riqualificazione dei forti riparte da qui. Ma la strada è in salita

    Forte Begato, il cammino verso la riqualificazione dei forti riparte da qui. Ma la strada è in salita

    forte-begato11Un miracolo. O quantomeno mezzo. È quello che il Comune sta chiedendo ad Aster, Amiu Protezione civile e ai tanti volontari che in meno di un mese dovranno rendere accessibile al pubblico buona parte dell’area circostante Forte Begato. Già perché il progetto di riqualificazione dell’intero sistema fortificato genovese (qui l’approfondimento), con la richiesta di passaggio gratuito di proprietà dal Demanio a Tursi, sta proseguendo nel suo articolato corso. E sabato 28 giugno ci sarà il primo passo concreto, visibile alla cittadinanza.
    Il programma, ancora top-secret, dovrebbe essere svelato nelle prossime ore. Al momento è certo che, per la prima volta dopo il fallimento del restauro iniziato negli anni ’90 e che ha dilapidato oltre 10 milioni di euro, l’area sarà resa nuovamente accessibile a tutti i genovesi, con visite guidate, anche grazie a un potenziamento del servizio di pubblico organizzato per l’occasione (si parla di un piccolo autobus in partenza da Dinegro o Granarolo). E i cittadini potranno apportare anche il proprio contributo attraverso suggerimenti concreti per il riutilizzo futuro o ricordi e testimonianze dello splendore storico del passato: allo scopo verrà predisposto un sistema di raccolta digitale e analogico, di cui a breve il Comune renderà note le modalità.

    Forte Begato, verso l’evento del 28 giugno. Ecco come si presenta oggi la struttura

    Questa giornata al forte sarà resa possibile grazie a una concessione temporanea del bene da parte del Demanio per i prossimi quattro mesi. Quello del 28 giugno, dunque, potrebbe essere solo il primo di una serie di eventi estivi, tutti naturalmente a titolo gratuito come imposto dagli accordi stipulati con lo Stato. Intanto, anche solo per questa prima apertura sarà necessario un mezzo miracolo, dato lo stato di degrado e abbandono in cui è rimasto finora il forte, come abbiamo potuto vedere nel corso del sopralluogo di ieri assieme alle commissioni consiliari.
    Dei 40 mila metri quadrati lungo i quali si estende tutta l’area del Forte Begato (compresa una vastissima cisterna a volte sotterranea, ancora ricca d’acqua e navigabile), solo la metà sarà resa nuovamente disponibile in questo antipasto di quanto potremo vedere tra qualche anno: si tratta dei tre manufatti della zona più bassa, quella che guarda verso il mare, e di tutto il verde circostante ad esclusione dell’edificio principale che, forse, potrebbe riaprire i battenti solo nel piano più alto a uso esclusivo di fotografi e televisioni.
    In questi giorni partirà una massiccia opera di pulizia e messa in sicurezza: verrà tagliata l’erba, eliminati i vetri e i rifiuti prodotti dagli infiniti atti vandalici che hanno devastato gli interni di un bene già completamente recuperato. E se si riuscirà a trovare qualche spicciolo verranno anche messe in sicurezza le finestre danneggiate con l’inserimento di apposite coperture in policarbonato.

    «Partiamo da Forte Begato – spiega Roberto Tedeschi, direttore del Patrimonio di Tursi – perché è quello con la struttura più stabile, già recuperata e senza alcun problema neppure alle coperture. Il vandalismo, infatti, ha riguardato solo quella che possiamo definire “pellicola”, oltre agli interni e a tutti i fili di rame che erano già stati predisposti nei vari impianti. Ma il progetto di valorizzazione qui può partire in tempi brevi perché le mura sono salde e pronte».

    La riqualificazione dei forti di Genova

    forte-sperone2Per chi si fosse perso le puntate precedenti, l’intero ambiziosissimo progetto punta alla riqualificazione di tutta la cinta muraria genovese che risale ai primi anni del ‘600 (l’approfondimento da guidadigenova.it) e di tutte le fortificazioni in essa racchiuse, comprese torri e polveriere. Il punto di arrivo dovrebbe essere un presidio attivo e con attività specifiche per ciascun fortezza che dovrà essere assolutamente accessibile alla città. Impossibile capire quanto di questo immenso sogno diventerà realtà, se si considera che la cinta muraria si estende per 19,3 chilometri (ridotti a 16 se si escludono le parti sul mare) e una ventina di strutture principali. Sarà, dunque, necessario andare avanti per gradi senza però dimenticare la valorizzazione complessiva del sistema anche perché lo Stato, una volta concessi i beni, vigilerà sulla progressiva attuazione del progetto culturale e sulla rinnovata valenza che i forti dovranno avere non solo come riappropriazione della città di una parte fondamentale della sua storia ma soprattutto come luogo pubblico fruibile, accessibile e ben mantenuto.

    Il polo ricettivo di Forte Begato

    In questa prima fase, il Comune ha chiesto la consegna di tutte quelle fortificazioni che insistono sulla cinta muraria (Belvedere, Crocetta, Tenaglie, Castellaccio, Begato e Sperone) con l’aggiunta del forte Puin perché sono quelli che più facilmente potrebbero essere raggiungibili con i mezzi pubblici (Puin escluso).
    Adesso è giunto il momento di passare dallo studio tecnico, quasi ultimato anche grazie alla collaborazione totalmente gratuita di molti professionisti esperti e appassionati del settore, alla fase divulgativa. Ecco, dunque, che il 28 giugno i genovesi potranno scoprire che cosa succederà al Forte Begato: il disegno di riqualificazione è quasi arrivato in fondo alla sua redazione e potrà essere presentato ai ministeri competenti nel giro di pochi mesi, quasi sicuramente entro la fine del 2014.

