Autore: Simone D’Ambrosio

  • Ostello della Gioventù, Righi: nuova gestione, vecchi problemi

    Ostello della Gioventù, Righi: nuova gestione, vecchi problemi

    ostello-gioventu-righiRiapre l’Ostello della Gioventù del Righi, in via Costanzi, quello da cui con uno sguardo sul mare si può dominare tutta la città ma a cui si arriva solo con l’autobus 40 che, trasformatosi nelle ore notturne in 640, sale con l’ultima corsa dalla Stazione Brignole dieci minuti prima dell’una.

    La novità riguarda la gestione che dal 1° febbraio, giorno in cui il check-in tornerà attivo, sarà direttamente affidata A.I.G. Hostels, ovvero l’Associazione italiana alberghi per la gioventù. «Genova entra finalmente nel grande circuito nazionale e internazionale degli ostelli – ha detto con soddisfazione l’assessore al Turismo, Carla Sibilla – e punta ad aprirsi sempre più al turismo scolastico, sportivo, giovanile e culturale. Con questa novità facciamo un notevole salto in avanti dal punto di vista qualitativo e prepariamo la strada a importanti collaborazioni culturali per la nostra città».

    La struttura, di proprietà comunale e adibita ad ostello a partire dal 1992, sorge a circa 3 chilometri dal centro e si trova all’interno di un edificio di cinque piani, in parte condiviso con una scuola materna. I posti letto disponibili sono 204, suddivisi in 34 camere in maggioranza da 5/6 persone, ma solo 9 con servizi igienici compresi. Tariffe abbastanza popolari per chi si accontenta di un letto in camerata: il pernotto parte, infatti, da 17 euro a cui se ne possono aggiungere altri 2 per la colazione all’italiana o poco di più per quella continentale. Tariffe che vanno scontate del 50% se siete in gita scolastica. A.I.G., al momento, potrà usufruire della struttura fino al 31/12/2016, data di scadenza della concessione. Ma si sta lavorando per una conferma a più ampio respiro, senza la quale, tra le altre cose, l’ostello non potrebbe attingere ai finanziamenti regionali previsti da un bando dello scorso ottobre, con cui invece si punterebbe a potenziare il numero delle camere con servizi annessi e ad ampliare la disponibilità di stanze per intere famiglie. Un intervento necessario anche per ottenere la certificazione di qualità internazionale.

    «Quella di subentrare direttamente nella gestione di Genova, a cui prima eravamo legati solo attraverso una gestione controllata (una sorta di patrocinio, ndr) – ha detto Anita Baldi, presidente nazionale di A.I.G. – è stata una scelta molto ponderata che si colloca in un momento storico in cui stiamo cercando di far tornare gli ostelli al loro spirito originale, ovvero quello di centro di aggregazione giovanile per eccellenza».

    «Genova era l’unica grande città italiana a non avere un ostello direttamente gestito dall’A.I.G. – ha spiegato il presidente del Comitato Ligure, Luciano Maggi – ed è per questo che siamo intervenuti con questo cambio di rotta. Ma voglio subito sgombrare il campo dalle polemiche: la gestione precedente è stata impeccabile e non c’è stata alcuna rescissione del contratto ma solo la naturale scadenza della gestione controllata». In proposito, il segretario nazionale Carmine Lentino, ha tenuto anche a precisare che tutto il personale dipendente è stato riassorbito nel nuovo corso.

    I limiti della struttura permangono: e allora perché non puntare maggiormente sulle nuove realtà nate nel centro storico?

    ostelliPer il momento, restano solo il cambio di gestione, una nuova sigla e un po’ di «restyling e maquillage» – come lo hanno definito gli stessi gestori – che, tuttavia, da soli non sono sufficienti a valorizzare al meglio una struttura cruciale dal punto di vista dell’appetibilità turistica, giovanile della nostra città.

    «Il problema dei due ostelli del centro storico è che sono molto piccoli e molto più simili a bed & breakfast» ci risponde Luciano Maggi. «Ma Genova ha bisogno di spazi molto più ampi perché l’ostello del Righi non è mai stato al di sotto delle 20 mila presenze, negli 11 mesi di servizio annuale. Siamo di fronte a una struttura che funziona e che sarebbe un peccato mortale abbandonare a se stessa. D’altronde, anche all’estero gli ostelli non sorgono proprio in centro: certamente, però, possono sfruttare un sistema di trasporto pubblico molto efficiente».

    Impossibile potenziamento linea da parte di Amt. Al via attività e laboratori

    A fare da contraltare positivo alle difficoltà logistiche, ecco allora che sarà proposta una serie di attività laboratoriali coordinate dal nuovo, giovane direttore, Matteo Fabbrizzi, fresco dell’esperienza maturata all’ostello di Caracas, che punta molto sull’importanza degli spazi comuni. Si parta con il teatro e il cinema indipendente e con una serie di incontri e corsi offerti gratuitamente ai genovesi e agli avventori. Ma presto potrebbe prendere il via anche un’importante collaborazione con Slow Food per attivare il servizio di ristorazione (al momento limitato alla sola colazione) e un corso di cucina, a prezzi assolutamente abbordabili.

    «Non vogliamo che l’ostello rimanga solo un dormitorio turistico – ha detto l’architetto Maggi – ma puntiamo a farlo diventare un punto di riferimento culturale per i giovani viaggiatori, non tanto anagraficamente quanto di testa».

    Fin da subito si punterà forte sul teatro, con la possibilità di sfruttare una sala interna situata al primo piano dell’edificio e, soprattutto d’estate, un piccolo anfiteatro all’esterno. In proposito, dovrebbe nascere una naturale sinergia con l’ostello di Napoli, l’unico altro esemplare italiano a offrire uno spazio simile. «È una grande opportunità per le tante compagnie indipendenti che vengono in visita nella nostra città, per piacere o per lavoro» ha detto l’assessore Sibilla. «Ma potrebbe essere sfruttato anche da quei gruppi teatri genovesi che non hanno una sede fissa. Sarebbe importante riuscire a inserire l’ostello, il suo teatro interno e l’anfiteatro all’esterno, dentro una rete culturale che comprende diversi servizi, come quello delle residenze per i giovani artisti, e tanti appuntamenti».

    Come spesso accade, il bilancio preventivo però è fatto soprattutto di promesse. Come quella di valutare l’istituzione di un servizio di navetta complementare al trasporto pubblico, dato che la richiesta di potenziamento delle corse Amt in questo momento sembra un po’ troppo una chimera. Ma il progetto più grande è un altro (ed ecco ritornare la questione del centro storico, che forse non avevamo sollevato in maniera così impropria): la presidente nazionale Baldi, infatti, ha accennato alla possibilità di studiare una sorta di dependance dell’ostello del Righi anche nel cuore della città, come avamposto per chi arriva in treno e punto di riferimento per chi non viaggia in grandi gruppi e vuole vivere un po’ di più le notti della Città vecchia. Staremo a vedere che cosa ne sarà veramente.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, cani e carcasse: «Di questo passo possiamo starcene a casa»

    Consiglio comunale, cani e carcasse: «Di questo passo possiamo starcene a casa»

    palazzo-tursi-guerello-impiegati-uffici-DTornano le polemiche in Consiglio comunale per la calendarizzazione dei lavori messi all’ordine del giorno. A surriscaldare gli animi di diversi consiglieri sono nuovamente i tanto chiacchierati articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che, secondo il regolamento, devono riferirsi ad “argomenti di attualità di competenza dell’amministrazione comunale, che non riguardino o comportino deliberazioni”. Nella seduta di ieri, come sua facoltà, il presidente Guerello ne aveva previsti 5: raid vandalici notturni a danno dei mezzi in sosta, rimozione carcasse auto e moto abbandonate nelle pubbliche vie, possibilità di accesso dei cani nei civici cimiteri, nuove prospettive di Fiera e Ucina, situazione dell’ex palazzo delle poste a Borgo Incrociati.

    «Avete visto che articoli 54 sono stati programmati oggi?» ha sbottato il capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia, già presidente del Consiglio provinciale. «Più che l’assemblea di uno dei più grandi Comuni d’Italia, sembriamo il Consiglio di un paesino di montagna che si riunisce per discutere se far entrare o meno i cani nei cimiteri. Non possiamo permetterci di affrontare problematiche che non siano di spessore e che non vadano in direzione di quello che si aspetta la città. Se andiamo avanti di questo passo, possiamo tranquillamente starcene tutti a casa».

    Non ha torto il consigliere, soprattutto quando fa presente di aver «inoltrato la richiesta di discutere della situazione del Carlo Felice, di avere aggiornamenti sui continui sversamenti di Scarpino e sulle analisi che sta facendo Arpal, di parlare delle problematiche dei “portoghesi” del trasporto pubblico». Senza nulla togliere agli amici a quattro zampe, ci sono questioni decisamente più urgenti e più vicine alle situazioni critiche e di attualità che si vivono in città. Gioia dimentica però che la stessa contestata interrogazione è stata proposta dal collega di partito Paolo Repetto: un po’ di dialogo interno, probabilmente, avrebbe dato meno possibilità di scelta al presidente Guerello che, dal canto suo, ha sempre portato avanti la tesi di dare più spazio in queste situazioni alle forze politiche che hanno maggiori difficoltà ad avere un dialogo costante con la giunta (qui l’approfondimento di Era Superba).

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    Paolo Putti, M5S

    Critico anche il Movimento 5 Stelle, come spiega il capogruppo Paolo Putti, autore di un altro articolo 54, non accolto, sempre sulla situazione di Scarpino: «Noi presentiamo le richieste dei 54 entro il primo pomeriggio del lunedì. È chiaro che non sempre gli assessori riescono a prepararsi tutte le risposte. Però, oggettivamente, auspicherei che si mettessero degli argomenti che portino gli assessorati a dare delle risposte su questioni di vero interesse generale». Secondo il “grillino”, dovrebbero essere gli stessi assessori a mostrare interesse nel far capire ai cittadini come stanno veramente le cose: «Il nostro obiettivo non è quello di mettere in difficoltà l’assessore Garotta su Scarpino o qualsiasi altro assessore su qualsiasi altro argomento. Mi interessa, invece, che l’assessore Garotta possa comunicare di avere studiato una strategia insieme con Amiu per far fronte alla situazione. Non si può sempre mettere la testa sotto la sabbia e parlare dei cani nei cimiteri».

    La risposta, seppur indiretta, arriva dal presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, in quota Pd: «Per la seduta di oggi mi sono arrivate 252 richieste di articoli 54. Evidentemente i proponenti li ritenevano tutti argomenti meritevoli di passare all’attenzione del Consiglio comunale. Come sempre, per 5 argomenti che riesco a inserire nell’ora di tempo dedicata alle interrogazioni a risposta immediata, ce n’è almeno un centinaio che lasciano l’amaro in bocca ai vari gruppi consiliari. Ma la situazione, purtroppo, resterà tale finché non interverranno le modifiche al regolamento».

     

    Modifiche al regolamento: giovedì ultimo passaggio in commissione?

    Già le modifiche al regolamento. Su Era Superba ne abbiamo parlato dettagliatamente qualche tempo fa, ma che fine hanno fatto? «Di quelle modifiche – spiega Gioia – ne discuteremo giovedì in commissione, mi auguro per l’ultima volta prima dell’approdo in aula. Voglio sperare che i gruppi che hanno votato e approvato ogni singolo ritocco al regolamento, mantengano le posizioni espresse anche durante la discussione Consiglio perché ho già sentito che qualche esponente della maggioranza vorrebbe cambiare le carte in tavola».

