Autore: erasuperba

  • Gli Afterhours al Goa Boa: dopo 17 anni, chi ha ancora “paura del buio”?

    Gli Afterhours al Goa Boa: dopo 17 anni, chi ha ancora “paura del buio”?

    afterhours-goa-boa-2Il Goa-Boa festival è una realtà ormai consolidata, che dal 1998 risveglia la scena musicale live genovese, e che si va sempre più affermando come un festival di respiro nazionale (è stato infatti definito “la più grande festa della musica in Liguria”) e soprattutto internazionale, con spettatori da tutta Europa e nomi che vanno da Manu Chao a Morrissey al Banco del Mutuo Soccorso. Il Goa-Boa viene organizzato dall’associazione culturale Psycho, costituita ufficialmente nel 1984, ma i primi avventurosi concerti con Gaz Nevada e Monochrome Set risalgono a qualche annetto prima. Psycho promuove singoli eventi, convegni tematici, stagioni di gestione teatrale con attività multidisciplinari, programmazione di festival e singoli concerti.

    Alla loro terza presenza al Goa-Boa, gli Aftehours sono ormai dei veterani del festival; e dei veterani nel panorama musicale alternativo italiano, che riavvertono l’esigenza di andare a riscoprire il proprio prodotto migliore. Non c’è alcuna questione in sospeso da chiarire sulla portata di un disco come “Hai paura del buio”.

    Votato come miglior disco di alternative rock degli ultimi 20 anni in Italia, gli After, per celebrare questa manifestazione di affetto del pubblico, decidono di intraprendere un tour dedicato al loro capolavoro. Ne viene fuori un riproposizione “remastered and reloaded”, rimasterizzata e reinterpretata con la collaborazione di molti artisti, italiani e stranieri. Non si tratta quindi di un semplice disco auto-celebrativo, scorciatoia in un momento di mancanza di idee; bensì di un disco consapevole del proprio ruolo chiave per l’evoluzione del rock italiano nel passato, e consapevole di avere ancora da dire dopo diciassette anni. L’importanza di “Hai paura del buio?” e il prestigio del gruppo milanese ha la conferma e la riprova in una collaborazione in particolare: quella di un colosso sacro della musica tutta come Robert Wyatt (Soft Machine).

    Il Goa-Boa non smentisce le aspettative, retaggio del successo degli anni precedenti. E questa edizione sceglie di piazzare il proprio palco in fondo ai magazzini del cotone, sullo splendido sfondo della Lanterna e del porto. Ad aprire il concerto, Le luci della centrale elettrica.

    Ascolta i brani del concerto su Spotify

    “Hai Paura del Buio? special edition” denota allora tre cose, come detto fin qui: la saggezza (musicale) dell’introspezione; l’urgenza di risuonarlo, con tutta la potenza del concerto dal vivo; e la necessità di riproporlo. Il risultato paga alla grande e il pubblico non lesina a farlo capire e la piazza sembra tornata indietro agli anni ’90. Diciannove canzoni indimenticabili, tra le quali spiccano, per potenza di esecuzione e reazione di pubblico, la paradigmatica “1.9.9.6.”, sferzante e generazionale, icona stessa dell’album intero, e “Male di miele”, degna erede dei canoni post-grunge di Germi; le ballate che hanno come punto di partenza “Dentro Marylin”: “Rapace”, “Pelle”, “Simbiosi” e “Voglio una pelle splendida”, che si altalenano tra arpeggi morbidi e feedback di overdrive tirato; e infine l’hardcore punk rabbioso e distruttivo di “Dea”, “Lasciami leccare l’adrenalina” e “Sui giovani ci scatarro su”, canzoni che sembrano frammenti detonati direttamente dall’apparente pace eterea delle ballate precedenti, come piccoli momenti di quiete (o, se vogliamo chiamarli diversamente, di sfiducia e disperazione) prima della tempesta.

    Manuel Agnelli (chitarra e voce), Xabier Iriondo (chitarra), Giorgio Prette (batteria), Giorgio Ciccarelli (chitarra), Roberto dell’Era (basso) e Rodrigo d’Erasmo (violino) suonano vestiti come si vestivano nel ’97, e suonano soprattutto con una carica come se il disco fosse stato scritto il pomeriggio stesso. E chi pensava che gli Afterhours potessero essere un po’ invecchiati, si è dovuto ricredere alla grande: due ore e passa di concerto sudatissimo e trascinante, con ben due bis e l’acclamazione unanime di un pubblico esaltatissimo. Ad alcune canzoni dell’ultimo album Padania, seguono altre canzoni irrinunciabili del repertorio della band, a rimarcare la loro prolificità di brani cardine dell’indie rock italico, come “Strategie”, “Quello che non c’è” e “Bye Bye Bombay”, brano di chiusura assolutamente perfetto vista la scenografia cittadina dietro al palco e per la quale “guardo il porto, sembra un cuore nero e morto, che mi sputa una poesia”. La poesia ermetica e visionaria degli Afterhours, risvegliata dopo 17 anni e più lirica che mai.

    Nicola Damassino

  • Trasformare il davanzale in uno spazio verde, consigli per la coltivazione in piccole cassette

    Trasformare il davanzale in uno spazio verde, consigli per la coltivazione in piccole cassette

    giardino-cassette-1Spesso in città si dispone di poco spazio o quello sulle finestre potrebbe, apparentemente, non consentire alle piante ed ai rampicanti di svilupparsi in modo adeguato. In realtà, se si opta per le varietà giuste, anche la collocazione più ombrosa e meno felice può riservare notevoli sorprese.

    Dopo aver letto di recente un articolo su alcuni paesaggisti, ho visitato i loro siti internet e ho avuto conferma delle mie esperienze personali. In particolare, un progettista ha dedicato una sezione del suo sito alle realizzazioni a verde negli spazi limitati. Le fotografie ivi pubblicate sono particolarmente interessanti e dimostrano che, specie nelle grandi città, si presti attenzione alla valorizzazione delle piccole aree disponibili. Più l’area è limitata e sacrificata più il lavoro progettuale si complica. Sono infatti necessarie doti estetiche, ampie conoscenze botaniche e competenze tecniche per sfruttare il poco terreno o per fare sviluppare adeguatamente e senza troppa manutenzione, in piccole cassette, le più disparate essenze vegetali.

    giardino-cassette-2Se la posizione è assolata e si possono collocare solo vasi di dimensioni molto limitate o comunque contenenti poco terreno, la soluzione migliore sono senza dubbio le piante succulente. In particolare i Sedum, nelle loro infinite varietà, garantiscono la produzione di cespuglietti dalle molteplici forme, con foglie molto variegate e dalle colorazioni che vanno dal verde intenso, al grigiastro, al marrone brunastro, fino al verde rossastro. Le loro esigenze colturali sono minime e ci si può persino “dimenticare” per qualche mese delle piante senza che l’insieme ne risenta troppo. Le infiorescenze, sebbene piccole, sono esteticamente apprezzabili e si presentano nelle varianti del giallo intenso, del bianco puro o talvolta del rosa-rosso.

    giardino-cassette-3L’impiego delle essenze aromatiche richiede invece un po’ più di cura ma garantisce sempre ottimi risultati. Rosmarino, erba salvia, timo, lavande, menta, persino basilico o prezzemolo oppure le differenti varietà di ginepro producono piccoli cespugli dai verdi più svariati e piccole infiorescenze che, negli spazi ridotti, si notano e rallegrano l’insieme.

    Nel contesto cittadino, spicca poi l’utilizzo delle felci e del capelvenere. Queste piante sono, infatti, perfette per l’uso in spazi limitati: sono duttili, non richiedono cure particolari e soprattutto crescono bene all’ombra ed all’umido (ad esempio nei cortili interni o sulle finestre poco esposte al sole).

    Nelle immagini qui riprodotte, si può inoltre notare l’utilizzo di essenze vegetali insolite o comunque poco impiegate. Le foglie verde chiaro e molli delle africane Calle (Zantedeschia) o di giovani piante di Alocasia (nei climi temperati) o dell’Aucuba, in contrasto con quelle un po’ stellate e lobate della Aralia, con quelle lanceolate della quasi indistruttibile Aspidistra (meglio negli esemplari giovani e di piccole dimensioni) o della Hosta dalla spighe floreali blu, possono, mescolate ad edere ed altre essenze, trasformare pochi centimetri di davanzale in un vero e proprio, articolato spazio verde. Come si evince dalle fotografie, questa piccola cortina vegetale migliora, con poco sforzo e manutenzione assai ridotta, la percezione dell’esterno, conferendo profondità all’insieme e, al tempo stesso, mascherando vedute cittadine spesso esteticamente poco interessanti.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • La beffa dei contatori del gas (parte seconda): scambio di persona e bollette pazze

    La beffa dei contatori del gas (parte seconda): scambio di persona e bollette pazze

    Contatore del GasLe scorse settimane abbiamo di un contatore piombato per cui venivano richieste somme indebitamente. Oggi parliamo di un caso che, se non lo avessi gestito personalmente, mi verrebbe difficile crederci.

    La signora A. C. aveva un contratto di fornitura gas con GDF Suez (ex Italcogim). Dopo un certo numero di anni, le viene recapitata una bolletta sballata, dovuta ad una lettura completamente diversa da quella del suo contatore, ovvero quello che la signora ha sotto casa sua.

    Come è noto, comunicare con GDF Suez è da sempre difficoltoso, per meglio dire impossibile. Dopo vari tentativi GDF Suez corregge la lettura e compensa il tutto; salvo poi, alla scadenza successiva, perseverare nella lettura errata che precedentemente aveva creato il problema.

    La signora A.C. – esausta – cambia gestore e decide di passare ad Iren. Il problema, che all’apparenza sembrerebbe risolto, si ripropone nella medesima maniera.

    Perché?
    Semplice; il contatore sotto casa della signora non è il suo, secondo quanto sostiene il distributore. Per la precisione, la signora paga i consumi di qualcun altro; il “qualcun altro” ancora da identificare paga i consumi della signora. Basterebbe invertire le letture, ma… non si può!

    E così parte un altro reclamo presso Iren Mercato, la quale propone di staccare l’utenza della signora A. C.; la signora propone, molto più ragionevolmente, di staccare l’utenza altrui.
    Risposta: Iren, anche attraverso il distributore, non è in grado di farlo, così dice… Eppure – nel frattempo – si è pervenuti all’indirizzo dell’altra utenza, ma, sostiene sempre Iren, non sono in grado di capire quale sia l’altro contatore.

    Situazione vergognosa, a dir poco.

    Ad emettere le bollette pazze, pur consapevoli dell’errore, ci hanno messo un attimo. A trovare una soluzione ci vogliono tempi biblici e sembra quasi mancare la volontà… Viene da pensare: meglio incassare i soldi non dovuti, ma sicuri, della signora A.C. piuttosto che non incassare nulla.