    Il progetto prevede una parte ricettiva (albergo), quella che ancora manifesta le maggiori difficoltà nella fase organizzativa, nella struttura principale ad eccezione del piano terreno che sarà, invece, destinato a una dozzina di attività commerciali, artigianali e artistiche rientranti in un contenitore selezionato e prettamente orientato ai giovani lavoratori. «Gli spazi – spiega Tedeschi ai consiglieri di Tursi – sarebbero messi a disposizione a fronte di un canone molto agevolato per i primi 5 anni in cambio dei lavori di ristrutturazione e del presidio costante e qualificato di cui i privati si farebbero carico. È possibile pensare al recupero di mestieri storici come antiche legatorie, al riciclo e riuso di materiale di scarto e magari a spazi per startup di neolaureati». Nell’immobile principale troverebbe spazio anche un museo virtuale sulla storia degli assedi alla cinta muraria e al territorio circostante, che resterebbe di competenza pubblica in un’area di circa 250 mq e che potrebbe diventare punto di riferimento per un progetto più grande. Con l’acquisizione dei forti, infatti, Genova non solo si riappropria della sua storia ma consente anche di dar vita a un più ampio progetto europeo che unisce la cinta fortificata della Francia marittima, con quella piemontese per tornare poi alla Francia alpina.
    Nelle strutture che si aprono negli ampi spazi ai piedi del forte, infine, dovrebbero insediarsi attività ristorative (bar, trattoria) che potrebbero anche essere cronologicamente le prime a partire.

    La seconda tappa: Forte Sperone

    forte-sperone-interno-verticaleRecuperato Begato, si passerà al Forte Sperone. Per quanto riguarda il baluardo della Superba la situazione è più complicata perché è necessaria una serie di interventi di messa in sicurezza strutturale del bene. «Si tratta dell’arco che costituisce il passaggio tra la fortificazione e la parte Nord – spiega Tedeschi – che ha anche bloccato le storiche concessioni per le manifestazioni teatrali o per i rave dei più giovani». Proprio per questo motivo, una prima fase di intervento dovrebbe essere dedicata alla costituzione di un percorso ben delimitato che crei delle barriere di sicurezza attorno al ponte ma consenta di accedere ad altri spazi. Lo Sperone, infatti, dovrebbe diventare una sorta di punto di riferimento per gli amanti delle escursioni, a piedi, in bici o cavallo. «Nelle zone più basse – prosegue il direttore del Demanio – verranno ospitate le stalle, le rimesse per le biciclette, un punto di informazione per gli escursionisti, i servizi igienici e un bar. Più all’interno del forte, invece, saranno predisposte due sale per eventi e catering, oltre naturalmente alla possibilità di sfruttare il grande prato da cui si può prendere il sole dominando tutta la città». E sempre a proposito di bici, per venire incontro a chi non ha proprio un fisico da scalatore, il sistema che si insedierà dovrà prevedere la possibilità di riconsegnare i mezzi a valle. Come poi tornare alle auto lasciate al Peralto è questione ancora tutta da vedere, dato che il mezzo pubblico più comodo è la funicolare che si ferma però al Castellaccio.

    Fra sogno e realtà: 2 mln solo per il Begato, i consiglieri mettono i piedi per terra

    forte-begato2Fin qui i sogni e le parole dolci. Ma è necessario anche guardare al concreto, ovvero alle evidenti difficoltà che si pongono di fronte a un progetto tanto nobile quanto, con tutta probabilità, eccessivamente ambizioso e dai tempi assolutamente imprevedibili. Basti pensare che per la sola pulizia e messa in sicurezza dell’intero sistema di Forte Begato (cura del verde, risistemazione di tutti i fili vandalizzata, imbiancatura degli spazi interni, ricopertura di una trentina di vetri spaccati tra le opere necessarie più evidenti), al di là di una prima rinfrescata per il 28 giugno, sono necessari almeno 2 milioni di euro, secondo le stime probabilmente molto al ribasso del dottor Tedeschi.

    Poi si tratterà di trovare un gruppo di privati disposti a investire vere e proprie badilate di euro per ristrutturare i locali secondo le proprie necessità, in un progetto che, data la collocazione, rischia di essere eccessivamente vincolato alla bella stagione (chi è che a dicembre, con vento e pioggia, andrà a cenare sulle alture della città o pernotterà in una struttura lontana dal centro e resa attualmente ancora più distante da una sostanziale impossibilità di essere raggiunta con i mezzi pubblici?). Senza considerare i costi che gli investitori si dovranno accollare per la manutenzione di tutta l’area e gli ovvi canoni che dovranno corrispondere al Comune (vi ricordate cosa raccontavamo qualche settimana fa circa gli impianti sportivi?). «E nel frattempo – chiede provocatoriamente il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino – che ne sarà dell’area del forte dopo la pulizia per questi primi quattro mesi di concessione? Lasceremo di nuovo tutto all’incuria e al degrado? Forse si potrebbe pensare a come assegnare gli spazi ad attività per uso temporaneo».

    Il Movimento 5 Stelle, invece, riflette sui danni del passato: «Quanto avremmo risparmiato dei 2 milioni di euro che ora servono per ripristinare forte Begato se in questi anni, invece di abbandonare il forte, avessimo pensato a un sistema di sorveglianza?» si chiede retoricamente il capogruppo Paolo Putti.

