Autore: erasuperba

  • Pesca sportiva, addio licenza: proposta per rilanciare l’attività nei laghi e nei fiumi liguri

    Pesca sportiva, addio licenza: proposta per rilanciare l’attività nei laghi e nei fiumi liguri

    Lago delle Lame, RezzoaglioLa Giunta regionale ha varato questa mattina una nuova normativa che modifica la legge attualmente in vigore in materia di pesca sportiva in Liguria. La licenza non sarà più necessaria (sarà mantenuto solo il modello A per la pesca professionale), basteranno le ricevute di pagamento delle tasse di concessione.

    Non è tutto. La normativa (che dovrà ora essere approvata dal Consiglio regionale) prevede anche agevolazioni sui balzelli per gli ultrasessantacinquenni, gli under 16 e per i disabili, per le manifestazioni di pesca organizzate dalle scuole per finalità di beneficienza e solidarietà. È bene sottolineare che il disegno di legge fa riferimento solo alle acque interne, ovvero i fiumi e i laghi della Liguria.

    Una decisione presa “per sostenere lo sviluppo ecosostenibile, migliorare la gestione della pesca sportiva nelle acque interne liguri, semplificare le procedure e incrementare le risorse alle Province e alle associazioni pescasportive”, si legge nella nota stampa diffusa dalla Regione.

    La proposta è arrivata dall’assessore all’Ambiente Renata Briano: “Negli ultimi dieci anni l’attività di pesca sportiva nelle acque interne liguri ha segnato un sensibile calo – si legge nella nota – nel 2000 i pescasportivi in Liguria erano circa 10 mila, sono scesi nel 2012 a poco meno di seimila, con pesanti contraccolpi per l’economia locale, a cominciare dagli agriturismi, le locande, le trattorie e gli altri esercizi commerciali”.

  • Lagaccio, Caserma Gavoglio: in fase di elaborazione il progetto del Comune

    Lagaccio, Caserma Gavoglio: in fase di elaborazione il progetto del Comune

    lagaccio-caserma-gavoglio-2Partiamo da un dato di fatto: esiste la certezza – affermata pubblicamente dal Sindaco di Genova, Marco Doria – che si sta pensando ad un progetto di riqualificazione per l’ex caserma Gavoglio al Lagaccio. Un’area di circa 60 mila metri quadrati, abbandonata da 40 anni nel cuore di un quartiere privo dei più elementari servizi e congestionato dall’eccessiva urbanizzazione e da un sistema di viabilità particolarmente critico. «Per acquisire dal Demanio l’ex caserma Gavoglio, il Comune di Genova dovrà presentare dei progetti che rispondano ai bisogni della città, ma anche economicamente sostenibili. Non possiamo promettere sogni ai cittadini se non abbiamo la capacità di renderli concreti», ha sottolineato lo scorso ottobre il Sindaco Doria.

    «È dovuto, utile e opportuno che questi percorsi di progettazione e queste idee siano rese pubbliche, implementate e discusse – spiega Enrico Testino, uno dei portavoce della rete “Voglio la Gavoglio”Noi cittadini al Lagaccio stiamo individuando alcuni criteri, idee, progetti. Li diremo pubblicamente. Le istituzioni hanno pensato a un luogo, un ufficio, un percorso pubblico dove possiamo portarle? C’è abbastanza urgenza. Anche per evitare scenari tragici. Lo avevamo detto anche nelle audizioni pubbliche a marzo 2013, prima della frana di via Ventotene. Non siamo veggenti, siamo semplicemente realistici».
    La rete “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e semplici cittadini in occasione della proposta di progetto preliminare del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) – redatto dall’ex Giunta Vincenzi – che prevede un aumento delle aree edificabili pari al 130% del costruito esistente dentro l’area dell’ex caserma. “Voglio la Gavoglio”, proprio per contrastare tale ipotesi, ha presentato 450 osservazioni al PUC, alle quali attende ancora risposta.

    Com’è noto, da mesi si parla della possibilità, da parte del Comune, di acquisire dal Demanio a titolo non oneroso – la proprietà dell’ex caserma Gavoglio (qui l’approfondimento di Era Superba). Parte del complesso, però, è vincolato dalla Soprintendenza (in particolare la porzione di Piazzale Italia, adiacente all’ingresso), dunque, la procedura di trasferimento potrebbe risultare più lunga. «Abbiamo appurato che l’iter non può essere quello del “Decreto del Fare” ma sarà quello per i beni vincolati – spiega il Vicesindaco, Stefano Bernini Stiamo elaborando con Arred (Agenzia regionale per il recupero edilizio) un progetto di riqualificazione dell’area, già concordato con l’Agenzia del Demanio, per l’acquisizione. Il progetto è stato affidato ad Arred che lavorerà congiuntamente con Rigenova (società, di cui Arred detiene il 25%, avente ad oggetto la promozione e l’attuazione di interventi di recupero edilizio e riqualificazione urbana nel territorio del Comune di Genova, ndr)».
    Tuttavia, Bernini non si sbilancia in merito alle linee guida della riqualificazione «Nel progetto, probabilmente, sarà prevista una parte destinata a funzioni residenziali, mentre una parte sarà destinate ad altre funzioni. Comunque, per adesso non ci sono precise linee di indirizzo delineate dall’amministrazione. Ne discuteremo con il territorio e con il Municipio Centro-Est.  Apriamo il percorso con una progettazione condivisa».
    Qualche indizio in più è ricavabile dalle passate dichiarazioni rilasciate dallo stesso Vicesindaco ai quotidiani locali «Visto che non dobbiamo più pagare al Demanio 4,5 milioni di euro per acquisire la Gavoglio, nel nuovo PUC possiamo davvero ridurre l’indice di edificabilità nell’area dell’ex caserma e lasciare più spazio a verde e servizi per i cittadini».

    Resta il nodo principale da sciogliere, ovvero quello delle ingenti risorse economiche necessarie per il concretizzarsi di qualsiasi operazione. Il fatto di mantenere all’interno del perimetro pubblico (quindi delle società partecipate da Regione Liguria e Comune di Genova) la progettazione della futura area Gavoglio, induce a ipotizzare che le strade per realizzare una riqualificazione economicamente sostenibile siano sostanzialmente due: la valorizzazione del bene immobiliare per incrementarne il valore patrimoniale, in modo da ottenere prestiti da banche o altri istituti di credito; oppure l’accesso al canale dei finanziamenti europei.

    Come detto in apertura, nell’autunno scorso il Sindaco Doria ha annunciato che il Comune sta pensando a dei progetti per il futuro della Gavoglio. Il primo cittadino, però, è rimasto molto sul vago, senza chiarire quali sono le reali intenzioni di Palazzo Tursi. La rete “Voglio la Gavoglio” – che ormai da tempo sta con il fiato sul collo dell’amministrazione – dopo vari incontri con il Vicesindaco Bernini, numerose iniziative per mantenere alta l’attenzione sull’ex caserma e la presentazione delle osservazioni al PUC, oggi lamenta di non essere stata ancora ufficialmente contattata «Noi chiediamo formalmente al Comune di salire al Lagaccio e organizzare un incontro pubblico per fornire le dovute spiegazioni alla cittadinanza».

