Anche quest’anno il 2 giugno a Genova sarà celebrato in piazza De Ferrari con musica e fuochi d’artificio, dopo la festa organizzata già lo scorso anno dalla Regione Liguria. Novità del 2017 l’iniziativa “Palazzi Svelati”: verranno aperti al pubblico 17 fra palazzi storici e sedi istituzionali abitualmente non visitabili, tra cui la sede della Regione nel palazzo ex Fondiaria. “Quest’anno non ci siamo limitati al concerto- commentato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti- aprire i palazzi rappresentativi degli enti della Repubblica è un’iniziativa di trasparenza e un segno importante in una città che troppo spesso sceglie la chiusura e l’immobilismo”.Tag: manifestazioni
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Comune di Genova deroga sull’ordinanza anti movida per 2 Giugno e San Giovanni. Tutti gli appuntamenti per la Festa della Repubblica
Anche quest’anno il 2 giugno a Genova sarà celebrato in piazza De Ferrari con musica e fuochi d’artificio, dopo la festa organizzata già lo scorso anno dalla Regione Liguria. Novità del 2017 l’iniziativa “Palazzi Svelati”: verranno aperti al pubblico 17 fra palazzi storici e sedi istituzionali abitualmente non visitabili, tra cui la sede della Regione nel palazzo ex Fondiaria. “Quest’anno non ci siamo limitati al concerto- commentato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti- aprire i palazzi rappresentativi degli enti della Repubblica è un’iniziativa di trasparenza e un segno importante in una città che troppo spesso sceglie la chiusura e l’immobilismo”.Si potranno visitare luoghi normalmente non accessibili come Forte San Giuliano, le sedi di Banca d’Italia, Capitaneria di Porto, della Questura e dei Vigili del Fuoco. Ad ogni visitatore sarà consegnato un “Passaporto” composto da 17 riquadri relativi ai Palazzi visitabili, di cui 15 ad accesso gratuito. Ai primi 10 che consegneranno all’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) della Regione Liguria il passaporto completo dei timbri relativi ai soli Palazzi ad ingresso gratuito, sarà offerto un buono per una cena per due persone dai ristoranti di Liguria Gourmet, in collaborazione con la Camera di Commercio. Tutti gli altri che completeranno il passaporto avranno l’opportunità di degustare un gelato offerto dai Maestri gelatieri di Artigiani in Liguria e Liguria Gourmet.Il clou dei festeggiamenti del 2 giugno, preceduti la sera prima dal concerto per la Festa della Repubblica al Carlo Felice, sarà lo spettacolo di fuochi d’artificio in piazza De Ferrari su musiche di Giuseppe Verdi alle ore 21.30. A partire dalle 20, sempre in piazza De Ferrari, distribuzione gratuita di gelato tricolore a cura dei gelatieri di Genova Gourmet e Artigiani in Liguria. Per la Festa della Repubblica anche Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, resterà aperta dalle ore 9 alle 19: oltre al cortile e al loggiato che sono abitualmente visitabili, per l’occasione apriranno le porte anche il Salone di rappresentanza e l’Ufficio di rappresentanza del sindaco. Nel Salone è esposto il Gonfalone di Genova mentre nell’Ufficio è custodito l’atto di resa delle truppe di occupazione germaniche nelle mani del Comitato di liberazione nazionale che sancì la Liberazione della città dal nazifascismo. E la giunta Doria ha anche deliberato una deroga all’ordinanza anti-movida: nelle notti tra il 2 e il 3 giugno e tra il 3 e il 4 giugno pub e bar potranno prorogare l’apertura fino alle ore 3.00, limite massimo per la somministrazione di alcolici previsto dalla legge nazionale. Stessa deroga anche nelle notti tra il 23 e il 24 giugno e tra il 24 e 25 giugno, per festeggiare il patrono della città, San Giovanni Battista. -

Ireti, slitta all’8 marzo incontro tra assessore Porcile e lavoratori. Trasferimento del gasometro entro Aprile
L’incontro previsto per oggi alle ore 16,30 tra l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile e i lavoratori dello stabilimento Ireti di Pra’ è stato rinviato al prossimo 8 marzo. Le motivazione alla base del cambio di data non sono al momento note: Porcile si è assunto il compito di mediare tra il gruppo Iren e i lavoratori dopo che l’azienda ha deciso di spostare il gasometro in zona campi, incontrando però la forte opposizione del lavoratori, che vorrebbero mantenere il presidio a ponente, avendo presentando soluzioni alternative.Approfondimento: Pra’, un supermercato al posto del gasometro Ireti
Come documentato da Era Superba, le proteste sono poi sfociate lo scorso 9 febbraio in una mobilitazione per le vie di Pra’, a cui aveva partecipato, insieme al presidente del Municipio VII Mauro Avvenente anche la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Alice Salvatore. Alla manifestazione ha fatto seguito il presidio presso Palazzo Tursi e l’incontro con l’assessore Porcile prima, e la conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale genovese poi. In quell’occasione i rappresentati delle principali sigle sindacali avevano sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione in tempi rapidi, visto che lo sgombero dell’area (già venduta) comincerà in primavera, probabilmente entro aprile.
Luca Lottero
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Sant’Agata, una devozione che dura da quasi duemila anni. Il reportage fotografico della festa catanese
Oggi a Genova si svolge la Fiera di Sant’Agata, un rituale cittadino legato al commercio di beni, sementi e un tempo anche di bestiame, in vista della primavera oramai alle porte. Pubblichiamo un reportage fotografico di Veronica Onofri e Giandomico Cosentino, che sono andati nella città natale della santa, Catania, per documentarne la devozione e i rituali unici. L’amore e la devozione dei catanesi per Sant’Agata hanno trasformato la festa in suo onore in uno degli eventi religiosi più importanti al mondo. Dal 252, anno successivo a quello del martirio, il popolo catanese nutrì subito una grande devozione per la giovane martire ma i festeggiamenti, così come possiamo vederli oggi risalgono al 1126 quando ritornarono a Catania le spoglie della Santa che erano state trafugate. E’ questa l’origine di una festa civica che tutt’oggi caratterizza i festeggiamenti di Sant’Agata e che, fino quasi alla fine del ‘600, si svolgeva in una sola giornata, quella del 4 febbraio. Dal 1712, vista l’importanza crescente dell’evento, le giornate dei festeggiamenti divennero due, probabilmente perché la città si era espansa talmente tanto che non bastò più un solo giorno per il giro dei diversi quartieri. La festa ai giorni nostri dura dal 3 al 5 febbraio, concludendosi sempre più spesso nella tarda mattinata del 6.
