Tag: quartieri di Genova

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  • Attività commerciali, pubblicati i due bandi da 700 mila euro per Centro Storico e Pra’

    Attività commerciali, pubblicati i due bandi da 700 mila euro per Centro Storico e Pra’

    Comune di GenovaCome anticipato nelle settimane scorse, Comune di Genova apre due bandi pubblici del valore complessivo di settecentomila euro per l’erogazione di agevolazioni finanziarie in favore di attività commerciali già esistenti nel Centro Storico (area Giustiniani/San Bernardo) e nel Ponente cittadino (zona di Prà). Sul sito del Comune di Genova, nella apposita sezione, sono consultabili tutti i dettagli e i requisiti per parteciparvi.

    L’obiettivo di questa iniziativa dell’amministrazione comunale è quello di proseguire nelle azioni di riqualificazione delle zone individuate favorendo il rafforzamento delle percorrenze commerciali, al fine di promuovere un ruolo di presidio, di animazione territoriale e di inclusione sociale. Ciascun Bando prevede uno stanziamento di 350 mila euro.

    La perimetrazione relativa al Bando area Giustiniani/San Bernardo è la seguente: Via Turati – Via Mattoni Rossi – Via di San Bernardo – Via di San Donato – Piazza delle Erbe – Via di Canneto il Lungo – Via Caprettari. Ecco i dettagli dal sito web del Comune di Genova

    La perimetrazione relativa al Bando Prà è la seguente: Via Prà e retroarea (dal Rio San Michele – Via Ratto, al Rio San Giuliano – Crosa di San Giovanni di Prà) – compresa la Fascia di Rispetto. Ecco i dettagli dal sito web del Comune di Genova

    Approfondimento: I bandi e i “Patti d’area”

    Sono agevolabili le iniziative per la realizzazione delle quali siano ritenute ammissibili spese non inferiori a 3mila euro, mentre l’agevolazione complessiva riconosciuta non potrà essere superiore a 20mila euro. Sono ammesse alle agevolazioni finanziarie le spese relative all’acquisto di beni, materiali e immateriali, direttamente collegati al ciclo produttivo aziendale come opere murarie o lavori assimilati, studi di fattibilità economico-finanziari, progettazione esecutiva, realizzazione di sistemi e certificazioni di qualità, acquisto di software per le esigenze gestionali e produttive dell’impresa e relative licenze d’uso, acquisto ed installazione di impianti, macchinari e attrezzature, compresi gli arredi, interventi migliorativi dell’estetica esterna, sistemi di videocontrollo e insegne.

    Tra i criteri di valutazione, la coerenza del progetto con la vocazione delle aree, il rispetto del territorio (tipicità del prodotto, acquisti verdi eco-compatibili, DOP), l’innovatività del progetto (tecnologica, del prodotto, del servizio).

    I Bandi escludono alcune tipologie di attività quali ad esempio sexy shop, distributori automatici di cibi e bevande, internet point, lavanderie a gettone, money transfert e money change, compro oro, sale scommesse, vendita di sigarette elettroniche, discoteche, sale da ballo, night club, attività artigianali e/o commerciali che offrono una gamma indistinta e generalizzata di prodotti vari senza alcuna specializzazione.

  • Piani di emergenza esterna, incominciano le consultazioni popolari. Si parte con gli impianti del Municipio II – Centro Ovest

    Piani di emergenza esterna, incominciano le consultazioni popolari. Si parte con gli impianti del Municipio II – Centro Ovest

    silomar-pee-prefettura-portoTerminata la prima fase, con la quale è stata data evidenza pubblica delle tipologie dei vari impianti a rischio d’incidente rilevante, può incominciare il secondo passaggio previsto dalla legge per la revisione dei Piani di Emergenza Esterna, ovvero le consultazioni popolari. In questi incontri le autorità preposte alla sicurezza si confronteranno con la popolazione al fine di acquisire ulteriori elementi per la stesura dei piani. Un altro passo, quindi, verso l’aggiornamento dei PEE, che, come denunciato da Era Superba l’anno scorso, per quanto riguarda la provincia di Genova, sono tutti “scaduti”, obsoleti, in altre parole “fuori legge”. Oramai da più di un anno.

    L’inchiesta: I Piani di Emergenza scaduti

    La comunicazione arriva direttamente dalla Prefettura, ente responsabile della stesura (e dell’aggiornamento) dei piani: il primo incontro è previsto per mercoledì 8 marzo, alle ore 17, presso l’Auditorium del Centro Civico Buranello, a Sampiedarena. Oggetto dell’assemblea pubblica, cinque impianti, collocati nell’area portuale all’interno del municipio di riferimento: Eni S.p.A. Refining & Marketing and Chemicals, Esso Italiana, Silomar s.p.a., Aoc Antipollution Operative Centre s.r.l., Getoil s.r.l. Tutti questi impianti, per lo più di deposito, sono ubicati nell’area portuale tra la Lanterna e Sampierdarena, creando la più grande concentrazione industriale di questo genere del nord Italia. Nel cuore della città.

    Alla assemblea parteciperanno i responsabili di Prefettura, Regione Liguria, Comune di Genova, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Arpal, Asl3, Servizio Emergenza Sanitaria, Capitaneria di Porto, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. Durante l’incontro verranno illustrati i dettagli tecnici degli impianti e delle normative a riguardo, per poi dare spazio agli interventi dei cittadini. Un’occasione per capire meglio la materia e discutere di un tema che riguarda tutti, cioè la sicurezza della città.

    Nelle prossime settimane saranno calendarizzati gli altri incontri relativi ai rimanenti impianti: dopo questa fase è prevista una prima stesura delle dei PEE, bozze che saranno poi esaminate dagli enti locali interessati e dal CTR (Comitato Tecnico Regionale) ed eventualmente modificate. Successivamente è prevista una nuova fase di consultazione della popolazione con relativa eventuale rielaborazione della bozza con enti locali, per arrivare, infine, all’ approvazione finale. I PEE, una volta “perfetti”, saranno resi pubblici. Nella speranza di non dover essere mai utilizzati.

     

     

  • Periferie, sindaco Marco Doria firma accordo con Gentiloni. In arrivo altri 40 milioni per viabilità e edilizia scolastica

    Periferie, sindaco Marco Doria firma accordo con Gentiloni. In arrivo altri 40 milioni per viabilità e edilizia scolastica

    Doria-gentiloni-accordo-periferieIl sindaco Marco Doria ha sottoscritto l’accordo con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che mette nero su bianco il finanziamento dei 18 milioni previsti per il “Bando Periferie”. Il Cipe, inoltre, ha deliberato lo stanziamento di una seconda trance, questa volta di 40 milioni, destinata all’edilizia scolastica e alla viabilità.

    «Valorizziamo strutture storiche e spazi pubblici per ridare identità e qualità ai quartieri», così il sindaco di Genova a margine della cerimonia ufficiale tenutasi a Palazzo Chigi questa mattina, alla presenza di 24 sindaci di città capoluogo e città metropolitane. I 18 milioni già promessi da Renzi con il “Patto per Genova” diventano quindi realtà: l’amministrazione comunale aggiungerà altri 6 milioni per completare gli undici progetti di riqualificazione che coinvolgeranno Sampierdarena, Campasso e Certosa. «Sono realtà che hanno risentito fortemente della de-industrializzazione – ho sottolineato Doria – anche sotto il profilo della identità urbana e dei bisogni sociali. In questi quartieri vivono molti anziani (26 per cento) e il 20 per cento della popolazione è composta di “nuovi genovesi” provenienti da diverse parti del mondo. Abbiamo deciso di concentrare le risorse del bando, per accrescerne gli effetti, in questa parte della città, così come avevano fatto in questo e in altri quartieri attraverso i precedenti Por». Come avevamo anticipato, tra le opere previste anche il recupero del chiostro di San Bartolomeo della Certosa.