    L’inquietante ipotesi “smarino”

    gavoglioAnche perché, in caso contrario, ha gioco facile la diffusione di voci incontrollate. In tal senso è emblematica l’indiscrezione circolata in questi ultimi mesi e apparsa per la prima volta sul “Secolo XIX” del 18 ottobre scorso. In sintesi, si tratta dell’ipotesi di trasformare – almeno una porzione dell’ex caserma – in “contenitore” per le terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalle Gallerie del Nodo ferroviario e da altre opere in programma sul territorio genovese (ad esempio la galleria Borzoli-Erzelli, opera di compensazione del Terzo Valico). L’audace proposta, avanzata da un tecnico (presumibilmente un consulente) in sede regionale, appare decisamente inquietante vista l’ubicazione della Gavoglio – nel cuore di un quartiere popoloso come il Lagaccio – e per l’impatto ambientale generato da un simile stoccaggio del materiale di risulta (che potenzialmente potrebbe contenere anche terre amiantifere). Secondo il principale quotidiano genovese, la possibilità è – o perlomeno è stata – al vaglio di entrambe le amministrazioni, comunale e regionale, perché darebbe risposta a due fondamentali esigenze: in primis, quella di trovare siti destinati al conferimento delle terre di scavo, oggi carenti nell’area genovese; inoltre, questo riempimento alzerebbe la quota altimetrica, riducendo i dislivelli che contraddistinguono l’attuale conformazione dell’ex caserma, facilitando così la successiva costruzione di nuovi edifici. Vincolando il Comune affinché poi, sopra al riempimento con terre di scavo, costruisca davvero qualcosa di funzionale per il quartiere. In sostanza, la creazione di una sorta di “base” per effettuare i lavori di riqualificazione, consentirebbe un risparmio di risorse – altrimenti destinate alla demolizione di alcuni edifici fatiscenti (non vincolati), alla messa in sicurezza di altri e alla bonifica dell’amianto – ma anche una migliore connessione con il resto del quartiere, tramite una completa riconfigurazione del sistema di viabilità rispetto a quello attuale.

    Questi sono i presunti vantaggi. Ma probabilmente, assai più numerose, sono le criticità. «È un progetto che, sulla carta, potrebbe anche funzionare, ma nella pratica rischia di tradursi in 10 anni di lavori e di presenza, per altrettanto tempo, di una discarica a cielo aperto al centro del quartiere», sottolinea il portavoce di “Voglio la Gavoglio”, Enrico Testino. Per il riempimento, infatti, sarebbero necessari circa 150 mila metri cubi di terra. Considerando che un singolo camion può trasportare circa 8 metri cubi, è evidente che il Lagaccio si troverebbe a fare i conti con il transito di centinaia di camion e i conseguenti disagi.
    «Questa soluzione per noi di “Voglio la Gavoglio” è improponibile – raccontano alcuni residenti – Non rappresenta neppure un’idea minima di recupero. Eppure, per iniziare a riqualificare una porzione dell’ex caserma, esistono delle soluzioni decisamente più fattibili. Innanzitutto, in breve tempo e con risorse ridotte, si potrebbe mettere in sicurezza larea vincolata intorno a Piazzale Italia, gli appartamenti sopra e gli spazi sotto le ampie navate, in modo tale da trasformarli in luoghi funzionali alla delegazione del Lagaccio. Per gli altri edifici sottoposti a vincoli di diverso grado, intanto occorre preservarli. Per quanto riguarda, invece, le strutture non vincolate, molte delle quali fatiscenti, si può ipotizzare anche la loro demolizione. Resta il fatto che noi vogliamo risposte. E le chiederemo ufficialmente. Faremo sentire la nostra voce. Il vero paradosso è mantenere il segreto su un’area che si accinge a diventare pubblica».

    In merito al riempimento, il Vicesindaco Bernini è tranchant «Guardi questa è una cosa che dovrebbe chiedere alla Regione. All’assessore alle Infrastrutture, Raffaella Paita, e ai suoi tecnici. Francamente, sono affermazioni indice di insufficiente conoscenza della città e dei suoi quartieri. Comunque, posso dirle con certezza che il Comune non ha mai preso in considerazione questa ipotesi. Per me si tratta di una semplice boutade. Devo anche aggiungere, però, che la richiesta di collegare con una migliore viabilità, attraverso la caserma, la parte alta e bassa del quartiere Lagaccio, è partita dagli stessi abitanti. Quindi, l’indiscrezione del riempimento potrebbe essere scaturita anche così. Ma voglio ribadire che nessuno ha mai presentato un disegno progettuale basato su tale ipotesi».
    Ma la carenza di siti destinati al conferimento dello “smarino”, rimane pur sempre un problema reale. «Intendo essere chiaro – risponde Bernini – esistono dei piani che stabiliscono i siti di conferimento e non mi risulta che il Lagaccio sia mai stato nominato. Soprattutto per quando riguarda il Terzo Valico. Ma neppure per il Nodo ferroviario». A onor del vero, però, il Piano di utilizzo rocce e terre di scavo relativo al Terzo Valico, approvato dal Ministero dell’Ambiente, non è ancora stato approvato dalla Regione Liguria.

    Bernini conclude assicurando il coinvolgimento del territorio e dei suoi abitanti nella fase di progettazione «Nell’incarico affidato a Rigenova, come sempre, è compresa la partecipazione della cittadinanza. Basta vedere quello che è stato fatto per il progetto della nuova via Cornigliano (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), con l’indizione di un’assemblea pubblica per decidere la definizione del bando. Sicuramente, anche nel caso dell’ex caserma Gavoglio, ci sarà un processo partecipato».

    La posizione del Municipio Centro-Est

    lagaccio-caserma-gavoglioIl Presidente del Municipio Centro-Est, Simone Leoncini, sottolinea la complessità della questione Gavoglio, ma è intenzionato a dire la sua in merito al futuro dell’area «Da quel che mi risulta, al momento, non ci sono ancora progetti concreti. L’idea del Comune è acquisire l’area, a titolo gratuito, dal Demanio, per poi progettarne la riqualificazione. In tal senso, la mia proposta politica è: ragioniamo su un finanziamento europeo. Stiamo cercando di capire come funzionano i PON (Programmi Operativi Nazionali), strumenti finanziari della Comunità Europea (simili ai POR) studiati per le città metropolitane».
    Secondo Leoncini «Il discorso diventerebbe particolarmente interessante se riuscissimo ad ottenere un cospicuo finanziamento, sul modello dei POR di Sampierdarena, Maddalena, ecc. Io penso che sia utile provare ad avvallarsi della progettazione europea per ridisegnare il quartiere partendo dalla Gavoglio che ne è il suo cuore. Credo sia giusto che, questa volta, sia la Valletta del Lagaccio a beneficiare di un ridisegno complessivo, da via Bartolomeo Bianco fino a Principe. E la cittadinanza deve essere coinvolta attraverso un processo di urbanistica partecipata».

    Il problema maggiore, però, rimane quello di reperire le risorse economiche necessarie per realizzare l’operazione «Con quale denaro si interviene? – è la domanda retorica del Presidente Leoncini – Parliamo di milioni di euro. Probabilmente un primo esame di fattibilità economica sarà affidato ad Arred. Ma l’unica soluzione, a parer mio, sono i finanziamenti comunitari. Anche perché, su quell’area, abbiamo espresso l’intenzione di escludere tutto ciò che è speculazione edilizia. Non si può immaginare di aggiungere nuovi volumi, i cittadini e il Municipio, lo hanno ribadito con chiarezza. Insomma, non può essere contemplato un aumento di volumetrie. Anzi, se possibile, occorrerebbe prevedere una riduzione di esse».
    In ogni caso, secondo Leoncini «Non si può ipotizzare la costruzione di nuove residenze. A quali soggetti privati potrebbe interessare, vista la difficile congiuntura del mercato immobiliare, impegnarsi nella realizzazione di nuove case? Noi, comunque, siamo pronti a manifestare la nostra contrarietà a simili iniziative. L’idea delle residenze è una cosa vecchia che ormai non ha più alcun aggancio con la realtà».

    Per quanto concerne, invece, la voce sul riempimento di parte dell’ex caserma Gavoglio con terre di scavo, il Presidente la considera «Un’ipotesi effettivamente circolata, ma sulla quale non c’è nulla di concreto. Insomma, nessuno ha mai avanzato un progetto ufficiale. Per altro, sarebbe un’operazione molto complicata e senza dubbio di forte impatto sul quartiere».

    Per la Gavoglio, Leoncini auspica ben altre funzioni «Verde pubblico, parcheggi per i residenti, servizi per il territorio. E magari un disegno più complessivo. Bisogna immaginare qualcosa di attrattivo, un parco urbano, oppure servizi per il turismo. Certo, prima si tratta di capire se ci sono le condizioni per un progetto sul Lagaccio inteso nella sua totalità, quindi a partire dalla collocazione geografica di un quartiere, considerato periferico, eppure vicino alla Stazione Marittima, al centro storico, ma pure al Porto Antico. In questo caso, se ci fosse l’opportunità di un intervento economicamente massiccio, grazie a fondi europei che partono dai 10 milioni di euro in su, per l’ex caserma Gavoglio penso ad una vocazione che sia coordinata con le principali funzioni turistiche della città».

