Autore: Gabriele Serpe

  • Immigrazione ed emigrazione: i dati che non ti aspetti

    Immigrazione ed emigrazione: i dati che non ti aspetti

    EmigrazioneSecondo i dati Istat del gennaio 2011 il numero degli immigrati in Italia è pari a 4.570.317, il 7,5% della popolazione totale. Una cifra sicuramente identificativa del cambiamento epocale  a cui tessuti urbani come il nostro stanno andando incontro.

    In quel filo sottile fra cronaca e propaganda, la parola “immigrazione” oggi assume spesso i contorni del “problema da risolvere” aprendo dibattiti su temi come sicurezza, delinquenza e criminalità.  Nuovi flussi di persone che arrivano nel nostro Paese, uomini e donne in cerca di fortuna che pagano fior di quattrini per attraversare il Mediterraneo e raggiungere le coste italiane su imbarcazioni di fortuna. Ma sarebbe un grave errore “ridurre” il concetto di migrazione solo ed esclusivamente a questo.

    L’enciclopedia Treccani ci aiuta nella nostra riflessione: la migrazione è “spostamento di una porzione di popolazione dal proprio luogo originario verso un altro”. Quindi i fenomeni di migrazione sono vari e multiformi e non identificabili esclusivamente come fuga da luoghi difficili. Facciamo un passo indietro e proviamo allora a considerare il motivo dello spostamento semplicemente come una “ricerca di opportunità”, qualunque siano le condizioni da cui si parte.

    Ed ecco che vien naturale analizzare il fenomeno inverso: ora che sappiamo quante persone hanno raggiunto l’Italia, quanti Italiani sono emigrati e hanno lasciato il Bel Paese per “ricercare opportunità”?

    Ebbene, il numero delle persone emigrate dall’Italia al 2011 si aggira intorno ai 4 milioni… Come? Vuoi dire che il numero di immigrati e il numero di emigrati in Italia praticamente si equivale? Esatto, l’emigrazione è un fenomeno che colpisce l’Italia fin dalla fine dell’Ottocento e, in questi anni di crisi economica, dal 2008 ad oggi, si registra un aumento continuo.

    Se quattro anni fa erano circa 3 milioni gli Italiani residenti all’estero, oggi , secondo i dati Istat, sono più di 4 milioni , esattamente 4.115. 235, circa  il 7%  della popolazione. Secondo il “Rapporto Italiani nel Mondo 2011” realizzato dalla Fondazione Migrantes, il 55, 3% degli emigrati italiani sono rimasti in Europa, il 39,3% si sono spostati in America poi segue l’Oceania con il 3,2%, l’Africa con 1,3% e l’Asia con lo 0,9%.

    Ecco che improvvisamente la parola “immigrazione” sveste i panni del problema per indossare quelli della risorsa imprescindibile per il futuro della nazione. La ricetta per rilanciare l’Italia non può che passare attraverso piani e strategie per attirare immigrati, offrire loro quelle “opportunità” di cui sopra. Se l’offerta è pari a zero, anche il flusso migratorio rispecchierà questo dato, ma non come numero di persone, bensì in termini di “aspettative”. A puntare l’Italia saranno uomini e donne con aspettative di vita basse, allineate all’offerta del paese ospitante. E non si tratta di un giudizio personale, ma di logica.

    Per comprendere meglio perché abbiamo bisogno di forze nuove, analizziamo i dati riguardanti l’indice di natalità nella nostra Genova. Dal 1985 al 2011 gli abitanti liguri registrano un calo di 146.533 unità, pari all’8,3%. A  Genova la percentuale cresce (meno 12,9%) e il tasso naturale di crescita si attesta su un meno 5,9%. Se, poi, prendiamo in esame le fasce di età vediamo come l’ 11.4% della popolazione, con un età compresa tra 0 e 14 anni, strida con il 61.8% di quelli tra i 15 e i 64 anni, il 26.8% di 65enni, il 6.8% degli over 80. Occorre attirare persone straniere, creare le condizioni favorevoli per un’immigrazione diversificata e eterogenea.

    Gabriele Serpe – Elisabetta Cantalini

     

    ITALIA. Cittadini italiani residenti in Italia e all’estero (2006-2011)

                  AIRE              Donne (v.a.)          Donne (%)          Residenti in Italia           Incidenza Aire

    2006      3.106.251          1.435.150                   46,2                        58.711.372                            5,3

    2007      3.568.532          1.678.862                   47,0                        59.131.287                            6,0

    2008      3.734.428          1.774.677                   47,5                        59.619.290                            6,3

    2009      3.915.767          1.864.120                   47,6                        60.045.068                            6,5

    2010      4.028.370          1.919.547                   47,7                        60.340.328                            6,7

    2011      4.115.235          1.967.563                   47,8                        60.626.444                            6,8

    FONTE: Rapporto Italiani nel Mondo. Elaborazioni su dati Aire e Istat

  • Da “belin” a “bernarda”: il lessico popolare del dialetto genovese

    Da “belin” a “bernarda”: il lessico popolare del dialetto genovese

    Via S.LucaAddentrarsi alla ricerca di curiosità nell’universo di parole del dialetto genovese  è compito arduo. Esistono libri come quello di Dolcino, “E parolle do gatto”, o capitoli come “parlar camallo” di Orselli e Roffo in “Genova segreta”, che trattano diffusamente l’argomento da cui mi permetto di estrapolarne alcune scurrili o solo sconvenienti parole, che sono le più colorite, note ed usate del nostro folklore.

     

    Da Belin a Bernarda, il lessico genovese – leggi l’articolo su GuidadiGenova.it

    Genova e dintorni, la guida online

     

     

     

  • Cura del fondoschiena: la carta igienica inquina l’ambiente

    Cura del fondoschiena: la carta igienica inquina l’ambiente

    Il punto è delicato, usare un certo riguardo non guasta. Io che sono ecologista di natura, di fede e di curriculum, non posso rimanere insensibile all’allarme lanciato da Green Peace con il quale comunica al mondo che la carta igienica più è morbida e più è inquinante.

