Tag: teatri

  • Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    marco-paoliniMarco Paolini (Belluno, 1956) è un valido esponente del cosiddetto teatro di narrazione, un attore che, conservando la propria identità di persona e solo talvolta personaggio, sullo sfondo di una scenografia minimale, racconta e mischia eventi e trovate, accostandoli a tematiche anche complesse, senza badare a vincoli temporali, restituendo pertanto centralità alla parola. Lo abbiamo ascoltato in passato, accompagnandolo, divertiti e incantati, lungo il rimembrare di resoconti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ci parevano talmente veri da non differenziarsi dai nostri ricordi personali.

    Oggi si ripropone, da ironico e accattivante cantastorie, ma non privo di punte di tenerezza, con un nuovo viaggio fantastico che mescola tempi e luoghi, compiuto assieme a un bambino, un figlio impostogli da una donna misteriosa. Un viaggio colmo di incontri inquietanti ma anche di bambini svegli e genuini, di presenze animali, di furbi extracomunitari affabulatori e improvvisati imprenditori. Un bambino che, come il padre, è costretto a vivere svogliatamente tra l’obbligo/diritto dell’invasione tecnologica e della perpetua connessione quotidiana, restandone emotivamente al di fuori.

    Gli attuali modelli di riferimento, quelli dell’essere umano che gestisce e controlla e-mail, chat, messaggini, post sui social network, che occupano gli spazi vitali, momenti di relax compresi, hanno mutato la nostra percezione del tempo e dello stacco tra lavoro e vita privata, trasformandosi in un vivere senza orario, “sempre connessi” e, al tempo stesso, sempre subdolamente controllati. Monitorati e gestiti persino da istituzioni che dovrebbero sovrintendere alla nostra maturazione, sicurezza, salute. Come proteggersi, uscirne senza compromettere salute fisica e mentale, questo pare domandarsi l’autore.

    I momenti di stacco non possono essere ignorati e neppure gli interessi e gli svaghi, reali e non virtuali, che regalano valore aggiunto al nostro vivere da automi eterodiretti, con la testa reclinata, inchinata allo schermo. Ironico cantastorie, dicevamo, non staccato dalla realtà e dalla tenerezza, accompagnato oggi da una persistente soffusa malinconia, sconosciuta ai primi lavori sull’”Album”. Un lavoro che mantiene il fiato sospeso, forse un po’ da sfrondare nella seconda parte.

    Elisa Prato

    “Numero primo – Studio per un nuovo album” di Marco Paolini, al Teatro della Corte fino al 4 dicembre.
    Di e con Marco Paolini.

  • Weekend a Genova: piove? Ripariamoci a teatro o nei palazzi dei misteri genovesi

    Weekend a Genova: piove? Ripariamoci a teatro o nei palazzi dei misteri genovesi

    teatro-duseLa pioggia proseguirà per tutto il fine settimana? Nel dubbio, meglio concentrarci su quanto offrono i teatri cittadini nel weekend a Genova: venerdì sera al Teatro dell’Archivolto di Sampierdarena la “Notte degli Scrittori” con Paolo Cognetti, Cristina Comencini, Michela Murgia e Simona Vinci, che si racconteranno sul palco intervistati da Danilo Di Termini. Nel programma anche alcuni reading, accompagnati dagli attori Rosanna Naddeo e Giorgio Scaramuzzino.

    Ultimi giorni, poi, per assistere alla messa in scena del romanzo di Agatha Christie “Dieci piccoli indiani” al Teatro della Corte e a “La dodicesima notte” di Shakespeare al Teatro Duse, entrambi in cartellone fino a domenica. Si conclude già sabato, invece, l’undicesima edizione del Festival dell’Eccellenza al Femminile che quest’anno ha abbracciato tutte le quattro province liguri e registrato gli interventi, tra le altre, di Giuliana Sgrena, Emma Bonino, Haifa Al-Monsour e Lisa Ginzburg. Il culmine il 25 novembre, con la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che prevede, tra venerdì e sabato, diversi appuntamenti in tutta la città.

     

    Sabato doppio appuntamento con il noir, a cura di Explora Genova e ARM; si parte con “Fantasmi a Palazzo Tursi”: il Palazzo di Niccolò Grimaldi detto il “Monarca”, passato agli insaziabili Doria, che lo “soffiarono” nientemeno che a quell’Ambrogio Spinola celebrato in tutta Europa, oggi è non soltanto il Municipio della città, ma lo scrigno che raccoglie alcune
    delle sue memorie più preziose. Una visita guidata all’interno del famoso palazzo, attraverso la storia dei suoi “abitanti” e animazioni a tema, dalle 15,30 alle 17,30. Alle 19.00 partirà il tour guidato attraverso la città, sulle tracce dei crimini commessi tra le strade della superba: tradimenti, barbare esecuzioni, cupe prigioni, crimini efferati e stravaganti ladruncoli si intecciano di vicolo in vicolo in un racconto mozzafiato. Dal Medioevo agli anni Trenta, storie e leggende si fondono insieme dando vita ad un percorso unico e inaspettato, grazie all’animazione di Sophie Lamour. Partenza in piazza San Lorenzo.

    Sempre sabato, alle 21.00, appuntamento con la serata danzante Swing ‘n’ Roll(i): un concerto swing, nell’incredibile cornice di Pallazzo De Franchi, in Piazza della Posta Vecchia.

    premio-primo-levi-salgado-guatemala-1978Domenica, invece, Sebastião Salgado sarà a Genova per ritirare il Premio Primo Levi 2016: il grande fotografo brasiliano riceverà il riconoscimento alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, a pochi passi dalle gallerie che ne hanno ospitato la mostra “Genesi” all’inizio dell’anno.

    A proposito di mostre, proseguono quella ai Magazzini del Cotone dedicata agli “Gli eroi del calcio”, fresca di proroga fino all’8 gennaio; “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale; “Laura Zeni. Passwor(l)d” alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi;le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.
    Marco Gaviglio
  • “La dodicesima notte”, la tragicommedia di Shakespeare al Teatro della Corte fino al 27 novembre

    “La dodicesima notte”, la tragicommedia di Shakespeare al Teatro della Corte fino al 27 novembre

    © MaritatiIl teatro inglese, già “legalizzato” e protetto dalla regina Maria Tudor, giunge alla massima diffusione sotto la grande Elisabetta. Il primo teatro regolare si instaura a Londra nel 1576; nascono in breve i teatri del Globo, della Rosa, della Fortuna e, alla fine del regno elisabettiano, se ne contano undici. Sono teatri cortile, teatri taverna, dove le parti femminili sono ancora interpretate, come nel teatro antico, da giovani uomini: nel frattempo le produzioni sono intense nel numero e nelle elaborazioni.

    In questo contesto, William Shakespeare (1564 – 1616) approda a Londra a ventidue anni, dalla cittadina natale di Stratford ed entra al Globo da attore secondario, con il compito aggiuntivo di copiare vecchi testi. E mentre li copia, li studia, li rielabora, fino a produrne di originali.
    Da lui prende avvio un teatro contrapposto alle antiche strutture classiche, libero da regole, con un linguaggio che mescola poesia e prosa, cultura e popolare realismo.
    Nonostante gli studiosi dividano la sua produzione in drammi storici (es. Enrico V), tragedie (es. Amleto) e commedie, con Shakespeare convivono nello stesso testo il tragico ed il comico, il positivo ed il negativo della complessità della natura umana, sempre osservata e mai giudicata.