    Matteo Quadrone

  • Liguria, Agenzia unica trasporto pubblico. Frenano Savona e Imperia, la partita è aperta

    Liguria, Agenzia unica trasporto pubblico. Frenano Savona e Imperia, la partita è aperta

    amt-trasporto-pubblico-d1Sembrano tornare turbolente le acque intorno al Trasporto Pubblico Locale in Liguria e, in particolare, per quanto riguarda l’istituzione della nuova Agenzia Unica Regionale del Tpl, presentata dal governatore della Regione Liguria Claudio Burlando  (qui l’approfondimento) in quei tumultuosi giorni di novembre che avevano bloccato la città di Genova.

    Nei giorni scorsi dal salone di rappresentanza del Comune di Albenga sono arrivate come un macigno sulle coronarie di Vesco e Burlando i primi timidi passi indietro delle province di Savona e Imperia, dopo l’adesione formale avvenuta nelle prime settimane dell’anno (insieme a Genova e, ultima, La Spezia). Le due provincie chiedono sostanzialmente garanzie, quella dei presidenti Vaccarezza e Sappa è una provocazione politica che solleva dubbi, però, per quanto riguarda l’unione dei bacini provinciali del Tpl (con integrazione ferro-gomma) e l’incidenza delle istanze dei singoli territori e relativa ripartizione delle quote azionarie con la paura, per nulla celata, di uno strapotere genovese. “Si all’Agenzia, no a scatola chiusa” è nei fatti il messaggio lanciato da Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia di Savona. La Regione ora dovrà adoperarsi per limare le posizioni delle varie realtà territoriali se si vogliono rispettare i tempi, ovvero costituzione dell’Agenzia in primavera e conseguente pubblicazione del bando di gara per l’assegnazione del contratto di servizio per il trasporto pubblico regionale entro il 2014.

    A margine della seduta di Giunta, il governatore Burlando ha precisato che le garanzie sulla legge non possono più essere richieste in quanto già approvata “con il benestare anche di Cal (Consiglio Autonomia Locali, ndr) in rappresentanza di Comuni e Province”. Per quanto riguarda invece le quote azionarie “avevamo già raggiunto un’intesa”.

    Le principali linee guida del Piano industriale 2014-2019 dell’Agenzia Tpl, illustrate dall’assessore regionale Enrico Vesco alle organizzazioni sindacali durante l’incontro del 28 gennaio, vengono così riassunte in una nota stampa diffusa nella giornata di oggi dai sindacati: “[…]Il Piano industriale comprende: il percorso, il soggetto giuridico, il recupero certo dell’IVA, la forma giuridica dell’Agenzia Regionale (Società per Azioni) partecipata dalla Regione e dagli Enti Locali con capitale interamente pubblico. Il CdA, composto da tre o cinque componenti (senza remunerazione) con poteri limitati rispetto ai soci. Le quote azionarie, 40% la Filse il restante 60% gli Enti locali aderenti, ripartite secondo il criterio dei Km di servizi effettuati. Gli enti hanno dato formale adesione tramite comunicazione scritta, entro i prossimi 90 giorni bisognerà completare l’iter previsto dalla legge regionale, i Consigli Comunali e Provinciali dovranno approvare le delibere in merito, l’approvazione da parte dei soci dello Statuto, dei patti para-sociali, le quote azionarie, il regolamento e firmare l’atto notarile, tutto ciò entro la metà di aprile. […] L’organico sarà composto da otto persone: un direttore, tre amministrativi, tre tecnici e una segretaria. Le risorse disponibili, 201,5 milioni di euro provenienti dal Fondo nazionale, 29 milioni dalla Regione Liguria, 47 milioni dagli Enti Locali per un totale di 277,5 milioni”.

    Esiste dunque un margine minimo per rivedere alcuni aspetti riguardanti in particolare il discorso relativo alla ripartizione delle quote. Tuttavia, i segnali che giungono dalla Regione non lasciano trasparire ampi spazi di trattativa: “La battuta d’arresto che si è registrata sulla nascita dell’agenzia regionale dei trasporti – ha spiegato Vesco in una nota – è legata ad una presa di posizione imprevista da parte della due province che rimettono in discussione tutto il percorso, adducendo motivazioni frutto di una discussione passata, così come le accuse nei confronti di Genova e della sua azienda. Si tratta di una riforma sulla legge del trasporto fondamentale per la sua sopravvivenza, a cominciare dal recupero dell’Iva e di risorse aggiuntive, con l’obiettivo di dare stabilità al sistema, ai suoi occupati, agli occupati delle aziende e soprattutto ai diritti e alle aspettative dei cittadini sulla mobilità. Mettere in discussione il percorso ora significa non poter lasciare le cose invariate, ma mettere a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende stesse e del sistema. Non dimentichiamo che la stessa RT di Imperia ha aperto da tempo la procedura per 43 licenziamenti, proprio per il passivo costante e pesante di bilancio e quindi non trova alternativa alla riduzione del personale”.

     

  • Scarpino, comunicazione Arpal: nessun mistero, consegnati i dati sui metalli pesanti

    Scarpino, comunicazione Arpal: nessun mistero, consegnati i dati sui metalli pesanti

    ScarpinoIeri Arpal ha diffuso con una nota stampa chiarimenti sull’emergenza ambientale (qui l’approfondimento di Era Superba) innescatasi per il territorio della Val Chiaravagna e per l’intera città di Genova dopo i continui e incontrollati sversamenti nel rio Cassinelle di percolato proveniente dalla discarica di Sarpino 1.

    Arpal precisa che “Tutti gli aspetti sanitari, compresi quelli relativi a eventuali sintomatologie, sono stati trattati da rappresentanti della Asl, in quanto non di competenza Arpal”. Tuttavia, “al fine di smorzare le recenti polemiche – spiega nella nota il direttore generale Arpal Roberto Giovanetti – comunico che si stanno esaurendo i tempi tecnici necessari all’analisi dei parametri ricercati, compresi i metalli pesanti. Così come avvenuto nei giorni scorsi, gli ultimi risultati stanno per essere trasmessi alla Procura e, successivamente, ad Asl e Comune: non c’è alcun mistero, ma solo la necessità di aspettare i tempi delle analisi e di rispettare il vincolo del segreto istruttorio, cui siamo tenuti in quanto ufficiali di polizia giudiziaria. Mi auguro che la professionalità dei nostri tecnici contribuisca a rafforzare in tutti la fiducia nei confronti degli enti di controllo, al di là delle polemiche di questi giorni”. 

    Pochi minuti fa, è arrivata la conferma dell’invio ufficiale in Prefettura dei dati completi, tra cui i valori riguardanti i metalli pesanti che sono insolubili nell’acqua, cancerogeni e mutageni (cioè che possono intervenire a livello di mutamenti genetici) presenti nel liquido sversato nel rio Cassinelle e, di conseguenza, nel Chiaravagna.

    “Arpal conferma di aver inviato in Procura gli esiti completi delle ultime analisi disponibili, che integrano con vari parametri (metalli pesanti, etc.) quanto precedentemente trasmesso, e di aver anticipato valori di possibile interesse sanitario dei campioni prelevati il 23 e 24 gennaio. […] Gli stessi risultati sono stati tempestivamente inviati ad Asl e Comune di Genova per le rispettive competenze”.

    “Arpal informa che, a seguito di valutazioni finalizzate all’attività del Pubblico Ministero, la frequenza dei campionamenti è stata ridotta a due prelievi a settimana”.

  • Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    via-buozzi-san-teodoro-lavoriCi siamo già occupati del cantiere eterno di Via Buozzi (qui il punto della situazione risalente ad agosto) per la costruzione di un deposito sotterraneo per la metro e un parcheggio di interscambio in superficie. Il cantiere è stato aperto nel 2010 e la chiusura era prevista entro un paio d’anni. Dopo vari ritardi, da ultimo la fine dei lavori era prevista per marzo 2013, ma ancora nel mese di agosto l’Assessore alla Mobilità e Traffico del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, prevedeva una proroga a inizio 2014. Oggi a che punto siamo?