    Parallelo, però, assurge l’anelito di tutti coloro che, per inderogabili necessità, si trovano a doverne fare uso e pensano, con orrore, allo sfregare abrasivo di “papier” meno delicati.

    Mi sembrava una conquista civile essere passati dal petrolioso foglio di giornale ad un prodotto “dedicato” la cui morbidezza viene reclamizzata quotidianamente e che trova un ampio popolo di estimatori.

    Adesso, gli ecologisti, attenti al riciclo, sono stati costretti a prendere coscienza che la maggior parte delle fibre di cellulosa, impiegata in questo prodotto, provengono dalle foreste secolari del Canada e del Sud America, essenziali nell’assorbire il diossido di carbonio, uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale.

    Il manufatto in oggetto, infatti, è un mix di carta riciclata e di cellulosa nuova di cui solo un 20% è ascrivibile a boschi appositamente coltivati, il restante 70% contribuisce a quella deforestazione insensata a cui tutti ci dovremmo opporre. Non solo: carta nuova significa usare più acqua, bene prezioso che è sacrilego disperdere; carta più bianca è sinonimo di uso di candeggianti a base di cloro, composti noti per essere ad alto impatto inquinante.

    La notizia mi ha messo veramente in ambasce; ogni volta che “suonerà” un campanello di allarme mi sorgerà spontaneo il trilemma: frenare l’impulso compulsivo, sopprimere l’ideologismo ecologico, piegarsi alla tortura della carta a vetro?

    Passi per il colore smorto della carta riciclata che cercherò di rendere compatibile con l’ambiente bagno sfoggiando tappetini color “cremina” che potrebbero essere, anche, più consoni all’argomento, ma la ruvidezza quella è proprio una medicina amara da mandare giù.

    Meno male che esistono i giapponesi, quegli omini dai deliziosi occhi a mandorla, super-efficienti, capaci di risolvere ogni problema, con un ammirevole spirito di abnegazione financo di proporzioni bibliche come quello del recente tsunami che, profondendo un impegno molto più modesto ma sicuramente meritorio per il nostro “sacro orifizio” e, nondimeno, per madre natura, hanno inventato “il riciclone”. La Nakabayashy di Tokyo, infatti, ha messo in commercio un apparecchio in grado di convertire fogli usati di stampanti e fotocopiatrici in rotoloni di soffici, nivei, confortevoli fazzolettini per uso igienico: una “tartaruga” tecnologica dal miserrimo costo di 80.000 euro, capace di riconvertire 1800 fogli A4 in due rotoli, “usabili”, all’ora.

    Per il bene comune, in attesa di questo magico prodotto, non ci rimane che orientarsi verso la carta riciclata e salvare intere foreste ma sorge spontanea la domanda: siamo sicuri che da tale innovativo articolo sarà possibile eliminare ogni traccia di prodotti tossici quale il toner o rischiamo di ritrovarci il fondo schiena stampato come la pagina di un giornale?

    Adriana Morando

  • Aste pubbliche: il Comune vende immobili, ma nessuno li compra

    Aste pubbliche: il Comune vende immobili, ma nessuno li compra

    Via Coronata 100
    La struttura ex Asl in vendita in via Coronata
    Le risorse economiche a disposizione del Comune di Genova diminuiranno drasticamente a partire dal 2012 e già sono diminuite in questo anno di forte recessione economica.
    La contromossa logica di palazzo Tursi è quella di correre ai ripari liberandosi del patrimonio immobiliare di proprietà, anche a costo di svendere, per fare cassa ed avere a disposizione fondi per investimenti altrimenti impossibili.
    Per il momento, però, è inutile entrare nello specifico, analizzare le singole operazioni di vendita e la gestione delle varie proprietà, il Comune mette in vendita immobili e indice aste pubbliche con regolarità, ma c’è un piccolo particolare che manca: i compratori.
    Le aste pubbliche indette fra ottobre e novembre 2011 sono andate deserte una ad una, le ultime in ordine di tempo hanno interessato l’enorme complesso ex Ansaldo Nira in via dei Pescatori e questa mattina (22 novembre) il complesso ex Asl3 (NAT – Non Autosufficienti Totali) in via Coronata 100 e l’edificio attualmente occupato dal Centro Sociale Buridda sito in via Bertani al civico 1.
    L’immobile di via Coronata 100 conta 11.271 metri quadrati interni e un’area esterna di ulteriori 10.465 metri quadrati per un prezzo base d’asta di 10.800.000 euro.
    Via Bertani 1
    Via Bertani 1, il Comune vende l'immobile

    I locali attualmente occupati dai ragazzi del Centro Sociale Buridda, invece, si estendono per metri quadrati 5600 calpestabili per un prezzo di acquisto di 7.800.000 euro.

    Tenendo solo conto dei tre edifici citati, il Comune stima un ingresso di oltre 30 milioni di euro, ingresso che però con il passare dei mesi inizia a prendere la forma del miraggio. Se non prenderà corpo un’ipotesi di vendita a qualche privato o cordata di privati, si potrebbe ipotizzare l’intervento di una delle tante società a capo di qualche Ministero (vedi Manicomio di Quarto) il che solitamente tradotto in “atti pratici” significa ritardi, miopia, svalutazioni, poca imprenditorialità, difficoltà di rilancio ecc ecc… Ma anche questa ipotesi, considerati i tempi che corrono e la Legge di Stabilità, sembra tutt’altro che probabile.

  • Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Palazzo Ducale

    Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Palazzo Ducale

    GauguinUn itinerario tra quotidianità e trascendenza, insieme ad 80 capolavori della pittura europea ed americana del XIX e del XX secolo e una decina di lettere originali di Van Gogh, questo è l’intento che la Mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin”, visitabile a Palazzo Ducale sino al 15 aprile, si propone di offrire ai visitatori: un incontro epocale per la rarità con cui si possono ammirare queste opere al di fuori della loro sede permanente.

