Tag: tecnologie

  • Dall’Europa 40 milioni per migliorare i servizi urbani. C’è anche il percorso ciclopedonale in Val Bisagno

    Dall’Europa 40 milioni per migliorare i servizi urbani. C’è anche il percorso ciclopedonale in Val Bisagno

    valbisagno-staglienoIn arrivo entro il 2020 a Genova 37,7 milioni di euro di fondi strutturali europei Pon Metro, destinati a migliorare i servizi urbani e la qualità della vita nelle 14 città metropolitane italiane grazie a un importo complessivo per l’Italia di 893 milioni di euro, con maggiore riguardo alle realtà del Sud. E’ quanto emerge dalla presentazione ufficiale del progetto svoltasi questa mattina nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, a cui hanno presto parte tra gli altri, il sindaco Marco Doria, gli assessori comunali Anna Maria Dagnino, Emanuela Fracassi, Isabella Lanzone, Emanuele Piazza e Giorgio Martini, dirigente dell’Agenzia per la Coesione Territoriale. «Non si tratta di interventi hard ma soft – spiega il sindaco, come riportato dall’agenzia “Dire”- le infrastrutture pesanti vengono finanziate in altro modo, qui si punta sui servizi».

    Quattro gli assi di intervento individuati per la realtà genovese: agenda digitale, mobilità, efficientamento energetico e inclusione sociale.
    «Nel settore dell’agenda digitale – spiega il sindaco – rientra il potenziamento dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche di tutti i Comuni dell’area metropolitana che condividono il progetto, in parte per la predisposizione di piani urbanistici, in parte per progetti di resilienza, ovvero capacità di reagire al dissesto idrogeologico». Per questo capitolo sono previsti 10 milioni di euro con cui si svilupperanno anche piattaforme digitali dedicate a tributi locali, una banca dati dell’energia per la pianificazione e il monitoraggio dei consumi, la digitalizzazione dell’iter amministrativo per lo Sportello unico dell’edilizia, un sistema informativo integrato delle opere pubbliche, una piattaforma informatica di raccordo tra impresa, istituzioni e ricerca.

    Cifra simile verrà investita nell’efficientamento energetico: 2,4 milioni per la sostituzione degli impianti di riscaldamento degli edifici di edilizia residenziale pubblica, 3,8 milioni per l’efficientamento termico di Palazzo Tursi e del Teatro Carlo Felice, 3,8 milioni sul miglioramento dell’illuminazione pubblica cittadina.

    Saranno, invece, 4,8 milioni i fondi destinati alla mobilità che si concentreranno tutti nella viabilità della Valbisagno per «interventi diffusi su nodi di traffico e impianti semaforici che renderanno più fluida la circolazione in quella direttrice, con impatto positivo sui Comuni limitrofi», come spiega Doria. In particolare, 2,4 milioni di euro saranno impegnati per la realizzazione dell’itinerario ciclopedonale in sponda sinistra con contestuale messa in sicurezza del tratto tra via Adamoli e Lungobisagno d’Istria; inoltre, verrà migliorata la viabilità in sponda destra con l’ottimizzazione del trasporto pubblico, l’ottimizzazione delle paline informative e il miglioramento degli impianti semaforici.

    Infine, attenzione particolare verrà dedicata all’inclusione sociale con circa 11,5 milioni che verranno utilizzati sia nel campo dei servizi che in quello delle infrastrutture: nel primo capitolo rientrano politiche di sostengo all’abitare, all’inclusione, all’accompagnamento socioeducativo, percorsi di autonomia e avvicinamento al lavoro, con interventi rivolti a famiglie con fragilità economica e in condizioni di disagio abitativo, a cittadini senza dimora e a comunità emarginate e giovani che risiedono in aree svantaggiate; il secondo capitolo riguarda, invece, manutenzione e recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

    Anche se buona parte di questi interventi andranno a beneficio del prossimo ciclo amministrativo, il sindaco Marco Doria sottolinea come l’importante sia «avviare al più presto i processi, in modo che i soldi comincino a spendersi e mettano in moto gli investimenti perché stiamo parlando di procedure un po’ lente avviate nel 2013. Dopo 3 anni di progettazione mi sento di poter dire che questi soldi verranno spesi bene, ora però bisogna anche vengano spesi presto». Possibile anche una premialità del 6% dell’importo complessivo se il Comune di Genova dovesse superare una prima verifica della messa in opera dei lavori a fine 2018.

  • Digital Tree, a Sturla nasce il primo innovation hub genovese. Nuove tecnologie nel segno di Microsoft

    Digital Tree, a Sturla nasce il primo innovation hub genovese. Nuove tecnologie nel segno di Microsoft

    digital-treeSi chiama Digital Tree il primo innovation hub di start up genovese che ha piantato le radici proprio nel capoluogo ligure. Un incubatore d’impresa che ha come obiettivo quello di far nascere nel territorio regionale nuove realtà imprenditoriali nel settore tecnologico d’avanguardia. Le menti brillanti, gli imprenditori e gli investitori nell’ambito della digital trasformation, potranno dunque ritrovarsi  per costruire insieme nuovi progetti. Un modello aperto e partecipato che punta a favorire la contaminazione di idee, la condivisione di competenze e la sinergia di mezzi per produrre valore sul territorio.

    «Moltissime città americane si sono riprese da una forte crisi puntando sulla digital trasformation e il cloud computing, siamo sicuri che Digital Tree porti effetti positivi sul territorio», sostiene Andrea Pescino, amministratore delegato di Soft Jam, azienda madre del progetto. «L’innovation hub vuole essere uno spazio per favorire lo sviluppo di scenari di innovazione e un progetto per portare valore sul territorio».

    Il servizi di Digital Tree si rivolgono alle aziende che possono affrontare percorsi di open innovation, alle start up che trovano servizi, strumenti e formazione, ai professionisti che vogliono vivere l’ambiente del co-working, al territorio che può partecipare a tutte le iniziative dell’hub.

    Collaborazione pubblico-privato

    Un progetto nato dalla collaborazione tra pubblico e privato, un modello potenzialmente virtuoso e sostenibile, in grado di coniugare l’erogazione di servizi di pubblica utilità e attività imprenditoriali e private. «Imprenditorialità, innovazione e territorialità è lo slogan che rappresenta l’iniziativa – dice il sindaco di Genva, Marco Doria – Genova è sicuramente un territorio potenzialmente attrattivo, una città dove l’imprenditorialità può esprimersi e l’innovazione può essere visibile». Grazie alla sinergia tra Palazzo Tursi e Soft Jam è stato infatti possibile abbinare gli obiettivi di sviluppo economico del territorio in termini di innovazione tecnologica e professionale, le esigenze di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare con le attività e esigenze del settore privato.

    Il percorso è iniziato con il bando indetto dall’amministrazione comunale per la riqualificazione e la valorizzazione dell’edificio di viale Cembrano, 2 a Sturla, di proprietà del Comune di Genova, un palazzo storicamente già inserito nel tessuto cittadino e che in passato ha ospitato operatori nel settore delle tecnologie.

    Grazie al bando, all’interno del quale è stata richiesta la realizzazione di un incubatore certificato e l’erogazione di servizi dedicati alle startup, l’edificio è stato affidato in concessione a Softjam che sta creando al suo interno l’Innovation Hub, un incubatore destinato esso stesso a diventare smart. I lavori termineranno entro la metà 2017 e vedranno la realizzazione della nuova sede di Soft Jam, la nascita della nuova “dimora” di Digital Tree, uno spazio di co-working e una parte dedicata per la formazione, workshop ed eventi.

    Digital Tree

    Il progetto è nato da SoftJam S.p.A., azienda genovese operante nel settore dell’information & communication technology, nota a livello nazionale e riconosciuta da Microsoft quale partner di spicco, con l’obiettivo di attrarre nel nostro territorio menti brillanti, accogliere e mettere assieme i migliori talenti nel campo tecnologico d’avanguardia, creare e favorire le condizioni per la nascita e lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali.

    E.C.

  • Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    festival-della-scienza11 i giorni, 29 le mostre, 89 i laboratori, 154 tra incontri e spettacoli e 28 gli eventi fuori festival per un totale di 272 appuntamenti. Sono alcuni numeri della quattordicesima edizione del Festival della Scienza, a Genova dal 27 ottobre al 6 novembre.

    Quest’anno la manifestazione si ispira al tema “Segni”, intesi come quegli elementi che l’uomo ha saputo cogliere dalla natura e dall’evoluzione per interpretare ciò che lo circonda e per dare forma alla propria conoscenza, cultura e tecnologia. I “segni”, come spiegano gli organizzatori del festival, sono quelli della natura, ma anche quelli della salute o della malattia, quelli dell’uomo o della società, quelli dell’ambiente e dell’universo, ma anche i messaggi, le lingue o i disegni. Una semplice parola che ha stimolato la fantasia di centinaia di scienziati e ha dato vita agli oltre 270 eventi in programma.

    «Questa edizione del Festival, sarà come sempre evento importante e con un fittissimo programma e con ospiti di fama internazionale – dice il neopresidente Marco Pallacinvini – Nonostante ciò, mi sento un po’ come al primo giorno di scuola».

    Saranno circa 500 gli animatori, studenti universitari e giovani ricercatori, che condurranno con entusiasmo e competenza i visitatori attraverso l’iniziativa. A loro si affiancheranno un centinaio di studenti provenienti da 11 Istituti Superiori genovesi del progetto di alternanza scuola-lavoro della Regione Liguria e finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

    Il “taglio del nastro” è fissato alle 15, 30 di giovedì 27 ottobre a Palazzo Ducale nella Sala del Maggior Consiglio, un appuntamento per festeggiare l’avvio ufficiale di questa edizione. Prenderanno parte all’inaugurazione anche lo scienziato Valter Longo che svelerà l’efficacia terapeutica della dieta Mima digiuno, alle ore 17, e il giornalista scientifico Piero Angela con la conferenza Viaggio dentro la mente, alle ore 21. Non saranno gli unici grandi nomi, saranno ospiti della manifestazione di quest’anno anche il Premio Nobel per la chimica Martin Chalfie, Silvio Micali, PremioTuring e Elena Aprile, ricercatrice della Columbia University di New York.

    «Il programma di questa edizione è molto ricco e coinvolge tutta la città – dice Carla Silbilla, assessore alla cultura del Comune di Genova – D’altronde la cultura della scienza è nel DNA di Genova». Un evento di prestigio riconosciuto anche dal Presidente della Repubblica che con una medaglia ha onorato l’edizione 2016 del Festival. «Un grazie va a tutti i sostenitori, i soci, le istituzioni e gli sponsor che hanno consentito la realizzazione di questa edizione del Festival della scienza». – conclude Sibilla

    festivaMostre e Laboratori

    Tante le mostre a cura degli enti che hanno realizzato più della metà degli eventi del Festival. Da non perdere Fattore S (a cura di IIT) a Palazzo San Giorgio, Shared Sky (a cura di INAF) nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, Artico (a cura di CNR) alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, Il terremoto in… segni (a cura di INGV) nella ex chiesa di S. Agostino, si segnalano anche: Foodeka (a cura di Le Pleiadi) e Alla ricerca dello Spinosauro (a cura di Associazione Paleontologica Parmense) e Nel segno della nave (a cura di Atena CuMaNa) e Matematica Terra Terra (a cura di Società Curvilinea Cooperativa).

    Nella sezione laboratori si potranno trovare eventi adatti a tutti da più piccini fino a quelli per adulti. Ci saranno Colpiti ma non affondati! (a cura di INFN), a Le impronte digitali degli alimenti (a cura di Unige) per i più grandi, a Anno Domini. Invenzioni e scoperte (a cura Di Vanessa Bracali), (farmaco)Resistencia! (a cura di Eduardo Losa Cabruja), e Il laboratorio nell’era digitale (a cura di Roma Makers) e per i più piccoli Robot d’autore (a cura di Scuola di Robotica) e Datemi uno zero! (a cura di Laura Quaini).