    Attualmente, il Regolamento del Consiglio comunale (qui il pdf) prevede che gli articoli 54 debbano essere presentati “per iscritto alla Presidenza del Consiglio, con indicazione adeguatamente circostanziata dell’argomento, almeno ventiquattrore prima dell’ora di convocazione della seduta. Le interrogazioni a risposta immediata devono consistere in una sola domanda, formulata in modo chiaro e conciso, connotata da urgenza o particolare attualità politica. Il/la Consigliere/a ha tre minuti di tempo per illustrare l’interrogazione.  […] Il Sindaco o gli Assessori delegati per materia sono tenuti a rispondere alle interrogazioni in questione contenendo la risposta nel termine di tre minuti. Il presentatore dell’interrogazione ha facoltà di replicare per non più di due minuti”. Tempi, di fatto, praticamente mai rispettati.

    Ma la questione più delicata riguarda la discrezionalità del presidente nel merito della sussistenza dei requisisti richiesti e, quindi, circa scelta degli argomenti da portare in aula. Viene da sé che, così stanti le cose, un presidente dello stesso colore politico della maggioranza abbia il margine per proteggere qualche assessore particolarmente sotto tiro. Ed è proprio su questo punto che insistono le modifiche regolamentari in via di presentazione, puntando a limitare la quantità di argomenti presentabili per gruppo o consigliere, ma imponendo l’inserimento all’ordine del giorno di tutte le richieste con il recupero nelle sedute successive delle interrogazioni inevase nell’ora a disposizione ed eventualmente ripresentate dai proponenti.

    Alfonso Gioia, Udc
    Alfonso Gioia, Udc

    Tutto, comunque, continuerà a dipendere molto anche dal buon senso dei consiglieri che dovrebbero evitare di portare all’attenzione dell’aula questioni che potrebbero tranquillamente essere affrontate in altre sedi e con altri strumenti. Il problema, secondo Alfonso Gioia, va ricercato nel fatto che «oggi abbiamo delle istituzioni che non hanno alcun valore perché non hanno la competenza per poter incidere sul proprio territorio perché quasi sempre la competenza generale spetta al Comune. Noi abbiamo decentramenti solo di nome ma che non hanno effetti concreti sul territorio».

    Un quadro piuttosto complicato in vista dell’ormai imminente realizzazione della Città Metropolitana, che rischia di ampliare a dismisura le questioni potenzialmente “interessanti”. «Credo che con l’istituzione reale della Città Metropolitana la situazione diventerà ancora più critica – ha detto Gioia – perché vorrei sapere come il sindaco Doria potrà andare a discutere di un problema che sorge a Castiglione chiavarese. Non riesco a capire come a un sindaco di una delle più grosse città d’Italia si possano addossare ulteriori responsabilità e competenze per sostituire l’unica istituzione che non doveva essere abolita (la Provincia, ndr)».

    Gioia è certamente molto legato all’istituzione di provenienza ma quella della Città Metropolitana e del funzionamento dei suoi organi istituzionali sarà una bella gatta da pelare per la giunta Doria, che si aggiunge a un elenco sempre più lungo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Emergenza discarica Scarpino, caos a Tursi. Che cosa scarichiamo in mare?

    Emergenza discarica Scarpino, caos a Tursi. Che cosa scarichiamo in mare?

    ScarpinoNuova ordinanza sì, nuova ordinanza no. Nella discarica cittadina le vasche di raccolta del percolato (liquame contaminato prodotto dalle infiltrazioni d’acqua nella massa rifiuti) sono a livello massimo e l’emergenza Scarpino rischia di mandare in tilt l’amministrazione comunale di Genova che nella giornata di ieri ha annunciato – e poi ufficialmente bloccato – un’ordinanza per dare via libera ad Amiu a scaricare parte del percolato proveniente da Scarpino 1 direttamente nel rio Cassinelle e quindi nel Chiaravagna e, infine, in mare aperto.

    L’annuncio del provvedimento era arrivato nel corso del pomeriggio da parte dell’assessore Valeria Garotta, durante una risposta a un’art. 54 promosso sul tema da molti consiglieri di maggioranza e opposizione. Qualche ora più tardi il “fermi tutti” si è materializzato attraverso un comunicato stampa: “La soluzione ipotizzata si basava sulle analisi del percolato, al momento disponibili, che indicavano una concentrazione di ammoniaca sensibilmente inferiore nel percolato della vecchia discarica “Scarpino 1” rispetto a quella di “Scarpino 2”. Ciò faceva propendere per un rilascio controllato nel rio Cassinelle – per la sola fase di emergenza – del percolato prodotto dalla vecchia discarica, allo scopo di abbassare il livello del liquame contenuto nelle grandi vasche di stoccaggio provvisorio. L’amministrazione comunale – si continua a leggere nella nota ufficiale – prima di adottare una tale misura ha però voluto attendere l’acquisizione di analisi ulteriormente aggiornate sul percolato. I nuovi dati, forniti da Amiu, evidenziano che si è ridotto notevolmente il divario della quantità di ammoniaca nel percolato proveniente dalle due diverse discariche. Questo mutamento della situazione oggettiva non giustifica quindi l’adozione di un provvedimento che, per scongiurare un rischio ipotetico, provocherebbe un impatto ambientale certo e con effetti sostanzialmente analoghi”.

    In parole povere, l’emergenza c’è ma siccome non si sa bene da cosa sia composto questo percolato, al momento evitiamo di fare altri danni oltre a quelli che si stanno creando naturalmente. Resta comunque in vigore una prima ordinanza, redatta dopo l’allarme dello scorso weekend, che consente di ridurre il livello di riempimento delle vasche di stoccaggio del percolato, evitando quindi la tracimazione nel rio Cassinelle e nel Chiaravagna, attraverso lo scarico diretto nel rio Secco, che corre in un tratto interamente tombinato e sfocia davanti alle aree Ilva in una zona industriale distante dalle abitazioni. Una misura d’eccezione che va a sommarsi al ricorso ad autobotti per smaltire il percolato in impianti terzi (quali, però, non è dato sapersi) e al procedimento ordinario di conferimento dei liquami al depuratore di Cornigliano.

     

    Ma perché non conosciamo l’esatta composizione di questo percolato?

    percolato-scarichi-fogne-liquameSecondo l’assessore Garotta la causa va ricercata in alcune acque di falda che vanno a scaricare nella vasca di accumulo di Scarpino. Se finora questo flusso era stato assolutamente minimale, adesso è sostanzialmente fuori controllo. «L’azienda – ha detto l’assessore in Sala Rossa – sta predisponendo un attento monitoraggio con pozzi di ispezione per capire la provenienza e la composizione di questi liquami perché non è escluso che possano arrivare da fuori Scarpino».

    È soprattutto quest’ultimo punto a preoccupare il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone, da sempre attivissimo sul bacino del Chiaravagna. «È vero che l’ultimo anno si pone al quinto posto nella classifica di piovosità degli ultimi 25 anni e che quindi l’emergenza è dovuta anche a fattori esterni – ha detto Pignone – ma vorrei capire da dove punta questa sorgente. In un’ordinanza del 2010 in cui si autorizzavano gli sversamenti nel rio Cassinelle per tenere sotto controllo il livello del percolato, si dava anche mandato al Politecnico di Milano di fare uno studio idrogeologico della discarica per mettere a preventivo eventuali lavori strutturali. Che fine ha fatto questo studio?».

    Pignone passa poi a un’analisi più strutturale della questione Scarpino: «Il tema dei rifiuti non si risolve pensando solo alla raccolta differenziata, ma l’obiettivo deve essere la messa in sicurezza della discarica. La discarica è indicatore del livello di civiltà di una società: il rapporto tra uomo e rifiuto non può più essere affrontato col semplice sotterramento e nascondimento dagli occhi della spazzatura. Oggi, infatti, viviamo le conseguenze di comportamenti sbagliati di 40-50 anni fa: non impermeabilizzare Scarpino 1 nel ’68 ha fatto sì che oggi ci troviamo ancora il percolato di materiale vecchio di decenni».

     

    Messa in sicurezza della discarica di Scarpino: esiste una soluzione?

    Ponte di CorniglianoSecondo il capogruppo della Lista Doria la questione va affrontata nel suo insieme: «Bisogna innanzitutto sistemare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti organici e pianificare una costante riduzione dell’utilizzo della discarica a questi scopi. Non dobbiamo dimenticare, poi, la necessità di un nuovo depuratore adeguato a esigenze di questo genere, dato che quello attuale di Cornigliano ha anche problematiche strutturali». Una questione, quella del depuratore, che abbiamo affrontato su queste pagine qualche tempo fa (qui l’approfondimento) e che il pidiellino Guido Grillo ha gioco facile nel sottolineare come sia in ballo da più di dieci anni.

    A proposito di Cornigliano, secondo i consiglieri Bruno (Fds) e De Pietro (M5S), neppure la gestione ordinaria del percolato di Scarpino sarebbe ineccepibile. Secondo il rappresentante della Federazione della Sinistra: «L’invio del percolato a Cornigliano non è la soluzione perché si tratta di un depuratore biologico non in grado di trattare i metalli pesanti presenti nel percolato di Scarpino. L’unico effetto che si riesce ad apportare su questi liquami è quello della diluizione, per cui miscelando il percolato con i reflui di fogna la percentuale di presenza di metalli pesanti diminuisce ed è quindi scaricabile in mare rispettando i parametri di legge. Quindi formalmente rispettiamo la legge ma nella pratica inquiniamo tanto quanto».

    Gli fa da eco il grillino De Pietro: «Nell’ultimo sopralluogo fatto a Scarpino avevamo ricevuto assicurazione sul fatto che la problematica degli sversamenti appartenesse ormai al passato e che la discarica fosse diventata un gioiellino tecnologico. Non solo non è così ma alcuni esperti ci fanno sapere che neppure al di fuori dell’emergenza possiamo stare tranquilli. Nei piani di Amiu non c’è nulla che riguardi la soluzione di questo problema e mi aspettavo francamente che il Comune si stesse muovendo per costituirsi parte civile contro chi deve iniziare a pagare il risultato della propria azione. Per fortuna che, finalmente, è sulla via di approvazione il reato penale di inquinamento ambientale».

    Su questo tema si trova d’accordo anche il leghista Edoardo Rixi secondo cui «se si fosse trattato di un privato che avesse inquinato le acque gli avremmo fatto chiudere la baracca in fretta e furia; invece si stratta di un’azienda pubblica, quindi faccia pure».

     

    Emergenza Scarpino: il punto di vista di Legambiente

    Per concludere, non potevamo esimerci dal registrare anche il parere di chi da sempre è attivo sulle questioni ambientali e sulle problamatiche di inquinamento, il legambientino Andrea Agostini, che rincara la dose contro Amiu e l’amministrazione comunale ponendo sul piatto una fitta serie di questioni su cui la Magistratura dovrebbe fare chiarezza. «Tutto ruota intorno a che cosa c’è nel percolato. Se c’è ammoniaca, escrementi e altri materiali non pericolosi o se ci sono acidi, prodotti chimici corrosivi, metalli pesanti assai più pericolosi. Questa cosa che credo sia ben chiara alla Magistratura non lo è a noi perché non abbiamo i dati aggiornati di analisi di quelle acque. Se si fosse in presenza di materiali pericolosi, nessuna ordinanza che autorizzasse lo sversamento nei rivi e poi in mare sarebbe lecita perché favorirebbe lo sversamento sostanze tossiche nel ciclo alimentare. Ci si troverebbe, insomma, di fronte a un reato». Ma non è l’unica questione su cui è necessario fare luce. «Se ci fossero effettivamente questi elementi nocivi, ecco anche spiegato perché il depuratore di Cornigliano, chiamato nell’ordinario a gestire il percolato, ha da sempre i problemi che tutti conosciamo. I depuratori pubblici, infatti, sono previsti per il trattamento delle acque nere di origine urbana e quindi biologiche e non di tipo chimico. In sostanza i batteri che garantiscono il funzionamento del depuratore potrebbero essere stati uccisi o menomati nella loro funzione proprio dal conferimento di questi liquami: ecco che si configurerebbe un secondo reato. Si tratterebbe di danni economicamente massicci che chiamerebbero in causa anche la Corte dei Conti».

