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  • Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    giardini-baltimora-plastica-splace-3IL PRECEDENTE

    2003: il Comune di Genova affida agli architetti Susanna Bordoni e Michele Pisano la stesura di un progetto di riqualificazione dei Giardini Baltimora. Tra gli ambiti di intervento: messa in sicurezza degli accessi e dei percorsi interni, illuminazione pubblica, manutenzione del verde, creazione di un programma di attività e iniziative socio – culturali e sportive. Il piano sarà realizzato in maniera congiunta con gli abitanti del quartiere di Sarzano e il corso di laurea in Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova.

    2006: il progetto ottiene un finanziamento di 200.000 €, stanziati complessivamente da Regione Liguria, Aster e Fondazione Carige

    25 settembre 2007: il Comune di Genova approva le linee guida del PUC (Piano Urbanistico Comunale), tra le cui voci di obiettivi si legge «Struttura polisportiva con copertura a verde nei Giardini Baltimora con sottostanti parcheggi per residenti e fruitori».

    Contestualmente, il piano di riqualificazione dei Giardini ottiene il via libera ufficiale della Giunta. Il finanziamento, stanziato e approvato da oltre un anno, è tuttavia vincolato all’avvio dei lavori entro il prossimo 31 ottobre.

    5 novembre 2007: iniziano i lavori nei Giardini Baltimora, anche se la riduzione dei finanziamenti ai singoli Municipi pone seri dubbi sulla prosecuzione a lungo termine. Con il passare dei mesi e degli anni, pur avendo portato a termine alcuni degli ambiti di progetto (esempio: l’illuminazione pubblica), la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle aree verdi è al palo.

    Novembre 2008: il Comune di Genova, tramite Urban Lab, affida a due architetti di Mosca – Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich – la stesura di un nuovo progetto per i Giardini Baltimora. Le due ragazze (rispettivamente 24 e 26 anni) rimarranno a Genova fino a gennaio 2009 per lavorare con il team coordinato da Renzo Piano. Le idee in cantiere per i Giardini riprendono in buona parte il progetto precedente: messa in sicurezza dei percorsi, potenziamento dell’illuminazione pubblica e manutenzione del verde, installazione di punti di interesse culturale quali uno spazio sportivo polivalente, un bar e un cinema all’aperto.

    IL PRESENTE

    giardini-baltimora-plastica-splace-1Senza dilungarci oltre su quanto si è discusso e operato in questi anni per i Giardini Baltimora – più noti alla città come Giardini di Plastica – si nota che negli ultimi dieci anni (e oltre) le problematiche rimangono le stesse: presenza di senzatetto e tossicodipendenti, scarsa manutenzione del verde pubblico, assenza di un programma costante di iniziative culturali.

    Per comprendere quanto si sta attualmente facendo per la valorizzazione dell’area abbiamo contattato Andrea Bosio e Paolo Spoltore – rispettivamente architetto e perito agrario – che in collaborazione con il gruppo Splace hanno avuto dal Municipio Centro Est l’affidamento della manutenzione e sorveglianza dei Giardini.

    Il loro programma, denominato Down Plastic Town, ha un obiettivo ambizioso: togliere ai Giardini Baltimora l’etichetta di “luogo abbandonato e degradato” e sensibilizzare i cittadini ad attivarsi in prima persona per dare loro nuova vita. Nulla di totalmente definito per il momento, bensì un piano in continuo divenire aperto a proposte e contributi di cittadini, enti, associazioni e scuole (è in definizione, per esempio, una collaborazione con l’Istituto Agrario Marsano).

    Il rilancio dei Giardini Baltimora è molto importante soprattutto per la collocazione geografica dell’area, vicinissima a numerosi punti “strategici” del turismo genovese quali centro città, centro storico e Porto Antico, oltre che a luoghi di grande passaggio quotidiano come la Facoltà di Architettura e gli uffici della Regione in via Fieschi. Come si legge nel documento di presentazione «La genesi di questo grande spazio aperto è legata ai grandi interventi urbanistici che negli anni ‘70 hanno portato allo sventramento di una vasta porzione del tessuto medievale – il Borgo dei Lanaioli e via Madre di Dio – e la costruzione di due grandi centri direzionali; la realizzazione dei giardini, progettati da Ignazio Gardella, si configurava anche come un risarcimento per la ferita operata sulla città. In questo senso alcune scelte progettuali appaiono giustificate solo tenendo in considerazione il contesto sociale e culturale di quarant’anni fa».

    Questi, in sintesi, gli obiettivi principali:
    -incentivare la fruizione dei giardini;
    – coinvolgere associazioni e realtà istituzionali che rappresentino i diversi cittadini per età, bisogni e interessi;
    – sperimentare diversi modi d’uso e nuove funzioni all’interno dell’area attraverso la progettazione e l’allestimento di installazioni artistiche temporanee che facilitino e incentivino la fruizione e l’utilizzo dei giardini;
    giardini-baltimora-plastica-splace-2-organizzare e pianificare il sistema del verde, valorizzandolo in maniera sostenibile;
    – delineare possibili modifiche al layout architettonico attualmente esistente;
    – stimolare azioni partecipative di manutenzione, gestione e trasformazione da parte della cittadinanza;
    – attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui problemi dell’area.

    Un progetto di sensibilizzazione ad ampio spettro, che si sviluppa attraverso una pagina e un gruppo su Facebook attraverso cui si coordinano le attività di pulizia e manutenzione, si monitora con foto e video lo stato dei lavori (le immagini presenti nell’articolo sono realizzate dal comitato, ndr), si raccolgono idee per portare avanti il progetto.

    L’innovazione di questo programma rispetto ai piani precedenti – che può servire da esempio anche per iniziative analoghe in città – è la presa di coscienza che la scarsità di risorse (soprattutto economiche) limita l’attuazione “in prima battuta” di piani di intervento permanenti. Le fasi attraverso cui si articola Down Plastic Town prevedono l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’ascolto delle loro esigenze e il loro inserimento attivo nelle attività di recupero e valorizzazione dei Giardini attraverso piani d’azione temporanei, da rendere definitivi solo una volta che ne sarà verificata la fattibilità.

    Tra le iniziative in cantiere, da segnarsi in agenda per il prossimo 23 giugno l’evento di “musica zeneize” I Giardini di Cartapesto, organizzato da Arge Genova.

    Marta Traverso

  • Olea Europea: produzione dell’olio e pianta per il terrazzo

    Olea Europea: produzione dell’olio e pianta per il terrazzo

    olivoQuesta settimana daremo qualche consiglio pratico per coltivare una pianta molto diffusa in Liguria ed in tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo: l’olivo. In realtà, esso proveniva originariamente dal Caucaso ma si è, al pari dell’arancio e di altre essenze vegetali ormai tipicamente locali, connaturato al paesaggio dell’Europa meridionale.
    Si vedono frequentemente sui terrazzi ed i balconi piante di olivo, questa pianta attira infatti molto spesso il favore dei botanici in erba ma i risultati non sono spesso scontati. Questo albero cresce al meglio nel pieno terreno ma può tuttavia garantire, con i dovuti accorgimenti e cure non troppo complesse, ottimi risultati anche in vaso.

    olivo 1La scelta di questa essenza ben si presta al clima ligure ed al contesto paesaggistico di questa regione. A mio avviso la pianta si inserisce al meglio in contesti più rustici ed agresti ma, utilizzata quale singola e potata in modo scultoreo, può ben adattarsi anche ad ambiti più formali, quali terrazze e balconi cittadini. In questo caso l’utilizzo del contenitore, sia per forma che per materiale, dovrà essere ben ponderato e contestualizzato all’area in cui si inserisce. Si potranno preferire acciaio o leghe di colori metallici per posizionare la pianta in contesti più moderni o razionalisti ed, invece, il cotto per ambiti più classici.