Oggi, la festa di Sant’Agata richiama migliaia di fedeli e curiosi da tutta Italia e da tutto il mondo. La città viene completamente agghindata con luci e fiori e le strade si riempiono di devoti instancabili di ogni età che seguono la sfarzosissima vara con il busto della Santa per tutta la città. Si mangia nelle innumerevoli bancarelle, si fa festa ma soprattutto si prega. Gli uomini e le donne più forti trascinano per le vie di Catania ceri che arrivano a pesare anche più di 100 Kg, senza sosta, per poi fermarsi e urlare in dialetto siciliano, davanti a tutti i cittadini, la propria devozione. I giorni della Festa dedicata alla Santa sono sicuramente uno dei modi migliori per conoscere Catania e percepire l’anima della Sicilia.
Foto e testi di Veronica Onofri e Giandomenico Cosentino
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Vigili del Fuoco, scatta la protesta sotto la sede Rai: «Le carenze strutturali portano ad emergenza continua»
Sensibilizzare la popolazione sulla precaria condizione del soccorso, appesantita dalla carenza di personale e dalle nuove competenze. Per questo motivo stamattina decine di vigili del Fuoco, mobilitati da Usb, hanno manifestato sotto la sede Rai di Corso Europa, nella speranza di far arrivare al grande pubblico la «situazione reale» in cui si trova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.Approfondimento: Le nuove competenze del Vigili del Fuoco
La protesta arriva a due giorni dall’incontro avvenuto in regione tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del fuoco ela IV commissione ambiente e territorio di Regione Liguria, avvenuto dopo una richiesta fatta all’indomani della chiusura del Corpo Forestale ed il passaggio di alcune competenze ai Vigili del fuoco. Da piazza De Ferrari, come avevamo anticipato, nei prossimi mesi dovrebbe arrivare il finanziamento della convenzione per gli incendi boschivi pari a 500 mila euro, ma per i pompieri questo potrebbe non bastare «Noi come USB ribadiamo l’importanza di avere un sistema strutturato e nazionale che vada aldilà dell’accordo economico ed organizzativo con la regione – sottolinea il sindacato – attraverso il potenziamento dei nostri organici su tutto il territorio nazionale. La promessa del governo sull’assunzione di 1700 uomini non corrisponde a verità perché non risulta una coperture finanziaria sufficiente ed inoltre l’aumento di questo personale sarebbe lontano dalle medie europee (1 pompiere ogni 1000 abitanti)».
Il rischio è che si arrivi al collasso: l’emergenza incendi del mese scorso ha reso palese tutti i limiti di questa nuova impostazione, e in previsione della stagione estiva, è urgente evitare che un contesto del genere si ripeta «Oggi con questi organici l’ordinario si trasforma in una emergenza permanente, mettendo in seria difficoltà il sistema e sguarnendo le sedi cittadine a favore degli interventi per incendi boschivi»
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Cronaca di un pomeriggio “nero”
Sono quasi le 18 quando esco a rivedere le stelle. Sono frastornato, parlo con i colleghi, si scherza e fa freddo: la giornata “più calda” dell’anno è scivolata via senza intoppi e drammi. Nella testa, però, si fa strada un disagio, un dubbio, un’incertezza: quello che ho appena visto è derubricabile come una commedia triste oppure deve essere considerata una deriva della realtà da non sottovalutare? Ho bisogno di staccare e far decantare il cervello.
Prima di scrivere, quindi, mi sono preso qualche ora per riflettere: riflettere e mettere in ordine le idee e le priorità. Questo perché ho dovuto affrontare una “criticità” che non avevo considerato, quando, nel raggiungere Sturla, ho preso la decisione di seguire l’altra piazza, quella “nera”.Come gestire la restituzione di questa esperienza? Negargli spazio e tempo, o provare a raccontare una realtà con il rischio inevitabile di accrescerne la visibilità? Dovere di cronaca, curiosità e necessità di capire sono le suggestioni che abbozza la mia coscienza, mentre mi accodo all’ingresso della sede di Forza Nuova, in attesa che facciano entrare i giornalisti per assistere al convegno internazionale “Per l’Europa delle Patrie”. Nelle ore precedenti, con un occhio a piazza Sturla, dove si stava svolgendo la contromanifestazione, e uno in via Orlando, sede locale di Forza Nuova e del convegno, ho osservato la spicciolata di persone che ha raggiunto il posto, in attesa dei leader; una cinquantina, mal contati, tra genovesi, qualche torinese e una manciata di francesi e rumeni. Il servizio d’ordine è composto da una decina di ragazzi, giovani ed emozionati, un po’ a disagio nell’interfacciarsi con giornalisti e telecamere. Altri, evidentemente più navigati, sembrano essere in confidenza con lo schieramento di forze dell’ordine che osserva la scena. Quando arriva Roberto Fiore, scatta il parapiglia: l’assalto di giornalisti e fotografi è contenuto da un cordone di militanti; nella confusione, un paio di carabinieri danno una mano, subito richiamati dai superiori: «Levatevi da lì, c’è la loro sicurezza». Con Fiore arrivano anche Nick Griffin, ex presidente del Partito Nazionale Britannico, e Udo Voigt, segretario del Partito Nazional Democratico di Germania, attualmente europarlamentare. Entrano nella sede e, poco dopo, anche i giornalisti.
Una volta nel portone, scendiamo di un piano, per entrare in un appartamento, il cui ingresso è stracolmo di persone. Siamo una quindicina tra giornalisti, fotografi e cameraman, mentre una trentina sono i militanti che riescono a prendere posto; per tutti gli altri è stato attrezzato il giardino, con casse acustiche e ristoro. Una parete ospita, in caratteri cubitali, una frase di Mussolini pronunciata nel 1938 a De Ferrari, in cui sprona Genova a “compiere un poderoso balzo verso il suo più grande futuro“. Un discorso che i genovesi avrebbero preso alla lettera, il 25 aprile 1945.