    Approfondimento: San Bartolomeo della Certosa, tra crolli e interventi

    La firma arriva dopo la conferma arrivata dal Cipe venerdì scorso dello stanziamento di ulteriori 40 milioni di euro, destinati alla città metropolitana di Genova. In questo caso gli interventi riguarderanno soprattutto la viabilità e l’edilizia scolastica per le scuole secondarie delle periferie genovesi e delle Valli Polcevera, Stura e Scrivia.

    Marco Doria ha espresso poi un giudizio molto positivo sul bando periferie varato dal governo. «Innanzi tutto – ha detto – perché l’ammontare degli investimenti è cospicuo ed è importante in un Paese che ha un drammatico bisogno di investimenti. La scelta è ancora più significativa per il fatto che queste risorse andranno a vantaggio delle cosiddette periferie, un termine col quale in realtà devono essere individuate tutte le aree urbane che soffrono disagio. Infine – ha aggiunto il sindaco – è apprezzabile il metodo applicato in questa occasione: ai comuni è stato chiesto di trovarsi con i progetti pronti o comunque di approntarli in poco tempo. Ma si è lasciato agli enti locali il compito di protagonisti nel decidere liberamente quali interventi realizzare».

  • Pra’, la storia dell’area ex gasometro Ireti, dalla resistenza alla privatizzazione, passando per l’area verde mancata

    Pra’, la storia dell’area ex gasometro Ireti, dalla resistenza alla privatizzazione, passando per l’area verde mancata

    prova-ireti-gasometro-mappaL’area ex-Ireti di Prà ha fatto parlare di sé nelle ultime settimane per un piano di vendita che ha messo sul piede di guerra i lavoratori, preoccupati dalla prospettiva di un trasferimento dell’attività in zona Campi. Ma quella dell’ex gasometro è una storia che affonda le proprie radici nel secolo scorso, con risvolti degni di essere ricordati. Nel quartiere nessuno si è dimenticato che negli anni della seconda guerra mondiale in questi stessi edifici crebbe e si formò una delle anime dell’antifascismo prima e della Resistenza poi del Ponente genovese; tanto che non più di tre mesi fa proprio qui l’ANPI di Pra’ ha ricordato con la deposizione di una targa la nascita della sezione praese del Comitato di Liberazione Nazionale

    Sin dai primi anni del ‘900, l’area è la base operativa di Amga, la municipalizzata di gas e acqua, ed è interamente di proprietà comunale. È a partire dagli anni ’90, con la privatizzazione dell’azienda, che la storia di quei circa 10mila metri quadrati di terreno si fa decisamente meno lineare. Nei decenni successivi, giunte comunali, piani urbanistici, intenzioni di vendita e battaglie sindacali ne scriveranno e riscriveranno più volte il destino. Fino alle polemiche dei giorni nostri.

    Approfondimento: Un supermercato al posto del gasometro

    Una privatizzazione pasticciata

    Siamo a cavallo tra i due secoli, quando il Comune di Genova decide di privatizzare Amga. Prima della vendita, però, l’amministrazione di allora vuole aumentare il valore dell’azienda anche attraverso il conferimento di beni immobili, tra cui anche il terreno di Prà. Lo stesso terreno, tuttavia, viene ceduto pochissimo tempo dopo anche ad Amiu, in un evidente e grossolano errore amministrativo. «Fu un pasticcetto – sintetizza l’attuale assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Berninisu cui qualcuno discute ancora oggi, ma che fortunatamente non ha provocato grosse conseguenze». Legge e consuetudine, infatti, vuole che in casi del genere a valere sia la prima firma. Amga divenne proprietaria a tutti gli effetti della zona, che passò poi di mano nel corso dell’evoluzione dell’azienda, prima in Iride (che univa la genovese Amga e la torinese Aem) e poi in Iren, il colosso della distribuzione di servizi nato dalla fusione di Iride ed Enia (che a sua volta aveva precedentemente unito aziende di Reggio Emilia, Parma e Piacenza). Tra una sigla e l’altra, siamo arrivati nel 2010. Iren, insieme ai beni delle municipalizzate che ha unito sotto il proprio ombrello, ne eredita anche i debiti e le cifre attuali parlano di un buco di circa 3 miliardi di euro. Quasi naturale, dunque, che parti del patrimonio dell’azienda vengano cedute per fare cassa. Nella lista delle cessioni entra ben presto anche il gasometro di Prà, che negli ultimi giorni del 2016 viene ceduto a Coop per una cifra che si aggirerebbe intorno al milione di euro.

    gasometro-pra-ireti-irenOra, si potrebbe discutere a lungo del perché un terreno che offre un servizio al territorio sia passato nel giro di un decennio dal pubblico a mani private, per poi arrivare alla completa cessione. Quello delle privatizzazioni, del resto, è un tema che divide: c’è chi le vede come il male assoluto perché privano le amministrazioni pubbliche del controllo dei propri asset strategici, e c’è chi invece li ritiene un modo per dare fiato alle striminzite casse degli enti locali e per migliorare l’efficienza dei servizi. Il vicesindaco Bernini non è ideologicamente contrario alla cessione di aree pubbliche a privati, ma esprime alcune critiche riguardo la gestione del caso particolare: «La cessione di Ireti – spiega – era già stata decisa e concordata nel corso del precedente ciclo amministrativo. Tuttavia, non ho gradito il modo in cui è arrivata, senza un piano di ammortamento per Aster e Amiu. Appena sono venuto a conoscenza delle intenzioni dell’azienda, e dell’effettiva presenza di un acquirente, ho allertato i miei colleghi competenti in materia (gli assessori Porcile e Crivello) e fatto valere tutti i paletti possibili dell’urbanistica, ovvero l’impossibilità di costruire o di ampliare il costruito esistente in zone più vicine di 200 metri al cimitero o i limiti posti dalla vicinanza a un corso d’acqua e al centro storico».

    Bernini non ha mai fatto mistero di aver agito mosso dalla preoccupazione per i destini a ponente dei presidi di Amiu e Aster, ben più che per quelli di Ireti. Una posizione rivendicata anche in occasione dell’incontro con i lavoratori dello scorso 6 febbraio. «Innanzitutto la segnalazione mi è arrivata da operatori Amiu, e non da quelli di Ireti – chiarisce – inoltre la perdita del presidio di Amiu sarebbe un danno ingente per il ponente, visto l’ampio bacino già coperto dai presidi a Sestri Ponente e la necessità di muovere anche mezzi pesanti per la raccolta di rifiuti. Aster, invece, svolge funzione di pronto intervento, cosa che Ireti a Prà non fa perché questa funzione è svolta dal presidio alle Gavette». Quest’ultima posizione è molto distante da quella dei lavoratori che, interpellati da Era Superba, hanno più volte affermato di svolgere un servizio di pronto intervento anche se questo non rientrerebbe tra le sue competenze formali, spesso a sostegno dei Vigili del Fuoco per riparare le perdite di gas. «Può darsi che, per comodità, sia successo – riconosce Bernini – che per risolvere un’emergenza a Ponente venisse chiesto l’intervento del centro di Prà, ma è vero che solo il centro alle Gavette ha gli strumenti adeguati per intervenire nelle situazioni più pericolose». La soluzione per Amiu e Aster auspicata dal vicesindaco è quella dell’acquisizione dell’area ex San Giorgio tra Prà e Pegli da parte delle due aziende («un’opzione che riqualificherebbe un’altra area a Ponente sulla scia di altri interventi di riqualificazione della zona come quello dell’ex Verrina»), ma al momento uno scenario del genere sarebbe lontano.

