Categoria: Rubriche

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  • Offerte natalizie a Genova, anche i supermercati propongono i saldi

    Offerte natalizie a Genova, anche i supermercati propongono i saldi

    Ormai va di moda. In stazione, nel metrò, in alcuni uffici… la radio con la musica di sottofondo rilassa e predispone la clientela ad acquistare con più facilità.
    L’altro giorno, entrando in un supermercato si poteva distinguere la voce di Francesco De Gregori che cantava Viva L’Italia. Tra uno scaffale e l’altro ho voluto annotare le differenze di questo periodo rispetto alla “normalità” dell resto dell’anno.

    Panettoni ovunque tenuti in braccio da improvvisati babbi natale, torroni, frutta secca…. E poi i cesti natalizi: mega offerta tutto compreso con pandoro, spumante, torrone… in un colpo solo si compra tutto ad un prezzo… natalizio!
    E qui ritorniamo al discorso già fatto sulle confezioni delle uova: come faccio a leggere la scadenza?

    Le uova normalmente sono quattro o sei e scadono tutte lo stesso giorno: vista una, viste tutte. I prodotti contenuti nel cesto natalizio sono tanti e diversi; per logica debbono avere scadenze differenti, eppure… la scadenza non la vedo. Così come mi viene difficile controllare gli ingredienti di ogni singolo prodotto… Ma vogliamo rinunciare al cesto natalizio? neanche per idea!
    Alla cassa carrelli pieni…

    Occhio alle scadenze: in un periodo convulso come quello prenatalizio, è facile che qualche scadenza sfugga agli addetti merci del supermercato; se trovate un prodotto con la data di scadenza superata, fatelo presente al direttore del supermercato, non riponete il prodotto dov’era… aiutare gli altri significa aiutare se stessi, in questo caso.

    Anche a Natale i supermercati non si sottraggono ad una regola di marketing: ciò che si vuole vendere viene posizionato nei punti strategici, per esempio in corrispondenza delle casse, così mentre si è in coda e si attende il proprio turno, in un anelito antidietetico, riponiamo nel nostro carrello una scatola di cioccolatini, perché le altre dieci che abbiamo in casa magari non bastano per tutti i parenti… Anche gli scaffali non si sottraggono al marketing: la merce in offerta speciale sempre ad “altezza occhi”, così non ci può sfuggire a meno di non percorrere bendati le corsie.

    A proposito di offerte: ricordatevi che l’offerta promossa con tanto di cartellino presso uno scaffale equivale ad “offerta al pubblico”, quindi, una volta alla cassa, controllate la corrispondenza del prezzo battuto sullo scontrino col prezzo indicato nell’offerta.
    E non venite a dirmi: c’era troppo caos, non avevo tempo, ecc, ecc….. basta solo un po’ di attenzione, almeno quando si può!

    E mentre osservavo tutto ciò che ho appena descritto, superavo la cassa e la fila di persone perché non avevo comprato nulla; in compenso, Francesco De Gregori mi cantava “Viva l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia povera come sempre…”

    Povera come sempre, sì. Povera di normative severe contro chi prova da sempre a truffare i consumatori indifesi. E dire che a Natale si è tutti più buoni.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Consiglio Comunale Genova: tante parole e pochi fatti, decisioni rimandate

    Consiglio Comunale Genova: tante parole e pochi fatti, decisioni rimandate

    La seduta di Palazzo Tursi di ieri, come molte delle precedenti, è stata caratterizzata da un ordine del giorno povero nella sostanza, con ben otto interpellanze, una sola mozione e una modifica al regolamento rinviata alla seduta di martedì prossimo.

     

     

    Partiamo dalle interpellanze. Il regolamento del Consiglio prevede che «i consiglieri e le consigliere hanno diritto di presentare al Sindaco interpellanze su argomenti che riguardino direttamente le funzioni di indirizzo e di controllo politico–amministrativo del Consiglio Comunale». Ciò significa che i membri del Consiglio possono chiedere alla Giunta di chiarire la propria posizione su uno specifico argomento.  All’esposizione dell’interpellanza segue una risposta dell’assessore competente e infine una replica del consigliere “proponente”. Di fatto però questo procedimento non prevede né un voto dell’aula sull’argomento né la presa di una decisione in merito. Si tratta semplicemente di un chiarimento dell’orientamento dell’amministrazione.

    Per esempio, ieri abbiamo scoperto che è intenzione dell’Assessore ai Lavori Pubblici Crivello procedere alla demolizione del “bruco” soprelevato che collega Corte Lambruschini con l’inizio di via Cadorna, oppure che per combattere gli eccessi di velocità in città ci vorrebbero dei tutor, ma mancano i soldi per installarli, o ancora che i cassonetti a scomparsa – soluzione ottima per l’estetica della città – non riescono a smaltire cartoni di grosse dimensioni. Tutto molto interessante, ma nulla di definitivo e sicuramente non di grande impatto sulla vita dei cittadini.

    Passiamo poi alle mozioni. L’unica mozione all’ordine del giorno riguardava la mappatura e il ripristino dei sottopassi genovesi ed è stata approvata all’unanimità. Una provvedimento tanto innocuo quanto generico.

     

     

     

    L’unico sussulto poteva – forse – derivare dalla modifica all’articolo 49 del regolamento comunale che riguarda le risorse finanziarie per lo svolgimento delle attività dei gruppi consiliari. E invece si dovrà aspettare il prossimo martedì per affrontare l’argomento, vista la decisione di rimandare il punto alla seduta successiva.

    Di proposte di deliberazione nemmeno l’ombra. E pensare che le proposte di deliberazione sono il principale strumento con cui un consiglio comunale può produrre atti amministrativi, ovvero emanare quei provvedimenti che vanno realmente ad influire su persone o situazioni.

    La trappola del populismo è dietro l’angolo ed è facile cadervi, ma davvero viene voglia di dire che di fronte alle tante emergenze, che pure la Giunta Doria aveva cercato di risolvere all’inizio del suo mandato, ci si potrebbe aspettare dall’amministrazione comunale e dalla sua maggioranza un’azione più incisiva e qualche decisione in più.

     

     

     

    Nella prima parte del Consiglio, dedicata agli articoli 54 (interrogazioni a risposta immediata), si è affrontato, per esempio, il tema della mobilità pubblica in seguito alle notizie dei giorni scorsi relative alla possibile scomparsa del biglietto integrato AMT – Trenitalia. Si tratta di un argomento su cui il Comune ha una grande responsabilità essendo socio di maggioranza di AMT, un’azienda che ha anche deciso di rifinanziare proprio pochi mesi fa con 7 milioni di euro (dei cittadini genovesi). La posizione dell’amministrazione assume ancora più importanza poiché, come ha affermato lo stesso assessore Dagnino, «l’accordo con Trenitalia era fortemente squilibrato» proprio a sfavore dell’AMT.

    Questioni come queste dovrebbero essere discusse in modo ben più approfondito in aula, non solo con un semplice scambio domanda-risposta tra consigliere e assessore, bensì con una decisione forte del Consiglio sostenuta nel modo più trasversale possibile da tutte le forze politiche.

    A fare da contraltare alle sedute soft degli ultimi mesi vi sarà una seduta decisamente strong la prossima settimana, quando si prevedono ben due giorni di Consiglio Comunale (martedì e mercoledì). Ma allora è solo una questione di programmazione delle sedute? Non proprio, perché come sostengono diversi consiglieri di opposizione (Lilli Lauro del Pdl e Paolo Putti del M5S) si corre il rischio di dover prendere tutte le decisioni nelle ultime sedute prima della fine dell’anno con la necessità di contingentare la discussione senza i tempi necessari per analizzare le questioni. Se così fosse il Movimento 5 Stelle ha già annunciato di voler abbandonare l’aula in segno di protesta.

    Qualche maligno potrebbe persino pensare – e alcuni lo pensano – che dietro questa scelta di rinviare le decisioni più delicate alle ultime sedute pre-natalizie non ci sia solo una mancanza di organizzazione, ma la precisa volontà di ridurre al minimo le sollecitazioni per una maggioranza che, soprattutto sui temi di grande importanza, ha dato diversi segnali di squilibrio. Ridurre i tempi della discussione per limitare le possibilità di scontro.

    In realtà al momento non si conoscono ancora gli argomenti del prossimo Consiglio, ma restano di sicuro ancora pendenti molte questioni su cui speriamo che la Giunta e il Consiglio vogliano prendere decisioni importanti.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Mario Monti, la mossa a sorpresa: Berlusconi e Bersani a confronto

    Mario Monti, la mossa a sorpresa: Berlusconi e Bersani a confronto

    Palazzo ChigiOra che la “politica” è rientrata prepotentemente in scena, con l’ennesima ricandidatura di Berlusconi, le ormai certe elezioni anticipate e la mossa a sorpresa di Mario Monti, pronto anch’egli – pare – ad una vera “discesa in campo”, ci torna finalmente utile aver parlato tanto di problemi economici. Perché possiamo così valutare con maggior cognizione di causa il senso delle scelte dei vari protagonisti: i quali non sono affatto buoni e cattivi nel modo in cui sono comunemente “disegnati”, per dirla alla Jessica Rabbit.