    «Avevo anche trovato chi si sarebbe fatto carico di un investimento di 1,5 milioni – rincara la dose Stefano Anzalone, ex Idv e già assessore allo Sport della Giunta Vincenzi – ma il progetto di una pista di kart fu bocciato. Ora l’unica strada per trovare i privati sarebbe quella di una concessione gratuita per 40 anni a fronte dei lavori di recupero del bene e di una clausola sociale che garantisca un minimo di giornate all’anno per l’utilizzo pubblico degli spazi. Altrimenti nessuno verrebbe a investire qui».

    Il più negativo sembra essere Alfonso Gioia: «Stanno brancolando nel buio – dice il capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale – siamo di fronte a un enorme patrimonio ma il progetto che ci stanno proponendo sembra ancora molto superficiale. Certo, il proposito del Comune sarebbe anche buono ma credo ci siano altre priorità di fronte al bilancio che andremo a discutere, di una città che ha il quarto indebitamento d’Italia: invece di parlare dei 2 milioni per forte Begato, che ne ha già sprecati molti di più nel passato a fronte di una struttura che non ha neppure un sistema fognario completo né un allaccio al gas, si potrebbe pensare di destinare quella cifra ad altri settori in emergenza come il sociale».

    Sulle difficoltà economiche si sofferma anche Antonio Bruno, Fds: «Senza un intervento diretto da parte dello Stato non riesco a capire come il progetto possa andare avanti con le proprie gambe». Il consigliere di maggioranza vede però di buon occhio l’iniziativa di sabato 28 giugno: «Mi sembra un’ottima occasione per informare l’opinione pubblica dell’esistenza di un luogo e di un progetto molto importanti per la nostra città».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto dell’autore]

  • Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    san fruttuoso 3Nuova puntata nella pluriennale storia del silos di Bosco Pelato, quel piccolo polmone verde tra piazza Solari e via Amarena, sopravvissuto alla speculazione edilizia degli anni ’60 e che i proprietari della Fondazione Contubernio D’Albertis vorrebbero monetizzare attraverso la realizzazione di un multiparcheggio. Il progetto risale a 7 anni fa ma fu bloccato da una sospensiva alla concessione per la costruzione da parte dell’Amministrazione, anche grazie all’attivismo del Comitato per la protezione di Bosco Pelato da sempre contrario allo sbancamento della collina. A fine gennaio, inoltre, la proprietà aveva ricevuto da parte degli uffici comunali un pre-avviso di diniego all’autorizzazione per la costruzione qualora non fosse stata prevista una riduzione di volumi.

    «Gli uffici comunali – spiega Luca Motosso rappresentate del Comitato – non si erano accorti o avevano fatto finta di non accorgersi che anche il piano urbanistico precedente non avrebbe consentito la realizzazione di un silos con 5 piani seminterrati. Un cavillo, se così vogliamo definirlo, che avrebbe consentito a Tursi di bloccare definitivamente l’opera senza pagare un euro di danno». E così probabilmente sarebbe stato se non fosse arrivata la variante che riduce il silos di un piano e diminuisce i box da 152 a 123. «In realtà, la D’Albertis aveva presentato ricorso al Tar contro il Comune perché non concedeva il permesso a costruire ma la stessa proprietà aveva due volte chiesto in udienza il rinvio prendendo tempo fino a gennaio, quando il Comune ha inviato il pre-avviso di diniego». A quel punto il ricorso al Tar è stato ritirato ed è stata presentata la variante.

    san fruttuoso 2Ma le criticità secondo i cittadini sono sostanzialmente invariate e riguardano soprattutto le problematiche idrogeologiche e la sicurezza per i bambini di due scuole che sorgono nelle immediate vicinanze. «Abbiamo presentato le nostre osservazioni anche al nuovo progetto – prosegue Motosso – perché secondo noi il progetto iniziale eccedeva quanto previsto dalla norma per ben due piani e non uno solo. Inoltre, riteniamo anche di non essere in presenza di una variante ma di un vero e proprio nuovo progetto per cui dovrebbe essere necessario ricominciare l’iter in Giunta, Commissione e Consiglio e non limitarsi solamente al nulla osta degli uffici comunali. Infine, sarebbe opportuno verificare al meglio la convenzione in essere tra pubblico e privato perché a nostro avviso non può essere considerata valida benché firmata».

    Dal punto di vista idrogeologico, invece, il Comitato sostiene di aver evidenziato un rivo sotterraneo non mappato ma rilevato da studi privati commissionati a professionisti del settore per cui gli stessi cittadini si sono autotassati. «Il vicesindaco dice che problemi non ce ne sono ma non ce ne saranno fino a che non dovesse succedere qualche disastro».

    Bernini, dal canto suo, risponde che le analisi realizzate hanno tutt’al più evidenziato la presenza di una falda acquifera che, tuttavia, con la realizzazione del silos verrebbe tranquillamente messa in sicurezza.

    «Se negli anni le costruzioni della zona hanno deviato il corso d’acqua che abbiamo rilevato – controbatte Motosso – non è possibile saperlo con certezza, ma non è neanche possibile sapere con certezza che questo corso d’acqua non esista più. Almeno finché non ci metteranno nero su bianco le controprove anche perché nel passato, in occasioni di forti piogge, la presenza di un rivo sotterraneo era testimoniata da frequenti allagamenti della zona che hanno comportato alcune modifiche alla pendenza della stessa».

