Categoria: Grandi Opere?

  • Gronda di Ponente: il progetto, l’iter, gli obiettivi e le critiche

    Gronda di Ponente: il progetto, l’iter, gli obiettivi e le critiche

    Il progetto Gronda di Ponente – di cui si parla almeno da inizio anni 2000, ma il processo progettuale, sviluppatosi attraverso numerose e diverse ipotesi di tracciato, è partito addirittura negli anni ’80 – si prefigge l’obiettivo di alleggerire il traffico del nodo autostradale di Genova: «Uno dei tratti maggiormente congestionati del nostro Paese – secondo Autostrade per l’Italia (Aspi) – a causa della confluenza nell’area metropolitana genovese di 4 diverse autostrade (A7, A10, A12, A26) soggette sia al traffico passeggeri sia al traffico merci a servizio del porto di Genova e degli assi est-ovest».

    L’intervento è volto a portare un miglioramento della circolazione e una diminuzione dei tempi di percorrenza nelle tratte autostradali interessate. «L’opera consentirà di trasferire la metà del traffico leggero e la quasi totalità di quello pesante sul nuovo itinerario, così da sostenere la crescita economica cittadina e migliorare la sicurezza stradale», spiega Autostrade per l’Italia. Ma il progetto «Risulta fondamentale anche per lo sviluppo futuro dei traffici portuali e per la riduzione delle esternalità negative provocate dal rilancio su gomma delle merci che transitano per il porto di Genova».
    In sostanza la Gronda di Ponente è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

     

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    IL TRACCIATO DEFINITIVO DELLA GRONDA

    Il tracciato della Gronda di Ponente si sviluppa per circa 33 km, il 90% dei quali in galleria. La Gronda sfocerà all’aperto solo nelle vallate adiacenti al Polcevera e a Voltri dove sono previsti collegamenti con le autostrade attuali. Autostrade per l’Italia finanzierà l’intervento per un costo totale di circa 3,2 miliardi di euro. La durata dei lavori prevista è di circa 8 anni.

    Guardando i monti, a destra del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto nascerà il nuovo nodo autostradale che contemplerà tutti i raccordi con le autostrade preesistenti. Da qui partirà la nuova Gronda. Il viadotto passerà sopra il mercato, attraverserà il torrente Polcevera (1 pilone sarà posizionato nell’area mercato, 1 nell’alveo del corso d’acqua) e, praticamente all’altezza di Babyfarma (che verrà demolito), partirà la galleria (è stato deciso lo spostamento di alcuni metri per salvare dalla demolizione il settecentesco Palazzo Pareto) che sbucherà in Val Varenna (zona a rischio frane e dissesto idrogeologico).

    Parliamo di una galleria di 6 km (2 canne affiancate da circa 12-13 metri l’una) che scorrerà sotto la collina di Murta (anch’essa zona a rischio frane) per giungere all’altezza delle cave dismesse della Val Varenna (dove è sicura la presenza di amianto in grande quantità) e attraversarle. Seguiranno 200 metri all’aperto per scavalcare il torrente Varenna. Poi altri 6 km di galleria fino in prossimità del parco di Villa Duchessa di Galliera, in pratica sotto la collina, tagliando una fetta del parco storico. La Società Autostrade con le ultime modifiche ha rivisto il fronte di accesso per ridurre l’impatto sulla vegetazione e su due manufatti storici (la Grotta del Leone e la Latteria che probabilmente verranno salvati). Inoltre ha promesso di realizzare delle opere di mitigazione ambientale, ma la composizione originaria del complesso di Villa Duchessa di Galliera, sarà inevitabilmente compromessa. Infine un viadotto condurrà a Fabbriche di Voltri dove è prevista un’altra galleria che sbucherà nei pressi dell’abitato di Vesima.

     

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    IL DIBATTITO PUBBLICO

    La definizione del tracciato dell’intervento è stato oggetto di un dibattito pubblico, svoltosi nel periodo compreso tra febbraio e maggio 2009, promosso dal Comune di Genova (guidato all’epoca dall’ex sindaco Marta Vincenzi che del presunto processo partecipativo al progetto Gronda ha fatto il suo cavallo di battaglia) in accordo con il soggetto proponente (Autostrade per l’Italia). Lo scopo era «Diffondere tutte le informazioni necessarie con la massima trasparenza e capillarità, dando voce a tutti i cittadini, senza preclusioni – spiega Autostrade – Per rendere imparziale il confronto, il dibattito pubblico è stato gestito da una Commissione indipendente, formata da esperti esterni al mondo genovese».

    Secondo alcuni è stato il primo caso in Italia di débat public “alla francese” relativo a una grande opera infrastrutturale (l’idea di fondo del débat public è quella di aprire un confronto pubblico preventivo su una grande infrastruttura, prima che essa sia giunta allo stadio della progettazione). Per i comitati No Gronda e le associazioni, invece, la decisione era già stata presa ed il dibattito è servito soltanto a porre la cittadinanza di fronte a 5 ipotesi di tracciato, escludendo di fatto l’opzione zero, vale a dire l’eventualità di non realizzare la grande opera.

    «Le riflessioni sviluppate attorno al problema della congestione del nodo di Genova hanno confermato che la gronda non è il rimedio ma uno dei possibili rimedi – ha dichiarato il presidente della Commissione indipendente, il professore Luigi Bobbio, esperto in analisi delle politiche pubbliche e in processi decisionali inclusivi, Università di Torino – Il merito dei sostenitori dell’opzione zero è stato quello di richiamare l’attenzione sullo sviluppo del trasporto su ferro e di aver proposto politiche integrate per una mobilità dolce».
    Il dibattito pubblico ha evidenziato che «L’impatto sul sistema residenziale è vissuto come l’aspetto più critico del progetto –sottolinea Autostrade per l’Italia – Questo ha portato a identificare una sesta alternativa (basata sulla soluzione medio‐alta, considerata la più idonea) che permetterebbe di ridurre notevolmente il numero di alloggi interferiti e potenzialmente espropriati, da cui si è preso spunto per il progetto definitivo».

    La soluzione presentata da Autostrade il 29 maggio 2009 è stata approvata dal Consiglio Comunale e inserita nel protocollo di intesa tra Provincia di Genova, Anas S.p.A., Autostrade per l’Italia S.p.A e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova, sottoscritto l’8 febbraio 2010. Con tale protocollo d’intesa si è anche annunciato la costituzione da parte del Comune di Genova dell’Osservatorio locale per la Gronda di Ponente. L’Osservatorio, il cui primo incontro risale al 13 dicembre 2010, ha l’obiettivo di monitorare l’avanzamento dell’intervento e offrire massima trasparenza alla cittadinanza.
    Il 13 aprile 2011 il protocollo di intesa sopra citato è stato sottoscritto anche da Regione Liguria dopo che è stato raggiunto un accordo sulle attività di progettazione preliminare del tunnel della Val Fontanabuona, opera non presente nella Convenzione Unica Anas/Aspi del 2007.
    Il 14 aprile 2011 è stato inoltrato dalla società Spea Ingegneria Europea S.p.A. (la società di ingegneria di Autostrade) all’Anas il Progetto Definitivo per la validazione tecnica.
    Il progetto definitivo e lo studio di impatto ambientale per l’avvio della Conferenza dei Servizi sono stati presentati il 4 maggio 2011 presso l’auditorium del Palazzo Rosso.
    Il 15 giugno Autostrade ha presentato istanza al Ministero dell’Ambiente e in data 16 giugno 2011 si è dato inizio alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Nazionale.

     

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    LE CRITICITA’: UTILITA’ E OBIETTIVI DELL’OPERA

    Innanzitutto la Gronda di Ponente sarà davvero utile per decongestionare il traffico sul nodo autostradale genovese?
    È questa la prima domanda da porsi per affrontare una discussione seria.
    «Nel dibattito pubblico Autostrade si è presentata solo per decidere quale tracciato sarebbe stato accettato con minori contestazioni – spiega Vincenzo Cenzuales del WWF – ma è stata costretta a giustificare l’utilità dell’opera grazie al pressing di cittadini e associazioni».

    L’obiettivo primario perseguito da Autostrade è migliorare le condizioni di circolazione e ridurre i tempi di percorrenza dei tratti autostradali afferenti al capoluogo ligure, nonché «Evitare un ulteriore futuro peggioramento delle condizioni, ineluttabile in caso di non intervento, tenuto conto che già oggi questi risultano disturbati da notevoli code e blocchi. Il traffico merci, insieme con quello cittadino e pendolare e con quello turistico nel periodo estivo è causa di elevati livelli di congestionamento dell’area metropolitana genovese. Le verifiche effettuate sulla funzionalità del sistema nello scenario attuale pongono in chiara evidenza come, nella fascia di punta della mattina, la domanda di spostamento polarizzata sul capoluogo ligure dia luogo a situazioni di marcata congestione del sistema autostradale ed in particolare proprio dell’autostrada A10 Genova–Ventimiglia e dell’autostrada A7 Genova–Serravalle».

    Il progetto di Gronda di Ponente ambisce a una separazione dei flussi che transitano attualmente nel nodo stradale genovese provenienti da Ovest, consentendo di canalizzare i flussi di attraversamento sul nuovo tronco autostradale e di dedicare il tratto della A10 tra Voltri e Genova Ovest ai traffici di penetrazione nel centro cittadino.

