Autore: erasuperba

  • Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo BesanaCarlo Besana, anima dell’Associazione Consorzio Sportivo Pianacci del Cep, sulle alture di Prà e Voltri, un contenitore socio-culturale capace, grazie all’attività di volontariato di alcuni residenti, di rilanciare un intero quartiere conosciuto ai più come un luogo periferico foriero di degrado ed emarginazione, cambiandone profondamente il volto nel giro di una quindicina di anni. Oggi però il protagonista principale, stanco e deluso dalla piega che stanno prendendo le cose, ha annunciato di voler fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni da presidente del Consorzio.

    Quali sono i motivi che l’hanno spinta a fare questa scelta?

    «Si sono verificati una serie di episodi che sommati tra loro contribuiscono a maturare determinate decisioni. Uno dei motivi principali sono le denunce che abbiamo ricevuto per disturbo della quiete pubblica in merito alle serate musicali che ormai abitualmente organizziamo ogni estate (“Che estate alla Pianacci”, la rassegna che, ogni anno, porta al Cep circa 8000 spettatori). Nonostante il Consorzio sia in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie sono emerse alcune criticità nei rapporti con una parte minoritaria dei residenti nelle vicinanze del Palacep (una struttura aperta tutto l’anno in cui si svolgono svariate attività, sportive, ricreative, sociali, ecc.). Ovviamente è giusto che anch’essi manifestino il loro dissenso. Quello che mi aspettavo è una maggiore collaborazione per salvaguardare tutto l’impegno profuso in questi anni a favore del quartiere».

    Lei lamenta una mancanza di aiuto da parte delle istituzioni locali…

    «È fondamentale che le istituzioni, ai diversi livelli, si assumano le proprie responsabilità, se necessario anche assumendo posizioni impopolari. Abbiamo invitato il Municipio Ponente, che dovrebbe essere l’istituzione più vicina ai cittadini, ad organizzare una riunione pubblica per spiegare la legittimità delle nostre attività ed individuare alcuni percorsi comuni con i residenti per superare le incomprensioni. Il Municipio ha sottolineato la liceità dei comportamenti del Consorzio ma ha lasciato a noi la patata bollente, ovvero l’onere di decidere se fare o meno le manifestazioni estive musicali. Noi ci auspicavamo, da parte del Municipio, una chiara assunzione di responsabilità che invece non c’è stata. La sera del concerto di Ky-Mani Marley (24 aprile scorso) l’amministrazione municipale si era impegnata a fare un sopralluogo nelle abitazioni dei residenti che lamentavano problemi legati al rumore, per verificare la situazione. Ma purtroppo non ha mantenuto l’impegno. Nel frattempo il sopralluogo l’abbiamo eseguito noi autonomamente e quello che ha evidenziato è una situazione di disagio superabile, senza mobili che traballano né bicchieri che si spaccano in mille pezzi, insomma una criticità minima e sopportabile per il bene del quartiere».

    Ma quali sono le principali problematiche che complicano il vostro rapporto con le istituzioni locali?

    «Noi gestiamo oltre 13 mila metri quadrati di area Pianacci in concessione dal Comune di Genova. Sarebbe normale, in un rapporto tra proprietario e concessionario, avere dei chiari punti di riferimento a cui rivolgersi anche nel caso di semplici problemi burocratici. Al contrario, ci siamo trovati più volte di fronte al caos totale: la macchina comunale è contorta, i diversi uffici neppure si parlano tra di loro, non c’è il necessario scambio di informazioni. Noi svolgiamo una funzione come volontari e non possiamo impiegare le nostre energie per star dietro alle colpevoli carenze della burocrazia cittadina. Certo esistono alcune rare eccezioni, che mi fa piacere sottolineare, come quella dell’assessore Margini, sempre disponibile a darsi da fare, oppure l’assessore Vassallo che per la questione del supermercato è andato anche al di là delle sue competenze».

    Con la nuova Giunta pensa che potrebbe cambiare qualcosa?

    «La macchina comunale è sempre quella ed i funzionari restano al loro posto. Non credo che il nuovo Sindaco, senza nulla togliere alla persona di Marco Doria, possa concretamente mutare le cose. Io ormai sono fortemente disilluso».

    Quindi quest’estate al Cep regnerà il silenzio, senza nessuna manifestazione musicale?

    «Non faremo le manifestazioni estive finché non ci sarà totale condivisione d’intenti. Insomma, fin quando non sarà tutto il quartiere, in modo concreto, a chiedercelo. Intendo dire che vorrei vedere maggiore partecipazione attiva dei cittadini. Purtroppo, per la nostra come per altre associazioni, il problema è sempre quello: sono poche le persone che volontariamente si mettono a disposizione per far sì che sia possibile la realizzazione di svariate attività. Ora però la dimensione che abbiamo raggiunto al Cep è divenuta tale per cui, se non c’è una consapevole presa di coscienza dei residenti, è impossibile andare avanti. Le persone si devono rendere conto che il Consorzio Pianacci è un patrimonio del quartiere e non una mia creatura».

    Qual è il bilancio dopo così tanti anni di attività sul territorio?

    «I 15 anni che abbiamo dedicato al Cep oggi sembrano non contare nulla. Il mio è un forte stato di delusione, che mi fa pensare di dire “Adesso fate voi”. È anche una sorta di provocazione per risvegliare le coscienze. Un altro segnale che ha influito sulla mia decisione di abbandonare la presidenza del Consorzio, lo abbiamo avuto in occasione del compleanno per i 15 anni del Circolo Arci Pianacci. Ebbene, nonostante non capiti tutti i giorni che una ricorrenza di un’associazione sia festeggiata nella cornice di Palazzo Ducale, grazie all’invito della Fondazione Cultura guidata da Luca Borzani, tutti gli altri soggetti della “città che conta” erano assenti: un vuoto assoluto anche a livello istituzionale, da parte di Comune, Provincia, Regione, solo la Fondazione Cultura si è accorta di noi e ha voluto premiare il lavoro che svolgiamo ormai da tanto tempo. Questo è un grave segnale di scollamento tra il quartiere e la città. Eppure grazie a notevoli sforzi siamo riusciti a modificare il significato del nome Cep. Non è stato necessario cambiare nome bensì intervenire sulla mentalità delle persone, cercando il loro coinvolgimento».

    Quali sono le prospettive per il futuro?

    «Il quartiere deve decidere, una volta per tutte, se intende conservare il patrimonio di un Consorzio aperto 365 giorni all’anno che, solo nel 2011, ha svolto 5500 ore di attività a cui hanno preso parte migliaia di fruitori. Se il quartiere non dà un preciso segnale significa che, al di là dei numeri, abbiamo sbagliato tutto. Altre due volte ero arrivato sul punto di non rinnovare il mio impegno, poi sono stato convinto a ripensarci. Chi assume questo ruolo, mettendoci la faccia, si deve scontrare con numerosi ostacoli e se non c’è la necessaria condivisione d’intenti tra residenti, volontari, istituzioni, è inutile proseguire».