    Nello svolgimento de “La dodicesima notte prevale il tocco leggero e brillante del fantastico sognatore, moltiplicatore di ambiguità esistenziali e musico della parola, uno stile in cui la Germania dello Sturm und Drang riconoscerà parte dei propri ideali, l’impeto irrefrenabile, la supposta sregolatezza, ma soprattutto il gioco libero della fantasia, della passione giovane e vitale.
    “La dodicesima notte”,  chiamata anche “La notte dell’Epifania” (ovvero, della manifestazione) perché dodici sono i giorni che la dividono dal Natale, fu rappresentata con certezza il 2 febbraio 1602 al Middle Temple Hall e forse anche un anno prima, proprio il giorno dell’Epifania.

    © MaritatiAmbientata nell’antica regione  dell’Illiria, racconta una storia di amori e sotterfugi.
    I gemelli Viola e Sebastian, salvatisi da un naufragio all’insaputa l’uno dell’altro, si imbattono nel duca Orsino e nella dama Olivia. Viola, che dopo la presunta perdita del fratello si è camuffata da uomo ed è al servizio del duca, porta a Olivia i messaggi d’amore del padrone, ma quest’ultima si innamora di lei, credendola un lui: dopo una tragicomica serie di eventi arriva una lietissima fine.

    Trama parallela riguarda coloro che popolano la corte di Olivia: il giullare, il maggiordomo, la cameriera, lo zio sir Toby e sir Andrew Aguecheek. Il maggiordomo Malvolio viene beffato dagli altri cinque, che gli fanno credere di essere oggetto di tenere attenzioni da parte della padrona.
    I sentimenti familiari sono esaltati ed accentuati: convivono, come succede nella vita reale, con qualche pregiudizio sul formarsi della coppia  e con  tipologie umane banali e risapute.

    I giovani attori esibiscono tutta la loro bravura e la tecnica appresa nella scuola di recitazione del teatro stabile genovese: padronanza del corpo e dell’articolazione del linguaggio, mimica degna della miglior tradizione. Accanto ai costumi dell’epoca è inserita una musicalità in chiave decisamente moderna, che rende perplessi ma alla fine coinvolge gli stupiti spettatori.
    Elisa Prato

    “La dodicesima notte” di William Shakespeare, al Teatro della Corte fino al 27 novembre.
    Regia di Marco Sciaccaluga. Con  per l’interpretazione di Marco De Gaudio, Michele Maccaroni, Giovanni Annaloro, Mario Cangiano, Francesco Russo, Roberto Serpi, Emanuele Vito, Daniela Duchi, Roxana Doran, Sarah Paone. 

  • Weekend a Genova, tutti al Buridda per il Critical Wine

    Weekend a Genova, tutti al Buridda per il Critical Wine

    critical wineLa lunga attesa è finita: quello alle porte è il weekend del Critical Wine al laboratorio sociale Buridda, ormai un’istituzione nell’autunno genovese che giunge quest’anno alla 12ª edizione e raduna una cinqunatina di produttori indipendenti, in arrivo da ogni angolo d’Italia e, addirittura, dalla Francia.

    Due giorni, sabato 12 e domenica 13 novembre, per raccogliere idee ed esperienze che favoriscono la partecipazione sociale, per poter ricostruire pratiche di vita collettiva che conducano a una ridiscussione dei consumi e delle relazioni sociali. Piccoli produttori di vino e contadini racconteranno le loro storie di vita e offriranno i prodotti della loro terra. A fare da prologo, già nella serata di venerdì alle ore 18, l’incontro tra ribelli della terra dal titolo “Comunità autogestite tra campagna e città: facciamo rete!”.

    Festa della ZuccaAltro appuntamento classico nell’autunno genovese è quello con la Festa della Zucca a Murta, in Val Polcevera: si inizia sabato 12 e domenica 13 novembre ma si proseguirà anche il prossimo weekend, con gli immancabili stand gastronomici aperti a pranzo e cena e la mostra delle zucche più grosse, più lunghe, più strane e più belle che si siano mai viste.

    Tornando alla serata di venerdì, alla Sala Modena del Teatro dell’Archivolto, il concerto di Dente, uno dei cantautori italiani più apprezzati della nuova generazione. Per l’artista, Giuseppe Peveri all’anagrafe, si tratta dell’occasione per presentare il suo nuovo album “Canzoni per metà”: ad accompagnarlo, sul palco del Modena, la band Plastic Made Sofa. Un altro album che si svela oggi, addirittura in anteprima, è quello del genovese Mladen, che al Teatro Altrove porta i brani del suo nuovo lavoro, “Indistruttibile”.

    elisaE per finire la rassegna dei concerti in programma a Genova, vale la pena fare un passo avanti di qualche giorno perché martedì prossimo, il 15 novembre, il 105 Stadium della Fiumara apre i battenti per Elisa e il suo “ON Tour”, dal nome dell’omonimo disco che ha segnato il ritorno alla lingua inglese per la cantante veneta arrivata ormai a festeggiare i vent’anni di attività.

    Il berretto a sonagliRestiamo sui palchi, ma per parlare di teatro. alla Corte, fino a domenica, va in scena “Il berretto a sonagli”, grande classico di Pirandello che rivive nella versione firmata dal regista Sebastiano Lo Monaco, che è anche attore protagonista insieme a Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello, Viviana Larice, Lina Bernardi, Rosario Petix, Claudio Mazzenga e Maria Laura Caselli. Sempre a proposito del Teatro Stabile, lunedì alle 18 l’ultimo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, ancora alla Corte: titolo dell’incontro “Il porto di casa mia: Govi e il mar Ligure” con Vito Molinari, Marco Salotti e letture di Aldo Ottobrino.

    Domenica, infine, un avvicendamento tra le mostre ospitate dai palazzi e dai musei genovesi: ultimo giorno per visitare “Gli eroi del calcio” che chiude i battenti domenica, ai Magazzini del Cotone; e debutto di “Laura Zeni. Passwor(l)d” alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi. Proseguono invece le mostre di Palazzo Ducale che presenta “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton; le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • “Il berretto a sonagli” e le tre corde di Ciampa. Alla Corte, un Pirandello da non perdere

    “Il berretto a sonagli” e le tre corde di Ciampa. Alla Corte, un Pirandello da non perdere

    © Tommaso Le PeraLuigi Pirandello (1867-1936) arrivò ai cinquant’anni di età scrivendo novelle e romanzi originali, accolti da pubblico e critica senza eccessivi entusiasmi in quanto non badava alla pagina elegante e ben scritta, cara ai contemporanei, quanto ad agitare e capovolgere certezze, ad installare inquietudini e riflessioni.

    Per coinvolgere davvero ed arrivare alla fama, Pirandello ha dovuto riscrivere per il teatro le stesse storie proposte dalla sua novellistica, un teatro dove la parola è vigorosamente asservita all’espressione delle emozioni.

    “Il berretto a sonagli” (1917) centra perfettamente questo passaggio: non a caso la prima versione in dialetto siciliano fu affidata alla dirompente espressività di Angelo Musco. Prendendo spunto da alcune novelle scritte nel passato, l’autore racconta la sofferenza di un uomo e di una donna traditi dai rispettivi coniugi.

    Ciampa è un ossequioso scrivano al servizio della famiglia del cavalier Fiorica, con la quale lui e la giovane moglie convivono, in stanze attigue: da tempo è al corrente della relazione segreta tra la consorte Nina e il padrone di casa, che tollera in silenzio, tanto che quando la padrona, signora Beatrice, furibonda per la scoperta della tresca, lo convoca con l’intenzione di rivelargliela, le fa capire che già sa tutto ma che da una parte il suo rapporto coniugale è più importante (tanto che sarebbe disposto a lasciare la casa con Nina, perdendo il lavoro) e dall’altra…dall’altra la facciata della rispettabilità sociale deve essere salvata, ad ogni costo.