    Secondo il legambientino, inoltre, «il fatto che Scarpino tiri fuori non so quanti litri al secondo di percolato, senza che sia previsto un trattamento dello stesso ma solo delle casse di accumulo, è un’altra questione di competenza della magistratura». C’è ancora un ultimo punto tirato in ballo da Agostini: «In ogni situazione industriale in cui esistono delle falde acquifere, in questo caso il rio Cassinelle che scorre sotto la discarica, bisogna tenere conto della loro portata massima. È evidente che gli impianti di raccolta dell’acqua alla base della discarica di Scarpino non hanno tenuto conto della portata massima alluvionale del rio Cassinelle. E anche questo è un reato».

    Certo, buona parte dei casi sollevati da Agostini sono ipotesi derivanti dalla possibile composizione dei percolati, ma sono tutte piuttosto significative e inquietanti. Ecco perché le analisi che lo stesso Comune ha richiamato nella nota ufficiale di ieri è necessario che siano rapide, approfondite e rese pubbliche il prima possibile.

     

    Il futuro dell’assessore Garotta è appeso a un filo?

    Intanto, tra i corridoi di Palazzo Tursi, si inizia a discutere sul se e come Valeria Garotta riuscirà a superare questa nuova “crisi”. Non è un mistero, infatti, che l’assessore all’Ambiente sia uno dei membri della giunta più a rischio nel possibile e sempre più probabile rimpasto a cui starebbe pensando il sindaco Doria.

    All’interno della stessa maggioranza c’è chi avrebbe la soluzione già pronta. Non si tratterebbe tanto e solo di un turnover di persone ma soprattutto di una ristrutturazione delle deleghe in materia ambientale. «A Genova non serve un assessorato all’Ambiente – dice la nostra fonte – quanto piuttosto al “20-20-20”. La differenza è che essendo questo un concetto che parte da precise indicazioni europee si avrebbe per forza di cose una progettualità ben definita, con obiettivi e scadenze già previste a livelli più alti. Ci vorrebbe, dunque, una professionalità competente non solo di ambiente ma anche di energia e smart city, in grado di mettere a sistema tutti questi mondi tra loro fortemente interconnessi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Via CantoreIl Consiglio comunale torna a parlare di Amt. E lo fa compiendo un piccolo passo indietro rispetto al difficoltoso accordo raggiunto con i lavoratori a fine novembre. Nuovamente sul banco degli imputati è il sindaco Doria accusato di aver volontariamente tenuto nascosta nei cassetti del proprio ufficio la relazione dell’Advisor (che Era Superba è in grado di pubblicare integralmente) a cui era stata chiesta una consulenza sul futuro della Azienda mobilità e trasporti genovese e che, come anticipato da un quotidiano locale, indicava nella vendita totale della partecipata l’unica via di salvezza.

    La relazione dell’Advisor su Amt Genova >> Il pdf della bozza definitiva

    La miccia è stata accesa da Enrico Musso, che si è visto concedere sul tema un articolo 54, dopo oltre due mesi di continue richieste e, soprattutto, dopo il trapelamento del contenuto della relazione riservata sui giornali, a totale insaputa dei consiglieri. «La relazione in questione c’è stata mandata solo ieri pomeriggio, ma si basa su una delibera del Consiglio comunale del luglio 2012. Stiamo parlando di 18 mesi, dei quali 12 sono serviti per conferire l’incarico, durato un mese e mezzo vacanze estive comprese. Poi la relazione è finita nel cassetto del sindaco per oltre 4 mesi, nel corso dei quali si è svolto lo sciopero più drammatico della storia recente della nostra città e forse del Paese, proprio su questi temi».

    Tra le difficoltà lamentate dall’Advisor nel produrre la propria relazione, Musso cita quelle che saltano più facilmente agli occhi, ovvero “l’indisponibilità del modello di calcolo alla base del piano industriale di Amt che non ha reso possibile un’analisi della assunzioni poste alla base dello stesso” e “l’indisponibilità degli elementi attestanti l’effettiva attuazione delle misure gestionali previste dal piano industriale”. In parole povere, l’Advisor sembrerebbe dire che il piano industriale di Amt non ha un impianto razionale e soprattutto non è possibile verificare se sia effettivamente stato messo in pratica.

    Ma naturalmente l’attenzione di Musso si concentra sulle conclusioni di quel piano che, anche se non attraverso i canali ufficiali, erano già arrivate alle orecchie dei genovesi: «L’Advisor dice che l’equilibrio economico 2013-2014 di Amt è stato reso possibile da contributi straordinari da parte dell’azionista – il Comune di Genova – per complessivi 27 milioni di euro e che nel 2015-2016 ci vorranno altri 30 milioni di euro. Inoltre, sottolinea la necessità di una manovra sul costo del personale per rendere sostenibile e duraturo il risanamento economico. Ma soprattutto – continua Musso – suggerisce la cessione della totalità di Amt: non di una quota di minoranza perché nessun privato investe solo parzialmente in una cosa strutturalmente in perdita; ma neanche di una quota di maggioranza perché la compresenza del pubblico creerebbe delle inefficienze e dei rallentamenti di gestione. Queste conclusioni sono in netto contrasto con le posizioni assunte dall’amministrazione».

    Tocca poi a Edoardo Rixi mettere sul piatto altri due elementi: «Innanzitutto, sia la conclusione dell’Advisor che lo stato attuale dei fatti vanno contro un punto esplicito della campagna elettorale del sindaco, ovvero la cessione di una parte di Amt a privati. E poi, mi chiedo, dato che lo studio parte da dati forniti direttamente da Amt, non sarebbe stato possibile farlo in housing risparmiando un sacco di soldi?».

    La risposta del Sindaco Doria

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3La risposta arriva direttamente dal sindaco Doria che motiva con dovizia di particolari la convinzione del superamento nei fatti delle conclusioni dell’Advisor, ma non si pronuncia sul perché la relazione non sia stata resa ufficialmente pubblica già da tempo. «Il mio programma elettorale è stato scritto e condiviso dai gruppi che hanno sostenuto la mia candidatura nella primavera del 2012 quando esisteva l’obbligo di legge di cedere quota di partecipazioni pubbliche, obbligo cancellato l’estate successiva da una sentenza della Corte costituzionale che ha lasciato la valutazione sull’opportunità di procedere in tale direzione. Visto che la possibilità era stata indicata da una delibera di Consiglio comunale, la giunta allora decise di dare propria questa indicazione e avviare un percorso che fornisse una precisa valutazione finanziaria di Amt, effettuata con criteri oggettivi da un soggetto terzo. Non si potevano usare strutture nostre momento in cui volevamo una valutazione obiettiva di un nostro bene. Va precisato, comunque, che all’Advisor non è stato chiesto di valutare l’opportunità di cessione di Amt ai privati ma solo di darne una valutazione economica».

    Vero. Ma fino a un certo punto. Il sindaco, infatti, sembra dimenticare che nella prima stesura della famosa delibera sulle società partecipate (qui l’approfondimento di Era Superba), quella che in molti erroneamente hanno definito “delle privatizzazioni”, si faceva riferimento proprio alla valutazione dell’Advisor per poter presentare al Consiglio comunale una proposta operativa che garantisse la sopravvivenza economica dell’azienda e un livello qualitativamente e quantitativamente accettabile del servizio. E questa proposta dell’Advisor era appunto la totale privatizzazione.

    Secondo il sindaco, comunque, le conclusioni operative dell’Advisor sono da considerarsi superate perché partono da presupposti che l’evoluzione della situazione ha reso non più reali: «L’assunto su cui è stato basato lo studio si riferiva ad un quadro normativo in cui sarebbe toccato al Comune il ruolo di controparte del servizio e di authority anche dopo il 2014, affidando ad Amt il tpl urbano di Genova per almeno altri 10 anni. In questo quadro, stante la valutazione di 17-18 milioni di euro dell’azienda, ci saremmo dovuti fare carico di forti investimenti per il potenziamento patrimoniale pari a circa 30 milioni di euro. Ma ciò non corrisponde più alla realtà. Il Comune con l’approvazione della nuova legge regionale non sarà più controparte del servizio perché si sta costituendo un’agenzia regionale ad hoc che affiderà il servizio basandosi sul bacino unico regionale. Dunque, si tratta di un a affidamento di sevizio completamente diverso da quello previsto dall’Advisor. Se non fossero cambiate le condizioni avremmo potuto valutare l’opportunità politica suggerita dalla relazione, ma il quadro è evidentemente differente».

    La legge regionale sul Tpl ha cambiato le carte? Non tutti sono d’accordo

    «È assurdo dire che la relazione sia adesso superata dopo che è rimasta nascosta per così tanto tempo  – replica Musso – perché altrimenti i 35 mila euro di soldi pubblici che è costata andrebbero chiesti a chi l’ha tenuta nel proprio cassetto. Peraltro, il presidente Burlando ha già segnalato delle criticità in relazione alla costituzione dell’agenzia regionale che riguardano le situazioni del tpl di Imperia e La Spezia. Inoltre, la legge regionale blinda il contesto pubblico della gestione del trasporto locale, esattamente il contesto preso in considerazione dall’Advisor, la cui relazione quindi non mi sembra si possa ritenere del tutto superata. Anzi. Nella relazione viene attribuito ad Amt un valore per un socio privato: vuol dire che se il socio privato mette insieme i ricavi del traffico, i ricavi delle contribuzioni al trasporto pubblico e le necessità investimento ad esempio sulla flotta veicoli, avrà delle prospettive di profittabilità perché altrimenti non spenderebbe 17 milioni. Prospettive di profittabilità che, per contro, non ha il Comune chiamato a investire altri 30 milioni, dopo i 27 già sborsati».

    Advisor o meno, resta il fatto che la situazione di Amt è ancora ben lungi dall’essere risolta e, come richiesto ieri stesso in Sala Rossa, tornerà presto all’attenzione dei consiglieri comunali. La strada che ci separa dalla gara regionale, infatti, è ancora lunga e non priva di ostacoli. E non è così scontato che l’azienda pubblica genovese riesca ad arrivarci in piena salute. Molto dipenderà anche dal bilancio previsionale del 2014. Ma questa è tutta un’altra storia.

    Simone D’Ambrosio

  • Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    via-del-lagaccio-gavoglioUna piccola “gaffe” ha visto nelle ultime settimane protagonista l’ormai famoso civico 19 di via dei Giustiniani. L’edificio del centro storico (già proprietà del disciolto Partito Nazionale Fascista, poi diventato sede di alcune attività sociali, successivamente sgomberato per criticità strutturali, infine occupato da un gruppo di giovani anarchici e nuovamente sgomberato) non passerà dal Demanio al Comune e non sarà interessato nell’immediato da nessun progetto di riqualificazione orchestrato da Tursi. L’immobile è stato infatti oggetto di una cartolarizzazione tra il Demanio e la Cassa Via dei Giustiniani casa occupatadepositi e prestiti che ha così spento sul nascere l’iniziativa dell’amministrazione genovese intenzionata a dare vita a un’esperienza di social housing (qui l’esempio di vico del Dragone, ndr), con possibilità di riscatto e acquisto definitivo degli alloggi affittati.

