Tag: quartieri di Genova

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  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    san fruttuoso 4L’iter per la costruzione del maxi auto-silos a 5 piani nell’area verde di Bosco Pelato tra Piazza Solari e via Amarena a San Fruttuoso, che nel giugno scorso pareva avviato verso una conclusione favorevole alla realizzazione dell’operazione immobiliare, subisce un brusco stop: l’amministrazione comunale, infatti, ha inviato ai proponenti del progetto – la Fondazione Contubernio D’Albertis, proprietaria dell’area – un preavviso di diniego dell’autorizzazione a costruire per “eccesso di volumetrie”. Dunque, se il progetto non sarò modificato con una riduzione di volumi, il Comune non rilascerà il permesso di costruire.

    Si tratta della prima – seppur parziale – vittoria per il Comitato di abitanti da tempo mobilitato contro l’ipotesi di realizzazione del parcheggio a scapito dell’ultimo polmone verde del quartiere (il cosiddetto Bosco Pelato). I residenti contestano soprattutto l’impatto ambientale del silos sul delicato equilibrio idrogeologico di una zona, quella di San Fruttuoso, già ampiamente cementificata. Per sostenere le ragioni del no all’intervento, nell’estate 2013, il Comitato aveva sottoposto all’esame degli uffici comunali ulteriore documentazione relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale.

    La decisione di inviare il preavviso di diniego è frutto degli approfondimenti effettuati dagli uffici comunali all’edilizia privata, come spiega il Vicesindaco Stefano Bernini:

    [quote]Tra gli elementi sollevati dal Comitato soltanto uno assume particolare rilevanza, ovvero quello relativo al fatto che il progetto prevede una costruzione non completamente interrata. In pratica, un intero piano dell’auto-silos risulta fuori terra.[/quote]

    Adesso, se la Fondazione Contubernio D’Albertis vorrà ottenere il permesso di costruire, dovrà necessariamente modificare il progetto: «I proponenti hanno tempo 15 giorni per presentare delle osservazioni o per presentare una nuova soluzione progettuale – continua Bernini – In caso di modifica gli uffici daranno il loro assenso». Anche alla luce dell’esistenza, per Bosco Pelato, di una norma speciale in materia urbanistica approvata dal passato ciclo amministrativo (quello guidato dall’ex Sindaco Marta Vincenzi) che affermava la possibilità di realizzare l’auto-silos. Per evitare che ciò avvenga il Consiglio comunale dovrebbe rivedere tale norma speciale. «Ma oggi modificare una norma speciale già approvata dal Consiglio vuol dire esporsi anche civilmente – sottolinea il Vicesindaco – aprendo la strada ad eventuali ricorsi».

    A proposito di controversie giudiziarie, Giovedì 30 gennaio è prevista l’udienza del Tar in merito alla causa che la Fondazione Contubernio D’Albertis ha promosso contro il Comune, citandolo per danni, per non averle ancora rilasciato il permesso di costruire.

    Comunque sia, sul tavolo restano diverse incognite che fanno ben sperare il Comitato di cittadini. Interrogativi legati all’opportunità o meno di realizzare l’operazione immobiliare da parte di committenti ed esecutori (Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio che ha acquisito l’area dalla Fondazione).
    Senza dimenticare che, nonostante le necessarie modifiche, il progetto dovrà garantire le previste opere pubbliche di compensazione – vale a dire il campetto polivalente e, soprattutto, l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena – opere per le quali è già stata firmata una convenzione con il Comune. Con un piano in meno, quindi minori parcheggi, staremo a vedere se i soggetti privati riterranno ancora fattibile l’investimento.
    L’amministrazione comunale attende la risposta dei proponenti e poi deciderà come procedere.

    Matteo Quadrone

  • Bikerevolution alla Maddalena, al via il progetto di AMa a favore della mobilità sostenibile

    Bikerevolution alla Maddalena, al via il progetto di AMa a favore della mobilità sostenibile

    Biciletta a GenovaChi segue quotidianamente Era Superba lo ricorderà: qualche mese fa vi abbiamo parlato di Bikerevolution, un progetto a favore della mobilità sostenibile nel quartiere della Maddalena, sostenuto dall’associazione AMa, da Yeast e dal CIV di zona. Vi avevamo parlato della prima fase del progetto, che consisteva nel compilare un questionario per individuare da un lato persone che normalmente si spostano in bicicletta nel quartiere, e dall’altro proprietari di bassi disposti ad affittare. Eccoci finalmente giunti alla fase finale, quella che porta direttamente all’avvio di un progetto importante per la comunità: Bikerevolution ha finalmente un locale per il suo bici box in Vico delle Fasciuole, traversa di Via della Maddalena direzione Via San Luca.

    Ci racconta Stefania Marongiu, ideatrice del progetto nonché membro di AMa e socia fondatrice di Yeast: «Abbiamo preso in affitto il locale grazie all’aiuto della cooperativa Il Laboratorio che ci fa da garante con il proprietario, un privato. Abbiamo riscontrato la solita difficoltà a trovare un posto a prezzi ragionevoli. Spesso chi ha proprietà, ad esclusione del privato che ha acconsentito a trattare con noi, preferisce lasciarle vuote piuttosto che affittarle a persone “solide e credibili” a un prezzo ragionevole. Il CIV ha sempre chiesto alle istituzioni di incentivare in qualche maniera prezzi più sensati. Ma insomma, nonostante tutto, dopo mesi di ricerche ce l’abbiamo fatta. Diciamo che il nostro bici box mostra positivamente sia ai cittadini che alle istituzioni che insieme si può fare molto, che basta poco per introdurre un nuovo modello di mobilità e soprattutto rivitalizzare zone con “criticità”».

    Una volta trovato il locale al piano terra, dunque, il progetto prenderà definitivamente il via e i biker del centro storico e della Maddalena potranno utilizzare lo spazio come deposito per le loro bici, dal momento che la conformazione del quartiere spesso sembra boicottare le buone intenzioni dei ciclisti: molti palazzi sono senza ascensore e hanno rampe di scale strette e impervie, le strade sono prive di rastrelliere e c’è rischio di furti o vandalismi.

    Come funziona il bici box?

    Può ospitare fino a 30 biciclette, tra appese e a terra. Finora sono già state individuate le prime 22 bici per adulti e 4 per bambini. Le successive saranno introdotte dopo l’avvio. Chi vorrà lasciare la bici nel box dovrà iscriversi ad AMa (per legge e per avere copertura assicurativa dell’associazione di promozione sociale), firmare un regolamento interno per servizi erogati a soci e pagare anticipatamente i mesi di deposito. Il prezzo si aggirerà attorno ai 12 euro al mese (si attende ancora il preventivo per la polizza furto e incendio, dopo si potrà fare una stima precisa dei costi a carico dei partecipanti). «Abbiamo deciso alcuni aspetti tecnici con il Cicloriparo Genova -racconta Stefania- e proseguiamo con loro la nostra collaborazione nata a Mobilitiamaciv. La rete è forte!».

    La risposta degli abitanti della Maddalena

    La rete è forte eccome: nel frattempo, tutto il quartiere della Maddalena, noto per lo spirito di partecipazione di associazioni, abitanti e commercianti, si sta attrezzando per partecipare a Bikerevoltion. Il Manena Hostel metterà a disposizione due biciclette da affittare ai propri ospiti e disporrà di un angolo dedicato ai clienti dell’ostello che portano con sé la propria bici. Inoltre, una lotteria a premi (qui si può consultare il regolamento) creata da Stefania e dagli altri di AMa per finanziare sia il bici box che la futura sede del gruppo (vedi approfondimento di Era Superba sul bando per progetti del quartiere finanziato dal Comune, ndr), finora ospitata all’interno dei locali del Laboratorio Sociale di Vico Papa.

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    “Super Maddo”, il logo

    L’inaugurazione del bici box vera e propria avrà luogo nel corso delle celebrazioni del Maddacarnevale (il prossimo evento sociale del quartiere che vuole replicare il successo del Madd@natale del 21 dicembre scorso, attenuato solo dal maltempo). In questa occasione, troveranno spazio anche i commercianti “amici della bici”, ovvero esercenti del quartiere che fanno parte del CIV e che hanno deciso di aderire a Bikerevolution, rendendosi riconoscibili ai bikers mediante l’esposizione della relativa vetrofania. I commercianti metteranno a disposizione dei ciclisti brugole, pompetta e attrezzatura per piccole riparazioni, offriranno acqua e daranno indicazioni per orientarsi nei vicoli. Gli ideatori di Bikerevolution hanno pensato proprio a tutto: esiste già un logo “amici in bici” dove un personaggio stilizzato bianco, su sfondo blu, sfreccia sulla sua bici: l’omino si è già guadagnato l’epiteto di “Super Maddo” (ricalcando il nome del noto e amato Super Mario) e già si candida a diventare la mascotte di AMa e del CIV.

    Commenta ancora Stefania: «È  molto importante per AMa e per Yeast il rapporto con il CIV, composto da persone disponibili e “illuminate”, che si differenziano dallo stereotipo del tipico commerciante genovese stile “torta di riso finta”». Di certo anche grazie a loro, e grazie a tutti i volenterosi soggetti che orbitano attorno al magico mondo della Maddalena, tutto questo è stato reso possibile. Un’iniziativa partita dal basso, che ha trovato sostegno e spazio per essere realizzare: un po’ come un sogno che diventa realtà. Ci auguriamo che ce ne saranno molti altri.

     

    Elettra Antognetti

  • San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    casaamericaVilla Rosazza a San Teodoro è una dimora cinquecentesca oggi di proprietà comunale, occupata dalla Fondazione Casa America e Themis. Il parco terrazzato è interessato da lavori di manutenzione: già ultimato un primo lotto, a metà del 2014 finiranno anche quelli per il secondo. Uno spazio importante per il quartiere, che i cittadini reclamano per sé come punto di aggregazione. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il parco e parlato con i residenti, i quali chiedono a gran voce l’emanazione del bando comunale con lo scopo di individuare soggetti competenti addetti alla cura di parco e villa e per evitare di veder vani gli sforzi economici compiuti dall’amministrazione in questi anni. Nel frattempo, i cittadini propongono di affidare la gestione a un rete costituita da scuole, CAI, Protezione Civile. Ma andiamo con ordine.

    I lavori nel parco: 1,2 milioni per il secondo lotto

    Nel giugno 2012 è stato emesso un bando dal Comune di Genova per assegnare i lavori di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale nel parco di Villa Rosazza. I lavori sono relativi al secondo lotto del parco, dal momento che quelli nel primo lotto del giardino erano già stati effettuati ed ultimati (consegna lavori il 27 settembre 2010 e fine interventi marzo 2012). Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, è stato emesso un nuovo bando e sono stati messi a disposizione 1.245.480,96 euro, di cui circa 45 mila quali oneri di sicurezza e 15 mila per opere in economia. Si tratta di fondi residui delle Colombiane del 1992, stanziati per effettuare interventi sui parchi storici della città, da Voltri a Nervi. Il tempo per la realizzazione degli interventi, come indicato nel bando emesso da Tursi, è di 300 giorni complessivi e continui, a partire dalla consegna dei lavori: dovrebbero quindi essere ultimati entro giugno-luglio 2014.

