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  • Rifiuti, raccolta domiciliare solo per 1/5 dei genovesi. Per gli altri, cassonetti intelligenti per indifferenziata e organico

    Rifiuti, raccolta domiciliare solo per 1/5 dei genovesi. Per gli altri, cassonetti intelligenti per indifferenziata e organico

    differenziata-mappa-genova-rifiutiLa notizia ormai è nota. Entro la fine dell’anno o, più probabilmente, dall’inizio del 2017 prenderà finalmente via il tanto attesto nuovo sistema di raccolta differenziata nel Comune di Genova. Non si tratta di una vera e propria e rivoluzione, come in molti si aspettavano, ma è comunque un cambio di passo notevole per riuscire a raggiungere le percentuali di differenziata imposte per legge regionale al 40% entro il 2016 e al 65% entro il 2020. Il nuovo piano di raccolta è stato presentato dal Conai, su commissione di Amiu e di Palazzo Tursi, e, seppure in modalità tra loro molto diverse, riguarderà tutti i genovesi. «Abbiamo suddiviso la città in quattro categorie per colore a seconda della predisposizione alla raccolta domiciliare – spiega Luca Piatto del Conai, come riportato dall’agenzia Dire – dalle verdi più adatte, alle rosse in cui è assolutamente sconsigliata la raccolta porta a porta. Ci sarebbero anche delle micro aree verdi e felici all’interno delle zone più difficoltose ma ci siamo organizzati per macro aree, cercando barriere naturali, per evitare fenomeni di migrazioni dei rifiuti da un quartiere all’altro».

    Come cambierà la raccolta differenziata, quartiere per quartiere

    differenziata-percentuali-genova-rifiutiI cambiamenti inizieranno con l’avvio della raccolta domiciliare nelle aree verdi e gialle, che interessano poco meno di 122 mila residenti (circa il 20% del totale), pari a quasi 59 mila utenze domestiche e 4500 utente non domestiche. Le zone interessate sono prevalentemente quelle collinari dei municipi di Ponente (a cui si aggiungono le abitazioni più vicini al mare dei quartieri più “esterni”), Medio Ponente, Valpolcevera, Media Val Bisagno, Levante (compresi ampi sconfinamenti “sul mare”), più qualche piccola enclave felice di Medio Levante e Bassa Val Bisagno.
    «Il quadro lascia un po’ l’amaro in bocca – ammette Piatto – e possiamo dire di aver scoperto un po’ l’acqua calda evidenziando che la raccolta domiciliare differenziata a Genova è complicata». 

    Per i restanti 470 mila genovesi, residenti nelle zone rosse e arancioni che corrispondono ai quartieri a più alta densità abitativa, la raccolta rimarrà stradale ma diventerà tracciabile attraverso i cosiddetti cassonetti intelligenti. Il sistema elettronico riguarderà solo l’indifferenziato e l’organico e consentirà di arrivare a una tariffazione Tari “puntuale”, basata sul principio “pago quanto produco”. I cambiamenti in questo caso inizieranno dalle zone arancioni (52% dei genovesi), che interessano oltre 306 mila cittadini per 148 mila utenze domestiche e 22 mila non domestiche, e saranno avviate progressivamente a partire dal 2017.

    Il processo dovrebbe terminare tra il 2019 e il 2020 con le zone rosse della città (28% degli abitanti), che riguardano 165 mila residenti, più di 77 mila utenze domestiche e oltre 5500 non domestiche, e sono prevalentemente concentrate nei municipi Centro Ovest, Centro Est e Bassa Val Bisagno, ovvero il cuore della città.

    Nuovi bidoncini per tutti

    RACCOLTA-DIFFERENZIATAPer tutti i genovesi, invece, è prevista la fornitura gratuita di un nuovo kit che aiuterà a differenziare i rifiuti a casa e consisterà in bidoncini dedicati per carta, vetro, organico e indifferenziato e sacchetti etichettati e tracciati per il multimateriale plastica-alluminio. La consegna avverrà progressivamente a seconda dell’avvio del nuovo piano di raccolta. Il costo dell’intera operazione di rinnovo dei contenitori con il sistema di tracciabilità si aggira attorno ai 15 milioni di euro per tutta la città, con un piano di ammortamento di almeno 5 anni. Mentre la cifra complessiva degli investimenti necessari per il radicale cambiamento di tutto il sistema sarà quantificata solo dopo l’estate, una volta terminata la redazione del piano di dettaglio che dovrebbe definire meglio anche in quali quartieri la raccolta domiciliare avverrà col sistema porta a porta e in quali attraverso cassonetti condominiali.

     «E’ stato fatto un ottimo lavoro – commenta l’assessore al Ciclo dei rifiuti, Italo Porcile – e dal momento che alla raccolta a domicilio non è interessata una fascia altissima della popolazione, ho chiesto un cronoprogramma molto ambizioso che ci consenta di essere operativi già negli ultimi mesi di quest’anno. La città è culturalmente pronta, con questo piano ora lo è un po’ di più anche l’amministrazione». L’assessore non si sottrae alle domande su chi si accollerà il finanziamento di questo piano e bussa alla porta della Regione: «Gli obiettivi così ambiziosi di riciclo – ricorda – sono stati imposti da una norma regionale. Sarebbe coerente che la stessa regione accompagnasse le richieste con risorse significative e non il grottesco milione di euro stanziato finora per tutto il territorio regionale».

    Intanto, il sistema di raccolta porta a porta inizierà in via sperimentale nei mesi di giugno e luglio nei quartieri collinari di Colle degli Ometti (1121 abitanti) e Quarto alta (3367 abitanti), mentre è in corso di studio una riprogettazione della raccolta dell’organico nelle utenze non domestiche e della carta e cartone per gli uffici pubblici.

  • Amiu, il futuro è adesso. Giorni caldi per decidere la riapertura di Scarpino e l’ingresso di Iren

    Amiu, il futuro è adesso. Giorni caldi per decidere la riapertura di Scarpino e l’ingresso di Iren

    rifiuti-amiuE’ già iniziata la primavera per il ciclo dei rifiuti genovesi che in questi giorni si gioca una fetta decisiva del proprio futuro. Mentre il mese scorso Amiu aveva annunciato l’avvio in autotutela delle opere preparatorie alla copertura (in gergo, capping) e messa definitivamente in sicurezza delle aree di Scarpino 1 e 2, il 2 marzo si è riunita la prima seduta della Conferenza dei servizi che dovrebbe dare il via libera anche alla riapertura della discarica genovese e ai lavori per la preparazione della nuova area di Scarpino 3 che sarà una cosiddetta “discarica di servizio”. Qui verrà costruita parte degli impianti per una gestione avanzata del ciclo dei rifiuti prevista dal nuovo piano industriale Amiu, redatto già a partire dal 2014, e verrà abbancata quella parte dei rifiuti residui a fine ciclo che dovrebbe essere sempre più marginale.
    E’ noto che sul per dare vita a tutte queste innovazioni la partecipata al 100% di Tursi abbia bisogno di un partner industriale che investa il necessario per realizzare gli impianti, il cui carico non può ricadere sulle bollette dei genovesi che già dovranno affrontare nei prossimi anni i maggiori costi dovuti al trasporto dei rifiuti fuori Regione nell’ultimo anno e mezzo di chiusura di Scarpino. Ed è qui che arriva il grande interesse di Iren che, nelle forme di un aumento di capitale, potrebbe rilevare anche la maggioranza di Amiu. Ma, nelle ultime settimane, benché il Comune di Genova prosegua deciso verso questa ipotesi che potrebbe anche concretizzarsi senza una vera e propria gara, si sono fatti avanti altri soggetti interessati all’operazione, come l’imprenditore Giovanni Calabrò (già noto in città per possibili operazioni calcistiche e imprenditorial-commerciali) e, soprattutto, una società sarda, Mefin, con due misteriose multinazionali alle spalle.

    Il punto sul nuovo piano industriale

    RifiutiSono tre le principali linee impiantistiche di sviluppo su cui Amiu sta lavorando: la prima riguarda la separazione della frazione secca da quella umida di tutto ciò che gettiamo nei cassonetti dell’indifferenziata, attraverso un progetto depositato ad aprile scorso presso le istituzioni e di cui l’azienda è in attesa di approvazione. Un passo fondamentale per non conferire più in discarica la parte putrescibile dell’indifferenziato che dovrà invece essere inviata ad appositi impianti di biodigestione (da non confondere con il biodigestore per l’umido di qualità, ovvero quello ottenuto dalla raccolta differenziata dei cassonetti marroni), al momento anch’essi fuori regione.

    Il secondo filone riguarda quella che nel gergo viene definita “fabbrica della materia”, ossia un impianto che andrà a recuperare dalla frazione secca residua, elementi di carta, plastica, vetro e metalli che possono ancora essere valorizzati: questo impianto dovrebbe sorgere nell’ex area Amt di Genova Campi, per cui a breve dovrebbe concludersi il passaggio di proprietà tra le partecipate dell’amministrazione comunale della Lanterna.

    Il terzo filone riguarda una sensibile accelerata sul sistema di raccolta differenziata: «A Genova – spiegava il mese scorso alla ‘Dire’ il presidente di Amiu, Marco Castagna – attualmente veleggiamo attorno al 39% ma entro marzo vedrà la luce un nuovo piano studiato anche grazie al contributo del Conai (Consorzio nazionale imballaggi)». Legato a questo tema, c’è anche la realizzazione del biodigestore per l’umido di qualità del Comune capoluogo: qui i ritardi sono più elevati e riguardano sia la scelta tecnica dell’impianto più adeguato sia la sua futura collocazione. «Stiamo cercando di superare il ritardo impiantistico nel più breve tempo possibile – commenta Castagna – ma scontiamo un’arretratezza di diversi anni. L’obiettivo è far presto sperando anche che i cittadini superino la classica ‘sindrome nimby’ (‘not in my backyard’, letteralmente ‘non nel mio cortile’, ndr) e comprendano che questi impianti sono fondamentali anche per pagare meno tasse sui rifiuti. Gli attuali costi elevati dipendono in massima parte dal fatto che non avendo le strutture adeguate dobbiamo smaltire il materiale fuori regione».

    Ma, secondo le associazioni ambientaliste, oltre all’umido non si deve dimenticare neppure la raccolta dei materiali che già vengono conferiti in maniera differenziata, come carta, plastica e lattine il cui processo di trattamento al momento risulterebbe saturo, e come il vetro, che deve essere conferito fuori regione al pari dell’umido.
    Nel frattempo si dovrà anche pensare a come impiegare il biogas prodotto dai biodigestori e, soprattutto, che cosa fare del materiale residuato dai processi di riciclo e riuso. Ma quando si arriverà a discutere nel concreto di questo, la realizzazione del piano industriale sarà già a buon punto.

    Il punto sul riassetto di Amiu e l’arrivo di Iren

    percolato-scarpinoCome si diceva, per realizzare i nuovi impianti servono denari freschi. Denari che, secondo quanto previsto da una delibera approvata con fuoco e fiamme dal Comune di Genova, dovrebbero essere garantiti da un partener industriale di Amiu. Negli ultimi mesi, questo partner sta sempre più prendendo le fattezze di Iren (la multiutility con quote possedute tra l’altro dai Comuni di Genova, Torino, Reggio Emilia, Parma e Piacenza), nonostante l’opposizione della sinistra genovese (in parte anche “di governo” con Sel e Lista Doria) preoccupata per una possibile privatizzazione mascherata anche della gestione dei rifiuti in città. Un timore confermato anche dal fatto che da una partecipazione di minoranza, l’ingresso della multiutility si sta trasformando, almeno secondo le voci dei soliti bene informati, in un forte aumento di capitale che consentirebbe a Iren di entrare in possesso della maggioranza di Amiu, proprio per le ingenti necessità di liquidità della partecipata.

    Secondo i fautori dell’ingresso di Iren, l’operazione potrebbe avvenire senza gara ma più semplicemente con “procedure di trasparenza a evidenza pubblica” seguendo la strada già imboccata da A2A, multiutility bresciana, sfruttando la possibilità data dai decreti governativi di aggregare società riferite allo stesso azionista. Certo, l’aggregazione dovrebbe rispettare alcuni requisiti fondamentali che, a detta del Comune, potrebbero essere garantiti ad esempio dalla necessità di non separare Scarpino dal processo di gestione del ciclo delle acque, già di competenza di Mediterranea delle Acque, controllata proprio da Iren.

    Iren o non Iren, il Comune deve decidere in fretta perché, una volta trovati i fondi, gli impianti non si realizzano certo con la bacchetta magica.

    Simone D’Ambrosio

  • La misteriosa proposta arrivata dalla Sardegna per “soffiare” Amiu ad Iren e gestire i rifiuti di Genova

    La misteriosa proposta arrivata dalla Sardegna per “soffiare” Amiu ad Iren e gestire i rifiuti di Genova

    raccolta-rifiutiQualcuno sta provando a mettere i “bastoni tra le ruote” nel processo di “privatizzazione” di Amiu che dovrebbe vedere l’ingresso come socio di maggioranza da parte di Iren. Dopo le voci di un possibile interesse dell’imprenditore Giovanni Calabrò, noto alle cronache per il suo avvicinamento al Genoa e alla Giochi Preziosi nonché per il possibile interesse ad arrivare in città con operazioni legate al commercio e alla grande distribuzione, negli ultimi giorni della settimana è circolata una curiosa manifestazione di interesse per l’acquisto di Amiu, protocollata dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria, arrivata da Mefin (Management environment finance srl), società con sede a Cagliari e a Oristano.

    Anche i sardi vogliono Amiu

    Come raccontato giovedì in esclusiva dall’agenzia Dire, la proposta riguarda un investimento da 150 milioni di euro, resi disponibili grazie all’accordo con due multinazionali (che per ragioni di riservatezza non possono ancora venire allo scoperto ma di cui si sa che una delle due ha fatturato 134 miliardi di dollari nell’ultimo anno, controlla società anche in Italia e lavora anche nel settore dell’ambiente), e la volontà di entrare in Amiu, rilevandola al 100% ma con la disponibilità anche a trovare un accordo con il Comune per eventuali partecipazioni strumentali di minoranza.

    Qualsiasi sia la strada, i vertici di Mefin tengono a ribadire che non è a rischio alcun posto di lavoro: «La nostra proposta – spiegano alla Dire – non è altro che un piano industriale completo, dalla raccolta allo smaltimento, che permette di sanare la situazione genovese senza operare alcun licenziamento o mobilità o cassa integrazione, con pieno mantenimento dell’attuale livello occupazionale. Questa ristrutturazione ci permetterebbe di rendere solvibile l’Amiu, azzerando perdite e debiti dato che la partecipata del Comune di Genova al momento non sembra più affidabile neppure per il sistema bancario e rischia il fallimento. Ci risultano circa 60 milioni di debiti ed esuberi di personale per oltre 500 addetti». Affermazioni pesanti che non sono destinate a lasciare il tempo che trovano visto che Amiu ha manifestato l’intenzione di rivolgersi agli avvocati per tutelare la propria immagine e dimostrare la non fondatezza dei conti sardi.