    È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a smentire la notizia che era stata pubblicata nei primi giorni dell’anno sulla stampa cittadina: «Purtroppo io stesso avevo dato l’informazione che avevamo richiesto il passaggio gratuito di proprietà per via dei Giustiniani ma, in seguito, ho scoperto che il bene non è più a disposizione del Demanio ma è stato venduto a Cassa depositi e prestiti. Di conseguenza, non è più richiedibile».

    Va precisato, tuttavia, che seppure richiesto gratuitamente, il palazzo di via Giustiniani (da non confondere con Palazzo Giustiniani, a pochi metri di distanza, ndr) non sarebbe arrivato al Comune tramite la procedura di vendita di beni demaniali alle amministrazioni locali (leggi l’approfondimento di Era Superba) che abbiamo già descritto nel dettaglio nei mesi scorsi (qui l’ulteriore approfondimento di dicembre). L’edificio, infatti, come ad esempio accade anche per i Forti, appartiene al Demanio storico – artistico, vincolato dalla Sovrintendenza, e viene considerato alla stessa stregua di un vero e proprio monumento nazionale: prima di richiederne il trasferimento di proprietà, Tursi avrebbe dovuto presentare un programma di valorizzazione da sottoporre alla valutazione del Demanio e del Direttore regionale della Sovrintendenza. Solo dopo questo doppio nulla osta si sarebbe potuta effettuare la transazione non onerosa; inoltre, l’immobile ottenuto non sarebbe stato rivendibile a terzi ma si sarebbe solo potuto dare in concessione. E dire che il Comune aveva anche dato mandato a Arred (l’Agenzia regionale per il recupero edilizio) di elaborare il progetto per la richiesta dell’immobile: lavoro, purtroppo, inutile.

     

    Dal Demanio al Comune, 120 beni richiesti: Caserma Gavoglio prima di tutto

    Come detto, sempre gratuita ma differente la seconda strada con cui il Comune di Genova sta cercando di ottenere la proprietà di circa 120 beni attualmente demaniali, questa volta sì alienabili. La procedura, messa in risalto all’interno del “Decreto del Fare”, comprende tutti i beni appartenenti al Demanio statale e militare, a esclusione di quello marittimo (di competenza di Regione e Autorità portuale), idrico (Provincia) e aeroportuale. Entro la fine del mese dovrebbero arrivare le risposte da parte del Demanio su ogni singola manifestazione di interesse inviata da Tursi tra i primi di ottobre e la fine di novembre. Dopodiché gli uffici comunali avranno tempo 4 mesi per studiare nel dettaglio i beni, anche grazie all’apertura degli archivi del demanio, fare i sopralluoghi necessari e decidere se inoltrare formalmente la richiesta definitiva di passaggio di proprietà.

    lagaccio-caserma-gavoglioRientra in questa seconda categoria anche la Caserma Gavoglio, o quanto meno parte di essa, che è stata in assoluto il primo bene richiesto con urgenza dal Comune di Genova. Sembra che la risposta, positiva, sia già pronta per essere inviata da Roma. Ma l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, non vuole sbilanciarsi: «Non possiamo prevedere che cosa ci diranno ma sappiamo che ci sono stati diversi contatti positivi con il ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio. L’acquisizione a titolo gratuito è certamente l’opzione più gettonata ma bisognerà vedere che tipo di procedura verrà autorizzata».  È possibile, infatti, che trattandosi di edificio vincolato dalla Sovrintendenza, almeno una parte della Gavoglio debba sottostare ai meccanismi del “federalismo culturale” spiegati in precedenza. «Se così sarà – ricorda Corsi – bisognerà fare un programma di valorizzazione a cui il trasferimento di proprietà sarà subordinato; se, invece, la procedura dovesse essere differente, il passaggio potrebbe essere ancora più veloce».

    È possibile, infine, che nel futuro si aprano importanti spiragli anche per l’acquisizione di edifici e terreni che rientrano nel Demanio marittimo e idrico. «Già da tempo – spiega l’architetto Corsi – si parla di possibili nuovi decreti legge per questi beni che dovrebbero essere richiesti rispettivamente da Regione e Provincia e poi, eventualmente, passati al Comune. Naturalmente anche ora si potrebbe pensare di avanzare una proposta di acquisto ma la procedura sarebbe molto più lunga e la transazione non sarebbe di certo gratuita». Certo, siamo ancora nella sfera del possibile ma in una città che vede nell’acqua il suo elemento naturale potrebbero aprirsi scenari strategici per lo sviluppo urbanistico del futuro e la sicurezza idrogeologica.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Prà e Sampierdarena, finanziamenti Por: Tursi fa il punto sui lavori

    Prà e Sampierdarena, finanziamenti Por: Tursi fa il punto sui lavori

    Via CantoreÈ l’argomento più gettonato sulle prime pagine dei quotidiani locali fin dall’inizio del nuovo anno. Il futuro del Por di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba) non poteva non essere discusso anche in Consiglio comunale, nella prima seduta dopo la pausa natalizia. L’assist è stato fornito dai consiglieri Caratozzolo (Pd) e Anzalone (Gruppo Misto, ex Idv) che hanno posto un dettagliato articolo 54 agli assessori Crivello e Dagnino facendosi portavoce della preoccupazione dei residenti del quartiere ponentino. Per chi si fosse perso qualche passaggio ricordiamo che la situazione è esplosa in seguito alla circolazione della notizia secondo cui i 7 milioni non ancora impiegati per la realizzazione del Por, e che rischiano di andare persi se i lavori non vengono rendicontati entro la fine del 2015, potrebbero essere dirottati sul salvataggio di Amt.

     

    Prà: Parco Lungo e Marina, ex stazione ferroviaria

    cantiere-stazione-praUna prospettiva che l’assessore ai Lavori pubblici Gianni Crivello non ha mai preso in considerazione, come ha avuto modo di ribadire anche ieri in Sala Rossa. A testimonianza di come l’intenzione dell’amministrazione comunale sia quella di dar compimento a tutti i lavori previsti dal Por per non perdere i relativi finanziamenti, Crivello ha illustrato nei dettagli la tempistica prevista per la realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo”, cuore pulsante della riqualificazione della Marina di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba). Il fine ultimo è quello di riavvicinare i cittadini al mare, da cui sono stati eccessivamente allontanati per i lavori di sviluppo del porto. «Il Por è fondamentale in questa direzione – assicura Crivello – e per questo motivo ricordo che i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    L’assessore non ha mancato di sottolineare come le difficoltà incontrate siano state parecchie: «Di certo, il ritrovamento di amianto, lo smaltimento di sedime ferroviario e la necessità di complessi tavoli di confronto, che in alcuni casi hanno coinvolto anche la Comunità europea, non hanno agevolato le cose. Ma alcuni lavori sono già stati fatti, come piazza Sciesa o la sistemazione della foce del rio San Pietro. Adesso puntiamo a realizzare il parco, che almeno nella prima fase sarà un parco urbano; in seguito, secondo le esigenze espresse dal territorio, cercheremo di fornire tutte le attrezzature previste».

    Sul tema è intervenuta anche l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagnino, che si è soffermata in particolare sui lavori che hanno interessato la foce del rio San Pietro: «La sistemazione di questa zona è al momento provvisoria, in attesa di una più generale riorganizzazione di tutta l’area di Prà che, come detto da Crivello, partirà la prossima estate. La ditta che ha fatto i lavori ha dato la disponibilità a ridurre l’area del cantiere per cui si è liberata una porzione di sedime stradale dell’Aurelia che destineremo a parcheggi con sosta a rotazione, pensati soprattutto per le esigenze del settore commerciale. Ciò non esclude comunque un futuro intervento più sistematico sulla viabilità della delegazione. Anzi, una volta messa punto la parte a mare, potremo spostare l’attenzione sul centro storico».

     

    Sampierdarena: ascensore Cantore-Scassi, biblioteca Gallino

    Via Buranello SampierdarenaMa nella seduta di ieri si è parlato anche di un altro Por in ritardo, quello di Sampierdarena (l’approfondimento di Era Superba). All’ordine del giorno, infatti, era stata programmata una discussione monotematica sulle problematiche del quartiere genovese (qui il pdf del documento approvato per l’occasione dal Municipio Centro Ovest e la lettera di accompagnamento del presidente Marenco, ndr). Oltre, dunque, ai temi legati all’emergenza sicurezza, alcol e gioco d’azzardo che sono stati introdotti dall’assessore Elena Fiorini ma che sposterebbero l’articolo verso ben altri lidi, era inevitabile che si arrivasse a parlare anche della riqualificazione del territorio dal punto di vista dei lavori pubblici. Anche in questo caso la parola spetta all’assessore Crivello che ha ricordato come per il Por di Sampierdarena siano stati investiti 11 milioni e 629 euro, di cui 9 da fondi europei e il resto dalle casse comunali.

    Dopo aver sottolineato che la “nuova” Sampierdarena si svilupperà su due direttrici – da un lato la riqualificazione di via Buranello per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro, dall’altro la rivoluzione dell’assetto viario di lungomare Canepa e della Strada a mare – Crivello ha ricordato sommariamente alcuni lavori portati a termine con i relativi investimenti: «In via D’Aste (900 mila euro) è stata completata una parte degli interventi mentre i restanti lavori dovrebbero partire nelle prossime settimane e concludersi nell’arco di 6 mesi; in piazza Vittorio Veneto i lavori sono terminati alla fine del 2007 e sono costati 451 mila euro. In via Cantore i lavori si sono conclusi a metà 2012, per un importo di 815 mila euro mentre l’intervento sul palazzo del Municipio è costato 1 milione e mezzo di euro».

    Genova Sampierdarena, ex biblioteca GallinoUna delle criticità più grosse, invece, riguarda la riqualificazione dell’ex biblioteca Gallino (l’approfondimento di Era Superba), per la cui trasformazione in centro per anziani sono stati stanziati 400 mila euro. La prima ditta appaltatrice è fallita in corso d’opera; gli interventi sono allora stati riassegnati ma è sorta una nuova complicazione riguardante la stabilità dei solai. Crivello spiega che il Comune ha affidato la redazione del progetto esecutivo per il consolidamento dell’edificio per capire quali sono gli interventi da realizzare e quanto si sforerà dai 400 mila euro inizialmente investiti per la struttura.

    All’appello manca anche l’intervento economicamente più importante previsto dal Por. Si tratta del nuovo ascensore di collegamento tra via Cantore e villa Scassi, per cui sono stati stanziati 4 milioni e 290 mila euro. «Il progetto esecutivo è pronto – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici – ma prima di proseguire dobbiamo attendere il nulla osta dell’Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi) sia in sede locale che a livello nazionale, in sede di ministero dei Trasporti». Si tratta, infatti, di un ascensore piuttosto sperimentale, la cui cabina verrà prima trasportata in orizzontale e poi in obliquo, sempre sottoterra: un impianto simile ma ancor più complicato rispetto a quanto già avviene altrove in città per l’ascensore Montegalletto. «Il ministero ha 120 giorni per risponderci ma contiamo di avere il via libera molto prima, magari sfruttando anche qualche pressione dei nostri parlamentari». Anche perché i lavori di realizzazione dell’opera dureranno 300 giorni e la scadenza del 31 dicembre 2015 per non perdere i finanziamenti si avvicina inesorabilmente. Ma nel frattempo, tra febbraio e marzo prossimi, inizieranno già le opere civili per completare la predisposizione della galleria nella sua parte obliqua (per quanto riguarda il tragitto orizzontale, invece, si sfrutterà il cunicolo antiaereo già esistente).