    Prendiamo Berlusconi. Il Cavaliere, anche se in questi giorni prende bastonate da tutti, a partire dai mercati azionari e obbligazionari, non è affatto quella grave minaccia per l’Italia che ci viene raccontata: o quantomeno, se lo è oggi, non è per motivi diversi da cinque o dieci anni fa. Anzi, ormai conosciamo bene il pover’uomo: amante delle belle donne, spregiudicato, ruffiano, viscerale, dotato dell’istinto del piazzista e senza alcuna cultura politica o senso delle istituzioni. Per uno così la politica non è mai stata un obiettivo: se mai, è stata un mezzo, vuoi per ingrandire un ego già gigantesco, vuoi per avvantaggiare le proprie aziende e poi per salvarsi dalle conseguenze giudiziarie della sua stessa mancanza di scrupoli. Per questo si è occupato solo di mantenere quel consenso che gli permettesse o di governare o di condizionare chi governava. E avere un buon consenso per un bravo venditore non è un grosso problema. Disse una volta: «È difficile non andare d’accordo con me: quando c’è qualcuno che ha delle punte mi faccio concavo, quando c’è qualcuno che si ritrae mi faccio convesso». Berlusconi, per ottenere i suoi scopi, ha sempre fatto così: ha anche minacciato, insultato e combattuto, ma soprattutto ha adulato, ha stipulato accordi e ha distribuito doni. Ha cercato, insomma, di dare alla gente quello che voleva, per poi poter fare lui stesso quello che voleva. In questo modo è stato a galla per vent’anni. Alla luce del contesto, dunque, anche questa sua ultima mossa – il ritorno in politica contro l’Europa dei poteri forti – non sorprende. Sempre attento agli umori di quelli con cui si confronta, il Cavaliere ha capito che l’austerità sta generando un malcontento crescente, a partire da molti piccoli e medi imprenditori, che questo malcontento non era ancora stato esplicitamente intercettato e che su questa scia poteva ricostruire un’alleanza con la Lega e fare concorrenza a Beppe Grillo (che non è poi così dichiaratamente euroscettico come potrebbe apparire). E anche se il soggetto rimane comunque spregiudicato, inaffidabile e “unfit to lead Italy” quanto volete, tuttavia il rischio concreto è che il tempo gli dia ragione.

    A questo proposito dovrebbe far riflettere il fatto che quegli stessi giornaloni che per decenni gli hanno tenuto il sacco, bevendosi la storia della “rivoluzione liberale” e prendendolo con serietà mentre cercava di accreditarsi addirittura come leader della destra moderata, oggi lo additino a principale minaccia per la stabilità dell’Europa. Non che mi interessi difendere l’indifendibile Mr. B, ma da quanto ci siamo detti in questa rubrica appare chiaro che questa storia sia tutta un’enorme panzana.

    Sappiamo già, infatti, che i danni fatti dai governi Berlusconi – danni molto grossi sotto altri aspetti – dal punto di vista della crisi macroeconomica non sono assolutamente determinanti: o per lo meno, non sono distinguibili dalla generale inadeguatezza di tutta la classe politica della seconda Repubblica nel suo complesso. Il vero problema è la mancanza di regole nel sistema finanziario privato e, relativamente all’area euro, gli squilibri commerciali nella bilancia dei pagamenti tra paesi membri (cioè il fatto che la esportazioni tedesche verso l’UE non siano bilanciate da altrettante importazioni): certo non sono state le promesse populiste di Berlusconi a far salire il debito pubblico (al contrario – ricordo – negli stessi anni il rapporto debito/PIL scendeva).

    Ma se questo è vero, allora consegue giocoforza che non importa cosa pensino oggi gli elettori e non importa neppure chi avrà vinto le elezioni tra qualche mese: quando la dura realtà presenterà il conto, Berlusconi farà bella figura, perché potrà rivendicare di aver preso posizione contro l’austerità e la gabbia dell’euro. A pagarne le conseguenze resterà come al solito il Partito Democratico, questa supposta “sinistra” che ha tradito la sua vocazione storica e oserei dire anche semantica, che ha preferito coltivare le amicizie in alto più che i rapporti sindacali in basso, e che ha imparato ad illuminarsi per le ragioni più opportunistiche della realpolitik, perdendo ogni legame con l’ispirazione ideale della politica.

    Ancora una volta, infatti, – e veniamo così all’altro protagonista – il piano di Bersani è stato più semplicistico che astuto. Monti – deve aver ragionato il segretario del PD – è stimato da tutti, eppure non gli manca un certo consenso popolare: quindi copiamo il suo programma di rigore (temperato con qualche minimo provvedimento sociale), mandiamo Monti al Quirinale (così tranquillizziamo l’Europa) e poi potremo governare tranquillamente per cinque anni. In questo modo riusciamo sia a continuare a vivere nel mito della sinistra di Prodi “che ci ha portato in Europa”, sia ad accontentare i nostri cari amici imprenditori, che hanno problemi a pagare meno i lavoratori e a disciplinare i sindacati!

    Purtroppo per il nuovo leader della sinistra, fresco di investitura popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Il successo di Monti è stato possibile solo grazie a due condizioni irripetibili:

    a) si è concretizzato nel breve periodo (già nel medio periodo si vedono i danni fatti: e il progressivo calo di consensi del premier sta lì a dimostrarlo);

    b) non ha dovuto fronteggiare un’opposizione politica.

    E’ ovvio, cioè, che la rassegnazione dei cittadini di fronte all’ineluttabilità dell’agenda Monti dipenda molto dall’appoggio incondizionato di tutti i giornali e di tutte le forze politiche. Ma questa concomitanza si può realizzare solo con un governo tecnico da mandare al più presto in soffitta. Nella normale dialettica politica, un governo che metta mano a così tanti tagli e sacrifici, senza che se ne riescano anche solo ad intravvedere i frutti, finirebbe triturato dalle critiche dell’opposizione.

    E qui capiamo anche come mai Monti – il terzo incomodo – stia pensando seriamente di scendere in campo: per strano che sembri, deve andare in soccorso al PD. A seconda di come vince le elezioni, infatti, Bersani si può trovare nella condizione di (prima ipotesi) non avere i numeri per governare e quindi dover fare un’alleanza con il PDL (con Berlusconi a fare l’ago della bilancia); oppure di (seconda ipotesi) riportare una grande vittoria e quindi poter governare da solo con Vendola. Ma anche in questo secondo caso, la possibilità di fare nuove manovre lacrime e sangue sarebbe seriamente a rischio: il combinato costituito dalle forti ed inevitabili pressioni sociali e dalla potenza di fuoco mediatica delle televisioni del Cavaliere potrebbe essere troppo duro da reggere per la maggioranza, che finirebbe presto per perdere pezzi all’estrema sinistra.

    Serve quindi una stampella di centro, cattolica e tecnica insieme, che sottragga voti alla destra e compatti il futuro governo Bersani. Resta solo da vedere che campagna elettorale sfornerà il PD a questo punto. Monti e Berlusconi sulla vera questione politica del momento, cioè la governance europea e l’euro, sono agli antipodi: ma almeno hanno le idee chiare in termini di programmi elettorali (anche se quello del Cavaliere – si sa – non è mai un impegno).

    Ma la sinistra in questo contesto come si colloca? Difficile sostenere Monti per un anno, impegnarsi a proseguire sulla sua strada, continuare a far capire che sarebbe una scelta gradita addirittura per il Quirinale e nel contempo ritrovarselo contro in campagna elettorale. Se Monti ha fatto bene in Europa, allora conviene votare direttamente lui; se non ha fatto bene, allora la sinistra dovrebbe spiegare perché, nonostante questo, lo abbia sostenuto incondizionatamente: e soprattutto perché ora convenga votare il PD. Anche il PDL ha sostenuto Monti, è vero: ma poi ha staccato la spina. E la differenza non è cosa da poco, in campagna elettorale. Pronostico quindi un proseguo logorante per Bersani, come si vede da certe avvisaglie; anche se non credo che il risultato sia in discussione: con ogni probabilità sarà proprio lui il prossimo premier. Certo che, quando c’è di mezzo la sinistra italiana, niente è sicuro.

     

    Andrea Giannini

  • L’Ars topiaria: il suo impiego nei cortili cittadini

    L’Ars topiaria: il suo impiego nei cortili cittadini

    ars topiaria casaIn questo ultimo articolo sull’“ars topiaria”, ci soffermeremo sul suo impiego nei piccoli spazi urbani e, in particolare, su un esempio concreto di utilizzo di piante di bosso, potate in modo artistico e poi collocate all’interno di un cortile di un palazzo cittadino. In generale, basteranno una aiuola di limitate dimensioni, pochi vasi o anche un paio di piante “scolpite” con forme particolari, collocate ai lati di un ingesso, di un portone o di una porta di accesso, per modificare completamente, con una spesa molto limitata, l’immagine di un edificio e soprattutto per dilatare la percezione visiva dello spazio.
    Per contestualizzare il caso che descriveremo, va detto che lo spazio da progettare consisteva in una area non molto ampia, ubicata in una zona centrale di una grande città della Lombardia, a clima continentale. In particolare, l’edificio, in cui si inseriva il cortile, era una tipica casa milanese, di fine settecento-inizio ottocento.
    ars topiaria potaturaInnanzi tutto, per nascondere alcune pareti scrostate, esteticamente non soddisfacenti, queste ultime sono state interamente ricoperte con rampicanti, in particolare con edera bianca e verde scuro e con una wisteria di colore molto tenue. Essa cresce parzialmente frammista all’altro rampicante, creando, soprattutto in primavera, un effetto cromatico molto suggestivo.
    La pavimentazione è stata restaurata (o rimpiazzata ove necessario), secondo lo schema classico ed utilizzato in loco. Vi è infatti un camminamento esterno, la parte centrale, quadripartita a mezzo di costolature in pietra, è in ciottoli di fiume sempre grigiastri. Le quattro superfici drenanti diagonali, oltre alla indiscutibile valenza estetica, sono poi utilizzate per convogliare lo scarico dell’acqua nell’impluvium centrale.

