Tag: disabili

  • Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    disabiliIl 3 dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una “ricorrenza”, istituita nel 1981, che ogni anno promuove la cultura dell’inclusività sociale, attraverso il dibattito di temi legati alla disabilità, nei suoi diversi aspetti. Un’occasione, quindi, per fare il punto su quanto le istituzioni stanno facendo in questo importante settore sociale, che in Liguria, stando ai dati Istat, tocca il 6% della popolazione totale; una cifra che porta la nostra regione ad essere la prima del nord del paese, e quinta su base nazionale, dopo Sicilia, Basilicata, Molise e Umbria. La disabilità, infatti, coinvolge un numero sempre maggiore di persone anziane, che perdono l’auto-sufficienza o sono interessate da malattie croniche.

    Assistenza e “Vita Indipendente”

    Per quanto riguarda i finanziamenti messi in campo dalle istituzioni locali, è di ieri la notizia del via libera della giunta regionale allo stanziamento della seconda tranche del Contributo di solidarietà per la disabilità per il sostegno delle famiglie in condizione di fragilità e a basso reddito pari a 13 milioni di euro. I fondi consistono nella compartecipazione alla spesa a carico dell’utente in strutture semiresidenziali e residenziali, pubbliche e private accreditate, per disabili, pazienti psichici e persone affette da Aids. Gli stanziamenti odierni si aggiungono ai 6 milioni già autorizzati a giugno. «Siamo riusciti a raggiungere l’importante risultato di confermare la quota complessiva di 19 milioni dello scorso anno – sottolinea la vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale alla agenzia Dire – il contributo è una misura molto attesa dalle famiglie in situazioni di difficoltà. Purtroppo questo strumento non rientra nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e pertanto viene erogato solo in base alle risorse disponibili». La somma è suddivisa tra i distretti sociosanitari liguri, in base al fabbisogno rilevato, e assegnata ai Comuni capofila del distretto. La ripartizione prevede l’assegnazione di 2,028 milioni di euro alla Conferenza dei sindaci dell’Asl 1 imperiese, 2,165 milioni all’Asl 2 savonese, 5,958 milioni euro all’Asl 3 genovese, 1,185 milioni all’Asl 4 chiavarese e 1,661 milioni all’Asl 5 spezzina.

    Il provvedimento segue quanto deliberato a metà novembre, sempre da Regione Liguria; per il 2017, infatti, sono stati accantonati 180 mila euro che permetteranno a 150 persone con disabilità di ricevere 1500 euro per l’assunzione di una persona dedicata all’accompagnamento, anche tra i familiari. Il progetto si chiama “Vita Indipendente”: «Ho ricevuto tantissime richieste per estendere questo servizio ad altre categorie di assistenza – spiega l’assessore – e ho percepito che c’è un reale bisogno di tante famiglie liguri di avere un sostegno». Per questo motivo, Viale ha anche annunciato che l’anno prossimo «sarà l’anno del sociale, per cui, nell’elaborazione delle varie misure rivolgerò sicuramente un pensiero al tipo di lavoro di cura che viene fatto dalla famiglie, in modo diverso rispetto all’indennità di accompagnamento. Calibrando i contributi in modo che non diventi un meccanismo di sostituzione del lavoro». Questo progetto è nazionale e ad oggi è limitato a portatori di handicap, tra i 18 e i 65 anni, in grado comunque di vivere in autonomia con un piccolo aiuto. «Con questa iniziativa – spiega l’assessore – si riesce a dare un supporto per le pulizie di casa o altre attività quotidiane. Si tratta di persone che vivono sole in casa o in magari in gruppo e hanno una capacità motoria limitata. Lo spirito è quello di aiutare a far vivere le persone in autonomia, per cui sono escluse alzheimer, demenza senile, mantenimento in casa di anziani che comunque sono lavori di cura che ricadono sulle famiglie e su cui ci impegneremo l’anno prossimo»

    Comune di Genova e le barriere architettoniche

    Il capoluogo ligure è senza dubbio una città difficile per quanto riguarda l’accessibilità: salite, scalinate, gradini e crueze sono l’ostacolo quotidiano per chi ha problemi motori. Per questo Comune di Genova è impegnato nella difficile opera di abbattimento delle barriere architettoniche, compatibilmente con le strutture e le esigenze urbanistiche. L’assessore Elena Fiorini ha presentato in questi giorni un primo report di quanto fatto dall’amministrazione: «Ci siamo concentrati più sulle scuole – ha dichiarato in occasione della presentazione alla stampa del nuovo percorso pedonale di accesso alla scuola Daneo, nel cuore del centro storico cittadino – perché proprio nelle scuole le discriminazioni sanno essere più lesive, ma al contempo la cultura della del rispetto e della accoglienza possono diventare patrimonio comune dei nostri ragazzi». Tra gli interventi più significativi, l’istallazione dell’ascensore alla scuola D’Eramo e alla Mauro Mazza, la messa in funzione di un elevatore al King, ex Nautico e all’Ansaldo di Voltri. Predisposti anche servizi igienici adatti alle esigenze di tutti nelle scuole Barrili e Ambrogio Spinola.

    Si può fare di più

    Nella realtà genovese, a livello comunale, quindi, l’amministrazione è attiva; ma se si guardano i numeri, forse qualcosa in più si può ancora fare: nel 2015, infatti, sui 590 mila euro ricavati dagli oneri di urbanizzazione, sono stati impiegati “solo” 260 mila euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche, cioè il 44% dei fondi; un dato in calo, visto che nel 2012, a fronte di una disponibilità di 1,24 milioni si è investito in questo settore 1,13 milioni, cioè il 91% del totale. Tanto si è fatto, senza dubbio, ma la strada è ancora lunga, e gli ostacoli sono ancora troppi.

    Nicola Giordanella

     

  • Abbattimento delle barriere architettoniche, linee guida del Comune: priorità alle scuole

    Abbattimento delle barriere architettoniche, linee guida del Comune: priorità alle scuole

    palazzo-tursi-D7Il diritto di accesso e libera mobilità a tutti i cittadini è una delle sfide più importanti intraprese dalla civiche amministrazioni di tutta Italia negli ultimi dieci anni. L’abbattimento delle barriere architettoniche è un processo ancora in atto, in qualunque zona della penisola, da nord a sud. A Genova, specialmente, considerata la particolare conformazione geografica caratterizzata anche dalla presenza di un vasto centro storico con strutture architettoniche di tipo monumentale.

