Autore: erasuperba

  • Cornigliano, ospedale a Villa Bombrini: i dubbi del Movimento Difesa del Cittadino

    Cornigliano, ospedale a Villa Bombrini: i dubbi del Movimento Difesa del Cittadino

    Il progetto del mega ospedale a Villa Bombrini, quartiere Cornigliano, un’opera finalizzata a migliorare l’offerta sanitaria in zone come quelle del Ponente e della Val Polcevera, private nel corso degli anni di numerosi presidi ospedalieri, fa discutere cittadini e associazioni, in particolare in merito alla collocazione prevista a Villa Bombrini.

    A sollevare alcuni dubbi è il Movimento Difesa del Cittadino che spiega «Certamente la zona strategica tra Ponente genovese, Val Polcevera e Sampierdarena sarebbe l’ideale considerando la chiusura di ospedali molto vicini alla popolazione, specie nel ponente genovese. Stesso discorso per la Val Polcevera, tenendo conto anche dei comuni extraurbani, oltre la valle».
    Ma il MDC si domanda se la sede di Villa Bombrini «È proprio così “ideale” da altri punti di vista?». Innanzitutto c’è «La questione dell’inquinamento: del terreno che non è stato disinquinato (o almeno non in modo adeguato); dell’aria a causa delle polveri da traffico (e non solo); da rumore del traffico e, soprattutto, dall’industria (laminatoio ILVA); e, forse, da un mega depuratore».

    «Ci risulta che il terreno (e la stessa villa) sia stato fortemente inquinato dall’acciaieria durante tanti anni di lavoro – sottolinea il Movimento Difesa del Cittadino – Si è affermato che sotto quel terreno sono state sotterrate tonnellate di scorie ed altro materiale dovuto alle lavorazioni. E’ vero? Se è vero, e si sostiene che il terreno contaminato non sia stato rimosso, se non superficialmente, come si può pensare di mettere lì un ospedale? Non è che spalmando cemento e asfalto si blocca il danno fatto negli anni precedenti. Del resto, il terreno ed il verde dovranno rimanere per buona parte».

    E poi c’è il problema legato al traffico veicolare, proprio a due passi dal parco e dalla villa «Possibile che non influisca sull’inquinamento dell’aria, sulla respirazione dei cittadini e sui polmoni dei malati? Ed ora sorgerà un’altra strada parallela a via Cornigliano. Bene per lo smaltimento del traffico di Cornigliano, ma è possibile considerarla zona acustica n. 5? Zona costruita, “inventata”, perché era stata dimenticata. Si trattava di inserire una zona “cuscinetto” tra la zona acustica 6 (caratteristica per la presenza di industrie fortemente inquinanti con decibel 65, al massimo anche di notte per il ciclo continuo delle lavorazioni) e la zona 4 di Cornigliano (zona mista, con presenza di abitazioni civili vicino ad industrie rumorose (e non solo). Per ben che vada Cornigliano potrebbe diventare zona acustica 3. E un ospedale deve essere in una zona acustica n.1.».
    Se a tutto questo si aggiunge il mega depuratore «Previsto in quella zona per prendere gli scarichi delle zone circostanti, guardando l’esperienza degli altri depuratori, si può pensare che non incida sull’ambiente e l’eventuale ospedale?».

    Il dubbio principale, dunque, riguarda la collocazione nei pressi di Villa Bombrini, villa di pregio inserita nel territorio produttivo dell’ILVA, oggi nella parte dismessa, pare in via di bonifica.
    «Qui sta per essere costruita una bretella stradale, atta a sgravare il carico viabilistico, spesso parossistico di Via Cornigliano – sottolinea l’architetto Paolo Gastaldo – Un’opera importante, ma foriera di maggiore quantità di CO2, benzene e polveri fini, in un luogo che dovrebbe essere rivalutato dal punto di vista urbanistico, inserendo, se mai, la riqualificazione della villa Bombrini come verde urbano per “ossigenare” una zona gravata da decenni di polveri di lavorazione siderurgica».

    Il secondo dubbio chiama in causa costi e tempi di realizzazione di un simile ospedale perché, in tempi di crisi «Sarebbe meglio, se mai, razionalizzare e strutturare l’offerta sanitaria, già in essere sul territorio – spiega Gastaldo – anche a fronte dell’invecchiamento della popolazione, come screening preventivo e supporto delle urgenze, nelle strutture già esistenti come Sampierdarena, Sestri Ponente, Voltri, Bolzaneto che verrebbero chiuse o vendute tramite cartolarizzazione».
    E l’architetto ricorda le polemiche e le opposizioni al nuovo Galliera «Un progetto che prevedeva il parziale sventramento del parco, box interrati e persino, pare, una galleria con negozi. Tendenze architettoniche qui importate direttamente dagli USA, ove esiste il concept del “COMMERCIAL HOSPITAL”, mega strutture private detenute da compagnie d’assicurazione ultra potenti, tanto da bloccare ed inceppare le volontà del presidente Obama circa una riforma sanitaria sul modello europeo. In queste strutture USA vengono costruiti modernissimi complessi avveniristici con parcheggi multipiano sotterranei e persino gallerie con negozi, ristoranti e servizi di ogni tipo».

    Ma siamo in Italia e, nonostante la carenza di liquidità pubblica, la sanità deve rimanere pubblica «Pertanto, anche se a qualcuno attrae l’onda americanizzante del “COMMERCIAL HOSPITAL”, è meglio preservare e razionalizzare i presidi territoriali esistenti – continua l’architetto Gastaldo – Del resto, l’ Italia è piena zeppa di mega super ospedali non finiti! Come quello di Agrigento, ad esempio, realizzato, inaugurato e poi chiuso perché costruito con cemento depotenziato! La politica è usata nel nostro paese a livello elettoralistico per vendere agli elettori il “nuovismo”. Che poi va ad alimentare super costi di progettazione, iter burocratici e, spessissimo, mancanza di trasparenza nel conferimento degli appalti, i quali causano l’ aumento dei costi. C’è la crisi, ed allora si propone la razionalizzazione, spendendo su nuove strutture che durano anni ed anni di cantierizzazione, costano centinaia di milioni e poi, come a Napoli, è successo che, ad opera conclusa, non ci sono più le risorse per far partire un ospedale. E questo è pagato dai contribuenti, crea danno ambientale come consumo del suolo, satura ambienti preziosi, da destinare ad altri scopi».
    Quando si parla di “super appalti” «La storia ci insegna a diffidare e a rifletterci sopra – conclude Gastaldo – preferendo strade meno costose ed impattanti, semplicemente suggerendo di razionalizzare l’esistente, operazione sicuramente meno onerosa che dare seguito ad un super appalto, come il nuovo ospedale del ponente».

