Tag: quartieri di Genova

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  • Rio Fegino, lavori già fermi: necessaria una rivisitazione del progetto?

    Rio Fegino, lavori già fermi: necessaria una rivisitazione del progetto?

    Fegino. rio1Da almeno tre mesi i lavori sono fermi. «Dopo Ferragosto – raccontano alcuni abitanti di Fegino – gli operai sono scomparsi». I lavori per l’adeguamento idraulico del ponte di via Ferri e del primo tratto del rio Fegino a monte dello stesso, dunque, subiscono un brusco stop.
    «Hanno tirato su delle paratie protettive lungo gli argini del torrente – continuano i residenti – e hanno cominciato a segnare i punti dove dovranno passare le tubature. Poi più nulla».

    L’intervento, illustrato nel dettaglio da Era Superba, prevede la demolizione del vecchio ponte stradale e la ricostruzione di una nuova struttura in versione più alta e più larga. Ma soprattutto – per rispondere al rischio idrogeologico – si procederà all’abbassamento dell’alveo del rio Fegino a partire dal ponte di via Ferri in direzione monte, fino all’altezza del traliccio dell’Enel (poco prima del ponte ferroviario di via Borzoli).

    «La ditta esecutrice ha riscontrato dei problemi con le sottoutenze – risponde l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Giani Crivello – Quelle minori sono state fatte. Il rallentamento dei lavori è dovuto ad un’ulteriore verifica sull’impianto progettuale, in particolare per quanto riguarda via Borzoli».
    In altri termini, bisogna capire se sarà necessaria una parziale modifica del progetto. In questo caso sarebbe pressoché inevitabile uno stop prolungato dei lavori.
    «Speriamo davvero che tale situazione non si verifichi – conclude Crivello – Noi comunque solleciteremo i responsabili affinché l’intervento possa ripartire in breve tempo».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà, canale di calma: concessioni da sbloccare per bar e ristoranti?

    Prà, canale di calma: concessioni da sbloccare per bar e ristoranti?

    pra-canale-calma-fascia-rispetto-3Pensato per dividere il porto commerciale dalla città, il canale di calma di Genova Prà (ovvero l’approdo a mare compreso fra il porto e l’aurelia che si inserisce nel più vasto contesto della Fascia di Rispetto) nelle idee iniziali doveva essere il simbolo del rilancio di un quartiere “mutilato” dalla grande espansione industriale e dall’insediamento del porto commerciale, a discapito delle originarie spiagge, fonte di occupazione e di reddito per gli abitanti di Prà. Oggi, tuttavia, il canale sembra non aver risposto alle iniziali aspettative e, invece della passeggiata ricca di attrattive e frequentata dagli abitanti del Ponente (e non solo), è occupato soltanto dai pescatori della zona e frequentato sporadicamente dai cittadini, senza riuscire ad attrarre turismo e investimenti, e senza smuovere le sorti di un quartiere che “soffre” e che vive ben lontano da quel modello nerviese cui era stato inizialmente accostato.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo raccolto la richiesta dei cittadini: perché non rendere più vivibile il luogo, magari aprendo bar e esercizi commerciali, in modo da creare aggregazione e dare maggior slancio anche al commercio nelle vie del centro storico? Questo quello che ne è emerso.

     

    Il rilancio commerciale del waterfront di Prà: il nodo delle concessioni

    pra-canale-calma-fascia-rispettoDi proprietà demaniale, ma amministrata dal Comune di Genova, la gestione del canale è stata delegata a Prà Viva, associazione sociale composta da soggetti nominati dal Comune per la gestione di tutti i servizi sulla fascia di rispetto. La passeggiata, lamentano molti dei cittadini, oggi è scarsamente utilizzata: nonostante molti praini la frequentino nelle giornate di sole per godere dell’ultimo baluardo dell’antica Prà “marinara”, le sue potenzialità non sono sfruttate al massimo.

    Perché non insediare bar e esercizi commerciali, per incentivare abitanti e turisti a frequentare il luogo e per movimentare i commerci, sia qui che nel centro del quartiere? Oggi ci sono solo le sedi dei pescatori associati al circolo di Prà Viva e alcuni distributori automatici, ma molti cittadini vorrebbero bar e ristoranti: cosa che non è così semplice, se si pensa che, essendo di proprietà demaniale, le concessioni non sono gestite dal Comune.

    Così commenta Ginetto Parodi di Prà Viva: «Anche se ci fosse la possibilità di sbloccare le concessioni, sarebbe un suicidio: per i nostri locali, ad esempio, noi paghiamo 60 euro/mq solo di concessione demaniale. Per un locale di 100 mq, sarebbero oltre 6 mila euro all’anno, difficile da sostenere. L’apertura di locali solo nella stagione estiva potrebbe essere un’alternativa, ma non è comunque conveniente. A Prà manca un piano commerciale forte: adesso lungo la fascia ci sono due bar (uno del nostro circolo, l’altro del centro sportivo) e il chiosco della stazione (arrivato solo nel 2011, n.d.r.) che reggono bene, ma per altri esercizi non sarebbe sostenibile perché non c’è movimento. Qui c’è solo la piscina che muove i traffici, con le sue 180 mila presenze annuali».

    Ma, concretamente, è possibile sbloccare le concessioni? Così l’Assessore al Commercio Francesco Oddone: «La Fascia di rispetto nel “Piano dei Pubblici Esercizi” è considerata zona 1 e per ottenere una licenza di somministrazione dovrebbero esser soddisfatti i relativi criteri richiesti. Nel caso in cui fosse possibile realizzare un chiosco, peraltro soluzione che visto il contesto appare più semplice, in questo caso verrebbe applicato l’art.3 del Piano e l’area considerata come se fosse in zona 2. In questo caso il rilascio della licenza di somministrazione sarebbe più semplice. L’iter da seguire sarebbe l’individuazione dell’area con un apposito provvedimento di Giunta e l’emissione di un bando con evidenza pubblica per l’assegnazione, per poi richiedere la relativa licenza. L’area in questione è però demaniale e in concessione a Prà Viva o a Comune di Genova – da verificare in base a dove collocata all’interno della Fascia di rispetto – in entrambi i casi la competenza è dell’ufficio Demanio che fa riferimento all’Assessore Garotta».

     

    La convivenza con il porto

    Altro problema del canale di calma, i container che, dal porto, avanzano a Levante, arrivando fino a metà della passeggiata. Continua Parodi: «Non sono stati rispettati gli impegni presi: avevamo chiesto una quinta alberata e container a 2, mentre ora sono a 4 o 5. Ormai sono arrivati a 200 metri dalle abitazioni: c’è rumore e senso di soffocamento, senza contare il problema del container radioattivo rimosso solo dopo un anno». Le stesse problematiche sono messe in evidenza dal Comitato per Prà, il cui portavoce Nicola Montese ricorda: «Una vergogna. Ci avevano assicurato che i container sarebbero stati delimitati entro una zona ben precisa, mentre continuano ad avanzare, incombendo anche su questo ultimo luogo “incontaminato” e donato ai cittadini».

     

    pra-canale-calma-fascia-rispetto-2In questo quadro, il progetto di creare un grande waterfront che unisce Levante e Ponente sembra quantomai lontano. Le promesse di rinascita sembrano essere state disattese e i cittadini lamentano lo stato di abbandono in cui versa il quartiere, nonché la noncuranza dell’Amministrazione. Certo, il rilancio della Fascia di Rispetto e del canale di calma gioverebbe a tutto il quartiere e darebbe slancio anche alle vie del centro, oggi più movimentate, ma comunque troppo poco vive.
    Mauro Rossi, presidente del CIV Prà, racconta: «Il contesto commerciale praese è ridotto a due sole vie, Via Fusinato e Via Airaghi, centro storico e zona “privilegiata” rispetto alla realtà circostante. Tuttavia, anche noi qui paghiamo il prezzo delle promesse non mantenute: se fossimo sostenuti da un tessuto commerciale più forte ed esteso, saremmo più saldi. Ci siamo affidati all’Amministrazione, ma siamo stati ignorati, così abbiamo preso l’iniziativa. Non c’è mai stato un CIV ma da tre anni abbiamo deciso di fondarlo: in questo modo, lavoriamo in sinergia tra commercianti e diamo vita a iniziative sociali, come “castagnate”, feste, falò». Simile anche la posizione di Prà Viva: «Vorremmo creare condizioni utili per tutti nei 50 ettari di Fascia di Rispetto. È un’opportunità straordinaria per Prà e dobbiamo rimboccarci tutti le maniche, lavorando in sinergia, cosa che fino ad ora è mancata».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Quezzi, ex Onpi: un enorme edificio abbandonato da anni. Quale futuro?