    La Giunta comunale ha approvato oggi i criteri di ripartizione e le linee guida per l’utilizzo dei fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche. Il documento è il risultato del lavoro coordinato dall’assessorato Legalità e ai Diritti con l’Ufficio Accessibilità e la Consulta Comunale per i Diritti degli Handicappati, insieme alle Direzioni rappresentate nella Commissione Barriere, per la ridefinizione dei “criteri di ripartizione e alla formulazione delle linee guida per l’utilizzo dei fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche e localizzative, per opere, edifici ed impianti di competenza comunale, secondo un ordine di priorità necessariamente imposto dalla limitatezza delle risorse accantonate”.

    “La Commissione, istituita con decisione della Giunta comunale n.94 del 22 marzo 2001, esamina, approva ed eventualmente finanzia i progetti per rendere accessibili strade ed edifici pubblici sul territorio comunale, attingendo dalle risorse disponibili ogni anno e provenienti dall’accantonamento del 10% degli oneri di urbanizzazione accertati e riscossi. L’accantonamento di questa quota parte di oneri è specificatamente previsto dalla legge 13/1989, secondo le indicazioni del DPR. 503/1996. La Commissione assegna i fondi necessari per interventi di abbattimento di barriere architettoniche esistenti per costruzioni antecedenti l’11 agosto 1989, data dell’entrata in vigore della normativa in materia, presupponendo che tutte le costruzioni successive dovrebbero essere già di per sé completamente accessibili”.

    “L’Amministrazione si è attivata prevedendo per tutti i progetti di opere e lavori pubblici e opere o lavori privati ad uso pubblico, l’acquisizione del parere dell’ufficio Accessibilità espresso di concerto con la Consulta nelle fasi preliminari di realizzazione del progetto ed in ogni caso prima dell’approvazione definitiva”. I maggiori sforzi saranno incentrati sulle scuole “dove possono trovarsi i nostri piccoli cittadini disabili, eliminando, per quanto si riuscirà con le risorse disponibili, le barriere ancora presenti, per consentire di accedere, frequentare e vivere quei luoghi affrontando meno ostacoli possibili. Ma anche tutti gli altri cittadini con difficoltà motorie sono presi in considerazione nelle linee di finanziamento dei progetti, dai giovani agli anziani, dalle mamme che spingono passeggini, alle persone che subiscono un incidente, una malattia e provvisoriamente incappano nel limite della loro mobilità ridotta”.

    Nella nota stampa diffusa nel primo pomeriggio, il Comune di Genova riporta l’elenco degli interventi relativi all’ultimo triennio, resi possibili grazie all’utilizzo degli oneri di urbanizzazione:

    – Via Garibaldi: rifacimento totale della pavimentazione in lastre di pietra, previa asportazione e riutilizzo delle stesse, nonché rifacimento completo di tutte le utenze presenti nel sottosuolo;
    – Palazzo Comunale: realizzazione di una rampa interna a Palazzo Tursi, previe opere di scavo e sottomurazione, al fine di eliminare il vetusto impianto servo scala e permettere l’accessibilità diretta a Palazzo Albini, sede degli Uffici del Comune di Genova;
    – Palazzo Bianco: è in fase di realizzazione un collegamento tramite rampa che permetta l’accesso da via Garibaldi a Palazzo Bianco, previa creazione di un nuovo varco porta e rampa interna in metallo;
    – Biblioteca Berio: è stata realizzata una rampa in acciaio, posta nel cortile interno della biblioteca, che permette l’accesso diretto al palco della sala conferenze ed ai servizi igienici;
    – Scuola De Scalzi: è in fase di realizzazione un servizio igienico per disabili, al piano terra, dove si trovano la palestra e i laboratori;
    – Scuola Da Passano: è stata finanziata la fornitura e messa in opera di nuovo impianto ascensore;
    – Scuola Materna Bacigalupo e Cantore Via Reti C. Ovest: è stata finanziata la fornitura e messa in opera di nuovo impianto ascensore;
    – Scuola Gallino:  è in fase di cantierizzazione la realizzazione di un nuovo impianto ascensore;
    – Abbattimento delle barriere presso il centro giovani polivalente di via Pellegrini;
    – Adeguamento dei locali di piazza Americhe: sportello vittime di reato- Centro est;
    – Fornitura e posa in opera di mappe tattili per non vedenti presso il MuMa, a Castelletto e a Principe
    – Creazione di un tavolo tattile girox a Palazzo Bianco per non vedenti;
    – Realizzazione di un impianto di induzione magnetica nella sala Linnea per non udenti;
    – Realizzazione di impianto di induzione magnetica nell’auditorium della biblioteca De Amicis per non udenti.

  • Genova, semafori sonori: l’Unione Ciechi segnala 25 punti dove installarli

    Genova, semafori sonori: l’Unione Ciechi segnala 25 punti dove installarli

    Un non vedenteLe barriere architettoniche rappresentano un limite alla vita quotidiana di molte persone, un ostacolo non aggirabile che impedisce loro di compiere le azioni più comuni. Una società che si dichiara “civile” deve agire in ogni modo affiché tali impedimenti siano al più presto eliminati da strade, uffici, luoghi pubblici e non. In questo senso, l’installazione di semafori dotati di segnalazione sonora potrebbe rappresentare un passo avanti, consentendo ai cittadini genovesi afflitti da cecità di potersi muovere in maniera più agevole.

    Una mozione presentata dal consigliere comunale Stefano Balleari (Pdl) interroga il Sindaco e la Giunta per sollecitare l’amministrazione a fornire risposte concrete in merito. «Già nello scorso ciclo amministrativo avevo segnalato, in particolare, il caso di via Assarotti, dove vi sono pochi semafori e quei pochi, sono sprovvisti di semafori sonori – spiega Balleari – Questo è un grave problema per i ciechi che, dalla sede del Chiossone, devono scendere da Corso Armellini verso via Assarotti».