    La facciata è più importante della sostanza, tanto che a volte i confini tra le due sfere sfuggono e sfumano.

    @ Tommaso Le PeraPer condurre la signora Beatrice alla sensatezza, Ciampa si avvale della simbologia delle tre corde, che a suo dire tutti portiamo sulla fronte, quella civile e centrale del rispetto ed ossequio alle regole della società, quella seria del colloquio a quattr’occhi, quella pazza che fa perdere la vista e la ragione e va controllata: ma la corda civile deve prevalere e tutti, alla fine, ci guadagnano.

    Beatrice sceglie di denunciare e la reazione della famiglia, supportata dall’autorità del delegato, che diligentemente occulta le prove, è immediata ed inesorabile: la maschera della “pace domestica” deve essere rispettata ed esibita, dentro e fuori casa. Alla legge della rispettabilità di facciata si inchina alla fine Beatrice, accettando di fingersi pazza e di farsi rinchiudere.

    Ciampa e Beatrice portano entrambi, con reazioni diverse, il peso della loro sofferenza, ma mentre la donna si ripiega su se stessa, è lo sposo tradito, il collaboratore ossequioso, che  ha la reazione più spietata e crudele verso quella che ha gridato la verità, esortandola a gridarla ancora e poi ancora, affinché tutti si convincano della sua pazzia e dell’inconsistenza dell’accusa.

    Interpretazione eccellente fornita da attori di grande impatto, con una forte vis comica che accompagna, con celata amarezza, verso l’epilogo, assieme a una allegra e beffarda tarantella.


    Elisa Prato

    “Il berretto a sognali” di Luigi Pirandello, al Teatro della Corte fino al 13 novembre 2016.
    Regia di Sebastiano Lo Monaco. Con Sebastiano Lo Monaco
    , Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello, Viviana Larice, Lina Bernardi, Rosario Petix, Claudio Mazzenga e Maria Laura Caselli.

  • Weekend a Genova tra scienza, teatro, musica e… hobby

    Weekend a Genova tra scienza, teatro, musica e… hobby

    Senza spondaUltimi giorni di Festival della Scienza, la cui 14ª edizione si concluderà domenica, ma anche musica e teatro nelle proposte per questo weekend a Genova. Già questa, sera, venerdì 4 novembre al Teatro dell’Archivolto, Ottavia Piccolo rende omaggio ad Anna Politkovskaja con “Donna non rieducabile”, uno spettacolo di Stefano Massini per la regia di Silvano Piccardi che ricorda la giornalista russa a dieci anni dal suo omicidio.

    Restando all’Archivolto, ma passando dalla Sala Modena alla Sala Mercato, sabato 5 novembre è di scena Giorgio Scaramuzzino con “Senza sponda, storie di uomini e migranti”, monologo pensato per i ragazzi ma perfettamente godibile anche da un pubblico adulto, che offre un quadro delle migrazioni che stanno attraversando l’Europa in questi anni. Lo spettacolo, tratto dall’omonimo libro di Marco Aime, sarà preceduto da un aperitivo multietnico servito a partire dalle 19,30 nell’atrio del teatro e da uno show cooking di Chef Kumané.

    100610-gmm-somergibile-nazario-sauro-galata-esterni-genova-ph-merlofotografia-1-29Il tema del mare, mutuato in tutt’altra luce, ci porta alle celebrazioni in programma sabato per i cent’anni dalla morte di Nazario Sauro: l’eroe della Grande Guerra sarà ricordato anche dal Galata Museo del Mare che renderà visitabile per la prima volta a soli 5 euro il sommergibile ormeggiato in Darsena e intitolato proprio al patriota italiano il cui nipote, anch’egli sommergibilista, si trova proprio a Genova per presentare presso lo Yacht Club di Genova il libro “Nazario Sauro, Storia di un marinaio”.

    Sempre sabato, a Castello d’Albertis, la serata benefica organizzata dal Coordinamento Ligure Donne Latino-Americane in collaborazione con il Museo delle Culture del Mondo per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni di Haiti e del Venezuela, due paesi dell’America latina messi in ginocchio, rispettivamente, dal passaggio dell’uragano Matthew e da una drammatica crisi economica.

    tom-waitsTutt’altra America è quella che, domenica sera, verrà raccontata dallo scrittore Marco Sommariva attingendo agli scritti di Charles Bukowski e alle canzoni di Tom Waits, reinterpretate dai musicisti Fabio Ricchebono, Giuliano Crosara, Mauro Annigoni ed Ezio Cavagnaro: l’appuntamento è alle ore 21 al Count Basie Jazz Club di Vico Tana.

    Ai Magazzini del Cotone, invece, da venerdì a domenica si svolge la 14ª edizione della fiera Fantasy & Hobby, un evento in continua crescita che, solo l’anno scorso, ha visto circa 15mila appassionati hobbisti e creativi raggiungere il capoluogo ligure per visitare gli 80 spazi espositivi occupati da produttori e rivenditori di materie prime e prodotti finiti delle varie tecniche dell’hobbistica femminile.

    Tornando sui palcoscenici, proseguono fino a domenica le repliche di Eurydice al Teatro della Tosse: il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo, interpretato da Gianmaria Martini, è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice, che rivive nella splendida interpretazione di Sarah Pesca, è un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. La regia è firmata da Emanuele Conte.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il qurto appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ibsen, La donna del mare” con Giulio Giorello e Gianna Schelotto e letture di Lunetta Savino.

    Infine, le mostre, a cominciare da quelle di Palazzo Ducale che presenta “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton; e ancora le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Genova Beer FestivalAmanti della birra, quello alle porte è decisamente il vostro weekend: da venerdì 21 a domenica 23 ottobre, infatti, torna a Villa Bombrini il Genova Beer Festival. Un’edizione che quest’anno celebra i vent’anni della birra artigianale in Italia proponendo cento diverse spine, quindici tra i migliori birrifici, otto street food e cucine d’autore. Da non perdere nella giornata di sabato – rispettivamente alle 17 e alle 21 – le degustazioni guidate dagli esperti Simone Cantoni e Lorenzo “Kuaska” Dabove e la conferenza “Bevo quindi sono: l’alcol e i suoi effetti” a cura di Scientificast, sempre sabato alle 16. Domenica 23 tre nuovi birrifici liguri nati presenteranno i loro prodotti e alcuni ristoratori genovesi proporranno un piatto in abbinamento a una birra presente (ingresso a pagamento € 5, ore 17). Alle 19 chiusura d’antan con i racconti dei pub pionieri che hanno movimentato la scena genovese dagli anni ‘80 in poi.

    Per i più “nerd”, invece, l’appuntamento da segnare con un circoletto rosso è il Linux Day di sabato, la principale manifestazione italiana dedicata al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione. All’ombra della Lanterna l’iniziativa è organizzata dall’associazione Open Genova in collaborazione con Condiviso, network multidisciplinare con sede alla Darsena in Calata Andalò di Negro 16, dove dalle 10 alle 18 si susseguono sette relazioni con esperti, una tavola rotonda ed un corso di coding per bambini. Durante l’intera giornata ci sarà la possibilità di approfondimento e networking.