    La proposta dei cittadini per valorizzare l’investimento del Comune

    Emanare un bando per trovare soggetti disposti a curare il parco, questo il punto di partenza per rilanciare il parco nel cuore San Teodoro. «Sarebbe importante annettere la villa al parco, come era anticamente – dice Aurora Mangano, portavoce del comitato di residenti- adesso le due realtà sono separate». La villa al suo interno è occupata al piano nobile dalla Fondazione Casa America per la diffusione della lingua e della cultura sudamericana (in comodato d’uso, retribuisce un canone di locazione agevolato a Tursi), e ai piani superiori da Themis, scuola di formazione per i dipendenti del Comune di Genova.

    [quote]Villa e parco come unico complesso, sarebbe un modo per restituire al quartiere uno spazio prezioso, adesso sotto-utilizzato rispetto alle potenzialità.[/quote]

    «A San Teodoro non ci sono spazi per le associazioni e per la comunità – continua Aurora Mangano – e Villa Rosazza è uno dei pochi luoghi di cui potremmo usufruire. Oggi noi cittadini non possiamo fruirne come vorremmo. Casa America organizza sporadicamente eventi aperti a tutti e manifestazioni, ma secondo noi non basta: proponiamo spazi per i giovani e per gli anziani, per ritrovarci nel quartiere, per organizzare eventi in collaborazione con il Municipio. Ora che anche il mercato rionale di Di Negro versa in pessimo stato e ha perso il ruolo di aggregatore sociale che aveva un tempo, il parco di Villa Rosazza è per noi una grande opportunità».

    Villa Rosazza San TeodoroNel maggio 2013, si è svolto un incontro pubblico voluto dai residenti, alla presenza di vari assessori e rappresentanti dei cittadini. Nell’occasione i cittadini hanno illustrato la loro proposta per tenere gli spazi aperti a tutta la cittadinanza in attesa del bando, con il coinvolgimento di Protezione Civile, CAI, ANPI, oltre alle scuole della zona che, come volontari, si potrebbero dedicare alla manutenzione del parco e all’apertura dei locali interni della villa.

    Durante l’incontro i cittadini hanno anche avanzato l’ipotesi di una collaborazione con MSC e con il dirimpettaio Terminal Traghetti: «Contribuendo alla cura del verde, organizzando eventi, versando un contributo economico in qualità di sponsor, MSC potrebbe essere un partner importante per la rivalutazione della zona a fini turistici – racconta Aurora Mangano – soprattutto dopo la chiusura del cantiere in Via Buozzi e la realizzazione della tanto attesa pista ciclabile, che colleghi Lanterna, terminal traghetti, San Teodoro, Caricamento. Ci piacerebbe anche coinvolgere Villa del Principe e organizzare visite guidate, con buffet e area ristoro, un modo per aumentare le entrate e favorire l’autofinanziamento».

    Inoltre, per quanto riguarda la villa, sarebbero necessari interventi per migliorare l’accessibilità: oggi l’accesso ai piani superiori è impedito a disabili e anziani, in quanto possibile solo tramite una stretta scala. Il comitato cittadino si è recato sul posto assieme a un architetto per svolgere un sopralluogo e pensare a una soluzione. «Si è pensato alla costruzione di piattaforme esterne (ascensori aperti, dotati di tettoie), che non comprometterebbero la struttura interna della villa. Un buon compromesso, i cui costi si aggirerebbero attorno agli 80 mila euro».

    La risposta dell’assessore all’ambiente Valeria Garotta

    Tuttavia, dopo mesi, ancora non si è mosso nulla. Così commenta l’Assessore all’Ambiente Valeria Garotta: «L’idea a lungo termine è quella del bando per la gestione integrata. Nel breve, invece, vogliamo presidiare da subito la zona, aumentando il lavoro già svolto da Comune e Aster, con il contributo delle associazioni locali. Abbiamo svolto esami degli spazi interni per verificarne l’agibilità e assegnarne alcuni alle associazioni». L’importante, dicono i cittadini, è essere previdenti: non si può pensare al problema della gestione troppo a ridosso della consegna dei lavori. E il tempo corre.

    Cenni storici: Villa Rosazza e il suo giardino

    Costruita nel XVI secolo dalla famiglia Di Negro, nel ‘700 sono stati svolti importanti i lavori di recupero della struttura, guidati dall’architetto Tagliafichi che ha introdotto elementi in stile neoclassico. Oggi si può ancora vedere il parco terrazzato: un giardino all’italiana circonda la costruzione, con fontane (ormai svuotate) e statue, si estende a ridosso della collina e sale verso le alture genovesi. A pochi passi Villa Giuseppina e Villa del Principe, cui un tempo Villa Rosazza era collegata a formare un complesso unico. Negli anni sono stati svolti numerosi interventi di urbanizzazione che, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento (qui l’approfondimento da guidadigenova.it) hanno stravolto il contesto urbano: uno su tutti, la costruzione della linea ferroviaria, che ha compromesso i terrazzamenti a giardino sul lato a mare. Per molto tempo il parco è rimasto chiuso e inaccessibile: riaperto negli anni ’80, all’epoca qui c’era la scuola media Carducci. Poi, piano piano, il parco è stato lasciato al degrado.
    Curiosità: all’interno della villa – al piano nobile – un ninfeo originale del ‘500, una della tante opere di pregio contenute nell’edificio.

     

    Elettra Antognetti

  • Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Pra, parco e nuova stradaLa riqualificazione di Prà è tornata ad essere un argomento centrale, i tempi stringono e i cittadini insorgono (qui il nostro sopralluogo e le azioni di protesta dei cittadini). I lavori del Por e le polemiche sollevate richiedono il rispetto degli impegni presi sette anni or sono dalle istituzioni e una maggiore presenza del sindaco sul territorio hanno spinto lo stesso Marco Doria a fare il punto della situazione di fronte alla stampa.

    Per prima cosa, il sindaco ha voluto rispondere direttamente a chi lo accusa di essere distante: «Prà non è certamente una delle parti di Genova a cui ho dedicato poca attenzione e, come me, anche tutti gli assessori e la struttura comunale. Personalmente sono già stato diverse volte a Prà e altre volte naturalmente ci andrò. Pochi giorni prima della manifestazione, per la precisione giovedì scorso, ho ricevuto con l’assessore Crivello un gruppo di cittadini di questo territorio, a dimostrazione del fatto che siamo sempre disposti a parlare con tutti. Ma non accetto che si delegittimi il livello municipale che è un interlocutore istituzionale di assoluta dignità».

    Veniamo allo stato dell’arte. Come già sostenuto dall’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, un paio di settimane fa (qui l’articolo), il primo cittadino ha ribadito di non aver mai preso in considerazione la possibilità di dirottare i circa 7 milioni (sui 14,5 complessivi) non ancora impiegati per la realizzazione del Por su altri capitoli del bilancio comunale che necessitano di ossigeno altrettanto vitale (su tutti, Amt). «Certo – ha ammesso Marco Doria – per tutti i Por ho verificato che ci fossero i margini per completare e rendicontare i lavori entro la fine del 2015, altrimenti oltre ai fondi avanzanti dovremmo restituire anche i soldi già investiti. E sarebbe una mazzata pazzesca per le casse del Comune. Ma da mesi ormai ricevo report periodici sui tempi delle procedure e ho costanti rassicurazioni sul fatto che le scadenze possono essere rispettate. E l’amministrazione ha intenzione di spendere fino all’ultimo euro dei finanziamenti previsti per realizzare il Por di Prà».

     

    Prà, Parco Lungo e Aurelia a 4 corsie

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    Ad esempio, quelli per realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo” e la riqualificazione dell’Aurelia, una fascia lunga circa 1,5 chilometri che rappresenta l’intervento più sostanzioso dal punto di vista economico e di invasività dei lavori. Crivello in merito aveva già confermato che «i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    Di che lavori si tratta, lo ho spiegato più nel dettaglio ieri il sindaco. «Nel Por – ha detto Doria – era prevista la realizzazione di una strada, non meno di quattro corsie fin dal progetto iniziale, che doveva sfruttare lo spostamento della linea ferroviaria con la possibilità di occupare la vecchia linea con due nuove corsie. Il progetto iniziale prevedeva la complanarizzazione tra l’attuale Aurelia e il tracciato ferroviario ma l’operazione di asportazione del materiale per azzerare il dislivello, che varia tra i 30 cm e 1 m, avrebbe comportato costi tali da rendere impossibile il completamento dell’opera». Gli uffici e i tecnici comunali hanno, dunque, lavorato a un nuovo progetto di strada, con molto verde, rotatorie e impianti semaforici efficienti, ma soprattutto tale da consentire un allargamento dei marciapiedi significativo sul lato abitato, ovvero quello a monte. «Ciò – ha proseguito il sindaco – consentirà la realizzazione di un’ampia zona pedonale in corrispondenza della vecchia stazione ferroviaria, ma anche un buon flusso pedonale nelle zone di marciapiede attualmente più strette». Inoltre, nell’area della vecchia stazione citata dal primo cittadino troverà sede il mercatino a chilometro zero, gestito dalla Coldiretti, che oggi viene sacrificato nei pressi della piscina dei Delfini.

    Tornando alla conformazione della strada carrabile, invece, è stata scelta l’opzione delle quattro corsie (due a mare, a traffico promiscuo in direzione centro, e due a monte in direzione ponente, con quella più vicina all’abitato riservata ai mezzi pubblici), che ha sollevato qualche polemica. «Da parte nostra – ha spiegato il primo cittadino – non c’è stato alcun pregiudizio verso il progetto, poi scartato, delle tre corsie (una funzionale alla penetrazione nel tessuto interno di Prà e altre due, una per senso di marcia, per il traffico più rapido senza percorsi riservati agli autobus, ndr). Abbiamo valutato entrambe le possibilità e un Consiglio municipale si espresso a larga maggioranza per il progetto a quattro corsie». Il sindaco ha aggiunto che il problema della nuova strada vista come una “ferita che taglia Prà” non si pone perché già in altre zone della città (corso Italia, via Gramsci) è necessario attraversare quattro corsie per giungere da una parte all’altra e che il progetto scelto, con molto verde, è comunque fortemente migliorativo della realtà esistente.

     

    Il punto sui lavori con il Municipio

    pra-piazza-sciesa«Chi dice che non è stato coinvolto nella progettazione della nuova Aurelia – aggiunge Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII Ponente – non racconta la verità. Perché sono stati fatti ben 6 Consigli municipali a Prà proprio per consentire ai cittadini di partecipare, 4 assemblee pubbliche, 3 mesi di progettazione partecipata al cui tavolo si sono seduti anche il Comitato per Prà e il Comitato dei genitori che oggi si lamentano».

    Il “Parco Lungo” e la nuova Aurelia si innesteranno pra-torrente-san-pietronelle opere di riqualificazione e pedonalizzazione che stanno coinvolgendo l’interno di Prà. Tra i lavori già portati a termine si possono citare piazza Sciesa e via Fusinato, ma presto verrà coinvolta anche via Sapello e l’istituzione del limite dei 30 km/h in via Arrighi. «E a proposito di piazza Sciesa, sarò un campanilista ma è diventata una delle piazze più belle di Genova» ha commentato Avvenente.

    Ma il Por non è solo restyling di strade e marciapiedi. Tra le opere già completate, per cui complessivamente è stata spesa circa la metà dei finanziamenti a disposizione per l’intera riqualificazione di Prà Marina, c’è la messa in sicurezza della foce del Rio San Pietro, che nell’alluvione del 1993 aveva causato la morte del dottor Dapelo, con situazioni analoghe a quelle che abbiamo tristemente vissuto nei giorni scorsi (senza però che il corpo sia mai stato ritrovato). «Si tratta di un intervento che restituisce tranquillità agli abitanti della zona» ha detto con soddisfazione Avvenente. Per quanto riguarda la viabilità dell’area, l’assessore Dagnino aveva specificato un paio di settimane fa che è stata predisposta una situazione temporanea in attesa dei lavori sull’Aurelia.

