Tag: giardini

  • Consigli per realizzare un giardino nella casa in montagna

    Consigli per realizzare un giardino nella casa in montagna

    1Questa settimana accenneremo ad alcuni aspetti relativi all’ampio tema della realizzazione di un giardino in montagna. Qui le condizioni ambientali sono infatti spesso “estreme”, con forti sbalzi di temperatura, estati piuttosto calde ed assolate, autunni ventosi ed inverni molto rigidi.

    Per tutti questi motivi, tanto l’impianto progettuale che la collocazione e la scelta delle essenze vegetali dovrà essere attentamente valutata. Va inoltre tenuto conto del fatto che, in simili condizioni ambientali, sia l’attecchimento che il successivo sviluppo delle piante richiedono sforzi molto maggiori.

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    I cespugli e gli alberi raggiungono quindi i migliori risultati negli anni, richiedendo tempo e pazienza. In generale e per le obiettive difficoltà di cui abbiamo accennato, non è frequente vedere, intorno alle case in montagna, giardini ben curati o che completino l’edificio, inserendolo adeguatamente nell’ambiente circostante. Basta però un po’ di attenzione nella scelta delle essenze più adatte, specie di quelle rustiche, spontanee o autoctone, per potere ottenere ottimi risultati.

    Da un punto di vista progettuale, sarebbe preferibile, a mio avviso, intervenire in modo lieve sul terreno: meglio fasce o bassi terrazzamenti che seguano il naturale andamento della montagna invece di alti muraglioni che interrompono il paesaggio. Meglio optare per alberi locali che non “stonino” e che non si staglino nel verde circostante che per essenze non autoctone, magari costose, e poco contestualizzate. Inutile poi accanirsi a tutti i costi per avere un prato “all’inglese”: per quanto sforzo si impieghi le varie tipologie di erbe locali spunteranno sempre.

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    In fondo meglio poi che il giardino risulti solo una variazione ed articolazione della montagna circostante piuttosto che risalti per innaturale, nel contesto alpino, perfezione o troppo artificiosa progettazione. Come accennato, in questo articolo ci limiteremo necessariamente, data l’estensione del tema ed i suoi molteplici profili, a fornire qualche consiglio generale. Parlando di montagna medio-alta ed in merito all’impianto arboreo, si suggerisce ad esempio di impiegare preferibilmente essenze locali: larici, abeti rossi o neri, pini mughi e, se vi sono già in natura, betulle, frassini, saliconi (Salix caprea) e sorbi.

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    Per realizzare l’“ossatura” delle aiuole, si potranno utilizzare siepi di ontano (spesso presente, spontaneo, anche fuori dai giardini), potentille, rose rugose o canine, la Weigelia, la Lavatera, la Buddleia, la Spirea, il Cornus (anche nelle sue varietà a foglia variegata), nonché eventualmente anche la Syringa (Lillà) o la Forsythia. Quest’ultima, in particolare, crea velocemente grandi macchie verdi di sfondo e colma gli spazi vuoti, persino ad alta quota. Ovviamente le piante dovranno essere utilizzate secondo un preciso piano cromatico, da adeguare al contesto e dovranno armonizzare, tra loro, in base alle scelte complessive operate.

    Per quanto concerne, invece, le erbacee perenni, in montagna crescono particolarmente bene la Rudbeckia purpurea o Goldusturm, la Gaillardia, l’Astilbe, l’Aconito, il Delphinium (speronella), le settembrine (Aster), alcune varietà di malva ed i lupini. Anche molte rizomatose e bulbose danno ottimi risultati: in particolare i frugali Iris, i narcisi, i crochi, alcune varietà di gigli (ad esempio il Martagone) e le peonie bulbose.

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    Il progetto complessivo del giardino dovrà poi, evidentemente, variare da luogo a luogo, adattandosi alla realtà specifica. In generale, si suggerisce di collocare sempre, quale elemento caratterizzante, qualche arbusto o alberello in prossimità degli edifici. Alcuni tipi di prugno, di ciliegio o il Sorbo dell’Uccellatore, che produce vistose bacche rosso-arancio, risaltano infatti molto sul legno scuro e sulla pietra grigia. La base delle staccionate o le aiuole potranno essere, invece, disegnate mescolando le diverse essenze vegetali nel modo meno rigoroso e più naturale possibile.

    Se si desidera poi unire, all’aspetto estetico, quello pratico, si potrà infine optare per bordure o gruppi di piante di lamponi, di more, di mirtilli, di Ribes ed eventualmente felci e rampicanti (usati anche come semi striscianti) quali il Caprifoglio. L’insieme, semplice ed un po’ disordinato, si armonizza infatti benissimo al contesto montano ed agli edifici rustici. Il giardino sarà così elemento di completamento e valorizzazione della casa, quasi una porzione di bosco appena “addomesticato” dall’uomo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Piazza dei Ragazzi, Indoratori: come gestire il giardino della Città Vecchia

    Piazza dei Ragazzi, Indoratori: come gestire il giardino della Città Vecchia

    piazza-ragazzi-indoratori (4)Vi è mai capitato di inoltrarvi nei caruggi genovesi, fino a Vico degli Indoratori? Un vicoletto sito nel cuore del centro storico, nascosto dietro alla Cattedrale di San Lorenzo. Ai fortunati che avranno avuto il piacere di trovarsi in questo vico, non sarà di certo sfuggito il bel giardino che si staglia nel mezzo della strada: Piazza dei Ragazzi.
    Tempo fa questa era una delle zone più vitali della città, centro pulsante del mercato e dell’economia genovese. Ma oggi qual è la situazione? Non più così rosea come un tempo: perlopiù serrande chiuse, sporcizia e degrado, se non fosse per la lungimiranza di alcuni ristoratori che hanno deciso anni fa di insediare proprio qui le loro attività commerciali. Sull’onda di queste prime iniziative, adesso ne stanno sorgendo di nuove: è il caso di Garage 1517, second hand shop e minimarket gestito da giovanissimi, cui si lega l’Associazione Culturale Less is More per l’organizzazione di eventi. Siamo andati a parlare con loro della ripresa del quartiere e del futuro del giardino: uno spazio pubblico oggi scarsamente utilizzato e a cui si pensa di ridare vita entro l’estate. Tuttavia, i soggetti coinvolti sono tanti, dal Municipio Centro Est al Comune di Genova ai privati, residenti e commercianti…

     

    Vico Indoratori e piazza dei Ragazzi, ristrutturazione del Comune e gestione dei commercianti

    piazza-ragazzi-indoratori (2)piazza-ragazzi-indoratori (1)

     

     

     

     

     

    Per quanto riguarda Vico Indoratori, si tratta di uno dei più antichi di Genova, il cui nome rievoca un po’ della sua storia: come si può intuire, verso la fine del Cinquecento vi giunsero artigiani “indoratori” che vi stabilirono le proprie botteghe. Questa professione all’epoca era molto rinomata: elevata al rango di arte nel XIV secolo, era fonte sicura di arricchimento, esercitata da persone benestanti. In tempi più recenti, inoltre, Vico Indoratori fu sede del grande mobilificio Cernaia, attivo per oltre 70 anni e costretto alla chiusura nel 2011. Oggi l’insegna trasparente, dai bordi bianchi, è ancora visibile e campeggia -spenta- nello stretto vicolo, circondata da serrande abbassate e locali sfitti. Ci raccontano i ragazzi di Garage 1517: «Ci siamo insediati da pochi mesi in questa zona. Abbiamo trovato questo fondo a un prezzo accessibile, in una zona che secondo noi ha forte bisogno di nuovi stimoli e di investimenti coraggiosi come il nostro. Il problema è che attorno a noi c’è poco. Sappiamo che molti edifici sono di proprietà di Cernaia e gli affitti non sono abboradbili per tutti. Questo dissuade molti a insediarsi nella zona e costringe chi già è qui ad andare via».