    La questione Bosco Pelato in Consiglio comunale: conviene costruire?

    palazzo-tursi-sindaco-doria-gonfalone-DIeri la questione è approdata nuovamente in Consiglio comunale, attraverso un duplice articolo 54 dei consiglieri Guido Grillo (Pdl) e Pierclaudio Brasesco (Lista Doria) che hanno chiesto chiarimenti al vicesindaco in merito al nuovo progetto del silos che sembrerebbe essere comunque meno invasivo.  «La parola fine al percorso di questo progetto non può ancora essere posta – ha risposto il vicesindaco Stefano Bernini – perché gli uffici stanno valutando la variante presentata dalla proprietà. La convenzione è già stata firmata e dunque il progetto dovrebbe tornare in Giunta e in Consiglio solo se le modifiche proposte non stessero dentro le normative generali che riguardano l’edilizia privata. È evidente che se non esistono elementi certi per il rigetto, un eventuale mancato accoglimento della variante potrebbe far insorgere una causa legale».

    La sensazione che emerge dalle parole del vicesindaco è, dunque, che il via libera da parte degli uffici tecnici non possa più essere rimandato, anche perché in caso contrario la controparte avrebbe gioco facile in un eventuale ricorso al Tar. Ma il Comitato per la protezione di Bosco Pelato ha ancora una speranza, neppure troppo flebile, ovvero che non si trovi più chi sia disposto a costruire il silos. Secondo quanto riportato dallo stesso Bernini, infatti, sono state ritirate le fidejussioni inizialmente presentate dalla proprietà per la costruzione e, al momento, sembrano non esserci altri soggetti in grado di presentare le necessarie garanzie economiche per procedere ai lavori. In effetti, nei setti anni che sono passati dall’ideazione del progetto ad oggi il prezzo di mercato per i box auto è crollato vertiginosamente come hanno mostrato anche altre situazioni cittadine (via Montezovetto, su tutte) e non è detto che il silos di Bosco Pelato sia più un intervento economicamente sostenibile per un privato.

    Simone D’Ambrosio

  • Sestri Ponente, il “grattacielo” sul rio Cantarena perde piani e volume? Dubbi sul rischio idrogeologico

    Sestri Ponente, il “grattacielo” sul rio Cantarena perde piani e volume? Dubbi sul rischio idrogeologico

    sestri-ponente-DVia il vecchio mulino abbandonato per fare spazio a un mini grattacielo residenziale. Si fa strada il progetto di riqualificazione sulle sponde del rio Cantarena, alture di Sestri Ponente, uno dei tragici protagonisti dell’alluvione che mise in ginocchio la città nell’ottobre 2010.

    Inizialmente il piano prevedeva la realizzazione di un palazzo di 11 livelli, che avrebbe oscurato la vista delle abitazioni circostanti mutando non poco il contesto ambientale in cui si sarebbe inserito. Il progetto fu approvato dall’amministrazione provinciale dopo un approfondito studio idraulico non prima di aver ricevuto le necessarie garanzie per il miglioramento della sicurezza sull’alveo del Cantarena che, dunque, troverebbe giovamento dalla nuova costruzione. La prospettiva di una torre residenziale, tuttavia, preoccupa parecchio i residenti della zona soprattutto dal punto di vista del rischio idrogeologico e ha portato il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, a interrogare nel merito il vicesindaco Bernini con un articolo 54 nell’ultima seduta di Consiglio comunale.

    «Le autorizzazioni rilasciate per la realizzazione di questa torre – ha detto in Sala Rossa, Pignone – sono precedenti all’alluvione e a tutta quella sensibilità che la città adesso richiede di fronte a questo tipo di interventi. Chiedo, dunque, quali siano gli intendimenti dell’amministrazione nei confronti di questo nuovo insediamento residenziale viste le circostanze fortemente mutate».

    Ma il vicesindaco ha smentito l’approvazione definitiva di qualsiasi progetto e, soprattutto, ha rassicurato i consiglieri e i cittadini sull’impatto che potrebbe avere nel futuro questo progetto residenziale dalle dimensioni non proprio contenute. «La presentazione che ho visto sui giornali – ha detto il vicesindaco – non corrisponde alle possibilità di edificazione che le norme concedono agli eredi dei proprietari del vecchio mulino. Intanto, non siamo al momento in presenza della necessità di un permesso a costruire ma stiamo parlando della vendita di un’area che il piano regolatore prevede edificabile. Il permesso a costruire arriverà solo dopo la vendita e si tratta, comunque, di un’operazione che non necessita di passaggi in Giunta o in Consiglio ma solo negli uffici tecnici. Per cui, rispetto all’edificabilità la norma è chiara e non può certo essere negata. Rispetto agli ingombri, invece, le possibilità edificatorie sono ridotte».

    Trattandosi di un’operazione di demolizione e ricostruzione non in centro urbano, infatti, il piano casa consentirebbe un aumento di superficie fino al 30% dell’area inizialmente occupata dal mulino. Nei fatti, però, l’aumento potrebbe essere contenuto fino a un massimo del 15% come spiega lo stesso Bernini: «L’architetto ha progettato il nuovo edificio sfruttando al massimo la possibilità di espansione ma il disegno è già stato ridotto da una prima richiesta degli uffici che si occupano di edilizia privata. Inoltre, i piani dell’edificio sono stati presentati contando a partire dall’alveo ma le parti più basse non sono abitabili ma solo adibite a garage». Inoltre, un’ulteriore riduzione di volume (due piani) sarebbe necessaria per andare incontro alla normativa sul rispetto del cono area presentata da Enac: il progetto iniziale, dunque, dovrebbe essere sensibilmente rivisto in ottica meno espansiva e non superare di molto l’altezza degli edifici confinanti.

    Ma non è neppure detto che si tratti della proposta definitiva per la riqualificazione dell’area. Secondo notizie raccolte sul territorio e confermate dallo stesso vicesindaco, all’acquisto sembrerebbe interessato il proprietario di un edificio contiguo che si affaccia su via San Giovanni Battista, che ha subito il crollo del tetto e che si trova in situazione di grave dissesto. In questo caso, l’operazione di riqualificazione edilizia avrebbe anche uno sviluppo orizzontale e consentirebbe un intervento molto più complessivo che se invece limitato alla sola superficie del vecchio mulino non inciderebbe in maniera decisiva sul più vasto degrado circostante.