    Leggi l’intervista esclusiva di Era Superba al curatore della mostra Marco Goldin

    LA MOSTRA – Un viaggio fisico, come le forme e i colori che riempiono le tele, che si snoda in simbiosi con una verità interiore, che autori come Hopper, Rothko, Turner, Morandi, Kandinsky, Monet e tanti altri protagonisti, interpretano partendo dallo spazio chiuso della propria coscienza, ognuno con il proprio inconfondibile stile.

    Il cuore centrale e pulsante di questa avventura rimane, però, il grandioso, prorompente, contorto, melanconico sguardo di luce di Van Gogh che, dalla dimensione della sua coscienza e dalla consapevolezza della fragilità dell’uomo, si spalma in un’esaltante sinfonia caleidoscopica di gialli, di verdi, di blu, di arancioni, lungo i confini contorni di tronchi, di cieli, di campi, trasferendo alla natura il suo stesso tormento.

    E’ un viaggio e come tale non può iniziare senza scarpe, le stesse che campeggiano, con la loro cromia cupa, nella ricostruzione della camera di Van Gogh ad Arles. Un piccolo quadro dedicato alle compagne di vita, negli infiniti passi di questo faticoso tragitto in cui è già chiaro il disegno pittorico dell’artista, teso ad una trasfigurazione del reale verso il “segno-gesto” il “segno-colore”.

    La ricerca del dinamismo, più che della forma, viene resa dal taglio trasversale del tavolo e risulta ulteriormente ravvivata dalle pennellate rapide del panno azzurro. Scarpe logore come la vita di contadini e operai, la cui miseria e fatica effondono dal “Tessitore al telaio” e che Van Gogh, moderno indignato, ritrasse con tale energia primordiale di amore e fratellanza da essere considerata folle. “ Sappiate che più rifletto, più mi rendo conto che non c’è nulla di più artistico che l’amare gli uomini”, così il pittore grida al mondo il suo amore verso l’umanità afflitta, amore che estende all’intera natura che, dalla sua finestra interiore, dilaga verso l’infinito.

    I suoi “Pini al tramonto” i “Tronchi d’alberi nell’erba” il “Covone sotto un cielo nuvoloso”, “Le Case di Auvers”, il “Seminatore” si arricchiscono di colori violenti, di pennellate impetuose, trasformando immagini statiche in entità di vitalità quasi magnetica. Solo al termine della sua vita, l’accoppiamento cromatico giallo-blu del “Campo di grano con corvi”, sembra perdere ogni nota gioiosa: l’inconsueto taglio del quadro, la prospettiva dilatata, concorrono a creare un’ atmosfera ricca di tensione e di inquietudine, quasi un preludio all’imminente fine.

    Un viaggio emozionante, al termine del quale il visitatore è spinto a ritornare, con la mente, al capolavoro di Gauguin, con cui si apre la mostra, per porsi gli stessi emblematici interrogativi che pullulano nel nostro umano percorso dalla vita alla morte…

    Adriana Morando

     

    Van Gogh e il viaggio di Gauguini – Palazzo Ducale Genova

    Dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012

    Biglietti: Intero 13 euro, ridotto 10.

    Orario
    lunedì – venerdì ore 9-19  / sabato e domenica, ore 9-20
    Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2011. 1º gennaio: ore 10-20

  • Fonti non rinnovabili, Robert Laughlin ha la soluzione: l’agricoltura

    Fonti non rinnovabili, Robert Laughlin ha la soluzione: l’agricoltura

    Robert Laughlin, premio Nobel per la fisica e docente all’università di Stanford in California, è l’autore di “Powering the Future” (Basic Books, 2011), un saggio che affronta la questione dell’esaurimento delle fonti di energia non rinnovabili.

    Tra sessantanni  le riserve di petrolio dell’Arabia Saudita inizieranno a “scricchiolare”, e nell’arco di due secoli il petrolio non sarà più estraibile. Per il fisico statunitense la soluzione esiste già: “[…] dovremo continuare a fabbricarci qualcosa che assomigli a petrolio, benzina e cherosene, perché né l’idrogeno né l’atomo né il solare potranno completamente sostituirsi all’efficienza di questi carburanti… Li produrremo sinteticamente grazie all’agricoltura. Ma non sottraendo raccolti alla stessa agricoltura che alimenta gli esseri umani; bensì coltivando oceani e deserti“.

    Il saggio di Laughlin si sofferma anche sull’impossibilità di immaginare un futuro esclusivamente sorretto dalle energie rinnovabili: “[…] non è ipotizzabile un futuro con aeroplani a batteria, ci sono delle leggi della fisica che lo impediscono. Così come non è pensabile l’aereo da trasporto a cellule solari, sempre in virtù delle medesime leggi. E l’idrogeno non è affatto più sicuro del cherosene come si sente spesso dire. In quanto al nucleare, il suo ruolo nell’equazione energetica del futuro sarà quello di un calmiere dei prezzi: qualora i costi di tutte le altre energie dovessero salire a livelli socialmente e politicamente inaccettabili, allora le opinioni pubbliche accetteranno di fare ricorso in parte al nucleare.”