     

    Matteo Quadrone

  • Genova@ebook: tre eventi sull’editoria digitale al Berio Cafè

    Genova@ebook: tre eventi sull’editoria digitale al Berio Cafè

    Berio CafèVenerdì 1, venerdì 8 e venerdì 15 giugno 2012 il Berio Cafè (c/o biblioteca Berio, via del Seminario 16) ospita tre incontri sull’ebook e le sue opportunità, organizzati dalla casa editrice digitale Quintadicopertina. Un’occasione, tra una chiacchierata e un aperitivo, per conoscere persone che hanno scommesso sul digitale e capire se questa nuova forma di editoria può dare una mano a diffondere cultura, informazioni e idee.

    Il programma.

    1) Pratiche di editoria sostenibile attraverso la rete – venerdì 1 giugno, 17.30
    Canali istituzionali e strumenti alternativi: se l’editoria indipendente è in crisi non tutto è perduto; la crisi aguzza l’ingegno. Citizen Journalism, riviste autoprodotte, ebook per sensibilizzare… E una nuova ‘rete’ per promuovere contenuti anche sociali.
    Ospiti: Bernardo Parrella (Global Voices), Carlo Gubitosa (Associazione Altrinformazione, direttore della rivista ‘Mamma’), Becco Giallo Editore, Maria Cecilia Averame (Quintadicopertina).

    2) Un’editoria sempre più social: che c’è di nuovo? – venerdì 8 giugno, 17.30
    Nuovi luoghi tutti pensati per i lettori: dai social network letterari al blog, il web come luogo del piacere di leggere, e la condivisione come strumento.
    Ospiti: Barbara Sgarzi (Zazie Books), Marco Ghezzi (Bookrepublic), Marta Traverso (Quintadicopertina – Ledita).

    3) Lettori e scrittori digitali – venerdì 15 giugno, 17.30
    La narrativa digitale non è soltanto fatta di libri “di carta” messi su un iPad, ma tramite i nuovi strumenti può creare inediti percorsi di lettura e di scrittura. Dalle interactive fiction alle narrazioni ipertestuali, reinventando i rapporti sociali tra lettore
    e scrittore.
    con Clelia Valdesi (Bookliners), Alessio Neri (Editoria Crossmediale), Fabrizio Venerandi (Quintadicopertina).

  • Guerre moderne, danni a lungo termine: neonati con malformazioni e tumori

    Guerre moderne, danni a lungo termine: neonati con malformazioni e tumori

    «Le nostre ricerche devono dar luogo ad un profondo discorso sulla responsabilità che coinvolga tutti gli stati moderni, ben consapevoli delle conseguenze a lungo termine delle guerre moderne giustificate come umanitarie», spiega Paola Manduca, genetista dell’Università di Genova, membro del gruppo di ricerca New Weapons, commissione indipendente di scienziati che studia l’impiego delle armi non convenzionali ed i loro effetti di medio–lungo periodo sui residenti delle zone di guerra.

    I loro recenti studi, condotti in particolare in Iraq nella zona di Falluja, hanno dimostrato inequivocabilmente che con il trascorrere del tempo si è manifestato un aumento del tasso di difetti alla nascita e di aborti spontanei a Falluhja, a partire dal 2003 e che la nascita di bambini con difetti congeniti è aumentata di circa 10 volte dal 2002 e non è in calo nel 2010.

    «A Falluja centinaia di bambini nascono con difetti al cuore, allo scheletro, al sistema nervoso – sostiene uno studio scientifico pubblicato nel 2011 dall’International Journal of Environmental Research and Public Health – Il tasso di malformazioni nei neonati è di undici volte superiore alla norma e negli ultimi 7 anni ha fatto registrare un incremento spaventoso. Un fenomeno che non è interpretabile se non come dovuto a cause ambientali e che pertanto si riconduce alla persistenza nell’ambiente di contaminanti associati con l’uso di armi durante la guerra».

    L’indagine ha preso in considerazione i parti avvenuti all’ospedale pubblico di Falluja fra il maggio ed il settembre del 2010 analizzando nel dettaglio 56 casi. Soltanto nel mese di maggio, di 547 bambini nati, il 15% erano deformi. Nello stesso periodo si è avuto l’11% di parti prematuri e il 14% di aborti spontanei. «Diversi contaminanti usati in guerra possono interferire con lo sviluppo dell’embrione e del feto – sottolineano i ricercatori – alcuni di questi non sono eliminati dall’ambiente e hanno capacità di produrre malformazioni, quindi sono candidati come agenti causativi del fenomeno riportato a Falluja, tra questi molti dei metalli in uso nelle moderne munizioni».

    «Ogni innovazione, in campo militare, deve essere testata sul campo – spiega Paola Manduca – Negli ultimi anni in tutti i conflitti sono state usate armi nuove, senza frammenti».

    Armi aumentate dai metalli che producono ferite anomale con cui, fino a qualche anno fa, non ci si doveva confrontare. «In Libano nel 2006 ed a Gaza, i primi a lanciare l’allarme sono stati i chirurghi impegnati nelle zone sotto attacco militare – continua Manduca – Gli amputati venivano trattati come di prassi chiudendo l’amputazione però, dopo alcuni giorni, molti decedevano all’improvviso. I medici hanno iniziato a domandarsi se dietro a quelle morti c’erano delle altre cause. Eseguendo le autopsie non hanno trovato frammenti d’arma ma gravi lesioni agli organi interni».

    Le armi moderne contengono al loro interno polvere di metallo «In particolare metalli cancerogeni e teratogeni che possono causare alterazioni durante lo sviluppo dell’embrione – racconta Manduca – Questi metalli hanno un’altra caratteristica: restano nell’ambiente e tutti gli esseri viventi che li assorbono, uomini ed animali, tendono ad accumularli nel loro organismo».

    L’elenco dei metalli è inquietante e comprende cadmio, piombo, alluminio, uranio, mercurio, cobalto, tungsteno, vanadio, ecc.

    Quindi parliamo di sostanze che tendono a rimanere nell’organismo, polveri fini che contaminano l’ambiente circostante e con il trascorrere del tempo si accumulano facilmente nell’organismo. Al momento dell’esplosione degli ordigni le polveri vengono assorbite tramite inalazione. Ma non solo, i metalli penetrano negli organismi viventi anche attraverso la pelle, in particolare il mercurio, e tramite ingestione.

    «Negli anni successivi agli eventi bellici questi contaminanti possono dare luogo a malformazioni nei neonati – racconta Manduca – Inoltre possono causare disfunzioni, oppure mutazioni, nei gameti.  Quando “l’ambiente materno” è saturo di metalli, alcuni di questi passano attraverso la placenta e giungono all’embrione durante le fasi in cui si formano organi, causando danni significativi».

    In Iraq, a Falluja, i maggiori eventi bellici sono stati gli attacchi militari susseguitesi nel 2004 e nel 2005.

    «A distanza rispettivamente di 6 e 5 anni, è stato riportato un aumento dei casi di tumori, soprattutto infantili, rispetto alla normale incidenza – continua Manduca – Ed un aumento di malformazioni alla nascita da noi documentato, con un’alta frequenza nel 2010».