    È stato nel frattempo fatto esposto all’Autorità Garante che ha compreso immediatamente la problematica. Abbiamo consigliato anche di fare esposto alla Magistratura, in quanto i denari richiesti, a questo punto, non possono più considerarsi frutto di un errore o di un disguido.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Superelevata, una grande performance sul tema del riciclo degli spazi urbani aperta a tutti i cittadini

    Superelevata, una grande performance sul tema del riciclo degli spazi urbani aperta a tutti i cittadini

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoIl 21 settembre, in occasione dell’edizione 2014 della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, l’area portuale compresa fra via dei Pescatori e il Mercato del Pesce di Piazza Cavour, ai piedi della sopraelevata, diventerà un laboratorio di idee, uno spazio di incontro e confronto aperto a tutta la città.
    Superelevata [FOOT]PRINT è un’iniziativa del gruppo di ricerca universitaria Recycle Italy Genoa Lab (una decina tra professori, ricercatori, dottorandi e studenti del Dipartimento di Scienze dell’Architettura e delle Università di Genova e di Milano) in collaborazione con il Comune di Genova, l’Associazione Amici della Sopraelevata e l’Ordine degli Architetti di Genova e coinvolge cittadini, associazioni, creativi, progettisti per dare vita ad una grande performance urbana. Le installazioni realizzate dai partecipanti saranno teatro di laboratori, workshop, performance e attività basate sulle tematiche del riciclo di spazi urbani e della mobilità sostenibile.

    Al centro di Superelevata [FOOT]PRINT, ovviamente, la sopraelevata di Genova, l’amata-odiata arteria cittadina, messa in discussione anche dall’attuale Amministrazione che ha riportato agli onori della cronaca il progetto del tunnel sub-portualeÈ possibile immaginare un futuro diverso per il “gigante” del waterfront cittadino?

    «L’evento è stato definito in questi giorni e grazie all’attivo coinvolgimento dell’Amministrazione, che si è prodigata in diversi modi per rendere possibile l’iniziativa, si è arrivati a definire come location un’area importantissima per la città», racconta Marco Fonti uno degli organizzatori. Inizialmente l’idea era quella di chiudere al traffico per un giorno la sopraelevata per aprirla alla città e ospitare le installazioni. Poi la decisione di virare verso la zona di Via dei Pescatori. «La possibilità di lavorare al piede della sopraelevata ci permette di dare maggior risalto al progetto culturale della ricerca Recycle Italy senza andare a chiamare in causa il problema più ampio della riconversione dell’infrastruttura e del tunnel sub-portuale. La finalità era quella di far partecipare i cittadini nella possibilità di immaginare anche solo per un giorno un nuovo spazio e un nuovo possibile modo per viverlo, riavvicinando città e cittadini attraverso la valorizzazione e il riutilizzo degli spazi urbani.  Inoltre, la modifica della location, rende l’evento più fruibile e accessibile, senza problemi di sicurezza pubblica».

    Il progetto si colloca nel più ampio contesto della ricerca nazionale Recycle Italy che ha l’obiettivo di esplorare le ricadute operative del processo di riciclaggio sul sistema urbano, sostenendo la possibilità e l’utilità di progetti, politiche e pratiche capaci di attivare nuovi cicli di vita delle aree urbane dismesse e in stato di abbandono. «Se da un lato trasformare per un giorno la sopraelevata in un palcoscenico, una passeggiata e un’esposizione, rappresentava un’idea di grande spettacolarizzazione in grado di arrivare ai più – spiega Marco – dall’altro oggi si ha la possibilità di operare realmente in un’area portuale in cui i cittadini non possono accedere liberamente e che rappresenterà una grande risorsa per la città. Un’operazione pari all’apertura dei cancelli del Porto Antico negli anni ’90, che permette al progetto Superelevata [FOOT]PRINT di essere stato presente nella città per innescare un processo reale di cambiamento, usando la ricerca come dispositivo per “fare”».

    Il bando è scaduto da qualche giorno e ha avuto un buon riscontro. «Ci hanno contattato associazioni cittadine, studenti e progettisti interessati al tema del riciclo dello spazio pubblico. Le idee presentate sono di grande qualità e spaziano dalle installazioni di micropaesaggi per la Sopraelevata, ai temi più generali del riciclo, per arrivare a perfomance che coinvolgeranno i cittadini che vorranno partecipare alla giornata del 21 settembre. Abbiamo rilevato che per incrementare la partecipazione di associazioni sarà necessario offrire loro aiuto attraverso una collaborazione con gruppi di progetto dell’Università, per permettere una loro piena adesione al progetto anche laddove le risorse materiali sono limitate».

    I progetti selezionati verranno pubblicati online sul sito di riferimento a partire dalla settimana prossima. E se qualche genovese scoprisse solo ora dell’opportunità e volesse farsi avanti? «Il lavoro che sarà svolto nei prossimi mesi sarà quello di ausilio a chi ha già fatto manifestazione di interesse alla partecipazione e in tal senso le associazioni cittadine che non hanno partecipato alla prima fase ma volessero parteciparvi dovranno contattare singolarmente il gruppo di ricerca». L’indirizzo mail cui fare riferimento è  superelevata@gmail.com, per maggiori informazioni il sito web e la pagina facebook.

    In vista dell’evento è in programma anche un workshop internazionale organizzato nell’ambito del progetto  Recycle e che coinvolgerà 250 studenti, tutor e docenti delle Università italiane e internazionali che hanno aderito all’iniziativa. «Anche dal workshop scaturiranno nuove idee sul coinvolgimento della città nell’iniziativa», conclude Marco.

  • Omogenitorialità, a Genova il progetto per l’infanzia “Piccola biblioteca – Leggere senza stereotipi”

    Omogenitorialità, a Genova il progetto per l’infanzia “Piccola biblioteca – Leggere senza stereotipi”

    LibreriaI figli delle coppie omosessuali sono più felici di quelli che crescono nelle famiglie tradizionali: è una notizia che ha iniziato a circolare sul web qualche giorno fa, uno di quei titoli “virali” rilanciati dalle agenzie dopo la pubblicazione dei risultati di una ricerca universitaria. In questo caso l’assist è giunto dall’Australia, uno studio condotto tra 2012 e 2014 dall’università di Melbourne su un campione di oltre 300 genitori e 500 figli.

    Partiamo da questa “news” per presentare una realtà genovese sconosciuta ai più. Nella nostra città, infatti, è stata da poco attivata un’iniziativa per aiutare ad affrontare la tematica dell’ omogenitorialità e sconfiggere i conflitti all’interno della famiglia, decostruire gli stereotipi e combattere la violenza, di genere e non. Il bello di questo progetto è che si rivolge direttamente ai più piccoli, ai bambini fino ai 6-7 anni, attraverso la lettura di testi che trattano specificamente queste problematiche. L’iniziativa si svolge all’interno della Casa delle Donne di Salita del Prione ed è stata avviata nell’ottobre 2013. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

    Omogenitorialità: il progetto “Piccola biblioteca – leggere senza stereotipi”

    di Mimma Pieri
    di Mimma Pieri

    Dallo scorso 17 ottobre 2013, le associazioni SpA Politiche di Donne e Usciamo dal Silenzio – in collaborazione con SNOQ e Arcilesbica e con il patrocinio del Municipio 1 Centro Est – hanno dato vita al progetto “Piccola biblioteca – Leggere senza stereotipi” e al servizio gratuito di Mediazione Famigliare, rivolto soprattutto ai bambini. L’attività delle due associazioni principali, UdS e SpA Politiche di Donne, si è sviluppata su due canali distinti ma paralleli: mentre la prima ha curato la parte legata alla biblioteca, la seconda si è occupata di mediazione. L’iniziativa nel suo complesso è proseguita fino a fine giugno e, visto il successo della prima edizione, dopo la pausa estiva riprenderà da dove si era fermata.

    Per quanto riguarda “Leggere senza Stereotipi”, in particolare, si tratta di un progetto per l’infanzia, per disinnescare la violenza attraverso prevenzione ed educazione. Nello specifico, parliamo di una biblioteca per i più piccoli, con libri in parte acquistati e in parte donati da case editrici di tutta Italia specializzate in queste tematiche, per sensibilizzare i più giovani (ma anche gli adulti) nei confronti di tematiche quali la discriminazione a vari livelli, l’accettazione, l’abbattimento di stereotipi di genere (femminile, come anche maschile e omosessuale).

    Ci racconta Bice Parodi, presidente di UdS: «Siamo nate a Genova come associazione femminista, negli anni (2006, n.d.r.) delle battaglie contro l’abolizione della legge 194 per il diritto all’aborto. Negli anni, confrontandoci e parlando tra noi, abbiamo capito che non dovevamo limitarci alla difesa dei privilegi già ottenuti, ma farci portavoce di battaglie per i diritti non ancora acquisiti. Così nasce, tra le altre cose, la Piccola Biblioteca: parliamo ai piccoli perché ancora incontaminati, nella speranza di un futuro senza stereotipi. Abbiamo cercato di sviluppare un approccio differente, consapevoli del fatto che spesso la violenza espressa in ambito famigliare e relazionale ha radici in un’educazione che, spesso inconsapevolmente, trasmette pregiudizi».

    L’aspetto principale è proprio il cambiamento di approccio alla questione: «Visto il fallimento del vecchio approccio alle tematiche di genere, discriminazione, violenza – ci racconta Martina Gianfranceschi, volontaria di UdS – ci interroghiamo sui ruoli classici definiti e proviamo a decostruirli. Ad esempio, in uno dei libri c’è un piccola principessa che non vuole essere tutta rosa e si interroga sul perché, invece, quello debba essere il suo colore; oppure si parla di bambini che, in base a stereotipi sociali, “devono” giocare a calcio, quando magari vorrebbero fare altro, magari ballare».

    I libri, infatti, toccano tutti temi diversi ma affini: dalla principessa che vuole fare l’ingegnere, alle famiglie moderne, in cui ci sono due mamme o due papà, o che sono allargate. Le case editrici che hanno fornito i libri (in parte sono stati acquistati, in parte donati dagli editori) sono tutte specializzate in tematiche di genere e si rivolgono a bambini in età compresa tra 0-7 anni, fino al primo ciclo delle scuole primarie. Inoltre, la scelta di proporre proprio una biblioteca non è casuale ma tiene conto della potenza evocativa di testi e immagini nell’approccio ai generi sessuali e ai diversi ruoli assegnati nelle attività quotidiane, nelle relazioni, in famiglia e nella società. Le immagini soprattutto sono in grado di segnare i più piccoli influenzando la costruzione di future relazioni sociali.

    Gli spazi della biblioteca in questi primi mesi di attività si sono aperti anche a genitori ed insegnanti e hanno permesso anche proiezioni di documentari sempre sul tema degli stereotipi nell’infanzia, tra “Libera Infanzia” sul tema dell’erotizzazione del corpo infantile da parte dei mass-media. «È un’iniziativa indirizzata ai bambini – dice Bice Parodi – ma abbiamo cercato di coinvolgere anche gli adulti perché qui nascono spunti di riflessione e di discussione che devono essere portati avanti dentro la famiglia e a scuola».