    Dalle ore 9:00 del 27 ottobre tutte le mostre e i laboratori del Festival saranno aperti e visitabili. Gli orari saranno dalle 9:00 alle 18:00 nei giorni feriali e dalle 10:00 alle 19:00 nei festivi. Tutte le sere ci saranno grandi conferenze nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e un ricco programma di spettacoli.

    Spettacoli

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui Racconto Cosmico con l’attore Neri Marcorè e il Presidente dell’INFN Ferroni (28 ottobre, ore 21) e Non ci sono più le quattro stagioni con Luca Mercalli e Banda Osiris (4 novembre, ore 21), entrambi alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone e I ragazzi di Fermi che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della nuova Scuola Universitaria Superiore “Gran Sasso Science Institute”, insieme agli alunni della Scuola Primaria P. Santullo di Genova ( 1 novembre, ore 16:30) al Teatro della Tosse.

     Biglietti

    Sono acquistabili nel nuovo spazio InfoPoint in Loggia Banchi, sul sito del Festival e presso tutte le filiali del Gruppo Carige, con agevolazioni per gruppi, minori e appuntamenti serali. E’ attivo un servizio di call center per prenotazioni scuole/gruppi e informazioni. Novità dell’edizione 2016 l’App per Android e IOS che permette di consultare gli appuntamenti del Festival da mobile-phone, personalizzando il calendario grazie alla funzione “preferiti”. Il programma completo è disponibile in forma cartacea e sul sito internet del Festival.

    E.C.

  • Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Genova Beer FestivalAmanti della birra, quello alle porte è decisamente il vostro weekend: da venerdì 21 a domenica 23 ottobre, infatti, torna a Villa Bombrini il Genova Beer Festival. Un’edizione che quest’anno celebra i vent’anni della birra artigianale in Italia proponendo cento diverse spine, quindici tra i migliori birrifici, otto street food e cucine d’autore. Da non perdere nella giornata di sabato – rispettivamente alle 17 e alle 21 – le degustazioni guidate dagli esperti Simone Cantoni e Lorenzo “Kuaska” Dabove e la conferenza “Bevo quindi sono: l’alcol e i suoi effetti” a cura di Scientificast, sempre sabato alle 16. Domenica 23 tre nuovi birrifici liguri nati presenteranno i loro prodotti e alcuni ristoratori genovesi proporranno un piatto in abbinamento a una birra presente (ingresso a pagamento € 5, ore 17). Alle 19 chiusura d’antan con i racconti dei pub pionieri che hanno movimentato la scena genovese dagli anni ‘80 in poi.

    Per i più “nerd”, invece, l’appuntamento da segnare con un circoletto rosso è il Linux Day di sabato, la principale manifestazione italiana dedicata al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione. All’ombra della Lanterna l’iniziativa è organizzata dall’associazione Open Genova in collaborazione con Condiviso, network multidisciplinare con sede alla Darsena in Calata Andalò di Negro 16, dove dalle 10 alle 18 si susseguono sette relazioni con esperti, una tavola rotonda ed un corso di coding per bambini. Durante l’intera giornata ci sarà la possibilità di approfondimento e networking.

    A chi ha un debole per i vicoli consigliamo, invece, di fare un salto al N° 10 di piazza Lavagna, dove nella serata di venerdì inaugura la mostra fotografica di Diego Arbore, “L’uomo con la valigia”, che mette insieme un anno di scatti nei caruggi, ma anche a Righi, Foce e Nervi.

    stefano benniSabato sera, poi, Stefano Benni ci riprova: alle ore 21 al Teatro Modena di Sampierdarena va in scena “Ballate”, lo spettacolo rinviato la settimana scorsa a causa dell’allerta meteo, interamente intessuto sui testi dello scrittore bolognese. Siamo sempre nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dell’Archivolto e a salire sul palco saranno gli ex Broncoviz Marcello Cesena, Mauro Pirovano, Carla Signoris; Angela Finocchiaro, Marina Massironi, Gabriella Picciau, Giorgio Scaramuzzino e, naturalmente, lo stesso Stefano Benni, accompagnto dalla giovane Dacia D’Acunto.

    Restando sul palcoscenico, proseguono fino a domenica al Teatro della Tosse le repliche di “Tropicana” e, fino al 9 novembre, de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il secondo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dedicato a “Shakespeare e La tempesta” con Masolino d’Amico, Giuliana Manganelli. Letture di Franco Branciaroli.

    Infine, le mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • La Lanterna si connette al wi-fi. Dalla città arrivano più di 5 mila euro grazie al crowdfunding

    La Lanterna si connette al wi-fi. Dalla città arrivano più di 5 mila euro grazie al crowdfunding

    yoga-lanternaGenova città spilorcia e chiusa alle novità? Pare proprio che l’associazione OpenGenova sia riuscita a spazzare via in un colpo solo due dei più triti luoghi comuni affibbiati alla Superba. Come? Lanciando, in collaborazione con i Giovani Urbanisti, un crowdfunding per portare la connessione wi-fi alla Lanterna e riuscendo addirittura a raccogliere una cifra superiore all’obiettivo: 5.210 euro l’importo finanziato, il 104% rispetto a quanto necessario. I 210 euro in eccedenza serviranno al monitoraggio dei lavori, che saranno affidati all’azienda partner Guglielmo e che anche i singoli cittadini potranno tenere sotto controllo tramite gli aggiornamenti pubblicati sul sito www.opengenova.org

    C’è chi ha partecipato al crowdfunding con 10 euro, chi s’è spinto addirittura fino a 500: in totale, sono una novantina i donatori che hanno contribuito al progetto Lanterna 2.0, che prevede l’installazione di un impianto wi-fi all’interno della sala conferenze, della biglietteria e nel parco di oltre mille metri quadrati circostante il faro. Chi ha partecipato alla colletta è stato premiato, a sua volta, con una cena per due persone alla Trattoria dell’Acciughetta e con un giro turistico del centro di Genova offerto dalle guide di Explora. Al progetto hanno poi contribuito con una donazione da 500 euro a testa ETT Solution, Finsea Spa, Netalia, Shenker Genova e Gioielleria Natoli.

    «Terminata la prima fase con il reperimento dei fondi, al più presto ci attiveremo per iniziare la fase operativa con l’installazione degli apparati e dell’infrastruttura tecnologica che permetterà l’erogazione del wi-fi gratuito alla Lanterna» assicura Pietro Biase, coordinatore del progetto Lanterna 2.0 per OpenGenova. «Sarà nostra cura tenere informati i donatori e chi ci ha supportato in questi mesi tramite aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori e, in un’ottica di assoluta trasparenza, sulle modalità con cui verranno impiegati i fondi raccolti».

    «Per la prima volta si è riusciti a mettere insieme il simbolo della nostra città con l’innovazione digitale, sensibilizzando cittadini ed aziende che ci hanno dato credito: un risultato che per noi rappresenta un passaggio importante» aggiunge Enrico Alletto, presidente di OpenGenova. «Adesso questa fiducia va ripagata realizzando il progetto il prima possibile e nel migliore dei modi. Open Genova seguirà tutta l’operazione ed attiverà un sistema di monitoraggio online sullo stato di avanzamento lavori. Inoltre, a breve chiederemo al Comune di Genova un’azione di potenziamento della banda larga nella zona del Faro. Il mio ringraziamento personale va a Pietro Biase e a tutto il gruppo di OpenGenova che si alterna con cuore e professionalità per realizzare progetti che alla vigilia sembrano quasi sempre impossibili. Un altro pezzo di storia digitale della nostra città è stato scritto. Non è il primo e non sarà l’ultimo».

    «Come già evidenziato nel corso dell’Open talk organizzato lo scorso mese di maggio al Mercato del Carmine – conclude Alletto – crediamo che il free wi-fi rappresenti un’opportunità per il commercio e per il turismo della nostra città e proprio attraverso l’operazione Lanterna 2.0 OpenGenova vuole rilanciare la diffusione di questo progetto tra i commercianti genovesi, pensando anche al profetto Liguria Wifi messo in campo dalla Regione».
    Marco Gaviglio

  • Erzelli, realizzato solo il 10%. Ora il nemico si chiama Expo. E la Regione vuole un commissario

    Erzelli, realizzato solo il 10%. Ora il nemico si chiama Expo. E la Regione vuole un commissario

    erzelli-siemens-verticaleUna tavola rotonda organizzata per fare il punto della situazione e rilanciare la corsa verso la realizzazione del progetto Erzelli. Nel salone del Consiglio metropolitano ci sono tutti, dai rappresentanti delle istituzioni ai vertici industriali, dai giornalisti ai volti noti della società civile. Si devono serrare i ranghi per riprendere la via perché si è perso troppo tempo e c’è il rischio concreto che competitor importanti rubino la scena, dirottando imprese, cervelli e investimenti. In corsa, infatti, sono entrati gli spazi alla periferia milanese, utilizzati per Expo, ad oggi in attesa di progetti di riconversione per la costruzione di un polo tecnologico. Il quadro della situazione attuale lo traccia Luigi Predeval, a.d. di Genova High Tech s.p.a. (la società responsabile del progetto), che mette sul tavolo le ultime notizie riguardo gli insediamenti aziendali: entro l’estate Esaote prenderà possesso di due piani e anche IIT sposterà alcuni laboratori sulle alture di Cornigliano. Ma non solo: sono attesi trasferimenti di almeno un paio di aziende da Milano e Napoli. Così, entro giugno 2016, il quadro complessivo vedrà la cittadella essere animata da Talent Garden Genova, Hyla, Enginius, Akronos, Alten Italia, 3Enerplus, Dedagroup, Hp, Johnson Controls, Softeco Sismat, oltre a Ericsson, Siemens e i già citati Esaote e IIT.

    Realizzato solo il 10% del progetto

    Il bilancio di quanto fatto fino ad oggi è abbastanza magro: 3 chilometri di strade di collegamento, che in futuro saranno unite alla nuova strada a mare, e due edifici funzionanti per un totale di 47700 metri quadrati (dove attualmente risiedono Siemens ed Ericsson) sui 408750 previsti. Se la situazione si sbloccherà, entro il 2018 sarà edificato il primo volume residenziale, per poco più di 10 mila mq.
    Discorso a parte per quanto riguarda gli spazi dedicati all’Università: progettati assieme ai professori, dovrebbero arrivare ad una quota di 60 mila metri quadrati, suddivisi in dipartimenti (25132 mq), aule e biblioteca (21787 mq), laboratori (20949 mq). Al momento tutto però è fermo, in attesa dell’accordo di programma che, se venisse siglato in tempo utile, potrebbe portare a definizione la trattativa con Cassa Depositi e Prestiti per una possibile espansione residenziale dedicata agli studenti che si materializzerebbe con una costruzione ulteriore per 14 mila metri quadrati.

    “Eppur si muove”, come direbbe qualcuno: il progetto, che fece il primo gemito nel 2001, oggi è completato solo al 10%, sospeso tra incertezze politiche ed economiche, entusiasmo e ritrattazioni, come quella dell’ex Facoltà di Ingegneria.

    Oggi, però, sul piatto c’è un finanziamento di 125 milioni complessivi messi a disposizione dal governo e la costruzione di circa 116 mila metri quadrati tra residenze e spazi commerciali, garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, per fare cassa. Proprio questa variante ha scatenato negli ultimi tempi diverse reazioni stizzite da parte di molte associazioni, Legambiente su tutte.

    Doria: «Genova deve smettere di piangersi addosso»

    erzelli-porto2I lavori della tavola rotonda vanno avanti, almeno quelli, e il sindaco di Genova, Marco Doria, cerca di sferzare nuovamente la compagine: «Genova e i genovesi devono cambiare mentalità e smetterla di piangersi addosso». E sugli anni persi? «Non dobbiamo prendere decisioni in base alle scelte fatte nel passato, giuste o sbagliate, ma guardare alla realtà di oggi». Il primo cittadino torna sulla polemica della logistica ricordando a tutti che «la collina degli Erzelli non è il Monviso» e che l’amministrazione, assieme a Ferrovie dello Stato, «sta progettando di spostare la stazione ferroviaria di Cornigliano per meglio collegarla con l’aeroporto e la cittadella attraverso una cabinovia a frequenza costante».

