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  • Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Begato, la diga di via MaritanoL’ascensore inclinato di via Novella, nella zona del Cep di Prà, è una struttura moderna di proprietà comunale, inaugurata nel giugno 2003, e sostanzialmente ancora giovane rispetto alla stragrande maggioranza degli impianti elevatori presenti nelle case popolari (Erp, edilizia residenziale pubblica) sparse sul territorio genovese, dal Ponente alla Val Polcevera, risalenti perlomeno a trenta, quarant’anni orsono. Tuttavia, richiede una manutenzione particolare, data la complessità di un sistema che permette il collegamento tra via Novella e la sottostante via Montanella, dove è presente il supermercato Lidl e la fermata dei mezzi pubblici per le delegazioni di Voltri e Prà. Da oltre un mese, però, l’impianto del Ceputilizzato dagli inquilini dei civici Erp dal n. 24 al n. 32 di via Novella (per i quali rappresenta un varco di accesso facilitato ai portoni dei palazzi, sennò raggiungibili esclusivamente tramite una lunga e ripida scala), ma pure dagli altri residenti nella medesima via e nel resto del quartiereè fermo perchè devono essere sostituite alcune sue componenti interne.
    Diverse centinaia di cittadini, tra cui numerosi anziani e persone con difficoltà di deambulazione, ogni giorno prendono l’ascensore inclinato per scendere a valle. Senza dimenticare che l’ampia cabina consente di caricare anche una barella, velocizzando così le eventuali operazioni di soccorso in caso di emergenza.

    La manutenzione ordinaria degli impianti elevatori che servono gli edifici Erp (sia del Comune di Genova che di Arte, azienda regionale territoriale per l’edilizia), fino al luglio scorso era affidata dalla stessa Arte (ente responsabile di tale attività) alla ditta Schindler Group. Oggi, a seguito di una nuova gara di appalto per l’affidamento di tutte le operazioni di manutenzione nelle case popolari, l’incarico è stato appaltato ad un’altra grande multinazionale del settore, la Kone. Quest’ultima, però, avrebbe effettivamente iniziato ad occuparsi dell’impianto di via Novella soltanto dopo Ferragosto. In altre parole, l’ascensore inclinato sarebbe rimasto orfano di manutenzione per circa un mese, a cavallo del cambio di gestione da una ditta all’altra, e ciò spiegherebbe lo stop prolungato e tuttora perdurante, con i conseguenti disagi per una popolazione che al Cep supera le 2000 unità.

    La situazione degli ascensori del patrimonio Erp nei quartieri collinari

    In generale, su tutto il territorio, gli ascensori delle case popolari presentano criticità endemiche «Si tratta di impianti obsoleti, dunque le ditte incaricate hanno difficoltà a trovare in breve tempo i pezzi di ricambio – spiega Peppino Miletta, presidente coordinamento comitati quartieri collinari – Le problematiche maggiori riguardano Begato, soprattutto il quartiere Diamante, in particolare la “Diga” di via Maritano, e poi il Cep di Prà, soprattutto il quartiere San Pietro, in particolare gli edifici chiamati “Lavatrici”. Noi da tempo chiediamo una graduale sostituzione degli ascensori, ma la risposta di Arte è che non ci sono soldi. Secondo noi è necessario perlomeno un lavoro di prevenzione. Chi gestisce la manutenzione, insomma, dovrebbe valutare attentamente quali sono le componenti sottoposte ad usura maggiore, e segnalarle ad Arte, in modo tale che l’azienda regionale si adoperi per immagazzinare i pezzi adeguati, evitando fermate troppo prolungate degli impianti».
    La questione degli ascensori è da sempre una delle principali preoccupazioni dei residenti nelle costruzioni Erp, conferma Giorgio Colla, presidente del comitato quartiere Voltri Due «Si tratta di quartieri in cui vivono prevalentemente persone anziane e malate, quindi, visti gli innumerevoli guasti agli ascensori, è capitato spesso di vedere gli inquilini, affiancati da volontari, costretti a trasportare giù a braccia lungo le scale dei palazzi, chi da solo non riesce a muoversi sulle proprie gambe. La ditta Kone si è aggiudicata il nuovo appalto della manutenzione. In questa prima fase il dato positivo è che essa si sta rivelando più tempestiva negli interventi rispetto all’azienda precedente. Recentemente abbiamo avuto un incontro con Arte per concordare un programma di 5-6 interventi di sostituzione della cabine più vetuste, che presumibilmente partiranno ad ottobre-novembre, resi possibili grazie ad un residuo di finanziamento destinato a Voltri Due».
    Per quanto riguarda la Valpolcevera, e nello specifico il quartiere Diamante (Begato) «I problemi più grossi si riscontrano alla “Diga” di via Maritano, e negli impianti delle abitazioni di via Cechov, sovente fermi – racconta Gianni Greco, presidente del comitato quartiere Diamante – Bisogna dire che ultimamente il Comune ha stanziato 250 mila euro per agire sulle priorità e la messa in sicurezza degli ascensori della “Diga”. Ma in numerosi impianti sarebbe necessario sostituire le componenti principali. Di recente ci siamo recati in sopralluogo con gli ingegneri di Arte proprio per visionare la situazione».
    Francesco Corso, presidente coordinamento comitati Diamante, aggiunge «Il cambio ditta, da Schindler a Kone, non risolve alcunchè. Il nuovo gestore della manutenzione, infatti, dovrà fronteggiare le medesime difficoltà, soprattutto nel reperire i pezzi di ricambio, del suo predecessore. Per migliorare le cose l’unica possibilità è mettere mano al portafoglio. Per sostituire completamente un impianto servono 30-40 mila euro. Qualche anno fa si parlava di circa 2-3 milioni di euro quale cifra necessaria per ripristinare tutti gli ascensori del patrimonio Erp genovese. Dunque una cifra notevole per le casse pubbliche. Tuttavia, continuando ad agire in questa maniera, soltanto per tamponare le urgenze, le istituzioni stanno buttando via il denaro. Secondo una mappatura aggiornata su 400 ascensori complessivi, circa 200 possono ancora funzionare con investimenti non troppo ingenti. Gli altri 200, in particolare del patrimonio comunale, sono da sostituire quasi integralmente (porte, funi, cabine, rulli, ecc.). I problemi, comunque, interessano anche il patrimonio Arte. La Regione, però, grazie ad alcune operazioni immobiliari del patrimonio Arte, qualche denaro in più lo mette sul tavolo, mentre il Comune ha sicuramente più difficoltà a livello finanziario».

    begato-diga-d1L’azienda regionale territoriale per l’edilizia, dal canto suo, afferma di essere perfettamente a conoscenza dell’importanza del servizio fornito dagli ascensori nei palazzi dei quartieri popolari «Il parco ascensori nelle case Erp raggiunge le 400 unità – spiega l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Un parco ascensori nel complesso vetusto, spesso afflitto da problematiche di tipo strutturale complessivo: mi riferisco agli edifici in cui la presenza di infiltrazioni d’acqua, umidità, ecc., peggiora la condizione degli impianti, e periodicamente ne inficia la funzionalità. Costruzioni sorte già tendendo a limitare i costi, penso ai casi di Begato e del Cep. Tutta l’impiantistica paga le conseguenze di una simile concezione di costruire. Inoltre, le componenti tecniche degli ascensori risentono della loro vetustà. I pezzi di ricambio, infatti, sono difficilmente reperibili sul mercato in breve tempo. E poi si continua ad investire solo per tamponare i guasti e non con la necessaria visione prospettica».
    La gestione del parco ascensori, secondo Spanu, è resa più faticosa dai comportamenti incivili di alcuni inquilini «Le ditte ci dicono che, rispetto ad un impianto medio, il quale riceve due chiamate di intervento all’anno, i nostri ne ricevono ben sette».
    L’insufficienza delle risorse economiche, tuttavia, è palese «Il 10% degli impianti sono in condizioni particolarmente critiche, per cui gli interventi che eseguiamo non bastano a risolvere le criticità – continua Spanu – Parliamo del Diamante ma anche di tante diverse situazioni sparse sul territorio. Il 30-40% è funzionante. Il 50-60% è afflitto da problematiche varie. Comunque sia, Arte sta investendo, soprattutto su interventi di sostituzione delle componenti: quadri, operatori di porte, ecc. Negli ultimi tre mesi abbiamo speso circa 70 mila euro. Il recupero complessivo di un singolo ascensore oscilla tra i 30 e i 50 mila euro. Adesso, con il nuovo contratto di appalto, faremo uno screening generale, e per la fine dell’anno contiamo di avere un quadro più preciso sullo stato dell’arte».
    Il passaggio di consegne, avvenuto nel luglio scorso, tra precedente (Schindler) e nuovo soggetto manutentore (Kone), è stata un’operazione delicata «Nella prima fase non tutto è funzionato appieno – ammette l’ing. Spanu – Bisogna ricordare che tale trasferimento genera una serie di criticità connesse alla gestione informatica, al passaggio di codici, così come al caricamento dei dati sul sistema, ecc. Sapevamo che ciò avrebbe comportato un impatto sul servizio. Abbiamo scelto di eseguire il cambio di ditta durante l’estate proprio perchè speravamo di mitigare i disagi».

    Il caso dell’ascensore inclinato di via Novella al Cep (Prà)

    Lo stop prolungato dell’impianto inclinato del Cep in parte sarebbe dovuto al cambio di gestione dell’attività di manutenzione «La Schindler, che fino a luglio se ne è occupata, nel particolare caso di via Novella si era affidata ad una ditta in subappalto, la Maspero (Maspero Elevatori S.p.A, nda) – racconta il presidente coordinamento comitati quartieri collinari, Peppino Miletta – Il nuovo soggetto gestore non era a conoscenza di ciò, e neppure della complessità di questo impianto, per cui ha trovato difficoltà nell’intervenire. Nel contempo, i tecnici di Arte non si sono preoccupati del fatto che le componenti dell’ascensore sono sottoposte ad intensa usura, e quindi non hanno acquistato per tempo i pezzi da sostituire. Diciamo che si è verificato un periodo di vacatio, nel quale nessuno ha controllato a dovere la situazione. Noi abbiamo segnalato ad Arte il grave disagio chiedendo di fare qualcosa. Devo dire che fortunatamente l’azienda regionale ha risposto: da lunedì 22 settembre negli orari di punta è stato predisposto un servizio di bus navetta che trasporta i residenti su e giù da via Novella. Ci hanno assicurato che le componenti di ricambio arriveranno entro il 12 ottobre, mentre l’ascensore dovrebbe entrare in funzione entro il 17 ottobre».

    Anche il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è interessato al caso di via Novella «Scriverò una lettera ad Arte per sollecitare l’intervento di ripristino. Ma intendo fare un approfondimento sulla gestione degli ascensori in tutti gli immobili a gestione Arte. È un tema delicato che coinvolge numerosi residenti nelle case popolari dal Ponente alla Val Polcevera».

    Per quanto riguarda l’ascensore di via Novella «Parliamo di un impianto estremamente complesso – risponde l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Fino a pochissimo tempo fa era l’unico a Genova con quella lunghezza di corsa, ma di recente ne è stato realizzato uno simile a Quezzi. È un impianto moderno che richiede una gestione puntuale, e tutte le sue componenti devono essere sottoposte a manutenzione programmata. L’ascensore ha subito spesso rotture causate dall’uso intenso. Qualche tempo fa, con un finanziamento del Comune, avevamo eseguito un’importante riqualificazione. In questi ultimi 3 anni, però, l’apertura del supermercato Lidl ha determinato un’esplosione inaspettata in termini di utilizzo dell’impianto inclinato. L’imprevisto ha voluto che i problemi si sommassero al passaggio da precedente a nuova ditta. Comunque, noi proporremo al Comune di effettuare un investimento per cercare di risolvere definitivamente le criticita. L’ascensore di via Novella ritornerà in funzione a metà ottobre, poi probabilmente avrà ancora bisogno di una fermata successiva».

     

    Matteo Quadrone

  • Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    ex-mercato-corso-sardegna-rimozione-tettoLa riqualificazione dell’area che ha ospitato fino al 2009 il mercato di Corso Sardegna è un tema a cui Era Superba ha già dedicato diversi approfondimenti. Siamo tornati sul posto con la diretta di #EraOnTheRoad per verificare lo stato d’avanzamento dei lavori, e per capire se il 2015, data indicata fino ad oggi per il termine dei lavori, sia ancora una previsione realistica.
    Il nostro sopralluogo è arrivato a due giorni di distanza dall’iniziativa “Mercato in Festa”. La manifestazione, organizzata dal Civ con il patrocinio del Municipio, oltre a regalare una giornata di festa al quartiere, era finalizzata a rinvigorire il dibattito fra istituzioni, associazioni e semplici cittadini sull’ancora incerto futuro di questa pregiata area della città. Ma ecco cosa abbiamo trovato una volta sul posto.

    Note positive: la rimozione del tetto

    Nonostante non sia facile rendersene conto osservando la struttura dall’esterno, segnaliamo subito che uno dei lavori più urgenti, la rimozione dei pannelli in amianto che costituivano la copertura dell’ex mercato, è progredito notevolmente, con sicuro vantaggio per la serenità e la salute di chi vive e lavora nei paraggi. «I lavori di bonifica del tetto contenete amianto affidati ad Amiu Bonifiche – commenta Umberto Solferino, presidente del Civ di Corso Sardegna – sono sostanzialmente terminati. Chiuderemo questa fase della messa in sicurezza entro la fine di ottobre». Si tratta dunque di un piccolo, e tutto sommato accettabile, ritardo sulla precedente stima che prevedeva il completamento della bonifica per fine settembre. Purtroppo però non si può parlare di analoghi progressi nella soluzione delle restanti criticità che impediscono la fruizione dell’area al pubblico.

    Note dolenti: all’interno regna il degrado

    La prima cosa che si nota giunti in Corso Sardegna, come sottolineano comprensibilmente seccati diversi residenti, è che le impalcature esterne a protezione dei cornicioni pericolanti arrugginiscono immobili, sono lì ormai da circa una ventina d’anni. All’interno dell’ex mercato poi basta un rapido giro per rendersi conto di come il lavoro vero e proprio di ristrutturazione e messa in sicurezza dei vari lotti sia di fatto ancora da iniziare, a dominare è un senso di abbandono e degrado, non privo di un certo macabro fascino.

    È facile imbattersi in materiali di vario genere, come travi, frammenti di cartongesso, pezzi di metallo e altro, pericolosamente penzolanti dai soffitti. Le strutture sono interamente accessibili con relativa facilità a chiunque, diventando spesso rifugio notturno per senza fissa dimora, spesso purtroppo disposti e costretti a mettere a rischio la propria incolumità pur di guadagnare un riparo. Inutile sottolineare la gran quantità di rifiuti sparsi per la zona, ma soprattutto all’interno dei lotti, per la maggior parte privi di porte e vetri alle finestre.

    Lo stato dell’arte

    ex-mercato-corso-sardegna-degradoDopo la questione giudiziaria che ha visto contrapposti il Comune e la ditta De Eccher (qui l’approfondimento) è stato predisposto un nuovo bando per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione dei vari edifici; rimane dunque l’incertezza sul soggetto che si aggiudicherà l’appalto.
    «Quello che è certo – spiega Solferino – è che il Comune ha stanziato per restauro e messa in sicurezza degli edifici 500.000 euro accendendo un apposito mutuo, mentre altri 200.000 euro verranno a breve destinati dal Municipio all’acquisto di arredi e luminarie, oltre che alla rimozione delle impalcature in Corso Sardegna».
    Tenendo presenti i vincoli imposti dal Piano di Bacino da una parte, e quelli imposti dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici dall’altra, i fondi attualmente disponibili non saranno sufficienti a restituire alla cittadinanza la possibilità di fruire dell’area nella sua interezza. La soluzione proposta dal Civ è quella di aprire il maggior numero di lotti possibili in breve tempo e mettere in sicurezza i restanti isolandoli ed impedendo l’accesso al pubblico. «L’intento – chiarisce Solferino – è quello di restituire in fretta alla città più spazi possibile, con particolare attenzione al collegamento fra Corso Sardegna e Via Carlo Varese. Riaprire questo tratto di strada, magari rendendolo ciclabile, restituirebbe linearità ed immediatezza ai collegamenti fra San Fruttuoso e Marassi. Per l’apertura dei cancelli stimiamo fra i dodici e i diciotto mesi”. L’intera area, con attività commerciali, culturali e ricreative potrebbe diventare il polmone sociale del quartiere, ma a conti fatti bisognerà aspettare il 2016.