    olivo 3 Per ottenere i migliori risultati ed avere anche sul terrazzo un piccolo “raccolto” di olive, basterà seguire le seguenti, semplici regole.
    Innanzi tutto non sono richiesti contenitori di grandi dimensioni: una pianta di sessanta centimetri circa può crescere e svilupparsi all’interno di un vaso di venticinque o trenta centimetri di diametro. Se l’olivo supera il metro di altezza, sarà invece necessario un contenitore di almeno cinquanta centimetri di diametro. Generalmente ed al fine di migliorare l’aspetto estetico dell’insieme di piante presenti sul balcone o sul terrazzo sarà meglio optare per alberelli di medie dimensioni, in cui viene maggiormente valorizzata la particolare conformazione dei rami ed il colore delle foglie, della corteccia e del tronco. Come noto, il colore è grigio verdastro e spicca molto bene sia sullo sfondo delle pareti colorate delle case liguri che a contrasto con i verdi brillanti delle altre essenze.
    Come terreno sarà preferibile utilizzare del terriccio universale mescolato, per circa un quarto dell’intero, a sabbia (non però di mare o comunque priva di tracce di salino). Il drenaggio della pianta è fondamentale e dovrà essere garantito tramite l’impiego di numerosi cocci, pietre o palline di argilla, da collocare sul fondo del contenitore. Si potrà procedere all’annaffiatura ogniqualvolta il terreno si presenti asciutto: in generale ogni due o tre giorni, controllando attentamente che non vi sia alcun ristagno d’acqua tra vaso e sottovaso.

    olivo 4In merito alla posizione, sarà preferibile collocare la pianta in pieno sole ed in un luogo arieggiato e che non sia troppo freddo durante l’inverno. La pianta non gradisce che la temperatura scenda sotto i setto o otto gradi centigradi, tuttavia essa è comunque in grado di resistere, se debitamente protetta con paglia o meglio strati di c.d. “tessuto non tessuto”, anche a temperature piuttosto rigide.
    L’olivo richiede infine, per fruttificare al meglio ed abbondantemente, una potatura particolare, tale da richiedere specifiche conoscenze in materia e da garantire uno spazio aperto tra i rami. Ai fini, invece, della semplice coltivazione dell’olivo come arbusto ornamentale, sarà sufficiente rimuovere tutti i polloni, i rami che spuntano direttamente dalle radici, dal tronco della pianta, dal fusto e tutte quei rametti più giovani che compromettano la regolarità della conformazione della chioma.
    olivo 5In generale e da un punto di vista pratico, si suggerisce di attribuire alla pianta una conformazione ad alberello, in cui la parte apicale risulti rotondeggiante od ovaliforme. L’aspetto esteticamente caratterizzante la pianta è infatti principalmente rappresentato dai rami e dal tronco che reggono, corrugati ed intricati, la particolare chioma.
    Come noto, gli esemplari di olivo più antichi o secolari sono altamente ricercati, stante la loro valenza scultorea, per essere collocati in posizioni strategiche di parchi e giardini o per essere posizionati, isolati, in grandi contenitori sulle terrazze. Ai fini della loro valorizzazione, si utilizzerà in tali casi una luce radente e dal basso che esalti la forma del tronco e l’intricato ed elaborato insieme dei rami. Il risultato estetico è notevole ed indubbio anche se il prezzo pagato dall’ambiente è notevole. Antichi oliveti, specie pugliesi, sono infatti stati, negli ultimi anni “depredati”, per immettere sul mercato, a prezzi esorbitanti, olivi antichi e secolari. Questi ultimi sono talvolta però collocati in contesti inadatti o climaticamente incompatibili con le esigenze colturali delle piante (persino in Lombardia!) dove gli alberi, già stremati per l’espianto dal luogo di origine, hanno purtroppo assai breve vita.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    ambiente-natura-verde-green-alberiDI«È un fatto che pochissimi genovesi conoscono, ma chiunque può adottare o prendere in affido un’aiuola e contribuire a tenerla pulita. È sufficiente prendere accordi con l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio»: così mi spiega Cristina Torriano, che fa parte del gruppo Angeli col fango sulle magliette e da alcuni mesi collabora al progetto di riqualificazione delle aiuole all’angolo tra via Fiume e via XX Settembre.

    Un’idea nata lo scorso settembre: il gruppo costituito a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011 ha voluto impegnarsi un progetto a favore della città, per «creare qualcosa che “rimanesse”. Tra settembre e ottobre abbiamo provveduto alla stipula di un contratto di manutenzione con il Municipio Centro Est, perché l’inaugurazione del progetto Dai diamanti non nasce niente coincidesse con l’anniversario dell’alluvione. Attualmente stiamo aspettando che il Municipio porti a termine i suoi impegni, ossia la pulizia dell’area e il posizionamento delle fioriere in ghisa: la burocrazia e il maltempo hanno purtroppo rallentato i tempi. A seguire inizierà la nostra parte, con la manutenzione ordinaria in base agli impegni presi nel contratto».

    Sono molti i progetti attivi a Genova per riqualificare le aree verdi di singoli quartieri, messi in moto da associazioni, comitati e gruppi spontanei di cittadini. L’iniziativa degli Angeli del fango vuole entrare in rete con tutte queste realtà: «Il Comune e i Municipi non hanno soldi per la manutenzione dei piccoli spazi verdi, né hanno la possibilità di assumere giardinieri. Qualche giorno fa, a Maddalena Jungle, qualcuno ha detto: “Non esiste al mondo una sola persona che possa preferire un’aiuola sporca e non curata rispetto a una pulita e ben tenuta”. Per avere questo risultato, se l’ente pubblico non ha risorse, è importante attivarsi in prima persona. Eventi come quello di sabato scorso, ma anche il lavoro di “gruppi in rete” come Open Genova, sono importantissimi per creare un collante fra tutte queste iniziative, che in punti diversi della città portano avanti gli stessi obiettivi».

    Come funziona, in pratica? Anzitutto non è indispensabile essere costituiti in comitato o associazione: chiunque, anche un singolo cittadino, può fare domanda per adottare o avere in affido uno spazio verde. Il passaggio necessario è contattare l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio e concordare il contratto di manutenzione, che prevede diritti e doveri reciproci.

    Sono due le opzioni praticabili: in caso di affido di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a mantenere pulito lo spazio con il supporto di un’attrezzatura (guanti, pale etc) fornita in usufrutto dal Municipio, che però dovrà essere conservata dal cittadino; tempi e modalità di lavoro saranno stabiliti dal Municipio e il cittadino sarà “semplice esecutore”.

    Nel caso invece di adozione di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a procurarsi “di tasca propria” l’attrezzatura e propone al Municipio tempi e modalità di azione. Ogni attività dovrà essere concordata insieme al Municipio, che si impegna a monitorare l’effettivo svolgimento dell’impegno preso.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    1Questa settimana parleremo del giardino nei palazzi genovesi del centro storico. In particolare, ci occuperemo di quale sia la peculiare concezione sul tema del “verde”, che è venuta maturando nella mente dei progettisti e dei committenti, a partire dal Cinquecento.

    Tutti i genovesi sapranno certamente che la città si divide in una parte densamente urbanizzata che coincide, grosso modo, con il centro storico e le zone limitrofe e poi la restante area, originariamente meno edificata, di Albaro, Nervi… Nella prima si concentravano i palazzi storici delle antiche famiglie cittadine, nella seconda le residenze estive del patriziato.

    Nei giardini delle predette ville domina da sempre la concezione del verde come “luogo di delizia”, ci sono fontane zampillanti, grotte, agrumi in vaso disseminati ovunque e spesso suggestivi affacci sul mare, sottolineati a mezzo dell’impiego della prospettiva a “canocchiale”.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      I progettisti e gli architetti hanno però ripreso, sin dal Cinquecento, questa esaltazione del “verde” e la hanno riproposta anche nel giardino cittadino. Nella sostanza, essi volevano che il committente ed i suoi ospiti potessero, sebbene necessariamente in spazi più limitati, astrarsi dalla realtà cittadina e godere di un verde, ancora più prezioso perché sottratto all’edificato. Questa idea non è affatto scontata ed è profondamente innovativa, se si pensa che è maturata, in Genova, molti secoli fa, in un periodo storico in cui vi era minore sensibilità, rispetto ad oggi, per il tema del paesaggio. Superati quindi gli spessi portoni dei palazzi, si entrava e si entra ancora oggi in una realtà diversa da quella che ci si potrebbe attendere.