    Certo, norme a parte, resta ancora quantomeno dubbiosa l’opportunità di edificare in maniera piuttosto sostanziosa lungo il corso di un torrente che nel passato ha già creato parecchi danni alla delegazione ponentina.

    Simone D’Ambrosio

  • Partecip@, 25 progetti di riqualificazione proposti dai cittadini del Municipio Centro Est

    Partecip@, 25 progetti di riqualificazione proposti dai cittadini del Municipio Centro Est

    centro-est-preIl Municipio I Centro Est ha pubblicato i progetti di manutenzione straordinaria e riqualificazione di spazi pubblici che concorreranno all’iniziativa “Partecip@”, primo passo concreto nella direzione della partecipazione e della cittadinanza attiva per la cura dei beni comuni e per la tutela del territorio, sancita dal regolamento che lo stesso Municipio ha dedicato alla democrazia partecipativa.

    Come abbiamo già avuto modo di raccontare su Era Superba, il progetto Partecip@ è un percorso sperimentale aperto a tutti i residenti e domicilianti nel vasto territorio del Municipio Centro Est (Lagaccio, Oregina, Castelletto-Carmine, Pré-Molo-Maddalena, Portoria-Carignano) che abbiano compiuto 16 anni e agli operatori commerciali.

    Siamo, dunque, arrivati al momento della scelta delle priorità di intervento. Una scelta che, naturalmente, in puro stile partecipativo, avverrà secondo le preferenze che esprimeranno i cittadini. Saranno, infatti, realizzati prioritariamente i 5 interventi “più votati” nell’ambito di questo processo di partecipazione, sempre naturalmente con il limite del budget messo a disposizione dal Municipio, che al momento si attesta a 28 mila euro. La graduatoria che ne deriverà, resterà però valida per tutto il ciclo amministrativo, con la speranza che le poste di bilancio per le vecchie circoscrizioni diventino un po’ più cospicue. E proprio in questa direzione potrebbero arrivare notizie positive dal Comune, dove l’assessore Crivello assicura di aver recuperato 2 milioni di euro da destinare ai municipi. Il presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, ha già dichiarato che la quota dedicata al territorio di sua competenza potrebbe andare a rimpinguare le disponibilità di intervento proprio per i progetti di “Partecip@”. Ma la certezza arriverà solo dopo l’approvazione del bilancio.

    La dead line per votare i progetti di Partecip@ è fissata per martedì 3 giugno. Per esprimere la propria preferenza e concorrere alla definizione della graduatoria, i cittadini dovranno ricorrere alla via telematica (l’espressione della preferenza direttamente di persona negli uffici municipali era limitata ai pomeriggi del 19 e 21 maggio) previa registrazione sul sito di Urban Center secondo il percorso dettagliato in questo documento.

    Concluse le procedure di selezioni, entro la fine di giugno verrà pubblicata la graduatoria definitiva con la preferenza per le iniziative che prevedono forme di cofinanziamento e attività di volontariato da parte degli stessi cittadini.

    I progetti dichiarati ammissibili sono 25 su un totale di 42 presentati, a dimostrazione che l’iniziativa sembra aver colpito nel segno. Impossibile vedere nel dettaglio tutte le proposte (chi fosse interessato può consultarle sul sito di Urban Center) ma è interessante citarne alcune per capire quanto i genovesi abbiano le idee ben chiare sulla città che vorrebbero. Ecco, dunque, quelle che al momento risultano i più votate.

    In testa, con ben il 20% delle 241 preferenze al momento (giovedì 22 maggio, pomeriggio) rendicontate, “All’ombra dell’estivo sole”, una riqualificazione dei giardini don Acciai, altrimenti ribattezzati “Piazza dei popoli”, all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio, lanciata dall’associazione “Quartiere in Piazza” che presidia attivamente i giardini. La proposta (qui) riguarda la realizzazione di un pergolato con vite rampicante che andrebbe a regalare una zona d’ombra in vista dell’estate all’area attualmente già fornita di panchine e quotidianamente frequentata da bambini e anziani del quartiere.

    Sempre in zona, il 13% dei voti è andato finora al progetto “Ciassa Vegetti”, che punta alla riqualificazione di un’area urbana tra i civici 2 e 4 di via Vesuvio attraverso la proposta (qui) presentata dal “Genoa Club Oregina – Davide Cagnolari” e da altri titolari di esercizi commerciali attigui alla cosiddetta “area verde”.

    Ha raggiunto, invece, il 19% la proposta di realizzazione di una “Sala Mensa” nei locali della scuola Giano Grillo, in salita delle Battistine, grazie alla fattiva collaborazione del comitato scolastico dei genitori.

    Buone possibilità di successo ci sono anche per una riqualificazione di Spianata Castelletto e piazza G. Villa (qui), che i residenti vorrebbero sempre più a misura di bambino, di pedone e di bicicletta. Per l’area di Spianata si richiede la concreta attuazione della ZTL e uno spostamento del capolinea degli autobus collinari; per la piazza all’incrocio tra corso Firenze, corso Carbonara e corso Paganini, si richiede il fattivo rispetto del limite dei 30 km/h per il traffico veicolare e una serie di interventi per la canalizzazione del traffico e la dissuasione a comportamenti devianti attraverso appositi manufatti e segnaletica. Non irrisoria la previsione di spesa che si aggira attorno ai 25 mila euro, che richiederebbe la quasi totalità del budget messo a disposizione per il bando.

