Autore: Simone D’Ambrosio

  • Lavori pubblici, segnaletica: dal 2014 il servizio passa ai Municipi

    Lavori pubblici, segnaletica: dal 2014 il servizio passa ai Municipi

    via-buozzi-san-teodoro-di-negro-attraversamento-pedonaleAlzi la mano chi non ha mai “mugugnato” contro le zebre scolorite, il cartello di divieto di sosta nascosto tra le fronde degli alberi o lo specchietto frantumato da qualche bontempone che impedisce di avere una buona visuale su qualche incrocio stradale particolarmente insidioso. Manutenzioni e segnaletica sono state chiamate più volte in causa nel corso del Consiglio comunale flash di ieri pomeriggio (50’ di seduta ordinaria preceduta da non più di tre quarti d’ora dedicati agli articoli 54). In particolare, in Sala Rossa si è parlato degli attraversamenti pedonali di viale Canepa (Sestri Ponente), via Bolzaneto e della proposta dei Consiglieri De Benedictis e Mazzei (Gruppo Misto) di realizzare una mappatura dello stato della segnaletica sul territorio cittadino.

    Se, da un lato, l’assessore Dagnino ha escluso la fattibilità della stessa per la sostanziale impossibilità di monitorare con precisione tutto il territorio cittadino, dall’altro ha anche annunciato una piacevole novità. A partire dal prossimo anno, infatti, i tempi di intervento e ripristino delle situazioni degradate da parte di Aster potrebbero essere notevolmente velocizzati. Il servizio, attualmente in mano alla direzione centrale della Mobilità del Comune di Genova e al rispettivo assessorato, sarà delegato ai Municipi che tratteranno le urgenze gestendo direttamente i rapporti con la partecipata, naturalmente previa copertura economica ad hoc di Tursi che dovrebbe attestarsi sull’ordine di grandezza di 20/25 mila euro.

    Si inizierà con una sperimentazione di 6 mesi in due delegazioni chiave della nostra città, la Bassa Val Bisagno e il Ponente, come ci racconta l’assessore Dagnino: «Il degrado delle strisce pedonali, la cui durata media di integrità è di circa un anno, e della segnaletica stradale è un tema che sta molto a cuore ai cittadini. Ma monitorare tutto il territorio per il Comune e per Aster è complicato. Per questo, con l’assessore Crivello abbiamo pensato di accorciare il percorso amministrativo e delegare la funzione del rifacimento ai Municipi. La segnalazione del cittadino arriverà al Municipio che la girerà direttamente ad Aster, senza passare dagli uffici centrali del Comune. È evidente che la fase di sperimentazione è necessaria per testare se i Municipi avranno le forze per garantire l’efficienza del servizio, ad esempio dal punto di vista del personale». Ecco perché si è deciso di procedere per gradi, partendo dai Municipi III e VII. «Mi auguro – ha aggiunto Dagnino – di poter presentare la delibera nelle prossime settimane e partire con la sperimentazione già dal 1° gennaio. È chiaro che se il servizio funzionasse come previsto, dovremmo estenderlo successivamente a tutto il territorio genovese».

    E magari, aggiungiamo noi, non fermarsi solo al rifacimento degli attraversamenti pedonali, degli stop, delle linee di arresto e al ripristino di paletti di specchi e segnali verticali, ma estenderlo anche ad altre tipologie di segnalazioni come le buche sull’asfalto, i marciapiedi dissestati o la rimozione di barriere architettoniche. Non però all’introduzione di segnaletica ex novo: per quella c’è bisogno di autorizzazioni e ordinanze che devono partire per forza dagli uffici centrali e dall’assessorato.

    «Il progetto – ci spiega Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII Ponente – chiama in causa la segnaletica orizzontale e verticale non strategica per la città. Quella, insomma, delle vie interne. Ma non si tratta di un’elargizione di Tursi perché questa competenza fu prevista dallo stesso Statuto del Comune di Genova nel momento in cui si diede vita ai Municipi. Con qualche anno di ritardo, ma ci stiamo lavorando. È fondamentale, infatti, che i Municipi acquisiscano una forza maggiore soprattutto in ottica della costituzione della Città Metropolitana».

    Siamo, dunque, di fronte a una delle prime tessere del puzzle di un parziale trasferimento di competenze dal Comune ai Municipi, che si inerisce nell’ambito di un tavolo di lavoro dedicato al decentramento, di cui fanno parte i presidenti Avvenente e Marenco (Centro – Ovest), l’assessore Crivello, due rappresentanti dei segretari municipali e un dirigente comunale. Le prossime tessere dovrebbero riguardare alcuni aspetti di politiche sociali, particolarmente per quanto riguarda minori e anziani.

    Sempre a proposito di manutenzioni e lavori pubblici sul territorio, il Consiglio comunale di ieri ha anche approvato una delibera di giunta che stanzia 92 mila euro per la messa in sicurezza di via Moretti, in seguito alla frana del 22 ottobre scorso, che ha messo in crisi la viabilità delle alture di Voltri, in zona Fabbriche – Val Cerusa.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Beni del demanio: acquisto gratuito del Comune, via alla seconda fase

    Beni del demanio: acquisto gratuito del Comune, via alla seconda fase

    genova-panorama-vedutaI lettori più attenti si ricorderanno che un paio di mesi fa avevamo parlato della possibilità da parte del Comune di Genova di acquistare gratuitamente dal Demanio una serie di beni strategici per lo sviluppo della città. All’inizio di ottobre, infatti, il Consiglio comunale aveva licenziato una delibera che prevedeva una serie di aree, terreni, immobili, gallerie e forti potenzialmente interessanti in quest’ottica. Si trattava di 248 voci che rappresentavano una sorta di ricognizione del contesto, attraverso un elenco di beni fornito dal Demanio stesso (qui il pdf), a cui erano stati aggiunti altri elementi su cui già da tempo gravitava l’interesse del Comune dal punto di vista della progettazione e della pianificazione urbanistica.

    Una base di partenza su cui gli uffici di Tursi, di concerto con i Municipi, hanno iniziato a lavorare per giungere, attraverso altre quattro delibere di Giunta e una di Consiglio, a un nuovo elenco di 130 beni che rappresentano la manifestazione di interesse concreta, inoltrata al Demanio il 30 novembre.

    «Al momento – ci spiega l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, che sta seguendo in prima persona tutte le procedure – è in fase di ultimazione una delibera riassuntiva che verrà presentata al Consiglio comunale, in cui saranno rendicontate le decisioni su ogni singolo elemento. I beni che erano previsti nel primo elenco ma non sono ricompresi tra questi 130, sono stati stralciati perché non riscontravano più un particolare interesse dell’amministrazione, soprattutto dal punto di vista costo-beneficio anche nell’ottica di una necessaria riqualificazione, o perché non rientravano nei parametri previsti dalla legge che determina la procedura per le richieste».

    Le domande, infatti, possono riguardare esclusivamente proprietà del Demanio civile, mentre resta escluso tutto ciò che appartiene al Demanio idrico, marittimo, ferroviario e storico-artistico. È questa la ragione per cui nelle richieste finali non potranno rientrare le Mura di Malapaga, appartenenti al Demanio storico-artistico, o la galleria di collegamento Brignole – Sturla, che aveva suscitato tanto interesse ma che, trattandosi di vecchio percorso dei treni, riguarda il Demanio ferroviario.

    I beni che Tursi ha già in gestione e le aree strategiche da vendere a privati

    Sgombriamo subito il campo dai dubbi. Non è detto che tutti i 130 beni vengano effettivamente richiesti dal Comune, che invece dovrà iniziare un ragionamento concreto legato a progetti di riqualificazione e utilità per il futuro.
    Intanto, il Demanio ha tempo fino alla fine dell’anno per confermare la disponibilità sugli elementi presenti nella lista. Dopodiché, gli uffici di Tursi avranno altri 4 mesi per fare i sopralluoghi necessari, studiare i fascicoli dei beni, analizzandone non solo lo stato dell’arte ma anche l’eventuale presenza di contenziosi, abusivismi, criticità idrogeologiche, e passare poi alla redazione delle istruttorie definitive con tanto di specifiche di finalità dell’utilizzo ed eventuali risorse finanziarie preordinate. Il Comune, insomma, deve darsi una strategia per decidere quali richieste confermare, prima di tornare in Consiglio con la delibera per l’acquisizione definitiva.

    «Un criterio importante – secondo l’architetto Corsi – è quello della riduzione dei fitti passivi, cercando cioè di acquisire beni che il Comune ha già in gestione ma per cui deve pagare un canone di affitto. Inoltre, si potranno acquisire aree su cui realizzare interventi di riqualificazione per nuovi spazi pubblici o per la vendita a privati. L’ottica di queste leggi che partono dal cosiddetto “Decreto del Fare” è, infatti, proprio quella di dare ai Comuni la possibilità di valorizzare una serie di beni da alienare successivamente utilizzando il ricavato per ridurre il debito pubblico».
    Secondo quanto previsto dalla legge n. 98/2013, che disciplina l’intero processo di acquisizione gratuita, infatti, il 75% dei ricavi da una successiva vendita dei beni ottenuti dal Demanio può essere utilizzato per ripianare il debito del Comune mentre il restante 25% andrà a ridurre quello statale. «Con la razionalizzazione di questi beni – conclude Corsi – si cerca, da un lato, di sistemare le casse pubbliche e, dall’altro, di dare lavoro ai privati che, tramite apposite gare, potranno acquistare alcune aree e successivamente convertirle ad altre finalità».

    Un passaggio, tuttavia, non così scontato e fortemente legato ai progetti e ai vincoli che eventualmente verranno posti in fase di ri-vendita, dato che gli esiti degli ultimi bandi di concessione di spazi strategici come l’Hennebique non hanno avuto – eufemisticamente – molto successo.

    Forti di GenovaTra le richieste che sicuramente verranno portate a termine da parte del Comune, oltre alla Caserma Gavoglio, interesse particolare è rappresentato dal sistema dei Forti. Nei 130 beni fin qui selezionati, però, non rientrano i nuclei centrali dei “custodi della nostra città” per cui esiste, invece, uno specifico programma di valorizzazione, già sottoposto alla valutazione della Soprintendenza, avviato sulla base della legge n. 85/2010 (in futuro approfondiremo il tema, ndr). Le fortificazioni, infatti, sono possedimenti del demanio storico artistico e non possono essere ricompresi negli elenchi del nuovo progetto, in cui tuttavia compare una serie di ex batterie, polveriere e strade militari (ad esempio la rampa di accesso al forte San Martino a partire da via Montallegro) fondamentali per il futuro completamento del passaggio di tutto il sistema alla proprietà comunale.

    Simone D’Ambrosio

  • Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

    Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

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    Palazzina Selom, Calata Gadda

    Dalla collina al mare, ma sempre a Genova. L’Istituto idrografico della Marina si sposta da Oregina a calata Gadda, ma non cambia città. Anzi. Nella nuova sede di palazzina Selom, dove un tempo veniva ospitata la Lavanderia Italia, quasi a ridosso del Molo Vecchio, si potrà ricongiungere con il suo elemento principale: il mare. Già perché il polo, attualmente ubicato a Forte San Giorgio, in passo dell’Osservatorio, dal 1872 è l’unica struttura italiana autorizzata alla produzione della cartografia nautica ufficiale.

    Si attende ancora la ratifica formale dell’accordo di programma tra i tanti enti in campo (Ministero della Difesa, Autorità Portuale di Genova, Ministero dell’Economia e delle Finanze tramite l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria, Direzione Marittima di Genova, Comune di Genova e Regione Liguria) ma sia la giunta comunale che quella regionale hanno firmato il benestare all’operazione, che dovrebbe muovere i primi passi concreti già entro la fine dell’anno.

    «La destinazione – ricorda Alberto Pandolfo, consigliere comunale Pd – è piaciuta fin da subito al Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che ha potuto visitare le strutture qualche mese fa, in occasione di un suo viaggio a Genova in compagnia del sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti». Tra le potenziali destinazioni prese in esame pare ci fosse anche l’Hennebique, che è ancora in attesa di scoprire il proprio futuro. «Ma gli spazi delle ex Lavanderie – prosegue Pandolfo – sono quelli che meglio si addicono alle necessità dell’Istituto, a fronte anche di una spesa sostenibile per il Ministero».