    Recupero dell’ex Mercato, la proposta non ufficiale

    Il progetto di recupero dell’ex mercato di Corso Sardegna, come abbiamo già avuto modo di raccontare in passato (qui l’approfondimento), ha previsto vari approcci al problema sicurezza e ristrutturazione, e tuttora permangono, almeno fino all’assegnazione del bando, numerosi interrogativi sulle modalità di intervento; quel che rimane costante è l’obiettivo della riconversione dell’area in polo commerciale, sociale e culturale.
    Esattamente in quest’ottica si pone anche il progetto che Paola Roviaro ha concepito per la sua tesi di laurea in architettura. Roviaro, che ha presentato al pubblico il suo lavoro in occasione della manifestazione “Mercato in Festa”, ha immaginato un intervento con strutture in legno per la messa in sicurezza, che avrebbero vantaggio di consentire la conservazione delle strutture originarie. «Con questa tipologia di intervento, che non necessita di grossi investimenti, si potrebbe restituire in tre fasi l’ex mercato alla cittadinanza – racconta l’architetto – Il primo passo sarebbe quello di riaprire l’ingresso principale in Corso Sardegna e quello di Via Varese, successivamente si procederebbe al ripristino della funzionalità dei sei lotti interni destinandoli ad attività di tipo culturale e a piccoli mercati. Infine ho ipotizzato di recuperare anche gli stabili perimetrali realizzando degli spazi di co-working dedicati ai liberi professionisti, ed una zona di residenza di breve termine”.
    Il progetto del neo-architetto ci fa comprendere ancora una volta di più le grandi potenzialità di questa area urbana abbandonata al degrado.
    Per ora concentriamoci sui lavori orchestrati da Civ e Municipio, la riapertura dei cancelli a dicembre 2015 sarebbe già un importante passo in avanti.

    Carlo Ramoino

  • Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Piscina o palestra, basta che si faccia e anche presto. È la richiesta giunta a Palazzo Tursi dagli abitanti di Multedo che ormai da tre anni si vedono «privati di qualsiasi spazio di aggregazione e che avrebbero bisogno come il pane di poter tornare a usufruire delle strutture della Nico Sapio» come ha ricorda in Consiglio comunale Paolo Gozzi. Sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito passo dopo passo il progressivo decadimento dell’ormai ex piscina della delegazione di Ponente. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto, si era rilevata non in grado di far fronte agli ingenti investimenti per la riqualificazione della struttura: da qui nacque un lungo contenzioso con il Comune, conclusosi con la riconsegna delle chiavi da parte dei concessionari.

    «L’impianto – ricorda però il consigliere Gozzi – è nella piena disponibilità dell’amministrazione da oltre un anno: nessuno si aspetta che il Comune si accolli la ristrutturazione ma che predisponga un piano per coinvolgere i privati questo sì». Perché si è aspettato così tanto dopo la risoluzione della controversia? «Il bando – ammette Boero – di per sé non è difficile da far uscire nuovamente, volendo lo si potrebbe fare già adesso e lo si sarebbe potuto fare anche qualche mese fa. Ma il punto è riuscire a strutturare una gara che susciti l’interesse dei privati e faccia partecipare qualcuno. Altrimenti potremmo riproporre esattamente il bando che abbiamo fatto l’ultima volta con il rischio molto reale, però, che vada deserto visti gli esiti che ha avuto l’ultima assegnazione».

    Le cose potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Sembra, infatti, che una prima proposta di riqualificazione della struttura sia arrivata proprio in questi giorni dall’Associazione sportiva “Multedo 1930” che ha presentato al sindaco un progetto di risistemazione dell’impianto natatorio, utilizzando anche una piccola spiaggia demaniale che la società ha già in concessione, seguendo un po’ la falsa riga dei criteri che si stanno delineando per la vicina piscina Mameli di Voltri.

    La società interessata alla struttura di Multedo era già stata la storica gestrice dell’impianto natatorio ma l’aveva lentamente abbandonato a se stesso. Ora, tuttavia, la dirigenza è cambiata e potrebbe esserci qualche nuova prospettiva. «Ma il Comune – dice l’assessore allo Sport, Pino Boero – non può far altro che registrare una manifestazione di interesse che, tuttavia, dovrà essere concretizzata con l’eventuale partecipazione a una gara pubblica secondo le indicazioni che arriveranno dal Municipio».

    Il futuro della Nico Sapio sarà dunque ancora acquatico? O, come prova a buttare sul tavolo Boero, non sarebbe forse più opportuno trasformare l’edificio in una palestra che richiederebbe sì un’ingente ristrutturazione ma sarebbe molto più facile da manutenere? «Bisogna tenere presente – sostiene l’assessore, confermando quanto già ci aveva accennato prima dell’estate – che la capienza reale degli impianti natatori nel Ponente cittadino è ampiamente soddisfacente per rispondere alla domanda. Nulla vieta, quindi, di strutturare il bando pensando a un’altra destinazione degli spazi, sempre restando in ambito sportivo. Una gestione del genere sarebbe probabilmente più appetibile per un privato». Se ne parlerà tra una decina di giorni in Municipio, più precisamente la mattina di mercoledì 1 ottobre quando è previsto un rendez-vous tra palazzo Tursi e il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, proprio sul tema delle strutture sportive della zona.

    Non sarà facile però convincere gli abitanti di Multedo alla riconversione degli spazi. «Credo che le aspettative e le speranze dei cittadini – ci racconta il presidente municipale – siano quelle di mantenere un’attività che ha caratterizzato oltre 50 anni di storia del territorio: lì sono nati campioni che sono stati anche alle Olimpiadi come Paola Cavallino. A cuor leggero alla piscina non ci rinunciamo anche perché ci sono attività sociali importanti legate alle scuole, ai bambini differentemente abili. Se non ci saranno alternative, cercheremo di capire cosa fare».

    L’importante, comunque, è che qualsiasi sia la strada da intraprendere passi prima da una condivisione con gli abitanti, attraverso un’assemblea pubblica. «Abbiamo sentito parlare del nuovo progetto – spiega Avvenente – ma non l’abbiamo ancora visto. È ovvio che puntiamo a trovare una soluzione perché la cosa più brutta che si possa fare è abbandonare la struttura agli atti vandalici notturni che, purtroppo, continuano a esserci nonostante i tentativi di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Ma bisogna trovare un soggetto con caratteristiche gestionali ben diverse da quelle che si sono verificate finora: con il vecchio bando, la riqualificazione è morta ancora prima di nascere».

    Intanto, la struttura resta fatiscente, abbandonata e neanche troppo sicura. «Grazie all’impegno del comitato di quartiere – prosegue il presidente del Municipio – siamo riusciti a rimettere a posto i campetti esterni e a sistemare gli spogliatoi per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma l’obiettivo resta naturalmente quello di trovare una soluzione definitiva con un soggetto interessato a farsi carico di tutto il compendio sportivo».

    Il tempo stringe, soprattutto se si vuol provare ad accedere ai fondi Fas regionali, dedicati alle aree sottoutilizzate e messi a disposizione proprio per la riqualificazione delle strutture sportive. Su questo piccolo tesoretto fa affidamento, ad esempio, la riqualificazione della piscina Mameli di Voltri, il cui progetto definitivo è stato visto e approvato dal Municipio Ponente. «La Regione ha dichiarato più volte che c’è questa disponibilità – sottolinea l’assessore Boero – per cui stiamo ragionando anche su come far rientrare parte della ristrutturazione di Valletta Cambiaso, con i campi da tennis gestiti da MyTennis. E poi si potrebbe pensare nuovamente alle piscine, con la Massa di Nervi e proprio la Sapio di Multedo».

    Ma per la struttura di Multedo (come probabilmente anche per quella di Nervi, dove il Municipio sta pensando a una riorganizzazione più complessiva degli spazi coinvolgendo anche la piscina Gropallo e una parte di spiaggia) servirebbe un vero e proprio miracolo dal momento che i progetti definitivi di riqualificazione andrebbero presentati entro la fine di ottobre. Nel frattempo, infatti, dovrebbe essere indetta e conclusa una nuova gara pubblica per cui, però, non ci sono i tempi necessari. L’unica soluzione potrebbe essere quella di un’assegnazione diretta, sempre che l’avvocatura del Comune dia il via libera a un’operazione simile. Dopo il primo ottobre, forse, se ne potrà sapere di più.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • San Benigno, il punto sui lavori e sulla nuova viabilità cittadina

    San Benigno, il punto sui lavori e sulla nuova viabilità cittadina

    san-benigno-incrocio-strade-DII lavori per il potenziamento del Nodo di San Benigno – uno dei cardini della viabilità genovese, sia per la presenza del casello autostradale di Genova Ovest, dove converge l’intera rete ligure, il traffico diretto al centro cittadino e alle banchine portuali, sia in quanto punto nevralgico della zona centro‐occidentale della città – provano a recuperare qualche mese di ritardo e si apprestano ad entrare nel vivo con due interventi principali: la costruzione di una nuova rotatoria tra via Milano, via di Francia e via Cantore, e di una nuova rampa di accesso alla sopraelevata, direzione centro, nel tratto finale di via Milano, lato terminal traghetti, in sostituzione dell’attuale rampa ubicata in fondo a via Cantore.
    Il progetto definitivo del Nodo prevede di intervenire con una soluzione, ridimensionata rispetto all’originale, che mantenga, però, la piena compatibilità con eventuali futuri sviluppi infrastrutturali nell’area (come il tunnel subportuale), e garantisca tempi di esecuzione coerenti con la realizzazione della nuova Strada a mare e l’ampliamento a sei corsie di Lungomare Canepa.
    L’obiettivo è separare i flussi merci provenienti e diretti al porto di Genova da quelli caratterizzanti la viabilità ordinaria, ovvero le auto private che utilizzano l’elicoidale per attraversare la città. Le priorità di intervento prevedono: la razionalizzazione della circolazione, eliminando gli attuali punti di conflitto presenti sulla rampa elicoidale, causa principale di ingorghi e della formazione delle code sino alla barriera di Genova Ovest; l’individuazione di connessioni dirette con il porto, in modo da separare il traffico degli autoveicoli da quello dei mezzi pesanti.
    L’opera è suddivisa in due lotti, a loro volta parcellizzati in più fasi. L’investimento complessivo per i due lotti di San Benigno è pari a 83,4 milioni di euro, al lordo degli eventuali ribassi d’asta in fase di gara, la copertura finanziaria è completamente a carico di Autostrade per l’Italia. I lavori del primo lotto, affidati a Pavimental (società controllata da Autostrade ) sono in corso di esecuzione, e la fine lavori è prevista per il giugno 2015. Mentre l’inizio dei lavori del secondo lotto, sempre affidati a Pavimental, per un complesso di 24 mesi, dovrebbe avvenire a breve.

    Il punto sui lavori del nodo di San Benigno

    «Per la costruzione della nuova rampa di accesso alla sopraelevata è necessario un permesso delle Ferrovie (visto che la struttura passa sopra aree ferroviarie) che Autostrade, almeno fino a poco tempo fa, non aveva ancora ottenuto – spiega il vicesindaco Stefano Bernini – Nel frattempo sono in corso una serie di lavori propedeutici intorno alla zona di San Benigno, nell’area circostante la sala Chiamata del Porto, ed in altri punti del territorio. Lavori che finora non hanno causato disagi». Qualche criticità maggiore «Dovremo affrontarla quando arriveremo al punto più critico  – continua Bernini – Mi riferisco alla realizzazione della rotatoria via Cantore-via Milano-via di Francia. La situazione del traffico lì è particolarmente delicata. Ma saranno organizzate opportune contromisure. Così come quando sarà realizzato il potenziamento di Lungomare Canepa (che passerà a 6 corsie), infatti, rimarranno sempre in funzione 4 corsie, onde evitare di intasare la viabilità».
    Secondo il vicesindaco «Il primo lotto è già a metà dell’opera, parliamo di tanti piccoli interventi puntuali, coerenti con il successivo secondo lotto che partirà a breve. Quest’ultimo contempla altre operazioni delicate, soprattutto quelle che riguardano l’elicoidale di San Benigno. Tuttavia, il progetto dovrebbe garantire la funzionalità del sistema viario, e questo ci consente di non avere preoccupazioni eccessive. Senza dimenticare che ad ottobre dovrebbe esserci la gara per la Strada a mare di Cornigliano. Lungomare Canepa, quindi, partirà in un secondo momento. Sono tutti lotti che si succedono, messi a gara come prevede la Legge, dunque bisogna attendere l’esito dei procedimenti, visto che potrebbero vincere ditte differenti».
    Al termine di questo processo di radicale trasformazione «Una quota di traffico proveniente da Sampierdarena sarà deviata verso Lungomare Canepa – continua Bernini – Dalla Valpolcevera, quando sarà disponibile il collegamento diretto con le due strade di sponda destra e sinistra del Polcevera (via Perlasca e via Tea Benedetti), i cittadini saranno spinti ad utilizzare la nuova viabilità veloce, questi saranno i grandi percorsi di passaggio. Tagliando fuori le parti abitate. L’idea di fondo è proprio quella di allontanare i traffici di attraversamento dai centri abitati, per consentire ad essi di avere altre tipologie di destinazione».
    Infine, sottolinea Bernini «C’è un altro elemento su cui si dovremmo aprire una riflessione. Il ministro Lupi ci ha concesso di inserire tra le grandi infrastrutture dello “Sblocca Italia”, quali opere prioritarie per la Liguria, anche il tunnel subportuale di Genova. È evidente che in prospettiva futura, nel momento in cui verrà realizzato il tunnel, esso potrebbe sostituire la sopraelevata. Insomma, quest’ultima per noi non dovrà esistere vita natural durante. Il tunnel potrebbe cambiare completamente la gestione della viabilità cittadina».

    Le preoccupazioni di cittadini e operatori commerciali di Sampierdarena

    Wte di Genova«Il Nodo di San Benigno si intreccia con diversi altri interventi, quali la nuova Strada a mare, il potenziamento di Lungomare Canepa, ed altre criticità, compreso il varco portuale di San Benigno», spiega Gianfranco Angusti, portavoce del comitato di cittadini “Officine Sampierdarenesi”. Residenti e commercianti preoccupati perchè «Sono numerose le questioni da affrontare sul nostro territorio. Entro la fine dell’anno dovrebbero partire i lavori per il completamento della Strada a mare. Per ampliare Lungomare Canepa a sei corsie, invece, sarà necessario abbattere i manufatti delle aziende sgomberate e delocalizzate due-tre anni orsono. Tali costruzioni abbandonate si sono trasformate in rifugi abusivi di persone problematiche. I lavori sono fermi. Su Lungomare Canepa, ultimo tratto della Strada a mare di Cornigliano che dovrà collegarsi col nuovo raccordo del casello autostradale di Genova Ovest, non è ancora iniziato nulla. Infine, ci sono i lavori per il riassetto del Nodo di San Benigno».
    Per quanto riguarda la Strada a mare, Angusti sottolinea «Non sono ancora state finanziate le due rampe di collegamento con le strade di scorrimento veloce di sponda destra e sinistra del Polcevera, e prima di vederle effettivamente realizzate, ci vorranno degli anni. Per il potenziamento di Lungomare Canepa la prima operazione da fare è l’abbattimento dei manufatti, e poi la chiusura di tutte le strade che collegano le parallele via Sampierdarena e Lungomare Canepa. Così avremo soltanto due accessi, uno dalla zona Fiumara e l’altro in cima a Lungomare direzione centro (nei pressi della caserma della Guardia di Finanza). Inoltre, il porto diverrà inaccessibile da Lungomare Canepa. L’intervento, infatti, comporterà la chiusura del varco portuale di Ponte Eritrea. La chiusura di questo accesso, sommata alla mancanza del collegamento con le due strade di sponda del Polcevera, comporterà che tutto il traffico portuale di mezzi pesanti sarà costretto ad uscire dal varco di San Benigno, entrare nella nuova spirale elicoidale del nuovo svincolo, per poi ritrovarsi in via di Francia, via Cantore, ed infine seguire le rispettive direzioni».
    Secondo il comitato di cittadini sampierdarenesi «Quella che è sempre stata una servitù, ovvero l’intenso traffico nelle vie della delegazione, con una simile maniera di agire sulle infrastrutture, rischia di diventare una servitù ancora più pesante. Il problema è che una volta conclusa questa serie di interventi chi dovrà attraversare Sampierdarena lo farà tramite Lungomare Canepa, e gli operatori commerciali non potranno più contare sul flusso di passaggio che oggi porta un po’di lavoro ai negozi – sottolinea AngustiSampierdarena corre il rischio di una vera e propria “ghettizzazione”. Il quartiere già deve confrontarsi con numerose criticità, così avremo soltanto un peggioramento. Con l’attuale sistema viario almeno le persone dirette in centro città sono in qualche modo obbligate a transitare da Sampierdarena. Con le modifiche previste gli amministratori comunali dovranno pensare in quale modo portare la gente nel nostro quartiere. Magari offrendo maggiori servizi, suggeriamo noi. Quindi, stazioni ferroviarie (abbiamo chiesto di realizzare una fermata al Campasso), mezzi pubblici, aree di parcheggio. Ad esempio realizzando dei parcheggi di interscambio che favoriscano la sosta dei cittadini. Ma in quali aree? Sono le domande a cui deve dare risposta il Comune. Attualmente i parcheggi gratuiti si trovano soltanto dalla Fiumara, zona tra l’altro servita dal futuro asse viario principale. È questa l’idea di sviluppo dell’amministrazione? Se oggi a Sampierdarena transitano le persone che si muovono in città, un domani ci ritroveremo invasi da tir e mezzi pesanti».