    Al microfono si alternano in tanti: Carlo Castellano, presidente di Dixet e Genova High Tech, nonché amministratore delegato di Esaote, Luigi Predeval, Alberto Diaspro, Direttore del dipartimento di Nanofisica dell’IIT e il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, in collegamento telefonico da Roma. Presente in sala Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo Economico, che ricorda la sua posizione: «Per questo progetto serve un commissario ad hoc, non possiamo più perdere tempo». Expo, infatti, fa paura: «Siamo più avanti di Milano ma con questo ritmo saremo superati, nonostante si sia incominciato a parlare di Erzelli 15 anni fa».

    Tutti sembrano concordi e Paolo Comanducci, magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Genova, non rovina l’atmosfera: «In passato ci sono stati problemi burocratici e logistici, e le nostre posizioni sono state forse pretenziose – ha spiegato – ma siamo un ente pubblico e non possiamo rischiare. Vogliamo spostarci ma facendolo bene e con tutte le garanzie di crescita per la nostra Scuola Politecnica». Via Balbi ha recentemente stornato dal bilancio 6 milioni per questo trasloco «nonostante il calo di iscrizioni stia logorando i conti economici dell’ateneo».

    A chiudere il dibattito Alessandro Cassinis, direttore del “Secolo XIX” che ben ha sintetizzato la situazione: «Il progetto è cambiato nel tempo, con accuse di speculazioni e finanziamenti poco chiari; parlandone continuamente, però, si ammazza il progetto. Forse il mio giornale ha troppe volte utilizzato Erzelli per far polemica – ammette – dando lo spazio a tutti: io mi sono impegnato a non dar più notizie inutili e distraenti, soprattutto su quanto legato all’Università. Il giornale vuole e darà spazio alle notizie che possano contribuire a fare passi avanti a questo progetto, e basta».

    Lo spettro del dopo Expo

    Quindi, ancora una volta, tutti d’accordo: oggi il Polo Scientifico e Tecnologico di Erzelli rimane un investimento fondamentale per il futuro della città, che potrebbe trasformare quella collina, un tempo deposito di container, in un’eccellenza a livello internazionale. IIT ha confermato che nei prossimi mesi trasferirà due laboratori, tra cui quello di robotica, uno dei fiori all’occhiello della ricerca italiana e non solo. Dietro l’angolo, però, lo spettro di Milano: il capoluogo lombardo è sicuramente avversario temibile ma il fatto che oggi ci si senta così minacciati da un’eventuale opera al momento quasi a zero, dopo 15 anni di progetti, accordi, parole e pochi fatti, sembra fanta-scientifico.

    Nicola Giordanella

  • Fablab, il laboratorio di fabbricazione digitale. Strumenti e competenze a disposizione di tutti

    Fablab, il laboratorio di fabbricazione digitale. Strumenti e competenze a disposizione di tutti

    fablabImparare a fare (quasi) tutto: un progetto ambizioso e interessante che vale la pena raccontare. Domenica pomeriggio, una splendida giornata di sole autunnale, sulla pagina Facebook di Fablab Genova vedo che il loro laboratorio di Corso Monte Grappa, di cui ho sentito parlare, dovrebbe essere aperto, quindi decido di andare a vedere di persona di che cosa si tratta. Il nome, così accattivante, proviene dal primo Fablab nato al Massachusetts Institute of Technologies, a Boston, dove un certo professor Neil Gershenfeld decise che sia gli studenti che gli insegnanti, se volevano, avrebbero potuto avere uno spazio dove non solo sperimentare quanto appreso in via teorica, ma anche condividerlo mettendo in rete le informazioni necessarie. Un apprendimento di tipo “partecipato” dove chiunque, avendo accesso alle tecnologie digitali, avrebbe potuto sviluppare in maniera autonoma un’idea nata da altri e da questi condivisa.

    Vengo accolta da quattro giovani, tre ragazzi ed una ragazza, rispettivamente due chimici, un architetto ed un informatico, che mi accompagnano spiegandomi con passione quello che stanno portando avanti nei locali messi a disposizione dal Laboratorio Sociale Occupato Autogestito (LSOA) Buridda.
    Il clima che si respira è informale, essenziale e un po’ grunge, nessuno sale in cattedra: «il Fablab è autogestito, e questa è una cosa che a volte facciamo un po’ fatica a far capire; non siamo una società di servizi, non si deve venire con la lista della spesa chiedendoci di fare una serie di cose, magari pagando, ma si può imparare a fare ciò che occorre con il nostro aiuto, e magari portando le competenze che ci mancano. Una vera e propria officina condivisa, insomma, dove chi ha voglia di capire di più su produzione e prodotti trova pane per i suoi denti».

    stampante-3d-fablab
    Stampante 3D

    Mi mostrano subito la stampante 3D che loro stessi hanno progettato e costruito, indubbiamente il vero “oggetto dei sogni” in questo momento, e infatti è la sola cosa per il cui utilizzo, mi dicono, occorre mettersi in lista online; poi una tagliatrice laser, un tornio ed alcuni computer, c’è persino un grande microscopio, non di ultima generazione ma ben funzionante. Hanno anche una fresa a controllo numerico computerizzato (CNC) e molte schede elettroniche, ovviamente costruite da loro partendo dal semplice foglio di rame.
    Nella stanza di falegnameria, alcuni utenti stanno costruendo degli sci artigianali larghi, per neve fresca: mi mostrano i materiali che hanno acquistato, legno, polimeri e fibra di vetro che vengono preparati e miscelati insieme e poi messi per 24 ore in una pressa pneumatica ovviamente costruita da loro.

    Continuando ad esplorare gli alti stanzoni un tempo adibiti a biblioteca, mi raccontano di come riescano, contando sul lavoro volontario di una decina di persone, a garantire la presenza durante gli orari di apertura al pubblico e a far funzionare tutta l’organizzazione.
    Le richieste di chi frequenta il laboratorio sono le più disparate, dal pezzo di ricambio per l’elettrodomestico fuori produzione, e quindi da ricreare con la stampante, alla semplice riparazione di chi non dispone di una saldatrice; molto spesso però chi si presenta ha un progetto in testa, un’idea, un prototipo ma non sa come realizzarlo, oppure non possiede gli strumenti per farlo e chiede collaborazione ed aiuto.

    Mi mostrano anche il prototipo di una mano bionica che funziona con il movimento del polso: è stata realizzata, raccontano, con la collaborazione condivisa fra il padre di un bambino nato senza mani a Città del Capo ed un team di ingegneri lontani migliaia di chilometri: attraverso la rete, il progetto è arrivato fin qui, sono stati in grado di riprodurla e, chissà, qualcuno potrebbe anche migliorarla, condividendo a sua volta quanto ottenuto.

    «Spesso qui arrivano architetti con progetti ben precisi, a volte sono studenti, a volte anche docenti; poi ci sono i professionisti che cercano magari di personalizzare alcuni strumenti di lavoro.Anche a loro diciamo di mettere a disposizione di altri quello che hanno studiato. In questo modo la produzione, grazie alle nuove tecnologie, diventa davvero “Open Source”».

    Cosa chiedete in cambio di questa condivisione di saperi, esperienze e strumenti?
    «Certo non denaro, anche se quello serve sempre. Noi ne utilizziamo poco perché il nostro grande costo sarebbe l’energia elettrica, però finché siamo qui seguiamo il destino del Buridda, e speriamo di resistere ancora per molto: questi primi quattro anni sono stati francamente molto esaltanti. Ogni tanto per finanziarci organizziamo una festa con musica e cibo, e facendo pagare il biglietto d’ingresso andiamo avanti parecchio».
    Unica condizione, chi viene e lavora qui deve lasciare la postazione di lavoro nelle condizioni in cui l’ha trovata. «Anzi, il 15 % più ordinata e pulita di come si è trovata!». E, se viene utilizzato del materiale consumabile, si deve reintegrare la scorta, oppure regalare un qualche utensile che non serve più, anche danneggiato.

    A giorni fissi vengono organizzati workshop, sia per insegnare ad utilizzare la “mitica” stampante 3D, che per realizzare progetti utilizzando Arduino, una piccola scheda elettronica di sviluppo Open Source per poter realizzare centinaia di creazioni.
    Qui la parola creatività ha decisamente un senso ampio e compiuto, e come a voler mitigare il mio senso di inadeguatezza nei confronti di chimica, informatica e fisica, l’architetto del gruppo mi mostra alcune verdure nate con la coltura idroponica, ossia cresciute in acqua: sono controllate da un piccolo processore che fa partire l’irrigazione ad intervalli regolari. Quando sono abbastanza grandi le trasferisce in una specie di vaso multiplo, che ovviamente ha creato lei stessa, utilizzando i vecchi contenitori della birra alla spina. «Lo stiamo preparando per la Maker Faire di Roma, dove già lo scorso anno abbiamo ricevuto una specie di “menzione d’onore”».

    Mi mostra poi le foto di un altro prototipo, apparentemente simile, da lei creato per ottenere la produzione di CO2 e che è stato rielaborato per lo sviluppo di alghe dalle quali ottenere idrocarburi puliti ed esposto alla Biennale di Venezia…

     

    Bruna Taravello

    L’articolo integrale è pubblicato su Era Superba 62

  • Comune di Genova, open data: un portale di documenti e informazioni a disposizione dei cittadini

    Comune di Genova, open data: un portale di documenti e informazioni a disposizione dei cittadini

    archivio-libri-scrittura-D3Il Comune di Genova vuole aprire i suoi dati a tutti, in maniera trasparente e senza restrizioni. E lo fa attraverso un nuovo portale (dati.comune.genova.it) dedicato a quelli che, con termine anglosassone tanto caro al linguaggio informatico, vengono definiti open data.  «Le amministrazioni pubbliche – spiega Isabella Lanzone, assessore all’Informatica e alla Trasparenza – gestiscono una mole impressionante di dati che spesso si fa fatica a ordinare, rendere leggibili ma soprattutto significativi e precisi». Sono oltre 10 mila gli atti che ogni anno vengono protocollati dal Comune di Genova, per circa 200 tipologie diverse di procedimenti. Circa 9 mila di questi documenti vengono pubblicati sull’albo pretorio: impensabile che un cittadino medio possa capirci qualcosa. Peraltro, l’albo pretorio è sì una condizione necessaria di efficacia per l’atto pubblico ma ha un forte limite temporale. Succede così che, per le comunicazioni più importanti, il punto di riferimento diventi piuttosto il sito istituzionale del Comune di Genova, in cui tuttavia le informazioni si moltiplicano a dismisura e spesso non sembrano rispondere a una logica di fruibilità ordinaria.

    «Dobbiamo sforzarci di parlare un linguaggio più semplice – commenta il segretario generale del Comune, Pietro Paolo Mileti, su cui ricade la responsabilità della trasparenza, dell’anticorruzione e del controllo di tutti gli atti di Palazzo Tursi – e non fermarci al puro dettato normativo perché gli atti sono il linguaggio con cui il Comune parla ai suoi cittadini. C’è un eccesso e una disorganizzazione di atti e dati: bisogna far capire chiaramente al cittadino come riuscire a trovare quello che cerca».

    «Dobbiamo avere più attenzione alla qualità del dato – fa eco l’assessore Lanzone – invece spesso la duplicazione di informazioni disponibili e l’eccessiva stratificazione degli strumenti crea difficoltà di gestione anche a noi. Per questo motivo abbiamo iniziato un percorso che cerca di portare un nuovo ordine all’ipertrofia di banche dati e interfacce informatiche comunali dovuta a un’informatizzazione precoce del nostro Comune ma eccessivamente stratificata negli anni». L’obiettivo finale, in sintesi, è quello di arrivare a due sole banche dati, che lo stesso assessore definisce un po’ ambiguamente «una per gli oggetti e una per i soggetti», ma che può iniziare a essere intravista nella logica con cui sono state disposte le informazioni “fredde” sull’home page del sito istituzionale, dopo l’ultimo restyling.