    Un trasloco sostanzialmente inevitabile perché da tempo gli spazi di Oregina non sono più sufficienti a soddisfare le esigenze di lavoro dell’Istituto idrografico, sia a causa della vetustà del complesso e della ristrettezza degli spazi utilizzabili, sia per la scarsa accessibilità veicolare esterna e per la poca praticità della viabilità interna.

    I costi della ristrutturazione di palazzina Selom, per il momento di proprietà del Demanio marittimo e in disponibilità dell’Autorità portuale di Genova, saranno coperti interamente dal Ministero della Difesa. Si tratta di circa 2700 metri quadrati, per un edificio di quattro piani, affacciato sul mare, sicuramente già presente nel 1930 e completato due anni più tardi, ma di cui non esistono informazioni più precise circa la sua origine.

    «Si tratta di uno spostamento molto interessante – commenta il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – perché l’Istituto non svolge solo funzioni legate alla Marina Militare, ma anche di ricerca scientifica e culturale. La nuova struttura sarà molto più facilmente accessibile al pubblico, sia per quanto riguarda gli elementi di interesse museale che per quanto concerne gli aspetti più commerciali come l’acquisto della cartografia ufficiale. Inoltre, sarà possibile creare nuove sinergie con il territorio circostante, anche in funzione educativa, ad esempio dando vita a collaborazioni con la Città dei Bambini».

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    Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che sotto l’unico tetto della nuova sede potranno finalmente trovare spazio tutte le attività collegate all’Istituto idrografico che, oggi, invece sono almeno parzialmente sparse tra il Forte San Giorgio, alcuni magazzini della Caserma Gavoglio e qualche ufficio presso la Stazione Marittima. I primi due saranno così riconsegnati al Demanio, a cui è già pervenuta la richiesta del Comune di Genova per l’acquisizione gratuita secondo quanto previsto dalle nuove normative volte a favorire la valorizzazione degli immobili pubblici. Per quanto riguarda Forte San Giorgio, infatti, fatti salvi i necessari interventi di consolidamento delle mura perimetrali, è in previsione una riconversione a uso residenziale. Della Caserma Gavoglio, invece, si è discusso altrove in lungo e in largo: qui, basti ricordare la necessità di realizzare il nuovo parcheggio e alcune opere di messa in sicurezza per i residenti della soprastante via Ventotene.

    Ma ad essere liberate saranno anche altre strutture attualmente di proprietà della Capitaneria di Porto e in uso alla Marina Militare. Si tratta dell’ex Batteria Stella, sulla strada che unisce la Fiera del Mare al Porto Antico, della zona diportistica di Punta Vagno, e di altri spazi nel contesto della Lanterna. Tutte le attività che attualmente vengono svolte in questi luoghi saranno ricondotte alla palazzina Selom, ad eccezione di alcune funzioni militari dell’UTNAV (Ufficio Tecnico Territoriale Costruzione e Armamenti Navali), che da corso Italia verranno trasferite nella sede della Spezia. Le strutture, invece, previa “riconsegna al Demanio”, dovrebbero successivamente entrare nella disponibilità dell’Autorità portuale di Genova.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Silos Hennebique, l’atteso bando per la riqualificazione è andato deserto

    Silos Hennebique, l’atteso bando per la riqualificazione è andato deserto

    silos-ponte-parodi-hennebique-d1C’era tanta attesa per quel pugno di cemento armato nel cuore del waterfront genovese. Un grosso pugno, costruito a fine ‘800, che rappresenta un esempio storico di archeologia industriale citato nei manuali di ingegneria. Un monumento di edilizia che, però, nessun vuole. O quanto meno, nessuno vuole alle condizioni previste dal bando di concessione dell’Autorità portuale, chiuso venerdì scorso, 29 novembre, e andato deserto.

    Stiamo parlando dell’Hennebique, l’ex silos silos-ponte-parodi-hennebique-d2granaio che sorge dietro la Darsena, sullo specchio acqueo di Santa Limbania, lungo 210 metri, largo 33 e alto 44, con 210 pilastri e 38 mila metri quadrati calpestabili nei suoi 6 piani di estensione. Inaugurato nel 1901 e ampliato 6 anni più tardi, rappresenta uno dei primi esempi al mondo di costruzione in calcestruzzo armato, realizzazione dall’ingegnere Giovanni Anotnio Porcheddu secondo il brevetto di Francois Hennebique, che diede vita anche al Lingotto di Torino e al ponte Risorgimento a Roma. Nonché una delle più grandi strutture abbandonate della nostra città.

    Eppure, dopo anni e anni di progetti rimasti solo nell’aria, sembrava finalmente giunto il momento di scoprire il futuro di un’area strategica per lo sviluppo del nuovo affaccio sul mare di Genova, in maniera del tutto complementare e integrata con Ponte Parodi, la Stazione Marittima e il Porto Antico. Ma, nonostante le diverse manifestazioni di interesse qua e là lanciate, nessuna offerta è stata formalizzata  probabilmente a causa degli eccessivi vincoli previsti dall’Autorità portuale.

    La gara prevedeva la concessione per 90 anni dell’edificio e delle sue aree di pertinenza, con un canone annuo minimo di 350 mila euro, da adeguarsi al tasso di inflazione, a partire dalla conclusione dei lavori di riqualificazione. Al bando avrebbero potuto partecipare operatori economici, singoli o associati, con patrimonio netto certificato non inferiore ai 5 milioni di euro e autori negli ultimi cinque anni di almeno una ristrutturazione di complesso immobiliare non abitativo non inferiore ai 10 mila metri quadrati.

    Il lotto, unico e indivisibile ma subappaltabile per il 30%, avrebbe dovuto prevedere una futura destinazione significativa di “servizio pubblico e privato a sostegno delle attività crocieristiche, portuali, turistiche e urbane, privilegiando altresì la sistemazione pedonale degli spazi di contesto”.  La ristrutturazione, inoltre, avrebbe dovuto favorire il collegamento con il centro storico, la Darsena e il Porto Antico. In particolare, tutti i progetti presentati avrebbero dovuto prevedere un precorso pubblico affacciato sull’acqua, il più possibile in raccordo con quelli già esistenti verso la Lanterna e l’Acquario.

    Ma quali sono questi vincoli previsti dall’Autorità portuale e ritenuti così restrittivi? Al di là della tutela strutturale del bene vincolato alla Soprintendenza, il bando di concessione vincolava alla previsione di nuovi servizi pubblici o funzioni di uso pubblico (ad esempio, sale museali) per non meno del 51% della superficie. Inoltre, nel caso di inserimento di attività ricettive come funzione caratterizzante della riqualificazione, queste ultimo avrebbero dovuto occupare almeno il 30% degli spazi a disposizione. Del tutto esclusi nuove realizzazioni residenziali e commerciali della grande distribuzione, mentre erano ammessi esercizi di vicinato per una superficie non superiore al 10%, preferibilmente nella zona di collegamento tra la Stazione Marittima e Ponte Parodi.

    Che cosa succederà adesso?

    In una nota stampa rilasciata congiuntamente questa mattina, l’Autorità portuale e il Comune di Genova fanno sapere che gli uffici sono già al lavoro per l’aggiornamento del bando dal punto di vista delle prescrizioni urbanistiche, nel tentativo di stimolare nuove iniziative imprenditoriali. “Le istituzioni preposte – si legge nel comunicato – stanno elaborando un ampliamento delle funzioni ammissibili nell’edificio Hennebique ed una revisione dei vincoli precedentemente indicati, lasciando ai proponenti ampi margini di flessibilità nell’elaborazione del progetto. Il nuovo bando sarà pubblicato a breve, non appena compiute le revisioni urbanistiche in corso di elaborazione e l’approvazione in Comitato Portuale”. Insomma, non resta che aspettare. Ancora.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Ponte di CorniglianoNei giorni scorsi sono circolate notizie di un possibile blocco ai lavori della Strada a mare di Cornigliano, a causa di possibile rifiuto di Anas di coprire 4 milioni di costi non preventivati, dovuti alle sopraggiunte bonifiche belliche che hanno anche rallentato i tempi di consegna dell’appalto assegnato nel 2010 inizialmente per 67 milioni di euro.

    Inevitabile che la questione arrivasse in Sala Rossa, dove i consiglieri Bruno, Pastorino e Grillo hanno presentato un articolo 54 rivolto al vicesindaco Bernini. Di per sé, l’interrogazione a Cantiere fiume polceverarisposta immediata era in calendario già per la scorsa seduta di Consiglio comunale, ma le ben note vicende di Amt hanno portato a stravolgere l’ordine dei lavori. Sul tavolo non solo la questione economica ma anche lo smistamento del terreno e dei materiali asportati e i potenziali intralci alla linea ferroviaria che conduce al porto di Sampierdarena.

    «Si tratta di una grande opera stradale che non viene contestata da nessuno – ha detto il capogruppo di FdS, Antonio Bruno – neppure dai No Gronda. Anzi, viene considerata un contributo fondamentale per la mobilità nel Ponente cittadino, soprattutto se nel frattempo si allestiscono le strade interne con le corsie protette per gli autobus. È importante capire come stanno veramente le cose».

    «Insomma – gli fa da eco il collega Grillo (Pdl) – è vero che Anas non ha concesso l’ulteriore finanziamento e, anzi, ha richiesto i documenti della trattativa di base prima di valutare l’opportunità di sborsare nuove risorse?».

    La risposta è affidata al vicesindaco Bernini, che aveva seguito la questione fin da principio in qualità di presidente del Municipio – VI Medio Ponente, direttamente interessato dalla nuova infrastruttura: «Come si sa, gli incrementi di costo hanno riguardato soprattutto le necessarie bonifiche nell’area di cantiere di Sampierdarena per il rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. Imprevisto che ha anche generato un rallentamento dei lavori. La trattativa per la compensazione finanziaria che ne è conseguita ha portato all’individuazione di un maggiore esborso da parte del finanziatore, che entrambe le parti hanno concordato sarebbe stato anche l’unico aumento previsto rispetto alle spese indicate nel bando. I problemi nascono proprio sulle modalità con cui questo ammontare dovrebbe essere conferito. Noi abbiamo concordato un trasferimento ex ante per velocizzare le operazioni, ma Anas solitamente segue percorsi differenti, evitando le transazioni in itinere e aspettando una valutazione di un soggetto terzo alla consegna dei lavori. Ad ogni modo, Anas e Società per Cornigliano stanno lavorando su un ricalcolo congiunto del surplus necessario e nel giro di poco tempo dovrebbe arrivare l’assenso definitivo. A voler essere precisi, non si tratta neppure di un pagamento diretto, dal momento che finora i soldi sono tutti stati anticipati da Società per Cornigliano, anche quelli che riguardano le tranche concordate dall’appalto».

    Il vicesindaco è intervenuto anche sulla questione dello smaltimento del materiale rimosso che, tuttavia, non è stato trasferito ma resta depositato dietro alla stazione di Cornigliano perché sarà riutilizzato per costruire le massicciate sotto alle rampe della strada a mare.

    Il ponte di CorniglianoPiù complessa la situazione che riguarda il ventilato intralcio della linea ferroviaria portuale di Sampierdarena. «La strada a mare ha avuto un lungo iter di progettazione – ha ricordato Bernini – passato attraverso la Conferenza dei servizi Stato-Regione e ha avuto il parere positivo espresso da tutti gli enti interessati, compresa l’Autorità portuale che ha espresso la propria posizione tramite il Comitato portuale, dove siedono anche i terminalisti che oggi lamentano queste difficoltà». Il vicesindaco, dunque, conferma che, nel punto in cui si sovrappone ad alcuni binari in uscita dal porto di Sampierdarena, il ponte della strada a scorrimento veloce non ha altezze elevate. La costruzione della nuova infrastruttura, però, non poteva essere spostata per una questione di pendenze previste dalle normative di viabilità stradale.
    «È stato dunque necessario intervenire sulla linea ferroviaria» ha proseguito Bernini. «O si allungava leggermente il percorso, dovendo però procedere all’eliminazione di un capannone nel terminal di Sampierdarena, o si aumentava la pendenza dei binari. Per le Ferrovie la questione era indifferente, i portuali hanno preferito la seconda opzione. Gli stessi, ora, lamentano che, con i vecchi locomotori in funzione nel porto, ci sarebbe un maggiore consumo di carburante. Un problema che, comunque, potrebbe essere ovviato dal momento che nella progettazione si è intervenuti affinché fosse garantito il transito di treni elettrificati, portando la linea elettrica fino all’interno del porto. Naturalmente il locomotore nuovo costa leggermente di più, ma anche meno inquinante e più potente».