    Quezzi, ex Onpi: un enorme edificio abbandonato da anni. Quale futuro?

    quezzi ex onpi edificio particolare 006Un complesso urbano di dimensioni notevoli, oltre 5300 mq di superficie netta, da diversi anni giace abbandonato – e prima sottoutilizzato – nel quartiere di Quezzi, in via Donati n. 5, immediate vicinanze di via Fereggiano. Parliamo dell’edificio ex ONPI (compreso l’ampio giardino annesso) che storicamente ha sempre avuto una destinazione socio-sanitaria, in principio ospitando l’Opera Nazionale Pensionati d’Italia, poi una residenza protetta per anziani gestita dall’Istituto Doria e ancora – dopo la costituzione della nuova A.S.P. Emanuele Brignole (Azienda Servizi alla Persona) – la RSA Quezzi, per scivolare, infine, nel più completo degrado. Oggi l’imponente palazzo è ormai fatiscente nonché continuamente brutalizzato da incursioni vandaliche piuttosto frequenti. Negli ultimi tempi, un presidio almeno temporaneo, è stato rappresentato dalla pubblica assistenza Volontari del Soccorso, che ha trovato accoglienza all’interno di alcuni locali dell’ex ONPI in seguito al danneggiamento della propria sede nell’alluvione del 2011, ma proprio di recente i militi si sono trasferiti presso la nuova sede di via Canevari. E così il degrado è tornato a essere il padrone incontrastato.

    quezzi ex onpi edificio 007L’immobile di Quezzi è pervenuto al Comune di Genova – in forza di una legge del 1988 conseguente allo scioglimento dell’ONPI – una volta dismessa l’attività sociale. Tuttavia, il complesso non è interamente di proprietà civica, in quanto circa un terzo è stato ceduto ad Arte Genova (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia della Provincia di Genova) nel 2010, a seguito di una permuta finalizzata all’acquisizione, da parte del Comune, di una porzione di Villa De Mari, destinata ad attività sociali nell’ambito della Fascia di rispetto di Prà. La rimanente parte, circa due terzi del complesso, è invece rimasta in capo al Comune, in particolare l’area esterna.
    Sette anni orsono, nel 2006-2007, si parlava di una riconversione dell’ex ONPI ad uso abitativo – nell’ambito del piano comunale di riqualificazione di Quezzi – con priorità alla realizzazione di residenze sostitutive di quelle destinate alla demolizione ai fini della messa in sicurezza della valle del Fereggiano. Il progetto, però, è naufragato, le case sono state abbattute ma le persone trasferite altrove, mentre il complesso di via Donati è rimasto un contenitore vuoto.
    Adesso, per la travagliata vicenda dell’ex ONPI di Quezzi, potrebbe finalmente aprirsi uno spiraglio positivo, visto che Arte sembra intenzionata ad acquisire l’intero edificio per trasformarlo in nuovi alloggi. Nel frattempo, il Municipio Bassa Valbisagno si è impegnato in prima persona per la riqualificazione del giardino annesso.

    Quale futuro per l’ex ONPI?

    Nel maggio 2013, il consigliere comunale del Partito Democratico, Claudio Villa, ha chiesto informazioni in merito alla Giunta di Palazzo Tursi. «L’immobile ex ONPI di Quezzi versa in una situazione di evidente degrado – ha spiegato Villa – Il Municipio Bassa Valbisagno, anche con la disponibilità dei residenti, sta lavorando ad un progetto di riqualificazione dell’area verde circostante. A questo proposito, chiedo quali interventi abbia in atto di compiere l’amministrazione, a sostegno delle iniziative già intraprese».
    «Rispetto al complesso ex Onpi stiamo studiando, nell’ottica di una politica generale di riduzione dei costi, un’ipotesi di permuta con Arte, in cambio di tre edifici scolastici sui quali paghiamo il fitto passivo – ha risposto l’assessore al Bilancio e Patrimonio, Francesco Miceli – Qualora l’operazione non andasse a buon fine, l’idea è quella di cercare di vendere l’immobile perché un diverso utilizzo da parte del Comune richiederebbe altissimi costi di ristrutturazione che in questo momento non possiamo prevedere».

    quezzi ex onpi edificio 005«Si tratta di un edificio enorme e di un’area abbandonata da troppi anni – spiega il presidente del Municipio, Massimo Ferrante – Quattro mesi fa ho scritto al Sindaco Marco Doria e al presidente della Regione Claudio Burlando per chiedere un tavolo di confronto su questo tema. Esistono dei comitati di abitanti che sarebbero pronti a darsi da fare per migliorare la situazione. L’area verde rimarrà di proprietà comunale. Quindi possiamo subito intervenire. In tal senso, c’è già la disponibilità del CIV di zona e dei comitati di genitori di alcune vicine scuole».
    Ferrante sostiene che, circa un mese fa, anche la parte comunale sarebbe passata in mano ad Arte. A dire il vero, l’operazione è ancora in divenire, come spiega l’assessore comunale al Patrimonio, Francesco Miceli «L’ipotesi permuta va avanti, ma finora non si è concretizzata perché Arte prima vuole la conferma, da parte della Regione, di poter realizzare, quindi finanziare, una ristrutturazione finalizzata alla realizzazione di nuove unità abitative di edilizia popolare o social housing. Il Sindaco Doria, a breve, incontrerà il presidente della Regione Burlando per sollecitare una soluzione in grado di ampliare l’offerta di case popolari sul territorio. Inoltre, la permuta permetterebbe al Comune di ottenere tre edifici scolastici di via Fea (zona Marassi, nda), più altre unità di minore entità».
    Insomma, Arte aspetta il via libera dalla Regione e l’amministrazione di Palazzo Tursi sta alla finestra. Comunque sia, l’intenzione di entrambe le parti «È quella di arrivare a concludere l’operazione di permuta», chiosa l’assessore Miceli.

    La riqualificazione dell’area esterna: l’impegno del Municipio con l’aiuto dei cittadini

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    La filosofia promossa dal Municipio Bassa Valbisagno, è sintetizzata così dal presidente Ferrante «Intanto iniziamo noi, come ente decentrato dell’amministrazione comunale, a recuperare una porzione dell’ampio giardino che circonda l’ex ONPI, con l’aiuto dei cittadini attivi ai quali sarà affidata in gestione. Il Municipio può contare su un budget annuale di 300-350 mila euro di Conto capitale. Per questo, proprio con l’ultimo Conto capitale, abbiamo deciso di stanziare oltre 40 mila euro per la sistemazione di una parte dell’area verde. Così facendo cerchiamo di dare il là alla riqualificazione e cominciamo a mettere piede dentro il sito abbandonato».
    il Municipio, però, come mette in chiaro Ferrante «Ha investito delle importanti risorse economiche perché gli è stato assicurato un contestuale impegno di Arte. Quest’ultima è un’azienda regionale con una sua precisa mission e non sono io a dover dire se a Quezzi saranno realizzate unità abitative di edilizia popolare, social housing o quant’altro».

    quezzi ex onpi giardino 004La prossima tappa è fissata il 9 dicembre, quando si svolgerà un incontro tra Comune, Municipio e Arte. «Premesso che, almeno per i prossimi anni, vale a dire prima che sia possibile partire con i lavori di ristrutturazione, l’edificio rimarrà tale e quale – sottolinea Ferrante – noi dobbiamo ragionare con l’azienda regionale affinché il primo passo sia quello di impedire a vandali e sbandati l’accesso all’interno dei locali. Io mi aspetto che Arte intenda tutelare la sua proprietà. In futuro, se la situazione dovesse evolvere in maniera negativa, il Municipio si farà sentire visto che sta mettendo in gioco una forte volontà politica, oltre a una significativa quota di denaro».

    Tuttavia, soltanto l’auspicabile spirito d’iniziativa dei cittadini – pure con il concreto contributo dell’ente municipale – non basta per cambiare lo stato di fatto. «L’amministrazione comunale ci deve dare una mano per ampliare la riqualificazione – sottolinea Ferrante – anche attraverso un sostegno economico. Noi possiamo far rivivere circa 500 mq. Ma la superficie esterna da recuperare è molto più vasta. Il Municipio, intanto, può far sì che i residenti inizino a riappropriarsi del giardino dell’ex ONPI».

    Anche perché, simili aree cadono facilmente nel dimenticatoio, quando non gli viene assegnata una precisa destinazione. «Sono numerosi gli esempi di giardini che abbiamo sistemato, rendendoli accessibili agli abitanti – ricorda il presidente del Municipio Bassa Valbisagno – L’ultimo esempio è quello di Terralba dove, vicino al mercato, il Municipio ha ripristinato uno spazio che era diventato rifugio di persone problematiche. L’installazione di alcuni giochi per bambini e di un cancello per la sicurezza sono interventi che riqualificano un luogo, dandogli un’evidente funzione. A fine mese i giardini di Terralba saranno aperti al pubblico grazie al loro affidamento in gestione alle realtà associative di quartiere».
    Secondo Ferrante, esiste una rete di associazioni che già sono impegnate in tale direzione o sono pronte a farlo. «Stiamo parlando di buone prassi che vogliamo esportare il più possibile nell’intero Municipio – conclude il presidente della Bassa Valbisagno – Il nostro investimento sull’ex ONPI è davvero importante. Noi ci crediamo. Ma anche gli altri devono crederci».

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    «Ovviamente sono favorevole alla riqualificazione del giardino dell’ex ONPI – spiega il consigliere municipale di Rc-Fds e residente a Quezzi, Giuseppe Pittaluga – E auspicherei una ristrutturazione dell’edificio con l’obiettivo di destinarlo completamente all’uso pubblico, quindi edilizia popolare, oppure case per madri in difficoltà, padri separati, ecc., insomma per dare risposta alle reali esigenze della cittadinanza».
    Il consigliere Pittaluga, invece, esprime perplessità in merito al trasferimento del complesso nelle mani di Arte «Se davvero l’edificio passerà all’azienda regionale non è detto che poi quest’ultima realizzerà della vera edilizia popolare. A volte, infatti, dietro al social housing si mascherano anche interventi finalizzati alla vendita di residenze sul libero mercato. E qui a Quezzi, in una zona ultra urbanizzata, ciò sarebbe deleterio».
    In effetti, l’emblematico caso di via Ortigara in Val Polcevera – dove va detto non è coinvolta Arte ma Spim, società immobiliare del Comune – è un esempio negativo da tenere bene in considerazione.

    «All’inizio del mio mandato di consigliere ho domandato ad Arte quante e dove sono le unità sfitte nel territorio del Municipio – conclude Pittaluga – Attendo ancora oggi una risposta. Probabilmente, prima di avviare qualunque operazione, occorrerebbe valutare attentamente quanta potenziale offerta di edilizia popolare, oggi inutilizzata, è già presente a Marassi, Quezzi e San Fruttuoso».