    Il lavoro in Iraq è partito quando la situazione ormai era già allarmante ma nessuno, prima del 2010, aveva ancora eseguito la raccolta dei dati.

    «In Iraq abbiamo supportato il lavoro di alcuni medici iracheni dell’ospedale di Falluja – racconta Manduca – fornendogli moduli, protocolli, metodi di indagine, questionari per la registrazione. Perché risulta fondamentale raccogliere informazioni sulla storia delle famiglie e sui componenti che hanno riportato danni riproduttivi. Inoltre abbiamo analizzato per contaminazione da metalli i capelli di bambini con malformazioni e dei loro genitori, trovando un alta concentrazione di metalli capaci di interferire con lo sviluppo embrionale e fetale».

    I metalli sono sostanze poco mutageni, quindi a bassa frequenza – succede raramente – producono cambiamenti stabili nel DNA, ovvero un danno genetico. Però sono molto teratogeni e con frequenza molto più alta producono tumori e malformazioni.

    «Il meccanismo con cui li producono non è quello della mutazione del DNA, bensì alterando il funzionamento delle cellule – precisa Manduca – Spesso i metalli influiscono nella formazione degli organi durante lo sviluppo dell’embrione, per cui, ad esempio, alcuni bambini non sviluppano le ossa in maniera corretta e nascono con delle deformazioni allo scheletro. Ma i metalli possono essere alla base anche di malformazioni quali l’anencefalia, la spina bifida e difetti a carico del cuore. Un altro effetto che hanno i metalli, alterando la regolazione della espressione del DNA  nelle cellule del corpo, è quello di provocare tumori».

    In Iraq esiste evidentemente un correlazione tra contaminazione da metalli delle persone e aumento di danni riproduttivi «Abbiamo dimostrato che queste persone con determinati danni riproduttivi, mostrano un alto livello di contaminazione da metalli – sottolinea Manduca – Attraverso l’indagine sulla storia delle diverse famiglie abbiamo cercato di comprendere se i soggetti studiati erano stati effettivamente esposti ad eventi di guerra, sotto i bombardamenti, a contatto con le macerie, ecc. Informazioni che abbiamo ricavato dalle loro dichiarazioni spontanee. Il nostro lavoro ha dunque compreso una fase di registrazione dei dati, un approfondito lavoro chimico per l’individuazione dei metalli ed infine un’attenta analisi dei risultati».

     

     

     

     

     

     

     

    La professoressa Paola Manduca ha svolto la sua attività sul campo, per oltre un anno, anche in un altro scenario drammatico, quello di Gaza, in Palestina, da sempre sotto attacco e che nel 2009 ha subito pesanti interventi militari con la famosa operazione “Piombo fuso”, tra dicembre 2008 e gennaio 2009, in cui sono state utilizzate anche le famigerate bombe al fosforo bianco.

    «La collaborazione con i medici palestinesi è partita nel 2011, quindi ad una distanza più ravvicinata dagli eventi bellici (2 anni dopo invece che 6) – racconta Manduca – A Gaza, per fortuna, la frequenza di malformazioni non è molto alta. Proprio per questo volevamo avere un punto di riferimento, in maniera tale da comprendere quel che accadrà con lo scorrere del tempo. Per quanto capiamo ora, è necessario un arco di 3-4 anni prima che si manifestino i nefasti effetti sulla salute delle persone, ma una volta che questi si iniziano ad evidenziare, la frequenza dei danni sembra crescere esponenzialmente».

    A Gaza i ricercatori hanno svolto un prezioso lavoro di analisi chimica ma, come ricorda la professoressa Manduca, resta ancora molto da fare. «Oltre all’indagine sulla storia della famiglia, abbiamo analizzato i crateri provocati da alcune bombe di grosse dimensioni e le polveri contenute in munizioni al fosforo bianco (si tratta delle stesse munizioni usate anche a Falluja). Inoltre a Gaza l’analisi dei capelli di alcuni bambini ha permesso di rilevare, in molti casi, la presenza di differenti metalli tossici e teratogeni».

    Rispetto all’Iraq è stato compiuto un decisivo passo avanti «Mentre a Falluja i medici hanno raccolto i dati sulle malformazioni alla nascita senza poter eseguire una registrazione totale, a Gaza siamo riusciti a realizzare un registro delle nascite – sottolinea Manduca – Circa 4000 bambini sono venuti alla luce nel periodo di studio. E solo l’1,4% di questi aveva malformazioni strutturali».

    I ricercatori hanno domandato alle famiglie di Gaza se fossero state esposte o meno al fosforo bianco. I risultati sono chiarissimi «Meno del 2% delle persone con bambini normali risultano essere stati esposti – spiega Manduca – La percentuale sale al 27% per quanto riguarda i soggetti con bambini malformati. Un dato molto significativo che mostra una correlazione tra esposizione e malformazioni».

    Grazie alla collaborazione con l’unità delle Nazioni Unite che ha raccolto i dati sulle munizioni esplose ed inesplose recuperate su segnalazione, realizzando una precisa mappatura e consentendo l’accesso ai dati, è stato possibile verificare l’attendibilità delle dichiarazioni delle famiglie intervistate. «Abbiamo lavorato insieme alle Nazioni Unite per vedere se esisteva corrispondenza tra le zone di residenza delle famiglie e le aree sottoposte ai bombardamenti al fosforo bianco – spiega Manduca – E coordinando i dati delle storie familiari con la mappa dei ritrovamenti degli ordigni, le dichiarazioni delle persone sono risultate assolutamente veritiere».

    I dati che emergono dagli studi mettono le istituzioni mondiali ed i singoli stati di fronte a pesanti responsabilità. «Le armi usate in Iraq e Palestina sono molto probabilmente le medesime che hanno aperto il fuoco in Afghanistan, Libia e recentemente in Siria – spiega Manduca – Ma sono testate anche a casa nostra, basta pensare al poligono militare di Quirra, in Sardegna».

    Gli Stati sono consapevoli delle loro azioni. I danni provocati dalle armi moderne infatti, colpiscono anche i militari impegnati nelle zone di guerra. Probabilmente con probabilità più bassa, grazie alle protezioni di cui dispongono i soldati ed al fatto che operano sul campo in base ad una turnazione. Ma non è possibile dimenticare il caso dei militari italiani impegnati nei Balcani, molti dei quali colpiti da tumori e leucemie, mali intrinsecamente legati all’uso di armi all’uranio impoverito.

    Il fattore che richiede un sollecito studio è che, in merito ai metalli, ne è conosciuto parzialmente l’effetto quando nell’organismo si riscontra la presenza di un solo tipo. «Ma le conseguenze dovute alla compresenza di più metalli ancora non le conosciamo– precisa Manduca –  Come detto in precedenza, sia in Palestina che in Iraq, i gruppi di bambini analizzati presentano nei capelli tracce di numerosi metalli».

    Nei pochi casi in cui è stato studiata, la compresenza non risulta indifferente «I metalli possono lavorare insieme o competere uno con l’altro – spiega Manduca – sicuramente nell’organismo causano cambiamenti anche a bassa concentrazione». In altri termini quantità relativamente basse di differenti metalli  – che presi singolarmente rispettano i limiti previsti ad esempio nel sistema industriale – in caso di compresenza possono produrre un effetto assai diverso e diversamente dannoso.