    Per quanto riguarda il giardino, invece, proprio 10 anni fa, nel 2004 c’è stata la ristrutturazione dello spazio voluta dal Comune di Genova, con l’aiuto del Municipio Centro Est, mediante l’utilizzo dei fondi POR-Fesr nell’ambito del progetto “Urban II Genova Centro Storico”. Qui storicamente sorgeva un edificio che poi, nel corso della seconda guerra mondiale, è stato bombardato. Da quel momento in poi le macerie sono rimaste in quel luogo e sono state tolte soltanto un ventennio fa per iniziativa dei cittadini, che hanno recintato la zona. Da allora il luogo è noto come Piazza dei Ragazzi. Ad occuparsene oggi c’è da un lato la storica locanda Ombre Rosse, da anni presidio della zona; dall’altro, i gestori dell’Associazione Piazza dei Ragazzi. Questi due soggetti insieme hanno curato finora (d’accordo col Municipio) manutenzione e gestione del giardino pubblico, di cui sono gli unici a possedere le chiavi. Molto spesso, però, il giardino resta chiuso: i membri dell’Associazione Piazza dei Ragazzi da qualche tempo sembrerebbero non frequentare più la sede, dopo che sarebbero insorti problemi con il Municipio legati al pagamento di un canone di locazione. L’apertura resta subordinata all’uso che ne fa Ombre Rosse: perlopiù il giardino è accessibile all’ora di pranzo o nel tardo pomeriggio, soprattutto nella bella stagione. È in vigore un accordo con l’amministrazione per cui il ristorante può usufruire di parte del giardino e delle attrezzature come ricompensa per l’attività di manutenzione attualmente svolta. Nulla vieterebbe a chiunque altro -pur non essendo avventore del ristorante- di pranzare all’aperto, o di studiare nel giardino, o di sedersi all’ombra. Nei fatti, tuttavia, abbiamo visto come le cose non stiano esattamente così.

     

    Il futuro: i progetti per la primavera-estate 2014

    piazza-ragazzi-indoratori (5)Da un po’ di tempo sembra che ci siano i presupposti per cambiare le cose. I nuovi propretari di Ombre Rosse e i ragazzi di Garage 1517 stanno mettendo a punto con l’amministrazione competente un piano per garantire l’apertura pressoché costante del giardino e per proporre un calendario di eventi di intrattenimento: un modo per ridare lustro alla zona e dirottare turisti e genovesi da San Lorenzo a qui. Per quanto riguarda gli eventi, le proposte sono tante: dal mercatino biologico a km 0, a quello vintage; dai concerti acustici, agli aperitivi in musica. Certo, nei fatti le cose sono più complicate. Raccontano da Garage 1517: «Ci sembrava uno spreco che questo spazio restasse scarsamente utilizzato. Per questo abbiamo consultato i responsabili dell’Ufficio Verde e Volontariato del Municipio I. Tanto per cominciare, ci siamo candidati come volontari del verde, in modo da poter collaborare in prima persona alla manutenzione dello spazio. Da parte loro, la massima disponibilità solo che non riusciamo a capire quali sono i privilegi di cui poter godere in qualità di volontari e le iniziative cui potremmo dare vita. L’obiettivo è che entro la primavera-estate 2014 il giardino diventi operativo e sia restituito alla cittadinanza».

    Tra le tante idee, anche quella di una mostra, in collaborazione con Noveinternotre e altri studi di design della zona, dedicata alla riscoperta di Piazza dei Ragazzi: i partecipanti (artisti, grafici, pittori, fotografi) sono chiamati a rappresentare, ognuno con i propri mezzi, la storia della Piazza. Un modo per sensibilizzare i genovesi su un angolo nascosto della loro città e dare spazio alle iniziative dei più giovani.

     

    Elettra Antognetti

  • Come trasformare tetti e pareti di cemento in giardini rigogliosi

    Come trasformare tetti e pareti di cemento in giardini rigogliosi

    1Questa settimana parleremo di una delle ultime “mode” nel Landscape design: i tetti ed i muri verdi. In questo caso si parla soprattutto di interventi sul costruito e particolarmente sul tessuto urbano cementificato. Negli ultimi anni si è, infatti, diffuso un ritrovato interesse per il mondo vegetale e, specie nei contesti fortemente cementificati ed urbanizzati, si è colta una crescente esigenza di introdurre la presenza del verde, in tutte le sue diverse forme. In quest’ottica si è assistito alla proliferazione, da Tokio, a Londra, da Bali o Singapore ad Istanbul, di tetti e pareti verdi.

    La tecnica è, tutto sommato, piuttosto semplice. Per sommi capi, la metodologia di realizzazione di queste innovative pareti verdi deriva da una collaudata tecnica agricola chiamata coltivazione idroponica, che significa “senza utilizzo di suolo”. Lo strato sintetico delle pareti o dei tetti verdi è, una volta 2collocato, non suscettibile di essere attaccato da batteri e fermentazioni e costituisce il substrato in cui le piante radicano. La struttura principale consiste spesso in una membrana autoportante, inodore, antimuffa, ed ignifuga.

    Tra il muro o la parete da rivestire e la membrana vegetale restano, di regola, soli due centimetri di spazio, atti a consentire la circolazione dell’aria ed ad evitare il dannoso ristagno di umidità.
    Il sistema di irrigazione e fertilizzazione viene poi studiato e realizzato in funzione dell’orientazione e del clima di ogni sito.

    Le pareti verdi sono generalmente dotate di un impianto di manutenzione completamente automatico che ne facilita la gestione. In mancanza di illuminazione naturale, un sistema artificiale può essere eventualmente studiato per implementare i processi naturali di fotosintesi delle piante e per3 stimolarne

    la crescita e la fioritura.
    Il più famoso paesaggista ad essersi cimentato, già alcuni anni fa, in questa tecnica è senza dubbio Patrick Blanc. Egli è infatti ben noto proprio per essere l’ideatore della tecnica del giardino verticale o muro vegetale. Ha studiato all’Università di Parigi, dove si è laureato nel 1989.

    Nel 1972 ha intrapreso per la prima volta un lungo viaggio in Thailandia e Malesia, volto all’osservazione dell’accrescimento delle piante sulle rocce o nel sottobosco. È ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique e, dal 1982, responsabile del Laboratorio di biologia vegetale tropicale all’Université Paris VI. 5Patrick Blanc è, senza alcun dubbio, un personaggio caratteristico, dall’abbigliamento, a soggetto botanico, spesso stravagante ed anticonformista; il progettista porta, per esternare la sua passione per la natura, spesso i capelli tinti di verde intenso.