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Sampierdarena, box via Armirotti: un cantiere infinito

    Sampierdarena, box via Armirotti: un cantiere infinito

    Sampierdarena. box via armirotti 013Esattamente un anno fa ci eravamo occupati del cantiere per la costruzione di un’autorimessa su due piani interrati (per 68 box complessivi) in via Armirotti – una traversa di via Carlo Rolando, nel quartiere di Sampierdarena – che insiste proprio sulla falda acquifera. Già allora i lavori erano fermi da alcuni mesi, oggi, a distanza di 365 giorni ben poco è stato fatto, mentre alcuni abitanti, rappresentati dal comitato spontaneo di Via Armirotti e via Currò (altra traversa di via Rolando) continuano a manifestare preoccupazione per i notevoli rischi idrogeologici conseguenti agli scavi.

    «La situazione sta diventando sempre più critica – racconta Angelo Olani, portavoce del comitato – gli operai appaiono in maniera fugace per poi scomparire subito dopo. Ogni tanto arriva qualcuno, apre il cancello e, con un piccolo camion, carica un po’ di terra che viene portata via».
    Nel frattempo, si sono avvicendate almeno un paio di ditte impegnate nei lavori o, per meglio dire, nei non lavori. «Gli unici interventi finora eseguiti sono stati la realizzazione di un muro di cinta, che scende in profondità per almeno 3-4 metri e di una sorta di canale perimetrale che circonda l’area centrale, dove vengono depositati i cumuli di terra – sottolinea Angelo Olani – Quando c’erano gli operai, almeno pompavano l’acqua quotidianamente, evitando che essa si accumulasse nel canale. Adesso che tutto è abbandonato, invece, l’acqua aumenta e, con le piogge di questi giorni, la situazione non può che peggiorare».

    Sampierdarena. box via armirotti 013.2jpgDopo vari incontri con le istituzioni (Municipio Centro Ovest e Comune) che non hanno voluto riconoscere il minimo rischio, l’unica strada per tentare di dimostrare la pericolosità di un simile intervento è attraverso la presentazione di una perizia tecnica di parte. Ma l’intento era – ed è tuttora – quello di coinvolgere nell’iniziativa tutti i palazzi che si affacciano sul cantiere. Il problema, però, è dovuto al fatto che gli amministratori condominiali – ad eccezione di un paio – non hanno dimostrato la disponibilità necessaria affinché la questione venisse discussa nelle competenti assemblee.
    «Alcuni amministratori non l’hanno neppure inserita negli ordini del giorno – spiega Olani – dimostrandosi sordi ai nostri richiami, nonostante siano mesi ormai che proviamo a far capire l’importanza di una perizia geologica in grado di tutelarci, in quanto residenti, da eventuali incidenti o pericoli per i palazzi, che potrebbero manifestarsi anche una volta conclusa la realizzazione dell’autorimessa».

    Una relazione che, se divisa tra tutti i condomini interessati, comporterebbe una spesa irrisoria di circa 5 euro ciascuno. «Ho anche scritto al presidente degli amministratori Anaci – continua Olani – per denunciare questo stallo». La risposta del dott. Pierluigi D’Angelo, non si è fatta attendere: “Gli amministratori possono, anzi devono, procedere senza convocazione dell’assemblea agli atti conservativi delle parti comuni dell’edificio, come da comma 4 art. 1130 del C.C.”.
    «Insomma, gli amministratori dovrebbero intervenire d’ufficio, come conferma il presidente Anaci, perché in ballo c’è la sicurezza dei palazzi», chiosa Olani.

    «Purtroppo siamo rimasti in pochi a lottare – conclude con amarezza il signor Angelo Olani – Ho parlato nuovamente con il presidente del Municipio Centro Ovest, Franco Marenco, che si è dimostrato pronto ad attivarsi, ma prima occorre una relazione ufficiale, come la perizia tecnica, per poter almeno auspicare di essere ascoltati dalle istituzioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    cantiere-stazione-praPrà è un quartiere sui generis e ancora in divenire. Dopo la creazione del porto commerciale a discapito delle spiagge che attiravano turisti da tutto il nord Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60, la sua fisionomia è mutata radicalmente e ancora oggi i praini ne pagano lo scotto. I progetti del POR-Fesr Prà Marina di questi ultimi anni per il rilancio della zona si sono sviluppati con andamento variabile e incerto nel corso di tre amministrazioni fascia-rispetto-pradifferenti, dalla giunta Pericu all’attuale Doria, e oggi restano tante perplessità: la Fascia di Rispetto attualmente risponde alle iniziali aspettative di cittadini e amministrazione? La risposta è no.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il quartiere e abbiamo parlato con cittadini, associazioni e rappresentanti politici. In questo articolo ci concentriamo in particolare su due aree della Fascia di Rispetto: Parco Dapelo ed ex stazione ferroviaria.

    Quella che sarebbe dovuta essere una zona di “respiro” tra città e porto, dotata di strutture per il divertimento, lo sport, il relax, è oggi perlopiù nel degrado. La parte a Levante è occupata abusivamente da quattro anni da una quindicina di famiglie (in totale 30 – 40 persone) che hanno insediato lì le loro baraccopoli. Il tutto, con ripercussioni anche sulla vivibilità nel quartiere. Ad ascoltare i racconti dei cittadini, gli occupanti si aggirerebbero nel centro cittadino, non senza causare disagi: «Li vediamo ancora fare i loro bisogni in strada, anche dopo che Piazza Sciesa è stata dotata di un vespasiano, e avvertiamo tensioni sociali». Non a caso, poche settimane fa CIV e Comitato per Prà hanno presentato alla procura oltre 500 esposti per lo sgombero, ma finora non sono arrivate risposte.

     

    Parco Dapelo

    parco-dapelo-praAnche la parte più a Ponente della Fascia di Rispetto, seppur in stato migliore, presenta non poche contraddizioni: se il polo sportivo (campo da calcio, piscina, centro remiero) funziona e attira ogni giorno sportivi e cittadini, la zona occupata dal Parco Dapelo, di proprietà comunale, è invece l’emblema di un’operazione di riqualificazione fallita: nato nel 2001, è stato pensato per essere il polmone verde del quartiere, sul modello nerviese (con palme provenienti dalla dotazione di Euroflora 2001), con spazio giochi e teatro all’aperto per coinvolgere la cittadinanza in manifestazioni e concerti. Oggi, le palme -secche- sono da sostituire e dei sei pioppi originari due sono crollati una settimana fa, mentre gli altri quattro dovrebbero essere abbattuti, con procedure lunghe e costose. La scarsa cura dei 30 mila mq, con le erbacce che superano in altezza le panchine e la poca illuminazione, lo rendono poco frequentato.

    La manutenzione del parco è stata affidata dal Comune all’associazione Prà Viva, gruppo sociale senza scopo di lucro che registra la partecipazione di oltre mille cittadini e riunisce in sé oltre 15 Associazioni differenti, e nel cui Consiglio Direttivo sono stati insediati soggetti (3, dei 7 totali) nominati direttamente dal Comune di Genova. La missione di Prà Viva è la gestione di tutti i servizi pubblici, impianti sportivi, parcheggi, aree e immobili, spazi verdi, attività commerciali esistenti e previste sulla Fascia di Rispetto. Dal 2004-2005, considerate soprattutto le difficoltà dell’associazione nel garantire da sola il decoro, Prà Viva ha sottoscritto un accordo con Aster, per cui i due soggetti collaborano nella gestione degli 80 mila mq totali, con Prà Viva che versa ad Aster circa 40 mila euro l’anno, impianti esclusi: spesa insostenibile per l’associazione, che è attualmente alla ricerca di soluzioni diverse. Racconta il presidente Ginetto Parodi: «Vorremmo optare per una formula in cui i costi sono gestiti dall’Amministrazione. Noi diventiamo “sponsor” di Aster e gestiamo le aree di pertinenza limitrofe al nostro circolo, mentre loro si occupano del restante. Per noi è un impegno troppo grande, sono aree pubbliche e non c’è ritorno economico».

    Continua Parodi: «Impensabile per noi pensare di farci carico di un onere di questa portata, il Comune delega a noi ma noi non abbiamo i mezzi per gestire la “cosa pubblica”. Chiediamo ai cittadini di Prà di collaborare: creare gruppi di aggregazione è sì indice di una città viva e che vuole cambiare, ma nel nostro quartiere ce ne sono tanti e spesso il rischio è quello di disperdere le forze. Meglio stare uniti».

    Il parco Dapelo e le restanti porzioni della Fascia di Rispetto dovrebbero essere il simbolo della rinascita del quartiere, sui progetti si è investito molto anche in termini di promozione, invece la realtà dei fatti sottolinea impietosa gli errori di valutazione commessi dalle amministrazioni, a partire dall’affidare la gestione di un’area così vasta e delicata ad un soggetto che non avrebbe mai potuto avere le spalle abbastanza grosse per sostenerne il peso.

     

    Ex stazione ferroviaria

    Ex stazione Ferroviaria Genova PràSempre davanti all’impianto sportivo, ecco il vecchio sedime ferroviario, ora smantellato ma mai rimosso, con tracce di amianto. Di questo, solo una parte è stata trasformata in parcheggio provvisorio, ad uso degli utenti degli impianti. La vecchia stazione, invece, fa parte degli interventi del POR 2007-2013: erano stati stanziati finanziamenti dall’Unione Europea per la creazione di un mercato a Km 0, per l’integrazione del centro abitato con la Fascia di Rispetto, ma finora nulla è stato fatto. Al posto di quest’ultimo, racconta Nicola Montese del Comitato per Prà, al sabato mattina ci sono due banchi di Coldiretti, ma non sono sufficienti a sostituire il progetto iniziale. Nuova, invece, l’altra stazione di Prà, quella più a mare: aperta dal 2006, lo stesso Montese avanza l’ipotesi che l’architettura così imponente sia stata voluta solo “per riempire” gli oltre 6 km di fascia di rispetto, troppo “vuoti”. E poi? Null’altro: si attende di vedere se verrà realizzata la modifica alla viabilità della Via Aurelia entro il 2015 (concessa una proroga di due anni), con i fondi stanziati per il POR, altrimenti ci sarà la revoca dei finanziamenti. Anche qui il Comitato mostra perplessità. Quello che doveva essere un percorso “partecipato”, che coinvolgeva Amministrazione e cittadini, per molti operatori (come ad esempio Comitato per Prà e Associazione Per il Ponente) si è rivelato un percorso “a senso unico” e partecipato solo nominalmente. Mentre i cittadini avrebbero preferito la trasformazione di Via Aurelia in una strada a due corsie a scorrimento lento (30 Km/h, con agevolazioni per il traffico ciclabile a limitazioni per quello automobilistico), con la creazione di una nuova strada a scorrimento veloce più lontana dal centro abitato (lungo l’ex sedime ferroviario), l’Amministrazione ha dato il via libera a una soluzione che prevede il raddoppiamento delle corsie sulla Via Aurelia, senza limitazioni di velocità. Cosa che, a detta dei comitati, non fa che allontanare la Fascia di Rispetto dal centro commerciale del quartiere (Via Fusinato) e non integrare le due realtà.