     

    Matteo Quadrone

  • Goa Boa 2012: tutti i concerti a Porto Antico e Villa Serra

    Goa Boa 2012: tutti i concerti a Porto Antico e Villa Serra

    Torna a Genova uno degli appuntamenti musicali più attesi e amati dal pubblico, il Goa Boa Festival, kermess organizzata dall’associazione Psyco e giunta alla quattordicesima edizione.

    Quest’anno per tutto il mese di luglio l’Arena del Mare del Porto Antico di Genova e la suggestiva Villa Serra a Comago ospitano i concerti di alcuni degli artisti più interessanti del panorama musicale italiano e internazionale.

    Il nome di punta di questa edizione è Morrisey, il leader storico degli Smiths che negli anni ’80 ha dato un grande apporto artistico al genere pop.  Dopo lo scioglimento della band, il carismatico artista di Manchester ha proseguito nella carriera da solista, diventando uno dei precursori della musica indie. Nel 2007 il quotidiano inglese Daily Telegraph ha inserito Morrisey nella classifica dei cento geni viventi, un anno dopo la rivista Rolling Stone lo ha incluso nell’elenco dei cento grandi cantanti di tutti i tempi (8 luglio Arena del Mare).

    Il festival inizia venerdì 6 luglio all’Arena del Mare con Ben L’Oncle Soul (ANNULLATO CAUSA DI PROBLEMI DI SALUTO DELL’ARTISTA), noto al grande pubblico per la cover soul del brano Seven Nation Army degli White Stripes, e Brunori Sas, artista calabrese considerato uno dei migliori cantautori italiani dell’ultimo periodo.

    Si continua ancora al Porto Antico il 7 luglio, con una serata multietnica insieme a Balkan Beat Box, interessante gruppo americano-israeliano dalle sonorità balcaniche e mediterranee, e a Raiz a Almamegretta, una delle band più innovative e creative del panorama underground italiano degli ultimi vent’anni.

    Si arriva poi all’8 luglio con il grande concerto di Morrisey, anticipato dalla grande vocalità della cantautrice americana Kristeen Young.

    Dopo una breve pausa il festiva cambia location e approda a Villa Serra venerdì 13 luglio con il concerto dei Negrita, in giro per l’Italia con il “Dannato Vivere Tour”. 

    Domenica 22 luglio invece serata reggae insieme al giamaicano Mr Vegas,  alla reggae band di Pordenone Mellow Mood e a Raphael, già cantante negli Eazy Skankers.

    Si chiude in bellezza venerdì 27 luglio con un grande concerto rock-prog: ospite il Banco Del Mutuo Soccorso, che propone un intenso e sorprendente spettacolo per festeggiare i 40 anni di carriera insieme a un’altra grande pietra miliare del genere, Le Orme.

    Questo il programma.

    Porto Antico
    – Venerdì 6 luglio – Ben L’Oncle Soul e Brunori Sas;
    – Sabato 7 luglio – Balkan Beat Box e Almamegretta & Raiz;
    – Domenica 8 luglio – Morrisey e Kristeen Young

    Villa Serra

    – Venerdì 13 luglio – Negrita
    – Domenica 22 luglio – Mr Vegas, Mellow Mood e Raphael
    – Venerdì 27 luglio – Banco Del Mutuo Soccorso e Le Orme

    I bliglietti per Morrisey e Negrita disponibili su www.ticketone.it , per tutti gli altri spettacoli la prevendita è aperta il 12 giugno

    [foto di Diego Arbore]

  • Regione Liguria: Alta via dei monti liguri in mountain bike 16-24 giugno

    Regione Liguria: Alta via dei monti liguri in mountain bike 16-24 giugno

    «La competizione in mountain bike lungo l’Alta via dei monti liguri è un’occasione importante per valorizzare il nostro territorio e promuovere il turismo in Liguria», così ha affermato oggi  l’assessore regionale al turismo, Angelo Berlangieri, in occasione della presentazione della prima edizione dell’Alta via “stage race”, una competizione in mountain bike lungo tutto il crinale dei monti liguri, alla scoperta dei paesi dell’entroterra.

    Organizzata dall’associazione ospitalità alta via dei monti liguri, con il patrocinio della Fondazione Veronesi, della Regione Liguria e dell’agenzia turistica regionale, la corsa prenderà il via sabato 16 giugno e si concluderà domenica 24 giugno. Nove giorni per 500 chilometri e 11.000 metri di dislivello, attraversando le montagne liguri che si affacciano sul mare, offrendo scorci e paesaggi sempre diversi. Dall’estremo levante ligure fino al Ponente, passando per Ceparana, Sesta Godano, Rezzoaglio, Savignone, Sassello, Bardineto, Triora, Pigna, Dolceacqua.

    L’Alta via stage race si corre in coppia e prevede tre tipologie di equipaggi: chi ha meno di 35 anni, chi li ha superati e genotore/figlio. L’equipaggio vincitore e i migliori classificati riceveranno premi in denaro che saranno in parte devoluti alle località liguri della Val di Vara e delle Cinque Terre, colpite dall’alluvione dello scorso 25 ottobre.

    «L’obiettivo di questa corsa – ha spiegato Marco Marchese, presidente dell’associazione ospitalità alta via dei monti liguri – è quello di far capire la bellezza e la fruibilità del territorio ligure, sia dal punto di vista culturale ed escursionistico che sportivo. Con questa iniziativa vogliamo creare un percorso ciclabile permanente lungo tutta la Liguria usufruibile anche dalle famiglie, per scoprire la nostra terra in modo nuovo».

  • Confindustria, il convegno dei Giovani Industriali a Santa Margherita

    Confindustria, il convegno dei Giovani Industriali a Santa Margherita

    Colpisce immediatamente il logo scelto dai Giovani di Confindustria per il loro 42° convegno a Santa Margherita Ligure. Filo spinato in primo piano e poco sotto il motto di questo incontro «Siamo in prima linea». Si percepisce lo stato d’animo della sala, la sensazione di essere sotto tiro, da un lato per colpa della crisi economica che costringe alla chiusura 42 aziende al giorno, dall’altro per colpa della politica e della pubblica amministrazione, troppo lente e inefficienti nel dare risposte alle richieste delle imprese. Si sentono in trincea i giovani industriali, ma sarebbero pronti a suonare la carica, se solo ci fossero le condizioni per farlo. E queste condizioni dipendono non solo dalle scelte della politica nazionale, ma anche dalle decisioni prese a livello europeo.

    Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori, nel proprio discorso conclusivo ha parlato di una carenza di leadership in Europa e ha evidenziato le gravi conseguenze che questo problema sta comportando per tutta l’economia dell’eurozona. Poco prima del suo intervento anche i tre big della politica, Alfano, Casini e Letta, avevano concordato sulla necessità di rinnovare le istituzioni europee per dare loro maggiore capacità decisionale. L’incapacità di risolvere la crisi della Grecia, un paese che vale solo il 2% del PIL europeo, era stato portato come esempio dell’inadeguatezza dell’attuale sistema. Con differenze quasi impercettibili tutti e tre i leader politici hanno ribadito il loro sostegno a Monti, visto come l’uomo in grado di guidare questo processo di rinnovamento dell’Unione Europea.