    Allo stato attuale la situazione è più complicata del previsto. Infatti, la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., sarebbe da qualche mese in difficoltà e quindi costretta a fermare i lavori all’interno del cantiere, tra il disappunto dei cittadini e la perplessità delle istituzioni, che -dicono- a questo punto hanno “le mani legate”. Lo scorso novembre, la ditta avrebbe presentato al tribunale domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, con i dipendenti pronti per la cassa integrazione.

    Oggi il cantiere è bloccato: ce lo confermano i cittadini riuniti nel comitato di San Teodoro, i negozianti e l’assessore Anna Maria Dagnino: «La situazione al momento è ferma per motivi concernenti la ditta Carena e non è più un nostro problema. Per ora non si sa quali saranno le prospettive future: prima di parlare di risarcimento o di un cambio dell’impresa appaltatrice, bisogna attendere che si svolga l’iter legale intrapreso dalla Carena e che ci sia una pronuncia del Tribunale».

    Tutto fermo, dunque, con l’accumularsi del ritardo nella chiusura del cantiere e con l’impazienza dei genovesi alle stelle. I lavori, infatti, avrebbero dovuto alleggerire il traffico nel nodo di San Benigno e giovare alla zona di San Teodoro, nonché a tutto il Ponente. La realizzazione di un parcheggio (con circa 200 posti, tra auto e moto) in una zona strategica come quella compresa tra Di Negro e San Teodoro, potrebbe favorire sia chi arriva dal casello autostradale e si dirige verso il centro città (turisti e residenti), sia i commercianti della zona, fortemente penalizzati in questi anni dal lungo cantiere. Inoltre, il progetto prevede addirittura la realizzazione di una passerella pedonale che colleghi da un lato parcheggio e Passeggiata Imperiale, fino alla Stazione Marittima, per collegarsi così direttamente alla Lanterna; dall’altro, parcheggio e centro città, verso Caricamento. Inoltre, anche il collegamento tra park e sottostante livello ferroviario.

    Così commenta Dagnino: «Un ulteriore ritardo che non ci voleva: ero pronta a far inserire la fermata AMT provvisoria che i cittadini chiedevano da tempo, in sostituzione di quella soppressa (servita da ben 8 linee, ndr) a causa dell’apertura del cantiere».

    Inoltre, nel corso di #EraOnTheRoad siamo stati sul posto e ne abbiamo parlato con i residenti. Qui, molto sentita la problematica legata alla diminuzione del passaggio in zona: non ci sono parcheggi, non c’è spazio per la sosta, la zona non è servita dai bus. E tutto ciò ha finito, come già accennato, per penalizzare drasticamente i commercianti, molti dei quali sono stati costretti alla chiusura, mentre quelli ancora in vita resistono a prezzo di forti sacrifici. «Questi cantieri infiniti sono nati allo scopo di riqualificare il territorio ma si trasformano in pietre al collo per cittadini e operatori commerciali della zona – commenta Aurora Mangano portavoce del comitato cittadino di San Teodoro –  Non migliora la mobilità, come era stato promesso, e ne conseguono piuttosto problemi economici e il blocco inspiegabile della mobilità per mesi e mesi».

    Elettra Antognetti

  • Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    televisioneGentili lettori, con il 2014 ritorna “Consulenza Online” la rubrica dedicata ai lettori e alle piccole grandi problematiche quotidiane che invadono la nostra vita. Se pensate che inizi con un “buon anno!”, beh, vi sbagliate…

    In questo periodo, tra i tanti balzelli statali, vi è quello del Canone Rai; esso si rifa ad un Regio Decreto del 21 febbraio 1938… In quanto regio decreto e non legge propriamente fascista (!!!) non è stato abolito dalla Costituzione e dal nuovo regime democratico. Qualcuno mi potrà obiettare: “regime democratico?” Avete letto bene: l’Italia della democrazia apparente in realtà è figlia di una dittatura mediatica senza confini; l’italia “dipende” dalla TV, sia essa network a pagamento, sia essa quella di stato.

    C’è però una situazione agevolante di cui nessuno (o quasi) parla: le esenzioni dal pagamento dell’incostituzionale canone Rai, che resta tale anche se la Suprema Corte lo ha dichiarato legittimo, in quanto viola palesemente il diritto all’informazione, checché se ne dica.

    Tornando a noi, chi può non pagare il canone Rai? Sono esonerati dal pagamento solo alcuni soggetti, ovvero gli anziani di età pari o superiore a 75 anni. A stabilirlo è l’art. 1, comma 132 della L. n. 248/2007. I requisiti specifici indicati dalla norma sono i seguenti:

    – avere compiuto 75 anni entro la scadenza del pagamento del canone (cioè al 31 gennaio dell’anno corrispondente);
    – conviventi solo con il coniuge e non con altri soggetti diversi da quest’ultimo;
    – essere titolari di un reddito complessivo (quindi sommato a quello del coniuge) non superiore ad € 6.713 annui (quindi essere percettori di assegno e/o pensione mensile non superiore ad € 516,00).

    Sono esclusi dalla somma complessiva del reddito familiare, i redditi esenti dal calcolo Irpef (ovvero indennità Inail, pensione di guerra, o assegni per invalidi civili); la rendita relativa alla prima abitazione; le somme percepite per il trattamento di fine rapporto (Tfr).

    L’esenzione può essere richiesta anche per gli anni precedenti (5 anni) purché già allora si possedessero i requisiti anagrafici e di reddito sopraelencati: quindi chi avesse corrisposto il pagamento negli anni precedenti può richiedere il rimborso rivolgendosi ad un ufficio dell’Agenzia delle Entrate o chiamando il seguente numero 848.800.444. La domanda può essere presentata inviando una raccomandata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate sede di Torino, sportello S.A.T., oppure consegnata direttamente presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo una dichiarazione sostitutiva, che può essere scaricata dal sito dell’Agenzia delle Entrate o, sempre, richiesta presso uno sportello dell’Agenzia.

    Due osservazioni mi si consentano:

    1. Quanti di voi lettori erano informati di questa cosa?

    2. Un pensionato che abbia un reddito di € 520.00 deve pagare il canone, ossia a gennaio deve riuscire a vivere con € 415,00.

    Alla faccia dell’esistenza dignitosa di cui parla la Costituzione. Intanto nel 2016 scade la convenzione tra Stato e Rai: speriamo bene.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Mu.MA, dati musei 2013: per il Galata è record nazionale. Si difende la Commenda, un po’ meno il Navale

    Mu.MA, dati musei 2013: per il Galata è record nazionale. Si difende la Commenda, un po’ meno il Navale

    galata-museo-del-mareL’Istituzione Mu.MA gestisce a Genova tre musei di primaria importanza per la città di Genova come il Galata Museo del Mare, la Commenda di Prè e il Museo Navale di Pegli. Con una nota stampa sono stati diffusi i dati sulle presenze per l’anno 2013. Il Galata chiude il 2013 con un bilancio oltre 172.000 visitatori, “museo che con una percentuale di paganti pari al 74% rappresenta un record nazionale”, si legge nella nota.

    La Commenda di Prè chiude l’anno registrando 31.00 visitatori, dato non così negativo se si confronta con altri musei cittadini come ad esempio il polo museale di Nervi e impreziosito da un incremento del 32% rispetto all’anno precedente.

    Superano di poco le 10.000 unità, invece, i visitatori del Museo Navale di Pegli, portando così a sfiorare i 214.000 visitatori totali per i tre musei gestiti da Mu.Ma.

     

  • Amiu, nuovo piano industriale: le decisioni del Cda immediatamente operative

    Amiu, nuovo piano industriale: le decisioni del Cda immediatamente operative

    RifiutiCome abbiamo già visto qualche settimana fa, Amiu (qui il quadro delle attività dell’azienda) si appresta a mettere in pratica le linee guida del nuovo piano industriale in concomitanza con l’approvazione del Piano di Gestione dei Rifiuti da parte della Regione Liguria (qui l’inchiesta integrale di Era Superba). Ieri, lunedì 27 gennaio, si è riunito il Consiglio di Amministrazione della società partecipata, sotto pressione in questi giorni per l’emergenza Scarpino e per le indagini svolte dall’Autorità Giudiziaria sull’operato di AMIU e dei suoi dipendenti. Il CdA ha approvato una serie di prescrizioni urgenti e immediatamente operative. I provvedimenti riguardano tematiche diverse, dal percolato di Scarpino (di cui ci occuperemo nelle prossime ore con uno specifico approfondimento, ndr) all’area finanza, dalla differenziata sino a gare e appalti.