    Un verde mai realizzato

    Nelle numerose pieghe della storia, per un certo periodo sembrava che l’area del gasometro di Prà fosse destinata a diventare un parco pubblico. Così era scritto nel piano urbanistico del 2000, ma con la giunta guidata da Marta Vincenzi e un nuovo Puc, la qualificazione dell’area passò da “verde” a “urbana”. «All’epoca non ero assessore e nemmeno consigliere comunale – chiarisce Bernini – ma a naso direi che la modifica in questo senso del Puc era coerente con il passo successivo per la riorganizzazione di Iren, a cui quell’area non serviva più». La cessione dell’area da parte dell’amministrazione, insomma, aveva fatto cambiare i piani intorno al gasometro di Prà, la cui vendita è discussa ormai da anni. Il quartiere di Prà, d’altronde, aveva già avuto la propria razione di verde pubblico con l’implementazione della fascia di rispetto e (in anni più recenti) con i cantieri per il Puc, che in primavera si avviano a concludere i lavori di riqualificazione della delegazione ponentina.

    Luca Lottero

  • Tapullo, la nuova rete per la socialità condivisa. Lo spazio virtuale misterioso di piazza delle Erbe

    Tapullo, la nuova rete per la socialità condivisa. Lo spazio virtuale misterioso di piazza delle Erbe

    tapullo-piazza-erbeUna delle cose migliori di Genova sono le sorprese; in ogni angolo, in ogni vicolo, in ogni piazza si possono scovare dettagli incredibili: e incredibile è quello che si può scoprire in piazza delle Erbe. Da qualche giorno, nella piazza fulcro della movida genovese, sono comparsi decine di piccoli adesivi, rotondi, che riportano un QR-code, cioè quella sorta di “codice a barre” che se fotografato con uno smartphone, diventa un collegamento ipertestuale ad una pagina web.

    Detto fatto: conquistati da una “palette” decisamente invitante, ecco che il codice ci apre il mondo di “Tapullo, la rete costruita a brettio”. La pagina che si apre invita a connettersi gratuitamente alla rete wi-fi omonima, attraverso la quale si accede a questa nuova frontiera della socialità condivisa: uno spazio virtuale, un contenitore, fatto da tante stanze tematiche, dove i visitatori possono comunicare tra loro seguendo o creando discussioni. Fin qui nulla di nuovo, forse, ma il bello sta nella “fisicità” del connettersi: la rete Tapullo è fruibile solo stando in loco, creando un circolo virtuoso reale-virtuale-reale, aprendo una via nuova alla socialità condivisa degli spazi “vissuti”.

    Benvenuti in Tapullo

    «Questa rete è un esperimento di socialità condivisa. Funziona solo qui e da nessun’altra parte, vuole mettere in contatto le persone che occupano questo spazio fisico tramite l’uso di uno spazio virtuale locale. Quando vuoi registrarti, usa pure una mail finta, non ci interessano i tuoi dati». Questo il disclaimer che accoglie l’utente in Tapullo, e che dice tutto: un’idea nata in termini sperimentali, puntando a potenziare le condivisione dello spazio reale attraverso una via virtuale anonima, veloce e aperta a tutti.

    Per iscriversi basta un minuto, e poi si può incominciare a comunicare; diverse sono le sezioni, le“stanze”, già impostate, in cui si possono aprire, o seguire, delle discussioni: dalle classiche “mangiare”, “bere”, “eventi”, a quelle più social, come “Giochi” e “Persone”. Quest’ultima prevede delle sotto sezioni dai nomi esplicativi: “jam”, “Chiacchiere” e “ammore”; ed proprio in questa, che si preannuncia come la più gettonata, che troviamo le prime prove di socialità 3.0: una ragazza infatuata si rivolge ad un bel giovane che «beve una birra vicino alla siepe, posso offrirti un altro giro?». Come sarà andata a finire? Su Tapullo, inoltre, possiamo trovare anche le sezioni dedicate al baratto, ai giochi e ai “passaggi”: «sei sobrio e in auto? Sei sbronzo e/o a piedi? Parlatevi». Più chiaro, e utile, di così?

    La rete costruita “a brettio”

    Tra le pagine di discussione, si trova anche una stanza dove si parla tecnicamente della rete, e dove si possono trovare tutte le informazioni per chi volesse contribuire alla “causa”, aumentando la portata della rete, nella logica delle “wireless mesh network” cioè quelle reti “a maglie”, senza fili, cooperative e costituite da nodi (i router) che funzionano contemporaneamente da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Esattamente all’opposto dell’infrastruttura classica, e commerciale, che porta la connessione singolarmente nelle case di ognuno di noi. A pagamento. Forse è da qui che nasce il nome dell’esperimento: lo stringente pragmatismo del dialetto genovese, che restituisce l’idea della rimedio arguto, costruito senza imposizioni, schemi e governance di sorta.

    Non si sa chi sia l’artefice di Tapullo, non si sa chi ci abbia messo il router, e dove questo sia stato collocato: non ci sono credits, contatti, sponsor e patrocini vari. Connettendosi alla rete wi-fi dedicata si può solo accedere alla piattaforma condivisa, senza poter navigare per il web. Sta forse qua la genialità della “pensata”: aver predisposto uno spazio di comunicazione puro, dove i contenuti sono solo quelli di chi la “abita”, e per abitarla bisogna vivere uno spazio reale come quello della piazza.

    Un gioco? Probabilmente molto di più. Sicuramente una voce fuori dal coro, che scommette sulla libera comunicazione tra le persone, e la libera fruizione degli spazi, sia virtuali che reali.

    Nicola Giordanella

  • San Bartolomeo della Certosa, l’urgenza della ristrutturazione del chiostro, dopo abbandono e cedimenti strutturali

    San Bartolomeo della Certosa, l’urgenza della ristrutturazione del chiostro, dopo abbandono e cedimenti strutturali

    Genova_Rivarolo_CertosaQuando si pensa ad un antico monastero del XIII secolo, è facile immaginare un complesso immerso nella natura, dove la pace e la preghiera scandiscono l’avanzare delle ore della giornata. Questo non è proprio quello che si vede arrivando alla Certosa di Rivarolo, dove l’antico complesso monastico è ormai incorporato all’interno del quartiere, costretto dall’urbanizzazione, dalla cementificazione e dall’incuria. Anche con una buona fantasia si fa fatica a ridisegnare i tratti di quello che probabilmente era un piccolo paradiso in terra, in quella verde e rigogliosa valle che fu un tempo la Val Polcevera.

    Da anni il monastero è diviso in due parti, una di proprietà della Chiesa e l’altra del Comune e, se la parrocchia ha mantenuto in buono stato la propria porzione del monastero e ha realizzato un campo da calcio in erba sintetica, utilizzato quotidianamente dai giovani del quartiere, una sorte peggiore è toccata alla seconda porzione, di proprietà del Comune, che giace in stato di totale abbandono da ormai parecchi anni. Recentemente l’area è stata soggetta ad un crollo strutturale, per fortuna limitato, ma che ha messo in luce l’urgenza dei lavori di messa in sicurezza del complesso.

    Tuttavia pare che anche l’Amministrazione abbia aperto gli occhi sulle peculiarità di questo antico monastero e, proprio in virtù del suo valore storico e architettonico, abbia deciso di inserirlo nel bando di progetto di riqualificazione delle periferie, approvato nei mesi scorsi. Il piano finanziario prevede un investimento totale di più di 24 milioni di euro, 18 dei quali dovrebbero arrivare da Roma, mentre la restante parte sarà in parte coperta con un co-finanziamento stanziato dall’Amministrazione comunale. Questi fondi verranno utilizzati per riqualificare alcune zone comprese tra Sampierdarena e Certosa tra cui il chiostro del monastero di San Bartolomeo della Certosa.

    Il progetto di riqualificazione di Certosa dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni alla popolazione, nel frattempo proviamo a ricostruire la lunga storia di questo gioiello nascosto della nostra città.