    Quello della Piccola Biblioteca è un appuntamento fisso settimanale (si svolgeva ogni giovedì dalle ore 18), aperto a tutti. Per quanto riguarda la risposta dei genovesi, è stata buona, anche se certo è difficile farsi conoscere, come raccontano Bice e Martina: «L’affluenza varia in base al periodo ed è stata altalenante: alle volte era più scarsa, altre più soddisfacente, soprattutto da quando l’iniziativa ha iniziato a svolgersi in concomitanza con le lezioni di lingua italiana (altro servizio fornita dal centro, n.d.r.).Le donne – perlopiù arabe – che venivano qui a fare lezione, portavano con sé i bambini, che nel frattempo leggevano con noi le storie. Certo, è un progetto ancora giovane e dobbiamo farci conoscere: per questo ad esempio lo scorso maggio eravamo in Piazza De Ferrari per Coloratamente e abbiamo partecipato al Ninin Festival di Bogliasco».

    Elettra Antognetti

  • Come Kubrick in Ombre Rosse, online la nuova web serie made in Zena

    Come Kubrick in Ombre Rosse, online la nuova web serie made in Zena

    StampaUn’avventura artistica che noi di Era Superba abbiamo visto crescere e che siamo orgogliosi di raccontare. Da ieri (domenica 13 luglio) è online la web serie “Come Kubrick in Ombre Rosse“, prodotta da Screenfabula, una Content Factory genovese formatasi al termine del corso per autori web tv organizzato lo scorso anno dalla nostra testata e tenuto da Marcello Cantoni. Oggi, Marcello, già sceneggiatore, scrittore e regista romano con alle spalle numerose esperienze lavorative nella capitale, dirige questa neonata realtà formata da giovani sceneggiatori.  «La nostra mission è quella di ideare e sviluppare contenuti audiovisivi adatti a qualunque piattaforma, dal web alla tv, al cinema – spiega  Cantoni – e questo è il nostro primo progetto».

    Un’impresa impossibile, quattro sceneggiatori improbabili: Davide, figlio di papà a cui sono stati congelati i fondi, Riccardo, ex anestesista cinefilo vittima di un grave shock emotivo, Elena, studentessa di lettere che per mantenersi si adatta ad un lavoro lontano dalle sue aspettative, Gino, quarantenne appassionato di film d’azione che nella vita scarica cassette al mercato. Terminato un corso di sceneggiatura, lo strano gruppo si ritrova alcuni mesi dopo per scrivere un film commissionato da una grande casa di produzione; inizia così una serie di incontri volti a trovare l’idea giusta, in cui tra gag e situazioni paradossali i quattro arriveranno a confondersi sempre più.

    La web serie è coprodotta con Wonderland Production, casa di produzione con sede a Nervi che si occupa di 3D, video musicali, aziendali e spot pubblicitari.

    «La particolarità e la sfida di questa web serie  – conclude Marcello – è quella di sperimentare un modo nuovo e innovativo per pubblicizzare attività e prodotti commerciali, con un linguaggio narrativo che vuole discostarsi dagli spot televisivi. Ogni puntata sarà girata all’interno di un locale commerciale della città con un backstage pilotato, tutto questo al fine di promuovere il locale stesso».

    Ecco la prima puntata della serie

  • Ferrovia Genova – Casella, presente e futuro dello storico trenino

    Ferrovia Genova – Casella, presente e futuro dello storico trenino

    Trenino di Casella
    TRENINO DI CASELLA, LA STORIA
    24 km di linea ferroviaria a scartamento ridotto, inaugurata il primo settembre 1929 da per collegare le valli Polcevera, Bisagno e Scrivia con il centro città. Nel 1915, i primi progetti e i lavori affidati alla Società Ferrovie Elettriche Liguri, costituita ad hoc. Poi, lo stop con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e la ripresa nel ’21, con la posa della prima pietra. Dall’anno successivo, la società Ernesto Breda si aggiudica l’appalto per la costruzione della linea aerea, del materiale rotabile e della sottostazione elettrica. La gestione era privata fino al 1949, con diverse società che si sono alternate nel corso degli anni. In seguito, si passa alla formula statale della “Gestione Commissariale Governativa” ed la Ferrovia è amministrata direttamente dal Ministero dei Trasporti, mediante Commissario Governativo.
    Così sarà per molti anni, fino a quando, dal primo gennaio 2002, impianto e treni, dallo Stato diventano beni della Regione Liguria: si viene a costituire la società Ferrovia Genova Casella s.r.l., a responsabilità limitata con socio unico Regione Liguria, in cui un Amministratore Unico e un Direttore di Esercizio si occupano di gestire il complesso. Dopo 8 anni di gestione regionale, il 16 aprile 2010 il controllo sulla Ferrovia passa ad Amt, vincitrice della gara pubblica bandita dalla Regione stessa per l’affidamento del servizio a nove anni (in carica fino al 2019 ma con contratto prorogabile al 2025), a causa di difficoltà gestionali e di esose spese per il mantenimento dell’impianto.
    Fin dalla sua nascita, il trenino aveva il compito di collegare le zone dell’entroterra con la città di Genova: a lungo questa è stata l’unica possibilità di collegamento, quando ancora le strade statali e provinciali non c’erano, e quando chi voleva “scendere a valle” poteva farlo solo a piedi, in inverno con la neve, o sotto al sole cocente. È la storia di un’altra Genova, quella di un secolo fa, della guerra e del dopoguerra. L’importanza della ferrovia si è sedimentata nel tempo e si è protratta fino ad oggi, continuando a collegare le valli Scrivia, Bisagno e Polcevera al centro città. Per questo, quando nel 2012 si sono inaspriti i disagi e Amt toglieva le corse, minacciando di non riuscire a ripristinarle, è scoppiata la protesta dei pendolari, è nato un comitato “Uniti per Sant’Olcese” e una pagina Facebook “Salviamo il Trenino di Casella” che ha raccolto già a pochi giorni dalla fondazione un numero di 1.500-2 mila firme.

    Qualche tempo fa, nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad, abbiamo ripercorso parte del tragitto della Ferrovia Genova-Casella. Siamo partiti da Piazza Manin, per poi spingerci fino a Sant’Antonino e infine a Campi e Trensasco. Accompagnati in quell’occasione da Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia e Libertà di Legambiente Genova, abbiamo avuto modo di fare il punto con lui e con i lavoratori incontrati lungo il tragitto, mettendo in luce alcune delle problematiche e delle anomalie del sistema ferroviario urbano ed extra-urbano. Nella stessa giornata, in consiglio comunale, l’Assessore alla Mobilità e Trasporti Anna Maria Dagnino, rispondeva a un articolo 54 assicurando la riapertura degli impianti entro dicembre 2014.

    Facciamo chiarezza sullo stato dei lavori e sulle prospettive future di questo gioiello genovese.

    Ferrovia Genova Casella: lavori in corso

    Dall’11 novembre 2013 il trenino di Casella è fermo.  Per consentire l’esecuzione di alcuni lavori di manutenzione, il transito dei treni è stato sospeso in toto e sostituito con un servizio di autobus che transita sulle strade provinciali 2 e 43. Sembra la “cronaca di una morte annunciata”, visto che lo stop non è stato repentino, bensì il frutto di una graduale dismissione degli impianti, iniziata tra 2009 e 2010, con il passaggio della gestione dalla Regione (già allora in difficoltà) ad Amt. Commentava Anna Maria Dagnino nella sua risposta all’articolo 54: “Quando ne fu rilevata la gestione, la situazione dell’Impianto Ferroviario era alquanto critica e nessuna corsa veniva effettuata con i treni, ma solo con servizio sostitutivo. Sotto la gestione di Amt, nel giro di alcuni mesi, i treni sono stati messi di nuovo in condizione di funzionare; pertanto, tutto il programma di esercizio è sempre stato effettuato al 100% su ferro”. 

    A fine 2013, l’USTIF (l’Ufficio Speciale Impianti e Trasporti Fissi, emanazione del Ministero delle Infrastrutture) ha richiesto che venissero messi in sicurezza i due ponti metallici di Crocetta e Fontanassa, che rischiano di non reggere il peso del treno a causa della presenza di buchi. Inoltre, è indispensabile la ristrutturazione dell’armamento di alcuni tratti della linea e il rifacimento di porzioni della linea aerea. Ma i lavori per il rifacimento dei due ponti hanno perso il nulla osta dal 30 settembre 2013.

    Oggi, a cinque mesi dalla data annunciata per la riapertura del servizio, a che punto siamo con i lavori? La riapertura entro la fine dell’anno è una chimera? «Gli interventi sono in fase di realizzazione, in parte già appaltati e in parte in corso di assegnazione – ci comunicano dagli uffici preposti di Amt – Tutte le attività verranno svolte nel periodo di chiusura dell’impianto previsto fino a fine anno. Il personale tecnico della Genova Casella sta operando con ulteriori interventi di manutenzione straordinaria sia sui veicoli sia sulla linea, in modo da non avere criticità alla riapertura dell’impianto».

    Attualmente il servizio sostitutivo di bus per il trasporto di passeggeri dalla stazione di Manin a quella di Casella, lungo l’itinerario ferroviario, è affidato alla ditta privata Genovarent, che si occupa di noleggio di auto, furgoni, pullman, minibus e servizi di noleggio con autista e noleggio a lungo termine, per il trasporto urbano ed extra-urbano. Per il servizio sostitutivo sono impiegati complessivamente 3 autobus con una capacità di 30 passeggeri ciascuno: ciò è dovuto alle problematiche di viabilità esistenti su alcuni tratti stradali del territorio interessato. Il numero delle corse garantite con il servizio sostitutivo è perfettamente coincidente con il numero delle corse prima esercite con il treno. Il costo orario del servizio è di circa 40 euro (le corse quotidiane nel periodo estivo sono 10, mentre in quello invernale 11, e coprono una fascia temporale che va dalla 6.30-7 del mattino alle 18-20 di sera, per un totale di 12-14 ore complessive).

    Il problema dei bandi al ribasso

    trenino-casella-campi-2Come detto, il 30 settembre 2013 i lavori appaltati hanno perso il nulla osta. Per l’affidamento dei lavori c’è stato un primo bando (indetto da Amt e coordinato da SUAC – Stazione Unica Appaltante Comune di Genova) che si è aperto nel 2013 e si è concluso con l’aggiudicazione dell’appalto a giugno 2013 da parte di due ditte del settore, che sono state poi costrette a ritirarsi perché la base d’asta non era sufficiente a coprire i costi degli interventi: 380 mila euro (per la precisione, 376.960,34 stanziati dalla Regione) erogati per coprire interventi i cui costi pare si aggirerebbero sui 500 mila euro.

    Da Amt commentano: «Le attività di manutenzione straordinaria che hanno originato un primo bando per l’affidamento dei lavori sono relativi al rifacimento e alla manutenzione di due ponti metallici. Il primo aggiudicatario ha rinunciato all’appalto e i lavori sono stati quindi affidati al secondo. Anche il secondo offerente in corso d’opera si è ritirato. Per evitare contenziosi con la seconda ditta, che avrebbero allungato i tempi, si procede a nuova gara».