    Con una nota stampa AMIU ha voluto riassumere i punti principali riguardo alle decisioni del Cda. Per quanto riguarda l’area finanza e controllo di gestione l’Azienda “dovrà allinearsi alle nuove prescrizioni contenute nel sistema di controllo delle società partecipate del Comune entro l’approvazione del bilancio 2013”. Con il Comune AMIU intende avviare già nell’immediato il percorso di confronto con Tursi per la determinazione della tariffa 2014.

    Qualche novità per quanto riguarda le strutture operative, in particolare il laboratorio AMIU per il servizio di campionamento e analisi. Nella nota stampa Amiu indica come punti principali l’ “avvio immediato del percorso per ottenere (nel più breve tempo possibile) la Certificazione formale che consenta di ottemperare alle necessarie e richieste caratteristiche di “terzietà” (indipendenza, ndr) per il Laboratorio AMIU appoggiandosi nel transitorio ad un laboratorio esterno.” Inoltre il Cda vuole predisporre e avviare entro la fine dell’anno “un piano di qualificazione professionale per gli addetti alla Direzione Tecnica di AMIU, sulla base di un adeguato screening degli attuali profili professionali e dell’individuazione delle competenze funzionali necessarie in relazione all’attuale e futura dotazione impiantistica della Società”.

    Gare, approvvigionamenti e acquisti

    Il tema, dopo le notizie apparse di presunte tangenti per gli appalti durante l’alluvione del 2011, è delicato per i vertici Amiu. Si legge nella nota:  “Utilizzo in via stabile e definitiva della Stazione Unica Appaltante del Comune di Genova sia per l’espletamento delle gare “sopra soglia” che per tutti gli acquisti e approvvigionamenti dell’Azienda”. E precisa:  “entro un mese dovrà essere realizzata (di concerto con la Stazione Unica Appaltante del Comune di Genova) una revisione integrale del Regolamento Acquisti AMIU, sulla base delle nuove disposizioni (per quanto attiene l’operatività della relativa area funzionale si stabilisce la dislocazione di 2 risorse AMIU presso la SUAC del Comune di Genova) […] Si ribadisce peraltro che codesto CdA (con delibera assunta il 5 dicembre 2013) aveva già nominato un Organismo di vigilanza composto da esperti esterni alla Società”.

    In ultimo, per il raggiungimento degli obiettivi di legge in tema di raccolta differenziata: “dovrà essere avviata entro due mesi una campagna di comunicazione verso i cittadini per incentivare ad una migliore raccolta differenziata”.

     

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    san fruttuoso 4L’iter per la costruzione del maxi auto-silos a 5 piani nell’area verde di Bosco Pelato tra Piazza Solari e via Amarena a San Fruttuoso, che nel giugno scorso pareva avviato verso una conclusione favorevole alla realizzazione dell’operazione immobiliare, subisce un brusco stop: l’amministrazione comunale, infatti, ha inviato ai proponenti del progetto – la Fondazione Contubernio D’Albertis, proprietaria dell’area – un preavviso di diniego dell’autorizzazione a costruire per “eccesso di volumetrie”. Dunque, se il progetto non sarò modificato con una riduzione di volumi, il Comune non rilascerà il permesso di costruire.

    Si tratta della prima – seppur parziale – vittoria per il Comitato di abitanti da tempo mobilitato contro l’ipotesi di realizzazione del parcheggio a scapito dell’ultimo polmone verde del quartiere (il cosiddetto Bosco Pelato). I residenti contestano soprattutto l’impatto ambientale del silos sul delicato equilibrio idrogeologico di una zona, quella di San Fruttuoso, già ampiamente cementificata. Per sostenere le ragioni del no all’intervento, nell’estate 2013, il Comitato aveva sottoposto all’esame degli uffici comunali ulteriore documentazione relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale.

    La decisione di inviare il preavviso di diniego è frutto degli approfondimenti effettuati dagli uffici comunali all’edilizia privata, come spiega il Vicesindaco Stefano Bernini:

    [quote]Tra gli elementi sollevati dal Comitato soltanto uno assume particolare rilevanza, ovvero quello relativo al fatto che il progetto prevede una costruzione non completamente interrata. In pratica, un intero piano dell’auto-silos risulta fuori terra.[/quote]

    Adesso, se la Fondazione Contubernio D’Albertis vorrà ottenere il permesso di costruire, dovrà necessariamente modificare il progetto: «I proponenti hanno tempo 15 giorni per presentare delle osservazioni o per presentare una nuova soluzione progettuale – continua Bernini – In caso di modifica gli uffici daranno il loro assenso». Anche alla luce dell’esistenza, per Bosco Pelato, di una norma speciale in materia urbanistica approvata dal passato ciclo amministrativo (quello guidato dall’ex Sindaco Marta Vincenzi) che affermava la possibilità di realizzare l’auto-silos. Per evitare che ciò avvenga il Consiglio comunale dovrebbe rivedere tale norma speciale. «Ma oggi modificare una norma speciale già approvata dal Consiglio vuol dire esporsi anche civilmente – sottolinea il Vicesindaco – aprendo la strada ad eventuali ricorsi».

    A proposito di controversie giudiziarie, Giovedì 30 gennaio è prevista l’udienza del Tar in merito alla causa che la Fondazione Contubernio D’Albertis ha promosso contro il Comune, citandolo per danni, per non averle ancora rilasciato il permesso di costruire.

    Comunque sia, sul tavolo restano diverse incognite che fanno ben sperare il Comitato di cittadini. Interrogativi legati all’opportunità o meno di realizzare l’operazione immobiliare da parte di committenti ed esecutori (Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio che ha acquisito l’area dalla Fondazione).
    Senza dimenticare che, nonostante le necessarie modifiche, il progetto dovrà garantire le previste opere pubbliche di compensazione – vale a dire il campetto polivalente e, soprattutto, l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena – opere per le quali è già stata firmata una convenzione con il Comune. Con un piano in meno, quindi minori parcheggi, staremo a vedere se i soggetti privati riterranno ancora fattibile l’investimento.
    L’amministrazione comunale attende la risposta dei proponenti e poi deciderà come procedere.

    Matteo Quadrone

  • Bikerevolution alla Maddalena, al via il progetto di AMa a favore della mobilità sostenibile

    Bikerevolution alla Maddalena, al via il progetto di AMa a favore della mobilità sostenibile

    Biciletta a GenovaChi segue quotidianamente Era Superba lo ricorderà: qualche mese fa vi abbiamo parlato di Bikerevolution, un progetto a favore della mobilità sostenibile nel quartiere della Maddalena, sostenuto dall’associazione AMa, da Yeast e dal CIV di zona. Vi avevamo parlato della prima fase del progetto, che consisteva nel compilare un questionario per individuare da un lato persone che normalmente si spostano in bicicletta nel quartiere, e dall’altro proprietari di bassi disposti ad affittare. Eccoci finalmente giunti alla fase finale, quella che porta direttamente all’avvio di un progetto importante per la comunità: Bikerevolution ha finalmente un locale per il suo bici box in Vico delle Fasciuole, traversa di Via della Maddalena direzione Via San Luca.

    Ci racconta Stefania Marongiu, ideatrice del progetto nonché membro di AMa e socia fondatrice di Yeast: «Abbiamo preso in affitto il locale grazie all’aiuto della cooperativa Il Laboratorio che ci fa da garante con il proprietario, un privato. Abbiamo riscontrato la solita difficoltà a trovare un posto a prezzi ragionevoli. Spesso chi ha proprietà, ad esclusione del privato che ha acconsentito a trattare con noi, preferisce lasciarle vuote piuttosto che affittarle a persone “solide e credibili” a un prezzo ragionevole. Il CIV ha sempre chiesto alle istituzioni di incentivare in qualche maniera prezzi più sensati. Ma insomma, nonostante tutto, dopo mesi di ricerche ce l’abbiamo fatta. Diciamo che il nostro bici box mostra positivamente sia ai cittadini che alle istituzioni che insieme si può fare molto, che basta poco per introdurre un nuovo modello di mobilità e soprattutto rivitalizzare zone con “criticità”».