    A chi ha un debole per i vicoli consigliamo, invece, di fare un salto al N° 10 di piazza Lavagna, dove nella serata di venerdì inaugura la mostra fotografica di Diego Arbore, “L’uomo con la valigia”, che mette insieme un anno di scatti nei caruggi, ma anche a Righi, Foce e Nervi.

    stefano benniSabato sera, poi, Stefano Benni ci riprova: alle ore 21 al Teatro Modena di Sampierdarena va in scena “Ballate”, lo spettacolo rinviato la settimana scorsa a causa dell’allerta meteo, interamente intessuto sui testi dello scrittore bolognese. Siamo sempre nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dell’Archivolto e a salire sul palco saranno gli ex Broncoviz Marcello Cesena, Mauro Pirovano, Carla Signoris; Angela Finocchiaro, Marina Massironi, Gabriella Picciau, Giorgio Scaramuzzino e, naturalmente, lo stesso Stefano Benni, accompagnto dalla giovane Dacia D’Acunto.

    Restando sul palcoscenico, proseguono fino a domenica al Teatro della Tosse le repliche di “Tropicana” e, fino al 9 novembre, de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il secondo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dedicato a “Shakespeare e La tempesta” con Masolino d’Amico, Giuliana Manganelli. Letture di Franco Branciaroli.

    Infine, le mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Quel borghese gentiluomo di Molière buono per tutte le stagioni

    Quel borghese gentiluomo di Molière buono per tutte le stagioni

    Foto di Giuseppe MaritatiMolière ( 1622- 1673 ) ovvero Jean Baptiste Poquelin, fu uomo di teatro a tutto tondo, autore, attore, regista e, con scarso successo, anche impresario: non a torto viene definito il maggior autore comico di tutti i tempi. Mettendo a frutto gli insegnamenti dei comici dell’Arte, capì che il segreto del successo era adattare la lingua del teatro ai luoghi della provincia francese che percorreva con la sua troupe, alternando la tragedia alla farsa e usando in entrambe elementi visivi a effetto, tipici degli improvvisatori. Più tardi, raggiunto un certo benessere grazie alla protezione della famiglia reale, il suo teatro esprimerà l’intimo più vero dell’autore, dell’uomo che conosce solo le regole della ragione e che sfida la società organizzata e le sue costrizioni.

    Il borghese gentiluomo fu rappresentato per la prima volta nel 1670 davanti al re Luigi XIV. La trama, conosciutissima, racconta di un uomo, arricchitosi con il commercio che, carico di complessi di inferiorità sociale, spasima per i titoli nobiliari e perciò si circonda di aristocratici sussiegosi che sovvenziona a fondo perduto. Inoltre, il buon Jourdain (questo il nome del protagonista) è consapevole dei propri limiti culturali (ah, l’ortografia…) e aspira a migliorarsi, ma sceglie infelicemente i suoi maestri tra personaggi loschi e farseschi.
    Il canovaccio appare familiare allo spettatore che, consapevolmente o meno, riconosce nel protagonista figure a lui note e forse un poco di se stesso: piacevole è la ricchezza, più o meno meritata, ma un titolo nobiliare ne è sempre un’appetibile cornice.

    Pur nella comicità rutilante e serrata, non di rado becera, che imperversa nello spettacolo, l’autore non condanna e non assolve; in realtà sembra voler avvertire lo spettatore che l’ambizione smodata può far perdere il senso della misura e scadere nel ridicolo. Piuttosto Molière ritorna su temi “avanguardisti” del proprio pensare: il buon senso e la superiorità “pratica” femminile sono impersonati dalla moglie, inutilmente incombente, mentre una figlia, solo apparentemente ribelle, racconta il suo dissenso verso il matrimonio combinato.

    Un’opera che diverte, ora come allora, forse a tratti un po’ troppo caricata dalla regia con elementi a effetto, come le goffe danze “turche” che precedono gli sponsali. Scenografia affascinante e completata dall’allestimento, sempre suggestivo, della scena rotante.


    Elisa Prato

    + “Il borghese gentiluomo” di Molière, al Teatro Duse fino al 6 novembre 2016.
    Regia di Filippo Dini. Con Filippo Dini, Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Filippo Dini, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri, Ivan Zerbinati.

  • Weekend a Genova con i Rolli Days, ma non solo: teatri, musica e Acquario

    Weekend a Genova con i Rolli Days, ma non solo: teatri, musica e Acquario

    rolliTempo permettendo, il fine settimana alle porte è quello del terzo appuntamento annuale con i Rolli Days, le aperture straordinarie delle storiche dimore genovesi che proprio quest’anno festeggiano i dieci anni del riconoscimento Unesco quale Patrimonio dell’Umanità. Tra le novità di questa edizione, le aperture dei palazzi di via San Bernardo e i FuoriRolli, i menu dedicati preparati dai bar e ristoranti del centro. Appuntamento sabato e domenica dalle 10 alle 19.

    Altro evento all’aperto, ma di tutt’altro tenore, è il Coming out day in programma sabato dalle 14 alle 18 a Sampierdarena, all’angolo tra via Cantore e piazza Montano: una giornata di sensibilizzazione contro le discriminazioni di genere nella quale, a chi lo vorrà, sarà data la possibilità di fare il proprio “coming out”, di qualsiasi tipo, in un video. A ogni partecipante verrà donato un finocchio, in richiamo al titolo della campagna, simpaticamente provocatoria, “Adotta un finocchio”. I video saranno poi pubblicati sul canale Youtube di Arcigay Genova, previo consenso firmato.

    Per i più piccoli, ma anche per mamma e papà, iniziano all’Acquario gli appuntamenti dedicati ad Halloween: tutti i weekend e i festivi, alle 15.30, appuntamento davanti alla nuova postazione Fish making con “Mostro sarai tu”, un’animazione a tema nella quale i partecipanti scopriranno che squali e piranha non sono così terribili e che svolgono un ruolo prezioso negli ecosistemi in cui vivono. Si incontreranno inoltre scorfani, murene, grossi granchi di acque profonde, e le straordinarie meduse, che con i loro movimenti fluttuanti e la loro consistenza, ricordano i fantasmi che popolano la notte di Halloween.

    tropicana-teatro-tosseInizia poi ad entrare nel vivo la stagione dei teatri cittadini: quella della Tosse è partita mercoledì scorso con la prima nazionale di “Tropicana”, spettacolo di Irene Lamponi con la regia di Andrea Collavino: una commedia che nasce all’interno di “Crisi”, il laboratorio di drammaturgia permanente condotto da Fausto Paravidino nell’ambito di un progetto di formazione fortemente voluto dal Teatro Valle Occupato di Roma. Lo spettacolo resterà in scena fino al 23 ottobre tutte le sere alle 20.30 e domenica alle 18.30, riposo al lunedì.

    Sabato sera, poi, per chi ha voglia di qualcosa di diverso dal solito ecco il match di improvvisazione teatrale di Rubik Teatro, al Teatro Instabile di via Cecchi, alla foce: due squadre di attori che si sfidano a colpi d’improvvisazione sotto la supervisione di un arbitro, il tutto ambientato in un incontro di hockey su ghiaccio, nel quale è il pubblico a decretare il vincitore di ogni improvvisazione.