    La storia della Certosa di Rivarolo

    Le origini di questo monastero sono antichissime e risalgono alla fine del XIII secolo quando, il 9 luglio 1297, Bartolino Di Negro fondò il nuovo monastero e donò ai monaci un importo in terre e denaro.  Questi monaci arrivavano dalla Certosa del Casotto, nei pressi di Cuneo, e al momento dell’arrivo erano solo sei, comandati dal padre Bosone della grande Chartreuse di Grenoble.

    Il XIV e il XV secolo furono il periodo d’oro dell’ordine certosino e in tutta Europa sorsero decine di certose. Durante questo periodo i monaci iniziarono la costruzione del cenobio e la colonizzazione agricola del terreno ereditato dai Di Negro. Oltre a questi interventi venne anche edificato un nuovo chiostro in muratura ad arcate ogivali con intorno le celle dei frati. Sul finire del medioevo la Certosa ricevette un notevole impulso dalle famiglie Dinegro, Doria e Spinola che finanziarono la costruzione della nuova chiesa, iniziata nel 1473.

    Con l’inizio dell’età moderna il cenobio della Certosa visse il suo periodo di massimo splendore. Infatti venne completata la Chiesa, che fu regolarmente consacrata nel 1563, costruito il nuovo chiostro, sovrastante quello medievale, ed il monumentale chiostro antistante la Chiesa, attualmente di proprietà della parrocchia. Durante questo periodo Genova cambiava pelle e da città di mercanti si trasformava in città di banchieri con un nuovo gusto per l’arte e questo fenomeno toccò anche la Certosa di Rivarolo dove lavorarono alcuni dei più talentuosi scultori e pittori appartenenti alla scuola genovese.

    Decadenza

    certosa-chiostro-lavori-degradoLa fine del monastero arrivò con le armate francesi, guidate da un giovane generale corso di nome Napoleone Bonaparte che sancì la nascita della Repubblica democratica ligure, abolì i titoli nobiliari e soppresse (con una legge del 4 ottobre 1797) 86 dei 122 conventi liguri  tra cui quello della Certosa di Rivarolo.  Partiti i monaci, nel convento venne installato un ospedale militare francese e, in seguito all’assedio militare di Genova, vi si acquartierarono i soldati austriaci mentre la città era ridotta alla fame.

    Ritornata la pace i monaci esiliati fecero un istanza per la riapertura e, nel 1801, il Ministro dell’Interno e Finanze di Genova diede il nulla osta per l’apertura della parrocchia a cui seguì la canonica costituzione dell’Arcivescovo Giovanni Lercari il 9 settembre 1801. Delle antiche costruzioni era rimasta solo la Chiesa con il grande chiostro antistante e l’oratorio di San Bartolomeo e, dopo il Congresso di Vienna (1815) e la Restaurazione, che sancì la fine della Repubblica di Genova, grazie al clima tornato favorevole alla religione, la nuova parrocchia prosperò e il complesso venne ristrutturato dall’architetto Maurizio Dufour.

    Durante la parte finale del secolo XIX, grazie alla rivoluzione industriale, si iniziò a parlare di questione sociale e, in tale ottica, venne fondata la Società operaia cattolica di mutuo soccorso del 1881 che raccolse ben presto decine di soci. Il Novecento fu un periodo di grandi cambiamenti per la Certosa di Rivarolo infatti il vecchio borgo agricolo dell’800 cessò di esistere per fare spazio all’industrializzazione e, dal 1926, il Comune di Rivarolo venne aggregato a quello di Genova. Con la Seconda guerra mondiale vari bombardamenti attentarono alla vita della Certosa come quello dal mare del 9 febbraio 1941 fino ad arrivare a quello del 1945 quando cinque bombe caddero a poche decine di metri dal monastero causando ingenti danni.

    Riqualificazione urgente

    Oggi, grazie agli investimenti preventivati dal Comune, anche la parte di proprietà pubblica dovrebbe tornare a splendere, nell’ottica di un nuovo inizio all’interno del quartiere. L’intervento progettato dal Comune prevede infatti il recupero di questo spazio attraverso il restauro delle parti crollate e la riqualificazione del sito attraverso l’implementazione di nuove attività. Tra le attività che vengono proposte nel bando particolare rilievo riveste la previsione di uno spazio espositivo da allestirsi nella porzione centrale del Chiostro, recentemente interessata da un evento di crollo, ai fini dell’illustrazione delle origini del complesso, della storia dell’insediamento e dell’Ordine religioso. E forse la Certosa tornerà ad essere un’oasi di pace aperta a tutti, anche se, tra il dire e il fare…

    Gianluca Pedemonte

  • Pra’, Comune prepara il riordino del settore Consorzio Pegli Mare. Parcheggi, cabine e una passaggiata sul mare

    Pra’, Comune prepara il riordino del settore Consorzio Pegli Mare. Parcheggi, cabine e una passaggiata sul mare

    marina-pra-consorzio-pegli-mare-soiPassa in commissione lo Studio Organico di Insieme per la marina di Pra’, che da le linee guida per una successiva fase progettuale sul settore Consorzio Pegli Mare, ultimo rimasto “scoperto” al momento dal disegno di riqualificazione di tutta l’area. Martedì prossimo la delibera di approvazione del Soi, che prevede un aggiornamento tecnico del Puc, già previsto dal Por di Marina di Pra’, passerà all’esame del Consiglio comunale. Nel caso di approvazione potrà incominciare la fase di progettazione.

    Il Soi è uno strumento dell’amministrazione comunale che viene utilizzato per definire tutti quegli elementi che sarà necessario inserire in una successiva fase di progettazione. In altre parole è un documento che pone alcuni “paletti”, lasciando pochi margini di variabilità, per lo più legati ad ipotesi migliorative per quanto riguarda l’accessibilità, la fruibilità e la sostenibilità di un progetto.

    Nello specifico, per quanto riguarda questo settore della Marina di Pra’, conosciuto come il Consorzio Pegli Mare, e compreso tra il Castelluccio e la foce del rio San Michele, le disposizioni portate dal documento riguardone le diverse fasce individuate con l’ausilio delle società già presenti sul territorio e queste dovranno prevedere: accessibilità e parcheggi, servizi comuni, ristorazione e cabine, una passeggiata a mare, un pontile dedicato ai pescatori professionisti e pennelli per ormeggio imbarcazioni

    Accessibilità e parcheggi

    L’accessibilità veicolare oggi è garantita dalla strada che si stacca dalla rotatoria sull’Aurelia in corso di ultimazione che, passando sotto il viadotto ferroviario, consente di raggiungere la linea costiera; da questo punto è prevista la realizzazione di una strada che in prima fase servirà di accesso e distribuzione per la zona del Consorzio Pegli Mare e, in futuro, proseguirà in adiacenza alla ferrovia fino a connettersi e servire la zona del Castelluccio e quindi costituirà accesso per le aree del previsto porticciolo diportistico. Lungo la viabilità sono previsti un considerevole numero di posti auto e posti moto funzionali alle attività previste nell’arco costiero. Le zone a parcheggio sono previste di due tipi: la prima con accesso diretto da strada, la seconda verso levante con unico accesso/uscita verrà distribuita da una corsia interna all’area e consentirà di ottenere un piazzale che potrà assolvere anche a funzioni diverse in occasione di manifestazioni o eventi.

    Servizi comuni e ristorazione sport e cabine

    A quota 5.40 si sviluppa il livello destinato alla funzione per il tempo libero, lo sport e la ristorazione oltre alla collocazione di circa 144 cabine di supporto alla diportistica. In questa fascia viene mantenuto libero da ingombri un canale infrastrutturale di larghezza di circa m 3.00 che ha funzione di sicurezza per mezzi di soccorso che avrà uso prettamente pedonale e di servizio per eventuale carico scarico merci. La ricollocazione della palestra in questa fascia consentirà di ottenere alcune zone con elementi vegetali di ombreggiatura per attività di ginnastica e attrezzistica da svolgere all’aperto.