    Tra le opere già portate a termine vanno citati ancora la passeggiata che unisce il campo di calcio della Praese con la piscina, riqualificata da un paio di anni, e il posteggio di interscambio della Navebus. «Quest’ultimo – spiega Avvenente – è propedeutico al nuovo approdo ancora da realizzare ma previsto all’interno del Por. Se è vero che in questo momento la Regione ha difficoltà economiche a sostenere il servizio (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), un domani sarà possibile potenziare questo sistema di trasporto, molto gradito dalla popolazione del Ponente, allungando la tratta fino a Prà».

     

    Il Parco Dapelo e la zona a Levante di Prà: arriva lo skate park

    parco-dapelo-praTra i lavori ancora da realizzare c’è anche la ristrutturazione del “Parco di Ponente” o “Parco Dapelo”, in cui verranno abbassate alcune collinette e che sarà oggetto soprattutto di una ripiantumazione perché gli alberi messi a dimora precedentemente non offrono alcun riparo d’ombra a chi, nelle stagioni più calde, frequenta il parco urbano (per maggiori informazioni rimandiamo al nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad, ndr).

    Il progetto integrato di riqualificazione inizialmente sembrava aver un po’ dimenticato la zona più a Levante di Prà. Nel corso del tempo si è, dunque, pensato di ridimensionare alcuni interventi – come quello ritenuto superfluo in fase di progettazione partecipata delle aree per il bird watching alla foce del rio San Pietro – per recuperare alcune risorse da dedicare a questa zona e dare vita al progetto “Prà-to Sport”. I risparmi ottenuti anche tramite i ribassi d’asta ammontano a poco più di due milioni di euro che il sindaco ha dichiarato di voler impiegare per «interventi che siano apprezzati, che rispondano alle esigenze di risistemazione dell’area e che possano essere funzionali anche a implementazioni future ma che nell’immediato consentano un primo utilizzo dell’area». Dato però che il Comune non ha altri soldi da destinare a Prà se non quelli del Por, bisogna abbandonare quantomeno temporaneamente progetti faraonici come la realizzazione di un palazzetto dello Sport, ben più oneroso dei fondi a disposizione. «Ma fatti salvi i vincoli della disponibilità finanziaria e dei tempi rapidi di realizzazione – ha assicurato Doria – non ho preferenze per la pista di skateboard piuttosto che per quella di atletica leggera. Il nostro impegno è quello di vagliare la fattibilità di tutte le proposte che perverranno dai cittadini e di scegliere, a breve, con il Municipio quella più funzionale».

    In realtà, qualche preferenza sembra averla il Municipio, come ci spiega il suo presidente Avvenente: «Quest’area in origine doveva solo essere bonificata. Poi, giustamente, il Comitato dei genitori ha chiesto degli interventi più significativi, la maggior parte dei quali è stata accolta dall’amministrazione. Si deve fare tutto ciò che è possibile nella situazione economica attuale». L’area, infatti, deve essere bonificata con tanto di regimentazione della raccolta delle acque meteoriche, cintata e illuminata, ostacolando l’insorgere di future situazioni di degrado già vissute nel passato. «Per garantire ciò – riprende il presidente del Municipio – è necessario dare vita a funzioni pubbliche di interesse collettivo diffuso, come gli impianti sportivi. Quindi, tutti i ribassi d’asta del Por saranno impegnati per costruire più impianti possibili in questa zona, a cominciare dallo skate park che è una promessa presa dall’amministrazione già tre anni fa a fronte di una richiesta di alcuni giovani praesi. Con i soldi restanti valuteremo le altre proposte di campetto polivalente e pista di atletica».

     

    Non solo Por: il sindaco ricorda il “Branega”

    Nella conferenza stampa di ieri, il sindaco ha anche sottolineato che gli interventi del Comune a Prà non si sono limitati ai soli lavori previsti dal Por. Il primo cittadino ha, infatti, citato la riqualificazione dello storico campo sportivo “Branega” che sarà suddiviso tra le attività di calcio a 7 e di rugby per bambini, grazie a un impegno economico di 400 mila euro (solo 1/3 a carico del Comune) che ha consentito di affidare la nuova struttura alla gestione di due società sportive locali, Olimpic Prà Calcio e Province dell’Ovest Rugby. Sempre in ambito sportivo, Doria ha ricordato che la Fascia di Rispetto sarà il nuovo quartier generale per la Regata storica delle Repubbliche marinare e ospiterà tutti gli allenamenti dell’armo genovese e degli ospiti nei giorni immediatamente precedenti la competizione (che, invece, avrà luogo in uno specchio d’acqua più ampio). Ma non c’è solo lo sport. Tra gli interventi di riqualificazione, infatti, è stato citato anche lo sgombero della baraccopoli (proprio nell’area dove sorgerà il nuovo skate park), intervento progettato da tempo e che ha necessitato anche dell’adozione delle necessarie forme di assistenza per le fasce deboli (minori e donne con bambini) nonché del monitoraggio dell’area per evitare che la situazione venga ripristinata.

    «Anche se veniamo dipinti a tinte fosche – conclude Avvenente – tutti abbiamo interesse a fare il bene della popolazione. Lo scopo finale è quello di restituire la Fascia di Rispetto alla sua vocazione primaria di cuscinetto tra città e porto, arricchendola di funzioni sportive e per il tempo libero perché sia fruibile a un numero sempre crescente di cittadini».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Lagaccio, ex Sati: si attende il bando del Comune per la cessione

    Lagaccio, ex Sati: si attende il bando del Comune per la cessione

    palazzo-ex-sati-lagaccioL’edificio in Via del Lagaccio un tempo appartenuto alla ditta di autotrasporti Sati, quattro piani e parcheggio, è vuoto da ormai una ventina di anni. I piani superiori sono già abitati da privati, ma quelli inferiori, di Tursi, sono reclamati da 20 anni da cittadini e associazioni per attività sociali (qui il punto della situazione a febbraio 2013). Tuttavia, il Comune non ha mostrato finora volontà concreta di investire in questa situazione.

    La scorsa settimana, durante il consueto appuntamento con #EraOnTheRoad, abbiamo parlato con Salvatore Fraccavento di GAL – Gruppo Amici Lagaccio e Simone Leoncini presidente del Municipio I delle problematiche connesse ai locali dell’immobile ex Sati.

    Qui, ci racconta Fraccavento, la situazione è diversa da quella della ex Caserma Gavoglio: le aree sono accomunate dal fatto di essere inutilizzate e di essere state richieste dagli abitanti del quartiere per attività ricreative e sociali. Tuttavia, mentre la caserma è di proprietà del Demanio (si attende di sapere proprio in questi giorni se avverrà la cessione gratuita al Comune di Genova, qui l’approfondimento), i locali di ex Sati appartengono a Tursi, che li ha acquisiti anni fa dopo che sono stati messi in vendita dalla ditta Spim, società per la gestione del patrimonio pubblico al 100% del Comune. Per questo, ci spiega il cittadino del Lagaccio, «la situazione è ben più grave e scandalosa di quella della Gavoglio: anche se l’Amministrazione potrebbe agire, c’è immobilismo».

    palazzo-ex-sati (1)Travagliate le vicende dell’edificio: di proprietà della ditta di trasporto Sati, è poi diventato di AMT, che è rimasta nei locali fino alla metà degli anni ’90 quando, già rimossi i mezzi, restavano gli uffici amministrativi. Un tempo, raccontano gli abitanti del Lagaccio, questo era uno dei centri più all’avanguardia: c’erano oltre 60 pullman, le officine, il centro di progettazione. Poi, negli anni ’80 è stato uno dei primi a essere venduto e, acquistato da AMT, è poi passato nelle mani di Spim e poi, ancora al Comune. Ai tempi dell’acquisto di Tursi, si era fatta avanti anche una cooperativa di cittadini del quartiere, subito dissuasa da costi troppo ingenti (4 mln circa).

    Anni fa, la giunta Vincenzi aveva proposto un bando per la cessione a privati e la costruzione di edilizia sociale mai andato in porto perché il suo mandato è terminato. Con il passaggio alla nuova giunta è rimasta l’idea del bando, ma con la clausola che un piano fosse destinato al social housing, e uno alla cittadinanza.

     

    Le richiesta dei cittadini: parcheggio e spazio sociale

    palazzo-ex-sati-verticale-2palazzo-ex-sati-verticaleOggi le associazioni chiedono che il parcheggio attuale (60 posti, in affitto ai residenti per 75 euro/mese) venga allargato. Infatti, ci sarebbe posto per un altro park su due piani rialzati da un centinaio di posti. In questo momento, questa è una priorità per il quartiere, in cui non ci sono aree adibite a parcheggio e le auto sono lasciate in strade private o più semplicemente lungo i marciapiedi di Via del Lagaccio, ostruendo il traffico e creando spiacevoli ingorghi e situazioni pericolose. Gli abitanti chiedono parcheggi a raso, con canone mensile.

    Per quanto riguarda i locali interni, invece, oggi i volontari di GAL hanno a disposizione due stanzini da usare come sgabuzzino. Ci racconta Fraccavento: «Attualmente noi di GAL abbiamo un locale in Via del Lagaccio 86r, in cui trovano spazio gli anziani, e uno all’82r, dove hanno sede i nostri uffici. Questo non basta: non possiamo organizzare, feste, incontri, cineforum, momenti di aggregazione per tutto il quartiere. Gli anziani che vengono da noi sono più di 50 al giorno e siamo costretti a mandarne via alcuni perché non c’è posto a sufficienza. Inoltre, dallo scorso anno c’è anche un gruppo di giovani, ma gli spazi non ci sono e siamo costretti a farli incontrare nei nostri uffici. Ci dispiace separare giovani e anziani, ci sembra che in un momento in cui si parla tanto di integrazione tra diverse etnie sia importante considerare anche quella tra giovani e anziani».

     

    Le novità per il futuro

    Durante la nostra diretta Twitter di #EraOnTheRoad, interviene Simone Leoncini, presidente del Municipio I, e risponde alla richiesta dei cittadini:

     

    Leoncini conferma infatti di aver inviato poco tempo fa una lettera al Comune per sbloccare la situazione e racconta a Era: «Stiamo aspettando che Tursi emani il bando per la cessione degli spazi a una ditta privata, che dovrà costruire su un piano abitazioni di edilizia popolare e sull’altro uno spazio per il quartiere. Se ne parla dalla primavera 2013, ma gli uffici del Comune stanno effettuando varie valutazioni. Nel caso in cui non si presentino soggetti interessati, nel giro di qualche mese sistemeremo almeno il primo piano, dotandolo dei servizi minimi, per consegnarlo ai cittadini. Abbiamo stimato un costo di 70 mila euro: cifra alta, ma non impossibile da raggiungere, e magari associazioni e cittadini potrebbero darci una mano. Speriamo che la situazione si sblocchi: è una follia che lo spazio sia vuoto».