    «Mi risulta che l’Unione Italiana Ciechi abbia presentato presso il Comune di Genova un elenco di 25 punti della città in cui sarebbe importante installare i semafori dotati di segnale sonoro – sottolinea il consigliere – ma non mi risulta che i due assessori competenti, vale a dire Dagnino per la Viabilità e Fiorini per i Servizi sociali, abbiano fatto alcunché. Il Comune ha sempre sostenuto di essere molto attivo nei confronti del tema “abbattimento delle barriere architettoniche” ma i risultati quali sono?».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Disabilità e diritti: 6 mesi per ottenere un parcheggio personalizzato

    Disabilità e diritti: 6 mesi per ottenere un parcheggio personalizzato

    Ci sono voluti 6 mesi per veder rispettato un elementare diritto di un cittadino diversamente abile. Questi i tempi della burocrazia che sembra non guardare in faccia a nessuno. I fatti sono semplici, come puntualmente riportati sul sito web del Movimento Consumatori Liguria, che ha raccolto la denuncia di una propria associata.

    Nel mese di maggio una signora genovese ha presentato domanda presso gli uffici incaricati, richiedendo l’assegnazione di un parcheggio personalizzato per la figlia, affetta da una grave disabilità motoria. Nel mese di agosto le è stata recapitata una lettera, con la risposta del Comune di Genova, in cui si affermava che il medico legale riteneva vecchia la documentazione che accertava l’invalidità della figlia e, pertanto, richiedeva una nuova visita di verifica.
    «Fatto alquanto curioso dal momento che l’invalidità della figlia è causata da una malattia rara degenerativa per la quale, ad oggi, non c’è cura – sottolinea il Movimento Consumatori Liguria  – Forse quel medico credeva nei miracoli…».

    La signora, come comprensibile, non aveva voglia di discutere «anche perché sottolineare l’assenza di salute della propria figlia evidenziando i limiti ed i principali motivi della sua sofferenza, non è una cosa semplice – continua il Movimento Consumatori Liguria – Così, nel mese di settembre, madre e figlia si sono recate dal medico, mostrando, tra l’altro, gli stessi documenti che avevano allegato alla domanda quattro mesi prima».

    Ad ottobre la signora ha ricevuto una nuova lettera dal Comune di Genova con la quale è stata informata del parere favorevole in merito alla sua istanza. Dopo un paio di settimane un incaricato del comune ha scelto l’ubicazione per il parcheggio personalizzato ma, per vederlo concretamente realizzato, madre e figlia hanno atteso fino a metà novembre quando, finalmente, i lavoratori di Aster hanno tracciato le relative strisce gialle.

    «Il “caso” ha voluto che i lavori venissero conclusi il giorno successivo (il 12 novembre, ndr) alla data in cui abbiamo reso pubblica la storia di questa lunga attesa – conclude il Movimento Consumatori Liguria – Il nostro impegno non si ferma perchè non possiamo accettare il fatto che, per ottenere un servizio di cui si ha diritto, debbano trascorrere sei mesi».

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Barriere architettoniche, Liberi di Muoversi: la mappa su Internet

    Barriere architettoniche, Liberi di Muoversi: la mappa su Internet

    Rampe di accesso agli edifici, spazio sufficiente nei bagni pubblici, marciapiedi larghi a sufficienza per consentire il passaggio. Sono numerose – non solo a Genova, ma in tutte le città italiane – gli esempi di pratiche virtuose per abbattere le barriere architettoniche e consentire alle persone con disabilità di spostarsi agevolmente e accedere a edifici pubblici, negozi, mezzi di trasporto, stabilimenti balneari e così via.

    Queste pratiche sono spesso il risultato della segnalazione, da parte di singoli cittadini, della presenza di ostacoli all’accessibilità dei luoghi: segnalazioni che si concretizzano in interventi di riqualificazione degli spazi. Su Era Superba abbiamo già affrontato questo tema così importante, dando spazio a progetti nati in Rete come Wheelmap.

    Proprio allo scopo di agevolare questo meccanismo di segnalazione è nata anche la piattaforma Liberi di Muoversi, un sito web (attualmente in versione Beta) creato da un gruppo di ragazzi emiliani, che danno a chiunque la possibilità di segnalare in forma volontaria e gratuita luoghi accessibili, parzialmente accessibili o non accessibili. La segnalazione può avvenire come utente anonimo o registrandosi al sito, inserendo il luogo (e relativo commento) su una mappa che copre tutto il territorio nazionale.

    Attualmente su Genova e dintorni sono presenti solo due segnalazioni: la rampa di accesso alla stazione Brignole e una spiaggia libera accessibile a Santa Margherita.

    Per dare una mano ad arricchire la mappa è possibile dunque registrarsi al sito www.liberidimuoversi.it, oppure lasciare la propria segnalazione sulla pagina Facebook “Liberi di muoversi” o su Twitter, attraverso l’hashtag #liberidimuoversi.

    Marta Traverso

  • Salone nautico, una barca accessibile a disposizione dei porti liguri

    Salone nautico, una barca accessibile a disposizione dei porti liguri

    Trasformare il porto in un luogo accessibile a chiunque, con qualsiasi genere di disabilità, è l’obiettivo che si pone la Lega Navale Italiana (LNI), a partire dalla sezione di Savona – dove si è sviluppato e ha preso il largo, nel senso letterale del termine – il progetto “Polo nautico per tutti”, un’opportunità di fruizione del mare per le persone diversamente abili, attraverso la pratica di attività nautiche.

    «Vogliamo estendere a tutta la Liguria le attività svolte nelle sezioni già attrezzate di Sanremo (vela per non vedenti), di Savona – dove c’è il “Polo nautico per tutti”, dotato di barche accessibili, una gru per il sollevamento dei disabili, un ascensore per carrozzine, pontile e servizi igienici a norma – e di Genova, dove esistono attività di vela per disabili», racconta Carlo Donisi, vicepresidente della Lega navale di Savona.

    Nell’ambito del Salone nautico 2012 attualmente in svolgimento è stata presentata una barca completamente accessibile a disposizione, a rotazione, dei porti liguri non attrezzati per i disabili. Si chiama “ITA 1869”, proviene dalla Lega navale di Savona e ha già cominciato a navigare tra le 26 sezioni della Lega navale regionale. L’idea della “barca LNI regionale” di tipo Access per l’attività velica dei disabili nasce al Salone Nautico edizione 2011, durante una riunione del Delegato Regionale LNI Amm. Federico Biroli con le 26 sezioni liguri, dedicata all’individuazione dei progetti necessari a dare attuazione all’accordo di reciproca collaborazione siglato dalla Lega Navale e dalla Regione Liguria il 20 maggio 2011.

