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  • Maddalena, il Comune vuole “dare un posto al disordine” coinvolgendo polizia e cittadini

    Maddalena, il Comune vuole “dare un posto al disordine” coinvolgendo polizia e cittadini

    maddalenaDare un posto al disordine” è il progetto che mira a riqualificare il sestiere della Maddalena. Il nome la dice lunga sull’obbiettivo che l’assessorato a Legalità e Diritti vuole raggiungere: migliorare la vivibilità di un’area del centro storico genovese considerata delicata e problematica.

    «Con questo progetto il Comune di Genova affronta ancora una volta la sfida dell’analisi di fenomeni complessi della città – sostiene l’assessore Elena Fiorini – e realizza interventi che, da un lato promuovano il rispetto delle regole, il controllo e la sanzione, ma dall’altro creino partecipazione, inclusione e collaborazione».

    Ad agire nel sestiere è un team multidisciplinare, composto da operatori sociali e polizia municipale, che interviene, dopo aver ricevuto una formazione mirata, con un’attività di mediazione e dialogo. Un progetto, quindi, che non nega o limita, ma promuove la legalità per far rifiorire uno dei quartieri storici della città. «Vogliamo prima avvicinarci e poi affrontare il problema del disordine che è evidente in questa zona», spiega Anna Alessi, responsabile dell’Ufficio Legalità e Diritti del Comune di Genova. «L’approccio sarà quello della partecipazione, vogliamo collaborare con gli abitanti, i commercianti, le associazioni che operano nel quartiere, per arrivare a far rispettare le regole».

    Il primo step che il Comune ha realizzato per cominciare a “riassettare” il disordine e contrastare il degrado è stato la presentazione ufficiale del progetto all’intero sestiere, rendendo partecipi e coinvolgendo tutti, dagli abitanti, ai commercianti, alle associazioni. Una comunicazione biunivoca che crea una collaborazione, evita conflitti e mira a risolvere la situazione. «Ora stiamo lavorando sull’ascolto, stiamo parlando con gli abitanti, con i negozianti e con chi vive quest’aerea per capire nello specifico i problemi»,  continua Alessi. «Solo con una comunicazione diretta e il feedback di chi vive il quartiere potremmo agire nel miglior modo».

    Si passerà poi all’occupazione “virtuosa” delle aree interessate da parte dei cittadini come lo slargo di via della Maddalena, vico Rosa, vico Mele, piazza Cernaia valorizzando e promuovendo iniziative di animazione del territorio. A collaborare attivamente al progetto saranno le associazioni La Comunità, Arci, Coop. Il Laboratorio, A.Ma., Ass.Med.Com, che realizzeranno laboratori per grandi e piccini e iniziative per coinvolgere gli abitanti e allontanare il degrado.

    Premio nazionale del Forum italiano di sicurezza urbana

    maddalena-2Il progetto “Dare un posto al disordine” del Comune di Genova si è aggiudicato il primo posto della prima edizione del Premio nazionale del Forum italiano di sicurezza urbana (FISU). Un’iniziativa definita della giuria presieduta da Rosella Selmini, presidente della Società europea di criminologia, innovativa per la collaborazione sistematica proposta tra polizia locale ed operatori sociali, volta a risolvere rilevanti problemi di disordine urbano.

    L’idea che interessa la zona della Maddalena, una delle aree più critiche del Centro storico, è stata pensata e realizzata dall’assessorato Legalità e Diritti, in collaborazione con il comando della Polizia Municipale e l’Ambito Territoriale Sociale del Municipio Centro Est, grazie a un’attenta analisi del territorio. L’intervento è stato realizzato grazie al co-finanziamento della Compagnia di San Paolo, co-progettato con un vasto raggruppamento di soggetti di Terzo Settore sociali quali la Coop. La Comunità, Arci, Coop. Il Laboratorio, A.Ma., Ass.Med.Com, sostenuto dalle principali realtà del territorio, con il supporto tecnico dell’Associazione Amapola.
    Tra le iniziative del progetto ci sarà anche il supporto dell’amministrazione e la valorizzazione del territorio e l’avvio iniziative di animazione. Il Forum italiano per la sicurezza urbana fornirà consulenza tecnica e logistica, sostenendo le spese, fino a un massimo di 5.000 euro, per l’organizzazione di un evento internazionale a Genova finalizzato alla promozione dell’esperienza di progettazione sulla sicurezza urbana partecipata.

     

     

  • Ex Caserma Gavoglio, entro la fine dell’anno la firma per l’accordo di valorizzazione

    Ex Caserma Gavoglio, entro la fine dell’anno la firma per l’accordo di valorizzazione

    lagaccio-caserma-gavoglio-2Un nuovo, piccolo passo verso il recupero dell’ex caserma Gavoglio, al Lagaccio, è stato fatto oggi con l’approvazione, da parte della giunta comunale, dell’ampliamento della superficie a disposizione della “Casa di Quartiere del Lagaccio” aperta lo scorso anno. Si tratta di alcuni locali all’interno del cortile della struttura e di ulteriori nuovi spazi che ospiteranno attività di ricerca, studio di progetti, divulgazione, partecipazione a progetti nazionali ed europei, in collaborazione tra Università e le associazioni dell’artigianato.

    Una riappropriazione graduale degli spazi pubblici, quindi, in attesa del definitivo recupero della struttura che passa per la sua acquisizione da parte del Comune. Come è noto, infatti, la vecchia caserma è ancora di proprietà del Ministero della Difesa, che già da alcuni anni si è impegnato a cedere gratuitamente l’area all’amministrazione comunale a fronte della presentazione di un progetto di riqualificazione complessivo e dettagliato, che convinca lo Stato a dare il via libera all’operazione.

    «Entro la fine dell’anno contiamo di arrivare alla firma dell’accordo di valorizzazione tra Comune, Demanio e Sovrintendenza, vale a dire il passaggio definitivo del progetto che darà lo sbocco all’acquisizione del compendio», assicura Emanuele Piazza, assessore al Patrimonio comunale non abitativo. «Solo una volta che avremo la disponibilità del bene, infatti, potremo avviare gli interventi sugli edifici, che andranno a privilegiare la restituzione degli spazi verdi al quartiere fermi restando, naturalmente, i paletti imposti dalle Belle Arti sugli immobili vincolati».

    Due sono le alternative al vaglio del Consiglio comunale per quanto riguarda il programma di valorizzazione: un primo progetto da 69 milioni di euro con una preponderanza di spazi liberi, e un secondo progetto da 78 milioni con un maggior volume di costruzioni. In entrambi i casi, come confermato dallo stesso Piazza, è intenzione del Comune accogliere la richiesta dei residenti che, da sempre, chiedono la creazione di un parco pubblico.

    Marco Gaviglio

  • Por Pra’, spesi 20 milioni ma non tutti sono contenti. Fine lavori in primavera, sotto accusa l’allargamento dell’Aurelia

    Por Pra’, spesi 20 milioni ma non tutti sono contenti. Fine lavori in primavera, sotto accusa l’allargamento dell’Aurelia

    por-pra«L’obiettivo, alla fine, è non avere più nemmeno un centimetro quadrato di area degradata». Claudio Chiarotti, consigliere del Municipio VII Ponente delegato al Por di Pra’, ha le idee chiare sul progetto che negli ultimi anni ha cambiato il volto del quartiere. Un intervento costato complessivamente quasi 20 milioni di euro, stanziati nel pacchetto di fondi comunitari per i Por 2007-2013, poi derogati a livello nazionale fino al 2015. Fine dei lavori prevista tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017. Nel concreto, per la delegazione il Por significa, tra le altre cose, più verde, un’Aurelia allargata da 2 a 4 corsie e un traffico rivoluzionato con numerose rotonde al posto dei vecchi incroci. I cittadini, dopo un po’ di scetticismo e polemiche iniziali dovute soprattutto all’allargamento della strada, sembrano in maggioranza apprezzare i cambiamenti, ma ancora non si sono spente le voci critiche. Il Comitato per Pra’, per esempio, nel novembre del 2015 organizzava un tour chiamato ironicamente “Por delle meraviglie”, e a quasi un anno di distanza non sembra aver cambiato idea: «Una careggiata da quattro corsie non è sicura, non a caso il numero di incidenti è aumentato nell’ultimo anno – attacca Emanuele Strina – inoltre, le rotonde sono mal progettate. A lavori finiti, verrà fuori da sé che l’intervento non è funzionale».

    Che cos’è e quanto è costato il Por

    Approvato dalla Commissione Europea con la decisione 5905 del 27/11/2007, il Por-Fesr Liguria (Piano operativo per l’utilizzo dei Fondi europei di sviluppo regionale) 2007-2013 (poi derogato al 2015 a livello nazionale) ha messo a disposizione della Regione risorse per un totale di 530 milioni di euro da investire in due settori principali: quello imprenditoriale e il territorio, in maniera complementare. Il programma si è sviluppato su 5 priorità strategiche, dette “assi”: innovazione e competitività, energia, sviluppo urbano, valorizzazione delle risorse naturali e culturali e assistenza tecnica.
    Per il Por di Pra’, l’Unione Europea ha stanziato 12,5 milioni di euro, la cui amministrazione è poi passata alla Regione Liguria. Il Comune di Genova ha messo invece sul tavolo 2,5 milioni, a cui se ne sono aggiunti poi altrettanti per coprire spese inizialmente non previste. «Devo dire che il Comune ha dedicato grande attenzione al progetto, e al nostro Municipio in generale – sottolinea Chiarotti – personalmente non ricordo tanti interventi di riqualificazione come questo negli ultimi 40 anni».

    L’obiettivo generale dell’intervento era rendere la delegazione più a misura di cittadino. Fulcro del Ponente genovese industriale, negli ultimi decenni Pra’ ha infatti pagato pesanti servitù in termini di vivibilità, dovute soprattutto alla vicinanza al porto e alla struttura urbana. Da un lato, le abitazioni davano (e in parte ancora danno) direttamente sull’Aurelia, con gli autobus che passavano letteralmente sotto le finestre e i panni stesi. Dall’altro lato della strada, invece, separata fisicamente da un muro, si spandeva una sorta di terra di nessuno, degradata, in cui aveva trovato spazio anche un campo rom abusivo, con la nuova stazione e il recente impianto sportivo che sorgevano come isolate cattedrali nel deserto. Gli interventi sull’Aurelia e la realizzazione del Parco Dapelo (che include anche una pista pedonale e ciclabile) avevano anche l’obiettivo di migliorare queste due criticità.

