Tag: quartieri di Genova

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  • Sestiere della Maddalena, un evento per dire no all’illegalità

    Sestiere della Maddalena, un evento per dire no all’illegalità

    Pavimentazione nel Centro StoricoSabato 26 ottobre nel Sestiere della Maddalena va in scena lo spettacolo Vedo, Sento e Parlo, un progetto nato grazie a studenti degli istituti superiori e universitari di Palermo e Reggio Calabria, riuniti nelle associazioni Acunamatata Onlus (Palermo), Associazione Culturale Ziggurat (Palermo), Associazione Culturale Antigone (Reggio Calabria), Museo della Ndrangheta (Reggio Calabria) con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale.

    Uno spettacolo per dire no alle mafie, un’occasione importante per confrontarsi, parlare e riflettere sulle forme di illegalità presenti sul territorio.

    La rappresentazione ha già toccato numerose città italiane e approda a Genova dopo le tappe di SaintChristophe (Val d’Aosta) e Trento, grazie ai gruppi di cittadini e associazioni attivi nel territorio del centro storico genovese Ama – Abitanti della Maddalena, il CIV Maddalena e la Cooperativa il Laboratorio.

    Lo spettacolo si snoda attraverso la costruzione di una rappresentazione di teatro forum che si focalizza su quattro aspetti: ‘S’oppressione’, perdono, giustizia e verità. Per ogni tema viene creata una scena della durata di cinque minuti in cui luogo, azione, oggetti, tempo e personaggi sono diversi. Sono presenti oppressori e oppressi e atteggiamenti culturali oppressivi che oggi sono presenti nel nostro quotidiano in uno stato di assuefazione e di accettazione.

    Attraverso la tecnica del teatro forum gli attori interagiscono con il pubblico per creare un confronto e scoprire similitudini e differenze su come la cultura Mafiogena (mafia) e la paura del diverso (xenofobia) si siano inserite e radicate nel nostro quotidiano sociale ed economico prolificando nelle sue azioni di oppressione e soppressione della libera cittadinanza e su cosa i cittadini possono reagire e cosa fare per osteggiarla e annientarla.

    Appuntamento alle ore 15 in piazza Cernaia, lo spettacolo si terrà anche in caso di pioggia nei locali del Formicaio piazza Cernaia 3/6

  • Mercato Corso Sardegna, soluzione provvisoria in attesa del Tar

    Mercato Corso Sardegna, soluzione provvisoria in attesa del Tar

    mercato-corso-sardegna-3Si muovono le acque attorno all’ex mercato di corso Sardegna ma la situazione resta ancora ingarbugliata. Comune, Municipio e Civ hanno tutta l’intenzione di restituire lo spazio alla cittadinanza nel più breve tempo possibile ma gli ostacoli non sono pochi. Innanzitutto, il ricorso al Tar della società Rizzani de Eccher, appaltatrice a fine 2009 dell’originario progetto di restyling, che ha chiesto un indennizzo di 11 milioni di euro al Comune di Genova per l’inattività imposta dal piano di bacino del Bisagno. Dopo mercato-corso-sardegna-7l’alluvione del novembre 2011, infatti, il colosso edilizio friulano si è visto bloccare i lavori per la realizzazione dei posteggi sotterranei, fonte primaria di guadagno dell’intero progetto, perché la struttura si trova in area soggetta a esondazioni e allegamenti. Sempre a causa della collocazione del complesso in “zona rossa”, il piano di Bacino impedisce anche il cambio di destinazione d’uso dell’area che, dunque, dovrà restare commerciale almeno fino alla definitiva messa in sicurezza del Bisagno (rimane da valutare se sarà sufficiente, in questo senso, la realizzazione del mini-scolmatore del Fereggiano).

    Come si spiegano allora le voci circolate nei giorni scorsi che annunciavano l’imminente realizzazione di una piazza a cielo aperto, con giochi per bambini e aree verdi? La risposta arriva da Massimo Ferrante, presidente del Municipio III – Bassa Val Bisagno. «Fin dal nostro insediamento abbiamo iniziato a lavorare a un piano B per l’ex mercato di corso Sardegna, in accordo con Comune e Civ, perché era evidente che qualcosa sarebbe necessariamente cambiato dopo l’alluvione del novembre 2011. Abbiamo intenzione di creare un piccolo mercato a chilometro zero gestito direttamente dagli operatori commerciali che già lavorano in corso Sardegna». Un polo di eccellenza agroalimentare, sulla falsariga di quanto successo per il mercato del Carmine, che dovrebbe trovare collocazione nei locali prima occupati dal bar del mercato. «Dopodiché – prosegue Ferrante – sarà mio compito come Municpio cercare di far vivere la piazza con arredi, panchine, verde e attività che dovranno comunque essere spostabili e removibili. Non possiamo parlare di strutture fisse perché a causa dei vincoli imposti dal piano di Bacino non possiamo creare alternative all’attività commerciale. Cercheremo, dunque, di dotare il quartiere di un nuovo punto di aggregazione all’interno di un’area che mantenga in qualche modo la sua vocazione iniziale».

     

     Il punto di vista del Civ Corso Sardegna

    «Si tratta di una prima fase di intervento del tutto provvisoria – specifica Umberto Solferino, presidente del Civ di corso Sardegna bassa – in cui potranno trovare spazio anche attività ricreative e giochi, una piccola pista di pattinaggio e una pista ciclabile, tutte strutture facilmente removibili per eventuali emergenze sicurezza. D’altronde, si tratta di un intervento temporaneo che deve rimanere tale. In questa prima fase non vi sarà l’insediamento di nuove attività commerciali ma penseremo piuttosto a una serie di eventi e manifestazioni che possano sfruttare gli spazi per dare visibilità agli esercizi già presenti nel quartiere, in attesa che si possa sviluppare il progetto definitivo. Per questo però ci vuole tempo e dovremmo attendere gli studi di fattibilità di Provincia e Regione».

     

    Dunque, addio definitivo al progetto De Eccher?

    mercato-corso-sardegna-2008-d1A rispondere è l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello: «Dal punto di vista economico, è improbabile, se non quasi del tutto certo, che quell’impianto possa reggere ancora senza la realizzazione dei box auto da cedere ai privati. Per cui, senza volerci per forza di cose scontarci con qualcuno, sarà necessaria una rivisitazione complessiva del progetto iniziale». Secondo fonti ben informate, inoltre, ci sarebbe un altro ostacolo da non sottovalutare nella realizzazione del piano della società di Udine, ovvero la disponibilità data per scontata da parte di Asl di insediarsi nell’area dell’ex mercato con un nuovo presidio. Disponibilità, nei fatti, tutt’altro che certa.

    Fatte salve clamorose evoluzioni che potrebbe imporre la sentenza del tribunale amministrativo, perciò la struttura tornerà nelle disponibilità del Comune. «In questa fase di stallo – spiega Crivello – abbiamo anche cercato, invano, di studiare una possibile collaborazione con la De Eccher per trovare una soluzione ponte che garantisse a entrambe le parti un minimo di solidità, in attesa che la giustizia si pronunci. Ma non abbiamo riscontrato alcuna disponibilità».

    L’amministrazione, allora, ha deciso di muoversi in autonomia. Nell’ultimo bilancio, alla voce mutuo, compaiono infatti 500 mila euro da destinare proprio all’area ex mercatale, innanzitutto per la bonifica del tetto in amianto. Una volta tolta la copertura, con i lavori che dovrebbero iniziare nei primi mesi del 2014, abbattuti alcuni edifici della zona centrale e ripulita e bonificata l’area, ecco che la piazza a cielo aperto si troverebbe disponibile in maniera quasi del tutto naturale. «Insomma – chiosa Crivello – dovevamo comunque togliere l’amianto. Abbiamo fatto uno sforzo economico aggiuntivo per dare al quartiere una sorta di agorà, sì con parcheggi al piano strada, ma anche con spazi sufficienti per far nascere un nuovo luogo di incontro in attesa di poter riprendere in mano il progetto complessivo dopo la sentenza».

    «Questa doppia fase – conclude con un po’ di polemica il presidente del Civ, Umberto Solferino – si è resa necessaria perché negli anni sono stati perpetrati diversi errori tecnici da parte delle amministrazione che hanno fatto sì che si arrivasse a questo punto. Ora è necessario intervenire, seppur provvisoriamente, perché non è possibile che l’ex mercato resti un mausoleo della disgrazia».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Sampierdarena, cittadini in piazza: misure anti alcol e risorse al Municipio

    Sampierdarena, cittadini in piazza: misure anti alcol e risorse al Municipio

    Via Cantore“No al degrado, Sampierdarena può risorgere” è lo slogan scelto per l’ennesima mobilitazione di cittadini e realtà associative da tempo impegnati per rilanciare il quartiere. Domani, mercoledì 23 ottobre, è in programma una “passeggiata” lungo le principali vie e piazze di Sampierdarena. L’appuntamento è alle ore 18 in piazza Barabino, poi il corteo sfilerà per via Buranello, piazza Vittorio Veneto, via Cantore e piazza Montano, per concludersi in piazza Settembrini. In prima linea Officine Sampierdarenesi, Amici di Piazza Settembrini, Circolo Auser Martinetti, Fondazione Teatro dell’Archivolto, Gazzettino Sampierdarenese, Volontari del Verde, ecc. Si va dagli obiettivi immediati, come la proroga dell’ordinanza anti-alcol in scadenza il prossimo 31 ottobre, alle proposte a lungo termine, quale la richiesta del conferimento di maggiori competenze, funzioni e risorse al Municipio Centro Ovest.

    La prima preoccupazione, quella più tangibile per i cittadini, resta la sicurezza. Associazioni e comitati sollecitano l’amministrazione comunale a prorogare il divieto di vendita degli alcolici. L’ordinanza anti alcol, però, va migliorata «Innanzitutto estendendo il divieto a zone che adesso, erroneamente, non sono state incluse – spiega Gianfranco Angusti, residente e portavoce delle Officine Sampierdarenesi – E poi occorre eseguire puntuali controlli sennò le belle intenzioni rischiano di non tradursi in fatti concreti, cosa che purtroppo è avvenuta finora».
    Inoltre, gli abitanti chiedono a gran voce uno stop al rilascio delle licenze per circoli o presunti tali, verifiche su quelli esistenti e la revoca delle licenze per circoli locali e sale giochi che non rispettano norme e leggi. Quella dei locali, fonte di disagio e situazioni indecorose, è una piaga sempre aperta. Infatti «Dopo che è stato chiuso il circolo Govi (zona via Carlo Rolando, angolo via Currò) – ricorda Angusti – in pochi mesi hanno aperto i battenti 4 o 5 nuovi locali».

    Altro punto all’ordine del giorno sono i lavori pubblici e la richiesta di veder finalmente completate le opere avviate. «I Por sono stati un’occasione persa per Sampierdarena – continua Angusti – Cantieri aperti e non conclusi, interventi che ancora devono essere messi a gara, mentre alcuni tra quelli finiti hanno portato a risultati anche discutibili».