    Nicola Montese racconta: «Avevamo tutto, non abbiamo più niente: ci hanno portato via la nostra identità, promettendoci un risarcimento mai arrivato. Storicamente questa era una delle località turistiche più ambite della riviera ligure (la Nervi o la Camogli di Ponente come ricorda una vecchia canzone popolare “Sabbo a Camoggi e dumenega a Prà”, n.d.r.). Poi, la frattura: dagli anni ’70-’80, le spiagge – prima fonte di occupazione, di reddito e parte dell’identità locale – sono state smantellate per far posto all’insediamento del porto merci con la prospettiva di 5 mila posti di lavoro per i cittadini di Prà (i posti sono stati poi mille, di cui solo 26 sono praini). Per “risarcire” gli abitanti della perdita, prima è arrivata la Fascia di Rispetto e poi il progetto di creazione di una “grande Prà”, invece siamo nel degrado assoluto. Proviamo a interagire da tempo con un Municipio inesistente e un Comune che pensa di poter nascondere qui tutto il “marcio”. Abbiamo creato un Comitato senza bandiere politiche per rivendicare quel che ci spetta e dare voce a quelle persone che hanno così paura di vivere nel loro quartiere, che non denunciano nemmeno più i crimini: dopo l’arrivo delle baraccopoli, i furti risultavano diminuiti».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Nervi: piscina Mario Massa, dopo la riapertura estiva si pensa al futuro

    Nervi: piscina Mario Massa, dopo la riapertura estiva si pensa al futuro

    NerviA Nervi, presidio del turismo levantino e indiscusso polo di attrazione genovese, nonostante le tante bellezze, non mancano le contraddizioni. È il caso delle proteste per lo stato di incuria dei Parchi, per la scarsa attrattiva dei suoi Musei, per il degrado di luoghi storici, simbolo dello splendore passato (di recente, ad esempio, la chiusura prolungata del locale Marinetta, simbolo della belle epoque genovese e del boom anni ’50-’60). Nonostante le difficoltà, le notizie positive a Nervi non mancano. Lo dimostra il caso della riapertura della Piscina Massa, nel porticciolo: prima gestita dalla Società Sportiva Nervi, da maggio 2012 è stata costretta alla chiusura ed è passata nelle mani di Tursi. Nonostante la mobilitazione dei nerviesi e il serrato dialogo tra Municipio e rappresentanti comunali, le speranze di riapertura sembravano remote a causa degli ingenti costi per gli interventi di adeguamento degli impianti e per i debiti contratti dalla precedente gestione.

    Tuttavia, come noto, lo scorso 8 agosto la piscina è stata inaugurata ed è rimasta aperta dalla fine della stagione estiva fino al 31 ottobre. Un risultato raggiunto grazie alla sinergia tra My Sport, società consortile che raggruppa gruppi natatori e pallanuotistici della provincia genovese, e Comune di Genova: traguardo certamente soddisfacente, che ha fatto gioire i nerviesi e messo d’accordo tutti.

    Adesso è necessario iniziare a lavorare in previsione della prossima stagione, in cui si vuole tenere aperto l’impianto da maggio a ottobre, in coincidenza con l’attività degli stabilimenti balneari della zona. Alcune criticità sono persistenti e i rappresentanti cittadini, in anticipo, si adoperano per dare stabilità alla situazione.

    Così il Presidente del Municipio IX Levante Nerio Farinelli: «La piscina adesso non sarà più usata, come in passato, per ospitare gare agonistiche ma esclusivamente per la balneazione. Nel porticciolo persiste il divieto di balneazione e la piscina è una buona alternativa per i bagnanti della zona. L’anno scorso il Comandante della Capitaneria di Porto Vincenzo Melone ha presidiato l’area, controllando che venisse rispettato il divieto di balneazione da parte dei singoli, ma anche di sub, barche e canoe che agiscono in promiscuità del porticciolo o in attracco nel molo. La situazione è caratterizzata da forte pericolosità e eccessivo movimento, per cui si è resa necessaria una regolamentazione. L’alternativa della piscina è diventata ancora più importante e si lavora per ultimare le migliorie e i lavori di adeguamento».

    La piscina è più sicura e, dopo le restrizioni, i bagnanti si sono trasferiti qui: per renderla ancora più fruibile da parte di tutti sono state messe in atto strategie come l’ingresso gratuito per i bambini e ulteriori agevolazioni per gli adulti. Inoltre, per la prossima estate è in programma un restyling dell’intera area del porticciolo, con ampliamento dell’impianto natatorio e riqualificazione generale, ma si tratta di interventi articolati e complessi, che necessitano di attenzione e costanza. Attendiamo maggio 2014 per vedere i risultati, con impulso a tutto il quartiere.

     

    Elettra Antognetti

  • Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    palazzo-tursi-D3La Città Vecchia, per forza di cose, manca di ampi spazi verdi. I cittadini del centro storico, stretti fra il Porto Antico e Spianata Castelletto, non hanno un parco vicino alle loro case. Stesso discorso per i turisti che visitano i nostri caruggi e che si aggirano fra i Musei di Strada Nuova e i bassi della Maddalena.

    Nasce da questo ragionamento la proposta di Antonio Bruno, capogruppo Fds in consiglio Comunale: aprire al pubblico i giardini dei palazzi di Strada Nuova, in particolare quelli di Palazzo Tursi. «Aprire i giardini di Strada Nuova – spiega Antonio Bruno – sarebbe un ottimo investimento in termini di offerta turistica e vivibilità del centro storico che si ritroverebbe finalmente con uno spazio verde di grande pregio a pochi passi dalle abitazioni».

    Parliamo dell’ampio cortile – attualmente interessato da lavori di ristrutturazione – fra Palazzo Tursi e Palazzo Nicolosio Lomellino, i giardini pensili che si arrampicano sino al belvedere Montaldo e del giardino fra palazzo Bianco e Palazzo Doria Tursi arricchito dallo splendido porticato da cui un tempo, prima della costruzione di Palazzo Rosso, i nobili della famiglia genovese e gli illustri ospiti godevano di una vista aperta sui tetti e sul golfo.

    «I giardini di Palazzo Tursi sono in capo al Patrimonio e la gestione del verde è affidata ad Aster. Sono stati edificati in epoca successiva rispetto alla costruzione del palazzo e quindi non da considerare “storici” – ha commentato l’assessore ai Lavori Pubblici Gianni Crivello – inoltre si trovano adiacenti agli uffici amministrativi e l’unico accesso per raggiungerli è l’ingresso principale di Tursi. Si creerebbe un problema di presidio e, se si considera che alcune zone sono transennate e non accessibili, anche di sicurezza per i visitatori. In questo caso si potrebbe ovviare al problema facendo un ragionamento con una cooperativa o un’associazione per controllare gli accessi». Diverso il discorso per quanto riguarda il giardino fra Tursi e Palazzo Bianco: «In questo caso si tratta di giardini “storici” e perciò di pertinenza dei Musei di Strada Nuova;  già oggi sono aperti al pubblico, ma solo ai visitatori del polo museale», conclude Crivello.

    Rimane dunque possibilista l’assessore, vedremo se il discorso iniziato in queste settimane in Aula Rossa avrà un seguito e nuove puntate o se sarà destinato a rimanere lettera morta.

  • Quarto Castagna: appello al Sindaco per la difesa delle aree storiche

    Quarto Castagna: appello al Sindaco per la difesa delle aree storiche

    UlivetoMentre la discussione sul nuovo Piano Urbanistico Comunale si appresta ad entrare nella fase decisiva, quando l’amministrazione di Palazzo Tursi dovrà tirare le somme tra le proposte dei tecnici e le obiezioni di cittadini e di altri enti (vedi tutti i rilievi mossi dalla Regione Liguria soprattutto in materia di edificazione in aree esondabili e collinari), fuori dai saloni istituzionali diversi nuovi progetti sono già stati approvati o continuano a seguire il loro iter burocratico. Nel frattempo «Il cittadino qualunque, per far sentire la propria voce, arranca fra mille peripezie con sforzi e difficoltà considerevoli – spiega Ester Quadri del Circolo Nuova Ecologia Legambiente – A volte, per ostacolare l’ennesima bruttura su territorio, si devono trovare cavilli legali per opporsi a ciò che la logica e il buon senso fin da subito evidenzierebbero. È mai possibile che per difendere l’unicità di un muretto a secco si devono formulare pagine e pagine di leggi e normative? – si domanda Quadri – Dove è finito il senso della bellezza se per salvaguardarla si deve fare appello a tribunali e avvocati?».

    Da tempo, i residenti della Castagna di Quarto stanno combattendo per difendere il proprio quartiere da interventi che, secondo l’associazione ambientalista «Stravolgeranno la bellezza di quel sito storico dove ogni frammento di pietra rappresenta la testimonianza di un passato prezioso e mai più riproducibile. Un’area che si snoda lungo l’antica creuza di Via Romana della Castagna, fra salite e discese, torrenti ed argini di pietra, fra piccole casette a schiera ancora con le persiane di legno e antiche dimore storiche con i loro giardini secolari, muretti a secco ed orti, ulivi, bastioni di pietra, insomma un concentrato di bellezza che qualsiasi Paese al mondo chiederebbe di promuoverlo alla tutela dell’Unesco».

