Autore: erasuperba

  • Premio Rapallo Carige: un premio alla scrittura al femminile

    Premio Rapallo Carige: un premio alla scrittura al femminile

    Sabato 23 giugno si terrà la 28a edizione del Premio Rapallo Carige, uno dei più noti concorsi letterari al femminile riservato a romanzi editi da donne. L’edizione 2012 ha visto partecipare 107 scrittrici, e come ogni anno sono state scelte tre finaliste che si contenderanno la targa.

    Quest’anno le tre finaliste sono:
    Laura Bosio con Le notti sembravano di luna (Longanesi, 2011)
    La vita di una provincia italiana negli anni del boom economico ricostruita attraverso il filo poetico di una bambina e della sua bicicletta: nel romanzo di Laura Bosio l’uso di questa particolare prospettiva conferisce al doppio registro, realistico e fiabesco, una singolare capacità di memoria letteraria, dove il filo sottile fra le parole e le cose riesce magicamente a trasformare la storia di un’infanzia in quella collettiva di un Paese e di una cultura.

    Francesca Melandri con Più alto del mare (Rizzoli, 2012)
    Una prospettiva assolutamente originale quella di Francesca Meandri, che ambienta il suo ultimo romanzo in pieno clima terroristico, nel 1979, anno successivo al rapimento Moro, all’origine delle carceri speciali. Bellissimi i personaggi ed i protagonisti: Luisa, moglie di un detenuto comune, e Paolo, ex professore di filosofia, in visita all’Asinara al figlio terrorista condannato per tre omicidi. Un tema forte, affrontato con una scrittura nitida e lieve, molto efficace dal punto di vista dello scavo psicologico.

    Paola Soriga con Dove finisce Roma (Einaudi, 2012)
    In Dove finisce Roma, Paola Soriga narra i giorni cruciali, sospesi fra fughe, attese e paure, di una giovanissima staffetta partigiana nella Roma ancora occupata dal nemico. Ma non si tratta, come ci si aspetterebbe, di una memoria, bensì dell’invenzione di una giovane scrittrice che reinventa la storia, restituendola, nella distanza, forse più vera del vero, e tale da farla comprendere nel profondo anche a chi l’ha soltanto superficialmente scorsa nei libri di scuola.

    Infine i premi collaterali: il riconoscimento Opera Prima è andato a Irene di Caccamo per L’amore imperfetto (Edizioni Nutrimenti), il premio alla carriera a Elena Bono con Fanuel Nuti – Giorni davanti a Dio II tomo (Le Mani, 2011) e il gran premio della Giuria a Edith Bruck per La donna con il cappotto verde (Garzanti, 2012).

    L’evento si terrà a Rapallo nella Villa Tigullio (viale Luigi Casale). In caso di maltempo verrà sposato all’Auditorium delle Clarisse (via Montebello).

  • Notte Bianca, niente soldi per i prossimi anni e stop dal Sindaco

    Notte Bianca, niente soldi per i prossimi anni e stop dal Sindaco

    IL PRECEDENTE

    Giugno 2011: Tursi non ha soldi per la Notte Bianca. La manifestazione che ogni anno, il secondo sabato di settembre, porta a Genova numerosissime presenze e una forte attrattiva turistica, rischia questa volta di saltare.

    Nonostante le oltre 350.000 persone che nel 2010 hanno popolato le strade di Genova fra concerti, reading, spettacoli e superospiti, il Comune sembra non potersi più permettere di sostenere la spesa di un evento di così grande portata, circa 350.000 €.

    «Farò di tutto, comunque sia, perché la Notte Bianca si faccia», ha dichiarato il Sindaco Marta Vincenzi.

    IL PRESENTE

    Giugno 2012: sappiamo tutti com’è finita. La Notte Bianca c’è stata, la cifra di cui sopra è stata pagata interamente da sponsor e molte istituzioni culturali cittadine hanno protestato contro una spesa così eccessiva in un momento di crisi. Nonostante questo, il Sindaco Vincenzi ha difeso la sua scelta, anche perché la Notte Bianca porta alla città un indotto di diversi milioni di euro.

    A elezioni concluse, il vento però sembra cambiare: Marco Doria ha lasciato intendere che la Notte Bianca 2012 non si farà, a margine delle riunioni per sistemare il bilancio del Comune, dicendo «Alla promozione della città abbiamo potuto destinare 555.000 €, mentre le altre voci non sono notti bianche o follie strane. Cercheremo di costruire investimenti maggiori per il futuro». Uno dei fiori all’occhiello della giunta precedente, che il Sindaco Vincenzi aveva affidato prima a Nando Dalla Chiesa e poi a Margherita Rubino, sembra dunque tramontare per dare spazio a necessità ritenute in questo momento prioritarie.

    A margine, un’osservazione. Le notti nell’anno sono 365, 366 contando i bisestili. E di cultura a Genova ce n’è tanta, che ogni giorno e ogni notte si impegna per portare avanti iniziative interessanti.
    È proprio il caso di fare tanto rumore per una notte soltanto?

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Certosa: chiusura estiva del Cup, il Municipio chiede alternative

    Certosa: chiusura estiva del Cup, il Municipio chiede alternative

    SanitàIl comparto sanitario genovese, oltre ad affrontare le difficoltà conseguenti ai tagli di risorse, deve far fronte anche alle carenza di personale ed in un periodo come quello estivo, sono inevitabili i disservizi a carico della cittadinanza.

    È questo il caso di Certosa, dove il centro Cup (centro unico prenotazioni sanitarie) di via Canepari è chiuso da metà giugno fino a metà settembre. Tre mesi di stop che – considerando la paventata chiusura definitiva del servizio – suscitano le vibranti proteste dei residenti.

    Negli anni scorsi, per lo stesso periodo veniva chiuso il centro prenotazioni dell’ex ospedale Celesia ma il risultato finale era comunque il medesimo, ovvero un notevole disagio per i cittadini, in particolare anziani e persone con difficoltà di deambulazione, costretti a spostamenti obbligati per prenotare un semplice esame medico.

    Per quest’estate, invece, resterà attivo solo il centro prenotazioni del Celesia, a Rivarolo, mentre il popoloso quartiere di Certosa sarà privato di un importante presidio territoriale.

    Il Municipio Val Polcevera, guidato dal nuovo presidente, Iole Murruni, ad appena una settimana dal suo insediamento, si trova ad affrontare il primo problema «Capiamo che il momento non è dei migliori perchè ci sono tagli a ripetizione e la sanità è uno dei comparti più colpiti; inoltre il personale dell’Asl 3 ha il sacrosanto diritto alle ferie. Ma noi pensiamo si possa trovare una soluzione».

    O almeno un compromesso accettabile, ad esempio alternando il servizio con le altre strutture vicine «Se effettuare un’alternanza giornaliera con il Celesia non è possibile, allora si potrebbero fare turni di 15 giorni – spiega Murruni – In maniera tale da non lasciare zone scoperte per un periodo così lungo».