    Gli interventi: modifiche in corsa e ritardi

    E’ lo stesso consigliere Chiarotti a ricordare i punti principali su cui si snoda l’intervento: «Innanzitutto la riqualificazione di piazza Sciesa, poi la messa in sicurezza del rio S. Pietro, il progetto “Pra’-to-sport” per gli impianti sportivi del Parco di Levante, la realizzazione del nuovo attracco per la Navebus e infine il cosiddetto “Parco lungo”». Quest’ultimo è stato ed è l’intervento più oneroso, che comprende la riorganizzazione dell’Aurelia e i lavori parchi, ed è stato diviso in due lotti: il primo che va da via Taggia a via Cordanieri e il secondo da via Cordanieri alla zona delle Ferriere di Pra’. «Contiamo di terminare il lotto A entro dicembre – promette Chiarotti – mentre il lotto B dovrebbe chiudersi circa 2 mesi dopo, a causa di un ritardo nella fase iniziale».

    Non sono mancate le difficoltà. «Il progetto ha subito pesanti variazioni nel tempo – ricorda il consigliere – infatti, nelle prime fasi della realizzazione, l’amministrazione rivelò una forte presenza di amianto sotto la massicciata della vecchia ferrovia, la cui bonifica avrebbe drenato praticamente tutte le risorse. Convocammo allora un tavolo tecnico con Regione, Comune, Municipio e cittadini per trovare una soluzione alternativa». Risorse per un totale di 5 milioni vennero allora spostate dai fondi previsti inizialmente per alcuni interventi sul parco di ponente e per una “bretella” che avrebbe regolato il traffico e spostati su interventi a levante non previsti nel piano originario, cominciati con la demolizione dell’ex pizzeria S. Pietro, un edificio costruito abusivamente negli anni ’80. Nella stessa area, si è poi intervenuti sull’isola ecologica e sul “Palamare”, e sono stati realizzati un parco da skateboard e una pista d’atletica.

    Gli ultimi interventi riguarderanno ancora soprattutto l’Aurelia, dove permangono diversi cantieri: «Nonostante le criticità, anche ora, a lavori non conclusi, i flussi di traffico mostrano miglioramenti – afferma Chiarotti – anche se ancora in certe aree non concluse la fermata degli autobus costringe alla sosta tutte le vetture in coda. Secondo l’amministrazione, una corsia dell’autobus permanente sarebbe una buona soluzione per il traffico, ma vogliamo prima confrontarci con la cittadinanza su questo».

    Resta la questione su come garantire una manutenzione adeguata alle nuove aree verdi. «In effetti, la cura di quanto realizzato era ed è una preoccupazione – ammette il consigliere – ma abbiamo trovato una straordinaria risposta da parte di imprese praesi e non solo, per prendersi a carico una rotonda o un’aiuola, con modalità diverse. Il parco, invece, sarà a carico di Pra’ Viva, che ha persino aumentato il proprio impegno». L’associazione che gestisce lo spazio in co-concessione con il settore Lavori Pubblici del Comune di Genova e Aster, arriverà a impegnare circa 36 mila euro tra verde e impianto elettrico della zona.

    Le critiche del Comitato per Pra’

    por-praMolto diversa è la posizione di Emanuele Strina del Comitato per Pra’. Innanzitutto, differente è la versione del coinvolgimento effettivo della cittadinanza ai tavoli tecnici, convocati a inizio lavori: «In realtà, riuscimmo a farli convocare dopo che scoprimmo che i lavori per il Por erano di fatto fermi, senza che il Comune dicesse nulla – rivela Strina – poi, però, ci fecero capire che avrebbero fatto comunque di testa loro, e che il lavoro di quei mesi sarebbe stato inutile. Decidemmo allora di abbandonare il tavolo, e iniziammo un lavoro con la cittadinanza».

    Nel mirino del Comitato, come detto, soprattutto l’Aurelia a 4 corsie: «Un’autostrada in mezzo alle abitazioni non può essere una cosa positiva – afferma senza mezzi termini Strina – infatti, nell’ultimo anno c’è stato un aumento di investimenti di pedoni, sempre negli stessi punti (all’altezza della piscina), evidentemente non sicuri. La nostra proposta era di mantenere la strada a due corsie nell’area ferroviaria, e di rendere pedonabile o semi-pedonabile l’area tra la vecchia ferrovia e l’abitato. A quel punto avremmo avuto 10-15 metri tra la prima fila di case e la strada».
    «Inoltre – aggiunge – sono 4 corsie per circa un chilometro e mezzo, da via Taggia alla Biomecal. Oltre questo spazio, la strada non potrà mai essere allargata nello stesso modo: verso Pegli c’è un pilone in cemento, verso Voltri 6 corsie ferroviarie in costruzione. Chi userà quattro corsie in un tratto così breve che, tra l’altro, verrà tempestato di semafori per garantire la sicurezza?».

    Insomma, per il Comitato ben poco sarebbe da salvare del progetto. «Purtroppo, ad oggi la gente sembra distratta dalla bellezza del nuovo parco, e il “mugugno” iniziale si è molto affievolito – riconosce Strina – ci si accontenta del fatto che vengano spesi dei soldi per Pra’, senza però considerare che vengono spesi male. Chi invece è contrario, spesso è rassegnato, visto che gli interventi sono ormai quasi ultimati. Dal canto nostro, a questo punto attendiamo la fine dei lavori per nuove manifestazioni, quando sarà chiaro che gli interventi non miglioreranno la vita dei cittadini praesi».


    Luca Lottero

  • Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    via-buranello-streetartDipingere le saracinesche di via Buranello per portare colore e allegria nel quartiere di Sampierdarena. E’ il progetto di riqualificazione del quartiere genovese da cui parte il concorso “Un treno in via Buranello – Sguardo dal finestrino”, promosso da Teatro dell’Archivolto e Accademia Ligustica in collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana, Associazione Sampierdarena e le donne, Municipio II Centro Ovest e il CIV Sampierdarena Buranello. «L’arte urbana parla a tutti con immediatezza – dice Pina Rando, direttrice Teatro dell’Archivolto – Pensiamo che in un contesto come il quartiere di Sampierdarena, dove è stato già fatto qualche esperimento, possa essere particolarmente efficace».

    Un modo per dare libero sfogo all’arte riproducendo le immagini che di solito si possono osservare dal treno durante la sua corsa. «Abbiamo voluto dare risalto al treno perchè è ciò che caratterizza e rende particolare questa via – spiega Luana Rossini, vicepresidente dell’Associazione Sampierdarena e le donne – con questo progetto vogliamo attrarre persone nel quartiere e rendere migliore la vita delle persone di Sampierdarena».

    Un’iniziativa che si rivolge a giovani artisti dai 18 anni in su che potranno lasciar andare la propria fantasia e colorare come meglio credono le saracinesche e che costellano via Buranello sul lato della ferrovia. In pratica, una volta completata l’opera, al treno che viaggia sui binari sopra il muraglione di via Buranello, corrisponderanno tanti piccoli vagoni o scompartimenti disegnati sulle serrande dei locali sottostanti. Da ogni finestrino si potrà godere di una visuale diversa, che avrà come riferimenti il mondo della fantasia, del teatro e della rappresentazione urbana, lasciando quindi ampia libertà creativa. «Abbiamo apprezzato e appoggiato l’idea con piacere – dice Guido Fiorato, vice preside Accademia Ligustica – è un’iniziativa che riqualifica il quartiere e offre ai partecipanti l’opportunità di esprimere l’arte liberamente».

    Un progetto che va di pari passo con il workshop “Poesia di strada e arte pubblica”, tenuto da Eleonora Chiesa e Opiemme dal 12 al 14 ottobre, rivolto a giovani creativi che vogliono contribuire a riprogettare e ripensare il Centro Civico Buranello. «Attraverso queste iniziative vogliamo far rifiorire il nostro quartiere. Vogliamo vederlo colorato, vivace e pulito – dice Rodolfo Bracco, Presidente CIV Sampierdarena Buranello – Per questo ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno appoggiato e promosso questa bellissima iniziativa».

     Come partecipare al concorso

    opiemme-buriddaPer la realizzazione dell’opera d’arte collettiva è stato istituito un bando che sarà diffuso in tutta Italia attraverso le Accademie di Belle Arti. Il concorso è gratuito e potranno partecipare singoli artisti o gruppi. Ai giovani artisti di strada, che dovranno avere compiuto i 18 anni e avere maturato un minimo di esperienza nella realizzazione di graffiti, stencil e wall painting, si richiede di mandare un bozzetto con un proprio progetto. Sono previsti sino a un massimo di 60 vincitori, a cui potranno essere assegnate da un minimo di una a un massimo di quattro saracinesche. Tutta la documentazione dovrà arrivare all’Accademia Ligustica entro il 30 novembre 2016, termine ultimo per candidarsi. Nelle due settimane successive saranno selezionati e contattati i vincitori, che per realizzare la propria opera avranno a disposizione un lasso di tempo che va da metà dicembre 2016 a fine aprile 2017. I colori saranno forniti dal gruppo Boero, mentre per altro tipo di materiale gli street artist dovranno provvedere autonomamente.


    Elisabetta Cantalini

  • Quarto, ex OP: la “casa dei matti” vuole aprire le porte alla città

    Quarto, ex OP: la “casa dei matti” vuole aprire le porte alla città

    manicomio-quartoA Vienna un giovane Sigmund Freud stava sperimentando l’uso dell’ipnosi nella psicoterapia quando in Italia si emanavano le prime leggi sui manicomi, intesi come luoghi entro i quali rinchiudere “i matti” perché fossero protetti tutti gli altri, quelli che erano fuori, i “normali”.
    In ogni caso, il manicomio era un mezzo perfetto per togliere dalla circolazione nemici o parenti scomodi, contando sull’appoggio di chi gestiva le strutture, quasi sempre enti benefici privati. Quindi un uso più politico che sanitario, tanto è vero che i ricoverati erano considerati praticamente dei detenuti: quasi mai era prevista una cura e raramente la dimissione.
    Ci volle quasi un secolo, e l’onda lunga del ’68, perché il manicomio fosse finalmente e definitivamente messo sotto accusa come strumento di alienazione dell’individuo. Nel 1978, anno in cui venne alla luce la legge 180, detta Legge Basaglia, si decretò la chiusura degli ospedali psichiatrici in quanto tali, ricercando sul territorio le sedi più appropriate per l’intervento terapeutico e riabilitativo del paziente.
    Nello stesso anno, a Quarto arrivò come direttore dell’Ospedale proprio un allievo e collaboratore di Basaglia, il professor Antonio Slavich, che rappresentò una vera svolta per la gestione della struttura. Con impegno e grazie a collaboratori altrettanto volenterosi, lavorò a lungo e caparbiamente per far accettare la propria visione della psichiatria, diventando infine a Genova un punto di riferimento per i servizi di salute mentale del territorio.