    UlivetoL’Uliveto Murato di Quarto ne rappresenta il simbolo ma, sottolinea Ester Quadri «La salvaguardia di tale bellezza deve essere estesa a tutta l’antica creuza, comprendendo il Parco storico di Villa Quartara; a tutte le abitazioni; ai vari immobili che si affacciano sull’antico percorso, con i loro giardini, parchi, alberi e statue. È necessario ed urgente fermare ogni tipo di costruzione non congrua all’interno di questo meraviglioso sistema storico». Dall’altra parte, però «Molti dei nostri politici non lo hanno assolutamente compreso – continua Quadri – Anzi, continuano a dare il via libera progetti insostenibili che oggi sono fuori dal tempo e, diciamolo, orrendi. In Via Romana della Castagna è stata approvata la ricostruzione di un manufatto industriale (ex Fischer) trasformato ora in immobile residenziale con i suoi piani in più ed un pieno di cemento a carico del quartiere». Per Legambiente, invece, una soluzione migliore sarebbe stata «Recuperare quel manufatto e renderlo testimone di un’archeologia industriale ancora esistente nella zona, magari riadattandolo a un utilizzo sociale e creativo».

    Inoltre, soltanto pochi giorni fa «Siamo venuti a conoscenza di un’altra operazione che avrebbe già ricevuto delle autorizzazioni – denuncia Quadri – Si tratta di una piccola casetta, in stato di totale degrado, ubicata all’interno delle antiche mura dell’Uliveto Murato di Quarto. Crediamo, ma il condizionale è d’obbligo perché stiamo cercando di reperire maggiori informazioni, che l’intenzione sia quella di raddoppiarne i volumi, oltre a costruire un’autorimessa interrata che coprirebbe tutto il sedime del fabbricato e una piscina al posto del giardino dove una volta sopravvivevano alberi ad alto fusto».
    Quadri, a tal proposito ricorda il caso di Villa Gervasoni, un’antica dimora dove un tempo i pellegrini cercavano ristoro e conforto «Adesso oggetto di ristrutturazione alla beffa di tutti quei cittadini che chiedono cosa e come diventerà».

    Il Circolo Nuova Ecologia Legambiente, dunque, si appella al Sindaco Marco Doria, invitandolo a venire di persona nel quartiere, perché «Siamo certi che comprenderebbe la bellezza storica, archeologica, paesaggistica e monumentale della creuza di Via Romana della Castagna, memoria vivente della primitiva Aurelia e patrimonio incomparabile da salvare, ad esempio trovando nuove soluzioni per tutti i progetti previsti e autorizzati, spesso in modo inspiegabile. Infine, lo preghiamo di fermare lo scempio urbanistico ed estetico che il nuovo piano urbanistico permetterà di compiere».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Centro storico: corteo di Associazioni e Comitati contro il degrado

    Centro storico: corteo di Associazioni e Comitati contro il degrado

    Via San Lorenzo, GenovaQuali sono i “mali” del centro storico genovese? Nonostante la ventennale operazione di riqualificazione di Piazza delle Erbe, Sarzano, Sant’Agostino, San Bernardo e limitrofe, e mentre sono in corso vari progetti per il recupero di Pré e della Maddalena, un gruppo di abitanti del centro storico lamenta il fatto che, nonostante le misure intraprese, le problematiche siano rimaste le stesse del passato, e che anzi in molti casi si siano aggravate col passare del tempo. Solito “mugugno” o situazione reale? Le opinioni centro-storico-vicoli-piazza-delle-erbe-d2sono certo contrastanti, ma di fatto il disagio vissuto dai cittadini li ha spinti a prendere l’iniziativa: è prevista per domani martedì 12 novembre, la manifestazione organizzata dalle Assemblee dei Cittadini e dalla FACCS – Federazione Associazioni Comitati Centro Storico (Ass. Centro Storico Est, Osservatorio Prè-Gramsci, Assoutenti, Ass. Naz. Centri Storici ed Artistici) per protestare contro il degrado del centro storico. Si parte da Piazza Caricamento, con appuntamento per le 17.30 davanti al Galeone, e si attraverserà tutto il centro storico, nelle sue arterie principali e più critiche: Sottoripa e Portici Turati (bombardati di attenzione mediatica e istituzionale, a causa delle recenti proteste contro il mercatino abusivo, prima smantellato, poi ricomparso); Canneto il Curto, San Luca e Maddalena. Il corteo si concluderà a Tursi, dove i rappresentanti delle Associazioni hanno in programma un incontro con gli Amministratori per discutere dei temi salienti.

    Cosa chiedono i manifestanti? Sfilano nel centro storico per chiedere (“esigere”, come si legge nel programma) il rispetto della legalità, “strumento né di destra, né di sinistra, ma difesa dei più deboli contro i più forti”, e maggior ordine. Dicono no alle risse, diventate da anni sempre più frequenti per le strade del centro, e ai mercatini illegali e al commercio abusivo, polo di attrazione della malavita “che ci rendono la vita impossibile”. Quest’ultimo punto, in particolare, riprende la questione attuale posta da Confcommercio, che ha organizzato proprio per oggi, 11 novembre 2013, la Giornata di mobilitazione nazionale sul tema “Legalità, mi piace”, allo scopo di  analizzare le conseguenze sull’economia reale di fenomeni illegali e concorrenza sleale che alterano il mercato e alimentano l’economia sommersa. Proprio l’11 novembre alle ore 10, a Palazzo della Borsa di Via XX Settembre, i Giovani Imprenditori di Ascom Genova presentano la manifestazione a livello locale, dopo la diretta streaming da Roma. Il tema a Genova è molto popolare, una vera piaga sociale dei giorni nostri, che sottrae circa 11.000 posti di lavoro, fa aumentare le tasse, blocca i consumi.

    La manifestazione di domani delle Associazioni del centro storico, inoltre, non risparmia nemmeno la “movida” giovanile (indicata come “malamovida”, qui il documento oggetto dell’interrogazione comunale): non accanimento indiscriminato, dicono, ma denuncia del divertimento senza regole, che priva del “diritto alla salute-riposo notturno i residenti, divenuta ormai solitudine, ubriacatura sopratutto di minori, coagulo di reati predatori, danneggiamenti e droga”. Tra i temi caldi, anche quello dell’ormai imminente Expo di Milano 2015: si vuole rompere la separazione Genova-Milano e favorire l’afflusso di visitatori dal capoluogo lombardo a quello ligure, nella speranza di incrementare i visitatori (stimati oltre 1 milione annui). Questo, soprattutto in considerazione della firma nel febbraio 2013 di un patto di collaborazione tra Regione Lombardia e Regione Liguria (con programma pluriennale di progetti e attività di interscambio tra le due città), e della recente proposta di creare un nuovo treno di lusso ad alta velocità che permetta di viaggiare da Genova a Milano in un’ora, sette giorni su sette, con rincaro del prezzo del biglietto e limitatamente al periodo dell’Expo. E ancora, la diffusione e fruibilità della rete wi-fi, il ripristino della pavimentazione in Via Luccoli e Via Garibaldi, in cui visitatori, commercianti e residenti da anni vivono il problema dei cantieri aperti, con i conseguenti disagi.

    Ma non solo proteste in negativo: anche varie proposte “positive” per la rinascita del centro, con l’incremento dei percorsi culturali alla scoperta dei tesori artistici, dei mercatini di specialità liguri e non, la creazione di un portale multimediale, con incentivi alle realtà che si occupano di cultura, sport, spettacolo, arte. Tema tirato in ballo, anche quello dei parcheggi: pochi in centro quelli per i residenti (emblematico il caso di Piazza Sarzano, che già in vista dell’inaugurazione del mercato rionale aveva suscitato perplessità).

    Abbandono, immobilismo, noncuranza, mancanza di progettualità: queste le colpe che le associazioni imputano all’attuale Giunta Comunale, e proprio di questo chiederanno risposta ai diretti interessanti, al termine del corteo. “Specifici incontri sono stati richiesti con Prefetto e Questore per ottenere un presidio anche notturno del territorio, maggiore efficacia e continuità agli interventi in atto”, dicono i rappresentanti, lamentando la latitanza dell’Amministrazione e auspicando che domani sarà inevitabile trovare ascolto.

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena: inaugura “Idea d’arte”, la nuova bottega delle arti

    Maddalena: inaugura “Idea d’arte”, la nuova bottega delle arti

    Idea d'arte bottega Maddalena GenovaÈ in programma per il prossimo 16 novembre ore 18 l’inaugurazione dello spazio artistico “Idea d’arte” alla Maddalena, in Piazzetta dei Greci 1r, all’angolo con Piazza delle Vigne. Una nuova “bottega delle arti”, nata dalla sinergia di cinque soci, quattro donne e un uomo: le artiste Simonetta Gherardelli, Virginia Cafiero e Lucia Pasini collaborano con Alberto Cerchi (coordinatore dei lavori) e Coca Frigerio, già titolari della Galleria ArteGioco di Vico Inferiore del Ferro.

    Lo spazio nasce dall’esigenza di creare un nuovo luogo di aggregazione per esperti e amanti d’arte, per l’esposizione di opere di grafica e per l’insegnamento delle tecniche del disegno e della composizione. L’impostazione è simile a quella del “precursore” guidato da Frigerio e Cerchi, ArteGioco, già affermato nel panorama genovese e punto di approdo per artisti e amanti della grafica. L’idea è quella di creare uno spazio espositivo con tavole dei cinque artisti e poi dare avvio a corsi di grafica rivolti agli adulti: laboratori non pittorici, ma dedicati all’elaborazione di lavori preesistenti. Il fine è la produzione di qualcosa di nuovo e unico, “multiplo”; si smonta l’originale per rivisitarlo secondo i canoni della grafica.