    «Mi chiedo se si tratta della preoccupazione di cittadini e commercianti di Sampierdarena, oppure solo di una manciata di operatori commerciali del tratto finale di via Cantore – afferma il vicesindaco Bernini – Il problema di Sampierdarena è legato all’assenza di parcheggi in grado di consentire alle persone di fermarsi e poter passeggiare per le vie del quartiere. Questa è la criticità che andrebbe affrontata. E non dipende dalla presenza o meno della rampa di accesso alla sopraelevata. Detto ciò, l’obiettivo dell’amministrazione è separare le differenti tipologie di traffico, generato dal casello autostradale di Genova Ovest, connesso all’uscita-entrata di mezzi pesanti dal porto, e quello veicolare di attraversamento della città, onde evitare l’intasamento di Sampierdarena. Passeranno meno macchine da via Cantore? Certo, è proprio quello che vogliamo. Trasformandola in una grande opportunità per la delegazione sampierdarenese. Francamente mi stupisce che alcuni mettano in connessione l’abbattimento della rampa ed il suo contestuale spostamento in via Milano, con il paventato isolamento del quartiere. Noi vogliamo meno veicoli in via Cantore, e dunque maggiore vivibilità. La filosofia verso cui ci muoviamo, e verso la quale si muovono tutte le grandi città, è proprio questa: traslare i traffici di merci e persone fuori dai centri abitati, allo scopo di riqualificare la qualità ambientale di essi. È lo stesso concetto che sta alla base della Strada a mare che restituirà ai corniglianesi una via Cornigliano più vivibile».

     

    Matteo Quadrone

  • Nodo ferroviario di Genova, la grande opera. Stato dei lavori, obiettivi e scadenze

    Nodo ferroviario di Genova, la grande opera. Stato dei lavori, obiettivi e scadenze

    treno-ferrovia-stazione-pegliI lavori per la realizzazione del nodo ferroviario di Genova – unica grande opera infrastrutturale sulla cui utilità si registra un giudizio pressoché unanime (vedi precedente approfondimento di Era Superba) – procedono in questi mesi nel tentativo di recuperare, almeno parzialmente, i ritardi accumulati in precedenza, e rispettare la prevista conclusione dell’opera, già slittata dal 2016 a fine 2017. Ma restano alcune criticità da risolvere, in particolare la carenza di siti destinati al conferimento delle terre di scavo, oltre alle proteste dei residenti nei quartieri, quali il Campasso, interessati dalla cantierizzazione e dagli inevitabili disagi conseguenti. L’obiettivo principale del progetto è separare i flussi di traffico: passeggeri a lunga percorrenza e merci, da passeggeri regionali e metropolitani. Al termine degli interventi i binari tra Voltri e Sampierdarena diventeranno quattro, mentre quelli tra Piazza Principe e Brignole saranno sei. Consentendo così il potenziamento dell’offerta, lungo la fascia costiera e la Val Polcevera, grazie alla messa in esercizio, in ottica futura, della nuova metropolitana di superficie.

    Nodo Ferroviario Genova: il punto sui lavori

    «Stiamo operando dappertutto, un po’ rallentati perché la gestione del lavoro è complicata dalle limitazioni orarie stabilite per lo scavo delle gallerie – conferma Mauro Sciuto, direttore tecnico del Consorzio Stabile Eureca, soggetto che racchiude le imprese appaltarici dell’opera (i committenti, invece, sono Rfi ed Italfer, società del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.A) – Quindi, non possiamo lavorare a tempo pieno, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, onde evitare l’eccessiva emissione di rumori notturni. In certe aree di cantiere, inoltre, dobbiamo confrontarci anche con i problemi di sopportazione della popolazione. Mi riferisco alle recenti proteste degli abitanti del Campasso, dove siamo impegnati nella ristrutturazione delle gallerie e del parco ferroviario a servizio del porto».

    ecoge-lavori-brignole-cantiere-ELa grande incognita, però, come sottolinea Sciuto «Riguarda lo smaltimento dei materiali di scavo. Non abbiamo certezze. Infatti, stiamo conferendo le terre nell’unico sito individuato per il nodo ferroviario, ovvero quello non certo agevole di Tortona, in parte a Scarpino, ed in porto. Nelle prossime settimane subiremo dei rallentamenti se non sarà trovata una soluzione. Per quanto riguarda gli interventi, nel tratto da Brignole verso Principe abbiamo accumulato qualche mese di ritardo. A Fegino ormai stiamo abbandonando la zona con presenza di abitazioni, quindi, superati i prossimi 30-40 metri di galleria non dovrebbero esserci più problemi. La costruzione della nuova caserma dei carabinieri (ubicata nel piazzale attiguo alla stazione ferroviaria di Rivarolo), invece, paga lo scotto di alcuni errori progettuali. Inoltre, il progetto impiantistico ci è stato consegnato soltanto di recente. Adesso credo che potremo dare un’accelerata ai lavori, e ci vorranno 8-9 mesi per terminare l’intervento. Il lato della finestra di Borzoli è l’unico punto in cui siamo sostanzialmente fermi, proprio perchè non sappiamo dove conferire i materiali di scavo».

    Il responsabile del Consorzio Eureca conferma «La fine dei lavori del nodo ferroviario è prevista a dicembre 2017. Noi auspichiamo che le limitazioni orarie possano essere superate contestualmente all’avanzamento dell’opera, sia da Brignole sia da Fegino. D’altronde, stiamo parlando di una tipologia di lavoro particolare e complesso. Il fronte di scavo, infatti, deve essere sempre presidiato, per questo di solito si opera 24 ore su 24, in modo tale da non dover ripristinare ogni volta la messa in sicurezza del fronte. Tuttavia, è evidente che il rispetto della tempistica è strettamente connesso alla difficoltà relativa al conferimento delle terre. Insomma, se i committenti dell’opera non risolveranno questa criticità, i lavori in galleria potrebbero anche fermarsi. Parliamo di una quantità di “smarino” (terre di scavo) decisamente inferiore rispetto a quella prevista, ad esempio, per il Terzo Valico. Ma per quest’ultima infrastruttura sono stati messi in preventivo molti più siti di conferimento. Per il nodo ferroviario, invece, è stato individuato soltanto il sito di Tortona. Quando avremo 4-5 imbocchi aperti sarà importantissimo poter contare sul trasporto quotidiano e programmato dei materiali di scavo. Finora non c’è stata sufficiente attenzione al problema».

    Il vicesindaco: «Un’opera fondamentale e condivisa»

    Ferrovia di Nervi«Il nodo è un’opera fondamentale e condivisa, che migliorerà il sistema di mobilità urbana – spiega il vicesindaco Stefano Bernini – A Fegino siamo quasi verso la conclusione della galleria. Al Campasso gli interventi renderanno possibile il trasferimento del traffico proveniente da Milano sulla linea Santa Limbania, oltre alla ristrutturazione del parco merci ferroviario, opera fondamentale richiesta dall’Autorità Portuale. In questi giorni abbiamo incontrato il comitato del Campasso per spiegare loro che era inevitabile far transitare i mezzi di lavoro per le vie del quartiere, dato che l’altezza delle betoniere rende impossibile il passaggio alternativo da Certosa, tramite il sottopasso di via Brin e poi via della Pietra. A Ponente, invece, l’area interessata dalla cantierizzazione è limitata. Qui verrà realizzata la nuova stazione ferroviaria di Voltri che, grazie alla futura “metropolizzazione” della linea, diventerà un importante nodo di interscambio, con annesso piazzale e parcheggio per facilitare l’utilizzo della nuova metropolitana di superficie. Per alcuni interventi direi che è confermata la fine nel 2017. Per altri, invece, penso che non sarà possibile terminarli prima del 2019. Teniamo conto che il Gruppo Fs ha centellinato le risorse, poi c’è stato un lungo contenzioso di natura economica tra committenti (Rfi e Italfer) e ditte appaltatrici (Consorzio Stabile Eureca), adesso i lavori sono in corso di svolgimento, ma scontiamo numerosi ritardi».

    La metropolitana di superficie

    binari-ferrovia-treni-voltriAffinché l’ipotizzata metropolitana di superfie possa essere davvero operativa, però, sono necessari determinati elementi: nuove stazioni urbane; nuovi treni simili a quelli della metro, particolarmente leggeri e dotati di forte accelerazione; inoltre occorre stabilire quale sarà il modello di gestione del servizio. «Noi nel piano urbanistico comunale abbiamo previsto diverse stazioni – risponde Bernini – Alcune sono già finanziate da Fs: Voltri, Teglia (perchè non bisogna dimenticare lo sviluppo anche sulla direttrice Val Polcevera), Cornigliano. Altre stazioni non sono ancora finanziate ma siamo in fase di progettazione in accordo con Fs. Ad esempio, a Multedo nel distretto di trasformazione, chi eseguirà la riqualificazione eseguirà anche i lavori propedeutici alla realizzazione della stazione. Stessa cosa vale per Pegli (Lido). Palmaro, invece, è in fase di studio. Importante sarà il collegamento, già finanziato, linea metropolitana-zona aeroporto Cristoforo Colombo. I tempi della messa in esercizio della nuova metropolitana dipendono dalla Regione Liguria che dovrà acquistare nuovi mezzi. Su alcuni tratti, probabilmente, una volta conclusi i lavori del nodo ferroviario, sarà possibile inserire più treni, ma serviranno locomotori adeguati agli spostamenti sulla linea metropolitana».

    In merito alle oggettive difficoltà riscontrate per conferire le terre di scavo, il vicesindaco Bernini sottolinea: «Mentre per Terzo valico c’è stato un piano di conferimento, la progettazione del nodo faceva riferimento ad una differente normativa. Era stata individuata una cava (probabilmente in zona Valvarenna, nda) ma successivamente tale opportunità è sfumata. Di conseguenza si stanno individuando siti di conferimento alternativi. Comunque, si tratta di una quantità limitata di terre. E parliamo di terre non contaminate. In effetti il conferimento dello smarino rappresenta una criticità nel nostro territorio. Senza un piano specifico le terre vengono considerate rifiuti speciali, quindi implicano maggiori problemi di smaltimento e costi più alti. Se esiste un adeguato sistema di controllo, e le terre sono “sane”, secondo me non dovrebbero sussistere simili lungaggini burocratiche».

    La situazione nei quartieri: Campasso, Voltri, Fegino

    Al Campasso la protesta dei residenti, con tanto di blocchi stradali, è scoppiata in piena estate, quando il Comune ha stabilito il passaggio nelle vie del quartiere di sette-otto betoniere al giorno – impegnate nel locale cantiere del nodo ferroviario – due volte a settimana, per complessivi otto mesi. Una decisione inaspettata, visto che il percorso ideato in origine prevedeva il transito da Certosa, per via Brin e via della Pietra. Ma in seguito ci si è resi conto che l’altezza dei mezzi impediva l’utilizzo del sottopasso di Brin. «Innanzitutto sappiamo che esistono anche delle betoniere più basse, come ci ha confermato una ditta che sta lavorando all’opera – spiega Matilde Gazzo, portavoce del comitato di quartiere Campasso – l’errore è stato fatto dal Comune, e adesso il disagio lo pagano i cittadini. Ma il manto stradale e le utenze sottostanti non possono reggere simili sollecitazioni per 8 lunghi mesi di lavoro. C’è un problema di sicurezza. Questo è un quartiere abitato da molti anziani. Così si rischia anche di ostruire il passaggio delle ambulanze. Il Comune ha preso una decisione senza interpellare i residenti. Il Municipio Centro Ovest ha manifestato la sua contrarietà con un odg negativo firmato da tutte le componenti politiche. È stato ignorato pure il parere negativo espresso dal distretto della polizia municipale. Lunedì 1 settembre tre membri del comitato hanno incontrato il vicesindaco Stefano Bernini. Noi, però, non capiamo perchè dobbiamo subire i disagi legati alla cantierizzazione, senza ricevere alcuna compensazione positiva per il quartiere. Abbiamo invitato Bernini a tornare per spiegare direttamente ai cittadini la situazione. Gli abitanti potrebbero accettare ulteriori sacrifici soltanto in cambio di una riqualificazione seria del quartiere. Siamo stufi di promesse non rispettate ed interventi aleatori. Il comitato ha proposto di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana di Certosa-Brin, agevolando così la mobilità urbana di studenti e lavoratori del Campasso. Adesso per una decina di giorni non passeranno più le betoniere. Poi ci sarà un nuovo incontro e vedremo cosa succederà. La partita si gioca nel rapporto tra Comune e Gruppo Fs. In altre parole, perchè il Comune non cerca di conquistare delle forme di vantaggio per i quartieri coinvolti dalle infrastrutture ferroviarie? Insomma, il Comune deve pretendere delle contropartite adeguate».

    A Ponente, invece, a destare preoccupazione sono i previsti espropri a danno di alcune famiglie e tre attività commerciali, ospitate in un edificio di via alla Stazione di Voltri. «I lavori del nodo nel nostro territorio sono cominciati da un po’ di tempo, e finora i disagi sono stati contenuti – racconta Mauro Avvenente, presidente del locale Municipio – Tuttavia, abbiamo sollecitato Fs affinché metta in condizione residenti e commercianti, che vivono e operano soprattutto in via alla Stazione di Voltri, di conoscere il loro destino. Fortunatamente si tratta di pochi nuclei familiari interessati dagli espropri. Grazie al vicesindaco Bernini a fine luglio siamo riusciti ad incontrare, in sede di consiglio del Municipio Ponente, i referenti di Rfi e Italfer (committenti dell’opera), per iniziare un confronto volto alla massima trasparenza. Ai cittadini è stato spiegato, e garantito loro, che nessuno sarà lasciato solo. Infatti, saranno messe in campo le compensazioni economiche previste, quelle attuate in Val Polcevera, ad esempio per la Gronda. Parliamo dello strumento dei Pris (Programmi regionali di intervento strategico), ovvero un surplus di emolumenti relativi al disagio causato alle persone».

    Avvenente sottolinea anche come sia importante aprire una discussione in merito alla sorte degli spazi “liberati” dallo spostamento a mare dei binari nel tratto tra Palmaro e Voltri. «Noi ripetiamo da tempo che è necessario raggiungere un equilibrio tra lo sviluppo del porto, e dunque delle sue infrastrutture, e la vivibilità dei centri abitati. Esiste un vecchio progetto dell’architetto Renzo Piano, poi ripreso da alcune associazioni, che prevede di restituire questi spazi alla città, realizzando la prosecuzione della passeggiata voltrese fino a Palmaro».

    Fegino. nodo ferroviarioDel cantiere di Fegino Era Superba aveva già parlato più di un anno fa, quando tutto era fermo, ma nei mesi precedenti i lavori avevano già causato disagi, in particolare relativi alla fuoriuscita di fango e terra in occasione di eventi piovosi. Criticità che pare si siano ripresentate puntualmente con il riavvio degli interventi. «Mercoledì 3 settembre abbiamo avuto incontro con Comune, Municipio Val Polcevera, Fs, e ditte appaltatrici – spiega Franco Traverso del comitato di quartiere Fegino – Dopo tanto tempo questo è stato il primo incontro per l’Osservatorio permanente sui lavori del nodo, organo che avrebbe dovuto viglilare sull’esecuzione dell’opera. Noi abbiamo ribadito il problema del fango che svivola fuori dall’area di cantiere in concomitanza delle piogge. Dalla parte della galleria gli operai accumulano mucchi di terra e di conseguenza, quando piove, inevitabilmente le fuoriuscite sono copiose, la terra mista a fango scende giù da via Fegino (strada chiusa che fiancheggia il cantiere) ed invade via Ferri. Così le nuove caditoie realizzate dal Comune non servono praticamente a nulla. Per fortuna, devo dire che l’amministrazione, sia comunale che municipale, ci sta dando una mano. C’è disponibilità all’ascolto da parte degli assessori Gianni Crivello e Stefano Bernini. Il 15 settembre è in programma un altro incontro. Per la fine dei lavori a Fegino si parla di gennaio 2015. Ma io dubito che tale scadenza, data la complessità dell’intervento, sarà rispettata. Inoltre, vorrei ricordare che nella fase di realizzazione del pilone del nuovo cavalcavia ferroviario bisognerà salvaguardare l’antica roggia (canale artificiale, proveniente generalmente da un corso d’acqua più ampio, per l’irrigazione o per altri usi, ndr), onde creare ulteriori problemi di allagamenti nel quartiere di Fegino».