    L’aiuola da piantumare si presentava, infine, frontalmente, davanti all’ingresso, di lunghezza e larghezza non particolarmente ampie.

    ars topiaria vasiL’esposizione dell’area non risultava molto soleggiata ma era comunque tale da consentire la crescita e lo sviluppo di essenze vegetali dalle normali esigenze colturali.
    Ai due lati esterni dell’aiuola, sono stati collocati due bossi di grandi dimensioni, a foglia scura e lucente, potati a forma di spirale. Il resto dello spazio è stato riempito con erbacee perenni, cespugli di differenti dimensioni e varietà, il tutto caratterizzato da fioriture nei toni del bianco, rosa e violetto tenui.
    In linea generale, la scelta può ovviamente contemplare, a seconda del contesto e delle esigenze colturali delle piante, weigelia, peonie bulbose, potentilla, oppure lupini, nicotiana (piante del tabacco) ed infinite altre varietà.
    La bordura esterna, al confine con i sassi della pavimentazione, è stata, invece, volutamente delineata in modo irregolare con cespugli, di piante perenni e non spoglianti, disposti in modo non perfettamente simmetrico, dalle foglie con sfumature grigio-verde, scelte in modo da armonizzare con gli altri colori presente in loco.

    ars topiaria piante miste

    Due sfere in granito di medie dimensioni, antiche e di colore bianco-grigiastro, già presenti nel cortile e ricollocate, hanno fornito la linea guida delle tonalità cromatiche delle piante, dei cespugli, dei rampicanti, dei materiali impiegati e degli elementi di arredo.

    Queste “sculture” sferiche, consunte dal tempo e parzialmente ricoperte da muschio e licheni, sono state, infatti, collocate ai due margini estremi, frontali della aiuola. Esse conferiscono all’insieme un impianto formale, classico e tale da colpire immediatamente l’osservatore che entra nel cortile.
    ars topiaria inverno winterQualche vaso con azalee, aralie, grandi felci o piante scelte secondo il gusto personale degli abitanti ed individuate a seconda dell’effetto complessivo desiderato, completeranno l’insieme. Si sottolinea, infine, che un particolare rilievo è stato sempre attribuito, nella individuazione delle piante impiegate, all’elemento cromatico.
    I colori chiari (bianco, rosa, azzurro pallido e grigio-verde del fogliame) sono stati infatti appositamente scelti per contrastare con il verde scuro del bosso e delle altre piante, specie dei rampicanti, ivi utilizzate. Essi inoltre, tenuto anche conto dell’ubicazione della aiuola, risaltano particolarmente bene nella la fioca luce serale e ed autunnale delle regioni a clima continentale. Tali cromatismi si limitano, invece, a completare ed a sottolineare l’insieme complessivo dell’aiuola quando i due bossi dal verde scuro e lucente, illuminati di sera con luce radente dal basso, spiccano tra le verzure i cui fiori e le cui foglie assumono riflessi argentei, dai differente toni e sfumature.

    ars topiaria inverno

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • L’Islanda dopo il crack: bolla immobiliare e nuovo rischio default

    L’Islanda dopo il crack: bolla immobiliare e nuovo rischio default

    Islanda, abitazioniCirca un anno fa abbiamo smentito la favola della piccola Islanda che, dopo essere stata sconvolta da un terribile terremoto finanziario, avrebbe vinto la battaglia contro il malvagio Fondo Monetario Internazionale risollevandosi dalla crisi. Abbiamo visto quanto la realtà fosse ben diversa, tanto che questo paese viene spesso citato sia dal Fondo Monetario Internazionale sia da economisti del calibro di Paul Krugman come esempio positivo di collaborazione tra governo e FMI. E mentre il tanto celebrato processo di rivisitazione della Costituzione attraverso il web e i social, quindi con il diretto coinvolgimento della popolazione, procede (il testo è stato definitivamente approvato manca ancora il sigillo del Parlamento), vediamo invece come sta andando la ripresa economica ora che i riflettori della stampa internazionale si sono spenti…

    Il paese, dopo due anni di grave recessione, ha registrato nel 2011 una crescita del 2,6% e si prevede che nel 2012 il PIL cresca del 2,7%. Il tasso di disoccupazione è in costante discesa e si pensa che l’inflazione, ora al 4,2%, convergerà nel medio termine al valore prefissato dalla Banca Centrale pari al 2,5%. Ebbene sì, tutto farebbe pensare che il peggio sia passato e che i nostri amici islandesi possano dormire sonni tranquilli. Purtroppo non è così e forse si stanno creando le condizioni per una nuova bolla immobiliare.

    Dopo il crack del 2008 sono stati introdotti dei controlli sui capitali con lo scopo di stabilizzare il cambio. In parole povere non è più consentito convertire corone islandesi in altre valute per evitare la fuga di capitali. Questo ha dapprima aiutato la ripresa dell’economia incentivando gli investimenti sul suolo nazionale, ma ha anche creato una grande quantità di liquidità offshore, cioè posseduta da investitori non residenti che sono rimasti “intrappolati” nella corona islandese. Questa liquidità, pari a circa 8 miliardi di dollari, non avendo altri sbocchi, viene investita principalmente nel settore immobiliare facendo lievitare enormemente i prezzi delle case e il numero di compravendite. Come se non bastasse, oltre al classico investimento sul “mattone”, gli investitori si rivolgono a forme più sofisticate di investimento come le obbligazioni ipotecarie che sono titoli obbligazionari derivanti dalla cartolarizzazione di prestiti ipotecari. In pratica le ipoteche concesse alle famiglie vengono “vendute” a investitori che ottengono un guadagno proveniente dai pagamenti delle rate delle ipoteche stesse.

    Il principale emittente di questi titoli è HFF (Housing Finance Fund), una banca di proprietà pubblica che possiede il 60% del mercato dei mutui e che, per legge, deve emettere mutui indicizzati all’inflazione. Le banche commerciali non hanno questo obbligo e, grazie alla forte domanda proveniente dai capitali offshore, riescono a ottenere prestiti a bassi tassi d’interesse e quindi a offrire mutui più appetibili di quelli di HFF i cui clienti stanno rinegoziando i propri mutui per passare alla concorrenza. Questo ha provocato uno squilibrio tra il costo crescente del debito e la redditività decrescente dei propri crediti che sta portando HFF vicino alla bancarotta. Per evitare il default di HFF il governo probabilmente dovrà intervenire imponendo nuove tasse oppure utilizzando i fondi pensione.

    In parole povere, gli investitori stranieri in possesso di corone islandesi, non potendo cambiare valuta, stanno comprando immobili e titoli sull’isola alimentando una bolla che prima o poi rischia di scoppiare.

    Bolla immobiliare e speculazione su obbligazioni immobiliari… vi ricorda qualcosa? È lo stesso meccanismo che ha portato alla crisi dei mutui subprime americani. Non mi stupirei di sentir parlare presto di mutui ninja islandesi.

    Purtroppo la situazione non è affatto semplice: finché vi saranno i controlli sui capitali (previsti fino al 2015) si rischia di avere bolle speculative come quella che sta avendo luogo adesso, ma d’altra parte abolirli troppo presto potrebbe avere conseguenze ancora peggiori a causa delle fughe di capitali.

    Sigríður Ingibjörg Ingadóttir, membro del parlamento islandese, in un intervista a Bloomberg ha dichiarato che per arginare la bolla speculativa “il parlamento dovrebbe istituire una legge per limitare le opzioni di investimento per i detentori di corone islandesi offshore” e che questa legge dovrebbe “impedire agli investitori di utilizzare i fondi offshore nel mercato immobiliare”.

    Purtroppo gli islandesi sono ben lontani dall’aver risolto tutti i propri problemi e sono chiamati a ripetere un’altra impresa, forse ancora più ardua di quella che ha permesso loro di superare la più grande crisi finanziaria della loro storia.

     

     Giorgio Avanzino

  • La favola dello spread: il valore scende e la crisi si aggrava

    La favola dello spread: il valore scende e la crisi si aggrava

    Questa settimana lo spread è sceso sotto la soglia psicologica dei 300 punti base. Subito dalla curva della tifoseria occupata dalla grande stampa si è scatenato un tripudio di striscioni e cori da stadio: un’ovazione per Mario Monti, che punta deciso – ha fatto sapere – a quota 287, la metà esatta di quando si insediò l’anno scorso (giusto per poter dire: “Quanto so’ figo? v’ho dimezzato il costo del debito!”).

    Ma il governo italiano, nella fattispecie, c’entra poco: il momentaneo balzo si deve all’annuncio del governo greco di voler investire 10 miliardi per ricomprarsi parte dei bond già emessi, pagandoli in media il 34,1% del loro valore nominale. L’importanza dell’annuncio si deve al fatto che il riacquisto di bond già emessi (in inglese buyback) sia una delle condizioni imposte dalla Troika per sbloccare 240 miliardi di euro di aiuti promessi. A questo si sono aggiunte le voci di un’apertura della Germania ad un’ipotesi di cancellazione di quote del debito greco. Nonostante l’immediata smentita del governo tedesco, ormai i mercati avevano cominciato a trarre le loro conclusioni.