    Una volta trovato il locale al piano terra, dunque, il progetto prenderà definitivamente il via e i biker del centro storico e della Maddalena potranno utilizzare lo spazio come deposito per le loro bici, dal momento che la conformazione del quartiere spesso sembra boicottare le buone intenzioni dei ciclisti: molti palazzi sono senza ascensore e hanno rampe di scale strette e impervie, le strade sono prive di rastrelliere e c’è rischio di furti o vandalismi.

    Come funziona il bici box?

    Può ospitare fino a 30 biciclette, tra appese e a terra. Finora sono già state individuate le prime 22 bici per adulti e 4 per bambini. Le successive saranno introdotte dopo l’avvio. Chi vorrà lasciare la bici nel box dovrà iscriversi ad AMa (per legge e per avere copertura assicurativa dell’associazione di promozione sociale), firmare un regolamento interno per servizi erogati a soci e pagare anticipatamente i mesi di deposito. Il prezzo si aggirerà attorno ai 12 euro al mese (si attende ancora il preventivo per la polizza furto e incendio, dopo si potrà fare una stima precisa dei costi a carico dei partecipanti). «Abbiamo deciso alcuni aspetti tecnici con il Cicloriparo Genova -racconta Stefania- e proseguiamo con loro la nostra collaborazione nata a Mobilitiamaciv. La rete è forte!».

    La risposta degli abitanti della Maddalena

    La rete è forte eccome: nel frattempo, tutto il quartiere della Maddalena, noto per lo spirito di partecipazione di associazioni, abitanti e commercianti, si sta attrezzando per partecipare a Bikerevoltion. Il Manena Hostel metterà a disposizione due biciclette da affittare ai propri ospiti e disporrà di un angolo dedicato ai clienti dell’ostello che portano con sé la propria bici. Inoltre, una lotteria a premi (qui si può consultare il regolamento) creata da Stefania e dagli altri di AMa per finanziare sia il bici box che la futura sede del gruppo (vedi approfondimento di Era Superba sul bando per progetti del quartiere finanziato dal Comune, ndr), finora ospitata all’interno dei locali del Laboratorio Sociale di Vico Papa.

    super-maddo-logo
    “Super Maddo”, il logo

    L’inaugurazione del bici box vera e propria avrà luogo nel corso delle celebrazioni del Maddacarnevale (il prossimo evento sociale del quartiere che vuole replicare il successo del Madd@natale del 21 dicembre scorso, attenuato solo dal maltempo). In questa occasione, troveranno spazio anche i commercianti “amici della bici”, ovvero esercenti del quartiere che fanno parte del CIV e che hanno deciso di aderire a Bikerevolution, rendendosi riconoscibili ai bikers mediante l’esposizione della relativa vetrofania. I commercianti metteranno a disposizione dei ciclisti brugole, pompetta e attrezzatura per piccole riparazioni, offriranno acqua e daranno indicazioni per orientarsi nei vicoli. Gli ideatori di Bikerevolution hanno pensato proprio a tutto: esiste già un logo “amici in bici” dove un personaggio stilizzato bianco, su sfondo blu, sfreccia sulla sua bici: l’omino si è già guadagnato l’epiteto di “Super Maddo” (ricalcando il nome del noto e amato Super Mario) e già si candida a diventare la mascotte di AMa e del CIV.

    Commenta ancora Stefania: «È  molto importante per AMa e per Yeast il rapporto con il CIV, composto da persone disponibili e “illuminate”, che si differenziano dallo stereotipo del tipico commerciante genovese stile “torta di riso finta”». Di certo anche grazie a loro, e grazie a tutti i volenterosi soggetti che orbitano attorno al magico mondo della Maddalena, tutto questo è stato reso possibile. Un’iniziativa partita dal basso, che ha trovato sostegno e spazio per essere realizzare: un po’ come un sogno che diventa realtà. Ci auguriamo che ce ne saranno molti altri.

     

    Elettra Antognetti

  • Zen Circus alla Feltrinelli, “Canzoni contro la Natura”: Ufo e Appino improvvisano il duo

    Zen Circus alla Feltrinelli, “Canzoni contro la Natura”: Ufo e Appino improvvisano il duo

    Zen Circus, La Feltrinelli Genova
    Andrea Appino e Ufo Schiavelli

    Dopo l’anno sabbatico che ha tenuto gli Zen Circus impegnati nei progetti solisti di Andrea Appino (“Il Testamento”) e Karim Qquru (“Morte a Credito” con La Notte dei Lunghi Coltelli), il gruppo di Pisa torna sulla scena musicale con il nuovo disco “Canzoni contro la Natura”. Il tour, che partirà dal 7 marzo, toccherà le principali città italiane, tra cui Firenze, Bologna, Milano, Torino e Genova (il 25 aprile). Nel frattempo, gli Zen sono impegnati nella presentazione della loro ultima fatica discografica, con tappa, ieri (lunedì 27), alla Feltrinelli di Genova.

    [quote]Gli Zen non possono prescindere dal ruolo di “rompicoglioni”, per le insite perplessità che abbiamo dentro e che ci spingono a prendere le parti del contraddittorio.[/quote]

    Lo spazio eventi al primo piano è già gremito di pubblico, affacciato anche dalla spirale delle corsie ai piani superiori. Intanto Andrea Appino e Massimiliano “Ufo” Schiavelli si siedono imbracciando immediatamente gli strumenti, dando purtroppo una brutta notizia: Karim Qquru non sarà presente, costretto a casa con 39 di febbre. Ma si viene subito al sodo: il nuovo disco riprende il discorso interrotto dall’anno sabbatico, lasciando da parte le influenze dei lavori solisti e riaprendo il tendone del circo Zen. Se “Andate tutti affanculo” puntava in qualche modo il dito contro -appunto- “tutti”, e “Nati per Subire” poneva il gruppo di fronte al riflesso della propria condizione, “Canzoni contro la Natura” prosegue questo percorso di introspezione, costringendo gli Zen a rivolgere quel dito verso sé stessi. Il disco è interamente autoprodotto, così da rendere il suono più puro degli Zen Circus, quell’«energia e naturalezza che si respirano a pieni polmoni nei nostri live».

    Viva”, primo singolo del nuovo album, è anche la canzone che apre la piccola performance. L’assenza delle percussioni di Karim, pur inducendo Andrea a definirla «una versione scabra» del pezzo, sottolinea come la sua voce sia perfettamente a proprio agio anche senza la ritmica, culminando nel fatidico “vivi si muore“, monito aureo a non prendersi troppo sul serio.
    Si prosegue con “Dalì”, e qui emerge il protagonismo del basso di Ufo, a cui la chitarra fa da accompagnamento. «Dalì non esiste, è un ipotetico barbone ‘carrarino’ dal passato anarchico», svela Andrea circa il mistero intorno all’identità del personaggio, la cui «utopia, scontratasi con la vita reale, si infrange nella moltitudine delle esperienze di coloro che, più o meno mitologicamente, abitano le realtà di quartiere».

    Vai, vai, vai”, con quel “vai così ragazzo, vai dove credi necessario che vai bene come vai“, suggerisce alla mente un ideale seguito di “Ragazzo Eroe”. Il brano, rivela Appino, «non tratta di fuga dei cervelli»; e, prosegue Ufo, «non c’entra con “chi è andato a vivere a Londra, Berlino, a Parigi, Milano, Bologna”; la questione è più metafisica e il riferimento, se vogliamo, è piuttosto da ricercare nel film “Il Minestrone”».

    Postumia” è una strada che «garba un casino» ad Appino, che collega l’Ovest all’Est; una strada lungo la quale passeggia una rassegna di umanità, dominata dalla disillusione tanto da indurre a smentire le aspettative del proprio nonno: “non è il Paese che sognavi te“. Sull’origine della canzone, Andrea ricorda «questo vecchio, affacciato alla finestra, a osservare i meccanismi del sabato sera di una via di Salerno: mi è venuto da interrogarmi su cosa pensasse, con e senza i moralismi annessi». Rincara Ufo, sostenendo che «quello di Postumia sembra essere lo sciopero degli eventi, e percorrerla da la consapevolezza della tragicomica situazione del presente».