    Matteo Quadrone

  • Ex Guglielmetti e Bricoman: due nuovi centri commerciali in Val Bisagno

    Ex Guglielmetti e Bricoman: due nuovi centri commerciali in Val Bisagno

    bisagno-adamoliIeri sono ripresi ufficialmente i lavori del Consiglio comunale, con la prima seduta dopo la pausa estiva della Commissione Territorio chiamata a discutere su due progetti molto delicati che nell’arco di pochi metri di distanza cambieranno sensibilmente l’aspetto della Val Bisagno. Stiamo parlando degli insediamenti di Coop Talea nell’area ex Guglielmetti e Bricoman nel terreno in passato occupato da Italcementi. A entrambi i temi sulle pagine di Era Superba abbiamo dedicato numerosi approfondimenti ma la convocazione della Commissione consiliare è stata l’occasione per fare il punto della situazione, nonostante l’assenza dell’assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, impegnato a Roma per un incontro istituzionale con il ministro Lupi.

    Coop Talea, il sì definitivo spetterà al Consiglio comunale

     «Il progetto alternativo per l’area di Coop Talea presentato dall’Associazione Amici di Ponte Carrega a livello amministrativo non è nulla». Con queste parole gli uffici comunali hanno fugato ogni dubbio sul futuro del processo di riconversione del Centro Coop Bisagno e della riqualificazione dell’ex officina Guglielmetti, l’area acquistata dalla Coop per una cifra attorno ai 26 milioni di euro allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri e un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra  Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi. L’istruttoria andrà avanti seguendo il progetto presentato dai proprietari e, secondo quanto emerso dal dibattito in Commissione comunale, non potrebbe essere diversamente almeno fino all’ultimo passaggio definitivo nel plenum della Sala Rossa. Sembrerebbe, dunque, destinato ad avere poco il successo il progetto alternativo realizzato dall’architetto Giacomo Gallarati per conto degli Amici di Ponte Carrega, che avevamo illustrato nel dettaglio prima dell’estate.

    guglielmetti-molassana«O questa nuova idea progettuale viene presentata da chi è titolare dei capannoni – spiega l’architetto De Fornari della direzione Urbanistica del Comune di Genova e responsabile dell’istruttoria del progetto Coop Talea – o gli uffici non hanno alcuna possibilità tecnica di interruzione dell’iter. Arrivati a questo punto dell’istruttoria solo il proprietario può proporre una variante al progetto: gli uffici tecnici comunali hanno sicuramente qualche margine di manovra, peraltro in parte già esercitato perché stiamo parlando di un disegno significativamente rivisto rispetto all’idea iniziale, ma non possono stravolgere il progetto. Tutt’al più potrebbero bocciarlo ma ci dovrebbero naturalmente essere delle motivazioni oggettive e le necessarie assunzioni di responsabilità».

    A dire il vero ci sarebbe ancora una strada per porre un freno alla realizzazione del nuovo complesso commerciale-ricettivo: il Consiglio comunale, infatti, sarà chiamato a votare la variante al Puc necessaria alla cantierizzazione dell’opera, dal momento che la funzione dell’area dovrà mutare da produttiva a ricettiva. Ma l’ipotesi di un diniego, nonostante alcuni consiglieri della frantumata maggioranza abbiano al momento fatto intendere diversamente, sembra quanto mai remota. I consiglieri, infatti, dovrebbero assumersi la responsabilità di bloccare un progetto per cui il Comune ha già incassato circa 26 milioni di euro vitali soprattutto per le casse di Amt.

    È stato, dunque, inutile il lavoro degli Amici di Ponte Carrega e dei cittadini della Val Bisagno? Assolutamente no, a sentire anche le parole degli stessi proprietari dell’area. «A settembre dell’anno scorso – ricostruisce le tappe l’ingegner Gianluigi Lino, direttore Sviluppo e strutture di Coop Liguria – abbiamo presentato la prima versione del progetto che poi è andata in Conferenza dei servizi poco prima di Natale. In quei tre mesi, il Municipio, le associazioni e cittadini ci hanno fatto una serie di richieste di modifiche e miglioramenti che abbiamo raccolto e in larga parte accettato perché ci sembravano sensate». Tra queste, l’inserimento dello spazio dedicato al Teatro dell’Ortica e una rivisitazione della mobilità con l’eliminazione di una rotatoria che consentisse un allargamento della piazza prevista dal progetto e l’introduzione di un’altra rotonda in piazzale Bligny. «In una seconda fase – prosegue Lino – abbiamo recepito altre osservazioni da parte degli uffici comunali, nonostante tutte le complessità a mettere le mani dentro un progetto del genere che avrà mille disegni a corredo. Ma l’abbiamo fatto con convinzione perché eravamo soddisfatti della bontà dei contributi arrivati dalla discussione pubblica».

    Il progetto alternativo degli Amici di Ponte Carrega è «irricevibile» secondo Coop Talea

    ex-guglielmetti-progetto-amici-ponte-carregaPoco prima dell’estate, però, l’associazione Amici di Ponte Carrega prova a sparigliare le carte proponendo un progetto assolutamente alternativo, meno impattante, più rispettoso delle tradizioni del territorio pur a parità di superfici per il nuovo insediamento (qui l’approfondimento). «Le criticità del progetto – spiega l’architetto Fabrizio Spiniello, portavoce degli Amici di Ponte Carrega – riguardano soprattutto la scarsa attenzione posta ai valori storici e ambientali della Val Bisagno. Ma siccome non siamo un’associazione del “no” ma del “come” abbiamo proposto la nostra alternativa». Un’alternativa illustrata ieri ai consiglieri presenti in Commissione dallo stesso autore Giacomo Gallarati, che ha ribaltato il punto di partenza del progetto «mettendo al cuore l’identità dell’area, spostando l’albergo in una posizione molto meno impattante e rivendendo il posizionamento dei parcheggi per valorizzare al massimo gli spazi verdi e pubblici».

    «È un contributo irricevibile – ribatte duramente l’ingenger Lino – fatto da una persona che non conosce i limiti del problema, non conosce la legge e i regolamenti vigenti, non conosce come funziona una macchina del genere che non riguarda solo l’attività commerciale e ricettiva ma tutta la complessa macchina logistica che sta alla base del progetto. A parte il fatto che l’assunto di base di ridurre tutto a una sequela di casettine un po’ lungo il fiume, un po’ sulla copertura è deprimente dal punto di vista architettonico dell’elaborazione che è stata fatta».

    Le responsabilità del Comune

    progetto-ex-guglielmettiDa non dimenticare la questione economica: non siamo certo di fronte a un’opera di beneficienza ed è naturale che Coop debba rientrare dei 26 milioni investiti. «Se il Comune avesse deciso di fare qualcosa di meno impattante – ricorda Lino – avrebbe potuto limitare la volumetria o inserire altri vincoli al momento della vendita». Ma sicuramente avrebbe incassato di meno.

    Una questione su cui, non senza ragione, pone l’accento anche Clizia Nicolella di Lista Doria: «Il Consiglio comunale – eravamo ancora nel ciclo amministrativo della giunta Vincenzi, ndr – sarebbe dovuto intervenire al momento della dismissione dell’area pubblica e della conseguente vendita ai privati. Questa situazione ci serva da lezione per ricordarci che gli spazi pubblici non sono mezzi di sostentamento per il bilancio comunale ma soprattutto uno strumento per offrire ai cittadini un miglioramento della propria vita». Evidente l’allusione, ad esempio, alle aree dell’ex Fiera del Mare (qui l’approfondimento).

    Il punto più critico del progetto di Coop Talea sembra essere il forte impatto architettonico della futura struttura alberghiera, la cui necessità però è stata ribadita con forza dal presidente del Municipio Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «Un albergo in Val Bisagno è necessario per intercettare l’utenza dei grandi eventi sportivi alla Sciorba, i tifosi ospiti del Ferraris e altri turisti o lavoratori che si troverebbero comodamente vicini all’uscita autostradale di Genova Est».

    Su questo punto i progettisti di Coop erano già intervenuti ma le parole dell’ingegner Lino annunciano una rinnovata disponibilità a un ulteriore ritocco: «Siccome non siamo sordi e ciechi e pensiamo che, anche se in modo sbagliato e scorretto (perché progettare in casa d’altri non è che sia proprio il massimo della correttezza, dopo che in fase iniziale abbiamo incontrato più volte questi signori dell’associazione Amici di Ponte Carrega, siamo intervenuti sul progetto e mesi dopo hanno avuto un’altra pensata), il problema evidenziato ci sia effettivamente, stiamo cercando di capire come ridurre questo impatto, la volumetria e il fastidio per la popolazione che vive sulle alture nelle vicinanze. Forse abbiamo anche trovato una strada che coinvolge la rielaborazione di una parte del progetto e al momento opportuno la presenteremo: siamo tutti rientrati dalle ferie da due giorni ma ci stiamo lavorando. Questa sarà la disponibilità ulteriore a modificare il progetto andando incontro ai cittadini per dimostrare che non siamo sordi. Le cose impossibili o palesemente irricevibili le lasciamo a chi le propone. A parte gli Amici di Ponte Carrega, comunque, mi sembra che il progetto sia stato universalmente accettato».

    Oltre all’impatto della struttura alberghiera, a lasciare perplessi alcuni consiglieri comunali è anche la disposizione interna degli spazi soprattutto relativamente alle aree verdi, pubbliche e destinate a uso sociale. Se però il Consiglio riuscirà a lavorare in maniera compatta, qualcosa potrà ancora essere ottenuto anche sotto questo punto di vista, come lascia intravedere lo stesso direttore Sviluppo e strutture di Coop Liguria: «Sarà la convenzione urbanistica – ovvero la necessaria variante al Puc che il Consiglio comunale sarà chiamato a votare, ndr – a stabilire con precisione quali aree dovranno essere pubbliche e quali private, naturalmente secondo una legge nazionale e regionale che norma le superfici in funzione della valorizzazione. Noi abbiamo interpretato la legge nel modo più estensivo possibile ma sarà poi l’amministrazione a esprimersi definitivamente».

    A preoccupare il presidente di Municipio Gianelli, invece, non è tanto l’impatto del progetto, che pur essendo «concentrato nella stessa zona di un altro significativo intervento» ma sarà mitigato dagli importanti oneri di urbanizzazione a carico dei privati e beneficio dei cittadini del Municipio, quanto una questione di sicurezza di assoluto rilievo: «La Guglielmetti è piena di amianto – sentenzia allarmato il presidente – perché i tetti sono in eternit. Chiunque farà i lavori e in qualsiasi direzione essi andranno abbiamo tutti la necessità di vigilare affinché la messa in sicurezza sia rapida e completa. Nelle vicinanze ci sono infatti molte abitazioni che subiranno questa servitù».

    Bricoman, progetto in dirittura d’arrivo con tanti interrogativi

    ponte carrega centro commerciale 2A poche decine di metri dal progetto Talea, sorgerà un altro centro commerciale. Si tratta del nuovo magazzino per il fai da te “Bricoman”, un progetto di Coopsette per la riqualificazione della vasta area ex Italcementi estesa per circa 216 mila metri quadrati, anch’esso deliberato sotto la giunta Vincenzi. I lavori, in questo caso, sono in fase decisamente più avanzata e non dovrebbero prevedere ulteriori passaggi in Consiglio comunale. Restano però alcuni interrogativi, soprattutto sotto il profilo della sicurezza idrogeologica dato che la nuova struttura sorgerà sul rio Mermi, in una zona in cui potrebbe anche insistere il pericolo frane, e in prossimità del rio Torre.

    Una prima risposta è abbozzata dall’architetto De Fornari del settore Urbanistica del Comune, in attesa che una riconvocazione della Commissione alla presenza del vicesindaco Bernini possa fugare anche gli ultimi dubbi: «Se questo progetto, che ha già superato l’ostacolo di un contenzioso al Tar nel 2012, non fosse stato ritenuto sicuro sotto il profilo idrogeologico, la Provincia di Genova non avrebbe autorizzato nemmeno un metro quadrato di intervento. I lavori, invece, sono partiti e quasi giunti a una prima fase di conclusione perché tra gli oneri di urbanizzazione c’è proprio la messa in sicurezza del rio Mermi che sarà completata entro novembre. A dimostrazione della grande sensibilità sotto questo profilo – conclude De Fornari – vanno ricordati gli interventi di sopraelevazione dell’argine in sponda sinistra, a detta dei tecnici specializzati non necessaria ma comunque accolta. Insomma, o chi ha firmato i pareri di sostenibilità ha sbagliato o si tratta di un capitolo chiuso».

    Non sono questi, però, gli unici problemi sollevati ieri in Commissione dall’associazione Amici di Ponte Carrega che ha posto l’attenzione anche su alcuni aspetti relativi alla mobilità. «Vorremmo innanzitutto capire – ha detto Fabrizio Spiniello – perché nel progetto Bricoman risalente al 2011 si parla di 1000/1200 veicoli in transito al giorno mentre in quello della vicina Coop Talea la cifra sale a 2600 in 10 ore. Sottolineiamo poi che la realizzazione della rotatoria su Lungobisagno Dalmazia, senza un’adeguata impiantistica semaforica, renderà difficoltoso l’attraversamento pedonale considerando che al di là del torrente si trovano la scuola, gli studi medici e la farmacia. Infine, vista la nuova progettazione della viabilità che ridurrà drasticamente i parcheggi a uso degli abitanti (da 85 a 26) chiediamo che una parte dei parcheggi privati ad uso pubblico dell’insediamento Bricoman siano fruibili alla cittadinanza in tutto l’arco delle 24 ore». Le risposte alla prossima puntata. Forse.

    Simone D’Ambrosio

  • Partecip@, Municipio Centro Est: al via la realizzazione dei primi 4 progetti proposti dai cittadini

    Partecip@, Municipio Centro Est: al via la realizzazione dei primi 4 progetti proposti dai cittadini

    municipio-centro-estA breve dovrebbero partire i lavori per la realizzazione dei primi quattro progetti di restyling urbano proposti direttamente dai cittadini attraverso il bando “Partecip@“. Su Era Superba abbiamo già parlato in più di un’occasione di questa iniziativa, una sperimentazione di democrazia partecipativa, per ora limitata al Municipio Centro Est, avviata lo scorso autunno con l’approvazione del regolamento e culminata a marzo 2014 con la pubblicazione del bando. Grazie anche alla collaborazione dell’associazione genovese OpenGenova, che ha affiancato il Municipio nella promozione dell’iniziativa e nella raccolta delle proposte progettuali dei cittadini, sono stati presentati alla commissione municipale ben 34 progetti di cui 25 dichiarati ammissibili (dei 9 progetti non ammissibili 5 non erano rispondenti alle tipologie di intervento previste e 4 superavano la soglia di costo massimo). Successivamente, questi progetti sono stati pubblicati sul web e votati da oltre 3500 cittadini e lavoratori con sede della propria attività nel Municipio Centro Est, si è così potuto dar vita ad una graduatoria. Con i 28 mila euro stanziati dal Municipio per il progetto nel 2014, verranno realizzati i primi quattro (quindi i più votati), via via tutti gli altri, fondi permettendo. Significativa, in questo senso, la prospettiva annunciata con la presentazione del bilancio preventivo del Comune per il 2014 di un maggiore trasferimento di fondi ai Municipi (qui l’approfondimento), un provvedimento che potrebbe permettere al progetto “Partecip@” di allargarsi anche alle altre delegazioni cittadine.

    I progetti che potranno trovare realizzazione con il primo stanziamento di fondi, non appena sarà approvato il Bilancio comunale, sono Come una nave per il quartiere” (Lagaccio), “All’ombra dell’estivo sole” (Oregina), “Giochiamo in piazza” (Prè – Molo – Maddalena) e la realizzazione di un laboratorio di informatica presso la scuola De Scalzi – Polacco (Portoria – Carignano).

    Come una nave per il quartiere

    come-una-nave-per-il-quartiere-partecip@È il progetto che ha raccolto il maggior numero di consensi dai cittadini, consiste nel sostanziale restying dei giardini di via Sapri nel quartiere del Lagaccio con l’impiego del wpc, materiale complesso di legno e plastica utilizzato anche nell’allestimento delle navi (da qui il titolo). Una pedana rialzata per accedere all’orto didattico, uno spazio fruibile per tutto il quartiere. La spesa è di 5.000 euro.