    I lavori si sarebbero dovuti concludere entro 4 mesi dall’assegnazione dell’appalto, ma il bando al ribasso e la rinuncia delle ditte vincitrici non ha fatto che rallentare l’iter: in attesa di un secondo bando, il trenino rimane fermo in stazione. Chiediamo quando sarà emanato questo nuovo bando, dalla Segreteria dell’Assessore regionale ai Trasporti Enrico Vesco ci viene comunicato che: «Amt ci ha comunicato che il nuovo progetto esecutivo verrà scorporato in due lotti separati: lavori per il ponte di Crocetta e lavori per il ponte d i Fontanassa. La procedura per il Ponte di Crocetta sarà espletata entro il mese di giugno 2014 dall’ufficio appalti Amt, mentre la gara per il Ponte di Fontanassa (affidata alla SUAC del Comune di Genova) porterà all’affidamento dei lavori entro il mese di settembre».

    E per quanto riguarda i costi? Visto che la prima asta era troppo al ribasso, a quanto ammonteranno i finanziamenti nella seconda? Commentano ancora in Regione: «Non si conoscono gli importi effettivi messi a base d’asta oltre a quanto già messo a disposizione da parte della Regione Liguria (€ 376.960,34)», mentre Amt dichiara: «Il costo preventivato è di circa 380.000 euro, che corrisponde al finanziamento stabilito dalla Regione Liguria».

    A noi i costi risultano essere più alti e ci auguriamo che non si facciano gli stessi errori del passato: un nuovo bando con stesso importo di finanziamenti, ci chiediamo, non sarebbe un rischio e un’ulteriore perdita di tempo? La situazione, di certo, è in divenire: si parla anche di un piano investimenti 2013-2016 per 16 milioni di euro finanziati dalla Regione, per il miglioramento della rete e del materiale rotabile.

    I costi della Ferrovia Genova Casella e il degrado delle stazioni

    binari-trenino-casellaCome ci dicono dalla Segreteria dell’Assessore Vesco, «Amt riceve annualmente per la manutenzione e l’abbellimento della Ferrovia circa 1.700.000 più IRAP e circa 723.000,00 per la manutenzione straordinaria dei rotabili e dell’impianto».

    Ma, nonostante le cifre considerevoli, gli introiti non bastano a coprire i costi: l’afflusso di utenti (i pendolari sono in media 110 mila all’anno, quindi 200-300 al giorno) è troppo limitato e non basta a garantire lunga vita all’impianto. Come già scrivevamo in passato, i ricavi del 2013 a noi risultano essere circa 200 mila euro, a fronte di 2 milioni e 500 mila euro di costi: se sommiamo ai ricavi i fondi della Regione, si arriva a 2 milioni 623 mila euro, ovvero all’incirca al pareggio di bilancio o poco più. Dati che vengono a grandi linee confermati da Amt: «Per il 2013 il costo della ferrovia è stato di circa € 2.480.000 mentre i ricavi da traffico sono stati € 201.000; nel 2013 i passeggeri trasportati in media al giorno sono stati 358».

    Inoltre, anche in occasione dell’ultimo sopralluogo di Era Superba, era emerso come alcune stazioni si trovassero in cattivo stato, da Campi a Trensasco. Sembrava che nessuno si fosse più occupato di effettuare interventi di messa in sicurezza (né tanto meno di abbellimento) da decenni, forse persino dal dopoguerra. Ci sono strategie da mettere in atto per una eventuale ristrutturazione? «È stato presentato alla Regione Liguria – ci raccontano da Amt – nel mese di novembre 2013, un piano di ristrutturazione e abbellimento dell’intera linea della ferrovia, ivi inclusa anche la sistemazione di alcune stazioni, piano che prevede un investimento di circa € 100.000 per i prossimi 3 anni ed è in attesa di approvazione».

    Nello stesso senso, anche l’Assessore comunale Dagnino confermava, sempre nella risposta all’articolo 54 citata in apertura, che sono già state stabilite misure per l’abbellimento dell’impianto nelle stazioni di Sardorella, Casella, Tullo e Trensasco.

    Nel frattempo «Tutto il personale tecnico continua ad operare nelle attività di manutenzione dell’impianto – confermano da Amt – intervenendo anche con lavori di manutenzione straordinaria, più difficoltosi da effettuare con i treni in servizio. Sono state ad esempio ristrutturate alcune carrozze, sia nella parte interna (rifacimento sedili e finestrini) sia nella parte esterna (pulizia graffiti e rifacimento di parte del tetto). Il personale impiegatizio della Genova Casella, dall’atto del subentro di Amt nella gestione dell’impianto nell’anno 2010, opera presso la sede dell’azienda occupandosi prioritariamente degli aspetti economico-contabili della ferrovia e continua, anche in questo contesto di stop delle corse, a svolgere la propria attività».

    I treni, da quello storico del  ’24 sino all’atteso e moderno Sirio

    Trenino Genova-Casella«Le macchine attualmente a disposizione non sono in buone condizioni e presentano necessità di manutenzione continua», fanno sapere dalla Regione Liguria. Le macchine in questione sono  sei: le elettromotrici possono funzionare singolarmente, avendo capacità di trasporto passeggeri (tipologie da 36, 44 e 48 posti), possono agganciare delle carrozze fino a un massimo di tre, per un totale complessivo di 156 posti a sedere, oppure in configurazione a doppia motrice per un totale di 172 posti a sedere. I veicoli oggi in servizio sulla Genova-Casella risalgono a tempi diversi, e ce ne sono sia di storici, datati 1920, sia di moderni (gli ultimi sono stati acquisiti 20 anni fa, negli anni ‘90). Oltre a questi, è in funzione anche il treno storico classe 1924 (uno dei più antichi in servizio in Italia), che si compone di una elettromotrice, una carrozza bar e due carrozze passeggeri, per un totale di 129 posti a sedere. Sono in revisione per manutenzione straordinaria due elettromotrici, che saranno di supporto all’esercizio in particolari condizioni di affluenza di passeggeri.

    Inoltre, si parla anche dell’acquisto di una nuova macchina, un elettrotreno a scartamento ridotto lungo 42 metri con 240 posti, commissionato nel 2010 ad Ansaldo Breda e costato circa 4 milioni (i fondi, commentano dalla Regione, sono vincolati dallo Stato e stanziati nel 2008/2009), che sarebbe ormai in via di ultimazione: «Confermiamo l’acquisizione del nuovo elettrotreno “Sirio” di Ansaldo Breda – comunica Amt – che dovrebbe essere ultimato nel 2016. Con la consistenza dei veicoli già in uso e il nuovo treno non è necessario investire a medio termine su nuove macchine per garantire l’esercizio della ferrovia, anche in presenza di afflusso consistente di passeggeri».

    Marketing e turismo

    trenino-casellaNella nuova situazione che viene a delinearsi, con il nuovo elettrotreno moderno e funzionale da un lato e il trenino storico dall’altro, non sarebbe possibile sdoppiare la funzione della Genova-Casella e affiancare alla vocazione prettamente funzionale quella turistica? Considerato che il trenino storico è uno dei più antichi e suggestivi d’Italia e che – come ribadito da Amt – con il nuovo investimento la circolazione dei passeggeri sarà resa funzionale e non sarà “necessario investire a medio termine su nuove macchine”, perché non puntare tutta sulla promozione in Italia e all’estero di questa ferrovia?
    Finora né Amt né la Regione danno segni espliciti di voler incrementare l’aspetto turistico.

    Ci sono piccoli segnali di miglioramento, con l’adozione da parte di Amt di un piano marketing messo a punto prima dello stop del 2013: si parla di revisione degli orari e incremento nel periodo estivo, ad uso turistico e agevolazioni tariffarie per i residenti, con 170.000 euro di risparmi stimabili grazie alla razionalizzazione della gestione. Si parla anche di marketing territoriale turistico-commerciale e di trattative con le viaggio del nord Italia per la promozione dell’Alta Via dei Monti Liguri, e con le associazioni locali per l’organizzazione di eventi vari (tra cui le fattorie didattiche per gli alunni delle scuole primarie).

    Della questione del rilancio sul piano promozionale e dell’imprimere alla Genova-Casella un carattere turistico avevamo parlato anche con Andrea Agostini di Legambiente, nel corso dell’ultimo sopralluogo. Diceva Agostini che «bisognerebbe essere lungimiranti, puntare sul marketing territoriale e investire risorse sulla promozione turistica del trenino […] perché non partecipare a bandi europei e accedere a finanziamenti UE? […] La posizione centrale della stazione di Manin è favorevole per intercettare turisti e croceristi. Inoltre, un potenziamento del servizio porterebbe grandi benefici anche per la viabilità urbana, i binari del trenino potrebbero ospitare una metropolitana sopraelevata da Molassana e Manin che alleggerirebbe di molto il traffico passeggeri sui bus, sarebbe una soluzione green, ottimale per la salvaguardia dell’ambiente».

    In teoria un’ottima prospettiva, ma nei fatti è attuabile? Una vocazione prettamente turistica della linea, da affiancare al normale trasporto pendolari, implicherebbe aumento del lavoro e delle corse (o magari “corse speciali” con meno stazioni…)? Secondo quanto sostiene la Regione Liguria «I fondi regionali sono trasferiti per soddisfare le esigenze di TPL. Regione Liguria tuttavia auspica una valorizzazione della ferrovia anche a livello turistico, attività per la quale Amt ha piena discrezionalità. Anche in relazione alla possibilità di accedere a finanziamenti Europei che, comunque dovranno rispettare il regime di ‘de minimis’».
    Se dunque da un lato la Regione rimette la responsabilità ad Amt, quest’ultima non sembra troppo entusiasta della prospettiva di rilancio turistico e non sembra che si muova alcunché in questo senso, rispetto alla situazione attuale: «L’utilizzo della ferrovia Genova Casella nelle giornate feriali è prettamente pendolaristico, mentre nelle giornate festive, soprattutto nei periodi primavera/estate, la ferrovia è frequentata da turisti che si recano nelle zone di interesse (3 valli, Sant’Olcese, Casella, ecc). Nei periodi primaverili, anche nelle giornate feriali, vengono organizzati gruppi di scolaresche che si recano alle fattorie didattiche per attività ludiche, anche con treni speciali. L’organizzazione del lavoro del personale della ferrovia è già strutturata per rispondere ad entrambe le esigenze. Invece, per quanto riguarda l’accesso a fondi della UE, ad oggi non risulta che ci siano finanziamenti europei dedicati».