     

    Elettra Antognetti

  • Pegli e Prà, ponente in mobilitazione: VTE e Fascia di Rispetto

    Pegli e Prà, ponente in mobilitazione: VTE e Fascia di Rispetto

    Quartiere di PràA Pegli si moltiplicano le raccolte firme (cartacee e online) contro l’ipotesi di eventuali ampliamenti della piattaforma portuale. E fioccano le adesioni di cittadini, realtà associative e forze politiche. Dopo il “Comitato cittadino in difesa del litorale di Ponente”, il primo a lanciare una protesta le cui istanze sono state recepite dal Municipio Ponente guidato dal presidente Mauro Avvenente (Pd), anche il Movimento 5 Stelle ha promosso una distinta petizione sul web, mentre l’ala sinistra della maggioranza in Comune (Fds e Sel) si è già ha espressa a favore della sollevazione popolare. Infine, i Verdi genovesi, per voce dell’ex consigliere provinciale Angelo Spanò, ribadiscono la loro contrarietà a simili scenari di sviluppo «In presenza di un terminal portuale sottoutilizzato (Voltri) e di spiagge appena restituite alla balneazione (Pegli), si chiede al Ponente un nuovo pesante sacrificio alla portualità senza alcun ascolto delle esigenze dei cittadini e senza valutare le opposizioni locali (in primo luogo quelle espresse dal Municipio); i Verdi sono partecipi dello schieramento di cittadini che vuole una crescita coerente e sostenibile del porto, ma anche la salvaguardia del proprio territorio e delle proprie spiagge. Nel contempo, denunciamo le ambiguità della Giunta Doria che, ancora una volta, manca di far sentire la propria voce dinanzi alle inaccettabili proposte che giungono dall’Autorità Portuale».

    Ma il fermento non si limita a Pegli. Per altri – ormai noti – motivi, pure il vicino quartiere di Prà da diversi mesi vive una sorta di mobilitazione permanente che vede in prima linea il Comitato per Prà. Il prossimo sabato 18 gennaio alle ore 15:30 è in programma la prima manifestazione del 2014 sulla Fascia di Rispetto. I cittadini chiedono al Sindaco Marco Doria di rispondere su alcune – irrimandabili – questioni. Nicola Montese, portavoce del comitato, annuncia «In caso di mancanza di risposte, l’intenzione è quella di piantare le tende in Fascia di Rispetto e non muoversi di lì, finché non arriveranno le spiegazioni che attendiamo».
    I bisogni, purtroppo, sono quelli di sempre «Vogliamo una soluzione certa per la drammatica questione della baraccopoli abusiva che continua a generare tensioni sociali in Fascia di Rispetto – spiega il Comitato – Pretendiamo di avere dati precisi e conoscere quali sono le misure di sicurezza previste in merito alla presenza di amianto sul nostro territorio. Intendiamo conoscere qual è la situazione attuale del progetto P.O.R. e la data di inizio lavori. Inoltre, chiediamo di accogliere l’ipotesi progettuale alternativa rispetto alle quattro corsie». Il Comitato si rivolge direttamente al Sindaco perché, conclude Montese «Non ci sentiamo più rappresentati dal Municipio e dalle persone che lo amministrano».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà e Sampierdarena, finanziamenti Por: Tursi fa il punto sui lavori

    Prà e Sampierdarena, finanziamenti Por: Tursi fa il punto sui lavori

    Via CantoreÈ l’argomento più gettonato sulle prime pagine dei quotidiani locali fin dall’inizio del nuovo anno. Il futuro del Por di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba) non poteva non essere discusso anche in Consiglio comunale, nella prima seduta dopo la pausa natalizia. L’assist è stato fornito dai consiglieri Caratozzolo (Pd) e Anzalone (Gruppo Misto, ex Idv) che hanno posto un dettagliato articolo 54 agli assessori Crivello e Dagnino facendosi portavoce della preoccupazione dei residenti del quartiere ponentino. Per chi si fosse perso qualche passaggio ricordiamo che la situazione è esplosa in seguito alla circolazione della notizia secondo cui i 7 milioni non ancora impiegati per la realizzazione del Por, e che rischiano di andare persi se i lavori non vengono rendicontati entro la fine del 2015, potrebbero essere dirottati sul salvataggio di Amt.

     

    Prà: Parco Lungo e Marina, ex stazione ferroviaria

    cantiere-stazione-praUna prospettiva che l’assessore ai Lavori pubblici Gianni Crivello non ha mai preso in considerazione, come ha avuto modo di ribadire anche ieri in Sala Rossa. A testimonianza di come l’intenzione dell’amministrazione comunale sia quella di dar compimento a tutti i lavori previsti dal Por per non perdere i relativi finanziamenti, Crivello ha illustrato nei dettagli la tempistica prevista per la realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo”, cuore pulsante della riqualificazione della Marina di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba). Il fine ultimo è quello di riavvicinare i cittadini al mare, da cui sono stati eccessivamente allontanati per i lavori di sviluppo del porto. «Il Por è fondamentale in questa direzione – assicura Crivello – e per questo motivo ricordo che i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    L’assessore non ha mancato di sottolineare come le difficoltà incontrate siano state parecchie: «Di certo, il ritrovamento di amianto, lo smaltimento di sedime ferroviario e la necessità di complessi tavoli di confronto, che in alcuni casi hanno coinvolto anche la Comunità europea, non hanno agevolato le cose. Ma alcuni lavori sono già stati fatti, come piazza Sciesa o la sistemazione della foce del rio San Pietro. Adesso puntiamo a realizzare il parco, che almeno nella prima fase sarà un parco urbano; in seguito, secondo le esigenze espresse dal territorio, cercheremo di fornire tutte le attrezzature previste».

    Sul tema è intervenuta anche l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagnino, che si è soffermata in particolare sui lavori che hanno interessato la foce del rio San Pietro: «La sistemazione di questa zona è al momento provvisoria, in attesa di una più generale riorganizzazione di tutta l’area di Prà che, come detto da Crivello, partirà la prossima estate. La ditta che ha fatto i lavori ha dato la disponibilità a ridurre l’area del cantiere per cui si è liberata una porzione di sedime stradale dell’Aurelia che destineremo a parcheggi con sosta a rotazione, pensati soprattutto per le esigenze del settore commerciale. Ciò non esclude comunque un futuro intervento più sistematico sulla viabilità della delegazione. Anzi, una volta messa punto la parte a mare, potremo spostare l’attenzione sul centro storico».

     

    Sampierdarena: ascensore Cantore-Scassi, biblioteca Gallino

    Via Buranello SampierdarenaMa nella seduta di ieri si è parlato anche di un altro Por in ritardo, quello di Sampierdarena (l’approfondimento di Era Superba). All’ordine del giorno, infatti, era stata programmata una discussione monotematica sulle problematiche del quartiere genovese (qui il pdf del documento approvato per l’occasione dal Municipio Centro Ovest e la lettera di accompagnamento del presidente Marenco, ndr). Oltre, dunque, ai temi legati all’emergenza sicurezza, alcol e gioco d’azzardo che sono stati introdotti dall’assessore Elena Fiorini ma che sposterebbero l’articolo verso ben altri lidi, era inevitabile che si arrivasse a parlare anche della riqualificazione del territorio dal punto di vista dei lavori pubblici. Anche in questo caso la parola spetta all’assessore Crivello che ha ricordato come per il Por di Sampierdarena siano stati investiti 11 milioni e 629 euro, di cui 9 da fondi europei e il resto dalle casse comunali.

    Dopo aver sottolineato che la “nuova” Sampierdarena si svilupperà su due direttrici – da un lato la riqualificazione di via Buranello per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro, dall’altro la rivoluzione dell’assetto viario di lungomare Canepa e della Strada a mare – Crivello ha ricordato sommariamente alcuni lavori portati a termine con i relativi investimenti: «In via D’Aste (900 mila euro) è stata completata una parte degli interventi mentre i restanti lavori dovrebbero partire nelle prossime settimane e concludersi nell’arco di 6 mesi; in piazza Vittorio Veneto i lavori sono terminati alla fine del 2007 e sono costati 451 mila euro. In via Cantore i lavori si sono conclusi a metà 2012, per un importo di 815 mila euro mentre l’intervento sul palazzo del Municipio è costato 1 milione e mezzo di euro».

    Genova Sampierdarena, ex biblioteca GallinoUna delle criticità più grosse, invece, riguarda la riqualificazione dell’ex biblioteca Gallino (l’approfondimento di Era Superba), per la cui trasformazione in centro per anziani sono stati stanziati 400 mila euro. La prima ditta appaltatrice è fallita in corso d’opera; gli interventi sono allora stati riassegnati ma è sorta una nuova complicazione riguardante la stabilità dei solai. Crivello spiega che il Comune ha affidato la redazione del progetto esecutivo per il consolidamento dell’edificio per capire quali sono gli interventi da realizzare e quanto si sforerà dai 400 mila euro inizialmente investiti per la struttura.

    All’appello manca anche l’intervento economicamente più importante previsto dal Por. Si tratta del nuovo ascensore di collegamento tra via Cantore e villa Scassi, per cui sono stati stanziati 4 milioni e 290 mila euro. «Il progetto esecutivo è pronto – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici – ma prima di proseguire dobbiamo attendere il nulla osta dell’Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi) sia in sede locale che a livello nazionale, in sede di ministero dei Trasporti». Si tratta, infatti, di un ascensore piuttosto sperimentale, la cui cabina verrà prima trasportata in orizzontale e poi in obliquo, sempre sottoterra: un impianto simile ma ancor più complicato rispetto a quanto già avviene altrove in città per l’ascensore Montegalletto. «Il ministero ha 120 giorni per risponderci ma contiamo di avere il via libera molto prima, magari sfruttando anche qualche pressione dei nostri parlamentari». Anche perché i lavori di realizzazione dell’opera dureranno 300 giorni e la scadenza del 31 dicembre 2015 per non perdere i finanziamenti si avvicina inesorabilmente. Ma nel frattempo, tra febbraio e marzo prossimi, inizieranno già le opere civili per completare la predisposizione della galleria nella sua parte obliqua (per quanto riguarda il tragitto orizzontale, invece, si sfrutterà il cunicolo antiaereo già esistente).

    Per concludere, a onor di cronaca va detto che la discussione in Consiglio comunale sulle problematiche di Sampierdarena non ha prodotto per il momento alcun risultato concreto. Dopo l’illustrazione di ben 48 ordini del giorno presentati da consiglieri di quasi tutti i colori politici, la conferenza capigruppo, convocata dal presidente Guerello, ha deciso a maggioranza di sospendere la discussione nel tentativo di giungere a un documento condiviso da presentare e votare all’inizio della seduta di martedì prossimo. In caso contrario, si procederà alla votazione di tutti gli ordini del giorno.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Lagaccio, Consultorio: ristrutturazione ferma e rischio ridimensionamento

    Lagaccio, Consultorio: ristrutturazione ferma e rischio ridimensionamento

    centro-est-pre-lagaccio-oreginaEra il febbraio 2013 quando scrivevamo che il Consultorio del Lagaccio rischiava di chiudere. Le smentite ufficiali giunsero nel giro di brevissimo tempo, Regione e Asl 3, infatti, affermarono che lo storico presidio socio-sanitario di zona non avrebbe chiuso i battenti. Oggi, a distanza di poco meno di un anno dalla nostra denuncia, la struttura è effettivamente ancora aperta ma pressoché svuotata di servizi essenziali affinché possa svolgere appieno il suo ruolo a favore dell’utenza più fragile (bambini, madri, giovani, famiglie, italiani e stranieri) che risiede nel popoloso quartiere del Lagaccio.