    Si conclude la presentazione del disco con “Sestri Levante”, omaggio al concerto degli Zen alla Baia del Silenzio. «La Baia è bellissima e, specialmente, non a tutti i concerti facciamo un falò», così Andrea ricorda la serata, di cui emerge anche la testimonianza di parte del pubblico presente.

    L’albero di Tiglio”, infine, che sfortunatamente non viene eseguita, ha del provocatorio sulla questione della spiritualità e su Dio. «Il brano alza il tiro sull’argomento che io preferisco: piangere, cantare, suonare… è innanzitutto pregare»; così Appino conclude l’evento, azzardando un’idea che lo incuriosisce da tempo: «se Dio fosse la creatura più evoluta del pianeta, una pianta?». Come lui stesso si chiede: «esiste il Bene, in Natura?». O è Bene essere “Contro la Natura”?

    Nicola Damassino

  • Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    sos-progetti-europei-rossella-ibrahimVi è mai capitato, passeggiando per le strade di Genova, di imbattervi in un cartello con scritto “Progetto finanziato dall’Unione europea”? Una volta che inizierete a farci caso noterete che la nostra città, soprattutto in alcuni quartieri, è letteralmente tappezzata di cartelli di questo tipo. Li troviamo spesso accanto ai cantieri a indicare che quel lavoro di ristrutturazione o bonifica è finanziato, del tutto o in parte, dall’Ue. Ma le riconversioni di aree urbane sono solo una piccola parte dei progetti che l’Unione finanzia.

    Un altro importante esempio è l’Erasmus, il semestre all’estero di cui usufruiscono gran parte degli studenti universitari. Questi sono due esempi emblematici dell’enorme quantità e varietà di progetti finanziati dall’Unione europea.

    Una volta che si inizia a conoscere questo mondo, ci si accorge infatti della vastità di idee, progetti e lavori che si eseguono tramite questo canale. Anche la realtà produttiva del nostro territorio è molto attiva al riguardo, numerosi ed eterogenei sono infatti i progetti che vengono gestiti da enti pubblici, università o imprese del nostro territorio. Quella genovese è una realtà dinamica e innovativa e lo scopo di questa nuova rubrica “SOS Progetti Europei” è proprio questo: conoscere questa realtà, esplorare il nostro territorio sotto una lente diversa, quella dei progetti che in esso hanno luogo, appunto!

    Nelle prossime settimane ci occuperemo dei principali progetti finanziati dall’Unione che interessano il territorio genovese e incontreremo alcune aziende che li gestiscono. Questa panoramica sui principali progetti sarà intervallata da articoli che esploreranno principali criticità e punti di forza del sistema dei finanziamenti.

    Come in tutti i mondi infatti, anche questo non è privo di difficoltà e disfunzionalità. I fondi non sono sempre gestiti in maniera cristallina ed efficiente, il comune cittadino spesso non riesce a beneficiare delle numerose opportunità per mancanza di informazione. E questi sono solo alcuni dei punti deboli su cui ci sembra importante riflettere soprattutto perché, com’è ovvio, anche i finanziamenti europei sono soldi pubblici ed è quindi doveroso che l’intera comunità possa, anche se indirettamente, trarne il maggior beneficio possibile.
    Non ci soffermeremo soltanto sugli aspetti critici ma analizzeremo anche i numerosi punti di forza e innovatività che caratterizzano questo settore, approfondiremo inoltre la figura del progettista europeo, il ruolo delle istituzioni pubbliche e altri principali aspetti di questo settore, sperando di fornirvene una panoramica più completa possibile.

    Questa rubrica è scritta grazie alla collaborazione di Daniele Garulla e Beatrice Crippa Muti, con cui condividerò onori e (soprattutto) oneri. A loro i miei più sinceri ringraziamenti!

    Rossella Ibrahim

  • Valbisagno, cantiere e rischio idrogeologico: esposto alla Procura da parte dei cittadini

    Valbisagno, cantiere e rischio idrogeologico: esposto alla Procura da parte dei cittadini

    ponte carrega centro commerciale 2Continua la battaglia dei cittadini contro la cementificazione in Val Bisagno, anche alla luce degli ultimi episodi che hanno colpito la Liguria e Genova, riportando alla ribalta i temi del rischio idrogeologico e della fragilità del nostro territorio. L’associazione Amici di Ponte Carrega, da tempo impegnata in tal senso, proprio in questi giorni ha presentato un esposto alla procura della Repubblica, chiedendo ai magistrati di indagare per accertare eventuali responsabilità relative a quanto è avvenuto il 26 dicembre scorso nei pressi del cantiere in corso per l’avviata realizzazione del maxi edificio destinato ad ospitare la struttura di vendita “Bricoman” nell’area ex Italcementi.

    Bricoman, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza dei torrenti >> Leggi l’inchiesta

    Il 26 dicembre 2013, infatti, si erano verificati allagamenti, mentre masse di acqua e fango avevano lambito le case della zona – come documentato da fotografie e video pubblicati sulla pagina web degli Amici di Ponte Carrega – a seguito di una pioggia indubbiamente forte ma non eccezionale.
    «Cosa succederebbe, invece, in caso di precipitazioni simili a quella del 4 novembre 2011? – sottolinea Fabrizio Spiniello, portavoce dell’associazione – Con la movimentazione delle terre e gli sbancamenti effettuati nel vicino cantiere, avvenuti dopo il 4 novembre 2011, come sono cambiati gli scenari di rischio? Sono state adottate tutte le misure di tutela e precauzione per evitare l’aggravio di danni in caso di alluvione?».

    Finora, aggiunge l’associazione «Nessuna autorità ha dato risposta formale alle nostre domande. Anzi, a dire il vero una risposta certa è arrivata dal Vicesindaco, Stefano Bernini, che ha ribadito l’intenzione di concedere una variante al progetto in corso d’opera che prevede, oltre a quanto già approvato, un nuovo parcheggio in struttura impalcata per circa 6000 mq, con un nuovo asse viario parallelo a Viale Gambaro di Montesignano intorno al nuovo edificio in costruzione».

    La variante urbanistica, però, deve essere ancora approvata dall’amministrazione comunale. Gli Amici di Ponte Carrega, allo scopo di scongiurarne l’approvazione, hanno inviato a tutti i gruppi consiliari del Comune la proposta di un’interrogazione in cui l’associazione illustra nel dettaglio la situazione della zona e gli effetti conseguenti alla costruzione di un’ulteriore superficie impermeabile, chiedendo di argomentare le ragioni di un’eventuale scelta favorevole.

     

    Matteo Quadrone

  • Piazza delle Erbe, il primo giorno di scuola: al via le lezioni per 180 alunni

    Piazza delle Erbe, il primo giorno di scuola: al via le lezioni per 180 alunni

    scuola-piazza-erbe-inaugurazione-27-gennaio-2013 (6)Questa mattina il sindaco Marco Doria ha accolto gli alunni per il primo giorno di scuola nel nuovo complesso di piazza delle Erbe. Dopo la lunga attesa (i primi passi ancora con la giunta Pericu), il nuovo edificio scolastico apre dunque i battenti nel cuore della città: al completamento degli arredi (oggi hanno fatto il loro ingresso a scuola 180 alunni), ospiterà 418 studenti fra elementari (250) e medie (168).

    Le scelte tecniche e stilistiche >> Leggi l’intervista al progettista, arch. Roberto Melai 

    Anche se pare che l’ inaugurazione di questa mattina verrà replicata al momento dell’ingresso di tutte le classi, genitori, assessori presenti e sindaco hanno espresso grande soddisfazione. Qualche polemica sui giganteschi ritardi è arrivata soprattutto dai giornalisti presenti. I lavori non sono del tutto ultimati (non si tratta solo di arredamenti) e ci sono un po’ di disagi anche se gli ingressi per i disabili e le misure di accessibilità sono già a puntino. Oggi i bimbi sono entrati dai giardini Luzzati, ovvero dall’ingresso superiore. Quello principale, infatti,non è ancora pronto.

