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  • Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    festival-della-scienza11 i giorni, 29 le mostre, 89 i laboratori, 154 tra incontri e spettacoli e 28 gli eventi fuori festival per un totale di 272 appuntamenti. Sono alcuni numeri della quattordicesima edizione del Festival della Scienza, a Genova dal 27 ottobre al 6 novembre.

    Quest’anno la manifestazione si ispira al tema “Segni”, intesi come quegli elementi che l’uomo ha saputo cogliere dalla natura e dall’evoluzione per interpretare ciò che lo circonda e per dare forma alla propria conoscenza, cultura e tecnologia. I “segni”, come spiegano gli organizzatori del festival, sono quelli della natura, ma anche quelli della salute o della malattia, quelli dell’uomo o della società, quelli dell’ambiente e dell’universo, ma anche i messaggi, le lingue o i disegni. Una semplice parola che ha stimolato la fantasia di centinaia di scienziati e ha dato vita agli oltre 270 eventi in programma.

    «Questa edizione del Festival, sarà come sempre evento importante e con un fittissimo programma e con ospiti di fama internazionale – dice il neopresidente Marco Pallacinvini – Nonostante ciò, mi sento un po’ come al primo giorno di scuola».

    Saranno circa 500 gli animatori, studenti universitari e giovani ricercatori, che condurranno con entusiasmo e competenza i visitatori attraverso l’iniziativa. A loro si affiancheranno un centinaio di studenti provenienti da 11 Istituti Superiori genovesi del progetto di alternanza scuola-lavoro della Regione Liguria e finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

    Il “taglio del nastro” è fissato alle 15, 30 di giovedì 27 ottobre a Palazzo Ducale nella Sala del Maggior Consiglio, un appuntamento per festeggiare l’avvio ufficiale di questa edizione. Prenderanno parte all’inaugurazione anche lo scienziato Valter Longo che svelerà l’efficacia terapeutica della dieta Mima digiuno, alle ore 17, e il giornalista scientifico Piero Angela con la conferenza Viaggio dentro la mente, alle ore 21. Non saranno gli unici grandi nomi, saranno ospiti della manifestazione di quest’anno anche il Premio Nobel per la chimica Martin Chalfie, Silvio Micali, PremioTuring e Elena Aprile, ricercatrice della Columbia University di New York.

    «Il programma di questa edizione è molto ricco e coinvolge tutta la città – dice Carla Silbilla, assessore alla cultura del Comune di Genova – D’altronde la cultura della scienza è nel DNA di Genova». Un evento di prestigio riconosciuto anche dal Presidente della Repubblica che con una medaglia ha onorato l’edizione 2016 del Festival. «Un grazie va a tutti i sostenitori, i soci, le istituzioni e gli sponsor che hanno consentito la realizzazione di questa edizione del Festival della scienza». – conclude Sibilla

    festivaMostre e Laboratori

    Tante le mostre a cura degli enti che hanno realizzato più della metà degli eventi del Festival. Da non perdere Fattore S (a cura di IIT) a Palazzo San Giorgio, Shared Sky (a cura di INAF) nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, Artico (a cura di CNR) alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, Il terremoto in… segni (a cura di INGV) nella ex chiesa di S. Agostino, si segnalano anche: Foodeka (a cura di Le Pleiadi) e Alla ricerca dello Spinosauro (a cura di Associazione Paleontologica Parmense) e Nel segno della nave (a cura di Atena CuMaNa) e Matematica Terra Terra (a cura di Società Curvilinea Cooperativa).

    Nella sezione laboratori si potranno trovare eventi adatti a tutti da più piccini fino a quelli per adulti. Ci saranno Colpiti ma non affondati! (a cura di INFN), a Le impronte digitali degli alimenti (a cura di Unige) per i più grandi, a Anno Domini. Invenzioni e scoperte (a cura Di Vanessa Bracali), (farmaco)Resistencia! (a cura di Eduardo Losa Cabruja), e Il laboratorio nell’era digitale (a cura di Roma Makers) e per i più piccoli Robot d’autore (a cura di Scuola di Robotica) e Datemi uno zero! (a cura di Laura Quaini).

    Dalle ore 9:00 del 27 ottobre tutte le mostre e i laboratori del Festival saranno aperti e visitabili. Gli orari saranno dalle 9:00 alle 18:00 nei giorni feriali e dalle 10:00 alle 19:00 nei festivi. Tutte le sere ci saranno grandi conferenze nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e un ricco programma di spettacoli.

    Spettacoli

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui Racconto Cosmico con l’attore Neri Marcorè e il Presidente dell’INFN Ferroni (28 ottobre, ore 21) e Non ci sono più le quattro stagioni con Luca Mercalli e Banda Osiris (4 novembre, ore 21), entrambi alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone e I ragazzi di Fermi che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della nuova Scuola Universitaria Superiore “Gran Sasso Science Institute”, insieme agli alunni della Scuola Primaria P. Santullo di Genova ( 1 novembre, ore 16:30) al Teatro della Tosse.

     Biglietti

    Sono acquistabili nel nuovo spazio InfoPoint in Loggia Banchi, sul sito del Festival e presso tutte le filiali del Gruppo Carige, con agevolazioni per gruppi, minori e appuntamenti serali. E’ attivo un servizio di call center per prenotazioni scuole/gruppi e informazioni. Novità dell’edizione 2016 l’App per Android e IOS che permette di consultare gli appuntamenti del Festival da mobile-phone, personalizzando il calendario grazie alla funzione “preferiti”. Il programma completo è disponibile in forma cartacea e sul sito internet del Festival.

    E.C.

  • Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    La stabilimento Ilva a CorniglianoAssociazioni di Cornigliano nuovamente sul piede di guerra dopo che il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha garantito, d’accordo con Regione Liguria, 5 milioni di euro per l’integrazione al reddito dei lavoratori dell’Ilva. I soldi verrebbero, infatti, anticipati dalla Regione tramite Società per Cornigliano, la partecipata i cui fondi (di provenienza soprattutto regionale e comunale) sono destinati alla bonifica e riqualificazione del quartiere. «Non ci fidiamo – è la dura presa di posizione di Paolo Collu, coordinatore delle associazioni che operano sul territorio – le garanzie che ci offre il governo non sono sufficienti e i soldi tolti alla Società sono soldi tolti al quartiere, che potrebbero essere usati (per esempio) per ricostruire il tessuto sociale con un sostegno ai commercianti». Collu, che coordina in tutto 22 realtà corniglianesi tra associazioni e parrocchie, fa notare che la promessa di risarcimento tramite una voce della Legge di Stabilità (ipotesi ventilata dal governo) sia estremamente vaga e che nemmeno sia stata fissata una data entro cui garantire la riconsegna delle risorse.

    La forte contrarietà dei cittadini che era già stata espressa la scorsa primavera, è stata ribadita oggi al Centro civico di Cornigliano, durante un incontro a cui hanno partecipato anche il presidente del Municipio Medio Ponente, Giuseppe Spatola, il presidente della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo, e alcuni lavoratori dell’Ilva, con cui non sono mancati scambi di battute infuocati. Per i sindacati, infatti, che si sono riuniti circa un’ora più tardi, l’accordo concluso con il governo è un buon risultato dal momento che i 650 lavoratori che dal primo ottobre andranno in cassa integrazione, vista la scadenza il 30 settembre dei contratti di solidarietà, potranno continuare a contare sull’integrazione del reddito. Attualmente i lavori di pubblica utilità occupano i dipendenti di Ilva per circa una settimana al mese ma, attraverso i nuovi stanziamenti, si dovrebbe riuscire ad allungare la copertura per quasi tutte le giornate lavorative. Bruno Manganaro, segretario della Fiom Cigl Genova, ha sottolineato l’importanza del fatto che l’esecutivo «abbia confermato la validità dell’accordo di programma per Genova Cornigliano. Nei prossimi giorni ci vedremo con l’azienda per la gestione della cassa integrazione e con Regione e Comune per firmare l’accordo sui lavori di pubblica utilità». Un risultato improntante, secondo il sindacalista, «da un lato per i lavoratori che così continuano a integrare il reddito previsto dagli ammortizzatori sociali ma, dall’altro, anche per la città perché in questi mesi gli lpu hanno dato un grande contributo per la riqualificazione urbana, la sistemazione di scuole, parchi e giardini e altre attività. Con i nuovi fondi, i lavoratori saranno impegnati ancora di più».

    Nel botta e risposta con gli abitanti di Cornigliano, i lavoratori hanno fatto notare anche come Società per Cornigliano dovrebbe garantire anche i livelli occupazionali della delegazione. Una visione non condivisa da Collu e gli altri presenti, che hanno però voluto sottolineare di “non essere contrari” all’integrazione del reddito dei lavoratori. «I corniglianesi contrari a nuovi esborsi della Società sono spesso anche lavoratori Ilva – ha aggiunto Collu – come negli anni ’80 le donne che protestavano contro l’inquinamento erano spesso mogli di operai».

    Via CorniglianoPiù “di mediazione” la posizione del presidente Spatola, che pure non manca di far notare l’assenza della classe politica su questa tematica. In effetti, al confronto erano stati invitati anche i capogruppo comunali e regionali e i parlamentari liguri senza ricevere alcuna risposta. «Per lo meno c’è un’inversione di tendenza politica – ammette Spatola pur sottolineando come il suo ottimismo sia “istituzionale” – ora c’è l’impegno a restituire le risorse prese dalla Società per Cornigliano, mentre prima i soldi venivano presi quasi senza chiedere». Quella che si prospetta sarebbe, infatti, la terza volta in cui i soldi della Società verrebbero utilizzati per integrare i redditi dei lavoratori. La prima volta fu nel 2014, quando le reazioni della delegazione non furono energiche perché si pensava davvero fosse un provvedimento una tantum. In quell’occasione furono prelevati circa 6 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 900mila un anno più tardi, questa volta con le associazioni pronte a far sentire la propria voce in polemica con il provvedimento.

    «Non condivido l’ottimismo del presidente Spatola – ha detto nel corso dell’incontro la presidente dell’Associazione per Cornigliano, Cristina Pozzi – e non sono contenta dell’accordo raggiunto a Roma. Personalmente condanno anche gli esborsi precedenti e penso, anche se nessuno lo dice più, che dovrebbero essere rimborsati alla Società. 5 milioni per lo Stato sono briciole mentre per Cornigliano sono vitali, spetta dunque a Roma garantire l’integrazione al reddito dei lavoratori».
    Luca Lottero

  • Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova

    Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova

    palazzo-ducale-d2-300x200 500 mila presenze nel 2016 e un bilancio chiuso in pareggio dal 2009 a oggi. E’ con questi dati positivi che Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura apre la nuova stagione 2016/2017.
    Per il 2017 è in programma un lunghissimo cartellone fitto di eventi; arte e cultura si esprimeranno sotto ogni forma. Mostre, esposizioni fotografiche e convegni animeranno le sale di Palazzo Ducale tutto il 2017. «La Fondazione Palazzo Ducale – dice il Sindaco, Marco Doria – si conferma un’eccellenza che ci contraddistingue e che ha contribuito a trasformare Genova in una città sempre più internazionale e cosmopolita».

    Quest’anno oltre 300 mila visitatori paganti hanno aderito alle manifestazioni artistiche e culturali di Palazzo Ducale, e tra questi si contano moltissimi stranieri. “Ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno reso possibili tutto questo», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova Carla Sibilla. I ringraziamenti arrivano anche dalla Regione, Ilaria Cavo, assessore regionale alla cultura sottolinea l’importanza che ha e ha avuto Palazzo Ducale nella diffusione della cultura sul territorio. «Sono moltissimi gli eventi in programma per la prossima stagione – dice Cavo – molto importanti sono gli incontri dedicati ai bambini, pensati per avvicinare i più piccoli alla cultura, elemento che gioca un ruolo fondamentale nella formazione».