    Non vogliamo qui addentrarci nelle molte luci ed ombre di quella che fu una vera rivoluzione (l’unica reale rivoluzione del ’68, è stato detto) per l’approccio alla malattia psichiatrica in Italia, ma quello che ancora oggi troviamo all’interno di queste mura parte da qui. Gli esterni, invece, gli edifici e il parco, risalgono al 1892, anche se nel 1933 i padiglioni furono ampliati fino a decuplicare la superficie originaria.
    Forse, proprio per la presenza dei numerosi ricoverati, che in parte ancora oggi vivono nella struttura, il complesso fu risparmiato dalla speculazione edilizia e tuttora rappresenta uno spazio inaspettato nell’affollata mappa cittadina di Genova.
    Questo luogo, infatti, ha qualcosa di magico, nel suo essere respingente eppure riuscire in qualche modo ad attrarre sempre, a chiamare a sé. Qui ogni mattina arrivano i dipendenti della Asl 3 ad aprire gli uffici dei vari ambulatori, i cittadini che si fanno visitare o sbrigano pratiche burocratiche, i malati che si ritrovano nei centri riabilitativi.

    Potrebbe sembrare semplicemente un polo sanitario e amministrativo, ma non è solo questo.

    Il polo culturale

    A Quarto, infatti, si può andare anche per cercare arte, quella che non è chiusa dentro una galleria. Antonio Slavich nel 1988 diede vita all’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli, per promuovere e divulgare, attraverso varie forme espressive come teatro, pittura, musica ed altro, l’incontro fra le diverse abilità e creatività espressive. Lo scopo era di ottenere maggiore conoscenza per migliorare l’integrazione sociale e la comprensione della diversità esistente fra gli individui.

    Grazie sia alla fattiva collaborazione di Gianfranco Vendemiati che al contributo dell’artista Claudio Costa, si diede vita a un progetto di “arteterapia” decisamente innovativo per quegli anni. Numerosi furono gli artisti del panorama genovese, e non solo, che volentieri accettarono di incontrarsi per lavorare nel laboratorio con i pazienti e con Costa, che collaborò all’iniziativa fino al 1995, anno in cui improvvisamente morì.
    Proprio alla sua memoria è dedicato il “Museattivo Claudio Costa” ricco di opere nate da questa collaborazione tra pazienti e artisti, fra cui Caminati, Degli Abbati, Fieschi e tantissimi altri. Particolare importante, nel Museo si è scelto di non mettere il nome dell’autore vicino agli oggetti esposti, volendo proprio ribadire che chiunque, creando un’opera, può comunicare qualcosa del proprio mondo interiore.

    Un’isola nell’isola, insomma, della quale si potrebbe parlare a lungo e che da sola vale la visita. Poi, ci sono i libri della biblioteca, storici e quasi tutti a tema psichiatrico e psicopatologico. Oltre a tutto questo, c’è anche una cooperativa sociale che qui organizza laboratori e ospita persone in difficoltà. E c’è il Centro riabilitativo Basaglia, oltre a un’imponente raccolta di documentazioni storiche e sanitarie, ed altro ancora.

    L’ex OP e la riqualificazione bloccata da anni

    manicomio-quarto-D3Il Comune ha accolto, questo occorre riconoscerlo, le pressioni di tanta parte della società genovese affinché il complesso non fosse svuotato, venduto e lottizzato, ma il meccanismo ad un certo punto sembrava essersi inceppato, proprio per i conflitti fra le varie amministrazioni.

    Ricapitoliamo brevemente le tappe: nel 2013 è stato firmato un accordo di programma tra Regione Liguria (giunta Burlando), Comune di Genova (giunta Doria), Asl 3 Genovese e Arte (Azienda regionale territoriale per l’edilizia) per una  ristrutturazione del complesso orientata alla riqualificazione urbana e al recupero degli spazi per inserire servizi, una Casa della Salute, verde urbano e, in parte, residenze.
    L’anno successivo, siamo al 2014, si insedia il Collegio di Vigilanza presieduto dal sindaco Doria: il Comune si impegna a gestire le procedure urbanistico-edilizie in maniera più celere e snella, e a trovare collocazione adeguata per il trasferimento temporaneo del centro sociale, dei libri, quadri e archivio storico. In attesa dei Progetti Urbanistici Operativi di Arte e Asl.
    A febbraio 2015, con una conferenza stampa, il sindaco Doria presenta i contenuti con cui “riempire” l’accordo stesso, scaturiti dal confronto pubblico anche attraverso la collaborazione del Municipio Levante. «Ribadiamo l’impegno a ricollocare nell’area funzioni che non solo garantiscano la memoria del luogo, ma ne promuovano usi nuovi, capaci di rompere le mura che lo separano dalla città» diceva il primo cittadino.

    Fino a qui sembrava essere funzionato tutto, con il coinvolgimenti di molte parti sociali: semplici cittadini, comitati, associazioni che hanno presentato proposte, progetti, iniziative. Utilizzando spazi della struttura, si sono rilanciati incontri, cene e dibattiti. L’anno scorso sono andati avanti i laboratori di ceramica per costruire piastrelle, statuette da presepe, piatti decorati. Sull’esempio dell’Imfi (Istituto per le materie e forme inconsapevoli), si sono abilmente integrati pazienti psichiatrici, persone con disabilità diverse e cittadini della zona, spesso aiutati da artisti come Bocchieri, Sturla, Degli Abbati. “Chi siano i matti e chi siano gli artisti, ad un certo punto non conta più granché, tutti sono concentrati nel processo creativo che unisce e coinvolge. Gli oggetti migliori sono poi venduti per finanziare le nostre attività qui dentro”.

    Parallelamente, l’Asl 3 porta avanti e definisce con il Comune l’ambizioso progetto della “Casa della salute”: non un semplice insieme di ambulatori medici ma un’organizzazione dei servizi, in grado di offrire risposte ai bisogni nell’ambito territoriale, facilmente raggiungibili dai cittadini per essere orientati nei percorsi di cura. Quindi, una parte dedicata alla sanità, una parte al quartiere e in generale alla città, infine una parte dedicata a opere di urbanizzazione non estrema ma ragionata e responsabile.

    Il progetto, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti Investimenti, proprietaria di una parte degli spazi, prevede che l’area maggiore (23.147 mq) sia suddivisa in 4 settori destinati per un quarto al mantenimento delle attività sanitarie, un altro a servizi pubblici e spazi verdi, e ben due a funzioni urbane. Negli spazi restanti, 4 padiglioni per oltre 3.000 mq, verrebbe ricollocato il Museattivo Claudio Costa, il Centro Basaglia e un “luogo della memoria” e polo culturale dove raccogliere la numerosa e storica documentazione presente in biblioteca.

    Nel frattempo, in Regione cambiano gli interlocutori per il Comune, che forse avrebbe dovuto “portare a casa” qualcosa di concreto prima delle elezioni regionali. Così Palazzo Tursi rimarca che non si riesce a partire se Arte non presenta i PUO (ancora loro, i Progetti urbanistici operativi). Vengono istituiti ulteriori gruppi di lavoro, è stato presentato il portale www.scipuemmu.it creato attraverso il Municipio Levante per documentare il percorso che sarà portato avanti e si definiscono ulteriori contenuti ed eventi nell’attesa del passaggio di consegne.

    Arriviamo a giugno 2016.  Il Comune ha bussato ad Arte, reclamando il trasferimento in comodato degli spazi per iniziare i lavori previsti dall’accordo. Doria dichiara di aver scritto a Toti per sollecitare il rispetto dei patti e di non aver ricevuto alcuna risposta. Il clima fra i due enti è sempre più freddo, anche a causa dei rimpalli sul presunto credito di Arte nei confronti del Comune.
    Intanto, il migliaio di volumi della preziosa biblioteca, dopo essere stati catalogati, grazie anche al lavoro di numerosi volontari, sotto la supervisione di Sovrintendenza, Regione e Ministero, sono stati trasferiti alla Biblioteca Lercari di Villa Imperiale. Forse, i padiglioni saranno sgombrati entro tempi relativamente brevi; Asl 3 organizza il trasferimento di alcuni uffici interni, ma poco altro si muove. A luglio i consiglieri regionali Lunardon, Rossetti, Ferrando (Pd) e Pastorino (Rete a Sinistra) hanno presentato due interrogazioni per sapere se la giunta Toti condividesse o meno il progetto portato avanti sino a qui e se non fosse il caso di accelerare le pratiche per trasferire il comodato d’uso al Comune.

    Ma nella seduta di Consiglio regionale del 6 settembre scorso, l’assessore all’edilizia Marco Scajola ha rimbalzato la responsabilità alla giunta comunale per non aver deciso in merito al PUO che Arte, invece, aveva puntualmente presentato nel 2015 ma che, stando a Palazzo Tursi, non poteva essere ammesso. Anche l’assessore alla Sanità, Sonia Viale, ha detto che sicuramente gli impegni presi saranno mantenuti, ha ripetuto di credere fermamente nel progetto della “Casa della salute” ma che comunque il comodato d’uso che il Comune reclama non è indispensabile per iniziare i lavori.

    Scambio di accuse piuttosto sconfortante, specialmente dopo tre anni di lavoro sul progetto. Ma una parola di speranza giunge da Amedeo Gagliardi, portavoce del Coordinamento per Quarto: «Abbiamo saputo, per ora in via ufficiosa, che in questi giorni il Collegio di Vigilanza si è riunito e sembra stiano preparando il comodato d’uso che occorre al Comune per iniziare le opere previste; aspettiamo ovviamente le conferme ufficiali ma siamo più ottimisti di un mese fa, un cauto ottimismo, come si dice in questi casi» sorride. Aggiunge anche: «I tempi sono lunghi, è vero, estremamente lunghi e dilatati, ma bisogna essere onesti: non sono cose che si possono decidere in poco tempo, solo la lettura degli atti prende chissà quanto tempo. Importante è che abbiano superato il momento di stasi e si siano accordati. Se siamo preoccupati da un eventuale cambio di giunta in Comune?  Una cosa per volta, a suo tempo ci penseremo e affronteremo, eventualmente, anche questo problema».