    Se i Greci – questo sarebbe il ragionamento, a quanto ci viene detto – riescono a ottenere un taglio di parte del debito, allora questo nel suo complesso diminuisce (e quindi aumenta la possibilità di ripagarlo) e gli aiuti internazionali si sbloccano (e quindi nuova liquidità da ossigeno ad Atene). In questo modo la Grecia rientrerà in carreggiata, gli spread caleranno ancora, l’euro si salverà e ovviamente ci sarà pace e prosperità per tutti, più 40 vergini a disposizione di ogni uomo (e di ogni donna, così non mi accusate di maschilismo).

    In realtà le cose non stanno così, per motivi che chi segue questa rubrica ha ormai capito (e che hanno capito anche in giro per il mondo). Innanzitutto c’è il solito segreto di Pulcinella (di cui ho già scritto e riscritto): il debito muore pubblico, ma nasce privato. Pertanto, ammesso e non concesso che lo si possa ridurre, si otterrebbe comunque l’unico risultato di tamponare l’effetto senza toccare le cause strutturali. Inoltre vale sempre la pena di ricordare che tagliare 20 miliardi (questo il risparmio previsto) in modo così da potersi indebitare per altri 34 (tanto vale la prima tranche di aiuti) sembrerebbe un modo per aumentare il debito, più che per diminuirlo, come la storia della crisi greca ci ha insegnato finora (ma come avrebbe capito da principio anche il peggior studente di ragioneria delle superiori).

    Per cui i casi sono due: o la Troika è in mano a persone con l’intelligenza della mosca che continua a sbattere sul vetro per uscire dalla finestra, oppure è chiaro che nella storiella c’è qualcosa che non torna. E direi decisamente: “la seconda che hai detto”, per citare Quelo, il santone di Guzzanti.

    Come è noto, infatti, non è la prima volta che si impone ai creditori una ristrutturazione del debito greco. L’ultima fu a marzo di quest’anno, con una riduzione del 75% su un totale di 77 miliardi di euro, che il New York Times definisce giustamente “il più grande default della storia”: perché di questo si tratta. A ben vedere, infatti, se la ristrutturazione di per sé è sicuramente un beneficio per le casse elleniche, vista dall’altra parte, per i creditori, è al contrario una grossa perdita. Per quale motivo, allora, un’istituzione privata dovrebbe accettare perdite nell’ordine del 75% su un credito vantato legalmente? La risposta la sapete già: quand’è che, invece di riavere i 100 euro che avete prestato ad una persona, vi accontentate di 30? Quando valutate realisticamente di non poterne avere di più. Si tratta di una perdita, è chiaro: ma perdere 70 è sempre meglio di perdere 80, 90 o 100. Avete capito quindi cosa pensa tutta l’Europa del debito greco? Che non potrà mai essere ripagato interamente. Altro che ottimismo!

    E poi, scusate: ma se un’istituzione privata (diciamo una banca) va in sofferenza perché un credito (diciamo titoli di Stato greci) viene ripagato solo in parte, cosa succede? O per lo meno, cosa è successo finora in Europa? Le banche sono state abbandonate al loro destino oppure lo Stato è intervenuto per salvarle a costo zero? Immagino che abbiate capito l’antifona. Ma giunti a questo punto, vale la pena fare un ultimo sforzo.

    Ci sono pochi dubbi che a breve, anche se in un modo magari meno plateale, da Bruxelles se ne usciranno con una cosa del genere: “Cari amici Greci, abbiamo sbagliato. Si, è vero: vi abbiamo imposto tagli, sacrifici, austerità, disoccupazione, povertà e vari morti. Ma forse non è servito a nulla. Per cui, scusate tanto: passiamo al piano B. Ah! Sempre amici come prima, eh?”. Ma in realtà quattro anni di commissariamento non sono passati invano.

    Il debito pubblico non è diminuito, anzi: ma la sua composizione è cambiata. Ce lo spiega sempre il New York Times: «Solo nel 2008, tutto il debito governativo o sovrano greco era virtualmente nelle mani dei detentori di bond del settore privato, principalmente banche e fondi di investimento. Ma, in seguito all’intensificarsi della crisi del debito greco e all’intervento delle istituzioni pubbliche, i creditori privati ora ne possiedono solo il 27%». Chiaro il concetto? Non stanno salvando Grecia: si stanno preoccupando solo di chi lasciare col cerino in mano.

    Anche se sentite dire tutti i giorni che non ripagare il debito è immorale, resta pur sempre il fatto che innumerevoli volte succede: ed è per questo, tra l’altro, che un bond greco rende il 15% mentre un bund tedesco ha rendimento quasi negativo; perché il creditore (giustamente) vuole un guadagno maggiore per prestare soldi a chi è percepito come più a rischio di insolvenza. Ma questo significa che il rientro dal credito non è assicurato: se lo fosse, non avrebbe senso pagare interessi molto alti per avere denaro a prestito! Qualsiasi investitore vi dirà che l’investimento sicuro al 100% non esiste. Fa parte del mestiere di chi presta denaro fare la valutazione dei rischi: e se si sbaglia, semplicemente sono problemi suoi. E’ questo dettaglio, messo volutamente in secondo piano, che è decisivo per capire perché è importante l’identità del possessore del debito. Se il creditore è un istituto privato, per quanto potente, il governo può sempre dirgli: “Sai che c’è? I soldi che ti devo, non te li do: ormai sono in default e ne sopporterò le gravi conseguenze. Ma se devo scegliere tra te e le pensioni dei miei cittadini, preferisco le seconde”.

    Al Fondo Monetario Internazionale questo scherzo non lo puoi fare, perché quando ti ha prestato i soldi si è fatto mettere nero su bianco che il suo credito viene prima di quello di tutti gli altri. Alle banche e ai fondi greci, invece, lo scherzo si potrebbe fare: ma sarebbe darsi la zappa sui piedi. I soldi della BCE, poi, sono soldi dei cittadini tedeschi, olandesi, finlandesi, ma anche italiani e spagnoli: e quindi, in ultima analisi, soldi pubblici. All’appello manca solo qualche istituto privato europeo, soprattutto francese, ma in misura minore anche inglese e tedesco. Ecco perché l’agonia della Grecia è proseguita finora.

    Poi, certo: può darsi anche che a Berlino si siano davvero resi conto che il default di Atene segnerebbe la fine dell’euro. E può darsi anche che a Roma pensino davvero che il paese possa salvarsi con l’austerità. Ma resta il fatto che, dal Partenone al Colosseo, la prima esigenza a condizionare ogni strategia anti-crisi è sempre la stessa: evitare il tracollo del settore finanziario privato, scaricando i costi, se necessario, sul settore pubblico, sui contribuenti e sull’economia reale.

    Ecco spiegato il motivo, quindi, per cui lo spread scende proprio mentre si registra una disastrosa performance dell’economia italiana: l’aumento delle tasse e la soppressione degli incentivi, che comprimono i consumi e deprimono l’economia reale, sono necessari per garantire ai conti pubblici, nel breve periodo, di sopportare il costo del salvataggio del settore bancario. Nel medio periodo, però, la diminuzione di PIL richiede un nuovo intervento correttivo e la spirale recessiva prosegue aggravandosi: e in questo modo – lo capisce chiunque – il gioco è destinato a non durare a lungo.

    Insomma, non è il caso di illudersi, come fa Vito Lops del Sole 24 Ore, che addirittura si prende il lusso di canzonare il gota dell’economia mondiale (“le cassandre”) per aver sempre detto quello che puntualmente si sta avverando. Piuttosto dovremmo imparare a guardare lo spread per quello che è diventato: non un indicatore del rischio di default, ma del “rischio” che una democrazia si svegli e che decida di non essere più disposta a pagare per una crisi che non ha causato.

     

    Andrea Giannini

  • Saldi di Natale a Genova: il vademecum per il consumatore

    Saldi di Natale a Genova: il vademecum per il consumatore

    Vico Casana, centro storico di GenovaTutti gli anni, con l’incombere dell’inverno e quindi del Natale, sembra di vivere un dejavù… Vetrine allestite con gli addobbi del caso in mezzo a strade disseminate di luminarie, un andirivieni di persone che osserva da fuori perché dentro ai negozi non ci entra: i soldi sono pochi.
    Eppure le offerte natalizie, come sempre, si  moltiplicano invitandoci a comprare l’oggetto dei nostri desideri ad un prezzo mai visto; ma giacché si ripete tutti gli anni, potrei scrivervi “ad un prezzo da sempre visto”, quello più basso di tutti, ovviamente!
    E poi, come tutti gli anni, ecco i saldi! Saldi mortali, mi viene da dire!

    Ricordiamo ai nostri lettori che la merce in saldo deve essere quella rimasta al negozio e cioè non venduta; deve essere un oggetto che il giorno prima costava tot ed il giorno dopo molto meno.
    Ed invece, come tutti gli anni, assistiamo ai soliti tentativi di fregare, alla faccia del buonismo natalizio.
    Però c’è un modo di tutelarsi. Come ogni anno, vi rinnovo alcune regole basilari:

    1. Prima di acquistare qualunque oggetto, verificare la serietà del negoziante, la validità dell’offerta e confrontare sempre questi parametri recandosi presso più esercizi commerciali che vendono il medesimo oggetto e confrontando più offerte possibili.