    Raccolta differenziata, la rivoluzione di Mefin

    Rifiuti raccolta differenziataTornando alla proposta di Mefin, si diceva, mantenimento degli attuali livelli occupazionali ma parte del personale dovrebbe probabilmente cambiare mansione e sarebbe coinvolta all’interno di quello che potrebbe diventare un nuovo ciclo di rifiuti che si ispira a una tecnologia impiegata a Sidney e unifica le operazioni di riciclo delle diverse filiere di trattamento per singolo materiale. «L’investimento interamente con capitali privati di 150 milioni di euro – precisa alla ‘Dire’ il portavoce della società, Gonario Cugis – riguarda la realizzazione di un impianto integrato per operare il riciclo di tutte le frazioni raccolte, il recupero energetico da biogas dalla frazione umida biodegradabile, attraverso una prima fase di digestione anaerobica e il successivo compostaggio, e l’assorbimento nel sistema di trattamento di rifiuti finale di una parte degli esuberi. Questo permette di ridurre i costi nel settore raccolta e avere dei ricavi dalla vendita di materie prime nel settore trattamento e, quindi, coprire l’esposizione finanziaria». Escluso qualsiasi collegamento con l’imprenditore Giovanni Calabrò, l’obiettivo della Mefin sarebbe l’ottimizzazione del sistema di raccolta differenziata genovese: «Il Comune, e quindi le tasche dei cittadini – sostiene la presidente Melas – soffrono sanzioni per non aver raggiunto una percentuale adeguata. Ma la colpa non è dei genovesi perché, in tutto il mondo, dove si utilizza il classico sistema a cassonetto non si raggiungono i risultati sperati». Due, dunque, gli interventi che verrebbero fatti in questo senso. «Il primo – entra nel dettaglio il portavoce della società sarda – riguarda il potenziamento del porta a porta che in alcuni casi consente di raggiungere anche il 75% di differenziata: in questo modo si evitano sanzioni e si riesce a ridurre la tariffa per i cittadini perché si andrebbe a dover smaltire meno indifferenziato e si annullerebbero i costi di trasporto per lo smaltimento fuori Regione». Più innovativo il secondo elemento: «Stiamo studiando – annuncia la presidente Melas – la possibilità di ridurre e semplificare le frazioni raccolte passando dalle classiche cinque (vetro-allumino, carta-cartone, plastica, umido, secco indifferenziata) a due, umido e secco. Il secco verrebbe poi frazionato in un apposito impianto che seleziona il multimateriale, già sperimentato a Buenos Aires». In realtà, a Genova le frazioni raccolte potrebbero essere tre, tenendo da parte il vetro un po’ più complicato da separare con questa tipologia di impianto multimateriale. Ma il progetto, per quanto interessante, stando a quanto riferito da Amiu, non sembra essere accoglibile nel rispetto dell’attuale normativa nazionale e locale.

    Il pedigree di Mefin

    Secondo ciò che i rappresenti della Mefin hanno raccontato alla ‘Dire’, anche la delicata questione delle aree in cui realizzare gli impianti, che tanto sta creando difficoltà ad Amiu per la messa in pratica del nuovo piano industriale, non sarebbe un problema: «Il nostro impianto integrato – spiegano – dovrebbe idealmente trovare collocazione tra i 20 e i 50 chilometri di distanza dal centro della città. E i genovesi possono stare tranquilli perché non verrebbe prodotto alcun odore nocivo o fastidioso: la digestione anaerobica dell’umido si svolgerebbe in ambiente ermeticamente chiuso necessario per estrarre il biogas. Abbiamo già individuato diverse aree e opzionato alcune zone industriali, il cui reperimento comunque rientrerebbe nel nostro investimento iniziale». Anche le aree sono naturalmente coperte da riserbo ma i rappresentati della Mefin non escludono che l’operazione possa essere realizzata anche a Scarpino. «Tutti gli impianti che compongono il nostro sistema integrato – dicono – sono già funzionanti, anche in Italia, ma in maniera disgiunta. Nel nostro Paese è stata fatta un’operazione a macchia di leopardo sulla raccolta differenziata ma in realtà la normativa europea prevede che ogni bacino arrivi almeno al 60% di differenziata. Il nostro sistema che fa riferimento alla tecnologia Rienerg System, brevettata nel 2010 dal World International Patent Protection Inventory Organization di Ginevra, è la migliore soluzione sia dal punto vista economico che ambientale ed è anche l’unica che ci risulti tecnicamente realizzabile seguendo i dettami dell’ultima conferenza mondiale sull’ambiente e sul clima che ha decretato la fine del sistema delle discariche e degli inceneritori».

    Per rispondere a chi solleva dubbi sulle competenze dell’azienda sarda, la presidente Melas spiega che Mefin ha già vinto gare internazionali a Dacca, (capitale del Bangladesh) per 300 milioni e due impianti in corso di realizzazione, assimilabili a quello che vorrebbero realizzare a Genova, a Khartoum (Sudan) per il trattamento di 700 mila tonnellate di rifiuti, in Nigeria per due impianti da complessivo 1 milione di tonnellate e ha superato la prima selezione a Dubai per un impianto da 200 milioni di dollari e 700 mila tonnellate l’anno. Insomma, il pacchetto presentato a Genova sembrerebbe, almeno apparentemente, completo. «Ora – confermano i sardi – la palla passa alla politica».

    Simone D’Ambrosio

  • Amiu risponde a Mefin: “Bello ma impossibile”. Dati su situazione azienda non veritieri, rischio querela

    Amiu risponde a Mefin: “Bello ma impossibile”. Dati su situazione azienda non veritieri, rischio querela

    Rifiuti«Ora la palla passa alla politica» dicevano i vertici di Mefin, dopo aver presentato il proprio progetto per rivoluzionare il ciclo dei rifiuti a Genova e la manifestazione di interesse per l’acquisto di Amiu. E la risposta della politica, e pure dell’amministrazione, non è certo tardata ad arrivare.

    Bello e impossibile, suona un po’ così la risposta del presidente di Amiu, Marco Castagna, al progetto di Mefin, riportata dall’agenzia Dire. «La soluzione proposta da Mefin – dice Castagna – a quanto ci è dato sapere dalle dichiarazioni dei loro vertici, non sembra compatibile né con il decreto 152/2006 né con l’attuale Piano dei rifiuti regionale che individua le tipologie di impianto consentite, tra cui non rientra quello pensato da Mefin. Si tratta di una proposta fatta da chi non conosce bene la realtà locale e italiana. A Buenos Aires ci sono tanti genovesi ma questo non rende l’impianto di Mefin autorizzabile anche nella provincia di Genova». Il presidente di Amiu spiega infatti che «la legge italiana dice che devi ‘raccogliere’ in maniera differenziata il 65%. Mettere tutto in un sacco e separarlo successivamente non è considerato raccolta differenzia ma recupero. L’impianto così come pare sia stato presentato non è dunque autorizzabile da nessuna parte in Italia». Di conseguenza, il piano industriale prospettato da Mefin rischierebbe di non poter andare in tariffa: «E’ industrialmente corretto – ribadisce Castagna – ma non è consentito dalla legge attuale».

    Normativa europea vs legge italiana

    Quello della legislazione italiana è un limite invalicabile che mal si concilia, però, con la normativa europea che non parla di raccolta differenziata ma di obiettivi di riciclo, stando a quello che spiega Marco Castagna: «Noi – specifica il presidente di Amiu – dobbiamo raccogliere i rifiuti in maniera separata: potrei riciclare il 100% ma se non lo raccolgo in maniera separata non mi conta come raccolta differenziata. La separazione, per essere considerata raccolta differenziata, deve essere fatta prima che il rifiuto giunga agli impianti. Anche l’impianto previsto dal nostro piano industriale per il recupero del secco, la cosiddetta ‘Fabbrica della materia’, non concorrerà ad aumentare le percentuali di raccolta differenziata a Genova perché quello che viene recuperato è stato buttato dai cittadini nel cassonetto dell’indifferenziato».

    In sintesi, dunque, il sistema presentato da Mefin sarebbe intelligente dal punto di vista industriale e probabilmente molto efficace in una realtà orograficamente complessa come quella genovese, ma non sembrerebbe essere autorizzabile. In realtà, il vertice di Amiu solleva più di una perplessità anche su alcune proposte concrete soprattutto per quanto riguarda il reimpiego degli esuberi: «Da quanto possiamo leggere – accusa – nella proposta di Mefin i lavoratori verrebbero reimpiegati al nastro, a separare con mano i rifiuti non differenziati, un po’ come avviene a San Francisco dove però non si deve sottostare alla normativa italiana».

    Amiu vs Mefin

    rifiutiA proposito degli esuberi ma soprattutto riguardo alla situazione finanziaria di Amiu dichiarata da Mefin, Castagna annuncia una querela ai vertici di Mefin «per le false affermazioni fatte a proposito della solvibilità, dell’affidabilità della società presso il sistema bancario, del rischio di fallimento e dei conseguenti esuberi, oltre che per le inesattezze circa la situazione debitoria dell’azienda». Il presidente di Amiu precisa, inoltre, che «nessun fornitore fino ad oggi ha lamentato alcun ritardo nei pagamenti da parte dell’azienda» e ricorda che «Amiu nel 2015 ha assunto 90 persone». Castagna conclude ribattendo che «è vero che risultano circa 60 milioni di debiti per la situazione di Scarpino ma ciò che Mefin non dice è che ci sono anche altrettanti crediti».

    Peraltro, dopo approfondite ricerche, i vertici di Amiu e del Comune di Genova avrebbero ben più qualche perplessità sulla solidità economico-finanziaria di Mefin e sulla conoscenza del settore rifiuti, quantomeno in Italia.

    Se questa possa già essere la parola fine sulla proposta sarda e avvicini ancora di più Iren ad Amiu, saranno i prossimi giorni a dirlo. Di certo resta che l’iniziativa della Mefin potrebbe aver sollevato l’interesse di molti per un’operazione che, a questo punto, non pare più così “scontata”. Intanto, lunedì prossimo, azienda, Comune e sindacati si incontreranno alle 17 per fare il punto sul futuro occupazionale mentre entro il 30 marzo Amiu dovrà presentare il progetto per l’impianto di pre-trattamento del percolato di Scarpino 1 e 2 ed entro la prima settimana di aprile tornerà a riunirsi la Conferenza dei servizi, quando dovrebbe già essere stato reso noto il piano metropolitano dei rifiuti che, in base anche a quanto previsto dalla normativa regionale, dovrebbe dire con più precisioni quali impianti si possono realizzare a Genova e dove (naturalmente in accordo con il Piano urbanistico comunale).

    Simone D’Ambrosio

  • No all’inceneritore in Liguria, comitati e Regione insieme contro il governo: «Scelta sbagliata e pericolosa»

    No all’inceneritore in Liguria, comitati e Regione insieme contro il governo: «Scelta sbagliata e pericolosa»

    rifiutiLa battaglia contro i nuovi inceneritori previsti dalla legge “Sblocca italia” è arrivata anche a Genova. È stata presentata questa mattina sotto i portici del palazzo della Regione la petizione del coordinamento ligure GCR – Gestione Corretta dei Rifiuti, un gruppo di comitati e associazioni nato qualche anno fa per promuovere la legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero”. L’obiettivo dell’appello, che già da qualche giorno è stato pubblicato sul portale change.org ha superato le 350 adesioni, è quello di fare pressione sulle Regioni affinché venga bloccato il provvedimento che prevede la realizzazione di 12 nuovi inceneritori in 10 Regioni italiane, in aggiunta ai 42 già in funzione e ai 6 in fase di costruzione. Secondo quanto previsto dal governo Renzi, uno di questi impianti di chiusura a caldo del ciclo dei rifiuti, con una capacità di almeno 210 mila tonnellate all’anno, dovrebbe trovare posto anche in Liguria. Un’imposizione a cui la Regione, tramite il presidente Toti e l’assessore Giampedrone, ha già fatto sapere che si opporrà in tutte le forme possibili, cambiando decisamente idea rispetto a quanto annunciato in campagna elettorale.

    «La notizia – dicono con il sorriso l’ing. Mauro Solari e il dr Franco Valerio, promotori della petizione – è che il presidente Toti è d’accordo con i comitati. Scherzi a parte, le motivazioni alla base del decreto nazionale non hanno fondamento: il numero di inceneritori da realizzare è stato calcolato partendo da dati inconsistenti mentre il pretrattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati, la raccolta dell’umido e una differenziata spinta, come previsto dal nuovo Piano Regionale, sono una risposta assolutamente adeguata alle esigenze dei liguri e non solo».

    Secondo quanto stabilito dall’Europa, gli Stati membri non possono procedere alla realizzazione di nuovi inceneritori se quelli esistenti non sono in attività per almeno il 70% del potenziale. Ma, le stime degli esperti parlano di diversi impianti italiani ampiamente sottoutilizzati. Inoltre, la stessa normativa europea indica una precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti, che prevede innanzitutto la riduzione, poi la preparazione al riutilizzo, poi il riciclaggio con recupero di materia e solo al penultimo posto l’incenerimento con recupero di energia, appena prima della fase residuale dello smaltimento (con incenerimento senza recupero di energia od in discarica).

    raccolta-rifiuti«Certamente – dicono Valerio e Solari – la Liguria è in forte ritardo rispetto agli obiettivi comunitari sulla raccolta differenziata ma la realizzazione dell’inceneritore non aiuterebbe a migliorare. I tempi di ammortamento per un impianto così costoso come quello previsto sono molto lunghi: significherebbe che si dovrebbe continuare a produrre rifiuti per alimentarlo almeno per i prossimi 20 anni. Si tratta solo di una marchetta del governo in favore degli inceneritoristi».

    Tra i firmatari dell’appello anche tutti i consiglieri di Lista Doria. «Pensavamo che i pericoli di una chiusura a caldo del ciclo dei rifiuti fossero definitivamente scongiurati dopo aver cambiato gli intendimenti della vecchia giunta Vincenzi – dice il capogruppo e consigliere delegato all’Ambiente per la Città Metropolitana, Enrico Pignone – ma speriamo che, anche grazie alla presa di posizione della Regione, pure il governo prenda atto che un’altra economia è possibile, un’economia circolare che completi il ciclo dei rifiuti con impianti freddo e non parli più di scarti ma di materia da reimmettere nel ciclo produttivo e in grado di produrre energia rinnovabile».

    Il tema potrebbe presto essere affrontato anche sui banchi di Tursi dato che il consigliere di Fds, Antonio Bruno, ha depositato una mozione che ricalca i temi principali della petizione di GCR. «Mi chiedo anche – aggiunge Bruno – come mai tutto questo clamore non sia stato fatto quando, dopo la chiusura di Scarpino, si è deciso di smaltire i rifiuti liguri in inceneritori fuori Regione. Se un impianto è inquinante, lo è a Genova come a Torino».

    «La situazione che si è venuta a creare a Genova con la chiusura della discarica di Scarpino è stata una vera e propria emergenza – ribattono Valerio e Solari – da cui si può uscire solo appoggiandosi alle altre Regioni. Certamente si tratta di una soluzione che deve rimanere temporanea e per questo motivo siamo molto preoccupati da un eventuale ingresso in Amiu di Iren, già proprietaria di impianti di incenerimento in altre Regioni: non vorremmo che quanto di buono fatto finora sulla carta del Piano industriale di Amiu e di quello regionale dei rifiuti, venisse vanificato per una mera operazione politico-economica».

    Il futuro del ciclo dei rifiuti genovese si fa dunque sempre più incerto. Tra una raccolta differenziata che stenta fino addirittura a regredire, un’azienda che aspetta di conoscere il suo futuro sempre vicino a una quantomeno parziale privatizzazione, un piano industriale che attende in qualche modo di essere finanziato per dare vita a quegli impianti che consentirebbero di rendere Genova virtuosa e sostenibile nel processo di smaltimento dei rifiuti, ci mancava solamente che tornasse in ballo la questione degli inceneritori. Questa tipologia di impianti, infatti, non solo è antieconomica (un kilowatt prodotto attraverso lo smaltimento di rifiuti in un inceneritore costa cinque volte tanto l’equivalente incamerato attraverso una centrale termoelettrica) e dannosa dal punto di vista ambientale ma può essere pericolosa anche per la salute di chi ci vive attorno. «Secondo uno studio di Arpa Piemonte legato all’inceneritore di Vercelli – spiega il dr Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Ist – la percentuale di morti tra la popolazione che vive o lavora stabilmente vicino all’impianto può salire fino al 7% nell’arco di 5 anni e al 16% in 10 anni (con picchi anche del 29%) rispetto al tasso di mortalità medio del resto della città».

    Intanto, qualcosa sembrerebbe muoversi anche a livello nazionale. La seduta di Commissione Ambiente della Conferenza Stato – Regioni, inizialmente convocata per oggi, in cui si sarebbe dovuti entrare nel merito del decreto attuativo dello “Sblocca Italia” che riguarda la realizzazione dei nuovi inceneritori è stata rinviata a fine mese. La speranza dei comitati è che attraverso una forte pressione esercitata in coordinamento con le Regioni si possa arrivare almeno a un parziale dietrofront.

    Simone D’Ambrosio

  • Tasse e rifiuti: quanto ci costa la chiusura di Scarpino e il trasporto fuori regione?

    Tasse e rifiuti: quanto ci costa la chiusura di Scarpino e il trasporto fuori regione?