    Per concludere, a onor di cronaca va detto che la discussione in Consiglio comunale sulle problematiche di Sampierdarena non ha prodotto per il momento alcun risultato concreto. Dopo l’illustrazione di ben 48 ordini del giorno presentati da consiglieri di quasi tutti i colori politici, la conferenza capigruppo, convocata dal presidente Guerello, ha deciso a maggioranza di sospendere la discussione nel tentativo di giungere a un documento condiviso da presentare e votare all’inizio della seduta di martedì prossimo. In caso contrario, si procederà alla votazione di tutti gli ordini del giorno.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaTorna di moda il tunnel sotto il porto, quello che nelle intenzioni dell’amministrazione (o almeno di una parte di essa) dovrebbe sostituire la sopraelevata nella Genova del futuro.

    Ne ha parlato ieri il sindaco Marco Doria, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Primocanale ribadendo il proprio orientamento già espresso poco dopo il suo insediamento a palazzo Tursi: «Il tunnel sotto il porto di Genova è una grande idea – ha dichiarato il primo cittadino – che consentirebbe di raggiungere dal Levante cittadino il nodo di San Benigno senza utilizzare la Sopraelevata, la cui funzione potrebbe così essere ripensata. Non è detto che la si debba per forza buttare giù ma opererei in questo senso se avessi la prova che il tunnel fosse in grado di sostituirla efficacemente».

    L’argomento ha suscitato interesse anche in Sala Rossa dove, dopo la pausa natalizia, è tornato a riunirsi il Consiglio Comunale. La questione è stata sollevata, anche con un pizzico di ironia, dal capogruppo del Pdl Lilli Lauro: «Il sindaco annunciava la fattibilità del progetto già il 22 gennaio dell’anno scorso. Vorrei capire se ogni anno a gennaio nella sua agenda è previsto parlare del tunnel sotto il porto o se c’è qualche importante novità di cui dobbiamo tenere conto. Anche perché neanche un mese il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, annunciando lo spostamento dell’Istituto idrografico della Marina nella zona di calata Gadda, aveva specificato che il tunnel non si sarebbe più realizzato». Le fa da eco il collega di partito Guido Grillo: «Già sul finire del 2012 il sindaco aveva dichiarato che la giunta Vincenzi aveva commesso un errore ad accantonare il progetto. Dato che per progettare l’opera sono stati investiti soldi pubblici, vorremmo capire come stanno veramente le cose visto che voi continuate a dire che volete andare avanti e l’Autorità portuale sostiene il contrario».

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    La risposta è stata naturalmente affidata al sindaco che non ha mancato l’occasione per ribadire il proprio sostegno alla prosecuzione dell’iter progettuale. «Questa amministrazione – ha detto Marco Doriasi è trovata di fronte a un quadro già delineato negli anni precedenti e, come prima cosa, ha espresso un giudizio favorevole sull’opera. Giudizio che anche tutti i gruppi consigliari saranno chiamati a esprimere. La Cassa depositi e prestiti aveva stanziato 4 milioni di euro alla Tunnel di Genova spa (costituita appositamente per seguire l’iter realizzativo dell’infrastruttura, ndr) per la progettazione preliminare dell’infrastruttura affidata poi alla ditta genovese D’Appolonia. Fino a questo momento sono stati spesi circa 3 milioni di euro per la realizzazione del progetto. Nel frattempo sono intervenute novità sia per quanto riguarda l’uscita in prossimità del nodo autostradale di San Benigno sia per l’uscita in area Calata Gadda. Di conseguenza, il progetto di allora non è più adeguato ma c’è ancora 1 milione di euro a disposizione per ricalibrare la progettazione. Si tratta di soldi che, se non utilizzati, andrebbero comunque restituiti alla Cassa depositi e prestiti e credo, quindi, che sia giusto spenderli per apportare i correttivi necessari all’altezza dei due imbocchi».

     

    Tunnel di Genova spa è in liquidazione. Bernini ha le idee chiare

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoProblema: a febbraio 2012 il Consiglio comunale aveva votato l’avvio della procedura di liquidazione (affidata al commissario Giancarlo Bonifai) della società Tunnel di Genova spa. Due le soluzioni sul piatto per uscire da questa impasse, come ci ha spiegato il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre tra i principali sostenitori della bontà e dell’efficacia dell’opera:

    «O si propone l’ampliamento della mission della società fino ad arrivare all’adeguamento del progetto così come tra l’altro richiesto dal CIPE e quindi si proroga la vita di Tunnel di Genova spa per il periodo necessario oppure, opzione che personalmente prediligo, la si recupera come srl o società di scopo dando un po’ più di respiro alla sua sopravvivenza. In questo modo si consentirebbero le opportune valutazioni della nuova situazione di calata Gadda e si potrebbe rimodulare il progetto entrando nel merito della necessaria modifica dell’uscita del tunnel per salvare la scelta, da noi condivisa, della nuova destinazione dell’Istituto Idrografico della Marina ma salvando il collegamento diretto con la Fiera attraverso il tombamento di Duca degli Abruzzi». Secondo il vicesindaco, invece, non ci sarebbero problemi per quanto riguarda l’uscita di San Benigno: «Il secondo lotto dei lavori di rifacimento dell’intersezione tra la barriera di Genova Ovest e la città – spiega Bernini – prevede infatti l’accesso al tunnel non più attraverso un’uscita diretta come pensato inizialmente ma tramite una precisa ramificazione all’uscita dell’autostrada».

    Come detto, comunque, la decisione di bloccare la liquidazione di Tunnel di Genova spa spetta però al Consiglio comunale. Poi si tratterà di trovare chi può essere interessato alla realizzazione di un’opera di tale portata, con costi sull’ordine di grandezza dei 500 milioni di euro e sei di realizzazione. Ma su questo tema il vicesindaco non sembra piuttosto preoccupato: «È naturale che il nuovo tunnel dovrà essere a pagamento, con tariffe vantaggiose appositamente pensate per i genovesi. E proprio questa soluzione consentirà all’opera di diventare appetibile per molti imprenditori edili».

    Ulteriore ostacolo all’iter progettuale potrebbe arrivare dall’Autorità portuale che già più volte nel passato aveva storto il naso nei confronti di un’opera comunque inizialmente approvata nell’ormai lontanissimo 2003. In questo caso, la situazione potrebbe essere sbloccata dagli uffici comunali di urbanistica che stanno predisponendo tutte le controdeduzioni alle osservazioni sollevate dall’Autorità portuale al progetto preliminare che, secondo Bernini, dovrebbero essere sufficienti a convincere Merlo & co. a sottoscrivere la continuazione di questo percorso.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ascensore Principe-D’Albertis, via ai lavori: che fatica trovare i pezzi…

    Ascensore Principe-D’Albertis, via ai lavori: che fatica trovare i pezzi…

    Panorama castello D'AlbertisDoveva ripartire a Natale, lo farà a giorni. Stiamo parlando dell’ascensore Montegalletto, uno dei mezzi di trasporto pubblici più caratteristici della nostra città, che collega la zona di Principe con quella di Castello d’Albertis e che era fermo ai box da fine novembre. I lavori di manutenzione, già slittati in seconda battuta a ieri, sono iniziati effettivamente solo questa mattina e dovrebbero concludersi tra sabato e lunedì. Saranno contenti gli abitanti di Castelletto e Oregina che, tra pochi giorni, potranno finalmente riavere il prezioso collegamento con la stazione ferroviaria e con via Balbi, evitando i sempre affollatissimi autobus delle linee 35 e 36 o 39 e 40.

    I ritardi sugli interventi di manutenzione, almeno per una volta, non sembrano essere colpa di Amt. La manutenzione straordinaria a cui l’azienda ha fatto ufficialmente riferimento per spiegare la chiusura temporanea del servizio, infatti, fa riferimento alla necessità di un intervento all’alimentazione elettrica del complesso sistema di trazione dell’ascensore. Piccolo particolare, i materiali necessari sembravano praticamente introvabili. «Un problema tristemente comune a molte riforniture per i mezzi di trasporto della nostra città» ammette, un po’ sconsolata, l’assessore Dagnino facendo riferimento, in particolare, alle difficoltà riscontrate anche nel reperimento di nuovi autobus dalle “taglie” piccole.

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    Tornando all’ascensore, i lavori dovrebbero concludersi domani, massimo lunedì. Poi ci vorrà giusto il tempo per collaudi interni di rito e potremo tornare a sentire nuovamente quell’«oua se parte» a cui ormai siamo tanto affezionati e che ogni anno viene ascoltato da 250/300 mila passeggeri. Numeri di tutto rispetto se consideriamo che il vicino, più tradizionale ma anche più panoramico ascensore che collega piazza Portello con spianata Castelletto ha una portata complessiva delle due cabine di circa un milione di passeggeri. Un successo che si spiega non solo per la strategicità dal punto di vista della mobilità locale ma anche per l’appetibilità che la struttura offre sotto l’aspetto turistico per chi vuole raggiungere il Museo delle Culture del Mondo di Castello D’Albertis o semplicemente per gli appassionati dei mezzi di trasporto meno convenzionali che trovano in questo ascensore a trazione mista orizzontale e verticale un esemplare quasi unico nel suo genere

    La storia dell’ascensore Montegalletto affonda le radici nel tempo. La sua costruzione risale addirittura al 1929, con una galleria d’accesso lunga circa 300 metri e due cabine verticali con  capienza di 20 persone per i 70 metri di dislivello. Tra il 1963 e il 1965 gli ascensori furono sostituiti e nel 1995, quando l’infrastruttura era da tempo passata sotto il controllo di Amt, si giunge alla scadenza della vita tecnica trentennale. Si fece largo fin da subito l’idea di ristrutturare l’impianto con un innovativo sistema che permettesse di rimediare alla difficoltà principale: i 300 metri da compiere a piedi, in fondo all’ingresso di Principe-via Balbi, prima di giungere alle cabine. Nel 2001 il Ministero dei trasporti diede il via libera a un impianto integrato, totalmente automatizzato ovvero senza la necessità di personale in cabina: nel primo tratto un sistema funicolare consente di percorrere orizzontalmente la galleria alla velocità di 4,5 m al secondo, nel secondo tratto verticale, invece, le due cabine con portata di 23 persone (con un totale di 400 passeggeri all’ora per senso di marcia) proseguono alla velocità di 1,6 m al secondo. A collegare il tutto un sistema di traslazione su pneumatici pensato sui modelli delle funivie di montagna. La costruzione iniziò a settembre 2002 e terminò con l’inaugurazione dell’ascensore così come lo conosciamo ora il 15 dicembre 2004. E da metà gennaio «se parte»… turna.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Palazzo Verde, Molo: pochi visitatori per la cittadella della sostenibilità

    Palazzo Verde, Molo: pochi visitatori per la cittadella della sostenibilità

    palazzo-verde-genovaInaugurata in pompa magna poco più di due anni fa dalla giunta Vincenzi, la cittadella della sostenibilità, che ha trovato spazio in via del Molo nei vecchi Magazzini dell’Abbondanza e ha preso il nome di Palazzo Verde per richiamare il prestigio di altri ben più attraenti poli museali della città, è passata piuttosto velocemente nel dimenticatoio di genovesi e turisti.  Meta soprattutto di scolaresche attirate dalle diverse attività laboratoriali, di informazione ed educazione all’ambiente e al riciclo, nel corso del 2013 ha contato circa 4200 visitatori.