    Passeggiata a mare e cabine

    A partire dall’estremità di ponente, in questa fascia sono previste le seguenti funzioni: ponte pedonale – è previsto in impalcato di legno a garanzia di continuità della passeggiata a mare connessa al tratto già realizzato nell’area denominata dei cantierini; passeggiata pedonale – si svilupperà lungo tutto il settore di larghezza variabile non inferiore a m 3.00, il materiale di finitura dovrà essere uguale a quello dei tratti esistenti presenti nella fascia di rispetto; zona scuola vela – viene destinata a tale funzione un’area a confine con la viabilità e prospicente la zona di carenaggio dove potrà trovare posto una pergola e alcuni elementi prefabbricati in grado di assolvere a funzioni di sede, servizi e aula didattica all’esterno è dedicata un area per la didattica all’aperto;

    Pontile pescatori professionisti

    Il bacino a servizio dei pescatori professionisti sarà realizzato secondo le indicazioni del progetto definitivo in corso di elaborazione da parte di Autorità Portuale e dovrà prevedere: mantenimento o rifacimento del pennello di ponente secondo le geometrie che saranno dettagliate per il rispetto del piano di bacino e delle indicazioni idrauliche determinate dalla presenza della foce del rio San Michele; realizzazione del pontile di levante sul quale troveranno collocazione la sede e i servizi per i pescatori collocati sotto una pergola ombreggiante.

    Pennelli per ormeggi imbarcazioni

    L’attuale assetto dei pennelli per gli ormeggi delle imbarcazioni e delle due aree per carenaggio viene confermato e potrà subire variazioni volte ad adeguamenti tecnici o di messa in sicurezza.

  • Ex Verrina, il progetto passa in commissione e va in aula. Presentato il testo della convenzione: ecco i dettagli

    Ex Verrina, il progetto passa in commissione e va in aula. Presentato il testo della convenzione: ecco i dettagli

    ex-verrina-screenshotIl progetto sull’area ex Verrina sarà presto discusso in Consiglio comunale. La commissione consigliare Territorio, infatti, ha licenziato la proposta di delibera, rimandando direttamente al voto in aula. All’interno del Puo anche la bozza di convenzione tra Comune di Genova e privati per l’utilizzo degli spazi pubblici e privati.

    Approfondimento: Tutti i dettagli del progetto Ex Verrina

    La delibera sarà presentata in Sala Rossa, probabilmente già la prossima settimana: tra le altre cose il testo prevede l’assenso alla modifica necessaria al Puc vigente, l’adozione del Puo e il recepimento della bozza di convenzione contenuta al suo interno. Una volta approvata dall’aula, gli atti saranno trasmessi a Regione Liguria per le valutazioni previste dalla legge.

    Nel testo presentato in commissione, vengono messe nero su bianco alcune condizioni importanti per il territorio; la costruzione delle nuove strutture, infatti, sarà divisa in due fasi: nella prima saranno realizzati la struttura destinata al supermercato, la strada pubblica e l’area verde, mentre nella seconda fase saranno costruite le unità immobiliari. Le due fasi non dovranno superare rispettivamente i 5 e 10 anni di durata a partire dalla data di firma della convenzione.

    Come avevamo visto, sopra il grande edificio che ospiterà la Pam, è prevista la realizzazione di un giardino pensile, che secondo la convenzione sarà gravato di uso pubblico la cui gestione sarà a carico del privato (Pam), che potrà avvalersi di terzi. Questo passaggio è particolarmente delicato, perché in città abbiamo diversi esempi di meccanismi simili che non stanno funzionando, come per Villa Gentile e il parco di via Chighizola. Sarà da capire quali saranno i termini di utilizzo da parte della popolazione.

    Le aree pubbliche, vale a dire la strada e l’area verde detta “delle Serre” saranno cedute a titolo non oneroso al Comune di Genova una volta terminati i lavori previsti: a garanzia di questo, la convezione stessa sarà valida solo a fronte di una fidejussione a carico dei privati che copra completamente i costi di realizzazione delle opere previste.

    Nicola Giordanella

  • Staglieno, ecco il progetto per parcheggi in via delle Gavette e ampliamento area coltivabile per gli orti sociali

    Staglieno, ecco il progetto per parcheggi in via delle Gavette e ampliamento area coltivabile per gli orti sociali

    gavette-orti-parcheggi-03Arriva in Sala Rossa la proposta di bilanciare l’area verde di via delle Gavette (di proprietà privata) con un aumento dell’area coltivabile, “in cambio” della realizzazione di alcuni parcheggi privati a bordo strada. L’area coltivabile, gestita dall’azienda “Gli Orti di Staglieno”, sarebbe, infatti, ampliata di 550 metri quadrati, a fronte della realizzazione di un’area di sosta di 350 mq, adiacente alla strada.

    Approfondimento: Le antiche creuze di Staglieno lasciate al degrado

    L’idea arriva dal Municipio IV – Media Val Bisagno, e necessita, per la sua realizzazione, di un aggiornamento del Puc, in modo da svincolare l’area per il parcheggio, oggi catalogata come area destinata a servizi, e vincolare la zona aggiunta alla area coltivabile oggi catalogata come Ar – Ur (residenziale). Uno scambio che permetterebbe da un lato di continuare ad avere un servizio sociale, portato avanti dalla azienda agricola, ma al contempo permettere alla proprietà di fare cassa, con la realizzazione di diversi stalli di sosta: questi, stando alle carte, di giorno saranno utilizzabili per l’attività agricola, mentre la notte saranno utilizzabili come parcheggi privati.

    gavette-orti-parcheggi-01Il progetto è stato presentato in Commissione Territorio, con diversi allegati che inquadrano lo “scambio”; il privato accetta il nuovo vincolo sui terreni destinati alla coltivazione, mentre riceve la possibilità di realizzare il parcheggio a raso, “caricandosi” di tutti quegli oneri relativi alla costruzione di tale opera: captazione acque e messa in sicurezza dell’area. Nelle premesse del provvedimento si legge che «la Giunta Municipale valuta la realizzazione dell’opera un beneficio in quanto crea posti auto, ancorchè privati, in una situazione di forte carenza; contribuisce a rendere piu efficace la circolazione su quel tratto di strada di ridotte dimensioni resa ancor piu disagiata dall’attuale stazionamento in sosta di auto sul bordo; favorisce il passaggio dei mezzi di soccorso/emergenza nell’eventuale necessita del loro intervento». Insomma, un’operazione che farebbe tutti felici, privato come pubblico.

    Nonostante ciò l’accoglienza al provvedimento in aula è stata tiepida: da un lato è stata richiesto un sopralluogo della commissione per verificare de visu la situazione (richiesta fatta dal consigliere Muscarà di Effetto Genova), mentre Gian Piero Pastorino (Federazione della Sinistra) ha ricordato come questo “slancio” verso il sostegno della cultura agricola, nei fatti si scontri il ritardo dell’amministrazione comunale nell’intervenire in tutte quelle situazioni di disagio in cui sono costretti a vivere decine di “contadini” delle valli genovesi, che da anni richiedono manutenzioni di strade, creuze e ponti pubblici. Il sopralluogo è stato calendarizzato venerdì 24 febbraio in mattinata, mentre la proposta di modifica dovrebbe arrivare in Consiglio comunale già nelle prossime sedute.

    Nicola Giordanella

  • Palmaro, tempi ancora incerti per la galleria fonica dell’autostrada. Progetto bloccato in Ministero

    Palmaro, tempi ancora incerti per la galleria fonica dell’autostrada. Progetto bloccato in Ministero

    autostrada-galleria-2Una richiesta in pendenza da anni, con un progetto giù pronto ed approvato ma “fermo” nel cassetto del ministro. Questo il destino fino ad oggi della galleria fonica di Palmaro, l’infrastruttura fono-assorbente che dovrebbe mitigare i rumori del traffico autostradale, per quel tratto di A10 che passa proprio in mezzo a numerosi condomini della delegazione del ponente genovese.