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DITrasparenza, accessibilità e semplificazione intesa come riduzione di atti ridondanti sono, dunque, le due nuove parole d’ordine con cui la pubblica amministrazione prova a rivolgersi ai cittadini, nel tentativo di diventare sempre più smart. Quantomeno sul web. «In un momento come questo, in cui la disaffezione per l’azione politica è alle stelle – sostiene l’assessore – è fondamentale che il cittadino possa comprendere la ratio delle scelte prese dal Comune e capire come vengono amministrate le risorse pubbliche. Non basta applicare una norma per reputarsi amministrazione trasparente ma bisogna intraprendere un percorso culturale che investa in primis gli amministratori ma anche tutti i dipendenti pubblici per uscire da quell’autoreferenzialità che le PA subiscono storicamente ma che non è più attuale».

    Certo, è piuttosto impensabile pensare di ridurre tutto lo scibile all’interno di alcune caselline comuni ma, sostiene il vicesindaco Bernini, «bisogna avere delle regole generali che ci consentano di utilizzare tutto ciò che produciamo in ottica della salvaguardia del bene comune». La trasparenza, dunque, diventa uno strumento di difesa dell’interesse pubblico, «per ostacolare i processi di corruzione, di abuso di potere e per rendere palesi i maccanismi che portano alle scelte». C’è però un grosso rischio, avverte il vicesindaco, ovvero quello «che si faccia tanta fuffa ma nel concreto non si vada a salvaguardare il rapporto tra chi amministra e i cittadini semplicemente perché si parlano linguaggi diversi».

    Ecco allora il tentativo del nuovo portale Open Data. «I dati aperti – spiega Paolo Castiglieri, responsabile della Pianificazione informatica del Comune di Genova – sono uno strumento fondamentale per agevolare il percorso della trasparenza, che si connette strettamente con il tema della partecipazione e della cittadinanza attiva. Con questa iniziativa vogliamo mettere a disposizione i dati certificati dell’ente assieme a un corredo di informazioni che ne consenta l’utilizzo e la trasposizione in maniera corretta». Il portale, realizzato interamente all’interno di Palazzo Tursi e finanziato da fondi europei, utilizza solo strumenti open source seguendo la filosofia del software libero già da tempo sposata dall’amministrazione. «Il formato aperto – prosegue Castiglieri – è garanzia di disponibilità e accessibilità dei dati che possono essere riutilizzati e ridistribuiti da chiunque».

    Ma quali sono questi dati e che cosa si potrà fare con questa mole di informazioni che il Comune sta mettendo e metterà via, via a disposizione? Ci aiuta a capirlo Enrico Alletto, coordinatore di Open Genova, associazione che si occupa di innovazione e diffusione della cultura digitale e delle sue opportunità: «Ad esempio, ed è una nostra grande battaglia (a cui Era Superba si è più volte unita in passato, ndr), si potrebbero rendere disponibili tutti i dati sugli immobili dismessi di proprietà del Comune, magari realizzando in un secondo step una geolocalizzazione e suddivisione per categorie consultabile a tutti, così come fatto dal Comune di Bologna. Pensate che potenziale avrebbe potuto avere un progetto come Partecip@ (per cui Open Genova si è aggiudicata il premio eGov 2014 grazie alla possibilità di costruzione digitale partecipata di progetti di riqualificazione urbana, ndr) se i cittadini avessero avuto una mappatura delle proprietà pubbliche su cui lanciare le proprie idee».

    I dati aperti potrebbero essere utili anche in ottica di sviluppo economico, togliendo così un po’ di quella connaturata fumosità che l’ideale di trasparenza spesso porta con sé. «Una mappatura visiva – prosegue Alletto – rende il dato trasparente, pubblico e attiva già di per sé un naturale meccanismo di partecipazione. In questo modo si può creare un maggiore fermento da parte dell’opinione pubblica e suscitare l’interesse di nuovi stakeholder. Avere i dati a disposizione è utile anche per un’azienda: penso, ad esempio, a una start up che, nel momento in cui tutta una serie di dati di interesse pubblico è resa disponibile, può ideare nuovi servizi su cui far nascere un nuovo business. Ad esempio, se ci fosse la mappatura di tutti i posteggi sul suolo cittadino e il loro stato in tempo reale, si potrebbe dare vita a un’app utilissima».

    Il sito di open data, dunque, dovrebbe funzionare come una sorta di grande database al quale tutti posso attingere, compreso lo stesso Comune di Genova per riprendere in maniera più fruibile e navigabile per l’utente medio le informazioni più importanti da ripotare sul sito istituzionale: «In linea di massima – spiega Alletto – gli open data della pubblica amministrazione dovrebbero essere i più grezzi possibili. L’idea è quella di fornire il dato affinché dall’altra parte ci possa essere un’azienda o un cittadino particolarmente esperto che metta insieme queste informazioni in una determinata maniera che lo stesso ente potrebbe non aver pensato». Quindi sito open data e sito istituzionale del Comune di Genova rappresentano due facce della stessa medaglia e sono entrambi utili: da una parte gli ingredienti, dall’altra una delle tante ricette possibili.

    Il concetto nobilissimo di trasparenza rischia, tuttavia, di entrare in conflitto con quello altrettanto delicato di sicurezza. Si pensi, per esempio, alle occupazioni abusive che potrebbero essere messe in atto su edifici che lo stesso Comune dichiara ufficialmente abbandonati. E poi c’è tutta una serie di valutazioni più prettamente politiche come quella, basilare, dell’opportunità di creare guadagno privato a partire da informazioni, lavori e quindi anche denari pubblici.

    «Sicuramente – conviene Alletto – che cosa catalogare come open data e su che cosa, invece, mantenere un maggiore riserbo è un tema chiave. Ma si tratta di un discorso che deve essere fatto a monte. Nel momento in cui il Comune pubblica informazioni sul proprio sito di open data, lo fa perché ha già sottoposto quel materiale a una valutazione politica e tecnico-amministrativa che non ha ritenuto “pericoloso” il rilascio di quei dati o, comunque, soggetto a riutilizzi impropri. Certo, stiamo sempre parlando di un lavoro fatto da uomini e soggetto a errori».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Bitcoin a Genova, in via Pré l’apparecchio per cambiare le banconote in denaro digitale

    Bitcoin a Genova, in via Pré l’apparecchio per cambiare le banconote in denaro digitale

    Sono 6 gli esercenti che a Genova accettano pagamenti in bitcoin. Potete vedere quanti sono in Italia su Coinatmradar (http://coinatmradar.com/)
    Bitcoin, che cosa significa? Si tratta di una forma di denaro digitale. Una rete decentralizzata di pagamento “peer-to-peer” (volgarmente senza server fissi), gestita dai suoi utenti senza autorità centrale o intermediari. “Dalla prospettiva di un utente – dal sito bitcoin.otg – Bitcoin è per la maggior parte denaro liquido che circola in internet”. Sono 6 gli esercenti che a Genova accettano pagamenti in bitcoin. Potete vedere quanti sono in Italia su Coinatmradar (http://coinatmradar.com/)

    In Liguria abbiamo il 25% degli apparecchi ATM di bitcoin presenti sul territorio nazionale. Uno di questi è a Genova, in via Prè e un altro a Chiavari. Ad oggi inItalia ce ne sono solo 8: 2 a Roma, 1 in Emilia Romagna, 2 a Milano, 1 Verona e 2 in Liguria.

    A che cosa serve un ATM di bitcoin? A chi è venuto in mente di installarlo? Ne abbiamo parlato direttamente con gli ideatori del progetto, un gruppo di amici. «È una scommessa e siamo perfettamente consapevoli che potrebbe non portare a nulla o a poco ritorno. In fondo vogliamo fare cultura» ci racconta Andrea Rossi uno degli ideatori del progetto e socio e amministratore di Viva!, la società che ha in carico gli apparecchi sia a Genova che a Chiavari. L’ATM si trova all’interno dell’agenzia di viaggi Viva Viajes (parte di Viva! srl) in via Prè 129r, si occupano di money transfer e viaggi per stranieri. Insieme a lui Paolo Rebuffo nato a Genova, attualmente vive in Svizzera,  si occupa di investimenti  e cura un blog (http://www.rischiocalcolato.it/) «in Svizzera è una valuta riconosciuta ufficialmente e per lavoro sono entrato in contatto con un’azienda che produce queste macchine (gli ATM) che permettono di cambiare soldi contanti (euro ad esempio) in bitcoin, ne ho parlato ad Andrea ed è nato il progetto. In questa fase si tratta di aiutare la rete a diffondere l’esistenza e le possibilità di utilizzo dei bitcoin. È una fase pionieristica. Noi crediamo molto nel significato di bitcoin e nelle sue caratteristiche di essere auto-generata, non manipolabile dalle banche centrali, ne inflazionabile».

    «Ci sembra un’opportunità, è uno strumento molto vicino al business del moneytrasfer, oltre che un buon risparmio rispetto ad altri servizi esistenti» aggiunge Rossi.

    Bitcoin: la moneta di domani?

    Risponde Rebuffo: «proprio come nelle intenzioni attuali delle banche, tendiamo ad un mondo in cui non si ha più bisogno di contanti, i soldi girano dentro ai computer come impulsi elettronici. Questo accade con i bitcoin che sono immagazzinati in database mantenuti da pc distribuiti nel mondo e sono milioni in rete, ma, rispetto alla situazione attuale,  non esiste un ente centralizzato (una banca) che possa inibire l’accesso ai soldi di ognuno, cosa che può succedere oggi per motivi giustificabili o meno con la presenza delle banche».

    «Non esiste una banca centrale e la quantità di bitcoin che è in circolo nel mondo è precisamente stimabile in qualsiasi momento, ad esempio ora, mentre parliamo, ci sono 13 milioni 733 mila di bitcoin. In questo modo si ha la certezza che non esista nessun comitato di banchieri  centrali che possa creare inflazione monetaria, cioè aumentare la quantità di monete in circolo».

    Altro aspetto da sottolineare quello legato all’anonimato: «non è vero che bitcoin sia anonimo; è possibile, in qualsiasi momento, vedere da sito pubblico tutte le transazioni fatte da quando bitcoin è nato. I bitcon sono legati a un indirizzo, una serie di numeri e lettere che è il “posto” nel quale si possono ricevere e dare via bitcoin, nel nostro linguaggio bancario corrisponde all’IBAN bancario, queisto dato è visibile, è pubblico. Non si sa a chi appartiene però è pubblico. Esistono modi, tramite gli indirizzi IP, per accedere all’identità che corrisponde a quell’indirizzo bitcoin. Questo per dire che bitcoin non nasce per evadere il fisco, il suo scopo è avere un sistema monetario non inflazionabile e non controllabile dalle banche. Oggi, in Italia, e nel mondo, bitcoin non è ancora una moneta e non è ancora abbastanza stabile ma, secondo me, lo sarà».

    In questo momento i bitcoin si scambiano tramite wallet, si tratta di app per smartphone (https://play.google.com/store/search?q=bitcoin%20wallet)  e pc (https://bitcoin.org/en/choose-your-wallet)  che permettono di ricevere e dare bitcoin, ma la semplicità d’uso per il cosiddetto “uomo della strada” al momento non c’è ancora. Proprio applicazioni come queste interagiscono con gli apparecchi ATM come quello in via Prè, tramite qrcode semplicemente inserendo gli euro nella macchinetta. In altre parole inserisco gli euro che diventano una quantità in bitcoin. L’ATM non funziona nel senso inverso, «a noi non interessa, diventerebbe uno strumento di cambio-valute e al momento il bitcoin non è una valuta, è una questione di cultura non si tratta di cambiare i bitcoin per avere euro. Va usato per una delle mille possibilità: abbonarsi ad un giornale, comprare software in rete… L’ATM serve per entrare nel mondo bitcoin e scoprirlo».