    Chiude la top five provvisoria, un progetto di complessiva riqualificazione di piazza Manin (qui) come area verde molto più aperta e appetibile al pubblico.

    A insediare i 5 progetti attualmente più votati, c’è anche una proposta che coinvolgerebbe la palestra di via Bari 41, all’interno di un immobile strutturato su diversi livelli a partire da via del Lagaccio. Il progetto (qui)  si chiama “Sitting Volley” ed è prettamente dedicato alle disabilità motorie, consentendo un particolare gioco della pallavolo da seduti. Anche in questo caso importo complessivo piuttosto elevato: 16 mila euro. Più staccati gli altri 19 progetti, ma ci sono più di 10 giorni per ribaltare la situazione.

    Simone D’Ambrosio

     

     

  • Imu, Tasi e Tari: l’Imposta Unica Comunale: che cosa paghiamo? Ecco una breve guida

    Imu, Tasi e Tari: l’Imposta Unica Comunale: che cosa paghiamo? Ecco una breve guida

    tassazioneLo sprint della giunta per arrivare in tempo utile all’approvazione delle aliquote per il pagamento di Tasi e Imu è giunto a buon fine. La delibera che porterà i cittadini a versare l’acconto entro il prossimo 16 giugno è stata approvata ieri pomeriggio a stretta maggioranza (21 voti favorevoli). Niente da fare, dunque, per chi sperava di poter sfruttare la proroga fino a settembre concessa dal governo ai Comuni che non avessero fissato le tariffe entro il 23 maggio.

    Un passaggio fondamentale per l’avvicinamento alla discussione sul bilancio preventivo 2014, anche se manca all’appello ancora la definizione dalla tassa sulla spazzatura. Ecco il perché di tutta questa fretta che i consiglieri di opposizione hanno provato a contrastare senza grande successo. L’unico emendamento approvato, infatti, è stato proposto dal Partito democratico che si è fatto portavoce delle istanze sindacali che hanno richiesto a gran voce l’istituzione di un fondo di solidarietà per aiutare le famiglie più gravemente colpite dalla crisi: il fondo ci sarà a fine anno, al momento del saldo della Tasi, ma si tratta di capire come verrà approntato.

    Senza entrare nel dettaglio di cifre che seppure note da qualche giorno non saranno mai definitivamente chiare ai contribuenti – che non riceveranno un bollettino a casa ma dovranno affidarsi alle proprie conoscenze, ai calcoli che saranno fatti automaticamente dal sistema già messo a punto sul sito del Comune in occasione della mini-Imu dello scorso anno, o più probabilmente a Caf e commercialisti – abbiamo deciso di far luce sull’universo di queste sigle onerose per capire meglio che cosa e perché andremo a pagare entro la metà del prossimo mese.

    Che cos’è l’Imposta Unica Comunale (Iuc)

    La Iuc, acronimo di Imposta unica comunale, istituita dal governo Letta, punta alla tassazione sul possesso degli immobili e sull’erogazione e fruizione di servizi comunali.

    L’imposta si articola in 3 diverse componenti. La tanto “cara” IMU, introdotta dal governo Monti, di natura patrimoniale e al cui pagamento quest’anno dovranno sottostare tutti i possessori di abitazioni principali di lusso (categorie catastali A1, A8 e A9) e tutti i possessori di immobili non considerati abitazione principale. Il secondo tassello è la TASI, tributo per i servizi cosiddetti indivisibili al cui pagamento sono tenuti sia i possessori che gli utilizzatori degli immobili. Infine, la TARI che sostituisce la vecchia TARES e va a coprire interamente i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul territorio cittadino, il cui importo è ancora in via di definizione.

    Se per chi è soggetto al pagamento dell’IMU il quadro è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2013 (aliquota base per la prima casa al 5,8 per mille, per le altre abitazioni 10,6), con una detrazione di 200 euro per le abitazioni principali ma nessuna detrazione per i figli a carico, la situazione si fa più complicata per chi, invece, dovrà pagare la TASI.  Si tratta di un tributo patrimoniale riferito a servizi indivisibili, offerti dall’Amministrazione e fruiti dai cittadini, che viene calcolato sulla base del possesso o della detenzione di immobili, compresa la prima casa. Il Comune di Genova per il 2014 ha deciso di applicare l’aliquota massima a cui si va ad aggiungere una maggiorazione prevista dal governo per i Comuni che introdurranno detrazioni di imposta relativamente alle abitazioni principali. Ecco, dunque, arrivare quel magico numerino di 3,3 per mille su una base imponibile identica a quella della vecchia Imu.

    A proposito di vecchia Imu, nel determinare le nuove aliquote Tasi il Comune ha dovuto rispettare il vincolo per cui l’attuale imposizione per ogni immobile non deve essere superiore all’aliquota massima consentita dalla legge per l’Imu alla fine della scorso anno (cioè 6 per mille per l’abitazione principale e 10,6 per mille per gli altri immobili). Inoltre, è stato previsto un sistema di detrazioni per azzerare l’imposta a chi non avrebbe pagato l’Imu con l’aliquota vigente del 5,8 per mille, per abbattere l’importo di chi con la Tasi si sarebbe trovato a pagare una cifra più alta rispetto al pagamento dell’Imu (immobili con rendita fino a 600 euro) e per ridurre la pressione fiscale alle famiglie numerose che abitano in case con elevata rendita catastale e che pagheranno meno di Tasi rispetto a quanto avrebbero pagato di Imu. Tenuto conto che a rendita crescente dell’immobile corrisponde un reddito maggiore per il proprietario e che il maggior numero delle famiglie genovesi con figli a carico possiede case con rendite catastali inferiore ai 900, Tursi ha introdotto due tipologie di detrazione: una decrescente all’aumentare della rendita catastale (114 euro per rendite catastali fino a 500 euro, 80 euro per rendite da 500 a 700 euro, 50 euro per rendite da 700 a 900 euro e per quelle oltre i 900 euro solo per famiglie con Isee inferiore ai 15 mila euro), l’altra per i figli fiscalmente a carico sotto i 26 anni (25 euro fino a 500 euro di rendita catastale, 20 euro per le rendite da 500 a 700 euro, 15 euro per le rendite da 700 a 900 euro o superiori solo per le famiglie con Isee non superiore ai 15 mila euro).