Il convegno
Le prime parole sono di ringraziamento per la sezione genovese di Forza Nuova, che, come ricorderà anche Fiore, sta prendendo spazio in una «piazza critica» come quella del capoluogo ligure, e si sta distinguendo per il lavoro di propaganda nelle scuole e di assistenza a quegli italiani colpiti dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Il primo a prendere la parola è Yvan Benedetti, militante storico della ultra-destra d’oltralpe, che attacca le istituzioni e i partiti francesi per la gestione migranti e ricorda la crisi demografica della nazione francese. Un tema questo che sarà focale in tutti gli interventi che seguiranno. Dopo di lui è il turno della delegazione rumena, che tratteggia il clima di sfiducia e rabbia che assedia i palazzi del potere di Bucarest, ricordando come i «compagni, ehm scusate, i camerati nazionalisti locali» stiano facendo «un gran lavoro» per cogliere e alimentare questo vento di cambiamento.Segue Nick Griffin, ultranazionalista inglese, che tra le altre cose ha fondato l’azienda Easy London (un portale che aiuta i giovani “europei” a trasferirsi a Londra, trovandogli casa e lavoro, e i cui ricavi vengono utilizzati per finanziare anche iniziative politiche), e che incentra il suo intervento sulla lotta demografica: secondo il britannico, infatti, ogni nazionalista ha il dovere politico di mettere al mondo più figli possibile, per evitare il «genocidio delle nostre nazioni». Ed è proprio su questo terreno che «bisogna distinguersi dai quei movimenti di destra che scendono a compromessi su tematiche come l’aborto». Entra nello specifico parlando di Trump, il cui operato potrebbe essere inficiato da esponenti dell’Alt-Right (che sta per Alternative Right, un movimento fondato sul nazionalismo bianco, considerato dalle destre ultra-conservatrici troppo riformista) mentre «noi siamo l’Eternal Right, ovvero la Giustizia eterna» conclude Griffin tra l’entusiasmo dei militanti.
Ecco poi l’intervento di Udo Voigt che, tra gli applausi, ricorda come nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca abbia respinto la messa al bando del suo partito, il NPD: «Se difendere la nazione germanica, le sue tradizioni e i suoi valori vuol dire essere nazisti, allora sì, siamo nazisti». Segue un attacco al capitalismo globale e ai burocrati che hanno tradito l’idea di un’Europa fondata sulle identità e le tradizioni delle nazioni.
Nel frattempo la calca nella stanza è aumentata: sono fatte portar via le sedie, per permettere a più persone di assistere, «tranne quelle per le nostre donne», come suggerito al microfono. Ed è proprio dalle donne che incomincia l’atteso discorso di Roberto Fiore: «Noi italiani lo sappiamo bene, le nostre donne sono il fulcro nella nostra nazione, e per questo dobbiamo difenderle – spiega – come dobbiamo difendere l’importanza dell’unione tra un uomo e una donna». Il leader-fondatore di Forza Nuova porta Putin e Trump come esempi da seguire per il loro impegno nazionalistico. In particolare, viene ricordata la lotta contro l’aborto messa in atto dal presidente russo, paradossalmente già anticipata da Stalin, ma interrotta da Chruscev: «Dal 1953 in Russia sono stati praticati circa 230 milioni di aborti, un vero genocidio per la grande nazione russa». Dopo la digressione storica, Fiore arriva al presente, interpretando alcuni segni congiunturali come un’inequivocabile evidenza del «vento che sta cambiando»: dalla crisi economica alla crisi migratoria, contesti in cui i nazionalisti «porteranno avanti la loro rivoluzione» i cui semi sono già in circolazione, anche se spesso in maniera inconsapevole e non riconosciuta. Porta un esempio: l’icona di Anonymous, la maschera ispirata a Guy Fawkes, che, secondo Fiore, è una figura-simbolo del nazionalismo britannico che agì in difesa dei valori della patria, e che negli ultimi anni è presenza fissa nelle grandi manifestazioni di piazza anti-sistema.
Disagio
Un dettaglio, questo, che attira la mia attenzione, innescando una serie di considerazioni che porteranno al disagio di cui sopra. Quali sono, quanti sono e quanto sono diffuse idee e simboli, magari sdoganati inconsapevolmente, che rappresentano i prodomi di ideologie come il fascismo? Quanto terreno è stato perso nell’ambito della cultura dei diritti dell’uomo e dei popoli? Quanto sono diventati quotidiani e massificati i germogli del razzismo, della xenofobia, dell’odio, del sessismo e dell’iniquità sociale? Banale è dire che nei periodi di crisi, i populismi germinino, ma preoccupante è non avere un riferimento vero e solido che li sappia arginare. Forza Nuova è solo un esempio, con il suo processo di “ripulitura” in corso da anni: durante il convegno non si è visto un saluto romano e nessun diretto revisionismo e “nostalgicismo”. Ma quanto di quello sentito in questa conferenza lo si può sentire, anche in parte, in contesti ben più mainstream? «Quelli qua fuori (riferendosi alla contro-manifestazione, ndr) dicono che le nostre idee sono da temere – conclude Fiore – ma non sanno che sono questi combattenti (riferendosi ai militanti, ndr) che sono da temere». Una frase che funziona meglio capovolta, senza dubbio.
Esco, il contro-corteo si è sciolto da un po’ e la polizia sta smantellando la “zona rossa”, riportando Genova alla sua normalità. I dubbi e il disagio, dopo qualche ora si placheranno: anche raccontare e documentare il nero può avere un significato, perché l’indifferenza è il primo passo della resa, e il terreno dei diritti, della giustizia e dell’equità sociale deve continuare ad essere presidiato, per riconoscere e disinnescare mistificazioni pericolose. Ed è per questo che l’antifascismo rimane un valore imprescindibile, oggi come ieri.
Nicola Giordanella
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Convegno nazionalisti, confermata sede Forza Nuova in via Orlando come location. Contromanifestazione in piazza Ragazzi del 99
Arrivata pochi minuti fa la conferma del luogo dove si terrà la conferenza internazionale dei nazionalisti europei: è la sede di Forza Nuova di via Orlando, a Sturla, inaugurata l’anno scorso. La conferma ufficiale arriva direttamente dalla pagina Facebook di Forza Nuova Genova, attraverso un post che attacca duramente soprattutto il centro-destra ligure.La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova
L’evento dovrebbe incominciare alle 15,30, un’ora e mezza in anticipo rispetto a quanto annunciato inizialmente. «È indecente il comportamento di un centro destra – scrivono su Facebook – in particolare quello regionale, liberale solo a parole, che ha paura di se stesso. Quando ci leccano il culo per avere i nostri voti alle elezioni non siamo “nazifascisti” e pericolosi per la democrazia. Quando invece vogliamo solo fare un convegno, lo diventiamo. Ce ne ricorderemo».
La contro-manifestazione, in fase di organizzazione da parte di Anpi, sindacati e movimenti, dovrebbe concentrarsi in piazza Ragazzi del 99, per poi scendere in zona Caprera; esattamente come un anno e mezzo fa, quando diverse centinaia di persone scesero in strada per manifestare proprio contro l’apertura delle sede genovese di Forza Nuova; e come in quell’occasione, lo schieramento delle forze dell’ordine sarà massiccio.