    All’ombra dell’estivo sole

    ombra-estivo-sole-partecip@Si tratta della riqualificazione dei giardini don Acciai, altrimenti ribattezzati “Piazza dei popoli”, all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio, una proposta lanciata dall’associazione “Quartiere in Piazza” che presidia attivamente i giardini. Verrà realizzato un pergolato con vite rampicante che regalerà una preziosa zona d’ombra nelle giornate estive, in un’area attualmente già fornita di panchine e quotidianamente frequentata da bambini e anziani del quartiere.

    Giochiamo in piazza

    Progetto ipotetico di collocazione gioco presso Giardini Luzzati
    Progetto ipotetico di collocazione gioco presso Giardini Luzzati

    L’iniziativa, per una spesa totale di 7.900 euro con l’aggiunta di 2.000 euro di cofinanziamento privato, prevede la progettazione, costruzione e/o acquisto di arredi urbani (piccoli tavoli e panchine mobili, giochi per bambini e adulti e installazioni artistiche che andranno ad abbellire le aree di intervento) e l’installazione di una struttura fissa di gioco (costruita autonomamente dai proponenti rispettando le normative di sicurezza) presso i Giardini Luzzati.
    “Si tratta di prodotti che verranno costruiti e acquistati nell’ottica della condivisione tra diversi spazi e realtà e saranno quindi trasportabili e messi a disposizione delle associazioni, gruppi e singoli cittadini del territorio per la realizzazione di iniziative di quartiere”, si legge nel progetto.
    L’intervento ha l’obiettivo di arricchire l’offerta ludico-ricreativa e la disponibilità di spazi dei Giardini Luzzati a favore delle famiglie del quartiere e dei minori che frequentano la scuola Garaventa-Baliano recentemente trasferitasi nel nuovo edificio di piazza delle Erbe e dell’Asilo Nido Comunale San Donato.

    Scuola De Scalzi – Polacco, laboratorio di informatica

    Il fabbricato ottocentesco si trova nel quartiere di San Vincenzo all’angolo tra via Tollot e via Ricci. L’investimento previsto è di 5.600 euro, si tratta di un intervento di manutenzione straordinaria per uno spazio della scuola adibito ad aula computer “cui si vorrebbe dare dignità di Laboratorio di informatica”, leggiamo nel progetto, oltre ovviamente alla messa in sicurezza.

  • Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Una persona sulla spiaggia di VoltriI bambini voltresi, e non solo, possono tornare a sorridere: tra pochi giorni avranno nuovamente la loro spiaggia, la “Spiaggia dei Bambini”, appunto. Colpita da una forte mareggiata a fine dicembre 2013, questa zona del litorale ponentino è stata fino a oggi sostanzialmente inaccessibile: colpa del più classico dei rimpalli tra istituzioni, in questo caso tra Comune e Autorità portuale. Un’impasse che ha rischiato di privare i genovesi di un servizio molto prezioso.
    Il progetto, nato nel 2004 attraverso un servizio di volontariato sostenuto dal circolo Arciragazzi Prometeo e dalla rete LET Ponente e abbracciato dal Municipio, consente a gruppi estivi che hanno a disposizione un bagnino di usare gratuitamente servizi igienici, spogliatoi, giochi e ombrelloni sulla spiaggia; ai gruppi che non hanno il bagnino, invece, viene direttamente fornita la professionalità a un costo medio di 0,75 Euro al giorno a bambino. In questo modo la spiaggia rimane libera ma viene “invasa” da decine di bambini: lo scorso anno la presenza media quotidiana è stata di circa 80 persone che hanno consentito di valorizzare il litorale pubblico, senza svenderlo o sfruttando speculativamente ogni centimetro della balneabilità cittadina. Il progetto può appoggiarsi anche su una palazzina dedicata, costruita durante i lavori della passeggiata a mare di Voltri, la cui gestione costa all’amministrazione circa 500 euro l’anno più le utenze.

    A lungo rimasto a rischio per questa stagione, tra pochi giorni il servizio potrà invece tornare operativo, come ha confermato in Consiglio comunale l’assessore Valeria Garotta, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del consigliere di Lista Doria, Pierclaudio Brasesco: «La spiaggia cosiddetta dei bambini – ha annunciato Garotta – è stata resa agibile e nelle prossime ore verranno rimosse le transenne che ne precludevano l’accesso». L’intervento, tuttavia, non è stato effettuato dal Comune. «Tutto il litorale di Voltri, eccezion fatta per Vesima – ha spiegato l’assessore – è di proprietà del Demanio e di competenza di Autorità portuale. Tuttavia, avevamo concordato con Autorità portuale i lavori di rimozione della barra alla foce del torrente Leira e il riposizionamento all’interno della spiaggia: un intervento che però ha subito e subirà ulteriori ritardi per la necessità di analisi approfondite da parte di Arpal». Da qui le lungaggini che hanno impedito finora l’accesso anche alla spiaggia dei bambini: «Ma – conclude Garotta – con un intervento contingente di riposizionamento della sabbia, almeno questo spazio è nuovamente agibile. Nel frattempo, Autorità portuale ultimerà entro la prossima settimana il rimodellamento dei massi a protezione della passeggiata».

    La spiaggia di VoltriSoddisfatto il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente: «Dopo una lunga, difficile e faticosissima vertenza, i lavori sono cominciati da una settimana dopo che la situazione era sostanzialmente immobile dal 27 dicembre scorso. Abbiamo assistito a una sorta di lungo scambio di convenevoli tra Comune e Autorità portuale – commenta sarcasticamente il presidente – che ci ha visto “lievemente” alterati. A noi, infatti, interessava poco il soggetto competente ma volevamo solo che venisse garantito l’intervento di ripristino e messa in sicurezza della spiaggia per consentire ai bambini meno fortunati di tutta la città, non solo del ponente, di poter godere di un po’ tranquillità sulla spiaggia. Ci tenevamo particolarmente perché quello dei laboratori educativi territoriali è davvero un bel progetto».

    Avvenente coglie anche l’occasione per lanciare un chiaro messaggio a Comune e Autorità portuale: «A questo punto – tuona il presidente del Municipio – chiediamo che ci sia un chiarimento ufficiale, magari tramite legge regionale, che stabilisca in maniera chiara e inequivocabile a chi spettano gli interventi di riprofilatura e ripascimento delle spiagge del ponente che rientrano nell’ambito portuale (territorio che si estende da Punta Vagno ai Molini di Crevari): non può continuare a esserci questo rimpallo di responsabilità. Non siamo più disponibili a vivere un’esperienza come questa il prossimo anno».

    Piazza Caduti Partigiani Voltresi

    piazza VOLTRI 00Dallo stesso angolo di Ponente cittadino arriva un’altra notizia positiva: si tratta del quasi definitivo via libera ai lavori di riqualificazione degli attigui Giardini Caduti partigiani voltresi, secondo il progetto presentato dal Laboratorio Zerozoone ormai diversi anni fa (qui l’approfondimento). Anche in questo caso, lo scopo è offrire ai più piccoli uno spazio pubblico attivo, vivo e multifunzionale. Ancora il presidente Avvenente: «Se San Carlo Borromeo, protettore di Voltri, ci dà una mano forse entro la metà di luglio potrebbero finalmente partire i primi lavori».

    Si parla di un importo di 115 mila euro, finanziato principalmente dal Municipio e per 40 mila euro da fondi regionali, per cui è già stato assegnato l’appalto con apposito bando. «Il progetto complessivo – prosegue Avvenente – costa più della cifra che abbiamo attualmente a disposizione ma ci siamo raccomandati che qualsiasi intervento fatto sia in grado di soddisfare le esigenze degli abitanti e la fruibilità dei bambini fin da subito». Tradotto: i lavori procederanno in maniera modulare ma terminato il primo lotto i giardini dovranno già essere fruibili nella loro parte ristrutturata. «Quando poi avremo altri soldi a disposizione, potremo fare tutte le rifiniture andando ad abbellire ulteriormente quest’area prospiciente la passeggiata».

    Ex Coproma: piastra sanitaria a Voltri

    Voltri, ex CopromaSembra quasi incredibile ma all’orizzonte potrebbe intravedersi una terza notizia, sempre a sfondo pubblico, positiva per questo angolo di delegazione ponentina. Potrebbero partire in tempi mediamente brevi, infatti, i lavori di realizzazione della nuova piastra sanitaria all’interno dell’edificio ex Coproma: a fine gennaio, la Regione aveva annunciato lo stanziamento di 2 milioni di euro di fondi Fas per i lavori di riqualificazione a cui si sarebbero aggiunti altri 500 mila euro da parte di Asl. Da allora se n’è saputo più poco o nulla. «Ci avevamo messo il cuore sopra sul fatto che i lavori potessero partire in un lasso ragionevole di tempo – ammette il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – ma non è stato possibile per la cronica carenza di risorse delle istituzioni locali per cui anche la Regione ha dovuto fare i conti con i tagli all’edilizia sanitaria».

    Ma il progetto, benché ridimensionato rispetto alla proposta risalente ormai a qualche anno fa, non è tramontata del tutto, anche se la prima transenna deve ancora essere messa: «Il vicepresidente Montaldo – racconta Avvenente – circa un anno fa ci aveva comunicato che la Regione avrebbe avuto le risorse limitatamente alla ristrutturazione del piano terreno. Nel piano superiore, invece, dovrebbero trovare collocazione le nuove sedi della Croce Rossa provinciale e regionale. Con queste conferme definitive potrebbe finalmente partire la ristrutturazione mettendo insieme un intervento di carattere pubblico, che prevede l’implementazione della piastra ambulatoriale di via Camozzini in funzione da tre anni nel vecchio ospedale restaurato, e un intervento privato sempre in ambito sanitario».

  • Fiera di Genova, il futuro delle aree che tornano al Comune fra uso commerciale e nuovo waterfront

    Fiera di Genova, il futuro delle aree che tornano al Comune fra uso commerciale e nuovo waterfront

    fiera-genova-kennedy-DISecondo stop in Commissione per la delibera che dovrebbe stabilire le nuove linee di indirizzo per il riassetto delle aree alla Fiera del Mare e dare mandato al sindaco di redigere con Autorità portuale e Regione Liguria un accordo di programma sui cambiamenti di destinazione d’uso del waterfront cittadino di Levante.
    Dopo le accese discussioni della passata settimana (qui l’approfondimento) soprattutto sulla previsione di 15 mila metri quadrati (per avere un’idea circa metà Palasport) destinati ad attività commerciali di cui 2500 ad attività alimentari, il vicesindaco Bernini si era preso l’impegno di scrivere nuovamente la delibera per poter recepire i desiderata di alcuni gruppi consiliari e dei rappresentati di categoria.

    Fiera di Genova >> divisione delle aree dopo le cessioni al Comune

    Il nuovo documento è stato così approvato dalla Giunta nella tardissima mattinata di ieri e presentato in fretta e furia alla Commissione riunita alle 14.30. Un iter che non è certo stato accolto di buon occhio dai Consiglieri che hanno fin da subito manifestato l’intenzione di bloccare la discussione e riprenderla nei prossimi giorni solo dopo gli opportuni approfondimenti. Con tutta probabilità, dunque, la Commissione si riunirà nuovamente lunedì prossimo ma i tempi potrebbero essere ancora una volta troppo stretti per arrivare il giorno dopo all’esame definitivo del Consiglio, come si sarebbe augurato il vicesindaco Bernini. L’aggiornamento della discussione, comunque, non ha tolto la possibilità già ieri pomeriggio di iniziare un primo confronto sugli aspetti macroscopici di questa seconda stesura.

    Dalla Giunta no a riduzione delle aree commerciali, ma…

    [quote]Escludere del tutto o limitare ulteriormente la parte commerciale – come alcune forze politiche si augurerebbero – potrebbe non far trovare alcuna disponibilità di investimento su un’area di grandi dimensioni e che avrà oneri di urbanizzazione piuttosto complessi[/quote]

    Tutti si aspettavano una riduzione delle aree previste a scopo commerciale e alimentare ma l’espediente adottato dagli uffici è stato più sottile: «Nella delibera – ha spiegato il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – è stata inserita una serie di indicazioni che dovranno orientare i criteri di stesura dell’accordo di programma e del conseguente bando per la vendita dell’area ex Fiera seguendo i suggerimenti raccolti durante le precedenti discussioni». Ecco allora comparire alcuni concetti chiave già visti nella versione preliminare del nuovo Piano Urbanistico Comunale: si parla, infatti, di “Genova futura come città sostenibile” in riferimento alla lotta contro il riscaldamento climatico, alla creazione di spazi verdi anche all’interno del costruito, a sistemi di recupero dell’acqua piovana e alla riduzione dell’inquinamento acustico ed elettromagnetico.
    Non mancano anche parole d’ordine come “costruire sul costruito”, “limitare il consumo di suolo”, “recuperare il rapporto della città con il mare” (ricordate la famosa linea blu?), “privilegiare il traporto pubblico rispetto al trasporto privato, considerando che l’area in questione è tra le più direttamente connesse col sistema autostradale (tramite la sopraelevata e, in prospettiva, il tunnel subportuale) ed è sita in prossimità del sistema ferroviario e del trasporto pubblico locale”.

    Ex Ansaldo Nira

    «Inoltre – prosegue Bernini – vengono esplicitati quali dovranno essere gli elementi premianti che porteranno alla scelta di un’offerta piuttosto che di un’altra: tra questi, figura la diminuzione dell’area commerciale e di quella alimentare i cui limiti esplicitati rappresentano soltanto un massimo non superabile anche a tutela di eventuali operazioni future. Ma escludere del tutto o limitare ulteriormente la parte commerciale – come alcune forze politiche si augurerebbero – potrebbe non far trovare alcuna disponibilità di investimento su un’area di grandi dimensioni e che avrà oneri di urbanizzazione piuttosto complessi (come le strade di collegamento a ponente con il Porto Antico e a levante con la Foce e Punta Vagno, grazie ai nuovi spazi ottenuti da Autorità portuale in seguito allo spostamento dell’Istituto idrografico della marina, ndr)».

    Secondo quanto circolato tra i corridoi di Tursi pare che questi valori (15 mila metri quadrati per il commerciale di cui 2500 per attività alimentari) fossero già presenti in un preaccordo di vendita tra Comune e Spim, la partecipata al 100% dell’amministrazione che gestirà la vendita degli immobili non più funzionali all’attività fieristica, e per questo difficilmente potrebbero essere modificati direttamente per iniziativa della Giunta. Se, dunque, i Consiglieri vorranno limitare le aree convertibili ad attività commerciale e alimentare dovranno fare ricorso a un emendamento (già annunciato da Lista Doria e Pd) da presentare in aula al momento della discussione definitiva sul documento. Emendamento che, stanti gli orientamenti emersi fin qui, non dovrebbe trovare particolari difficoltà ad essere approvato con una maggioranza probabilmente bipartisan.

    «Le offerte che arriveranno – spiega ancora il vicesindaco – dovranno essere coerenti col waterfront delle aree circostanti e dovranno avere una capacità attrattiva non tanto per una domanda locale quanto soprattutto per uno sviluppo turistico. Tengo, inoltre, a precisare ancora una volta che questa delibera non riguarda la variante al piano regolatore ma tutti gli elementi contenuti sono semplicemente indicazioni di lavoro che potranno essere riviste quando avremo in mano il testo dell’accordo di programma stipulato dalla conferenza dei servizi e la proposta di bando di gara europea per la vendita». Ma i Consiglieri vogliono mettere in chiaro alcuni paletti fin dall’inizio perché una volta che l’accordo di programma tornerà, come previsto, in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva non sarà semplice intervenire in maniera strutturale per modificare nella sostanza il documento.

    Il nuovo waterfront di levante

    vista su corso aurelio saffiLa nuova stesura della delibera specifica meglio quali siano gli intendimenti dell’amministrazione per completare quel waterfront di levante che oggi si ferma a Calata Gadda e non riesce a sormontare “l’ostacolo” delle Riparazioni navali. Nel documento entrano pertanto specifici riferimenti a percorsi già attivati tra Comune e Autorità portuale, che tuttavia ha disertato la Commissione di ieri nonostante l’invito. Si fa, ad esempio, esplicito riferimento al collegamento con il Porto Antico attraverso “il progetto di Ponte Parodi e le prossime decisioni che dovranno essere assunte in relazione alle funzioni da attribuirsi all’Hennebique […] in quanto componenti di un medesimo sistema urbano, che include il riassetto della viabilità che è opportuno sia direttamente connessa con le diramazioni del nuovo nodo di S. Benigno”. Sulla direttrice opposta, invece, la nuova area dovrà fungere da collegamento con il “waterfront del centro città (Piazzale Kennedy) ed il lungomare di Corso Italia” con annessi e connessi servizi sportivi e balneari, senza dimenticare “la connessione con il sistema monumentale di viale Brigate Partigiane sino alla Stazione Brignole, a nord”.