    La sua stessa casa parigina (alcune foto sono presenti sul suo sito) galleggia sull’acqua e le piante e ha pareti letteralmente coperte di vegetali.
    Vi consiglio quindi di fare una visita al suo sito internet; se non conoscete ancora la tecnica delle pareti e dei tetti verdi resterete senza dubbio stupefatti dall’effetto estetico. Le superfici più incredibili, con le pendenze più variabili vengono coperte, con apparente estrema facilità, da una strabiliante varietà di essenze vegetali: felci, piante tropicali, orchidacee, tutte molte variegate per fogge, colori, crescita e produzione di fiori variopinti…

    6Sono stato personalmente a vedere l’effetto di alcune di queste realizzazioni ed il risultato è davvero inaspettato ed eclatante. Un impensato prato verde cresce infatti tra acciaio, cemento e cristallo. Verzure, ciuffi di foglie spuntano, in un insieme studiatissimo e perfettamente autosufficiente, dalle pareti.

    Nel giro di poco tempo, lo spazio urbano cambia così completamente foggia e si trasforma, grazie alla caleidoscopica abilità progettuale, in un surreale (a volte tropicale!) giardino, che sembra, abbarbicato come è alle superfici, fuori dallo spazio e dal tempo.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Costa Azzurra, la mano di Peter Wirtz nel giardino mediterraneo

    Costa Azzurra, la mano di Peter Wirtz nel giardino mediterraneo

    1In questo articolo parleremo di un giardino che ho recentemente visitato all’estero. In realtà, ad essere onesto, la visita è stata del tutto casuale e non sapevo, al momento, che fosse stato disegnato da un celebre paesaggista. O meglio da parte del figlio di Jacques Wirtz, Peter, che insieme al fratello Martin, gestisce il più affermato Studio di Landscape design del Belgio (una vera e propria impresa, famosa in tutto il mondo!). Quel che è certo è che, dopo pochi minuti passati nel piccolo spazio verde, si poteva immediatamente cogliere la “mano” di qualche “esperto”. Ho quindi approfondito le mie indagini e ho scoperto gli autori del progetto. In verità, ero da subito convinto si trattasse di un belga: lo stile sobrio e spontaneo, con cespugli dall’andamento curvilineo è facilmente intellegibile e tipico dei progettisti di quel Paese.
    2Nello specifico poi i Wirtz (soprattutto il padre Jacques) sono particolarmente noti per il loro utilizzo di piante sempreverdi, abilmente potate in forme geometriche al fine di tradursi in ondulate ed articolate “nuvole” di foglie. Queste ultime creano, a loro volta, una architettura verde che permane tutto l’anno, integrata da un insieme di piante erbacee perenni debitamente “piegate” alla volontà del progettista. Coerentemente con la propria filosofia progettuale, Wirtz senior ritiene, da sempre, che i giardini dovrebbero conservare ed accentuare lo spirito immanente al luogo, piuttosto che rispecchiare lo stile dell’autore sul paesaggio.
    L’obiettivo e l’idea di fondo sono stati, nel nostro giardino francese, pienamente raggiunti. L’insieme è infatti assolutamente armonico, spontaneo, elegante e sobrio al tempo stesso. Tutto ciò è vero3 tanto nei colori quanto nello stile e nelle forme. Le linee delle aiuole sono sinuose e seguono, in modo naturale, l’andamento delle piante e degli antichi alberi già presenti in loco, valorizzando e completando l’insieme. I colori variano dal verde scuro dei bossi e delle piante di alloro, ai toni più chiari e leggermente grigiastri della Westringea fino al quasi grigio delle basse siepi di lavanda. Un bel cespuglio di oleandro dai fiori candidi e debitamente potato in una foggia molto spontanea completa, rallegrandolo, l’angolo più scuro del giardino. Basse piante annuali colmano gli spazi tra i cespugli ed un ghiaietto di pietre chiare completa lo spazio centrale dell’ampio cortile. Il tutto è racchiuso su, due lati, da un muretto in pietra, nascosto tra le piante ed i rampicanti, da una cancellata grigio scura, dall’altra parte, e dalla facciata di un edificio 5giallo stinto, dalle imposte grigio perla, sullo sfondo. Nulla è lasciato al caso, né l’impianto volumetrico né quello cromatico, sempre giocato sulle differenti varianti e sfumature di grigi. Il logo della famosa Maison (che ha commissionato il giardino) ed una grande scultura a forma di pesce (che ricorda che ci troviamo sulla costa del Mediterraneo), entrambe in metallo satinato argenteo, completano l’insieme, fungendo al tempo stesso da punti focali del cortile ed illuminandone, con riflessi cangianti, gli angoli più ombrosi. L’insieme complessivo risulta quindi classico e moderno al tempo stesso ed accoglie il visitatore, lasciandolo un po’ stupefatto. Nel centro di una mondana ed affollata località turistica cresce infatti, indisturbato, un piccolo giardino, verde e fiorito tra gli edifici ed i vicini cortili, in cui spesso, invece delle piante e dei rampicanti, si trovano a contrasto e più prosaicamente solo autoveicoli e cemento.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    palazzo-tursi-D3La Città Vecchia, per forza di cose, manca di ampi spazi verdi. I cittadini del centro storico, stretti fra il Porto Antico e Spianata Castelletto, non hanno un parco vicino alle loro case. Stesso discorso per i turisti che visitano i nostri caruggi e che si aggirano fra i Musei di Strada Nuova e i bassi della Maddalena.

    Nasce da questo ragionamento la proposta di Antonio Bruno, capogruppo Fds in consiglio Comunale: aprire al pubblico i giardini dei palazzi di Strada Nuova, in particolare quelli di Palazzo Tursi. «Aprire i giardini di Strada Nuova – spiega Antonio Bruno – sarebbe un ottimo investimento in termini di offerta turistica e vivibilità del centro storico che si ritroverebbe finalmente con uno spazio verde di grande pregio a pochi passi dalle abitazioni».

    Parliamo dell’ampio cortile – attualmente interessato da lavori di ristrutturazione – fra Palazzo Tursi e Palazzo Nicolosio Lomellino, i giardini pensili che si arrampicano sino al belvedere Montaldo e del giardino fra palazzo Bianco e Palazzo Doria Tursi arricchito dallo splendido porticato da cui un tempo, prima della costruzione di Palazzo Rosso, i nobili della famiglia genovese e gli illustri ospiti godevano di una vista aperta sui tetti e sul golfo.

    «I giardini di Palazzo Tursi sono in capo al Patrimonio e la gestione del verde è affidata ad Aster. Sono stati edificati in epoca successiva rispetto alla costruzione del palazzo e quindi non da considerare “storici” – ha commentato l’assessore ai Lavori Pubblici Gianni Crivello – inoltre si trovano adiacenti agli uffici amministrativi e l’unico accesso per raggiungerli è l’ingresso principale di Tursi. Si creerebbe un problema di presidio e, se si considera che alcune zone sono transennate e non accessibili, anche di sicurezza per i visitatori. In questo caso si potrebbe ovviare al problema facendo un ragionamento con una cooperativa o un’associazione per controllare gli accessi». Diverso il discorso per quanto riguarda il giardino fra Tursi e Palazzo Bianco: «In questo caso si tratta di giardini “storici” e perciò di pertinenza dei Musei di Strada Nuova;  già oggi sono aperti al pubblico, ma solo ai visitatori del polo museale», conclude Crivello.