    Eppur si muove…

    quarto-ex-opPer ascoltare chi di questo progetto, e soprattutto di questo luogo, conosce ogni respiro, abbiamo cercato Gianfranco Vendemiati e Massimo Casiccia, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Imfi. Anche loro confermano un nuovo clima positivo attorno al progetto: «Si sono già stabiliti alcuni trasferimenti per iniziare i lavori, ci hanno assegnato ufficialmente gli spazi per il Museattivo e per l’Imfi, il laboratorio invece dovrebbe rimanere qui» dice Casiccia. Che aggiunge: «Il trasferimento dei volumi alla biblioteca Lercari in realtà non mi piace molto, avrei voluto che fossero catalogati e lasciati qui: ma appena avremo lo spazio inizieremo a chiederli indietro. Il progetto di un Museo che contenga tutta la documentazione storica, volumi, cartelle e reperti vari per fortuna interessa anche al nuovo direttore generale dell’ Asl 3, Luigi Carlo Bottaro, quindi è un progetto che vogliamo realizzare».

    Mentre parliamo, Vendemiati e Casiccia mi mostrano le opere create anni fa da pazienti ed artisti utilizzando le cartelle cliniche in bianco degli anni ’50 e mi spiegano il funzionamento di un antico proiettore per conferenze di inizio secolo. Ma non pensano al passato, per quanto significativo sia stato: al centro di ogni loro discorso c’è un progetto, un’ idea nuova o il miglioramento di quanto già stanno facendo, che non è poco.
    In vista c’è una collaborazione con l’istituto “Marco Polo” per portare i ragazzi ad avvicinarsi ad un’arte che dev’essere tutt’altro che remota; c’è il progetto di creare una sorta di laboratorio delle manualità per le persone che vogliano imparare a riusare, a creare, a riparare, dando anche delle possibilità di lavoro o quantomeno uno spazio dove provare idee per nuove professioni in ambiente protetto. «Noi vorremmo che le persone venissero qui senza pensare più che ci sono le mura, che ci sono i matti – spiega Casiccia – a parte che, una volta iniziata la ristrutturazione, qui muri non ce ne dovranno proprio più essere».

    Vendemiati precisa: «Le persone vengono se fai delle cose concrete, qui con il Centro Basaglia passa parecchia gente, in futuro dovrà essere un centro riabilitativo nel senso più ampio del termine, sia psicologico che fisico. Ma idee ne abbiamo molte, e molti sono i progetti già sicuri: certamente si dovrà fare un auditorium, nel levante esistono solo quelli privati; noi vorremmo uno spazio dove poter alternare usi diversi, teatrali ma non solo. Ci sono tante associazioni che si appoggiano qui, e questa è una cosa bellissima, ci sono corsi aperti a tutta la città, noi vorremmo aggiungere eventi come cene culturali e artistiche, film e concerti, incontri con autori aperti a chiunque. Da un po’ di tempo stiamo collaborando con il Conservatorio e ci piacerebbe aprire dei laboratori per insegnare a riparare gli strumenti musicali, in città mancano queste cose, e anche un discorso sulla musica che da noi finora è stata un po’ tenuta ai margini».

    «Sono entrato in queste mura nel 1975 per la prima volta – racconta Casiccia – allora era un vero e proprio manicomio, tutto chiuso con doppi e tripli giri di chiavi. Muri alti, ambiente ostile. Noi cercavamo già allora di fare attività con i pazienti, era tutto molto difficile, ma alla fine siamo arrivati alla svolta. Anche adesso l’atteggiamento è lo stesso, non stiamo certo con le mani in mano ad aspettare che le cose capitino. L’anno scorso abbiamo collaborato con un’associazione che si chiama “Lamaca gioconda” che ha girato qui un film, “Uargh!” che uscirà ai primi di novembre. Per dire che non abbiamo grossi problemi nell’accettare progetti, se sono interessanti, meritevoli».

    «Noi cento ne facciamo e una ne pensiamo» concludono sorridendo allegri.

    E si esce dall’ex manicomio pensando che sì, ci torneremo ancora, perché a volte, dalla città dei matti, il panorama è migliore.


    Bruna Taravello

  • Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    La stabilimento Ilva a CorniglianoAssociazioni di Cornigliano nuovamente sul piede di guerra dopo che il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha garantito, d’accordo con Regione Liguria, 5 milioni di euro per l’integrazione al reddito dei lavoratori dell’Ilva. I soldi verrebbero, infatti, anticipati dalla Regione tramite Società per Cornigliano, la partecipata i cui fondi (di provenienza soprattutto regionale e comunale) sono destinati alla bonifica e riqualificazione del quartiere. «Non ci fidiamo – è la dura presa di posizione di Paolo Collu, coordinatore delle associazioni che operano sul territorio – le garanzie che ci offre il governo non sono sufficienti e i soldi tolti alla Società sono soldi tolti al quartiere, che potrebbero essere usati (per esempio) per ricostruire il tessuto sociale con un sostegno ai commercianti». Collu, che coordina in tutto 22 realtà corniglianesi tra associazioni e parrocchie, fa notare che la promessa di risarcimento tramite una voce della Legge di Stabilità (ipotesi ventilata dal governo) sia estremamente vaga e che nemmeno sia stata fissata una data entro cui garantire la riconsegna delle risorse.

    La forte contrarietà dei cittadini che era già stata espressa la scorsa primavera, è stata ribadita oggi al Centro civico di Cornigliano, durante un incontro a cui hanno partecipato anche il presidente del Municipio Medio Ponente, Giuseppe Spatola, il presidente della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo, e alcuni lavoratori dell’Ilva, con cui non sono mancati scambi di battute infuocati. Per i sindacati, infatti, che si sono riuniti circa un’ora più tardi, l’accordo concluso con il governo è un buon risultato dal momento che i 650 lavoratori che dal primo ottobre andranno in cassa integrazione, vista la scadenza il 30 settembre dei contratti di solidarietà, potranno continuare a contare sull’integrazione del reddito. Attualmente i lavori di pubblica utilità occupano i dipendenti di Ilva per circa una settimana al mese ma, attraverso i nuovi stanziamenti, si dovrebbe riuscire ad allungare la copertura per quasi tutte le giornate lavorative. Bruno Manganaro, segretario della Fiom Cigl Genova, ha sottolineato l’importanza del fatto che l’esecutivo «abbia confermato la validità dell’accordo di programma per Genova Cornigliano. Nei prossimi giorni ci vedremo con l’azienda per la gestione della cassa integrazione e con Regione e Comune per firmare l’accordo sui lavori di pubblica utilità». Un risultato improntante, secondo il sindacalista, «da un lato per i lavoratori che così continuano a integrare il reddito previsto dagli ammortizzatori sociali ma, dall’altro, anche per la città perché in questi mesi gli lpu hanno dato un grande contributo per la riqualificazione urbana, la sistemazione di scuole, parchi e giardini e altre attività. Con i nuovi fondi, i lavoratori saranno impegnati ancora di più».

    Nel botta e risposta con gli abitanti di Cornigliano, i lavoratori hanno fatto notare anche come Società per Cornigliano dovrebbe garantire anche i livelli occupazionali della delegazione. Una visione non condivisa da Collu e gli altri presenti, che hanno però voluto sottolineare di “non essere contrari” all’integrazione del reddito dei lavoratori. «I corniglianesi contrari a nuovi esborsi della Società sono spesso anche lavoratori Ilva – ha aggiunto Collu – come negli anni ’80 le donne che protestavano contro l’inquinamento erano spesso mogli di operai».

    Via CorniglianoPiù “di mediazione” la posizione del presidente Spatola, che pure non manca di far notare l’assenza della classe politica su questa tematica. In effetti, al confronto erano stati invitati anche i capogruppo comunali e regionali e i parlamentari liguri senza ricevere alcuna risposta. «Per lo meno c’è un’inversione di tendenza politica – ammette Spatola pur sottolineando come il suo ottimismo sia “istituzionale” – ora c’è l’impegno a restituire le risorse prese dalla Società per Cornigliano, mentre prima i soldi venivano presi quasi senza chiedere». Quella che si prospetta sarebbe, infatti, la terza volta in cui i soldi della Società verrebbero utilizzati per integrare i redditi dei lavoratori. La prima volta fu nel 2014, quando le reazioni della delegazione non furono energiche perché si pensava davvero fosse un provvedimento una tantum. In quell’occasione furono prelevati circa 6 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 900mila un anno più tardi, questa volta con le associazioni pronte a far sentire la propria voce in polemica con il provvedimento.

    «Non condivido l’ottimismo del presidente Spatola – ha detto nel corso dell’incontro la presidente dell’Associazione per Cornigliano, Cristina Pozzi – e non sono contenta dell’accordo raggiunto a Roma. Personalmente condanno anche gli esborsi precedenti e penso, anche se nessuno lo dice più, che dovrebbero essere rimborsati alla Società. 5 milioni per lo Stato sono briciole mentre per Cornigliano sono vitali, spetta dunque a Roma garantire l’integrazione al reddito dei lavoratori».
    Luca Lottero

  • Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    volparaAddio all’ex inceneritore della Volpara. Finalmente. Nella prossima riunione di consiglio di amministrazione di Amiu, martedì 4 ottobre, la partecipata del Comune conferirà a Sviluppo Genova l’incarico di effettuare la progettazione per la demolizione del corpo principale dell’ex inceneritore della discarica della Volpara con l’obiettivo di avviare i cantieri nella prossima primavera e arrivare alla liberazione del piazzale nel giro 4-6 mesi. L’edificio demolito occupa circa 27 mila metri cubi, 900 metri quadrati per 30 metri di altezza. L’operazione costerà complessivamente ad Amiu 600 mila euro, comprese anche le economie che l’azienda pensa di realizzare con il riciclo e la vendita di un ingente quantitativo di ferro da carpenteria metallica contenuto nella struttura. «Raramente, in questi anni, ho percepito tanta sfiducia nei confronti dell’amministrazione pubblica come quella registrata dai cittadini della Valbisagno: era necessario dare una risposta concreta alle loro richieste» afferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile. «E’ un atto dal valore simbolico altissimo, un segnale molto forte per la Valbisagno e per tutta la città, che testimonia un indirizzo politico molto diverso rispetto alle amministrazioni precedenti». Questi interventi si inseriscono nel quadro delle iniziative del piano straordinario di pulizia della città che prevede anche la riapertura del servizio di ritiro degli ingombrati e il coinvolgimento della cittadinanza attiva.