    «Prima utilizzavamo delle barche da regata di nome “2.4 mR” – spiega Donisi – Una barca nata con tutti altri scopi ma al cui interno una persona disabile si muove senza problemi. A Savona ne abbiamo 4 modelli completamente attrezzati. Il problema è che parliamo di un mezzo da competizione che potrebbe anche “intimidire” chi si avvicina alla vela per la prima volta. Inoltre sono dotate di una postazione singola quindi sono destinate ad utenti con qualche esperienza alle spalle».

    Fiera di GenovaAl Salone Nautico 2010 – che dunque si conferma sfondo ideale per il percorso di accessibilità promosso dalla LNI – era stato illustrato il “Progetto standard LNI di vela per tutti” con l’obiettivo di ampliare in tutta Italia la positiva esperienza del “Polo Nautico per Tutti”, operativo da una decina d’anni alla LNI Savona. «In questa occasione abbiamo individuato le barche australiane di tipo Access quali mezzi ottimali per favorire l’accesso al mare dei disabili, per via della loro facilità d’uso e della possibilità di affiancare l’istruttore al disabile – racconta Doniso – Sono barche studiate per garantire la massima semplicità, Il loro motto è “friendly”».

    Attualmente a Savona sono disponibili 2 modelli di barche Access, a Genova Centro 1 «Inoltre abbiamo la barca LNI regionale “ITA 1869” che a rotazione è a disposizione delle sezioni che hanno aderito al progetto e che già collaborano con diverse associazioni di persone diversamente abili – continua Doniso – La barca a rotazione è utilissima. Magari non è possibile organizzare un’attività continuativa però si possono promuovere gite ed altre iniziative per avvicinare i disabili al mare». La facilità di impiego, infatti, permette di non limitare l’attività di vela per disabili alle sole sezioni attrezzate per la disabilità motoria – che attualmente in Liguria sono quelle di Savona, Genova Sestri e Genova Centro – ma di estenderla anche a tutte le altre sezioni che già organizzano occasionali giornate di incontro con i disabili. Come ad esempio la LNI Genova Quinto che utilizza allo scopo le canoe, mentre adesso potrà usufruire anche della “barca regionale LNI” a vela. «Il presidente della LNI Quinto, Ing. Carlo Conti, è stato il primo a appoggiare l’idea che è quindi diventata un progetto sperimentale, reso operativo con la dotazione della Liguria della barca “ITA 1869” attraverso un contributo stanziato dalla Presidenza Nazionale LNI», sottolinea Doniso.

    Dal 28 giugno 2012, questa iniziativa è entrata a far parte dei progetti di reciproca collaborazione in materia di promozione sociale fra la Lega Navale e gli assessorati alle politiche sociali e allo sport della Regione Liguria. Nel corso dell’estate, la “barca LNI regionale” è stata impiegata per giornate di promozione della vela per disabili presso le sezioni di Quinto, Spotorno, Sanremo e nei Sailing Campus di metà settembre alla LNI Savona e di fine settembre a La Spezia, dove era affidata alla LNI Lerici. Inoltre, a luglio «È stata in trasferta sul Garda dove ha partecipato al Campionato Nazionale Access con l’equipaggio composto dai disabili Enrico Carrea (istruttore di vela) e Stefano Gatto, della LNI Genova Sestri, in regate aperte anche a velisti normodotati – spiega il vicepresidente della Lega navale di Savona – perché il bello di queste barche è quello di consentire ai disabili di competere alla pari con tutti».

    Ma la libera fruizione del mare non è solo un problema di barche. Il 90% dei porti italiani, infatti, risulta non accessibile ai disabili. Mancano passerelle per le carrozzine, servizi igienici e gru che facilitino la salita e la discesa dai mezzi nautici.
    Anche in questo caso la città del ponente ligure si dimostra una realtà all’avanguardia «La Lega navale di Savona, all’interno del progetto “Polo nautico per tutti”, ha realizzato un prototipo di gru chiamata “Pequod”, studiata per il sollevamento dei disabili durante l’imbarco e lo sbarco, presentata ufficialmente al Salone Nautico del 2004 –  racconta Doniso – La criticità più grave rimane l’accessibilità dei porti italiani. La realizzazione delle opere necessarie per l’abbattimento delle barriere architettoniche comporta costi notevoli. A Savona sono stati eseguiti lavori importanti grazie al sostegno dell’Autorità Portuale».

    «Sono numerose le realtà territoriali che vorrebbero aderire al progetto ma purtroppo, per i motivi sopra citati, non possono», precisa Doniso. E così il “Progetto standard LNI di vela per tutti”, esteso all’intera penisola italiana, si è un po’ arenato «Ci sono porti attrezzati ed altri in cui manca qualunque struttura – conclude il vicepresidente della Lega navale di Savona – è necessario impegnarsi a fondo perchè sono tantissime le persone con disabilità che si appassionano agli sport d’acqua ed è un loro diritto poterli praticare».

     

    Matteo Quadrone

  • Spianata Castelletto: ecco la mappa tattile per non vedenti

    Spianata Castelletto: ecco la mappa tattile per non vedenti

    GenovaDa domani (mercoledì 18 luglio) il Belvedere Montaldo, noto a tutti i genovesi come “spianata Castelletto“, sarà dotato di una mappa modellata a rilievo per le persone non vedenti. L’intento è quello di far si che anche chi non può utilizzare la vista possa “guardare” il panorama più caratteristico di Genova.

    Le colline del plastico sono state create grazie allo studio preciso delle altimetrie e sono segnati tutti i principali monumenti, i campanili di San Lorenzo e delle Vigne, la collina di Sarzano sino alla Lanterna e ai grattacieli di San Benigno.

    Questa mappa si aggiunge alle altre tre già presenti a Genova – due al Porto Antico, sul piazzale e nei pressi dei chioschi informativi, e una sul Mirador del Galata Museo del Mare –, nasce da un’idea di Lidia Schichter ed è stata realizzata per il Comune di Genova da Happy Vision, azienda leader in ambito accessibilità per non vedenti ma non solo.