    La particolarità è data dal fatto che si tratidea-darte-maddalena-bottega-galleriata di un progetto condiviso, di aggregazione tra personalità differenti, che si sono unite perché hanno intravisto un denominatore comune. Così, la galleria esporrà le opere dei cinque artisti, ognuna fortemente diversa dalle altre e ben riconoscibile. Lucia Pasini lavora con pigmenti di colore per creare nuove tonalità e nuovi giochi; Virginia Cafiero realizza kimono colorati, con carte particolari, che sembrano composizioni astratte; Simonetta Gherardelli crea “visioni di Genova”, particolari di palazzi, cieli, mari. Infine, Coca Frigerio, ex collaboratrice dell’illustre Bruno Munari (guru per tutti gli appassionati di grafica e graphic design, con cui Coca ha avuto la fortuna di lavorare per 20 anni), esperta in metodologia didattico-creativa e appartenente al primo gruppo sperimentale che promosse l’idea di “giocare con l’arte”, che ha realizzato nella sua galleria ArteGioco di Vico Inferiore del Ferro. Coca produce qui collage di città: a partire da fotografie di Genova, Milano, Venezia e altre, realizza collage colorati.

    Assieme a lei in questa nuova avventura, anche Alberto Cerchi, già collaboratore di ArteGioco: grafico e illustratore, Cerchi da anni segue Frigerio nel progetto di insegnare agli alunni delle scuole il “metodo Munari” attraverso laboratori dimostrativi, e collabora con il Museo Luzzati e con Palazzo Ducale (è stato curatore, ad esempio, dell’esposizione “Fontana – Luce e colore”). Inoltre, anche le produzioni di libri per bambini di Frigerio e Cerchi: da quella per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia, all’inedito “Stranimali”, che ancora deve essere presentato a Genova. Qui, Cerchi espone opere in bianco e nero con particolari di palazzi e edifici genovesi. Ognuno ha una propria specificità e ciascuna delle opere è unica e irripetibile. Inoltre, gli artisti hanno inventato “scatole” trasparenti contenenti le loro opere, con giochi di rilievi e “dentro-fuori”.

    Piazzetta dei greci centro storico di GenovaLa scelta di essere presenti proprio alla Maddalena è significativa: «Un scelta voluta, semplicemente perché è una delle più belle piazze di Genova, perché abitiamo qui, perché amiamo il nostro quartiere e speriamo che rinasca -commentano Frigerio e Gherardelli-. Ci sono tante incongruenze: ad esempio il fatto che l’Amministrazione chieda di aprire esercizi per ridare lustro al quartiere, ma poi non agevoli chi investe qui (se vogliamo mettere una pianta per abbellire il piazzale, dobbiamo pagare la tassa per occupazione di suolo pubblico), oppure lo spaccio, la prostituzione a cielo aperto. Speriamo di presidiare il quartiere e dare avvio a un circolo virtuoso con altri soggetti (come il Teatro Altrove, che inaugura anch’esso tra 13 e 17 novembre, n.d.r.). In Piazza delle Vigne stanno ristrutturando un palazzo storico con l’intento di trasformarlo in hotel 5 stelle, poi aprirà anche un Museo del Cioccolato e già la Chiesa in Piazza resta ora aperta tutto il giorno, grazie all’iniziativa del nuovo parroco. Forse siamo pazzi ad aprire proprio qui, ma ci crediamo».

     

    Elettra Antognetti

  • Sottoripa: il commercio nel centro storico, parola agli esercenti

    Sottoripa: il commercio nel centro storico, parola agli esercenti

    sottoripa-gran-ristoroIl commercio nel centro storico di Genova langue? Anche il capoluogo ligure, come e più degli altri, è stato colpito dalla crisi economica generale, che si va ad aggiungere al consueto “pessimismo” genovese, nonché a quella che è percepita come scarsa propensione a spendere. Ma qual è la situazione reale? Nel corso di #EraOnTheRoad nel cuore del centro storico, abbiamo raccolto la testimonianza del presidente del CIV di Sottoripa Stefano Boggiano, proprietario della storica paninoteca Gran Ristoro. Qui, un resoconto di quanto è emerso: un focus su una delle arterie maggiormente frequentate dai turisti che dal Porto raggiungono il centro cittadino.

     

    Il commercio nel centro genovese attraverso gli occhi di un “veterano”: qual è lo stato attuale?

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    «Parlo da presidente del CIV e da commerciante attivo sul panorama genovese da 28 anni, portando avanti un esercizio dalla storia quarantennale. Sottoripa ha un’importanza strategica perché sorge davanti al waterfront ed è la “porta” per il centro storico: dev’essere un bel biglietto da visita per invogliare i genovesi e soprattutto i turisti a varcare la soglia e scoprire i gioielli nascosti. Invece talvolta non lo è, e molti evitano queste rotte (ad esempio, mi riferisco alle polemiche per il fatto che i croceristi vengano dirottati all’outlet di Serravalle piuttosto che nei caruggi genovesi) e si vive di clienti affezionati, di persone che ci apprezzano da decenni. Noi siamo “privilegiati” perché siamo attivi da molto, i genovesi ci conoscono e continuano a preferirci, ma per un giovane, ad esempio, è diverso. Il problema è la presenza dell’Amministrazione, percepita da molti come ingombrante e fastidiosa, con la sua politica di tassazione pesante che soffoca le attività e il tessuto commerciale del centro. Tuttavia, non tutto è negativo: mentre il Comune latita quando si tratta di cose di secondaria importanza, è sempre in prima linea quando si tratta di cose importanti. Ad esempio, la prima edizione della Notte Bianca in centro: è stato un vero successo organizzativo e di pubblico, fallito solo per la sconsideratezza di alcuni di noi, che hanno raddoppiato i prezzi consueti delle merci, dissuadendo gli acquirenti dal partecipare alle edizioni successive. A mio avviso, la situazione del commercio nel centro storico non è tragica: il più è stato fatto, adesso bastano piccoli accorgimenti da attuare con il “buon senso del padre di famiglia”. Basta proclami, basta primedonne, agiamo con buon senso. È sufficiente questo per salvare un tessuto commerciale tutto sommato in buono stato. Se decade Sottoripa, un pezzo di città muore».

     

    Salvarsi dalla crisi e portare il commercio del centro al suo massimo: c’è una ricetta?

    «Innanzitutto, si deve “fare rete”, ricucire il tessuto. Ad esempio, stiamo pensando di fare un’esperienza pilota in collaborazione con la Curia genovese per creare occasioni di lavoro per i giovani in difficoltà, dando loro modo di imparare un mestiere creando anche aggregazione nei quartieri cittadini. L’idea è quella di tornare indietro agli anni ’50, quando il centro storico era una grande famiglia, i figli erano di tutti, si giocava in strada, ci si conosceva, c’era aggregazione. Insomma, vogliamo l’”effetto Paese” nel centro».

     

    E a livello amministrativo?

    «Si deve ricreare una politica sociale, dare una mano a chi apre non tanto riducendo le tasse (cose che, a livello locale, sarebbe difficile attuare, fin quando da Roma non arriveranno disposizioni diverse) ma semplificando la normativa, creando un testo unico per le imposte dirette: chi paga spesso non capisce nemmeno cosa sta pagando, si vede costretto a versare continuamente quote e sale la frustrazione. Oggi, inoltre, il centro storico è trait d’union tra radical chic e poveri e il dislivello sociale pesa sia sulla vivibilità che sui commerci. Si deve cercare di normalizzare la situazione. Per quanto riguarda il tessuto commerciale del centro genovese, quel che manca è il rilancio: le Colombiane del ’92 sono state l’inizio della fine. Molti lavori sono stati fatti all’ultimo momento e male, mancò programmazione a medio e lungo termine, ma noi genovesi -si sa- siamo “lenti” e abbiamo bisogno di fare le cose con calma per farle bene. Ancora oggi servirebbero interventi di semplificazione sul modello del (fallito) Incubatore di Imprese; uno sportello di interfaccia tra commercianti e Amministrazione in modo omogeneo; piccoli investimenti di finitura e miglioramento».

     

    metro-san-giorgio-turatiSottoripa è una zona chiacchierata: di recente le polemiche tra il Sindaco Doria e Luca Bizzarri. Quanto pesano i problemi di ordine pubblico sul tessuto commerciale?

    «Non molto. Il mercatino “dello scandalo” è certo da normare: un mercato del riuso in mezzo alla strada in cui molti si mimetizzano nel torbido. È un caos, serve la certezza di una normativa. Tuttavia è anche una situazione abbastanza “normale”, in cui già molto è stato fatto ma c’è ancora da fare: piccoli accorgimenti, come l’apertura domenicale (se regolata e con garanzie di ordine pubblico) anche a turnazione, per dare copertura alla zona; il divieto di somministrare alcolici in caffetteria, come già a Sampierdarena; l’interazione con tutti su più livelli per estrapolare i problemi veri della zona e lasciare da parte i finti “mugugni”. È un tessuto commerciale complicato, lo ha dimostrato la chiusura di Assolibro e l’avvento di esercizi cinesi, che disturbano molti. I problemi ci sono (il caro prezzi, le tasse alte, la scarsa richiesta, la concorrenza straniera), ma la zona è bellissima, io ne sono innamorato e credo alla legge dei piccoli passi: muoversi lentamente, che non vuol dire non muoversi affatto».