    «Molti di questi metalli, per fare un esempio di uno dei possibili meccanismi della loro azione, sono cofattori per enzimi – spiega Manduca – Diversi enzimi hanno un atomo di metallo. Questi metalli possono sostituirsi tra di loro con una certa scala di affinità. Mentre con il metallo originale la molecola dell’enzima funziona, in caso di sostituzione, la molecola può smettere di funzionare oppure funzionare molto di più. Alcuni di questi enzimi regolano la espressione del DNA. Inoltre molti di questi metalli sono capaci di interferire a vari livelli con la espressione dei geni, avendo un funzione estrogeno-simile (metalloestrogeni o estrogen disruptors). Questi sono i meccanismi  per cui i metalli agiscono come cancerogeni e teratogeni, anche in assenza di danno genetico. Questo effetto lo chiamiamo epigenetico».

    Fortunatamente però, esiste ancora una speranza «Mentre in caso di azione mutagena è impossibile intervenire, se si tratta di alterazione epigenetica si può ipotizzare che ci siano modi di prevenire o ridurre il danno precisa Manduca – Diciamo che esiste un lasso di tempo, misurabile in alcuni anni, in cui forse possibile agire. È importante rendersene conto in tempo. Per Gaza questo termine si sta avvicinando».

    Quindi, in conclusione, a parte l’aspetto medico, fondamentale per la comprensione dei meccanismi che causano danni riproduttivi nelle zone di guerra «È necessario studiare per comprendere se è possibile un lavoro di prevenzione– sottolinea Manduca –  diretto idealmente almeno alle giovani coppie in età riproduttiva».

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Comprare farmaci su Internet, opportunità e rischi a Palazzo Ducale

    Comprare farmaci su Internet, opportunità e rischi a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale entrataNegli ultimi tempi si sentono spesso notizie riguardo veri o presunti farmaci acquistati su Internet senza prescrizione medica né contatto con un farmacista, e i cui effetti collaterali possono causare gravi danni: ultima in ordine di tempo risale allo scorso marzo, una ragazza di Barletta morta dopo aver assunto una preparazione a base di sorbitolo (dolcificante presente in natura in vari alimenti e usato in test per le intolleranze alimentari) acquistata su eBay.

    Esistono tuttavia anche esempi virtuosi, di cui vi abbiamo parlato anche qui su Era Superba, come l’e-commerce e la consulenza via Skype e social network da parte della Farmacia Serra di Voltri.

    Venerdì 1 giugno si terrà nel pomeriggio (a partire dalle 14.30) un convegno alla Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale sul tema Farmaci online: opportunità o rischi? che cercherà di fare luce su questo tema e permetterà anche a chi non è presente di seguire la diretta streaming sul sito di Federfarma Genova e interagire attraverso Twitter, con l’hashtag #ffge.

    In vista del convegno, proprio la Farmacia Serra – che vedrà fra i relatori il titolare Edoardo Schenardi, in quanto segretario di Federfarma Genova – propone un questionario sull’acquisto online dei farmaci, dove in modo anonimo e in pochi minuti chiunque può raccontare la propria esperienza e le opinioni su questo tema: il questionario si può compilare tramite il blog della Farmacia e permetterà di impostare il convegno su una reale base di contributi su un tema di cui si parla ancora poco, per capire quali sono le esigenze e idee delle persone che usano Internet per fare acquisti e/o informarsi sulla loro salute.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Loano: palco gratis alle giovani band per l’estate 2012

    Loano: palco gratis alle giovani band per l’estate 2012

    band musicaIl Comune di Loano – tramite l’Assessorato al Turismo, Cultura e Sport – ha aperto un bando per giovani gruppi musicali, allo scopo di concedere loro gratuitamente un palco per esibirsi nei mesi di luglio e agosto. Scopo del bando è valorizzare i giovani talenti e arricchire la stagione estiva della cittadina della riviera di Ponente con un programma di serate musicali.

    Tutti i martedì verrà concesso gratuitamente un palco situato sul lungomare, in Orto Maccagli, comprendente l’uso della pedana, l’occupazione del suolo pubblico, l’allaccio elettrico e l’autorizzazione a effettuare un pubblico spettacolo. Gli artisti dovranno invece provvedere alla regolarizzazione con la Siae e dotarsi a proprie spese di service audio e luci e di una polizza assicurativa.

    Il bando è aperto a singoli artisti o gruppi i cui membri siano tutti di età compresa fra 18 e 29 anni, che abbiano già tenuto almeno cinque concerti in pubblico. Gli artisti dovranno avere agibilità Enpals in corso di validità o impegnarsi a regolarizzare la propria posizione entro il giorno prima del concerto.

    Il totale di serate previste (e quindi di band selezionate) è otto: chiunque vuole provare a partecipare può inviare la domanda all’Archivio Protocollo del Comune di Loano entro il 26 giugno.

  • Banda Riciclante: laboratori creativi per bambini nel centro storico

    Banda Riciclante: laboratori creativi per bambini nel centro storico

    Il progetto Angeli alle Fermate, del Teatro dei Mignoli, torna per le strade di Genova. Ora il progetto riparte, sotto il nome di Banda Riciclante, per effettuare laboratori con bambini e ragazzini, al fine di recuperare uno spazio pubblico dal punto di vista estetico e sociale. Durante i mesi di maggio e giugno saremo occupati in varie iniziative di seguito illustrate.

    Anteprima del progetto Banda Riciclante:
    Parliamo di un progetto del Teatro dei Mignoli sostenuto dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio che, attraverso laboratori creativi ed espressivi, coinvolgerà una settantina di bambini di età compresa tra 7 e 12 anni, nel tentativo di riqualificazione di uno spazio pubblico, i Giardini Luzzati, nel centro storico genovese. Un percorso effettuato in collaborazione con la scuola media Don Milani e i centri per minori Il Formicaio ed Il Cesto, che da pochi mesi ha preso in gestione un circolo sito proprio nello spazio pubblico in questione.