    A dire il vero, c’è una novità anche per l’IMU. La legge di stabilità, infatti, ha introdotto la possibilità di assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare concessa in comodato d’uso gratuito a parenti di primo grado che la utilizzino come abitazione principale. Il Comune di Genova si è avvalso di questa facoltà per tutti i comodatari con reddito isee superiore ai 15 mila euro: se chi concede l’immobile non possiede altre abitazioni, è prevista un aliquota IMU del 9,6 per mille; se chi concede l’immobile ne possiede altri, l’aliquota sale al 10,6 mille. In entrambi i casi non è dovuto il pagamento della TASI che, invece, è previsto per i comodatari con reddito inferiore ai 15 mila euro che, al contrario, non pagheranno IMU.

    Insomma, secondo le proiezioni del Comune, i genovesi si troveranno generalmente a dover versare un’imposta inferiore rispetto a quella pagata nel 2012: l’anno scorso, invece, con il balletto no-Imu, mini-Imu non può essere preso in considerazione come valido termine di paragone. Anche le casse di Tursi, però, avranno meno linfa: che cosa comporterà tutto ciò per il bilancio lo scopriremo nelle prossime settimane.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ospedale di Ponente, Erzelli o Cornigliano? Il puzzle delle infrastrutture e il dibattito in Consiglio

    Ospedale di Ponente, Erzelli o Cornigliano? Il puzzle delle infrastrutture e il dibattito in Consiglio

    erzelli-strada-cantiere-gru-d3Erzelli o Villa Bombrini? Il Consiglio comunale torna a discutere della possibile collocazione dell’ospedale di Ponente, dopo che la Regione, spinta anche dall’incipiente campagna elettorale, ha iniziato a premere il piede sull’acceleratore. Lo spunto è stato offerto dal Consigliere del Gruppo Misto Francesco De Bendedictis che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata.

    Sul tema è intervenuto direttamente il sindaco che non ha mancato di ribadire come la costruzione di una nuova struttura ospedaliera nel ponente cittadino rappresenti una priorità per l’attuale amministrazione. Doria è poi entrato nel dibattito che si è acceso circa la futura collocazione dell’ospedale che dovrà contare circa 500 posti letto. Due le ipotesi rimaste in campo secondo gli studi di fattibilità presentati in giunta regionale una decina di giorni or sono: Villa Bombrini e la collina degli Erzelli.

    «La scelta tra le varie opzioni di ospedale – aveva dichiarato qualche giorno fa l’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo  dipenderà anche dalle valutazioni urbanistiche del Comune e dalle valutazioni tecnico-economiche. In questa fase di studi preliminari, il costo complessivo dell’ospedale potrà variare da un minimo di 200 ad un massimo di 250 milioni di euro».

    Erzelli – Cornigliano: i pro e i contro

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    Le variabili in campo, ha ricordato ieri il primo cittadino in Sala Rossa, sono sostanzialmente tre: proprietà delle aree, bonifica dei terreni e accessibilità. «Per quanto riguarda la proprietà – ha detto il sindacosia nel caso di Villa Bombrini che in quello di Erzelli ci troviamo di fronte a una situazione mista pubblico/privato: ma se nell’area privata di Villa Bombrini esistono attività economiche che andrebbero ricollocate altrove, agli Erzelli questo problema non sussisterebbe». Anche per quanto riguarda la bonifica, la preferenza andrebbe in collina: «Il terreno delle due aree è profondamente diverso – ha proseguito Doria – perché a Villa Bombrini andremmo a toccare una vecchia sede di stabilimento industriale siderurgico, la cui trasformazione comporterebbe costi non presenti, invece, agli Erzelli».

    Fin qui, ai punti sembrerebbe vincere Erzelli. Anche perché la sensazione è che, Università più, Università meno, in collina prima o poi dovrà insediarsi qualcos’altro oltre al parco tecnologico (e, in futuro, forse anche scientifico).

    Ma l’ostacolo più grosso per quanto riguarda la collina tra Sestri e Cornigliano è rappresentato dall’ultimo punto in questione: l’accessibilità, che per entrambe le soluzioni chiama in causa una sistemazione dell’attuale status urbanistico. Il sito di Villa Bombrini sembra presentare, quantomeno sulla carta, una serie di garanzie maggiori di futuribilità da questo punto di vista. Oltre alla riqualificazione di via Cornigliano (qui l’approfondimento), il collegamento con la strada a mare (qui l’approfondimento) e la Valpolcevera grazie alla nuova viabilità di sponda, è previsto lo spostamento della stazione ferroviaria dall’attuale piazza Savio a via S. Giovanni d’Acri, una delle tappe importanti della futura metropolitana di superficie.