     

    Collegamento con l’Aeroporto

    marina-aeroporto-barche-d1Infine, il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha posto l’accento anche su un’altra problematica legata alla futura strada a scorrimento veloce, ovvero quella del collegamento con il casello autostradale di Genova Aeroporto. Si tratta del famoso “lotto 10”, di cui ci aveva già parlato proprio Bernini a giugno (qui). I problemi dipendono dal fatto che i lavori non sono stati inseriti nel bando principale, gestito dal precedente ciclo amministrativo e chiuso a marzo 2009. La speranza del vicesindaco era di poter allargare l’appalto esistente assegnando anche questo lotto alla Società per Cornigliano, come adeguamento imprevedibile dell’opera già appaltata, allo stesso ribasso d’asta, per accorciare notevolmente i tempi di realizzazione. Ma quest’ipotesi sembra ormai essere definitivamente tramontata, anche se la decisione ufficiale verrà presa solo nei prossimi giorni, dopo i necessari confronti con la Regione. «Abbiamo avuto pareri discordanti dal punto di vista legale – ha spiegato Bernini – e alla fine, per ragioni di massima trasparenza, abbiamo scelto di andare a nuova gara con il progetto comunque già pronto».

    Ciò comporterà un ulteriore ritardo nei tempi di consegna che, a questo punto, avverrà separatamente rispetto al tratto principale della strada a mare. «Avremo una continuità di cantiere – ha aggiunto il vicesindaco con delega all’urbanistica – ma non finiremo i lavori insieme. In ogni caso, cercheremo di stringere al massimo i tempi della nuova gara anche perché in quel periodo dovrebbero iniziare anche i lavori di riqualificazione di via Cornigliano e vorremmo limitare il più possibile i disagi per i residenti e i commercianti della zona».

    «Mi auguro vivamente che si faccia di tutto per completare i lavori nel più rapido tempo possibile – ha chiosato Pastorino – perché il rischio è che all’altezza di piazza Savio, dove le tre corsie della viabilità a mare si intersecheranno con quelle ordinarie, si venga a creare un grosso ingorgo di difficile smaltimento».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14«La delibera delle partecipate non parla assolutamente di privatizzazioni». È un refrain che in questi giorni sindaco e assessori hanno ripetuto senza sosta. E, ora che la delibera è stata approvata dal Consiglio comunale, la conferma arriva anche dai documenti. Una delibera che non entra nello stretto merito del futuro di Amt, Amiu e Aster. Per sgomberare il campo da ogni dubbio è stato necessario che la Giunta presentasse un maxiemendamento al testo originale della delibera, frutto delle ultime contrattazioni con le aziende e i sindacati. Anzi penultime, visto come sono degenerati i rapporti nel corso di queste caldissime ore.

    Mentre Genova sta affrontando la quarta giornata consecutiva di blocco assoluto del trasporto pubblico. Mentre la solidarietà ai lavoratori di Amt si sta estendendo a macchia d’olio in  tutta la città. Mentre la protesta assume sempre più i connotati di un vero e proprio movimento di reazione nazionale, una blindatissima Sala Rossa ha licenziato nella tarda serata di giovedì il documento da cui, a torto o a ragione, è nato tutto il putiferio. Ma che cosa dice nel dettaglio questa delibera?

    Se, per quanto riguarda Amiu, il documento approvato non modifica sostanzialmente quanto già presentato dal vicesindaco Bernini qualche settimana fa (qui l’approfondimento), su Aster il testo si addolcisce circa la previsione di ingresso di capitali esterni. Laddove, infatti, si chiedeva all’azienda di valutare l’opportunità di acquisire partner per investimenti specifici su nuovi progetti tecnologici e di sviluppo, il dispositivo viene modificato chiedendo che il nuovo piano industriale, da consegnare entro dicembre 2013, “oltre alla riorganizzazione degli aspetti produttivi, valuti tutte le potenzialità per sviluppare una maggiore efficienza aziendale, a fronte comunque della garanzia dell’efficienza manutentiva”.

    Naturalmente, le attenzioni sono particolarmente puntate su Amt. Ed è proprio qui che sono intervenute le modifiche più sostanziose. Nel testo inizialmente predisposto dalla giunta, alla voce dedicata all’Azienda mobilità e trasporti, si parlava di “collegare la definizione degli indirizzi strategici (…) al completamento del processo di valutazione dell’azienda e delle sue prospettive ad opera dell’Advisor”. Un Advisor che sostanzialmente non lasciava molte alternative alla tanto odiata privatizzazione, in piena contraddizione rispetto a quanto andava predicando Marco Doria da giorni. Certo, il sindaco non è mai stato convinto pienamente dell’ipotesi privatizzazione, ma altre logiche politiche sembravano quasi inevitabile far propendere per la strada caldeggiata soprattutto dal Partito democratico.  Il colpo di scena è arrivato nel pomeriggio di mercoledì quando, senza ulteriori indugi, il sindaco assicurava: «Amt resterà pubblica per tutto il 2014».

    Come? E la delibera? Ecco, pronto il maxiemendamento. E il capitolo dedicato a Amt viene completamente stravolto; ora la delibera, nel frattempo approvata, chiede all’amministrazione aziendale “un piano finanziario aggiornato che contenga indicazioni sulle proiezioni dei conti della società nel 2014, definendo gli atti necessari per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili recuperando margini di efficienza”. Il piano sarà poi utilizzato dal Comune per definire gli indirizzi strategici che dovranno tenere conto del nuovo contesto normativo delineato dalla legge sul trasporto pubblico locale recentemente approvata dalla Regione, con l’ampliamento del bacino di traffico, e delle prospettive di evoluzione nella futura area metropolitana genovese, tenendo presente anche la possibile aggregazione con il servizio attualmente erogato dall’Atp, in situazione economica da fallimento. Così, prendono forma le dichiarazioni fatte alla stampa dallo stesso sindaco a margine delle trattative con i sindacati, messe nero su bianco nella stessa delibera: “L’amministrazione comunale vuole raggiungere l’obiettivo di garantire ad Amt, nel rispetto delle normative di legge, la continuità aziendale e di assicurare all’utenza adeguati standard di servizio attraverso un piano di mobilità comunale che privilegi quella pubblica”.

    E sempre a proposito di paventate privatizzazioni, scompare nelle premesse del documento il capoverso che faceva riferimento all’eventuale necessità di “diverse aziende in house di liberarsi dai vincoli di questo assetto per poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o addirittura regionale” e si trasforma in: “rimane la necessità delle aziende in house di poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o anche regionale, nel rispetto della legislazione europea”.

    Quindi, non è proprio così vero dire che la delibera sulle partecipate non abbia mai parlato di privatizzazioni, neppure parziali.

    Di certo, però, non ne parla la versione che è stata approvata.

    A proposito, il testo contiene anche importanti disposizioni che non riguardano solo le tre principali partecipate del Comune, ma altre aziende che in questi giorni caotici sono passate sostanzialmente sotto silenzio. In particolare, Bagni Marina e Farmacie Genovesi non vengono più ritenute strategiche dall’amministrazione comunale e ne viene predisposta la cessione nel caso in cui il bilancio economico-patrimoniale non dovesse raggiungere l’equilibrio.  «Per quanto riguarda i Bagni – aveva spiegato il vicesindaco Bernini il mese scorso – il Comune deve vigilare affinché vengano resi accessibili tutti i servizi anche alla fasce più deboli. Ma per fare questo possiamo utilizzare strumenti diversi rispetto a una partecipazione economica in perdita». Diversa la situazione per le Farmacie comunali (8 quelle ancora attive rispetto alle 11 iniziali), nate per coprire buchi del settore privato che attualmente non sussistono più. Grazie alla riorganizzazione che ha portato ad esempio a esternalizzare il costo dei magazzinieri, dai 130/140 mila euro di passivo del 2012 si potrebbe arrivare al pareggio di bilancio per il 2013.

    Tra le norme previste dal maxiemendamento, infine, entra in delibera anche un punto interessante che impegna la giunta alla razionalizzazione delle partecipazioni comunali anche attraverso operazioni infragruppo, con la necessaria crescita della capacità di governance da parte del Comune, che deve potenziare le sue capacità di controllo. Azione che potrebbe essere intrapresa anche tramite la realizzazione di un soggetto ad hoc che accentri le partecipazioni dell’Ente e si occupi, tra le altre cose, di “operare in direzione di un superamento degli attuali vincoli che limitano la mobilità interaziendale”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Tursi, protesta dei lavoratoriSono passate le 22 da poco più di una decina di minuti quando il presidente Guerello annuncia che il Consiglio comunale ha approvato la delibera sulle partecipate, con 21 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Chessa, De Benedictis) e 5 contrari (Anzalone, Grillo, Musso Vittoria, Bruno e Pastorino).

    Che cosa cambierà ora? Poco o nulla. Innanzitutto, la città si appresta a dover sopportare la quarta giornata di blocco assoluto del trasporto pubblico. E oltre alle assemblee di Amt e Amiu, in piazza scendono anche i lavoratori di Fincantieri in seguito alle dichiarazioni del governo nazionale sulla possibilità di parziale vendita dell’azienda. E ancora i lavoratori del porto e probabilmente gli studenti. Senza dimenticare che la vertenza del trasporto pubblico si sta allargando al suolo nazionale, con agitazioni annunciate anche a Roma, Torino e Milano.

    «Non è un problema che ci siano queste proteste», commenta Antonio Bruno, consigliere della Federazione della Sinistra. «Il problema è che la sinistra o il centrosinistra viene percepita dai cittadini come controparte perché l’Italia rischia di prendere una deriva di svendita di beni, servizi e spazi pubblici sui cui la gente si è fermamente espressa contraria con il voto dei referendum di giugno 2011. E questa delibera si inserisce in questo quadro di contrasto politico molto forte».

    A proposito di contrasti. Era davvero opportuno portare avanti la discussione oggi in aula, a tutti i costi? O forse non sarebbe stato il caso, quantomeno di rimandarla, dopo aver messo una pezza quantomeno all’emergenza di Amt? All’inizio dei lavori se lo sono chiesti e lo hanno chiesto al sindaco molti consiglieri, tanto che fino a un certo punto sembrava veramente che si potesse arrivare al rinvio della delibera.

    Ma la nuova fumata nera scaturita dalla trattativa tra sindacati di Amt e Sindaco (vedi cronaca in coda all’articolo ndr) ha per l’ennesima volta cambiato le carte in tavola. Da un lato l’amministrazione chiedeva la disponibilità dei lavoratori a rinnovare i sacrifici già attuati nel 2013 ed era disposta a intavolare una trattativa sulla sospensione dei lavori del Consiglio, a fronte di una ripresa del servizio. Dall’altra parte i sindacati chiedevano nero su bianco l’immediato impegno dell’amministrazione a ripatrimonializzare l’azienda e la contestuale sospensione della delibera, pena la prosecuzione dello sciopero.

    L’accordo non è stato trovato e il problema, naturalmente, è principalmente di natura economica. Così il Consiglio comunale, convocato alle 16.30 ma immediatamente interrotto per consentire al sindaco di portare a termine la trattativa, ha ricominciato i lavori dopo circa un’ora e mezza di attesa (che va sommata ai 3 giorni rispetto alla convocazione ordinaria di martedì), entrando nel merito della discussione della delibera.

    lavoratori-tursi-verticaleMolti i consiglieri che hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per come state gestite le cose da parte del sindaco e dal presidente del Consiglio comunale, accusato di aver convocato la seduta a porte chiuse, con numerosi lavoratori che premevano all’esterno. Il primo a lasciare la Sala Rossa è stato Alfonso Gioia, capogruppo Udc, che ha ritenuto inopportuno convocare il consiglio con uno stato di agitazione permanente in città: «È vero che la ripresa dei lavori è una forma di preservazione della democrazia – ha aggiunto l’ex presidente del consiglio provinciale – ma farlo a porte chiuse ne decreta il suo funerale». Posizione simile quella del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino che però è rimasto fino alla fine della seduta: «Genova, medaglia d’oro della Resistenza, non ha mai vissuto un momento tale. Io invito il sindaco a valutare bene l’opportunità di fare un Consiglio comunale a porte chiuse. Si tratta di una situazione antidemocratica tanto quanto l’occupazione di martedì».