    Verrà eseguito un intervento sul verde presente nella piazza attraverso l’installazione di nuove piante e fiori, e si effettuerà una parata finale con costumi e strumenti sonori, il tutto utilizzando materiali di recupero raccolti dai bambini stessi, con un lavoro di sensibilizzazione sulla tematica ambientalista. Il giorno 9 giugno, sempre ai Giardini Luzzati, giornata di giochi per grandi e piccoli, «Per ridare a questo spazio la sua importanza nella costruzione di relazioni nel quartiere – sottolineano gli organizzatori – perchè  la comunicazione è la miglior forma di gestione dei conflitti, che pure è normale che esistano, ma che si possono affrontare in modi creativi e giocosi».
    Il progetto ripartirà nell’anno scolastico 2012/2013 con laboratori gratuiti nelle scuole medie cittadine e interventi negli spazi pubblici, le scuole interessate possono aderire al progetto info su www.bandariciclante.it

    Angeli alle fermate per il riciclo:
    Sempre a tal proposito gli angeli torneranno alle fermate dei bus, nei giorni di venerdì 25 maggio, 1 e 8 giugno dalle 21 alle 24, alle fermate di piazza Caricamento e piazza della Nunziata. «Porteremo con noi i pensieri dei bambini, venuti a galla durante un laboratorio di giocoteatro, sulla loro città ideale, i loro sogni e i loro incubi in queste città così poco pensate sulle loro misure – spiegano i protagonisti dell’iniziativa – Un ponte comunicativo alle fermate perchè, seppur molto indirettamente, si stabilisca un dialogo tra le generazioni». Questi messaggi saranno impressi su manufatti sempre realizzati partendo da materiali di recupero.
    Inoltre gli Angeli alle Fermate saranno presenti con un’attività poetica e ludica alla Fiera della Maddalena il giorno 26 maggio, nel pomeriggio, in piazza della Meridiana. E quest’anno sarà possibile trovarli anche al Suq, dove svolgeranno attività di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata e la riduzione dei consumi: dal 13 al 24 di giugno, ogni sera dalle 19 alle 23 presso i cassonetti.

    «Per il momento le fermate restano ancora un po’ orfane degli angeli che, a parte qualche sporadica discesa, non frequentano più questi luoghi nonluoghi così misteriosi e affascinanti, nei quali un’umanità variopinta ed eterogenea si mescola e si incontra – concludono i promotori –
    Incrociamo le dita e speriamo che la nuova giunta possa permetterci, attraverso una nuova convenzione, di tornare a volare e di poter così contribuire a rendere questa città un luogo più umano, un luogo più comunicativo e inclusivo, una città con le ali».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Cerchi lavoro? Gli incontri di giugno alla Città dei mestieri

    Cerchi lavoro? Gli incontri di giugno alla Città dei mestieri

    Questo il calendario di appuntamenti in programma a giugno alla Città dei Mestieri di Genova Cornigliano (via Nino Cervetto 35).

    Diventare Agente Immobiliare – giovedì 7, ore 15
    Tecnocasa Group spa illustrerà l’avviamento alla professione, i percorsi formativi in azienda, il corso per l’abilitazione e le opportunità di impiego. Al termine dell’incontro sarà possibile consegnare il curriculum.
    Si richiede conferma di partecipazione telefonando allo 010 6480540.

    Conoscere i contratti di lavoro – venerdì 8, ore 10
    Illustrazione delle varie forme contrattuali, dal lavoro dipendente al tempo parziale, dall’apprendistato al lavoro a progetto. Informazioni circa le ultime novità in materia, le regole principali e i diritti

    Professione Assistente Familiare – martedì 12, ore 10
    Verrà presentato il mestiere, il contesto operativo di riferimento con particolare legame al territorio, la contrattualistica, le competenze, i percorsi formativi e le opportunità di impiego. A cura di Endofap Liguria.
    Si richiede conferma di partecipazione telefonando allo 010 6480540.

    Prepararsi per un colloquio di selezione – mercoledì 13, ore 14.30
    Descrizione del funzionamento dei colloqui individuali e di gruppo. Suggerimenti e indicazioni utili per chi deve sostenere una selezione per un posto di lavoro o un corso di formazione.

    Preparare un curriculum vitae e una lettera di candidatura – martedì 26, ore 14
    Informazioni e riflessioni sui contenuti delle varie parti del curriculum. Illustrazione del formato europeo. Indicazioni per la preparazione di lettere di auto candidatura.

    Scegliere una Facoltà universitaria – venerdì 29, ore 15
    Cosa considerare e dove informarsi per effettuare la scelta. Consigli e informazioni su percorsi di studio, test di ammissione, verifiche delle conoscenze, sbocchi professionali delle varie Lauree.
    Si richiede conferma di partecipazione telefonando allo 010 6480540.

    La partecipazione a tutti gli incontri è libera e gratuita.

  • Immigrazione e sessualità: tra percezione e realtà dei fenomeni

    Immigrazione e sessualità: tra percezione e realtà dei fenomeni

    All’interno del settimo Rapporto sull’immigrazione a Genova, promosso dalla Provincia e realizzato dal Centro Studi Medì, che sarà presentato venerdì 25 maggio (ore 10:15 nella sala del Consiglio Provinciale a Palazzo Doria Spinola, Largo Eros Lanfranco 1), trovano spazio diversi approfondimenti sul fenomeno dell’immigrazione straniera nella nostra città, tra i quali spicca una ricerca sull’interpretazione e le percezioni della sessualità tra i giovani latino americani.
    Le due ricercatrici che hanno condotto lo studio, Francesca Lagomarsino e Chiara Pagnotta, hanno focalizzato la loro attenzione sull’aumento delle giovani latinoamericane che si rivolgono ai consultori genovesi per analizzare, nella prospettiva più ampia della sessualità narrata e descritta da ragazzi e ragazze, i temi delle gravidanze precoci e delle interruzioni volontarie di gravidanza.

    La ricerca sulla percezione della sessualità tra i giovani latino americani è stata finanziata dalla Regione Liguria ed ha visto la stretta collaborazione delle ricercatrici con gli operatori dei consultori pubblici della Asl 3 ma anche con quelli privati, ad esempio di Aida e Caritas.
    «Si tratta di uno studio esplorativo che ha provato a gettare uno sguardo su alcuni fenomeni legati alla sessualità – spiega Francesca Lagomarsino, sociologa, ricercatrice presso l’Università di Genova – Abbiamo parlato con medici ed assistenti sociali e poi attraverso specifici focus group che hanno coinvolto giovani latini americani ma anche italiani, maschi e femmine, i ragazzi si sono confrontati sulla sessualità ed i comportamenti correlati».

    Innanzitutto occorre sottolineare come, in merito ai temi delle gravidanze precoci e delle interruzioni di gravidanza, soprattutto a livello locale, sia impossibile contare su dati precisi perché non esiste il necessario coordinamento e neppure un sistema uniforme di raccolta dati. «Ad esempio gli ospedali forniscono i dati delle interruzioni di gravidanza ma questi ultimi, per ricostruire un quadro preciso, dovrebbero essere incrociati con quelli dei consultori», sottolinea Lagomarsino.
    Queste lacune sono dovute all’insufficienza di risorse umane e finanziarie, visto il depauperamento dei servizi consultoriali che, in queste condizioni, svolgono comunque un gran lavoro, impegnandosi attivamente di fronte a nuove problematiche e confrontandosi con realtà culturali fino a qualche anno fa sconosciute.

    A livello nazionale, grazie ai dati forniti dal Ministero della Salute, è invece più semplice delineare la situazione.
    In Italia l’incidenza degli aborti legali dal 1982 – anno di entrata in vigore della 194 – al 2010 si è ridotta del 50,9%, ma il calo riguarda soprattutto le donne italiane, mentre è aumentato, anche in conseguenza del loro aumento demografico, fra le donne straniere residenti in Italia: nel 2009 sono state il 33,9% dei casi di interruzione volontaria di gravidanza. Mentre il numero di interruzioni, rispetto alle adolescenti italiane, è quadruplo in quelle straniere. In Liguria, secondo i dati della Regione, le interruzioni volontarie di gravidanza in trent’anni sono diminuite del 60%, tuttavia il tasso di aborti rispetto al totale degli abitanti nella fascia 15-17 anni è il più alto in Italia (7,7 per mille) e nella fascia 15-19 è il secondo (10,7 per mille) dopo la Sicilia. La percentuale di interruzioni di gravidanza che riguarda donne e ragazze straniere, molte ecuadoriane e peruviane, sul totale del 2009 è stata del 39,5%.