    La posizione del Municipio

    La Commissione di ieri è stata anche l’occasione per ascoltare il parere del Municipio Medio-Levante, sul cui territorio è ospitata l’area (ex) fieristica: «Avremmo voluto essere coinvolti in modo anticipato – dice il presidente Morgante puntando il dito contro l’ex collega Bernini – dal momento che le nostre perplessità sulla realizzazione di una Fiumara bis erano già state espresse quando si paventava la costruzione nella stessa area del nuovo stadio. Non vorremmo, infatti, che si venisse a creare l’ennesimo non-luogo isolato dal resto del tessuto urbano e che potrebbe creare ulteriori problematiche al commercio di prossimità già in crisi».
    Il parere del Municipio sulla nuova destinazione d’uso della aree ex Fiera è pertanto sostanzialmente negativo, come sottolinea anche l’assessore all’assetto del territorio Gianluca Manetta: «Sebbene sia previsto un aumento di superficie del 30% in occasione di avvenimenti fieristici particolarmente importanti, siamo comunque di fronte alla forte riduzione di potenzialità di un sito che rappresenta un unicum nel territorio cittadino. Il nostro parere è negativo come impostazione di indirizzo e, in particolare, riteniamo che non ci sia grande necessità di nuove aree residenziali a Genova e che sul capitolo commerciale si potrebbe quantomeno introdurre qualche vincolo che rimandi alla vocazione nautica e sportiva dell’area».

    Oltre alla discussione sulle iniziative consiliari che possano obbligare la giunta a rivedere in maniera più stringente i vincoli al settore commerciale e alimentare, nella prossima seduta di Commissione si discuterà anche di una proposta già illustrata dal capogruppo del Pd, Simone Farello, di prevedere nell’operazione di vendita delle aree il mantenimento di una funzione del soggetto pubblico pur all’interno dell’iniziativa imprenditoriale privata per evidenziare la strategicità dell’area per la Genova del futuro.

     

    Simone D’Ambrosio

  • #EraOnTheRoad, Villa del Principe: il sopralluogo in diretta Twitter dalle 14.30

    #EraOnTheRoad, Villa del Principe: il sopralluogo in diretta Twitter dalle 14.30

    villa-principeQuesta settimana #EraOnTheRoad andrà a fare visita ad uno dei complessi storici più importanti della città di Genova, la Villa del Principe, la dimora di Andrea Doria edificata intorno al 1530.

    Nel 1994 sono terminati i lavori di restauro (nel 200 quelli relativi all’area esterna) e la splendida “Versailles” della Repubblica di Genova è stata riaperta al pubblico. Andremo a scoprire i segretie le bellezze artistiche e documenteremo lo stato di conservazione del complesso.

    A partire dalle 14:30 potrete seguire il nostro sopralluogo in diretta Twitter. Come sempre, gli spunti più interessanti saranno poi oggetto di approfondimento in redazione sino alla pubblicazione degli articoli su erasuperba.it.

    Per segnalazioni e domande scrivi a redazione@erasuperba.it

    #EraOnTheRoad, cosa ti sei perso? >> Qui le precedenti puntate

     

  • Via dei Giustiniani: ex casa occupata, scuola Garaventa e Common-Lab. La nostra visita

    Via dei Giustiniani: ex casa occupata, scuola Garaventa e Common-Lab. La nostra visita

    giustiniani-2Il nostro consueto appuntamento con #EraOnTheRoad si è concentrato ieri su una delle parti del centro storico più lontane dai riflettori: Via dei Giustiniani, spesso zona presa come esempio per la piaga delle serrande abbassate, dello scarso movimento e dalla nascita di poche iniziative di rigenerazione urbana. È davvero così? Siamo andati a far visita ai ragazzi di Common-Lab nuova realtà di coworking e abbiamo affrontato con il presidente del Municipio Simone Leoncini il futuro dell’ex Scuola Garaventa e, infine, constatato la totale immobilità che incombe sul complesso Via Dei Giustiniani 19, reso celebre dall’occapazione e relativo sgombero di due anni fa.

    Common-Lab in via dei Giustiniani, la nostra visita

    Come prima tappa, abbiamo visitato il neo-nato Common-Lab, nuova realtà (inaugurata solo lo scorso 6 giugno) creata allo scopo di portare il coworking nei caruggi del centro. Abbiamo parlato con il fondatore, Danilo Schiara, e con Monica Poggi, una del team dei nove soci che hanno creduto in questa scommessa.

    Si tratta di una associazione di promozione sociale, uno spazio di coworking adatto ad nuovo modo di lavorare, spiegano i fondatori: “più confortevole, più accogliente, più economico, più attento alla persona e ai suoi bisogni… Mettete una via in centro città, aggiungete un acquario, un buon caffè, wifi, una poltrona rilassante, ed è fatta. Common-lab è un’idea semplice con la prerogativa di essere alla portata di tutti”.

    common-labUna community, un incubatore di idee per l’impresa e per il singolo, un centro per lo sviluppo delle competenze singole e collettive: comunque la si voglia vedere, la missione di Common-lab è quella di promuovere una nuova cultura imprenditoriale all’insegna di eticità, socialità e rispetto dell’ambiente. L‘attenzione all’essere umano, oltre che al lavoro: questa è infatti la particolarità che caratterizza l’esperienza di questo coworking che si unisce ai tanti che sono nati in città o stanno nascendo (da quello al Porto Antico, al TAG agli Erzelli, a Boccaccio-Passoni in Salita Santa Caterina, e altri ancora). «Non ci sarà rivalità con le altre realtà analoghe – racconta Monica – naturalmente collaboreremo, visto che per il momento siamo tutti soggetti con identità diverse: c’è chi punta più su editoria e new media, chi si concentra sulle nuove tecnologie, e ci siamo noi che puntiamo sulla dimensione sociale. Il fulcro di tutto, l’iniziatore dell’esperienza, è Danilo (poi ci siamo accodati noi altri soci), che è un commercialista “anomalo”, specializzato nel no profit e nel mondo dell’associazionismo, nonché gestore di circoli Arci; poi c’è Gabriella, esperta di grafica ma con trascorsi nell’associazione Italia-Cuba; poi ancora Luana, che fa parte di Eticologiche, io che ho all’attivo l’esperienza di Yeast e dell’orientamento al lavoro, e tanti altri. Puntiamo sulla sostenibilità ambientale e sul sociale, sul supporto e sul fare rete tra imprese e soggetti. C’è chi pensa che il coworking sia solo l’affitto di una scrivania a prezzi vantaggiosi, ma non è tutto qui. Certo, in senso stretto è così, e ciò ha anche grossi vantaggi, ma la cosa importante è la possibilità di lavorare fianco fianco ad altri professionisti con competenze diverse, incrementare le conoscenze, perfezionare le competenze, offrire ai propri clienti un plus, un valore aggiunto nella prestazione lavorativa».

    Al coworking di Via dei Giustiniani, insomma, troviamo davvero tanto fermento: «L’idea – continua Monica – è quella di organizzare anche eventi esterni qui, e eventi interni, in cui ciascuno di noi soci metterà a disposizione le proprie competenze. Ad esempio, pensavamo già a un evento informativo curato da Danilo in cui spiegare ai cittadini interessati come funziona la partita iva: non solo come e perché aprirla, ma come gestirla e quali vantaggi/svantaggi ne derivano».

    Il tessuto sociale

    giustiniani-vicoli-centro-storicoCi confermano i fondatori che secondo loro Common-Lab ha grandi potenzialità nell’aiutare la ripresa del tessuto sociale del centro: lo spazio dedicato al coworking è nato grazie alla collaborazione della ditta Ri.geNova srl, che si occupa di interventi di riqualificazione nel centro storico genovese. Danilo ci racconta tutta la storia: «Siamo una zona in cui ultimamente si vedono molte serrande chiuse. Oggi siamo un presidio su strada, con il locale aperto, l’accesso libero e l’accoglienza con desk informativo sempre attivo. La zona all’inizio ci sembrava più ‘morta’, poi stando qui abbiamo visto che in realtà c’è fermento e c’è passaggio, ma mancano stimoli. Noi speriamo di portare qui intanto lavoratori e imprese, poi anche persone semplicemente interessate al coworking, studenti, ecc. Vogliamo diventare un polo attrattivo, dare avvio a una nuova partenza, fungere da sportello informativo. Speriamo di lanciare molte nuove realtà e business, e di ingrandirci: abbiamo già aperto un canale con Ri.Genova e un domani potremmo collaborare con loro e chiedere in affitto altri locali in zona, per noi o per i nostri clienti. Abbiamo già instaurato un buon rapporto con gli altri esercizi del quartiere, in particolare il ristorante Jamila, altro presidio: il proprietario, Mamadou, ci ha detto che per lui questa via si dovrebbe chiamare “Via di Mamadou”, non dei Giustiniani, perché lui è l’unico aperto, l’unico che la vive e la ravviva. Noi vogliamo fare squadra con lui».

    La struttura

    Commenta ancora Danilo: «Prima qui c’era una pasticceria. Noi siamo arrivati dopo tre anni di chiusura del locale e l’abbiamo trovato in uno stato indecente: animali, umidità, trascuratezza e degrado. L’amministrazione non dovrebbe permettere questo degrado. Ad esempio, sapevate che qui vicino c’è uno dei vicoli più stretti di Genova, Vico Basadonne? I turisti vengono a fotografarlo, ma lo stato della strada è impresentabile: perché non si punta sulla promozione turistica e non si incentivano i visitatori a  spingersi fin qui?».

    Danilo e compagni hanno le chiavi dallo scorso dicembre, e  in soli 6 mesi hanno fatto un miracolo. Lo spazio qui è organizzato su 3 piani, quello interrato ospita la cucina che sarà data in gestione a terzi. Diventerà uno spazio utilizzabile da chi ha uffici qui in zona e vuole venire qui in pausa pranzo, sia per comprare il cibo, che per cucinare. Lo stesso per chi affitta, naturalmente, la scrivania qui, e anche per gli abitanti del quartiere. A breve arriverà anche un’altra socia, una nutrizionista e life coach che, in linea con la proposta di attenzione all’individuo e alla vita sana, darà consigli a chi è interessato su alimentazione sana e stile di vita equilibrato. «Vogliamo un posto di lavoro a misura di individuo, dove produrre rilassandosi. Saranno a disposizione prodotti vari, come caffè napoletano prodotto in una torrefazione a legna del 1800, una delle poche ancora attive. Offriremo prodotti particolari, etici, per uscire dalla banalità».

    La città di Genova è pronta per il coworking? In un panorama nazionale già piuttosto indietro rispetto al resto d’Europa, ma in molti casi più avanti della Liguria nel recepire le nuove tendenze, quella di Common-Lab è una scommessa difficile. «Genova non ha ancora capito le potenzialità del coworking – dice Monica – Se ne parla perché c’è crisi, e si fa di necessità virtù: si cerca di fare squadra e unire le forze e condividere l’ufficio. Ma le potenzialità reali vanno oltre. C’è un risparmio oggettivo e concreto (su bollette e affitto), e un guadagno simbolico ma ancora più importante: quello che deriva dalla condivisione delle conoscenze. È un arricchimento indiretto».

    Ex Scuola Garaventa in via San Giorgio 1

    Seconda tappa, la ex scuola Garaventa di Via San Giorgio, di recente balzata agli onori della cronaca dopo l’occupazione estemporanea dei giovani del LSOA Buridda, costretti a lasciare lo scorso 4 giugno i locali di Via Bertani. La scuola elementare è rimasta in funzione fino al gennaio 2014, quando è diventata operativa la nuova, discussa scuola di Piazza delle Erbe, in cui si sono trasferiti gli alunni di Garaventa e Baliano.

    Quale futuro per la Garaventa? Lo sgombero si è ufficialmente concluso questa mattina, i ragazzi del Buridda hanno trovato un’altra sede in Corso Montegrappa (ex Magistero ed ex Facoltà di Scienze Sociali), e per l’edificio di Via San Giorgio si continua a parlare del progetto di trasferimento degli uffici del Municipio Centro-Est. Ne parliamo con il vicesindaco Stefano Bernini «Confermo il progetto di insediamento di uffici pubblici, ma dobbiamo attendere l’avvio di alcuni lavori di ristrutturazione che rendano agibile tutto il complesso. Avevamo fatto richiesta al fondo della Cassa Depositi e Prestiti e Ri.Genova srl per finanziare gli interventi, ma non abbiamo avuto notizie».

    Insomma, è tutto fermo? Chiediamo lumi direttamente a Simone Leoncini, Presidente del Municipio I, che ci espone la situazione più nel dettaglio: «Al momento all’interno della scuola c’è ancora materiale scolastico, e l’ipotesi di un nostro trasferimento resta, ma non si tratta di una cosa immediata. In questi mesi, oltre allo spostamento del Municipio dall’attuale sede di Piazza Santa Fede, si è fatta avanti anche l’idea del trasferimento di Aster, oggi in Via XX Settembre, in una sede da alienare. Lo spostamento è sicuramente da fare: dalle prime stime pare che inserendo qui il Municipio, si potrebbe eliminare il passivo e ci sarebbe un risparmio di circa 200 mila euro all’anno. Inoltre, spostando il Municipio, sarebbero liberati altri spazi per uffici comunali: si pensa all’ATS (Ambiti Territoriali Sociali, n.d.r.), oggi diviso tra le due sedi di Villa Piaggio (in cui a breve partiranno i lavori del POR) e Piazza della Posta Vecchia, che andrebbe a trasferirsi tutto a Santa Fede. Sarebbe opportuno avere una sede unica, anche per ridurre i costi, visto che ATS ha sempre meno risorse. Portare il Municipio qui ha un valore anche sociale: sarà un presidio sociale e della legalità, in una zona come quella di Via/Piazza San Giorgio ancora problematica. Portare qui ogni giorno almeno 200 persone sarebbe una bella scommessa e un bel segnale di ripresa».

     Via dei Giustiniani 19, ex casa occupata

    Infine, non poteva mancare la ex casa occupata di Via dei Giustiniani 19. Svuotata definitivamente dal 2012 (dopo anni di incertezza: prima utilizzata dalla associazioni sociali del centro, poi sgomberata nel 2006 e rioccupata dai ragazzi nell’ottobre 2011 fino all’agosto 2012, leggi la nostra inchiesta), qual è la situazione attuale? Ci sono progetti di riqualificazione o la struttura è nuovamente caduta nel dimenticatoio? «Per il momento non sono in previsione interventi di ristrutturazione», comunica telegrafico il vicesindaco Bernini. Dall’Ufficio Patrimonio del Comune di Genova ci informano che, in base alla legge sul federalismo demaniale, il Comune potrebbe richiederlo al Demanio e farlo diventare di sua proprietà (qui il recente approfondimento sullo stato delle richieste da parte di Tursi), anche se a noi non risulta. L’immobile non sarebbe più di proprietà del Demanio, bensì oggetto di cartolarizzazione con la Cassa Depositi e Prestiti e quindi non potrebbe rientrare nella lista degli immobili da acquisire. Una situazione emblematica, che non porta certo ad immaginare una nuova destinazione d’uso in tempi brevi, anzi, sembrerebbe proprio che sull’ex sede del Partito Nazionale Fascista regni il più totale immobilismo, oltre che una preoccupante confusione di informazioni. Un peccato che un immobile del genere, così spazioso e centrale, rimanga abbandonato.

     

    Elettra Antognetti

  • Quezzi, ex Onpi: 3500 metri quadrati in abbandono. Dal Comune alla Regione, tutto tace

    Quezzi, ex Onpi: 3500 metri quadrati in abbandono. Dal Comune alla Regione, tutto tace

    quezzi ex onpi edificio particolare 006«Rispetto al complesso ex Onpi (qui l’approfondimento di Era Superba) stiamo studiando, nell’ottica di una politica generale di riduzione dei costi, un’ipotesi di permuta con Arte, in cambio di tre edifici scolastici sui quali paghiamo il fitto passivo. Qualora l’operazione non andasse a buon fine, l’idea è quella di cercare di vendere l’immobile perché un diverso utilizzo da parte del Comune richiederebbe altissimi costi di ristrutturazione che in questo momento non possiamo prevedere». Era il maggio 2013 quando l’assessore al Patrimonio, Francesco Miceli, così rispondeva in Consiglio comunale a un’interrogazione a risposta immediata del democratico Claudio Villa. Ieri, 17 giugno 2014, l’assessore per sua stessa ammissione ha usato più o meno le stesse parole per spiegare all’alfaniano Matteo Campora che in, buona sostanza, in 13 mesi non è stato fatto nessun passo avanti sul futuro degli oltre 5300 metri quadrati di via Donati n. 5, a Quezzi.