    Le foto dell’inaugurazione

    I numeri della nuova scuola – L’opera è costata 6.333.111,97 euro, di cui 2.133.265 a carico del Comune e il restante fra fondi FAS (720.600) e fondi ministeriali. Lo spazio complessivo conta 2.425 mq e si divide in due sezioni di cinque classi per la scuola elementare e due sezioni di tre classi per la scuola media (16 classi in totale e 3 aule speciali in comune alle due scuole ed utilizzate a rotazione), oltre a uffici di direzione e segreteria, servizi igienici, aula professori, sala di lettura, mensa e depositi. “Il sistema innovativo di costruzione delle strutture portanti con casseri a perdere in pannelli isolanti – si legge nella scheda tecnica del Comune – consente di migliorare le caratteristiche energetiche dell’ edificio scolastico. Inoltre, dal punto di vista impiantistico, l’immobile è dotato di impianto fotovoltaico in copertura, impianto per il recupero delle acque piovane utilizzate per gli scarichi dei servizi igienici ed impianto di controllo dell’ illuminazione delle aule”.

  • San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    casaamericaVilla Rosazza a San Teodoro è una dimora cinquecentesca oggi di proprietà comunale, occupata dalla Fondazione Casa America e Themis. Il parco terrazzato è interessato da lavori di manutenzione: già ultimato un primo lotto, a metà del 2014 finiranno anche quelli per il secondo. Uno spazio importante per il quartiere, che i cittadini reclamano per sé come punto di aggregazione. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il parco e parlato con i residenti, i quali chiedono a gran voce l’emanazione del bando comunale con lo scopo di individuare soggetti competenti addetti alla cura di parco e villa e per evitare di veder vani gli sforzi economici compiuti dall’amministrazione in questi anni. Nel frattempo, i cittadini propongono di affidare la gestione a un rete costituita da scuole, CAI, Protezione Civile. Ma andiamo con ordine.

    I lavori nel parco: 1,2 milioni per il secondo lotto

    Nel giugno 2012 è stato emesso un bando dal Comune di Genova per assegnare i lavori di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale nel parco di Villa Rosazza. I lavori sono relativi al secondo lotto del parco, dal momento che quelli nel primo lotto del giardino erano già stati effettuati ed ultimati (consegna lavori il 27 settembre 2010 e fine interventi marzo 2012). Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, è stato emesso un nuovo bando e sono stati messi a disposizione 1.245.480,96 euro, di cui circa 45 mila quali oneri di sicurezza e 15 mila per opere in economia. Si tratta di fondi residui delle Colombiane del 1992, stanziati per effettuare interventi sui parchi storici della città, da Voltri a Nervi. Il tempo per la realizzazione degli interventi, come indicato nel bando emesso da Tursi, è di 300 giorni complessivi e continui, a partire dalla consegna dei lavori: dovrebbero quindi essere ultimati entro giugno-luglio 2014.

    La proposta dei cittadini per valorizzare l’investimento del Comune

    Emanare un bando per trovare soggetti disposti a curare il parco, questo il punto di partenza per rilanciare il parco nel cuore San Teodoro. «Sarebbe importante annettere la villa al parco, come era anticamente – dice Aurora Mangano, portavoce del comitato di residenti- adesso le due realtà sono separate». La villa al suo interno è occupata al piano nobile dalla Fondazione Casa America per la diffusione della lingua e della cultura sudamericana (in comodato d’uso, retribuisce un canone di locazione agevolato a Tursi), e ai piani superiori da Themis, scuola di formazione per i dipendenti del Comune di Genova.

    [quote]Villa e parco come unico complesso, sarebbe un modo per restituire al quartiere uno spazio prezioso, adesso sotto-utilizzato rispetto alle potenzialità.[/quote]

    «A San Teodoro non ci sono spazi per le associazioni e per la comunità – continua Aurora Mangano – e Villa Rosazza è uno dei pochi luoghi di cui potremmo usufruire. Oggi noi cittadini non possiamo fruirne come vorremmo. Casa America organizza sporadicamente eventi aperti a tutti e manifestazioni, ma secondo noi non basta: proponiamo spazi per i giovani e per gli anziani, per ritrovarci nel quartiere, per organizzare eventi in collaborazione con il Municipio. Ora che anche il mercato rionale di Di Negro versa in pessimo stato e ha perso il ruolo di aggregatore sociale che aveva un tempo, il parco di Villa Rosazza è per noi una grande opportunità».

    Villa Rosazza San TeodoroNel maggio 2013, si è svolto un incontro pubblico voluto dai residenti, alla presenza di vari assessori e rappresentanti dei cittadini. Nell’occasione i cittadini hanno illustrato la loro proposta per tenere gli spazi aperti a tutta la cittadinanza in attesa del bando, con il coinvolgimento di Protezione Civile, CAI, ANPI, oltre alle scuole della zona che, come volontari, si potrebbero dedicare alla manutenzione del parco e all’apertura dei locali interni della villa.

    Durante l’incontro i cittadini hanno anche avanzato l’ipotesi di una collaborazione con MSC e con il dirimpettaio Terminal Traghetti: «Contribuendo alla cura del verde, organizzando eventi, versando un contributo economico in qualità di sponsor, MSC potrebbe essere un partner importante per la rivalutazione della zona a fini turistici – racconta Aurora Mangano – soprattutto dopo la chiusura del cantiere in Via Buozzi e la realizzazione della tanto attesa pista ciclabile, che colleghi Lanterna, terminal traghetti, San Teodoro, Caricamento. Ci piacerebbe anche coinvolgere Villa del Principe e organizzare visite guidate, con buffet e area ristoro, un modo per aumentare le entrate e favorire l’autofinanziamento».

    Inoltre, per quanto riguarda la villa, sarebbero necessari interventi per migliorare l’accessibilità: oggi l’accesso ai piani superiori è impedito a disabili e anziani, in quanto possibile solo tramite una stretta scala. Il comitato cittadino si è recato sul posto assieme a un architetto per svolgere un sopralluogo e pensare a una soluzione. «Si è pensato alla costruzione di piattaforme esterne (ascensori aperti, dotati di tettoie), che non comprometterebbero la struttura interna della villa. Un buon compromesso, i cui costi si aggirerebbero attorno agli 80 mila euro».

    La risposta dell’assessore all’ambiente Valeria Garotta

    Tuttavia, dopo mesi, ancora non si è mosso nulla. Così commenta l’Assessore all’Ambiente Valeria Garotta: «L’idea a lungo termine è quella del bando per la gestione integrata. Nel breve, invece, vogliamo presidiare da subito la zona, aumentando il lavoro già svolto da Comune e Aster, con il contributo delle associazioni locali. Abbiamo svolto esami degli spazi interni per verificarne l’agibilità e assegnarne alcuni alle associazioni». L’importante, dicono i cittadini, è essere previdenti: non si può pensare al problema della gestione troppo a ridosso della consegna dei lavori. E il tempo corre.

    Cenni storici: Villa Rosazza e il suo giardino

    Costruita nel XVI secolo dalla famiglia Di Negro, nel ‘700 sono stati svolti importanti i lavori di recupero della struttura, guidati dall’architetto Tagliafichi che ha introdotto elementi in stile neoclassico. Oggi si può ancora vedere il parco terrazzato: un giardino all’italiana circonda la costruzione, con fontane (ormai svuotate) e statue, si estende a ridosso della collina e sale verso le alture genovesi. A pochi passi Villa Giuseppina e Villa del Principe, cui un tempo Villa Rosazza era collegata a formare un complesso unico. Negli anni sono stati svolti numerosi interventi di urbanizzazione che, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento (qui l’approfondimento da guidadigenova.it) hanno stravolto il contesto urbano: uno su tutti, la costruzione della linea ferroviaria, che ha compromesso i terrazzamenti a giardino sul lato a mare. Per molto tempo il parco è rimasto chiuso e inaccessibile: riaperto negli anni ’80, all’epoca qui c’era la scuola media Carducci. Poi, piano piano, il parco è stato lasciato al degrado.
    Curiosità: all’interno della villa – al piano nobile – un ninfeo originale del ‘500, una della tante opere di pregio contenute nell’edificio.

     

    Elettra Antognetti