    Usciti anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle (su richiesta dei propri sostenitori attraverso un sondaggio lampo via Facebook), Lauro e Balleari (Pdl) e Rixi (Lega). Gli stessi che prima di abbandonare l’aula avevano presentato una richiesta di rinvio della pratica, sostenuta bocciata con 20 voti contrari e 13 favorevoli (Pastorino uscito dall’aula al momento del voto). Un rinvio che, a detta di molti, non sarebbe neppure tanto dispiaciuto alla Lista Doria, in difficoltà però a votare contro la volontà del proprio sindaco.

    A proposito di Lista Doria, da sottolineare un duro intervento del consigliere Clizia Nicolella che, contrariata dalla chiusura delle porte di Tursi, si è scagliata contro Prefetto e Questore e ha lanciato un monito alle organizzazioni sindacali: «Oggi non si consente che la seduta sia pubblica a tutti gli effetti e la responsabilità è del Prefetto e del Questore che dovrebbero garantire l’ordine pubblico al pari di quanto fanno per le manifestazioni sportive. Inoltre, manifesto il mio totale disappunto nei confronti delle più alte cariche di rappresentanza dello Stato per non aver evacuato l’aula nei giorni scorsi. Infine mi appello ai sindacati perché difendano veramente il bene dei lavoratori. Se non si trovasse una soluzione per Amt, c’è pronto il commissario per la procedura fallimentare dell’azienda».

    Nonostante gli abbandoni, una massiccia presenza della maggioranza e l’assicurazione della presenza di alcuni consiglieri di opposizioni ha garantito la prosecuzione dei lavori fino alla votazione conclusiva.
    Tuttavia, a dimostrazione che la confusione stia regnando sovrana in Sala Rossa, va segnalato che la delibera, dopo essere stata approvata, non ha ottenuto l’immediata eseguibilità votata solo da 19 consiglieri a fronte dei 21 necessari. Non che cambi molto a livello operativo dato che il testo non contiene disposizioni esecutive legate a date imminenti. Ma resta comunque il fatto che la partita è stata gestita in maniera piuttosto confusionaria. In questo senso merita di essere citata la dichiarazione di voto del consigliere Padovani (Lista Doria) che pur sostenendo la delibera non si è tirato indietro dal sottolineare come ci sia stato quantomeno un problema di comunicazione tra la giunta e i cittadini: «Fin da quando si è aperto, il dibattito sulle partecipate ha iniziato a scivolare verso una china ideologica, privatizzazione sì, privatizzazione no, col rischio di allontanarsi dai problemi reali di queste imprese. L’effetto secondario è stato quello di mettere insieme un’ampia coalizione di cittadini a difesa del patrimonio pubblico: fatto positivo, ma non era certo il risultato che ci saremmo aspettati perché in questa logica siamo diventati la controparte. C’è dunque un problema di come siamo in grado di comunicare alla città: il dibattito dovrebbe essere più laico, sereno e meno ideologico. Parte della responsabilità di questa situazione è sicuramente da ricercare nell’accelerazione che si cercato di dare a questa delibera all’inizio della sua discussione (a luglio, in occasione delle discussioni sul bilancio 2013, ndr). Ma la rapidità spesso non consente approfondimento».

    Approfondimento che, per ammissioni dello stesso sindaco, dovrà avvenire da questo momento in poi, affrontando caso per caso la situazione di Amt, Aster e Amiu a partire da piani industriali che i management delle aziende dovranno presentare: «Ma come mai questi piani industriali ora non esistono? Come facciamo a controllare efficacemente queste aziende se non ci sono i piani industriali? Ora abbiamo bisogno che le soluzioni entrino nel merito dei problemi e si confrontino con dei dati reali».

    «Non approviamo questo atto con soddisfazione – ha commentato il capogruppo del Pd, Simone Farello – non tanto nei confronti dell’atto ma nei confronti di quello che si è sviluppato intorno. Credo che sarebbe sbagliato, pericoloso e superficiale pensare che l’esplosione di disagio a cui stiamo assistendo sia riferibile a questa delibera. È diventata sicuramente un pretesto. Ma se non capiamo che sotto c’è qualcosa di più profondo, commetteremmo un errore che potrebbe portarne altri come conseguenza. Di questa delibera, infatti, hanno discusso solo la politica e i lavoratori delle aziende interessate; tutti gli altri hanno assistito in maniera anche un po’ allibita perché non capivano il centro di questo dibattito. L’opinione pubblica, che usufruisce di questi servizi, ha interesse solo che i servizi continuino, a prezzi sostenibili e in maniera soddisfacente. Ma tutte queste persone sono state tenute fuori dal dibattito in questi giorni».

    La cronaca del pomeriggio

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    La seduta del Consiglio Comunale sulla delibera di indirizzo per le società partecipate (sospesa martedì dopo l’invasione in Aula Rossa dei lavoratori Amt) è a porte chiuse. I lavori dopo neanche un’ora sono già stati sospesi due volte, prima per attendere l’arrivo del sindaco, successivamente su richiesta dello stesso Doria per consentire la prosecuzione della trattativa con i sindacati (una delegazione è presente a Tursi ma non ha accesso alla Sala Rossa).
    «La seduta a porte chiuse è un atteggiamento antidemocratico quanto l’invasione di martedì scorso», ha detto Bruno Pastorino (Sel). Intanto Alfonso Gioia (Udc) ha abbandonato l’aula in segno di protesta per la stessa ragione.

    Nel frattempo la trattativa con i sindacati è ufficialmente saltata, domani lo sciopero continuerà e i lavoratori di Amiu e Amt si riuniranno in assemblea alle 9. «La richiesta dei sindacati era la sospensione della delibera e la ripatrimonializzazione– ha spiegato il sindaco Marco Doria – ma su queste basi la trattiva non poteva neppure partire, innanzitutto perché l’impegno da parte del Comune per il conferimento di denaro o beni immobili all’azienda sarebbe comunque dovuto prima passare dal Consiglio comunale. La questione comunque potrebbe essere argomento di trattiva assieme alle misure che dovrebbero essere adottare nell’azienda per ricercare l’equilibrio dei conti nel 2014. Ho detto che se si fosse aperta la trattativa si sarebbero potutiti sospendere i lavori ma si sarebbe dovuta concludere anche l’agitazione. Mi è stato detto di no e che la trattativa sarebbe partita solo con il nostro impegno a versare denari. A questo punto l’incontro si è concluso».

    No al rinvio della delibera sulle partecipate

    In apertura di seduta l’ipotesi sembrava la più probabile. Antonio Bruno (Fds) chiedeva rinvio temporaneo della delibera, Edoardo Rixi (Lega Nord) e Lilli Lauro (Pdl) chiedevano il ritiro della stessa per tornare ad un percorso condiviso in commissione, valutando nuovamente la situazione economica dell’azienda e, soprattutto, la posizione dei vertici e dell’amministrazione di Amt.

    Alle ore 19 arriva la votazione del Consiglio: no al rinvio della delibera con 20 voti contrari e 13 favorevoli. Poco dopo il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’aula «ce l’hanno chiesto i cittadini», così anche Rixi seguito dal Pdl, il numero legale però non è a rischio.

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Elettra Antognetti]

  • Amt, gara regionale nel 2014. Ora la delibera sulle partecipate

    Amt, gara regionale nel 2014. Ora la delibera sulle partecipate

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    Amt resterà pubblica fino alla fine del 2014. La notizia che tutta la città aspettava è iniziata a circolare nel pomeriggio ed è stata confermata in serata dallo stesso sindaco di Genova, Marco Doria. L’amministrazione, però, chiede ai lavoratori di rinnovare per tutto il prossimo anno i sacrifici già sottoscritti con l’accordo del 7 maggio scorso. Dopodiché, anzi nel frattempo, la palla passerà al nuovo bando per l’assegnazione del trasporto pubblico regionale, che il presidente Burlando ha confermato verrà lanciato nei tempi opportuni per garantire l’avvio del nuovo servizio a partire dal 1° gennaio 2015. Una questione vitale per Amt, dal momento che il contratto di servizio attualmente in essere scadrà il 31/12/2014 e non potrà più essere rinnovato. Condizione indispensabile, però, è che l’azienda arrivi in salute fino alla fine del prossimo anno. «In questo percorso di 13 mesi – sottolinea Doria – Amt, che è un’azienda del Comune e lo sarà anche per i prossimi 13 mesi, deve restare nelle condizioni di vivere, non fallire e continuare a svolgere il servizio pubblico nel bacino genovese. Per fare ciò è necessario che i conti siano sani». Quella, dunque, che era una delle più grosse incognite della giornata di ieri, sembra essere stata risolta, quantomeno verbalmente, in tempi piuttosto rapidi. Tuttavia, i dipendenti di Amt non sono ancora soddisfatti delle proposte dell’amministrazione e hanno confermato il terzo giorno consecutivo di blocco al servizio. Anche i lavoratori di Aster si uniranno alla protesta astenendosi dal servizio per 4 ore.

    Nessuna alienazione di proprietà, dunque. Ma a questo punto diventa fondamentale trovare l’accordo con i sindacati. Secondo la Giunta, infatti, la prosecuzione dei contratti di solidarietà e il rinnovo della riduzione degli stipendi potrebbero consentire ad Amt di arrivare in equilibrio fino alla fine del 2014. Anche perché l’alternativa sarebbe l’intaccamento del capitale sociale, con la conseguente consegna dei libri contabili in Tribunale.
    Resterebbe sul tavolo ancora la richiesta di ripatrimonializzazione che i sindacati stanno portando avanti a gran voce. Su questo tema, però, Doria ha confermato la posizione di ieri: «Esiste un problema di conti economici. Non è possibile chiederci di investire risorse immobiliari andando contro le norme vigenti che legano un’eventuale ripatrimonializzazione a un bilancio aziendale in equilibrio. Per raggiungerlo è necessario che tutti facciano la propria parte». A proposito di bilancio. È ben noto che alla voce Amt, per il 2013 il Comune abbia stanziato poco più di 30 milioni, cifra di poco superiore a quanto fatto nel 2012. A queste cifre, però, vanno aggiunti i 36 milioni di interesse che ogni anno Tursi deve pagare ai creditori per i mutui che le Amministrazioni passate hanno contratto proprio per ripianare i conti dell’azienda.

    Una volta raggiunto l’accordo tra Comune e lavoratori, la sopravvivenza di Amt si potrebbe aprire a prospettive di più ampio respiro. «Oggi – spiega il sindaco – abbiamo ricevuto una lettera formale in cui la Regione ci chiede di partecipare alla costituzione dell’authority che dovrà studiare il nuovo bando per il trasporto pubblico regionale, nell’ottica di un unico bacino ligure con l’integrazione ferro-gomma». Insomma, l’azienda non deve fallire ma gli equilibri economici sono fragilissimi. È su questo tema che la posizione del sindaco muta rispetto alle dichiarazioni giunte al termine della tesissima giornata di ieri: «Nel 2013 – ha detto oggi Doria – un equilibrio di conti alla fine di novembre possiamo dire che è sostanzialmente raggiunto, anche se non ne abbiamo la certezza piena. Esistono le condizioni – e qui arriva la novità – perché la situazione si verifichi anche nel 2014. Non è una missione impossibile. Ma ci vuole la disponibilità da parte di tutti». Ecco, dunque, chiamare in causa nuovamente i lavoratori.

    Ma gli elementi in gioco sono anche altri. Ad esempio, l’accordo tra Amt e Trenitalia per il biglietto integrato, che scade a fine anno e potrà essere ricontrattato sulla base dello studio dei flussi che sta portando a termine l’Università di Genova. Oltre ai risparmi, ci sono poi le entrate previste nel 2014. Se la Regione ha già confermato i 65 milioni elargiti anche nel 2013, più complicata la situazione per quanto riguarda le casse comunali: «Ad ogni modo – assicura il sindaco – non potremo tagliare il contributo in maniera clamorosa rispetto al 2013, quali che siano le entrate previste nel nuovo anno. Il 2014, infatti, sarà cruciale per l’azienda che poi potrà beneficiare dell’inserimento in un contesto diverso».