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Convegno nazionalisti, Fiom lancia contromanifestazione: «Antifascisti in piazza sabato 11 febbraio»
Dopo le grida di sdegno arrivate da esponenti politici e della società civile, era nell’aria l’organizzazione di una contromanifestazione sabato 11 febbraio a Genova per contestare il congresso degli ultranazionalisti europei. E la prima a muovere il passo ufficiale è la segreteria genovese della Fiom che, in una nota, invita «lavoratori, lavoratrici, delegati e tutti gli antifascisti a scendere in piazza per impedire che l’11 febbraio si svolga la manifestazione fascista a Genova».La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova
Non un generico appello ma una “chiamata alle armi” che verrà affissa in tutte le fabbriche genovesi «perché bisogna scendere in piazza e fare di tutto perché non possiamo accettare che i fascisti abbiano voce nella nostra città», precisa il segretario Bruno Manganaro, come riportato dall’agenzia Dire. «Una generazione di operai, impiegati, dirigenti sindacali, di uomini e donne ha dato la propria vita per impedire un futuro al fascismo – scrivono i metalmeccanici della Cgil – questa è la storia del movimento sindacale, è la nostra storia e non intendiamo permettere che razzisti e xenofobi, che negano il ruolo e l’organizzazione autonoma della classe operaia, possano esprimersi». Una mossa che va letta anche come “strategica” dal momento che potrebbe cambiare le carte in tavola dal punto di vista dell’ordine pubblico e spingere la Prefettura a bloccare sì la contromanifestazione ma anche il congresso ed evitare qualsiasi rischio di scontri. -

Amiu, le reazioni dei lavoratori durante il presidio sotto Palazzo Tursi. «Il peccato originale è la privatizzazione»
Mentre a Palazzo a Tursi il consiglio comunale si preparava ad affrontare la discussione sulla delibera, poi ritirata, i lavoratori Amiu manifestavano in via Garibaldi. Alla notizia del voto sulla sospensiva, le reazioni “in piazza” sono state molteplici: dalla contentezza per aver fermato la delibera, alla consapevolezza che la questione non è ancora chiusa; dalla soddisfazione di aver impedito l’approvazione di una delibera considerata ingiusta, alla rassegnazione nei confronti di un percorso che comunque porterà alla privatizzazione di Amiu.Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”
Dopo la decisione del Consiglio comunale sul rinvio della votazione, i rappresentanti dei lavoratori sono stati ricevuti dalla conferenza capi-gruppo, per spiegare ancora una volta quali sono le posizioni di chi questo accorpamento lo vivrà sulla pelle. Ai consiglieri hanno spiegato che «l’unica base di discussione possibile è partire dall’accordo di luglio – riporta un lavoratore a margine dell’incontro – che rimane l’unico documento ad oggi approvato dalla maggioranza dei lavoratori». Il verbale di qualche giorno fa, quindi, non rappresenta più nulla: «è stato bocciato – ci spiega Roberto Gulli, Uil – e perciò abbiamo deciso di levare la firma, facendo pressione affinché nel testo della delibera non sia più presente».
Ma in piazza diversi sono gli umori dei lavoratori. Di certo non si parla di vittoria, e questo rinvio sarà seguito da ulteriori iniziative: «perché non ci hanno garantito che applicheranno all’interno della delibera l’accordo di luglio – sottolinea Umberto Zane, Fit Cisl – l’unico che tutelava sia i dipendenti che i cittadini, e che arginava una privatizzazione selvaggia».
Monteforte Michele, funzionario Cgil ricorda come «la volontà dei lavoratori debba essere rispettata» e come questo accorpamento, «voluto sia da destra che da sinistra» nei fatti nasce da un “peccato originale” che è «proprio la privatizzazione, per la quale noi restiamo contrari». Monteforte ricorda lo sciopero Amt del 2013, durato cinque giorni, organizzato proprio per evitare una «svendita» del servizio pubblico. Una vertenza, quella su Amiu, che però ha spaccato anche i sindacati: «Oggi è stato dimostrato che la spaccatura dei giorni scorsi è stata una scelta sbagliata», sottolinea Banella Roberto, della Cgil, ricordando le trattative per l’accordo di luglio.
Alcuni lavoratori sono comunque in parte soddisfatti di questo rinvio, perché consente di continuare la discussione e il “braccio di ferro”; quello che si teme è che sia solo una «tattica politica della giunta per ricompattarsi e trovare i voti necessari in Consiglio comunale», riflette ad alta voce un lavoratore amareggiato. Il “peccato originale” rimane per molti la scelta della privatizzazione «che svende un servizio pubblico e rimettendo al mercato le scelte aziendali che ricadranno su lavoratori e città».
Con queste incertezze, dopo ore di presidio, i lavoratori abbandonano via Garibaldi, per dedicare le ultime ore di turno per discutere in assemblea, preparando il terreno per i prossimi giorni. Un terreno che assomiglia sempre di più ad un campo minato.
Gianluca Pedemonte
Nicola Giordanella -

Circumnavigando, Natale e Capodanno a Genova si festeggiano con circo e teatro
La sedicesima edizione di Circumnavigando torna a Genova dal 26 dicembre all’8 gennaio. Il festival itinerante di 17 giorni, con 38 spettacoli e 16 compagnie circensi da tutto il mondo, animerà il capoluogo ligure per tutto il periodo natalizio.La manifestazione dinamica e esplosiva, che darà un primo assaggio agli spettatori con le anteprime del 7 e del 17-18 dicembre, porterà il meglio del circo contemporaneo internazionale a Genova. A ospitare le rappresentazioni saranno i teatri, dalla Tosse al Modena, dall’Altrove al Govi e al teatro sociale di Camogli, di recente rinnovato. Anche i palazzi storici come Palazzo Ducale e Tursi, le strade e le piazze si trasformeranno in palcoscenico delle arti circensi così come il tanto atteso tendone che verrà allestito al Porto Antico. Qui verrà ospitata la grande festa di Capodanno per celebrare in un’atmosfera circense la magica notte di San Silvestro.
Quella di quest’anno sarà una rassegna ricchissima, che include alcuni tra i migliori nomi del panorama circense contemporaneo: La Migration, Sugar, Collectif PORTE27/Marion Collé, Collettivo MagdaClan, Artekor Duet, Sôlta, Luca Tresoldi. Tanto divertimento garantito e spettacoli di qualità, con un’anteprima e una prima nazionale. «Questa edizione sarà unica nel suo genere – dice Boris Vecchio, direttore dell’Associazione Sarabanda che cura il festival – il circo contemporaneo è sempre più richiesto dal pubblico, così coinvolgeremo l’intera città».