    In particolare è stato Alfano a sintetizzare le tre riforme essenziali: i project bond (obbligazioni emesse dall’UE per finanziare opere pubbliche), gli euro bond (obbligazioni del debito pubblico dei paesi facenti parte dell’UE) e la possibilità per la BCE di creare liquidità stampando euro. Tuttavia, esiste un ostacolo difficile da superare per poter realizzare queste riforme, la ritrosia del governo tedesco. La cancelliera Merkel viene citata in più occasioni come emblema di quel rigore che si contrappone alla crescita tanto invocata dagli industriali.

    La contrapposizione rigore/crescita non è solo una questione europea, ma è presente anche all’interno dello stesso Governo Monti. Infatti, nei giorni scorsi lo slittamento dell’approvazione del cosiddetto decreto sviluppo aveva portato ad attribuire questi ritardi alla scarsità delle risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Economia. Il vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, e il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, entrambi presenti al convegno, hanno voluto sminuire le presunte tensioni tra i due dicasteri, sottolineando la forte collaborazione. Tuttavia, l’occasione era troppo ghiotta per non approfittarne e i giovani industriali hanno voluto ribadire la propria posizione esplicitando il loro “tifo” per Passera. L’intervento di Grilli, ha sentenziato Morelli, è stato condivisibile, ma alla sua analisi mancavano delle proposte. Confindustria chiede più fatti e meno parole. Gli fa eco Francesco Sacco, docente dell’Università Bocconi, che solleva un altro dei temi centrali del convegno: le lentezze della burocrazia italiana. Non vi è stato intervento di imprenditore, professionista o politico, che non abbia fatto un accenno a questo argomento. Qualche possibile soluzione al problema è già contenuta nel decreto sviluppo. Passera ha anticipato che si renderà obbligatorio per la Pubblica Amministrazione dichiarare on-line in che modo vengono utilizzate le proprie risorse economiche. Inoltre il Ministro ha parlato anche di semplificazione: si creeranno criteri comuni per le circa ottomila diverse anagrafi italiane. Infine saranno tagliati circa cinquemila enti pubblici di scarsa utilità che sono serviti soprattutto per garantire delle cariche a esponenti politici.

    Questi sono interventi che Passera ha definito di contesto, ovvero interventi in grado di creare le condizioni per favorire la ripresa economica. Altre misure sono state previste per agevolare direttamente e nell’immediato le aziende. Innanzitutto lo sblocco di cinquanta miliardi di pagamenti che lo Stato doveva alle imprese e, in secondo luogo, la facilitazione dell’accesso al credito per le aziende in difficoltà, perché possano avere un rapido aiuto economico.

    Ma il tema che ha animato di più la discussione è senza dubbio quello relativo al debito pubblico. A sollevare l’argomento è stato l’intervento del Direttore Generale del Censis, Giuseppe Roma, il quale, nella sua interessante analisi, ha sostenuto che la mancanza di fiducia degli investitori nel nostro paese dipende soprattutto dal peso del suo debito. A fronte di ciò esiste però una disponibilità finanziaria privata che, secondo il direttore del Censis, potrebbe essere utilizzata proprio per appianare in parte questo enorme buco. In altre parole l’idea sarebbe di utilizzare il capitale privato per ridurre il debito. Una patrimoniale quindi? Roma non si è espresso in merito lasciando la decisione ai politici. Sia Alfano sia Letta hanno concordato sulla necessità di agire sul debito attraverso privatizzazioni e liberalizzazioni, ma nessuno ha parlato di una tassa sui patrimoni. L’unico a farlo è Casini, che ha sottolineato la propria estrema contrarietà ad una proposta del genere perché comporterebbe una fuga di capitali dall’Italia.

    E i giovani? Restano un po’ sullo sfondo. L’analisi del Censis rivela che la grande differenza tra l’Italia e gli altri paesi non è tanto la quota di disoccupati, quanto la percentuale di coloro che entrano e escono dal mondo del lavoro, quelli che non hanno quindi un’occupazione stabile. Sono persone che non hanno una formazione professionale specifica e che non sanno bene quale mestiere fare. Questa situazione sarebbe il risultato del cattivo rapporto tra formazione e lavoro tipico del nostro paese. Purtroppo nessuno ha avanzato possibili soluzioni a riguardo.

    Anche la formazione dei giovani industriali sarebbe un tema da affrontare. In sala sono presenti anche gli studenti di un Master in Management e Imprenditorialità organizzato dall’Università di Genova e Confindustria Genova. Per loro il concetto di creazione d’impresa è il pane quotidiano, ma purtroppo in Italia la cultura imprenditoriale non sembra essere particolarmente avanzata in questo senso. Meglio tradurre il termine in Inglese ed ecco salire sul palco Emma Jones a parlare di Start-Up Britain. Si tratta di un progetto totalmente finanziato da fondi privati che dal 2011 sta cercando di diffondere la cultura d’impresa nei giovani inglesi, garantendo anche prestiti agli under-25. I risultati della campagna di sensibilizzazione ha portato molte persone ad interessarsi al tema, ma non vi sono dati sul numero di imprese nate da questo progetto, anche perché esiste da soli dieci mesi.

    Nonostante le tante mani tese e i tentativi di dialogo tra imprenditori, politica e governo, la sensazione è che questo 42° Congresso dei Giovani Industriali si sia chiuso lasciando tutti nascosti nelle proprie trincee. La crisi è forte e i passi avanti fatti con le riforme del nuovo esecutivo non sembrano ancora aver dato quella svolta che ci si attendeva. Un paese non si cambia in sette mesi, ha detto Passera, ma, verrebbe da dire, nemmeno la mentalità imprenditoriale. È ormai chiaro che in Italia vi è un problema legato alle classi dirigenti e questo vale per tutti i settori, nessuno escluso. Varrebbe quindi la pena cercare di attenuare la conflittualità e le prese di posizione per collaborare proficuamente ad una profonda trasformazione del nostro paese.

    Federico Viotti

  • Sampierdarena: trasformazione di via Buranello, progetto contestato

    Sampierdarena: trasformazione di via Buranello, progetto contestato

    Un cantiere aperto da oltre un anno, un progetto che sembra suscitare sempre più perplessità tra gli abitanti e soprattutto desta preoccupazione negli operatori commerciali della zona, già alle prese con la difficile congiuntura economica ed il calo dei consumi. Parliamo dei lavori in via Buranello, importante arteria del quartiere di Sampierdarena sottoposta ad un drastico restyling che, nelle migliori intenzioni dei progettisti, dovrebbe trasformarla in una strada dedicata allo shopping, sul modello di via Jori a Rivarolo.