    «Il dato più significativo riguarda l’analisi del dove e del quando si verifica un alto volume di traffico – spiega Cenzuales – il traffico intenso è concentrato nell’ora di punta del mattino e cresce man mano che ci si avvicina al centro del nodo. Appare del tutto evidente che la congestione sia da imputarsi principalmente al traffico interno al nodo (dovuto agli spostamenti dei pendolari che afferiscono all’area urbana) e solo in secondo luogo al traffico di scambio, mentre esercita un ruolo marginale il traffico di attraversamento cioè quello che dovrebbe innanzitutto trarre giovamento dalla realizzazione di un by-pass autostradale (Gronda, bretella, tangenziale che sia). Pensare di risolvere il presunto problema della congestione con un by-pass quando il traffico è di accentramento sembra davvero insensato».

    La soluzione del problema, secondo il WWF, è molto semplice: bisogna creare le condizioni affinché i pendolari siano nella possibilità di utilizzare convenientemente i mezzi di trasporto pubblico.
    «Rispetto alle numerose critiche che si possono muovere al modello di simulazione implementato è rilevante evidenziare l’assoluto sottodimensionamento dell’apporto del trasporto pubblico – scrive il WWF – Basti pensare che, a seguito dei lavori per il nodo ferroviario in corso di esecuzione, la frequenza teorica di convogli nella linea costiera del ponente scenderà a 5 minuti dagli attuali 15. Già solo l’incremento di offerta derivante potrebbe assorbire tutto il picco dei pendolari che oggi riempie la A 10 (ma, ricordiamo, intasandola raramente). Il modello di simulazione sembra non “accorgersi” di questi lavori (come di altri) non assegnando quantità significative di nuovi utenti al trasporto pubblico. La domanda da porsi è comunque un’altra: se già oggi la Regione non è in grado di finanziare una frequenza di 15 minuti come potrà, domani, trovare i soldi per frequenze ben superiori? Insomma, le finalità della Regione andranno ancora, come oggi, a finanziare interventi per strade e autostrade o saranno orientate verso servizi moderni e sostenibili?».

    Un elemento che Autostrade ritiene basilare al fine di un efficace utilizzo dell’infrastruttura è la limitazione del transito dei veicoli pesanti sulla A 10 tra Genova Voltri e Genova Aeroporto. «Segnaliamo che non viene indicato alcun modo in cui tale interdizione possa, nella realtà, essere implementata – conclude il WWF – E ancora, nulla si dice sugli effetti che tale interdizione avrà sulla viabilità urbana. Provando a fare dei calcoli abbiamo stimato un incremento di più di 5000 veicoli giornalieri sull’Aurelia che corrispondono, nel periodo diurno, al transito aggiuntivo di un camion ogni 12 secondi».

     

    Valvarenna, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Varenna est e ovest (zona cave amianto)

    IMPATTO AMBIENTALE E RISCHIO AMIANTO

    Gli scavi delle gallerie della Gronda produrranno una quantità di detriti stimata pari a 11 milioni di metri cubi. D’altronde lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci l’ha definita «Lo scavo più grande del mondo».

    «È stato rilevato che alcuni dei terreni dei tracciati potrebbero essere potenzialmente amiantiferi, in particolare sono considerati a rischio gli scavi sulla sponda sinistra della Val Polcevera – scrive Autostrade – Di conseguenza, mentre per la zona a est del torrente Polcevera (zona non amiantifera) verranno utilizzati per gli scavi metodi tradizionali, per la parte ad Ovest del Polcevera la realizzazione delle gallerie avverrà tramite l’utilizzo di una Fresa EPB che consente lo scavo meccanizzato, riducendo i tempi di realizzazione dell’opera (100 mesi) e la produzione di polveri da realizzazione. Lo smarino verrà poi diluito e trasportato via mare tramite un impianto di gestione dello smarino (slurrydotto) da Bolzaneto (dove verrà analizzato e ri‐indirizzato in base alla sua natura) alla foce del Polcevera. In particolare, se lo smarino presenta un tenore di amianto rientrante nei limiti di legge consentiti, verrà utilizzato per riempire l’arco rovescio delle gallerie. La maggior parte dei detriti verrà invece utilizzata per ampliare la pista aeroportuale».

    «Si andrà a scavare sotto una montagna particolarmente ricca di rocce amiantifere – spiega il WWF – Si parla di 500.000 m3 di rocce ad alto contenuto di amianto che verranno riutilizzate e di 100.000 m3 che verranno portate in discarica (senza per altro precisare in quali discariche finirà tutto questo materiale)».
    Secondo il WWF la procedura predisposta dai proponenti per il trattamento delle rocce contenenti amianto appare non corretta e non sicura. «Non corretta, in quanto la caratterizzazione viene fatta dopo e lontano dal fronte di scavo, con il rischio di sporcare il campione e di diluire l’elemento pericoloso che si vuole cercare – continua il WWF – Non sicura, in quanto tutta la movimentazione dello rocce deve avvenire all’interno di zone confinate (al 99.95%) e molti passaggi (imbocco gallerie, trasporto con camion dalla zona di Voltri, fangodotto, aree di caratterizzazione) lasciano alquanto perplessi al riguardo; anche la procedura di monitoraggio appare decisamente non adeguata. Dubitiamo che la Asl potrà trovare accettabile un Piano di Lavoro di questo tipo».

    L’area di caratterizzazione delle rocce prevista a Bolzaneto, in prossimità della zona dove sorge il self-service all’ingrosso “Metro”, ospiterà un mega deposito alto 30 metri (in cui arriveranno e partiranno continuamente camion) che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile – sottolinea il WWF – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini di Bolzaneto farebbero bene a preoccuparsi e molto».
    «A Bolzaneto rischiamo di ritrovarci alle prese con una nuova Casale Monferrato – denuncia Cenzuales – Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al Canale di Calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Ma non è tutto. Oltre all’amianto, l’altro aspetto che desta maggiori preoccupazioni è lo sconvolgimento della rete idrica. «Viene, infatti, asserito il pressoché totale prosciugamento delle sorgenti della Valpolcevera – sottolinea il WWF – Ai cittadini che vedranno la perdita del loro approvvigionamento idrico vengono prospettate non ben precisate compensazioni al rifornimento, intendendo forse che non saranno loro a provvedere all’allaccio agli ex-acquedotti civici (di tali costi a carico dei proponenti non si trova traccia) o allo scavo di nuovi pozzi».
    È comunque evidente che tali acque non scompariranno nel nulla. «Esse andranno a cercarsi altri e diversi percorsi alterando completamente il sistema irriguo della valle – continua il WWF – In questo modo si determinerà un’importante e sconvolgente mutazione dell’ambiente dato che il tipo di vegetazione e di attività sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua. La modificazione, incontrollata, del Paesaggio è quindi il primo importante impatto dell’opera».
    Ma esistono diversi e altrettanto gravi impatti legati a questo aspetto. «I nuovi percorsi dell’acqua non potranno che provocare nel sistema di irreggimentazione e di canalizzazione una mutazione profonda, producendo ed aggravando importanti e vasti fenomeni di dissesto idrogeologico», conclude il WWF.

     

    COSTI E OPPORTUNITA’ OCCUPAZIONALI SUL TERRITORIO

    Come detto in precedenza, Autostrade per la realizzazione dell’opera ipotizza una spesa complessiva di circa 3,2 miliardi di euro.

    «Per quanto riguarda i costi abbiamo visto il quasi dimezzamento (3 miliardi di euro) della cifra ventilata durante il Dibattito Pubblico (più di 5 miliardi per l’ipotesi 2) seppur, visto l’incremento di tracciato e gallerie, c’era d’aspettarsi un aumento – sottolinea il WWF – I costi per imprevisti (5%) sono la metà di quelli da letteratura e, considerando l’aleatorietà dovuta alle rocce amiantifere e l’incertezza legata alla preponderanza dei lavori di scavo, tale cifra è veramente inaccettabile. Inoltre, il numero degli anni teorico non subirà incrementi, dimenticando se non altro, che siamo in Italia e che quindi almeno un 20% di dilatazione dei tempi è da mettere in conto».

    Secondo Autostrade la gronda rappresenta un’opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro. «Nella costruzione della Gronda saranno coinvolti 1.600 operai e 250 impiegati per gli 8 anni di durata dei lavori. L’occupazione attivata è pari a 4.680 posti di lavoro per anno».
    Difficilmente, però, si tratterà di opportunità occupazionali per il territorio visto che, solitamente, impegnate in prima linea nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali, troviamo imprese specializzate ma non genovesi. Le uniche realtà del luogo che potrebbero trarre qualche giovamento dalla costruzione della Gronda sono le aziende che lavorano nel settore della movimentazione terra.

     

    Begato, progetto Gronda
    Simulazione progetto: zona Torbella – Begato vecchia, svincoli e deviazioni (Ge Ovest – Ge Est)

    A CHE PUNTO SIAMO CON L’ITER DELL’OPERA?