    Ma, secondo il municipio, esiste anche un’altra soluzione, cioè quella di dotare alcune farmacie della zona di questo servizio, come già accade in altre parti della città «Si tratterebbe di un sistema più ampio – continua Murruni – perchè le farmacie, grazie ai turni, garantiscono un orario più lungo e poi, in inverno, affiancherebbero il servizio Cup normalmente offerto. Finora le farmacie non sono state dotate del servizio per la vicinanza con lo sportello Cup di via Canepari ma adesso che sarà chiuso per tre mesi potrebbe essere l’occasione propizia per fare un passo avanti ed offrire un servizio migliore ai cittadini».

    «La Val Polcevera, in questi anni, è già stata ampiamente penalizzata, subendo il depauperamento dei servizi sanitari del territorio – conclude il presidente del Municipio – Noi intendiamo difendere il presidio di Certosa anche se siamo a conoscenza dell’elevato costo dei locali di via Canepari (dove la Asl 3 è in affitto, ndr). Per questo stiamo organizzando degli incontri con l’azienda, in particolare con il responsabile di distretto, per comprendere quali sono le prospettive per il prossimo futuro».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Diario psichedelico: aperitivo Dada di arte e poesia al Berio Cafè

    Diario psichedelico: aperitivo Dada di arte e poesia al Berio Cafè

    Berio CafèPoeti artisti si espongono al Berio Cafè: martedì 19 giugno il locale adiacente la biblioteca Berio (via del Seminario) ospita gli artisti Mauro Maraschin e Patrizia Biaghetti per un evento in collaborazione con l’associazione culturale Soffoco.

    Diario Psichedelico è la videoinstallazione di Maraschin e Arteminzione è l’opera di Biaghetti, che saranno presentate nel corso di un aperitivo poetico a partire dalle 19, con letture dei due artisti e con la presenza di Claudio Pozzani, direttore del Festival di Poesia. Nel corso della serata verrà servito il cosiddetto aperitivo Dada: due parti di scotch, una di succo di frutta (frutto della passione) e una di maraschino.

    L’opera di Maraschin consiste in frammenti di diari degli anni ’70 reinventati dall’artista con tecnica di collage e fotomontaggio, uniti a spezzoni di poesie. L’opera di Biaghetti invece utilizza e ricicla gli oggetti più improbabili in composizioni sorprendenti e divertenti.

  • Camera di Commercio: segnali incoraggianti, calano i protesti

    Camera di Commercio: segnali incoraggianti, calano i protesti

    Arrivano segnali incoraggianti dall’economia genovese. Secondo i dati della Camera di Commercio di Genova, infatti, nel primo trimestre di quest’anno calano i protesti, ovvero gli atti pubblici con cui l’ufficiale constata che il debitore non ha pagato l’assegno o la cambiale o che il trattario non ha accettato la cambiale.

    Nel primo trimestre 2012 sono stati registrati in provincia di Genova 2.002 protesti, il 12,2% in meno rispetto ai 2.280 dello stesso periodo del 2011 e soprattutto il -20.2% rispetto al 2009, l’anno della crisi e del boom dei protesti: rispetto ad allora, gli importi sono quasi dimezzati (48,5%) passando da euro 5.378.141,38 a 2.768.211,26.

    Il ribasso di tutti gli indicatori è ormai  ricorrente da qualche trimestre e questo è un sintomo positivo soprattutto negli importi, che scendono  del 23,4% rispetto allo stesso periodo del 2011, meno nei valori medi, che scendono del 12,8%.

    Gli assegni bancari sono diminuiti negli importi del 29,6% e i pagherò e le tratte del 15,5%, nei valori medi rispettivamente 13,3% e 7,5%. Le tratte non accettate sono diminuite del 72% di importo e del 64,7% di numero, il valore medio è minore del 20,8% rispetto al 2011.

     

    L’83,5% dei titoli protestati sono pagherò e tratte accettate, il 15.3% sono assegni bancari e l’1,2% sono tratte non accettate.

  • 148 Stefano mostri dell’inerzia: il documentario sul caso Cucchi

    148 Stefano mostri dell’inerzia: il documentario sul caso Cucchi

    Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi moriva a soli 31 anni, in circostanze tuttora da accertare, nel Reparto di Medicina Protetta dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma 6 giorni dopo il suo arresto. Su tutti i quotidiani nazionali comparvero le foto choccanti di un giovane di trent’anni dal fisico scheletrico segnato da pesanti tumefazioni su tutto il corpo.

    Quel ragazzo era stato arrestato il 15 0tt0bre e processato per direttissima per possesso di stupefacenti (Hashish). Il 22 ottobre Stefano viene dichiarato morto ed i suoi famigliari – a cui era stato impedito a più riprese di incontrarlo – vengono a sapere del suo decesso solo quando un ufficiale giudiziario gli chiede l’autorizzazione ad effettuare l’autopsia.

    Sul banco degli imputati per questa vergognosa vicenda finiscono 3 agenti di polizia penitenziaria, 6 medici e 3 infermieri. Il processo è ancora all’inizio e per il momento è fermo all’analisi di perizie e controperizie.

    Ma l’urgenza di raccontare la sua storia va al di là del procedimento processuale e ha portato il regista Maurizio Cartolano a realizzare un documentario, “148 Stefano mostri dell’inerzia”, che si presenta come una sorta di mosaico per immagini con interviste alla famiglia Cucchi, ricostruzione di alcuni momenti cruciali della vicenda e passaggi che raccontano il quartiere in cui Stefano è vissuto.

    «Il titolo del film “148 Stefano mostri dell’inerzia” – spiega il regista – nasce dal fatto che prima di Cucchi, quell’anno, nelle carceri italiane erano morte 147 persone. Un numero che alla fine del 2009 ha toccato quota 177. Una cosa incredibile per un Paese civile. L’espressione “mostri dell’inerzia“, invece, è tratta da una canzone dei Massive Attack, uno dei gruppi preferiti di Stefano ed inoltre pone l’accento sul fatto che, in questa vicenda, abbia pesato soprattutto il mancato intervento di chi ha lasciato che un ragazzo di 31 anni morisse in questo modo. La cosa evidente è che Stefano aveva delle vertebre rotte e non è possibile che nessuno abbia una responsabiltà su quanto è accaduto. Uno degli aspetti più terribili di questa storia è che lo Stato, che ha preso in custodia il ragazzo, invece di tutelarlo lo ha ucciso. Oggi Stefano Cucchi rischia di essere una vittima dell’irresponsabilità della menzogna».

    Lunedi’ 18 Giugno alle ore 21.15 presso il Cinema Corallo in Via Innocenzo IV verrà proiettato “148 Stefano mostri dell’inerzia” alla presenza del regista Maurizio Cartolano e della produttrice Simona Banchi.