     

    Elettra Antognetti

  • Atene, i giardini cittadini ospitano templi e reperti archeologici

    Atene, i giardini cittadini ospitano templi e reperti archeologici

    atene-1Questa settimana abbiamo deciso di trattare del “verde” di una capitale europea di cui non si sente molto spesso parlare. In un mio recente viaggio ad Atene, ho avuto occasione di visitare i giardini cittadini, in particolare quello dell’Acropoli e quelli delle aree archeologiche poste ai suoi piedi. Ho sempre sentito parlare in termini non proprio entusiastici della città tuttavia sono rimasto davvero colpito dalle decisioni assunte in queste aree verdi. Le scelte progettuali e le loro realizzazioni sono secondo me perfette.

    atene-2Il quartiere di Plaka, posto subito sotto l’Acropoli, è il più antico e caratteristico, tra le strette viuzze e le case colorate, si inframmezzano ampi spazi verdi in cui si ergono templi, colonne e gli antichi resti archeologici greci. Ogni porzione è circondata da un’alta cancellata in ferro nero, lucida. Il disegno è sobrio ed elegante, richiama lo stile classico delle architetture e permette di osservare, dalla strada, un variopinto insieme di alberi, arbusti, rampicanti ed erbe semi selvatiche, inframmezzate ed abbarbicate ai reperti. Vi è così un “continuum” tra città e zona archeologica, tra costruito ed aree a verde.

    La particolare ed oculata scelta e collocazione delle singole piante mi ha poi molto colpito. In un contesto di frammenti, colonne, archi e pietre sparpagliate sul terreno, tra templi e resti di pavimentazioni a mosaico, crescono numerose essenze tipicamente mediterranee.

    atene-3Vi sono pini marittimi, prostrati e piegati dal vento, antichi platani, qualche cipresso che “verticalizza” gli spazi e lecci che uniscono alla nobiltà delle querce (famiglia cui appartengono) i toni grigi e scuri delle foglie. Proprio grazie a tutto questo, i colori chiari delle pietre e del marmo degli edifici vengono, a contrasto, enfatizzati. L’insieme della vegetazione fa da sfondo a statue e colonnati, in un sapiente gioco chiaroscurale che accentua l’aspetto storico del contesto.

    atene-4Crescono poi canne, erbe semi spontanee frammiste a pietre storiche, si abbarbicano viti corrugate, edere tra le colonne e spuntano, tra i crepacci, inaspettati ciuffi di papaveri rosso scarlatto dai petali crespati. Il tutto in una luce assoluta che sembra provenire, uniforme e pura, da ogni angolazione. Qui e là, tra le colonne, vi sono poi mirti e gruppi di melograni, fichi ed Ailanti… I primi hanno foglie lanceolate, scure e lucenti, fiori bianchi purissimi e rimandano ai miti classici. I melograni spiccano per le foglie chiare ed i fiori di un acceso arancione, che volutamente contrasta con il non colore dei reperti archeologici.

    atene-5Gli Ailanti, siano essi spontanei o appositamente collocati in loco, sono infine perfetti. In generale considerati una pianta invasiva e di poco pregio, un po’ scomposti, presentano poche foglie su lunghi rami spogli. Trasmettono all’insieme un’aria di voluta trascuratezza che si addice alla, ora decadente ma pur sempre perfetta, ritmata eleganza dell’arte greca.
    Salendo quindi verso l’Acropoli si è circondati da un verde che lentamente ma costantemente dirada. Una sorta di cammino di elevazione, attraverso essenze tipicamente mediterranee, in un paesaggio che diventa sempre più scabro fino a ridursi alla sola pietra ed alla pura linearità degli edifici.
    Dall’alto e sotto un cielo blu cobalto si domina la città che si stende ai piedi dell’Acropoli, lontana fisicamente e mentalmente, bianca e verde. Questi soli tre colori puri dominano tutto il paesaggio che si estende fino al mare in lontananza. Evidente è la discrasia tra disordine della parte moderna della metropoli ed il perfetto equilibrio di quella antica, il contrasto tra costruito e natura.
    Al di là delle singole essenze, è proprio il verde nel suo insieme che ricuce il paesaggio, nasconde quello che c’è da nascondere, fa da sfondo all’insieme ed esalta, con rimandi classici (Mirto, Acanto, Alloro…) e di spontaneo disordine, i fondamenti dell’arte classica occidentale.
    Dimenticando di essere nell’anno in cui siamo, sotto il cielo di un blu solo greco e nel verde di un “giardino” mediterraneo sottratto alla natura, si colgono, tra i resti dei più alti esempi dell’arte greca, le radici profonde della cultura europea.

    Note critiche a cura di Valentina Dallaturca

    Nel 1954, in un clima di riscoperta dell’orgoglio nazionale ellenico dopo la guerra civile, Dimitris Pikionis (1887 – 1968), architetto greco, fu incaricato della progettazione e del recupero dei camminamenti interni al parco archeologico.
    Le pavimentazioni sono la chiave di lettura: il detrito storico riceve la stessa attenzione dell’antico monumento divenendo strumento di sintesi tra storia e contemporaneità. Pochi i disegni preparatori, ogni pietra era scelta e posizionata in cantiere come meglio poteva adattarsi alle esigenze del terreno. Il riutilizzo di pietre scolpite, marmi, capitelli e terracotte è antica abitudine vernacolare quando nulla può essere sprecato. Qui nasce un progetto di paesaggio moderno, così ben integrato con il contesto da apparire come se lì fosse sempre stato.
    Il progetto descritto ha ricevuto il Premio internazionale Carlo Scarpa per il giardino nel 2003.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna, di Daniele OrlandiAvviso ai naviganti: la Lanterna non chiuderà i battenti, i genovesi potranno dormire sonni tranquilli. Lo comunica il Comune di Genova, che lo scorso 30 giugno ha firmato un protocollo d’intesa con Provincia e Municipio Centro Ovest per la gestione del complesso di Lanterna, parco, passeggiata e museo (qui la nostra visita, l’approfondimento e le foto).
    Il protocollo, con
    durata semestrale, è attivo dal primo luglio e resterà in vigore fino al 31 dicembre. Tutte le operazioni sono state coordinate dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune (soggetto capofila), che ha seguito la stesura dell’accordo e ha fatto sì che continuassero ad essere garantite le consuete visite annualmente svolte da circa 8 mila persone. 

    Dal 2004 al 30 giugno 2014 il complesso è stato amministrato esclusivamente dalla Provincia, concessionaria della proprietà demaniale. Da ora in poi, invece, i soggetti interessati nella gestione saranno tre e cercheranno non solo di salvaguardare questo luogo dal grande valore simbolico e affettivo, ma anche di dare slancio alle potenzialità turistiche del sito.

    Questo sarà possibile anche grazie alla collaborazione dell’associazione Giovani Urbanisti – Fondazione Labò (un gruppo composto da una decina di architetti e da un antropologo urbano), che si è assunta il compito di gestire il sito a titolo volontario, garantendo l’apertura e la fruizione turistica, svolgendo il servizio di bigliettazione e di prenotazione e occupandosi della pulizia. La Provincia, invece, da parte sua si farà carico della manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso e dell’illuminazione del Museo e della Passeggiata, mentre il Comune si occuperà della promozione delle strutture e delle iniziative attraverso canali istituzionali come sito web, pagina facebook, newsletter e ufficio stampa (tutti e tre i soggetti saranno liberi di programmare manifestazioni ed eventi di carattere sociale e culturale). Esce di scena, dunque, la Fondazione Muvita, partecipata al 100% dalla Provincia, che gestiva il complesso.

    Qualche informazione pratica: con la nuova gestione, gli orari di apertura del museo e della Lanterna vanno dalle 14.30 alle 18.30 il sabato, la domenica e nei giorni festivi; per la passeggiata, ogni giorno dalle 8 alle 20 per tutta l’estate. Inoltre, per uniformare il sito alle altre strutture museali cittadine e per farlo entrare in rete, il prezzo del biglietto, dai 6 euro precedenti, è stato abbassato a 5 euro per l’intero e 4 per il ridotto. I proventi saranno devoluti alla Fondazione Labò, a supporto dell’attività svolta.

    Chi sono i Giovani Urbanisti che gestiranno il simbolo di Genova? Un gruppo di giovani laureati esperti delle dinamiche cittadine: si occupano di progettazione sugli insediamenti umani e ricerca delle problematiche con speciale riferimento ad aspetti urbanistici, storici, sociali e culturali. «Come urbanisti, ma soprattutto come genovesi, siamo molto contenti che ci sia stata data questa splendida opportunità – commenta il Dott. Andrea De Caro, presidente – Affronteremo i prossimi mesi con grande entusiasmo, ma soprattutto con la volontà di rilanciare, per quanto possibile, il nostro simbolo. Le precedenti azioni di volontariato nella risistemazione e pulizia di alcune aree ed elementi del Complesso Monumentale degli scorsi giorni, infatti, avevano come obiettivo primario quello di attirare l’attenzione e di sensibilizzare la città verso il proprio simbolo, che sebbene venga utilizzato per rappresentare Genova ovunque, troppo spesso viene messo in secondo piano, mentre dovrebbe essere il biglietto da visita per la città. Per tale ragione, piuttosto che vederla chiudere e cadere nel dimenticatoio, appresa la notizia, ci siamo proposti per “adottarla”. Allo scadere dei sei mesi certo non ci tireremo indietro, purtroppo ad oggi non è possibile fare previsioni precise, ma per la Lanterna ci saremo sempre».

    Gennaio 2015: il futuro della Lanterna

    I giovani volontari, dunque, non si tireranno indietro. Questi sei mesi saranno un banco di prova importante non solo per loro ma per tutti i soggetti coinvolti. Perché se è vero che ad oggi questa soluzione mette d’accordo tutti, di certo non si può affermare che si tratti di quella definitiva: tra sei mesi potrebbe ricrearsi una situazione analoga a quella che ha portato ad un passo dalla chiusura. Sarà importante, soprattutto, la collaborazione fra i volontari e il Comune, in quanto gestione e promozione – due facce imprescindibili della stessa medaglia – saranno di fatto attività svolte da due figure diverse.

    In questo il Comune, nella persona dell’assessore Sibilla,  assicura che l’obiettivo di Tursi è proseguire nella direzione della continuità e dell’assunzione di responsabilità, anche allo scadere dell’accordo. «Abbiamo recepito il grido d’aiuto della Provincia che non più in grado di sostenere economicamente Muvita. Abbiamo messo tutti i soggetti interessati attorno a un tavolo per stipulare il protocollo, mettendo in campo competenze, grande spirito d’iniziativa e tutte le nostre conoscenze. Il Comune è capofila, e si assume la responsabilità ultima del progetto: in questi primi 6 mesi non avremo costi diretti di gestione e sfrutteremo questo tempo per promuovere e mettere in rete il sito, e soprattutto per capire come si possa gestire al meglio in futuro. Ci sarà continuità: stiamo stringendo una convenzione specifica per regolare l’operativo e c’è volontà da parte del Comune di valorizzare il complesso».