    In pratica l’intervento prevede l’allargamento dei marciapiedi su entrambi i lati per consentire un più agevole passaggio dei pedoni. Le intenzioni dunque sembrano buone, il tentativo è quello di rivitalizzare via Buranello e migliorarne la fruibilità.
    Restano i dubbi per quanto riguarda le scelte legate al traffico veicolare. Inizialmente si ipotizzava una corsia unica promiscua mezzi pubblici/privati, mentre allo stato attuale si parla di una carreggiata esclusivamente destinata al transito dei mezzi pubblici, con il conseguente dirottamento di tutto il traffico privato sulla parallela Lungomare Canepa. Anch’essa sarà interessata dai lavori, ma il nodo viabilità potrà essere sciolto solo con la realizzazione della strada a mare di Cornigliano che sarà portata a termine nel 2014.

    Terminata la parte a monte, adesso gli operai stanno lavorando sulla parte opposta, dove si trova la maggior parte dei negozi. Il cantiere complica le operazioni di carico/scarico delle merci ed inoltre ha comportato la cancellazione di diversi parcheggi, in precedenza utilizzati dalle persone che si recavano a fare la spesa in via Buranello. 

    «Non ci sono strade alternative e, vietando il traffico ai mezzi privati in via Buranello, la viabilità di Sampierdarena risulterà paralizzata», denunciano i commercianti.
    Il Municipio Centro-Ovest, guidato dal presidente Franco Marenco, che ben conosce le problematiche sollevate da residenti ed operatori commerciali, assicura che «Ogni decisione sarà presa di concerto con la gente».

    Ma chi contesta il progetto sottolinea anche i possibili rallentamenti delle ambulanze dirette all’ospedale Villa Scassi, a causa della presenza delle fermate degli autobus. Infine, un problema non secondario: le strade perpendicolari a via Buranello sono considerate “zona allagabile” ed in passato, a causa di eventi alluvionali, hanno subito diversi danni. Residenti ed operatori commerciali si domandano se le modifiche effettuate sull’assetto della strada principale, possano comportare un peggioramento della situazione in merito al rischio idrogeologico.

     

    Matteo Quadrone

     

  • RiutilizziAmo l’Italia: così le aree degradate diventano green

    RiutilizziAmo l’Italia: così le aree degradate diventano green

    Siviglia, orto del Re MoroPartiamo con qualche dato numerico: 33 ettari cementificati al giorno, 5 milioni di case non abitate, 700 mila capannoni industriali dismessi, 7.000 chilometri di ferrovia non utilizzata. Questo solo in Italia.

    Su questa base il Wwf ha ideato la campagna RiutilizziAmo l’Italia, che mira alla mappatura di queste aree per creare una sorta di “archivio” che ne censisca l’esistenza, e da qui partire con progetti di recupero e riconversione in chave ambientale.

    Questa mappatura si potrà realizzare con il contributo di tutti: chiunque è invitato a segnalare le aree degradate sul sito wwf.it/riutilizziamolitalia attraverso un apposito formulario che resterà attivo fino al 31 ottobre. A seguire, con il supporto di una rete di esperti e addetti ai lavori (docenti universitari, architetti, esperti di urbanistica ecc.), si procederà a individuare possibili riutilizzi in chiave ambientale, culturale e sociale di questi luoghi.

    Marta Traverso

  • Musae: bando per un museo sperimentale di arte emergente

    Musae: bando per un museo sperimentale di arte emergente

    Il MUSAE – Museo Urbano Sperimentale d’Arte Emergente – è un programma che si pone l’obiettivo di valorizzare artisti emergenti creando per loro intervento di promozione delle loro opere. Possono partecipare artisti di ogni nazionalità e di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che operino nelle discipline delle arti figurative, plastiche, installazioni (multimediali, luminose, video etc.), videoarte, illustrazione, grafica d’arte, land art, body art, arti applicate (design, moda), arti elettroniche e performative, musica, teatro e danza.

    Obiettivi del progetto:
    – creare momenti di promozione per artisti, operatori, mediatori, galleristi e critici;
    – favorire la crescita dell’esperienza professionale dei giovani artisti e consolidarne la creatività, organizzando mostre collettive e personali;
    – promuovere e divulgare il lavoro degli artisti attraverso la realizzazione di database cartaceo, video e di immagini;
    – supportare le opere e gli artisti anche con interventi editoriali;
    – ospitare progetti di particolare rilevanza sociale e artistica curati da artisti, critici e curatori già noti in Italia e all’estero;
    – sostenere iniziative sperimentali e progetti pilota, per esempio residenze artistiche;
    – abbinare la presentazione di opere ad altre iniziative artistiche, culturali o di spettacolo specialmente per progetti che si svolgano all’estero;
    – accogliere proposte e iniziative degli artisti aderenti realizzando collaborazioni anche con i giovani che volessero sviluppare nuove esperienze nella realizzazione di eventi, progetti editoriali, etc.

    Gli artisti possono iscriversi al progetto in qualunque momento dell’anno tramite registrazione sul sito www.eventomusae.com e presentare fino a tre opere, che dovranno essere valutate da un’apposita commissione. Se la valutazione sarà favorevole, all’artista verrà richiesto di pagare una quota di adesione e verrà iscritto nel database Musae e coinvolto in tutte le attività previste dal progetto.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Regione Liguria: nuovi strumenti tecnologici per prevenire il rischio idrogeologico

    Regione Liguria: nuovi strumenti tecnologici per prevenire il rischio idrogeologico

    Un progetto, messo a punto dall’agenzia regionale di protezione ambientale in collaborazione con il Comune di Genova, che si basa sul potenziamento del sistema d’allerta del rischio idrogeologico, per la prima volta renderà possibile trasmettere in rete, in tempo reale, i dati sul livello dell’acqua: i sensori, infatti, saranno collegati con un sistema di allarme, attraverso sirene e pannelli collocati sul torrente Fereggiano ed in altre parti della città, che forniranno immediatamente il quadro della situazione.

    «Abbiamo aderito alla filosofia con cui è stata lanciata la raccolta fondi, attraverso il concerto “Una mano per Genova” del 20 dicembre scorso al 105 Stadium, organizzato da Gino Paoli, elaborando un progetto di protezione civile che ci consente di sperimentare sulla Val Bisagno e sul rio Fereggiano nuovi strumenti tecnologici molto avanzati», così ha affermato l’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, Renata Briano, intervenendo questa mattina alla presentazione del progetto regionale, messo a punto grazie ai finanziamenti di 101.812,50 euro raccolti dal Live Aid organizzato da Gino Paoli, in collaborazione con Duemilagrandieventi, che ha visto la partecipazione di grandi protagonisti della spettacolo e della musica italiana.