    Infine, la mobilitazione di mercoledì 23 ottobre sarà l’occasione per aprire una riflessione, che merita di essere allargata all’intero territorio, sul decentramento amministrativo mai del tutto messo in atto. Le realtà associative sampierdarenesi propongono all’amministrazione di Palazzo Tursi di conferire al Municipio Centro Ovest tutte le deleghe e le competenze utili a far fronte ai problemi quotidianamente segnalati dai cittadini. «All’interno della nuova Genova Città Metropolitana è già prevista una ridefinizione del ruolo dei Municipi – conclude Angusti – In questo senso, un Municipio dotato di maggiore voce in capitolo su determinate questioni, potrebbe cambiare le cose. Le faccio soltanto l’esempio del rilascio delle licenze per i locali: se l’ente municipale fosse almeno chiamato ad esprimere una sorta di parere preventivo, forse sarebbe possibile evitare nuove aperture».

     

    Matteo Quadrone

  • Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

    Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

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    Inaugurata ufficialmente il 24 febbraio 2011 e già attiva dal 2010, la casa di quartiere GhettUp di Vico Croce Bianca 7-11r, è ormai vicina al quarto compleanno. Nata come progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti che vivono disagi, la casa di quartiere è stata fondata grazie alla sinergia di vari soggetti, capofila la Comunità di San Benedetto al Porto: non a caso, la casa di quartiere era stata inaugurata e fortemente voluta dallo stesso Don Gallo. Insediatasi nel cuore del ghetto, tra Vico della Croce Bianca e ghettup2Via del Campo, la casa era una delle cinque azioni previste da un “contratto di quartiere” messo a punto dalla Civica Amministrazione e poi affidata a seguito di promulgazione di bando pubblico, a una rete di associazioni virtuose e attive sul territorio. Il tutto, con la durata prevista di 4 anni. L’idea di inserire la casa nella zona del ghetto non era affatto casuale: A.R.R.E.D. Spa (agenzia per il recupero edilizio a partecipazione comunale e dell’immobialiare Ri.GeNova per il supporto a interventi nel settore del recupero edilizio) aveva individuato l’area urbana densa di problematiche e l’aveva proposta per il recupero mediante realizzazione di interventi urbanistici e architettonici.

    Per l’avvio del progetto, all’epoca vari soggetti si erano attivati per elargire sovvenzioni: nel 2010 erano stati stanziati 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture, mentre i locali di Vico della Croce Bianca erano stati concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova srl con servizi, sviluppati soprattutto a favore degli immigrati. Non erano mancati anche aiuti dall’Amministrazione, che sin dal primo momento ha creduto molto nel progetto: come da accordi, sono arrivati finanziamenti per i primi due anni, mentre gli altri due sarebbero dovuti essere a carico delle associazioni e di altri eventuali finanziatori privati. Restava valido lo sgravio del canone di locazione.

    Trattandosi di un bando a scadenza quadriennale, il progetto GhettUp sta per volgere al termine. Nella primavera 2014 scadrà il mandato delle associazioni che oggi hanno in gestione la casa di quartiere e, nonostante le sollecitazioni, non si sa ancora quale sia la volontà dell’Amministrazione: rifinanziare il progetto, emettere un nuovo bando, ripensare in qualche modo il futuro di GhettUp, o lasciare cadere tutto nel nulla. Da parte delle associazioni, la speranza è quella di poter proseguire con un progetto che è costato impegno e fatica e che ha visto i volontari investire anima e corpo. Siamo andati nel ghetto e abbiamo intervistato Gianfranco Pangrazio dell’Associazione Leonardi V-Idea e coordinatore del comitato di redazione di GhettUp Tv.

    Che cos’è GhettUp e cosa ha fatto in questi anni per il ghetto?

    «È una casa di quartiere, un luogo aperto a chiunque: migranti, profughi, persone di ogni età che vivono disagi legati all’emigrazione o all’emarginazione di ogni tipo si rivolgono a noi per risolvere problemi burocratici e legali, o anche solo per una chiacchierata, per momenti di gioco e doposcuola. È come un contenitore con dentro varie cose: sono cinque i progetti totali cui abbiamo dato vita in questi anni e di cui possono fruire non solo gli abitanti del ghetto ma tutta la città, anche allo scopo di aprire il quartiere verso l’esterno e farlo conoscere alla gente. In primis, abbiamo creato GhettUp Tv, esperienza autogestita che parte dal basso che per ora trasmette via web: un modo per mettere il mezzo a disposizione delle persone, insegnando i linguaggi e le tecniche di utilizzo degli strumenti di ripresa e organizzando vari laboratori per la documentazione. In questo modo, vogliamo che la città (di tutti) si racconti in tutte le sue forme.

    Inoltre, è attivo anche un corso di alfabetizzazione per immigrati, organizzato dall’Associazione Il Ce.Sto; un punto per la consulenza legale attivato dalla Comunità di San Benedetto; corsi di pittura dell’Ass. San Marcellino. Inoltre, in questi locali si riuniscono anche un comitato di quartiere e un centro ecologico per la messa a punto degli interventi da attuare nella zona, come lavori di pulizia e misure igieniche contro la proliferazione di topi e piccioni: si potrebbe pensare che si tratta di un problema comune a molte aree del centro storico, ma qui la situazione è aggravata dal fatto che anni fa erano stati condotti dall’Amministrazione dei lavori di scavo e ristrutturazione del manto stradale, che hanno portato in luce tane di topi. Non da ultimo, GhettUp ospita anche l’Associazione Princesa per i diritti dei transgender e contro l’omofobia, fondata nel 2009 da Don Gallo e dalla Comunità di San Benedetto: il tutto, per favorire la sensibilità sotto il profilo socio-politico, oltre che umano, e per creare momenti di incontro, conviviali e di confronto, nel quartiere. Le trans che lavorano qui sono solite riunirsi nella piazza senza nome del quartiere e che è conosciuta da tutti come Piazza Princesa, ma che presto verrà intitolata a Don Andrea Gallo».

    Piazza Don Andrea Gallo, Genova Piazza Don Gallo, Ghetto

     

     

     

     

     

    Il ghetto: che quartiere era e come è cambiato con l’arrivo di GhettUp?

    «Il ghetto è una zona particolare, come un’”enclave” esclusa dai normali transiti del centro. È una casa a cielo aperto, in cui tutti si conoscono: non immune da problematiche e conflitti, è anche un luogo di scambio di idee e di confronto. Non a caso, proprio nel 1600 l’antico ghetto ebraico è venuto a costituirsi qui e non a caso qui da decenni lavorano le trans (di cui solo una, Ulla, abita nel ghetto, mentre le altre non vogliono vivere qui). Esemplare, a tale proposito, il caso di Princesa: da quando siamo qui nel ghetto, le stesse trans collaborano con GhettUp, dando una mano agli immigrati, creando contatti, portando da noi persone in difficoltà (da ultimo un 15enne senegalese scappato da Bergamo): da parte loro non si tratta di “tolleranza” o  filantropia imposte, ma di un esempio di solidarietà vera e pregnante, che deriva da una condizione di vita vissuta. Prima quartiere tristemente famoso per il degrado, la delinquenza e l’attività di spaccio di droga, oggi le condizioni di salute del ghetto sembrano notevolmente migliorate: grazie a GhettUp, che con le sue attività ha creato aggregazione e occupazione per le persone con varie problematiche, e ha svolto attività di presidio sul territorio contro la delinquenza, troppo lontana dagli occhi dell’Amministrazione, spesso non curante. Il tutto è stato possibile anche grazie alla sinergia con altri soggetti del quartiere, come la moschea Khald Ibn Alwalid, sensibile e operativa, e con l’introduzione di negozi vari, come il centro stampa di “Piazza Princesa”».

    Quali sono le previsioni per il futuro di GhettUp e nello specifico di GhettUp Tv?

    vico croce bianca

    «Nel 2014 scadrà il mandato della rete di associazioni, così come previsto dal bando promulgato dal Comune di Genova. GhettUp è nata nell’ambito del “contratto di quartiere”, che ora non esiste più, allo scopo di mettere a punto 5 progetti di recupero della zona. All’inizio, erano state avviate più iniziative rispetto a quelle che ci sono ora: anche uno sportello del cittadino (oggi solo a livello informale e di accoglienza), corsi per minori, ecc. Il progetto ha generato grandi entusiasmi, tanto che altre associazioni, oltre a quelle della rete originaria, si sono accodate e sono diventate partner. Oggi è venuto a crearsi un circolo virtuoso tra singole persone, con contributi significativi per la rinascita del ghetto: vogliamo che il quartiere torni ad alzare la testa. Tuttavia, adesso sembra si sia giunti a uno stop inderogabile: abbiamo provato a contattare l’Amministrazione per sapere se il nostro mandato verrà prolungato o se ci sono proposte per il ripensamento di GhettUp in altre forme, in modo da farlo proseguire, ma non abbiamo risposte. Noi di GhettUp Tv ci siamo confrontati con una giunta “autistica”, incapace di comunicare, evasiva e non in grado di ripensare le cose. Per quanto riguarda la nostra tv, in particolare, il Comune ha messo a disposizione i primi due anni 12mila euro totali  per l’acquisto di attrezzature varie, mentre non siamo stati sovvenzionati in seguito, come da accordi. Tuttavia, siamo riusciti ad andare avanti, e bene: testimonianza del fatto che per sopravvivere non abbiamo bisogno di molto. Come tv, siamo molto radicati: siamo in circa 6/7 persone e nessuno di noi riesce a portare a casa uno stipendio a fine mese, ma abbiamo messo il cuore in questo progetto e non intendiamo abbandonarlo, tanto che prima di arrenderci all’inevitabile siamo disposti a mettere in atto una “occupazione pacifica”. Lavoriamo sotto le soglie del volontariato, speriamo che la scadenza del mandato sarà l’occasione per l’afflusso di finanziamenti privati che ci permettano di proseguire in questo lavoro, che per noi è soprattutto un “impegno morale”».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    Il giorno 21/10 sono state revisionate dalla redazione alcune parti del testo. Per qualunque chiarimento in merito: redazione@erasuperba.it

  • San Teodoro, salita San Francesco da Paola: antica creuza da valorizzare

    San Teodoro, salita San Francesco da Paola: antica creuza da valorizzare

    san teodoro. salita san francesco da paola.001Manutenzione e pulizia per San Teodoro – quartiere cerniera tra centro città, Ponente e Val Polcevera – spesso considerato il “fratello minore” di Sampierdarena nonostante sia il luogo d’approdo per migliaia di croceristi di passaggio in città. Sono le richieste degli abitanti stanchi di una non curanza che la fa da padrona.
    Nel mirino delle critiche ci sono le aiuole ubicate dinanzi alla fermata della metropolitana di Dinegro, sporche e abbandonate, ma soprattutto – per il suo valore storico, artistico e paesaggistico – le precarie condizioni della creuza di salita San Francesco da Paola, antico percorso che conduce all’omonimo Santuario (noto anche come Santuario dei Marinai) da dove si gode di un panorama invidiabile, oggi parzialmente ostruito da una vegetazione crescente.