    Attualmente è ancora in corso la Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente. Una procedura amministrativa atta a descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dall’attuazione di un determinato progetto. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di favorire l’emanazione di una decisione il più possibile completa, fondata e condivisa o di rimettere in discussione l’opportunità del progetto.
    I tratti principali del tracciato che si sottopone alla Valutazione di Impatto Ambientale sono i seguenti: a partire dalla A10 in corrispondenza dell’abitato di Vesima, si sviluppa un lungo tratto fuori sede (la cosiddetta “Gronda di Ponente”) che, superata la zona di Voltri, si sposta progressivamente verso Nord presentando due flessi successivi, per poi, attraversata la Val Polcevera in corrispondenza del casello di Bolzaneto, descrivere un’ampia curva in direzione Sud alla metà della quale (siamo sotto Begato Vecchia in zona Valtorbella) si sfioccano due rami, uno in direzione del casello della A12 di Genova Est e l’altro in direzione del casello della A7 di Genova Ovest.

    La Commissione Via ha richiesto ad Autostrade per l’Italia delle opportune integrazioni in risposta alle osservazioni presentate dalle istituzioni, associazioni e cittadini (singoli e comitati). Recentemente Aspi ha illustrato le sue controdeduzioni nell’ambito della procedura di Via. Anche le istituzioni sono state chiamate a presentare le loro controdeduzioni. Il Comune di Genova le ha già presentate. Mentre si attendono ancora quelle della Regione Liguria che ha recepito le controdeduzioni del comune.

    Fino a quando non arriverà il pronunciamento del Ministero dell’Ambiente altre considerazioni sono pressoché inutili.
    Nonostante ciò Aspi ipotizza che i lavori possano partire nel 2014 se la Valutazione di Impatto Ambientale e la Conferenza dei Servizi fossero concluse entro il 2013.
    Nel frattempo la maggioranza del Comune di Genova si sta spaccando tra favorevoli alla Gronda (Partito Democratico in primis), scettici (Lista Doria) e contrari (Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà). Sul fronte dell’opposizione è nota la contrarietà del Movimento 5 Stelle che annovera tra le sue fila i consiglieri Paolo Putti e Mauro Muscarà, due delle anime dei comitati No Gronda, mentre il Pdl ha sempre espresso un giudizio positivo sull’opera.

    Genova ovest, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: casello Genova Ovest

    All’inizio di novembre, il Movimento 5 Stelle ha chiesto di ascoltare in audizione i tecnici di Autostrade per l’Italia e di Spea (la società di ingegneria di Aspi). «Abbiamo posto un sacco di domande a molte delle quali Aspi e Spea non sono state in grado di rispondere – spiega Putti – All’audizione non era presente nessun membro del famoso Osservatorio per la Gronda e non ho sentito intervenire consiglieri di Pd e Pdl per chiedere delucidazioni in merito ai pericoli per la salute pubblica dei cittadini».
    In particolare i tecnici sono stati interrogati sui rischi idrogeologici connessi al fatto che lo slurydotto – il tubo che porterà parte dello smarino da Bolzaneto a mare – poggerà su pali che, per gli 8 anni di durata dei lavori, staranno nell’alveo del torrente Polcevera. «Per evitare rischi abbiamo fatto verifiche con la piena duecentennale del Polcevera», hanno provato a spiegare gli esperti di Spea, ma Mauro Solari (il tecnico invitato dai consiglieri) ha obiettato sul concreto pericolo dell’effetto diga che, in caso di alluvione, potrebbe essere causato dall’accumulo di alberi e altri detriti, bloccati dai pali.

    Giovedì 22 novembre in comune si è tenuta la commissione consiliare sull’Osservatorio per la Gronda, l’ente partecipativo che dovrebbe rappresentare i cittadini e vigilare sull’opera ma che, invece, sarebbe «Un ente di costruzione del consenso – secondo Paolo Puttidove siedono rappresentanti di comitati che non sono più interessati dal tracciato della Gronda, come ad esempio quelli di via Piombelli, via Porro, alcune abitanti di Corso Perrone. Sono comitati addomesticati, politicamente molto vicini alla maggioranza. Noi abbiamo chiesto di chiudere l’Osservatorio perché non serve a niente ed è soltanto una truffa».
    Ma l’occasione è stata propizia anche per discutere delle controdeduzioni presentate dagli uffici tecnici di Palazzo Tursi. «Sono fragili e non entrano nel merito di enormi problematiche – questo il giudizio di Putti – eppure ci sarebbe stata l’opportunità di fare le cose seriamente ma non è questo l’obiettivo dell’amministrazione».

    «Secondo noi il Ministero dell’Ambiente non ha intenzione di turbare determinate dinamiche politiche – continua Putti – quindi a breve, è ipotizzabile a febbraio marzo 2013, potrebbe dare il suo assenso. Comunque sull’opera pende anche il ricorso al Tar presentato da 1200 cittadini. Ogni qual volta che c’è un nuovo atto formale, noi continuiamo ad aggiungere motivazioni».
    E poi arriverà il momento di affrontare la discussione nell’aule politiche, innanzitutto la Sala Rossa di Palazzo Tursi. «Il consiglio comunale aveva già approvato l’opera – conclude Putti – ma sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, i No Tav denunciano: disinformazione sull’opera

    Terzo Valico, i No Tav denunciano: disinformazione sull’opera

    Ferrovia di Nervi«Intendono zittire il movimento ma non ci riusciranno. Noi vogliamo discutere di Terzo Valico e trasmettere una corretta informazione. Questo fa paura. Nel passato abbiamo chiesto la disponibilità di spazi per assemblee pubbliche e riunioni a parrocchie, pubbliche assistenze, teatri. A volte ci sono stati concessi, altre volte no. Negli ultimi tempi, invece, continuano a boicottarci, rifiutandosi di ospitarci. Dietro a questi atteggiamenti di chiusura si nascondono evidenti interessi di natura politica». Così Davide Ghiglione, esponente dei No Tav Terzo Valico e consigliere (Rifondazione Comunista) nel Municipio Valpolcevera, spiega le ragioni dei manifestanti che si sono ritrovati ieri a Trasta, davanti ai cancelli del campo base, dove alloggeranno centinaia di operai provenienti da fuori Genova (altro che positive ricadute occupazionali sul territorio!).

    «Di Grandi Opere sui giornali se ne parla solo per dire che sono indispensabili, per chi poi? – denunciano i Comitati NoTav Terzo Valico Valpolcevera e Valverde – è ora di ricordare ai genovesi e alla popolazione tutta che per 10 anni vivranno in un cantiere al dolce sapor mortifero di amianto».

    L’occasione è stata propizia per una passeggiata tra Fegino e Trasta, in via Castel Morrone, per osservare da vicino una trivella installata di recente che sta già effettuando alcuni sondaggi.

    Ma soprattutto i comitati No Tav Terzo Valico hanno lanciato la manifestazione di Sabato 17 novembre quando un grande corteo sfilerà per le strade della Val Polcevera: partenza dalla stazione ferroviaria di Bolzaneto alle ore 14; da qui i manifestanti si muoveranno in direzione Certosa.
    «Il progetto Tav Genova-Milano passerà per la Val Polcevera – denunciano gli organizzatori – e significherà devastazione ambientale e salute compromessa: una galleria di 39 chilometri dove è appurata la presenza di rocce contenenti fibre di amianto; decine di cave sparse fra le province di Genova e Alessandria ospiteranno lo “smarino”; gli scavi delle gallerie prosciugheranno sorgenti e provocheranno frane; il passaggio di oltre 500 camion al giorno per le strade della Val Polcevera stravolgerà la circolazione, la vivibilità, la salute».
    Il 17 novembre, per sostenere la protesta, arriveranno anche dal Piemonte: previsti pullman speciali con partenza da Alessandria e fermate a pozzolo Formigaro, Novi Ligure, Serravalle Scrivia, Arquata Scrivia, Borgo Fornari, mentre dalla Val Lemme sono previste carovane di automobili.

    Sul fronte degli espropri pare ci siano alcune novità «Comune di Genova e Cociv (il consorzio di imprese incaricato della realizzazione dell’opera) stanno convocando gli espropriati – conclude Ghiglione – per impostare, con ognuno di loro, una trattativa economica privata. Evitando il rischio di contestazioni. E ottenendo con maggiore facilità, facendo leva sull’offerta, il consenso degli interessati».

    Inevitabilmente, però, il percorso si rallenta «E questo per noi è un fatto positivo», sottolinea Ghiglione.
    Anche perché ad agosto 2013 scadrà la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Ciò vuol dire che il Cociv – se entro quella data non riuscirà a concludere tutti gli espropri – sarà costretto a rifare tutta la procedura. «Quindi i tempi si allungheranno – conclude l’esponente No Tav – complicando i piani di questi signori».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: Val Polcevera in mobilitazione contro la grande opera

    Terzo Valico: Val Polcevera in mobilitazione contro la grande opera

    Due appuntamenti nel giro di 2 settimane: le proteste contro la realizzazione del Terzo Valico (leggi il nostro approfondimento) – grande opera infrastrutturale contestata al pari della Gronda che in questi giorni sta spaccando la maggioranza di Palazzo Tursi – ripartono con slancio dopo il successo ottenuto neppure un mese fa, il 6 ottobre scorso, con la marcia da Serravalle Scrivia ad Arquata che ha visto sfilare oltre tremila persone, tra i quali alcune centinaia di genovesi, come ad esempio il comitato in difesa della scuola Villa Sanguineti di Trasta, minacciata dai cantieri.