    A rimettersi in moto all’inizio della settimana prossima sarà anche il Teatro della Corte dove, da martedì 18 ottobre e fino al 6 novembre, andrà in scena in prima nazionale “La cucina” di Arnold Wesker. Alla fine della prima, martedì, nell’ambito dei festeggiamenti per i 65 anni del Teatro Stabile è previsto uno spettacolo di videomapping con immagini proiettate in 3D sull’edificio del Teatro della Corte. Spettacoli alle 20.30 il martedì, mercoledì, venerdì e sabato, alle 19.30 il giovedì e alle 16 la domenica.

    borghese-gentiluomo-teatro-duseAl Duse, invece, da mercoledì 19 ottobre e sempre fino al 9 novembre, debutta “Il borghese gentiluomo” per la regia di Filippo Dini, che ne è anche attore protagonista e sarà preceduto, la sera della prima, da un breve concerto barocco con musiche di Bach nel foyer del teatro, organizzato dal Conservatorio Paganini. Gli orari degli spettacoli sono gli stessi della Corte, e quindi alle 20.30 il martedì, mercoledì, venerdì e sabato, alle 19.30 il giovedì e alle 16 la domenica.

    Largo spazio, come di consueto, alle mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    QUI CITTA' DI M. A.T.I.R.

    3/12/2016 – Aggiornamento programma

    • Lo spettacolo FIGLIDUNBRUTTODIO – per indisponibilità della Compagnia – slitterà in Stagione 16.17 – dalle date del 5-6 Maggio 2017 alle date del 9-10 Giugno 2017. 

    • Lo spettacolo INTERNO GIORNO – che per coprire il mese di Maggio altrimenti scoperto prenderà il posto di Figlidunbruttodio – slitterà in Stagione 16.17 dalle date del 9-10 Dicembre 2016 alle date del 5-6 Maggio 2017. 
    In sostituzione nelle date del 9-10 Dicembre 2016, Fuori Stagione Altrove 16.17 a grande richiesta verrà replicato lo spettacolo DIECI
    Una produzione Narramondo & Teatro Altrove che a Maggio sarà ospitato a New York, fresco del PREMIO NEW YORK (USA) / In scena! Italian Teather Festival, Maggio 2017

    Nel cuore del centro storico genovese esiste e resiste una realtà che coniuga teatro, cinema, musica e gastronomia: è il Teatro della Maddalena, l’Altrove, che rappresenta non solo un presidio di quartiere, ma anche, e soprattutto, un punto di riferimento essenziale per la cultura cittadina. La quarta stagione, presentata oggi, è quella della conferma e del salto di qualità; diverse gestioni negli anni scorsi hanno provato a far vivere questo piccolo gioiello genovese, ma mai con questi risultati e questa capacità di lavorare in prospettiva.

    «Il segreto sta nella forza del gruppo – spiega Giulia Iannello, dell’associazione Laboratorio Probabile Bellamy, che ha preso parte nel team del teatro – ognuno di noi proviene da esperienze differenti, con alle spalle ambiti artistici e culturali diversificati; come un tavolo con tante gambe per sorreggersi». L’avventura è nata nel 2013, con la vittoria del bando che promuoveva la gestione dello spazio per nove anni: «All’inizio non è stato facile, ma siamo riusciti ad aprire le porte ad un quartiere che ne aveva bisogno, come tutta questa parte della città. Oggi siamo partiti con la quarta stagione che è senza dubbio un traguardo ma anche un nuovo inizio, avendo la possibilità di contare su contributi che gli altri anni non abbiamo avuto». Il riferimento è alla Compagnia San Paolo nell’ambito del bando “Scadenza Unica 2016 Performing Arts” e al Comune di Genova, che in parte finanziano il progetto. Ad accompagnare la stagione, la campagna fotografica “Vivi Altrove”, finalizzata a promuovere l’uso “casalingo” di questo spazio: «Raccontando come ci si possa sentire a casa in questo luogo, che sa coniugare intimità, spettacolo, cultura e cucina», sottolinea Iannello.

    Le “gambe” di questo tavolo sono sette, ognuna con il suo ambito culturale diverso ma che unito agli altri li perfeziona perfezionandosi: il Laboratorio Probabile Bellamy, che si occupa di rassegne cinematografiche; DisorderDrama, che da anni produce e organizza concerti e spazi musicali d’avanguardia; l’associazione Belleville, che promuove eventi culturali a 360 gradi; l’associazione teatrale Narramondo, che produce e “divulga” spettacoli teatrali; poi abbiamo Arci Liguria, Arci Genova e Comunità di San Benedetto al Porto, che non hanno certo bisogno di presentazioni. L’unione di queste forze ha creato un luogo di cultura “abitabile” da tutti, nel cuore vivo della nostra città.

    Il programma dell’Altrove

    Il programma della stagione 2016/2017 è veramente ricchissimo; spiccano nel calendario Qui città di M, monologo di Piero Colaprico, interpretato dal Premio Ubu Arianna Scommegna e la pluripremiata Compagnia MusellaMazzarelli che debutta per la prima volta a Genova con lo spettacolo Figlidiunbruttodio. Spazio anche agli spettacoli “di casa”, quello targati Narramondo che, tra gli altri, presenta Interno Giorno, una nuova produzione Altrove che rappresenta la naturale prosecuzione del progetto di drammaturgia popolare intrapreso lo scorso luglio con lo spettacolo itinerante Altrove Out – Sguardi alle finestre. Anche quest’anno tante le partnership: da quella consolidata con Andersen, la rivista e il premio dei libri per ragazzi, a quella con il Circumnavigando Festival che porta in scena Finding No Man’s Land.

    altrove-fiumani-diaframmaMolti gli appuntamenti con il cinema, grazie alla rassegna curata dal Laboratorio Probabile Bellamy: da non perdere Intolerance: Cold War, una retrospettiva dedicata al confronto tra la cinematografia statunitense e quella sovietica durante gli anni della Guerra Fredda.

    Anche la musica avrà un ruolo da protagonista: DisorderDrama porterà sul teatro dell’Altrove grandi nomi del panorama alternativo italiano come Joasinho, progetto elettronico di Cico Beck dei Notwist, sul palco il 6 ottobre, mentre il 22 sarà la volta di Federico Fiumani dei Diaframma. Senza dimenticare la programmazione quotidiana della web Radio Gazzarra, che trasmette proprio dall’Altrove. Il circolo Arci Belleville proporrà ancora una volta il folk e la musica dei cantautori italiani contemporanei, senza rinunciare alle domeniche dedicate al ballo, alla musica occitana e alla danza delle quattro province.

    Il comparto gastronomico è assicurato dal Bistrot del Teatro, dove è possibile cenare a prezzi accessibili e con prodotti biologici o a KM zero e dove sono previsti appuntamenti e degustazioni con produttori locali che lavorano nel rispetto dell’ambiente e del territorio.

    Tutti i dettagli del stagione teatrale li potete trovare sul sito web del Teatro Altrove

    Non ci resta, quindi, che uscire di casa per andare a “casa”, che in questo caso si trova Altrove.

    Nicola Giordanella

  • Teatro Akropolis, da progetto Maia a FuoriFormato: la danza come scambio poetico tra ricerca teatrale e sperimentazione

    Teatro Akropolis, da progetto Maia a FuoriFormato: la danza come scambio poetico tra ricerca teatrale e sperimentazione

    soggezione-fuoriformato-danza-donnaLa danza, in quanto occasione di confronto diretto con l’azione, il corpo e il suo potenziale espressivo, ha sempre occupato un posto di rilievo negli interessi di Teatro Akropolis, trovando ampio spazio nella programmazione del festival annuale Testimonianze ricerca azioni e un fertile terreno di confronto nell’ambito del network indipendente dedicato alla giovane danza d’autore italiana Anticorpi XL, di cui Teatro Akropolis è referente per la regione Liguria.