     Approfondimento: Autostrada “obbligata” a ridurre inquinamento acustico

    «Ieri ho sentito l’ingegnere responsabile dell’area, il quale mi ha assicurato che il progetto esecutivo della galleria fonica ha ricevuto tutti i pareri positivi – afferma il vicesindaco Stefano Bernini, in risposta ad un’interrogazione del consigliere Caratozzolo (in quota Percorso Comune) – la mancata firma del ministro deriva dal fatto che il percorso di approvazione è stato modificato dal nuovo testo unico sugli appalti».

    Un inciampo, quindi, puramente burocratico, ma che ha provocato un ritardo di anni: «Una volta ricevuto l’ok del ministero – ha concluso Bernini – Società Autostrade potrà in quattro mesi arrivare ad appaltare i lavori, previa gara d’appalto. I lavori dovrebbero durare un anno, e la speranza è che possano iniziare entro il 2017».

    «Devo fare i complimenti alla giunta – ha commentato ironicamente Caratozzolo – perché forse stiamo per incominciare ciò che avremmo dovuto aver terminato già da anni».

  • Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    verrina-voltriRiqualificazione dell’area industriale ex Verrina e contestuale trasferimento del supermercato Pam. Questa la “grande opera” che interesserà nei prossimi anni il quartiere di Voltri. Un intervento di cui si parla ormai da anni. Contestato prima, poi fermato dalla crisi economica nel 2011 e oggi riproposto in una nuova versione, più “verde” e più vicina alle istanze della cittadinanza, almeno a giudicare dall’accoglienza riservata al progetto, presentato ufficialmente dall’architetto Fabio Pontiggia lo scorso 6 febbraio, in occasione di una Commissione urbanistica del Municipio 7 Ponente. «Il nuovo progetto – spiega il presidente della commissione Matteo Fruliorispetta le indicazioni recepite dalla Pubblica amministrazione in occasione del percorso partecipato di qualche anno fa». Il riferimento è al processo di coinvolgimento dei cittadini che culminò, nel 2009, con una sorta di referendum che chiedeva di scegliere tra una costruzione “verticale” (una torre dell’altezza di 90 metri) e una “orizzontale”. Un processo che il presidente del Municipio Mauro Avvenente paragonò al debat publique di vincenziana memoria sulla gronda di Ponente, ma che vide diversi oppositori, scontenti da entrambe le soluzioni. Tra questi, Carlo Calcagno, storico volto dei comitati del ponente e attualmente consigliere municipale e assessore all’ambiente in quota Sel, che oggi accoglie positivamente la nuova versione del progetto: «Come comitati abbiamo sempre contestato l’altezza del grattacielo – spiega – che non ci sembrava opportuna in quel contesto urbano. Eravamo contrari anche alla “barriera”, cioè di fatto lo stesso grattacielo abbattuto ma con la stessa volumetria. Il nuovo progetto, con più verde e meno cemento, viene incontro alle esigenze di tutti». Gradita anche la cancellazione dei riferimenti all’asilo e alla residenza per anziani ipotizzati nella vecchia versione.

    I dettagli

    L’area ex Verrina affaccia sul lato “voltrese” del rettilineo che segna il confine tra Voltri e Prà si estende per una superficie di circa 19 mila metri quadrati. Di questi, circa 4.500 mq saranno dedicati a nuove residenze, e 5.400 mq alla parte commerciale, per un totale di 10 mila mq di costruito. Un calo considerevole rispetto alla vecchia versione del progetto, che ne prevedeva invece 16 mila. E se c’è chi storce il naso di fronte allo spazio maggiore che verrà concesso al supermercato Pam (che occuperà una superficie di 2.500 mq che arrivano a 4.075 se si considerano i magazzini), il vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini, invitato alla presentazione, rivendica la bontà del progetto, nato da un compromesso tra esigenze diverse: «Questo risultato – ha affermato – è frutto di un lavoro faticoso portato avanti con la proprietà, che voleva costruire il più possibile. Poteva essere migliore? Forse si, ma quando si amministra bisogna mediare tra proprietà che vogliono cemento e cittadini che vogliono verde. Credo che questo sia un accordo buono perché recupera spazi e razionalizza un’area un tempo produttiva ma che oggi non avrebbe le caratteristiche per esserlo».

    Nel nuovo progetto, sparisce la torre di 90 metri prevista in precedenza, per far spazio a un edificio di altezza non superiore a quella dei caseggiati della zona. Il piano terra ospiterà l’attività commerciale, mentre sopra di esso un piano sarà occupato dai parcheggi. Sul tetto, infine, previsto un giardino pubblico attrezzato, che occuperà 2/3 della copertura, completata da un impianto fotovoltaico. Questa la parte commerciale, che affaccerà direttamente sull’Aurelia, e avrà alle spalle gli edifici residenziali, in cui saranno inclusi anche 6 esercizi di vicinato non più grandi di 250 mq ciascuno. L’intera area sarà attraversata da una nuova strada pubblica che collegherà l’Aurelia a via Ventimiglia (un intervento, questo, pensato per decongestionare il traffico) e verrà separata dall’autostrada da un ulteriore zona verde che potrebbe essere dedicata a orti urbani, in linea con la sua tradizione agricola. Previsti anche nuovi parcheggi pubblici per un totale di 1.100 mq. Complessivamente, la zona sarà occupata al 60% da spazi pubblici e al 40% da privati.

    Nel corso della presentazione, Pontiggia ha posto grande importanza all’espansione del verde che, oltre a offrire nuovi spazi di socialità alla cittadinanza, consente di migliorare la permeabilità del terreno: «Oggi – ha infatti sottolineato l’architetto – la zona in questione è del tutto impermeabile, se si esclude la parte occupata dalle serre. Con la realizzazione del progetto, si raggiungerebbe un coefficiente di permeabilità del 70%». Un elemento da non sottovalutare in un’area che, ad ovest, è bagnata dal Rio San Giuliano, la cui messa in sicurezza è la conditio sine qua non per l’inizio dei lavori: «La regimazione delle acque – ha spiegato durante la presentazione il dirigente dell’urbanistica del Comune di Genova Ferdinando De Fornarinon solo rimarrà invariata, che è la condizione minima richiesta a ogni nuovo progetto, ma andrà a migliorare». Gli interventi sul rivo si completano con l’allargamento di alcune sue sezioni per garantire il massimo flusso possibile dell’acqua e l’inserimento di una fascia di verde nei 10 metri che lo circondano. Oltre alla messa in sicurezza del corso d’acqua la prima parte dei lavori prevede l’abbattimento dei volumi esistenti.

    Lo spostamento della Pam

    verrina-voltri-progetto-07-pamL’aspetto che più degli altri andrà a impattare sulla conformazione del quartiere è però lo spostamento della Pam dall’attuale posizione in via Don Giovanni Verità. La collocazione attuale del supermercato (la cui concessione per lo spazio scade nel 2020) è da sempre oggetto di riflessioni e polemiche, sia per gli intralci che porterebbe al traffico già critico del quartiere sia per il parcheggio auto, che va ad occupare parte della spiaggia, dove avvengono anche le operazioni di carico e scarico delle merci. Il suo trasferimento, inoltre, risponde a esigenze di carattere strategico nella progettazione del litorale: «Il nuovo Puc – ha spiegato Pontiggia – individua nell’area che va dal Leira fino al confine dell’area Verrina un distretto di trasformazione per interventi che riguardano l’affaccio a mare di Voltri. Il trasferimento della Pam è strategico per poter mettere mano a questo progetto. La presenza lì di un supermercato di quelle dimensioni di fatto è ostacolo a ogni ipotesi di trasformazione di quell’area».