    Si comincia Sabato 10 novembre con un presidio in piazza De Ferrari dalle ore 15 alle 19. I comitati spiegheranno le ragioni della mobilitazione e lanceranno la manifestazione della settimana successiva.

    Sabato 17 novembre, infatti, è previsto un corteo in Val Polcevera con partenza dalla stazione ferroviaria di Bolzaneto alle ore 14. Da qui i manifestanti si muoveranno in direzione Certosa.

    «Il progetto Tav Genova-Milano passerà per la Val Polcevera – denunciano gli organizzatori – e significherà devastazione ambientale e salute compromessa: una galleria di 39 chilometri dove è appurata la presenza di rocce contenenti fibre di amianto; decine di cave sparse fra le province di genova e Alessandria che ospiteranno lo smarino; gli scavi delle gallerie che prosciugheranno sorgenti e provocheranno frane; il passaggio di oltre 500 camion al giorno per le strade della Val Polcevera che stravolgerà la circolazione, la vivibilità, la salute».
    Il 17 novembre, per sostenere la protesta, arriveranno anche dal Piemonte: previsti pullman speciali con partenza da Alessandria e fermate a Pozzolo Formigaro, Novi Ligure, Serravalle Scrivia, Arquata Scrivia, Borgo Fornari, mentre dalla Val Lemme sono previste carovane di automobili.

    «Quelli che vogliono costruire il Terzo Valico, dopo l’offensiva di quest’estate, con un mese continuativo di espropri a cui il Movimento ha saputo rispondere con grande determinazione e partecipazione, avevano ripiegato con la strategia dei sondaggi e l’apertura del primo campo base del progetto a Trasta in Valpolcevera – scrive il movimento No Tav-Terzo Valico sulle pagine del sito web www.notavterzovalico.info – Anche in questi casi la risposta non si è fatta attendere, in centinaia hanno risposto alla finta apertura del campo base e le trivelle hanno avuto i loro problemi, anche ad eseguire dei semplici sondaggi».
    Dalla Valle Scrivia alla Val Lemme e dalla Val Verde alla Val Polcevera «la cosa più grande che possa far pensare ai lavori del Terzo Valico sono alcune squadrette da due operai intenti a piantare chiodi per delimitare gli allargamenti delle strade – continua il movimento – Chiodi che puntualmente vengono rimossi, con questo gioco che prosegue da diversi mesi».

    E anche il campo base di Trasta «più che un cantiere sembra un deserto. Quasi sempre chiuso, i grandi lavori nei rari giorni di apertura riguardano il deposito di un po’ di terra da parte di due operai e di una ruspetta. Un pochino sottotono per essere l’inizio dei lavori del Terzo Valico che il Sindaco e il vice Sindaco di Genova, Doria e Bernini con il codazzo dei loro lacchè, sbandierano a piè sospinto».
    Una situazione di calma apparente «come qualcuno si è spinto a definirla, ma sono molti quelli che scommettono sul fatto che Cociv (il consorzio di imprese incaricato della realizzazione del Terzo Valico, ndr) stia preparando la campagna di inverno – conclude il movimento – Se qualcuno commette l’errore di pensare che dicembre, causa freddo, sia il momento migliore per lanciare l’offensiva, gli consigliamo di rileggere i libri di storia. I No Tav-Terzo Valico hanno resistito ai 40 gradi di agosto subendo al massimo alcune scottature, figuriamoci se si faranno spaventare dal termometro sotto zero e dalla neve. E poi la neve, che secondo le previsioni non dovrebbe tardare ad arrivare, è il miglior alleato possibile per impedire il passaggio agli invasori».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Che la Gronda fosse un tema di scontro all’interno della maggioranza di centro sinistra si sapeva e già in altre occasioni vi erano stati episodi che avevano messo in difficoltà la tenuta della Giunta Doria. In particolare si sapeva che la posizione del Pd, favorevole all’opera, non era la stessa di molti dei suoi alleati. E ieri effettivamente la maggioranza si è divisa sulla designazione di un nuovo rappresentante del Consiglio Comunale all’interno dell’osservatorio sulla Gronda di Ponente.

    L’origine della contesa è stato un ordine del giorno presentato dal M5S in cui si presentava la richiesta di sciogliere l’osservatorio. I rappresentanti del Movimento, da sempre contrari alla realizzazione di grandi opere, hanno motivato la loro proposta sostenendo che l’organo in questione non ha svolto molti dei compiti che gli erano stati attribuiti.

    Formalmente la segreteria generale ha ritenuto inaccettabile l’odg per diversi vizi formali. Tuttavia, molti partiti (Lega, Pdl, Udc, Sel) hanno sostenuto la necessità di riflettere più a fondo sul ruolo e l’attività dell’osservatorio. Su questo punto si è giocato il vero scontro politico, perché il M5S ha accusato l’amministrazione e la maggioranza di nascondere dietro questioni procedurali la volontà di non discutere della Gronda. Un tema “scomodo” per la maggioranza, con lo stesso Sindaco schierato tra coloro che richiedono maggiori approfondimenti sul progetto e il Pd a difendere l’opera.

    Nonostante il respingimento dell’odg del M5S, il tarlo insinuato tra i consiglieri ha progressivamente fatto emergere la volontà di molti partiti di esaminare l’attività dell’osservatorio prima di esprimersi sulla nomina di un nuovo rappresentante del Consiglio al suo interno. E così la mozione sospensiva presentata da M5S e Lega, che comporta il «rinvio della delibera ad altra data», dopo infinite discussioni formali, è stata approvata con il voto favorevole di tutto il centro destra, M5S, Lista Doria, Fds e Sel.

    Una sconfitta per il Pd, il cui capogruppo Farello aveva dichiarato apertamente in aula la contrarietà del suo gruppo ad un rinvio. Unico partito dalla parte del Pd è stato l’Idv, l’alleato che in tante altre occasioni, soprattutto nei primi mesi di governo, si era messo di traverso rispetto alla maggioranza.

    Con questa votazione si è espressa chiaramente la volontà della maggioranza dei partiti non solo di discutere sull’osservatorio, ma soprattutto di capire il senso di certe nomine politiche all’interno di vari organismi comunali. Molti consiglieri hanno dichiarato di non conoscere l’operato del precedente rappresentante (Beppe Costa, Pdl).

    Il messaggio lo ha espresso chiaramente Putti rispondendo proprio ad un consigliere del Pd «democrazia non è mettere chi vogliamo all’interno di un organismo e poi non comunicare più niente a nessuno». Un messaggio dalla forza dirompente che non ha potuto essere ignorato…almeno non da tutti.

    ALIQUOTE IMU

    Il Consiglio inoltre ha approvato ieri la riduzione delle aliquote IMU. Già a fine giugno, quando era stato approvato l’aumento dell’1 per mille sulle prime case e 3 per mille sugli altri immobili, Marco Doria aveva promesso di riesaminare i conti del Comune per cercare di operare una riduzione entro fine anno ed in effetti così è stato. Votando la proposta avanzata dal Pd e appoggiata dalla Giunta, si è approvata la riduzione dell’aliquota per negozi, botteghe e laboratori dell’1 per mille e di mezzo punto per piccoli e medi impianti industriali. Tuttavia resta invariata l’aliquota sulla prima casa.

    Si è trattato di uno sforzo considerevole per l’amministrazione soprattutto perché, dopo l’approvazione del bilancio preventivo, sono stati previsti nuovi tagli per circa 8 milioni di euro sui trasferimenti statali al Comune e perché è stato necessario risanare i conti aziendali di AMT con ulteriori 5 milioni di euro. Per questo – ha spiegato il Sindaco – i margini di riduzione sono stati molto limitati, ma fortemente orientati a sostenere la piccola, media impresa.

    Nonostante i partiti – sia di maggioranza, sia di opposizione – abbiano richiesto all’amministrazione di fare di più per «un’IMU più equo» un’ampia maggioranza di consiglieri ha approvato la riduzione proposta (28 favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti) elogiando il Sindaco per essere riuscito a mantenere la parola data a giugno.

    Osservatorio della Gronda: si tratta di un organismo composto dal Sindaco, tecnici dell’amministrazione, un rappresentante del Consiglio Comunale, un rappresentante del Consiglio Regionale, i presidenti dei municipi e i rappresentanti dei cittadini delle aree interessate dai lavori di costruzione dell’opera. Nell’ambito del dibatto pubblico sulla Gronda, che si è sviluppato per permettere ai cittadini di partecipare alla fase di pianificazione e progettazione dell’opera, lo scopo di questo organismo era permettere agli abitanti della zona di cooperare alla definizione del progetto della Gronda. Dal settembre 2010 – data di fondazione dell’organismo – l’Osservatorio si è riunito dieci volte.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    A Trasta è iniziata la costruzione del campo base, opera propedeutica all’avvio dei lavori per la realizzazione del Terzo Valico, in particolare dei cantieri operativo e di servizio di Fegino. Si tratta del C.B.L. 3 (definizione da progetto) ed è uno dei 10 campi base complessivi che il Cociv dovrebbe costruire per alloggiare gli operai che saranno impiegati nei cantieri.