    Il documentario di Maurizio Cartolano è stato presentato all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma e a numerose proiezioni.

    Il forte impatto e l’interesse che sta suscitando il film, ha spinto L’associazione Articolo21 – che lo patrocina – a lanciare una campagna di sottoscrizione online per chiedere che sia acquisito e trasmesso dal servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

    La proiezione sarà preceduta da una breve presentazione della campagna “Operazione Trasparenza – diritti umani e polizia in Italia” a cura di Amnesty International e in tale occasione sarà possibile firmare l’appello che Amnesty International rivolge alle autorità italiane.
    Il costo del biglietto è di Euro 4.50 di cui 0.50 centesimi verranno donati ad Amnesty International. E’ possibile acquistare i biglietti presso una delle sale di Circuito Cinema Genova o su www.happyticket.it
    Per informazioni telefonare allo 010583261 – 0108687408 – www.circuitocinemagenova.com

    “148 Stefano mostri dell’inerzia” è stato prodotto da Simona Banchi e Valerio Terenzio per Ambra Group. In collaborazione con Il Fatto Quotidiano che lo distribuisce in edicola, ha il patrocinio di Amnesty International e Articolo 21.

  • Festival delle Periferie 2012, decima edizione a Villa Bombrini

    Festival delle Periferie 2012, decima edizione a Villa Bombrini

    Dieci anni di musica: quest’anno l’associazione culturale Metrodora tocca un importante traguardo di uno dei suoi fiori all’occhiello, il Festival delle Periferie, che in questi anni ha visto “sfilare” il meglio del rock genovese degli anni Duemila e tanti ospiti da fuori città.

    La decima edizione del Festival si terrà per la terza volta consecutiva a Villa Bombrini a Cornigliano, all’interno della rassegna estiva, da giovedì 21 a domenica 24 giugno.

    Quattro giorni di musica dal vivo a ingresso gratuito, come vuole la tradizione di Metrodora. I concerti iniziano alle 21.

    Questo il programma.

    Giovedì 21
    A inaugurare il decimo Festival delle Periferie saranno i Bianco Plumbeo, band genovese dedita a un potente noise strumentale. Dopo di loro sarà la volta del rock dei brindisini Missiva, a cui seguiranno le contaminazioni e il crossover degli AUDIOgraffiti (vincitori dell’ultimo concorso Wanted Primo Maggio). Chiudono la prima serata del Festival delle Periferie le evoluzioni prog, industrial e trip hop dei genovesi Zirkus der Zeit e la new wave di uno dei gruppi più promettenti di casa nostra, gli Still Leven.

    Venerdì 22
    Il secondo giorno del Festival delle Periferie i gruppi in programma saranno quattro e la serata si aprirà sulle note di un eclettico cantautore cittadino come Antonio Sgorbissa. Il secondo gruppo a salire sul palco sarà quello dei torinesi Monelli  Antonelliani, una sorta di Gem Boy piemontesi in bilico fra rock, musica demenziale e cover “riadattate” di brani celebri. Dopo di loro toccherà a una delle band genovesi più in forma del momento: IBosio, combo in cui militano alcuni protagonisti della scena cittadina (i fratelli Pietro ed Enrico Bosio, appunto), che ha recentemente dato alle stampe su Prisoner Records il proprio esordio discografico: “L’Abbrivio”, un mix di quadretti esistenziali in salsa indie rock. Concludono la serata i torinesi Statuto, gruppo simbolo del mod italiano sulle scene da quasi trent’anni. Fra melodie e ritmi ska, chitarre elettriche e testi impegnati,
    Oskar e compagni sapranno rendere unica la seconda serata del Festival.

    Sabato 23
    A scaldare i cuori della serata di sabato sarà una band genovese: i Seele Brennt, votati a un post-rock industriale granitico e di forte impatto. Dopo di loro il palco del Festival delle Periferie ospiterà i Pek, paladini del grunge di casa nostra e autori dell’ottimo disco “Heroin” uscito per Taxi Driver Records. A seguire: il trip-rock dello storico gruppo piacentino Gabriele Finotti & Misfatto, lo stoner psichedelico dei nostrani Temple of Deimos (con all’attivo un ottimo disco omonimo e il secondo in uscita) e il gran finale con Edda, progetto solista del cantante dei seminali Ritmo Tribale, Stefano “Edda” Rampoldi. L’artista milanese suona una sorta di cantautorato rock sghembo e acido. All’inizio di quest’anno ha pubblicato il suo secondo album “Odio i vivi”, che segue “Semper biot” del 2009.

    Domenica 24
    L’ultimo giorno del decennale del Festival delle Periferie si apre con la band hard-rock–metal Hydra. Da un gruppo di Genova si passa a un combo imperiese: gli alfieri dell’electro-pop in salsa new wave Efem System. Dopo una bella scorpacciata di melodie toccherà ai genovesi Dogzilla riportare al Festival una ventata di “rumore” e rabbia, con il loro hardcore di matrice anni Ottanta in puro stile Crass Records (i nostri sono autori del bel disco “Cimbago neigro” e di un ep). Chiudono la serata e anche la decima edizione del Festival due fra i più importanti progetti genovesi usciti dagli “anni Zero”: i Demetra Sine Die, gruppo alternative
    rock a tinte dark con all’attivo alcuni dischi autoprodotti fra cui l’interessante “A quiet land of fear” e Tarick1, il moniker dietro il quale si cela il gruppo dance e di musica elettronica di Andrea Calcagno. Tarick1 ha appena pubblicato per Prisoner Records il suo secondo cd, “Hail to the kitchen!”, che segue l’esordio del 2005 “Il dischetto rosso di Tarick1”.

    Ogni serata sarà aperta e chiusa da dj cultural set, brani accompagnati da diapositive informative. Le serate saranno condotte dal giornalista Alessandro Ponte (Il Secolo XIX) e la dj Valeria Oliveri (Radio 19).

  • Habemus Papam: Don Paolo Farinella presenta il suo libro al Ducale

    Habemus Papam: Don Paolo Farinella presenta il suo libro al Ducale

    Sala Munizioniere - Palazzo DucaleMartedì 19 giugno alle 17 presso la Sala Munizioniere di Palazzo Ducale sarà presentato il libro Habemus Papam – La leggenda del Papa che abolì il Vaticano (Gabrielli Editori) di Don Paolo Farinella, biblista e parroco di San Torpete. Con lui sarà presente Don Andrea Gallo.