    Per il professore l’unica via possibile è la coltivazione e la produzione di combustibili in campo agricolo: “Solo coltivando gli oceani e i deserti ci riusciremo. La tecnologia esiste già, è quella della sintesi sperimentata dalla Germania al Sudafrica, molto simile anche a quella che la Shell e altre compagnie usano per la conversione del gas naturale. Consentirà di produrre con l’agricoltura carburanti di sintesi con la stessa densità, efficienza energetica e sicurezza di quelli che oggi deriviamo dal petrolio. Ci saranno problemi politici da risolvere, come la sovranità sulle acque extraterritoriali e il ruolo delle correnti. Ma la vita continuerà, grazie all’agricoltura…”

  • Il governo tecnico impari a fare politica, o tornerà a casa presto

    Il governo tecnico impari a fare politica, o tornerà a casa presto

    Mario MontiSiamo tutti in attesa di vedere Monti all’opera. Stiamo tutti aspettando fiduciosi che si concretizzino i migliori auspici (come i tagli dei privilegi della casta o una tassazione che gravi più sui patrimoni e meno sui redditi da lavoro), ma anche che si smentiscano le peggiori preoccupazioni (tipo l’inadeguatezza di Mister “Conflitto d’Interessi” Corrado Passera, oppure del nuovo ministro della giustizia, che in passato non solo faceva l’avvocato dei mafiosi e dei poteri forti, ma che rilasciava anche inquietanti dichiarazioni contro le intercettazioni e contro i pentiti).

    Nel frattempo, però, possiamo parlare d’altro. C’è ad esempio un aspetto rilevante dell’attualità che ha a che fare proprio con la formazione del nuovo governo e che è rimasto un po’ sottotraccia: la funzione della politica.

    Da quando è arrivata la lista dei nuovi ministri, infatti, a parte il sospiro di sollievo per il fatto che non vi erano stati inseriti degli inquisiti (il che è un risultato non da poco…), l’uomo della strada ha esclamato: “finalmente persone competenti”. Anche i giornali e i media non sono andati poi così distanti da questa valutazione. Tant’è che quando qualcuno ha cominciato a lamentarsi per la mancanza di politici all’interno di questo nuovo esecutivo, le ironie si sono sprecate.

    A tutti è parso che un governo tecnico, seppure non eletto direttamente dai cittadini, avrebbe potuto fare sicuramente meglio di una classe politica largamente compromessa e con un credito di fiducia ridottissimo. A tutti è sembrato che un governo di “tecnici”, cioè di persone di comprovata esperienza nel loro mestiere, fosse una soluzione tanto banale quanto giusta: cosa c’è di meglio di un economista all’economia, di un ammiraglio alla difesa, di un avvocato alla giustizia o il presidente del CNR all’istruzione?

    In realtà le cose non sono così facili. Innanzitutto bisogna distinguere tra questa classe dirigente e la politica in generale. Se pensiamo a questa classe politica, ci viene effettivamente da sorridere a paragonare l’attuale Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, al ministro uscente Sandro Bondi, che, a parte le indubbie doti poetiche, aveva scarsa esperienza e ha avuto scarsi risultati. Difficile pensare che Ornaghi, pur non avendo fatto ancora nulla, possa far peggio del suo predecessore, e questo sembrerebbe avvalorare l’idea che la competenza dei tecnici sia preferibile all’inconsistenza dei politici.

    Ma se ci astraiamo dal particolare e consideriamo la questione in senso generale, la valutazione cambia. Non c’è dubbio che questi politici oggi si lamentino solo perché temono che un eventuale successo di Monti metta in risalto la loro assoluta inadeguatezza. Eppure, in condizioni normali, in una democrazia che funziona, c’è un motivo ben specifico per cui i governi devono essere composti da politici, cioè da persone che hanno una comprovata esperienza non tecnica, ma politica: il motivo è che le decisioni che sono chiamati a prendere sono non tecniche, ma politiche.

    E’ un errore ritenere che basti mettere un eccellente medico o un bravo dirigente sanitario alla sanità per avere ospedali pubblici che funzionano. Innanzitutto, l’esperienza tecnica di un singolo è spesso limitata rispetto a quelle che sono le funzioni, molto più ampie, di un ministero: ad esempio un avvocato è esperto di come si difende una parte in un processo, ma non è detto che sappia valutare quali sono i problemi dell’amministrazione della giustizia italiana nel suo complesso. Secondariamente, anche ammettendo un esperto di ampissime conoscenze e vastissima profondità di giudizio, non è detto che non si possa sbagliare: il mondo è premio di premi Nobel di tutte le discipline che hanno formulato teorie che poi si sono rivelate semplicemente errate o di esperti che divergono sullo stesso argomento.

    Il che dovrebbe insegnarci che la Verità rivelata appartiene forse agli dei, ma che nessun uomo è tanto competente da darci la sicurezza che non si sbaglierà quando dovrò fare delle valutazioni.

    Monti è uno stimato economista: ma chi ci dice che le sue idee non siano sbagliate? Mi si obietterà che la garanzia assoluta non la può offrire nessuno, ma che una persona offrirà tante più garanzie quanto più è competente. Ed è vero. Ma allora come stabiliamo chi è più competente? Ad esempio, la scelta dello stesso Ornaghi è stata contestata perché è il rettore di un’università privata: perché dovrebbe sapere come si gestisce il patrimonio pubblico? Come si vede, “competenza” è una bella parola, ma nel concreto mette non poche difficoltà. Inoltre resta la questione di fondo: un premier e un ministro sono responsabili per decisioni politiche e non tecniche. Un economista può avere anche una straordinaria visione dell’economia, ma un Ministro dell’Economia si deve occupare di ripartire le risorse, di far quadrare il bilancio di uno Stato, di stanziare dei fondi, di controllare il gettito e molte altre cose ancora, sapendo che ogni decisione che prenderà accontenterà qualcuno e scontenterà qualcun altro.

    Se devo decidere di rifinanziare una missione di guerra oppure di destinare risorse al sostegno nell’istruzione pubblica, non sto prendendo una decisione tecnica, ma politica. Devo tenere in conto che nel primo caso potrei scontentare gli alleati, provocano conseguenze diplomatiche, mentre nel secondo caso verrei meno ai compiti dello Stato e mi attirerei le proteste di presidi, insegnanti e genitori. Devo scegliere anche tra un problema morale o una questione di duro realismo. Questo è il lavoro di un politico.