    Il programma

    Un alternarsi di esposizioni, per un totale di 500 eventi. La stagione è già partita il 14 settembre con l’inaugurazione dell’esposizione fotografica Helmut Newton, 200 scatti in bianco e nero che inquadrano un’unica protagonista: la figura della donna. Attesa la mostra di Andy Warhol dal 21 ottobre al 26 febbraio, quella di Elliot Erwitt dal 10 febbraio al 21 maggio e quella di Modigliani dal 15 marzo al 16 luglio. In programma anche dibattiti sulla religione e la cultura con “Jihad, Islam, Europa” che si terranno il 13, 17, 26 ottobre e il 2 novembre. Si parlerà di “Religione e sessualità” dal 16 gennaio al 20 febbraio, e ancora “Che cosa significa Occidente?”. Tutte le parole, e con esse le cose e i concetti che indicano, cambiano significato a seconda delle epoche storiche in cui le si considerino, se ne discuterà dal 23 settembre al 2 ottobre.

    ducaleCi saranno poi i grandi incontri con Francesco De Gregori il 29 settembre, Steve McCurry il 21 ottobre e Sebastiano Salgado che riceverà il premio Internazionale Primo Levi il prossimo 27 novembre. Non mancherà l’appuntamento con “Genova Film Festival”, quest’anno in edizione autunnale e quello con “La Storia in Piazza”, giunta all’ottava edizione che affronterà il tema  degli “Imperi”, dai più antichi a quelli contemporanei. Altri incontri per parlare di architettura, filosofia, sociologia, psicologia e geopolitica con il “Chi comanda il mondo?” dal 3 al 5 marzo 2017.
    Questi sono solo alcuni degli appuntamenti in programma per il 2016/2017; oltre a mezzo migliaio di eventi che renderanno la stagione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura un festival della durata di un anno.

    I risultati raggiunti da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

    «Del viaggio che abbiamo compiuto in questi anni – dice il presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Luca Borzani – possiamo dire con orgoglio che rimarrà una traccia positiva». I risultati ci sono e contano anche grandi numeri, 2 milioni 600 mila sono i visitatori degli ultimi cinque anni, di cui un milione 351 mila paganti e il bilancio in pareggio dal 2009 al 2016. Con risultati eccelsi il consiglio d’amministrazione in carica è pronto a concludere l’ultima stagione, a metà del 2017 verranno rinnovati gli incarichi nella fondazione, proprio in concomitanza con il cambio del ciclo amministrativo. Giusto in tempo?

    E.C.

     

  • Il Teatro Stabile di Genova compie 65 anni, e a ottobre festeggia con un programma speciale

    Il Teatro Stabile di Genova compie 65 anni, e a ottobre festeggia con un programma speciale

    corteSono sessantacinque le prossime candeline sulla torta del Teatro Stabile di Genova. «Lo Stabile è stato, ed è tutt’ora, un’istituzione culturale della città – dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla – un teatro che offre spettacoli qualità a un pubblico sempre numeroso». I numeri crescono e non solo quelli che siglano l’età, ma anche quelli riferiti al pubblico. Nonostante gli anni passino, le persone che rimangono affascinate dal cartellone sempre più ricco di appuntamenti prestigiosi sono migliaia. Nei tre giorni dall’apertura del botteghino gli abbonamenti venduti sono oltre il doppio di quelli venduti l’anno passato nella stessa data; addirittura in questi giorni per accaparrarsi la fidelizzazione alla stagione teatrale 2016/2017, bisogna fare la fila, nonostante siano quattro gli sportelli aperti. «La gente davanti all’ingresso della Corte che attende il rinnovo dell’abbonamento o semplicemente vuole comprare un solo biglietto, è il segnale del rapporto positivo che abbiamo con il nostro pubblico» dice il direttore del teatro, Angelo Pastore.

    A dar conferma del valore del Teatro sono anche le 575 richieste di partecipazione alle selezioni per il prossimo corso della Scuola di recitazione dello Stabile «Tutti questi dati positivi e in aumento confermano la natura dello Stabile – conclude Sibilla – non solo, contribuiscono anche a rendere Genova un modello trainante per le altre città».Con numeri in aumento si festeggerà ancora meglio il compleanno dello Stabile di Genova; per l’occasione dal 17 al 24 ottobre è stata organizzata una settimana tutta dedicata alla storia passata, recente e futura del Teatro. Un racconto lungo sette giorni, ricco di appuntamenti, mostre, incontri in diversi luoghi della città, con una grande festa di piazza intorno alla sede del Teatro ed un compleanno in diretta televisiva. «Sarà una festa di persone mature che rappresentano un teatro vivo, persone che vogliono raccontare, quello che è stato e quello che sarà». Conclude Pastore.

    Programma della settimana di festa

    Il primo appuntamento è fissato per il 17 ottobre, alle 11, con l’inaugurazione della mostra fotografica degli spettacoli del Teatro Stabile di Genova. Al Museo Biblioteca Attore sarà allestita “65 anni d’immagini”, un’esposizione di foto che ricordano e raccontano la storia del teatro. Gli appuntamenti della giornata non finiscono qui, alle ore 12 si terrà il convegno “Dal piccolo teatro della città di Genova allo Stabile: interrogare la memoria del pubblico e dei testimoni” e alle 18 verrà inaugurata la mostra di costumi teatrali “Vestire la vita”, presso La Rinascente.

    Il 18 ottobre si apre alle 16, 30 con il convegno65 anni fa. Il Teatro Stabile” presso il Museo biblioteca Attore; alle 20, 30 alla Corte andrà in scena, in prima nazionale, “La cucina”, di Arnold Wesker, preceduta dagliauguri’ del Coro del Carlo Felice.
    La serata termina con videomapping, spettacolari proiezioni di immagini in 3D sull’edificio del Teatro della Corte.

    image004Altra prima nazionale il 19 ottobre al Duse con “Il borghese gentiluomo” di Molière. Lo spettacolo sarà anticipato dall’anteprima musicale a cura del Conservatorio, nel foyer del teatro Duse, sarà. Alle 17, 30 dello stesso giorno, nel Foyer della Corte, si terrà l’intervista tripla a Carlo Repetti, Angelo Pastore e Marco Sciaccaluga Lo Stabile c’era, c’e’ e ci sarà”.

    Il 20 ottobre, l’appuntamento è fissato alle 17,00 al Teatro Duse, con l’evento Quando lo Stabile era piccolo… Pagni era già grande!”. In questa occasione il sindaco di Genova Marco Doria consegnerà il Grifo, Eros Pagni, uno degli attori che contributo a fare la storia dello Stabile.

    Gli appuntamenti per il 21 ottobre sono due, il primo alle 17.30 presso il Foyer del Teatro della Corte, con Magnetica Mariangela la presentazione del libro fotografico di Tommaso Le Pera. Il secondo è alle 21 con Buon Compleanno Stabile, la festa in diretta da Primocanale.

    La giornata conclusiva della settimana sarà quella del 22 ottobre, che comincerà alle 9.30 nell’aula magna della Scuola di scienze umanistiche dell’Università di Genova, con il convegno Ivo Chiesa: la via genovese alla ‘stabilità’ teatrale”. Alle 15,30 nel salone del Sole di Palazzo Rosso, si terrà il convegno “Fare teatro in Italia. In che senso?”, un modo per riflettere sui percorsi e prospettive per l’Italia e l’Europa. La festa si concluderà con “Lo Stabile per la città”, la recita degli spettacoli, alla Corte e al Duse, aperta alle Associazioni di volontariato della città.

    Innovazione e tradizione allo Stabile

    Lo Stabile di Genova, al compimento del suo sessantacinquesimo compleanno, è sempre pronto a rinnovarsi e costruire un grande futuro. «Spiazzare e spaziare» dice il presidente Gian Enzo Duci. Lo Stabile è pronto a far convergere linguaggi innovativi e quelli tradizionali «spaziare tra le fasce d’età, spiazzare con l’utilizzo di strumenti moderni – conclude Duci». I videomapping in 3D, televisione e altre forme di comunicazione moderne racconteranno la storia del teatro che ha radici antichissime. A rendere ancora più contemporaneo lo Stabile sono stati anche i ragazzi dell’Accademia di belle arti che quest’estate hanno creato il logo dei sessantacinque anni del Teatro.

    Elisabetta Cantalini

  • Beni confiscati alla mafia, parte la riqualificazione degli immobili Canfarotta

    Beni confiscati alla mafia, parte la riqualificazione degli immobili Canfarotta

    unknown-8-225x300Tracciare un “percorso sinergicoper disegnare un progetto di recupero dei “beni Canfarotta” confiscati definitivamente alla mafia nel febbraio 2014 nell’ambito dell’operazione “Terra di Nessuno” della Dia (Direzione investigativa antimafia) balzata agli onori delle cronache nell’estate 2009. E’ quanto emerso ieri in Prefettura a Genova durante la riunione del Nucleo di Supporto dell’Agenzia Nazionale beni sequestrati alla criminalità organizzata. Gli immobili che compongono il patrimonio sottratto dalle mani mafiose sono più di 100, quasi tutti dislocati nel centro storico genovese. Si tratta della più grande confisca del nord Italia, per un valore complessivo di quasi 4 milioni di euro, suddiviso in 115 beni immobiliari, di cui 96 nel territorio genovese, attualmente di proprietà dello Stato nell’ambito dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.

    Viene dunque ufficializzata l’opportunità alla cittadinanza di riappropriarsi di spazi e luoghi a lungo utilizzati per finalità illecite, nonché l’occasione per favorire il recupero di un contesto territoriale connotato da elementi di disagio e degrado. E dopo più di due anni di attesa è stata messa in atto la legge 109/96, che stabilisce che “i beni sequestrati alle mafie e alla criminalità organizzata possono essere restituiti alla collettività per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, attraverso il conferimento al patrimonio del Comune in cui sono collocati”. Saranno, infatti, cittadini e associazioni le parti attive del progetto di recupero del centro storico genovese.

    Per accorciare i tempi e rendere rapida l’attuazione dell’utilizzo del patrimonio confiscato, verrà a breve convocato un tavolo tra Prefettura, Regione, Città Metropolitana e Comune di Genova dove sarà redatto il progetto di recupero. Si comincerà dallo studio di fattibilità tecnica su circa la metà dei beni per poi attribuire una destinazione diversificata a ogni unità immobiliare. Alcune saranno a uso commerciale, altre per fini socio-abitative e culturali, tutte imprescindibilmente idonee a promuovere la riqualificazione dell’area interessata. Un progetto che costituirà la base per accedere ai fondi di finanziamento comunitario.

    centro-storico-vicoli-finestra-d4-300x200A luglio scorso si era anche parlato di trasformare alcuni immobili in un albergo diffuso tra vico Rosa, vico Pepe e vico Portanuova, nel sestiere della Maddalena, per un investimento complessivo di 1,7 milioni di euro. Secondo le prime ipotesi la realizzazione di questo progetto include: la riqualificazione di 7 locali a piano terra per un costo di 350 mila euro; 3 appartamenti più un magazzino in vico Gattagà 5, per 410 mila euro; 4 appartamenti in vico Angeli 7, per 404 mila euro; 3 appartamenti in vico Chiuso degli Eroi per 215 mila euro; altri due lotti rispettivamente di 8 e 6 alloggi sparsi in centro storico per un totale di 14 beni immobiliari e un investimento complessivo di oltre 1 milioni di euro. Non solo, il Comune di Genova aveva già manifestato l’intenzione di acquisire 46 immobili tra la Maddalena e piazza delle Erbe.

    Durante la riunione in Prefettura è stata anche decisa una collaborazione tra l’amministrazione genovese e le iniziative già in atto nel centro storico per privilegiare la messa a punto dei progetti esecutivi di più immediata realizzazione. In questa fase saranno coinvolte anche le realtà che operano nei settori della lotta alla criminalità organizzata e della promozione della legalità, del contrasto al degrado e della promozione della riqualificazione urbana, nonché del sostegno alle categorie disagiate.

    E.C.

  • Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    AmiuPassata la tempesta (giudiziaria), Amiu e Comune si attrezzano per ripulire Genova, chiamando a raccolta anche la cittadinanza attiva. L’obiettivo è avviare fin da subito un’attività straordinaria per la rimozione dei rifiuti ingombranti in attesa che, entro la fine dell’anno, si concluda la gara per l’assegnazione del servizio ad una nuova ditta appaltatrice. Come è noto, infatti, in seguito all’inchiesta che in primavera ha travolto la principale ditta subappaltante, la Switch 1988 spa, il ritiro degli ingombranti porta a porta è sospeso dallo scorso mese di marzo e chi deve disfarsi di un mobile o di un qualsiasi altro rifiuto voluminoso è costretto a portarlo in una delle quattro isole ecologiche della città. Oppure ad affidarsi al camioncino EcoVan che da solo, tuttavia, non può minimamente fare fronte alla richiesta, come d’altra parte ammette lo stesso assessore all’Ambiente, Italo Porcile: «Nel bando di gara degli ingombranti si parla di 5250 pezzi da ritirare al mese, vale a dire circa 250 al giorno. Impossibile per un solo furgone».

    Contestualmente al lancio del piano di pulizia straordinaria che coinvolgerà tre cooperative – una per il Ponente, una per il Centro ed una per il Levante – incaricate di intervenire in tutta la città in coordinamento con Amiu e in base alle priorità indicate da ciascun Municipio, lo stesso Porcile ha anticipato i contenuti di una delibera che prevede un sostegno economico concreto a supporto dei progetti di cittadinanza attiva per il decoro urbano: «In questa fase è per noi di vitale importanza l’apporto che viene dai comitati e dalle associazioni di cittadini. Oltre che ringraziarle, dobbiamo garantire a queste persone i servizi di supporto necessari, assicurando loro il ritiro dei materiali raccolti nella pulizia di strade, parchi, giardini e spiagge». Concretamente, le organizzazioni di privati cittadini interessate a dare una mano dovranno rivolgersi al proprio Municipio di riferimento il quale, di concerto con il Comune, individuerà le iniziative più meritorie. «Le risorse che andremo a destinare a questo servizio dipenderanno dalle segnalazioni che ci arriveranno dal territorio, ma immagino che complessivamente la cifra ammonterà a circa 100mila euro da qui alla metà del prossimo anno», prevede Porcile.

    Il coinvolgimento dei cittadini, infatti, andrà avanti anche dopo il superamento dell’attuale fase di emergenza e porterà all’istituzione di un “Patto per la Bellezza” che dovrebbe prevedere, oltre ad una definizione strutturale della collaborazione tra Comune e privati, anche una serie di iniziative sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione. «Anche da questo punto di vista – conferma l’assessore all’Ambiente – c’è ancora molto da fare. Al di là di chi viola consapevolmente le regole in materia di smaltimento dei rifiuti e per i quali servono solo adeguate sanzioni, infatti, molti non hanno ancora la piena coscienza del fatto che la raccolta differenziata non è solo un comportamento virtuoso, ma anche un obbligo di legge». La delibera anticipata oggi da Porcile sarà portata in giunta giovedì, assieme a quella per l’avvio del piano di differenziata spinta, che questa volta include anche il porta a porta. Secondo quanto riferisce lo stesso assessore, infatti, la sperimentazione avviata nelle alture del Levante sta dando gli esiti sperati e, in un quadro di riforma complessiva del sistema di raccolta, sarà implementata ad altre aree della città.

    Il presidente di Amiu, Marco Castagna, traccia invece la road map per il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti: «La gara partirà entro la fine di questa settimana e prevediamo che si concluda entro la fine dell’anno, in modo da rendere il servizio operativo già da gennaio 2017. Il nuovo appalto durerà due anni e recupererà i diciotto addetti utilizzati dalla ditta precedente, altri sedici saranno invece reimpiegati tramite la gara per il ritiro della carta conferita nei bidoncini da 240 a mille litri: anche questa partirà a breve e avrà durata di sei mesi più altri sei rinnovabili. Complessivamente, quindi, saranno nuovamente impiegate 34 persone che già erano impegnate nel precedente appalto, applicando così la clausola sociale di salvaguardia dei lavoratori ex Switch e Giglio».

    Sempre a proposito della carta, Comieco, vale a dire il consorzio incaricato del riciclo, ha annunciato che per i prossimi tre mesi destinerà alle popolazioni terremotate 70 euro per ogni tonnellata di materiale raccolto: «Una ragione in più per incentivare i cittadini ad un comportamento virtuoso, perché facendo una buona raccolta differenziata sarà possibile accantonare qualche milione di euro per le popolazioni colpite dal sisma», è l’appello di Castagna, che in generale invita i genovesi a proseguire con le loro segnalazioni delle principali criticità esistenti nei quartieri. L’ultimo punto toccato dal presidente di Amiu, riguarda il rapporto con le attività economiche. «Per contrastare l’abbandono dei rifiuti ingombranti, organizzeremo a breve un vertice in Camera di Commercio in cui sensibilizzare le imprese ad avvalersi delle isole ecologiche dove, è bene ribadirlo, è possibile conferire in maniera assolutamente gratuita. Basta essere in possesso del necessario patentino».

    Marco Gaviglio

  • Ex Caserma Gavoglio, i bandi di Tursi alla prova della progettazione partecipata e trasparente

    Ex Caserma Gavoglio, i bandi di Tursi alla prova della progettazione partecipata e trasparente

    gavoglio-puc 2La chiave di volta per la riqualificazione dell’ex caserma Gavoglio nel quartiere del Lagaccio, sta nella scrittura dei bandi. «Se non sono condivisi, si rischia il flop»: il monito è di Enrico Testino, membro di “Progettare la città”, una delle numerose associazioni che si occupano di promuovere i percorsi di valorizzazione della Gavoglio. Se da una parte finalmente si è partiti con i progetti per restituire l’area del Lagaccio alla cittadinanza, lo scivolone potrebbe essere dietro l’angolo. Scenario da evitare, è evidente, ma che può essere arginato proprio con la condivisione di tutte le realtà nel mettere insieme quelle parole che porteranno a un progetto complessivo vero e proprio.

    Andiamo con ordine: intorno a metà luglio il Comune di Genova ha depositato presso Soprintendenza e Demanio il programma di valorizzazione, necessario per avere il via libera per consegnare l’area a titolo gratuito a Tursi. La strada per la riqualificazione della Gavoglio è molto lunga, e non a caso il programma è un corposo documento da oltre cinquecento pagine. Per questo motivo da “Progettare la città” arriva un messaggio forte e chiaro: se il Piano Urbanistico Operativo e i bandi non saranno scritti in modo condiviso e trasparente, il rischio è che proprio quei bandi cadono nel vuoto. Tornando al programma di valorizzazione, gli scenari che si prospettano sono due e con due diversi impegni economici. Il primo vale 69 milioni di euro e prevede più spazi liberi, mentre il secondo, che vale circa 78 milioni, prevede più volumi relativi a costruzioni. Quello che ad oggi appare sicuro, è lo spazio dedicato ad un parco pubblico, che tutto il quartiere ha chiesto con forza sin dall’inizio. Sarà il Consiglio comunale a decidere quale sarà l’opzione da seguire; l’obiettivo, naturalmente, sono i finanziamenti europei da intercettare.

    Gli elementi del progetto

    Secondo il progetto di valorizzazione dell’ex caserma, ci sono alcuni elementi certi che restano uguali in tutti e due gli scenari previsti: un parco urbano nella parte centrale dell’area e nella valletta del rio Cinque Santi, il recupero degli edifici sottoposti a vincolo, la riqualificazione dei percorsi e degli spazi storici interni al compendio, il recupero delle cortine murarie storiche che delimitano l’area, il mantenimento e la riqualificazione di una parte degli edifici, il potenziamento dei percorsi pedonali interni e di raccordo con l’area del parco del Peralto e la demolizione dei due capannoni in uso all’istituto idrografico della Marina Militare. Nel frattempo qualcosa si muove: nei giorni scorsi il Comune di Genova ha promosso due eventi aperti alla cittadinanza proprio all’interno del compendio. Non tutti, però, sono contenti di come sono andate le cose: «In uno dei due eventi è stato invitato a parlare un esperto di condivisione – spiega Testino – ma Tursi ha invitato solo le dodici associazioni di Rete Casa Gavoglio. Questa non è vera condivisione, anzi siamo di fronte a un paradosso”.

    Una lacerazione tra realtà territoriali che potenzialmente potrebbe danneggiare il percorso di condivisione con tutta la città fatto fino ad oggi: «Non credo che questo sia uno stop finale alla partecipazione – conclude Enrico Testino – piuttosto penso che si sia solo arenata». Le speranze che si torni a essere uniti ci sono ancora, l’occasione è proprio la scrittura dei bandi: «Potrebbe essere questa una nuova, entusiasmante esperienza».

    Michela Serra

  • Legittima difesa, il governo impugna la legge regionale che copre le spese legali agli imputati

    Legittima difesa, il governo impugna la legge regionale che copre le spese legali agli imputati

    Sentenza del Tribunale“La norma in tema di patrocinio legale a spese della Regione invade le competenze legislative statali nelle materie dell’ordinamento penale, delle norme processuali, nonché dell’ordine pubblico e della sicurezza, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere h e l della Costituzione”. Così il Consiglio dei ministri, venerdì 9 settembre, ha impugnato la legge sul patrocinio legale gratuito, a spese della Regione Liguria, delle vittime di reato, indagati nell’ambito di procedimenti penali per aver commesso un delitto per eccesso colposo di legittima difesa. Il provvedimento, approvato lo scorso 28 giugno, era stato fortemente voluto dalla Lega nord e dalla vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale che ora attacca duramente il governo: «La legge che abbiamo approvato in Liguria è la stessa della Regione Lombardia, che non è stata oggetto di impugnative e aveva incassato a suo tempo anche il voto favorevole in aula del Pd. La bocciatura da parte del Consiglio dei ministri è pertanto immotivata e denota un fatto gravissimo, quello dell’utilizzo della valutazione politica della Costituzione da parte del governo».

    Anche il presidente Giovanni Toti è intervenuto sull’impugnativa, dicendosi «stupito ed amareggiato per un governo incapace di comprendere le ragioni dei suoi cittadini, anzi di non ascoltarle proprio e che sa solo penalizzare chi, come Regione Liguria, cerca di aiutarli». E punta il dito contro il guardasigilli spezzino Andrea Orlando che, dice, «in perfetto stile Pd è distante dalla gente e questo provvedimento ne è l’ennesima dimostrazione». 

    Terreno fertile per le opposizioni per scagliarsi contro la giunta regionale di centrodestra. Pd e M5S sono concordi nel sottolineare come fosse ampiamente pre-annunciata l’impugnativa. «Si tratta di una decisione ovvia, che dimostra come la Regione Liguria perda tempo, sempre più spesso, in questioni che non le competono, invece di occuparsi dei temi che riguardano direttamente i cittadini del suo territorio» affermano Raffaella Paita e Luca Garibaldi. Per i rappresentati del Pd la legge «contiene anche un messaggio sbagliato in materia di sicurezza: è pura propaganda politica e non fornisce risposte alle vittime dei reati. Misure come queste sono semplici spot elettorali, come avevamo ribadito in aula in sede di discussione». Quella dell’esecutivo viene, dunque, ritenuta una «scelta giusta, non solo perché la Regione ha violato le competenze statali in materia di giustizia, ma anche perché si tratta di una misura culturalmente sbagliata, che non serve a nulla». 

    «Non parliamo mai a caso quando solleviamo in Consiglio regionale vizi di incostituzionalità e oggi ne abbiamo l’ennesima riprova – rivendicano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle – è ora di smetterla di sprecare tempo e denaro per approvare leggi da far west per pura propaganda elettorale»«Ieri il Piano casa e la legge venatoria, oggi la legittima difesa – proseguono i pentastellati – domani potrebbe toccare ad Alisa. Sordi a ogni critica, Toti e la sua giunta tirano dritti per la propria strada, ignorando i più elementari principi costituzionali e facendo perdere tempo e denaro ai liguri, che ancora oggi attendono invano di vedere i frutti di questo governo regionale pressappochista e impreparato».