    4 Recentemente ho avuto modo di visitare il giardino interno di un Palazzo di Via Garibaldi, cosa che mi ha permesso meglio di capire quanto la concezione sopra descritta permei i singoli edifici.

    Innanzi tutto, superato l’atrio, il visitatore può qui immediatamente cogliere l’imponente fontana a grotta che gli si staglia dinnanzi. Dopo quindi un volume costruito (l’atrio) vi uno spazio vuoto (il cortile) che ha come soffitto, non più gli stucchi su fondo grigio azzurro, ma proprio il blu del cielo. L’aria, l’acqua e la vegetazione sono quindi elementi immediatamente percepiti e percepibili, magari anche solo indirettamente, da qualunque visitatore. Ovviamente l’impatto non è solo visivo ma anche sonoro.

    In particolare, il rumore prodotto dall’acqua che cade lungo le pareti rocciose della grotta e poi nel bacino sottostante si diffonde sia nell’atrio che nelle stanze del palazzo, ingenerando un’impressione, molto naturale, di refrigerio e di calma tranquillità. A completamento di quanto descritto, al livello superiore si trova poi un incredibile giardino, letteralmente ritagliato nella collina ed ad essa arroccato. A tale spazio verde si accede attraverso una scala e poi un suggestivo camminamento con balaustra in marmo.

    Anche in questo limitato spazio, il verde è però sempre presente e viene valorizzato: vi sono infatti vari limoni nelle vasche addossate alle pareti. La fatica necessaria per percorre la scala viene ripagata dal verde lussureggiante e francamente inaspettato. Il tutto appare quasi configurasi come percorso di elevazione catartica dal buio del cortile alla luce del sole del giardino.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Qui vi sono sentieri in acciottolato bianco e nero a spina di pesce, aiuole a prato, una fontana centrale zampillante e varie essenze vegetali. In particolare, sono presenti numerosissimi agapanti ed alcune glicini sui gazebi in ferro battuto. Le fioriture di queste piante (azzurro intenso e violetto-azzurro) riprendono sapientemente i colori grigio-bluastri delle facciate dell’edificio. L’insieme richiama gli schemi del giardino classico all’italiana, movimentato però dalle fioriture estive, è sobrio e solenne ma al tempo stesso colorato ed allegro. Persino i busti in marmo bianco e le decorazioni classicheggianti e barocche spuntano tra le aiuole e le apparentemente spontanee fioriture di grandi gruppi di iris, sempre azzurro-violacei. La vegetazione ed i fiori sottolineano e, al tempo stesso, mitigano l’intrinseco senso di grandiosità dell’insieme.

    7Pur nelle sue ridotte dimensioni, il giardino quindi completa ed esalta il palazzo, riprendendone lo stile, i colori, le decorazioni e lo spirito che traspare dal progetto dell’architetto. L’idea del raffinato rigore artistico del palazzo, mitigato dai colori e dalle forme delle decorazioni, trova proprio il suo omologo nel giardino, classico ma non banale, movimentato e non statico, barocco ma in fondo molto semplice, comprensibile tanto per l’esperto quanto immediatamente apprezzabile da chiunque.

    Il parallelismo tra opera dell’uomo e della natura permea dunque, in modo attentamente meditato, ogni cosa, sia da un punto di vista strutturale che cromatico. Come le facciate sono ripartite e stuccate, così il prato è diviso in siepi e queste ultime hanno profili movimentati. Il colore dominante dello stabile è il grigio-azzurro, le fioriture estive riprendono ed esaltano, in modo spontaneo e sofisticato al tempo stesso, proprio questi colori.

    Questi ultimi sono poi, forse non del tutto casualmente, i molteplici blu del Mediterraneo. Su questo mare si affaccia infatti tutta Genova, essa ne è pervasa e proprio da queste acque grigio-azzurre derivavano, quasi sempre, quelle fortune che permisero la realizzazione di gran parte dei palazzi cittadini e dei loro inaspettati giardini!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Valpolcevera: la situazione di giardini e aree verdi nella mappa del Municipio

    Valpolcevera: la situazione di giardini e aree verdi nella mappa del Municipio

    valpolceveraGli spazi verdi pubblici sono elementi fondamentali del patrimonio non solo materiale ma anche sociale del nostro vivere quotidiano. Il degrado in cui essi spesso versano priva di decoro e dignità sia le istituzioni pubbliche – che dovrebbero occuparsi della loro manutenzione – sia l’intera realtà che ci circonda. Proprio a partire da questi presupposti e nonostante la scarsità di risorse economiche attualmente a disposizione, il Municipio Valpolcevera sta sviluppando delle azioni volte a conoscere lo stato dell’arte dei giardini e sensibilizzare la cittadinanza affinché tali spazi siano vissuti quali beni comuni da difendere e rispettare.
    «Da quando il nuovo ciclo amministrativo si è insediato una delle priorità è stata conoscere lo stato del verde della vallata – spiega l’assessore Patrizia Palermo – Con il progetto “Vivilo, Amalo, Adottalo” abbiamo iniziato una mappatura dello stato di tutti i giardini del territorio, attualmente ancora in corso, che richiede molto impegno. È un lavoro meticoloso che aggiorna ed integra una schedatura già eseguita nel 2006 e si pone l’obiettivo di creare una banca dati informatica da condividere sia all’interno del Comune, sia con i cittadini».
    Inoltre, il Municipio, con una serie di iniziative, è impegnato nel promuovere gli strumenti degli affidi e delle adozioni da parte di volontari ed operatori economici, esperienze che in alcune realtà hanno dato buoni risultati, consentendo il recupero delle aree verdi.
    Gli affidi sono rivolti ai cittadini volontari (singoli o in associazione); il Municipio fornisce il materiale necessario per la manutenzione e garantisce la copertura assicurativa per chi svolge l’attività di volontariato. Le adozioni sono rivolte agli operatori economici con contratti gestiti direttamente dal Municipio. Gli interessati possono scaricare la modulistica dal sito www.municipio5valpolcevera.comune.genova.it e poi inoltrarla al Municipio V Valpolcevera (Via Costantino Reta 3, 16162 Genova).

    «Una volta terminata la mappatura, ipotizziamo per fine giugno, saremo nella condizione di avere una fotografia completa della situazione dei giardini e decidere le priorità negli interventi», aggiunge Palermo.
    Il progetto – che si pone anche obiettivi educativi – prevede l’imminente coinvolgimento delle scuole soprattutto al fine di incentivare l’utilizzo della raccolta differenziata negli spazi pubblici. A tal proposito, presso la Casa Ambientale di via Maritano (Quartiere Diamante), stanno per partire dei laboratori offerti gratuitamente alle scuole della Vallata grazie a un contributo di AMIU.

    «Con i gettoni di presenza risparmiati nel 2012 dai consiglieri municipali abbiamo acquistato delle panchine ed un gioco che al più presto verranno installati – continua Palermo – Dai giardini esaminati finora emergono realtà diverse. Violenti e deprecabili atti vandalici, risorse scarse, sommate al logorio del tempo, in alcuni casi hanno portato a delle gravi situazioni. La messa in sicurezza dei giochi richiede interventi specifici da eseguire a norma anche solo per le piccole manutenzioni e stiamo valutando la possibilità di contratti di manutenzione con ditte specializzate, comunque molto onerosi».