    L’edificio ha sempre avuto destinazione socio-sanitaria inizialmente attraverso l’Opera nazionale pensionati d’Italia, poi con l’Istituto Doria e, infine, con l’Asp Brignole, prima di essere definitivamente abbandonato al degrado, a incursioni vandaliche e alla devastazione degli agenti atmosferici come l’alluvione del 2011, che colpì con le ben note tragiche conseguenze in modo particolare l’attigua zona di via Fereggiano.

    quezzi ex onpi edificio 005Dal 1988, ovvero dalla cessazione dell’attività dell’Onpi, l’immobile è diventato di proprietà comunale. Nel 2010 Tursi ne commutò un terzo con Arte (L’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) per ottenere un porzione di Villa de’ Mari e destinarla ad attività sociali legate alla Fascia di Rispetto di Prà. Da tempo, ormai, l’intenzione della civica amministrazione sarebbe quello di liberarsi anche della restante quota di proprietà dell’immobile per ottenere, sempre in permuta da Arte, un edificio in via Fea dove sono allocati due asili nido e uno spazio per servizi sociali e un altro immobile ad usi associativi sul lungomare di Pegli. «L’obiettivo – ha ribadito ieri Miceli – è quello di produrre un risparmio per le casse comunali dato che per quegli spazi attualmente incorriamo in fitti passivi. Starà poi ad Arte decidere come utilizzare la struttura di via Donati».

    «La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni – ha replicato Campora – e mi auguro che a breve si possa giungere ad azioni concrete. Non si può più sopportare che molti beni pubblici vengano lasciati al degrado più totale. Mi auguro che almeno in quest’ultima fase di attesa si predisponga un’adeguata custodia dell’immobile».

    Le trattative tra il Comune e Arte, società partecipata della Regione, che potrebbe trasformare l’edificio in una nuova sede per residenze popolari, sono ormai da troppo tempo in fase di stallo. «Gli unici a essersi mossi in questo periodo – ci racconta il presidente del Municipio III  Bassa Val Bisagno, Massimo Ferrante – siamo stati noi che il 25 ottobre scorso abbiamo deliberato 25 mila euro per la riqualificazione dei giardini esterni, su un bilancio municipale che ammonta a 300 mila euro». A dimostrazione che il Municipio tiene molto a questi spazi, il presidente ricorda anche che da tempo esiste un comitato di cittadini che vorrebbe prendersi cura della zona esterna dell’edificio che, in ogni caso, sembra destinata a restare di proprietà comunale. «Attenzione però che se il Comune e la Regione non si chiariscono sulle pertinenze della struttura – allerta Ferrante – io non posso certo far partire nessun intervento di riqualificazione. Anche perché se il fabbricato continua a essere vandalizzato, siccome di notte non ci metto le vedette o le sentinelle alpine, chi mi costudisce l’area verde che vado a recuperare, al di là del servizio gratuito che i cittadini sono disposti a fare?».

    Per mettere fine al rimpallo tra Tursi e De Ferrari, a cui ormai siamo ampiamente abitati anche su ben altri fronti, il Municipio aveva provato a fare da intermediario in un tavolo convocato dalla Regione, a cui presero parte Arte, il presidente Burlando e l’assessore Boitano. Incontro a cui la stessa Regione si “dimenticò” di convocare l’assessore comunale Crivello, delegato dal sindaco per chiudere definitivamente la questione da parte di Tursi.

    «Burlando – spiega il presidente del Municipio – voleva attivare un fondo Fas per il 90% della struttura, lasciando il restante 10% corrispondente al piano terra al Comune per creare un laboratorio, un asilo o, comunque, uno spazio per i cittadini. Arte si è resa disponibile ed eravamo rimasti d’accordo che la Regione ne avrebbe parlato con il Comune. Da allora non ne ho saputo più nulla». Intanto oggi il presidente Ferrante incontrerà i cittadini che da mesi ormai vorrebbero riappropriarsi del giardino. Ma, ancora una volta, non avrà buone nuove da offrire.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Maddalena, progetti e associazioni al servizio del quartiere: facciamo il punto a un anno dal Patto per lo Sviluppo

    Maddalena, progetti e associazioni al servizio del quartiere: facciamo il punto a un anno dal Patto per lo Sviluppo

    salita-quattro-canti-genova-via-maddalenaIeri pomeriggio, con #EraOnTheRoad in diretta Twitter, siamo andati a far visita alla Maddalena e abbiamo parlato con i soggetti vincitori del bando finanziato e promosso dalla Compagnia di San Paolo con il supporto del Comune di Genova, attraverso il Patto per lo Sviluppo della Maddalena (che ne sta seguendo e coordinando le attività, facendo da interfaccia tra singole associazioni e Compagnia). Il bando (che avevamo presentato su erasuperba.it) era stato aperto nel luglio 2013, si era chiuso a settembre e lo scorso dicembre erano stati anunciati i 9 progetti vincitori: 90 mila euro in totale, ripartiti diversamente tra i soggetti in base al progetto proposto. A distanza di 6 mesi, torniamo a vedere cosa è stato realizzato e cosa è ancora under contruction. Parliamo con alcuni rappresentanti delle associazioni e facciamo il punto, a un anno dall’introduzione del Patto, subentrato a soppiantare il fallimentare Incubatore di Imprese.

    Il bando

    Ci raccontano i rappresentanti delle Associazioni: «Il Patto, come soggetto coordinatore, è molto presente e ci aiuta nella comunicazione su più livelli: quella in rete tra associazioni, quella tra singole associazioni e Compagnia di San Paolo, e nella promozione delle nostre attività. L’unico limite è che prima di procedere con azioni da parte nostra (comunicazione, ecc.), dobbiamo sempre notificarle al Patto, che le trasmette alla Compagnia, la quale controllo la conformità al progetto iniziale e l’uso appropriato del suo nome. C’è stato consegnato un vero e proprio vademecum a tale riguardo: un sistema burocratico complicato, cui fa da contraltare un’attenzione costante da parte del Patto, che ci fa sentire molto seguiti. Il sostegno è totale: prima, durante, dopo (nella fase di rendicontazione) il progetto potremmo contare su di loro». Dopo dicembre cosa si è mosso? Molto, ad esempio è stata erogata la prima tranche di finanziamenti (50% ora, il resto dopo la presentazione della rendicontazione: tutto è estremamente trasparente) e alcuni sono partiti con i lavori. Tuttavia, il periodo tra la fine del 2014 e maggio 2015 è stato usato come tempo tecnico per rivedere e ripensare quei progetti che, inizialmente più ambiziosi, si sono visti assegnare meno fondi di quelli richiesti e hanno dovuto modificare alcuni tratti della propria proposta.

    I Progetti 

    Kallipolis

    È il caso, ad esempio, del progetto di Kallipolis, associazione con sede a Trieste che si occupa dei risvolti sociali della pianificazione urbanistica. Loro, che avevano pensato a introdurre un nuovo sistema di segnaletica fondato su una logica diversa di vedere il sestiere, si sono visti assegnare la metà dei finanziamenti richiesti e hanno ripensato la proposta iniziale. Hanno optato per la creazione di due mappe collettive, realizzate grazie alla partecipazione di chi vive, lavora, attraversa il quartiere. La prima sarà una mappa della Maddalena disegnata da chi la vive, per aiutare gli abitanti e chi viene da fuori ad orientarsi, la seconda sarà una mappa delle attività artigianali: il prodotto grezzo buttato giù dai cittadini (che si incontrano in laboratori organizzati nel corso di eventi come la Fiera della Maddalena della scorsa settimana) sarà ripensato dai grafici della galleria Chan – Contemporary Art Association. Le mappe saranno stampate su supporti non effimeri e consegnate a negozi e presidi sia in zona che fuori dal Sestiere. La matrice sarà consegnata a Tursi, sperando che in futuro continui a stampare mappe e distribuirle, o promuoverle con il suo Ufficio Cultura e Turismo. Si tratta di un progetto che parte dal sestiere e si spinge fuori, a richiamare persone dalle zone limitrofe. Gli incontri-laboratori sono già iniziati e termineranno entro l’autunno.

    AMA e Madd@lena 52: scambio oggetti, mobilità sostenibile e biblioteca

    Il progetto più articolato e corposo è quello di Ama – Associazione Abitanti Maddalena, finanziato con 20 mila euro. I volontari hanno inaugurato il 31 maggio scorso il presidio in Via della Maddalena 52, loro nuova sede. Lo scopo è presidiare il territorio, sconfiggere la piaga delle serrande abbassate, offrire un luogo di incontro e uno spazio fisico per i progetti collaterali che sono in programma. A giorni sarà aperto un portale web, alter-ego digitale di Madd@lena 52 (maddalena52.org), sarà un contenitore online della proposta complessiva e in cui si potrà accedere ai progetti singoli: Maddascambio, Maddalibri, Ciclobiblioteca, Telemaddalena, Maddanews e Maddaradio. Ognuno è seguito da uno o più referenti, mentre coordinatore generale è Luca Curtaz, presidente di AMa.  

    maddalena-52-maddanewsMaddascambio nasce dall’idea di consumo etico, condivisione, incontro tra persone che vivono il quartiere e che spesso non si conoscono. In sostanza, chiunque sia interessato a prestare ad altri un oggetto che possiede ma che non usa più o non usa spesso (una stampella, un seghetto alternativo, e così via) potrà registrarsi sul portale di Madd@lena 52 e dichiarare quale oggetto vuole scambiare. Gli interessati potranno mettersi in contatto tramite un sistema di messaggistica interna al sistema e darsi appuntamento per lo scambio (che non sarà nulla di strano, né illegale!): il tutto presuppone la volontà di mettersi a disposizione in prima persona e la capacità di incontrare altri “scambisti”. Ci sarà anche una lista dei desideri, in cui gli utenti potranno avanzare richieste. Per ora il servizio sarà limitato al Sestiere e zone limitrofe, tra Carmine e parte finale di Via San Lorenzo.   Maddalibri è un modo per connettere libri e persone, come un bookcrossing. Per ora c’è solo uno scambio di volumi, in futuro si passerà anche all’organizzazione di salotti letterari, presentazioni, discussioni. Si parla anche di bookcrossing itinerante nei quartieri limitrofi, per raccontare la Maddalena fuori dai suoi confini, senza aspettare soltanto che le persone entrino nel Sestiere.   Un altro progetto legato ai libri nasce in collaborazione con la biblioteca Berio, per muovere libri e individui. Ogni due, tre mesi sono dati a Madd@lena52 in comodato d’uso 100 libri che gli utenti potranno prendere in prestito se in possesso di tessera del sistema bibliotecario genovese (in caso contrario, possono farla anche all’interno di Madd@lena 52). Una collaborazione a tutti gli effetti, come se la sede di Via della Maddalena fosse una succursale di quella di Via del Seminario: c’è chi è già venuto alla Maddalena da Sestri Ponente a cercare alcuni volumi.

    Non è finita, ecco la Ciclobiblioteca per la consegna a domicilio di libri a persone con ridotta capacità motoria. Si svilupperà in seguito: per ora ci sono le biciclette e il carrello per il trasporto dei volumi, ma si pensa a una collaborazione con parrocchie della zona e/o servizi sociali, per avere un elenco di persone che necessitano di questo servizio.   E poi, il progetto già avviato in collaborazione con il Laboratorio Probabile Bellamy, Telemaddalena (ne avevamo già parlato qui), il giornale di quartiere Maddanews e in futuro si pensa a Maddaradio: Radio Gazzarra ospiterà ogni mese una puntata da 50 minuti dedicata alla Maddalena.

    Laboratorio Probabile Bellamy

    La proposta di Bellamy (8 mila euro) si incentra su percorsi cinematografici nel quartiere e nasce prima del bando: nei mesi scorsi era stata realizzata prima all’Altrove, e poi è andata a confluire all’interno del bando di Tursi. Le proposte sono varie: prima, i caffè cinematografici, ovvero incontri con autori e registi per un pubblico perlopiù di interessati e giovani filmaker; inoltre, un laboratorio di fotografia per bambini, che costruiranno da soli la propria macchina-camera oscura e  svilupperanno le foto con sostanze biologiche, come il succo di limone, anziché con acidi e sostanze chimiche. Sono previsti 7-8 incontri e una mostra finale. I progetti sono in fase di realizzazione. Inoltre, ci sarà un cineforum all’aperto in Piazza Cernaia in estate (tre appuntamenti, di cui 2 già a luglio) con “il meglio dei festival”, ovvero i film migliori presentati nei Festival italiani che non godono di grande visibilità all’interno dei circuiti tradizionali consolidati. In autunno partirà anche la collaborazione con la ex Facoltà di Lettere dell’Università di Genova e l’ex DAMS di Imperia: il Teatro Altrove si trasformerà in aula di lezione in cui saranno proiettati i film previsti dal corso universitario e in cui gli studenti potranno mettersi in discussione e confrontarsi con i loro coetanei e il resto della cittadinanza. Il tutto proseguirà fino a gennaio 2015.

    Sarabanda

    Si tratta di un progetto legato al circo, Circoimparando”, rivolto agli adolescenti e già iniziato a maggio. Il prossimo appuntamento sarà il 20 giugno nel chiostro della Chiesa della Maddalena. Si tratta di laboratori per massimo 20 ragazzi in età tra i 12 e i 16 anni (una fascia d’età che resta spesso in un cono d’ombra e per la quale non vengono avviati molti progetti), all’interno dei quali saranno presentate le basi del lavoro nel circo, dalle acrobazie, ai tessuti, ai giocolieri e i clown. L’incontro per ora si è svolto all’interno degli spazio del centro sociale “Il Formicaio”, ma in futuro potrebbe essere dislocato, anche all’aperto. I ragazzi giocheranno con palline, monocicli e altri attrezzi, e si parla di fare di questo un progetto pilota, verso uno sviluppo ulteriore e consolidato. Si parla anche di una collaborazione diretta con scuole e associazione che hanno a che fare con adolescenti provenienti da background diversi, anche con problematiche, al fine di promuovere l’inclusione.

    Dopo il bando, il futuro dei progetti alla Maddalena

    In generale, il bando prevedeva che i progetti avessero durata compresa tra i 12 e i 18 mesi. E dopo? Alcuni progetti, ci dicono, per loro natura andranno ad estinguersi allo scadere del periodo previsto, come la proposta di In Scia Stradda; altri resteranno fisicamente, come quelli realizzati da Kallipolis e CIV; altri ancora – come quello di Ama, ma anche molti altri – potranno continuare, laddove ci sarà la disponibilità del Comune a proseguire. «Per ora dice Luca Curtaz di Ama – il bando ci sta dando modo di pagare l’affitto per il locale e ci aiuta a realizzare le nostre proposte. Un domani si vedrà: abbiamo dato vita a un modello sostenibile che potrebbe proseguire e aiutare a sconfiggere il problema delle serrande abbassate, tutto sta capire in che modo».   Lo scopo, inoltre, era anche quello che i soggetti esterni al quartiere chiamati a realizzare i loro progetti restassero in qualche modo anche alla fine del percorso: si vuole dare continuità, movimento, creare una rete e dar vita a progetti sia per la gente che vive qui che per chi viene da fuori.

    Inoltre, sempre dello stesso periodo anche un altro bando, quello per l’assegnazione di quattro locali al piano terra di altrettanti edifici del Sestiere. Di recente è arrivata anche la notizia che gli spazi sarebbero stati tutti assegnati ad altrettante associazioni, anche se non è ancora stato reso pubblico in via ufficiale quali siano i progetti che andranno ad essere realizzati (tra le altre cose, pare che il locale in Vico del Duca diventerà negozio/showroom per oggetti di design handmade).

    Pas à Pas, una nuova realtà alla Maddalena

    All’interno di questo tessuto composito come un patchwork ma unito e strettamente saldato, incontriamo anche una nuova realtà, l’ultima arrivata in ordine cronologico: l’associazione di promozione sociale Pas à Pas. Parliamo con due delle tre fondatrici, Elisa e Alice. Ci raccontano che dal gennaio 2014 si sono insediate negli spazi di Via delle Vigne 8r, all’interno del Centro delle Culture (che, oggi non più in attività come un tempo, ha concesso di dividere gli spazi e l’unico socio rimasto, Stefano, ha accettato di collaborare con Pas à Pas). Le 3 ragazze da marzo hanno avviato l’attività vera e propria, con l’organizzazione di corsi gratuiti di lingue straniere, tenuti da volontari perlopiù con background accademico e studi in comunicazione interculturale. Si è cominciato con corsi di italiano per stranieri e corsi di conversazione sempre in italiano per studenti Erasmus, con annesso giro per i vicoli alla scoperta della città. Poi grazie al passaparola è aumentato rapidamente sia il numero degli studenti che degli insegnanti volontari ed è stato così possibile aprire corsi di inglese, portoghese, arabo e, da ultimo, di francese. I corsi andranno avanti ancora tutta l’estate e l’associazione farà pausa ad agosto per riprendere a settembre-ottobre, con l’intenzione di avviare anche lezioni di wolof, la lingua senegalese. Una novità importante per il quartiere e per tutta la città, se si pensa anche che si tratta di un’iniziativa del tutto privata, che non vede alcun sostegno da parte dell’Amministrazione (nonostante il servizio per la cittadinanza, il dispendio di risorse e forza lavoro, l’aiuto fornito per lo sviluppo del tessuto sociale della Maddalena).