    Partiamo dalle aiuole di Dinegro. Aree verdi – progettate dall’architetto e neo senatore a vita, Renzo Piano – attualmente colme di erbacce e rifiuti che cittadini, associazioni e comitati di quartiere propongono di recuperare grazie al contributo del volontariato attivo e successivamente destinare a giardino protetto per bambini da intitolare a Don Andrea Gallo, figura molto amata a San Teodoro vista anche la vicinanza con la Comunità di San Benedetto al porto.
    «Occorre ripristinare il decoro e dedicare uno spazio ai più piccoli in un territorio avaro in questo senso – racconta Aurora Mangano, residente impegnata con le realtà associative di zona – Qui, infatti, gli unici luoghi verdi puliti e controllati sono il giardino dell’Erba Voglio in via Ferrara e il giardino dell’Uva Fragola al Circolo Bottino in piazza Pestarino, guarda caso aree gestite volontariamente dai cittadini e così strappate all’incuria».

    Discorso più complesso è, invece, quello riguardante salita San Francesco da Paola, creuza dissestata ormai divenuta percorso ad ostacoli, mentre dal piazzale panoramico del Santuario dei Marinai – quest’ultimo famoso per la presenza di opere d’arte e numerosi ex voto – oggi è quasi impossibile ammirare il porto a causa di una crescita disordinata della vegetazione.
    La creuza «È una salita antichissima, originariamente molto più lunga e più stretta, in seguito tagliata dalla ferrovia e allargata nell’800», racconta Mangano. Realizzata con una parte centrale in mattoncini intramezzati da tavelloni di pietre e lateralmente fiancheggiata da “rissëu” (ciottoli).  «Un tempo era percorsa solo dai carretti. Ed è ancora valido il limite massimo di peso, pari ad 1 tonnellata, a cui è consentito il transito. Adesso, però, la creuza viene utilizzata da mezzi a motore di tutte le dimensioni. E non potrebbe essere altrimenti, data la presenza di palazzi a fianco dei quali nuovi parcheggi, costruiti nel corso degli anni, hanno rimpiazzato giardini e altri spazi condominiali».

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    san teodoro. salita san francesco da paola.006La criticità maggiore è la mancanza di manutenzione di salita San Francesco da Paola che, inevitabilmente, genera una serie di problemi. In particolare legati al veloce scorrimento dell’acqua piovana – soprattutto a causa della parziale assenza di tombini – che trascina con sé sabbia, terra ed altri materiali verso valle.
    «Negli anni scorsi si sono verificati diversi allagamenti in Piazza San Teodoro – ricorda Mangano – Purtroppo i ciottoli sono precari e soggetti a facili smottamenti. Le piogge peggiorano le cose e così rischiamo di perdere l’unicità di questa creuza, oltre a complicare la vita degli abitanti costretti a percorrerla a piedi. Il limite di 1 tonnellata, ovviamente, non viene più rispettato. Quindi, per risolvere i problemi, è necessario un intervento di modifica della pavimentazione, magari trovando il modo di assestare adeguatamente i ciottoli».
    Inoltre, a complicare la situazione sono alcune scelte errate del passato «Come l’aver piantato dei bagolari, alberi robusti con radici poderose che escono dal terreno (complicando la tenuta della creuza) e chiome foltissime che continuano a perdere, riempiendo di foglie la salita – sottolinea Mangano – Queste piante vengono potate soltanto una volta ogni 4-5 anni, decisamente troppo poco. Insomma, noi all’amministrazione pubblica chiediamo maggiore manutenzione e degli interventi puntuali di pulizia della creuza».

    «Oggi non ci sono più i mecenati che negli anni gloriosi della Superba mettevano a disposizione le loro risorse per abbellire Genova – conclude Mangano – però esistono i fondi europei, ad esempio, che spesso scopriamo inutilizzati per la mancanza di relativi progetti. Eppure la creuza di salita San Francesco da Paola e il Santuario dei Marinai sono gioielli della città che si trovano a pochi passi dagli sbarchi delle crociere. E migliaia di turisti potrebbero fruire della bellezza di questi luoghi se solo ci fosse la volontà di valorizzarli».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Val Bisagno, ex Guglielmetti: torre-albergo e nuovo centro Coop

    Val Bisagno, ex Guglielmetti: torre-albergo e nuovo centro Coop

    guglielmetti-molassanaLa Val Bisagno è al centro di radicali trasformazioni urbanistiche che, volenti o nolenti, delineeranno gli sviluppi futuri della zona. Nuove colate di cemento sono in arrivo su sponda destra e sinistra del torrente Bisagno, senza eccezioni. «La Val Bisagno già ora è un territorio in sofferenza con pochi servizi per la cittadinanza – ricorda Andrea Agostini di Legambiente – nei prossimi anni, se gli interventi previsti verranno portati a termine, questa porzione di territorio diventerà il nodo scorsoio della vallata». In cambio nulla a favore dei residenti, salvo un inevitabile peggioramento della qualità della vita e dell’ambiente circostante, a causa dell’aumento dei volumi di traffico privato.

    Oggi non è solo il progetto “Bricoman” a destare preoccupazione negli abitanti, ma pure la proposta di riconversione dell’attuale Centro Coop Bisagno e la demolizione/ricostruzione dell’ex officina Guglielmetti, avanzata dal gruppo Talea – società di gestione immobiliare controllata da Coop Liguria – allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri ed un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi.

    I cittadini, però, non ci stanno e si sono mobilitati per tempo con la speranza di poter dire la loro. In prima linea è schierata l’attivissima associazione Amici di Ponte Carrega che considera tale operazione «Devastante per il quartiere e per quel poco che rimane della sua quiete. L’edificio, infatti, incomberà proprio sotto la collina della chiesa di S. Michele di Montesignano e del suo storico borgo. L’intera zona sarà ridotta a zona di servizio, un’anonima periferia con una perdita di memoria irreparabile». Fabrizio Spinielli, portavoce dell’associazione, spiega «Noi non diciamo no al cambiamento a priori. Vogliamo, però, contribuire a rendere l’impatto dell’edificazione più a misura d’uomo. Chi sarà costretto a convivere quotidianamente con sopra la testa una torre di 35 metri di altezza ed un parcheggio di interscambio, ha diritto di poter dire la sua e magari di essere ascoltato».

    Gli Amici di Pontecarrega, tramite il Municipio Media Valbisagno, hanno contattato Talea per tentare una qualche forma di mediazione tra le esigenze dei residenti e quelle del gruppo Coop, possibilmente prima dell’approvazione del progetto. «Abbiamo avuto un incontro con la società immobiliare di Coop – racconta Spiniello – A breve ne avremo degli altri. E auspichiamo che le nostre osservazioni siano prese in considerazione. I proponenti hanno già illustrato i documenti in Conferenza dei Servizi. Negli atti depositati, almeno finora, non compare nessuna delle modifiche da noi richieste».
    Comunque sia, da parte della società «Emerge la volontà di confronto – sottolinea Spiniello – L’approccio di Talea è dunque sicuramente migliore rispetto a quello di Coopsette, impegnata nella realizzazione del centro commerciale nell’area ex Italcementi».

    Il progetto nel dettaglio

    La Conferenza dei Servizi, partita alcuni giorni fa, è chiamata a esaminare il progetto presentato da Talea presso lo sportello unico per le imprese del Comune, con la richiesta del permesso a costruire un albergo a 3 stelle ed un centro commerciale negli ampi spazi del vicino Centro Coop Val Bisagno e soprattutto dell’ex officina Guglielmetti. L’area – che un tempo ospitava le attività di manutenzione e riparazione degli autobus di AMT – era stata trasferita da quest’ultima ad AMI (azienda immobiliare di trasporto pubblico), all’epoca della sciagurata scissione dell’azienda di trasporto pubblico locale; successivamente, durante l’amministrazione Vincenzi, fu messa in vendita tramite gara e venne acquistata nel 2010 da Talea per la considerevole cifra di 25 milioni e 118 mila euro. Secondo gli Amici di Ponte Carrega «L’officina Guglielemetti è stata pagata uno sproposito, circa tre volte in più del suo valore commerciale. Ma forse il motivo è semplice: ovvero evitare che i concorrenti di Coop Liguria, ad esempio “Esselunga” o “Carrefour”, potessero presentare un’offerta di mercato ragionevole e vincere il bando, inserendo così nel quartiere una nuova offerta di mercato in regime di vera concorrenza».

    progetto-ex-guglielmettiMa vediamo nel dettaglio come muterà il volto del sito affacciato direttamente sul torrente principale della città. Il progetto prevede la costruzione di un albergo con una struttura a torre – di altezza pari a 35 metri per una superficie di 7.441 mq – che occuperà l’area verde tra la Guglielmetti e le concessionarie di automobili. L’adiacente centro commerciale, invece, disporrà di una superficie di vendita di 7.434 mq e sarà sormontato sul tetto da un grande parcheggio, parte del quale di interscambio a favore della mobilità cittadina. In merito a quest’ultimo punto «Abbiamo forti dubbi sulla sua reale funzione – sottolinea l’associazione Amici di Ponte Carrega – Tuttavia, lo pagheremo noi cittadini, scorporandolo dagli oneri di urbanizzazione. Senza dimenticare che inciderà ulteriormente sull’equilibrio del quartiere, aumentando traffico, smog e rumore».

    Il nuovo centro commerciale ospiterà 21 negozi, 4 pubblici esercizi e 11 attività di connettivo urbano. Inoltre, è prevista la connessione dell’attuale Centro Acquisti Val Bisagno con l’area Guglielmetti attraverso una piastra coperta sulla cui superficie troveranno spazio un piccolo parco giochi e una piccola arena (4.000 mq in totale).

    L’operazione comporta, da parte della società proponente, la corresponsione di oneri urbanistici a favore della collettività per circa 5 milioni di euro, dei quali la metà in opere e l’altra metà in denaro. Tra gli interventi a favore del quartiere sarebbe già conteggiata la messa in sicurezza del rio che scorre sotto la Coop e la realizzazione di un sistema di collegamento tra via Terpi e il fondovalle.

    Le critiche degli abitanti

    Ponte CarregaPur riconoscendo a Talea un’apprezzabile volontà di confronto – almeno a parole, in attesa che essa si traduca al più presto in fatti concreti – gli Amici di Ponte Carrega ribadiscono con decisione le loro perplessità sul progetto.

    Innanzitutto l’altezza della torre-albergo, quantificata in 35 metri «Decisamente troppi per gli abitanti che dovranno vivere proprio alle sue spalle e per l’impatto sulla valle», afferma Fabrizio Spiniello. Quest’ultimo punto, come riconosce il portavoce dell’associazione «È il maggiore ostacolo, sul quale abbiamo riscontrato una chiusura abbastanza netta. Le aziende intenzionate ad investire pretendono una struttura con almeno 160 camere. In altri termini, ci è stato risposto che il format di albergo che intendono realizzare risponde perfettamente ai requisiti richiesti. Insomma, sarà praticamente impossibile convincere la società a mutare i suoi piani. Noi comunque auspichiamo un minimo di mediazione. E chiediamo una limitazione in altezza della torre».