    «Gli operatori dei consultori hanno una percezione più accentuata di questi fenomeni trovandosi ad affrontarli quotidianamente – spiega Lagomarsino – Ovviamente il fenomeno migratorio ha portato nella nostra città numerose donne con un’età media molto bassa rispetto a quella locale e nel pieno della loro fertilità. Di conseguenza, in proporzione, i numeri delle gravidanze precoci e delle interruzioni di gravidanza di ragazze straniere sono più alti rispetto a quelle di giovani italiane, ma non parliamo di un fenomeno allarmante».

    «Un altro aspetto che è emerso è la grande distanza generazionale – racconta Lagomarsino – nonostante il lodevole tentativo di creare percorsi e luoghi dedicati, come lo spazio giovani dei consultori, i ragazzi, italiani e stranieri senza troppe differenze, sottolineano la difficoltà di approcciarsi a queste strutture perché la vergogna ed il timore di sentirsi giudicati, spesso hanno la meglio. Tra l’altro molti giovani latino americani attraversano una fase di transizione: diversi dai loro genitori ma neppure di seconda generazione, si trovano in mezzo al guado tra il modello dei paesi di provenienza e quello italiano».

    «Di fronte ad un’utenza che è cambiata e nonostante alcune lacune sopracitate, i servizi consultoriali stanno prendendo coscienza delle nuove esigenze – continua Lagomarsino – e attraverso l’attività di formazione degli operatori che deve essere necessariamente implementata e strumenti più pratici come la trasmissione delle informazioni in lingua straniera, stanno provando ad affrontare il cambiamento».

    Certo rimangono alcune difficoltà, che riguardano sia giovani italiani che stranieri «Un conto è avere la percezione razionale di alcuni comportamenti a rischio – spiega Lagomarsino – Altro discorso è la scelta consapevole di alcuni strumenti, come ad esempio i contraccettivi, nella pratica quotidiana. In questo senso è fondamentale un lavoro di persuasione sull’autostima dei giovani per convincerli ad avere maggiore cura di se stessi. E qui resta ancora molto lavoro da fare».

     

    Nel rapporto trova spazio anche un interessante approfondimento sul fenomeno dei “visibilmente invisibili” venditori ambulanti di fiori a Genova.
    Attualmente esistono due gruppi distinti di venditori di fiori: quelli per così dire “storici”, di area maghrebina ed il recente fenomeno degli ambulanti di area indo pakistana.

    «Noi ci siamo concentrati esclusivamente sul primo gruppo», spiega Lagomarsino.
    La ricerca è stata finanziata dalla Bottega Solidale, da alcuni anni impegnata per sviluppare la responsabilità sociale dei soggetti produttori, nell’ottica del rispetto dei lavoratori e della garanzia di un giusto salario. I fiori venduti dagli ambulanti nelle città italiane provengono soprattutto dai paesi del Sud America e dal Maghreb, via Amsterdam.
    «Parliamo di un mondo con cui è difficile approcciarsi considerando le situazioni di irregolarità che lo contraddistinguono – racconta Lagomarsino – Ci siamo riusciti anche grazie all’aiuto di un ricercatore marocchino che ha intervistato i venditori».

    Grazie a questo studio è possibile sfatare alcuni luoghi comuni «Spesso alle spalle di queste persone ci immaginiamo chissà quali traffici ambigui – sottolinea Lagomarsino – In realtà abbiamo constatato come esista anche una sorta di organizzazione ufficiale. Alcuni venditori hanno aperto la partita iva e sono diventati piccoli imprenditori che si recano abitualmente al mercato di Sanremo per acquistare i fiori».
    È un universo variegato in cui ci si imbatte in storie davvero particolari «Ad esempio quella di un giovane studente universitario che per pagarsi gli studi ha intrapreso questo lavoro – spiega Lagomarsino – oppure la vicenda di un atleta che ha partecipato alle olimpiadi di Pechino ma che, non riuscendo a vivere di atletica, ha deciso di vendere fiori, tra un allenamento e l’altro».

    C’è da sottolineare che, pur in una cornice di estrema precarietà «Le persone percepiscono l’attività di venditore di fiori alla stregua di un vero e proprio mestiere – conclude Lagomarsino – In altri termini non ci troviamo di fronte alla miseria di chi svolge questo ruolo per attrarre la pietà delle persone, come spesso erroneamente pensiamo. Piuttosto per loro questa è una concreta opportunità, forse la più accessibile, per provare a vivere del proprio lavoro».

     

    Matteo Quadrone

  • Chiude il cinema Eden di Pegli: al suo posto nuovi parcheggi

    Chiude il cinema Eden di Pegli: al suo posto nuovi parcheggi

    Da circa un anno si rincorrevano le voci sulla chiusura del cinema Eden di Pegli aperto trent’anni fa: lo scorso 28 giugno – alla faccia degli appelli “Stop alla cementificazione” lanciati più volte dalla Civica Amministrazione, anche sotto forma di cartelloni pubblicitari – è stato approvato un progetto che prevede la costruzione di un autosilo di tre piani con 78 box auto, che verrà situato proprio dove ora si trova il cinema.

    A esattamente undici mesi di distanza, lunedì 28 maggio arriveranno a Pegli le ruspe e trivelle per l’inizio ufficiale dei lavori. I sostenitori del progetto hanno dichiarato che il cinema all’aperto non potrà più essere riallestito, anche perché la costruzione del progetto prevede il taglio degli alberi lì situati (12 platani sani), ma hanno al tempo stesso garantito che il cinema chiuso verrà ricostruito – anche se di dimensioni ridotte rispetto a quelle attuali – una volta terminato il parcheggio, ossia fra circa tre anni.

    Tutto questo avviene nonostante un comitato di cittadini si batta da tempo contro la chiusura della sala, con il sostegno della Curia (che gestisce il cinema, di proprietà dei padri Benedettini di Finale Ligure), del Municipio Ponente e dei cittadini e commercianti della zona, che temono una nuova frana dopo quella del 2009, avvenuta poco dopo la costruzione del parcheggio sotterraneo di via Dagnino.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Cos’è la terapia musicale? Incontro alla libreria Falso Demetrio

    Cos’è la terapia musicale? Incontro alla libreria Falso Demetrio

    libreria falso demetrio genovaVenerdì 25 maggio 2012 si terrà dalle 17.30 alle 19.30 un incontro alla Falso Demetrio Libreria (via San Bernardo) sul tema della musicoterapia.