    In Consiglio comunale, proprio il 1 luglio primo giorno della nuova gestione, Vittoria Musso, del gruppo consiliare Lista Musso, ha attaccato duramente la politica del Comune riguardo al simbolo della città. «L’atteggiamento del Comune negli anni passati mi ha fatta inorridire, non si è mai occupato né di seguire la gestione, né di promuovere la Lanterna. È aperta dal ’96 ma la possibilità di raggiungerla e visitarla era poco divulgata. Ora si deve pensare in un altro modo e si deve cercare una continuità che vada oltre il 31 dicembre: l’impegno economico per la gestione del complesso si aggira attorno ai 50 mila euro all’anno, non è eccessivo per il Comune, e se lo fosse si potrebbero trovare anche sponsor esterni». 

     Elettra Antognetti

  • Gestione dei rifiuti a Genova, il futuro non può più aspettare

    Gestione dei rifiuti a Genova, il futuro non può più aspettare

    Amiu, ad D'Alema e presidente CastagnaLuglio è il mese decisivo per capire le future prospettive della gestione dei rifiuti a Genova. Sullo sfondo resta il caso Scarpino e, dunque, la necessità di superare il conferimento in discarica della frazione organica – causa principale degli sversamenti di percolato all’origine dell’emergenza – tramite un contestuale potenziamento della raccolta differenziata. Per attuarlo, confermano dall’Azienda Municipalizzata Igiene Urbana di Genova, si prevede la realizzazione di un biodigestore anaerobico, destinato al trattamento della parte umida per produrre energia e compost, e l’adeguamento degli attuali depositi temporanei, Campi in Val Polcevera e Volpara in Val Bisagno, per trasformarli in impianti di separazione secco-umido, prima che i rifiuti indifferenziati prendano la via di Scarpino, come peraltro impone la Legge. Inoltre,  parte oggi (1 luglio) la raccolta spinta dell’organico che coinvolge inizialmente tutti gli utenti che, per ragioni professionali (quindi esercizi commerciali, ditte, ecc.), ne producono grandi quantità, passando dagli attuali 750 a 2100; poi toccherà al resto della città.

    Le linee guida sono pronte da mesi (vedi il nostro approfondimento), si attende la presentazione del piano industriale di Amiu – redatto in sintonia con l’azionista dell’azienda, ovvero il Comune di Genova – ed il recepimento delle indicazioni del piano all’interno di una delibera di indirizzo che approderà in Consiglio comunale probabilmente martedì 8 luglio.
    L’obiettivo della Giunta, a dire il vero, era quello di portare la delibera in Aula Rossa entro la seduta di oggi; ma ancora una volta i tempi sono stati disattesi, nonostante la convocazione in fretta e furia di una conferenza stampa nel pomeriggio di ieri in cui l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, avrebbe dovuto illustrare le linee guida che l’Amministrazione vorrebbe fornire alla propria partecipata. Nel primissimo pomeriggio, infatti, la delibera sarebbe dovuta passare al vaglio di una seduta di Giunta straordinaria, ma la convocazione dei giornalisti immediatamente dopo l’approvazione ha fatto salire su tutte le furie molti consiglieri (riuniti a Palazzo Tursi nella Commissione che discuteva il futuro delle aree di Fiera di Genova), che hanno “minacciato” di presenziare alla conferenza stampa. Così, puntualmente, pochi minuti dopo questa presa di posizione, ecco arrivare la revoca della convocazione dei giornalisti. Tra oggi e domani verrà convocata una nuova Giunta straordinaria, chissà se poi toccherà nuovamente ai giornalisti o si aspetterà formalmente un confronto (in Commissione o direttamente in Consiglio comunale) con i consiglieri.

    Il centro Amiu di Bolzaneto e la localizzazione dei nuovi impianti

    Scarpino«La questione Scarpino, le indagini della magistratura, e la situazione emergenziale venutasi a creare con lo sversamento del percolato – spiega Enrico Pignone, consigliere comunale della Lista Doria, conoscitore delle tematiche connesse alla gestione dei rifiuti in virtù della sua precedente esperienza nell’associazione Amici del Chiaravagna – ci impongono di fare particolare attenzione, nella stesura delle indicazioni, tenendo conto dell’improcrastinabile messa in sicurezza e chiusura definitiva di Scarpino 1, dunque ipotizzando una modalità di raccolta differenziata (RD) potenziata secondo la quale i rifiuti umidi non dovranno mai più finire in discarica. Per quanto riguarda la tecnologia dei nuovi impianti previsti, in primis del biodigestore anaerobico, parliamo di impianti a freddo».
    Secondo Pignone «Innanzittutto sarà importante trovare una sostenibilità economica, ad esempio recuperando l’energia prodotta dal biodigestore, e coprendo così, almeno parzialmente, i costi del servizio svolto da Amiu. Se vogliamo riorganizzare il sistema in maniera opportuna, seguendo la filiera dell’economia circolare, prima dobbiamo raggiungere una riduzione dei rifiuti alla fonte. Insomma, occorrono politiche connesse al contenimento dei rifiuti, non possiamo continuare a comportarci come avviene oggi».
    Nel prossimo futuro il servizio dovrà svilupparsi in funzione di un’idea ben precisa «Noi ci stiamo proponendo di aumentare la RD in funzione del recupero di materia, quindi bisogna stimolare la creazione di una filiera industriale per il trattamento e la trasformazione dei rifiuti ai fini del loro recupero e riuso, ovvero la vendita sottolinea il consigliere comunale della Lista Doria – In tal senso è necessario stabilire un rapporto con l’imprenditoria interessata al settore. I privati ci sono, ora dobbiamo mettere in piedi un’organizzazione adeguata per le diverse filiere».
    Magari partendo dal lungimirante esempio del centro Amiu di Bolzaneto (via Sardorella) – inaugurato nel marzo 2013 – per la lavorazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, considerato il più innovativo del Nord Ovest, capace di separare e trattare imballaggi in plastica, alluminio,acciaio, carta, cartone e tetrapak.

    La localizzazione dei nuovi impianti è l’aspetto più delicato dell’intera faccenda. «Prima si prevedeva di realizzarli a Scarpino, oggi dopo tutto quello che è accaduto, investire milioni di euro su quell’area mi sembra decisamente improbabile – spiega Pignone – Stiamo ipotizzando, dunque, di poter usufruire delle aree industriali che l’Ilva di Cornigliano non intende più utilizzare. Spazi che ovviamente interessano a molteplici soggetti. Se il Comune riuscisse a costituire, a Cornigliano, una sorta di polo unico, comprendente il biodigestore ed altri impianti di separazione e trattamento dei rifiuti, sarebbe un buon risultato. Considera che il centro di Bolzaneto in via Sardorella è ubicato presso un capannone in affitto. L’obiettivo è abbattere, per quanto possibile, i costi».
    L’adeguamento dei siti di Volpara e Campi, invece «Rappresenta la risposta all’emergenza legata alla frazione umida – continua Pignone – Si tratta di impianti, non invasivi dal punto di vista ambientale, che separeranno immediatamente la parte organica da quella secca. In Val Bisagno tale progetto ha già suscitato la contrarietà di comitati e cittadini, una reazione comprensibile visto che le persone non si fidano più di una classe politica che per anni ha fatto promesse senza mai mantenerle. Io penso che, se davvero vogliamo essere credibili, nell’arco di quest’anno dobbiamo avviare la realizzazione degli impianti e mettere in pratica una RD efficace, fin da subito, non possiamo perdere altro tempo».
    Biodigestore, impianti di separazione secco-umido, impianti di trattamento, coinvolgimento dei privati per la parte economica «La chiusura del ciclo a freddo vuol dire questo. Per Genova, seguire tale schema, significa diventare una delle prime città, a livello europeo, ad accogliere la filosofia di “rifiuti zero”».

    Il biodigestore

    raccolta-rifiutiLa realizzazione del biodigestore è probabilmente il tassello principale del progetto complessivo. «In termini economici la spesa sarebbe di qualche milione di euro, cifra comunque ridicola rispetto alle centinaia di milioni necessari per costruire un inceneritore – afferma l’esponente della Lista Doria in consiglio comunale – La Regione ci deve mettere una quota. Ma dovremo trovare altre risorse, ad esempio bussando alla Cassa Depositi e Prestiti che prevede una parte di finanziamenti espressamente dedicati a simili impianti. Insomma, le condizioni economiche per immaginare l’intervento ci sono. Io non mi scandalizzerei se Amiu, in questo processo, fosse affiancata da un partner finanziario. Attenzione, però, sto parlando di un partner esclusivamente economico, non industriale, perché sennò si instaurerebbero delle logiche di mercato distanti dalla mission dell’azienda municipalizzata».
    Enrico Pignone conclude lanciando una proposta a prima vista provocatoria ma sicuramente innovativa. «Il Comune potrebbe emettere dei bond comunali (nel linguaggio economico e finanziario obbligazione, nda) tramite i quali i cittadini genovesi avrebbero l’opportunità di acquistare il nuovo biodigestore, impianto che in qualche misura, attraverso la produzione di energia e compost, consentirà una rendita economica. Sarebbe una scelta dei singoli che condividono la filosofia alla base della futura gestione dei rifiuti. Proporre una cosa del genere in Italia sembra fantascienza ma in altri Paesi non è così. Io penso che almeno una parte della copertura economica dell’impianto sarebbe reperibile in questo modo».

    Da rifiuto a risorsa: la produzione di biometano

    Era Superba ha chiesto un parere al prof. Federico Valerio, chimico ambientale da sempre impegnato sul tema della gestione dei rifiuti in città. «Io le posso dire qual è, secondo l’associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde), la tecnologia migliore per il trattamento dell’umido. Per una città delle dimensioni di Genova il biodigestore anaerobico può essere una buona soluzione, a patto che sussistano due condizioni in grado di rendere davvero efficiente l’intero processo. La prima è che il digestato, ovvero la parte che resta dopo il trattamento biologico (con l’uso di battere anaerobi), sia sottoposto a trattamento aerobico per migliorare le caratteristiche del compost che, a quel punto, potrà essere immesso sul mercato. Stiamo facendo pressioni su Amiu affinché tenga conto di tale condizione. La seconda è che il nuovo impianto venga utilizzato anche per produrre una particolare forma di metano chiamato biometano (per distinguerlo dal metano fossile). Un biodigestore da circa 50 mila tonnellate, come quello previsto a Genova, potrebbe produrre biometano per coprire il consumo domestico per cucina e acqua calda di tutti i genovesi. Non mi sembra un aspetto per nulla trascurabile. I vantaggi della messa in rete del biometano sono molteplici: si può immagazzinare nei periodi di minor consumo, la sua produzione è costante tutto l’anno, è una fonte di energia rinnovabile e la materia prima, gli scarti organici, è una produzione nazionale».
    La frazione umida destinata al biodigestore «Dovrà essere di ottima qualità – continua Valerio – Per questo motivo sarebbe opportuno sviluppare una raccolta porta a porta, come gli ambientalisti sostengono da anni. Amiu a luglio dovrebbe partire con la raccolta spinta dell’umido prodotto dagli esercizi commerciali, ma poi occorrerà estenderla a tutti i cittadini. Comunque bisogna puntare sulla riduzione di rifiuti alla fonte. Fondamentale è la comunicazione ai cittadini, Amiu dovrebbe impegnarsi di più in questa direzione.».