    Un conto è dire: “facciamo la riforma delle pensioni”; un altro conto è riuscire a farla, vincendo le resistenze di chi si oppone, i dubbi di chi non si fida, i veti incrociati, i distinguo degli alleati, eccetera. Il bravo politico sa fungere da collettore delle diverse esigenze sociali, promuovendo la soluzione più virtuosa con i minori sacrifici possibili. Ha il carisma, la statura morale, il rispetto e la parola per farsi ascoltare e sapersi relazionare con la gente nelle piazze e con gli altri politici nei palazzi. Queste qualità una volta si acquisivano con la gavetta e con un meccanismo di selezione della classe politica che favorisse i risultati e non il clientelismo. Non c’è dubbio che oggi non sia più così; ma proprio per questo dovremmo preoccuparci di rifondare la politica e non di sostituirla col sapere tecnico.

    Dello stesso Monti, che deve misurarsi con un Parlamento in apparenza entusiasta, ma nella pratica pronto ad impallinarlo alla prima occasione, diremo un gran bene solo se dimostrerà di sapersi comportare da grande politico, perché vorrà dire che sarà riuscito a far passare i provvedimenti migliori rimanendo a galla. Se invece vorrà fare il professore, magari sarà la Saggezza personificata, ma tornerà a casa molto presto.

    Andrea Giannini

  • Cercare lavoro a Genova: contratti e assunzioni fra il 2010 e il 2011

    Cercare lavoro a Genova: contratti e assunzioni fra il 2010 e il 2011

    Lo aveva detto Maurizio Maggiani ai nostri microfoni qualche tempo fa… “la vecchia Superba ha un po’ di catarro, no?!” Beh, è giusto ricordare e premettere che non siamo certo l’unica città italiana in difficoltà in questi albori XXI secolo, ma la situazione economica e sociale della città fotografata quest’oggi dal segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana Ivano Bosco, mette in luce la preoccupante fragilità del mercato del lavoro che contraddistingue la città di Genova.

    Se prendiamo in esame il 2010 il lavoro flessibile è stata l’unica tipologia di assunzione in aumento, del 26% sul 2008 e del 12 % sul 2009. Parallelamente i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti negli stessi anni del 26% e del 15%. In questo periodo soltanto il 20% dei contratti instaurati è stato a tempo indeterminato.

    Facciamo un salto di un anno e analizziamo alcuni dati relativi al 2011: le nuove domande di disoccupazione e mobilità raccolte dall’INPS sono state 12.275, la cassa integrazione in deroga ha coinvolto 277 aziende di cui il 36% ne ha usufruito per la prima volta e i lavoratori che nel 2011 hanno usufruito di una qualche forma di cassa integrazione sono 4.400. Facendo una rapida stima, la perdita nelle tasche di ognuno di questi lavoratori nell’anno è quantificabile nell’ordine degli 8.000 euro.

    “Il 2012 rischia di avere dati ancora più negativi – ha dichiarato Ivano Bosco – perché non è pensabile uscire da una fase depressiva, con politiche depressive, di tagli, che colpiscono sempre i soliti noti”

  • Università e Comune insieme per ridisegnare via Venti Settembre

    Università e Comune insieme per ridisegnare via Venti Settembre

    Un’arteria moderna sui modelli europei, la via principale riservata ai pedoni e ai mezzi pubblici, la via dello shopping e della “passeggiata in centro”… Con questi propositi da ormai diversi anni l’amministrazione comunale sta cercando di mettere tutti d’accordo per ridisegnare via Venti Settembre.

    Dopo il fallimento dell’esperimento Rambla, palazzo Tursi aveva parlato di un imminente concorso di idee per delineare una volta per tutte l’incerto futuro dell’antica via Giulia, con l’obiettivo primo di eliminare il traffico di mezzi privati.

    E’ di ieri la notizia che è stato raggiunto l’accordo fra il Comune di Genova e il dipartimento di Scienze dell’Architettura per presentare un primo progetto di massima entro la fine di marzo 2012.

    La Facoltà di Architettura di Genova collaborerà dunque con la direzione mobilità del Comune in cambio di un contributo di 15mila euro e, terminati gli studi e la progettazione di massima, verrà lanciato il concorso di idee per dare nuovo volto al centro cittadino. L’Università stilerà regole e contenuti del bando di concorso, ma il progetto non riguarderà solo la via principale, ma prenderà in considerazione anche la riorganizzazione del traffico delle vie limitrofe.

  • Panico nei cieli americani: il pilota sparisce durante il volo…

    Panico nei cieli americani: il pilota sparisce durante il volo…

    Mayday, Mayday, possibile attentatore a bordo. Questo in sintesi il dialogo concitato tra la cabina di pilotaggio di un aereo che dalla North Carolina volava verso New York. In un attimo, già predisposto un atterraggio di emergenza, FBI schierata, pronti i tiratori scelti, panico convulso tra i passeggeri e un’atmosfera tipica di catastrofici film su “disgrazie alate” che puntualmente vengono trasmesse, dalle varie emittenti televisive, proprio il giorno antecedente in cui ti appresti ad intraprendere un viaggio aereo.

    Questa è l’avventura che potranno raccontare, non esente da ilarità postuma, i testimoni del volo Delta che, passata la paura, si sono resi conto che la realtà può superare la finzione cinematografica “dell’aereo più pazzo del mondo”.

    Dopo la notizia di alcuni giorni fa, in cui 600 passeggeri , a bordo di una compagnia charter austriaca, in viaggio da Amritsar in India a Birmingham, per proseguire il viaggio, hanno dovuto sovvenzionare con una generosa colletta la mancanza di carburante dei loro aerei, una nuova vicenda fantozziana torna a turbare le cronache del cielo.