    L’iniziativa, che fa parte del progetto “Cultura oltre i limiti” promosso dal Settore Musei del Comune di Genova, si inserisce in un più articolato programma di attenzione che il Comune sta riservando ai cittadini non vedenti. Da ricordare i percorsi tattili del Museo di Sant’Agostino e della Galleria d’Arte Moderna di Nervi, il “tavolo girevole” di Palazzo Bianco e la descrizione in caratteri braille sui calchi in ceramica esposti.inoltre, a supporto di alcune riproduzioni di vasi delle Collezioni civiche, è stato posizionato un tavolo girevole, appositamente pensato per i non vedenti e gli ipovedenti. I calchi in ceramica esposti hanno la descrizione in caratteri braille.

  • “Dialogo nel buio”, incontro con le guide non vedenti

    “Dialogo nel buio”, incontro con le guide non vedenti

    E all’improvviso, è tutto sottosopra. Oscurità totale, e tu, che di solito vai abbastanza spedito, non sei nemmeno sicuro di fare un passo avanti. Potresti inciampare. Potresti cadere. E poi, chissà cosa c’è lì davanti, in quel muro di buio che non si attenua, inutile spalancare gli occhi… Meglio far strisciare lentamente un piede in avanti e sondare il terreno.​

    È questa la sensazione che avvolge appena si entra nell’oscurità di Dialogo nel Buio, e che accompagna per tutto il percorso: di capovolgimento della realtà cui siamo abituati. L’impaccio e l’incertezza connotano ogni singolo movimento. C’è solo una cosa che illumina questo buio: la presenza della guida non vedente che ti tende una mano sicura e gentile, ti parla e ti conduce attraverso gli ambienti che riproducono luoghi di vita quotidiana, con relativi oggetti, suoni e odori; viverli a occhi “chiusi” significa, ovviamente, acuire gli altri sensi e trovare un modo diverso per “vedere”. La prima cosa che succede appena entrati (si va a piccoli gruppi) è il totale ribaltamento dei canoni della prossemica: le mani si allungano a cercare riferimenti, la vicinanza non dà alcun fastidio, anzi rassicura, e diventa immediatamente normale prendersi la mano per guidarsi a vicenda sui vari oggetti nelle stanze; non importano l’aspetto, la postura, i vestiti; il che ti fa sentire alleggerito di un immenso fardello che tutti i giorni ci portiamo appresso senza nemmeno accorgercene: l’apparenza. Resta importante solo la voce.​

    La nostra guida si chiama Daniele: nella generale goffaggine del gruppetto, tra gomitate e pestoni sui piedi, procede senza incertezze, andando a recuperare chi ha perso l’orientamento e continuando sempre a parlare e a porgere la mano. Si muove con impressionante naturalezza e sembra quasi fluttuare da una parte all’altra senza sforzo. Non lo vedo, ma lo so. Perché muovendosi non urta nulla, e la sua voce si sposta costantemente indicandoci il verso da seguire. ​

    Per l’intervista Daniele mi porta nella sala relax delle guide: un altro ambiente buio, di cui conoscerò solo il divano perché è lì che mi fa accomodare appena entrati. Qui troviamo Carolina, altra guida in pausa, che resta per chiacchierare e rispondere alle mie domande.​
    Prima di tutto riflettiamo sull’inversione dei ruoli e su come loro vivano l’esperienza di guidare gli altri: «In questo luogo tutti i ruoli si invertono – dice Carolina – anche tra i visitatori. Il bambino per esempio è più spigliato e a suo agio dell’adulto. Personalmente fare quest’esperienza come guida è stato complicato all’inizio per me, ma mi ha portata ad affrontare certe mie paure e superarle per poter aiutare gli altri. Questa è una cosa che mi ha rafforzata». Aggiunge Daniele: «Trovarsi d’un tratto a essere non l’handicappato, ma quello che aiuta gli altri può sembrare una situazione di gratificazione, ma è un elemento che passa in secondo piano. La cosa più importante è che incontri persone diverse, ognuna con la propria emozione, e le porti attraverso il percorso. Il buio annulla il fastidio della vicinanza, ci permette di stare vicini, e ci mette in una situazione più tranquilla, pacifica e più umana». Entrambi dicono: «Crollano tutti i pregiudizi, gli stereotipi…cogliamo le sfumature delle voci e ci ascoltiamo di più. Usiamo l’istinto».​

    «La vista è come una scatola molto grande, che occupa quasi tutto lo spazio – così Carolina fornisce la sua interpretazione – al buio si rimpicciolisce e le scatole degli altri sensi possono finalmente espandersi. Ti rendi conto di cose che non notavi, e che diventano invece importanti».

    Poi passiamo ad analizzare le reazioni dei visitatori. Carolina racconta: «Appena entrano e prendo loro la mano, quasi tutti si spaventano perché sentono solo il contatto senza avermi vista, e non essendo abituati indietreggiano. Così devo spiegare cosa sto facendo». Entrambi trovano che sia molto importante l’istinto in questa come in altre situazioni: «Ho imparato a farmi guidare dall’istinto in molte occasioni – dice Daniele rispondendo alla mia osservazione su come fosse gentile e rassicurante il suo modo di guidare – e anche in questo caso il mio approccio è puramente istintivo. Faccio ciò che mi viene naturale fare». Per Carolina invece «l’istinto genera empatia: reagire spontaneamente alle situazioni crea un filo tra una persona e l’altra. Questo filo si avverte tantissimo al buio».

    Si sono sentiti chiedere diverse volte se vedono al buio, da persone stupite dalla sicurezza con cui procedono nel percorso: «Non è che vedo al buio – continua Carolina – è che creo questo filo costante che dura fino alla fine del percorso. Per questo mi accorgo di tutto». La loro scioltezza nei movimenti, raccontano, è frutto di una vita di addestramento e lavoro, aiutati dall’istinto che compensa quello che manca. Ancora sui visitatori, Daniele: «La stragrande maggioranza mostra reazioni molto positive. Solo una piccola minoranza ha reagito negativamente. C’è stato qualcuno che è scappato immediatamente. Una ragazza per esempio ha visto riaffiorare nel buio antichi dolori e non ha proseguito». Carolina: «Mi sono capitate persone spaventate, claustrofobiche, una ragazza che ha cominciato a piangere appena entrata e ha smesso quando è uscita, e nonostante questo ha voluto andare avanti, tenendomi forte la mano. Facendo la guida dai e ricevi tantissimo. Sei “costretto” a rispondere a domande che i visitatori ti fanno sul non vedere, e dover spiegare a persone che non ne sanno niente ti dà la forza per parlarne e anche affrontare blocchi personali. Senza saperlo, i visitatori danno davvero tanto alle guide».