    2. Diffidare a priori delle offerte cosiddette “sotto costo”: un oggetto che costa poco vale poco, quindi occhi aperti!

    3. Verificare sempre le garanzie offerte: quella di legge, ovvero due anni più due mesi dall’acquisto, diffidando da chi offre un anno di garanzia della casa costruttrice.

    4. Scegliete tutto con estrema cura, avrete notato che in questo periodo non solo c’è più confusione del normale per via della gente, ma anche per via di tutti gli addobbi ed i colori con cui vengono impestati i negozi ed i centri commerciali: questa è comunque una delle tecniche per distrarvi…

    5. Nel caso dobbiate comprare elettrodomestici, computer, telefonini o comunque oggetti “pregni” di tecnologia, cercate di andare in un negozio dove sia possibile trovare qualche commesso gentile e non sbrigativo che possa illustrarvi tutto quanto di necessario per guidarvi ad un acquisto ragionato.

    6. Per quanto riguarda i cibi, controllare bene le scadenze (ormai i panettoni li confezionano tutto l’anno…)

    7. Per i saldi, invece, cercate di individuare prima l’oggetto o capo di abbigliamento che vi interessa e poi verificate se quel medesimo oggetto o capo costa effettivamente di meno. Purtroppo vige una pessima abitudine dei negozianti di acquistare robaccia a prezzi irrisori per poi spacciarla come saldi, col risultato che loro ci guadagnano di più e voi non avete affatto risparmiato…

    A gennaio nessuno si ricorderà più nulla di tutto ciò, se non coloro che hanno ricevuto le fregature di rito.
    Sì, perché Natale anche in queste cose è un rito.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Consiglio Comunale Genova: Consulta del Verde e zona franca a Sampierdarena

    Consiglio Comunale Genova: Consulta del Verde e zona franca a Sampierdarena

    Consiglio Comunale GenovaDue mozioni, una proveniente dall’opposizione e una dalla maggioranza, hanno animato ieri il dibattito in Consiglio Comunale. Il primo punto all’ordine del giorno, presentato dai consiglieri dell’UDC affrontava uno degli eterni problemi di Genova: la cura del verde cittadino. Si tratta di aree rarissime, autentiche “oasi” all’interno di città largamente cementificate come la nostra e spesso abbandonate all’incuria e al degrado.

    Il punto centrale della proposta di consiglieri centristi è stata l’istituzione di un “Curatore dei Parchi” che, al pari dei curatori dei musei, si occupasse della gestione e della ricerca di fondi per il mantenimento dei parchi storici, come  Villetta di Negro, Villa Duchessa di Galliera, Villa Pallavicini.

    Sul punto specifico la Giunta, attraverso l’assessore Garotta, si è pronunciata in modo contrario, sostenendo che il progetto che l’amministrazione sta portando avanti e che era già stato avviato con la Giunta precedente, prevede che sia la Consulta del Verde ad occuparsi di tutti i problemi legati alla cura dei parchi, delle aiuole e degli alberi.

     

     

    La Consulta del Verde, costituita al termine della Giunta Vincenzi, sembra trovarsi, sulla base delle informazioni divulgate in aula dagli stessi consiglieri, ancora in una fase di “start up”. «Nelle quattro sedute che ha svolto fino ad oggi – ha affermato il capogruppo dell’Udc Alfonso Gioia – non ha deciso nulla». L’Assessore Garotta ha precisato che pur essendo all’inizio della propria attività, la Consulta ha già avviato dei gruppi di lavoro per cercare di capire come affrontare il problema del verde cittadino a fronte di una costante riduzione dei finanziamenti e delle risorse umane a disposizione di questo settore. Un esempio: negli anni ottanta vi erano circa 400 unità che si dedicavano a parchi, giardini e aiuole di Genova, negli anni novanta questo numero si era ridotto a 200 e oggi sono circa 70 gli addetti della linea verde dell’Aster che svolgono questa attività. I gruppi di lavoro hanno quindi avviato una struttura per la formazione dedicata alle associazioni che già da tempo si occupano in modo del tutto volontario al mantenimento del verde cittadino, ipotizzando anche di coinvolgere anche giovani studenti riconoscendo loro crediti formativi.

     

     

     

    Tuttavia il Movimento 5 Stelle ha avanzato dei dubbi sugli effettivi poteri di questa Consulta, affermando che in alcune occasioni  si sarebbe espressa contro l’abbattimento di alcuni alberi – per esempio in via Spinola ad Oregina -, ma il suo parere sarebbe stato inascoltato. Il problema del taglio di alberi dati per malati, ma che malati non sono, è stato sollevato da molti altri consiglieri (Balleari del Pdl e Villa del Pd) tanto da spingere il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone ha chiesto alla Giunta che venga bloccato l’abbattimento di tali alberi in attesa di un chiarimento della situazione.

    Al di là dell’introduzione di un curatore per i parchi, viene da domandarsi se non valga la pena potenziare i soggetti preposti al mantenimento del verde pubblico e, perché no, controllare meglio il loro operato, visto che lo stesso assessore ammette: «Siamo tutti d’accordo che la situazione del verde nella nostra città non sia soddisfacente». Il Consiglio, infatti, ha respinto col voto contrario del centro sinistra e della Lista Doria la mozione dell’Udc, ma non ha avanzato alcuna proposta alternativa per cercare di risolvere un problema oggettivo.

     

     

     

    Fatti, non parole, sono chiesti invece a gran voce dal consigliere del Pd Vassallo, promotore, insieme alla consigliera Russo sempre del Pd, di una proposta per creare nuove attività commerciali in Via Buranello all’interno dei “voltini” della stazione. E lo ha detto chiaramente difendendo la propria mozione: «Questo è un provvedimento per trasformare in atti le tante parole dette in quest’aula». Vassallo ha citato i continui richiami alla crisi economica avvenuti in Consiglio Comunale, le numerose discussioni sulla sicurezza nel quartiere di Sampierdarena e l’approvazione di un piano di riqualificazione urbana che prevede diversi interventi proprio in questo quartiere, come atti preliminari a cui era necessario dare un risvolto pratico.

    L’approvazione di questa proposta darà vita ad una “zona franca” in cui verrà garantita: «la concessione alle attività economiche non legate al gioco d’azzardo che ivi si insedieranno ex novo, del massimo livello di facilitazione attivabile su eventuali imposte e/o tariffe e/o canoni di competenza comunale per un periodo di 10 anni». In questo modo si cerca non solo di sostenere l’attività produttiva, ma anche di creare un tessuto commerciale e civile che contribuisca a riqualificare una zona spesso agli onori delle cronache per i problemi di sicurezza e per il crescente disagio sociale.

    Concludiamo questo articolo segnalando che ieri è iniziata la sperimentazione della trasmissione del Consiglio Comunale in streaming, per permettere ai cittadini di vedere in diretta le sedute di palazzo Tursi dal proprio PC. Basta accedere alla pagina – http://www.comune.genova.it/pages/il-consiglio-comunale-diretta – e scaricare, per chi già non lo avesse, un programma per la riproduzione dei video. Le registrazioni delle sedute saranno anche archiviate sul sito del Comune e sarà possibile visionarle in qualsiasi momento. Il primo a lanciare l’idea fu il M5S, che all’inizio del nuovo ciclo amministrativo (prima dell’estate) aveva trasmesso online le dirette dei consigli comunali tramite webcam. Tuttavia, la presenza di un concessionario dei diritti per la trasmissione delle dirette – Telenord – aveva impedito al movimento di portare avanti quella iniziativa. Da ieri ciò che accade ogni martedì nell’Aula Rossa di Palazzo Tursi sarà visibile in diretta anche sul sito del Comune di Genova.

    Uno strumento che persegue lo stesso scopo di questa rubrica: far avvicinare i cittadini alle istituzioni comunali e renderli più consapevoli dell’operato del Consiglio Comunale di Genova.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Luigi Tenco, Pier Paolo Pasolini: quando la tragedia sveglia le coscienze

    Luigi Tenco, Pier Paolo Pasolini: quando la tragedia sveglia le coscienze

    Luigi TencoSi è parlato di “torpore coscienziale”, condizione politico-culturale che caratterizzava, negli anni ’60 e ’70, larghi strati della popolazione. “Maggioranza silenziosa“, così veniva definito questo “blocco sociale” trasversale che dalla piccola e media borghesia arrivava a toccare anche i ceti popolari.

    Ritengo importante soffermarmi su questo “muro sociale” conservatore perché la sua presenza impalpabile e, appunto, silenziosa, giocò un ruolo significativo. Più che di arretratezza politica penso si trattasse di una ben più grave arretratezza culturale che si esprimeva in una mentalità chiusa e refrattaria alle novità. Sarebbe quindi sbrigativo ed erroneo liquidare come “di destra”, compattamente, quest’area sociale. Infatti, anche una parte della sinistra popolare, allora legata al P.C.I, condivideva nei fatti le stesse posizioni conservatrici che non esitarono a condannare l’arte d’avanguardia, i capelloni dei primi anni ’60, gli omosessuali.