A tenere con il naso all’insù per più di due settimane genovesi e non di ogni età, saranno numeri di circo contemporaneo, giocoleria, acrobatica, equilibrismo, teatro, danza, ginnastica e circo tradizionale. «Il circo ha un linguaggio universale che unisce arte e nuove forme di drammaturgia – conclude Vecchio – è un modo di comunicare innovativo sempre più apprezzato».
«Ci tengo a sottolineare l’ennesima collaborazione tra il Comune di Genova e l’Associazione Sarabanda per la realizzazione di questo festival che ogni anno sa recepire e rinnovare», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla. «Interessante in questa edizione è anche la collaborazione tra tanti soggetti, le diverse location che ospitano le rappresentazioni e Genova che si conferma essere una città vivace con tante iniziative, aperta a nuovi stimoli che arrivano dal governo».
Gli spettacoli
In anteprima due spettacoli d’eccezione: il 7 dicembre al Teatro Modena, la compagnia De Fracto con “Flaque” e il 17 e 18 dicembre al Teatro della Tosse con “Autour du domande” della compagnia Collectif PORTE27/Marion Collé.Il primo appuntemento che darà il via ufficiale alla sedicesima edizione sarà sabato 26 dicembre, nello storico Palazzo Tursi con l’artista Mr Mustache e sotto al Tendone da Circo al Porto Antico/Area Mandraccio con il Collettivo MagdaClan e il nuovissimo cabaret dal titolo “E’ un attimo”, un mix di musica dal vivo, acrobati aerei e non solo, manipolatori di oggetti danzanti e in equilibrio.
Il Tendone da circo al Porto Antico, quest’anno ospiterà anche “Cromosoma – vite in divenire” di Artekor Duet (28 dicembre), una fusione tra danza contemporanea, teatro fisico, mimo corporeo e abilità circensi e “Canards”, anteprima nazionale della Compagnia Sugar il 29 e 30 dicembre. Quest’ultimo è un lavoro di ricerca sul corpo che si ispira all’universo motorio e comunicativo degli animali e alle loro danze coreografiche e naturali, per diventare un documentario senza narratore, un mondo senza tempo dove i confini tra uomo, natura e divino sono difficili da definire.
Il 28 e 29 dicembre, Palazzo Ducale ospiterà la prima nazionale di “Landscape” della compagnia francese La Migration, uno spettacolo che combina circo, performance fisica e lavoro plastico in stretta relazione con l’environment circostante, in questo caso il magnificente Salone del Maggior Consiglio, uno dei palazzi più importanti della città fulcro delle principali attività culturali del capoluogo ligure.
Prosegue poi una fitta programmazione ricca di artisti e spettacoli tra cui Luca Tresoldi, la Comapgnia LPM, Berto, solo per citarne alcuni, che conduce dritti sino alla notte di capodanno, appuntamento amatissimo per la città, occasione unica di festeggiare l’inizio dell’anno sotto al magico Tendone da Circo con una serata ricca di spettacoli e divertimento per tutte le età insieme con il Collettivo MagdaClan, la Compagnia LPM, Luca Tresoldi e la band dal vivo Wateproof: 14 artisti e 5 musicisti per una serata imperdibile, aspettando insieme il brindisi di mezzanotte con spumante e panettone.
Come ogni anno, il festival offrirà uno spazio speciale alle giovani compagnie di circo contemporaneo. La XVI edizione presenterà due realtà italiane: David & Thomas con “Ovvio”, uno spettacolo all’insegna della sfida dei propri limiti, e Veronica Capozzoli, del Kolektiv Lapso Cirk, che porterà in scena “11-Il tempo è una linea verticale”, una fusione di linguaggi del circo, della danza contemporanea, del teatro fisico e della prosa.
Incontri e approfondimenti
Il festival propone al pubblico un corso gratuito di Storytelling dal titolo #ComunicaCirco il 27-28-29 dicembre dalle 10.00. Nei tre giorni verrà offerta una formazione sull’utilizzo dei social con tanto di prove pratiche proprio tra gli spettacoli del festival in corso. A Palazzo Ducale, Sala del Camino. Il 28 dicembre dalle 10.00 alle 15.00, si terrà invece un incontro aperto al pubblico sul tema “Il lavoro dell’ attore nel circo contemporaneo”, un appuntamento tra artisti, autori e registi per analizzare e mettere a confronto le tematiche del vocabolario circense, il ruolo della scrittura nella creazione, le differenze tra vocabolario circense e teatrale, l’approccio al linguaggio e la tecnica.
Elisabetta Cantalini -

Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione
Partirà il prossimo 19 novembre l’undicesima edizione del Festival dell’eccellenza al femminile. Quest’anno la manifestazione intitola la rassegna “Dio ama le donne? I Dialoghi” e fa riflettere sul ruolo della donna nelle religioni del Mediterraneo e non solo.Oltre 50 eventi che si terranno a Genova, Imperia, Savona e La Spezia dal 19 al 26 novembre, più di 100 ospiti nazionali e internazionali che daranno via al dibattito con l’obiettivo di suscitare nel pubblico la consapevolezza dell’importanza del ruolo della donna nella società, a partire da una riflessione sulla sua posizione nelle religioni dalla storia alla contemporaneità. Il volto di Sharbat Gula è il simbolo di questa edizione del Festival. «Uno spazio nero separa lo sguardo spaurito e magnetico della bambina afghana ritratta nel campo profughi nel 1984 da McCurry da quello sofferente e piegato dell’ormai donna del 2015 – dice Consuelo Barilari – Uno spazio che è una domanda che va formulata, un nero che cercheremo di schiarire con i nostri dialoghi». Le Sante, le Donne delle Cattedrali, Matilde di Canossa, Ipazia, le Streghe dell’Inquisizione, le Donne del Profeta saranno tra le protagoniste dei dialoghi con personaggi come Giuliana Sgrena, Pamela Villoresi, Claudia Koll, Ilaria Caprioglio e Barbara Alberti per citarne alcuni. Giuliana Sgrena alla presentazione del Festival ha affermato «sono onorata che si sia tratto spunto dal mio ultimo libro per il tema del Festival».
Durante il Festival sarà inoltre conferito il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia, il cui bando riprende il titolo del Festival “Dio Ama le donne?”; il Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile che verrà conferitp a Emma Bonino il 22 novembre alle 16 nel Salone di Rappresentanza della Città Metropolitana e il premio Lady Truck a Pina Amarelli per aver dato vita al primo vero Museo d’Impresa. «Nonostante la particolarità del tema – dice Silvana Zanovello, Presidente della Giuria del Premio – la gente ha risposto numerosissima allo stimolo, il che significa che c’è un grande bisogno di farsi domande e indagare questo aspetto, evidentemente non secondario, dell’esistenza singola e della vita collettiva».