    Ci sono stati anche molti visitatori con altri handicap: persone in carrozzella, sordomuti. «A un certo punto scopri altre sfaccettature dell’universo. Ricordo una ragazzina in sedia a rotelle – mi dice Daniele – che non poteva praticamente parlare, muoveva solo un braccio. A un certo punto mi ha tirato giù, ha preso la mia testa e se l’è messa contro il petto. Non aveva bisogno di parlare».

    Termina Carolina, con un aneddoto che allarga il cuore: «Durante la visita di una classe di scuola, un bambino mi faceva più domande di tutti, interessatissimo. Non ha smesso un secondo di parlare. Quando usciamo, l’insegnante mi abbraccia, “Hai fatto un miracolo” mi dice. Insomma, il ragazzino non aveva mai parlato prima».​

    Se non siete ancora andati, correte. Questa è un’esperienza che vale ogni singolo minuto del tempo che ci si prende per farla. Una di quelle cose che fanno bene alla mente, e all’anima.​ Dialogo nel Buio ha avuto ad oggi oltre 17mila visitatori; resta in allestimento a Caricamento, adiacente Palazzo San Giorgio, fino al 1° luglio compreso. L’approccio più semplice è il percorso, ma vengono organizzati anche aperitivi e cene al buio. Il percorso dura 45 minuti e bisogna prenotare. Tutte le info su dialogonelbuio.chiossone.it oppure tel. 010/8342423.

    Claudia Baghino

  • Mare per tutti: sport accessibili a disabili e tutela dell’ambiente marino

    Mare per tutti: sport accessibili a disabili e tutela dell’ambiente marino

    Quinto, Genova“Mare per tutti” è il nome del progetto di promozione sociale che la Regione Liguria promuove in collaborazione con la Lega Navale Italiana. In quanto Ente Morale e di Diritto Pubblico, di Protezione Ambientale e Promozione Sociale, l’iniziativa si sposa perfettamente con gli scopi dell’associazione e rientra nel raggio più ampio dell’accordo di collaborazione tra i due enti pubblici stipulato nel 2003 ma ratificato soltanto nel 2011, e che ha come obiettivi la tutela dell’ambiente marino e lo svolgimento di attività legate al mare, rivolgendosi in particolare ai giovani e alle fasce sociali più deboli.

    Attivo tutto l’anno ma maggiormente fruibile in estate per ovvi motivi, il progetto “Mare per tutti” si articola nelle seguenti attività: vela, canoa, canottaggio, gite in mare e anche semplice accesso alla spiaggia, il tutto pensato per rendere la realtà del mare e degli sport ad esso legati accessibile a ragazzi con disabilità motorie, disabilità mentali o non vedenti. Vengono inoltre organizzati corsi e attività rivolti alla prevenzione del disagio giovanile e gestiti in collaborazione con le Asl (per ragazzi con disturbi specifici) e con il Dipartimento di Giustizia Minorile (per il recupero di giovani e il reinserimento sociale).

    Le sezioni genovesi della Lega Navale aderenti all’iniziativa sono Genova Centro, Genova Quinto e Genova Sestri. In particolare la sezione di Quinto organizza, presso la propria sede, una grande festa aperta a tutti il 10 giugno alle ore 9 per inaugurare la stagione estiva. Per partecipare è necessario prenotarsi e comunicare il numero di disabili e di accompagnatori.

    Tempo permettendo, infatti, verranno svolte le prime attività: «Il progetto ha dei riscontri molto positivi – dice Carlo Conti, presidente della sezione – l’anno scorso abbiamo avuto circa una cinquantina di ragazzi partecipanti». Quinto organizza poi le uscite in collaborazione con tre enti di riferimento: Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), Anffas e Angsa (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) cui ci si può rivolgere per partecipare.

    La sezione di Genova Centro invece dà il via, nel mese di giugno, a brevi corsi di vela della durata di sei lezioni, indirizzati principalmente a ragazzi dagli 8 ai 13 anni. In questo caso le associazioni di riferimento sono l’Associazione Il Formicaio e l’Associazione Il Ce.Sto. Anche la sezione di Sestri partecipa al progetto attraverso corsi di vela. Tutte le informazioni utili su “Mare per Tutti” e sui servizi offerti dalle singole sezioni sono reperibili sul sito della Lega Navale Italiana.

     

    Claudia Baghino    

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Disabilità: aumentano gli alunni diversamente abili, diminuisce il sostegno

    Disabilità: aumentano gli alunni diversamente abili, diminuisce il sostegno

    Domani alle ore 16 presso la sede del Liceo Cassini le Consulte Comunale, Provinciale e Regionale Handicap hanno organizzato una iniziativa pubblica rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, alle Associazioni, alle organizzazioni e gli enti locali per fare il punto su quanto sta avvenendo nell’ambito dell’integrazione scolastica.

    «Nelle scuole gli studenti con disabilità sono in aumento e contemporaneamente vengono tagliati sempre più gli insegnanti e le ore di sostegno – scrivono Silvana Benzi, Giorgio Cereseto, Giacomo Piombo, rappresentanti Consulte Handicap – L’aumento degli alunni con disabilità certificata scardina il rapporto di due alunni disabili per singolo insegnante di sostegno colpendo anche la realtà delle scuole di Genova e Liguria. L’integrazione scolastica, la cui normativa in Italia, costituisce vanto presso tutti gli altri Paesi del mondo, negli ultimi anni ha subito un forte calo di attenzione; non ci sono stati arretramenti normativi ma notevoli tagli alla spesa pubblica».

    «L’inerzia generalizzata e il mancato rispetto della pur avanzata legislazione, hanno determinato forti arretramenti nella qualità dell’integrazione realizzata precedentemente – continuano i rappresentanti Consulte Handicap – In molte scuole della nostra regione viene segnalato un sovraffollamento delle aule, un inserimento selvaggio di più alunni disabili per classe e un utilizzo improprio del docente di sostegno per coprire le ore di supplenza. Per questi motivi all’iniziativa è stato invitato un rappresentante della direzione scolastica che sia in grado di fornire reali dati di quanti sono gli alunni disabili di ogni ordine e grado».