    «Progetti di recupero totale di alcune aree che erano stati deliberati in passato, penso ai giardini Morchio a San Quirico oppure ai giardini Coni Zugna a Pontedecimo, oggi sono molto difficili da realizzare e forse è più utile fare interventi piccoli ma diffusi sul territorio – sottolinea l’assessore – I giardini di Piazzale Guerra a Rivarolo sono stati ristrutturati nel 2005 e provvederemo a installare qualche panchina in sostituzione di quelle attualmente lesionate. I giardini il Chiostro, purtroppo, sono stati oggetto di recenti atti vandalici e vedremo cosa sarà possibile fare. La sostituzione di un intero gioco costa moltissimo e allo stato attuale non possiamo permettercelo  – conclude Patrizia Palermo – Comunque ci sono anche delle notizie positive: alcune aree verdi della zona di Certosa, tra cui Piazza Petrella e le aiuole di Brin, sono state messe a bando dal Comune per la sponsorizzazione, mentre la sgambatura cani della Fillea è stata appena realizzata. Con molta fatica cerchiamo di andare avanti ma ci rendiamo conto che, per i cittadini, non è facile percepire il nostro sforzo».

     

    Matteo Quadrone

  • Istanbul, Turchia: Palazzo Topkapi e il suo splendido giardino

    Istanbul, Turchia: Palazzo Topkapi e il suo splendido giardino

    Topkapi 1Questa settimana vorremmo parlarvi di un giardino particolare ed esotico: quello del Palazzo Topkapi di Istanbul.
    Ho recentemente avuto occasione di visitare l’antica città di Costantinopoli, tra i vari siti ho molto apprezzato questo antico palazzo ed il relativo giardino.

    Innanzi tutto il grande parco è suddiviso in molteplici cortili interni, di ampie dimensioni ed una porzione di notevole estensione, attualmente adibita a giardino pubblico. Il tratto caratteristico che più mi ha colpito da subito consiste nella diversa concezione del rapporto costruito-vegetazione.

    Tale visione è qui completamente invertita rispetto a quella cui siamo abituati in Europa.Topkapi 2 In generale, da noi, predomina sempre l’edificio sul verde circostante, che costituisce mero completamento ed integrazione delle costruzioni. Nel Palazzo Topkapi, la situazione è esattamente opposta. Si è ivi in presenza di un complesso che è letteralmente realizzato e ruota anzi attorno ai cortili interni e che, su molti lati, si affaccia sull’ampio parco che parzialmente lo circonda.

    Le particolari condizioni climatiche hanno consentito, e forse persino suggerito, ai progettisti di incentrare l’edificazione del palazzo sull’elemento naturale. I cortili si susseguono infatti, in un continuo crescendo, gli uni dopo gli altri. Su di essi si affacciano vari gruppi di stanze, ciascuno destinato ad un diverso impiego: ai ricevimenti, alle riunioni politiche, alle cene, alle cucine… Dall’interno del palazzo si scorge quindi in ogni momento l’esterno, che è pertanto sempre presente e che caratterizza la visuale da ogni prospettiva. Il verde dei grandiosi cedri del libano, dei platani secolari, i colori delle fioriture primaverili ed estive nonché i loro profumi permeano le infilate delle stanze.

    Il “verde” è quindi tanto interno all’edificio che ad esso esterno: dalle porte affacciate sui cortili si scorgono le piante delle corti, dalle finestre laterali si possono sempre vedere gli alberi del parco che circonda il palazzo.Qui crescono piante ed arbusti e fioriscono i numerosi e maestosi ippocastani dalle bianche infiorescenze primaverili. A fare da “continuum” e “cerniera” tra l’interno e l’esterno, sono poi stati attentamente collocati alcuni corridoi o piccoli vani di passaggio, ricoperti di maioliche colorate, spesso a soggetto naturalistico o floreale.

    Topkapi 4Topkapi 3

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Tali pannelli in piastrelle riprendono, nei loro disegni, alcune delle essenze presenti nel parco e ricordano, anche nei mesi invernali, il lussureggiante paesaggio estivo, che diventa quindi ancor più parte integrante delle stanze dell’edificio.

    L’impatto estetico del giardino risulta poi particolarmente spettacolare in primavera, verso fine aprile, quando fiorisce il bulbo tipico e tradizionale di Istanbul: il tulipano. Ad esso è addirittura dedicato uno specifico giardino del Palazzo e tutte le aiuole della città ne sono stracolme. In particolare uno dei cortili interni del Topkapi, con una particolare e suggestiva fontana al centro, viene letteralmente ricoperto dalla fioritura di migliaia di bulbi, quest’anno di un rosso scarlatto.

    Topkapi 5

    L’effetto è ancora oggi incredibile ma stupefacente doveva soprattutto apparire all’antico visitatore del palazzo, all’epoca non avvezzo a questa pianta non ancora coltivata in Europa.

    L’insieme complessivo del progetto mirava poi a lasciare l’osservatore basito: innanzi tutto lo stile dell’edificio è molto particolare ed orientaleggiante, le fontane creano un suggestivo rumore d‘acqua che fa da sfondo al parco, i tetti sono dorati e splendono alla luce del sole intenso della Turchia e la vegetazione è studiata in modo da valorizzare tutto l’insieme. Alcuni alberi del parco sono infatti grandiosi e secolari, forse persino millenari, tanto che i tronchi cavi possono ospitare, al loro interno, più persone!
    Topkapi 6

    Le stesse cronache dell’epoca narrano proprio che il fine di tutto il giardino fosse, da un lato, arrecare piacere alla Corte ma, dall’altro, anche quello di stupire gli ambasciatori stranieri. In particolare, l’effetto veniva scientemente amplificato la sera quando il parco era illuminato con luci artificiali, mediante l’impiego di centinaia di tartarughe, cui veniva fissata una candela sul dorso, lasciate libere di girare per i numerosi cortili. La luce tremula illuminava così i marmi, faceva scintillare l’acqua, brillare i tetti in metallo dorato e risaltare dal basso, amplificandone l’effetto, le centinaia di tulipani, allora ignoti per il visitatore occidentale, stupito dalle musiche e dal contesto orientaleggiante, cui non era per nulla abituato.

    Tutta la scenografia era quindi attentamente studiata, mediante un sapiente utilizzo dell’arte e soprattutto della natura, per colpire l’immaginazione e rendere indimenticabile, nell’ospite straniero, lo splendore e la potenza di una corte e di una città millenaria, un tempo capitale dell‘impero romano d’oriente.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    mare piantaE’ passato già un anno da quando il nostro primo articolo sul tema del “verde” è stato pubblicato da questa testata. Nella rubrica abbiamo parlato di molti argomenti, passando da giardini famosi, in Italia e nel Mondo, alle recenti tendenze del “landscape design”, alle pubblicazioni ed ai libri in materia, italiani e stranieri, ai paesaggisti più contesi ed alcune specie botaniche meno note.

    Speriamo di essere riusciti a far percepire al Lettore quanto possa essere varia, interessante e diversificata la materia e che il “verde” sia stato colto nella sua articolata natura e nelle sue molteplici valenze: architettonica, estetica, scientifica e di fondamentale complemento nel moderno contesto urbanizzato. Cervara giardino verticaleSiamo passati dalle assolate lande dell’Africa del Nord, alle piovigginose e brumose campagne inglesi, dai parchi storici francesi ai moderni spazi verdi in stile razionalista…

    Abbiamo quindi visto che ogni luogo ha la sua storia, caratteristiche specifiche ed essenze vegetali autoctone. Le piante si adattano e resistono alle condizioni meteorologiche più estreme, al sole, al freddo, al salino, al vento sferzante ed esse hanno la meglio persino nelle aree più densamente cementificate del Pianeta.
    La Natura merita però attenzione e dedizione. Fino ad oggi ciò non è spesso stato garantito, lo straordinario patrimonio naturalistico-botanico ed artistico italiano è stato, frequentemente e troppo a lungo, abbandonato a se stesso.

    Le coste verdeggianti, gli oliveti secolari, le palme centenarie delle isole siciliane, i boschi dell’Umbria, i giardini storici delle ville venete sono il passato e proprio il migliore futuro di questo Paese!3 Basta però visitare uno dei numerosi parchi italiani per cogliere lo stridente contrasto tra gli originari ed illuminati intenti del committente e dei progettisti e lo stato di attuale abbandono e degrado.