    Rimane dunque possibilista l’assessore, vedremo se il discorso iniziato in queste settimane in Aula Rossa avrà un seguito e nuove puntate o se sarà destinato a rimanere lettera morta.

  • Consigli per l’estate: le piante più adatte per gli assolati mesi estivi

    Consigli per l’estate: le piante più adatte per gli assolati mesi estivi

    1Abbiamo deciso di dedicare questo ultimo articolo, prima della consueta pausa estiva, ad un tema particolare: la scelta delle varietà botaniche che garantiscono i migliori risultati nelle assolate e lunghe giornate estive. Le piante danno infatti, di solito, il loro meglio nei mesi primaverili quando le fioriture sono abbondanti e lo sviluppo vegetativo è all’apice. Anche a giugno e luglio gli arbusti e taluni rampicanti quali le Bignonie, le Bouganville, i Solanum e l’azzurro Plumbago garantiscono pareti colorate e rigogliose. Di regola verso fine luglio ed agosto vi è però una pausa ed una stasi. Le piante sembrano stanche, spossate 2nella calura e nel sole incessante. Solo a settembre vi saranno nuove, seconde fioriture, meno abbondanti delle precedenti. In particolare, alcune varietà di rose, talvolta la Wisteria, i caprifogli, alcuni tipi di geranio producono spesso nuovi fiori.
    Nei caldi mesi estivi, vi è poi anche un variare profondo nei toni e nelle colorazioni delle piante. Non vi sono di massima colori chiari e tenui ma le fioriture si fanno sgargianti ed accese. Abbiamo infatti i gialli intensi dei tageti, i rossi scarlatti di alcune varietà di Salvia Splendens (da non confondere con quella aromatica) ed i blu accesi delle Lobelie… Le chiome degli alberi si tingono ai margini, spossate nell’impietosa calura, di striature rossastre e brunastre.
    Proprio pensando a questo periodo dell’anno, consiglio assolutamente di utilizzare una particolare varietà di pianta, poco nota ma estremamente suggestiva: l’Anemone giapponese (Anemone hupehensis).3 Questa particolare tipologia di anemone differisce, infatti, dagli altri per il periodo della fioritura che è tardo estivo o autunnale e non primaverile. Questa erbacea perenne richiede pochissime cure, non presenta malattie particolari, è di un rosa tenue (o talvolta persino bianco) e dall’aria di rarefatta eleganza. Le foglie sono verdi, appena grigiastre, alte svettano sul suolo grazie a sottili gambi. Formano un grande cespuglio, da cui emergono racemi dai boccioli sferici ed argentei. Quando questi ultimi si schiudono, appaiono splendidi fiori semplici, rosa 4chiarissimo, con all’interno dei petali di un giallo paglierino, appena dorato. L’insieme della pianta è estremamente elegante e rende benissimo alla base di alti arbusti, dove forma cortine fiorite che hanno la caratteristica di spuntare velocemente, fiorire e sparire nuovamente con altrettanta rapidità. Le foglie non sono infatti molto longeve e, terminata la spettacolare e quasi inaspettata fioritura, le piante tornano velocemente a riposo.
    Completamente diversa e molto più rustica è invece la Buddleia davidii. Questa pianta forma un arbusto di grandi dimensioni, caratterizzato da foglie verdi scuro e grigie nella pagina inferiore, che produce un enorme numero di spighe5 fiorite, spesso di colore violetto. La pianta non presenta esigenze colturali particolari, cresce facilmente ed ovunque. Si sviluppa velocemente ma necessita di potature contenitive, volte a conferirle una forma più ordinata. Si consigliano soprattutto le varietà “Lochnich”, di colore azzurro, la viola quasi nero “Black Night” e quella bianco non troppo puro “White Profusion”. La pianta è anche detta “albero delle farfalle” perché attira queste ultime, che si posano spesso e numerose sulle abbondanti spighe floreali. Può essere utilizzata sia da sola, come grande punto focale, che nei bordi misti, date le sue dimensioni preferibilmente sul retro.
    6Come ben dimostrano le due piante sopra descritte, la varietà di tipologie vegetali è variegatissima ed infinita. Come sconfinati sono gli abbinamenti e le combinazioni di piante ed arbusti possibili. Per concludere, tutto dipenderà sempre dallo stile e dall’effetto che si vogliono ottenere. L’anemone giapponese conferirà, ad esempio al giardino di città, un’impronta elegante, rarefatta e stupirà l’osservatore per i suoi colori inusuali, orientaleggianti ed eterei. Al contrario, la Buddleia darà il suo meglio nei rustici giardini di campagna, dove la sua aria disordinata e la crescita spontanea valorizzeranno le balze di terreno. Le piante risalteranno poi al meglio, grazie alle loro spighe viola intenso, sui muri in pietra grigia.
    Anche la più torrida delle estati ed il più inospitale dei terreni non impediranno quindi la crescita delle infinite e variopinte varietà di erbacee, arbusti e piante annuali, che si alterneranno sempre, le une alle altre, incessantemente nel perenne mutare delle stagioni.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: 
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  • Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    nasturzio 1Il Tropaeolum Majus, più comunemente noto come nasturzio, è una pianta originaria del Sud America e principalmente del Perù. In Italia ed in Inghilterra, viene generalmente chiamato nasturzio, ingenerando spesso una certa confusione con il crescione d’acqua (Nasturtium officinale) che presenta piccolissimi fiori bianchi e belle foglioline commestibili. Anche il nasturzio è edibile, dal sapore vagamente simile a quello del crescione, in tutte le sue parti, con sentore agro-piccante. Fiori e foglie, molto ricche di vitamina C, possono essere aggiunti, sia come elemento decorativo che per il loro aroma, alle insalate. I semi non ancora maturi si possono invece utilizzare, in salamoia o sotto sale, come surrogati dei capperi.
    nasturzio 2La specie è perenne solo in Sud America. In Europa ne vengono coltivati (sebbene in questo periodo sia pianta un po’ trascurata e poco “di moda”) diversi ibridi. In questa area geografica si ottiene per lo più una coltivazione di tipo annuale o, talvolta, biennale: la pianta è infatti particolarmente sensibile al gelo invernale. I suoi fiori vengono apprezzati per il loro valore ornamentale e sono presenti in natura in diversi colori, dal crema al giallo, dall’arancione al rosso intenso. Il nasturzio cresce particolarmente bene in una posizione soleggiata ed in un terreno non troppo ricco. Viene utilizzato come pianta a cespuglio, pendente, strisciante (se ne vedono molte di questo tipo nei giardini spontanei, sulnasturzio 3 monte di Portofino) e persino rampicante. I nasturzi preferiscono posizioni luminose e soleggiate: all’ombra la pianta tende infatti a produrre grandi foglie ma pochi fiori. Esistono però varietà dal fogliame variegato che risaltano bene anche in aree del giardino poco illuminate. E’ una pianta assai semplice da coltivare, anche per il neofita. Per ottenere buoni risultati, è sufficiente annaffiarla regolarmente mantenendo il terreno leggermente umido. I nasturzi possono tuttavia agevolmente sopportare brevi periodi di siccità. Durante le giornate molto calde suggeriamo comunque di aumentare sensibilmente le annaffiature. Ogni nasturzio 4due o tre settimane è bene concimare le piantine con del fertilizzante liquido, da aggiungere all’acqua delle annaffiature. Durante le prime fasi di crescita si consiglia di usare un concime con un titolo leggermente più alto di azoto, mentre durante il periodo di fioritura, un fertilizzante con un più alto titolo di potassio.
    La moltiplicazione dei nasturzi avviene principalmente tramite i loro semi che verranno raccolti dopo la fioritura e lasciati essiccare bene. La semina può essere fatta in febbraio o marzo, tenendo le piantine in luogo riparato e facendole germinare in vasetti singoli, per un paio di mesi, prima di trapiantarli in giardino. Invece in maggio o giugno, si possono seminare direttamente i nasturzi in piena terra. Questa pianta si riproduce facilmente anche da talea ed ancora più semplicemente per propaggine, tecniche queste ultime più sofisticate e meno adatte al neofita.
    Come abbiamo accennato, generalmente i nasturzi sono coltivati, nel nord Italia, come piante annuali, che alla prima gelata muoiono. Se si abita in zone temperate o rivierasche, una bella pacciamatura sarà sufficiente per far loro superare l’inverno e per vederli rifiorire in primavera. Inasturzio 5 nasturzi adulti non sopportano il trapianto ma le piantine giovani possono essere maneggiate con tranquillità. Una particolarità botanica del nasturzio consiste nella capacità idrorepellente delle foglie. Questo fenomeno viene individuato con il nome di “effetto loto” (osservabile appunto anche sulle foglie dei fiori di loto).
    La pianta è, infine, particolarmente apprezzata nel Regno Unito dove viene spesso utilizzata, date le scarse esigenze colturali, tra le varietà presenti nei “mixed borders”, nei vasi e nei contenitori di giardini e strade cittadine. Per gli appassionati vi è poi un catalogo inglese di sementi (che spedisce anche in Italia) che raccoglie le varietà più disparate: nasturzi dalle foglie variegate, marmorizzate, chiare, scure e dalle fioriture più eleganti, dai pallidi toni del rosa, al bianco puro o crema, fino al rosso cardinalizio su foglie verde intenso