    Per quanto riguarda l’impiantistica di separazione secco/umido «Dovrebbe riguardare soltanto la parte rimasta non differenziata, si presume un 10-20% di umido – afferma Valerio – I nuovi impianti permetteranno di non conferire l’umido in discarica e, vista la situazione di Scarpino dovuta al percolato, sappiamo quanto ciò sia importante. Inoltre, in prospettiva futura consentiranno il recupero anche di altri materiali. Come avviene nel centro di Bolzaneto in via Sardorella. Dobbiamo seguire le filiere che si sviluppano a partire dal trattamento meccanico dei rifiuti, è questa la strada maestra, come peraltro indica l’Unione Europea. Io propongo di implementare l’impianto di Bolzaneto e realizzarne altri con la stessa filosofia, in modo tale da aumentare il recupero e la trasformazione di ogni materiale».
    Anche per il prof. Valerio la soluzione più logica sarebbe quella di realizzare un polo unico nelle aree Ilva di Cornigliano, dove presumibilmente troverà ubicazione il biodigestore. «L’insieme di questi interventi rappresenta un passo avanti notevole – conclude Valerio – L’Europa si muove verso la filosofia “rifiuti zero”, verso l’economia circolare che finalmente l’Amiu del presidente Marco Castagna sta promuovendo. Genova oggi è al bivio. Scarpino ormai è insostenibile. Fortunatamente, però, non avere preso decisioni scellerate in passato, mi riferisco alla realizzazione dell’inceneritore, adesso ci offre l’opportunità di imboccare finalmente la strada giusta».

     

    Matteo Quadrone

  • San Desiderio, molto di più che una squadra di calcio. La favola sportiva e la raccolta fondi

    San Desiderio, molto di più che una squadra di calcio. La favola sportiva e la raccolta fondi

    san-desiderioIl quartiere genovese di San Desiderio vive da ormai 15 anni una favola sportiva unica nel suo genere, a Genova e probabilmente anche in Italia. Una società dilettantistica che può contare su una vera e propria tifoseria organizzata che è allo stesso tempo proprietaria e amministratrice del club. Era Superba non si occupa di sport, ma questa storia va ben oltre la cronaca sportiva e merita senza dubbio di essere raccontata. Qualche settimana fa è arrivato il grande salto nel Campionato regionale di Promozione con il successo sul campo e la grande festa dei tifosi giallo blu, una rincorsa durata un’intera stagione, una vittoria inaspettata e quindi ancora più goduta, ma che significa anche maggiori sforzi economici per l’iscrizione alla prossima stagione sportiva. Da qui l’idea di organizzare una campagna di crowdfunding fra gli abitanti del quartiere (e non solo) per permettere alla società di disputare il campionato regionale 2014/2015. 

    «San Desiderio è un quartiere che mi viene più facile definire paese, a Sande si ferma la strada sotto il Monte Fasce, la passione resta imprigionata nell’Alta Valle Sturla – esordisce così il presidente e primo tifoso del San Desiderio Silvio Frangioni – Qui la gente cresce, parte ma poi torna. Il Sande è elemento di unione per molte generazioni, sopratutto per i ragazzi nati negli anni 80 e 90. Abbiamo rifondato la squadra nel 1999 dopo 18 anni di assenza, il vecchio San Desiderio aveva intrapreso un percorso importante culminato con la promozione in Serie D nei primi anni ’80, ma per farlo si era dovuto fondere prima con il Quarto e poi con il Rapallo Ruentes. Noi, oggi, siamo riusciti ad approdare in un Campionato regionale come la Promozione senza fonderci con nessuno, ma facendo tutto con le nostre forze, e puntando molto sui valori che forse solo in un paese possono essere così tangibili e reali».

    Una campagna crowdfunding (qui il link) per sostenere l’iscrizione alla promozione e un video per promuovere l’iniziativa. I primi giorni di raccolta sembranoessere partiti con il piede giusto… «I costi in Promozione raddopiano rispetto alla prima categoria; con alcuni amici abbiamo avuto l’idea di provare questa iniziativa 2.0 e dopo tanta fatica e sudore versato siamo riusciti a produrre un video che a nostro parere rappresenta davvero l’essenza giallo blu».

    san-desiderio-2Una grande sfida, insomma, quella che Frangioni e i suoi vogliono vincere. Quella del San Desiderio è una tradizione ben consolidata. «Ormai sono 15 anni che abbiamo un seguito importante che ci ha accompagnato in tutta la provincia. Lo zoccolo duro è composto da qualche decina di persone che di anno in anno aumenta in maniera importante. Io faccio il presidente da due anni e sono il primo tifoso della squadra, in Consiglio con me abbiamo tanti miei coetanei che hanno vissuto il Sande dall’inizio e due anni fa quando sono terminate le Presidenze “foreste” si sono impegnati con me per non far sparire il San Desiderio; all’inizio sono stato eletto Presidente Pro-Tempore, ma poi non essendo subentrato nessuno… sono andato avanti sino ad oggi! E tutto sommato siamo andati oltre le più rosee aspettative mettendo a segno due promozioni di fila…»

    Anche i giocatori partecipano attivamente a questa favola di calcio, rinunciando al compenso. Come avete convinto il gruppo di calciatori a sposare la vostra causa senza puntare sul compenso economico? «Quest’anno solo tre ragazzi prendevano un rimborso, un gesto simbolico per alcuni dei giocatori più rappresentativi. La piazza di Sande ci permette di avere con noi dei giocatori che da altre parti potrebbero sicuramente riuscire ad ottenere dei compensi. I tifosi e l’aria che si respira a San Desiderio sono speciali, speriamo di continuare a respirare quest’aria ancora per tanti anni. Servirà la dedizione e la collaborazione di tutti. Forza Sande!».

  • L’Euphorbia, i fiori gialli delle coste mediterranee

    L’Euphorbia, i fiori gialli delle coste mediterranee

    Euphorbia-1La pianta di cui parliamo questa settimana appartiene alla famiglia delle Euphorbaceae ed è assai comune lungo le coste e nelle aree dal clima mediterraneo, in particolare dell’Italia, della Francia, della Spagna e della Grecia. Il nome trarrebbe origine dal medico Euphorbus che avrebbe utilizzato il succo lattiginoso e biancastro, proveniente dai rami della pianta, nella preparazione delle sue pozioni. A seconda della specie, vi sono tipologie legnose o erbacee, tutte diverse tra loro ma accomunate dalla tipologia della fioritura. La caratteristica principale della pianta consiste proprio nei caratteristici fiori che si formano in tarda primavera o inizio estate e che ricoprono la parte terminale dei rami. Il loro colore è estremamente raro e quasi unico in Natura, sono infatti di un giallo verde accesso, acido, inusuale e quasi fosforescente sotto il sole. Alcune specie presentano caratteristiche campanelle dal cuore marrone brunastro, anch’esse estremamente inusuali.

    Euphorbia characiasL’ Euphorbia è frugalissima, spontanea nell’area mediterranea, non richiede nessuna particolare tecnica colturale: né specifiche concimazioni, né potature e neppure di essere annaffiata. Essa è poi soggetta al fenomeno dell’“estivazione”: la pianta, per sopravvivere alla estrema calura estiva, lascia infatti che tutte le foglie (lanceolate e di un bel verde brillante) cadano e rimane completamente spoglia. La traspirazione dell’Euphorbia viene così ridotta al minimo e le esigenze idriche sono quasi azzerate. La pianta butterà, alle prime piogge e nella successiva primavera, nuove foglie e nuovi fiori, tornando rigogliosissima come se nulla fosse accaduto.

    Euphorbia-4

    Una ulteriore particolarità dell’essenza consiste nelle modalità di diffusione dei suoi semi. Questi ultimi vengono infatti letteralmente gettati, per effetto dell’esplosione -sotto il cocente sole estivo- dei baccelli che li contengono, lontano dalla pianta madre.
    Perfetto è l’utilizzo di questa pianta, specie di quella arbustiva, nei bordi misti di essenze mediterranee. L’Euphorbia presenta infatti una struttura articolata di rami, foglie e fiori dalle colorazioni particolari che completano gli insiemi di piante dalle chiome grigiastre (ad es: Westringia, Ulivo,…) o verdi scuro (ad es. Mirto). Nelle estati più torride quando l’arbusto perde le foglie, l’insieme dei rami rimane comunque molto particolare, di un suggestivo rosso brunastro. Il risultato è il migliore, specie se la pianta viene collocata lungo la costa a strapiombo sul mare, che traspare attraverso lo scheletro contorto dei rami.

    In realtà, tanto l’Euphorbia è diffusa in natura tanto poco lo è in parchi e giardini. Meriterebbe invece maggiore attenzione, da un lato per la fioritura che è assai particolare e dall’aspetto orientaleggiante, e, dall’altro, per le limitatissime esigenze idriche, da tenere sempre in maggiore considerazione nel futuro impianto del verde.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • La beffa dei contatori del gas (parte prima): io ti blocco e tu mi paghi lo stesso

    La beffa dei contatori del gas (parte prima): io ti blocco e tu mi paghi lo stesso

    Contatore del GasQuesta settimana dobbiamo tornare a parlare di contatori del gas. Abbiamo più volte ricordato la differenza tra venditori (di gas piuttosto che di energia elettrica) e distributori. In questo paese anomalo, dove i distributori cambiano come gira il vento e, di fatto, dettano legge, il consumatore utente si trova a stipulare i contratti con i venditori.

    Così, ogni qualvolta nasca una problematica, ecco scattare un simpaticissimo scaricabarili tra distributore e venditore. Analizziamo un caso segnalato da una lettrice.

    La signora Calogera mi contatta perché nel 2007 Iren Mercato le piomba il contatore; mi porta idonea documentazione a supporto. Ciò nonostante, nel 2014 le arrivano delle bollette arretrate dal 2007 ad oggi.
    Pazzesco, voi direte.
    Pazzesco, vi rispondo io.

    Innanzitutto, ricordiamo la prescrizione di cui all’art. 2948 del codice civile (cinque anni), per cui una parte delle somme richieste sicuramente non s’hanno da pagare. In secondo luogo – e qui sta il nocciolo della questione – la signora ha fatto reclamo e, udite udite, la risposta è stata: il distributore ha piombato il gas, ma poi vi è stata una richiesta di riallaccio via mail, quindi la somma richiesta è da pagare.

    Ora, con un contatore a tutt’oggi piombato, la cosa è impossibile. Ma il distributore dice così.E allora come risolvere?

    Semplicemente con un esposto alla Magistratura competente e con un’azione civile volta non solo a richiedere l’infondatezza delle richieste, ma pure il risarcimento del danno causato alla signora. Ricordiamo che la signora Calogera aveva un rapporto contrattuale con Iren Mercato e non con il distributore (in questo caso Genova Reti Gas); quindi tirare in ballo il distributore per discolparsi, mi sembra una tattica a dir poco irragionevole.