     

     Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Prà, baraccopoli: oltre 500 esposti dei cittadini alla magistratura

    Prà, baraccopoli: oltre 500 esposti dei cittadini alla magistratura

    pra-fascia-rispetto-passeggiataLa questione è ben nota a tutti. L’ insediamento abusivo che ospita una cinquantina di famiglie di senza dimora sulla Fascia di Rispetto, in zona isola ecologica. Un problema di sicurezza e vivibilità del quartiere che il Comitato per Prà da tempo cerca condurre ad una soluzione pacifica che possa restituire dignità a tutte le parti in causa: «È una questione che sentiamo bruciare sulla pelle – spiegava a Era Superba qualche settimana fa Nicola Montese, portavoce del comitato per Prà – ma le istituzioni si sono dimostrate irresponsabili perché finora non si sono adoperate seriamente per trovare una soluzione alternativa che coniughi il rispetto dei diritti fondamentali di tutti, cittadini e senza dimora».

    Anche perché, sommando disagio su disagio, il risultato è un inevitabile aumento della conflittualità con il rischio di scivolare velocemente in una guerra fra poveri, terreno fertile per l’insorgere di pericolosi rigurgiti razzisti che è necessario prevenire prima che sia troppo tardi.

    La protesta degli abitanti del quartiere ponentino cresce giorno dopo giorno, oggi gli esposti alla magistratura hanno superato quota 500. «La baraccopoli è presente da più di tre anni – così il Comitato in una nota – Non solo alcuni agglomerati di baracche ma anche singole persone che trovano e si costruiscono alloggi nell’area in questione, nel cuore di Prà. Nel nostro quartiere e di conseguenza in tutto il Ponente la sicurezza è diventato un problema davvero serio… Persone senza fissa dimora trovano alloggio e ripari improvvisati e quindi pericolosi anche per loro, ovunque nella Fascia abbandonata. Nessuno fa niente, nessuno si prende responsabilità e questo atteggiamento si è prolungato per anni. Il Comune, vero responsabile essendo colui che deve occuparsi di quelle aree, non fa niente e non si esprime».

  • Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    San BiagioIl campo base CLB 4, villaggio con dormitorio, mense e altri servizi logistici per gli operai del Terzo Valico – inizialmente previsto a Bolzaneto, in via Santuario di Nostra Signora della Guardia, sotto l’abitato di San Biagio (costruito a seguito della bonifica dei terreni della Erg) – cambia destinazione in corso d’opera e si trasforma in deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere. I lavori di disboscamento e pulizia dell’area Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smalladiacente al cimitero della Biacca sono partiti da circa un mese (come documentato da Era Superba) ma solo grazie all’interessamento dei cittadini e del Comitato San Biagio-Serro è possibile fare luce sulla vicenda. Da parte delle istituzioni, infatti, si registra un silenzio assordante indice di un deficit di trasparenza, per noi alquanto significativo, riguardo alla gestione della grande opera ferroviaria a livello locale.

    In Val Polcevera l’avviata cantierizzazione del TAV nostrano finora ha portato soltanto disagi. L’esempio più eclatante è il sito di San Quirico, dietro al Mercato dei fiori, dove lo smembramento della collina – sommato alle intense piogge dei giorni scorsi – ha generato uno sversamento di fango sulla sottostante via Isocorte, problema che ha richiesto l’intervento di mezzi speciali per ripulire e rendere nuovamente agibile la strada. Adesso è il turno dell’area della Biacca (interamente di proprietà comunale) che, a fronte delle mutate esigenze del Consorzio Cociv (general contractor dell’opera) – probabilmente considerata l’eccessiva vicinanza del cantiere con il cimitero e il contestuale divieto di costruire nuovi edifici nella fascia di rispetto dell’impianto cimiteriale – verrà utilizzata esclusivamente per il deposito di semilavorati tramite l’esecuzione di due zone pianeggianti con l’impiego di terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalla realizzazione del Terzo Valico. «Da anni si diceva che qui sarebbe sorto un campo base per gli operai – spiega Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – Noi ci siamo mossi autonomamente per saperne qualcosa di più e, dopo aver chiesto e ottenuto dal Comune l’accesso agli atti, abbiamo scoperto la nuova soluzione progettuale. In pratica, l’intenzione del Cociv è quella di riempire con terre potenzialmente amiantifere l’avvallamento esistente e poi costruire due grandi piazzali sui quali depositare le attrezzature. Il problema è che, come al solito, è stato fatto tutto in sordina, mentre nessuno sembra preoccuparsi del rischio per la salute pubblica conseguente allo stoccaggio di simili materiali ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni di San Biagio in cui vivono almeno 500 famiglie, molte delle quali con bambini piccoli».

    Con Provvedimento Dirigenziale n. 364 del 10 luglio 2013, il Comune ha rilasciato al Consorzio Cociv il “Permesso di Costruire inerente la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, nell’ambito dei lavori del “Terzo Valico dei Giovi” nell’area di cantiere “ CLB 4 – Bolzaneto”. Soluzione progettuale che «recependo raccomandazione espressamente formulata in sede di approvazione del progetto definitivo dell’opera pubblica (allegato 1 Delibera CIPE 80/2006 – parte seconda, lettera g), allo scopo di evitare il posizionamento di manufatti diretti ad assolvere esigenze logistiche, comportanti permanenza di persone in area prossima alla cinta del cimitero della Biacca, prevede l’utilizzo dell’area per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, in luogo del posizionamento di dormitori ed altre strutture logistiche».

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    «Stiamo parlando di 70 mila metri cubi di terre da scavo, così è scritto nero su bianco nei documenti ufficiali – racconta il Comitato – ciò equivale a diverse migliaia di camion. La nostra paura è che possano esserci anche rocce amiantifere, presenti senza ombra di dubbio lungo il tracciato dell’opera. Chi ci assicura i necessari controlli in questo senso? In particolare sullo stoccaggio del materiale di risulta? Inoltre, quale beffa ulteriore viene promesso che “a lavori terminati verrà ripristinata l’area”. Nessuno, però, parla del rischio amianto. Ad oggi siamo ancora in attesa di chiarimenti ufficiali da parte del Municipio Valpolcevera da noi interrogato a riguardo». Ma pure il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle e la Federazione della Sinistra hanno posto la questione all’attenzione dell’ente municipale con due distinte interrogazioni che saranno discusse prossimamente.

    La collina di San Biagio, pubblicizzata dai costruttori come area finalmente riconsegnata alla natura “Vi addormenterete al suono delle cicale e vi sveglierete al canto degli uccellini”, così recitava un vivace slogan promozionale «Ha dovuto e forse dovrà confrontarsi con la Gronda – sottolinea Marco Torretta – poi con l’ecomostro Selom (la lavanderia industriale) e i capannoni di Via Albisola (alcuni dei quali attualmente vuoti), oggi con un’area di stoccaggio di materiali semilavorati. Gli abitanti auspicano che qualcuno (Municipio, Comune, Provincia, Regione) affronti il problema in modo serio e responsabile perché, fino a dimostrazione contraria, stoccare 70000 metri cubi di terre di scavo provenienti dalle montagne dei Giovi potrebbe significare far inalare ai residenti di San Biagio e non solo polveri potenzialmente inquinate da asbesto che se assimilato dal corpo umano, anche in una sola fibra, provoca tumori alla pleura (mesotelioma pleurico) così come il temibile carcinoma polmonare». Senza dimenticare che soltanto nel comprensorio detto “Il Colle” su 104 famiglie residenti si contano circa 50 bambini in età compresa tra 1 mese e 16 anni. «A Genova sfido chiunque a trovare un tale agglomerato di gioventù, per altro in una città tristemente famosa per l’alto numero di anziani residenti – conclude l’esponente del Comitato – Non vogliamo che tra vent’anni la Val Polcevera debba diventare famosa come oggi purtroppo sono Marghera, Caserta o Taranto».

    La posizione del Comune  e la ricostruzione del vicesindaco Stefano Bernini

    Non è dello stesso parere il vicesindaco Stefano Bernini, che scongiura il rischio amianto e ricostruisce così la vicenda: «L’area della Biacca rimane destinata a campo base. Lo stoccaggio delle terre di scavo è funzionale proprio alla realizzazione di alcuni capannoni con funzioni di dormitorio per gli operai. Qui finirà esclusivamente il materiale di risulta della galleria in via di escavazione sotto gli Erzelli. Si tratta di basalto, rocce effusive spesso impiegate nelle pavimentazioni stradali, che sicuramente non contengono fibre di amianto». Bernini, dunque, respinge al mittente ogni accusa. Eppure la presenza di rocce amiantifere lungo il tracciato del Terzo Valico è stata riscontrata anche in alcuni studi: nel versante ligure il documento di riferimento è quello redatto dal “Dipartimento Ambiente” della Regione Liguria e definito “Carta delle “pietre verdi” di cui alla DGR n. 859/2008 – “Criteri per la gestione e l’ utilizzo delle terre e rocce da scavo”, nel quale sono evidenziate in verde e in giallo le zone in cui è definita “probabile” la presenza di amianto (qui il pdf). «Tutti i carotaggi eseguiti all’interno del Comune di Genova hanno appurato una presenza di amianto entro i limiti di legge», risponde il vicesindaco. Dunque i materiali estratti privi – del tutto o quasi – della famigerata fibra killer, saranno gestiti secondo il PUT (Piano di utilizzo delle terre e rocce di scavo) approvato dal Ministero dell’Ambiente il 4 ottobre scorso e che per la Liguria prevede quali destinazioni, tra le altre, la discarica di Scarpino, il riempimento Ronco-Canepa, la discarica del colle di Uscio (mentre il riempimento legato al ribaltamento a mare di Fincantieri per ora rimane in standby).

    Nel caso del percorso della Gronda di Ponente, invece «Dove è stata confermata l’esistenza di amianto in misura superiore – continua Bernini – esiste un protocollo di comportamento che prevede maggiori tutele con l’immediato blocco dei cantieri, il successivo “impacchettamento” del materiale pericoloso e la spedizione dello stesso presso discariche speciali, ad esempio in Germania». Bernini implicitamente ammette come questo tema, riguardo al Terzo Valico, debba quantomeno essere approfondito: «Il comportamento sarà il medesimo, come sopracitato. Innanzitutto, per decisione dell’Osservatorio Ambientale, saranno eseguiti dei sondaggi preventivi e propedeutici rispetto all’escavazione, sotto il controllo dell’Arpal. E, se fosse riscontrata una presenza di amianto superiore alla soglia di legge, si attiveranno dei percorsi di stoccaggio differenti. È un argomento che recentemente abbiamo affrontato anche con il Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ma io ho visto i dati del territorio genovese e ripeto, escludo che ciò possa accadere nell’ambito del Comune di Genova. Discorso diverso riguarda il territorio del Piemonte in cui effettivamente esistono delle situazioni di superamento».