    «Non si tratta certo di numeri altissimi – ammette l’assessore alla Cultura, Carla Sibilla – ma dobbiamo considerare che non stiamo parlando del classico museo da visitare, quanto piuttosto di un luogo pensato per ospitare laboratori sul riciclo, sul risparmio energetico, sulla sicurezza e convegni con il tema del Verde come filo conduttore».

    All’interno del Palazzo si distinguono tre percorsi multimediali: il primo è dedicato al tema dell’energia e al relativo consumo che accompagna il ciclo produttivo del rifiuto fino al suo smaltimento; il secondo è prettamente incentrato sul riciclo, con una rassegna delle diverse tipologie di spazzatura, i loro impatti ambientali e le loro possibilità di riutilizzo. Infine, il terzo percorso è dedicato alla comunicazione grazie al fatto che gli ex Magazzini dell’Abbondanza ospitano, al piano terra, il Museo della Stampa precedentemente situato a Quarto.

    Alcuni locali sono utilizzati dall’Università per lezioni ed esami ma, come detto, il nucleo fondamentale dell’attività è rappresentato dai laboratori promossi dal LabTer – Green Point, ovvero uno dei 20 Centri di Educazione Ambientale riconosciuti dalla Regione Liguria, che qui trova sede. Grazie alla collaborazione con diverse associazioni attive nel mondo green e dell’ecosostenibilità (Ass. A-Pois, Coop. Librotondo, Ass. Atlantide, CRAFTS Scuola Politecnica, Ass. Il mio pallino verde, Ass. Didattica Museale, Ass. Terra! Onlus, Ass. Al Verde), nel corso dell’ultimo anno, è stato possibile realizzare una serie di progetti pensati appositamente per le scuole prevalentemente primarie (elementari). Le esperienze sono state principalmente incentrate sull’informazione riguardo i rischi idrogeologici, educazione ambientale, sicurezza stradale, sensibilizzazione a comportamenti ecologici, valorizzazione dei beni comuni e del turismo ambientale con particolari riferimenti all’Alta Via del Monti Liguri, finanche a una rassegna cinematografica tutta ad argomenti rigorosamente green.

    Infine, nell’ambito del Festival della Scienza, Palazzo Verde ha ospitato i laboratori di Arpal e Cnr, preceduti nel corso dell’anno dalle esperienze scientifico-didattiche curate dal Green Modelling Italia-GMI Soc. Coop., spin-off del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova, nell’ambito del progetto di diffusione della cultura scientifica.

    Insomma, tante iniziative, che mostrano un potenziale non ancora del tutto espresso. Per questo motivo l’assessore Sibilla ci anticipa che è allo studio un piano di rilancio per il 2014, che possa dare una certa stabilità al progetto di Palazzo Verde come vero e proprio punto di riferimento dal punto di vista dell’informazione ed educazione ambientale. È ancora troppo presto per capire che cosa accadrà concretamente nel futuro, ma dalle prime indiscrezioni parrebbe non del tutto improbabile la strada che porta verso una gestione esterna, anche parziale, naturalmente attraverso un bando a evidenza pubblica. «Stiamo valutando tutte le strade possibili – spiega Sibilla – senza dimenticare l’importanza delle integrazioni con altri poli educativi già esistenti nella zona, come l’Acquario, la Città dei Bambini, il Museo Luzzati, un po’ più in là il Museo di Scienze Naturali e, seppur non in modo permanente, le attività del Festival della Scienza».

    Idealmente collegato al museo, c’è anche il famoso “Rumentosauro”, la scultura di Serge Van de Put collocata all’intersezione tra piazza Cavour e via del Molo, di fronte all’ingresso del Porto Antico. Si tratta di un enorme dinosauro (8 metri per 4) costruito con pneumatici riciclati che richiama la quantità di ecomostri che abitualmente produce, più o meno inconsapevolmente, ognuno di noi. Pensata inizialmente per essere calpestata e “cavalcata” dai più piccoli, la struttura in realtà giace transennata nell’indifferenza dei più e fortemente contrastata dal comitato di quartiere che ne chiede a gran voce l’eliminazione. Ma questa è tutta un’altra storia.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Molassana, ex piombifera via Lodi: stop a nuove case, dubbi sul futuro

    Molassana, ex piombifera via Lodi: stop a nuove case, dubbi sul futuro

    piombifera-moltini-via-lodi-molassanaSono preoccupati gli abitanti di via Lodi, zona Preli, alture di Molassana. Come riportato giorni fa sulle pagine di un quotidiano locale, infatti, a inizio dicembre davanti all’ingresso dell’ex Piombifera Moltini è comparsa una misteriosa scritta “Ricupoil srl”: si tratta di una società che si occupa principalmente di stoccaggio di oli esausti e che, secondo sempre più ricorrenti indiscrezioni, avrebbe acquistato l’area in oggetto dal liquidatore della vecchia proprietà, l’avvocato Paolo Momigliano. Sembra così svanito definitivamente nel nulla il progetto di riqualificazione di quel terreno che si estende per quasi 6500 metri quadrati e che avrebbe dovuto ospitare un nuovo complesso residenziale “non invasivo” e, probabilmente, anche un’attività commerciale di medie dimensioni.

    Addio al progetto per la realizzazione di nuove residenze

    Facciamo un salto indietro nel tempo. Nel 2005 “La Piombifera” chiudeva i battenti, lasciando a casa un centinaio di lavoratori, dando avvio a un lungo processo di liquidazione. Qualche anno prima, nel 2002, in seguito a una frana erano emersi dal sottosuolo alcuni bidoni che lasciavano presagire la necessità di approfondite indagini su eventuali attività illecite di gestione dei rifiuti. Da quel momento, lo stabilimento di via Lodi, i cui fabbricati contengono anche una certa quantità di eternit che rende necessaria un’accurata e non più procrastinabile bonifica, è rimasto sostanzialmente abbandonato e giace oggi in una situazione di degrado.

    piombifera-moltini-via-lodi-molassana-3L’iter amministrativo per la riqualificazione della zona è culminato nel 2012 con una delibera di Consiglio comunale che dava il preventivo assenso a una variante al Puc per cambiare la destinazione d’uso dell’ex area piombifera da produttiva a residenziale, con una serie di oneri urbanistici che riguardavano in particolare la demolizione di tutti gli edifici esistenti, la bonifica dell’amianto, la messa in sicurezza idrogeologica dei terreni attorno al rio Preli e l’allargamento della sede stradale di via Lodi. Un iter che, però, non è mai giunto a conclusione, dato che per poter sciogliere la relativa conferenza dei servizi è necessaria la piena accettazione degli oneri urbanistici da parte di chi volesse realizzare le strutture residenziali. Passaggio mai avvenuto, come spiega il vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini, a causa della crisi del mercato immobiliare che ha reso non più economicamente appetibile l’opera.

    «Ad oggi – sostiene Bernini – il Comune di Genova ha una conferenza servizi ancora aperta per la realizzazione di un’area residenziale in via Lodi. Siamo di fronte al classico caso di cui tanto si è parlato ma nulla di formale è avvenuto. Si dice che il liquidatore della Moltini avrebbe seguito nuovi percorsi per la vendita dell’area ma a noi non risulta nulla di ufficiale. In quell’area attualmente si potrebbe proseguire col progetto previsto dal piano urbanistico oppure continuare l’attività della piombifera, opzione che ritengo alquanto impercorribile. Se, invece, come sembra, si volesse cambiare la tipologia produttiva è necessario passare attraverso le forche caudine degli uffici urbanistici comunali».

    In sostanza, la Ricupoil può anche aver acquistato l’area ma ben poco ci potrebbe fare finché non intervenisse una nuova variante al Puc che, per poter essere accettata, dovrebbe comunque prevedere le inevitabili opere accessorie di messa in sicurezza del rio Preli e di allargamento della sede stradale di via Lodi. Il tutto a prescindere dalla bonifica della zona su cui sembra stiano procedendo Arpal e Asl, soggetti competenti per l’eliminazione dell’amianto.

    L’entrata in scena di Ricupoil: quale futuro per l’ex piombifera?

    piombifera-moltini-via-lodi-molassana-2Sembra perciò piuttosto strano che Ricupoil si sia resa disponibile ad acquistare l’area sostanzialmente alla cieca, soprattutto per le ingenti cifre che sono circolate in Consiglio comunale. Secondo il capogruppo del Pdl Lilli Lauro, infatti, si parlerebbe addirittura di 2,5 milioni di euro. Una somma esagerata per il semplice trasferimento della sede direzionale-amministrativa della nuova proprietà che, attualmente, risiede in via Laiasso, zona Ponte Carrega, e coinvolge non più di una cinquantina di dipendenti. Ma c’è di più. Secondo voci ricorrenti, infatti, Ricupoil starebbe ultimando l’acquisto di alcuni mezzi di Eco.Ge della famiglia Mamone, che riguardano in particolare il settore degli autospurghi. Da qui, la crescente preoccupazione sulle attività che nel futuro potrebbero interessare la stretta via Lodi, che rischierebbe di dover ospitare una rimessa di mezzi piuttosto ingombrante a pochi metri di distanza dalla sede da un edificio scolastico.

    Al momento, comunque, la cifra di acquisto sembra priva di qualsiasi fondamento, come ci spiega il presidente del Municipio IV – Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «In un paese democratico, Ricupoil è liberissima di comprarsi ciò che vuole. Io non so se l’hanno fatto e, nel caso, a quali cifre. So solo che quelle riportate in Consiglio o sono inventate o, comunque, differentemente da quanto è stato detto, non provengono da fonti municipali che hanno parlato con me. Quando ho saputo la cifra tirata fuori dalla Lauro, ho chiesto a una sua consigliera municipale da dove arrivasse questa informazione, ma mi è stato risposto che non sapeva da dove fosse uscita. Di fronte a questa situazione io non posso fare altro che confermare che finché non interviene un’ulteriore variante al Piano urbanistico, che deve essere approvata dal Consiglio comunale, nell’area ex Montini non è che si possa fare molto di nuovo».

    Quale impatto avranno le attività di Ricupoil, dunque, non è ancora dato saperlo. Ma se consideriamo che gli oli esausti sono inquinanti al massimo, in caso di pioggia che cosa potrebbe succedere dato che l’area sorge sul rio Preli, zona fortemente alluvionabile? Anche in questo caso il presidente Gianelli ha trovato rassicurazioni direttamente alla fonte: «Dopo la prima apparizione della notizia sulla stampa locale, il titolare della Ricupoil è venuto a farmi visita con l’intento di rassicurarmi sul fatto che non ha alcuna intenzione di spostare il deposito degli oli nell’area dell’ex piombifera. Innanzitutto, perché in termini di legge non è possibile creare depositi in terreni che sorgono in prossimità di corsi d’acqua. Inoltre, la ditta possiede già il deposito di via Laiasso, che continuerà a essere attivo, perciò verranno spostati solo gli uffici amministrativi. Gli interventi che saranno effettuati, oltre naturalmente alla bonifica dell’amianto, saranno solo di natura strutturale con l’eliminazione di un capannone e la messa in sicurezza di tutta l’area. Mi è stato assicurato che non esiste alcun progetto di cambiamento di destinazione d’uso».