    Alla prossima amministrazione spetterà decidere cosa sarà dell’area (di proprietà di Autorità Portuale) dopo il trasloco del supermercato. Quel che è certo è che, in virtù della convenzione urbanistica che verrà sottoscritta anche da Pam, gli spazi non potranno essere occupati da una nuova attività commerciale, ma solo da “servizi”. La parte in legno degli edifici (l’ex Costaguta) è tutelata dalla sovrintendenza in quanto “archeologia industriale”, mentre la parte più nuova (in lamiera) potrebbe anche essere abbattuta. Tra le ipotesi sul nuovo utilizzo, la realizzazione di un nuovo polo scolastico.

    I tempi lunghi per l’approvazione

    L’iter per l’approvazione del progetto comincerà il prossimo 22 febbraio, con il passaggio in Commissione consigliare a Tursi. Il Progetto Urbanistico Operativo (PUO) dovrà poi essere adottato contestualmente a una delibera del Consiglio Comunale, che dovrà poi approvare la modifica al piano urbanistico vigente. Il progetto dovrà poi essere trasmesso alla Regione Liguria, che svolgerà le verifiche di assoggettabilità. Solo a quel punto si saprà se il nuovo progetto comporta un aggiornamento o una variante al piano originario. Quella che sembra una formalità nasconde in realtà una differenza sostanziale: nel primo caso, infatti, i tempi sarebbero più ristretti rispetto al secondo. Completa l’iter l’ormai nota VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, da parte del Ministero dell’Ambiente. «Prevediamo l’arrivo in Consiglio Comunale entro la fine di questo ciclo amministrativo – ha spiegato De Fornari – mentre la Regione ha 120 giorni di tempo per le verifiche di assoggettabilità, e la procedura di approvazione del PUO prevede altri 90 giorni».

    È un attimo perdersi nella selva di sigle ed enti che faranno tutte le valutazioni del caso, e se già è complicato indicare una scadenza precisa per l’approvazione del progetto, del tutto impossibile è immaginare la data di inizio dei lavori. Quel che è certo è che i tempi non saranno brevi. «Ammesso che vada tutto bene – ha azzardato De Fornari – il procedimento amministrativo per l’approvazione del progetto, che non significa il rilascio del titolo edilizio, potrebbe finire tra 7-8 mesi».

    Luca Lottero

  • Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    gasometro-pra-ireti-irenDopo essere scesi in strada per proclamare la loro contrarietà allo spostamento del presidio tecnico da Pra’ a Campi, i lavoratori Ireti portano la loro protesta a Palazzo Tursi, incontrando l’assessore all’Ambiente Italo Porcile. A margine della seduta del Consiglio comunale, inoltre, sono stati ricevuti informalmente dalla Conferenza capigruppo, per spiegare le ragioni della loro agitazione

    Approfondimento: Un supermercato al posto del Gasometro

    Durante l’incontro i lavoratori hanno sottolineato l’importanza del presidio territoriale a ponente, riscontrando le possibili criticità di uno spostamento altamente “delocalizzante”: se la cosa fosse confermata, infatti, qualsiasi uscita di servizio dovrebbe fare i conti con il traffico di metà città, cosa che inficerebbe la tempestività dell’intervento, e, quindi, la relativa sicurezza di tutto il ponente genovese. L’assessore Porcile ha assicurato che si farà mediatore con Iren per provare a trovare una soluzione, anche perchè in quell’area sono ospitate anche Amiu e Aster: «Sarebbe un problema per tutto ponente – ha sottolineato Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – che in questo modo sarebbe lasciato sguarnito di un presidio tecnico molto importante».

    Nei prossimi giorni è atteso un incontro tra lavoratori e assessore, per fare il punto sulla situazione e sulla disponibilità dell’azienda. I lavoratori si sono detti pronti a nuove azioni di protesta nel caso non ci fossero progressi di rilievo.

  • Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    valpolceveraEmergenza abitativa, sistema sanitario al collasso, trasporto pubblico inadeguato e grandi opere: questi sono solo alcuni dei problemi che affliggono la Valpolcevera oggi, e che potrebbero marchiarne indelebilmente il futuro. Nell’ultimo decennio questa terra ha vissuto un periodo di grandi cambiamenti, non sempre positivi, destinati a modificare definitivamente una valle costretta a fare i conti con la delocalizzazione delle aziende che per decenni l’hanno resa il cuore industriale della città. Adesso questa parte importante di Genova dovrà reinventarsi, obbligata a fare i conti prima di tutto con una morfologia territoriale complessa, prevalentemente collinare, e una situazione socio economica difficile e stratificata.  Per capire quale futuro attende questa periferia abbiamo fatto un bilancio della situazione con Iole Murruni, presidente del Municipio V Valpolcevera, giunta al termine del suo mandato.

    Presidente, dopo cinque anni di mandato cosa ne pensa del fenomeno dell’abbandono delle periferie?
    «Innanzitutto bisogna sottolineare che Genova è una città policentrica nata dall’unione di più comuni e questi centri tuttora mantengono alcune delle loro antiche peculiarità. Durante gli anni ‘80 si decise di edificare nuovi quartieri residenziali pubblici nelle varie zone collinari e adesso questi quartieri sono delle periferie nelle periferie e si configurano in una situazione ancora peggiore. Il quartiere Diamante per esempio è stato il classico caso di questa disastrosa operazione. Sono stati trasferiti da altri quartieri persone con disagio economico, sociale, sanitario, psichiatrico e questo ha aumentato il degrado. Ora si sta tentando con il nuovo regolamento ERP di porre qualche correttivo ma non è facile»

    Forse l’attenzione posta sul quartiere del Diamante dovrebbe essere data anche a quelle zone di interconnessione tra quartieri? Penso a zone come San Quirico, Teglia, Trasta, giusto per citarne alcuni. Secondo lei esiste un’emergenza abitativa in questi quartieri?
    «L’emergenza abitativa è prima di tutto un’emergenza qualitativa delle abitazioni, esiste un problema di mancata manutenzione e anche un problema di abusivismo ma non è così semplice da risolvere».

    La Valpolcevera è una zona che negli ultimi decenni ha subito più di altre il fenomeno delle de-industrializzazione eppure tuttora, stando alle recenti indagini, la mortalità è più alta che in altre zone della città.
    «L’alta mortalità è sicuramente connessa alle industrie che per decenni hanno operato in Valpolcevera, poi aggiungerei che anche la situazione socio economica influisce. La popolazione è socialmente ed economicamente più debole che nel resto della città e purtroppo il tipo di sanità che si sta prefigurando porta alcune persone a non curarsi. Esiste il fenomeno dei nuovi poveri, persone che perdono il lavoro in età avanzata e non riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro oppure quello dei working poor, persone che lavorano ma non riescono comunque ad arrivare a fine mese».

    Valpolcevera_da_MurtaAnche la qualità del sistema sanitario influisce in questo quadro? Negli ultimi anni la situazione inerente gli ospedali è peggiorata notevolmente e ci sono stati moltissimi tagli.
    «Il sistema sanitario in Valpolcevera non va bene; negli ultimi anni sono stati chiusi tutti i piccoli ospedali come il Celesia e il Pastorino mentre il Gallino a Pontedecimo è stato ridimensionato notevolmente. Inoltre la Valpolcevera è l’unico territorio che non ha una Casa della Salute e abbiamo anche il triste primato dei minori allontanati dalle famiglie. Nonostante questo la Regione ha detto che non ci sono i soldi per costruire una Casa della Salute e ha proposto semplicemente di trasferire alcuni ambulatori nell’ex ospedale Pastorino di Bolzaneto mentre il Celesia è destinato a diventare una residenza per anziani. A Pontedecimo invece l’ospedale continuerà la sua attività nonostante i tagli e i ridimensionamenti degli scorsi anni».