    Claudia Dani

  • Deep web, quello che Google non vede: l’1% del web è indicizzato. Intervista a Carola Frediani

    Deep web, quello che Google non vede: l’1% del web è indicizzato. Intervista a Carola Frediani

    Deep Web, Carola Frediani
    Chi è Carola Frediani. È giornalista, si è formata e ha lavorato con Franco Carlini (pioniere della Rete e autore di Chip&Salsa) nell’agenzia Totem. Ha fondato l’agenzia Effecinque, agenzia giornalisti indipendente.
    Frediani si è immersa nel web “profondo” per più di due anni, lo ha frequentato, passando giorni in chat per conoscere chi quel mondo lo frequenta per i più diversi motivi, sia da spettatore che da protagonista. E lo ha esplorato facendo il proprio mestiere da giornalista: ponendo domande, verificando le fonti e riunendo tutto in un testo un racconto-inchiesta.

    “La prima regola del Deep Web è che non si parla del Deep Web”. Così esordisce l’ebook di Carola Frediani. “Chi lo pratica e lo vive, per i motivi più diversi, in genere non ama la pubblicità. Chi dovrebbe parlarne, ad esempio i media, di solito non va mai oltre l’immagine cupa e vaga di “web oscuro”. In queste due frasi “ rubate” all’introduzione dell’ebook di Carola Frediani “Deep Web. La rete oltre Google. Personaggi, storie, luoghi dell’internet profonda” edito dalla casa editrice digitale Quintadicopertina, sono riassunte le motivazioni per cui abbiamo deciso di intervistare l’autrice e cercare di raccontare (almeno in parte) che cosa vi sia all’interno di questo mondo.

    L’intervista integrale è pubblicata sul numero 56 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni).

    Per chiunque di noi, internet corrisponde a Google o meglio ai motori di ricerca più in generale, è da qui che partiamo quando vogliamo essere informati o quando cerchiamo qualcosa. Poi vi è tutto il mondo dei social media, che probabilmente, in alcuni casi, dribbla il passaggio della pagina iniziale di Google perché ci offre, già bello e pronto, quello che ci aspettiamo di trovare e che vogliamo cercare: notizie di ciò che ci accade intorno, aggiornamenti e spostamenti delle persone che conosciamo, l’ultimo post del personaggio famoso che seguiamo, eccetera eccetera. Ma aldilà di tutto questo vi è un mondo “nascosto”, “sommerso”, “profondo” ai più, ugualmente popolato di persone, di fatti che accadono e di comunicazioni che si scambiano. Questo è in parole molto semplici quello che gli inglesi chiamano Deep Web e che l’autrice che ha risposto alle nostre domande ha indagato e raccontato.
    Per farsi un’idea più chiara, partite dal presupposto che solo poco più dell’1% del web è indicizzato e “trovabile” dai motori di ricerca, la maggior parte delle risorse sono raggiungibili solo tramite link diretti e navigazione in anonimato. Qui sta il contenuto dell’indagine di Frediani.

    Illustrazione di Nicoletta Mignone
    Illustrazione di Nicoletta Mignone

    Cosa significa esistere aldilà di Google? Chi c’è e cosa accade nel deep web?

    «Il Deep Web è la Rete non indicizzata dai motori di ricerca per varie ragioni, ed è molto vasta, può contenere a sua volta database, altre reti e altri “pezzi” di rete non indicizzati. Con questo termine però spesso si indicano anche le cosiddette darknet (una darknet – in italiano potremmo dire rete scura – è una rete virtuale privata dove gli utenti connettono solamente persone di cui si fidano, ndr) reti che permettono di muoversi, comunicare e realizzare siti o servizi in modo anonimo. Quindi oltre a non essere raggiungibili attraverso Google sono anche luoghi anonimi, al contrario del resto di internet che di fatto non lo è mai».

    Una “rete diversa”. Quali sicurezze e insicurezze sia dal punto di vista di chi cerca che di chi offre?

    «Le darknet sono promosse da governi (anche lo stesso governo americano), attivisti dei diritti umani e della libertà di espressione perché sono dei mezzi potenti per sfuggire alla censura, o al rischio di essere individuati e perseguiti da parte di regimi autoritari. Dalla Cina al Bahrein, dalla Siria alla Turchia, sono usate da migliaia di cittadini, giornalisti, dissidenti, minoranze. Ma sono una risorsa anche nelle democrazie, garantendo a chiunque quella piena libertà di espressione che in alcuni casi solo l’anonimato può dare. Ovviamente lo stesso anonimato attira anche criminali e persone interessate a traffici più o meno loschi. Quindi vi si trova un po’ di tutto. Attività cybercriminali e compravendita di droghe sono tra le azioni illecite più diffuse…»

    L’inchiesta realizzata dall’autrice, come d’altronde il tema stesso che affronta, è in continua evoluzione e si arricchisce quotidianamente di nuovi contenuti. Carola Frediani ha scelto di non interrompere il suo viaggio, e continuare a frequentare la rete più profonda. Una versione particolare dell’ebook permetterà di seguire le tappe successive del viaggio caricando automaticamente aggiornamenti e nuovi contenuti.

    Claudia Dani

    L’intervista integrale su Era Superba #56

  • Come sarà il mondo del lavoro nel prossimo futuro: i computer, forse, non ci ruberanno il posto

    Come sarà il mondo del lavoro nel prossimo futuro: i computer, forse, non ci ruberanno il posto

    lavoro, futuro e occupazioneIn queste ultime settimane si parla molto della riforma del lavoro e Jobs Act. Un argomento certamente di grande interesse, ma è passato molto in secondo piano un altrettanto importante studio di David Autor, ricercatore del dipartimento di Economia del MIT di Boston, che ha messo in evidenza come potrebbe cambiare il mondo del lavoro nei prossimi anni e quale ruolo avranno in questo processo i computer. Insomma, mentre ci apprestiamo a seguire lunghe discussioni sul Jobs Act, ci possiamo immaginare lo scenario del mercato del lavoro dei prossimi anni.

    In molti, negli ultimi mesi, hanno fatto previsioni cupe sul futuro mercato del lavoro, prevedendo addirittura per i prossimi decenni una crescita economica ‘jobless’, senza cioè un contemporaneo aumento dell’occupazione. Il motivo sarebbe legato alla progressiva automazione dei processi, che renderebbe obsoleto un crescente numero di professioni. Ed in effetti anche lo studio di Autor mette in evidenza, dati alla mano, che negli ultimi trent’anni negli Stati Uniti (e non solo) si è assistito ad una crescente polarizzazione del mercato delle professioni: nonostante la crisi, è aumentata l’occupazione in professioni a qualifica molto elevata (programmatori, ingegneri, manager) e relativamente bassa (addetti alla pulizia, alla sicurezza, ecc.) mentre è fortemente diminuita in settori a qualifica “media” (impiegati).

    In pratica, la disoccupazione è aumentata proprio in quei settori in cui operazioni impiegatizie di routine sono state progressivamente svolte dai computer. Eppure, secondo Autor, non saremo sostituiti dai computer e questo processo di polarizzazione non andrà avanti in maniera indefinita. Qui entra in gioco il cosiddetto paradosso di Polanyi, secondo il quale “conosciamo molto di più di quello che riusciamo a spiegare”. Detto in altri termini, computer e robot non possono essere programmati per svolgere tutta una serie di operazioni complesse, dettate da conoscenze “tacite”, legate all’esperienza personale dell’individuo. Ecco perché, proprio per questo motivo, se una serie di operazioni impiegatizie saranno progressivamente eseguite dai computer, nasceranno nuove professioni che valorizzeranno l’esperienza e la flessibilità che solo l’essere umano può garantire.

    Se le macchine potranno svolgere operazioni impiegatizie, sempre più imprese nel futuro cercheranno ‘facilitatori‘ in grado di semplificare i processi e le pratiche amministrative. Allo stesso modo, i robot entreranno sempre di più nelle famiglie, ma proprio per questo nasceranno professioni legate a questa diffusione, come il consulente per robot, in grado di consigliare le famiglie per la scelta del robot, configurare il robot stesso e modificarne di volta in volta la programmazione, oltre che fare manutenzione. In un settore competitivo come il poker sportivo, già oggi molti giocatori si formano avvalendosi di software avanzati come il calcolatore delle probabilità nel poker, ma saranno sempre più richiesti dai pokeristi professionisti coach e mentor in grado di trasferire le loro conoscenze ed esperienze, soprattutto nella psicologia del gioco.

    Insomma, mentre imperversano teorie allarmistiche neo luddiste, dal MIT di Boston arrivano previsioni più rassicuranti, che tengono conto del fatto che, al netto degli impieghi persi nel settore impiegatizio, si creeranno nuove professioni necessarie nei futuri scenari economici. E soprattutto, si creeranno nuove professioni di “media qualifica”, che fermeranno quindi il processo di polarizzazione: non tutte le procedure possono essere infatti esplicitate e di conseguenza saranno valorizzate professioni che combinano le abilità tecniche (parzialmente sostituibili dalle macchine) con la flessibilità e la capacità di sintesi tipiche dell’essere umano. Insomma, cambierà sicuramente il mercato del lavoro, ma ancora più di un tempo sarà importante investire nella formazione e nella valorizzazione di quelle abilità che non possono essere sostituite dalle macchine.

  • Crisi? Combatterla grazie al web

    Crisi? Combatterla grazie al web

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DINonostante la crisi imperversi, i prezzi continuano ad aumentare, rendendo così ancor più difficile la vita delle famiglie che, trovando spesso come unica soluzione l’inevitabile calo della qualità dei prodotti acquistati, devono invece sempre più di frequente rassegnarsi ad una triste rinuncia alle proprie spese.

    Fortunatamente, la rete riesce ancora una volta a fornirci una efficace soluzione: vi ricordate quando i vostri genitori collezionavano i coupon presenti sui giornali? Ora, nell’era digitale, esistono piattaforme appositamente create per collezionare questi tipi di sconti! Come potete intuire, il concetto alla base del coupon cartaceo e di quello digitale è pressoché identico ma, in quest’ultimo caso, l’utente può effettuare la scelta tra una vastissima gamma di offerte, categorizzate e ordinate al fine di rendere la ricerca dell’utente il più intuitiva possibile. In definitiva, una idea “vecchia” rispolverata e migliorata grazie all’utilizzo di strumenti nuovi.

    Questo nuovo modo di intendere lo shopping, vi assicurerá un considerevole risparmio senza rinunciare a quei prodotti che altrimenti sarebbero considerati come fuori dalla propria portata e, soprattutto, senza minimamente trascurarne la qualitá.

    Per esempio, è desiderio di ogni coppia regalarsi un pezzo di arredamento della qualità e dello stile Dalani. Ebbene, da oggi, con i codici sconto, i prezzi Dalani sono ancora più scontati! Prendiamo per esempio la pagina di un portale di couponing on-line particolarmente interessante che presenta le offerte di Dalani, sconti.com.

    Cliccando su questo link potete notare subito offerta che vi garantirá fino al 70% di sconto sull’arredamento Dalani!

    Se questa indiscutibile convenienza non vi ha ancora totalmente convinti, vale la pena sottolineare il sistema di pagamento adottato da sconti.com, che contraddistingue la piattaforma per efficienza e sicurezza. L’utente infatti non dovrá fare altro che selezionare l’offerta desiderata e, qualora fosse richiesto, inserire il codice sconto che apparirá nella finestra aperta dopo il click. Fatto questo, verrá direttamente indirizzato sulla piattaforma del negozio alla quale l’offerta fa riferimento, e qui potrá terminare il pagamento, avendo il portale del negozio come come totale garanzia per la sicurezza dell’acquisto.

    Non aspettare, quindi: risparmia su tutto, ma non sulla qualitá, con Sconti.com!

  • Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Villa Bombrini Cornigliano“L’industria creativa viene ad assumere una rilevanza significativa nella prospettiva più generale del rilancio economico della nostra città”. Sono queste le parole chiave della nuova delibera di giunta con cui gli assessori Oddone e Sibilla propongono un sostegno a uno dei settori più emergenti della nuova economia (qui l’approfondimento). Genova, dunque, punta sulla cultura e sulla creatività per il suo futuro imprenditoriale. E lo fa con una serie di linea di guida che andranno a caratterizzare alcuni bandi inerenti il sostentamento o la creazione di nuovi distretti creativi in città. Non prima, però, dell’approvazione del bilancio previsionale per il 2014 come spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone: «Stiamo facendo le delibere di indirizzo, quando sarà approvato il bilancio e in seguito al varo ufficiale dei patti d’area, potranno essere presentati i bandi». L’obiettivo di Tursi è quello di concedere agevolazioni pubbliche al rigoglioso sottobosco delle start up creative a fronte – si legge nella delibera di indirizzo – di “loro investimenti finalizzati sia al potenziamento della loro attività che all’insediamento di nuova impresa, con riferimento agli interventi di opere edili e all’acquisto di attrezzature ed arredi necessari all’espletamento dell’attività, nonché per le spese sostenute per acquisto software e brevetti, partecipazione a corsi di aggiornamento, campagne di promozione e marketing, costituzione di reti”.
    «Vorremmo riuscire – riprende l’assessore – a dare un po’ di respiro e di ossigeno alle società che già esistono e che hanno delle idee ma vorremmo anche cercare di attrarne nuove, appoggiando il principio delle start up».

    Il sostegno pubblico si svilupperà, dunque, in una doppia direzione: da un lato, interesserà le imprese esistenti a Cornigliano, nel polo audiovisivo di Villa Bombrini e del videoporto, puntando sulla qualità complessiva dei progetti già avviati “in relazione all’effettivo potenziamento dell’impresa, dell’aumento della capacità di presenza sul mercato e della competitività e
sulla tenuta economica dell’investimento previsto”; dall’altro, riguarderà il tentativo di costituzione di un nuovo distretto della creatività in Centro storico, nell’ambito della riqualificazione del sestiere della Maddalena.

    Nuovo distretto culturale alla Maddalena

    Campanile delle Vigne, Genova«Divideremo le risorse tra Maddalena e Cornigliano – dice Oddone – anche se purtroppo i soldi sono molto pochi, residui di una legge passata, molto meno di quanto vorrei. Comunque li stanzieremo tutti insieme non appena ci saranno le condizioni formali per poterlo fare».
    Al momento, la delibera di indirizzo parla di 450 mila euro complessivi: 300 mila per Cornigliano, 150 mila per la Maddalena. Ma non è detto che le cifre non possano diventare un po’ più consistenti, soprattutto per quanto riguarda il futuro distretto creativo del Centro Storico, tenuto conto anche della coincidenza con la nascita del Patto d’Area.

    Quella della creatività nel centro storico è una strada già imboccata a partire dal 2010 quando Genova prese parte al progetto europeo “Creative Cities” che diede il la allo studio della possibile creazione di un distretto di industria creativa e culturale nel sestiere della Maddalena. In questa direzione, ad esempio, si possono già citare la rinascita del Teatro Altrove e il prossimo insediamento di attività socioculturali e laboratoriali (qui l’approfondimento) grazie anche al sostegno dell’iniziativa privata come la Fondazione Sanpaolo. L’esempio da seguire potrebbe essere proprio il progetto messo in piedi dal 2009 con il polo prevalentemente audiovisivo di Villa Bombrini, a Cornigliano. Questa volta però con uno strumento amministrativo in più, ovvero i già citati “Patti d’area” di cui abbiamo già avuto modo di parlare su Era Superba (qui).

    Il rafforzamento delle piccole e medie imprese nel settore delle industrie creative e culturali è anche uno degli obiettivi che l’Unione Europa si è posta nel periodo 2014-2020 invitando le Regioni e gli Stati membri a incanalare gli investimenti comunitari per la crescita economica prestando un occhio di riguardo a questo settore.
    Sulla base dei dati pubblicati dalla Camera di Commercio genovese a fine 2011 nell’universo cittadino gravitavano circa 4500 imprese creative, a testimonianza del fatto che il Piano Urbanistico Comunale riconosce nella sua descrizione fondativa la cultura come leva fondamentale per il turismo in città, i cui investimenti si ripercuotono positivamente su tutta l’economia locale.

    Il polo audiovisivo di Cornigliano

    cinema-registi-cortometraggi-film«È una buona notizia che le istituzioni abbiano compreso l’importanza di questo settore e cerchino di sostenerlo» afferma Enrico Da Molo, direttore di Società per Cornigliano e presidente della Genova-Liguria Film Commission. Con Da Molo ripercorriamo la storia del polo audiovisivo di Cornigliano, esempio concreto di distretto creativo che potrebbe rappresentare un buon punto di riferimento per quanto ci si augura riesca a nascere anche nel cuore della Città Vecchia.

    «Tutto è nato da un piccolo corridoio e da 8 persone che ci lavoravano» ricorda Da Molo. Villa Bombrini, infatti, è stata acquistata nel 2008 da Società per Cornigliano: all’epoca all’interno era situato solamente il centro per l’impiego e meno di una decina di persone che lavoravano su altri progetti. «Ci siamo subito posti l’obiettivo di riempirla di funzioni e il primo insediamento è stato proprio quello della Film Commission con i suoi uffici. L’anno successivo è iniziata la storia del polo audiovisivo: un corridoio con 8 stanze per poter ospitare, tramite un contratto di servizio, alcune imprese che avevano manifestato interesse e che svolgevano il proprio lavoro nel settore della produzione video, grafica e artistica più in generale. Poco per volta si è allargato questo corridoio, siamo arrivati al piano di sotto, poi a di quello di sopra. Nel 2010, invece, abbiamo aperto il videoporto: qui l’anno scorso abbiamo sistemato anche ¾ del primo piano e probabilmente entro fine anno completeremo i lavori».

    Quello di Villa Bombrini e dintorni è stato un insediamento progressivo. «Ci siamo detti: iniziamo così e se va bene continuiamo». Società per Cornigliano funziona da padrona di casa ragionevole: affitta a un canone accettabile le aree a Film Commission che, a sua volta, stipula contratti di servizio con le imprese interessate. Non si tratta solamente di quattro muri e una scrivania: chi viene a lavorare in questi spazi ha a disposizione una serie di ulteriori servizi come il wifi a banda larga, le sale riunioni, attrezzature varie, oltre naturalmente alla possibilità di organizzare eventi in Villa, di sfruttare corsi di formazione ma soprattutto di mettere in rete le proprie professionalità e, magari, condividere qualche commessa. Tanto che il novero delle società presenti ha varcato da tempo i confini del settore audiovisivo in senso stretto, con la presenza anche di giornalisti, uffici stampa, comunicatori web, sviluppatori di videogiochi e artisti di teatro. Una quarantina di realtà tutte comunque riconducibili al concetto di industria creativa e/o digitale.

    «Sono proprio questi gli elementi che rendono davvero appetibile lavorare in questo contesto – dice con orgoglio Da Molo – perché una stanzetta a canone contenuto la si può trovare anche altrove ma difficilmente viene offerta anche tutta questa rete di professionalità». Tra i vari servizi offerti anche uno sportello realizzato grazie a Film Commission che offre una prima consulenza gratuita per chi deve muovere i primi passi dal punto di vista legale, finanziaria e su vari aspetti dell’organizzazione e avvio di una start up. «È questo che ha fatto sì che ci sia sempre un forte interesse attorno alla Villa prosegue il direttore di Società per Cornigliano – anche perché le attività che vengono svolte raramente sono concorrenti, anzi spesso sono complementari. Magari uno riesce a trovare un cliente o una commessa però ha bisogno di professionalità che non possiede direttamente e bussa alla porta accanto. Non è un concetto nuovo ma, se vogliamo, è la modernizzazione dell’idea di distretto industriale: imprese che fanno attività complementari nella stessa filiera e che si trovano nello stesso posto».

    villa-bombriniA confermare la positività di questa filosofia sono le stesse società che operano a Villa Bombrini. «Una delle motivazioni principali che ci hanno spinto ad abbracciare questa realtà – racconta Raffaele Mastrolonardo, cofondatore di Effecinque, agenzia giornalistica che, tra gli altri, collabora nel settore tecnologico e dell’innovazione con Sky, Corriere della Sera, L’Espresso e Wired – sono stati innanzitutto i servizi: la banda a un prezzo conveniente e l’opportunità di lavorare accanto a persone che pur non operando strettamente nel nostro settore hanno competenze sovrapponibili e che possono essere utili per alcuni progetti. Ci sono società (penso ad esempio a Kulta che si occupa di comunicazione multicanale, webmarketing e infotainment) e singoli professionisti (come Massimiliano Ruvolo, un fotografo) con i quali è capitato e capita di collaborare. Il fatto di avere tutte queste professionalità a portata di mano è importante: permette un maggiore controllo dei progetti e uno scambio più fruttuoso nella fase ideativa e di realizzazione, fermo restando che poi si possono gestire contatti e collaboratori in rete».

    Le cose nel polo audiovisivo stanno andando piuttosto bene tanto che Società per Cornigliano e Film Commission stanno pensando a come poter ampliare gli spazi a disposizione dato che la richiesta di uffici continua a essere viva. «Nei giorni scorsi – racconta Da Molo – abbiamo incontrato un imprenditore di Torino nel settore di simulazioni 3d interessato ad aprire una succursale da noi». Insomma, le richieste ci sono ma è la disponibilità di spazi che inizia a scarseggiare. «Villa Bombrini è praticamente a tappo. Al Cineporto abbiamo ancora un po’ di spazio da ricavare ma in futuro, se continuerà il trend di richiesta, stiamo ragionando con il Municipio se anche la vicina Villa Serra potesse essere presa in considerazione per un discorso di questo tipo. Certo è che andrebbe ristrutturata sensibilmente negli interni e sarebbero necessari un paio d’anni di lavori che potrebbero darci un’altra trentina, quarantina di moduli da sfruttare. In alternativa, potremmo pensare alla realizzazione di nuovi volumi moderni nell’area tra Villa Bombrini e il retrostante videoporto».

    Una prospettiva interessante per chi, nel giro di sei anni, è partito da 8 lavoratori ed arrivato a circa 120/130: «Stiamo sempre parlando di numeri contenuti – resta con i piedi per terra Da Molo – che però dimostrano come questa possa essere una strada su cui puntare per creare nuove imprese o quantomeno sostenere quelle esistenti. Certo, senza dover per forza pensare alla Silicon Valley, ci sono realtà in cui questo settore riesce a crescere di più: però, anche noi riusciamo a farci strada». Il successo, secondo il presidente di Film Commission, è dovuto anche al fatto che le attività creative ben si sposano con la conformazione del territorio ligure: «Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori che non necessitano di spazi particolari e che si possono fare dovunque. Non c’è bisogno di sventrare o arrivare in cima a qualche collina – dice da Molo col sorriso, facendo evidente riferimento alla situazione di Erzelli – perché siamo di fronte a un modo di lavorare diverso rispetto a quello a cui siamo abituati a pensare: tutto è incentrato sulla rete».

    Verso il sostegno della Regione Liguria

    giardini-plastica-regione-liguria-DINon c’è solo il Comune a guardare con attenzione al settore delle industrie creative. Un nuovo slancio potrebbe, infatti, arrivare in tempi ragionevoli anche dalla Regione. E, si sa, con la campagna elettorale alle porte tutto è possibile. «Stiamo lavorando ai fianchi la Regione – racconta ancora Da Molo – affinché nella prossima programmazione dei fondi strutturali ci sia la predisposizione di un finanziamento per questo tipo di attività. Ad esempio, in Emilia Romagna è previsto un budget per incentivare le produzioni che girano sul territorio, aspetto molto frequente anche nel sud Italia. Anche noi ultimamente stiamo riscontrando buoni segnali, speriamo che poi si concretizzino».

    Un nuovo, interessante orientamento economico, dunque, è possibile. «Per carità – ammette il presidente della Film Commission nostrana – non è che questo debba sostituire completamente le attività produttive tradizionali come porto, logistica e industria manifatturiera però, in un panorama di economia piuttosto disastrata come quello che viviamo adesso, l’esistenza di un settore in crescita e che da lavoro è un segnale positivo, che va sostenuto. Ci sono anche degli studi della Commissione europea che individuano nelle industrie creative uno dei settori in maggiore espansione nei prossimi anni».