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DTasi (tassa sui servizi indivisibili, sostanzialmente la discendente della vecchia Imu) invariata e Tari (tassa sui rifiuti) aumentata di una manciata di euro. L’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, ha confermato ieri in Consiglio comunale le indiscrezioni già circolate nei giorni scorsi sulla stampa locale. I genovesi potranno, dunque, versare tranquillamente entro il 16 giugno l’acconto Tasi; tempi più lunghi, invece, per la Tari, per cui arriveranno a casa i bollettini probabilmente con scadenze simili a quelle dello scorso anno (la prima rata per le utenze domestiche scadeva il 31 ottobre). L’annuncio dell’assessore al Bilancio è un’occasione per fare il punto sul delicato tema rifiuti, analizzandolo soprattutto dal punto di vista economico. Quanto costa oggi e quanto costerà domani ai genovesi la chiusura di Scarpino e il relativo trasporto dei rifiuti fuori regione? Nella prossima bolletta gli aumenti saranno quasi impercettibili… Proviamo a fare chiarezza.

    Tassa sui rifiuti: rimandata la stangata Scarpino, costi per ora coperti da Amiu

    Per legge il gettito complessivo della tassa deve essere sufficiente da solo a coprire tutti i costi del servizio di raccolta e smaltimento della spazzatura sul territorio cittadino. Per sapere quanto dovremo pagare quest’anno bisogna anche in questo caso aspettare l’approvazione delle delibere collegate al bilancio preventivo ma è ormai certo che gli aumenti rispetto al 2014 saranno contenuti nell’ordine di una decina di euro e non riguarderanno tutti i contribuenti. «Nel 2014 – precisa l’assessore Miceli – il gettito complessivo della Tari è ammontato a 126,552 milioni di euro mentre quello del 2015 sarà di 126,555 milioni: una differenza quasi impercettibile». Gli aumenti della bolletta, infatti, dipenderanno solo da una riduzione delle superfici tassabili: in altre parole, meno genovesi soggetti alla tassa e, quindi, importi un po’ più alti per chi deve pagare. «Semplificando con un esempio – spiega Miceli –vuol dire che se prima la tariffa la pagavano in 1000, ora gli stessi costi vanno ripartiti tra 950 persone a causa di maggiori abitazioni o esercizi commerciali sfitti».

    E Scarpino? L’assessore al Bilancio annuncia che per quest’anno i maggiori costi sono stati sostanzialmente coperti da non meglio precisate operazioni di «efficientamento complessivo di Amiu che hanno permesso di ottenere risparmi che sostanzialmente hanno azzerato i costi extra». Certo, sulla Tari 2015 incidono solo i trasferimenti fuori Regione del 2014: meno di tre mesi per un ammontare complessivo stimabile attorno ai 6 milioni di euro. «Si tratta all’incirca del 5% dei costi complessivi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti – dice il presidente di Amiu, Marco Castagna – un risparmio assolutamente in linea per un’azienda che si vuole innovare e rinnovare come Amiu, dato da maggiori ricavi e vari interventi di ottimizzazione del servizio».

    In realtà i risparmi annunciati sono al momento solo una previsione e saranno frutto di un mix di aumento di ricavi e maggiore attenzione ai costi che Amiu si è impegnata a produrre in atti concreti nel nuovo corso, parallelo alla realizzazione dell’ormai famoso nuovo piano industriale (qui l’ultimo approfondimento). In sostanza, i maggiori costi sostenuti nel 2014 per il trasporto dei rifiuti fuori Regione non verranno coperti da maggiori versamenti del Comune, e quindi dei cittadini, nelle casse della partecipata ma saranno ammortizzati direttamente dall’azienda attraverso un potenziamento del business proveniente dalla raccolta differenziata, il reintegro di alcune attività prima date in outsourcing e altri accorgimenti di razionalizzazione di costi interni.

    Un risparmio che potrebbe anche diventare strutturale e ripetersi negli anni a venire, soprattutto se si riuscirà a dare un’importante accelerata alla realizzazione del nuovo piano industriale che consentirà un approccio diverso al mondo dei rifiuti, non più visti come spazzatura ma come risorsa da riutilizzare.

    Ma che cosa succederà nel 2015 quando i mesi di conferimento dei rifiuti fuori Liguria da coprire saranno molti di più? La stangata sulla bolletta è solamente rinviata di un anno? «Sicuramente i costi del servizio del 2015 saranno maggiori perché sono di più i mesi di esercizio fuori Regione – ammette Castagna – ma è impossibile parlare di quanto questi si rifletteranno sulla Tasi del 2015: intanto non sappiamo ancora quando potremo riaprire Scarpino e poi bisognerà vedere in quanti anni decideremo di spalmare questi maggiori costi perché non è certo pensabile che vengano coperti tutti l’anno prossimo». Volendo azzardare delle cifre si potrebbe dire che, a parità di risparmi di Amiu e se malauguratamente  Scarpino dovesse rimanere chiusa per tutto il 2015, i maggiori costi da coprire si aggirerebbero attorno ai 23 milioni di euro (2,5 milioni al mese a cui vanno sottratti circa 7 milioni di presunti risparmi). Ma si tratta di un puro esercizio di stile perché, come tiene a sottolineare l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, «stiamo parlando di poste troppo variabili, su cui incidono i valori di mercato e intrecci molto più articolati di vari bilanci».

    Quello che è certo è che il famoso “costo di chiusura di Scarpino” potrebbe essere trasformato in una pillola più piccola da ingoiare perché dilazionata su diversi anni, una pillola su cui incide anche la scure degli improcrastinabili interventi previsti dal nuovo piano industriale (nella Tari di quest’anno rientra solo una piccola quota di lavori di messa in sicurezza della discarica di Scarpino) e che non si sa ancora come verranno finanziati.

    Proprietà immobiliari: tasse invariate

    Per quanto riguarda la Tasi, invece, sembra non cambiare nulla. E non poteva essere diversamente. Nel 2014, infatti, il Comune di Genova aveva applicato l’aliquota massima sulla prima casa, pari al 3,3 per mille (qui l’approfondimento). Invariato anche il sistema delle detrazioni in funzione della rendita catastale dell’immobile di proprietà e dei figli a carico. «La normativa nazionale – ha detto Miceli – prevede che nel caso non sia stata ancora approvata la delibera di definizione delle aliquote della Tasi per l’anno in corso (situazione in cui ricade il Comune di Genova, ndr), l’acconto sia uguale a quello dell’anno precedente, se non sono intervenute variazioni di possesso immobiliare. Qualora i Comuni approvassero successivamente aliquote diverse, le modifiche interverrebbero sull’importo del conguaglio». Una situazione, tuttavia, che non si dovrebbe verificare per i genovesi dato che l’assessore ha sottolineato l’intenzione dell’amministrazione di confermare in tutto e per tutto gli importi del 2014 nella delibera di quest’anno che anticiperà l’approvazione del bilancio.

    Via libera, dunque, ai pagamenti degli acconti. Per i cittadini che volessero un’ulteriore conferma, il Comune mette a disposizione un calcolatore automatico degli importi dovuti (qui), numero verde (800184913) e indirizzo e-mail (tasionline@comune.genova.it) per chi volesse chiarimenti specifici e, infine, un servizio di calcolo e stampa dell’F24 per il versamento previo appuntamento all’Ufficio IMU/TASI di via di Francia 3 – 2° piano (Matitone) da fissare chiamando il numero verde.

    Brutte notizie, invece, per chi sperava nel fondo di solidarietà per le famiglie in maggiore difficoltà economica. Il sostegno approvato lo scorso anno dal Consiglio comunale per rispondere alle pressanti istanze dei sindacati non è mai stato finanziato. La situazione critica delle casse comunali sembra non consentire l’introduzione di fatto di questo strumento perequativo neppure per quest’anno. La conferma, comunque, arriverà solo dal bilancio preventivo 2015 che, con tutta probabilità, si voterà a fine luglio. «Se nel Consiglio dei Ministri convocato giovedì – spiega l’assessore Miceli – il governo dovesse dare il via libera alle compensazioni ai Comuni per i mancanti introiti dovuti al cambiamento Imu – Tasi (che per Tursi al momento significano 27,5 milioni in meno a disposizione nel bilancio annuale, ndr) il discorso potrebbe essere riaperto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ciclo dei rifiuti, ecco il programma di Amiu per uscire dalla crisi: ma chi pagherà?

    Ciclo dei rifiuti, ecco il programma di Amiu per uscire dalla crisi: ma chi pagherà?

    percolato-scarpinoLa domanda è sempre la stessa. Chi troverà i 150 milioni che nei prossimi 5 anni serviranno a dare concretezza al nuovo piano industriale di Amiu? È evidente che le risorse pubbliche non possano bastare per le innovazioni tecnologiche necessarie a trasformare la partecipata del Comune di Genova da società di servizi a vera e propria società industriale. Nella tanto discussa delibera sulla razionalizzazione delle società partecipate (che dovrebbe essere messa in votazione nel Consiglio comunale di martedì prossimo), come d’altronde già previsto nella delibera di novembre 2013, si fa esplicitamente riferimento all’ingresso di un partner privato: le modalità, però, restano tutte da discutere, soprattutto all’interno della maggioranza che (e non è certo una novità) non è compatta sul tema.

    Decisamente più concordi sono tutti i consiglieri nel commentare positivamente le evoluzioni del piano industriale che Amiu ha presentato questa mattina in Commissione a Palazzo Tursi. «Nel piano industriale presentato in autunno – ha ricordato il presidente Castagna, intervenuto in Sala Rossa assieme al responsabile tecnico e progettuale di Amiu, ing. Cinquetti – delineavamo una serie di interventi da fare a Scarpino e ipotizzavamo un’evoluzione impiantistica ancora abbozzata. Sostanzialmente si lasciavano aperti alcuni scenari che, adesso, sono stati focalizzati».

    Innanzitutto, si prova a mettere la parola fine sulla stabilità della discarica di Scarpino. «È stato realizzato – assicura l’azienda – un sistema completo, semi automatizzato e in tempo reale di monitoraggio con oltre 100 punti di misurazione. Bisogna dire con chiarezza che la discarica è ed è sempre stata stabile: l’unico problema riguardava il coefficiente di sicurezza, ulteriore garanzia di stabilità, che era sceso sotto il valore di legge».

    In via di soluzione anche le problematiche riguardanti il trattamento del percolato e il bilancio idrico della discarica sestrese. «Sono state confermate le nostre supposizioni iniziali – spiega Castagna – e cioè che l’afflusso del percolato di Scarpino 1 è più del doppio di Scarpino 2. Il fondo della vecchia discarica non è stato impermeabilizzato e risente del flusso delle acque piovane». Per risolvere la questione, è stato messo a un punto un sistema di emungimento delle acque piovane e il loro drenaggio in versanti naturali.  «Va ricordato – sottolinea Amiu – che nel 2014 sono piovuti circa 3200 mm di pioggia contro una media degli anni passati tra 1500-1700. Tenendo conto delle variazioni climatiche abbiamo realizzato un bacino supplementare di accumulo percolato per circa 2500 metri cubi e 10 serbatoi mobili (per un totale di 3 mila metri cubi). Inoltre, sono stati predisposti due piccoli impianti mobili di depurazione da 100 metri cubi/ora». Risultato: si aumenta del 40% la capacità di stoccaggio del percolato, precedentemente di circa 14 mila metri cubi e ora salito a 19500 mc.

    Scarpino 3, la “nuova discarica”

    Più interessante e delicata la questione che riguarda la realizzazione di un nuovo lotto di discarica che verrà inevitabilmente battezzato Scarpino 3 ed entrerà esclusivamente in servizio per le frazioni residuali di rifiuti non recuperabili. Il progetto, soprattutto in vista di una potenziale estensione del servizio di Amiu a tutto il bacino della Città Metropolitana, punta ad ottenere la disponibilità di oltre 1,3 milioni di metri cubi di nuovi spazi ma, al momento, l’autorizzazione è stata richiesta solo per 150 mila metri cubi. I nuovi spazi sarà indispensabili alla riapertura della discarica perché Scarpino 2 sarà chiusa e sigillata. Contemporaneamente dovrebbero partire anche i lavori per la definitiva impermeabilizzazioni di Scarpino 1.

    Con Scarpino 3 si modifica parzialmente il ciclo dei rifiuti indifferenziati genovesi. Dal cassonetto verde arriveranno in discarica e verranno sottoposti all’impianto di separazione secco-umido. In Commissione è stato definitivamente confermato l’abbandono del progetto che preveda l’installazione degli impianti di separazione a Volpara e Rialzo: «A gara già fatta – ricorda Castagna – l’evoluzione normativa regionale ha imposto un cambiamento dell’impiantistica: a quel punto abbiamo deciso di sfruttare un’area interna a Scarpino per questo tipo di trattamento». Dopo la separazione, la frazione secca stabilizzata non entrerà nel giro della discarica, almeno in questa prima fase, e dovrà essere conferita fuori Regione a causa degli indici restrittivi imposti da via Fieschi per questo tipo di trattamento. L’umido residuale, invece, dopo essere stato stabilizzato, verrà abbancato negli spazi di Scarpino 3. La biostabilizzazione avverrà all’interno di una ventina di corridoi di cemento coperti da teli che consentono aerazione: un processo simile a quello del compostaggio domestico, che durerà circa una ventina di giorni per ogni ciclo.

    La differenziata secca di qualità continuerà ad andare, invece, all’impianto di via Sardorella a Bolzaneto per essere opportunatamente selezionata e valorizzata prima della vendita sul mercato.

    In questa prima fase, invece, continuerà ad essere conferito fuori Regione l’umido di qualità, proveniente dai cassonetti marroni. Un passaggio, quest’ultimo, che potrà essere internalizzato solo dopo l’entrata in funzione del biodigestore.

    Il piano industriale di Amiu prevede poi l’inizio di una seconda fase, all’interno di questo processo di nuova vita del trattamento dei rifiuti genovesi, che potrebbe partire tra il 2017 e il 2018, ovvero quando verrà realizzato l’impianto per il recupero spinto di materia secca che interverrà dopo la separazione dall’umido del rifiuto indifferenziato. In questo caso, il materiale recuperato sarà venduto mentre gli scarti residuali potranno essere finalmente abbancanti a Scarpino 3, così come l’umido non di qualità.

    A quel punto, per completare la chiusura del ciclo all’interno del territorio genovese e diminuire in maniera sempre più sensibile i rifiuti indifferenziati da abbancare in discarica, mancherà solo il biodigestore che dovrà trattare il materiale organico di qualità (quello raccolto nei cassonetti marroni), indirizzarlo all’impianto di compostaggio e vendere i prodotti sul mercato (gli scarti, invece, andranno a Scarpino 3). Ma dove verrà realizzato questo ormai famoso biodigestore? La scelta, come ricorda Enrico Pignone, capogruppo di Lista Doria, spetta al Comune: «Oltre alla ricerca delle risorse economiche e finanziarie per realizzare questo percorso dobbiamo per forza di cose risolvere il tema della disponibilità delle aree. Non tutte le innovazioni impiantistiche potranno trovare spazio a Scarpino: è indispensabile dare attuazione al recente accordo di programma siglato tra enti locali e sindacati, nel quale il Comune si impegna e risolvere la questione della scelta delle aree entro il 30 giugno. Solo una volta che avremmo definito le aree potremmo avere una più precisa definizione delle risorse economiche e degli investimenti necessari». Per il biodigestore il ballottaggio è sempre lo stesso: ex Colisa o Ilva. Tra meno di due mesi, finalmente, si avrà una risposta.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ciclo dei rifiuti e futuro di Amiu, il tempo sta per scadere: accordo di programma e capitali privati

    Ciclo dei rifiuti e futuro di Amiu, il tempo sta per scadere: accordo di programma e capitali privati

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Scongiurato lo sciopero Amiu. Il servizio di raccolta dei rifiuti sarà regolare anche lunedì 4 e martedì 5 maggio, evitando così il replicarsi di spiacevoli accumuli di spazzatura a ridosso del ponte del primo maggio, come accaduto invece durante le vacanze natalizie. La sospensione dell’agitazione è stata confermata oggi pomeriggio, dopo la sigla dell’accordo tra Regione, Città Metropolitana, Comune, azienda e organizzazioni sindacali sul futuro di Amiu.