    L’appuntamento dal titolo “Terapia musicale. Fondamenti teorici e metodologici” è a cura dello psicoterapeuta Giacomo Gaggero e illustrerà quei quesiti che usualmente si pone chi, senza essere uno specialista, prova interesse o curiosità verso la Musicoterapia:
    Che cos’è la Musicoterapia?
    In quali ambiti e con quali patologie viene impiegata?
    In che senso la musica ‘cura’?
    Che relazioni ci sono tra Musicoterapia e Psicoterapia?
    Che tipo di competenze deve possedere il musico terapeuta?

    Giacomo Gaggero è psicologo, psicoterapeuta, musicoterapeuta, pianista. Opera da molti anni quale clinico e quale formatore in diverse scuole di psicoterapia e musicoterapia. Dirige, a Genova, il ‘Corso di Formazione Professionale in Musicoterapia’ dell’Associazione Progetto Espressione, patrocinato dall’ANFFAS ONLUS di Genova.

  • Liguria: presentato il nuovo centro alcologico regionale

    Liguria: presentato il nuovo centro alcologico regionale

    La Liguria è al quarto posto, tra le regioni italiane, per quanto riguarda i ricoveri dovuti all’alcol: si tratta di 203 persone ogni 100 mila abitanti, numeri che vedono la nosta regione piazzarsi dietro a Valle d’Aosta, Trentino e Friuli.
    I dati non lasciano spazio a dubbi: in Liguria il 26% della popolazione maschile ed il 10% di quella femminile sono a rischio di sviluppare malattie dovute all’assunzione di alcolici.

    «In una regione con 1 milione e 600 mila abitanti i numeri cominciano ad essere importanti», spiega il prof. Gianni Testino, Direttore del Reparto di Alcologia e Patologie Alcolcorrelate dell’ospedale San Martino e del Centro Alcologico Regionale, presentato ieri.

    Il Centro diventerà il punto di riferimento per tutte le strutture del territorio da Ponente a Levante, instaurando un rapporto privilegiato con i vari Sert.
    «L’alcol è il terzo fattore di rischio per mortalità e disabilità nella nostra regione – sottolinea Testino – ed in particolare tra i giovani l’abuso del bere è in costante crescita».

    La Liguria, in merito al numero di bevitori fuori pasto, supera la media nazionale. Se infatti in Italia, mediamente, beve fuori pasto il 25% degli uomini ed il 7,3% delle donne, tra i cittadini liguri queste percentuali salgono rispettivamente al 39,2% ed al 15,2%.

    La legge regionale che rende possibile l’istituzione del Centro, voluta fortemente da due consiglieri regionali che svolgono anche il mestiere di medico, Valter Ferrando e Stefano Quaini, permetterà di mettere a sistema tutti gli interventi e fare rete grazie alla presenza concreta delle associazioni di auto-mutuo-aiuto e dei familiari.

    «Fondamentale risulta l’attività di sensibilizzazione della popolazione e soprattutto dei più giovani sui rischi della salute provocati dall’uso di alcol – commentano Ferrando e Quaini – Occorre mettere in rete tutte quelle figure che ogni giorno combattono l’alcol. La vera novità sta nell’aver inserito le realtà associative come parte attiva ed importante del progetto. E altro elemento da sottolineare, le associazioni entrano a far parte anche del Comitato d’indirizzo, come stabilito dalla legge regionale. Questo perchè è necessario avere uno sportello in grado di attirare chi cerca aiuto per risolvere i suoi problemi legati all’uso di alcolici».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Electropark: Make Your Sound, due giorni di musica in Sala Dogana

    Electropark: Make Your Sound, due giorni di musica in Sala Dogana

    Musica elettronicaVenerdì 1 e sabato 2 giugno 2012 si svolgerà in vari spazi di Palazzo Ducale la prima edizione di Electropark: Make Your Sound, un maxievento dedicato alla musica elettronica organizzato dall’Associazione culturale musicale Forevergreen.fm in collaborazione con Comune di Genova e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, e di cui Era Superba è media partner.

    Due giorni di happening dedicati alla musica elettronica, che prevede un ricco programma di esibizioni dal vivo, workshop, live-set, accompagnati da proiezioni video animate sulla facciata di Palazzo Ducale e da un concerto di musica elettronica in piazza Matteotti.

    Tutti gli eventi sono completamente gratuiti.

    Questo il programma completo.

    Venerdì 1 giugno – Sala Dogana (Palazzo Ducale)
    Esibizione dei cinque partecipanti più votati online nel concorso musicale “Make your sound!” e alcuni visual artists emergenti come Q2Visual, Video Ne-Ro e Aintono. A seguire la performance di Wolfgang Flur, ex componente dei Kraftwerk, preceduta dall’esibizione di Robidat dell’etichetta milanese 51beats.

    Sabato 2 giugno – Piazza Matteotti e Sala Munizioniere (Palazzo Ducale)
    Workshop dal titolo “Sound design e musica sperimentale” a cura di Giorgio Sancristoforo del SAE Institute di Milano, seguito dalla valutazione dei 5 progetti finalisti del concorso Make your sound! da parte di una giuria di esperti del settore. Il vincitore avrà la possibilità di esibirsi durante la serata tra le performances di diversi artisti internazionali.

    Esibizione di RI GA, progetto audiovisivo nato nel 2003 a cura dei musicisti e acoustic designers Martino Nencioni, Riccardo Pietroboni e Jacopo Barbaccia che presentano il loro ultimo lavoro “Escapism”; a seguire concerto live elettronico in piazza Matteotti con We Love (duo italiano appartenente all’etichetta berlinese BPitch Control).

    A chiudere Lee Jones (produttore da Berlino e presente sulla scena underground tedesca da molti anni con Magnet Musik) con il supporto del dj torinese Gandalf. All’evento aprirà il dancefloor interno il primo artista Forevergreen.fm: Fata Kiefer.

  • Sanità, liste d’attesa: medici e cittadini a confronto

    Sanità, liste d’attesa: medici e cittadini a confronto

    Sanità«Quello delle liste d’attesa è un problema per i medici e per i cittadini, comune alla maggior parte dei servizi sanitari pubblici in Europa e nel Mondo, a dimostrazione di quanto complesse siano le cause che lo determinano – afferma Costantino Troise, segretario nazionale Anaao Assomed – In Italia sono stati fatti numerosi tentativi, piani e leggi per risolverlo, ma con scarsi risultati».

    Governare la domanda di prestazioni; aumentare il “tempo medico”; ridurre gli esami inutili in collaborazione con i medici di medicina generale; responsabilizzare medici e cittadini sull’appropriatezza informando anche sui rischi della diagnostica per la salute; rispettare i codici di priorità; attuare i piani nazionali, regionali e aziendali sulle liste di attesa.
    Questi i temi su cui l’Associazione Medici Dirigenti (Anaao Assomed) ed il Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva hanno avviato un confronto per cercare soluzioni comuni al problema delle liste d’attesa, partendo dalle esigenze e dalle esperienze dei medici e dei cittadini.