    Nel contempo, sul territorio genovese ed in Basso Piemonte, riparte la mobilitazione del movimento No Tav-Terzo Valico.

    Dopo i presidi dell’estate scorsa per bloccare gli espropri di terreni, la protesta del movimento che si oppone ad una grande opera considerata inutile quanto costosa, riparte. L’obiettivo è ostacolare e rallentare in ogni modo i lavori. Lunedì e martedì sera a Pozzolo Formigaro e Novi Ligure sono previste 2 assemblee pubbliche, mentre per mercoledì 3 ottobre l’appuntamento è dalle ore 17 presso via Ugo Polonio a Trasta per un presidio a cui seguirà in serata una fiaccolata con l’intento di accerchiare il cantiere. All’iniziativa di lotta popolare parteciperanno gli abitanti di Trasta, i genitori e i bambini della scuola Villa Sanguineti, i comitati liguri e piemontesi.

    I campi base sono dei veri e propri villaggi indipendenti dal tessuto socio economico locale. Nel campo base di Trasta – 14.372 metri quadrati di estensione – che sorge nell’area dismessa del parco ferroviario di Teglia con l’accesso da via Ugo Polonio sulla sponda destra del torrente Polcevera, è prevista la costruzione di un dormitorio a due piani per 320 operai, parcheggi, guardiania, infermeria, magazzini, ecc.

    Secondo il movimento No Tav-Terzo Valico il fatto che questo campo si realizzi in un’area ferroviaria dismessa è un evidente segno di debolezza del Cociv visto che «per aprire altri campi base o cantieri o per le opere di modifica della viabilità sarebbe stato necessario eseguire gli espropri e confrontarsi con il dato di partecipazione popolare consegnatoci dal mese di mobilitazioni estive, hanno pensato bene di prendere la strada più facile e iniziare a lavorare in un’area già loro messa a disposizione dalle ferrovie. Questo è un segno di debolezza del Cociv e di tutta la classe politica che sostiene il Terzo valico».

    Sabato 6 ottobre sarà la volta della marcia popolare No Tav-Terzo Valico da Serravalle ad Arquata. L’appuntamento è alle ore 14:00 a Serravalle in Piazza Coppi. Per favorire la più ampia partecipazione il comitato della Val Verde organizza un pullman dall’alta Valpolcevera con partenza da Isoverde alle ore 12:50 e da Campomorone alle ore 13:00, la spesa è di 10 euro circa per persona (per prenotazioni e info scrivere a valverdenotav@libero.it o chiamare il n. 348/8337597), mentre dal centro di Genova c’è un treno che parte da Piazza Principe alle 12.28 e arriva a Serravalle alle 13:02. Dalla Valpolcevera, invece, c’è un treno che ferma a Ge-Sampierdarena 11.37, Ge-Rivarolo 11.42, Ge-Bolzaneto 11.46, Ge-Pontedecimo 11:50, cambio ad Arquata S. alle 12:57 ed arrivo a Serravalle alle 13:02.

    «Dopodichè ogni giorno e ogni ora sono quelli buoni per contrastare il campo base di Trasta – conclude il movimento No Tav-Terzo Valico – Da queste parti lo scoraggiamento e la rassegnazione non sono di casa, la resistenza sarà lunga, determinata e al fine vittoriosa».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: presto apriranno i cantieri, riprende la mobilitazione No Tav

    Terzo Valico: presto apriranno i cantieri, riprende la mobilitazione No Tav

    I Lavori per il Terzo Valicoinfrastruttura ferroviaria sulla cui utilità persistono numerosi dubbi – questa volta sembrano davvero pronti a partire con l’installazione dei campi base a Trasta, destinati ad ospitare i lavoratori delle ditte impegnate dei cantieri (con buona pace di chi sosteneva che l’opera avrebbe avuto importanti ricadute occupazionali sul territorio genovese).

    La notizia è riportata stamattina da “La Repubblica” che sottolinea come il Terzo Valico goda di un sostegno politico trasversale dal Pd al centro-destra. Mentre nella maggioranza le voci critiche non mancano ad esempio quella del consigliere di Fds, Antonio Bruno che commenta così «Come contribuente e prima ancora come politico sono scandalizzato. Chiedo alle forze politiche di fermare questo spreco pazzesco. Invece di ammodernare le linee e costruire il prolungamento della bretella ferroviaria Voltri – Borzoli verso le linee dei Giovi, arrivando a una capacità di trasporto fino a 5 milioni di TEU, il tutto senza fare il Terzo Valico; in pochi anni e non nei quindici previsti».
    Poi Bruno aggiunge «La scuola di villa Sanguineti sembrerebbe salva. Nessun ufficio nei suoi locali. Nessun trasferimento forzoso. Ma i cittadini di Trasta e della Val Polcevera non sono salvi dall’inquinamento da amianto e da traffico di camion». 

    Contestualmente all’imminente avvio dei lavori riparte la mobilitazione del popolo No Tav- No Terzo Valico. Dopo aver respinto, tra il 10 luglio ed il 10 agosto scorsi, centinaia di espropri nei comuni di Serravalle, Arcquata, Gavi, Carrosio, Voltaggio, Fraconalto, Borgo Fornari, Genova, Campomorone e Ceranesi, grazie all’impegno di migliaia di cittadini che hanno fermato i tentativi del Cociv, il prossimo appuntamento è per il 6 ottobre a Serravalle dove si svolgerà una marcia popolare fino ad Arquata al grido “Giù le mani dalla nostra terra” per chiedere di fermare la costruzione del Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

  • Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Alla fine è giunto il tanto atteso confronto al Consiglio Comunale di Genova sul tema della Gronda di Ponente. Sembra essere stata disinnescata – per adesso – la bomba politica che avrebbe potuto esplodere all’interno della maggioranza, apparsa spesso divisa su questo tema.

    La discussione avvenuta ieri (19 settembre, ndr) è durata più di cinque ore e ha visto i vari schieramenti politici confrontarsi in un dibattito molto articolato, da cui è emersa tutta la complessità e le problematiche legate alla realizzazione d i questa grande opera.

    Da un punto di vista politico il contrasto tra centro-destra e centro-sinistra si è giocato tutto sulla contrapposizione tra sviluppo e salvaguardia dell’ambiente e della salute. Il proponente della mozione, Matteo Campora (Pdl) ha voluto sottolineare che non il suo partito non ha intenzione di «lavorare per gestire il declino», ma per creare nuovo sviluppo. E proprio a questo servirebbero le nuove infrastrutture, non solo come elemento di potenziamento dei traffici di merci, ma anche come fonte di lavoro diretta per tutti coloro che verranno chiamati a realizzare l’opera.

    Dal canto opposto l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, riprendendo pedissequamente la parte del programma del Sindaco sull’argomento, propone di procedere ad ulteriori verifiche legate in particolare all’impatto ambientale e all’effettiva riduzione o snellimento del traffico su gomma nelle aree urbane e autostradali intorno a Genova.

    Il centro-destra al completo ha poi evidenziato quelle che definisce «ambiguità del Sindaco e della Giunta» che sul tema della Gronda starebbero volontariamente cercando di evitare una presa di posizione univoca. Ciò proprio per evitare di generare un conflitto tra i vari componenti della maggioranza di centro-sinistra che governa la città. Inoltre, ha sottolineato Enrico Musso, per l’occasione in aula nonostante i suoi impegni in Senato, «Non c’è certezza sulla continuità amministrativa e sull’orientamento della Giunta». L’ex sfidante di Marco Doria per la poltrona di sindaco ha stigmatizzato il fatto che un procedimento già approvato in buona parte dalla precedente amministrazione sia stato rimesso in discussione.

    Il Pd, attraverso il suo capogruppo Farello, ha replicato alle critiche di ambiguità sostenendo che dal 2009, anno di approvazione della delibera riproposta dal Pdl, sono state molte le variazioni e gli sviluppi da tenere in considerazione per valutare in modo adeguato il progetto della Gronda. Per esempio è stato approvato un nuovo PUC e il PUM (Piano Urbano Mobilità), è stato approvato un piano regolatore portuale e, recentemente, è stato recuperato lo studio per la creazione di un tunnel sotto la zona del porto. La presenza di questi cambiamenti giustificherebbe la decisione di una maggioranza, pur sempre di centro-sinistra, di riprendere in esame il progetto e di rimetterlo in discussione.

    Al di là della questione politica si sono affrontati nel dettaglio alcuni aspetti di grande interesse che riguardano la realizzazione dell’opera. Il tema principale è stato quello legato alla salute pubblica, con riferimento alla presenza di amianto nelle rocce da scavare e il livello di inquinamento atmosferico che si avrà nelle zone limitrofe all’opera. In particolare gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno evidenziato che la quantità di residui degli scavi (smarino) potenzialmente cancerogeni, perché ricchi di amianto, sono circa 5 milioni di metri cubi e che questi verranno trasportati con degli autocarri fino all’area di stoccaggio rischiando di inquinare gravemente le aree attraversate. Inoltre i “grillini” hanno evidenziato anche che il modello di dibattito pubblico che si è svolto sulla Gronda non ha avuto nulla a che vedere con il débat public francese, da anni utilizzato per coinvolgere la cittadinanza in decisioni che riguardano la creazione di grandi opere. I cittadini, infatti, sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione sul tracciato della nuova tratta autostradale, ma non è stata mai presa in considerazione l’“opzione zero”, ovvero quella che prevede la possibilità di non costruire l’opera.