    «Il primo corteo per la demolizione dell’inceneritore si tenne il 22 febbraio 1992 – ricorda Giordano Bruschi, memoria storica della Valbisagno – quindi oggi siamo molto contenuti ma il vero obiettivo è giungere alla definitiva abolizione della “legge del menga: chi ha servizi scomodi, se li tenga. Vogliamo vedere un vestito nuovo per la Valbisagno». Molto soddisfatto il presidente del Municipio IV Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «E’ da 40 anni che aspettiamo questo momento. Negli ultimi due anni abbiamo notato un cambio di passo da parte dei responsabili di Amiu, molto più presenti nel rapporto con il territorio. Finalmente si ottiene una parte di quello che i cittadini hanno chiesto anche con battaglia piuttosto conflittuali». Nel concreto, la demolizione porterà a 40 parcheggi in più per la popolazione. «Ma dobbiamo stare sempre sul pezzo – avverte – per raggiungere nei prossimi anni l’obiettivo finale della cancellazione definitiva della Volpara, il cui servizi di discarica può essere evitato perché spazzatura non va più considerata come tale ma come materiale da riutilizzare».

    Addio ai cattivi odori

    volparaLa demolizione dell’ex inceneritore non è l’unico intervento annunciato da Amiu. Intanto, è in corso di perfezionamento l’accordo per destinare temporaneamente ad Amiu l’area dell’ex campo nomadi di via Adamoli che consentirà di liberare la strada da altri mezzi pesanti. Ma l’intervento forse realmente più atteso dalla Valbisagno è quello che riguarda la riduzione degli odori emessi dai camion che scaricano i rifiuti nella discarica. «Negli ultimi mesi abbiamo fatto diverse misurazione degli odori e dell’inquinamento – spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna – e i risultati sono stati tutti confortanti per quanto riguarda i limiti di legge. Ma occorre anche andare incontro al soddisfacimento dei cittadini». Per questo è previsto la realizzazione di un tunnel che consentirà di incapsulare i mezzi nella fase di carico e scarico che dovrebbe risolvere definitivamente il problema cattivi odori. Si attende l’autorizzazione da parte della Città metropolitana, per lavori che dovrebbero durare circa 3 mesi. «Qualora l’intervento non fosse risolutivo – prosegue Castagna – abbiamo comunque già pronto il progetto preliminare per l’intera copertura del piazzale che però, essendo molto ampio, avrebbe tempi più lunghi e costi molto più elevati».

    Infine, questo pomeriggio è previsto un incontro tra il Municipio e i comitati per illustrare nel dettaglio i progetti e organizzare tre momenti di confronto pubblico da tenersi a ottobre in cui sarà deciso il futuro delle aree. «Non è semplicemente un segnale – sottolinea Castagna – perché con l’implementazione di Scarpino, la Volpara sarà sempre meno utilizzata. E’ giusto abbandonare gli impianti vecchi nel momento in cui ci accingiamo a realizzare impianti nuovi. E la demolizione dell’inceneritore e le battaglie che stiamo facendo per nuova impiantisca e nuove isole ecologiche danno proprio il penso di aver svoltato da una gestione dei rifiuti antica a una moderna». Attenzione però a non legare troppo «il processo di progressiva dismissione della Volpara alla realizzazione di Scarpino 3.0» avverte l’assessore Porcile. «La Volpara si potrà depotenziare quando si realizzerà il 50% di raccolta differenziata in città, quota che si può fare anche senza la nuova Scarpino, senza il porta a porta e con solo 4 isole ecologiche invece di 6. Si poteva farlo anche prima, noi come amministrazione e voi tutti come cittadini».

    I dubbi dei cittadini

    volparaTutti contenti, dunque? Non proprio. Innanzitutto perché ancora per un anno i mezzi di Amiu continueranno a sostare nella zona della Gavette vicino ai giardini pubblici. «Basterebbe – dicono i cittadini – che almeno posteggiassero al contrario, con la faccia del mezzo rivolta verso i giardini per limitare un minimo i cattivi odori». E poi perché l’operazione ha un po’ il sapore di campagna elettorale: «Se è vero che verrà liberato un spiazzo importante e che, successivamente, i parcheggi delle Gavette saranno restituiti alla città – proseguono gli abitanti – è anche vero che l’inceneritore non è più in funzione da anni e ambientalmente non causa più alcun problema. Certo, si libera visivamente una porzione ma è sul retro della strada mentre risulta molto più impattante tutto quello che sta davanti». Infine, qualcuno alza anche lo spauracchio dello spreco di denaro. «Anni fa – ricordano in Valbisagno – la Regione Liguria aveva già previsto lo stanziamento di fondi per questa operazione. Poi non se ne fece nulla perché l’impatto visibilmente peggiore è quello delle strutture che si affacciano sulla strada. Ma che fine hanno fatto quei soldi?».

  • Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    pra-basilico-mortaioLa Terra del Basilico. Questa l’iscrizione che campeggia sul mortaio di granito posto al centro della nuova rotatoria che si incontra sull’aurelia entrando a Pra’, provenendo da Voltri. C’è anche un grande pestello e un cespuglio di basilico: l’amministrazione comunale prova a dare una nuova veste all’identità del borgo di ponente, ma la riqualificazione non è ancora terminata e i problemi che vessano i cittadini sono ancora molti.

    La storia del lungo mare praese è lunga e complicata: da sempre coricata sul mare, Pra’ e la sua lunga spiaggia è stata per secoli destinazione balneare di molti genovesi e non solo. Negli anni 60, però, il porto di Genova entra in crisi, dovendo fare i conti con la strettezza degli spazi, zavorra insormontabile per la competitività nel mercato del commercio navale: la decisione, quindi, di allargare a ponente la zona portuale, per rilanciare il capoluogo ligure nella corsa internazionale della movimentazione dei container. I lavori partono sul finire del decennio, e sono costellati di ritardi e criticità: si riempie il mare, cancellando spiagge, stabilimenti, scogli e l’identità del borgo. La prima nave ad attraccare alle banchine del nuovo bacino arriva solo nel 1994, dopo quasi trent’anni di cantieri. Le polemiche non si fermano: le infrastrutture nascono già vecchie, con due soli binari di ingresso e uscita, uno svincolo autostradale inadeguato ai numeri, una diga troppo vicina che impedisce alla navi più grandi manovre fluide con un fondale tutto sommato basso per gli standard internazionali.

    Oggi è in corso una riqualificazione del lungo mare, iniziata già da qualche anno: un nuovo parco e una nuova viabilità per dare respiro al quartiere. «A breve incominceranno i lavori per la costruzione di nuovi impianti sportivi – rileva il presidente del Municipio VII, Mauro Avvenenteche completeranno la parte di levante. Oggi, con l’inaugurazione di questo monumento al basilico si avvera un sogno, cioè quello di dare lustro ad una eccellenza del territorio». L’unica rimasta. Anche l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, ricorda come questa riqualificazione non sia terminata: «Oggi abbiamo fatto solo un piccolo passaggio, frutto di un percorso comunque non facile, che sarà terminato nei prossimi mesi»

    rio-branega-pra'Tra passato e presente

    La cerimonia di presentazione alla città di questi nuovi manufatti è completata da un piccolo rinfresco, ovviamente a base di pesto e focaccia; ma non tutti sono contenti. Alcuni cittadini presenti riferiscono come i rumori del porto siano insopportabili, soprattutto di notte, e come l’aria sia spesso appesantita dagli scarichi delle navi e dei mezzi pesanti: «Ricordo quando la brezza del mare profumava casa mia, quando aprivo le finestre di casa – racconta Maria, praese doc, che risiede da sempre in un appartamento “sul mare” – oggi non possiamo stare con le finestre aperte. Mio marito lavorava in uno stabilimento balneare, oggi mio nipote è disoccupato». A pochi metri dalla rotatoria del mortaio, un’aiuola spartitraffico è dedicata allo Scoglio dell’Oca, pittoresco masso che caratterizzava il litorale, ancora nel cuore di molti, nonostante sia stato “affogato” nel cemento: finito il brindisi, alcune signore si radunano attorno alla bacheca che racconta questa storia e ricordano di quando si poteva stare in spiaggia fino a tardi, e dei tuffi che i bambini facevano da quella pietra. Di quella Pra’ non è rimasto nulla.

    Un bilancio difficile

    Oggi è difficile fare i conti: il grande Porto di Pra’ ha sicuramente permesso lo sviluppo dell’economia cittadina, ma non tutto ciò che il porto “produce” ricade sul territorio, tanto meno nei quartieri più periferici. Oggi si discute di allargare ancora le strutture portuali genovesi, ma guardando “a terra” si vede un territorio fragile e in pericolo: a pochi metri dal parco Dapelo il rio Branega è una selva, come il rio San Pietro, pronto a gonfiarsi d’acqua con le piogge autunnali. La riqualificazione non riporterà il mare a lambire le case di Pra’, ma è comunque necessaria e, anzi, doverosa: la strada, però, è ancora lunga, e sicuramente un mortaio di pietra non può bastare.

  • Ex Caserma Gavoglio, i bandi di Tursi alla prova della progettazione partecipata e trasparente

    Ex Caserma Gavoglio, i bandi di Tursi alla prova della progettazione partecipata e trasparente

    gavoglio-puc 2La chiave di volta per la riqualificazione dell’ex caserma Gavoglio nel quartiere del Lagaccio, sta nella scrittura dei bandi. «Se non sono condivisi, si rischia il flop»: il monito è di Enrico Testino, membro di “Progettare la città”, una delle numerose associazioni che si occupano di promuovere i percorsi di valorizzazione della Gavoglio. Se da una parte finalmente si è partiti con i progetti per restituire l’area del Lagaccio alla cittadinanza, lo scivolone potrebbe essere dietro l’angolo. Scenario da evitare, è evidente, ma che può essere arginato proprio con la condivisione di tutte le realtà nel mettere insieme quelle parole che porteranno a un progetto complessivo vero e proprio.