    Tra i motivi di questo fallimento, secondo i medici, ci sarebbe «La mancata identificazione delle ragioni strutturali che contribuiscono alla formazione di liste d’attesa, compreso un deficit di governo della domanda – spiega Troise – E’ significativo a questo proposito il dato reso noto dai radiologi secondo il quale più del 50% delle prestazioni di diagnostica per immagini risulti inappropriato. La richiesta di prestazioni sanitarie in Italia è fortemente in crescita, sia a causa della medicina difensiva che di un aumento delle esigenze di visite ed esami, non sempre giustificati da ragioni di ordine clinico, correlato anche ai mutamenti di ordine epidemiologico intervenuti. Una ansia che ha avuto una spinta enorme negli ultimi anni anche per la facilità di accesso alle informazioni medico-scientifiche permessa dalla diffusione di internet».

    «In Italia si continua ad intervenire solo sull’offerta – sottolinea Troise – senza peraltro tenere conto che a rendere l’offerta insufficiente è anche la mancanza di investimenti e risorse, a partire da quelle umane, frutto di un costante definanziamento del sistema senza considerare le reali determinanti che influiscono sulla domanda e le ragioni strutturali che non mettono gli ospedali pubblici nelle condizioni di soddisfarla nei tempi richiesti. Senza dimenticare che in Italia le prestazioni urgenti, cioè quelle per patologie in cui intervenire in tempi brevissimi è vitale, vengono comunque soddisfatte in tempi rapidi».

    Ma come si può affrontare il problema delle liste d’attesa?
    «È necessario mettere in campo azioni articolate – conclude Troise – da un lato intervenendo sull’appropriatezza della domanda e dall’altro migliorando l’offerta, modulandola sull’effettiva necessità di prestazioni diagnostiche e terapeutiche, utilizzando al meglio, per questi fini, le risorse che verranno messe a disposizione».

    «Le segnalazioni sulle liste d’attesa, pubblicate nell’ultimo Rapporto Pit Salute 2011, non fanno ben sperare per i cittadini italiani – spiega Francesca Moccia, Coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva – Sono cresciute dell’1% rispetto all’anno precedente si concentrano in alcune aree specialistiche (esami diagnostici in oncologia, ginecologia-ostetricia e cardiologia; visite specialistiche in oculistica, cardiologia e odontoiatria; interventi chirurgici in ortopedia, urologia, oncologia). Il panorama italiano, peraltro, è molto diversificato nella capacità di garantire prestazioni in tempi adeguati e determina, come in altri ambiti della sanità italiana, un “federalismo delle attese”, che discrimina i cittadini appartenenti a diverse Regioni e viola il principio di equità di accesso alle cure».

    «Per queste ragioni bisogna rafforzare la politica nazionale e regionale per il contenimento delle liste d’attesa, facendo i controlli e sanzionando le cattive pratiche, come quella di bloccare le prenotazioni nonostante sia vietato dalla legge conclude Moccia – Gestire le agende per i ricoveri ospedalieri in modo trasparente; assicurare la possibilità per i cittadini di ricorrere all’intramoenia senza oneri aggiuntivi oltre al ticket nel caso in cui non fosse possibile rispettare i tempi massimi fissati; istituire in tutte le Regioni, come prevede l’Accordo Stato Regioni del 18 novembre 2010 sull’attività intramuraria, organismi paritetici per i controlli dei volumi di intramoenia con organizzazioni sindacali e di tutela dei diritti; diffondere buone pratiche come ad esempio quella dei codici RAO (Raggruppamenti di Attesa Omogenei), un’esperienza molto ben riuscita di codici di priorità».

     

    Matteo Quadrone

  • 23 maggio giornata del libro e della promozione della lettura

    23 maggio giornata del libro e della promozione della lettura

    Libri ScaffaleTutti gli anni dal 23 aprile al 23 maggio si celebra il Maggio dei libri, trenta giorni di eventi e iniziative che hanno come nucleo e obiettivo centrale la promozione del libro (e dell’ebook, perché no?) e della lettura.

    Tutti gli anni questa manifestazione culmina proprio il 23 maggio con la Giornata nazionale del libro, che prevede un ricco programma di appuntamenti in tutta Italia.

    Una giornata che quest’anno arriva sotto un’ombra funesta, perché da alcuni giorni sono circolate notizie preoccupanti sulle abitudini di lettura in Italia: secondo l’Istat, meno della metà degli italiani ha letto almeno un libro nel corso del 2011. Il 45,3%, per la precisione, mentre nel 2010 la percentuale di chi ha letto almeno un libro all’anno era del 46,8. Non solo: appena il 13,8% ha letto almeno 12 libri nel 2011, cioè un libro al mese.

    I lettori forti sono pochi, ma sono molto forti. Il digitale in questo senso ha portato una svolta notevole: sempre secondo l’Istat il 27,8% ha effettuato almeno un acquisto online nel corso del 2011, che sia un ebook o l’abbonamento a un giornale o una rivista.

    Come si può dunque festeggiare degnamente questa Giornata?

    Quest’anno per la prima volta non si svolge a Genova il consueto bookcrossing organizzato da Fnac, dal suggestivo titolo Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe. In compenso nelle città di Torino, Roma e Milano ci sarà un flash mob che prevede la lettura in piazza del libro che più si ama.

    Un vero peccato che nella nostra città non ci siano eventi di rilievo per festeggiare questa giornata. Proponiamo dunque che ciascuno di noi metta in scena la propria festa personale: perché non andiamo tutti a comprare un libro?. Magari in una libreria di quartiere che non appartiene a nessuna “grande catena”, e che come tante piccole aziende fa il possibile per affrontare la crisi. Non importa quale tipo di libro si vuole comprare: può essere un romanzo, una raccolta di poesie, un saggio di attualità, persino un testo di filosofia. Basta che lo si compri. E possibilmente che lo si legga.

    Marta Traverso

  • Saturarte 2012: concorso internazionale arte contemporanea

    Saturarte 2012: concorso internazionale arte contemporanea

    arteIscrizioni aperte fino a mercoledì 30 maggio 2012 per la 17a edizione del Concorso Nazionale d’Arte Contemporanea SaturARTE, organizzato dall’associazione culturale Satura di piazza Stella e che prevede l’allestimento di una mostra che sarà inaugurata in occasione della Notte Bianca.

    Il concorso è aperto ad artisti di tutte le nazionalità operanti in Italia in pittura o fotografia. Si può inviare una sola opera a tema libero in piena libertà stilistica, tecnica e di supporto.

    Il modulo di partecipazione, l’opera e la ricevuta di pagamento della quota di iscrizione (20 Eu) dovrà essere inviata a SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 – 16123 Genova o all’indirizzo di posta elettronica info@satura.it.

    Una giuria selezionerà le opere pervenute in vista della mostra, che sarà ospitata nella galleria d’arte Satura dall’8 al 22 settembre 2012. Per ognuna delle due sezioni sarà individuato un vincitore, che avrà in premio una mostra personale nel corso del 2013 e un servizio di tre pagine, con intervista e pubblicazione delle opere, sulla rivista Satura. Al secondo e al terzo classificato saranno dedicati, nel corso del 2013, una mostra collettiva e un servizio di due pagine, con intervista e pubblicazione delle opere, sulla rivista Satura.