    Questa la presentazione del libro.
    Il nuovo libro di Paolo Farinella è un romanzo storico-teologico su un utopico papato modellato sulla figura di Francesco di Assisi. Nell’ultimo conclave, ambientato idealmente nel giorno di Natale, a loro insaputa, i cardinali eleggono un semplice prete della diocesi di Genova che assume il nome di Francesco. Nel discorso Urbi et Orbi di fronte al mondo attonito e allo sconcerto ecclesiastico, in piazza San Pietro, Francesco I si spoglia di tutti i suoi averi, abolisce di fatto il Vaticano per restare semplicemente un uomo pellegrino sulle strade del mondo che indica la via del futuro: il ritorno alle sorgenti evangeliche e alle fonti dell’umanità…. Con un colpo di scena finale.

  • La rivoluzione gentile: da Palermo a Roma a cavallo per i propri diritti

    La rivoluzione gentile: da Palermo a Roma a cavallo per i propri diritti

    Si chiama la “Rivoluzione gentile … un popolo in cammino”, una marcia pacifica e davvero poco inquinante – dato che non sono ammessi mezzi a motore – ideata e organizzata da Onofrio Carruba Toscano, partita il 28 maggio scorso da Bolognetta (in provincia di Palermo) e diretta a Roma, una carovana di calessi, cavalli, asini e muli che attraverserà tutta la dorsale tirrenica per confrontarsi con la gente qualunque incontrata lungo il tragitto e con gli amministratori pubblici.

    L’obiettivo è «Il coinvolgimento della maggior parte di gente possibile, compresi i sindaci dei vari comuni attraversati – scrivono i promotori dell’iniziativa sulla loro pagina web all’indirizzo http://rivoluzionegentile.blogspot.it/per reclamare, una volta per tutte, i diritti che ci sono negati e far si che questo governo, non eletto ma imposto alla stregua di un golpe si dimetta e che questa classe politica, ormai da tempo smascherata e impregnata di marcio faccia altrettanto. Per Noi (italiani) tutti siamo in cammino e per questo vi chiediamo di unirvi alla manifestazione o di sostenerci con azioni parallele e di visibilità. Grazie».

    Un gruppo di persone, forse inguaribili sognatori, uniti dal desiderio di provare a cambiare le cose, viaggiatori on the road senza insegne o padrini politici, accompagnati solo dalla bandiera italiana, pronti a percorrere oltre 1000 km adattandosi alle più svariate situazioni, rinunciando ai confort del viaggio moderno, per manifestare un disagio profondo scaturito dalla crisi economica e dalle conseguenti problematiche, partendo dal “basso”, non solo in senso figurativo ma anche geografico. Un percorso a tappe per numerosi Comuni al fine di parlare con le persone nei quartieri, entrare in contatto con loro, far sentire la propria voce agli amministratori locali.

    «Chiunque voglia aggregarsi, unirsi e mettersi in cammino non deve far altro che preparare il proprio zaino mettendo dentro soltanto un sacco a pelo, una borraccia, 2 o 3 cambi ed un paio di scarpe comode e vecchie, tanta gioia e il desiderio di essere protagonisti della propria vita – questo il messaggio lanciato alla vigilia – la rivoluzione gentile autorizzata dalla Digos sarà quanto di più emozionante sia accaduto in questa nostra terra: l’Italia. Non ha colori, né bandiere, né loghi o striscioni, ma avrà soltanto lo sguardo fiero di chi ha deciso che per se stesso, per i propri figli, per la persona che ama è tempo che cambino le cose».

    «Tutto nasce dal disagio sociale nel quale si ritrovano i cittadini – racconta ad Era Superba, Onofrio Carruba, ex dipendente della Regione Sicilia (con orgoglio rivendica di essere l’unico ad essersi dimesso da quello che definisce un “inutile carrozzone che genera un enorme spreco di soldi pubblici”), oggi si occupa di management aziendale e gestisce un centro equestre – Conseguenza della disoccupazione dilagante e delle non risposte da parte della politica. Purtroppo tante persone fanno finta di nulla, io mi sono detto è necessario fare qualcosa di concreto per risvegliare le coscienze. Siamo partiti il 28 maggio in 7-8 persone. Dopo alcuni giorni le difficoltà del viaggio hanno spinto alcuni ad abbandonare la carovana. In compenso durante il percorso si sono aggiunti altri ed oggi siamo in 9».

    «La nostra proposta principale è ripartire dall’istituto dei sindaci – spiega l’ideatore dell’iniziativa – Rilanciare l’Italia attraverso la funzione svolta dagli amministratori locali, quelli più vicini alla popolazione. La salvezza del Paese passa dai Sindaci, gli unici eletti direttamente dai cittadini».
    L’intento dei partecipanti è quello di giungere fin davanti a Montecitorio e non muoversi da lì «Fin quando il governo non si dimetta, la Camera non venga sciolta ed i cittadini non vengano ben informati, fino a che non si sappia che esistano movimenti e gruppi che studiano strategie economico-politiche alternative e percorribili», sottolinea Carruba.

    «Siamo partiti in pochi, consapevoli, però, che quello che portiamo dentro è un malessere comune a molti, se non a tutti», annotano sul blog il giorno della partenza. Il 31 maggio, invece, scrivono «La cosa che ci rende paghi è l’ospitalità che stiamo ricevendo dall’amministrazione locale, quella che ci delude un po’ è l’indolenza di molti, spesso accompagnata da lamentele, sfoghi contro l’impero politico e mancanza di pragmaticità, peculiarità che sempre più riscontriamo nella nostra regione».

    Ogni giorno è un insegnamento importante, anche quando inevitabilmente ci si trova di fronte all’incomprensione «Ci ha colpito specialmente un commento a noi indirizzato, in cui ci si accusava di non aver altro da fare che intraprendere una vacanza e che sarebbe stato meglio se fossimo tornati a casa. “Le cose non cambieranno”, “nessuno vi darà ascolto”, si affermava. Siamo consapevoli del fatto che nessuno ci ha chiesto di intraprendere questo pellegrinaggio in propria vece, ma che le cose non vanno bene è un dato di fatto abbastanza evidente e noi abbiamo solo seguito quell’istinto di rara umanità che ci porta ad agire per il bene e per la sopravvivenza dei nostri simili e cioè ogni individuo senza distinzioni».

    Durante il percorso i protagonisti della marcia hanno modo di vivere e conoscere da vicino, in prima persona, le condizioni di vita delle famiglie italiane. Volti, esperienze, sconforti e speranze «Dall’intimità familiare della gente che ci ospita, alla condizione lavorativa delle classi disagiate, alla situazione in cui versano comuni e forze dell’ordine. Quante sembianze ha l’Italia che vuole rinascere», compare il 4 giugno sul blog.

    Il 10 giugno la rivoluzione gentile approda sullo stivale «Il nostro intento è quello di mettere in movimento tutte quelle persone e quei “movimenti” che, spesso divisi, non riscontrano il successo sperato e dovuto. I tempi sono maturi ed è il momento adatto per far qualcosa di concreto, in modo pacifico e pulito».
    «Anche qui in Calabria stiamo riscontrando molte caratteristiche simili a quelle già osservate nei giorni passati. Già il solo fatto che si esce di casa per andare a portare qualcosa di utile, che sia cibo, acqua, mangime per i cavalli, a delle persone che stanno protestando per un problema comune, o solo il prestargli ascolto e attenzione, è un salto più che un passo».