    Intanto, domani mattina la conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale deciderà sulla possibile riapertura dei lavori in Sala Rossa nel pomeriggio. Ma il futuro di Amt, come d’altronde quello di Aster e Amiu, è ormai abbastanza chiaro che corra su binari diversi, quantomeno paralleli, rispetto a quelli della delibera della discordia.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza Amt, il punto della situazione dopo i disordini a Tursi

    Emergenza Amt, il punto della situazione dopo i disordini a Tursi

    Sindaco Marco DoriaFumata nera. Anzi nerissima. Si è concluso con un nulla di fatto il tavolo di confronto tra Amt, rappresentanze sindacali e sindaco Doria, convocato d’urgenza dal Prefetto vista la situazione critica che si stava verificando in Consiglio comunale. I sindacati, infatti, hanno abbandonato l’incontro e si sono nuovamente riuniti in assemblea a Palazzo Tursi, da cui con tutta probabilità scaturirà una prosecuzione del blocco del servizio a oltranza.

    La richiesta unitaria da parte dei lavoratori è quella di una ripatrimonializzazione dell’azienda, attraverso la cessione di alcuni immobili, in particolare il palazzo ex Nira: «Il sindaco non rispetta l’accordo e allora noi continuiamo con la protesta. Come stiamo facendo noi le notti per salvare il nostro futuro, chiediamo che le facciano anche loro per arrivare subito alla proposta di ricapitalizzazione», dicono all’unisono i sindacalisti.

    Una proposta ritenuta irricevibile dall’amministrazione, almeno nell’immediato. «Ci è stato chiesto – ha spiegato il sindaco Doriadi conferire dei beni immobiliari all’azienda senza che si potesse verificare la fattibilità dell’operazione dal punto di vista del rispetto delle leggi. Come se un sindaco potesse, senza aver effettuato opportuni approfondimenti normativi, conferire beni immobili a un’azienda che peraltro rischia di presentare un disavanzo di bilancio nel 2014».

    Un problema anzitutto legale, dunque. Ma lo stesso primo cittadino ha manifestato la disponibilità a lavorare su questa strada, anche attraverso un tavolo quotidiano di confronto in Prefettura: «C’è una piena disponibilità dell’amministrazione comunale a confrontarsi con le organizzazioni sindacali di Amt per verificare queste cose, senza pretendere però dal Comune impegni preventivi, che non potrebbero essere fatti nel rispetto della legge».

    Prima di arrivare alla ripatrimonializzazione è necessario che i conti dell’azienda siano assolutamente in regola, nel presente e nell’immediato futuro, in modo da non provocare il dissolvimento del capitale sociale dell’azienda. Come raggiungere questo equilibrio è ancora tutto da vedere. «Non abbiamo alcuna certezza su quelle che sono le risorse del bilancio comunale nel sul 2014 – ha ricordato il sindaco – ma neppure la sicurezza per quanto riguarda il 2013. Ciononostante l’azienda potrebbe mantenere un quasi equilibrio di conti nel 2013, risultato possibile grazie all’accordo sindacale e al versamento da parte del Comune di Genova nelle casse dell’azienda di 22 milioni di euro netti, ovvero 30 lordi, tanto quanto fatto nel 2012 nonostante la disponibilità economica fosse inferiore. L’obiettivo dell’amministrazione è avere un’azienda che sopravviva. Senza un equilibrio dei conti, ogni intervento sarebbe finalizzato soltanto a tamponare delle perdite. Cosa che purtroppo è avvenuta in passato e che non ritengo debba continuare a verificarsi. Il problema del Comune come azionista è quello di garantire un servizio ma anche che esistano le risorse per sostenere quel servizio».

    Per questo motivo, la delibera che oggi sarebbe dovuta passare al vaglio dei consiglieri, con qualche ritocco rispetto alla stesura originale, al capitolo Amt prevede che l’azienda predisponga un piano finanziario aggiornato che contenga le proiezione sul 2014 dei costi aziendali. Che dica, cioè, di quante risorse ha bisogno l’azienda per reggere anche il prossimo anno. A fronte di ciò, il Comune dovrà capire come coprire questi costi per la parte di sua competenza, sapendo che il finanziamento regionale è confermato di 65 milioni di euro.

    «Dopo essere stata discussa a lungo con le organizzazioni sindacali – ha detto il primo cittadino genovese – la delibera parla della tutela di servizi di un sistema di aziende del Comune. Si tratta di un documento che non cita la parola privatizzazione perché non è all’ordine del giorno ma si sforza di capire, caso per caso, come affrontare una riflessione sulle prospettive aziendali che garantiscono determinati servizi. Non avrebbe senso ritirarla perché il problema di tenere in equilibrio i conti di Amt e di evitarne il fallimento non cambierebbe di una virgola».

    Ma c’è anche una terza questione messa sul banco dal sindaco, ossia la scadenza del contratto di servizio del trasporto pubblico tra Comune e Amt a fine 2014, dopo due anni di proroga. Secondo quanto spiegato da Doria, si tratta del termine ultimo di prorogabilità di servizio in rispetto della normativa europea. «La legge regionale approvata pochi giorni fa lascia aperta la questione, per cui oggi stesso abbiamo inoltrato alla Regione una richiesta di risposta precisa. Il contratto di servizio cesserà veramente o sarà comunque prorogato? Se cessa nel 2014 ci dovrà essere una gara nel 2014 affinché il nuovo contratto di servizio parta il 1° gennaio 2015. Quando verrà fatta e da chi? Quali saranno i criteri generali per potervi partecipare? Quale bacino di servizio riguarderà?».

    Il sindaco è tornato, infine, a commentare l’invasione del Consiglio comunale a cui si è assistito nel pomeriggio: «Quello che è accaduto oggi è un fatto gravissimo perché è stato impedito lo svolgimento di un’assemblea democratica dei cittadini. La discussione della delibera è legata alla disponibilità di una pienezza delle funzionalità democratiche in città e in Consiglio comunale, che le autorità di governo devono garantire. La Sala Rossa non può essere occupata ad oltranza né si può proseguire all’infinito con il blocco del servizio che non aiuta a risolvere i problemi e penalizza i cittadini».

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale: lavori fermi, nessun accordo sulle partecipate

    Consiglio Comunale: lavori fermi, nessun accordo sulle partecipate

    protesta-lavoratori-consiglio-comunalePrivatizzati ‘sto c….”, “Dimissioni”, “Tutti a casa” sono i cori più gettonati della protesta dei lavoratori di Amt, Amiu e Aster che questo pomeriggio hanno letteralmente invaso i lavori del Consiglio comunale di Genova dove si sarebbe dovuta discutere la delibera che apre all’ingresso di capitali privati nelle società partecipate. Lo sciopero selvaggio del trasporto pubblico deciso nella notte e che rischia di prolungarsi a oltranza, ha consentito a tutti i lavoratori di Amt di scendere in piazza e raggiungere Palazzo Tursi.

    Tribune gremite alle 14 quando iniziano i lavori con la presentazione degli articoli 54. Ma la seduta durerà ben poco. Sono da poco scoccate le 14.15 quando la prima irruzione interrompe il consigliere Pastorino che stava per interrogare il vicesindaco Bernini sul futuro della strada a mare a Cornigliano. Doria, Dagnino, Farello (non presente in aula) ma anche Guerello e Malatesta sono i principali destinatari delle urla dei lavoratori che manifestano con tutta la loro forza l’opposizione alla privatizzazione e la preoccupazione per il futuro. Passano 6 minuti e il presidente Guerello è costretto a sospendere la seduta. Nel frattempo la folla ha letteralmente invaso tutte le tribune della Sala Rossa (comprese quelle riservate alla stampa) e alcuni lavoratori di Aster irrompono tra i banchi di consiglieri e assessori.

    Sugli spalti è il festival degli slogan e degli striscioni. Ci sono i lavoratori di Amiu (“Amiu non si tocca”) e anche quelli dei Bagni comunali (“Ci siamo anche noi… 36 lavoratori precari da 30 anni”). Chi non si vede, invece, è il sindaco Marco Doria, come ha gioco facile a sottolineare il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo (Pdl), pochi minuti dopo le 15: «Invito gli uffici e gli assessori presenti a richiamare il sindaco. Alle ore 15 doveva iniziare il consiglio. Il sindaco deve partecipare». Fanno da eco i cori del pubblico: «Marco Doria, dove sei?». E il primo cittadino arriverà solo alle 15.51.

    A quel punto ricomincerà la seduta, trasformata in vera e propria assemblea pubblica, con il sindaco che interrompe più volte il proprio discorso per ribattere alle parole dei manifestanti. Doria prova a ripercorrere le tappe della genesi della delibera e ricorda come nel 2013 siano arrivati ad Amt 65 milioni dalla Regione e 30 dal Comune. «A novembre non abbiamo ancora la sicurezza che tutte le entrate previste nel bilancio approvato a luglio arrivino nelle casse del Comune» ha sottolineato il sindaco. «Il governo deve dirci se rimborserà ai Comuni le quote Imu. Sul bilancio 2014 poi non c’è nessun Comune italiano che può sapere su quali risorse contare nel futuro».

    Ma i dipendenti di Amt vanno al sodo: «Vuole privatizzare l’azienda o la vuole tenere pubblica?». «La voglio tenere in piedi» risponde con insolito piglio Marco Doria. Ma la risposta è ancora una volta ambigua e i lavoratori tornano a protestare. Arrivando anche all’esagerazione come quando con spintoni e qualche lancio di oggetti provano a ostacolare l’uscita dalla Sala Rossa del sindaco, protetto dalle forze dell’ordine. Più tardi si saprà che nel corso della breve colluttazione che ne consegue, 5 vigili, compresa una vigilessa, si saranno recati all’ospedale per controlli.

    Sul fronte politico, difficile capire come si evolverà la situazione. Molti manifestanti hanno abbandonato l’aula ma i sindacati assicurano che un nucleo resterà a presidiare i lavori del Consiglio. Certo, finché resteranno seduti sugli scranni degli assessori sarà difficile riprendere la seduta (che ufficialmente è stata sospesa, in modo da poter essere ripresa in qualunque momento, ndr). I consiglieri sono divisi sul da farsi. Una parte spera davvero di poter iniziare a discutere la delibera, anche perché gli emendamenti e gli ordini del giorno in calendario sono davvero tantissimi e difficilmente la partita verrà portata a casa nel giro di poche ore. Altri, come Edoardo Rixi (Lega Nord) – che annuncia la raccolta di firme per la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco – si augurano che i lavori vengano sospesi definitivamente. Nel frattempo, alle 18, sindaco, azienda e rappresentanti sindacali sono stati convocati in Prefettura.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Aster: 12 milioni per interventi straordinari, Tursi accende un mutuo

    Aster: 12 milioni per interventi straordinari, Tursi accende un mutuo

    erzelli-strada-asfalto-dPoco più di 30 milioni di euro. A tanto ammontano i trasferimenti che Aster, la municipalizzata che si occupa della manutenzione dei 7 milioni di metri quadri di superficie asfaltata e 1400 chilometri di strade genovesi, degli impianti di illuminazione pubblica e delle aree verdi, ha ricevuto dal Comune nel corso del 2013. I primi 18 milioni, o poco più, sono arrivati in parte corrente dal bilancio approvato sul far dell’estate, per la copertura del contratto di servizio. Altri 12 milioni e 450 milioni sono, invece, stati stanziati dalla Giunta in conto capitale, un paio di settimane fa, per fare fronte a tutti gli interventi straordinari e difficilmente programmabili a priori. Se 3,3 milioni per queste spese extra arrivano da risorse dell’Ente e coprono gli interventi su verde pubblico e segnaletica stradale, per i restanti e molto più corposi 9 milioni e oltre, necessari per le manutenzioni di strade, marciapiedi e illuminazione pubblica, si è dovuti ricorrere all’indebitamento tramite mutuo.

    Una possibilità che, al momento, come ha avuto più volte modo di ricordare l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, è esclusa per le finanze pubbliche a partire dal prossimo anno.

    Per quanto riguarda il futuro, tuttavia, la situazione è ancora piuttosto confusa, come ci spiega Gianni Crivello, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova: «Stiamo ancora cercando di capire quando potremo parlare del bilancio 2014 perché, ahimè, non è ancora chiaro, non solo a Genova ma al Paese intero, quali saranno le condizioni che determineranno il sostegno ai Comuni da parte dello Stato nei prossimi mesi e anni. È chiaro che la manutenzione di una città va garantita. Obiettivo fondamentale di questa amministrazione è tutelare l’occupazione ma anche la manutenzione della città perché una città che non ha manutenzione non è certo vivibile né misura d’uomo».