Il Festival in DIALOGHI
“La voce della donna è la sua nudità” è una battuta di un’insegnante nel film “La bicicletta verde” di Haifaa al-Mansour che Giuliana Sgrena cita nel suo ultimo libro “Dio odia le donne”. La frase spiega come in Arabia Saudita alle ragazze sia proibito anche ridere.Da questa citazione è nata l’idea di dedicare il Festival “alle voci di donne che dialogano” e da questo presupposto tutte le attività della manifestazione sono poste in forma di dialoghi – tavole rotonde, spettacoli, incontri, workshop, laboratori con le scuole. «Attraverso la voce e i dialoghi – dice Consuelo Barilari – vogliamo raccontare le voci di tutte le donne del mondo».
E’ dialogando che in questa edizione si tratteranno moltissimi temi che avranno al centro sempre la figura femminile. Non mancheranno Dialoghi sui misteri che circondano la figura della donna a partire dall’antichità, in special modo delle Sante come prova del rapporto con Dio. Il Festival in questa edizione approfondisce questo tema, anche attraverso il Teatro con spettacoli in scena in luoghi sacri e cristiani della città di Genova. Ci saranno dialoghi sulle passioni che in nome di Dio hanno guidato in imprese e battaglie le “guerriere” e le Regine della Fede; dialoghi sui tabù e i conseguenti divieti che nelle religioni del Mediterraneo hanno condizionato l’esistenza delle donne; dialoghi sulla violenza che le donne subiscono dall’antichità ai giorni nostri, dallo stupro etnico al femminicidio al cyber bullismo. Dialoghi sulla libertà, riflettendo sull’oppressione delle donne che tuttora si trovano in condizione di asservimento se non addirittura di schiavitù, vittime di tratta o di guerra.
Il Festival va tra la gente
«Quest’anno ci siamo rinnovati e abbiamo cambiato formula – dice Barilari – abbiamo coinvolto nel progetto moltissime associazioni territoriali e abbiamo avviato la collaborazione in loco». La kermesse multidisciplinare al femminile quest’anno presenta una formula “diffusa” pensata per andare incontro alla gente, ragion per cui i dialoghi saranno portati nel territorio regionale nelle sedi e nei luoghi in cui operano associazioni, persone Università, scuole, teatri, luoghi sacri e di culto, centri civici, musei, interessate agli argomenti trattati. Una formula che andrà a tessere una rete e che rinsaldi il territorio e i suoi abitanti. «La scelta delle location – conclude Barilari – è fortemente legata ai territori e alle associazioni che vi operano con cui il Festival ha strettamente collaborato per costruire il programma».
Parte del Festival si svolgerà anche nelle scuole con il Progetto “Disconnect la scuola e la rete contro la violenza di genere”, che da un anno va negli istituti per prevenire i fenomeni di violenza. Sarà il progetto Disconnect che aprirà il Festival il 17 novembre alle ore 16 al Teatro Modena Sala Mercato con il dibattito “Essere Social Ma… Piu’ Sicuri In Rete”.
Elisabetta Cantalini
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Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure
Cinque ore in navigazione in mare aperto a ammirare delfini e balena. E’ l’escursione, organizzata da Consorzio Liguria Viamare che prende il nome di Whale Whatching, pianificata per dare la possibilità al pubblico di avvistare moltissime specie di cetacei. L’appuntamento, per chi parte da Genova, è all’una al porto antico, ogni martedì o ogni sabato da aprile a ottobre. E’ dalla banchina dell’expo che il battello lascia gli ormeggi per dirigersi verso il Santuario cetacei- Pelagos. «Questa zona che va da San Tropez, passa per il mar Ligure, quello della Toscana e scende fino alle coste nord della Sardegna – racconta la biologa di bordo, Alessandra Somà – è l’area marina protetta più grande al mondo, l’unica che comprende le acque di diversi stati».875 chilometri quadrati che vantano la più alta concentrazione di cetacei dell’intero Mediterraneo. Capodogli, balenottere comuni, delfini, grampi, globicefali sono le specie che costituiscono l’ecosistema pelagico «Quest’area ha un fondale non omogeneo – aggiunge la biologa – in alcuni punti arriva a 1500 metri di profondità. E’ proprio in questi profondissimi canyon che vivono le balene». Insomma un ecosistema prezioso da salvaguardare e proteggere dalle molteplici attività umane che si svolgono sul mare. La rigogliosa popolarità dei cetacei durante l’escursione, alla quale noi di Era Superba abbiamo partecipato, si è manifestata appena fuori dalla diga foranea con un branco di 20 esemplari di tursiopi, grandissimi delfini dal colore scuro. «Sono esemplari costieri – spiega Somà – una specie di delfino che ama stare vicino alla riva». Per non stressare troppo gli animali la guida ha spiegato che non si possono osservare più di mezz’ora. «Sono animali curiosi – conclude – ma spesso l’imbarcazione con a bordo le persone li spaventa». Quello dei tursiopi non è stato il nostro unico avvistamento, durante la lunga navigazione abbiamo visto tonni, pesci spada e abbiamo “conosciuto” un branco di delfini stenelle che si sono divertite a giocare con le onde prodotte dalla nostra barca. Nelle escursioni di whale whatching la fortuna ha un ruolo fondamentale, ma a fare la differenza è la professionalità dello staff «durante le nostre gite almeno quattro persone dell’equipaggio – dice Somà –si posiziona a prua con binocoli per scorgere qualche animale da avvicinare e osservare».
Nel 2016, per un totale di 52 uscite in mare, sono stati avvistati 13 capodogli, 34 zifii, 2 delfini comuni, 103 branchi di stenelle striate, 12 branchi di tursiopi, 4 mobule, 26 tartarughe caretta caretta, diversi pesci luna, tonni e pesci spada. «Quest’anno non abbiamo mai visto balene – conclude la biologa – i ricercatori con i quali collaboriamo stanno cercando di capire il perché. Per evitare che la mano dell’uomo contribuisca ad allontanare dal Mediterraneo o far scomparire questi animali, io a bordo faccio sempre formazione su come bisogna comportarsi e come rispettare il mare e i suoi abitanti».