    Tutto è incominciato quando al pilota è venuto uno stimolo inderogabile da espletare nella discreta intimità della toilette. La “fedifraga”, però, in vena di scherzi goliardici, a fatto concluso, si è rifiutata di liberare lo sfortunato pilota al quale non è rimasto che attirare l’attenzione con vigorosi pugni, portati all’insegna di quel muro insuperabile.

    La fortuna che, pur bendata, quando decide che sei il prescelto, ci vede benissimo, ha fatto giungere il disperato richiamo alle orecchie di un turista straniero che, per oggettive difficoltà linguistiche, non ha trovato alternative che dirigersi verso la cabina di pilotaggio al fine di recare l’urgente messaggio al co-pilota. L’avanzare guardingo verso il sancta sanctorum dei comandi, i gorgoglii incomprensibili di un idioma arabeggiante sono diventati, in un attimo, il cocktail esplosivo che ha fatto gridare all’attentato.

    Bontà di “madama toilette”, piegatasi alla vigoria del suo ospite, se il deraparecido conducente è potuto “atterrare”, nuovamente, tra i suoi terrorizzati passeggeri che lo hanno salutato con un evidente sospiro di sollievo. Non è rimasto che spiegare, alle attonite autorità aereoportuali, l’imbarazzante equivoco a cui resta il merito di aver portato un sorriso in una cronaca che ogni giorno ci affligge con la sua realtà più drammatica.

    Adriana Morando

  • Carlo Verdone a Genova: “La commedia fine a sé stessa è inutile”

    Carlo Verdone a Genova: “La commedia fine a sé stessa è inutile”

    Carlo VerdoneGiovedì 17 novembre Carlo Verdone è a Genova, in occasione del Festival dell’eccellenza femminile, per incontrare il pubblico e parlare del ruolo che hanno avuto le donne nella sua vita e nei suoi film. Lo aspettiamo fuori dal cinema dove è previsto l’incontro (Sala Sivori); arriva stringendosi nel cappotto e invita tutti a entrare, con un sorriso, per sfuggire al refolo d’aria gelida che sale dai vicoli attraverso Salita S.Caterina.

    Prima di entrare in sala si ferma a rispondere alle nostre domande, e si comincia proprio con il parlare della nostra città: “In Viaggio con papà passai una giornata intera a Genova con Alberto Sordi, visitammo posti magnifici, io non la conoscevo, era la prima volta, e Sordi rallentava molto perché si fermava sempre per mangiare: per il pranzo due ore, nel pomeriggio una pasticceria, alla fine fu più che altro una permanenza culinaria e poi la sera si partì! Poi sono tornato a Genova molte altre volte, anche per promozioni di film, e come città mi piace moltissimo. Venendo qua sono passato per piazze e scorci molto belli, è una città di luci e ombre davvero suggestiva. Non sarebbe male ambientarci un film, me lo auguro vivamente, dovrei scrivere qualcosa però pensato proprio per Genova.

    Che ruolo avrà la donna nel tuo prossimo film? “ In questa pellicola il punto di vista principale è quello dei maschi, perché la storia ruota intorno alla figura dei padri poveri, quei padri divorziati che tra i problemi con la famiglia e le spese per il sostentamento dei figli non arrivano a fine mese. L’unico personaggio femminile è quello di Micaela Ramazzotti, con un ruolo assolutamente positivo perché aiuterà il mio personaggio a risolvere un problema con sua figlia. Mentre i personaggi dei ragazzi risultano essere molto più maturi dei loro genitori”.

    Parlando di cinema contemporaneo invece: “Si sente molto la mancanza di attrici come Monica Vitti. Senza nulla togliere alle ottime attrici che abbiamo adesso, lei aveva una presenza scenica a trecentosessanta gradi sia nel registro comico sia in quello drammatico. Ma sono anche cambiati i tempi. Oggi escono molte commedie carine ma che volano troppo basso, manca la critica di costume e la commedia fine a se stessa, come puro intrattenimento, non serve a nessuno. Tra i giovani abbiamo attori bravi e registi bravi, vorremmo avere qualche sceneggiatore bravo in più, ce ne sono troppo pochi, e anche qualche scrittore in più. I nostri padri negli anni cinquanta e sessanta lavoravano con Zavattini, Flaiano, Bassani, Pasolini, Moravia… ovunque ti voltassi trovavi un grande della letteratura. Oggi ci sono, ma sono pochi, ci vorrebbe qualcuno in più che ispirasse il cinema”.

    In questo periodo storico, quale ruolo secondo te potrebbe o dovrebbe avere la cultura? “Purtroppo la cultura in questo momento non ha alcun ruolo, perché le hanno tagliato troppe cose, è stata considerata un optional dalla politica e abbiamo assistito alla chiusura di sale, teatri, librerie… al loro posto arriveranno pizzerie e negozi d’abbigliamento, ma che fine fa il libro? O anche il cd? Oggi la cultura è sempre più un qualcosa di virtuale, andremo avanti solo a files… la vedo male. Bisognerebbe che la politica si rendesse conto che la cultura è un investimento ed è anche turismo, noi abbiamo bellezze che nessuno ha -più viaggio e più ne sono consapevole- ma non vengono esaltate, questo è un grave problema. Se non si agevola e non si sostiene la cultura, muore l’innovazione e muore soprattutto il ricambio generazionale, e questa è la cosa peggiore che possa succedere a un paese”.