    Eppure, in quegli anni ci furono almeno due fatti che, sul piano del costume, scossero la società civile, arrivando forse a smuovere un po’ anche le “maggioranze silenziose”: 1967 suicidio di L. Tenco e 1975 omicidio di P. Pasolini. La sociologia ci insegna che quando nella società civile si verifica un “evento traumatico” si possono determinare cambiamenti nei comportamenti sociali più o meno diffusi, in relazione all’entità dell’evento stesso. L. Tenco si suicidò nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, mentre era in corso il festival di Sanremo. Nel drammatico messaggio che lasciò scritto sulla carta intestata dell’albergo si leggeva un’attestazione d’amore per il pubblico italiano, ma al tempo stesso una profonda delusione per il passaggio in finale di una canzonetta insulsa come “Io tu e le rose” e una finta canzone di protesta come “La rivoluzione”. L’opinione pubblica fu scossa soprattutto perché non ci si aspettava che il Festival di Sanremo potesse essere sconvolto da una tragedia simile. La morte di L. Tenco fece irrompere nella spensieratezza del tempio della canzonetta disimpegnata e leggera, del bel canto popolare, un’altra realtà: il fatto che si potessero scrivere canzoni frutto di un’ispirazione più autentica, canzoni che parlassero della vita concreta, non idealizzata e mistificata.

    Che le cose stessero iniziando a cambiare – con grida di scandalo di ben pensanti e reazionari di ogni risma – lo si era in realtà già capito da qualche anno, visto che il Festival di Sanremo aveva ospitato alcuni complessi di “capelloni” e canzoni di protesta. Comunque quasi tutta la stampa batté la strada del “cantante solo, incompreso, forse depresso e inacidito per il mancato successo”. Certamente il mondo della canzone, dopo quel tragico fatto, non fu più lo stesso. Nel 1972 nacque a Sanremo il Club Tenco e nel 1974 vi si tenne la prima “Rassegna della canzone d’autore”. Il Club Tenco (presieduto e fondato da A. Rambaldi), per statuto, si impegna a promuovere e diffondere un nuovo tipo di canzone, fuori dalle strategie delle case discografiche e della musica di consumo. Una canzone rivolta alla parte più sensibile e impegnata della società civile, già frutto di una vitalità socio- culturale, segno attuale dei tempi.

    E veniamo alla drammatica vicenda di P. Pasolini, ucciso barbaramente nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Gli occulti mandanti e le circostanze dell’omicidio non furono mai del tutto chiarite. Anche in questo caso l’impatto fu notevole soprattutto sulle componenti della società civile più sensibili e culturalmente attive. Buona parte della stampa, dopo aver riconosciuto o semplicemente riportato con distacco il valore dell’impegno artistico e intellettuale di Pasolini, si soffermò soprattutto sugli aspetti da “cronaca nera”. La stampa più retriva e moralista trattò il caso come “maturato negli ambienti omosessuali”. Per il resto ci si limitò con poche eccezioni a descrivere le scelte di vita di Pasolini. Si perse così (volutamente, sia chiaro), l’occasione per una discussione non solo sulla statura artistica di Pasolini ma su ciò che, come giornalista, scriveva su quotidiani e riviste importanti come “Il corriere della sera”, “Il tempo”, “Panorama”, “Rinascita”, “Il mondo” ecc, oltre a dichiarazioni rilasciate in interviste, anche televisive.

    Gianni Martini

  • Telelavoro: vantaggi per i lavoratori e per i datori di lavoro

    Telelavoro: vantaggi per i lavoratori e per i datori di lavoro

    Se siete tra quelli che ogni giorno rimangono imbottigliati nel traffico per recarvi al lavoro, o se viaggiate su treni che assomigliano a carri bestiame, sappiate che esiste una soluzione ai vostri problemi: il telelavoro. Conosciuto nei paesi anglosassoni come “Telework” o, nella versione americana, come “Telecommute” (ossia telependolarismo), il telelavoro è una modalità di organizzazione del lavoro che permette di svolgere le proprie attività lavorative indipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Lo so, vi già state immaginando su una spiaggia caraibica mentre con una mano digitate sulla tastiera e con l’altra stringete un mojito. Diciamo che nella maggior parte dei casi non funziona proprio così, ma per molte persone rappresenterebbe comunque un netto miglioramento della qualità della vita.

    I luoghi da cui si può svolgere il telelavoro sono molteplici: da casa, da centri satellite appositamente creati dall’azienda o, in generale, da ovunque sia disponibile una connessione a internet veloce e un telefono. I vantaggi sono anch’essi molteplici e sono sia per i lavoratori che per i datori di lavoro. I lavoratori, grazie al tempo risparmiato per gli spostamenti, hanno la possibilità di ottenere un miglior equilibrio tra vita privata e lavoro e hanno più tempo per sé stessi e per la propria famiglia. I datori di lavoro hanno la possibilità di utilizzare la forza lavoro in modo più flessibile e, avendo bisogno di minori spazi per i propri dipendenti, ottengono un risparmio sulle spese per l’affitto, la manutenzione e la gestione degli immobili. A beneficiarne è inoltre l’intera collettività in termini di minore traffico e, di conseguenza, di minori emissioni inquinanti.

    Il telelavoro è un fenomeno crescente negli Stati membri dell’UE. La percentuale media di dipendenti impegnati nel telelavoro nei 27 Stati membri dell’UE è aumentata dal 5% circa nel 2000 al 7% nel 2005. Repubblica Ceca e in Danimarca detengono il primato di diffusione del telelavoro con circa il 15% dei lavoratori dipendenti coinvolti. Percentuali superiori alla media si osservano inoltre nei paesi scandinavi, in Belgio e in Olanda. La forma di telelavoro più utilizzato è quella a tempo parziale cioè alternandolo a modalità di lavoro tradizionali. Anche in questo caso, così come per altre forme di flessibilità, il nostro paese occupa le ultime posizioni all’interno dell’Unione europea: solo il 2,3% dei lavoratori è coinvolto in attività di telelavoro. Le ragioni di questa diffusione limitata sono molteplici e risiedono nella struttura produttiva del nostro paese, nell’arretratezza tecnologica  e in una mentalità retrograda.

    La nostra struttura produttiva italiana è costituita prevalentemente da piccole e medie imprese di tipo puramente manifatturiero e, in questo tipo di realtà, è difficile prescindere dalla presenza dei lavoratori sul posto di lavoro. Un altro grande ostacolo è dato dal fatto che l’Italia si posiziona agli ultimi posti in Europa per la diffusione della banda larga, rendendo quindi impossibile il telelavoro in molte aree del paese. Ma il motivo principale è che a molti datori di lavoro non piace il fatto che i propri dipendenti non siano presenti fisicamente perché non è possibile controllarli direttamente. Penso tuttavia che ad ognuno di voi sia capitato di avere colleghi che, sebbene presenti fisicamente, riescano a fare tutto meno che lavorare. Magari sarebbe più sensato valutare i risultati ottenuti dai propri dipendenti piuttosto che accontentarsi solamente della loro presenza in ufficio. Purtroppo questo sembra banale nel resto d’Europa, ma qui da noi per essere compreso richiederà probabilmente ancora molto tempo.

     

    Giorgio Avanzino

  • Primarie Pd, duello Renzi – Bersani: tanto rumore per nulla

    Primarie Pd, duello Renzi – Bersani: tanto rumore per nulla

    Pier Luigi BersaniL’altro giorno mi telefona mia madre. Solite cose: come stai, cosa ti fai da mangiare, sei ancora vivo, eccetera. Dopodiché l’attualità: «Hai visto le primarie del PD. Le rispondo che le ho seguite un po’ distrattamente e che non conosco nemmeno bene le cifre. «Ma come?», mi dice lei, «proprio tu non ti interessi di queste cose?». Obietto che per potersi interessare bisognerebbe che ci fosse qualcosa di interessante: e per questa battutina acida, ovviamente, mi sento dire che sono il solito disfattista, che non mi va mai bene niente, che c’è stata una grande partecipazione, che la gente ha voglia di votare, che è stato uno smacco per Grillo, più altri qualunquismi vari ed eventuali.

    Intuisco subito allora come, nonostante tutte le mie raccomandazioni, mia madre non abbia perso l’abitudine di tenere il televisore acceso sul TG1. Io ci provo a spiegare a quella brava donna che certe “notizie” non vanno prese per oro colato: ma non c’è verso, perché io sono il figlio saputello e lei deve dimostrarmi che anch’io posso avere torto. Vabbè, che ci volete fare? La mamma è sempre la mamma: se ogni tanto non trova qualcosa da ridire sui figli, che ci sta a fare?

    Dinamiche familiari a parte, però, sarebbe buona cosa non restare appesi a tanto clamore, se poi dietro non c’è nulla. Fino alla settimana scorsa i sondaggi davano il Partito Democratico tra il 28 e il 30 % (comunque in ascesa) e virtualmente prima forza del paese. Niente di strano: per moltissima gente, se non si vota a destra (e sarebbe roba per stomaci forti, di questi tempi…), allora vuol dire che si deve votare a sinistra: quindi PD. Vale la pena ricordare, però, che siamo sempre a una percentuale inferiore rispetto a quella delle ultime elezioni politiche, nel 2008, quando, candidato premier Walter Veltroni, i “progressisti” (si fa per dire) raccolsero il 33,7 % dei voti. E in quell’occasione, tra l’altro, persero miseramente (il PDL prese il 38,2 %).