    «Ora (15 giugno) siamo a Salerno e stiamo andando verso Napoli», spiega l’organizzatore della marcia.
    Si può fare un primo bilancio della vostra avventura? «Abbiamo trovato ospitalità ed affetto, sono tanti quelli che ci hanno espresso vicinanza ed appoggio – conclude Onofrio Carruba – Altrettanti però, nonostante condividano i nostri intenti, non se la sono sentita di aggregarsi. Persone, precari, con un lavoro da 800 euro al mese, mi hanno detto “Verrei con voi ma come faccio, così perdo il posto di lavoro”. Da una parte capisco le loro preoccupazioni ma occorre alzare il culo dalla sedia se vogliamo cambiare le cose! Oggi troppi cittadini si trovano con un cappio al collo per la mancanza di lavoro, questo è il più grande tradimento dello Stato nei confronti dei cittadini».

     

    Matteo Quadrone

  • Stop OPG: continua la mobilitazione per la chiusura definitiva

    Stop OPG: continua la mobilitazione per la chiusura definitiva

    «A nove mesi dal termine previsto dalla legge per la chiusura degli OPG (marzo 2013) il rischio è che tutto si riduca al trasferimento degli internati nelle nuove strutture previste, aprendo i cosiddetti “mini Opg” in tutte le regioni italiane – Il grido d’allarme arriva dal Comitato Stop Opg riunitosi in assemblea a Roma il 12 giugno – Lo conferma la bozza di Decreto proposta dal Governo ora in discussione con la Conferenza delle Regioni. E ciò mentre procede il dibattito alla Camera sul testo di controriforma della legge Basaglia (relatore on. Ciccioli) che il tentativo di ricostruire i manicomi riaprendo una stagione buia che consideravamo definitivamente archiviata».

    StopOPG rivendica l’immediato riparto alle Regioni delle risorse ad hoc stanziate dalla legge 9/2012 sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari «Per offrire un’assistenza alternativa alle persone internate: 38 milioni di euro nel 2012 e 55 milioni di euro dall’anno 2013, che possono contribuire, se assegnate subito ai Dipartimenti di Salute Mentale, alla costruzione dei budget di salute fuori dagli OPG. Riprodurre invece con le nuove strutture pratiche di istituzionalizzazione, con il binomio “cura e custodia” tipico del manicomio, sarebbe un fallimento».

    La mobilitazione lancia anche un nuovo allarme per i continui tagli al finanziamento del Servizio sanitario e al welfare. Per questo «Proseguiranno le iniziative a sostegno del welfare locale, nel territorio, dove si gioca, con Regioni, ASL e Dipartimenti di Salute Mentale, gran parte delle possibilità di costruire l’alternativa al modello manicomiale, e quindi anche all’OPG». La presenza dei comitati stopOPG ormai in 18 regioni, intervenuti all’assemblea è «Un segno positivo, che, a partire dal lavoro per la salute mentale, propone un “modello sociale” inclusivo e più giusto. E’ stata decisa anche una specifica attività per l’advocacy e il sostegno alla tutela legale delle persone internate».

    Infine «È stato confermato l’impegno, con l’avvio di uno specifico tavolo di lavoro, per la modifica degli articoli del codice penale e di procedura penale inerenti a imputabilità, pericolosità sociale e misure di sicurezza, all’origine del retrivo istituto giuridico dell’OPG».

    All’assemblea sono intervenuti, tra gli altri, Ignazio Marino (senatore presidente commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza e l’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale), Margherita Miotto (deputata e prima firmataria sugli OPG approvato alla Camera), Antonella Calcaterra (Osservatorio Carcere Unione Camere Penali Italiane) e Sergio Moccia (docente università Napoli Scienze Penalistiche, Criminologiche e Penitenziarie).

  • Ri-party 2012: a Nervi una festa a impatto zero

    Ri-party 2012: a Nervi una festa a impatto zero

    NerviStasera (venerdì 15 giugno, ndr) l’associazione IoRicreo propone nella suggestiva cornice del castello di Nervi una festa del riciclo e del riuso con artisti, musica, Game Boy modificati, cibo e bevande a km zero: il tutto per festeggiare il quinto compleanno di IoRicreo.

    L’ambizione della serata è minimizzare l’impatto sull’ambiente e sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche del riciclo e del riuso attraverso il divertimento.

    Qualche esempio. Il cibo servito è biologico e a km0, per l’amplificazione
    della musica si utilizza l’energia derivante dalla pedalata su una apposita bicicletta, la musica è realizzata a partire da una vecchia consolle di videogiochi, un Game Boy modificato, i rifiuti sono smaltiti utilizzando la raccolta differenziata, le stoviglie sono di materiale biodegradabile e compostabile, l’acqua è rigorosamente “del bronzino”.

    La festa inizia alle ore 20.30 e durerà fino all’1.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata

    Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata

    A Sampierdarena, in via Pietro Chiesa, zona San Benigno, a due passi dal waterfront portuale, circondato da moderni palazzi che ospitano uffici e attività commerciali, uno storico immobile spicca come fosse un errore del caso, dimenticato da anni in un contesto che ormai non gli appartiene.