    Gianelli, inoltre, ha spiegato che la stessa proprietà si è detta disponibile ad affrontare la questione in un tavolo a tre con Bernini nonché a incontrare i cittadini in un’eventuale assemblea pubblica.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Genova Parcheggi diventa comunale al 100%: fattura 12 milioni all’anno

    Genova Parcheggi diventa comunale al 100%: fattura 12 milioni all’anno

    piazza-vittoria-caravelle4-DIProsegue il processo di razionalizzazione delle società partecipate fortemente voluto dall’amministrazione comunale con il principale obiettivo di ridurre gli sprechi, ottimizzare i servizi e, possibilmente, aumentare gli introiti per le casse di Tursi. Ieri è stata la volta di Genova Parcheggi, che è diventata a tutti gli effetti una società in-house, ovvero una partecipata del Comune di Genova al 100%. A stabilirlo è stato il Consiglio comunale, nel corso dell’ultima seduta del 2013.

    La società pubblica, creata a fine 1995 per occuparsi della sosta a pagamento, dei parcheggi e degli accessi alle ZTL sul territorio cittadino, era già in precedenza legata a Tursi, ma in maniera indiretta attraverso la partecipata Ami, liquidata formalmente e con lungo travaglio solo a maggio scorso. Ecco dunque la necessità di modificare lo Statuto di Genova Parcheggi, che fattura in media circa 12 milioni di euro all’anno e fino ad ora versava al Comune un canone di 2,5 milioni annui. Per legge, la caratteristica fondamentale che è stata ratificata da una delle due delibere sul tema approvate nella giornata di ieri, riguarda il cosiddetto “controllo analogo”: in termini semplici, si tratta di tutti quegli elementi tecnici che rendono la società una sorta di vero e proprio ufficio comunale, controllato da Tursi appunto nella stessa maniera in cui vengono controllati tutti gli altri uffici e servizi di competenza comunale. Secondo quanto previsto dalle normative europee, infatti, Genova Parcheggi non dovrà operare in settori disomogenei, il suo capitale sociale (516 mila euro) non potrà essere ceduto a privati, la sua attività non potrà uscire dai confini comunali e, naturalmente, il Comune dovrà farsi parte attiva nell’amministrazione.

    posteggi-linee-blu-area-piazza-palermoNaturalmente dopo aver “creato” la nuova società in-house, era necessario affidarle formalmente i relativi compiti. Ecco, dunque, un’altra delibera con cui l’amministrazione dà in gestione alla partecipata non solo i circa 20 mila stalli per la sosta a pagamento sul territorio genovese (le cosiddette Zone Blu e Isole Azzurre) e il controllo degli accessi alle ZTL ma anche i servizi di car e bike sharing, già a diverso titolo tra le precedenti mansioni della società, con l’obiettivo di sviluppare sinergie tra sosta e mobilità e dare vita a nuove economie di scala.

    Il processo che è stato completato in Sala Rossa rientra nel dettato delle normative europee che prevedono l’affidamento di questo genere di servizi attraverso una gara pubblica o, come in questo caso, con affidamento diretto a una società in-house creata allo scopo o, ancora, tramite assegnazione a società mista pubblico-privato con individuazione del socio operatore mediante procedura ad evidenza pubblica. La deliberazione del Consiglio si è resa necessaria anche per un’altra ragione. Fu proprio il plenum della Sala Rossa, infatti, a stabilire nel 2010 che i compiti di Genova Parcheggi sarebbero dovuti essere nuovamente assegnati tramite gara pubblica: ma all’epoca, prima del referendum sull’acqua pubblica, la normativa comunitaria non prevedeva alternative. Ora, come detto, le cose sono cambiate ed è stato così possibile fare marcia indietro.

    Nel testo di questa seconda delibera, inoltre, vengono enunciate le linee guida a cui dovrà attenersi il nuovo contratto di servizio che dovrà essere ratificato entro giugno 2014 e legherà il rapporto tra Genova Parcheggi e il Comune per i prossimi tre anni, prorogabili per altri tre.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Mercato piazza Terralba: degrado e infiltrazioni, via libera al nuovo tetto

    Mercato piazza Terralba: degrado e infiltrazioni, via libera al nuovo tetto

    mercato-terralba-internoIl mercato di piazza Terralba si rifà il look. Nelle scorse settimane, la Giunta comunale ha previsto lo stanziamento di 600 mila euro, recuperati attraverso un mutuo a bilancio nell’esercizio 2013, per la riqualificazione del tetto del polo mercatale di San Fruttuoso, resasi necessaria a seguito delle continue infiltrazione di acqua. Si tratta di un intervento già inserito nel Programma triennale dei Lavori Pubblici 2013-2015, approvato prima dell’estate, e sarà messo a gara nei primi mesi dell’anno prossimo.

    Nei documenti tecnici che accompagnano la descrizione dello stato attuale dell’edificio si legge che la copertura del mercato a pianta rettangolare è costituita da otto arconi di cemento armato di forma parabolica, a sezione variabile. “I quattro archi strutturali, di cui due perimetrali e due posizionati nella parte centrale, si differenziano dagli altri per la maggiore dimensione”. Ogni campata è poi suddivisa da una struttura secondaria in un reticolo di travi “tamponato con pannelli di vetrocemento”. Inoltre, “alla sommità della copertura, nella parte centrale rialzata, sono disposti longitudinalmente e contrapposti una serie di fori per il riciclo naturale dell’aria”.

    Anche i non addetti ai lavori possono intuire la complessità dell’intervento, resosi necessario per la perdita di impermeabilità del calcestruzzo e dei vetri, oltre al deterioramento strutturale delle travi in parte esposte all’esterno alla mercé degli sbalzi termici e dell’azione corrosiva degli agenti atmosferici.

    L’edificio, realizzato a metà degli anni ’50, ha dato ben presto problemi di infiltrazioni dall’alto, principalmente a causa della mancanza di una costante manutenzione, tanto da dover rendere necessario un primo intervento già nel 1975, con l’inserimento di panelli plastici traslucidi all’esterno. Tuttavia, il deterioramento dei materiali ha comportato un progressivo distaccamento tra i due sistemi di copertura e un costante aumento della permeabilità tanto da imporre una soluzione più drastica.

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    In attesa del bando che specificherà al meglio le caratteristiche che dovrà avere il nuovo tetto, possiamo anticipare che certamente verrà chiesto di porre rimedio a due problematiche storiche dell’edificio mercatale: la mancanza di un efficace ricircolo interno dell’aria, con un fastidioso effetto serra soprattutto nei mesi più caldi, e l’illuminazione naturale assai carente. Sempre dalla descrizione tecnica, leggiamo che il progetto di riqualificazione prevedrà “l’eliminazione dei pannelli in vetrocemento, la riprofilatura di tutte le parti strutturali a contatto con detti pannelli, la ripresa degli intonaci e delle coloriture di tutte le parti strutturali della copertura a vista”. Il nuovo tetto, che verrà fissato sull’esistente sistema di arconi in cemento armato, sarà formato da una struttura multimateriale, rispondente a tutte le esigenze tecnico-normative, con particolare riguardo alla tenuta idrica e all’elasticità degli elementi in seguito alle dilatazioni termiche. Inoltre, nella parte centrale della nuova copertura, sorgerà un lucernaio, accompagnato da una serie di persiane poste lungo tutto il perimetro laterale.

    L’esecuzione dei lavori, inoltre, sarà complicata dalla necessità di garantire, almeno parzialmente, la prosecuzione delle attività commerciali all’interno del mercato e l’incolumità del pubblico che accederà alla struttura. Per questo motivo, con tutta probabilità, si procederà per lotti, nonostante ciò comporti una complessa organizzazione e messa in sicurezza del cantiere e costi indubbiamente più elevati.

    La riqualificazione della copertura del Mercato di piazza Terralba assume maggiore valenza se si tiene conto della strategicità della zona in cui sorge, secondo quanto previsto dal nuovo piano urbanistico comunale. A pochi passi dal mercato, infatti, dovrebbe sorgere il nuovo polo ferroviario di Terralba, nodo cruciale della futura Metropolitana di superficie, che vedrà anche la realizzazione di un centro servizi integrato per attenuare l’incompatibilità fra il parco ferroviario e le aree residenziali circostanti e, contestualmente, puntare alla valorizzazione di piazza Terralba e del parco di Villa Imperiale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Piscine di Multedo e Voltri: messa in sicurezza per arginare il degrado

    Piscine di Multedo e Voltri: messa in sicurezza per arginare il degrado

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2È ancora presto per scoprire che cosa ne sarà del futuro della piscina “Nico Sapio” a Multedo, che ormai è abbandonata al degrado da oltre due anni. C’è però una novità piuttosto importante. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto – una piscina da 25 metri, una palestrina prenanatoria e due campi in erba sintetica per la destinazione promiscua di tennis multedo-degrado-piscine-sapioe calcio a 5 – ma che non si era rivelata in grado di poterne sviluppare la riqualificazione e il rilancio, ha finalmente riconsegnato le chiavi, dopo un lungo tira e molla che abbiamo già  raccontato in passato.

    La piscina, dunque, è tornata nella piena disponibilità del Comune di Genova, che però deve assolutamente provvedere alla sua messa in sicurezza come ha mostrato la nostra incursione nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad. Per poter porre un freno allo stato di sostanziale abbandono ed evitare nuove effrazioni e altri atti vandalici, compreso il tentativo di piccoli furti del materiale ancora presente all’interno dello stabile, l’assessorato allo Sport ha stanziato 24 mila euro a beneficio del Municipio VII Ponente.

    «Con questa cifra – spiega il presidente Mauro Avvenente – dovremo predisporre un piccolo bando per chiudere gli accessi non solo alla piscina di Multedo ma anche alla Mameli di Voltri. L’idea iniziale era quella di murare tutti gli ingressi per impedire sfondamenti, ma si sarebbe trattato di uno spreco di denaro pubblico perché i prossimi gestori sarebbero stati costretti ad abbattere l’ostacolo, con ulteriore lavoro da parte loro». La soluzione, allora, dovrebbe definitivamente orientarsi verso l’installazione di robusti cancelli che possano dissuadere i malintenzionati e rimangano patrimonio futuro per chi si aggiudicherà la gestione dei beni.

    «A Voltri – prosegue Avvenente – l’attività natatoria dovrebbe riaprire i battenti in estate, dal momento che l’associazione che ha finora avuto in mano la piscina si è detta disponibile a proseguirne la gestione anche per la prossima stagione, soprattutto in ottica di un possibile rilancio invernale nel 2014-2015».

     

    Il futuro della piscina Nico Sapio di Multedo

    In attesa del nuovo bando comunale, resta invece ancora incerto il futuro dell’impianto di Multedo. In questa fase transitoria, ci sarebbe l’intenzione di restituire ai bambini del quartiere almeno uno dei due campetti in erba sintetica che costeggiano l’ingresso al Pio XII – Signorini. Ma anche in questo caso le cose non sono per nulla semplici, come ci spiega Avvenente: «L’idea inziale era capire se il Comitato di quartiere di Multedo fosse stato in grado di gestire i due campetti in questa fase intermedia. Il Comune, tuttavia, ha manifestato l’interesse di mantenere integro tutto l’impianto sportivo dei giardini Lennon per rendere in qualche modo remunerativa la futura concessione dal momento che la piscina da sola non garantisce un sufficiente apporto economico. Il comitato però ha detto di non essere in grado di gestire un centro sportivo così articolato solo con l’attività di volontariato, anche perché sarebbe necessario mettere mano all’impianto elettrico, agli spogliatoi e alle recinzioni, oltre naturalmente alla manutenzione del manto sintetico. Ma in questo caso servirebbero cifre almeno con uno zero in più rispetto a quelle messe attualmente a disposizione dal Comune». Un piano b potrebbe essere il temporaneo affidamento a qualche scuola calcio già attiva sul territorio che, tuttavia, vorrebbe la garanzia di una disponibilità pluriennale: richiesta che mal si concilia con la necessità di giungere molto rapidamente al nuovo bando di concessione.