    Il piano è stato redatto sulla base dello studio di fattibilità sulla mitigazione del rischio esondazione nei torrenti Bisagno e Fereggiano, realizzato dall’ingegner Emanuele Codacci Pisanelli. Attraverso il finanziamento saranno realizzate 4 nuove stazioni di rilevamento del livello dell’acqua che si andranno ad aggiungere alle 10 già presenti sul Bisagno e sul Fereggiano.

    Oltre a sirene e pannelli collocati sul torrente Fereggiano, altri pannelli a messaggio variabile connessi al sistema informativo dell’agenzia regionale di protezione ambientale, saranno collocati in città, per comunicare tempestivamente alla popolazione quanto sta avvenendo. 

    «Nuovi trumenti tecnologici molto avanzati che ci consentiranno di avvisare immediatamente i cittadini – ha spiegato l’assessore Briano – Inoltre la Regione ha stanziato ulteriori 100.000 euro per estendere la sperimentazione in altre parti del territorio, secondo le priorità di rischio».

    Contestualmente alle iniziative sulla prevenzione – che saranno operative entro l’autunno – Regione Liguria e direzione scolastica regionale, daranno il via al “progetto scuole”, con il coinvolgimento di tutti i presidi, per diffondere il più possibile la cultura della prevenzione del rischio e i comportamenti conseguenti. «Insieme all’assessorato alla formazione – ha concluso Briano – da settembre avvieremo un percorso con le scuole liguri, tramite incontri e giornate formative, sulle tematiche del rischio e dell’allerta idrogeologico».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Genova Smart City: gli obiettivi concreti e le prospettive future

    Genova Smart City: gli obiettivi concreti e le prospettive future

    GenovaA due anni dalla candidatura di Genova al progetto Smart City–Città intelligente, fortemente voluto dall’ex sindaco Marta Vincenzi, abbiamo provato a tracciare un bilancio di quello che è ancora un percorso lungo, un work in progress, il cui scopo primario è la diffusione di buone pratiche e la disseminazione sul territorio di tecnologie innovative che dovranno essere replicate autonomamente dalle singole città “intelligenti” coinvolte.

    Smart city è una sfida che l’Unione Europea ha lanciato alle città proponendo loro di attuare tutte quelle azioni in grado di combinare simultaneamente competitività e sviluppo urbano sostenibile. L’obiettivo è quello di ottenere una città che attiri gli investitori stranieri e contribuisca allo sviluppo dell’imprenditoria locale, grazie all’incremento di tecnologie pulite ed efficienti e soprattutto a bassa emissione di CO2.
    «Smart city è una città che vuole migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti attraverso lo sviluppo sostenibile, l’alta tecnologia e la ricerca legata all’innovazione – spiega Gloria Piaggio, coordinatrice di Genova Smart City – Fondamentale è avere una visione chiara della Genova del futuro, una realtà mediterranea rispettosa delle categorie più fragili, che punta sulla semplificazione e la trasparenza».
    «Non parlerei di “progetto”, bensì di un processo che si pone l’obiettivo di trasformare la città – continua Piaggio – Per raggiungerlo esistono i progetti europei ma non solo. Occorre anche stimolare i cittadini a modificare i propri comportamenti attraverso attività di formazione, sensibilizzazione e comunicazione».

    Ma per avviare il processo è necessaria una pianificazione strategica integrata, garantita da un soggetto che coordini tutte le attività, con la cabina di regia saldamente affidata al Comune di Genova.
    Nel novembre 2010, proprio a questo scopo, è stata creata l’associazione Genova Smart City, alla quale hanno aderito istituzioni, associazioni, centri di ricerca, università, imprese ed altre organizzazioni pubbliche o private che, condividendo lo spirito del progetto, intendono contribuire con azioni e proposte mirate ad uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente.
    Le aziende che partecipano sono una sessantina – tra le altre Enel, Ansaldo Energia, ABB, Ericsson, Siemens, Telecom, Toschiba – compresi alcuni enti pubblici come Provincia di Genova, Università di Genova, Confindustria, Assedil-Ance, S.I.I.T Distretto Tecnologico, ARE-Agenzia Regionale per l’Energia. E non mancano le banche: Unicredit, Intesa San Paolo, Banca di San Giorgio, Banca Carige.
    «Tutte le imprese hanno confermato l’adesione per il secondo anno», spiega Piaggio.
    A onor del vero però, c’è anche una grande esclusa, parliamo di una realtà importante, ovvero IBM «Con la quale stiamo parlando per cercare di reintegrarla – sottolinea la coordinatrice di Genova Smart City – Noi alle aziende chiediamo una compartecipazione. Se condividono i nostri obiettivi è possibile creare una preziosa sinergia con un ritorno economico anche per loro».
    Il primo risultato – che consente a Genova di entrare “ufficialmente” nel circuito Smart City – è stato raggiunto nel febbraio di quest’anno, quando le tre proposte presentate dalla città di Genova sono risultate vincitrici in tutti e tre gli ambiti – “pianificazione strategica sostenibile delle città”, “riscaldamento e raffreddamento”, “efficientamento energetico degli edifici” – del bando “Smart cities and Communities 2011”, lanciato dalla Commissione Europea. La nostra città riceverà 6 milioni di euro per la realizzazione dell’intero programma, un’importante scommessa ed un’opportunità da sfruttare nel migliore dei modi.

    Scendendo nel dettaglio, per l’ambito “pianificazione strategica sostenibile delle città”, Genova ha partecipato con il progetto “Transform”, coordinato dal Comune di Amsterdam e che vede, per la parte genovese, la collaborazione di Comune, Enel Distribuzione S.p.A., A.R.E. ed Università. L’obiettivo è quello di creare una linea guida comune contenente indicazioni strategiche sufficientemente flessibili per essere applicate nelle diverse realtà urbane. Genova riceverà 674.000 euro.
    «Questo è il progetto più importante, da portare a termine nel giro di tre anni, dal 2013 al 2015», spiega Gloria Piaggio. Sono 6 le realtà coinvolte: Amsterdam, Copenhagen, Amburgo, Vienna, Lione e Genova, che si impegnano a studiare «Lo stato dell’arte della pianificazione delle città smart – aggiunge Piaggio – approfondendo anche casi specifici, nel caso genovese parliamo del progetto pilota “Mela Verde” che si svilupperà a Voltri, in un’area liberata dalle Ferrovie dello Stato, dove si studierà la realizzazione di un quartiere sostenibile. Partendo dall’elaborazione dei dati qualitativi e quantitativi, cercheremo di stilare un’agenda della trasformazione, un manuale della città smart, utile per le altre realtà europee che vorranno seguire la nostra strada».