    Che cosa prevede la legge regionale impugnata

    La legge regionale prevede un patrocinio da parte della Regione per sostenere le spese legali “nei procedimenti penali per la difesa dei cittadini che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona, siano indagati per aver commesso un delitto per eccesso colposo in legittima difesa, ovvero assolti per la sussistenza dell’esimente della legittima difesa”. Nella legge è anche previsto da parte della Regione un intervento di assistenza legale e di contributi utili ad affrontare emergenze economiche per “i familiari degli esercenti un’attività imprenditoriale, commerciale e artigianale o comunque economica, deceduti, vittime della criminalità. Per il 2016 la dotazione finanziaria resta al momento limitata a 20 mila euro. La legge prevede che la giunta definisca con apposita delibera “i criteri e le modalità per l’applicazione” del provvedimento “dando priorità ai soggetti di età superiore ai 65 anni”.

    Ma Era Superba aveva già analizzato il provvedimento nel corso del suo iter consiliare. Qui il nostro approfondimento.

  • Sostegno economico per l’eccesso di legittima difesa, tutti i dubbi sul disegno di legge regionale

    Sostegno economico per l’eccesso di legittima difesa, tutti i dubbi sul disegno di legge regionale

    diritto-difesaÈ in discussione in queste settimane al Consiglio regionale una nuova legge, mutuata da interventi normativi simili in altre regioni come la Lombardia, il cui impatto sulla vita civile potrebbe non essere insignificante. Si tratta di un testo breve, il cui obiettivo (come specificato nella relazione che accompagna il disegno di legge 30) è “fornire assistenza e aiuto alle vittime dei reati della criminalità”. E, in effetti, al primo comma dell’articolo 1 è previsto che la Regione Liguria assista i familiari di vittime della criminalità, fornendo contributi economici per il danno causato dalla perdita del proprio parente. Un intendimento chiaro e generalmente encomiabile: si tratta di una norma di welfare tesa al sostegno di famiglie colpite da un grave lutto, in una condizione di difficoltà economica (oltre che naturalmente emotiva), venendo a mancare uno stipendio in casa e contando che non sempre i criminali hanno le risorse finanziarie necessarie a rifondere i danni economici che hanno causato.

    I dubbi sulla priorità agli anziani

    Qualche dubbio in più arriva quando si analizza il principio-guida per l’assistenza economica che indica la priorità alle persone di età superiore ai sessantacinque anni. Come evidenzia il professor Paolo Pisa, docente di Diritto penale alla già facoltà di Giurisprudenza di Genova nonché uno dei giuristi sentiti in commissione regionale per un parere su questa legge, il rischio è che «la vedova al di sotto dei sessantacinque anni e i figli finiscano per essere indebitamente superati dal genitore ultrasessantacinquenne della vittima». Inoltre, il parametro dell’età fa riferimento anche ai successivi privilegi (che tra poco analizzeremo) garantiti dalla legge, rispetto ai quali sono dunque poste in condizione di subordine altre categorie di cittadini esposti a più rischi della media, come ad esempio le donne. Ragiona in questi termini l’avvocato Sara Garaventa dello studio Ispodamia, presidente della sezione genovese delle “Donne giuriste italiane”: «Mi chiedevo se potesse essere uno spunto di riflessione non limitare questo eventuale aiuto solo ai soggetti over sessantacinque ma anche a tutte le donne che vivono da sole, anche giovani, e che sono comunque soggetti deboli, possono essere prese di mira ad esempio nel classico furto notturno in appartamento».

    I dubbi sull’eccesso di legittima difesa

    forte-begato-vandali-telecamereIn effetti, la seconda parte dell’articolo 1 del ddl si rivolge a chi subisce “un delitto contro il patrimonio o la persona” e reagisce. L’obiettivo della legge, nei fatti, è quello di aiutare chi subisce un processo per eccesso di legittima difesa. In particolare, al secondo comma è previsto che vengano pagate dalla Regione le spese legali (avvocati, consulenti tecnici che curino gli interessi della parte nella raccolta delle prove, etc.) per quei cittadini che, vittime di un reato diretto contro di loro o contro le loro ricchezze, siano “indagati per aver commesso un delitto per eccesso colposo di legittima difesa, ovvero assolti per la sussistenza dell’esimente della legittima difesa.

    Proviamo a “tradurre” dal giuridichese. La seconda parte si riferisce a chi commette un reato, viene posto sotto processo ed è poi assolto perché ha agito nei limiti della legittima difesa. Una scelta politica con cui si vuole dare un sostegno a chi ha tenuto un comportamento considerabile lecito (e tale ritenuto dopo gli accertamenti di un processo) per salvaguardare i propri diritti.

    I dubbi arrivano con la prima parte che, in sostanza, riguarda chi è indagato per aver reagito oltre i limiti della legittima difesa (ad esempio, sparare a un ladro disarmato) in maniera colposa, ossia commettendo un errore di valutazione, non per precisa volontà di tenere quel tipo di condotta.
    Per il nostro sistema penale, questo errore è comunque un reato e va pagato. Il disegno di legge regionale, però, offre aiuto a chi lo commette, almeno nella fase delle indagini (preliminare al processo vero e proprio), a prescindere che poi la persona venga assolta o condannata. Tutti i tecnici da noi intervistati si sono espressi univocamente contro questa norma. Il professor Franco Della Casa, docente di diritto processuale penale all’ex facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova, ha evidenziato come sia umanamente concepibile la vicinanza a chi commette un reato perché provocato da un fattore esterno (l’essere vittima di un crimine), ma, come ben sa chiunque studia il diritto, «le leggi vanno al di là delle buone intenzioni». Questa previsione è «l’unico esempio di tutela giudiziaria di un soggetto che viene riconosciuto pienamente colpevole di un reato colposo», sottolinea il professor Pisa. «È legittimo – prosegue – che per una categoria di soggetti che vengono riconosciuti responsabili per colpa di un reato scatti una tutela giudiziaria a spese della collettività?». Già, perché il fondo regionale, che per il primo anno verrebbe coperto con l’esiguo stanziamento di 20 mila euro, è costituito con soldi pubblici, i soldi delle nostre tasse per intenderci. Se è umanamente comprensibile provare un senso di vicinanza verso chi delinque in un momento di panico perché si sente sotto minaccia, è decisamente discutibile dare un simile messaggio di legittimazione della condotta: richiamando le parole dell’avvocato Garaventa, «un conto è aiutare chi è poi assolto e quindi esiste una scriminante, viene meno l’antigiuridicità del fatto, un conto invece è quasi legittimare dei comportamenti che non sono leciti, che vanno al di là dei limiti concessi per difendersi; è un reato colposo, esiste la colpa nel nostro ordinamento». Il rischio è una legge regionale che contrasti con i principi dell’ordinamento: decisamente un controsenso, oltreché un provvedimento facilmente impugnabile.

    Le risposte della vicepresidente della Regione

    A tutti questi dubbi e critiche prova a rispondere direttamente la promotrice di questa legge, la vicepresidente e assessore regionale alla Sicurezza, Sonia Viale, in quota Lega Nord. «Questa legge chiaramente non va a incidere sulla prerogativa dello Stato in materia di diritto e procedura penale, va a incidere sul welfare della sicurezza e delle politiche sociali. Ritengo che una persona vittima di un reato contro il patrimonio o la persona viva un momento di fragilità o di bisogno e quando reagisce in eccesso di legittima difesa, se lo stesso ordinamento giuridico lo individua come colposo, penso a come fare per aiutare questa persona, lo sostengo in un momento di sconforto per affrontare le spese legali».

    Ha dichiarato, come riportato dal sito della regione, che è un “gesto di civiltà tutelare chi si difende da un reato”: anche se facendolo commette a sua volta un reato? Facendo un esempio, se un ladruncolo entra in una villa disarmato per impadronirsi di qualche argenteria e il padrone di casa, armato, seppur non assolutamente in pericolo di vita ma che erroneamente ritiene di esserlo, lo crivella di colpi, nella fase delle indagini le sue spese legali sarebbero a spese della Regione, anche se poi venisse condannato…
    «Ritorniamo a quanto detto prima, se il giudice ravvisa un dolo, la Regione non interviene, se uno entra di notte in un’abitazione e il padrone di casa ha la moglie e il figlio e reagisce con un eccesso di legittima difesa ritengo che sia un momento di fragilità, di panico, quindi il sostegno viene in un momento di grande difficoltà, anche se sconterà la sua pena, avrà il risarcimento del danno da pagare, e via dicendo».

    Il fondo annuo messo a disposizione è di 20.000 euro; per tutti i buoni propositi di questa legge (assistenza economica alle famiglie delle vittime e a indagati e assolti) non le sembrano pochi?
    «Intanto è un inizio, non ci risulta ci siano stati casi eclatanti o di richiesta, la procedura di richiesta sarà stabilita con una delibera di giunta che prevedrà un regolamento con delle priorità ma, intanto, una volta che sarà legge, siamo già stati contattati da avvocati che hanno dato la loro disponibilità per un’assistenza legale gratuita. È un segnale politico, di politica legislativa, che avrà anche il conforto del mondo dei professionisti».

    L’impressione è che sia più una mossa politica per portare avanti la battaglia cara alla Lega di tutela della legittima difesa in ambito domestico, più che una risposta a un’effettiva esigenza urgente…
    «Anzitutto la formulazione di questo disegno di legge non ha rallentato in alcun modo l’iter degli altri lavori della Regione. Poi, ormai questo paese sembra sia dalla parte di Caino e mai di Abele, il cittadino si sente indifeso, c’è un dibattito anche a livello parlamentare su questo tema. La Lega ha presentato anche delle proposte di legge, ci deve essere una presunzione: se uno entra in casa per rubare è il cittadino che deve dimostrare di aver agito con proporzione, se uno entra in casa di notte rompendo una finestra è lo Stato che deve dimostrare che il cittadino ha esagerato. È un momento di panico. Non dico che faccia bene, dico che un welfare deve tenerne conto prendendo spunto dall’aumento di furti in abitazione in Liguria. Lo Stato su questo tema non fa abbastanza, c’è un vulnus per la persona e lo Stato non è in grado di agire su questo».

    Tutti i dubbi che restano

    A questo punto, la vicepresidente è stata richiamata dai suoi impegni e non ha avuto il tempo di rispondere ad altre domande che sorgono spontanee, come i dubbi sopra riportati circa l’effettiva opportunità di destinare questo intervento prima di tutto agli ultrasessantacinquenni trascurando altri criteri-guida influenti come il reddito. Avremmo anche voluto capire la reale necessità di una legge così controversa se casi di questo genere, per parole della stessa Viale, non sono poi così diffusi nella Regione. Ci sarebbero poi altre questioni più prettamente tecniche, come il dubbio sollevato dal professor Pisa circa il fatto che sia stata trascurata la fattispecie della supposizione erronea colposa, i cui effetti sarebbero gli stessi dell’eccesso di legittima difesa eppure non vi sarebbe supporto economico per questi casi.

    In definitiva, allineandoci anche al parere dei tre professionisti che ci hanno aiutato ad analizzare questo disegno di legge, sicuramente è un passo avanti la previsione dell’assistenza economica alle vittime, ma altrettanto indubbi sono i profili criticabili della parte in cui si pagherebbe con soldi pubblici la difesa di chi, a conti fatti, è indagato per aver commesso un reato. Su questo punto la sensazione è che ci sia molto di politico e poco di giuridicamente e tecnicamente ragionato.
    La legge è stata più volte posta all’ordine del giorno delle sedute del Consiglio regionale ma non ancora completamente discussa e votata, complice l’ostruzionismo delle opposizioni. Resta, dunque, ancora aperta la porta a eventuali emendamenti ma l’approvazione, salvo clamorosi colpi di scena, non dovrebbe essere messa in discussa. Certo, come accennato dalla stessa Viale, bisognerà poi anche attendere il regolamento attuativo che verrà redatto in seguito dalla giunta per capire quanto questa legge sarà in grado di corrispondere a concrete esigenze dei cittadini o rimarrà una dichiarazione di intenti di facile presa sulla “pancia” ma non realmente in grado di apportare migliorie significative alla nostra Regione.


    Alessandro Magrassi

  • Comune, il voto sul bilancio tiene a galla Doria. Ma c’è qualcuno che lo vuole veramente mandare a casa?

    Comune, il voto sul bilancio tiene a galla Doria. Ma c’è qualcuno che lo vuole veramente mandare a casa?