    In sala si alternano momenti seri e momenti di pura comicità in cui Verdone regala al pubblico, col tocco esperto dell’attore di lunga data, esilaranti aneddoti sulla sua esperienza cinematografica. Eccolo quindi passare dal racconto della sua infanzia, cresciuto circondato dalle donne di famiglia: “La mia sensibilità verso la figura femminile deriva senz’altro da questo, la donna è tante cose insieme e questo la rende più interessante dell’uomo, che è più rigido” al come sceglie le partner per le sue pellicole: “Quando penso a un ruolo per un mio film, visualizzo subito il volto dell’attrice, e scrivo su di lei. La incontro, e cerco di conoscerla il meglio possibile, perché è osservandola nella quotidianità che ne capisco l’anima e posso adattare il personaggio alle caratteristiche che vedo, sfruttando i punti di forza dell’attrice, e poi indirizzare lei sul binario giusto per l’interpretazione”, al racconto di come conobbe e scelse per il ruolo di nonna in due suoi film l’impareggiabile Sora Lella (Elena Fabrizi, sorella del grande Aldo), avvicinandola in un bar mentre sorseggiava un aperitivo: “Voi siete la Sora Lella?”, “Sì, e voi chi siete?”, “Carlo Verdone”, “Carlo Verdone? L’attore? Me cojoni!”.

    Claudia Baghino

  • Ex manicomio di Pratozanino: una petizione per salvare i beni culturali

    Ex manicomio di Pratozanino: una petizione per salvare i beni culturali

    Manicomio di PratozaninoSulle alture di Cogoleto esiste una piccola frazione, Pratozanino, che un tempo ospitava il manicomio provinciale. Il complesso è notevolmente esteso, un’area di circa cento ettari in cui sono dislocati diversi padiglioni immersi nel verde del bosco.

    La zona viene presa in considerazione come luogo adatto alla costruzione di un manicomio a partire dal 1880, quando la Provincia di Genova si trova nella necessità di alleggerire dal sovraffollamento il manicomio cittadino di Via Galata e successivamente quello di Quarto.

    La costruzione inizia effettivamente nel 1907 e quando nel 1910 avviene l’inaugurazione i pazienti sono già più di cinquecento e i padiglioni terminati dieci. Negli anni successivi vengono eretti nuovi corpi di fabbrica in virtù di una logica di completa autosufficienza del complesso: tutto viene prodotto all’interno, dal cibo all’energia elettrica. Una piccola città totalmente autonoma. Negli anni venti il numero dei degenti supera le duemila unità, e l’ospedale rimane un polo di primaria importanza fino alla legge Basaglia del 1978, con la quale comincia la dismissione dei manicomi, che a Pratozanino viene portata a termine nel 1998.

    In realtà una chiusura totale dell’ospedale non è mai avvenuta, perché ancora oggi in questo luogo sono presenti dei malati, provvisoriamente sistemati in strutture prefabbricate (ormai da quattro anni) in attesa che vengano completati i lavori di ristrutturazione di due padiglioni destinati ad ospitarli. L’area infatti è stata venduta a Fintecna (società controllata dal Ministero del Tesoro, la stessa società che ha acquistato il manicomio di Quarto) nel 2008, ma questi due padiglioni sono rimasti in concessione alla Regione che li sta recuperando a proprie spese.

    All’interno del complesso sopravvivono però anche alcuni beni di interesse culturale la cui integrità è messa in serio pericolo dall’incuria in cui è stato lasciato il luogo per anni.

    L’Associazione Culturale Cogoleto Otto si batte per la difesa di questi beni. Siamo andati a parlare con il presidente, Maurizio Gugliotta.
    La vostra associazione ha promosso una petizione in difesa dei beni da salvaguardare presenti nell’area. Quanti e quali sono?
    In primo luogo la Chiesa di Santa Maria Addolorata. La chiesa è all’interno della struttura manicomiale e venne costruita nel 1933. Per una fortunata coincidenza fu terminata quando presso la struttura venne ricoverato Gino Grimaldi, artista dalla vita travagliata che trovò a Pratozanino il senso della sua esistenza. Gli venne infatti concesso di decorare l’intera chiesa.

    La sua opera però non è oggi visibile nella sua interezza: gli affreschi nel luogo di culto, sottoposti all’azione del tempo e alle infiltrazioni d’acqua e umidità, sono molto degradati. Altre opere invece sono state fortunatamente asportate e messe in salvo: si tratta di due pale d’altare (una raffigurante S. Camillo e una S. Vincenzo) e tre lunette che sono state restaurate e riportate all’antico splendore, e successivamente allocate nell’Oratorio di San Lorenzo a Cogoleto dove ancora adesso si trovano, insieme a una quarta lunetta -una bozza che Grimaldi aveva cominciato e poi lasciato da parte- e un coprialtare.

    Altra opera oggetto della petizione è il presepe dei ricoverati, un presepe particolarissimo (anch’esso si trova oggi a Pratozanino e ha sofferto per anni infiltrazioni d’acqua nel padiglione che lo accoglie), iniziato da un infermiere e alla cui realizzazione hanno contribuito negli anni anche i pazienti. È costituito da una parte classica rappresentante la Natività, con statue a grandezza naturale, per proseguire poi con una parte in cui i malati hanno restituito scene di vita quotidiana all’interno dell’ospedale, con raffigurazioni commoventi che ci offrono addirittura particolari come la stanza dell’elettroshock. C’è infine una terza parte con rappresentazioni di Genova nei ricordi dei ricoverati, quasi mettessero in immagine il loro desiderio di tornare a una vita normale.

    L’ultimo bene oggetto della petizione è il glicine secolare, cresciuto su un pergolato che faceva ombra a una zona con panchine.

    La chiesa è sottoposta a vincolo: quando la Soprintendenza pone il vincolo su un’opera, edificio o area, significa che l’oggetto del vincolo è riconosciuto bene culturale e in quanto tale tutelato. Quindi un passo in questo senso era stato fatto. Dopodiché Soprintendenza o Comune si sono mossi in funzione di un’azione di tutela e restauro dell’edificio e delle sue opere?
    Qualcosa è di certo stato fatto anche prima di noi, l’Associazione Pratozanino si è occupata da vicino di questo complesso. Sicuramente c’è da essere preoccupati per quanto riguarda lo stato degli affreschi: le ultime foto sono state fatte nel 2007 e mostravano chiaramente quanto si fosse perso delle immagini originali nel giro di dieci anni. Nel frattempo sono passati altri anni ed essendo oggi l’area dichiarata cantiere, quindi non accessibile, non siamo in grado di dire in che condizioni versano oggi queste opere.