    Perché non fare ricorso all’A.E.E.G.. ovvero all’Authority? Perché in questo paese le Authority non stanno mai dalla parte dell’utente/consumatore sottomesso, deriso, calpestato, odiato, per dirla con una celebre canzone di Rino Gaetano.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    villa-del-principe-salone-dei-giganti-2L’ultimo appuntamento della stagione con #EraOnTheRoad (i sopralluoghi in diretta Twitter tornano a settembre ndr), ci ha portato in una location di eccezione, circondati dai saloni affrescati e dal vasto giardino all’italiana, una loggia risalente al ‘500 nel cuore della nascente Città Metropolitana di Genova, a pochi passi dalla stazione ferroviaria che prende il suo nome e dalla Stazione Marittima. Palazzo del Principe, un gioiello edificato tra il 1528 e 1533 da Andrea Doria, che resta tutt’oggi privato ma coniuga a questa natura quella di museo pubblico, aperto alla cittadinanza e ai visitatori. Fiore all’occhiello delle bellezze genovesi, in una posizione potenzialmente favorevole per richiamare grandi flussi di turisti, in realtà non supera i 10-12 mila visitatori all’anno.

    Siamo andati a visitare le stanze e il giardino, accompagnati da Roberto Bianchi, responsabile della didattica.

    La Villa del Principe e il parco

    villa-del-principe-facciata-sudSi tratta della dimora nobiliare più importante di Genova, la prima costruita secondo la moda della Roma e della Firenze del tempo: era il 1528 quando Andrea Doria, ammiraglio della flotta papale e personaggio controverso, commissionava il complesso a un team di valenti architetti, artisti ed esperti, tra cui Perin Del Vaga, allievo di Raffaello. Doria, i genovesi lo sanno, aveva un temperamento particolare: era un “principe” nel senso più machiavellico del termine, un uomo la cui fama è stata più volte compromessa nel corso dei secoli (per il suo avvicinamento al papato prima e alla monarchia spagnola poi), ma che di recente sembra essere stata riabilitata grazie a studi e libri che raccontano la sua storia. Di lui oggi a Genova resta davvero molto: in primis, proprio questa Villa, da lui voluta per celebrare il suo status di ‘self-made man’, il rango prestigioso acquisito grazie al suo pragmatismo e alla sua ambizione. Rimasto orfano piccolissimo (a soli 12 anni), Andrea Doria è un uomo che oggi diremmo “si è fatto da solo”, prima lavorando come mercenario al servizio del papa, che all’epoca aveva un folto entourage genovese; poi con il cursus honorum al servizio dei principi della penisola. L’inizio della sfortuna dell’Italia coincide con l’inizio della sua fortuna: nel 1494 si converte a mercenario in mare, dotato di flotte di galee messe al servizio prima della Repubblica di Genova, poi del migliore offerente. Così entra in contatto con la Francia prima, e poi – dal Sacco di Roma del 1527 – con il re di Spagna Carlo V, costringendo anche l’oligarchia genovese a spostarsi verso un’alleanza spagnola.

    Proprio Carlo V sarà il primo ospite della Villa: è stata ultimata nel 1533, in soli 5 anni, proprio per accogliere il sovrano spagnolo, in visita in città.

    La dimora nobiliare

    Il Palazzo, aperto dal 1995 al pubblico, è articolato in 20 stanze al piano nobile (unico edificato da Doria, con aggiunte del suo successore Giovanni Andrea I), distribuite in due appartamenti completamente simmetrici, riservati uno agli uomini, l’altro alle donne, in stile francese e con il Salone di rappresentanza, per gli ospiti, e le sale private, alle quali si accedeva solo su invito del padrone di casa. Qui, la storia di una delle famiglie più prestigiose di Genova è raccontata mediante ricorso alla rappresentazione della storia romana repubblicana e alla mitologia classica (in particolare le “Metamorfosi” di Ovidio).

    Nel primo salone di rappresentanza, quello dell’ala maschile, troviamo subito gli arazzi originali collezionati dal Doria (originariamente 200), in filo d’oro e d’argento, gli affreschi ai soffitti (che mostrano simbolicamente la caduta dei giganti, i nemici dei Doria), gli ornamenti pregiati e d’epoca; i ritratti di famiglia con il cane, simbolo di fedeltà alla corona spagnola. Proseguendo, il famoso ritratto di Andrea Doria/Poseidone, re del mare con le sue flotte; il busto di Augusto che, come Doria a Genova, è stato un pacificatore dei popoli dell’Impero Romano; i busti dei papi in bronzo e gli arazzi dei mesi dell’anno con le rispettive divinità eponime. Tra tutti, gli arazzi sono di particolare interesse: 40 mq di estensione, sono gli unici presenti all’interno di una reggia in un contesto repubblicano.

    Nella parte femminile, invece, oltre a nuovi arazzi provenienti dalle Fiandre e Bruxelles con le scene della battaglia di Lepanto (cui lo stesso Giovanni Andrea I ha partecipato, suggellando definitivamente la vicinanza alla corona spagnola), una serie di ritratti delle matrone di famiglia, attraversando i secoli di storia.

    Il parco

    Risanato dal 1999 per volere dei proprietari, il parco prima versava nel degrado ed era utilizzato per il cineforum estivo Nettuno. In seguito, sono stati fatti i primi scavi e gli studi sui documenti d’epoca per la scelta delle piante da coltivare e della vegetazione, rigorosamente in linea con lo stile dell’epoca. Oggi qui ci sono dodici sculture in vetro di Murano dell’artista contemporanea Ria Lussi, commissionate dalla famiglia e realizzate appositamente per questo giardino: rappresentano i volti di dodici imperatori romani, in una versione sui generis, con tanto di pannelli solari per la creazione di un meccanismo rotante. Le installazioni, inserite il 30 maggio, resteranno visitabili fino a settembre. Il giardino, ricordiamo, è aperto alla cittadinanza e visitabile gratuitamente, in orario di apertura del museo.

    Museo e residenza, tra pubblico e privato: i visitatori

    Il museo è aperto dal 1995, e il prossimo anno festeggerà i suoi primi 20 anni: una proposta culturale abbastanza recente, e soprattutto sui generis. Infatti, la Villa mantiene il duplice status di dimora privata, tutt’ora utilizzata dai proprietari, e di museo pubblico. Difficile conciliare oggi le due anime (diversamente da quanto accade ad esempio a Villa Croce, anche se si tratta di modelli di gestione diversi ndr), ma è proprio questo che rende l’esperienza particolare, unica. Si pensi che ogni anno, per qualche settimana, alcune stanze vengono chiuse al pubblico perché vi soggiornano i legittimi proprietari, che sono anche i finanziatori e gli unici che hanno effettivo potere decisionale circa le misure di promozione del complesso, le mostre permanenti, le iniziative.

    Il museo oggi dà grandi soddisfazioni alla città, ci racconta il dott. Bianchi, ma non è stato facile allestirlo così come lo vediamo oggi: «Gli oggetti che vediamo oggi e che fanno l’arredamento della Villa sono stati portati a Genova da Roma, dove erano stati trasferiti dopo che la famiglia Doria si imparentò con i Pamphilj, nobili della capitale, e decise di abbandonare il capoluogo ligure. Oggi questo è uno dei pochi esempi di dimora storica allestita e vissuta dai principi, che è casa e museo».

    Non mancano nemmeno le personalità illustri a completare la storia di questo luogo: «Negli anni qui sono arrivati anche molti personaggi famosi grazie ai Doria. Imperatori, papi, nobili, ma soprattutto artisti: uno su tutti Caravaggio, cui Doria voleva commissionare lavori, ma che pare non si sia fermato più di qualche settimana perché la città ligure per lui non era abbastanza attraente paragonata alla Capitale. Qui hanno soggiornato anche Napoleone e Giuseppe Verdi prese in affitto alcune stanze dopo che la famiglia già si era trasferita a Roma: qui compose parti dell’Otello e del Falstaff».

    Villa del Principe – racconta il giovane, preparatissimo ed appassionato Dott. Roberto Bianchi – è un complesso noto in tutto il mondo: tanti i visitatori stranieri informati ed entusiasti, meno i genovesi. In totale, in questi anni le presenze si sono attestate attorno a cifre che vanno dai 10 ai 12 mila visitatori, in linea con il trend di incremento generale del polo museale civico genovese (qui l’approfondimento).
    L’attività del museo si rivolge soprattutto alle scuole e alla didattica, per educare ed informare i bambini, i piccoli genovesi del futuro, ed invogliarli – chissà – a tornare. Le scuole sono prevalentemente elementari, per laboratori in giardino, e medie-superiori, per laboratori all’interno, dedicati allo studio della storia attraverso gli arazzi e i dipinti.
    Tutto, come già detto, è proprietà privata, e i proprietari si occupano di elargire fondi per eventi e mostre temporanee, e tutto ruota attorno alla loro volontà gestionale.

    Naturalmente il museo è escluso dalla rete dei musei civici, e cammina con le sue gambe. Il dialogo c’è, sia con Tursi che con i singoli musei, dice Bianchi, ma soprattutto a titolo privato, di conoscenze personali; una cooperazione vera e propria, invece, manca.

    Perché non sfruttare la posizione favorevole, vicina a terminal traghetti e stazione di Piazza Principe, per attirare nuovi flussi? Ne gioverebbe l’intera città. «Vero, ma sembra una prospettiva lontana. Dovrebbe essere il Comune ad accordarsi con Costa e MSC per far confluire turisti. Ad oggi collaboriamo sia con il Galata Museo del Mare che con la Commenda di Pré, con cui c’è forte connessione per quanto riguarda i temi legati al mare e al parco. Ancora, il Palazzo della Meridiana, anch’esso privato, con cui ci sono convenzioni e collaborazioni in merito alla didattica».

     

    Elettra Antognetti

  • #EraOnTheRoad, Villa del Principe: il sopralluogo in diretta Twitter dalle 14.30

    #EraOnTheRoad, Villa del Principe: il sopralluogo in diretta Twitter dalle 14.30

    villa-principeQuesta settimana #EraOnTheRoad andrà a fare visita ad uno dei complessi storici più importanti della città di Genova, la Villa del Principe, la dimora di Andrea Doria edificata intorno al 1530.

    Nel 1994 sono terminati i lavori di restauro (nel 200 quelli relativi all’area esterna) e la splendida “Versailles” della Repubblica di Genova è stata riaperta al pubblico. Andremo a scoprire i segretie le bellezze artistiche e documenteremo lo stato di conservazione del complesso.

    A partire dalle 14:30 potrete seguire il nostro sopralluogo in diretta Twitter. Come sempre, gli spunti più interessanti saranno poi oggetto di approfondimento in redazione sino alla pubblicazione degli articoli su erasuperba.it.

    Per segnalazioni e domande scrivi a redazione@erasuperba.it

    #EraOnTheRoad, cosa ti sei perso? >> Qui le precedenti puntate