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaPuò tirare un sospiro di sollievo il sindaco Marco Doria. Il bilancio previsionale 2016 del Comune di Genova, da cui sostanzialmente dipendeva la sua permanenza a Palazzo Tursi, è stato approvato in Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pd, Rete a Sinistra, Stefano Anzalone del gruppo misto e Guido Grillo, Forza Italia), 15 contrari (2 Lista Musso, 4 Movimento 5 Stelle, 3 Pdl, Alfonso Gioia – Udc, 1 Lega, 2 Federazione della Sinistra, Franco De Benedictis – fittiano del gruppo misto, e Gozzi – Percorso comune ed ex Pd) e 2 astenuti (Salvatore Caratozzolo e Gianni Vassallo di Percorso Comune). Evitato il commissarimento, fosse solo per il bilancio o per tutto l’ultimo, lungo anno di amministrazione che ci separa dalle elezioni del 2017. Sospiro di sollievo, si diceva ma non certo bottiglie di spumante da stappare. D’altronde, è lo stesso Doria a dire, pochi minuti dopo la votazione, che non «c’è nessun tono trionfalistico ma la soddisfazione di aver portato a casa un bilancio delicato e l’impressione che questa giunta, secondo larga parte del Consiglio comunale, deve continuare a governare la città. La voglia di metterci sotto scacco è probabilmente il desiderio solo di qualche consigliere comunale, minoritario e inconciliabile con noi».

    Tutti i soccorsi a Doria

    I motivi sono molteplici. Intanto perché, nonostante le smentite del caso, negli ultimi giorni i corridoi di Tursi erano molto più simili alle strette vie di un suq che alla sede del municipio. Forse, come mai prima d’ora, quello che in molti hanno definito “il mercato delle vacche” è il tema che ha tenuto più banco nell’agenda politica del Comune nelle ultime ore. E il sindaco, suo malgrado, ha dovuto trasformarsi in abile mercante per portare a casa le astensioni di Vassallo e Caratozzolo ma, soprattutto, il sì di Stefano Anzalone che potrebbe garantire un prezioso sostegno anche per il futuro della giunta Doria. Un sostegno non proprio gratuito. Dopo un sostanzioso emendamento sugli impianti sportivi accolto la scorsa settimana con l’approvazione del Piano triennale dei lavori pubblici, infatti, sono sempre più insistenti le voci che vedrebbero promessa (e restituita) all’ex membro della giunta Vincenzi, la delega allo Sport, da sottrarre all’assessore Pino Boero. Niente rimpasto di giunta, però. Boero resterebbe al proprio posto per quanto riguarda la gestione delle scuole e delle politiche giovanili, mentre Anzalone verrebbe promosso sul campo a consigliere delegato.

    Certo ad aiutare la giunta, non si sa quanto solamente in maniera causale, sono state anche e soprattutto le 5 assenze dell’opposizione che si sarebbero facilmente potute tradurre in altrettanti, e questa volta sì decisivi, voti contrari: Mauro Muscarà (Movimento 5 Stelle), Mario Baroni (gruppo misto, ex Pd e vicepresidente del Consiglio), Pietro Salemi (capogruppo Lista Musso), Salvatore Mazzei (gruppo misto in “quota Fitto”), Paolo Repetto (Udc).

    musso-malatestaNel corso della giornata che ha portato alla votazione conclusiva del bilancio, per un momento, è sembrato che addirittura un aiuto impensabile a Doria sarebbe potuto arrivare anche dall’ex rivale di campagna elettorale, Enrico Musso. La giunta, infatti, oltre a 9 emendamenti della maggioranza (7 Pd e 2 Lista Doria) e 1 di M5S, ne ha accolti ben 8 del già senatore. Ma il “salto della quaglia” non c’è stato. Anche se lo stesso Musso ha sottolineato di aver «accolto con favore e sorpresa questa apertura della giunta» e ha dato atto «pubblicamente al sindaco che questo accoglimento non è stato frutto di alcun tentativo di captatio benevolentiae». Il professore persino ha anche aggiunto di sperare che «in qualche modo, le manovre di questi giorni siano servite al sindaco per rinforzare la maggioranza: non è un controsenso, perché ho davvero a cuore l’interesse della città che non passa certo per un commisariamento».

    Un tema ripreso anche dallo stesso Doria. «Non ci sono stati scambi politici – ha detto, dopo il voto, il primo cittadino – ma un rapporto trasparente e un confronto serio e aperto con consiglieri comunali che non hanno un atteggiamento pregiudizialmente contrario alla nostra maggioranza». Il sindaco ha ribadito, poi, che non intende farsi «mettere sotto scacco da nessuno. Ci sono cose che una giunta ha il dovere di accettare in un confronto trasparente con il Consiglio, discutendo interventi puntuali che possano riguardare investimenti o stanziamenti di parte corrente compatibili con la mia idea di città».

    L’incredibile appoggio di Guido Grillo

    Nei fatti non ha aiutato Doria, perché i numeri lo hanno reso ininfluente, ma ha destato sicuramente grande scalpore, il voto favorevole del decano del Consiglio comunale, ovvero Guido Grillo, Pdl in quota Forza Italia, che si è anche visto accogliere dalla giunta 62 ordini del giorno. Benché i colleghi di partito non abbiano grande interesse a privarsi della collaborazione di un instancabile produttore di documenti per il Consiglio comunale, nessuno ha preso bene il “tradimento”. La sua capogruppo, Lilli Lauro, pochi minuti dopo la votazione si è detta «molto arrabbiata» e ha annunciato anche la possibilità della convocazione di un coordinamento metropolitano del partito per valutare persino l’espulsione di Grillo. «Il voto positivo di Grillo – ha detto ancora la Lauro – significa sostanzialmente che apprezza il bilancio e si adegua alla linea di centrosinistra, andando contro alle idee dell’opposizione e a quello che sta facendo la Regione con la giunta Toti. Votare un bilancio, vuol dire mettersi nell’ottica di seguire una linea politica e, allora, approviamo la scelta di dove mette i soldi Doria? Io no di certo. Non si fa così, fosse solo per rispetto dei colleghi di partito e degli elettori».

    Dal canto suo, Guido Grillo non fa un passo indietro e, all’agenzia Dire, attacca duramente proprio la sua capogruppo: «La Lauro non credo che possa emettere giudizi o sentenze: per farlo avrebbe dovuto partecipare ai lavori delle Commissioni, approfondire il bilancio, preparare documenti da sottoporre alla votazione del Consiglio e valutare se fossero stati approvati o meno». Così ha fatto il consigliere Grillo e, dopo essersi visto approvare 62 ordini del giorno sui 65 presentati (con i 3 restanti dichiarati inammissibili dalla segreteria generale), ha deciso di sostenere il bilancio. «Mi sono ritenuto soddisfatto – prosegue il consigliere – in quanto il mio contributo è stato recepito. Ora si tratta di gestire e verificare l’attuazione di questi documenti, ma i miei prevedono tutti un controllo entro l’annualità del bilancio». Grillo ricorda anche che «non approvare un bilancio a fine maggio, significherebbe che l’ente non sarebbe in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini, soprattutto dei ceti più deboli e più bisognosi delle politiche di welfare». Inoltre, c’è un aspetto politico che il consigliere non vuole sminuire: «Provocare le dimissioni di Doria – sostiene – sarebbe un grande regalo al Pd che ha già dimostrato più volte di mal sopportare il personaggio sindaco e ha tutto l’interesse che questi se ne vada, evitando di ritrovarselo candidato per il prossimo mandato, con le conseguenti spaccature, con o senza primarie. E, io, regali al Pd non ne voglio fare». Per Grillo «se, secondo il Pd, il sindaco opera male e non affronta i problemi, deve avere il coraggio di sfiduciarlo o votare contro delibere importanti come quella del bilancio» ma, soprattutto, «non può utilizzarlo per far passare privatizzazioni di servizi pubblici come Amiu o Amt che, invece, a settimane voteremo in Consiglio comunale».

    Alzi la mano chi vuole mandare Doria a casa

    consiglio-comunale-sala-rossaInsomma, è in quello che dalle nostre parti definiremmo “grande bailamme” che il sindaco si appresta ad affrontare il suo ultimo anno di mandato. Nessuno sembra veramente intenzionato a mandarlo a casa anticipatamente: intanto perché un commissariamento (non ci sarebbero i tempi tecnici per andare alle urne prima della scadenza regolare del mandato) difficilmente farebbe il bene della città; e, poi, perché nessuno, in fin dei conti, sarebbe già pronto ad affrontare una campagna elettorale. Il Pd perché non sa ancora (e, almeno fino al referendum costituzionale di ottobre, difficilmente lo saprà) da che parte è girato; la sinistra perché, come da tradizione, è sempre più divisa tra maggioranza, opposizione e contrasti tra reti comunali e regionali; l’Udc che in Regione si è ormai definitivamente riunita con il centrodestra ma a Tursi ha più volte lanciato una ciambella di soccorso alla giunta Doria; il centrodestra stesso che sta cercando di riorganizzarsi seguendo il grande appeal del governatore Toti ma che deve fare i conti con le divisioni nazionali che potrebbero compromettere definitivamente il rapporto con la Lega; e, last but not least, il Movimento 5 Stelle, alle prese con i contrasti tra “cittadini” del Comune, della Regione e del Parlamento che, peraltro, in caso di nuove elezione, al momento non pare potrebbero ricandidarsi.

    D’altronde, lo ha giustamente sottolineato la capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ieri chi voleva mandare a casa Doria ha perso una grande occasione. «Non possono mancare 5 consiglieri di opposizione sulla delibera più importante dell’anno. Si poteva dare un segnale forte alla città mandando a casa il sindaco. Chi vuole fare opposizione deve stare saldato sulla sedia». Già, ma chi voleva veramente mandarlo a casa?

    Una domanda che molto presto potrà trovare una nuova riposta. Con il reintegro di Anzalone, la maggioranza potrebbe tornare a contare su 18 voti dei 41 totali: ancora troppo pochi per poter guardare con tranquillità al futuro. Ecco, allora, che sulle delibere più delicate, quindi, saranno sempre decisive assenze e astensioni di chi, opposizione o ex maggioranza, in fin dei conti, non vorrà porre fine anticipatamente a questo ciclo amministrativo. D’altronde, l’ha chiarito ancora una volta il sindaco che per portare a casa le prossime delibere delicate su Amiu e sull’attuazione del Blue Print «c’è bisogno di un confronto serrato con il Consiglio comunale, trovando anche un consenso più ampio di quello raggiunto oggi». La consapevolezza è un buon punto di partenza ma, a circa un anno da nuove elezioni, rischia di essere anche un punto di arrivo.


    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, Doria salva giunta e bilancio. Il sindaco: «Ora allargare la maggioranza»

    Comune di Genova, Doria salva giunta e bilancio. Il sindaco: «Ora allargare la maggioranza»

    doria-miceliDoria è salvo, anche questa volta. Il sindaco ha superato, non senza fatica, quella che nei fatti rappresentava una sorta di vero e proprio voto di fiducia nei suoi confronti. Se, infatti, la delibera di revisione della aliquote Imu-Tasi, dopo le modifiche volute dall’opposizione e approvate dal Consiglio comunale martedì scorso che avevano portato la giunta a dichiarare insostenibile il bilancio, non avesse trovato la maggioranza della Sala Rossa, sindaco e assessori avrebbero lasciato il posto a un commissario. Ma così non è stato, seppure di poco. Il provvedimento della giunta ha, infatti, incassato solamente 17 voti favorevoli, ovvero quelli su cui l’ormai “non più maggioranza” Pd-Lista Doria-Sel-Possibile può contare. Con la maggioranza ha votato anche Paolo Veardo che, invece, martedì scorso non aveva seguito la linea del suo partito, il Pd, sull’emendamento che abbassava le aliquote Imu alle case signorili. I contrari sono stati “solo” 15: alle tradizionali opposizioni di M5S, Lista Musso, Pdl e Lega Nord, si sono aggiunti i voti di Paolo Gozzi (Percorso comune, ex Pd) e dei due consiglieri di Federazione della Sinistra (Bruno e Pastorino). A conti fatti, a salvare il Comune di Genova dal commissariamento, che interverrebbe qualora Doria e i suoi si dimettessero a circa un anno dalle elezioni, sono state le astensioni e i presenti non votanti. A non esprimere alcun voto sono stati i due transfughi del Pd, Caratozzolo e Vassallo che con Gozzi completano Percorso comune; mentre le astensioni sono arrivate dal gruppo misto (Anzalone, De Benedictis e Mazzei), dall’Udc (Gioia e Repetto) e da Guido Grillo (Pdl). Assente dalla seduta solamente il vicepresidente Baroni (gruppo misto).