    A difesa di questi beni organizzate, oltre alla petizione, una conferenza. Dove e quando?
    La conferenza è il prossimo 26 novembre alle ore 16 presso l’Oratorio di S.Lorenzo a Cogoleto. La relatrice è Angela Pippo, studiosa di Gino Grimaldi, che illustrerà le opere presenti in oratorio e quelle rimaste presso la chiesa.

    Chi volesse sottoscrivere la petizione può farlo presso l’oratorio, presso la sede dell’associazione, in Via Rati 37 a Cogoleto, oppure tramite il sito internet www.petizionionline.it individuando la petizione della A.C.C.O..

    Claudia Baghino

  • Capraia, l’isola torna a far parte della provincia di Genova

    Capraia, l’isola torna a far parte della provincia di Genova

    Isola di CapraiaCapraia torna in provincia di Genova. L’’isola dell’’arcipelago toscano che fu genovese sino al 1925, da ieri è il quinto comune onorario della Provincia di Genova e si aggiunge ai 67 ufficiali. Le conseguenze sono simboliche, ma ripristinano il profondo legame storico fra Capraia e Genova.

    Fu un regio decreto, il 15 novembre di 86 anni fa a staccare l’’isola dalla madrepatria genovese e accorparla alla provincia di Livorno. Il rapporto che lega l’’isola di Capraia alla città di Genova e alla Liguria risale al lontano tempo delle lotte fra le repubbliche marinare per la supremazia nel Tirreno settentrionale iniziate nel secolo XII e culminate nella celeberrima battaglia della Meloria (1284).

    Il consiglio provinciale ieri ha deliberato all’’unanimità la concessione della comunanza onoraria, una pratica unica in Italia, che
    era stata già elargita a Carloforte, Voltaggio, Calasetta e Sant’’Agata Feltria.

    Il comune di Capraia Isola fu per circa 110 anni, ovvero dal congresso di Vienna, parte integrante della provincia di Genova. Il
    perdurare di un forte legame affettivo con il capoluogo ligure è testimoniato dalle petizioni – sottoscritte nel 1960 e nel 1973 – e da
    altre iniziative miranti a favorire il ritorno di Capraia sotto la giurisdizione amministrativa ligure.

    La Chiesa parrocchiale di Capraia, costruita nel 1759 ed intitolata a San Nicola vescovo, continuò inoltre a dipendere dall’Archidiocesi di Genova sino al primo gennaio 1977.

  • Provincia di Genova, “piano scuola”: saltano 17 direzioni didattiche

    Provincia di Genova, “piano scuola”: saltano 17 direzioni didattiche

    ScuolaLa legge sulla stabilizzazione finanziaria, impone alla Provincia di genova di proporre alla Regione un piano di dimensionamento delle scuole del territorio che aggreghi in istituti comprensivi di almeno 1.000 studenti le scuole d’’infanzia, elementari e medie.

    I 59.000 studenti della Provincia di Genova (39.500 iscritti a scuole del Comune capoluogo e 19.400 a scuole degli comuni) a partire dall’’anno scolastico 2012-2013 saranno raccolti in 59 istituti comprensivi, con una media esatta, quindi, di 1.000 studenti a istituto, ripartiti tra 39 a Genova capoluogo e 20 negli altri comuni della provincia.

    Spariscono quindi le precedenti 17 direzioni didattiche (12 a Genova e 5 fuori Genova) e le 14 scuole medie autonome (11 a Genova e 3 fuori Genova), che, sommate ai 44 istituti comprensivi che già oggi esistono, portano il totale delle realtà esistenti in questo anno scolastico a 75.

    Va sottolineato che gli accorpamenti previsti dalla legge incidono esclusivamente sul numero dei dirigenti scolastici e sulla dotazione del personale amministrativo scolastico, e non modificano in alcun modo la composizione delle classi né riducono il numero degli insegnanti.

    Passata la delibera in consiglio provinciale, sarà quindi ora il consiglio regionale a deliberare sulle modalità del dimensionamento. La Regione ha infatti il potere di emanare le norme per l’’applicazione del piano di dimensionamento scolastico, prevedendo eventualmente deroghe rispetto alla legge nazionale. Il 5 agosto scorso in consiglio regionale venne valutatal’’opportunità di impugnare per conflitto di attribuzione le legge stessa davanti alla Corte Costituzionale.

  • Carlo Verdone si racconta al Festival dell’ eccellenza femminile

    Carlo Verdone si racconta al Festival dell’ eccellenza femminile

    La giornata genovese del regista romano coincide con il suo 61esimo compleanno. Carlo VerdoneCarlo Verdone ha presentato “Posti in piedi in paradiso” il suo prossimo film che uscirà nel 2012, ed è intervenuto come ospite d’onore al festival dell’eccellenza femminile per parlare delle “sue” donne che hanno caratterizzato in tutti questi anni il cinema verdoniano, il ruolo della donna nelle sue pellicole è sempre di primo piano.

    Grandi attrici come Eleonora Giorgi, Claudia Gerini, Ornella Muti, Elena Sofia Ricci, Nancy Brilli… sino alla Micaela Ramazzotti dell’ultimo film, hanno segnato profondamente la sua carriera. “Un mondo, quello delle donne, che mi ha sempre affascinato” ha dichiarato nella sala del cinema Sivori.

    “Il prossimo film è incentrato maggiormente sulla figura dell’uomo, i cosiddetti padri poveri. Ma non si tratta di un film maschilista contro le donne… come ho letto da qualche parte. La donna del mio film entrerà in questa storia con un ruolo molto positivo…”

    Ecco il video di EraSuperba:

    Foto e Video di Daniele Orlandi