    Per quanto riguarda l’ambito “riscaldamento e raffreddamento” Genova ha partecipato e vinto con il progetto “Celsius” coordinato dal Comune di Goteborg. Il capoluogo ligure progetterà e realizzerà una rete energetica locale alle Gavette, a Staglieno, con un impianto di turbo-espansione e una centrale di cogenerazione nel sito dell’Officina delle Gavette. Inoltre è prevista la realizzazione di una nuova rete di tele-riscaldamento e tele-raffreddamento che dovrebbe servire le utenze industriali, commerciali e residenziali della zona. Con il Comune sono impegnati la Genova Reti Gas srl, l’Università e D’Appollonia S.p.A. Il progetto porterà a Genova 2.425.000 euro.
    Il progetto si svolgerà nell’arco di 4 anni, dal 2013 al 2016. «Ci siamo ispirati alle tecnologie all’avanguardia utilizzate in diverse città del Nord Europa – racconta Piaggio – Il tele-riscaldamento e tele-raffreddamento è un sistema di riscaldamento degli edifici che consiste essenzialmente nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni, di energia termica sotto forma, a seconda dei casi, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore, prodotta da un’unica centrale termica. Vista la configurazione morfologica di Genova, è impensabile realizzare una rete particolarmente estesa. Però, sfruttando questa tecnologia innovativa, è possibile immaginare di convogliare l’energia in una zona di circa un kilometro (Gavette ma anche piazzale Adriatico)». Il progetto è ancora in fase di elaborazione. A grandi linee, queste le fasi previste: a gennaio 2013 è previsto il lavoro di analisi dei dati in merito al consumo e alla domanda di energia. Nel primo anno uno studio informatico permetterà di comprendere quali azioni mettere in campo per gestire al meglio la rete. I progetti dimostrativi si svolgeranno già a partire dal 2013 per concludersi entro la prima metà dell’ultimo anno. Entro il 2015 dovrà essere individuata la tecnologia da utilizzare. Il 2016 sarà dedicato alle attività di monitoraggio. E sempre nell’ultimo anno, le città si impegneranno nel lavoro di disseminazione, ovvero di diffusione sul mercato delle nuove proposte tecnologiche e di replicazione delle medesime sul territorio.

    Il terzo e ultimo progetto, nell’ambito “efficientamento energetico degli edifici”, si chiama “R2Cities” e si pone l’obiettivo di sviluppare una serie di strategie e soluzioni innovative per l’edilizia residenziale. Genova ha messo in campo un progetto ambizioso che prevede la riqualificazione energetica di una porzione della famosa “Diga”, l’enorme palazzone di via Maritano nel quartiere Diamante, grazie al rifacimento dell’impianto energetico dell’edificio, la riqualificazione dei percorsi e cambiando i sistemi di consumo. I principali partner sono ABB, UniCredit, Università e D’Appollonia. Il finanziamento complessivo sarà di 2.486.000 euro.
    Anche questo progetto vedrà la luce tra 2013 e 2016. «Riguarderà solo una porzione della “Diga” – spiega Piaggio – circa 20 mila metri quadrati. La prima parte comprende un’attività di diagnosi della situazione attuale, individuazione delle tecnologie adeguate per conservare l’energia, pianificazione dell’uso energia. A metà 2014 partiranno i progetti dimostrativi. Disseminazione e replicazione dovranno essere elaborate lungo tutti i 4 anni».

    «Gli stanziamenti sono stati confermati, ora siamo nella fase di negoziazione – racconta Piaggio – Dopo l’estate firmeremo l’accordo definitivo per dare il via ai progetti».
    Questi ultimi, definiti nelle linee di massima, saranno approfonditi nel dettaglio. «A livello locale abbiamo registrato un fisiologico rallentamento dovuto alla recente tornata elettorale», sottolinea la coordinatrice di Genova Smart City.
    «I progetti europei solitamente hanno una durata temporale di 3-4 anni – spiega Piaggio – Il loro scopo principale non è quello di recuperare denaro. Al contrario, si tratta di sfruttare l’occasione della disponibilità di un budget finanziario per sperimentare soluzioni alternative ed innovative che poi dovranno essere replicate nelle singole realtà, con le proprie forze».
    Sono progetti comunque flessibili, aperti a giustificate modifiche «La Commissione Europea, in questo senso, è parecchio sensibile – precisa Piaggio – Ma allo stesso tempo l’Unione Europea controlla anche l’andamento delle iniziative finanziate, insomma marca stretto le realtà locali affinché il progetto vada in porto. La documentazione richiesta dall’Europa è particolarmente dettagliata: descrizione del progetto, i cosiddetti “pacchetti di lavoro”, ovvero le varie fasi previste, l’analisi dei dati, il coordinamento complessivo, la disseminazione, la replicazione, ecc.».

    E Genova è in prima fila anche con altri progetti europei, già approvati, quali ad esempio «“Illuminate”, un progetto di sperimentazione dell’illuminazione al led, ad alta efficienza energetica e basso impatto ambientale, nella zona del Porto antico e dell’Acquario – racconta Piaggio – “Very school”, applicazione di strumenti di rilevazione del consumo energetico in un complesso scolastico di via Calamandrei a Voltri; “I-city”, piattaforma aperta di dati per consentire agli utenti di creare autonomamente le applicazioni che ritengono utili, favorendo la condivisione di contenuti tra amministrazione pubblica e cittadini»

    Mentre per il prossimo futuro «L’associazione Genova Smart city cercherà di promuovere, a supporto della ricerca, la partecipazione delle aziende genovese ai bandi nazionali – conclude Gloria Piaggio – Così come stiamo lavorando con le banche per trovare altre metodologie di finanziamento dei progetti, coniugando le iniziative delle imprese con il mercato. A luglio uscirà il secondo bando “Smart Communities” che si chiuderà a dicembre. Stiamo lavorando perché vogliamo partecipare trovando i consorzi di imprese adeguati allo scopo. L’Unione Europea sceglie in base alla qualità dei progetti, ovviamente sappiamo che non sarà facile ripetersi».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Servizio civile, niente bando: zero fondi in Liguria per il 2012

    Servizio civile, niente bando: zero fondi in Liguria per il 2012

    Dal 2001, anno in cui per la prima volta è stato aperto un bando di servizio civile nazionale che “andasse oltre” il concetto di obiezione di coscienza, ogni anno è stato pubblicato un nuovo bando per il reclutamento di volontari in numerosi enti pubblici, associazioni no profit e di volontariato, enti culturali o di assistenza.

    Quest’anno per la prima volta non ci sarà nessun bando. Una notizia che già si sapeva, date le difficoltà di far iniziare il percorso ai volontari selezionati nel 2011, che hanno visto slittare di alcuni mesi l’avvio in servizio. Una notizia che però è stata ufficializzata solo nei giorni scorsi e denunciata dall’Assessore Regionale alle Politiche Sociali (con delega anche alle Politiche Giovanili) Lorena Rambaudi, che così ha spiegato a margine del consiglio regionale: «Il Governo ci ha comunicato che quest’anno per la prima volta da quando è nato, nel 2001, non verrà finanziato. Ogni anno in Liguria poco più di mille volontari partecipano a questa esperienza di cittadinanza attiva (…) Si salta un anno e stiamo cercando di accelerare i bandi per il 2013 in modo da farli partire nel primo semestre. La cosa è gravissima e non era mai successo».