    L’aula ha anche respinto due emendamenti proposti da Federazione della Sinistra e Lista Musso che chiedevano una nuova modifica delle aliquote sui canoni concordati e l’eliminazione del requisito di anzianità per l’abbassamento dell’aliquota sulle abitazioni di pregio, con voto che ha seguito l’indicazione della giunta. Approvato, invece, un ulteriore emendamento proposto da M5S, Fds e Lista Musso, con parere favorevole della giunta, che impegna la giunta a sollecitare una revisione delle classificazioni catastali delle abitazioni in categoria A1 entro 30 giorni.

    Che cosa dice la delibera approvata

    consiglio-comunaleIl documento approvato oggi dall’aula salva 5,5 milioni di euro dal bilancio comunale e riduce il mancato gettito dai 7,7 milioni di euro, a cui si sarebbe arrivati con gli emendamenti dell’opposizione approvati martedì scorso, a “soli” 2,2 milioni.

    «Le modifiche apportate alla proposta di giunta martedì scorso, assolutamente legittime, hanno avuto una conseguenza oggettiva e misurata – ribadisce il sindaco – e cioè hanno ridotto la disponibilità di risorse da entrare fiscali del comune di Genova di 7,7 milioni. Una cifra insostenibile considerando che il gettito complessivo della tassazione sulla casa è di 189 milioni». Questo dato oggettivo, secondo il primo cittadino, ha una conseguenza chiara: «Se lasciamo le cose così – spiegava Doria ai consiglieri prima del voto – il taglio di 7,7 milioni si ripercuote sull’erogazione di servizi. Il bilancio di spesa del comune è fatto di spese che per legge non sono comprimibili e altre prestazioni che tecnicamente lo sono, ovvero i servizi e non solo il sociale. Dal punto di visto politico una compressione di questi servizi da parte del Comune non è sostenibile. Un comune che continua a ridurre l’erogazione di servizi non è il comune che ho in mente, pur avendo la possibilità legittima di recuperare risorse per non operare tagli oltre a quelli che siano stati costretti a fare per il venir meno di risorse a livello nazionale». Doria sostiene che la giunta non abbia “rigettato” lo stimolo del consiglio ma lo abbia «analizzato, producendo uno sforzo per dare una risposta di merito che tenga però conto degli equilibri di bilancio, una proposta economicamente gestibile che comporterà di partire da un punto più arretrato per andare avanti, che richiederà ulteriori sforzi con un confronto che dovrà essere chiaro, trasparente, con assunzione di responsabilità politica da parte di tutti noi».

    Per quanto riguarda il merito dei provvedimenti proposti dalla giunta, viene confermato sostanzialmente quanto anticipato nei giorni scorsi. L’aliquota per i canoni concordati passa da 0,85% a 0,78%. A questa riduzione, però, va applicata un’ulteriore diminuzione del 25% prevista dalla legge di stabilità, arrivando così a un’aliquota di 0,58% come richiesto dall’emendamento proposto dall’opposizione e approvato martedì scorso. Per quanto riguarda le dimore signorili che ricadono nella categoria catastale A1, la giunta limita la validità della riduzione dell’aliquota dallo 0,58% allo 0,29% solamente per proprietari ultrasettantenni e con reddito familiare non superiore ai 20 mila euro.

    I canoni concordati a Genova sono circa 19500. Con la prima versione dell’emendamento, il bilancio del Comune di Genova avrebbe dovuto rinunciare a 5 milioni di euro mentre con la definitiva modifica della giunta il “buco” si ferma a 1,5 milioni. Per quanto riguarda, invece, le dimore signorili, la nuova delibera prevede un ammanco di gettito pari a circa 6-700 mila euro a fronte dei 2,7 milioni a cui, invece, si sarebbe arrivati con l’emendamento di martedì. A Genova sono 4163 le abitazioni A1 ma di queste solo circa 2300 sono “prime case” e quindi soggette alle agevolazioni.

    La maggioranza che non c’è più

    consiglio-comunaleRisolta l’impasse resta il dato politico, noto ormai da tempo, che la maggioranza uscita dalla urne nel 2012 non è più tale in Consiglio comunale: su 41 consiglieri, sindaco compreso, solo 17, sindaco compreso, ormai appoggiano la giunta e le delibere delicate passano solo attraverso strategiche astensioni di consiglieri che da tempo hanno abbandonato la maggioranza stessa e che l’hanno sempre corteggiata.

    Il sindaco sostiene di conoscere perfettamente la realtà e che, la sua amministrazione, «per vivere tranquilla deve avere un consenso più ampio in Consiglio comunale. Quanto si è verificato in questi giorni deve farci riflettere molto perché è merso che è necessario rinsaldare una maggioranza più ampia, in una situazione in cui il ruolo del sindaco è quello di cucire i rapporti. Da questo punto di vista intraprenderò un’azione politica verso tutti i consiglieri che non hanno votato contro nella giornata odierna». Che cosa significhi nel concreto, non è dato saperlo. Difficile che Doria stia pensando a un rimpasto di giunta, a circa un anno dal termine del mandato. Più probabile che intensifichi il rapporto con i transfughi cercando di coinvolgerli nuovamente all’interno delle riunioni di maggioranza per concordare il comportamento sui temi più strategici della città. Una strada, quella del dialogo, già tentata a più riprese in precedenza ma non ha mai dato grandi frutti.

    Per una prova del nove, comunque, basterà attendere un paio di settimane, quando in Consiglio comunale approderà la votazione del bilancio. «Il Consiglio comunale – spiega Doria – avrà modo di verificare a breve in aula gli equilibri di bilancio, per poste in entrata e in uscita, compreso ciò che deriva anche da questa manovra». La delibera sul bilancio, infatti, inizia il proprio iter in commissione lunedì prossimo.

    Doria, però, scaccia con convinzione i fantasmi di un commissariamento che, a suo dire, sarebbe un prezzo troppo pesante da far pagare a un’amministrazione pubblica perché «un’istituzione commissariata ha capacità di azione limitata, è più lenta e meno capace di interloquire con i cittadini». E il sindaco porta anche un esempio a riguardo: «Oggi – spiega- il governo ha dato il proprio sostegno al Blue Print e ciò è stato possibile solo perché c’è un amministrazione comunale che opera, è attiva e non è paralizzata». Infine, il sindaco tiene a sottolineare che «la procedura che abbiamo attuato è assolutamente legittima perché si è chiamato un Consiglio comunale a pronunciarsi su una nuova proposta che prendeva atto di deliberazioni precedenti il cui impatto non era sostenibile. Non c’è stato alcun tipo di violenza fatta al Consiglio comunale: la giunta ha presentato una proposta diversa dal risultato di martedì ma anche dai nostri intendimenti iniziali, tenendo sempre in mente l’equilibrio del bilancio a fronte dei servizi da erogare».

  • Comune di Genova, ecco la “pezza” per salvare bilancio e giunta. Venerdì pomeriggio si vota in Consiglio

    Comune di Genova, ecco la “pezza” per salvare bilancio e giunta. Venerdì pomeriggio si vota in Consiglio

    Marco DoriaDa un buco di 7,7 milioni di euro a uno di “soli” 2,2 milioni da coprire con varie limature di bilancio che non incidano sensibilmente sull’erogazione dei servizi, in particolare nel settore sociale, scolastico e del trasporto pubblico. E’ questo l”obiettivo della delibera approvata mercoledì sera dalla giunta del Comune di Genova per rimediare ai due emendamenti critici presentati dall’opposizione e approvati dal Consiglio comunale martedì scorso per modificare le aliquote della tariffa Imu-Tasi. Il testo del nuovo provvedimento, diffuso dalla agenzia di stampa “Dire” dovrà ora essere approvato dalla seduta straordinaria di Consiglio comunale che si terrà venerdì pomeriggio alle 14.30. La data limite, imposta dalla legge, per approvare le aliquote sulla tassazione delle abitazioni è infatti sabato 30 aprile. Difficile che si arrivi ai 21 voti favorevoli, necessari per una maggioranza assoluta che significherebbe anche un ricompattamento politico attorno al sindaco, ma è più probabile che la delibera venga approvata a maggioranza relativa con qualche astensione strategica. «Se la proposta non passa – conferma il sindaco Marco Doria – ce ne andiamo tutti a casa».

    La controproposta della giunta

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D2Per quanto riguarda l”emendamento che proponeva di abbassare dallo 0,58% allo 0,29% l”aliquota per gli immobili A1 (dimore signorili) adibiti ad abitazione principale, che nel testo originario avrebbe provocato mancati gettiti per 2,7 milioni di euro, la giunta propone di limitarne la validità ai proprietari con età pari o superiore a 70 anni e con reddito familiare non superiore ai 20 mila euro. In tutti gli altri casi, l”aliquota resta dello 0,58%.

    Sull”emendamento che abbassava l”aliquota dallo 0,85% allo 0,58% per i proprietari che concedono in locazione immobili a canone concordato, che comporterebbe ammanchi al bilancio di Tursi per 5 milioni di euro, Doria e assessori propongono una riduzione più contenuta, dallo 0,85% allo 0,78%, pari cioè al 25% già concesso dalla legge di stabilità 2016, considerato anche che “tale agevolazione va ad aggiungersi a quella derivante dall”applicazione della ‘cedolare secca’ con cui viene tassato, nella percentuale del 10%, il reddito proveniente da tali contratti, determinando, per gli stessi, un regime particolarmente favorevole”.

    Ora si tratta di trovare i voti necessari per far passare la delibera: se il franco tiratore del Pd, Paolo Veardo, che aveva votato favorevolmente all’emendamento sulle abitazioni signorili, dovrebbe essere riportato nei ranghi dal partito, più incerto è il comportamento dei tre consiglieri (Caratozzolo, Vassallo e Gozzi) transfughi dem che hanno dato vita al nuovo gruppo consiliare di Percorso comune, il cui voto potrebbe essere decisivo.

    Tagli insostenibili

    In una nota, la giunta ha comunicato che la modifica proposta tiene conto degli emendamenti voluti dall’opposizione ma introduce “meccanismi più selettivi e attenti agli effetti sociali e comunque tali da non incidere drammaticamente sul bilancio del Comune con tagli ai servizi per i cittadini che sarebbero ingiusti e insopportabili”. La riduzione imposta dai due emendamenti passati martedì, infatti, provocherebbe per le casse di Tursi già falcidiate dai tagli dello Stato (165 milioni in meno dal 2011), la necessità di scaricarne le conseguenze sulle tasche dei cittadini. L’amministrazione si dice anche “consapevole che, vista la particolare diffusione delle case A1 nella nostra città, ci possono essere persone anziane che, pur avendo basso reddito, per storia familiare o per altre circostanze, abitano in alloggi catalogati di lusso; però la questione non deve essere risolta attraverso una agevolazione estesa a tutti, indipendentemente dal reddito“. La diminuzione del gettito, inizialmente quantificata in circa 8 milioni, spiega palazzo Tursi, se non fossero accettate le modifiche della giunta “ricadrebbe in modo inaccettabile sui cittadini”. Sindaco e assessori ricordano che non ci sono ”sprechi” da tagliare, e sottolineano che “le spese per il personale sono scese di cinquanta milioni, sono costantemente diminuiti i dipendenti e l’indebitamento del Comune”. In queste condizioni, prosegue la giunta Doria, “l’abbassamento indiscriminato dell’aliquota sulle case classificate come A1 di lusso, così come previsto da uno degli emendamenti, si risolverebbe in una grave ingiustizia perché toglierebbe soldi ai servizi, in particolare per i meno abbienti, concedendo invece agevolazioni fiscali a famiglie di reddito più elevato” mentre “nel definire le aliquote di imposta e le tariffe l’amministrazione comunale si è sempre ispirata a criteri di equità sociale, pur nelle ristrettezze finanziarie e dovendo rispettare i vincoli di legge”.