    Nel 2016 prende l’avvio a Teatro Akropolis il Progetto Maia, un progetto annuale finalizzato al sostegno della danza contemporanea indipendente del territorio ligure. Attraverso un tavolo di lavoro con i danzatori, Teatro Akropolis ha definito una serie di azioni – fra cui seminari, workshop e residenze artistiche – in grado di convogliare l’attenzione sui processi creativi e gli aspetti del lavoro che precedono la messa in scena, diventando occasione di autoformazione e scambio di poetiche per tutti i partecipanti e un concreto supporto al lavoro degli artisti. Le azioni della prima edizione del Progetto Maia sono state programmate all’interno della settima edizione di Testimonianze ricerca azioni, svolto fra marzo e maggio 2016.

    In occasione di FuoriFormato, Teatro Akropolis ha emanato una call pubblica per selezionare alcuni lavori da inserire nella programmazione della tre giorni di eventi. Due fra gli spettacoli selezionati, in particolare, provengono dal lavoro effettuato dai rispettivi artisti durante le residenze svolte nella prima edizione del Progetto Maia, segnando così un rapporto diretto tra FuoriFormato e Maia, e accogliendo entrambi i progetti sotto un’unica e più ampia prospettiva rivolta alla danza e alle arti performative.

    È questo il caso, fra gli altri, di Soggezione (30’), in programma il 28 giugno a partire dalle ore 21.00 a Palazzo Bianco. Prodotto da Once per la regia di Sara Due Torri, con coreografia a cura della stessa Due Torri e di Guendalina Di Marco, presente in scena insieme ad Alessandra Caviglia, il lavoro nasce proprio in seguito alla residenza artistica che il gruppo ha effettuato a Teatro Akropolis, e si presenta come un progetto sulle nostre “credenze” personali e su come queste siano determinanti nella costruzione delle singole identità.

    Slegato dal Progetto Maia è invece il lavoro selezionato di Cristiano Fabbri, Tracciati (40’), che verrà presentato durante la serata del 29 giugno a partire dalle ore 21.00 a Palazzo Tursi. Insieme all’incisore, scenografo, nonché attore Marco Laganà e in coproduzione con Associazione culturale Arbalete, i tracciati di cui si parla sono intesi come sedimenti coreografici, oggetti, costumi che al tempo stesso creano scenari e prospettive. Una struttura compositiva che avverrà sulla scena improvvisando con i ricordi del presente.

    Durante la serata del 30 giugno, a partire dalle ore 19.00 a Palazzo Tursi, verrà presentato il lavoro di Maria Francesca Guerra, anch’esso legato alla residenza effettuata a Teatro Akropolis per Maia. Un lavoro ritenuto un esempio di come la ricerca di un linguaggio ibrido in cui danza, musica e voce si influenzino reciprocamente, possa raccontare attraverso un solo corpo in scena un piccolo universo. In Sinfonia per un corpo solo (15’) Maria Francesca Guerra, suonando un violino dal vivo, farà diventare il proprio corpo un ulteriore strumento che risuona e vibra.

    Lavoro selezionato da parte della rete Danzacontempoligure, e comunque anche in questo caso presentato da artisti in residenza ad Akropolis grazie al Progetto Maia, è infine quello di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli, Soliloquio a due, in scena il 29 giugno a partire dalle 21.00. Di questo studio abbiamo parlato in occasione dei lavori presentati dalla Rete stessa.

    Fuoriformato e Progetto Maia, insieme, costituiscono per Teatro Akropolis un primo importante passo verso un maggiore sostegno alla danza indipendente del territorio e verso una definizione sempre più puntuale delle necessità di confronto e di apertura nel lavoro di ogni artista che, al di là di ogni determinazione di genere, sia esso danza o teatro, ha sempre il diritto di essere supportato quando spinto da urgenze creative e alimentato da una ricerca profonda.

  • Teatro, ricerca e sperimentazioni tornano a riempire il palco dell’Akropolis dal 23 marzo

    Teatro, ricerca e sperimentazioni tornano a riempire il palco dell’Akropolis dal 23 marzo

    Cia Qudus Onikeku - My Exile in My HeadIl sipario si alza e l’arte prende vita sul palco del Teatro Akropolis di Genova Sestri Ponente. Lo scettro del regno artistico lo detiene la sperimentazione. Una corona difficile da portare, a volte pesante e non sempre garante di successo. Eppure, per il settimo anno consecutivo, è proprio la sperimentazione artistica a tornare più forte che mai: dal 23 marzo al 6 maggio il teatro apre le porte a “Testimonianze ricerca azioni”, la rassegna che condensa in un mese e mezzo il cuore dell’operato dell’Akropolis.
    Una manifestazione che nel corso del tempo è cresciuta, lo dimostrano i numeri: 90 artisti ospiti, provenienti da 6 nazioni, su un calendario di 44 giorni, per un totale di 28 eventi (sul sito del teatro, il programma completo), tra cui 13 spettacoli, 4 residenze artistiche, 4 incontri, 3 workshop pratici, 2 seminari e una giornata di studi.

    La prima novità di quest’anno è rappresentata dalla danza, che avrà molto più spazio rispetto alle passate edizioni. Ma non solo. «I punti chiave saranno legati all’aspetto più fisico del teatro – spiega David Beronio, direttore artistico dell’Akropolis – attraverso lo spettacolo sulla Boxe di Civilleri/Lo Sicco, oppure attraverso l’ampia programmazione di danza. Abbiamo compagnie importantissime come la “compagnia C&C” di Chiara Taviani e Carlo Massari, ma anche il danzatore nigeriano Qudus Onikeku, esponente di livello internazionale che verrà affiancato da Imre Thorman, uno dei più importanti danzatori di Bhuto».

    Fragile outInsomma, stile e “specialismo” banditi per favorire uno spettro più ampio delle diverse forme d’arte. Ma, come sempre accade, ogni forma d’arte porta con sé messaggi lanciati dal palco: «Creare uno spazio in cui sia possibile entrare all’interno dei processi artistici è l’obiettivo finale – prosegue Beronio – noi programmiamo serate di spettacolo ma privilegiamo il fatto che gli artisti si fermino all’Akropolis per aprire il proprio lavoro attraverso seminari, workshop, momenti di condivisione e di discussione. L’aspetto poetico viene spesso subordinato all’aspetto performativo, invece è un tema fondamentale che vale la pena di rinnovare nell’analisi».

    Ce ne sarà per tutti i gusti e si andrà avanti per un mese e mezzo. Tra gli altri ospiti: il gruppo Nanirossi, vincitore dell’edizione 2015 di Intransito con lo spettacolo, realizzato per grandi e piccini, “Sogni in scatola”. Dal Teatro Valdoca, la straordinaria poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri e, infine, Bernardo Casertano con un lavoro attento tanto al corpo quanto alla parola.

    012Parte integrante della manifestazione, come sempre, è il volume che ogni anno viene realizzato: all’interno del libro “Testimonianze ricerca azioni” vengono infatti raccolti gli interventi e le riflessioni di artisti e intellettuali sul proprio lavoro. Sette anni di artisti che si sono susseguiti sui palchi, sette anni che hanno segnato una crescita importante sia per la manifestazione sia per il Teatro Akropolis: «Abbiamo iniziato come teatro neonato sulla scena genovese che offre una ricchissima programmazione – continua Beronio – abbiamo cercato di veicolare quelle realtà che erano la punta della ricerca in Italia e all’estero con un occhio di riguardo a quelle che erano le tradizioni della ricerca stessa. Il pubblico ci ha seguito sin dal primo anno anche perché siamo andati a riempire un vuoto che si era creato in questa città. Alla settima edizione abbiamo un riscontro più forte con il territorio – conclude Beronio – questo è il traguardo che abbiamo raggiunto e che cercheremo di implementare».