    Il bando 2013 ci sarà, almeno a quanto sembra finora. L’unica cosa che le singole Regioni e tutti gli enti e associazioni coinvolti possono fare è accelerare i tempi per la presentazione dei progetti, che dovranno essere selezionati prima della pubblicazione del bando, e sensibilizzare sulla necessità di aumentare i fondi per questa opportunità, che non solo arricchisce il bagaglio di esperienze e il curriculum di migliaia di giovani ogni anno, ma è fondamentale per il proseguo stesso delle attività di molti enti e associazioni coinvolte.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Hope Experience Art: esponi le tue opere alla Reggia di Venaria

    Hope Experience Art: esponi le tue opere alla Reggia di Venaria

    Il concorso HOP.E ART si rivolge ai giovani artisti di arte visiva con età superiore ai 18 anni, che avranno la possibilità di partecipare alla realizzazione di un’opera collettiva presso la Reggia di Venaria suddivisa in due parti: un centro, denominato HOP.E. CIRCUS, che richiamerà il seicentesco Tempo di Diana presente un tempo nei giardini della Reggia stessa; una parte esterna, un labirinto di singole opere.

    Le opere che saranno esposte nei due luoghi saranno selezionati attraverso il concorso e verranno prodotte su teli forniti dall’organizzazione nei giorni di permanenza dell’artista (almeno tre). Il numero massimo di partecipanti previsti è 300.

    La pre-iscrizione dovrà avvenire entro venerdì 15 giugno 2012 attraverso registrazione sul sito www.hopelavenaria.com e la selezione verrà effettuata da un’apposita commissione entro cinque giorni.

    Modalità di lavoro
    – Ogni artista avrà a disposizione una tela libera, fornita dall’organizzazione, con dimensioni di 1×2.20 metri che costituirà il supporto di base per le singole opere.
    – Gli artisti potranno realizzare la loro singola opera nel laboratorio di HOP.E ART predisposto nelle scuderie juvarriane della Reggia di Venaria, i cui orari saranno comunicati entro l’inizio della manifestazione.
    – La tecnica di realizzazione è libera e non vi è tematica di riferimento.
    – Gli artisti dovranno provvedere autonomamente al reperimento dei materiali per la realizzazione delle opere.
    – Se preventivamente indicato nel form d’iscrizione gli artisti potranno lavorare in gruppo e richiedere il posizionamento contiguo dei loro teli all’interno della struttura collettiva.
    – L’organizzazione fornirà supporto operativo per il montaggio delle singole opere e a montaggio avvenuto ogni artista potrà ulteriormente intervenire sulla propria opera.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Scambi generazionali: il Gruppo di Teatro Campestre cerca attrici

    Scambi generazionali: il Gruppo di Teatro Campestre cerca attrici

    Arte di Strada teatro attoriLa compagnia teatrale Il Gruppo di Teatro Campestre cerca attrici per un progetto sul tema Scambi generazionali: Scambio i miei trent’anni con i tuoi settanta. Cinquanta. Venti.

    Il progetto sarà articolato in quattro giorni di esperienze, tra il teatrale e il comunitario, a contatto con donne di età diverse, accomunate dall’aver “fatto qualche piccola esperienza teatrale” (unico requisito per partecipare) su un tema comune che sta a cuore agli abitanti di Genova: l’alluvione.

    Chiederemo a donne dai 16 ai 90 anni di aiutarci a capire come si fa a impersonare donne dai 16 ai 90 anni attraverso una domanda molto umana: come reagite davanti a una catastrofe? Sarà un modo per ripensare all’alluvione, a come l’abbiamo vissuta e soprattutto guardata.

    Ci si può iscrivere entro domenica 17 giugno 2012 e pagare una quota di 10 euro che comprende un giorno di laboratorio e la partecipazione alla giornata conclusiva e alla performance finale che si terrà in occasione dell’Anteprima del Festival dell’Acquedotto, domenica 1 luglio. Per iscriversi si può accedere ai siti gruppoteatrocampestre.blogspot.com, www.teatrortica.it, www.facebook.com/gruppoteatrocampestre.

    Profili ed età
    max 10 donne dai 65 anni in su
    giovedì 28 giugno h. 14.30/18

    max 15 donne tra i 40 e i 50 anni
    venerdì 29 giugno h. 10/18

    max 15 donne tra i 16 e i 20 anni
    mercoledì 27 giugno h. 10/18

    Tutte
    sabato 30 giugno h. 10/18
    Performance h. 19.00

    Per informazioni contattare il Gruppo al numero 340 7315297 o all’indirizzo mail gruppoteatrocampestre@gmail.com.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Obiezione di coscienza: le proposte dell’Aied e della Consulta di Bioetica

    Obiezione di coscienza: le proposte dell’Aied e della Consulta di Bioetica

    Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza; elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza; concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg); utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori; deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di Ivg sono scoperti.

    Queste le cinque proposte, elaborate dall’Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) e dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica. L’obiettivo, come spiegano le Associazioni è: «Garantire la piena applicazione della legge 194 senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare». E aggiungono «Non è difficile: basta volerlo fare».

    «Abbiamo inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge – precisano Mario Puiatti (presidente dell’AIED) e Filomena Gallo (segretaria dell’Associazione Luca Coscioni) – Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge».

    «In Italia, a fronte del frequente esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici, sempre meno è garantito quello delle donne ad interrompere la gravidanza nei tempi e nelle modalità previste dalla legge 194 – si legge nella missiva – I dati ufficiali sulle percentuali di medici obiettori e sulla difficoltà degli enti ospedalieri a garantire il servizio di interruzione di gravidanza sono chiari e a questo disservizio va posto con urgenza rimedio».

    Questo il testo integrale della lettera: «Pertanto a seguito dei dati emersi dall’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194/78, con la presente PREMESSO Che la legge 194/78 prevede: che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliare può sollevare obiezione di coscienza ex art. 9 nei limiti da questo stabilito; che l’obiezione di coscienza non possa essere sollevata quando le circostanze del caso concreto siano urgenti e non consentano rinvii (art. 9 comma 5); che le Regioni devono garantire l’attuazione della legge (art. 9 comma 4).
    RILEVATO Altresì, che: pacifica giurisprudenza amministrativa (vd. da ultimo Tar Puglia n.289/10) ritiene ammissibile la possibilità di limitare l’accesso alle strutture consultoriali da parte di specialisti obiettori, quando tale previsione trovi fondamento nei principi di ragionevolezza e proporzionalità e sia finalizzata a garantire il necessario contemperamento tra le diverse istanze coinvolte nel procedimento abortivo.
    RITENUTO che: il D.lgs 216/2003 art. 3 comma 3 prevede che nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, non costituiscono atti di discriminazione le differenze di trattamento riconducibili a motivazioni inerenti religione, convinzioni personali, handicap, età e orientamento sessuale, ma giustificate dal fatto che tali caratteristiche personali influiscono sull’espletamento dell’attività lavorativa, in quanto costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento della stessa.
    INVITIAMO gli organi competenti, così come intestati, ad emanare atti che, in forza delle responsabilità riconosciute alle Regioni stesse, prevedano con effetto vincolante per tutte le strutture che applicano IVG: bandi finalizzati all’assegnazione delle ore previste per l’IVG a medici non obiettori; albi regionali pubblici di medici che abbiano sollevato obiezione di coscienza; possibilità per le strutture ospedaliere che forniscono il servizio di IVG di avvalersi di medici gettonati per sopperire alle carenze di medici non obiettori laddove non si riesca a garantire un equilibrato bilanciamento fra i medici strutturati obiettori e non obiettori.
    Confidando che nell’interesse alla corretta applicazione della L.194/78 e nel rispetto dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, sia dato sollecito adempimento alla presente come da presupposti normativi citati e vincolanti per le regioni, restiamo in attesa di riscontro».