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Giardini Baltimora: concerto di musica in dialetto genovese

    Giardini Baltimora: concerto di musica in dialetto genovese

    Giardini BaltimoraDomenica 23 giugno 2013 (dalle 18) i Giardini Baltimora ospitano nella Notte di San Giovanni l’evento musicale a cura di Arge Genova I Giardini di Cartapesto.

    Una serata che vuole rivalutare la cultura genovese, a partire dal suo dialetto, e al tempo stesso far conoscere questo spazio alle spalle del centro città, che sta diventando oggetto di un interessante progetto di riqualificazione.

    Ospiti musicali (leggi il programma) sono Makadam Zena, Bobby Soul, Bernarda Prod-Action, U Carbun e Uribà.

    Ingresso a offerta libera.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Voix vives: percorsi poetici a Villetta Dinegro

    Voix vives: percorsi poetici a Villetta Dinegro

    villetta-di-negro-2Sabato 22 giugno 2013, nel programma del Festival di Poesia, si svolge a Villetta Di Negro l’evento Voix vives: due giorni di percorsi poetici nel parco alle spalle del centro città, che ospita anche il Museo di Arte Orientale.

    Alle ore 23 percorso notturno con i poeti Antonio Carletti, Alberto Nocerino Rossella Majore Tamponi. Una camminata di un’ora e mezza che permette di raccontare del marchese Gio. Carlo Di Negro, della sua Villetta e del suo giardino, appena rinnovato, dei personaggi storici e letterari di cui ospita i
    busti in bronzo e in marmo.

    Leggi il programma completo del Festival di poesia, che termina domenica 23 giugno.

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  • Le piante aromatiche più adatte per la terrazza o il balcone

    Le piante aromatiche più adatte per la terrazza o il balcone

    salvia-officinalisQuesta settimana forniremo qualche suggerimento su quali piante aromatiche sia possibile coltivare in cassette ed in vasi, in spazi limitati, sui balconi e sulle terrazze.
    In generale, va detto che, per le piante da frutto, le verdure ed affini, i migliori risultati si ottegono senza dubbio nella terra piena. Nulla può infatti essere paragonato ad un orto, dove le piante sono ben esposte al sole, possono affondare nel terreno le radici e svilupparsi liberamente. Tuttavia, una scelta attenta delle varietà e delle loro tipologie permette di rosmarinoottenere, anche in spazi ridotti e molto esposti (ad es: una terrazza assolata) risultati eccellenti. E’ infatti interessante notare che queste essenze garantiscono, su terrazze, balconi e persino in cassette sulle finestre, riscontri ottimi, sia da un punto di vista della produzione alimentare che da sotto un profilo prettamente estetico. Se ben combinate la varietà delle foglie, i colori delle piccole infiorescenze ed il loro portamento arbustivo, permettono di realizzare contenitori variopinti e variegati che uniscono, al piacere del risultato della produzione casalinga, un indubbio aspetto decorativo.
    timoIn tema di piante aromatiche, possiamo menzionare, oltre alle abituali basilico, origano, erba salvia, rosmarino, le meno note e diffuse erba cipollina, peperoncini, prezzemolo, finocchio selvatico, cappero, erba luisa, maggiorana, timo, mirto
    In particolare, durante l’estate, suggerisco proprio la coltivazione degli spesso assai sottovalutati peperoncini. Esistono molte differenti varietà di questa pianta, esse differiscono sia nella forma del frutto (rotondeggiante, appuntito, più o meno bitorzoluto) che nella sua colorazione (dal giallo cappero-salinapiù o meno intenso, all’arancione, al rosso vivo, fino al viola-bluastro). Il peperoncino è poi caratterizzato dall’estrema semplicità colturale. Saranno infatti sufficienti una esposizione al sole, una innaffiatura nei momenti di siccità ed una eventuale concimazione per ottenere ottimi risultati: le piante si sviluppano molto alla svelta e senza problemi. Importante è scegliere bene la varietà adatta al contesto ed al contenitore in quanto le dimensioni dei cespugli sono molto diverse a seconda delle specie, potendo variare da poche decine di centimetri fino al metro o metro e mezzo. Le infiorescenze sono poco mirtoappariscenti ma molto numerose, con fiori piccoli, a forma di stella bianchi. I frutti sono abbondantissimi, colorati e restano a lungo sulla pianta anche dopo la loro completa maturazione. Si possono infatti raccogliere o lasciare, come elemento decorativo, sui rami dell’arbusto fino al tardo autunno.
    Al di là del peperoncino, tutte le essenze aromatiche sopra menzionate, possono poi essere combinate tra loro creando vasconi di medie dimensioni, esteticamente ed olfattivamente interessanti. In estate infatti queste piante producono infiorescenze, magari peperoncini di calabrianon molto appariscenti, ma numerose e decorativamente rilevanti. Si spazia infatti dal blu intenso del rosmarino, al violetto della salvia, al bianco puro con pistilli screziati di viola del cappero, al bianco metallico del mirto, fino al rosa del timo
    A parte le piante più note su cui non ci soffermiamo, una particolare menzione merita la pianta del cappero. Quest’ultimo cresce spontaneo in natura, negli anfratti e nelle fessure dei muri, in terreni aridi ed inospitali. E’ pianta estremamente frugale e, per ottenere risultati adeguati, deve essere lasciata crescere spontaneamente e libera di svilupparsi e di adattarsi all’ambiente. Cresce anche da seme ma esso deve essere piantato seguendo una procedura piuttosto complessa, che non garantisce sempre risultati certi. Per questo finocchio-selvatico1suggeriamo l’acquisto ed il più semplice impianto di piccoli cespugli già coltivati. Una volta posizionato in loco, il cappero produce fioriture abbondantissime e quasi esotiche che scintillano nella luce del sole estivo. I frutti sono, come noto, commestibili. Se si coglie il bocciolo prima della fioritura si avranno i capperi cui siamo usualmente abituati e più comuni. Se invece si stacca il seme, dopo la fine della fioritura e la maturazione, si avranno grosse bacche verdi, contenenti semini dal gusto più marcato. Mescolato al mirto dalle foglie scure, a cespugli di rosmarino ed a disordinarti ciuffi di finocchietto selvatico, il cappero permette di ottenere insiemi articolati e cromaticamente vari. I colori delle foglie varieranno infatti dal verde più chiaro (finocchietto) a quello più intenso (mirto), le fioriture si susseguiranno nel tempo, con piccole infiorescenze nei toni del bianco e dell’azzurro, con l’eccezione del caratteristico giallo-verdastro degli ombrelli fioriti del finocchietto. Un insieme inusuale che dimostra che anche le piante aromatiche, se ben scelte e combinate tra loro, possono validamente competere con insiemi (spesso banali o troppo colorati) di gerani, tageti, petunie ed altre annuali estive.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Londra, Chelsea Flower Show: esposizione di landscape design e giardinaggio