    «Credo che qualsiasi iniziativa che aiuti le aziende creative genovesi sia benvenuta – commenta Mastrolonardo di Effecinque – anche se, sia per la nostra esperienza che per quella di altre imprese che conosciamo, il mercato locale resta molto ristretto e poco remunerativo. Ogni nuovo approccio genovese in questo campo deve guardare a un mercato che non è cittadino ma italiano (Milano in primis) e internazionale. Genova e Villa Bombrini possono essere ottimi luoghi dove vivere e dove creare ma il mercato, quello che consente di vivere e crescere, comunque è da un’altra parte e questa realtà richiede politiche mirate».

    Simone D’Ambrosio

  • Genova 2021, Città della Tecnologia: il progetto per lo sviluppo high tech. Cosa è stato fatto?

    Genova 2021, Città della Tecnologia: il progetto per lo sviluppo high tech. Cosa è stato fatto?

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaTre anni fa la presentazione del progetto Genova 2021 Città della tecnologia aveva attirato attenzioni e aspettative non solo fra gli addetti ai lavori. L’obiettivo dichiarato era e rimane quello di giungere entro il decennio al consolidamento e lo sviluppo dell’high tech a GenovaUn progetto che parte quindi da una forte volontà di matrice industriale, la “paternità” è, infatti, di Dixet (distretto dell’Elettronica e delle Tecnologie Avanzate, costituitosi a Genova nel febbraio del 2001, raggruppa oltre 110 aziende) e Confindustria Genova. «L’idea di fondo – racconta Fabrizio Ferrari presidente dell’Associazione Genova 2021 – è cercare di creare un momento condiviso per imprese e imprenditori per fare dei ragionamenti di tipo strategico su quali tipologie di tecnologie investire e puntare, quali competenze mettere in condivisione per poter creare delle eccellenze sul territorio».

    Le parole chiave sono due: start up e high tech. Gli ultimi dati aggiornati Dixet-Confindustria Genova (marzo 2014) stimano che l’occupazione nel settore high tech nell’area di Genova sia di 14.200 unità, con 150 imprese e 4 miliardi di fatturato. Il numero di start up registrate alla CCIAA all’inizio di aprile era di 26, numero piccolo che diventa ancor più piccolo se consideriamo che comprende non solo le start up innovative. «Va ricordato – aggiunge Ferrari – che il tessuto industriale di Genova è costituito, soprattutto da piccole e medie imprese, anche per questo motivo si è pensato ad un progetto che riunisse più forze in modo da aiutare e coinvolgere anche i più piccoli».

    Nel 2011 viene pubblicato il documento che descrive le intenzioni del progetto Genova 2021, il documento propone il quadro generale del settore sul territorio metropolitano, quali aziende vi operano, di cosa si occupano e quali sono le intenzioni per il futuro. Fra il 2012 e 2013 si cominciano a prospettare soluzioni che possano includere industria e giovani. Poi, la decisione di dare una forma giuridica agli intenti espressi e così, a maggio 2013, viene fondata l’Associazione Genova 2021 – Città della tecnologia. I soci fondatori sono Confindustria Genova e Dixet e quelli promotori (chi ha messo a disposizione il budget per poter realizzare attività) sono Telecom, Banca Intesa Sanpaolo, Banca Carige e Finmeccanica.

    Ecco come si definisce l’associazione sul proprio statuto: “L’Associazione ha per finalità lo sviluppo, la promozione e il coordinamento delle attività e delle iniziative finalizzate alla crescita dei settori ad alta tecnologia costituiti dalle imprese, manifatturiere e non, ubicate nell’area metropolitana di Genova”.

    tecnologia-energia-D

    Che cosa ha fatto nel concreto l’associazione da quando esiste?
    Ha lanciato tre progetti, che lo stesso presidente ama definire “pensatoi”;  in qualsiasi modo si voglia chiamarli, si tratta di momenti in cui un gruppo di persone, parte di imprese, ognuno con le proprie competenze specifiche, si incontra per condividere le proprie idee riguardo ad un obiettivo comune. Lo scopo è cercare di fare pianificazione, capire cosa si vuol fare, dove si vuole arrivare e come.
    Si è partiti individuando alcuni ambiti di interesse, in parte perché radicati nel territorio e in parte per creare terreni fertili nei quali condividere le capacità esistenti e quelle da inserire nel tessuto economico. «Il fatto di avere più teste intorno al tavolo permette di intercettare trend a livello mondiale (certo non si tratta di rivelare i propri segreti industriali) che probabilmente una singola azienda non potrebbe fare da sola – aggiunge Ferrari – chiaro è che grandi gruppi come Finmeccanica e Telecom hanno fatto un po’ fatica all’inizio, ma poi hanno capito e sposato l’intenzione».

    Vediamo quali tavoli/pensatoi hanno preso il via. Il percorso comune di tutti i “tavoli” prevede l’individuazione di un coordinatore, una prima riflessione interna diretta degli imprenditori coinvolti a cui segue un’apertura e un coinvolgimento delle istituzioni e dell’università. I primi due tavoli sono fortemente verticali e tecnologici: Fabbrica Intelligente e Porto Intelligente. Il terzo, chiamato Smart up di impresa, è dedicato ad un tema orizzontale che può coinvolgere più ambiti imprenditoriali e industriali. Vediamoli nel dettaglio.

    Fabbrica Intelligente

    «Il territorio metropolitano possiede una tradizione di manifattura di alta qualità e per permettere che questa rimanga parte integrante del territorio è necessario che sia sempre più tecnologicamente avanzata” queste le parole del coordinatore del progetto Giorgio Cuttica.
    Digital manifactury (cioè l’uso di un sistema integrato basato su computer che comprende strumenti di simulazione, visualizzazione 3D, analisi e collaborazione, per il processo produttivo) e 3D Printing (stampa 3D o additive manufacturing è un processo di creazione di un oggetto solido tridimensionale di qualsiasi forma da un modello digitale. Si ottiene tramite un processo in cui vengono aggiunti strati successivi di materiale per creare la forma) sono gli ambiti sui quali si sta lavorando.
    L’approdo sul tavolo della stampa 3D si deve al fatto che abbia grande versatilità, sia cioè applicabile a più ambiti industriali e, in più, rappresenti un trend a livello mondiale.
    Proprio a proposito del 3D Printing è stata fatta una prima analisi a verifica della fattibilità per la realizzazione di una start up che se ne occupi. Ora è necessario che qualcuno prenda in carico l’azione e realizzi un business plan, ma in questo caso la situazione sembra di stallo.  Dovrebbero far parte di questa nuova impresa, per ora ancora solo sulla carta, imprenditori del territorio (grandi imprese) e giovani interessati all’attività.

    «La partenza di questo tavolo è stata vivace – racconta Cuttica – una serie di aziende del territorio hanno aderito all’iniziativa e il gruppo di lavoro si è attivato». Il passo successivo – che ancora non si è concretizzato – è trovare un imprenditore che si prenda la responsabilità di realizzare davvero il business plan per la creazione di una nuova impresa. Sicuramente sono molti gli interessati al progetto 3D Printing, ma la realizzazione è lenta. «Quello che conta è la forte volontà di realizzare, con metodi nuovi, manifactury 2.0 di cui il 3d printing è solo uno degli aspetti – sottolinea Cuttica –  vogliamo far nascere un laboratorio che possa mostrare alle aziende quale è il passaggio che devono compiere per essere al passo con i tempi, cioè con il cambiamento che i processi produttivi stanno affrontando. Fino ad oggi – continua il coordinatore – abbiamo perso, e continuiamo a farlo, i processi manifatturieri in cui ciò che contava era la manodopera a basso costo, ci salviamo invece quando a contare è la capacità delle nostre forze lavoro e tecnologie”.

    In parole più semplici è necessario individuare quali possano essere le difficoltà dell’impresa, trovare una soluzione tecnologica che le risolva e aiutare le PMI a inglobarla al proprio interno in modo da poterla utilizzare per fare profitto, fino ad attirare gli interessi delle multinazionali sull’eccellenza genovese.

    Porto Intelligente

    Genova e il suo porto. Commercio, turismo, sicurezza… La tecnologia quanto potrebbe aiutare le attività dello scalo genovese? A questa domanda cerca di rispondere Genova 2021 con il coordinamento di Fabio Bagnoli. «Lo scopo del tavolo di lavoro è definire un’offerta integrata di nuovi sistemi e servizi, che provenga da una filiera di aziende, sia grandi industrie che piccole e medie imprese, appartenenti al tessuto locale – racconta Bagnoli – vorremmo rinsaldare la collaborazione tra i soggetti industriali e le Autorità Portuali, in particolare quella di Genova, di modo da creare un polo di eccellenza a livello internazionale, anche facendo del Porto di Genova una vetrina della tecnologie e delle soluzioni delle nostre aziende».

    Sicuramente si tratta di un tavolo di non facile gestione perché gli attori coinvolti sono molti, e non va dimenticata la regolamentazione europea che governa tutte le pratiche che si svolgono all’interno di un porto. Ad oggi, da quanto ci ha raccontato l’ing Bagnoli, il tavolo si è occupato di fare una valutazione della situazione attuale e dei possibili sviluppi, legati sia alle esigenze degli operatori in ambito portuale sia agli aspetti normativi in via di definizione. Sulla base di quest’analisi e del confronto con l’Autorità Portuale di Genova, si stanno definendo una serie di possibili percorsi, legati ad aspetti di logistica e gestione processi, sicurezza (safety e security), reti di sensori e monitoraggio, sistemi di automazione ed efficientamento energetico.

    Smart up di Impresa

    Un pensatoio dedicato alle start up innovative, come aiutarle ad emergere e a fare profitto. Ne abbiamo parlato con Aldo Loiaconi coordinatore del tavolo.
    «Inizialmente, tramite interviste, è stata fatta una mappatura delle realtà attive sul territorio in modo da capire di cosa concretamente hanno bisogno. Lo scopo finale è realizzare un incontro fattivo fra il mondo industriale e quello delle start up. Mettere insieme strumenti che possano essere d’aiuto, cercare di aggregare tutto ciò che è presente sul territorio e inerente al tema». Fare sistema, dunque, anche sul tema delle start up evitando il proliferare di iniziative che corrono parallele ma non si incontrano né si confrontano.

    Il gruppo di lavoro che si occupa di questo tema è eterogeneo (membri di CCIAA, Università, Selex… e alcuni startupper stessi).
    La prima fase del tavolo ha portato al coinvolgimento diretto alcuni startupper per comprendere le difficoltà incontrate nella creazione di un’impresa. Il dato emerso è che la prima difficoltà è la mancanza di conoscenza del mercato, non riuscire a mettersi in rete, seguita ovviamente dalla mancanza di fondi.
    «Vogliamo arrivare alla definizione di un’organizzazione, un sistema che faccia da supporto a chi vuole creare un start up – sottolinea il coordinatore – se vogliamo usare una parola ricorrente: un incubatore».
    Il processo che dovrebbe portare alla creazione di questo “incubatore” è stato suddiviso in tre fasi.

    Fase 1: creazione di un punto informativo a cui lo startupper si possa rivolgere e confrontare per dare risposta ai suoi dubbi e trovare soluzioni ai problemi. «Una volta stimolata la nascita di un’idea imprenditoriale bisogna fare in modo che questa venga valutata – aggiunge Loiaconi – e fare in modo che si crei un collegamento on i possibili finanziatori e con i facilitatori».
    In questo senso si sta creando un database di persone (indicativamente over 50) che abbiano esperienza imprenditoriale alle spalle da poter investire per dare una mano ai giovani che hanno difficoltà a muovere i primi passi. Gli aiuti sono impiegati principalmente per confezionare la proposta, analizzare il dettaglio tecnico e per quanto riguarda la parte amministrativa e finanziaria.