    Ai rilievi di ordine tecnico la Giunta ha risposto sottolineando che su tutti questi aspetti è stato chiesto il parere del Ministero dell’Ambiente, che a breve renderà pubblici i risultati dell’analisi di impatto ambientale effettuata. Ma qualche dubbio sull’opera emerge anche all’interno della Giunta. Lo stesso Sindaco Doria ha sentenziato «Trovo miope da parte di una classe dirigente appendere il destino della città ad un’opera tutt’altro che certa» ed ha aggiunto che «è un argomento importante, ma è solo uno dei tanti». Il sindaco ha sottolineato anche l’esigenza di approfondire le valutazioni sulla realizzazione dell’opera con l’obiettivo di salvaguardare un territorio – quello genovese – già molto fragile.

    Le votazioni hanno visto la maggioranza respingere compattamente sia la mozione presentata dal centro-destra, sia le richieste avanzate dal M5S ed approvare invece l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, con l’appoggio di Sel e Fds.

    E tuttavia qualche distinguo all’interno della maggioranza si è potuto notare soprattutto tra alcuni dei consiglieri che erano presenti in Consiglio Comunale già nel precedente ciclo amministrativo e che avevano approvato la delibera sulla Gronda e gli esponenti della Lista Doria. I primi hanno sottolineato l’importanza della Gronda per evitare l’isolamento di Genova, mentre i secondi, che rappresentano il gruppo più vicino alle idee del Sindaco, hanno affermato chiaramente di ritenere questa grande opera inutile per risolvere il problema della mobilità in città e dannosa per l’impatto ambientale.

    Superato l’ostacolo politico, la maggioranza dovrà adesso definire, in termini pratici, come muoversi in futuro. Nel caso il parere sull’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente – atteso per gennaio – fosse positivo vedremo realizzarsi l’opera così com’era stata progettata? Verranno effettuate delle modifiche? O non verrà costruita per nulla?

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Aveva scelto un video il Sindaco Marco Doria per negare la necessità di rimpasti all’interno della maggioranza. Il vertice tenutosi venerdì scorso (7 settembre, ndr) a Palazzo Tursi aveva allontanato l’ipotesi di un’estromissione dell’Idv dalla coalizione di governo e stoppato il conseguente ingresso dell’Udc al suo posto. Doria aveva respinto questa possibilità sottolineando la sua contrarietà a certe logiche “da vecchia politica” e chiedendo invece ai partiti di concentrarsi sui problemi da risolvere.

    E i problemi di cui si è discusso durante la prima seduta del Consiglio Comunale dopo la pausa estiva sono stati molti: AMT, ex ospedale psichiatrico di Quarto, il crollo del cornicione di Galleria Mazzini e il cedimento del palazzo di via Bocciardo. Ma di uno proprio non si è riuscito a parlare ovvero della “realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova”, parafrasando, la Gronda.

    Molti consiglieri del Pd hanno abbandonato l’aula verso le sei del pomeriggio facendo mancare il numero legale e decretando, sulla base di ciò che stabilisce il regolamento del Consiglio, lo scioglimento della seduta proprio quando ci si apprestava ad affrontare l’argomento. La ragione ufficiale di questa uscita anticipata era la programmazione di un dibattito sulla città metropolitana alla Festa Democratica, ma alla minoranza questa giustificazione non è sembrata per nulla sufficiente. Inoltre la mozione, che era stata posta al punto due dell’ordine del giorno, è stata sopravanzata, su richiesta del consigliere Bruno, dalla mozione successiva riguardante la vendita dell’ex manicomio di Quarto. Questa inversione d’ordine, approvata in aula da una maggioranza effettivamente compatta, ha suscitato non poche critiche da parte dell’opposizione, che ha letto in questa scelta una strategia per rimandare la discussione sulla Gronda.

    Il primo firmatario della mozione, Matteo Campora del Pdl, ha definito questo episodio un «tentativo goffo di mettere a tacere la minoranza», ritenendo che la vera ragione del rinvio sia stata la volontà della maggioranza e del Sindaco di sfuggire al confronto su un tema che, in effetti, ha creato diverse tensioni tra primo cittadino e Pd in questi mesi. «Oggi questa mozione non fa altro che riprendere una mozione approvata nel 2009 dalla Giunta Vincenzi» spiega l’esponente del centro destra, «Si chiedeva semplicemente a questa maggioranza di rinnovare con decisione l’appoggio a questa delibera che era stata approvata dalle forze politiche del centro sinistra». Anche il leghista Rixi ha espresso la sua contrarietà all’inversione dell’ordine dell’odg ritenendo che, pur condividendo la rilevanza data al tema del manicomio genovese, «tutte le mozioni calendarizzate sono più importanti della Festa del Pd».

    Il capogruppo del Pd Farello ha risposto alle critiche, evidenziando che la scelta di anteporre la discussione sull’ex ospedale psichiatrico è dipesa soprattutto dalla priorità di definire la posizione del Comune sull’argomento, anche in seguito agli ultimi sviluppi della questione a livello regionale. Inoltre, secondo l’esponente del Partito Democratico, non esiste alcuna volontà da parte della maggioranza di sottrarsi al dibattito sulla Gronda, anzi, l’imminente presentazione delle linee programmatiche del Sindaco (entro fine settembre), sulle quali il Consiglio dovrà esprimersi con un proprio voto, permetteranno una discussione molto più approfondita sui temi centrali della città. «Tentare di far esplodere qualche bomba politica prosegue Farello – è compito della minoranza e va assolutamente rispettato, ma visto che ci confronteremo sulle linee di indirizzo di questa amministrazione tra due settimane forse era utile avere un minimo di pazienza».

    Il rinvio della discussione sulla Gronda lascia effettivamente sul campo qualche interrogativo sulla capacità della maggioranza di appianare le divergenze sulla realizzazione di grandi opere a Genova. Un’incertezza che non nasce oggi, ma che ha caratterizzato fin dalla campagna elettorale le dinamiche interne alla coalizione di centro sinistra. Qualche indicazione in merito dovrebbe giungere al più tardi martedì prossimo, quando la mozione verrà nuovamente inserita nell’ordine del giorno e imporrà una presa di posizione chiara del Sindaco e della sua maggioranza.

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico, mozione: rendere funzionali le linee esistenti

    Terzo Valico, mozione: rendere funzionali le linee esistenti

    Una mozione presentata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle e dal capogruppo della Federazione della Sinistra (Davide Ghiglione) del Municipio Val Polcevera, impegna presidente e giunta ad attivarsi nei confronti del Sindaco di Genova affinché «Venga attuata una moratoria dei lavori del Terzo Valico e affinché venga considerata come prioritaria la realizzazione del collegamento dalla Bretella Voltri–Borzoli-Sampierdarena verso il valico dei Giovi in contemporanea con i lavori del Nodo ferroviario».

    Il documento, che sarà discusso prossimamente, sottolinea «A Borzoli sono già previsti gli imbocchi per un tratto di circa 350 metri a servizio del futuro Terzo Valico e proprio questi imbocchi potrebbero essere collegati alla linea di valico di Mignanego».
    Evitando così la realizzazione di un’opera che avrà un impatto molto forte sul territorio «Per il possibile dissesto idrogeologico ed il prosciugamento delle falde acquifere, e sulla salute pubblica data la possibile presenza di rocce amiantifere per le quali non è a conoscenza alcun accorgimento per evitare pericoloso inquinamento, a differenza di quanto accennato (seppur in maniera ancora insufficiente) nello studio, ad esempio, per la Gronda Autostradale di Ponente».

    Quindi, secondo il Movimento 5 stelle e la Federazione della Sinistra, i lavori per il nodo ferroviario (come già aveva spiegato ad Era Superba l’ingegnere Bruno Marcenaro) potrebbero essere l’occasione per rendere pienamente funzionali le linee di valico esistenti.
    Attualmente infatti «Sono in corso i lavori da Voltri a Brignole Terralba del Riassetto del Nodo di Genova, opera totalmente finanziata da RFI per un importo di circa 600 milioni di Euro – spiega la mozione – Quest’opera ha lo scopo primario di utilizzare la Bretella Voltri-Borzoli, costruita negli anni novanta con una spesa di 400 miliardi di vecchie lire e mai utilizzata».
    La Bretella Voltri-Borzoli «Fu costruita per dotare il porto di Voltri di un’infrastruttura ferroviaria per il trasporto dei contenitori – affermano i consiglieri firmatari del documento – ma per il fatto che da Borzoli invece di collegare questa bretella con la linea di valico di Mignanego le FS preferirono, con minor spesa, collegarla con la linea di Ovada, nessun treno del Porto di Voltri ha mai percorso tale linea, trovando più comodo la tratta Sampierdarena – valico di Mignanego».