    Londra, Chelsea Flower Show: esposizione di landscape design e giardinaggio

    chelsea flower showQuesta settimana parleremo del Chelsea Flower Show di Londra. Per chi è appassionato di botanica e per gli addetti ai lavori, questa è l’Esposizione di giardinaggio e di “landscape design”. Essa si tiene ogni anno a Londra, a fine maggio (l’edizione 2013 tra il 21 ed il 25), ed espone il meglio della produzione di piante, le novità in campo botanico ed i progetti dei più noti paesaggisti al mondo. Consiste, nel Regno Unito che è da sempre ed in assoluto il Paese più appassionato del “verde”, in una enorme esposizione che caratterizza ed influenza, per alcuni giorni, la vita sociale di Londra. Secondo gli esperti, il Chelsea Flower Show non è paragonabile con le italiane, chelsea flower showseppure celebri, Euroflora di Genova, “I tre giorni per il Giardino del Castello di Masino”, “Orticola” dei giardini Indro Montanelli a Milano e neppure con il famoso, francese “Festival Internazionale dei Giardini di Chamount-sur-Loire”. Per dare un’idea dell’incidenza sulla vita della città, all’edizione dello scorso anno si sono recate oltre duecentomila persone e ciò nonostante il costo del biglietto non sia proprio abbordabile (si parla di alcune decine di Sterline per una permanenza di poche ore). Ospiti fissi all’inaugurazione sono i Membri della Casa Reale inglese, da sempre appassionati di botanica e patrocinatori di questa manifestazione. L’esposizione si svolge negli oltre quattro ettari e mezzo di giardini dell’antico e chelsea flower showsplendido Royal Hospital di Chelsea ed è il palcoscenico tanto per i progettisti che per l’“high society” inglese ed internazionale. Il “dress code” di molti ospiti è impeccabile: con signore dagli incredibili cappellini colorati ed a tema floreale. In questa sede vengono presentati i progetti più avveniristici in tema di “landscape design”, qui si espongono nuove varietà di fiori, erbacee perenni e si decidono i trend futuri in tema di paesaggistica, sia essa minimalista, neobarocca o di pura fantasia. Da questa esposizione sono poi passati molti dei più acclamati, moderni progettisti, provenienti dall’Inghilterra, dall’Olanda, dall’Italia e da tutto il resto del Mondo. Nonostante gli anglosassoni rivendichino una sorta di supremazia in fatto di giardini, sono, chelsea flower showin generale, ben propensi alle novità ed assai democratici nelle valutazioni degli stranieri presenti alle loro manifestazioni. Chi merita vince, qualunque sia la sua provenienza geografica. Ottenere una menzione od una Medal a questa esposizione (per la Gold ricordiamo quest’anno quella al Trailfinders Australian Garden by Fleming’s (Best Show Garden)), concessa attraverso il vaglio di una attenta e preparatissima giuria, equivale ad entrare nella Storia del Giardinaggio …ed avere una quasi certa e brillante carriera internazionale di fronte a sé… Alcuni partecipanti alle precedenti esposizioni progettano infatti oggi giardini in ogni angolo del mondo: da quello del resort ecocompatibile in Africa, a qualche terrazza verde a New York, alle isole artificiali di un emirato fino alle storiche balze di celebri parchi persi nella campagna toscana… chelsea flower showQuest’anno il Chelsea Flower Show ha poi celebrato il suo centesimo anniversario, dimostrando che l’esposizione non solo è più che mai viva ma che sa anche evolversi nel tempo ed autocelebrarsi con un’ironia tutta britannica. In proposito, ho letto qualche giorno fa, su un quotidiano inglese, che quest’anno, nell’Olimpo del giardinaggio, sono stati persino ammessi i tanto criticati “gnomi da giardino”… Si tratta di una eccezione del tutto eccezionale ovviamente, ma tant’è essi hanno potuto varcare i, finora, impenetrabili cancelli… Queste sculture ornamentali, come qualunque altra creatura mitologica dai colori vistosi, sono infatti sempre state, chelsea flower showdall’anno di fondazione ossia dal 1913 fino all’edizione attuale, rigorosamente bandite dalla manifestazione. Gli organizzatori devono avere, in fondo, pensato che se se ne è avvalso Philippe Starck in collaborazione con Kartell, progettandoli inizialmente proprio per un famoso hotel londinese… avrebbero, forse, potuto “cedere” anche loro… In fondo poi bisognava anche un po’ “smitizzare”, con ironia tutta inglese, la centesima edizione dello storico Show… Da buoni inglesi, essi poi non sottovalutano mai il lato commerciale di ogni loro attività e per celebrare l’esposizione si sono persino avvalsi di locandine non proprio caratterizzate dal tradizionale “aplomb” britannico. Di certo non penseresti di vederle abbinate ad una antica ed “aristocratica” esposizione di giardini! chelsea flower showTuttavia la peculiarità del mondo anglosassone sta proprio in questo: l’eccellenza mescolata alla quotidianità. In un antico castello puoi infatti trovare un preziosissimo mobile antico affiancato ad una cesta di vimini o alle cose di tutti i giorni, un Pari del Regno che pota, in logori abiti da giardino, i cespugli tra i visitatori (un po’ increduli!) del suo Palazzo e quindi visitare una manifestazione che mira e tocca l’indiscussa eccellenza in cui si mescolano esperti da tutto il mondo, reali, appassionati da ogni dove e migliaia di persone qualsiasi. Tutti, alla pari, si “strapperanno” letteralmente di mano, l’ultima giornata della manifestazione, le piante dagli stand della manifestazione che volge al termine… Ogni anno, Londra e le sue vie si trasformano così in una colorata fiumana di persone che, a piedi, in bicicletta o con ogni altro mezzo possibile, portano via con sé, visibilmente “trionfanti”, una pianta ibridata proprio quell’anno o un pezzetto di quella che, sui giornali di settore ma anche sui quotidiani internazionale del giorno successivo, diventerà la Storia del Giardinaggio.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Il geranio odoroso: una particolare varietà di pelargonium