    «Di fatto il Consultorio non è chiuso – spiega il consigliere (Idv) del Municipio Centro Est, Vincenzo Palomba – Tutti, dal Municipio alla Regione, hanno ribadito più volte che il presidio funziona e continuerà a funzionare, senza ridimensionamenti. Peccato, però, che già da un anno a questa parte, il Consultorio offra ben poche opportunità per i cittadini. Attualmente mancano dei servizi in tal senso imprescindibili: la pediatria è ufficialmente chiusa da giugno 2013, mentre la ginecologia addirittura da gennaio 2013». Nel dicembre scorso «Insieme al consigliere regionale (Idv), Marusca Piredda, abbiamo visitato il presidio – continua Palomba – E solo alcuni corsi per mamme con neonati erano operativi. Questo, purtroppo, non è abbastanza per le esigenze del quartiere».

    «La presunta ristrutturazione dell’edificio sarebbe già dovuta partire – sottolinea Palomba – Al contrario, da quel che sappiamo, si è svolto esclusivamente un semplice sopralluogo. Asl 3 e Regione hanno affermato che le risorse economiche per mantenere il Consultorio del Lagaccio ci sono. Bene, e allora bisogna adoperarsi per ripristinare i servizi essenziali che connotano la sua funzione a servizio degli abitanti».
    Se, invece, il problema fosse relativo all’eventuale carenza di personale Asl 3 «Occorre dirlo con chiarezza – aggiunge il consigliere del Municipio Centro Est – in modo tale da trovare una soluzione alternativa per rilanciare il Consultorio. Anzi, per farlo ritornare alla sua preziosa funzione originaria. Ad esempio si potrebbe contattare il mondo dell’associazionismo medico, penso ad associazioni quali Mater Domina, Camici e Pigiami, ecc. per vedere se sono interessate ad intraprendere dei servizi di pediatria e ginecologia anche al Lagaccio. Insomma, è necessario muoversi al più presto se vogliamo evitare che il Consultorio muoia lentamente».

    A proposito del possibile futuro «Si ipotizza di realizzare, all’interno del Consultorio, un polo di neuropsichiatria infantile – conclude Palomba – Un servizio senza dubbio importante, ma noi abitanti ci domandiamo: è quello che serve al quartiere? Probabilmente non è questo il luogo adatto. Noi chiediamo che vengano restituiti ai cittadini i servizi fondamentali che un tempo venivano normalmente erogati dallo storico presidio del Lagaccio».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena, via Caveri: accordo Comune-privati per fermare il degrado

    Sampierdarena, via Caveri: accordo Comune-privati per fermare il degrado

    Sampierdarena. via CaveriVia Caveri, una strada mista comunale-privata di Sampiardarena (nei pressi di Piazza Masnata) che si arrampica sulle alture conducendo a diversi palazzi e pure a due scuole, versa da tempo in condizioni disastrose. Le innumerevoli buche disseminate lungo il manto stradale ne rendono pericoloso il transito, in particolare per scooter e moto, mentre il marciapiede preesistente è quasi del tutto danneggiato e viene utilizzato dai proprietari di automobili come parcheggio. La gravità della situazione è resa evidente dalla chiusura di una scala di collegamento, nella parte alta della via, onde evitare rischi per la pubblica incolumità.

    Parliamo di un’arteria urbana secondaria ma frequentata quotidianamente da molte famiglie che accompagnano i propri figli presso la scuola materna “H.C.Andersen” e la scuola elementare “E.Montale”, nonché al parco pubblico adiacente.
    «Alla sommità via Caveri, prima dell’ingresso degli edifici scolastici, si trova una piazzetta priva d’asfaltatura che nei giorni di pioggia si trasforma in un acquitrino fangoso – racconta Fabio Papini, abitante del vicino Campasso e consigliere (Pdl) del Municipio Centro Ovest che nell’autunno scorso ha presentato un ordine del giorno in merito – Ma la manutenzione è carente lungo tutto il percorso. Per questo ho sollevato la questione in consiglio municipale chiedendo di coinvolgere l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, in modo tale da indire un’assemblea con gli amministratori dei condomini di via Caveri affinché si giunga ad un accordo per la sistemazione della strada e delle pertinenze ad essa collegate».

    Sampierdarena. via Caveri2E sì, perché il nodo critico è proprio legato alla natura giuridica della strada, classificata come strada mista comunale-privata. «I primi cinquanta metri di via Caveri (civ. 4 compreso), sono di proprietà del Comune di Genova – conferma l’assessore Crivello – Per il restante, a Catasto Strade, risulta che l’intera via sia costituita da un unico mappale senza numero, non sono indicati i proprietari e dunque può essere classificata vicinale (via di proprietà privata soggetta a pubblico transito, ndr). Da ricerche effettuate presso l’Ufficio Utenze, non risultano utenze a carico del Comune per l’illuminazione della via. Gli interventi effettuati da Aster sono stati prevalentemente sul sedime comunale, fatta eccezione per l’intervento di chiusura per incolumità di una scala di raccordo in via Caveri alta».

    Diversi cittadini, come racconta il consigliere del Municipio Centro Ovest, Papini «Si sono lamentati della situazione e hanno chiesto un intervento del Comune che però, vista la natura vicinale di gran parte della strada, ha risposto con un diniego. Detto ciò, il Comune ha l’obbligo di concorrere alla manutenzione pro quota unitamente ai proprietari. Il problema è trovare un accordo tra gli amministratori dei palazzi coinvolti».

    Le strade vicinali di uso pubblico, dunque, chiamano direttamente in causa i rapporti tra i privati e la Pubblica Amministrazione, in particolare i Comuni, i quali sarebbero obbligati a concorrere alla spesa per la manutenzione, sistemazione e riparazione della strade vicinali di uso pubblico, ai sensi dell’art. 3, del D.Lgs. Luogotenenziale 01.09.1918, n. 1446 che «… prevede l’obbligo del Comune di partecipare agli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade vicinali, nella misura variabile da 1/5 fino a metà della spesa a seconda dell’importanza delle strade, purché la strada sia soggetta a pubblico transito. Sussiste tale requisito ogni qual volta la strada vicinale può essere percorsa indistintamente da tutti i cittadini per una molteplicità di usi e con una pluralità di mezzi, mentre è irrilevante che la stessa si presenti disagevole in alcuni tratti e poco frequentata nel complesso. L’uso pubblico, assimilabile a una servitù collettiva, legittima i Comuni a introdurre alcune limitazioni al traffico, ad esempio vietando l’uso di alcuni mezzi (specie di quelli molto impattanti) in modo continuativo o in particolari periodi, come per il resto della viabilità comunale. L’apposizione di limiti e divieti non fa venire meno la caratteristica del pubblico transito e quindi non esime i Comuni dall’obbligo di contribuire alla manutenzione (T.A.R. Lombardia Brescia, sez. I, 11 novembre 2008, n. 1602)».

     

    Matteo Quadrone

  • Piazza Don Andrea Gallo a Genova: si attende l’ok della Prefettura

    Piazza Don Andrea Gallo a Genova: si attende l’ok della Prefettura

    Piazza Don Andrea Gallo, GenovaLo scorso 18 luglio arrivò l’annuncio di Simone Leoncini, presidente del Municipio I, e del Sindaco Doria in occasione della festa al PalaCep di Prà per le celebrazioni del compleanno di Don Andrea Gallo: la piazza “senza nome” (conosciuta come Piazza Princesa, dedicata alle attività della comunità trans del ghetto) nel cuore del ghetto di Prè sarà intitolata al grande prete amico degli ultimi, che nel ghetto aveva la sua seconda casa. Una notizia che aveva avuto molta eco e di cui avevano gioito non solo le “Princese” e gli operatori del ghetto, ma tutti i genovesi. Così Leoncini all’epoca: «È la piazza più grande del ghetto di Prè, ma a quanto pare era stata dimenticata, fino a quando, pochi anni fa si sono avviati gli importanti interventi di riqualificazione urbanistica e sociale del ghetto. Grazie a Don Gallo quegli ultimi che spesso abitano il ghetto sono diventati protagonisti del cambiamento, teso a ridare piena vivibilità ai vicoli. Ricordiamo le tante iniziative costruite insieme a quelle princese cantate da De Andrè, che dei vicoli ha saputo raccontare storie, umanità e profumi». Le trans che lavorano qui sono, infatti, solite riunirsi proprio nella piazza senza nome del quartiere e dare vita a serate di cineforum, assemblee, momenti di festa e di confronto.

    Oggi ancora non si sa quando avverrà l’intitolazione della nuova piazza. Lo stesso Leoncini racconta che non ci sono stati sviluppi in tale senso ma che la volontà di inaugurare a breve la piazza persiste fortemente. Il punto è che la piazza, in deroga di 10 anni, non sarà inaugurata finché dalla prefettura non arriverà l’ok. Si tratta di una formalità, visto che nulla fa pensare ad un parere negativo del Prefetto, ma Municipio e Comune sono vincolati e devono attendere questo parere per far partire l’iter.

    Gli abitanti del ghetto, se da un lato sono impazienti, dall’altro sono rassegnati al fatto di dover aspettare: i tempi della burocrazia, si sa, sono spesso dilatati. Tuttavia c’è fermento: si potrebbe partire proprio da questa inaugurazione per cambiare il volto del quartiere (ma senza stravolgerlo). Dopo questo evento, è probabile che – con un’opera di promozione sia a livello istituzionale che dal basso – il ghetto entri a far parte delle rotte turistiche su larga scala e faccia da sponda a Via del Campo, con la sua lunga tradizione cantautorale legata alla figura di Faber. Potremmo essere davanti alla svolta che aprirà l’”enclave” verso l’esterno?

    Eh si, perché il ghetto è una “enclave” esclusa dai normali transiti del centro storico. È una casa a cielo aperto – dice chi ci abita -, in cui tutti si conoscono: non immune da problematiche e conflitti, è anche un luogo di scambio di idee e di confronto (leggi il nostro lungo approfondimento sul quartiere sul numero 51 di Era Superba). Non a caso, proprio nel 1600 l’antico ghetto ebraico è venuto a costituirsi qui, e non a caso qui da decenni lavorano le trans dell’Associazione Princesa e trovano casa gli immigrati appena giunti a Genova.

    Prima quartiere tristemente famoso per il degrado, la delinquenza e l’attività di spaccio di droga, oggi le condizioni di salute del ghetto sembrano notevolmente migliorate: soprattutto grazie all’interessamento di associazioni culturali e alla fondazione di GhettUp, che con le sue attività ha creato aggregazione e occupazione per persone con varie problematiche, fungendo presidio contro la delinquenza troppo lontana dagli occhi dei più. Un quartiere particolare, proprio per la sua forte componente costituita da migranti e da trans, che è finora poco valorizzato ma la cui riqualificazione non deve andare nella direzione del folklore: una rivalutazione sensata è necessaria. Non a caso, da qualche anno è in corso un programma di ripopolamento del ghetto, per togliergli quella nomea di “encalve” che si è guadagnato secoli fa. Oggi, si cerca di farla diventare una zona residenziale, con agevolazioni e programmi rivolti alle famiglie con bambini e alle giovani coppie: nuovi flussi e nuove case, per una piena e vera rivitalizzazione del contesto urbano.

    Tuttavia, come mette in luce Marco Montoli del Ce.Sto. «il processo è complicato dal fatto che ormai da 10 anni sono presenti impalcature per la ristrutturazione di alcuni edifici bombardati durante la seconda guerra mondiale e ancora pericolanti. I ponteggi, oltre che pericolosi, oscurano i vicoli e limitano lo spazio. Senza contare il fatto che gli immobili interessati dagli interventi sono in stato di degrado e abbandono: una situazione da arginare e sistemare. Inoltre, il rischio è che anche qui (come si era tentato di fare negli anni ’90 in zona Piazza delle Erbe/Sarzano/Sant’Agostino) si arrivi a “deterritorializzare” un’area, volendola rendere solo residenziale ma finendo col massacrarla. Il rischio è che, se l’operazione fallisce, venga a mancare una cultura del territorio: poco abitato e poco sfruttato, viene ridotto a “terra di nessuno”».