Whale Whatch in Liguria
Un’escursione in mare della durata di cinque ore che ha come obiettivo la ricerca e l’osservazione di 8 specie di cetacei che popolano il Santuario Pelgaos. Un’attività organizzata dal 1996, quando ancora il santuario dei Cetacei non era stato ufficialmente formalizzato. Un’iniziativa molto apprezzata da turisti e dagli stessi genovesi. Solo nel 2016 sono state organizzate 54 escursioni, con circa 200 passeggeri a bordo, per un totale di oltre 11 mila visitatori. «E’ un’attività molto apprezzata – dice Carlo Baracchini, responsabile dell’organizzazione del Consorzio Liguria Viamare – arrivano da tutta Europa per partecipare al whale whatching. Ci sono anche tanti genovesi che si ripresentano tutti gli anni e ogni volta son soddisfatti». La gita ha cinque diversi punti di partenza, Genova, Varazze, Savona, Loano e Andora «La destinazione è sempre il Santuario dei cetacei – racconta Baracchini – partendo da Genova si naviga lungo il canyon del Polcevera o quello del Bisagno che registrano un fondale profondo nel quale vivono molte specie di animali». Le rotte saranno diverse se si parte dal ponente ligure. «Quando si parte da Savona solitamente si va verso Capo Noli – aggiunge Carlo – è una zona di passaggio per le balene e altre cetacei. Addirittura l’Università di Genova ha installato due mede che registrano il numero degli esemplari che passano di lì». Comune per ogni imbarcazione è un equipaggio molto preparato che accompagna i visitatori durante tutta l’escursione. A bordo è sempre presente un biologo che commenta gli avvistamenti, fornisce informazioni e curiosità, e raccogliere importanti dati scientifici per la ricerca e altri componenti della crew che muniti di binocolo e cannocchiale controllano se all’orizzonte si vede qualche animale da “salutare”.Santuario cetacei- Pelagos
Un’area marina, o meglio dire un triangolo di mare che va da Tolone in Francia, arriva fino a Capo Falcone in Sardegna occidentale passa per il mar Ligure a arriva a Fosso Chiarone in Toscana. Un totale di 875 chilometri quadrati di mare protetto. Una zona così importante sia dal punto di vista naturalistico sia per la ricerca, tanto che nel 1999, i ministri, italiano, francese e monegasco, hanno firmato la nascita ufficiale del Santuario internazionale dei cetacei del Mar Ligure. La volontà di proteggere questa parte di mare e la fauna ha radici più lontane. Nel 1990 era già stata costituita l’area protetta nella quale vigeva un regime di salvaguardia dei cetacei presenti nel bacino corso-ligure-provenzale con il nome di Progetto Pelagos.
L’obiettivo era, ed è tutt’oggi, sempre quello di tutelare le specie protette che abitano quest’area, qui infatti è possibile navigare, ma senza disturbare, gli animali. Secondo un censimento del 1992 nella superficie di quello che oggi è il Santuario Pelagos, si contavano 32.800 esemplari di stenelle (piccolo delfino) e 830 balenottere comuni che migravano nella zona durante il periodo estivo. «Oggi – dice la biologa Alessandra Somà – non è possibile fare una stima degli animali presenti nel Santuario»Con l’istituzione del Santuario è stato imposto il divieto di catture e di turbative intenzionali per motivi di ricerca, divieto dell’uso di reti pelagiche derivanti, si è portata avanti la lotta contro l’inquinamento, le competizioni off-shore sono state circoscritte solo in alcune aree. Nello stesso tempo è stata regolamentata l’attività di whale-watching e sono stati incoraggiati i programmi di ricerca e di campagne di sensibilizzazione del grande pubblico. Tutto questo per garantire ai mammiferi marini uno stato di conservazione favorevole.
Elisabetta Cantalini
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Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova
500 mila presenze nel 2016 e un bilancio chiuso in pareggio dal 2009 a oggi. E’ con questi dati positivi che Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura apre la nuova stagione 2016/2017.
Per il 2017 è in programma un lunghissimo cartellone fitto di eventi; arte e cultura si esprimeranno sotto ogni forma. Mostre, esposizioni fotografiche e convegni animeranno le sale di Palazzo Ducale tutto il 2017. «La Fondazione Palazzo Ducale – dice il Sindaco, Marco Doria – si conferma un’eccellenza che ci contraddistingue e che ha contribuito a trasformare Genova in una città sempre più internazionale e cosmopolita».Quest’anno oltre 300 mila visitatori paganti hanno aderito alle manifestazioni artistiche e culturali di Palazzo Ducale, e tra questi si contano moltissimi stranieri. “Ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno reso possibili tutto questo», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova Carla Sibilla. I ringraziamenti arrivano anche dalla Regione, Ilaria Cavo, assessore regionale alla cultura sottolinea l’importanza che ha e ha avuto Palazzo Ducale nella diffusione della cultura sul territorio. «Sono moltissimi gli eventi in programma per la prossima stagione – dice Cavo – molto importanti sono gli incontri dedicati ai bambini, pensati per avvicinare i più piccoli alla cultura, elemento che gioca un ruolo fondamentale nella formazione».
Il programma
Un alternarsi di esposizioni, per un totale di 500 eventi. La stagione è già partita il 14 settembre con l’inaugurazione dell’esposizione fotografica Helmut Newton, 200 scatti in bianco e nero che inquadrano un’unica protagonista: la figura della donna. Attesa la mostra di Andy Warhol dal 21 ottobre al 26 febbraio, quella di Elliot Erwitt dal 10 febbraio al 21 maggio e quella di Modigliani dal 15 marzo al 16 luglio. In programma anche dibattiti sulla religione e la cultura con “Jihad, Islam, Europa” che si terranno il 13, 17, 26 ottobre e il 2 novembre. Si parlerà di “Religione e sessualità” dal 16 gennaio al 20 febbraio, e ancora “Che cosa significa Occidente?”. Tutte le parole, e con esse le cose e i concetti che indicano, cambiano significato a seconda delle epoche storiche in cui le si considerino, se ne discuterà dal 23 settembre al 2 ottobre.
Ci saranno poi i grandi incontri con Francesco De Gregori il 29 settembre, Steve McCurry il 21 ottobre e Sebastiano Salgado che riceverà il premio Internazionale Primo Levi il prossimo 27 novembre. Non mancherà l’appuntamento con “Genova Film Festival”, quest’anno in edizione autunnale e quello con “La Storia in Piazza”, giunta all’ottava edizione che affronterà il tema degli “Imperi”, dai più antichi a quelli contemporanei. Altri incontri per parlare di architettura, filosofia, sociologia, psicologia e geopolitica con il “Chi comanda il mondo?” dal 3 al 5 marzo 2017.
Questi sono solo alcuni degli appuntamenti in programma per il 2016/2017; oltre a mezzo migliaio di eventi che renderanno la stagione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura un festival della durata di un anno.