    Michela Serra

  • Teatro Stabile di Genova, quarto in Italia per finanziamenti pubblici: da Roma 1 milione e 874mila euro

    Teatro Stabile di Genova, quarto in Italia per finanziamenti pubblici: da Roma 1 milione e 874mila euro

    teatro-corte-stabile-2Siamo giunti all’ultimo capitolo di questa lunga inchiesta sullo stato di salute del teatro di prosa a Genova. Dopo l’approfondimento sulla situazione generale realizzato direttamente con i protagonisti, i focus sulle realtà più piccole come Cargo, Garage, Akropolis, Ortica, Lunaria e Altrove , sulle difficoltà del Teatro della Gioventù, sul Politeama Genovese , sul Teatro dell’Archivolto e sul Teatro della Tosse, concludiamo il nostro percorso con il Teatro Stabile.

    L’inchiesta integrale è pubblicata sul numero 61 di Era Superba (dove trovare la rivista)

    Teatro nazionale di nome ma non di fatto, lo Stabile di Genova nel 2015 è la quarta realtà italiana per finanziamenti in arrivo dal Ministero dei Beni Culturali. Per l’istituzione del neo direttore Angelo Pastore sono previsti, infatti, 1 milione e 874 mila euro dal Fus, dietro solo a Milano, Torino e, per qualche spicciolo, Roma ma prima di teatri a cui è stato formalmente riconosciuto l’appellativo di “nazionale”, come Modena, Venezia, Firenze e Napoli. Note le polemiche che hanno portato al declassamento del principale teatro di prosa della nostra città a Teatro di rilevante interesse culturale: il ricorso amministrativo per essere ricompreso nel novero dei Teatri Nazionali resta ma la conferma sostanziale dei finanziamenti del passato (con un lieve aumento dello 0,8% rispetto allo scorso anno) ha, in parte, stemperato gli animi.

    teatro-corte-DICon un bilancio di poco inferiore ai 9 milioni di euro, chiuso in pareggio nel 2014 e con buone prospettive anche per il 2015, lo Stabile riceve altri 3,4 milioni di euro dai soci pubblici. Fino a poco tempo fa le realtà erano tre: Comune (60%), Provincia e Regione (20% a testa). Con lo scioglimento dell’ente intermedio, le quote sono state equamente distribuite tra Tursi e via Fieschi: così, all’ente amministrato da Doria tocca ora coprire il 70% mentre il restante 30% è onere di Toti. «Il primo impatto con la nuova amministrazione regionale – dice il direttore Pastore – è stato positivo e ho molta fiducia nel neo assessore Cavo. Anche con il Comune abbiamo un dialogo aperto ma la situazione economica è molto più complicata».

    Più di metà dei fondi a disposizione dello Stabile ha provenienza pubblica. Il 25-30%, invece, arriva dalla bigliettazione. E sono ottime le notizie circa la prevendita per la imminente stagione che si è chiusa con oltre 2500 abbonati. Poi ci sono le Fondazioni: soprattutto la Compagnia di San Paolo e, con qualche difficoltà in più, Carige, che per quest’anno ha tagliato 300 mila euro. Seguono altri sponsor privati, pubblicità a vario titolo e i sostegni di cittadini e associazioni sul modello dei grandi teatri europei come il Piccolo di Milano o l’Odeon di Parigi con la possibilità di diversi sostegni economici a seconda del titolo di simpatizzanti, amici o sostenitori.  

    [quote]ci muoviamo in un contesto di crisi diffusa, con un Fondo unico per lo spettacolo che da metà degli anni ’80 a oggi è passato da 1000 miliardi di lire a 400 milioni di euro: insomma, nel 1986 non lo sapevamo ma eravamo ricchi»[/quote]

    teatro-duseSul fronte spese, neanche a dirlo, le voci più importanti riguardano il personale, la gestione delle sale, la produzione interna e l’ospitalità delle compagnie che mettono in scena i propri spettacoli alla Corte o al Duse. «L’obiettivo è stare aperti il più possibile perché, secondo la vecchia idea del teatro pubblico, un teatro vive solo se sta aperto» è l’idea di Pastore. Per la stagione 2015-16 sono previste 224 alzate di sipario in abbonamento con, forse per la prima volta quantomeno in anni recenti, più recite di produzione che ospitalità: «Ma tra rassegne, scuola di recitazione e saggi supereremo le 300» assicura Pastore.

    Quindi, pazienza se la riforma Franceschini, almeno per il momento, ha “declassato” lo Stabile a “Tric”. «Noi – sostiene il direttore – cercheremo comunque di stare all’interno dei parametri previsti per i teatri nazionali perché il nostro progetto è quello di un teatro nazionale. Per questo chiediamo ai soci (Comune e Regione, ndr) di continuare a contribuire come sempre, cercando di coprire anche la parte un tempo spettante alla Provincia».

    Certo, per “guadagnarsi” gli oltre 5 milioni di fondi pubblici anche il Teatro dovrà metterci del suo con razionalizzazioni interne e sale sempre più piene. «L’affetto che i genovesi continuano a mostrarci – dice Pastore, facendo riferimento al buon successo della prevendita per la prossima stagione – rappresenta una sorta di dovere a perseverare nella nostra attività. Noi lottiamo e dobbiamo sbatterci per avere più entrate ma non possiamo dimenticarci che ci muoviamo in un contesto di crisi diffusa, con un Fondo unico per lo spettacolo che da metà degli anni ’80 a oggi è passato da 1000 miliardi di lire a 400 milioni di euro: insomma, nel 1986 non lo sapevamo ma eravamo ricchi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatro della Tosse, sperimentazione e conti in ordine. Da Roma arrivano 675mila euro

    Teatro della Tosse, sperimentazione e conti in ordine. Da Roma arrivano 675mila euro

    Ingresso Teatro della TosseDopo l’approfondimento nella prima parte di questa lunga inchiesta a puntate sullo stato di salute e sulla situazione generale del teatro di prosa a Genova realizzato direttamente con i protagonisti, i focus sulle realtà più piccole come Cargo, Garage, Akropolis, Ortica, Lunaria e Altrove , sulle difficoltà del Teatro della Gioventù, sul Politeama Genovese e sul Teatro dell’Archivolto, in questo articolo ci concentriamo sul presidio culturale del centro storico, quel Teatro della Tosse dai più considerato vero e proprio centro di sperimentazione teatrale nel variegato panorama genovese.

    L’inchiesta integrale è pubblicata sul numero 61 di Era Superba (dove trovare la rivista)

    A differenza del Teatro dell’Archivolto che ha ottenuto solo il “titolo” di centro di produzione e il Teatro Stabile che, come è noto, è stato declassato e ha perso l’appellativo di Teatro Nazionale, il Teatro della Tosse può ritenersi assolutamente soddisfatto dopo il riconoscimento dal Ministero che lo ha collocato tra i Teatri di rilevante interesse culturale (per l’approfondimento sull’attuale riforma Franceschini vedi la prima parte dell’inchiesta). «Siamo molto contenti della qualifica ottenuta che rispecchia a pieno le nostre produzioni e la stabilità del nostro nucleo artistico – spiega il direttore Amedeo Romeo – ma il programma che abbiamo presentato e vogliamo rispettare è molto impegnativo, per cui sarebbe stato tutto un po’ più facile con qualche contributo in più da parte del Governo». Dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) arriveranno 675 mila euro per la stagione (mentre lo scorso anno gli stanziamenti ammontavano a 710 mila euro) e altri 48 mila per un festival di danza . «In complesso – riconosce Romeo – sono 17 mila euro in più ma il festival di danza comporterà costi notevoli dal momento che è prevista anche una grande co-produzione internazionale con Germania e Austria intitolata “Pizzeria Anarchia”».