    Un altro elemento particolarmente critico è la ruzzola (ovvero la rampa) di accesso al parcheggio di interscambio. «Si tratta di una rampa elicoidale alta 18 metri che si trova proprio di fronte ai civici di Lungo Bisagno e Salita alla Chiesa – continua Spiniello – Anche in questo caso vogliamo proporre un ripensamento della soluzione». E ancora la copertura a verde del parcheggio di interscambio che, secondo il progetto, sarebbe prevista soltanto sopra Piazzale Bligny «Mentre noi intendiamo sollecitarla, con destinazione a verde, anche sopra la ex Guglielmetti», precisa Spiniello.

    Infine c’è tutto il capitolo sugli oneri di urbanizzazione – circa 5 milioni di euro – di cui metà in opere mentre metà saranno monetizzati «In tal senso per noi è fondamentale che questi soldi rimangono sul territorio – argomenta Spiniello – Ad esempio, pensando al Teatro dell’Ortica sul quale pende lo sfratto, noi vorremo che in un simile contesto di trasformazione venisse realizzata anche una nuova sala teatrale a servizio della Val Bisagno che potrebbe essere inserita a fianco dell’area verde prevista sulla copertura. Così come proponiamo la possibilità di inserire nel sito un poliambulatorio sociale per soddisfare un’altra esigenza della popolazione».

    Cittadini e Municipio Media Valbisagno: la partita decisiva in Conferenza dei Servizi

    Come detto in precedenza, visionando il progetto negli atti finora depositati «Non ci siamo accorti di alcuna modifica tra quelle da noi proposte nel primo incontro con Talea – racconta Spiniello – A dire il vero un piccolissimo cambiamento lo abbiamo riscontrato. È stata eliminata soltanto una sorta di griglia metallica antiestetica che avrebbe dovuto ricoprire la rampa elicoidale di accesso al parcheggio. Nulla di più. Da qui a parlare di effettive migliorie, ovviamente, ce ne passa. Non c’è alcuna traccia delle nostre richieste di installare nel complesso un poliambulatorio sociale e la nuova sede del Teatro dell’Ortica».

    Adesso la partita decisiva si gioca in Conferenza dei Servizi. È questo il luogo idoneo in cui le istanze del territorio possono trovare espressione. «Ci è stata ventilata l’opportunità di realizzare un tavolo di discussione a tre con il Municipio Media Valbisagno al fianco dei cittadini e Talea dall’altra parte –  spiega Spiniello – Un’iniziativa che si inserisce nel solco dei famosi “progetti partecipati” recentemente promossi dal Comune, a onor del vero senza sortire grandi risultati. Noi siamo i primi a chiedere di essere coinvolti nel processo decisionale, però, non intendiamo prestarci a mere operazioni di facciata del tutto inutili ai fini delle scelte finali (vedi gli incontri sul PUC)».

    Insomma, secondo l’associazione Amici di Ponte Carrega, cittadini e Municipio devono camminare insieme «Perché così si è più forti nel rivendicare maggiore attenzione alle esigenze della popolazione. Noi ci siamo mossi in anticipo, chiedendo una mediazione a Talea prima della presentazione del progetto e dell’avvio della Conferenza dei Servizi, proprio per essere tenuti in considerazione come validi interlocutori. Tuttavia, è evidente l’interesse a muoversi di gran carriera e addirittura è già stata ipotizza la partenza dei lavori per il prossimo settembre 2014. I cittadini, lo ribadiamo, non dicono no al cambiamento a priori. Semplicemente chiedono delle migliorie compatibili con la politica aziendale, attenta agli aspetti sociali e di partecipazione, che da sempre contraddistingue il gruppo Coop. Bene, oggi c’è l’occasione di passare dalle parole ai fatti, ascoltando le osservazioni dei potenziali consumatori della Val Bisagno».

    Il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, conferma «Ci sono alcuni possibili adeguamenti a livello progettuale che potrebbero essere recepiti positivamente. Penso ad esempio allo spostamento della rampa elicoidale piuttosto che alla riduzione in altezza della medesima struttura, questi sono eventuali interventi di modifica che dovranno essere proposti nella sede adeguata, ovvero la Conferenza dei Servizi». Il discorso diventa assai diverso se «Le richieste comportano maggiori oneri aggiuntivi per la società proponente – sottolinea Bernini – Comunque, il Municipio Media Valbisagno può proporre un percorso partecipato per definire le osservazioni da presentare in Conferenza dei Servizi. Questo sarà l’organo chiamato ad esprimere il parere finale».

    Matteo Quadrone

  • Via Cornigliano 2015, concorso di idee: un viale con area pedonale e verde

    Via Cornigliano 2015, concorso di idee: un viale con area pedonale e verde

    Via Cornigliano

    Strada di scorrimento a mare, da una parte, boulevard alla parigina con negozi, panchine, alberi e aree verdi, dall’altra. Dopo il progetto di riqualificazione dell’area mercatale di piazza Monteverdi, Cornigliano pensa in grande per il proprio futuro. Se il traffico a lunga percorrenza dovrebbe usufruire dei vantaggi offerti dalla nuova infrastruttura a partire dalla fine estate – inizio autunno 2014, anche il cuore pulsante del Medio Ponente cittadino potrebbe trarre importanti benefici dalla drastica diminuzione di traffico. E il progetto ambizioso, che punta a rendere via Cornigliano una seria concorrente allo shopping e alle passeggiate sestresi, verrà presentato ai cittadini domani, venerdì 18 ottobre, alle 17.30 nel corso di un’assemblea pubblica presso il Centro civico di viale Narisano, a cui prenderanno parte il presidente del Municipio VI Medio Ponente, Giuseppe Spatola, il vicesindaco, Stefano Bernini, e il direttore di Società per Cornigliano, Enrico Da Molo.

    Cornigliano cambia faccia”. Emblematico il titolo della riunione durante la quale saranno illustrate le modalità di partecipazione al concorso di idee per la riqualificazione complessiva dell’arteria principale del Medio Ponente. Ma ampio spazio sarà dato anche alle proposte dei residenti. «La nostra volontà – spiega Da Molo – è quella di andare incontro a eventuali esigenze particolari manifestate dai cittadini, seguendo il progetto in parte già delineato in accordo con il Municipio, con cui abbiamo sempre collaborato in questi anni».

    Per questo motivo, i professionisti che vorranno prendere parte al concorso dovranno sottostare a una serie di vincoli piuttosto rigidi nella redazione dei propri elaborati. Si parte da una riduzione della carreggiata dalle attuali cinque a sole due corsie, una per senso di marcia. Di conseguenza, si potrà procedere a un sostanziale allargamento dei marciapiedi e delle zone pedonali e alla predisposizione di alcune aree verdi con panchine e penisole per la sosta delle vetture. Tutte operazioni che dovrebbero dare vita a una sorta di lungo viale, con ampio spazio per i pedoni. Verranno chiusi gli attuali sottopassaggi e saranno previste due piste ciclabili, una per senso di marcia. Insomma, una riqualificazione significativa che permetterebbe un ricompattamento dell’attuale frattura che divide la zona nord di Cornigliano da quella più a sud, vicina alla stazione.

    Due le fasi del concorso. Nella prima, tutti i partecipanti saranno chiamati a presentare elaborati molto semplici, in modo da poter garantire la massima partecipazione ai professionisti del settore. Le cinque idee più convincenti accederanno alla seconda fase, in cui si dovrà redigere il progetto preliminare. «La speranza – anticipa il direttore di Società per Cornigliano – è quella di avere il vincitore entro l’estate e potergli poi affidare la progettazione definitiva e magari anche la direzione lavori, passando così alla fase operativa a fine del prossimo anno».

    Progetto Strada a mare di Cornigliano

    A proposito. Naturalmente, i cantieri non potranno partire prima del definitivo completamento della strada a mare. Quantomeno per il suo tratto principale che, nella più rosea delle ipotesi, dovrebbe essere concluso entro la fine di luglio 2014. Anche perché chiudere via Cornigliano adesso, significherebbe bloccare il traffico di buona parte della città. «In realtà – spiega ancora Da Molo – sarebbe necessario attendere anche il completamento delle strade di sponda, di raccordo. Ma non è detto che non si possa procedere con due lotti separati, uno precedente e uno successivo a questo intervento sull’infrastruttura a mare».

    Stimati anche i costi complessivi per il restyling di via Cornigliano. Il progetto, infatti, dovrà avere un limite di spesa complessivo non superiore ai 5,5 milioni di euro. La cifra deriva da un dato parametrico elaborato da Società per Cornigliano sulla base di alcuni interventi appena affidati per il rifacimento di Vetrano e via Verona, e altri lavori simili svolti dal comune in via Buranello e via D’Aste. Il valore ottenuto è stato poi rapportato ai 16 mila metri quadrati di via Cornigliano, aggiungendo una serie di paracadute per gli imprevisti, la sicurezza e la direzione lavori. Un limite di cui naturalmente dovranno tenere conto tutti i professionisti che intenderanno prendere parte al concorso.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Cornigliano, ex mercato comunale: un nuovo spazio per il quartiere

    Cornigliano, ex mercato comunale: un nuovo spazio per il quartiere

    Mercato Comunale CorniglianoL’ex mercato al coperto di Cornigliano è uno dei tanti luoghi “dimenticati” nel tessuto urbano della nostra città. Chiuso nel 2011 a causa della crisi, che aveva portato alla sopravvivenza di sole tre attività mercatali, l’edificio giace semi-abbandonato in piazza Monteverdi. Il progetto di riqualificazione dello stabile, di cui si parla già da due anni, è entrato ieri in Consiglio comunale attraverso un articolo 54 del consigliere Matteo Campora, che ha interrogato l’assessore Francesco Miceli, con delega al patrimonio, circa il futuro della struttura.

    Secondo Campora, infatti, esiste una rete di associazioni cittadine che si starebbe da tempo muovendo per rilevare l’area, cambiandone la destinazione e rendendola un nuovo punto di ritrovo per il quartiere, non proprio ricco di servizi in questo senso. Non più esercizi commerciali, ma un nuovo luogo di aggregazione, con tanto di bar e ludoteca, grazie all’azione, tra gli altri, del comitato residenti, del Circolo Lucani e del neonato civ.

    L’amministrazione, dal canto suo, sembra vedere di buon occhio il progetto. «Gli uffici – spiega l’assessore Miceli – hanno già verificato la fattibilità economica dell’operazione. I canoni pagati dai soggetti interessati, infatti, sarebbero sufficienti a coprire le spese di manutenzione straordinaria (principalmente svuotamento degli interni e derattizzazione) e ordinaria (canone di concessione e pagamento delle utenze) della struttura, che si estende per 750 mq. Inoltre, le richieste giunte in questo senso dal Municipio, riguardano un progetto organico di riqualificazione che ben si sposa con le intenzioni politiche di questa amministrazione». A questo punto, si tratta di capire quale sia l’iter migliore per l’assegnazione degli spazi. Da un lato il percorso tradizionale, ma più lungo, di una riprogettazione della destinazione d’uso dell’immobile da parte del Comune che poi passerebbe alla concessione tramite bando ad evidenza pubblica; dall’altro, l’affidamento diretto alle associazioni interessate, secondo le modalità di utilizzo e gestione concordate.