    «Sono molti i quesiti che arrivano ai nostri uffici, in particolare non è chiaro quanti insegnanti siano stati previsti per il sostegno (quanti specializzati di ruolo, quanti non specializzati e precari) – spiegano le Consulte Handicap – la legge finanziaria del 2008 ha stabilito che, a livello nazionale, deve esserci un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità e ha limitato, contemporaneamente, l’accesso alle deroghe (legge n. 244/2007)».

    «Perché il rapporto nazionale un docente di sostegno ogni due alunni disabili viene disatteso?denunciano le Consulte Handicap – Per quale motivo gli alunni con gravità non possono avere le ore di sostegno previste dalla normativa? Come eliminare gli atteggiamenti di quei Dirigenti Scolastici che inseriscono più alunni disabili nelle classi e utilizzano sistematicamente i docenti di sostegno come tappabuchi per coprire le ore di supplenza?».

    A fronte dell’aumento dei casi di disabilità anche nella nostra città, la riunione di domani alla quale sono stati invitati il Ministro dell’Istruzione, i sottosegretari e i rappresentanti locali del MIUR sarà un momento importante di confronto tra l’amministrazione e le famiglie dei bambini disabili che ogni giorno devono combattere per vedere applicati i loro diritti.

  • Barriere architettoniche: segnalarle è il primo passo per superarle

    Barriere architettoniche: segnalarle è il primo passo per superarle

    Una storia che arriva da un piccolo Comune bresciano, Villa Carcina, suscita un’inevitabile riflessione sul tema delle barriere architettoniche, ancora oggi una presenza costante nell’esperienza quotidiana di migliaia di persone, piccoli e grandi ostacoli che frenano la mobilità di chi si muove in sedia a rotelle, anziani con problemi di deambulazione, madri con passeggini al seguito.

    Ma veniamo ai fatti. A Villa Carcina i componenti della lista civica “LiberaMente” decidono di rendere il più possibile visibili i punti critici del centro abitato. 27 barriere architettoniche vengono segnalate con il simbolo internazionale delle persone disabili – la famosa figura della sedia a rotelle – accompagnato dall’altrettanto famoso segnale di divieto, il tutto realizzato con vernice idrosolubile.
    Un gesto dal forte valore simbolico ma che non ha riscosso l’apprezzamento dell’amministrazione comunale. I protagonisti dell’azione sono stati multati ed il Comune ha ingiunto l’immediata cancellazione dei simboli.

    La lista civica di Villa Carcina ha avuto il merito di portare alla ribalta il problema delle barriere architettoniche, spesso all’ultimo posto fra le priorità di intervento degli enti locali.
    Sarebbe bello che questa originale iniziativa contagiasse anche altri Comuni del nostro Paese – scrive Franco Bomprezzi, direttore del sito www.superando.it – la segnalazione degli ostacoli e delle barriere è la premessa indispensabile per il loro superamento. Sono ancora convinto che uno dei fattori che rendono difficile comprendere la dimensione della disabilità in Italia sia proprio la quasi totale invisibilità delle persone disabili che restano chiuse in casa, si muovono quando proprio devono e non liberamente, anche solo per svago.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Scuola: un’altra sentenza contro le classi-pollaio

    Scuola: un’altra sentenza contro le classi-pollaio

     

    La disabilità nel contesto scolastico è un argomento assai delicato perchè l’istituzione che dovrebbe garantire a tutti, nessuno escluso, il diritto ad una corretta istruzione, spesso e volentieri a causa della mancanza di sufficienti risorse finanziarie, conseguenza di precise scelte politiche, si trova a dover far fronte a situazioni emergenziali. E in questo caso i primi a farne le spese sono gli alunni diversamente abili.

    Ma adesso arriva una sentenza in grado di cambiare le cose.

    La Sentenza n. 759, pronunciata il 26 ottobre dal TAR di Reggio Calabria, è davvero significativa perchè ribadisce l’illegittimità di costituire classi sovraffollate.

    La classi formate con un numero di alunni superiore ai venti, in presenza di uno studente con grave disabilità o di due alunni con disabilità lieve, sono considerate fuorilegge.

    Questo tipo di classi, dunque, andrà sdoppiato, in quanto solo gruppi di alunni non numerosi possono garantire la presa in carico del progetto di inclusione da parte di tutti i docenti curricolari, senza che ciò venga delegato al solo docente di sostegno.

    Si tratta della seconda sentenza che si pronuncia in questa direzione.
    Il Tar Molise con la Sentenza n. 163 del 31 agosto scorso stabilisce che gli accorpamenti delle classi decisi dagli uffici scolastici regionali possono essere impugnati, dal momento che la riforma Gelmini (che prevede 27 studenti per classe che possono diventare, in casi eccezionali, 30) non si può applicare se contrasta con le leggi che regolamentano la sicurezza e l’igiene nelle scuole.

    La FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) commenta così la notizia “Finalmente a seguito della mobilitazione delle famiglie e delle loro associazioni, il Ministero e gli Uffici Scolastici Regionali dovranno adeguarsi al rispetto delle norme emanate e manifestamente violate dal Ministero stesso e dai suoi organi periferici”.

     

    Matteo Quadrone

  • Wheelmap, una mappa online per segnalare le barriere architettoniche

    Wheelmap, una mappa online per segnalare le barriere architettoniche

     

    Per le persone in sedia a rotelle è ogni giorno più difficile riuscire a circolare per le caotiche città moderne.

    Nonostante un’attenzione crescente, recitata almeno a parole, nei confronti dei diversamente abili, le nostre strade, è sotto gli occhi di tutti, restano un campo minato.

    Ma ora arriva un aiuto concreto: da alcuni mesi infatti è stato lanciato un sito internet dedicato. Un’idea geniale che arriva dalla Germania ma immediatamente disponibile anche in lingua italiana.

    Si chiama WheelMap e il geniale inventore di questa mappa virtuale è Raul Krauthausen, un trentenne tedesco costretto sulla sedia a rotelle a causa di una malattia genetica. Sviluppata e realizzata grazie all’aiuto di attivisti dell’associazione no profit “Sozial Helden” (Eroi del sociale), l’iniziativa ha ricevuto numerosi riconoscimenti ufficiali.