    Recentemente ho avuto modo di visitare un noto giardino del ponente genovese, famoso per il suo impianto architettonico, e sono rimasto molto colpito, nonostante alcuni interventi di restauro eseguiti, dallo stato in cui esso versava. Quasi nulla resta infatti del progetto originario. L’antico impianto è stato stravolto: compromesso dal passaggio dell’autostrada (su cui affaccia il cosiddetto “belvedere”), dagli edifici anni sessanta e da un moderno autosilo.

    Le prospettive sul mare sono cancellate dallo sviluppo eccessivo degli alberi, gli edifici in stile neoclassico ed i padiglioni abbandonati, le alberature secolari “capitozzate” ed i viali invasi dalle sterpaglie e dai resti delle potature. Nel diciottesimo secolo, l’educazione di una persona non poteva dirsi completa senza un “Grand Tour” che attraversasse l’Italia. Il Paese, pur periferico e frazionato in vari Stati, era infatti al centro del Mondo per monumentiStoriaArte e celebre ovunque per i suoi Paesaggi, la sua natura ed i suoi giardini
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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Come nella celebre poesia, la ginestra china il capo, renitente ma non sconfitta, sotto le colate di lava che la faranno soccombere, così oggi ettari di macchia mediterranea, di boschi e dune costellate di bianchi gigli cedono di fronte alla crescente cementificazione.

    Mentre però, per quanto crudele, la Natura non è mai ciecamente distruttiva e quindi, dalle rocce vulcaniche, spunteranno in breve nuovi germogli e nuove fioriture, così non potrà essere a fronte dell’insensata furia speculativa dell’uomo.ars topiaria L'Oreal Distruggere la natura non significa però solo cancellare ciò che spesso ha richiesto centinaia di anni per svilupparsi (tale è il tempo necessario per avere alberi secolari, fitti boschi e coste coperte di macchia mediterranea) ma precludere, per sempre, al pittore di ritrarla nelle sue opere, al poeta nei suoi versi, al musicista nelle sue note ed a ciascuno di noi di cogliere il senso di infinito che la pervade.

    Se i beni culturali meritano rispetto e richiedono tutela, questo è ancora più vero per la Natura, cui l’Arte sempre si ispira e di cui al massimo può essere mera emulazione.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Famiglie Arcobaleno Genova: un giorno di festa ai Parchi di Nervi

    Famiglie Arcobaleno Genova: un giorno di festa ai Parchi di Nervi

    Musei di NerviCome si può definire la parola famiglia? Perché non tutte le relazioni di coppia, né tutti i legami genitore/figlio sono legalmente riconosciuti come famiglia, con tutti i diritti che ne conseguono? Mentre in diversi Paesi del mondo si legalizza il matrimonio fra persone dello stesso sesso – ultima la Francia, giusto pochi giorni fa – in Italia ancora manca una legge a tutela di tutte le persone che vogliono formare una famiglia, a prescindere dall’identità e dall’orientamento sessuale.

    In alcune città, fra cui proprio Genova, si sta procedendo a istituire un registro delle unioni civili, ma oltre ai vincoli legislativi mancano occasioni di incontro per far sapere che (ad esempio) le famiglie omogenitoriali non sono un mero concetto teorico, ma una realtà che già esiste e andrebbe riconosciuta e tutelata. L’associazione Famiglie Arcobaleno si è costituita nel 2005, ha oggi 600 soci fra adulti e bambini e delegazioni territoriali in tutta Italia, fra cui il “giovanissimo” gruppo  ligure nato nel 2011 e che conta 26 soci, di cui 4 bambini. Fanno parte di Famiglie Arcobaleno sia uomini e donne omosessuali che hanno avuto figli in una relazione eterosessuale, sia coppie o singoli omosessuali che desiderano oppure hanno dei figli. Ogni delegazione lavora sul proprio territorio tramite il dialogo con le istituzioni, la collaborazione con altre associazioni l’organizzazione di eventi a livello locale e in alcuni casi in laboratori nelle scuole.

    Domenica 5 maggio 2013 si svolge in nove città italiane la Festa delle famiglie, un evento inserito nell’International Family Equality Day che si tiene in diverse città del mondo. A Genova la festa si svolgerà ai Parchi di Nervi, in collaborazione con diverse associazioni del territorio fra cui Legambiente, Arcigay, Agedo e Amnesty, e con il patrocinio di Regione Liguria e Comune di Genova.

    Come ci spiega Giovanni Fantoni di Famiglie Arcobaleno Genova «l’evento si svolgerà in tre parti: una prima serie di attività dalle 11 alle 13, poi un pic nic tutti insieme, infine le iniziative pomeridiane. Amnesty organizzerà letture e giochi educativi per bambini, per spiegare la discriminazione e i suoi effetti, mentre Legambiente preparerà due giochi: una caccia al tesoro legata alle specie arboree del parco e un laboratorio di (ri)costruzione di animali con materiali di recupero, con il supporto di un animatore che spiegherà gestiscono la gravidanza. Per esempio nei cavallucci marini è il maschio a covare le uova: saranno scelte specie animali che mostrano diverse sfaccettature delle “famiglie secondo natura”. Scopo del laboratorio è far capire ai bambini che in natura esistono vari tipi di famiglia, ma che tutte queste famiglie sono uguali».

    La giornata si terrà in contemporanea con la XX edizione di 100 strade per giocare, iniziativa che Legambiente organizza ogni anno per sensibilizzare sulla sicurezza nelle strade: strade e piazze di diverse città italiane vengono chiuse al traffico per un giorno, allo scopo di rendere questi spazi pubblici luoghi di aggregazione attraverso eventi artistici, spettacoli e laboratori.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Treetop Walkway: una “passeggiata” tra le chiome degli alberi

    Treetop Walkway: una “passeggiata” tra le chiome degli alberi

    Kew Garden 7Nei giardini di Kew, per valorizzare il rapporto uomo-natura, esiste un’avveniristica struttura sospesa tra gli alberi: la Rhizotron and Xstrata Treetop Walkway.

    Questa passeggiata tra le chiome verdi si trova sospesa a diciotto metri da terra, tra gli alberi e la parte apicale delle piante. L’esperienza di passeggiare a questa altezza vale da sola il viaggio a Kew, la vista spazia infatti a trecentosessanta gradi sul paesaggio circostante, permettendo di cogliere, da vicino ed una prospettiva del tutto inusuale, le differenti specie vegetali.

    Sembra proprio di essere un albero tra gli alberi e dall’alto si percepisce davvero in modo diverso come si sviluppino le piante, come siano disposti i rami, le foglie, le bacche e soprattutto si accede a dimensioni diverse dall’usuale.

    In particolare, mi hanno colpito due specifiche percezioni sensoriali, normalmente non riscontrabili da terra: il movimento ed il rumore delle piante. Gli alberi infatti si muovono quasi sempre, anche la più lieve brezza ne determina un moto, impercettibile dal suolo.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Così facendo, essi producono anche suoni leggeri e molto peculiari. Dall’alto e stando tra loro, si capisce insomma cosa intendano i poeti con lo stormire delle fronde e si coglie una dimensione vitale dell’albero, ignota a chi sta a terra.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                            Circondati su tutti i lati da alberi secolari, ci si sente un po’ come uno di loro e l’articolata vita della natura, con i suoi segreti, sembra intellegibile e meno lontana. Nelle specifiche aree, dedicate alle piante tropicali, si potranno invece apprezzare le variopinte e diversissime fioriture di migliaia di orchidee.

    I colori lasciano esterrefatti, le piante sono poi così ben collocate da sembrare cresciute nel loro habitat naturale. I rami e le foglie pendono infatti dagli alberi, spuntano da suolo e dai cespugli in modo apparentemente spontaneo. Kew Garden 12Gli stagni di Kew racchiudono poi centinaia di altre varietà lacustri, tra cui la celebre Ninfea Victoria Amazonica, dalle enormi foglie capaci di reggere, sul pelo dell’acqua, anche il peso di un bambino!