    Parliamo di villa Pallavicino-Gardino, un edificio probabilmente risalente a fine ‘500 (non si conosce con precisione la data di costruzione), secondo la planimetria di Matteo Vinzoni (1757) di proprietà del Magn.co Alessandro Pallavicino, famiglia insediatasi nel tardo ‘500 nel borgo con un gruppo di ville famigliari destinate alla villeggiatura estiva, oggi distrutte, tutte caratterizzate dalla struttura architettonica del filone alessiano diffuso dagli allievi.
    Passata nel corso del Novecento alla ditta legnami Gardino, venne poi adibita ad uffici e abitazioni private, attualmente versa in stato di grave abbandono.
    Posta lungo il litorale sampierdarenese, la villa presenta un impianto cubico lineare e regolare, con caratteristico tetto a padiglione; è costituita da un piano terra con un ammezzato sopra; un piano nobile, anch’esso con un ammezzato sopra; ed un piano sottotetto. La facciata anteriore, posta verso il mare, da cui era lambita e forse anche minacciata di inondamento nei casi di mareggiata se non fosse stata eretta leggermente sopraelevata rispetto all’arenile, è senza terrazze né balconate; ha sette grandi finestre equidistanti sopra l’ingresso caratterizzato da uno stemma della famiglia Pallavicino.
    Anticamente la proprietà era dotata di un ampio terreno, ancora visibile nelle planimetrie del Vinzoni del 1757 e del 1773, allora esteso a monte sino alla strada principale (via Dondero), coltivato con grande effetto scenografico a giardino all’italiana ed orto.
    L’apertura della ferrovia e relativa via Vittorio Emanuele (oggi via Buranello), tagliarono questi terreni che vennero poi invasi da costruzioni industriali della società Fratelli Gardini-Legnami, sconvolgendo la loro naturale bellezza. Lo sbancamento del colle e, negli anni ’90, la costruzione dei grattacieli, hanno rivoluzionato l’insieme, generando uno spiazzante accostamento antico-moderno.
    L’interno fu modificato dagli ultimi proprietari, specie il piano nobile adibito ad abitazioni, così come l’ammezzato superiore, al punto che ora è difficile leggere le antiche strutture. Aveva due ingressi, per offrire continuità a chi entrava tra l’interno e gli ampi spazi posteriori. Secondo www.sanpierdarena.net, sito web dedicato al quartiere «Rimangono indenni lo scalone – in ardesia come da antica consuetudine genovese, a tre rampe disposte a C e sboccante al piano nobile presso la loggia, da tempo non più utilizzata e tamponata – ed in parte le cucine poste nel sottotetto, interamente decorate con dipinti che sottintendono cosa poteva esserci di decorativo nelle sale del piano nobile, prima delle ristrutturazioni».
    La villa nel 1963 fu inserita negli edifici protetti e vincolati dalla Soprintendenza per i beni Architettonici della Liguria. «Questo atto presumibilmente diede il via nel 1996 ad un restauro, almeno nella sua componente esterna», sottolinea ancora il sito web. Oggi è in completo e squallido abbandono: persiane spalancate, finestre con vetri rotti, calcinacci caduti.

    Tra gli anni ’90 e 2000, la famiglia Gardino cedette la villa ad una società immobiliare presumibilmente appartenente al medesimo nucleo familiare. Per quanto riguarda la storia recente, è difficile ricostruirla con certezza, comunque sappiamo che, allo stato attuale, questa ampia superficie – circa 3600 metri quadri – è di proprietà di una società riconducibile a Ipi intermediazione srl, società di servizi immobiliari con sede a Torino e filiali a Milano, Genova, Bologna e Tirrenia (PI).
    Ipi la mette in vendita in un pacchetto unico comprendente anche 16 posti auto coperti ubicati in corrispondenza del piano interrato dell’edificio adiacente.

    Secondo il Piano Urbanistico Comunale, approvato alla fine dello scorso anno dall’amministrazione dell’ex sindaco Marta Vincenzi, la zona dove sorge villa Gardino rientra nell’Ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale AR-UR, ovvero «Parti del territorio urbanizzato caratterizzate dall’inadeguatezza dell’assetto infrastrutturale e dei servizi, nelle quali l’incremento del carico insediativo esistente, mediante interventi di completamento del tessuto edificato, costituisce occasione per il miglioramento dell’assetto urbanistico e della qualità architettonica e paesaggistica; in questi Ambiti possono essere effettuati interventi anche d’importante modificazione dell’edificato, a condizione che sia contestualmente rinnovato e migliorato l’impianto urbanistico, le dotazioni di pubblici servizi, segnatamente per il verde e gli spazi pedonali attrezzati ed in generale la qualità architettonica, di inserimento paesaggistico e di efficienza energetica delle nuove costruzioni ivi ammesse».

    Le norme di conformità del Puc precisano quali sono le possibili destinazioni d’uso per l’ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale. Tra le funzioni ammesse, quelle principali sono «Residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, connettivo urbano, uffici, artigianato minuto, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita»; le funzioni complementari prevedono: «Depositi, attività produttive ed artigianali», ma anche «Parcheggi pertinenziali, parcheggi liberi da asservimento e parcheggi fai da te».
    In merito alla disciplina degli interventi edilizi, le norma di conformità stabiliscono che «Il cambio d’uso dei piani fondi accessibili carrabilmente è consentito esclusivamente per la realizzazione di parcheggi; la ristrutturazione edilizia è consentita purché prevista da un progetto che ne dimostri la compatibilità sotto il profilo architettonico e funzionale; la sostituzione edilizia è consentita, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto; la nuova costruzione è consentita per realizzare: parcheggi privati esclusivamente interrati per le quantità eccedenti le quote minime pertinenziali; ampliamento volumetrico di edifici esistenti comportante l’incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione; nuovi edifici mediante demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nell’ambito del lotto, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto, anche con incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione».
    «Gli interventi di sostituzione edilizia e di costruzione di nuovi edifici devono inoltre rispettare i seguenti parametri e requisiti costruttivi: rapporto di copertura massimo non superiore al 50% del lotto; spazi sistemati a verde, pubblico o privato su terreno naturale, nella misura minima del 30% del lotto, per incrementare la superficie del territorio permeabile; l’altezza dei nuovi edifici è determinata tenuto conto delle potenzialità edificatorie previste per l’Ambito, armonizzando le costruzioni in rapporto al contesto circostante».
    Queste le principali indicazioni fornite dal Puc in merito agli interventi edilizi, ma le norme di conformità specificano anche «Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, compresi gli ampliamenti volumetrici classificati nuova costruzione, devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: perseguire il mantenimento ovvero la riqualificazione e valorizzazione delle caratteristiche architettoniche e tipologiche dell’edificio stesso, dell’intorno, e degli spazi liberi; agli interventi deve essere correlata la riqualificazione degli spazi di pertinenza, nell’obiettivo di una progettazione organica del verde; le essenze ad alto fusto devono essere messe a dimora nell’ambito dello stesso lotto di intervento». Mentre «Gli interventi di sostituzione edilizia e di costruzione di nuovi edifici devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: gli edifici devono essere realizzati con caratteristiche architettoniche, tipologiche e formali innovative ed essere impiegati materiali e tecnologie innovative finalizzate al risparmio energetico ed alla produzione di energia da fonti rinnovabili; particolare attenzione deve essere posta in presenza di immobili, percorsi o contesti di valore storico».

    Attualmente Villa Gardino è accatastata anche come residenze, ma la società Ipi sottolinea quali sono le funzioni più probabili, ovvero centro direzionale, uffici, attività commerciali al piano terra.
    Come detto l’edificio è vincolato dalla Soprintendenza ed il suo futuro è intrinsecamente legato ad un progetto studiato dalla stessa, ma oggi non ancora approvato. Chi acquisterà la proprietà dunque dovrà rispettare le indicazioni della Soprintendenza e la speranza è quella di vedere conservata, per quanto possibile, la struttura originaria di una delle ultime ville superstiti sull’antico lungomare sampierdarenese.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Maura Ghiselli: intervista all’artista “adottata” dalla Maddalena

    Maura Ghiselli: intervista all’artista “adottata” dalla Maddalena

    maura ghiselliAbbiamo incontrato Maura Ghiselli, artista e fotografa genovese che ha esposto le sue opere al ristorante La Berlocca ai Macelli di Soziglia, in occasione del concorso Adotta un artista.