    Come ampiamente circolato già a partire dalla serata di ieri, l’accordo prevede che entro fine 2015 la raccolta differenziata raggiunga il 42% e il 50% a fine 2016. Comune e Amiu dovranno individuare entro la fine di giugno l’area che ospiterà il biodigestore (in ballottaggio ci sono gli spazi ex Colisa ed ex Ilva), il cui progetto preliminare dovrà essere pronto entro fine anno e approvato dalla Città Metropolitana entro giugno 2016. A riguardo, inoltre, la Regione si impegna a trasferire risorse economiche europee derivanti dai fondi FESR. Inoltre, la Città Metropolitana si impegna ad approvare il piano relativo all’impiantistica del ciclo dei rifiuti entro luglio, mentre un mese prima dovrà essere siglato l’accordo tra tutti gli enti pubblici locali per la gestione del percolato di Scarpino indentificandone la migliore soluzione impiantistica e i relativi finanziamenti, attraverso l’impegno della Regione e il coinvolgimento dei Ministeri competenti. Infine, mentre Amiu si impegna a espletare tutte le procedure per la riapertura di Scarpino, la Regione ha siglato  un nuovo accordo con il Piemonte per il conferimento di 149 mila tonnellate di rifiuti della provincia di Genova.

    Emergenza rifiuti a Genova, necessari 150 milioni in 5 anni >> Leggi l’approfondimento

    In allegato all’accordo siglato questo pomeriggio, che conferma la condizione fondamentale del mantenimento dei livelli occupazionali e la salvaguardia delle attuali condizioni contrattuali di lavoro in Amiu, viene inserito uno schema programmatico (consultabile qui) per riassumere impegni e responsabilità che ogni ente pubblico si è assunto riguardo le diverse aree di criticità dell’azienda. Stralciato, invece, ogni riferimento all’ingresso di capitali privati in Amiu, anche se questa strada sembra sempre più ineluttabile per il mantenimento in vita della società.

    A seguito della contrattazione è stata aggiornata la commissione comunale odierna dedicata all’approfondimento della delibera sul riordino delle partecipazioni del Comune di Genova in altre società. I sindacati, infatti, non sono riusciti a raggiungere Tursi creando, tuttavia, l’ennesimo intoppo istituzionale: nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale, previsto martedì 5 maggio, era già in calendario la discussione e la votazione sulla stessa delibera che, tuttavia, l’aggiornamento della Commissione odierna ha impedito di licenziare. Tutto rinviato quantomeno di una settimana.

    Non ha però torto l’assessore Miceli a ricordare che «quella in esame non è una delibera su Amiu perché le società partecipate dal Comune di Genova sono decine. Dalla discussione che è sorta sembra che si tratti della delibera che decide i destini di Amiu ma, in realtà, su questa azienda ci si limita solamente a ribadire quanto già affermato a novembre 2013. E cioè che Amiu necessita di un partner industriale. Tutte le altre discussioni anticipano una discussione che dovrà essere fatta successivamente».

    Sul tema è già stata convocata un’apposita riunione di Commissione comunale per venerdì prossimo, nel corso della quale si dovrebbe anche fare luce sulle modifiche del piano industriale di Amiu in seguito all’approvazione del piano regionale dei rifiuti.
    Il nodo più importante da sciogliere resta quello legato ai soldi: chi e soprattutto come pagherà la messa in sicurezza di Scarpino 1 e le innovazioni tecnologiche previste dal nuovo piano industriale? E ancora: come verranno coperti i maggiori costi dell’azienda che, dalla chiusura della discarica sestrese, spende circa 2,5 milioni di euro al mese per lo smaltimento? Qualcosa in più sicuramente si inizierà a capire dopo il consiglio di amministrazione di Amiu in corso in queste ore, in cui dovrebbero finalmente essere fatti i conti nero su bianco. Le ultime indiscrezioni sembrerebbero confermare l’assoluta necessità di un’iniezione di denaro fresco: i conti dell’azienda sarebbero molto vicini al collasso e difficilmente si potrà andare avanti solo con le casse pubbliche. In proposito, si fa sempre più concreta la voce di un interessamento di Iren.

    Ma non tutte le forze politiche sarebbero d’accordo. Se, infatti, il Pd spinge sull’acceleratore per la vendita, le sinistre di Tursi non sono dello stesso avviso. «In questo momento – commenta il consigliere di Lista Doria, Luciovalerio Padovani – Amiu è certamente in forte sofferenza e mi chiedo, quindi, se sia opportuno procedere alla “valorizzazione” dell’azienda con l’ingresso di capitali privati o se non ci si esponga al rischio che la società possa essere svenduta piuttosto che valorizzata. Lascerei una porta aperta a diverse soluzioni che non comportino l’obbligo di cedere quote e di condividere il controllo dell’azienda con altri. Ad esempio, si potrebbe identificare un socio finanziario (non necessariamente industriale) oppure la partnership potrebbe limitarsi ad aggregazioni di scopo con la finalità di gestire insieme gli impianti. Almeno sulla carta, la possibilità di accesso a finanziamenti (cassa depositi e prestiti?) potrebbe darci il vantaggio di realizzare gli investimenti necessari, di mantenere il controllo dell’azienda più vicino a noi, senza necessariamente cedere quote di proprietà. In sostanza, quando si parla di partner industriale, si parla di Iren che è sì una società a controllo pubblico ma, come abbiamo visto, nel momento in cui la gestione strategica si allontana dal territorio, c’è il rischio di una riduzione sostanziale della capacità di governo dei processi e delle scelte da parte dell’azionista di riferimento». La discussione pubblica in Sala Rossa e privata in maggioranza si annuncia molto più che accesa.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza rifiuti, corsa a ostacoli verso la riapertura di Scarpino: a che punto siamo?

    Emergenza rifiuti, corsa a ostacoli verso la riapertura di Scarpino: a che punto siamo?

    RifiutiLa sensazione che il piano industriale di Amiu rappresentasse più una linea guida di massima che un quadro programmatico da seguire pedissequamente, si è avuta fin dai tempi della sua prima presentazione alla stampa e alla città. Gli elementi di incertezza, soprattutto dal punto di vista delle innovazioni impiantistiche necessarie, erano ancora molti come stanno confermando le evoluzioni di questi giorni. A complicare ulteriormente il quadro, si sono inserite le ormai costanti polemiche tra Comune e Regione per le ataviche mancanze sulla gestione dei rifiuti a Genova, come evidenziato anche dalla Commissione d’inchiesta parlamentare bicamerale che la scorsa settimana ha lanciato un alto allarme per il rischio di infiltrazioni mafiose in tutta la Liguria. Da un lato, il Comune accusa piazza De Ferrari di assoluta mancanza di chiarezza sulle regole per la gestione dei rifiuti, puntando il dito contro il cambio in corsa dei parametri di pretrattamento del materiale prima del suo conferimento in discarica e sottolineando l’assenza di un vero e proprio Piano regionale dei rifiuti; dall’altra, il presidente uscente Claudio Burlando accusa palazzo Tursi di aver cambiato idea sulla conclusione del ciclo per ogni nuovo inquilino, passando da inceneritore a gassificatore fino all’ultimo biodigestore.

    Se ne parlerà anche oggi pomeriggio in Commissione consiliare in Comune ma, intanto, in questo contesto piuttosto caotico, mentre la discarica di Scarpino continua a essere chiusa e i rifiuti dei genovesi vengono portati fuori Regione con costi che si aggirano attorno ai 2 milioni di euro al mese, sono circolate alcune voci circa possibili mini-rivoluzioni del piano industriale per quanto riguarda la realizzazione di alcuni interventi indispensabili per la riapertura della discarica sulle alture di Sestri.

    «Amiu – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta – è impegnata a definire il programma che ci porterà a riaprire la discarica entro metà anno. Ad oggi, il conferimento fuori Regione dovrebbe essere coperto fino a fine aprile, ma l’azienda sta proseguendo le trattative per prorogare tale periodo fino all’effettiva riapertura di Scarpino».

    Separatori secco-umido, urge chiarezza

    valbisagno-staglienoLa questione più delicata riguarda i cosiddetti separatori secco-umido, impianti che dovrebbero risolvere il pretrattamento dei rifiuti prelavati dai cassonetti dell’indifferenziata (quelli di colore verde) che non possono più essere conferiti “tal-quali” in discarica.
    In passato si è sempre parlato di due separatori da introdurre nei siti di Volpara (Valbisagno) e Rialzo (Campi), per cui Amiu avrebbe già concluso la gara di assegnazione se non fosse stato per un ricorso al Tar di una società non vincitrice. Ma, nel frattempo, è intervenuta la Regione a sparigliare nuovamente le carte in tavola.

    «Abbiamo chiesto al Comune di sospendere la gara – annuncia il presidente di Amiu, Marco Castagna – in attesa di capire la normativa definitiva prima di prendere una decisione e poter consolidare il piano industriale. Credo che qualunque azienda, se cambia una normativa in corso d’opera, debba mettersi in condizione di realizzare un’alternativa. Ci auguriamo che la Regione faccia chiarezza in tempi abbastanza rapidi perché metterci a posto con il tema del pretrattamento è uno dei punti che dobbiamo risolvere per arrivare alla riapertura di Scarpino».
    E il quadro si potrà definire solo con l’approvazione del Piano regionale dei rifiuti. Ecco allora farsi largo l’ipotesi b, quella di un unico separatore da realizzare direttamente a Scarpino.

    «Era un’alternativa – spiega Castagna – che avevamo già ipotizzato alla luce del fatto che la Regione, mentre era in corso la gara per l’assegnazione dei separatori, a dicembre, ha fatto una modifica delle norme di conferimento del secco. La presenteremo in settimana al Comune, al momento solo come ipotesi alternativa perché le Regione deve ancora inserire la nuova norma nel Piano regionale dei rifiuti in corso di approvazione. Restano, per ora, due ipotesi che hanno pari dignità, non è ancora stata scelta una strada per l’altra».

    Nel piano industriale di Amiu era già prevista la realizzazione a Scarpino dell’impianto di stabilizzazione dell’umido uscito dalla separazione. Secondo il piano b, nella discarica sestrese verrebbe inserita anche la prima fase di questo processo, ovvero quella della separazione, senza stravolgere in maniera eccessiva lo stesso piano industriale. «Al momento – sottolinea l’assessore Garotta – si tratta solo di un’ipotesi alternativa in fase di studio che potrebbe rendersi necessaria per rispettare le nuove linee guida regionali. Se i tempi e i costi saranno migliori rispetto al doppio impianto di Volpara e Rialzo, procederemo in questo senso».

    Un’ipotesi operativa che, in parte, potrebbe anche placare le ire degli abitanti della Valbisagno, che da anni chiedono la chiusura del sito della Volpara e quest’inverno hanno più volte alzato la voce soprattutto dopo la chiusura di Scarpino. I residenti, infatti, da un lato lamentano una crescita esponenziale del traffico di mezzi pesanti in entrata e uscita dal centro di compattamento e stoccaggio dei rifiuti diretti fuori Regione, dall’altro sono preoccupati per la previsione del piano industriale di realizzare uno dei due impianti di separazione secco-umido proprio in Valbisagno, contravvenendo a promesse decennali del Comune riguardo a una possibile chiusura del sito. I cittadini, che hanno anche dato vita a un Comitato Salute Ambiente Valbisagno, non credono ancora al “piano b” che è iniziato a circolare negli ultimi giorni: «Quando eravamo noi a chiedere che l’impianto di separazione secco-umido venisse realizzato lontano dalle case – dice un abitante della zona che chiede di ristare anonimo – sia Municipio che Comune non ci hanno ascoltato. Adesso che il piano industriale è stato approvato non crediamo che gli enti tornino sui propri passi».

    «Naturalmente – assicura il presidente di Amiu – dopo che i tecnici avranno presentato il progetto definitivo per l’eventuale impianto unico a Scarpino, se questa sarà la soluzione definitiva, sarà presentata anche al Municipio e all’osservatorio della Valbisagno: valuteranno poi i cittadini se placare o meno la loro protesta».

    Percolato e stabilità, problemi da risolvere

    percolato-scarpinoSeconda questione calda da risolvere in tempi brevi per ottenere l’autorizzazione alla riapertura di Scarpino riguarda il trattamento del percolato e delle conseguenti tracimazioni dalle vasche di raccolta nel Chiaravagna e suoi affluenti. Il 23 gennaio si è ufficialmente conclusa la gara (vinta dalla società Simam di Senigallia, Ancona) per l’affitto di due depuratori mobili in grado di trattare 2500 metri cubi di percolato al giorno, triplicando l’attuale capacità della discarica: una soluzione che dovrebbe mettere in condizioni di sicurezza l’intero impianto di Scarpino, dato che nei periodi di maggiore emergenza si sono raggiunte quote di sversamento attorno ai 300/400 metri cubi al giorno. Il liquido trattato dai nuovi depuratori risponderà ai requisiti di legge e potrà essere riversato nelle acque bianche del Chiaravagna senza rischio di inquinamento; la parte concentrata e filtrata dal percolato sarà invece indirizzata al percolatodotto per essere trattata nel depuratore di Cornigliano, come avviene per il resto del percolato gestito attraverso le attuali vasche di raccolta della discarica.
    Benché non si tratti di impianti semplici dal punto di vista tecnologico, l’entrata in funzione sulle alture di Sestri dovrebbe avvenire in tempi relativamente rapidi: l’assessore Garotta ha parlato dei primi giorni di marzo, più prudente il presidente Castagna che stima l’attesa in 2/3 mesi.

    Sempre per quanto riguarda la messa in sicurezza di Scarpino, altro capitolo importante è quello che si riferisce alla stabilità idrogeologica del sito, attualmente esposto a rischio frane, principalmente a causa di diverse e minacciose falde acquifere sotterranee. «Secondo le ultime analisi – specifica Castagna – siamo dentro al valore di sicurezza per quanto riguarda la stabilità in campo statico, mentre siamo leggermente al di sotto di quanto richiesto in campo sismico. La cosa più importante è che abbiamo presentato un progetto, già approvato dalla Conferenza dei servizi, che risolverà in maniera definitiva il problema della quantità di acqua sotterranea presente in discarica e che inficia i valori di stabilità». Si tratta di quattro mesi di lavori, per cui è in corso di predisposizione la gara con procedura d’urgenza, durante i quali verrà installato un sistema di dreni che entrerà in funzione quando l’acqua raggiungerà un determinato livello di guardia.

    Il biodigestore

    Sistemati separatori secco-umido, percolato e stabilità della discarica si potrà finalmente riaprire Scarpino, mettendo fine ai disagi e ai costi del trasporto dei rifiuti fuori Regione a cui stiamo assistendo ormai da ottobre. Ma anche allora non si potrà ancora cantare vittoria. L’obiettivo finale del riassetto del ciclo dei rifiuti genovesi è, come dichiarato dallo stesso sindaco Marco Doria, quello di trasformare Scarpino in una “discarica di servizio” da utilizzare esclusivamente per smaltire il materiale secco che non può essere in alcun modo recuperato. Per arrivare a ciò, tuttavia, Genova dovrà essere in grado di trattare anche il materiale umido differenziato, ovvero quello cosiddetto “di qualità”, proveniente dai cassonetti marroni e trasportato fuori Regione già prima della chiusura di Scarpino. L’ultima strada individuata nel piano industriale di Amiu passa attraverso la realizzazione di un biodigestore, da costruire nelle aree ex Ilva (Cornigliano) o ex Colisa (Fegino): «Dal punto di vista impiantistico – chiude Castagna – le due opzioni per noi sono sostanzialmente equivalenti: chiediamo al Comune che venga scelta l’area più facilmente ottenibile, quella in cui potremmo mettere piede in tempi più rapidi». Intanto, il progetto dell’impianto è stato approvato dal cda di Amiu il 23 dicembre e presentato al Comune il 13 gennaio: già nel corso di questa settimana, i vertici della partecipata dovrebbero incontrarsi con la direzione competente di Tursi per iniziare l’analisi di costi e benefici delle due opzioni.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Rifiuti genovesi, allarme feste e cenoni. Il punto della situazione con Amiu

    Rifiuti genovesi, allarme feste e cenoni. Il punto della situazione con Amiu

    raccolta-rifiutiIl giro d’Italia dei rifiuti genovesi prosegue anche nelle festività natalizie. Terminata la disponibilità di spazi nella discarica di Milano, Amiu e Regione Liguria stanno stringendo in questi giorni ulteriori accordi per sopperire alla chiusura di Scarpino ed evitare che attorno ai cassonetti si accumulino troppi sacchetti dell’immondizia in vista del periodo festivo e, comunque, fino a che non saranno pronti i nuovi impianti di separazione secco-umido, non prima della prossima primavera.