    La questione approderà nelle aule di palazzo Tursi la prossima settimana grazie al consigliere comunale Antonio Bruno (Fds) che due giorni orsono ha depositato un’interpellanza in merito. «Sottolineato che secondo il testo dell’art. 338 R.D. 27.7.1934 n. 1265 “I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi,comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”. Rilevato che le “Norme Generali” del PUC Comune del Comune di Genova a pagina 16, prescrivono che “le fasce di rispetto delle nuove costruzioni dal perimetro degli impianti cimiteriali sono fissate in metri 200; tale distanza può essere ridotta fino al limite di metri 50 con deroga da parte del Consiglio Comunale, previo parere favorevole della ASL”. Interpello il Sindaco al fine di relazionare sull’effettiva rispondenza delle autorizzazioni alle succitate norme e sulle misure che si intendono adottare per lo stoccaggio di materiale amiantifero proveniente dagli scavi del collegamento ferroviario Fegino – Tortona».

    L’interpellanza «Ha proprio lo scopo di chiedere alla Giunta comunale se almeno si è posta il problema del rischio per la salute pubblica e quindi dei necessari controlli – spiega il consigliere Bruno – Mentre per la Gronda, seppure in maniera insufficiente, un minimo di attenzione riguardo al pericolo amianto c’è stata, per il Terzo Valico siamo ancora decisamente indietro. Le maggiori incognite riguardano il trasporto del materiale di risulta, la fase dello scarico e del conseguente stoccaggio. Occorrono dei controlli puntuali e specifici. Ma in questo senso a noi non risulta l’esistenza di piani dettagliati. Il problema è verosimilmente sottovalutato. Il cambio di destinazione del cantiere della Biacca è un fatto nuovo che francamente ci ha colto di sorpresa. Dal punto di vista politico, come minimo, siamo di fronte ad un deficit di comunicazione istituzioni-cittadini».

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    Incroci pericolosi

    Proprio dinanzi a via Santuario di Nostra Signora della Guardia, si trova il self-service all’ingrosso “Metro”. Coincidenza vuole che proprio in quest’area, a poca distanza dal cimitero della Biacca, se e quando mai sarà avviata la realizzazione della Gronda di Ponente, è prevista la costruzione del deposito di caratterizzazione delle rocce provenienti dallo “scavo più grande del mondo” (definizione di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia). Parliamo di un mega deposito alto 30 metri – in cui arriveranno e partiranno continuamente camion – e che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio, ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile spiega il WWF sezione di Genova – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini farebbero bene a preoccuparsi e molto». Secondo il WWF, Bolzaneto potrebbe diventare la nuova Casale Monferrato: «Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al canale di calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Le opere compensative mai realizzate a favore del quartiere

    Infine, c’è da menzionare un’altra vicenda, secondaria ma emblematica delle promesse fatte e mai mantenute. I residenti della zona, infatti, ormai da anni attendono la partenza dei lavori – a carico dei costruttori del nuovo quartiere di San Biagio – per l’edificazione di una scuola materna e di un asilo nido, come previsto a titolo di oneri di urbanizzazione nella convenzione urbanistica del 2011, sottoscritta dal Comune e dalla San Biagio Nuova srl (società di Coopsette). Ma, come ricorda il Comitato, l’impresa e il Comune hanno deciso «Unilateralmente e senza fornire di fatto motivazione, di eliminare la scuola materna, vanificando così le aspettative di numerose famiglie del quartiere». Dopo uno scambio di corrispondenza tra Coopsette e amministrazione comunale, quest’ultima, senza interpellare Municipio Val Polcevera e cittadini, nell’ottobre 2011 ha approvato una “variante in corso d’opera” che «A parità di superficie agibile della struttura prevede la realizzazione del solo asilo nido». Successivamente – a seguito delle proteste dei cittadini – la società costruttrice ha fatto un passo indietro, promettendo nuovamente la costruzione di entrambe le strutture. Ma da allora nulla si è più mosso. Oggi, a distanza di due anni, non è stata posata neppure una pietra. Viste le attuali difficoltà economiche di Coopsette e i suo rapporti consolidati con il Comune, è davvero difficile ipotizzare che ci sia ancora la volontà di spingere a favore della soluzione inizialmente prospettata ai residenti. Per altro «Pensare di far coesistere un asilo e una scuola materna con dei cumuli di terre potenzialmente inquinati, non sembra essere un’idea geniale», sottolinea Torretta.

    «Noi ovviamente non pretendiamo di fermare la costruzione del Terzo Valico – conclude il rappresentante del Comitato San Biagio-Serro – Ma almeno pretendiamo chiarezza e trasparenza. Inoltre, pensiamo che un sito destinato allo stoccaggio di tali materiali non debba essere realizzato ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni».

    Matteo Quadrone

  • Discarica via Piombelli: attesa per i risultati del monitoraggio ambientale

    Discarica via Piombelli: attesa per i risultati del monitoraggio ambientale

    ambiente-rifiuti-DLa famigerata discarica abusiva di rifiuti tossici di via Piombelli continua a destare preoccupazione negli abitanti di Rivarolo e Certosa. A distanza di oltre un decennio, infatti, si attende la conferma della necessità o meno di una bonifica integrale di quello che a ragione si può definire il più importante esempio di inquinamento ambientale della Val Polcevera. Operazione che, peraltro, sarà arduo portare a termine, visto che i rilevanti costi economici dovrebbero essere a carico dell’amministrazione comunale, come sancito nel 2010 da una sentenza del Consiglio di Stato.

    La notizia positiva è che il sito di via Piombelli è stato messo in sicurezza e nei mesi scorsi gli enti competenti hanno proceduto al monitoraggio ambientale delle acque, del suolo e dell’aria.
    I risultati finali di tali controlli, però, non sono ancora stati resi noti e il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle ha presentato un’interpellanza per sollecitare il Municipio Valpolcevera a chiedere una relazione tecnica accessibile a tutta la cittadinanza «sugli inquinanti presenti nel terreno e nelle acque che interessano l’area in oggetto per poter definire la giusta procedura di bonifica che senza questo dato non potrebbe essere definita».

    «Finora abbiamo avuto modo di leggere solo dei risultati parziali – conferma l’assessore municipale nonché abitante della zona, Patrizia Palermo – Ma le indagini ambientali dovrebbe essere concluse e finalmente, spero al più presto, dovremmo avere un quadro più chiaro della situazione».

     

    Matteo Quadrone

  • Certosa, criminalità organizzata: incontro con l’assessore Fiorini

    Certosa, criminalità organizzata: incontro con l’assessore Fiorini

    sicurezza-protezione-violenzaIl quartiere di Certosa negli ultimi tempi è balzato più volte agli onori della cronaca. In sporadici casi per iniziative positive – vedi la festa delle Librerie indipendenti – momento di aggregazione che ha riscosso particolare successo. Spesso, invece, a causa del ripetersi di atti vandalici e delinquenziali che destabilizzano la vivibilità della zona. Gli ultimi inquietanti episodi sono stati i roghi appiccati a diversi cassonetti dei rifiuti e il raid all’interno del mercato rionale con la distruzione di vetrine e attrezzature. L’effetto immediato di tale frastuono mediatico è stato un aumento – in termini di presenza e visibilità – delle forze dell’ordine. «Ma non sappiamo quanto durerà – spiega Enrico D’Agostino, portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa nonché esponente dell’associazione antimafia Casa della Legalità – Quando i riflettori dei media si spegneranno tutto tornerà come prima. Questa purtroppo è la routine del quartiere, nulla di nuovo, insomma».

    Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa, infatti, da anni continua a denunciare agli enti preposti che determinati segnali – spesso derubricati come semplici atti di vandalismo – in realtà confermano la presenza della criminalità organizzata nel quartiere. «Che la Val Polcevera sia terra di mafia è ormai un fatto conclamato – racconta D’Agostino – bisogna essere miopi per non accorgersene». D’altra parte «Basta conoscere il modus operandi delle famiglie mafiose per comprendere che il territorio è sotto il loro controllo: lanciano dei segnali, piccoli e non eclatanti ma chiari, con cui tracciano delle linee di demarcazione e ci mandano a dire “qui comandiamo noi”».

    Per contrastare una simile presenza non sono sufficienti le pattuglie di polizia, ma piuttosto «Occorre un’intensa e capillare attività investigativa – continua D’Agostino – e sono certo che i primi ad esserne consapevoli sono gli stessi rappresentanti della DIA e dei nuclei preposti al contrasto della criminalità organizzata». Tale consapevolezza, invece, sembra non essere patrimonio di tutti gli abitanti di Certosa «Spesso siamo addirittura additati come dei visionari – spiega D’Agostino – Spiace dirlo, ma anche il Municipio Val Polcevera, al quale più volte ci siamo rivolti per denunciare la situazione, tende a minimizzarne la gravità probabilmente perché non ha la forza per fornire risposte adeguate. Così abbiamo deciso di chiamare in causa direttamente il Comune nella speranza di trovare un valido interlocutore».

    Quindici giorni fa si è svolto un primo incontro con Elena Fiorini, assessore comunale a Legalità e Diritti. «La Fiorini si è dimostrata molto attenta – conclude D’Agostino – Il bilancio del confronto è senza dubbio positivo. E l’assessore ha espresso piena disponibilità ad incontrarci nuovamente nei prossimi mesi per continuare a monitorare insieme il quartiere».

     

    Matteo Quadrone