    Andiamo con ordine: intorno a metà luglio il Comune di Genova ha depositato presso Soprintendenza e Demanio il programma di valorizzazione, necessario per avere il via libera per consegnare l’area a titolo gratuito a Tursi. La strada per la riqualificazione della Gavoglio è molto lunga, e non a caso il programma è un corposo documento da oltre cinquecento pagine. Per questo motivo da “Progettare la città” arriva un messaggio forte e chiaro: se il Piano Urbanistico Operativo e i bandi non saranno scritti in modo condiviso e trasparente, il rischio è che proprio quei bandi cadono nel vuoto. Tornando al programma di valorizzazione, gli scenari che si prospettano sono due e con due diversi impegni economici. Il primo vale 69 milioni di euro e prevede più spazi liberi, mentre il secondo, che vale circa 78 milioni, prevede più volumi relativi a costruzioni. Quello che ad oggi appare sicuro, è lo spazio dedicato ad un parco pubblico, che tutto il quartiere ha chiesto con forza sin dall’inizio. Sarà il Consiglio comunale a decidere quale sarà l’opzione da seguire; l’obiettivo, naturalmente, sono i finanziamenti europei da intercettare.

    Gli elementi del progetto

    Secondo il progetto di valorizzazione dell’ex caserma, ci sono alcuni elementi certi che restano uguali in tutti e due gli scenari previsti: un parco urbano nella parte centrale dell’area e nella valletta del rio Cinque Santi, il recupero degli edifici sottoposti a vincolo, la riqualificazione dei percorsi e degli spazi storici interni al compendio, il recupero delle cortine murarie storiche che delimitano l’area, il mantenimento e la riqualificazione di una parte degli edifici, il potenziamento dei percorsi pedonali interni e di raccordo con l’area del parco del Peralto e la demolizione dei due capannoni in uso all’istituto idrografico della Marina Militare. Nel frattempo qualcosa si muove: nei giorni scorsi il Comune di Genova ha promosso due eventi aperti alla cittadinanza proprio all’interno del compendio. Non tutti, però, sono contenti di come sono andate le cose: «In uno dei due eventi è stato invitato a parlare un esperto di condivisione – spiega Testino – ma Tursi ha invitato solo le dodici associazioni di Rete Casa Gavoglio. Questa non è vera condivisione, anzi siamo di fronte a un paradosso”.

    Una lacerazione tra realtà territoriali che potenzialmente potrebbe danneggiare il percorso di condivisione con tutta la città fatto fino ad oggi: «Non credo che questo sia uno stop finale alla partecipazione – conclude Enrico Testino – piuttosto penso che si sia solo arenata». Le speranze che si torni a essere uniti ci sono ancora, l’occasione è proprio la scrittura dei bandi: «Potrebbe essere questa una nuova, entusiasmante esperienza».

    Michela Serra

  • Voltri, la nuova passeggiata progettata dai giovani architetti. I cittadini: “Farla sopra il livello del mare”

    Voltri, la nuova passeggiata progettata dai giovani architetti. I cittadini: “Farla sopra il livello del mare”

    Passeggiata VoltriGli architetti di domani alle prese con il secondo lotto della passeggiata di Voltri che, una volta completato, collegherà la promenade a mare della delegazione ponentina con la Fascia di rispetto di Prà. Un’opera a cui Comune e Municipio pensano ormai da tempo e che consentirebbe di unire il ponente genovese con Arenzano, già collegata a Voltri tramite un lungomare che costeggia l’Aurelia e passa davanti allo studio di Vesima di Renzo Piano. Un progetto atteso ma non privo di difficoltà tecniche. Proprio su queste difficoltà hanno lavorato 12 studenti del corso di laurea magistrale in “Progettazione delle Aree Verdi e del Paesaggio”, che la facoltà di Architettura di Genova realizza in collaborazione con gli atenei di Milano e Torino.

    Dal 13 al 17 giugno scorsi, gli studenti sono stati ospiti della foresteria di Villa Duchessa di Galliera e hanno partecipato a un corso intensivo con le docenti Antida Gazzola (sociologia urbana), Ilda Vagge (botanica ambientale e applicata), Adriana Ghersi (architettura del paesaggio) e Francesca Mazzino (architettura del paesaggio contemporanea). Oltre alle fasi teoriche, gli architetti in erba (divisi in quattro gruppi) si sono confrontati con le realtà associative che animano la zona interessata e con le istituzioni locali.

    «La professoressa Gazzola, che si occupa di sociologia, ci ha aiutato a impostare il lavoro con i soggetti interessati – spiega la docente dell’ateneo genovese Adriana Ghersi, che ha seguito i gruppi di studenti – si tratta di un cammino interessante, e di un bel modo per sviluppare determinate tematiche». La collaborazione tra Università, realtà del territorio e istituzioni viene indicata come la strada maestra per l’analisi e la realizzazione partecipata di progetti di interesse pubblico, avvalendosi della professionalità e delle idee di chi studia quotidianamente la materia. Lo conferma il consigliere del Municipio 7 Ponente e architetto di professione, Matteo Frulio, per il quale la collaborazione con l’ateneo consente, inoltre, di sviluppare idee prive di qualsiasi “input” di tipo politico.

    Il lavoro “sul campo” è una tappa obbligatoria nel piano di studi del corso in Progettazione delle aree verdi e del paesaggio. Quello di Voltri è solo uno dei workshop organizzati dalla facoltà. Oltre al Ponente genovese, quest’anno altri studenti (in tutto circa 60) hanno lavorato sul quartiere di Sant’Ilario e altre realtà della Liguria. Due studentesse che hanno lavorato a Voltri hanno deciso di sviluppare l’argomento nella propria tesi di laurea. Le 4 proposte di progetto verranno presentate ufficialmente al Teatro del Ponente di Genova il prossimo 16 settembre e resteranno esposte per le successive 2 settimane negli spazi del Municipio.

    Passeggiata nuova, sembra avere già 10 anni

    voltri-passeggiataUna presentazione intermedia dei lavori si è già tenuta a giugno assieme alle istituzioni e alle realtà con cui gli studenti si sono confrontati. «L’importante per noi – sottolinea Nunzio Di Natale, presidente dell’Associazione di pesca dilettantistica Sant’Ambrogio – è che non vengano ripetuti gli errori fatti sulla passeggiata esistente». Il riferimento è alla passeggiata in legno che costeggia il litorale voltrese dal capolinea dell’1 fino quasi al supermercato Pam. Un’opera che ha il pregioo, secondo Di Natale, di essere un punto d’aggregazione importante per gli anziani e per tutto il quartiere, ma che ad ogni mareggiata si ritrova con danni importanti. «I massi che hanno messo a difesa della struttura in legno non sono sufficienti – sostiene – non è possibile che dopo un anno la passeggiata già sembrasse averne dieci».

    Per questo, per il secondo lotto di lavori, la richiesta della S. Ambrogio (e presumibilmente anche delle altre realtà della zona) è che la passeggiata venga sopraelevata rispetto al livello del mare. «Due dei progetti presentati secondo noi da questo punto di vista non sono adatti sostiene il presidente in relazione alle proposte degli studenti – gli altri due ci sembravano più indicati, in particolare uno, che prevede una passeggiata rialzata».

    L’opportunità di sopraelevare o meno la passeggiata è appunto uno degli interrogativi principali intorno all’opera e lo è stato anche per il lavoro degli studenti che hanno lavorato al workshop: «Ogni soluzione genera persone più contente e altre meno entusiaste – ammette la professoressa Ghersi – ma, in ogni modo, questo lavoro è utile per mostrare la fattibilità o meno di determinate opzioni».


    Luca Lottero

  • Voltri, il Comune chiude le porte al secondo mercato settimanale. Rabbia commercianti: “Tagliati fuori”

    Voltri, il Comune chiude le porte al secondo mercato settimanale. Rabbia commercianti: “Tagliati fuori”

    voltri-3Il secondo mercato settimanale a Voltri non si farà. L’incontro con l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, dello scorso 20 luglio ha avuto l’effetto di una doccia fredda sui commercianti dell’estremo ponente di Voltri, che hanno visto sfumare in men che non si dica l’opportunità di un nuovo mercato da tenere in piazza Caduti Partigiani. Poche settimane fa, abbiamo raccontato della crisi profonda in cui sono incappate le attività commerciali di via Camozzini, nell’ultimo tratto di Voltri e del ponente genovese. Un’area storicamente depressa dal punto di vista economico, ma che ha subito in modo drammatico gli effetti della frana di Arenzano dello scorso marzo. Il giro d’affari dei negozi della zona si alimentava del transito sull’Aurelia. Transito che si è drasticamente ridotto dopo la chiusura della statale che, a causa della frana, da ormai più di quattro mesi taglia letteralmente in due la Liguria.

    «È un’occasione a cui il Comune ha voluto chiudere la porta senza motivo». C’è tanta amarezza nelle parole dell’edicolante Fabio Boni, lo stesso che circa un mese fa esprimeva ottimismo e fiducia in una risposta positiva da parte di Palazzo Tursi. Al posto di quell’ottimismo ora c’è solo delusione per l’occasione mancata: «Siamo tagliati fuori – lamenta – per loro dobbiamo rimanere come siamo e dobbiamo morire qua».

    municipio-ponente-voltriLa questione si inserisce nel più ampio contesto di un clima di tensione tra gli ambulanti e l’amministrazione comunale. Lo scorso 26 luglio, durante un altro incontro a Palazzo Tursi, gli operatori di Aval (Associazione venditori ambulanti liguri) hanno protestato con forza principalmente per la mancata ricollocazione del mercato rionale. Al culmine della contestazione, gli ambulanti sono arrivati a chiedere le dimissioni di Piazza. A scatenare il malcontento nella categoria sono però anche le difficoltà di mantenere in piedi le attività per le tasse troppo alte e per la concorrenza degli abusivi. Ed è così che gli effetti della crisi generale del settore vanno a influire sulla “questione voltrese”.

    «Stiamo affrontando un generale calo delle bancarelle, in particolare a Ponente – ci spiega l’assessore Piazza – per questo, al momento non ci sono le condizioni per un secondo mercato settimanale». L’assessore precisa che i contatti con il Municipio 7 Ponente proseguono, ma i commercianti di via Camozzini sembrano aver perso la speranza di un sostegno concreto in tempi ragionevoli: «Ci hanno proposto forme di sostegno alternative come dei cartelli che indicano la presenza dei negozi o dei soldi per finanziare interventi nei locali – ci racconta Loredana, che possiede un negozio di orefici – ma non è quello di cui abbiamo bisogno». Le richieste dei commercianti sono le stesse di un mese fa: qualcosa che attiri persone nella zona ovest di Voltri ma che al tempo stesso non faccia concorrenza alle attività già presenti come, invece, farebbe la ventilata ipotesi di un mercatino di Coldiretti, che andrebbe a insidiare le attività locali di alimentari, peraltro la stragrande maggioranza nella zona. Un mercato settimanale in aggiunta e non in sostituzione a quello del martedì a Voltri sarebbe, per i commercianti, la soluzione ideale.