    La diversità di specie vegetali è quindi immensa in questo luogo, che è al tempo stesso parco, giardino e centro di studio e di ricerca. Pur restando in Europa e nei pressi di una grande capitale si ha così l’occasione di ammirare migliaia di specie vegetali, molte delle quali in via di estinzione, provenienti da tutto il mondo. In un certo senso, i Royal Botanic Gardens di Kew sono la concreta dimostrazione di quanto sia importante, per gli inglesi, la botanica.

    Essa è qui un’arte nella articolata ed esteticamente curata disposizione delle specie vegetali ed è una scienza nei laboratori di ricerca, studio, catalogazione e conservazione dei semi delle varie essenze. La natura è infine elemento culturale nell’insieme complessivo del giardino, che offre attrattive di ogni genere in tutte le stagioni dell’anno. I Kew Gardens insegnano insomma come dovrebbe essere concepito e valorizzato, nel moderno mondo occidentale, il rapporto uomo-natura e come storia, progresso e civilizzazione possano felicemente convivere all’interno di un giardino, sito proprio a pochi chilometri da una delle più attive e popolate città del mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    inaugurazione-giardini-carloneIeri (mercoledì 24 aprile), alle ore 17 è stato inaugurato il nuovo spazio verde nei giardini Carlone in via San Bartolomeo del Fossato. All’interno del giardino, al posto di un’aiuola ormai priva di vegetazione, è stata realizzata un’area di ritrovo per gli abitanti del quartiere; si è trattato di una ristrutturazione completa: vicino ai giochi per i bambini è stato allestito uno spazio con due panchine e due tavoli ed è stata effettuata la completa rizollatura della restante parte di aiuola. Grazie all’intervento delle istituzioni è stato inoltre possibile dotare lo spazio di una fontanella che mancava nella zona da anni.

    Lo spazio è stato ribattezzato “L’isola che non c’è”, come ad alludere alle difficoltà di salvaguardare e valorizzare il più possibile le risorse ambientali presenti nella nostra città, anche in zone dove prevale la cementificazione, frutto di discutibili scelte edilizie dei decenni passati.

    L’iniziativa nasce dall’esigenza degli abitanti del quartiere di creare uno spazio che fosse sia un punto di ritrovo sia uno stimolo per creare quel senso di comunità tra vicini che al giorno d’oggi è sempre più raro.

    Per realizzare l’opera i cittadini hanno creato un gruppo di volontariato presieduto da Domenico Morabito; sono stati coinvolti volontari di ogni età, dai pensionati ai bambini, e anche i negozianti della zona, storicamente caratterizzata da una forte identità comunitaria, hanno contribuito con entusiasmo all’iniziativa; si è venuta così a creare una rete che ha permesso la buona riuscita dell’impresa.

    Oltre al passaparola, uno dei principali canali di contatto tra i membri dell’iniziativa è stata la pagina Facebook – Giardini Carlone Via San Bartolomeo Del Fossato(alta) Genova – appositamente creata per l’occasione, dove è avvenuto un costante scambio di idee e opinioni sulla realizzazione e sui progressi dei lavori, il tutto documentato da numerose foto.

    L’iniziativa è stata sostenuta dal Municipio II Centro Ovest e dal Comune, in particolare dal Presidente del Municipio Franco Marenco, dal Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello e dall’Assessore Gianni Crivello, che hanno fatto in modo che l’area fosse raggiunta dall’acqua e hanno fornito ai volontari i materiali per i lavori di rifacimento dell’aiuola, tutto il resto è frutto di donazioni degli abitanti del quartiere.

    Alla giornata inaugurale, svoltasi in un clima molto festoso, dopo il consueto taglio del nastro e la benedizione del parroco, il primo intervento è stato del presidente dell’associazione di volontari Morabito, che ha sottolineato come l’idea di base del progetto sia quella di regalare al quartiere un’area verde dove trascorrere del tempo in compagnia degli amici favorendo così la vita comunitaria; successivamente, in rappresentanza delle istituzioni, ha preso la parola il Presidente del Consiglio Comunale che, dopo aver consegnato una targa di riconoscimento ai volontari, ha elogiato il loro lavoro indicandoli come esempio di cittadinanza attiva in lavori per la comunità.

    In un periodo di crisi come quello che sta vivendo il paese, dove le ristrettezze economiche impediscono alle istituzioni di attuare interventi concreti, iniziative che partono dai cittadini come questa sono fondamentali per la buona conservazione degli spazi comuni che troppo spesso sono lasciati al degrado. Con un po’ di fatica e tanta buona volontà gli abitanti di via San Bartolomeo del Fossato sono riusciti a riqualificare i loro giardini, speriamo che la loro iniziativa possa essere di spunto per altri.

     

    Giorgio Doria

  • Royal Botanic Gardens: centro di ricerca all’avanguardia nella botanica

    Royal Botanic Gardens: centro di ricerca all’avanguardia nella botanica

    Kew Gardens 1Come abbiamo brevemente anticipato nello scorso articolo, i Kew Gardens dimostrano come un bene originariamente privato abbia potuto evolversi e trasformarsi in una ricchezza per la collettività e possa, al tempo stesso, assommare i pregi di un giardino a quelli di un “laboratorio” a cielo aperto, che preserva e valorizza migliaia di specie vegetali, spesso estinte in natura o a rischio di estinzione.
    Se avrete occasione di fare un giro a Londra, varrà sicuramente la pena visitare i Kew Gardens. Essi si trovano a pochi minuti dal centro della città, sono facilmente raggiungibili in metropolitana e valgono sicuramente la fatica del viaggio.
    I Royal Botanic Gardens presentano infatti sia piante di ogni genere e varietà (sono presenti, solo per le orchidee, più di cinquemila specie), da quelle per il giardino roccioso, a quelle tropicali o a quelle acquatiche, che interessanti e “listed” edifici (cioè tutelati dal competenti Autorità per i beni culturali).

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    .

    Il primo tra tutti è rappresentato da una alta costruzione orientaleggiante, su più piani, noto come la Pagoda e costruita nel settecento sulla base dello stile all’epoca dominante. La più celebre ed antica tra le molte serre è, invece, la Palm House. Essa venne progettata in un luogo limitrofo ad uno specchio d’acqua in modo da riflettersi sulla sua superficie così da accrescere l’effetto di stupore sull’osservatore. Venne inoltre realizzata con l’acciaio usato nella costruzione delle navi. Tale espediente permise così di ampliare al massimo la larghezza intercorrente tra i pilastri interni dell’edificio, con grande beneficio dello spazio da adibire alle piante. Merita anche una menzione l’ultra moderna struttura Princess of Wales Conservatory, che ha fatto dell’efficienza energetica la sua principale prerogativa. All’interno dell’esteso parco si trova infine anche una antica dimora secentesca con annesso giardino, Wakehurst Place.

    Da un punto di vista botanico, i Kew Gardens non potranno deludere neppure il più appassionato dei botanici.
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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   .

     La Palm House contiene infatti una ricca raccolta di palme ed altre analoghe piante, la collocazione dell’insieme è molto curata ed estremamente suggestiva. Le varie specie si intrecciano, infatti, tra loro sotto le volte della antica struttura in ferro e vetro, alcune piante fiorite adatte ai climi caldi spuntano tra le verzure ed infine piccoli uccelli si librano nell’aria. La serra è poi dotata, nella sua parte più alta, di una sorta di balconata in ghisa, raggiungibile a mezzo di scalette a chiocciola.

    Kew Gardens 6Dall’alto la vista è davvero particolare, sembra infatti di trovarsi nel mezzo di una foresta tropicale e si ha inoltre l’inusuale opportunità di cogliere le singole varietà di piante da una distanza estremamente ridotta. Queste ultime sono tutte saggiamente potate, tanto da non scorgere neppure i tagli o i rami ridimensionati nel tempo. L’insieme è molto spontaneo e naturale, mille toni di verdi e molteplici tipologie di foglie fanno dimenticare di trovarsi all’interno di un luogo chiuso, in un paese europeo e per di più a pochi chilometri dal centro di una moderna ed urbanizzata capitale, come è Londra.