    Il geranio odoroso: una particolare varietà di pelargonium

    1Questa settimana parleremo di una particolare varietà di geranio, in realtà ed in termini più tecnici, di pelargonium. La tipologia di pianta di cui tratteremo è generalmente poco utilizzata ma estremamente interessante, sia da un punto di vista estetico che per la semplicità della sua coltivazione.
    Innanzi tutto il pelargonium è originario del Sudafrica dove è spontaneo e molto diffuso in natura, fu importato in Europa da alcuni mercanti olandesi che commerciavano, a loro volta, con le Indie Orientali. E’ una pianta molto robusta, resistente alla siccità ma non al freddo intenso e facile da propagare. Fino dal Settecento è stata studiata dagli appassionati e dai botanici, sopratutto inglesi, che negli anni 2hanno dato vita a numerose, nuove varietà. Oggi se ne contano migliaia, facenti capo a diverse tipologie. Il nome geranio viene dal greco gerànion, cioè “becco di grù”; sembrerebbe che tale parola sia stata scelta per la particolare forma che assume il frutto contenete il seme. Il termine pelargonium, dal simile significato, è stato invece coniato circa due secoli fa, in un periodo in cui la pianta era però già nota e diffusa con il suo nome più comune e meno “tecnico” di geranio.
    All’interno della grande famiglia dei pelargonium, meritano, secondo me, una particolare menzione quelli odorosi. Ve ne sono di numerosissimi e di tipologie tra loro assai differenti, tutti però accomunati da alcuni tratti caratteristici comuni, e tra le quali spicca la varietà, molto nota “Malvarosa”. Innanzi tutto, i gerani odorosi sono, più o meno,3 intensamente profumati. In particolare le foglie emettono, se sfregate, un profumo dolciastro che varia da tipo di pianta e può assomigliare a quello del limone, della zagara, della cannella, della menta o di molteplici altre essenze. La pianta si caratterizza poi, a differenze per esempio del geranio zonale, per uno sviluppo piuttosto considerevole. Alcune varietà possono infatti facilmente raggiungere e superare il metro e mezzo di altezza. La crescita è poi piuttosto rapida e consente, nel giro di solo un paio di anni, di ottenere siepi e cespugli di grandi dimensioni. Per quanto riguarda le infiorescenze, esse variano, nel 4colore, dal rosa tenue al rossastro, al viola, fino al bianco puro. Generalmente i fiori non sono particolarmente appariscenti ma ciò è compensato dal fatto che siano molto numerosi, essi spiccano poi tra le foglie profondamente lobate e frastagliate nei vari toni del verde e del grigio verde. La moltiplicazione è, anche per questi gerani, semplicissima. E’ infatti sufficiente tagliare un rametto della pianta, che non sia né troppo giovane né troppo legnoso, qualche centimetro al di sotto dell’attaccatura delle foglie e piantarlo nella stagione estiva, dopo averlo leggermente schiacciato, nel semplice terreno. La propagazione della pianta sarà, in questo caso, quasi certa e permetterà di ottenere, in poco tempo, da un solo geranio, decine di esemplari.
    5Come abbiamo detto la peculiarità principale della pianta è però data dall’inteso profumo che essa emana. Talvolta persino la semplice esposizione del geranio al sole è sufficiente ad ottenere lo sprigionarsi del fenomeno, specie quando le piante sono collocate a ridosso delle coste e sulle isole esposte al solo ed al vento del Mediterraneo. Un ulteriore tratto caratteristico consiste poi nel notevole e rapido sviluppo vegetativo della pianta, non del tutto usuale per un geranio, che consente impieghi diversi da quello dell’usuale pelargonio zonale che normalmente cresce in cassetta.
    Consiglio quindi a tutti, neofiti o meno, di piantare questa varietà di geranio che garantisce risultati eccellenti, con pochissimo sforzo, che richiede minime esigenze di innaffiature e potature e che è quindi adattissima a qualsiasi contesto.
    La pianta produrrà inoltre risultati eccellenti anche se fatta crescere in riva al mare, su terrazze e balconi. Personalmente ne avevo acquistati alcuni esemplari qualche anno fa da un celebre (e molto specializzato) vivaio siciliano per collocarli sulla costa, lungo il mare, su di un terrazzo. Nel 6giro di poco tempo le piante si sono sviluppate in modo sorprendente, frammistandosi agli altri arbusti e cespugli già presenti e così conferendo all’insieme un aspetto molto naturale. Le fioriture, ancorché non appariscenti ma mescolate a quelle di altre piante, spiccano ora nella bordura e, specie durante l’estate, i cespugli rilasciano un particolare profumo che tiene lontani gli insetti.
    Infine consiglio di abbinare, nel caso si desideri realizzare un bordo misto o una siepe di divisione, i gerani profumati, ad esempio, a poligala, westringia, lavatera e lantana. La varietà dei colori delle fioriture, i molti e diversi toni di verde, i differenti ed articolati portamenti degli arbusti si abbinano, tra loro, assai bene. Nel caso in cui vi fossero poi le condizioni atte a fare crescere e sviluppare anche dei rampicanti, l’insieme potrebbe essere arricchito con bounganville, rincospermum jasminoides, bignonia e diverse varietà di ipomea. Tutte queste piante presentano esigenze colturali simili o comunque assimilabili, non vi saranno dunque problemi per la loro coltivazione, anche in spazi piuttosto ridotti.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Suggerimenti per un terrazzamento fiorito in riva al mare

    Suggerimenti per un terrazzamento fiorito in riva al mare

    1Questa settimana vorremmo fornire al lettore qualche suggerimento per realizzare un declivio in riva al mare utilizzando piante di facile coltivazione. La Liguria è infatti una regione che si affaccia, per tutta la sua estensione, sul Mediterraneo ed è caratterizzata dalla presenza di un grandissimo numero di giardini che digradano, veloci e spesso a balze, fino alla superficie dell’acqua.

    Queste aree verdi richiedono, stante la loro particolare collocazione, l’utilizzo di alcune specifiche varietà di piante. Esse sono infatti molto esposte al salino, al torrido sole estivo, agli sbalzi di temperatura ed alle forti e talvolta improvvise raffiche di vento. Se si esamina la costa ligure, specie in primavera, si rimane colpiti dall’enorme varietà di essenze presenti. E’ peraltro spesso necessario un occhio attento ed allenato.

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    La Liguria si presenta, infatti, al primo impatto come “ostile”, a tratti sui monti quasi brulla, grigia come le sue rocce e giallo-verdastra come la macchia di arbusti, frugali e poco appariscenti, che la caratterizza. Osservando però con attenzione, si potranno scorgere il viola dei crochi primaverile e degli Iris, i rosa accesi del baico, il bianco intenso del Cistus, il giallo oro del Ginestrone, il bianco-rosato delle ericacee, il bianco puro e l’arancione intenso dei fiori e dei frutti dei corbezzoli.