    La fase 2 comprende tutte le azioni di formazione, tutoraggioL’obiettivo è fare in modo che si creino dei contatti fra chi vuole aprire una nuova impresa tecnologica e i professionisti in grado di aiutarli: un consulente del lavoro, un esperto sulla gestione del brevetto o marchio, ad esempio, o un esperto in fondi pubblici o finanziamenti e così via. Inoltre è stata individuata come possibilità concreta quella di fornire a queste persone un luogo nel quale lavorare, una sorta di co-working presso un’azienda ospitante che in qualche modo sia coinvolta nell’ambito di interesse, il fine ultimo auspicato è la collaborazione fra le due realtà.

    Infine una fase conclusiva di sostegno allo sviluppo, alla visibilità sul mercato e alla promozione per facilitare l’accesso alla rete d’imprese. «Le start up che sono ancora “vive” il secondo anno sono il 10%. In genere il primo anno si tratta di avvio, investimento, non si è ancora sul mercato, si è preso un brevetto, iniziato a lavorare sul prototipo ma il prodotto non è ancora sul mercato, ecco perché la terza fase è importante» conclude Loiaconi.

    Il più recente incontro dell’Associazione Genova 2021 ha fissato delle deadline riguardanti il progetto Smart up di Impresa. Entro luglio 2014 attivare e presentare un’ipotesi di modello e business plan dell’organizzazione/incubatore, entro novembre 2014 attivare e costituire la struttura.

    Nell’attesa qualcosa si è già mosso. Il gruppo di lavoro Smart up di Impresa ha permesso la nascita della start up Mirabilar (http://www.mirabilar.com/), costituitasi nei primi mesi del 2014 grazie alla messa in contatto degli startupper con consulenti ed esperti.

    Erzelli e Expo 2015

    Impossibile non inserire un commento sul Parco Scientifico e Tecnologico degli Erzelli di Genova che, come leggiamo sul white paper Genova 2021, è “una necessità urgente, per dare avvio ad una fase di sviluppo ordinato e sinergico delle molte potenzialità presenti sul territorio”.

    Come già vi abbiamo raccontato in passato (qui l’approfondimento), il progetto Erzelli è in stallo. «È un progetto ancora in fase embrionale – ha dichiarato Fabrizio Ferrari presidente di Genova 2021 – tutti i progetti di cui abbiamo parlato avrebbero la loro collocazione naturale al suo interno, non è nel potere dell’associazione far altro se non esprimere un suo interesse che questo venga realizzato. Il progetto va portato a termine, l’unica cosa sensata è risolvere le questioni in sospeso con buona volontà da parte di tutti nella ricerca di una soluzione univoca».

    Il presidente racconta che qualcosa si sta muovendo anche per Expo2015 «si sta pensando ad un quarto tavolo legato al mondo dell’ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) con un focus sulla realtà aumentata, tema tecnologico, oltre ad essere un tema su cui Telecom (socio promotore ndr) punta molto per l’Expo, abbiamo la speranza di riuscire ad aggregarci a tutta la tematica dell’esposizione».

    Come da premesse, il progetto è ambizioso e sicuramente importante per Genova, staremo a vedere se le attività in stallo si muoveranno e ci auguriamo che l’esempio di Mirabilar non rimanga il solo.

     

    Claudia Dani
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Scuola digitale, la situazione degli istituti genovesi. Tablet e lavagne interattive, finanziamenti e iniziative

    Scuola digitale, la situazione degli istituti genovesi. Tablet e lavagne interattive, finanziamenti e iniziative

    scuola-piazza-erbe-inaugurazione-27-gennaio-2013 (1)La scuola genovese compie passi decisi verso la digitalizzazione. Sono molti gli istituti che hanno già raggiunto buoni risultati e altrettanti si apprestano a farlo, forti dei finanziamenti ricevuti, ma anche e soprattutto della buona volontà delle persone che ci lavorano. Tante scuole si sono mosse prima di vedere i soldi accreditati e altre lo hanno fatto di loro spontanea iniziativa, aiutate dai genitori.

    Sul sito del MIUR leggiamo che l’intento è fare in modo che l’innovazione digitale “rappresenti per la scuola l’opportunità di superare il concetto tradizionale di classe, per creare uno spazio di apprendimento aperto sul mondo nel quale costruire il senso di cittadinanza e realizzare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”.

    LIM, cl@ssi 2.0,WIFI e rete LAN sono le sigle più in voga fra i dirigenti scolastici. Che cosa significano?

    LIM, lavagna interattiva multimediale

    LIMLa lavagna interattiva multimediale (LIM) è lo strumento che dovrebbe far sparire gessetti e ardesia che, diciamocelo, fanno molto scuola nell’immaginario della maggior parte di noi. La LIM, insieme ad un video proiettore e un pc permette di ampliare le possibilità di insegnamento per gli insegnanti e l’interazione con gli studenti. In parole povere sulla LIM si può scrivere, gestire immagini, vedere video e navigare in rete, ma soprattutto si possono fare video lezioni, creare ambienti virtuali nei quali far agire gli studenti. Le potenzialità sono molte e gli insegnati genovesi formati dai corsi previsti dal Ministero o auto-formatasi sembrano volerle sfruttare. Proprio di questi giorni l’invio di una circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale che invita i vari istituti ad eleggere a capofila una singola scuola per chiedere e acquistare i dispositivi digitali in modo da poter avere un contenimento dei costi.

    Le lavagne multimediali si possono acquistare all’interno del MePA, il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, questo dovrebbe garantire costi inferiori al normale mercato. Pare però che il MePA non sia visto così di buon occhio da tutti gli istituti. Ad esempio ci raccontano dall’istituto Comprensivo Centro storico (gli istituti comprensivi riuniscono scuola materna elementare e media)  che non è così di facile utilizzo e la direttrice scolastica del comprensivo di S. Fruttuoso aggiunge che a volte si trovano fornitori vantaggiosi al di fuori del MePA, che poi si dovranno comunque accreditare al suo interno.

    Ad ogni modo, che sia MePa oppure no, una volta acquistata la LIM viene spontaneo chiedersi se tutti gli insegnanti sappiano come utilizzarla per questo sono stati pensati dei corsi di formazione ad hoc.

    Chi tiene i corsi di formazione per l’utilizzo della LIM?

    In una prima fase, con le prime assegnazioni di fondi per la scuola digitale, cioè tramite l’accordo del settembre 2012 fra Miur, Ufficio Scolastico Regionale e Regione Liguria,  erano stati individuati tutor con competenza specifica per formare i docenti. Ad oggi ci racconta Dino Castiglioni Referente per la Scuola digitale dell’Ufficio Scolastico Territoriale – c’è la possibilità di manifestare la propria disponibilità da parte dei docenti che hanno loro competenze specifiche per essere i prossimi formatori. «A livello regionale – continua – abbiamo 20 docenti con le competenze giuste e di questi una dozzina sono a Genova. A loro le scuole potranno rivolgersi per la gestione della formazione al digitale».

    Le cl@ssi 2.0

    Con il termine, molto digitale, cl@ssi 2.0si fa riferimento ad ambienti/classi ricavate all’interno degli istituti scolastici, attrezzate per i nuovi dispositivi didattici e per ottenere il fine ultimo di un più efficace apprendimento. Le classi 2.0 sono sperimentazioni partite già nell’anno scolastico 2008/09 e si assegnano tramite bando regionale. Gli ultimi bandi del 2012 stanno erogando ora i finanziamenti. Secondo i dati dell’ufficio regionale scolastico (in aggiornamento) a Genova le classi sperimentali sono 29.

    Anche qui ritroviamo insieme al finanziamento pubblico l’intervento diretto della scuola, che si muove in autonomia. Citiamo ancora una volta l’esempio dell’istituto Comprensivo Centro Storico che, grazie all’appoggio di una dottoranda in Architettura, riesce ad allestire le cl@ssi 2.0. Anche l’istituto Comprensivo di Pegli si è mosso con anticipo sperimentando i nuovi dispositivi grazie allo sforzo di genitori e insegnanti insieme, che hanno comprato i tablet ai propri figli.

    I finanziamenti pubblici

    Sono stati realizzati diversi bandi nel corso degli anni, tutti partiti da un accordo fra Miur Regione Liguria e Ufficio Scolastico Regionale, i cui fondi sono in corso di erogazione in questi mesi. I fondi sono destinati all’acquisto di LIM, alle sperimentazioni nelle classi 2.0 e all’ampliamento o creazione di reti LAN e di WiFi all’interno degli istituti.

    Inoltre, quest’anno, l’Assessorato alla formazione Liguria ha organizzato una serie di incontri sul territorio per definire i desideri e i progetti del sistema scolastico regionale. Il risultato di questi lavori lo vedremo il prossimo ottobre in occasione della Conferenza Regionale sulla scuola. Per i prossimi finanziamenti aspettiamo le decisioni  dell’autunno.

    Supporto di Regione, Ufficio Scolastico e Miur a parte, diamo un’occhiata a che cosa succede in alcune scuole. Perché ciò che conta è sicuramente avere i dispositivi digitali finanziati, ma ancor di più conta che questi vengano sfruttati al meglio delle proprie capacità. Quello che è emerso dalle nostre telefonate è che l’intenzione della maggior parte degli istituti genovesi è muovere passi significativi verso una scuola digitale indipendentemente dal fatto che i finanziamenti arrivino o meno. E soprattutto che, con un modo di dire efficace in questo caso, le azioni ‘a macchia di leopardo’ delle singole scuole possono e devono portare alla creazione di linee guida e vanno utilizzate come buone pratiche da istituzionalizzare.

    Questo è anche il futuro che auspica l’assessore regionale al bilancio e alla formazione Sergio Rossetti: «vogliamo arrivare ad ottobre (Conferenza regionale sulla scuola 8-9 ottobre 2014 ndr) con la messa a sistema di tutto quello che fino ad oggi è stato fatto, sia grazie ai finanziamenti pubblici che in autonomia dagli istituti. Dobbiamo capire anche come fare a delegare e sostenere le autonomie scolastiche, inoltre punteremo molto sul fondo sociale europeo per reperire risorse contro la dispersione scolastica che in Liguria è aumentata fino al 17%». Anche Alessandro Clavarino, direttore del settore sistema scolastico regionale, ci conferma che va fatto «un ragionamento di sistema come regione, da un lato come media education e dall’altro come scuola digitale».

    Dal Comprensivo di Pegli la direttrice racconta con entusiasmo un percorso – che definisce affascinante – con docenti competenti che stanno utilizzando i tablet per coinvolgere maggiormente gli studenti nelle varie fasi dell’apprendimento. In questo caso la sperimentazione digitale è partita spontaneamente con la collaborazione dei genitori. «Nel nostro caso è stata scelta la tecnologia android, meno dispendiosa e più duttile rispetto ad apple». Ma il messaggio che ci ha colpito nel racconto della direttrice è che la cosa importante è valutare cosa è veramente compatibile con la didattica, cosa può essere modulato sulle esigenze della singola classe. È valsa molto l’esperienza diretta degli insegnanti in classe che hanno verificato cosa fosse fattibile e cosa no.

    Anche il Comprensivo Pontedecimo conferma che il metodo LIM funziona e che i docenti le utilizzano con successo. C’è poi il caso dell’istituto Pertini che sta progettando una struttura di rete fisica e wifi in parte finanziata. A proposito del wifi la sua distribuzione è abbastanza diffusa, ci ha confermato l’ufficio scolastico, alcune scuole se ne sono dotate in autonomia altre con accordi con il comune, altri ancora si attiveranno grazie ai fondi. Il dato di distribuzione generale va oltre il 70/75%.

    Concludiamo questa breve panoramica condividendo le parole di Castiglioni «è importante il fatto che la Regione Liguria ponga particolare attenzione al voler contribuire alla distribuzione in maniera omogenea su tutto il territorio dei finanziamenti».

    Insomma la scuola digitale anche a Genova compie passi importanti verso il futuro, istituto dopo istituto si è inserita correttamente nei tempi che il Ministero per primo ha dettato e ora, in parte con iniziative autonome, si è mossa verso l’innovazione. Ora non resta che attendere la Conferenza regionale di ottobre, l’auspicio è che gli esempi virtuosi possano diventare linee guida per tutta la provincia di Genova e per la Liguria e che i finanziamenti per il 2015 non tradiscano le attese.

     

    Claudia Dani