    Un lavoro analogo nel centro storico già lo fa da qualche tempo l’associazione Il Ce.Sto nei locali di GhettUp in Vico della Croce Bianca e ai Giardini Luzzati, anche se in questo caso l’offerta è specificamente rivolta ai migranti che decidono di apprendere l’italiano.   Oltre a questa bella opportunità, l’associazione è entrata anche nella rete dello Sportello Sociale di Via Prè e ogni sabato mattina i volontari si mettono a disposizione dei migranti con problematiche di carattere burocratico: dalla compilazione di modulistica varia, alla stesura del CV, a beghe condominiali. «I corsi sono variegati, soprattutto quelli di italiano. Abbiamo lezioni riservate agli adolescenti, ma in generale abbiamo un’utenza la cui età è compresa tra i 20 e i 40 anni, ma va anche oltre. I partecipanti hanno specificità diverse: da quelli molto colti nella loro lingua e cultura d’origine, a quelli che hanno difficoltà anche a scrivere le lettere. Cerchiamo di differenziare il più possibile e lavorare in piccoli gruppi per dare modo a tutti di evolvere al meglio, per questo è richiesta tanta partecipazione da parte dei volontari. La settimana scorsa abbiamo fatto richiesta all’Università di convenzionarci: vogliamo dare la possibilità ai giovani laureati/laureandi che vogliono svolgere uno stage di venire a formarsi da noi. Sarebbe uno scambio reciproco».   L’intento, ci spiegano le ragazze, è quello di collaborare con tutte le realtà della Maddalena soprattutto, partecipando attivamente ai tanti eventi organizzati e dando una mano alla ripresa del quartiere: «Abbiamo già avuto modo di collaborare con Ama, con l’Altrove, con Yeast, e continueremo a farlo sempre di più. È poco che siamo qui, ma pensiamo che questo quartiere sia da valorizzare».

     

     

    Elettra Antognetti

  • Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    villa-gentile (16)Due anni per riaprire un cancello. Potrebbe essere sintetizzato così l’oggetto del contendere tra il Comitato cittadino Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio che ha in gestione l’impianto sportivo di Villa Gentile con annessi alcuni spazi circostanti, tra cui i giardini pubblici che costeggiano la zona sud della pista di atletica. Ed è proprio la chiusura un po’ arbitraria di tre dei quattro accessi all’impianto ad aver scatenato i cittadini del quartiere che hanno raccolto oltre mille firme per chiederne la riapertura. I cancelli in questione sono quelli di via dei Mille e via Era che consentirebbero l’ingresso diretto ai giardini e che sono stati chiusi dalla società concessionaria del bene (vinto con gara pubblica nel 2011 e assegnato nel luglio 2012) per motivi di sicurezza, in attesa del completamento della riqualificazione dell’area.

    «Villa Gentile – ricorda l’assessore allo Sport, Pino Boero, introducendo il sopralluogo dei Consiglieri comunali alla struttura – è entrata pienamente nelle competenze del Comune dal primo aprile. Prima di quella data il complesso era di competenza di Sportingenova ma già da due anni erano sorti i problemi relativi alla gestione del giardino». Nel passato ciclo amministrativo, infatti, il presidente del Municipio IX Levante, Franco Carleo (all’epoca Pdl), aveva chiesto che all’interno del bando di concessione dell’impianto sportivo venisse aggiunto anche il giardino pubblico perché l’amministrazione non era in grado di farsi carico dei necessari interventi di manutenzione, pulizia e guardianaggio. «Nel momento in cui Quadrifoglio ha cominciato a bonificare le struttura – prosegue Boero – i cittadini si sarebbero aspettati l’apertura dei giardini anche da via Era e via dei Mille. Ma così al momento non è. E l’equivoco è nato dal fatto che si parla di un giardino pubblico all’interno di una struttura che è stata data in concessione. Da parte nostra – prosegue l’assessore – senza dover necessariamente arrivare a un contezioso legale che potrebbe rimettere in discussione non solo questo tipo di concessione ma quella di molti altri impianti sportivi cittadini, ci auguriamo che possa essere trovata al più presto una soluzione per restituire pienamente lo spazio al quartiere già a partire da questa estate».

    Secondo quanto previsto dal progetto risalente al 2011 i giardini dovrebbero essere organizzati in modo tale da ospitare bambini, ragazzi e anziani offrendo diversi servizi. “Ogni intervento – è specificato nei documenti – tende a essere il meno invasivo possibile, sfruttando le strutture e le pavimentazioni già esistenti. Il chiosco bar in struttura prefabbricata sarà posato su una delle piazzette preesistenti. Lo spazio verde intorno viene utilizzato per posizionare tavoli e sedie. Una porzione di prato è destinata alla realizzazione di una pista di bocciofila […] il resto delle aree verdi sono destinate ai bambini”. Inoltre, viene previsto l’allestimento di pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva sui muri di cemento armato che già delimitano gli spazi della struttura. Una serie di interventi ben dettagliata ma non particolarmente complessa che la stessa società Quadrifoglio annunciava nel 2012 sul proprio sito parlando di “un aspetto innovativo” che si sarebbe aggiunto al progetto di riqualificazione di Villa Gentile. “Unitamente all’impianto sportivo – si legge in un lungo comunicato stampa risalente al marzo di due anni fa – viene assegnato anche il parco pubblico contiguo alla pista di atletica, con il precipuo scopo di riqualificare tale spazio sia da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sul piano sociale e umano. Lo spazio del giardino pubblico, nel nostro progetto di gestione, diventerà un tutt’uno con la pista da cui sarà direttamente accessibile”.

    Un’intenzione che al momento sembra essere rimasta solo sulla carta. Vero è che i giardini sono stati ripuliti – anche se gli alberi dal fusto più alto avrebbero necessità ancora di qualche cura – ma la chiusura dei tre accessi diretti rendono la zona sostanzialmente inarrivabile. Secondo i residenti, addirittura chi prova a passare dall’unico ingresso sul fronte opposto della struttura per raggiungere il parco pubblico verrebbe bloccato per non intralciare gli allenamenti sulla pista che, per forza di cose, deve essere costeggiata. Quadrifoglio, invece, sostiene che l’accesso sia libero e motiva la chiusura degli atri tre cancelli per questioni di sicurezza.

    La verità, come spesso accade, probabilmente sta nel mezzo. Il parco sarebbe anche aperto ma nessuno ci va perché il percorso per raggiungerlo dissuaderebbe anche i più volenterosi. Un residente in piazza Sturla, infatti, dovrebbe risalire tutta via Era, entrare dall’ingresso atleti e costeggiare un’intera corsia della pista prima di giungere ai giardini: risultato, poco meno di un chilometro di percorso. «Questi accessi sono stati chiusispiegano i responsabili di Quadrifoglioperché nonostante i quattro dipendenti che abbiamo a servizio della struttura non riusciamo a tenere sotto controllo l’ingresso ai giardini dal momento che non sono nettamente separati dalla pista». In realtà, una barriera di separazione tra la pista di atletica e gli spazi pubblici, seppur naturale, in origine esisteva: si trattava di un aiuola alta circa 2 metri, con alcuni pitosfori che la società concessionaria del bene ha asportato assieme alla recinzione che teneva in piedi il verde. L’intervento, che non è ancora chiaro se sia stato autorizzato o meno dagli uffici comunali, è stato compiuto proprio con l’intenzione di creare continuità tra i due spazi e, a livello progettuale, prevedrebbe l’installazione di due rampe di collegamento tra i giardini e la pista in modo da creare, da un lato, un anello esterno per il riscaldamento degli atleti, dall’altro, un accesso immediato e sicuro al parco che attualmente è possibile solo scavalcando un muretto che, nella parte più bassa è comunque meno esteso di un gradino.

    «Avevamo anche già stanziato le somme per farci carico noi della realizzazione di quest’opera – spiega l’assessore municipale Michele Raffaelli – ma la società ha nicchiato. Ora però non è più possibile aspettare. Bisogna aprire anche i cancelli chiusi affinché si possa godere dell’impianto e del giardino in maniera adeguata e in sicurezza. In una prima fase di sperimentazione, finché non si realizza la passerella e non viene ripristinata la rete di suddivisione degli spazi, possiamo anche aprire il giardino solo negli orari di servizio dell’impianto sportivo. Poi, eventualmente, apporteremo i necessari correttivi». In proposito, il Municipio sta cercando anche di chiudere un accordo con i Carabinieri in pensione per assicurare un servizio di presidio anche nelle ore più scomode.

    villa-gentile-sport-atleticaQuadrifoglio, però, ritiene che a fronte dei contributi elargiti da Tursi (27500 euro il primo anno, fino a un massimo di 40 mila euro all’anno per tutta la restante durata della concessione che scade a giugno 2029 e richiede un canone irrisorio di 2240 euro ogni 12 mesi) e degli investimenti sostenuti dalla società (nel 2012 si parlava di 350 mila euro) l’onere di sorveglianza anche sul giardino sia eccessivo e, soprattutto, che il contratto non sia così chiaro sulla necessità che l’area verde resti di funzione pubblica.

    La società si è resa in ogni caso disponibile a restituire i giardini al Comune, che grazie alla concessione risparmia circa 650 mila euro all’anno rispetto a quando Villa Gentile era gestita direttamente da Sportingenova: «Siamo assolutamente convinti che la cittadinanza debba avere il miglior servizio possibile – affermano i concessionari – e se questo non potessimo assicurarlo noi è corretto che il Comune si riprenda i giardini e ci scarichi però della parte di manutenzione che è comunque faticosa e onerosa». Una situazione che se si dovesse verificare porterebbe, però, inevitabilmente all’aumento del canone a carico di Quadrifoglio o quantomeno alla diminuzione dei contributi pubblici.

    Gestione degli impianti sportivi comunali >> l’approfondimento

    La questione ora verrà approfondita dall’avvocatura e dagli uffici tecnici del Comune e la speranza è che nel giro di un mese possa essere riconvocata una Commissione che possa dirimere definitivamente tutti i nodi.

    Altro aspetto che interessa direttamente i giardini e per cui è assolutamente necessario il ripristino di una condizione di sicurezza riguarda le vie di fuga dei quattro istituti scolastici che si affacciano su Villa Gentile. Nel piano di evacuazione originale, infatti, è prevista proprio il deflusso di alunni, docenti e personale attraverso i giardini ed eventualmente l’impianto sportivo. Attualmente bambini e ragazzi, invece, devono trovare rifugio nei locali della parrocchia situata sul lato opposto della strada, con un possibile rischio per l’attraversamento. Secondo quanto assicurato dal Municipio, questo capitolo dovrebbe essere sistemato entro l’estate: «È già tutto pronto per predisporre due maniglioni antipanico che verranno bloccati e sbloccati dal personale scolastico alla sera e al mattino – dice Raffaelli –  ma per consentire il deflusso prima nel giardino e poi nel campo è necessario che Quadrifoglio metta in sicurezza tutto il percorso, magari ripristinando la recinzione che è stata rimossa».

    Ma la contesa tra cittadini e Quadrifoglio non riguarda solo il giardino. C’è, infatti, un altro punto delicato che necessita di un intervento dell’avvocatura di Tursi e interessa la gestione di un parcheggio pubblico lungo via Era anch’esso inserito tra i beni previsti dalla concessione. In passato, questa ventina di stalli era utilizzata sia come parcheggio del campo e punto sopraelevato di osservazione nelle giornate di gara sia dai residenti del quartiere. Adesso lo spazio è stato privatizzato, chiuso con apposito cancello e affittato ai palazzi circostanti: un introito sicuramente prezioso per i concessionari, resta da capire però quanto legittimo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Sestri Ponente, il “grattacielo” sul rio Cantarena perde piani e volume? Dubbi sul rischio idrogeologico

    Sestri Ponente, il “grattacielo” sul rio Cantarena perde piani e volume? Dubbi sul rischio idrogeologico

    sestri-ponente-DVia il vecchio mulino abbandonato per fare spazio a un mini grattacielo residenziale. Si fa strada il progetto di riqualificazione sulle sponde del rio Cantarena, alture di Sestri Ponente, uno dei tragici protagonisti dell’alluvione che mise in ginocchio la città nell’ottobre 2010.

    Inizialmente il piano prevedeva la realizzazione di un palazzo di 11 livelli, che avrebbe oscurato la vista delle abitazioni circostanti mutando non poco il contesto ambientale in cui si sarebbe inserito. Il progetto fu approvato dall’amministrazione provinciale dopo un approfondito studio idraulico non prima di aver ricevuto le necessarie garanzie per il miglioramento della sicurezza sull’alveo del Cantarena che, dunque, troverebbe giovamento dalla nuova costruzione. La prospettiva di una torre residenziale, tuttavia, preoccupa parecchio i residenti della zona soprattutto dal punto di vista del rischio idrogeologico e ha portato il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, a interrogare nel merito il vicesindaco Bernini con un articolo 54 nell’ultima seduta di Consiglio comunale.

    «Le autorizzazioni rilasciate per la realizzazione di questa torre – ha detto in Sala Rossa, Pignone – sono precedenti all’alluvione e a tutta quella sensibilità che la città adesso richiede di fronte a questo tipo di interventi. Chiedo, dunque, quali siano gli intendimenti dell’amministrazione nei confronti di questo nuovo insediamento residenziale viste le circostanze fortemente mutate».

    Ma il vicesindaco ha smentito l’approvazione definitiva di qualsiasi progetto e, soprattutto, ha rassicurato i consiglieri e i cittadini sull’impatto che potrebbe avere nel futuro questo progetto residenziale dalle dimensioni non proprio contenute. «La presentazione che ho visto sui giornali – ha detto il vicesindaco – non corrisponde alle possibilità di edificazione che le norme concedono agli eredi dei proprietari del vecchio mulino. Intanto, non siamo al momento in presenza della necessità di un permesso a costruire ma stiamo parlando della vendita di un’area che il piano regolatore prevede edificabile. Il permesso a costruire arriverà solo dopo la vendita e si tratta, comunque, di un’operazione che non necessita di passaggi in Giunta o in Consiglio ma solo negli uffici tecnici. Per cui, rispetto all’edificabilità la norma è chiara e non può certo essere negata. Rispetto agli ingombri, invece, le possibilità edificatorie sono ridotte».

    Trattandosi di un’operazione di demolizione e ricostruzione non in centro urbano, infatti, il piano casa consentirebbe un aumento di superficie fino al 30% dell’area inizialmente occupata dal mulino. Nei fatti, però, l’aumento potrebbe essere contenuto fino a un massimo del 15% come spiega lo stesso Bernini: «L’architetto ha progettato il nuovo edificio sfruttando al massimo la possibilità di espansione ma il disegno è già stato ridotto da una prima richiesta degli uffici che si occupano di edilizia privata. Inoltre, i piani dell’edificio sono stati presentati contando a partire dall’alveo ma le parti più basse non sono abitabili ma solo adibite a garage». Inoltre, un’ulteriore riduzione di volume (due piani) sarebbe necessaria per andare incontro alla normativa sul rispetto del cono area presentata da Enac: il progetto iniziale, dunque, dovrebbe essere sensibilmente rivisto in ottica meno espansiva e non superare di molto l’altezza degli edifici confinanti.

    Ma non è neppure detto che si tratti della proposta definitiva per la riqualificazione dell’area. Secondo notizie raccolte sul territorio e confermate dallo stesso vicesindaco, all’acquisto sembrerebbe interessato il proprietario di un edificio contiguo che si affaccia su via San Giovanni Battista, che ha subito il crollo del tetto e che si trova in situazione di grave dissesto. In questo caso, l’operazione di riqualificazione edilizia avrebbe anche uno sviluppo orizzontale e consentirebbe un intervento molto più complessivo che se invece limitato alla sola superficie del vecchio mulino non inciderebbe in maniera decisiva sul più vasto degrado circostante.

    Certo, norme a parte, resta ancora quantomeno dubbiosa l’opportunità di edificare in maniera piuttosto sostanziosa lungo il corso di un torrente che nel passato ha già creato parecchi danni alla delegazione ponentina.

    Simone D’Ambrosio