    In quest’ottica potrebbe anche essere vista l’eventuale apertura a capitali privati che dovrebbe essere discussa domani pomeriggio (19 novembre) in Consiglio comunale. Condizionale d’obbligo visto le indiscrezioni e le proteste che si stanno susseguendo.

    A ben vedere, tuttavia, la tanto contestata delibera di Giunta alla voce Aster parla di possibile ingresso di partner principalmente “per l’attuazione di progetti al fine di garantire le capacità di investimenti coerenti con le strategie di sviluppo dell’azienda”. Ad esempio, nel settore dell’illuminazione pubblica, in cui le nuove tecnologie consentirebbero importanti investimenti e la creazione di know-how aziendale tranquillamente spendibile al di fuori delle mura cittadine. Fondamentale sarà anche capire l’indirizzo del nuovo piano industriale per quella “riorganizzazione degli aspetti produttivi” che la stessa delibera chiede al management di Aster, come anche a quello di Amiu.

    D’altronde, come sottolinea Crivello, «le criticità sono principalmente legate alla sostenibilità economica di nuovi investimenti e ai finanziamenti che ne possono derivare. Basti pensare che una volta sui lavori pubblici si ragionava su un arco di tre anni. Adesso, pur dovendo lavorare sullo stesso orizzonte temporale, non sappiamo neppure che cosa succederà tra tre mesi».

     

    Gli interventi straordinari di Aster

    lavori-cantiereMa torniamo agli interventi straordinari che Aster ha fin qui realizzato o previsto di realizzare nel 2013. Si tratta, come detto, di tutti quei lavori di asfaltatura, ripristino marciapiedi, sistemazione dell’illuminazione e del verde pubblici che non possono essere preventivati in sede di bilancio, anche se ogni anno le cifre stanziate non sono mai troppo dissimili tra loro (eccezion fatta per il famoso piano straordinario voluto dalla Vincenzi che nel solo 2010 aveva accantonato 20 milioni di euro). Anche quest’anno, naturalmente, la fanno da padrone le sistemazioni del manto stradale e dei marciapiedi. Degli oltre 9 milioni di euro per cui il Comune di Genova è dovuto ricorrere alle banche, infatti, ben 7,7 milioni riguardano questo capitolo, sulla base delle segnalazioni di priorità giunte dai Municipi. La media di spesa per le 9 circoscrizioni si aggira intorno ai 300 mila euro, con gli estremi di 283 mila per il Ponente e di 317 mila per il Medio Levante. A questi vanno aggiunti circa 3,5 milioni di euro principalmente per asfaltature eccezionali di rilevanza cittadina (2,7 milioni di euro) e manutenzione dei rivi (360 mila euro).

    La restante parte di mutuo, pari a 1,4 milioni, sarà, invece, destinata alla copertura degli interventi sull’illuminazione pubblica. Qui, le spese municipali si aggirano attorno ai 10 mila euro per delegazione, con il picco dei 13 mila del Municipio Ponente, che va così a bilanciare le quote minori sul settore strade, mentre un altro milione di euro è destinato a interventi riguardanti l’intero territorio cittadino.

    Di particolare interesse anche i lavori per la sistemazione del verde pubblico e dell’arredo urbano, per un totale di 2,5 milioni di euro. Nei Municipi si è trattato soprattutto di potature e riordini vegetazionali, per importi che variano dai circa 69 mila euro della Media Val Bisagno ai 110 mila del Centro Est, mentre a livello cittadino più globale sono stati investiti altri 1,3 milioni di euro, di cui 370 mila destinati ai parchi e alle ville storiche (75 mila euro per Villa Pallavicini, 20 mila per il Parco urbano delle Mura, 10 mila per Staglieno).

    Da citare, infine, l’ultimo capitolo di interventi straordinari che riguarda i 733 mila euro spesi per la segnaletica stradale sia orizzontale che verticale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amiu: il quadro delle attività e il bilancio sulla raccolta differenziata

    Amiu: il quadro delle attività e il bilancio sulla raccolta differenziata

    RifiutiIl giorno della verità si avvicina. Martedì prossimo il Consiglio comunale tornerà nuovamente a discutere sulla delibera impropriamente detta delle “privatizzazioni delle società partecipate”. Da mesi ormai si parla tanto, e quasi esclusivamente, di Amt, la cui situazione è senza dubbio la più critica. Ma il tanto contestato documento riguarda anche il futuro delle altre due principali municipalizzate del Comune di Genova: Amiu e Aster. È per questo che Era Superba ha deciso di approfondire lo stato di salute di queste altre due società nell’occhio del ciclone, da un punto di vista troppo spesso dimenticato, ovvero quello dell’attività quotidianamente realizzata.

    Oggi ci occupiamo di Amiu che, come tiene a sottolineare l’assessore all’Ambiente Valeria Garotta, «è un’azienda assolutamente sana. È vero che andiamo un po’ lenti verso il raggiungimento di quel 65% di raccolta differenziata previsto per legge, e che tuttavia potrebbe essere derogato dalla prossima legge di stabilità. Ma a monte è stata fatta una scelta politica di qualità per provare a razionalizzare al massimo le risorse interne. La raccolta differenziata, insomma, è sostanzialmente realizzata tutta con personale Amiu, recuperando operatori dal ciclo dell’indifferenziato, senza appaltare il servizio a terzi e senza procedere a nuove assunzioni per non sforare il patto di stabilità».

    Gli ultimi dati ufficiali risalenti al 2012 dicono che a Genova la raccolta differenziata si attesta intorno al 33,2%. In realtà, cifre ufficiose parlano già del superamento dello scoglio del 35% nel corso del 2013. Per averne conferma, tuttavia, si dovrà attendere la certificazione annuale della Regione.

    «Per raggiungere gli obiettivi di legge – prosegue Garotta – è necessario che anche i genovesi ci diano una mano perché, se chi ha sotto casa i cassonetti per carta, plastica e vetro continua a gettare tutti i rifiuti nei contenitori verdi, diventa difficile fare sostanziali passi in avanti. Il cittadino deve collaborare attivamente, essere sensibilizzato e coinvolto direttamente. E non bisogna neppure dimenticare la sanzionabilità dei comportamenti scorretti, perché fare la raccolta differenziata non è un optional ma un obbligo».

     

     Cassonetti intelligenti, un primo bilancio

    Amiu, comunque, sta testando diverse strade sulla via del progresso che, in alcuni casi, danno risultati piuttosto soddisfacenti, come accade con la sperimentazione dei cassonetti elettronici intelligenti, mutuati da quanto già provato in diverse città dell’Emilia-Romagna e a Mestre. Nei primi tre mesi di sfruttamento dei contenitori per l’indifferenziata usufruibili solo con la chiave elettronica data in dotazione a ogni famiglia, i quartieri di Quarto Alto e Colle degli Ometti sono diventate le prime due zone del Levante genovese a soddisfare i parametri di legge, passando dal 37 al 70 per cento di raccolta differenziata.

    Positivi anche i primi riscontri arrivati dal Biscione, dove la sperimentazione tecnologica ha riguardato i raccoglitori dell’umido e nel giro di un mese ha prodotto un aumento di venti punti percentuali della differenziata (dal 18% al 38%).

    «Naturalmente – spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova – l’insediamento del nuovo sistema è stato preceduto da una sensibilizzazione capillare del territorio, casa per casa, svolta direttamente da Amiu. Il concetto vincente, infatti, è quello che il cittadino deve sentirsi controllato e motivato a non sgarrare». Per questo motivo, dopo una prima fase di presidio rispetto ai comportamenti scorretti, adesso si passerà anche alle sanzioni.

    Intanto, entro la metà 2014 i cassonetti intelligenti potrebbero trovare spazio anche nel Ponente cittadino, coinvolgendo un bacino d’utenza sempre maggiore ma già ampiamente educato alla raccolta differenziata.

    «Quello dei cassonetti intelligenti – spiega Garotta – è un sistema che si innesta perfettamente nel modello aziendale di Amiu e consente in poco tempo di raggiungere percentuali del tutto simili al porta a porta. Tra l’altro, se il porta a porta potrebbe comportare qualche disagio per i cittadini, legati ad esempio ai giorni e agli orari di raccolta, con il sistema delle calotte intelligenti sostanzialmente posso conferire i rifiuti quando voglio e ne ho necessità».

     

    La raccolta dell’organico: solo un costo per Amiu

    ex-fonderie-ansaldo-deposito-amiuL’ossatura del piano cittadino per lo sviluppo della raccolta differenziata è basato sulla raccolta di prossimità. Tutto il territorio comunale è da tempo interessato a una complessiva riorganizzazione dei cassonetti, attraverso la sostituzione delle postazioni dell’indifferenziato con i bidoni per vetro, carta e cartone, plastica e banda stagnata e organico.

    «In una prima fase – racconta l’assessore Garotta – si procede soprattutto con il differenziato secco (plastica e banda stagnata, carta e cartone vetro) che ha un discreto valore commerciale per il suo riutilizzo. La raccolta dell’organico, invece, viene inserita solo in un secondo momento, in maniera molto più graduale, perché al momento rappresenta solo un costo per Amiu e per l’amministrazione comunale». Da quando è stato chiuso l’impianto della Val Varenna, sul territorio comunale non esiste più alcune struttura in grado di trattare i rifiuti organici. Per questo motivo, tutto il contenuto dei cassonetti marroni viene attualmente conferito in provincia di Alessandria, a un costo non indifferente di circa 100 euro a tonnellata.

    Sono 150 mila i genovesi intercettati anche da questa tipologia di raccolta differenziata e si concentrano principalmente a Ponente, proprio perché all’inizio di questa sperimentazione potevano usufruire del impianto di compostaggio della Val Varenna, che comunque trattava solo 9 mila tonnellate all’anno.

    Da parecchio tempo si parla della possibilità di dotare il nostro territorio di due nuove strutture, una per l’umido domestico, l’altra per l’organico residuale proveniente dalla raccolta dell’indifferenziato. Ma i progetti sono sostanzialmente fermi in attesa che la Regione licenzi in nuovo Piano dei rifiuti per tutta la Liguria.

     

    Rifiuti commerciali: raccolta basata sul porta a porta

    amiu-raccolta-cartoniIl sistema genovese per quanto riguardo la raccolta differenziata del settore commerciale si basa sostanzialmente sul “porta a porta”. Imballaggi e umido vengono ritirati in prossimità dei punti vendita di ortofrutta, mercati, alberghi e ristoranti, e nel centro storico. Un servizio a domicilio innanzitutto necessario per la produzione ingente di rifiuti rispetto ai privati e per l’impossibilità di collocare cinque o sei cassonetti nei pressi di ogni attività commerciale, ma nondimeno importante per la maggiore qualità e valore economico del materiale riciclabile rispetto ai rifiuti domestici.

    Dal punto di vista dei rifiuti commerciali, molta attenzione viene posta nei confronti della raccolta del cartone. Da lunedì prossimo, ad esempio, sulla scorta di quanto già sperimentato a partire dallo scorso giugno per 226 esercizi commerciali di Sestri Ponente, 119 negozi di via Rolando (Sampierdarena) e strade limitrofe saranno coinvolti nella raccolta giornaliera “porta a porta” del cartone. «Per diminuire il volume dei rifiuti e ottimizzare la raccolta – spiegano da Amiu – il cartone dovrà essere consegnato schiacciato e senza residui di imballaggi di plastica, cellophane o polistirolo». Il materiale raccolto sarà poi conferito interamente all’apposito impianto di riciclaggio di via Sardorella, che consente anche di separare la carta tradizionale dal cartone, e da qui inizierà una nuova vita con il ritorno alle cartiere.

    Questo servizio si affianca a quanto già previsto da un’ordinanza sindacale per gli esercizi commerciali del centro cittadino, che dalle 19 alle 20 possono quotidianamente lasciare i cartoni affianco ai bidoni della raccolta indifferenziata.