    Terminato l’accordo con la Regione Lombardia, che si era resa disponibile attraverso il presidente Maroni soprattutto per affrontare l’immediata emergenza post alluvionale, si sta lavorando alacremente per aumentare il quantitativo di rifiuti conferibili in Piemonte: Torino, Asti, Alessandria e, a partire dal 2015, probabilmente anche Cuneo. Nell’immediato, buona parte dei camion che fino a pochi giorni fa prendeva la strada di Milano, dovrebbe essere dirottata su Asti che potrebbe ampliare l’attuale disponibilità ricettiva di poco inferiore alle 100 tonnellate al giorno. La trattiva sull’abbassamento dei prezzi e l’innalzamento dei quantitativi conferibili quotidianamente e mensilmente riguarda, in realtà, tutte le discariche Piemontesi: «Ce la stiamo mettendo tutta – ci racconta il neo direttore generale di Amiu, Ivan Strozzi – lavoriamo pancia a terra tutti i giorni. Le difficoltà sono date soprattutto dal fatto che non possiamo contattare direttamente le imprese che gestiscono la raccolta dei rifiuti nelle altre città ma dobbiamo attendere gli accordi tra Regioni».

    In soccorso la discarica di La Spezia

    rifiuti-amiuLa novità più grande arriva dai nostri vicini di casa. È imminente, infatti, la sigla di un accordo con Acam per lo smaltimento di una parte di rifiuti nella discarica della Spezia. Una situazione molto vantaggiosa soprattutto dal punto di vista economico, visto che il conferimento dei rifiuti genovesi fuori Regione costa ad Amiu circa 2 milioni di euro al mese. Ma non si tratterebbe solo di risparmi di trasporto (e probabilmente anche di gestione del rifiuto, visto che i prezzi sembrano essere più vantaggiosi di quelli piemontesi): Acam, infatti, ha un debito piuttosto sostanzioso nei confronti di Amiu e, con la sigla di questo accordo, si potrebbe andare facilmente in compensazione. «Si tratta di un debito che io stesso avevo contribuito a provocare – ricorda Strozzi – quando ero amministratore delegato di Acam. Esisteva un piano di rientro che gli spezzini stavano rispettando ma che, con tutta probabilità, sarà rivisto grazie ai nuovi scenari che si stanno delineando. Questa disponibilità mi rende particolarmente felice perché è sintomatica di un ritrovato mutuo soccorso sul territorio: d’altronde quando 4 anni fa La Spezia era in difficoltà, fu proprio Amiu a darle una mano importante».
    Il fatto che La Spezia, bacino di voti naturale di Raffaella Paita, candidata alle primarie Pd e assessore regionale al Ciclo dei rifiuti, si renda disponibile solamente un paio di settimane prima della consultazione interna al Partito democratico, farebbe pensare a una facile mossa elettorale. Ma è lo stesso Strozzi a provare a sgomberare il campo da simili supposizioni: «Di fatto siamo arrivati ad Acam solo ora perché la discarica della Spezia fino a pochi giorni fa probabilmente non aveva spazi sufficienti da poter destinare ai rifiuti genovesi: l’impianto è a tutt’oggi in fase di riassestamento dopo l’incendio subito circa un anno e mezzo fa e, naturalmente, la prima urgenza era quella di mettere in sicurezza i rifiuti locali».

    Già in questi giorni, un piccolo quantitativo di rifiuti genovesi dovrebbe essere destinato anche alla vicina Toscana: in questo caso non sarebbe necessario l’intervento diretto della Regione Liguria ma si potrebbe sfruttare un accordo già esistente tra il Piemonte (con cui, invece, da piazza De Ferrari si collabora quotidianamente) e la società che gestisce i rifiuti a Massa Carrara. «Stiamo facendo come le formiche – commenta il direttore generale Strozzi – e lavoriamo camion su camion per cercare di liberare più spazi possibili dai nostri due centri di accumulo dei rifiuti alla Volpara e a Rialto».

    La raccolta della carta

    Buone notizie anche per quanto riguarda la raccolta della carta. È noto che i lavoratori di Switch, la cooperativa che ha in subappalto da Amiu questo servizio, sono entrati in sciopero lamentando mancati pagamenti dello stipendio, a loro volta dovuti a ritardi di versamenti da parte della partecipata del Comune di Genova nelle casse della cooperativa. La situazione, come annuncia Strozzi, è in via di soluzione: «Avevamo qualche arretrato che abbiamo saldato a inizio settimana (circa 250 mila euro, ndr). Ora si tratta solo di sbloccare definitivamente alcune gare che ha in gestione la Stazione unica appaltante del Comune di Genova, con l’apertura delle buste che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni sistemando definitivamente anche la raccolta di carta e cartone. Comunque, dopo un paio di giorni di sciopero dei lavoratori della cooperativa e dopo lo sciopero generale, anche grazie agli sforzi dei nostri dipendenti, la situazione va normalizzandosi». Tuttavia, con le festività in corso, qualche criticità a macchia di leopardo, soprattutto nei piccoli cassonetti di periferia, potrebbe verificarsi.

    La ricerca dei sfinanziamenti per combattere l’emergenza

    Nessuna novità, invece, sul fronte dei finanziamenti per la realizzazione concreta del nuovo piano industriale della partecipata. «Stiamo aspettando comunicazioni dal Comune – conclude Strozzi – perché purtroppo Genova, per una via o per l’altra, non si è dotata di un sistema impiantisco intermedio o alternativo a Scarpino. Con il piano industriale questo problema viene fotografato e affrontato: da parte nostra stiamo cercando di accelerare il più possibile i tempi di realizzazione dei separatori secco e umido e dei bio-stabilizzatori che ci consentirebbero di riprendere il cammino e dare a Genova strutture idonee al trattamento dei rifiuti».

    Intanto, il cda pre-natalizio della partecipata ha discusso della riorganizzazione interna dell’azienda. L’avvento del nuovo direttore generale e le inchieste della magistratura per lo scandalo appalti potrebbero portare a qualche piccola rivoluzione nelle prime settimane del nuovo anno: «Abbiamo parlato di nuovi ingressi e di una riorganizzazione di dirigenti – racconta sinteticamente il presidente Marco Castagna – ma non si è discusso tanto di persone quanto di figure, sia dal punto di vista tecnico che finanziario. A gennaio annunceremo tutto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza rifiuti a Genova, resa dei conti. Necessari oltre 140 milioni in 5 anni

    Emergenza rifiuti a Genova, resa dei conti. Necessari oltre 140 milioni in 5 anni

    rifiuti-amiuDifficile fare il punto della situazione su Amiu e sullo stato della discarica di Scarpino in questi giorni. La scorsa settimana i vertici dell’azienda e l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, hanno presentato finalmente le 172 pagine del nuovo piano industriale intitolato “Amiu 2020, recuperare risorse, creare lavoro, in Liguria” in cui, tra le altre cose, sono contenute le misure per scongiurare la chiusura definitiva della discarica sulle colline sestresi.

    Nei prossimi giorni, infatti, dovrebbe decadere ufficialmente la legge deroga regionale che consente di conferire i rifiuti a Scarpino nonostante la non adeguatezza del sistema di pre-trattamento alle norme nazionali ed europee. La rumenta genovese e non solo, come già ampiamente raccontato sulle pagine di Era Superba (vedi link sopra), avrebbe dovuto trovare ospitalità altrove: Torino, con buona probabilità, ma non solo dato che il capoluogo sabaudo è ancora alla ricerca di una soluzione per liberare nuovi spazi da dedicare ai nostri rifiuti urbani.

    alluvione-rifiutiNel frattempo, però, è successo, di nuovo, l’imponderabile (?). Il problema, adesso, non è tanto lo smaltimento dei rifiuti quotidiani, quanto la gestione della devastazione di un’intera città immersa nel fango. Ci ha provato il sindaco con un’ordinanza immediata che consente il conferimento a Scarpino della montagna di materiale alluvionato accatastato temporaneamente in piazzale Kennedy, in attesa che aria e, prima o poi, sole lo facciano seccare e diminuire di volume: ma con questa quantità di rifiuti (si parla addirittura del quadruplo rispetto all’alluvione del 2011) lo spazio sfruttabile sulle colline sestresi si riduce in men che non si dica. In Regione, dunque, sono ore frenetiche anche su questo fronte. Quella che già era un’emergenza è diventata una situazione assolutamente non più procrastinabile: bisogna mettere nero su bianco gli accordi con le discariche delle regioni limitrofe, e bisogna farlo subito.

    Per non farsi mancare nulla, intanto, è nuovamente scattato l’allarme percolato: le vasche di raccolta sono tracimate non solo a causa della pioggia incessante ma anche e soprattutto per colpa di quei rivi sotterranei che scendono dalla vecchia discarica di Scarpino 1 e vanno ad alimentare le vasche stesse. I liquami così sono finiti riversati nel rio Cassinelle, rendendo necessaria l’entrata in vigore dell’ormai consueta ordinanza che, per questo tipo di emergenza, consente l’immissione di percolato nel rio Secco per evitare che entri in crisi anche il depuratore di Cornigliano.

    Piano industriale Amiu: oltre 140 milioni in cinque anni. Chi paga?

    Dal punto di vista tecnico, il piano industriale è sostanzialmente diviso in tre parti: una riguarda gli interventi necessari per la messa in sicurezza della discarica; la seconda, quella più corposa, è riferita allo sviluppo impiantistico e alle varie opzioni, tutt’altro che definitive per un aggiornamento costante dal punto di vista tecnologico, fin qui studiate da Amiu; la terza, infine, offre uno sguardo sulle diverse opportunità europee per finanziare almeno parzialmente i nuovi impianti.

    «È evidente – ha dichiarato il presidente di Amiu, Marco Castagna – che siamo all’interno della tempesta perfetta: sono venuti al pettine tutti i nodi delle non scelte amministrative e legislative degli ultimi decenni. La natura, dopo 20 anni di chiusura dalla discarica di Scarpino 1, ci presenta il conto di lavori fatti 50 anni fa. L’unico modo per uscire dalla tempesta è stabilire in quale direzione andare e avere un equipaggio che remi in maniera coerente. Il piano industriale rappresenta la rotta, ambiziosa, che deve portare alla trasformazione di Amiu da società di servizi a società di tipo industriale, che non si occupi soltanto di raccogliere e smaltire i rifiuti ma anche e soprattutto di recuperare materia e produrre energia».
    Per abbracciare questo nuovo corso, l’azienda dovrà mettere in campo una serie di azioni strategiche inserite all’interno del nuovo piano industriale che partono da un aumento deciso della raccolta differenziata, passano da un necessario programma di sviluppo e ricerca di progetti innovativi e arrivano a un imprescindibile rinnovamento impiantistico. Tanto che Amiu stessa ha da qualche mese attivato un vero e proprio “Smart Lab” che si occupa di studiare le evoluzioni tecnologiche collegate a una sempre più efficienti gestione del ciclo dei rifiuti.

    Emergenza percolato e messa in sicurezza di Scarpino

    Scarpino, percolato nel torrentePer sistemare definitivamente la partita degli sversamenti di percolato dalle vasche servirebbero alcune decine di milioni di euro. Nel piano industriale di fresca redazione si parla di 20 milioni per attività di ricerca e contenimento dell’emergenza già avviate dall’azienda (che quest’anno ha speso circa 2 milioni di euro in proposito) a cui va aggiunta la quantificazione dell’impianto di trattamento del percolato da realizzare in discarica e chiesto dalla Provincia: i costi stimati parlano di 45 milioni di euro per la costruzione e 11 milioni di euro all’anno per la gestione. Una cifra mostruosa.

    «Per noi – commenta Castagna – questo tipo di impianto non rappresenta sicuramente la soluzione ottimale ma abbiamo dovuto ottemperare a una prescrizione della Provincia. Stiamo, comunque, lavorando anche su altre opzioni che hanno vantaggi maggiori sia in termini economici che dal punto di vista tecnico-impiantistico. Resta il fatto che i fondi per la messa in sicurezza di Scarpino 1 non devono essere reperiti, come di consueto, ricaricando la tariffa pagata dai genovesi: quando si parla di cifre di questa portata è necessario che ci sia la disponibilità da parte di tutti gli enti a sedersi intorno a un tavolo e progettare soluzioni sostenibili non solo dal punto di vista ambientale ma anche della loro realizzabilità».

    Sviluppo impiantistico, urgono 100 milioni: sistema di pre-trattamento non a norma

    Di impianti abbiamo già lungamente parlato nei nostri precedenti approfondimenti dedicati allo stato dell’azienda e del ciclo dei rifiuti cittadino. Vale la pena, comunque, anche in questa sede ricordare per sommi capi quali sono gli investimenti strutturali di cui Amiu non potrà assolutamente fare a meno. I primi, da cui dipende la possibilità di definitiva riapertura di Scarpino (fatte salve clamorose evoluzioni post alluvionali delle ultime ore), sono i separatori meccanici secco/umido che troveranno spazio nelle aree di Rialzo a Campi, e Volpara in Valbisagno, per un costo complessivo di poco inferiore ai 4 milioni di euro. Secondo quanto previsto dal piano industriale, la prima di queste due nuove strutture dovrà essere pienamente operativa entro luglio 2015, ma nelle scorse settimane si era parlato già di maggio/giugno per limitare al minimo i conferimenti di rifiuti fuori regione. Una volta che entrambi i separatori saranno funzionanti, il materiale che ne uscirà dovrà comunque essere conferito extra Liguria in attesa di ulteriori impianti.

    Nel 2018 toccherà, infatti, al biodigestore, che con tutta probabilità troverà spazio in aree ex Ilva, per il trattamento e il recupero della frazione organica: entro la fine dell’anno verrà completata la progettazione preliminare per procedere a quella definitiva nei sei mesi successivi e avviare la gara per la realizzazione già nel corso del 2016. A questo impianto è collegato lo studio di come utilizzare il biogas generato come energia alternativa alla corrente elettrica. Sempre per quanto riguarda il trattamento della frazione organica, Amiu dovrà anche approfondire l’opportunità di realizzare un nuovo impianto di compostaggio a Scarpino.
    Di pari passo a ciò non va dimenticata la già ampiamente annunciata estensione della raccolta dell’umido in tutta la città entro la fine del prossimo anno: nel 2013, su poco più di 310 mila tonnellate di rifiuti urbani, circa 113 mila sono state rappresentate da materiale organico ma solo 12500 tonnellate sono state differenziate come tale. Su questo capitolo la partecipata ha investito poco più di mezzo milione di euro nel 2014, ha previsto una spesa di 7 milioni per l’anno prossimo e di 3,5 nel 2016.
    Infine, bisogna valutare al meglio con quale tipologia di impianto, alternativa al gassificatore, chiudere il ciclo per quanto riguarda la frazione secca dei rifiuti residui.

    Collegata alla questione impiantistica, c’è anche la necessità di presentare entro la fine di quest’anno un piano per la realizzazione di nuove Isole Ecologiche, che preveda almeno un sito per ogni Municipio, la cui costruzione dovrà iniziare entro la fine del 2015.

    Tante voci, insomma, che messe insieme sfondano la barriera dei 100 milioni di euro. Altra cifra mostruosa ma indispensabile per raggiungere le soglie fissate dall’Europa, ovvero il 50% di raccolta differenziata entro il 2016 e il 65% nel 2020 (nel 2013 Amiu ha conferito a Scarpino 208 mila tonnellate di rifiuti mentre solo 108 mila sono state avviate al recupero, pari al 34,2%).

    I finanziamenti: dai capitali privati ai progetti europei

    economia-soldi-D4Ma come si trovano tutti questi soldi? Tre le ricette contenute nel piano industriale: attraverso un aumento delle tariffe; grazie all’apporto di soggetti privati; grazie a investimenti pubblici. È del tutto probabile che tutte le voci concorreranno all’obiettivo finale ma, prendendo per buone le parole dell’assessore all’Ambiente Valeria Garotta che ha più volte dichiarato come «gli investimenti non possono essere finanziati dal bilancio comunale né tantomeno dalle tasse dei genovesi», non resta che concentrarci sulle ultime due voci.