    Come e quando è cominciato il tuo interesse per l’arte?

    «Ho iniziato a “pasticciare” con matite e pennarelli quando ero ancora sul seggiolone, e non ho mai smesso di divertirmi in questo modo. Il bisogno impellente di creare immagini fa parte di me praticamente da sempre».

    Quali tecniche usi? E qual è la tua tecnica preferita?

    «Da diversi anni ho deciso di mettere momentaneamente da parte le mie ricerche grafico-pittoriche per dedicarmi totalmente alla fotografia. È una tecnica più immediata che mi consente di raggiungere più facilmente e meglio i miei obiettivi».

    Quali sono i luoghi di Genova che maggiormente ti ispirano nel realizzare le tue opere? Quali i luoghi in cui ti piacerebbe esporre in futuro?

    «Amo moltissimo camminare per il centro storico con la mia macchina fotografica al collo. I vicoli di Genova sono uno dei luoghi più conturbanti ed eccitanti che abbia mai visitato. Ma sono affascinata anche dalla periferia industriale della città, per esempio ho lavorato molto sul quartiere di Cornigliano, pre e post acciaierie. Per quanto riguarda invece le mie ambizioni future, devo ammettere che mostre e vernissage mi mettono una certa ansia, e al solo pensiero di programmare un’esposizione vengo colta dal panico. Qualcuno avrà certamente notato che, come mia abitudine, ho disertato anche l’inaugurazione alla Loggia… Diciamo, però, che questa incorreggibile ritrosia verso le public relation, non preclude la mia partecipazione attiva e assolutamente sentita alla vita artistica e culturale, genovese e non solo.»

    Sei stata una degli artisti selezionati per la mostra itinerante alle botteghe della Maddalena. Credi che arte e cultura possano contribuire al rilancio di questo quartiere?

    «Nella maniera più assoluta. Ogni tanto questa città sottovaluta il valore sociale della cultura e dell’arte, e questo è un errore imperdonabile».

    Da genovese, cosa pensi del modo in cui la nostra città vive l’arte? Ci racconti quali sono a tuo parere i “progetti di eccellenza” che caratterizzano Genova?

    «Io credo che il compito delle istituzioni di questa città non dovrebbe essere solo quello di offrire al cittadino l’annuale grande evento che porta in città qualche gettonato nome dell’arte Moderna internazionale, ma anche e soprattutto la presa di coscienza del fatto che l’arte contemporanea è quella che si sta facendo adesso, per cui è necessario incentivarla, premiarla e dare ad essa un’opportunità concreta di sviluppo e divulgazione. È indispensabile che le diverse realtà del panorama artistico e culturale genovese imparino ad assumersi la responsabilità di scommettere e investire sull’arte di adesso… In tal senso credo sia molto interessante il ciclo di incontri-evento che si tiene periodicamente al museo di Villa Croce, Cartabianca, un progetto d’arte, temporanea e compartecipata, che si propone di interagire con gli spazi collaterali e i servizi offerti dal Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce per innescare dinamiche relazionali, che vadano a coinvolgere la città che lo ospita, intessendo relazioni con le principali città italiane, attraverso un ciclo di mostre volte a descrivere l’emergente e vitale nell’ambito dell’arte contemporanea».

    Tra le tue collaborazioni c’è quella con la galleria d’arte Satura. Com’è la situazione delle gallerie in città?

    «Penso che le gallerie, così come Accademie e Associazioni Culturali, quali enti di promozione culturale ed artistica, siano tenute a collaborare attivamente allo sviluppo dell’arte contemporanea della città. Il mercato dell’arte, soprattutto sul territorio ligure, vive grazie al contributo del collezionista. Che attualmente concentra il suo interesse verso una forma di acquisto definita generalmente con il termine “investimento”. L’idea comune, che necessita di essere esorcizzata, soprattutto dalle gallerie genovesi, è quella di orientarsi verso ciò che ha già valore: se si riesce a dare visibilità e mercato ad un prodotto di qualità senza che questo sia firmato da un grande nome, il collezionista imparerà ad orientare il suo interesse anche verso ciò che è realmente nuovo, e il circuito artistico contemporaneo non morirà. Questo richiede competenze specifiche, entusiasmo e, inizialmente, la consapevolezza di un minore riscontro economico a breve termine. E questa, secondo me, è una sfida che le gallerie genovesi devono essere pronte ad affrontare».

    Genova ha da poco un nuovo Sindaco. Quali pensi dovrebbero essere i provvedimenti da adottare per sostenere gli artisti e più in  generale chi opera in questo settore?

    «In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, chiedere fondi può risultare un tantino spregiudicato. L’unica forma di vero sostegno per questo settore è pretendere professionalità e dedizione dagli addetti ai lavori, e controllare in maniera rigorosa al fine che ciò avvenga realmente. Io voglio che chi si occupa della cultura e dell’arte sia davvero motivato per farlo in maniera competente e disinteressata».

    Tu hai studiato all’Accademia di Belle Arti. Nei mesi scorsi si è parlato di una situazione di difficoltà, con il rischio addirittura di chiudere. Pensi sia importante per un artista avere una formazione accademica, o che ci si possa anche formare da autodidatti? Quali consigli ti senti di dare a chi vuole tentare questa strada?

    «Credo che una formazione accademica, se così la si vuole chiamare, sia necessaria per acquisire la corretta consapevolezza delle proprie potenzialità e per provare a trovare la strada giusta per esprimerle al meglio. E poi il termine “formazione accademica” non significa solamente imparare a dipingere ad olio bottiglie di vetro o nature morte, significa soprattutto studiare l’arte in tutti i suoi aspetti, sviscerarla ed analizzarla in relazione alla contemporaneità ed al periodo storico in cui è stata prodotta. La conoscenza di ciò che accade o che è accaduto, ci servirà come background indispensabile per iniziare in maniera cosciente e onesta il nostro percorso creativo. Così come vale per l’avvocato, il medico o il notaio, altrettanto vale per chi lavora e produce nel campo dell’arte e della cultura: per acquisire la “conoscenza” è necessario studiare, mettersi alla prova e farsi giudicare per risultati e capacità. Ciò non toglie che, a parer mio, l’ente Accademia, abbia contribuito molto poco al reale inserimento dei suoi studenti nello scenario artistico e culturale della città».

    In senso più ampio, pensi sia possibile trasformare il talento e la passione per l’arte in una professione?

    «Voglio credere che sia possibile. Anche se purtroppo nonostante passione e competenza, sono da sempre molto rari i casi in cui l’artista riesce a sfruttare professionalmente il suo talento e le sue capacità. Credo che questo sia un problema sociale del quale sarebbe necessario analizzare molti aspetti, uno fra questi l’inflazione di queste nuove figure, i cosiddetti “creativi”, che spesso improvvisano il mestiere ed ingombrano un mercato già di per sé poco attivo».