     

    Rifiuti ingombranti

    Uno dei servizi che storicamente attira maggiormente l’attenzione dei cittadini è quello che riguarda lo smaltimento dei rifiuti ingombranti, ovvero elettrodomestici, mobili e altri oggetti voluminosi. In questo caso sono tre le alternative per i genovesi: il conferimento diretto alle isole ecologiche, con la possibilità di usufruire di uno sconto sulla bolletta della Tares; lo sfruttamento di Ecocar e Ecovan; o la prenotazione del servizio a domicilio, con un prezzo medio di 8,20 euro a pezzo, ad eccezione dei Municpi Valpolcevera e Centro Ovest in cui il ritiro avviene gratuitamente nel portone di casa.

    Per chi sgarra e si affida alle spiacevoli pratiche di utilizzare la classiche discariche abusive o conferire tutto a fianco ai cassonetti dell’indifferenziata, sono previste multe dai 50 ai 600 euro a pezzo.

     

    Bonifica delle spiagge

    Tra le pratiche virtuose messe in campo ultimamente da Amiu, curiosa è quella che riguarda la pulizia di alcune spiagge del litorale genovese. Nelle ultime settimane, infatti, a causa delle impetuose mareggiate che hanno portato a riva rifiuti provenienti un po’ da tutta la Liguria e non solo, è stata realizzata la bonifica di Boccadasse, Vernazzola e Sturla.

     

    La fabbrica del riciclo

    Menzione finale per un progetto che sta molto a cuore ad Amiu e che punta alla rivalorizzazione di mobili e oggetti usati. Si tratta della Fabbrica del riciclo che si occupa di recuperare i rifiuti ingombranti smaltiti dai genovesi ma che possono avere una nuova vita. Il ricavato delle ri-vendite viene interamente devoluto all’Unicef per aiutare a combattere la piaga dell’Aids.

    Sulla stessa scorta si colloca anche il progetto Rigenerae, una mostra mercato pre-natalizia di oggetti provenienti dalla spazzatura e trasformati in arredi e oggetti di design, allestita in vico Angeli da martedì a sabato, fino al 24 dicembre. Melina Riccio sembra aver fatto scuola.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, la maggioranza si spacca sul sostegno alla maternità

    Consiglio comunale, la maggioranza si spacca sul sostegno alla maternità

    Consiglio Comunale GenovaLarghe intese al Consiglio comunale di Genova. Con una maggioranza ben diversa da quella politica, continuamente traballante, ieri sera in sala Rossa è passata una mozione sulle iniziative a sostegno della maternità, presentata dai consiglieri Balleari (Pdl) e Lodi (Pd), che impegna il sindaco “ad adottare interventi mirati alla tutela della maternità e a favore della natalità, volti a sostenere socialmente ed economicamente le madri in gravidanza che, pur versando in situazione di difficoltà, scelgono comunque di non ricorrere all’interruzione della gravidanza; a strutturare e promuovere tali interventi all’interno della rete dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari pubblici e privati a sostegno della famiglia; a prevedere, tra tali interventi, ove possibile nelle disponibilità di bilancio, anche un contributo economico per collaborare a far fronte alle spese relative alle nascite”.

    Un documento apparentemente innocuo, tanto che qualche consigliere di maggioranza all’inizio dei lavori aveva avuto facile gioco a lamentarsi dell’ennesima seduta inutile, senza alcuna delibera di giunta da discutere. Ma, alla prova dei fatti, la votazione si è trasformata nell’ennesimo banco di prova per Doria e la sua Giunta e ha visto, suo malgrado, tra i protagonisti anche il neo assessore alle Politiche socio-sanitarie, Emanuela Fracassi.

    «Auguri alla nuova maggioranza» ha tuonato il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino anticipando il risultato della votazione. Già perché la mozione è passata con 21 voti favorevoli e 14 contrari. Ma il sostegno è arrivato da Pd, Pdl, Lista Musso, Udc e Gruppo Misto. Hanno votato no, invece, i 5 consiglieri del Movimento 5 Stelle e, soprattutto, i 6 della Lista Doria, i 2 di Sel e l’unico rappresentate di FdS.

    A voler fare un po’ di dietrologia, si potrebbe dire che quello di ieri altro non è stato che l’antipasto di quanto andrà in scena la prossima settimana con la delibera sulle società partecipate (in fase di studio la possibilità di predisporre alcuni schermi nel loggiato di Tursi per consentire al maggior numero di cittadini di seguire i lavori della Sala Rossa), finalmente pronta a tornare al cospetto dei consiglieri. Ma la situazione, per quanto riguarda il dibattito sul futuro di Amt, Aster e Amiu, sarà decisamente più intricata. Dalle voci che abbiamo colto nei corridoi di Palazzo Tursi, con l’approvazione di qualche emendamento “strategico”, non è escluso che la maggioranza politica “tradizionale” possa riuscire a salvarsi in calcio d’angolo. Almeno per il momento.

    Ad ogni modo, ieri la scintilla è scattata quando, forse con un’interpretazione un po’ forzata della lettera della mozione, il dibattito si è concentrato su una presunta discriminazione delle madri costrette all’aborto. Secondo la consigliera Pederzolli (Lista Doria) «gli interventi sul tema non devono essere puntuali ma sistemici. Bisognerebbe puntare tutt’al più sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate. D’altronde esiste già un lavoro di rete da parte del Comune per sostenere le donne con reddito particolarmente basso nel momento della gravidanza. Invece, riteniamo che debba assolutamente essere difesa la legge 194 e il sostegno economico ai consultori pubblici. Va, infine, sostenuta in un certo qual modo la laicità sul tema della maternità e la libertà di scelta per chi vuole abortire che, invece, sembra sia oscurata da questo testo». Fuoco alle polveri, con una lunga discussione che ha raggiunto punti piuttosto infimi quando il consigliere De Benedictis (Gruppo Misto) si è rivolto direttamente alla collega Pederzolli con toni deprecabili: «Non sai quello che dici. Non va bene ragazzina. Questa è una discussione sulla vita e non sulla morte». Pederzolli ha immediatamente ottenuto la solidarietà del consigliere Pastorino: «Mi scuso a nome di tutta la categoria maschile del comportamento non certo urbano che ha tenuto il consigliere De Benedictis». È lo stesso De Benedictis a scusarsi successivamente per l’infelice uscita dovuta, a suo dire, a uno «sciupun de futta». Ma anche in questo caso il rappresentante del Gruppo Misto è caduto nella tentazione di un apprezzamento maschilista tanto innocuo quanto evitabile.

    Ciò che ha colpito maggiormente resta comunque il repentino cambio di rotta della Giunta circa la propria posizione sulla mozione. Inizialmente, il neo assessore alle Politiche socio-sanitarie, Emanuela Fracassi, si era detta disponibile ad accogliere il documento solo se i proponenti avessero apportato alcune sostanziali modifiche. Tra queste, la sostituzione dei riferimenti ai consultori privati e pubblici con una più generale rete di servizi socio-sanitari che comprendesse tutte le azioni già intraprese dal Comune e l’eliminazione della previsione di un sostegno economico per chi decide di non abortire. Dopo accese discussioni e alcune sospensioni del dibattito, invece, la stessa Fracassi si è dichiarata favorevole alla mozione così come presentata ed emendata solo nel punto riguardante la necessità di copertura del bilancio per il sostegno economico a chi decide non ricorrere all’interruzione della gravidanza. «È stata male consigliata» dicono i maligni. Fatto sta che il primo round tra Fracassi e Lodi, che Radio Tursi dà tra le più deluse dalla nuova nomina voluta e difesa da Doria, sembra essere stato ampiamente vinto dalla consigliera democratica. A dire il vero ci starebbe anche l’interpretazione opposta. Ovvero che la Lista Doria abbia chiaramente voluto mostrare a Fracassi da che parte si debba schierare se vuole ottenere sostegno in futuro, magari su questioni più delicate e non necessariamente condivise dal Pd.

    Ma la giornate delle diatribe ha registrato anche l’ennesimo scontro tra il Movimento 5 Stelle e la Segreteria generale nella figura del vicesegretario Graziella De Nitto. Motivo del contendere, la dichiarazione di inammissibilità di due emendamenti proprio sulla mozione del sostegno alla maternità perché riguardanti materie sanitarie di competenza regionale. Non l’ha presa bene il consigliere Boccaccio che, off records, ha minacciato di intraprendere future azioni legali contro il vicesegretario se proseguirà con l’opera ostativa nei confronti del suo gruppo. «Dissentiamo profondamente rispetto alla non accettazione degli emendamenti perché riprendono esattamente i termini già previsti nell’impegnativa della mozione» ha dichiarato il capogruppo 5 Stelle, Paolo Putti. Sempre a proposito di segreteria generale, segnaliamo infine la fresca nomina del nuovo Segretario Generale, incarico che dal prossimo 2 dicembre sarà ricoperto da Franco Mileti, proveniente dal Comune di Pavia, in sostituzione di Vincenzo Del Regno, trasferitosi a Siena per motivi personali.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    genova-darsena-d1Secondo i dati riportati sul sito di Mediterranea delle Acque, che ricalcano l’ultimo rapporto di Legambiente, il 98,2% del territorio genovese è coperto dal servizio di depurazione. Un dato sicuramente soddisfacente dal punto di vista quantitativo che, tuttavia, si scontra con la percezione qualitativa che i genovesi hanno delle “proprie” aria e acqua.

    «Se entro il 2015 i depuratori non soddisferanno gli standard qualitativi imposti dall’Unione Europea – ha detto Guido Grillo, consigliere comunale del Pdl, nel corso di un art. 54 in Sala Rossa – scatteranno sanzioni di 10 mila euro più una multa di 715 euro per ogni giorno di ritardo per gli Stati inadempienti. Il rischio è che a pagare siano i cittadini attraverso un aumento della bolletta dell’acqua perché lo Stato si rivarrà sulle Regioni, che a loro volta presenteranno il conto ai Comuni, i quali non hanno più un centesimo». E il presidente Burlando sul punto è stato molto chiaro: nessuna richiesta di proroga; i Comuni inadempienti dovranno rispettare la scadenza stabilita dall’Europa o pagarne le conseguenze.

    Ma, secondo quanto sostenuto dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, il problema per il Comune di Genova non si pone neppure, dal momento che «i nostri depuratori sono tutti funzionanti a norma, sia dal punto di vista della acque trattate che da quello delle emissioni in aria. E nessuno risulta passibile di procedure di infrazione comunitarie, attuali o all’orizzonte, a differenza di altri comuni».

    La tesi dell’assessore sulla normalità della situazione genovese, confermataci anche da diversi e autorevoli addetti ai lavori, non convince del tutto il consigliere Grillo che ha chiesto una relazione dettagliata sugli impianti nel territorio comunale, redatta dai tecnici competenti di Ato (Autorità dell’Ambito Territoriale Ottimale), che certifichi lo stato dell’arte e gli eventuali interventi necessari per la sistemazione delle situazioni critiche.

    «In punta di legge e sul piano strettamente burocratico – commenta il legambientino Andrea Agostiniè anche possibile che il Comune rispetti i parametri europei. Ma se l’assessore si dice soddisfatta della situazione genovese, mente sapendo di mentire. E pensare che tutto possa andare magicamente a posto entro il 2015 è un po’ come credere alle apparizioni della Madonna».

     

    Il punto sui depuratori di Sestri Ponente, Darsena e Val Polcevera – Cornigliano

    Partiamo da Sestri, oggetto di recente e ingente intervento di miglioramento con la realizzazione della nuova condotta sottomarina, sostanzialmente giunta a completamento.  «Si è trattato di un intervento piuttosto lungo e complicato – spiega Garotta – perché la tubatura ha dovuto aggirare la banchina aeroportuale. La condotta, comunque, è stata collaudata nel corso di quest’anno e ha già portato importanti benefici per la qualità delle acque della Marina di Sestri Ponente».

    A detta di Legambiente, su Sestri insisterebbe anche un altro problema, ovvero lo smaltimento del percolato della discarica di Scarpino. «In caso di pioggia – spiega Agostini – la funzione filtrante del depuratore viene messa in seria difficoltà dalla copiosa presenza dell’acqua piovana, con il rischio di emissioni in mare non proprio pulite. Inoltre, se le piogge sono particolarmente sostanziose, può verificarsi l’eventualità che non tutto il flusso venga deviato nelle tubature e alcuni riversamenti vadano a finire nel Chiaravagna».