    In pratica si tratta di una mappa online dove chiunque può mettere in rete e segnalare, anche tramite smartphone, i luoghi che presentano ostacoli per una persona in carrozzina, ma anche per anziani con difficoltà di deambulazione e genitori con passeggino.

    Per pubblicizzare il servizio, Krauthausen ha girato uno spot autoironico andato in onda sulle tv tedesche e disponibile anche su youtube: in una settimana è stato cliccato da oltre 500 mila persone.

    “Grazie a Wheelmap è cambiata la mia vita: ora in un attimo sono in grado di fissare appuntamenti in un bar di Amburgo o Colonia e organizzare le serate con gli amici – racconta il protagonista nel videoclip – In Germania sono oltre un milione e mezzo le persone sulla sedia a rotelle che conoscono, quindi, posti più o meno accessibili”.

    Il funzionamento del portale è molto semplice, dotato di un’ottima veste grafica, offre un certo grado di interattività: sulla mappa sono segnalati i luoghi aperti al pubblico, strade, ristoranti, uffici, ordinati attraverso diverse categorie.

    Il cinema, il bar, la stazione ferroviaria, ma anche i mezzi pubblici, possono essere classificati con bandierine di diverso colore.
    Il verde segnala che non ci sono problemi: tutte le località sono raggiungibili in sedia a rotelle, il gradino all’ingresso è più basso di 7 centimetri, è disponibile il bagno per persone con disabilità motoria.

    La bandierina gialla indica i luoghi parzialmente accessibili: sono raggiungibili solo quelli più importanti e l’ingresso ha un gradino inferiore a 7 centimetri.

    Il rosso segnala le località off-limits: quelle principali non sono raggiungibili in carrozzina e l’ingresso ha un gradino più alto di 7 centimetri.

    La realizzazione del progetto rappresenta indubbiamente un passo in avanti per la mobilità di molte persone.

    E sta già registrando un crescente successo anche nella versione italiana.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Liguria, una palestra vieta l’ingresso ai disabili

    Liguria, una palestra vieta l’ingresso ai disabili

     

    Accessibilità per tutti? Leggendo questa storia viene da pensare che in Italia i diritti delle persone diversamente abili non siano ancora garantiti a sufficienza.

    A Sestri Levante, la denuncia di una madre sul sito di Cittadinanzattiva porta alla luce un episodio alquanto vergognoso a danno di un ragazzo affetto da disabilità motoria.

    Il fatto in poche parole è questo: una palestra, la Fisico Mania di Sestri Levante da quest’estate quando ha cambiato gestione, non fa più entrare suo figlio.

    La signora Maria Litani, madre di Stefano e Lucia è anche Presidente dell’AISA Liguria Onlus (Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche).

    “Sono la mamma di Stefano, ragazzo disabile che frequenta la palestra da circa 10 anni senza avere mai avuto problemi finora.

    Nella Palestra era attivato pure, tempo fa, il progetto Olimpia del Comune che aiutava l’inserimento e avvicinamento dei disabili allo sport.

    Stefano va in palestra, non per fare un programma riabilitativo, (quello lo fa all’Acquarone con i fisioterapisti) ma per passare un po’ di tempo al pomeriggio, insieme agli operatori del Comune, quindi sempre accompagnato.

    A Luglio è cambiata gestione ed ora i nuovi gestori hanno detto agli operatori di non portarlo più.

    Motivazioni: “Perché non ci sentiamo…. perché la palestra non è accessibile, perché la commercialista ci ha consigliato… perché siamo una Associazione sportiva e come soci accettiamo chi vogliamo..da statuto.. nessuno mi può obbligare a far entrare suo figlio… non c’è campanello, non ci sono docce per disabili…”

    Tutte queste motivazioni sono false, non reggono. lo scivolo esiste e non c’è bisogno di  campanello, visto che mio figlio è sempre accompagnato. Non va a fare un programma di riabilitazione, chiede solo di poter accedere, così per sentirsi attivo e provare a sollevare qualche peso.

    Quando ho detto che anche mia figlia, dopo la laurea che sarà a novembre, aveva intenzione di iscriversi, sapendo che anche lei era in carrozzina hanno detto : “Ahh..no allora no…”

    In pratica in quella palestra entrano solo gli alti , biondi occhi azzurri???
    Mi chiedo, in un’epoca in cui parliamo di abbattere le barriere, di diritti dei disabili, di superamento dell’handicap, di integrazione… possono succedere tali discriminazioni?

    Non porto avanti la battaglia solo per i miei figli, è tutta la società che perde se un pinco pallo qualsiasi si permette di dire: no, qui non entri”.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Viaggiare in treno, la Fish chiede accessibilità e fruibilità degli spazi

    Viaggiare in treno, la Fish chiede accessibilità e fruibilità degli spazi

    Oggi in occasione dell’inaugurazione della Sala Blu presso la Stazione di Milano Centrale è stata invitata formalmente anche la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, un gesto che lascia intendere una rinnovata attenzione verso gli utenti del trasporto ferroviario con disabilità.

    La Fish non si è fatta sfuggire l’opportunità, alla presenza dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane SpA, Mauro Moretti, di ribadire la necessità di un più stretto confronto tecnico ed organizzativo, ma soprattutto di presentare un articolato documento sul trasporto ferroviario.

    Il documento presenta motivate raccomandazioni sull’accessibilità e la fruibilità delle stazioni e delle carrozze, ma coglie anche l’importanza di alcuni fattori di sistema come l’adeguata formazione del personale e la centralità dell’informazione (raggiungibile, comprensibile, accessibile, tempestiva) agli utenti a cui dovrebbero essere garantite da un lato un’assistenza adeguata, dall’altro il massimo dell’autonomia possibile.

    “L’accessibilità e la fruibilità globale del sistema di trasporto ferroviario – suggerisce Pietro Barbieri, presidente FISH – sono aspetti trasversali nell’organizzazione dei servizi e nella gestione degli impianti. Abbiamo suggerito l’adozione di un disability manager che possa svolgere dall’interno dell’azienda una riconosciuta e qualificata regia su questi aspetti, per superare le frammentazioni e per garantire una attuazione coerente alle scelte di inclusione e di pari opportunità”.