    Lo scorso Aprile abbiamo assistito allo sversamento di greggio nel Polcevera in seguito alla rottura dei tubi di proprietà di Iplom. Un paio di settimane fa la popolazione di Fegino ha protestato a causa dei rallentamenti nella bonifica. Qual è il vostro giudizio in questa situazione?
    «La reazione della cittadinanza è arrivata quando Iplom ha chiesto il trasferimento delle competenze al Ministero tuttavia questo fatto sembra scongiurato e la competenza dovrebbe restare agli enti locali. Questa è una notizia positiva dato che è difficile intervenire tempestivamente quando le competenze si allontanano dal territorio»

    Quale futuro invece per Pontedecimo?
    «A Pontedecimo abbiamo ottenuto una “piccola” vittoria con l’apertura del parcheggio vicino alla stazione. Quest’area, di proprietà delle Ferrovie, era stata data in gestione ad un privato per fare dei parcheggi a pagamento ma questa cosa non aveva funzionato e l’area era rimasta inutilizzata per anni.  Noi siamo riusciti a fare un accordo, temporaneo per ora, e lo abbiamo riaperto alla cittadinanza. Adesso funziona come un vero parcheggio d’interscambio». Esiste poi tutta la partita sul Terzo Valico dove io vedo fin dall’inizio molte criticità. Abbiamo chiesto un tavolo di lavoro che potesse integrare i vari punti di vista però, purtroppo, non c’è stata la volontà di creare questo tavolo. Inoltre si affacciano altre opere come la Gronda. Apprendo dai giornali che il ministro potrebbe firmare da un momento all’altro l’accordo che darebbe il via ai lavori»

    Lei sente la necessità di quest’opera?
    «Ho delle perplessità sul fatto che queste opere vengano portate avanti tutte contemporaneamente. Penso che la Valpolcevera non sia pronta a sopportare tutti questi cantieri insieme. Abbiamo il Nodo ferroviario, che è fermo, ed è l’unica opera mai contestata da nessuno in quanto doveva portare alla creazione della metropolitana veloce, il Terzo Valico e prossimamente la Gronda, troppe opere per un territorio che già soffre».

    Inoltre negli ultimi anni è peggiorata anche la qualità del servizio di trasporto pubblico, sia quello ferroviario che quello su ruota.
    «È difficile puntare sul trasporto pubblico quando il trasporto pubblico non regge. Abbiamo fatto una mozione quando è stato ridotta la frequenza sulla linea Busalla-Genova Brignole ma è stata inutile. Anche le linee di fondovalle dei bus sono insufficienti, per non parlare di quelle collinari, decisamente inadeguate. Però purtroppo questo rientra nei problemi di AMT. In una città come Genova se il servizio pubblico funzionasse bene si potrebbe lasciare la macchina a casa ma purtroppo non è così»

    Gianluca Pedemonte

     

     

  • San Martino, Comune di Genova verso acquisizione aree da Demanio in piazzale Benzi e presso il Forte San Martino

    San Martino, Comune di Genova verso acquisizione aree da Demanio in piazzale Benzi e presso il Forte San Martino

    Genova_forte_San_MartinoPrimo passaggio tecnico in commissione per procedere con l’acquisizione da parte del Comune di Genova di due aree ancora di proprietà del Demanio, e che potrebbero “sbloccare” due questioni focali per il quartiere: l’autosilos dell’ospedale e l’utilizzo dell’area verde che circondo il forte di San Martino.

    «E’ solamente un primo passaggio tecnico – spiega Alessandro Morgante, presidente del Municipio VIII Medio-levantee se sarà confermato dall’aula, aprirà una nuova fase anche operativa per due zone del quartiere fondamentali». Questo il commento sui lavori odierni della commissioni Bilancio e Territorio, che questa mattina si sono riunite congiuntamente per lavorare sull’acquisizione dall’agenzia del Demanio di una porzione di area sita in piazzale Benzi e dell’area esterna al forte San Martino. Un “passaggio” nel solco di quel Federalismo demaniale che sta portando il Comune a “riprendersi” importanti parti del proprio territorio.

    Piazzale Benzi

    Il cantiere davanti al San Martino, fermo da anni, come è noto è divenuto uno dei buchi neri della città, sospeso tra fallimenti, progetti sbagliati e trattative. Oggi un piccolo sasso è stato buttato in questo stagno: Comune di Genova, infatti, se la proposta di acquisizione sarà confermata in Sala Rossa, potrà prendere possesso di quel triangolo di piazzale, carrabile, tra il cantiere e l’ingresso temporaneo attualmente in utilizzo. In questo modo potrà riprendere vita la progettazione che mira a risolvere uno dei “rebus” più difficili della città, da molti considerato uno scandalo. «Una piccola operazione che potrà rimettere in moto la macchina – spiega Morgante – anche se sicuramente i tempi rimangono incerti».

    Forte di San Martino

    Più facile, forse, la questione legata alle aree verdi che circondano il forte ottocentesco di San Martino. Tutta la zona che lo circonda, infatti, era stata destinata al Corpo Forestale dello Stato, il cui assorbimento nell’Arma dei Carabinieri, però, ha fatto saltare il passaggio. Con l’acquisizione da parte del Comune di Genova, però, riprende vita il progetto già più volte “disegnato” di allestire un’area verde pubblica: «Una soluzione che sarebbe importantissima per il quartiere – osserva Alessandro Morgante – perché il forte si trova al centro di un’area fortemente urbanizzata, e un parco potrebbe dare un po’ di respiro agli abitanti». Negli anni molte sono state le proposte per questa zona; tra le altre quelle di predisporre degli orti urbani: «Un’idea assolutamente interessante – conclude il presidente del Municipio – e che terremo in considerazione. Oggi è stato fatto solo un primo passaggio tecnico, il percorso è ancora lungo e andrà condiviso con i cittadini».

    I lavori della Commissione si sono conclusi con il rimando della discussione in sede di Consiglio comunale, dove si deciderà se far partire questo “macchina”, che, lentamente, potrà restituire due aree fondamentali ai cittadini di San Martino, e non solo.

    Nicola Giordanella

  • Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica, spunta la data del 19 febbraio

    Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica, spunta la data del 19 febbraio

    fiera-sant-agataI tecnici del Comune di Genova sono al lavoro per trovare una la data della “replica” della Fiera di Sant’Agata, l’appuntamento mercatale più atteso della nostra città. Esclusa la data del 12 febbraio, troppo ravvicinata e in concomitanza con la partita di calcio Sampdoria – Bologna (prevista alle ore 18.00), si punta a riorganizzare l’evento domenica 19 febbraio.

    L’evento: Fiera di Sant’Agata 2017

    «Domenica 12 sarebbe stata troppo ravvicinata per consentire anche agli operatori di riorganizzarsi – ha sottolineato l’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazzasoprattutto per quelli che vengono da fuori, e poi la concomitanza con la partita di calcio avrebbe reso difficile l’organizzazione». La prima data possibile, quindi è domenica 19: «La volontà è quella di non andare troppo in là – spiega Piazza – per non far perdere di senso la manifestazione, e stiamo verificando se quella è una data compatibile».

    «Non abbiamo ancora avuto contatti ufficiali con l’amministrazione – dice Roberto Zattini, presidente di Anva Confcommercio (Associazione Nazionale Commercio Aree Pubbliche) – ma il recupero della fiera è importante per la categoria ed è importante che sia fatto il prima possibile per non far perdere di valore a questo appuntamento tanto atteso. Andare troppo avanti con il calendario rischierebbe di produrre sovrapposizioni con altri eventi fieristici».

    Nelle prossime ore, superate le verifiche del caso, la data del 19 febbraio, con buone probabilità sarà confermata ufficialmente.