    «L’assessore ci ha spiegato che dei banchi di Voltri solo il 40% sarebbe in regola con le tasse – chiosa amaramente Boni – a questo punto non capiamo perché quelle bancarelle possano continuare a lavorare nella posizione attuale. C’è tanta confusione».


    Luca Lottero

  • Emergenza rifiuti a Boccadasse. Municipio e Amiu: «Ci impegniamo a migliorare la situazione»

    Emergenza rifiuti a Boccadasse. Municipio e Amiu: «Ci impegniamo a migliorare la situazione»

    boccadasseIl bellissimo borgo di Boccadasse, è sommerso dai rifiuti. Dovrebbe essere una delle eccellenze genovesi dove convergono turismo e vita tranquilla per gli abitanti, invece il quartiere dei pescatori si sta trasformando in una discarica a cielo aperto. Eppure la candidatura di Boccadasse a diventare patrimonio Unesco è già stata inoltrata. Grazie alla denuncia di una nostra lettrice, scopriamo che da un mese più di venti bidoni della spazzatura stracolmi “animano” via Boccadasse, la strada che conduce alla spiaggia del vecchio borgo. «Abbiamo scelto di vivere in questa zona per la vicinanza al mare e per la tranquillità del quartiere. Ora la nostra qualità della vita è nettamente peggiorata» dicono gli abitanti del borgo marinaro. La situazione per chi ci vive è diventata insostenibile: «L’odore che aleggia nella strada è tremendo e abbiamo già avvistato topi e piccioni vicino ai bidoni». Il cumulo della spazzatura di notte raggiunge livelli esorbitanti; l’aspetto, secondo gli abitanti, è ormai di una vera e propria discarica: sacchi dell’immondizia giganteschi nei cassonetti dell’indifferenziata, odore di pesce e di rifiuti in decomposizione, scatole di cartone in misura abnorme ai lati della strada, plastica a non finire e sette bidoni di vetro con birre, lattine e taniche di olio. «Boccadasse è un luogo bellissimo e vorremmo che così restasse. Tutti noi speriamo che possa diventare patrimonio Unesco, ma il livello igienico ed ecologico deve tornare a essere sostenibile» concludono i residenti.

    Riorganizzazione dei cassonetti

    La riorganizzazione dei cassonetti è stata predisposta di recente dopo l’allarme rifiuti nella spiaggia del borgo marinaro. Una decisione presa dal Municipio Medio Levante per preservare e migliorare l’area turistica e balneare. «Si è deciso insieme ai commercianti e alla Pro Loco di Boccadasse di spostare tutti i contenitori dei rifiuti in Via Bocciasse» spiega a “Era Superba” Alessandro Morgante, presidente del Municipio. Dopo le segnalazioni dei mesi passati degli abitanti che lamentavano un livello esorbitante di spazzatura nel lido di Boccadasse, il Municipio di Medio Levante, in accordo con i commercianti del borgo, ha aumentato il numero di bidoni concentrandoli in un’area a monte del quartiere, ben lontano dal mare. «Abbiamo voluto compattare i cassonetti in un’unica zona – aggiunge Morgante – per mantenere il borgo più ordinato, contando come sempre su un servizio di raccolta rifiuti efficiente». I cassonetti, che fino a pochi giorni fa si trovavano direttamente nella spiaggia e quelli che erano posizionati in fondo alla scalinata di congiungimento tra via Felice Cavallotti e il borgo marinaro, ora si trovano tutti in cima a via Boccadasse. «Si può migliorare la situazione – aggiunge Morgante – ed è un impegno che mi prendo con i cittadini. Purtroppo è difficile trovare subito la ricetta perfetta che accontenti tutti».

     Amiu a Boccadasse

    rifiuti boccadasseSecondo Amiu la ricollocazione dei contenitori della spazzatura in un’unica zona è una soluzione transitoria, presa proprio in funzione della recente candidatura di Boccadasse a diventare patrimonio dell’umanità. «Per diventare patrimonio Unesco bisogna rispettare determinati requisiti e mantenere il più salubre possibile il territorio – ci spiega Luca Zane, portavoce di Amiu – per questo i cassonetti sono stati spostati tutti in via Boccadasse alta». Nonostante la riorganizzazione dei bidoni, Amiu ha garantito che le frequenze di svuotamento in questi mesi sono rimaste invariate. «Un’unica postazione di rifiuti è sicuramente più difficile da gestire – continua Zane – spesso diventa terra di nessuno, in cui tutti coloro che passano si sentono legittimati a lanciare qualsiasi tipo di rifiuto, giorno e notte, senza nemmeno pensare alla raccolta differenziata. Ma di certo non possiamo mettere qualcuno a sorvegliare l’area».

    Martedì 26 luglio è previsto un sopralluogo tecnico da parte di Amiu, in collaborazione con il Municipio, per trovare una soluzione e salvare capra e cavoli, rientrare negli standard imposti dall’Unesco e non creare problemi agli abitanti. «Speriamo in futuro di risolvere il problema in modo definitivo con la raccolta porta porta» si augura Amiu, ricordando l’obiettivo principale del nuovo piano della raccolta dei rifiuti a Genova.
    Il progetto ad oggi è già partito nella zona di Colle degli Ometti a Quinto e a Quarto alta, ottenendo oltre l’80% di raccolta differenziata, con fortune alterne: molto bene a Quinto, molto male e con tante contestazioni a Quarto. «Questa è una rivoluzione per la raccolta dei rifiuti – conclude Zane – ci permette di tracciare e monitorare il comportamento dei cittadini e correggerlo quando necessario». La raccolta porta porta si espanderà con le stesse modalità nel levante genovese, nella Valpocevera e a Voltri. Mentre nelle altre zone di Genova verranno attuate diverse soluzioni ma sempre personalizzate per permettere ad Amiu di valutare la condotta dei cittadini per quanto riguarda la raccolta differenziata.

    Elisabetta Cantalini 

  • Pegli batte la burocrazia, dopo cinque anni arriva il campo da beach volley

    Pegli batte la burocrazia, dopo cinque anni arriva il campo da beach volley

    beach volleyPegli avrà finalmente il suo campo da beach volley e lo avrà nel luogo più adatto che ci possa essere: la spiaggia. Per ottenere questo risultato, il Municipio Ponente ha dovuto lottare cinque anni. Esatto, cinque anni per quattro pali e una rete, a costo zero. Sì, perché a realizzare il campo da beach volley sarà un imprenditore locale e non la pubblica amministrazione. Si scivola subito nel paradosso, soprattutto se si pensa che nel quartiere opposto, Nervi, il campo da beach volley lo faranno probabilmente dentro la piscina Mario Massa e non costerà certo pochi spiccioli.

    Mentre a levante, in particolare modo all’interno del Consiglio municipale, ci si divide sulla soluzione temporanea del campo di sabbia che probabilmente arriverà dopo la mozione targata Pd, a ponente c’è chi ha il sangue avvelenato da cinque anni di attesa, come il presidente del Municipio, Mauro Avvenente: «Alla fine ce l’abbiamo fatta – ci racconta – ma anche l’imprenditore che realizzerà il campo era arrivato al limite della sopportazione. Aveva minacciato di chiudere l’attività e in ballo c’erano ben quindici posti di lavoro. Sarebbe stata una scelleratezza di proporzioni enormi».

    Loco di Rovegno torneo di beachMa perché tutta questa fatica? Qual è stato l’intoppo? Risposta scontata: la burocrazia. E ce n’è voluta tanta perché si sono dovuti mettere d’accordo ben cinque enti: Comune, Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, Beni Paesaggistici e Soprintendenza. Tutto per una quarantina di metri quadrati di sabbia. «Il problema in questo nostro complicato Paese è la normativa di legge che sembra essere costruita apposta per rendere difficile la vita anche sulle cose più semplici – continua Avvenente – non dobbiamo meravigliarci se gli imprenditori si stufano e se ne vanno altrove. Poi siamo tutti pronti a stracciarci le vesti e a gridare alla delocalizzazione. Nessuno dice che le regole non vadano rispettate, ci mancherebbe, ma qui sono talmente intricate che diventa impossibile fare le cose più semplici».

    Ormai è andata, anche se, a dirla, tutta mancherebbe ancora un permesso. Meglio pensare in positivo e immaginare che cosa ne sarà di questo nuovo spazio a disposizione dei cittadini e, soprattutto dei più piccoli, visto che i bambini potranno divertirsi gratuitamente al mattino. «Voltri ha il suo campo, presto lo avranno anche Prà e Pegli – conclude il presidente Avvenente – spero che tutto questo porti ad avere competizioni sportive che uniscano le delegazioni del ponente. Proprio qui, sede storica della pallanuoto che ora non c’è più».

    Michela Serra

  • Porto di Ponente, l’urlo del municipio: “No a nuovi riempimenti”. Avvenente: “Li facciano verso il centro”

    Porto di Ponente, l’urlo del municipio: “No a nuovi riempimenti”. Avvenente: “Li facciano verso il centro”

    © Simone D'Ambrosio
    © Simone D’Ambrosio

    Continuano le discussioni sul futuro del Porto del Ponente genovese. Ad aprile, avevamo già testimoniato la forte contrarietà del territorio al prolungamento della diga verso Voltri (con la delegazione preoccupata di perdere la balneabilità del mare di fronte al proprio litorale). La questione è approdata anche in Consiglio regionale dove, a fine giugno, la maggioranza ha votato a favore di due diversi ordini del giorno, uno presentato dal Movimento Cinque Stelle e uno dal Partito Democratico.