I risultati raggiunti da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
«Del viaggio che abbiamo compiuto in questi anni – dice il presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Luca Borzani – possiamo dire con orgoglio che rimarrà una traccia positiva». I risultati ci sono e contano anche grandi numeri, 2 milioni 600 mila sono i visitatori degli ultimi cinque anni, di cui un milione 351 mila paganti e il bilancio in pareggio dal 2009 al 2016. Con risultati eccelsi il consiglio d’amministrazione in carica è pronto a concludere l’ultima stagione, a metà del 2017 verranno rinnovati gli incarichi nella fondazione, proprio in concomitanza con il cambio del ciclo amministrativo. Giusto in tempo?
E.C.
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Congresso eucaristico, che cosa resta a Genova della quattro giorni con i vescovi italiani
Per un credente con più dubbi che certezze partecipare alla messa del Congresso eucaristico che si è tenuto in questi giorni nella nostra città è stato un atto non solo di fede ma, soprattutto, di curiosità.Parcheggiate le moto, prescelte per muoversi nel prevedibile traffico, a debita distanza da Piazzale Kennedy io e alcuni miei amici abbiamo proseguito a piedi. Camminare al centro delle corsie di via Brigate Partigiane era una strana sensazione, che rievocava le grandi manifestazioni a cui partecipai in passato. Le camionette delle forze dell’ordine e la presenza costante di uniformi contribuivano a rendere l’atmosfera ancora più surreale, soprattutto per lo stridente accostamento alle musiche religiose lanciate dagli altoparlanti.
All’ingresso del piazzale ancora polizia, ma passiamo senza che ci vengano controllati gli zaini; a stemperare ulteriormente la tensione, numerosi volontari in pettorine gialle e membri della protezione civile distribuiscono, con un sorriso, bottigliette d’acqua.
Quando arriviamo, nello spiazzo ci sono già molte persone che attendono pazienti oltre le transenne che conducono a quella navata a cielo aperto che è stata resa la piazza, con centinaia di file di sedie ben disposte e l’altare su un grande palco, in fondo. Sono presenti rappresentanti di tutta la realtà genovese, cittadini di tutte le etnie, esponenti dei militari e delle forze dell’ordine sotto il palco, rappresentanti degli alpini e dei cavalieri di Malta, scout, associazioni cattoliche e tanti altri. La presenza di carabinieri e polizia è massiccia, inquietante e rassicurante al tempo stesso. Coi tempi che corrono, non sono in pochi a ritenere che un simile evento possa essere a rischio. Maddalena, del reparto scout Genova XV, mi risponde senza esitazioni quando le chiedo se ha paura: «Si, assolutamente. Vedere i cecchini, le persone che ti controllano lo zaino [evidentemente controlli a campione dato che io e i miei amici ne siamo passati indenni, ndr]…». Altrettanto senza ombra di dubbio mi risponde alla domanda logicamente conseguente: allora perché sei venuta? «Perché non vedo il motivo per cui una paura latente debba fermare una cosa del genere».
Stimolato dall’interessante risposta di questa giovane ragazza, decido di raccogliere ancora più pareri. Serena, altra ragazza genovese, ad esempio, non ha alcun timore: «No, non ho paura. Sono qui perché sono molto credente, ho partecipato anche alla Giornata mondiale della gioventù ma questa è un’esperienza molto diversa. Mi piacciono questi eventi in cui incontro molta gente che sente molto quello a cui partecipa; c’è molto raccoglimento». Nel mio girare mi imbatto in un gruppo di donne raccolte in preghiera con alcuni rosari in mano; noto che una si interrompe e mi guarda e colgo l’occasione, scusandomi per il disturbo, per sentire anche loro. È un gruppo di badanti ucraine che lavorano a Genova. «Abbiamo una chiesa qui, siamo cattoliche ma con rito bizantino. Quando eravamo sotto l’Unione Sovietica la nostra chiesa era perseguitata», mi spiega Marilia motivando la gioia di partecipare a un incontro simile. «Ora abbiamo la guerra e dobbiamo pregare per i nostri famigliari». Neanche loro hanno paura, come mi rispondono in coro: «Siamo con Dio». Forse questa è la vera bellezza di simili eventi, incontrare tante persone e le loro storie che si intrecciano per qualcosa in cui credono. «È bello perché è incontrarsi, conoscersi, è un’occasione di comunione» mi conferma Andrea, che sta facendo il volontario.Prima che inizi la funzione faccio appena in tempo a sentire ancora un gruppetto di donne, dai tratti orientali: «Siamo filippine, viviamo qui a Genova. Sono orgogliosa di essere qui, è la prima volta che partecipo a questo evento…». Chiedo anche ad Avelina, la portavoce di questo gruppetto, se ha paura: «Non ho paura, siamo con Dio. Poi se è il tuo destino, anche a casa…», lascia in sospeso la frase con un sorriso a metà tra il divertito e il sornione.
Inizia la celebrazione, prendiamo posto. Le voci di 700 cantori della diocesi e la musica dell’orchestra incorniciano magistralmente la Messa, amplificati da un impianto audio da far impallidire un concerto. «Si sente la passione dell’ecclesia genovese per l’antico» mi sussurra un amico, sorridendo al primo canto gregoriano. Quattro maxischermi consentono anche a chi è lontano dal palco di osservare ogni ritualità della funzione. La protezione civile continua a distribuire acqua tra le file di sedie, ma il tempo è clemente, il sole mitigato dalla brezza marina; con grande sollievo, molto probabilmente, soprattutto dei due carabinieri che per tutta la messa montano ligia e immobile guardia all’altare in uniforme da cerimonia.
L’omelia di Bagnasco è “raffinata”, elaborata nella forma, non proprio accessibile a tutti e non così facilmente traducibile nella concretezza dei problemi quotidiani. Ma, il cardinale non manca di riservare un pensiero e una preghiera a disoccupati, migranti, giovani, famiglie, consacrati, laici, politici e, naturalmente, ai terremotati del centro Italia. Toccante è soprattutto il momento di silenzio immediatamente seguente alla predica; l’intero piazzale è muto, tanto che si sente il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli della Foce, a centinaia di metri dal mio posto.La messa prosegue, con l’unico intoppo di una troppo anticipata conclusione (tempi televisivi?) che fa sì che molti fedeli siano ancora in coda per ricevere la comunione quando è già in atto la benedizione finale. Lasciamo in ordine e senza ressa il piazzale. Riesco a sentire ancora un gruppo di giovani dell’azione cattolica della chiesa del Sacro Cuore di Genova. «È una bella esperienza per la città, vedere così tanta gente a questi eventi» mi dice Emanuele, un adolescente. Alla fatidica domanda sorride un po’ incerto: «Un po’ di ansia c’è, ma a un certo punto ti fidi– aggiunge divertito- anche di una protezione dall’alto».



