    E adesso, quale futuro per il quartiere? Nonostante persistano problematiche, c’è stato un forte progresso degli ultimi tempi e molte delle criticità (legate alla convivenza, alla pulizia, allo spaccio e alla delinquenza) sono state appianate: si può parlare di rilancio? Di recente è stato inaugurato qui un nuovo (primo) locale, la trattoria Locanda degli Adorno, la cui apertura è stata resa possibile grazie a una serie di finanziamenti messi a disposizione del Comune nell’ambito del “contratto di quartiere” (come era stato quattro anni fa per la fondazione della casa di quartiere GhetUp) e la cui gestione è affidata alla Cooperativa Proges, del Consorzio Sociale Agorà e Consorzio Sociale Progetto Liguria Lavoro. Di certo un segnale positivo per il quartiere: oltre all’interesse mediatico che ha suscitato la vicenda dell’apertura, anche un’operazione concreta di creare un presidio sul territorio e di portare attenzione laddove manca. Senza contare che l’apertura di un primo locale potrebbe aprire la strada a una serie di iniziative analoghe, che potrebbero contribuire a rivitalizzare il quartiere: aprendolo all’esterno, facendovi arrivare persone (turisti, avventori, clienti dei negozi, genovesi curiosi) e ricostituendo quella composizione originaria del tessuto sociale che si è andata perdendo nel corso degli anni.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • In Scia Stradda: le difficoltà, i progetti e la piaga mafia alla Maddalena

    In Scia Stradda: le difficoltà, i progetti e la piaga mafia alla Maddalena

    Maddalena, In Scia StraddaEra il 26 gennaio 2012 quando in vico Mele, nel Sestiere della Maddalena, veniva inaugurata la bottega sociale In Scia Stradda, primo locale ligure ricavato da un bene confiscato alla mafia. Nello specifico, si trattava di una proprietà del boss gelese Rosario Caci, membro di Cosa Nostra. Per la ristrutturazione dell’edificio il Comune di Genova aveva investito una somma non proprio irrilevante: 22 mila euro di fondi provenienti in-scia-stradda-maddalena-vico-papa-internodalle riserve del Patto per lo Sviluppo della Maddalena. Poi il bando pubblico con conseguente assegnazione della gestione alla cooperativa “Il Pane e le Rose”, costola della Comunità di San Benedetto attiva sul territorio genovese da ormai 27 anni. Unico soggetto a partecipare al bando, aveva avuto gli spazi in comodato d’uso gratuito e aveva potuto avviare questo ambizioso progetto. Oggi, la stessa associazione continua a gestire il locale, assieme ai volontari della sezione genovese di Libera Contro le Mafie, il presidio Francesca Morvillo, Banca Etica, Bottega Solidale e la Cooperativa Sociale Il Laboratorio. Nel corso di #EraOnTheRoad alla Maddalena siamo stati in Vico Mele e abbiamo conosciuto i volontari di Libera e i gestori del posto. Con loro abbiamo festeggiato l’imminente compleanno e parlato dei progetti futuri.

    La bottega presenta una duplice natura. Da un lato, In Scia Stradda nasce come negozio/spazio in cui è possibile acquistare beni di vario genere: prodotti alimentari a Km 0 ed equosolidali di Libera, provenienti dai territori confiscati alle mafie; libri, cd, capi d’abbigliamento; prodotti creati dai membri della Comunità San Benedetto al Porto; oggetti che, dismessi da alcuni, possono essere scambiati e acquistati da altri, secondo la filosofia del riuso. Il bilancio dell’iniziativa già nel 2012 era nettamente positivo per quanto riguardava l’andamento delle vendite, e la chiusura in attivo rappresentava un ottimo indizio di futuro successo. Tuttavia, dopo il clamore iniziale, il trascorrere del tempo ha fatto affievolire anche l’attenzione dedicata all’iniziativa, sia a livello mediatico che da parte degli acquirenti.

    Per fortuna, oltre all’anima commerciale, ne esiste anche e soprattutto una sociale. Dal 2014, come già negli scorsi anni e ancora di più, lo scopo principale sarà quello di rendere la bottega un punto di approdo nel Sestiere. Il tutto, naturalmente, facendo gioco forza con le tante associazioni della Maddalena, dal CIV molto attivo ai capaci e motivati ragazzi di A.Ma., senza contare tutto il sottobosco di iniziative messe in moto dai vari soggetti sul territorio.

    Dunque, la conferma che ancora di più l’obiettivo di In Scia Stradda è sia favorire il commercio consapevole che diventare presidio contro la microcriminalità del centro storico e nodo cruciale per lo sviluppo del quartiere. I volontari di Libera, che per qualche pomeriggio a settimana tengono aperto l’esercizio e presidiano la zona, ci raccontano: «Subito l’iniziativa aveva fatto molto rumore, ma adesso è più difficile proseguire perché la posizione non è delle più favorevoli: poco passaggio e molto degrado, in uno dei luoghi maggiormente colpiti da microcriminalità, spaccio, prostituzione. Solo pochi giorni fa sono stati sequestrati otto bassi nell’ambito dell’operazione dei Carabinieri denominata “Sale e Pepe”, e sono stati arrestati in quattro con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Il quartiere ha una brutta fama, ma si tratta di una distorsione -proseguono i volontari- non c’è rischio ma si ha paura lo stesso, ignorando che il problema vero del quartiere è il controllo del territorio da parte di associazioni di stampo mafioso: magari non appartenenti ad alcun clan, ma che detengono il controllo del territorio. Ci sono famiglie che possiedono oltre 100 immobili, molti tra Via della Maddalena e Vico della Rosa, e li usano per sfruttare la prostituzione e lucrare sui migranti. In passato e oggi, anche minacce ai commercianti per il pizzo e il problema dell’usura».

     

    In Scia Stradda, i progetti per il futuro

    beni-confiscati-mafia-vertPer questo l’obiettivo di In Scia Stradda è aprire a progetti etici, in collaborazione con cittadini e con realtà del quartiere. Finora, non mancano presentazioni di libri, degustazioni di prodotti, proiezioni di film in Piazza San Sepolcro, attività ricreative: uno spazio di tutti, per tutti. Ora è attivo anche un numero verde per gli abitanti legato a un progetto della Provincia di Genova, che offre aiuto alle donne sfruttate, favorendo la loro uscita dal racket della prostituzione e dando loro cittadinanza e accoglienza, come previsto dalla legge.

    Inoltre, la scorsa estate si è svolto il progetto Anemmu: 10 ragazzi di Genova provenienti dall’area penale hanno partecipato a un campo estivo sui terreni confiscati in provincia di Palermo, che tempo fa erano i più colpiti dalla criminalità e in cui ora si “coltivano” valori diversi.

    Da ultimo, anche In Scia Stradda è risultato vincitore del bando finanziato dal Comune di Genova con 90 mila euro per la promozione di interventi di carattere sociale e culturale nel Sestiere. Oltre a partecipare alle 9 iniziative assieme alle altre associazioni, la cooperativa “Il Pane e le Rose” è promotore del progetto “in scia stradda upgrade”, finanziato con 5.500 euro. Saranno coinvolti, tra gli altri, i ragazzi di Libera, di Anemmu, della parrocchia delle Vigne. In tutto 24 persone, in due corsi per imparare ad usare i social Twitter e Facebook e aprire una finestra sulle storie dei partecipanti. Così Domenico Chionetti della Comunità di San Benedetto al Porto: «Un social network-attivismo! Inoltre, con In Scia Stradda abbiamo iniziato una collaborazione con il Coro della Maddalena: un progetto potente, cui partecipiamo offrendo gli spazi di In Scia Stradda. Crediamo sia un buono strumento per l’interazione con il territorio. Tutto questo fermento ci fa dire, a due anni di distanza, che il bilancio è positivo e che si deve proseguire così, nella speranza di essere presto non più una “anomalia” ligure, ma che aprano altri locali come il nostro».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Molassana, ex piombifera via Lodi: stop a nuove case, dubbi sul futuro

    Molassana, ex piombifera via Lodi: stop a nuove case, dubbi sul futuro

    piombifera-moltini-via-lodi-molassanaSono preoccupati gli abitanti di via Lodi, zona Preli, alture di Molassana. Come riportato giorni fa sulle pagine di un quotidiano locale, infatti, a inizio dicembre davanti all’ingresso dell’ex Piombifera Moltini è comparsa una misteriosa scritta “Ricupoil srl”: si tratta di una società che si occupa principalmente di stoccaggio di oli esausti e che, secondo sempre più ricorrenti indiscrezioni, avrebbe acquistato l’area in oggetto dal liquidatore della vecchia proprietà, l’avvocato Paolo Momigliano. Sembra così svanito definitivamente nel nulla il progetto di riqualificazione di quel terreno che si estende per quasi 6500 metri quadrati e che avrebbe dovuto ospitare un nuovo complesso residenziale “non invasivo” e, probabilmente, anche un’attività commerciale di medie dimensioni.

    Addio al progetto per la realizzazione di nuove residenze

    Facciamo un salto indietro nel tempo. Nel 2005 “La Piombifera” chiudeva i battenti, lasciando a casa un centinaio di lavoratori, dando avvio a un lungo processo di liquidazione. Qualche anno prima, nel 2002, in seguito a una frana erano emersi dal sottosuolo alcuni bidoni che lasciavano presagire la necessità di approfondite indagini su eventuali attività illecite di gestione dei rifiuti. Da quel momento, lo stabilimento di via Lodi, i cui fabbricati contengono anche una certa quantità di eternit che rende necessaria un’accurata e non più procrastinabile bonifica, è rimasto sostanzialmente abbandonato e giace oggi in una situazione di degrado.

    piombifera-moltini-via-lodi-molassana-3L’iter amministrativo per la riqualificazione della zona è culminato nel 2012 con una delibera di Consiglio comunale che dava il preventivo assenso a una variante al Puc per cambiare la destinazione d’uso dell’ex area piombifera da produttiva a residenziale, con una serie di oneri urbanistici che riguardavano in particolare la demolizione di tutti gli edifici esistenti, la bonifica dell’amianto, la messa in sicurezza idrogeologica dei terreni attorno al rio Preli e l’allargamento della sede stradale di via Lodi. Un iter che, però, non è mai giunto a conclusione, dato che per poter sciogliere la relativa conferenza dei servizi è necessaria la piena accettazione degli oneri urbanistici da parte di chi volesse realizzare le strutture residenziali. Passaggio mai avvenuto, come spiega il vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini, a causa della crisi del mercato immobiliare che ha reso non più economicamente appetibile l’opera.

    «Ad oggi – sostiene Bernini – il Comune di Genova ha una conferenza servizi ancora aperta per la realizzazione di un’area residenziale in via Lodi. Siamo di fronte al classico caso di cui tanto si è parlato ma nulla di formale è avvenuto. Si dice che il liquidatore della Moltini avrebbe seguito nuovi percorsi per la vendita dell’area ma a noi non risulta nulla di ufficiale. In quell’area attualmente si potrebbe proseguire col progetto previsto dal piano urbanistico oppure continuare l’attività della piombifera, opzione che ritengo alquanto impercorribile. Se, invece, come sembra, si volesse cambiare la tipologia produttiva è necessario passare attraverso le forche caudine degli uffici urbanistici comunali».