    L’ingresso di liquidità privata nel capitale di Amiu era già stato previsto lo scorso anno dalla famosa delibera sulle partecipate (qui l’approfondimento) che prevede la cessione di una quota parte non maggioritaria dell’azienda, a patto che la stessa mantenga funzione e controllo pubblici. L’ingresso di un privato, che libererebbe Amiu dal suo status di azienda in house, potrebbe avvenire attraverso un partenariato pubblico-privato nelle forme di un poject financing, dando vita ad esempio a una Newco per la gestione del nuovo polo impiantistico, oppure con il coinvolgimento di una multiutilities così come promosso con forza dal governo nel tentativo di ridurre il numero delle società partecipate dagli enti pubblici.

    Se la decisione dell’ingresso di privati in Amiu, che spetta esclusivamente a Giunta e Consiglio comunale, si può prestare ad ampio dibattito politico, nessun dubbio suscita invece l’opportunità caldeggiata dalla stessa azienda di guardare con molta attenzione ai fondi strutturali comunitari per la copertura di buona parte degli investimenti necessari. E proprio alla ricerca di fondi e altre forme di finanziamento comunitarie, come già anticipato sulle nostre pagine, è dedicata una sostanziosa appendice del piano industriale di Amiu. Questo capitolo dipende fortemente dalla prossima programmazione che Regione Liguria dovrà fare circa l’utilizzo delle risorse europee. Lo strumento principale di finanziamento delle politiche di sviluppo economico comunitario è rappresentato dai fondi strutturali e di investimento europei (SIE) da cui scende a cascata una serie pressoché infinita di altri progetti. Il coinvolgimento diretto di Piazza De Ferrari è dovuto al fatto che i finanziamenti vengono erogati secondo un Piano operativo regionale (POR) che fa riferimento al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR): la normativa prevede che l’80% delle risorse di questo fondo debbano essere investite in ricerca e innovazione, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, competitività delle piccole e medie imprese, transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Ma il restante 20% può essere liberamente impiegato sugli altri obiettivi tematici delle politiche di coesione tra cui spicca la tutela dell’ambiente e l’efficienza delle risorse.

    Come si diceva, vi è poi tutta una serie di progetti più specifici che potrebbero coinvolgere Amiu, tra cui: Horizon 2020, dedicato al finanziamento per l’innovazione sui temi dell’efficientamento energetico e sulla riduzione del consumo di acqua; Life, strumento finanziario dell’UE per l’ambiente; Urbact III, programma di cooperazione interregionale che punta alla transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio e alla tutela dell’ambiente attraverso l’efficientamento delle risorse; Jessica, a favore dello sviluppo urbano sostenibile; gli strumenti finanziari della Banca Europea degli Investimenti dedicati proprio alla messa a frutto delle politiche di coesione. Insomma, il quadro comunitario è molto variegato e le disponibilità possono essere davvero notevoli: certo, questo tipo di finanziamenti non può essere lasciato al caso ma ha bisogno di una programmazione puntuale, condivisa e costantemente monitorata.

    Tra le risorse pubbliche, naturalmente, ci sono anche quelle nazionali e, in particolare, i cosiddetti Fondi per lo sviluppo e la coesione (FSC, ex FAS): si tratta di uno strumento per la realizzazione di interventi in aeree sottoutilizzate elargiti dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e gestiti anch’essi dalle Regioni. Tutto ruota attorno a Piazza De Ferrari e la gestione delle attuali emergenze unita alle imminenti elezioni, purtroppo, disegnano un quadro non esattamente ottimale.

    «L’attuazione di questo piano industriale – chiosa il presidente di Amiu, Marco Castagna – potrebbe essere una delle nostre ultime opportunità: non ci sono molte alternative. Si tratta di un progetto credibile che deve essere visto come opportunità di sviluppo per l’intera Regione, intorno al quale si deve ritrovare un po’ di quella visione strategica che negli ultimi tempi mi sembra si sia un po’ persa perché ciascuno pensa solo alla propria autotutela». Appunto.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Chiusura di Scarpino e rifiuti genovesi in Piemonte: facciamo chiarezza

    Chiusura di Scarpino e rifiuti genovesi in Piemonte: facciamo chiarezza

    Rifiuti raccolta differenziataPassano i mesi, cambiano le cause ma la sostanza, purtroppo, è sempre la stessa. La discarica di Scarpino chiuderà, questa volta veramente. E lo farà tra pochissimo, nel giro probabilmente di una quindicina di giorni. Giusto il tempo per la Regione di revocare ufficialmente la “leggina” che prorogava la possibilità del genovesato di portare nella sua discarica il materiale raccolto dai cassonetti della spazzatura indifferenziata (circa 700/800 tonnellate di rumenta ogni giorno). Già perché questa volta non è più colpa della stabilità dei terreni alle spalle di Sestri né degli ultimatum lanciati dalla Provincia la scorsa primavera per la messa in sicurezza dal rischio frane. Questa volta ad andare sotto processo è il cosiddetto pretrattamento dei rifiuti, ovvero ciò che succede alla spazzatura dopo essere stata raccolta e prima del suo smaltimento definitivo.

    Lo scorso anno, l’allora ministro dell’Ambiente Orlando, aveva emanato una circolare che introduceva ufficialmente la necessità di separare la parte umida da quella secca della raccolta indifferenziata prima di poter smaltire i residui in discarica. Come altre discariche liguri che fino ad allora rientravano nella normativa prevista dalla precedente circolare Prestigiacomo, Scarpino non aveva e non ha tuttora gli impianti necessari per rispondere alle mutate esigenze. Così Regione Liguria, per ovviare al periodo transitorio in cui le discariche liguri, Scarpino compresa, avrebbero sanato la propria situazione impiantistica, aveva predisposto una deroga per tutti i Comuni che avessero presentato un cronoprogramma per l’adeguamento impiantistico e un piano per l’estensione della raccolta dei rifiuti organici. Una strada seguita dal Comune di Genova e dalla sua partecipata Amiu, che hanno già ampiamente anticipato i contenuti di un piano industriale che prevede proprio la realizzazione di due impianti di separazione secco-umido (uno alla Volpara, l’altro a Campi).

    Facciamo il punto con il presidente di Amiu Marco Castagna

    «La circolare Orlando – ricorda il presidente di Amiu, Marco Castagna – è uscita ad agosto 2013 quando Regione Liguria stava redigendo il piano regionale dei rifiuti che ha presentato a dicembre: contavamo che nel piano fosse contenuta la modalità per gestire il regime transitorio ma quando abbiamo visto che non era così, a gennaio abbiamo iniziato ad attivarci per la realizzazione degli impianti di separazione. È chiaro che un privato avrebbe avuto tempi molto più rapidi ma noi dobbiamo sottostare a procedure ad evidenza pubblica».

    La circolare Orlando, che di fatto sanciva la chiusura delle discariche liguri, faceva parte di un disegno organico che avrebbe visto parallelamente la nascita di una rete di impianti di termovalorizzazione che in Italia sono scarichi perché ricevono pochi rifiuti. «Peccato – prosegue Castagna – che la rete degli impianti di termovalorizzazione non l’abbiano fatta: come sempre la politica fa i provvedimenti giorno per giorno perdendo di vista l’interesse generale. I risultati sono che dopo mesi che Amiu lavora per mettere una toppa a una mancanza regionale ci ritroviamo in questa situazione grottesca».

    La stessa Regione aveva già messo le mani avanti al momento di licenziare il provvedimento di deroga, temendone l’incostituzionalità. Tanto tuonò che piovve, dicevano gli antichi. Puntualmente, infatti, da Roma sono giunti malumori e voci di una possibile impugnatura da parte del Ministero tanto che Burlando e Paita hanno annunciato il ritiro della legge. Quando questa decadrà ufficialmente (per il momento la proposta è stata approvata solo dalla giunta regionale ma deve passare ancora in Commissione e poi in Consiglio, oltre naturalmente ad attendere i tempi tecnici per la conversione), i rifiuti di Genova non potranno più raggiungere le alture di Sestri finché non saranno ultimati gli impianti di separazione secco – umido.

    I rifiuti genovesi andranno in Piemonte per un costo di oltre 10 milioni di euro

    Rifiuti«È chiaro – commenta Castagna – che oggi scontiamo ritardi accumulati negli anni ma sul tema specifico questa non è certo colpa di Amiu o del Comune. A livello pratico, comunque, dato che tra qualche giorno non ci sarà più la legge deroga regionale che aveva cercato di ovviare alla mancanza del piano regionale dei rifiuti, significa dover portare i rifiuti genovesi e non solo fuori Liguria».

    Così torna, come a maggio, la necessità di stringere accordi con altre Regioni per il conferimento fuori Liguria della nostra spazzatura. Dopo il no di Lomabrdia ed Emilia, l’unico a non essersi tirato indietro sembra essere il Piemonte. I rifiuti genovesi e non solo, con buona probabilità, troveranno ospitalità nell’inceneritore del Gerbido, a Torino, gestito da Trm, controllata di Iren. Ecco spuntare nuovamente il nome dell’azienda che già tante polemiche aveva fatto scoppiare prima dell’estate quando era apparsa la notizia di un suo possibile coinvolgimento per la soluzione della disastrosa situazione della spezzina Acam, a patto di poter mettere più di un piede nella più interessante genovese Amiu.

    Per il momento si tratta di illazioni. Ciò che resta, però, è che il conferimento oltre confine del nostro indifferenziato, costerà ad Amiu parecchi milioni: le cifre che stanno girando in questi giorni, ma che troveranno conferma solo dopo la formalizzazione degli accordi, parlano di circa 2 milioni di euro al mese più i costi del trasporto, per un totale sicuramente non inferiore a 10 milioni di euro per tutto il periodo di chiusura di Scarpino.

    «I costi dovrebbero aggirarsi attorno ai 100 euro a tonnellata – ammette l’assessore all’Ambiente Valeria Garotta (data  sempre più in bilico da Radio Tursi, ndr) – ma sbaglieremmo a confrontarli con un costo attuale nullo. Il conferimento dei rifiuti tal quali a Scarpino ha già adesso un suo costo naturale, ovviamente più basso rispetto al trasporto fuori Regione. Ma se avessimo già realizzato gli impianti di separazione secco-umido dovremmo comunque sostenere le spese per mandare l’umido fuori Liguria finché non sarà realizzato il biodigestore. Inoltre, lo stesso biodigestore, una volta attivo, avrà un costo per il trattamento dei rifiuti organici che potrebbe orientarsi attorno agli 80 euro a tonnellata. Sempre a livello di cifre – conclude l’assessore – è interessante notare anche che la tariffa di smaltimento prevista dal business plan del gassificatore (il cui progetto è stato definitivamente stralciato per fare posto al biodigestore, ndr) era superiore ai 150 euro a tonnellata».

    Un turbinio di numeri che, ad ogni modo, non deve far perdere di vista la sostanza del discorso: non appena chiuderà Scarpino, Amiu dovrà sostenere costi pari a 2 milioni di euro al mese più trasporto per il conferimento di rifiuti a Torino finché non saranno pronti i due impianti di separazione secco-umido, il cui avvio non è previsto prima di giugno 2015.

    lattine-rifiuti-bibite«In realtà – precisa il presidente di Amiu – la Regione ha affidato le trattative direttamente a noi: ci hanno semplicemente segnalato il Piemonte indicando soprattutto la discarica Torino. Mi sarei aspettato un elenco ufficiale invece c’è stata solo una comunicazione verbale. Abbiamo appena iniziato le trattative che, in una situazione normale, soltanto per gestire la logistica di un trasporto di tale portata, richiederebbero due mesi di tempo. Ma ci stiamo attrezzando per chiudere in 15 giorni, probabilmente ancora prima che la deroga decada formalmente».

    Chi si farà carico di questi esborsi? Il rischio è che tutto ricada sui cittadini sotto forma di rincari sulla Tari 2015. Giusto per fare i conti della serva, se si ipotizzasse un ammontare di 10 milioni di euro, i genovesi si troverebbero a dover pagare attorno ai 16 euro in più a cranio nella bolletta del prossimo anno (si tratta comunque di un calcolo assolutamente approssimativo che non tiene conto, ad esempio, delle utenze commerciali).

    «Tuttavia – assicura l’assessore Garotta – l’intero ammontare di queste operazioni non potrà essere totalmente coperto dalle bollette dei genovesi così come il finanziamento dei nuovi impianti da realizzare inseriti nel piano industriale. Lo abbiamo già detto alla Regione e glielo scriveremo anche». Di diverso avviso il presidente Amiu, Marco Castagna: «I costi per andare fuori ricadranno inevitabilmente sulla Tari. Quelli che invece potrebbero essere affrontanti in maniera diversa, ad esempio attraverso finanziamenti europei, sono gli investimenti strutturali e impiantistici».

     I nuovi impianti di separazione secco – umido. Amiu ha consegnato il piano industriale

    Scarpino, discarica di GenovaGià perché quelli del conferimento dei rifiuti fuori Regione non sono gli unici sostanziosi esborsi che i cittadini rischiano di vedersi accollati. La partecipata di Tursi ha, infatti, consegnato ieri ufficialmente al Comune il piano industriale (compreso l’allegato, già anticipato sulle pagine di Era Superba, intitolato “finanziamenti e uso strumenti finanziari europei per l’uso specifico delle risorse dell’economia circolare nel contesto dello sviluppo urbano sostenibile” che riguarda uno studio su come coprire i costi del rinnovo impiantistico attraverso fondi comunitari) annunciato in piena estate e in cui sono elencati interventi e costi per mettere in piena sicurezza ed efficienza la discarica di Scarpino e il ciclo dei rifiuti genovese. All’interno di questo documento, che verrà reso pubblico la prossima settimana, è contenuto, ad esempio, il progetto per il biodigestore ma anche i costi da sostenere per la realizzazione dei due impianti di separazione secco – umido. Secondo il cronoprogramma, questi dovrebbero essere effettivamente disponibili tra la fine di maggio e l’inizio di giugno: la gara è gestita dalla stazione unica appaltante del Comune di Genova ed è arrivata al momento dell’apertura delle buste. Come illustrato anche dal presidente di Regione Liguria, Claudio Burlando, si tratta di impianti dalla realizzazione piuttosto semplice. «Il separatore – ci spiega Marco Castagna – è sostanzialmente un tavolo che vibra, con cilindri che girano e buchi che consentano la separazione della parte più pesante, quella umida che scende sul fondo, da quella secca, che rimane in superficie. Le due tipologie di rifiuto vengono poi convogliate su appositi nastri trasportatori».

    «Ma vista la situazione di estrema emergenza – si chiede il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone – non sarebbe possibile pensare a qualche procedura più snella per accorciare i tempi di realizzazione degli impianti secco-umido? Anche perché, se è vero che per la costruzione bastano 5-6 mesi dall’apertura delle buste è altrettanto vero che non si possono escludere a priori ricorsi dalle società perdenti, arrivando così all’ormai consueto impantanamento burocratico nei corridoi dei tribunali».

    La risposta arriva direttamente da Castagna: «C’è una gara in corso, non possono chiuderla per motivi di urgenza perché mi esporrei comunque a ricorsi. Non ci sono soluzioni alternative perché anche una procedura di emergenza che potrebbe consentire l’arrivo di un ulteriore separatore in tempi più rapidi avrebbe bisogno dell’individuazione e dell’autorizzazione di un’area coperta ad hoc».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ciclo dei rifiuti, la delibera del Comune sotto la lente d’ingrandimento

    Ciclo dei rifiuti, la delibera del Comune sotto la lente d’ingrandimento

    consiglio-comunale-genova-giornalisti-DCon un paio di giorni di ritardo ma ben 17 in più rispetto alla promessa di arrivare in aula entro il 1° luglio, la delibera di indirizzo ad Amiu per la definizione del nuovo ciclo dei rifiuti è stata approvata giovedì scorso dal Consiglio comunale con 23 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Sel, FdS, Repetto dell’Udc, Anzalone e De Benedictis del Gruppo Misto) e 13 contrari (Pdl, Lega Nord, Lista Musso, M5S e Baroni del Gruppo Misto).

    Verso il piano industriale di Amiu, un iter travagliato

    Già note le situazioni che martedì avevano portato all’annullamento della seduta ordinaria con i consiglieri di opposizione usciti dall’aula al momento dell’appello per far mancare il numero legale vista l’assenza di alcuni membri della maggioranza.  Anche nella seconda convocazione di giovedì l’opposizione ha tentato di bloccare i lavori presentando una sospensiva con l’intenzione di attendere la discussione delle problematiche relative all’impianto di Volpara nel Municipio Media Val Bisagno, i cui cittadini avevano presenziato in buon numero in Sala Rossa esponendo  uno striscione nero con la scritta “Basta morti alla Volpara”. Ma la maggioranza ha serrato i ranghi e ha bocciato la proposta. Ecco allora che, dopo l’illustrazione di una ventina di ordini del giorno e 35 emendamenti, si è arrivati finalmente all’approvazione del documento che vincola la partecipata del Comune di Genova a presentare al Consiglio il proprio piano industriale entro la fine del mese.