    L’innovazione del sistema di trasporto ferroviario coinvolgerà anche l’eventuale collocazione dell’ospedale di Ponente a Erzelli. Ai piedi della collina sorgerà, infatti, la nuova stazione ferroviaria dell’aeroporto su cui dovrebbe insistere la piattaforma di interscambio multimodale di trasporto (qui l’approfondimento), che oltre al parcheggio per i privati e al passaggio di nuove linee di autobus, dovrebbe prevedere la famosa funivia che dal cuore del Cristoforo Colombo, con una fermata intermedia proprio in questa zona, condurrà “in vetta”. Così conclude il sindaco:

    [quote]L’ipotesi di Erzelli potrà reggere solo ed esclusivamente nel momento in cui sarà prevista una percorribilità di collegamento garantita da mezzi pubblici ma che non potrà essere rappresentata da grossi autobus bensì da una funivia con capacità di carico identica a quella che attualmente ha la linea 18 che conduce all’ospedale di San Martino».[/quote]

    Da aggiungere anche che, secondo i tecnici, un aspetto positivo della scelta di Erzelli potrebbe essere rappresentato dalla vicinanza con il casello autostradale e la nuova galleria di Borzoli in fase di costruzione da parte del Cociv (ecco l’ennesimo grande tema cittadino che si va a inserire in questo fitto puzzle: il Terzo Valico) e che connetterà direttamente la collina con la Val Chiaravagna.

    Il vicesindaco Bernini ci aiuta a fare chiarezza in questo intricato dedalo trasportistico: «Il problema di Erzelli è che oggi abbiamo una situazione, domani ne avremo un’altra e dopo domani una terza. Oggi, infatti, se prendo il treno o il bus, scendo all’attuale stazione di Cornigliano e ho un altro autobus che mi porta in collina per una sola strada. Dal 20 giugno ci sarà un altro pezzo di strada che continuerà per raggiungere l’obiettivo di avere due direttrici per arrivare a Erzelli con un autobus grosso. Ma nel futuro la stazione di Cornigliano non sarà più nell’attuale posizione e si sdoppierà: per cui devo riuscire ad avere fin d’ora una viabilità di accesso che mi consenta di dialogare sia con la stazione attuale che con quelle future di Erzelli e via San Giovanni d’Acri».

    Funivia Erzelli – Stazione Cornigliano – Aeroporto

    erzelli-sestri-ponente-d9Insomma, in un mondo ideale, la Genova del 2020 avrà una metropolitana di superficie con treni che ogni 7/10 minuti collegheranno Brignole a Voltri, passando per Cornigliano/San Giovanni d’Acri, Erzelli/Aeroporto, Sestri, Multedo, Pegli, Pegli Lido, Prà e Palmaro. E, naturalmente, ci sarà anche il nuovo ospedale di Ponente, facilmente accessibile.

    Ecco perché all’interno di questo quadro la realizzazione della funivia diventa imprescindibile. «Intanto – riprende Bernini – si cambia il mezzo di traporto: la gomma non va più bene e ce lo stanno dimostrando tutte le grandi città europee che trovano soluzioni più efficaci, semplici, modulari, efficienti ed economiche». Tra poco ci sarà l’aggiudicazione del progetto della stazione di Erzelli – Aeroporto che è il cardine di tutto il sistema, mentre quella di via San Giovanni d’Acri è già stata aggiudicata. «È nella stazione (fatta con gara d’appalto dell’aeroporto) – spiega il vicesindaco – che risiederà il motore della funivia perché non dovrà solo portare in collina ma anche al Cristoforo Colombo. Ed è proprio per questo secondo collegamento che abbiamo ottenuto i finanziamenti europei. Poi, quando avremo il progetto definitivo, si potrà chiedere un finanziamento per la parte integrata “esecutivo-realizzazione”».

    Ospedale del ponente vs nuovo Galliera

    Intanto, nel mondo reale, il multi-sfaccettato panorama delle sinistre genovesi si è fatto promotore di un appello sulla questione Ospedale di Ponente che rappresenta la volontà di dare vita a un percorso partecipato verso la realizzazione della nuova struttura, ritenuta opera di edilizia sanitaria prioritaria per la comunità genovese, al contrario della discussa operazione del nuovo Galliera.

    “Abbiamo recentemente appreso che la Regione Liguria vuole dare il via libera al progetto bis della costruzione dell’ospedale denominato “Nuovo Galliera” – si legge nel documento promosso da Sel e sottoscritto anche da Fds, Lista Doria e diversi rappresentanti dell’associazionismo genovese tra cui don Paolo Farinella – un’operazione anche edilizia, di forte impatto ambientale con  un impegno economico di 135 milioni di euro. Giudichiamo inaccettabile che la Regione Liguria ritenga prioritario costruire un nuovo Ospedale Galliera, accanto all’ospedale oggi funzionante e pure di rilievo nazionale ad alta specializzazione,  invece di finanziare e costruire il nuovo Ospedale del Ponente e della Valpolcevera, come promesso ai cittadini da almeno 20 anni”.

    Secondo i firmatari, un investimento così ingente per un ospedale già esistente e la cui gestione non sarà pubblica non risponde alle esigenze della città. «Non può esserci allocazione di risorse senza programmazione ed è proprio questa che manca» ci spiega la consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella. «Gli stessi fondi potrebbero essere impiegati per l’aggiornamento del Piano Sanitario Regionale fermo al triennio 2009-2011,  considerando anche ad oggi la capienza ospedaliera del centro-levante, che usufruisce di quasi il doppio di posti letto rispetto al Ponente cittadino, è adeguata mentre assolutamente lacunosa su tutto l’ambito cittadino rimane l’assistenza sanitaria territoriale, prevista invece dalla normativa nazionale e non ancora recepita».

    E l’appello è anche e soprattutto rivolto al primo cittadino di Genova affinché non si faccia coinvolgere nella partita Villa Bombrini – Erzelli ma provi ad alzare la qualità della discussione.

     

    Simone D’Ambrosio