    In sostanza, la Ricupoil può anche aver acquistato l’area ma ben poco ci potrebbe fare finché non intervenisse una nuova variante al Puc che, per poter essere accettata, dovrebbe comunque prevedere le inevitabili opere accessorie di messa in sicurezza del rio Preli e di allargamento della sede stradale di via Lodi. Il tutto a prescindere dalla bonifica della zona su cui sembra stiano procedendo Arpal e Asl, soggetti competenti per l’eliminazione dell’amianto.

    L’entrata in scena di Ricupoil: quale futuro per l’ex piombifera?

    piombifera-moltini-via-lodi-molassana-2Sembra perciò piuttosto strano che Ricupoil si sia resa disponibile ad acquistare l’area sostanzialmente alla cieca, soprattutto per le ingenti cifre che sono circolate in Consiglio comunale. Secondo il capogruppo del Pdl Lilli Lauro, infatti, si parlerebbe addirittura di 2,5 milioni di euro. Una somma esagerata per il semplice trasferimento della sede direzionale-amministrativa della nuova proprietà che, attualmente, risiede in via Laiasso, zona Ponte Carrega, e coinvolge non più di una cinquantina di dipendenti. Ma c’è di più. Secondo voci ricorrenti, infatti, Ricupoil starebbe ultimando l’acquisto di alcuni mezzi di Eco.Ge della famiglia Mamone, che riguardano in particolare il settore degli autospurghi. Da qui, la crescente preoccupazione sulle attività che nel futuro potrebbero interessare la stretta via Lodi, che rischierebbe di dover ospitare una rimessa di mezzi piuttosto ingombrante a pochi metri di distanza dalla sede da un edificio scolastico.

    Al momento, comunque, la cifra di acquisto sembra priva di qualsiasi fondamento, come ci spiega il presidente del Municipio IV – Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «In un paese democratico, Ricupoil è liberissima di comprarsi ciò che vuole. Io non so se l’hanno fatto e, nel caso, a quali cifre. So solo che quelle riportate in Consiglio o sono inventate o, comunque, differentemente da quanto è stato detto, non provengono da fonti municipali che hanno parlato con me. Quando ho saputo la cifra tirata fuori dalla Lauro, ho chiesto a una sua consigliera municipale da dove arrivasse questa informazione, ma mi è stato risposto che non sapeva da dove fosse uscita. Di fronte a questa situazione io non posso fare altro che confermare che finché non interviene un’ulteriore variante al Piano urbanistico, che deve essere approvata dal Consiglio comunale, nell’area ex Montini non è che si possa fare molto di nuovo».

    Quale impatto avranno le attività di Ricupoil, dunque, non è ancora dato saperlo. Ma se consideriamo che gli oli esausti sono inquinanti al massimo, in caso di pioggia che cosa potrebbe succedere dato che l’area sorge sul rio Preli, zona fortemente alluvionabile? Anche in questo caso il presidente Gianelli ha trovato rassicurazioni direttamente alla fonte: «Dopo la prima apparizione della notizia sulla stampa locale, il titolare della Ricupoil è venuto a farmi visita con l’intento di rassicurarmi sul fatto che non ha alcuna intenzione di spostare il deposito degli oli nell’area dell’ex piombifera. Innanzitutto, perché in termini di legge non è possibile creare depositi in terreni che sorgono in prossimità di corsi d’acqua. Inoltre, la ditta possiede già il deposito di via Laiasso, che continuerà a essere attivo, perciò verranno spostati solo gli uffici amministrativi. Gli interventi che saranno effettuati, oltre naturalmente alla bonifica dell’amianto, saranno solo di natura strutturale con l’eliminazione di un capannone e la messa in sicurezza di tutta l’area. Mi è stato assicurato che non esiste alcun progetto di cambiamento di destinazione d’uso».

    Gianelli, inoltre, ha spiegato che la stessa proprietà si è detta disponibile ad affrontare la questione in un tavolo a tre con Bernini nonché a incontrare i cittadini in un’eventuale assemblea pubblica.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ghetto, centro storico: il futuro di GhettUp, i progetti, le persone

    Ghetto, centro storico: il futuro di GhettUp, i progetti, le persone

    vicoli4-DINella primavera del 2014 scadrà il mandato delle associazioni coinvolte nella gestione di GhettUp, la casa di quartiere del Ghetto. Tempo di bilanci: dal passato ricco di iniziative per il rilancio di un’area “dimenticata”, al presente di soddisfazioni per i risultati ottenuti. Il futuro? Pieno di domande: com’è cambiato il tessuto sociale del ghetto e come ripensare GhettUp in termini diversi, per rispondere alle nuove esigenze del quartiere? Inoltre, persistono le incertezze sulla formula da adottare per mandare avanti il progetto e ancora manca un piano concreto di associazioni, Comune e Municipio. Un’unica certezza: GhettUp resterà.

     

    Il progetto della casa di quartiere compie quattro anni

    ghettupInaugurata ufficialmente il 24 febbraio 2011 e già attiva dal 2010, la casa di quartiere GhettUp di Vico Croce Bianca 7-11r è ormai vicina al quarto compleanno. Nel 2014 scadrà il mandato di assegnazione della casa di quartiere alla rete di associazioni oggi coinvolte nella gestione: la fine di un primo ciclo, in cui ha preso vita una delle realtà più importanti e ben riuscite del centro storico. GhettUp è stato precursore insospettabile di una serie di altri progetti analoghi dislocati nei rioni del centro: dall’esperienza dei Giardini Luzzati a quella della Maddalena in cui, oltre alla recente rinascita del teatro Altrove, esistono il Laboratorio Sociale di Vico Papa, In Scia Stradda, un CIV attivo e una serie di associazioni culturali.

    Il successo della casa di quartiere è innegabile: cittadini del ghetto e del centro in generale, rappresentanti delle associazioni e volontari si sono mossi in questo quadriennio per dare vita a una serie di progetti interessanti, assieme ai rappresentanti di Comune e Municipio. Tutti sembrano contenti dell’esito di questo esperimento e determinati a portarlo avanti. Tuttavia, in prossimità della scadenza del mandato, è leito domandarsi: cosa sarà della casa di quartiere? Rischia di chiudere, dicono alcuni, mentre altri – la maggior parte – negano in toto questa possibilità: nessuna chiusura, solo un ripensamento, rigorosamente verso una crescita. Ad oggi non sono ancora state formalizzate proposte concrete né da parte delle associazioni, né da parte di Comune e Municipio. Non si sa se e quali finanziamenti verranno stanziati per sostenere il progetto, né se i locali attualmente occupati resteranno – come si suppone – ad uso di GhettUp.

    Il passato: la nascita di GhettUp

    Illustrazione a cura di Emiliano Bruzzone
    Illustrazione a cura di Emiliano Bruzzone

    Nata come progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti che vivono disagi, la casa di quartiere è stata fondata grazie alla sinergia di vari soggetti, con capofila la Comunità di San Benedetto al Porto: non a caso, il locale era stato inaugurato e fortemente voluto dallo stesso Don Gallo. Insediatasi nel cuore del ghetto, la casa era una delle cinque azioni previste dal Contratto di Quartiere messo a punto dall’Amministrazione (datato 2007-2008), e poi affidata nel 2010, a seguito di promulgazione di bando pubblico, a una rete di associazioni virtuose e attive sul territorio: Ce.Sto, San Marcellino, Coop. sociale La Comunità, Coop. sociale Il Laboratorio, Consorzio Sociale Agorà, Coop. sociale La Lanterna, A.R.C.I. Genova, Comitato provinciale A.R.C.I. Gay, Associazione Transgenere, Princesa, la U.I.S.P., Leonardi V-Idea, Associazione cinematografica progetto cine indipendente, Progetto Melting Pot.

    L’idea di inserire la casa nella zona del ghetto non era affatto casuale, ci illustra la situazione Marco Montoli del Ce.Sto: «Nel 2007-2008 Carla Costanzi (sociologa e Direttrice dell’Ufficio Città Sicura del Comune di Genova, n.d.r.) ci aveva proposto di seguire un progetto che si occupava di dare risposte ai disagi dei ragazzi provenienti dal Magreb, che all’epoca abitavano massicciamente il ghetto. Così, dalla nostra consueta zona di interesse (quella a sud di Via San Lorenzo), ci siamo spostai lì e abbiamo avviato vari progetti di sostegno, che poi sono rimasti validi anche quattro anni dopo, quando sono andati a formalizzarsi nel progetto strutturato di GhettUp. Lo stesso è stato anche per le altre associazioni, che erano già attive nel ghetto». La cosa peculiare del progetto GhettUp è sicuramente il fatto che le associazioni coinvolte si siano associate per motivi diversi, ognuna in rappresentanza di un’anima differente e portavoce di istanze particolari. «Ad esempio -continua Montoli- mentre San Benedetto rappresenta le istanze dei cittadini storici del quartiere e si contraddistingue per il suo impegno a sostegno della comunità trans, GhettUp Tv presidia il ghetto e il centro storico in generale, con la produzione di materiale documentario».

    Per l’avvio del progetto, nel 2010 erano stati stanziati 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture, mentre i locali di Vico della Croce Bianca erano stati concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova srl con servizi sviluppati soprattutto a favore degli immigrati. Non erano mancati anche aiuti dal Comune: come da accordi, sono arrivati finanziamenti per i primi due anni, mentre gli altri due sarebbero dovuti a carico delle associazioni e di altri eventuali finanziatori privati. Restava valido lo sgravio del canone di locazione. Quando allo scadere dei primi due anni le associazioni hanno dovuto autofinanziarsi, alcune delle iniziative attivate inizialmente sono venute meno.

    Il presente: i progetti realizzati e ancora in corso

    Piazza Don Gallo, GhettoOggi GhettUp è un luogo aperto a chiunque (migranti, profughi, persone di ogni età che vivono disagi legati all’emigrazione o all’emarginazione), ma si è perfezionato, modellandosi sui bisogni degli abitanti del ghetto. Si rivolgono a GhettUp persone che chiedono aiuto per risolvere problemi burocratici e legali, o anche solo per una chiacchierata, per momenti di gioco e doposcuola. È un contenitore con dentro diversi ingredienti: sono cinque i progetti che hanno preso vita in questi anni e di cui possono fruire non solo gli abitanti del ghetto ma tutti i cittadini (un’apertura voluta anche allo scopo di far conoscere il quartiere all’esterno). Per primo, un corso di alfabetizzazione per immigrati, organizzato dall’Associazione Il Ce.Sto; poi, un punto per la consulenza legale attivato dalla Comunità di San Benedetto, particolarmente importante anche per lo sviluppo identitario delle trans e per il ruolo simbolico rivestito dalla figura di Don Gallo; i corsi di pittura dell’Ass. San Marcellino; GhettUp Tv, esperienza autogestita di televisione di quartiere. Infine, in questi locali si riuniscono anche un comitato di quartiere e un centro ecologico per la messa a punto degli interventi da attuare nella zona, come lavori di pulizia (ricordiamo l’iniziativa di qualche anno fa “I love Ghetto – Lo tengo pulito”) e misure igieniche contro la proliferazione di topi e piccioni: un problema comune a molte aree del centro storico, ma qui aggravato dal fatto che anni fa erano stati svolti lavori di scavo e ristrutturazione del manto stradale che hanno portato alla luce tane di topi.