    «In realtà – chiarisce il presidente di Amiu, Marco Castagna – si tratterà solo di una prima versione del piano industriale perché stiamo aspettando la road map dalla Regione per porre definitivo rimedio all’emergenza Scarpino e capire dove collocare il nuovo impianto di trattamento del percolato».
    In proposito sarà indispensabile capire a chi spetterà il finanziamento degli interventi: se, come sostiene Castagna, la messa in sicurezza della vecchia discarica di Scarpino 1 rientra in un quadro di lavori bonifica è un conto, altrimenti l’onere dei lavori ricadrà nel capitolo della gestione dei rifiuti e, di conseguenza, sulle bollette dei genovesi nei prossimi anni «che sarebbero così costretti a pagare oggi gli sbagli del passato». Oltre alle tempistiche di realizzazione dei nuovi impianti e ai conseguenti fabbisogni finanziari, Amiu dovrà anche rendere esplicite le necessità di personale in modo che Tursi possa predisporre un piano di assunzioni a tempo indeterminato

    A fianco alla presentazione del piano industriale, il presidente di Amiu ha annunciato anche l’arrivo di un dossier che metterà a punto un’efficace strategia per finanziare buona parte degli indispensabili adeguamenti impiantistici attraverso fondi europei. In questo capitolo rientrerebbe anche il biodigestore, la cui installazione al momento è stata supposta nelle aree ex Ilva a Cornigliano dove Mediterranea delle Acque sta già progettando un nuovo impianto di depurazione.
    Con l’arrivo del biodigestore entro il 2018, i cui costi si aggirano sull’ordine di grandezza dei 35/40 milioni di euro, potrebbe trovare in parte una soluzione anche la problematica Volpara (per quanto riguarda il ridimensionamento dell’area nel suo complesso, decisiva anche l’entrata in funzione del suddetto depuratore di Cornigliano entro il 2020, ndr), di cui i cittadini della Val Bisagno chiedono a gran voce la chiusura. L’avvio del nuovo digestore, in grado anche di produrre una discreta quantità di energia pulita, dovrebbe portare infatti alla dismissione dell’impianto di separazione secco-umido che nel frattempo troverà posto proprio nella discarica della Val Bisagno (insieme con quello che entro luglio 2015 dovrà essere installato nell’area di Rialzo a Campi).

    Gli indirizzi del Comune ad Amiu: differenziata, impiantistica, tariffazione

    RifiutiBenché siano già state annunciate e trattate su Era Superba a diverse riprese nelle scorse settimane, è certamente opportuno ricordare quali siano le principali linee di indirizzo che Giunta e Consiglio hanno fornito alla partecipata nel tentativo di rispondere alle strategie europee in direzione della cosiddetta “economia circolare”, basata cioè su una società che ricicla allo scopo di ridurre la produzione di rifiuti e di utilizzarli come risorsa prevenendo il consumo delle materie prime e mettendo in pratica una concreta ottimizzazione energetica.

    Il primo indirizzo della delibera riguarda il completamento “entro il 2016 dell’estensione della raccolta differenziata della frazione organica e della componente “secca” in tutta la città, sia per le utenze domestiche che per le utenze commerciali, diversificando le modalità di servizio al fine di ottenere ove possibile una raccolta di qualità dei materiali e tenendo conto anche degli aspetti economici”.
    Il piano di Amiu fissa in proposito una doppia fase per le utenze commerciali con circa 600 nuovi ritiri porta-a-porta a partire da questo mese e altri 1600 da dicembre. Per le utenze domestiche, invece, il potenziamento della raccolta, in questo caso principalmente di prossimità attraverso la predisposizione di nuovi cassonetti marroni, sarebbe dovuto partire da settembre ma la partecipata sembra essere in anticipo con la consegna proprio in questi giorni del kit per la raccolta dell’organico a circa 5600 famiglie residenti nelle zone di Carignano e via San Vincenzo. Prossime tappe Sampierdarena, Foce e Nervi per un totale di 50 mila abitanti entro la fine dell’anno.
    Grazie al potenziamento delle azioni di comunicazione, informazione ai cittadini e incentivazione economica, infatti, Amiu dovrà raggiungere degli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dal Piano Regionale (qui l’approfondimento), che prevede una percentuale del 50% al 2016 e del 65 % al 2020.

    Si arriva, poi, alla questione impiantistica. Ecco che cosa dice, in proposito, la delibera: “Completare la progettazione degli impianti necessari per il trattamento e recupero della “frazione organica” dei rifiuti, basati sulla tecnologia di digestione anaerobica, che dovranno essere realizzati entro il 2018, includendo anche l’ipotesi di una eventuale collocazione in aree Ilva. La soluzione impiantistica dovrà essere modulare, anche al fine di poter dare soddisfare le esigenze, ancora in fase di definizione, della Città Metropolitana”. Ecco, dunque, nero su bianco il superamento dell’inceneritore, salutato con grande soddisfazione dalle associazioni ambientaliste: «È una enorme rivincita per le associazioni, i comitati ed i cittadini – scrivono gli Amici del Chiaravagna – che nel luglio di 10 anni fa avevano fortemente contestato una delibera che, aprendo la strada alla costruzione di un mega inceneritore, sembrava avere messo una pietra tombale sul diritto alla salute, sulla democrazia, sull’equilibrio dei conti pubblici genovesi. Tutti insieme, siamo stati in grado di condizionare l’agenda politica locale e nazionale dimostrando il valore delle nostre tesi finalizzate esclusivamente al bene comune».

    Per quanto riguarda il nuovo impianto di digestione anaerobica (biodigestore), invece, la delibera parla di studiare “la possibilità di utilizzo del biogas generato per usi alternativi alla produzione di energia elettrica, quali l’autotrazione o l’immissione in rete, tenuto conto delle opportunità di incentivazione economica e della localizzazione dell’impianto”.

    Si parla poi di “approfondire la possibilità di realizzare presso il sito di Scarpino un nuovo impianto di compostaggio, in cui trattare la componente organica derivante dalla raccolta differenziata e dal trattamento anaerobico, sulla base dello studio di fattibilità del 10/11/2013 e alla luce delle criticità emerse sull’area. In alternativa, per consentire il computo della frazione organica nell’ambito dei criteri di calcolo delle percentuali di raccolta differenziata, sarà necessario identificare un altro sito, ovvero stipulare accordi con altri soggetti”.
    Per Scarpino, il primo punto all’ordine del giorno deve essere proprio il superamento dell’emergenza. Per questo la delibera ricorda che si dovranno “attuare tutti gli interventi necessari all’adeguamento della discarica di monte Scarpino affinché la stessa possa essere messa in sicurezza ed essere utilizzata come discarica di servizio per gli scarti prodotti dagli impianti di trattamento e recupero della frazione organica e secca, secondo le prescrizioni dei nuovi provvedimenti autorizzativi degli Enti competenti”.

    Infine, uno sguardo anche alla “frazione secca” dei rifiuti residui per cui dovranno essere elaborate “soluzioni impiantistiche da realizzarsi in alternativa al gassificatore, valutando – secondo criteri ambientali, economici e logistici – sia l’ipotesi di impianti per il recupero spinto di materia che quella di impianti di CSS (combustibile solido secondario) prevista dal Piano Regionale dei Rifiuti privilegiando prioritariamente la componente di recupero della materia”.

    Tutti questi elementi dovranno essere recepiti nel piano industriale che Amiu dovrà presentare entro fine mese. Entro fine anno, invece, la partecipata dovrà approvare un percorso per la realizzazione di nuove Isole Ecologiche in modo che ogni Municipio arrivi ad averne una.

    Tra i numerosi emendamenti accolti dalla Giunta e approvati dal Consiglio, merita particolare attenzione quello presentato dal capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone e sottoscritto da tutta la maggioranza, che per ammissione dello stesso assessore al Ciclo dei rifiuti, Valeria Garotta, «completa e rende migliore tutto l’impianto della delibera». Tra i punti principali delle modifiche apportate al testo licenziato da sindaco e assessori, si sottolinea lo sprone ad avviare sperimentazioni di soluzioni di tariffazione puntuale che adeguino l’imposta alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotto e l’istituzione di un Osservatorio di Cittadinanza Attiva “al fine di coinvolgere soggetti di rappresentanza dei cittadini, degli utenti e delle parti sociali” come attivi valutatori delle performance di Amiu e attenti segnalatori di eventuali esigenze.
    Molto soddisfatto della delibera il consigliere Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e da sempre impegnato nella lotta ambientale per un miglioramento del ciclo dei rifiuti cittadino: «Vedo questo passaggio come una sorta di rivoluzione culturale – ha detto Pignone – perché mai come ora in una delibera sono stati presenti così tanti grandi elementi di cambiamento. Questa delibera è una risposta adeguata anche nella direzione del sostegno del servizio pubblico delle aziende pubbliche. Fino a ieri sbagliavamo a guardare i rifiuti solo come una questione economica: ora sono finalmente considerati come materiali post consumo ovvero una risorsa». Ma la soddisfazione più grande per il primo eletto nella “lista arancione” a sostegno del sindaco sono le nuove prospettive tecnologiche: «Finalmente viene messo nero su bianco il superamento del gassificatore e dell’inceneritore – ha proseguito Pignone suscitando una reazione non proprio composta tra i banchi del Partito democratico – che molti consiglieri conoscono bene perché avevano votato con favore nel passato ciclo amministrativo in cui, tra l’altro, si cercava di risolvere i problemi della Valbisagno semplicemente spostandoli a Scarpino».

    Anche il sindaco Doria guarda con soddisfazione alla delibera approvata e tocca il tempo alla Regione pensando già alla costituenda Città Metropolitana: «Nel piano regionale – si legge in una nota del primo cittadino – sono previsti impianti di diverso carattere, funzionali al ciclo in aree territoriali omogenee o di valenza regionale. Le caratteristiche, la collocazione e i costi  di questi impianti  devono essere discussi in modo chiaro, trasparente e condiviso perché sono a carico dei cittadini dell’intera Liguria che è caratterizzata dalla presenza di una vasta città metropolitana». Secondo Doria, dovranno essere previsti investimenti pubblici, anche regionali, per la realizzazione di tali impianti. «Le linee di indirizzo decise dal Consiglio comunale di Genova – prosegue il sindaco – consolidano la funzione di Amiu a servizio dell’area metropolitana e quale importante risorsa industriale a livello regionale. La ripartizione delle risorse pubbliche dovrà tenere in debito conto il numero dei cittadini serviti e la valenza industriale delle aziende pubbliche esistenti sul territorio».

    Ma è ancora il capogruppo Enrico Pignone a tracciare la road map delle prossime priorità: «Innanzitutto dovrà essere messa in sicurezza la discarica di Scarpino – ricorda il capogruppo di Lista Doria – e nel frattempo vanno velocizzate le tappe del processo di separazione secco/umido». Il consigliere comunale guarda anche a un orizzonte più ampio: «Oltre a quanto Amiu proporrà nel proprio piano industriale dovremo studiare nuove filiere per recuperare il materiale che ieri era considerato solo rifiuto ma domani potrà anche portare lavoro, nel rispetto della salute dei cittadini e dell’ambiente».

    Ora la palla passa ad Amiu, prima che il dibattitto ritorni a Tursi una volta presentato ufficialmente il piano industriale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gestione dei rifiuti a Genova, il futuro non può più aspettare

    Gestione dei rifiuti a Genova, il futuro non può più aspettare

    Amiu, ad D'Alema e presidente CastagnaLuglio è il mese decisivo per capire le future prospettive della gestione dei rifiuti a Genova. Sullo sfondo resta il caso Scarpino e, dunque, la necessità di superare il conferimento in discarica della frazione organica – causa principale degli sversamenti di percolato all’origine dell’emergenza – tramite un contestuale potenziamento della raccolta differenziata. Per attuarlo, confermano dall’Azienda Municipalizzata Igiene Urbana di Genova, si prevede la realizzazione di un biodigestore anaerobico, destinato al trattamento della parte umida per produrre energia e compost, e l’adeguamento degli attuali depositi temporanei, Campi in Val Polcevera e Volpara in Val Bisagno, per trasformarli in impianti di separazione secco-umido, prima che i rifiuti indifferenziati prendano la via di Scarpino, come peraltro impone la Legge. Inoltre,  parte oggi (1 luglio) la raccolta spinta dell’organico che coinvolge inizialmente tutti gli utenti che, per ragioni professionali (quindi esercizi commerciali, ditte, ecc.), ne producono grandi quantità, passando dagli attuali 750 a 2100; poi toccherà al resto della città.

    Le linee guida sono pronte da mesi (vedi il nostro approfondimento), si attende la presentazione del piano industriale di Amiu – redatto in sintonia con l’azionista dell’azienda, ovvero il Comune di Genova – ed il recepimento delle indicazioni del piano all’interno di una delibera di indirizzo che approderà in Consiglio comunale probabilmente martedì 8 luglio.
    L’obiettivo della Giunta, a dire il vero, era quello di portare la delibera in Aula Rossa entro la seduta di oggi; ma ancora una volta i tempi sono stati disattesi, nonostante la convocazione in fretta e furia di una conferenza stampa nel pomeriggio di ieri in cui l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, avrebbe dovuto illustrare le linee guida che l’Amministrazione vorrebbe fornire alla propria partecipata. Nel primissimo pomeriggio, infatti, la delibera sarebbe dovuta passare al vaglio di una seduta di Giunta straordinaria, ma la convocazione dei giornalisti immediatamente dopo l’approvazione ha fatto salire su tutte le furie molti consiglieri (riuniti a Palazzo Tursi nella Commissione che discuteva il futuro delle aree di Fiera di Genova), che hanno “minacciato” di presenziare alla conferenza stampa. Così, puntualmente, pochi minuti dopo questa presa di posizione, ecco arrivare la revoca della convocazione dei giornalisti. Tra oggi e domani verrà convocata una nuova Giunta straordinaria, chissà se poi toccherà nuovamente ai giornalisti o si aspetterà formalmente un confronto (in Commissione o direttamente in Consiglio comunale) con i consiglieri.

    Il centro Amiu di Bolzaneto e la localizzazione dei nuovi impianti

    Scarpino«La questione Scarpino, le indagini della magistratura, e la situazione emergenziale venutasi a creare con lo sversamento del percolato – spiega Enrico Pignone, consigliere comunale della Lista Doria, conoscitore delle tematiche connesse alla gestione dei rifiuti in virtù della sua precedente esperienza nell’associazione Amici del Chiaravagna – ci impongono di fare particolare attenzione, nella stesura delle indicazioni, tenendo conto dell’improcrastinabile messa in sicurezza e chiusura definitiva di Scarpino 1, dunque ipotizzando una modalità di raccolta differenziata (RD) potenziata secondo la quale i rifiuti umidi non dovranno mai più finire in discarica. Per quanto riguarda la tecnologia dei nuovi impianti previsti, in primis del biodigestore anaerobico, parliamo di impianti a freddo».
    Secondo Pignone «Innanzittutto sarà importante trovare una sostenibilità economica, ad esempio recuperando l’energia prodotta dal biodigestore, e coprendo così, almeno parzialmente, i costi del servizio svolto da Amiu. Se vogliamo riorganizzare il sistema in maniera opportuna, seguendo la filiera dell’economia circolare, prima dobbiamo raggiungere una riduzione dei rifiuti alla fonte. Insomma, occorrono politiche connesse al contenimento dei rifiuti, non possiamo continuare a comportarci come avviene oggi».
    Nel prossimo futuro il servizio dovrà svilupparsi in funzione di un’idea ben precisa «Noi ci stiamo proponendo di aumentare la RD in funzione del recupero di materia, quindi bisogna stimolare la creazione di una filiera industriale per il trattamento e la trasformazione dei rifiuti ai fini del loro recupero e riuso, ovvero la vendita sottolinea il consigliere comunale della Lista Doria – In tal senso è necessario stabilire un rapporto con l’imprenditoria interessata al settore. I privati ci sono, ora dobbiamo mettere in piedi un’organizzazione adeguata per le diverse filiere».
    Magari partendo dal lungimirante esempio del centro Amiu di Bolzaneto (via Sardorella) – inaugurato nel marzo 2013 – per la lavorazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, considerato il più innovativo del Nord Ovest, capace di separare e trattare imballaggi in plastica, alluminio,acciaio, carta, cartone e tetrapak.