    I fondi ministeriali non bastano a coprire un bilancio annuale che si aggira sull’ordine di grandezza dei 2 milioni di euro. Le 160 giornate di produzione e 260 alzate di sipario, comprese le attività della Claque, verranno finanziate anche da Comune e Regione. «Il fatto di essere stati riconosciuti come Tric – spiega il direttore – obbliga gli enti locali a co-finanziarci per almeno il 40% dei fondi previsti dal Fus, ossia 285 mila euro, secondo proporzioni ancora da stabilire. In realtà si tratta di circa 15 mila euro in meno rispetto a quanto arrivato lo scorso anno ma dovrebbero essere garantiti almeno fino al 2017, dato che il programma presentato al Ministero ha valenza triennale». Ai fondi pubblici si aggiungono quelli privati di tanti piccoli sponsor ma soprattutto della Compagnia di San Paolo (che finanzia buona parte dei teatri di prosa genovesi) che quest’anno ha investito 200 mila euro sulla stagione. E poi ci sono gli incassi della bigliettazione che continuano a premiare la multidisciplinarietà e lo stretto legame col territorio, tipici dei quarant’anni del Teatro della Tosse: già lo scorso anno si era chiuso con un +30% di spettatori rispetto ai poco meno di 60 mila ingressi del 2013, mentre per quest’anno si è registrato un ulteriore aumento del 15%.

    Sul capitolo costi, invece, la voce più significativa è quella del personale tecnico, artistico e gestionale, che ogni anno si porta via ben più del 50% del bilancio. «Ma – commenta Romeo – a mio avviso si tratta di un aspetto positivo perché significa che l’industria culturale può essere un importante volano per l’economia in una città in cui il teatro, nonostante tutte le difficoltà, è sano».

    Come sani sono anche i conti della Tosse: «Bene o male – conclude il direttore – riusciamo a chiudere in pari ogni anno ma non potrebbe essere altrimenti perché siamo una realtà privata che se non fosse virtuosa non potrebbe ricevere i contributi pubblici e i finanziamenti dalle banche e sarebbe costretta a fallire. Le tournée sono diminuite e i costi non si riescono a coprire solo con la bigliettazione. La stessa cosa vale per le ospitalità. Di conseguenza il finanziamento pubblico è vitale, anche perché se è vero che non siamo un teatro pubblico cerchiamo comunque di fare l’interesse del pubblico».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatri a Genova, Archivolto: dall’incubo chiusura del 2013 ai numeri del 2014. Ma il futuro è una scommessa

    Teatri a Genova, Archivolto: dall’incubo chiusura del 2013 ai numeri del 2014. Ma il futuro è una scommessa

    teatro-archivolto-2Abbiamo approfondito la situazione generale del teatro di prosa a Genova direttamente con i protagonisti nella prima parte di questa lunga inchiesta a puntate. Ci siamo soffermati sulle realtà più piccole come Cargo, Garage, Akropolis, Ortica, Lunaria e Altrove. Successivamente il focus sul Teatro della Gioventù e sul Politeama Genovese, ora è il momento di posare la lente d’ingrandimento su una delle realtà più importanti a livello cittadino: il Teatro dell’Archivolto.

    L’inchiesta integrale è pubblicata sul numero 61 di Era Superba (dove trovare la rivista)

    Presidio imprescindibile per Sampierdarena e la città, il Teatro dell’Archivolto diretto da Pina Rando e Giorgio Gallione sembra essersi messo quasi definitivamente alle spalle l’annus horribilis del 2013. Allora, dopo aver perso la sponsorizzazione pubblica della Provincia e privata delle Fondazioni Carige e Garrone, tutto sembrava volgere al peggio. La chiusura è stata sostanzialmente evitata grazie alla scelta dei dipendenti di affidarsi ai contratti di solidarietà: «Grazie alla loro volontà – ricorda con orgoglio e molta gratitudine, la direttrice Pina Rando – abbiamo risparmiato il 20% sugli stipendi ma abbiamo continuato a lavorare come pazzi, probabilmente molto più di prima, a un livello che forse nel lungo periodo non è neppure sostenibile». Nel 2014, poi, sono arrivati 200 mila euro dal fondo straordinario stanziato per i teatri in crisi da parte di Regione Liguria che, invece, solitamente interveniva solo con sponsorizzazioni su singole attività. Così il bilancio dell’anno scorso è stato finalmente chiuso in pareggio. Poi è arrivata la riforma Franceschini (vedi prima parte dell’inchiesta). L’Archivolto aveva richiesto il riconoscimento come Teatro di rilevante interesse culturale (TRIC) e, invece, è stato inserito nella lista dei cosiddetti Centri di produzione. Il disorientamento iniziale, dovuto soprattutto a una dimenticanza dell’Archivolto nei primi elenchi pubblicati dal governo con i relativi riconoscimenti, è rientrato grazie anche allo stanziamento arrivato da Roma che per il 2015 ammonta a 570 mila euro provenienti dal Fondo unico per lo spettacolo (170 mila in più rispetto al 2014).

    teatro-archivolto-D«Non siamo stati riconosciuti come Tric perché facciamo tanta tournée – spiega Pina Rando – mentre per il Teatro di rilevante interesse culturale è prevista tanta stabilità. Paradossalmente, però, pur essendo stati riconosciuti come Centro di produzione, per non diminuire le nostre tournée abbiamo dovuto aumentare la programmazione di spettacoli ospiti (che per legge devono essere il 50% del cartellone), aumentando i costi. Sono le contraddizioni di una riforma a cui si dovrà per forza di cose mettere ancora mano perché rischia di snaturare l’idea che ogni teatro ha della propria produzione, ottenendo esattamente l’obiettivo opposto rispetto a quello desiderato».

    Agli stanziamenti governativi vanno aggiunti i contributi del Comune – solitamente sull’ordine di grandezza dei 170/175 mila euro – e quelli della Regione, su cui al momento è difficile fare previsioni. Oltre naturalmente agli sponsor privati: il più sostanzioso è, come per la maggior parte dei teatri di prosa cittadini, la Compagnia di San Paolo che quest’anno ha investito 255 mila euro, a cui si aggiungono i contributi più modesti di Coop, diverse aziende che fanno capo a Beppe Costa e la speranza di avere anche quest’anno qualcosa dal Gruppo Spinelli.
    Insomma, i presupposti per eguagliare i numeri del 2014 (72 mila presenze in teatro per 83 giorni in cartellone, 177 repliche in tournée con quasi 130 mila spettatori, 108 repliche di teatro dei ragazzi per circa 32 mila persone) ci sono tutti. L’anteprima del cartellone è già stata presentata con ben 25 titoli che dovrebbero essere integrati fino ad arrivare a 33, 34 spettacoli. E soprattutto c’è la speranza di poter traguardare con tranquillità almeno il 2017, dato che il Comune ha rinnovato la concessione degli spazi, sperando che i trasferimenti del Fus restino costanti.

     

    Simone D’Ambrosio