    Insomma, una matassa abbastanza complicata da dirimere ma, almeno, si sta finalmente parlando di proposte concrete dopo mesi di attesa gettati al vento, come testimonia la chiosa del presidente Avvenente: «Stiamo valutando tutti i pro e i contro per evitare che lo stato di abbandono non degradi i beni a un livello tale che chiunque poi dovesse vincere la gestione degli impianti ci dovesse mettere secoli per rimetterli in funzione».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Piaggio Aero, rimane a Genova solo la manutenzione: 400 posti a rischio?

    Piaggio Aero, rimane a Genova solo la manutenzione: 400 posti a rischio?

    Piaggio Aero. Sestri PonenteSi è svolto questa mattina nel palazzo della Regione, in piazza De Ferrari, l’atteso vertice tra Piaggio Aero Industries, sindacati e amministratori locali. E le notizie, quantomeno per il futuro del polo aeronautico di Sestri Ponente, non sono per nulla positive.

    L’azienda ha, infatti, presentato un piano di salvataggio che prevede sì il rilancio produttivo con un aumento di capitale pari a 190 milioni di euro con un riassetto dell’azionariato che ormai è ampiamente non italiano (44,5% Tata – India, 41,5% Mubadala – Emirati Arabi, il presidente Piero Ferrari 2%, il fondo HDI che non ha sottoscritto l’aumento 12%), ma anche un radicale ridimensionamento dell’impianto genovese, dove attualmente lavorano circa 520 persone di cui 250 in cassa integrazione con diverse tipologie.

    La tanto attesa produzione di droni per la sicurezza civile e militare, infatti, sarà concentrata a Villanova d’Albenga mentre a Sestri Ponente resteranno solamente attività di manutenzione attraverso la creazione di una nuova società ad hoc, controllata da Piaggio Aero, che sicuramente coinvolgerà un minor numero di dipendenti (le prime stime parlano di 130 lavoratori).

    Trasferimenti? Esuberi? Che cosa ne sarà del resto dei lavoratori genovesi non è ancora dato saperlo, come ci spiega l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, Francesco Oddone: «Naturalmente il management di Piaggio non ha fatto alcun numero. Però la logica e un minimo di basilare comprensione economica confermerebbero questo scenario molto, molto preoccupante per Genova che perderebbe non solo un sito produttivo ma anche una serie di capacità professionali e know-how tecnici non indifferenti».

    Ad assessore e sindacati, sostanzialmente, non va giù che l’azienda si sia rimangiata l’accordo di programma del 2008 in cui veniva assicurato il pieno mantenimento di entrambi i siti liguri. «Benché ci sia ancora un po’ di incertezza sugli scenari futuri – ha proseguito Oddone – le intenzioni di Piaggo Aero di disdettare gli accordi precedenti sembrano trasparire abbastanza chiaramente. Quello presentato è un vero e proprio piano industriale che, tuttavia, sarebbe molto sbagliato considerare un punto di arrivo piuttosto che un punto di partenza. Il sindaco Doria ha chiesto non meno di cinque volte all’azienda di incontrarsi, e fino ad oggi non è mai stato possibile. Ora dobbiamo iniziare un percorso di confronto al quale non intendiamo assistere da spettatori ma a cui vogliamo partecipare come parte in causa».

    Un concetto che Oddone aveva già avuto modo di sottolineare martedì scorso in Consiglio comunale, puntando il dito contro l’inefficienza dei vertici aziendali: «Nonostante il mercato di settore a livello globale non stia per nulla andando male, nel 2013 Piaggio ha venduto solo 2 aerei contro i 10 inizialmente programmati. Sembra quasi che vi sia uno sforzo per mantenere un livello commerciale volutamente sub standard. Si tratta di un atteggiamento della dirigenza che preoccupa molto i lavoratori anche perché, se è vero che vi sono concorrenti molto agguerriti anche in paesi emergenti, è altrettanto vero che esistono ampi margini di crescita. Insomma, una società gestita al meglio potrebbe tranquillamente utilizzare i due poli produttivi di Genova e Villanova nel pieno della loro occupazione».

    Ma l’assessore è anche cosciente delle limitate possibilità di azione in mano all’amministrazione genovese: «È interesse che questa azienda possa rilanciarsi e ritrovare il ruolo e la presenza sul mercato che, a nostro modo di vedere, è un peccato che abbia perso. Ci è stato fatto presente che rispetto ai concorrenti la produzione di Piaggio è poco diversificata ma verrebbe da chiedersi perché questa diversificazione non è stata programmata per tempo, quando le cose andavano bene, ma soprattutto perché adesso le spese dovrebbero farle i lavoratori. Non intendiamo far passare sotto silenzio questo aspetto perché riteniamo che non sia corretto andare contro l’accordo di programma del 2008. Tuttavia, non possiamo illudere nessuno perché, al di là di manifestare con fermezza la nostra posizione, gli strumenti che abbiamo a disposizione dal punto di vista politico e amministrativo sono quelli che sono».

    Il prossimo passaggio formale sarà un tavolo tra organizzazioni sindacali di tutto il territorio ligure e i vertici di Piaggio Aero Industries, che avverrà a inizio 2014 in Confindustria, in cui si cercherà di giungere a una quadra dal punto di vista delle emergenze occupazionali. Anche perché il patto sindacale era parte integrante dell’accordo di programma siglato nel 2008.

    Intanto i lavoratori dello stabilimento di Sestri ponente preannunciano azioni di dura lotta.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Corso Sardegna, ex mercato: al via le demolizioni per la nuova piazza

    Corso Sardegna, ex mercato: al via le demolizioni per la nuova piazza

    Ex Mercato di Corso SardegnaNe avevamo già parlato a fine ottobre, ma ora è arrivata la conferma dei documenti e dei finanziamenti. Il Comune, di concerto con Municipio III – Bassa Val Bisagno e Centro integrato di via di “corso Sardegna bassa”, vuole fortemente restituire ai cittadini almeno una parte delle aree dell’ex mercato ortofrutticolo genovese. Il progetto prevede la realizzazione di un polo di eccellenza agroalimentare a chilometro zero, gestito dai commercianti che già operano nei negozi limitrofi, ma soprattutto di una piazza con panchine, verde e spazi di aggregazione che diventerà un nuovo punto di riferimento per il quartiere, a cavallo tra San Fruttuoso e Marassi. In futuro, potrebbe trovare spazio anche un parcheggio al piano strada. Il tutto, comunque, dovrà essere realizzato con elementi facilmente removibili perché ci troviamo in zona ad alto rischio di esondazioni e allagamenti, come il passato ha tristemente insegnato. Per lo stesso motivo, il piano di bacino impedisce il cambio di destinazione d’uso dell’area, che deve perciò restare commerciale. Da qui, la necessità di realizzare anche il mini-mercato.

    Resta da capire come la prenderà la Rizzani de Eccher, colosso friulano dell’edilizia che si era aggiudicato l’appalto per la riqualificazione dell’intero ex mercato ma che, in seguito all’alluvione del novembre 2011, ha visto porre vincoli fortemente ridimensionanti al progetto iniziale, e ha richiesto al Comune di Genova un indennizzo di 11 milioni di euro su cui dovrà esprimersi la giustizia amministrativa.

    Lasciando da parte le beghe legali, l’intervento temporaneo riguarderà solamente la demolizione di alcuni edifici non soggetti a tutela e già destinati alla rimozione, che dovrà essere preceduta dalla necessaria bonifica del tetto in amianto. Per quest’ultima, i cui lavori inizieranno nel nuovo anno con l’impiego del personale di Amiu bonifiche, sono stati stanziati circa 200 mila euro. Per quanto riguarda le opere edili che dovranno essere messe a bando, invece, il Comune ha recuperato 500 mila euro attraverso un apposito indebitamento (mutuo) inserito nel bilancio 2013.

    piantina demolizioni corso sardegnaCome potete vedere dalla piantina a fianco, si tratta solo di una porzione (colore giallo) ben limitata dell’intero complesso ex mercatale e riguarda due elementi (4 e 6) che attualmente si affacciano su via Carlo Varese: demoliti gli edifici, si procederà alla pavimentazione in asfalto delle aree sgomberate, che potranno diventare così una piccola agorà (area tratteggiata di rosso) a completa disposizione dei cittadini del quartiere almeno per 7 anni. E proprio in funzione di questo uso pubblico, tramite apposite recinzioni sarà anche garantita la protezione delle strutture che si affacciano sull’area sgomberata.

    «Il Comune – spiega il presidente del Municipio III Massimo Ferrante – ha mantenuto l’impegno di recuperare le risorse per bonificare l’area e demolire gli edifici. Ora tocca a noi, come Municipio, far vivere la piazza una volta corso sardegna dall'altoche sarà effettivamente disponibile e cercare di impegnare qualche risorsa aggiuntiva per la sua promozione. Il Civ, infine, si occuperà di recuperare i locali del vecchio bar creando un mercato dell’eccellenza enogastronomica, sull’esempio del Carmine». Quest’ultimo è certamente l’elemento più complicato del piano di riqualificazione: vi è, infatti, la necessità di reperire i fondi per la manutenzione straordinaria dei vecchi locali in stile liberty, che sorgono su piano leggermente rialzato rispetto alla sede stradale, prima di poterli adattare alla nuova funzione. E, si sa, le risorse economiche latitano.

    «È indispensabile procedere per tappe – commenta Ferrante – perché per troppo tempo si è parlato solo di sogni. Io invece sono un forte sostenitore della concretezza. E in questo senso è fondamentale che gli abitanti del Municipio possano riappropriarsi di uno spazio di socializzazione, come ad esempio è successo lo scorso weekend in piazza Martinez con l’inaugurazione della pista di pattinaggio su ghiaccio».

    Certo, questo primo intervento di riqualificazione dell’area mercatale non sarà epocale ma è già molto per una struttura che dall’ottobre 2009, data di affidamento alla Rizzani, è stata interessata esclusivamente da lavori di sgombero di banchi, arredi, e celle frigorifere e dalla disattivazione delle linee elettriche, restando così aperta all’incuria, al degrado e a non rare incursione notturne.

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    Non va comunque dimenticato che l’ultima parola sul futuro a più ampio raggio e su una riqualificazione più sistematica e complessiva spetta alla sentenza del Tar, sui cui tempi è sempre piuttosto complicato esprimersi. Di sicuro, l’impossibilità di costruire il parcheggio interrato a causa dei vincoli di bacino e le difficoltà a pervenire a un accordo con Asl per la realizzazione di un nuovo polo sanitario, rendono molto difficile la perpetrazione del progetto inizialmente pensato dalla Rizzani. Inoltre, qualsiasi sia la sentenza del Tribunale amministrativo, è del tutto probabile che la parte sconfitta, sia essa la ditta edile o il Comune di Genova, ricorrerà al Consiglio di Stato, allungando ulteriormente i tempi per una decisione definitiva. Ecco perché è un bene che l’amministrazione si stia muovendo con decisione per restituire, almeno temporaneamente, alcuni spazi ai cittadini. Con la speranza che, anche una volta concluse le procedure legali, la piazza pubblica si sia talmente radicata nel territorio che risulti assurdo pensare a un suo eventuale smantellamento.

     

    Simone D’Ambrosio