    Nel prossimo futuro «Con il nuova tratto di linea previsto dal Nodo che va da Borzoli a Sampierdarena sarà possibile alleggerire e razionalizzare il traffico lungo la linea litoranea e aumentare così la capacità del servizio ferroviario metropolitano», continua la mozione.
    In pratica i treni passeggeri da e per Savona–Ventimiglia percorreranno il nuovo tracciato Voltri–Borzoli–Sampierdarena mentre la vecchia linea litoranea sarà utilizzata per un servizio di tipo metropolitano.
    «A questo punto sorge però una domanda importante – sottolineano i firmatari della mozione – dove passeranno i treni merci del Porto di Voltri? Tenuto conto che i treni merci provenienti dal Porto di Voltri, se inoltrati nella nuova tratta Voltri–Borzoli–Sampierdarena, implica il fatto che a Sampierdarena il treno dovrà subire un cambio di trazione testa-coda da parte del locomotore, quindi ripartire per il valico di Mignanego o di Pontedecimo, con un inspiegabile disagio ed aumento di costi e tempi del trasporto».

    La situazione sopra spiegata deriva dal fatto che la Bretella Voltri–Sampierdarena non è stata collegata a salire verso il nord con la linea di valico esistente (la Succursale dei Giovi).
    «Negli anni ‘90 le FS avevano previsto tale collegamento chiamato Bivio Lastrego (autofinanziato) – continua la mozione – ma poi tutto fu accantonato quando si parlò di Terzo Valico (finanziato dallo Stato Italiano) con la giustificazione che la realizzazione del Terzo Valico risolverebbe tali problemi di percorso. Situazione reale, ma con l’inconveniente che il Terzo Valico ha tempi di realizzazione di 10–15 anni destinati probabilmente ad aumentare per l’opposizione della popolazione e la possibile mancanza dei finanziamenti considerato il costo elevato dell’opera (6,3 miliardi di euro), allontanando in un futuro indefinito il problema dei treni merci diretti al nord in tempi brevi».

    I consiglieri ritengono indispensabile un ripensamento verso la soluzione del collegamento con la linea di valico esistente (la Succursale dei Giovi) «Che ha la sola priorità di reperire i finanziamenti necessari, comunque di gran lunga inferiori a quelli per il Terzo Valico».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: un primo bilancio tra espropri respinti e momenti di riflessione

    Terzo Valico: un primo bilancio tra espropri respinti e momenti di riflessione

    Oltre cento espropri respinti, una sempre più diffusa partecipazione e capacità organizzativa, questo il primo bilancio della lotta contro l’alta velocità ferroviaria a Genova ed in basso Piemonte.
    Tra la metà di luglio e ferragosto i tecnici del Cociv hanno provato ad entrare in possesso dei terreni che dovranno lasciare spazio a cantieri e mezzi pesanti ma ovunque le popolazioni locali si sono schierate in difesa dei propri territori«A Serravalle, Arquata, Gavi, Borgo Fornari, Pontedecimo, Trasta, Fegino, Campomorone e Isoverde nemmeno un lembo di terra è stato portato via – sottolinea il movimento No Tav-Terzo Valico – Si è messo in moto un meccanismo di solidarietà che va oltre il motivo per cui si stava in strada riscoprendo una socialità che alcuni avevano dimenticato, condividendo le proprie informazioni in un processo di crescita costante».
    È così che nasce un vero e proprio movimento popolare che, dal basso «Reclama il proprio diritto a difendere il territorio e la salute da chi vorrebbe monetizzarli come una qualsiasi risorsa economica».
    Almeno per il momento si tratta di una vittoria su tutta la linea ma la tregua non sarà lunga «Da oggi si riparte con la normale attività dei comitati, le iniziative sul territorio, le migliaia di volantini, le assemblee, nell’attesa di mostrare nuovamente in piazza quanto siamo cresciuti e determinati, finché questo progetto non sarà definitivamente richiuso in un cassetto».

    Stasera alle ore 21 presso il circolo ARCI – Casa del Popolo di Isoverde (Via Cavenna 68r) verrà proiettato il film “Fratelli di TAV” e a seguire dibattito.
    Parliamo di una video-inchiesta sull’impatto del “Treno ad Alta Velocità” lungo la penisola italiana.
 Il megaprogetto del treno che dovrebbe unire l’Italia all’Europa si è apparentemente fermato in Val di Susa, ma le tratte Roma/Napoli, Bologna/Firenze, Milano/Bologna sono state inaugurate o lo stanno per essere. Ma a caro prezzo.
    In Italia, ovviamente, in un affare da milioni di euro ci ha messo lo zampino la criminalità organizzata che, oltre ad aggiudicarsi i lavori, sfrutta il sistema di appalti e subappalti tipico dell’edilizia pubblica italiana degli ultimi quarant’anni. Lo stesso sistema utilizzato per la ricostruzione post terremoto del 1980 in Irpinia. L’operazione è stata ulteriormente facilitata da quando sono stati introdotti i famigerati “General Contractors”.

    Nel filmato, in cui si alternano contributi video raccolti in tutta Italia a interviste, spiccano le testimonianze di Claudio Cancelli (ingegnere, docente del Politecnico di Torino), Ferdinando Imposimato (ex giudice istruttore di molti processi importanti tra cui il delitto Moro, Presidente onorario della cassazione ed autore del libro “Corruzione ad Alta Velocità”), Ivan Cicconi (economista e scrittore, autore di “Storia futura di Tangentopoli” e “Le Grandi Opere del Cavaliere”), Lorenzo Diana (senatore, Commissione Antimafia Democratici di Sinistra), Andrea Cinquegrani (giornalista, direttore de “La Voce della Campania”), Simona Baldanzi (scrittrice, autrice del libro “Figlia di una vestaglia blu”), insieme ai racconti di decine di persone “comuni”, in vario modo toccate dal passaggio del T.A.V.

    Un’analisi scomoda che svela, senza fare sconti a nessuno, quali inquietanti “dettagli” siano sepolti tra cemento e binari sotto ogni tratto di ferrovia che viene – molto lentamente ed a costi esorbitanti – portato a termine.
 Sorprendente è lo scenario che si dipana analizzando l’impatto che questa “Grande Opera” esercita sui territori che attraversa, in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari. Altrettanto sorprendenti – quanto esemplari – le proteste delle popolazioni che quell’impatto, inevitabilmente, subiscono. “Fratelli di TAV” combina l’ appassionato racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti stretti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica – rapporti anch’essi ad “Alta Velocità” – che accompagnano la realizzazione del T.A.V. in Italia.

     

    Matteo Quadrone

  • Val Polcevera: continua la mobilitazione contro il Terzo Valico

    Val Polcevera: continua la mobilitazione contro il Terzo Valico

    Da ieri mattina e lungo l’arco dell’intera giornata circa 150 persone sono scese nelle strade di Pontedecimo per dire no al Terzo valico.

    Gli abitanti del quartiere hanno dato vita a 4 partecipati presidi (via Coni Zugna, via Ricreatorio, via Pieve di Cadore, via Lungotorrente Verde) per impedire ai tecnici del Cociv di consegnare le notifiche di occupazione d’urgenza ai proprietari dei terreni, ma anche di una palazzina in via Lungotorrente Verde, che dovranno essere espropriati per fare spazio alla viabilità di cantiere per i lavori dell’alta velocità-capacità ferroviaria Genova-Milano.

    Tutto si è svolto in modo pacifico senza nessuna tensione ed il movimento No Tav Terzo Valico Valpolcevera ci tiene a precisare che Anche nei giorni scorsi non vi è stata alcuna identificazione dei manifestanti ai fini di denuncia da parte delle forze dell’ordine.

    Oggi la mobilitazione continua in via Trasta (ore 7:00), in via Ospedale Gallino (ore 9:30) e via Pieve di Cadore (ore 13:30) a Pontedecimo, per ribadire ancora una volta la contrarietà a questa presunta grande opera ed al modello di sviluppo che essa rappresenta.

     

    Matteo Quadrone

  • Trasta, espropri Terzo Valico: mobilitazione riuscita

    Trasta, espropri Terzo Valico: mobilitazione riuscita

    I due giorni di presidio permanente in via Trasta, organizzati dai cittadini contrari alla realizzazione del Terzo Valico per impedire ai tecnici del Cociv di notificare gli espropri ai proprietari dei terreni interessati dalla cantierizzazione, sono stati un successo.

    Bandiere No Tav sventolano sui campi e dalle finestre delle abitazioni che si affacciano lungo la strada, musica, calciobalilla, un’ aria conviviale, bambini, donne, uomini, giovani e meno giovani a braccetto, uniti dalla medesima voglia di difendere la campagna di Trasta dalla probabile devastazione annunciata dall’arrivo della grande opera ferroviaria. Siamo sul ponte di via Trasta all’incrocio con via Mario Adda, sulla quale sono arrampicati i terreni che dovranno lasciare spazio ai cantieri per l’allargamento stradale che consentirà un più agevole passaggio dei mezzi pesanti con la conseguente movimentazione di terra (tra l’altro, come risaputo, contenente amianto) e polveri inquinanti.