    La mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle

    palazzo-tursi-putti-paolo-M5S-D2Intanto, su Doria e assessori, nelle prossime settimane, potrebbe gravare un’altra scure. Il Movimento 5 Stelle, infatti, con un lungo j’accuse, chiede al sindaco di «dimettersi perché non ne possiamo più. Della sua inconsistenza amministrativa. Della sua inerzia a tutela dei poteri forti. Del suo aristocratico distacco. Della sua debolezza politica (ed il Consiglio di martedì ne è l’ennesima cartina tornasole)». I grillini annunciano che se il sindaco «non si dimetterà, prepareremo una mozione di sfiducia. Servono 16 firme di consiglieri; noi siamo 5. Chi vuole starci sa dove trovarci. A tutti gli altri, evidentemente, va bene così».

    La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo M5S, è stata il comportamento del primo cittadino nella gestione dell”emergenza sversamento greggio nel Polcevera e a mare a seguito della rottura dell”oleodotto Iplom. «Non è colpa del sindaco se è scoppiato il tubo – dicono – ma è colpa del sindaco non aver fatto nulla in questi 4 anni per mitigare questo ed altri rischi per i genovesi. E’ colpa di Marco Doria aver spinto le grandi opere che aggiungono distruzione e dissesto proprio lungo la Val Polcevera. E’ colpa di Marco Doria non aver incontrato i cittadini lunedì sera (24 ore dopo l’accaduto)». E’ ancora «colpa del sindaco non aver gridato ai quattro venti cosa sta succedendo a Genova. E’ colpa del sindaco non aver preso il primo volo per Roma ed afferrato per il collo ministro (che solo martedì è arrivato in visita) e presidente del Consiglio affinché mettessero a disposizione tutti i mezzi disponibili. Mandano l’esercito per i no-global ma non per un disastro ambientale. Vengono in delegazione per tagliare i nastri ma non per affondare i piedi nel greggio. Il petrolio della Val Polcevera è la goccia (milioni di miliardi di gocce) che fa traboccare il vaso». L”accusa, dunque, si allarga a tutte le istituzioni che «adesso, mentre la melassa nera scorrazza allegra oppure e” affondata oppure e” aspirata oppure chissà dicono che l”emergenza e” finita. Sono stati tutti bravi, impeccabili, tempestivi, presenti. Hanno finito le parole. Invece ne vogliamo sentire ancora cinque: scusate, siamo inadeguati. Ci dimettiamo».

  • Comune di Genova, l’opposizione “taglia” 8 milioni di euro. A rischio il bilancio 2016 e la giunta Doria

    Comune di Genova, l’opposizione “taglia” 8 milioni di euro. A rischio il bilancio 2016 e la giunta Doria

    palazzo-tursi-aula-dietro-D7Un doppio colpo di mano dell’opposizione, sostenuta anche da tutti i transfughi del Pd e, almeno in un caso, da un consigliere che ancora appartiene alle fila dei dem, mette in crisi la tenuta del bilancio previsionale 2016 del Comune di Genova e, ancora una volta, quella della maggioranza (?) che sostiene (?) il sindaco Marco Doria.

    Imu-Tasi, l’opposizione taglia aliquote su canoni concordati e case signorili

    La notizia, ormai, è nota. Nel corso del Consiglio comunale di martedì 26 aprile la giunta Doria è andata due volte sotto sulla delibera che decide le aliquote e le detrazioni sulla tassazione Imu-Tasi sulla casa per il 2016. L’aula, con parere contrario dell’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, ha infatti approvato due emendamenti che, secondo i primi calcoli, provocano mancanti introiti alle casse di Palazzo Tursi per circa 8 milioni di euro, rendendo il bilancio stesso praticamente insostenibile.
    Il primo emendamento, proposto dal Movimento 5 Stelle, fa scendere l’aliquota per i canoni concordati (l’anno scorso 19500 in tutto il Comune) dallo 0,85% allo 0,58% e provocherebbe minori introiti per circa 3,8 milioni: la modifica è stata accolta con 20 voti favorevoli (tutta l’opposizione, compresi i due consiglieri di Federazione della Sinistra e i tre di Percorso comune); contrari solo i 17 consiglieri, sindaco compreso, che rappresentano ormai a stretta maggioranza della giunta Doria che, nei fatti, maggioranza non è più.
    Il secondo emendamento, riguarda la decurtazione del 50% del canone per l’abitazione principale di categoria A1 (abitazioni di tipo signorile, l’anno scorso 4163 nel territorio comunale ma non tutte “prime case”), che passa da 0,58% a 0,29%. La modifica è stata proposta da tutta l’opposizione ed è passata con 19 voti favorevoli, compreso quello del franco tiratore del Pd, Paolo Veardo; contrari i restanti 16 consiglieri di maggioranza, sindaco compreso, e i due rappresentanti di Federazione della sinistra.

    Bilancio 2016 e giunta in crisi: i numeri che mancano

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D2E dire che, poco prima del voto, lo stesso assessore Miceli aveva illustrato all’aula i conti previsionali per il 2016, in cui è necessario affrontare minori trasferimenti dallo Stato per altri 8 milioni di euro rispetto all’anno scorso.
    Dopo l’approvazione degli emendamenti, l’assessore molto scosso avrebbe pensato alle dimissioni. D’altronde, se il bilancio non trovasse l’equilibrio, sarebbe inevitabile l’arrivo di un commissario che, per prima cosa, alzerebbe tutte le aliquote e ridurrebbe tutte le agevolazioni per far quadrare i conti.
    In serata, però, lo stesso Miceli sembrava essere tornato a più miti consigli e volersi concentrare con gli uffici comunali per trovare una soluzione tecnica e politica possibile per salvare il bilancio. L’assessore ha però ricordato che «un emendamento che abbassa la tassazione sulle case signorili e rischia che venga intaccata la capacità di spesa per i servizi sociali e il trasporto pubblico è irresponsabile. Così si mette in discussione l’equilibrio di bilancio e si corre il rischio di togliere finanze ai cittadini più bisognosi».

    Per “metterci una pezza”, una strada potrebbe essere quella di portare in aula una nuova delibera che ripristini la situazione precedente all’approvazione degli emendamenti. Ma, al di là della fattibilità tecnica, Doria e assessori dovrebbero trovare i voti per far approvare dal Consiglio comunale una decisione in tal senso.

    A conti fatti, la maggioranza è ormai una minoranza. Sulla carta, compreso il proprio, i voti su cui il sindaco può contare sono solo 17 su 41, ovvero gli 8 consiglieri del Pd rimasti all’interno del gruppo e gli 8 di Rete a Sinistra (6 Lista Doria, 1 a testa Sel e Possibile). L’ago della bilancia, come ormai d’abitudine in Sala Rossa, è rappresentato dai 3 consiglieri di Percorso comune (Caratozzolo, Vassallo e Gozzi), gli ultimi ad aver abbandonato il Partito democratico, e dai 3 consiglieri del gruppo Misto ex Idv (Anzalone, De Benedictis e Mazzei). Poi, ci sarebbero anche i 2 rappresentati dell’Udc (Gioia e Repetto) che, pur essendo formalmente all’opposizione, in passato hanno spesso rappresentato un’importante ciambella di salvataggio per Doria; ma questo accadeva soprattutto prima che il centrodestra si insediasse in Regione con Giovanni Toti.

    Il bilancio previsionale 2016: da “lacrime e sangue” a “resistenza alla resa”

    tagli trasferimenti governo bilancio comune genovaIntanto, i documenti che riguardano il bilancio verranno esaminati da tutte le commissioni competenti a partire da lunedì prossimo. A differenza dello scorso anno, quello del 2016 non sarà più un bilancio in due tempi perché, almeno fino agli emendamenti dell’opposizioni, le entrate prevedibili erano pressoché certe. Se negli anni passati il bilancio preventivo del Comune di Genova era stato definito “drammatico” o di “lacrime e sangue”, per il 2016 l’assessore Francesco Miceli, presentandolo alla stampa, lo aveva sintetizzato come «di resistenza alla resa».

    «Questo è il quinto bilancio della nostra amministrazione – ricorda il sindaco Doria, il cui mandato era iniziato proprio con la gestione dei conti previsionali per il 2012 – in cui il Comune è in grado di presentare conti puliti, corretti, rispettando indicazioni e condizionamenti che la politica economica del governo ha dato ai Comuni italiani. Non abbiamo mi sforato il patto di stabilità, abbiamo progressivamente ridotto l’indebitamento Comune di Genova proseguendo il percorso già iniziato nel precedente ciclo amministrativo, dando un contributo notevolissimo a tenere in ordine i conti di un Paese a rischio di tracollo finanziario e che ha accollato ai Comuni i maggiori oneri per tenere in piedi il sistema della finanza pubblica».

    Come riportato dall’agenzia Dire, a livello complessivo, l’equilibrio si attesta attorno 1,668 miliardi di euro, che ne fanno il sesto bilancio comunale in Italia. La parte corrente, invece, si ferma a poco meno di 816 milioni di euro, con una contrazione di circa 12 milioni rispetto al bilancio preventivo del 2015. Le minori risorse sono dovute sostanzialmente a ulteriori tagli arrivati dal governo centrale per complessivi 7,75 milioni, compreso circa 1 milione di differenza da un mancato completo risarcimento degli introiti dall’eliminazione della tassazione sulla prima casa (circa 72 milioni nel complesso).

     «Dal 2011 a oggi – ha spiegato l’assessore Miceli – abbiamo ricevuto tagli complessivi per quasi 165 milioni di euro. Basti pensare che partecipiamo al Fondo di solidarietà comunale per 78 milioni ma ce ne tornano solamente 59».

    Non va dimenticato però che, l’anno prossimo, a Genova si andrà a votare per il rinnovo dell’amministrazione. Ecco, allora, che il sindaco Marco Doria la settimana scorsa annunciava che «spenderemo tutto quello che saremo in grado di poter spendere, nei limiti della sostenibilità di bilancio, senza aumentare il debito pubblico ma neppure senza premere sull’acceleratore per la sua riduzione». Tradotto, ci potranno essere nuovi investimenti, soprattutto sul capitolo manutenzioni, benché la possibilità dell’amministrazione di contrarre debiti sia limitata: «Non esiste più il patto di stabilità – spiega l’assessore Miceli – ma il bilancio del Comune deve stare comunque in equilibrio e dobbiamo sottostare ad altri vincoli come quello di indebitamento massimo di circa 70 milioni e adesso siamo attorno ai 56 milioni. E va considerato che una quota va sempre tenuta per eventuali somme urgenze». Le previsioni comunque parlano di un debito complessivo che scenderà sotto il muro di 1,2 miliardi di euro, con una contrazione di oltre 200 milioni nel giro di 12 anni. «E’ una cifra che va considerata non solo in valore assoluto – chiosa Miceli – ma per il suo valore anticicliclo. Mentre lo Stato aumenta il debito, gli enti locali pesano sulla spesa pubblica nazionale solo per 6-8% e il debito rappresenta solo 2% di quello complessivo».

    Per quanto riguarda gli investimenti, invece, nel complesso il Comune ha previsto per il 2016 circa 172 milioni di euro, tutti frutto di finanziamenti interni, tra tasse, avanzi di bilancio precedenti, indebitamenti e altre entrate.
    A proposito di entrate, la voce principale è naturalmente rappresentata dalle tasse pagate dai cittadini che contribuiscono per oltre 402 milioni, pari al 49,36% del gettito complessivo. Le direzioni comunali, invece, potranno spendere 82,7 milioni almeno finché non interverranno variazioni di bilancio. Il totale è di circa 7 milioni inferiore allo scorso anno.