    L’odg presentato dalla grillina Alice Salvatore impegna la giunta regionale “ad assumere posizione contraria rispetto ai riempimenti a mare ed alla modifica della diga previsti dallo scenario del nuovo Piano Regolatore Portuale”, ma al tempo stesso considera favorevolmente il nuovo canale di calma, che costituirebbe un “oggettivo miglioramento” per il territorio. Il prolungamento del canale fino alla foce del rio San Giuliano consentirebbe, infatti, di separare definitivamente il porto dal tessuto abitativo. È il punto che, più degli altri, mette d’accordo tutti. Si parla di “porto-isola”, infatti, anche nell’odg presentato da Valter Ferrando (Partito Democratico) che, però, a differenza di quello del Movimento Cinque Stelle, richiede anche la realizzazione di altre opere “già concordate” e “propedeutiche” allo sviluppo portuale.

    Il punto di vista del Municipio

    © Simone D'Ambrosio
    © Simone D’Ambrosio

    Diverse visioni per il futuro del porto di ponente, che trovano però un minimo comune denominatore nella tutela di un territorio che, dal punto di vista ambientale, ha dovuto fare molti sacrifici nel nome dello sviluppo economico. Tutti sembrano concordare sulla necessità di preservare la balneabilità del mare di fronte al litorale voltrese e, nella mozione dem, si cita anche l’ambizioso progetto di recuperare la balneabilità a Pegli. «Sono finiti i tempi degli scempi ambientali in nome del lavoro – riassume il presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente – lo sviluppo deve essere ragionato e rispettoso del territorio». La delegazione ponentina è ovviamente quella più direttamente interessata agli sviluppi portuali. Lo scorso 28 giugno, l’assemblea municipale ha prodotto un documento in cui si definisce “irricevibile” la nuova proposta avanzata da Autorità portuale, che prevede l’allungamento della diga verso Voltri e l’avvicinamento della stessa diga alla costa e in cui si invita a “ottimizzare gli spazi esistenti” e si ribadisce la contrarietà a “nuovi riempimenti a levante e ponente dell’attuale piattaforma portuale”.

    «Se qualcuno a levante pensa che la nostra sia una posizione contro lo sviluppo del porto – aggiunge Avvenente con una nota polemica – sappia che il porto può espandersi anche nella loro direzione, vediamo allora se sarebbero ancora d’accordo con i riempimenti. Facile fare i ‘soloni’ da lontano, senza vivere le cose sulla propria pelle».

    Il documento del Municipio è stato approvato con 14 voti a favore su 16 (astenuti i due consiglieri del M5S presenti, Assanti Gironda e Rebora) e ha rappresentato una base importante alla riflessione in Consiglio regionale.

    Il tema del “gigantismo navale”

    Se la necessità di tutelare l’ambiente del ponente sembra, almeno a parole, una priorità per tutte le forze politiche, tema di contrasto tra Pd e Movimento Cinque Stelle è, invece, il cosiddetto “gigantismo navale”. Se, infatti, l’ordine del giorno del Pd sottolinea la necessità di potenziamento strutturale per “garantire accessibilità e piena operatività alle navi portacontenitori con capacità superiore a 20.000 TEU”, i pentastellati fanno notare che “non vi è certezza che le navi da 24.000 e 30.000 TEU saranno, in futuro, una realtà consolidata”.

    Il “gigantismo navale” è oggetto di dibattitto anche tra gli addetti ai lavori. Già nel nostro articolo pubblicato ad aprile avevamo riportato perplessità al riguardo da parte degli stessi esperti del Psa-Vte. La scelta, in un senso o nell’altro, sicuramente avrà un impatto decisivo sul futuro del sistema portuale cittadino.

    La posizione della fondazione PRimAvera

    © Simone D'Ambrosio
    © Simone D’Ambrosio

    A vivere più direttamente sulla propria pelle le scelte sul porto saranno però i cittadini. Tra i vari comitati e associazioni che popolano il ponente cittadino, particolarmente attiva sul tema è la fondazione PRimAvera, che opera sul territorio di Prà. «Prà è il territorio che ha subito e continua a subire più direttamente degli altri i disagi dovuti al porto – sottolinea il presidente Guido Barbazza – per questo ci sembra naturale che i cittadini praesi siano interlocutori privilegiati».

    La fondazione ha organizzato incontri e una serie di conferenze dal titolo “Prà futura, porto e città si tendono la mano”, e tramite il proprio sito web invita i cittadini a mandare una mail “per il prolungamento del Canale di calma e Fascia di rispetto e per Porto Isola”. «Abbiamo mandato ad Autorità portuale più di 3 mila mail», rivela con orgoglio Barbazza.

    La fondazione PRimAvera opera con atteggiamento pragmatico, rifiuta la filosofia del “no a tutto”, ma al tempo stesso si mostra inflessibile quando si tratta della tutela del territorio. «Siamo stati tra i primi ad alzare la voce contro lo scenario dannoso prospettato dalla prima versione del nuovo Piano Regolatore» rivendica Barbazza.

    «Chiaramente – aggiunge – lo scenario migliore per noi sarebbe l’allungamento del Canale di calma e della Fascia di Rispetto senza le ulteriori modifiche presenti nel piano, ma visto che non si intravedono soluzioni in questo senso, proviamo a ragionare con quello che abbiamo davanti». Protesta ma anche proposta, dunque, o meglio “Influenza, rappresentanza e identità”, come recita lo slogan della Fondazione.

    «La nostra Fondazione – ricorda Barbazza – ha elaborato 2 proposte migliorative per l’attuale piano: lo spostamento dello slargo della diga nella zona centrale anziché a ponente (a tutela della spiaggia della vicina Voltri) e leggera riduzione dell’allungamento della banchina verso Voltri, evitando accosti addizionali per navi traghetto».


    Luca Lottero

  • Nervi, ex piscina “Mario Massa” diventa un campo da beach volley? Forse, ma solo temporaneamente

    Nervi, ex piscina “Mario Massa” diventa un campo da beach volley? Forse, ma solo temporaneamente

    piscina-massa-nerviAlla fine una quadra sulla vicenda della piscina “Mario Massa” di Genova Nervi, si sarebbe trovata: una mozione che prevede la soluzione temporanea d’utilizzo, dopo tutte le verifiche tecniche del caso e l’impegno della giunta a spronare la Regione Liguria nello sblocco di quei fondi europei che sarebbero serviti per rimetterla in sesto. Fin qui tutto bene ma, per capire a fondo la vicenda, bisogna fare un passo indietro.

    Lo scontro politico

    Per arrivare a questo risultato ci sono voluti tanti mal di pancia, abbastanza da lasciare l’amaro in bocca per parecchio tempo. Un accordo trovato dopo una commissione e una riunione capigruppo in Municipio IX Levante, di fuoco. Perché dietro all’inutilizzo della piscina, ormai chiusa da tempo, si è aperto lo scontro dal sapore politico tra Partito democratico e sinistra radicale. «Difficile pensare il contrario» aveva ammesso pochi giorni fa l’assessore municipale del Pd, Michele Raffaelli. Uno scenario che ricorda fin troppo bene quello della Sala rossa di Palazzo Tursi, dove il sindaco arancione, Marco Doria, spesso si trova tra i due fuochi. Lo stesso si può dire del presidente del Municipio, Nerio Farinelli, anche lui “arancione” e di cui, per questa vicenda, sono state addirittura chieste le dimissioni.

    La proposta del Municipio

    Dopo anni di chiusura e dopo tante proteste da parte dei residenti del quartiere, l’assessore Raffaelli aveva proposto di trasformare la Mario Massa in un campo da “beach volley” in attesa del via libera ai lavori di ristrutturazione da parte della Regione Liguria. Niente da fare: proposta bocciata, nonostante ci fosse il sostegno delle associazioni sportive, nonostante i 7 mila euro che il Municipio avrebbe potuto stanziare. A scrivere il necrologio del campo da beach volley, è stato lo stesso assessore, che ha affidato a Facebook e al gruppo di quartiere il proprio disappunto: «È con rammarico che comunico l’esito della commissione municipale odierna, dove si discuteva una mia proposta che riguardava un utilizzo temporaneo della Piscina Massa. La mia proposta prevedeva una partecipazione del Municipio con €. 7.000,00 alla cifra totale richiedendo al Comune l’impiego dei fondi relativi alla parte restante».

    Il fronte dei no

    Se per qualcuno il “no” è stato determinato da uno scontro politico, per altri non è affatto così. Lo scrive il consigliere Municipale Federico Bogliolo, di Progresso Ligure, che sui social spiega le sue ragioni: nessuna certezza che si tratti di una soluzione temporanea, con il timore di far sparire la pallanuoto da Nervi e i costi troppo elevati sia per realizzare il campo che per smaltire i rifiuti che al momento si trovano nella struttura. Bogliolo risponde anche a chi lo aveva accusato di essere contrario alla riapertura della piscina: «Sono nato a Nervi, sono cresciuto in quella vasca. Le prime ragazze che ti venivano a vedere durante gli allenamenti, i compagni di squadra, le serate ad allenarsi, i corsi nuoto quando non sapevo ancora nuotare, insomma, tutta la mia vita. Datevi delle risposte».

    Verso una soluzione?

    Anche la sinistra più radicale si è opposta al progetto già finanziato, accusando il Pd di non aver condiviso nulla. Dopo un paio di giorni di stallo, in cui si è gridato allo scandalo, la svolta: prima una visita al Matitone per alcune verifiche tecniche, poi una maggioranza in cui si era aperto uno spiraglio e, infine, la capigruppo durante la quale si è finalmente trovata la quadra con l’utilizzo temporaneo dell’area.

    Pace fatta per il bene del quartiere? Non esattamente, perché tra i corridoi del Municipio si dice che dietro alla mozione sulla destinazione temporanea d’uso si nasconderebbe ancora il campo da beach volley, non morto come un vampiro, e che la quadra l’abbia trovata solo il Pd. E, questa volta la mozione potrebbe passare, tra il malumore generale, perché non esistono altri progetti temporanei. D’altra parte, «piuttosto che vedere ancora la storica “Mario Massa” in quelle condizioni avrei preferito farla demolire», dice ancora l’assessore Raffaelli. Insomma, la lite sulla piscina di Nervi è di nuovo dietro le porte e sembra che per questa struttura non ci sia pace.
    E gli abitanti di Nervi? Alla fine sono proprio loro i più affezionati alla piscina e davvero non ne possono più di vederla ridotta a una vasca vuota, melmosa e maleodorante. Altro che antichi fasti. Per questa ragione è stato organizzato un presidio in costume per sabato 16 luglio: “NOI vogliamo questa piscina!”. Alla faccia di qualsiasi lite politica, resta l’amarezza per le promesse fatte in campagna elettorale e siamo già alle porte di quella per le Comunali 2017.


    Michela Serra