    Le molte altre serre dei Kew Garden racchiudono infine strepitose raccolte di piante grasse, provenienti dai più disparati deserti del pianeta. Anche qui l’intenditore come il semplice curioso avrà modo di approfondire le proprie conoscenze o di restare semplicemente stupido di fronte all’enorme varietà di forme, colori e fioriture esistenti nel pianeta.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Kew 1Come abbiamo già avuto modo di descrivere in un nostro precedente articolo, il Regno Unito di Gran Bretagna rappresenta, senza dubbio, una inesauribile fonte di spunti per tutti gli appassionati di botanica. In questo Paese è infatti assai ricca la produzione scientifica in materia di giardinaggio e di landscape design e qui si trovano numerosissimi e curatissimi giardini. La passione per il “verde” è poi trasversale tra le classi sociali e comune a gran parte della popolazione.
    Tra i parchi inglesi da non perdere, vi sono senza dubbio i Royal Botanic Gardens di Kew, nelle immediate vicinanze di Londra. Al di là della Kew 2bellezza estetica fornita dall’insieme dei giardini, la collezione di varietà botaniche, ivi contenuta, supera i quaranta mila generi di piante. Questo numero impressionante rende tale insieme il più ricco e più diversificato al mondo. Infatti, una su ogni otto specie di piante da fiore cresce e si sviluppa in questo parco-museo. Il giardino eccelle anche sotto il profilo del numero di prodotti per le piante, di libri di botanica e nel tema della ricerca scientifica e, a mezzo dei corsi ivi tenuti, del landscape design.
    Nel dettaglio, i Royal Botanic Gardens portano questo nome in quanto essi, in origine, appartenevano davvero alla Casa Reale inglese e fu proprio sotto il regno di Giorgio III che la proprietà cominciò ad evolversi in un vero giardino botanico, di rilievo internazionale.
    La storia dei Kew Gardens comincia infatti a metà del settecento quando Federico ed Augusta di Galles cominciarono a sviluppare, con l’aiuto dell’amico Conte di Bute, la loro tenuta di Kew. In particolare, ButeKew 3 iniziò, per conto dei suoi illuminati committenti, a costituire vere e proprie raccolte botaniche al fine di, come egli stesso affermava, “(…) riunire tutte le piante, allora conosciute sulla Terra”.
    Il parco veniva, all’epoca, principalmente utilizzato per il piacere della corte e per sontuose feste reali e grandi ricevimenti, quale per esempio quello per i compleanni del nuovo proprietario dei giardini, il re Giorgio III.
    Nel tempo vennero poi introdotte molte, nuove specie esotiche, principalmente provenienti dalle spedizioni oltreoceano. Tra queste ricordiamo la spettacolare e, per l’epoca, molto inusuale, Strelizia Reginae, che porta questo nome in onore della moglie del sovrano inglese, la duchessa di Streliz. Sempre nel diciottesimo secolo, vennero piantate numerose nuove varietà, raccolte dai viaggiatori inglesi in Australia e riportate in patria in innovativi contenitori, simili a piccole serre ed in uso fino agli anni sessanta del novecento.
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    L’Ottocento portò, invece, grandi novità nei Kew Gardens. In particolare, si iniziò la costruzione della Palm House e della Temperate House. Le serre del parco divennero in breve celeberrime e tra le più grandi in tutto il mondo. Il moderno sistema di vetro e struttura in ghisa permetteva infatti un rapido ed innovativo accrescimento delle piante e lo sviluppo di specie, adatte esclusivamente a climi umidi e temperati. Via via il parco veniva poi ampliato nella sua estensione complessiva, fino a superare gli attuali ottanta ettari.

    kew 6Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, ampie aree dei giardini vennero invece trasformate in campi coltivati per far fronte all’emergenza alimentare. Dopo la guerra, i Kew Gardens vennero nuovamente adibiti a parco, attentamente restaurati e riportati all’originario splendore. Oggi essi rappresentano, da un lato, uno magnifico giardino, ricchissimo di specie e varietà di piante di ogni genere e di ogni provenienza, dall’altro, un centro di studio e di ricerca scientifica tra i più avanzati al mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Curiosità “botaniche”: dai faraoni ai tulipani d’Olanda

    Curiosità “botaniche”: dai faraoni ai tulipani d’Olanda

    VersaillesQuesta settimana tratteremo un argomento particolare. Abbiamo più volte detto che la botanica è, al tempo stesso, un’arte ed una scienza e che la coltivazione di talune specie vegetali richiede specifiche competenze e notevoli sforzi. Gli appassionati di piante sono poi numerosissimi, specialmente all’estero, e molto variegati nei gusti e nelle disponibilità economiche. Si va da chi si limita a coltivare qualche vaso sul balcone o sul terrazzo fino alle coltivazioni biologiche nelle tenute del principe Carlo del Galles nel Regno Unito.
    Giardini pensili di Babilonia
    Alcuni “giardinieri” sono stati però, in passato, e persino tutt’ora, capaci di arrivare a fare realizzare progetti o invenzioni che, per il resto delle persone non dedite alla botanica, appaiono davvero incredibili. Nel corso della storia, la passione per il verde e per le piante ha portato ad esperienze e realizzazioni inimmaginabili, spesso dettate esclusivamente da esigenze meramente voluttuarie ed estetiche.
    tulipano 2

    Si pensi, ad esempio, ai giardini pensili di Babilonia, che per l’epoca di loro creazione rappresentavano un’opera grandiosa che richiese immensi lavori e studi di progettazione assai complessi. Per realizzare i parchi o i filari di palme che circondavano i templi dei faraoni in Egitto si deviarono fiumi e scavarono dighe, il tutto utilizzando migliaia di schiavi senza considerare costi e tempi (decenni!) di realizzazione. L’immenso parco di Versailles, le sue fontane e la piantumazione delle aiuole impegnarono i più grandi progettisti dell’epoca e costarono cifre sproporzionate se si pensa alle finalità del giardino ed alla ristretta elite di persone che poteva accedervi. In Olanda, nel Secolo d’Oro, esplose la passione per il verde ed, in particolare, per i bulbi dei tulipani tanto che questi ultimi raggiunsero quotazioni strabilianti e sul loro commercio si basarono (…e persero) immense fortune. Queste bulbose erano addirittura quotate in borsa ed il prezzo di un solo bulbo di tulipano (nei giardini ne venivano utilizzati a centinaia) arrivò a toccare cifre impressionanti. L’acquisto di alcune Orchidearare varietà botaniche, di piante esotiche, provenienti dalle colonie, era poi, in passato, appannaggio e vanto di pochissimi. Le orchidee, le palme, la canfora, gli agrumi e tutte le varietà recentemente scoperte raggiungevano costi incomprensibili per le persone non appassionate e diventarono, nel Seicento, nel Settecento ed ancora nell’Ottocento, veri e propri status symbol da “esibire” nei giardini. La botanica ed i giardini sono quindi stati, nella storia, ben più di una semplice passione o sole aree verdi. I parchi dimostravano, infatti, il potere ed il prestigio di chi li possedeva e si prestavano ad essere le quinte per feste di gala, ricevimenti e persino per delicate trattative diplomatiche. Tutto questo avveniva, si badi bene, solo per assecondare le mode dell’epoca, la passione per queste allora rare varietà e per assaporare, cosa per noi oggi scontata ma che non lo era affatto in quell’epoca, il gusto di un limone o di una allora “esotica” arancia! Anche per quelli che conoscono passifloratutti questi precedenti storici, due realizzazioni, di cui ho recentemente letto in un libro e su di una rivista straniera, non potranno però davvero passare inosservate. Nel volume di una nota paesaggista italiana si racconta, infatti, che un cliente, un filosofo appassionato di botanica, le avrebbe chiesto di progettare delle stufe da giardino tali da permettere la “forzatura”, ossia la fioritura anticipata, di alcune piante cui l’intellettuale sarebbe particolarmente legato. In particolare, egli avrebbe voluto, riscaldando l’aria del proprio parco fino alla giusta temperatura, far sbocciare nei mesi freddi le bouganville piantate in giardino, di fronte al proprio studio in una villa di Marrakech! Non ho idea se il risultato sia stato conseguito o meno, certo è che l’operazione, giustificata da intenti puramente estetici e del tutto voluttuari, deve essere risultata non poco complessa… L’ideazione più incredibile è stata però, secondo me, progettataLimonedagli inglesi che, come noto, sono immensamente appassionati di botanica. Qualche giorno fa, leggevo infatti su un giornale di settore che una nota famiglia di imprenditori sarebbe stata talmente interessata alla produzione del proprio frutteto ed alla spettacolare fioritura degli alberi di pesco ed albicocco, ivi presenti, da far progettare e realizzare, nell’ottocento, un avveniristico progetto. In concreto, essi fecero cingere le proprie piante da frutto da un doppio muro in muratura, dotato di una sorta di intercapedine interna e con all’apice numerosi comignoli. Durante il tardo inverno, i proprietari facevano riscaldare l’aria presente tra i mattoni, facendo bruciare una immensa quantità di carbone, in modo da mantenere la temperatura a livello adeguato e soprattutto costante nel tempo. Gli alberi venivano quindi “forzati” a fiorire in anticipo, con grande impatto estetico rispetto al panorama esterno al muro, ancora invernale, e, si dice, a produrre una immensa quantità di frutti, di eccellente qualità. L’operazione non era certo alla portata, sia progettuale che gestionale, di tutti ma le cronache riportano che la fioritura valesse l’incredibile “sforzo”, tanto da rendere il frutteto noto in tutto il Regno e da farlo rimanere, tuttora, una celebre attrazione turistica.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