    Prima dell’approvazione degli emendamenti sulle aliquote Imu-Tasi i tagli avrebbero inciso solo in minima parte sul sociale (900 mila euro in meno rispetto all’anno scorso) e sulle scuole (20 mila euro in meno). Rispetto al bilancio preventivo dell’anno scorso, nessun taglio dei contributi era previsto per Amt, anche se la cifra (86,8 milioni di cui 29,1 di contributo diretto del Comune) è inferiore di 2,4 milioni rispetto alla partita scritta nel bilancio consuntivo 2015 ma l’assessore Miceli aveva assicurato che nel corso dell’anno sarebbe stata garantita la continuità aziendale.
    A livello consolidato, sommando le capacità di spesa corrente e in conto capitale, e quindi anche il costo del personale, il settore in cui Palazzo Tursi spende di più è proprio quello relativo a trasporti, manutenzioni e mobilità (185 milioni in conto capitale, 137 milioni in parte corrente); segue lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio (36 milioni in conto capitale, 143 milioni di parte corrente), il cui dato è tuttavia inficiato dalla tariffa dei rifiuti. Al terzo posto le politiche sociali (17 milioni in conto capitale, 77 milioni in parte corrente).

    Ma il sindaco ricorda che «i bilanci vanno letti sia come preventivo che come consuntivo. le cifre che vengono spese sono da vedersi soprattutto a fine anno. Lo dico perché in quattro anni, tutte le volte, siamo stati costretti ad approvare un bilancio previsionale ad anno abbondantemente iniziato e poi operare in corso d’opera variazioni anche significative che ci consentivano di realizzare le nostre politiche. Questo perché, in anni di tagli, l’impegno dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di garantire una spesa per i servizi sociali che non venisse falcidiata, massacrata perché la riteniamo politicamente qualificante».

  • Gabriele Serpe, “lascio la direzione di Era Superba”: esce l’ultimo numero della rivista

    Gabriele Serpe, “lascio la direzione di Era Superba”: esce l’ultimo numero della rivista

    era-superba-62-ultimo-numeroCari lettori di Era Superba, questo editoriale ha per chi scrive un sapore agrodolce. Dopo otto anni lunghi e intensi, siamo giunti alla fine di un percorso. Ho deciso di fare un passo indietro, lascio la direzione della testata che ho creato e cresciuto insieme ai miei compagni di viaggio Manuela Stella, Marco Brancato, Annalisa Serpe e, nei primi anni di vita, Andrea Vagni e Enrico Scaruffi. A tutti loro va la mia più sincera gratitudine.

    Con il numero in uscita (62) si interrompe la pubblicazione della rivista cartacea, ma siamo al lavoro in questi giorni perché Era Superba non finisca qui, non finisca con noi. Vorremmo – sotto la guida di un nuovo direttore – che il lavoro della redazione proseguisse sulle pagine di questo sito, in costante crescita dall’apertura nel 2011 e, adesso, pronto ad ampliarsi e imporsi ancora di più come voce indipendente e onesta nel panorama dell’informazione locale. Staremo a vedere come si evolverà la situazione e ovviamente vi aggiorneremo sul futuro.

    In quanto a me, voglio strappare con il “sistema di sopravvivenza” che ho imparato a memoria in 31 anni di vita, l’unico che conosco, convinto che altri siano possibili e più vicini ai miei bisogni. Non sono mai riuscito nell’impresa di accettare un’esistenza fondata sullo stipendio e sull’impiego come unico mezzo per soddisfare i bisogni primari dell’essere umano: mangiare, bere e dormire. Un mezzo, lo stipendio, che costa più di un terzo di giornata, l’altro terzo si dorme: quel che rimane non basta. Con lo stipendio si mangia, si beve, si dorme, ovvero supermercati e affitto/mutuo: quel che rimane non basta. Ne vale la pena? Secondo me no.

    Così vado dove un tetto in affitto costa cifre più umane, dove posso occuparmi della terra per procurarmi da solo il cibo e quel poco denaro necessario a pagare l’affitto. Stop. Un primo passo, che avevo necessità di fare. Non so quanto durerà e dove mi porterà in futuro questa scelta, ma al momento conta poco, l’importante è muoversi verso un qualcosa che possa con il tempo assomigliare sempre di più alla parola delle parole, quella che non ha definizioni valide nel dizionario, ma di cui ogni arte è pervasa e a cui ogni uomo tende, per natura, nel proprio inconscio. Libero da chi? Libero da che cosa? Staremo a vedere, confesso che in un angolo dell’anima sogno un “lavori in corso” lungo una vita intera. Come ho sempre fatto, in qualche modo ve ne renderò conto, se avrete voglia di leggermi o di ascoltarmi.

    Con affetto,
    Gabriele Serpe

  • Profughi a Genova, l’invasione che non c’è. Sistema di accoglienza e analisi dei dati

    Profughi a Genova, l’invasione che non c’è. Sistema di accoglienza e analisi dei dati

    porto-terminal-DINel giorno in cui a Ventimiglia – con un’azione di polizia in barba a qualsiasi spirito di solidarietà e accoglienza (mostrato, invece, dai cittadini e dal sindaco della località ponentina che, a suo dire, era del tutto all’oscuro del blitz delle forze dell’ordine) – vengono sgomberati i profughi che sostavano sul confine nella vana speranza di poter raggiungere la Francia, in Consiglio comunale a Genova l’assessore Emanuela Fracassi annuncia l’avvio di due percorsi che attiveranno anche nella nostra città la possibilità di ospitare rifugiati in famiglia, in primis per minori arrivati non accompagnati e successivamente anche per adulti.

    Una proposta di grande civiltà che arriva proprio a ridosso della giornata mondiale del rifugiato (sabato 20 giugno, ma a Genova sono state organizzate iniziative per tutta la settimana con lo scopo di coinvolgere le persone accolte e sensibilizzare la cittadinanza provando a contrastare la dilagante ignoranza sul tema) che prova a rispondere al grido di aiuto di chi è alla ricerca del riconoscimento dei propri diritti di essere umano. L’idea di questa nuova forma di accoglienza diffusa sta circolando già da qualche giorno a livello nazionale e, tra non molto, dovrebbe concretizzarsi anche all’ombra della lanterna.

    Vale la pena ricordare che quando si parla di rifugiati o profughi non si parla di stranieri o immigrati in senso generico ma di persone che non possono fare ritorno al proprio Paese – come dice la convenzione di Ginevra – per un fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, idee politiche, appartenenza a gruppi sociali o, comunque, persone che se tornassero nella propria terra natale potrebbero essere vittime di violenze, sottoposte a pena di morte o ad altri trattamenti inumani.

    La proposta di accoglienza dei profughi nel Comune di Genova

    Rispondendo a un question time della consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella, l’assessore Fracassi ha ricordato in Consiglio comunale che a Genova l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo avviene secondo due strade: «La prima riguarda il sistema coordinato dalla Prefettura per le persone provenienti dagli sbarchi e mette a disposizione circa 500 posti in strutture temporanee ubicate nella provincia di Genova. La seconda, invece, è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che chiama in causa direttamente il Comune e 12 associazioni del terzo settore che si fanno carico di un’altra fetta importante di accoglienza». Lo Sprar, in 15 anni di esistenza, ha accolto oltre 1000 persone provenienti da 53 Paesi diversi (Somalia, Eritrea e Turchia i più rappresentati) e accompagnate lungo un percorso di integrazione socio-economica: sono 183 i posti attualmente disponibili a Genova per un progetto che ha un valore economico complessivo di oltre 3 milioni di euro all’anno.

    Ed è proprio tramite lo Sprar che il Comune, a breve, dovrebbe aprire la possibilità per le famiglie private di accogliere minori profughi giunti a Genova non accompagnati. «Nel territorio ligure – ha ricordato Fracassi – sono già presenti due strutture rivolte a questa specifica emergenza e accolgono complessivamente 50 minori. Ma il Ministero dell’Interno ha aperto un bando per la disponibilità di nuovi 1000 posti sul suolo italiano: come Comune di Genova risponderemo a questo bando attraverso lo Sprar, con diverse modalità compresa l’accoglienza in famiglia. Nei prossimi giorni abbiamo già in previsione una riunione con un gruppo di famiglie che si è reso disponibile ad aderire a questo percorso».

    Ci vorrà, invece, un po’ più di tempo per gli adulti. «Ma stiamo lavorando anche su questo piano – assicura Fracassi – e abbiamo già raccolto qualche disponibilità familiare anche per questo tipo di accoglienza. In questo caso però non possiamo far altro che attendere un prossimo bando ministeriale e fare pressione affinché anche il sistema coordinato dalle Prefetture si apra all’accoglienza diffusa». Con il termine di accoglienza diffusa si intende il superamento dell’approccio esclusivamente emergenziale attraverso sistemazioni provvisorie in grandi strutture in favore di un utilizzo sostenibile di appartamenti disseminati sul territorio coinvolgendo, dunque, non solo le istituzioni ma anche i privati grazie al coordinamento delle associazioni del terzo settore. In questo modo si può puntare anche a un’accoglienza numericamente contenuta per ogni singola realtà, favorendo la nascita di contesti relazionali e integrativi molto più efficaci.

    Profughi accolti a Genova e in Italia, i dati aggiornati ai primi mesi del 2015

    Telecamera su GenovaIn Italia sono stati 170 mila i profughi sbarcati nel 2014 ma nei primi cinque mesi del 2015 il trend è aumentato di oltre il 10% tanto che, secondo le previsioni del governo, a fine anno gli arrivi sulle coste italiane potrebbero superare i 200 mila. Ad aggravare la situazione ci sono anche le lentezze delle Commissioni che si devono esprimere sul riconoscimento della protezione internazionale per i richiedenti lo status di rifugiati: la legge stabilisce tempi di attesa tra 21 e 90 giorni ma la realtà parla di periodi che variano dai sei a nove mesi. Nel frattempo, i migranti non possono né cercare un lavoro né spostarsi e devono attendere nei centri messi a disposizione o finanziati dal governo: al momento sul territorio italiano sono poco più di 37 mila i posti disponibili nei centri di prima accoglienza gestiti dalle Prefetture; a questi vanno aggiunti 9500 posti dei Cara, Cda e Cpsa e poco più di 20 mila posti finanziati dal ministero per il sistema Sprar.

    Secondo dati del Ministero dell’Interno risalenti alla fine del 2014, di questi complessivi poco più di 67 mila posti in Italia, 1266 sono situati in Liguria (nemmeno il 2% del totale; le quote maggiori spettano a Sicilia – 21% e Lazio 13%, le minori con percentuali decimali a Valle d’Aosta, Trentino, Basilicata e Abruzzo), 953 in strutture gestite dalla Prefettura e 313 dal sistema coordinato da enti locali e terzo settore. Si tratta dello 0,05% della popolazione residente nella nostra Regione: fanno decisamente di più altre Regioni come Sicilia con oltre 14 mila posti pari allo 0,26% della popolazione, Molise 1150 posti ma 0,23% della popolazione locale, Calabria 4800 mila posti e 0,21%; tra le realtà meno accoglienti ci sono invece Lombardia con 5800 posti pari allo 0,04% dei residenti, Valle d’Aosta 61 posti e 0,037% e Abruzzo con 960 posti e 0,03% della popolazione.

    Secondo i dati pubblicati da Anci Liguria e aggiornati ai primi mesi del 2015, attualmente a Genova sono 513 i profughi accolti in strutture temporanee (di cui 330 in spazi gestiti dalla prefettura e 183 dal sistema Sprar) che rappresentano lo 0,09% della popolazione (nel complesso, invece, a Genova risiedono oltre 56 mila cittadini stranieri che costituiscono il 9,5% della popolazione – dati dicembre 2014). Una quota che sale a 651 persone (446 in strutture temporanee, 205 gestite dallo Sprar) se consideriamo i confini della Città metropolitana, pari allo 0,08% della popolazione (terzo posto in Regione davanti solo a Imperia con lo 0,06% e dietro a La Spezia – 0,11% e Savona – 0,14%). Se, dunque, è probabilmente vero che le strutture attualmente disponibili per l’accoglienza sono al collasso è altrettanto indiscutibile che chi parla di invasione lo fa esclusivamente per meri interessi di propaganda politica o per totale distacco dalla realtà.

     

    Simone D’Ambrosio