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    Il territorio ligure è quindi solo apparentemente inospitale, battuto dai venti e riarso dall’intenso sole estivo. Se debitamente coltivato e curato, il giardino costiero offre poi notevoli soddisfazioni e può divenire un rigoglioso spazio verde sottratto al mare, che lambisce la costa, ed ai monti che, spesso a strapiombo, in esso si tuffano. In questa prima parte dell’articolo suggeriremo come ricreare una scarpata fronte mare a mezzo dell’utilizzo di essenze estremamente rustiche, spesso spontanee e di facile accrescimento e cura.

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    Successivamente proporremo qualche nome di altra pianta, di regola coltivata nei vivai, di utile inserimento in simili contesti. Nel corso di una passeggiata ho osservato, lungo il mare, il seguente insieme di piante che mi è apparso, nella semplicità e spontaneità, molto soddisfacente. Lo sfondo era caratterizzato da un folto insieme di semplici Canne, dal colore grigio verdastro tenue. Alla base di queste si trovavano fitti gruppi di Malve selvatiche dal viola-rosa intenso e di medie dimensioni, sotto queste ultime cresceva un enorme numero di Allium bianchi. La macchia era inframmezzata da numerose Tamerici, in piena fioritura primaverile. In questo periodo dell’anno, i rami di tali piante si ricoprono di piccolissimi fiori, nei toni del rosa, che rendono l’arbusto simile ad un gigantesco corallo marino.

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    Pur nella sua estrema semplicità, l’insieme risultava esteticamente molto soddisfacente, risaltando tra le rocce grigie, il blu ancora pallido del mare primaverile e l’erba, già un po’ lunga e di un verde argenteo intenso. D’altra parte la natura offre spesso spunti inaspettati e garantisce risultati estremamente soddisfacenti, quasi vi fosse, a monte, un preciso progetto cromatico e di disposizione delle singole essenze. L’insieme ora descritto può essere riprodotto agevolmente in un giardino fronte mare e permette, anche al meno attento dei giardinieri, di ottenere un buon risultato con minimi interventi di manutenzione e cura.

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    Le piante in questione non necessitano, infatti, di alcuna potatura, eccezion fatta per quelle, eventuali, di mero loro contenimento, non richiedono particolari concimazioni e non presentano specifiche esigenze di tipo idrico o colturale. Se si volesse poi arricchire l’insieme ed inserire qualche ulteriore pianta, senza rendere più complessa la gestione del giardino, sarebbe sufficiente optare per alcune essenze molto frugali. Si potrebbero aggiungere, ad esempio, gruppi di agavi, disposte in modo geometrico, dal colore grigio-azzurro, Cistus dai fiori bianchi, cespugli di rosmarino o bordure di valeriana (peraltro spontanea in natura), rosa o bianca. Le esigenze colturali del giardino non varierebbero quasi per nulla ed il risultato complessivo sarebbe sempre garantito. Per mantenere la semplicità e rusticità dell’insieme si potrebbe anche optare per l’aggiunta di piante aromatiche quali il timo o il rosmarino, dalle fioriture poco appariscenti ma inaspettate, oppure di particolari varietà di gerani, quali il Pelargonium Malvarosa.

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    Quest’ultimo forma grossi cespugli irregolari, dalle foglie profumate e dai fiori di dimensioni non eccessive e di un rosa-viola intenso. Il risultato cromatico dell’insieme risulterà quindi, optando per le varietà sopra descritte, omogeneo, nei toni cromatici che varieranno dal verde-grigio, al bianco-rosa, fino al rosa-viola.

    Nulla di meglio che avere un giardino dalle minime esigenze colturali ed idriche e soprattutto un declivio che sembra sottratto alla natura, che si “mimetizza” nel paesaggio, confondendosi con le fasce soprastanti, e che si perde nel grigio delle rocce e nell’azzurro, ancora indeciso, del mare primaverile.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Food revolution day ai Giardini Luzzati

    Food revolution day ai Giardini Luzzati

    giardini-luzzatiOgni anno il noto chef Jamie Oliver propone a maggio il Food Revolution Day: una giornata dedicata alla consapevolezza su ciò che si mangia e alla sensibilizzazione verso uno stile di vita più sano.

    In tutto il mondo vengono organizzati eventi e iniziative che hanno lo scopo di promuovere questi valori: a Genova il Food Revolution Day è ospitato ai Giardini Luzzati ed è organizzato in collaborazione con Collettivo Babette, AIAB Liguria e La Formica.

    Il programma del Luzzati Food Revolution (venerdì 31 maggio, dalle ore 17) prevede:

    ore 17, proiezione del film di animazione “Piovono Polpette” e biomerenda con budino, torta, bevanda (3 €)

    Ore 19: incontro pubblico sul tema Alle prese col cibo, tutto tranne quello che c’è al supermercato!

    Ore 20: cena bio-veg (prenotazioni a collettivobabette@gmail.com / sms 345 6203952).

    Ore 21: Paolo Bonfanti Duo in concerto.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    villa-pallavicini-pegli-d5Qualche tempo fa, nella rubrica Macchina del tempo, abbiamo parlato del progetto di riqualificazione di Villa Pallavicini a Pegli. Un luogo tra i più belli di Genova e d’Italia, molto apprezzato dagli stessi abitanti del quartiere e della città, che il Comune ha fatto oggetto di varie iniziative tra cui la Consulta del verde e il progetto Peripheria.

    L’architetto Silvana Ghigino ci ha spiegato che «i primi lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014» grazie a un finanziamento residuale delle Colombiane del 1992. Inoltre, per garantire il mantenimento dell’area nel lungo periodo, si è pensato di costituire una Fondazione ad hoc composta da persone competenti in materia di architettura del paesaggio e valorizzazione ambientale (per ulteriori approfondimenti rimandiamo all’articolo completo sui lavori a Villa Pallavicini): «La Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Questo stesso progetto ha partecipato al bando Ars – Arte che realizza occupazione sociale, i cui termini di partecipazione sono scaduti lo scorso 22 maggio e che prevede uno stanziamento fino a 1 milione di euro per il progetto vincitore. Tutte le idee pervenute saranno sottoposte alla valutazione di tre giurie: la prima (giuria online) individuerà trenta progetti pre-finalisti, la seconda (comitato tecnico) i dieci finalisti, la terza (giuria offline) incontrerà dal vivo i finalisti ed eleggerà i primi cinque classificati.

    In attesa di conoscere l’esito del bando, qualche dettaglio in più sul progetto.

    Sono quattro le persone che lo hanno redatto e che faranno parte della futura Fondazione: gli architetti Fabio Calvi e Silvana Ghigino (che hanno costituito negli anni Novanta lo studio Ghigino&Associati) e le paesaggiste Sara Caprini e Giorgia Trupiano, che si occupano dell’applicazione del marketing alla gestione di beni storici e paesaggistici. Alla base del progetto, la concezione del parco come – citiamo testualmente – «palcoscenico di una visita guidata all’interno della quale il visitatore è anche attore».

    Il recupero e la manutenzione nel tempo del parco, sia nelle aree verdi sia nei monumenti storici, si affiancherà a iniziative artistiche e culturali: visite guidate, spettacoli musicali e teatrali, eventi fieristici, laboratori didattici per scuole e adulti, mostre d’arte. A sostegno della Fondazione si prevede la costituzione dell’APS Amici di Villa Pallavicini, che attraverso l’opera dei suoi volontari contribuirà a queste iniziative, e la sinergia con tutte le associazioni già operanti sul territorio di Pegli.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]