    Ancora in corso d’opera, invece, la posa delle tubature sottomarine per l’impianto della Darsena. In questo caso, i lavori sono resi complicati dalle deviazioni imposte dalle banchine portuali, che impediscono di procedere secondo una linea retta. «Siamo arrivati a circa metà del percorso, fino a calata Oli minerali» racconta nel dettaglio l’assessore. «I lavori proseguiranno per tutto il 2014 e, nel frattempo, si procederà anche con interventi sulle stazioni di pompaggio per la realizzazione di un nuovo sistema di trattamento degli odori. Ad ogni modo – ci tiene a sottolineare Garotta – anche allo stato attuale il depuratore rilascia acque trattate ed emissioni in aria all’interno dei parametri di legge».

    Cantiere fiume polcevera

    La situazione più critica e anche più nota è, comunque, quella che riguarda il depuratore di Cornigliano, che intercetta tutta la zona della Val Polcevera. «L’impianto di Cornigliano – commenta Agostini – è stato sbagliato alla radice per questo continua a fare puzza e non vi si riesce a porre rimedio. E, infatti, il primo a volerlo sostituire è proprio il Comune».

    «Su Cornigliano le abbiamo provate tutte» ammette Carlo Senesi, assessore al Ciclo delle Acque ai tempi della giunta VincenziIl ponte di Cornigliano«ma non siamo riusciti a trovare una soluzione soddisfacente. L’unica strada è costruire un nuovo depuratore, già finanziato e per cui il cammino sta procedendo con l’acquisizione delle aree ex Ilva e la progettazione preliminare».

    «L’impianto di Cornigliano fu costruito negli anni ’80 inizialmente solo per il trattamento dei reflui industriali – entra nello specifico l’assessore Garotta – e successivamente venne adattato ad altre esigenze della città. Le criticità attualmente presenti nella zona non riguardano infrazioni di legge ma esclusivamente problemi di convivenza con i cittadini, dal momento che il depuratore si trova molto vicino al centro abitato e agli esercizi commerciali». La situazione verrà sanata solo con la realizzazione del nuovo impianto nell’area retrostante Villa Bombrini. «Grazie a un accordo di programma con l’Autorità portuale – prosegue Garotta – i terreni sono finalmente nella disponibilità del Comune, che sta completando il passaggio a Mediterranea della Acque. Nel giro di qualche mese, inoltre, dovrebbe concludersi la fase di progettazione preliminare, per poi passare alla realizzazione inizialmente della linea di trattamento fanghi e, successivamente, di quella delle acque».

    Secondo le stime dell’assessore, infatti, entro il 2020 il nuovo impianto di Cornigliano dovrebbe concentrare su di sé il trattamento dei fanghi di tutto il centro cittadino, consentendo la totale dismissione dell’impianto di Volpara. Quest’ultimo, infatti, nell’attuale sistema di depurazione genovese, riceve i fanghi dal depuratore di Punta Vagno e pone anch’esso parecchi problemi di convivenza con i cittadini. A Cornigliano, inoltre, verranno convogliati anche i fanghi della Darsena e di Sestri Ponente, con il conseguente ridimensionamento dei relativi impianti alla sola trattazione delle acque. Infine, in una seconda fase che dovrebbe durare altri due o tre anni, verrà attivato anche il trattamento delle acque per l’impianto che sorgerà nell’area ex Ilva, consentendo la definitiva chiusura di quello attuale e vetusto di Cornigliano – Val Polcevera.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale: meno show più dibattito, cambiano le regole

    Consiglio comunale: meno show più dibattito, cambiano le regole

    palazzo-tursi-aula-rossa-d52Ai meno addetti ai lavori l’ennesimo articolo sul funzionamento del Consiglio comunale potrebbe sembrare un’inutile divagazione su tecnicismi poco interessanti e incomprensibili ai più. Eppure siamo piuttosto convinti che non sia, o quanto meno non dovrebbe, essere così. Dalle discussioni che stanno animando la Commissione regolamento e che nelle prossime settimane si concretizzeranno in una proposta di riforma da sottoporre al giudizio del plenum della Sala Rossa, dipende infatti parte del futuro della dialettica politico-amministrativa della nostra città. E, di conseguenza, del funzionamento della democrazia intesa nel suo senso più nobile. La conferma di quanto si tratti di una questione di tutto rilievo, e anche piuttosto delicata, è arrivata dalla convocazione di una riunione di maggioranza martedì scorso, al termine della seduta ordinaria del Consiglio, in cui si è tentato invano di fare quadrato sul tema. D’altronde, non sono più procrastinabili gli interventi che dovrebbero porre un serio freno alle pratiche di filibustering ormai consuetudine a Palazzo Tursi.

    Anche perché il Consiglio sta per affrontare dibattiti che si preannunciano decisamente infuocati, come quelli sul futuro delle società partecipate o sulla Gronda. È necessario che la discussione politica genovese faccia un salto di qualità notevole e la smetta di trincerarsi dietro formalismi o ostruzionismi esclusivamente strumentali al raggiungimento di obiettivi partitici sottraendosi al dialogo democratico perché, come sostiene il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone, «la dignità del Consiglio comunale è proprio data dalla qualità del dibattito in aula da cui deve scaturire un indirizzo politico per le attività della Giunta».

    Il ruolo del presidente del Consiglio, mozioni, articoli 54 e odg “fuori sacco”

    Tuttavia, la strada con cui raggiungere questo obiettivo è anch’essa fonte di scontro anche all’interno della stessa maggioranza. Secondo quanto circola tra i corridoi di Palazzo Tursi, infatti, sulla riforma del regolamento del Consiglio comunale si starebbero delineando due schieramenti: da un lato il complesso di proposte nate in seno alla Commissione competente che mirano a togliere ogni potere discrezionale al presidente del Consiglio rendendolo un vero e proprio arbitro super partes; dall’altro, i dubbi del Partito democratico, a cui il presidente del Consiglio comunale genovese appartiene da sempre, restio a perdere questo sottile ma spesso fondamentale privilegio, ma comunque consapevole della necessità di una riforma del modus operandi della Sala Rossa.

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    Degli strumenti consiliari dentro l’occhio del ciclone abbiamo già parlato nelle precedenti puntate di “Liberi Tursi” (Art. 54 e Odg “fuori sacco, l’approfondimento). Innanzitutto, gli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che precedono di un’ora ogni seduta ordinaria del Consiglio. Da tempo, il presidente Guerello si era lamentato dell’impossibilità di scegliere ogni settimana le questioni da portare in aula tra le centinaia presentate dai consiglieri. Dopo attente riflessioni, la Commissione ha deciso di palazzo-tursi-aula-rossa-d38accettare la proposta di modifica di Alfonso Gioia, capogruppo Udc e già presidente del Consiglio provinciale: «Bisogna eliminare la discrezionalità del presidente nella scelta degli articoli 54 da portare in aula. Per questo motivo proponiamo di limitare la possibilità ai consiglieri di proporre una sola interrogazione a risposta immediata per seduta. Tutti gli articoli 54 pervenuti al presidente verranno poi messi all’ordine del giorno: se, al termine dell’ora a disposizione, non si sarà riusciti a esaurire tutte le questioni, i consiglieri avranno la possibilità di riproporre quelle inevase per la seduta successiva, naturalmente con diritto precedenza».

    A ciò potrebbe aggiungersi anche la possibilità di trasformare l’art. 54 in una risposta scritta da parte dell’assessore competente entro 48 ore dalla presentazione dell’interrogazione, come richiesto dal Movimento 5 Stelle. «Molti consiglieri – spiega De Pietro – usano questo strumento solo per darsi una certa visibilità, ma noi invece siamo interessati alle risposte, non tanto al modo con cui queste vengono date. Tutte le settimane cerchiamo di presentare solo un articolo 54, ovvero quello che riteniamo più urgente tra le tante segnalazioni che ci arrivano dai cittadini. Con la modifica del regolamento tutti i consiglieri a questo punto tornerebbero ad essere sullo stesso piano».

    Altro ritocco riguarderà la presentazione delle mozioni. Sempre nell’ottica di togliere discrezionalità all’operato del presidente del Consiglio comunale, che potrebbe agevolare il compito della Giunta escludendo questioni troppo delicate, la quantità delle mozioni che saranno messe in calendario durante ciascuna seduta sarà decisa dalla Conferenza capigruppo, che dovrà farsi garante di una certa rotazione e di un buon equilibrio tra le istanze di tutti i gruppi consiliari. Toccherà poi al singolo gruppo decidere, tra le varie mozioni possibili, presentare quella che necessiterà della maggior urgenza.

    A cambiare potrebbe essere anche l’articolo 17 nei commi riferiti alla questione pregiudiziale e alla domanda di sospensiva. «Oggi – spiega ancora Gioia – se un particolare documento dà fastidio a una parte politica, basta avere la maggioranza per poterne facilmente rimandare la discussione a data successiva. La proposta, invece, è quella di poter tutt’al più chiedere un’inversione dei lavori all’interno dello stesso ordine del giorno ma non il rinvio a un’altra seduta solo per motivazioni politiche».

    Più delicata, invece, la questione che riguarda gli ordini del giorno fuori sacco, ancora all’esame della commissione. «A differenza di quello che vorrebbe una parte della maggioranza – prosegue Gioia – gli ordini del giorno fuori sacco sono uno strumento utile in determinate situazioni particolarmente urgenti. Certo è che non si può cadere nella deriva di queste settimane in cui proprio i fuori sacco hanno bloccato i lavori del Consiglio. La mia proposta è quella di lasciare sul tema l’impianto attuale del regolamento, limitando la presentazione dei fuori sacco a uno per consigliere e due per gruppo, per ogni seduta».

    Le proposte del Partito Democratico

    palazzo-tursi-malatesta-gianpaolo_Pd-DEd eccoci, dunque, alle proposte del Pd. Il consigliere Gianpaolo Malatesta ha presentato un documento che mira a ritoccare il regolamento sulla presentazione degli emendamenti e a contingentare fortemente i tempi di discussione. Per quanto riguarda gli emendamenti la proposta, che difficilmente verrà accolta dalla maggioranza della Sala Rossa, va nella direzione di un loro concentramento in Commissione: a differenza di quanto accade ora, in cui un emendamento può sostanzialmente essere presentato in qualsiasi momento prima della votazione, Malatesta vorrebbe limitare la possibilità di presentazione in aula a prima dell’appello della seduta in cui il documento viene posto in discussione. E, a proposito di discussione, secondo la proposta Pd, dagli attuali 10 minuti i tempi per l’illustrazione di emendamenti e ordini del giorno dovrebbero scendere a 5, mentre le dichiarazioni di voto addirittura a 3 minuti.  «Non pretendo – dice Malatesta – che si arrivi ai 60” del Parlamento europeo perché capisco che la loquacità e i modi di espressione italiani abbiano necessità di altri tempi, ma dobbiamo arrivare al massimo dell’efficienza e della dinamicità possibile per i lavori del Consiglio comunale, limitando al minimo le possibilità di ostruzionismo. Non dovremmo essere qui per fare da palco a chi protesta ma piuttosto per risolvere i problemi».

    Possibile che il dialogo interno alla maggioranza e le ultime sedute di Commissione possano sbloccare la situazione, ma la sensazione è che il testo del nuovo regolamento arriverà in aula così come già votato a maggioranza dalla Commissione stessa, mentre le proposte del Pd, come d’altronde quelle di altri consiglieri che non sono state recepite nel documento unico, diventeranno oggetto di altrettanti emendamenti che accenderanno ancora una volta la discussione in Sala Rossa.

     La proposta del Movimento 5 Stelle

    palazzo-tursi-putti-paolo-M5S-D2C’è, infine, un’ultima proposta degna di nota, lanciata dal Movimento 5 Stelle, ovvero quella che il Comune pubblichi tutti gli atti che verranno portati all’esame del Consiglio prima della loro discussione. Una proposta che ha sollevato l’obiezione della Segreteria generale, come spiega il consigliere De Pietro: «L’ostacolo sarebbe una fantomatica interferenza con il lavoro del Comune e con le normative sulla privacy. Ma noi vogliamo la trasparenza assoluta e mi sono opposto con vigore a questo diniego. Il compito della Segreteria deve essere quello di evidenziare eventuali problematiche di inammissibilità dei documenti ma non certo di intervenire nel merito di decisioni politiche e regolamentari. Se questa modifica non deve passare, sarà il Consiglio a dirlo, ma dovrà farlo di fronte alle telecamere e ai cittadini genovesi».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]