    Ciononostante bisogna ammettere che il “fattore-primarie”, unico evento degno di nota in un panorama altrimenti dominato dalla monotonia tecnica, ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione generale. Ma che si siano rivelate questo clamoroso successo, questo momento di alta partecipazione della società civile, tanto da segnare un arresto per l’avanzata della famigerata “antipolitica” (che poi non si è capito bene cosa sia), è tutto da dimostrare. A quanto pare, infatti, i votanti si sono rivelati alla fine solo 3,1 milioni. Nel 2007, quando tutti sapevano che bisognava solo ratificare la candidatura di Veltroni (75,8 % dei consensi), i votanti furono 3,5 milioni. Nel 2005, quando vinse Romano Prodi (74,1 % dei consensi: anche allora un verdetto già scritto), si presentarono ai gazebo 4,3 milioni di persone (i dati basta andarseli a leggere su Wikipedia). Quindi l’aperto ed incerto duello tra Bersani e Renzi non è bastato a far segnare un trend positivo: anzi, la partecipazione al voto si è mostrata più o meno in linea con il gradimento (sotto i livelli storici) già espresso dai sondaggi. Perché allora improvvisamente la stampa si è messa a gridare al miracolo?

    Un po’ per convincere la gente che la politica non è morta, nella speranza che ci creda (e cercando così di tirare l’ennesima stoccata al solito Grillo); un po’ perché il miracolo, tutto sommato, c’è stato davvero: non è un mistero, infatti, che molti si aspettassero un risultato ben peggiore. Detto questo, resta ancora aperta la questione più importante: il risultato delle primarie darà una svolta alla politica italiana?

    Ecco, sarà anche che sono disfattista, come dice mia madre: ma su questo argomento rimango parecchio scettico. E’ vero che, se vince Renzi, nelle alte e segrete stanze ci sarà un piccolo terremoto, perché gli interessi arroccati attorno al vecchio gruppo dirigente dovranno riposizionarsi. Ma poi? Cos’altro c’è dietro la sfida tra i due leader, a parte appunto lo scontro tra gruppi di potere e la contrapposizione, non particolarmente esaltante, tra “rottamatori” e “usato sicuro”? Mistero.

    A ciò si aggiunga che, ammesso e non concesso che il centro-sinistra (PD + Vendola) riesca alla fine a governare da solo (cosa molto difficile), anche qualora ciò fosse possibile, cosa cambia, se poi le regole di bilancio (e quindi le scelte di governo) sono imposte dalla BCE con una letterina? La gente continua ad aggrapparsi all’illusione che la cura Monti stia per finire e che, insieme con la cara vecchia politica, torni a breve anche la ripresa economica. Ma tutti in Europa sanno che le cose non stanno così, anche se il governo si ostina a negare la realtà (a proposito, non vi viene in mente quel tale che asseriva che i ristoranti erano sempre pieni?). La verità è che siamo solo agli inizi: di tagli ne vedremo ancora tanti, come ci ricordano ogni giorno.

    E’ per questo che l’Europa si fida solo di Monti “Mani di Forbice”; il quale non a caso in questi giorni è al centro di uno scambio di amorosi sensi col Presidente Napolitano, che non perde occasione per accordargli stima e fiducia (e che, se non fosse per la Costituzione sulla quale ha giurato, lo farebbe Re d’Italia). Rassegnatevi. Gli scenari più probabili sono: o un governo politico che prende ordini dalla BCE, oppure un Monti-bis (il quale gli ordini non ha bisogno neanche di farseli dare: è telepatico). Per questo vado dicendo già da parecchio tempo che, prima di discutere di ogni altra cosa, bisognerebbe rimettere in discussione i vincoli europei. Purtroppo la verità è che i primi ad essere contenti di farsi dettare la linea dall’Europa sono gli stessi politici, che in un colpo solo si manlevano da oneri e responsabilità (“ha fatto tutto l’Europa: non c’entriamo niente, noi!”). E difatti, quando sono interpellati sull’argomento, sciorinano le solite supercazzole: “gli Stati Uniti d’Europa” (e come no!), “il sogno europeo” (infatti stanno ancora dormendo), o al più una negoziazione con la Germania per ottenere un fantomatico “allentamento della stretta di austerità”, come ha proposto Bersani. Solo che doveva essere quello interpretato da Crozza: «Oh, ragassi: fateci spendere un pochettino! Siam mica qui a mettere il perizoma al toro da monta».

     

    Andrea Giannini

  • L’Ars Topiaria: il suo impiego nelle terrazze e nei piccoli spazi

    L’Ars Topiaria: il suo impiego nelle terrazze e nei piccoli spazi

    ars topiaria terrazzaOltre all’impiego dell’“ars topiaria” nei parchi e nei giardini, non va dimenticato che questo tipo di realizzazioni possono essere utilizzate con grande successo anche sui terrazzi e nei cortili.

    Molte delle piante menzionate nei precedenti articoli si adattano infatti bene alla crescita in contenitori. Sarà quindi possibile far crescere bossi a sfera, a spirale, intrecciati o a colonna tra i tetti cittadini. Alla base di queste piante si potranno poi collocare, per ravvivare l’effetto durante i mesi estivi, piante stagionali quali surfinia (petunie), nicotiana (fiori di tabacco), impatiens (fior di vetro), begonie…, oppure, nella stagione invernale, eriche, ciclamini,… o ancora, in primavera, bulbose e tuberose quali narcisi, crochi e giacinti.                                                                                                                                                                                                                                                                      .

    ars topiaria terrazza 1

    Va raccontato che l’impatto dell’“ars topiaria” sull’osservatore risulta generalmente di tipo formale. Nel caso, poi, in cui si volesse realizzare una terrazza cittadina di tale tipo, sarà possibile utilizzare uno schema base, cui apportare, di volta in volta, le necessarie modifiche.

    Per esempio, si potrebbe immaginare di realizzare una sorta di semplice muro di colore verde-grigiastro, con piante di westringea o analoga essenza collocate in vasconi e potate in modo regolare o anche, se si preferisce, lasciate sviluppare in modo semi spontaneo. Negli angoli del terrazzo si potrebbero impiegare, a contrasto cromatico, bossi verde scuro, potati a spirale, a fiamma o anche eventualmente ad alberello.

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    All’insieme si potrebbero però aggiungere, tenuto conto delle rispettive esigenze colturali, idrangee (paniculataquercifolia…) di vario tipo, aralie, magnolie di piccole dimensioni, azalee ed eventualmente rincospermum jasmoinoidesclematidi o caprifoglio per ricoprire le strutture verticali.

     

    ars topiaria terrazzo giardinoars topiaria dettaglio

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    L’insieme cromatico, da adeguare al contesto degli edifici ed ai gusti personali, potrà ovviamente variare moltissimo in quanto la maggior parte delle essenze vegetali sopra menzionate è disponibile, in natura e quindi sul mercato, in una ampia gamma di colorazioni.

    Per la pavimentazione si suggerisce, nel caso di impiego di piante potate secondo i dettami dell’“ars topiaria”, qualcosa di classico, ad esempio pietra grigia, ardesia o similari.

    L’arredo potrà poi essere o molto lineare o, preferibilmente, di tipo usuale, ad esempio in ferro, a seconda del taglio complessivo che si vuole dare all’insieme. Nel contesto urbano, non va infine neppure sottovalutato l’impiego della singola pianta, potata secondo i dettami dell’“ars topiaria”. Anche un solo bosso, un alloro o altro arbusto, adeguatamente collocato su un balcone, oppure una semplice coppia di piante gemelle, posizionate ai lati di una porta di ingresso, possono infatti modificare completamente l’insieme in cui sono inserite.

    ars topiaria dettaglio 2ars topiaria terrazzo 3

    Questi arbusti dalle forme scultoree sottolineano e valorizzano gli elementi architettonici degli edifici e permettono, con una spesa molto limitata, di creare, anche in città ed in spazi molto ridotti, uno contatto tra interno della casa ed esterno ed uno stretto rapporto, al variare delle stagioni, con la natura.

    Come dimostrano le fotografie di questo articolo, tale tipo di impiego del verde è infatti ampiamente diffuso nelle principali capitali europee, da Londra, ad Amsterdam, a Parigi… e persino in realtà, solo apparentemente molto “cementificate”, come New York.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Studiare l’inglese per comprendere meglio anche la nostra cultura

    Studiare l’inglese per comprendere meglio anche la nostra cultura

    In diverse occasioni in questa rubrica ho affermato che: “Studiare una lingua significa studiare una cultura.”
    A volte, però, lo studio di una lingua e di un’altra visione del mondo può permettere di cogliere interessanti spunti per approfondire la conoscenza non solo di una cultura straniera, ma anche della propria. Vi parlerò di un’esperienza personale che, spero, illustrerà meglio il concetto.

    Nelle ultime settimane abbiamo parlato spesso della mafia italo-americana attraverso film celebri o personaggi realmente vissuti, i quali nostro malgrado hanno contribuito a rafforzare lo stereotipo: italiano, pizza, mandolino (e mafia). Qualche anno fa, un amico gallese con il quale stavo parlando dell’Italia mi chiese: “Do you have much mafia in your city? Are there many shootings in your area?” (“C’è molta mafia e ci sono molte sparatorie nella tua zona?) Mi affrettai a rispondere che, per quanto la mia città si potesse presentare come una lunga lista di disservizi e di esempi di abusivismo edilizio, non mi era mai capitato di trovarmi coinvolto in scontri da arma da fuoco. Liquidai dunque il mio amico rispondendo: “Organized crime is not a problem in my region” (“Il crimine organizzato non rappresenta un problema nella mia regione”). Risposi con convinzione, pensando, in quanto ligure, di non essere toccato nemmeno minimamente dal fenomeno mafioso.