    «La seconda strada sarebbe sicuramente la migliore – commenta Campora – perché garantirebbe la gestione dell’area da parte di soggetti radicati nel territorio già da anni».

    Mercato Comunale Cornigliano

    Mercato Comunale Cornigliano

     

     

     

     

     

     

     

     

    Di diverso avviso il presidente del Municipio VI Medio Ponente, Giuseppe Spatola, che punta forte sulla trasparenza degli atti pubblici: «Se il Comune dovesse decidere la nuova destinazione d’uso associativa dell’area e spettasse al Municipio scegliere gli affidatari, allora noi ci affideremmo a un bando con evidenza pubblica. La manifestazione spontanea di interesse da parte di alcune associazioni, infatti, ci ha confermato la nostra convinzione sul futuro dell’ex mercato. Ma la scelta su chi gestirà gli spazi non deve essere condizionata da chi ha suscitato la proposta: ogni soggetto interessato deve avere le stesse possibilità di partecipazione. Naturalmente, altre strade potrebbero aprirsi qualora il Comune deceidesse di agire in autonomia».

    Mercato Comunale CorniglianoÈ lo stesso Spatola a ricostruire in maniera più puntuale il percorso che potrebbe condurre alla riqualificazione dell’ex mercato. «Fin dal nostro insediamento ci è stato chiesto, da Comune e Società per Cornigliano, un parere sulla destinazione d’uso dell’area. Dopo aver vagliato una pluralità di ipotesi, compresa quella di un mercato di dimensioni più ridotte con prodotti a chilometro zero – sullo stile, ad esempio, di quanto accaduto al Carmine, ndr – scartate per diverse difficoltà di realizzazione, ci siamo convinti che l’ideale sarebbe destinare la struttura a uso sociale, anche per rispondere a una forte richiesta della cittadinanza in questa direzione. Sarebbe, dunque, necessario che l’ex mercato diventasse formalmente una sede associativa, per garantire ad esempio la copertura della manutenzione ordinaria, ma che mettesse anche disposizione di tutti una serie di spazi da destinare a diversi eventi».

    A questo punto interviene la questione economica, come già anticipato dall’assessore Miceli. «I costi più difficili da sostenere – spiega Spatola – non sono tanto quelli riferiti ai canoni comunali, calmierati e non del tutto rispondenti a logiche di mercato, quanto quelli delle utenze e, soprattutto, del riscaldamento. Ma gli studi di fattibilità che abbiamo eseguito finora ci hanno confermato la sostenibilità economica del cambiamento di destinazione d’uso. Se poi la Soprintendenza, al cui benestare sono vincolati alcuni interventi sulla struttura, consentisse una ristrutturazione anche in ottica di risparmio energetico, a lungo termine gli esborsi per i concessionari sarebbero ancora più contenuti».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    teatro-hops-altrove-d6Il 14 novembre (ri)aprirà ufficialmente i battenti il Teatro Altrove, rinnovato e con un nuovo programma. Dopo le alterne vicende di questi ultimi anni, tra chiusure repentine, cambi al vertice, periodi di inattività coatta sembra che per l’ex Hop Altrove (che ora si chiamerà solo “Altrove”) il 2013 sarà l’anno di svolta. Tra un mese esatto, infatti, tornerà ad essere operativo, “salvato” da un consorzio di 7 associazioni genovesi attive sul territorio che si sono aggiudicate il bando del Comune: si teatro-hops-altrove-d7tratta di Arci, Comunità di San Benedetto, Circolo culturale Punto G (formato da Disorder Drama, Narramondo, Laboratorio Probabile, circolo Arci Belleville, prima in Via Calvi 4).

    L’inaugurazione si terrà nei giorni tra 14 e 17 novembre, con una festa “pirotecnica”, con spettacoli, danze, musica, teatro, cinema, cibo, convegni. Ogni associazione si presenterà con quelle che sono le proprie “specialità”. Per il programma ufficiale degli eventi c’è da aspettare ancora qualche giorno, ma ieri sera in Piazzetta Cambiaso soci e organizzatori del Belleville si sono riuniti in assemblea per mettere a punto le ultime decisioni, delineare le linee guida del progetto, provare a condividerle con i partecipanti, diretti interessati, e ascoltare le loro proposte, richieste, obiezioni.

    Così Stefano Kovac, coordinatore Arci Genova e tra i promotori del Belleville: «L’assegnazione vera e propria della struttura alla nostra nuova rete risale al giugno 2013. Il 10 luglio siamo entrati nei locali dell’Altrove e abbiamo iniziato a lavorare per rimettere in sesto questo bello spazio, vuoto da un anno e mezzo. Abbiamo trovato tanta sporcizia, abbandono e degrado: un peccato per un posto del genere, dall’alto valore artistico e architettonico. Ora i lavori grossi sono tutti ultimati, le sale sono quasi tutte operative e restano solo piccoli interventi di pulizia che, con l’aiuto di tutti i volontari, contiamo di ultimare nel giro di questa settimana. Poi si entra nel vivo del progetto: molti qui già si stanno attivando per fare qualcosa. Ad esempio, dal 25 ottobre al 3 novembre ospiteremo eventi del Festival della Scienza. Infine, tra le novità, c’è il fatto che useremo tutte le sale per spettacoli ed eventi, non solo quella del teatro al piano inferiore».

    Nel complesso, l’idea è quella di creare una “piazza aperta per il quartiere”. «Essere alla Maddalena -continuano Kovac e gli altri soci- è significativo: un posto “difficile”, in cui già l’anno scorso abbiamo agito in collaborazione con Libera per sconfiggere la piaga degli usurai e oggi siamo aperti a tante altre iniziative con le associazioni del quartiere che si battono per la legalità. Inizialmente gli abitanti volevano gestire lo spazio per conto loro e ora dovremmo forse scontrarci con qualche resistenza, ma ci auguriamo ovviamente che vada tutto per il meglio».

     

    Elettra Antognetti 

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    centro-est-preDa ormai tre anni attivo nel quartiere, l’Osservatorio Pré-Gramsci è un’associazione composta da cittadini residenti nel sestiere di Pré, animati dalla buona volontà e dal desiderio di migliorare la vivibilità del proprio “rione”.
    Un luogo speciale. Speciale per lo spazio che occupa nelle cronache dei giornali, ma speciale anche per il grande fascino che custodisce, noto ben oltre i confini cittadini.  Da una lato la criminalità, con la recente scoperta di un laboratorio di false griffes e la chiusura temporanea di 3 esercizi (tra cui il famoso “La Bodeguita”, un esercizio cinese e una latteria in Salita San Giovanni) per spaccio; dall’altro, l’attrattiva, l’iniziativa di ripristino dell’arredo urbano e l’apertura degli Sportelli Sociali. Ma se i media parlano spesso di Pré come “far west”, il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Fanfani, non è certo più morbido. Parla di “galera a cielo aperto”, pur non mancando di sottolineare tutte le buone iniziative che ogni giorno animano il quartiere.  Lo abbiamo incontrato durante la tappa di #EraOnTheRoad nel sestiere di Pré,  per conoscere il suo punto di vista, una panoramica delle problematiche e delle eccellenze che caratterizzano questa ampia porzione di centro storico.

    «L’esperienza ha avuto inizio nell’ottobre 2010. All’epoca, abbiamo organizzato i primi incontri, ma non eravamo ancora un comitato vero e proprio. Tutto è partito nel corso di un evento alla Commenda di Prè, in cui si erano riuniti tutti i comitati della zona: lì, abbiamo notato che le associazioni erano tante, ma tutte formate da 1-2 persone, ed era troppo dispersivo e poco efficace. Così abbiamo pensato di unire le forze e metterci insieme nell’Osservatorio, in modo spontaneo. Dopo però, anche questa soluzione è diventata insufficiente e ci siamo allargati anche sul web (sito internet, mail, newsletter, ecc., che io stesso curo) per coinvolgere altre persone. Questo ci ha permesso di comunicare con le Autorità, le forze dell’ordine e i cittadini interessati. Attualmente, siamo una decina di persone, tra cui Marco Ravera, portavoce dell’associazione. Il nostro scopo è quello di agire nell’area compresa tra Via Prè, Piazza della Commenda, Via Gramsci e vicoli di collegamento, arginando il degrado urbano, la criminalità, l’abusivismo e rendendo il quartiere più vivibile».

    Il campanile della Chiesa di San Giovanni di PréPiù vivibile, appunto. Questo il primo pensiero che viene in mente a molti genovesi quando si fa riferimento a via Pré e dintorni. Le pagine di cronaca dei quotidiani locali ci consegnano il lato sicuramente più brutto del quartiere, ma anche il direttore dell’Osservatorio ci tiene  a sottolineare quanto le problematiche siano concrete e all’ordine del giorno. Tanto da spingere i volontari dell’associazione ad organizzare vere e proprie “ronde” utilizzando Whatsapp per comunicare da una postazione all’altra: «È una “galera a cielo aperto”: per questo abbiamo mobilitato le forze dell’ordine e abbiamo chiesto loro di presidiare la zona. Oggi c’è una stretta collaborazione tra noi e le forze militari, che pattugliano sempre lungo Via Pré e limitrofe anche la sera, contribuendo alla percezione del sestiere come luogo sicuro. Abbiamo limitato le aggregazioni nella problematica Piazza della Commenda, spesso scenario di risse tra “bande”, e nei locali che vi si affacciano. Anche gli arredi urbani sono un problema: palazzi fatiscenti, facciate da rifare, cornicioni che cadono a pezzi, negozi scarsamente attrattivi. Ci sono i presupposti, ma è lasciato tutto alla malora e Prè finisce per esercitare poca attrattiva su eventuali visitatori rispetto alle potenzialità che ha».

    Fanfani punta il dito anche contro la sporcizia. Da Albaro, dove abitava, a Pré il passaggio è stato sicuramente brusco: «Il problema spesso è l’inciviltà. La nostra associazione si batte anche contro questa trascuratezza. Nonostante i condomini siano spesso dotati di cassonetti privati all’interno del loro cortile, in molti scambiano i vicoli (Vico del Gallo, uno su tutti) per discariche a cielo aperto. Collaboriamo molto volentieri anche con Amiu, di cui apprezziamo il lavoro: mattina, pomeriggio e sera puliscono le strade rendendole “scintillanti” e aiutando a mantenere il decoro urbano».

    mercato-comunale-gramsci-preE l’altro lato della medaglia? «Non siamo solo negativi, qui ci sono anche cose che funzionano bene. Tanto per cominciare – precisa Fanfani – l’iniziativa di insediare a Prè gli Sportelli Sociali, inaugurati pochi giorni fa e insediati nei locali un tempo occupati dall’ex Incubatore di Imprese: dopo il suo fallimento, piuttosto che vedere altre serrande abbassate, si è optato per questa soluzione. Sembra concreta, inoltre, l’ipotesi di apertura di un ambulatorio e di uno studio dentistico al 151 r di Via Prè, dopo l’apertura, tre mesi fa, di un’agenzia di viaggi che ha finora ottimi riscontri: tutte nuove iniziative che si affiancano agli storici esercizi di Prè. Anche Piazza Sant’Elena sarà a breve soggetta a restyling: grazie alla lungimiranza di un imprenditore privato, verranno aperti una gelateria e una trattoria. Le saracinesche si alzeranno anche nei locali davanti al mercato comunale: mentre quest’ultimo è semi-deserto, con 4-5 banchi attivi, lì davanti si parla di insediare nuove botteghe artigiane e ci sono trattative con Soprintendenza e Comune (quest’ultimo si sta occupando anche degli arredi urbani e si è in attesa di un’ordinanza). E poi ancora, non va dimenticato il Punto Emergenza Prè, vera eccellenza, una casa di preghiera musulmana, il centro “Veri Amici” per il recupero di ragazzi sudamericani».