    Circa cento – centocinquanta persone, diversi abitanti della zona e della Val Polcevera (Trasta, Fegino, Pontedecimo, Campomorone, Isoverde, ecc.), il comitato in difesa della scuola Villa Sanguineti, gruppi provenienti da Arquata, Novi Ligure, Ronco Scrivia, hanno mantenuto costante la loro presenza a Trasta per ben 48 ore, riuscendo così nel loro intento. Ieri mattina si sono presentati alcuni funzionari della Digos che in un primo momento hanno provato un’improbabile mediazione, chiedendo ai manifestanti di lasciare libero il passaggio perchè l’intenzione dei tecnici del Cociv sarebbe stata quella di notificare gli espropri solo alle persone intenzionate a farsi espropriare … risulta difficile credere a questa versione, a maggior ragione considerando il ridicolo valore economico che sarà corrisposto quale titolo di indennizzo ai proprietari, parliamo, infatti, di cifre inferiori ad 1 euro al metro quadro

    Le affermazioni delle forze dell’ordine destano perlomeno perplessità, come sottolinea Davide Ghiglione, consigliere della Federazione della sinistra nel Municipio Val Polcevera «Non è immaginabile che la Digos provi con questi giochetti a convincere i cittadini ad abbandonare un presidio in cui credono fermamente. E comunque non ci sono riusciti».

    In seguito però, gli agenti della Digos hanno fotografato le persone presenti al presidio e qualcuno ipotizza possano partire delle denunce (così riferiva un lancio Ansa di ieri pomeriggio), ma per il momento non ci sono conferme. Piuttosto traspare soddisfazione per il buon esito dell’iniziativa «La partecipazione è stata alta, ora l’attenzione si sposta su Pontedecimo dove sono diverse le zone interessate dagli espropri – spiega Ghiglione – Giovedì 2 agosto saremo in strada per fermarli nuovamente».

    Ma non solo Pontedecimo, ieri a sorpresa sono arrivati nuovi avvisi di esproprio a Campomorone. Decine di persone sono improvvisamente cadute dal letto perchè non si aspettavano di essere direttamente coinvolte in questa vicenda. Il Comune di Campomorone, infatti, non ha preannunciato in alcun modo l’arrivo di tali missive (come è avvenuto anche nella frazione di Isoverde, dove gli abitanti si preparano ad una resistenza ad oltranza per l’8 agosto). A Campomorone gli espropri riguardano soprattutto parcheggi ed in particolare la zona di via De Gasperi. 

     

    Matteo Quadrone

     

  • Val Polcevera: mobilitazione contro gli espropri per il Terzo Valico

    Val Polcevera: mobilitazione contro gli espropri per il Terzo Valico

    In Val Polcevera si preannunciano giornate particolarmente calde sul fronte della mobilitazione contro la realizzazione del Terzo Valico.

    Da stamane, infatti, sono previsti presidi permanenti nella zona di Trasta per impedire ai tecnici incaricati dal Cociv (il general contractor che si occuperà dell’esecuzione della nuova tratta di alta velocità-capacità ferroviaria Genova-Milano) di notificare gli espropri dei terreni interessati dalla cantierizzazione.

    Ma i militanti No Terzo Valico – in risposta alle lettere che nei giorni scorsi sono arrivate a decine di proprietari di terreni nella vallata – hanno preparato un fitto calendario di iniziative. Come detto il 30 e 31 luglio sarà la volta di Trasta (via Trasta); il 2 agosto invece toccherà a Pontedecimo (via Coni Zugna, via Ricreatorio, via Pieve di Cadore, via Lungotorrente Verde); il 6 e 7 agosto Fegino (via dei Molinussi, Salita Cà dei Trenta, via Inferiore Rocca dei Corvi);  sempre il 7 agosto a Ceranesi (via Bartolomeo Parodi); l’8 agosto a Isoverde (via Rebora).

     

    Matteo Quadrone

  • Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Alla fine, nonostante le rassicurazioni del vicesindaco Stefano Bernini – il quale appena una settimana fa parlava di espropri che sarebbero stati eseguiti nell’arco di un anno – decine e decine di lettere, tecnicamente chiamate “Decreti di occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione”, sono giunte in questi giorni in Val Polcevera ad altrettanti proprietari di terreni che dovranno essere espropriati per far spazio ai cantieri del Terzo Valico.

    L’arrivo di queste missive spedite dal Cociv – il consorzio che svolge il ruolo di general contractor per la realizzazione dell’opera – sta suscitando forte preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate, Trasta, Fegino e Pontedecimo «Le lettere di esproprio riguardano soprattutto terreni ed alcune pertinenze, ad esempio giardini, box, cantine – spiega Davide Ghiglione consigliere della Federazione della Sinistra nel Municipio val Polcevera ed esponente del movimento No Terzo valico – Il problema è che questi avvisi, non specificando in maniera evidente l’oggetto dell’esproprio, hanno generato ansia e preoccupazione negli interessati. Inoltre per quanto riguarda la valutazione economia dei terreni si parla di cifre irrisorie, ovvero circa 1 euro e 40 centesimi al metro quadro».

    Il movimento No terzo valico ovviamente non sta con le mani in mano ed ha già incontrato i cittadini di Trasta alla presenza di un avvocato, per spiegare gli aspetti legali della questione e con l’obiettivo di raccogliere i mandati degli interessati per presentare ricorso al Tar della Liguria. Stasera sarà la volta dell‘assemblea pubblica con gli abitanti di Campomorone, mentre domani sera si replica in Piazza Rissotto a Bolzaneto.
    «Il decreto di esproprio è uguale per tutti quindi cercheremo di fare un ricorso unico», aggiunge Ghiglione.
    Ma il tempo stringe perché gli espropri verranno notificati tra fine mese e l’inizio di agosto «Il 30-31 luglio a Trasta, il 2 agosto a Pontedecimo ed il 6 agosto a Fegino, gli incaricati del Cociv procederanno all’esecuzione del decreto di occupazione d’urgenza – sottolinea Ghiglione – L’aspetto più grave è che Comune e Municipio Val Polcevera sembra non fossero a conoscenza dell’arrivo di queste lettere».
    E proprio il 30 e 31 luglio a Trasta partirà la mobilitazione con l’organizzazione di un presidio permanente al fine di impedire ai tecnici del Cociv di avvicinarsi ai terreni che dovranno essere espropriati.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: assemblee con le famiglie che dovranno lasciare le proprie case

    Terzo Valico: assemblee con le famiglie che dovranno lasciare le proprie case

    Gli abitanti di Fegino, costretti ad abbandonare le proprie case per lasciare spazio ai cantieri del Terzo Valico, sono stati i primi ad essere convocati in assemblea da Comune e Municipio Val Polcevera, per fare il punto della situazione ed offrire loro il sostegno delle istituzioni locali.

    Parliamo di una dozzina di famiglie che hanno partecipato alla riunione con i rappresentanti del Cociv (il concessionario dei lavori), di Palazzo Tursi, Regione Liguria e Municipio, mentre oggi pomeriggio sarà la voltà di altre 12 famiglie residenti a Pontedecimo, in particolare nella zona di via Pieve di Cadore.

    «Abbiamo voluto avvisare gli abitanti per dare vita ad un confronto sereno – spiega il vice sindaco, Stefano Bernini – L’impegno del Comune è quello di affiancare le famiglie nel percorso di avvicinamento agli espropri».

    Il tentativo è quello di evitare, sul territorio genovese, i momenti di tensione che si stanno vivendo in questi giorni in Basso Piemonte. Fra Serravalle Scrivia ed Arquata, infatti, prosegue la mobilitazione dei cittadini impegnati in blocchi stradali che, almeno finora, hanno impedito gli espropri.

    I tempi comunque non sono strettissimi «Gli espropri dovrebbero essere operativi entro 1 anno e quindi esistono i margini temporali per fare le cose con la trasparenza necessaria – aggiunge Bernini – Ovviamente le persone sono preoccupate però bisogna sottolineare che non abbiamo trovato nessuna opposizione». 

    E se davvero gli interessati non si opporrano agli espropri, ciascuno di loro intraprenderà un percorso individuale per trovare una soluzione. I proprietari avvieranno con il Cociv le trattative sul valore degli immobili da espropriare, mentre per tutti quelli che dovranno lasciare la propria abitazione (proprietari o inquilini) è previsto anche un indennizzo economico fissato dalla legge regionale.

    Ma in Val Polcevera l’avvicinarsi del fatidico momento degli espropri, non consente a tutti di dormire sonni tranquilli «L’amministrazione comunale parla di 1 anno di tempo per realizzare gli espropri a Genova – spiega Davide Ghiglione, consigliere di Rifondazione Comunista del Municipio Val Polcevera e militante del movimento No Terzo Valico – Nel Comune di Ceranesi, invece, secondo le informazioni che abbiamo ricevuto dal sindaco, gli espropri potrebbero partirè già a fine agosto-inizio settembre».

    «Le assemblee promosse da Comune e Municipio Val Polcevera, in realtà sono degli incontri privati – afferma Ghiglione – parlano di trasparenza però alcuni consiglieri municipali, ad esempio il sottoscritto, non ne sapevano nulla. Bisogna rispettare tutte le posizioni, anche quelle contrarie. In questo caso, invece, mi sembra ci sia l’intenzione di fare le cose di nascosto. Oggi noi saremo presenti per entrare in contatto con le persone interessate dagli espropri. Vogliamo capire se qualcuno ha intenzione di opporsi per valutare le future azioni». 

     

    Matteo Quadrone