    Tra le iniziative costrette a soccombere dopo i primi due anni per mancanza di fondi pubblici, lo sportello di consulenza legale al cittadino. Racconta Montoli: «Lo avevamo istituito proprio per la forte richiesta riscontrata: persone diverse venivano qui con le problematiche più disparate. Chi doveva pagare una bolletta, chi aveva litigato con il vicino, chi non aveva i documenti. Dopo i primi due anni è diventato impossibile avere a disposizione un volontario a tempo pieno all’interno della casa, così abbiamo rinunciato a malincuore. La speranza è quella di tornare, dopo la scadenza del primo mandato, ad avere finanziamenti e disponibilità tali da permetterci di tornare ai vecchi standard». Non da ultimo, GhettUp ospita anche l’Associazione Princesa per i diritti dei transgender e contro l’omofobia, fondata nel 2009 da Don Gallo e dalla Comunità di San Benedetto: il tutto, per favorire la sensibilità sotto il profilo socio-politico, oltre che umano, e per creare momenti di incontro, conviviali e di confronto nel quartiere.

    Il futuro: gli scenari dopo la scadenza del mandato

    Non è stato ancora formulato dai soggetti interessati un piano ufficiale per la prosecuzione del progetto. Rifinanziare il progetto, emettere un nuovo bando, ripensare il futuro di GhettUp, o lasciare cadere tutto nel nulla: queste le perplessità. Si presume che da parte di Comune e Municipio ci sia la volontà di continuare sulla strada già intrapresa, anche se si teme che la scarsa celerità burocratica possa portare a ritardi sui tempi di attivazione di un eventuale nuovo bando. Da parte loro, le associazioni non sembrano troppo preoccupate per la situazione, forti della loro motivazione nel portare avanti i progetti intrapresi: «Si troverà una soluzione perché c’è interesse da parte di tutti – conclude Montoli – anche se non ce lo siamo ancora reciprocamente confermati, sappiamo che è così per tutte le parti in causa. C’è sì uno stallo momentaneo, ma non disinteresse: in futuro si continuerà su questa linea, rinnovandoci e assumendo contorni ancora più definiti. Quando ci siamo insediati, abbiamo dato avvio ad attività mirate per rispondere ai bisogni del tessuto sociale dell’epoca. Oggi questo tessuto si è evoluto: molte tensioni, anche grazie alla nostra azione, si sono appianate e molte fratture ricucite. Sicuramente i bisogni di oggi sono diversi di quelli di ieri ed è giusto ripensarsi tenendo conto dei cambiamenti. Ad esempio, mentre all’inizio con il centro islamico c’era poco dialogo, oggi c’è rispetto e stima reciproca. Capiamo le rispettive esigenze, sapendo che ci muoviamo entrambi per il bene del ghetto. Prima qui c’erano poche anime, per lo più in conflitto o che si ignoravano, mentre ora è diverso. Inoltre, la scadenza è l’occasione per un ampliamento di GhettUp: finora nella casa di quartiere le varie realtà sono state costrette a fare i conti col problema della mancanza di spazi adeguati. Adesso che i progetti sono ben avviati, sarebbe bene anche renderli autonomi, sempre restando nell’ambito della stessa rete: perché non trovare nuovi spazi all’interno o all’esterno del ghetto ed estendere così il presidio del quartiere? Potremmo dare vita a un circuito virtuoso per rivalutare un’area sui generis ma anche ricca, che si affaccia sulla conosciuta e frequentata Via del Campo o su Via Prè, analoga per problematiche. L’appello è quello di non perdere l’occasione di sfruttare la nascita di Piazza Don Gallo per un ulteriore rilancio».

     

    Elettra Antognetti

  • Lagaccio, via Ventotene: al via i lavori di ripristino della viabilità

    Lagaccio, via Ventotene: al via i lavori di ripristino della viabilità

    Frana in via Ventotene, LagaccioA distanza di un mese esatto dalla Conferenza dei Servizi che ha deliberato – il 28 novembre scorso – il via libera ai lavori di via Ventotene, la strada del quartiere Lagaccio franata il 1 aprile 2013 causando il conseguente isolamento di centinaia di residenti nei due palazzi ai numeri civici 85 e 106 , siamo andati a vedere com’è oggi la situazione, mentre il territorio genovese – proprio in queste ore – mostra in maniera palese la sua capillare fragilità con diverse frane che hanno colpito in rapida sequenza San Cipriano (a poca distanza da via Val d’Astico, della quale in passato ci siamo occupati), Borgoratti (nei pressi della tristemente nota via Bocciardo), San Carlo di Cese (Val Varenna) e le alture di Sestri Ponente, solo per citare le maggiori.

    lagaccioIl cantiere di via Ventotene, la cui apertura era preannunciata nel mese di dicembre, ancora non è avviato, però, gli abitanti dopo tanto patire (ormai 8 mesi di “reclusione” forzata soprattutto per i numerosi anziani) sono abbastanza fiduciosi e attendono – per il principio del nuovo anno – l’inizio degli interventi che garantiranno il ritorno alla normalità. E già si vedono i primi segnali in tal senso. Nei giorni scorsi gli operai hanno risistemato la recinzione dell’area colpita dallo smottamento, all’altezza del civico n. 51, dove è stato ricavato un varco per facilitare il passaggio delle persone (seppure pericoloso visto che si affaccia sull’orlo del precipizio) che altrimenti, per uscire e tornare a casa, non hanno altra alternativa rispetto a quella di percorrere la ripida e lunga scalinata che conduce in via Cinque Santi. Varco che presto sarà chiuso per consentire la cantierizzazione vera e propria. Nel frattempo, sono partiti i lavori preliminari per la rimozione provvisoria della tubazione del gas, in modo da poter procedere con gli scavi e le perforazioni.

    Come sancito dalla Conferenza dei Servizi i lavori prevedono due distinti lotti: la fase 1, ovvero il rifacimento del muraglione crollato all’interno dell’ex caserma Gavoglio, a carico dell’Esercito, e la fase 2, cioè il ripristino della strada (dunque della completa viabilità), a carico degli eredi della famiglia Cesura (proprietari della strada privata). In merito alla tempistica si stimano circa 2 mesi per l’esecuzione di ciascuno dei due lotti, per un totale di 4 mesi. Quindi, se tutto va bene, a maggio dovrebbero finalmente concludersi i disagi degli abitanti della parte alta di via Ventotene.

    «Da quando il Comune ha voluto assumere un ruolo di coordinamento, al di là delle singole responsabilità delle parti in causa, la situazione si è sbloccata – spiega Paolo Gallitto, abitante del civico n. 85 che ha seguito fin dal principio la vicenda – La Conferenza dei Servizi è stata rapida ed in 30 giorni ha deliberato. La famiglia Cesura ha già affidato i lavori a delle ditte di fiducia, mentre l’Esercito ha dovuto seguire la normale procedura dell’appalto pubblico. L’iter burocratico probabilmente ha ritardato l’avvio degli interventi, ma ormai auspichiamo sia solo una questione di giorni».
    Anche l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, conferma «Oggi i ruoli sono ben chiari e definiti. Noi come istituzione locale, dopo aver dato le diverse autorizzazioni, dobbiamo monitorare l’esecuzione delle opere. Ma anche il Tribunale tramite il Giudice ed il CTU (consulente tecnico d’ufficio che svolge la funzione di ausiliario del Giudice, ndr) segue direttamente la vicenda. Speriamo che a gennaio il cantiere sia completamente operativo».

    I lavori per la ricostruzione del muro sono particolarmente complessi, non tanto da un punto di vista tecnico, ma piuttosto perché «Coinvolgono due diversi protagonisti, Esercito e parte privata, ciascuno con proprie procedure specifiche – spiega il CTU, l’ingegnere Antonio Brencich, sulla pagina web dedicata alla questione di via Ventotene – si sviluppano in parte all’interno di una struttura militare di proprietà di un terzo protagonista, il Demanio; le imprese esecutrici sono tre, inquadrate in due diversi appalti (una per l’appalto Esercito, due per l’appalto privato)».
    Inoltre, occorre ricordare che l’avvio degli interventi più importanti della fase 2 (a carico della famiglia Cesura) «È condizionato dal completamento almeno dei 2/3 della fase 1 (a carico dell’Esercito)».Comunque, prosegue Brencich «I lavori di stabilizzazione della frana dovrebbero terminare con il mese di gennaio 2014 ed essere seguiti immediatamente dai lavori di costruzione del “solettone” per ripristinare via Ventotene».

    Insomma, le ultime notizie paiono rassicurare gli abitanti che, però, prima di cantar vittoria, vogliono vedere con i loro occhi gli operai in cantiere. Resta, infine, la preoccupazione per il grave problema dell’accesso dei mezzi di soccorso sanitario. Dopo la frana, infatti, il personale del 118 è costretto a trasportare i pazienti sulla scalinata che conduce in via Cinque Santi con un inevitabile allungamento dei tempi di intervento. «Da mesi abbiamo chiesto che sia installato un cartello con l’indicazione per raggiungere i civici n. 85 e 106, attualmente non segnalati e di difficile individuazione per chi non conosce la zona – conclude il residente Paolo Gallitto – ma finora questo semplice accorgimento non è stato realizzato».

     

    Matteo Quadrone

  • I fantasmi di Natale, Ghost tour nel centro storico di Genova

    I fantasmi di Natale, Ghost tour nel centro storico di Genova

    Via San Lorenzo, GenovaSabato 21 dicembre a partire dalle ore 20 torna il Ghost Tour nel centro storico genovese, dedicato ai fantasmi di Natale, alle leggende, alle storie e ai misteri della Superba.

    Questa versione pre-natalizia del tour si ispira al romanzo Canto di Natale di Charles Dickens; lo scrittore britannico soggiornò per un certo periodo a Genova in Albaro, e sulla Superba scrisse anche alcuni versi:
    Quel giorno non avrei mai creduto di arrivare fino al punto di
    sentirmi attratto perfino dalle pietre delle vie di Genova, e di
    ripensare a quella città con affetto, come al luogo in cui avevo
    passato molte ore di quiete e di felicità.”  (Charles Dickens 1843 – da Pictures from Italy)

    I partecipanti possono compiere un viaggio alla scoperta di una città sorprendente, affascinante e mai banale, ricca di tesori d’arte di memorie e di misteri, di riferimenti a storia, letteratura, poesia, arte, musica e monumenti. Ogni angolo del suo centro racconta una storia del passato e questo itinerario turistico, frutto di anni di ricerche tra vecchi testi di paziente raccolta di antiche memorie, di lavoro ed esperienza sul territorio, punta proprio a far scoprire questa Genova magica.

    Le guide turistiche indosseranno suggestivi costumi evocativi e illustreranno ai partecipanti oltre che leggende e situazioni legate a certi luoghi e tematiche, la storia delle vie, delle piazze, degli edifici e dei diversi monumenti compresi nel percorso.

    “E potrò mai dimenticare le vie dei palazzi, la Strada Nuova e la
    Strada Balbi? O l’aspetto dell’una, quando la vidi per la prima volta,
    sotto il più fulgido e il più intensamente turchino dei cieli estivi,
    che le sue file raccostate di dimore immense, riducevano a una
    striscia preziosissima di luce, restringendosi gradatamente, e
    contrastanti con l’ombra greve al di sotto!”  (Charles Dickens 1843 – da Pictures from Italy)

    La quota di partecipazione è di 12 euro (come sottoscrizione al circolo per la realizzazione del ghost tour animato per le vie e le piazze del Centro Antico che si svolgerà nel giugno 2014), per i bambini la partecipazione è gratuita.

    Info e prenotazioni: fondazioneamon@live.it – 338 9117161

     

    [Foto Daniele Orlandi]