    Quindi piano piano la piaga dei locali sfitti e delle serrande abbassate potrebbe rimarginarsi? «Quello dei locali sfitti è un problema atavico – ammette il direttore dell’Osservatorio –  già l’Incubatore a suo tempo aveva provato a sconfiggere il problema, fallendo. La libreria “Books in the Casbah” e il ristorante messicano “Mamacita”, nati grazie ai fondi del progetto, sono stati costretti a chiudere e trasferirsi in zone più centrali. Così hanno chiuso molti altri esercizi, e oggi vedere la serie di fondi chiusi sulla strada non è un buon biglietto da visita.

    L’Osservatorio Pré-Gramsci, tuttavia, non molla la presa e anzi rilancia. Lo fa con una proposta al Comune per quanto riguarda l’offerta turistica. L’associazione si offre per la gestione di un punto d’informazione turistica alla Commenda: «Vorremmo attivarci per rendere Prè meta turistica. È la porta d’ingresso in città per i turisti che arrivano in crociera, e serve decoro per far sì che non si devii più su Via Gramsci. Vorremmo aprire in Piazza della Commenda un chiosco informativo, gestito da noi, installare un point all’interno della Commenda stessa per la vendita di merchandising (maglie, cartoline, ecc.), e organizzare tour lungo Via Prè, creando così un percorso “naturale” dalla piazza alla via. Ci stiamo lavorando e speriamo che le risposte degli interlocutori siano positive».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Certosa, San Bartolomeo: evento per combattere il gioco d’azzardo

    Certosa, San Bartolomeo: evento per combattere il gioco d’azzardo

    certosa-san-bartolomeo«Viviamo in una città e nello specifico in un quartiere preso d’assalto da sale gioco e slot  presenti in molti esercizi commerciali. In questo triste panorama, spesso si perde di vista un’altra emergenza sempre legata alla ludopatia: i giochi d’azzardo on line». Con queste parole Andrea Brina, presidente della Società Operaia Cattolica di S.Bartolomeo della Certosa già in prima linea per la difesa del chiostro medievale dell’omonima struttura nel cuore del quartiere della Val Polcevera, presenta un’iniziativa originale in collaborazione con la Ludoteca Labyrinth, un evento denominato “Chi gioca sano va lontano…”, una giornata interamente dedicata al gioco.

    Domenica 13 ottobre a partire dalle 15 i quartieri di Certosa e Rivarolo sono chiamati a raccolta per scoprire giochi nuovi, gratuiti ed alternativi che, come spiega il presidente Brina «possono costituire un’alternativa all’isolamento che crea la dipendenza dal gioco d’azzardo on line specialmente nei confronti delle nuove generazioni che sono più deboli e soggette a cadere nell’ingannoUscire di casa , spegnere il PC, dimostrare che è possibile giocare divertendosi e incontrando persone reali è quello che ci prefiggiamo, nella speranza che l’evento possa presto diventare un appuntamento mensile fisso».

    La manifestazione, che ha ottenuto il patrocinio del Municipio V Valpolcevera, si terrà presso i locali sociali in via S.Bartolomeo della Certosa 11 .Ci sarà la possibilità di provare tanti giochi di società, da quelli classici a quelli provenienti da tutto il mondo, ma anche rompicapo, giochi d’abilità e strategia. Inoltre grazie alla presenza del comitato “Non è un gioco”, promotori della Proposta di Legge 574 contro la diffusione del gioco d’azzardo, si potranno conoscere  i dati  e avere materiale informativo riguardo questa emergenza. Concluderà la giornata un monologo teatrale scritto e realizzato appositamente dall’attore Paolo Lazarich per riflettere sull’ossessione del giocatore compulsivo.

  • Molassana, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza rii Mermi e Torre

    Molassana, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza rii Mermi e Torre

    ponte carrega centro commerciale 2Un’eredità dell’ex Giunta Vincenzi, confermata dall’amministrazione Doria e poi scarsamente vigilata dalle istituzioni preposte, nonostante si tratti di un’operazione di cementificazione impattante su una valle – quella del torrente Mermi e del contiguo rio Torre a Molassana, pesantemente colpita dai tragici eventi alluvionali del novembre 2011. I lavori della società Coopsette per la costruzione di un enorme edificio a destinazione commerciale nell’area del cementificio dismesso Italcementi – circa 216000 metri quadrati sulla sponda sinistra del Bisagno a 200 metri da Piazzale Adriatico e Ponte Carrega – zona considerata esondabile, sono da poco ripresi dopo un lungo stop conseguente ad un ricorso al Tar, promosso da un’altra realtà del settore preoccupata dalla concorrenza. Il nuovo manufatto multipiano (come da noi preannunciato in un articolo dell’anno scorso) ospiterà una grande struttura di vendita “Bricoman” per il “fai da te”, ma al suo interno troveranno spazio anche ulteriori attività produttive e commerciali.

    Il cantiere è ubicato proprio all’interno della valletta dove il rio Mermi scorre in un greto seminascosto dalla vegetazione per poi confluire nel Bisagno dopo aver attraversato un tratto coperto. Oggi qui spicca un enorme scheletro di cemento incompleto, lungo 300 metri e alto una quarantina, che ha rimpiazzato gli orti urbani caratteristici di questa porzione di Molassana. Lo stato di emergenza idrogeologica è sempre confermato, visto che alcune famiglie sono soggette al divieto di permanenza nelle loro abitazioni in caso di allerta meteo di tipo I e II. Comunque sia, Coopsette ha proceduto ai lavori di sbancamento della collina nel medesimo bacino idrografico, anche se finora non sono state eseguite le contestuali opere di sistemazione idraulica del vicino corso d’acqua.
    Nel frattempo la stagione delle piogge si avvicina e con essa cresce la paura degli abitanti. Comprensibile timore accresciuto dal fatto che all’interno dell’area di cantiere, ormai da mesi, giacciono abbandonati laterizi, terre di scavo e materiale edile che – nella malaugurata eventualità si verificassero intensi episodi piovosi – probabilmente potrebbero scivolare a valle, ostruendo ulteriormente il pericoloso torrente.

    La situazione del cantiere

    ponte carrega centrocommercialeCome detto i lavori sono ripresi «Ufficialmente da giugno, ma in realtà solo adesso sono entrati a regime – racconta Fabrizio Spiniello, portavoce dell’associazione Amici Ponte Carrega – A breve dovrebbero partire con le opere di urbanizzazione, ovvero la sistemazione della viabilità di Lungo Bisagno. Noi, però, ci aspettiamo che comincino anche i lavori di messa in sicurezza del torrente Mermi». Soprattutto nel tratto finale, oltre a quello di competenza di Coopsette. «Quest’ultima, infatti, ha realizzato qualche piccolo lavoro esclusivamente nella parte di rivo interno all’area di cantiere, poca cosa rispetto agli interventi necessari. Nel tratto finale del rio Mermi, quello che va dal cantiere alla confluenza nel Bisagno, il corso d’acqua è tombinato e la società costruttrice dovrà scoperchiare la copertura per metterlo in sicurezza».

    A destare preoccupazione, dunque, è l’aumentato rischio idrogeologico in zona, conseguenza di scelte non condivise con gli abitanti del luogo. «Noi cittadini siamo stati esclusi dalle decisioni in merito alle sorti di quest’area – continua Spiniello – È stata un’occasione persa perché l’amministrazione ha permesso di costruire un ecomostro davanti alle nostre case. Oggi, almeno, vogliamo sollecitare i responsabili, pubblici e privati, riguardo alla sicurezza del rio e chiediamo di fare chiarezza al più presto sui tempi di esecuzione». Secondo gli Amici di Ponte Carrega, la società costruttrice avrebbe perpetrato un’operazione scellerata «Sbancando la collina e scoprendo due rivi affluenti del Mermi che adesso confluiscono in una piana di cemento. In precedenza, invece, la presenza di numerosi orti curati dalla gente del posto garantiva, dal punto di vista idraulico, un contenimento del rischio». Lo scorso 26 agosto con la caduta delle prime piogge si sono verificati degli allagamenti «Quindi è evidente come lo sbancamento abbia peggiorato la situazione», sottolinea Spiniello.

    Inoltre, Coopsette ha recentemente presentato una variante per realizzare ulteriori 6000 metri quadrati di parcheggio in struttura impalcata, di fronte al piazzale della ex cementifera. In sostanza un raddoppiamento rispetto alle previsioni iniziali, probabilmente al fine di vendere più facilmente l’area.
    «Ai cittadini sono state promesse delle opere di compensazione, quali la piantumazione di alberi ad alto fusto per coprire l’edificio e ridurre in parte l’inquinamento ambientale e acustico prodotto dai mezzi privati diretti al nuovo centro commerciale – spiega Spiniello – Il sindaco Doria e l’assessore Bernini hanno affermato di essersi trovati dinanzi ad un intervento già approvato e di non avere alcuna intenzione di peggiorarlo ulteriormente. Invece, se approveranno la variante per il nuovo parcheggio, il carico di cemento sarà sempre più pesante. Noi rivendichiamo con forza l’area verde prevista a favore del quartiere. Su questo punto, però, non abbiamo risposte da un anno».

    L’interrogazione in Regione

    Il 30 luglio scorso, il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Regione un’attenta verifica dell’assetto idrogeologico nella zona di Ponte Carrega. «Ho invitato gli assessori all’Ambiente e all’Urbanistica a recarsi in sopralluogo urgente, insieme ai tecnici degli uffici competenti del Comune – spiega Pellerano – Da quando il cantiere è stato aperto, secondo le testimonianze di alcuni abitanti, la situazione si è aggravata. Inoltre, mi risulta che le opere di messa in sicurezza non siano state ultimate, mentre nel tratto del rio Mermi compreso tra l’area di intervento e lo sbocco sul Bisagno, neppure sono cominciate».