    Sempre in merito al tema dell’obiezione di coscienza in medicina in relazione all’interruzione volontaria di gravidanza, il 6 giugno la Consulta di Bioetica onlus ha dato il via alla campagna “il buon medico non obietta”. I dati a riguardo raccontano che sono molti i territori in cui le donne non vedono riconosciuto il diritto sancito dalla legge 194 perché le percentuali di ginecologi e anestesisti obiettori non lo consentono.

    «Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza – sottolineano i promotori – La premessa è che una società liberale dovrebbe consentire ai propri cittadini di vivere in maniera conforme ai propri valori e di veder rispettata la propria autonomia, di conseguenza un medico che non riconosce l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla».
    «Lo scenario ideale sarebbe quello di trovare una soluzione che permetta di conciliare il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico – continua il Comitato di Bioetica onlus – la libertà della donna di decidere se continuare o no la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza».
    «Dobbiamo prendere atto, però, che la ricerca di questa soluzione ideale è fallita – sottolinea la Consulta – I ginecologi obiettori sono ormai più dell’80% e l’obiezione di coscienza cresce anche tra gli anestesisti e le ostetriche superando ormai abbandonamento il 50 % e per le donne diventa ogni giorno più difficile riuscire a interrompere la gravidanza. È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti».

    La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile.

    Aderisce anche la Rete 194 Genova, che da poco ha promosso un incontro pubblico su questo tema «Ogni anno diventa sempre più preoccupante, non solo perchè sempre meno medici non sono obiettori, ma anche perchè ormai nelle facoltà di medicina non si insegna neanche più a praticare interruzioni volontarie di gravidanze – spiega Giulietta Ruggeri, Laboratorio politico di donne – la Rete 194 Genova ha deciso di accompagnare l’iniziativa di cui sopra procedendo alla raccolta, pubblicazione e diffusione dell’informazione sui medici che non sono obiettori. E’ un diritto delle donne conoscere le scelte del proprio/della propria medico per poter decidere a chi affidarsi per avere una piena e corretta informazione e per poter essere seguite nei percorsi che ognuna vorrà seguire per la propria salute».

     

    Matteo Quadrone

  • Loano: biblioteca e spiaggia accessibili per i diversamente abili

    Loano: biblioteca e spiaggia accessibili per i diversamente abili

    Sabato 9 giugno, come ormai da molti anni a questa parte, a Loano (Savona) si svolgerà la “Giornata dell’accessibilità, della fruibilità e dell’integrazione sociale” – con il patrocinio del Comune di Loano, di ABC Liguria (Associazione Bambini Cerebrolesi) e della locale Associazione DopoDomani – alle ore 17, presso la Civica Biblioteca (Palazzo Kursaal) sul lungomare.

    La localizzazione dell’evento non è casuale perché, proprio nella stessa biblioteca, verrà inaugurato il nuovo ingresso privo di ogni tipo di barriera architettonica.
    E non mancherà l’ormai tradizionale presentazione del servizio di balneazione assistita (con le carrozzine da mare Tiralo), fruibile da parte delle persone con disabilità e, per concludere, la degustazione di specialità enogastronomiche locali, a costo zero per il pubblico.

    La giornata sarà anche l’occasione per l’allestimento della mostra dal titolo “Il cervello accessibile”, un percorso grafico che raccoglie 23 opere dedicate al tema della disabilità, selezionate tra i lavori prodotti dagli studenti della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Una mostra di grafica e inclusione sociale, scaturita dall’omonimo progetto ideato e gestito dal CRIBA Emilia Romagna (Centro Regionale di Informazione sul Benessere Ambientale), che sta già riscuotendo successo.

    «“Il cervello accessibile” vuole essere l’occasione per una riflessione sull’inclusione che resta uno degli obiettivi della società contemporanea e che troppo spesso rimane confinata ad una posticcia “integrazione” degli immigrati, trascurando gli aspetti del vivere quotidiano che riguardano un ampio numero di persone – spiegano le curatrici Ottavia Manuini e Alessia Planeta – Il percorso sulla comunicazione inclusiva ha come obiettivo quello di creare un approccio nuovo, di intervenire sui punti di vista e sulla conoscenza in modo che le azioni messe in campo non siano più solo un fare per includere ma derivino da un pensiero inclusivo».

  • Cinema Eden di Pegli: la denuncia della Compagnia Italiana di Prosa

    Cinema Eden di Pegli: la denuncia della Compagnia Italiana di Prosa

    PegliUna nuova testimonianza contro la recente chiusura del cinema Eden di Pegli, al posto del quale saranno costruiti dei parcheggi. A scriverci è Elena Siri, che dirige una compagnia teatrale che da tempo ha fatto della sala cinematografica la sua “base” per prove e spettacoli.

    Questa la sua testimonianza: “Io dirigo la Compagnia Italiana di Prosa, che ha sede a Genova e produce spettacoli di prosa che distribuisce in tutta Italia. Accanto a questa attività professionista organizziamo corsi di recitazione sul territorio di Genova con gruppi di animazione teatrale e corsi di recitazione per amatori e appassionati. Da 5 anni all’Eden di Pegli esiste questa attività culturale a cui hanno partecipato a oggi oltre 100 persone di diverse età e ceti sociali. Quest’anno a Pegli avevamo due gruppi di recitazione (in totale circa 30 persone) che si incontravano il giovedì (turno pomeridiano e serale) nel giorno di chiusura del cinema e stavano costruendo due spettacoli che erano previsti per essere rappresentati il 15 e il 17 giugno. Purtroppo l’ordine di sgombero è arrivato una settimana fa… Sfrattandoci hanno vanificato il lavoro di prove di un anno deludendo e ammareggiando tutti. Nessuna attenzione per la cultura in un quartiere dove l’offerta di attività è scarsa o assente“.