    In seguito, però, partendo da quello scambio di battute ho imparato che un errore da non commettere è proprio quello di ritenere che il crimine organizzato sia una realtà estranea alla nostra regione. Recentemente, oltre che dalla lettura sui giornali degli scioglimenti per infiltrazioni mafiose dei Comuni di Bordighera e Ventimiglia, sono stato influenzato da uno spettacolo teatrale al quale ho avuto modo di assistere a una Notte Bianca due anni fa. “Che ci fa la mafia a Genova?”di Fabrizio Matteini, andrà nuovamente in scena al Teatro dell’Archivolto tra il 14 e il 15 dicembre, facendo nomi e cognomi di personaggi liguri in odore di collusione con la Ndrangheta. Al seguente link è possibile vedere una video-installazione facente parte della scenografia creata dal video maker genovese Michele Giuseppone (http://vimeo.com/32628467 ).

    La domanda del mio amico gallese mi venne posta in modo spontaneo e senza la volontà di offendermi, nonostante, lo ammetto, il mio primo pensiero sia stato istintivamente: “Ecco un ennesimo esempio della superficialità con cui all’estero viene descritto il nostro paese.” Essa mi diede però lo spunto per riflettere sulla questione, facendomi arrivare alla conclusione che, se era stato un puro e semplice stereotipo a ispirare la sua domanda, io stesso avevo avuto un atteggiamento superficiale sulla questione. Proprio qui, credo, risiede l’importanza di conoscere una lingua straniera e di confrontarsi con culture e visioni del mondo diverse dalla nostra. Un punto di vista esterno conduce a una più profonda analisi introspettiva, stimolandoci a migliorare … Sempre che sia nostro desiderio farlo! See you soon.

    Daniele Canepa

  • Comune di Genova, bilancio 2012: raggiunto l’equilibrio

    Comune di Genova, bilancio 2012: raggiunto l’equilibrio

    Ieri (27 novembre) doppio appuntamento del Consiglio Comunale: in mattinata la riunione congiunta con il Consiglio Regionale per affrontare la questione della vendita di Ansaldo; nel pomeriggio la seduta per approvare alcune modifiche al bilancio 2012 e per discutere dello scolmatore del Bisagno.

    Nella seduta del mattino i consiglieri comunali e regionali, riuniti per l’occasione nel Palazzo della Regione, hanno approvato all’unanimità un documento in cui si esprime «la netta contrarietà alla cessione di Ansaldo STS e Ansaldo Energia» e si invita «il governo ad agire tempestivamente su Finmeccanica affinché sospenda ogni decisione in merito alla vendita». Nonostante Comune e Regione non abbiano competenza diretta in materia, l’approvazione di tale comunicato serve ad esprimere chiaramente anche nei confronti dell’Esecutivo nazionale la volontà di difendere i lavoratori dell’Ansaldo, una delle poche grandi realtà produttive del territorio genovese e ligure.

     

     

    Durante il pomeriggio, nella consueta sede di Palazzo Tursi, si è invece parlato dei conti del Comune di Genova, in particolare di alcune modifiche apportate al Bliancio 2012 (la proposta si può visionare integralmente sul sito del Movimento 5 Stelle). L’assessore Miceli, ha confermato che si tratterà di un bilancio in pareggio e la notizia non è assolutamente irrilevante se si considerano le minori entrate dovute al mancato pagamento di 2,5 milioni di multe, alla mancata vendita dell’Ex Palazzo Nira – valutato 13 milioni di euro – e soprattutto ai tagli dei trasferimenti statali agli enti locali decisi dal Governo.

    In realtà ciò che ha reso possibile mantenere in equilibrio il bilancio è stato proprio un inatteso contributo statale di 12 milioni di euro che il Comune aspettava addirittura dal 2001. Altri 19 milioni aggiuntivi sono derivati dalla quota IMU spettante al Comune di Genova. Il Governo aveva inizialmente sottostimato tale quota  prevedendo un trasferimento di soli 102 milioni di euro, mentre gli stessi uffici comunali avevano già previsto una cifra vicina ai 121 milioni effettivamente spettanti.

    A tutto ciò si è aggiunta quella che l’assessore Miceli ha definito «la nostra spending review», ovvero una rigorosa attività di mantenimento della spesa che ha permesso all’amministrazione di recuperare ulteriori risorse. Le riduzioni più significative hanno riguardato la spesa per il personale, che ha permesso un risparmio di 1,6 milioni di euro, e la diminuzione dei tassi di interesse sui mutui, che ha consentito di recuperare ulteriori 3,5 milioni di euro.

    L’insieme di queste manovre ha messo a disposizione dell’amministrazione comunale le risorse necessarie per rifinanziare con 7 milioni di euro l’azienda dei trasporti pubblici (AMT), sull’orlo del fallimento, e altre aziende partecipate, come l’ASTER. Inoltre, come aveva promesso il Sindaco già in campagna elettorale, è stato possibile aumentare la spesa per i servizi sociali da 35 a 42 milioni di euro.

    Si potrebbe parlare di buone notizie, tuttavia già nel mese di ottobre il Sindaco aveva fatto presente che per il 2013 si prevedono tagli per ulteriori 28 milioni di euro nei trasferimenti statali. Un dato che mette già in preallarme l’amministrazione perché renderebbe decisamente più complesso recuperare le risorse necessarie per far funzionare la macchina comunale e garantire i suoi servizi ai cittadini.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prescrizione, termini e scadenze: il vademecum del consumatore

    Prescrizione, termini e scadenze: il vademecum del consumatore

    Nei giorni scorsi siamo stati contattati dal Movimento Commercianti e Artigiani Liberi della Sardegna, che ci ha chiesto maggiori precisazioni su alcune tipologie di prescrizioni che possono riguardare il settore del commercio e dell’artigianato.
    Innanzitutto ricordiamo un paio di definizioni: la prescrizione è un mezzo con cui l’ordinamento giuridico opera l’estinzione dei diritti quando il titolare non li esercita entro il termine previsto dalla legge (codice civile, art.2934 e segg.).
    La decadenza consiste nella perdita della possibilità di esercitare un diritto per il mancato esercizio in un termine perentorio (codice civile, art.2964 e segg.)In termini pratici i due concetti sono molto simili, ma giuridicamente no. La prescrizione, infatti, è stabilita solo dalla legge mentre la decadenza può anche essere frutto di accordi tra due parti. Gli esempi tipici sono il termine entro cui si devono contestare i vizi sui beni acquistati dai consumatori (due mesi dalla loro scoperta, la decadenza) ed il termine entro il quale tale diritto può essere esercitato, promuovendo magari una causa (due anni dall’acquisto, la prescrizione).
    Diamo un occhio anche ad altre due definizioni, perché il termine di prescrizione può essere soggetto a sospensione o ad interruzione:
    La sospensione può essere determinata dall’esistenza di particolari rapporti che legano le parti (tra coniugi, genitori e figli minori, tutore e interdetto, etc.), da vincoli a cui potrebbero essere sottoposti i beni delle persone coinvolte (amministrazione altrui), quando vi sia un occultamento doloso da parte del debitore e da particolari condizioni del titolare (minori non emancipati, interdetti per infermità di mente, militari in servizio in tempo di guerra, etc.). Per ogni dettaglio si veda l’art.2941 del codice civile.
    L’ interruzione può avvenire per diversi motivi. Tipicamente ha luogo quando il diritto viene esercitato dal titolare tramite notificazione di un atto con il quale si inizia un giudizio o di una richiesta – o intimazione – scritta (la cosiddetta “costituzione in mora”, che può contenere o meno un termine, si veda il codice civile, art.1219 e segg.). Si interrompe, in ogni caso, quando il diritto viene riconosciuto da colui contro il quale può essere fatto valere.Gli effetti sono sostanzialmente diversi, perché mentre la sospensione crea una parentesi (il periodo anteriore al verificarsi della causa di sospensione si somma con quello successivo), l’interruzione toglie ogni valore al tempo anteriormente trascorso.
    Tutte le volte che il termine di interrompe, infatti, inizia un nuovo periodo prescrittivo analogo al precedente.Da ricordare che la prescrizione decorre dal giorno in cui si può far valere il diritto e termina quando si è compiuto l’ultimo giorno. Il calcolo dev’essere fatto considerando il calendario comune (quindi comprendendo sabati e festivi) e non deve considerare il giorno nel corso del quale cade il momento iniziale del termine. Se il termine cade in un giorno festivo il diritto è prorogato al giorno successivo non festivo. Per i termini a mesi la scadenza cade nello stesso giorno del mese iniziale o, in mancanza, nell’ultimo giorno del mese. Come si fa a contestare l’avvenuta prescrizione di un diritto da parte di chi ci chiede qualcosa?
    Una volta appurato che vi sono i presupposti per contestare il decorso di un termine di prescrizione, sarà bene provvedere a sollevare la questione per iscritto, rispondendo alle richieste ricevute tramite una raccomandata a/r. In certi casi potrà essere opportuna una diffida, in altri una messa in mora.

    Per sintetizzare tutto quanto, mi sono permesso di fare una cosa che spero sia gradita dai lettori: un vademecum il più possibile completo (qui il pdf).

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.