    «L’ufficio Assetto del territorio non ha competenze in merito alle previsioni urbanistiche edilizie in oggetto – così ha risposto l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano, il 16 settembre – Il Dipartimento è intervenuto, in qualità di ufficio di supporto all’Autorità di bacino regionale, nella procedura relativa alla definizione dello stato di pericolosità idraulica del rio Mermi, della progettazione e della relativa sistemazione idraulica. Poiché il rio è stato soggetto ad alcune esondazioni nell’ambito degli eventi alluvionali del 4 novembre 2011, è stata richiesta innanzitutto una verifica delle previsioni progettuali, alla luce della ricostruzione dell’evento avvenuto, che è stata eseguita».
    Briano ha poi proseguito «Nel gennaio-febbraio 2012, il Comitato tecnico di bacino ha espresso parere favorevole con alcune prescrizioni da riscontrare da parte della Provincia, nell’ambito delle procedure di autorizzazione idraulica, circa gli interventi di sistemazione proposti, nonché sull’aggiornamento delle fasce di inondabilità allo stato attuale del rio Mermi e del rio Torre. La Provincia di Genova, l’11 luglio 2012, ha approvato la variante al Piano di bacino del torrente Bisagno, relativamente all’inondabilità allo stato attuale del rio Mermi e del rio Torre, tutt’oggi vigente, nonché la riperimetrazione preventiva delle facili inondabilità stesse, dando atto che tale riperimetrazione entrerà in vigore solo a seguito della completa realizzazione e verifica degli interventi idraulici previsti». Infine, l’assessore sottolinea come la normativa di Piano di bacino «Prevede la possibilità di approvare uno strumento urbanistico attuativo anche in aree a pericolosità idraulica, a condizione che sia prevista nello stesso strumento la realizzazione di opere idrauliche atte a ricondurre le condizioni di pericolosità a livello compatibile con l’intervento edilizio».

    In pratica, l’assessorato regionale all’Ambiente afferma che i lavori edilizi potevano iniziare, ma contestualmente con la messa in sicurezza. «Purtroppo, però, non dice nulla sullo situazione di rischio alluvionale che incombe oggi sulle nostre teste – sottolineano gli Amici di Ponte Carrega – evadendo la domanda e rimbalzando la competenza sulle condizioni realizzative e di sicurezza alle materie di competenza del Comune. Emerge così che, soltanto con la fine dei lavori, si potrà avere una sicurezza idraulica. Tuttavia, non viene data risposta al nostro quesito riguardo l’aumento della situazione di rischio durante lo svolgimento degli stessi».
    Per quanto riguarda il Comune «Da noi già interpellato più volte – ricorda Spiniello – ha sempre sostenuto che la responsabilità dell’esecuzione spetta a Coopsette, mentre l’amministrazione comunale ha il compito di vigilare. Francamente, si tratta di una risposta fin troppo evasiva».

    L’iniziativa del Municipio Media Valbisagno

    Proprio per richiamare l’attenzione delle istituzioni, la maggioranza del Municipio Media Valbisagno è intenzionata a presentare, al prossimo consiglio municipale, una mozione congiunta. «Un paio di giorni fa abbiamo incontrato i rappresentanti consiliari della Media Valbisagno per integrare il documento con le nostre indicazioni – spiega Spiniello – La mozione solleciterà la giunta di Municipio ad impegnare l’amministrazione comunale affinché sia trasmessa una dettagliata informazione in merito allo stato di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza del rio Mermi».
    «L’iniziativa è finalizzata a stimolare una maggiore sensibilità da parte dell’amministrazione pubblica chiamata a tenere sotto controllo la situazione, in generale su tutta la zona, in particolare sugli interventi previsti sui rivi Mermi e Torre – spiega Gian Antonio Baghino, consigliere Pd e assessore all’Assetto del territorio del Municipio Media Valbisagno – il nuovo centro commerciale, infatti, porterà dei posti di lavoro, ma anche inevitabili disagi per la popolazione».
    Secondo Baghino, la sistemazione idraulica del torrente Mermi sarà avviata entro fine anno «Così ci ha garantito Coopsette». Ma la realizzazione di queste opere non sarebbe dovuta partire contestualmente alla costruzione del manufatto? «La società costruttrice non si occuperà direttamente dei lavori perché ha deciso di affidarli tramite gara, dunque i tempi si sono allungati – risponde il consigliere municipale – L’assegnazione dell’appalto dovrebbe avvenire entro il mese di ottobre. E si partirà dal tratto finale del rio, quello più critico che desta preoccupazione negli abitanti di Ponte Carrega».
    In merito al contiguo rio Torre, invece «La pratica attualmente è in Provincia e si attende l’autorizzazione necessaria da parte dell’ente – continua Baghino – Poi, anche in questo caso, occorrerà aspettare la gara ed il successivo affidamento, quindi è ipotizzabile che la concreta realizzazione non avvenga prima della primavera 2014».

    Gli Amici di Ponte Carregga, inoltre, chiedono al Comune puntuali informazioni sul futuro piano di emergenza per fronteggiare gli eventi alluvionali, che gli uffici di Palazzo Tursi stanno approntando in questi giorni. «Si ipotizza di bloccare il traffico evitando così gli spostamenti delle persone su mezzi privati nelle zone esondabili – afferma Spiniello – Questo sarebbe un bel passo avanti rispetto a prima. Siamo anche ansiosi di vedere superata l’ordinanza del sindaco (provvedimento N. 2012-POS-274 del 28/08/2012) che prevede un generico sgombero per gli abitanti che vivono in aree dichiarate a rischio in caso di allerta meteo 1 e 2, ma non prevede, ad esempio, la chiusura della Coop Val Bisagno che pure si trova sotto il livello del torrente Bisagno».

    Infine, conclude Spiniello «Stiamo discutendo proficuamente con la Protezione Civile, con la quale abbiamo concordato di attivare un percorso informativo e partecipato con la popolazione di Ponte Carrega e Piazzale Adriatico sulla gestione delle allerte e l’auto-protezione, percorso che porteremo avanti a partire dal mese di novembre».

    Matteo Quadrone

    [Foto tratte dal sito web dell’associazione “Amici di Ponte Carrega”]

  • Carmine, inaugura il mercato e torna in voga il progetto Montmartre

    Carmine, inaugura il mercato e torna in voga il progetto Montmartre

    piazza-carmineNel quartiere del Carmine i riflettori sono da tempo puntati sulle vicende legate al restyling del nuovo mercato rionale. Soprattutto in questi giorni: l’inaugurazione è prevista per domani, 11 ottobre. L’evento tanto atteso sarà salutato con gioia da residenti e commercianti della zona che, dopo un percorso travagliato, si vedranno finalmente restituire il loro mercato, luogo di aggregazione sociale, di rilancio turistico e di ripresa economica. Il fermento è Mercato Comunale Carminepiù che giustificato e le aspettative sono alte, ma le vicende del mercato hanno adombrato in questi anni altre realtà del quartiere, che più difficilmente trovano spazio per emergere.

    Qualche giorno fa siamo stati al Carmine con #EraOnTheRoad e abbiamo parlato con rappresentanti del CIV Zecca-Portello e cittadini, abbiamo scoperto quanto ancora sia viva la proposta di qualche anno fa lanciata da Stefano Bruzzone, dell’associazione Cantiere di Idee per il Carmine: rendere il quartiere la “Montmartre genovese”, ritrovo per artisti e punto di incontro per la rinascita culturale. Il progetto del 2009 era incentrato proprio sullo spazio del mercato, ai tempi la sua riqualificazione pareva una chimera e i cittadini del posto si erano riuniti per proporre alle istituzioni un progetto alternativo. Oggi, fortunatamente, il mercato inizia una nuova vita, ma il sogno degli abitanti del Carmine è tutt’altro che tramontato.

    Le attenzioni degli abitanti sono incentrate su due spazi particolarmente adatti per la realizzazione di questo progetto: la Chiesa sconsacrata di San Bartolomeo in Piazza dell’Olivella e l’Abbazia di San Bernardino, nell’omonima Salita.

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    Si tratta di strutture gestite e controllate in varia misura dalla Diocesi genovese, dalle Opere Pie, dal Comune di Genova. La prima, quella dell’Olivella, è stata da poco restituita alla città in tutto il suo splendore, nella suggestiva cornice di Piazza dell’Olivella. Di proprietà della Parrocchia di Ns. Signora del Carmine e Sant’Agnese, dopo il restyling viene utilizzata esclusivamente per ospitare attività di gruppi boy-scout al venerdì. Per il resto, solo uno sporadico uso da parte della Parrocchia. Ci racconta Don Davide, parroco del Carmine: «Nell’edificio il restyling è ancora da ultimare, mancano riscaldamento e impianti, e per adesso non può essere dato in uso alla cittadinanza perché non ci sono le condizioni adatte. Tuttavia c’è la volontà di terminare gli interventi e metterlo a disposizione per eventi e manifestazioni. Ne stiamo parlando con CIV e istituzioni, ma la strada è ancora lunga».

    Nel caso di San Bernardino, invece, si tratta di uno spazio importante per l’organizzazione di eventi e manifestazioni. La sua gestione è legata alle vicende della ex scuola Negrone Durazzo della vicina Salita Negrone Durazzo: edificio di proprietà del Pio Istituto Negrone Durazzo Brignole Sale, è gestito dalla cooperativa sociale onlus “La Salle” e Associazione ex alunni dei “Fratelli delle Scuole Cristiane”, in collaborazione con la parrocchia del Carmine e Distretto Sociale I Centro Est. “La  Salle”, nata nel 1994, da 20 anni si impegna a favore di bambini e ragazzi in difficoltà, sotto il profilo educativo, sociale, di integrazione per migranti. Il centro si divide in educativa territoriale/centro sociale con funzione di doposcuola; “casa famiglia” che accoglie in affidamento 13 adolescenti, di cui 6 risiedono stabilmente nel centro.

    Da circa 5 anni, la stessa cooperativa “La Salle” è diventata capofila di una rete di soggetti per la gestione dell’Abbazia sconsacrata di San Bernardino: di proprietà inizialmente del Pio Istituto, dopo alterne vicende (bombardamento del ’42 e conseguente abbandono) è stata ristrutturata e donata al Comune di Genova, il quale ha aperto un bando per la gestione degli spazi, vinto proprio da “La Salle” e gli altri della rete. Oggi usato soprattutto per scopi interni all’attività della Cooperativa, lo spazio viene anche affittato ad esterni a pagamento: perlopiù usato in collaborazione con la Parrocchia di Ns. Signora del Carmine per festeggiare battesimi e comunioni, il locale è stato affittato anche per manifestazioni artistiche da TILT – Teatro Indipendente Ligure, da Libera, Emergency, Cantiere di Idee per il Carmine dello stesso Bruzzone.

    Questi locali (2 sale, una attrezzata con strumenti audio-video) sono stati recuperati dopo anni di interventi urbani e resi di nuovo agibili e “a disposizione del quartiere per iniziative di socializzazione, assistenza, ricreazione per scuole, associazioni, enti pubblici e privati, gruppi, singoli e famiglie”, come si legge davanti ai locali di Salita San Bernardino. Tuttavia, la pratica non è così immediata come sembra: le richieste d’uso sono prese in considerazione dal Comitato di Gestione di San Bernardino, senza contare le tariffe che, pur alla portata di tutti (da 20 euro/ora per i residenti e 30 per gli esterni, a 130/giorno per i residenti e 180 per gli altri), non sono viste di buon occhio da coloro che chiedono spazi aperti alla cittadinanza per la libera espressione e la realizzazione del “sogno Montmartre”.