     

  • Ippocastani a primavera: morte apparente, scorre la linfa vitale

    Ippocastani a primavera: morte apparente, scorre la linfa vitale

    Aesculus erbario 1

    Ippocastani a primavera

    Fluttuanti nuvole verdi, cangianti onde dai bianchi spruzzi che rifrangete l’altero sole, impassibile nel suo eterno fulgore. Vagate lente nello stanco vento, bagliori chiari, infinite sfumature, dal colore delle tenere foglie fino a quello delle alghe.

    Uniformi alla brezza vi piegate, vi flettete come non materici. Non sembrano i bruni rami esservi di intralcio, impalcature mirabili nelle tempeste e leggiadre nella tiepida e quieta aria primaverile.

    Candidi fiori come increspature nel mare in bufera, infrangono e dividono i mille toni del verde, scintillanti nel giorno che muore.

    Sotto le vostre chiome ancora deboli di molli foglie, nella sferzante luce del sole secolari vi reggono i tronchi, incrinati dal tempo, corrugati dagli anni, immobili nell’eterno ed imperituro moto dei rami.

    Alberi, sembrate, nel vostro bruno grigiore, apparentemente morti a primavera, nonostante la linfa vitale, lenta, già scorra.

    Troppo forse sprezzanti dei secoli, resistete solenni, fino all’estrema, ultima, sferzata di vento, cui cederete, freddamente indifferenti e maestosi, nel lacerante scricchiolio dello schianto.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore
    [si ringrazia per i suggerimenti Lorenzo Fabro]

  • La Camellia: la “curiosità” botanica di origine orientale

    La Camellia: la “curiosità” botanica di origine orientale

    CamelliaLa storia della prima Camellia da fiore, ad apparire in Europa, è piuttosto curiosa. Si dice infatti che essa sia arrivata in Occidente per errore, confusa con una essenza della varietà sinensis, da sempre coltivata per la produzione del tè. Questa preziosa bevanda orientale viene infatti proprio tratta, attraverso una complessa lavorazione, dalle foglie di questa particolare pianta.
    Il genere Camellia (meglio noto come Camelia) appartiene alla famiglia delle Theaceae. In Europa la Camelia è nota ed utilizzata principalmente come pianta da fiore ma nei suoi luoghi di origine, Cina e Giappone, si presenta come un alberello legnoso che supera i dieci Camellia sinensismetri di altezza, molto ramificato, con la corteccia liscia e che produce un legno estremamente duro.
    Le foglie delle piante sono lucide, provviste di un corto picciolo di colore verde intenso, glabre ed appuntite. Il fiore è generalmente solitario, si forma sui rami di un anno di età ed è di forma e colore molto variabili.
    Venendo alle differenti varietà, la Camellia japonica è originaria dell’Asia, del Giappone e della Corea ed è una pianta a portamento arbustivo che raggiunge anche i sei metri di altezza. Essa è caratterizzata da foglie coriacee, ovali o ellittiche con i margini seghettati, lucide e persistenti.
    I fiori si formano alla sommità dei germogli laterali e sono larghi una decina di centimetri circa, di colore bianco, rosa, rosso, porpora e possono essere semplici, White Nundoppi e semidoppi. E’ una specie molto coltivata con numerosissime varietà. Può essere cresciuta, a differenza di altre camelie, all’aperto nelle zone dove il clima è freddo. Fiorisce da febbraio a maggio. Tra le Camellie japoniche, riteniamo meriti ricordare almeno la bellissima “White Nun”, difficile da reperire sul mercato, dai petali bianchi, con il centro giallo ocra.
    La Camellia sasanqua è invece una specie che proviene dalla Cina e, a differenza della Camellia japonica, è molto più rustica e fiorisce da novembre a marzo e forma solo fiori semplici di un colore che varia dal bianco, al rosa ed al rosso.
    Camellia japonicaLa Camellia reticulata proviene dalla Cina, è semirustica e produce fiori molto grandi ed appariscenti di colore rosa, più o meno intenso, molto più piccoli di quelli delle camelie normalmente diffuse nei giardini.
    Una menzione a parte merita poi la già citata Camellia sinensis che sarebbe giunta dall’Oriente in Europa nel diciottesimo secolo, da questa varietà viene infatti ricavato il tè. I fiori di quest’ultima pianta sono bianchi, ma caratterizzati da numerosissimi stami di un colore giallo oro acceso ed intenso. Per arrivare alla preziosa bevanda è però necessario passare attraverso un complesso processo, interamenteCamelia japonica 1 manuale. In particolare, sarà necessario staccare le ultime due o tre foglioline apicali del ramo, quelle in fase di crescita, che dovranno essere poi sottoposte ad una attenta lavorazione, differente per ogni tipo di . Quest’ultima si articola sempre in vari e complessi passaggi: essicazione, arrotolamento e fermentazione. Il solo appassire delle foglie non consente infatti di ottenere risultati apprezzabili al gusto: la bevanda ricorderebbe solo molto alla lontana il tè che siamo, oggi, abituati a bere.
    In generale, le Camelie non sono difficili da coltivare. Sono piante che devono stare all’aperto, posso resistere in ambiente chiuso solo per brevi periodi, durante la brutta stagione, quando le basse temperature non consentono di farle crescere all’aperto. E’ poi preferibile posizionare la Camelia a mezz’ombra e non al sole diretto, in ambiente umido ed allo stesso tempo ben arieggiato.
    Camellia reticulataLa Camelia è, come le azalee ed i rododendri, una pianta acidofila, necessita pertanto di un terreno acido, sciolto, molto ricco di sostanza organica (come ad esempio foglie in decomposizione, aghi di pino, torba, terriccio di bosco, corteccia di pino…) e ben drenato. E’ infatti una pianta che non tollera i ristagni idrici.
    Infine, oggi la Camelia è una pianta conosciuta, diffusa ed ampiamente coltivata in giardini (in Liguria è assai utilizzata, grazie al clima mite, anche in “collezioni” in parchi pubblici e storici) e grandi contenitori. In origine, specialmente nell’Ottocento, questa pianta aveva però un fascino quasi esotico (provenendo dall’Oriente) ed “aristocratico” (essendo l’acquisto delle piante molto dispendioso), tanto da essere originariamente coltivata nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta, nelle serre dell’Orto Botanico di San Pietroburgo e da apparire abitualmente nelle sale da pranzo della famiglia Bonaparte.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com