    La localizzazione dei nuovi impianti è l’aspetto più delicato dell’intera faccenda. «Prima si prevedeva di realizzarli a Scarpino, oggi dopo tutto quello che è accaduto, investire milioni di euro su quell’area mi sembra decisamente improbabile – spiega Pignone – Stiamo ipotizzando, dunque, di poter usufruire delle aree industriali che l’Ilva di Cornigliano non intende più utilizzare. Spazi che ovviamente interessano a molteplici soggetti. Se il Comune riuscisse a costituire, a Cornigliano, una sorta di polo unico, comprendente il biodigestore ed altri impianti di separazione e trattamento dei rifiuti, sarebbe un buon risultato. Considera che il centro di Bolzaneto in via Sardorella è ubicato presso un capannone in affitto. L’obiettivo è abbattere, per quanto possibile, i costi».
    L’adeguamento dei siti di Volpara e Campi, invece «Rappresenta la risposta all’emergenza legata alla frazione umida – continua Pignone – Si tratta di impianti, non invasivi dal punto di vista ambientale, che separeranno immediatamente la parte organica da quella secca. In Val Bisagno tale progetto ha già suscitato la contrarietà di comitati e cittadini, una reazione comprensibile visto che le persone non si fidano più di una classe politica che per anni ha fatto promesse senza mai mantenerle. Io penso che, se davvero vogliamo essere credibili, nell’arco di quest’anno dobbiamo avviare la realizzazione degli impianti e mettere in pratica una RD efficace, fin da subito, non possiamo perdere altro tempo».
    Biodigestore, impianti di separazione secco-umido, impianti di trattamento, coinvolgimento dei privati per la parte economica «La chiusura del ciclo a freddo vuol dire questo. Per Genova, seguire tale schema, significa diventare una delle prime città, a livello europeo, ad accogliere la filosofia di “rifiuti zero”».

    Il biodigestore

    raccolta-rifiutiLa realizzazione del biodigestore è probabilmente il tassello principale del progetto complessivo. «In termini economici la spesa sarebbe di qualche milione di euro, cifra comunque ridicola rispetto alle centinaia di milioni necessari per costruire un inceneritore – afferma l’esponente della Lista Doria in consiglio comunale – La Regione ci deve mettere una quota. Ma dovremo trovare altre risorse, ad esempio bussando alla Cassa Depositi e Prestiti che prevede una parte di finanziamenti espressamente dedicati a simili impianti. Insomma, le condizioni economiche per immaginare l’intervento ci sono. Io non mi scandalizzerei se Amiu, in questo processo, fosse affiancata da un partner finanziario. Attenzione, però, sto parlando di un partner esclusivamente economico, non industriale, perché sennò si instaurerebbero delle logiche di mercato distanti dalla mission dell’azienda municipalizzata».
    Enrico Pignone conclude lanciando una proposta a prima vista provocatoria ma sicuramente innovativa. «Il Comune potrebbe emettere dei bond comunali (nel linguaggio economico e finanziario obbligazione, nda) tramite i quali i cittadini genovesi avrebbero l’opportunità di acquistare il nuovo biodigestore, impianto che in qualche misura, attraverso la produzione di energia e compost, consentirà una rendita economica. Sarebbe una scelta dei singoli che condividono la filosofia alla base della futura gestione dei rifiuti. Proporre una cosa del genere in Italia sembra fantascienza ma in altri Paesi non è così. Io penso che almeno una parte della copertura economica dell’impianto sarebbe reperibile in questo modo».

    Da rifiuto a risorsa: la produzione di biometano

    Era Superba ha chiesto un parere al prof. Federico Valerio, chimico ambientale da sempre impegnato sul tema della gestione dei rifiuti in città. «Io le posso dire qual è, secondo l’associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde), la tecnologia migliore per il trattamento dell’umido. Per una città delle dimensioni di Genova il biodigestore anaerobico può essere una buona soluzione, a patto che sussistano due condizioni in grado di rendere davvero efficiente l’intero processo. La prima è che il digestato, ovvero la parte che resta dopo il trattamento biologico (con l’uso di battere anaerobi), sia sottoposto a trattamento aerobico per migliorare le caratteristiche del compost che, a quel punto, potrà essere immesso sul mercato. Stiamo facendo pressioni su Amiu affinché tenga conto di tale condizione. La seconda è che il nuovo impianto venga utilizzato anche per produrre una particolare forma di metano chiamato biometano (per distinguerlo dal metano fossile). Un biodigestore da circa 50 mila tonnellate, come quello previsto a Genova, potrebbe produrre biometano per coprire il consumo domestico per cucina e acqua calda di tutti i genovesi. Non mi sembra un aspetto per nulla trascurabile. I vantaggi della messa in rete del biometano sono molteplici: si può immagazzinare nei periodi di minor consumo, la sua produzione è costante tutto l’anno, è una fonte di energia rinnovabile e la materia prima, gli scarti organici, è una produzione nazionale».
    La frazione umida destinata al biodigestore «Dovrà essere di ottima qualità – continua Valerio – Per questo motivo sarebbe opportuno sviluppare una raccolta porta a porta, come gli ambientalisti sostengono da anni. Amiu a luglio dovrebbe partire con la raccolta spinta dell’umido prodotto dagli esercizi commerciali, ma poi occorrerà estenderla a tutti i cittadini. Comunque bisogna puntare sulla riduzione di rifiuti alla fonte. Fondamentale è la comunicazione ai cittadini, Amiu dovrebbe impegnarsi di più in questa direzione.».

    Per quanto riguarda l’impiantistica di separazione secco/umido «Dovrebbe riguardare soltanto la parte rimasta non differenziata, si presume un 10-20% di umido – afferma Valerio – I nuovi impianti permetteranno di non conferire l’umido in discarica e, vista la situazione di Scarpino dovuta al percolato, sappiamo quanto ciò sia importante. Inoltre, in prospettiva futura consentiranno il recupero anche di altri materiali. Come avviene nel centro di Bolzaneto in via Sardorella. Dobbiamo seguire le filiere che si sviluppano a partire dal trattamento meccanico dei rifiuti, è questa la strada maestra, come peraltro indica l’Unione Europea. Io propongo di implementare l’impianto di Bolzaneto e realizzarne altri con la stessa filosofia, in modo tale da aumentare il recupero e la trasformazione di ogni materiale».
    Anche per il prof. Valerio la soluzione più logica sarebbe quella di realizzare un polo unico nelle aree Ilva di Cornigliano, dove presumibilmente troverà ubicazione il biodigestore. «L’insieme di questi interventi rappresenta un passo avanti notevole – conclude Valerio – L’Europa si muove verso la filosofia “rifiuti zero”, verso l’economia circolare che finalmente l’Amiu del presidente Marco Castagna sta promuovendo. Genova oggi è al bivio. Scarpino ormai è insostenibile. Fortunatamente, però, non avere preso decisioni scellerate in passato, mi riferisco alla realizzazione dell’inceneritore, adesso ci offre l’opportunità di imboccare finalmente la strada giusta».

     

    Matteo Quadrone

  • Consiglio comunale, Scarpino e Buridda: la riapertura della discarica e gli uffici pubblici all’ex Garaventa

    Consiglio comunale, Scarpino e Buridda: la riapertura della discarica e gli uffici pubblici all’ex Garaventa

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Giornata particolarmente intensa quella trascorsa ieri nella Sala Rossa di Palazzo Tursi, dove i consiglieri comunali si sono confrontati su alcune delle questioni più calde in città, scaldando i motori in vista della prossima discussione sul bilancio. All’ordine del giorno sono, infatti, stati iscritti due articoli 55, discussioni aperte dalla giunta e seguite da un intervento per ciascun gruppo consiliare, sulla situazione di Scarpino e sullo sgombero del Lsoa Buridda e la successiva occupazione dell’ex scuola Garaventa.

    Dopo un antipasto colorito del leghista Edoardo Rixi che ha piazzato sotto i banchi della giunta due sacchi di spazzatura dicendo che non avrebbe saputo dove altro conferirli, la continua emergenza Scarpino è tornata a far discutere il Consiglio comunale. La discarica, come previsto dall’ordinanza della Provincia, nella notte è stata nuovamente chiusa nell’ansiosa attesa del responso dei tecnici della Protezione civile nazionale che, in giornata, dovrebbe dare il via libera alla riapertura ordinaria.

    Ma se ciò non dovesse accadere? Se questa malaugurata ipotesi dovesse verificarsi, l’assessore Garotta ha annunciato, per la prima volta senza alcuna ambiguità, che il sindaco sarebbe pronto a firmare l’ordinanza che consentirebbe di continuare a scaricare la “rumenta” a Scarpino. Certo, bisognerebbe fare anche molta attenzione alle motivazioni con cui gli esperti della protezione civile confermerebbero la chiusura «perché – come sostiene provocatoriamente Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e senza dubbio il più esperto della tematica tra i consiglieri (e, probabilmente, non solo) – a quel punto si ammetterebbe un serio rischio di incolumità per gli abitanti di Sestri per cui dovrebbe essere approntato un piano di evacuazione. Speriamo che queste preoccupazioni rimangano solo parole e, da un problema quale è, Scarpino non si trasformi in un incubo, come successo a Napoli».

    L’assessore comunale all’Ambiente sembra comunque ottimista: «Non abbiamo certo elementi per anticipare l’esito dei tecnici – ha detto Garotta – ma i dati topografici raccolti in questi ultimi giorni proprio su input della protezione civile nazionale confermano che non ci sono spostamenti di rifiuti all’interno della discarica».

    Ecco allora aprirsi l’orizzonte sul futuro, un futuro che i consiglieri avranno ampiamente modo di discutere nel corso di un’apposita seduta di commissione giovedì e di una seduta monotematica di Consiglio comunale, in calendario martedì prossimo. «Ma anche se Scarpino riaprisse – anticipa i tempi il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro – che cosa succederà poi?».

    Una preoccupazione ripresa anche da Simone Farello: «Il problema di Scarpino – ha detto il capogruppo del Pd– non può essere risolto solo con un cambiamento del soggetto che emana la deroga (dalla Provincia al sindaco, ndr). La delibera sulle partecipate (qui l’approfondimento) prevedeva che Amiu presentasse un piano industriale dettagliato (qui le anticipazioni ad Era Superba del presidente Amiu Marco Castagna): mi sembra che dopo 7 mesi sia giunto il momento che questo piano arrivi». Farello mette anche sul piatto un altro tema non proprio da sottovalutare e che chiama in causa l’ormai prossima costituzione della Città Metropolitana (qui l’approfondimento): «Riterrei sciagurato – ha detto l’ex assessore alla Mobilità – che il Comune non si assumesse la responsabilità di affrontare anche i problemi di tutti gli altri Comuni limitrofi che ad oggi conferiscono a Scarpino». In altre parole: occhio perché con l’ordinanza potremmo risolvere in parte la nostra emergenza ma che cosa succede a chi tra qualche mese sarà un tutt’uno con noi?

    Aggiornamento ore 17.10, la Provincia conferma riapertura ordinaria di Scarpino

    “Dall’esame della documentazione – comunica il commissario della Provincia Piero Fossati in una nota stampa – sono emersi elementi confortanti sulla stabilità e su tutte le altre questioni tecniche del sito di Scarpino. Su questa base la Provincia entro le prossime 24-48 emanerà l’atto, sul quale sono già al lavoro i tecnici, per la revoca della sospensione
    dell’attività della discarica”.

    Questione Buridda

    >> Intervista a Bernini e la voce del Lsoa Buridda

    Lsoa BuriddaGrande attesa c’era anche per le conseguenze politiche dopo la mala gestione della situazione Buridda. Conseguenze che al momento non sembrano essere così immediate. In realtà, come ammesso dallo stesso Doria, l’assessore a Diritti e Legalità Elena Fiorini aveva rimesso il proprio mandato nelle mani del sindaco con una lettera in cui veniva comunque chiarito il lavoro svolto nel tentativo di risolvere la questione. Ma il primo cittadino le ha confermato piena fiducia: «Ho apprezzato la lettera dell’assessore – ha dichiarato in Sala Rossa il primo cittadino durante un lungo intervento in cui ha ripercorso tutte le tappe che hanno portato alla situazione odierna – e ho ritenuto di non ravvisare nel suo comportamento delle responsabilità specifiche e gravi tali da indurmi ad accettare le sue dimissioni». Crisi scongiurata, dunque. Almeno per il momento.

    Dopo i toni piuttosto accesi che nei giorni passati avevano lasciato presupporre l’ennesima spaccatura in seno alla maggioranza, con un batti e ribatti sui social network e sulle pagine dei quotidiani locali tra il Pd e la Lista Doria, si attendeva anche una sorta di resa dei conti riguardo la partecipazione delle consigliere Bartolini e Pederzolli alla manifestazione di sabato scorso poi sfociata nell’occupazione della Garaventa. Ma sull’argomento hanno fatto leva soprattutto gli interventi dell’opposizione, che hanno chiesto tra l’altro le dimissioni dei due membri di Lista Doria, mentre il capogruppo Pd, Simone Farello, stemperando in parte i toni accessi soprattutto dal segretario provinciale del suo partito, si è limitato a sottolineare come «le istituzioni debbano essere coese al loro interno. Siamo i primi ad avere grande rispetto per le piazze e le manifestazioni ma queste hanno un senso solo se conducono alla soluzioni dei problemi che vanno raggiunte dentro alle istituzioni democratiche».
    Lista Doria, dal canto suo, respinge gli attacchi degli ultimi giorni con le parole del capogruppo Enrico Pignone che sottolinea, ancora una volta, come la manifestazione non fosse contro il sindaco o la giunta: «Era doveroso essere presenti perché bisogna restare in ascolto di quei giovani. Mantenere un dialogo assieme all’Arci e alla Comunità di San Benedetto non è un atto rivoluzionario contro l’amministrazione». Da registrare anche come le due consigliere più giovani dell’emiciclo abbiano incassato la solidarietà del grillino Putti: «Mi scuso con chi ha partecipato alla manifestazione perché non ero con loro. Alle consigliere di Lista Doria non dico nulla perché sarei andato con loro».

    Di certo la questione Buridda non può essere liquidata in questa maniera ma è difficile intravedere una soluzione in tempi rapidi. La speranza, come sottolineato dai consiglieri di maggioranza che sono intervenuti nel dibattito, è che riparta quanto prima il dialogo e il confronto tra le parti e che possa essere decisamente più fruttuoso di quanto non sia stato finora. Ma le difficoltà a trovare un punto di incontro sono oggettive: da un lato, il collettivo del Buridda ha sempre recriminato sull’insufficienza degli spazi al primo piano del Mercato del pesce, concesso con un accordo risalente al dicembre 2011 con cui veniva anche istituita l’associazione cittadina degli spazi autogestiti con don Gallo come garante; dall’altro, l’Amministrazione sostiene di non avere in centro la disponibilità di spazi equivalenti a quelli precedentemente occupati dai ragazzi ma che sia per l’edificio di via Bertani (come ci aveva ben spiegato il vicesindaco Bernini) sia per l’ex scuola Garaventa (in cui è previsto il trasferimento di uffici e servizi pubblici attualmente in strutture per cui il Comune è costretto a versare un canone d’affitto) vi sono altri progetti.

    Ma nel frattempo che fine faranno tutte le attività del laboratorio? «Di tutte le attività che i ragazzi del Buridda in questi anni hanno offerto alla città – ha sottolineato nel suo intervento il capogruppo del M5S, Paolo Putti – qua dentro abbiamo parlato pochissimo. Abbiamo parlato, invece, di soldi da recuperare con la vendita di immobili o con lo spostamento di alcuni servizi: ma quanto valgono i laboratori organizzati tutti i giorni dal Buridda? Dobbiamo riconoscere i giovani e lasciargli spazi: non dobbiamo tarpargli le ali ma accompagnarli nella mediazione con la comunità che sta attorno a loro». Difficile dargli torto.

     

    Simone D’Ambrosio