    Così commenta Stefano Terrile, di “La Salle”: «La gente non capisce che le cose hanno un costo. Le spese di gestione dell’Abbazia sono di 7 mila euro all’anno, con 3 mila euro di affitto da pagare al Comune di Genova. Noi diciamo ok alle attività, ma a pagamento: sapevamo fin dall’inizio che le sale in questione sarebbero state sempre in perdita, tuttavia abbiano scelto di darle alla cittadinanza per prezzi simbolici, pur di favorire le iniziative nel quartiere, ma ci rendiamo conto che c’è ancora malcontento. Abbiamo proposto anche ad altri soggetti di entrare in rete con noi, dividendo gli utili e diminuendo le perdite, ma nessuno ha voluto aderire finora».

    Dal CIV Zecca-Portello, il presidente Max Maturanza racconta: «Nel quartiere non ci sono spazi a diretta gestione del CIV. Tuttavia, ci stiamo dando da fare e stiamo organizzando eventi (un Festival che si svolge ogni anno nel mese di giugno, ma il calendario è flessibile e che l’anno scorso ha portato 1500 persone), aprendo negozi, avviando attività. L’idea del Carmine come Montmartre non nasce a caso: il quartiere ha retaggi pseudo-francesi ed è stato in passato ritrovo di musicisti, ribelli, band, anarchici, gruppi rivoluzionari. Oggi, pur mantenendo l’identità di “borgo”, accoglie molte persone da fuori e ha voglia di crescere: il mercato viene a inserirsi “a cose fatte”, in un contesto che è già cambiato ed è ancora in fermento. Anni fa avevamo proposto di aprire un mercato che fosse un “temporary market” (mercato al mattino, spazio aperto per creativi al pomeriggio), ma la proposta è caduta: non ci abbattiamo e lavoriamo per dare agli abitanti i benefit necessari all’interno del loro quartiere».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Notte bianca dei bambini, una giornata di eventi nel Sestiere della Maddalena

    Notte bianca dei bambini, una giornata di eventi nel Sestiere della Maddalena

    vigne-centro-storico-vicoliSabato 12 ottobre a partire dalle 16 le vie del Sestiere della Maddalena nel centro storico di Genova si animano con la Notte bianca dei bambini, un’intera giornata dedicata ai più piccoli e alle loro famiglie, con laboratori teatrali, artistici, giochi, spettacoli, danze e concerti.

    La manifestazione, giunta alla seconda edizione, è organizzata dal Municipio Centro Est in collaborazione con la Cooperativa Il Laboratorio e con le associazioni di quartiere per favorire il rinnovamento e la vivibilità di un quartiere troppo spesso agli onori delle cronache per degrado e problematiche sociali. Obiettivi che si pongono ogni giorno le numerose associazioni che operano sul territorio per promuovere e rilanciare una delle zone più belle e affascinanti della città.

    Dalle ore 16 alle 22.30, nelle piazze, nelle vie e nelle sedi delle associazioni, sono numerosissime le iniziative. Ecco nel dettaglio il programma completo della giornata.

    Piazza Pellicceria inferiore
    Dalle 16 alle 18: laboratori di riciclo a cura di Remida e A-Pois, laboratorio ‘Le bombe di semi’ a cura di Terra!

    Piazza S.m. Degli Angeli
    Dalle 16 alle 19: esibizione di parcour, graffiti e hip hop a cura di Urban Street, Studio dyv, Cedy rock e BDS Crew

    Piazza Boccanegra
    Book crossing a cura dell’associazione A.Ma

    Piazza del Ferro
    Dalle 16 alle 19: laboratorio di cucito a cura di Mimi e Coco, laboratori ‘Bianco’ come a cura del Consorzio Agorà
    Dalle 18 alle 19.30: laboratorio erbe aromatiche a cura della naturalista Viviana Bobbio.

    Chiostro delle Vigne
    Dalle 16 alle 19: ornei di calcetto e pallavolo a cura dell’Ass. liberi cittadini della Maddalena

    Piazza Lavagna
    Dalle 16 alle 18.30: laboratorio Legno-Ingegno a cura di Dateci un Martello

    Piazza dei Greci
    Dalle 16 alle 19: i giochi di una volta a cura della Cooperativa la Comunità e di A.g.e.

    Piazza Cambiaso
    Laboratorio a cura del teatro Altrove

    Piazza delle Vigne
    Dalle 17 alle 19: laboratori musicali a cura di Casa della Musica, Orchestra Darsena

    Piazza Posta Vecchia
    Dalle 16 alle 19: laboratori a cura di Matefitness e della Cooperativa Il Laboratorio

    Piazza della Cernaia 3/29
    Laboratorio di poesia e teatro corporeo a cura dell’ass. Vivisottosopra

    Piazza della Cernaia
    Dalle 16 alle 19: teatro di burattini a cura del Drago Rosso, Ritmiciclando a cura di ripercussioni sociali, esibizione di hip hop e baby dancing a cura di studio dyv, Naftalina spettacolo a cura della compagnia Le Mani; dalle 19 alle 20 tutti a cena, dalle 20 alle 22 San Giorgio e il Drago a cura di Mauro Pagan, gli artisti di strada arrivano in piazza, asta degli oggetti inutili a cura dell’ass. Vivisottosopra; dalle 16 alle 18 merenda a cura dell’ass Mamme Daneo.

    Piazza della Cernaia 3/6
    Dalle 16 alle 19 laboratorio di creta e laboratorio artistico a cura della Cooperativa Il Laboratorio, laboratorio musicale a cura di Progetto sviluppo Liguria.

    Itineranti: truccabimbi e banda Murga.

    Punti di ristoro convenzionati: Jalapeno (via della Maddalena 52r), Il Bottegjino (piazza delle Vigne 21r), Il Fabbro (Vico al Campanile delle Vigne 17r), Bistrot Glo Glo (Piazza Lavagna 19r), Trattoria da Franca (Vico alla Lepre 4r), Maxela (vico Inferiore del Ferro 9r), La bottega del Gusto (vico superiore del ferro 3r).

  • Castelletto, San Nicola: valletta Carbonara, possibile intesa sul futuro

    Castelletto, San Nicola: valletta Carbonara, possibile intesa sul futuro

    Valletta Carbonara San NicolaQuattro enti in campo – Azienda per i servizi alla persona Emanuele Brignole, Comune (responsabile della pianificazione urbanistica della città), Regione (i cui rappresentanti, insieme a quelli di Palazzo Tursi, siedono nel consiglio di amministrazione del Brignole) e Università di Genova (che ha acquisito l’ex Albergo dei Poveri) – stanno lavorando alla definizione di un accordo di programma per ridisegnare le destinazioni future di valletta Carbonara (o San Nicola) a Castelletto, l’area di circa 27 mila metri quadrati di proprietà del Brignole ma da decenni affittata al Comune che qui ha installato i vivai comunali e alcuni magazzini di Aster.
    La Giunta Doria, sulla spinta della mobilitazione di cittadini, comitati e associazioni – che hanno già elaborato un dettagliato progetto per una futura gestione sostenibile dell’area che sorge alle spalle dell’ex Albergo dei Poveriha deciso di modificare radicalmente le scelte fatte dall’ex Giunta Vincenzi, la quale nel progetto preliminare di PUC (Piano Urbanistico Comunale) aveva previsto la possibilità di costruire parcheggi al posto dei vivai comunali (con il loro conseguente trasferimento all’interno dei parchi di Nervi). La nuova amministrazione, invece, intende lasciare nell’area di Castelletto le serre comunali, cancellando la previsione parcheggi e destinando Valletta Carbonara a verde pubblico e orti urbani. Il consiglio si è già pronunciato in maniera positiva con una specifica mozione che troverà il suo sbocco naturale all’interno della discussione finale sul PUC.

    Adesso l’obiettivo è trovare un intesa tra tutti i soggetti interessatidopo che è tramontata l’ipotesi che il Comune acquisisse dal Brignole il diritto di superficie dell’area diventandone nei fatti proprietario per un certo numero di anni – che permetta di superare lo stato di abbandono in cui giace la valletta. Ma all’appello manca un quinto soggetto, ovvero quella variegata galassia di cittadini e realtà associative da tempo impegnate a progettare nuove soluzioni per il recupero e la valorizzazione di un Bene Comune dell’intera città.

    Valletta Carbonara San Nicola«Ormai è evidente che l’ASP Brignole non intende più realizzare una speculazione edilizia – racconta Franco Montagnani del comitato Le Serre di San Nicola di Castelletto – sono cadute tutte le velleità in questo senso, salvo l’opportunità di sfruttare la valletta per il nascente polo universitario previsto dall’Ateneo genovese che si impegnerà nella ristrutturazione dell’ex Albergo dei Poveri».
    L’8 luglio scorso, infatti, l’Università di Genova ha presentato un progetto di ristrutturazione dell’ex Albergo dei Poveri che prevede la costruzione di una foresteria e altri spazi per studenti. In tale ambito potrebbero essere realizzati nell’area anche alcuni impianti sportivi a servizio dell’Università, verde e orti urbani, con l’aggiunta di qualche immancabile posteggio a raso.

    Come detto, però, oltre a Brignole, Comune, Regione e Università «Ci siamo anche noi cittadini, comitati e associazioni, che vorremmo essere formalmente convocati per partecipare al tavolo di discussione – continua Montagnani – Questa sarà la sede per raggiungere un’intesa fra le parti. Noi auspichiamo che il nostro progetto venga inserito in questo ambito di nuova utilizzazione di Valletta Carbonara perché è perfettamente compatibile con le finalità dell’Università e le esigenze degli studenti. Il Commissario Straordinario dell’ASP Brignole, Enzo Sorvino, con il quale abbiamo recentemente parlato, si è detto disponibile a cercare una soluzione che accolga anche le nostre proposte».

    Per mantenere alta l’attenzione della cittadinanza sul futuro della valletta, il comitato Le Serre organizza – dal 14 al 27 ottobre – la mostra fotografica itinerante “La Valletta in piazza” nelle vetrine degli esercizi commerciali di San Nicola, un’esposizione che propone una serie di immagini realizzate dagli allievi di Sandra Ariu e Federico De Angeli: Ettore U. Chernetich, Danilo Ciscardi, Ornella Corradi, Stella Ingrassia, Vittoriana Mobili, Fabio Parodi, Lucia Pinetti, Antonietta Preziuso, Chiara Saitta. Lunedì 14 ottobre, alle ore 18, presso il Maniman (Salita San Nicolò 35) è prevista l’inaugurazione, alla presenza del Sindaco di Genova, Marco Doria, del Presidente del Municipio centro Est, Simone Leoncini e del Commissario Straordinario dell’ASP Brignole, Enzo Sorvino.

     

    Matteo Quadrone