    A cosa stai lavorando per il futuro?

    «Mi piacerebbe portare avanti il mio progetto fotografico sul centro storico, magari cercando di conoscere meglio le diverse realtà che lo caratterizzano e provando ad allontanare con delicatezza la comprensibile diffidenza di chi lo abita, per riuscire ad intraprendere un percorso realmente costruttivo, di comprensione e comunicazione con il territorio».

    Marta Traverso

     

    DIDASCALIA DELLE IMMAGINI:

    GARMY’S SILK_LA SETA DI GARMY#1 (fotografia esposta in occasione dell’iniziativa “Adotta un Artista” al ristorante La Berlocca di via Macelli di Sozziglia e successivamente al Bistrot di Via Luccoli)

    GARMY’S SILK_LA SETA DI GARMY#2 fotografia esposta in occasione dell’iniziativa “Adotta un Artista” al ristorante La Berlocca di via Macelli di Sozziglia e successivamente al Bistrot di Via Luccoli)

    THE WORLD OVER#1 (Via Balbi, Genova)

    THE WORLD OVER#2 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#3 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#4 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#5 (Via Canneto il Lungo, Genova)

    THE WORLD OVER#6 (Cornigliano, Genova)

  • Novecento di Alessandro Baricco: spettacolo teatrale a San Fruttuoso

    Novecento di Alessandro Baricco: spettacolo teatrale a San Fruttuoso

    TeatroSabato 16 giugno alle 21 il Teatro Nuovo Gianelli di San Fruttuoso (salita  nuova Nostra Signora del Monte 3C) ospiterà lo spettacolo-saggio degli allievi del Laboratorio Teatro di Espressione, un adattamento dal monologo “Novecento” di Alessandro Baricco che vedrà coinvolti dieci attori per dieci personaggi, tra cui il musicista che dà il titolo all’opera, con accompagnamento musicale di un pianista jazz.

    Gli attori sono Carlotta Boccaccio, Francesca Bonino, Nadia Conte, Enrico Custo, Lucetta Dessypris, Maria Gagino, Carlo Lardera, Cristina Marchesi, Lorenzo Mascelli, Antonio Tulumello. Al piano: Carlo Custo. Adattamento e regia Marco Benedetti e Serena Carbone.

    Lo spettacolo è a ingresso gratuito.

  • Prè: musica, canti e danze rinascimentali fanno rivivere il quartiere

    Prè: musica, canti e danze rinascimentali fanno rivivere il quartiere

    Commenda di PrèIl rilancio di Prè passa dalla strenua volontà dei suoi abitanti, da sempre impegnati a denunciare i fenomeni di degrado e malaffare richiamando l’attenzione delle istituzioni, ma allo stesso tempo consapevoli che per riqualificare il quartiere e restituirlo completamente alla città è necessario organizzare e promuovere iniziative culturali e sociali in grado di richiamare il maggior numero di persone possibile, i cittadini genovesi, spesso non abituali frequentatori di quello che, nonostante tutto, rimane un prezioso bene comune ed i turisti che, scesi dalle navi o provenienti dall’area del Porto Antico, provano ad avventurarsi nei meandri della città vecchia.

    È questo il senso dello spettacolo in programma venerdì 15 giugno presso la Commenda di Prè, musiche, canti e danze rinascimentali che «Nello spirito della Genova cinquecentesca di Andrea Doria e degli splendori della Repubblica aristocratica, darà vita a personaggi che sembrano usciti direttamente dalle pitture di Rubens e di Van Dyck, sia pure nell’austera ambientazione medievale del più antico palazzo di Genova – scrive Ornella Cocorocchio, Presidente dell’associazione La Coscienza di Zena – Una sorta di licenza poetica porterà infatti il millenario ospitale a far da sfondo alla rappresentazione degli sfarzosi intrattenimenti che le potenti famiglie genovesi nel secolo d’oro riservavano agli illustrissimi ospiti. Una licenza per cui si devierà dalla correttezza filologica e la Commenda si troverà trasportata cinquecento anni più avanti, nell’epoca in cui nei palazzi dei Rolli si inscenavano meravigliose rappresentazioni per ospitare degnamente non certo pellegrini e malati ma papi e re».

    «Non ci resta quindi che dichiarare aperte le danze insieme alla Compagnia di danza …del danzar facean diletto, al Coro Polifonico di Vetera Nova e all’Ensemble strumentale Li Musicanti, lo spettacolo si terrà venerdì 15 alla Commenda di Prè alle 21. L’ingresso è libero».

    Alcuni cittadini che si definiscono seriamente “prè-occupati” «Contraddicendo vistosamente l’abitudine al mugugno si sono da tempo organizzati per fare fronte comune rispetto ai problemi che vivono quotidianamente – continua Cocorocchio – Pur reclamando un maggiore e più penetrante intervento da parte delle istituzioni, essi dimostrano che un’azione veramente incisiva, rispetto all’obiettivo che si sono dati, è quella che scaturisce dal territorio stesso quando riesce ad avviare comportamenti che possano innescare processi di sviluppo culturale, sociale ed economico».

    Ma per risvegliare l’interesse per un’area ancora in parte da recuperare alla concreta e produttiva integrazione con il tessuto cittadino, risulta fondamentale intensificare lo scambio tra il quartiere e i principali centri di produzione di cultura a Genova (Università, Biblioteca universitaria, Palazzo reale, Commenda). «Ubicati sin dalle origini, come tutti sappiamo, nel cuore stesso di Prè ma rinserrati sempre nel loro splendido isolamento – spiega la presidente dell’associazione La Coscienza di Zena – queste nobili istituzioni hanno avuto finora ben poche occasioni per avere rapporti col territorio di cui pure fanno parte, dimostrando, potremmo dire per rimanere nello spirito della Commenda, uno scarso senso dell’”ospitalità”».
    Qualcosa però, negli ultimi temi, si muove «L’Università sta “ripristinando” i collegamenti con l’esterno, dalla parte della “Piazzetta Vittime di tutte le mafie” – racconta Cocorocchio – Si attende che la Soprintendenza faccia altrettanto coi locali posti sul ponte dello Statuto, con attività che rispondano alle esigenze del quartiere e costituiscano nello stesso tempo punti di attrazione per i visitatori del centro storico. Ugualmente si spera col trasferimento della Biblioteca universitaria dall’attuale sede all’Hotel Colombia».

    Senza dimenticare gli abitanti di Prè, l’associazione La coscienza di Zena ed il Comitato Osservatorio Prè-Gramsci, in prima linea nel tentativo di invogliare genovesi e turisti a riscoprire Prè dopo tanti anni di abbandono.

     

    Matteo Quadrone